Così incredibile, così incantevole: un paradiso terrestre chiamato La Francesca - Parte II.

località: bonassola
regione: liguria
stato: italia (it)

Data inizio viaggio: venerdì 27 marzo 2015
Data fine viaggio: domenica 29 marzo 2015

Se abbiamo deciso di calcare le orme dei pellegrini, lo facciamo anche nel senso concreto del termine, camminando. Sia il territorio de La Francesca che la zona circostante offrono numerose opportunità per gli amanti del trekking, e noi scegliamo uno dei più celebri e suggestivi dei percorsi: la strada ciclopedonale realizzata sul tracciato della vecchia ferrovia costiera che passa tra le antiche gallerie tra Levanto e Framura, attraversando Bonassola.
Le gallerie sono state restaurate e illuminate, e durante il percorso è possibile ammirare gli scorci più belli grazie a delle apposite aperture e balconate, oltre ad accedere a delle spiagge e calette nascoste, altrimenti raggiungibili solo via mare.
Il mare di questa zona non è amato solo da turisti in cerca di tranquillità e relax. Grazie alle caratteristiche del fondale è capace di produrre delle mareggiate spettacolari che rendono Bonassola, insieme a Levanto, una delle mete preferite dei surfisti. Per i meno temerari vengono invece organizzate delle giornate di “wave watching”, per ammirare e fotografare le grandi onde in piena sicurezza.
La nostra passeggiata marittima prevede anche dei tratti di trekking urbano tra le caratteristiche vie di Bonassola e di Levanto. Scopriamo così l’oratorio di Sant’Erasmo, eretto sulle rocce sovrastanti la spiaggia di Bonassola, dove nel 1569 venne istituita la prima previdenza civile italiana che aveva lo scopo di finanziare la liberazione dei bonassolesi caduti prigionieri dei pirati turchi. I ruderi di una torre difensiva cinquecentesca che finirono per essere utilizzati nella costruzione del campanile della chiesa di San Giorgio, così come l’imponente castello eretto nel 1561 e munito di due suggestive torri circolari rappresentano altri importanti pezzi di storia di questo tratto di mare.
Storia fatta da uomini, a volte anche un po’ strani come gli individui immortalati nelle antiche ”Grottesche”, i ritratti degli avventori di una locanda duecentesca incastonati nei muri del centro storico di Levanto. Alcuni di quei signori dalle facce un po’ inquietanti forse lavoravano al porto e ogni giorno vedevano entrare e uscire le galee mentre i commercianti caricavano i loro muli di sale, bene prezioso proveniente dalle saline di Levanto e si accingevano a raggiungere la pianura Padana attraverso le mulattiere, le “creuza de ma” immortalate nella canzone di Fabrizio de Andrè.
Certe espressioni delle Grottesche fanno anche immaginare che quei signori conoscessero bene i misteriosi passaggi sotterranei che a quanto si dice, si diramerebbero dal castello collegando l’antico maniero con la chiesa della Santissima Annunziata, con il convento e con la spiaggia. Piccoli e grandi segreti di cui forse si trova anche traccia nell’archivio comunale che fino al Settecento aveva sede presso la Loggia ducentesca che originariamente era al centro della vita commerciale della città, ma successivamente, per un periodo rimase addirittura interrata dai detriti trasportati a valle dai torrenti.
Torniamo a La Francesca ripercorrendo a piedi la strada delle gallerie ammirando le luci del tramonto che iniziano ad avvolgere le scogliere. Un sentiero immerso nei fiori ci porta al Ristorante Rosadimare dove il percorso tra profumi e colori continua a tavola grazie a piatti deliziosi come le lasagne al pesto, l’ombrina ai porri o le cozze ripiene con verdure in agrodolce. Dopo cena una sana passeggiata ci riporta nella nostra casa dove basta aprire la finestra per ascoltare la musica incessante del mare e per respirare l’aria incontaminata e carica di salsedine.
Per non rischiare di finire come gli innamorati leggendari, il principe Monterosso e la principessa Riomaggiore i quali, visto il cammino difficile che ai loro tempi era necessario compiere per arrivare da un paese all’altro, riuscirono a incontrarsi a metà strada solo quando erano già molto anziani, decidiamo di scoprire le Cinque Terre in treno. Utilizziamo un comodo biglietto che da Levanto ci permette di raggiungere i cinque borghi in qualsiasi ordine nell’arco della giornata e sebbene non percorriamo la celebre Via dell’Amore, la nostra gita ci porta comunque a innamorarci di questi splendidi luoghi. Da Monterosso ammiriamo Punta Mesco, il promontorio che chiude il golfo sulla cui sommità si erge l’antico e misterioso faro abbandonato, noto come il ”Semaforo”.
A Riomaggiore e a Manarola ci perdiamo nel caleidoscopio delle casette colorate arroccate che guardano un mare sconfinato. Quando vicino a un vecchio rimessaggio di barche ci fermiamo a mangiare delle acciughe fritte al cartoccio, ci vengono in mente le signore di Monterosso che parecchi anni fa furono le prime a iniziare a vendere le loro acciughe sotto sale nei paesi vicini, all’epoca raggiungibili quasi esclusivamente via mare.
Vendere il ”pane del mare”, ovvero le acciughe in paesi dove si pescavano ugualmente e creare di quel prodotto un’eccellenza tuttora indiscussa, costruire dei borghi coloratissimi su alture vertiginose dove forse nemmeno gli stambecchi osavano spingersi, salvare un vasto territorio dalla cementificazione trasformando una giungla inospitale in un paradiso terrestre come La Francesca: tutte imprese temerarie che contraddistinguono questi luoghi, abitati da persone che hanno sempre creduto nell’impossibile e a forza di crederci sono anche riuscite a realizzarlo.

Francesca Bertha
www.francescabertha.it

PER INFORMAZIONI:
Villaggio La Francesca
19011 Bonassola (SP)
www.villaggilafrancesca.it
www.comune.Bonassola.sp.it
www.comune.levanto.sp.it
www.cinqueterre.it
www.parconazionale5terre.it
#meetLFR #lafrancescaresort

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