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Lago di Fiastra
Diario di viaggio · Italia · Marche - Umbria · 2007

A casa della Sibilla!

Questa tappa ricalca quella descritta nella pubblicazione del parco, ad eccezione del tratto finale da Garulla ad Amandola, nel quale si è deviato per lo sterrato di Vidoni e Canale di Pietra. La salita ai…

VIdiario di Alberto
Padova
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12 agosto 2007 → 17 agosto 2007
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Monti SibilliniItalia · Europa
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12 agosto 2007 → 17 agosto 20076 giorni · viaggio del 2007
Chi
Alberto@viagem · Padova
Il racconto
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Giorno 112 agosto 2007

Prima Tappa: Fiastra(756 m) - Amandola (535 m) 40 km 926 m di dislivello.

Questa tappa ricalca quella descritta nella pubblicazione del parco, ad eccezione del tratto finale da Garulla ad Amandola, nel quale si è deviato per lo sterrato di Vidoni e Canale di Pietra. La salita ai prati di Ragnolo (1520 m) è asfaltata e con scarso traffico d'auto, tosta all'inizio (è indicato un tratto al 15%) si fa via via più dolce sino a raggiungere i prati. Conviene fare scorta di acqua ad Acquacanina, dove c'è una fontana lungo la strada di acqua buonissima (come ci capiterà ovunque qui nel parco) e piuttosto gelida. I prati sono l'ideale per prendere il sole al fresco e ambiti dai bambini per giocare con gli aquiloni. La discesa da Pintura a Garulla, sterrata, è piuttosto brutta nell'ultima parte, con terreno mosso pieno di sassi e solcato al centro della mulattiera. Nessuna difficoltà d'orientamento.

Ad Amaldola abbiamo gustato le "fregnacce" alla festa dell'unità del paese, nome che ci ha fatto sognare più che la realtà della pietanza.

Gola Fiastrone dall'alto
Gola Fiastrone dall'alto
Giorno 213 agosto 2007

Seconda Tappa: Amandola (535 m) - Colle di Montegallo (1015 m) 46 km 1100 m di dislivello.

Il percorso è molto vario e passa per numerosi paeselli senza mai salire troppo in altitudine, ma con continui saliscendi. Abbiamo inserito la deviazione alle Gole dell'Infernaccio (belle, ma quelle del Fiastrone a Monastero sono molto più selvagge: ancora sconosciute e percorribili solo camminando dentro l'acqua!), raggiungibili facilmente in mountain-bike tramite un largo sterrato in leggera salita, stando attenti a tutti quelli che lo percorrono a piedi. Da Amandola dopo un tratto di sterrato si sale su asfalto a Cossudro, girando attorno al bel borgo di Montefortino, su fino a Colle Regnone (bel villaggio) e Montemonaco. Scesi a Cittadella su uno sterrato veloce, dove la vegetazione è stata completamente rovinata da un incendio, l'ennesimo di quest'anno, abbiamo voluto seguire il percorso indicato nella guida. Bene, evitatelo.

Si tratta di uno sterrato che assomiglia più al letto di un torrente da quanto disastrato è, che porta a Propezzano attraverso 3 km di salita durissima, fatti tutti a spinta con le bike. Anche senza le borse è impossibile fare più di qualche metro in sella, mi domando se chi ha scritto la guida abbia mai percorso questa mulattiera. Sfiancati da questa fatica immane, ci siamo diretti a Montegallo per l'asfalto e tenute le ultime energie per arrivare a Colle, dopo 2 km di salita che sembravano non finire più. Traffico automobilistico solo nella strada da Montemonaco a Montegallo.

Ma chi ce l'ha fatto fare
Ma chi ce l'ha fatto fare
Giorno 314 agosto 2007

Terza Tappa: Colle di Montegallo (1015 m) - Rifugio degli Alpini (1520 m) 13 km 850 m di dislivello.

Tappa molto breve ma giornata particolarmente impegnativa dal punto di vista fisico. Si parte non fidandosi del percorso della guida e preferendo uno sterrato che pare più largo e agevole, ma dopo 2 chilometri la sorpresa: una frana si è mangiata il sentiero e ci troviamo a vagare tra rocce e pini sollevando da terra ripetutamente i nostri mezzi per superare gli ostacoli. Siamo già stanchi. Proseguiamo per Colle Galluccio scendendo per un bello sterrato e quindi saliamo sino al Rifugio degli Alpini per una strada asfaltata agevole all'inizio, ma sempre più impegnativa man mano che ci si avvicina allo scollinamento. Ci fermiamo al Rifugio degli Alpini in condizioni tali che il gestore non può che soprannominarci "Gli ansimanti"! Finiamo qua la tappa in bici per aver modo di salire a piedi nei pressi del Monte Vettore e vedere il lago di Pilato (700 m di dislivello).

