﻿<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><rss version="2.0" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" xmlns:trackback="http://madskills.com/public/xml/rss/module/trackback/"><channel><title>ViaggiScoop.it, I viaggi di stranigiorni</title><link>http://www.viaggiscoop.itviaggiutente.aspx?idU=4311&amp;user=stranigiorni</link><description>I miei viaggi inseriti su www.viaggiscoop.it</description><dc:language>it-IT</dc:language><managingEditor>info_noreply@viaggiscoop.it (Viaggiscoop.it)</managingEditor><webMaster>info_noreply@viaggiscoop.it (Viaggiscoop.it)</webMaster><copyright>Copyright 2004-2026 ViaggiScoop.it</copyright><generator>ViaggiScoop.it RSS generator v1.1</generator><image><title>ViaggiScoop.it</title><url>http://www.viaggiscoop.it/image/logo_RSS.gif</url><link>http://www.viaggiscoop.itviaggiutente.aspx?idU=4311&amp;user=stranigiorni</link><width>103</width><height>26</height></image><item><title>bosnia in scooter, srebrenica</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/bosnia e herzegowina/diario_di_viaggio_bosnia e herzegowina_6053.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/bosnia e herzegowina/diario_di_viaggio_bosnia e herzegowina_6053.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/4311/6053/54817.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;BOSNIA E HERZEGOWINA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LA VIA DOLOROSA
La mattina  decido di andare a Srebrenica. La notte ho dormito
poco e mi sento teso come una corda di violino. L’idea di andarci sapendo
quello che &amp;amp;#232; successo mi inquieta. Faccio una colazione molto frugale, ho lo
stomaco in subbuglio. Tra l’altro devo percorrere oltre 150 chilometri e
farne altrettanti al ritorno.
Non so perch&amp;amp;#233; ma ho deciso di non dire a nessuno che vado a Srebrenica.
Ho paura che mi dissuadano dall’andarci o di suscitare ostilit&amp;amp;#224;. Su un
pezzo di carta mi scrivo i nomi dei paesi che via via incontrer&amp;amp;#242; sulla strada
fino a Milici dove c’&amp;amp;#232; l’ultima deviazione che mi porter&amp;amp;#224; a Srebrenica.
Faccio sosta ogni 30 chilometri circa per bere un caff&amp;amp;#232;, e per chiedere
informazioni perch&amp;amp;#233; qui tornano i cartelli in cirillico e non ho voglia di
sbagliare strada visto che i chilometri da fare sono gi&amp;amp;#224; tanti cos&amp;amp;#236;.
Quando arrivo a Vasglanica, una cittadina un po’ pi&amp;amp;#249; grande delle altre
incontrate fino ad ora e bivio importante per Srebrenica, mi trovo
davanti a un cartello giallo con pi&amp;amp;#249; di sei indicazioni in cirillico. Per fortuna
due ragazzi stanno lavorando dentro il cortile di una casa, e chiedo
chiarimenti a loro. Non nomino Srebrenica neanche a loro, sempre
convinto che la cosa susciti fastidio. Invece i ragazzi guardano la targa e
nuovamente scopro che Trieste in Bosnia &amp;amp;#232; conosciuta, non fosse altro che
per i traffici di Jeans e oro che hanno arricchito a dismisura i
commercianti del Borgo Teresiano negli anni ’70 e ’80. Mi danno
informazioni molto esaustive su come raggiungere Milici e mi scrivono il
nome in cirillico su un pezzo di carta e poi, convinti che io prosegua per
Belgrado, mi raccomandano di portare un bacio a tutte le ragazze
belgradesi. Con il mio misero inglese riesco a fare anche qualche battuta
spiritosa e a farli ridere (o forse ridono per il mio inglese?). Li saluto e
dopo una trentina di chilometri trovo Milici e il bivio che porta a
Srebrenica. Mi fermo all’angolo a riprendere fiato e mi siedo in una
trattoria per un caff&amp;amp;#232;.
Mentre il ragazzo mi serve, dalla cucina arriva un buon profumo di
cevapcici che stanno grigliando. A lui non posso nascondere la mia
destinazione: quando mi chiede dove sto andando glielo dico ma non fa
una piega e mi indica la strada. Vuole far due chiacchiere e mi chiede da
dove vengo e quanta strada ho fatto. “Tutto con quello?” dice indicando il
piccolo Dink. “ Very long drive!” commenta.
