﻿<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><rss version="2.0" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" xmlns:trackback="http://madskills.com/public/xml/rss/module/trackback/"><channel><title>ViaggiScoop.it, I viaggi di PinoMotoamici</title><link>http://www.viaggiscoop.itviaggiutente.aspx?idU=3064&amp;user=PinoMotoamici</link><description>I miei viaggi inseriti su www.viaggiscoop.it</description><dc:language>it-IT</dc:language><managingEditor>info_noreply@viaggiscoop.it (Viaggiscoop.it)</managingEditor><webMaster>info_noreply@viaggiscoop.it (Viaggiscoop.it)</webMaster><copyright>Copyright 2004-2026 ViaggiScoop.it</copyright><generator>ViaggiScoop.it RSS generator v1.1</generator><image><title>ViaggiScoop.it</title><url>http://www.viaggiscoop.it/image/logo_RSS.gif</url><link>http://www.viaggiscoop.itviaggiutente.aspx?idU=3064&amp;user=PinoMotoamici</link><width>103</width><height>26</height></image><item><title>FRANCIA 2007 Dalle Alpi ai Pirenei un tour tra i canyon e le gole della Francia meridionale, Puget Rostang, Castellane, Florac, Carcassonne, Provence, Languedoc</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/francia/diario_di_viaggio_francia_4827.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/francia/diario_di_viaggio_francia_4827.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/3064/4827/40760.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;FRANCIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le prime gole che attraversiamo sono quelle inquietanti de La Vesub&amp;amp;#236;e nell’alta Provence, strette e profonde, con le sue rocce color metallo, traslucide di  pioggia, dove la luce fatica a penetrare fino al fondo, dove il torrente scorre veloce e incessante nel suo lavoro di corrosione. La strada  strettissima  s’insinua tra le pareti fino a portarci a Puget Rostang.

Il Verdon. Percorrendo la Route de Cretes che costeggia le gole nel lato destro,  raggiungiamo il tratto pi&amp;amp;#249; impressionante del Gran Canyon. Davanti a noi il pi&amp;amp;#249; incredibile scenario naturale, un luogo dal fascino estremo, una natura perfetta, dove acqua e roccia hanno lavorato insieme per modellare un paesaggio meraviglioso. Il nostro sguardo si perde nell’immensit&amp;amp;#224; del panorama e si trattiene il fiato quando gli occhi precipitano nel fondo dell’immensa gola levigata in una roccia di bianco calcare in un susseguirsi di angoli e spaccature di impressionante bellezza. Le gole del Verdon formano il pi&amp;amp;#249; grande canyon d’Europa,  secondo al mondo dopo quello del Colorado. In certi punti, il fiume ha una larghezza di appena sei metri, con pareti verticali alte fino a 700 metri. Lo straordinario color smeraldo delle sue acque hanno dato il nome a questo fiume impetuoso che nel corso dei millenni ha scolpito inesorabilmente e con determinazione  queste rocce, creando tra l’altro uno straordinario habitat per gli innumerevoli e giganteschi avvoltoi che volteggiano tranquilli sopra di noi. 
Dopo una lunga tappa di trasferimento verso nord, attraverso la rinomata Route de Napoleon, arriviamo in serata a Choranche  nel cuore del Parco del Vercors, vicino Grenoble. Il giorno dopo per uscire dal parco prendiamo la Route de Combe Laval, una strada unica, piena di gallerie, che scorre lungo i fianchi scavati di pareti altissime. E’ senz’altro una delle strade pi&amp;amp;#249; incredibili che abbiamo mai fatto. Realizzata nel XIX&amp;amp;#176; sec. con la dinamite,  la piccozza, ma soprattutto con le braccia e il sudore di uomini coraggiosi, &amp;amp;#232; considerata un capolavoro d’ingegneria  e classificata come  monumento storico.
Il nostro viaggio ora prosegue verso sud nel cuore  della Provenza. Attraversiamo  ancora  gole profonde, a volte aride e buie, a volte cangianti e rigogliose in un clamore di colori dominati dal verde  intenso delle foglie.
In lontananza ci appare il Monte Ventoux che spicca bianco e in solitudine,  tra il verde degli alberi. Per raggiungerlo attraversiamo immensi campi di lavanda che purtroppo per noi  fioriranno pi&amp;amp;#249; avanti a giugno e luglio. 

Appena scesi dal monte Ventoux ci dirigiamo ad ovest  in direzione delle Gole dell’Ardeche. Passando vicino alla citt&amp;amp;#224; di Orange, a Pont St Esprit, bellissimo paese sul Rodano, imbocchiamo la provinciale che si trova nel dipartimento dell’Ardeche, una strada tortuosa che attraversa le gole  per 42 km fino a Vallon Pont d’Arc.
Le gole, molto profonde,  prendono naturalmente il nome del fiume che le ha disegnate. Ci sono delle anse strettissime caratterizzate in alcuni punti da piccole spiagge spesso molto affollate , la vegetazione qui &amp;amp;#232; molto bassa e profumata e la strada corre in altura seguendone  il profilo. 


Proseguendo attraversiamo la regione della Languedoc-Rossiglion. Siamo entrati nel Parco Nazionale delle Cevennes, una riserva naturale creata nel 1970 per proteggere le numerose specie di flora e fauna che contraddistinguono questa zona. Unico parco francese ad essere disabitato, qui la natura ha mantenuto tutti i suoi diritti, in uno sviluppo armonioso e nell&amp;#39;interesse degli uomini.
In serata troviamo alloggio a Florac,  piccola cittadina posta all’entrata del Parco Nazionale del Tarn e delle Cevennes di cui &amp;amp;#232; sede ufficiale. Attraversata da un ruscello dalle acque limpidissime, con i suoi ponti e le sue caratteristiche stradine, attrae i turisti che vi transitano prima di inoltrarsi all’interno delle Gole e che  rimangono affascinati dall’atmosfera bucolica di questa tipico villaggio delle Cevennes. 
La giornata prosegue sotto un cielo terso e un sole implacabile. Siamo appena usciti dai canyon del fiume Tarn che gi&amp;amp;#224; ci infiliamo tra i rinomati picchi delle Gorges de la Jonte. Queste alture frastagliate, queste rocce appuntite sono molto conosciute tra i naturalisti di tutto il mondo perch&amp;amp;#233; abitate da colonie di avvoltoi , grifoni per l’esattezza, che sfruttano le correnti ascensionali  per volteggiare lentamente in quota.  

Oggi &amp;amp;#232; l’ultima giornata prima del grande ritorno. Partiamo da Ganges, piccola cittadina della Languedoc, per scendere dopo pochi chilometri nel Cirque de Navacelles, un profondo cratere roccioso, eroso nel corso di milioni di anni dal fiume Vis. &amp;amp;#200; un meandro gigantesco, un imbuto stupefacente che si trova in profondit&amp;amp;#224; tra le pareti rocciose quasi verticali. Sotto in questa gola profonda  c’&amp;amp;#232; un paese, Navacelles, con case del X&amp;amp;#176; secolo dove la tranquillit&amp;amp;#224; regna sovrana. Dopo una piccola sosta per le solite foto ci dirigiamo verso i Pirenei. All’improvviso davanti a noi Carcassonne, la gemma pi&amp;amp;#249; bella della Francia, maestosa e scura. Non crediamo ai nostri occhi, una visione incredibile con le sue torri e i suoi bastioni che dominano la citt&amp;amp;#224; bassa, vecchie e levigate pietre, che furono teatro di epiche battaglie e assedi. 
                                                                                                                                          Pino Perugini






&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/francia/diario_di_viaggio_francia_4827.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;FRANCIA 2007 Dalle Alpi ai Pirenei un tour tra i canyon e le gole della Francia meridionale&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=3064&amp;user=PinoMotoamici"&gt;PinoMotoamici&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>PinoMotoamici</dc:creator><category>FRANCIA</category><pubDate>Sun, 10 Feb 2008 16:29:01 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/francia/diario_di_viaggio_francia_4827.ashx</guid></item><item><title>SPAGNA 2006 Madrid, Barcellona e la Ruta del Quijote, Madrid, Barcellona, Consuegra, Mancha, Catalogna, Castiglia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/spagna/diario_di_viaggio_spagna_4829.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/spagna/diario_di_viaggio_spagna_4829.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/3064/4829/40773.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;SPAGNA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La scura galleria del Passo di Bielsa in cima ai Pirenei, si staglia lass&amp;amp;#249; in alto, come a chiudere l’interminabile serie di tornanti e ampie curve che caratterizzano questo tratto di strada in territorio francese. Una piccola sosta nel grande piazzale, le prime foto con le moto in parata vicino alle innumerevoli cascatelle alimentate dalla neve che si scioglie e poi via,  attraverso il vecchio tunnel, per trovarsi di l&amp;amp;#224; subito in Spagna. Dopo qualche chilometro ci inoltriamo nel Parco naturale di Ordesa e del Monte Perdido. Il sentiero “asfaltato” s’infila tra le rocce sfiorandole in uno scenario fantastico e selvaggio. Il torrente cristallino ci accompagna scorrendo rapido sul fondo del canyon,  pace e quiete sono intorno a noi e lass&amp;amp;#249; in  alto, sopra i nostri caschi, grandi avvoltoi volteggiano instancabili come in un fumetto di Tex Willer. Verso sera arriviamo a Jaca importante cittadina nel cuore dei Pirenei. 

