IL PRIMO PIEDE SUGLI STATES

località: newark (nj), new york, buffalo (ny), girard (pa), waters (mi), traverse city (mi), seney (mi), ontanagon (mi), milwaukee (wi), berlin (oh)
regione: new jersey, new york, pennsylvania, ohio, michigan, wisconsin, illinois, indiana
stato: stati uniti d'america (us)

Data inizio viaggio: venerdì 17 agosto 2007
Data fine viaggio: mercoledì 5 settembre 2007

Il viaggio si è articolato in due fasi: un soggiorno a NEW YORK per visitare la metropoli e un viaggio in auto verso il Nord per esplorare la regione dei Grandi Laghi.
A NEW YORK è stata dedicata la prima settimana e di resto del viaggio è trascorso sull'auto noleggiata all'aereoporto di Newark.
Tutto il viaggio è stato organizzato on line: viaggio aereo, noleggio auto, albergo a NEW YORK.
i pernottamenti durante il viaggio in auto non sono stati prenotati.
Il viaggio è nato dall'idea di festeggiare la fine delle Scuole Medie di mio figlio Ettore: ha voluto essere una sorta di rito iniziatico, vissuto tra uomini, padre e figlio.

Dati tecnici: in auto abbiamo percorso 3219 Miglia (5182.59 Km); il carburante è costato 332.42 $ con un auto di media cilindrata; i pernottamenti in Hotel sono costati in media 87.5 $ a notte nel Nord e 100 $ a NY; complessivamente (compresi i regali per amici e parenti) abbiamo speso circa 4500 Euro.

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Adrenalina...

venerdì 17 agosto 2007

Arriviamo alla partenza già con il fiatone e tesi allo spasimo perchè una mia "leggerezza" organizzativa ci ha fatto scoprire DUE GIORNI prima della partenza che anche mio figlio quattordicenne doveva avere il suo passaporto digitale: non bastava che fosse inserito sul mio come per gran parte degli altri paesi!!!
La fortuna, il periodo ormai deserto di utenti agli sportelli e la strordinaria gentilezza degli operatori della Questura ci hanno permesso di ottenere l'agognato passaporto in 24 ore!!!
La lotta è continuata tutto il primo giorno: per prendere il treno da Racconigi CN (mica avevo la sveglia indietro di 10 minuti...); per trovare la navetta per Linate; per superare i vari controlli e salire in aereo; per orientarci ad Eathrow (scalo intermedio); per orientarci a Newark e per prendere, finalmente, la navetta che ci doveva consegnare al nostro confortevole Hilton Hotel.
Arrivare in camera e trovare tutto quello spazio nella stanza e tutti quei cuscini morbidissimi sui letti è stato bellissimo.
La finestra, affacciata sulle luci dell'aeroporto ci ha dato la buona notte.
Ettore si addormenta sprofondato fra i cuscini dopo un minuto esatto.
Io mi addormento pensando che è la prima volta in vita mia che vado a dormire dopo essermi svegliato ed aver fatto colazione: miracoli del fuso orario.

New York: lo stupore.

sabato 18 agosto 2007

L'arrivo in bus a NEW YORK é eccitantissimo.
Scendiamo alla stazione di Port Authority e, a piedi, entriamo in Times Square.
Un autentico delirio di luci, di suoni, di odori.
I grattacieli svettano, con le forme più improbabili, uno più in alto dell'altro, facendo a gara nel rubarci il cielo.
Sembra di stare in un fumetto, dove i palazzi si inchinano e vengono a parlarti.
I molti centri di video porno sono quasi ingenui di fronte alla pornografia spavalda degli infiniti ed immensi schermi pubblicitari, abbarbicati sui palazzi lucidi di vetro ed acciaio.
L'albergo è bellissimo all'ingresso: c'è pure una graziosa fontanella zen. La stanza é terribile, senza luce nè aria: in compenso la solita aria condizionata per non rimpiangere l'inverno.
Pomeriggio a zonzo in questo incredibile quartiere, che distilla il meglio ed il peggio di NY.
Negozi, centri commerciali, Virgin store, Hard Rock Cafè e, per finire, il Centro Apple che ci seduce con il nuovo I-Phone, un autentico oggetto del desiderio.
Me ne esco con l'inconfessabile speranza che mi rubino il mio vecchio cellulare...
Pranzo con carne alla griglia cotta in strada, neanche fossimo ad Istambul.
Cena deliziosa con specialità brasiliane.
Ma perchè ci si ostina a vivere a Racconigi?

