﻿<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><rss version="2.0" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" xmlns:trackback="http://madskills.com/public/xml/rss/module/trackback/"><channel><title>ViaggiScoop.it, I viaggi di Francesca Bertha</title><link>http://www.viaggiscoop.itviaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha</link><description>I miei viaggi inseriti su www.viaggiscoop.it</description><dc:language>it-IT</dc:language><managingEditor>info_noreply@viaggiscoop.it (Viaggiscoop.it)</managingEditor><webMaster>info_noreply@viaggiscoop.it (Viaggiscoop.it)</webMaster><copyright>Copyright 2004-2026 ViaggiScoop.it</copyright><generator>ViaggiScoop.it RSS generator v1.1</generator><image><title>ViaggiScoop.it</title><url>http://www.viaggiscoop.it/image/logo_RSS.gif</url><link>http://www.viaggiscoop.itviaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha</link><width>103</width><height>26</height></image><item><title>Ovada: Vino e Tartufi –domenica 17 novembre 2019 Ovada (AL), Ovada, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12972.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12972.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12972/142327.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sorseggiando il Dolcetto in compagnia dei tartufi bianchi pi&amp;amp;#249; belli e pi&amp;amp;#249; buoni: nel caratteristico centro storico della citt&amp;amp;#224; monferrina torna la fortunatissima manifestazione dedicata alle eccellenze locali

“Ovada: Vino e Tartufi” giunge quest&amp;#39;anno alla sua decima edizione.
La manifestazione organizzata dalla Pro Loco di Ovada e del Monferrato Ovadese con la collaborazione dell&amp;#39;Enoteca Regionale di Ovada e del Consorzio Ovada docg, con il patrocinio del Comune di Ovada, sar&amp;amp;#224; un’occasione per celebrare i due prodotti principe del territorio ovadese: il Dolcetto di Ovada (Ovada Docg e Dolcetto d&amp;#39;Ovada Doc) e il tartufo bianco. 

Numerosi i produttori vitivinicoli che anche quest&amp;#39;anno hanno aderito all&amp;#39;evento che rappresenta un raro ma importante momento di contatto e confronto con il pubblico: durante la giornata di domenica, all&amp;#39;interno dei cortili e sotto i porticati pi&amp;amp;#249; caratteristici del centro storico di Ovada, i produttori attenderanno i visitatori che avranno la possibilit&amp;amp;#224;, acquistando il bicchiere della manifestazione, di degustare la migliore produzione vitivinicola della zona. Vini di grande qualit&amp;amp;#224; che hanno ottenuto numerosi consensi dai massimi esperti del settore, prodotti simbolo della vocazione vitivinicola dell&amp;#39;Ovadese, spiegati da coloro che ogni giorno portano avanti con passione e grande competenza la tradizione del territorio.  

&amp;amp;#200; legato alla zona ovadese anche l&amp;#39;altro protagonista dell&amp;#39;evento: il tartufo bianco - Tuber  Magnatum Pico. All&amp;#39;interno della splendida cornice della Loggia di San Sebastiano (antica parrocchiale di Ovada) i trifolau esporranno il loro profumatissimi tartufi bianchi di esclusiva provenienza locale. 

Anche quest&amp;#39;anno si svolger&amp;amp;#224; il consueto &amp;amp;quot;Concorso Tartufo Ovadese&amp;amp;quot; riservato esclusivamente ai tartufai ammessi alla Mostra del Tartufo.I tartufi dovranno avere un peso minimo di 100 grammi e verranno giudicati da apposita giuria che ne valuter&amp;amp;#224; il profumo, la forma, il colore, la dimensione e tutti gli elementi atti a distinguere qualitativamente il tartufo.

Piazza San Domenico ospiter&amp;amp;#224; anche un Mercato di prodotti tipici locali: formaggi, marmellate, sciroppi di frutta,  miele e cioccolato.

Se i vini prodotti sulle dolci colline del Monferrato ovadese sono tra i pi&amp;amp;#249; famosi d’Italia, il tartufo bianco di questo territorio non &amp;amp;#232; certo da meno: Gioacchino Rossini lo defin&amp;amp;#236; “il Mozart dei funghi”, giudizio confermato anche dalle ricerche svolte da Raoul Molinari e Giordano Berti su cronache risalenti fino al Medioevo, ma anche su lettere di viaggiatori del Settecento: tutti concordano sullo straordinario aroma e qualit&amp;amp;#224; dei tartufi bianchi di queste terre, vera prelibatezza altamente apprezzata gi&amp;amp;#224; in passato. 
La manifestazione dedicata ai vini e ai tartufi &amp;amp;#232; sempre un po’ come l’incontro tra Bacco e Giove: se Bacco &amp;amp;#232; il dio del vino, secondo il poeta romano Giovenale, l’origine del tartufo si deve invece a un fulmine scagliato da Giove in prossimit&amp;amp;#224; di una quercia. Sempre grazie alla mitologia di Giove, al tartufo si sono da sempre attribuite anche delle qualit&amp;amp;#224; afrodisiache.

Come sempre anche per i pi&amp;amp;#249; piccoli saranno previsti momenti di svago. Per il piacere dei grandi invece, molti negozi saranno aperti con vetrine a tema in tutto il centro storico.
 


PER INFORMAZIONI:
www.prolocoovada.it
www.iatovada.it
Iat Ovada 
0143/821043
Facebook: Proloco Ovada
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12972.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Ovada: Vino e Tartufi –domenica 17 novembre 2019 Ovada (AL)&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 11 Nov 2019 16:19:06 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12972.ashx</guid></item><item><title>PAESI E SAPORI OVADA (Alessandria) sabato 1- domenica 2 Giugno 2019, Ovada, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12948.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12948.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12948/141782.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Passeggiando o in bici, tutte le strade conducono alla buona tavola delle colline ovadesi. Anche quest’anno la manifestazione enogastronomica sar&amp;amp;#224; arricchita da un evento ciclistico pensato per i bambini che la domenica mattina potranno cimentarsi con divertenti giochi in bici mettendo alla prova la propria abilit&amp;amp;#224;.  

Dopo l’enorme successo delle passate edizioni, ritorna il vivace “raduno del gusto” in Piazza Martiri della Benedicta delle Pro Loco e delle Associazioni dell’Ovadese, durante il quale sar&amp;amp;#224; possibile fare un primo assaggio delle pi&amp;amp;#249; interessanti feste e sagre estive e conoscere le tante attrattive culinarie che il territorio dell’Alto Monferrato offre. 

Nei giorni di sabato 1 e domenica 2 giugno 2019 si svolger&amp;amp;#224; la quindicesima edizione della rassegna enogastronomica Paesi e Sapori. Durante la manifestazione ognuna delle Proloco e Associazioni partecipanti proporr&amp;amp;#224; un piatto tipico, promuovendo cos&amp;amp;#236;, con il linguaggio universale del gusto, il territorio e le sagre che si terranno nella zona durante il periodo estivo. 

Gli stand gastronomici si apriranno sabato 1 giugno 2019 a partire dalle 18.00, dando inizio alla degustazione delle numerose specialit&amp;amp;#224; accompagnate dai vini locali, in particolare dal Dolcetto D.O.C. e dall’OVADA D.O.C.G. 
In serata in pubblico sar&amp;amp;#224; intrattenuto dalla A.S.D. Mambo Rico.

La domenica mattina 
Il pubblico di Paesi e Sapori potr&amp;amp;#224; calarsi nelle atmosfere delle gare di abilit&amp;amp;#224; ciclistiche grazie all’evento ”Pedalando in bicicletta”, che proporr&amp;amp;#224; dei giochi in bici per bambini. 

Domenica gli stand gastronomici riapriranno alle 12.00 per il pranzo e alle 18.00 per la cena. 
L’intrattenimento serale, a partire dalle 19.00 sar&amp;amp;#224; assicurato dal gruppo A.S.D. Mambo Rico.


Tutte le bont&amp;amp;#224; che si potranno gustare:

Pro Loco Battagliosi/Albareto – Fiazein (focaccino all’antica)
Pro Loco Cassinelle – Rosticciata mista con patate
Pro Loco Cimaferle – Focaccia al formaggio
Pro Loco Costa e Leonessa – Frittelle e patatine
Pro Loco Montaldo Bormida – Farinata
Pro Loco Ovada – Bar 
Pro Loco Trisobbio – Piadine di polenta farcite
ANSPI Oratorio Silvano d’Orba – Dolci casalinghi
ASD Amici del Borgo – Lasagne al Forno
ASD Tagliolese CCRT – Agnolotti
Ass. Insieme per Castelletto – Fritto misto di pesce
Croce Verde Ovadese Onlus – Testaroli
S.O.M.S. Montaldo Bormida - Trippa
U.S. Moretti 70 – Spiedini di pecora con panisette


Ovada e i comuni dell’ovadese si trovano in una zona singolare, al confine tra la Liguria e il Piemonte. Questa caratteristica geografica e storica del territorio si rispecchia anche nelle sue tradizioni culinarie, che sono una vera e propria unione tra queste due meravigliose terre. Le specialit&amp;amp;#224; monferrine si abbinano cos&amp;amp;#236; ai deliziosi piatti di cucina povera ligure, come ad esempio la farinata. 
Tra gli antipasti della zona i pi&amp;amp;#249; importanti sono le verdure in bagna caoda, la carne cruda battuta al coltello, le acciughe in salsa verde, il vitello tonnato, le insalate di funghi freschi e gli immancabili salumi. 
A seguire, sono gli agnolotti a farla da padroni tra i primi piatti, di sfoglia sottile con il ripieno a base di carne e, ovviamente, la borragine, da consumarsi con il sugo o “bianchi” in una tazza fumante di vino Dolcetto d’Ovada. 
Altri piatti tipici dell’ovadese sono i ravioli alle verdure, tajarin ai funghi, la peirbureira di Rocca Grimalda, la polenta condita in vari modi, una volta piatto unico e oggi nuovamente ricercata. Nel periodo pasquale sono irrinunciabili gli andarini, piccolissimi gnocchi di farina da consumarsi in brodo. In stagione i funghi preparati e cucinati in vari modi dominano i secondi piatti. Ad essi si aggiungono il bollito misto, la selvaggina, gli arrosti, le torte verdi con erbe selvatiche, cime ripiene, il cappone bollito con salsa verde, il fritto misto alla piemontese.


PER INFORMAZIONI:

www.prolocoovada.it
iat@comune.ovada.al.it
Ufficio Iat Ovada 0143/821043

&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12948.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;PAESI E SAPORI OVADA (Alessandria) sabato 1- domenica 2 Giugno 2019&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Fri, 10 May 2019 16:22:57 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12948.ashx</guid></item><item><title>Storia, tradizione e buona tavola tra la via del Sale e la via della Seta:  una giornata a Tortona, Tortona, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12935.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12935.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12935/141656.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partire per il mare dalla grande citt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; sempre in qualche modo una piccola avventura. Lo diventa ancora di pi&amp;amp;#249; se a met&amp;amp;#224; strada, quando abbiamo appena lasciato alle spalle la Pianura padana e in lontananza cominciano a intravvedersi le prime colline dell’alessandrino, improvvisamente spunta un leone... Un leone d’argento, su sfondo rosso fuoco, che tiene tra le zampe una rosa fogliata e fiorita d’argento, e la cui forza, come vuole la tradizione, sono tre doni: valore, lealt&amp;amp;#224; e cortesia. Si tratta del famoso leone di Tortona, citt&amp;amp;#224; anticamente chiamata Derthona, il cui motto, sin dai tempi romani, &amp;amp;#232;: “Pro tribus donis simil Terdona leonis”, ovvero, Tortona &amp;amp;#232; simile a un leone, in virt&amp;amp;#249; di tre doni.  
In realt&amp;amp;#224; i doni, se si decide di uscire dall’autostrada al casello di Tortona e di concedersi, come abbiamo fatto noi, un bel weekend in questa citt&amp;amp;#224;, possono essere anche decisamente pi&amp;amp;#249; di tre, data la ricchezza artistica, ma anche paesaggistica ed enogastronomica di Tortona e delle splendide colline che la circondano. 
La citt&amp;amp;#224; del leone si trova in una posizione geografica strategica, fatto che nei secoli &amp;amp;#232; stato in parte la sua croce, e in parte la sua fortuna. Crocevia del commercio, fiorente centro agricolo gi&amp;amp;#224; in epoca romana, oggi vicina alle principali metropoli del Nord, e facilmente raggiungibile da citt&amp;amp;#224; come Milano, Torino o Genova, nel corso della storia Tortona fu anche ferocemente contesa da varie potenze.   
La nostra passeggiata in centro inizia dal Duomo, edificato nella seconda met&amp;amp;#224; del XVI secolo su una chiesa preesistente. Al suo interno ammiriamo, oltre a dei dipinti di artisti del Cinquecento e del Seicento come Aurelio Luini e Camillo Procaccini, anche le reliquie di San Marziano, santo al quale, secondo la tradizione, si deve la conversione della citt&amp;amp;#224; al cristianesimo. 
Tortona &amp;amp;#232; sede vescovile sin dai tempi pi&amp;amp;#249; antichi, e a cavallo tra il Due- e il Trecento furono presenti in citt&amp;amp;#224; anche i Templari. Tra le leggende riguardanti l’ordine religioso avvolto dal mistero spicca l’ipotesi che addirittura il Sacro Graal sarebbe stato custodito in citt&amp;amp;#224; per un certo periodo di tempo e proprio grazie a questo privilegio Tortona avrebbe ottenuto i tre doni: il corpo, il sangue e lo spirito. Senz’altro si sa che la chiesa di San Giacomo, fatta costruire dal cardinale Guidobono Cavalchini alla fine del Settecento, si erge sui resti di un’antica magione dei Templari. Dell’antica chiesa non rimane niente, se non il ricordo e i misteri, e la via San Giacomo di una volta, dedicata al protettore dei pellegrini, oggi porta il nome di Lorenzo Perosi, celebre autore tortonese di musica sacra. L’eredit&amp;amp;#224; artistica e culturale dei secoli di storia della diocesi tortonese &amp;amp;#232; conservata nelle strutture del Polo Culturale Diocesano di Tortona, cui fa parte, oltre all’archivio e la biblioteca diocesani, il Museo Diocesano, situato in via Seminario, nell’edificio che ospitava, appunto, il seminario Arcivescovile.
Le caratteristiche vie di Tortona, che a tratti ricordano quelle dei centri storici liguri, si snodano tra curve e leggere salite tra le case dai balconi fioriti, i muri di antiche chiese e le vetrine di graziosi negozi. Davanti all’oratorio di San Rocco incontriamo un gruppo di studenti in gita che come noi, scattano foto alla facciata dell’edificio religioso. Proseguendo, raggiungiamo la chiesa di Santa Maria Canale, la pi&amp;amp;#249; antica della citt&amp;amp;#224;, risalente al XI-XII secolo. Al suo interno si trovano degli affreschi rinascimentali, oltre a degli interessanti dipinti del Cinque- e del Seicento, tra cui una Nativit&amp;amp;#224; di scuola leonardesca.  
L’arte pittorica ha sempre accompagnato la storia tortonese, infatti la citt&amp;amp;#224; ha dato i natali a pi&amp;amp;#249; di un pittore importante, tra cui Angelo Barabino, allievo ed amico di Giuseppe Pellizza da Volpedo, e Cesare Saccaggi. Il weekend che passiamo a Tortona ci d&amp;amp;#224; anche l’occasione di visitare la Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio, in corso Leoniero, adiacente al Duomo. L’esposizione permanente documenta attraverso pi&amp;amp;#249; di ottanta opere una stagione artistica italiana di significativa importanza tra l’Ottocento e il Novecento. 
Nel corso della storia il Tortonese era attraversato anche dai percorsi della via del Sale, antico collegamento commerciale tra la Liguria e la Pianura padana. Quando raggiungiamo la nostra dimora per questo fine settimana, scopriamo che in un certo senso oltre alla via del Sale, qui ci passava anche la via della seta. Il nostro alloggio infatti si trova presso la Casa della Seteria Sironi, un palazzo dalla bellezza mozzafiato, situato nel centro storico, in via Ottone Calcinara. Parcheggiamo l’auto nel caratteristico cortile carraio e una volta all’interno, veniamo accolti con grande gentilezza dal proprietario, il signor Gianni Respighi che ci illustra la storia di questa dimora. “Originariamente l’area dove sorge questo palazzo era occupata dal convento francescano di Santa Chiara, fondato nel XIII secolo. Dopo che Napoleone Bonaparte aveva soppresso i monasteri cittadini, anche per questo convento inizi&amp;amp;#242; il declino. Venne smembrato tra diversi proprietari e col tempo quasi del tutto demolito. Fortunatamente la parte situata in via Calcinara si salv&amp;amp;#242; e successivamente divenne la dimora della famiglia Sironi. Infatti, intorno alla seconda met&amp;amp;#224; dell’Ottocento fu Francesco Sironi, originario di Briosco in Brianza, ad acquistare la filanda di Tortona dalla Banca Fiorentina Industriale Serica per avviare una florida attivit&amp;amp;#224; di produzione di filati, portando l’antica tradizione brianzola dell’arte della filatura anche a Tortona”. 
Mentre veniamo accompagnati nelle nostre camere, possiamo calarci nelle atmosfere di fine Ottocento, grazie ai tanti dettagli originali, accuratamente conservati durante la recente ristrutturazione. La vita della famiglia Sironi, intrisa di eleganza, di stile, ma anche di allegria e amore per le arti e per la musica ci avvolge osservando i mobili, i complementi d’arredo e le opere d’arte, tra cui diverse sculture in parte provenienti da Paesi lontani, visitati dai Sironi nel corso dei loro numerosi viaggi. La famiglia Sironi, e in particolare Franca e Fernando, nipoti del fondatore Francesco, desideravano che la Casa della Seteria Sironi diventasse un luogo aperto al pubblico come casa-museo, auspicio assecondato anche dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona. 
La casa ha sei camere, ognuna con un nome e una connotazione capaci di farci sognare, come ad esempio la camera Le Grand Tour, La Boh&amp;amp;#232;me, o le suite dedicate a Fernando o a Teresa. Una delle nostre stanze ci fa vivere direttamente la passione per la musica dei proprietari di una volta, testimoniata anche dalla presenza in casa di molti spartiti di inizio Novecento e del pianoforte verticale: la camera si chiama “45 giri” e in effetti, custodisce una collezione di dischi in vinile, nonch&amp;amp;#233; un registratore magnetico dell’Italia anni Sessanta: il Gelosino. Negli spazi eleganti della dimora storica il tuffo nel passato va di pari passo con la disponibilit&amp;amp;#224; di servizi moderni, come ad esempio il wifi ad alta velocit&amp;amp;#224;. Vicino alle nostre camere troviamo inoltre un angolo cucina per prepararci comodamente un t&amp;amp;#233;, una tisana o un caff&amp;amp;#232;. 
Tra la scoperta della citt&amp;amp;#224; e il relax presso la Casa della Seteria Sironi, desideriamo anche goderci la buona tavola del territorio, e lo facciamo cenando presso la Vineria Derthona, in via Lorenzo Perosi. “Abbiamo aperto la Vineria nel 1999, mentre la Casa di Seteria Sironi si &amp;amp;#232; aggiunta solo un anno fa”, ci spiega il signor Gianni mentre ci accomodiamo al nostro tavolo nella caratteristica sala della vineria. Notiamo subito di essere anche qui in un palazzo storico, e presto scopriremo di essere capitati in un luogo non solo rinomato per la sua cucina e per i suoi vini, ma anche molto affascinante, che custodisce storie intriganti. La tessitura c’entra anche stavolta, ma in questo caso non si tratta di seta, bens&amp;amp;#236; di lana, infatti, nel palazzo seicentesco in cui ha sede la Vineria, un tempo operava un convento maschile dei frati umiliati. La loro attivit&amp;amp;#224; principale consisteva nell’insegnamento dell’arte della tessitura della lana, ma i frati non erano solo noti per la loro bravura e raffinata manualit&amp;amp;#224;, ma si erano fatti anche una certa fama da abili commercianti. A un certo punto il vescovo San Carlo Borromeo ritenne che si fosse superato il limite, e invi&amp;amp;#242; degli incaricati per regolarizzare l’attivit&amp;amp;#224; dei frati, divenuta un po’ troppo commerciale per un ordine religioso. L’iniziativa del vescovo non venne per&amp;amp;#242; presa benissimo dai frati, i quali fecero in modo da accogliere gli inviati nientemeno che da un sicario. Un sicario maldestro per&amp;amp;#242;, i cui colpi riuscrono appena a sfiorare i poveri incaricati. Per tutta risposta, San Carlo Borromeo soppresse l’ordine. 
Se la storia tortonese ci offre delle chicche cos&amp;amp;#236; succulente, la sua cucina non &amp;amp;#232; da meno, anche se &amp;amp;#232; decisamente pi&amp;amp;#249; rilassante. La nostra cena all’insegna dei sapori di un territorio dalle grandi tradizioni, ma anche di confine, dove si mescolano influenze liguri, piemontesi, lombarde ed emiliane, inizia con una ricca selezione di salumi e di formaggi. La Vineria propone una cucina di terra, a cui si aggiunge qualche piatto a base di pesce conservato, in modo fedele alla tradizione della via del Sale che ha sempre portato sul tavolo dei piemontesi sfiziosit&amp;amp;#224; come le acciughe che gustiamo anche noi, stavolta con lardo e burro. Ci piace molto anche la pancetta cotta con insalata russa e carciofini. Proseguiamo con gli squisiti ravioli al sugo Derthona, e alcuni nostri amici non resistono nemmeno a una bella zuppa calda alla contadina con cavolo nero. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini scelti tra 450 etichette che contemplano bottiglie un po’ da tutta Italia, in cui le cantine del territorio avranno sempre di pi&amp;amp;#249; un ruolo importante. Accompagniamo la nostra cena principalmente con dei Barbera, ma qualcuno assaggia anche un buon Dolcetto, e chi preferisce il bianco, opta per il Timorasso o magari per qualche buon bicchiere dell’Alto Adige. Tra i secondi gustiamo dei bei brasati, ma ci conquistano anche lo stinco di vitello al forno, lo spezzatino di vitello in umido con i funghi, ma certo non si pu&amp;amp;#242; rinunciare nemmeno a due piatti legati al territorio: una piemontesissima tagliata di fassona alla piastra, e il coniglio in padella con olive taggiasche, pinoli e rosmarino, per guardare un po’ alla Liguria.  
Dopo questo weekend pieno di emozioni torniamo nella grande citt&amp;amp;#224; felici di aver ricaricato le pile e di aver scoperto dei luoghi dove torneremo sempre volentieri per passare qualche giornata bella e piacevole come la seta. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.tortona.al.it
www.casaseteriasironi.it
Casa della Seteria Sironi
Via Ottone Calcinara, 6 Tortona (AL)
Tel.: 0131/1935184  335/8311528
www.vineriaderthona.it
Vineria Derthona
Via Lorenzo Perosi ang. via Seminario Tortona (AL)
Tel.: 0131/812468  335/8311528
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12935.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Storia, tradizione e buona tavola tra la via del Sale e la via della Seta:  una giornata a Tortona&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 22 Apr 2019 13:32:42 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12935.ashx</guid></item><item><title>Vista sul Piemonte tra architettura e sapori tipici: una giornata a Novara, Novara, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12915.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12915.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12915/141537.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una citt&amp;amp;#224; che porta nel suo nome il concetto di novit&amp;amp;#224;, e che ha sempre attratto grandi personaggi e artisti, alcuni dei quali divennero importanti proprio grazie alla loro opera compiuta in questo luogo: abbiamo scelto di passare una giornata di relax all’insegna della cultura, dell’arte e della buona tavola a Novara.  
Una delle storie pi&amp;amp;#249; belle riguardanti un personaggio arrivato qui molto prima di noi &amp;amp;#232; quella del patrono, San Gaudenzio: nato nel 327 a Ivrea, da famiglia pagana, divenne il primo vescovo di Novara, dove da secoli lo ricorda la splendida basilica di San Gaudenzio. &amp;amp;#200; proprio dalla basilica che inizia il nostro giro novarese, e ci rendiamo subito conto che qui ogni angolo potrebbe svelare un intero romanzo. A cominciare dall’altissima cupola che disegna lo skyline della citt&amp;amp;#224;: &amp;amp;#232; opera dello stesso Alessandro Antonelli che progett&amp;amp;#242; la famosa Mole di Torino. Ma mentre i lavori della Mole furono terminati nel 1897, nove anni dopo la morte del grande architetto, la cupola della basilica di San Gaudenzio &amp;amp;#232; stata completata nel 1887, quando l’artista era ancora in vita. Anche il campanile &amp;amp;#232; un importante capolavoro, opera di Benedetto Alfieri, zio di Vittorio Alfieri, famoso drammaturgo e poeta settecentesco. La torre campanaria, alta 92 metri, ospita il maggior concerto di campane a sistema ambrosiano, fatto di ben otto campane.  
Passeggiando in centro, visitiamo anche l’Arengo del Broletto, l’antico centro della vita politica di Novara: un complesso architettonico costituito da quattro palazzi storici disposti a quadrilatero, tra cui il palazzo del Comune, risalente al XII secolo. &amp;amp;#200; di un centinaio d’anni pi&amp;amp;#249; recente invece la “Turrisella”, la torre detta La Mirabella, intorno alla quale fu realizzato l’imponente castello visconteo, sorto sulle antiche mura romane. 
La creativit&amp;amp;#224; novarese &amp;amp;#232; nota nel mondo non solo grazie alle opere d’arte, ma anche per l’alchimia dei sapori: nel 1860 fu nel Bar dell’Amicizia, non pi&amp;amp;#249; esistente, che Gaspare Campari mise a punto la ricetta della bevanda che porta il suo nome.   