E’ ormai l’una e sono in sella da 4 ore tra una sosta e l’altra. E’ ora che io
vada e mi decida a fare l’ultimo tratto che mi separa da Srebrenica. Gli
chiedo che cosa c’&amp;amp;#232; da mangiare e dopo aver sentito il men&amp;amp;#249;, decido di
fermarmi al ritorno per pranzare. Ci salutiamo e rimonto in sella. Le case
sulla strada mostrano ancora evidenti i segni della guerra. Certe sono
semidistrutte, altre in fase di ristrutturazione, e poi i soliti monconi
anneriti dagli incendi e abbandonati dai proprietari. I segni delle granate
formano con il loro buchi quadri astratti…mi ricordano i “buchi” di
Fontana. Mi si chiude lo stomaco a pensare a tutto l’orrore accaduto qui.
Quando in lontananza appare la sagoma del capannone dell’ex fabbrica di
Potocari dove i Caschi Blu olandesi avevano il comando e dove si erano
rifugiati i profughi in fuga da Srebrenica che stava per capitolare, mi
vengono i brividi.
C’&amp;amp;#232; un posto di blocco proprio di fronte al Memoriale delle vittime del
genocidio e naturalmente vengo fermato per un controllo. Il poliziotto non
parla inglese e ad occhio gli consegno, come fosse un rito, patente,
libretto e carta verde. E’ un po’ burbero, insiste col parlarmi in serbo
anche se sa bene che non lo capisco. Mantengo la calma e sorrido. Lui
guarda la patente ed esclama “Ah, italijanski!” “Qualche problema?” gli
chiedo io. “Nema problema!” Mi indica il posteggio del Memoriale e ripete:
“Nema problema”.
Un semicerchio marmoreo contiene incisi i nomi delle vittime in ordine
alfabetico. Un uomo scorre con lo sguardo le iscrizioni probabilmente in
cerca di un parente o di un amico tenendosi una mano premuta sulla bocca.
Mi vergogno come un ladro quando scatto l’unica foto all’interno del
Memoriale. Fuori tutto sembra indifferente, i poliziotti chiacchierano e
ridono tra loro all’ombra della tettoia della casamatta appoggiata alla
recinzione che separa la strada dalla fabbrica. Il capannone appare come
un luogo sinistro della memoria e della vergogna dell’Europa.
Esco e rimetto lo scooter in strada per fare questi 7 chilometri che
mancano a Srebrenica. In pochi minuti sono in citt&amp;amp;#224;, oggi semideserta e
mancante di qualsiasi sovrastruttura; l’acqua arriva solo a ore e cos&amp;amp;#236; anche
la corrente. Qui un tempo c’erano le terme che per&amp;amp;#242; sono state distrutte
dalle granate nel tentativo, peraltro riuscito, di interrompere
l’approvigionamento dell’acqua durante l’assedio. Un tempo questa era una
fiorente e ricca citt&amp;amp;#224; di miniere d’argento (srebo). Quella di Sasa in
particolare era attrezzata in modo tecnologicamente moderno e prima
della guerra impegnava 1800 persone di cui 400 erano minatori. Dal ’93 al
’95, anno della capitolazione, Srebrenica venne dichiarata area protetta
dall’ONU e stretta d’assedio dalla milizie serbo-bosniache.
Inspiegabilmente, almeno dal punto di vista umano, il 30 maggio 1995
l’ONU dichiar&amp;amp;#242; che le forze di interposizione dei Caschi Blu in Bosnia
avrebbero dovuto farsi da parte, una decisione che sarebbe stata fatale
per la citt&amp;amp;#224;. Un paio di mesi pi&amp;amp;#249; tardi, il 9 luglio l’esercito serbo-bosniaco
comandato dal generale Ratko Mladic, inizi&amp;amp;#242; a bombardare la citt&amp;amp;#224; senza
tregua. I Caschi Blu , obbligati al non intervento, cercarono di convincere
la popolazione ad arrendersi promettendo loro l’intervento aereo della
NATO che invece non sarebbe mai arrivato. Non solo, ma nel frattempo,
minacciati di morte, i Caschi Blu olandesi consegnarono a Mladic le loro
divise , i loro armamenti e i mezzi di trasporto. Gli uomini di Mladic
entrarono cos&amp;amp;#236; indisturbati in citt&amp;amp;#224; a bordo dei blindati dell’ONU accolti
dalla popolazione come liberatori. Le due settimane successive per gli
abitanti sarebbero state un autentico incubo. Circa 8000 uomini tra i 12 e
i 77 anni -ma l’associazione “Donne di Srebrenica” insiste da tempo
affinch&amp;amp;#233; la cifra venga aggiornata a 10.072- vennero fatti prigionieri,
separati dalle donne e sommariamente passati per le armi.
