Malaysia - 2 sett. tra città, jungla e mare : MALESIA

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Diario di viaggio MALESIA MALESIA
Malaysia - 2 sett. tra città, jungla e mare

Kuala Lumpur, Taman Negara, Langkawi

Petronas Twin Tower
foto inserita il
14 Mar 2006 10:51
Petronas Twin Tower
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Malaysia - 2 sett. tra città, jungla e mare

Località: Kuala Lumpur, Taman Negara, Langkawi
Stato: MALESIA (MY)
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Data inizio viaggio: martedì 18 ottobre 2005
Data fine viaggio: mercoledì 9 novembre 2005

2 settimane tra i grattacieli di Kuala Lumpur, la jungla selvaggia e primitiva del Taman Negara, e l'arcipelago di Langkawi con le sue 99 isole.

Per tutte le FOTO e il racconto completo visitate il mio sito:
www.ivanweb.net

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martedì 18 ottobre 2005 . Cagliari-Roma-Dubai

I nostri preparativi si concludono con uno zaino per bagaglio a mano e un borsone / trolley di medie
dimensioni a testa. Siamo stati bravi. Alle 11.00 parte il nostro primo volo con la compagnia Air One
dall'aeroporto di Elmas-Cagliari, che atterra a Roma dopo un'ora esatta. In attesa dell'internazionale
sostiamo a Terrazza Roma, un'area di Fiumicino che io e Ste conosciamo ormai a memoria. Qui
compriamo quella che diventerà la nostra mascotte di viaggio: un pupazzetto scimpanzè che
soprannominiamo Umpa Lumpa.
Alle 16.55 decolla il nostro volo Emirates 93, un Boeing 777/300, che dopo 5 ore e mezza e 4.328 Km
atterra alle 24.05 (ora locale) a Dubai (DBX). Siamo incuriositi da questo aeroporto che non delude
affatto le aspettative!
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martedì 18 ottobre 2005 .

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mercoledì 19 ottobre 2005 . Dubai-Kuala Lumpur. Concorde hotel. Petronas.

Restiamo qualche ora a passeggiare per gli enormi corridoi dell'aeroporto: splendido, luccicante, e
soprattutto incredibilmente vitale nonostante sia notte fonda. Bisogna quasi camminare a spinta;
sembra l'ora di punta ma è l'una di notte... gli aeroporti italiani a quest'ora sono deserti!
Decolliamo alle 3.10 col volo Emirates 343 cambiando il nostro Boeing che diventa un 777/200, più
grande e lungo del primo. Altri 5.533 Km e 7 ore di aereo fino ad atterrare alle 14.00 passate a Kuala
Lumpur. Qui cambiamo subito un pò di euro al tasso di  1 = 4,43 MYR (Ringgit) e prendiamo un
taxi per arrivare al Concorde Hotel. L'aeroporto dista una settantina di Km dal centro della capitale e il
nostro tassita di nome Deva stabilisce una tariffa di MYR 90 in un minivan. Durante il tragitto spiega
alcune cose interessanti (tra cui le parole basilari del malese). E' molto gentile e simpatico. L'autostrada
è in perfette condizioni, larga e scorrevole. Piove parecchio, ma lo si dava per scontato. Emozionante la
prima vista delle Petronas Twin Tower da lontano, prima ancora di entrare nel traffico della città, che a
poco poco diventa sempre più intenso.
Arrivati al Concorde, hotel a 3 stelle, sbrighiamo le formalità di registrazione. Stranamente rilevano
solo il mio passaporto e nessun documento di Erika e Stefania, prendendo inoltre un deposito
cauzionale di 400 MYR! Ma se la stanza è già pagata è proprio necessario? "Paese che vai, usanze che
trovi..." viene subito da pensare... La nostra camera è la superior executive n° 1216 al piano 12, con
splendida vista alle Petronas Twin Tower e piscina sottostante! Purtroppo non si può aprire la finestra
in nessun modo per affacciarsi... la stanza è carina, spaziosa, il bagno molto bello e con un grande
ripiano in marmo per appoggiare tutto l'occorrente. Il 3° letto viene portato più tardi insieme alle
valigie e non è proprio un granchè... Erika si sacrifica per noi e sceglie "volontariamente" di dormirci,
previa pretesa però di avere come compagnia Umpa Lumpa....
Dopo una sistemata tentiamo la nostra prima passeggiata a Kuala Lumpur. Sono le 19.00 e la pioggia è
incessante. Per fortuna abbiamo scelto bene perchè il Concorde è in pieno centro e molto più vicino di
quel che pensavamo alle Petronas. Iniziamo un percorso in senso orario ad anello fermandoci al Tourist
Information che è proprio adiacente lato destro all'hotel. E' aperto ma non c'è nessuno. Si sente la tipica
cantilena musulmana in sottofondo e sospettiamo siano tutti a pregare. Torneremo domani.
Proseguiamo fino a raggiungere le Petronas. Un vero spettacolo da ammirare a bocca aperta! Enormi,
altissime ed egregiamente illuminate! Molto più affascinanti di notte che alla luce del giorno direi...
entriamo al Suria KLCC, immenso centro commerciale alla base delle torri che ne occupa i primi 4
piani. Pullula di gente ed è veramente immenso: un gran colpo d'occhio! E' tutto abbastanza
americanizzato e se non vedessi la fisionomia dei malesiani per le strade potrei pensare di trovarmi
tranquillamente in una grande metropoli occidentale. Lasciamo le Petronas e rientriamo verso l'hotel
dalla strada principale, che Deva ci ha detto essere la zona caffè e ristoranti. Infatti per la cena siamo
ispirati subito dall'Italiano "Modesto's". Un locale molto carino e ben curato, dove prendiamo 2 pizze e
pasta con tre coca-cola al prezzo di MYR 130. Prendiamo questo prezzo come riferimento per un
ristorante di classe. C'è tempo per mangiare cucina orientale!
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giovedì 20 ottobre 2005 . Skybridge alle Petronas. Chinatown. Merdeka Square. Little India.

Come suggerito da Deva, usciamo presto alle 7.00, prima di fare colazione, per riuscire a prendere i
biglietti per la visita dello Skybridge (il ponte che unisce le due torri) delle Petronas. I biglietti sono
gratuiti ma le visite giornaliere sono in numero limitato. In realtà arriviamo che non c'è quasi nessuno e
le serranda del ticket office sono ancora chiuse. La gente non tarda molto ad arrivare e in men che non
si dica si forma una lunga coda a serpentina! La visita dura 15 minuti e la nostra è prenotata per le 9.00.
Aspettiamo direttamente sul posto guardando i documentari della sala adiacente. Le Petronas sono
ancora oggi le torri gemelle più alte del mondo raggiungendo quasi i 500 metri di altitudine. Lo
skybridge è l'unico punto visitabile e si trova "solo" al 41° piano a 170 metri. In tutto ci sono 88 piani
nella torre adibiti a uffici di grosse società multinazionali: proprio come si vede nel film Entrapment,
che non può non venire in mente salendo sulle torri! Il panorama da sopra è impressionante, nonostante
sia presente molta foschia e un cielo totalmente coperto. Si vede gran parte della città, tantissimi
grattacieli, il parco e il centro commerciale sottostante, mentre l'intenso traffico cittadino appare con
piccolini puntini in movimento che sono i veicoli! Una valanga di foto e filmati di rito e finalmente
abbiamo meritato la colazione a buffet del Concorde alle 10 del mattino...
Dopo un breve giro alla scoperta del nostro hotel, alle 11.00 siamo al Tourism Information Center
dove stavolta una cordialissima ragazza malese ci spiega con calma tutte le possibili gite da fare in
zona e fuori città, sia comprando i pacchetti organizzati sia muovendosi in proprio. Seguendo i suoi
consigli, decidiamo di visitare la città iniziando da Chinatown, più a Sud. Per arrivarci prendiamo la
Monorail, che ha la fermata poco più a destra dell'ufficio. Il ticket costa appena 1,60 MYR e il tragitto
è divertentissimo, considerando che si parla di un treno che cammina sospeso a 40 metri sopra il
traffico della città! La nostra fermata è Maharajalela, all'ingresso di Petaling Street con annesso market
sulla strada. Il panorama cambia radicalmente e dai grattacieli tecnologici si passa a case di 3 piani al
massimo con le bancarelle tradizionali sulla strada, le quali vendono ogni sorta di oggettistica,
abbigliamento, e via di seguito... Piove sempre a dirotto e nonostante la parziale copertura a tetto la
saggezza consiglia come primo acquisto un utilissimo ombrello malesiano.... percorriamo tutta la
strada, saliamo delle scale mobili e proseguiamo per altri mercatini sparsi ovunque.
Per pranzo scegliamo un veloce e super economico McDonald spendendo 20 MYR in tre. Poi
proseguiamo la passeggiata attraversando la città da sud a nord, visitando il Central Market, Merdeka
Square con il notevole Palazzo del Sultano Abdul Samad e la bandiera più alta della Malaysia (anche
in questo sono molto americani e ne ricordano il nazionalismo perchè ci sono bandiere dappertutto!).
Ultima tappa è Little India, più contenuta di Chinatown e anche più (diciamo così) "terra terra".
Questa zona della città rende bene l'idea di sobborgo, anche se in nessun caso raggiunge i livelli di
squallore visti a Bangkok... Da questo punto di vista Kuala Lumpur (almeno il centro) è su un altro
pianeta: molto più ordinata e pulita (anche se qualcuno potrebbe considerarla probabilmente più
impersonale e troppo occidentalizzata...).
Compriamo una scheda telefonica internazionale per MYR 30 e rientriamo in hotel a piedi. Sempre a
piedi, per concludere in bellezza, andiamo a visitare alle 19.45 la K.L.C.C. Tower, lato opposto alle
Petronas (il Concorde si trova esattamente a metà strada tra le due). Si entra in un parco e si sale un pò
fino a raggiungere la base della torre: abbastanza impressionante devo dire! Il ticket viene MYR 60 e
permette di salire davvero in alto a 400 metri dal suolo (mooolto più in alto dello skybridge!!!).
L'ascensore parte a razzo con una velocità piuttosto "fastidiosa" per lo stomaco... Il panorama notturno
da sopra è strepitoso, interamente a 360° e davvero meritevole, soprattutto il lato che volge alle
Petronas. Pensare che un piano sotto c'è il ristorante: deve essere favoloso cenare con questa vista! Ci
sono i binocoli per "zoommare" i punti di interesse della città e la guida auricolare, ma più interessante
di tutte è la foto che viene fatta sul momento da un fotografo attrezzato di cavalletto e Nikkon digitale
con stampa immediata. Per MYR 33 si porta a casa davvero un bel ricordo!
Usciti dalla torre torniamo in centro e optiamo una cena al ristorante giapponese "Hanabi", dove tra
sushi e pietanze varie spendiamo MYR 176. Anche questo un ristorante certamente notevole e
meritevole. Per me abbastanza impegnativo non avendo mai provato un giapponese e considerando lo
sforzo del mangiare con le bacchette...
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venerdì 21 ottobre 2005 . Tour guidato per Melaka (Malacca).