Pioggia e giochi a NY

domenica 19 agosto 2007

Giornata uggiosa che ci porta a Down Town, dove cerchiamo di smaltire il residuo jet-leg.
Passeggiata lungo mare deliziosa, anche se ad Ettore non piace perchè non ci sono negozi (sic!).
Niente Liberty Island per oggi: è tardi e piove.
Ci siamo attardati in un pazzesco locale dedicato agli adulti giocherelloni. Mega TV ovunque per vedere le partite: me ne vedo una davanti anche al cesso!!!
Poi giochi a pagamento: divertente proprio.
Nel pomeriggio entriamo da Macy's per compensare le carenze da centro commerciale del figlio.
Sarà la stanchezza, ma ci delude un po'.
Riposiamo e poi cena parca in un finto pub irlandese.
Nanna....

Un popolo di commercianti.

lunedì 20 agosto 2007

Continua a piovigginare.
Cerchiamo di partire con slancio aiutandoci con una colazione degna di questo nome. Ettore si satolla con due uova, bacon fritto su un letto di patate fritte, per finire con macedonia e circa mezzo litro di spremuta d'arancio.
Questo enorme cumulo di calorie ci permette di saltare il pranzo (una banana) e approdare, tristemente alla cena in un "Chicken bar" dove ci servono due squallidissimi piatti di pollo insapore; e niente birra!!!
Oggi primi acquisti.
Alcuni oggetti deliziosi nella loro perversa "superfluità" ed una bellissima felpa gialla dei Lakers per Ettore.
Visita all'Empire State BUilding e al Rockfeller Center: il potere economico americano.
Le prime chiese. Scopro che per entrare bisogna prima districarsi tra "shops" e "bar", che probabilmente servono a sostentare economicamente la Casa di Dio: la dittatura del denaro a cui deve sottostare ogni americano.
A metà giornata visita alla Central Library per riconciliarsi con questo popolo un po' troppo prosaico. Le cose che si mettono a fare, però, le fanno proprio bene...

Pioggia e Musei.

martedì 21 agosto 2007

La pioggia sempre più fitta ci convince a puntare sui musei.
Il mio inaffidabile senso dell'orientamento, unito al fatto che le "Streets" ai lati di Central Park si dividono in East e West, ci ha portati a perderci i Harlem.
Un simpatico barbiere portoricano ha cercato di convincere Ettore a farsi tagliare i capelli: lui ha resistito, temendo un taglio troppo "nero".
Lunga camminata sotto la pioggia per attraversare Central Park.
Ormai sono le 12.00; siamo stanchi ed infreddoliti: ci concediamo il lusso di un taxi.
8$ mancia compresa e ci troviamo di fronte al Museo di Storia Naturale.
Bello.
PIù che bello, spettacolare.
Panino veloce in un baretto minuscolo alle tre del pomeriggio!
C'è ancora tempo per cercare e trovare il Roerich Museum.
Lo troviamo e sembra di entrare in un altro mondo.
E' gratuito. E' allestito in una graziosa casetta, che sembra trapiantata da un quartiere di Londra. Su tre piani si possono incontrare i suoi dipinti ambientati in stanze arredate sicuramente con mobili e suppellettili di quel curioso intellettuale, mistico e pittore del secolo scorso.
Il tutto è molto suggestivo, caldo, accogliente.
Mentre visitiamo in religioso silenzio una ragazza pratica yoga di fronte ad un suo dipinto; altre persone sembra che stiano provando le battute di un testo teatrale.
Usciamo carichi di cartoline, posters e molta riconoscenza.
Stanchi, finiamo per cenare nel nostro posto delle colazioni: uno yoghurt e della frutta.
Subito a letto per poter leggere un po', godendoci il tepore delle lenzuola asciutte.

