Giorno 118 marzo 2004
All'aeroporto di Torino Caselle faccio la conoscenza degli altri due torinesi del gruppo: Stefano e Loriana. Il resto del gruppo dovremmo incontralo a Roma, ma il destino vuole che l'avventura incominci già prima della partenza. Mentre a Torino vi è un sole primaverile, sembra che a Fiumicino l'aeroporto sia rimasto chiuso tutta la mattinata per nebbia. Il caos creatosi ha fatto sì che il nostro volo sia partito con due ore di ritardo e, di conseguenza, si sia persa la coincidenza con Casablanca. Siamo costretti a passare la notte a Roma. Questo ci costringerà a viaggiare la notte successiva per raggiungere gli altri, avvisati telefonicamente del disguido, a Zagora.
Contrasti di colore
Giorno 219 marzo 2004
Atterriamo all'aeroporto di Casablanca alle 13; siccome il volo per Ourzazate parte in tarda serata ci rimane il tempo per una visita alla Medina Vecchia, bisogna pur guardare il lato positivo della medaglia! La Medina vecchia di Casablanca è formata da un dedalo di stradine, stretta tra i sobri e pesanti muraglioni del XVI secolo, in cui si può trovare di tutto. Il contrasto con la città nuova è sorprendente. Non risulta prudente andarci di notte, il posto è pericoloso e, d'altra parte, tutti i negozi sono chiusi. Poco prima di mezzanotte atterriamo a Ourzazate dove un taxi, avvisato dai nostri compagni, ci aspetta. Subito si parte per Zagora, a circa 160 Km, dove ci attende il resto del gruppo.
Con una veloce corsa si supera il valico di Tizi n'Tinififft (1680 m) e, alle 2.30 della notte, raggiungiamo gli altri che dormono beatamente tutti assieme in una tenda berbera, le nostre peripezie non gli hanno guastato il sonno; qualcuno, sentendoci arrivare, si sveglia ma rimandiamo al mattino dopo le presentazioni.
In cammino sulle dune
Giorno 320 marzo 2004
Incuranti del fatto che i tre poveri torinesi si siano coricati alle 3, alle 7 viene data la sveglia. Finalmente il gruppo è tutto riunito! Dopo la colazione si parte con un pulmino che ci deve condurre a Faija, un luogo sperduto alle porte del Sahara a 20 Km da Zagora, assieme alla guida e agli accompagnatori berberi. A Faija ci attendono i 6 dromedari che ci accompagneranno per tutta la durata del trekking. Caricati sui dromedari i viveri, l'acqua, le tende, gli zaini e quant'altro necessario per sopravvivere 7 giorni nel deserto, partiamo. Si cammina per circa 20 Km su di un terreno totalmente pianeggiante, a ridosso di un gruppo di montagne, il Jebel Bami. Siamo alle porte del deserto, vi sono molti pozzi d'acqua che consentono di coltivare e di irrigare il terreno; camminiamo in mezzo a coltivazioni di grano e di ortaggi.
Verso le 18 si arriva alla base del Jebel Bami e si montano le tende; per la verità io chiedo ospitalità ai nostri accompagnatori berberi che dormono nella grossa tenda comune, visto che il posto non manca perché devo montarmi la tenda? Passiamo la nostra prima sera nel deserto ammirando un cielo ricchissimo di stelle e bevendo tè alla menta.
In cammino sotto un sole implacabile
Giorno 421 marzo 2004
Si parte alle 9 per la seconda tappa su di un sentiero che subito si inerpica verso il Col de Fam, valico nella catena del Jebel Bami, superando un dislivello di circa 350 metri. Dal colle si può ammirare tutta la pianura percorsa ieri. La lunga ma non ripida discesa sull'altro versante del passo ci conduce in una bella valle che ricorda i paesaggi americani immortalati nei film western. Seguiamo il corso di un fiume semi-asciutto circondato da formazioni montuose dove non meraviglierebbe, visto il paesaggio, veder spuntare gli indiani. Dal punto di vista paesaggistico la tappa è certamente più interessante di quella di ieri, anche se il caldo incomincia a farsi sentire; ieri un delizioso venticello mitigava la temperatura. Dopo un rinfrescante pediluvio, fatto in una pozza d'acqua incontrata sul percorso, la marcia continua lunghissima, sembra non debba terminare mai.