Dopo la colazione scendiamo nella lobby aspettando il pick-up che verrà a prenderci per il tour di un
giorno a Malacca (della durata di 8 ore), prenotato dal Tourist Information center al prezzo di Myr
360. In realtà il pulmino che arriva alle 8.45 porta a fianco allo stesso Tourism center (dove potevamo
tranquillamente arrivare a piedi con calma in 2 minuti) e aspettiamo fino alle 9.30 per il vero autobus
della gita. Il peggiore mai preso nella mia vita finora! Gli ammortizzatori sono inesistenti e i nostri
posti a sedere sul retro sono tremendi.
Percorriamo due ore di strada tra fastidiosi salti e un continuo stridulare, finchè finalmente mettiamo
piede a terra per la prima tappa: la più antica Chiesa Cristiana ancora in uso in Malaysia. Si trova di
fronte a una bella piazzetta colorata dove dei singolari caratteristici "taxi" bicicletta a 3 ruote,
splendidamente addobbati di fiori freschi e vivaci, portano i turisti in giro. Tra l'altro è la prima volta
che vediamo il sole: era ora! Le visite scorrono un pò troppo veloci. La nostra guida spiega ma è
difficile che tutto il gruppo senta: siamo in tanti e c'è (giustamente) chi si ferma un attimo per fare
almeno due foto rimanendo indietro... Almeno abbiamo il nostro bollino giallo adesivo per non
confonderci tra la folla...
Saliamo su per una collina a vedere il Sultan's Well. Si presenta un discreto panorama con un bel colpo
d'occhio sui tetti rossi delle casette vicino al porto e sui bizzarri palazzi costruiti identici ad altezze
crescenti (sembrano davvero scatole cinesi, uno potrebbe stare dentro l'altro...). Qualche vecchio rudere
e cannone della ex colonizzazione europea rende più interessante il posto, insieme ad antichi treni,
aeroplani e auto che farebbero la gioia di qualsiasi collezionista. Visitiamo la Porta de Santiago e il
Portuguese Settlement, poi le rovine di St. Paul's Church.
Il nostro pranzo si consuma in un ristorante locale, con cucina malesiana. Un posto grazioso dove si
mangia bene, anche se evitiamo il pollo per la fobia di questo periodo dell'aviaria (probabilmente
ingiustificata da queste parti visto che non si sono ancora verificati casi dichiarati). La gita si conclude
con un pò di shopping a Chinatown, dove finalmente veniamo lasciati liberi anche se per poco tempo.
Compriamo qualche scacciaspiriti, delle catenine e delle cartoline ma ci sarebbe da acquistare talmente
tanti di quegli oggetti.... soprattutto quelle cose che da noi vengono a costare 3-4 volte tanto, come le
fontane ad acqua, i vasi e i portacandele. Purtroppo roba pesante da portare in valigia... Diamo anche
un'occhiata veloce ad un tempio buddista, dove Stefania ed Erika sono letteralmente "catturate" da un
anziano signore che prova ad inculcare le sue teorie spirituali (di cui però ne capiscono solo la metà
delle frasi visto l'ostico inglese parlato...).
Infine rientriamo all'autobus dove con altre due ore di massacro della spina dorsale veniamo
riaccompagnati al Concorde Hotel. Il destino vuole che appena messo piede a Kuala Lumpur sia di
nuovo tutto nuvoloso! Una gita interessante perchè Melaka merita di essere visitata, però il tour guidato
è forse un pò deludente e troppo frettoloso. Era meglio organizzarsi per visitarla da soli.
La sera usciamo alle Petronas e facciamo un'altro giro per il centro commerciale. Per cena invece si va
dall'Argentina Steakhouse Maredo's, nutrendo il nostro organismo con una signora bistecca e un pò di
insalata.
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sabato 22 ottobre 2005 . Tour guidato per le Batu Caves. Lake Gardens a K.L.

Stessa scena di ieri mattina. Per il Tour delle Batu Caves di mezza giornata (prenotato al costo di MYR
150), il pickup passa alle 8.45 in hotel per portare al Tourist Center a pochi metri di distanza. Attesa di
tre quarti d'ora quando potevamo essere là in pochi minuti a piedi... Oggi ho un mal di gola tremendo
dovuto a una notte insonne e a un classico colpo di freddo per gli sbalzi di temperatura dell'aria
condizionata.. Stavolta si presentano molte meno persone e l'autobus non è scardinato come quello di
ieri.
La gita parte alle 9.30 puntuale e la prima tappa è la fabbrica del peltro. E' la più grande al mondo e la
visita risulta molto interessante. E' un grande cantiere aperto dove centinaia di persone lavorano
artigianalmente ancora a mano questo materiale che sembra un misto tra acciaio e latta, creando gli
oggetti più svariati. Si finisce nella solita sala dello shopping finale, con prezzi un pò cari ma con
oggetti unici al mondo nel genere. Tanto per fare un esempio, il set del Signore degli Anelli: una
scacchiera personalizzata con i protagonisti buoni e cattivi del racconto, calici e bicchieri in tema, etc.
etc.
La nostra seconda tappa invece è sempre inerente l'artigianato, stavolta del batik. Ottimi parei, vestiti e
quadretti. Ne compriamo due rappresentanti dei gatti per MYR 150.
Arriviamo alla terza e ultima tappa: le Batu Caves. Siamo liberi di visitarle, dobbiamo solo rispettare
ovviamente l'orario di rientro all'autobus. Una lunga scalinata molto faticosa per il caldo porta sopra
fino alle grotte. E' un bel colpo d'occhio. E soprattutto è pieno zeppo di macachi che sbucano ovunque
e dai quali bisogna stare molto attenti per via della loro bravura e sfrontatezza nel rubare buste ed
oggetti ai turisti. Assistiamo a diverse rapine a poveri bambini ignari del fatto... Un'enorme cavità si
apre in mezzo alla montagna e sbuca poco più avanti dove è stato costruito un tempietto induista. Il
tutto è caratteristico ma mai quanto queste scimmiette che diventano la vera attrazione delle Batu
Caves. E' bellissimo osservare le mamme con i figlioletti piccoli negli atteggiamenti più affettuosi o
stravaganti. E per concludere, rischio qualcosa al rientro anche io, scendendo le scale col mio bel
pacchetto di crackers e un macaco attaccato alle spalle pronto a rapinarmi!
Alle 13.00 siamo di nuovo in hotel. Pranziamo alle Petronas in un'area dedicata ad ogni tipo di cibo
esistente sulla terra, con vari ristoranti e fast food. Il pomeriggio prendiamo la Putra LRT per
Chinatown e intraprendiamo una lunga camminata per i Lake Gardens. Abbiamo sottovalutato le
distanze e soprattutto il fatto che la strada sia completamente in salita! Era decisamente meglio
prendere un taxi... Tra l'altro, un volta entrati nel parco, che è molto più grande e dispersivo del
previsto, scopriamo che tutti i chioschi sono chiusi per via del Ramadan. Stiamo morendo di sete! Alla
fine scopriamo che è possibile acquistare una bottiglia d'acqua nei bagni a pagamento, dove la signora
all'ingresso tiene le bibite in fresco per le emergenze... Il parco è bello, enorme, diviso in molti settori e
sentieri, impossibile da visitare in un paio d'ore. Rientriamo sfiniti in taxi all'hotel impiegando pochi
minuti di strada e spendendo a mala pena MYR 6! Io e Erika andiamo a fare la spesa in un 7 eleven
vicino al Crowne Plaza, l'hotel dove parte il tour per il Taman Negara di domani. Sono dieci minuti di
strada da qui al Concorde ma per rientrare siamo talmente stanchi che prendiamo comunque un taxi
visto che costa un'inezia. Troviamo però come autista un malese eccentrico che pare davvero un
ubriaco nel modo di parlare, nei gesti e... in quello di guidare! Probabilmente pensa di essere a
Bangkok, dove i tuk-tuk sfrecciano e gareggiano nel traffico anarchico... ma qui siamo a K.L. e cose di
questo genere non ne avevo ancora visto! Dopo varie risate isteriche e il salvataggio per un soffio di
alcuni pedoni scampati di qualche centimetro al cofano del taxi, finalmente rientriamo tutti interi al
Concorde...
Per cena siamo di nuovo da Modesto's, l'unico ristorante che meriti davvero il bis. Del resto, meglio
mangiare oggi italiano visto che nella jungla del Taman Negara non sappiamo cosa ci aspetta! Stavolta
il nostro tavolo è all'aperto, con ottima musica dal vivo di un duo molto bravo. La pastasciutta con
arselle non delude affatto le aspettative...
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domenica 23 ottobre 2005 . Trasferimento al Taman Negara