L'altra New York

mercoledì 22 agosto 2007

Oggi si è definitivamente deciso di non visitare la Statua della Libertà: andremo invece a China Town!!!
Ettore aspira a fare mille acquisti nei negozietti di cui parla la guida.
Vediamo esposte le merci più strane e le "patacche" più ignobili: bisognerebbe studiare i raporti antropologici fra cinesi e napoletani...
Si va dai negozi di pesci secchi, ai verdurai che vendono solo frutti mai visti, alle immancabili e fascinosissime erboristerie.
Ettore mi convince a farmi fare un massaggio per la schiena sempre più dolorante.
E' una esperienza fra le più dolorose dei miei quarant'anni, ma forse utile. passato un iniziale stordimento, mi sembra che la spalla vada proprio meglio.
Mentre io vengo abilmente torturato mio figlio riesce ad abbordare la bellissima cinesina della reception e si fa indicare un ristorante dove mangiare (Shangai Cafè - 100 Mott St).
Si rivela un ottimo consiglio: mai mangiato così bene e così tanto per soli 14 $!!!
Dopo pranzo sono io a convincere lui a farsi tagliare i capelli.
L'esperienza si rivela piacevolissima per mano dell'inserviente che gli lava i capelli e gli massaggia a lungo il cuoio capelluto. Il taglio è ben fatto ma non eccentrico come lui avrebbe voluto. Il prezzo 23$ a fronte dei 58$, che ci avevano chiesto nei quartieri più "in".
Ci lanciamo ancora, di ottimo umore, a visitare Lower East Side, East e West Village.
Tutti posti molto gradevoli, soprattutto i due Villages. Ettore acquista due belle magliette, io l'ennesimo cappello da pioggia (dovrò parlare con il mio ananlista di questa ossessione per i cappelli da pioggia...)
Alla sera arriviamo in Hotel che è già buio.
E' la sera giusta per regalarci una seconda cena al Ristorante Brasiliano (Emporium Brasil - 15 West 46th Street - NY): la miglior carne mai mangiata accompagnata da una birra gradevolissima!

Il Bronx!

giovedì 23 agosto 2007

Oggi il Bronx.
Non è niente di terribile, almeno a prima vista.
Visitiamo lo Zoo, che ci conferma la capacità eccelsa degli Ameicani di fare belle ricostruzioni artificiali: comincio a capire che per loro il concetto di "conservazione" debba apparire alquanto curioso.
Io, poi, mi intestardisco a raggiungere in autobus City Island.
Ci arriviamo con non poche peripezie.
E' graziosa, un paesino di pescatori ingentilito da villette vittoriane con tanto di praticello verdissimo a pochi isolati dalla metropoli.
La cosa terribile è che non esiste un metro di spiaggia o di passeggiata in riva al mare accessibile.
Tutta la costa è privatizzata: ogni casa ha il suo pezzetto di spiaggia e gli altri...che se lo comprino!
In compenso il parco prima di arrivare all'isola è molto bello e ci sono spiagge accessibili. Purtroppo noi le vediamo solo dal bus.
Serata in un altro pub irlandese dove la Guinnes è tornata ben due volte al nostro tavolo...

Salutando NY dal Ponte di Brooklyn

venerdì 24 agosto 2007

Ultimo giorno a NY.
Scopriamo Central Statio ed i suoi raffinati nagozi.
Rinuncio ad una "Royal Shaving" da 55$ (sic!), ma approdiamo in una graziosa cartoleria dove Ettore trova una'genda da regalare al figlio del compagno di sua mamma (urge inventare nomi brevi per queste nuove parentele...).
Puntiamo al Ponte di Brooklyn.
Ci arriviamo senza intoppi perchè ormai la Subway, malgrado sia organizzata malissimo, non ha più segreti per noi.
Passeggiata sul ponte corredata dalle foto di rito: il paesaggio è davvero bello; è la città che si fa paesaggio.
Torniamo in Hotel per cambiarci: è tornatoil sole e con lui l'afa; siamo sudati fradici.
Pranzo con un ospiedino di carne alla griglia comprato per strada: hanno riso perchè ho chiesto la birra, forse sono musulmani.
Mi rifarò questa sera.
Pomeriggio dedicato a Central Park. Giochiamo in un prato verdissimo ed immenso, godendo con i piedi scalzi l'erba folta e fresca.
Giochiamo con il guantone da baseball che abbiamo comprato ieri per strada a 10$ (costerebbe 60 Euro in Italia) ed una palla che Ettore si era già comprato il primo giorno (lui dovrà parlare, in futuro, con il suo analista della sua attrazione per ogni tipo di palla...)
Torniamo in Hotel, litighiamo un po' perchè io sono stanco e la schiena torna a farmi male e perchè Lui non si rende conto dello sforzo che mi costa organizzare tutto, giorno per giorno.
Dopo la doccia gli animi si stemperano e rinfoderiamo i coltelli, prendendoci un po' ingiro a vicenda.
Torniamo all'Emporiium Brasil, un po' perchè si mangia bene, un po' perchè ci piace essere ormai trattati da abitué.
Dopo l'ennesima constatazione di come ci siano più omosex che etero a NY e dopo l'ultima conferma che lì si mangia proprio bene, ce ne andiamo con i calorosi saluti del cameriere (forse troppo calorosi, adess che ci penso...)
Valigie e nanna.

