﻿<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><rss version="2.0" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" xmlns:trackback="http://madskills.com/public/xml/rss/module/trackback/"><channel><title>ViaggiScoop.it, I viaggi di Larosa</title><link>http://www.viaggiscoop.itviaggiutente.aspx?idU=43429&amp;user=Larosa</link><description>I miei viaggi inseriti su www.viaggiscoop.it</description><dc:language>it-IT</dc:language><managingEditor>info_noreply@viaggiscoop.it (Viaggiscoop.it)</managingEditor><webMaster>info_noreply@viaggiscoop.it (Viaggiscoop.it)</webMaster><copyright>Copyright 2004-2026 ViaggiScoop.it</copyright><generator>ViaggiScoop.it RSS generator v1.1</generator><image><title>ViaggiScoop.it</title><url>http://www.viaggiscoop.it/image/logo_RSS.gif</url><link>http://www.viaggiscoop.itviaggiutente.aspx?idU=43429&amp;user=Larosa</link><width>103</width><height>26</height></image><item><title>Malta e i ragazzi del doblo</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/malta/diario_di_viaggio_malta_12960.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/malta/diario_di_viaggio_malta_12960.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/43429/12960/141839.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;MALTA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MALTA E I RAGAZZI CON IL DOBLO…
Prima di cominciare il mio diario saluto e ringrazio tutti i lettori, cominciamo dal titolo (I RAGAZZI CON IL DOBLO) siamo in 7 e da Napoli arriviamo a Malta il 17.06.2019 dove trascorreremo una settimana, per spostarci abbiamo noleggiato un Fiat Doblo naturalmente con volante a destra e guida inversa alla nostra…. Ci sar&amp;amp;#224; da ridere…
Arriviamo all’aeroporto internazionale di Malta, l’unico dell’isola a pochi chilometri dalla Valletta, dopo aver sbrigato le pratiche di noleggio ci rechiamo al nostro Hotel Situato a San Gwann, a soli 15 minuti di auto da La Valletta, sistemiamo i nostri bagagli in camera e siamo pronti per la nostra prima serata a Malta. Non avendo nessuna informazione sulle varie zone di Malta ci spostiamo un po&amp;#39; a caso e raggiungiamo la citt&amp;amp;#224; di San Giuliano (San Giljan) che in realt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; un tutt’uno con la Valletta, in questa zona di Malta quando ci si sposta si cambia Citt&amp;amp;#224; senza accorgersene, San Giuliano, Swiequi, San Giovanni, Msdina, Hamrun, Tarscen, Paola, Vittoriosa, Cospicua e molte altre sono in realt&amp;amp;#224; un unico agglomerato urbano. Tornando a parlare di  San Giuliano, possiamo dire che questa citt&amp;amp;#224; e nota per le spiagge, come quelle della Baia di Balluta,(in realt&amp;amp;#224; pochi metri di sabbia ed una gradinata di cemento alle spalle, direi veramente brutta), affacciato sulla Baia di Spinola si trova il Palazzo Spinola in stile barocco e caratterizzato da un orologio intagliato sulla facciata. Sul lungomare si trovano tantissimi ristoranti, Bar e discoteche, Non posso dare un giudizio sulle discoteche ma vi posso consigliare di scegliervi bene il ristorante, molti lasciano a desiderare, sono affollati e con cibo e servizio scadente. Dopo cena rientriamo in Hotel.
La mattina seguente ci rechiamo a La Valletta, parcheggiamo il nostro Dobloo appena fuori le mura e prima di oltrepassarle ammiriamo la fontana dei Tritoni Consiste di tre tritoni bronzei che sostengono una grande vasca, bilanciati su una base concentrica costruita in cemento e rivestita di lastre di travertino. Oltrepassando il ponte che ci consente di superare il fossato entriamo nella citt&amp;amp;#224; vecchia e subito sulla destra vi &amp;amp;#232; il Parlamento Maltese, disegnato da Renzo Piano edificio moderno ma ben integrato nel contesto architettonico del centro storico. Continuiamo sulla via principale e sulla nostra sinistra troviamo L&amp;#39;Auberge de Provence, un antico edificio adibito a Museo Nazionale di archeologia. Nel museo sono presenti reperti preistorici provenienti dalle isole maltesi risalenti a una fascia temporale tra il periodo Ghar Dalam (5200 a.C.), in cui ci furono i primi insediamenti umani sull&amp;#39;isola, e il periodo Tarxien(2500 a.C.). Il pezzo principe tra tutti i reperti esposti e la Dama dormiente reperto scoperto all&amp;#39;ipogeo di Hal-Saflieni. Lasciamo il museo ed a pochi metri sul lato opposto visitiamo al costo di 10 euro la Concattedrale di San Giovanni Battista patrono dei Cavalieri Ospitalieri, ordine formato da nobili provenienti dalle pi&amp;amp;#249; importanti casate europee impegnati a proteggere la fede cattolica e l&amp;#39;Europa dagli attacchi dei Turchi Ottomani. I membri dell&amp;#39;Ordine si distinguono in Cavalieri, Cappellani e Serventi d&amp;#39;armi sotto l&amp;#39;autorit&amp;amp;#224; di un Principe Gran Maestro. Vedendo questa cattedrale dall’esterno non ci si pu&amp;amp;#242; immaginare la ricchezza interna, ma non appena si entra si viene avvolti da un concentrato di bellezza. La Cattedrale insieme al centro storico della Valletta &amp;amp;#232; stata dichiarata patrimonio dell’umanit&amp;amp;#224; nel 1980. L’edificio &amp;amp;#232; a pianta basilicale con una navata principale larga 15 metri per una lunghezza di 53 metri, e due laterali sostenute da dodici pilastri. Le opere presenti sono infinite, tra cui due opere del Caravaggio e altre del Mattia Preti. Anche il pavimento e stupefacente, formato da ben 405 lapidi realizzate come pannelli marmorei, le lastre riccamente intarsiate recano simboli araldici, dediche, iscrizioni, motivi religiosi, fregi militari e trofei navali. Lungo entrambi i lati sono dislocate le dieci cappelle intercomunicanti, otto di esse sono dedicate alle principali nazionalit&amp;amp;#224; e lingue parlate dei Cavalieri gli ambienti delle comunit&amp;amp;#224; francesi, italiane, tedesche e aragonesi, essendo quest&amp;#39;ultime le pi&amp;amp;#249; numerose e importanti si trovano pi&amp;amp;#249; vicino all&amp;#39;altare e manifestano la magnificenza dei rispettivi stati. Dopo la Cattedrale visitiamo L’armeria e le stanze del palazzo ed infine il Forte Sant’Elmo nel cui interno vi &amp;amp;#232; il Museo della guerra che raccoglie armi che vanno dall’et&amp;amp;#224; del bronzo al 2004 (anno in cui Malta entr&amp;amp;#242; a far parte della comunit&amp;amp;#224; europea). Torniamo sui nostri passi e lasciamo il centro della Valletta. Rientriamo in Hotel e passiamo qualche ora in piscina prima della cena.
Nel nostro terzo giorno a Malta ci rechiamo a Vittoriosa una delle tre citt&amp;amp;#224; famose di Malta, (le altre due sono Cospicua e Senglea). A Vittoriosa visitiamo il Palazzo dell’inquisitore uno dei pochissimi palazzi superstiti del suo genere, la costruzione del palazzo risale al 1530, ma nel corso dei secoli molte sono state le modifiche e gli ampliamenti, oggi al suo interno si possono visitare molti ambienti dell’epoca come le cucine e le prigioni, oltre al tribunale dove venivano emesse le sentenze e gli ambienti privati dell’inquisitore come la camera da letto. Lasciamo il palazzo dell’inquisitore e ci rechiamo al Museo marittimo che ospita una collezione unica di oltre 20.000 reperti tra cui alcuni manufatti unici come la pi&amp;amp;#249; grande ancora romana. Dopo il Museo Marittimo raggiungiamo Il Forte Sant’angelo, uno dei Forti pi&amp;amp;#249; intensamente impegnato nella formazione del destino di Malta. Il sito ha attirato l’attenzione gi&amp;amp;#224; dall’antichit&amp;amp;#224;, in particolare dopo la colonizzazione delle isole da parte dei Fenici. Nel 1274 Forte Sant’Angelo o Castrum Maris (Castello del Mare) come era noto all’epoca consisteva in due recinti fortificati con torri circolari a intervalli regolari. Dopo il 1530 divenne il quartier generale dell’ordine di San Giovanni e ospit&amp;amp;#242; persino la residenza del Gran Maestro. Molti furono negli anni i lavori di ampliamento e fortificazione del Forte, nel 1565 durante il grande assedio ha avuto un ruolo di difesa fondamentale, coordinando le strategie difensive giorno dopo giorno, devast&amp;amp;#242; le batterie degliottomano e rovin&amp;amp;#242; il piano degli assedianti di attaccare Senglea il 15 luglio. Il Forte ha avuto ruoli fondamentali anche nella prima e seconda guerra mondiale, nel 1906 le flotte del mediterraneo della Royal Navy trasfer&amp;amp;#236; il suo centro di comando nel Forte e ne usci solo nel Marzo del 1979. (praticamente l’altro ieri).
Si &amp;amp;#232; fatta ora di pranzo vorremmo fermarci in qualche ristorante, ma dovete sapere che a Malta alle ore 17.00 chiudono tutti i siti e Musei, quindi un panino al volo e proseguiamo verso L&amp;#39;ipogeo di Hal-Saflieni, struttura sotterranea scavata tra il 3600 a.C. circa e il 2500 a.C. Si ritiene che in origine fosse un santuario, divenuto necropoli in tempi preistorici. &amp;amp;#200; l&amp;#39;unico tempio preistorico sotterraneo al mondo, venne scoperto per caso nel 1902, quando degli operai che stavano tagliando delle cisterne per nuove abitazioni ne ruppero il soffitto. Il primo livello somiglia molto alle tombe scoperte a Xemxija. Alcune stanze sono in realt&amp;amp;#224; caverne naturali ampliate artificialmente, dagli esami scientifici si &amp;amp;#232; appreso che il primo livello e il pi&amp;amp;#249; antico. Il secondo livello venne creato quando gli antichi costruttori decisero che il primo non era pi&amp;amp;#249; sufficiente, questo livello si trova solo 10 metri sotto il livello della strada e mostra eccellenti abilit&amp;amp;#224; nella scultura della pietra, in questo livello si possono osservare importanti stanze, come la stanza principale, il Santo dei Santi, la stanza dell&amp;#39;Oracolo e il Buco del serpente una buca alta due metri che potrebbe essere stata usata per tenervi dei serpenti, o per raccogliere l’elemosina. Infine il terzo livello che si suppone sia stato usato come deposito, probabilmente di frumento. Una nota molto importante se volete visitare questo Ipogeo bisogna prenotare con largo anticipo, l’ingresso &amp;amp;#232; consentito solo su prenotazione a soli 60 ospiti al giorno. Dopo la visita a questo spettacolare sito rientriamo in Hotel per rinfrescarci ed essere pronti per la serata, decidiamo di trovare un posto migliore dove mangiare e la logica ci suggerisce Marsa Scirocco (Marsaxlokk) un villaggio di pescatori situato a sud-est dell’isola attorno alla Baia omonima, Marsaxlokk significa letteralmente Porto dello scirocco e con le sue imbarcazioni coloratissime &amp;amp;#232; uno dei porti pi&amp;amp;#249; caratteristici di tutta l’isola oltre ad essere il pi&amp;amp;#249; ricco di pescato, in particolare pesce spada, tonno e lampuga sono catturati in abbondanza nel periodo tra primavera e autunno. Durante la settimana il pescato viene venduto a la Valletta, mentre la domenica direttamente nel porto. Allora non ci resta che provare questo pesce in un ristorante sul lungomare che ci &amp;amp;#232; stato suggerito, le aspettative sono state rispettate, paccheri ai frutti di mare, Tonno e pescato del giorno oltre ad un cannolo siciliano buonissimo sono la nostra cena. Soddisfatti rientriamo in Hotel.
In un lampo siamo gi&amp;amp;#224; a met&amp;amp;#224; vacanza, quest’oggi la nostra destinazione &amp;amp;#232; l’isola Gozo, partiamo prima del solito dal nostro Hotel e raggiungiamo con qualche difficolt&amp;amp;#224;, dovuta al traffico, il porto di Cirkewwa dove un incessante servizio di traghetti fa la spola tra l’isola principale e Gozo. Arrivati sull’isola di Gozo dopo una attraversata di solo 20 minuti, cominciamo le nostre visite con il Museo di Archeologia nella cittadella di Victoria. Il museo &amp;amp;#232; ospitato in una casa del 17 &amp;amp;#176; secolo che era originariamente conosciuta come Casa Bondi, si tratta di un edificio a due piani con una facciata austera simmetrica, con un balcone in pietra scolpito sopra la porta d&amp;#39;ingresso. Il museo &amp;amp;#232; stato aperto nel 1960 come il primo museo pubblico a Gozo, oggi &amp;amp;#232; conosciuto come il Museo Archeologico di Gozo o il Museo Nazionale di Archeologia e presenta reperti archeologici che coprono la storia culturale dell&amp;#39;isola di Gozo dall&amp;#39;era preistorica al periodo moderno. Ci spostiamo di pochi metri e visitiamo il Gran Castello Historic House, questo museo &amp;amp;#232; ospitato in un gruppo di case medievali in via Bernardo DeOpuo e ospita una vasta gamma di mostre che illustrano il modo di vivere locale, rurale e tradizionale, queste case risalenti al 1600 sono state adibite a tale funzione nel 1983. Adiacente Al Gran Castello ci sono le Vecchie Prigioni (Old Prison)  il complesso carcerario &amp;amp;#232; diviso in due diversi edifici: l&amp;#39;atrio, che era stato una cella comune nel 19 &amp;amp;#176; secolo, e un blocco indipendente con sei celle individuali. Il complesso carcerario &amp;amp;#232; rimasto attivo fino al 1962. Prima di lasciare la Cittadella visitiamo Il Museo di Storia Naturale ospitato anch’esso in tre edifici domestici del 1600 collegati tra loro, la collezione del museo &amp;amp;#232; distribuita su due piani, al piano terra &amp;amp;#232; rappresentata la Geologia, i minerali, l’evoluzione umana e animale e la vita marina di Malta, nel museo &amp;amp;#232; presente una piccola pietra lunare portata sulla terra dall’equipaggio dell’apollo 2 e donata al popolo maltese dal presidente Nixon. Il piano superiore e dedicato alla flora e alla fauna dell’isola, nel piccolo giardino retrostante sono presenti le piante tipiche indigene, tra cui il Centaury di roccia maltese, pianta nazionale maltese.
Lasciamo la Cittadella e raggiungiamo i templi di Ggantija a Xagnra uno dei siti archeologico pi&amp;amp;#249; importanti delle isole Maltesi, il sito &amp;amp;#232; costituito da due templi risalenti tra il 3600 e 3200 a.c. il nome Ggantija deriva da ggant, parola maltese che significa Giganti in quanto il sito &amp;amp;#232; associato a una razza di giganti. I templi sono in ottimo stato di conservazione, questo e dovuto al duro calcare corallino utilizzato per i muri esterni, mentre per gli arredi, altari e lastre decorative venne utilizzata la pietra calcarea Globigerina molto pi&amp;amp;#249; morbida. I resti di ossa di animali suggeriscono che in questi templi si effettuavano rituali che implicavano il sacrificio di essi. Sono presenti molti focolari in pietra e molti fori di libagione nel pavimento che potrebbero essere stati utilizzati per il versamento di offerte liquide. Lasciamo questo magnifico sito archeologico e raggiungiamo la nostra ultima meta di Gozo ovvero il Mulino Ta Kola Windmill, uno dei pochi mulini a vento sopravvissuti sulle isole maltesi. Il nome Ta Kola &amp;amp;#232; probabilmente legato al nome dell’ultimo mugnaio noto come Zeppu (Giuseppe) ta Kola (figlio di Nikola). Al piano terra del mulino si possono osservare i locali dell’officina contenenti una vasta gamma di attrezzi, mentre al primo piano ci sono gli alloggi del mugnaio arredati con mobili tradizionali e oggetti legati all’artigianato di Gozo. Lasciamo il Mulino e anche l’isola di Gozo facendo rotta verso il nostro Hotel ma al solito punto, il solito traffico, purtroppo per raggiungere il porto di Cirkewwa e per tornare verso La Valletta vi &amp;amp;#232; un’unica strada (strada 1) a doppio senso di marcia ma in certi punti &amp;amp;#232; larga solo due metri e l’ingorgo &amp;amp;#232; inevitabile, comunque giungiamo al nostro Hotel nei tempi previsti (pi&amp;amp;#249; o meno) e trascorriamo la serata nel centro storico della Valletta.
Siamo a Malta da cinque giorni &amp;amp;#232; ancora non abbiamo fatto il bagno, quindi quest’oggi lo dedichiamo al relax in spiaggia. Malta non ha molte spiagge, la costa &amp;amp;#232; per lo pi&amp;amp;#249; frastagliata, noi raggiungiamo la spiaggia di Golden Bay Beach in localit&amp;amp;#224; Melliena a nord-ovest di Malta, qui ci sono tre spiagge una di fianco a l’altra  divise da speroni di montagna, la Prima Golden Bay appunto &amp;amp;#232; la pi&amp;amp;#249; grande ma &amp;amp;#232; molto affollata quindi scegliamo la seconda raggiungibile dopo aver sceso (poi bisogna risalirli) 186 gradini, la spiaggia &amp;amp;#232; pi&amp;amp;#249; piccola della prima ma pi&amp;amp;#249; tranquilla, infine la terza spiaggia &amp;amp;#232; una caletta raggiungibile in barca o dopo una lunghissima passeggiata tra le colline, restiamo in spiaggia fino alle 17.00 (il servizio di affitto ombrelloni e sdraio chiude alle 18.00) poi rientriamo in Hotel.
Per questa giornata abbiamo prenotato gi&amp;amp;#224; dall’Italia un’escursione in Catamarano, quindi raggiungiamo il porto di Bugibba, il nostro tour parte da questa localit&amp;amp;#224;, anticipiamo il nostro arrivo e prima di imbarcarci visitiamo l’acquario internazionale di Malta, l’acquario non &amp;amp;#232; grandissimo ma &amp;amp;#232; ben realizzato, la struttura e nuova e ben tenuta, all’interno sono presenti anche un Bar/ristorante e un negozio di souvenir. Terminata la nostra visita all’acquario raggiungiamo il punto d’imbarco, saliamo a baro del nostro catamarano e prendiamo il largo. Navigando lungo costa ammiriamo le meravigliose scogliere di Malta, le baie e le stupende insenature, raggiungibili solo in barca, sfioriamo la piccola isola di San Paolo dov&amp;amp;#233; posta la statua dell’apostolo. La prima sosta la facciamo alla spettacolare laguna di Cristallo e non appena ci danno il via libera incominciamo una serie di tuffi in un acqua cristallina, dopo circa un’ora e mezza ripartiamo per raggiungere la pi&amp;amp;#249; famosa Laguna Blu (affollata) ormeggiato il catamarano raggiungiamo la piccola spiaggia e ci immergiamo in acque turchesi, anche qui restiamo per un ora e mezza circa, poi una volta asciutti esploriamo con un piccolo tour organizzato l’isola di Comino, infine verso le 17.00 ripartiamo per Bugibba. Per la serata decidiamo di tornare in quel ristorante di siciliani a Marsaxlokk, ma giunti nel locale ci dicono che non c’&amp;amp;#232; posto, essendo sabato bisognava prenotare, infatti la cittadina &amp;amp;#232; invasa di gente, (prenotiamo per la domenica) optiamo per un altro ristorante gi&amp;amp;#224; adocchiato in precedenza, essendo molto pi&amp;amp;#249; grande forse siamo fortunati ed infatti anche se aspettiamo una mezzora riusciamo a cenare ed anche bene. 