Raggiungiamo a piedi con le nostre valigie il Crowne Plaza Mutiara Hotel. Qui ho prenotato (dal sito
internet della catena Mutiara) l'Explorer Packages 4gg/3n al Taman Negara, compreso praticamente di
tutto: pernottamento, pasti, escursioni guidate, trasferimenti da e per Kuala Lumpur. Alle 8.45 una
ragazza si presenta alla lower lobby per la registrazione e mostra l'autobus. Siamo pochissimi.
Aspettiamo qualche minuto, osservando lo stupefacente lusso della hall dell'hotel, carichiamo le valigie
e partiamo alle 9.00. L'autobus è nuovo e comodissimo e il viaggio scorre tranquillo sotto la musica
delle cuffie del mio lettore mp3...
Dopo due ore e mezzo, alle 11.30 arriviamo a Kuala Tembeling. Qui operiamo un'altra veloce
registrazione per il Taman Negara (pagando 1 MYR a testa) e per il Mutiara Chalet (5 MYR per
camera). Dobbiamo aspettare fino alle 13.00 l'arrivo delle wooden boat (le caratteristiche imbarcazioni
in legno tipiche locali). Non c'è un granchè da fare o girare in effetti da queste parti. Siamo in una sorta
di caseggiato all'aperto, con un ristorantino spartano e un molo in legno raggiungibile con ripide
scalinate, mentre sulla strada di fronte ci sono giusto un paio di market per le prime necessità. Fa molto
caldo. Durante l'attesa incontriamo i primi due italiani del viaggio, e per giunta con nostro immenso
stupore nientemeno che cagliaritani! Coincidenza pressochè incredibile visto che ci sono dieci turisti in
questo posto...
L'imbarco sulla wooden boat è tutto un programma... L'esperienza inizia ad assumere connotati
avventurosi completamente diversi dalla città! Lasciamo la civiltà per entrare nella natura e ce ne
rendiamo subito conto nelle 2 ore e mezzo di risalita sul fiume su questa barchetta (per fortuna a
motore - ci mancava solo remare...). Altre due imbarcazioni sono partite piene appena prima della
nostra. Così per nostra fortuna possiamo godere il viaggio sbragati in cinque dentro uno scafo per
dodici persone. L'arrivo al Mutiara si fa desiderare...
Finalmente eccolo là comparire dopo l'ultima ansa del fiume! Sbarchiamo su una pedana in legno
galleggiante, saliamo una bella gradinata ripida e siamo nel cuore del resort e del Taman Negara. E'
carinissimo! Molto particolare e suggestivo. Singolare anche perchè, oltre a essere considerato il
miglior alloggio del posto, è posizionato dalla parte sinistra del fiume da solo, mentre il resto del
villaggio con ristoranti galleggianti, altri alloggi e modesti negozietti si trovano sulla destra.
Ovviamente esiste un servizio di traversata a prezzo irrisorio da una sponda all'altra. Il bello del
Mutiara poi è di avere tre file di chalet di cui le più esterne sono a pieno contatto con la jungla. Dal
ricevimento ci viene assegnata la stanza n° 65, che purtroppo risulta nella fila centrale e tra l'altro
all'estremità più lontana... forse i macachi non verranno a bussare sul nostro tetto - peccato!
Il luogo è a dir poco meraviglioso. Osserviamo tutto a bocca spalancata essendo la nostra prima vera
esperienza nella jungla. Gli chalet sembrano baite di montagna, interamente in legno, alcuni rialzati da
terra sicuramente per prevenire pericolo di piene. Il villaggio infatti è leggermente in discesa verso il
fiume. Tanto per restare in tema, ovviamente piove e il trekking previsto per stanotte rischia di essere
compromesso. Potrebbero suscitare ilarità i cartelli segnati nel sentiero "Attraversamento scimmie", o
"Attraversamento serpenti" e "Varani": invece sono proprio veri! La prova è il lucertolone di mezzo
metro che sta sotto i nostri piedi nascosto nell'erba...
La nostra stanza è ovviamente più spartana di un albergo cittadino, ma c'è tutto l'essenziale. Manca solo
l'asciugacapelli (che intelligentemente per precauzione abbiamo portato noi), il frigo minibar, e il terzo
letto (di nuovo!), che viene aggiunto in seguito. Quest'ultimo è proprio bruttino: in poche parole un
materasso inconsistente buttato in terra! La prima regola che imponiamo fondamentale è: non lasciare
mai aperta la porta e le finestre per evitare l'invasione di spiacevoli insetti!
Dopo una sistemata veloce e una generale dose di repellente, torniamo al ricevimento e incontriamo la
nostra guida Azam: un tipo pacato e riflessivo. Oltre ogni piacevole previsione, ci seguirà sempre lui
per tutti e tre i giorni che trascorreremo nella jungla: tutto solo per noi! Questo vuol dire che faremo
ogni escursione da soli e saremo totalmente indipendenti senza altri turisti a decidere per noi. E' un
ottimo inizio!
Ci diamo appuntamento alle 20.30 per il trekking notturno, poi diamo un'occhiata al Minimarket del
villaggio. E' piccolissimo, ha giusto qualcosina di prima necessità come alimentari, vestiario, repellenti,
etc. Ceniamo a buffet al Tahan Restaurant, l'unico ristorante presente al Mutiara: all'aperto (ma
ovviamente con la copertura sul tetto), carino e spazioso. La scelta non è vastissima ma si mangia
discretamente.
Alle 20.30 in punto incontriamo Azam per il trekking notturno. Sta semplicemente diluviando. Siamo
attrezzati di poncio e ombrello ma la doccia è comunque assicurata... Riusciamo in realtà a fare solo
pochi passi e raggiungere una pedana in legno a due piani coperta dove, attrezzati di pila per la totale
mancanza di illuminazione, osserviamo la jungla sotto la pioggia e al buio. Purtroppo non si vedono
insetti (che erano il vero scopo del trekking notturno) perchè con la pioggia si ritirano. Vediamo invece
dei cervi addormentati a cui il diluvio universale non tocca minimamente... Per il resto si respira
comunque un'atmosfera straordinaria! Basta spegnere la torcia e si rimane nel buio più nero ascoltando
solo la pioggia scrosciante e i rumori della jungla. Non ci sono parole per descrivere l'emozione agli
occhi di un cittadino. Attendiamo una mezz'oretta e rientriamo. Azam appare dispiaciuto ma la pioggia
non accenna minimamente a diminuire. Propone comunque di ritentare domani. Arriviamo piuttosto
zuppi in stanza e nel frattempo manca anche l'elettricità in tutto il villaggio, dopo una serie infinita di
tuoni da guinness dei primati...
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lunedì 24 ottobre 2005 . Trekking nella jungla (Bukit Teresek). Canopy Walkway

Possiamo scordarci gli orari sonnolenti di Kuala Lumpur. Qua si fa colazione alle 7.30 per sfruttare
appieno le ore di luce. Alle 8.30 si parte con Azam per il trekking nella jungla. Appena pochi metri
oltre il villaggio sparisce ogni segno di civiltà. Il sentiero conduce ad una scalata sulla collina di Bukit
Teresek. Un bel mazzo tra la folle umidità e la ripida salita (a tratti ci sono addirittura le corde per
tenersi, visto il terreno scivoloso). I suoni della jungla sono straordinari e a volte un pò lugubri. Il
percorso del resto è interamente in ombra, primo perchè il cielo è nuvoloso e secondo perchè
comunque siamo coperti dalla fitta ombra della vegetazione. Azam spiega un pò di flora e fauna e
avverte sul pericolo sanguisughe, che dopo la pioggia di ieri notte usciranno allo scoperto. Per il resto
non è un gran chiacchierone. Spesso dobbiamo fargli noi le domande. Senza dubbio è comunque un
vero uomo della jungla. Ha il coraggio di non portarsi l'ombra di un marsupio appresso, nè un
ombrello, nè un goccio di acqua. Noi stiamo grondando e boccheggiando, appesantiti dagli zaini e
affaticati, e lui non ha neanche una goccia di sudore negli occhialini...! E' perfettamente "intatto" come
dal primo momento che l'abbiamo incontrato stamattina.
Fattostà, neanche nominate le sanguisughe ed ecco la prima all'attacco! E' completamente diversa da
come la immaginavo. Nei film si vedono sempre grosse e tonde, ma invece sono poco più che
vermicelli allungati molli e saltanti. E' solo nel momento che si attaccano e succhiano il sangue che si
gonfiano spaventosamente. Purtroppo, esattamente come le zanzare, è impossibile accorgersi della loro
presenza se non con la vista. E da questo momento in poi nasce la "fobia" sanguisuga! Ognuno guarda
le gambe dell'altro cercando di prevenire spiacevoli sorprese... meno male che siamo attrezzati con
scarponi alti, calzettoni e pantaloni lunghi.
Ci vogliono un paio d'ore per giungere in cima alla collina, la quale Azam afferma di essere di 330
metri. Come? Soltanto 330 metri? Sembrava di aver scalato qualcosa di più consistente qui.... Il
panorama che si ammira è molto bello e presenta ogni tipo di colore verde immaginabile.
Qualche foto e scendiamo, prendendo la deviazione per il Canopy Walkway. Si tratta dei rinomati
ponti in corda sospesi tra gli alberi di cui abbiamo molto sentito parlare. Sono un must per chi giunge al
Taman Negara! Azam ci lascia soli. Poichè gli otto ponti compiono un giro ad anello lui ci attenderà
direttamente all'uscita. Consiglia di stare almeno a 5 metri di distanza l'uno dall'altro e per non più di 4
persone per ponte, e ovviamente evitare di dondolare troppo... La traversata è inizialmente titubante ma
diventa presto assai divertente. Il senso del vuoto è limitato dalla vegetazione sottostante, tranne che
nell'ultimo ponte che raggiunge l'altezza massima di ben 45 metri dal suolo!
Rientriamo alle 12.30 in stanza stanchissimi e grondanti. Alle 13.30 portiamo alla laundry service i
nostri capi di abbigliamento più sfortunati che hanno subito la devastazione della jungla. Si pranza e
alle 14.30 siamo pronti e di nuovo pimpanti per un bel giro in barca. Neanche pochi minuti di risalita
del fiume e torniamo nuovamente fradici, stavolta per le secchiate d'acqua che arrivano dalle rapide al
quale il nostro navigatore non può sottrarsi... tra risate generali scendiamo a terra e dopo altra mezz'ora
di trekking raggiungiamo Lata Berkoh in un tratto di fiume ricco di cascatelle. Purtroppo è impossibile
fare il bagno poichè c'è troppa piena e la corrente è molto forte. Azam (che ha avuto il coraggio di
venire con i sandali aperti) si trova una sanguisuga nel piede e se la stacca continuando comunque a
sanguinare per parecchi minuti... il vero pericolo di averne molte attaccate, in effetti, è quello di
rischiare il dissanguamento perchè le ferite impiegano parecchio tempo prima di emarginarsi. Stiamo
un pò sul posto e rientriamo alle 16.00 al Mutiara completamente bagnati, tanto per cambiare... il bello
è che non si è ancora visto il sole e asciugare la roba con questa umidità è pressochè impossibile!
Dobbiamo ridurci ad usare l'asciugacapelli...
Alle 19.00 si cena e alle 20.30 inizia a piovere a dirotto. Manca ancora la corrente e di conseguenza,
viste le condizioni metereologiche, salta anche il secondo tentativo di trekking notturno nella jungla.
Pazienza non è destino! Stiamo un pò al ristorante a lume di candela in una magica atmosfera e
torniamo in stanza a dormire.
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martedì 25 ottobre 2005 . Cave Exploration. Tribu locale. Rapide

