Sue giù per il Dodecanneso

località: rodi-kalimnos-leros
regione: egeo
stato: grecia (gr)

Data inizio viaggio: domenica 27 maggio 2012
Data fine viaggio: venerdì 29 giugno 2012

Viaggio in barca a vela

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domenica 27 maggio 2012

Rodi

domenica 27 maggio 2012

27 maggio 2012

Partenza da Roma e arrivo a Rodi. Non ho il coraggio di andare subito alla barca che giace al karnaio perché temo che i lavori ordinati da un anno siano ancora lontani da una conclusione. I contatti avuti per telefono con il maestro d’ascia mi hanno preparato alla delusione. Di dormire a bordo non se ne parla. Prendo una camera in albergo. Una bella camera con veduta diretta sul porto di Mandraki e, di lato, sul palazzo del Gran Maestro dei Cavalieri di Rodi e sulle possenti mura che circondano l’antica roccaforte.
Il fascino di Rodi aumenta ogni volta che ci vado. Ne conosco le vie, i negozi, alcune persone. So dove e come muovermi. Questo è quanto basta per sentirsi di casa. Mi infastidiscono le frotte di turisti scaricati ogni giorno dalle immense navi-albergo. Non ho nulla da vendere a loro, non sono uno dei numerosi commercianti di souvenir, gioielli, foulard o un ristoratore o barista in attesa come ragni sulla tela. Per me sono solo fastidiosi; inquinano l’atmosfera di una città immensamente ricca di storia e di antiche presenze.

lunedì 28 maggio 2012

28 maggio 2012. Rodi.

La barca si trova in condizioni sconfortanti. Il ponte in tek-dek è ultimato e bello, ma il pozzetto non è stato rifatto e gli interni mancano ancora dei mobili nuovi. Ovunque tanta polvere e attrezzi. Ci vorranno almeno altri quattro giorni di lavori affrettati per poter almeno partire, seppure con molte opere ancora in sospeso.

martedì 29 maggio 2012

29 maggio 2012. Rodi.

Faccio saltuarie visite al karnaio per osservare il procedere dei lavori. I progressi sono lenti e poco appariscenti. Vengono montati i mobili. Sono ben fatti. Peccato che alcuni rivestimenti non siano pronti e dovremo partire con la barca non completata. Dopo due anni da che ho ordinato i lavori è irritante prendere questa decisione. Ma non ho intenzione di rinunciare alla crociera sospirata per tanti mesi.

mercoledì 30 maggio 2012

30 maggio 2012. Rodi.

Pulisco ovunque dalla polvere e carico in barca gli oggetti conservati in un umido magazzinetto del karnaio. Ne approfitto per liberarmi di tante cose che da anni occupavano spazio nei gavoni e non erano mai state usate: barattoli di vernice, bottiglie di solventi, attrezzi arrugginiti, pompe di sentina fuori uso e, forse, ancora riparabili, (ma solo forse), un oliatore mai usato, una campana da nebbia ormai disperatamente verde di ossido (ne ho una seconda più in ordine), un casco da muratore, un portolano con la pagine saldate tra loro dall’umidità, una lampada a petrolio senza il cappuccio di vetro e tante altre cianfrusaglie conservate perché “in barca possono sempre servire, prima o poi” Provo il sollievo di una catarsi liberatoria nello gettare tutto nei bidoni della spazzatura.

giovedì 31 maggio 2012

31 maggio 2012. Rodi.

Arriva Gino. Finalmente posso condividere con lui l’irritazione da riversare sul responsabile del ritardo nell’esecuzione dei lavori.



!° giugno 2012. Rodi.

Possiamo dormire in barca, ma ancora non siamo pronti per il varo. Dobbiamo collaudare il motore dopo la sostituzione di alcune parti del sistema di raffreddamento, ripristinare alcune luci, terminare le pulizie interne, fare un po’ di cambusa. Domani si entra in acqua.
Domani è sabato, il karnaio è chiuso e gli operai non lavorerebbero senza un piccolo premio aggiuntivo.

2 giugno 2012. Rodi-Porto di Mandraki.

