﻿<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><rss version="2.0" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" xmlns:trackback="http://madskills.com/public/xml/rss/module/trackback/"><channel><title>ViaggiScoop.it, I viaggi di LaFrancese</title><link>http://www.viaggiscoop.itviaggiutente.aspx?idU=1452&amp;user=LaFrancese</link><description>I miei viaggi inseriti su www.viaggiscoop.it</description><dc:language>it-IT</dc:language><managingEditor>info_noreply@viaggiscoop.it (Viaggiscoop.it)</managingEditor><webMaster>info_noreply@viaggiscoop.it (Viaggiscoop.it)</webMaster><copyright>Copyright 2004-2026 ViaggiScoop.it</copyright><generator>ViaggiScoop.it RSS generator v1.1</generator><image><title>ViaggiScoop.it</title><url>http://www.viaggiscoop.it/image/logo_RSS.gif</url><link>http://www.viaggiscoop.itviaggiutente.aspx?idU=1452&amp;user=LaFrancese</link><width>103</width><height>26</height></image><item><title>Tornati dall&amp;#39;altro mondo, Gerusalemme, Mar Morto, Tel Aviv</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/medio oriente/israele/diario_di_viaggio_israele_10028.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/medio oriente/israele/diario_di_viaggio_israele_10028.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/1452/10028/101334.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ISRAELE, Medio Oriente&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(da http://www.unmondodibene.com/)
Tornati. Con i piedi doloranti e un paio di stigmate tra le dita.
Tornati dalla babele di religioni, da un crocevia di rancori, di klingoniani astiosi, di androidi armati e vulcaniani pacificati. Gerusalemme. 
Siamo tornati dalle incrostazioni di sale del mar morto, dalla spa notturna che riconcilia il corpo con l&amp;#39;anima, dall&amp;#39;alba che accende i colori del deserto. 
Tornati da Tel Aviv, che fai un passo e sembra Rimini, ne fai un altro e sei a Beirut, svolti l&amp;#39;angolo e ritorni in Palestina. 
Siamo andati laggi&amp;amp;#249; per la prima volta, dopo esserci stati un milione di volte, piegati sulle pagine di Nathan Englander e Philip Roth, di Abraham Yehoshua e Amos Oz. Per anni abbiamo scrutato l&amp;#39;animo hassidim tre le parole di Chaim Potok e vissuto negli Shtetl di Isaac Singer.
E allora ci siamo andati, tra quelli che credono che Israele - a torto o a ragione - debba essere uno Stato di questo mondo e non solo il Regno dei Cieli.
Abbiamo ascoltato le preghiere rivolte alle pietre di un muro, valicato la porta del Monte del Tempio che conduce allo splendore delle Moschee.
E comprato datteri e dolciumi dai venditori arabi.
Ma qualcosa, l&amp;#39;abbiamo trascurato.
Per la durata di questo brevissimo viaggio, la questione bruciante di chi &amp;amp;#232; stato respinto, deportato, umiliato.
Abbiamo scelto di rimanere al di qua della Linea Verde, per questa volta.
Ci siamo commossi, ai riti senza fedeli della Chiesa armena, emozionati davanti ai copti dell&amp;#39;Etiopia.
E ci siamo guardati senza poter formulare un pensiero preciso, un vernerd&amp;amp;#236; sera, di ritorno dal muro del pianto attraverso il quartiere mussulmano della citt&amp;amp;#224; vecchia.
Una lunga teoria di hassidim con i loro cappotti svolazzanti, i cappelli tondi di pelliccia, le basette intrecciate e il passo svelto tra i banchi di frutta dei mercanti palestinesi e le donne velate. Come non notare quel loro vicendevole ignorarsi? E quei giovani, poi, gli studenti nazionalisti delle yeshiva che urlavano i canti dello shabbat, come a sfidare la rumorosa tranquillit&amp;amp;#224; del souq in quella loro corsa arrogante tra il muro del pianto e la porta di Damasco.
E i bambini, infine, i bambini palestinesi che si burlavano con piccoli gesti da bulletti dei loro coetanei con la kipp&amp;amp;#224;, le basette arricciate e la camicia immacolata.
Questa volta abbiamo tracurato l&amp;#39;altra faccia di Israele.
Per forza, ci dovremo tornare.
http://www.unmondodibene.com/&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/medio oriente/israele/diario_di_viaggio_israele_10028.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Tornati dall'altro mondo&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=1452&amp;user=LaFrancese"&gt;LaFrancese&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>LaFrancese</dc:creator><category>ISRAELE</category><pubDate>Thu, 07 Apr 2011 11:34:10 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/medio oriente/israele/diario_di_viaggio_israele_10028.ashx</guid></item><item><title>Milano mi fa sentire meridionale dentro, Milano, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_3237.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_3237.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/1452/3237/25001.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sabato, quarantacinque minuti di anticipo
Chi lo avrebbe mai detto, io che sono sempre in ritardo cronico, sono qui alla stazione centrale della Grande Citt&amp;amp;#224; di F. con quarantacinque minuti d’anticipo ed ad un’ora impropria, le 7.30. S&amp;amp;#236;, del mattino.
Cosa non fa l’amore! E meno male che ho chiamato trenitalia per sentire dello sciopero del personale della mia regione, avevo per sbaglio fatto il biglietto del treno prima, quello delle 7 e non quello delle 8.15. Meno male!
Sai che roba, io che vengo alla stazione e mi accorgo di avere il biglietto per il treno gi&amp;amp;#224; partito!
Quarantacinque minuti di anticipo e il treno sembra non arrivare mai. Compro il giornale ma con la borsa a tracolla e il cestino (nella foto) in spalla non riesco ad aprirlo. Figuriamoci se mi appoggio! Ts! Io sto in piedi vicino ai binari dell’eurostar ad aspettare che il cartellone partenze disponga il binario del mio treno per Milano centrale e scattare verso la vettura.
Che zoo di variegata umanit&amp;amp;#224; che &amp;amp;#232; la stazione.
Fiumane di pendolari allagano questo ambiente razionalista ad ondate.
Soggetti strani si affacciano sporadicamente tra la marea di omologati dalle bianche cuffie agli orecchi.
Un barbone che chiede l’offerta di un caff&amp;amp;#232;; una pertica ossuta, con trampoli anni sessanta dalla chioma bionda ondeggia a grandi falcate tra binario e binario; un bel giovine – ebbene s&amp;amp;#236;, Nath, l’ho guardato! - dai capelli chiari e dall’abbigliamento casual legge El Pais, senza alzare mai gli occhi. Rimarr&amp;amp;#242; curiosa di saperne il colore.
Finalmente il treno arriva, prendo posto e incomincio una minuziosa lettura del giornale. Una volta terminata, con attenta annotazione dei libri recensiti che vorrei ma non potr&amp;amp;#242; comprare - vedi capitolo precedente voce sono in bolletta - penso bene di impiegare queste due ore rimaste, a studiare. Studiareeeee??!! Tutte le volte che mi arrivano le tasse universitarie penso: “Ora mi metto a studiare seriamente, sono quasi due anni che non faccio un esame, che vergogna!”. Il pi&amp;amp;#249; delle volte non prendo nemmeno il ritmo, passo i libri da ripiano all’altro. Messaggio con sms i mie vani propositi a Nath e poi crollo sotto il peso soporifero di nemmeno 10 pagine lette. Quando mi risveglio, manca solo un’ora al nostro abbraccio. Ho un paio di telefonate da fare e l’arrivo a Milano &amp;amp;#232; rapido.