Alle 9.00 abbiamo appuntamento con Azam al ricevimento. E' sempre puntualissimo. Attendiamo
pochi minuti la nostra wooden boat nella pedana galleggiante, che ci porta poi ad una breve traversata
sul fiume di dieci minuti circa. Poi inizia un'avventura di 45 minuti di trekking nella jungla fangosa.
Con il diluvio di ieri notte, il terreno è un acquitrino scivoloso. Camminiamo con rilento cercando di
mettere i piedi sulle radici degli alberi che formano un intricato labirinto. Tra l'altro, abbiamo sempre il
tarlo in testa delle sanguisughe, dal momento che, dietro consiglio di Azam, siamo oggi in pantaloncini
corti... non tarda molto infatti a presentarsene una sulle mia scarpe da trekking che salta allegramente di
gioia!
Arriviamo alla nostra meta: Gua Telinga e la Ear Cave. Azam si addentra un attimo per vedere le
condizioni della grotta e ne esce un pò rammaricato... il livello dell'acqua è alto. Il che significa bagno
completo ad altezza coscia, o forse peggio... lascia a noi la decisione: possiamo entrare oppure tornare
indietro per lui è lo stesso. Noi gli chiediamo se ci sono pericoli, ma la sua risposta è negativa. Non è
pericoloso: ci sono solo dei pipistrelli e ragni vari, forse alcuni serpenti... normale amministrazione per
la jungla ma forse non proprio per noi abitanti di città... osserviamo l'ingresso della grotta che non è
affatto carino e rassicurante e mettiamo ai voti. Io ed Erika siamo molto perplessi anche perchè
bagnarsi le scarpe da trekking dentro è una seccatura tremenda: non si asciugheranno mai più! Stefy
invece si improvvisa la nostra Rambo e ci sprona: ma come, siamo venuti fin qua e non andiamo
avanti? Scherziamo? In men che non si dica eccoci dunque in uno stretto corridoio tutti sporchi di
fango con la nostra piletta legata alla mano sinistra, mentre con la destra siamo costretti ad arraffare
qualche spuntone per non ruzzolare... due francesi con un'altra guida sono immediatamente dietro di
noi. Alcuni tratti sono così stretti che devo togliermi lo zaino e farlo strisciare avanti a me. A proposito
di zaino, l'ho portato solo io e ho fatto una scelta azzeccatissima da casa scegliendo di mettere in
valigia questa mitica borsa stagna (quelle che si usano per i kayak tanto per intenderci) che si
rimpicciolisce a seconda dello spazio occupato ed è perfetta per tenere all'asciutto attrezzatura costosa e
capi di ricambio. L'unico neo di questo tipo di borse è che non sono comode da portare a mano, ma io
ho sorpassato il problema attaccando due moschettoni e gli spallacci per poterla utilizzare esattamente
come uno zaino sulle spalle.
Il nostro percorso prosegue lento e con prudenza a carponi. Gocciola dappertutto e siamo pieni di
fango, costretti a strisciare tra le pareti a quattro zampe, ma per ora non ci siamo ancora bagnati le
scarpe. L'emozione più grande la raggiungiamo in una cavità colma di pipistrelli che volano
dappertutto seguendo un percorso circolare e sfiorando le nostre teste. Azam assicura che non si
attaccano ai capelli e che quelle sono leggende dei film. Fattostà che, prendendo la piletta e puntando
sulla parete a sinistra (che posso tranquillamente toccare con mano tanto è vicina), osservo centinaia di
pipistrelli uno attaccato all'altro nella loro classica posizione verticale di appesa draculesca... e fa una
notevole impressione! Li posso proprio guardare negli occhi, con quei loro inquietanti scatti un pò
epilettici! Ma sì... è solo suggestione non sono animali pericolosi... vogliamo parlare anche del ragno
peloso simile ad una tarantola che Erika stava per schiacciare con la sua mano? Ma sì... sono stereotipi
di paura inculcati a noi civilizzati! Va tutto bene: basta non farsi prendere dal panico della claustrofobia
e l'adrenalina è assicurata!
Siamo agli ultimi metri della grotta ed ecco l'atteso inghippo: dobbiamo attraversare un fiume d'acqua
alta e il bagno è obbligatorio! Mandiamo avanti i francesi per verificare il livello dell'acqua e va meglio
di quel che sembrava: "solo" alle ginocchia! Addio scarpe da trekking... non c'è scampo e percorriamo
questi pochi metri con la strana sensazione di non vedere minimamente dove si mettano i piedi e cosa
ci sia al di sotto delle ginocchia. Adesso sì mi sembra realmente di essere Rambo nel primo episodio
mentre camminava nel tunnel con l'acqua alla gola, torcia in mano e i pipistrelli vampiri. Mancano solo
i topi... Almeno Azam ha consigliato bene a portare i pantaloni corti, altrimenti sarebbe stato peggio...
Un ultimo sforzo per uscire dal fiume in piena e si intravede un bagliore della luce esterna. Scaliamo
qualche masso e siamo fuori all'aria aperta, in condizioni indescrivibili. Azam dice che abbiamo
percorso appena 80 metri di grotta... incredibile! Un'esperienza indimenticabile che purtroppo non sarà
documentata con foto o filmati visto che era impensabile aprire la borsa nella grotta (e in ogni caso
nessuno avrebbe azzardato un flash rischiano di scatenare l'ira dei pipistrelli!!!). Adesso la parte
divertente è tornare indietro, camminando mezz'ora con le calze che sciaquano brutalmente nelle scarpe
zuppe... tra l'altro abbiamo scelto di integrare la nostra giornata con la visita ad una tribù locale (unica
escursione non prevista nel pacchetto Explorer del Mutiara) che Azam ha inserito prima di fare le
rapide... dobbiamo proprio rassegnarci ad una giornata lunga e molto "wet"...
Arriviamo dunque al villaggio degli Orang Asli (tribù originaria del Taman Negara), costituita da
poche capanne e qualche famiglia. Sono privi di corrente elettrica e di alcun servizio. Le donne e i
bambini sono molto timidi e restano in disparte. Stiamo perciò in compagnia di alcuni uomini che
parlano con Azam e danno una dimostrazione dell'accensione del fuoco con la legna, anche se la
vicinanza agli alloggi del parco e alla civiltà ha insegnato loro ormai il buon uso dell'accendino (assai
più comodo). Scorgiamo su un albero il singolare animale chiamato Slow Loris, di cui non ho ben
chiara la traduzione in italiano. Si muove molto lento ed è raro trovarlo. Poi ci fanno provare il tiro con
la cerbottana. Dicono di riuscire a colpire una piccola preda fino a 40 metri di distanza: mica male...
Torniamo in barca per l'ultima tappa di oggi. Sono le 13.00 e dobbiamo affrontare le rapide sul fiume.
Ne risaliamo un bel tratto, osservando altre persone fare il bagno, probabilmente di qualche tribù anche
più "originaria" di quella vista da noi. Nelle rapide le risate e le secchiate non mancano ma non è certo
una novità essere bagnati in questo soggiorno nella jungla... Al rientro inizia anche a piovere a dirotto,
nel caso qualche centimetro del nostro corpo risultasse per sbaglio asciutto.
Sbarchiamo al Mutiara completamente fradici giusto giusto per l'ora di pranzo. Salutiamo Azam che è
risultato davvero molto preparato e simpatico: un'ottima guida! Gli diamo la meritata mancia. Passiamo
il pomeriggio a riposare. Siamo tre giorni nella jungla ma abbiamo fatto talmente tante cose concentrate
che sembra di esser qui da un mese! Passeggiamo un pò per il villaggio all'imbrunire e vediamo un
branco di macachi in cerca di cibo (ovvero bustine di arachidi, patatine e qualsiasi cosa commestibile
sia possibile rubare alla razza degli Homo Sapiens). Incutono un pò di timore, sembrano i padroni del
luogo (e probabilmente lo sono per davvero, a testimoniare che qui la natura ha il totale predominio
sull'uomo). Un cocktail al bar per festeggiare il mio compleanno è il minimo che si possa fare.
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mercoledì 26 ottobre 2005 . Mandarin Oriental hotel.

Lasciamo il nostro chalet con profondo rammarico. Il Taman Negara è stata un'esperienza sopra ogni
aspettativa. Straordinario ed avvincente, e molto meno turistico di quel che si pensava. Credevo di
trovare molto più affollamento e invece sembrava che il villaggio fosse tutto per noi. Probabilmente
anche il periodo fuori stagione è stata la nostra fortuna. Siamo entrati da civilizzati e ne stiamo uscendo
da Rambo. E' una sensazione indescrivibile...
Dopo il chekout al ricevimento facciamo colazione. Alle 9.00 attendiamo l'imbarcazione per il rientro a
Kuala Tembeling, dove giungiamo dopo due ore di discesa sul fiume. Pranziamo sul posto con pane e
una sorta di spuntì comprato nel market di fronte alla strada. Alle 12.30 siamo sul bus per Kuala
Lumpur e dopo quasi tre ore eccoci davanti al Crowne Plaza hotel.
Prendiamo un taxi per il Mandarin Oriental, a poca distanza, esattamente fianco le Petronas.
Abbiamo prenotato una notte di lusso in questo hotel a 5 stelle sfruttando un'offerta di Expedia.
Dall'esterno la struttura appare clamorosamente smorta ed insignificante, simile ad un ospedale, ma
appena si varca la soglia d'ingresso l'interno cambia radicalmente! Oltre a essere stupendo e in perfetto
stile orientale, si è serviti e riveriti in tutto. Dall'istante in cui si apre la porta del taxi si presentano: un
portiere che accompagna all'ingresso, la signorina del benvenuto che porta al ricevimento, nonchè
quella che accompagna all'ascensore e alla stanza mostrando il funzionamento dell'hotel. E' un pò
imbarazzante per chi non è abituato a tanto lusso... La nostra camera è la deluxe n° 19 al
diciannovesimo piano. In una parola: bellissima! Il bagno è stratosferico: tutto in marmo con i rubinetti
dorati, splendida vasca, telefono, musica, possibilità di ascoltare l'audio della tv e inezie del genere...
La stanza è molto spaziosa, fornita di tutto, e l'ampia vetrata luminosa ha una vista mozzafiato di fronte
alle Petronas! L'unica pecca è anche qui il terzo letto mobile, che stona col lussuoso arredamento.
Inezie. Non perdiamo tempo e indossato il costume corriamo alle 16.30 a provare un bagno caldo nella
Jacuzzi, a lato della terrazza dove la stupefacente piscina esterna sembra finire nel vuoto (e in effetti è
davvero così perchè l'acqua cade a cascata nel parco sottostante!).
Alle 18.30 passeggiamo al Suria KLCC (il centro commerciale delle Petronas), collegato direttamente
al Mandarin con pochi metri di corridoio. Ceniamo in un ristorante vietnamita molto carino. Stiamo
morendo di sete e ordiniamo acqua "no ice", ma ci viene portata dell'acqua bollente: proprio come era
successo al Concorde! L'acqua a temperatura ambiente non esiste? Ordiniamo poi un antipasto misto
dove è impossibile riconoscere la provenienza di ciò che si sta guardando. Chiediamo al cameriere se
c'è pollo da qualche parte e la risposta è: "Su quasi tutto!"... perbacco siamo stati così attenti a non
mangiarne in questi giorni... pazienza al massimo ci metteranno in quarantena quando torniamo in
Italia... La serata si conclude infine con una passeggiata sul parco all'aperto e un pò di musica.
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giovedì 27 ottobre 2005 . Langkawi Village Resort.

