Fascino medievale e buona tavola tra le colline dell’Oltrepò: una domenica a Varzi

località: varzi
regione: lombardia
stato: italia (it)

Data inizio viaggio: domenica 20 luglio 2014
Data fine viaggio: domenica 20 luglio 2014

Mentre si viaggia verso Varzi, il pensiero vola facilmente a molti secoli fa, quando sulla strada che collega la Valle Straffora con il mare, al posto dei camion c’erano i muli carichi di sale. Da Varzi infatti, data la sua posizione strategica, al confine tra tre regioni, transitava la famosa Via del Sale lombarda, i cui traffici stimolarono lo sviluppo della città. In tempi più recenti invece, fino a qualche decennio fa, avremmo potuto arrivare in questa bella e pittoresca città anche a bordo di un trenino, che all’epoca collegava la valle Staffora con Voghera.
Nota dal 993, e situata su un territorio abitato sin dalla preistoria, oggi Varzi è la meta ideale di un turismo “slow”, che apprezza le numerose testimonianze storiche e artistiche del luogo, insieme alla bellezza del paesaggio dell’Oltrepò Pavese. Arrivando in città, si viene avvolti dal fascino delle sue atmosfere medievali: le torri, il castello e le mura che ammiriamo oggi, furono costruiti nel secolo XIII su ordine del marchese Azzolino, capostipite della linea di Varzi della famiglia Malaspina che a lungo dominò queste terre. Varzi divenne una delle principali giurisdizioni dell’Oltrepò e il suo centro era pieno di uffici, negozi e magazzini, ma non solo: c’era “spazio” anche per qualche strega e ai misteri a loro connessi.
Infatti, uno dei primi edifici che visitiamo è il castello, nella cui robusta torre, detta “delle Streghe”, nel 1460 fu rinchiuso un folto gruppo di persone accusate di stregoneria, successivamente bruciate nella pubblica piazza.
Ma misteri e leggende avvolgono anche la vita religiosa della città, e proprio grazie al patrono San Giorgio. Nella chiesa parrocchiale sono conservate le reliquie del braccio e della mano destra del santo, portate in città tra il 1473 e il 1479. Si narra che una volta a un ladro, che tentò di rubare la reliquia si sia staccato il braccio. Ma non solo: tempo fa sul piazzale della chiesa c’era un enorme castagno d’India, chiamato in vari modi: l’albero delle streghe, del diavolo, ma anche del ladro della reliquia di San Giorgio, perché pare che il malvivente corresse intorno al castagno cercando di farla franca dopo il furto, ma proprio lì fu preso. In seguito l’albero cadde al suolo sradicato.
E’ legata invece al vicino paese di Ponte Nizza la figura di Frate Ave Maria, un religioso che nacque nel 1900 e divenne un pio eremita dopo essere rimasto cieco durante un incidente avvenuto quando era piccolo. Il suo eremo di Sant’Alberto di Butrio è una delle attrattive turistico-religiose del territorio.
Durante la nostra passeggiata visitiamo anche la chiesa dei Cappuccini, esistente già nel 702 d.C. e nota come l’antica pieve di San Germano, costruita in stile romanico con elementi gotici. Ammiriamo anche la Chiesa dei Rossi, il cui campanile fa da “faro” ai varzesi, e spostandoci dal centro storico alla frazione di Cella, distante una decina di chilometri, visitiamo il suggestivo Tempio della Fraternità, situato a 700 metri di altitudine ed eretto dal cappellano militare Adamo Accosa, reduce dalla seconda guerra mondiale per trasmettere un messaggio di pace, utilizzando delle pietre provenienti dalle rovine del conflitto mondiale. La chiesa è arredata liturgicamente con numerosi oggetti che ricordano i conflitti armati, trasformando gli ordigni di distruzione e di morte in simboli e richiami di vita.
