Un antico borgo del vercellese da scoprire tra storia, arte e buona tavola: gita a Borgo d’Ale

località: borgo d'ale
regione: piemonte
stato: italia (it)

Data inizio viaggio: venerdì 5 dicembre 2014
Data fine viaggio: venerdì 5 dicembre 2014

Chi l’ha mai vista una torre con le ali? La risposta è semplice: tutti quei viaggiatori che negli ultimi oltre settecento anni sono passati da Borgo d’Ale, grazioso centro del vercellese, facilmente raggiungibile da città come Milano, Torino o Alessandria. Fondata nel 1270 dagli abitanti di quattro antichi villaggi dai nomi fiabeschi, Erbario, Clivolo, Meoglio e Areglio, oggi la città porta nel suo stemma l’immagine della torre alata, che forse inizialmente era una visione o un sogno di qualcuno che si era stancato delle continue lotte tra il re Arduino di Ivrea e i vescovi di Vercelli che da lunghi anni si contendevano il dominio sui quattro paesi. Per uscire da quella situazione di perenne belligeranza, l’unico modo era “mettere le ali”, ovvero fondare un nuovo borgo dove trasferirsi ritrovando la pace. Le quattro ali simboleggiano i quattro villaggi originari, ma un tempo erano quattro anche le porte di accesso alla città murata.
La nostra gita inizia proprio varcando Porta d’Alice, l’unica delle quattro porte sopravvissute alle tempeste della storia. Costruita in mattoni a tre arcate, la porta che delimitava il borgo verso Alice è anche chiamata “napoleonica”, visto che è stata ristrutturata nel 1780. Percorrendo la strada principale che porta in centro, riconosciamo il battito d’ali dell’anima degli abitanti della città anche nelle creazioni dei più piccoli che hanno riempito l’asfalto di coloratissimi disegni raffiguranti comete, stelle, case, alberi e un grande sole sorridente. Qualcuno di quei pittori in erba seguirà forse le orme di un illustre nativo di Borgo d’Ale, il fisico e matematico recentemente scomparso Tullio Regge, che una volta disse: “Non credo ci sia una teoria cosmologica definitiva, ma infinite ipotesi che inglobano via via le precedenti. Lo spettacolo non finirà mai.”
Continua anche lo spettacolo che passo dopo passo ci svela nuovi episodi storici di questo territorio. Nel cuore del centro visitiamo la chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo, eretta nel 1770 sul luogo di una vecchia chiesa e di un’abitazione. Affiancata da un suggestivo campanile e sormontata da un’imponente cupola, la parrocchiale è stata recentemente ristrutturata. Poco distante troviamo la seicentesca chiesa della ex Confraternita di San Francesco, munita di un caratteristico portico aggiunto a fine Ottocento. Il fascino francescano dell’edificio si percepisce chiaramente nonostante che ormai sia sconsacrato e venga utilizzato come biblioteca civica e sala per attività culturali.
Spostandoci fuori dalle antiche mura del borgo, nei territori dove sorgevano i vecchi villaggi, scopriamo diversi altri monumenti di grande interesse storico come ad esempio la chiesa romanica di San Michele a Clivolo, costruita tra il 1050 e il 1075 con dignità di pieve. L’edificio religioso che conserva diversi affreschi medievali è stato varie volte ristrutturato, l’ultimo intervento risale al 1969.
Seguendo un itinerario spesso battuto dagli escursionisti che vanno a visitare l’altura dove sorgeva il castello del Bric dal Munt, eretto prima del secolo XI e interamente distrutto nel 1470, raggiungiamo il Santuario della Madonna della Cella, nota anche come la chiesa di S. Maria di Meoglio, visto che l’edifico originario, di cui oggi possiamo ancora osservare le rovine accanto alla chiesa nuova eretta a metà Ottocento, era la chiesa del paese. Il Santuario si trova in un prato immerso nei boschi da cui si snodano i Sentieri di Nadia, un percorso turistico, ed è abbracciato da una serie di cappelle votive disposte in cerchio.