La sveglia è di primo mattino. Deva, il tassista che ci accompagnò il primo giorno e che abbiamo
richiamato ieri per il trasferimento all'aeroporto, viene alla hall puntuale. E' ancora buio pesto ma l'alba
non tarda ad arrivare mentre lasciamo la capitale alle spalle sonnolenti. Alle 8.00 decolla il nostro volo
della Malaysia Airlines n. 1430 per Langkawi (LGK). Sono 431 chilometri di tragitto della durata di
un'ora esatta.
Alle 9.00 l'aereo atterra nell'unica pista esistente. Ed è anche l'unico e solo aereo presente! Come c'era
da immaginarsi, l'aeroporto di questa isola è comunque molto piccolo nonostante siano presenti alcuni
voli internazionali. Sostiamo un'oretta al bar per fare colazione e prendiamo un taxi per raggiungere il
Langkawi Village Resort ***, nella costa sud-ovest dell'isola a soli dieci minuti di tragitto. Vari resort
e ristoranti si susseguono nella strada principale che costeggia l'oceano con le spiagge rivolte ad ovest,
fino a raggiungere questo resort che è uno degli ultimi della successione. Poco oltre c'è solo l'Holiday
Villa che termina sul promontorio, dopodichè la strada gira ad est e le spiagge si rivolgono verso sud.
Al ricevimento appaiono tutti molto lenti e rilassati, e visto che la nostra camera non sarà pronta prima
di un'altra ora, lasciamo le valigie ed andiamo a perlustrare i dintorni. Andando verso sinistra sulla
strada principale abbiamo a pochi passi il market "Gecko", sufficientemente grande da fornire ogni
bene di primaria necessità, compresa una sala di artigianato e souvenir vari. Più avanti segue una lunga
sequenza di ristoranti e negozi sparpagliati. In dieci-venti minuti di camminata si ha pressochè tutto a
portata di mano.
Tornati al ricevimento ci viene assegnata la camera standard con vista giardino n° 127. Si trova
all'estremo opposto del villaggio, il che richiede cinque minuti buoni di camminata per raggiungerla!
La struttura del resort è tutto sommato molto semplice: la reception, il ristorante e la piscina sono ad un
estremo del villaggio, e seguono da qui tre file di bungalow parallele separate da un bel giardino a prato
(quelle più vicine al mare sono le camere superior e costano un'inezia in più, ma purtroppo non erano
disponibili al momento della prenotazione...). La fila più lontana dal mare segna anche il confine del
villaggio e dà verso un laghetto retrostante dove scorrazzano i varani. Inoltre i bungalow di
quest'ultima sono su due piani (il nostro è al piano superiore). La stanza è spaziosa, pulita, con tavolo,
televisore, frigobar, armadio, un bel balcone panoramico e un discreto bagno. Siamo lontani dal lusso
del Madarin Oriental ma il tutto è comunque carino e perfettamente funzionale.
Proviamo a prendere un'oretta di sole nei lettini in spiaggia. Il litorale è bello e suggestivo. Il prato
verde termina con le alte palme sulla spiaggia dorata, larga e spaziosa. Sulla sinistra il villaggio finisce
in un promontorio, che nasconde la spiaggia dell'Holiday Villa, facilmente raggiungibile superando
qualche roccia. Sulla destra invece il litorale si allunga e sullo sfondo si scorge tutto il golfo ad ovest
dell'isola. Si nota ogni tanto l'atterraggio di qualche aereo che sembra finire in mare! Di fronte un
isolotto verde sembra invece invitare una visita con una bella sabbia bianca dove si intravedono dei
kayak. Pranziamo al chiosco/bar sulla spiaggia al bordo della piscina e usufruiamo delle due bellissime
vasche jacuzzi di acqua calda con idromassaggio. Questo sarà il nostro centro relax, è poco ma sicuro!
Chiediamo al ricevimento per informazioni su vari depliant di escursioni appesi nella parete, ma i
ragazzi non riescono ad essere molto esaustivi e risultano piuttosto impreparati e maldestri: molto
gentili peraltro ma davvero lenti. Qui la vita si svolge a ritmi diversi, credo che bisognerà farsene una
ragione!
Passa la serata e all'ora di cena usciamo sulla strada principale in cerca di un ristorante. Se ne
susseguono vari, tra cui molti cinesi, e quasi tutti sulla spiaggia. Noi siamo attratti da un certo "TJay's",
ristorante anglo-italiano di fronte all'Underwaterworld. La proprietaria è una simpatica signora
col fare tipicamente inglese e gentilissima, con la quale intratteniamo un cordiale dialogo. Ci sono
pochi tavoli all'aperto ed è quasi vuoto. Pensiamo che sia per il fatto che questo ristorante non è sulla
spiaggia ma in realtà la proprietaria sostiene che tutto il litorale è semi-deserto: siamo ancora in bassa
stagione e di turisti in giro non se ne vedono molti. Ordiniamo pasta al salmone e lasagne: tutto a dir
poco divino! Il conto è di MYR 120, l'equivalente di nostri 27 euro. Non male per aver mangiato
benissimo in tre!
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venerdì 28 ottobre 2005 . Seven Wells. Oriental Village. Cable Car.

La colazione a buffet si svolge all'aperto nei tavoli in legno di fronte alla spiaggia (ma per fortuna ce ne
sono anche al chiuso nel ristorante nel caso di pioggia). Poi trascorriamo una quantità di tempo
interminabile al ricevimento cercando di prenotare il canopy tour e il mangrovie kayak: sembra una
barzelletta ma non si riesce proprio! La ragazza si divide tra ricevimento e tour desk e si sposta in
continuazione. Poi arriva un altro ragazzo e dobbiamo ricominciare tutto daccapo. Alla fine siamo
tentati di prendere un taxi per farci portare direttamente alla sede del tour-operator. Ma desistiamo:
sembra alla fine che almeno il canopy sia stato prenotato per domani...
Si fanno le 11.30 e prendiamo un taxi per le Seven Wells, che si trovano nella zona nord-ovest di
Langkawi. La corsa viene MYR 22 ed è a tariffa fissa. Questa parte dell'isola è montuosa e boscosa, più
selvaggia di quella a sud pianeggiante e coltivata. Siamo vicinissimi al Mutiara Bay, che era il secondo
resort in lista dopo il Langkawi Village nel caso non avessimo trovato posto. Il tassista ci lascia di
fronte a qualche negozietto di souvenir, dove parte un sentiero che in 15 minuti di salita ripidissima
porta a delle stupende cascate. Siamo nel bel mezzo di un bosco rigoglioso e verdissimo. Sostiamo un
pochino e proseguiamo per altri 20 minuti tra un'infinità di gradini che portano più su fino a dei
fiabeschi laghetti smeraldini. Hanno costruito una torre panoramica, qualche struttura per cambiarsi e
fare il bagno, e creato dei sentieri di trekking per inoltrarsi all'interno della jungla. Purtroppo non
abbiamo il tempo di percorrerli perchè sullo sfondo, in lontananza, si intravede una spettacolare funivia
che sale vertiginosamente tra i monti: è là che vogliamo andare! Torniamo al punto di partenza e
compriamo qualche souvenir, poi riposiamo in un tavolino all'aperto bevendo un dissetante cocco
fresco. Conosciamo un certo signor Mie, simpatico e spigliato, che propone delle gite al parco marino
ad un prezzo molto più basso dei depliant trovati in hotel: ci penseremo.
Alle 14.30 percorriamo a piedi un tratto della strada che conduce in pochi minuti all'Oriental Village.
Ci sono dei macachi coricati beatamente sull'asfalto come se niente fosse. In effetti non si vede l'ombra
di un'auto: la strada è desolata. Arriviamo all'Oriental Village, che è un carinissimo tipico villaggetto
creato apposta per i turisti, con vari negozi, ristoranti ed un bellissimo laghetto con fontana attraversato
da ponti in legno. Da qui "decolla" (è proprio il caso di dirlo!) la Cable Car, che a detta del depliant
presenta l'arcata più lunga del mondo. Il ticket è di MYR 15 a persona. Ci viene detto che il tempo è
molto nuvoloso in cima e si potrebbe non vedere un granchè come panorama. Correremo il rischio. La
prima parte del percorso è entusiasmante, con la vista dell'Oriental Village dall'alto che diventa sempre
più piccolo, le cascate in mezzo alla jungla, l'oceano che rivela man mano decine di stupefacenti
isolotti. Un'improvvisa inerpicata verticale ripidissima porta ad una sosta a 650 metri dal livello del
mare con un bellissimo panorama rivolto al sud dell'arcipelago (si vede anche la spiaggia del nostro
resort!) e una vista fantascientifica della vetta trasformata in una base spaziale semi-coperta dalle
nuvole. La seconda parte del percorso è invece del tutto spettacolare ed arriva ad oltre 700 metri, alla
base del disco volante. Qui delle scalette portano in cima dove pranziamo con gli unici tre hot dog
rimasti nel piccolo punto di ristoro. Nel frattempo godiamo il panorama che è mozzafiato: si vede quasi
tutta l'isola da parte a parte e la Thailandia a nord. Ma non è finita. Alla base dell’UFO si può
attraversare a piedi un'altra - è il caso di dirlo - meraviglia dell'ingegneria: un ponte sospeso nel nulla e
retto solamente da dei cavi, il cui strapiombo sotto i piedi è pressochè infinito e vertiginoso! Compiamo
con successo anche questa avventura e scendiamo per la cable car fino a tornare all'Oriental Village.
Passeggiamo per un acquistare qualche souvenir meritevole, e alle 17.00 prendiamo un taxi per
rientrare al Langkawi Village.
Una sosta alla jacuzzi è d'obbligo per rilassarsi ed assistere ad un tramonto tropicale spettacolare
sull'oceano. Per cena siamo ispirati dall'Oasis, un ristorante indiano-australiano carino e suggestivo
con i tavoli sulla sabbia illuminati a lume di candela ed una buona musica in sottofondo. Le onde del
mare completano l'atmosfera magica. Ottime le bistecche (steak ribeye), il salmone (salmon filled) e i
cocktails per un conto di MYR 112.
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sabato 29 ottobre 2005 . Canopy Air Trekking Tour.