Sabato, in testa del binario.
Scendo. Non trovo niente per guardarmi allo specchio. Niente. N&amp;amp;#233; un finestrino sporco, n&amp;amp;#233; un cartello pubblicitario. Accellero il passo, lui dovrebbe essere l&amp;amp;#236;, all’inizio del binario. La sua corriera arrivava prima, stavolta. Stavolta ci sar&amp;amp;#224;.
Non giungo nemmeno in fondo e lo vedo, rasato, sbarbato completamente, che cerca con gli occhi tra la folla. &amp;amp;#200; corrucciato, gli occhi si muovono con un veloce movimento della terra sul flusso di persone che scorre e passa.
Mi fermo. Lo fisso. Aspetto che guardi me, proprio me.
Aspetto e vengo premiata, mi vede e il suo viso si accende. Che emozione tutte le volte. Il cuore mi sale in gola e al momento giusto strabocca in baci, abbracci e parole a met&amp;amp;#224;.
Ci incamminiamo. Usciamo dal grande tetto di metallo della Centrale di Milano, dal grande atrio bianco per giungere in piazza. Il sole, c’&amp;amp;#232; un bel sole che ci sorride.
Caff&amp;amp;#233; al solito bar e via alla ricerca di questa via boscovich. La zona non &amp;amp;#232; male, vicina alla stazione ma non troppo, le case non sono altissime, fiorite e ben curate. “Sembra Torino”, dici. Vero amore mio, sembra la tua Torino. Troviamo l’Hotel Serena e la scortesia della sua receptionist, ma chi se frega, dopo che ci ha dato la chiave della camera 21, chi se ne ricorda pi&amp;amp;#249;!
Abbiamo risparmiato, vero. La camera &amp;amp;#232; pulita, vero. Il bagno &amp;amp;#232; grande, vero. Dell’automa all’accoglienza, chi se ne frega, vero, ma che cappero, potevano mettere almeno una fascetta alle zampe di quei due letti gemelli apparecchiati da matrimoniale!
Non lo sopporto proprio che il letto si apra in due sotto il peso dei nostri corpi innamorati!

