Progetto Comenius in Polonia : POLONIA

alessago53 : europa : polonia : czestochowa, lipie, auschwitz, cracovia, varsavia
viaggiatore non registrato . iscriviti e fai parte della più grande community di viaggiatori . sei registrato? effettua il login

Diario di viaggio POLONIA POLONIA
progetto comenius in polonia

czestochowa, lipie, auschwitz, cracovia, varsavia

Piazza S. Sigismondo a Varsavia
Piazza S. Sigismondo a Varsavia
Pagine 1
caratteri piccoli caratteri medi caratteri grandi

Autore: alessago53

Maria Alessandra Agostini, Età 26898 giorni (73), Sondrio

Contatti

La mappa dei miei viaggi

Il feed RSS dei miei viaggi

progetto comenius in polonia

località: czestochowa, lipie, auschwitz, cracovia, varsavia
stato: polonia (pl)

Data inizio viaggio: lunedì 14 marzo 2011
Data fine viaggio: sabato 19 marzo 2011

Siamo andati in Polonia, tre insegnanti e 10 alunni di V^ Geometri per il Progetto Comenius, scambio tra scuole europee, riguardante la costruzione di case compatibilmente con l'ambiente.
I colleghi polacchi ci hanno accolto molto bene ed abbiamo potuto vedere molte cose belle. Oltre a Czestochowa, siamo andati a visitare una miniera di sale non lontano da lì. Poi siamo andati ad Auschwitz, luogo tristemente famoso. In seguito ci siamo recati a Cracovia e infine a Varsavia con una guida polacca molto entusiasta.

Tutela e copyright dei viaggiatori: ogni riproduzione non autorizzata dall'autore del seguente materiale testuale e fotografico è vietata per scopi diversi da quelli personali

blog comments powered by Disqus
Loading...
+ Vuoi pubblicare un diario di viaggio ? iscriviti e comincia a divertirti e condividere le tue esperienze ! :-)

Pensiero di alessago53 pubblicato il 06/04/2011 12:56:48

PROGETTO “COMENIUS” 2011


Dal 14 al 19 marzo 2011 si è svolta l’ultima “puntata” del Progetto “Comenius” che ha visto protagonisti principali cinque Paesi Europei: Francia, Italia, Polonia, Portogallo e Spagna.

L’ultimo appuntamento era in Polonia, a Lipie, un piccolo paese rurale, nel Distretto di Klobuck, nel sud-ovest del Paese e con circa 6500 abitanti.

Dato che i nostri studenti di Sondrio sono i più grandi di tutti i gruppi, abbiamo deciso di soggiornare nei dintorni di Czestochowa, molto più grande ed interessante di Lipie.
Eravamo in un bell’albergo moderno con stanze molto confortevoli a circa tre chilometri dal centro.
Siamo arrivati nel primissimo pomeriggio, in aereo, il 14 marzo. Il tempo ci ha illuso che avremmo potuto trascorrere sei giorni di bel tempo, ma è stata solo una breve illusione che si è spenta già il giorno seguente, con un abbassamento della temperatura di circa 15 gradi e l’arrivo della pioggia.

Mentre i colleghi andavano a vedere la Madonna Nera nella Chiesa principale, molto distante, mi sono avventurata verso il primo agglomerato urbano ed ho visto due chiese molto belle.
Una era dedicata alla Sacra Famiglia ed aveva un bellissimo Cristo Morto disteso che si poteva accarezzare. C’è una copia della Madonna Nera, una magnifica statua di bronzo di Papa Giovanni Paolo II, molto somigliante ed, infine, una cappella dove si può adorare il Santissimo Sacramento per alcune ore tutti i giorni.

La sera avevamo appuntamento con il pullmino che ci portava dappertutto. Così ci siamo ritrovati in un ristorante dove si erano riuniti tutti i colleghi, a parte i francesi che dovevano ancora arrivare in Polonia.
Ci hanno preparato una sontuosa cena, anche se con i loro sapori tipici che non corrispondono sempre ai nostri.
Abbiamo scherzato, parlato, scattato foto e, naturalmente, mangiato e bevuto.

La mattina seguente ci siamo ritrovati tutti per andare a Wieliczka, non lontano da Cracovia. Lì c’è una miniera di sale eccezionale, risalente al XIII secolo, dove si possono vedere statue di sale, muri di sale, sale piene di bassorilievi di sale. Il tutto affiancato da grossi tronchi di legno, l’unico materiale che può resistere al sale. Ci sono circa 1200 stanze ognuna con un nome, tra cui Nicolò Copernico. Si scende prima a 70 metri sotto il suolo, poi a 90 e infine a 135. Il tutto tramite una scala a chiocciola di 378 gradini (non li ho contati, ma mi fido di chi me l’ha riferito). Nella sala più grande si svolgono battesimi, comunioni, matrimoni perché è veramente scenografica.
Infine, poco prima di uscire all’aperto (con l’ascensore), si può ascoltare quasi al buio una sinfonia di Chopin, artista famosissimo polacco.
A proposito, per ricordare un anniversario che lo riguarda, ci sono delle panchine sulle quali c’è un bottone “play” e “parte” una musica di Chopin. Trovo l’idea molto originale e indovinata.