Ultimo giorno intero a nostra disposizione, abbiamo rispettato quasi alla lettera il programma che ci avevamo prefissati, per quest’ultimo giorno ci resta da vedere la vecchia capitale di Malta ovvero Mdina una piccola citt&amp;amp;#224; racchiusa nelle mura ormai quasi disabitata, ma una intera giornata &amp;amp;#232; tanta quindi decidiamo di rilassarci per qualche ora nella spa del nostro Hotel e verso le 12.00 partiamo per Mdina. Cominciamo il nostro giro di visite da Rabat, la citt&amp;amp;#224; moderna fuori le mura e visitiamo le Catacombe di San Paolo. Queste Catacombe si trovano fuori Mdina perch&amp;amp;#233; la legge romana vietava le sepolture all’interno della citt&amp;amp;#224;. Questo sito rappresenta la prima e la pi&amp;amp;#249; grande testimonianza archeologica del cristianesimo a Malta. Il complesso e suddiviso in due grandi aree nella quale sono disseminati oltre 30 Ipogei, il complesso principale comprende un sistema di passaggi e tombe sotterranee interconnesse tra loro e copre oltre 2000 metri quadrati. Lasciamo questo sito e proseguiamo verso Mdina, esattamente alle porte delle mura vi &amp;amp;#232; la Domus Romana, un piccolo museo costruito intorno ai resti di una casa aristocratica romana scoperta casualmente nel 1881, in questo museo osserviamo molti manufatti di epoca romana compresi dei bellissimi mosaici. Usciamo dalla Domus e entriamo nella citt&amp;amp;#224; di Mdina, subito sulla destra in un palazzo del 1700 in stile barocco si trova il Museo Nazionale di storia naturale inaugurato nel 1973, le varie aree del museo coprono vari argomenti come la geologia e la paleontologia maltese, sono esposti mammiferi esotici, insetti, conchiglie e uccelli. Vi &amp;amp;#232; anche una sala dedicata all’anatomia scheletrica dei vertebrati e una dedicata ai minerali. Usciamo dal Museo di storia naturale e ci inoltriamo per le viuzze della citt&amp;amp;#224; che personalmente definirei una citt&amp;amp;#224; fantasma, infatti tranne che sulla via principale non vi &amp;amp;#232; anima viva, e vista l’ora (solo le 18.00) i negozi di souvenir si apprestano a chiudere. Ci rechiamo alla cattedrale di San Paolo, la chiesa &amp;amp;#232; stata costruita sul luogo dove il governatore Publio avrebbe incontrato San Paolo dopo il naufragio sulle coste dell&amp;#39;isola di Malta della nave che lo trasportava a Roma. In locali adiacenti che fungevano da seminario ora vi &amp;amp;#232; un museo dove sono esposte collezioni di monete, argenti liturgici, paramenti religiosi e alcune xilografie. Con la visita alla cattedrale finisce la nostra permanenza a Mdina, lo stomaco ci ricorda che per la serata abbiamo un appuntamento alle 21.00, quindi rientriamo in hotel e dopo la sanificante doccia ci reciamo nuovamente a Marsa Scirocco dove i nostri siciliani ci attendono. Non potevamo concludere le nostre vacanze a Malta con un ottima cena e aria di casa, premetto che quando viaggio preferisco immergermi nella quotidianit&amp;amp;#224; del luogo e cerco un’alimentazione tipica, ma qui a Malta non esiste una vera &amp;amp;#232; propria cucina, l’unico piatto presente in tutti i men&amp;amp;#249; di Malta &amp;amp;#232; il coniglio che francamente non &amp;amp;#232; il mio forte. Salutiamo i nostri amici Siciliani e rientriamo in Hotel dove trascorriamo la nostra ultima notte a Malta. Siamo al termine della nostra avventura in questa piccola isola, con il nostro Dobloo ci siamo spostati in lungo e in largo visitando il pi&amp;amp;#249; possibile ora &amp;amp;#232; il momento di raggiungere l’aeroporto dove riconsegnano il nostro mezzo di trasporto, lasciandolo semplicemente nel parcheggio e depositando le chiavi in una cassetta presente al banco in aeroporto, conclusa questa pratica ci imbarchiamo e dall’alto dedichiamo l’ultimo saluto a Malta ed a tutti i maltesi.	 
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/malta/diario_di_viaggio_malta_12960.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Malta e i ragazzi del doblo&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=43429&amp;user=Larosa"&gt;Larosa&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Larosa</dc:creator><category>MALTA</category><pubDate>Wed, 17 Jul 2019 09:51:37 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/malta/diario_di_viaggio_malta_12960.ashx</guid></item><item><title>ITALIA – SLOVENIA – CROAZIA – BOSNIA… ON THE ROAD.</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/croazia/diario_di_viaggio_croazia_12961.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/croazia/diario_di_viaggio_croazia_12961.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/43429/12961/142067.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;CROAZIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto inizia gi&amp;amp;#224; nel mese di Marzo, quando io e la mia famiglia decidiamo di organizzare un viaggio in auto, ormai siamo abituati a questo tipo di viaggi on the road, infatti gi&amp;amp;#224; nel 2014 e 2015 abbiamo girato la Spagna in auto. Quest’anno ci sposteremo verso Est, la prima cosa che ho prenotato &amp;amp;#232; stato il traghetto di ritorno che ci riporter&amp;amp;#224; in Italia da Dubrovnik, quindi come gi&amp;amp;#224; detto a Marzo mi sono assicurato i biglietti, e nei mesi successivi ho prenotato personalmente tutti gli hotel che ci ospiteranno lungo il tragitto.
Finalmente si parte, verso le 5.00 am tutti in auto, destinazione Vicenza, questa e solo una tappa per smaltire la stanchezza del viaggio, quasi 800 Km., arriviamo in hotel e facciamo il check-in, poi passiamo l’intero pomeriggio in piscina, la sera decidiamo di cenare presso il Roadhouse (nota catena di fast food) e dopo cena torniamo in hotel.
La mattina seguente, dopo colazione raggiungiamo Venezia, lasciamo la nostra auto presso il Tronchetto Parking e con il trenino sopraelevato People Mover raggiungiamo Piazzale Roma. La citt&amp;amp;#224; lagunare come noto &amp;amp;#232; unica al mondo, cominciamo la nostra visita attraversando il Ponte della Costituzione, per intenderci il ponte della discordia, troppo moderno a mio avviso e quasi impraticabile. Superata la stazione raggiungiamo il Ponte degli scalzi e lasciamo il Canal Grande per intrufolarci nelle viuzze della citt&amp;amp;#224;, passiamo dalla Chiesa di  San Giacomo dell’Orio, Santa Maria Mater Domini, attraversiamo il piccolissimo Ponte delle Tette, Il Mercato di Rialto, la Chiesa di San Giacomo di Rialto e il famoso Ponte di Rialto con i suoi piccolissimi negozi posti su entrambi i lati. Proseguiamo e raggiungiamo Piazza San Marco dove grazie alla Venezia Unica (una card turistica) pre-acquistata on-line visitiamo il Museo Correr, La Torre dell’Orologio, il Museo Civico di Venezia, il Museo Archeologico Nazionale, la Biblioteca Marciana e naturalmente la Basilica di San Marco chiesa principale della citt&amp;amp;#224;. L’attuale edificio &amp;amp;#232; diviso in tre differenti registri, piano inferiore, terrazza e cupole, la Basilica  &amp;amp;#232; lunga 76,5 metri e larga 62,60 in una citt&amp;amp;#224; come Venezia, che poggia su un terreno sabbioso, si tendeva a realizzare gli edifici in larghezza, pi&amp;amp;#249; che in altezza, questo per avere una base pi&amp;amp;#249; ampia e dare alla struttura un peso pi&amp;amp;#249; equilibrato. La cupola centrale &amp;amp;#232; alta 43 metri. La facciata presenta due ordini, uno al pian terreno che &amp;amp;#232; scandito da cinque grandi portali strombati che conducono all&amp;#39;atrio interno. Il secondo ordine forma una terrazza percorribile e presenta quattro arcate cieche pi&amp;amp;#249; una centrale in cui si apre una loggia che ospita la quadriga. Dopo la Basilica visitiamo il Palazzo delle Prigioni ed attraversiamo il famoso Ponte dei Sospiri che conduce al Palazzo Ducale,  il ponte infatti fungeva da passaggio per i prigionieri quando dovevano recarsi dalle prigioni agli uffici degli inquisitori di Stato per essere giudicati. Terminate le visite raggiungiamo il Tronchetto Parking, attraversando ancora una volta Canal Grande grazie al Ponte dell’Accademia. Recuperata l’auto raggiungiamo il nostro Hotel in localit&amp;amp;#224; Quarto D’altino e ceniamo in un ristorante a pochi metri da esso.
Dopo Luglio, “col bene che ti voglio” come cantava Riccardo Del Turco, arriva il tanto atteso Agosto, lasciamo il nostro hotel e anche l’Italia ed entriamo in Slovenia, per farlo bisogna acquistare la famosa vinjeta, ovvero un bollino di colore arancione da applicare sul parabrezza, il costo &amp;amp;#232; veramente ridicolo se lo paragoniamo al costo autostradale Italiano, infatti con soli 15,00 euro si pu&amp;amp;#242; viaggiare senza limiti in tutta la rete autostradale Slovena per sette giorni consecutivi. La nostra prima tappa in Slovenia sono le Grotte di Postumia (Postojnska jama) ben 21 Km. di gallerie, le pi&amp;amp;#249; estese dell’intera aria Carsica e le pi&amp;amp;#249; visitate d’Europa, le caverne sono ricche di stalagmiti e stalattiti, la temperatura interna e quasi costante sugli 8&amp;amp;#176;. Ci infiliamo i giubbini ed entriamo, la prima parte delle grotte sono visitabili salendo a bordo di un trenino elettrico che ci lascia nel cuore delle stesse, poi proseguiamo a piedi, sempre accompagnati da una guida che ci illustra e spiega le meraviglie ineguagliabile a cui assistiamo. Per quanto riguarda la Fauna, l’abitante pi&amp;amp;#249; famoso delle grotte &amp;amp;#232; il Proteo, questo piccolo anfibio ha molte caratteristiche, infatti &amp;amp;#232; l’unico della sua specie a vivere in totale assenza di luce ed &amp;amp;#232; totalmente depigmentato. Torniamo a bordo del trenino che ci conduce nelle vicinanze dell’uscita. Dopo le Grotte raggiungiamo il Castello di Postumia o Castel Lueghi, nel comune di Bucuie a 9 km. da Postumia, lo raggiungiamo grazie al bus messo a disposizione dal parco compreso nel biglietto combinato Grotte+Castello la costruzione risale al 1.300, all’epoca queste terre appartenevano all’italia. Il Castello era considerato inespugnabile essendo situato al riparo di una grotta carsica su una parete di roccia alta 123 metri ed era il rifugio del cavaliere Erasmo, alcune stanze del castello per&amp;amp;#242; erano leggermente pi&amp;amp;#249; esposte e grazie al tradimento di un servitore le truppe riuscirono a colpire a morte Erasmo ed espugnare il castello. Dopo la visita il Bus ci riporta al parcheggio, recuperiamo l’auto e lasciamo Postumia per raggiungere a 53 km. a nord-est la capitale della Slovenia, Lubiana. Questa citt&amp;amp;#224; conta 287 mila abitanti ed &amp;amp;#232; la pi&amp;amp;#249; grande di tutta la Slovenia, considerata il cuore culturale, scientifico, amministrativo e politico dell’intero paese, nasce lungo il fiume  Ljubljanica, molto carino il suo centro storico mantenuto intatto nel tempo. Lasciamo la nostra roba nell’hotel e raggiungiamo il Castello medievale posto in cima alla collina che sovrasta l’intero centro storico, raggiungiamo la sommit&amp;amp;#224; grazie ad una piccola funicolare, l’edificio &amp;amp;#232; stato interamente ricostruito negli anni 60, nei basamenti dei muri attuali sono ancora visibili alcune tracce di un castello risalente al XII secolo, l&amp;#39;antico castello che qui sorgeva fu la residenza dei Margravi, poi dei Duchi di Carinzia. Rientriamo un attimo in Hotel, giusto il tempo di rinfrescarci e cambiarci, poi usciamo per cena. La sera Lubiana &amp;amp;#232; veramente fantastica, gli antichi palazzi si illuminano e lungo le sponde del fiume molti artisti di strada danno sfogo alle loro passioni, i tantissimi locali brulicano di gente, bisogna affrettarsi per trovare posto. La prima giornata in Slovenia si conclude nei migliori dei modi assaporando qualche specialit&amp;amp;#224; locale.
La mattina seguente raggiungiamo in auto il Museo ferroviario sloveno allestito in una vecchia sede industriale. Qui vistiamo una collezione di vecchie locomotive a vapore, che comprende alcuni esemplari rari. Oltre alle locomotive ammiriamo una vasta collezione di apparecchiature ed attrezzi vari come anche telegrafi, telefoni, telescriventi e stazioni radio. Lasciamo il museo e raggiungiamo lo Zoo di Lubiana, l’area di quasi 20 ettari si trova in un habitat naturale sul versante meridionale della collina di Rožnik. Lo zoo fu fondato nel 1949 e si trovava al centro della citt&amp;amp;#224;, successivamente spostato nell’attuale sede e stato arricchito di nuove specie nel corso degli anni, attualmente ospita 119 specie di animali. Rientriamo in hotel, lasciamo l’auto e proseguiamo il nostro giro per il centro storico della citt&amp;amp;#224;. Raggiungiamo la Cattedrale di San Nicola, l’unica della Capitale, la sua costruzione risale tra il 1701 e 1706, l’edificio &amp;amp;#232; in stile barocco, al suo interno ammiriamo molti dipinti realizzati tra il 1703 ed il 1723 dall’artista Giuglio Quaglio. Durante il nostro dolce camminare ammiriamo il Ponte dei Draghi ed il Triplo Ponte, poi raggiungiamo la sponda del fiume e ci concediamo un giro in battello godendoci il tramonto. Anche il nostro secondo giorno a Lubiana si conclude con una cena nei pressi del fiume, poi rientriamo in hotel. 
La mattina seguente dopo colazione lasciamo Lubiana e anche la Slovenia proseguendo il nostro viaggio verso Zagabria, un’altra nazione, un’altra capitale, con Zagabria cominciamo la nostra visita della Croazia. Questa citt&amp;amp;#224; conta 800 mila abitanti, raggiungiamo il nostro hotel a ridosso del centro storico e dopo il check-in cominciamo subito la visita della citt&amp;amp;#224;, raggiungiamo la cattedrale dedicata all&amp;#39;Assunzione di Maria ed ai due Re Stefano I e Ladislao I, la chiesa rappresenta l&amp;#39;edificio di culto pi&amp;amp;#249; importante del paese. Costruita originariamente in epoca medievale la cattedrale custodisce un tesoro d&amp;#39;inestimabile valore con oggetti risalenti dall&amp;#39;XI al XIX secolo. In essa riposano le spoglie di numerosi protagonisti della storia croata. La costruzione della cattedrale ebbe inizio nel 1093 e  fu completata solo nel 1217, nel 1880 la cattedrale fu seriamente danneggiata dal terremoto che colp&amp;amp;#236; la citt&amp;amp;#224; e quindi in parte ricostruita in stile neogotico. A pochi metri dalla cattedrale si trova il caratteristico mercato del Dolac, gi&amp;amp;#224; da lontano il colpo d’occhio e notevole, centinaia di ombrelloni rigorosamente tutti di color rosso accesso. In questo mercato &amp;amp;#232; possibile trovare tutto ci&amp;amp;#242; che riguarda il cibo, pesce, carne, verdura, cereali ecc.. onestamente il livello di igiene lascia un po’ a desiderare. Lasciamo il mercato e raggiungiamo nell’immediate vicinanze la piazza principale della citt&amp;amp;#224;, ovvero Piazza Josip Jelacic, dedicata appunto al Conte Josip Jelacic, che divenne noto per una serie di campagne militari contro le forze rivoluzionarie nel 1848 e per aver supportato l&amp;#39;abolizione della servit&amp;amp;#249; della gleba in Croazia, al centro di essa infatti vi &amp;amp;#232; una grande statua che raffigura il Conte a cavallo. Si &amp;amp;#232; fatta ora di pranzo e ci fermiamo in una delle tante pizzerie per una pausa e per stemperare le alte temperature di un’estate veramente torrida. Nel pomeriggio ci concediamo una splendida vista sulla citt&amp;amp;#224; e saliamo al 16&amp;amp;#176; piano della torre panoramica Zagreb360&amp;amp;#176;  arrivati in cima ammiriamo tutta la citt&amp;amp;#224;, le sue strade principali e le sue piazze, allungando lo sguardo ad est si vedono le montagne della Moslavina e ad ovest i monti Žumberak. Torniamo a livello strada e ci incamminiamo verso il Museo delle Illusioni in via Ilica 72, il museo si sviluppa su due piani di un antico palazzo, un vero spasso per grandi e piccini. Torniamo sui nostri passi e raggiungiamo la mitica Funicolare, il pi&amp;amp;#249; antico mezzo di trasporto pubblico di passeggeri a Zagabria, riconosciuta come monumento culturale a tutt’oggi conserva l&amp;#39;aspetto esteriore e la struttura costruttiva originale. Questa piccola funicolare collega la citt&amp;amp;#224; bassa alla parte alta, in realt&amp;amp;#224; il dislivello &amp;amp;#232; veramente minimo, si potrebbe raggiungere tranquillamente la parte alta della citt&amp;amp;#224; attraverso le scale poste ai lati della funicolare, ma noi vorremmo dire “l’abbiamo provata” quindi tutti a bordo. Appena scesi dalla funicolare ci si trova difronte alla Lotršcak Tower un’antica torre attualmente adibita come punto panoramico. A pochi metri da essa si trova la chiesa parrocchiale della citt&amp;amp;#224; vecchia Crkva sv. Mark, chiesa di San Marco riconoscibile anche grazie al particolare tetto ricoperto di tegole che rappresentano lo stemma di Zagabria (castello bianco su sfondo rosso) e il Regno Trino di Croazia, Slavonia e Dalmazia. E’ quasi ora di cena, a Zagabria esiste una vera e propria strada del cibo, Ivana Tkalcica, su questa strada gli unici esercizi presente sono pizzerie, bar e soprattutto ristoranti, ci fermiamo in uno di essi e ceniamo. 
La mattina successiva visitiamo l’altra parte della citt&amp;amp;#224;, partendo sempre da piazza Josip Jelacic,  percorriamo per intero il famoso ferro di cavallo, un insieme di giardini che si estende verso sud, taglia verso ovest e risale verso nord, formando un ferro di cavallo squadrato per una lunghezza totale di 2.5 km. In ordine troviamo il Park Zrinjevac, il Park Josipa Jurja Strossmayera, al suo interno si trova l’accademia delle scienze e delle arti che ospita la galleria  Strossmayerova, un esposizione permanente di opere d’arti appartenute al vescovo Strossmayer da cui prende il nome. A seguire troviamo il Ledeni park ed al suo interno l’Art Pavilon un padiglione adibito a galleria espositiva con un’area di 600 m2, nel corso della sua storia la galleria ha organizzato circa 700 mostre con artisti che vanno dal collettivo Earth Group a George Grosz, Henry Moore, Auguste Rodin, Andy Warhol, Mimmo Rotella, Joan Mir&amp;amp;#243;, Auguste Rodin, Alberto Giacometti e molti altri. Il nostro cammino verso sud termina, difronte al Ledeni park si trova la stazione centrale di Zagabria, viriamo verso est e arriviamo al Giardino Botanico della citt&amp;amp;#224;. Il giardino fu fondato nel 1889 da Antun Heinz, professore dell&amp;#39;Universit&amp;amp;#224; di Zagabria e aperto al pubblico nel 1891 e fa parte della Facolt&amp;amp;#224; di Scienze. Ha una superficie di 5 ettari, ed ospita oltre 10.000 specie di piante provenienti da tutto il mondo, tra cui 1.800 specie esotiche. Al suo interno ci sono anche dei grandi stagni per piante acquatiche. Usciamo dal giardino e torniamo verso nord per visitare l’ultimo rettilineo del cos&amp;amp;#236; detto “ferro di cavallo” , nel primo pezzo dei tre restanti si trova l’Archivio di Stato e la Facolt&amp;amp;#224; di ingegneria chimica e tecnologia, subito dopo si trova l’accademia di arte drammatica ed il Museo Etnografico. Nell’ultima parte si trova il Teatro Nazionale Croato di Zagabria, abbiamo percorso quasi tre km., considerando l’alta temperatura e l’orario, decidiamo di tornare in hotel per rinfrescarci un attimo, poi usciamo per cena tornando sulla gi&amp;amp;#224; citata food road. 