Una Chevrolet rossa fiammante.

sabato 25 agosto 2007

Si saluta NY: felici di averla incontrata, ma senza rimpianti nel lasciarla.
Troppo rumore, troppa confusione, troppa gente...troppo!
Senza intoppi torniamo all'aereoporto e lì c'è ad aspettarci la nostra auto, colei che ci accompagnerà ad attraversare almeno quattro stati nei prossimi giorni.
E' una Chevrolet rosso fiammante, che sembra appena uscita dal concessionario.
Ho prenotato e pagato un auto di categoria media e mi ritrovo un veicolo spazioso, comodo, persino lussuoso nei vari optional di cui è corredato.
Anche il Navigatore satellitare è al suo posto, ma con lui le cose non cominciano bene.
Appena usciti dall'Aereoporto cominciamo a sbagliare una svolta dopo l'altra, arrivando disfatti alla certezza che finiremo i nostri giorni in quel dedalo inestricabile di strade e superstrade, che sembrano soffocare le periferie di Newark e di NEW YORK.
Poi cominciamo a capirci meglio con la "signorina del navigatore" ed un paio di svolte azzeccate ci portano fuori da Newark.
C'è ancora da correggere una mia malaugurata scelta: ho detto alla "signorina" di evitare le autostrade, in uno slancio di bucolico romanticismo.
La prima ora è trascorsa a passo d'uomo per attraversare sconosciuti paesi tutti uguali: tempo previsto per Buffalo più di 8 ore!
Quando, sconfitto, le dico di utilizzare le autostrade il tempo si riduce magicamente di tre ore e cominciamo a viaggiare davvero.
Per giunta le autostrade americane, bellissime, costano quasi nulla: oggi per 300 Miglia avremo speso 2 o 3 dollari.
Sosta in un locale lungo l'autostrada, dove ci stupiamo una volta di più di quanto siano enormi le porzioni che servono ovunque e poi via, senza soste, fino a Buffalo.
Arriviamo con il buio, dopo 9 ore di viaggio.
Riusciamo solo a trovare una suite a 160 $!!! Pazienza
Ettore si gode con entusiasmo il lusso; io spero che il direttore della mia banca sia di buon umore quando arriverà la richiesta di credito dalla mia carta.
Finiamo eroicamente la giornata con una sgroppata di un paio di km per trovare il mitico "Anchor Bar", segnalato dalla guida come il posto dove sono state inventate le ormai famose "Hot fried chicken wings".
Lo troviamo alle 22.30 e, miracolosomente, veniamo serviti con un sontuoso vassoio sormontato da 20 enormi ali di pollo, due Cokes e due birre alla spina.
Raggiungiamo entrambi l'estasi per soli 25$...

Le deludenti Niagara Falls

domenica 26 agosto 2007

Si inizia di nuovo mangiando.
Stavolta è la ricca colazione compresa nei 160$ della Suite.
Ben satolli ci avviamo alle Niagara Falls.
All'arrivo la delusione è grande.
Ci accoglie un grottesco "circo" teso a spillare quanti più soldi possibile ai turisti.
Sono così tanti i sedicenti "Visitors centre" e gli "Falls access", che non riusciamo a trovare le vere e proprie cascate. In ogni posto dove ci fermiamo cercano di convincerci a comprare "vantaggiosissimi" pacchetti per la visita, che si rivelano delle vere e proprie bidonate.
Riusciamo finalmente a trovare l'ingresso vero e lì compriamo il nostro pass a 28$ (le vantaggiose offerte di prima erano tutte attorno ai 60$).
Appena vediamo le cascate, costeggiando il fiume, rimaniamo un po' delusi: "Carine" - dice Ettore.
Il delirio scoppia quando ci troviamo proprio sotto quell'incredibile massa d'acqua potente e scrosciante, accompagnati sulle navi "Maid of the mist".
E' uno spettacolo mozzafiato per davvero.
Ci concediamo ancora le "Caves of the wind", che è in sentiero protetto che porta vicinissimi alla caduta d'acqua e poi ritorniamo alla nostra auto con la voglia di ripartire.
Spuntino alle 16 con Coca ed Apple pie consumati in un deserto parcheggio e poi tutta la strada che possiamo verso Cleveland.
Esco a Springfiel, pensando che sia quella dei Simson, ma è solo un'omonima.
Scopriamo un paesino graziosissimo, che sembra uscito dai telefilms de "La signora in giallo".
Un tipo con due bambini si prodiga oltre ogni italico buon senso per trovarci indirizzi di Hotels o B&B.
Troviamo infine il B&B "Four Creeks" a Girard.
E' delizioso.
Siamo così contenti che tolleriamo il fatto di trovare tutti i ristoranti già chiusi alle 21.30, salvo un ristorante italiano, tristissimo, che ancora ci serve mentre già stanno sbaraccando.
La cordialità non manca mai: stavolta manca la birra.
Ettore si concede un momento di sconforto per le sue mani che stanno di nuovo peggiorando: la psoriasi è davvero una brutta bestia.
Mi stringe il cuore e lo ammiro tanto per la forza d'animo che dimostra.
Mi ritrovo a pensare che Ettore è un'ottima persona, un figlio amabilissimo ed un compagno di viaggio perfetto...