Sabato e Kandinsky
Non ricordo pi&amp;amp;#249; per quale logico motivo avevo programmato la visita alla mostra proprio di sabato, forse per evitare l’eventuale coda domenicale, forse per arrivare direttamente dalle cinque che saremo e siamo usciti dalla stanza d’albergo, all’ora di cena, o per avere la domenica libera di fare altro, o per tutte le cose insieme. Fatto sta, che l’albergo una cosa buona ce l’ha, la posizione. Usciti siamo subito in Corso Buenos Aires che non &amp;amp;#232; la desolata arteria di traffico carrabile che abbiamo percorso il precedente week end milanese. Arriviamo velocemente in piazza San Babila senza guardare nemmeno una vetrina, prendendo giusto un caff&amp;amp;#232;, siamo in bolletta o no? Drittidritti a Palazzo Reale, ci accingiamo al grande Wassilly.
Ammetto con Nath che non ho studiato, n&amp;amp;#233; nella vita da studente n&amp;amp;#233; nell’immediato pre mostra il pittore astratto. Entriamo, entrambi ignari della sua poetica e ne usciamo entusiasti.

Libera interpretazione dai dati essenziali forniti dalla mostra:
V.K. avviato a studi scientifici affronta l’arte riducendola all’essenza, il succo, la lisca: LA VIBRAZIONE, LA FORMA, IL COLORE. Ogni forma grafica, ogni colore genera un rapporto soggettivo con il fruitore che entra direttamente in rapporto con la sua anima.

La mostra di per s&amp;amp;#233; &amp;amp;#232; unaacchiappaturisti, le opere importanti, o meglio famose sono pochissime. Comunque ben allestita ed illuminata. Niente acquisti al bookshop e via per le strade di una fredda citt&amp;amp;#224;. Ma io non mi sono certo fatta trovare impreparata, da buona meridionaledentro quale sono, su esempio dei mitici Toto e Peppino, calzo quanti e cappello ed affronto cos&amp;amp;#236; le intemperie.
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_3237.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Milano mi fa sentire meridionale dentro&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=1452&amp;user=LaFrancese"&gt;LaFrancese&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>LaFrancese</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 29 Mar 2007 14:37:37 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_3237.ashx</guid></item><item><title>Week end in Toscana, Mugello, Volterra, Colle Val D&amp;#39;Elsa, Artimino, Toscana</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_3190.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_3190.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/1452/3190/24792.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da http://unmondodibene.blogspot.com/ At home. Terre Francesi
(...) Venerd&amp;amp;#236; inizia tardi, anzi prestissimo. Dipende se lo si vuol far cominciare quando gli occhi si aprono oppure dal momento in cui decidiamo di assumere la postura verticale.
Insomma, facciamo colazione verso le undici. I muffin! (c’&amp;amp;#232; altro da dire su queste leccornie?) e poi lo yogurt, il miele, la marmellata della nostalgia (butta la bilancia che in bagno minaccia il nostro buonumore).
Si parte. Cestino (non di vimini) targato ‘potere politico-economico da costa a costa’ (chiaro no?), completo di:
a) polpette di verdure e pecorino in impanatura di passione;
b) 3 uova sode con tuorlo grosso come un cuore;
c) Pecorino morbido come i tuoi fianchi, dolce come le tue parole;
d) Pane amore e…;
e) Chianti (non impagliato) e due bicchieri a stelo (come potrebbero mancare?).

