La primavera dei Sakura di neve : GIAPPONE

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Diario di viaggio GIAPPONE GIAPPONE
La primavera dei Sakura di neve

Hiroshima, Miyajima, Okayama, Kurashiki, Himeji, Kobe, Osaka, Kyoto, Koyasan, Nara, Tokyo, Izu

chitarre davvero sobrie!
foto inserita il
27 Apr 2007 16:25
chitarre davvero sobrie!
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La primavera dei Sakura di neve

Località: Hiroshima, Miyajima, Okayama, Kurashiki, Himeji, Kobe, Osaka, Kyoto, Koyasan, Nara, Tokyo, Izu
Stato: GIAPPONE (JP)
2

Data inizio viaggio: martedì 27 marzo 2007
Data fine viaggio: mercoledì 11 aprile 2007

Il nostro viaggio è stato pensato da sud a nord, secondo il normale andamento della fioritura dei ciliegi, per cui andando dalla regione di Chugoku a quella di Kanto, riservando a Tokyo i giorni finali… peccato però che quest’anno il tempo sia stato pazzo e i ciliegi siano fioriti prima a Tokyo e poi al sud! Non è stato un grosso danno perché abbiamo comunque visto milioni di sakura in fiore, ma a Tokyo erano già sfioriti e diciamo che tenersi Tokyo come ultima tappa può risultare un poo’ deludente dopo tutte le meraviglie viste… ma andiamo con ordine!

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martedì 27 marzo 2007 .

Diciamo che il viaggio non è esattamente partito col piede giusto perché atterriamo puntuali a Roma, ma poi il nostro volo Roma-Tokyo viene simpaticamente cancellato per dei problemi al motore! L’Alitalia ci tiene un paio di orette ad aspettare in piedi accanto al nastro bagagli, dicendo che non sanno se ci riproteggeranno con altri voli (seee… eravamo tipo 250 persone!), se invece riparano l’aereo, o se ci schiaffano in albergo per trovare una soluzione l’indomani…
Ad un certo punto si capisce che l’aereo non è in condizione di volare, né quel giorno, né il successivo, gli altri aerei non hanno posto per 250 persone e ci piazzano tutti al freddo e al gelo nel piazzale dell’aeroporto ad aspettare un autobus che ci porti in hotel, senza però sapere se si sarebbe partiti l’indomani.
Il tutto era davvero meraviglioso perché c’erano businessman che dovevano essere a Tokyo per appuntamenti d’affari e anche un gruppo di musicisti che doveva fare un concerto il 28! Per cui non vi dico il grado di isteria. Fra le altre cose a Tokyo avevamo un appuntamento volante alle 10 del mattino con un nostro amico Masaki che ci avrebbe dovuto consegnare un telefono cellulare in prestito da utilizzare durante la vacanza (il sistema di telefonia giapponese non è di tipo gds, per cui anche i nostri telefoni tribanda o quadribanda lì sono inservibili) e lui sarebbe ripartito per Osaka alle 11, per cui l’appuntamento era chiaramente sfumati.
Nel frattempo conosciamo una ragazza giapponese dolcissima, di nome Erika con cui ci mettiamo a chiacchierare.

Per fortuna il mio Michelino è un agente di viaggi furbacchione, quindi telefona subito a suo fratello in agenzia e ci fa prenotare due posti sul volo della japan airlines (che è partner di Alitalia) che partiva alle 9 di sera anche se le hostess ci dicono che se non abbiamo il biglietto non si può far nulla… bhe per farla breve alla fine riusciamo a parlare con un tipo più importante e più preparato che verifica che la nostra prenotazione risulta alla compagni nipponica e cambia il nostro biglietto in un biglietto JAL!
Per cui businessmen e musicisti restano a terra, mentre noi due siamo gli unici a partire!
Per cui il mio consiglio è quello di avere un agente di viaggi preparato e di fiducia che vi possa aiutare in queste situazioni, perché se fosse stato per alitalia saremmo partiti il giorno dopo volando con lufthansa su Francoforte e poi da lì a Tokyo, perdendo praticamente due giorni di vacanza!
Purtroppo lo stesso trucchetto non funziona per Erika, perché visto che l’abbiamo conosciuta nel corso di questa situazione nel frattempo la Jal aveva già chiuso le prenotazioni e anche lei resta a terra e per giunta avendo il visto scaduto non può transitare da nessun aeroporto per cui deve attendere il successivo volo diretto dopo due giorni, poverina, che peccato non averla conosciuta prima!
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mercoledì 28 marzo 2007 .

Visto il ritardo nella partenza e le lancette che si spostano avanti di 7 ore una volta arrivati a Tokyo (in questo periodo le ore sono 7 perché lì non hanno l’ora legale) atterriamo alle 4:30 ora locale. Ancora sull’aereo sentiamo chiamare i nostri nomi all’altoparlante: Masaki aveva lasciato il telefono per noi alla crew di terra e ce lo siamo visti consegnare non appena messo piede sul suolo giapponese!
Ritiriamo i bagagli, cambiamo dei soldi in aeroporto, ritiriamo il nostro Japan Rail Pass e già si sono fatte le sei del pomeriggio.
A tal proposito, anche se ormai la cosa è arcinota mi permetto di suggerire a chi volesse fare un viaggio in Giappone di acquistare il Japan Rail Pass perché anche se non comprende il treno superveloce Nozomi permette di prendere qualunque altro treno della linea JR (compresi gli Shinkansen Hikari e Kodama), in due settimane abbiamo solo acquistato un paio di biglietti dell’autobus a Kyoto e un biglietto di metropolitana a Tokyo, per il resto abbiamo potuto visitare ogni angolo della città con il treno! Attenzione il pass va comprato in Italia, non è acquistabile una volta che si è in Giappone, vi verrà inviato un voucher e le istruzioni su dove andare all’aeroporto Narita per poter ritirare il pass vero e proprio.

Tornado al viaggio inizialmente avevamo programmato di prendere subito il treno da Tokyo per andare a casa della famiglia Okada, degli altri nostri amici che stanno in un villaggio ad un’ora di strada da Himeji, ma arrivati al Narita eravamo dopo 12 ore passate a Fiumicino e altre 12 sull’aereo eravamo decisamente stanchini, quindi non ce la sentivamo di fare un’ora di treno fino a Tokyo, poi 3 ore e mezzo fino a Himeji e un’altra ora per Kamigori, per cui prendiamo una notte nello stesso hotel che abbiamo prenotato per la fine del viaggio.
Dopo una bella doccia e un po’ di restauro, si fanno le nove di sera ed eccoci fra le coloratissime vie di Shinjuku.
Passeggiamo un po’ fra gruppi di “sarariman” in giacca e cravatta visibilmente alticci, ristoranti con cibi di plastica esposti a mò di menù in 3D e guardiamo ogni vetrina, ogni insegna luminosa, seguiamo i profumi alla ricerca di un posto in cui mangiare. Scambiandolo per un ristorante ci ritroviamo in un bar (izakaya) e ordiniamo stuzzichini e birra che divoriamo in un istante, avremmo voluto ordinarne ancora, ma anche in un quartiere come Shinjuku i bar accettano ordinazioni fino alle 10! Cosa davvero strana per noi siciliani! Bhe per oggi si va a nanna con il pancino un po’ vuoto!
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giovedì 29 marzo 2007 .

Colpiti dalla maledizione del jetlag, malgrado ci fossimo coricati a mezzanotte e fossimo distrutti dal viaggio ci svegliamo alle 4 del mattino! Ci riaddormentiamo alle 7 per risvegliarci definitivamente alle nove e mezzo. Poiché negli Shinkansen che partivano per Himeji nella mattinata vi erano solo posti fumatori disponibili (i giapponesi fumano un sacco! E pure nei locali pubblici come bar e ristoranti, una cosa di cui non smetto di stupirmi!), prenotiamo quello delle 14:00 ed abbiamo un po’ di tempo da passare a Tokyo.

Michele a questo punto vuole subito andare a vedere dei bassi elettrici in un negozio di strumenti musicali a Shibuya, a differenza dei seriosi negozi musicali da noi visitati negli Stati Uniti a Tokyo ci si diverte: ci sono microchitarrine elettriche multicolori (per nani o bambini?), chitarre di dimensioni normali ma a forma di stella, di Hello Kitty o addirittura di Doraemon… una cosa incredibile e chiaramente Michele si compra un basso nuovo però stranamente sceglie un normalissimo fender bianco con mascherina tartarugata… io lo vedevo bene con la chitarra di hello kitty! Ma chiaramente lo ritireremo quando torneremo a Tokyo alla fine del viaggio.
Poi partiamo alla volta di Himeji dopo aver comprato un ekiben (pasto pronto venduto in scatole di legno complete di bacchette monouso che si acquista alla stazione, dentro ci può essere di tutto!) da mangiare sul treno.

Arrivati a Himeji già vediamo il meraviglioso castello illuminato di bianco nel crepuscolo, Yuji e Yukimi Okada (conosciuti ben 18 anni fa quando ero poco più che una bambina sulla spiaggia di Taormina) ci stanno aspettando e ci portano nella loro splendida casa di Kamigori, dove abbiamo un vero miniappartamento per noi: ingressino, camera con tatami e futon, bagno e cucinino con frigobar con dentro ogni tipo di bibita.

