Piccole Canarie occidentali

località: tenerife, la palma, la gomera, el hierro
regione: canarie
stato: spagna (es)

Data inizio viaggio: sabato 14 agosto 2010
Data fine viaggio: domenica 29 agosto 2010

Le Canarie sono un arcipelago di isole che beneficiano di un clima meraviglioso: con una temperatura che oscilla fra i 20°C e i 30°C durante tutto l'anno, sono la meta ideale per chi vuole godersi una vacanza al mare in qualsiasi momento.

Le isole più conosciute sono Tenerife, Gran Canaria, Lanzarote e Fuerteventura, ma noi decidiamo di vedere quelle più selvagge e meno turistiche: La Palma, La Gomera e El Hierro, che sono anche le più occidentali in assoluto.

Alcune informazioni pratiche...

INFORMAZIONI: come sempre ci siamo muniti della fedele Lonely Planet, ma avevamo anche ampiamente spulciago il sito dell'Ente per il Turismo (www.turismodecanarias.com) per avere ulteriori informazioni su ciascuna isola.

LINGUA: conoscere lo spagnolo non guasta, anche se ormai molte persone alle Canarie conoscono l'inglese. In alcuni posti, dove la concentrazione di turisti tedeschi è particolarmente alta, è diffuso anche il tedesco... L'italiano è meno conosciuto, ma fra latini ci si capisce!

NOLEGGIO AUTO: Noi ci siamo rivolti a CiCar (www.cicar.com), che è presente in tutte le isole (con uffici in aeroporto e al porto di attracco dei traghetti) ed è anche più conveniente delle più conosciute Europcar o Hertz. Ricordarsi di chiedere sempre se è consentito il trasbordo su altre isole (alcune compagnie non lo contentono).

BENZINA: in spagnolo si chiama "gasolina" e alle Canarie costa molto meno che in Europa (continentale) perchè il governo ha concesso uno statuto speciale con tassazione agevolata.

MAPPE E CARTINE: La CiCar non ha sistemi GPS da noleggio, ma ogni ufficio può fornire gratuitamente le cartine di ciascuna isola. L'unica accortezza, visto che non comprendono ingrandimenti per le singole cittadine, è quella di stampare un dettaglio o le indicazioni stradali su come raggiungere l'albergo. Per il resto, l'abbinamento con una buona guida (tipo Lonely Planet) è sufficiente per girare.

TRAGHETTI: Ci siamo affidati alla Fred Olsen (www.fredolsen.es), che ha un'ottima flotta e numerose corse. E' consigliabile prenotare i biglietti via Internet (soprattutto se avete l'auto) e ritirare poi il titolo in porto. Nella fase di acquisto online vengono richiesti i dettagli dell'auto; se non li avete (perchè noleggiate), allora basta scrivere [xxxxxxx] nel campo "ID number" [rent a car] nel campo "type/model": quando vi presentate in porto per il biglietto, comunicherete i dettagli effettivi,

SISTEMAZIONE: Per la prima volta abbiamo beneficiato deil'ottimo livello della catena Paradores (www.paradores.es), che presenta soluzioni ricavate in dimore caratteristiche e di lusso, quali castelli o strutture in posizioni panoramiche. Per chi volesse risparmiare o sfruttare soluzioni più tipiche, consiglio di guardare negli annunci delle "Casas Rurales". Se non disdegnate i complessi alberghieri da 500 e più stanze può anche prenotare una soluzione all-inclusive (ci sono molte offerte convenienti) e poi girare a proprio piacimento.

AVVISTAMENTO BALENE E DELFINI: Tenerife offre molte soluzioni "di massa", prevalentemente con partenza da Los Cristianos o Los Gigantes (punta a sud); soluzioni simili possono essere prenotate con partenza da La Gomera. Si tratta in genere di imbarcazioni medio-grandi che organizzano avvistamenti + grigliate/parnzi + snorkeling e prevede un numero piuttosto alto di partecipanti.
Se come noi cercate una soluzione più "intima", consiglio di rivolgervi a Oceano Gomera (www.oceano-gomera.com), un'agenzia più piccola che offre escursioni di 3-4 ore a bordo di un ex peschereggio rinnovato per l'occasione, con un massimo di 10 partecipanti più la guida più il capitano.

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1 - Da Milano a Icod de Los Vinos

sabato 14 agosto 2010

E finalmente ci siamo: oggi si parte per Tenerife!!!

Per sfruttare appieno la giornata abbiamo un volo che ci costringe a puntare la sveglia prima dell'alba).
Diversamente dalle ultime volte, anche a Linate c'è coda ai check-in, ma il passaggio al metal detector è velocissima e quasi indolore (per la prima volta uno dei nostri zaini viene scelto per un controllo a campione per le tracce di esplosivo). E poi ci avvisano che, causa congestione, partiremo con un po' (quanto?) di ritardo. Non dovremmo comunque avere problemi di coincidenza, visto che avremo quasi 3 ore da trascorrere a Madrid (appunto di viaggio: se c'è, comprare lo zafferano, visto che quello spagnolo è ottimo).

Partiamo (e arriviamo) con un'ora di ritardo e facciamo un giro per l'aeroporto (enorme), anche se i negozietti offrono sempre le stesse cose che si possono trovare a Madrid come a Milano o altrove (1 grammo di zafferano €6.60). Non resistiamo però a una tapa (panino con jamon iberico e formaggio) da Tap Tap Tapas (prezzi da gioielleria) e torniamo al gate in tempo per scoprire che anche questo volo partirà con circa un'ora di ritardo....

Alla fine ci spiegano che per lavori, hanno una sola pista di decollo...fatto sta che partiamo con un'ora e mezzo di ritardo!!!!

Ma la nostra attesa non è finita: arrivati a Tenerife, mentre aspettiamo il bagaglio, facciamo le pratiche per ritirare l'auto CiCar (www.cicar.com). E scopriamo che non è ancora disponibile: una ventina di minuti e dovrebbe arrivare!!!

Arriva la nostra Opel Astra Blu, ben tenuta e partiamo alla ricerca dell'albergo (Apartamentos Estrella del Norte, Icod de los Vinos, prenotato tramite www.booking.com): ci perdiamo quasi subito anche per colpa di qualche lavoro stradale, ma riusciamo comunque a trovarlo.....per pura fortuna, dopo aver preso una salita ripidissima!!!

L'appartamento è bello e pulito, molto spazioso e, se non fosse per il tempo nuvoloso, avrebbe una bellissima vista sul mare.

Ma la fame si fa sentire e sono quasi le 18: nel primo giro di perlustrazione troviamo un IperDino dove fare la nostra micro spesa: bottiglione d'acqua (in giro le mezze naturali costano sui 2 euro), latte e cornflakes per colazione, tanta frutta (comprese ovviamente le gustosissime banane canarie).

Decidiamo poi di fare un salto "in vita" a Puerto de la Cruz, ma ci sembra un paesello tranquillo per pensionati e bambini.

Decidiamo di tapear in un locale suggerito dalla Lonely Planet (Tapas Arcon, plaza Concejil 2) e con meno di 30€ assaggiamo le famose patata arrugadas (squisite) con mojo verde (deve piacere l'aglio) e rojo (più delicato), sardine, polpo in vino rosso e tonno alla "gomera" (con prezzemolo).

Con la pancia piena, non ci resta che tornare in appartamento e cedere al sonno!!!

2 - Tenerife nord

domenica 15 agosto 2010

Ferragosto. Alle Canarie è una festa molto sentita: ai balconi e nelle vie ci sono bandiere spagnole e icone della Madonna di Candelaria (famosa la Messa e processione che si tiene proprio oggi, ogni anno, a Candelaria, nel nord est di Tenerife).

Dopo uno spiraglio di sole, le nuvole tornano a dominare il cielo. Rinunciamo al Lago Martianez (Puerto de la Cruz) e ci dirigiamo a nord. Veniamo premiati, perché San Sebastian de la Laguna si presenta sotto un bellissimo cielo azzurro.
La cittadina è piuttosto triste: casermoni di cemento, alcuni tenuti malissimo, nessun ornamento. Solo le poche stradine del centro storico presentano tipiche case canarie ornate di balconi e finestre in legno, muri colorati e piazzette alberate.
Visitiamo la Iglesia de Nuestra Señora de la Conception (velocemente, perché è in corso una funzione) e saliamo l'attigua torre campanaria (€1) per avere una bella visione d'insieme della cittadina e della verde regione che la circonda.
Torniamo alla macchina e riprendiamo l'Autopista del Norte in direzione Santa Cruz.

Arriviamo proprio di fronte al famoso auditorio (www.auditoriodetenerife.com), opera di Santiago Calatrava, che dovrebbe richiamare la più nota Opera House di Sydney.

Visto il bel tempo, siamo tentati di cedere alla tentazione di andare alle adiacenti Piscine Martianez, ma ci sembrano troppo parco acquatico per turisti. E allora andiamo a Playa de Las Teresitas (località San Andres), famosa per la sabbia dorata, portata apposta dal Sahara. Riusciamo finalmente a prendere un po' di sole e anche a fare un veloce (e freddino) bagno nell'oceano!!!