Il giorno dopo attraversando la Meseta settentrionale, il grande altopiano che occupa buona parte della Spagna,  ci dirigiamo verso Madrid. L&amp;#39;aria &amp;amp;#232; lucente e il cielo terso, il colore verde dei campi coltivati a foraggio si alterna al  rosso delle rocce e al giallo dei campi di grano e d&amp;#39;orzo. I monti in lontananza spuntano da un orizzonte che sembra piatto. Gruppi di pale eoliche qua e l&amp;amp;#224; catturano il vento che spazza a folate l’altopiano. L’asfalto lucido sembra bagnato e ci rimanda i soliti miraggi. 
Lungo la strada, a tratti, c’imbattiamo nelle sagome dei  leggendari  tori neri, enormi cartelloni di una vecchia pubblicit&amp;amp;#224; del cognac Osborne, adottati dall’ente turistico iberico in quanto ormai simboli della nazione nel mondo. 

Quando arriviamo a Madrid il traffico ci sorprende improvviso e caotico. 
Madrid sorge nella Nuova Castiglia proprio al centro della penisola iberica, &amp;amp;#232; una citt&amp;amp;#224; ricca di storia, arte e cultura, dove la civilt&amp;amp;#224; araba e quella europea si sono incontrate creando un mix incredibile. E’ da Plaza Major, luogo dove anticamente avvenivano tutte le manifestazioni pubbliche, dalle corride alle esecuzioni, dalle parate ai processi dell&amp;#39;Inquisizione, 
che iniziamo il nostro giro della citt&amp;amp;#224;. Saliamo in uno dei tanti bus turistici scoperti per un tour nei luoghi pi&amp;amp;#249; caratteristici: Plaza de Oriente con il Palazzo Reale, Puerta del Sol con il monumento dell’orso e il corbezzolo simbolo della citt&amp;amp;#224;,  Plaza de Santa Ana , la Gran Via  e tutte le altre suggestive piazze e vie che attraversano Madrid. Alla sera, mangiamo in uno dei tanti piccoli locali in Plaza Major che risplende nella sua cornice di palazzi e finestre illuminate. La piazza brulica di giovani, chi suona tamburi e chi amoreggia, e l&amp;amp;#224;, nell’angolo opposto a noi, una comitiva di studenti italiani intona “o sole mio”. Pi&amp;amp;#249; tardi , dopo un giro per pub e music-bar, mentre cerchiamo un taxi che ci riporti all’hotel, in un angolo della strada, un barbone, icona stridente nella notte madrilena, mi guarda e mi saluta prima di sparire sotto una montagna di cartone , suo rifugio per la notte.
Riprese le moto, rimaste quiete per due giorni nel garage dell’hotel, ci avviamo lungo la Ruta del Quijote la strada pi&amp;amp;#249; rinomata di Spagna e che ripercorre i luoghi  e le atmosfere del romanzo di Cervantes “Don Chisciotte della Mancha”. Qui ogni paese che incontriamo ha la sua piccola parte in questa storia mai esistita, ma quanto mai attuale e legata al suo eroe, il cavaliere dalla triste figura. Gi&amp;amp;#224; i loro nomi evocano il romanzo, Puerto Lapice, Belmonte, Campo de Criptana, El Toboso, Mota del Cuervo, ogni angolo, ogni piazza porta un ricordo dell’hidalgo; se noi abbiamo Garibaldi loro hanno Don Chisciotte. Lungo la Ruta incontriamo la piccola cittadina di Consuegra appoggiata ad una collina da dove spicca l’inconfondibile profilo degli immacolati mulini a vento. Dall’alto dominano la pianura e probabilmente Cervantes, per la famosa battaglia del cavaliere errante contro i mulini a vento, prese ispirazione proprio da questo luogo. Ci fermiamo in uno spiazzo  per fare la foto con le moto schierate proprio sotto le pale di legno che hanno smesso di macinare il grano circa cinquant&amp;#39;anni fa, anche se almeno una volta all&amp;#39;anno tornano a muoversi  rivestite delle loro tele bianche, restaurate, grazie proprio a Cervantes e al suo solitario e ormai mitico personaggio.
Si prosegue verso nord deviando leggermente verso il mare, ci aspetta Barcellona, la catalana, la seconda citt&amp;amp;#224; della Spagna. La nostra visita non pu&amp;amp;#242; che cominciare dalle Ramblas, il grande viale che parte dal porto, pullulante di suonatori ambulanti e statue viventi, mimi e affabulatori, venditori di gioielli e piccoli animali, studenti di ogni nazionalit&amp;amp;#224; e colore.  Di dovere &amp;amp;#232; la visita alla Sagrada Familia, grandiosa opera incompiuta di Gaud&amp;amp;#236;, con le sue torri che spiccano verso il cielo, spettacolare tempio religioso e eterno cantiere edile. Il disegno delle colonne interne ricordano gli alberi  e il soffitto &amp;amp;#232; costellato da enormi girasoli; si calcola che occorrer&amp;amp;#224; ancora mezzo secolo per terminarla. E domani purtroppo il lungo e inesorabile ritorno in Italia, milleduecento chilometri tutti d’un fiato. Ci porteremo dietro, come sempre al termine di un viaggio, il bagaglio di un’esperienza gratificante, che ci ha dato l’opportunit&amp;amp;#224; di incontrare un altro paese, con le sue storie, le sue tradizioni e la sua cultura. E tutto questo grazie ad una passione condivisa con altri amici e grazie soprattutto all’aiuto di una insostituibile compagna….la moto.




&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/spagna/diario_di_viaggio_spagna_4829.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;SPAGNA 2006 Madrid, Barcellona e la Ruta del Quijote&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=3064&amp;user=PinoMotoamici"&gt;PinoMotoamici&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>PinoMotoamici</dc:creator><category>SPAGNA</category><pubDate>Sun, 10 Feb 2008 17:52:42 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/spagna/diario_di_viaggio_spagna_4829.ashx</guid></item><item><title>SALENTO E DINTORNI viaggio fotografico di Paola e Pino, Castel del Monte, Marina di Novaglie, Leuca, Gallipoli, Otranto, Puglia, Salento</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_4951.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_4951.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/3064/4951/41576.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una vacanza nella parte sud-orientale della Puglia, piccole escursioni e brevi passaggi nell’alta Murgia, la scoperta dei “sassi” di Matera. Otto giorni all’insegna del mare e del sole lungo la costa frastagliata e inaccessibile del Salento, fino alle dorate spiagge di Gallipoli, attraverso l’obbiettivo della nostra macchina fotografica.

Castel del Monte, l’affascinante ed enigmatica struttura ottagonale, fatta costruire da Federico II di Svevia verso il 1240,  domina la piana di Andria nell’alta Murgia. Un castello dove forse l’imperatore non soggiorn&amp;amp;#242; mai e che ancora oggi pone interrogativi sulle ragioni della sua edificazione e le motivazioni legate alla scelta del sito.

Alberobello, straordinario esempio di architettura urbana spontanea, il centro storico monumentale &amp;amp;#232; composto da circa 1.500 trulli.  I trulli sono costruzioni quadrangolari di origine antichissima caratteristiche per il loro tetto conico composto di &amp;amp;quot;chiancarelle&amp;amp;quot; roccia calcarea assemblata a secco, senza l&amp;#39;utilizzo di malta o di altro materiale legante. 
Le prime notizie su questi insediamenti risalgono al 1300, si ritiene comunque che il luogo fosse gi&amp;amp;#224; abitato nel periodo neolitico e che queste strutture confermavano la continuit&amp;amp;#224; e la persistenza della tipologia costruttiva a &amp;amp;quot;tholos&amp;amp;quot; della zona.