Oltre che per le sue ricchezze storico-architettoniche, Varzi è nota anche per le sue prelibatezze, alcune particolarmente rinomate, come il salame di Varzi e la torta di mandorle. Dopo questo bel giro nella storia della città, la nostra giornata prosegue a tavola, presso il Ristorante Antico Varzi dove decidiamo di fermarci per pranzo. Lo storico locale a gestione famigliare si trova in via Ponte dei Sospiri, appena fuori dal centro storico, in una splendida posizione immersa nel verde e nei fiori. Lasciamo l’auto nell’ampio parcheggio e una volta all’interno, veniamo accolti con grande gentilezza dalla signora Lidia, la titolare che gestisce il ristorante insieme alle sue figlie. Visto il bel tempo, ci accomodiamo nel giardino, attrezzato anche con dei giochi per i bambini, ma non ci sfugge nemmeno la bellezza delle ampie ed eleganti sale interne, ideali anche per feste, cerimonie e banchetti. “Il 1 luglio 2014 erano ben ventisei anni che la nostra famiglia aveva avviato questo ristorante. Ma tra queste mura c’era una trattoria già agli inizi del Novecento, in paese si racconta che facessero le schitte. Successivamente, circa 50-60 anni fa, qui aveva invece sede il locale da ballo Saint Tropez”, rievocano il passato le titolari, mostrandoci anche una foto d’epoca dell’edificio appesa alla parete.
Tradizione e stagionalità sono i punti cardine della filosofia culinaria del ristorante il cui menù cambia spessissimo in modo da poter offrire sempre dei piatti preparati con ingredienti freschi e a chilometro zero. Il nostro pranzo domenicale inizia con un ricco antipasto di salumi del territorio, tra cui il celebre e squisito salame di Varzi, oltre alla pancetta e alla coppa a cui in autunno si aggiunge anche il cotechino, il tutto servito con lo gnocco fritto. Assaggiamo anche gli antipasti caldi della casa, tra cui la torta di zucchine, la parmigiana di melanzane, il voulevant al tartufo e il tortino ai funghi. Il menù contempla sempre due primi e due secondi, e stavolta gustiamo un ottimo risotto ai funghi e pasta di salame e i ravioli di brasato. Nel menù che cambia tutte le domeniche, è anche possibile trovare il risotto al tartufo, i pisarei e fasò, i malfatti, le crespelle, le girelle al tartufo, e in autunno le tagliatelle al sugo di cinghiale. Annaffiamo queste bontà con degli ottimi vini dell’Oltrepò tra cui il Bonarda e il Pinot Nero, ma degustiamo anche qualche etichetta piacentina come il Gutturnio, il Trebbiano e l’Ortrugo. Proseguiamo con la coppa al forno con funghi, mentre i nostri amici scelgono la punta di vitello farcita al forno. Nel periodo invernale si può trovare anche lo stoccafisso alla varzese e il cinghiale con la polenta, oltre alle lumache in umido. La ricca carrellata di pietanze preparate dal ristorante comprende anche la polenta con merluzzo, il brasato al Barolo e il maialino al forno.
Infine, ci deliziamo con le dolci tentazioni della casa, cominciando dalla tipica torta di mandorle, e assaggiando anche le torte di mele, di pesche e amaretti e di pere e cioccolato. Non resistiamo nemmeno ai semifreddi, disponibili in vari gusti: frutti di bosco, fragole, amaretto e torroncino, e ci lasciamo sedurre anche dal salame di cioccolato, dallo zuccotto di ribes e dalle crostate di ricotta e frutta fresca.
Rientriamo nella grande città dopo una bella passeggiata pomeridiana, sicuri di tornare ancora a Varzi anche per nuovi pranzi succulenti all’insegna della tradizione, anche magari in occasione della prossima fiera del Primo maggio, importante evento varzese con rievocazioni storiche, mostra mercato di animali, esibizioni a cavallo ed eventi enogastronomici.


Francesca Bertha
www.italiastory.com

PER INFORMAZIONI:
www.comune.Varzi.pv.it
www.ristoranteanticovarzi.it
Ristorante Antico Varzi
Via Ponte dei Sospiri, 3 Varzi (PV)
Tel.: 0383/52001 340/1413565

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