Alle 8.20 il pickup passa in hotel per venire a prenderci. E’ la nostra prima escursione guidata qui a
Langkawi: il Canopy Air Trekking. Tra l'altro una delle più costose: 180 MYR a persona. Il depliant è
piuttosto impressionante, e mostra dei turisti in arrampicata appesi ad una corda mentre si lanciano.
Forti della nostra esperienza nella jungla al Taman Negara e del fatto che tra i requisiti si parli di un
tour adatto anche ad inesperti e a bambini sopra i 12 anni, diamo per scontato che questa sarà
comunque un'escursione fattibile e turistica. Illusione durata solo la mezz'ora del tragitto per
raggiungere il centro dell'isola, dove il nostro "capo" Jurgen si è sbizzarrito ad oltrepassare molto oltre i
limiti dell'avventura, conservando lo spirito dello sport estremo di una innata tradizione tedesca. Lui e
quello che crediamo sia il figlio ci condurranno in questa follia. Il suo tono è subito scherzoso ma allo
stesso tempo molto autoritario. Scesi dal van mostra l'attrezzatura e iniziamo l'imbragamento. Le
povere vittime siamo noi tre italiani ed una coppia di turisti tedeschi che hanno già qualche esperienza
di base. Per quel che ci riguarda noi non abbiamo mai provato cosa significhi climbing e "arrampicata".
Mi viene da ridere solo a vedermi con tutte queste cose addosso, l'elmetto e i guanti umidi e bucati.
Entriamo in un bellissimo parco montano e deviamo in un sentiero con una scalinata ripidissima (anche
oggi! questo è il viaggio dei gradini interminabili....) dove proseguiamo con un trekking di venti minuti
in mezzo alla jungla ad un ritmo incessante. Jurgen non si ferma un solo secondo: qui ci scoppia il
cuore!!
Giungiamo al vero punto di partenza che siamo già disperatamente sudati e affaticati. Ascoltiamo
l'epico briefing dove Jurgen sfodera le sue qualità di generale. Lui può decidere e ritenere se siamo in
grado o meno di affrontare "la prova finale", e in qualsiasi momento può sospendere l'escursione se il
tempo si compromette. Il suo mitico gesto militare e la frase: "The tour is over" rimarrà alla storia. E'
un personaggio alquanto singolare. Facciamo alcune prove di climbing in un grosso masso dove il
nostro "capo" spiega sommariamente come comportarsi, come far scivolare la corda per scendere,
quale impostazione tenere, etc. Ma la cosa più importante di tutte da tenere a mente è avere sempre uno
dei due moschettoni attaccato da qualche parte. Per andare avanti lo si sgancia solo dopo aver
agganciato l'altro, in una successione a catena, perchè fra poco saremo su una pedana sospesa nel nulla,
senza nessuna recinzione di sicurezza. E non si vuole rischiare di cadere vero? Sarà per questo che
abbiamo firmato il modulo di nostra assoluta responsabilità e hanno insistito tanto per avere il nostro
numero di passaporto?!?
Il primo impatto col canopy è pressochè terrificante. Saliamo su una roccia, da dove parte una scaletta
che porta ad una pedana in legno sull'albero di fronte. Da qui una lunga corda arriva ad un'altra pedana
su un altro albero. Il figlio di Jurgen va avanti per primo perchè sarà lui ad aspettarci laggiù, mostrando
nel frattempo cosa ci attende. Si siede sulla pedana e si lancia a velocità folle attaccato alla fune...
dobbiamo farlo davvero anche noi?!? E' uno scherzo? Il tedesco va per primo e poi è il mio turno.
Adesso sono in due ad aspettarmi dall'altra parte, che consolazione... Jurgen aggancia il mio
moschettone e spiega passo per passo il procedimento. Il nocciolo principale su cui verte il tutto è di
non mollare mai la fune che si tiene con la mano destra perchè quella è la nostra "salvezza". Quando
sarò in procinto di arrivare là, dovrò tirare forte per frenare altrimenti arriverò troppo veloce. Mi ritrovo
dunque seduto su questa pedana in legno con i piedi a zonzo nel vuoto ma ancora mi sto chiedendo che
diamine sto facendo qui! Ricevo cenno di andare ma passano interminabili secondi prima che decida
veramente di lanciarmi nel nulla come un paracadutista si lancia da un aereo. Adrenalina a go-go e,
come disse Scean Connery: "se non ti senti vivo adesso, non lo sarai mai più!". Non sono in grado di
godermi realmente la traversata stando concentrato a guardare l'albero di fronte dove sembra che sto
andando a schiantarmi... tiro la corda troppo presto per frenare e mi giro trasversalmente, ma alla fine i
tedeschi mi prendono al "volo" (nel senso letterale della frase). Quanto sono sconvolto? E il tutto è
durato solo pochi secondi. Sgancio e riattacco i moschettoni ed eccomi sulla pedana ad aspettare Ste
che si lancia con molta meno titubanza di me! Tocca poi ad Erika che però desiste: soffre di vertigini,
quando mai può fare una cosa simile? E' già molto che abbia affrontato la Cable Car ieri! Ci
raggiungerà con un percorso alternativo a piedi accompagnata da Jurgen. Arriva l'altra tedesca e siamo
al completo, pronti ad effettuare un altro lancio sul secondo canopy. Questo è più corto e il volo si
interrompe per attrito a metà corsa, dove siamo prelevati.
Raggiunti da Erika e Jurgen proseguiamo il percorso, il quale prevede l'attraversamento di una voragine
passando con i piedi su una sola corda tesa, come fanno gli equilibristi al circo (dall'alto ovviamente
siamo sempre agganciati alla corda di sicurezza). Questo fa quasi più impressione di volare, perchè si è
costretti a guardare dove si poggiano i piedi ed inevitabilmente lo sguardo si perde anche nel vuoto
sottostante. Tutte le operazioni vengono effettuate con la dovuta calma e sicurezza, ma la tensione
fisica e psicologica è alle stelle!
Subito dopo operiamo una breve discesa in corda appoggiati ad una roccia verticale. Jurgen avverte di
stare sulla destra poichè la parete tende a spostare la corda dalla parte opposta e si finisce sul vuoto
dove non si possono appoggiare i piedi. Detto fatto, ci caschiamo tutti e la tedesca entra seriamente in
difficoltà... Segue un'altra discesa in corda, più lunga ma meno complicata, fino a raggiungere il punto
di partenza per il canopy finale. E qui la cosa si fa davvero seria! Jurgen fa un bel discorsetto preciso e
incisivo: se uno non se la sente è meglio non buttarsi perchè il canopy è lungo 140 metri, si vola ad
un'altezza di 40 dal suolo e se ci si ferma a metà è un bel casino venire a recuperare il poveretto... non
solo: il vero problema sta nel fatto che non c'è nessuna via alternativa di scendere dall'albero che
raggiungeremo se non con una discesa verticale che, per chi è alle prime armi, può essere assai
difficoltosa ed impegnativa. In realtà, parliamoci chiaro, non c'è nessun pericolo di cadere veramente:
quello che Jurgen vuole giustamente mettere in chiaro è che se a qualcuno viene un attacco di panico
lassù sono guai e ci si può fare male... molto male! Erika è esclusa per prima non avendo fatto neanche
gli altri canopy, e Ste desiste sotto suggerimento del capo che non è convinto riesca veramente a
"divertirsi". In effetti, abbiamo pagato il tour anche per questo no? Rimango solo io, che accetto dopo
mille ripensamenti, e i due tedeschi. Loro vanno per primi. Li osservo fluttuare in quel lunghissimo
volo che si perde nel verde della jungla insieme alle loro grida di sfogo. Jurgen e il figlio dalla parte
opposta comunicano tramite walkie talkie, e lui ha sempre il coraggio di scherzare per sdrammatizzare.
Conosce anche molte parole in italiano e ci chiama per i soprannomi. "Pippo's coming!" urla dopo
avermi ripetuto a voce autoritaria tutto quello che devo e non devo fare. Già! Pippo sono io e tocca a
me! Erika
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domenica 30 ottobre 2005 . Pulau Payar Marine Park Tour.

Il pulmino arriva in hotel alle 8.10 per il tour al Parco Marino di Pulau Payar. Le escursioni sul mare si
trovano un pò dappertutto. Ci sono dei ragazzi anche sulla spiaggia del nostro resort che le organizzano
tutti i giorni. Ma noi abbiamo prenotato tramite Mr. Mie conosciuto alle Seven Wells, che ha proposto
la stessa gita di altri depliant con battello e pranzo in ristorante ad un prezzo nettamente inferiore:
MYR 130 a persona al posto di 180 e, in alcuni casi, anche di 220.
Dopo appena un minuto siamo sul piazzale dell'Aseania, un hotel vicinissimo al nostro ma non situato
sul mare. Qui dobbiamo prendere il bus più grande per raggiungere Kuah, la capitale di Langkawi,
dove partono i traghetti. Insieme a noi sale un gruppo numerosissimo di cinesi. Mr. Mie si fa vedere per
un attimo, prende i soldi del tour e anche un anticipo per l'Island Hopping che prenotiamo per domani.
Dopo mezzo'ora di bus siamo a Kuah. Inizia a diventare tutto un pò confusionario: la discesa dal
pulmann, la fila per i biglietti al porto, l'attesa. C'è una folla impressionante e non abbiamo una guida
perciò per non perderci cerchiamo di seguire la fiumana di cinesi del nostro gruppo contrassegnati con
lo stesso bollino. L'imbarco nel traghetto è altrettanto critico tra spinte, spazi stretti, caldo afoso. Come
al solito varcato il portone d'ingresso la temperatura sbalza di 10 gradi in meno causa l’aria
condizionata accesa tutto spiano. Qui serve anche la sciarpa! Il tentativo di stare sul ponte all'aperto è
del tutto vano: è invaso dai cinesi!
Lasciamo il porto passando tra varie isole dell'arcipelago di Langkawi e dopo un'ora arriviamo a Pulau
Payar Marine Park. Lo sbarco si tramuta in incubo con l'orda di cinesi che corrono impazziti sul
pontile, mentre un signore del posto, guardando le nostre facce rilassate da europei, intuisce bene che
che non abbiamo afferrato lo spirito frenetico di questo tour. Incita, quasi ci sgrida, di smettere di
osservare il bel panorama e muovere le gambette ad andare a prendere maschere e pinne che non
bastano per tutti. Sta dicendo sul serio? Abbiamo pagato! Come sarebbe che non c'è l'attrezzatura per
tutti? Attraverso il pontile e facendomi strada tra i cinesi accalcati su due scatole (una per le maschere e
una per le pinne), provo e riprovo nella confusione a cercare i numeri giusti delle pinne e qualche
maschera decente. E' un'impresa impossibile, perchè molte cose sono rotte, mancano boccai, ci sono
pinne piegate, c'è sporcizia e persino insetti dentro! Rimaniamo esterefatti e allibiti mentre i cinesi
hanno lasciato ormai solo gli scarti. Non solo, nel giro di un paio di minuti sul pontile non c'è più
anima viva tranne noi: sono già tutti in massa a fare il bagno. Due ragazzi malesi che lavorano sul posto
si avvicinano notando la nostra totale perplessità. Erika entra su tutte le furie e sbotta ma loro,
ovviamente, non possono fare un granchè e dicono di prendersela con l'organizzatore. Ahi Ahi Mr Mie,
ce l'hai proprio combinata grossa! I ragazzi si mostrano in realtà anche molto gentili, e si dicono
disposti a prestare le loro maschere personali, le quali sono almeno nuove, pulite e ben tenute.
Inizialmente tentenniamo ma per non rovinare del tutto la giornata alla fine accettiamo. Il posto del
resto è davvero bellissimo: l'acqua è limpidissima, il tempo è ottimo, e quest'isola sembra davvero un
paradiso da cartolina.
Entriamo a temperatura quasi ambiente che sono le 11.15 e subito nei pressi del pontile uno dei ragazzi
malesi si fa notare con maschera e pinne. Fa cenno di seguirlo. Così adesso abbiamo anche la nostra
guida personale! Lasciamo alle spalle la nuvola umana di cinesi che rimangono tutti nello stesso punto
in cerchio, e in un'ora di bagno facciamo un bellissimo snorkelling. Vediamo tantissimi squaletti, pesci
farfalla, bannerfish, pappagallo, trombetta, pietra, mentre la nostra acquisita guida scorge un barracuda
enorme e un pesce palla più grande di un pallone di calcio. Notiamo anche poco più in là la piattaforma
galleggiante pubblicizzata nei molti depliant di Pulau Payar. Ma tutto sommato non è molto diversa dal
pontile. Avremmo pagato di più e alla fine il discorso non sarebbe cambiato: la folla è identica!
Uscendo dallo snorkelling il malese fa davvero una gran tenerezza, affermando con un inglese
elementare che loro vogliono soltanto il meglio per noi e che i turisti si divertano.
E' mezzogiorno in punto e appena messo piede in spiaggia notiamo che gli altri sono già tutti seduti a
tavola a mangiare. Ma il pranzo doveva essere alle 12.30! E quello è il famoso ristorante vero? Delle
panche in legno sul pontile con una piccola vaschetta di plastica sul tavolo contenente una manciata di
riso, una coscietta minuscola di pollo e un uovo sodo. Grande! Io e Ste mangiamo a mala pena il riso
mentre Erika sgrana gli occhi aprendo il coperchio mentre osserva un grosso capello nel cucchiaio.
Incidenti di percorso… Lei mangerà al rientro: il pranzo è meglio saltarlo, oggi dieta...
Nel frattempo che consumiamo il lauto pasto, i ragazzi malesi iniziano a dare cibo agli squali e ai
barracuda tra la folla di cinesi in delirio. E fin qui ci può stare. E' uno spettacolo, ne arrivano centinaia:
una cosa mai vista! Ma molti finiscono poi per riversarsi in acqua urlando eccitati con un signore che
dà cibo agli squali in mezzo alle loro gambe. Se non lo vedessi non ci crederei. Per quanto innocui
possano essere questa razza di squali, sono sempre squali. Se anche per errore qualcuno si irrita (cosa
che non mi sembra così improbabile visti i giochini che gli fanno), un morso di uno squalo anche
piccolo fa piuttosto malaccio credo...o no? Sono rimasto zoppo una settimana per un banale taglio di un
pesce chirurgo ad un piede di qualche centimetro, figuriamoci avere un bel dentino di questo predatore
nella gamba che gioia...
Abbiamo ancora un paio d'ore prima del rientro, così spendiamo il tempo a fare una passeggiata nelle
passerelle in legno che costeggiano parte dell'isola. Il paesaggio è stupendo, e sembra incredibile che
non ci sia nessuno. I cinesi sono tutti ammassati ancora là e nessuno prende l'iniziativa individuale per
esplorare da solo qualcosina in più di questo posto. Questo pensiero insieme all'esperienza di oggi mi
fanno riflettere molto sull'enorme divario tra le nostre culture. E non è una critica, anzi. E’ affascinante.
E' solo un modo di ragionare e concepire completamente diverso dal nostro. Loro hanno un concetto di
collettività e unione radicato che noi non riusciamo a comprendere nella nostra individualità e,
probabilmente, egoismo occidentale. Noi pensiamo 'per l'individuo' loro pensano 'per la massa'. Sono le
mie considerazioni personali ovviamente...
Alle 14.45 saliamo sul battello e con lo stesso tram-tram dell'andata ci ritroviamo alle 17.00 nella
jacuzzi del Langkawi Village stanchi e, nonostante le incomprensioni di questa escursione,
assolutamente soddisfatti. Anzi, alla fine le nostre piccole sfortune ci hanno fatto davvero ridere.
Alle 19.00 Eri e Ste provano il massaggio ai piedi nello stesso centro di ieri, e alle 20.00 vado a
prenderle per andare a cena in un pub/ristorante sulla spiaggia di nome Red Tomato. E' molto carino,
anche questo come gli altri con i tavolini all’aperto sulla spiaggia e una magica atmosfera. Ordiniamo
pasta al tonno più due pizze al salmone.
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lunedì 31 ottobre 2005 . Underwater world.