Lasciamo il karnaio per portarci poco lontano, nell’antico porto di Mandraki,
Rodi non smentisce la sua vocazione di turistica. Oggi è invasa da crocieristi. Sono arrivati tre immensi alberghi galleggianti che hanno scaricato, ognuno, almeno tremila ospiti. Il lungomare è pieno di pullman che li porterà nei luoghi più caratteristici dell’ isola. Colonne di persone camminano stancamente lungo le merlate mura medievali. Videocamere, macchine fotografiche, telefonini a fare il pieno di immagini, bottigliette d’acqua in mano, sandali ai piedi e bermuda. Questo è il monotono mondo del turismo di massa, un mondo che rifuggiamo grati alla sorte che ci dà la possibilità di partire con la nostra barca in cerca di sereni approdi esclusivi.
Facciamo cambusa nei negozietti del porto e continuiamo a mettere a posto la barca. Domani lasceremo Rodi dopo due anni di rimessaggio. Altre isole ospiteranno la barca durante gli inverni di inattività. Vogliamo, nei prossimi anni, spingerci a nord, raggiungere approdi ancora a noi ignoti, giungere, inschallah, fino ad Istanbul.
Siamo pronti a salpare domani “con la bassa marea”. Veramente le maree nell’ Egeo sono inavvertibili, ma “salpare con la bassa marea” ha sempre eccitato la mia fantasia di lettore di romanzi di mare. Dunque, Gattadapelare mollerà gli ormeggi con l’inizio della bassa marea e raggiungerà il mare aperto, pronta a nuove avventure.
Il pilota automatico non funziona.

domenica 3 giugno 2012

3 giugno 2012. Rodi-Limani Bozuk (Turchia). 13 miglia

Aspettiamo il meccanico per gli ultimi controlli. Entra acqua dal premistoppa e temiamo che la via d’acqua possa allargarsi e compromettere la crociera. Il problema viene risolto con una semplice fascetta stringitubo. Abbiamo anche appuntamento con il responsabile dei lavori per definire i nostri rapporti economici, Discutiamo a lungo con lui sul compenso preteso e raggiungiamo un compromesso che, come tutti i compromessi, lascia tutti insoddisfatti. Ma ora siamo liberi di lasciarci alle spalle le irritazioni e le preoccupazioni
Il vento è scarso e il mare poco mosso. Il primo approccio con l’Egeo, dopo undici mesi di inattività, Gattadapelare lo fa a motore. In breve attraversiamo il tratto di mare che separa l’isola di Rodi dalla costa turca. Siamo diretti alla ampia e protetta baia di Bozuk dove c’è il gradevole approdo di Alì Babà, una tavernetta a noi già nota. In un paio d’ore di navigazione entriamo nella baia dominata, ad ovest dalle lunghe mura di un’antica fortezza ellenica. Subito sulla sinistra appare la taverna ed il piccolo pontile in legno dove sono già ormeggiati una quindicina di velieri. Su un paio di essi sventola la bandiera italiana, una volta così difficile da incontrare in questo mare ed oggi sempre più presente-
Ceniamo sulla veranda della taverna assieme a tutti gli altri equipaggi

martedì 5 giugno 2012

5 giugno 2012. Simi-Nisiros. 34 miglia

Al momento di lasciare il porto, affollato sui moli e sull’acqua, il meccanismo delle marce va in avaria e Gattadapelare avanza senza possibilità di mettersi in folle. Urtiamo leggermente due barche prima di riuscire a governare, seppure al minimo. Fortunosamente riesco a riportare la poppa al molo mentre Gino fila l’ancora a prua. Ci scusiamo con gli skipper coinvolti e telefoniamo all’unico tecnico che abbiamo conosciuto qui. L’elettricista di ieri torna con il padre che smonta il meccanismo e lo rimette in condizioni di funzionare. Poco dopo ripartiamo alla volta dell’isola-vulcano di Nisiros.
Una traversata all’insegna dello scarso vento che si conclude, sempre a motore, nel porticciolo di Pali. E’ un approdo riparato da un lungo molo che è esposto a nord-est e dà un rifugio ottimale in qualsiasi condizione di tempo. Sono ormeggiate molte imbarcazioni a vela, alcune italiane, molte tedesche e francesi, ma non mancano quelle olandesi e britanniche. Non c’è un paese bensì numerose taverne e un paio di negozietti per fare cambusa. Veniamo invitati a presentarci al piccolo ufficio della capitaneria per le formalità che consistono nel pagamento di pochi euro. Nel corso di questi sedici anni di frequentazione delle isole greche abbiamo visto aumentare la burocratizzazione delle capitanerie, ma ancora non c’è traccia della “persecuzione” cui siamo stati vittime in Italia dove, nel corso di una mattina, fummo fermati tre volte per controlli da parte di istituzioni diverse.
Poco lontani da noi c’è la barca di Simone e del suo equipaggio.
Nisiros è un gradevole approdo che offre spunti per visite al cratere e al paese di Mandraki un paio di chilometri distante da noi. Restiamo in barca perché abbiamo già soddisfatto nelle volte precedenti la nostra curiosità.