Quando la fame si fa sentire, "rotoliamo" nel vicino Bar Restaurante Cofradia de Pescadores: ci gustiamo una bella insalata e una ricca grigliata mista di pesce fresco. È una scelta meno economica di ciò che si potrebbe pensare, ma è Ferragosto e un buon piatti di pesce in riva al mare è un buon modo per festeggiare.

Per smaltire il pranzo, visto che il cielo si è parzialmente coperto, facciamo una bella passeggiata lungo tutto il bagnasciuga della spiaggia (ora più affollata, ma sempre vivibile) e cogliamo i raggi di sole che a tratti riescono a passare attraverso le nuvole.

Riprendiamo l'auto per visitare Santa Cruz e magari trovare un posto dove mangiare qualcosa di veloce.
Purtroppo anche Santa Cruz è deludente: desolata, vuota, a tratti decadente... E comunque è domenica e Ferragosto: tanti negozi sono chiusi, tante serrande abbassate... Anche qui la chiesa più caratteristica (e anche la più antica, per quanto ricostruita) e Iglesia de Nuestra Señora de la Conception. Ci rechiamo poi in Plaza de la Espana con la sua grande fontana e alla grande maschera di fronte al Teatro Guimera. Vorremmo aspettare il buio per vedere l'auditorium di notte, ma manca troppo tempo (in questa stagione il tramonto è intorno alle 21) e la città ci ha già delusi.

Nuovamente in macchina, decidiamo di avvicinarci a casa e visitare Garachico, che ci appare subito allegra e briosa: allegri festoni la preparano a festeggiare San Roque (La Romeria, ogni 16 di agosto).
Sembra un paese vivace, con un piacevole lungomare apprezzato da parecchia gente; intravediamo delle piscine naturali, alimentate direttamente dalle onde dell'oceano; leggiamo di una piazzetta dove si ritrovano gli anziani e i giovani. Mangiamo qualcosa alle bancarelle della fiera e constatiamo che il nostro torrone è più buono del loro.

Decisamente un luogo piacevole dove trascorrere la serata di Ferragosto.

Torniamo al nostro appartamento e il cielo di Tenerife regala qualche goccia di pioggia ai foltissimi bananeti che circondano Icod de los Vinos.

3 - Tenerife Ovest

lunedì 16 agosto 2010

Ci svegliamo con la pioggia!!! Non lo credevamo possibile, ma forse è il prezzo che dobbiamo pagare per tutto il bel tempo che abbiamo trovato a Londra, due mesi fa...

Dopo aver fatto colazione e aver preparato i cambi della giornata (giusto per essere pronti tanto per la pioggia quanto per il sole), partiamo in direzione Punta de Teno.

Impieghiamo un po' di tempo per attraversare Garachico perché è in corso la processione di San Roque. Proseguiamo per Buenavista del Norte, che si rivela essere un agglomerato di case mal tenute e nuovissimi appartamenti per turisti, grandi piantagioni di banane e strade dissestate: con la pioggia e la nebbia si fa fatica ad apprezzare!!

La strada (in ottimo stato) che porta a Punta Teno e al faro inizia con una serie di cartelli multilingue che sconsigliano di proseguire, soprattutto in caso di pioggia o forte vento (la roccia sembra essere molto franosa). Però vediamo che nessuno si lascia intimidire e proseguiamo. Nelle giornate di bel tempo deve essere un paesaggio strepitoso, ma anche con la pioggia fa impressione: dirupi scoscesi e onde che si infrangono contro la roccia nera, piante grasse... Nella caletta riparata, vicino al faro, c'è persino gente che fa il bagno. Per fortuna non abbiamo desistito, perché il panorama è veramente bello!!!

Rientrati a Buenavista, prendiamo la strada che porta a Masca, che si dice essere stata un covo di pirati.

La strada è molto panoramica (sulle vallate interne), ripida e piena di curve, ma anche "miradores" dove fermarsi per una foto. Ora che arriviamo in cima al Parco Rural Teno, è spuntato un sole caldo (quasi torrido), che fa uscire anche le lucertole giganti, tipiche di questa zona.

Proseguiamo fino a Masca, paesino abbarbicato sulla roccia, in posizione isolata quanto panoramica. Ci sono un paio di ristoranti sistemati in modo molto strategico per attirare i turisti (e infatti sono pieni), ma noi continuiamo verso Santiago del Teide.

La strada diventa più sconnessa e, se possibile, più stretta e ripida (in pratica da fare in prima) e mantiene un ottimo belvedere: peccato che scarseggino i “miradores”, perché ogni curva meriterebbe uno scatto.

Dopo aver scavallato il passo, iniziamo la discesa verso Santiago del Teide, dove ci fermiamo giusto il tempo di fare alcune foto e notare altri ristoranti (questi dicono "cocina canaria"), ma proseguiamo verso Los Gigantes, visto che il caldo inizia a esigere un bagno e una spiaggia.

L'agglomerato è un insieme di case e caserme per vacanzieri, principalmente inglesi, con un porticciolo per barche da diporto ed escursioni organizzate (per chi volesse, da qui partono le escursioni per delfini e balene). La quantità di case in costruzione lascia intendere che la zona piace molto, anche se non capiamo dove possano andare in spiaggia: ci sono alcune calette di sabbia e sassi neri, ma non vediamo grandi distese (tipo Las Teresitas) in grado di accogliere tante persone.

Dopo un giro per la zona turistica, ci fermiamo a mangiare qualcosa al Bamboo Bar: è talmente frequentato da inglesi che la cameriera parla in inglese, radio e giornali sono in inglese e nel menu .... ci sono fish & chips e le tipiche pies di carne!!!

Con la pancia piena raggiungiamo Playa de La Arena, dove ci concediamo 2 sdraio (3€ l'una) per ripararci dal calore della sabbia...fine e cristallina come lo zucchero, nera come il carbone!!!
L'acqua nella caletta non è così fredda e la corrente crea onde e cavalloni per la gioia di grandi e piccini!!!

Entrare in acqua con la sabbia nera fa una strana impressione... Le onde che si infrangono sul bagnasciuga sembrano lava o fango molto scuro... Una volta dentro, sembra di essere nel petrolio, se non fosse per la (in)consistenza dell'acqua e la sua trasparenza, che lascia chiaramente vedere i piedi "bianco Milano" che toccano il fondo... Uscendo, la sabbia finissima si incolla alla pelle, come una calzatura molto attillata...

Fra un bagno e una seduta di sole, rimaniamo in spiaggia fino praticamente allo spettacolare tramonto. Poi riprendiamo la strada di casa, ma senza passare per Masca. Poco dopo aver superato il passo, ci attende una nuova sorpresa: le nuvole basse, trattenute da questa parte delle pareti rocciose, formano ora una spessa coltre di nebbia, che ci costringe a mantenere un'andatura molto cauta. Da bravi padani ovviamente non desistiamo, ma facciamo invece da apripista per le auto che si incolonnano alle nostre spalle.

La nebbia ci accompagna fino quasi a Icod, ma la costa è piuttosto serena e noi decidiamo di trascorrere la serata alla Romeria di Garachico. Una folla di persone in abito tipico, curiosi, visitatori e tutta la popolazione sembrano convogliati nella piazzetta che circonda la piccola chiesa di San Roque (oggi aperta), a pochi metri dal mare. L'orchestra intrattiene e fa danzare tutti con musiche spagnole e canarie.

Con la musica ancora nelle orecchie e in testa torniamo alla base e incrociamo le dita che domani sia una bella giornata: ancora non abbiamo visitato l'imponente Teide (3718 metri), il vulcano che domina l'intera isola, nonché montagna più alta di tutta la Spagna...

4 - Orotava e Parco Nazionale del Teide

martedì 17 agosto 2010

Niente da fare: il brutto tempo non concede tregua a Icod: anche oggi le nuvole basse ci regalano un panorama autunnale e triste. Ma iniziamo a pensare che sia proprio la zona, ad essere particolarmente tormentata dalle perturbazioni: guardando telegiornale e previsioni, sembra che altre zone di Tenerife siano già baciate dal sole.

Ci prepariamo e ci rimettiamo in marcia: destinazione Orotava. Prima ancora di scendere dalla macchina, appena entrati nel centro storico, rimaniamo piacevolmente colpiti: piccole viuzze ordinate, fiori ornamentali e balconi eleganti.
Partendo da Plaza Costitucion e la Iglesia de San Agustin, ammiriamo il Liceo de Taoro (www.liceodetaoro.es) e i suoi ricchi giardini, la barocca Iglesia de la Conception e poi... l'elegante Calle San Francisco, con i balconi più famosi di Orotava.
Nella Casa de Los Balcones (www.casa-balcones.com) e (di fronte) nella Casa del Turista si possono ammirare i cortili interni e numerosi oggetti dell'artigianato locale (e ovviamente inizia l'acquisto dei souvenir).

