Dalle corti cinquecentesche alla valle del buon vino: una giornata a Gattinara - Prima parte

località: gattinara
regione: piemonte
stato: italia (it)

Data inizio viaggio: venerdì 3 ottobre 2014
Data fine viaggio: venerdì 3 ottobre 2014

Convincere i principi elettori a sostenere il giovane Carlo V nella sua ascesa al trono di imperatore, guidare i negoziati per un’alleanza tra Inghilterra, Santo Romano Impero e Santa Sede dopo l’invasione francese nel 1521 dei territori di Navarra e Calais, o mediare affinché durante la Dieta di Worms anche Martin Lutero potesse esprimere le proprie ragioni: ecco solo alcune di quelle occasioni internazionali di particolare delicatezza in cui le straordinarie capacità diplomatiche del cardinale Mercurino Arborio di Gattinara furono decisive. Il grande politico e umanista originario della città valsesiana, divenuto addirittura Gran Cancelliere di Carlo V, riusciva dove altri non avrebbero nemmeno osato grazie alla sua preparazione e alla sua tenacia, ma non solo. Aveva anche un potente alleato dal fascino irresistibile: il vino di Gattinara, che fu proprio lui a far conoscere all’estero e che contribuì a placare gli animi in più di un caso, riuscendo a trasformare riunioni irte di ostilità in occasioni conviviali di scambio costruttivo. Mentre i nomi di molti di quei commensali sono ormai caduti nel dimenticatoio, il vino Gattinara d.o.c.g. continua a brillare di fama internazionale.

La nostra gita a Gattinara capita proprio nel periodo ideale per poter conoscere l’anima della città di origini romane e fondata nel 1242 come borgo franco da Vercelli e nota per il suo buon vino sin dai tempi di Carlo Magno: i giorni della vendemmia quando gli interminabili filari dei vigneti circostanti si tingono dei colori caldi dell’autunno e consegnano ai viticoltori i grappoloni maturi di Nebbiolo. Grappoli presenti anche nello stemma comunale, in cui è un bel gattone a custodire la vite carica di uva. Lo stesso gatto con in mano un calice di vino rosso compare anche nelle vignette che aiutano gli allievi sommelier a memorizzare i nomi dei vini piemontesi per far loro ricordare il vino Gattinara, nonostante che il toponimo non sia probabilmente legato ai gatti, ma derivi dal termine latino ”catuli ara”, ovvero l’altare di Catullo.

Dopo un giretto tra le colline del vino raggiungiamo l’antica Torre delle Castelle la cui struttura massiccia, facente parte di un complesso difensivo di cui oggi si possono vedere i resti, domina la città dall’alto. La torre risale all’XI secolo, mentre le trecentesche cortine in muratura circostanti furono innalzate durante il dominio visconteo. La vicina chiesetta di antiche origini rimase distrutta nel 1950, e al suo posto oggi sorge la Cappella della Madonna della Neve, eretta dagli Alpini.
Ritornando nel centro storico, la nostra passeggiata tra i pittoreschi palazzi colorati e ornati di balconi ricolmi di fiori ci riporta sulle orme del cardinale Mercurino Arborio. Fu infatti lui a esprimere nel proprio testamento la volontà che a Gattinara venisse fondato un monastero di monache Clarisse e un convento di canonici Lateranensi. Il monastero di Santa Chiara entrò in funzione nel 1532 e sebbene Mercurino Arborio fosse morto due anni prima, era come se avesse continuato a vigilare attraverso la sorella Lucrezia che lui stesso aveva nominato come prima badessa del convento. Oggi della struttura, ormai in disuso, si può ancora ammirare il cortile che conserva le linee rinascimentali del chiostro, nonché la chiesa di Santa Chiara. In centro visitiamo anche la casa natale del cardinal Mercurino, amato in città anche perché rendeva possibile alle ragazze provenienti da famiglie povere di avere una dote dignitosa. Poco distante si trova la chiesa di San Francesco e l’annesso convento. Fino al XVII secolo sul posto si ergeva la chiesa di San Giulio, costruita nel 1447 come ex voto per la liberazione dal flagello dei lupi che all’epoca terrorizzavano i gattinaresi con le loro incusrioni nell’abitato. La vecchia chiesa venne demolita nel 1619 per far posto al convento dei frati francescani, presenti in città dal secolo prima in qualità di assistenti spirituali delle monache clarisse. C’è chi, con un pizzico di malizia, dice che il monastero di Santa Chiara e il convento di San Francesco fossero collegati da dei cunicoli segreti che sarebbero serviti per agevolare lo scambio, non necessariamente solo di carattere spirituale, tra gli abitanti dei due conventi.
Oltre alla Torre, a disegnare lo skyline della città è l’imponente cupola insieme al campanile della chiesa parrocchiale di San Pietro, dove è sepolto Mercurino di Gattinara. Costruita, sempre per volontà del cardinal Mercurino che qui riuscì a dare una casa ai canonici regolari Lateranensi, la chiesa sorge sul luogo di un’antica pieve dedicata a San Pietro. Della struttura originale oggi restano la base del campanile e la facciata ornata da fregi laterizi. Presso la casa parrocchiale si possono ammirare diverse opere d’arte di pregio, tra cui una tela di Gaudenzio Ferrari, dell’Ultima Cena.