6 giugno 2012. Nisiros-Pserimos. 35 miglia

Lasciamo Nisiros con un debole vento da nord-ovest e mare poco mosso. Decidiamo di scapolare l’isola di Coo dalla parte occidentale perché dopo. volgendo verso Pserimos, avremo il vento al lasco per tutto il percorso. Avanzando la giornata rinfresca anche il vento e finalmente si va a vela. C’è entusiasmo a bordo e ci godiamo la barca che fila, poco inclinata e senza stress, verso la meta. Raggiungiamo l’insenatura di Pserimos nel pomeriggio avanzato. A sinistra del molo di sopraflutto c’è la banchina d’ormeggio completamente vuota. Filiamo la catena leggermente orientata nella direzione opposta all’ingresso del moto ondoso. Sappiamo che questa baia è sempre soggetta alla risacca che si origina dal fondo della baia.
Pserimos è una piccola isola a poca distanza da Kalimnos dalla quale dipende amministrativamente e per i rifornimenti. A parte il piccolo gruppo di case, bianche e celesti, che si snodano lungo la spiaggia sabbiosa, a quest’ora deserta, e che si raggruppano, sporadiche, a metà costa, l’isola è per il resto disabitata. I pochi abitanti, che si riducono a pochissimi durante l’inverno, vivono di un turismo giornaliero portato dai caicchi provenienti da Kos e da Kalimnos. Sulla stretta stradina che dalla banchina porta alla spiaggia si incontrano diverse bancarelle, ora chiuse, che offrono i soliti souvenirs. Quattro o cinque taverne hanno i tavolini a pochi metri dalla battigia. Siamo i soli ospiti dell’isola e dopo un gustoso bagno ceniamo in una deserta taverna con le usuali pietanze greche. La cucina greca è molto gustosa nei primi giorni di permanenza, dopo un anno di assenza , ma dopo qualche giorno ha il difetto di essere ripetitiva e, alla fine, lascia desiderare i bei piatti di spaghetti nei vari condimenti nati dalla fantasia della cucina italiana. Ogni tanto si ripete, in barca, la cerimonia della scolatura e della cremolatura delle bavette. E’ l’unico cedimento, comunque saltuario, allo sciovinismo nazionale.
Si va in cuccetta dondolati dalla risacca ed il sonno arriva dolce.

giovedì 7 giugno 2012

7 giugno 2012. Pserimos.

