Giorno 117 maggio 2007
17 maggio 2007. Roma-Atene-Oropu Sono di nuovo ad Atene. Quante volte,ormai, e ogni volta con emozione, sono disceso dalla scaletta dell'aereo annusando l'aria calda e secca dell'Attica carica degli odori di Grecia trasportati dall'onnipresente vento del nord ? Ma perché contarle? ogni volta si rinnova il piacere del mio primo arrivo in questa terra (ma chiamarla semplicemente terra significa sminuirne la magia ed anche la sua funzione; essa è fatta di un impasto di calcare, di storia, di mitologia, di pensieri e di intuizioni esistenziali un impasto che è la materia con cui è stato costruito l'edificio in cui esperiamo la nostra coscienza collettiva ed individuale). Aspetto l'aereo di Gino ripassando il centinaio di vocaboli greci che mi sono imposto di imparare quest'anno.
Con piacevole sorpresa ho già letto e compreso un paio di indicazioni e questo mi ha incoraggiato a proseguire nello 'studio'. Finalmente arriva il mio amico. Questa volta siamo ancor più carichi di bagagli del solito. Abbiamo un nuovo autogonfiabile ed un nuovo avvolgifiocco ed anche un nuovo motore per il salpancora. Tutto ciò, assieme alle sacche con i vestiti ed il resto è pesante ed ingombrante e con fatica riusciamo a trovare e caricare un taxi che ci porta con una corsa di quasi un'ora al carnaio di Oropu.. Questo carnaio si trova ad un paio di chilometri fuori del paese, di fronte ad una bassa spiaggia sabbiosa e paludosa. Cerchiamo con lo sguardo la nostra 'Gatta' e la troviamo riconoscendola dall'albero che non è mai il più alto frammezzo a tutti gli altri. Con un po' di emozione facciamo il solito avvicinamento di ricognizione studiando i segni dell'ulteriore degrado subito.
La barca è abbastanza trascurata per via della distanza da casa. Possiamo dedicarle solo poche ore di manutenzione ogni anno, poi la voglia di prendere il largo ha il sopravvento e tutto ciò che non impedisce di navigare in sicurezza viene rimandato a tempi futuri. Per il motivo che non viene mai lasciata in acqua durante la nostra assenza le incrostazioni marine non hanno tempo di formarsi; così risparmiamo danaro e fatica a per darle l' antivegetativa. Il risultato è che nel corso degli anni la chiglia mostra, attraverso i distacchi delle vecchie mani di vernici, i diversi colori di queste conferendole un buffo aspetto arlecchinesco. Ma una volta in acqua la chiglia non si vede e dunque Comunque questa volta ci siamo ripromessi di fare molte cose prima di partire. Abbiamo quattro giorni di tempo prima che arrivino le ormai famose "ragazze" .
In questo lasso di tempo dobbiamo sostituire l'avvolgifiocco, riparare il tender, montare il nuovo motore del salpancora, cambiare la pompa dell'acqua dolce e fare tutte le altre usuali verifiche. E dobbiamo anche pensare di fare un po' di cambusa per la cena di oggi. Un operaio del carnaio si offre di accompagnarci in paese con la sua vecchia BMW. Si chiama Aris, la versione moderna del nome del dio della guerra Ares, ma, al contrario, ha un aspetto mite e servizievole e ci conduce ai negozi giusti per i nostri acquisti. Al ritorno ci invita a dormire a casa sua convincendoci che nel disordine della barca è impossibile cucinare e poi "di notte ci sono le zanzare". Scopriamo che vive da solo è dalla insistenza, seppure delicata, con cui ci invita, intuiamo che è bisognoso di compagnia. Con qualche perplessità accettiamo, infine, di andare con lui a patto che lasci cucinare noi.
La casa in cui vive è a qualche chilometro di distanza da Oropu, quasi in campagna. Ci stupiamo che sia un villino, seppure piccolo e semplice, ma grazioso e ordinato. Un grosso pastore tedesco e legato ad una robusta catena ci accoglie uggiolando di piacere, ma la coda tra le gambe mostra una esagerata sottomissione al padrone ed l'umiliazione della lunga, giornaliera e solitaria, prigionia. Mentre prepariamo spaghetti al tonno Aris si allontana per andare a prendere del vino fatto, dice, da lui stesso L'attesa è lunga e ci chiediamo se abbiamo fatto bene ad accettare il suo invito. Forse, ci diciamo, lui è un serial-killer che è andato a cercare i suoi 'compagni di merenda'. Comunque questa notte ci chiudiamo in camera. Il vino è bevibile e gli spaghetti sono ben apprezzati. Il nostro ospite ha una bell'impianto stereo e della buona musica greca. Ci racconta la sua storia.
Gino traduce e io sono contento perché capisco ogni tanto una parola. Poca cosa, ma mi fa sentire partecipe alla conversazione.. Abbiamo, Gino ed io, camere separate e, come detto ci chiudiamo dentro. Per non offendere Aris, qualora non fosse il paventato 'mostro dell' Attica' copriamo il rumore della chiave che gira abbassando energicamente la maniglia. Lui, nonostante abbia una terza camera disponibile, dorme sul divano del salotto davanti alla televisione accesa. Da uomo solo. 18 maggio 2007. Oropu Ci svegliamo. Dal balcone osserviamo questo scorcio di campagna collinare cosparsa di ulivi così simile alle mie colline dell' Umbria o della Sabina. Attraverso stradine secondarie torniamo al carnaio e iniziamo i lavori alla barca. La sostituzione dell' avvolgifiocco presenta subito dei problemi ultimo dei quali che i pezzi così faticosamente portati dall'Italia non combaciano tra di loro.
Dopo l'ìrritazione subentra il disappunto: dovremo navigare con la sola randa. La nostra 'Gatta', come tutte le Alpa 11,50, 'lavora' con il genoa; la randa è quasi una vela sussidiaria. Il pensiero che per quattro settimane dovremo navigare solo con la randa ci toglie la gioia di pregustare la scoperta delle Sporadi. Poi un mio 'colpo di memoria' risolve la situazione. Dopo anni di ignavia della cala delle vele riemerge un 'fiocco due' provvisto di garrocci, e anche un 'fiocco uno', quasi una tormentina. Lavoriamo con impegno a rafforzare il tender. Il piccolo gommone si è scollato in diversi punti e la sua riparazione si presenta molto problematica. Tuttavia ci applichiamo con impegno e facciamo un buon lavoro di incollaggio. Intanto ha incominciato a piovere e intorno alla barca si è formato un pantano. Così trascorre la giornata.
Aris insiste per ospitarci ancora e per sdebitarci compriamo frutti di mare surgelati. Faremo una cena a base di risotto, cui parteciperanno anche Babis, il proprietario del carnaio, ed un amico. Il risotto ai frutti di mare non è piaciuto molto. Strano, noi lo abbiamo trovato ottimo. 19 maggio 2007 Oropu Ieri sera non mi sono chiuso a chiave. Gino si. Lui dice che non agire subito la prima notte potrebbe essere la tecnica di un serial-killer raffrnato. Povero Aris; continua ad addormentarsi sul divano davanti alla tv accesa. E' veramente una brava persona desiderosa di compagnia. Ne è convinto anche Gino, ma giocare con l'idea del 'mostro' ci diverte. ..la prudenza non è mai troppa. Torniamo al carnaio a lavorare. Piove a tratti ed intorno alla barca sistemiamo delle passarelle per salire a bordo.
La vecchia scritta di 'GATTAdaPELARE' sulla fiancata viene rimossa e sostituita da una nuova. Siamo affezionati a questa grande scritta realizzata in caratteri incerti e scherzosi. E' inusuale 'marcare' così una barca a vela, ma a noi piace; ha un aspetto allegro e vagabondo così come vogliamo sia il suo equipaggio. Si lavora tutto il giorno. Abbiamo comprato un pallido pollo con l'intenzione di cucinarlo per la cena a casa di Aris, ma Aris nel pomeriggio non si vede. Stanotte, dunque, si dorme in barca per la prima volta
Tramonto a Volos
Giorno 220 maggio 2007
20 maggio 2007. Oropu Oggi arrivano le "ragazze". Secondo i piani è il giorno del varo da effettuarsi subito dopo l'arrivo, nel pomeriggio di Elke e Gerlinde, per raggiungere in serata Kalkis e , se possibile, lilt;. attraversare il ponte sullo stretto con l' Eubea. Ma piove e la barca non è ancora completamente pronta. Tra uno scroscio di pioggia e l'altro si fa l'ora dell'arrivo. Il taxi che porta le "ragazze" si ferma all'ingresso del carnaio e le due avanzano tra le pozze d'acqua ed il fango scortate da un Gino carico di bagagli. lo sono esentato da questa corvè perché sono addetto a filmare la scena dall' alto della Gatta accovacciata sul suo invaso. I convenevoli ripetono lo schema di sempre e si concludono con il rito dell'ouzo ghiacciato: abbondante con solo ghiaccio per Gerlinde e me, annacquato per Elke, acqua appena profumata per Gino.
Il rito si ripeterà ancora tante volte nel corso dei prossimi giorni, talvolta accompagnato dal grido di giubilo:'Gatta! Gatta! Gatta! - miau! miau! miau!' sotto gli sguardi perplessi degli equipaggi delle altre barche. Finalmente abbiamo il nuovo autogonfiabile a bordo; sostituisce il vecchio in valigia morbida che doveva essere revisionato già da parecchio tempo. Ilfatto di navigare sempre in vista di qualche costa e di tenere il battellino del tender comunque gonfio sul ponte o al traino mi ha indotto ad ignorare la revisione periodica. Per la prima volta abbiamo l'occasione di vedere il funzionamento dell'apparecchio. Allo strappo della funicella ilsibilo dell'aria compressa è forte e impressionante, ed è accompagnato, alla fine dallo sbuffo, visibile, dell'aria in eccesso. La zattera si gonfia; siamo salvi! gridiamo.