L’indomani lasciamo Zagabria e raggiungiamo i famosi Laghi Plitvika, giungiamo al nostro hotel situato a qualche decina di metri dall’ingresso 2 del parco, lasciamo la nostra roba ed cominciamo la nostra visita. Il parco si trova nel complesso montuoso di Licka Plješivica, in un territorio di fitte foreste, l’intera area occupa una superficie di 33.000 ettari e comprende 16 laghi in successione, collegati fra loro da cascate e suddivisi in Laghi superiori e Laghi inferiori in base alla loro latitudine. All&amp;#39;interno del parco si trovano anche numerose grotte di cui solo una piccola parte &amp;amp;#232; agibile. I boschi del parco sono popolati da 157 specie di uccelli, 50 specie di mammiferi, 321 specie di lepidotteri (76 di farfalle e 245 di falene) e altri animali, fra i quali l&amp;#39;orso bruno, il cinghiale, il lupo, la lince ed il capriolo. Nel  1979 Il Parco nazionale dei laghi di Plitvice venne inserito nella lista dei Patrimoni dell&amp;#39;umanit&amp;amp;#224; dell&amp;#39;UNESCO. Per scoprire affondo questo parco nazionale ci vorrebbe pi&amp;amp;#249; di un giorno ma comunque considerato che siamo arrivati intorno alle 10.00 ed usciamo alla chiusura ovvero alle 18.30 possiamo ritenerci soddisfatti, rientriamo in hotel e dopo una rinfrescata raggiungiamo una meta inevitabile se si passa da queste zone, ovvero una cena al Licka Kuca un ristorante nazionale unico nel suo genere, che ripropone l’atmosfera tipica delle case della Lika, il &amp;amp;quot;Licka kuca&amp;amp;quot; e stato costruito nel 1972 come un luogo speciale, dove agli ospiti viene offerta una ricca variet&amp;amp;#224; di piatti autoctoni. Proprio al centro del ristorante si trova un camino a focolare aperto, dove l&amp;#39;agnello viene arrostito allo spiedo, e dove altre specialit&amp;amp;#224; alimentari provenienti dalla Lika vengono preparate &amp;amp;quot;sotto la campana di ferro&amp;amp;quot;. Il ristorante ospita anche una variet&amp;amp;#224; di oggetti tipici usati in passato dalle famiglie della Lika. Dopo cena rientriamo in hotel. 
Il giorno seguente partiamo per Zara, 120 km. pi&amp;amp;#249; a sud, prima localit&amp;amp;#224; sul mare del nostro viaggio in Croazia. Zadar come si pronuncia in croato, conta 75 mila abitanti, &amp;amp;#232; la capitale storica della Dalmazia, superata poi da Spalato, questa citt&amp;amp;#224; ha una ricca storia alle spalle. Nel corso della seconda guerra mondiale fu gravemente colpita dai bombardamenti aerei, in seguito al trattato di pace del 1947 fu ufficialmente annessa alla Jugoslavia. Solo dal 1991 fa parte della Croazia ed &amp;amp;#232; oggi il capoluogo della regione zaratina, sede universitaria ed arcivescovile. Arrivati a zara facciamo il check-in e lasciamo l’auto, ci incamminiamo verso il centro storico della citt&amp;amp;#224; raccolto nelle mura di cinta, accediamo tramite la Porta di Terraferma eretta nel 1543 in pieno periodo veneziano, infatti si nota al centro il leone di San Marco. Subito sulla destra si trova la Piazza dei 5 pozzi che in tempi antichi fungeva da cisterna per le riserve di acqua potabile. Proseguendo poco pi&amp;amp;#249; avanti si trova in ordine, il Museo di Storia Naturale, trg Narodni (Piazza dei Signori) dove si trova il Municipio, e poi la famosa chiesa di San Donato, la pi&amp;amp;#249; visitata e fotografata di Zara.  Fu eretta probabilmente nell&amp;#39;IX secolo sull&amp;#39;area dell&amp;#39;antico foro romano per iniziativa dell&amp;#39;allora vescovo Donato, che la dedic&amp;amp;#242; alla Trinit&amp;amp;#224;. Nel 1798 fu sconsacrata ed adibita a magazzino militare fino al 1887 quando divenne sede del museo archeologico cittadino. Liberata dalle costruzioni circostanti in seguito ai bombardamenti della seconda guerra mondiale viene oggi utilizzata come auditorium per concerti e conferenze. Noi visitiamo la Cattedrale di Sant’Anastasia che si trova di fianco, &amp;amp;#232; il luogo di culto principale della citt&amp;amp;#224;, ed &amp;amp;#232; considerata la pi&amp;amp;#249; bella di tutta la Dalmazia. Edificata nel secolo IX, &amp;amp;#232; un pregevole esempio del romanico italiano, di stile pisano-pugliese e in luminosa pietra d&amp;#39;Istria. L’interno della chiesa &amp;amp;#232; particolarmente monumentale, la navata principale ha una larghezza tre volte superiore rispetto a quella delle navate laterali ed &amp;amp;#232; divisa da colonne e pilastri che si susseguono a vicenda. Il presbiterio, al di sotto del quale si trova la cripta risalente al XII secolo, &amp;amp;#232; leggermente innalzato e presenta uno stallo in legno finemente lavorato in stile gotico fiorito. Il ciborio, risalente al 1322, sovrasta l’altare maggiore e la sede arcivescovile in pietra. Si &amp;amp;#232; fatta ora di pranzo, ci fermiamo in un bar &amp;amp;#232; struzzichiamo qualcosa, preferiamo fare il pasto principale la sera. Continuiamo la nostra visita di Zara ed arriviamo nell’ultima parte del centro storico, qui si trova il famoso Organo Marino, un’opera di ingegneria che consiste in dei gradoni con delle fessure che fungono quasi come da frangiflutti, ogni qual volta l’onda ci sbatte contro l’acqua infilandosi nelle fessure emette un suono che fuoriesce dai foro posti sulla pavimentazione del lungomare. Di fianco all’Organo Marino di trova il Saluto al Sole, un cerchio di pannelli solari posti a pavimento che durante tutto il giorno assorbono la luce solare e la notte si illumina alzando un raggio di luce verso il cielo. Questa zona di Zara &amp;amp;#232; molto affollata, specialmente all’ora del tramonto, visto che ci siamo quasi ci tratteniamo in zona, ci godiamo il tramonto e subito dopo il raggio di sole artificiale. Dopo questi spettacoli, naturali e non, torniamo nelle viuzze per cena. Per raggiungere il nostro alloggio, approfittiamo di un piccolissimo passaggio in barchetta che ci consente di raggiungere l’altra sponda senza dover rifare tutto il giro attraverso la Porta di Terraferma. 
L’indomani ci attende un altro spettacolo della natura, Il Parco Nazionale del Krka, 80 Km. pi&amp;amp;#249; a sud, e soli 15 Km. dalla costa. Per raggiungere il Parco si pu&amp;amp;#242; optare per il parcheggio presso Lazovac dove un bus dell’ente parco accompagna i visitatori direttamente all’ingresso oppure come abbiamo fatto noi, raggiungere la cittadina di Scardona, lasciare l’auto e con un traghetto raggiungere il parco. Il Parco &amp;amp;#232; stato costituito nel 1985 ed &amp;amp;#232; il settimo Parco Nazionale della Croazia, &amp;amp;#232; famoso per le sue cascate ad altezza variabile che coprono un dislivello totale di 45 metri, una delle pi&amp;amp;#249; famose, nonch&amp;amp;#233; la pi&amp;amp;#249; grande e la cascata Skradinski buk. Il parco del Krka presenta una ricca fauna e una grande biodiversit&amp;amp;#224;: 18 specie di pesci, 222 specie di uccelli, 18 specie differenti di pipistrello, rettili e anfibi per un totale di circa 860 specie. Dopo aver visitato gran parte delle Bellezze naturali di questo meraviglioso parco camminando tra i sentieri, ci muniamo di biglietti e ci rechiamo al molo d’imbarco per raggiungere il lago Visovac  situato tra le cascate Roski slap la pi&amp;amp;#249; a nord di tutto il parco e quelle di Scardona. In mezzo al lago &amp;amp;#232; presente un isolotto, sul quale sorge un convento di frati francescani, una chiesa e un museo. L’escursione prevede la visita dell’isolotto e poi la visita della cascata Roski slap dove sostiamo per circa un’ora e ci facciamo il bagno. Dopo esserci asciugati torniamo a bordo del traghetto e ripercorriamo il percorso a ritroso, poi raggiungiamo l’altro traghetto che ci condurr&amp;amp;#224; all’uscita del parco e successivamente raggiungiamo l’auto. La nostra prossima tappa &amp;amp;#232; Spalato dove arriviamo nel tardo pomeriggio, incontriamo il proprietario del nostro alloggio, un bellissimo appartamento di legno e pietra naturale, lasciamo la nostra roba e dopo una bella rinfrescata raggiungiamo il centro citt&amp;amp;#224;, dove, dopo una breve passeggiata ci fermiamo per cena. 
Il giorno seguente dopo colazione cominciamo la nostra visita di Spalato, capoluogo della regione spalatino-dalmata, principale centro della Dalmazia che con i suoi 180.000 abitanti, &amp;amp;#232; la seconda citt&amp;amp;#224; del Paese dopo la capitale Zagabria. Spalato &amp;amp;#232; anche sede universitaria e arcivescovile. La citt&amp;amp;#224; fu fondata come colonia siracusana, in seguito divenne citt&amp;amp;#224; romana, sviluppatasi intorno allo sfarzoso Palazzo dell&amp;#39;imperatore Diocleziano, ed &amp;amp;#232; proprio li che noi andiamo. Palazzo Diocleziano &amp;amp;#232; il sito culturale di maggior interesse, bellezza e fascino, come testimonia la nomina a patrimonio dell’Unesco. Fatto costruire dall’imperatore Diocleziano alle soglie del 300 A.C. come residenza in cui trascorrere gli ultimi anni di vita, &amp;amp;#232; una splendida fortezza edificata con le pietre bianche dell’Isola di Brac. Le sue mura circondano l’odierno centro storico della citt&amp;amp;#224; ed &amp;amp;#232; possibile accedervi attraverso quattro porte. Noi entriamo dalla porta d’oro dove si trova la gigantesca statua di Gregorio di Nona Vescovo della citt&amp;amp;#224;, la scultura &amp;amp;#232; stata realizzata nel 1929 da Ivan Meštrovic, la tradizione vuole che toccare il suo enorme pollice porti fortuna, e come la nota commedia di Peppino De Filippo “ Non &amp;amp;#232; vero ma ci credo”, noi lo tocchiamo. All’interno del centro storico,  vicoli, edifici, bar e ristoranti rendono l’atmosfera davvero unica. Arriviamo in Piazza Peristil, sulla nostra destra notiamo la piccolissima chiesa di San Rocco, attualmente centro informazioni turistiche, difronte a noi la caratteristica piazza circondata da gradoni sui quali sono posti dei comodi cuscini di colore rosso dove ci soffermiamo a guardare questo fantastico museo a cielo aperto. Oltrepassiamo il colonato alla nostra destra e visitiamo la Cattedrale di San Doimo che  sorge nell&amp;#39;edificio certamente pi&amp;amp;#249; antico – il mausoleo dell&amp;#39;imperatore romano Diocleziano. Nella met&amp;amp;#224; del VII secolo il mausoleo dell&amp;#39;imperatore, persecutore dei cristiani, divenne cattedrale nella quale i posti d&amp;#39;onore furono riservati per gli altari con le reliquie di San Doimo e Sant&amp;#39;Anastasio, martiri giustiziati nella vicina Salona. L&amp;#39;ottagono esterno del mausoleo era circondato da un portico (periptero) a 24 colonne. Il suo interno &amp;amp;#232; a pianta circolare con quattro nicchie semicircolari e quattro rettangolari. Al centro fu sistemato il sarcofago di Diocleziano che pi&amp;amp;#249; tardi venne distrutto. Le nicchie sono sovrastate da otto colonne corinzie di granito rosso, su di esse, altre otto colonne pi&amp;amp;#249; piccole. Il rilievo del fregio che corre tutt&amp;#39;intorno raffigura degli Eroti a caccia, maschere e teste umane. Destano particolare interesse due medaglioni con nastri nei quali gli archeologi e la tradizione spalatina riconoscono ritratti di Diocleziano e sua moglie Prisca. &amp;amp;#200; interessante la costruzione della cupola, realizzata con mattoni posati a ventaglio nella sua parte inferiore e a posa circolare nella parte superiore. La cupola splendeva grazie ad un luccicante mosaico, come quella del Vestibolo. Oggi la cattedrale &amp;amp;#232; soprattutto luogo liturgico la cui continuit&amp;amp;#224; millenaria &amp;amp;#232; attestata dalle messe domenicali e dal rinnovato splendore della processione nel giorno del patrono della citt&amp;amp;#224;, San Doimo, il 7 maggio. Tra i pi&amp;amp;#249; importanti elementi della cattedrale sono i suoi battenti che nel 1214 intagli&amp;amp;#242; in noce lo spalatino Andrija Buvina rappresentandovi in 14 cassette di ogni battente le scene del Vangelo, dall&amp;#39;Annunciazione dell&amp;#39;arcangelo Gabriele alla resurrezione di Cristo. A sinistra dell&amp;#39;ingresso si trova un pulpito esagonale del XIII secolo, realizzato in prezioso porfido verde, nel passato completamente dorato. L&amp;#39;altare laterale destro era consacrato a San Doimo, vescovo e martire salonitano. Il suo ciborio fu scolpito nel 1427 da Bonino da Milano in stile tardogotico, e nel 1429 il pittore spalatino Dujam Vuškovic abbell&amp;amp;#236; l&amp;#39;altare con affreschi dei quattro evangelisti. L&amp;#39;altare laterale sinistro, consacrato al secondo patrono di Spalato, martire salonitano, tintore Anastasio di Aquileia, fu realizzato nel 1448 da Juraj Dalmatinac (Giorgio il Dalmata), il maggior costruttore e scultore del suo tempo. &amp;amp;#200; particolarmente bello il rilievo centrale sul sarcofago con la raffigurazione della Flagellazione di Cristo, dove lo scultore rappresenta Cristo in balia della sofferenza e del dolore. L&amp;#39;altare maggiore fu eretto tra il 1685 ed il 1689. Nella nicchia settentrionale si trova l&amp;#39;altare realizzato dallo scultore veneziano Morlaiter, risalente al 1767, nel quale tre anni dopo vennero trasferite le reliquie di San Doimo dall&amp;#39;altare del Bonino. L&amp;#39;opera pi&amp;amp;#249; importante nel coro barocco della cattedrale sono gli schienali lignei degli stalli intagliati nella prima met&amp;amp;#224; del XIII secolo, che originariamente erano collocati davanti all&amp;#39;altare maggiore. Il campanile della cattedrale &amp;amp;#232; alto 57 metri ed &amp;amp;#232; la pi&amp;amp;#249; originale costruzione dalmata medievale, iniziata nel XIII secolo. A cavallo tra il XIX ed il XX secolo il campanile fu completamente restaurato e alquanto modificato. Saliamo per la scalinata che porta in cima al campanile &amp;amp;#232; godiamo il bellissimo panorama di tutta la citt&amp;amp;#224;. L’estate del 2017 sar&amp;amp;#224; sicuramente ricordata per il suo caldo afoso, decidiamo di tornate in camera per un paio d’ore, per rinfrescarci e riposarci, nel pomeriggio torniamo in centro e ci rechiamo al Museo Archeologico della citt&amp;amp;#224;, considerato il  pi&amp;amp;#249; antico della Croazia (1820), nel museo sono esposti oggetti risalenti al periodo romano e cristiano, numerose sculture ispirate dalla mitologia degli Illiri, oltre ad una ricca collezione di monete e gemme medievali. Custodisce inoltre una grande biblioteca con circa 30.000 libri relativi alla storia dell&amp;#39;archeologia della Dalmazia. Dopo il Museo usciamo dal centro storico e ci concediamo una bellissima passeggiata sul lungomare Riva, da poco ristrutturato, ci soffermiamo ad ammirare il tramonto e poi proseguiamo lungo via Marmontova, una bellissima strada che costeggia per intero il lato ovest del centro storico. Terminate le visite ci fermiamo per cena in uno dei tanti ristoranti, l’atmosfera &amp;amp;#232; fantastica e finalmente la sera l’aria diventa piacevole, terminata la cena rientriamo nel nostro appartamento.
 Siamo a met&amp;amp;#224; della nostra vacanza, il giorno seguente dobbiamo raggiungere Medjugorje in Bosnia ma prima ci concediamo una visita alla citt&amp;amp;#224; di  Trogir (Trau), tornando indietro verso Zara di 25 Km. Trogir viene considerata una delle citt&amp;amp;#224; veneziane pi&amp;amp;#249; belle e meglio conservate dell&amp;#39;intera Dalmazia. Conta solo 13.000 abitanti e conserva numerose opere d’arte, la citt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; collegata all’isola di Bua tramite un ponte girevole. Lasciamo l’auto in un parcheggio pubblico e raggiungiamo il cuore del centro storico. Raggiungiamo piazza Radovanov dove si trova la Cattedrale di San Lorenzo, costruita a partire dal 1213 sulle fondamenta della precedente Cattedrale, per la visita si paga l’ingresso di modico prezzo che consente anche la salita sul campanile. Nella stessa piazza si trova anche la Loggia ed la Torre dell’orologio. Dopo la Cattedrale continuiamo a passeggiare attraverso le piccolissime viuzze del centro, ci fermiamo per un aperitivo e poi lasciamo la citt&amp;amp;#224; per proseguire il nostro viaggio verso Medjugorje che dista 170 km. Prendiamo l’autostrada A1 e oltrepassiamo il confine tra Croazia e Bosnia con non poche difficolt&amp;amp;#224;, i controlli sono veramente lenti, raggiungiamo comunque  Medjugorje prima di sera, ci sistemiamo nel nostro hotel, una struttura immersa nel verde alle porte della citt&amp;amp;#224;, la struttura e inserita in un centro sportivo con palestra, campi da calcio, piscine e campi da tennis. In serata raggiungiamo il centro di Medjugorje, ovvero la chiesa di San Giacomo, la prima costruzione risale al 1892, e fu terminata cinque anni dopo, si deterior&amp;amp;#242; in poco tempo in quanto costruita su terreno instabile. La chiesa attuale venne ultimata e benedetta il 19 gennaio 1969. Con le prime apparizioni e l’arrivo dei numerosi pellegrini si sono rese necessarie molte modifiche e costruzioni nei paraggi della chiesa. Nel piazzale si erge dal 1987 una statua bianca della Regina della Pace, realizzata in marmo di Carrara dall’artista italiano Dino Felici, diventata uno dei simboli del santuario. I pellegrini che desiderano dedicare una parte del loro tempo alla preghiera personale e all’Adorazione al Santissimo possono farlo nella cappella dell’Adorazione, costruita nel 1991, situata nella parte sinistra guardando la chiesa. La cappella &amp;amp;#232; aperta tutto il giorno e il 25 del mese anche tutta la notte ed &amp;amp;#232; possibile fare l’Adorazione notturna silenziosa al Santissimo Sacramento. Ceniamo nei pressi della parrocchia e rientriamo in hotel. 