Destinazione Mugello, questo fratello del Chianti venuto male, meno patinato e pi&amp;amp;#249; popolare, attraverso Calenzano (Crodi di) e il laghetto (pozza?) di Galliano, attorno al quale facciamo tappa. Una strada sterrata, un poggio che domina il paesaggio. Picnic, margherite, sole, cielo, dolci colline a perdita d’occhio. E Celati, il Lunario del Paradiso, quella specie d’imprinting dei miei gusti giovanili, un passo avanti in questo gioco amoroso di lingua che abbiamo intavolato nel nostro viaggio sentimentale e letterario. La scoperta affascinante del matrimonio felice tra la tua cadenza e i frizzi e lazzi del lavoro linguistico del Celati, che io non posso che raffreddare e impoverire con la mia pronuncia algida di covo sepolto nel risvolto dello Stivale.
Svuotiamo il cesto e ci rimettiamo in macchina. Scarperia (avevo capito che mi portavi in uno scarpificio!?). Un pugno di case, il palazzo del comune, e una piccola biblioteca straripante di letteratura, come quelle in cui ho lavorato. Le boutique dei coltelli, a Scarperia, e gli anziani con queste facce di tufo che troveremo domani pi&amp;amp;#249; a sud. Facce di sole e fatica atavica. “Fanno i coltelli e li vendono ai sardi”, mi dici. Ma che storia &amp;amp;#232; questa!? Toscani come cinesi che imitano ed esportano cultura materiale… dillo ai pratesi.
E Borgo San Lorenzo, “pi&amp;amp;#249; grande”, dici “e popolosa”, anche l’ospedale a Borgo San Lorenzo, e diverse librerie dove trovi, e ti decidi a comprarla, la guida di Parigi e l’Ile de France da cui non alzerai pi&amp;amp;#249; il naso. Quella del Touring, con tutte quelle precise descrizioni sull’architettura dei palazzi, la storia urbanistica, che ti fanno sembrare il viaggio una missione professionale pi&amp;amp;#249; che una vacanza, un nido di emozioni, una giungla dove perdersi e assaporare l’incanto dello smarrimento. Ma a te piace quella, compilata dalle pi&amp;amp;#249; selezionate equipe di architetti contemporanei, si direbbe dal prezzo.
E poi a casa. Metti quel film comprato un po’ per me e un po’ per celebrare quel genio dai modi semplici che si chiama Morricone, quel Mission (con un De Niro pi&amp;amp;#249; brutto che mai), canto del cigno della Teologia della Liberazione, definitivamente uccisa dall’ultima fumata bianca in San Pietro. (metto troppa carne al fuoco? Tacciatemi di ozpetechismo, se volete. O Francese, lo scriviamo o no quel che ci &amp;amp;#232; parso sto Saturno contro?). Insomma, grandi musiche in quella pellicola (e io che a 14 anni mi son pure comprato la colonna sonora, in vinile, come andava allora), che la Francese ricorda nello spot della Valle degli Orti, amore mio…
Comunque, m’addormento proprio sulla battaglia finale, tra grandi botti di archibugi e cannonate portoghesi che fanno di quegli indios semi-cristianizzati solo un mucchio di carne trita (e davvero ti viene da riflettere su come la Storia prostri i popoli, a pensare a quelle facce di miti portoghesi incontrate su e gi&amp;amp;#249; per il paese lusitano…). Ma insomma, son le tue carezze sul mio viso che mi fanno dormire, non quel bel film per cui ho tentato di tenere gli occhi e le orecchie ben aperti.
“Andiamo a letto”, mi dici accarezzandomi il collo, “che far l’amore &amp;amp;#232; faticoso, per chi dorme davanti al compimento di un massacro”
Mhm, s&amp;amp;#236;, buonanotte.&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_3190.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Week end in Toscana&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=1452&amp;user=LaFrancese"&gt;LaFrancese&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>LaFrancese</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Fri, 23 Mar 2007 18:46:34 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_3190.ashx</guid></item><item><title>La Spezia &amp;amp;C. Venerd&amp;#236;, l’arrivo., La Spezia, Cast&amp;#232;, Riccio nel Golfo, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_3127.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_3127.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/1452/3127/24448.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Febbre B&amp;amp;amp;B day, due notti al prezzo di una, io e la Francese abbiamo aderito. Sant’Ambrogio, Brera (la Pinacoteca), il Cenacolo Vinciano, la Francese entra in fibrillazione. A Milano, a Milano! Citt&amp;amp;#224; comoda per me, comodissima per lei, con il treno o la corriera, col mezzo pubblico, una volta tanto, per leggere, chiacchierare con avventori di seggiola, dormire, evitare l’uggia della code in autostrada, per fare un fioretto in favore dell’ambiente e del portafoglio (che soffre, soffre tanto ultimamente).
Ma &amp;amp;#232; una febbre alta, altissima. Mercoled&amp;amp;#236; chiamo un BB, esaurito, ne chiamo un altro, esaurito, un terzo, tutto pieno. Uffa, che temperamento, il mio, mi scoraggio subito.
Ci riprovo il giorno dopo, &amp;amp;#232; gi&amp;amp;#224; gioved&amp;amp;#236;, per il venerd&amp;amp;#236;. Scopro che il sito permette di mandare a tappeto email su tutta la citt&amp;amp;#224;, faccio piovere richieste di disponibilit&amp;amp;#224; su decine di strutture, vediamo che succede. E poi ne trovo uno, per caso, e chiamo. Risponde una voce assonnata, dopo lunghi squilli, mi dice s&amp;amp;#236;, tutte le camere sono libere (ma come?), costano 120, posso scegliere quella che voglio. E scelgo, mando l’email indicando la camera che mi piace (costerebbe 100, c’&amp;amp;#232; scritto, mah). La risposta dice:
Buongiorno Nathan, il prezzo per la camera Africa &amp;amp;#232; di 140 euro per aver aderito all&amp;#39;offerta bbday. Oppure di 120 euro per un altra suite matrimoniale normale. Cordiali saluti.