Prima di sederci a mangiare l’ottima cena che ci ha preparato Yukimi, diamo agli Okada i regali che abbiamo portato: una collana per lei e un astuccio in legno con “attrezzi” da sommelier per Yuji, degli orecchini in argento e swarosky per la figlia Mioto e un pulisci schermo del pc a forma di ragno per il figlio Yuri, più dei regali da parte mia sorella… chiaramente noi abbiamo portato dei regali per tutti gli amici giapponesi che avremmo incontrato vista la loro ospitalità, credevamo così che una volta consegnati ci saremmo ritrovati un po’ più di spazio nei bagagli… invece ognuno di loro ci ricambia con altrettanti regali bellissimi! Fra quel che ci regalano e ciò che ci compriamo i nostri bagagli assumeranno via via dimensioni spropositate!
Un’ulteriore precisazione circa i regali in Giappone: sono una cosa seria, si consegnano con due mani ed un piccolo inchino e poi i giapponesi non li aprono subito, ma una volta che ci si è separati.
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venerdì 30 marzo 2007 .

Sveglia (traumatica) alle 8:30, dobbiamo prendere lo Shinkansen per Hiroshima!
Una volta arrivati, io Yukimi e Michele, giusto per partire con una botta di allegria andiamo a visitare il parco della pace con il suo cenotafio ed il museo memoriale della pace: Yukimi, che fino a qualche anno fa abitava proprio ad Hiroshima non ci segue all’interno.
Una volta dentro ci rendiamo subito conto di come per lei questo museo rappresenti una memoria troppo straziante.
Ho spesso letto che si rimprovera a questo museo di indugiare troppo sulle sofferenze della popolazione di Hiroshima, tralasciando le crudeltà di guerra compiute dai giapponesi e descrivendo la bomba atomica come se fosse caduta dal cielo senza inserirla in un contesto storico.
Bhè io sinceramente credo che chi muove queste critiche debba vergognarsi, perché è ben chiaro che l’intento del museo non è l’inutile pietismo o il piagnisteo, ma si vuole dipingere un capitolo di follia umana raccontando la storia dal punto di vista dei bambini, di chi la guerra l’ha solo subita.
Dopotutto è anche comprensibile. Lo fa in maniera straziante, impietosa, senza risparmiare nulla al visitatore, per cui l’incredibile lunghissima carrellata di foto raccapriccianti, di sandali, divise, tricicli, portamangiare e altri mille oggetti appartenuti a bimbi e ragazzi che sono stati spazzati in un istante, le descrizioni minuziose delle ferite e degli strazi sono brutali e tremende, ma doverose.

Lasciato l’orrore passeggiamo nel tranquillo parco della pace, punteggiato di monumenti commemorativi fra cui anche quello alla piccola Sadako Sasaki, di cui lessi la storia quando ero anche io una bimba, presso il quale tuttora i bambini portano in ricordo lunghe file di gru di carta.
La giornata è splendida, indugiamo fra i ciliegi in fiore e i cittadini che fanno picnic sui loro soliti teloni azzurri e arriviamo fino al Genbaku, quello che un tempo era la sala della Prefettura per la Promozione Industriale oggi Peace Dome, qualche anno fa riconosciuto come sito patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Scusate se passo dal serio al faceto ma vorrei consigliare a chiunque si rechi ad Hiroshima di non perdersi l’esperienza di gustare l’Okonomiyaki, piatto tipico davvero inimitabile.

Prendiamo poi un trenino e andiamo a prendere l’aliscafo che ci porta a Miyajima.
Nessun posto avrebbe potuto rinfrancarci il cuore più di questo. Miyajima è un’isoletta per la maggior parte ricoperta da una foresta intatta e disabitata non ospita che un minuscolo paesino, una pagoda e un santuario ma è nel contempo un luogo splendido in cui vi è una pace assoluta (non ci sono macchine sull’isola), pieno di cerbiatti dagli occhini dolci e da cui è possibile ammirare una delle vedute “da cartolina” più famose di tutto il Giappone: il Torii del Santuario Itsukushima. Posto all’inizio della baia questi torii sembra davvero galleggiare sull’acqua, così come il santuario stesso nei momenti di alta marea poiché Itsukushima-jinga è costruito su palafitte, ad ogni modo anche quando la marea è bassa il fondo non è affatto limaccioso o maleodorante come ci si potrebbe aspettare ed è un posto davvero splendido.
Per godere del panorama dell’isola si sale con la funivia sul monte Misen dove ci sono scimmie dispettose che vivono libere e si divertono a scippare i turisti!

Lasciata l’isola ci rechiamo nello splendido Ryokan Sekitei che gli Okada ci hanno voluto offrire. Non si tratta di un regalo da poco perché questo ryokan è il secondo classificato fra i più belli di tutto il Giappone! È interamente costruito in legno di cedro e fa un profumo buonissimo, lasciamo le scarpe alla reception ed andiamo nella nostra stanza (ce ne sono 10 in tutto, ma sarebbe meglio dire alloggi visto che ognuno di questi comprende sala da pranzo, camera da letto, verandina con poltroncine dalle quali ammirare il giardino zen, bagno con lavabo, bagno con doccia, piano superiore in cui c’è la vasca da bagno in legno con vista panoramica e salotto romantico in cui a fine cena ci hanno servito champagne a lume di candela) a terra è di rigore il tatami e per evitare che ci si raffreddi i piedini è chiaramente riscaldato!

Prima di cena passeggiamo nel meraviglioso giardino con laghetto completo di carpe e poi indossati i nostri yukata ci dirigiamo verso l’onsen (terme).
Le vasche sono separate fra uomini e donne perché si entra completamente nudi, prima di entrare nella vasca è necessario lavarsi bene con sapone e acqua calda, sia perché le vasche sono comuni e quindi non le si deve sporcare, ma anche per abituare il nostro corpo alla temperatura decisamente elevata perché se si entrasse direttamente nell’acqua calda la differenza di temperatura potrebbe causare un innalzamento della pressione sanguigna. Per lo stesso motivo si entra in vasca a poco a poco e solo dopo un po’ ci si immerge fino alle spalle.
Quando siamo andati prima di cena non c’era nessuno e mi sono ritrovata in un giardino bellissimo con due grandi vasche di pietra, a godermi il bagno caldo sotto le fronde degli alberi. Un’esperienza quasi mistica!

Tornati in camera ci servono la cena… un infinita serie di portate elaboratissime e squisite, ma visto che era tutto scritto in giapponese non chiedetemi dirvi cosa fosse! So solo che i miei amici giapponesi a cui ho mostrato il menù mi hanno detto tutti “questo è un menù moooolto speciale” di certo ho riconosciuto sashimi di pescatrice, gamberi, poi c’era un brodo col granchio, ostriche grigliate, aragosta, cernia, tutti cucinati e presentati in modo da essere una gioia per gli occhi oltre che per il palato. Siamo stati a mangiare ininterrottamente per due ore!
E poi un bel sonno nei nostri futon con coperte di seta. Oyasuminasai!
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sabato 31 marzo 2007 .

Alle otto ecco che ci servono la nostra splendida colazione, dopo un’ultima passeggiata nel giardino zen lasciamo Sekitei… un’esperienza che non dimenticheremo!
Andiamo ad Okayama dove c’è uno del 3 giardini più belli del Giappone: il Korakuen, dal quale si scorge il Castello Okayama, detto anche castello del corvo per il suo colore nero. È un giardino davvero splendido creato addirittura alla fine del 1600 ed è stato concepito per essere bello durante tutto il corso dell’anno: in estate si ammira il giardino degli iris, in autunno gli aceri fiammanti, in inverno le conifere innevate e a noi sono toccati i ciliegi in fiore!

La giornata è un po’ grigia, ma nonostante questo è davvero bello passeggiare fra i campi di riso e di thè. Yukimi mi fa prendere parte ad una piccola cerimonia del te in una delle apposite casette del parco, mi insegna come inchinarmi, stare seduta e soprattutto come girare la tazze prima e dopo aver bevuto l’amarissimo the verde macha accompagnato dai mochi, tipici dolcetti di riso glutinoso (dolcetti si fa per dire visto che sono insapori e gommosi!).
Nel giardino ci sono anche ben tre coppie di sposi che si fanno le foto sotto i satura, abbiamo così modo di ammirare i loro splendidi kimono.
Incontriamo il resto della famiglia Okada cioè Yuri e Mioto, i figli di Yuji e Yukimi che adesso hanno 23 e 20 anni… quando ho visto Yuri l’ultima volta ne aveva 5! Pensate un po’!

Andiamo tutti insieme a Kurashiki.
Questo paesino non ha nessuna attrazione caratteristica in particolare, ma è assolutamente delizioso passeggiare lungo il suo canale costeggiato da negozi d’artigianato, piccoli musei, mescite di sakè e guardare dal ponte le carpe che guizzano. Un paesino incantevole! Qui compriamo i bicchieri di ceramica di tipo Bizen-yaki specifici per la birra, questi bicchieri dall’aspetto quasi grezzo in ceramica color coccio ed i riflessi metallici sono meravigliosi per berci la birra, hanno infatti la caratteristica di rendere corposa la schiuma e sono davvero eccezionali.
Per cena Yuji ci porta in un ristorantino incredibile: solo dieci coperti e piatti deliziosi presentati in maniera eccelsa dal suo Taisho.
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domenica 1 aprile 2007 .