La mattina seguente, alle 6.30 in punto ci svegliamo, e dopo una abbondante colazione raggiungiamo in auto la zona pi&amp;amp;#249; bassa del monte Crnica, che sovrasta la frazione di Bijakovici, dove abitavano i sei veggenti al tempo delle prime apparizioni nel 1981, nella localit&amp;amp;#224; del Podprdo, che significa appunto “sotto la Collina”. La devozione pi&amp;amp;#249; comune per i pellegrini che salgono sulla collina, &amp;amp;#232; quella di pregare il Santo Rosario e meditarne i misteri. Per agevolare questa contemplazione, durante gli anni il sentiero del Podbro &amp;amp;#232; stato arricchito di 15 tavole di bronzo raffiguranti i misteri della gioia, del dolore, della gloria. Non mi esprimo in nessun modo sul credere o meno alle apparizioni, ogn’uno &amp;amp;#232; libero di vivere la propria religione come meglio crede. Noi ci attrezziamo di cappellini e go-pro e cominciamo la nostra salita. (indirizzo del video: https://www.youtube.com/watch?v=0X_wXmlalus&amp;amp;amp;index=4&amp;amp;amp;list=PLXUpq7R8QEobqzuVAwpQSP6OnaajXjXLs Torniamo in hotel per liberarci dal sudore e dalla polvere sollevata dal terriccio rossastro che caratterizza questa collina. Nel tardo pomeriggio ci rechiamo presso la chiesa di San Giacomo completando cos&amp;amp;#236; questa giornata dedicata alla Madonna di Medjugorje.
 L’indomani raggiungiamo Mostar, 30 km. a Nord-Est.  Il nome Mostar deriva dal suo &amp;amp;quot;ponte vecchio&amp;amp;quot; (lo Stari Most) principale trazione turistica del paese e dalle torri sulle due rive, dette i &amp;amp;quot;custodi del ponte&amp;amp;quot; (mostari), che unitamente all&amp;#39;area circostante &amp;amp;#232; stata riconosciuta dall&amp;#39;UNESCO come patrimonio dell&amp;#39;umanit&amp;amp;#224; nel 2005. La citt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; costruita lungo il fiume Narenta e con i suoi 115.000 abitanti &amp;amp;#232; la quarta citt&amp;amp;#224; del paese. Lasciamo l’auto in un parcheggio e cominciamo la nostra visita, purtroppo ci&amp;amp;#242; che notiamo subito sono i segni lasciati dai bombardamenti avvenuti tra il 1992 e 1993 quando la citt&amp;amp;#224; sub&amp;amp;#236; nove mesi di assedio da parte delle truppe serbe e montenegrine, diversi sono i palazzi abbandonati con evidenti segni di mitraglieria, numerosi sono anche i piccoli cimiteri sparsi per la citt&amp;amp;#224;, praticamente ce n&amp;amp;#233; uno per ogni quartiere. Entriamo nello Stari Grad (citt&amp;amp;#224; vecchia) attraversando proprio il famoso Stari Most (ponte vecchio), esattamente nel centro di esso ci sono dei ragazzi che in cambio di qualche Marco Bosniaco si lanciano nel sottostante fiume. Il Stari Most &amp;amp;#232; un ponte Ottomano costruito nel 1600, venne completamente distrutto in seguito ai bombardamenti la mattina del 09 novembre 1993, fu ricostruito immediatamente dopo la fine delle ostilit&amp;amp;#224; e terminato il 22 luglio del 2004. Il ponte &amp;amp;#232; a schiena d&amp;#39;asino, largo 4 metri e lungo 30, domina il fiume da un&amp;#39;altezza di 24 metri. Proseguiamo lungo una viuzza strettissima piena di negozi con ogni tipo di souvenir (compresi proiettili, bombe in disuso e maschere anti gas), ci fermiamo a bere qualcosa in un locale ricavato in una grotta, con tanto di galleria che giunge sino alla strada sovrastante. Qualche metro pi&amp;amp;#249; avanti sulla sinistra sorge la Moschea Koski Mehmed-Pashafu fatta costruita all&amp;#39;inizio del XVII secolo da Koski Mehmed-Pasha. Dal minareto, a soli cinque metri dal fiume Neretva, si gode di una spettacolare vista panoramica della citt&amp;amp;#224;. L&amp;#39;atmosfera all&amp;#39;interno del cortile &amp;amp;#232; davvero accogliente e ci offre una piacevole e rilassante pausa in un contesto unico. Torniamo sui nostri passi e lasciamo Mostar, rientrati in Hotel a Medjugorje decidiamo di passare l’intero pomeriggio in piscina. La sera usciamo per cena, una passeggiata per acquistare delle statuetta della Madonna e poi rientriamo in hotel. Si conclude cos&amp;amp;#236; la nostra permanenza a Medjugorje e in Bosnia. 
Il giorno seguente ci armiamo di pazienza per i soliti controlli ed oltrepassiamo il confine con la Croazia. Sono passate due settimane dalla nostra partenza, ci siamo spostati con frequenza e visitato molti posti affascinanti, quest’ultima settimana la trascorreremo in totale relax e divertimento presso un villaggio turistico a Dubrovnik, mare, piscina, e naturalmente non mancher&amp;amp;#224; una visita alla citt&amp;amp;#224;. Arriviamo presso la struttura e dopo il check-in cominciamo l’esplorazione della stessa, il villaggio si trova a nord- ovest della citt&amp;amp;#224; sulla penisola di Babin kuk, qui ci sono molte altre strutture ricettive di cui ben quattro dello stesso gruppo alberghiero del nostro e, grazie alla formula da noi scelta possiamo girare liberamente tra i vari villaggi ed usufruire dei servizi messi a disposizione degli ospiti. 
Trascorriamo l’intera giornata successiva al nostro arrivo, in struttura, passando la mattinata in spiaggia presso il Cobacabana beach ed il pomeriggio in piscina. Il giorno seguente, 14 agosto, decidiamo di visitare il centro storico di Dubrovnik che dista solo 4 km dal nostro villaggio, raggiungiamo il parcheggio sito difronte l’ingresso di Porta Pile, oltrepassiamo le mura e notiamo sulla nostra destra la grande fontana d’onofrio.  &amp;amp;#200; stata costruita nel 1438 dal costruttore napoletano Onofrio Giordano, noto anche come Onofrio della Cava, con cui la Repubblica aveva stipulato un contratto per la costruzione dell&amp;#39;acquedotto cittadino. Sulla sinistra invece si trova la scalinata che da l’accesso alla parte superiore delle mura, la fila per accedervi &amp;amp;#232; notevole quindi decidiamo di rinunciarvi anche perch&amp;amp;#233; il caldo &amp;amp;#232; al limite della sopportazione e sulle mura non c’&amp;amp;#232; ombra. Proseguiamo invece con la visita della chiesa di San Salvatore, vicino al Convento dei Francescani la chiesa venne fatta costruire nel 1520 dal senato della citt&amp;amp;#224; come ringraziamento per aver risparmiato Ragusa dal terremoto; una scritta sulla facciata della costruzione lo ricorda. La chiesa, risparmiata dal successivo terremoto del 1667 che rase al suolo gran parte della citt&amp;amp;#224; dalmata, presenta una navata unica con una volta costolata a crociera e delle finestre laterali gotiche a sesto acuto. Proseguiamo lungo lo Stradun, la strada principale che divide in due la citt&amp;amp;#224;, in fondo allo Stradun si trova la chiesa di San Biagio costruita nel 1715 sulle fondamenta della antica chiesa medioevale romanica, entriamo a visitarla e subito dopo ci fermiamo in un bar per un caff&amp;amp;#232;. L’ultima costruzione religiosa che visiteremo e naturalmente la Cattedrale dell’Assunzione di Maria, il primo edificio fu costruito tra il VII e il VI secolo in stile bizantino. Fra il XII e il XIV secolo fu poi ricostruita in stile romanico. Secondo una leggenda la ricostruzione sarebbe stata possibile grazie ad una donazione di re Riccardo Cuor di Leone, dopo essere stato salvato da un naufragio nella cittadina. L’attuale Cattedrale fu costruita dopo le gravi lesioni riportate con il terremoto del 1667 in stile barocco. Continuiamo la nostra piacevole passeggiata tra le viuzze della citt&amp;amp;#224;, poi raggiungiamo l’auto e torniamo al villaggio per il pranzo, trascorriamo il resto della giornata partecipando ai giochi che l’animazione organizza. 
Il giorno di ferragosto non ci muoviamo dal villaggio, passiamo la mattinata presso il Coral beach club, un fantastico stabilimento balneare con tanto di lettini matrimoniali dotati di soffici cuscini, il lido dispone anche di un bar e di un ristorante a la carta. Nel pomeriggio restiamo in piscina dove in occasione del ferragosto i giochi e l’intrattenimento &amp;amp;#232; particolarmente attivo, come anche la serata. 
Il giorno successivo passiamo la mattinata in spiaggia, mentre nel pomeriggio torniamo a Dubronvik per vedere la citt&amp;amp;#224; dall’alto, raggiungiamo la funivia Zicara ClabeCar, la prima struttura fu costruita nel 1969 e come l’attuale collega la citt&amp;amp;#224; vecchia di Dubronvik alla sommit&amp;amp;#224; della collina di Srd a 405 metri di altezza, la lunghezza totale e di 778 metri che vengono percorsi in meno di quattro minuti da due cabine che possono contenere fino a 32 passeggeri l’una. Arrivati in cima il panorama &amp;amp;#232; mozzafiato, oltre alla struttura della funivia su questa collina sono presenti un bar, un ristorante, una croce di granito bianco ed un anfiteatro che pu&amp;amp;#242; ospitare fino a 120 spettatori. In una giornata come questa con l’aria tersa la vista pu&amp;amp;#242; spaziare fino a 60 km. di distanza sul mar Mediterraneo, mentre la citt&amp;amp;#224; vecchia di Dubronvik sembra minuscola. Ci tratteniamo ancora un po’ e ci godiamo il tramonto, poi torniamo a valle e ci concediamo una cena ed una passeggiata nelle stradine della citt&amp;amp;#224; prima di salutarla definitivamente.
 Gli ultimi due giorni li passiamo interamente nel villaggio, passando da una struttura all’altra, piscine, spiagge, divertimento e relax, relax si fa per dire, infatti nel pomeriggio del primo giorno vado ad affittare una moto d’acqua per esplorare la costa e l’isolotto Otocic Daksa, mentre la mattina seguente con le mie bambine ci divertiamo con il Park gonfiabile ancorato in mare nei pressi della spiaggia di Copacabana. 
Come tutte le cose, specialmente quelle belle finiscono, siamo arrivati al nostro ultimo giorno di permanenza in Croazia, questa sera alle 22.00 parte la nostra nave che ci riporter&amp;amp;#224; in Italia. Passiamo la mattinata in piscina, poi una doccia e lasciamo la camera definitivamente, dopo il pranzo facciamo il check-out salutando e ringraziando tutti. Lasciamo la struttura e ci reciamo al porto dove passiamo le nostre ultime ore a Dubrovnik passeggiando nei pressi di esso, verso le 18.00 scopriamo che gran parte del lungomare viene chiuso al traffico ed in un batter d’occhio si materializzano bancarelle e chioschi fast food, la cosa pi&amp;amp;#249; caratteristica sono dei lunghissimi carrelli in ferro trasformati a modo di fornace dove sopra grazie ad un semplice sistema di catene fatte girare da un motore, ruotano una ventina di agnelli che poi vengono venduti a peso e serviti in piatti che il cliente consuma su dei tavoli in legno sistemati li vicino. Dopo quest’ultima esperienza &amp;amp;#232; davvero arrivato il momento di raggiungere l’imbarco che purtroppo comincia con molto ritardo, l’attesa ci consente di chiacchierare con dei ragazzi che come noi aspettano in fila e ognuno di noi espone le proprie avventure in terra croata, ripensando alle nostre proviamo una sensazione di nostalgia, &amp;amp;#232; stato tutto veramente molto bello da Venezia alla Slovenia, le grotte, il Castello, la citt&amp;amp;#224; di Mostar e la fede di Medjugorje in Bosnia, Zara, Spalato, Trogir  e Dubronvik  in Croazia. 
La mattina del 20 Agosto alle ore 10.00, con due ore di ritardo arriviamo a Bari. Vorrei chiudere questo diario di viaggio ringraziando tutti coloro che abbiamo incontrato lungo il nostro viaggio, camerieri, albergatori, animatori e gente comune con cui abbiamo condiviso alcuni momenti. GRAZIE A TUTTI VOI.
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/croazia/diario_di_viaggio_croazia_12961.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;ITALIA – SLOVENIA – CROAZIA – BOSNIA… ON THE ROAD.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=43429&amp;user=Larosa"&gt;Larosa&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Larosa</dc:creator><category>CROAZIA</category><pubDate>Wed, 17 Jul 2019 11:35:21 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/croazia/diario_di_viaggio_croazia_12961.ashx</guid></item><item><title>SPAGNA ON THE ROAD 2015</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/spagna/diario_di_viaggio_spagna_12963.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/spagna/diario_di_viaggio_spagna_12963.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/43429/12963/142119.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;SPAGNA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si riparte…. La Spagna ormai ci &amp;amp;#232; entrata nel cuore, dopo l’esperienza dell’anno scorso, anche per quest’anno  la nostra meta sar&amp;amp;#224; la penisola Iberica. Nel 2014 partendo da Barcellona abbiamo visitato, oltre a Barcellona, le citt&amp;amp;#224; di: Montserrat, Saragozza,  Madrid e Valencia, infine, prima di tornare a Barcellona, ci siamo fermati per sei giorni ad  Ametla de Mar,  una localit&amp;amp;#224; balneare.
Quest’anno invece ci siamo spinti pi&amp;amp;#249; a sud visitando gran parte dell’Andalusia e precisamente le citt&amp;amp;#224; di: Granada, Sevilla e Cordoba, oltre a tornare a Valencia. Inoltre come tappa di sosta iniziale ci siamo fermati per un solo giorno a Tarragona ed infine come sosta balneare abbiamo trascorso sette giorni a  Canet D’en Berenguer provincia di Valencia.
L’avventura inizia dal porto di Civitavecchia il ventinove di Luglio quando alle 22.15 la nostra nave lascia il porto, amo viaggiare con lentezza, amo vivere ogni attimo e contemplare ogni luogo che visito, quindi anche  navigare per me  fa parte del viaggio ed osservare la terra che si allontana per poi sparire e lasciar spazio ad              un’infinit&amp;amp;#224; di acqua, mi emoziona. Alle 18.30 del trenta Luglio arriviamo a Barcellona e gi&amp;amp;#224; i ricordi dell’anno precedente cominciano a rifiorire come se fosse stato ieri, lasciamo il porto, direzione sud e raggiungiamo Tarragona, situata sulla costa a 100 km da Barcellona, questa come dicevo &amp;amp;#232; una tappa “tecnica” in quanto dovendoci recare a Valencia &amp;amp;#232; d’obbligo fermarsi a Tarragona per la notte e riprendere il viaggio all’indomani.
Il giorno seguente, trentuno Luglio decidiamo di visitare  l’Anfiteatro Romano e la Cattedrale, naturalmente questa citt&amp;amp;#224; offre molto di pi&amp;amp;#249;, ma il tempo a disposizione non &amp;amp;#232; molto. Lasciamo l’auto nel parcheggio sotto il mercato principale di Tarraco (cos&amp;amp;#236; si chiamava Tarragona nell’epoca romana) e ci incamminiamo sulla Rambla Nova, dove &amp;amp;#232; posizionato un castellers  interamente in ghisa che raffigura i castelli umani di Tarragona, gruppi di alcune decine di persone che formano un castello, una torre verso il cielo, posizionando sotto gli uomini pi&amp;amp;#249; possenti ed in alto i bambini, dal 24 giugno al 24 settembre si svolgono vere &amp;amp;#232; proprie gare tra famiglie di quartieri diversi, (un po’ come il Palio di Siena). In fondo alla Rambla Nova c’&amp;amp;#232; il Balcone del Mediterraneo, cos&amp;amp;#236; chiamato in quanto la strada finisce contro una ringhiera, dove affacciandosi si pu&amp;amp;#242; ammirare il mare Mediterraneo, svoltando a sinistra si trova l’Anfiteatro Romano, anch’esso affacciato sul mare, l’edificio a forma ovale fu costruito nel secondo secolo d.c.  parte delle scalinate sono state ricavate direttamente nella roccia, l’anfiteatro misura 109 per 86 metri ed ha una capacit&amp;amp;#224; di 14.000 persone, qui nel 200 d.c. si tenevano le lotte tra gladiatori, inoltre venivano eseguite anche alcune esecuzioni pubbliche come quella che vide al rogo l’arcivescovo Fruttuoso ed i suoi diaconi nel 256 d.c. (brutta storia). Lasciamo l’anfiteatro e raggiungiamo la Cattedrale di  Santa Maria i lavori di costruzione iniziarono nel 1184 sui resti di un’antica basilica cristiana che, a sua volta, fu eretta su una moschea araba del X secolo. La chiesa &amp;amp;#232; stata costruita in uno stile di transizione dal romanico al gotico, presenta una pianta a croce latina a tre navate, all’incrocio con il transetto si eleva una cupola ottagonale. Le tre navate terminano in altrettanti absidi circolari. Nella facciata principale si fa notare un bellissimo rosone intarsiato ed i due portali romanici del XII secolo. Il portone presenta sulla colonnina della bifora la statua della Madonna con il Bambino. All’interno da segnalare la quattrocentesca pala d’altare maggiore, opera di Pere Johan, e le sculture in alabastro policromato  della Madonna, di Santa Tecla e di San Paolo. Tra le pi&amp;amp;#249; belle espressioni del gotico custodite in questa cattedrale vi &amp;amp;#232; il Sepolcro dell’Arcivescovo situato vicino all’altare maggiore, e la trecentesca Cappella di Santa Mar&amp;amp;#237;a. Oltre alla Cattedrale visitiamo anche il museo diocesano dove &amp;amp;#232; possibile ammirare la collezione di arazzi, tessuti a Bruxelles, e la pala d’altare opera di Jaime Huguet.
Lasciamo la Cattedrale e con essa anche Tarragona e continuiamo il nostro viaggio  verso Valencia a  260 Km verso Sud, arriviamo al nostro hotel verso le 18.00 e subito dopo il chek-in, andiamo a rinfrescarci in piscina (ricordo che viaggiamo con due bambine  di 4 e 9 anni, bisogna accontentarli)
Il mattino seguente, primo Agosto iniziamo il nostro giro a Valencia, questa citt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; stata gi&amp;amp;#224; nostra meta l’anno passato, abbiamo comunque deciso di tornarci e visitare alcune cose tralasciate nel 2014, oltre a rivisitare il Bioparco e la Citta dell’ arte e delle scienze, (il Bioparco, il mega acquario dell’oceanografico e lo spettacolo dei Delfini affascina i bambini, molto meno il sottoscritto). Ci rechiamo alla Citta          dell’ arte e delle scienze. Il complesso sorge nel vecchio letto del fiume Turia e si suddivide in tre aree tematiche: Arte, Scienza e Natura, copre una superfice totale di 350.000 m2  la costruzione ebbe inizio nel 1996 grazie al progetto degli architetti Candela e Calatrava  quest’ultimo ha disegnato e progettato anche il vicino Ponte, denominato appunto Ponte di Calatrava anche se il suo vero nome &amp;amp;#232; Pont de l’assunt de l’or , raggiungiamo L’hemisferic, la struttura di 13.000 m2  ricorda l’occhio umano, prenotiamo il nostro spettacolo “I misteri dell’universo”  e dopo uno spuntino veloce entriamo per godercelo, la proiezione avviene sul maxi schermo di 900 m2, praticamente l’intero soffitto di forma sferica. Terminata la pellicola ci spostiamo nel padiglione delle scienze un complesso di tre piani per un totale di 24.000 m2 dove vi sono delle  mostre permanenti ed altre temporanee un vero museo interattivo con molti esperimenti di elettricit&amp;amp;#224;, domotica, forza cinetica, forza di gravit&amp;amp;#224; ecc..  in questo complesso ci siamo veramente divertiti oltre che aver appreso alcune nozioni di fisica, infine ci spostiamo nella zona che ospita l’oceanografico uno dei pi&amp;amp;#249; grandi acquari d&amp;#39;Europa, un parco all&amp;#39;aria aperta di 110.000 m2. Al suo interno sono rappresentati tutti i differenti habitat marini di mari e oceani attraverso pi&amp;amp;#249; di 40.000 specie diverse, inoltre &amp;amp;#232; presente un delfinario dove ci  fermiamo a vedere lo spettacolo dei Delfini, sempre per la gioia dei nostri bambini. (io sono contrario) Usciamo da questo enorme complesso al tramonto e non ci resta che raggiungere l’hotel.