Eh? Che significa? E che offerta sarebbe? Sembra quella storia dei saldi: prima aumento il prezzo e poi ti faccio lo sconto.
Che si fa, Francese? Lasciamo perdere Mil&amp;amp;#224;n (capitale morale?), lasciamo perdere il B&amp;amp;amp;B day, se le cose girano cos&amp;amp;#236;, facciamo che vengo da te, le dico, facciamo che fisso l’Eurostar, e incrocio le dita per le coincidenze. Ma &amp;amp;#232; gi&amp;amp;#224; gioved&amp;amp;#236;, solo posti di prima classe per il finesettimana. E va bene che ci saranno le hostess accessoriate di sorriso e gentilezze (o gli stuart?) e va bene che nella mia rozza fantasia in prima classe ti servono champagne in coppe di cristallo, ma 28 euro di sovrapprezzo mi fanno salire il budget a quello che mi ci vuole a venire in auto (che stress l’amore che non concede pause) ma perdendo molto, molto pi&amp;amp;#249; tempo.
Cambiamo destinazione allora, email a tappeto su tutto il levante ligure. E la risposta giusta arriva.
La Corte Paganini, un bilocale tutto per noi, con doccia king size (eeeh), attrezzato di cucina e pentolame, arroccato sul romantico appennino alle spalle della Spezia. Uhm…
Fisso, s&amp;amp;#236;, 80 euro per due notti, ottimo, viva il bi-en-bi-dei! E lascio che la casella di posta si riempia di messaggi sulle disponibilit&amp;amp;#224; dell’ultimo momento: ultima camera! si affretti a confermare!

La Spezia, la Francese risale col treno, io scendo in macchina, il telefono in una bufera di proposte per un soggiorno milanese in offerta (ma che ho scatenato?). E, come sempre, arriva prima di me, due ore di viaggio per lei, tre per me, pi&amp;amp;#249; una mezz’ora di zigzag tra i sensi unici del centro della Spezia. Alle 20 la Francese &amp;amp;#232; davanti alla stazione, senza cappello e senz’occhiali (le piace assecondare i miei gusti) con il suo valigino e le labbra prenotate. Ci siamo. Amore!
Si va, dopo i saluti che si possono immaginare a questo punto, usciamo dalla citt&amp;amp;#224; in direzione Genova, la Francese che s’improvvisa navigatrice con un itinerario stampato dal sito di Corte Paganini. “Localit&amp;amp;#224; la Foce, era di l&amp;amp;#224;”, “che?”, “dove ci porta questa galleria? qui s’arriva a Genova senz’uscite intermedie, dovevi prendere per la Foce”, sostiene che ho sbagliato. E visto la sua insistenza me ne convinco anch’io. Dopo un paio di km, all’uscita dalla galleria accosto in una piazzola e chiamo la proprietaria dell’appartamento. “Credo di aver sbagliato strada, abbiamo appena superato una galleria lunghissima, con grandi ventole per l’aspirazione dei gas e le vie di fuga in caso d’incendio, arriviamo dalla Spezia, siamo molto fuori strada?”.
“Ah, a 100 metri prendete a sinistra e salite per un paio di chilometri in direzione Cast&amp;amp;#233;”.
E’ giusto, quindi. Come sono influenzabile…
Allora saliamo tra i boschi, la strada illuminata dai fari che si fa sempre pi&amp;amp;#249; stretta, le nuvole basse, un paesaggio da strega di Blair, da riccio volpe o cinghiale che ti attraversa rapido, da pazzo armato di accetta che ti si scaglia sul parabrezza.
Ma nessuno di questi imprevisti, purtroppo, rallegra la nostra salita a Cast&amp;amp;#233;, un pugno di case in pietra sui monti spezzini, un silenzio di montagna, una luce di luna quasi piena dietro una cortina di nuvole. E una signora che ci mostra il bilocale, la camera ospitale, la doccia che accende le fantasie, la cucina fornita di ogni confort. Riscuote il contante (la moda delle ricevute fiscale si &amp;amp;#232; davvero eclissata) e se ne va dicendo che domenica potremo andare all’ora che ci pare lasciando la chiave sul tavolo.
E rimaniamo soli, le valige e la spesa da portare in casa.
Soli con i nostri sguardi.
Con le nostre mani che cercano l’altro, la bocca nella bocca.