La storia del Salento &amp;amp;#232; tormentata e affascinante, ricca di testimonianze di antiche civilt&amp;amp;#224; che dalla preistoria ad oggi si sono succedute nel corso dei secoli. Il tempo ha amalgamato i segni delle dominazioni greca, romana, bizantina, normanna, aragonese, miscelandoli fra loro. Otranto in particolare conserva integri i segni di queste culture, i suoi monumenti di grande interesse storico e architettonico rappresentano un patrimonio di grande valore e di indiscutibile bellezza.

Marina di Novaglie &amp;amp;#232; una minuscola localit&amp;amp;#224; turistica incastonata tra bellissimi scogli a picco sul mare. Un porticciolo scavato nella roccia accoglie le barche dei pescatori, tutt’intorno alloggi turistici, alcuni dei quali ricavati dalle pagliare, i vecchi magazzini che i contadini usavano costruire con le pietre. 

Leuca, protesa nel mare tra i due promontori di Punta Meliso e Punta della Ristola &amp;amp;#232; adagiata sulle propaggini di una collina dolcemente degradante. Qui si adorava Minerva; il tempio eretto dai Greci era situato dove oggi &amp;amp;#232; il santuario di Santa Maria de Finibus Terrae, meta di continui pellegrinaggi. 

Gallipoli in greco significa bella citt&amp;amp;#224; e tale &amp;amp;#232; il giudizio che il turista si fa scoprendola girando per le sue vie. All’istante colpisce la sua atmosfera, il 
suo odore mediterraneo, il suo colore. Le sue strette viuzze di volta in volta offrono allo sguardo la facciata di una chiesa, un ricco portone, un balcone fiorito.


I Sassi, patrimonio mondiale dell’Umanit&amp;amp;#224; dal 1993, annoverati tra i siti sotto la protezione dell’Unesco, costituiscono il vecchio nucleo abitativo della citt&amp;amp;#224; di Matera. I vecchi rioni prendono forma all’interno di due ampie cavit&amp;amp;#224; rocciose e si caratterizzano per una incredibile architettura rupestre che, anzich&amp;amp;#232; costruire il pieno nel vuoto, scavava il vuoto nel pieno. In queste povere case, che prendevano aria e luce solo dalla porta, vivevano in promiscuit&amp;amp;#224; uomini e bestie. Ora per fortuna non sono pi&amp;amp;#249; il simbolo della miseria, ma la testimonianza di un antichissimo civile passato, a disposizione degli occhi del mondo.





&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_4951.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;SALENTO E DINTORNI viaggio fotografico di Paola e Pino&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=3064&amp;user=PinoMotoamici"&gt;PinoMotoamici&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>PinoMotoamici</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 23 Feb 2008 16:11:21 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_4951.ashx</guid></item><item><title>GRECIA 2005  La Grecia continentale e i mari del Peloponneso, Meteore, Volos, Nauplia, Olimpia, Tessaglia, Peloponneso</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/grecia/diario_di_viaggio_grecia_4831.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/grecia/diario_di_viaggio_grecia_4831.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/3064/4831/40796.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;GRECIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono le sette del mattino e le rigogliose coste dell’isola di Corf&amp;amp;#249; ammiccano degli obl&amp;amp;#242; della Olimpia Palace, la nave che ci sta portando in Grecia. Partiti ieri, nel tardo pomeriggio da Ancona, tra poco sbarcheremo a Igoumenitsa
Lasciato dietro di noi il porto ellenico percorriamo la regione montuosa dell’Epiro con i suoi paesaggi incantevoli e selvaggi. I colori, ma soprattutto gli odori portati dal vento sono quelli tipici dei  paesi del Mediterraneo, mirto, finocchio selvatico, rosmarino, una fragranza di profumi gi&amp;amp;#224; conosciuti nei nostri precedenti viaggi in  Croazia e nel Montenegro. 
Affacciata sul lago Pamv&amp;amp;#242;tida, Ioannina &amp;amp;#232; la prima importante citt&amp;amp;#224; che incontriamo lungo il percorso. Visitiamo la cittadella fortificata che sovrasta le case dell’antico borgo dominato fin dal 1400 dai Turchi. Una delle due antiche moschee si trova proprio qui in questa collina a ricordarci l’influenza dell’impero Ottomano in tutto il Mediterraneo.
Superato il passo del Kataro a 1700 metri nelle montagne del Pindo scendiamo verso la pianura della Tessaglia arrivando nel primo pomeriggio alle Meteore, enormi rocce di colore scuro che s’innalzano maestosamente, creando uno spettacolo meraviglioso e selvaggio. In cima a queste enormi torri svettano grandiosi monasteri di religione Greco-ortodossa fedeli guardiani di un  modello di vita monastica ormai perduto e che raggiunse l’apice 500 anni fa. I primi eremiti scalavano le rocce per mezzo di una serie di impalcature, che venivano sostenute da travi fissate nella roccia. Questa sistemazione fu rimpiazzata pi&amp;amp;#249; tardi da lunghissime e vertiginose scale di corda. Quelli che non osavano servirsene venivano tirati su per mezzo di una rete. La salita durava circa mezz&amp;#39;ora: mezz&amp;#39;ora di angoscia e di terrore.



Dopo aver passato la notte a Kalampaka, proprio sotto le Meteore,ci dirigiamo verso sud-est per raggiungere le coste orientali della Grecia e inoltrarci nella penisola montuosa del Pilio stupenda regione della Tessaglia dimora dei centauri, personaggi mitologici  met&amp;amp;#224; uomini e met&amp;amp;#224; cavalli. Attraverso un’ampia e panoramica strada, costeggiamo, tra saliscendi,  questo lembo di terra che si insinua nel mare e dove le alte montagne che gli danno il nome occupano la sua parte centrale. 
Volos, importante citt&amp;amp;#224; turistica del Pilio ci accoglie per la notte e la mattina, subito dopo una ipercalorica colazione a base di uova pancetta e formaggi,  affettati,  briosche,  burro e marmellata,  succhi di frutta  e quant’altro, imbocchiamo l’ampia strada che ci porta al sito archeologico di Delfi. 
Dopo alcuni tornanti in salita, eccoci sotto le pendici del Parnaso, il monte Sacro che ospita da pi&amp;amp;#249; di quattromila anni il complesso denominato l’Oracolo di Delfi. L’importante centro religioso  sacro ad Apollo, era uno dei pi&amp;amp;#249; grandi santuari panellenici della Grecia antica, nonch&amp;amp;#233; la sede del pi&amp;amp;#249; autorevole oracolo del mondo greco-latino.  Nessuna decisione, sia di carattere personale che di interesse generale, veniva presa senza consultare la sua sacerdotessa,  la quale, con una foglia di alloro in bocca, dispensava consigli e previsioni. Il sito, posto in diversi piani sul fianco della montagna, &amp;amp;#232; attraversato dalla Via Sacra.  Sopra il tempio di Apollo si trova il teatro che poteva contenere oltre cinquemila posti e pi&amp;amp;#249; in alto ancora, lo stadio.Molto pi&amp;amp;#249; in basso rispetto al tempio di Apollo si trova il santuario della dea Atena Pronaia che racchiude in se la vera perla di tutto questo insieme di resti: il Tempio di Tholos, una rotonda di marmo che &amp;amp;#232; la meraviglia di Delfi e ormai il suo stesso simbolo. 

Oggi, quarto giorno in terra greca, ci dirigiamo verso sud, costeggiando la lingua di mare che separa la Grecia continentale al Peloponneso. Passaggio obbligato per raggiungere questa regione &amp;amp;#232; l’Istmo di Corinto impressionante opera dell’ingegno umano, lunga sei chilometri le cui pareti in alcuni punti raggiungono quasi gli 80 metri di altezza. L’opera  completata nel 1892 taglia quel piccolo nastro di terra che unisce il Peloponneso al continente, creando cos&amp;amp;#236; un canale per le navi che dall’Adriatico vanno verso il mare Egeo e il mar Nero. Dall’alto la visuale &amp;amp;#232; incredibile sembra quasi che le imbarcazioni sfiorino le pareti bench&amp;amp;#233; siano distanti fra loro, in alcuni punti, anche cento metri.
Pi&amp;amp;#249; tardi, arrivati a Nauplia, in una caratteristica taberna, facciamo conoscenza delle tradizionali pietanze greche come la moussaka, i souvlaki, la greek salade , i pomodorini ripieni di riso e gli involtini con foglie di vite.

