Pechino e dintorni

località: pechino, badaling
regione: pechino e dintorni
stato: cina (cn)

Data inizio viaggio: lunedì 28 febbraio 1983
Data fine viaggio: venerdì 4 marzo 1983

Giunto in Cina con aereo Lufthansa da Roma via Monaco di Baviera. Insieme a me un gruppo collaudatissimo di 4 compagni di viaggio a cui si sono aggiunte altre 5 persone con cui legheremo da subito. Partiti nel primo pomeriggio dall'Italia siamo arrivati a Pechino verso mezzogiorno. Abbiamo volato sulla Russia europea e la Siberia di notte mentre con le prime luci dell'alba abbiamo osservato dagli oblò la steppa della Mongolia. Essendo la Cina oltre che un Paese un subcontinente abbiamo diviso il nostro tour in più diari di viaggio. In questo ci occuperemo di Pechino e della provincia circostante.

Condividi questo articolo se ti è piaciuto...

Arrivo a Pechino

martedì 1 marzo 1983

Al nuovo aereoporto di Pechino incontriamo il ragazzo che ci farà da guida e che avendo un nome per noi impronunciabile chiameremo convenzionalmente Franco. A bordo del microbus condotto da un certo "Shumacher" raggiungiamo Pechino dove pranziamo in una spece di trattoria. Il locale è spartano ma a noi viene riservata una saletta con un grande tavolo rotondo al centro del quale è un piano di vetro girevole su cui vengono posti i numerosi vassoi stracolmi di specialità gastronoimiche cinesi. Sarà quasi sempre il nostro modo di mangiare in questo viaggio. La strana disposizione dei vassoi di portata sul piano di vetro rende un pò complicato il servirsi ma almeno non ci sono attese tra un piatto e l'altro. La cucina è più o meno quella offerta nei numerosi ristoranti cinesi in giro per il mondo, incuriosisce ma alla lunga stucca. Spesso non ci rendiamo nemmeno conto di quello che mangiamo ma a parte qualche piatto dal gusto davvero troppo diverso dalle nostre abitudini il resto è più che accettabile. Dopo pranzo la prima visita è al Tempio dei Lama preceduto da un arco di ingresso pesantemente colorato. Qui abbiamo il primo contatto con la cultura e le tradizioni buddiste anche se il tempio è a carattere tibetano con rulli da girare per la preghiera e stendardi. Siamo a migliaia di chilometri dal martoriato Tibet ma qui nel cuore di Pechino questo tempio rappresenta un appendice della religione di quella regione che non è altro che una corrente del buddismo, un diverso modo di intrpretare il Budda sviluppatosi sul tetto del mondo. Qui abbiamo il nostro primo contatto con pagode, enormi statue dorate, fumanti incensiere, monaci e possenti leoni dalla criniera riccioluta ma il vero tesoro del tempio è una altissima statua ricavata da un unico fusto di albero di sandalo. Da qui vorremmo andare al vicino Tempio di Confucio ma purtroppo è già chiuso al pubblico. Giungiamo all'Hotel Mercury dove le nostre valige ci hanno preceduto e prendiamo posto in camera. L'Hotel è stato recentemente ristrutturato, ha una bella hall, camere spaziose e confortevoli. La cena a buffet presenta una grande varietà di cibi locali, dolci e frutta esotica. Si può anche scegliere pesci o frutti di mare e farseli preparare dal cuoco. E' possibile anche far cuocere una specialità che è una via di mezzo tra una pizza e una piadina dopo aver scelto gli ingredienti per la farcitura. C'è anche una montagna di gamberoni lessati posta su una superfice di ghiaccio. Prima di raggiungere le nostre camere facciamo una breve passeggiata nei dintorni dell'Hotel visitando un grande centro commerciale. In camera approfitto della vasca da bagno di cui è dotata, in Cina troverò vasche ovunque ed essendo abituato alla doccia sarà per me una cosa piacevole immergermi per qualche minuto nell'acqua calda prima di coricarmi.