Quiz:
1) l’amore si fa meglio a stomaco vuoto o dopocena?
2) A questo punto, la Francese si dedicher&amp;amp;#224; ai fornelli mentre Nathan scarica le valige e apparecchia il tavolo, oppure senza nemmeno dirselo si precipiteranno a collaudare la doccia formato famiglia seminando vestiti tra la cucina e il bagno?&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_3127.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;La Spezia &amp;C. Venerdì, l’arrivo.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=1452&amp;user=LaFrancese"&gt;LaFrancese&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>LaFrancese</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 06 Mar 2007 09:26:05 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_3127.ashx</guid></item><item><title>Ferrara.  Weekend cos&amp;#236;., Ferrara, Emilia romagna</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_3118.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_3118.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/1452/3118/24359.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A casa della Francese, la notte, e poi Ferrara. Guidi tu, non sono che due ore. Il castello in faccia, le biciclette, i compagni di un viaggio di mille anni fa, la pioggia. La cena alla Barchessa, tra infinite parole in viaggio, parole sulla musica, sul cinema. Intorno al tavolo il nord Italia a raccontare il resto del mondo. E ancora la notte, la nebbia a foderare le auto sul nastro di strada sterrata, il casolare immerso nella campagna, il grande cane nero a cercare un contatto.
Il freddo nella stanza.
Il letto.
Noi due nel buio.
Le chiacchiere e le risate sottovoce, le carezze e i pigiami che vengon via sotto le coperte. I baci sul perimetro della fronte, gli zigomi, le guance e il collo. Le mani sui seni, le mani sul ventre, le mie mani su di te, le tue sulla mia pelle, il tuo respiro spezzato, le gambe nervose, la tensione dei muscoli.
Ti amo.

E poi la sveglia. La schiena che si vendica per non aver dormito, la luce dalle fessure delle imposte, i tuoi occhi, il tuo sorriso, dentro l’abbraccio che non &amp;amp;#232; mai cessato. I sensi che si risvegliano, il brivido che ci assale ancora e ancora, la gioia di te, l’ebbrezza che trovi in me.
“Amore mio…”

Di nuovo tra i compagni di viaggio. Colazione.
Diamanti, il palazzo, e il Simbolismo, un po’ stonato, diciamo, senza un’armonia che ci dica di noi. E di questo amore sospeso in una sacca d’aria che non conosce il tempo, annulla lo spazio.
Che Klimt sappia farlo? Ma non qui, non in questa mostra.

Ancora un ristorante, ancora la pioggia sopra il castello. E i saluti, la partenza per casa, la tua. Guido io, che vuoi che siano un paio d’ore di Appennino e di pioggia.
Il soggiorno davanti, la porta alle spalle, si affaccia l’urgenza, “andiamo di l&amp;amp;#224; a fare l’amore”.
La cena a due, finalmente, e ancora il letto, per dormire, infine, dormire fino a domani.
Il tuo yogurt, caff&amp;amp;#232;, miele, pane tostato. E chilometri tra noi, decine e centinaia di chilometri alle mie spalle, pianura, mare, montagna, pianura, montagna.
“Dimmi che passer&amp;amp;#224; in fretta, Nath, la notte &amp;amp;#232; cos&amp;amp;#236; fredda quando tu non sei qui”.

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Una giornata intera (sabato) e due mezze.
Cinque ore di treno occorrono alla Francese per arrivarci.
Molte meno per me.
Due lunghe notti solo per noi.
Torino &amp;amp;#232; la citt&amp;amp;#224; dei miei anni universitari, la metropoli che sovverte le abitudini della vita di provincia, la Grande Suggestione per un ventenne cresciuto nell’orizzonte limitato del piccolo centro. Ma una metropoli riservata e discreta, fino al decennio scorso, rassegnata a una deriva post industriale a cui non sapeva trovare una via d’uscita. Ricordo le serate d’inverno dei suoi viali abbandonati al dominio delle auto a ottanta all’ora, gli zombi che succhiavano vino dal cartone caracollando sui marciapiedi di via Nizza, i portici che si svuotavano dopo le otto, gli unici angoli animati quelli conquistatati dai richiami festosi dei pusher o dall’antagonismo della cultura underground degli squatters. Ricordo i tram che partivano da Mirafiori a fine turno, quelle facce schiacciate contro il finestrino dal peso della stanchezza di otto ore di lavoro.
Ricordo una Torino cos&amp;amp;#236;. Una citt&amp;amp;#224; che oggi sembra non esserci pi&amp;amp;#249;, cancellata da anni di rinnovamento urbano, di rilancio culturale, di iniezioni di ottimismo, di investimenti di capitale e di restauro morale. La Torino depressa degli anni Novanta non esiste pi&amp;amp;#249;, oppure, si &amp;amp;#232; solo nascosta sotto lo spesso strato di sapiente maquillage.
Torino &amp;amp;#232; capitale di cultura, sede di un’Universit&amp;amp;#224; e del Politecnico, la citt&amp;amp;#224; del libro e della sua Fiera, del Museo Egizio, del scintillante Palazzo Madama, della Galleria d’arte moderna e contemporanea, delle Olimpiadi invernali 2006, quel grande colpo di reni finale che ha inserito la citt&amp;amp;#224; nei circuiti turistici internazionali.
Il mio appuntamento settimanale con la Francese non poteva non giungere anche qui.
All’una sono sulla spianata di chioschetti, edicole e bar a ridosso dei binari della Stazione di Porta Nuova. La trovo a sfogliare giornali davanti a un porta riviste, la mia Francese, fallendo il mio tentativo di sorprenderla di spalle per baciarla sul collo prima che si accorga del mio arrivo. Stretta nella sua giacca di tela imbottita e allacciata in alamari di metallo. Senza cappello, senza occhiali. Mi mostra i suoi libri di architettura che appesantiscono la borsa, mi snocciola le sue nozioni sullo Juvarra, il Guarini, il Liberty di fine Ottocento, tra un bacio e l’altro, dentro un lungo abbraccio.
E andiamo, il mio zaino e il suo borsone con me, la sua mano nella mia, il mio sguardo nel suo, le labbra sulle labbra, attraverso il grande atrio e infine fuori, alla luce di Corso Vittorio Emanuele.