Visto che la cittadina ci piace tanto, decidiamo di fermarci anche a pranzo e optiamo per il Restaurante Sabor Canario, che ci permette di assaggiare alcuni piatti tipici a base di carne, oltre il queso asado (formaggio arrosto): da consigliare, sia come ambiente (tranquillo cortile in casa tipica canaria), sia per il cibo e il servizio (menu disponibile anche in italiano).

Avremmo voluto avere base qui: sembra una cittadina divertente anche per una passeggiata serale o una cerveza prima di andare a nanna...

Salutiamo ammirati Orotava (sarebbe bello avere il tempo di tornarci) e puntiamo verso il Parque Nacional del Teide (http://reddeparquesnacionales.mma.es/parques/teide/index.htm), sperando di essere in tempo per la teleferica: ultima salita alle 16, prestissimo per un paese che pranza alle 15 e in una stagione in cui il sole tramonta alle 21!!

Rimandiamo ogni foto ai miradores e arriviamo in tempo per salire quasi alla sommità del Teide (per l'ultimo tratto, solo pedonale, è necessario richiedere per tempo un permesso speciale).

Il prezzo per salire non è basso (€25 per gli adulti), ma si è pienamente ricompensati dal paesaggio lunare e dal panorama sulle valli: alcune aride e desertiche, alcune verdi e lussureggianti, fino all'azzurro del mare che oggi si intravede solo.
Facciamo quattro passi lungo uno dei sentieri segnalati per constatare che effettivamente a quasi 3800 metri di altezza si fa più fatica e viene presto il fiatone.

Scendiamo di nuovo alla base e riprendiamo la strada che abbiamo fatto per arrivare, concedendoci però delle soste: una per un gelato al sole e poi a quasi tutti i miradores, fino a scoprire che una catena di nuvole basse (intorno ai 500 metri) ancora impediscono al sole di arrivare in alcuni punti dell'isola, compreso Icod!!!

Tornati in appartamento per cambiarci, decidiamo di trascorrere l'ultima sera a Puerto Cruz. Purtroppo il locale dell'altra sera sta per chiudere, e allora ci sediamo in uno degli altri per un tagliere di prosciutti e formaggi spagnoli.

Domani mattina lasceremo l'appartamento per dirigerci a sud: in tardo pomeriggio ci aspetta il traghetto per La Palma (da non confondere con la città di Las Palmas de Gran Canaria).

5 - Da Tenerife a La Palma

mercoledì 18 agosto 2010

Ultimo giorno a Tenerife (ma ci torneremo) e ovviamente splende il sole...anche a Icod!!!

Ce ne andiamo senza vedere il famoso drago millenario (la più vecchia dracaena dell'isola, che di anni però dovrebbe averne "solo" 3-400).

Inerpicandoci per la strada che l'altra sera abbiamo fatto nella nebbia, attraversiamo Santiago del Teide, proseguiamo per Guia de Isora e sbuchiamo sul mare nella municipalidad de Adeide.

Puntiamo su Los Cristianos per individuare il molo da cui questa sera lasceremo Tenerife diretti a La Palma. La lunga spiaggia dorata non lontano dal porto è una tentazione più che sufficiente per farci decidere di parcheggiare.

Ci fermiamo in uno dei tanti ristoranti che affacciano sulla spiaggia e ci gustiamo sarde e seppie alla griglia, accompagnate dalle onnipresenti papas arrugadas (qui però sono patate più grandi e, penso, commerciali).

E poi rotoliamo sulla spiaggia e direttamente nell'oceano, che in questo punto è di una temperatura molto gradevole.

Purtroppo non possiamo fermarci quanto vorremmo perché dobbiamo ritirare i biglietti del traghetto (direttamente sul molo, nel palazzo della Estacione Maritima) e posizionare la macchina nelle apposite colonne.

Nell'attesa della partenza, facciamo una passeggiata lungo il molo (anche perché la passeggiata rialzata è più ventilata del piazzale).

Alle 18.30 inizia l'imbarco del Benchijigua Express, un bestione che ha una capacità di quasi 1300 persone e 340 auto!! E alle 19.00, in perfetto orario, salpiamo.

La traversata (due ore e mezza) è tranquilla e ci regala un tramonto sereno, purtroppo non completo perché arriviamo da est: il sole non si tuffa nell'oceano, ma corre a nascondersi dietro La Palma.

Attracchiamo a Santa Cruz che è già buio: fortunatamente il nostro hotel (un ottimo Parador, a quattro stelle: www.paradores.es) non è lontano. Lo raggiungiamo giusto in tempo per trovare il ristorante aperto e non saltare la cena.

6 - La Palma

giovedì 19 agosto 2010

La prima mattina a La Palma ci accoglie con un sole abbagliante che ci mette di ottimo umore e ci permette di ammirare la bellezza del nostro hotel, con i giardini, la piscina e i dintorni.

Decidiamo di far riposare la pelle dal sole (a me è uscito anche un simpatico herpes) e concentrarci sull'interno dell'isola.

Andiamo alla Estacion Maritima per chiedere alla CiCar locale una mappa dell'isola (ma l'ufficio è chiuso) e alla Fred Olsen i biglietti per La Gomera (ci serviranno sabato), poi partiamo (con la sola cartina delle Lonely Planet) alla ricerca della strada per il centro visitatori del parco della Caldera del Taburiente (parte sud, http://reddeparquesnacionales.mma.es/parques/taburiente/index.htm), ma scopriamo che sull'isola le indicazioni stradali non sono cosi chiare e dettagliate come a Tenerife e sembra che i numeri delle strade non corrispondano a quelle riportate sulla Lonely Planet.

Ripieghiamo sulla più segnalata LP4 che ci porta a Roche de los Muchachos e all'osservatorio astronomico più grande del mondo.

La strada si inerpica per circa 40 km con curve e tornanti, circondata da una vegetazione inizialmente rigogliosa, scomposta e multicolore, seguita poi da una pineta ordinata ma non troppo compatta. Quando l'altezza diventa eccessiva anche per i pini, prende il sopravvento il mondo basso e rado dei cespugli. E all'orizzonte, oltre il mare e le nuvole che come sempre lo circondano, svetta il Teide!!!

Arriviamo in vetta per scoprire che il mirador è chiuso per lavori, ma anche dal parcheggio e dal sentiero che porta al mirador, il panorama è mozzafiato: la caldera verde e lussureggiante, il mare blu in lontananza, le pietre rosse e arancio del picco... E i cupoloni degli osservatori che rendono tutto ancora più... lunare!

Scendiamo dall'altra parte verso Santo Domingo: anche da questa parte la strada è ripida e piena di curve, il paesaggio invece è più selvaggio e arido, bruciato dal sole.

Arriviamo per caso a Garafia in cerca di un posto dove pranzare e veniamo accolti dal paese in festa: musiche, danze, la piazza addobbata e grandi tavolacci dove sembra abbia trovato posto tutto il paese!!!
Entriamo in quello che sembra l'unico locale aperto in questo giorno di festa e, al termine del pasto a base di carne, ci concediamo un Principe Alberto, dolce tipico canario (un po' troppo dolce per i miei gusti, ma buono).

Ci rimettiamo in cammino, puntando verso sud, costeggiando il lato ovest di La Palma. Scopriamo che la zona fino a Puntagorda è probabilmente la meno turistica e meno popolata, perché poi iniziano paesi più grandi con ristoranti, bar e negozi, qualche spiaggia e altre attività.

Ci fermiamo per una passeggiata sul lungomare di Puerto Naos, una tranquilla località di mare con una spiaggia (nera) ben curata e diversi complessi alberghieri, il tutto circondato da bananeti. Regna veramente la pace, al punto che viene automatico parlare sottovoce, per non disturbare la quiete circostante.

Già che ci siamo, facciamo un po' di spesa (acqua e frutta) al supermercato locale.

E notiamo che i bananeti sono solo l'inizio: chilometri e chilometri di strada fiancheggiata da piantagioni ordinate e cariche di caschi più o meno maturi (le banane sono ancora la fonte principale dell'economia di La Palma).

Di bananeto in bananeto (e nonostante i molti lavori in corso) arriviamo a Fuencaliente e al suo faro, sulla punta più a sud dell'isola, giusto in tempo per l'imbrunire e il tramonto.

Lo spettacolo è completo: il mare inondato di luce che si scontra da un lato con il nero della roccia vulcanica (c'è anche una piccola spiaggia con alcune barche di pescatori) e dall'altro con il bianco delle saline (tanto importanti da rientrare nei programmi di protezione UNESCO).

È ora di rientrare. Completiamo il cerchio, andando a cena in un locale di Santa Cruz (Papa Hortensia) e poi a nanna nel nostro Parador.

Ci rimane una sola domanda: possibile che in tutto il giorno non abbiamo visto un cartello che indicasse il Parco Nazionale? Senza una mappa dettagliata dell'isola, i turisti possono solo raggiungere l'osservatorio o vagare a caso, sperando di trovare l'entrata sud... I sentieri e percorsi da trekking ci sono invece sembrati ben segnalati.