Grande Muraglia e Hutong

mercoledì 2 marzo 1983

Se ieri Pechino ci ha accolto con un tenue sole, stamani scende qualche goccia d'acqua accompagnata da un pò di vento. Dopo l'abbondante colazione a buffet saliamo sul solito microbus che ci conduce a Badaling, il punto più vicino alla capitale dove osservare la Grande Muraglia. Vuoi perchè siamo a nord di Pechino, vuoi perchè siamo in collina in questa località è freddo, scende qualche fiocco di neve e tira vento. Prima di raggiungere la muraglia facciamo sosta in una azienda dove viene lavorata la giada. Sarà la prima di una lunga serie di visite a questo genere di aziende turistico-commerciali dove le guide ci conducono nella speranza che grazie ai nostri acquisti possano ricevere le dovute commissioni. Essendo queste aziende di proprietà dello Stato hanno personale in eccesso e sono molte di più le commesse che i turisti da servire. Per uno come me che non è interessato a fare acquisti sono comunque interessanti perchè offrono la possibilità di seguire il ciclo di produzione dei vari manufatti. In questa prima fabbrica, dedicata alla giada, osservo come un abile artigiano riesca a lavorare una sfera dentro l'altra, un opera da certosino che richiede grande manualità ed esperienza. I prezzi non sono proibitivi ma son venuto fin qui per vedere, non per comprare per cui desisto da ogni tentazione. Finalmente giungiamo alla Grande Muraglia, questa enorme cosrtruzione misura più di 6000 km ma ci limiteremo a percorrere qualche centinaia di metri che salgono su un colle da cui la vista spazia seguendo il lungo muro che segue il profilo delle colline con un sali e scendi che somiglia a quello delle montagne russe. Qui la Grande Muraglia è assediata dai turisti che nonostante la bassa stagione sono moltissimi ma proprio per questo risulta pesantemente restaurata. Si percorre facilmente sul camminamento un tempo riservato ai soldati di guardia fermandoci di tanto in tanto ad osservare il panorama purtroppo offuscato dalla nebbia. Con il sole avremmo goduto di più di questa meraviglia ma anche con le brume la muraglia ha il suo fascino. Sulla strada per Pechino ci fermiamo a pranzare nella mensa di un'altra fabbrica di Stato. L'ambiente è spartano ma a noi viene concessa una saletta appartata con relativo grande tavolo rotondo e piano di vetro girevole. Ci stiamo abituando a questo genere di tavolo, abbiamo imparato a far girare le portate in senso orario in modo che tutti possiamo servirci senza disturbarci l'un con l'altro. Non manca mai la scodella di ceramica dove mettere il riso che qui è utilizzato come da noi il pane, Sul tavolo ci sono sempre le bacchette ma per noi occidentali ci sono pure le posate. Come da programma di viaggio possiamo anche bere un bicchiere di birra o di coca cola ed è sempre presente il te di cui servirsi a volontà. Ovviamente ci fanno vedere anche la fabbrica, in questo caso di closonnè, vasi metallici arricchiti di inserti di ceramica poi invetriati e cotti più volte. E' molto interessante vedere le ragazze decorare il vaso con disegni, incollarci minuziosamente i piccoli frammenti di ceramica e spennellarli con la caolina. Poco più in là il forno per la cottura dei vasi e l'esposizione dei prodotti finiti. Nei dintorni di Pechino visitiamo le tombe degli imperatori della dinastia Ming che somigliano a templi ma hanno una discreta esposizione di oggetti regali. In Cina, come secoli prima in Egitto, i defunti venivano seppelliti con oggetti d'uso quotidiano e monili preziosi che avrebbero dovuto essergli utili con la reincarnazione, per questo dalle poche tombe scavate sono emersi numerosi reperti. Nelle teche presso le tombe dei Ming si possono vedere prezioso vasellame, corone e gioielli. Le tombe erano collegate dalla Via Sacra che noi percorriamo per un tratto che raggiungiamo con il microbus. La via non è particolarmente bella ma presenta alcune grosse statue sui lati che raffigurano animali reali e leggendari poste lì a protezione dei sepolcri imperiali. Torniamo a Pechino che è ancora giorno, ne approfittiamo per noleggiare alcuni dei numerosissimi resciò e visitare un Hutong. Con questo nome di origine mongola si identificano i vecchi quartieri che un tempo costituivano l'intero tessuto urbano della città. Con l'avvento del comunismo gli Hutong sono stati rasi al suolo per far posto prima a casermoni di stampo staliniano poi, negli ultimi 30 anni, a moderni palazzi. Il quartiere che visitiamo è uno dei pochi superstiti, presenta vicoli stretti su cui si affacciano basse case apparentemente prive di finestre perchè prendolo luce dal cortile interno. Le strradine sono molto trafficate di resciò, biciclette e pedoni proprio come doveva essere in tutta la Cina fino agli anni '80 del secolo scorso. Parcheggiamo i resciò sulle rive del laghetto che lambisce il quartiere e superato un ponticello di marmo percorriamo una stretta via su cui si affacciano numerosi negozietti di cianfrusaglie per turisti. Immersi in queste vecchie architetture, memori di una Pechino che non esiste più, quasi ci scordiamo che a due passi da qui pulsa la città con il traffico caotico e l'inquinamento galoppante. Siamo nei pressi delle due celebri torri del tamburo e della campana che un tempo con i loro suoni cadenzavano la vita della capitale. Torniamo ai nostri resciò dove il "taxista" ci aspetta per accompagnarci in una casa privata che visitiamo per conoscere come si vive ai giorni nostri negli Hutong. La casa non è particolarmente interessante, tra le spesse mura segnate dal tempo vi è uno scarno e vecchio arredamento, l'anziano che ci riceve è molto gentile, presenta lineamenti manciuri con occhi strettissimi e ci fa sedere in circolo nella stanza più grande. Quando usciamo notiamo una gabbia con degli uccellini, sembra che si trovi in ogni casa e che rappresenti la grande passione degli anziani che in Cina portano a spasso nei parchi i volatili come noi facciamo con i cani. Riprendiamo i resciò e torniamo al nostro microbus, stasera ci aspetta la cena in un lussuoso ristorante per mangiare la specialità d'eccellenza dell'arte culinaria cinese, l'anatra laccata. Anche in questo locale ci viene riservata una sala, il servizio sul solito grande tavolo rotondo è impeccabile, dopo una serie di antipasti una giovane cameriera ci sporziona la carne con maestria e la pone in sottili sfoglie di farina di grano. Il piatto, molto scenografico da servire, è anche gradevole al palato. Torniamo in Hotel sazi e soddisfatti per un intensa giornata di visite.