Il buon giorno si vede dal mattino: piove a dirotto e il mare è mosso! Non abbiamo visto molto sole
finora nel nostro soggiorno in quest'isola... sarà per questo che la chiamano ‘bassa stagione’? Diamo
per scontato che il tour per l'Island Hopping prenotato ieri con Mr. Mie salti al pomeriggio. Così mi
hanno detto i ragazzi che prenotano la stessa escursione in spiaggia, assicurandomi che se la mattina
piove il tour viene rimandato nel pomeriggio. Alle 9.20 però veniamo chiamati dal ricevimento in
stanza con l’avviso che il pulmino ci sta aspettando… ma dai! Veramente dobbiamo fare il giro in
barca tra le isole con il diluvio? Raggiungiamo l'ingresso del resort per avere spiegazioni, ma l'autista
del pickup non parla bene l'inglese. All'improvviso prende i piedi e se ne va senza dire una parola
lasciandoci di stucco! Erika parte di nuovo in quinta a telefonare a Mr. Mie fumante di rabbia mentre i
ragazzi del ricevimento, sempre gentili, mi chiedono se ci siano problemi. Hanno un pò la coda fra le
gambe per varie loro mancanze durante il nostro soggiorno. Per esempio dimenticare di mettere gli
asciugamani in stanza, non consegnare i messaggi di conferma dei tour, e via di seguito una lunga
lista... ormai prendiamo tutto come una barzelletta perchè altro non si può fare! Anche perchè sono così
gentili che fanno tenerezza ed è inutile prendersela.
Erika chiude il telefono con l'ordine tassativo a Mr. Mie di venire subito a dare una spiegazione. In un
paio di minuti arriva al ricevimento tutto assonnato. Prima ancora di iniziare a parlare, due ragazzi gli
si avvicinano con la ricevuta di un tour prenotato tramite lui dicendo che stanno aspettando il pickup da
mezzora e nessuno ancora si è visto. Mr. Mie rimane ad osservare il foglietto sfarfugliando qualcosa di
incomprensibile, rispondendo ai ragazzi che si informerà... che dire... ne ha combinata un'altra delle
sue!! Io ed Erika rimaniamo allibiti: questo qui è proprio un agente coi fiocchi! Apre lo sportello
dell'auto e mostra la ruota bucata, scusandosi per non essere venuto lui a prenderci. Poi intraprendiamo
una pacata discussione nella quale Erika, dopo aver fatto qualche rimostranza per l'escursione di ieri,
cerca di spiegare a Mr. Mie che noi turisti siamo qui per divertirci e non può spedirci all'island hopping
con il diluvio universale. Lui rimane a testa bassa e sembra talvolta persino assente. Chissà... forse sta
ancora pensando che fine ha fatto il pickup di quei ragazzi... Alla fine ci restituisce il deposito di ieri
senza batter ciglio e se ne va dopo aver subito uno dei tanti rimproveri di cui ormai credo in effetti sia
abituato.
Per non rimanere senza far niente tutta la mattina andiamo a visitare alle 11.00 l'Underwater World.
Almeno è al coperto! L'ingresso costa MYR 38 a persona. L'acquario non è tanto grande ed è diviso in
zone. La prima è la Rainforest, con varie specie animali tipiche della fascia tropicale (non solo pesci,
ma anche fenicotteri, pappagalli, anaconde ed il capibara - il roditore più grande esistente sulla terra).
Poi si passa all'Artico, con l'interessante padiglione dei pinguini e dei leoni marini. Segue un pò di fila
per entrare al Theatre 3d, che in realtà (forse causa gli occhialini) non sa molto di tridimensinale...
Infine attraversiamo la sala finale con un'infinità di pesci e, all'uscita, il rituale negozio di shopping.
Spendiamo però i nostri soldi più in là al market Gecko nel settore dell'artigianato, comprando alcune
statue esilaranti di macachi nella sequenza 'non vedo - non sento - non parlo' e talmente tante cartoline
da stupire persino il cassiere.
Pranziamo in hotel al ristorante, che senza alcun dubbio è il reparto migliore del Langkawi Village. E'
molto carino e soprattutto funzionale. Riposiamo un pò in stanza mentre il brutto tempo non dà tregua.
Giusto per parlare della disavventura che il Langkawi Village offre oggi, le ragazze delle pulizie
arrivano a sistamare la stanza alle 18.00... un pò tardino direi... e prima di andarsene chiudono pure la
porta del bagno a chiave dall'esterno! Me ne accorgo per caso perchè, vista l'esperienza di ieri, volevo
controllare se avevano messo gli asciugamani di ricambio... e non riesco ad entrare! Ahiahi... ogni
giorno ce n'è una nuova sembra il viaggio di fantozzi... Dopo aver inseguito la ragazza e aver riaperto
la porta del bagno, ci accorgiamo ancora che hanno dimenticato la busta della laundry in stanza con i
nostri panni sporchi. No comment. Siamo troppo sfortunati o loro non ce la fanno proprio?
Poco dopo sentiamo bussare alla porta e con stupore ci troviamo di fronte Jurgen. E' venuto fino alla
nostra stanza di persona per confermare il tour di domani, nonostante abbia lasciato il foglio al
ricevimento! Troppo serio! Troppo mitico! Altro che Mr. Mie! Ci fa morire dal ridere con le sue battute
e consiglia cosa portare per l'escursione di domani.
Andiamo ancora a fare un pò di shopping in un ottimo negozio di abbigliamento, scarpe e zaini,
chiamato "De region shope" dove compro un'orologio per MYR 36 e qualche camicia sbarazzina. Nel
frattempo si fa ora di cena e ci spostiamo da T-Jay's prendendo una pizza al salmone. Buonissima ma
assai pesante devo dire per lo stomaco. Poi torniamo anche da Gecko per comprare 42 francobolli (ma
ce ne servirebbero di più!) delle nostre cartoline a 50 cents l'uno. Il cassiere è esterrefatto: glieli
abbiamo portati via tutti...
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martedì 1 novembre 2005 . Mangrovie kayak & caves Tour.