Dopo questo salto nella storia dell’aperitivo arriva il momento di cedere al languorino sempre pi&amp;amp;#249; intenso, cos&amp;amp;#236; decidiamo di fermarci per cena presso una trattoria nota per la sua autentica cucina casereccia. La troviamo nel quartiere Nord della citt&amp;amp;#224;, a Veveri, una zona residenziale che ha il fascino di creare un collegamento tra la campagna circostante e la citt&amp;amp;#224; stessa. Il suo territorio, noto anche per la coltivazione del riso, &amp;amp;#232; attraversato da molteplici canali, torrenti e rogge, tra cui il canale Cavour che collega il Po e il Ticino, o il torrente Terdoppio, di cui esiste un tratto novarese e uno lomellino. 
In realt&amp;amp;#224;, nell’individuazione della Trattoria da Bisu, situata in via Verbano, ci ha aiutato non solo una ricerca su Internet, ma anche il classico profumino che usciva dalla finestra come un invito. Una volta all’interno, ad accoglierci con grande gentilezza &amp;amp;#232; la signora Angela, ristoratrice di grande esperienza, reduce da 17 anni di gestione di un altro ristorante, situato in via Bovio. “Quando un paio d’anni fa abbiamo individuato questo locale, era chiuso gi&amp;amp;#224; da un anno, cos&amp;amp;#236; abbiamo deciso di riaprirlo e di creare un punto di riferimento goloso per chi passa da Novara. Siamo aperti da luned&amp;amp;#236; alla domenica, tra i nostri clienti ci sono anche turisti che vengono a visitare la citt&amp;amp;#224;, o persone, famiglie che dopo la messa entrano per pranzare, ma ci hanno seguito anche una buona parte dei vecchi clienti, camionisti o comunque persone che girano per lavoro”, ci racconta la signora Angela che gestisce il locale insieme alla figlia Erica e con il figlio Tiberio che accoglie i clienti in sala. 
	Ci accomodiamo al nostro tavolo all’interno della spaziosa e caratteristica sala arredata con gusto, in uno stile rustico, ma elegante, che pu&amp;amp;#242; essere l’ambiente ideale anche per piccole feste di famiglia, come compleanni, comunioni o battesimi.  
La nostra cena all’insegna dei sapori tradizionali inizia con dei salumi tipici novaresi come la duja e la fidighina. Assaggiamo anche il cotechino, il sanguinaccio, oltre al crudo, la coppa e il salame cotto. Tra gli antipasti non mancano l’insalata russa e il vitello tonnato, che accompagniamo con lo gnocco fritto e gustiamo con piacere anche le verdure in agrodolce, preparate dalla signora Angela. 
Dopo questo ricco antipasto c’&amp;amp;#232; chi riesce a mangiare solo la paniscia, squisita e pi&amp;amp;#249; che sufficiente per saziarsi, ma ci sono anche diversi primi e secondi che trovaimo irrinunciabili. Siamo in un territorio famoso anche per la coltivazione del riso, cos&amp;amp;#236; presso la Trattoria &amp;amp;#232; sempre disponibile una grande variet&amp;amp;#224; di risotti. Stavolta scegliamo quello con speck, scamorza affumicata e radicchio. Tra i primi piatti tradizionali gustiamo anche gli agnolotti, ma c’&amp;amp;#232; anche chi opta per le pappardelle, le tagliatelle o anche per un primo pi&amp;amp;#249; semplice come gli spaghetti al rag&amp;amp;#249; o le penne all’arrabbiata. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini praticamente a chilometro zero, provenienti dalla cantina di fronte. Il pi&amp;amp;#249; richiesto &amp;amp;#232; il Barbera, ma ci sono anche altre etichette del Monferrato, oltre al Bonarda dell’Oltrep&amp;amp;#242; e per chi preferisce il bianco, delle buone bottiglie di Cortese. 
L’appetito vien mangiando, cos&amp;amp;#236; proseguiamo con dei bei brasati con la polenta e con degli stufati d’asino. Certi giorni si possono gustare anche i bolliti misti, che non fa quasi pi&amp;amp;#249; nessuno, cos&amp;amp;#236; come l’oca al verze per la festa di San Gaudenzio, o per restare in tema di piatti invernali sostanziosi, la casseula. Un piatto che non pu&amp;amp;#242; mancare &amp;amp;#232; ogni gioved&amp;amp;#236; l’orecchia d’elefante, vero e proprio fiore all’occhiello del locale. “L’ho sempre fatta, e sempre di gioved&amp;amp;#236;, cos&amp;amp;#236; ormai la gente lo sa e spesso vengono apposta a mangiarla”, ci racconta la signora Angela. Su prenotazione, in caso di gruppi sufficientemente numerosi, si prepara anche la paella.
Infine, non ci resta che cedere alle dolci tentazioni che ci propone Erica, bravissima a creare degli sfiziosi dessert classici e irresistibili come il tiramis&amp;amp;#249;, la panna cotta, dei budini, la crema catalana, la zuppa inglese e delle torte, ad esempio al cioccolato. 
Dopo questa gita novarese siamo certi che le piacevoli atmosfere di questa citt&amp;amp;#224; d’arte, cos&amp;amp;#236; come il buon profumo dei piatti piemontesi ci faranno ancora tornare qui molte altre volte per passare una bella giornata tra passeggiate e buona tavola. 


Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.novara.it
Trattoria da Bisu
Via Verbano, 16 Novara
Tel.: 328/9691606
Facebook: Trattoria “Da Bisu”
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12915.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Vista sul Piemonte tra architettura e sapori tipici: una giornata a Novara&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 20 Feb 2019 17:49:16 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12915.ashx</guid></item><item><title>Ovada: Vino e Tartufi –domenica 18 novembre 2018 Ovada (AL), Ovada, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12897.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12897.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12897/141274.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sorseggiando il Dolcetto in compagnia dei tartufi bianchi pi&amp;amp;#249; belli e pi&amp;amp;#249; buoni: nel caratteristico centro storico della citt&amp;amp;#224; monferrina torna la fortunatissima manifestazione dedicata alle eccellenze locali

“Ovada: Vino e Tartufi” giunge quest&amp;#39;anno alla sua nona edizione.
La manifestazione organizzata dalla Pro Loco di Ovada e del Monferrato Ovadese con la collaborazione dell&amp;#39;Enoteca Regionale di Ovada e del Consorzio Ovada docg, con il patrocinio del Comune di Ovada, sar&amp;amp;#224; un’occasione per celebrare anche quest’anno i due prodotti principe del territorio ovadese: il Dolcetto di Ovada (Ovada Docg e Dolcetto d&amp;#39;Ovada Doc) e il tartufo bianco. 

Numerosi i produttori vitivinicoli che anche quest&amp;#39;anno hanno aderito all&amp;#39;evento che rappresenta un raro ma importante momento di contatto e confronto con il pubblico: durante la giornata di domenica, i produttori attenderanno i visitatori che avranno la possibilit&amp;amp;#224;, acquistando il bicchiere della manifestazione, di degustare la migliore produzione vitivinicola della zona. Vini di grande qualit&amp;amp;#224; che oggi come mai prima d&amp;#39;ora hanno ottenuto numerosi consensi dai massimi esperti del settore, prodotti simbolo della vocazione vitivinicola dell&amp;#39;Ovadese spiegati da coloro che ogni giorno portano avanti con passione e grande competenza la tradizione del territorio. 

Quest’anno sar&amp;amp;#224; possibile incontrare i produttori vitivinicoli e assaggiare il meglio della loro produzione all&amp;#39;interno della splendida cornice della Loggia di San Sebastiano (antica parrocchiale di Ovada), presso il Salone dei Padri Scolopi in piazza San Domenico e presso la saletta mostre di piazza Cereseto.

Sempre presso la saletta mostre di piazza Cereseto al pianterreno saranno allestiti i due stand istituzionali dell’Enoteca Regionale di Ovada e del Consorzio Ovada docg.

&amp;amp;#200; legato alla zona ovadese anche l&amp;#39;altro protagonista dell&amp;#39;evento: il tartufo bianco - Tuber  Magnatum Pico. Quest’anno i trifolau esporranno il loro profumatissimi tartufi bianchi di esclusiva provenienza locale in parte all&amp;#39;interno dei cortili e sotto i porticati pi&amp;amp;#249; caratteristici del centro storico di Ovada, ma potremo incontrarli anche sotto i portici della Corte del Tartufo del nuovo Borgo delle Aie.
Anche quest&amp;#39;anno si svolger&amp;amp;#224; il consueto &amp;amp;quot;Concorso Tartufo Ovadese&amp;amp;quot; riservato esclusivamente ai tartufai ammessi alla Mostra del Tartufo.I tartufi dovranno avere un peso minimo di 100 grammi e verranno giudicati da apposita giuria che ne valuter&amp;amp;#224; il profumo, la forma, il colore, la dimensione e tutti gli elementi atti a distinguere qualitativamente il tartufo.
La Giuria esaminer&amp;amp;#224; i tartufi in Concorso tra le ore 9:30 e le ore 10:30.

Quest’anno l’esperienza sensoriale dell’assaggio di vini e tartufi ci coinvolger&amp;amp;#224; anche sul piano dei suoni grazie alle performance di due gruppi di allievi della Scuola di Musica di Ovada. I ragazzi dell&amp;#39;Associazione Musicale Antonio Rebora si esibiranno durante la giornata, intrattenendo i visitatori che saranno accompagnati lungo le vie del centro storico dall&amp;#39;Associazione Culturale Les Carellages alla scoperta degli angoli pi&amp;amp;#249; nascosti della citt&amp;amp;#224;.

A proposito di musica: se i vini prodotti sulle dolci colline del Monferrato ovadese sono tra i pi&amp;amp;#249; famosi d’Italia, il tartufo bianco di questo territorio non &amp;amp;#232; certo da meno: Gioacchino Rossini lo defin&amp;amp;#236; “il Mozart dei funghi”, giudizio confermato anche dalle ricerche svolte da Raoul Molinari e Giordano Berti su cronache risalenti fino al Medioevo, ma anche su lettere di viaggiatori del Settecento: tutti concordano sullo straordinario aroma e qualit&amp;amp;#224; dei tartufi bianchi di queste terre, vera prelibatezza altamente apprezzata gi&amp;amp;#224; in passato. 
La manifestazione dedicata ai vini e ai tartufi &amp;amp;#232; sempre un po’ come l’incontro tra Bacco e Giove: se Bacco &amp;amp;#232; il dio del vino, secondo il poeta romano Giovenale, l’origine del tartufo si deve invece a un fulmine scagliato da Giove in prossimit&amp;amp;#224; di una quercia. Sempre grazie alla mitologia di Giove, al tartufo si sono da sempre attribuite anche delle qualit&amp;amp;#224; afrodisiache.

Piazza San Domenico ospiter&amp;amp;#224; anche un Mercato di Prodotti Tipici Locali: formaggi, marmellate, sciroppi di frutta, salumi, miele e cioccolato.
 
Nelle piazze del centro molti saranno i punti di ristoro con ghiotti piatti tipici:
farinata, agnolotti arrostiti, frittelle e molto altro ancora.
 
Come sempre anche per i pi&amp;amp;#249; piccoli saranno previsti momenti di svago. In Piazza Garibaldi sar&amp;amp;#224; allestita una zona per intrattenere i pi&amp;amp;#249; piccoli con uno scivolo gonfiabile. Per il piacere dei grandi invece, molti negozi saranno aperti con vetrine a tema in tutto il centro storico.
 
Ovada Vino e Tartufi prender&amp;amp;#224; ufficialmente avvio alle ore 10:30 e si protrarr&amp;amp;#224; sino a serata inoltrata. La manifestazione si terr&amp;amp;#224; in qualsiasi condizione metereologica in considerazione del fatto che le aree espositive saranno al coperto.
 

PER INFORMAZIONI:
www.prolocoovada.it
www.iatovada.it
Iat Ovada 
0143/821043
Facebook: Proloco Ovada
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12897.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Ovada: Vino e Tartufi –domenica 18 novembre 2018 Ovada (AL)&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 10 Nov 2018 17:32:33 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12897.ashx</guid></item><item><title>La mucca della Cattedrale e il Paladino dei sapori tradizionali: una giornata ad Alessandria, Alessandria, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12901.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12901.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12901/141312.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se fossimo arrivati qui di notte, forse avremmo potuto incontrare per strada un vispo contadino con al seguito una mucca ben foraggiata e osservarlo mentre dalla citt&amp;amp;#224; assediata dal Barbarossa si avviava verso il campo nemico. Secondo la leggenda infatti, una cariatide della Cattedrale di Alessandria, quella raffigurante il contadino Gagliaudo, di notte si staccherebbe dalla facciata e prenderebbe vita andando in giro per la citt&amp;amp;#224;. La fantasia popolare racconta che durante l’assedio di Federico I  il Barbarossa, Gagliaudo fosse riuscito a indurre alla ritirata le truppe nemiche portando al pascolo la sua unica mucca rimasta, ma tenuta in ottime condizioni di salute nonostante che in citt&amp;amp;#224; scarseggiassero i viveri. Gli uomini del Barbarossa uccisero l’animale, e notarono che era molto ben alimentato. Quando il contadino gli rifer&amp;amp;#236; che in citt&amp;amp;#224; c’erano viveri in abbondanza, quindi Alessandria avrebbe potuto resistere all’assedio per molto tempo ancora, il Barbarossa decise di ritirarsi e la citt&amp;amp;#224; si salv&amp;amp;#242;.   
Alessandria conserva invece dei ricordi molto pi&amp;amp;#249; positivi riguardo a Napoleone. Alla battaglia di Marengo, combattuta nel 1800 vicino alla citt&amp;amp;#224;, ricordata anche dal nome del famoso pollo alla Marengo, tra i piatti preferiti dell’imperatore, si dedica ogni estate una rievocazione storica. Inoltre, la storia della campagna d’Italia di Napoleone &amp;amp;#232; narrata dal percorso espositivo del Marengo Museum, presso il quale &amp;amp;#232; possibile rivivere la celebre battaglia attraverso degli approfondimenti e dei percorsi dedicati ai bambini. 
Ai tempi di quella famosa battaglia c’era gi&amp;amp;#224; da alcuni decenni la celebre Cittadella di Alessandria, fortezza costruita a partire dal 1732. La sua spettacolare pianta stellare si distingue nettamente in tutte le vedute aeree e il monumento &amp;amp;#232; una delle fortificazioni permanenti settecentesche pi&amp;amp;#249; grandiose d’Europa, oltre a essere una delle poche ancora esistenti. Oggi la Cittadella, che in passato ospit&amp;amp;#242; anche Giuseppe Garibaldi e l’imperatore d’Austria Giuseppe II, &amp;amp;#232; un monumento molto amato dagli alessandrini, ed &amp;amp;#232; anche sede del FAI, Fondo Ambiente Italiano.
Nel corso della nostra passeggiata in questa giornata tiepida e soleggiata anche se autunnale, visitiamo i monumenti pi&amp;amp;#249; importanti di Alessandria, tra cui la Cattedrale, ed essendoci capitati di giorno, possiamo testimoniare che Gagliaudo, sotto forma di cariatide, &amp;amp;#232; al suo posto. Ammiriamo anche la chiesa di Santa Maria di Castello, l’edificio religioso pi&amp;amp;#249; antico della citt&amp;amp;#224;, risalente al XV secolo e costruito in stile romano-gotico, con un portale rinascimentale. Tra i numerosi palazzi signorili della citt&amp;amp;#224; spicca Palazzo Rosso, sede del Municipio, dotato di un particolare orologio a tre quadranti.   
Alessandria ha dato i natali a numerosi importanti personaggi del mondo della cultura, tra cui Umberto Eco, la scrittrice e poetessa Sibilla Aleramo e i pittori Giovanni Migliara e Franco Sassi, ma &amp;amp;#232; anche, in un certo senso, la capitale del cappello: Giuseppe Borsalino, padre del famoso cappello omonimo, aveva avviato il suo primo laboratorio proprio qui nel 1857 e nel 2006 la citt&amp;amp;#224; ha istituito un Museo del Cappello in onore dei cappelli borsalino che furono indossati da personaggi come Ernest Hemingway, Charlie Chaplin, Antony Quinn, Gary Cooper, fino a Fellini e Alberto Sordi. Nel 2017 il museo &amp;amp;#232; stato temporaneamente chiuso in attesa di trasferirsi in una nuova location presso la sede dell’Ateneo Avogadro dove dovrebbe riaprire nel 2019. 
 
Se la cultura e l’industria di Alessandria sono state cos&amp;amp;#236; eccelse durante gli anni, non &amp;amp;#232; certo da meno la sua cucina. Per scoprirne i gustosi segreti, raggiungiamo la Trattoria Il Paladino, situata in via Cesare Lombroso, all’angolo di via Napoli. A introdurci nella storia delle tradizioni culinarie alessandrine &amp;amp;#232;, ancor prima di varcare la porta del locale, il cartello affisso di fianco all’entrata che ci racconta di nonna Lina e di nonno Mario che avevano fondato la trattoria negli anni ’80, creandone un luogo dove gli avventori potevano sentirsi come in casa e apprezzare i sapori autentici della cucina alessandrina. 
A seguire le loro orme &amp;amp;#232; oggi Piero Roberto Pippo che porta avanti l’attivit&amp;amp;#224; famigliare con il prezioso aiuto della sua compagna, la dolce e gentilissima Fiocco, e della signora Maria, la cuoca. Oggi come allora, anche in questo locale aperto nel 2015, l’amore per le tradizioni del territorio contraddistingue le proposte culinarie, preparate con la cura con cui si cucina per la propria famiglia, tenendo conto anche di eventuali richieste ed esigenze particolari, e servite in un ambiente caloroso e conviviale. 
“Per noi la qualit&amp;amp;#224; viene prima di tutto, prestiamo la massima attenzione alle materie prime che sono a chilometro zero. Le verdure, la carne e i formaggi provengono da produttori locali, e sono tante le cose che prepariamo noi direttamente, come ad esempio il pane, la pasta e i dolci”, ci spiega Piero mentre ci accomodiamo in una delle caratteristiche salette del locale, arredata con stile, eleganza e fantasia. Il nostro sguardo viene attratto da svariati dettagli curiosi, dalle immagini d’epoca di Alessandria fino a dei dipinti moderni e dei complementi d’arredo curiosi, anche a tema enogastronomico. La fantasia e l’originalit&amp;amp;#224; coinvolge perfino spazi inaspettati, come il bagno: all’interno troviamo una vera e propria esposizione non solo di profumini e di boccette di cosmetici, ma anche di rotoli di carta igienica di tutti i colori e fantasie possibili e immaginabili. Oltre ad ammirare la piramide di carta variopinta e i rotoli che ci sorridono dal soffitto, apprezziamo divertiti la possibilit&amp;amp;#224; di scegliere, al momento del bisogno, tra ben sette diversi tipi di carta, una pi&amp;amp;#249; bella dell’altra. 
Dopo esserci lavati le mani, ritorniamo in sala e la nostra serata all’insegna dei sapori tradizionali del territorio pu&amp;amp;#242; avere inizio. Cominciamo con una carrellata di assaggi di vari piatti tipici alessandrini tra cui i peperoni con la bagna cauda, il tomino morbido servito col miele, le cipolle borettane caramellate e l’insalata russa di nonno Pippo, preparata alla maniera alessandrina, col tonno, ma senza sottaceti, secondo la ricetta famigliare che risale a ben ottant’anni fa. Assaggiamo anche il vitello tonnato e i moscardini, e dopo questo ricco antipasto continuiamo con gli squisiti primi, tra cui gli irrinunciabili agnolotti alessandrini. Troviamo fantastico anche il risotto al caff&amp;amp;#232;, cos&amp;amp;#236; come i piatti semplici della tradizione come la pasta e fagioli. Le spacialit&amp;amp;#224; tipiche, amate da generazioni di alessandrini non mancano nemmeno tra i secondi, e infatti alcuni di noi non resistono a un bel piatto di trippa o allo stracotto alessandrino, ma sono richiestissime anche le lumache. Ci stuzzica molto anche assaggiare uno dei fiori all’occhiello della trattoria, l’orecchia di elefante, grandissima come da manuale, ma anche molto saporita e particolare grazie a qualche ingrediente segreto tra cui l’amaretto di Saronno e il caff&amp;amp;#232;. 
Dulcis in fundo, non possiamo certo resistere agli sfiziosi dessert fatti in casa tra cui il “Dolce Fiocco”, preparato da Fiocco, appunto, e il tiramis&amp;amp;#249; di Pippo, che riscuote un gran successo anche grazie alla sua leggerezza. Concludiamo la cena degustando una serie di squisiti liquorini fatti in casa che ci vengono offerti a fine pasto.
	Dopo questa bella giornata passata tra le storie e le tradizioni alessandrine, siamo certi di tornare presto, in attesa della primavera, periodo che potrebbe essere foriero di interessanti novit&amp;amp;#224;. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.alessandria.it
Trattoria Il Paladino
Via Cesare Lombroso, 15/17
Tel.: 333/2652805
Facebook: Trattoria Il Paladino
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12901.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;La mucca della Cattedrale e il Paladino dei sapori tradizionali: una giornata ad Alessandria&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 14 Nov 2018 17:05:19 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12901.ashx</guid></item><item><title>Pirati, miracoli e i sapori di una volta: gita fuori porta a Rapallo, Rapallo, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12891.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12891.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12891/141223.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era il 2 luglio 1557 e faceva molto caldo. Il contadino Giovanni Chichizola, di ritorno dal mercato ortofrutticolo di Rapallo dovette passare per il pericoloso Monte Letho, ovvero monte della morte, cos&amp;amp;#236; chiamato per via delle numerose scorribande dei briganti. Stremato dalla stanchezza e dal caldo, si addorment&amp;amp;#242; su uno sperone di roccia. A svegliarlo fu un bagliore improvviso. Al contadino apparve una bella signora vestita d’azzurro e di bianco, la quale, con tono deciso, ma molto gentile, gli disse: “Vai a Rapallo e di’ ai cristiani che voglio essere onorata qui”. La Madonna, prima di scomparire dagli occhi del Chichizola, gli don&amp;amp;#242; un’icona: una tavoletta in legno di pioppo raffigurante il transito in cielo di Maria. Oggi quel monte si chiama Montallegro, e l&amp;amp;#236;, a 612 metri di altezza sorge il Santuario mariano, eretto nel 1558, come chiesto dalla Vergine. 
Questo meraviglioso luogo sacro &amp;amp;#232; la prima tappa della nostra gita a Rapallo, e salire l&amp;amp;#236;, tornante dopo tornante ci regala anche l’emozione di sorvolare con lo sguardo i folti boschi che vestono le selvagge alture sopra la citt&amp;amp;#224;. Dal sagrato del Santuario si apre una vista mozzafiato sul tratto del Golfo di Tigullio in cui &amp;amp;#232; situata Rapallo.  
Scendendo in citt&amp;amp;#224;, facciamo una passeggiata sul lungomare, scoprendo che il tremendo pirata ottomano Dragut attacc&amp;amp;#242; Rapallo nel 1549 saccheggiando la citt&amp;amp;#224; e facendo numerosi schiavi. Per evitare tragedie simili in futuro, fu costruito un castello in una posizione insolita, direttamente sul lungomare. Oggi quel suggestivo maniero &amp;amp;#232; ogni anno protagonista di una rievocazione in cui viene dato simbolicamente alle fiamme durante uno spettacolo pirotecnico. 
Sul lungomare notiamo anche una costruzione rotonda in stile Liberty, con il soffitto splendidamente affrescato: si tratta del Chiosco della Musica: inaugurato nel 1929, il Chiosco fu donato alla citt&amp;amp;#224; dagli emigranti rapallesi in Cile. Negli anni ’30 la piazza intorno era spesso gremita di gente che ascoltava i concerti per banda, ma anche di musica classica.   
Che l’arte sia nel dna dei rapallesi, lo si capisce anche visitando le loro numerose splendide chiese, tra cui il gotico complesso monastico di Valle Christi e la Basilica, intitolata dal 1118 ai Santi Gervasio e Protasio. La Basilica, dalla cupola ottagonale visibile da molti punti della citt&amp;amp;#224;, &amp;amp;#232; stata rimaneggiata numerose volte, e sub&amp;amp;#236; anche molti danni durante i secoli: il pi&amp;amp;#249; recente risale al 1944, quando gli Alleati bombardarono Rapallo, provocando delle vittime all’interno dell’edificio e il crollo della navata destra.  
Durante la nostra passeggiata notiamo a un certo punto una splendida torre, alta e snella che spunta in fondo a uno dei coloratissimi vicoli del centro: si tratta della Torre Civica, costruita nel 1443, in aggiunta alla pi&amp;amp;#249; antica chiesa di Rapallo: la Pieve di Santo Stefano, esistente gi&amp;amp;#224; nel 1155.  
Dopo questo bel giro, piacevolmente stanchi e affamati, decidiamo di fermarci per cena presso il Ristorante da Romina, situato poco distante dal casello autostradale di Rapallo. Lasciamo l’auto nel parcheggio del locale e raggiungiamo con pochi passi l’ingresso, decorato con una composizione floreale e con una bici che richiama l’atmosfera bucolica delle campagne.  
Ad accoglierci all’interno dello spazioso locale &amp;amp;#232; il titolare, insieme allo chef. A completare lo staff &amp;amp;#232; la moglie poliglotta del proprietario, bravissima anche a fare i dolci e a rendere le sale del ristorante ogni giorno pi&amp;amp;#249; belle ed accoglienti. La loro gestione, iniziata nell’aprile del 2018, nasce dal fortunato incontro tra il cuoco rapallese di lunga esperienza, maturata anche presso Slow Food, e il titolare, un vero appassionato delle tradizioni liguri, specialmente di quelle gastronomiche. Il proprietario &amp;amp;#232; approdato in questo locale dopo anni di lavoro presso uno storico ristorante di Lerma, nell’alessandrino, dove si era fatto apprezzare in particolare per la sua pizza, sottile, squisita e facile da digerire. &amp;amp;#200; raro incontrare qualcuno che lavori con un entusiasmo cos&amp;amp;#236; autentico e con un’attenzione ai dettagli cos&amp;amp;#236; profonda come lui.  
“Questo locale avr&amp;amp;#224; una quarantina di anni e tradizionalmente era la classica trattoria fuori porta dei rapallesi i quali per sfuggire al turismo di massa, venivano qui per mangiare bene. Non c’era neanche la carta, ogni giorno erano disponibili pochi piatti, ma buoni, fatti come si deve. Nella via c’erano 4-5 trattorie cos&amp;amp;#236;, ma pian piano hanno chiuso tutte perch&amp;amp;#233; i giovani non volevano portare avanti il lavoro dei padri, solo questa &amp;amp;#232; sopravvissuta pur con degli alti e bassi. Ora il nostro obiettivo &amp;amp;#232; quello di far rinascere la trattoria come era trent’anni fa, stiamo cercando di creare quello che a Rapallo non c’&amp;amp;#232;. Il nostro motto &amp;amp;#232; semplicit&amp;amp;#224; e tradizione”, ci spiega il titolare mentre ci accomodiamo nell’accogliente veranda le cui finestre danno sulla silenziosa strada e sul paesaggio circostante, mentre le immagini sulle pareti ci fanno compiere un viaggio nella Rapallo di una volta, ma non manca nemmeno qualche scena divertente tratta dai film e dei bellissimi piatti decorativi provenienti da varie citt&amp;amp;#224; italiane ed europee. “Stiamo lavorando per attirare gente allenata al gusto, persone che vogliano mangiare veramente bene, che non siano n&amp;amp;#233; viziate, n&amp;amp;#233; vittime dei cibi pronti e altre presunte comodit&amp;amp;#224; dei nostri tempi che sono buone solo a far perdere le radici ai giovani”, dice, mentre lo chef ci racconta di ricette tradizionali della zona tra cui i pansoti nati proprio da queste parti, o del prebuggiun, la tipica miscela ligure di erbe spontanee che ai tempi si raccoglieva nei prati, una sana abitudine da rispolverare. “Per queste cose ritengo che sia indispensabile avere un cuoco italiano e di questa zona. Stiamo tirando fuori ricette di trent’anni fa, e facciamo piatti che devono essere come &amp;amp;#232; scritto nei libri che costituiscono la memoria storica della cultura enogastronomica del posto”, dice il proprietario.  
Oltre a utilizzare solo materie prime di qualit&amp;amp;#224;, provenienti dal terriotrio, vengono adoperati anche alcuni ingredienti preziosi e per certi versi sorprendenti: il tempo e la fiamma. “Potremmo presentarci al ristorante ogni sera verso le 18, invece siamo qui dalle 9 del mattino, il tempo che dedichiamo alla preparazione dei piatti fa la differenza. La pasta fatta in casa, le confetture preparate da noi, la cottura lenta della carne, cos&amp;amp;#236; come la lievitazione della pizza: in tutte queste cose il tempo &amp;amp;#232; un fattore chiave”, ci raccontano. Ed ecco arrivare il momento di iniziare ad assaggiare alcune bont&amp;amp;#224;: cominciamo appunto dalla pizza, sottile, particolare e buonissima, nata da lunghe ricerche sugli ingredienti – vengono utilizzati ben tre tipi di mozzarella, e questo &amp;amp;#232; solo uno dei segreti del successo di queste pizze altamente digeribili. Un altro fattore che le rende cos&amp;amp;#236; buone sono i tempi di lievitazione, di ben 24 ore. “Non servono quantit&amp;amp;#224; esagerate di lievito, ma serve il giusto tempo. Dopo sono le fiamme del forno a legna a completare l’opera, infatti secondo noi anche la fiamma &amp;amp;#232; un ingrediente. A inizio cena faccio sempre assaggiare qualche fetta di questa pizza, e il fatto che la loro leggerezza sia riuscita a conquistare perfino diversi ottantenni inizialmente scettici &amp;amp;#232; per me una grande soddisfazione. La nostra pizza non resta sullo stomaco a nessuno”. Dopo averla assaggiata anche noi, spaziando tra i numerosi gusti disponibili, dai classici ai pi&amp;amp;#249; speciali come le vegetariane, le cremose, le viziose o quelle di pesce, possiamo confermare che &amp;amp;#232; tutto vero, sono buonissime, sostanziose e leggere nello stesso tempo, e dopo averle mangiate, dormire serenamente non sar&amp;amp;#224; sicuramente un problema.  
Passando alle specialit&amp;amp;#224; alla carta, iniziamo con un antipasto Maremonti che rispecchia la posizione geografica del ristorante anche nel suo nome, oltre che nelle sue componenti, che vanno dal pesce spada e dalle cozze ripiene fino all’insalata russa, alle frittelle di verdure e ai salumi, giusto per citare le pi&amp;amp;#249; importanti. Qualcuno di noi assaggia anche uno squisito vitello tonnato all’antica prima di passare ai tipici e irrinunciabili pansoti della casa con salsa di noci. Tra i primi troviamo anche altre tipicit&amp;amp;#224; del territorio come i corsetti al tuccu di funghi, ritagliati con lo stampino come si usava una volta. Sono molto richiesti anche i chitarrini neri alle vongole veraci, ma non si rinuncia nemmeno agli gnocchi di patate al pesto. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini liguri e piemontesi che accompagnano anche le pietanze. Il nostro viaggio nei sapori tradizionali continua con il coniglio alla ligure, piatto tipico per eccellenza, preparato con maestria, a cottura lunghissima per un risultato davvero esaltante. Gli amanti dei sapori di terra gustano volentieri un filetto di manzo con salsa ai porcini oppure la tagliata di fassona al rosmarino, mentre gli animi marinari si dedicano a un fritto di calamari oppure al tris alla griglia: pesce spada, gamberoni e calamari.  
Una cena cos&amp;amp;#236; deliziosa non pu&amp;amp;#242; che concludersi in gran dolcezza, grazie ai dessert fatti in casa tra cui il tiramis&amp;amp;#249;, il semifreddo ai Baci di Dama, la panna cotta, il bonet, delle fette di torta o dei sorbetti.  
Dopo aver scoperto questo ristorante che fa rivivere i sapori di una volta, siamo certi che faremo spesso come i rapallesi di qualche decennio fa: per mangiare bene, faremo un salto appena fuori porta, presso il ristorante Da Romina. 


Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.rapallo.ge.it
Ristorante Pizzeria Da Romina
Via Savagna, 3 Rapallo
Tel.: 0185/261421
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12891.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Pirati, miracoli e i sapori di una volta: gita fuori porta a Rapallo&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 29 Oct 2018 16:42:13 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12891.ashx</guid></item><item><title>L’orso, il diavolo e la cesta: una giornata a Sant’Olcese per mettere radici nell’entroterra ligure, Sant&amp;#39;Olcese, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12889.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12889.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12889/141069.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo weekend andiamo a conoscere nientemeno che un santo che seppe addomesticare un orso. E per farlo, seguiamo l’istinto, quello che ci suggerisce di non correre come facciamo durante i periodi di lavoro, ma di prendercela comoda, di sintonizzarci sui ritmi della natura godendoci la bellezza del paesaggio. Per questo scegliamo di percorrere la statale che attraverso la Valle Scrivia porta a Genova. Circa un’ora di curve, ma di quelle panoramiche: piccole frazioni fatte di case coloratissime, inconfondibilmente liguri anche quando ci troviamo ancora nella provincia di Alessandria, dalle parti di Arquata Scrivia. La strada, che scorre lungo un tragitto antico che secoli fa veniva percorso dai commercianti liguri e piemontesi che s’incontravano per affari in pianura passando per le Capanne di Marcarolo, &amp;amp;#232; immersa nel verde scuro degli interminabili boschi della valle, che offrono al viaggiatore uno spettacolo indimenticabile. Gi&amp;amp;#224; in epoca romana, nel II secolo a.C. il console Aulo Postumio fece costruire qui una strada lastricata, la Via Postumia, che collegava il Mar Ligure con l’Adriatico, passando per Libarna.   
Raggiungiamo cos&amp;amp;#236; Sant’Olcese, comune alle porte di Genova noto sin dal 1146, che si sviluppa in diverse frazioni nella Val Polcevera, a pochi chilometri da Bolzaneto, sulla rotta del caratteristico trenino di Casella che dal 1929 collega Genova e le colline dell’entroterra. 
Ed ecco che finalmente possiamo “conoscere” il nostro santo: il nome del paese, che originariamente si chiamava Valle Ombrosa, viene infatti da quello del vescovo normanno Olcese il quale, in fuga dalle invasioni barbariche nella sua Gallia, nel V secolo si stabil&amp;amp;#236; qui. Nella chiesa a lui dedicata sono conservati i resti mortali del santo, mentre sulla facciata un affresco racconta la leggenda del miracolo dell’orso. L’animale dispettoso infastidiva e terrorizzava la popolazione gi&amp;amp;#224; da tempo, e un giorno la fece proprio grossa: si mangi&amp;amp;#242; un bue che avrebbe dovuto trainare un carro. A intervenire per risolvere la questione, non fu per&amp;amp;#242; un cacciatore, ma Sant’Olcese in persona, che addomestic&amp;amp;#242; l’orso aggiogandolo al carro al posto del bue che la belva aveva ammazzato.
Durante i secoli di storia fu invece pi&amp;amp;#249; complicato “addomesticare” i vari invasori, ma anche le truppe dei casati locali che si contendevano questo territorio, prezioso anche per la sua posizione strategica. Del castello, sorto nella frazione Vicomorasso, e distrutto nel XIV secolo durante le lotte tra le famiglie Guarchi, Montaldo e Adorno, restano solo poche tracce. &amp;amp;#200; invece in condizioni decisamente migliori, anche se porta i segni pesanti del tempo il Forte Diamante, la mastodontica fortezza che domina Sant’Olcese dall’alto di 624 metri s.l.m. Costruito tra il 1756 e il 1758, era uno dei forti eretti alla difesa di Genova, e oggi &amp;amp;#232; l’unico situato fuori dal territorio cittadino. Tra gli assedi a cui riusc&amp;amp;#236; a resistere, spicca quello austriaco del 1800.  
Lungo le strade tortuose che collegano le nove frazioni del comune oggi non c’&amp;amp;#232; il rischio di incontrare un orso, &amp;amp;#232; invece facile vedere dei ciclisti: Sant’Olcese ormai &amp;amp;#232; tra le mete predilette degli escursionisti. Gli amanti della natura percorrono volentieri anche il sentiero botanico di Cia&amp;amp;#232;, collegato all’Alta Via dei Monti Liguri, il quale termina presso un suggestivo borgo abbandonato.
Tra i tanti motivi per cui vale la pena visitare Sant’Olcese c’&amp;amp;#232; anche la buona tavola: la nostra giornata continua infatti con la scoperta degli autentici sapori genovesi presso l’Agriturismo E Reixe in frazione San Bernardo di Torrazza. Trovarlo &amp;amp;#232; facile, &amp;amp;#232; situato lungo la statale, basta seguire le indicazioni del navigatore. Si tratta di una bella casa immersa nel verde, su un ampio terreno con varie coltivazioni. Ad accoglierci con grande gentilezza &amp;amp;#232; il titolare Stefano Pedemonte, che dopo un’esperienza ventennale come chef del ristorante Il Caminetto che lui stesso aveva portato al successo in Val Brevenna, nel 2015 ha deciso di ritornare alle sue radici, “e reixe”, appunto, trasformando la casa della sua famiglia in un accogliente agriturismo. Oggi gestisce l’attivit&amp;amp;#224; con la moglie Benedetta, con Danilo, l’altro cuoco e con Maurizio che oltre a essere un amico, &amp;amp;#232; un esperto panificatore. A completare lo staff affiatato sono Federica, la nuora di Benedetta e l’amica Selena. 
“Questa &amp;amp;#232; la casa dove &amp;amp;#232; nato mio nonno. Durante la mia infanza passavamo sempre le vacanze qua, ma stavamo in quella casa di fronte, e visto che il terreno non era nostro, non potevo venirci a giocare, eppure l’ho sempre desiderato tanto. Conservo molti bei ricordi di quel periodo, ad esempio quando da piccolo accompagnavo mio nonno che andava in giro col mulo. Crescendo, ho iniziato a sognare di creare qui un B&amp;amp;amp;B, e quando mia madre ha ereditato questa parte della propriet&amp;amp;#224;, ho deciso di impegnarmi in questo progetto. In Val Brevenna mi ero trovato bene, ma dopo vent’anni mi entusiasmava l’idea di tornare nel luogo dove ho le radici e la mia scelta &amp;amp;#232; stata premiata dalla risposta veloce e molto positiva da parte della clientela”, ricorda Stefano. 
Dall’ampio dehor, dove alla nostra chiacchierata ha assitito anche un bel gatto tricolore perso nei suoi sogni, ci spostiamo a fare un giretto in agriturismo. Guardiamo con ammirazione gli estesi orti, gli alberi da frutto e la vigna rigogliosa. “Dove oggi vedete queste coltivazioni, qualche anno fa c’era una giungla vera e propria”, ci confida Stefano. “Anche il vigneto, lo davano per spacciato, era pieno di rovi e versava in pessime condizioni. Abbiamo ripulito tutto, risistemato la vigna e ora &amp;amp;#232; una meraviglia”. Andiamo anche a vedere la cantina dove sono in corso i lavori post vendemmia, e facendo pochi metri di strada appena fuori dalla propriet&amp;amp;#224; scopriamo che oltre a quella dell’orso, qui c’&amp;amp;#232; anche un’altra leggenda, quella della cesta del diavolo. Siamo nella caratteristica piazzetta della splendida chiesa di San Bernardo, costeggiata da una viuzza che si chiama via del Sale, perch&amp;amp;#233; si tratta infatti di un pezzetto della storica Via del Sale che collegava il mare con la pianura padana. Da qui possiamo osservare il monte Tullo, nato, secondo la leggenda, da un battibecco tra Dio e il diavolo. Si narra che tempo fa il diavolo avesse sepolto un paesino l&amp;amp;#236; vicino sotto una brutta frana di pietre e di fango. Questo gesto fece molto arrabbiare Dio che gli ordin&amp;amp;#242; di raccogliere in una corba tutta la terra e le pietre che il diavolo aveva rovesciato sul paesino montano, di caricarsela sulle spalle, di portarla gi&amp;amp;#249; al mare e di buttarla in acqua in modo da creare un’isola per i pescatori. Quando Belzeb&amp;amp;#249; raggiunse col suo carico il versante marino della valle di Sant’Olcese, rimase colpito dalla bellezza del paesaggio, ma in un momento di distrazione inciamp&amp;amp;#242; e rovesci&amp;amp;#242; la corba facendo nascere cos&amp;amp;#236; il monte Tullo. 
Dopo questa gita nella gita ritorniamo alla base, alla bella casa ristrutturata dell’agriturismo dove ci aspetta una cena all’insegna dei sapori del territorio. Ci accomodiamo nell’ampia sala che nel suo stile unisce rusticit&amp;amp;#224; e vena aritistica: sulle pareti possiamo infatti ammirare una mostra d’arte che ci porta idealmente in terre lontane. Nei nostri piatti invece arrivano bont&amp;amp;#224; dell’entroterra ligure proposte in un pratico men&amp;amp;#249; fisso. 
Iniziamo con una serie di antipasti, tutti sfiziosi e particolari, fatti con ingredienti quasi a metro zero, provenienti dall’orto. Assaggiamo delle torte con le erbette, il tartar di melanzane, uno sformatino di broccolo con la fonduta, le melanzanine ripiene alla genovese, i salumi tipici di Sant’Olcese, ma anche la galantina, una variante nobile della testa in cassetta, ovvero la soppressata, che sembra quasi un prosciutto. Accompagniamo questi antipasti con del pane fatto in casa da Maurizio, che lo prepara con la pasta madre a lunga lievitazione, utilizzando farine biologiche della Val Borbera, macinate a pietra. Tra i progetti dell’agriturismo c’&amp;amp;#232; anche quello di seminare il grano per poter avere in futuro la propria farina. 
Continuiamo con dei ravioli di borragine tipici col tuccu, fatti con la carne proveniente da piccoli allevatori, rosolata in una pentola di coccio e condita col concentrato di pomodoro fatto in casa con i pomodori essiccati al sole o in forno. Qualcuno di noi si delizia con i maltagliati al tartufo, ma piacciono molto anche il risotto ai funghi e gli gnocchi di patate coltivate in loco, conditi col pesto fatto col basilico e con l’aglio dell’agriturismo. 
I secondi, come da tradizione dell’entroterra, sono a base di carne come ad esempio il coniglio in casseruola col Pigato, la faraona con l’uva, il controfiletto cotto a bassa temperatura o la coscia di cinghiale alle bacche di ginepro. Su prenotazione invece il venerd&amp;amp;#236; si pu&amp;amp;#242; gustare lo stoccafisso. 
Infine, anche nell’assaggiare i dessert della casa ci si presenta l’occasione di gustare qualcosa di tipico del territorio: la sacripantina, una torta di Sant’Olcese, fatta con una ricetta antica. Non resistiamo per&amp;amp;#242; nemmeno alla tentazione della crema di latte coi frutti di bosco e delle crostate con le marmellate della casa, di ciliegie o di fichi.
Siamo felici di aver potuto mettere in qualche modo anche noi radici in questo bellissimo territorio, ricco di storia e di cultura, anche gastronomica. L’agriturismo E Reixe &amp;amp;#232; un luogo che parte dalle radici per far crescere un grande albero fatto non solo di cose buone da mangiare, ma anche di iniziative culturali e artistiche. Tornare qui sar&amp;amp;#224; ogni volta una scoperta e dalla prossima stagione, appena saranno pronte le camere, ci fermeremo anche per vacanze della durata di diversi giorni. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.santolcese.ge.it
Agriturismo E Reixe
Via G. Galilei, 48 San Bernardo di Torrazza, Sant&amp;amp;#236;Olcese (GE)
Tel.: 338/4123682
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12889.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;L’orso, il diavolo e la cesta: una giornata a Sant’Olcese per mettere radici nell’entroterra ligure&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Fri, 26 Oct 2018 18:02:20 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12889.ashx</guid></item><item><title>Un miracolo tra le dolci colline dell’Alto Monferrato: gita in agriturismo a Molare, Molare, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12883.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12883.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12883/141020.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’era una volta una povera donna di nome Clarice, che visse nel Cinquecento. Ogni giorno preparava da mangiare per suo marito che tagliava la legna su in collina, ma il loro pranzo era spesso piuttosto misero. Una volta la signora cosse un po’ di erbe del campo, ma non avendo nemmeno il pane, mise le erbe cotte in un paniere e prese la strada verso la collina dove lavorava suo marito. Quando arriv&amp;amp;#242; alle Rocche, il punto dove iniziava la vera salita, vide una donna di straordinaria bellezza e gentilezza che la chiam&amp;amp;#242; per nome e le chiese un pezzo di pane. Clarice rispose che gliel’avrebbe dato volentieri un po’ di pane, ma non aveva altro che le erbe cotte. “Guarda nel paniere!” le rispose la donna. Clarice apr&amp;amp;#236; il paniere e lo trov&amp;amp;#242; pieno di pane ancora caldo. “Vergine santissima!” esclam&amp;amp;#242; cos&amp;amp;#236;, e la donna le rispose che era esattamente colei che stava invocando. Le disse anche: “Vai a Molare e d&amp;amp;#236; a tutti che qui desidero una chiesa in mio onore. Qui porr&amp;amp;#242; un trono di grazie”. Negli anni a venire ci furono anche diverse guarigioni miracolose nella zona.
Arriviamo a Molare pochi minuti dopo essere usciti dall’autostrada al casello di Ovada. Prendiamo la strada per Acqui Terme e giriamo a sinistra, seguendo le indicazioni per il santuario di Nostra Signora delle Rocche: abbiamo scelto Molare per questa gita fuori porta anche perch&amp;amp;#233; desideravamo conoscere il luogo di un’apparizione mariana cos&amp;amp;#236; importante. Nel punto esatto in cui la Vergine apparve a Clarice, venne eretta una grande croce di legno, e pi&amp;amp;#249; tardi, nel 1608 venne costruito il primo nucleo del Santuario, ampliato successivamente nel 1661 e nel 1867. Si arriva al santuario, circondato dai verdi boschi delle colline, salendo per una suggestiva strada alberata. Una volta davanti all’edificio sacro, lo sguardo pu&amp;amp;#242; spaziare per un paesaggio mozzafiato e ci si sente immersi nella serenit&amp;amp;#224; della natura incontaminata. 
Le colline che ammiriamo qui a Molare, fanno parte di quella lunga catena montuosa che separa la Liguria dal Piemonte. Le due regioni si incontrano qui e questa contaminazione si nota cos&amp;amp;#236; nell’architettura come a tavola. Le case e le strade del centro storico di Molare ricordano quelle liguri sia nei loro colori che nella loro disposizione: anche qui troviamo molti vicoli dalle atmosfere misteriose, archi sotto i quali un tempo passavano dei cavalli, e come in molti borghi della zona, non manca nemenno un bel castello cinquecentesco, quello dei Conti Gaioli- Boidi. Molare originariamente aveva un altro castello, il Castrum de Molariis dei marchesi del Bosco, ma dell’antico castello e della sua famosa torre, purtroppo non &amp;amp;#232; giunta a noi alcuna traccia. 
A seguito di questo bel giro, raggiungiamo facilmente, proprio in via Santuario, la nostra dimora per il weekend: l’Agriturismo A Modo Mio. Sin dal momento di parcheggiare vicino a un rigoglioso orto, veniamo accolti da un caloroso clima famigliare che ci mette subito a nostro agio. Dopo esserci sistemati nelle nostre belle camere, chiamate Baldacchino e Mango, entrambe molto eleganti e confortevoli, dotate anche di wifi, scendiamo a prendere qualcosa da bere nel dehor immerso tra le piante e i fiori. I dehor in realt&amp;amp;#224; sono due, entrambi molto invitanti sia per cenare all’aperto che per prendere un aperitivo, e lo stesso si pu&amp;amp;#242; dire del bel porticato, capace di accogliere una lunga fila di tavoli. Anche queste sue caratteristiche contribuiscono a rendere l’agriturismo una location ideale per matrimoni e cerimonie, spesso celebrate qui in uno stile rustico, ma elegante dove le tonalit&amp;amp;#224; del bianco e del beige vengono esaltate dai colori della natura circostante. 
Se ci sentiamo come accolti in famiglia, non &amp;amp;#232; un caso, lo scopriamo facendo due chiacchiere con il titolare Alessandro che gestisce la struttura insieme ai genitori Caterina e Francesco e con la compagna Federica. “L’agriturismo nasce proprio nella nostra casa di famiglia, che abbiamo costruito nel 1994, pensando sin da subito ad aprirla agli ospiti. L’idea si &amp;amp;#232; concretizzata nel 2016, anno in cui siamo partiti con la ristorazione a cui si &amp;amp;#232; poi aggiunta la possibilit&amp;amp;#224; di pernottare nelle nostre due camere che inizialmente servivano come appoggio per le spose, ma ormai sono molto richieste anche dai turisti di passaggio, in particolare durante le feste come Natale o Capodanno”, ci racconta Alessandro. A farci compagnia arriva anche Pesco, il “gatto parlante”, che conferma quanto detto dal titolare e con i suoi “miao” espressivi ci invita a fare un giro in giardino, cos&amp;amp;#236; possiamo ammirare gli alberi da frutto, l’orto e i bei fiori. 
Quando arriva l’ora di cena, essendo ancora una serata tiepida anche se gi&amp;amp;#224; autunnale, ci sediamo fuori, ma notiamo che anche la sala interna &amp;amp;#232; molto bella e spaziosa, arredata con eleganza e con un tocco di rusticit&amp;amp;#224; che richiama anche le tradizioni vitivinicole del territorio.
La gran parte del nostro gruppo sceglie il men&amp;amp;#249; degustazione, ma c’&amp;amp;#232; anche qualcuno che preferisce cenare alla carta. Noi del men&amp;amp;#249; degustazione iniziamo con gli antipasti misti che comprendono salumi e formaggi serviti con le marmellate della casa, uno sformatino di verdure, dei frittini di stagione e un’insalatina fredda – che tra pochi giorni lascer&amp;amp;#224; il posto alle zuppette calde di stagione. Dopo questo ricco antipasto possiamo scegliere tra due assaggi di primi preparati con la pasta fresca fatta in casa come le tagliatelle, le pappardelle o i maltagliati. C’&amp;amp;#232; chi opta per il condimento con zucchine e toma, mentre i “carnivori” gustano un bel rag&amp;amp;#249; di vitello, altre volte invece &amp;amp;#232; disponibile anche il rag&amp;amp;#249; di faraona o di coniglio. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini del territorio tra cui il Barbera di Alice Bel Colle, il Monferrato rosso o il Dolcetto d.o.c.g Ovada, mentre tra i bianchi assaggiamo un Moscato vinificato secco. Proseguiamo con degli squisiti secondi di carne come la pancia di maiale con miele e rosmarino, ma c’&amp;amp;#232; anche chi preferisce un bel brasato. Infine, non ci resta che cedere alle dolci tentazioni della casa: un tortino caldo dal cuore morbido al cioccolato, o una cheescake con i frutti di bosco che ci riporta all’estate. 
I nostri amici che optano per il men&amp;amp;#249; alla carta iniziano con la carne cruda battuta al coltello e il vitello tonnato, per passare a primi come gli gnocchi con la fonduta oppure con peperoni, acciughe e pangrattato. Piacciono molto anche le pappardelle con la selvaggina o col rag&amp;amp;#249; di cinghiale, cos&amp;amp;#236; come i ravioli di magro, scelti soptattutto d’estate per la loro leggerezza dovuta agli ingredienti: pomodori, ricotta, cipolle, pinoli e basicilico. D’inverno invece un piatto irrinunciabile sono gli agnolotti alla piemontese, al sugo di stufato. Tra i secondi fa proseliti anche l’insalatina di anatra, un’alternativa leggera e gustosa ai piatti di carne pi&amp;amp;#249; invernali. Si chiude sempre in gran dolcezza con la sfoglia alla crema Chantilly, la mousse al cioccolato bianco, lo zabaione caldo o la torta di caprese con cioccolato e nocciole, fatta con la farina di mandorle, adatta anche per celiaci. 
L’indomani, prima di andar via, facciamo scorta di conserve di verdure e di marmellate, cos&amp;amp;#236; da portare a casa qualche barattolo di bont&amp;amp;#224; del territorio. Tra i “miracoli” culinari e quelli leggendari della storia del santuario, siamo felici di aver scoperto un luogo cos&amp;amp;#236; speciale, dal fascino mistico e dai sapori autentici.