Domani Gino torna a casa e dobbiamo raggiungere Coo in mattinata, in tempo utile per l’imbarco sull’aereo. Non c’è tempo per andare da qualche altra parte e, d’altronde, le scarsità di vento non invita ad uscire per una buona veleggiata. Restiamo dunque a Pserimos a goderci la pigrizia della giornata. A quest’ora del mattino la bella spiaggia lunata è quasi deserta. La frequentano alcuni bambini ed un paio di anziane donne che, con indosso le nere sottane abituali, camminano a mezz’acqua parallelamente alla riva, immerse fino alla vita. Un cagnetto, nuotando, fa la spola tra di loro. La quiete di queste ore è solo interrotta dalle grida gioiose dei bambini e dal richiamo di qualche raro gabbiano. I titolari delle taverne rastrellano la sabbia davanti ai loro esercizi in attesa dei clienti. Pserimos vive un’esistenza schizofrenica Dopo la quiete, a metà mattinata il posto si anima per l’arrivo dei numerosi turisti giornalieri trasportati dai caicchi provenienti da Coo e da Kalimnos.
Scendono dalle barche e si incamminano in sottili file lungo la banchina e la via che raggiunge la spiaggia. Tutto si anima. Le bancarelle, ora aperte, allestite da tempo, hanno messo in mostra tutta la loro mercanzia fatta di conchiglie esotiche, di spugne locali e non, di fauci di squali oceanici, di collanine, forse made in China e di quanto altro possa diventare un ricordo delle vacanze greche da portare in patria. Ma pochi si fermano a comprare. Tutti hanno fretta di raggiungere la spiaggia.
Sulla riva i tavernieri avanzano alla prima fila dei tavolini e intuendo la nazionalità dei turisti sopraggiungenti li invitano nella propria lingua a fermarsi a gustare le specialità della taverna che sono le stesse delle altre taverne. C’è un vecchio venditore di spugne, piccolo, magro e dalla pelle rugosa e conciata dal sole, con la sigaretta eternamente tra le labbra, che all’avvicinarsi dei potenziali clienti si pone in testa un’enorme spugna tonda e con questa si lascia fotografare abbracciato quasi sempre a turiste ridenti. Ma pochi comprano. Accanto al nostro tavolino una vecchia, (ci ha raccontato di essere rimasta vedova da molti anni e per questo porta la veste nera. Abita in una modesta casa, subito dietro la riva, costituita da un unico ambiente) cerca di vendere sacchetti di timo. Ma anche lei non fa affari. I turisti passano, sorridono, fanno gesti schivi e proseguono non si capisce per dove perchè la spiaggia termina poco più in là.
Due sono i turni delle affluenze, uno il mattino ed uno il pomeriggio. Verso le 18 l’isola si svuota. I turisti come richiamati come Eloi dalle sirene del mondo dei Morlock nel film “La macchina del tempo” tratto dall’omonimo romanzo di G. Wells si incamminano lentamente abulici, sfilando davanti al nostro sguardo di “residenti” assisi al tavolino della nostra taverna preferita. Finalmente soli. Attendiamo il calar del sole che, scomparso dietro la collina di destra, continua ad illuminare il modesto monte a sinistra mettendo in risalto le bianche casette arroccate alla base dei suoi pendici. Nell’attesa ci riappropriamo del mare facendo tranquille nuotate solitarie. Ceniamo in taverna e andiamo in barca a farci dondolare dalla risacca.
Simone ci ha mandato un sms con la foto di due bei tonnetti pescati alla traina. Sono anni che non peschiamo niente. Invidia? Non proprio, anzi, vedere che ci sono ancora pesci nel mare ci apre l’animo alla speranza di qualche cattura.

8 giugno 2912. Pserimos-Kos. 9 miglia

Partiamo con un leggero vento che ci spinge in direzione del porto di Coo situato all’estremità orientale dell’isola. Gattadapelare scivola tranquilla tenendosi al largo della bassa punta dell’isola che si protende sotto la superficie del mare per un lungo tratto. Sul traverso del porto orziamo per entrare. Troviamo posto a sinistra, sotto le mura della antica fortezza, nella marina del porto, Questa marina non offre alcun tipo di servizio, a parte le fornitura di luce ed acqua, ma ha il vantaggio di trovarsi nel cuore della città.
Gino parte. Ci salutiamo alla stazione degli autobus con la promessa di riprendere il prossimo anno il nostro vagabondare per l’Egeo alla scoperta di nuove isole.
Io resto ad attendere parte del nuovo equipaggio in arrivo nel pomeriggio-

sabato 9 giugno 2012

9 giugno 2012. Kos-Pserimos. 10 miglia
10-19 giugno Pserimos.
Ieri sera è arrivato Luigi, il nuovo gattonata. Luigi non ha esperienza nautica, ma un buon spirito di adattamento. Spostiamo la barca alla Neo Marina , ad un paio di chilometri a sud del porto, La differenza di prezzo è ben giustificata dalla qualità dei servizi e dalla organizzazione. Poco lontano c’è una spiaggia provvista di ombrelloni e di sdraio dove trascorriamo buona parte del pomeriggio. A sera andiamo al centro per un aperitivo e per la cena. Qui la presenza turistica è massiccia. Maggiormente rappresentati sono gli olandesi, i norvegesi e gli svedesi che si riuniscono in locali a loro dedicati. Sono giorni di incontri di calcio europei ed il tifo è alto. I caffè si propongono con enormi schermi tv e gli onnipresenti camerieri invitano i passanti a sedersi.
Kos è dotata di numerose piste ciclabili, molto utilizzate e anche pericolose per il pedone distratto e non abituato a prestare attenzione perché i nordici ciclisti, forse per rispetto della quiete, non sono usi suonare il campanello.