 
Inforcate le moto nelle primissime ore del mattino, facciamo visita alle antiche rovine di Epidauro la cui principale attrattiva &amp;amp;#232; il teatro, stupefacente struttura risalente al  IV secolo a.C. dove grazie alla sua acustica perfetta, all&amp;#39;insuperata armonia architettonica e all&amp;#39;enorme quantit&amp;amp;#224; di spettatori che ancora oggi pu&amp;amp;#242; contenere, vi si eseguono  rappresentazioni classiche costituendo un esempio brillante su come usare  con rispetto e intelligenza un antico monumento. 
Proseguendo fino all’estremo sud del Peloponneso arriviamo nella penisola del Mani, una lingua di terra lunga non pi&amp;amp;#249; di sessanta chilometri e caratterizzata da panorami contraddittori: grotte e villaggi austeri da un lato e lo scintillio del mare dall&amp;#39;altro, che con il suo colore turchese e le deliziose spiagge protette da dirupi, crea uno scenario suggestivo ed irripetibile. 
L&amp;#39;ostilit&amp;amp;#224; di questa terra e la fierezza della sua gente, perfettamente rappresentata nella caratteristica forma a torre delle case, ne decret&amp;amp;#242; l&amp;#39;isolamento rendendola immune dal passaggio del tempo e dai mutamenti che esso porta. 
Verso sera, stanchi, con i muscoli indolenziti, dopo una giornata intera passata sulla strada, continuamente in “piega” per affrontare le innumerevoli curve che disegnano queste coste, ci fermiamo ad Areopoli, piccolo, ma importante paesino di chiara origine medioevale e tipico esempio dell’architettura di questa regione. 

La mattina, dopo una veloce sosta a Kalamata per i soliti acquisti di souvenirs, prassi ormai consolidata e tanto attesa dai familiari al ritorno, risaliamo velocemente il Peloponneso.  Immersa nella pianura del fiume Alfeo, troviamo Olimpia, la terra dove gli dei assistevano ai trionfi degli uomini e dove i vincitori diventavano delle divinit&amp;amp;#224;. Antico luogo sacro, qui venivano celebrati i Giochi Olimpici, che con il passare del tempo divennero le pi&amp;amp;#249; importanti celebrazioni di tutta la Grecia.  Gli scavi archeologici, compiuti verso la fine dell’ottocento, ritrovarono, sotto una strato di fango spesso almeno cinque metri, i resti di importanti edifici come il ginnasio e la palestra dove gli atleti si allenavano, il recinto sacro, il tempio di Era e quello di Zeus, e lo stadio, la pista dove gli atleti gareggiavano completamente nudi,  lunga circa 200 metri e larga 30, dove dagli spalti in terra battuta, sprovvisti di gradinate, potevano assistere alle gare almeno 30.000 spettatori. 

Il nostro viaggio finisce qui in questo luogo, carico di antica bellezza, nel pomeriggio a Patrasso saliremo sul traghetto che ci riporter&amp;amp;#224; in Italia. 
Ma le suggestioni del luogo 
continuano a sortire su di noi il loro effetto. Cosa c’&amp;amp;#232; di meglio allora, per concludere adeguatamente questi giorni vissuti insieme, di una improvvisata e fantozziana corsa nel mitico stadio di Olimpia. La sfida &amp;amp;#232; singolare per un gruppo di motociclisti che per emulare la storia, sfrecciano a piedi sulla pista,  come gli atleti di qualche millennio fa .... non dico nudi... naturalmente!!!!...... ma almeno senza casco!!!















&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/grecia/diario_di_viaggio_grecia_4831.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;GRECIA 2005  La Grecia continentale e i mari del Peloponneso&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=3064&amp;user=PinoMotoamici"&gt;PinoMotoamici&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>PinoMotoamici</dc:creator><category>GRECIA</category><pubDate>Sun, 10 Feb 2008 22:13:20 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/grecia/diario_di_viaggio_grecia_4831.ashx</guid></item><item><title>ROMANIA 2004 La Transilvania e le sue tradizioni, Sighisoara, Brasov, Sapinta, Maramures, Transilvania, Bucovina</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/romania/diario_di_viaggio_romania_4872.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/romania/diario_di_viaggio_romania_4872.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/3064/4872/40994.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ROMANIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono le quattro del mattino e l’aria pungente della notte mi colpisce il viso sotto il casco aperto mentre mi avvio insieme a Riccardo all’appuntamento con gli altri amici sotto la solita statua di Garibaldi. La prima tappa &amp;amp;#232; molto impegnativa, abbiamo deciso di arrivare in un solo giorno ad  Oradea,  prima citt&amp;amp;#224; dopo il confine rumeno. 

La mattina dopo ci inoltriamo  nelle scure foreste dei Carpazi raggiungendo la regione del Maramures che conserva intatte le sue tradizioni millenarie in un ambiente bucolico e silenzioso, dove i contadini lavorano ancora con strumenti altrove scomparsi, dove ancora le donne, la domenica e durante le numerose feste popolari, indossano splendidi e colorati costumi. Siamo fortunati, oggi &amp;amp;#232; proprio domenica e lungo la strada incontriamo tantissima gente a passeggio. Gli uomini, con il tradizionale piccolo cappello di paglia in testa, indossano linde camicie bianche mentre le donne a braccetto, nelle loro gonne a palloncino, sfoggiano coloratissimi scialli. 
Attraversiamo questi villaggi quasi “in punta di piedi” consapevoli della nostra sguaiata e rumorosa intrusione.
Imboccata la strada che corre lungo il confine con l’Ucraina, raggiungiamo Sapinta, piccolo paesino famoso per il suo Cimitero Allegro, unico al mondo. Era il 1935 quando Stan Patras, artista locale, inizi&amp;amp;#242; a decorare le croci tombali dei suoi compaesani con coloratissime scene naif che illustrano virt&amp;amp;#249; e difetti del defunto, il tutto in un rutilante mondo popolare che raggiunge lo straordinario effetto di rendere “gaia” anche la morte. 

