Il fascino della vecchia Pavia tra vita contemplativa e buona tavola: gita a Certosa di Pavia

località: certosa di pavia
regione: lombardia
stato: italia (it)

Data inizio viaggio: sabato 27 febbraio 2016
Data fine viaggio: sabato 27 febbraio 2016

A volte, per compiere un viaggio spirituale da cui tornare un po’ cambiati nell’anima, non c’è bisogno di andar lontano. Se per raggiungere le mete divertenti e chiassose delle vacanze estive spesso si affrontano spese ingenti e distanze di migliaia di chilometri, per un weekend di pace interiore basta molto meno: neanche un’oretta di strada per chi arriva a Certosa di Pavia da Milano.
Anche se ormai è dal 1947 che nel monastero non ci abitano più i certosini, la storia di questo luogo è profondamente intrisa del mistero della vita contemplativa dei monaci di clausura. Osservando il chiostro piccolo, dove si svolgeva gran parte della vita comunitaria dei padri, si viene rapiti in un mondo che di solito si conosce solo dai libri. Il silenzio, la solitudine, la ricerca del dialogo profondo con Dio attraverso l’autoisolamento dai rumori del mondo esterno, sono le caratteristiche maggiormente note della vita dei certosini. Ma anche la loro giornata tipo è interessante: tra lavoro manuale e preghiere, al riposo vengono riservate solo poche ore, e mai tutte di seguito. Infatti, se è vero che dopo le 19.00 inizia un periodo di riposo, questo dura solo fino alle 23.45, quando ha inizio la “levata notturna”, con il Mattutino della Madonna e le orazioni da recitare in cella, a cui segue il Mattutino e le Lodi in chiesa, e le Lodi della Madonna in cella fino a circa le 3.30. La seconda levata è alle 6.45, orario dopo il quale la giornata prosegue tra messa, lavoro, studio e preghiere, con una breve pausa dopo pranzo. Il momento più vivace della vita di un monaco certosino è il cosiddetto spaziamento: una volta alla settimana è consentito fare una passeggiata di tre o quattro ore, durante la quale si può parlare liberamente. Di solito si cammina due a due e ogni tanto si cambia gruppo, per poter parlare con diversi fratelli.
Il monumento che dà il nome al comune situato a 8 km a Nord da Pavia, fu fondato nel 1396, per volontà di Gian Galeazzo Visconti, ed era destinato a diventare mausoleo dinastico dei duchi di Milano. All’epoca qui si trovava il parco visconteo del castello di Pavia, e la posizione del monastero coincideva con il margine Nord del parco. Per costruire l’abbazia era stato scelto un ampio bosco recintato che collegava il castello visconteo di Pavia alla zona dove i signori della Lombardia si recavano per la caccia. Il Parco della Vernavola, a nord di Pavia, conserva tuttora una traccia di questo parco, anche se non più collegata alla Certosa e nemmeno al castello.
Oggi nel monastero abitano dei monaci cistercensi, mentre nel Palazzo Ducale, che un tempo fu la residenza estiva dei Visconti e degli Sforza, si trova il Museo della Certosa di Pavia. Qui sono raccolte molte opere provenienti dal complesso monastico. Al pianoterra ammiriamo la Gipsoteca, dove sono esposti circa duecento calchi in gesso tratti dai rilievi che decorano il monastero, mentre al piano superiore si trovano dei dipinti, dei paramenti e delle sculture.

Restiamo tra le atmosfere intrise del fascino delle tradizioni anche durante la nostra cena, scegliendo la Locanda Vecchia Pavia Al Mulino, in via al Monumento. Parcheggiamo comodamente nel cortile fiorito del locale, situato tra le mura del mulino quattrocentesco annesso all’abbazia. All’interno del ristorante dallo stile raffinato, elegante e caratteristico, ad accoglierci con grande gentilezza è il titolare Oreste Corradi che gestisce il locale ormai da trentatré anni insieme alla moglie e chef Annamaria Leone. “Un tempo questi spazi facevano parte dell’abitazione del mugnaio e dei granai”, ci racconta il signor Corradi quando gli chiediamo delle origini della locanda. Se secoli fa da queste parti erano di casa i Visconti, è altrettanto vero che da parecchi anni il ristorante, insignito anche di una stella Michelin, è annoverato tra i migliori locali d’Italia ed è tra i prediletti di svariati personaggi della cultura, della finanza e dello spettacolo. Le sale finemente arredate e la veranda estiva sono la location ideale anche per cerimonie, banchetti, meeting e matrimoni.
La cucina coniuga con maestria tradizione e modernità, rinnovando con grande passione e creatività i piatti classici lombardi, spaziando tra carne e pesce con l’utilizzo esclusivo di ingredienti di primissima qualità. Il risultato è un’esperienza gastronomica eccellente che oltre a deliziare il palato, è capace di regalare emozioni che restano nel cuore.
Iniziamo con un crudo di gamberi rossi su burrata, finocchi e arance con salsa di agrumi e zenzero. Alcuni di noi optano invece per le lumache vignaiole trifolate con funghi e salsa leggera al prezzemolo e acciughe, e riscuote grande successo anche il tipico fegato d’oca di Mortara cotto al torcione con mostarda di frutta fatta in casa.
Dopo questo ricco antipasto gustiamo una meravigliosa crema di zucca Bertagnina con cotechino sgranato, serviti con crostini di pan brioches. I nostri amici si dividono tra i casoncelli di pasta fresca alla barbabietola e crema di gorgonzola dolce, e le lasagnette di pasta fresca ai carciofi e robiola all’olio ligure e capperi disidratati. Non resistiamo nemmeno agli squisiti risotti, e il bianco del riso ci ricorda ancora una volta la tradizione certosina, infatti i monaci prediligevano gli alimenti bianchi perché essi simboleggiano la purezza.
Annaffiamo queste bontà con dei vini eccellenti della ricca carta che contiene oltre ottocento etichette selezionatissime da tutta Italia e dall’estero.Tra le pietanze di pesce scegliamo il filetto di branzino tostato su passata di cannellini e carciofi salsa champagne, ma ci piace molto anche il filetto di rombo scottato in padella con patate, pomodori confit e capperi alla ligure. I nostri amici “carnivori” non resistono invece allo stinco di vitello disossato e stufato al Bonarda con soufflè di patate, e apprezzano molto anche il filetto di manzo Fassone cotto alla plancia in salsa di Pinot Nero.
Per concludere, degustiamo una selezione di formaggi del territorio con pane alle noci e cediamo con piacere alle dolci tentazioni dei dessert della casa assaggiando una sfiziosa fantasia di cioccolati in diversi abbinamenti con salsa di cioccolato bianco, oltre a una leggera e buonissima composizione di frutta fresca con salsa di frutti di bosco. Troviamo irresistibile anche la tatin di mela Annurca con mousse di crema, cialda croccante e salsa di fragole e vaniglia, così come la crema bruciata alla vaniglia e frutto della passione con semifreddo allo zabaione.
Alla fine di questa bella giornata rientriamo nella grande città portando nel nostro cuore il ricordo delle atmosfere e dei sapori della Pavia di un tempo, certi di ritornare qui appena possibile per nuove gite dai ritmi sereni e rallentati all’insegna dell’arte della contemplazione e delle emozioni culinarie.

Francesca Bertha
www.francescabertha.it

PER INFORMAZIONI:
www.certosadipavia.com
www.vecchiapaviaalmulino.it
Locanda Vecchia Pavia Al Mulino
Via al Monumento, 5
Tel.: 0382/925894
Chiuso domenica sera e tutto lunedì

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