Pechino

giovedì 3 marzo 1983

La giornata presenta un tenue sole e soprattutto non c'è vento. L'abbondante colazione a buffet in Hotel spazia dall'American Breackfast, al British Breackfast passando per il Continental Breackfast e ovviamente il China Breackfast. In pratica c'è solo l'imbarazzo della scelta tra pane tostato, plum cake, muffin, frutta esotica, latte e cereali. Interessante, visto che siamo in Cina, assaggiare il pane locale che è cotto a vapore ed è ripieno o bere il latte di soia. Con il microbus a nostra diposizione raggiungiamo Piazza Tienanmen, centro di Pechino, fulcro della storia cinese antica e recente. Sulla Piazza, che è la più vasta del mondo, si affacciano numerosi edifici monumentali come il Palazzo del Parlamento e quello che ospita il corpo mummificato di Mao Zedong, il padre della Patria. Al centro c'è il Monumento agli eroi della Rivoluzione Comunista, in fondo alla Piazza l'ingresso alla Città Proibita su cui sono posti il famoso ritratto di Mao e le scritte cubitali che augurano lunga vita al Partito Comunista. E' in corso il Congresso del Partito ed è notevole la presenza di poliziotti e militari in tutta la Piazza. In effetti però la presenza dello Stato è tangibile ovunque a Pechino ed è probabilmente per questo che la città risulta pulita e ordinata sia in centro che in periferia, non un graffito sui muri, non una carta in terra, giardini rasati, piante potate, insomma un grande senso civico della gente o un forte controllo delle autorità o entrambe. Stà di fatto che puoi percorrere senza alcun timore un sottopassaggio isolato o una strada buia perchè comunque c'è qualcuno a proteggerti. Entriamo nella famosa Città Proibita, si chiama così perchè fino alla caduta dell'ultimo imperatore, quello del film di Bertolucci, era consentito l'accesso solo alla corte reale. Ora la Città degli imperatori è invasa dai turisti che scrutano con curiosità i numerosi edifici a pagoda distribuiti in una vastissima area. Gli iperatori avevano preferito costruirsi un agglomerato di bassi edifici anzichè un grande palazzo reale come era d'uso nelle monarchie europee. Se l'inzieme architettonico risulta gradevole mi chiedo come fosse complicato per i regnanti spostarsi da un edificio all'altro anzichè da una stanza all'altra. Sicuramente vita dell'imperatore era resa più semplice da eunuchi e concubine, il suo regale capo era protetto da un ombrello e i trasferimenti da una parte all'altra della città erano effettuati con la portantina. La struttura è quasi completamente in legno e gli incendi furono frequenti come dimostrano i numerosi rifacimenti e i molti recipienti di bronzo che venivano utilizzati per spegnere il fuoco. Gli interni sono piuttosto scarni perchè molto è stato trafugato, non dobbiamo dimenticare che questo luogo ha subito incursioni straniere, guerre civili e la rivoluzione culturale ai tempi di Mao quando si tentò di mettere al bando qualsiasi forma culturale precomunista. Riusciamo comunque a vedere alcune suppellettili e il trono dell'imperatore. Usciamo dalla parte opposta da dove siamo entrati, ad attenderci c'è il nostro microbus che ci conduce ad un ristorante presso un azienda di lavoirazione delle perle. Manco a dirlo dopo il lauto pasto ci siamo dovuti sorbire anche la relativa visita all'azienda, che comunque ci ha consentito di scoprire come vengono coltivate le perle all'interno delle ostriche. Uno di noi ha scelto una grande ostrica che una volta aperta ha mostrato il tesoro che custodiva, più di 20 perline che ci siamo spartiti. Ci è stato anche spiegato mentre visitavamo l'esposizione di gioielli che trattasi di perle di acqua dolce, decisamente più economiche e meno pregiate di quelle che vengono coltivarte in mare. Al termine della visita andiamo al Palazzo d'Estate, il luogo dove gli imperatori risiedevano durante la stagione calda. Qui sfruttando un piccolo corso d'acqua è stato creato un laghetto artificiale con tanto di isoletta collegata da un ponte in marmo a più archi. Sul lago si specchiano numerose pagode imperiali legate al ricordo dell'avida Cixi, l'imperatrice madre che manovrò gli ultimi sovrani come burattini. Il Palazzo d'Estate che in realtà è un grande parco presenta tra le cose più interessanti un lungo corridoio ligneo riccamente affrescato con scene di paesaggi e storiche battaglie mentre dall'alto di un colle domina un grande tempio a pagoda. Sulle acque del lago Cixi fece costruire una nave di marmo che piuttosto trascurata fa ancora mostra di se, uno sperpero di denaro che l'imperatrice sottrasse alla flotta cinese. Da qui facciamo un ampio giro di Pechino passando per la celebre area sportiva che ospita impianti quali lo Stadio a forma di nido di rondine e la piscina dalle pareti che ricordano il mare. Torniamo in Hotel per la cena gustando le numerose specialità del buffet poi usciamo nuovamente con il microbus per un tour della capitale by night. Facciamo sosta in una via che ospita una lunga teoria di banchetti che servono specialità gastronomiche regionali. Dalle pentole fumose fuoriescono prodotti a volte indecifrabili, alcuni ambulanti espongono degli invitanti bastoncini di frutta caramellata, grossi ravioli, pane a vapore ma anche frittura di cavallette, millepiedi, lumache e perfino bozzoli da seta!!
Lì vicino visitiamo la lunga via pedonale del commercio su cui si affacciano negozi lussuosi di grandi marchi della moda. A questa elegante strada fa da contrasto poco distante un quartiere popolare ricco di botteghe di cianfrusaglie. Ci si sposta a fatica in questa zona frequentatissima da turisti e locali in cerca di affari. In questi mercatini è d'obbligo la contrattazione, si parte in genere da una richiesta loontanissima dal valore effettivo dell'oggetto e si finisce per acquistare per pochi yuan, la moneta cinese che porta il nome di una delle tante dinastie che hanno dominato il Paese. Con il microbus percorriamo le larghe vie di Soho, uno dei quartieri più moderni della città dove fanno bella mostra di sè alti grattaceli su cui spicca quello nuovissimo della televisione. Tornando verso l'Hotel si osserva che in mezzo a questa zona di edifici ultramoderni tra un groviglio di strade c'è ancora l'antico osservatorio astronomico i cui strumenti sono visibili da lontano. Anche oggi è stata una giornata intensa, domani lasceremo Pechino.

