Sul lago dei miracoli custoditi dai cormorani: un weekend di pace tra Angera e la vecchia Capronno

località: angera
regione: lombardia
stato: italia (it)

Data inizio viaggio: sabato 13 settembre 2014
Data fine viaggio: domenica 14 settembre 2014

Un’oasi naturalistica, un’isola la cui storia potrebbe ispirare fior di romanzi tra fantasy e noir, una Madonna che lacrima, il sorriso di mille bambole e perfino un sasso sott’acqua, chiamato affettuosamente ”sass da la bestemmia”: ecco solo alcune delle tante cose curiose e interessanti che si possono trovare ad Angera, splendida città situata sulla sponda orientale del Lago Maggiore.Il nostro sguardo scruta un po’ le alture, incontrando la celebre Rocca Borromea, fondata dai Longobardi e oggi sede del Museo della Bambola, che domina il paesaggio da una roccia alta circa duecento metri, e un po’ l’azzurro specchio d’acqua da cui spunta un grazioso e spettinato isolotto. La Rocca e l’isola Partegora: benvenuti nel teatro in cui si svolsero la maggior parte degli avvenimenti, romantici, miracolosi, ma anche sanguinosi della storia di Angera.
Molti anni fa nella Rocca viveva un castellano con sua figlia, la bellissima Radegonda. In quel periodo gli abitanti di Angera erano terrorizzati dal marchese Margolfo che pretendeva delle tasse altissime e quando la popolazione non riusciva a pagarle, lui col suo esercito incendiava le case e devastava i campi. Radegonda, per non doverlo incrociare, prima delle sue scorrerie si rifugiava sempre sull’isolotto di fronte ad Angera, ma una volta non fece in tempo a nascondersi e Margolfo, appena la vide, decise di sposarla nonostante lei non volesse. La ragazza passò il tempo che la separava dal matrimonio piangendo sul suo isolotto, dove però un giorno arrivò a farle compagnia un bellissimo giovane sceso dal cielo: era il principe delle nuvole. Radegonda riuscì ad evitare le nozze col terribile Margolfo grazie alle sorelle del principe, le nuvole nere, le quali scatenarono una tempesta affondando la barca del marchese che riuscì comunque a vendicarsi. Nel punto dove la barca di Margolfo affondò, durante un terribile periodo di siccità emerse uno scoglio con su scritto: quando mi vedrete, piangerete.