A Nord!!!

lunedì 27 agosto 2007

A colazione abbiamo apprezzato in pieno lo stile inglese del nostro B&B: scopriamo poi che la signora è un suddito di Sua Maesta la Regina, trapiantata in USA.
Partiamo verso Cleveland, che però non arriva mai.
Consultiamo meglio la cartina ed abbiamo un senso di scoramento: forse le distanze sono troppo vaste per poterle affrontare in auto come vogliamo fare noi...
Ci rivolgiamo allora alla fidata "signorina", che abbiamo in dotazione e lei ci dice che in otto ore circa potremmo arrivare alla sommità del Lago Michigan.
Decidiamo così di sacrificare ancora un giorno a macinare chilometri, ritardando l'incontro con i laghi quando saremo davvero a Nord.
Tutta una tirata, giusto il tempo per verificare se davvero gli hamburger di Burger King sono migliori di quelli di Mc Donald (Ettore sostiene di si, leccandosi i baffi conditi dalle ignote salse uscite dal suo americanissimo panino).
Alle 18.00 sono attratto dal nome di una località: Waters.
Decido di lasciare l'autostrada per cercare da dormire.
L'intuito si rivela vincente.
E' un tranquillissimo paesino sul lago, di quelli che frequentano Topolino e Pippo quando vanno a pescare.
Troviamo subito "Waters Inn", che per 45 $ ci offre una spaziosa camera tutta in legno con due enormi Queen beds.
Prima di cena, finalmente, al Lago (qui dovrebbe essere lo Huron).
E' delizioso al tramonto e verdissimo.
Ettore scaglia qualche pietra per vederle saltare a pelo d'acqua: è felice ed io pure.
Andiamo a mangiare nell'unico ristorante del paese.
Questa volta sembra il locale dove si trastulla alla sera Walker il "Texas Ranger": bancone, birre gelate, biliardi e una cameriera sorridente ma sbrigativa.
Ci concediamo entrambi una bistecca da 8 Oz con un contorno di deliziose patate rosse al burro (e così facciamo contenti anche Tex Willer e Pat Carson...)
Io annaffio con due birre; Ettore, poverino, con la Coca.
A nanna non senza un po' di Baseball in TV...

Pioggia anche al lago.

martedì 28 agosto 2007

Pioggia come se non dovesse smettere mai.
Oggi era in programma un'escursione in bicicletta su Machinack Island...
Partiamo mogi, mogi.
La depressione aumenta facendo colazione per strada: ci propinano un dolce che finiremo di digerire giusto prima di cena.
Arriviamo a Machinaw City sotto la pioggia.
Per disperazione, dopo aver guardato da dove saremmo dovuti partire col traghetto per la nostra ridente isoletta, entriamo in un negozio che fa SALDI.
Così ci salviamo la giornata.
E' un diluvio di acquisti a prezzi che sembrano stracciati.
Usciamo con una borsa stracolma, la depressione alle spalle e un futuro preoccupante davanti: come faremo stare tutte quelle cose in valigia???
Intanto è spuntato il sole e così ci dirigiamo a Traverse City, dove troviamo posto in un Lodge proprio sulla spiaggia.
Il prezzo è ragionevole e la ragazza alla reception, che dice di chiamarsi Irene, mostra qualche interesse per me.
Sarà piccola, sarà grassa, ma io me ne innamoro subito e cancello dal mio cuore la cameriera di ieri sera.
Affittiamo due kayak e pagaiamo un po' sul lago. Poi un bagno per cacciare il caldo che, in giornata, si è fatto opprimente.
Cena in un birrificio a base di pesce ed ottima birra artigianale.

