Se il Naviglio fosse navigabile come era stato fino a circa sessant’anni fa, saremmo potuti arrivare a Pavia anche in barca. Mentre ci avviciniamo alla città che intorno al ‘600 si chiamava Papia, ed era la capitale del regno dei longobardi, immaginiamo un percorso romantico che forse tra qualche tempo si potrà realizzare davvero: dopo la partenza dalla Darsena di Milano, la nostra barca scenderebbe lungo il Naviglio Pavese attraversando il tranquillo paesaggio padano, e una volta arrivata in città, farebbe un giro sul fiume Ticino, passando sotto lo spettacolare Ponte Coperto. In attesa di tornare qui via acqua, siamo molto contenti di visitare Pavia essendoci giunti in auto, durante una soleggiatissima giornata autunnale. Chi ci è stato, lo sa: Pavia è molto carina, infatti lo pensava perfino Francesco Petrarca.
In una sua lettera indirizzata a Giovanni Boccaccio, il poeta del Canzoniere parla con entusiasmo della città, di cui racconta che erge al cielo le sue molte torri e gode della duplice vista delle Alpi e degli Appennini, oltre ad essere allietata dalle placide acque del Ticino. Petrarca parla anche del grande castello di Galeazzo, e del ponte di marmo sul Ticino. Il famoso Ponte Coperto ci ha affascinato molto, e abbiamo scoperto che pur essendo stato costruito sulle stesse basi, non è lo stesso ponte che conosceva il Petrarca. Infatti, il ponte trecentesco, a sua volta costruito sui ruderi di un antico ponte romano, fu poi ampliato e modificato diverse volte nel corso della storia, fino ad essere gravemente danneggiato durante la seconda guerra mondiale, e infine demolito e ricostruito ex novo.
Il ponte che oggi ammiriamo e che collega la città al caratteristico Borgo Ticino, dove si trova anche la statua in bronzo di una lavandaia, che ricorda il suggestivo Vicolo Lavandai di Milano, fu inaugurato nel 1951. Percorrendo gli ampi viali, realizzati sul tracciato delle antiche mura che circondavano Pavia, e addentrandoci nelle caratteristiche stradine, abbiamo respirato l’aria di una città a misura d’uomo e carica di storia e di cultura, anche in quanto importante centro universitario.
Oltre ad aver visitato alcune delle chiese più importanti, tra cui la Basilica di San Michele, dove fu incoronato Federico Barbarossa, o come il Duomo, imponente edificio religioso la cui cupola è la terza in Italia per dimensioni, abbiamo voluto anche fare uno strappo appena fuori città, per ammirare la Certosa di Pavia, monumento di infinita ricchezza artistica e storica, costruita per volontà di Gian Galeazzo Visconti, che pose simbolicamente la prima pietra del cantiere nel 1396.
Se la nostra giornata, baciata dal Sole di Ottobre, ci ha regalato tante belle sorprese sul piano artistico, è stata la luce di questa stagione, quel Sole che in uno slancio di fine estate illumina tutto, esaltando il lato caloroso delle cose, a portarci nel Ristorante Erbaluce, locale che prende il nome dal famoso vino, chiamato così proprio grazie al colore ambrato e dai riflessi caldi che gli acini d’uva assumono d’autunno. Entrando, veniamo piacevolmente colpiti dal calore delle decorazioni artistiche sulle pareti, oltre che dalla simpatia di chi ci accoglie: la titolare Antonia, il marito sommelier Guglielmo, oltre a Daniela, Ludmilla e Francesca, che conosciamo successivamente.
Appena iniziamo a studiare il menù, scopriamo con molto piacere che la titolare è lucana come anche una di noi: così cominciamo con degli antipasti della migliore tradizione della Basilicata, tra cui un coccio di legumi e cicoria con fetta di pane di Matera. Assaggiamo anche la favata, una crema di cardi e fave, prima di passare ai primi, ispirati alla tradizione: lasagne di grano arso con spinaci, pinoli e taleggio, ravioli di stoccafisso e borragine con salsa al pecorino sardo. Nella scelta dei secondi ci facciamo guidare anche da una scelta etica: “Da noi non esiste il pesce spada, il tonno o i gamberi. Per pescare un chilo di gamberi, si fanno fuori trecento chili di altri pesci, tra cui anche dei cavallucci marini”, ci spiega Antonia. Noi possiamo stare tranquilli: abbiamo scelto una zuppa di pesce senza spine, con seppie, calamari e totano.
Le nostre amiche prendono una bella tagliata di manzo piemontese con tortino di patate. Per esaltare i sapori di queste bontà anche col vino, ci affidiamo alla sapienza di Guglielmo, che ci propone, oltre all’Erbaluce, anche diversi altri vini del Piemonte, come il Derthona e il Timorasso. Alcune di noi optano per le birre artigianali, di cui il locale offre una vasta scelta. La nostra giornata tra amiche in giro, che va presto ripetuta, si conclude in dolcezza: c’è chi sceglie lo strudel di frutta mista, mentre il resto del gruppo assaggia la meringa con panna, lamponi e gelato alla vaniglia, di cui Antonia ci confida il segreto: aveva imparato a prepararla così bene grazie a un suo mito, uno chef importante... Francesca Bertha PER INFORMAZIONI: www.ristoranteerbaluce.com www.comune.pv.it Ristorante Erbaluce Via Rusconi, 22 27100 Pavia (PV) 0382/530507 Chiuso il lunedì