Da Sighetu Marmatiei,  prendiamo la stretta stradina che costeggia il torrente IZA. Pochissime le auto che circolano, qualche vecchio autocarro, mezzi trainati da bestiame.  Fra le tante cose ci colpisce la suggestiva architettura in legno dei  grandi portici delle recinzioni delle case,  intagliati a mano,  pi&amp;amp;#249; o meno recenti e diversamente conservati a seconda della disponibilit&amp;amp;#224; economica della famiglia. 
A Ieud , forse il villaggio pi&amp;amp;#249; tipico di questa zona, visitiamo la chiesa pi&amp;amp;#249; vecchia del Maramures che risale addirittura al 1350 ed &amp;amp;#232; ancora in perfetto stato., Costruita in legno di pino e abete,  ha piccole finestre, un doppio tetto e un alto campanile. All’interno una vasta raccolta di icone di tutti i tipi e periodi, decora le pareti.  Finalmente  arriviamo al monastero di Voronet.  Monache ammantate di nero si aggirano in silenzio nel giardino dell’edificio religioso costruito nel Quattrocento sotto il regno di Stefano il Grande, periodo in cui la Bucovina visse la sua epoca d’oro. Le pareti esterne vennero dipinte all&amp;#39;epoca in cui la Moldavia settentrionale era minacciata dagli invasori turchi. Per educare e attirare l&amp;#39;interesse dei soldati e dei contadini, in gran parte analfabeti, le pi&amp;amp;#249; note storie della Bibbia vennero rappresentate, come dei moderni fumetti, sulle pareti esterne delle chiese. Il famoso blu di Voronet, fa da sfondo a tutte le solite immagini di Santi, diavoli e peccatori. Un’intera parete &amp;amp;#232; occupata dal Giudizio Finale, qualcosa di unico nelle rappresentazioni pittoriche di questi monasteri, sia per lo spazio che occupa, sia per la grandiosit&amp;amp;#224; della scena. Cristo domina una folla di animali fantastici, simboli zodiacali, anime dannate abbigliate col turbante degli odiati Turchi, tombe che si scoperchiano, santi e profeti, arcangeli che soffiano nelle buccine, le trombe usate dai contadini moldavi. 
La strada, inizialmente ampia e invitante, ad un certo punto s’infila in una valle sempre pi&amp;amp;#249; stretta fino a quando come inghiottita dalla montagna entra fra due alte pareti rocciose. Sono le gole di Bicaz maestose e scure nel cuore dei Carpazi. Lo spettacolo &amp;amp;#232; veramente notevole con rocce sporgenti, alberi aggrappati e sospesi fra le ripide pareti, con squarci di cielo azzurro che appaiono in cima alle montagne, il tutto completato dal dolce e gradevole rumore dell&amp;#39;acqua che scende lungo il vicino torrente. Appena superata la parte pi&amp;amp;#249; stretta del canyon, la strada, con i suoi avvolgenti e sinuosi tornanti, sale decisamente verso il passo. Procediamo in fila indiana con un filo di gas, senza fretta, godendo del panorama che si staglia sopra di noi. 
Subito dopo ottenuto un permesso speciale, percorriamo con le moto il bellissimo centro storico della citt&amp;amp;#224; di Sighisoara passando attraverso piccole strade acciottolate e sotto antichi archi per raggiungere il municipio, dove siamo attesi per un incontro con il sindaco. Intorno ad un grande tavolo ovale la nostra piccola delegazione improvvisa un saluto al massimo rappresentante della citt&amp;amp;#224;, contraccambiato dallo stesso con un piccolo ricordo da portare in Italia. Concludiamo la giornata con un giro turistico “a piedi” della citt&amp;amp;#224;. 
E’ d’obbligo per chi viene in Transilvania andare a Bran per vedere il castello di Dracula. Cos&amp;amp;#236; come dei veri turisti ci dirigiamo verso questo villaggio nelle vicinanze di Brasov. Gi&amp;amp;#224; avvicinadoci, in lontananza, lo si vede ergersi in tutta la sua grandiosit&amp;amp;#224; appollaiato in cima a una collina. In realt&amp;amp;#224; questo maniero, avamposto dei Cavalieri Teutonici contro l&amp;#39;avanzata dei Turchi, ospit&amp;amp;#242; solo per alcuni giorni e in qualit&amp;amp;#224; di prigioniero il conte Dracul, il crudele regnante dell&amp;#39;antica Valacchia che diede origine alla leggenda del famoso vampiro. Altri luoghi della Romania sono molto pi&amp;amp;#249; importanti nella storia dell&amp;#39;Imperatore, ma questo castello molto ben conservato ha in effetti un fascino unico. Nel pomeriggio il gruppo si divide, alcuni decidono di prendere la strada che scavalca, in un susseguirsi di curvoni veloci e divertenti,i monti Fagarasului, gli altri si fermano a Brasov, importante citt&amp;amp;#224; sassone anticamente crocevia di scambi commerciali e culturali del sud-est dell’europa. Oggi &amp;amp;#232; la capitale della contea diventando la citt&amp;amp;#224; turistica per eccellenza grazie ai suoi numerosi monumenti La principale attrattiva &amp;amp;#232; la Chiesa Nera, enorme edificio gotico che deve il suo nome al  suo aspetto fuligginoso, acquisito nel grande incendio del 1689.

Oggi inizia la fase del ritorno. Nel primo pomeriggio decidiamo di fermarci  a Sibiu, importante cittadina situata nel cuore della Romania, le cui origini risalgono al 1192. Considerata la capitale della Transilvania meridionale, era la pi&amp;amp;#249; importante delle sette citt&amp;amp;#224; fondate dai coloni tedeschi. Ovunque volgiamo lo sguardo, possiamo trovare prove del passato di Sibiu.. Gli edifici sono dipinti in azzurro, rosso, arancio e verde, ci sono molti caff&amp;amp;#232; e ristoranti, e anche vari musei e chiese interessanti. Ci fermiamo nella piazza della citt&amp;amp;#224; attirando l’attenzione della gente a passeggio. Le nostre moto, con i loro colori e le brillanti cromature, incuriosiscono  i giovani che si avvicinano per scambiare qualche parola con noi.  I pi&amp;amp;#249; intraprendenti, riescono a strappare qualche giro intorno la piazza.
A malincuore dopo un po’ lasciamo questa bella citt&amp;amp;#224;, si &amp;amp;#232; fatto tardi, dobbiamo percorrere ancora  trecento chilometri prima di arrivare ad Arad, l’ultima citt&amp;amp;#224; che ci ospiter&amp;amp;#224; prima di uscire definitivamente dal questo affascinante paese. 
Pino Perugini


&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/romania/diario_di_viaggio_romania_4872.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;ROMANIA 2004 La Transilvania e le sue tradizioni&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=3064&amp;user=PinoMotoamici"&gt;PinoMotoamici&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>PinoMotoamici</dc:creator><category>ROMANIA</category><pubDate>Thu, 14 Feb 2008 22:30:14 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/romania/diario_di_viaggio_romania_4872.ashx</guid></item><item><title>CROAZIA E BOSNIA 2003 omaggio a Sarajevo, Isola di Krk, Dubrovnik, Sarajevo, Mostar,</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/croazia/diario_di_viaggio_croazia_4887.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/croazia/diario_di_viaggio_croazia_4887.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/3064/4887/41079.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;CROAZIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Citt&amp;amp;#224; di Castello, &amp;amp;#232; una limpida e frizzante mattina, di buon ora, quando ci raduniamo per la partenza. Una dopo l’altra le moto arrivano e si fermano al centro della piazza, quasi a far bella mostra di s&amp;amp;#233;. Per alcuni &amp;amp;#232; la prima volta e, di sicuro, &amp;amp;#232; “il sogno” che si realizza; per altri un altro sogno  divenuto ancora realt&amp;amp;#224;. La prima tappa &amp;amp;#232; l’isola di Krk, in Croazia. Salutato il confine di Trieste ed, attraversata la Slovenia, entriamo in territorio croato. Man mano che ci avviciniamo alla costa aumentano i colori e gli odori mediterranei; la strada, copiando a meraviglia la frastagliata costa, ci invita e ci tenta.  Passata la citt&amp;amp;#224; di Rejika (Fiume), percorriamo un ardito e sottile ponte che collega la terraferma all’isola. Il paesaggio cambia rapidamente; la macchia mediterranea invade il panorama e un profondo odore di liquirizia e di ginestre passa attraverso il casco. Il paese di Krk ci accoglie nella sua semplicit&amp;amp;#224; di borgo marinaro. 

Apriamo la giornata con una ricchissima colazione. Lasciata la lussureggiante isola di Krk, raggiungiamo la strada costiera per percorrerla in direzione sud. Una strada trafficata, ma stupenda per il mototurista. Numerose le soste per immortalare con l’obiettivo gli incantevoli scorci. Dopo una breve deviazione, salite le moto nel battello, raggiungiamo l’isola di Pag. Il paesaggio che si presenta &amp;amp;#232; davvero singolare, niente alberi, vegetazione scarsa, solo roccia e tanti, tanti muretti a secco che delimitano i confini e i pascoli di pecore. Gli odori della natura sono forti e il lungo nastro di asfalto li raccoglie tutti. Le baie e le insenature si susseguono numerose, quasi a voler trattenere l’intenso azzurro del mare. Non resistiamo alla tentazione e, alla prima occasione, ci tuffiamo. Lasciata l’isola e ritornati in terra ferma, si devia verso l’entroterra croato. Il mare si allontana e le forme della campagna si avvicinano. Con essa arrivano anche il silenzio e una strana immobilit&amp;amp;#224;; per chilometri nessuna forma di vita, una campagna dalle forme sgraziate, che porta indelebili i segni dell’infernale &amp;amp;#171;pulizia etnica&amp;amp;#187;. Schegge d’arma ancora per terra, l’asfalto segnato, case sfregiate da pallottole e sventrate da esplosioni, abbandonate in fretta e mai pi&amp;amp;#249; riabitate. I segni della vita che vi fu scomparsi; la natura, impegnata a riprendersi tutto,  ben presto coprir&amp;amp;#224; gli orrori; ma non sar&amp;amp;#224; cos&amp;amp;#236; per la coscienza, l’uomo ancora una volta, nonostante la memoria, non ha esitato a compiere un’altra atrocit&amp;amp;#224;. Lentamente percorriamo la strada, in silenzio, come se stessimo attraversando un cimitero.  Verso sera giungiamo a Sinj, un grosso paese poco distante dal confine bosniaco.  

