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Diario di viaggio · Italia · Piemonte · 2017

Lungo i sentieri del Boscogrande, tra relax e buona tavola: vacanza a Montegrosso d’Asti - Parte I.

Nella Val Tiglione, alle porte di Asti, l’anno 1134 fu uno dei più drammatici della storia: la pestilenza decimò gli abitanti di numerose località site lungo il torrente che confluisce nel fiume Tanaro, e i…

FRdiario di Francesca Bertha
Milano
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11 novembre 2017 → 18 novembre 2017
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Dove
Montegrosso d'AstiItalia · Europa
Quando
11 novembre 2017 → 18 novembre 20178 giorni · viaggio del 2017
Chi
Francesca Bertha@Francesca Bertha · Milano
Il racconto
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Nella Val Tiglione, alle porte di Asti, l’anno 1134 fu uno dei più drammatici della storia: la pestilenza decimò gli abitanti di numerose località site lungo il torrente che confluisce nel fiume Tanaro, e i pochi sopravvissuti pregavano disperati per trovare salvezza. A quel punto, come un’illuminazione divina, venne loro l’idea di trasferirsi sopra la collina più alta della zona: l’aria salubre di quel luogo, all’epoca completamente ricoperto di boschi, li avrebbe salvati dalla morte certa. Così su quel “monte grosso” è nato il paese di Montegrosso d’Asti, paese della salvezza. Oggi questa graziosa località continua a sprigionare i suoi effetti benefici, ma ormai in chiave moderna e turistica: chi arriva qui dal grigiore delle metropoli, può sicuramente trovare sollievo dallo stress e godersi una piacevole giornata nelle atmosfere cariche di storia del luogo.

Passeggiando per le antiche “sternìe”, i vicoli scoscesi pavimentati con ciottoli di fiume, che si snodano tra case colorate tra le quali s’intravedono le interminabili catene delle colline astigiane, abbiamo la sensazione di essere finiti in un dipinto. Ci basta scambiare quattro chiacchiere con le persone del posto per scoprire che è davvero così: siamo in un dipinto di Enrico Paulucci. Il pittore nato a Genova nel 1901, è famoso tra l’altro per aver fondato nel 1929, insieme a cinque artisti tra cui Carlo Levi, i “Sei di Torino”, gruppo che si ispirava alla pittura francese postimpressionista di Cèzanne, Matisse, Dufy e altri. La madre di Paulucci era di Montegrosso e l’artista è sempre rimasto molto legato a questo luogo dove ha anche abitato per lunghi anni, realizzando numerosi dipinti in cui ritraeva questi splendidi paesaggi.

Da qualsiasi punto si alzi lo sguardo verso la parte alta del paese, si vede il castello e l’attigua chiesa parrocchiale dei Santi Secondo e Matteo, con la sua cupola ottagonale e il pronao neoclassico. Raggiungiamo così il fulcro architettonico del paese visitando prima la parrocchiale novecentesca, al cui interno è custodita un’importante tavola raffigurante la Sacra Famiglia. Arrivando all’imponente castello medioevale, notiamo subito una suggestiva torre, molto alta e rotonda. Più che un castello, storicamente questo edificio era un vero e proprio forte, per una guarnigione di circa quaranta uomini. Ma non è tutto. In paese si vocifera che in questo maniero, e più precisamente proprio in quella torre che ci era piaciuta così tanto, viva anche un fantasma.

Le persone che ce ne hanno parlato dicono di non averlo mai incontrato, ma ritengono che si tratti di un frate a cui i ghibellini mozzarono la testa nel 1328, quando conquistarono la torre. Pare addirittura che una volta all’anno sulla torre affiorino pure dei rigagnoli di sangue, insomma, c’è tutto il necessario per un avvincente romanzo da ambientare tra queste mura.

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