7 - Santa Cruz de La Palma e Los Cancajos

venerdì 20 agosto 2010

Il cielo oggi è coperto, ma forse per visitare la città è meglio: senza il caldo del sole a picco ci godiamo meglio una sonnacchiosa passeggiata lungo le stradine affollate del centro di Santa Cruz.

Seguiamo l'itinerario consigliato dalla Lonely Planet e percorriamo la Calle O'Daly (ci scappa anche un acquisto per me, visto che è periodo di saldi) e la Anselmo Perez de Brito (più bella) fino a Plaza Almeda, dove ci concediamo un buon cafè y leche (una versione “sbrodolata” del nostro cappuccio; se non vi fidate a prendere il caffé nero, consiglio il cosiddetto cafè contado, che assomiglia a un caffé macchiato).

Le vie e i negozi sono arricchiti da riproduzioni dei famosi nani, tipici della processione per la Nuestra Señora de las Nieves (http://www.bajadadelavirgen.es/actos.cfm?id=13); le case ordinate sono decorate di balconi fioriti e allegre facciate multicolori. Al termine della passeggiata, troviamo una riproduzione della Santa Maria di Colombo (ospita un museo marittimo che però non visitiamo).

Nel frattempo è uscito il sole...

Ritorniamo verso la macchina, percorrendo il lungomare, inumidito dalle onde che si infrangono direttamente contro la balaustra, spaventando di tanto in tanto gli ignari turisti. Ci fermiamo a prendere alcuni souvenir tipici (sigari e ricami, ma anche dolci e prodotti a base di aloe vera) e riprendiamo la macchina per andare al Santuario di Nuestra Señora de las Nieves (ci sarebbe anche il percorso pedonale, ma temiamo sia impegnativo, considerando il dislivello).
La semplicità dell'esterno contrasta nettamente con l'eleganza e la ricchezza degli interni e nel complesso è un edificio interessante e spirituale.

Esaurito il programma della mattinata, riprendiamo l'auto con destinazione Los Cancajos, simpatico agglomerato di case e hotel con una piacevole spiaggia di sabbia nera. Proprio sulla spiaggia troviamo il chiosco ristorante El Pulpo, che ci delizia con del buon pesce fritto e una birra chiara.

Naturale prosecuzione: un bel riposino sulla sabbia, che in mancanza di sole (sono tornate le nuvole), offre il tepore di un letto caldo, con il sottofondo delle onde dell'oceano.

E cosi passiamo il pomeriggio: pieno relax e riposo, dopo tanti chilometri percorsi e prima dell'alzataccia di domani e il trasferimento a La Gomera.

Ci fermiamo qui anche per cena, ma cambiamo decisamente genere: continuando a parlar spagnolo, ci lasciamo tentare da un ristorante messicano con le sedie a forma di cactus: una scelta non felicissima come qualità-prezzo, ma se non altro simpatica e divertente.

Salutiamo Los Cancajos con un concertino in terrazza: un coro di musicisti in abito tradizionale vivacizza il lungomare al tramonto e per la serata.

8 - La Gomera: l'emozione di avvistare balene e delfini

sabato 21 agosto 2010

Sveglia prima dell'alba (ore 4) per imbarcarci sul Fred Olsen che ci porterà a La Gomera. In lontananza si sente musica da discoteca e Santa Cruz ci saluta con i suoi lampioni di luce giallo-arancione, resa più tenue per non oscurare il firmamento scrutato dai ricercatori dell'osservatorio astronomico...

Non siamo gli unici a imbarcarci, ma dopo un'ora e mezza di tranquilla navigazione (dormendo sulle poltroncine, nonostante la musica alta) siamo gli unici a sbarcare (gli altri proseguono per Tenerife, insieme a quelli che si imbarcano qui). Ma la nostra vita in mare per oggi non è finita: nel pomeriggio abbiamo l'escursione da Valle Gran Rey, alla ricerca di balene e delfini!

A San Sebastian de La Gomera la vita si sta svegliando con calma nella zona del porto e ci fermiamo in uno dei pochi bar già aperti per fare colazione.

È ancora un po' presto, ma proviamo comunque ad andare al Parador de La Gomera (www.paradores.es): se non è possibile avere la stanza, almeno potremmo lasciare il bagaglio e appisolarci in piscina... E invece hanno una stanza libera e pronta, che ci viene subito assegnata.

La struttura è in tipico stile canario, adagiato in cima alla collina che domina il porto ed è molto tranquillo, con un giardinetto interno su cui affacciano le stanze ampie (unico neo: il parquet vecchio stile che cigola a ogni passo)... Il mare si vede in lontananza, ma nella pace del mattino, sentiamo le onde che si infrangono sugli scogli più in basso...

Il cielo è terso, ma visto che siamo sulla costa opposta a Valle, chiamiamo per avere conferma che la gita in barca non è cancellata (i capitani decidono al mattino, in base alle condizioni del tempo e del mare) e...non ci resta che prendere la macchina e attraversare l'isola. Ma solo dopo aver schiacciato un pisolino.

Tra una costa e l'altra ci sono circa 50 chilometri di strada panoramica e ovviamente piena di curve e miradores!
Il tratto iniziale è arido e secco, senza vegetazione. Guardando verso est, il Teide... tagliato a metà dal solito strato di nuvole basse!
Poi, all'improvviso, dietro una curva iniziano gli alberi e sono sempre più fitti: siamo al Parco Nazionale di Garajonay (http://reddeparquesnacionales.mma.es/parques/garajonay/index.htm)!!!
Una delle maggiori attrattive dell'isola, è spettacolare anche solo passandoci in macchina, ma la cosa migliore sarebbe affrontare uno dei tanti sentieri ben segnalati!

Per oggi tiriamo dritto, verso la Valle de Gran Rey, più desertica, punteggiata di palme, cactus e l'onnipresente aloe (promemoria: comprare delle creme locali).

Ci fermiamo a Vueltas, nella parte sud di Gran Rey, per uno spuntino veloce e un bagno nella spiaggia vicino al porto da cui partirà la nostra escursione.
La sabbia è nerissima e molto fine, l'acqua ha una temperatura gradevole, ma non è cosi pulita come le altre spiagge che abbiamo visto finora (probabilmente avremmo fatto meglio a fermarci in una delle spiagge più a nord, che sembrano più ampie e ben tenute).

Abbiamo prenotato da Milano con Oceano Gomera (www.oceano-gomera.com), una piccola agenzia che organizza escursioni "intime" (massimo 10 persone più il capitano più la guida) a bordo di una classica barca di pescatori rimessa a nuovo per questo tipo di attività.
Siamo effettivamente in dieci (otto tedeschi e noi). Il tour dura circa 3-4 ore, durante le quali Fatima (la nostra guida) ci spiega le diverse specie di balene e delfini che abitano o transitano nella zona, scatta foto e rileva dati per le ricerche.

Non ci sembra vero, ma riusciamo ad avvistare un branco di delfini giocosi (sembra che sia una colonia affezionata a questa parte di mare) e un "nido" di balene pilota: diverse mamme che a turno curano e fanno giocare i piccoli, mentre le altre scendono a prendere il cibo.

Scattiamo foto a raffica (qualcuna riesce pure bene!), ma è un'emozione indescrivibile, vedere questi animali che giocano e si rincorrono, incuranti della nostra barca e delle nostre esclamazioni di entusiasmo...

Tornando a riva non ci resta che prendere il sole, anche se nel cuore rimane la speranza di un nuovo incontro...
In realtà non lontano dal porto avvistiamo qualcosa di strano, che da lontano potrebbe sembrare la boa di un sub e che invece da vicino si rivela essere...un vecchio televisore a tubo catodico!!!
Ovviamente lo ripeschiamo e lo buttiamo nei cassonetti a riva, facendo battute per sdrammatizzare un gesto tanto deprecabile!!!

Sono quasi le 20 e saremmo tentati di rimanere per un altro meraviglioso tramonto, ma ci aspetta ancora la traversata dell'isola. Ripartiamo, accontentandoci di vedere il sole che si avvicina al mare e, in lontananza, le sagome ben delineate di La Palma e El Hierro.

Sulla strada del ritorno facciamo una piccola deviazione verso Las Hayas, seguendo il consiglio della Lonely Planet che ci indirizza verso Casa Efigenia (www.casaefigenia.com): a detta loro, una istituzione di cucina locale.
In realtà Doña Efigenia compare solo per i saluti e il conto (regalandoci anche una manciata di fichi secchi, buonissimi) e nei tanti ritagli di giornali e riconoscimenti ben disposti in una vetrinetta, mentre veniamo serviti da un ragazzo sudamericano e un aiutante asiatico. La cena (tipica canaria) è spartana (il menu non esiste: decidono loro) e un po' ci delude: gofio, insalata, zuppa e un dolce accompagnato da un amaro all'arancia. Sinceramente, ci aspettavamo almeno un assaggio dei famosi latticini di La Gomera. Forse ci eravamo creati aspettative troppo alte o forse, ci spiace dirlo, Doña Efigenia non era in vena o preparata...

