Breve vacanza, di una settimana, con soggiorno nel Pinus Village, sulla costa a sud di Cagliari, base per esplorazioni nei dintorni. Ho visitato più volte L'Elba, le isole dell'Arcipelago toscano, la Corsica, ma non ho avuto l'occasione di visitare la Sardegna ad eccezione di un breve giro in moto in quel di Olbia molti e molti anni fa, quando i nostri capelli erano ben neri. 1 Luglio. Parto da Roma sulla mia Ducati per raggiungere i miei che ci hanno preceduti a Civitavecchia per imbarcarsi per Cagliari. Sulla sella dietro a me è mia moglie Resi. Giunto nella antica città portuale mi porto all'imbarco dove mi attendono la mia ultima figlia Giulia con la nipotina Elisabetta. Quando sono già schierato in attesa di salire sulla nave, mi accorgo di non aver con me i documenti della moto; non mi resta che salutare i partenti e tornarmene mogio mogio a casa. 2 Luglio.
Questa volta munito dei documenti, rieccomi presso i maestosi contrafforti michelangioleschi del porto pronto a salire la rampa d'imbarco del traghetto. Una volta a bordo, vado alla ricerca della poltrona assegnatami con il biglietto, ma la sala dov'è situata è chiusa. Ai primi di luglio non siamo ancora nel pieno del flusso delle migrazioni vacanziere, per di più è lunedì, chi inizia la la settimana di ferie è già partito; i viaggiatori non sono tanti e solo una dei saloni con le poltrone è aperto. Il tempo è bello, la navigazione piacevole, la nave della Tirrenia non è male, dormire in poltrona non è il massimo, ma è sempre meglio del “passaggio ponte” al quale mi hanno abituato le numerose precedenti esperienze di vacanza. All'arrivo sono a prua ad ammirare il bel paesaggio di Cagliari e dei suoi dintorni.
La meta è il Pinus Village, un insediamento turistico, costiero, ad una quarantina di chilometri più a sud. La litoranea è piuttosto trafficata, non mi riesce che a dare una occhiata di traverso ai bei stagni salini popolati da una notevole fauna avicola. Dopo una dozzina di chilometri una deviazione più interna con caratteristiche di superstrada rende l'andare più scorrevole. Ritornato sulla litoranea sto allerta per non perdere il bivio per il Pinus Village, un consistente insediamento turistico, inserito con una certa discrezione all'interno di una bella pineta costiera,ora solo residenziale, ma costruito anni fa intorno di un centro velico, iniziativa che non ebbe successo. Ad attendermi, sulla spiaggia, oltre a Resi, Giulia ed Elisabetta ci sono: un altra figlia: Eugenia con i suoi figlioletti Cecilia e Simone.
Eugenia aveva contattato via internet una signora per un villino in un altro insediamento. All'arrivo grande è stata la sua delusione, ritrovandosi in prossimità dell'insediamento industriale di Sarròch ciò che l'ha portata ad un rifiuto netto ed alla ricerca di un'alternativa convincente trovata appunto nel Pinus Village. La casa assegnataci fa parte di complesso di case a schiera, situate a mezzacosta su un pendio scosceso, con un piccolo giardino sul fronte, che è prospiciente al mare; il retro si apre su una stretta chiostrina delimitata da un muro di contenimento e dalla parete posteriore della casa. Un breve sentiero conduce ad una bella spiaggia, aperta a levante, sul mare, delimitata a nord e sud da costa rocciosa di altezza modesta a nord più alta a sud. Trascorriamo alcuni giorni in una distensiva v acanza balneare.
Un insediamento di notevoli dimensini all'interno di una pineta, secondo il mio parere, non è scevro da rischi di incendio, derivante dalla distrazione di fumatori od altr cause. Visitando il “Village” noto in alcune radure il segni di fuochi accesi, evidentemente per grigliate . Benché i pini siano abbastanza discosti, mi sembra che accender fuochi in estate in spazi coperti da erba secca, ed esposti quantomeno alla brezze marine sia operazione imprudente e deplorevole, un eventuale estendersi del fuoco potrebbe avere effetti catastrofici e tragici, è ciò che ho temuto in quei primi giorni della stagione delle vacanze, timore rafforzato in seguito dai numerosi incendi che hanno devastato, durante l'estate, le coste del Mediterraneo.
Interessante, per aperture panoramiche e per la rigogliosa macchia mediterranea che lo circonda, un sentiero che si inerpica a mezzacosta dal “Village” verso sud, sentiero che in parte segue il tracciato di una strada romana che collegava Nora (http://www.nora.it/)a Bithiae, (http://www.sardegnacultura.it/j/v/253?s=18875&v=2&c=2508&c1=2621&t=1)della quale è ancora visibile per un breve tratto l'antico lastricato. Percorriamo per un buon tratto il sentiero, ma calzati con insufficienti infradito, siamo costretti a desistere.
L'indomani in moto raggiungiamo l'estremo opposto, assai pregevole, ma non troviamo nessuna indicazione del sito archeologico che abbiamo la sensazione che sia sparito sotto l'attuale edilizia, merita tuttavia una visita per la bellezza della sua natura e la suggestiva torre Chia (.http://www.abcsardegna.com/hotels/htl_baia_chia.htm) 5 luglio Con la nostra moto ci avventuriamo a visitare la estremità meridionale dell'isola. All'andata seguiamo il percorso più interno passando per Domus de Maria (http://www.paradisola.it/comuni-sardegna/detail.asp?iPro=164&iType=14) e Teulada (http://www.comune.teulada.ca.it/), posti sulle colline, collegati da una divertente, per i motociclisti, strada tortuosa, battuta da un forte vento.
Scendiamo poi in una zona pianeggiante, meno caratteristica diretti all'isola di Sant'Antioco (http://www.tuttosantantioco.it/HomePage/HOME.htm) collegata a terra da un istmo ed un ponte. Visitiamo il bel capoluogo e la vicina Cala setta (http://it.wikipedia.org/wiki/Calasetta). Al ritorno seguiamo la strada costiera che ci consente di godere di panorami affascinanti e vari.