Francesca Bertha  

PER INFORMAZIONI:
www.comune.molare.al.it
www.agriturismoamodomio.com
Agriturismo A Modo Mio
Via Santuario, 53/A Molare (AL)
Tel.: 340/0525249
Facebook: A modo mio agriturismo
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12883.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Un miracolo tra le dolci colline dell’Alto Monferrato: gita in agriturismo a Molare&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 09 Oct 2018 15:37:27 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12883.ashx</guid></item><item><title>Gita a Ovada (AL): Mercatino dell’Antiquariato e festa estiva con festival bande, Ovada, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12846.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12846.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12846/140513.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&amp;amp;#200; meglio andare al mare o in montagna? L’ideale &amp;amp;#232; fare un giro a Ovada, una graziosa cittadina abbracciata dalle verdi colline a poca distanza dal mare genovese. 
Qui, nel cuore dell’Alto Monferrato, le occasioni di svago non mancano nemmeno quest’estate, e oltre alle gite ed escursioni lungo i romantici sentieri della zona, sono da non perdere nemmeno gli eventi organizzati dalla Pro Loco di Ovada e del Monferrato Ovadese che ogni anno riscuotono grande successo.

Il giorno di Ferragosto, mercoled&amp;amp;#236; 15 agosto torner&amp;amp;#224; nelle vie e nelle piazze del centro storico il Mercatino dell’Antiquariato e dell’Usato. Le tante bancarelle colorate affolleranno le stradine sin dalle prime luci dell’alba fino a sera, esponendo esponendo oggetti di antiquariato, gioielli, stampe, libri, oggettistica, modernariato, mobili ed oggetti da collezione.

Sabato 25 agosto torna invece la manifestazione Ovada in Festa con musica, spettacoli, bancarelle e degustazioni.

Anche quest&amp;#39;anno numerose saranno le iniziative che animeranno la cittadina:

Quando la banda pass&amp;amp;#242; - Festival delle Bande (Attraverso Festival)

Animazione a cura delle Palestre e delle Scuole di Ballo di Ovada

Animazione per i pi&amp;amp;#249; piccoli

Degustazioni per le Vie del Centro Storico

Mercato di Prodotti Tipici


PER INFORMAZIONI:
www.prolocoovada.it
www.iatovada.it
Ufficio IAT Ovada
0143/821043
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12846.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Gita a Ovada (AL): Mercatino dell’Antiquariato e festa estiva con festival bande&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 13 Aug 2018 14:45:54 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12846.ashx</guid></item><item><title>Gita con i lama, gli alpaca e le caprette nell’entroterra genovese: una giornata a Savignone, Savignone, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12848.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12848.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12848/140518.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 725 il re dei Longobardi, Liutprando, era impegnato in un’impresa piuttosto delicata: il trasferimento delle spoglie di Sant’Agostino nella Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro a Pavia. Quando la salma si trovava a Savignone, il re giunse sul luogo di persona per coordinare l’operazione. Fu proprio in questo stupendo paese immerso nel verde scuro della Valle Scrivia, abbracciata dalle selvagge catene montuose liguri che accadde un fatto miracoloso. Il corteo funebre depose le spoglie in una chiesetta primitiva. Al momento di ripartire, nessuno riusc&amp;amp;#236; a smuovere la bara da terra: un peso divino la inchiodava a quel luogo. Il re Liutprando seppe interpretare correttamente il segnale, promettendo la costruzione di un monastero. Fatta la promessa, il corteo pot&amp;amp;#232; riprendere il proprio viaggio. Su quel luogo sorse poi il monastero di San Salvatore, e oggi Savignone fa parte del Cammino di Sant’Agostino, il pellegrinaggio che unisce i luoghi simbolo della devozione agostiniana lungo l’antica Via del Sale.  
Passeggiando per le viuzze del centro storico, tra le case colorate tipicamente liguri si apre una vista mozzafiato sulle montagne circostanti, ed &amp;amp;#232; facile notare, su uno sperone roccioso, la massiccia torre a ferro di cavallo del castello ormai in rovina. Scambiando due chiacchiere con le persone del posto, scopriamo che la fortezza fu costruita nel 1207 dai tortonesi sulla stessa roccia dove secoli prima era accaduto il fatto miracoloso riguardante la salma di Sant’Agostino. Pochi decenni dopo, il castello, cos&amp;amp;#236; come il borgo di Savignone, entr&amp;amp;#242; nel possesso dei Fieschi, il casato che resse il castello di Savignone per pi&amp;amp;#249; tempo, arrivando, sebbene con un’interruzione, fino all’Ottocento. 
I Fieschi erano chiamati dal popolo “Gatteschi”, in onore dell’animale araldico che il casato scelse per cimiero: un gatto seduto, voltato a sinistra. Non solo: &amp;amp;#232; anche noto che il loro grido di battaglia era “Gatto! Gatto!”.  Incontriamo i Fieschi anche nella piazza principale del paese dove si erge il cinquecentesco palazzo Fieschi, vicino al quale visitiamo la chiesa parrocchiale di San Pietro, fondata da Urbano Fieschi nel 1691, con al suo interno numerose preziose opere d’arte, tra cui una Visitazione di Santa Caterina da Genova di Giovanni Battista Carlone.   

Dopo questo bel giro in centro andiamo alla scoperta del paesaggio dal fascino selvaggio in cui s’immerge Savignone. Raggiungiamo cos&amp;amp;#236; la frazione Autra, vicino a Olmi e non lontano dalla linea ferroviaria del trenino di Casella, dove la nostra giornata continuer&amp;amp;#224; in una fattoria davvero fantastica, presso l’Agriturismo Autra. Attraversiamo un ponticello e dopo un minuto di strada a tratti sterrata che s’infila nel bosco restando tuttavia sempre facilmente percorribile, arriviamo davanti all’agriturismo dove possiamo lasciare la macchina nel comodo parcheggio antistante la struttura.  
Scendendo, non facciamo in tempo ad ammirare la vista mozzafiato sulle montagne circostanti che il nostro sguardo incrocia quello dolcissimo e curioso di un... lama bianco che ci osserva dal terrazzo. No, non &amp;amp;#232; che il caldo ci ha dato alla testa, ci&amp;amp;#242; che vediamo &amp;amp;#232; davvero un lama, ed &amp;amp;#232; solo il primo degli animali esotici e particolari che avremo il piacere di incontrare qui.  
Ad accoglierci con grande gentilezza &amp;amp;#232; Alfredo, il titolare che gestisce l’azienda insieme ai figli Olmo e Agnese. Mentre scambiamo quattro chiacchiere sorseggiando delle bevande fresche tra cui dello sciroppo di rose fatto in casa, ci fanno compagnia un piccolo gallo dal piumaggio sgargiante e dal chichirich&amp;amp;#236; da cantante lirico, e una gallina piccolina dai colori pastello. Il lama ogni tanto ci passa accanto sempre con aria curiosa e con modi gentili – non &amp;amp;#232; affatto vero che i lama non si possano avvicinare perch&amp;amp;#233; sputerebbero. Vederlo da vicino scopriamo invece che &amp;amp;#232; l’animale ideale per i terrazzamenti liguri: si arrampica e salta su altezze di oltre un metro con la stessa facilit&amp;amp;#224; con cui respira.  
Ma com’&amp;amp;#232; nato questo agriturismo cos&amp;amp;#236; particolare, amatissimo anche dai bambini che frequentano la fattoria didattica? “Abbiamo fondato l’azienda agricola nel 1983 con Roberta, la mamma dei ragazzi. All’epoca qui c’era solo la casa con qualche cascinetta intorno. Abbiamo iniziato con delle capre per fare il formaggio, cosa che facciamo tuttora coinvolgendo anche i bambini che partecipano ai laboratori. Visto che per&amp;amp;#242; le capre non danno il latte tutto l’anno, abbiamo voluto aggiungere anche le mucche puntando in particolare sulle vacche cabannine, autoctone dell’Appennino ligure. Era una specie quasi in estinzione, si chiamano anche vacche arrampicatrici, perch&amp;amp;#233; come i lama, anche loro non hanno nessuna difficolt&amp;amp;#224; a fare su e gi&amp;amp;#249; su questi terreni scoscesi. Danno meno latte rispetto alle mucche comuni, ma il loro latte &amp;amp;#232; di qualit&amp;amp;#224; eccelsa”, racconta Alfredo. “L’attivit&amp;amp;#224; aveva presto destato l’interesse dei bambini e dei loro genitori e cos&amp;amp;#236; si era iniziato a lavorare con i centri estivi dati in gestione dal Comune. L’agriturismo, con il servizio ristorazione si &amp;amp;#232; aggiunto diversi anni dopo e si &amp;amp;#232; consolidato grazie alla nostra gestione famigliare. Oltre ai pranzi classici sabato e domenica, facciamo anche cerimonie, feste ed eventi. Da novembre a marzo, dopo il pranzo, per gruppi di almeno sette bambini, prepariamo insieme gratuitamente il formaggio da portare a casa”, continua Alfredo.
Per la gioia dei bambini, ma anche dei grandi, scopriamo presto che noi umani qui siamo in assoluta minoranza: ovunque guardiamo, vediamo animali, quasi tutti molto particolari. Prima di pranzo facciamo il giro della fattoria, che si estende su un vasto terreno da tipica fascia ligure con prati, ma anche con zone boschive e terrazzamenti. Il lama che abbiamo visto all’inzio non &amp;amp;#232; l’unico, anzi, lui &amp;amp;#232; l’ultimo arrivato in fattoria. Pure gli altri lama, tra cui anche uno piccolo, sono simpatici e dolci come il primo che abbiamo conosciuto. Fanno su e gi&amp;amp;#249; tra le loro stalle situate in alto e il livello del terrazzo dove dietro l’edificio hanno un piccolo tesoro: delle bucce di patate di cui vanno ghiotti. “I lama non hanno esigenze strane nell’alimentarsi. Brucano l’erba e quando ci sono, mangiano le ghiande o qualche frutto caduto dagli alberi. In questo periodo si deliziano con le prugne. Durante la giornata li lasciamo liberi di andare dove vogliono, ma la sera li facciamo rientrare nelle stalle attirandoli con un po’ di granoturco e mangime”, ci racconta Olmo, mentre raggiungiamo un altro amico dal collo lungo: l’alpaca. Anche lui &amp;amp;#232; simpaticissimo, ora lo vediamo tosato per l’estate, con una mise che lo rende ancor pi&amp;amp;#249; buffo. Poco pi&amp;amp;#249; in l&amp;amp;#224; c’&amp;amp;#232; un daino dalle corna vellutate, ma possiamo scorgere anche un muflone del Camerun. Vicino alle stalle delle capre, di cui ci sono pure diverse variet&amp;amp;#224;, dalle camosciate alle Saanen, fino alle girgentane dalle corna che sembrano scolpite da uno scultore futurista, notiamo un gruppo di asinelli pi&amp;amp;#249; piccoli del solito e quasi tutti bianchi: sono gli asini dell’Asinara, molto rari ormai perfino in Sardegna, ma riscoperti qui in Liguria. Non mancano nemmeno i maiali, e anche tra loro c’&amp;amp;#232; pi&amp;amp;#249; di un esemplare particolare come il magalica ungherese con la lana, oppure i maialini vietnamiti che scorrazzano felici sul prato ripulendolo senza mai fare danni. Dai maialini piccoli e cicciottelli si passa facilmente ai bovini esotici come lo zeb&amp;amp;#249; del Madagascar, l’Highlander scozzese o lo yak dell’Himalaya. “Ci piace tenere animali particolari e farli vedere alla gente. Non guardiamo principalmente all’utilit&amp;amp;#224; di certi animali, ma al loro fascino. Ci piace questa vita, &amp;amp;#232; bello occuparci di loro e ci gratifica anche vedere la gioia dei bambini quando si stupiscono davanti a certi animali o quando imparano a fare il formaggio. Per stupirli, poi, a volte basta un maiale in cui loro riconoscono Peppa Pig, cos&amp;amp;#236; come il lama che per loro sembra uscito dal cartone Le follie dell’imperatore”, ci confida Olmo. 


“I laboratori con la fattoria didattica si svolgono da aprile a luglio, con le scolaresche che arrivano col pullman da Genova. A settembre invece partecipiamo al programma della Regione delle fattorie didattiche aperte. I bambini vengono coinvolti in diverse attivit&amp;amp;#224; dell’azienda agricola, accompagnano le mucche al pascolo, interagiscono con le caprette e imparano a mungerle, assaggiando il latte appena munto. Dopo il pranzo, che pu&amp;amp;#242; svolgersi in agriturismo o anche solo al sacco seduti sulle panchine, viene loro insegnato di fare il formaggio che possono portare a casa. Quando poi tornano in agriturismo con i genitori, offriamo loro un pranzo gratis”, prosegue Olmo. 
Anche per noi &amp;amp;#232; giunta l’ora del pranzo ed eccoci a gustare un bel men&amp;amp;#249; fresco a chilometro zero. Oltre alle materie prime, provenienti in larga parte dall’azienda agricola, e sempre comunque dal territorio, (al supermercato al limite si comprano i tovaglioli, nient’altro), la freschezza caratterizza anche le idee in cucina: “Il men&amp;amp;#249; di sabato lo decidiamo venerd&amp;amp;#236; pomeriggio in base a ci&amp;amp;#242; che offre l’orto in quel momento”, ci spiegano i titolari. Stavolta iniziamo con dei salumi e formaggi accompagnati da polpettoni, cuculli e torte di verdure. Dopo il ricco antipasto gustiamo dei primi di pasta fresca fatta in casa con la farina biologica proveniente da un’azienda vicina, scegliendo tra due specialit&amp;amp;#224;, una con la carne e una adatta ai vegetariani: le tagliatelle al rag&amp;amp;#249; e i pansotti con la salsa di noci. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con dei vini principalmente piemontesi come il Gavi, o dei buoni rossi dell’Oltrep&amp;amp;#242; pavese. Anche nei secondi possiamo scegliere tra due opzioni, che stavolta sono una bella grigliata mista con costine e braciole, e l’arrosto di maiale con dei sughi sfiziosi e leggeri a base di frutta, che piacciono molto ai giovani del nostro gruppo. Anche i contorni sono un regalo dell’orto e infine, non ci resta che cedere alle dolci tentazioni dei dessert fatti in casa che generalmente tendono a valorizzare il latte, la ricotta e le uova prodotte in azienda. Stavolta ci deliziamo con la torta di mele, le crostate e dei freschi yogurt molto piacevoli col gran caldo.  
A fine giornata ripartiamo per la citt&amp;amp;#224; arricchiti di una bellissima esperienza e certi di tornare presto a Savignone che abbiamo scoperto non essere solo il paese del gatto, ma anche dei lama, delle caprette e di tanti altri simpaticissimi animali.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.savignone.ge.it
Agriturismo Autra
www.agriturismoautra.it
Fraz. Autra Savignone (GE)
aperto a pranzo sabato e domenica
348/3655655
340/5278201
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12848.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Gita con i lama, gli alpaca e le caprette nell’entroterra genovese: una giornata a Savignone&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Fri, 17 Aug 2018 18:36:21 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12848.ashx</guid></item><item><title>In kayak intorno all’isola di Bergeggi, Bergeggi, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12840.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12840.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12840/140437.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Escursione guidata in canoa con la Pro Loco di Bergeggi nella Riserva Naturale Regionale

(Dal portale di storytelling acquatico www.fracquatica.it)

Alla vista di una piccola isola non lontana dalla costa viene naturale riscoprire l’istinto dell’esploratore che si annida in noi. L’isola diventa un po’ come la Luna, ci chiediamo come sar&amp;amp;#224; il suo lato che dalla costa &amp;amp;#232; nascosta alla vista, quanto tempo occorrer&amp;amp;#224; per raggiungerla, e se ci aveva mai vissuto qualche lontano parente di Robinson Crusoe. Nel caso dell’isola di Bergeggi, situata di fronte al comune omonimo, queste curiosit&amp;amp;#224; aumentano anche grazie alla leggenda del luogo.
Si narra infatti che gli abitanti del borgo alle pendici del Monte Elena rimasero decisamente a bocca aperta quando un bel giorno, verso l’inizio del VI secolo, videro avvicinarsi alla costa un altro monte, alto poco pi&amp;amp;#249; di cinquanta metri, che scivolava lentamente sul mare per fermarsi poco distante dalla terraferma. Si trattava di un isolotto roccioso e coperto dalla macchia mediterranea, con “a bordo” due santi: Eugenio e Vendemiale, in fuga dalle persecuzioni dei Vandali. Secondo la tradizione popolare sono queste le origini dell’Isola di Bergeggi, (Berzezzi in ligure, parola germanica che viene da “berg”, ovvero monte), oggi Riserva naturale regionale. 
Sant’Eugenio, vescovo di Cartagine dal 481 al 505, rest&amp;amp;#242; a vivere sull’isola che l’aveva miracolosamente “traghettato” davanti alla costa ligure, mentre Vendemiale ripart&amp;amp;#236; per la Corsica. Dopo la morte di Sant’Eugenio, le sue spoglie vennero traslate nella vicina Noli, ma la leggenda vuole che alcuni anni dopo la salma fosse tornata sull’Isola da sola... Qualche centinaio di anni dopo, nel 992, i vescovi di Savona costruirono sull’Isola un monastero dove s’insediarono i monaci di Lerino. 
	Se i due santi erano in grado di ”surfare” a bordo dell’isola, chi si trova dalle parti di Bergeggi in vacanza pu&amp;amp;#242; invece fare l’esperienza della sua circumnavigazione grazie alle escursioni in canoa organizzate dalla Pro Loco di Bergeggi. L’escursione &amp;amp;#232; adatta praticamente a tutti, basta essere in buona salute e saper nuotare, ma non &amp;amp;#232; importante avere dimestichezza con la canoa: le nozioni necessarie per poter condurre in sicurezza queste agevoli imbarcazioni le si possono apprendere in pochi minuti dalla guida che spiega tutto in spiaggia prima di salpare. 
	Il ritrovo &amp;amp;#232; presso la casetta in legno dello Iat sull’Aurelia, facile da trovare grazie alla mappa che viene inviata via email a chi prenota la gita. Dopo la registrazione, dalla casetta ci spostiamo nella vicina spiaggia dove troviamo un comodo spogliatoio con accanto le toilettes e le docce. Dopo esserci cambiati, possiamo lasciare i nostri oggetti di valore nello spogliatoio che resta accuratamente chiuso per tutta la durata dell’escursione. Ci vengono consegnate le pagaie e a chi desidera, viene anche prestata una maschera da snorkeling. A questo punto siamo pronti per scegliere le canoe e di apprendere ci&amp;amp;#242; che serve prima di metterci in acqua.
	Le canoe sono di tipo sit on top, molto comode, stabili e sicure anche se c’&amp;amp;#232; vento e un po’ di onda. La scelta della canoa avviene a volte in base al colore (soprattutto noi ragazze tendiamo a privilegiare l’aspetto estetico), ma anche in base al fatto se si preferisce stare da soli o magari in coppia: ci sono infatti anche delle canoe doppie, ideali anche per portare un bambino. La guida e le ragazze della Pro Loco aiutano tutti a salire a bordo e cos&amp;amp;#236;, dopo aver preso confidenza col mezzo, partiamo per la nostra gita acquatica nella Riserva Naturale Regionale di Bergeggi.  
Primo traguardo: la Grotta Marina, di notevole interesse archeologico e naturalistico, oltre che di grande fascino. Entriamo uno alla volta nella cavit&amp;amp;#224; principale della grotta addentrandoci solo quanto basta per poter ammirare le pareti rocciose che molto tempo fa diedero probabilmente riparo all’uomo preistorico. 
	Dopo la grotta l’escursione continua lungo le falesie e con la visita di altre stupende insenature, passando tra gli scogli sotto gli occhi vigili di bellissimi gabbiani che ci osservano curiosi e tranquilli. La prua della nostra canoa punta ormai verso l’isola che in un primo momento sembra ancora distante, ma la raggiungiamo presto premiandoci per la piccola fatica con un bel bagno nell’acqua cristallina, ideale anche per lo snorkeling. 
	Qui, come anche in occasione delle precedenti tappe la guida ci spiega la storia e le curiosit&amp;amp;#224; legate ai luoghi che visitiamo, sia in italiano che in inglese. Dopo questa pausa possiamo scegliere se fare il giro dell’isola in canoa o riposare un altro po’ e rientrare alla base. Alla fine la curiosit&amp;amp;#224; prevale sulla fatica anche per i principianti del gruppo, e cos&amp;amp;#236; ci avventuriamo controvento nella circumnavigazione dell’isolotto. In realt&amp;amp;#224;, visto che l’immediato perimentro dell’isola &amp;amp;#232; Zona A, cio&amp;amp;#232; vietata sia a nuoto che in canoa, passiamo al di fuori delle boe gialle che delimitano l’area protetta, facendo un giro abbastanza ampio intorno all’isola, cosa che accresce il fascino dell’avventura. 
	Durante il rientro abbiamo il vento in poppa che facilita la pagaiata, ma anche se ora ci viene facile accelerare, non lo facciamo pi&amp;amp;#249; di tanto, per non far terminare troppo in fretta la gita: &amp;amp;#232; bello assaporare ancora quel senso di libert&amp;amp;#224; e di contatto diretto con il mare che solo la canoa pu&amp;amp;#242; regalare.  

Francesca Bertha
www.fracquatica.it

PER INFORMAZIONI:
www.prolocobergeggi.it
Escursioni guidate in canoa
Agosto: tutti i giorni 
Mattino: 9.30
Pomeriggio: 15.30
Prenotazioni: 019/859777 oppure iat@prolocobergeggi.it

Ti piacerebbe leggere una storia ambientata nei pressi dell’isola di Bergeggi?
Eccola: 

Gandhi, il gabbiano
Racconto lungo disponibile in formato cartaceo ed ebook su tutti i bookstore online pi&amp;amp;#249; noti.