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Un unico sabato per far assaggiare a Nathan questo sapore. Non quello patinato, ma quello sporco e polveroso, alla ricerca di un briciolo di quella realt&amp;amp;#224; contadina che ha impregnato i nostri animi. Per cercare quanto di pi&amp;amp;#249; genuino ci possa essere ho un asso nella manica, il mio amico agronomo, che ha preso quel pezzo di carta per stare al passo con il suo secolo, ma che altrimenti avrebbe imbracciato la sua vanga e avrebbe riversato i suoi silenzi alla terra.
Questo &amp;amp;#232; il tragitto:

    &amp;amp;quot;Pi&amp;amp;#249; precisamente? Da fare in una giornata? Io passerei dall&amp;#39;Impruneta anche cos&amp;amp;#236; di passaggio per vedere la piazza, poi prosegui per Greve in Chianti e prima della piazza girare per Montefioralle che &amp;amp;#232; un paesiono medioevale. Se vuoi li mangi anche al Ristorante la Castellana ma credo che tu debba prenotare. Se dopo la piazza di greve vuoi vedere una cantina, anche se piccola, puoi andare l&amp;amp;#236; a Greve da un mio parente, che ha l&amp;#39;azienda Terre di Melazzano. Puoi dirgli che ti mando io e di farti fare un giro della cantina. L&amp;amp;#236; puoi anche fare degustazione e comprare il vino, l&amp;#39;igt non &amp;amp;#232; un gran che ma come prezzo va bene ma gli altri sono buoni. A questo punto se hai tempi puoi andare o sul Monte S. Michele anche se &amp;amp;#232; un po&amp;#39; freddo ma &amp;amp;#232; bello, oppure vai verso Panzano e prendi le indicazioni per Volpaia che &amp;amp;#232; un altro paesino medioevale. Atro non mi viene in mente, ci sarebbe un&amp;#39;aziendina molto piccola a Lamole ma non saprei come indicarti la strada. Poi comunque anche Gaiole e la Castellina sono da vedere e ci sono un po&amp;#39; di enoteche. Altri posti per mangiare se passi dalla statale chiantigiana dopo Chiocchio c&amp;#39;&amp;amp;#232; La Cantinetta oppure in piazza a Greve c&amp;#39;&amp;amp;#232; Nerbone che fa anche le frattaglie ed ha piatti un po&amp;#39; cos&amp;amp;#236; volanti. Se volete mangiare tanto, bene, e spendere poco a Gabbiano (tra Greve ed il Ferrone) c&amp;#39;&amp;amp;#232; un ristorante di quegli da camionisti che dentro &amp;amp;#232; anche carino, la bistecca &amp;amp;#232; cotta sulla brace.&amp;amp;quot;

Idea geniale, il mio Picone ha capito cosa voglio! Unica cosa che io non ho capito ancora &amp;amp;#232; che il tempo per me e Nath &amp;amp;#232; il nostro. &amp;amp;#200; girarsi tra le lenzuola, e cercare le nostre labbra sempre, &amp;amp;#232; gesticolare, scherzare e partire di nuovo da capo, dall&amp;#39;Amore. Questo grande e nostro sentimento che mi stupisce sempre, ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, &amp;amp;#232; un sentimento nuovo, forte e pregnante.
Partiamo tardi, dopo una colazione a base di cose dolci, come noi, rifocillante come il tempo che passiamo insieme.
...e mail alla mano, eccoci sulla Chiantigiana, passiamo Tavarnuzze, poi Gabbiano, e...
-&amp;amp;quot;Nath, guarda! questo deve essere il ristorante da camionista! ...e si sa, dove ci sono i camionisti si mangia sempre bene!!&amp;amp;quot;
Manovra, guardiamo dentro e ci ripromettiamo di farci merenda. Continuiamo. Arriviamo a Greve in Chianti. La Piazza &amp;amp;#232; troppo carina, circolare con i portici che vi affacciano e le botteghe che godono ancora del consenso dei cittadini. Ci fumiamo una sigaretta sulla panchina e guardiamo passare gli indigeni. Un caff&amp;amp;#232; senza c, come si pronuncia da queste parti.