Oggi è il fatidico giorno del Tour Mangrovie Safari e Secret Caves in kayak, da cui ci aspettiamo
delle grandi emozioni, avendone fatto uno simile in Thailandia nel 2002 a Krabi, che si trova poco più
a nord di Langkawi. La maggior parte delle agenzie offrono il tour in battello, ma noi siamo convinti
che il kayak offra un’esperienza più coinvolgente permettendo di entrare nei meandri più nascosti ed
avere un contatto più ecologico e intenso con la natura. La fatica di due bracciate dà molta più
soddisfazione ed è sicuramente ben ripagata.
Il 'capo' Jurgen la offre ad un prezzo caro, MYR 220 a persona, ma siamo certi della sua serietà
professionale ed inoltre è praticamente l'unico ad organizzarlo. Arriva con il suo van puntuale alle 8.30.
Con noi ci sono due ragazzoni tedeschi dell'Holiday Villa ed una coppia minuta di Hong Kong del
Pelangi Hotel che, non ne so la motivazione, soprannominiamo impropriamente i 'giappo' come se
fossero erroneamente giapponesi. Impieghiamo ben 40 minuti per raggiungere il nord-est di Langkawi.
Abbiamo percorso l'isola da parte a parte perchè la zona delle mangrovie, che è la più selvaggia ed
incontaminata, è situata a nord-est mentre il Langkawi Village è a sud-ovest. Raggiungiamo un molo su
un fiume dove Jurgen prepara l'attrezzatura ed effettua il solito briefing. Domanda se sappiamo nuotare
e, nonostante la risposta affermativa di tutti, insiste per far indossare il giubbotto di salvataggio alla
ragazza di Hong Kong. Li deve aver già inquadrati capendo che lei e il ragazzo non hanno molta
dimestichezza con la pagaia.
A bordo di una piccola barca con i kayak legati in coda, raggiungiamo in venti minuti la foce del fiume
e seguiamo un breve tratto di costa fino a raggiungere una striscia di sabbia in una caletta piccolissima
dove sbarchiamo. Ci stiamo a mala pena noi e i quattro kayak doppi. Il tempo è ottimo e il mare piatto.
Jurgen sceglie gli accoppiamenti: lui e la 'giappo', io e ste, erika e un tedesco, il 'giappo' con l'altro
tedesco. Saliamo in kayak e inizia l'avventura!
Percorriamo venti minuti in un mare liscio come l'olio seguendo la costa, fino a raggiungere una 'secret
cave', ovvero una grotta nascosta che si rivela soltanto con la bassa marea. La attraversiamo passandoci
sotto e sbuchiamo dall'altra parte in una dolina crollata scoperta da Jurgen stesso durante le sue
esplorazioni, di cui va tanto fiero. Ha guadagnato un milione di punti con questo luogo: è favoloso! Le
pareti sono alte, verticali e ingrovigliate di una fitta vegetazione: impossibile arrivare qui via terra. E il
fatto di essere inaccessibile anche via mare con l'alta marea che ne nasconde la grotta, dona un fascino
e mistero del tutto particolare! Il paesaggio è stupendo e ricorda davvero tanto le meraviglie di Krabi,
anche se è un pò meno bizzarro nelle forme. Il grande Jurgen ci lascia a bocca aperta ancora una volta...
Un grosso imprevisto è però alle porte: si sente un improvviso ululare tra le pareti e l'acqua stagnante si
increspa velocemente tra le forti folate di vento. La faccia del 'capo' diventa cupa e seria: dobbiamo
uscire immediatamente da lì e tornare alla caletta. Il temporale incombe. Detto fatto, nel giro di due
minuti contati la meravigliosa giornata si trasforma nell'apocalisse. Inizia a diluviare e dalla grotta
scorgiamo all'esterno onde incalzanti che ne rendono difficile l'uscita. Una volta fuori siamo controcorrente,
le onde arrivano in faccia a secchiate insieme alla pioggia scrosciante ed oltre il rischio di
capovolgersi c'è quello di non riuscire ad andare avanti di un centimetro. Io e Ste siamo costretti a darci
dentro con tutte le nostre energie e a rimanere concentrati per tenere a bada il panico ed il mal di mare.
Sincronizziamo le pagaiate e riusciamo finalmente a raggiungere la spiaggia cercando di spingere il
kayak il più possibile all'interno per sottrarlo al risucchio delle onde. Sembra tutto incredibile e surreale
perchè pochi minuti fa sembrava di essere in paradiso ed era una giornata splendida! Gli zaini degli
altri sono completamente zuppi, mentre io per fortuna ho l'insostituibile borsa stagna che mi ha salvato
anche al Taman Negara. E' molto apprezzata persino da Jurgen che la osserva con attenzione e un pò di
invidia facendomi i complimenti. Probabilmente qui non ne hanno o è difficile reperirle. Intanto
attendiamo la barca che si occuperà del nostro 'salvataggio' e restiamo sotto la pioggia preoccupati che
il tour sia già bello che finito. Ma il capo non può deluderci: da bravo generale avrà senz'altro anche un
piano 'B'.
Leghiamo i kayak alla barca che con seria difficoltà, tra voli degni delle più stomachevoli montagne
russe (meno male che ho preso la Xamamina!), rientra all'interno del fiume dove l'acqua è più calma.
Jurgen dice di non preoccuparci: faremo quello per cui abbiamo pagato! Ed ecco come volevasi
dimostrare il nostro piano 'B'. Dopo aver percorso qualche meandro del fiume, l'acqua torna olio e
smette persino di piovere. Avviciniamo i kayak al bordo della barca e saliamo sopra in maniera un pò
goffa con qualche rischio di capovolgimento.
Riprendiamo l'avventura esplorando le mangrovie all'interno di anfratti e meandri labirintici che
richiedono un pò di dimestichezza nel governo del kayak. E qui il nostro Jurgen perde parecchi punti
per la prima volta, avendo cambiato le coppie e sistemandosi lui col tedesco e i due 'giappo' di Hong
Kong assieme. Molto male perchè i poveretti vanno a sbattere dappertutto non riuscendo a manovrare,
sotto gli occhi impotenti di me e ste che siamo dietro di loro. Il che è molto pericoloso perchè la prima
lezione sulle mangrovie è proprio quella di evitare il contatto con i rami da cui possono sbucare ragni e
serpenti velenosi. Alla fine imploriamo l'aiuto del capo che arriva di corsa pensando subito a qualche
guaio! Segue una bella spiegazione basilare sul come muoversi e usare le pagaie, dopodichè i due
riescono piano piano a migliorare e cavarsela, mentre noi godiamo la pace assoluta di questo posto
all'ombra fitta e lugubre delle mangrovie. E' bellissimo e anche rilassante perchè, non so con quale
stregoneria, abbiamo sempre la corrente a favore. Anche quando ritorniamo indietro dallo stesso punto
con un inversione a “U” di 180 gradi. Come è possibile? Jurgen spiega il tutto nella sua immensa
sapienza e conoscenza di questi luoghi: è davvero l'Indiana Jones di Langkawi! Arriviamo ad un'altra
grotta ma la marea è troppo alta e non si riesce a passare all'interno col kayak. Visitiamo giusto
l'imbocco. Da qui vediamo il battello del tour sulle mangrovie che passa mostrando da lontano ai turisti
accalcati la grotta... mi dispiace per chi l'ha prenotato ma col kayak e con Jurgen è tutta un'altra cosa!
Tra il labirinto di mangrovie, proseguiamo lentamente osservando con cautela un serpente velenoso
tenuto a debita distanza. Sono le 13.00 passate quando raggiungiamo una tranquilla ansa dove il capo
ordina di indossare le scarpe. Adesso è il momento di fare un pò di trekking. Si sbarca lentamente ad
uno ad uno in maniera goffa tra un gruppo di rocce scivolose, cercando di non mettere i piedi nell'acqua
fangosa. Leghiamo nel frattempo i kayak tra di loro mentre il Jurgen è costretto a farsi un bel bagno per
recuperare una borsa caduta sul fiume... Una ripida inerpicata, su un abbozzo appena di sentiero
ricoperto di fango scivoloso, porta all'ultima grotta di oggi. E' un posto che conosce solo Jurgen, tanto
per cambiare. Tira fuori dal suo zaino le pilette da minatore e ne assegna una a testa. Entriamo in
esplorazione con l'adrenalina a mille, cercando di stare attenti a non ruzzolare e muovend
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mercoledì 2 novembre 2005 . Island Hopping & Eagles Feeding Tour.

Durante la notte il temporale costringe a spalancare gli occhi più volte con tuoni che fanno tremare il
pavimento! Alle 8.00 siamo in piedi per la colazione, mentre continua a piovigginare ed il mare è un pò
mosso. Siamo incerti anche oggi sul da farsi per la gita dell'Island Hopping, che stavolta abbiamo
prenotato non da Mr. Mie ma tramite un signore appostato tutti i giorni con ombrellone e tavolino sulla
spiaggia del Langkawi Village. Vado ad informarmi e risponde che se le condizioni sono molto brutte
il tour lo possiamo spostare nel pomeriggio.
Il pickup arriva comunque alle 9.35 e alla fine decidiamo di andare, poichè oggi è l'ultima possibilità
rimasta: o così o niente! In pochi minuti raggiungiamo il porticciolo poco più a sud dove, con nostra
grande meraviglia, il mare è molto più riparato e quasi piatto. Qui riceviamo il solito bollino del tour da
attaccare sulla maglietta. Ci sono frotte di cinesi che salgono all'arrembaggio delle piccole barche, ma
con nostra fortuna attendiamo per ultimi e salpiamo su una barca con un altro gruppetto di sole tre
ragazze cinesi: che fortuna! Le ragazze indossano il giubbotto di salvataggio ed entrano subito in
delirio: sembra sia la prima volta che vedano il mare... Il nostro 'capitano' li consegna anche a noi e di
fronte all'iniziale rifiuto di metterli (visto che il mare è abbastanza tranquillo e sappiamo nuotare), ce lo
impone come ordine! E ha perfettamente ragione perchè poco dopo usciti dal porto entriamo in un
tratto aperto dove iniziamo a saltare tremendamente! Ma lasciamo da parte il mal di mare e la
prendiamo a ridere con le cinesi davanti a noi che urlano come se fossero nella più pazza delle
montagne russe di Disneyland...
Il tragitto dura circa 20 minuti e, mentre ammiriamo il paesaggio meraviglioso creato da innumerevoli
isolotti che costellano l'arcipelago, veniamo lasciati in una delle isole più famose dove vige la leggenda
della principessa che pare maledisse Langkawi per molte generazioni. Abbiamo un'ora di tempo per
visitarla. Scesi sul molo veniamo circondati da un esercito di macachi in cerca di qualcosa da rubare ai
turisti. L'isola è disabitata quindi fanno loro i padroni da queste parti... anche un grande cartello ne
avverte la pericolosità e segnala la strada all'interno dell'isola. Con una lunga gradinata raggiungiamo
in dieci minuti il lago della principessa immerso in un posto straordinario, circondato da alte pareti
verdi e da fitta vegetazione. Nuotiamo affannando nella pesantissima acqua dolce che rende molto
faticoso restare a galla. La leggenda narra che bere questa acqua doni notevoli proprietà fertili. Sono
presenti parecchi turisti ma nessuno si allontana dalla piattaforma, che è l'unico appiglio, dal momento
che il fondale è molto alto e fa un pò impressione il colore scuro (quasi nero) che non permette alcuna
visibilità sottostante. C'è anche chi, al posto di annaffiare, preferisce affittare un pattino per un
rilassante giro panoramico.
Rientriamo all’orario pattuito al molo, ma le nostre compagne orientali si fanno attendere per ben 20
minuti, quando la nostra barca è rimasta ormai praticamente l'ultima ancorata. In dieci minuti di tragitto
raggiungiamo una caletta riparata dove il nostro capitano ferma i motori ed inizia a gettare del pesce in
acqua. In meno che non si dica arrivano centinaia di aquile di mare affamate che si lanciano
elegantissime a pescare il loro pranzo! Qui lo chiamano Eagle’s Feeling ed è molto praticato, dal
momento che le aquile sono anche il simbolo di Langkawi. Da non credere quante sono: è magnifico!
Un'occasione unica per scattare foto irripetibili con un buon teleobbiettivo, nonostante la difficoltà nel
seguire le loro veloci picchiate e l'ondulare della barca... Ammiriamo ammaliati questo evento insolito
e superlativo finchè il pesce termina e le aquile lentamente svaniscono.
Proseguiamo verso l'ultima tappa che è l'isola di Beras Basah. Anche questa è disabitata ma è presente
almeno un chiosco per le bevande e gli alimenti. Sbarchiamo di fronte ad una bellissima spiaggia
bianca dove fanno parasailing ed il bananone con i motoscafi che arrivano a folle velocità fino a pochi
metri dalla riva e dai bagnanti! Abbiamo sempre un'ora di tempo libero. Nel frattempo esce un
desiderato e attesissimo caldo sole che porta una notevole afa, facilmente sconfitta rimanendo a mollo
nell'acqua calma e cristallina.
Infine, passata l’ora, rientriamo al piccolo e caratteristico porticciolo di Langkawi e da qui al nostro
resort alle 13.30. Siamo più che soddisfatti di aver fatto l’Island Hopping: è andata benissimo!
Pranziamo in piscina e passiamo l'intero pomeriggio al nostro resort nei lettini sotto un sole cocente:
era ora! Ne approfitto per passeggiare lungomare fino a raggiungere la spiaggia dell'Holiday Villa,
qualche centinaio di metri più a sud. E' questo uno degli hotel più scelti nei cataloghi dei tour operator
italiani. Guarda caso, ha anche un ristorante-pizzeria di nome "Da Mario" all'interno... I lettini sono più
comodi e riservati, ma la spiaggia è più stretta e l'hotel meno caratteristico (non ci sono bungalow ma
classici appartamenti a più piani). Nel complesso ritengo molto migliore la posizione e l'aspetto del
Langkawi Village (non posso ovviamente giudicare però il servizio e la qualità). Torniamo indietro alla
nostra piscina dove prendiamo un cocktail cocojam e godiamo delle proprietà benefiche della jacuzzi.
Questo è il modo migliore per trascorrere la nostra ultima serata nel mare della Malaysia.
Per cena andiamo a fare il bis al Lighthouse Restaurant e torna a diluviare. Ordiniamo un'ottima soup
tomato (zuppa di pomodoro), tunasteak (bistecca di tonno) e coconut crepe (favolosa crepe al cocco!).
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giovedì 3 novembre 2005 . Langkawi-Singapore.

Ultima colazione a Langkawi, ancora e sempre sotto la pioggia. Per fortuna dopo un'oretta
sopraggiunge un pò di sole e mentre Erika rimane in piscina ad abbronzarsi io e Ste andiamo ad
acquistare i nostri ultimi souvenir. Al nostro rientro è già nuovamente tutto nuvoloso! Chiudiamo le
valigie ed alle 12.30 pranziamo al ristorante. Passiamo un lungo e lento chek-out al ricevimento e
prenotiamo il taxi per raggiungere l'aeroporto. Si sfiorano le lacrime angosciati da una forte
malinconia: nonostante le condizioni meteo non siano state clementi con noi, abbiamo trascorso una
settimana incredibile ricca di esperienze straordinarie giorno per giorno… Langkawi si è rivelata
un'isola magnifica che ci ha regalato dei ricordi indimenticabili ed emozionanti!

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