Il giorno seguente, due Agosto ci rechiamo al Bioparco questo Giardino zoologico  &amp;amp;#232; situato alla periferia Nord-ovest della citt&amp;amp;#224;. Il Bioparco &amp;amp;#232; progettato rifacendosi ai moderni principi della zoo-immersione, in modo da ridurre al minimo l’impatto visivo delle barriere che dividono i visitatori dagli animali, dando spesso la sensazione di trovarsi direttamente al cospetto di quest’ultimi, quasi che il visitatore entri lui stesso nell’habitat dell’animale, in vari casi, ci si trova anche al di sotto del pelo dell’acqua e si possono osservare gli animali acquatici attraverso le ampie vetrate che delimitano le enormi vasche. Il Bioparco &amp;amp;#232; stato inaugurato il 27 Febbraio del 2008 sullo stesso terreno dove sorgeva il vecchio zoo, chiuso il 31 luglio del 2007, attualmente ospita pi&amp;amp;#249; di 4.000 animali di 250 specie differenti del continente africano, si estende su una superficie di 100.000 m2, dove sono riprodotti vari habitat dell’Africa: savana secca, savana umida, foresta equatoriale e Madagascar, in grandi spazi che riproducono l’ambiente in cui ogni specie normalmente vive. Ed &amp;amp;#232; proprio in questo parco che il 14 gennaio del 2013 &amp;amp;#232; nato il primo oritteropo della Spagna (un mammifero appartenente alla categoria Tassonomica). Trascorriamo l’intera mattinata al Bioparco, nel pomeriggio raggiungiamo Plaza de la Reina   nel centro antico della citta, nel cuore pulsante di Valencia, e dopo una “sosta gelato” visitiamo la Cattedrale dedicata all&amp;#39;Assunzione di Maria nonch&amp;amp;#233; sede dell&amp;#39;arcidiocesi di Valencia e dal 1886 anche basilica minore, venne consacrata nel 1238 dal primo vescovo di Valencia dopo la “Reconquista”  e venne costruita sull&amp;#39;antica moschea di Balansiya, che a sua volta era stata costruita sul sito in cui sorgeva l&amp;#39;antica cattedrale visigota. Usciamo dalla Cattedrale e ci  spostiamo in Placa della vergine dove ammiriamo e fotografiamo la Fontana del Rio Turia. Come ultima tappa di giornata visitiamo i Giardini Reali, splendida cornice di numerose manifestazioni questo giardino ospita numerose variet&amp;amp;#224; di fiori e piante, in evidenza la Roselada, un’enorme spazio circolare con centinaia di rose di vari colori, un laghetto con cascata e alberi rigogliosi, naturalmente oltre a Begogne, Cactus, Azalee, Cipressi Palme ecc.. i giardini sono abbelliti da varie statue, fontane e servizi come parchi giochi, con i suoi 187.000 m2 &amp;amp;#232; il parco pi&amp;amp;#249; grande della citt&amp;amp;#224;. Terminata la visita ai Giardini Reali  ci fermiamo in un locale poco dopo la Torres de Serrano, un’antica porta sorretta da due bastioni laterali che insieme alle mura delimitava la citt&amp;amp;#224;, terminata la cena rientriamo in hotel.
La mattina del tre Agosto lasciamo Valencia per raggiungere, a 500 km di distanza la mitica citt&amp;amp;#224; di Granada, la distanza &amp;amp;#232; notevole ma le strade in Spagna sono fantastiche quindi il viaggio non ci pesa pi&amp;amp;#249; di tanto. Granada &amp;amp;#232; circondata dal complesso montuoso della Sierra Nevada  che nel 1996 &amp;amp;#232; stato dichiarato dall’Unesco riserva della biosfera per raggiungere la citt&amp;amp;#224; percorriamo la strada statale A-91 e A-92N che sale fino a quota 1.407 m.s.l. ma i picchi pi&amp;amp;#249; alti del complesso del Sierra Nevada vanno ben oltre questa altitudine, infatti il monte Mulhac&amp;amp;#233;n con i suoi 3.482 metri &amp;amp;#232; la montagna pi&amp;amp;#249; alta di tutta la penisola Iberica e seconda d’Europa dopo le Alpi.
Arriviamo a Granada verso le 17.30 e raggiungiamo l’hotel Inglaterra in pieno centro storico, difronte all’hotel si trova la Cattedrale ed alle sue spalle il famoso quartiere Arabo Albaicin, dopo una doccia rigenerante usciamo per cena e ci inoltriamo tra le viuzze del quartiere arabo, la cucina di Granada come in tutta l’Andalusia &amp;amp;#232; molto varia, i piatti sono ricchi di verdure, insalata, pomodori, porri, cetrioli, mais, cipolla, carote, ecc… con queste verdure per esempio si prepara la pipirrana dove le verdure sono tagliate a dadini ed insaporite con olio, aceto e sale, un altro piatto tipico a base vegetale &amp;amp;#232; il gazpacho, in questo piatto per&amp;amp;#242; le verdure sono frullate ve lo consiglio perch&amp;amp;#233; fresco e saporito. In particolare a Granada oltre le verdure potete assaporare, la tortilla del Sacromonte, un tipo di frittata fatta con pane dolce e carne, il nome deriva dal monte che sovrasta il quartiere dell’Albaicin;  oppure la tipica paella alle verdure, alla carne o la morisco a base di pesce; i fagioli con prosciutto; la “cazuela de habas” (fave con prosciutto); las patatas pobre (un piatto di patate);  e il capretto all’aglio. Noi prendiamo una Paella di carne da dividere ed una insalatona con huevo…. Oltre a due cervezas freschissime.
Il quattro Agosto, dopo colazione raggiungiamo la Cattedrale dell’incarnazione, la sua cupola &amp;amp;#232; decorata con vetrate di grande bellezza, all’interno ammiriamo sculture e dipinti di Alonso Cano, di particolare bellezza il dipinto dell’Immacolata, belli anche i  bassorilievi raffiguranti la Fede e la Giustizia. La facciata principale &amp;amp;#232; barocca. Gli stalli del coro sono in stile plateresco. Usciamo dalla Cattedrale &amp;amp;#232; utilizziamo un trenino turistico per ammirare la citt&amp;amp;#224;, il trenino percorre parte del cento dell’ Albaicin,  gira intorno all’Alhambra  e taglia per il bosco sottostante. Finito il giro turistico, zaino in spalla alle 13.00 da Calle Cuesta de Gomerez entriamo nel grande complesso dell’Alhambra, l’intera aria misura ben 100.000 m2,  prima di giungere nella parte alta ci fermiamo nella vegetazione per uno spuntino, ma pi&amp;amp;#249; che cibarsi abbiamo continuamente bisogno di dissetarci, gli oltre 40 gradi si fanno sentire anche se il clima &amp;amp;#232; molto secco, recuperate un p&amp;amp;#242; di energie raggiungiamo la sommit&amp;amp;#224; dell’Alhambra e cominciamo le nostre visite dal  Palacio de Carlo V, questo palazzo venne appunto costruito da Carlo V dopo le nozze con Elisabetta di Portogallo nel 1526, la struttura imponente presenta una pianta quadrata con all’interno un cortile a forma circolare, lasciamo il palazzo e continuiamo la nostra visita, l’Alhambra essendo una vera &amp;amp;#232; propria citt&amp;amp;#224; antica (Medina) autonoma da Granada ha, al suo interno tutto ci&amp;amp;#242; che serviva per la vita quotidiana, scuole, moschee, botteghe ecc..  naturalmente ora molto di ci&amp;amp;#242; che era &amp;amp;#232; stato riadattato al turismo, infatti al suo interno ci sono negozi per lo shopping e due alberghi. Passo dopo passo arriviamo al palazzo ed ai relativi giardini Generalife, essi furono costruiti durante il regno di Maometto III (1302-1309) e ridecorati da Abu I-Walid Isma&amp;#39; tra il 1313 ed il 1324. Il complesso &amp;amp;#232; composto dal Patio de la Acequia (Corte del Giardino Acquatico), che conteneva una lunga piscina contornata da aiuole, fontane, colonnati e padiglioni, e dal Jard&amp;amp;#237;n de la Sultana (Giardino della Sultana o Corte dei Cipressi). All&amp;#39;inizio il palazzo era collegato ad Alhambra attraverso un camminamento coperto che oltrepassava il burrone che li divideva. Il giardino di Generalife &amp;amp;#232; uno dei pi&amp;amp;#249; antichi giardini Mori sopravvissuti. I giardini odierni vennero iniziati nel 1931 e completati da Francisco Prieto Moreno nel 1951. I sentieri sono pavimentati in tipico stile di Granada con un mosaico di ciottoli: quelli bianchi provengono dal fiume Darro mentre quelli neri dal fiume Genil.   Torniamo sui nostri passi e ci avviciniamo al Palacios Nazaries (Palazzi Nazionali) il complesso &amp;amp;#232; formato da due palazzi, il Palacio de Comares  ed il Palacio de los,  l’entrata a questi palazzi &amp;amp;#232; regolamentata a fascia oraria, il nostro ingresso &amp;amp;#232; per le 18.00, quindi ci mettiamo in fila e dopo qualche minuto entriamo, subito dopo la scalinata d’accesso si trova la sala Mexuar una delle pi&amp;amp;#249; antiche e veniva usata per le udienze importanti, a seguire si trovano: Patio del Mexuar o del Cuarto Dorado, Patio de la Alberca o de los Arrayanes, Sala de la Barca, Sal&amp;amp;#243;n de Comares o de los Embajadores, Sala de los moc&amp;amp;#225;rabes, Patio de los Leones, tutti molto belli, ma descrivere ogni singolo Patio o stanza sarebbe troppo lungo, molto bella &amp;amp;#232; anche la Fuente de los Leones  gli ultimi studi fatti dicono che i leoni di questa fontana provengono dalla casa del visir ebreo Samuel Ben Nagrela, che la regal&amp;amp;#242; al Sultano. I leoni sono dell&amp;#39;XI secolo e rappresentano le Dodici trib&amp;amp;#249; di Israele, due dei leoni,  hanno inciso un triangolo sulla fronte, indicano le trib&amp;amp;#249; elette: quella di Giuda e quella di Levi. Sul perimetro della vasca sono iscritti i versi del ministro e poeta Ibn Zamrak. Infine visitiamo la Sala de los Abencerrajes e la Sala de los Reyes, questa sala occupa tutto il lato orientale del cortile, &amp;amp;#232; chiamata cos&amp;amp;#236; per le pitture che decorano la volta dell&amp;#39;appartamento centrale, &amp;amp;#232; la sala pi&amp;amp;#249; grande dell&amp;#39;Harem, divisa in 3 stanze uguali e due pi&amp;amp;#249; piccole che, si presume, potevano servire da armadi, per via della loro posizione e della carenza di illuminazione. Nella volta centrale, i dipinti rappresentano i primi 10 sovrani di Granada, dalla fondazione del sultanato, quello con la barba rossa si presuppone che sia Muhammad ibn Nasr, conosciuto come al-?amar (il Rosso), fondatore della dinastia dei Nasridi. Sulle volte laterali delle decorazioni raffigurano cavalieri e dame, realizzate alla fine del XIV secolo: durante il suo regno, Pietro I di Castiglia chiese aiuto al Sultano di Granada per restaurare il suo castello (l&amp;#39;Alc&amp;amp;#225;zar di Siviglia), questo port&amp;amp;#242; ad un vero e proprio interscambio artistico tra i due regni. Le decorazioni pittoriche sono realizzate con una tecnica molto complessa, l&amp;#39;armatura della volta era una ellisse fatta di legno ben spazzolato per rendere la superficie porosa, sopra la superficie concava si stendeva del cuoio bagnato con colla ed acqua e successivamente inchiodato con piccoli chiodi di stagno, per evitare l&amp;#39;ossidazione, infine sopra al cuoio veniva stesa una mano di gesso, delle canne ed infine 2 cm di colla tostata e dipinta di rosso. Sopra questa superficie preparata si disegnava con un punteruolo. Dopo la Sala de los Reyes lasciamo il Palacios Nazaries e l’Alhambra, raggiungiamo l’hotel e dopo una doccia rinfrescante riscendiamo per cena.

La mattina seguente cinque Agosto, dopo colazione salutiamo la citt&amp;amp;#224; di Granada e raggiungiamo la splendida Sevilla, posizionata a 250 Km  verso Ovest, ed a soli 140 Km dal confine tra Spagna e Portogallo. Dopo due giorni di visite forzate e continue decidiamo per la gioia delle nostre bimbe di restare in piscina per tutto il pomeriggio e verso le 20.00 di raggiungere il centro citt&amp;amp;#224; per la cena. (Giornata relax)
Il Sei Agosto carichi come Tori raggiungiamo Plaza de Toros per visitare L’arena della Maestranza meglio conosciuta come La Maestranza, questa arena &amp;amp;#232; la pi&amp;amp;#249; antica di tutta la spagna e pu&amp;amp;#242; contenere 12.000 persone. La costruzione cominci&amp;amp;#242; nel 1760  quando sulla collina di Baratillo in sostituzione della Plaza de toros rettangolare si ottenne una pista circolare. La facciata interna della plaza (chiamata Palco del Pr&amp;amp;#237;ncipe) fu completata nel 1765, ed essa consisteva in due parti: la porta d&amp;#39;accesso attraverso la quale uscivano i toreros vincitori, e il Palco stesso, che era riservato alla Famiglia Reale spagnola. Per completare l’intera arena ci vollero molti anni, infatti solo nel 1861 la Maestranza fu ultimata. Visitiamo l’intero edificio che oltre alla pista ed al palco del Principe &amp;amp;#232; formato dall’infermeria dove venivano portati i Toreros feriti, dalle tribune, dalle stalle, dai corridoi e anche da una cappella. Naturalmente ora l’arena non viene pi&amp;amp;#249; utilizzata per le corride e dal 2008 al suo interno &amp;amp;#232; possibile ammirare il museo Taurino dove sono conservati tutti i fasti di ci&amp;amp;#242; che f&amp;amp;#249;, tra cui tutti i trofei vinti da Francisco de Goya, il pi&amp;amp;#249; famoso toreros dell’Andalucia. Dopo la Maestranza raggiungiamo la splendida ed immensa Cattedrale di Sevilla questa Cattedrale Gotica  &amp;amp;#232;  la pi&amp;amp;#249; grande al mondo, ed il terzo edificio religioso per dimensione dopo la basilica di San Pietro in Vaticano e la Cattedrale di Saint Paul a Londra. Nel 1433 inizi&amp;amp;#242; la demolizione della Moschea, e subito dopo si cominci&amp;amp;#242; ad edificare l’attuale  Cattedrale di Santa Maria della Sede di Sevilla, conclusa 75 anni dopo, la costruzione di questa cattedrale per&amp;amp;#242; a visto coinvolti diversi stili architettonici, oltre al periodo Gotico, nel 1528, periodo Rinascimentale, iniziarono la costruzione di alcune dipendenze come ad esempio le sacrestie, e, si ingrandirono le torri,  dal 1618 al 1758, periodo Barocco, f&amp;amp;#249; costruita la Canonica del Santuario ed infine nel periodo Neogotico furono riparate alcune opere dell’epoca Gotica. Oltre allo splendore della Cattedrale ammiriamo la  Giralda, che nonostante la sua autonomia, esercita la funzione di torre e  campanile della cattedrale. Dal 1987 &amp;amp;#232; patrimonio dell&amp;#39;umanit&amp;amp;#224;. Ogni lato misura 13,61 metri, ed &amp;amp;#232; alta 104,06 metri. Non ci resta che salire, arrivati in cima dopo 34 rampe il panorama su Sevilla &amp;amp;#232; spettacolare, nella costruzione sono state utilizzate le rampe anzich&amp;amp;#233; i gradini per dare la possibilit&amp;amp;#224; ai Muezzin (persona addetta alla Moschea) di arrivare in cima in sella ai loro cavalli. La Giralda venne costruita basandosi sull&amp;#39;aspetto del minareto della moschea Kutubia di Marrakech in Marocco, anche se la chiusura superiore e la torre campanaria sono in linea con il Rinascimento europeo. Ci fermiamo un attimo per uno spuntino, recuperiamo un po’ di energie e subito dopo ci dirigiamo verso L’Alcazar de Sivilla, Alcazar in Arabo significa Palazzo, infatti questo era uno dei Palazzi reali di Sevilla. Molti dei moderni alc&amp;amp;#225;zar sono stati eretti sulle rovine di quelli dei musulmani di al-Andalus per mano di Pietro I di Castiglia (noto anche come Pietro il Crudele) a partire dal 1364 Pietro  utilizz&amp;amp;#242; i lavoratori musulmani per costruire il proprio palazzo in stile arabo. Entriamo in questo spettacolare edificio, molto bello il Patio de las Doncellas al centro si trova una grande vasca rettangolare circondata da giardini, il nome fa riferimento alla leggenda secondo la quale i musulmani di al-Andalus pretendevano dai regni cristiani spagnoli, come tributo, 100 vergini ogni anno. Un altro luogo molto caratteristico dell’Alcaza sono I &amp;amp;quot;Bagni di Donna Mar&amp;amp;#237;a de Padilla&amp;amp;quot; sono camere di raccolta di acqua piovana situate sotto il Patio del Crucero, queste vasche presero il nome da  Mar&amp;amp;#237;a de Padilla,  moglie di Pietro I il Crudele. Si pensa che Pietro I si innamor&amp;amp;#242; di Mar&amp;amp;#237;a e che ne uccise il marito, Mar&amp;amp;#237;a per&amp;amp;#242; resistette alle sue avances e si gett&amp;amp;#242; in faccia dell&amp;#39;olio bollente per sfigurarsi e bloccare i propositi di Pietro. In seguito divenne suora e si trasfer&amp;amp;#236; in un convento, nella cultura di Sevilla viene vista come simbolo di purezza. Dopo L’alcazar raggiungiamo l’hotel per rinfrescarci e subito dopo torniamo in centro per la cena.