Tuttavia si sa, dove ci sono boschi dal fascino a volte oscuro e inquietante, nascono spesso leggende “eretiche” riguardanti streghe ed entità sovranaturali. La “selva” di Borgo d’Ale non fa eccezione: tra i suoi alberi si nasconde infatti la Pera Cunca, una pietra rotonda intorno alla quale si dice che fossero stati organizzati dei misteriosi raduni di magia nera.
E’ molto più sereno invece il sito del Mulino della Boscherina, costruito alla fine del 1400 nella regione omonima, importante stazione di posta lungo la strada che collega Cigliano con Vercelli. Ha svolto la funzione di mulino per la macina di frumento e mais fino al 1970.
A proposito di frumento, visto che la passeggiata ci ha fatto venire un discreto languorino, ritorniamo in centro per goderci una bella cena presso lo storico Ristorante Tre Re, situato in via Matteotti. Ad accoglierci nell’ampia e caratteristica sala del locale, ideale anche per feste e cerimonie, sono Matteo e Antonella, titolari ormai della quarta generazione della gestione. Il loro entusiasmo giovane si unisce all’esperienza acquisita sul campo, seguendo sin da piccoli il lavoro dei rispettivi genitori, i fratelli Stefano e Luigi, tuttora importanti colonne portanti del ristorante.
“Il locale, terminato nel giugno del 1900 dai nostri nonni, fu adibito a ristorante, locanda e stallaggio per i cavalli da cambio per le corriere. All’epoca Borgo d’Ale apparteneva a Novara, non a Vercelli, e chi doveva spostarsi tra Torino e Biella si fermava qui per cambiare i cavalli”, ci racconta il signor Stefano mentre iniziamo a gustare un ricco antipasto piemontese.
Iniziamo con dei salamini del territorio freschi e sotto grasso, insieme a un misto di funghi sott’olio. Assaggiamo anche l’irrinunciabile bagna caoda con peperoni, verze e verdure di stagione, ma ci piacciono molto anche la carne cruda all’Albese e le fettine di manzo in salsa di funghi. Alcuni di noi scelgono il menù autunnale “Tutto funghi”, gustando un ottimo risotto ai porcini e delle crespelle ai funghi, da far seguire da uno stracotto di manzo con funghi e polenta e da funghi porcini fritti. Il resto del gruppo si divide tra le numerose varietà di squisita pasta fatta in casa tra cui gli agnolotti alla piemontese e le farfalle al ragù di cinghiale. Piaccino molto anche la crema di zucca con crostini, la panissa alla vercellese e i garganelli con radicchio e gorgonzola.
Tra le pietanze gustiamo un piatto tipico ormai difficile da trovare in giro, la finanziera piemontese, ma non resistiamo nemmeno a un buon brasato al Barolo e al fantastico fritto misto Tre Re. Alcuni di noi optano per il cinghiale al Civet e fanno proseliti anche i funghi porcini impanati e trifolati.
Se questo è il periodo dei funghi, presso il Ristorante Tre Re ogni stagione ha il suo menù: così a marzo potremo deliziarci con il pranzo del cinghiale che prevede tra l’altro salami, pasta al ragù, stracotto al vino bianco con polenta, fegati misti e cosciotto con funghi, tutto di cinghiale, mentre nei mesi di aprile e maggio sarà un piacere tornare qui per assaggiare il menù primaverile “Tutto Asparagi”. La prossima volta abbineremo magari una succulenta cena a un giro al Mercatino dell’Usato e del Piccolo Antiquariato che si svolge la terza domenica di ogni mese su uno spazio espositivo di oltre 15 mila metri quadrati.
Una cosa è certa: la nostra gita si concluderà anche le prossime volte con gli sfiziosi dolci della casa tra cui il tipico bunet, la crème caramel, la bavarese, la panna cotta, oltre alla crema dello chef e il riso con pesche caramellate. Tante bontà che gusteremo dopo le nostre prossime escursioni e se questa è la città con le ali, sarà sempre un piacere “volare” qui.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.borgodale.vc.it
Ristorante Tre Re
Via Matteotti, 40 Borgo d’Ale (VC)
Tel.: 0161/46110

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