USA 2009 - NEW YORK

regione: new york
stato: stati uniti d'america (us)

Data inizio viaggio: venerdì 8 maggio 2009
Data fine viaggio: venerdì 12 giugno 2009

Fra i tanti viaggi che un camperista sogna, è quello di attraversare gli Stati Uniti da costa a costa, il Camper Club Italia, lo ha organizzato e noi abbiamo aderito. Era da tanto che ne parlavamo con amici, altri, con altre organizzazioni oppure da soli, c’erano stati, ma sempre in percorsi molto limitati: California, Nevada ed Utah, nessuno, che noi conoscessimo, aveva fatto il “coast to coast”. Visto il programma, abbiamo notato che era molto vasto, ma ristretto nel tempo, in poche parole: bisognava correre, però si poteva fare. Dopo due riunioni a Bologna, sede del club ed una a Bergamo, dove abbiamo avuto tutti i ragguagli ed i costi definitivi, si decide e si và. Il costo, tutto compreso (purtroppo non sarà così) è stato quantificato in € 12.500. Venti giorni prima della partenza ci sarebbe stato un conguaglio, a favore o a sfavore, sul valore dollaro/euro e questo poi non si è avverato, circa € 400 a favore. E’ stato deciso di fare un costo uguale per tutti per i camper anche se erano di diverse misure perché non tutti potevano avere quelli piccoli, pertanto si è estratto a sorte. Il massimo dei partecipanti doveva essere di 20 camper con due responsabili, si sarebbero fatti due gruppi, purtroppo uno dei due capi, per motivi di salute ha dovuto rinunciare, ci è stato chiesto se volevamo partire con un solo responsabile e tutti abbiamo accettato, però il costo del secondo personaggio era già stato conteggiato e non è stato rimborsato ai vari partecipanti. Molti hanno fatto richiesta di rimborso, ma non c’è stata risposta.
Per poter immettere più foto e rendere la lettura più veloce, ho voluto inserire questo viaggio diviso in stati, ad ogni gruppo oltre alle foto inerenti, ci sarà il diario dei giorni collegati a quello stato.


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Milford Plaza Hotel – 700 8th Avenue – New York, NY 10036

venerdì 8 maggio 2009

Sveglia ore 2, anche se non è suonata, la tensione del viaggio non ci ha fatto dormire.
Roberto, mio nipote, è arrivato in anticipo, le valige erano pronte e chiuse, partenza per l’aeroporto di Venezia “Marco Polo”.
Al check-in ci pesano le valige e riscontrano 4 kg in eccedenza, le avevamo pesate presso il nostro fornaio e purtroppo ci ha dato un peso errato, alla fine abbiamo dovuto pagare un sovraprezzo di € 110.00, con questi soldi era meglio comprare un’altra valigia, la Lufthansa ci dava la possibilità di trasportare due valige a testa per un peso di 23 kg cd e non una da 25, è strano ma è così.
Più tardi arriva Pierluigi con moglie e figlio.
Come mi aveva consigliato Pierluigi, avevo fatto un elenco dei prodotti elettronici che esportavo e che poi reimportavo, tutto questo l’ho fatto vidimare dalla guardia di finanza, mi eviterà storie al rientro.
Alle 07.10 partenza regolare volo LH 4091 per Francoforte e successivo proseguimento con il volo LH 0402 della Lufthansa alle 13.15 per Newark partenza rimandata di 40 minuti causa maltempo. A Francoforte il nostro gruppo di 35 persone per 17 equipaggi si è completato.
La dogana a Francoforte per i voli internazionali è stato un piccolo calvario, una lunga coda e poi controlli minuziosi.
La macchina fotografica è già in funzione. Non voglio perdere nemmeno un attimo del nostro viaggio. Desidero che di ogni momento rimanga una prova, non solo un ricordo.
Sul 747 della Lufthansa i posti a sedere, nell’economy class, sono molto stretti e se non si è vicino al corridoio dove ti puoi alzare e passeggiare, è un vero calvario, durante il volo si è riposato poco, mi sono sorbito due film già visti.
Sono circa le 16.00 (guadagniamo 6 ore per effetto del fuso orario) quando atterriamo all’aeroporto di Newark, al terminal B. Questo aeroporto si trova nello stato del New Jersey, ma è praticamente un aeroporto di New York. Rispetto al JFK Airport è sicuramente meno trafficato e più vicino a Manhattan. Attendiamo i bagagli, che per fortuna ci sono tutti, con un pullman privato ed una guida parlante italiano, sig. Steve Frey, ci dirigiamo verso il Mildford Plaza Hotel.
L’albergo è sito nel cuore del quartiere teatrale, nell’8th Avenue e la W45th St. Costruito nel 1928 festeggiò i suoi 20 anni come il più importante hotel di New York. soprannominato la “Farfalla di Broadway”, è situato in un’ottima posizione al centro di Manhattan e si trova a due passi dalle maggiori attrazioni della città. L’hotel è stato recentemente rinnovato e ristrutturato per poter offrire i servizi e i comfort più moderni. Prendiamo possesso della camera, ci rinfreschiamo (tanto non dobbiamo disfare i bagagli) e raggiungiamo il resto della comitiva per la cena. Con Renato e moglie andiamo in un ristorante brasiliano sull’8th avenue a gustare dell’ottima carne alla griglia, il conto 150 dollari ci è sembrato un po’ caro. Poi, a letto relativamente presto ma se si considera il cambiamento del fuso orario, tardissimo. L’incontro per il mattino seguente è nella hall dell’albergo.