Negli anni 300 sull’isolino si fermarono anche i santi fratelli Giulio e Giuliano, che pensavano di costruirvi una casa per la vecchiaia. Un mattino però, Giulio ebbe un’intuizione profetica: “Un lupo e una volpe qui faranno strazio di carni innocenti. Allontaniamoci!” La nefasta profezia purtroppo si avverò, anche se molti anni dopo. A finire trucidato sull’isolotto nel 1066 ad opera del vescovo Guido da Velate (il lupo) e di sua nipote, nonché concubina Oliva de Vavassori (la volpe), fu Arialdo da Cucciago, santo fondatore del movimento religioso pauperistico Pataria. L’efferato delitto scosse gli angeresi e dopo qualche tempo l’immagine di Arialdo si manifestò a un anziano pescatore, divenuto protagonista di una pesca miracolosa e abbondante. Gli assassini, temendo di venire scoperti, disseppellirono il cadavere, lo fecero a pezzi, lo bruciarono e lo buttarono nel lago. Ma i resti del buon Arialdo furono ugualmente trovati, nei pressi di un enorme sasso sommerso (chiamato sass da la bestemmia), avvolti da un miracoloso profumo di giglio, e dopo ulteriori tarversie vennero portati a Milano dove il santo trovò finalmente degna sepoltura presso la chiesa di San Celso.
A versare delle lacrime per la brutale di morte di Arialdo non furono soltanto gli abitanti del paese, ma anche la Madonna di un capitello votivo posto sulla riva del lago. Sul luogo dove nel 1657 la sacra immagine pianse lacrime di sangue, oggi sorge il Santuario della Madonna della Riva, centro del culto mariano del territorio.
A seguito di questo emozionante percorso nella storia angerese, ci avviamo verso la nostra dimora per questo weekend: la Locanda La Casetta presso il Ristorante Osteria Vecchia Capronno. Raggiungiamo la frazione Capronno, fino al 1928 comune autonomo, dopo circa dieci minuti di auto e parcheggiamo comodamente nel cortile della struttura. Le nostre stanze, luminose e arredate con stile e vestite di colori caldi, sono molto comode e dotate di molti comfort, tra cui il frigobar e la televisione. La nostra impressione di sentirci come a casa, in famiglia, viene rafforzata sia dalla tranquillità che caratterizza il piccolo borgo agricolo dal fascino senza tempo, che soprattutto dalla calorosa accoglienza che ci riservano i titolari, la famiglia Ronga. “I nostri genitori, Giovanna e Federico si dedicano alla gestione amministrativa della locanda, mentre io e mio fratello Vincenzo ci occupiamo del ristorante”, ci spiega il signor Carmine mentre ci accomodiamo nella caratteristica sala dell’osteria. “In questo edificio del centro storico di Capronno c’è sempre stata una piccola osteria, e dal 1992 è stata la nostra famiglia a decidere di realizzare in questo angolo di pace il nostro sogno di aprire un ristorante che attraverso i cibi, le bevande e l’accoglienza creasse un armonioso collegamento con la natura, la pace, gli spazi e il silenzio del territorio circostante”, prosegue il racconto di Carmine. “Oltre all’osteria e alla locanda, abbiamo creato anche una struttura dell’anima che si chiama “Al Praticello”, dove organizziamo serate di musica live principalmente con artisti jazz di fama internazionale, come ad es. Gigi Di Gregorio che ha suonato da noi qualche tempo fa.”
La nostra cena, all’insegna di un menù che cambia quasi tutte le settimane e a volte comprende anche piatti ispirati dal momento e segue sempre la stagionalità, inizia con una squisita zuppa di delicatissime cipolle francesi, una delle varie zuppe, star della stagione autunnale e invernale, anche a base di cereali, legumi e vari abbinamenti con verdure provenienti dall’orto. Assaggiamo anche la deliziosa formaggina all’antica, un formaggio fresco della zona servita con la cipolla stufata nel burro su un letto di polenta o con crostini abbrustoliti. A seguire, gustiamo dei primi preparati con pasta fatta in casa con funghi freschi e altri sughi sfiziosi e abbiamo la fortuna di poter scoprire anche una creazione chiamata “Tramonto di stagione”, che Carmine ha presentato anche allo show cooking dell’evento Settembre angerese. Si tratta di un buonissimo risotto alla zucca con il formaggio francese comtè e riduzione di Mott Carè della Cascina Piano, che viene servita sul risotto come una sorta di salsa.
Vista la distanza di alcuni chilometri dal lago, il menù prevede poco pesce, anche se ad esempio gli agoni in carpione e le trote salmerine affumicate sono molto apprezzati. I cavalli di battaglia tra le pietanze sono rappresentati però da specialità di carne, come ad es. gli stinchi di vitello e di maiale che sono dei piatti simbolo del locale, oltre agli stufati e ai brasati. Ci piacciono molto anche le carni alla piastra, accompagnate da una salsa di vino rosso caramellato e dalle marmellate create con la frutta di Capronno.
Infine, non possiamo certo resistere agli sfiziosi dolci fatti in casa tra cui la torta al cioccolato, il pasticcio di mele con gelato alla crema, la torta caprese fatta con trito di madorle e cioccolato fondente di Capri – una specialità che Carmine ha imparato dal padre napoletano -, e il Linz, con nocciole tritate e marmellata di frutti di bosco.
Passiamo il resto del nostro weekend di relax tra passeggiate in centro e nell’Oasi della Bruschera, un’area protetta di 400 ettari con lunghi sentieri sterrati circondati da salici bianchi, ontani neri e canneti. Prima di ripartire per la città, ripassiamo nei pressi dell’Isolotto Partegora. Un cormorano della colonia che da qualche anno risiede lì, ci guarda come per domandarci: “Tornerete, vero, in questo luogo dei miracoli?” La nostra risposta è naturalmente sì.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.Angera.va.it
www.locandalacasetta.it
www.vecchiacapronno.it
Osteria Vecchia Capronno
Fraz. Capronno
Piazza Matteotti, 17
Tel.: 0331/957313

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