La via della seta:Kizil-Kum Desert : UZBEKISTAN

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Diario di viaggio UZBEKISTAN UZBEKISTAN
La via della seta:Kizil-Kum Desert

Nurata

campo di yurte - kizil-kum desert
foto inserita il
10 Jan 2007 16:17
campo di yurte - kizil-kum desert
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La via della seta:Kizil-Kum Desert

Località: Nurata
Regione: deserto del Kizil-Kum
Stato: UZBEKISTAN (UZ)
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Data inizio viaggio: martedì 8 marzo 2005
Data fine viaggio: lunedì 14 marzo 2005

Marco Polo nel Milione descrisse quelle civiltà lontane, scoprendole e rivelandole, per la prima volta, all'Europa. Fino allora l’Occidente aveva limitato la storia del mondo ignorando queste culture, diverse ma non per questo meno civilizzate. Svaniva, così, la convinzione di coloro che pensavano di aver scritto la storia del loro piccolo mondo con la convinzione di scrivere la storia del mondo.
Dal punto di vista storico la “via della seta” è stata una via di scambi culturali prima ancora che commerciali. Il termine fu coniato alla fine del XIX secolo dal geografo F. von Richthofen, il quale, con il nome “via della seta”, intendeva determinare l’insieme dei percorsi che collegavano la Cina all’Occidente. Seta perché fu proprio il prezioso e costoso tessuto a permettere che gli scambi commerciali, ma soprattutto culturali, medicinali e scientifici, cominciassero a fiorire.
Nel passato la “via della seta” era percorsa oltre che per motivi commerciali da avventurosi esploratori, oggi, invece, lo è solo per fini turistici: l'aspetto commerciale non esiste più sarebbe un’assurdità, ma non c’è meno voglia di avventura di un tempo, …anzi. Il viaggio evolve, sì evolve, perché l’incognito che esiste ancora, e sempre esisterà, a differenza di quanto accadeva nell’antichità costituisce sempre meno una minaccia e sempre più un’opportunità.

Il nostro viaggio inizia alla frontiera di Shavat dove troviamo ad aspettarci Shuhrat, la nostra guida Uzbeka. Saliamo sul veicolo opportunamente noleggiato, un Volkswagen Transpotter, e dopo settanta chilometri siamo a Khiva.

KIZIL-KUM DESERT
L’indomani ci spetta “l’attraversata” del Kizil-Kum Desert. Un tempo il termine era quanto mai appropriato. Le carovane per superarlo impiegavano parecchie giornate di viaggio seguendo la stella polare di notte, il sole di giorno e la bussola col cattivo tempo. Oggi, invece, grazie alle buone condizioni della strada A380, che unisce Khiva a Bukhara, ci s’impiega non più di sette ore per attraversare i quasi 500 km d’asfalto che s’incuneano rettilinei nel deserto. Durante il tragitto ci fermiamo tre volte. La prima, subito dopo Urgench, per consumare un fugace pranzo di pesce alla brace, pescato nelle acque dell’Amu-Darya, il fiume divenuto famoso riguardo al disastro del Lago d’Aral. Una seconda volta quando incontriamo una mandria di montoni pascolare proprio in mezzo alla sede stradale. L’ultima in un posto di blocco della polizia. Qui incappiamo in funzionari disonesti e abbiamo modo così di sperimentare la famigerata corruzione cui è soggetta la polizia uzbeka. Per proseguire siamo costretti a lasciare una bustarella di 200 sum.
Durante il lungo viaggio Shuhrat ci racconta la propria cerimonia nuziale. Come avveniva da noi, in Uzbekistan, sono ancora le famiglie a decidere i consorti dei propri figli. La dote dell’uomo consiste in un cammello, due pecore, un sacco di patate, uno di farina e uno di zucchero. Veniamo così a conoscenza delle usanze dei matrimoni uzbeki, o meglio della Valle di Fergana, dalla quale Shuhrat proviene essendo nato a Margilan. La nostra curiosità ci spinge ad intraprendere discorsi più impegnati come quello sulla condizione della donna e sulla situazione politica. Alle donne è impedito fare certi lavori e nelle cose pubbliche le loro idee sono riconosciute, solo in parte, e solamente all’interno dell’ambito familiare. Facile da intuire che le donne della Valle di Fergana sono socialmente arretrate! Shuhrat afferma quasi con fierezza la completa sottomissione della moglie. L’adulterio, per esempio, è ancor oggi punito, a ragione, secondo Shuhrat, con la lapidazione. Il Fergana, penso, per fortuna, è una realtà anacronistica rispetto al resto dell’Uzbekistan.
Nel delicato argomento politico Shuhrat dice di odiare il governo Uzbeko che schiaccia la Valle di Fergana. Il governo riesce a garantire il controllo solo con la forza. Parla di violazioni dei diritti dell’uomo e di assenza di democrazia. Esalta la Valle di Fergana, epicentro del fondamentalismo mussulmano, la sola e unica minaccia al potere del presidente Karimov. I discorsi di Shuhrat mi trasmettono inquietudine e mi fanno tornare alla mente la strage della scuola di Beslan, poiché il commando, composto di una trentina di uomini, comprendeva oltre a ceceni anche uzbeki.