Tra dune ed orsi addormentati

mercoledì 29 agosto 2007

Colazione compresa nel prezzo (che poi si è rivelato meno ragionevole di cosa avessi capito...) e partenza per lo "Sleeping Bear Dunes Shore Park".
Piove di nuovo, ma ormai non ci lasciamo più scoraggiare.
Il parco è bellissimo e organizzatissimo: se uno vuole non alza mai il culo dall'auto!
Noi, invece, lo alziamo parecchie volte.
Il paesaggio è strano ed affascinante: alte dune di sabbia a ridosso del lago e la foresta alle spalle.
Quando leggiamo sul sentiero che la duna su cui camminiamo è alta 450 ft ed è così ripida che se ne sconsiglia assolutamente la discesa, Ettore non riesce a non raccogliere la sfida e si tuffa in una discesa ardua fino a diventare un puntolino che si bagna i piedi nel lago, laggiù in fondo.
Il puntolino, poi, arrancherà non poco, su per quella salita franosa e quasi verticale, prima di tornare ad apparirmi come mio figlio: è a torso nudo, paonazzo ed ha la faccia di chi vorrebbe dire "Non fare domande, che non ho fiato...però ce l'ho fatta!"
Da lì in poi la visita è solo un corollario all'auto incensamento di Ettore, che si compiace per il suo coraggio ed il suo vigore (ovvii i confronti con il sottoscritto...)
Finiamo in bellezza salendo su un'altra alta duna, che dà accesso ad un vastissimo pianoro sabbioso. Tiriamo fuori i nostri boomerang e ci divertiamo alla grande.
E' tornato il sole e per noi è ora di riprendere l'auto per raggiungere Munising.
Pensavo fosse più vicino ed invece ci vogliono 5 ore e 1/2 di viaggio.
Stanchi ci fermiamo un pò prima, in un paesino sperso: Seney.
Hotel a pochi soldi e cena in un bar, che sembra quello di Omer Simson (Seney Bar, naturalmente).
Mangiamo roba fritta e un po' sciatta, però rimirando tre teste di cervo e due salmoni imbalsamati. All'altro tavolo un gruppo di autoctoni beve birra e gioca ad una specie di Bingo.

Lo stupore sul fiume.

giovedì 30 agosto 2007

Colazione coraggiosa da parte di Ettore: 4 salsicce e 6 French Toasts. Io ordino un Muffin, che a NY era un dolce, e mi ritrovo un panino appena tostato ed imburrato: mi consolo con una salsiccia di Ettore.
Arriviamo a Munising con l'idea di fare una gita in barca per visitare dal lago le Pictured Rocks.
Al Centro Informazioni vedo un depliant di escursioni in canoa: un lampo attraversa all'unisono me ed Ettore.
Dimenticata la mini crociera ci lanciamo alla ricerca di Au Train, dove dovremmo trovare il punto di noleggio.
Con un po' di fatica lo troviamo. Ci serve un ragazzone grande come una quercia,ma con la vitalità di una patata.
In compenso, malgrado non sorrida mai, ci affitta la canoe e, per soli 21 $, ci porta anche in auto al punto di partenza: il giro in fiume dovrebbe riportarci in 3-4 ore dove abbiamo lasciato il nostro bolide rosso.
Si parte...!
Dopo un attimo di prevedibile impaccio, prendiamo a pagaiare come due indiani uroni sulla nostra bella canoa canadese.
Il fiume sembra staccato da un sogno, di quei sogni che si fanno quando si sta proprio bene. L'acqua è limpidissima, sul fondo una sabbia finissima.
Le rive sono bordate da una rigogliosa foresta: gli alberi si affacciano sul fiume, inchinandosi nei modi più strani.
Molti di loro muoiono proprio lì, al fiume, e lasciano i loro scheletri sbiancati a segnare il corso tranquillo dell'acqua.
A tratti la sponda si allarga in un'insenatura più ampia con erbe acquatiche e ninfee; le tartarughe d'acqua si scaldano sui tronchi calcinati e si tuffano al nostro arrivo.
Ogni tanto un'anatra selvatica.
Le anatre non devono essere gli unici uccelli da queste parti, perchè nel silenzio del nostro pagaiare siamo accompagnati da svariati versi provenienti dalla foresta.
Ogni tanto una spiaggetta di sabbia: alla prima attracchiamo e magiamo un boccone.
A metà percorso ci incagliamo su un tronco che, da sotto, rischia di farci capovolgere.
Sono attimi di panico: sulla barca ci sono cellulare, macchina fotografica, soldi e Passaporti!!! Ettore ci trae d'impaccio costruendo un piccolo laccio e con quello riuscendo ad artigliare un ramo affiorante, che ci permette di disincagliarci.
Dopo la paura, assolutamente euforici, decidiamo di fare il bagno nel fiume. Io mi denudo; Ettore tiene indosso le mutande, pudicamente.
E' bellissimo sentirsi avvolti da quell'acqua fresca e tersa, che sa di cose buone.
Ripartiamo e giungiamo a destinazione accolti dal volo di un grande airone.
Bellissimo!!!
Dopo un'altra sgroppata in auto (3 ore e mezza) arriviamo al "Sunshine Hotel di Ontanagon.
La proprietaria è una simpatica grassona, che ci spiega come visitare il "Porcuspine Mountains Wildlife National Park" e ci assicura che incontreremo Orsi, Cervi, Aquile e, se saremo fortunati, anche Lupi: è una delle zone più selvagge ed incontaminate del Nord America.
Cena abbondante, ancora una volta a base di carne, che dobbiamo accompagnare con bibite.
Con la Pepsi nello stomaco scrivo questi appunti e poi nanna.