Finalmente raggiungiamo il luogo dove piazzare il secondo campo. La valle è ampia, circondata dalle solite alture tipo Monument Valley; nelle vicinanze vi è un'altra pozza d'acqua che ha resistito alla siccità del fiume. Per la seconda volta nella giornata si può assaporare il piacere di un pediluvio e di una rinfrescata generale.
Un campo tra le dune
Giorno 522 marzo 2004
Si parte in un paesaggio fantasmagorico, composto da rocce di colore rosso scuro e nere. Si cammina prevalentemente seguendo il letto del "Fiume di pietra", lo stesso seguito ieri. Dopo ½ ora di cammino sostiamo ai margini di un bellissimo laghetto ove è possibile fare un tuffo. La temperatura sale ed il sole picchia implacabile su di noi. Oggi sarà una tappa infuocata. Dopo la sosta per il pranzo il gruppo riparte senza il suo capitano che, cucinato a dovere, sale in groppa al fido dromedario Toumbou che dovrà sopportarlo anche per qualche tratto nei giorni seguenti. Il sole continua a martellare senza tregua e la temperatura rimane sui 40°, si attenua solo dopo le 18. In lontananza si scorge la grande duna di Chegaga ai piedi della quale piazzeremo il terzo campo.
Il paesaggio è cambiato drasticamente nel finale di questa tappa: zone pianeggianti ricche di vegetazione si alternano in continuazione a gruppi di piccole dune. Solo la bellezza del posto ci dà la forza di proseguire ed arrivare a destinazione verso le 19, quando il sole è già calato. Nel silenzio e nel buio della sera tre fuoristrada, sbucati all'improvviso, gettano lo scompiglio nel nostro campo: lo avevano scambiato per quello di un altro gruppo e per poco non abbattevano la tenda di Doris e Barbara.
La Casba di Tamegroute
Giorno 623 marzo 2004
Tappa molto bella nella parte iniziale e finale perché si attraversano molte dune intervallate da zone piane, con vegetazione che forma un magnifico contrasto di colori con la sabbia; nella parte centrale si attraversa una grande pianura dal suolo riarso ed il cammino risulta piuttosto monotono anche se più agevole in quanto camminare sui sassi è meno faticoso che arrancare sulla sabbia.
Artigianato ad Amazrou
Giorno 724 marzo 2004
Si inizia il cammino con un saliscendi su piccole dune che, come ieri, sono intervallate da campi verdi che rendono spettacolare il paesaggio. Dopo circa 1 ora di cammino si raggiunge una zona gremita di fossili che raccogliamo, appesantendo i poveri dromedari. Il sole è leggermente offuscato, non più implacabile come nei giorni scorsi; anche la temperatura è leggermente diminuita, abbiamo solo più 35°. Durante il cammino si incontrano diverse femmine di dromedari con i piccoli che, secondo la nostra guida Mohammed, dovrebbero avere 6 o 7 mesi. Vicino alla zona dove piazziamo il campo vi è un pozzo con dei pannelli solari che creano l'energia sufficiente ad azionare le pompe per riempire un grosso serbatoio d'acqua.
L'illusione di poter fare una doccia svanisce presto, l'acqua fuoriesce da un tubo a non più di 50 centimetri da terra quindi soltanto una lavatina, tanto per toglierci di dosso la polvere. Alle 18 arriva improvvisa la bufera: tempesta di sabbia e pioggia. Per fortuna la violenza della tempesta dura poco, ma è stata sufficiente a far crollare la grande tenda bianca comune intrappolando Dario ed il sottoscritto. La violenza della natura e la stanchezza non sono state sufficienti a far diminuire il morale del gruppo che rimane sempre alto: dopo la cena canti e festeggiamenti nella tenda comune rimessa in piedi. Desiderio unanime: una birra ghiacciata!
Casablanca - La Medina vecchia
Giorno 825 marzo 2004
La poca umidità causata dalla pioggia di ieri sera evapora e fa aumentare la sudorazione. Fortunatamente l'umidità evapora in fretta e, poco dopo la partenza, rimane il caldo asciutto. Attraversiamo un vasto territorio di dune, non alte, ma il continuo saliscendi è sfibrante. Alle 11 riprende il vento che solleva la sabbia; tutta la sesta tappa sarà caratterizzata da una tempesta di sabbia, non molto violenta ma asfissiante con la sabbia che entra ovunque. Fortunatamente in poco più di 4.30 ore arriviamo alla meta e ci gettiamo tutti dentro la grande tenda berbera. Non si riesce a montare le tende, questa notte dormiremo tutti insieme nella tenda comune. I 4 amici berberi preferiscono non disturbarci e, dopo i canti serali, si ritirano nella loro tenda cucina. Il giovane Mustafa dorme fuori, sulla sabbia, sotto una montagna di coperte.