CAMPO NEL KIZIL-KUM DESERT
Lasciamo Bukhara, ma anziché puntare direttamente su Samarcanda, a Nurata, ci dirigiamo a nord verso il lago Aidarkul, nei cui pressi hanno montato il campo di yurte che ci ospiterà.
In questo luogo abbandoneremo per un giorno la civiltà. Scovarlo non è stato facile. Le yurte, tende circolari costituite da un telaio in legno e ricoperte di feltro, sono da sempre rifugio dei nomadi del Kizil-Kum. Un tempo lo erano tanto d’inverno quanto in estate, oggi soltanto più nella bella stagione. Le yurte invernali sono ormai rare nel Kizil-Kum Desert. Le prime solitamente vengono montante all’inizio della primavera.
Il luogo è sorprendentemente verde, la pioggia, la poca che cade proprio in questo periodo dell’anno, ha ingentilito il paesaggio ricoprendo il terreno sabbioso da un insolito strato d’erba. Il fenomeno è visibile soltanto a marzo e aprile, per via del clima: rigido d'inverno e torrido d'estate. Qui la vita non deve essere facile in nessun periodo dell’anno. La yurta è un ambiente unico, illuminato da una lampada a petrolio, con il pavimento interamente coperto di tappeti ed è tutto. Stendiamo i nostri sacchi a pelo sui materassi adagiati per terra, sopra almeno tre strati di coperte. Non lontano dal campo pascolano enormi cammelli pelosi con grandi gobbe che sembrano scoppiate. I cammelli non sono usati solo per il trasporto, ma per ricavare latte, carne e pelli. Il cammello è, come in ogni altro deserto, una vera forza.
Usciamo a fare un’escursione non tanta per il giro in sé quanto per non deludere le insistenze del nomade di cui siamo ospiti. L’anziano uomo sella due dei cammelli che sembravano pascolare allo stato brado che evidentemente selvaggi non sono. Fatti opportunamente inginocchiare per poterli montare saliamo sulla sella costituita da un tappeto, dalle cui cinghie pendono dei pom pom. Tirando le briglie, attraverso un chiodo di legno infilato nel naso, si trasmettono i comandi che si vogliono dare al cammello in modo da poterlo governare. Sul deserto soffia un vento freddo. Il sentiero solca un percorso sempre uguale che la pioggia di qualche ora prima ha indurito. Il cammello procede lento tra la pista di sabbia e i cespugli. Durante la marcia geme e digrigna i denti, lanciando rauchi urli. Rientriamo al campo congelati.
I nomadi sono fieri di essere uomini liberi, hanno valori arcaici, ma non aspettatevi niente di esotico… ormai sono vestiti come noi. Dopo aver consumato la cena si discute e si beve vodka, tutti insieme, davanti al fuoco. I secchi rami di aryk bruciano sollevando enormi fiamme, mentre un uomo imponente suona con inaspettata grazia un dutar (chitarra a due corde). Alcuni accompagnano la musica con strani movimenti mimici assai espressivi. Il momento è quello giusto per provare il “Noz” tabacco finemente tritato, mescolato a volte con spezie e cenere, ma soprattutto tagliato con l’oppio. La poltiglia verde posta sotto la lingua si scioglie, così gli ingredienti attivi passano nel sistema circolatorio.
La vodka e neppure il noz mi distolgono dal piacere della musica e della splendida serata intorno al fuoco a ballare e parlare, fino a quando una tenue fiamma illumina il buio del deserto.
Durante la notte una forte pioggia mi sveglia e sento, dall’interno della yurta, in lontananza, i latrati dei cammelli. Una strana sensazione mi assale, simile a quella di trovarsi al sicuro dentro casa quando scoppia un forte temporale estivo.

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campo di yurte - kizil-kum desert

kizil-kum desert - cammello

campo di yurte - kizil-kum desert

interno di una yurta

gregge di montoni - kizil-kum desert

kizil-kum desert
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  • ADRIANO SOCCHI
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