Trascorriamo questi giorni ripetendo le stesse azioni, gli stessi momenti, frequentando gli stessi caffè, spiagge, ristoranti nell’attesa dell’arrivo di Pino, il terzo membro dell’equipaggio. Quando, infine, abbiamo notizia che non potrà raggiungerci, decidiamo di spostarci a Pserimos.
Nel pomeriggio Gattadapelare è nuovamente ormeggiata alla banchina dell’isola. Stavolta non siamo soli, una diecina di velieri occupano l’intera banchina. Abbiamo dovuto restare alla ruota per un po’ in attesa che si liberasse un posto


mercoledì 20 giugno 2012

20 giugno 2012. Pserimos-Kos. 10 miglia

Abbiamo trascorso tutti questi giorni in ozio nautico, ma facendo molto bricolage a bordo all’ombra del tendalino. La risacca non ci ha mai abbandonato anche se non ci ha dato fastidio se non, talvolta, per salire o scendere dalla barca. Il tempo si è mantenuto sempre bello e molto caldo, dandoci motivo di numerose immersioni dal pozzetto. Sotto la chiglia una seppia ha stazionato per un paio di giorni fino a quando non è finita tra gli spaghetti in un momento di debolezza ecologica dello skipper. Lunghe assise nella taverna condotta da tre sorelle con le quali abbiamo stretto amicizia e che mi hanno aiutato nei miei sforzi di imparare la lingua greca. Prima e dopo l’invasione dei turisti brevi o lunghi bagni hanno interrotto le soste apatiche sulle sedie della taverna. A spezzare, brevemente, la gradevole monotonia della giornata c’è stato il tuffo in mare del cellulare di Luigi. Da quel momento lo scambio continuo delle sim card ha scandito il nostro tempo.
La quotidiana frequentazione dei personaggi della spiaggia li ha resi a noi curiosamente familiari.
Il venditore di spugne, la vecchina venditrice di timo, il negoziante del minuscolo supermarket che espone inusuali oggetti, tranne ciò di cui abbiamo bisogno, il guardiano di capre un po’ tocco che cammina velocemente sulla riva agitando curiosamente il braccio sinistro, l’abitante dell’ultima casa della spiaggia con il suo carico di famigliari in equilibrio sul motorino con il quale corre sul bagnasciuga diventato, per lui, la superstrada del borgo; tutti sono destinate a diventare icone della nostra sosta a Pserimos, Oggi siamo partiti per raggiungere Coo. La breve traversata si ripropone con la medesima modalità; vento leggero al giardinetto fino ad entrare nel canale tra l’isola e la costa turca. Qui il vento proviene al traverso. Dopo aver superato le poggiamo per dirigere sulla Neo Marina.
La serata si conclude con la solita passeggiata al centro, aperitivo e cena.

21-22 giugno 2012. Kos

Ieri abbiamo trascorso la giornata vagabondando tra la città e la spiaggia. Oggi Luigi parte. In serata arriva l’ultimo equipaggio, Mia moglie, mia figlia e i due nipotini, le future braccia di Gattadapelare.
Ceniamo alla taverna della marina davanti allo schermo tv. E’ in corso l’incontro di calcio Grecia-Germania e gli avventori, velisti tedeschi e residenti locali, sono schierati su posizioni naturalmente diverse come diverse nella loro manifestazione, controllata dei tedeschi rumorosa dei greci, sono quelle di giubilo per i goals segnati o di disperazione per quelli ricevuti. Alla fine, l’atmosfera si fa cameratesca tra i vinti e i vincitori con un giro di ouzo simpaticamente offerto dall’oste.
Tutti in cuccetta. Domani si parte.