Torniamo in hotel, lungo la strada fatta al mattino, ora illuminata da una luna quasi piena e ci addormentiamo con il dolcissimo ricordo dei delfini e delle balene, cosi giocosi nel loro ambiente naturale.

9 - La Gomera nord

domenica 22 agosto 2010

Ci svegliamo nuovamente con il sole e un po' di vento. Risentiamo di una specie di jet lag per l'alzataccia di ieri, ma ci manteniamo fedeli al programma: oggi ci aspetta il nord dell'isola!!!

Partiamo in direzione Vallehermoso e approdiamo a Hermigua, sonnolenta località che non invita alla sosta (secondo la Lonely Planet meriterebbero il Museo del gofio e l'arena per la lucha canaria). Oltre le nuvole ci sembra di scorgere il Teide, ma in questa parte dell'isola oggi il cielo non è per nulla terso.

Proseguiamo per Agulo, dove ci concediamo una passeggiata nei vicoli acciottolati, fra le case colorate. Il paesino è decisamente suggestivo, ma sembra vuoto e immerso nel sonno, forse solo perché è domenica mattina.

A Vallehermoso (decisamente più vivace) ci fermiamo per un caffé in piazzetta, un salto al bancomat e una spesa al supermercato (stiamo diventando fan incalliti delle banane canarie).
Visitiamo anche l'elegante Iglesia de San Juan Baptista, appena restaurata per festeggiare il primo centenario.

Scendiamo fino alla spiaggia e al Castillo del Mar, che avrebbe potuto essere un rifugio di pirati e che ora risulta tristemente abbandonato. È un vero peccato, perché la guida dice che era stato trasformato in un centro culturale e sarebbe in effetti stato suggestivo e caratteristico, invitante anche per appassionare i più piccini… E invece la reception sembra cadere a pezzi, le porte sono chiuse con i lucchetti, la bacheca è ormai sbiadita e alcune parti sono danneggiate da sassi caduti e degrado…

In questa parte dell'isola il vento ha trasportato qualche nuvola di troppo. Decidiamo quindi di rimetterci in cammino per raggiungere Alojera e la sua spiaggia, decantata come la più carina dell'isola.

Risaliamo verso il centro dell'isola e poi scendiamo nuovamente verso nord ovest. Improvvisamente cambia l'aria: il cielo torna azzurro e il vento diventa caldo e afoso, una specie di phon puntato contro di noi. Non ci stupisce che il paesaggio sia cosi arido!
In lontananza, separate da uno strato di nuvole basse, si stagliano nitide le sagome di La Palma e El Hierro: è la prima volta in questa vacanza, che ci accorgiamo quanto le quattro isole siano vicine, almeno per l'occhio.

Scendiamo lungo la strada panoramica e ricca di curve, che diventa sempre più stretta (soprattutto in paese, dove la carreggiata è ridotta per le auto parcheggiate e le case) finché non finisce, poco sopra la caletta di sabbia nera e sassi (sembrano quelli lisci e neri dei centri massaggi).

Il vento si è fatto più fresco, ma il sole è inclemente. Ne approfittiamo per pranzare al Bar Restaurante Prisma, separato dalla spiaggia da una semplice scalinata. Calamari fritti con insalata e patatine fritte (2 porzioni) e gamberi alla piastra (1 porzione): una vera delizia per 31 euro (compresa acqua, caffé e pane con l'onnipresente mojo in 3 versioni e servizio) !

Pochi gradini e siamo in spiaggia: sabbia nera finissima, con qualche sasso e acqua pulitissima. Il sole e il vento completano il quadro. Aspettando di smaltire il pranzo, improvvisiamo quattro tiri a frisbee, ma la frescura dell'acqua è una tentazione cui non riusciamo a resistere a lungo...

Il pomeriggio trascorre calmo, fra un bagno in acqua e uno al sole. Prima di rimetterci in macchina, ci concediamo un gelato e poi...di nuovo in pista!!!

Per evitare un po' di curve, ci riallacciamo alla strada che abbiamo fatto ieri, che è più larga e dolce. Nel frattempo si è alzato un bel vento, che trascina alcune nuvole innocue verso il mare e rende più terso il cielo che, dietro San Sebastian, ci lascia intravedere la sagoma rassicurante del Teide.

Arriviamo a San Sebastian in tempo per cenare in un posticino delizioso (El Pejin), decorato come la riserva di un pescatore, che offre ottimi e sostanziosi antipasti: queso asado e jamon cerrano per noi bastano come cena completa (aggiungiamo un'insalata perché fa bene alla salute e un Principe Alberto che fa bene alla gola) e per finire ci offrono un chupito dell'ottimo rum al miele di palma, tipico delle Canarie.

Altra bellissima giornata canaria e ottimo finale!

10 - Parco Garajonay

lunedì 23 agosto 2010

Anche oggi sole, cielo azzurro e un po' di vento.

Dal momento che una visita a La Gomera non è completa senza una camminata lungo uno dei tanti sentieri del Parco Garajonay (http://reddeparquesnacionales.mma.es/parques/garajonay/index.htm), ci dirigiamo a La Laguna Grande (ora c'è un centro ristoro, ma si dice che un tempo vi si riunissero le streghe) e prendiamo il sentiero numero 3, quello dimostrativo.
Si tratta di un breve circuito semplice, ben segnalato da recinzioni in legno e contenente alcune spiegazioni (in spagnolo e inglese) sul parco, la sua flora e la sua fauna.

Decidiamo poi di affrontare un percorso più lungo: ci spostiamo al parcheggio Pajarito e prendiamo la pista più lunga (e dolce) verso Alto de Garajonay. È una pista che si potrebbe fare in fuoristrada (se fosse consentito): largo e ben battuto, anche se molto assolato, l'ultimo pezzo addirittura lastricato con beole.
Arriviamo in cima accaldati (nonostante il vento), ma contenti e ripagati dal bellissimo paesaggio che copre tutto il parco, l'isola (escluse le coste, troppo in basso sotto i dirupi), l'oceano e...le altre tre isole del nostro viaggio: Tenerife, La Palma, El Hierro.

Proprio in cima all'altura più alta dell'isola è stato ricreato un cerchio di pietre: un reperto archeologico che era stato rinvenuto un po' più in basso e che sembra essere stato dedicato al culto di antiche divinità. Secondo la Lonely Planet, il grande pino che svetta di fianco sarebbe la dimostrazione pratica del cosiddetto fenomeno della "pioggia orizzontale", ma probabilmente bisogna venire in momenti più umidi, per vederlo "in funzione" e purtroppo non vengono date indicazioni su quali possano essere le stagioni o gli orari migliori per vedere questo fenomeno (probabilmente la mattina presto, quando il primo sole caldo sprigiona umidità dal terreno fresco).

Scendiamo con un altro sentiero, ugualmente battuto e assolato, ma più bucolico e ripido: in discesa ci vuole un attimo, ma se l’avessimo fatto in salita, sarebbe stato più impegnativo.

Di ritorno verso San Sebastian decidiamo di fare una deviazione verso El Cedro: con nostra sorpresa la strada è in realtà un largo sentiero lastricato (a doppio senso di marcia!) che si incunea verso una gola rigogliosa (forse un po' estremo per la nostra Opel Astra, ma bello); le grandi beole che lo formano si muovono al passaggio delle macchine, creando una sorta di effetto xilofono!

La strada termina con il pittoresco Bar Restaurante La Vista, che assomiglia a un rifugio di montagna.
Nonostante i buoni propositi di restare leggeri, non resistiamo all'atmosfera e ordiniamo 2 piatti di carne di capra, ovviamente con le solite patate (totale, compresi birra, coca e caffé € 17). Decisamente consigliabile, se si ha voglia di affrontare la strada per assaggiare del cibo canario in un ambiente amichevole.

Ripercorriamo il sentiero (il ritorno sembra sempre più veloce!!!) e terminiamo il pomeriggio a San Sebastian.... spiaggiati sulla sabbia vulcanica!

Essendo vicini al nostro Parador, torniamo in albergo per una doccia e un cambio. Poi scendiamo in città per mangiare qualcosa, possibilmente nello stesso locale di ieri. Purtroppo sembra che stia chiudendo e allora dobbiamo ripiegare su una Tasca non lontano: ottimo il prosciutto e il formaggio, ma il servizio è mediocre e i prezzi sopra la media.
Torniamo in hotel, questa volta per una sonora dormita!

11 - Da La Gomera a El Hierro

martedì 24 agosto 2010

Ultima mattina a La Gomera: nel pomeriggio ci spostiamo a El Hierro, l'isola più piccola e meno turistica dell'arcipelago.

Lasciamo l'albergo e parcheggiamo in centro: approfittiamo di queste ore per un giro a San Sebastian, sulle orme di Cristoforo Colombo, anche se sappiamo che la cittadina non offre opere di particolare interesse.