La mattina seguente sette Agosto il nostro obbiettivo principale &amp;amp;#232; Plaza de Espana, prima per&amp;amp;#242;, avendo l’auto a seguito visitiamo alcune attrazioni nella periferia della citt&amp;amp;#224;, cominciamo dal Padiglione della Navigaciones, situato sulle rive del Fiume Guadalquivir  questo padiglione fa parte dell’exposizione universale del 92, al suo interno sono esposte diversi modellini di imbarcazioni, dalla pi&amp;amp;#249; antica alla pi&amp;amp;#249; moderna, inoltre vi sono dei bellissimi giochi interrativi, come per esempio un simulatore per governare una nave, oltre al museo saliamo sulla Torre del Belvedere alta 65 metri e ci godiamo la visita su Sevilla. Lasciamo la zona Expo 92 e raggiungiamo il Museo di Arte moderna, (che ci ha deluso) al termine della visita ci spostiamo sul lato est della citt&amp;amp;#224; e visitiamo l’Acquario di Sevilla che al contrario di ci&amp;amp;#242; che ci aspettavamo &amp;amp;#232; davvero carino (anche s&amp;amp;#233; io i pesci li lascerei liberi)…….. raggiungiamo il Parque de Maria Luisa dove ci fermiamo per il ristoro, questi  giardini sono il luogo ideale per trovare riparo dal sole dell’andalucia, tra l’altro sono praticamente la continua di Plaza de Espana nostra prossima meta, questa zona verde infatti erano parte dei giardini privati del Palacio de San Telmo, nel 1893 la duchessa Maria Luisa di Montpensier, gli don&amp;amp;#242; alla citt&amp;amp;#224;. Nel 1929 in occasione dell’esposizione liberoamericana  subirono notevoli modifiche e, per questo evento furono costruite da Anibal Gonzalez gli edifici espositivi, Plaza de Espa&amp;amp;#241;a e Plaza de Am&amp;amp;#233;rica, che costituirono una delle principali attrattive dell’esposizione. Usciamo dalla vegetazione ed ecco difronte a noi la maestosit&amp;amp;#224; della Plaza de Espana, uno degli spazi architettonici pi&amp;amp;#249; spettacolari della citt&amp;amp;#224; e dell&amp;#39;Architettura Neo-Moresca, la superficie totale &amp;amp;#232; di 50.000 m2 di cui 19.000 m2 edificati. La piazza a forma semicircolare, ha un diametro di 170 metri, e vuole rappresentare l&amp;#39;abbraccio della Spagna e delle sue antiche colonie; guarda verso il fiume Guadalquivir e simboleggia la strada da seguire per l&amp;#39;America. La piazza &amp;amp;#232; decorata in mattoni a vista, marmo e ceramica, che danno un tocco rinascimentale e barocco alle sue torri. Fu naturalmente l&amp;#39;opera pi&amp;amp;#249; costosa dell&amp;#39;esposizione e l&amp;#39;unico elemento estraneo al progetto originale &amp;amp;#232; la fontana centrale, fontana al centro di critiche perch&amp;amp;#233; a detta di molti rompeva la sensazione di vuoto della piazza. Il canale lungo pi&amp;amp;#249; di mezzo chilometro che attraversa la piazza &amp;amp;#232; attraversato da quattro ponti che rappresentano i quattro antichi regni di Spagna. Appoggiati alle pareti si trovano una serie di panche e di ornamenti in ceramica che formano degli spazi che alludono alle quarantotto province spagnole e sono collocate in ordine alfabetico; su di esse sono rappresentate delle mappe, dei mosaici raffiguranti eventi storici e gli stemmi di ogni capoluogo di provincia. Alla fine dell&amp;#39;esposizione la piazza era destinata a far parte dell&amp;#39;Universit&amp;amp;#224; di Siviglia, ma dopo poco pass&amp;amp;#242; sotto la propriet&amp;amp;#224; del governo militare diventando sede della Capitaneria Generale di Siviglia. Anni dopo ospit&amp;amp;#242; la delegazione del Governo Centrale in Andalusia, e allo stesso tempo il Museo Militare di Siviglia. Dopo una intensa giornata di visite possiamo dire di essere soddisfatti e di aver appagato la nostra sete di cultura, ora non ci resta che deliziare il nostro palato, e la cucina sevigliese cosi raffinata, leggera e ricca di prodotti freschi della terra e del mare fa per noi. Le ricette sono semplici e genuine, molto spesso  impreziosite da un uso sapiente delle spezie, abitudine lasciata dai musulmani durante i loro otto secoli di dominazione dell&amp;#39;Andalusia, cumino, coriandolo, aglio, prezzemolo, finocchietto sono presenti in molti piatti della tradizione, ma oramai noi siamo abituati in quanto anche a Granada le spezie la fanno da padrone. Dopo cena rientriamo in hotel.
Siamo quasi a met&amp;amp;#224; della nostra avventura in Andalucia, l’indomani otto Agosto lasciamo Sevilla e tornando verso Est raggiungiamo a 140 chilometri di distanza la spettacolare citt&amp;amp;#224; di Cordoba, soggiorniamo in un hotel a qualche chilometro dal centro in una deliziosa zona residenziale circondata dal verde, anche il nostro hotel &amp;amp;#232; immerso nel verde con una favolosa piscina, prato inglese e palme ad alto fusto, quindi non ci resta che rilassarci. Nel tardo pomeriggio con la nostra auto raggiungiamo il Quartiere Ebraico di Cordoba per  un giro perlustrativo,  l’intento era di tornare in hotel per la cena ma una volta immersi nel centro storico di Cordoba cambiamo immediatamente idea, quei ristorantini ricavati nei patio di antiche case arabe, dipinte di bianco, ocra, turchese e porpora non ci lasciano pi&amp;amp;#249; andar via, quindi restiamo per la cena. 
Il nove Agosto torniamo nel Quartiere Ebraico di Cordoba, oltrepassiamo le mura tramite la Puerta de Almodovar e percorriamo Calle de los Judos, siamo diretti verso la Cattedrale di Cordoba, la famosa Mezquita  ma prima visitiamo la Sinagoga che si trova proprio su questa calle (via), costruita nel 1315 &amp;amp;#232; una delle tre Sinagoghe ancora esistenti in Spagna,  (le altre due sono a Toledo). Fino al 1492, data del decreto di espulsione degli ebrei, la Spagna era il centro della vita ebraica in Europa. La sinagoga di Cordova fu costruita in stile moresco da Isaq Moheb per servire alle esigenze della locale comunit&amp;amp;#224; ebraica. All’interno notiamo un’iscrizione dove sono riportate le date di inizio costruzione  20 settembre 1314 e di fine lavori  il 1&amp;amp;#186; settembre 1315, praticamente meno di un’anno. L’edificio oltre alla sala di preghiera &amp;amp;#232; composta da altre sale che probabilmente ospitavano i bagni rituali e una scuola Talmudica. Dopo la Sinagoga  visitiamo il Museo Taurino  dove dal 1952 sono custodite tutte le glorie della corrida locale. Continuiamo il nostro piacevole camminar tra le stradine di questo meraviglioso quartiere e senza accorgersene ci troviamo su Calle Cardenal Herrero, dinanzi a noi la maestosit&amp;amp;#224; della Torre  del Alminar ossia il Minaretto che ora funge da campanile della Cattedrale. La grande Moschea di Cordova, oggi Cattedrale dell&amp;#39;Immacolata Concezione di Maria Santissima, &amp;amp;#232; una delle principali espressioni dell&amp;#39;arte arabo-islamica e dell&amp;#39;architettura gotica e rinascimentale dell&amp;#39;Andalusia, assieme all’Alhambra di Granada, la Aljafer&amp;amp;#237;a di Saragozza e la Giralda di Siviglia sono la pi&amp;amp;#249; prestigiosa testimonianza della presenza islamica in Spagna dall&amp;#39;ottavo al tredicesimo secolo. Purtroppo per noi la visita &amp;amp;#232; rimandata infatti oggi domenica nove Agosto la Cattedrale osserva  una pausa tra  le 11.30 e le 15.00, comunque nulla di ch&amp;amp;#233; proseguiamo la nostra passeggiata verso il fiume Guadalquivir ed arriviamo a Plaza de Triunfo dove &amp;amp;#232; situato l’arco de Triunfo  conosciuto anche come la Puerta del Puente nelle immediate vicinanze si trova anche il monumento dedicato a San Rafael, una delle tante testimonianze di questo santo nella citt&amp;amp;#224; di Cordoba, la leggenda narra che nel 1600 quando la peste devast&amp;amp;#242; la citt&amp;amp;#224; l’arcangelo Raffaele and&amp;amp;#242; in sogno a Padre Andres de Roelas essendo gravemente malato, e in una delle tante apparizioni gli rilev&amp;amp;#242; che avrebbe salvato la citt&amp;amp;#224; dalla peste. Sono le 13.30, ci fermiamo nelle vicinanze per mangiare qualcosa ed alle 15.00 ci rechiamo alla Mezquita  acquistiamo i nostri due biglietti adulti a 16.00 euro, (i bambini sotto i 10 anni non pagano) ed entriamo. La costruzione sorge sul sito in cui si ergeva l&amp;#39;antica chiesa visigotica di San Vincenzo, non lontana dal fiume Guadalquivir. Quando i musulmani occuparono Cordova  nel 756 la chiesa fu inizialmente suddivisa e utilizzata contemporaneamente da musulmani e cristiani. Successivamente l&amp;#39;emiro ?Abd al-Ra?man I  fece demolire la chiesa cristiana e intraprese la costruzione della grande moschea, nel corso dei secoli fu ingrandita tre volte dai suoi successori: 833 - 848?Abd al-Ra?man II; 926 - 966 al-?akam II; 929 - 958 ?Abd al-Ra?man III,  finendo per coprire 23.000 m&amp;amp;#178; e diventare la pi&amp;amp;#249; grande moschea del mondo musulmano di quel tempo, seconda solo dopo l&amp;#39;edificazione di quella di  Samara’ in Iraq.  Si presenta al giorno d&amp;#39;oggi con la forma di un grande quadrilatero di circa 180 m di lunghezza per 130 m di larghezza, con 19 navate e 856 colonne sormontate da capitelli in stili diversi, sulle colonne si appoggiano delle arcate doppie in mattoni e pietra bianca sovrapposte l&amp;#39;una sull&amp;#39;altra con uno spazio intermedio che permettono di avere un soffitto molto alto e donano all&amp;#39;edificio un&amp;#39;impressione di leggerezza. Il  mi?ra,  struttura a forma semicircolare e luogo di preghiera che in una Moschea indica sempre l’esatta direzione della Ka&amp;#39;ba della Mecca dovrebbe essere, in questo caso, rivolto a Sud-Est, invece punta a  sud,  per salvarlo dall&amp;#39;accusa di un cos&amp;amp;#236; corposo errore la leggenda vuole che ?Abd al-Ra?man, nostalgico della citt&amp;amp;#224; di Damasco da cui era stato cacciato dagli Abbasidi, avesse voluto appositamente orientare il mihrab della moschea di Cordoba nella stessa direzione di quello della moschea di Damasco. L&amp;#39;edificio iniziale, cominciato nel 785, comprendeva un cortile il Patio de los Naranjos, circondato da un muro di cinta sul quale si apriva in tutto il suo splendore la sala di preghiera, di forma rettangolare, composta da 11 navate, ciascuna avente 12 arcate, disposte di fronte al cortile, le navate erano separate da eleganti colonne di marmo. Accanto al muro di cinta, sul lato opposto della sala di preghiera, si trova il minareto, Hisham I fece realizzare parecchie ristrutturazioni interne: le gallerie destinate alle donne che venivano a pregare e una vasca per le abluzioni. La lunghezza delle arcate fu successivamente raddoppiata da ?Abd al-Ra?man II nell&amp;#39;848 e allungata un&amp;#39;ultima volta da al-?akam II nel 961. In entrambi i casi l&amp;#39;allungamento delle navate avvenne sul lato opposto all&amp;#39;entrata principale e per questo motivo il mi?rab, anch&amp;#39;esso collocato sul quel lato, dovette essere ogni volta ricostruito. Quello attuale, montato con l&amp;#39;aiuto di artisti bizantini, &amp;amp;#232; un&amp;#39;enorme cupola monolitica in marmo bianco superbamente decorato. Nel 987 Almanzor volle aumentare ancora la superficie della sala, ma la vicinanza al fiume Guadalquivir imped&amp;amp;#236; il proseguimento dell&amp;#39;allungamento delle 11 campate nella stessa direzione, vennero pertanto aggiunte 8 arcate supplementari sul lato est dell&amp;#39;edificio, quasi raddoppiandone l&amp;#39;estensione e il mihrab fu collocato in una posizione centrale. In quel momento la moschea contava addirittura 1293 colonne. Nel 1236 Cordova fu riconquistata dai cristiani di Ferdinando III di Castiglia, e la moschea fu convertita in cattedrale. L&amp;#39;apertura tra il cortile e la sala di preghiera fu murata, conservando una sola porta d&amp;#39;entrata, la Puerta de las Palmas. Inoltre vennero abbattute alcune file di colonne per lasciar libero lo spazio per la Cappella Reale. Nel XVI secolo il clero di Cordova decise di dotare la citt&amp;amp;#224; di un edificio molto pi&amp;amp;#249; sontuoso e alla moda del tempo. Il progetto consisteva nella demolizione di una parte importante del centro dell&amp;#39;edificio, rompendo la prospettiva della foresta di colonne, e l&amp;#39;inserimento al suo posto di una cattedrale cristiana. Il progetto fu inizialmente contrastato e oggetto di forti polemiche e soltanto dopo l&amp;#39;intercessione dell&amp;#39;imperatore Carlo V ne fu avviata la costruzione. Il risultato &amp;amp;#232; una meraviglia architettonica che fonde gli stili gotico, rinascimentale e barocco con magnifiche decorazioni, anche se la costruzione ha fatto perdere la continuit&amp;amp;#224;  delle colonne in marmo abbassandone anche il numero dalle 1293 alle attuali 856. Sembra che successivamente anche Carlo V disse: &amp;amp;#171;avete costruito qualcosa che si pu&amp;amp;#242; vedere ovunque, distruggendo qualcosa che invece era unico al mondo&amp;amp;#187;. Nel 2010 la zecca spagnola ha dedicato una moneta commemorativa da 2 euro alla grande moschea di Cordova. Dopo questa meraviglia restiamo in centro per la cena, poi rientriamo in Hotel.
L’indomani dieci Agosto torniamo nel quartiere Arabo percorriamo il Ponte Romano posto al di la della Puerte del puente  e raggiungiamo la Torre de la Calahorra  una fortezza di origine islamica concepita come ingresso e protezione del ponte stesso. La torre, che sorge sulla riva sinistra del fiume Guadalquivir, venne modificata su ordine di Enrico II di Trast&amp;amp;#225;mara per difendersi da suo fratello Pedro I di Castiglia aggiungendo una terza torre alle due torri esistenti. Nel 1931 la torre venne dichiarata Conjunto hist&amp;amp;#243;rico-art&amp;amp;#237;stico  e successivamente venne ceduta all&amp;#39;Istituto per il dialogo tra culture che dal 1987 vi ha installato un museo audiovisivo che presenta una rassegna culturale sul periodo di massimo splendore di Cordova, quando era la capitale di al-Andalus e centro di incontro delle culture, cristiana, ebraica e musulmana. Acquistiamo i nostri biglietti e cominciamo la visita, all’ingresso ci vengono consegnate anche delle cuffie che servono ad ascoltare la spiegazione di ci&amp;amp;#242; che si vede in ognuna delle 8 sale del museo suddivise su due piani, infine saliamo sul terrazzo per godere della vista sulla citt&amp;amp;#224;. Lasciamo la Torre de la Calahorra  e costeggiamo il Rio Guadalquivir attraversandolo dal puente de  Miraflores (ponte moderno e carrabile) e saliamo su per Calle San Fernando sino a raggiungere Plaza de Don Gome ed il Palacio de Viana, soffermandoci prima ad ammirare il Tempio Romano,  (almeno ci&amp;amp;#242; che resta) che si trova su questa calle. Il palazzo del 1400 &amp;amp;#232; stato mantenuto tale dall’ultima marchesa de Viana che lo ha abitato,  la Marchesa  Sophie Lancaster l’edificio si sviluppa intorno a 12 magnifici cortili ed un giardino. Il palazzo, ora adibito a museo conserva al suo interno numerose collezioni di ogni genere, come dipinti, piatti, piastrelle, tappeti e armi da fuoco. Lasciamo Palacio de Viana e torniamo sui nostri passi, l’ideale sarebbe trascorrere quest’ultima serata nel cuore di Cordoba  ma le nostre piccole principesse ci chiedono di essere clementi ed esprimono il desiderio di trascorrere qualche ora in piscina, non ci resta che accontentarle, quindi recuperiamo l’auto e torniamo in hotel dove ci rilassiamo. Ceniamo in hotel (che comunque non &amp;amp;#232; male) e successivamente raggiungiamo la nostra camera.
L’undici di Agosto salutiamo anche questa splendida Citt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; ci mettiamo in viaggio per raggiungere  Canet D’en Berenguer   a 550 chilometri di distanza, direzione Nord-Ovest, Canet si trova a soli 30 chilometri da Valencia, raggiungiamo l’AGH Hotel dove resteremo per sette giorni, auspicandoci mare, sole e relax. Sinceramente non conoscevo questa localit&amp;amp;#224; che si &amp;amp;#232; rilevata davvero eccezionale.
Canet D’en Berenguer    non ha assolutamente nulla di storico, la citt&amp;amp;#224; antica si trova a meno di un chilometro dalla costa ed ha una superfice di soli 4 km2 e appena 6.300 abitanti, ma spostandosi sulla costa  ci sono tantissime abitazioni moderne, ville, e strutture ricettive che nel periodo estivo accolgono migliaia di turisti, la spiaggia ha una lunghezza di 1,2 Km, &amp;amp;#232; completamente libera ma tenuta benissimo, ci sono fontanine, docce, chioschi bar, ecc. inoltre un pezzo di Playa &amp;amp;#232; attrezzatissima per i diversamente abili. Non ci resta che divertirci, sicure che tra la Playa, la piscina, i giardini, il ristorante dell’hotel ed i spettacoli serali che vengono organizzati sia dall’hotel ma anche dal comune nella piazza centrale del paese i giorni trascorrono velocemente. Nel pomeriggio del quarto giorno (14 Agosto) decidiamo di visitare la vicinissima citt&amp;amp;#224; di Sagunto ed in particolare il Teatro Romano ed i Castillo “Il Castello”. La citt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; divisa in due: la parte vecchia mantiene la configurazione di un borgo dall’assetto medievale, circondato da mura e caratterizzato da stradine sinuose e anguste; e la zona nuova, in cui il percorso principale ai tempi della “Riconquista” &amp;amp;#232; diventato l’arteria principale attorno a cui si &amp;amp;#232; sviluppata l’urbanizzazione recente che ha via via inglobato i sobborghi di un tempo. Ci immergiamo nelle viuzze della  Juder&amp;amp;#236;a l’antico quartiere Ebraico, attraverso un arco in Calle del Castillo, facile perdersi tra le  strette e tortuose strade mentre si resta incantati a guardare le  case imbiancate a calce, lasciamo il quartiere Ebraico e Raggiungiamo il Teatro Romano, la sua edificazione risale al primo secolo, di forma semicircolare &amp;amp;#232; ricavato in parte nella montagna e molti dei gradoni sono stati ottenuti scavando nel terreno, il teatro &amp;amp;#232; stato riconosciuto monumento nazionale gi&amp;amp;#224; nel 1896, dopo secoli di abbandono, gli architetti Giorgio Grassi e Manuel Portaceli, con il patrocinio dell’assessorato alla cultura di Valencia, hanno eseguito un progetto di restauro e consolidamento del monumento, cos&amp;amp;#236; da renderlo adatto a manifestazioni culturali pubbliche. Subito dopo il Teatro, proprio alle sue spalle, immenso e possente si trova i Castillo, la fortezza era dotata di un ponte levatoio all’ingresso principale che permetteva di superare un fossato profondo, le mura sono  testimone della presenza greca e dell’assedio cartaginese e si snodano per circa un chilometro,  hanno visto l’avvicendarsi di Romani, Barbari, Arabi e Cristiani. Il luogo storico si divide in sette aree. La Plaza de Almenara, che gli arabi chiamarono Saluquia, contiene resti di edifici di epoca romana: il foro, cisterne, templi, colonne. La Plaza de la Conejera era un tempo la fortezza araba. La Plaza de la Ciudadela era un tempo chiamata Plaza de Hercules per una torre dal medesimo nome; e ancora la Plaza del Dos de Mayo, la Plaza de San Fernando e la Plaza de los Estudiantes. I Castillo &amp;amp;#232; stato proclamato monumento nazionale nel 1931. Terminata la visita rientriamo al nostro Hotel.