Andiamo a Himeji a visitare lo spettacolare castello. Si tratta del castello più bello del Giappone, l’unico originale, mai ricostruito dal medioevo ad oggi. Si tratta di un castello la cui finalità era costituire fortificazione, non di essere una residenza nobiliare anche se diversi Shogun vi abitarono e vi si trova la torre che fu la residenza felice della principessa Sen.
È una rocca di 5 piani con 3 strutture più piccole attorno (dojon), tutto attorno l’intera struttura ci sono fossati e mura difensive di pietra a secco.
Pur nel cielo plumbeo di questa domenica, con gli splendidi ciliegi in fiore ogni angolo, ogni corridoio, ogni apertura un tempo usata per bersagliare il nemico è uno scorcio meraviglioso, anche l’Harakiri maru, ossia il luogo deputato all’harakiri e al seppuku, i suicidi rituali dei samurai sembra un angolo di paradiso.

Saliamo con non poca fatica su fino in cima, cinque piani nel ventre buio del castello, pigiati insieme ad orde di turisti locali per poi godere della splendida vista dall’ultimo piano. Qui vi si trova anche l’altare Osakabe, infatti nel luogo scelto per la costruzione del castello vi era questo piccolo altare che venne spostato altrove, ma dopo qualche tempo per motivi scaramantici venne ricostruito all’interno della sala superiore del castello. Davvero uno strano connubio: un altare con offerte sulla cima di una fortezza!

Poiché gli Okada ci viziano in tutto e questa è la nostra ultima serata insieme ci portano a Kobe, nel ristorante panoramico del New Otani, qui ci accomodiamo attorno ad un bancone in acciaio per massimo 10 coperti e abbiamo uno chef con cappellone che cuoce per noi il delizioso manzo di Kobe (Kobe gyu), la carne dell’imperatore, praticamente di essere macellati questi manzi vengono massaggiati a mano in modo che il grasso si distribuisca nella carne, il risultato è una marezzatura tale da far si che il grasso si sciolga completamente in cottura rendere questa carne 10 volte più tenera della migliore carne da me mai mangiata (ivi compresa carne americana o argentina).

Dopo cena facciamo una passeggiata fra i negozi di Kobe e arriviamo fino ad una terrazza da cui si gode di una bellissima vista sul porto illuminato, è davvero incredibile pensare che appena 12 anni fa questa città così gradevole e vitale è stata devastata da un terribile terremoto che, insieme agli incendi scatenatisi, provocò la distruzione di aree vastissime.
Salutiamo gli Okada e prendiamo il treno per Osaka, lì troviamo ad attenderci Masaki, altro amico prima conosciuto virtualmente e poi ospitato per qualche giorno in Sicilia. Sono già le 23.30 e ci porta al nostro alloggio e ci dà appuntamento per l’indomani mattina a Kyoto.
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lunedì 2 aprile 2007 .

Il nostro alloggio ad Osaka è vicino alla stazione, ma per prendere il treno rapido che ci porti a Kyoto in soli 20 minuti dobbiamo andare alla stazione di Shin-Osaka (cioè quella servita dagli Shinkansen della JR), alle nove e mezza siamo a Kyoto, dove appunto incontriamo Masaki. Il primo luogo che ci porta a vedere è Higashi Honganji che raggiungiamo a piedi dalla stazione, si tratta del mausoleo di Shinran Shonin, il fondatore dello shin-buddismo o almeno così leggo nel volantino che ci hanno dato… io non sono esattamente una persona particolarmente religiosa e in generale le mie conoscenze riguardo al Buddismo sono davvero limitate. Ad ogni modo attraversiamo l’immenso portale Goei-do mon e ammiriamo l’immensa sala del Goei-do. All’interno vi è una funzione religiosa e restiamo un po’ inginocchiati ad ammirare i decori della sala ed ascoltare la melodia delle cantilenanti preghiere.
Una curiosità: nel passaggio fra le due sale si trova una enorme corda che servì al momento della ricostruzione del tempio dopo un incendio in quanto le funi tradizionali non riuscivano a trasportare i pesanti materiali necessari ritardando così la ricosruzione… si ricorse quindi a questa speciale corda fatta coi capelli delle devote! Se ne realizzarono 53 esemplari, il più grande dei quali misura 110 metri, ha una circonferenza di 40 cm e pesa 1000 chili… tutto in capelli umani… brrr!

Passiamo poi a vedere il Nishi Hongan-ji che è composto da 5 edifici sede della scuola buddista Jodo Shin-shù. È un complesso davvero molto bello, peccato solo che diversi edifici siano in fase di restauro quindi impacchetati in impalcature.

Qualche isolato più in là raggiungiamo il giardino di Shosei-en, anche questo è un giardino in stile tradizionale giapponese, con i suoi ponticelli in legno, le piccole casette in cui bere il the, la sua cascatella scenografica, ed i mille fiori… ti danno anche un piccolo calendario in cui ti illustrano quali fiori ammirare durante l’anno. E’ davvero un oasi di serenità in mezzo alla città, ci sono anche tanti banchetti attrezzati per i pic nic di fronte al laghetto… se vi avanza del pane potete darlo alle carpe, appena ci si avvicina alla riva del lago accorrono numerose!!!

Proseguiamo e ci incamminiamo verso nord, le strade che percorriamo non sono particolarmente scenografiche, siamo vicini al Teatro Miyagawacho Kaburenjo, poi entriamo in un giardino con all’interno tanti templi praticamente deserti e ad ingresso gratuito. In uno il soffitto è decorato con una immensa pittura in sfumature di grigio raffigurante due splendidi dragoni. Poi si arriva all’ingresso di un tempio che da fuori non dice assolutamente nulla ed è a pagamento… bhe io vi consiglio vivamente di lasciare le vostre scarpe all’ingresso, pagare il biglietto ed entrare perché si tratta del tempio di Kenninji, ossia il più antico tempio zen di Kyoto, sebbene la guida della Lonely Planet non spenda neanche una parola su questa oasi di serenità veniamo conquistati dalla bellezza dei pannelli dipinti con l’allegoria degli dei del vento e del tuono e dai suoi silenziosi giardini zen. Ve ne sono 3 uno che utilizza una sorta di “scenario in prestito” con la ghiaia rigata in cerchi concentrici a simulare le onde del mare, un’isola creata da un circolo di terra ricoperta da muschio ed un albero al centro ed un masso a rappresentare un monte, poi vi è un giardino di muschio e pietre ed un altro che rappresenta proprio il giardino di rocce così come tutti lo abbiamo sempre immaginato: massi su ghiaia rigata. È davvero suggestivo e bellissimo, non vi sono orde di turisti chiassosi e ci si può sedere comodamente nelle sue salette a contemplarne la pace.

Passeggiamo per le vie di Gion e poi passiamo dal tempio Kodaji ed i suoi giardini progettati da un architetto d’esterni maestro della cerimonia del the. Ammiriamo la colorata pagoda Yasaka e arriviamo al tempio Kiyomizu. Questo tempio è per qualche motivo che a me francamente sfugge uno dei più famosi di Kyoto. Per carità… non è che sia brutto, anzi è caruccio essendo su una piattaforma sostenuta da colonne lignee affacciata su un colle scosceso ricco di ciliegi in fiore, ma oggi il tempo fa davvero schifo, è nuvolo, il cielo è a dir poco plumbeo e sinceramente non capisco quale sia il gusto provato da questa immensa folla di giapponesi che si affaccia ad ammirare questo panorama grigiastro. Per fare una foto ci vuole praticamente l’elimina code… decisamente preferisco gli angoli meno turistici!

Attraverso il bel Parco Maruyama (Maruyama koen) disseminato di teloni azzurri su cui indigeni festanti sbevazzano e cantano sotto i fiori di satura, arriviamo al tempio Chion-in… oh ragazzi noi siamo praticamente distrutti… sono le 6 del pomeriggio e dalle nove e mezza del mattino abbiamo camminato ininterrottamente (unica pausa per mangiare un tramezzino!) ma Masaki non demorde e continua a camminare animato dal desiderio di mostrarci quante più cose possibile.
Camminiamo ancora per le vie di Gion e come ad esempio la bella Shinmonzen-dori, poi continuiamo verso la caratteristica via di Ponto-cho, qui Masaki prende a marciare spedito perché all’inizio della mattinata Michele gli aveva detto che avrebbe voluto visitare il mercato alimentare di Nishiki e quindi lui gentilissimo come sempre ci voleva condurre anche lì… peccato però che noi siamo letteralmente distrutti, Michele ha anche un tremendo raffreddore e non ce la fa più quindi alla fine riusciamo a fargli capire che ci andremo un altro giorno e torniamo alla stazione.

C’è da dire che la nostra sistemazione non è esattamente il massimo della praticità per visitare Kyoto: fra cambio di treno e stazione e viaggio se ne vanno almeno 45 minuti se non un’ora, per cui io e Michele ci pensiamo su e decidiamo che magari sarebbe il caso di prendere una camera a Kyoto per un paio di notti, anche per poter uscire la sera nelle stradine di Gion.
Nel corso del nosro peregrinare chiediamo ad un paio di Ryokan e hotel se hanno camere libere, ma è tutto pieno (tranne un ryokan che ha una stanza per appena 30.000 yen a cranio per una sola notte e sinceramente non ci sembra il caso di spendere circa 375 euro a notte per un ryokan che non valeva neanche un decimo del bellissimo Sekitei di Miyajima) e alla fine per 100,00 euro prendiamo una camera doppia all’Apa Hotel accanto alla stazione a partire dalla sera successiva e ora via a prendere il treno per Osaka!
Dopo una bella doccia e un pochino di relax prendiamo la linea circolare della JR e andiamo a cenare nel coloratissimo quartiere di Dotombori, giriamo per le stradine affollate e ammiriamo le insegne dell’Ebitsu Bashi… sembra di passeggiare sul se di Blade Runner! Esperienza imperdibile per pris(s)!
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martedì 3 aprile 2007 .