Altra massacrata viste le pendenze del sentiero, per fortuna le nuvole ci risparmiano dal sole che sarebbe stato a picco sopra di noi. Il sentiero, pur se brutale nelle sue rampe al punto da dover usare anche le mani in alcuni frangenti per salire, ci permette di osservare la piana di Castelluccio da un punto di vista ideale. Questo luogo, lunare in agosto, è in realtà un polo d'attrazione per molti turisti a fine maggio, quando per 1-2 settimane esso fiorisce colorando l'intero orizzonte di tutte le sfumature che madre natura ha a disposizione. E' incredibile osservare questa piana, a 1300 metri d'altezza, circondata da monti che salgono ripidi: come avere una piscina vuota dinnanzi a noi, e infatti essa è quel che resta del fondale di un lago.

Nei monti di fronte a noi hanno lasciato un bosco di conifere che ricorda la forma dell'Italia, con tanto di isole! Il lago di Pilato deve il suo nome ad una leggenda che narra che il cadavere del famoso procuratore romano, dopo essere stato ucciso per ordine dell'imperatore, fosse stato trasportato qua da un carro trainato da bufali e lasciato cadere nel lago, da tempo consacrato ai diavoli, al punto che frotte di negromanti e maghi sino a poco tempo fa si davano appuntamento nei pressi di queste acque per praticare i loro sortilegi. Il lago è molto bello e vede tra i suoi abitanti un animaletto molto simile al gambero, il chirocefalo.

Esso ha la particolarità di vivere esclusivamente in queste acque, inoltre le sue uova possono schiudersi nell'arco di 8 anni, a seconda delle condizioni ambientali: insomma se mi fa piacere nasco se invece vedo che fa troppo freddo aspetto l'anno prossimo o quello dopo ancora! Comodo! Purtroppo oramai il lago è quasi prosciugato e per poter essere scorto occorre salire sulla cresta della Cima del Lago oppure scendere dopo il passo Zilioli (2200 m) sino al lago stesso (1940 m). La serata in rifugio risulta piacevolissima: conosciamo un ragazzo bolognese che sta andando da Forlì al Gargano in mountain-bike passando per le principali vette appenniniche, tenda al seguito! Ma anche due motociclisti di Jesi, molto simpatici, che ci raccontano la vita nella loro cittadina.

Piana di Castelluccio
Piana di Castelluccio
Giorno 415 agosto 2007

Quarta tappa: Forca di Presta (Rifugio Alpini 1520 m) - Serravalle di Norcia (530 m) 32 km 200 m di

E' quasi una giornata di riposo (d'altra parte è Ferragosto!), dopo un bello sterrato in quota, si scende dalle Forca Canapine sino a Norcia, la prima parte è composta da una lunga discesa asfaltata (mezz'ora abbondante!), la seconda da piacevoli sterrati e strade secondarie nei dintorni di Norcia. Da qui a Serravalle si procede lungo la Salaria, piuttosto trafficata, in leggera discesa. Evitiamo uno sterrato in discesa subito dopo la Forca Canapine, presente nell'itinerario suggerito dalla guida, perchè sulla mappa ci pare troppo ripido e più simile a un sentiero che a una mulattiera. Inizia a farsi sentire il caldo.

Ma c'è un altro ospite di cui avevamo perso le tracce da quando siamo giunti qui sui Sibillini: il traffico! Sentire i clacson delle automobili che chiedevano strada a Norcia ci ha spiazzato: non eravamo più abituati! In giornata visitiamo Norcia: cittadina piacevole ma davvero affollata di turisti a Ferragosto (tant'è che abbiamo dovuto ripiegare su Serravalle per trovare da dormire!). Piazza San Benedetto, incastonata tra l'omonima basilica, la Cattedrale ed il palazzo del Comune, è un gioiellino. Da ricordare anche l'auditorium di San Francesco, dove è conservata una pala di Jacopo Siculo da poco restaurata che merita da sola la visita al borgo. Cena a base di tartufo nero alla trattoria "Dal francese". Consigliatissima!