Prima tappa: colazione in piazza, sui tavolini all'aperto della Dulceria Oscar. In realtà volevamo provare una Zumeria suggerita dalla Lonely Planet, ma era chiusa per ferie (anche alle Canarie, come nel resto della Spagna, molte persone fanno vacanza in agosto) e quindi ci facciamo guidare dall'istinto (che non ci tradisce).

Subito dopo ci addentriamo lungo Calle Real, per alcuni souvenir (sembrano comunque arrivare tutti da Las Casas de Los Balcones di Orotava, Tenerife) e alcuni edifici che richiamano le avventure di Cristoforo Colombo: la sua presunta casa e il pozzo da cui si dice abbia attinto l'acqua per benedire il suolo americano. Non tralasciamo la Torre del Conde (con il bel giardino che la circonda), mentre troviamo chiusa la Chiesa (sembra che apra solo nel tardo pomeriggio, per la Messa).

E per finire, ci sistemiamo al molo della Fred Olsen, in attesa del traghetto che ci porterà a El Hierro. Non avendola vista prima, facciamo una passeggiata sul lungomare di Playa La Cueva, un dolce insenatura con sabbia vulcanica (con qualche sasso) e acqua pulita e calma, nel complesso più carina di Playa San Sebastian, ma potrebbe risultare più affollata. In lontananza si vede, come sempre, il Teide, mentre a picco sulla scogliera domina il complesso del Parador.

Il Bonanza Express arriva con un po' di ritardo e con le operazioni di carico e scarico, alla fine partiamo con mezz'ora di ritardo (tempo che ovviamente passiamo in porto, prendendo il sole). L'arrivo è previsto dopo un'ora e mezza di navigazione, anche se alla fine attracchiamo dopo due ore.

Durante la traversata conosciamo una coppia di italiani che hanno addirittura comprato casa a Tenerife (non lontano da Los Cristianos). Essendo prossimi alla pensione (e liberi professionisti) vengono qui per qualche mese all'anno e ovviamente ne fanno beneficiare figlie, generi e nipotini!
Non male come idea, per chi (come me) sogna i 25°C tutto l'anno!

Una volta arrivati, mentre tutti girano a destra per Valverde, noi giriamo a sinistra verso il nostro terzo e ultimo Parador (www.paradores.es). Per arrivarci superiamo quello che forse è l'unico semaforo dell'isola, che però non regola un incrocio, ma il traffico a senso alternato del lungo tunnel monocorsia!
Superata la galleria, il panorama si apre sul mare blu intenso e le rocce che finiscono in mare, mentre la strada termina poco oltre il Parador.
Chiediamo (e otteniamo) di avere una camera con vista oceano: essendo a est, alcune zone sono già in ombra, ma il panorama e il rumore delle onde che si infrangono sulle rocce ci lasciano a bocca aperta.

Ci concediamo una sosta per godere della bellezza che abbiamo di fronte, poi riprendiamo l'auto per andare a Valverde in cerca di un supermercato e annotiamo che su questa isola i cellulari sembrano avere più difficoltà a trovare campo.

Nel frattempo il vento ha portato un po' di nuvole basse e freschino. Ci dirigiamo verso El Mocanal per cercare un posticino dove mangiare, ma visto che è presto facciamo un salto al Mirador de La Peña, per prenotare un tavolo (con vista) al ristorante progettato da César Manrique per domani a mezzogiorno, confidando nell'assenza di nuvole per godere appieno del panorama (già oggi bellissimo, anche se con un po' di foschia).

Scendiamo fino a Pozo de las Calcosas per ammirare il panorama roccioso con il villaggio di pajeros (piccole casette con il tetto di paglia) e le piscine naturali. E dietro la piccola Ermita, troviamo il Restaurante Casa Carlos, un piccolo bar ristorante con vista panoramica e cucina casalinga. Il locale è piccolo. Una sala con una quindicina di coperti, lunghi tavoli con la tovaglia a quadretti bianchi e verdi, e la cucina separata da un muretto che può servire da tavolo per "tapa y cerveza". Ed è comunque bellissimo cenare con il rumore del mare e delle stoviglie mosse dalla signora Sofia, che prepara al momento le specialità a base di pesce. E finalmente gustiamo un'ottima vieja (pesce pappagallo), non proprio economica (€16 al chilo), ma molto gustosa e molto canaria! Decisamente una soluzione consigliabile.

Torniamo in hotel con una splendida luna piena che ci guarda dall'alto e getta i suoi raggi argentei sulle onde dell'oceano.

12 - El Hierro: un pranzo di lusso e un po' di mare

mercoledì 25 agosto 2010

Ci svegliamo e il sole inonda la stanza, appena apriamo le finestre... Magari una delle prossime mattine potremmo svegliarci presto per vedere l'alba, con il sole che sorge proprio dalle acque di fronte all'albergo...

Dopo un breve giro di ricognizione dell'albergo (meravigliosa la piscina con vista oceano), prendiamo l'auto in direzione nord. Avendo prenotato al ristorante per le due, decidiamo di fare un salto a Charco Manso, ma quando ci arriviamo purtroppo il cielo è nuvoloso. Ammiriamo comunque questa grande piscina naturale, con tanto di salone scavato nella roccia. Il paesaggio circondante è roccioso, con scarsa vegetazione, prevalentemente bassa e cespugliosa, con aloe e piante grasse di grandi dimensioni.

Riprendiamo l'auto in direzione nord ovest (zona decisamente più verde, con alcuni vigneti bassi) e, dopo aver percorso la lunga galleria, ci fermiamo a Las Puntas, dove ammiriamo l'Hotel Punta Grande, famoso per essere entrato una volta nel Guiness dei primati come hotel più piccolo al mondo.

Non ci resta più molto tempo, prima di doverci dirigere al ristorante. Facciamo quindi una pausa di sole sugli scogli di fianco a questo particolare hotel.

E poi saliamo al Mirador de La Peña, opera di Manrique. La struttura si nasconde perfettamente nella montagna, rispettandone forma e colori (speriamo sia così anche il centro congressi che stanno costruendo di fianco!); il giardino è una sorta di orto botanico, con tanto di cartellini che indicano i nomi delle diverse specie; le lucertole scorrazzano sui sassi e lungo i viottoli. Il silenzio è totale: viene automatico parlare a bassa voce.
Il panorama verso Il Golfo è eccelso e l'ambiente interno è di una tranquillità ed eleganza disarmante. Il servizio è di classe e puntuale, le pietanze ottime (segnalo l'antipasto a base di frutta tropicale e gamberi, con il migliore ananas mai assaggiato!).
Alle signore consiglio un salto in bagno: la vetrata alle spalle della specchiera offre una bella vista sul Golfo sottostante.
Avendo prenotato, ci siamo fatti riservare uno dei due tavoli in prima fila, proprio di fronte alla vetrata, uno di quelli dove avevano cenato i reali di Spagna durante la loro visita a El Hierro nel 2006.
Il conto ovviamente non è dei più bassi (2 antipasti, 2 secondi di pesce, 2 dolci, acqua, vino e caffé quasi €80), ma la qualità di questo sfizio lo giustifica e la quantità del cibo pure.
Per chi volesse provare il ristorante a prezzi più contenuti c'è anche un menù (3 portate) a € 12 per persona, anche se probabilmente le porzioni sono più contenute e la scelta meno ampia (comunque 2-3 scelte per portata) e le bevande escluse (il vino locale è tutt'altro che economico, almeno qui!). Oppure la caffetteria, per una breve sosta (abbiamo intravisto ottimi esempi di pasticceria).

Passiamo per San Andres e Valverde e raggiungiamo La Caleta, praticamente un piccolo acquapark con piccole piscine sugli scogli (in una sembrerebbe esserci una fontana, ma oggi è spenta), ma con anche la possibilità di nuotare nell'oceano (ci sono addirittura scalette per salire e scendere). Dev'essere anche una zona amata dai sub, perché vediamo diverse persone emergere con muta e bombole. Anche lo spazio per prendere il sole abbonda, ma non c'è sabbia né spiaggia.
Ci fermiamo un paio d'ore a prendere il sole, ma il vento in questa zona è troppo forte (e pensare che vicino c'è anche l'aeroporto!) e dopo un po' ce ne andiamo.

Ci prendiamo la serata di riposo al Parador: iniziamo a sentire la stanchezza dei tanti chilometri (da tanto abbiamo passato i mille) e di tutti i giri fatti.

13 - Un giro completo di El Hierro

giovedì 26 agosto 2010

Non ho resistito all'idea di godermi l'alba dal balcone della camera, anche se noi del "continente" non abbiamo le idee troppo chiare sugli orari di alba e tramonto a queste latitudini! Su suggerimento del marito (che comunque si è rifiutato di alzarsi), punto la sveglia alle 6.30 per scoprire che fuori è ancora tutto buio: manca solo la luna argentea che ieri sera illuminava il paesaggio! Verso le 7.30 inizia ad albeggiare dietro il promontorio. Alle 8.15 circa riesco a fotografare un paesaggio completamente dorato, con il sole che mi guarda dritto dal mare, poco sopra l'orizzonte!