1800 di loro che si erano rifugiati nell’ex fabbrica di motori dove si
trovava il comando dei Caschi Blu olandesi, furono falciati dai mitra nel
canneto di fronte, dove ora sorge il Memoriale. I pochi sopravvissuti
hanno testimoniato di fronte ai giudici che in quanto feriti riuscirono,
fingendosi morti, a fuggire nottetempo approfittando della stanchezza
dei soldati che per tutto il giorno avevano sparato sui loro compagni.
Quello che resta da sapere e da capire in questa tragedia, una delle
pagine di Storia pi&amp;amp;#249; vergognose scritte dopo la seconda guerra mondiale, &amp;amp;#232;
la verit&amp;amp;#224; politica: rimane un mistero perch&amp;amp;#232; le forze internazionali
presenti non abbiano fatto nulla per evitare il bagno di sangue, perch&amp;amp;#233; la
NATO non le abbia sostenute con attacchi aerei, e come mai i quadri
dell’esercito bosniaco dell’Armija presenti in zona siano stati
improvvisamente spostati pochi giorni prima della resa della citt&amp;amp;#224;.
Tra le varie cose che avevano indignato l’opinione pubblica, ci fu il
ritrovamento di un filmato in cui Padre Gavrilo Maric benediceva
immediatamente prima della mattanza armi e massacratori.
Quando riparto mi sento sollevato ed &amp;amp;#232; come se mi fossi levato un peso.
Sono convinto per&amp;amp;#242; che chiunque pensi di fare un viaggio in Bosnia oggi,
non possa escludere dal suo itinerario Srebrenica. L’eccidio qui avvenuto
rimarr&amp;amp;#224; uno dei fatti pi&amp;amp;#249; vergognosi accaduti in Europa nel secolo&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/bosnia e herzegowina/diario_di_viaggio_bosnia e herzegowina_6053.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;bosnia in scooter&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=4311&amp;user=stranigiorni"&gt;stranigiorni&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>stranigiorni</dc:creator><category>BOSNIA E HERZEGOWINA</category><pubDate>Thu, 06 Nov 2008 13:37:09 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/bosnia e herzegowina/diario_di_viaggio_bosnia e herzegowina_6053.ashx</guid></item><item><title>bosnia in scooter, sarajevo</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/bosnia e herzegowina/diario_di_viaggio_bosnia e herzegowina_6056.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/bosnia e herzegowina/diario_di_viaggio_bosnia e herzegowina_6056.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/4311/6056/54823.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;BOSNIA E HERZEGOWINA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SARAJEVO, ANCORA UNA VOLTA
( Il tunnel)
L’ultimo giorno a Sarajevo, dopo l’intensa esperienza di Srebrenica di ieri,
decido di prendere un taxi fino a Butmir, vicino all’aeroporto, per vedere
il tunnel scavato durante l’assedio.
Il mio tassista &amp;amp;#232; loquace e visto che la strada &amp;amp;#232; lunga contraccambio con il
mio zoppicante inglese. Scopro cos&amp;amp;#236; che conosce Trieste e che suo padre
ci veniva a comprare Jeans e oro 14 dalle parti della stazione dei treni,
Jeans e oro che talvolta dopo un lungo tragitto potevano finire a Praga o
Budapest, e perfino nelle boutique di Mosca.
Verso Butmir il tassista mi indica il monte Igmar dove nel 1984 si svolsero
le olimpiadi invernali. Quando gli dico che mi ricordo benissimo della
mascotte “VUCKO” , un piccolo cucciolo di lupo, esplode in una risata
dirompente: “Ja, ja vucko, emblema!”
Poco prima di deviare per il museo, mi racconta che il quartiere dove
siamo adesso si chiama Dobrijnia ed &amp;amp;#232; qui che si &amp;amp;#232; combattuto duramente,
palazzo per palazzo, casa per casa, e la popolazione del quartiere ha
patito molto durante l’assedio perch&amp;amp;#233; le milizie serbe erano arrivate a
conquistare met&amp;amp;#224; di questo quartiere fatto di case popolari, assestandosi
a meno di 15 chilometri dal centro di Sarajevo. A Dobrijnia erano avvenuti
sequestri, stupri e uccisioni; qui, tutti i non-serbi erano stati cacciati
dalle loro case e gli uomini erano finiti nei lager.