Ispezioniamo il suo interno e troviamo che tutto è bagnato ed inutilizzabile. Mi immaginavo di trovare molte più cose utili per la sopravvivenza in alto mare. L'inventario è scarno e preoccupante. Otto pacchi da mezzo litro d'acqua (integri), una torcia elettrica sempliciotta con alcune batterie esauste, quattro razzi, naturalmente fuori u~o, un paio di forbici, alcune bende e cerotti, una cima sottile di venti metri, un paio di piccole pagaie. Pur non sapendo che le dotazioni fossero così scarse, nel gavone del pozzetto ho da sempre un bidoncino stagno contenente una torcia, alcuni razzi, uno specchietto direzionale, un coltello, forbici e anche alcuni ami e del filo di nylon per un'ottimistica pesca di sussistenza. Dopo alcuni minuti la zattera comincia ad afflosciarsi. Non più salvi, dunque ! Siamo ancora più convinti che era tempo di avere a bordo un nuovo autogonfiabile.
Aris è di nuovo in giro per il carnaio ed invita tutti a dormire da lui. Inaspettatamente le "ragazze" accettano. A cena prepariamo spaghetti ai fÌ1ltti di mare con la consapevolezza che è l'ultimo piatto italiano che cuciniamo, e lo dico senza rincrescimento; la cucina greca a noi piace e fa parte della vacanza. 21 maggio. Oropu-Kalkis- 9 miglia. Finalmente si vara. La barca viene posta su un pontone che deve percorrere circa 300 metri per raggiungere la riva lungo un sentiero sabbioso. Il pontone entra in mare per alcune decine di metri fino a raggiungere la profondità giusta per la nostra chiglia. E' seguito da un grosso fuori strada che, legato a noi con una grossa cima, resta sulla terraferma a fare da freno o da traino, non si capisce bene, al pontone.
Durante tutto il percorso, che dura una quindicina di minuti sulla barca che traballa ad ogni scossone, Elke e Gerlinde seguono l'operazione con diversamente malcelata perplessità. Finalmente liberi! Puntiamo la prua della Gattadapelare a ovest verso la stretto che separa l'Eubea dall' Attica. Il cielo è coperto e a tratti pioviggina in totale assenza di vento. Il braccio di mare tra l'isola e la terraferma si stringe sempre più fmo a chiudersi, apparentemente, davanti a noi. Cerchiamo l'ingresso al tortuoso canale che è conduce fino al punto più stretto, dove è attraversato dal ponte mobile di Kalkis. La via ci è indicata dal profilo del moderno ponte sospeso che si staglia dietro le basse colline che occludono la vista dell'ingresso.
Il percorso che stiamo facendo è ricco di scorci interessanti che, dopo lo stretto di Corinto, non siamo più abituati a vedere nel nostro girovagare tra le isole dell' Egeo. Nel tardo pomeriggio arriviamo, infine, davanti al famoso ponte. C'è solo una barca svizzera alla ruota e ormeggiamo all'inglese al molo della dogana. Dal portolano sappiamo che dobbiamo recarci alla Capitaneria di Porto per pagare il pedaggio ed informarci sull' ora di apertura, cosa che facciamo subito curiosi di sapere quanto dobbiamo aspettare, scoprendo così che il transito avverrà a mezzanotte. Quindi passeremo la notte qui a Kalkis; dobbiamo solo trovare un ormeggio adeguato al di là di questo ponte sul quale insiste un intenso traffico di auto.
Ad una estremità di esso c'è un simpatico caffè panoramico molto frequentato da giovani e dal quale si può osservare il gioco delle correnti che, in questo strozzamento del mare, sono intense e veloci. La loro direzione muta anche più di venti volte al giorno e la velocità può raggiungere i sei-sette nodi. Per tale motivo i momenti di apertura del ponte sono condizionate da esse. Racconta la storia, ma in realtà è una legenda, che Aristotele abbia inutilmente cercato di capire la logica con cui le correnti cambiano direzione e intensità senza riuscire a risolvere il rompicapo e che per lo sforzo morisse proprio qui a Kalkis. Sulla passeggiata del lungomare post-pontem, su cui si affacciano numerosi e invitanti caffè e ristoranti, una statua in bronzo raffigura il filosofo in atteggiamento pensoso. Percorriamo questo lungomare alla ricerca di un attracco per questa notte.
Misuriamo con un filo a piombo improvvisato le profondità lungo il molo ed infine troviamo il posto ideale, un corto e basso pontile illuminato da un lampione, sufficientemente lontano da locali rumorosi. Quanto torniamo alla barca la vediamo avanzare e retrocedere energicamente strattonata dalle cime di prora e di poppa sospinta dalla corrente entrante e soggetta ai capricci dei mulinelli che le si formano sotto. Siamo veramente impressionati da questo fenomeno della natura che condisce ancor più le emozioni di questa prima giornata di navigazione. Aspettiamo la mezzanotte con la radio di bordo accesa sul canale 12 per ricevere l'autorizzazione al passaggio dalla Capitaneria. Finalmente, ci avvertono di tenerci pronti; avremo solo pochi minuti per passare non potendo restare il ponte chiuso al traffico per troppo tempo.
Molliamo gli ormeggi e incominciamo a manovrare nella baia, in prossimità del passaggio, ma stando attenti a non intralciare il percorso delle navi che hanno la precedenza sulle barche. Credevamo di essere soli, noi e lo sloop svizzero, ed invece almeno tredici velieri fanno surclass per essere pronti a transitare per primi e occupare i prossimi ormeggi. A mezzanotte il ponte scivola e scompare in un vano sotto la strada. Scende ora un cargo velocissimo ed un altro risale altrettanto rapido; dopo di che spetta noi. Per una serie di fortunate manovre ci troviamo in testa e passiamo anche noi, rapidi, dirigendo ci, inseguiti da tutti gli altri, al pontile individuato nel pomeriggio. Pare che lo stesso obiettivo l'abbiano anche altre tre barche, ma di fatto arriviamo noi per primi e ormeggiamo nel punto migliore all'inglese.
Sdraiati nelle nostre cuccette, sentiamo un continuo sciabordio lungo la chiglia di Gattadapelare. E' la corrente che ci accarezza. Ci addormentiamo tranquilli, soddisfatti di questa giornata diversa e memorabile.
foto di gattadapelare
Giorno 322 maggio 2007
22 maggio. Kalkis-Agios Kostantinos. 40 miglia. Abbiamo deciso di fare due tratte più lunghe per recuperare una giornata perduta a Oropu. Partiamo, dopo una tranquilla colazione ad uno dei caffè del lungomare, in una giornata nuvolosa e senza vento. Questa notte è di nuovo piovuto. Ho sentito, nel dormiveglia, la pioggia battere insistente in coperta e mi sono chiesto se questo tempo ci accompagnerà per tutte le vacanze. Le previsioni rimangono infauste. Si va, dunque, a motore diretti a Agios Kostantinos, uno scalo tecnico da cui non ci aspettiamo alcuna emozione. Il tratto di mare che percorriamo non riveste molti motivi di interesse e passiamo il tempo parlando, sgranocchiando olive e semi di zucca e, naturalmente, brindando con ouzo, Arriviamo al lungo molo, dietro il quale corre la superstrada che da V olos conduce ad Atene, e ormeggiamo di poppa a distanza di scaletta.
C'è solo un'altra barca e le strutture portuali consistono nel molo, non protetto da alcun antemurale, e dall'attracco per i traghetti. Lo stesso paese non appare attraente. La superstrada, continuamente percorsa da Tir e auto a sostenuta velocità, lo separa dal mare. Dietro di essa, che attraversiamo pericolosamente, una serie di taverne senza pretese ci invoglia alla cena. Mentre attendiamo di essere serviti ci avvisano che la Gatta ha urtato il molo ed il motorino del tender è caduto in acqua. L'onda sollevata dal traghetto in partenza ha spinto violentemente la barca contro il molo. Oltre ad aver perso il motorino, ha urtato di poppa con la piattaforma subendo anche danni allo specchio che è stato sfondato da uno dei longheroni. A sette metri di profondità si intravede il biancore del fuoribordo. Che fare? Ci aliamo di più sull' ancora e torniamo a mangiare.
Il vantaggio di avere una barca un po' vetusta è che non ci si fa il sangue amaro per così poco. Domani cercheremo di recuperare il motorino. Gino si propone di scendere sotto e di imbracarlo. Intanto siamo distratti da un folto gruppo di hooligan, brutti e vocianti, che dal tavolo accanto si agitano ed inneggiano continuamente al Liverpool. Domani ci sarà l'incontro con il Milan. Parliamo in tedesco per non farci riconoscere. Non si sa mai; al momento questi 'tifosi' sono solo allegri, ma al tavolo arriva sempre più birra. Siamo piuttosto lontani da Atene, ma pare che gli alberghi siano tutti colmi, fin qui. Così, tra bandiere del Liverpool, foto di gruppo con bandiera, foto singole con bandiera, foto alla bandiera, sistemazione degli striscioni tra gli alberi, abbiamo una viva rappresentazione di tifo sportivo.