La mattina seguente quindici Agosto, il tempo non &amp;amp;#232; dei migliori per restare in spiaggia quindi decidiamo di raggiungere Valencia e pi&amp;amp;#249; esattamente il Parco Naturale dell’Albufera,  Il nome &amp;amp;quot;Albufera&amp;amp;quot; ha origini arabe e significa &amp;amp;quot;il piccolo mare&amp;amp;quot;, attualmente possiede un&amp;#39;estensione poco superiore ai 21.000 ettari ed &amp;amp;#232; separato dal mare da una piccola striscia litorale sabbiosa e da una pineta, fu nominata come &amp;amp;quot;parco naturale&amp;amp;quot; nel 1986. L&amp;#39;Albufera di Valencia &amp;amp;#232; una laguna poco profonda (media di circa un metro) situata nella costa mediterranea a sud della citt&amp;amp;#224;, possiede un grande interesse eco-ambientale ed &amp;amp;#232; luogo di svernamento per molte specie di volatili. Da sempre le sue acque sono servite per il sostentamento dei pescatori e delle popolazioni limitrofe, oltre che essere fondamentale per irrigare i campi di riso che si trovano nelle vicinanze. L&amp;#39;Albufera &amp;amp;#232; definita anche come la culla della paella, infatti si racconta che l&amp;#39;origine del famoso piatto valenciano sia proprio originario di queste zone, oltre alla Paella si possono assaporare i piatti tipici della cucina Valenciana come, &amp;amp;quot;l’arroz a banda&amp;amp;quot;, &amp;amp;quot;all i pebre&amp;amp;quot; salsa che accompagna il piatto di anguille pescate nello stesso lago, e molto altro ancora.  La pesca nel lago fu riconosciuta legalmente solo nel 1250, quando un gruppo di abitanti di Valencia (dalla zona che attualmente viene chiamata &amp;amp;quot;Barrio de Ruzafa&amp;amp;quot;) s&amp;#39;install&amp;amp;#242; nell&amp;#39;area, che al giorno d&amp;#39;oggi corrisponde al paese &amp;amp;quot;El Palmar&amp;amp;quot;, per poter pescare comodamente. Si tramanda che la concessione della pesca in questa zona da parte dell&amp;#39;impero possedeva una condizione, che era quella di pagare una quinta parte del pescato. Nel 1865 il lago e il litorale passarono ad essere propriet&amp;amp;#224; dello Stato, dopo circa sei secoli di propriet&amp;amp;#224; della famiglia Reale; tra il 1911 e il 1927 la propriet&amp;amp;#224; di questo spazio naturale di grande valore ecologico, ambientale e paesaggistico, pass&amp;amp;#242; alla citt&amp;amp;#224; di Valencia. Per pranzo restiamo nel centro abitato di El Palmar, dove si concentra un gran numero di ristoranti e come tradizione vuole ordiniamo una mega Paella Valenciana. (squisu&amp;amp;#236;ita). Rientriamo a Canet, e considerando che il tempo &amp;amp;#232; decisamente migliorato trascorriamo il pomeriggio in piscina, dopo cena l’hotel, vista la ricorrenza del ferragosto ha organizzato uno spettacolo serale diverso dal solito con ospiti esterni alla struttura, ballerini, maghi ecc… (ottima serata)
I giorni a seguire, sedici, diciassette e diciotto Agosto li trascorriamo in totale relax tra la Playa e la Piscina, l’ultimo giorno la malinconia incalza, il diciannove Agosto cominciamo a mettere da parte la nostra roba, potremmo restare in hotel fino al pomeriggio &amp;amp;#232; partire dopo pranzo, ma considerando la distanza da percorrere per raggiungere il porto di Barcellona  (circa 330 Km.) decidiamo di lasciare l’hotel subito dopo colazione, anche se  sappiamo benissimo che sono sufficienti poco pi&amp;amp;#249; di tre ore per coprire tale distanza, partiamo ugualmente. Poco prima delle 14.00 arriviamo a Barcellona, e ci accorgiamo che il vero motivo di una partenza cos&amp;amp;#236; anticipata era quello di ritornare in alcuni luoghi che tanto ci sono piaciuti nel viaggio dell’anno precedente. Raggiungiamo Placa Catalunya, lasciamo la nostra auto nel parcheggio sottostante la piazza e ci incamminiamo sulla famosa Rambla dove gustiamo delle Tapas e sorseggiamo due ottime cervezas, dopo lo spuntino visitiamo la Cattedrale ed infine torniamo verso il porto e raggiungiamo Montjuic  un promontorio di 177 s.l.m. a sud della citt&amp;amp;#224;, proprio sopra il porto. Il nome deriva dal catalano medievale Mont dels Jueus che significa &amp;amp;quot;monte degli ebrei&amp;amp;quot;, dovuto probabilmente alla presenza di un cimitero ebraico sul fianco della collina. Sul promontorio si pu&amp;amp;#242; ammirare lo stadio olimpico costruito nel 1927, il Castell de Montju&amp;amp;#239;c, costruito nella parte pi&amp;amp;#249; alta del monte alla fine del XVII secolo, il Palau Sant Jordi, costruito in occasione delle Olimpiadi del 1992 e utilizzato per eventi sportivi e concerti. Il Montju&amp;amp;#239;c &amp;amp;#232; raggiungibile anche tramite una teleferica ed una  funicolare, noi la raggiungiamo con la nostra auto, ma nonostante ci&amp;amp;#242; ci resta solo il tempo per una foto panoramica sulla citt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; tornare al terminal della Grimaldi per approntare i biglietti d’imbarco e partire. Che dire, dal giorno della partenza quando la nostra nave aveva la prua rivolta verso la Spagna sono passati ben 22 giorni, volati via come se fossero minuti. Partiamo con delle valige piene di roba da lavare ma con un animo pieno di cose favolose da portare con se, tutti i luoghi che abbiamo visitato hanno lasciato in noi un ricordo indelebile, dalla modernit&amp;amp;#224; della Citt&amp;amp;#224; delle scienze di Valencia all’antica Cattedrale di Sevilla, dall’imponente Castello di Sagunto alla piccola Sinagoga di Cordoba, ma soprattutto il ricordo di tutte le persone che abbiamo incontrato in questa favolosa avventura, viaggiatori come noi o addetti alle strutture ricettive, bar, ristoranti, hotel ecc. Grazie anche a tutti coloro che leggeranno questo diario di viaggio  e soprattutto grazie al buon Dio per averci accompagnato in tutti gli oltre 3000 Km percorsi. GRAZIE.
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/spagna/diario_di_viaggio_spagna_12963.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;SPAGNA ON THE ROAD 2015&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=43429&amp;user=Larosa"&gt;Larosa&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Larosa</dc:creator><category>SPAGNA</category><pubDate>Wed, 17 Jul 2019 11:56:53 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/spagna/diario_di_viaggio_spagna_12963.ashx</guid></item><item><title>SPAGNA on the road.</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/spagna/diario_di_viaggio_spagna_12962.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/spagna/diario_di_viaggio_spagna_12962.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/43429/12962/142098.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;SPAGNA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa estate, io e la mia famiglia abbiamo deciso di trascorrere una vacanza in Spagna, staremo in terra Iberica per 15 giorni, ci sposteremo con l’auto portata a seguito, l’itinerario prevede come citt&amp;amp;#224; principali da visitare, Barcellona, Saragozza, Madrid e Valencia, per poi ritornate a Barcellona.
Si parteeeee….. 
Sei Agosto, terminato il carico dell’auto partiamo per Civitavecchia dove arriviamo verso le 20.00, sbrigate le pratiche d’imbarco con biglietti alla mano ci incolonniamo dietro le auto in attesa, alle 22.30 la nave MV cruise Barcellona della Grimaldi Lines salpa dalla banchina, non vedremo terra sino alle 18.15 del giorno seguente quanto finalmente dopo quasi 20 ore arriviamo a Barcellona.
Raggiungiamo il nostro Hotel a Sabadel 26 Km da Barcellona percorribili in meno di 10 minuti nonostante l’intenso flusso di auto, l’Aparthotel Valles  si trova in una zona residenziale molto tranquilla e piena di verde. Per non spostarci ulteriormente decidiamo per questa sera di cenare in Hotel, e subito dopo raggiungiamo la nostra camera.
Il giorno seguente l’otto Agosto raggiungiamo il parcheggio auto (prenotato on-line) in Carrer de Mallorca che dista soli 400 metri dalla Sagrada Familia, lasciamo l’auto e dedichiamo queste prime ore a Barcellona proprio a questa favolosa opera del maestro Antoni Gaud&amp;amp;#236;, che subentr&amp;amp;#242; al progetto un anno dopo l’inizio ovvero nel 1883 dedicandosi alla Basilica per tutto il resto della sua vita e non riuscendo a concluderne i lavori, infatti secondo le ultime stime la Basilica potrebbe essere terminata nel 2026, a 144 anni dalla posa della prima pietra, il nostro biglietto comprende sia la visita alla Basilica che l’ingresso sulla Torre della Nativit&amp;amp;#224; alta 65 metri, una volta in cima si pu&amp;amp;#242; ammirare tutta Barcellona finche lo sguardo si perde fino al mare. Per spostarci in citt&amp;amp;#224; abbiamo optato per il bus turistico, naturalmente su questi autobus si ha poco contatto con i locali e, questo aspetto &amp;amp;#232; del tutto negativo, mentre l’aspetto positivo &amp;amp;#232; che si riesce a visitare tutta Barcellona in due/tre giorni, infatti con questi bus si ha la certezza di essere sempre nei pressi di qualche attrazione, considerando anche la frequenza elevata si perde pochissimo tempo, i bus sono differenziati da tre linee che coprono tutta la citt&amp;amp;#224;, con la linea Rossa comprende le fermate per gli stadi olimpici, i musei del Montjuic, Plaza Espanya, Casa Mil&amp;amp;#224;, Casa Batll&amp;amp;#242;, Passeig de Gracia, Plaza Catalunya, Porto Olimpico e Porto Vecchio; la linea Verde percorrerete  il quartiere di Sant Marti che si estende per  tutta la litoranea, quindi si ammirano le spiagge di Barcellona dal Porto Olimpico al Forum; infine con la linea Blu potremo visitare Plaza Catalunya, il museo d’arte contemporanea MACBA, lo Stadio Camp Nou, la Basilica del Tibidabo, il Parc Guell e la Sagrada Familia che noi abbiamo gi&amp;amp;#224; visitato, infatti appena scesi dalla Torre della Nativit&amp;amp;#224; utilizzando la linea Blu raggiungiamo  Parc Guell verso le 13.00 e, considerando che i nostri biglietti sono per le 15.00 ci fermiamo in un piccolo ristorante all’aperto che si trova nelle vicinanze del parco, in bella vista sul men&amp;amp;#249; non possiamo che notare la paella, ne ordiniamo una che &amp;amp;#232; sufficiente per due persone accompagnata da due boccali di birra freschissima, finiamo appena in tempo per l’ingresso a Parc Guell, questo parco fu progettato agli inizi del novecento da Gaud&amp;amp;#236; su commissione del Conte Eusebi Guell (da qui il nome) che dopo aver acquistato l’intera collina voleva creare una Citt&amp;amp;#224;-giardino, il progetto per&amp;amp;#242; non and&amp;amp;#242; a buon fine  e, nel 1922 il comune di Barcellona lo acquist&amp;amp;#242; facendone un giardino pubblico aperto tutto l’anno, al suo interno vi &amp;amp;#232; una  zona monumentale e per visitarla servono i nostri biglietti, l’ingresso &amp;amp;#232; autorizzato a gruppi fatti passare ad ogni ora per non creare sovraffollamento, appena dentro salta agli occhi la maestosa scalinata, al centro di essa vi &amp;amp;#232; una fontana ed una salamandra, “simbolo del parco” la scalinata conduce ad una grandissima terrazza sorretta da ben 100 colonne, questa terrazza e delimitata da un sedile sinuoso lungo 150 metri che ricorda un serpente. Usciamo da Parc Guell  e raggiungiamo la fermata del bus, ci posizioniamo sulla parte alta dello stesso e con i capelli al vento percorriamo l’intero giro della linea blu senza pi&amp;amp;#249; scendere fino alla fermata di partenza, ovvero la Sagrada Familia. recuperiamo l’auto che &amp;amp;#232; gi&amp;amp;#224; buio e rientriamo all’hotel.
Il nove Agosto torniamo a Barcellona, precisamente sul lungomare nei pressi di Mirador de Colom, lasciamo l’auto &amp;amp;#232; percorriamo la Rambla de Mar ovvero un lungo pontile che oltrepassa la Darsena e conduce a Port Vell, qui oltre ai molti ristoranti affacciati sul mare, si pu&amp;amp;#242; salire sulla funicolare di Montjuic, o come nel nostro caso  visitare l’acquarium de Barcellona  che con 11.000 animali di 450 specie diverse, un tunnel sottomarino di 80 metri di lunghezza e sei milioni di litri dell&amp;#39;acqua &amp;amp;#232; uno dei pi&amp;amp;#249; grandi d’Europa, (personalmente amo gli animali nel loro habitat naturale), ma per far contenti le bimbe ci immergiamo in questa avventura, e dopo quasi tre ore ne veniamo fuori, raggiungiamo uno di quei ristorantini sul mare adocchiato in precedenza, dopo la degustazione di tapas pesce e birra a go..go.. raggiungiamo a piedi (1.1 Km) Casa Batll&amp;amp;#242;, altra opera del maestro Anton&amp;amp;#236; Gaud&amp;amp;#236;, che su commissione di Josep Batll&amp;amp;#243; (da qui il nome) altolocato industriale del settore tessile, affid&amp;amp;#242; nel 1904 al maestro l&amp;#39;incarico di rimettere a nuovo un modesto palazzo acquistato l&amp;#39;anno precedente sul Passeig de Gr&amp;amp;#224;cia, il lavoro di Gaud&amp;amp;#237;, fu completato nel 1907 e modific&amp;amp;#242; notevolmente l&amp;#39;aspetto dell&amp;#39;edificio, rivoluzionando la facciata principale, ampliando il cortile centrale ed elevandolo di due piani inesistenti nella costruzione originale. Al piano terreno sorgevano le scuderie, destinate successivamente a magazzini, e l&amp;#39;androne comune, il primo piano del palazzo, il cosiddetto piano nobile, fu destinato ad abitazione della famiglia Batll&amp;amp;#243; mentre negli altri quattro piani furono ricavati otto appartamenti destinati all&amp;#39;affitto. Se sei a Barcellona, Casa Batll&amp;amp;#242; va decisamente visitata, ma onestamente il prezzo d’ingresso di 25,00 euro a persona, a mio parere &amp;amp;#232;, un po’ altino. Continuiamo il nostro giro tornando sui nostri passi percorriamo la famosa Rambla, soffermandoci al mercato “La Boqueira”, appena si oltrepassa il cancello si viene inondati da un tripudio di colori, negli oltre 2.580 metri quadrati ci sono oltre 300 bancarelle di ogni genere, frutta, carne, pesce, prosciutti e formaggi. Usciamo dalla Boqueira  e dedichiamo l’ultima visita in zona alla cattedrale della Santa Croce e Sant&amp;#39;Eulalia insignita del titolo di basilica minore nel 1867 si trova nel Barri G&amp;amp;#242;tic.                      La cattedrale fu costruita tra il 1300 ed il 1500 “tranne la facciata risalente al 1900”, interamente in stile gotico &amp;amp;#232; dedicata alla Santa Creu (la santa Croce) ed a Santa Eulalia, la patrona di Barcellona “festeggiata il12 febbraio”, la quale sub&amp;amp;#236; il martirio in epoca romana. La leggenda vuole che fu esposta nuda finch&amp;amp;#233; a met&amp;amp;#224; primavera cadde la neve e copr&amp;amp;#236; il corpo, le autorit&amp;amp;#224; di allora la misero in una botte chiodata e la fecero rotolare per una stradina che adesso si chiama Baixada de Santa Eul&amp;amp;#224;lia. Recuperiamo l’auto e raggiungiamo la Font magica de Montjuic che si trova nella Placa d’espanya ai piedi dell’omonimo promontorio, questa fontana fu costruita nel 1929 ed in giorni e orari prestabiliti si possono ammirare fantastici giochi d’acqua e luci, naturalmente “oggi Sabato nove agosto” &amp;amp;#232; uno di quelli, dopo lo spettacolo raggiungiamo ad un solo isolato una ottima pizzeria napoletana gestita da napoletani, subito dopo rientriamo in Hotel.
Il mattino seguente, dieci  Agosto carichiamo l’auto e dopo aver salutato il personale dell’Hotel raggiungiamo Monistrol de Montserrat, a 32 Km di distanza, qui si trova una stazione particolare, infatti i treni sono a cremagliera, lasciamo l’auto in un grande parcheggio coperto e raggiungiamo la biglietteria. Il treno percorre gli 8 Km che separano la stazione dal Monastero Benedettino di Santa Maria di Montserrat in 15 minuti, naturalmente il tragitto &amp;amp;#232; tutto in ripida salita ed il panorama man mano che si sale &amp;amp;#232; davvero bellissimo, a met&amp;amp;#224; percorso i binari si sdoppiano dando la possibilit&amp;amp;#224; di passaggio al treno che scende. Appena usciti dalla stazione si apre dinnanzi a noi uno spiazzale enorme dove, infondo ad esso si erige il Monastero, secondo la leggenda, nell&amp;#39;880 l&amp;#39;immagine della Madonna venne trovata nella grotta e, nel 1025 l&amp;#39;abate fond&amp;amp;#242; il Monastero di Santa Maria di Montserrat, all’interno della Basilica infatti, tra l’altro, si pu&amp;amp;#242; ammirare una scultura della Madonna con Ges&amp;amp;#249; bambino tra le braccia, nel 1409 la Basilica divenne un&amp;#39;abbazia indipendente.        Il Monastero &amp;amp;#232; sovrastato dalla montagna in parte priva di vegetazione ed assume strane forme a modo di pinnacoli, oltre  alla Basilica ci sono le dipendenze dei monaci, il chiostro, il refettorio e altri locali adibiti a museo ed alla vendita di merchandising. Difronte al Santuario ci sono due funicolari, (cabine su binari tirate su da una fune in acciaio) la  Funicolare Sant Joan e la  Funicolare Santa Cova. La funicolare Sant Joan conduce in 7 minuti circa ad un&amp;#39;altezza di 1.000 metri, mentre la funicolare Santa Cova realizzata nel 1929 conduce alla Santa Grotta, noi prendiamo solo quest’ultima, arrivati in cima percorriamo qualche chilometro di sterrato e raggiungiamo la Santa Grotta, luogo principe di tutto. Dopo una breve rinfrescata, riscendiamo la montagna, prima con la Funicolare e poi con il treno a cremagliera e raggiungiamo la nostra auto che grazie al parcheggio coperto &amp;amp;#232; bella fresca, cosa di non poco conto per intraprendere il viaggio che dopo 320 Km ci condurr&amp;amp;#224; a Saragozza, la nostra prossima meta. Giungiamo alle porte della citt&amp;amp;#224; poco prima delle 18.30, Saragozza in realt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; solo una tappa di sosta intermedia tra Barcellona e Madrid, ma almeno una cosa merita d’esser vista ovvero la Basilica di Santa Maria del Pilar. Questa Basilica &amp;amp;#232; uno dei pi&amp;amp;#249; famosi santuari di Spagna “insieme alla Basilica di San. Giacomo a Santiago de Compostela” secondo la tradizione &amp;amp;#232; stata fondata da Giacomo il Maggiore dopo che Maria, ancora vivente a Gerusalemme, gli era apparsa non in spirito ma nel suo corpo seduta su un pilastro (da qui pilar). L&amp;#39;attuale chiesa &amp;amp;#232; un edificio di proporzioni gigantesche dotato di una grande cupola centrale e  altre dieci cupole minori e quattro campanili, fu eretta a partire dal 1681 su progetto di Francisco Herrera il giovane.  All&amp;#39;interno, ammiriamo le volte piene di affreschi realizzati da noti artisti, marmi, bronzi e argenti, nella santa cappella barocca a forma di tempietto ellittico vi &amp;amp;#232; la piccola statua lignea della Madonna del XIV secolo,  vestita di paramenti preziosi posta su una colonna di alabastro. (il Pilar) Questa basilica &amp;amp;#232; una delle due basiliche di Saragozza, ed &amp;amp;#232; la     co-cattedrale della citt&amp;amp;#224; insieme alla vicina  Cattedrale di San Salvador. Tradizionalmente in onore della Madonna del Pilar si celebrano grandi feste dall&amp;#39;11 al 18 ottobre, in cui si balla l&amp;#39;antichissima &amp;amp;quot;jota&amp;amp;quot; danza sacra e popolare. Dopo la visita ed una breve passeggiata raggiungiamo l’Hotel per il meritato riposo.