Pechino-X'Ian

venerdì 4 marzo 1983

Giornata grigia ma almeno non piove. Ci alziamo presto per vedere il Tempio del Cielo che pur non essendo molto conosciuto a livello internazionale è considerato il simbolo di Pechino. L'alta Pagoda dove l'imperatore si recava a pregare per propiziare un buon raccolto è ubicata all'interno di un ampio parco pubblico. Fin di prima mattina numerosi anziani si ritrovano nel parco per fare il Tai Chi, una serie di esercizi lenti derivati dalle arti marziali. Altri vengono qui per ballare sulle note di uno stereo portatile, per giocare a badminton o per fare palleggi con una pallina di gomma su cui sono attaccate piume multicolori. C'è poi chi semplicemente passeggia tra le aiuole portando con sè una gabbietta con gli uccellini. La cosa più strana è vedere anziani impegnarsi seriamente in esercizi ginnici, riuscire ad usare con agilità le gambe come io non riesco a fare da anni. Forse per questo non si vede in giro un cinese grasso, sono tutti longilinei. Dopo aver osservato questi arzilli signori di "una certa età" arriviamo all'alta pagoda costruita ad incastro senza uso di chiodi. E' stata concepita come un calendario, le 12 colonne interne a rappresentare i mesi, le 4 centrali per le stagioni e altre 12 per le ore che all'epoca i cinesi contavano di 2 in 2. La pagoda è preceduta da un ampia scalinata. E' l'ultimo monumento che vediamo a Pechino perchè il microbus ci aspetta per portarci al nuovo aereoporto da dove prenderemo il volo per l'antica capitale di X'Ian nella provincia di Shaanxi. Lasciamo Pechino con i suoi contrasti tra vecchio e nuovo, antiche tradizioni e dottrina comunista, ponti e pagode.