Restiamo ad Osaka per la mattinata ed incontriamo la famiglia di Masaki per pranzare insieme verso le 11:30. Conosciamo così sua moglie Yuko e i suoi splendidi bambini Luca e Ryo; sono entrambi un amore: Ryo gioca felice coi suoi libri e non si cura di noi (ha appena 3 anni) e Luca è uno spettacolo col suo cappellino del Catania! ci intrattiene contando in italiano e con tutta una serie di frasi che gli ha insegnato Masaki e il nostro comune amico Andrea, mangiamo Yakisoba e Okonomiyaki e ci scambiamo gli immancabili regali!
Poi insieme a Masaki prendiamo il treno per Kyoto, ma una lui deve andare a lavorare. Noi facciamo check in in hotel e poi nel piazzale antistante la stazione (per circa due euro) compriamo i pass per due giorni per autobus e metropolitana, sempre nel piazzale ci procuriamo un’ottima carina gratuita della città e così prendiamo l’autobus per andare al Kinkakuji, ovvero il Padiglione d’oro.

Originariamente nel 1220 vi era un complesso di templi denominato Rokuon, immersi in uno splendido giardino, alla fine del 1300 venne costruito il padiglione d’oro come dimora di uno shogun e trasformato in tempio zen dopo la sua morte, il reso dei templi sono andati in rovina, ma il giardino è tuttora una meraviglia.
Per quanto riguarda il Kinkakuji c’è da dire che è veramente di una bellezza da togliere il fiato: i suoi tre piani sono costruiti con tre stili diversi il primo è quello dei palazzi imperiali, il secondo quello delle case dei samurai ed il terzo nello stile dei templi zen, gli ultimi due piani sono interamente rivestiti in foglia d’oro e l’intera costruzione si specchia nello splendido lago, impossibile descrivere come si accenda di luce nel sole. È davvero meraviglioso!
La cosa incredibile è che comunque quello che ammiriamo non è il padiglione originario in quanto questo venne distrutto nel 1950 da un giovane monaco che vi diede fuoco perché ossessionato dalla sua bellezza e convinto che il suo senso estetico si sarebbe avvicinato alla perfezione solo dopo aver distrutto ciò che lo aveva ammaliato! Come descritto da Mishima nel uso libro “Kinkakuji”.
Passeggiamo per il giardino attorno ammirando le piccole cascate e gli incantevoli scorci creati ben 700 anni fa.

Seguendo la cartina e chiedendo qualche informazione qua e là, raggiungiamo il Ryoan-ji o tempio del pacifico dragone, ciò ci fa rendere effettivamente conto di quanto sia grande Kyoto: in base alla cartina credevamo che i due templi fossero vicinissimi, invece c’è almeno mezz’ora di strada fra i due. Ci troviamo subito in un enorme giardino con un laghetto costeggiato da alberi in fiore, vi è anche una piccola penisola su cui si trova un torii e una piccola fila di statuette "Mizu jizo", ossia letteralmente “bambini dell'acqua” numi tutelari dei bimbi non nati, tutte con scodellina davanti ed il loro caratteristico bavaglino per non sporcarsi coi cibi offerti, poi ci dirigiamo verso il tempio con il suo famosissimo giardino zen.
È una vera pittura fatta di pietra e sabbia, sono 15 rocce disposte in modo che da qualunque prospettiva le si guardi una sfugga sempre alla visuale, la cui disposizione fu concepita dal giardiniere e pittore Soami nel 1500, un’armonia splendida arcana e misteriosa, con le sue ombre nude e il pietrisco rigato in dolci volute. Vi consiglio vivamente di arrivare qui presto: visitare questo luogo con la folla rischierebbe di comprometterne il piacere zen!
Bhe… il sole è stato coperto da un po’ di nuvoloni e c’è un vento gelato, per il momento rientriamo in hotel!

Dopo esserci un po’ riposati e rinfrescati andiamo a Gion per una passeggiata e per cenare, qui si cena presto così per le otto siamo già alla ricerca di un ristorante, in realtà non è semplicissimo capire quando ci si trova di fronte ad un ristorante, o ad un bar oppure ad un ryokan da fuori ci sembrano tutti uguali: costruzioni di legno con lanterne!
Alla fine optiamo per un ristorantino che espone delle fotografie di piatti meravigliosamente preparati, si tratta infatti della pregiata cucina kaiseki ryori. Ci togliamo le scarpe e ci accomodiamo al piano di sopra, accovacciandoci sul tatami, la cena è composta da sashimi, zuppa, verdure in forma di fiore, insalata, e tante altre cose buonissime ma indecifrabili, una serie di tazze, ciotole e vassoietti di forme colori e materiali diversi si susseguono sul nostro tavolo, in un’atmosfera davvero molto elegante e curata che giustifica il prezzo non esattamente economico (ma neanche caro come i NOSTRI ristoranti) l’unica cosa che mi sembra assurda è che comunque anche in un posto così sofisticato sia consentito fumare!
Ringraziamo e paghiamo e quando ci affacciamo sulla porta per andare via ecco che ci segue la proprietaria del ristorante che continua a ringraziarci, a fare complimenti a Michele dicendo che è bellissimo e ci raccomanda di tornare… hai visto che buongustaie ‘ste vecchie giapponesi?!
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mercoledì 4 aprile 2007 . prima parte

Anche oggi il povero Masaki lavora, non è che per noi sia un gran problema qui le cose funzionano talmente bene e ci si regola con una tale facilità che ci muoviamo senza alcuna difficoltà.
Per andare a visitare il palazzo imperiale di Kyoto prendiamo la metropolitana e scendiamo ad imadegawa e andiamo subito presso l’Imperial Household Agency per poter richiedere il permesso per visitarlo, ma quando arriviamo lì ci dicono che oggi è una giornata speciale e l’ingresso è libero per tutti.
Nella fortuna di poterlo visitare direttamente senza prenotare e attendere l’ingresso, siamo comunque un po’ sfigati perché l’ingresso libero fa si che ci siano con noi orde di turisti giapponesi e come già detto non amo particolarmente dovermi far spazio fra la folla per poter guardare qualcosa. Comunque, va detto che il Kyoto Gosho è formato da varie costruzioni, fra questa spiccano lo Shishinden che è il palazzo principale e con il suo spiazzo antistante veniva usato per le cerimonie ufficiali, il Kogosho usato per le cerimonie in occasione dell’arrivo alla maggiore età dell’erede al trono e l’Otsunegoten costruito successivamente (nel 1590) che fu la residenza dell’imperatore fino al 1869, anno in cui la capitale venne trasferita a Tokyo.
Va detto che l’architettura di questi edifici non è di per se particolarmente impressionante o maestosa, è molto semplice, ciò che però mi affascina è la sua armonia essenziale e i suoi muri esterni che letteralmente svaniscono lasciando a chi vi soggiornava una visuale assolutamente pulita, il grande tetto è retto da colonne e ciò fa si che i muri non siano più muri, le stanze sono divise poi da schermature decorate con sfondo dorato. Mi piace molto questo senso di continuità con l’esterno, anche perché ciò che ancora una volta troviamo meraviglioso sono soprattutto i giardini.
Tutti i giardini da noi visitati in Giappone hanno una caratteristica che li rende estremamente differenti da qualunque altro spazio naturale mai visitato prima: tutti gli elementi che compongono il paesaggio sono stati accostati con sensibilità e grandissima armonia compositiva. Sicuramente ci troviamo di fronte ad una natura meno “naturale” di quanto non si veda altrove, nel senso che è una natura manipolata a fini puramente estetici, a volte come nel caso dei giardini di roccia siamo di fronte a dei paesaggi totalmente artificiali, ma la loro grazia è tale da render grato il cuore di chi contempla questi alberi potati e miniaturizzati, i laghetti sormontati da ponti in legno, il tappeto di muschio e le rocce nude che lo punteggiano.
Lasciato il palazzo imperiale ed il giardino nazionale del Kyoto Gyoen chiediamo informazioni per raggiungere il Tempio Ginkakuji, un ragazzo ci dice di andare a piedi perché tanto è sempre dritto da Imadegawa-dori… attenzione se danno anche a voi questo consiglio NON LO SEGUITE, c’è più di un ora di strada a piedi!
Kyoto è grande, anche quello che a guardar la cartina sembra abbastanza vicino per via della divisione schematica delle sue strade in realtà non lo è affatto. Per cui vi consiglio di prendere l’autobus, fra le altre cose sono frequenti ed è facilissimo capire quando si è alla fermata giusta perché alla testa del bus vi è sempre un display in cui viene indicata la fermata attuale e quale sarà la prossima.

