La melodia del silenzio che risuona nelle Langhe: vacanze in agriturismo a Cessole - Parte I.

località: cessole
regione: piemonte
stato: italia (it)

Data inizio viaggio: sabato 7 marzo 2015
Data fine viaggio: sabato 14 marzo 2015

Negli stessi anni in cui Dante iniziava a lavorare alla Divina Commedia, qualche centinaio di chilometri più a Nord, in un paesino della Langa astigiana immerso tra colline che non avevano nulla da invidiare alla bellezza di quelle toscane, ogni tanto si vedeva un frate domenicano passeggiare assorto nei suoi pensieri. Chi si fermava a parlare con lui, non si arricchiva solo di riflessioni sulla fede, ma se ne andava anche con qualche rompicapo scacchistico affidatogli dal curioso frate. Lui non era altro che Jacopo da Cessole, diventato celebre per aver scritto Ludus scacchorum, un trattato che in parte utilizza la metafora degli scacchi per parlare di questioni morali, e in parte è un vero e proprio manuale scacchistico. Il libro ebbe un immenso successo e fu tradotto in numerose altre lingue.
Oggi a visitare Cessole sono spesso i lontani discendenti di quelle persone che nel corso del Quattrocento lessero l’opera di Jacopo in inglese, in tedesco, in olandese, in francese e in svedese, infatti il paese è una delle mete langhigiane preferite dai turisti amanti dei viaggi slow, della tranquillità e di uno stile di vita naturale. Chiacchierando con alcuni anziani del borgo, scopriamo che uno dei primi “turisti” che amava passare del tempo a Cessole, libero dagli impegni e dalle incombenze e dedicandosi a delle gite oltre che ai piaceri della buona tavola senza alcuna formalità, fu il futuro re Vittorio Emanuele II, la cui presenza in loco è ricordata anche da una lapide del 1856, posta su una “umile casa”, come recita la scritta.
Negli anni in cui il re si riposava in questo angolo di pace, l’imponente edificio sacro della chiesa parrocchiale di Nostra Signora Assunta, nota anche come Santa Maria del Castello, era considerata una costruzione relativamente recente. Progettata da Giacomo del Carretto, allievo del celebre Filippo Juvarra, la chiesa fu terminata nel 1784 e la sua struttura particolare, ispirata a quella della basilica di Assisi, è un eccellente compromesso tra le esigenze di chi voleva costruirla vicino al castello distrutto e chi la immaginava invece sul luogo del piccolo oratorio dei Disciplinati. Per mettere tutti d’accordo, l’architetto creò due chiese, una sopra l’altra: la superiore è la parrocchiale, mentre sotto si trova l’oratorio dei Disciplinati, noto anche come la chiesa dei Battuti.
Non lontano dalla chiesa raggiungiamo un luogo che ai tempi di Jacopo da Cessole non esisteva ancora, mentre Vittorio Emanuele II l’avrà visto probabilmente nel pieno della sua vivacità: i portici di San Rocco, sotto i quali nel 1640 si tenne il primo mercato della Val Bormida.
Dell’antico castello che un tempo dominava la valle, oggi rimangono i resti della torre e delle tracce di mura, nonché una lunga serie di misteri che s’intrecciano come i cunicoli segreti pieni di micidiali trabocchetti che pare collegassero il maniero con alcune case del borgo. Non solo, dicono che alcuni corridoi sotterranei conducessero anche ben al di fuori dal centro storico, infatti, tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento un sonnambulo scoprì una galleria segreta dalle parti della frazione di Madonna della Neve in cui venivano coniate clandestinamente delle monete d’oro. Da allora non si è mai smesso di vociferare dell’esistenza di un tesoro nascosto nelle viscere della terra, ma finora tali leggende non hanno mai trovato riscontro.

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