Ripartiamo e la direzione &amp;amp;#232; Montefioralle. Ho un ricordo vago di una precedente visita nella mia precedente vita presente. Ricordo il borgo medievale in pianura. Ma piana in Chianti? Ohbischeradiunafrancese?! Icchetudici?? Infatti. Saliamo, tornante dopo tornante ed arriviamo ad un semaforo con due occhi rossi. Anche questo era nella mia vita precedente. Parcheggio, verifico la consistenza dell&amp;#39;albero con il cofano e scendiamo. Un paese dolce di pietre antiche, di ciottoli bianchi ed erbe rampicanti. Lo circumnavighiamo velocemente, tra la terra e il cielo, in questi passi che faccio accanto a te, sospesa a 10 centimetri dal suolo, mentre ti racconto i miei pi&amp;amp;#249; ambiziosi sogni imprenditoriali. E partiamo ancora, e il nafragar ci &amp;amp;#232; dolce in questo mare... La meta successiva &amp;amp;#232; Panzano. Cerchiamo parcheggio senza sbattere troppo le auto degli sprovveduti che hanno parcheggiato prima di me, ahim&amp;amp;#232; per loro! Ci concediamo pi&amp;amp;#249; passi, oltre i cento, alla ricerca del Cecchini, il macellaio che celebro il funerale della bistecca, dalla stretta di mano poderosa e due fanali spiritati azzurri al posto degl&amp;#39;occhi. Non lo troviamo, ma poco importa. Ci balocchiamo ad ammirare come gli abitanti di questo cucuzzolo siano preoccupati del rientro in casa dei loro amici gatti, e come accondiscendono i loro gusti per i piani alti, costruendo rampe che li portano fino all&amp;#39;attico. Anche Panzano ci rimane alle spalle e cerchiamo Volpaia. Sempre pi&amp;amp;#249; incerta la strada, sempre meno indicazioni. Il tempo si incupisce ma le nostre chiacchere si accendono. Volpaia &amp;amp;#232; un castello tra le vigne di proprietari illustri. Finto tanto perfetto. In bassa stagione in fase di trucco.

Torniamo indietro. Ripercorriamo la strada fatta, ma con un brontolio nello stomaco che ci richiama concretamente a quella Terra, la stessa che d&amp;amp;#224; frutti, compreso un sano panino al prosciutto con bicchiere di chianti docg nella bettola da camionista. Ma niente. Siamo innamorati estranei a questo pianeta ed anche il Chianti se ne &amp;amp;#232; accorto. Niente merenda, n&amp;amp;#233; a Gabbiano, n&amp;amp;#233; a Scopeti.
&amp;amp;#200; stato un Chianti assonnato, non ancora pronto alla primavera, non ancora pronto ad altri avventori voraci e innamorati come noi.&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_3157.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Il Chianti, io e te, compagni senza merenda&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=1452&amp;user=LaFrancese"&gt;LaFrancese&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>LaFrancese</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 12 Mar 2007 17:34:04 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_3157.ashx</guid></item><item><title>Francia del Nord e qualcosa in pi&amp;#249;, Firenze, Aosta, Rochamp, Colmar, Strasburgo, Reims, St. Quentin, Rouen, Le Havre, &amp;#200;trata, F&amp;#232;camp, St.Martin Buneaux, Veullettes sur Mer, Caen, Bayer, Montgardon, e tantissimi altri, Normandia e Bretagna </title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/francia/diario_di_viaggio_francia_3935.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/francia/diario_di_viaggio_francia_3935.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/1452/3935/31582.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;FRANCIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partiamo separatamente, La Francese da Firenze e Nath da Aosta, saliamo per l&amp;#39;Alsazia, poi lo Champagne e infine la Normandia, per visitarla meticolosamente e poi scendere in Bretagna e tornare in Italia da sotto Parigi, toccando appena la Loira e la Borgogna!&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/francia/diario_di_viaggio_francia_3935.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Francia del Nord e qualcosa in più&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=1452&amp;user=LaFrancese"&gt;LaFrancese&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>LaFrancese</dc:creator><category>FRANCIA</category><pubDate>Mon, 20 Aug 2007 15:01:35 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/francia/diario_di_viaggio_francia_3935.ashx</guid></item></channel></rss>