domenica 24 giugno 2012

24 giugno 2012, Pserimos-Kalimnos (porto). 15 miglia

Non conosco il porto di Kalimnos. Ci sono passato davanti molte volte, ma non ho mai provato il desiderio di visitarlo. L’ho immaginato troppo grande per i nostri gusti di viaggiatori alla ricerca di angoli suggestivi di una Grecia sospesa tra Arcadia e storia, tra il flauto di Pan, e le canzoni di Aris Alexieu, tra sponde ombreggiate da antichi tamerici e approdi solitari. Il tempo a disposizione per concludere il viaggio di quest’anno e le previsioni meteo dei prossimi giorni ci inducono a fare tappe obbligate. Dunque, partiamo con comodo dopo essermi accomiatato dalle fuggevoli conoscenze che ho fatto su quest’isola : le ragazze della taverna, l’ex pescatore di spugne che parla italiano perché da giovane veniva a pescare coralli a Caprera e il venditori di souvenir, Capitan Antonio, proprietario di una bancarella posta davanti all’ormeggio, buon apprezzatore dei miei spaghetti offertigli il giorno del mio primo attracco. La tratta per raggiungere la città di Kalimnos è breve e ridossata al vento che oggi, e lo sarà ancora per i prossimi tre giorni, è debole. Poi si prevede forza sette e per allora vogliamo essere ben protetti all’attracco dI Leros dove la barca attenderà l’arrivo di Gino e della sua famiglia. Per noi, invece, li finirà la nostra breve crociera.
Nel pomeriggio avanzato superiamo il possente molo di sopraflutto del porto di Kalimnos, La città che ci appare davanti è distesa a ferro di cavallo lungo le rive della baia. Una lunga banchina ospita numerose barche, quasi tutte a vela. Attracchiamo accanto a un catamarano tedesco perfetto in ogni suo particolare, come solo gli armatori germanici riescono ad avere. Il confronto con Gattadapelare non può non essere più eclatante. La nostra vela di trinchetta è distesa lungo la falchetta, frettolosamente legata e fermata con una vetusta cima. La randa è adagiata malamente sul boma, anch’essa legata con numerose volte con una cima altrettanto vecchia e scolorita. Il nostro pozzetto, i cui lavori di rifacimento non sono mai iniziati, mostra il tek consunto con i commenti quasi scomparsi. Lungo le draglie penzolano numerose cimette che “possono sempre servire in ogni momento”. Personalmente le trovo, infatti, molto utili. La bandiera è un po’ consunta e sfilacciata. Insomma, la barca dà l’impressione di essere molto vissuta, più mezzo per “andar per mare” che non oggetto di culto. Osservando l’equipaggio del catamarano, una coppia di mezz’età, impeccabilmente vestita, mi chiedo se sono dei naviganti o delle comparse messe lì per un servizio fotografico. ( in momenti di autoanalisi, mi chiedo, però, se io non sia un poco snob, nell’accezione opposta a quella consueta. Probabilmente mi piace sentirmi più “duro marinaio” degli altri. Lascio aperto il giudizio a chi mi conosce).
Nel fare una passeggiata sul lungomare scopriamo un piccolo monumento raffigurante una vittoria alata. Tra i bassorilievi c’è una figura maschile nell’atto di lanciare un sasso. A parte gli abitanti dell’isola, pochi sanno la storia di questa figura. Durante il protettorato italiano del Dodecanneso ( o occupazione, secondo i patrioti locali) a Kalimnos scoppiò una sommossa contro gli italiani. Le donne, e solo le donne, iniziarono a lanciare sassi contro i carabinieri che non reagirono alla provocazione. Ma quando uno sprovveduto, unico uomo tra tante donne spinto da patriottica rabbia iniziò anche lui a lanciare pietre, un colpo di fucile lo abbattè. Da allora divenne l’eroe della “Petrespòlemos”, la guerra delle pietre.
Ceniamo, unici clienti, in una taverna al di là del lungomare dove un schermo tv ci mostra l’incontro di calcio tra Italia e Inghilterra. Non sapendo dei tempi di recupero e dei calci di rigore che ne sono seguiti, al termine del secondo tempo ce ne siamo tornati in barca insoddisfatti per lo scipito risultato raggiunto. Noi, che di calcio ci interessiamo ogni quattro anni, non sapevamo che l’incontro sarebbe andato avanti fino alla vittoria di una delle due squadre. Così, chi più di tutti noi,, se fossimo rimasti, avrebbe gioito della vittoria, il giovane Sebastian, è andato in cuccetta deluso del grigio risultato.
Nessuno è venuto a chiederci nulla per l’ormeggio.


lunedì 25 giugno 2012

25 giugno 2012.. Kalimnos città-Kalimnos Emborios.