Undici Agosto, lasciamo l’Hotel e ci mettiamo in marcia di buon ora, anche oggi ci sono 320 Km da percorrere, le autostrade Spagnole (senza retorica e critiche ma solo per la cronaca) sono di gran lunga migliori di quelli Italiane, quasi sempre a tre corsie e quasi sempre gratis, in 15 giorni abbiamo percorso pi&amp;amp;#249; di 1.700 Km spendendo solo 27,00 euro di Autopista come le chiamano in Spagna, da evidenziare anche il costo del carburante, con una media di 30 centesimi in meno a litro, ma questa &amp;amp;#232; un’altra storia. Arriviamo a Madrid e, dopo aver sistemato le nostre valigie in camera, (Hotel Boston) per non rimetterci immediatamente in auto e fare altri chilometri decidiamo di pranzare al ristorante dell’Hotel. Nel primo pomeriggio raggiungiamo il nostro parcheggio al centro di Madrid (prenotato on-line), lasciamo l’auto e ci dirigiamo verso l’ufficio del turismo per ritirare tutto il materiale (MadridCard, e biglietti del Bus Turistico) acquistati anch’essi on-line, esplicata questa pratica ci dedichiamo alla visita del Palazzo Reale residenza ufficiale dei Re di Spagna, un imponente edificio costituito da 3.418 stanze che si estende per ben 135.000 metri quadrati, la sua costruzione &amp;amp;#232; iniziata nel 1735 e terminata ben 26 anni dopo nel 1761, al suo interno ammiriamo notevoli arazzi e dipinti tra cui un affresco del Tiepolo raffigurante l’apoteosi di Enea, oltre ai dipinti, all’interno del Salone del Trono vi &amp;amp;#232; ancora l’arredo originale in stile Barocco di Re Carlo III, dall’immenso cortile del Palazzo Reale si pu&amp;amp;#242; ammirare la facciata principale della Cattedrale di Madrid e i Giardini Sabatini. A pochissima distanza dal Palazzo Reale si trova il Templo de Debod, &amp;amp;#232; un Tempio commemorativo dell’antico Egitto, se potete visitatelo di sera, con le luci accese &amp;amp;#232; davvero bello, continuiamo il nostro giro verso la Teleferica di Madrid che parte dal Paseo del Pintor Rosales ed arriva a Casa del Campo, dopo un giro veloce di andata e ritorno torniamo sul nostro Bus e tagliando praticamente in due il centro di Madrid arriviamo al Parco del Retiro, entriamo dalla Porta di Spagna e raggiungiamo il laghetto principale del Parco, alle sue spalle l’imponente Monumento di Alfonso XII. Questi giardini, cos&amp;amp;#236; come il Palazzo Reale del Buon Ritiro, furono progettati e realizzati nel decennio tra il 1630 ed il 1640, il Parco si estende per ben 145 ettari, al suo interno si possono ammirare oltre al Monumento ed al laghetto, anche il Palazzo di Cristallo, il Palazzo di Vel&amp;amp;#225;zquez,  il Bosco degli scomparsi, la Fontana dell&amp;#39;Angelo Caduto e la Fontana del carciofo, dopo aver saziato la nostra curiosit&amp;amp;#224;, la cultura e gli occhi, saziamo anche l’appetito, ci sediamo al chiosco bar situato difronte al laghetto e gustiamo degli ottimi Tapas accompagnati dall’immancabile  birra ghiacciata, oramai &amp;amp;#232; sera e dopo una giornata cos&amp;amp;#236; intensa torniamo in hotel.
Il mattino seguente dodici Agosto torniamo al centro di Madrid, l’itinerario di oggi prevede la visita di ben tre famosi musei e del rinomato stadio Santiago Bernabeu. Cominciamo dal Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia, questo &amp;amp;#232; un museo d&amp;#39;arte moderna e contemporanea, dedicato a tutta la produzione artistica dall&amp;#39;inizio del Novecento ad oggi, inaugurato per la prima volta il 10 settembre 1992 dai Reali di Spagna, ha sede nell&amp;#39;antico Ospedale generale di Madrid, questo edificio settecentesco fu eretto per volere di Carlo III. Tra il 1980 ed il 1988 l’edificio &amp;amp;#232; stato ristrutturato ed ampliato negli spazi, conferendogli l&amp;#39;attuale aspetto, oggi l’area espositiva &amp;amp;#232; di 8000 m2, inaugurato nell&amp;#39;ottobre del 2005, il progetto dall&amp;#39;architetto francese Jean Nouvel &amp;amp;#232; costato 92 milioni di euro.     Tra le opere di maggior valore esposte al suo interno si possono ammirare quelle di Salvator Dal&amp;amp;#236;, Joan Mir&amp;amp;#242;, Pablo Gargallo ed il famoso Guernica di Pablo Picasso. Usciamo da questo straordinario Museo per immergerci in un altrettanto ed importante Pinacoteca, il Museo del Prado, questo Museo &amp;amp;#232; uno dei pi&amp;amp;#249; importanti al mondo, qui vi sono esposte le opere dei maggiori artisti italiani, spagnoli e fiamminghi, fra cui: Sandro Botticelli, Caravaggio, El Greco, Artemisia  Gentileschi, Francisco Goya, Andrea Mantegna, Raffaello, Rembrandt, Pieter Paul Rubens, Diego Vel&amp;amp;#225;zquez e molti altri. Come gi&amp;amp;#224; detto all’interno ci sono opere di scuola Spagnola, come quelle del Goya, tra cui: La Maja vestida. la Maja desnuda ed Il 3 Maggio 1808 che rappresenta la fucilazione dei Spagnoli da parte delle truppe Napoleoniche. Tra i tanti autori Italiani vi &amp;amp;#232; la Piet&amp;amp;#224; di Daniele Crespi ed il Davide e Golia  del Caravaggio realizzato tra il 1597e 1598. Usciamo dal Prado e ci incamminiamo lungo il Paseo del Prado per raggiungere l’ultimo (ma non ultimo) Museo da visitare, il Museo Thyssen-Bornemisza, le circa ottocento opere che vi sono attualmente conservate spaziano dal Rinascimento italiano, alla pittura moderna, le opere provengono da una raccolta privata della famiglia del magnate tedesco dell&amp;#39;acciaio Thyssen-Bornemisza, (da qui il nome) ed erano precedentemente collocate in un museo a Lugano, con il matrimonio del barone Hans Heinrich Thyssen-Bornemisza con una donna spagnola la raccolta venne trasferita in un palazzo madrileno dono del governo Spagnolo.          Tra le tante opere vi sono dipinti  di Tiziano, Caravaggio, Canaletto e  Van Gogh. Usciamo dal museo esterrefatti, per tutta la mattinata non abbiamo fatto altro che osservare opere di elevata importanza ed interesse culturale, raggiungiamo la storica Plaza Mayor dove ci fermiamo per uno spuntino, subito dopo siamo pronti per risalire sul Bus turistico che ci condurr&amp;amp;#224; al Santiago Bernab&amp;amp;#233;u, l&amp;#39;impianto  fu disegnato dall&amp;#39;architetto Jos&amp;amp;#233; Mar&amp;amp;#237;a Castell, i lavori di costruzione iniziarono il 27 ottobre 1944 e terminarono nel 1947, l’inagurazione avvenne il 14 dicembre dello stesso anno, originariamente l’impianto sportivo venne chiamato Nuovo Stadio Chamartin, ma il 04 gennaio del 1955 fu ribattezzato Santiago Bernab&amp;amp;#233;u in onore all’ex giocatore del Real e allora suo presidente Santiago Bernabeu, il quale guid&amp;amp;#242; la societ&amp;amp;#224; fino al 1978 con lo speciale privilegio di vedere la squadra giocare per oltre vent’anni in uno stadio che portava il suo nome. All&amp;#39;interno dell&amp;#39;impianto &amp;amp;#232; presente il museo del Real Madrid e lo store ufficiale del club, gestito dall&amp;#39;Adidas. I quasi 70 anni di attivit&amp;amp;#224; dello stadio si vedono tutti, infatti esiste gi&amp;amp;#224; da qualche anno il progetto di un nuovo stadio, per&amp;amp;#242; ad onor del vero all’interno di questo stadio si respira tutta la storia del club, storia che forse in uno stadio nuovo non si percepirebbe. 
Purtroppo con il tour allo stadio finisce anche il nostro tempo dedicato alla capitale di Spagna, in questi giorni abbiamo visitato tre grandi citt&amp;amp;#224; a poche centinaia di chilometri una d’altra ma profondamente diverse tra loro, Barcellona molto turistica, modaiola, con il suo lungomare e le sue spiagge dorate, ma al contempo piena di storia con il suo quartiere Gotico, con le sue tante opere del maestro Gaud&amp;amp;#236; e con le spettacolari montagne di Montserrat a cinque minuti d’auto; Saragozza, capoluogo della comunit&amp;amp;#224; di Aragon, quinta citt&amp;amp;#224; per numero di abitanti e centro spirituale del cristianesimo con la suntuosa Basilica di Nostra Signora del Pilar, citt&amp;amp;#224; tranquilla tagliata in due dal Rio Ebro; infine Madrid, citt&amp;amp;#224; con oltre 3,5 milioni di abitanti ed un area metropolitana che ne conta quasi 6,5 milioni, che con i suoi Musei, i molteplici istituti universitari, le sue antiche piazze come la storica  Plaza Mayor ed i tanti palazzi burocratici ed aristocratici veste appieno il suo ruolo di Capitale di Spagna.
Il giorno seguente tredici Agosto lasciamo Madrid e ci dirigiamo verso la costa, dobbiamo raggiungere il piccolo centro urbano di L’ametlla de Mar in Catalogna, tra Valencia e Barcellona, allunghiamo la strada di una quarantina di chilometri e passiamo la mattinata a Valencia, giusto il tempo di visitare la Ciutat de les Arts i les Ci&amp;amp;#232;ncies (Citt&amp;amp;#224; delle arti e della scienza) un complesso architettonico composto da cinque differenti strutture suddivise in  tre aree tematiche: arte, scienza e natura. La struttura &amp;amp;#232; veramente immensa e futuristica, all’interno vi &amp;amp;#232; tra le tante cose anche uno stagno di 24.000 m2 i, un acquario di 110.000 m2 che ospita pi&amp;amp;#249; di 40.000 specie diverse, un planetario con un maxi schermo di 900 m2 e un museo interattivo delle scienze di 80.000 m2  suddiviso su tre piani, se presa con calma questa visita ti porta via l’intera giornata, ma noi  lasciamo la citt&amp;amp;#224; dell’arte e delle scienze e ci dirigiamo verso il nostro Hotel ad Ametla de mar dove arriviamo verso le 18.00, la struttura direttamente sul mare non &amp;amp;#232; di primo pelo ma tutto sommato &amp;amp;#232; piacevole, dispone di ogni confort tra cui una Spa, tre piscine, giardino, parco giochi, bar, ristorante, garage, solarium, ecc.. sistemiamo i nostri bagagli in camera e ci godiamo la nostra prima serata in quel di Ametlla de Mar…..
Dopo sette giorni in giro per la Spagna, decidiamo di restare per l’intera giornata del quattordici e del quindici agosto in villaggio dedicandoci alle attivit&amp;amp;#224; dello stesso.
Il mattino del sedici agosto ci rechiamo al Parco tematico pi&amp;amp;#249; grande di tutta la Spagna, ed il secondo d’Europa dopo quello di Parigi, situato a 45 Km a nord-est  di Ametlla de Mar ed a 100 Km a Sud-ovest di Barcellona il Port Aventura &amp;amp;#232; un Parco totalmente tematizzato e che presenta un’ottima variet&amp;amp;#224; di attrazioni, alcune delle quali realizzate durante la gestione Universal e quindi di altissima qualit&amp;amp;#224;, suddiviso in cinque diverse aree tematiche, tra cui (secondo me le migliori) quelle rappresentanti il Far West e il Mexico. Tra le tante attrazioni &amp;amp;#232; assolutamente da provare “Shambhala” (novit&amp;amp;#224; 2012), che ancora oggi sono le montagne russe pi&amp;amp;#249; alte d’Europa, il coaster lanciato “Furius Baco”, ovvero le montagne russe lanciate, cio&amp;amp;#232; di velocit&amp;amp;#224;, lo spettacolare show “Templo del Fuego”, la torre di caduta “Hurakan Condor” e  l’ormai datato ma sempre adrenalinico rollercoaster “Dragon Khan” montagne russe con diversi avvitamenti. Durante la giornata nel parco si susseguono diversi spettacoli di alto livello sia indoor che outdoor, tra l’altro c’&amp;amp;#232; anche un’area dedicata alle famiglie con bambini piccoli, il “Sesamo Aventura. Con un biglietto a parte si pu&amp;amp;#242; visitare il parco acquatico outdoor, che presenta anche una zona indoor per la fruizione durante i mesi invernali. Il Resort &amp;amp;#232; poi completato da quattro hotel tematici di alto livello, su cui spicca il “Gold River” costruito nel 2009 &amp;amp;#232; caratterizzato da una spettacolare tematizzazione western, vi sono anche due campi da golf, un’area beach direttamente sul mare con numerose piscine e due ristoranti. I patiti del genere qui possono passarci un’intera vacanza, ma noi prima di sera rientriamo in Hotel stanchi, soddisfatti e divertiti.
Il giorno successivo diciassette agosto  restiamo per tutta la mattinata in spiaggia a goderci il sole bello caldo ma che per fortuna da queste parti viene quasi sempre stemperato da un piacevole vento di libeccio, nel pomeriggio  ci spostiamo in auto, e grazie ad un deplian preso alla reception dell’Hotel raggiungiamo Reus a meno di 50 km a nord di Ametlla de mar, appena entrati in citt&amp;amp;#224; la nostra attenzione &amp;amp;#232; rivolta all’ordine e all’organizzazione dei luoghi, ci sorprende anche il fatto che una citt&amp;amp;#224; tutto sommato di modeste dimensioni e con 105 mila abitanti abbia un aeroporto e un gran numero di parcheggi pubblici coperti, ma man mano che ci addentriamo nella citt&amp;amp;#224; in cerca di un parcheggio pi&amp;amp;#249; vicino possibile al centro urbano notiamo che di gente in giro c’&amp;amp;#232; ne pi&amp;amp;#249; di quanto ci saremo aspettati, infatti la citta &amp;amp;#232; veramente carina e il suo centro storico, nonostante ci sia molta gente &amp;amp;#232; molto vivibile e tranquillo, lasciamo l’auto in un parcheggio sotto la Placa de Prim nel cuore della citt&amp;amp;#224;, in questa piazza in uno stabile del 1882 vi &amp;amp;#232; il Casin&amp;amp;#242; Viena con annessa caffetteria al piano terra, ci fermiamo per un caff&amp;amp;#232; &amp;amp;#232; notiamo che in questo locale aperto da quarant’anni non servono solo caff&amp;amp;#232; e briosce ma dei panini davvero appetitosi, c’&amp;amp;#232; l’ho stampiamo bene in mente e per ora a malincuore usciamo e cominciamo la nostra passeggiata tra le stradine ombreggiate del centro storico. Visitiamo un paio di Chiese, poi per caso ci troviamo davanti alla casa natale di Antoni Gaud&amp;amp;#236; scoprendo quindi che Reus ha dato i natali al grande maestro del modernismo Catalano esattamente il 25 Giugno del 1852, qui oltre alla casa &amp;amp;#232; possibile visitare un museo e passeggiare sul Carrer Antoni Gaud&amp;amp;#236;, un viale a lui intitolato. E’ ora di tornare su i nostri passi e raggiungere il Viena caff&amp;amp;#232; dove abbiamo lasciato le nostre papille gustative, ci sediamo ad uno dei tanti tavolini posti sulla piazza ed ordiniamo oltre a un paio di boccali di birra ghiacciata una delle specialit&amp;amp;#224; del locale, “l’Iberico” che nel 2006 &amp;amp;#232; stato giudicato dal New York Times “el mejor bocadillo del mundo (il miglio panino del mondo) ed avevano ragione, all’apparenza un semplice panino se non fosse per&amp;amp;#242; lungo quasi trenta centimetri e imbottito di ottimo prosciutto crudo e pomodoro, oltre all’iberico prendiamo anche un Plais imbottito di un’ottima salsiccia casereccia e salsa di pomodoro. Dopo l’ottimo pranzo a base di bocadilli raggiungiamo il Parc de Sant Jordi dove le nostre due bimbe possono giocare un po’ mentre noi ci rilassiamo, dopo un paio d’ore, lasciamo Reus e rientriamo in Hotel. Dopo cena raggiungiamo il centro di Ametlla de Mar in compagnia di Manuel e Sabrina, unica coppia italiana nel villaggio “oltre noi”, il paesino &amp;amp;#232; anche conosciuto  con il nome di La Cala per questo motivo i  5.000 abitanti sono chiamati i Carles, l’economia del paese, ed un po’ di tutta la zona si basa sul turismo e sulla pesca, il porto &amp;amp;#232; molto carino e tranquillo con pochi locali, per lo pi&amp;amp;#249; ristorantini dove mangiare ottimo pesce fresco, noi mentre i ragazzini giocano ai gonfiabili c’&amp;amp;#232; ne restiamo seduti al bar a bere un  p&amp;amp;#242; di Licor cuarenta y tres (Liquore 43) tipico della Costa Dorada &amp;amp;#232; molto usato proprio nella zona di Tarragona, raramente viene bevuto liscio per il suo alto contenuto zuccherino ma si accompagna benissimo a succi di agrumeto, quindi in estate risulta molto gradevole e dissetante, concludiamo anche questa serata e rientriamo in Hotel.
La giornata del Diciotto agosto, la dedichiamo interamente alla natura, ci rechiamo al Parco Nazionale del Delta del’ebre, ovvero dove sfocia dopo 930 km il Fiume Ebro, il parco &amp;amp;#232; stato scelto dalla commissione del turismo Europeo come destinazione Europea d’eccellenza in riconoscimento del valore dato al turismo sostenibile. L’estensione totale della zona naturalistica &amp;amp;#232; di 320 Km2, di cui 80 disegnati a Parco Naturale, di particolare interesse &amp;amp;#232; la variet&amp;amp;#224; ornitologica che vanta pi&amp;amp;#249; di 400 specie diverse, tra cui alcune colonie di riproduzione di uccelli marini tra i pi&amp;amp;#249;  importanti del Mediterraneo. Le pianure conferiscono al Delta dell&amp;#39;Ebro un aspetto estremamente singolare, la fauna &amp;amp;#232; molto varia infatti conta pi&amp;amp;#249; di 700 specie, tra cui la capra selvaggia, animale diventato simbolo del parco. In funzione delle stagioni dell&amp;#39;anno, qui si possono trovare zone coltivate a ortaggi, frutteti o, come a Marzo ampi terreni paludosi vengono coltivati a risaie, nella zona costiera sono invece presenti grandi lagune circondate da canneti e giuncheti, la periferia di questo parco naturale &amp;amp;#232; caratterizzata da terreni salini e grandi spiagge deserte con dune di sabbia. Nel parco &amp;amp;#232; possibile fare escursioni con canoe o piccole imbarcazioni, si possono utilizzare bici e quad o si pu&amp;amp;#242; semplicemente passeggiare osservando la fauna e la flora, in oltre &amp;amp;#232; possibile campeggiare, mentre a ridosso di esso vi sono diversi tipi di strutture ricettive. Lasciamo il Parco Nazionale dell’ebre e rientriamo in Hotel, dopo cena restiamo un po’ a bordo piscina a chiacchierare con i nostri nuovi amici d’avventura.

Il giorno seguente diciannove agosto &amp;amp;#232; il nostro ultimo giorno ad Ametlla de mar quindi decidiamo di restare nel villaggio per recuperare un po’ di energie, ci godiamo la spiaggia ed il mare, pensando ahim&amp;amp;#232; a tutti i luoghi visitati nei giorni scorsi, alla gente che abbiamo incontrato lungo il viaggio, agli artisti di strada, a tutti coloro che lavorano nelle strutture ricettive per offrire ai loro clienti il meglio, pensiamo anche al cibo, alle Tapas, alla Paella e perch&amp;amp;#233; no alla birra ghiacciata. 

Il venti agosto non ci resta che sistemate le nostre valigie e caricarle in auto, passiamo a salutare i nostri amici Emanuel e Sabrina con l’augurio di rincontrarli ancora, magari in una prossima vacanza. Il cerchio si chiude quando raggiungiamo il porto di Barcellona dove la nostra nave ci attente, lasciamo la Spagna con rammarico ma anche con l’auspicio di tornarci presto per poter ancora una volta respirare l’atmosfera vivace che ci ha accompagnati per tutto il nostro viaggio. Adi&amp;amp;#243;s amigos…..
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/spagna/diario_di_viaggio_spagna_12962.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;SPAGNA on the road.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=43429&amp;user=Larosa"&gt;Larosa&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Larosa</dc:creator><category>SPAGNA</category><pubDate>Wed, 17 Jul 2019 11:47:25 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/spagna/diario_di_viaggio_spagna_12962.ashx</guid></item></channel></rss>