“C’era una volta a Torino”... Una giornata alla scoperta del favoloso capoluogo piemontese

località: torino
regione: piemonte
stato: italia (it)

Data inizio viaggio: venerdì 18 luglio 2014
Data fine viaggio: venerdì 18 luglio 2014

Lunghi chilometri di portici monumentali testimoni di secoli di storia, sontuose residenze sabaude, palazzi Liberty grondanti di decorazioni floreali, la cupola della Mole Antonelliana che svetta a 167,5 metri di altezza sullo sfondo delle bianche catene montuose delle Alpi che circondano la città dalle tante anime. Innumerevoli sale di musei che raccolgono la memoria storica, artistica e scientifica dell’umanità, luogo di pellegrinaggio religioso in quanto sede della Sacra Sindone, ma anche città misteriosa e intrisa di magia che Giorgio De Chirico definì “la più profonda, più enigmatica del mondo”: ecco solo alcuni fotogrammi del film immaginario che potrebbe raccontare Torino. Non sarà un caso che la prima industria cinematografica fosse stata stabilita proprio nel capoluogo piemontese, dove nel 1896 i fratelli Lumière, inventori del cinematografo, esibirono la prima proiezione di un film in Italia.
La nostra passeggiata in centro inizia proprio da quella che per lungo tempo fu considerata la costruzione in muratura più alta d’Europa: la Mole Antonelliana, simbolo di Torino. Secondo i progetti iniziali, l’edificio sarebbe dovuto diventare un luogo di culto ebraico, ma le varie difficoltà sorte durante la sua costruzione, iniziata nel 1863, fecero cambiare idea alla comunità ebraica che dieci anni dopo ci rinunciò, barattando la Mole, all’epoca coperta da un tetto provvisorio a 70 metri di altezza, con il Comune di Torino in cambio di un terreno su cui costruire una sinagoga. L’architetto Alessandro Antonelli lavorò alla Mole con dedizione fino alla sua morte, avvenuta nel 1888, all’età di novant’anni. In città divenne leggendario il rudimentale ascensore azionato da una carrucola con cui l’anziano architetto saliva a decine di metri di altezza per verificare personalmente lo stato dei lavori. Tuttavia, purtroppo egli non poté vedere l’opera compiuta come la conosciamo oggi, inaugurata solo dieci anni dopo la sua morte.
All’interno della Mole ha sede il Museo nazionale del Cinema, uno dei musei più visitati d’Italia che ricostruisce la storia del cinema attraverso un emozionante percorso interattivo.
Durante il nostro viaggio a ritroso nella storia torinese raggiungiamo anche la Porta Palatina, monumento che durante l’epoca romana consentiva l’accesso alla città da settentrione, allora chiamata Augusta Taurinorum. Insieme all’antico teatro, è compresa nel Parco Archeologico inaugurato nel 2006. A causa delle imponenti opere di pianificazione urbana effettuate a partire dal Seicento, a Torino non sono molti i monumenti medioevali o rinascimentali, ma ad es. il quattrocentesco Duomo fa parte di questi. Denominata Cattedrale di San Giovanni Battista, è il principale luogo di culto della città. Al suo interno, sotto la sontuosa Tribuna Reale, è custodita in una teca la Sindone, mostrata ai fedeli in occasione delle grandi ostensioni.
Arriviamo così nell’epoca sabauda che fu sicuramente una delle più proficue anche dal punto di vista architettonico. Torino divenne capitale del ducato di Savoia nel 1559, e nel 1713, anno in cui i duchi di Savoia ottennero il titolo di re, diventò la capitale del regno. Risalgono a quel periodo storico diversi meravigliosi palazzi del centro, oggi facenti parte del sito seriale Unesco Residenze Sabaude, tra cui Palazzo Carignano, il complesso architettonico del Palazzo Madama e della Casaforte degli Acaja, oltre allo stupendo Palazzo Reale, teatro della politica del regno per almeno tre secoli. Il sontuoso edificio, progettato tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, e in origine adibito a palazzo vescovile, rappresenta il cuore della corte sabauda ed è tra i monumenti più visitati d’Italia.
La nostra giornata prosegue nella storia torinese anche a tavola, e dalla corte reale ci basta una breve passeggiata per continuare a sognare i tempi che furono, raggiungendo il Ristorante C’era una volta in corso Vittorio Emanuele II 41, a due passi dalla stazione di Porta Nuova. Situato al primo piano di una palazzina ottocentesca, il locale ci colpisce per la sua atmosfera calda e accogliente. Una scrivania d’altri tempi vicino all’entrata con sopra un modello storico di macchina da scrivere, libri d’epoca e un’esposizione di olii e distillati pregiati, sono tutti dettagli carichi di poesia che contribuiscono a creare un ambiente speciale dove anche la nostalgia diventa un ingrediente piacevole. “Il ristorante nasce nel 1969, e la nostra filosofia è quella di fondere tradizione culinaria con la raffinatezza delle creazioni personalizzate dallo chef e patron Angelo. Dal 2007 all’attività di ristorazione abbiamo affiancato anche quella di catering, offrendo un servizio elegante con piatti di alta qualità”, ci spiega il signor Luciano, il titolare che ci accoglie in sala.
Iniziamo con la tradizionale bagna caoda, e con la tarte tatin di pere e robiola di Roccaverano con cougna. Tra gli sfiziosi antipasti gustiamo anche una sfogliata agli asparagi di Santena al ciliegino emulsionato. Proseguiamo con i tipici agnolotti del plin alle nocciole di Cortemilia, mentre i nostri amici scelgono il nido di riso Carnaroli ai piselli e pancetta al Barolo. Non resistiamo nemmeno a una delle specialità del ristorante, i tajarin alla Vittorio Emanuele II, fatti con un ragù di fassone piemontese, con tre tagli di carne diversi spadellati con vino bianco. A proposito di vino, uno dei fiori all’occhiello del ristorante è la sua cantina che conta oltre 400 importanti etichette, principalmente piemontesi, senza tralasciare le migliori etichette nazionali e nemmeno le bollicine sia italiane che francesi. E’ inoltre possibile mangiare all’interno della cantina, degustando a fine cena dei distillati selezionati e fumare un sigaro.
Tra le pietanze scegliamo una squisita scottata di fassone alla barba di frate, e assaggiamo anche gli straccetti di fassone al Barolo caramellato. I nostri amici optano per la toma croccante con favette, mentre alcuni di noi vanno sui classici fritti e bolliti misti. Scambaindo quattro chiacchiere con i titolari scopriamo che è anche possibile degustare diverse tipologie di carne fatte al camino al momento, davanti agli ospiti: sarà l’esperienza culinaria da provare la prossima volta. Tornando qui in autunno, troveremo inoltre un autentico trionfo di funghi e tartufi, profumati e prelibati protagonisti di numerose specialità.
La nostra giornata torinese si conclude in gran dolcezza grazie agli sfiziosi dessert della casa tra cui “Piemonte in bocca”, un piatto composto da bunet, mousse di gianduia e fonduta di cioccolato. Non resistiamo nemmeno al tortino di nocciole tonde su crema allo zabaione e alla panna cotta agli amaretti di Mombaruzzo su crema al passito.
Ci rimane ancora molto da vedere in questa città, dove torneremo senz’altro volentieri per scoprire nuovi capitoli di quel bel romanzo che inizia così: “C’era una volta a Torino...”

Francesca Bertha
www.italiastory.com

PER INFORMAZIONI:
www.comune.Torino.it
www.ristoranteceraunavolta.it
Ristorante C’era una volta
Corso Vittorio Emanuele II, 41 Torino
Tel.: 011/655498

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