Lasciamo questo porto soddisfatti di esserci tolta la curiosità di visitarlo, ma non vi abbiamo lasciato l’anima, Agli inizi del nostro viaggiare per i mari e le coste greche mia figlia ed io ci entusiasmavamo di tutto ciò che esperivamo. Ogni luogo possedeva il fascino della prima scoperta; sapori, odori, suoni, luci, anche quelli che oggi ci appaiono scontati, erano avvolti, allora, dal fascino di quella che noi chiamavamo grecità, un coacervo di sensazioni amalgamate con usi e costumi nutriti dall’ humus della storia e della mitologia. Oggi, dopo tanto esperire in virtù del nostro vagabondare in Egeo, siamo più selettivi. Il nostro entusiasmo è rimasto quello di allora, ma si accende solo per ciò che ci appare unico e originario. Immutate nella loro intensità, sono, invece, le sensazioni che ci dà la barca quando affronta il mare, sia esso calmo o agitato. Sensazione di libertà e di esaltazione per la promessa di conquista dello spazio limitato dal lontano orizzonte visibile o immaginato, comunque lontano anche quando nascosto dalla costa di un’isola.
Doppiato il promontorio che chiude ad ovest la baia sul fondo della quale si distende la cittadina, incontriamo un’onda ben formata anche in presenza di scarso vento. Ci accompagna per alcune miglia, fin quando la costa si piega verso est e appare il braccio di mare racchiuso e protetto da una isola che si allunga parallelamente alla costa. Qui il mare è calmo e le sponde accolgono qualche spiaggia e qualche albergo dall’aspetto invitante. Saremmo tentati di fermarci per un bagno, ma il portolano ci indica un tranquillo ormeggio più a nord, quasi alla fine di questo canale di mare, a sua volta protetto da un’isoletta. L’ormeggio si chiama Emborios e il nome stesso lo indica come luogo di antichi commerci, ma a parte un paio di taverne e a qualche edificio a vocazione turistica, non esiste il paese. Ormeggiamo su una delle boe messe lì dalle taverne e scendiamo a terra. Sulla riva ghiaiosa, sotto l’ombra di annosi tamerici, sempre presenti sulle rive delle isole greche, ci sdraiamo abbandonandoci alla quiete del luogo. La barca ruota lentamente sulla boa assecondando i refoli di vento. Marzia e i bambini sono alla scoperta dei dintorni. Scivoliamo dolcemente nel sonno pomeridiano.
La scelta della taverna dove cenare è obbligata dalla boa cui siamo attraccati. Ma siamo soddisfatti della sorte perché ci piace. E’ molto semplice e possiede solo due tavoli quasi sulla riva e posti anch’essi sotto due tamerici. Accanto a noi siede un equipaggio in parte italiano e in parte francese. Gente simpatica con la quale scambiamo qualche scherzosa parola. I bimbi giocano a palla sulla strada dove un fruttivendolo ambulante attende rari clienti. Ci sentiamo lontani anni luce dai problemi della vita quotidiana.