Zone selvagge per boy scouts.

venerdì 31 agosto 2007

Colazione abbondante per tutti e due stamattina: dobbiamo andare in montagna!
Più che una montagna la si può, al massimo, definire una zona collinare.
Poi viene descritta come una zona assolutamente selvaggia: invece ecco la puntuale organizzazione statunitense, che ti fornisce cartine ed informazioni (persino istruzioni si come "smaltire" eventuali escrementi umani) e ti permette di raggiungere in auto i punti più interessanti del parco.
Quando ci inoltriamo lungo un sentiero che si può percorrere solo a piedi, ammiriamo il fatto che al foresta è davvero lasciata a sè: ogni albero che cade, lì rimane, in attesa di diventare humus.
Camminare in questa splendida foresta, fittissima, ci consola un po'.
Qui vivono Orsi bruni, Lupi, Aquile e Cervi in gran quantità: noi incrociamo due cuccioli di cervo e vediamo volteggiare alcune aquile; di orsi e di lupi neppure l'ombra.
I paesaggi che si offrono alla vista nei punti suggeriti sono davvero strepitosi; non bisogna solo girarsi per guardare il parcheggio alle proprie spalle.
Terminata così, prima del previsto, la nostra gita riusciamo a scroccare cena, partecipando al "Community Pic-nic": per festeggiare il Labour Day, la piccola comunità di Ontanagon offre a tutti hot dog a volontà.
Dopo il pasto assistiamo con un sorriso alla annuale corsa di...motofalciatrici!
E' ancora presto e così Ettore mi propone di andare in riva al Lake Superior per vedere il tramonto.
E' una serata fresca e molto ventosa.
Il lago è solcato da onde schiumeggianti.
La spiaggia è meravigliosa: bianchissima, a perdita d'occhio e disseminata di tronchi ritorti e calcinati dal sole e dal tempo.
Ettore, a poco a poco, si perde completamente in mille giochi inventati sulla sabbia.
Dopo più di un'ora mi dice. "Se mi trovo su una spiaggia e non c'è nessuno a vedermi io torno proprio piccolo..."
Mi piace vederlo così: è davvero vitale e felice di vivere, come un bambino.
Mi piace anche che non senta la mia presenza come un disturbo: penso che sia un grande onore, per un padre, poter vivere un momento come questo col proprio figlio...

Harley & Davidson

sabato 1 settembre 2007

Strada, strada, ancora e solo strada.
Cinque ore e mezza per arrivare a Milwaukee, interrotte solo da un rapido pic nic per evitare gli indigesti fast food.
Arrivare a Milwaukee è sconvolgente, per me che guido, come ogni arrivo in una grande città: autostrade e mille diramazioni che si accavallano, traffico impaziente, che non mi dà il tempo di capire quale sia la svolta segnalata dalla "signorina" GPS, svincoli complicatissimi che richiedono doti paranormali per orientarsi.
In qualche modo arriviamo nei pressi dell'aereoporto dove sappiamo esserci i motels più economici.
Ci fermiamo al "Super 8 Motel", che si rivela una sistemazione di tutto rispetto: 84 $ colazione compresa.
Ci laviamo e poi via a cercarci cena.
Dappria finiamo in un locale dove non vogliono far entrare Ettore perchè minorenne.
Giriamo i tacchi, ma non troviamo nulla di convincente.
Decido di tentare il tutto per tutto e di ricacciarmi in autostrada per cercare un quartiere centrale: ormai sono le 10.00.
Anche la nostra fidata "signorina" si perde e, a tentoni, arriviamo da qualche parte.
Siamo sfiduciati e stanchi...
In fondo alla strada, improvvisamente, il miracolo: uno stuolo di Harley&Davidson parcheggiate ed una musica fortissima.
Parcheggiamo e, un po' titubanti, ci facciamo strada tra una folla di pittoreschi personaggi tra i quali almeno la metà pesano tre volte il sottoscritto.
I tatuagi gareggiano con le bandane nere e con i tagli di barba e capelli tra i più originali.
In ogni mano una bottiglia di birra. Totale: due per persona!
Ettore mi raccomanda di non guardare le tette di nessuna donna anche solo vicina ad un motociclista. Mi ritrovo più che mai d'accordo e cerco di fissare il vuoto davanti a me.
Dopo un po' cominciamo a sentirci a nostro agio e ci piace un sacco essere lì.
Ettore si scorda persino di aver fame. Cerchiamo comunque un ristorante e ne troviamo uno dove sanno pure cucinare: pesce per entrambi ed una deliziosa birra artigianale (anzi, due...). MIlwaukee è famosa per le moto e per la birra.
Dopo cena ancora in mezzo a quei pazzi di motociclisti, che giocano a coprire il suono degli immensi amplificatori del gruppo che suona con il rombo della loro moto: un delirio!
Ettore trova l'ennesima maglietta che lo fa innamorare.
Torniamo a casa esaltati da tanta esagerazione e da tanta voglia di giocare.