E pensare che noi non sappiamo neppure in cosa consista un 'fuori gioco'! Lasciamo le 'maglie rosse' a trascorrere la loro notte di euforia e di speranza e ce ne torniamo alla barca. L' attraversamento avventuroso della superstrada conclude questo secondo giorno di mare, iniziato monotono e concluso si così animatamente. 5 23 maggio 2007. Agios Kostantinos- Volos. 40 miglia. Gino riemerge, al secondotentativo, tra macchie di olio e di benzina, ma il motore è imbracato e pronto per essere issato a bordo. Ora si tratta di farlo smontare al più presto e di lavarlo con acqua dolce. A V olos cercheremo un meccanico. Nel programma di viaggio c'è, per domani, una gita in auto ai monasteri delle Meteore. Partiamo con tempo soleggiato, ma con nuvole nell' entroterra che minacciano sempre di allargarsi sul mare. Questa tratta è interessante.
Il canale di mare tra l'Eubea e la Tessaglia fa un angolo retto e è orientato verso nord. Se ci fosse vento sarebbe duro risalirlo per raggiungere l'ampio golfo di Volos. Invece si va sempre a motore. A destra la costa dell' Eubea è verde e montagnosa, piuttosto incontaminata, con poche e sparse ville. A sinistra la terraferma è ancor più disabitata, ma anch' essa verdeggiante e montuosa. Davanti a noi, all' orizzante si incominciano a vedere le Sporadi. Quando arriviamo all'imboccatura del golfo si alza, finalmente, un vento fresco che ci consente di issare le vele. Abbiamo montato anche lo strallo di trinchetta e così ora navighiamo con tre vele a riva con vento prima al traverso, poi, per effetto della costa che gira, al giardinetto. Ma poco dopo siamo completamente ridossati e si torna al motore.
La città si intravede sul fondo della baia a circa 20 miglia da noi e quando la raggiungiamo è già l'imbrunire. Davanti a noi si profila un lunghissimo molo di sopravvento scapolato il quale ci sono centinaia di metri di ormeggio e solo alcune barche verso la radice. Ormeggiamo, ad un pontile galleggiante, una scelta improvvida perché scopriamo più tardi che per scendere a terra dobbiamo usare la passerella della barca poiché il pontile è interrotto. Sull'altro fronte c'è il porto commerciale piuttosto ampio ed industrializzato. La cittadina di V olos, si sviluppa con una fila di imponenti costruzioni sull' ampio lungomare, per la massima parte alberghi, e da una serie di strade piuttosto strette sul retro su cui si affacciano edifici più modesti. Il monte che si erge subito dietro la città e ricco di insediamenti, paesini, borghi e ville isolate.
Lo spettacolo sul golfo deve essere da lassù molto bello. Passeggiamo per la città alla ricerca di un rent-a-car economico per raggiungere, domani, le Meteore che distano da qui circa 130 chilometri e un ristorante per cenare. Oggi abbiamo gustosamente pranzato, al solito, con olive, formaggio pane e retzina, è verso sera l'appetito si fa sentire ispirandoci la voglia di lamb chops, spiedini, moussaca e quanto altro più consistente di olive e formaggio. Un gran numero di insegne di negozi, alberghi, ristoranti ci ricordano che da qui partirono, nell'antichità mitologica, gli Argonauti alla ricerca del vello d'oro. Infatti Giason, Argo, Argonautes, sono i richiami più frequenti. Una bella riproduzione della nave Argo in bronzo si trova nell'aiuola davanti all'edificio della Capitaneria di Porto. Come al solito, quando ne hanno la possibilità, Gerlinde ed Elke, 'scendono' in albergo.
Così ci lasciamo davanti all' Alexandros, noi diretti alla barca e loro alle molli agiatezze dell'hotel.
foto di gattadapelare
Giorno 424 maggio 2007
24 maggio. V olos- Meteore. 130 km Con molta fatica troviamo un meccanico per motori marini. Abbiamo girato e rigirato per strade di campagna e di periferia sotto un cielo minaccioso di pioggia fino a trovare un'officina, in verità molto ordinata e attrezzata. Conveniamo il prezzo della revisione e partiamo. La minaccia di pioggia si concretizza in violenti scrosci che ci accompagnano, con qualche pausa, per tutto il viaggio. La pianura tessalica ampia e contornata di montagne ci fa capire perché proprio qui l'immaginazione degli antichi greci vedesse la patria dei Centauri. Con un po' di fantasia, scrutando tra i festoni di pioggia, potrei scorgere sotto la chioma protettrice di una lontana quercia Chirone insegnare ad Achille. La regione ispira certe fantasie. Non per niente l'Olimpo è a pochi chilometri da qui.
Se non fosse così nuvoloso lo vedremmo svettare maestoso, forse ancora bianco di nevi. Verso l'ora di pranzo raggiungiamo Kalambàka ai piedi delle Meteore, dove per caso capitiamo in un pittoresco quartiere ricco di gradevoli taverne. Mangiamo bene e a poco prezzo. Ma siamo impazienti di vedere queste meraviglie geologiche e spirituali: immense rocce d'arenaria sormontate da irraggiungibili monasteri, le Meteore, appunto. Nonostante gli acquazzoni intermittenti quello che vediamo giustifica la loro fama. Questa visita era stata programmata mesi prima di intraprendere il viaggio dal Tevere dietro le orme di Odisseo e alla ricerca della nostra Itaca. Sono trascorsi tredici anni da quella partenza e fmalmente le vedo. Peccato che Marzia oggi non sia qui. Ma ci torneremo prima o poi, anche perché, data l'ora tarda- sono passate le cinque- abbiamo trovato i monasteri chiusi.
Ci dobbiamo limitare ad ammirare gli scorci della sotto stante ampia pianura visti tra bastioni rocciosi su la cui sommità la indomita determinazione di piccoli uomini ha realizzato grandi opere in nome di un credo che qui trova uno slancio ideale per la contemplazione del divino. Torniamo a Volos, ritiriamo il fuoribordo, nuovamente perfettamente funzionante, e ceniamo sul lungomare, davanti al monumento agli Argonauti, in una ouzeria. Ad ogni ouzo ordinato arriva rocciosi su la cui sommità la indomita determinazione di piccoli uomini ha realizzato grandi opere in nome di un credo che qui trova uno slancio ideale per la contemplazione del divino. Torniamo a Volos, ritiriamo il fuoribordo, nuovamente perfettamente funzionante, e ceniamo sul lungomare, davanti al monumento agli Argonauti, in una ouzeria.
Ad ogni ouzo ordinato arriva anche un piatto-fantasia di meza con varie piccole specialità della cucina greca. Alla fine non sappiamo se siamo più sazi che brilli.
foto di gattadapelare
Giorno 525 maggio 2007
25 maggio. Volos-Skiatos. 24 miglia Qualcuno dice che fuori del golfo ci sia vento e mare forza cinque. La fonte di questa notizia, seppure inaffidabile, dà spunto alla parte femminile dell'equipaggio di voler raggiungere Skopelos con il traghetto. A nulla valgono le nostre smentite. Il cielo è sereno, non spira alcun vento è non è possibile che fuori ci sia più che una brezza. Si parte, dunque, noi due soli, Gino ed io, mentre le "ragazze" ci salutano dal molo. Facciamo gasolio al distributore prossimo alla nave del principe Aziz, ma non proviamo alcun senso di invidia. Siamo soddisfatti del nostro stato, della nostra barca, della nostra libertà occidentale e borghese.
Fuori del golfo di Volos troviamo la brezza prevista, issiamo le nostre tre vele, fiocco due, fiocco uno di trinchetta e randa e andiamo dolcemente verso Skopelos che si staglia ben visibile davanti a noi, ma confuso con il profilo della altre isole poco più distanti con le quali forma un gruppo compatto. Intuiamo sulla destra Skiatos e Alonissos, e lontano sulla nostra destra, dietro all'Eubea, Skyros. Abbiamo, infatti, superato l'estremità occidentale di questa grande isola, le seconda per grandezza dopo Creta, e dietro di essa l'Egeo si apre fino alla costa turca. Verso le quattro vediamo sopraggiungere il traghetto veloce che porta Elke e Gerlinde e ci avviciniamo alla sua rotta certi che anche loro stanno cercando con lo sguardo la Gattadapelare.
Ed infatti, ci vediamo; sventolìo di fazzoletti e asciugamani dalla poppa di entrambe le imbarcazioni, la nostra lontana ancora un' ora di navigazione, la loro ad appena dieci minuti dall' arrivo. Domani Gerlinde ci lascia; torna a Vienna dove l'attendono cure parentali anticipate. Il lieto evento previsto per il giorno undici giugno, pare invece che avverrà nelle prossime ore. All'aeroporto di Skiatos, vicinissimo al paese e la cui pista d'atterraggio termina sulla riva, ci sono problemi con le prenotazioni fatte on-line. Dopo qualche discussione con un'addetta scortese e una telefonata ad un cortese responsabile delle compagnia aerea il problema pare risolto, ma in mano non abbiamo alcun documento di volo, solo la dichiarazione verbale che tutto è a posto. Ciò rende Gerlinde nervosa per tutta la serata. Il paese di Skiatos è gradevole, ma molto turistico.
Il lungoporto offre, al solito, una lunga serie di ristoranti e taverne e caffè molto invitanti, con ampie e imbottite poltrone e camerieri sorridenti e "poliglotti" che, dopo averti scrutato, in una frazione di secondo indovinano la tua nazionalità e ti invitano nella tua lingua e con ampi gesti della mano ad accomodarti. L'interno del paese neppure differisce da tanti altri luoghi turistici del mediterraneo. Stradine strette, case di uno o due piani, tanti negozietti che offrono la solita paccottiglia di souvenir, t-shirt, cartoline con soggetti ripetitivi tra cui glutei incrostati di sabbia, colline sullo sfondo di carnose 'cupole' femminili, il solito satiro 'allupato' e trionfante, e così via. Potremmo trovarci in qualsiasi altro posto turistico di questo splendido mare.