E’ la giornata del “tappone”, circa 600 km. da percorrere su strade non scorrevoli. Si parte di buon ora, il tempo ci assiste, una invitante strada in salita ci avvicina alla frontiera con la Bosnia – Erzegovina. Il territorio &amp;amp;#232; prevalentemente montuoso, ogni tanto si aprono splendidi altopiani ricchi di foreste. Alla frontiera sbrighiamo  le formalit&amp;amp;#224; e via verso Mostar. Dall’alto ammiriamo la citt&amp;amp;#224; situata in una valle racchiusa da montagne. Entrando, sono ben visibili i segni lasciati dalla guerra; la citt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; attraversata dal fiume che la divide in due grandi quartieri, non pi&amp;amp;#249; collegati dal famoso ponte, simbolo dell’integrazione, distrutto dai bombardamenti. Sono iniziati i lavori per ricostruirlo e nel frattempo ne &amp;amp;#232; stato edificato un altro. Lasciata alle spalle Mostar, imbocchiamo la statale per Sarajevo, che si snoda sotto gallerie buie e insidiose, attraversando innumerevoli centri abitati. Poi saliamo  di quota; lungo la strada gruppi di bambini vendono miele. Le forme del paesaggio sono armoniose e accolgono disseminati i villaggi con le caratteristiche guglie delle moschee. Non altrettanto armoniosa deve essere la vita da queste parti, nonostante traspaia dalla gente una evidente laboriosit&amp;amp;#224;. Sarajevo ci accoglie con tutti i suoi contrasti. Traffico intenso, grattacieli sventrati e grattacieli nuovissimi. Le case portano evidenti i segni dei “cecchini”. Il sole illumina i villaggi ed i bianchi cimiteri disseminati sulle colline circostanti. Visitiamo il quartiere mussulmano, con le sue moschee, le viuzze strette ricche di botteghe di artigiani. Sempre presenti le ronde dell’esercito internazionale di stabilizzazione. Anche se fa mostra di un fascino particolare, non si respira un’atmosfera distesa; la gente non ti guarda negli occhi, cammina in fretta. Ci vorr&amp;amp;#224; del tempo, chiss&amp;amp;#224; generazioni, per ricucire gli strappi al vestito e all’anima di questa affascinante signora dei Balcani. Sono circa le 16.00 e da Dubrovnik ci separano oltre 250 km.  Il cielo si fa scuro, si prepara a piovere. 
Non appena lasciamo Sarajevo inizia a piovere. La strada sale in montagna, la pioggia si fa pi&amp;amp;#249; intensa. E’ un vero e proprio temporale, con fulmini e grandine, quello che ci accompagna al primo passo, la visibilit&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; ridotta, fiumi di terra e anche sassi invadono la stretta strada di montagna. A nessuno viene in mente di fermarsi, ormai l’esperienza lituana ha insegnato che, dopo i primi km., ci si abitua anche ai temporali. Superiamo il peggio, &amp;amp;#232; cessata anche la pioggia, ora la strada corre in discesa tra maestose pareti di roccia, per poi risalire in un tortuoso itinerario di montagna, tra fitti boschi e sparuti gruppi di umili case. Frequenti sono gli incontri con la “policja”, che ha evidentemente il compito di effettuare una costante azione di controllo di questo territorio. A sera inoltrata raggiungiamo la frontiera ed usciamo dalla Bosnia. Ci attende Dubrovnik, arriviamo dall’alto e la vista della citt&amp;amp;#224; illuminata che si specchia sul mare &amp;amp;#232; indimenticabile.. 
Da  qualsiasi parte il visitatore entri in citt&amp;amp;#224;, non pu&amp;amp;#242; fare a meno di esclamare stupore e meraviglia. Sia che entri dalle porte sotto gli austeri bastioni, che da uno dei tanti vicoli che ricordano Genova,  lo scenario che si apre agli occhi &amp;amp;#232; di quelli indimenticabili. E’ come entrare in un immenso palazzo del ‘400, coperto da un “tetto di stelle”; il corso principale, largo, lastricato a marmo e contornato da eleganti facciate, ti accoglie e si mostra in tutto il suo splendore. Pare d’essere capitati, a bordo di una macchina del tempo, secoli e secoli addietro; in una dimensione dove l’equilibrio architettonico ha mirabilmente fuso le differenze di culture; dove il silenzio consente di parlare; dove gli occhi si scoprono avidi e insaziabili. Dieci anni fa, oltre il 70% delle strade e dei tetti (tipicamente rossi) &amp;amp;#232; stato distrutto dai bombardamenti. Se non ci fossero delle tavole a ricordarlo, non ce ne saremmo accorti, tanto &amp;amp;#232; stata tempestiva e rispettosa la ricostruzione. La circolazione dei veicoli &amp;amp;#232; vietata, ma da sempre. Il rispetto per l’ambiente &amp;amp;#232; implicito, mai ti sogneresti infatti, dentro un palazzo,  di buttare per terra una cartaccia o una cicca.  Ripresici dalla meraviglia, decidiamo che questo &amp;amp;#232; il posto giusto per trascorrere l’ultima serata in terra croata ed affrontare una degna cena a base di pesce. Il ristorante, in uno dei tanti vicoli,  ci accoglie con una bella tavolata all’aperto, sotto lo stipite di un nobile palazzo. La cucina, ed anche il servizio, sono all’altezza del posto. Trascorriamo una delle migliori serate. E domani il ritorno con un traghetto che prenderemo a Spalato


&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/croazia/diario_di_viaggio_croazia_4887.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;CROAZIA E BOSNIA 2003 omaggio a Sarajevo&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=3064&amp;user=PinoMotoamici"&gt;PinoMotoamici&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>PinoMotoamici</dc:creator><category>CROAZIA</category><pubDate>Sat, 16 Feb 2008 16:27:08 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/croazia/diario_di_viaggio_croazia_4887.ashx</guid></item><item><title>LITUANIA 2002 alla scoperta del Sahara del Baltico, Auschwitz, Klaipeda, Neringa, Kryziu Kalnas, Vilnius</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/lituania/diario_di_viaggio_lituania_4882.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/lituania/diario_di_viaggio_lituania_4882.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/3064/4882/41062.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;LITUANIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

I chilometri da percorrere sono tanti, oltre 5.000, i giorni solo dieci. Partenza di notte attraverso la Romea. Entriamo in Austria quando inizia ad albeggiare; l’aria &amp;amp;#232;  frizzante, nel gruppo si percepisce la stanchezza, non abbiamo dormito  Un paio d’ore ci rimettono in sesto e, viste le discrete condizioni, decidiamo di allungare la percorrenza, arrivando oltre Bratislava. Circa 1200 chilometri di tappa possono bastare e, visto come si svilupper&amp;amp;#224; il viaggio, potremmo definirli come decisivi. 

Partenza di buon’ora, tempo splendido. Percorriamo la restante parte di Slovacchia, fino al confine con la Polonia, attraversando la pittoresca zona dei parchi naturali dei Monti Tatra. Paesaggi di singolare bellezza, natura rigogliosa e incontaminata, sembra d’essere tornati indietro nel tempo. La strada che avvolge le montagne invoglia alle pieghe. 
Varie soste per le foto e per ammirare i borghi e i villaggi di antica origine austro-ungarica, un’architettura elegante soffocata negli anni dell’influsso sovietico a favore degli immensi e impersonali agglomerati abitativi edificati, per lo pi&amp;amp;#249;, in pianura, vicino alle fabbriche. Nel primo pomeriggio arriviamo a Auschwitz. Raggiungiamo l’antica caserma divenuta tristemente famosa come il primo campo di concentramento nazista. In silenzio, con impaccio e quasi timore, entriamo. Una guida ci accompagna nella visita ai luoghi della prigionia, della tortura e della sperimentazione dello sterminio di massa. Tutto ci&amp;amp;#242;  che si pu&amp;amp;#242; definire quale inimmaginabile aberrazione umana lo si trova a Auschwitz.Ci rechiamo anche nel vicino lager di Birkenau,  quello raggiunto dai binari della ferrovia. Nel campo, concepito e realizzato per attuare lo sterminio di massa, la degradazione e l’ignominia hanno toccato livelli quasi inverosimili; si stenta a credere al racconto della nostra guida. E’ calato il silenzio, tacciono anche le macchine fotografiche. E’ quasi sera quando risaliamo in moto, un tramonto tetro ci accompagna nella ricerca di un hotel, lo troviamo vicino alla stazione del treno. E’ grande, dispersivo, semivuoto, l’ideale contenitore per una mesta serata. 

