Gita sul meridiano e a tavola col fante sabaudo: una giornata a Mondovì - Parte I.

località: mondovì
regione: piemonte
stato: italia (it)

Data inizio viaggio: venerdì 22 aprile 2016
Data fine viaggio: venerdì 22 aprile 2016

C’era un bambino di modesta famiglia che agli inizi del Settecento amava correre su e giù per le stradine della sua città. Dal nucleo storico del rione Piazza, situato sul Monte Regale alto 559 metri, il suo sguardo poteva spaziare verso la pianura segnata dal fiume Po, e anche verso le colline delle Langhe. All’epoca non sapeva ancora che il meridiano Gradus Taurinensis passasse proprio da Mondovì, e sebbene iniziasse molto presto a interessarsi di matematica, non immaginava che anni dopo sarebbe stato proprio lui, Giovanni Battista Beccaria, ormai celebre scienziato, a effettuare per la prima volta le misurazioni di quel meridiano.
Arriviamo a Mondovì passando da un ponte sul torrente Ellero e ci viene scherzosamente da complimentarci col meridiano: aveva proprio “scelto” una bella città da attraversare. Il nostro sguardo viene costantemente attratto da palazzi storici, da splendide chiese e da scorci caratteristici, oltre che dalla collina su cui si erge il centro storico. Nel rione Breo ammiriamo la chiesa dei Santi Pietro e Paolo, e alcune persone del posto ci fanno notare l’automa in ferro, realizzato nel secolo XVIII dall’artigiano locale Matteo Mondino, che con un martello in mano batte le ore su una campana. Quella figura è il Moro, uno dei simboli della città, ed è anche la maschera che raduna il popolo per i festeggiamenti del carnevale. Secondo una leggenda le truppe napoleoniche, che occuparono la città nel 1796, scambiarono l’automa per una vedetta e lo presero a fucilate.
Dopo un giretto tra i vari rioni nella parte bassa del comune, prendiamo la funicolare per raggiungere, percorrendo un tragitto panoramico, lo storico rione Piazza. Fu proprio qui che nel 1198 fondarono la città. In quel periodo nei villaggi della zona la gente era piuttosto stanca delle continue vessazioni dei marchesi, perciò la popolazione decise di costituirsi in liberi comuni situati in posizioni collinari e strategiche: così nacque anche Cuneo, nello stesso anno.
La nostra passeggiata continua nella stupenda piazza Maggiore, dove ammiriamo la settecentesca cattedrale di San Donato, costruita nel luogo di una pieve risalente al XII secolo. Visitiamo anche la bellissima chiesa di San Francesco Saverio, detta “La Missione”, che conserva al suo interno i capolavori pittorici di Andrea Pozzo.
Raggiungiamo il Belvedere e oltre alle antiche mura e al panorama mozzafiato ammiriamo la torre civica, eretta tra il XIII e il XIV secolo inizialmente in forme gotiche. La torre, alta oltre 29 metri, nel 1762 servì a Giovanni Battista Beccaria come punto trigonometrico per la determinazione della lunghezza del meridiano “monregalese”.
Dalle alture con vista sui campi di battaglia napoleonici decidiamo di fare visita a un soldato che lì combattè per la propria terra e oggi ci ospiterà a tavola: raggiungiamo così il Ristorante Il Fante Sabaudo, situato nella caratteristica piazza d’Armi. Lasciamo l’auto nell’ampio parcheggio antistante il locale e una volta all’interno, veniamo accolti con grande gentilezza dal giovane titolare Sergio Chiecchio. Nell’ambiente di notevole fascino, antico e moderno si amalgamano in maniera del tutto armoniosa. Alle sale allestite tra le storiche mura e arredate con un elegante design contemporaneo che nella saletta riservata alle coppie si veste dei colori caldi del sole, si aggiunge anche un bellissimo terrazzo, fresco e intimo riparo dal caldo nelle serate estive. “Questo palazzo risale al Settecento e apparteneva a un maniscalco. Al piano di sopra c’era la stalla e durante la ristrutturazione sono stati conservati sia gli anelli a cui venivano legati gli animali, che la mangiatoia, che oggi utilizziamo come contenitore delle bottiglie di vino. Ma abbiamo dato nuova vita anche ad altri oggetti di recupero, come un antico tavolo da falegname di mio zio a cui abbiamo aggiunto delle portine di vetro”, ci fa vedere alcune chicche Sergio, che gestisce il locale dal novembre del 2015 insieme all’amica fidata Brunella Febo, bravissima cuoca quarantatreenne.
“Tra noi due sono io quello più esplosivo, sempre con mille idee nuove per la testa, mentre Brunella è la più saggia che mi aiuta a restare con i piedi per terra”, ci confida Sergio, che nonostante la giovane età vanta già un’importante esperienza come chef, maturata non solo grazie agli studi alla scuola alberghiera, ma anche durante vari stage e periodi di lavoro presso diversi titpi di strutture, dall’osteria all’hotel 4 stelle, fino a un anno passato in Francia. “Quella francese è stata un’esperienza molto formativa per me, anche perché mi sono trovato a dover fare il pasticcere per la prima volta in vita mia. Quell’anno passato dall’altra parte delle colline mi ha dato molto, anche in termini di coraggio e fantasia nel proporre certi accostamenti di sapori”, ricorda Sergio.

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