Restiamo immersi nelle atmosfere della Gattinara di una volta anche durante la nostra cena, presso l’Osteria La Briòska, in corso Valsesia. Quando ci accomodiamo nella caratteristica sala dalle volte a doppio ombrello, ci sembra di essere in un antico convento, e scambiando due chiacchiere con i titolari, scopriamo che è proprio così. ”Le fondamenta di questo edificio risalgono al 1242, anno di fondazione della città. La sala in cui ci troviamo è invece di origine cinquecentesca ed è caratterizzata dalle volte tipiche che all’epoca si usavano nei refettori. Questo cortile era probabilmente abitato dai monaci di una comunità, e in fondo c’erano gli orti del cardinal Mercurino. Nell’edificio ci sono diverse stanze piccole, ognuna munita di un camino: molto probabilmente si tratta di antiche celle di monaci”, ci spiegano la signora Pinuccia e il signor Tino, i titolari che gestiscono il ristorante insieme al figlio Pietro e la nuora Rosanna, con la collaborazione di Giulia in sala. Il loro racconto prosegue arrivando a tempi più recenti, parlando delle tradizioni contadine che contribuiscono a mantenere vivo uno spirito conviviale, scherzoso e sincero nello stesso tempo. ”Il nome Briòska viene da un’usanza tipica ormai scomparsa. Nell’Ottocento, quando a Gattinara un produttore di vino aveva delle rimanenze, poteva aprire un piccolo spaccio in casa propria per vendere al minuto il vino. Queste erano le cosiddette briòske, facilmente riconoscibili grazie a una pianta di ginepro posta all’entrata”.
Negli anni che avevano preceduto l’apertura dell’Osteria, avvenuta l’11 ottobre 2007, nelle sale del locale c’era il negozio di abbigliamento del padre del signor Tino, attività successivamente trasformata in sartoria che produceva vestiti in pelle. Se prima questo luogo era la meta di chi desiderava un bel capo alla moda, oggi richiama anche da lontano le persone che hanno voglia di gustare una buona cena basata sui sapori del territorio e della cucina povera di una volta, annaffiandola con il mitico vino Gattinara. Vino, che entro breve sarà possibile anche degustare e acquistare presso l’enoteca annessa all’osteria e gestita da Pietro e Rosanna. „Mentre all’osteria serviamo esclusivamente le etichette del territorio, presso l’enoteca sarà possibile trovare anche qualche vino particolare e poco conosciuto”, ci anticipano i titolari.

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