Da New York a Jackson stato del New Jersey km. 170.

sabato 9 maggio 2009

Svegli presto, abbiamo ancora sonno. Sarà che a causa del fuso orario abbiamo avuto una giornata più lunga di sei ore. Per il ritiro dei mezzi ci divideremo in due gruppi.
Uno per la: Moturis RV – 3401B tremule point Rd – Linden – New Jersey 07036
E l’altro alla: El Monte RV – 11 Rockland Park Avenue (Off Oak Tree Road) – Tappan – New Jersey 10983
Arriva il bus che ci porterà alla Moturis RV & Camping World di Tappan, una località a circa 70 km., verso nord. Usciamo da Manhattan e prendiamo la Route 9W verso nord. Arriviamo dopo circa 45 minuti. La consegna dei camper è abbastanza caotica, burocratica e lunga. Noi abbiamo scelto un camper dei più lunghi. Purtroppo le condizioni dei camper è pessima, alcuni sono sporchi e dall’ultimo noleggio non sono stati puliti, presi dall’eccitazione del momento tralasciamo di controllarli accuratamente in ogni piccolo dettaglio, particolare che pagheremo caro alla riconsegna e molti guai durante il tragitto. La disposizione interna del mezzo è molto diversa dal nostro, in 9.30 mt. di spazio e 90 q.li di peso si può collocare di tutto e di più. Ci prepariamo ad iniziare il nostro viaggio che si snoderà dall’oceano Atlantico all’oceano Pacifico, per un totale di circa 9.000 Km. Per la navigazione abbiamo quasi tutti i navigatori satellitari, da internet ho scaricato la topografia degli Stati Uniti e del Canada, PL o chi per lui, ha fatto un bel lavoro, per ogni giorno ha elencato la strada da fare con i vari punti di sosta e le coordinate dei vari siti da visitare e i campeggi dove passare la notte, qual’ora qualcuno dovesse restare indietro non può perdersi. E’ molto tardi quando riusciamo a fare i rifornimenti di carburante ed in un supermercato cibo e molte altri oggetti mancanti nel camper quali una semplice scopa, lo scopino del wc e tante altre cose necessarie che pensavamo essere già in dotazione, tra gli alimentari ci accorgiamo che qui le confezioni sono più grandi delle nostre, sia la farina che lo zucchero sono sacchi di circa due kg. La pasta, Barilla, De Cecco e Voiello, sono confezioni di circa 450 gr, ne abbiamo presa troppa e ce la siamo portata a casa, l’acqua minerale è in bidoncini da un gallone, oppure in bottigliette piccole, all’uscita abbiamo riscontrato che la spesa è minore che da noi, non ho controllato pezzo per pezzo, ma sul totale abbiamo speso meno che in Italia. L’altro gruppo ha avuto molti più problemi di noi, i loro mezzi sono ancora più scassati dei nostri. Ci ricongiungiamo al supermercato e poi tutti all’Indian Rock Campground molto tardi. Ci imbattiamo, per la prima volta, in un campeggio americano, molto più belli dei nostri, più attrezzati e con più spazio: ogni piazzola è dotata di scarico e carico, per prima cosa si allaccia un tubo, in dotazione per lo scarico, prima le acque grigie e poi quelle chiare, poi il tubo per l’acqua che riempie il serbatoio con una pompa elettrica, poi la corrente, tutti gli allacciamenti resteranno fino a quando si riparte, in modo che si continuerà a scaricare ed ad approvvigionarsi d’acqua senza usare quella del serbatoio.
Ceniamo e cerchiamo un meritato sonno in un bel letto matrimoniale, gonfiabile singolarmente.
Campeggio Indian Rock Campground – N 40 05 53 W 74 24 57