Campi Vecchio
Campi Vecchio
Giorno 516 agosto 2007

Quinta tappa: Serravalle (530 m) - Visso (607 m) 36 km 1100 m di dislivello

Questa tappa risulterà la più impegnativa, ma anche la più varia e appagante, per i borghi visitati tanto quanto per la natura e i panorami contemplati. Anche gli sterrati che percorriamo sono tra i più interessanti del giro, con difficoltà di ogni tipo e livello. Il versante umbro del parco ci accoglie con una successione di villaggi sul fianco delle montagne che costeggiano la valle che da Norcia porta a Preci. Borghi bellissimi, oramai abbandonati dagli abitanti, trasferitisi per lo più a Roma o nelle principali cittadine umbre vuoi per il lavoro vuoi anche per l'ultimo terremoto del 1997.

A Collescille parliamo con un ragazzo (l'unico incontro della giornata!) che torna in paese solo d'estate perchè qui c'è ancora la casa dei suoi; ci racconta che vivono stabilmente in paese solo 3 famiglie e che d'inverno Collescilli è di fatto irraggiungibile con l'auto a causa del ghiaccio e della neve. L'unica chiesa è pericolante dopo il terremoto e l'acqua corrente d'estate scarseggia. A dispetto di tutto ciò questi borghi sono splendidi, circondati da pievi, abbazie, monasteri e conventi, tutti in luoghi isolati e immersi nella natura. Si parte col botto, ovvero ci cucchiamo nella notte il classico terremoto umbro-marchigiano, in un albergo che era stato raso al suolo dal terremoto di 10 anni prima...ehm...

Dopo una visita alle marcite di Norcia, ambiente particolare dove l'acqua zampilla un po' ovunque, paragonabile alle nostre risorgive venete, ma utilizzate sin dal medioevo per le coltivazioni della piana, iniziamo la salita verso la Forca di Ancarano (1008 m). Essa è su asfalto, pedalabile senza difficoltà a parte il caldo insistente già in mattinata. Rinunciamo dunque allo sterrato che porta alla Forca per evitare di appesantire le difficoltà già di rilievo della tappa. Dal passo inizia uno sterrato piacevolissimo e molto vario, che ci porta ai borghi di Piè la Rocca e Capo del colle passando per fitti boschi, con fondo che varia in continuazione da sassoso a battuto, ma sempre piuttosto agile e in leggera discesa. Arrivati a Campi ammiriamo il borgo di Campi Vecchio, ottimamente conservato, e la chiesa di San Salvatore (710 m), che si erge in posizione isolata in mezzo alla valle.

Incredibile la bellezza di questo monumento e la totale assenza di turismo nei suoi dintorni, ma noi di questo non possiamo che essere lieti! Campi è l'unico posto ove è possibile fare un po' di scorta di cibo ed energia, utilissima viste le difficoltà che ci aspettano. Ogni borgo invece possiede una fontana per rifornirsi d'acqua, ma quella di Collescille è decisamente scarsa e calda d'estate. Da Campi inizia uno sterrato in forte salita (a spinta) che dopo un paio di chilometri si trasforma in un single-track tecnico ed interessante, ma purtroppo impraticabile con le borse. Ci tocca procedere con la bici alla mano, perchè il rischio di scivolare fuori dal sentiero giù nella vallata per parecchi metri è tangibile. Le borse ci costringono con la ruota posteriore spesso fuori dalla sede.

In questo tratto decisamente impegnativo per la prima volta buchiamo! E trovare un punto sufficientemente largo per cambiare la camera d'aria non è cosa facile. Ricordo ancora le parole della guida: "Pianeggiante strada sterrata" e "lievi saliscendi", così veniva descritto questo tratto di percorso! Arrivati ad Acquaro sbuchiamo fuori dal bosco e possiamo contemplare l'impareggiabile abbazia benedettina di Sant'Eutizio. Di qui, per un asfalto abbastanza impegnativo e tutto al sole saliamo a Collescilli (944 m). Il caldo è insostenibile, la strada si fa cementata all'interno del paese e con pendenze superiori al 15%, decidiamo di fermarci per far passare le ore più calde. Ripartiamo dopo aver fatto scorta d'acqua e di energie, ma le pendenze sono insostenibili, tratti oltre il 20% su sterrato: impossibile procedere se non a spinta, anche senza le borse sarebbe stata ben dura.