All’Osteria Picasso, storico locale della riviera ligure, la vita scorre lenta da generazioni. Quando il figlio del titolare si sposa, le cose cambiano. Il futuro si delineer&amp;amp;#224; tra l’assurdo di certe esperienze oniriche, il gusto rassicurante delle acciughe ripiene e con l’aiuto di un amico sincero e ghiotto di focaccia: l’unico che capir&amp;amp;#224; come mai la gente, invitata a un funerale dove mancava il morto, non avesse gridato alla truffa. 

http://www.fracquatica.it/2017/11/27/gandhi-il-gabbiano/
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12840.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;In kayak intorno all’isola di Bergeggi&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 08 Aug 2018 17:17:29 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12840.ashx</guid></item><item><title>Festa del Grano 2018 – Sassello (SV) – venerd&amp;#236; 13, sabato 14 e domenica 15 luglio , Sassello, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12801.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12801.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12801/140043.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Proloco di Sassello organizza la terza edizione della manifestazione dedicata al grano e all’agricoltura con eventi, spettacoli, dimostrazioni, stand gastronomici, laboratori e attivit&amp;amp;#224; per grandi e piccini. Tra i programmi in calendario spiccano il Triathlon del Boscaiolo, il battesimo della sella per bambini, il laboratorio “Dal grano al pane”, la trebbiatura del grano con macchine antiche, la dimostrazione della ricerca del tartufo e l’esibizione di skateboard e di BMX

Sar&amp;amp;#224; capitato a molti di noi, guardando i film western, di provare una sana invidia nei confronti dei cowboy che sfrecciavano per le praterie in sella a dei bellissimi cavalli, o di ammirare quei giovani e prestanti taglialegna che ogni tanto capita di vedere su qualche canale satellitare mentre gareggiano a colpi di motosega affettando immensi tronchi d’albero come se fossero salami. Ma non sono da meno neanche quei ragazzi scattanti che fanno evoluzioni con lo skateboard o il sella alla BMX per domare la quale occorre essere dei bravissimi cowboy della bici. 

Durante la Festa del Grano che si terr&amp;amp;#224; presso l’area Parco Giochi a Sassello (SV) venerd&amp;amp;#236; 13, sabato 14 e domenica 15 luglio, queste fantasie da film diventeranno realt&amp;amp;#224; e sar&amp;amp;#224; facile scoprire che il fascino della vita di campagna dell’entroterra ligure supera addirittura quello dei film western. Saranno tre giorni di divertimento assoluto nella citt&amp;amp;#224; che per prima in Italia venne insignita del prestigioso marchio di qualit&amp;amp;#224; turistico-ambientale delle Bandiere Arancioni del Touring Club e che &amp;amp;#232; nota, oltre che per il suo prezioso patrimonio storico-culturale, anche per le sue numerose eccellenze agricole e alimentari, dal grano e dal pane ai funghi, dai formaggi alla carne, fino agli amaretti di produzione artigianale.

Durante la tre giorni tutti potranno vedere i cowboy dell’entroterra ligure all’opera, insieme ai pi&amp;amp;#249; bravi boscaioli e i farmer del territorio, e oltre ad assistere allo spettacolo delle dimostrazioni delle attivit&amp;amp;#224; tradizionali della vita contadina, ci saranno anche occasioni per piccoli e grandi di familiarizzare con gli animali nella fattoria didattica, o addirittura di muovere i primi passi a cavallo durante il battesimo della sella. Chi invece non se la sente di montare in sella, potr&amp;amp;#224; fare un piacevole giro in carrozza per le vie del paese ammirando da gran signore gli angoli suggestivi di Sassello. Gli amici a quattro zampe saranno grandi protagonisti dell’evento, e non solo quelli che grandi e piccini potranno ammirare all’esposizione di animali, ma anche i cani da tartufo che aiuteranno i loro padroni durante la dimostrazione di ricerca del tartufo.

Si festeggia il grano e infatti, uno degli eventi clou della manifestazione sar&amp;amp;#224; la dimostrazione della trebbiatura del grano con macchine antiche: un’occasione per un viaggio a ritroso nel tempo, un autentico ritorno alle origini alla scoperta della filiera del grano. Anche i bambini saranno coinvolti nella magia del mestiere grazie al laboratorio didattico “Dal grano al pane”. 

A proposito di pane, gli stand gastronomici, con i prodotti tipici del territorio a km zero, aspetteranno il pubblico tutti i giorni sia a pranzo che a cena e a garantire l’allegria contribuir&amp;amp;#224; la musica dal vivo e la serata di musica e canti il sabato. 

Uno dei momenti pi&amp;amp;#249; attesi &amp;amp;#232; senza’altro il Triathlon del Boscaiolo, uno spettacolare evento sportivo durante il quale i boscaioli pi&amp;amp;#249; bravi di Sassello si sfideranno a colpi di motosega. Vedremo la leggerezza con cui saranno capaci di tagliare una fetta di esattamente tre chili da un tronco rovesciato, e ci sar&amp;amp;#224; da divertirsi anche durante l’esercizio del bicchiere di vino: posato su un tronco in piedi, il bicchiere contenente il buon nettare delle vigne dovr&amp;amp;#224; uscire indenne dal taglio di una fetta non pi&amp;amp;#249; spessa tre centimetri sotto di esso. Tagliando questa fetta di legno, il boscaiolo creer&amp;amp;#224; in pratica un piatto su cui servire il vino. 

Quest’anno ci saranno ben due novit&amp;amp;#224; sportive: la gara di bocce a campo libero e l’esibizione di skateboard e di BMX dei ragazzi dello Skatepark Sassello con la partecipazione dell’atleta Ilaria Naef. 


Per ulteriori informazioni e aggiornamenti:
Facebook – Proloco Sassello 
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12801.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Festa del Grano 2018 – Sassello (SV) – venerdì 13, sabato 14 e domenica 15 luglio &lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sun, 08 Jul 2018 13:14:12 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12801.ashx</guid></item><item><title>Gita a chilometro zero nell’entroterra ligure: una giornata a Ne tra natura, storia e buona tavola, Ne , Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12843.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12843.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12843/140473.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uno dei cinque comuni italiani dal nome pi&amp;amp;#249; corto, composto di sole due lettere, &amp;amp;#232; il quarto comune pi&amp;amp;#249; esteso della provincia di Genova: questa particolarit&amp;amp;#224; di Ne &amp;amp;#232; solo una delle sue caratteristiche che la rendono un “piccolo grande paese”. Per scoprirlo, basta spostarsi di pochi chilometri dalla Riviera Ligure di Levante nell’entroterra di Chiavari e Lavagna. L&amp;amp;#236;, dove le acque del torrente Graveglia confluiscono nel fiume Entella, si trova la Valgraveglia, un vero Paradiso degli escursionisti, che fa parte del Parco Naturale Regionale dell’Aveto. Che si vada in giro a piedi, in mountain bike o a cavallo, qui ci si immerge in un paesaggio mozzafiato e ci sono certe cime da cui si possono ammirare da un lato le Alpi innevate e dall’altro il mare. 
Durante la nostra gita visitiamo diverse frazioni che offrono un vero e proprio itinerario medievale attraverso i suggestivi borghi. Tra Nascio e Castagna ammiriamo il bellissimo ponte sul Rio Novelli, e a Zerli i ruderi della Torre Castello di Roccamaggiore, costruito dai Fieschi di Lavagna. 
&amp;amp;#200; arrivando nella frazione Chiesanuova che scopriamo la nota storica pi&amp;amp;#249; rilevante: il nonno di Giuseppe Garibaldi, Angelo, nacque proprio in questa localit&amp;amp;#224; e fu battezzato nella chiesa di San Biagio nel 1741. All’epoca la frazione stessa si chiamava Garibaldo e a Ne il cognome Garibaldi &amp;amp;#232; tuttora tra i pi&amp;amp;#249; diffusi. Siamo addirittura cos&amp;amp;#236; fortunati da incontrare la signora Anna Garibaldi, insegnante e anima della Biblioteca Scolastico-Civica di Ne, capofila delle biblioteche innovative della Rete del Mandillo. Il merito di scoprire la biblioteca, uno spazio stimolante, insolito, colorato e divertente, &amp;amp;#232; dei bambini che sono con noi: quando attraversiamo in auto la frazione Conscenti, sede municipale e cos&amp;amp;#236; chiamata perch&amp;amp;#233; si trova alla famosa confluenza del fiume e del torrente, notano un nutrito gruppo di simpaticissimi spaventapasseri di fianco alla strada. La signora Garibaldi ci spiegher&amp;amp;#224; che sono stati creati dai bambini di Ne per un concorso, bambini che curano un altro gioiello del paese: “l’Orto in condotta”, un vero orto di forma spirale, dove i piccoli possono imparare a coltivare gli ortaggi autoctoni del territorio, e di conseguenza, a nutrirsi bene. La biblioteca &amp;amp;#232; intitolata a un altro personaggio importante per la cultura neese: Hugo Plomteux, noto linguista e dialettologo belga nato nel 1939 e scomparso a soli 41 anni, il quale, innamoratosi di questo luogo, si era trasferito a Ne per studiare il dialetto locale e le tradizioni della vita contadina a cui aveva dedicato diverse opere.
Nelle frazioni immerse nella natura incontaminata si trovano anche numerose splendide chiese, come la vhiesa parrocchiale dei Santi Cipriano e Giustina a Sambuceto, voluta dai monaci benedettini, la seicentesca chiesa di San Martino a Caminata o la chiesa di Sant’Apollinare, esistente dall’anno 1000 nella frazione di Reppia. 
Se questo bel territorio &amp;amp;#232; una miniera di tesori, ci&amp;amp;#242; s’intende anche nel senso stretto della parola: qui si trova infatti la Miniera di Gambatesa, la pi&amp;amp;#249; grande miniera di manganese d’Europa, trasformata in museo, visitabile dotati di elmetti e mantelline gialle, discendendo nelle viscere della terra col trenino dei minatori, costituito da vagoncini del minerale modificati per consentire il trasporto delle persone.

Dopo aver girato in lungo e in largo l’affascinante territorio di Ne, il languorino ci porta nella frazione di Arzeno che raggiungiamo facilmente, seguendo sempre la statale 26 finch&amp;amp;#233; non troviamo, sulla destra, la bella casa arancione dove ha sede l’Agriturismo Chiara. L’edificio si affaccia sulla strada in prossimit&amp;amp;#224; di un piccolo, ma comodo parcheggio e di un’area picnic con panchine di legno e un cartello turistico con una mappa divertente di Ne che segnala gli itinerari di rilevanza culturale, conditi delle immagini dell’immancabile Garibaldi, ma anche di qualche simpatico cinghiale.  
Ad accoglierci con grande gentilezza sono la titolare Chiara e suo marito Christian, che gestiscono l’attivit&amp;amp;#224; insieme a Eugenia, cugina di Chiara nonch&amp;amp;#233; titolare di un biscottificio in paese. Ci accomodiamo nell’ampia e luminosa sala facilmente accessibile anche ai disabili e arredata con eleganza e gusto, in uno stile che da un lato richiama le tradizioni, dall’altro guarda verso l’arte grazie alle fotografie molto interessanti di Christian sulle pareti.  
“Da noi l’arte &amp;amp;#232; di famiglia, mia mamma era un’insegnante d’arte”, ci confida Chiara che a sua volta &amp;amp;#232; un’artista dei sapori, bravissima a regalare emozioni a tavola con le sue specialit&amp;amp;#224; che valorizzano i piatti del territorio, ma intrigano anche chi desidera provare qualcosa di nuovo. Uno dei segreti del successo della sua cucina &amp;amp;#232; la qualit&amp;amp;#224; delle materie prime a chilometro zero, perfette anche per creare dei piatti vegetariani e vegani, in gran parte coltivate direttamente dalla famiglia. “Abbiamo aperto la nostra azienda agricola tredici anni fa, mentre l’agriturismo &amp;amp;#232; nato sette anni fa. Oltre che ai tavoli del nostro ristorante, i nostri piatti si possono gustare anche grazie al servizio di catering con cui riusciamo a coprire un po’ tutto il Tigullio. Coltiviamo ortaggi, patate, mais e grano, e alleviamo animali di bassa corte. Utilizziamo i nostri prodotti agricoli direttamente in cucina, ma anche per creare conserve, composte di verdure di stagione e marmellate”, ci racconta Chiara mentre iniziamo ad assaggiare le prime portate.  
Cominciamo con un bel piatto di salumi misti accompagnati dai cuculli, ovvero da frittelle di farina di ceci e da frittelle di farina di castagna. Assaggiamo anche un rotolo di verdure con salsa di pomodoro, e a seguire, una specialit&amp;amp;#224; ligure rivisitata che da piatto marinaro diventa cos&amp;amp;#236; un perfetto piatto dell’entroterra: il cappon magro con carni bianche. La tradizione rivive invece nella sua forma originale nei testaieu, che sono simili a delle piade molto particolari, cotte nei cosiddetti testetti, ovvero dei cocci scaldati sulla brace e impilati a castellina con al loro interno l’impasto di farina, acqua e poco sale. A cottura finita, i testaieu vengono conditi col pesto oppure con olio e parmigiano. 
Dopo questo ricco antipasto passiamo ai primi a base di pasta fresca fatta in casa cos&amp;amp;#236; come anche tutte le variet&amp;amp;#224; di pane che Chiara sforna tutti i giorni. Il nostro gruppo si divide tra i due primi disponibili: i ravioli con le erbette conditi al tuccu come da tradizione ligure e gli gnocchi con i funghi provenienti dai folti boschi circostanti. A seconda della stagione, possiamo trovare i ravioli anche col ripieno di zucca, di funghi o di pesto: si cambia sempre un po’ offrendo ogni volta un motivo in pi&amp;amp;#249; per raggiungere la frazione di Arzeno. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con dei vini del territorio, principalmente dei Pinot bianchi o grigi di una cantina chiavarese.
Tra le pietanze abbiamo sempre due scelte: il coniglio alla ligure con olive e pinoli, preparato con la carne dell’allevamento di famiglia e la cima alla ligure proposta in una versione pi&amp;amp;#249; rustica, pi&amp;amp;#249; verde, pi&amp;amp;#249; montanara. Un altro secondo che si propone spesso &amp;amp;#232; l’asado, specialit&amp;amp;#224; molto diffusa nell’entroterra del Levante ligure dato che moltissime famiglie hanno parenti emigrati in Argentina.   
Infine, non ci resta che cedere alle dolci tentazioni dei dessert fatti in casa tra cui la pera cotta al caramello, la pesca con gli amaretti e le sfiziose sciumette, che sono delle coppe di crema inglese con la meringa cotta nel latte, in pratica molto simili alla francese &amp;amp;#238;le flottante. 
Rientriamo in citt&amp;amp;#224; arricchiti di una bella esperienza che cercheremo di ripetere presto e prima di andar via, acquistiamo qualche barattolino delle squisite conserve di Chiara. Quando le assaggeremo a casa, sar&amp;amp;#224; un po’ come rivivere nei sapori la nostra gita in questo affascinante territorio. 


Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.ne.ge.it
www.bibliodelmandillo.net
www.minieradigambatesa.com

Agriturismo Chiara
fraz. Arzeno Ne (GE)
Tel.: 333/7850253 - 333/1673999 - 0185/338884 
www.agriturismochiara.com
Facebook: Agriturismo Chiara Arzeno
www.christianmarello.it
www.biscottiamoartisanbakery.com

&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12843.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Gita a chilometro zero nell’entroterra ligure: una giornata a Ne tra natura, storia e buona tavola&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Fri, 10 Aug 2018 13:56:52 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12843.ashx</guid></item><item><title>A cavallo con i bambini nell’entroterra di Savona, Savona, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12798.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12798.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12798/140007.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giro sui pony e buona tavola nel fresco delle querce canadesi

C’era una volta una coppia di innamorati, Aleramo e Adelasia, costretta a fuggire a cavallo dalle ire del padre di lei, l’imperatore Ottone il quale per&amp;amp;#242;, dopo numerose vicissitudini, alla fine acconsent&amp;amp;#236; al matrimonio tra i due. Questa travagliata storia d’amore port&amp;amp;#242; alla fondazione di Alassio e alla nascita del Monferrato, territorio che Aleramo cinse in tre giorni di cavalcata sfrenata e che l’imperatore gli concesse in regalo. Durante la fuga con Adelasia, i due si rifugiarono nei boschi del Savonese nei pressi di Cairo Montenotte, trovando riparo sotto una roccia, oggi conosciuta come la Rocca dell’Adelasia, nota per le sue grotte e altri fenomeni carsici e circondata dalla Riserva dell’Adelasia. 
Anche se non lo sapevano, i due giovani erano i precursori di quei piccoli e grandi cavalieri che oggi si divertono a fare trekking a cavallo e delle escursioni proprio nei boschi dell’entroterra savonese intrisi di romanticismo. Per una giornata abbiamo deciso anche noi di seguire le orme di Aleramo e Adelasia, raggiungendo dal centro di Savona l’A.S.D. Aisha Pony Western in via San Bartolomeo del Bosco, a 12 chilometri dalla Fortezza del Priamar. Il percorso per arrivarci &amp;amp;#232; comodo, la strada asfaltata presenta tratti panoramici, ma nessuna fatica per l’auto e per chi guida. La struttura &amp;amp;#232; gestita in collaborazione con il Ristorante da Michelin, fatto che ci prospetta la possibilit&amp;amp;#224; di premiarci, dopo l’attivit&amp;amp;#224; sportiva, con un bel pranzo o con una cena all’insegna della cucina casereccia. 
Ad accoglierci con grande gentilezza sono Marco e Franco, i fratelli che gestiscono la struttura insieme a Giada e la nonna Maria, con autentica capacit&amp;amp;#224; di trasmettere a tutti la passione per la natura e per gli animali. Marco e Giada si occupano dei corsi di equitazione e accompagnano i clienti durante le loro passeggiate a cavallo, mentre Franco cura il ristorante. “Il nome della struttura, Aisha, &amp;amp;#232; un omaggio alla cavalla di Giada, Aisha, che lei aveva montato sin dall’et&amp;amp;#224; di otto anni. Praticamente sono cresciute insieme. Aisha, una bella cavalla bianca, &amp;amp;#232; sempre con noi, e abbiamo inserito la sua immagine perfino nel nostro logo”, ci spiega Marco.
Mentre ci sediamo al bar all’aperto a sorseggiare delle bibite fresche, i bambini che sono con noi si lanciano alla scoperta del bosco scorrazzando tra gli alberi. Lo possono fare senza problemi visto che siamo su un terreno privato recintato. 
Dopo un po’ di relax tra le fresche frasche, andiamo a conoscere gli animali della piccola fattoria: diverse simpaticissime caprette, tre cavalli, quattro pony e Freddy, l’asino coccolone e rompiscatole. “Freddy &amp;amp;#232; dolcissimo, ma ha sempre da ragliare su tutto”, raccontano scherzando i titolari. 
Arriva cos&amp;amp;#236; il momento tanto atteso dai bambini, il battesimo della sella sul pony: un’avventura emozionante e divertente sia per i novelli cavalieri che per i loro genitori. I ragazzini che invece avevano gi&amp;amp;#224; fatto qualche esperienza in sella, possono approfondire le loro conoscenze tramite delle lezioni di equitazione. Ai bambini sotto i 14 anni &amp;amp;#232; consentito fare delle passeggiate a cavallo all’interno della vasta propriet&amp;amp;#224; recintata, mentre i grandi, se sono gi&amp;amp;#224; dei cavalieri abbastanza esperti, possono fare trekking lungo i sentieri della zona, sempre accompagnati dagli istruttori. Non ci sono problemi nemmeno per gli orari: da marted&amp;amp;#236; alla domenica le famiglie con bambini possono approfittare anche delle ore serali per far fare un bel giretto sul pony ai piccoli, abbinando il divertimento ai piaceri della buona tavola. 
Dopo le cavalcate ci vuole, infatti, un bel pasto e non c’&amp;amp;#232; niente di meglio che consumarlo ai tavoli all’aperto, nel fresco delle querce canadesi. Il luogo &amp;amp;#232; perfetto anche per feste e compleanni, e tra una cavalcata e l’altra si pu&amp;amp;#242; anche fare merenda con frittelle e panini. La cucina &amp;amp;#232; improntata sui sapori tradizionali dell’entroterra in piena sintonia con il luogo in cui siamo. Iniziamo con i ravioli fatti in casa al rag&amp;amp;#249;, disponibili anche con gorgonzola. Alcuni di noi scelgono i tagliolini ai funghi, ma ci piacciono molto anche i maltagliati al cacao col sugo di noci e gorgonzola. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con del dolcetto e col Barbera, e tra i secondi gustiamo lo stinco di maiale, delle belle tagliate di vitello con rucola, degli arrosti di vitello e la coppa di maiale alla piastra. Qualcuno sceglie la salsiccia, e anche il cinghiale riscuote un clamoroso successo. Su prenotazione &amp;amp;#232; inoltre possibile deliziarsi con un’ottima paella. 
	Dopo il ricco pranzo facciamo volentieri delle passeggiate in zona, e le occasioni non mancano certo, visto che intorno a noi si estende la Riserva Naturalistica dell’Adelasia, ma siamo anche nei pressi dell’Alta Via dei Monti Liguri e pure il Parco Naturale Regionale del Beigua si trova a pochi chilometri. Nella scelta dei sentieri percorribili ci affidiamo ai consigli di Marco e di Franco non solo quando si tratta di avventurarci a cavallo, ma anche in sella delle nostre mountain bike o perfino a piedi. 
	Prima di rientrare in citt&amp;amp;#224;, non ci facciamo mancare nemmeno una tappa culturale fermandoci nella frazione Santuario, a pochi chilometri dall’Aisha Pony Western sulla strada per Savona. Un cartello ci avvisa che siamo sull’itinerario culturale napoleonico che ripercorre “Le prime batteglie del generale Bonaparte, comandante l’armata d’Italia – 1796” nella Val Bormida. In particolare si ricorda l’importante battaglia di controffensiva di Montenotte, la prima battaglia della Campagna d’Italia, preparata in una riunione proprio qui, nella frazione Santuario di Savona. 
	Ma la localit&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; nota principalmente per cose pi&amp;amp;#249; pacifiche e addirittura miracolose, come l’apparizione mariana avvenuta nel 1536 a un contadino che si stava dirigendo nella vigna di un suo parente ammalato per effettuare la potatura delle viti. Quando si ferm&amp;amp;#242; per rinfrescarsi il viso a un ruscello, vide discendere dal cielo un grande splendore che prese la forma divina della Vergine. Sul luogo venne costruito il Santuario Basilica Madonna della Misericordia, un edificio religioso la cui bellezza colpisce non solo i turisti, ma anche gli esperti. Lo storico dell’arte Giulio Carlo Argan ha definito questa la pi&amp;amp;#249; bella piazza del savonsese, ed &amp;amp;#232; facile dargli ragione. Il santuario conserva numerose splendide opere d’arte del Cinquecento e le atmosfere artistiche del luogo contagiano anche gli abitanti. Proprio in un angolo della piazza si trova il laboratorio incantato e fiabesco dell’artista Imelda Bassanello, la quale, durante i suoi corsi di pittura realizza insieme alle persone del luogo, compresi gli anziani della casa di riposo, delle opere curiose e fantasiose con l’utilizzo anche di materiali di recupero. 
	Torniamo a casa arricchiti di una bella esperienza che non mancheremo a ripetere presto, anche perch&amp;amp;#233; i nostri piccoli cavalieri non vedono l’ora di saltare di nuovo in sella e di far vedere al simpatico asinello Freddy quanto sono diventati bravi.