Rifuggiamo da tale noioso appiattimento e siamo sempre alla ricerca di luoghi più 'naturali' e speriamo di trovarne anche qui, nelle Sporadi più settentrionali che altri naviganti, amici on-line, ci hanno detto via internet che sono poco 'turisticizzate'. In porto c'è un intenso movimento di navi e di traghetti che partono e arrivano continuamente. Né l'aeroporto è da meno; ogni poco atterrano aerei di linea e charter da molti paesi europei. Sia l'atterraggio che il decollo avvengono sull' asse della baia a quote piuttosto basse, tanto che, vengo a sapere più tardi, quando una nave è in arrivo il suo sorvolo deve essere evitato. Bella è la natura circostante; la baia è coronata di isole e di colline verdeggianti; qualsiasi analogia con le Cic1adi è però impossibile.
La bellezza delle Cic1adi è un'altra; è fatta di roccia e di biancore dal secco profumo di erbe asciugate dal sole e dal meltemi Noi amiamo di più quest'ultime. Ci sembra che raccolgano di più l'anima della Grecia insulare ed il mito che ne è l'humus. 26 maggio. Skiatos Compro del pesce da una delle due piccole pescherie del porto, del ghiaccio, della retzina e ce ne andiamo a cercare una spiaggetta solitaria dove farci una grigliata. Il mare è assolutamente calmo e, usciti dalla baia, scopriamo dietro uno degli isolotti che coronano Skiatos una insenatura ideale per i nostri scopi. Così caliamo l'ancora e scendiamo a terra.
La piccola spiaggia ghiaiosa ci accoglie con la sua solitaria serenità, Il pesce, squamato e lavato nello sciabordìo del mare sulla riva, viene arrostito sul fuoco acceso con i secchi rami di piante aromatiche che crescono sul costone roccioso racchiudente la spiaggia. Godiamo l'esc1usività di questa semplice e ricca esperienza. Ci sentiamo invidiabili e a nostra volta non abbiamo nulla da invidiare. Mangiamo con gusto, ci bagniamo nell' acqua fresca e trasparente, ci abbandoniamo al sonno postprandiale e, nel tardo pomeriggio, torniamo in porto. Gerlinde tra poco partirà per Vienna. 27 maggio. Skiatos-Skopelos. 6 miglia. L'equipaggio della Gattadapelare si sta assottigliando. Dopo la partenza di una delle 'ragazze' oggi sarà Gino a lasciarci. Impegni di lavoro lo richiamano a Bruxelles. Ma abbiamo ancora del tempo per andare a Skopelos a visitare una bella insenatura.
Il portolano dice che che è assolutamente da vedere. Così ci dirigiamo in una serena giornata di sole, ma con poco più di una bava di vento, verso la costa sud-orientale di quest'isola. Anche Skopelos è montuosa e verdeggiante, come tutte le Sporadi e, dicono, meno turistica di Skiatos. Quando raggiungiamo la baia indicata stentiamo a trovare l'insenatura denominata Panormos che è visibile solo dopo essersi ben addentrati nella baia. Essa consiste in un fiordo piuttosto profondo e protetto da coste alte e boscose, Il fondale profondo ci consente di avvicinarci molto alla riva e di portare una cima a terra da poppa. Come noi altre cinque o sei imbarcazioni. Il posto merita la sua fama e ci lasciamo conquistare dalla sua serenità. Ascoltiamo musica greca, pranziamo con spaghetti al tonno e riposiamo sdraiati nel pozzetto.
Poi si torna per tempo a Skiatos dove ormeggiamo all'estremità di un molo galleggiante, l'unico attracco in cui posso posizionarmi in direzione nord-sud ideale nel caso si alzasse il vendo dominante. Con la partenza di Gino e di Elke resterò solo per alcuni giorni in attesa del nuovo equipaggio e non avrò bisogno di alcun aiuto in caso si maltempo. Gino parte in taxi alla volta dell' aeroporto e noi restiamo a passeggiare senza meta per il paese
foto di gattadapelare
Giorno 628 maggio 2007
.28 maggio 2007. Skiatos. Oggi abbiamo preso un'auto a noleggio per andare a vedere la famosa spiaggia di Koukounaris "una tra le dieci spiagge più belle del mondo" recita il depliant, ma a metà strada si è alzato un forte vento. Ci eravamo svegliati sotto un cielo grigio con totale calma atmosferica ed ora, invece, eccolo qui, proprio come aveva previsto, non ascoltato, un pescatore del porto, emulo di Cassandra. Sono tornato rapidamente alla barca e l'ho trovata traversata sul molo. Due persone cercavano di allontanarla quanto bastava per inserire tra battagliola ed il tavolato del pontile almeno un parabordo. Neppure con l'aggiunta dei miei sforzi è stato possibile farlo, tanto forte era il vento ed il mare che questo aveva alzato; c'è voluto l'impegno di una quarta persona per permetterci di effettuare l'inserimento.
A questo punto tutti si sono allontanati rapidamente per mettere in sicurezza altre barche, lasciandomi solo affannato e incerto sul da farsi, mentre le onde si rompevano in coperta e gli spruzzi mi accecavano. Ero convinto che l'ancora avesse arato e non avevo molta fiducia nella sua presa se l'avessi nuovamente alata a ferro. Non avevo altra scelta che tentare e a prua ho premuto sull'interruttore del salpancora. La barca ha iniziato a raddrizzarsi, portando la prua alle onde, fino ad allontanarsi dal pontile alla distanza imposta dalle cime di attracco. Con il motore acceso e la marcia inserita sono rimasto così per un tempo interminabile a contrastare con il cuore e la speranza il vento e le onde sempre più violente.
Avrei voluto prendere il mare e mettermi alla ruota in mezzo alla baia, dove si trovavano altre barche in condizioni meno drammatiche, ma nessuno era disposto a salire sulla Gatta per accompagnarmi. Elke dalla riva osservava gli effetti della burrasca assieme ad un folto pubblico di curiosi, autorità portuali e volontari e tentava inutilmente di convincere qualcuno a venirmi ad aiutare. Temevo che da un momento all'altro l'ancora mollasse la presa anche se (avevo appurato) il problema si era verificato a causa della catena che si era sgranata dal salpancora e non dal fatto che avesse arato. Ad un tratto una visione miracolosa: vedo uscire dall'acqua una mano che mi offre una trappa. Un sub della società di charter, che è andato ad ispezionare i suoi ancoraggi, ha avuto compassione di me. Lego bene la barca e finalmente mi rilasso. Ora non ho più nulla da temere.
Faccio l'inventario dei danni: il pulpito è piegato e con un montante spezzato, la fiancata mostra i profondi segni inferti da una bitta del pontile, la passerella d'allumino è contorta e la scaletta di poppa è danneggiata. Vedere Gattadapelare con le draglie penzolanti ed il pulpito storto è per me un'esperienza nuova e sgradevole. Mi sembra un orgoglioso uccello umiliato e ferito. Con qualche acrobazia, traghettandomi con il tender, scendo a terra e vado alla ricerca di Elke. La trovo, sconsolata, seduta ad un tavolo di un bar ed il mio comparire la stupisce e rallegra. Non pensava di vedermi più per questa sera, rassegnata già a dormire in albergo, magari alI 'hotel Meltemi, che per ironia è il più vicino.. Il vento è cessato. Le onde ancora muovono il pontile galleggiante facendolo sollevare e ondeggiare come un gigantesco serpente. Dopo cena tentiamo il rientro in barca.
Barcollando a gambe e braccia larghe, talvolta accucciandoci per non cadere, raggiungiamo il tender alla fine del pontile. Il piccolo gommone, che con l'onda sale fino a al livello del tavolato e poi sprofonda nascondendosi alla vista, è l'unica possibilità che abbiamo per salire a bordo. Faccio sedere Elke sul bordo del pontile e ci lasciamo scivolare nel tender nel momento in cui questo si trova al nostro livello. Salire sulla Gatta è più difficile perchè la scaletta è rotta e si può utilizzare solo lo scalino più in alto che è raggiungibile, faticosamente, con il ginocchio. Ma, una volta dentro il ventre accogliente della Gatta, non ci accorgiamo più di nulla e ci addormentiamo facilmente, stanchi, come siamo, per una giornata così intensa di emozioni e di sforzi. 29 maggio 2007. Skiatos. Oggi siamo andati finalmente a questa famosa spiaggia di Koukounaris.
Quando la raggiungiamo ne restiamo un poco delusi. E' sicuramente una bella spiaggia, ma affollata e inquinata da musiche afro-cubane, da scooter d'acqua e da giocatori di tamburello. Insomma c'è tutto ciò che andiamo evitando nelle nostre scorribande nautiche per l'Egeo. L'unica nota di curiosità sono due barche spiaggiate dalla tempesta di ieri. Assistiamo ai vani, inutili, tentativi per riportarle in acque più profonde e dopo un po' ce ne torniamo al porto, Oggi Elke riparte per Roma, con pernottamento ad Atene. L'aereo che sorvola la baia si solleva verso la luna e si allontana alla mia vista. Mi sento un po' solo. In poche ore il primo equipaggio di Gattadapelare si è dissolto, diretto verso mete diverse. Il nuovo equipaggio sarà composto da Marzia e Maia che arriveranno tra una settimana. Avrò molto tempo per i lavori di manutenzione e per imparare un poco di greco.