Per arrivare al tempio passiamo per un viale alberati completamente carico di ciliegi in fiore, è un vero spettacolo! Forse vi starete chiedendo cos’è questa fissazione con i ciliegi, in effetti anche io prima di arrivare qui mi chiedevo perché i giapponesi andassero giù di testa fino a tal punto per degli alberi in fiore. Ma devo dire che una volta arrivata qui i miei dubbi sono stati dissipati in un attimo: esistono infatti moltissime varietà di ciliegi, la maggior parte dei quali sono puramente ornamentali (e io che credevo che poi in estate si ritrovassero vagonate di ciliegie!!) alcuni hanno rami ricadenti e fiori rosa, altri (fra questi la varietà del someyoshino è sicuramente la più delicata e spettacolare) hanno boccioli di un rosa pallido e fiori bianchissimi che si stagliano sul nero tronco, altri ancora oltre ai fiori hanno delicate foglie rossastre.
Ad ogni modo sono tutti alberi molto alti ed imponenti e quando si cammina lungo un viale costeggiato dai satura sembra di essere sotto un cielo di fiori dal color della neve. Vi assicuro che a quel punto la voglia di mettersi a fotografare ogni singolo bocciolo vi viene!
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mercoledì 4 aprile 2007 . seconda parte

Arrivati al tempio Ginkakuji, o Padiglione d’argento, visto il nome ci aspettavamo l’omologo argentato del padiglione d’oro, quindi una volta entrati nel giardino ci guardiamo attorno alla ricerca di una costruzione rivestita in foglia d’argento… ma ce n’è solo una in legno marrone… uhm… leggendo bene la guida veniamo a sapere che il progetto dello shogun Yoshimasa Ashikaga di rivestire d’argento la sua villa non venne mai realizzato. Chissà forse l’impresa di costruzioni gli ha sforato il preventivo! Fatto sta che ci sentiamo vagamente fregati, perché non lo chiamano “padiglione in legno marrone, mai foderato d’argento, ma comunque grazioso”?
Evvabbè… consoliamoci ammirandone l’architettura particolare (primo piano con lo stile del palazzo ed il secondo piano con lo stile dei templi cinesi) ed il giardino zen con il suo monte di sabbia bianca che rappresenta il Fuji e passeggiamo fra gli alti pini, i laghetti e saliamo su per il sentiero che ci porta ad ammirare un bellissimo panorama del giardino, del palazzo e di tutta la città. Peccato solo che nel frattempo il sole si sia nascosto. Una piccola curiosità: nel giardino ad un certo punto ci si trova davanti un bancone con sopra un sacco di vasetti con tutti i tipi di muschio presenti nel parco ordinati in base alla loro importanza: dal muschio “paria” a quello “VIP” (o forse dovrei dire VIM nel senso di very important moss?).

Bhe adesso basta templi! Andiamo a comprarci i coltelli per il sushi!
Eccoci così al mercato alimentare Nishiki, è davvero incredibile guardare l’enorme quantità di pesci, crostacei e vegetali assolutamente sconosciuti che si trovano sui banchi! La cosa che più colpisce è l’assoluta mancanza di puzza pur trovandoci in una stretta (e affollata) galleria coperta sulla quale si affacciano negozi alimentari di ogni genere. Una delle cose più divertenti, oltre al simpatico e ricorrente indovinello “ma questo coso che è?” (costantemente irrisolto), è guardare i banchi con gli stuzzichini pronti da gustare: tempura di ogni genere, ma soprattutto stecchini su cui sono infilzati a mò di leccalecca tentacoli di polpo marinato, sashimi di tonno italiano e ogni genere di cruditè… un bimbo li guarda come da noi si guarda un gelato! È una cosa meravigliosa e se non avessimo appena mangiato un tramezzino io me lo sarei comprato un bel sashimi leccalecca!
Lungo la galleria arriviamo da Aritsugu che secondo una rivista giapponese sarebbe il fornitore di coltelli dei cuochi della casa imperiale. Questo negozio ha ormai 400 anni e I suoi coltelli sono tutti realizzati artigianalmente in acciaio dolce temperato, ce n’è di tutti i tipi e di tutte le dimensioni e i prezzi non sono così alti come ci si potrebbe aspettare. Ci facciamo illustrare le caratteristiche dei coltelli specifici per tagliare il sashimi e ne regalo due al mio patato, compriamo anche la pietra per affilarli e un paio di formine per tagliare la verdura a foglia di fiore. La cosa incredibile è che in questo negozio in cui fra una cosa e un’altra finiamo per pagare circa 250 euro si può pagare solo in contanti! Per cui devo dare una corsa fino alla posta per prelevare dell’altro denaro, nel frattempo incidono i nostri nomi sui coltelli!

Torniamo in hotel, ci riposiamo un po’ e poi torniamo a passeggiare lungo la bellissima shimonsen dori, devo dire che questa strada con i suoi bellissimi ciliegi in fiore è una delle mie favorite. Oltre a quanto già detto sulla bellezza dei sakura, vorrei aggiungere che anche di notte hanno un che di magico, tanto è vero che i giapponesi li chiamano “yozakura” ossia “ciliegi notturni” quasi come fossero un altro albero. Alla luce delle lanterne sembrano fluttuare nel buio, che meraviglia!
Andiamo a mangiare yaki soba e yaki udon in un ristorantino la cui sala dà sul fiume costeggiato dai ciliegi. Che caldo con questi tavoli con piastra rovente incorporata!
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giovedì 5 aprile 2007 .

Masaki ci porta sulla montagna sacra di Koya. Alle otto e dieci e già qui, ci dice che c’è tanta strada da fare per raggiungere Koya-san anche se i chilometri che la separano da Kyoto sono solo 110! In effetti ci stiamo 3 ore per arrivare ed il tragitto non è dei più agevoli: nell’ultimo tratto saliamo su per i tornanti di una stradina di montagna, fra fiumi e alberi enormi, il bello è che questa strada assurda è a doppio senso di circolazione e anche se di fronte ad una curva cieca i giapponesi non usano il clacson… per cui ad un cero punto stavamo facendo un bel frontale con un camion!
Arrivati Masaki ci avrebbe voluto far conoscere un monaco buddista di origine svizzera che ci avrebbe potuto illustrare tutto in italiano, per cui compra 5 chili di riso da offrire al monastero su cui fa scrivere anche il nostro nome. Purtroppo però oggi il monaco svizzero è andato ad Osaka!
Al suo posto ci accoglie un monaco donna, che però parla solo in giapponese con Masaki e che quando ci dice qualcosa in inglese è solo per farci una specie di interrogazione sul Buddismo… e chiaramente noi siamo due capre a riguardo e non sappiamo nulla del buddismo esoterico Shingon (come del resto di nessun altro buddismo!) di Kono Daishi o di Kukai e passiamo per due bestie arrivate lì a fare non si sa cosa. Vabbè lasciamo perdere!

Andiamo a vedere il complesso templare del Garan, anche se c’è il sole, Koyasan è parecchio alta e c’è un freddo mostruoso, tanto è vero che benché sia quasi mezzogiorno a terra vi è del ghiaccio e sui tetti più in ombra c’è della simpatica neve… in tutto ciò Michele è ancora fortemente raffreddato e gli è venuto l’herpes fin su una narice, non vi dico com’è contento ogni volta che per entrare in un tempio o in un monastero ci dobbiamo togliere le scarpe!
La struttura più grande è il Dai-to una pagoda a due piani enorme dipinta di un arancione brillante e il Kondo, ossia la sala principale. Ammiriamo la statua del Buddha cosmico e dei suoi quattro guardiani, ma non si possono fare foto. Vi è poi la pagoda occidentale, devo dire che l’intero complesso costituisce una gradevole passeggiata, peccato che ci sia così freddo, penso proprio che se fossimo venuti qui col brutto tempo saremmo morti stecchiti!
Per riscaldarci mangiamo tempura soba in brodo caldo e tendon.

Dopo pranzo andiamo a visitare il cimitero Okuno-in, Masaki ci spiega che molte persone fanno seppellire qui anche solo qualche osso o una ciocca di capelli dei loro cari in modo da farli essere vicini a quelle di monaci importanti e garantirgli una posizione privilegiata con l’avvento del Buddha.
Il cimitero è enorme e sommerso nell’ombra di alberi secolari, passiamo attraverso folle di statue con i loro cappellini di lana rossa e bavaglini, vi è poi un tronco tagliato nelle cui fessure vi sono infilate delle monetine… ci sono tante cose che mi sfuggono, ma neanche masaki è preparatissimo al riguardo, quindi se qualcuno di voi che legge sapesse illustrarmene la funzione sarei davvero contenta!
Molto bella la Toro-do, ovvero la sala delle lanterne, due delle quali bruciano da più di 900 anni, qui c’è una piccola folla in preghiera, e una fila di statue su cui i fedeli versano l’acqua del fiume in offerta (ma anche qui Masaki non è proprio certo). Una piccola curiosità: in questo cimitero vi è anche un “monumento alle termiti” richiesto da una azienda di pesticidi, forse in un moto di pentimento o come semplice compensazione!

Devo dire una cosa in tutta onestà, forse i racconti entusiastici di Masaki e del nostro amico Andrea mi avevano portata ad avere chissà quale aspettativa su questo luogo; devo dire che è bello, soprattutto per la sua cornice naturale, ma forse non essendo buddisti e non riuscendo a comprenderne a pieno in misticismo non l’ho trovata una meta impedibile, soprattutto perché è così difficile arrivarvi. Forse avrei preferito poter continuare l’esplorazione di Kyoto.

