Al campo del Palio con Alfieri, i mercanti di una volta e i fantasmi in gonnella: gita ad Asti

località: asti
regione: piemonte
stato: italia (it)

Data inizio viaggio: venerdì 14 novembre 2014
Data fine viaggio: venerdì 14 novembre 2014

“Via, via, vieni via con me”, canta Paolo Conte, e stavolta abbiamo preso alla lettera le parole della famosa canzone, venedo a visitare Asti, la città natale del grande cantautore. Conosciuta anticamente come la città delle cento torri, Asti, libero comune nel Medioevo, con diritto di battere moneta, fu da sempre un importante centro artistico, commerciale e anche bancario, grazie alle cosiddette casane, dei banchi che esercitavano attività di cambio valuta e di prestito su pegno. Famosa per i suoi vini, tra cui l’Asti spumante, la città è sede ogni anno di un importante concorso enologico, la Douja D’Or. Ma anche la tradizione medievale trova spazio tra le più belle manifestazioni della città, grazie all’antichissimo Palio, che si svolge nel mese di settembre e che culmina con la coloratissima corsa dei cavalli in cui si contendono la vincita i quattordici rioni storici della città. Iniziamo la nostra passeggiata in città dalla Cattedrale di Santa Maria Assunta, costruita in tipico mattone rosso in cotto su una precedente basilica, e che al suo interno conserva le opere di importanti pittori e scultori astigiani.
Un’incisione cinquecentesca rende la campana della Torre dell’Orologio, eretta a partire dalla fine del XII secolo, una sorta di “campana parlante”. Dice, infatti la scritta: “Un tempo scandivo le ore della giornata. A causa della guerra sono stata trasformata in macchina. Ora sono restituita al mio primitivo compito.” La Torre Comentina invece fu usata per diversi secoli come posto di comando durante la corsa dei cavalli del Palio.
Asti ha dato i natali anche a uno dei più importanti intellettuali del Settecento: il poeta e drammaturgo Vittorio Alfieri, a cui oggi è dedicata una piazza della città. Ma a proposito di scrittori, era di Asti anche il poliedrico Giorgio Faletti. Quando arriviamo al Palazzo Catena, importante edificio medievale della città, incontriamo una signora che ci racconta una storia misteriosa che ci ricorda le atmosfere dei libri di Faletti: in questo palazzo abiterebbe tuttora il fantasma di Iginia d’Asti, protagonista di una tragedia di Silvio Pellico. Se ciò fosse vero, Iginia sarebbe in buona compagnia, perché la leggenda vuole che in centro vaghi anche un altro spirito femminile, quello dell’irrequieta contessa Adelaide, discendente di Arduino d’Ivrea, re d’Italia nel decimo secolo.
Se qui la storia si respira ad ogni angolo, questo vale anche per la zona in cui si trova il ristorante dove ci fermiamo per gustare le specialità del territorio: la Trattoria del Mercato, in corso Einaudi, a ridosso della storica piazza Campo del Palio, da sempre nota come piazza del Mercato, visto che proprio lì si svolge, sin dai tempi più antichi, il grande mercato di Asti. Accomodandoci nella spaziosa e luminosa sala arredata con gusto moderno ed elegante, scambiare due chiacchiere con i titolari ci consente di ricostruire l’affascinante storia del locale che s’intreccia con quella del quartiere. “La Trattoria del Mercato, fondata nel 1895, in origine si trovava dall’altra parte della piazza, dove oggi c’è il Caffè del Mercato. Gestita dalla nostra famiglia a partire dal 1946, inizialmente era una locanda dove oltre a mangiare gli squisiti piatti preparati da Pierina Montersino, i commercianti che arrivavano per il mercato, potevano anche soggiornare nelle camere situate sopra la trattoria e c’era pure uno stallaggio per il bestiame. Successivamente la gestione passò alla figlia di Pierina, la zia Rosalba la cui presenza, esperienza ed entusiasmo sono tuttora la colonna portante del locale. La trattoria di una volta, che apriva ogni giorno alle sei del mattino ed era frequentata da persone di ogni ceto sociale era nota per i piatti tipici e gustosi del territorio. Come