Finalmente arriviamo alla casa-museo la cui facciata porta ancora i segni
dei mortai. Mi fanno vedere un DVD sulla costruzione del tunnel e sulla
vita nella Sarajevo assediata. Sono con un gruppetto di inglesi la cui
guida, una donna bosniaca, non riesce a trattenere le lacrime. Con un
gesto lieve della mano le rimuove dalle guance come se provasse vergogna
a lasciarle scivolare liberamente sul viso. Ho trovato quel gesto
struggente e lei di una dignit&amp;amp;#224; grandiosa. Ci scherza su e ride per
esorcizzare, immagino, la paura che tutto quell’orrore possa un giorno
tornare.
Il primo tentativo di costruire un tunnel sotterraneo prevedeva l’uso di un
tubo di drenaggio per le acque sotterranee ma nel caos della Sarajevo
sotto assedio, non fu possibile trovare i disegni delle fognature e il
progetto ben presto fu abbandonato. Ma alla fine del 1992 bisognava
intervenire in modo deciso poich&amp;amp;#233; la popolazione era allo stremo. Il
generale Rasid Zorlak riusc&amp;amp;#236; a trovare due ingegneri in grado di farne il
progetto. I lavori cominciarono in gran segreto. Il progetto prevedeva un
tunnel che passasse sotto la pista dell’aeroporto, per cui era necessario
avere l’autorizzazione dell’ONU, al quale era affidato il controllo, e
assicurarsi che i calcoli fossero estremamente precisi per non causare
danni alla pista e alla sua stabilit&amp;amp;#224;. Furono stabiliti i fori d’entrata e
d’uscita per poter dimezzare i tempi di esecuzione scavando
contemporaneamente da entrambi i lati. I lavori di scavo iniziarono nel
gennaio 93. Tre o quattro ore di lavoro al giorno, non di pi&amp;amp;#249;, perch&amp;amp;#233; i lavori
erano rallentati dai continui bombardamenti e anche perch&amp;amp;#233; si potevano
usare solo picconi e pale. Per illuminazione si usavano ciotole piene di olio
commestibile con una piccola miccia. Con aprile, per affrettare i lavori si
organizzarono tre turni di otto ore ciascuno cos&amp;amp;#236; da coprire per intero la
giornata. L’acqua che riempiva la galleria veniva risucchiata da una pompa
idraulica ma, pi&amp;amp;#249; spesso, per la continua interruzione della corrente
elettrica, venivano usati secchi e taniche. Nel frattempo gli assedianti,
accortisi dei lavori, iniziarono a bombardare sistematicamente l’area
interessata allo scavo per scoraggiare la continuazione e rallentare i
lavori. Il 30 luglio 1993 alle ore 21, dopo sette mesi di lavori quasi
ininterrotti, i due tronconi vennero collegati e gli uomini che in quel
momento stavano scavando si strinsero la mano. Ora Sarajevo disponeva
di un collegamento sotterraneo da dove far confluire armi e soldati e
generi alimentari, ed evacuare feriti in zone controllate dall’Armija
bosniaca. Il tunnel misurava 800 metri di lunghezza per 1,5 di larghezza e
altezza e collegava Sarajevo con i territori liberi della Bosnia Erzegovina.
Sostanzialmente il tunnel fu uno strumento della strategia militare di
estrema importanza. Per due volte le granate serbe fecero strage di civili
in attesa di attraversare il tunnel. Scavato sotto la casa della famiglia
Kolaric, adesso &amp;amp;#232; diventato un museo. I due vecchietti proprietari, nonno
Alija e nonna Sida, divennero famosi durante la guerra: c’era sempre un
pezzo di pane e un bicchiere d’acqua per i soldati stanchi che ritornavano
dal fronte e si riscaldavano chiacchierando nello stanzino riscaldato da
una stufetta a legna.
La mattina seguente, di buon ora, lascio Sarajevo e dopo aver percorso il
trafficato e caotico “viale dei cecchini” , prendo la deviazione per Zenica.

&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/bosnia e herzegowina/diario_di_viaggio_bosnia e herzegowina_6056.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;bosnia in scooter&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=4311&amp;user=stranigiorni"&gt;stranigiorni&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>stranigiorni</dc:creator><category>BOSNIA E HERZEGOWINA</category><pubDate>Fri, 07 Nov 2008 08:35:33 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/bosnia e herzegowina/diario_di_viaggio_bosnia e herzegowina_6056.ashx</guid></item></channel></rss>