Francesca Bertha


PER INFORMAZIONI:

http://www.parks.it/riserva.adelasia/
www.altaviadeimontiliguri.it
www.itinerarionapoleonico.com

A.S.D. Aisha Pony Western
Ristorante da Michelin

Via San Bartolomeo del Bosco, Savona
Info e prenotazioni:
347/8781897
348/4949643
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12798.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;A cavallo con i bambini nell’entroterra di Savona&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 05 Jul 2018 15:21:38 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12798.ashx</guid></item><item><title>Con Leonardo in agriturismo: il felice connubio tra arte e natura a Vigevano - Parte I., Vigevano, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12770.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12770.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12770/139697.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un viaggio nel Rinascimento, sulle tracce di Leonardo Da Vinci e tra le atmosfere della corte sforzesca di Ludovico Il Moro: ecco l’esperienza, emozionante e unica, che abbiamo vissuto durante la nostra gita a Vigevano. Questa citt&amp;amp;#224; gioiello, immersa nel Parco del Ticino, dista una trentina di chilometri sia da Milano che da Pavia, ma &amp;amp;#232; raggiungibile in poco pi&amp;amp;#249; di un’oretta anche dal Ponente ligure. Basta fare cos&amp;amp;#236; poca strada, e si viene catapultati in un mondo che spesso si conosce solo attraverso i film o i libri di storia. 
E la storia qui si respira a pieni polmoni: Ludovico Il Moro, duca di Milano, &amp;amp;#232; nato proprio a Vigevano, nello stesso anno, il 1452, in cui Leonardo Da Vinci nasceva in Toscana. Fu infatti Leonardo uno dei pi&amp;amp;#249; celebri viaggiatori tra quelli che nei secoli raggiunsero Vigevano: aveva circa trent’anni quando si present&amp;amp;#242; presso Ludovico, e da quell’incontro tra il genio e il grande duca scatur&amp;amp;#236; una proficua collaborazione che port&amp;amp;#242; Leonardo a realizzare tra l’altro gli affreschi nel Castello Sforzesco di Milano. Quando cominciamo la nostra passeggiata rinascimentale a Vigevano, una signora appassionata di storia locale, con cui scambiamo quattro chiacchiere davanti alla splendida chiesa di San Francesco, ci racconta che fu proprio durante un rilevamento territoriale nelle campagne intorno a Vigevano, che Leonardo si accorse delle potenzialit&amp;amp;#224; che le scale, presenti qua e l&amp;amp;#224; nel terreno, potevano avere nell’irrigazione e nella bonifica delle paludi. 
Raggiungiamo a piedi piazza Ducale, una delle pi&amp;amp;#249; favolose piazze del mondo: n&amp;amp;#233; le parole, n&amp;amp;#233; le foto rendono giustizia alla bellezza di questo luogo, bisogna proprio vederlo di persona. Fu costruita per volere di Ludovico Il Moro a partire dallo stesso anno in cui Cristoforo Colombo scopr&amp;amp;#236; l’America, il 1492. Il Duomo, come un traguardo sacro da raggiungere dopo aver attraversato metaforicamente diversi secoli di storia, accoglie i passanti che ci giungono costeggiando i suggestivi portici che si allungano sui lati della piazza.
Tra gli edifici storici da visitare a Vigevano non pu&amp;amp;#242; certo mancare il Castello Sforzesco, un complesso architettonico immerso in un parco di oltre due ettari nel punto pi&amp;amp;#249; alto della citt&amp;amp;#224; e sorto nel Trencento sul sito dell’antico borgo preesistente di Vicogebuin, nome storico di Vigevano. A vegliare sul castello &amp;amp;#232; la splendida Torre del Bramante, alta ben 75 metri, situata nel punto pi&amp;amp;#249; alto della citt&amp;amp;#224; e ben visibile anche da piazza Ducale. La torre risale al 1198, e fu terminata dal Bramante trecento anni dopo, mentre il cupolino barocco, che sostituisce l’originale guglia conica, fu aggiunto nel XVII secolo.  
Dai capolavori dell’arte a quelli della natura il passo &amp;amp;#232; breve: ci basta percorrere circa tre chilometri per raggiungere l’Agriturismo Carlo e Nadia in via Cararola, nei pressi dei laghi di Santa Marta, per ritrovarci in un’oasi verde. Immerso in un rigoglioso frutteto, l’agriturismo offre innumerevoli possibilit&amp;amp;#224; di svago per grandi e piccini. La vista sulla Torre del Bramante in lontananza ci mantiene in contatto con la citt&amp;amp;#224; anche se siamo in campagna. Dopo aver lasciato l’auto nell’ampio parcheggio vista peschi e albicocchi, veniamo accolti affettuosamente da Barbara Invernizzi, la giovane titolare che gestisce l’ampia struttura insieme alla famiglia: i suoi geniotri Carlo e Nadia, fondatori dell’azienda, e la sorella Arianna. 
I bambini che sono con noi si rendono subito conto di essere arrivati in un mondo favoloso creato intorno a loro: possono liberamente scorrazzare per i prati, gironzolare in bici nella tenuta, giocare a pallone senza essere sgridati, e godersi la natura come dei piccoli folletti alla scoperta di piante e fiori, ma anche di tantissimi animali, a cominciare dai pi&amp;amp;#249; piccoli come le api, fino a quelli pi&amp;amp;#249; grandi, come le mucche o i cavalli. Manca volutamente un parco giochi: non servono attrezzi per arrampicarsi, ci sono gli alberi e i bimbi pi&amp;amp;#249; coraggiosi possono addirittura fare un giro sul pony. “Quando un gruppo di bambini gioca insieme, anche se tra loro ci sono figli di turisti stranieri, capirsi non &amp;amp;#232; mai un problema grazie al linguaggio comune del gioco”, ci confida Barbara quando inizia a presentarci l’azienda.
“Io e le mie sorelle Arianna e Sara siamo cresciute nell’azienda agricola dei nostri genitori, Carlo e Nadia. Nel 2002 nostro padre ha deciso di fare un regalo alla famiglia rilevando questa struttura che da anni non era attiva, per crearne un agriturismo al passo con i tempi. L’idea &amp;amp;#232; stata subito quella di valorizzare i prodotti della nostra azienda agricola tra cui il riso Carnaroli in primis, oltre all’allevamento di bestiame e di conseguenza la carne prodotta da noi, il tutto facendo sentire i nostri ospiti come accolti in casa nostra. Questa nuova attivit&amp;amp;#224; non solo si &amp;amp;#232; rivelata un gradito servizio al pubblico, ma ci ha anche fatto scoprire di essere una grande squadra come famiglia”, ci racconta Barbara, che si &amp;amp;#232; laureata in relazioni pubbliche, e nel 2010 ha deciso insieme alla sorella Arianna, laureata in fashion design, di dedicarsi all’azienda di famiglia in maniera ancora pi&amp;amp;#249; concreta, prendendone in mano la gestione. “&amp;amp;#200; nata cos&amp;amp;#236; la Societ&amp;amp;#224; Agricola Piccolo Fiore, che oltre alle attivit&amp;amp;#224; seguite prima, si &amp;amp;#232; specializzata in diversi nuovi servizi soprattutto in campo didattico. Abbiamo ottenuto tutti gli attestati necessari per gestire la fattoria didattica e per fare ortoterapia, e prossimamente avremo anche l’abilitazione per la fattoria sociale. Abbiamo diciotto dipendenti, quasi tutti giovani che lavorano con noi da anni, siamo riusciti a creare uno staff affiatato”, prosegue il racconto di Barbara. 
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12770.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Con Leonardo in agriturismo: il felice connubio tra arte e natura a Vigevano - Parte I.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 14 Jun 2018 10:48:56 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12770.ashx</guid></item><item><title>Con Leonardo in agriturismo: il felice connubio tra arte e natura a Vigevano - Parte II., Vigevano, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12771.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12771.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12771/139705.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si allontanano sempre di pi&amp;amp;#249; i tempi in cui i bambini credevano che le mucche fossero viola o che la frutta nascesse sui banchi del supermercato, e il merito, nel vigevanese, &amp;amp;#232; della fattoria didattica dell’Agriturismo Carlo e Nadia. I percorsi come Ortolandia, i laboratori che introducono nel dolce mondo del miele dalla scoperta delle arnie fino a pasticciare con il nettare dorato, il giardino sensoriale tra le erbe aromatiche con cui i bimbi possono realizzare delle saponette profumate, sono solo alcune delle tante attivit&amp;amp;#224; che i bimbi, dall’asilo nido fino alla terza elementare possono sperimentare in agriturismo. Essendo questa l’unica fattoria didattica del vigevanese, per le sacolaresche del territorio rappresenta un assoluto punto di riferimento, infatti tra aprile e giugno sono circa duemila i bambini che passano una giornata intera in fattoria. “Li veniamo a prendere direttamente a scuola con un divertente trenino, lo stesso che normalmente si utilizza per il giro turistico nel centro di Vigevano e che reca anche la nostra pubblicit&amp;amp;#224;.” 
	Le iniziative non mancano per&amp;amp;#242; neanche per i bambini che capitano qui privatamente, con le loro famiglie. La terza domenica di settembre ad esempio si organizza ogni anno RisOra, una giornata durante la quale si possono gustare gratuitamente dei risotti – ogni ora uno diverso -, ed &amp;amp;#232; possibile dedicarsi a innumerevoli attivit&amp;amp;#224; divertenti tra cui i giri in carrozza, il tiro con l’arco, il truccabimbi, gli scivoli, oltre ovviamente alla visita alla fattoria, il tutto condito da musica e spettacoli. 
	I genitori dei bambini che durante questi eventi si divertono in fattoria, spesso si sono sposati proprio qui: l’agriturismo &amp;amp;#232;, infatti, una location ideale per matrimoni, feste e battesimi, sempre allestiti con raffinatezza nelle spaziose ed eleganti sale interne della casa, composta da una zona centrale e da una dependance, utilizzabile anche per eventi e meeting aziendali, a cui si aggiunge anche il dehor estivo.
	Dopo questo bel giro in fattoria, sia noi grandi che i nostri piccoli contadini sentiamo uno stuzzicante languorino che ci porta direttamente a tavola a gustare un bel pranzo all’insegna dei sapori tipici del territorio. La cucina &amp;amp;#232; caratterizzata dalla stagionalit&amp;amp;#224; e dall’assoluta freschezza delle materie prime, la cui disponibilit&amp;amp;#224; determina il men&amp;amp;#249; del giorno. Tutto &amp;amp;#232; impostato secondo i criteri del chilometro zero e della tipicit&amp;amp;#224;, ad esempio l’azienda alleva solo vacche varzesi, una razza tipica autoctona presidio Slow Food. 
	Iniziamo con una ricca scelta di antipasti, compresi nel men&amp;amp;#249; fisso a 35 euro, tra cui delle torte salate di verdure e formaggi, degli affettati misti prodotti dall’azienda con focaccia calda, e i fritti caldi dell’agriturismo (crocchettine di riso, polpettine di carne e triangolini di semolino). Non vedevamo l’ora di assaggiare i risotti, vero e proprio fiore all’occhiello dell’azienda, che li prepara a seconda della stagione, in tantissimi gusti. Stavolta scegliamo il risotto con Bonarda e trevisana, e vista la stagione, quello con le fragole. Nel men&amp;amp;#249; fisso possiamo spesso trovare anche i gustosi ravioli, cos&amp;amp;#236; come gli gnocchetti, le tagliatelle o le crespelle. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con gli ottimi vini della cantina Manuelina di Santa Maria della Versa. “Anche la loro &amp;amp;#232; un’azienda a gestione famigliare come la nostra e ancor prima del lavoro, ci lega una grande amicizia, in qualche modo siamo cresciuti insieme”, ci confida Barbara.  
Tra i secondi possiamo sempre trovare varie specialit&amp;amp;#224; a base di carne prodotta in loco, come ad esempio il filettino in crosta di pane con salsa ai funghi, il petto d’anatra all’aceto balsamico o la fesa di vitello al forno glassata al Pinot. Nella fredda stagione va forte anche il bollito misto con salsa verde, e si tratta di una salsa speciale, preparata secondo una ricetta tramandata in famiglia da generazioni. 
Le ricette “della nonna” sono protagoniste anche quando si tratta degli sfiziosi dessert, come il tiramis&amp;amp;#249; con le fragole, ma sono irresistibili anche la torta con pere e cioccolato o quella tiepida di mele. I bambini (e non solo) adorano fare merenda con i gelati artigianali fatti in casa, perfettamente naturali e sani.
Visitare una citt&amp;amp;#224; straordinaria come Vigevano &amp;amp;#232; un grande piacere: si respira un’atmosfera carica di arte e di creativit&amp;amp;#224;, che stavolta ci ha accompagnati anche in campagna. Qui arte e natura vanno di pari passo e ne &amp;amp;#232; conferma il fatto che durante le serate estive nel frutteto dell’Agriturismo Carlo e Nadia &amp;amp;#232; possibile assistere a dei concerti di pianoforte: sar&amp;amp;#224; anche per questo che non tarderemo a tornarci.


Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.vigevano.pv.it
www.agriturismocarloenadia.it
Agriturismo Carlo e Nadia
Via Cararola, 105 Vigevano (PV)
0381/42060
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12771.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Con Leonardo in agriturismo: il felice connubio tra arte e natura a Vigevano - Parte II.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 14 Jun 2018 10:52:33 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12771.ashx</guid></item><item><title>PAESI E SAPORI OVADA (AL) 19-20 Maggio 2018, Ovada, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12767.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12767.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12767/139648.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Passeggiando o in bici, tutte le strade conducono alla buona tavola delle colline ovadesi. Quest’anno la manifestazione si svolge pensando alla tappa del Giro Rosa che passer&amp;amp;#224; da Ovada il 7 luglio 2018 


Dopo l’enorme successo delle passate edizioni, ritorna il vivace “raduno del gusto” in Piazza Martiri della Benedicta delle Pro Loco e delle Associazioni dell’Ovadese, durante il quale sar&amp;amp;#224; possibile fare un primo assaggio delle pi&amp;amp;#249; interessanti feste e sagre estive e conoscere le tante attrattive culinarie che il territorio dell’Alto Monferrato offre. 

Nei giorni di sabato 19 e domenica 20 maggio 2018 si svolger&amp;amp;#224; la quattordicesima edizione della rassegna enogastronomica Paesi e Sapori. Durante la manifestazione ognuna delle Proloco e Associazioni partecipanti proporr&amp;amp;#224; un piatto tipico, promuovendo cos&amp;amp;#236;, con il linguaggio universale del gusto, il territorio e le sagre che si terranno nella zona durante il periodo estivo. 

Gli stand gastronomici si apriranno sabato 19 maggio 2018 a partire dalle 18.30, dando inizio alla degustazione delle numerose specialit&amp;amp;#224; accompagnate dai vini locali, in particolare dal Dolcetto D.O.C. e dall’OVADA D.O.C.G. 
In serata in pubblico sar&amp;amp;#224; intrattenuto dalla ”Per un pugno di mollica” band.


La domenica mattina sar&amp;amp;#224; dedicata alla gara ciclistica internazionale femminile Giro Rosa che far&amp;amp;#224; tappa a Ovada il 7 luglio prossimo. Il pubblico di Paesi e Sapori potr&amp;amp;#224; assistere a un assaggio dell’atmosfera della gara grazie all’evento ”Pedalando in bicicletta”, che proporr&amp;amp;#224; dei giochi in bicicletta per bambini coinvolgendo un gruppo di ragazze con la passione delle due ruote che eseguiranno delle dimostrazioni in bici. 
Il Giro d’Italia internazionale femminile partir&amp;amp;#224; il 6 luglio da Verbania e raggiunger&amp;amp;#224; Ovada, che rappresenter&amp;amp;#224; la seconda tappa del percorso, il giorno successivo. La gara si concluder&amp;amp;#224; a Cividale del Friuli il 15 luglio.  


Domenica gli stand gastronomici riapriranno alle 12.00 per il pranzo e alle 18.00 per la cena. 
Nel pomeriggio, alle 16.00 &amp;amp;#232; prevista la Schiumaparty, mentre l’intrattenimento serale sar&amp;amp;#224; assicurato dal gruppo ASD Mamborico che dopo un flash mob proporr&amp;amp;#224; il suo spettacolo musicale a a partire dalle 19.00.

Anche quest’anno sar&amp;amp;#224; ospite della manifestazione il Comune francese di Point Saint Esprit.


Tutte le bont&amp;amp;#224; che si potranno gustare:

Pro Loco Battagliosi/Albareto – Fiazein (focaccino all’antica)
Pro Loco Cassinelle – Rosticciata mista con patate
Pro Loco Cimaferle – Focaccia al formaggio
Pro Loco Costa e Leonessa – Frittelle e patatine fritte
Pro Loco Montaldo Bormida – Farinata
Pro Loco Ovada – Bar 
Pro Loco Trisobbio – Piadine di polenta farcite
ANSPI Oratorio Silvano d’Orba – Dolci casalinghi
ASD Tagliolese CCRT – Agnolotti
Ass. Insieme per Castelletto – Fritto misto di pesce
Croce Verde Ovadese Onlus - Testaroli
Polisportiva Rocca Grimalda – Lasagne nella Peirbuieira
U.S. Moretti 70 – Spiedini di pecora con panisette



Ovada e i comuni dell’ovadese si trovano in una zona singolare, al confine tra la Liguria e il Piemonte. Questa caratteristica geografica e storica del territorio si rispecchia anche nelle sue tradizioni culinarie, che sono una vera e propria unione tra queste due meravigliose terre. Le specialit&amp;amp;#224; monferrine si abbinano cos&amp;amp;#236; ai deliziosi piatti di cucina povera ligure, come ad esempio la farinata. 
Tra gli antipasti della zona i pi&amp;amp;#249; importanti sono le verdure in bagna caoda, la carne cruda battuta al coltello, le acciughe in salsa verde, il vitello tonnato, le insalate di funghi freschi e gli immancabili salumi. 
A seguire, sono gli agnolotti a farla da padroni tra i primi piatti, di sfoglia sottile con il ripieno a base di carne e, ovviamente, la borragine, da consumarsi con il sugo o “bianchi” in una tazza fumante di vino Dolcetto d’Ovada. 
Altri piatti tipici dell’ovadese sono i ravioli alle verdure, tajarin ai funghi, la peirbureira di Rocca Grimalda, la polenta condita in vari modi, una volta piatto unico e oggi nuovamente ricercata. Nel periodo pasquale sono irrinunciabili gli andarini, piccolissimi gnocchi di farina da consumarsi in brodo. In stagione i funghi preparati e cucinati in vari modi dominano i secondi piatti. Ad essi si aggiungono il bollito misto, la selvaggina, gli arrosti, le torte verdi con erbe selvatiche, cime ripiene, il cappone bollito con salsa verde, il fritto misto alla piemontese.


PER INFORMAZIONI:

www.prolocoovada.it
iat@comune.ovada.al.it
Ufficio Iat Ovada 0143/821043
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12767.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;PAESI E SAPORI OVADA (AL) 19-20 Maggio 2018&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 12 May 2018 16:39:42 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12767.ashx</guid></item><item><title>Una giornata tra pescherecci, pirati, santi e buona tavola: gita a Santa Margherita Ligure - I., Santa Margherita Ligure, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12765.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12765.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12765/139629.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un’isola arrivata da lontano che alla fine decise di ancorarsi alla terraferma: nella fantasia di Friedrich Nietzsche Santa Margherita Ligure si presentava cos&amp;amp;#236;, e non bisogna essere necessariamente dei fan del filosofo per essere d’accordo con lui sulla bellezza di questa localit&amp;amp;#224; rivierasca. La straordinaria ricchezza storica e artistica del comune s’inserisce in un paesaggio mozzafiato, nella parte pi&amp;amp;#249; interna del Golfo del Tigullio, in una conca chiusa del promontorio di Portofino. Dalle alture ricoperte di boschi di pini marittimi, castagni e uliveti, si apre un meraviglioso panorama sulla Costa dei Delfini. 
Il territorio, compreso nel Parco Nazionale Regionale di Portofino, offre diversi itinerari naturalistici, tra cui quelli del Golfo Paradiso, di San Fruttuoso e del Golfo del Tigullio. Anche i fondali marini sono pieni di tesori da scoprire: nell’area naturale marina protetta esiste un particolare habitat di praterie di posidonia oceanica e di formazioni coralline e grotte semioscure, oltre a innumerevoli specie di pesci. 
Se oggi questo splendido mare incanta i turisti, in passato era anche fonte di pericolo, per colpa delle frequenti scorrerie saracene. Per difendersi dai pirati, in particolare dal tremendo Dragut che aveva seminato terrore lungo tutta la costa ligure, nel 1550 anche Santa Margherita Ligure si dot&amp;amp;#242; di una fortezza. Il castello, situato sul lungomare, &amp;amp;#232; stato progettato da Antonio de C&amp;amp;#224;rabo, lo stesso che un anno dopo avrebbe realizzato il castello di Rapallo. Adiacente al castello visitiamo anche la chiesa dei frati Cappuccini, edificata nel 1608 insieme al convento. Un altro castello, del 1626, si trova nella suggestiva frazione Paraggi, sulla strada per Portofino. Sempre lungo il tratto di costa che raggiunge Portofino si pu&amp;amp;#242; visitare la Cervara, ex monastero benedettino risalente al 1361.  
Secoli fa, un bel giorno gli abitanti del borgo di Santa Margherita Ligure notarono un’imbarcazione entrare nel porto e suscitare subito l’interesse della gente che iniziava ad affollarsi sulla banchina. Qualcuno pens&amp;amp;#242; che il fermento fosse dovuto a qualche pesce di straordinarie dimensioni catturato dai pescatori, ma quella volta la gi&amp;amp;#224; celebre tradizione marinara del luogo c’entrava poco. I navigatori portarono invece nel borgo una splendida immagine mariana, in cui la Vergine teneva in mano una rosa. Da qui nasce il culto che sin dal Medioevo &amp;amp;#232; vivo in citt&amp;amp;#224;, come dimostra il nome del santuario di Nostra Signora della Rosa, gi&amp;amp;#224; basilica di Santa Margherita d’Antiochia, dove &amp;amp;#232; custodita la sacra immagine. Nella basilica &amp;amp;#232; conservata anche una preziosa statua settecentesca di Anton Maria Maragliano, raffigurante San Giovanni Nepomuceno.
Oltre alla Madonna, a proteggere questa splendida citt&amp;amp;#224; del Golfo del Tigullio &amp;amp;#232;, appunto, Santa Margherita, patrona delle partorienti, vissuta tra il 275 e il 290, anno in cui a soli quindici anni sub&amp;amp;#236; il martirio per la propria fede cristiana. 
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12765.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Una giornata tra pescherecci, pirati, santi e buona tavola: gita a Santa Margherita Ligure - I.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 10 May 2018 11:40:18 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12765.ashx</guid></item><item><title>Una giornata tra pescherecci, pirati, santi e buona tavola: gita a Santa Margherita Ligure - II., Santa Margherita Ligure, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12766.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12766.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12766/139636.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Passeggiando sul lungomare scopriamo che Santa Margherita Ligure &amp;amp;#232; il secondo porto ligure per numero di pescherecci, dopo Sanremo. In effetti, la moltitudine pittoresca delle imbarcazioni che ogni giorno tornano dal mare con nelle reti l’ottimo pesce fresco del Tigullio, &amp;amp;#232; notevole e oltre a incantarci da un punto di vista estetico, ci stuzzica anche l’appetito. Per fortuna non dobbiamo fare molta strada per trovare il posto ideale dove assaggiare il meglio che il mare, e non solo, ci possa offrire. A due passi dalla scogliera troviamo infatti, in piazza Martiri della Libert&amp;amp;#224;, il Ristorante MOG, un locale con dehor che ci colpisce subito per il suo stile giovane, trendy ed elegante, caratteristiche che ritroveremo anche a tavola. 
Ci accomodiamo nella sala luminosa di fronte ai Giardini a Mare, dove il nostro sguardo pu&amp;amp;#242; spaziare tra il bell’acquario posto all’entrata, le tante eleganti bottiglie di vini e champagne e, soprattutto, la cucina a vista. Ad accoglierci con grande gentilezza sono i titolari Oscar Pellitta, lo chef, e Mario Cantarelli, perfetto padrone di casa, le iniziali dei cui nomi hanno ispirato il nome del ristorante. Entrambi con alle spalle delle importanti esperienze nel settore e legati, oltre che dal sodalizio lavorativo, anche da un’amicizia di lunga data. A completare lo staff &amp;amp;#232; il responsabile di cucina Riccardo Casiraghi.  
“Abbiamo aperto nel 2016 con l’idea di creare un locale moderno, ricercato, con la cucina espressa, basata su materie prime freschissime di alta qualit&amp;amp;#224; e ricette improntate alla creativit&amp;amp;#224;, ma anche alla semplicit&amp;amp;#224; e rispettando sempre il gusto italiano con qualche contaminazione. Non abbiamo mai proposto le cose che di solito si propongono ai turisti, per fare un esempio, il pesto: ce l’abbiamo anche noi e pure ottimo, fatto col basilico di Pr&amp;amp;#224; e coi pinoli italiani, col Parmigiano Reggiano e col pecorino romano, ma lo offriamo ai bambini. In men&amp;amp;#249; preferiamo proporre piatti di pesce freschissimo, che in gran parte acquistiamo dai pescatori, o anche prodotti esteri di eccellenza come le capesante sgusciate americane, ma anche delle specialit&amp;amp;#224; di carne introvabili da queste parti come ad esempio il maiale spagnolo, o la carne rossa irlandese. Il nostro men&amp;amp;#249; cambia ogni due mesi, e segue strettamente la stagionalit&amp;amp;#224; delle materie prime nella cui scelta prediligiamo sempre le aziende del territorio. Ad esempio i nostri paccheri vengono da un’azienda agricola che produce e raffina la propria farina.” 
Queste scelte hanno consentito al MOG di scalare rapidamente le classifiche di Tripadvisor, infatti il ristorante &amp;amp;#232; arrivato ai primi posti su Santa Margherita Ligure senza nessun aiutino. Da quest’estate sar&amp;amp;#224; possibile deliziarsi con i loro piatti anche presso il ristorante e al bar in spiaggia del Grand Hotel Miramare, ma ci saranno delle novit&amp;amp;#224; anche in carta, in continua evoluzione, tra cui l’introduzione, da giugno, di una selezione di caviali tra quello siberiano, quello iraniano, fino al famoso Beluga. In abbinamento agli ottimi champagne, il fresco caviale da gustare nelle calde serate estive confermer&amp;amp;#224; lo stile raffinato del locale.
Iniziamo con le capesante americane scottate con granella di pistacchi e crema di zucca, e con un crudo di mare misto con scampi, gamberi e due tipi di tartar, il sashimi di tonno rosso e il tataki di ricciola, accompagnati da piccole squisite salse come il dressing al lampone. Assaggiamo anche un coquillage di tartufi di mare e di ostriche, mentre i nostri amici che prediligono le specialit&amp;amp;#224; di terra, optano per il foie gras con pan brioche fatto in casa con pera caramellata. 
Proseguiamo con uno dei fiori all’occhiello del ristorante, i tagliolini al nero di seppia con scampi e burrata di Andria, ma troviamo irresistibili anche i paccheri all’astice. Gli amici carnivori scelgono invece il maltagliato di pasta fresca con tocco di agnello e crema di pecorino. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini accuratamente selezionati. La cantina, inizialmente partita con una cinquantina di etichette, oggi ne annovera oltre 120 tra cui si d&amp;amp;#224; largo spazio ai vini liguri di aziende agricole quotate ragionali, oltre ai quali sono presenti anche le etichette di un po’ tutte le regioni italiane, insieme a una bella selezione di champagne. Stavolta accompagniamo la nostra cena con un Vermentino locale Colli di Luni della cantina Ottaviano Lambruschi. Alcuni di noi prediligono invece i vini un po’ pi&amp;amp;#249; profumati e scelgono dei Sauvignon e Chardonney della cantina Girlan. Per dissetarci non c’&amp;amp;#232; solo la ricca carta dei vini, ma addirittura anche la carta delle acque in cui troviamo delle minerali, anche francesi, e dell’acqua microfiltrata: un tocco di ricercatezza che ci affascina. 
Tra le pietanze di pesce decidiamo per la scaloppa di cernia in carta fata alla mediterranea, ma ci lasciamo sedurre anche dalla tempura di gamberi e porri con salsa di senape e miele. Non rinunciamo neanche ad assaggiare il maialino cotto a bassa temperatura con mela caramellata e patate novelle rosolate. Oltre alla bont&amp;amp;#224; e all’originalit&amp;amp;#224; dei piatti, apprezziamo molto il fatto che tutto ci viene servito gi&amp;amp;#224; pronto a essere gustato, non dobbiamo fare fatica a pulire e a spaccare gusci. Anche questi dettagli fanno la differenza, come pure il fatto che nonostante ogni piatto venga preparato al momento, i tempi di attesa sono assolutamente ragionevoli.
Infine, non ci resta che cedere alle dolci tentazioni dei dessert fatti in casa tra cui la semisfera al cioccolato bianco, coperta con la glassa al lampone, e un tiramis&amp;amp;#249; scomposto con la crema, il biscotto e il cioccolato versato all’ultimo momento. Oltre a queste sfiziosit&amp;amp;#224;, possiamo anche gustare della saporita frutta di stagione, servita in un cestino. A fine cena ci concediamo ancora un assaggio di un delizioso liquore agli agrumi.  
Dopo questa bella giornata siamo certi che se gi&amp;amp;#224; ai tempi di Dragut ci fosse stato un locale cos&amp;amp;#236; piacevole, con la cucina raffinata e l’atmosfera conviviale, il tremendo pirata, anzich&amp;amp;#233; combinare disastri, avrebbe preferito godersi delle belle cene a due passi dal mare, e per quel che ci riguarda, torneremo senz’altro presto qui per delle altre “incursioni enogastronomiche”. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.santa-margherita-ligure.ge.it
Ristorante MOG
Piazza Martiri delle Libert&amp;amp;#224;, 46-47
0185/283957
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12766.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Una giornata tra pescherecci, pirati, santi e buona tavola: gita a Santa Margherita Ligure - II.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 10 May 2018 11:47:29 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12766.ashx</guid></item><item><title>Festa di Primavera a Sassello (SV) 29-30 aprile 1 maggio, Sassello, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12760.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12760.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12760/139494.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Festa di Primavera di Sassello torna tra il 29-30 aprile e il 1 maggio con un programma ideale per famiglie con bambini. Divertimento all’aria aperta, laboratorio per bimbi, mostra mercato di fiori e piante, animazione con cavalli e carrozze, e degustazione di prodotti tipici