Milford Plaza Hotel – 700 8th Avenue – New York, NY 10036.

lunedì 8 giugno 2009

In mattinata giro nei dintorni dell’albergo e poi rientro prima di mezzogiorno per il rilascio delle camere e sistemazione dei bagagli nella hall dell’albergo. Alle 13 un bus ci trasferirà all’aeroporto per il volo United Airline UA014 in partenza alle ore 16. Arrivo all’aeroporto JFK alle ore 00.39. Durante questo volo sposteremo le lancette di tre ore, riguadagniamo quelle perse all’andata, spuntino e cena a bordo con i soliti film già visti.
E’ notte inoltrata quando arriviamo al Milford Plaza Hotel, triboliamo per avere le valigie in camera, prima ci dicono che le portavano i fattorini, dopo mezzora di attesa ci dicono che per portare le valigie vogliono essere pagati, infuriati ognuno di noi se le va a prendere ed appena possibile a nanna molto stanchi.

Milford Plaza Hotel – 700 8th Avenue – New York, NY 10036

martedì 9 giugno 2009

Siamo sfortunati. New York questa mattina ha il broncio. Temporali e pioggia ci accolgono al nostro risveglio e le previsioni dicono che anche tutto il resto della giornata sarà piovosa. Non ci perdiamo d’animo e cominciamo subito con una bella colazione, in un bar nelle vicinanze e come avevamo già notato all’inizio e durante il viaggio, vediamo molte persone, sia uomini che donne, obese che fanno colazione con dei piatti di paste gigantesche e bevono quel caffè che di caffè ha solo il colore, io la chiamo brodaglia….
Alle 11,00 siamo pronti per l’appuntamento con la nostra guida per il tour della città, si chiama Ivan Kraskin è di origine russa, parla 5 lingue, è anziano ma ha dei problemi finanziari che lo costringono a lavorare saltuariamente come guida.
Iniziamo da Times Square dove si trova l’incrocio più celebre di New York. ha raggiunto lo status di icona paesaggistica ed è divenuta il simbolo della città. E’ pure nota per i grandi e numerosi cartelloni pubblicitari animati e digitali, paragonabili a quelli di Las Vegas, che vengono ufficialmente chiamati “spectaculars”. Qui hanno sede molti teatri tra cui il New Victory e il New Amsterdam che con le loro nuove produzioni e con l’ausilio dei bar e dei ristoranti della zona, attirano ogni sera molti spettatori. Nell’omonima piazza, visitiamo il Madison Square Garden, una delle sale per concerti più conosciuta al mondo che all’occorrenza diventa anche un palazzetto dello sport in grado di ospitare migliaia di appassionati di basket, oppure ospitare il circo Barnum quando passa da New York, od anche essere utilizzato per incontri di box.
Andiamo verso Central Park, lungo la strada molte case abitate da attori o personaggi famosi che dalle loro finestre guardano uno spettacolare e lussureggiante zona immersa nel verde, immenso polmone verde della città di New York. Arriviamo ad un bellissimo laghetto, il The Lake, confinante con il giardino Strawberry Field che Yoko Ono ha regalato alla città di New York in memoria del marito John Lennon, che viveva nel vicino Residence Dakota.
Ivan ci porta a vedere ed ammirare la maestosa entrata della Columbia University, inizialmente solo per maschi, la parte femminile è nelle vicinanze, non meno bella architettonicamente, ma distaccata.
Altra visita altro imponente mausoleo, quello del Generale Ulisse Grant, qui è sepolto con la moglie il generale che vinse la guerra di secessione contro i sudisti comandati dal Generale Lee.