E insieme a noi l'avvertimento degli abitanti di Collescille ci accompagna: "Attenti ai pastori maremmani quando siete vicini alla vetta, sono liberi e se non c'è il pastore potrebbero attaccarvi!" Conquistiamo il Monte Lungo a 1250 m con panorama meraviglioso sulla valle di Preci e di Visso e iniziamo la discesa senza l'incontro con il rispettabile quadrupede. La prima parte della discesa è molto veloce, occorre sempre tenere gli occhi aperti per evitare gli ostacoli più rilevanti, che potrebbero danneggiare le borse legate al portapacchi. Sfrecciamo davanti ad un pastore maremmano senza lasciargli il tempo di reagire. Poi il sentiero si fa più sassoso, a volte pendente a volte meno, dobbiamo rallentare assolutamente. La discesa è lunghissima, mani per mezz'ore di filato sui freni e velocità paragonabile a quella che teniamo in salita.

Il fondo è in pratica il greto di un fiume, un ghiaione! Ogni tanto ci fermiamo e buttiamo acqua sui freni a disco: una nuvola di vapore si solleva... Finalmente, quasi al tramonto del sole, giungiamo a Visso, cittadina adagiata sulla confluenza di 5 valli e ricchissima d'acqua. Questo paese è davvero ridente e conquista il cuore di chiunque ci passi: impossibile non sostarvi. La piazzetta pedonale nel centro, abbellita dalla Chiesa di Sant'Agostino e dalla Collegiata è sempre ricca di manifestazioni e soprattutto di gente! Visso unisce un'ambiente naturale incantevole ad una presenza culturale e artistica di notevole rilievo.

S. Eutizio
S. Eutizio
Giorno 617 agosto 2007

Sesta ed ultima tappa: Visso (607 m) - Fiastra (756 m) 32 km 1007 m di dislivello

Questa tappa ricalca fedelmente quella descritta nella pubblicazione del parco. Sarà che era l'ultima, sarà che la salita era tutta concentrata all'inizio ed in un'unica soluzione, ma questa è risultata la tappa più agevole del giro. Nessuna difficoltà di orientamento, sterrati splendidi, pendenze adeguate. Da Visso si sale a Casali per una strada asfaltata assolutamente priva di traffico, la salita presenta tratti parzialmente impegnativi subito fuori dall'abitato di Ussita, poi è pedalabile. Arrivati a Casali conviene fermarsi, prender fiato e riempire le borracce con l'ottima acqua della fontana del paese (non ci saranno altri punti di approvvigionamento lungo il percorso, per il cibo invece occorre aver provveduto già a Visso!). Vale la pena inoltre ammirare l'elegante chiesa in pietra del paese, al centro di uno spiazzo panoramico sulla valle sottostante.

Da Casali (1080 m) inizia lo sterrato che porta ai prati di Pao e del Capriolo (1570 m). Il fondo non è mai eccessivamente ostico, così come la pendenza, occorre solo fare attenzione alle auto che ogni tanto percorrono la strada (ne passa una ogni quarto d'ora circa...). Procedendo con la salita il percorso si fa ancor più piacevole, correndo sotto un bosco di conifere con un leggero venticello ad alleviare la calura estiva. Si sbuca fuori dal bosco nei consueti prati delle vette spelacchiate dei sibillini. Da qui in poi il traffico diventa nullo e non incontreremo più anima viva (che novità! Anzi no, un toro lo incontriamo!). La discesa, facile, lunga e purtroppo ultima, ci accompagna sino al rifugio di Trebbio, con continui scorci sul lago di Fiastra steso di fronte a noi.

Sorpresona finale: il rifugio è pieno, quindi si dorme in tenda nei prati lì attorno, col simpatico rumore dei cinghiali che vengono a mangiare afianco alla nostra dimora per la notte!

foto di viagem
foto di viagem
Giorno 720 agosto 2007

...nel cortile di casa..

Sorpresa della sorpresa: tornare a casa dopo 3 giorni e trovare la bici bucata! Si è bucata in auto (non sgonfiata, c'è proprio il foro) e non si sa come, oppure santa Rita da Cascia, la santa dell'impossibile, ha messo un dito e tenuto l'aria dentro la camera sino a quando non abbiamo finito il giro!!! Grazie Santa Rita, a nome di tutti i cicloturisti scapestrati come noi!

Chiesa di San Giusto
Chiesa di San Giusto
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