Sono molto orgoglioso dei miei progressi. Ogni tanto riesco a capire qualche parola. Gino, negli anni scorsi, mi relazionava sui suoi livelli di apprendimento in termini percentuali. Oggi posso anche io dire, con modesto orgoglio, che ho raggiunto almeno il 2% di conoscenza. Ma non ho fretta; come dicono qui, procedo sigà sigà, piano piano.
foto di gattadapelare
Giorno 730 maggio 2007
Dal 30 maggio al 31 maggio 2007. Skiatos. Due giorni passati nel lusso della noia, condizione da tempo dimenticata nell'esistenza compulsiva della vita moderna. Nella pigrizia, anche, perché non ho lavorato molto alla barca. Ho fatto riparare i danni arrecati dalla burrasca e ho trascorso molte ore sdraiato in cuccetta o nel pozzetto a leggere e a ricordare. In questi anni di frequentazione della Grecia ho raccolto una mole enorme di sensazioni imprigionate, alcune, in questo diario che non ho mai smesso di scrivere. Con il tempo esso è ha raggiunto le dimensioni di un libro ed è diventato un amico che mi aiuta nel navigare tra i ricordi. Nel quieto rollio della barca, pazientemente ancorata, rivedo il momento della nostra partenza da Fiumara, Sono trascorsi da allora tredici anni e Marzia ed io iniziavamo un viaggio nel tempo, nel mito e nella storia.
Un viaggio che avevo programmato da anni e studiato amorevolmente nei particolari. Esso rappresentava per me un percorso culturale verso una meta che ambivo di guadagnare fin dai tempi della scuola, ma che temevo di percorrere impreparato senza poterne godere pienamente i significati. Tale timoroso rispetto verso l'antico mondo greco era generato, dunque, da questa mia impreparazione. dovuta ai miei studi scarsamente umanistici fatti in scuole dove prevalevano le materie tecniche. Le rotte che ideavo, quasi sempre la sera a letto, percorrevano quelle degli eroi greci ed i luoghi che avremmo visitato erano quelli accesi nella mia fantasia da sollecitazioni difficilmente classificabili. Mentre preparavo, dunque, le rotte egli approdi arricchivo i miei appunti di contenuti culturali che attingevo rispolverandoli o scoprendo li per la prima volta dai libri di varie discipline.
Il faldone che ne veniva fuori era un 'collage' di brani di storia, di figure mitologiche, di pensieri filosofici, di estratti letterari, insomma un minestrone da cui si poteva pescar fuori di tutto gustandone l'assortimento dei sapori. Questa miscellanea di informazioni che non avevano l'obiettivo di erudirci, bensì quello di condire di leggerezza culturale le nostre peregrinazioni egee, raggiunse il suo scopo. Ricordo le emozioni che ci procurò il nostro vagabondare, di Marzia e me, per i sentieri e le spiagge di Itaca alla ricerca di Ulisse. Lo trovammo alla fonte Aretusa dove, accaldati per il lungo camminare lungo un sentiero che tagliava il costone di una collina a strapiombo sul mare, ne bevemmo la fresca acqua raccolta in una pozza in cui, tra il muschio ed il capelvenere vivevano piccoli gamberi.
Lo ritrovammo ancora più in alto sui pascoli di Eumeo e poi nella grotta delle naiadi. Lo avevamo incontrato già a Kerkira, sulla spiaggia in cui si imbatte in Nautica, e prima a Stromboli e da Circe, a Scilla e a Cariddi. Ulisse ci ha accompagnato per i primi tre anni di crociere con una presenza continua e senza tempo, quasi fosse un membro del nostro equipaggio. Ricordo l'emozione che ci procurò la visita dell'oracolo di Delfi, che raggiungemmo con i motorini in una giornata piovosa partendo da Galaxidi, dove era ormeggiata la barca. Lungo la strada comprammo in una rivendita di materiali edili tre antefisse di coccio, di quelle che nella Grecia continentale si mettono sui colmi dei tetti o lungo le falde di essi. Fu un acquisto emblematico, una sorta di appropriazione territoriale, una comunione con la psyche di Grecia fatta attraverso un oggetto così greco.
Ricordo fortemente la visita a Micene e alle tombe degli Atridi. Micene possiede il fascino di quella indefinita civiltà diffusasi in tutto il bacino dell'Egeo ed ancora oggi evoca in me una sensazione di avvincente arcaicità ovunque ci siano i segnali del suo passato. Le inconsistenti acropoli 'micenee' incontrate quasi su ogni isola, dove solo alcune grandi pietre nascoste tra i cespugli di lentisco ne denunciano l'antica presenza assumono per me una valenza mitica che accarezza la mia fantasia. Ogni volta che mi avvicino ad un approdo cerco con lo sguardo se quel luogo possiede i requisiti richiesti dal popolo pelagico per fondarvi una città: un'altura per erigervi i monumenti e le mura, una fertile pianura per il sostentamento, una spiaggia bassa per portare a secco le navi. Spesso l'approdo di oggi non è lontano da quello di ieri.
Abbiamo vissuto con emozione il passaggio attraverso lo stretto di Corinto, con le pareti incombenti e la preoccupazione di tenere la barca ben nel centro del canale perché quelle alte pareti facevano apparire stretto il corso d'acqua. Passando davanti all'isola di Salamina, leggendo nella luce sempre più fioca dell'imbrunire il racconto della battaglia descritta da Eschilo, abbiamo visto davanti alla prua della nostra barca le navi greche e persiane manovrare cruente nel clangore dello scontro. Ricordo una tiepida notte di navigazione da Egina verso Milos. Il mio compagno di turno, un appassionato conoscitore del cielo notturno, mi mostrò Giove che sorgeva dal mare davanti a noi. Un punto lino di luce che acquistava ora una personalità. Alcuni giorni dopo ero a Creta sul monte Ida nella caverna dove la legenda vuole sia nato Giove.
Fuori della spelonca una capra, forse discendente della capra Amantea, belava tremolante la sua solitudine. E ancora l'isola di Hidra dove centinaia di regatanti avevano occupato il porto e festeggiato fino all'alba nella confusione affratellante degli amanti del vento, e il pane di Carpatos fragrante, la maestosità dei panorami di Santorini, la solitudine dell'isola di Levitha, il crepuscolare romanticismo di Antikaros. Una parte consistente dei miei ricordi è legata anche alla costa turca. La visita di Efeso, pagana e cristiana, con i resti del grande tempio di Artemide, con la tomba di S.Giovanni , la casa della Madonna, la biblioteca di Celso. Pochi chilometri più in là rivedo le colonne del tempio di Atena di Priene che si stagliano contro il cielo e noi sdraiati tra i marmorei frammenti di cose antiche brindiamo al piacere di essere lì.
Nel dormiveglia indotto dal lieve rollio i ricordi di Grecia e di Turchia si affollano nella mia mente, spintonandosi l'un l'altro senza che io abbia la forza o volontà di metterli in ordine. Istantanee della memoria: navighiamo di notte verso un villaggio isolato dell' Anatolia che si chiama Kekova. L'approdo è insidiato da scogli e siamo felici di attraccare al piccolo pontile di legno. Al mattino, vicino a noi, scopriamo il severo profilo 'medievale' di una tomba licia sorgente dal mare; siamo, Marzia ed io, sul promontorio di Cnidos, sotto le raffiche del meltemi, ad osservare il mare. Una barca scende il vento in un mare biancheggiante di spume, ma procede sicura. La sua presenza ci incoraggia e partiamo.
foto di gattadapelare
Giorno 831 maggio 2007
Ricordi...ricordi... Siamo soli in mare, cavalchiamo le onde e a tarda sera arriviamo a Marmaris con gli abiti e i capelli irrigiditi dalla salsedine e felici della nostra stanchezza; mangiamo granchi arrostiti sulla brace presso la riva di un fiume. Li hanno preparati per noi due turchi su una rozza griglia sotto cui hanno acceso un fuoco di sterpi raccolti sul greto; siamo soli noi due e il marinaio turco su una barcone noleggiato Abbiamo risalito il fiume Dalaman lungo i suoi meandri nascosti nei canneti fmo all' antica città di Caunus. Ora lo discendiamo incontro al sole che tramonta e ascoltiamo musica turca e la quinta di Beethoven; navighiamo all'alba nella nebbia. Stiamo diretti a Creta e una stazione radio manda in onda solo musica sirtaki. Siamo immersi nella nostra 'grecofilia' e nel timore dell'ignoto.
La nebbia si dirada appena in tempo per mostrarci il pericolo: la Gatta sale e piomba con fragore nel cavo delle onde. Il mare di ottobre è bianco di spume. Siamo diretti all'Eubea quando il motore va in avaria. Torniamo a vela a Gavrlo correndo sul mare comunque amico spinti dal vento gagliardo. . .. . .. .Ricordi, ricordi..un tesoro di ricordi Alle ore 19 Marzia e Maia compaiono sorridenti davanti alla Gattadapelare. Nonostante l'apatia di questi giorni ho trovato alla fine le energie per pulire la barca e lavarla internamente con sapone e la varecchina. Ora odora di pulito. Ho anche montato tra i candelieri la rete per impedire alla piccola di cadere fuori bordo. Maia si muove in barca con disinvoltura sotto lo sguardo soddisfatto della mamma dimostrando così buone doti 'marinaresche' Buon sangue non mente.
Ceniamo alla solita taverna poco distante dove il grasso poliglotta proprietario mi chiama, ormai, 'fratello'. Con lui ho superato il limite della 'stessa faccia, stessa razza'
foto di gattadapelare
Giorno 91 giugno 2007
1 giugno 2007- Skyatos-Skopelos (panormos). 8 miglia Ci siamo svegliati tardi e con comodo siamo partiti diretti a Skopelos, Il tragitto è breve e le condizioni meteo sono rassicuranti nonostante le previsioni diano tempo perturbato per i prossimi giorni. Venendo da Skyatos è necessario avvicinarsi molto alla costa prima di vedere l'accesso alla baia che è anche parzialmente nascosta da un alto isolotto boscoso. La baia è piuttosto ampia e sul fondo è provvista di una bella spiaggia ghiaiosa e di un paio di taverne accoglienti. L'insenatura di Panormos si apre inaspettatamente sulla destra, invitante e ben protetta. Ci sono quattro o cinque barche, una delle quali appartiene ad una coppia svizzera con cui abbiamo familiarizzato già in passato. Ci salutiamo e lo skipper ci porta una cima a terra con il suo tender. Le Sporadi, a differenza delle Cicladi, sono ben provviste di vegetazione.