Una rapida vista del Cotton Club, un famoso night club di New York che svolse la sua attività durante e dopo l'era del proibizionismo. Nonostante la sua fama derivasse da artisti jazz afro-americani come Duke Ellington, Cab Calloway e Ethel Waters che si esibivano regolarmente nel locale, l'accesso ai neri non era consentito.
E’ ora di pranzo andiamo al “Carmines” dove Ivan aveva prenotato in precedenza, è o almeno era un ristorante italiano, però ora c’è rimasto solo il nome, il personale è tutto messicano, comunque abbiamo mangiato degli ottimi spaghetti e del fritto misto di pesce, unico problema è che bisogna calcolare ogni razione è per 4/5 e se si è in due, è un problema, per me questo non accade perché se un piatto è buono ….. io lo mangio. Ivan saputo che in questo giorno era il compleanno di Attilio, ha fatto portare in tavola una tortina con delle candeline ed i camerieri hanno cantato in coro “happy berti tu yu” è stata una cosa molto simpatica e gioiosa.
Ivan, passando, ci ha indicato dove era il National Museum, alcuni di noi interessati alla visita hanno preso nota e domani, giornata libera, conteranno di andarci.
Proseguiamo per Rockfeller Center. Realizzato negli anni 30 è un’imponente struttura che si estende su una superficie di 22 acri, la cui costruzione durò oltre nove anni, è stato il primo progetto in cui furono fatti convivere negozi, locali di intrattenimento ed uffici e pertanto definito città nella città.
Un forte brivido ci corre lungo la schiena quando raggiungiamo quello che è stato il World Trade Center, ora chiamato Ground Zero. Dei sette edifici che lo componevano, tra i quali le due torri gemelle, nessuno è rimasto in piedi dopo il tragico 11 settembre 2001. Abbiamo ancora davanti agli occhi la tragedia trasmessa in diretta dalla NBC. Oggi, la ricostruzione del World Trade Center è affidata all’architetto italo-americano Daniel Libeskind. L’edificio di punta sarà la Freedom Tower, la cui altezza dovrebbe essere di 541 metri (1776 piedi), riferimento simbolico alla data della Rivoluzione Americana e della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti. Il completamento del nuovo complesso è previsto per il 2013. In una delle parti già ricostruite c’è il bar Illy, dove si beve, finalmente, un buon caffè all’italiana.
Proseguiamo per South Street Seaport, una volta chiamata “strada delle vele”, il cuore del porto di New York, ristrutturato con molta fantasia oggi è diventato un centro turistico. Negozi e ristoranti di lusso convivono con artigianato marinaro, edifici storici e musei, con splendide vedute del Brooklyn Bridge sul East River. Sostiamo di fronte al Pier 17 e facciamo foto al ponte ed in lontananza alla statua della libertà ed al ponte Giovanni da Verrazzano. Giungiamo, sempre sotto la pioggia, al Palazzo di Vetro, alto 154 mt., sede del segretariato delle Nazioni Unite. La nostra guida ci informa che tutto il complesso della sede delle Nazioni Unite sorge su un terreno extraterritoriale sebbene sia ubicato vicino all’East River di Manhattan.
Rientriamo in albergo che sono già le 19, stanchi ma soddisfatti, anche se la pioggia ci ha perseguitato per tutta la giornata. Rapida cena e poi a nanna, stanchi ma contenti.