Torniamo a Kyoto e invitiamo a cena Masaki: stasera sushi, tanti ottimi nigiri assortiti!
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venerdì 6 aprile 2007 .

Ci incontriamo con Masaki alla stazione di Nara e con la macchina andiamo subito a visitare il complesso di Horyu-ji. Qui si trova l’edificio ligneo più antico del mondo, infatti risale al 607. nel chiostro ovest si trovano la pagoda e il Kondo con all’interno un gruppo bronzeo della triade Shaka che pare abbia il caratteristico sorriso arcaico, linee astratte, abiti drappeggiati e una mandorla fiammeggiante, peccato però che siano praticamente al buio ed anche se oggi c’è un bel sole non è che si riescano a cogliere tali particolari. Uno dei piaceri di Horyu-ji è invece passeggiare sul chiostro, un esempio d’arte che influenzò la costruzione di templi in tutto l’est asiatico. Prima di lasciare il chiostro guardate lungo le pareti di del casotto in legno sulla destra: vi è un esemplare di Tamemushi un coleottero dalle ali di un verde iridescente come il petrolio, all’interno del Daihozod-en (grande sala del tesoro) che si trova alla fine del viale vi è infatti un mini santuario decorato con le sue ali, anche se il colore originario è ormai sbiadito. All’interno della sala del tesoro vi sono anche delle bellissime statue di Kannon, peccato che anche qui forse era meglio portarsi un paio di occhiali ad infrarossi per poter vedere bene queste opere!

Ma adesso spostiamoci a Nara, questa bella cittadine è stata la prima capitale permanente del Giappone. Precedentemente Per conservare la purezza rituale scintoista, la corte imperiale si trasferiva in una nuova sede all'insediamento di ogni nuovo Imperatore. Al momento della fondazione di Nara, la cultura giapponese risentiva di un forte influsso da parte di quella cinese, con l’introduzione dei caratteri cinesi ed una grande diffusione del buddismo. Vi fu quindi un rinascimento culturale sia artistico che religioso e ciò portò alla costruzione di numerosi templi, alcuni dei quali sono arrivati intatti fino ai nostri tempi.
Nel 784 la capitale del Giappone si spostò a Kyoto e Nara divenne, da città imperiale, una tranquilla cittadina. Questo “oblio” in realtà si è rivelato essere un grosso vantaggio per la città in quanto la salvò dalle devastazioni delle guerre civili che intaccarono il patrimonio artistico delle maggiori città giapponesi.

Nara oggi è una piccola cittadina ricca di edifici storici situati a distanze percorribili a piedi, del resto girare per la città è molto semplice visto che è una sorta di scacchiera.
Una delle maggiori attrattive della città è il famoso Parco Nara-Koen, abitato da circa mille cerbiatti a cui vengono limate via le corna, questi cervi sacri sono chiaramente ed è possibile accarezzarli senza problemi… anzi in un certo senso accarezzarli è inevitabile visto che lungo la strada sono in vendita dei biscotti da offrirgli, per cui i cerbiatti danno per scontato che abbiate qualcosa per loro e per cercarlo vi appiccicano addosso il loro naso umido!
Nel Parco Nara-Koen il grande complesso templare di Todaiji, è forse il monumento storico più importante, vi accede dopo essere passati sotto un enorme portale ai lati del quale vi sono due enormi statue lignee raffiguranti due tipi (demoni?) incazzatissimi e dalle vesti svolazzanti, molto belle, ma siccome erano ingabbiate dietro una grata non le ho fotografate.
Il tempio Daibutsuden è molto famoso perché è la struttura in legno più grande del mondo, benchè non sia che una riproduzione del tempio originale che era ancora più grande (si dice che l’attuale costruzione sia circa due terzi) e ospita una grande statua del Buddha risalente all'VIII secolo, chiaramente è la statua più grande al mondo ed è alta qualcosa come 20 metri, per 437 tonnellate di bronzo e 130 kg d’oro. Per farvi un’idea di quanto sia grande guardate la foto del buco da cui sbuca una bimba: si tratta di un passaggio alla base di una colonna che ha le dimensioni di una narice del Buddha. Tutti i bambini ci si infilano dentro perché chi riesce ad attraversarlo ha l’illuminazione assicurata.
La statua è accomodata su un fiore di loto simbolo del Nirvana ed ha la mano destra alzata a mostrare il palmo a voler dire "Non vi preoccupate" e quella distesa sulle ginocchia "Venite a me, io vi salverò".
Vi è poi il Tempio Kofukuji, il cui museo raccoglie una collezione di antiche statue giapponesi.
Peccato non potere passare più tempo a Nara, è davvero una bellissima città, noi però dobbiamo tornare a Kyoto, prendere le nostre valigie e andare a Tokyo. Salutiamo quindi Masaki con cui speriamo di rivederci ancora… in Sicilia o in Giappone… chissà!

Arriviamo a Tokyo e ci rechiamo al Keio Plaza a Shinjuku. Quando avevamo dormito qui la prima notte di viaggio avevamo prenotato all’ultimo momento e ci siamo visti assegnare una camera “comfort” nella torre sud, devo dire che non era male come camera, gli arredamenti moderni chiaramente rinnovati di recente, di buone dimensioni, per cui visto che la camera che avevo prenotato dall’Italia era ben più a buon mercato temevamo di ritrovarci una camera dall'arredamento decisamente datato, come alcune di quelle che si vedono nel loro sito.
Invece forse perché ci eravamo iscritti al programma "Executive international", o forse perché ritornati dopo così poco tempo al nostro arrivo ci siamo visti fare spontaneamente un up-grade e assegnare una camera MERAVIGLIOSA al 31mo piano della main tower (uno dei piani già rinnovati).
La camera era gigantesca (corrisponde alla plaza premier del loro sito), arredata con estremo gusto, lettone enorme e comodissimo, assolutamente silenziosa, con un servizio cortesia completissimo e vista mozzafiato. Senza contare poi che si tratta di un hotel che ha una posizione veramente comodissima essendo raggiungibile in pochi minuti tramite galleria coperta direttamente dalla stazione di Shinjuku. Se dovessi tornare a Tokyo non vorrei alloggiare da nessuna altra parte!
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sabato 7 aprile 2007 .

Dopo tutte queste giornate di frenetici spostamenti in treno e macchina oggi ci si riposa! Fra le altre cose Michele è ansioso di andare a ritirare il suo basso… io chiaramente un po’ meno, per cui me ne vado a fare shopping da Takashimaya e ci diamo appuntamento lì per le 12:30.
Questi grandi magazzini comprendono 12 piani di negozi sciccosi e 3 di ristoranti, e anche se il mio maritino mi ha detto “in mia assenza vedi di trovare qualcosa che ti piaccia” con evidenti intenzioni regalifere, ma devo dire che molti dei negozi qui presenti sono per me assolutamente privi di interesse… sia perché non ho intenzione di comprare un paio di scarpe Ferragamo o una borsa Chanel a Tokyo, e sia perché la moda giapponese è veramente un po’ inquietante: fiocconi improponibili, fiorellini leziosi e linee palloncinose… nulla che si adatti al prisstyle!
Ma non crediate che tutto ciò sia riuscito a farmi desistere per cui alla fine riesco a trovare una maglia molto cool anche se non esattamente economica! Macchissenefrega!

Oltre a Takashimaya si possono trovare tantissimi pensierini simpatici nel negozio Tokyu Hands, dove si trova praticamente di tutto: dal costume di carnevale alla carta washi (impropriamente detta carta di riso), fino alla mia amata tavoletta del gabinetto computerizzata!
Finalmente Michele è arrivato col suo basso nuovo ma prima di andare a posarlo in hotel, andiamo al 11° piano di Takashimaya dove c’è una dimostratrice delle macchine per il caffè col sistema Nespresso e finalmente beviamo un buon caffè come a casa nostra!
Oggi è appunto una giornata dedicata allo shopping, anche perché dobbiamo comprare una macchina fotografica da portare come regalo di laurea per il fratello di Michele, quindi giriamo per diversi negozi di elettronica alla ricerca della nuovissima Pentax K10, a Shinjuku ce ne sono due molto forniti, ma Masaki ci ha detto di andare anche nel quartiere di Akihabara (noto anche come “città elettrica”) prima di comprarla, per cui è proprio lì che ci dirigiamo per il pomeriggio.

Devo dire che questo quartiere dell’elettronica è abbastanza pittoresco: ci sono alcuni negozi enormi, e poi un sacco di negozietti specializzati in determinati tipi di prodotti, insieme a negozi di manga e videogiochi. Non è un quartiere elegante, anzi è piuttosto scalcinato e i prezzi da un negozio all’altro non cambiano molto e la Pentax che cerchiamo risulta essere più cara che negli altri posti in cui l’abbiamo vista. Però il nostro pomeriggio non è infruttuoso perché solo in questo quartiere si possono trovare apparecchi elettronici già predisposti per l’estero e così possiamo comprarci una autentica macchina per il riso Zojirushi made in Japan con tasti anche in inglese e corrente a 220 v.
Inutile dire che invece per la macchina fotografica il prezzo più conveniente è quello del negozi a due passi dall’albergo!
Adesso vorremmo andare a vedere il fenomeno dei Cosplay ad Harajuku, ossia i ragazzi che nei fine settimana escono indossando gli abiti dei propri personaggi preferiti, con tanto di trucco scenografico in stile gotico… ma purtroppo dopo una giornata senza una nuvola si mette a piovere violentemente per cui la nostra passeggiata sfuma. Che peccato era una cosa che mi incuriosiva molto!