Dopo la miniera siamo risaliti sul pullman che ci ha portato a Cracovia, gioiellino polacco.
Eravamo così stanchi che ci hanno lasciato liberi di girare come volevamo e di andare anche a mangiare, se necessario. Personalmente sono andata nella Piazza del Mercato, che è la principale, molto bella e suggestiva per le costruzioni molto ben amalgamate tra loro e che comprendono il Palazzo del Municipio, una chiesa ortodossa, la Basilica dell’Assunzione della Beata Vergine Maria. Occorre un biglietto per vederla, ma vale assolutamente la visita.
E’ il secondo tempio gotico in Polonia e la seconda chiesa a Cracovia.
Fu eretta nel XIII° secolo. Vi si trovano moltissime opere d’arte gotica, rinascimentale e barocca. Ha due splendide torri, ma la perla di questo santuario è l’Altare della Beata Vergine, opera di Veit Stoss. Si rimane incantati ad osservarlo per lunghi minuti.

Il giorno seguente, 16 marzo, tra una bufera di vento freddo e di pioggia sottile, ma fastidiosa, siamo giunti in pullman ad Auschwitz. Abbiamo impiegato un po’ di tempo per organizzarci perché c’era tantissima gente. Ce n’è sempre a tutte le ore.
Abbiamo deciso di avere una guida in lingua spagnola, comprensibile per noi, e ci siamo avviati lungo i viali del campo di concentramento dopo essere passati sotto la scritta famosa in tutto il mondo: “Arbeit macht frei”.
In questo campo trovarono la morte circa 1.300.000 persone, tra ebrei, ungheresi, polacchi, francesi, olandesi, greci, slovacchi, boemi, belgi, tedeschi, austriaci, iugoslavi, italiani e norvegesi, senza considerare che poi c’erano i detenuti politici, gli zingari, ecc.
Con la guida, una donna molto preparata, abbiamo potuto vedere delle baracche dall’interno e lì comincia la tragedia perché ci si immedesima (se mai si possa) in quelle povere creature del Signore aggredite, annullate, martoriate, umiliate, offese ed infine uccise per la maggior parte.
In alcune baracche sono conservati i beni dei prigionieri: occhiali, scarpe, valigie, indumenti, scialli, ciotole di ferro ed anche, purtroppo, le lattine che contenevano il veleno a gas per uccidere più persone possibile sotto le docce.
La guida ci ha detto che il veleno sprigionava gas mortale solo a contatto con il vapore, perciò usavano le docce ed illudevano i poveri prigionieri dicendo loro che andavano a farsi una doccia calda dopo il viaggio tremendo nei vagoni ferroviari per il bestiame.
Da parte mia, l’impressione più forte l’ho avuta davanti ad un mucchio enorme (penso fossero milioni) di paia di occhiali, forse perché li porto anch’io. Un’altra impressione forte davanti a milioni di scarpe e di fronte ad una bacheca che conteneva giocattoli e indumenti di bambini!!!
Mentre camminavamo lungo i viali, ho pensato che avremmo potuto essere noi al posto loro!!
Quanta cattiveria, quanta desolazione, quante atrocità commesse senza alcuna ragione, ma nelle stesso tempo, qualunque ragione, anche la più sciocca, era sufficiente per aggiungere un prigioniero!!!!
Dopo gli oggetti abbiamo visto migliaia di foto che tappezzano i muri di una baracca. Da una parte ci sono gli uomini e dall’altra le donne. Altro grande dolore!!! Vedere i volti di persone di tutte le età, con la data di nascita e sotto la data d’entrata ad Auschwitz e di morte. Pensate che mi è capitato sotto gli occhi un giovane che è rimasto solo cinque giorni vivo in quel campo!!!!
Alla fine ci sono le sale delle SS tedesche (ben diverse da quelle dei prigionieri), una vasta sala per le docce mortali, una baracca con i letti a castello in muratura e infine i forni crematori!!!!
Quando arrivi lì ti scendono le lacrime e vedi le rose rosse che qualche mano pietosa ha lasciato sui”letti”.
Infine, il muro dove avvenivano delle esecuzioni immediate con tanti fiori e bandierine a ricordo di quei poveri morti.
A me sarebbe bastato Auschwitz, ma siamo andati, dopo una breve pausa, a Birkenau.
Birkenau viene chiamato, ancor più di Auschwitz, “fabbrica della morte”. Si entra passando sotto un arco con torretta (famosa per le foto) con in mezzo il binario che portava il treno merci carico di deportati direttamente dentro il campo. Lì veniva fatta subito la selezione sulla banchina tra maschi e femmine e la maggior parte di essi non riusciva nemmeno ad entrare in una baracca, perché veniva condotta al macello subito.
E’ un campo immenso, costruito dagli stessi prigionieri. Molto è stato distrutto dai tedeschi per non lasciare tracce, ma molto si può ancora vedere ed è una vera desolazione. L’animo si intristisce profondamente e ti sembra di rivedere gli occhi disperati di persone prigioniere o gli occhi innocenti di bambini, ancora con i cappottini, avviati alla morte!!!!!

E’ difficile passare ad un altro argomento, ma la vita purtroppo va avanti e però NON dobbiamo dimenticare tute quelle anime salite al cielo che non avevano fatto male a nessuno!!!

Il 17 marzo, giornata di festa nazionale (che contrasto scrivere ciò) per gli italiani, per il 150° anno dall’Unità d’Italia, abbiamo trascorso la mattinata a Lipie dove i colleghi polacchi ci hann
Per inserire una tua domanda o commento su questo viaggio devi essere registrato.
Puoi farlo in questa pagina.
Se sei già registato, effettua il login

Come giudichi la qualità dei contenuti di questo viaggio?


Scarsa       Ottima

Come giudichi la qualità delle foto di questo viaggio?


Scarsa       Ottima

>