Milford Plaza Hotel – 700 8th Avenue – New York, NY 10036.

mercoledì 10 giugno 2009

Chissà che tempo farà oggi? Apriamo le finestre su una New York già trafficata. Ancora pioggia……peccato ma non vogliamo che questo guasti la giornata. Ma perché, essendo a New York e resistere alla tentazione di dare un’occhiata alla Statua della Libertà, salire i 354 scalini che portano fino alla corona e scattare curiose fotografie, è impossibile. Ci dicono però che la salita dentro la statua è chiusa e che riaprirà il 4 luglio. Per vederla almeno da vicino, dovremmo prendere un battello in partenza da Battery Park che effettua la circumnavigazione di Manhattan e così potremmo fotografarla da vicino. Ma visto il tempo inclemente ci rinunciamo.
Coperti e riparati dalla pioggia, ci avviamo a piedi lungo Times Square, piove, ma tra le sedie e sdraio di plastica vediamo un tizio, con pantaloncini corti che, sdraiato, coperto da un ombrello, sta’ leggendo tranquillamente il giornale, incurante della pioggia, della gente che passa e dal freddo.
Lungo la strada incontriamo ed ammiriamo l’imponente Cattedrale di San Patrizio (in inglese: St. Patrick's Cathedral) si affaccia sull'elegante 5th Avenue (all'incrocio con la 51st Street). Nel cuore di Manhattan, è situata a due passi dal Rockefeller Center ed è la chiesa principale dell'Arcidiocesi di New York. Venne costruita tra il 1853 ed il 1878 in stile neogotico secondo i piani dell'architetto James Renwick Jr. Segue gli schemi delle cattedrali medievali europee. Costruita in stile gotico, all’interno le altissime colonne con le sue arcate caratteristiche.
Arriviamo ad un’imponente grattacielo, innalzato sulla Quinta Avenue, di fianco alla gioielleria Tiffany, un sontuoso grattacielo, il "Trump Tower". saliamo al secondo piano, in un bar con vista all’interno del palazzo, gustiamo un buon caffè, finalmente un espresso.
Ed eccoci, di nuovo, al Central Park, sul piazzale antistante diversi scuola bus stanno riversando un vociante gruppo di bambini che, accompagnati dalle loro maestre e maestri, probabilmente si recano in visita al parco. Ci inoltriamo e costeggiamo un laghetto con i suoi ponticelli e vialetti, tutto molto bello, ma il maltempo ci perseguita, questo spettacolo visto con il sole sarebbe stato un’altra cosa.
In una grande piazza vicino al Central Park dove c’è la statua di Giovanni da Verrazzano, troviamo uno centro commerciale dove, nei piani inferiori, c’è un favoloso supermercato dove, oltre a fare la spesa, si può acquistare quello che vuoi mangiare subito, ci sono piatti pronti, paghi alla cassa, da uno scaffale prendi le posate e tovaglioli, ti siedi a dei tavolini e mangi, questa è senz’altro la meta di tante persone che lavorano e non avendo tanto tempo a disposizione, risolvono in questo modo il problema del pranzo. Anche noi sfruttiamo l’occasione e pranziamo tranquillamente.
Continua a piovere e siamo stanchi di camminare, ritorniamo in albergo a riposarci. A cena siamo stati in una pizzeria, dove la pizza viene servita a tranci, la si sceglie, la riscaldano e la si mangia solo con la Coca Cola, non ci sono bevande alcoliche, né birra, né vino. Comunque era buona, quasi come in Italia.