Incontro con uno scorpione
Giorno 926 marzo 2004
Oggi è l'ultimo giorno del trekking. Affrontiamo l'ultima tappa sotto una violenta tempesta di sabbia, camminiamo a testa bassa decisi ad arrivare a Lehodi, la nostra ultima meta, entro il più breve tempo possibile. Una veloce sosta sotto un'acacia alle 13 per uno spuntino a base di frutta e di nuovo tutti in cammino. Superata l'ultima duna ci appare all'improvviso la sontuosa dimora-rifugio che accoglierà tutti noi per la serata e per la notte. Proprio così, questa sera non si monta nessuna tenda ma siamo ospitati in una capanna del villaggio di Lehodi. Si comincia a sentire l'odore della civiltà: uno snow board per le discese sulle dune, una bottiglia di birra vuota abbandonata....Ma la birra arriva veramente, un abitante del villaggio si offre per andarla a prendere col motorino. Siamo a pochi Km di distanza dalla strada asfaltata, raggiungibile tramite una pista dissestata.
Dopo più di due ore dalla partenza è di ritorno con 15 bottiglie di birra, insieme a banane e frutta fresca. Così la cena, l'ultima nel deserto, è piacevolmente allietata, oltre che dalla fragranza dei cibi e dai sorrisi dei commensali, dal fresco gorgoglio della birra.
Locuste in amore
Giorno 1027 marzo 2004
In attesa del pulmino, che deve venire a prelevarci, qualcuno di noi esplora i dintorni e, in particolare, sale sulla duna più alta che sovrasta il villaggio. Dalla sua cima si ha un'ampia vista del deserto che è intorno a noi, si vorrebbe restare delle ore in silenzio a contemplare la bellezza del paesaggio. Purtroppo bisogna ridiscendere, il pulmino sta arrivando. È giunto il momento di salutare il giovane Mustafa che torna solo soletto a piedi per accompagnare i dromedari. Non voglio ripetermi descrivendo le emozioni provate e già descritte all'inizio di questi appunti, dirò solo che è stato uno dei momenti più belli e certamente il più commovente dell'intero viaggio.
Caricato il pulmino si parte alla volta di Zagora, non senza fare un paio di soste per visitare i villaggi di Tamegroute e Amazrou, entrambi sede di laboratori in cui si fabbricano bellissimi oggetti di artigianato berbero. Breve sosta a Zagora per il pranzo e poi, nel primo pomeriggio, salutati con sincera commozione gli altri tre amici berberi con la promessa di tenerci in contatto via E-Mail, si parte con due taxi alla volta di Ouarzazate dove arriviamo in serata. Ripercorriamo la valle del Draa sino al passo dopo il quale vi è l'immensa pianura di Ouarzazate. Noi tre torinesi, che all'andata l'avevamo percorsa di notte, possiamo finalmente ammirare la bellezza di questa valle piena di palme da datteri, di piccoli villaggi e di piantagioni varie.
L'Hotel Royal di Ouarzazate ci aspettava, prendiamo possesso delle nostre camere e finalmente, anche se a turno, possiamo fare una tanto sospirata doccia. Concludiamo la giornata con l'ultima cena del nostro viaggio consumata al ristorante La Fibule. Domani si ritorna in Italia.
Alla ricerca dell'ombra
Giorno 1128 marzo 2004
Sveglia alle 4. Alle 4.45 il bus ci trasporta in aeroporto dove, con un volo interno, raggiungiamo Casablanca. Qui salutiamo il nostro prode capitano Gianni che per primo ci lascia e con un volo diretto raggiunge Milano. Tutti gli altri si salutano a Roma dove le nostre strade si dividono: Milano, Torino, Palermo, Bologna. I saluti non sono un addio ma un arrivederci, ci scambiamo la promessa di rincontrarci. Dove? Ma naturalmente in Val di Lanzo!!!! Dovendo tirare le somme del nostro sofferto e meraviglioso trek fatto nel silenzio del Sahara in compagnia dei 4 amici berberi, sorge spontanea una domanda: è valsa la pena di fare tanta fatica? Sono convinto che la risposta di tutti è la stessa: SI.
Mercato artigianale a Tamegroute