Torno a farmi un riposino, anche se non manca molto alla sveglia. In ogni caso ieri sera eravamo andati a letto presto e questa mattina avevamo già deciso di stare nella piscina dell'albergo (abbiamo scoperto che ha acqua di mare): mio marito perché adora nuotare e io perché… ogni occasione è buona per prendere il sole!
Rimaniamo un paio d'ore e nel frattempo arrivano altri ospiti dell'albergo... è ora di metterci in moto!

Ritorniamo a Valverde e puntiamo verso La Frontera, percorrendo la strada interna (ora ce n'è una "litoranea" più larga e con meno curve). Non ci fermiamo ai vari miradores, perché dovremmo fare i sentieri che li separano dalla strada, ma arrivati sopra a El Golfo rimaniamo estasiati per il panorama, anche se c'è un po' di foschia.

Arrivati a La Fontera (molto allegro e vitale), ci fermiamo da Don Din 2 per un pranzo (ottimo il pollo).

Riprendiamo la marcia verso l'estremo ovest e la terra più selvaggia dell'isola, fatta di strapiombi sul mare, ricordi di colate laviche, vegetazione desertica e strade panoramiche (ottimo asfalto, ma a tratti piuttosto strette: meglio andare adagio adagio e avere l’occhio lungo per incontrare eventuali altre macchine nei tratti di strada più larga.

Passiamo Sabinosa e il Pozo de La Salud (ci sarebbe una fonte terapeutica, ma l'hanno trasformata in una beauty farm) e ci immettiamo sulla strada panoramica che posta a ovest, lasciando indietro la vegetazione e scoprendo rocce vulcaniche che passano dal rosso intenso al nero lucido ad ogni curva, formando paesaggi lunari.

Prendiamo la deviazione (1 chilometro circa di strada sterrata ma fattibile anche in auto) per la spiaggia di Verodal per vedere la caletta di sabbia rossa e i bagnanti che, incuranti dei segnali di pericolo (caduta massi), fanno il bagno e prendono il sole.

Torniamo sulla strada asfaltata in direzione Ermita Nuestra Señora de Los Reyes: sempre più stretta, con tante curve e panorami incredibili. Bisogna procedere lentamente e con molta attenzione, perché è a doppio senso e in molti punti due auto passerebbero con difficoltà (per fortuna non c'è molto traffico).

Arriviamo alla deviazione per il Faro de la Orchilla, che un tempo indicava il meridiano zero (dovrebbe esserci anche un monumento commemorativo), ma la strada per raggiungerlo (5-6 chilometri in discesa) è sterrata e non ce la sentiamo di rischiare.

Il complesso della Ermita Nuestra Señora de Los Reyes si staglia improvviso e bianchissimo in mezzo a un boschetto di alberi bassi. Purtroppo la troviamo chiusa (un cartello dice che è aperta qualche ora il sabato e la domenica pomeriggio). Non ci resta che fare un giro attorno e ripartire. Tra l'altro in questa parte dell'isola fa molto caldo (il termometro dell'auto dice 35°C) e c'è afa.

Subito dietro la chiesa partono le due strade (sterrate) che in pochi chilometri (circa 3) portano a El Sabinar (il famoso ginepro piegato dal vento) e al panoramico Mirador de Bascos.

Decidiamo di tentare e facciamo bene: se fatta piano e con cautela, la strada è percorribile con auto non fuoristrada. A un certo punto troviamo un cancello chiuso con un cartello: "Passate e richiudete. Grazie". Divertiti da questa pratica insolita, seguiamo le istruzioni e continuiamo. La vegetazione è sempre scarsa e il caldo intenso, ma incontriamo delle mucche, evidentemente lasciate al pascolo in questa terra povera, nascoste fra i cespugli.

El Sabinal è un albero affascinante, circondato da sosia meno appariscenti. Il tronco ricurvo sembra inchinarsi verso il mare, toccando terra con la chioma rigogliosa. In effetti, un modello non comune!

Rinunciamo al Mirador perché, come spesso succede (anche a detta della Lonely Planet), vediamo un sacco di nuvole da quelle parti.

La maggior parte delle auto che sono arrivate fin qui tornano indietro per la stessa strada, mentre noi decidiamo di proseguire il giro, percorrendo la stessa strada (ben asfaltata, ma un po' stretta) fino a San Andres. È una parte di percorso che probabilmente non va bene per chi soffre di vertigini, perché la carreggiata corre in alto lungo i dirupi che guardano verso il mare e non ha nemmeno il guardrail! Però è veramente piacevole e offre una immagine da favola di questa isola così sconosciuta…

Arrivando nella zona di El Julan la strada viene fiancheggiata da pini sempre più folti, il terreno sembra diventare rosso, ma non di terra: si tratta del rivestimento di aghi di pino caduti durante gli anni e lasciati seccare sul terreno. Una zona bellissima.

Per fare una sosta e ripararci dal sole, ci fermiamo a Hoya del Morcillo, quella che dovrebbe essere un'area attrezzata per il campeggio, lo sport (c'è persino un campo da calcio) e i picnic (ma sembra anche i barbecue). Purtroppo sembra tutto abbandonato (non fosse per i bagni puliti e per l’addetto che lavora al centro informazioni) e l'unica cosa degna di nota è la riproduzione dell'isola con tronchi di pino tagliati (originale e decisamente ben fatta: peccato non avere il grandangolo o un punto rialzato da cui cogliere l’intera opera!).

Risaliamo verso San Andres e poi verso il Mirador de Jinama, che ci regala una bellissima veduta su Il Golfo (peccato il sole in fronte, che non ci consente di fare le foto). Da qui sembra partire un sentiero molto bello verso La Frontera, ma ci accontentiamo di vederne l'inizio (o la fine).

È quasi il tramonto e per cena avevamo pensato a un ristorante di pesce vicino a Las Puntas. Scendiamo da una strada secondaria (sembra attraversare poderi e allevamenti) verso la lunga galleria litoranea ed eccoci in riva al mare. Passeggiamo brevemente (giusto il tempo di scattare delle foto) sul nuovo "struscio" che collega Punta Grande a Maceta (l'avevamo visto al telegiornale) e poi entriamo al Restaurante La Maceta per scoprire che...si è trasformato in un ristorante italiano (si fa per dire)!!!! Fedeli alla nostra filosofia di evitare cibo italiano oltre confine (salvo raccomandazioni affidabili), evitiamo pasta, pizza e bruschette... e ordiniamo un'insalatona!
Il cibo non sembra totalmente da bocciare (difficile sbagliare un'insalata, mentre pizze e bruschette -degli altri - sembrano essere troppo morbide e pallide), ma il servizio è lentissimo, persino per portare il conto!

Non ci resta che ripercorrere la solita strada che ci porta al Parador, non senza riflettere che è un hotel molto bello, ma in una posizione sfortunata.

14 - Da El Hierro a Tenerife

venerdì 27 agosto 2010

Ultimo giorno a El Hierro: questa sera il traghetto ci riporta a Tenerife e dopodomani si torna a Milano... Salutiamo il nostro Parador con un'ultima nuotata in piscina, poi carichiamo le valigie in auto e ripartiamo.

Prima sosta a Valverde, in cerca della Fabbrica di quesadillas Adrian Gutierrez e Hijas, che si dicono essere fra le migliori dell'isola (http://tenerifejournal.blogspot.com/2010/05/103-quesadillas-mini-cheesecakes-from.html). Arrivando a Valverde dal porto c'è un cartello per la fabbrica, ma poi ci si arriva per fortuna. L'edificio sembra una normale abitazione, varcata la porta d'ingresso ci accoglie un ragazzo che riceve le ordinazioni da una porticina. Se non fosse che lo vediamo in faccia, ci sembrerebbe di essere tornati a Siviglia, quando abbiamo comprato i biscotti dalle suore di clausura (tutto in silenzio, attraverso la "ruota" nel muro).
Le quesadillas sono...deliziose!

Ne approfittiamo per fare un giro nel centro di Valverde e soprattutto nella piazzetta centrale: bianchissima e molto scenografica, sarebbe un bel palcoscenico per concerti e spettacoli teatrali.

Riprendiamo la macchina con destinazione Maceta: dobbiamo pensare all'abbronzatura e le piscine quasi naturali che abbiamo visto ieri sera ci ispirano parecchio.

Il sole è alto e caldissimo, molte persone sono già posizionate, ma l'oceano è più dispettoso del previsto: essendo mosso, molte onde si infrangono sulle barriere e creano getti d'acqua che invadono le piscine e la costa più vicina. Le persone del luogo, evidentemente più abituate, nuotano e si tuffano, sfidando i cavalloni... Noi ci facciamo prendere da un gioco apparentemente destinato ai più piccoli: sederci a bordo "vasca", in posizione strategica, e farci bagnare dai doccioni delle onde. E praticamente ci scottiamo entrambi! Però...che divertimento!!!

Poi il sole si fa troppo caldo e in ogni caso è quasi l'ora di ripartire. Prendiamo un ultimo gelato in riva al mare, salutiamo El Golfo e poi via, verso il porto! Ci fermiamo al supermercato a prendere due banane e delle bibite per il traghetto e poi andiamo a prendere posto nelle corsie di imbarco.