mercoledì 27 giugno 2012


26 giugno 2012. Emborius (Kalimnos)- Porto Lakki (Leros). Miglia

Kalimnos è separata dall’isola di Leros da un affollato stretto ricco di isolotti e di scogli. Il passaggio è possibile, ma la nostra rotta, questa volta, è volta a raggiungere l’insenatura di Porto Lakki a poche miglia sul lato occidentale dell’isola di Leros. La minacciata perturbazione non è ancora arrivata. Se ne avvertono i segnali da un aumento del moto ondoso e del vento che, però, sono ancora contenuti. Provengono dalla direzione dove si scorge, lontano una quindicina di miglia, l’isola di Patmos dominata dal biancheggiare della Chora , il paese alto sospeso tra l’azzurro pulito del cielo e il blu del mare ornato dalla bianca cresta di leggere onde birichine. Vorrei saper adeguatamente esprimere le emozioni che mi da questo mare, ma dovrei essere uno scrittore-poeta più bravo dello stesore di diari di bordo. E lì che Gino, il prossimo skipper di Gattadapelare, lascerà la barca al karnaio di Sozon, per trascorrevi l’inverno e completare i lavori non ultimati a Rodi.
L’accesso alla baia di Lakki è dominato da entrambi i lati da alte scogliere,veri bastioni di roccia sul quali si intravedono i resti militari di postazioni di fuoco a difesa di quello che fu uno dei porti strategici della marina da guerra italiana durante l’ultimo conflitto. Lungo le coste, a destra e a sinistra, si notano le vecchie e tristi costruzioni militari che furono i magazzini e le caserme, Sul fondo della baia numerosi alberi denunciano la sede di una grande marina, Più a sinistra si nota i paese che con lo stile fascista delle costruzioni non assomiglia certamente ad un villaggio greco. Sembra un insediamento della pianura pontina bonificata.
Attracchiamo all’inizio del paese dove si trova un’altra marina, piccola questa, dipendenza di una più grande che ha sede nel nord dell’isola a ridosso dell’aeroporto. Prendiamo accordi per lasciare qui, sorvegliata, la barca per una settimana in attesa dell’arrivo di Gino e della sua famiglia. Noi dopodomani scioglieremo questo equipaggio. Marzia e i bambini andranno alla loro amata Lipsi e noi, mia moglie ed io, torneremo a Kos per prendere l‘aereo per l’Italia.
Leros, isola evocatrice di tristi ricordi di guerra, approdo solamente tecnico nei nostri spostamenti su e già per le isole del Dodecanneso ci appare oggi in una veste diversa.
Con una macchina a noleggio siamo andati all’estremità meridionale dell’isola scoprendo l’esistenza di una piacevole insenatura ben riparata e. poco oltre, alte scogliere che si affacciano sullo splendido stretto oltre il quale, vicinissima, è Kalimnos. Siamo in una posizione dominante e lo sguardo vola lontano, fino alla cerulea costa turca. Lo scosceso sotto i nostri piedi, arido eppur ricco di cespugliose essenze mediterranee, giunge fino al mare. Alla nostra sinistra, alla fine dell’ampia baia dominata dalle rovine del castello eretto dai gerosolomitiani giace il piccolo borgo di Vromolithos. E’ un approdo meritevole di una sosta. Il suo porticciolo è gradevole, ma purtroppo sempre occupato dai piccoli pescherecci locali.
Un altro bellissimo panorama ci viene offerto da sopra l’alto promontorio settentrionale che domina l’ingresso dell’insenatura di Porto Lakki . Al cospetto di tanta bellezza offerta dalla natura si dimenticano le storie drammatiche che hanno avuto i medesimi scenari nei giorni succeduti all’8 settembre 1943.
Il mare sotto di noi è impegnato nell’eterna lotta contro la scogliera. La sua pervicacia, apparentemente imbelle, ha il sospiro dell’eternità. Poseidon non dubita, errando, dell’esito finale; lentamente la dura pietra si consuma sotto l’attacco delle onde. Tra mille, diecimila, un milione di anni esse continueranno a colpire la scogliera che, diversamente dalla immutabilità del mare, sarà, allora, diversa, arretrata, eppure ancora invitta.
Respiriamo, nel vento che lentamente rinforza, la possanza della natura e siamo felici di essere qui.

Abbiamo visto una gradevole piccola taverna sulla strada percorsa questa mattina e ci ritorniamo per la cena.

mercoledì 27 giugno 2012

27 giugno. Leros
In vista della prossima partenza che non rinunciamo alla possibilità di trascorrere qualche ora su una ciottolosa, stretta spiaggia a ridosso di alcune basse costruzioni. Di fronte a noi si erge il promontorio con il suo castello diruto e i mulini a vento ormai trasformati in suggestive abitazioni. Gli onnipresenti tamerici ci dispensano un po’ di ombra e assistono al nostro parco pasto. I bimbi giocano nell’acqua, instancabili di sentirsi bagnati e salati.
Il pomeriggio è dedicato ai preparativi per la prossima partenza.

28 giugno 2012. Leros-Lipsi e Leros-Cos

Alle 9,00 questo equipaggio si sfalda. Marzia, Maia e Sebastian prendono il traghetto che li porterà a Lipsi; io ed Elke poco dopo diamo le chiavi di Gattadapelare ad un servizievole guardiano della marina che le consegnerà al prossimo equipaggio: Gino, Maria, Clara e Bruno.
Poco dopo anche noi ci imbarchiamo per raggiungere Kos, da dove domani prenderemo l’aereo per Roma.