Cielo plumbeo al risveglio, una fitta pioggia sulle moto lasciate nel parcheggio all’aperto. Non &amp;amp;#232; proprio l&amp;#39;ideale per la tappa impegnativa che ci aspetta, risalire il pi&amp;amp;#249; possibile la Polonia ed avvicinarsi al confine lituano. La pioggia &amp;amp;#232; diventata scrosciante e facciamo conoscenza con le micidiali condizioni delle strade polacche, per lo pi&amp;amp;#249; segnate dai profondi solchi causati dal traffico pesante dei camion. Per mantenere la “media” dobbiamo assolutamente sorpassare gli ingombranti automezzi, attraversando e riattraversando i solchi divenuti veri e propri canali. La tensione e la concentrazione sono ai massimi livelli. Guidiamo in queste condizioni per tutta la mattina. Aggiriamo Varsavia per evitare il traffico locale. Decidiamo di sostare per la notte a Lomza, poco distante dal confine lituano. 



Il tempo si &amp;amp;#232; rimesso e ci accompagna al confine con la Lituania. Entriamo nella repubblica baltica. Il paesaggio &amp;amp;#232; come lo avevamo immaginato, dominato dal verde delle foreste e dall’azzurro del cielo. Anche le strade sono migliorate, ben tenute, si pu&amp;amp;#242; riprendere a fare qualche piega. E&amp;#39; caldo! La strada corre accanto al letto di un fiume che ci porter&amp;amp;#224; verso il Mar Baltico. La campagna &amp;amp;#232; semplice, ma curata. E’ evidente la tradizione rurale di questo popolo. Le case, piccole, a uno o due piani e colorate di vivaci tinte, sono in legno, come anche i campanili delle chiese. Immancabili le cicogne, che nidificano dappertutto. Nel tardo pomeriggio siamo vicino al mare, a Silute, che scegliamo per passare la notte. Alloggiamo in un curioso hotel, stile primi novecento; le moto sono state riposte in due fondi dietro l’albergo, siamo vicini a zone di traffico marittimo, la prudenza non &amp;amp;#232; mai troppa. C’&amp;amp;#232; difficolt&amp;amp;#224; a comunicare, l’inglese &amp;amp;#232; poco conosciuto, meglio sarebbe il tedesco. 

Una calda mattinata ci accompagna al traghetto che da Klaipeda conduce in pochi minuti nella penisola di Neringa. E’ uno zatterone che porta di tutto: automezzi di ogni genere, biciclette, passeggeri. Le moto attirano interesse e curiosit&amp;amp;#224;. Sbarcati sulla penisola lasciamo la zona prettamente turistica per addentrarci nel parco, verso sud, al confine con l’enclave russo di Kaliningrad. Il nero nastro d’asfalto taglia le foreste che scendono al mare e il traffico &amp;amp;#232; quasi inesistente. Turisti sempre meno, un paradiso. Cominciano a comparire le prime dune che danno il cambio alle pinete. Sostiamo per addentrarci nel bosco della “Collina delle Streghe”, una originale raccolta di statue scolpite sul legno, testimonianza di tradizioni popolari molto diffuse in queste regioni e che affondano le radici nell’antico politeismo e nel totemismo. Ripresa la strada continuiamo verso la parte meridionale; il paesaggio si fa pi&amp;amp;#249; aspro, ormai le dune di sabbia si susseguono sempre pi&amp;amp;#249; maestose e alte, fino a gettarsi sul mare. Nida  &amp;amp;#232; l’ultimo paesino, prima del confine russo. Ordinato, silenzioso, con le dacie dai colori vivaci; qui passeremo la notte. Ma intanto, via verso le bianche dune, che “si muovono” sotto le raffiche di vento. E’ finalmente il “sahara lituano”, a oltre 2.500 km. da casa. Il tramonto ci vede lungo il mare, una spiaggia sterminata, battuta dal vento; alcuni, veramente coraggiosi, si tuffano nelle acque del gelido Baltico. Ci sistemiamo in una confortevole dacia, gestita da una severa e militaresca signora, che proprio non vede di buon occhio le nostre moto parcheggiate sul retro giardino. E da domani inizia il ritorno.

Lasciate le dune di  Neringa ci dirigiamo ad est, meta Vilnius, la capitale. Attraversiamo una zona prevalentemente pianeggiante. Il paesaggio &amp;amp;#232; caratterizzato da sconfinati campi coltivati, di color giallo e verde, che vanno a incontrarsi, all’orizzonte, con il cielo azzurro.  Superata Siauliai, deviamo per Kryziu Kalnas, la Collina delle Croci. Si tratta di una collina interamente coperta di croci, centinaia di migliaia, milioni, di pi&amp;amp;#249;, di ogni taglia, di ogni materiale, anche appese le une alle altre. La sua origine si perde nel tempo, ma &amp;amp;#232; dall’epoca zarista e, poi, nel secondo dopo guerra, durante gli anni del governo sovietico, che ha iniziato a divenire luogo di devozione; un pellegrinaggio contrastato dalle autorit&amp;amp;#224; e divenuto per questo anche un simbolo di resistenza. Saliamo su per il sentiero che percorre la collina; il sole a fatica passa tra le fessure della giungla di croci e riflette ombre strane, sembra di perdere l’orientamento. E chiss&amp;amp;#224; di notte, magari col vento,  sembrer&amp;amp;#224; di sentire anche le voci. Acquistiamo in una delle bancarelle una piccola croce di legno; non siamo venuti per pregare, vogliamo solo  testimoniare la visita alla collina simbolo. L’appendiamo con su scritto: 
”che si possa continuare a viaggiare con il pensiero, con la parola, con la moto”. La sera una sosta nella capitale lituana, Vilnius. Da domani il ritorno attraverso le micidiali strade polacche e le ampie strade austriache, passando per il Grossglockner. 



&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/lituania/diario_di_viaggio_lituania_4882.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;LITUANIA 2002 alla scoperta del Sahara del Baltico&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=3064&amp;user=PinoMotoamici"&gt;PinoMotoamici&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>PinoMotoamici</dc:creator><category>LITUANIA</category><pubDate>Sat, 16 Feb 2008 15:56:36 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/lituania/diario_di_viaggio_lituania_4882.ashx</guid></item><item><title>TUNISIA 2001 in moto nel deserto, Chott el Jerid, Matmata, Douz, Tamerza, Kairouan </title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/africa/tunisia/diario_di_viaggio_tunisia_4873.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/africa/tunisia/diario_di_viaggio_tunisia_4873.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/3064/4873/41000.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;TUNISIA, Africa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Finalmente si parte
Citt&amp;amp;#224; di Castello, risveglio con una splendida giornata; gli ultimi preparativi. Raduno per i saluti e la foto di rito con familiari e amici. Partenza per Genova, viaggio di rodaggio e di allenamento. Tutto ok, arrivo in buon anticipo per l’imbarco sulla motonave Carthage che ci porter&amp;amp;#224; in un giorno a Tunisi. Un giorno in pi&amp;amp;#249; per aumentare l’attesa. Molto relax e prima confidenza con la cucina.
In terra d’Africa
Sbarco in terra d’Africa e, divincolatici dal traffico caotico della capitale, in direzione sud, attraversando una campagna, intatta, umile e schiva come la sua gente, raggiungiamo la prima tappa del viaggio, Kairouan, una delle quattro capitali dell’islamismo. La Citt&amp;amp;#224; Santa ci accoglie di sera, con le sue 135 moschee ed un caratteristico sottofondo musicale, per le vie e le piazze, una &amp;amp;#171;musichetta&amp;amp;#187; che ci accompagner&amp;amp;#224; in tutti i villaggi e citt&amp;amp;#224; visitate. Trascorriamo la notte in uno &amp;amp;#171;spartano&amp;amp;#187; alberghetto indicatoci da una delle tante &amp;amp;#171;guide volontarie&amp;amp;#187; incontrate nella citt&amp;amp;#224;.