Gli alberi giungono fin sulla riva ed è sempre una gradevole esperienza avere la barca legata ad un ramo. Con la poppa ben assicurata all'albero e quaranta metri di catena a prua (l' acqua è molto profonda fino sotto riva) ci lasciamo nuovamente andare alla dolce pigrizia. Cerco di pescare, ma i numerosi pesci che girano intorno alla barca, pronti a inghiottire qualsiasi cosa gli si getti, sono estremamente sospettosi quando si cala la lenza. Ne prendo solo uno, piccolissimo e quasi per caso, e prima di ridargli la libertà lo teniamo prigioniero per qualche tempo in un secchio per la curiosità di Maia. Ascoltando musica e sonnecchiando trascorre il pomeriggio. Sul tardi scendiamo a terra con il tender. Il piccolo fuoribordo ha difficoltà a rimanere acceso e Maia, preoccupata e diffidente, mi obbliga a remare.
Un piccolo sentiero nel bosco conduce dopo poco ad una strada sterrata che arriva alla spiaggia. Ci godiamo il tramonto con un aperitivo in mano su comode sdraio, quasi unici clienti della nostra taverna. Maia gioca con i sassolini. Un senso di tranquillo abbandono è quanto di meglio possiamo desiderare e apprezzare. Torniamo verso la riva dove abbiamo lasciato il tender attraversando un breve tratto di bosco. Procediamo in fila indiana spazzolando il sentiero con la luce della torcia prestataci dagli svizzeri. 2 giugno 2007 Panormos-Patatiri (Alonissos). Miglia 15 Oggi siamo partiti con comodo dopo gli svizzeri, diretti alla prossima isola. Alonissos è la meno frequentata dal turismo per via che non possiede spiagge interessanti e per questo ci piacerà di più. Il vento è assente, tranne una leggera brezza che incontriamo al traverso dello stretto tra le isole.
Gino da Bruxelles ci invia per sms le previsioni del tempo che non sono delle migliori. E' in arrivo una perturbazione con minaccia di pioggia e questo ci induce a non spingerei troppo lontano da Skiatos dove dovremo di nuovo essere il giorno 6. La prudenza è forse eccessiva, ma desidero evitare alla piccola l'esperienza di un rientro movimentato. Dopotutto Maia è un'aspirante velista in rodaggio. Dopo qualche perplessità scegliamo l'approdo di Patatiri che ci appare il più confortevole e attracchiamo aiutati a terra da uno skipper italiano. Siamo solo quattro barche e questo a me piace molto. Il paese è gradevole perché giace in un'insenatura ben protetta da un molo. Dalla sua costa alta le case e gli alberghi si affacciano sul porto a formare quasi un anfiteatro.
Alcuni caffè e taverne denunciano la presenza nell' alta stagione di una discreta affluenza turistica, ma in questo periodo non c'è confusione: Un frequentatore abituale, ci dicono, è la foca Dimitri, un grosso maschio di un paio di quintali che si fa vedere solo d'inverno. Entra in porto e pretende di essere nutrito dagli abitanti. In cambio dà il suo contributo alla fama del paese e al commercio delle cartoline con il suo ritratto. Nella parte nord di Alonissos, che è assai scarsamente abitata, vive una colonia di foche e nei nostri progetti era anche quello di arrivarci nella speranza di vederle. Domani, invece, si torna indietro, ma mi riprometto di andarci quando, con Gino e Maria, porteremo la barca a nord. La nostra intenzione è quella di arrivare a Tassos, l'isola greca più settentrionale, e lasciare la barca in un carnaio.
Non abbiamo ancora informazioni certe sui carnai del posto e Gino se ne sta interessando attraverso la sue conoscenze. Dal momento che siamo arrivati nel primo pomeriggio ed il sole è ancora alto andiamo ad una spiaggetta sul lato della baia opposto al nostro ormeggio, ma il bagno è amareggiato dalla scoperta che il mare è sporco. La corrente ed il vento radunano qui tutte le 'cose' galleggianti del porticciolo. .
foto di gattadapelare
Giorno 103 giugno 2007
3 giugno 2007. Patatiri-Agnonas (Skopelos). 10 miglia. Sempre nel timore di un peggioramento meteo dopo colazione dirigiamo di nuovo su Skopelos. Sul portolano leggo di un approdo, a poche miglia di distanza, che dalla descrizione ha i requisiti da noi prediletti; è piccolo con una spiaggetta ed un paio di taverne. Quando lo raggiungiamo dopo un paio d'ore di poca vela e molto motore il posto è all'altezza delle aspettative. L'insenatura stretta termina con una breve spiaggia sabbiosa sulla quale due ombrose taverne allineano i loro tavolini. Un paio di brevi imbarcaderi traballanti ospitano alcune barchette variopinte dai nomi che che si incontrano migliaia di volte lungo tutte le coste della Grecia.
Tra questi Mapia (che le poche conoscenze dell' alfabeto greco appreso durante i primi giorni della presenza di Gattadapelare in Grecia, profuga dall'Italia, ci permisero di tradurre in Maria) e Ag. Nikolaus sono ovunque presenti. Un lungo molo in cemento, con un ampio piazzale, delimitano il lato destro e permettono l'ormeggio di numerose barche e del traghetto. Quando arriviamo troviamo solo un catamarano ed uno sloop e tanto spazio per ormeggiare all'inglese, l'ormeggio preferito da tutti i velisti perché permette di salire e scendere a terra con grande facilità. Un monumento con una scultura alata e i simboli dei giochi olimpici ed un nome ci fanno intuire che quel posto abitato da uno sparuto numero di famiglie (paesi intorno non se ne vedono) ha dato i natali ad un atleta vincitore di qualche non meglio identificata gara.
Scambiamo qualche parola con gli occupanti tedeschi del catamarano. Sono una coppia matura con due figli in età di studi universitari, venuti ad incontrarli in Grecia. Vengono da Monaco e di lì hanno raggiunto il Danubio, che hanno disceso fino al Mar Nero, e poi, attraverso i Dardanelli, sono entrati nell'Egeo. Un viaggio che mi piacerebbe fare. Nei miei progetti futuri c'è 'solo' l'arrivo ad Istanbul al tramonto quando il sole scende dietro i minareti della moschea di Solimano. E' un progetto realizzabile ed è in lista di attesa da molto tempo. Quando ciò avverrà potrò dire che il programma lungamente studiato anni addietro si sarà concluso. Questo non significherà la fine delle 'avventure' di Gattadapelare che continuerà ancora a toccare le sponde di altre isole e lidi finchè ci sarà uno skipper ed un equipaggio disposti a condurla con amore. Sulla spiaggia ci sono le altalene.
Mamma e figlia, mosse da gioiosi impulsi, l'una di rimembranze, l'altra di infantile 'dasein' oscillano nell'aria puntando i piedi verso il mare e ridendo rumorosamente. Maia è armoniosamente inserita in questa vita da girovaghi del mare e la vediamo proseguire nel suo futuro sulle stesse rotte tracciate dal nonno e della madre. Ceniamo ad una delle due taverne sulla riva osservando i movimenti calmi e sereni di un vecchio pescatore che armeggia sulla sua barchetta legata al precario molo di tavole avanti a noi. Ho vissuto tante volte questa scena, in altri luoghi, e sempre mi ha colpito l'assenza di urgenza nelle azioni di questi uomini. Ogni volta mi trasmettono una dimensione del tempo differente da come io la conosco; come la maggior parte di noi conosce. Per loro esso è un bene disponibile in grande quantità, tanto da non dargli una valenza economica.
C'è ed è largamente sufficiente per svolgere le poche azioni che la giornata pone loro avanti. lo mi lascio avvincere da questi ritmi che inducono al riposo dello spirito e alla ricarica delle energie necessarie per affrontare gli innumerevoli impegni del quotidiano. Gattadapelare ci accoglie con tranquilla ospitalità. 4 giugno 2007 - Agnondas-Panormos 4,5 miglia. La perturbazione non è ancora arrivata e rimandiamo a domani il rientro a Skiatos. Torniamo alla spiaggia per crogiolarci al sole e sonnecchiare nella consapevolezza di non avere nulla da fare. Quando siamo stanchi di essere pigri, molliamo gli ormeggi, issiamo la randa per meglio stabilizzare la barca e ce ne andiamo a motore verso Panormos. Mi accorgo tardi che si è rotta la cinghia della ventola ed il motore è surriscaldato. Temo un guaio serio, cioè che si possa essere bruciata la guarnizione della testata.
Controllo con ansia il livello dell'acqua ogni mezz'ora. Mi sembra che ne consumi più del normale, ma non ne sono certo. Una bava di vento, che però dura poco, ci dona il piacere (raro quest' anno) di sentire la Gatta scivolare nel mare. Nella solita insenatura troviamo alcune barche con la cima di poppa a terra, ma nel timore che più tardi possa alzarsi vento dal traverso preferisco questa volta mettermi alla ruota. Nel pozzetto ascoltiamo la nostra playlist di musica e sulle ali delle melodie della nostra più amata cantante greca, Alexiou, riviviamo le sensazioni legate a luoghi azzurri e a tempi mai passati. Maia si muove e gioca per la barca con la familiarità di chi è completamente a suo agio. L'aperitivo sulle sdraie del bagnasciuga di fronte al sole calante e la cena alla solita taverna dove siamo accolti con familiare saluto concludono la giornata.