Dopo esserci annaffiati a dovere passando da un ristoranti di Shinjuku all’altro, non trovando neanche un buchino dove cenare, decidiamo di rientrare in hotel e cenare lì. Ma anche se sono solo le 20.30 tutti i ristoranti giapponesi dell’hotel (ve ne sono almeno 5 diversi) ci dicono di essere prossimi alla chiusura, visto che non ci va di cenare al ristante italiano, né a quello francese, né tantomeno in quello cinese optiamo per la cucina coreana. Il ristorante coreano del Keio è molto bello e lussuoso, ci chiedono se vogliamo mangiare qualcosa alla griglia e alla nostra risposta positiva ci accompagnano ad un tavolo con al centro il fornello per il barbecue. Mangiamo frittelle soffici con gamberi, insalata di melanzane e pollo e gamberoni alla griglia cotti direttamente al nostro tavolo da uno chef! Davvero buonissimo e neanche particolarmente caro visto che abbiamo pagato meno di 30 euro a testa… non oso pensare a come ci avrebbero spennato in Italia per una cena così in un ristorante di pari livello! Unica avvertenza con le cene coreane: alcuni piatti sono molto piccanti, ad ogni modo nel menù erano indicati chiaramente.
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domenica 8 aprile 2007 .

Dovete sapere che quando avevo 16 anni ho studiato un po’ il giapponese e oggi andiamo a trovare Taeko, la mia insegnante di giapponese! Non ci vediamo da 16 anni… carramba!
Ci siamo sentite telefonicamente grazie al cellulare prestatoci da Masaki, e ci ha dato tutte le indicazioni per raggiungerla nella penisola di Izu, appena a sud rispetto a Tokyo.
Prendiamo così il treno per Atami e lì ecco che ci viene a prendere Taeko con suo marito Mario… che emozione ragazzi! Lei è sempre la stessa, non sembra passato un solo giorno dall’ultima volta che ci siamo viste, è davvero incredibile (oltre che un po’ commuovente) esserci ritrovate dopo così tanto tempo!
Mario e Taeko vivono e lavorano come traduttori e interpreti di inglese, italiano e giapponese ad Ito, un piccolo centro nella bellissima penisola di Izu. Si sono sposati in Italia (del resto lui come avrete dedotto dal nome è italiano, Bergamasco per la precisione) e si sono trasferiti in Giappone da ormai 10 anni. Per raggiungere la loro casa percorriamo una bellissima strada lungo la costa. A chiunque ne abbia l’occasione consiglio vivamente di visitare questa penisola a strapiombo sul mare, le sue rocce scure e le acque splendenti ricordano certi scorci della Liguria, o anche della costa nord della mia città. Il sole splende e questa costa, lungo la quale si può ammirare anche qualche piccolo castello medievale, è davvero meravigliosa!
Una volta arrivati a casa Taeko e Mario ci regalano un meraviglioso obi antico, è incredibile pensare che è lungo più di 3 metri e mezzo… chissà come deve essere difficile poterlo indossare col kimono! Poi preparano un magnifico Barbecue nel loro bel giardino ed è davvero bellissimo chiacchierare insieme gustando le prelibatezze da loro preparate! Il bello è che pensando di aver a che fare con due italianacci mangioni hanno preparato un quantitativo di cibo davvero pantagruelico! È un vero banchetto con sashimi, granchio di Hokkaido, dei conchiglioni sconosciuti cotti alla griglia con dentro un pò di sake e poi yakitori e salsicce… insomma una montagna di cibo buonissimo!
Dopo questa abbuffata, visto che abbiamo parlato tanto di cibo ci portano al supermercato e ci aiutano a comprare un po’ di salse e intingoli: la materia prima per le nostre future cene giapponesi fatte in casa.
Poi facciamo una passeggiata e andiamo in un parco molto bello alle pendici di un piccolo vulcano, peccato che i sakura stiano già sfiorendo perché qui ce ne sono moltissimi e deve essere un vero spettacolo quando sono nel massimo del loro fulgore. Ad ogni modo è un parco bellissimo, peccato che al momento delle foto con Taeko e Mario il sole si nasconda!
Poi ci riaccompagnano ad Atami per riprendere il treno da una via panoramica in mezzo alle colline boscose, da qui normalmente si gode di una vista spettacolare sul monte fuji… ma non oggi perché sono arrivati dei nuvolosi a coprirlo. Anche con questa bruma il paesaggio è davvero suggestivo.
È stata una giornata meravigliosa!
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lunedì 9 aprile 2007 .

Si va alla ricerca della Tokyo più antica (anche se ieri quando abbiamo detto così Mario ci ha corretto dicendo “la Tokyo più VECCHIA), ed eccoci così ad Asakusa per visitare il Senso-ji, siccome ho mal di gola mi unisco alle persone che affollano il braciere per l’incenso posto davanti al tempio: si dice infatti che il suo fumo rechi buona salute e quindi stiamo tutti lì a farcelo sventolare addosso, cercando di farlo penetrare nei vestiti… uhm mi sento già meglio, sarà l’incenso o forse le pastiglie che ho comprato stamattina?
Vicino al tempio c’è una piccola pagoda, un cimitero e tante lanternine.
Lasciato il tempio ci dedichiamo alle tante bancarelle lungo la strada: è giunto il momento di comprare i geta che ci ha chiesto Gianni, ossia gli zoccoli in legno chiaro con le due fascette rialzate sotto come quelle che aveva non so quale personaggio dei cartoni animati… oh ma i nostri cari non potevano avere desideri meno ingombranti? Ormai abbiamo accumulato talmente tanti regali (sia ricevuti, che da portare a parenti e amici) che ci siamo dovuti spedire a casa i vestiti sporchi!

Mentre compriamo i geta, ci arriva la telefonata di Taeko che ci consiglia un’ottima zona per lo shopping, è proprio la strada dove sarei voluta andare sabato: fra Harajuku e Omotesando, peccato che oggi di Cosplay non ce ne sia neanche l’ombra!
Effettivamente è veramente una zona molto modaiola, ci sono piccoli caffè italiani e boulangeries, compriamo delle bellissime stampe secondo la tecnica dell’ukiyoe e poi ciotoline e altri regalini. Un negozio davvero eccellente per questo genere di acquisti è l’Oriental Bazar.
Sono quasi le cinque e abbiamo camminato tantissimo, ci andiamo a riposare un pochino in albergo e nel frattempo prendiamo accordi con Erika (la ragazza che abbiamo conosciuto all’aeroporto di Fiumicino) per andarla a trovare.

La madre di Erika ha infatti un piccolo ristorante la cui si mangiano solo spiedini di pollo, ma in tantissime varianti! Non si trova esattamente a Tokyo, ma a Kawasaki, prendiamo il treno ed Erika viene a prenderci alla stazione.
Il ristorante è proprio lì vicino ed è un posticino carino, con il classico bancone dal quale poter seguire le varie fasi di preparazione, ma anche una saletta tradizionale con due tavoli bassi sul tatami. Noi ci sediamo al bancone in modo da poter chiacchierare con Erika che deve lavorare per dare una mano a sua madre e mangiamo uno spiedino dopo l’altro, veramente deliziosi!
Erika ci racconta alcune sue vicissitudini con l’ufficio immigrazione in Italia, a me sembra incredibile che si faccia tanto i difficili per rilasciare il permesso di soggiorno a questa educatissima ragazza giapponese!
Erika infatti studia di belle arti presso l’accademia di Bologna da ormai due anni, ci racconta anche alcuni imbrogli di cui è stata vittima nei primi tempi quando aveva poca dimestichezza con la lingua… che vergogna! Mi chiedo proprio come si faccia ad approfittarsi di una ragazza così dolce e per bene, anche se nonostante tutto l’Italia continua a piacerle mi auguro davvero che al suo ritorno il nostro paese possa riguadagnare qualche punto!
Durante la cena la madre di Erika ed alcuni avventori suoi amici si prodigano in gentilezze, ci regalano uno strano gioco di carte con 4 disegni per ogni mese (è una cosa abbastanza complicata e loro stessi devono consultare telefonicamente degli amici per poter attribuire ad ogni mese le carte giuste!) ed una pentolina in ghisa col fornelletto. Sono tutti gentilissimi malgrado le barriere linguistiche e a fine serata uno di loro ci offre addirittura il taxi per andare alla stazione!
Anche questa è stata davvero una bellissima serata in ottima compagnia!
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martedì 10 aprile 2007 .

