Una scalinata tra leggende e buona tavola: gita a Piacenza

località: piacenza
regione: emilia romagna
stato: italia (it)

Data inizio viaggio: domenica 9 giugno 2013
Data fine viaggio: domenica 9 giugno 2013

Il piacere fatto città: così si presenta Piacenza, a cominciare dal suo nome, che viene, appunto, dal latino Placentia. E’ con quest’ottima premessa che arriviamo qui in una bella giornata primaverile, da dedicare a questa città d’arte così vicina a Milano sia geograficamente che culturalmente, anche se appartenente all’Emilia Romagna.
Piacenza sorge sulla riva destra del Po, e il fiume, oltre ad aver avuto nella storia una grande importanza dal punto di vista logistico, economico e difensivo, per i piacentini rappresenta anche un legame emotivo con la propria città. Nel “Mondo Piccolo. Don Camillo”, Giovannino Guareschi dice, con fantasia campanilistica, che “il Po, l’unico fiume rispettabile che esista in Italia, comincia a Piacenza”. E aggiunge: “Il fatto che da Piacenza in su sia sempre lo stesso fiume, non significa niente”.
Piacenza viene spesso definita la Città dei Palazzi, grazie alla presenza di numerose dimore aristocratiche e borghesi, tra cui “il Gotico”, il palazzo dove ha sede il Comune. La città è molto vivibile, piena di giardini, oltre a una lunga serie di monumenti che testimoniano l’epoca del Ducato di Parma e Piacenza. Abbiamo iniziato il nostro giro dal Duomo per proseguire con la visita alla Basilica di Sant’Antonino, il patrono. In questa chiesa romanica, voluta da San Vittore, il primo vescovo di Piacenza, si riunirono nel 1183 i delegati della Lega Lombarda e l’imperatore Federico Barbarossa per firmare i preliminari della pace di Costanza. La Basilica conserva le reliquie del martire cristiano Antonino, oltre alle cinque tele del De Longe, raffiguranti le scene della vita del Santo.
Piacenza ha dato i natali a numerosi personaggi dell’arte e della cultura, dal politico e scrittore Melchiorre Gioia fino a Giorgio Armani e i calciatori Simone e Filippo Inzaghi. A proposito di eleganza, bellezza e miti dello sport, abbiamo colto l’occasione per visitare il Museo della Vespa e dello Scooter, una miniera d’oro per gli appassionati del genere. Certo non abbiamo nemmeno trascurato i musei più importanti della città, come quelli dell’imponente Palazzo Farnese, che ripercorrono la storia dell’arte a partire dal Medioevo, e il Museo di Storia Naturale, che contiene anche un interessante erbario ottocentesco e una collezione ornitologica.
Restiamo idealmente nella storia della città, decidendo di fermarci per cena presso il Ristorante Muntà di Ratt, in via Mazzini. Ci troviamo, infatti, in uno dei quartieri più amati di Piacenza, oltre che in uno dei locali più antichi. “Una foto d’epoca testimonia che già nel 1907 qui c’era un negozio di vini. Gli anziani della zona ricordano quando intorno alla metà degli anni ’50 frequentavano questo posto, che all’epoca deve essere stata un’osteria. Quando, nel 2007 l’abbiamo rilevato noi, era un pub ed è grazie al nostro lavoro che è tornato ad essere un ristorante con cucina tipica e semplice, in piena sintonia con la storicità del luogo”, ci spiega il signor Leonardo, che gestisce il locale insieme al socio Paolo, e alla mamma, conosciuta da tutti come Nonna Gegia, che cura i bellissimi fiori del dehor estivo e prepara gli squisiti dolci. Ai fornelli, troviamo il validissimo staff tutto al femminile: Imma, Gabriella, Nahir e Claudia.
Mentre iniziamo ad assaggiare i salumi del territorio e lo gnocco fritto, domandiamo ai titolari cosa significa esattamente il nome del locale. “Ci sono varie spiegazioni, tra cui la più romantica, e la più amata dai turisti, anche se quella meno accreditata dagli storici, è quella che fa riferimento all’inondazione del Po del 1907, quando i topi sarebbero scappati verso la parte alta della città correndo per questa scalinata. C’è anche chi collega il nome alla famiglia Ratti che risiedeva in un palazzo vicino, ma la spiegazione ufficiale pare sia quella che fa derivare il termine “Ratt” dal nome francese, dal suono simile, di una chiesa che durante il periodo napoleonico era lì dove oggi c’è un palazzo, in cima alla scalinata”, ci spiega Leonardo. “Senz’altro”, aggiunge, “questa discesa era la gioia dei bambini di qualche decennio fa, perché quando nevicava scendevano giù seduti su dei sacchi di patate usati a mo’ di slitta”.
La nostra cena prosegue con i tradizionali pisarei e fasò, oltre che con i tortelli di ricotta e con gli anolini preparati con lo stracotto. Se fosse inverno, tra le pietanze potremmo gustare il merluzzo, oppure la tipica pìcula, la carne di cavallo macinata e preparata in umido e servita con la polenta. Nella bella stagione sono invece imperdibili le grigliate, a base di eccellenti tagliate, costate e filetti. Dopo esserci deliziati con i dolci preparati dalle sapiente mani di Nonna Gegia, facciamo ancora una passeggiata tra le vie limitrofe, un tempo solcate dai canali addirittura navigabili come i navigli, pensando a quanto sarà bello tornare qui anche per goderci qualche serata di musica dal vivo, sorseggiando un buon aperitivo nel dehor o degustando una birra speciale.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.Piacenza.it
www.ristorantebirrerialamunta.it
Ristorante La Muntà
Via Mazzini, 72 Piacenza (PC)
Tel.: 0523/498929

Condividi questo articolo se ti è piaciuto...