Una giornata fatta di poco e tuttavia ricca per noi. Più tardi una discoteca al di la della baia incomincia a dissacrare tanta pace con musica fortissima. Ce ne torniamo alla barca irritati per essere stati trascinati dalla fantasia poetica in cui viviamo nel nostro viaggiare per l'Egeo alla banale volgarità di questo mondo 'moderno'. Il tempo si va guastando. Il cielo nuvoloso si illumina ogni tanto di lontani lampi. Per tranquillità calo anche un'ancora guardiana e vado a dormire. Nella cabina di prua mamma e figlia, piacevolmente raggomitolate nelle loro cuccette mi danno il bacio della buona notte. 5 giugno 2007. Panormos (Skopelos)-Skiatos. 8 miglia. Ho sentito la pioggia stanotte, ma non il vento. Anche ora che sono in piedi a preparare la colazione la sento ticchettare sul ponte.
Guardo fuori attraverso l'oblò e vedo il mare piatto e grigio La piccola crociera con la 'mitica' seconda rientrata in servizio su Gattadapelare ed il nuovo aspirante mozzo è dunque giunta alla fine. La tratta che faremo oggi si preannuncia melanconica. Lasciamo la baia di Panormos e dirigiamo su Skiatos con il motore a basso regime per prolungare gli ultimi momenti da trascorrere insieme, sul mare. La famiglia di delfini che abita questo tratto di canale appare davanti a noi con grande gioia di Marzia, che non ne vedeva ormai da tanto tempo e suscitando la curiosità di Maia, che li vede per la prima volta. Arriviamo presto al porto e ormeggiamo con facilità perché ci sono molti posti liberi. E' un'ora buona, questa. I rientri e gli arrivi si concentrano nel tardo pomeriggio e le barche ritardatarie devono restare alla ruota.
Skiatos è lo scalo di parecchi charter e gli arrivi di traghetti ed aerei è sono molto frequenti e rumorosi. Ceniamo dal mio' grasso fratello greco' e più tardi, mentre Maia dorme, restiamo a lungo sdraiati nel pozzetto ad ascoltare musica e a parlare, Marzia ed io. Domani resterò nuovamente solo per alcuni giorni, in attesa del nuovo equipaggio. Arriveranno da Bruxelles Gino e Maria per l'ultima tratta del viaggio.
foto di gattadapelare
Giorno 116 giugno 2007
Dal 6 al 9 giugno 2007. Skiatos. Questa notte ha di nuovo piovuto. Ci siamo svegliati presto per la partenza di Marzia e Maia. Le vedo andare via in taxi, e nei saluti c'è già la nostalgia del tempo trascorso assieme In questi tre giorni, vissuti senza emozioni, ho proseguito nei lavoretti di manutenzione. La solitudine non mi piace, ho necessità di condividere con altri le mie esperienze e le mie emozioni. Questo non farà mai di me un vero 'marinaio'. Frequentemente ho incontrato skipper solitari, che hanno chiuso dietro di sé la porta della vita sociale, lasciato il lavoro usuale. Veri 'marinai' che girano per le isole e i continenti, in un vagabondaggio alla ricerca di sè stessi. Non so se trovano quello che cercano, ma tutti asseriscono di essere soddisfatti della loro scelta. Quando ho loro chiesto quale è il prezzo pagato la risposta è stata sempre la stessa: la famiglia.
Ma lo dicono tutti con mal celato rimpianto. Finalmente verso sera arrivano gli 'ispanici. Domani si riparte! 10 giugno 2007. Skiatos-Agnonda.12 miglia. Con l'arrivo di Maria e Gino è arrivato anche il bel tempo. Da quando siamo partiti da Oropu il meltemi non ha soffiato mai. I venti, leggeri e saltuari, salvo la burrasca del 28 maggio, sono stati solo quelli provenienti dal terzo quadrante. Anche oggi, dunque, si andrà a motore. Abbiamo fatto un poco di cambusa, il minimo indispensabile: ghiaccio per le nostre bevande, retzina, olive, formaggio, verdure varie. I nostri pasti a bordo sono modesti, molto mediterranei, anzi molto greci. Percorro nuovamente le rotte dei giorni scorsi. Ad Agnonda ormeggiamo al solito molo. Sono contento di ritornarci. E' un attracco comodo e simpatico e piace ai miei due amici e probabilmente anche al clandestino che Maria nasconde molto bene.
11 giugno 2007. Agnonda-Steno Vali (Alonissos). 14 miglia Quest' anno Gattadapelare è pigra. Senza vento e fretta le nostre tratte si riducono a poche miglia al giorno. Amici di internet mi hanno raccomandato di visitare Steno Vali, l'approdo è il più bello dell'isola. Così partiamo nella tarda mattinata dopo aver preso il caffè sotto la chioma bassa e fitta dell' acero di una delle due taverne sulla spiaggia. Alonisso è un'isola lunga e stretta ed è fronteggiata per quasi tutta la sua lunghezza da un'altra isola, Peristera. Il canale tra le due terre non è molto largo ed è orientato verso nord, sicchè il meltemi vi soffia gagliardo. Ma non oggi. Oggi il mare è calmo ed il vento lieve. Una bella giornata di sole. Le coste delle due isole sfilano lentamente. Quelle di Alonissos poco abitate, quelle di Peristera deserte. Ci piacciono così. Siamo viaggiatori egoisti.
Non usiamo il GPS e non abbiamo fatto la rotta sulla carta e così superiamo l' insenatura di Steno Vali che, come dice il nome, è stretta e poco appariscente. Torniamo indietro di qualche miglio e ci infiliamo nel piccolo fiordo. E' tanto stretto che portiamo l'ancora quasi sulla sponda opposta a quella dove sono il molo e le taverne. Insieme a noi ci sono altre sei, sette velieri. L'insenatura è incassata tra basse verdi colline e termina con una breve e sottile spiaggia sulla quale protendono i rami alcuni alberi. A pochi metri dalla sponda del molo si affacciano le taverne ed un paio di negozi di alimentari che qui, come altrove sulle isole greche, prendono il promettente nome di 'supermarket' anche se sono piccolissimi. Il luogo ispira tranquillità e pigra osservazione delle poche persone intorno a noi.
Il diversivo è rappresentato dall' arrivo di un motoscafo con bandiera greca che cala l'ancora a monte della nostra e incrociando la nostra catena. Il comportamento dell'equipaggio, due uomini e due donna, ci appare subito sgradevole, poco propenso alla cordialità. Alle nostre osservazioni che la loro ancora è sopra la nostra rispondono con altezzosa sicurezza che non è così. Ci informano anche che ripartiranno dopodomani; dunque, domani avremo il problema di liberare la nostra catena. Ceniamo ad un tavolo tra gli alberi di una delle taverne dopo una difficile scelta perché tutte ci sembrano gradevoli. 12 giugno 2007. Steno Vali -Baia di Aghiu Petru (isola di Pelagos o Kirà Paniagià) lO miglia.
In una bottiglia di plastica introduciamo un messaggio beffardo rivolto ai vicini del motoscafo, al momento assenti, e Gino la va a legare al fuso della loro ancora che, come accerta, è effettivamente sopra la nostra. Domani alando troveranno, spero vergognandosi un poco, il nostro saluto. Ma si vergogneranno del loro comportamento diseducato ? Facciamo scommesse, ma non c'è il banco perché tutti e tre scommettiamo di no. Vogliamo vedere le foche. Ci dirigiamo a nord per raggiungere l'isola di Kirà Panagià che non è abitata e, dicono, frequentata da una colonia di questi esemplari. Forse Dimitri abita proprio qui. Il tempo si mantiene sereno e senza vento. Procedendo tutte le terre che vediamo appaiono deserte. Siamo soddisfatti. Quando raggiungiamo Kirà troviamo un'ampia insenatura e tre barche alla ruota. Due di queste battono la nostra bandiera.
Mai come quest' anno abbiamo incontrato tante barche italiane. Ancoriamo e ci lasciamo andare al solito relax nel pozzetto. Un bicchiere di ouzo ben ghiacciato, forte per me, molto annacquato per Gino (che quest' anno ha diminuito il 'diluente'), e virtuale per Maria (che in questa crociera deve renderne conto al clandestino), qualche stuzzichino e l'osservazione del posto ci fanno sentire padroni della giornata e dei luoghi. Abbiamo di nuovo trovato il nostro Egeo e, tuttavia, ci sembra un poco affollato. Sulla riva, su un lato della baia, un gruppo di campeggiatori disturba la nostra concezione dell'isola perfetta: non grande, un buon ancoraggio, una bella spiaggetta, e assolutamente deserta.
L'isola perfetta è per noi Antikaros, un piccolo grumo di sassi e cespugli nel minuscolo arcipelago che va sotto il nome di "piccole Cicladi" e che rappresenta la quintessenza del 'romanticismo nautico'. In alto, sulla collina che si sovrasta, si scorgono i resti di una costruzione. Da qui si potrebbe pensare che siano molto antichi, forse d'epoca micenea. Mi metto, dunque, in cammino per raggiungerli mentre gli altri restano sulla barca. Salgo faticosamente facendomi strada tra i cespugli e battendo il percorso davanti a me con un lungo bastone perché, ho letto nel portolano, in queste isole sono frequenti le vipere. Quando giungo lassù scopro che si tratta di rovine più recenti. Da una nicchia ed un frammento di colonna ho la presunzione di ritenere che siano i resti di una piccola chiesa, probabilmente bizantina.
