Ghana by www.born2travel.it

stato: ghana (gh)

Data inizio viaggio: sabato 1 marzo 2014
Data fine viaggio: mercoledì 19 marzo 2014

se vuoi saperne di più o vedere tutte le foto visita: www.born2travel.it

01.03.2014 Accra (Ghana)

[Stefy]: “Atterriamo ad Accra alle 5 del mattino dopo uno scalo a Casablanca, in Marocco e uno a Lomè, in Togo. Veniamo accolti da un’afa opprimente mentre ci concentriamo sulle varie formalità da sbrigare, il visto del Togo in primis. Fortunatamente riusciamo ad ottenerlo in poche ore, pur essendo sabato, grazie ad un contatto fornitoci dal nostro corrispondente: Godwin.

Jamestown. I nostri occhi vengono riempiti dalle immagini di bambini che giocano e ballano sulla lunga spiaggia… donne vendono ogni sorta di mercanzia e le trasportano sulle proprie teste. Vestiti colorati, ricamati ci ondeggiano davanti avvolgendo i grandi sederi tondi delle “mamy”; in un piccolo spiazzo vediamo migliaia di pesciolini stesi a terra ad essiccare per poi essere venduti nelle bancarelle ai bordi delle strade; piroghe colorate ciondolano nell’oceano, cullate dolcemente dalle onde e dipingendo un quadro perfetto.

Visita bizzarra in un laboratorio di bare dalle forme più disparate. Bisogna godersi anche l’ultimo viaggio della vita! Questa è un’usanza in voga da diversi decenni qui e fa capire che la morte non viene vista in maniera triste e buia ma è vissuta con tutt’altro stato d’animo.

Senya Bereku. Il forte di Good Hope costruito dagli olandesi nel 1705, inizialmente come magazzino per il commercio dell’oro e soli dieci anni dopo come luogo per accogliere gli schiavi in attesa dell’imbarco per le Americhe!

Cape Coast. Altro forte coloniale utilizzato da olandesi, svedesi, inglesi… abbiamo visitato le terribili celle dove venivano custoditi gli schiavi, piccole celle che contenevano fino a 200 persone fino alla deportazione.”



02.03.2014 Elmina (Ghana)

Di buon mattino, quando il sole non riscalda ancora eccessivamente questa terra, ci perdiamo tra i venditori di pesci di Elmina.

Elmina, una città come tante sull’oceano Atlantico africano che in passato sono state testimoni di una efferata crudeltà...
Pensi ad Auschwitz, pensi a Phonm Penh, pensi a Kigali e ti rendi conto che, a volte, la storia non è “magistra vitae” e l’uomo si ritrova puntualmente a ripetere gli stessi errori irrimediabilmente.
Si ritrova ad umiliare un suo simile, a massacrarlo o distruggerlo interiormente in nome di uno stupido ideale, di una credenza religiosa o di un desiderio di supremazia. In quelle celle maledette uomini semplici venivano derubati della propria anima e la morte cominciava a rappresentare l’unica via di fuga, anche perché, se non morivi di stenti e privazioni, venivi costretto a varcare la “porta del non ritorno”. Nessun nome fu più idoneo per questo piccolo portoncino alto mezzo metro perché anche con quegli ultimi passi nella loro Africa gli schiavi dovevano essere umiliati.
Varcata quella porta venivano imbarcati per il Nuovo Mondo, un mondo nuovo ma di vecchie atrocità. Cominciava l’era della schiavitù.


03.03.2014 Kakum National Park (Ghana)

Raggiungiamo il Kakum National Park, non è una riserva particolarmente ricca di fauna, se non consideri i milioni di insetti, ma i suoi maestosi ed alti alberi secolari e la vegetazione fitta lo rendono sicuramente molto suggestivo.
Stupendi i 7 ponti sospesi che ti permettono di compiere una “canopy walk” a 30 metri dal suolo facendoti godere una visuale privilegiata dell’immenso parco.
Peccato che i dondolii irregolari dei ponti mi hanno fatto prendere una brutta storta alla caviglia… ora è molto gonfia e mi fa male…

Quando il sole sparisce all’orizzonte e le tenebre inghiottono tutto il paesaggio, partiamo con Richard e Prince alla volta del “Masomagor Tree Platofrom”, una piattaforma costruita su un albero a 30 metri di altezza dove passeremo la notte.
Volevamo assaporare un po’ della vita della foresta e, guidati dai nostri rangers, maciniamo parecchia strada lungo sentieri scoscesi illuminati solo dalla fioca luce delle nostre torce.

Ad un certo punto qualcuno si ferma… l’intera fila rallenta e manco il tempo di capire cosa stesse accadendo che cominciamo ad avvertire pizzichini su tutte le gambe… siamo finiti in una zona di formiche assassine… ogni morso è molto doloroso e nessuno è risparmiato… fatichiamo abbastanza per trovare un’area più sicura per liberarci di questi sgraditi ospiti.

Poco prima di arrivare al nostro albero ci fermiamo, spegniamo tutte le torce e ci facciamo cullare dai suoni della natura.

Buio pesto. Un concerto assordante di ogni tipo di insetto ci fa sentire così piccoli al cospetto di Madre Natura. È una strana sensazione… senti quasi come se il cielo ti crollasse addosso…

Saliamo adagio sul nostro albero e nei nostri sacchi a pelo, riparati da vecchie zanzariere trascorriamo un’altra emozionante notte da ricordare in Africa.


04.03.2014 Kumasi (Ghana)

[Stefy]: “Lago Bosumtwe. Forse per la foschia, per la luce che appiattiva ogni cosa ma questo lago non mi ha trasmesso grandi emozioni.
Ripartiamo presto e in due ore percorriamo i 38 km fino a Kumasi.
Alle porte della città rimaniamo imbottigliati in un traffico assurdo.

Dopo aver lasciato i nostri zaini nel Sanbra Hotel, costeggiamo il Kejeta Market: incasinato, caotico, enorme, per recarci al Manya Palace, il palazzo del Re Ashanti.

Visitiamo subito il museo interno: una serie di fucili con ornamenti, anelli d’oro, bracciali enormi, statue rappresentanti passati re con le proprie madri, vecchi troni ed elettrodomestici di inizio secolo, così rari in un luogo del genere…

Ci addentriamo nel grande mercato, le botteghine sono infinite, piene di stoffe con i loro sarti, pentole, prodotti di bellezza, vestiti di ogni genere, spezie… donne con i propri bimbi legati alla schiena o con enormi oggetti sulla testa, taniche d’acqua incluse… insomma ogni donna portava qualcosa da qualche parte, indaffarate si svincolavano in quel caos infinito…”

[Rosy]: “Ora capisco perché quando tornavi dai tuoi viaggi in Africa mi raccontavi solo alcuni aneddoti e per il resto mi dicevi: non posso descriverlo, devi viverlo!”

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