Oggi è praticamente il nostro ultimo giorno a Tokyo e avremmo dovuto fare un’escursione a Nikko, ma il mio raffreddore è peggiorato e visto che sappiamo che si trova in montagna e c’è freddo come a Koyasan non voglio correre il rischio di affrontare 12 ore di volo con la febbre. Per cui… sarà per la prossima volta!
Andiamo quindi a vedere il palazzo imperiale di Tokyo, qui abita tuttora l’imperatore e ovviamente visitabile, lo ammiriamo da lontano e poi andiamo a visitare i giardini orientali del palazzo, in realtà si tratta di comunissimi giardini che nulla hanno a che vedere con gli splendidi giardini giapponesi visti fino ad ora.
Andiamo quindi a Ginza, il famoso quartiere dello shopping d’alta classe, la nostra prima meta è il Sony Building dove secondo la guida si possono arrivare piani e piani di meraviglia tecnologia all’avanguiardia. In realtà si potrebbero ammirare se solo uno sapesse leggere il giapponese… ma non è il nostro caso e visto che nella maggior parte dei casi non riusciamo neanche a capire cosa siano i congegni che ci troviamo davanti dopo 2 piani ci scocciamo e ce ne andiamo… una scritta in inglese alla sony? No eh?
Continuiamo a passeggiare per Ginza fino ad arrivare al teatro del Kabuchi, ma devo dire che in generale lo trovo un quartiere abbastanza deludente.
Torniamo quindi a Shinjuku e passeggiamo fra l’eterogenea folle della zona di Kabuki-cho, il quartiere dei locali “equivoci” di Tokyo… il bello è che è un posto coloratissimo in cui si può passeggiare in tutta tranquillità, ben diverso dai quartieri a luci rosse dei certe capitali europee. Bho… sarà che alla fine non sono tanto tagliata per i quartieri alti, ma preferisco mille volte Shinjuky a Ginza!
In realtà Tokyo non è assolutamente una meta da lasciare alla fine del viaggio, penso che magari Asakusa, o i quartieri più “vecchi” per usare la definizione di Mario ci avrebbero potuto entusiasmare se li avessimo visti prima di tutto il resto, ma dopo i magnifici templi di Kyoto o Nara, il confronto è davvero impietoso!
Ma anche dal punto i vista della metropoli moderna Tokyo non è all’altezza: essendo costruita su un terreno di riporto, n una pianura alluvionale altamente instabile e spesso soggetta a terremoti i suoi palazzi non sono certo dei grattacieli degni di questo nome.
I palazzi più alti si trovano proprio a Shinjuku, del resto anche il Keio Plaza dove alloggiamo è fra questi e anche se non superano la 50ina di piani sono un bel vedere nelle luci della notte ed è questa la nostra ultima “cartolina” di questo splendido viaggio.
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mercoledì 11 aprile 2007 .

si chiudono le valigie e si parte!
In definitiva vorrei dire che malgrado io abbia scritto tantissimo vi ho raccontato solo una minima parte delle mille stranezze notate in Giappone.
E' una terra dai forti contrasti, dai paesaggi incredibili, dalla cultura profonda. Non avevo mai visto un tale ordine in stazioni affollatissime e una tale cura per ogni aspetto della vita comune.
Vorrei anche aggiungere che non è un viaggio così costoso come ci si potrebbe aspettare, per il pass ferroviario per due settimane abbiamo speso 250 euro e ci siamo mossi OVUNQUE, gli alberghi in cui abbiamo soggiornato erano bellissimi e il più costoso è in vendita a 150 euro a notte nei maggiori portali italiani (se penso a quanto abbiamo speso all'hilton o allo sheraton a new york... il keio è molto più bello e costa meno della metà!) e fra le altre cose c'erano anche molte altre alternative a minor prezzo.
Lo stesso dicasi per i ristoranti: l'igiene vige ovunque in Giappone, abbiamo mangiato divinamente sia in ristoranti di lusso che in posti alla buona.
Non comprate i tour belli e fatti, partite per i fatti vostri e vedrete che vi costerà quanto andare in una capitale europea perchè fra hotel e ristoranti ammortizzerete alla grande il costo del biglietto aereo.
Un'altra cosa: peggio parlate l'inglese meglio è! I giapponesi parlano malissimo, ma si adoperano in ogni modo per aiutarvi, dopo i primi giorni le informazioni o chiedevo io in giapponese, o michele in inglese... per loro il mio inglese con verbi coniugati e termini corretti era troppo difficile, per cui se il vostro vocabolario si riduce a "io andare" o "io volere mangiare" tanto meglio!
Bhe allora... adesso ho davvero scritto un romanzo per cui buon viaggio a tutti!

Tutela e copyright dei viaggiatori: ogni riproduzione non autorizzata dall'autore del seguente materiale testuale e fotografico è vietata per scopi diversi da quelli personali


chitarre davvero sobrie!


michele è già all'opera

ma perchè non ha comprato questa?!

ekiben sul treno... ma che cosa sarà?

buono però!

a casa Okada (faccio un po' la scema sul futon)


all'interno del museo dell'atomica


albero lesionato ma vivo



pic nic nel parco sul telone blu

Genbaku domu



la preparazione dell'okonomiyaki

michele sembra un po' preoccupato



verso Miyajima


bambina con Bambi


il Torii più famoso del Giappone


preghiere

il ryokan Sekitei

che cena da favola!


dopocena a lume di candela






mangiamo soba fredda come i veri giapponesi

il castello di Himeji









Harakiri maru (eppure è un così bel posto!)



il manzo di Kobe



la famiglia Okada!

Itadakimas!

Kobe

Una simpatica Monnalisa di BOTTONI!

TOTORO!

Il porto di Kobe

Kyoto!






il parco Shosei-en



famiglia di giappi fotografanti


mi nascondo fra i sakura











ogni piatto è una gioia per gli occhi e per il palato








una vera maiko

a Kyoto non tutto è tradizione!


Osaka - dotombori






Ed ecco Luca! il bimbo di Masaki

e la dolcissima Ryo


tutta la famiglia!

Kinkakuji - il padiglione d'oro di Kyoto






si suona la campana, si battono le mani, poi si prega














un simpatico pupazzone

il palazzo imperiale di Kyoto















un fiore fra i fiori (ghghghhg)







e questo è il padiglione d'ARGENTO







un tempietto in mezzo al mercato!








yakisoba!


Koyasan







da notare: sul tetto dietro c'è la neve!








alberoni giganti

statua con "cappidduzzu" di lana

tronco con monete, chissà perchè?



un pandorone di Mizu jizo

dal sacro al profano: tavoletta del wc computerizzata!

altro tipo di tavoletta tecnologica

evviva i nigiri!


Horyu-ji



















Nara koen


i famosi cervi di Nara


il più grande edificio ligneo al mondo



una narice del Buddha



piatti finti a mo' di menù in 3D!


la nostra splendida camera a Tokyo

La penisola di Izu




Teako e Mario

volevo scrivere Taeko!


Tokyo - Asakusa







Con Erika nell'ottimo ristorante "Torisho" a Kawasaki

la simpaticissima mamma di Erika

palazzo imperiale di Tokyo

Ginza teatro kabuki


grazie all'agevole sistema per caricare le foto, questa che è della 1a sera ora sta qui

anche questa!

Takeshita dori ad Harajuku

dei simpatici rockers ad omotesando

un piccolo esempio di cosplay

kabuki-cho a shinjuku

qui si mangia la balena... nooooooooooooo non lo fate!!!!

il quartiere a "luci rosse" di Tokyo

ma non lo sembra affatto!



domani si parte... sob!

i "grattacieli" di Shinjuku
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Pensiero di Mery & Igor pubblicato il 27/04/2007 17.55.32

Sia il diario del viaggio che le foto sono meravigliosi! Dev'essere stato veramente un viaggio molto emozionante:avete fatto venire voglia anche a noi di andare in Giappone!!!

Pensiero di priss pubblicato il 28/04/2007 17.34.33

grazie ragazzi! alle foto devo dare un po' una sistemata, ad ogni modo io vi consiglio caldamente di andarci, è davvero un viaggio "diverso" dal solito!

Pensiero di MasalaKate pubblicato il 29/07/2007 23.17.33

Brava! Le tue foto mi piacciono molto, spontanee e piene di personalità.

Pensiero di Tama pubblicato il 03/09/2007 13.57.00

Spettacolare!!!!
Il giappone è la meta del mio viaggio di nozze e l'itinerario è simile, solo che noi faremo da nord a sud...
Mi piace molto il vostro diario!!!
E naturalmente anche le foto

Pensiero di memeonline pubblicato il 17/02/2008 23.13.24

FANTASTICO QUESTO VIAGGIO
SPERO DI RIUSCIRE AD ANDARCI ANCHE IO PRIMA O POI !!!

MEME

Pensiero di memeonline pubblicato il 17/02/2008 23.14.54

FANTASTICO QUESTO VIAGGIO
SPERO DI RIUSCIRE AD ANDARCI ANCHE IO PRIMA O POI !!!

MEME

Pensiero di ventoenuvole pubblicato il 09/09/2008 21.31.21

complimenti Laura mi è piaciuto sia il tuo modo di raccontare che il tuo modo di vedere e donare ricordi.
Io ci ho provato con il mio viaggio in bicicletta in solitaria tra Corsica e sardegna, che ho intitolato RAPPORTO MOLTIPLICANTE, dove ho cercato di attraversare sia i luoghi del cammino che i luoghi del mio pensare.
comunque non nego che il Giappone è sempre stato per me un luogo irraggiungibile per quanto abbia cercato di avvicinarmi, nforse un auto mi ha dato la sensazione che può avere un occidentale nei confronti del Giappone ed è Philippe Forest, con il suo "Sarinagara" tre volte un unica storia.
un augurio e buoniviaggiancora.
Ventoenuvole
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