Aeroporto di New York Newark Volo LH 0403 partenza alle 17.50

giovedì 11 giugno 2009

L’alba ci trova già svegli. Forse a causa dell’agitazione che ci assale per la fine del viaggio. Forse per il dispiacere di lasciare l’America. A mezzogiorno dobbiamo liberare la camera. Scendiamo subito a fare colazione ed anche oggi assaggiamo altri dolci particolari che troviamo al bar vicino. E’ molto nuvoloso ma non sta piovendo. Peccato, dopo tanti giorni di bel tempo ci sono capitati questi ultimi 3 giorni abbastanza uggiosi e proprio a New York, dove le cose da vedere sono veramente tante. Crediamo non bastino 15 giorni per cercare di visitarne almeno una parte. Ancora quattro passi sulla 8th e torniamo in hotel, dobbiamo portare le valigie in deposito perché il bus ci verrà a prendere alle 14 e le camere devono essere libere alle 12 Depositate le valigie, si deve pagare anche per questo … andiamo a pranzo al ristorantino di fronte all’albergo. Alle 14,00 puntuale arriva il bus che ci porterà al New York Newark, in tempo utile per il volo Luftansa delle ore 17,50, diretto a Francoforte. Ciao America, ti porteremo a lungo nel cuore.

Volo LH 4084 arrivo alle 13.40 Aeroporto Marco Polo di Venezia.

venerdì 12 giugno 2009

Dopo un volo regolare, siamo arrivati a Francoforte, dove abbiamo recuperate altre sei ore sul fuso orario, qui ci siamo divisi in vari terminal, ognuno per la sua destinazione, noi per Venezia, altri per Bologna, Roma o Malpensa. Salutati tutti, rassegnati abbiamo aspettato la partenza del nostro aereo.
All’aeroporto di Venezia c’era Roberto ad attenderci e ci ha riportato a casa, subito una doccia rinfrescante e subito a ritirare il nostro Schizzo a Moruzzo, un paese vicino, in una pensione per gatti dove era trattato molto bene. Quando ci ha visto, ha fatto l’offeso, ma poi l'ho preso in braccio ed ha cominciato a fare le fusa.

Conclusione

sabato 13 giugno 2009

Tanti sforzi e tanta fatica per questo viaggio che ci ha regalato emozioni difficili da descrivere. Ogni giorno è stato unico, imperdibile, straordinario, grazie anche all’impegno e la volontà di tutti i nostri compagni di avventura. Che cosa ricordiamo di più? Difficile dirlo. Ogni luogo, nel suo genere, è stato meraviglioso. Questo viaggio sarà memorabile. Il nostro pensiero va, nell’ordine, al fascino impetuoso delle cascate del Niagara; ai calanchi delle Badlands; alle facce dei Presidenti scolpiti nella montagna; alla magnifica Dewil Tower, all’emozionante Old Faithful e a tutto il Parco dell’Yellowstone (anche se non abbiamo visto l’orso Yoghi e Bubu), alla Monument Valley, ed ai suoi delicati archi e le sue guglie; alla luce filtrata attraverso l’Antelope Canyon; al mitico Lago Powell con la Glen Canyon Dam; al superbo, al grande, al bellissimo, al mozzafiato Grand Canyon; alle luci, ai suoni di Las Vegas; al caldissimo Badwater nella Death Valley; al vecchissimo e grossissimo General Sherman ed all’inaspettata nevicata al Sequoia National Park; al meraviglioso Golden Gate Bridge ed allo skyline di San Francisco visto dalla romantica Sausalito; ed infine, alla grandissima New York, ai suoi grattacieli, al Central Park, al ponte di Brooklyn, alla Statua della Libertà (vista da lontano). Ci sarebbero state tantissime altre cose da raccontare che non abbiamo inserito in questo testo. Altre che avremmo potuto dire ma che si trovano in tutte le guide turistiche. Altre ancora, come le sensazioni e le emozioni più intime….che non si potranno mai descrivere ma che rimarranno prigioniere per sempre in noi. Ora è proprio tutto finito. E’ tempo di ritornare a casa, rivedere gli amici, continuare la nostra vita di sempre, in attesa di un altro meraviglioso viaggio da gustare insieme.