Shanghai

località: shanghai
regione: shanghai
stato: cina (cn)

Data inizio viaggio: martedì 8 marzo 1983
Data fine viaggio: giovedì 10 marzo 1983

Giunto a Shanghai da Guilin nella Provincia di Guangxi come tappa di un Tour in Cina iniziato a Pechino effettuato insieme a nove compagni di viaggio di cui quattro amici di vecchia data. Con noi dalla capitale la giovane guida cinese che chiameremo convenzionalmente Franco. Per le tappe precedenti del Tour in Cina vi rimando ai relativi itinerari.

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Arrivo a Shanghai

martedì 8 marzo 1983

A Shanghai ci sono due aereoporti, noi atterriamo a quello vecchio dedicato ai voli interni. Già dall'alto abbiamo osservato l'immensità di questa città che pur avendo più di 30 milioni di abitanti non è neppure la più grande della Cina. Sicuramente però è la più moderna, quella più industrializzata e il fulcro dell'economia cinese. In pratica se Pechino è la capitale burocratica del Paese, Shanghai è quella finanziaria, seconda come giro di affari solo ad Hong Kong a cui tra l'altro somiglia molto. Dall'aereoporto raggiungiamo un elegante ma serioso ristorante dove consumiamo il pranzo. Nel pomeriggio visitiamo uno dei pochi monumenti storici della città, il Tempio del Budda di Giada che conserva alcune grosse statue provenienti dalla Birmania. Il Tempio come è consuetudine nella cultura buddista, è preceduto da un piazzale dove i fedeli pregano alimentando il fuoco dei braceri. L'odore dell'incenzo e il fumo avvolgono l'ambiente rendendolo mistico. Abbiamo anche la fortuna di assistere ad una cerimonia con i monaci che schierati in due gruppi, uno di fronte all'altro, sono intenti a pregare accompagnati dal ritmo di uno strano strumento a percussione. Da qui andiamo al nostro Hotel ospitato in un grattacelo, esternamente non sembra un granchè ma gli interni sono molto eleganti. La cucina del ristorante dove ceniamo non è purtroppo all'altezza dell'Hotel. La sera con il microbus messoci a disposizione e l'ausilio della ragazza che ci fà da guida a Shanghai, facciamo un giro del centro per ammirare le colossali e avvenieristiche costruzioni del quartiere Pudong. Una volta questa era un'area agricola ma da trent'anni a questa parte vi è sorta la Manhattan cinese. Lo sky line è impreziosito dalla Torre Perla d'Oriente circondata da numerosi altissimi grattaceli. La vista più spettacolare è dalla parte opposta del fiume che bagna la città, nel quartiere in stile coloniale del Bund, ma noi andiamo sull'altra sponda attraverso un moderno sottopassaggio. A ridosso dei grattaceli è difficile inquadrarli completamente e si è quasi oppressi dall'immensità, una sudditanza psicologica nei loro confronti. Di sera poi il tutto è esaltato da una sapiente illuminazione. I cinesi inventori dei fuochi pirotecnici fin dall'antichità sono diventati maestri di illuminotecnica e trasformano i centri urbani in spettacolari scenari di luci e colori. Qualcuno potrebbe pensare ad uno spreco energetico e che forse poteva essere evitata la costruzione della diga più grande del mondo sul fiume Yangtze ma la Cina è la terra del Feng Shui, disciplina in cui anche il posizionamento di una finestra ha uno scopo e che prescinde dalle nostre logiche occidentali. Per loro è basilare dare armonia a questi ammassi di cemento armato e vetro anche se richiede uno sforzo energetico di prim'ordine. E poi comunque i cinesi sono previdenti, si illumina molto per qualche ora poi tutto al buio per il resto della notte per risparmiare. Saliamo all'ottantottesimo piano di un grattacelo con un velocissimo ascensore che impiega un paio di minuti. Da lassù c'è una panoramica veduta della città e del fiume ma anche di un grattacelo molto più alto del nostro con tanto di ristorante panoramico con pavimento di vetro sospeso tra due torri. Da dove siamo ci si può affacciare sulla Hall del palazzo situata ottantotto piani sotto ed è una visione da capogiro.
Con la stessa velocità con cui è salito l'ascensore ci riporta all'ingresso da dove con il bus andiamo a visitare il quartiere francese. Shanghai dalla Guerra dell'Oppio e fino al secondo dopoguerra era una colonia suddivisa tra varie potenze occidentali, I francesi diedero alla loro concessione un aspetto tipicamente transalpino con case basse, piazzette e bistrot. Andiamo poi nella via Nanchino, la via principale di Shanghai, in buona parte pedonale. Se spesso durante questo viaggio ci siamo chiesti dove sono il miliardo e 300 milioni di cinesi ora ci rendiamo conto che un bel pò sono quì a fare lo "struscio" su questo largo viale. La strada è contornata da edifici pesantemente illuminati e bancarelle che vendono di tutto. Con difficoltà ci facciamo breccia tra la folla. Da qui rientriamo in Hotel per il pernotto.