Quest' isola, come altre delle Sporadi, facevano parte del patrimonio del monastero di Monte Athos fino alla conquista ottomana dell'Egeo. Il suo abbandono deve risalire a quel periodo. Da qui in alto la vista è superba. Sotto di me vedo la baia con quattro barche serenamente all'ancora e al di là del crinale un calanco profondo e accattivante. In fondo alla baia una pianura cosparsa di alcuni ulivi termina con una riva ciottolosa. Dalla parte opposta la scogliera si fa bassa e crea delle piccole piscine prima di mutarsi in una breve spiaggia sabbiosa su cui sono montate le tende dei campeggiatori. Tomo alla Gattadapelare e ispirato dalla presenza di ben tre velieri italiani metto a tavola una abbondante porzione di linguine cacio e pepe con del 'vero pecorino romano' trovato nel supermercato di Skiatos. L'equipaggio apprezza molto questa digressione culinaria poco greca.
Di foche non se ne vedono, ma sappiamo che ce ne sono molte sulla piccola isola di Giura, la più nordica delle Sporadi. Siamo tentati di infrangere il divieto di avvicinamento a meno di tre miglia imposto dalle regole del Parco Marino creato per proteggere queste
foto di gattadapelare
Giorno 1213 giugno 2007
13 giugno 2007. Pelagos-Patatiri. 14 miglia. Una leggera brezza ci consente di abbandonare l'ancoraggio a vela, ma dura poco e fuori dobbiamo mettere di nuovo motore. Cerchiamo un approdo sulla punta settentrionale di Alonissos, ma non siamo soddisfatti di quello che scorgiamo e proseguiamo percorrendo a ritroso la stessa rotta di ieri. Passando accosto all'isola vediamo l'ampio ingresso di una grotta che ci era sfuggita nel viaggio di andata. E' una grotta che fa parte delle curiosità offerte dagli organizzatori del "Giro delle isole" ma in questo momento non c'è nessuno e non ci accorgiamo dell' esistenza di un corpo morto appositamente posizionato per i battelli dei turisti. A turno uno di noi rimane a bordo della Gatta che si barcamena davanti all'ingresso mentre gli altri due entrano con il battellino. La grotta è vasta e alta.
La luce del sole, penetrando, dona all' acqua una azzurra luminosità che invoglia ad immergersi per nuotarci dentro. Mentre siamo li vediamo arrivare altre due barche a vela attirate probabilmente dalla nostra presenza. Sono comparse dal nulla perché fino a quel momento ci era sembrato di essere gli unici naviganti in quella zona di mare. Ripartiamo e nella speranza di trovare del pesce fresco a Steno Vali dirigiamo nuovamente verso quel calanco. Il motoscafo dall'equipaggio maleducato non c'è più e non c'è neppure pesce da comprare. Ci accontentiamo di un pollo 'industriale' e cerchiamo una spiaggetta sull'isola di Peristera di fronte ad Alonissos. Troviamo una gradevole, ma poco profonda insenatura, quasi una parentesi della costa, folta di macchia e sulla riva grigliamo il nostro pranzo.
Sempre in assenza di vento riprendiamo il cammino e poco tempo dopo entriamo nel porto di Patatiri. Gino vuole salire sulla Chora con l'unico piccolo bus che fa servizio dal porto. lo non mi aspetto molto da questa visita ed invece mi sbaglio. Il paese è piccolo, ma gradevole. Dopo un periodo di abbandono da parte degli abitanti che hanno preferito scendere al mare, grazie al turismo esso è rinato riattando le vecchie case e adattandole a taverne e negozietti di souvenirs. Il panorama dal caffè dove ci siamo fermati è molto bello. Sotto di noi le insenature di Alonissos, davanti Skopelos e più lontano il profilo di Peristera. Il sole sta calando e c'è intorno a noi molta pace. Dopo cena ritorniamo alla marina. Maria ha visto una gelateria italiana e desidera un cono..
Dicono che non soddisfare una 'voglia' possa, nelle donne in dolce attesa, essere causa di antiestetiche macchie sulla pelle. Per evitare al nuovo mozzo, ancora in essere, di nascere con la 'voglia di cioccolato e panna' sulla guancia ci fermiamo a comprare il gelato. Il gustoso cono e l'incontro con la simpatica proprietaria, nativa di Varese, una icona italiana di questo piccolo arcipelago, chiude la nostra giornata di mare, non gloriosa, ma quietamente goduta. 14 giugno 2007. Patatiri-Panormos. 14 miglia Prima di lasciare il porto compriamo del pesce e del ghiaccio. Ci piace molto scoprire nuove calette dove grigliare sulla riva il pesce, talvolta acquistato direttamente dai pescatori, dopo averlo pulito e squamato, immersi fino al ginocchio nell' acqua trasparente di questo mare amato da noi ogni anno più intensamente.
Esistono tanti altri mari sulla terra, più esotici e affascinanti di questo piccolo Egeo, ma solo qui si respira la storia ed il mito che sanno condire il nostro vagabondare tra le isole, ognuna diversa dall'altra, seppure appaiano all'occhio del turista frettoloso e impreparato, tutte simili tra loro. Partiamo, dunque, e dopo qualche ricerca troviamo infine la piccola spiaggia che ci piace. Intanto il cielo si rabbuia. Non è un temporale, bensì una grigia coltre di nuvole che avanza subdola provenendo da mezzogiorno. Infatti, mentre siamo appena scivolati nella dolce spensieratezza della dormitina postprandiale, inizia una leggera pioggia che ci scaccia da quest' ultima riva. Si avvicina il momento in cui abbandoneremo Gattadapelare al suo asciutto letargo a terra. Abbiamo rinunciato a portarla più a nord e deciso di lasciarla a Skyatos.
C'è in fondo alla baia, alla fine della pista dell' aeroporto, una sorta di rimessaggio dove un paio di barche, apparentemente abbandonate, attendono con poca speranza il ritorno dei proprietari, appollaiate su improvvisati invasi fatti di tavole e barili di petrolio. Non è il migliore dei carnai. Raggiungiamo ancora una volta l'ancoraggio di Panormos e ceniamo sulla spiaggia nella taverna in cui, ormai, siamo conosciuti come vecchi clienti. 15 giugno 2007. Panormos-Skyatos. 8 miglia. Una giornata solare e calda ci saluta mentre abbandoniamo il nostro ospitale ancoraggio. Questa insenatura è uno dei posti più gradevoli conosciuti nel nostro andar per mare. Ci piacerebbe che fosse più lontana dalle rotte dei charter in modo da goderla anche per la derivante solitudine.
Purtroppo di ancoraggi 'unici', di quegli ancoraggi in cui ti senti un po' Cook e provi l'esaltazione della scoperta di una nuova terra, non ce ne sono più, ma in queste isole della Grecia ogni tanto approdiamo in qualche angolo che ci regala, se non l'esaltazione, almeno l'impressione di essere tra i pochi fortunati visitatori. Se il nostro vagabondare alla ricerca di questi siti, ma dovrei forse dire alla ricerca di noi stessi ne II ' esperire tali emozioni, avesse a disposizione più tempo, certamente potremmo arricchirlo di molti altri simili approdi. Le isole della Grecia sono oltre 1400, sufficienti per disperdere una grande t10ttiglia di turisti e riservare qualche angolo solitario d'Egeo a viaggiatori esigenti come noi. Costeggiamo per poche miglia la costa di Skopelos, diretti al porto di Glossa. Fa caldo e lascio a Maria e Gino la visita della Chora.
Oggi sono svogliato e non provo più l'esaltazione dei giorni precedenti. E' una sensazione che mi assale ogni volta che avverto la fine della crociera. Ad un certo punto scatta dentro la consapevolezza che è scaduto il tempo concessomi e ciò toglie il gusto a ciò che ancora si potrebbe fare. Quando il mio equipaggio torna stanco e un po' deluso da questa Chora riprendiamo il navigare per Skiatos. L'ultima tratta, ancora senza vento e senza mare. A terra andiamo a parlare con il proprietario di quello che insistiamo a chiamare carnaio, ma che è solo una sorta di rimessaggio 'improvvisato' in fondo alla pista degli aerei. Non una recinzione o una guardianìa notturna. Neppure un cane ad abbaiare alla luna. Solo due barche delle medesime dimensioni della Gatta stanno su improvvisati invasi, le chiglie a poi centimetri da terra.
Una di esse ha le vele ancora inferte, ma la lunga attesa di riprendere il mare e l'azione delle intemperie le hanno rese stracci melanconicamente pendenti dallo strallo e dal boma come drappeggi di stalattiti. Misuriamo il pescaggio del veliero più grande, che è di tre o quattro centimetri maggiore del nostro, e riteniamo che anche Gattadapelare potrà essere alata e alloggiata con i modesti mezzi del carnaio. Dunque, domani si ala. 16 giugno 2007. Skiatos-Atene Non abbiamo la prenotazione aerea per il motivo che secondo il programma avremmo dovuto lasciare la barca altrove. Tentiamo, inutilmente, la fortuna di una lista d'attesa e per non rischiare troppo saliamo sull'ultimo traghetto diretto ad Agios Kostantinos. Di lì un autobus di lunga percorrenza ci conduce ad Atene in poco più di due ore. Poi la cena in trattoria, lontani dai quartieri turistici e a letto in albergo.
17 giugno 2007. Atene-Roma I miei amici mi accompagnano alla stazione metro di piazza Syntagma. Ci lasciamo così, con un abbraccio di ringraziamento reciproco e la consapevolezza che Gattadapelare navigherà ancora con questi equipaggi e qualche mozzo in più. P
foto di gattadapelare