Come al solito il Fred Olsen arriva tardi e avendo una sola rampa di carico e scarico, alla fine partiamo con quasi un'ora di ritardo! Come se non bastasse, la traversata è più lunga del previsto: quasi tre ore invece che due!!!
Arriviamo a Los Cristianos esausti e ancora abbiamo un pezzo di strada perché abbiamo prenotato a Güimar, più o meno a metà strada verso l'aeroporto nord.

Questa volta abbiamo un Hotel Rural (www.casonasantodomingo.com), praticamente un bed and breakfast ricavato in una tipica casa canaria del XVI secolo! La signora gentilissima ci viene ad aprire con un sorriso nonostante la tarda ora e ci risparmia anche le procedure di registrazione: siamo talmente esausti, che ci concede di rimandare tutto a dopo la doccia e una sonora dormita.
Purtroppo la soluzione si rivela fra le più sfortunate... A parte l'edificio storico e l'arredamento in stile, il letto semi sfondato cigola ad ogni movimento, la stanza è caldissima e una finestra non si apre, la signora si scusa e ci offre un rumorosissimo ventilatore che alla fine spegniamo, in cortile c'è una fastidiosissima fontanella che gorgheggia in continuazione.... O siamo diventati noi troppo sofistici, oppure gli agriturismi canari hanno un livello basso..

Cerchiamo comunque di farci una dormita!

15 - Tenerife orientale

sabato 28 agosto 2010

Alla fine riusciamo comunque a dormire, sebbene l'ultimo giorno pieno a Tenerife inizia con una certa stanchezza di fondo.

Mi alzo per una doccia veloce e scendo da sola per la colazione (compresa nel prezzo). La gentilissima Mari mi vizia con caffé, latte, succo d'arancia, pane tostato, marmellate, yogurt, frutta e un piattino di salumi. Non riesco ovviamente a mangiare tutto e quindi, con un po' di faccia tosta, chiedo se posso portare qualcosa in stanza dal marito che ancora non si è svegliato. Senza problemi, mi forniscono di vassoio e stoviglie e il marito vince una colazione in camera!

Nel frattempo la signora che ci ha accolto ieri, mi dà il buon giorno e qualche consiglio per la giornata: le piramidi di Güimar (di cui ho letto opinioni contrastanti), un salto alla spiaggia contro il caldo (anche loro sono stupiti per la durezza del fenomeno) e una cena qui da loro, visto che hanno un ottimo cuoco... Sarà un giudizio di parte, ma in effetti su una mensola fanno bella mostra alcuni premi per il concorso di migliori tapas.

Con la luce del sole e un po' di stanchezza in meno, anche i contorni della sistemazione sembrano migliori, anche se non capiamo proprio il perché di un letto così scomodo e cigolante....
Tra l'altro gli unici quadri alle pareti della stanza sono due rappresentazioni della.... Cappella Sistina: che ci abbia collocato proprio in questa stanza perché c'è un tocco di Italia?

Usciamo diretti alle piramidi e sentiamo che l'aria promette una giornata afosa, persino il cielo è velato dalla cappa di umidità... Arrivati all'ingresso, valutiamo il prezzo (€ 10 per gli adulti) e le opinioni sentire finora (piramidi ricostruite in modo quasi artificiale dall'uomo moderno)... E decidiamo di andare a visitare Candelaria, famosa per la basilica e la Vergine patrona dell'arcipelago: il 15 agosto ci siamo persi i festeggiamenti ufficiali, ma forse non era la giornata giusta per visitarla con calma (i telegiornali facevano vedere grandi folle e lunghe processioni).

La cittadina ci si presenta allegra e festosa, con la piazzetta del mercato, le vie dello shopping e una marcia femminile in corso (lo sponsor è la Reebok). Purtroppo troviamo parcheggio solo in cima a una salita e già ci viene male per quando dovremo risalire, ma tant'è che ci incamminiamo.
La basilica è veramente grande, confrontata con le altre viste finora, e maestosa. Gli interni semplici sono tenuti benissimo e alcuni dipinti raccontano la leggenda della statua.

Facciamo un giretto per le vie circostanti e constatare che le cittadine spagnole non sono predisposte ad avere ombra e oggi siamo alla ricerca di frescura.
Come immaginavamo la macchina è già diventata un forno, ma il movimento fa girare l'aria.

Decidiamo andare verso sud e imbocchiamo la noiosissima TF82, la statale che serpeggia ricca di curve e strettoie in un paesaggio arido (non fosse per i fichi d'india) e monotono (anche nella parte dei vigneti), passando per insignificanti agglomerati di casa, senza ombra e apparentemente disabitati.

Desistiamo e andiamo a riprendere l'autopista del sud, attraversando un'immensa zona di pale eoliche e parchi fotovoltaici.

Poco sotto il grande vento è apprezzato dai surfisti, che hanno fatto di El Medano una meta conosciuta e frequentata. Ci fermiamo per qualche tapas da La Lata del Gofio (ottime le crocchette di pesce e il formaggio di capra al mojo) e per un gelato da Picacho (buono). E ci concediamo una passeggiata sul lungo oceano, osservando le prodezze dei windsurf. La guida ci dice che qui c'è la spiaggia più lunga di Tenerife: di sicuro la parte cittadina è molto affollata, mentre quella verso i quartieri di nuova costruzione è quasi deserta, ma anche molto ventosa!

Per l'ultimo bagno canario, però, torniamo a Los Cristianos, alla Playa Las Vistas, che ci era piaciuta molto per la grandezza, la sabbia chiara e il mare calmo e caldo. Quando arriviamo è già tardi e il sole meno implacabile, ma non rinunciamo a un bagno (l'acqua oggi è meno calda, ma sempre pulita e bella) e a qualche ora di sole.

Per cena decidiamo di tornare nel ristorante dell'altra volta (chiamato, con molta fantasia... Restaurante Las Vistas) per pulpo alla gallega, sardine e seppie alla griglia: i nostri piatto di mare preferiti!

E nel frattempo il lungomare si popola di turisti che passeggiano e chiacchierano. Ci uniamo anche noi, ma preferiamo toglierci le scarpe e fare una romantica camminata sulla sabbia ormai fredda....

Adios Canarias: domani si torna a Milano, ma ci avete regalato dei bellissimi posti e la voglia di tornare!

16 - Il rientro, purtroppo

domenica 29 agosto 2010

Giornata di rientro, purtroppo. Però le vacanze intense come questa ci lasciano anche la piacevole sensazione di essere durate più a lungo...

La temperatura è calda e il sole splende. Nella piazza davanti al nostro hotel sembra che ci sia il mercato: magari portando le valigie in auto, diamo un'occhiata.

Facciamo colazione, qualche foto all'albergo (che in effetti è molto carino e tenuto perfettamente) e un giro al mercato, ma poi dobbiamo arrenderci all'evidenza: dobbiamo partire.

Ultimissima deviazione a El Portito, frazione di Güimar vicino al mare, per notare una volta in più quanti residence e case nuove stanno costruendo per far fronte alla richiesta dei turisti che evidentemente trovano conveniente compare un appartamento da queste parti. È anche vero che, accanto ai nuovi palazzi, abbiamo visto moltissime case tradizionali abbandonate e decadenti (semplici cubi a 1-2 piani, di vari colori, con alcune pietre a vista, che le fanno assomigliare a forme di gruviera), ma anche nuove costruzioni lasciate a metà e progetti non finiti, forse per colpa della crisi finanziaria e immobiliare degli ultimi anni. E a fronte di tanti cartelli "se vende" oppure "se alquila" ieri sera abbiamo sbirciato gli annunci per la zona di Los Cristianos (che specificano solo il numero di stanze e i mq dei balconi, ma non quelli complessivi) e non abbiamo trovato nulla sotto i €130k.

E poi siamo in aeroporto. Riconsegniamo l'auto dopo aver annotato i circa 1900 chilometri percorsi e facciamo senza problemi il check-in.

A bordo l'ultima chicca per una signora superstiziosa che si rifiuta di sedere nella fila 13 (stranamente presente su questi aerei) e la hostess che chiede al nostro vicino (un giovane ragazzo coi capelli rasta) se è disposto a cambiare posto: risate generali, ma la signora viene accontentata!!

Il volo parte con una mezz’ora di ritardo che non riesce a recuperare nel tragitto. Avendo circa 30 minuti prima del nuovo imbarco, ci precipitiamo a comprare un panino da Subway (dopo la colazione a Güimar, il nostro unico pasto della giornata) e un libro per me (ho fatto male i conti e già finito l'unico volume portato).

Ma scopriamo poi che il cielo sopra Madrid è più intasato di quanto pensassimo (ma forse è la norma) e quindi slitta l'imbarco e anche il decollo: altra ora di ritardo che non recuperiamo in volo.

Arriviamo a Linate con il buio e una splendida temperatura, quasi troppo fresca, ma ideale per una bella dormita.