Shanghai

mercoledì 9 marzo 1983

Dopo un abbondante colazione in Hotel il microbus ci porta nel centro storico della città. Ci immergiamo negli stretti vicoli contornati da case di antico stile cinese ma non datate perchè ricostruite nel dopoguerra. C'è la folla a passeggiare curiosando tra mercanti di cianfrusaglie, banchetti gastronomici e negozietti caratteristici. Attraversiamo quest'area per andare al Giardino del Mandarino Yu, una scenografica villa aristocratica con pagode, bonsai, rocce finte e laghetti il tutto in perfetto stile cinese. La Villa e il suo giardino sono proprio nel cuore della vecchia Shanghai nei pressi del laghetto su cui si trova la Casa da Te collegata alle sponde da un ponte a zig zag. Dopo la visita continuiamo a passeggiare in questo quartiere fortemente turisticizzato alla ricerca di qualche souvenir da acquistare dopo lunga trattativa. E' interessante vedere il contrasto tra diversi stili architettonici, gli edifici a pagoda che ci circondano e, alzando lo sguardo, i grattacieli del Pudong sullo sfondo. Pranziamo poi visitiamo il Museo cittadino, uno dei più importanti della Cina, ubicato in un grande palazzo del centro. Il Museo è ben tenuto, ci vengono fornite delle audioguide in italiano ed è dviso in varie sezioni. Particolare risalto è dato alla scultura e alle arti applicate ma sono presenti anche sezioni dedicate alla numismatica, l'arredamento e la calligrafia. Mi soffermo in particolare sulle statue buddiste, le minuziose lavorazioni dei monili di giada, gli antichi recipienti in metallo. Faccio una fugace visita anche ai mobili di epoca Ming e alla sezione calligrafica visto che la bella scrittura in Cina ha pari dignità con la pittura essendo considerata una forma d'arte. Il fiore all'occhiello del Museo è però la sezione ceramica dove nelle teche sono ubicate numerose opere d'arte, vasellame finemente decorato, raffinate lavorazioni che partono da epoche lontanissime per arrivare fino alla Dinastia Ming coprendo un lungo arco temporale. Impossibile vedere tutto, mi limito a quelle che l'audioguida segnala come le più significative. Usciti dal Museo andiamo al Bund, il quartiere britannico al tempo delle concessioni, in pratica una passeggiata lungo il fiume su cui si affacciano grandi palazzi di stile europeo che ricorda un pò le rive del Tamigi presso la City di Londra. Davanti a noi, sull'altra sponda, il nuovo quartiere di grattacieli di Pudong che ieri sera abbiamo visto al buio e ora vediamo in pieno giorno ma che comunque lo si veda è affascinante. Tra il Bund e il Pudong c'è solo il fiume ma in realtà sembrano distanti anni luce l'uno dall'altro per storia e stile architettonico, il passato coloniale e il futuro su cui la Cina è proiettata, un Paese in piena evoluzione economica come dimostrano le numerose navi cargo che solcano le acque tra i due quartieri. In comune Bund e Pudong hanno la spinta emotiva che li ha creati, il voler dimostrare, la Gran Bretagna prima e la Cina comunista poi, la forza economica di una Nazione. Dopo le foto di rito il microbus ci ha portato su nostra richiesta in un negozio di merce taroccata,in pratica un appartamento adibito ad esercizio commerciale abusivo. L'interno del palazzo che lo ospita è piuttosto squallido, l'appartamento composto da tre stanze è zeppo di abbigliamento e accessori, orologi, penne stilografiche decisamente uguali a quelli che le grandi firme propongono sul mercato. Qui in Cina si può trovare merce taroccata ovunque, agli angoli delle strade i rolex sono offerti a 5 euro ma in realtà sono spesso cose scadenti, qui invece è garantita anche la qualità ma il prezzo comunque interessante non è così basso. Andiamo poi sulla Via Nanchino ma non nella zona pedonale dove siamo stati ieri sera. Passeggiamo su questa strada piena di negozi di alta moda e grandi firme internazionali, questa volta quelle vere. Il traffico è intenso e bisogna fare attenzione ad attraversare gli incroci perchè qui il codice della strada non dà mai la precedenza ai pedoni e le strisce pedonali indicano solo l'unico posto dove è possibile attraversare. Stasera assisteremo al Circo acrobatico all'interno del Teatro di un grande Hotel di lusso. Il Circo è uno degli elementi portanti della cultura cinese, molti bambini vengono avviati alla scuola acrobatica e gli artisti che ne escono sono tra i migliori del mondo. Il teatro è moderno ed elegante, i numeri proposti di prim'ordine. Si alternano sul palcoscenico equilibristi, contorsionisti, giocolieri e acrobati. Passiamo un paio d'ore davvero entusiasmanti. Finito lo spettacolo torniamo in microbus in Hotel per la cena ed il pernotto.

Shanghai

giovedì 10 marzo 1983

Dopo l'abbondante colazione in Hotel lasciamo con il microbus Shanghai e la sua Provincia per dirigerci nella vicina Provincia di Jiangsu. Torneremo nella Provincia di Shanghai solo la sera per raggiungere il nuovo aereoporto internazionale dove ci aspetta il volo per il rientro a casa. L'aereoporto è molto grande, ha architetture ampie e moderne e non potrebbe essere altrimenti come biglietto da visita e primo contatto per molti viaggiatori con una ambiziosa città proiettata verso il futuro. In tarda serata il nostro aereo si stacca dal suolo cinese per riportarci in Europa. (Per l'itinerario nella Provincia di Jiangsu vedi relativo diario di viaggio)