Verso le oasi di montagna
Partenza di buon ora, risulter&amp;amp;#224; la prima e l’unica veramente di buon ora. Abbandonate le strade pi&amp;amp;#249; trafficate ci dirigiamo verso ovest, al confine con l’Algeria, nelle splendide oasi di montagna. Mentre attraversiamo i vari villaggi destiamo curiosit&amp;amp;#224;, i bambini ci corrono incontro per vedere le moto e ci invitano ad effettuare acrobatiche impennate. Il paesaggio cambia rapidamente, iniziano a comparire le prime montagne, anche la strada si movimenta, alternando tratti di asfalto a terra e sabbia. Un errore nell’interpretazione del GPS, in realt&amp;amp;#224; non vediamo l’ora di provare la mitica sabbia, ci porta a seguire una pista in cui ci cimentiamo con i primi insabbiamenti ed ad aprire il gas per&amp;amp;#171;ondeggiarci sopra&amp;amp;#187;. La pista, purtroppo, &amp;amp;#232; sbagliata e veniamo fermati ad un posto di polizia alla frontiera con l’Algeria. Veloce ritorno indietro e, ritrovata la pista, giungiamo verso sera a Tamerza, immersa in una rigogliosa oasi circondata da montagne rosse e canyon. Per pareggiare il conto con la sera precedente, alloggiamo in uno splendido albergo, situato a m&amp;amp;#242; di terrazza sopra la vecchia oasi, divenuta un centro di grande interesse archeologico. Ci meritiamo un tonificante bagno e poi, di corsa, a gustare una ricca cena con &amp;amp;#171;couscous royal&amp;amp;#187;. Dopo cena il solito breafing per impostare la giornata successiva. Risveglio nell’immobile e silenziosa oasi e, dopo aver consumato una sostanziosa e ricca colazione (non mangeremo che a sera), continuiamo a salire per raggiungere Mides, un piccolo villaggio costruito su un’oasi a strapiombo su un canyon. Un gioiello di architettura, un ventaglio di colori. 
Chott El Jerid
Lasciata l’oasi di Mides inizia la discesa per una pista che attraversa canyon e pinnacoli rossi (ma non siamo in Arizona). D’improvviso un balcone naturale da cui appare, all’orizzonte, la distesa bianca del Chott El Jerid, il lago salato che preannuncia il Sahara. Velocemente raggiungiamo la pianura, il paesaggio &amp;amp;#232; cambiato repentinamente, ed anche il caldo comincia a farsi sentire. Iniziamo a costeggiare la distesa di sale e alla prima occasione ci tuffiamo in una pista per attraversarla. Una pista bianca, brillante, compatta, con grandi &amp;amp;#171;cretti&amp;amp;#187; dalle parti. All’orizzonte solo il bianco, l’azzurro ed il calore che &amp;amp;#171;allunga&amp;amp;#187; la sagoma del compagno davanti. Grande silenzio, anche le moto sembrano meno tonanti del solito. Dopo una quarantina di km. la pista, improvvisamente, scompare, continuiamo e ci troviamo in mezzo come ad una immensa &amp;amp;#171;pista da pattinaggio&amp;amp;#187;, abbiamo raggiunto la zona centrale del lago salato! Qualche sgommata, una diffusa emozione, un comune sentimento di orgoglio e poi, sicuramente, ognuno a parlare con se stesso. Grandi spazi ed il vuoto ci circondano, il sole &amp;amp;#232; l&amp;amp;#236; sopra di noi, implacabile a oltre 40 gradi, unico vero &amp;amp;#171;Signore&amp;amp;#187; a cui dover rendere conto. L’immancabile foto di gruppo ci distoglie da quelsoch&amp;amp;#232; di intimo ed immenso. E’ tardi, dobbiamo ripartire; riprendiamo la pista salata che &amp;amp;#171;mangiamo&amp;amp;#187; a oltre 100 all’ora. Continua il momento magico! Trascorriamo la sera a Douz, alle porte del sahara. Una &amp;amp;#171;visita&amp;amp;#187; alle dune, qualche &amp;amp;#171;derapata&amp;amp;#187;, ma la testa &amp;amp;#232; ancora l&amp;amp;#224;, all’immensa &amp;amp;#171;pista da pattinaggio&amp;amp;#187;! Completiamo la splendida giornata con una gustosa cenetta all’aperto da Ali Baba, dove ritestiamo, di nuovo positivamente, la grillada. Dopo cena riusciamo a trovare un benzinaio che ci consente di effettuare un abbondante lavaggio alle moto, completamente coperte di sale e sabbia. Un po’ a malincuore assistiamo alla cancellazione di quel &amp;amp;#171;fango&amp;amp;#187; che abbiamo sognato per mesi! 


Altro che Parigi – Dakar !
La strada che imbocchiamo per raggiungere Matmata taglia il deserto; &amp;amp;#232; di asfalto che in verit&amp;amp;#224; sentiamo solamente ogni tanto, in quanto costanti folate di sabbia portate dal vento la ricoprono e l’attraversano smuovendola. Mucchietti di sabbia che buchiamo, lasciando dietro le gomme un’indimenticabile soffio del nostro passaggio. Lungo la via qualche fuoripista, veloce, intenso a volte smanioso. Una sosta in un tipico caf&amp;amp;#232;, il Caf&amp;amp;#232;touareg. Il posto ci rester&amp;amp;#224; impresso per l’ospitalit&amp;amp;#224; ricevuta, davvero amichevole, e per aver rinunciato all’invito di restare a pranzo per gustare una tipica minestra a base di legumi. Ripartiamo, la pista comincia a salire, ci allontaniamo dal deserto. Matmata, ormai invasa da turisti e botteghe di souvenir, ci svela le sue caratteristiche abitazioni a pozzo.  Una breve visita e incalzati dal caldo, veramente torrido, prendiamo a sud-est una pista che ci condurr&amp;amp;#224; in un villaggio berbero di montagna. La strada continua a salire; dopo un iniziale tratto sterrato il percorso diventa veramente duro, una mulattiera con canaloni e pietre; le moto, forse un po’ troppo cariche non consentono distrazioni, notevole l’impegno per tenerle. Il paesaggio che attraversiamo ci ripaga dello sforzo; la pista &amp;amp;#232; attaccata per lunghi tratti alla montagna da un infinito muro a secco, quasi la muraglia cinese. Arriviamo al valico, una sosta per farci accarezzare dal vento e per godere della vista che si perde in uno sterminato altopiano. Anche il sole, inseparabile e silenzioso compagno di viaggio, si ferma con noi;  l’acqua &amp;amp;#232; finita ed &amp;amp;#232; forse la prima volta che soffriamo la sete. Riprendiamo la pista e, dopo pochi minuti, un umile ristoro prima del villaggio ci accoglie sotto la sua semplice e fresca tenda. Ci rinfreschiamo con l’immancabile th&amp;amp;#232; caldo e godiamo dall’alto della spettacolare vista  del villaggio, immobile presepe incorniciato in un’arida mesa. Il vento ci porta le voci degli abitanti. Siamo abbondantemente ripagati dello sforzo fatto. La pista, ora di asfalto, scende ripidamente, in pochi minuti siamo di nuovo in pianura, imbocchiamo la strada principale che conduce a Medenine. Prima di arrivare assaliamo un bar, acqua ed un succulento panino. Forse, oltre la sete avevamo anche fame! Medenine ci accoglie sul far sera, cittadina dinamica, con un caratteristico mercato. La serata &amp;amp;#232; dedicata a pianificare, ahim&amp;amp;#232;, il ritorno a nord, siamo a circa 600 chilometri da Tunisi.


Si ritorna a nord
Il giorno &amp;amp;#232; dedicato interamente a coprire il ritorno verso nord, attraversando sterminati uliveti che costeggiano il mare e caotiche citt&amp;amp;#224; che vi si affacciano. Quando &amp;amp;#232; sera decidiamo di sostare a El Jem, sede anche di una copia integrale del nostro Colosseo. E’ venerdi e come consuetudine nei paesi islamici la citt&amp;amp;#224; si anima, rigorosamente di soli uomini! Ultima notte in Tunisia. Poco pi&amp;amp;#249; di 100 chilometri ci separano da Tunisi, alle 12.00 di domani &amp;amp;#232; previsto l’imbarco per Genova. La motonave Carthage &amp;amp;#232; l&amp;amp;#236; che ci aspetta. Le opera&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/africa/tunisia/diario_di_viaggio_tunisia_4873.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;TUNISIA 2001 in moto nel deserto&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=3064&amp;user=PinoMotoamici"&gt;PinoMotoamici&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>PinoMotoamici</dc:creator><category>TUNISIA</category><pubDate>Thu, 14 Feb 2008 22:54:46 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/africa/tunisia/diario_di_viaggio_tunisia_4873.ashx</guid></item></channel></rss>