Nel tenero mondo degli Amish

domenica 2 settembre 2007

Ancora un giorno di viaggio: il penultimo.
Un ingorgo a Chicago ci fa perdere un'ora e così arriviamo in Ohio, la terra degli Amish, proprio al tramontare del sole.
E' un posto che odora di cose semplici e buone.
La terra dispensa i suoi odori migliori; fieno, erbe, animali.
I paesini, attraversati tutti dalla strada a saliscendi, sono abbastanza piccoli da essere curati fin nei particolari.
Ogni casa, dalla più modesta alla più lussuosa, ha il suo bel prato verde, che sembra appena tosato; almeno un grande albero a fare ombra e a fare storia; la veranda con la sedia a dondolo o la panchina.
Arrivati nei pressi di Millersburg incontriamo il primo calesse trainato da cavalli:è la testimonianza della scelta radicale di queste genti venute dalla Svizzera e dall Germania nell'Ottocento, che rifiutano la tecnologia moderna giudicando la vita che ne deriva non armoniosa con il Vangelo.
L'Hotel Millersburg, per altro molto fascinoso, che la guida ci consiglia, è chiuso.
Ci affidiamo ancora un a volta alla "signorina" GPS, che, senza scomporsi, ci guida al "Confort Suites" di Berlin.
Quasi lusso per 86 $: c'è anche la piscina e abbiamo così tanto spazio da poterci vivere in quattro in quella stanza.
Cena in un simpatico "Coffee Bar" perchè, naturalmente, i ristornati chiudevano alle 20.00.
Passeggiatina sotto le stelle e poi a letto.

Ultime emozioni.

lunedì 3 settembre 2007

La mattinata nel paese delgi Amish è oltremodo gradevole.
Il clima di festa amplifica le piacevoli sensazioni già provate ieri all'imbrunire.
Sembra di muoversi in un mondo incontaminato, ancora puro.
Tutto è semplice e bello: anche i bambini che giocano nei cortili o che allestiscono banchetti di verdura vestiti come i fanciulli di duecento anni fa; anche le coppie che ci sfilano accanto sui loro calessi e che sembrano uscite dal set di "Una casa nella prateria".
Ci perdiamo nell'immenso emporio "Leheman's": lì si vendono oggetti, attrezzi, mobili, giochi, biancheria che farebbero sentire a proprio agio i nostri bisnonni.
Senza accorgercene finamo per comprare cose per 100 $: in USA sono proprio tutti bravi a vendere!
Pranzo gradevolissimo a Berlin, dove mi innamoro dell'ennesima cameriera (questa è davvero speciale però...) e dove riusciamo a scambiare quattro chiacchere con un omone amish dal lungo barbone e dagli occhi buoni. Con lui, la moglie e quattro figli. Ci dice che loro continuano a parlare tutti tedesco. Poi si rammarica per noi Italiani che, come gli spiego io, facciamo fatica ad allevare un figlio, figurarsi quattro.
Dopo pranzo un noiosissimo viaggio di 7 ore verso Newark.
Quando, ormai sera, ci troviamo intrappolati nel ingorgo del rientro (sono finiti i tre giorni di festa del Labour Day), decidiamo di uscire.
Troviamo da dormire in un Motel della catena "Days Inn".
E' sorprendente!
Ha addirittura al piscina, oltre a stanze spaziose e pulite.
Lì accanto un ristorante indiano dove gustiamo una cena incredibilmente ben cucinata e servita con squisita cortesia.
Sottolineo che siamo in un Motel sull'autostrada...
Lotta finale per far stare tutto nelle valigie e crolliamo a dormire.

Ritorno.

martedì 4 settembre 2007

Riusciamo a riportare l'auto a Newark, "signorina" compresa, mezz'ora prima del previsto.
Dà una certa qual soddisfazione leggere sulla ricevuta che abbiamo percorso 3219 Miglia: ci sentiamo dei grandi viaggiatori.
Orientarci in aereoporto, ormai, è un gioco da ragazzi.
Dobbiamo solo più vincere la noia di 7 ore di attesa e poi voleremo a casa.