una piola d’altri tempi, era arredata con sedie di legno con la seduta in paglia e tra una chiacchiera e l’altra si gustavano le specialità della tradizione”, racconta il signor Giuseppe che oggi gestisce la trattoria con il figlio Alessandro, il cuoco. A un certo punto, nel 2000, la casa a due piani in cui aveva sede la trattoria, venne demolita, ma fortunatamente l’attività non ha dovuto allontanarsi dalla storica piazza, e ha riaperto presso la sede attuale nel 2004. “Oggi siamo in un locale dallo stile architettonico al passo con i tempi, ma continuiamo a mantenere anche svariate specialità della tradizione, così possiamo accontentare sia la clientela più giovane e amante delle novità che le persone affezionate ai sapori di una volta. A tutti fa piacere inoltre il buon rapporto qualità-prezzo che consente di mangiare antipasto, primo, secondo e dolce spendendo 25-30 euro”, spiegano Giuseppe e Alessandro mentre iniziamo a gustare il nostro ricco antipasto piemontese che è piaciuto molto anche a Luis Sepùlveda che è stato ospite della Trattoria qualche tempo fa, lasciando in ricordo un tovagliolo firmato. Cominciamo con il vitello tonnato all’Ottocentesca, preparato con i tuorli d’uovo e le acciughe, senza la maionese. A seguire, gustiamo la lingua in verde, la carne cruda battuta al coltello e la tipica bagna caoda, che viene anche proposta come piatto unico con le verdure e le uova. I nostri amici che preferiscono le novità, assaggiano una sfiziosa rivisitazione del vitello tonnato, fatto avvolgendo il trancio di tonno nella fetta di vitello e condito, anziché con la salsa tonnata, con una leggera salsa allo yogurt. Tra gli antipasti “giovani” piacciono molto anche il tortino di riso Venere con salsa al melograno, la crema di zucca servita in un bicchiere, con sopra una fetta di bacon croccante e i cestini di pane con la castagna al Brandy. Proseguiamo con gli squisiti primi piatti di pasta fresca, sia tradizionali che rivisitati, tra cui i tagliolini ai porri su pesto di pomodorini secchi, i tipici plin ai tre arrosti, gli gnocchi di patate al Castelmagno, i tajarin con pancetta e nocciole e i tagliolini al ragù piemontese bianco, senza l’aggiunta di pomodoro. Essendo la stagione dei funghi e dei tartufi, gustaimo anche i tagliolini al burro e tartufo, e a seguire, le uova al tegamino o nella cocotte con le profumate scaglie di tartufo. Annaffiamo queste bontà con degli ottimi vini sia del territorio che di altre regioni.
Tra le pietanze abbiamo il piacere di gustare uno dei piatti per eccellenza della tradizione, ormai difficile da trovare in giro: la finanziera. Sempre nell’ambito dei sapori classici, mangiamo un ottimo bollito alla vecchia maniera, con le due salse, verde e rossa. Fa proseliti anche il filetto di sanato avvolto nella verza con riduzione alla liquirizia, e piace molto anche il carrè d’agnello. Non resistiamo certo nemmeno al fritto misto e alla trippa, disponibile su ordinazione, e sempre per celebrare il tubero che Gioacchino Rossini chiamò il “re dei funghi”, eccoci a gustare le costolette alla milanese di agnello col tartufo sopra. La nostra giornata astigiana si conclude in gran dolcezza grazie agli sfiziosi dessert della casa, in primis gli immancabili bunet e la crème caramel, ma ci lasciamo tentare anche dal tiramisù, dalle squisite crèpes, dalle mele caramellate col gelato e dall’irresistibile tortino al cioccolato col cuore fondente. Dopo questa bella giornata, siamo certi di tornare presto ad Asti, e speriamo di non perderci nemmeno il prossimo Palio. Se poi capiteremo alla Trattoria del Mercato durante la bella stagione, potremo anche assaggiare la mousse di cheescake, una specialità estiva della casa: un motivo in più per seguire con piacere le orme dei mercanti di una volta.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.Asti.it
www.trattoriadelmercato-Asti.com
Trattoria del Mercato
Corso Luigi Einaudi, 140
0141/34559

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