Finalmente la primavera &amp;amp;#232; arrivata, e la stanno festeggiando tutti: gli alberi che si vestono di fiori bianchi e rosa, le cinciallegre che dopo i mesi freddi ora sono allegre veramente, i tulipani, i narcisi e le magnolie con i loro colori stupefacenti. 
Festeggiamola allora anche noi, con una bella gita a Sassello, la prima citt&amp;amp;#224; italiana a essere stata insignita della Bandiera Arancione del Touring Club, famosa per il suo territorio incontaminato, immerso nella natura dal fascino selvaggio, e per la sua ricca offerta gastronomica a base di prodotti del territorio.

La Festa di Primavera, organizzata dalla Pro Loco di Sassello, torna per la seconda volta il 29-30 aprile e il 1 maggio con un programma pieno di proposte imperdibili per grandi e piccini, per tutti quelli che hanno voglia di passare un po’ di tempo divertendosi, godendosi i primi raggi del sole e assaporando la primvera. 

Ecco il programma:

Domenica 29 aprile

Fiera-Mercato di piante, fiori e prodotti tipici
Degustazione presso i punti di ristoro con frittelle e altro

Luned&amp;amp;#236; 30 aprile dalle ore 15.00

Festa dei Bambini, animazione con cavalli e carrozze
a cura del Centro Ippico Le Rocce e non solo...
Merenda e degustazione nei punti di ristoro
dalle ore 16 in piazza Concezione:
Laboratorio per bambini, di Cascina Granbego

Marted&amp;amp;#236; 1 maggio

Tutto il giorno in Deiva, nel Parco Monte Beigua a piedi, a cavallo e in bicicletta
Tappa alla casa e seccatoio della giumenta
Pranzo e merenda

A tutti i partecipanti sar&amp;amp;#224; offerto un piatto di polenta dell’Agriturismo Romano Francesco

Seguiranno altre degustazioni di prodotti locali, bevande, dolci, e tante bont&amp;amp;#224;

PER INFORMAZIONI:

Facebook: Pro Loco Sassello

&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12760.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Festa di Primavera a Sassello (SV) 29-30 aprile 1 maggio&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 23 Apr 2018 16:12:37 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12760.ashx</guid></item><item><title>Cento torri e un vicoletto: una giornata ad Alba, tra storia e buona tavola , Alba, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12758.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12758.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12758/139466.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si arriva ad Alba attraversando un meraviglioso paesaggio collinare, immerso tra i vigneti delle Langhe e del Roero, e costellato da piccoli borghi e castelli che sembrano usciti da una fiaba. 
Se invece fossimo passati di qui migliaia di anni fa, avremmo potuto ammirare le capanne rotonde dei liguri stazielli che si occupavano di caccia, di agricoltura e creavano oggetti in ceramica. 
L’avanzare della storia ci porta tra le suggestive atmosfere medievali del centro storico di Alba, famoso per le sue cento torri, costruite tra il XIV e il XV secolo e utilizzate, durante le lotte tra guelfi e ghibellini, anche come carceri. Le mura poligonali intorno alla citt&amp;amp;#224; vennero edificate in epoca romana, per essere poi rinforzate nel Medioevo. Si trattava di una costruzione imponente, alta oltre due metri e munita di contrafforti e torrioni. Per accedere alla citt&amp;amp;#224; si passava da una delle storiche porte disposte secondo i quattro punti cardinali, munite anch’esse da una o due torri.
Girando col naso all’ins&amp;amp;#249; in cerca di torri, si possono ammirare anche tanti altri monumenti, tra cui delle stupende chiese e in particolare l’imponente Duomo, dotato di un’altissima torre campanaria. 
Nel corso della storia Alba divenne presto il fulcro di fiorenti attivit&amp;amp;#224; culturali e artistiche. Nel Settecento era di grande prestigio l’Accademia filarmonico-letteraria, creata dal canonico Odella. A proposito di letteratura, &amp;amp;#232; nato qui lo scrittore e partigiano Beppe Fenoglio, che ha raccontato la storia della prima repubblica partigiana costituitasi ad Alba nel 1944. 
Il fascino della storica citt&amp;amp;#224; che affonda le radici nell’epoca romana si estende oltre le mura, anche alla viticoltura la quale, oltre ai mitici tartufi, rende Alba un paradiso del turismo enogastronomico, ed era un’attivit&amp;amp;#224; fiorente ed evoluta gi&amp;amp;#224; ai tempi di Alba Pompeia. &amp;amp;#200; nei primi decenni del Novecento che la citt&amp;amp;#224; iniziava a diventare la meta di molti turisti in cerca di sapori autentici e attratti qui dal “Mozart dei funghi”, come aveva definito il tartufo Gioacchino Rossini. Sin dal 1929 nel mese di ottobre si svolgono la Fiera del Tartufo Bianco e il Baccanale del Tartufo, una coloratissima e golosa rievocazione storica. Ma non &amp;amp;#232; tutto: per chi arriva ad Alba la prima domenica di ottobre, pu&amp;amp;#242; assistere alla Giostra delle Cento Torri e al divertentissimo Palio degli Asini, nato come dispetto scehrzoso nei confronti della rivale Asti, famosa per il suo Palio. 
La voglia di immergerci nelle atmosfere dei tempi passati ci porta in piazza Pertinace dove possaimo ammirare i resti di un tempio di notevoli dimensioni circondato da un porticato, risalente all’et&amp;amp;#224; augustea (29 a.C. – 14 a.C.), il quale costituiva l’area sacra dell’antica Alba Pompeia. La piazza &amp;amp;#232; dominata dalla possente casa-torre Palazzo Marro, un’austera dimora signorile fortificata, edificata nel Medioevo sui resti delle murature del podio del tempio. 
	Restiamo in questa zona anche al sopraggiungere del languorino, grazie al quale scopriamo un grazioso locale immerso tra le viuzze limitrofi alla piazza del tempio: l’Osteria del Vicoletto, situata in via Bertero. Ci accomodiamo nella caratteristica sala arredata con uno stile che unisce eleganza, tradizione e modernit&amp;amp;#224;, evidenziando il legame con la cultura vitvinicola del territorio. Ad accoglierci con grande gentilezza &amp;amp;#232; il titolare e chef Daniele Sandri, affiancato da suo figlio Matteo in sala. A completare la squadra sono Giorgia e Alessandro, che aiutano rispettivamente in cucina e in sala. 
“Storicamente questa &amp;amp;#232; stata una delle vecchie locande di Alba, e prima della nostra gestione, iniziata due anni fa, era stata una bottega con ristorante-gastronomia, e prima ancora un ristorante stellato. La nostra intenzione invece &amp;amp;#232; stata quella di creare un’osteria moderna. Il men&amp;amp;#249; cambia spesso seguendo la stagionalit&amp;amp;#224; delle materie prime. Proponiamo i piatti della tradizione presentandoli per&amp;amp;#242; in modo moderno, dando una certa importanza anche all’impatto visivo”, ci racconta il signor Sandri. La cucina &amp;amp;#232; caratterizzata da una grande attenzione alla freschezza dei prodotti, provenienti quasi esclusivamente dal territorio, in piena sintonia con la filosofia Slow Food e seguendo i criteri del chilometro zero. L’impronta &amp;amp;#232; sempre quella dell’osteria, si utilizzano pochi ingredienti che si devono sentire tutti. Oltre alle specialit&amp;amp;#224; tradizionali piemontesi, in men&amp;amp;#249; ci sono sempre a rotazione anche diversi piatti di pesce, selezionati anch’essi secondo la disponibilit&amp;amp;#224; del prodotto fresco e stagionale. 
Inziamo con degli squisiti antipasti tipici come la carne cruda all’albese battuta al coltello e il vitello cotto rosa con salsa tonnata. Assaggiamo anche gli asparagi del territorio con uovo morbido e fonduta, mentre i nostri amici marinari gustano i calamari spadellati con farro e verdure e il baccal&amp;amp;#224; al vapore con crema di broccoli e nocciole. Proseguiamo con i primi, preparati con la pasta fresca fatta in casa, in particolare il fiore all’occhiello dell’osteria, i tajarin 40 tuorli preparati come faceva la nonna, lasciandoli asciugare sul tavolone, tagliati al coltello e conservati nella cesta senza neanche farli asciugare del tutto. Conditi col rag&amp;amp;#249; di salsiccia sono una vera goduria. Non rinunciamo nemmeno ai tradizionali agnolotti del plin al sugo d’arrosto e agli gnocchi di patate della Bisalta al Castelmagno. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini del Roero, scelti tra le oltre 560 etichette disponibili che in inverno aumentano ancora di pi&amp;amp;#249;. La selezione premia anche le cantine giovani, le cui etichette vengono proposte accanto a quelle pi&amp;amp;#249; rinomate. 
Tra le pietanze scegliamo il brasato di fassone al Barolo e la tagliata di fassone ai ferri, ma piace molto anche il coniglio all’Arneis. Gli animi marini del gruppo optano invece per un piatto di polpo e calamari arrostiti con verdure, oltre che per il tradizionale baccal&amp;amp;#224; mantecato alla ligure. 
	Infine, ci lasciamo tentare dagli sfiziosi dolci fatti in casa tra cui una panna cotta particolarmente morbida con pere al Moscato e una mousse al cioccolato bianco Domori, frutto della passione e crumble al cacao. 
Le immagini e i sapori di questo meraviglioso territorio sono ora impressi nella nostra memoria e ci faranno senz’altro tornare qui presto, anche in occasione dei prossimi eventi enogastronomici in citt&amp;amp;#224;: la Fiera del Tartufo in autunno e Vinum, che nel 2018 avr&amp;amp;#224; luogo dal 21 aprile al 1 maggio.


Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.alba.cn.it
www.osteriadelvicoletto.com
Osteria del Vicoletto
Via Bertero, 6 Alba (CN)
0173/363196
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12758.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Cento torri e un vicoletto: una giornata ad Alba, tra storia e buona tavola &lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 17 Apr 2018 15:35:08 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12758.ashx</guid></item><item><title>Ovada: Vino e Tartufi –domenica 19 novembre 2017 Ovada (AL), Ovada, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12732.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12732.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12732/139223.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sorseggiando il Dolcetto in compagnia dei tartufi bianchi pi&amp;amp;#249; belli e pi&amp;amp;#249; buoni: nel caratteristico centro storico della citt&amp;amp;#224; monferrina torna la fortunatissima manifestazione dedicata alle eccellenze locali

Ovada: Vino e Tartufi giunge quest&amp;#39;anno alla sua ottava edizione.
La manifestazione organizzata dalla Pro Loco di Ovada e del Monferrato Ovadese con la collaborazione dell&amp;#39;Enoteca Regionale di Ovada ed il patrocinio del Comune di Ovada, si arricchisce quest&amp;#39;anno di numerosi eventi legati ai due prodotti principe del territorio ovadese: il Dolcetto di Ovada (Ovada Docg e Dolcetto d&amp;#39;Ovada Doc) e il tartufo bianco. 

Numerosi i produttori vitivinicoli che anche quest&amp;#39;anno hanno aderito all&amp;#39;evento che rappresenta un raro ma importante momento di contatto e confronto con il pubblico: durante la giornata di domenica, all&amp;#39;interno dei cortili e sotto i porticati pi&amp;amp;#249; caratteristici del centro storico di Ovada, i produttori attenderanno i visitatori che avranno la possibilit&amp;amp;#224;, acquistando il bicchiere della manifestazione, di degustare la migliore produzione vitivinicola della zona. Vini di grande qualit&amp;amp;#224; che oggi come mai prima d&amp;#39;ora hanno ottenuto numerosi consensi dai massimi esperti del settore, prodotti simbolo della vocazione vitivinicola dell&amp;#39;Ovadese spiegati da coloro che ogni giorno portano avanti con passione e grande competenza la tradizione del territorio. 

&amp;amp;#200; legato alla zona ovadese anche l&amp;#39;altro protagonista dell&amp;#39;evento: il tartufo bianco - Tuber  Magnatum Pico. All&amp;#39;interno della splendida cornice della Loggia di San Sebastiano (antica parrocchiale di Ovada) i trifolau esporranno il loro profumatissimi tartufi bianchi di esclusiva provenienza locale. 

Se i vini prodotti sulle dolci colline del Monferrato ovadese sono tra i pi&amp;amp;#249; famosi d’Italia, il tartufo bianco di questo territorio non &amp;amp;#232; certo da meno: Gioacchino Rossini lo defin&amp;amp;#236; “il Mozart dei funghi”, giudizio confermato anche dalle ricerche svolte da Raoul Molinari e Giordano Berti su cronache risalenti fino al Medioevo, ma anche su lettere di viaggiatori del Settecento: tutti concordano sullo straordinario aroma e qualit&amp;amp;#224; dei tartufi bianchi di queste terre, vera prelibatezza altamente apprezzata gi&amp;amp;#224; in passato. 
La manifestazione dedicata ai vini e ai tartufi &amp;amp;#232; sempre un po’ come l’incontro tra Bacco e Giove: se Bacco &amp;amp;#232; il dio del vino, secondo il poeta romano Giovenale, l’origine del tartufo si deve invece a un fulmine scagliato da Giove in prossimit&amp;amp;#224; di una quercia. Sempre grazie alla mitologia di Giove, al tartufo si sono da sempre attribuite anche delle qualit&amp;amp;#224; afrodisiache. 

Piazza San Domenico ospiter&amp;amp;#224; anche un Mercato di prodotti tipici locali: formaggi, marmellate, sciroppi di frutta,  miele e cioccolato.

Quest’anno per la prima volta saranno delle carrozze trainate dai cavalli a portare i visitatori a scoprire gli angoli pi&amp;amp;#249; caratteristici della citt&amp;amp;#224;: un ’esperienza di sicuro divertimento per grandi e piccini.


PER INFORMAZIONI:
www.prolocoovada.it
www.iatovada.it
Iat Ovada 
0143/821043
Facebook: Proloco Ovada
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12732.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Ovada: Vino e Tartufi –domenica 19 novembre 2017 Ovada (AL)&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 11 Nov 2017 11:22:14 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12732.ashx</guid></item><item><title>Lungo i sentieri del Boscogrande, tra relax e buona tavola: vacanza a Montegrosso d’Asti - Parte I., Montegrosso d&amp;#39;Asti, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12739.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12739.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12739/139286.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Nella Val Tiglione, alle porte di Asti, l’anno 1134 fu uno dei pi&amp;amp;#249; drammatici della storia: la pestilenza decim&amp;amp;#242; gli abitanti di numerose localit&amp;amp;#224; site lungo il torrente che confluisce nel fiume Tanaro, e i pochi sopravvissuti pregavano disperati per trovare salvezza. A quel punto, come un’illuminazione divina, venne loro l’idea di trasferirsi sopra la collina pi&amp;amp;#249; alta della zona: l’aria salubre di quel luogo, all’epoca completamente ricoperto di boschi, li avrebbe salvati dalla morte certa. Cos&amp;amp;#236; su quel “monte grosso” &amp;amp;#232; nato il paese di Montegrosso d’Asti, paese della salvezza. 
Oggi questa graziosa localit&amp;amp;#224; continua a sprigionare i suoi effetti benefici, ma ormai in chiave moderna e turistica: chi arriva qui dal grigiore delle metropoli, pu&amp;amp;#242; sicuramente trovare sollievo dallo stress e godersi una piacevole giornata nelle atmosfere cariche di storia del luogo. 
Passeggiando per le antiche “stern&amp;amp;#236;e”, i vicoli scoscesi pavimentati con ciottoli di fiume, che si snodano tra case colorate tra le quali s’intravedono le interminabili catene delle colline astigiane, abbiamo la sensazione di essere finiti in un dipinto. Ci basta scambiare quattro chiacchiere con le persone del posto per scoprire che &amp;amp;#232; davvero cos&amp;amp;#236;: siamo in un dipinto di Enrico Paulucci. Il pittore nato a Genova nel 1901, &amp;amp;#232; famoso tra l’altro per aver fondato nel 1929, insieme a cinque artisti tra cui Carlo Levi, i “Sei di Torino”, gruppo che si ispirava alla pittura francese postimpressionista di C&amp;amp;#232;zanne, Matisse, Dufy e altri. La madre di Paulucci era di Montegrosso e l’artista &amp;amp;#232; sempre rimasto molto legato a questo luogo dove ha anche abitato per lunghi anni, realizzando numerosi dipinti in cui ritraeva questi splendidi paesaggi. 
Da qualsiasi punto si alzi lo sguardo verso la parte alta del paese, si vede il castello e l’attigua chiesa  parrocchiale dei Santi Secondo e Matteo, con la sua cupola ottagonale e il pronao neoclassico. Raggiungiamo cos&amp;amp;#236; il fulcro architettonico del paese visitando prima la parrocchiale novecentesca, al cui interno &amp;amp;#232; custodita un’importante tavola raffigurante la Sacra Famiglia. Arrivando all’imponente castello medioevale, notiamo subito una suggestiva torre, molto alta e rotonda. Pi&amp;amp;#249; che un castello, storicamente questo edificio era un vero e proprio forte, per una guarnigione di circa quaranta uomini. Ma non &amp;amp;#232; tutto. In paese si vocifera che in questo maniero, e pi&amp;amp;#249; precisamente proprio in quella torre che ci era piaciuta cos&amp;amp;#236; tanto, viva anche un fantasma. Le persone che ce ne hanno parlato dicono di non averlo mai incontrato, ma ritengono che si tratti di un frate a cui i ghibellini mozzarono la testa nel 1328, quando conquistarono la torre. Pare addirittura che una volta all’anno sulla torre affiorino pure dei rigagnoli di sangue, insomma, c’&amp;amp;#232; tutto il necessario per un avvincente romanzo da ambientare tra queste mura.
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12739.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Lungo i sentieri del Boscogrande, tra relax e buona tavola: vacanza a Montegrosso d’Asti - Parte I.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 22 Nov 2017 15:51:36 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12739.ashx</guid></item><item><title>Lungo i sentieri del Boscogrande, tra relax e buona tavola: vacanza a Montegrosso d’Asti - Parte II., Montegrosso d&amp;#39;Asti, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12740.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12740.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12740/139292.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se il fantasma abita in un castello, noi non siamo da meno: per questa settimana di vacanza abbiamo scelto una dimora bellissima, la Locanda del Boscogrande, situata nell’omonima via, non lontana dalla statale che da Nizza Monferrato abbiamo percorso fino a Montegrosso d’Asti. 
Lasciamo l’auto nel comodo parcheggio e appena scendiamo, ci pervade un gradevolissimo senso di pace dovuto alla bellezza della natura e all’aria buona che si respira. Questa sensazione piacevole si consolida quando ci sistemiamo nelle nostre camere, tutte spaziose, luminose, arredate con gusto raffinato e dotate di ogni comfort, compreso il wifi libero. La struttura ha sette camere matrimoniali, provviste anche di graziosi balconi che si affacciano sulle colline circostanti. Col bel tempo lo sguardo pu&amp;amp;#242; spaziare molto lontano, e se una bella collina birichina non lo coprisse, potremmo vedere addirittura il Monviso. Una delle nostre camere ha un bel terrazzo dove la sera possiamo rilassarci in compagnia e chiacchierare fino a tardi. Se fossimo ancora nella bella stagione, potremmo anche utilizzare la piscina, a disposizione dei clienti delle camere. Lo faremo in estate, ora invece trascorriamo le nostre giornate tra belle passeggiate lungo i sentieri che si snodano vicino alla locanda per raggiungere borghi suggestivi e scorci dal grande fascino immersi nella natura. Alle escursioni alterniamo un sano dolce far niente nel giardino della struttura che abbiamo gi&amp;amp;#224; adocchiato anche per il matrimonio di una nostra amica: la locanda, con i suoi ampi spazi, la sua eleganza e con il suo eccellente ristorante &amp;amp;#232; la location ideale per eventi come matrimoni, cresime, battesimi e feste. 
Dopo le salutari gite non c’&amp;amp;#232; niente di meglio di una succulenta cena all’insegna dei sapori della tradizione presso il ristorante della Locanda. Ad accoglierci con grande gentilezza nella sala dall’atmosfera elegante e nello stesso tempo famigliare sono i titolari Donato Brusco e Daniele Duretto, amici che gestiscono la locanda insieme dal 2002 e che ci raccontano volentieri qualche curiosit&amp;amp;#224; in merito. “La locanda ha appena compiuto 120 anni, &amp;amp;#232; originaria del 1897. Un tempo era un cascinale agricolo, ci vivevano due famiglie che si dedicavano alle coltivazioni tra cui in primis la vigna, e agli animali. Dove oggi ci sono le camere, all’epoca si trovava il fienile. Successivamente lo storico edificio &amp;amp;#232; rimasto vuoto per diverso tempo per poi venire accuratamente ristrutturato diventando la locanda che conosciamo oggi. La vigna non c’&amp;amp;#232; pi&amp;amp;#249;, ma &amp;amp;#232; rimasto un ampio giardino per la gioia degli ospiti”, rievocano il passato Donato e Daniele che si interscambiano tra cucina e sala.
Come da tradizione piemontese, la nostra cena inizia con un ricco antipasto che comprende la carne cruda di fassone battuta al coltello, il girello di vitello in salsa tonnata e il peperone farcito alla piemontese, tutti piatti presenti sempre in men&amp;amp;#249; che cambia generalmente ogni due-tre mesi, seguendo la stagionalit&amp;amp;#224; delle materie prime. A seconda delle stagioni si possono trovare piatti a base di funghi, tartufi o del cardo gobbo di Nizza con i quali si preparano sformatini e fondute, ma c’&amp;amp;#232; sempre anche qualche piatto di pesce, come ad esempio l’antipasto di polpo con crema di ceci. 
Proseguiamo con degli squisiti primi di pasta fresca fatta in casa gustando i tipici agnolotti gobbi al sugo d’arrosto, gli gnocchi di patate con Castelmagno D.O.P., e i tajarin all’uovo al rag&amp;amp;#249; classico piemontese. Gli animi marinari del gruppo scelgono invece i “tuffoli” al rag&amp;amp;#249; di calamari. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini selezionati della ricca cantina che annovera 500 etichette principalmente del territorio tra cui degli spumanti e vini bianchi, oltre ai buonissimi Barbera d’Asti, e bottiglie di Barolo, Barbaresco e Moscato. Apprezziamo in particolare la disponibilt&amp;amp;#224; anche di vini al bicchiere consigliati dai titolari in abbinamento ai piatti. 
Tra le pietanze non rinunciamo ad assaggiare la tradizionale finanziera all’astigiana, ma ci piacciono molto anche la tagliata di vitello fassone alla griglia, i bocconcini di coniglio all’Arneis, mentre i nostri marinai optano per il baccal&amp;amp;#224; a vapore con polenta di farina di mais Marano.  
La nostra cena si conclude tra una serie di dolcissime tentazioni a cui cediamo pi&amp;amp;#249; che volentieri assaggiando i dessert della casa tra cui lo zabaione al Moscato d’Asti, il classico bunet, la torta di nocciole e dei semifreddi al torrone e alla salsa di cioccolato.  
Il territorio e i paesaggi vitivinicoli delle Langhe-Roero e del Monferrato fanno parte dei siti del Patrimonio Mondiale dell’Umanit&amp;amp;#224; UNESCO, e dopo questa bella vacanza, che senz’altro ripeteremo appena possibile, siamo sicuri che chiunque possa apprezzare il valore e il fascino di questi luoghi carichi di storia dove oltre alla bellezza del paesaggio e ai sapori della buona tavola, &amp;amp;#232; anche la calorosa ospitalit&amp;amp;#224; a fare la differenza. 


Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.montegrossodasti.at.it
www.locandaboscogrande.com
Locanda del Boscogrande
Via Boscogrande, 47 Montegrosso d’Asti
Tel.: 0141/956390 
Chiusura annuale: gennaio
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12740.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Lungo i sentieri del Boscogrande, tra relax e buona tavola: vacanza a Montegrosso d’Asti - Parte II.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 22 Nov 2017 16:06:10 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12740.ashx</guid></item><item><title>Un weekend in Franciacorta, in compagnia dei pesci del lago d’Iseo: gita a Clusane - Parte I., Clusane di Iseo, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12737.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12737.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12737/139257.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La terra dove la Francia &amp;amp;#232; corta

Lo specchio d’acqua azzurro e silenzioso del lago da una parte e il verde dei vigneti a perdita d’occhio dall’altra: &amp;amp;#232; questo paesaggio sereno e nello stesso tempo vivace che ci accoglie al nostro arrivo nella Franciacorta settentrionale, caratterizzata da un fascino senza tempo che non &amp;amp;#232; certo casuale. Infatti, anche i viandanti di un paio di millenni fa, se si fermavano da queste parti, potevano ammirare un paesaggio per certi versi simile: anche il loro sguardo scrutava la superficie del lago d’Iseo avvistando uccelli acquatici e se si addentravano nel verde del territorio che si estende oltre la sponda Sud del lago, trovavano gi&amp;amp;#224; i vigneti e probabilmente anche qualcuno disposto a offrire loro un bicchiere di buon vino. 
La coltivazione della vite sulle colline della Franciacorta ha origini molto antiche, risale ai Galli cenomani, ai Romani e ai Longobardi come dimostrano i rinvenimenti di vinaccioli d’epoca preistorica, ma anche le testimonianze di autori classici come Plinio o Virgilio. Sono numerose anche le ipotesi in merito all’etimologia del toponimo Franciacorta, alcune delle quali abbastanza fantasiose come ad esempio “a curt de franc”, per indicare la condizione povera degli abitanti, o il detto “Qui la Francia sar&amp;amp;#224; corta”, in occasione della breve permanenza in zona dei francesi, terminata nel 1265 con la ribellione popolare contro le truppe di Carlo d’Angi&amp;amp;#242;, re di Francia. La pi&amp;amp;#249; plausibile delle spiegazioni &amp;amp;#232; invece quella che indica la Franciacorta come “curtes francae”, ovvero piccole comunit&amp;amp;#224; libere di monaci benedettini, che godevano dell’esenzione dalle tasse in cambio di bonificare e lavorare la terra a loro affidata.

Hostel del Gal, dove antico e moderno vanno d’accordo 

La nostra dimora per questo weekend in riva al lago d’Iseo &amp;amp;#232; l’Hostel del Gal, il bed and breakfast collegato all’Antica Trattoria del Gallo, situata nello stesso cortile il quale offre anche la comodit&amp;amp;#224; di un ampio parcheggio. La struttura del B&amp;amp;amp;B nasce dall’accurata ristrutturazione di un antico fienile risalente agli inizi del Novecento e ci accoglie con la sua calorosa atmosfera rustica dovuta ai muri antichi con pietre a vista, stile che crea un connubio perfetto con l’arredamento moderno. I quattro appartamenti, di cui un bilocale, due ampi monolocali e una camera spaziosa, sono tutti dotati di ogni comfort, compresa la cucina con piastre a induzione, l’aria condizionata e il wi-fi libero.

A casa della tinca: passeggiata a Clusane 

Dopo esserci sistemati nei nostri appartamenti, andiamo alla scoperta di Clusane, a cominciare dal lago. Una superficie azzurra che appare dipinta con le morbide pennellate di un pittore d’altri tempi, il lago solcato da anatre selvatiche che sembrano conoscere a memoria ognuna delle barche a remi in legno del porticciolo, cigni candidi che talvolta escono dall’acqua e fanno amicizia con i cagnolini portati a passeggio sul lungolago. Una moltitudine colorata di barche ormeggiate tra i pali bianchi e azzurri del molo tra i quali si compone l’immagine dell’antico borgo dominato dal campanile della chiesa vecchia da un lato e quella delle montagne circostanti dall’altro. Si presenta cos&amp;amp;#236; il bellissimo paese di Clusane, frazione di Iseo dal 1927, una di quelle localit&amp;amp;#224; dove il passato da borgo di pescatori convive armoniosamente con il presente dalla chiara vocazione turistica in un contesto di tranquillit&amp;amp;#224; e poesia.  
Il lago ricco di pesci, e il dolce paesaggio circostante avevano affascinato l’uomo sin dagli albori della storia. Clusane, il cui toponimo deriva probabilmente da Clodius o da Chiusa, &amp;amp;#232; uno degli insediamenti pi&amp;amp;#249; antichi del lago un tempo abitato da comunit&amp;amp;#224; palafitticole. Dalla presenza dei Romani giunsero a noi molti reperti, di cui qualcuno presente in loco, altri conservati presso diversi musei.
In un certo senso, a fare “da padroni” di questo paese, sono sempre stati i pesci: il luccio, il persico, i gamberi, ma soprattutto la regina del lago, ovvero la tinca. In et&amp;amp;#224; longobarda, proprio in questo tratto di lago si trovavano le riserve di pesca del monastero di Santa Giulia di Brescia. Successivamente, anche i monaci benedettini di Cluny, a cui fu donata la cappella dedicata ai santi Gervasio e Protasio, e i quali si dedicarono alla bonifica dei terreni paludosi, apprezzavano i doni ittici del lago. Il borgo vero e proprio si form&amp;amp;#242; attorno al priorato fondato dai monaci che raccolsero contadini e pescatori intorno al monastero. 
Durante la nostra passeggiata scopriamo diversi luoghi dell’antico castrum, come l’arco in pietra su via della Chiesa vecchia, la porta con antiporta su via Molino e dei resti di archi di et&amp;amp;#224; romana, nonch&amp;amp;#233; basamenti di case medievali. C’erano anche due mulini, ma soprattutto c’era, e c’&amp;amp;#232; ancora, un bel castello che sorge sul promontorio a ovest dal vecchio borgo. Detto castello di Carmagnola, (dal condottiero Francesco di Bussone che ne fu il signore per quattro anni fino al 1432), la fortezza fu costruita nel Trecento e cambi&amp;amp;#242; molte volte proprietario. Oggi l’imponente edificio &amp;amp;#232; un palazzo-castello, adibito a residenza nobiliare sin dal Rinascimento, ma tuttora munito delle originarie connotazioni da fortezza quali il profondo fossato difensivo con caratteristici ponti ad arcata in pietra. 

Antica Trattoria del Gallo, il piacere dei sapori del lago 

Il passaggio da borgo di pescatori a localit&amp;amp;#224; turistica era iniziato verso la fine dell’Ottocento, con la nascita di osterie e ristoranti gestiti dalle famiglie dei pescatori. La nostra giornata a Clusane continua presso una delle trattorie storiche del paese, tra le prime ad aver iniziato a preparare piatti a base di pesce pescato nel lago. L’Antica Trattoria del Gallo, fondata all’inizio del Novecento, nasceva come stazione di posta sulla strada che collega Brescia e Bergamo, e offriva ristoro ai viandanti e ai loro cavalli. Oggi il nostro “cavallo”, ovvero la macchina, riposa serenamente nell’ampio cortile mentre dopo esserci rinfrescati presso il nostro appartamento all’Hostel del Gal, attraversiamo il cortile per passare una bella serata a tavola.
Ad accoglierci con grande gentilezza nelle caratteristiche sale della trattoria sono i signori Abele e Giulio Vitali, i fratelli che gestiscono il locale insieme alla signora Piera, moglie di Giulio, e a Gabriele, figlio di Abele. “La nostra famiglia &amp;amp;#232; subentrata nella gestione nel 1978, dando nuova vita alla trattoria sotto la guida di nonna Isabella, mia madre”, rievoca il passato il signor Abele. 
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12737.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Un weekend in Franciacorta, in compagnia dei pesci del lago d’Iseo: gita a Clusane - Parte I.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 16 Nov 2017 13:21:20 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12737.ashx</guid></item><item><title>Un weekend in Franciacorta, in compagnia dei pesci del lago d’Iseo: gita a Clusane - Parte II., Clusane di Iseo, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12738.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12738.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12738/139272.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le atmosfere clusanesi di una volta ci accompagnano anche quando ci sediamo a tavola nella sala dal fascino rustico ed elegante allo stesso tempo. I muri risalenti al Settecento sono la perfetta cornice di un ambiente di grande stile, dove c’&amp;amp;#232; anche spazio per un tocco di allegria sprigionata dai numerosi simpatici galli esposti, a ricordare il nome della trattoria. Ma il vero filo conduttore visivo delle sale &amp;amp;#232; rappresentato dalle foto d’epoca che ornano le pareti, realizzate da Carlo Lanza, zio di Abele e Giulio, che era uno stimatissimo fotografo nonch&amp;amp;#233; maestro elementare. Le immagini da lui scattate circa sessant’anni fa, che immortalano momenti di vita del paese e dei pescatori, compongono un prezioso itinerario che s’intitola “Clusane com’era” e che in paese &amp;amp;#232; possibile percorrere seguendo i pannelli esposti nei luoghi dove la foto era stata scattata. Ricordiamo di averne visto uno ad esempio sul lungolago, vicino al pentolone monumentale che un tempo veniva utilizzato dai pescatori per tingere le reti con le bucce delle castagne per fare in modo che i pesci non potessero vederle. Grazie a quelle fotografie in bianco e nero ci sembra di sentire le voci dei pescatori e di vederli all’opera, ma possiamo anche immaginare di chiacchierare con le ragazze sedute in barca che sistemano le reti e gli ami, e alla cui bellezza certamente neanche i pesci potranno resistere. 
“Nostro zio, Carlo Lanza, era del 1908 e abbiamo organizzato una prima mostra nel 1998 in occasione del noventesimo anniversario della sua nascita, e un’altra dieci anni dopo, per festeggiarne il centenario. Le didascalie in dialetto e in italiano, che aggiungono note a tratti poetiche alle immagini, sono opera di Don Pierino Ferrari, appassionato parroco di Clusane dal 1982 al 2004, autore anche di una bella canzone dialettale che parla di Clusane”, ricordano i fratelli Vitali. 
La trattoria che si appresta a celebrare il quarantesimo anniversario della gestione Vitali- Colosio, &amp;amp;#232; sempre stata un punto di riferimento importante della cucina di pesce a Clusane e continua ad esserlo, proponendo i piatti della tradizione rivisitati solo il minimo necessario per renderli pi&amp;amp;#249; leggeri e in sintonia con i gusti di oggi. La nostra cena lacustre inizia con un ricco antipasto di pesce che comprende dei pesciolini fritti, la trota affumicata servita con olio evo, limone, prezzemolo e pepe, del pesce carpionato in aceto di vino, la gustosissima sardina essiccata con polenta abbrustolita, un’insalatina di luccio con verdure saltate, ma non mancano neanche le lumachine di terra con pancetta affumicata. 
Tra i primi piatti di pasta fresca fatta in casa gustiamo le linguine con gamberi di lago e i casoncelli caserecci alla camuna, al burro e salvia con ripieno di carne, formaggio, pane e mortadella, ma abbiamo anche la fortuna di poter assaggiare il risotto con filetti di persico. Ci conquista in particolare una specialit&amp;amp;#224; tipica buonissima con una storia curiosa: le tagliatelle al salm&amp;amp;#236; di folaga, fatte col rag&amp;amp;#249; di salm&amp;amp;#236; del volatile lacustre, macerato con vino e verdure. Sul lago d’Iseo la folaga &amp;amp;#232; ritenuta un po’ uccello e un po’ pesce, quest’ultimo perch&amp;amp;#233; ogni tanto, nell’intento di procurarsi il cibo come alghe o radici di esse, s’incastra a sua volta nella rete dei pescatori, col risultato di venire pescata insieme ai pesci, quelli veri. La sua reputazione anfibia si spinge al punto da consentirne la consumazione anche durante la Quaresima. 
Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini bianchi della Franciacorta, all’insegna del motto che abbiamo letto sulla carta dei vini: “L’arte del mangiar bene &amp;amp;#232; civilt&amp;amp;#224;, l’arte di bere meglio &amp;amp;#232; cultura”. 
Tra le pietanze assaggiamo gli squisiti filetti di persico reale, che si possono gustare sia alla salvia che al vino bianco, ma tutti quanti non vedevamo l’ora che arrivasse in tavola lei, la regina del lago, ovvero la tinca. Clusane &amp;amp;#232; noto come il paese della tinca al forno con polenta, piatto tradizionale ora a denominazione comunale (De.Co.) a cui durante l’estate &amp;amp;#232; dedicato anche un festival. La tinca a Clusane &amp;amp;#232; un’istituzione, e lo &amp;amp;#232; anche presso l’Antica Trattoria del Gallo dove la si prepara con un ripieno di pangrattato, formaggio grana stagionato, spezie, prezzemolo e idea di aglio, burro, olio d’oliva e alloro. “Tradizionalmente la tinca al forno si preparava con l’uso dello strutto, ma per esigenze di leggerezza si &amp;amp;#232; man mano passati a limitare il burro a favore dell’olio d’oliva, e anche nel ripieno, oggi si tende a evitare l’aglio e a moderare le spezie”, ci spiegano i titolari, ma possiamo garantire che la tinca al forno con polenta resta un piatto molto piacevolmente saporito che sazia meravigliosamente anche per merito della polenta, che viene tagliata con un filo di cotone bianco nel momento in cui si serve la tinca che arriva in sala su un carrello – e, ci spiega Giulio, un tempo durante le festivit&amp;amp;#224; era il filo rosso con cui si tagliava la polenta a dare un tono festivo al pasto. 
La nostra cena al lago si conclude in gran dolcezza grazie agli sfiziosi dessert fatti in casa tra cui il tiramis&amp;amp;#249;, la panna cotta e delle buonissime torte caserecce.
Quando l’indomani ripartiamo per la citt&amp;amp;#224;, la tranquillit&amp;amp;#224; del lago, il suo azzurro, i colori delle barche e il vociare delle anatre ci restano nel cuore e saranno un richiamo per ritornare qui appena possibile: lo faremo magari durante la bella stagione approfittando della possibilit&amp;amp;#224; di utilizzare delle biciclette messe a disposizione dall’Hostel del Gal per fare qualche giro intorno al lago, e nel mese di luglio cercheremo di non perdere la prossima Settimana della Tinca al forno.


Francesca Bertha
  
PER INFORMAZIONI:
www.comune.iseo.bs.it
www.clusane.com
Antica Trattoria del Gallo
Via Risorgimento, 46 Clusane, Iseo (BS)
Tel.: 030/9829200
Facebook: AnticaTrattoriaDelGalloClusane
www.anticatrattoriadelgallo.com
Hostel del Gal
www.hosteldelgal.com

&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12738.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Un weekend in Franciacorta, in compagnia dei pesci del lago d’Iseo: gita a Clusane - Parte II.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 16 Nov 2017 13:59:28 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12738.ashx</guid></item><item><title>Chiare, fresche acque salate a Verucchio: gita nell’entroterra di Rimini - Parte II., Verucchio, Emilia Romagna</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12724.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12724.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12724/139150.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma ci&amp;amp;#242; che tarda, viene, e l’intenzione di Giada &amp;amp;#232; proprio quella di fare in modo che il sogno dei genitori si avveri, ormai in una forma nuova, guardando alle esigenze di un turismo sempre pi&amp;amp;#249; esigente e di qualit&amp;amp;#224;. “Verucchio ha un grande potenziale turistico, dato non solo dal suo valore storico, ma anche da strutture gi&amp;amp;#224; esistenti come il campo da golf da 18 buche. &amp;amp;#200; in questo contesto favorevole che s’inserisce il nostro progetto di ripristinare il concetto di wellness e balneoterapia realizzando una spa ludica con parco acquatico all’aperto. La nostra idea &amp;amp;#232; quella di creare un parco termale con albergo e campeggio 4 stelle con aree attrezzate per camper, mobile home e glamping”, spiega con entusiasmo mentre ci accompagna per una passeggiata nel parco di 8 ettari. Quando torneremo qui tra qualche mese, magari vedremo gi&amp;amp;#224; il grande progetto prendere forma. “Il primo step del piano di rivalorizzazione del parco termale sar&amp;amp;#224; la realizzazione di una cosiddetta laguna ludica, una piscina speciale per grandi e piccini con giochi d’acqua e aree idromassaggio. Si tratta di una piscina profonda al massimo 40 cm, costruita con materiali morbidi, antisdrucciolo e antitrauma in cui giocare e rilassarsi come sul bagnasciuga al mare. “Grand designs”, grandi progetti, che vedranno la luce grazie a dei finanziamenti regionali e all’impegno della famiglia di Giada, proprietaria anche di un’azienda centenaria, la C. Sgubbi Italiana, produttrice di premiscelati di calce per l’edilizia, e proprietaria del marchio Calceforte, per bioedilizia e restauro architettonico. Utilizzare dei materiali quanto pi&amp;amp;#249; possibile rispettosi per l’ambiente &amp;amp;#232; una priorit&amp;amp;#224; per Giada e per la sua famiglia.  

Se i nuovi progetti ruotano intorno alla salute, alla natura, al benessere e ai bambini, &amp;amp;#232; su questi valori che si fonda anche l’attivit&amp;amp;#224; gi&amp;amp;#224; avviata dell’osteria-pizzeria. Il nome, Acque Salate, stavolta non fa riferimento alla cucina, e nemmeno al mare, ma chiaramente alle acque benedette delle Fonti di San Francesco, infatti tutta la zona &amp;amp;#232; nota come quella delle sorgenti di acque salate. All’interno del locale, ristrutturato nel 2005 e arredato con un elegante, ma informale stile industriale che contempla anche un ingresso per disabili, non &amp;amp;#232; difficile notare elementi che ci riportano al passato: la panchina di pietra &amp;amp;#232; sempre quella dove la gente un tempo si sedeva per bere l’acqua curativa. Oggi invece ci sediamo per sorseggiare un buon bicchiere di Sangiovese o delle birre artigianali, mentre gustiamo dei piatti genuini della cucina romagnola rivisitata in chiave giovane e leggera, oltre a delle pizze e piadine artigianali. Oltre ai settanta posti interni, ce n’&amp;amp;#232; un centinaio anche fuori, nel giardino che &amp;amp;#232; un po’ come l’anticamera dello splendido parco secolare. Protagonisti assoluti delle serate presso l’osteria-pizzeria sono i bambini, i quali possono divertirsi nell’ampio spazio giochi interno, oltre che in quello esterno mentre i grandi chiacchierano tra di loro. L’atmosfera frizzante &amp;amp;#232; merito anche dello staff giovane e affiatato, in grado di mettere a loro agio tutti, grandi e piccini in un clima divertente e informale.  
Iniziamo la cena con un bel tagliere di salumi e formaggi, che facciamo seguire da degli squisiti primi fatti in casa come i passatelli con tonno, olive taggiasche, granella di pistacchi e pesto di rucola. Una parte del nostro gruppo continua con le pizze giganti, di mezzo metro di diametro, disponibili anche da asporto, mentre gli altri scelgono gli straccetti o una buona tagliata di manzo. Non si pu&amp;amp;#242; certo nemmeno rinunciare a una bella piadina con salsiccia e cipolla alla romagnola, e per concludere, cediamo tutti alle dolci tentazioni dei dessert fatti in casa, anch’essi giovanili e originali come il cheesecake al mojito o alla pina colada. 
Il divertimento non finisce con la cena, anzi: il mercoled&amp;amp;#236; ci si pu&amp;amp;#242; godere una serata di musica dal vivo, mentre venerd&amp;amp;#236; arriva il karaoke con Tata Luisa. Il cavallo di battaglia del locale &amp;amp;#232; per&amp;amp;#242; l’evento con cena e concerto cabaret l’ultimo mercoled&amp;amp;#236; di ogni mese, con Le Bestie Offese, un irresistibile duo musicale che ripropone i classici del rock riscritti in dialetto romagnolo. Il divertimento si accompagna con dei cocktail, ma anche con il giropizza, e sono molto richiesti anche gli hot dog e gli hamburger. Oltre alle serate, Acque Salate &amp;amp;#232; il luogo ideale anche per eventi come compleanni o per feste, anche di bambini, ospiti sempre graditissimi e coccolati. 
	Tornare nel magnifico parco delle Fonti di San Francesco per passare qualche ora all’aria aperta e per gustare qualcosa di sfizioso sar&amp;amp;#224; sempre un piacere, e siamo certi che nei prossimi anni vedremo crescere questo luogo unico come &amp;amp;#232; cresciuto il cipresso di San Francesco: un po’ alla volta, per diventare un albero sempre pi&amp;amp;#249; grande e bello, capace di accogliere sotto le sue foglie l’allegria degli adulti cos&amp;amp;#236; come la vivacit&amp;amp;#224; dei bambini.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.verucchio.rn.it
www.acquesalate.it
www.fontisanfrancesco.com
Osteria Pizzeria Acque Salate
Via Provinciale Nord n. 2950, Verucchio (RN) 
Tel.: 349/1204903, 0541/679823 
Aperto da marted&amp;amp;#236; alla domenica dalle 19.00


&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12724.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Chiare, fresche acque salate a Verucchio: gita nell’entroterra di Rimini - Parte II.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 07 Oct 2017 18:16:37 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12724.ashx</guid></item><item><title>Gita fusion ad Albissola Marina tra ceramiche azzurre come il mare e i colori della buona tavola, Albissola Marina, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12736.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12736.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12736/139241.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Passeggiare su un mosaico lungo un chilometro, realizzato da artisti come Lucio Fontana, Roberto Crippa, Giuseppe Capogrossi, Aligi Sassu, il tutto sotto una fittissima fila di allegre palme dietro le quali s’intravede l’azzurro cristallino del mare: per vivere questa favolosa esperienza basta recarsi ad Albissola Marina. Il Lungomare degli Artisti, realizzato nel 1963, &amp;amp;#232; tra i simboli di Albissola Marina, localit&amp;amp;#224; nota da secoli nel mondo per le sue ceramiche, la cui produzione era inziata nel 1122.  
Addentrandoci nel centro storico, scopriamo uno dei borghi pi&amp;amp;#249; caratteristici della riviera, con caruggi che si snodano in un caleidoscopio di vivaci colori liguri, conservando intatte le antiche atmosfere medievali. S’incontrano botteghe e laboratori di ceramisti un po’ ovunque e al loro interno si ammira un’infinit&amp;amp;#224; di oggetti realizzati a mano, spesso nei colori blu e bianco, a ricordare lo splendore del mare. 
Prima di noi, ad Albissola erano giunti molti viaggiatori illustri, di cui ci “parla”, per la gioia dei bambini che sono con noi, addirittura un coccodrillo: quello realizzato da Lucio Fontana per la storica Giuseppe Mazzotti Manifattura Ceramiche. Il rettile d’arte di grandezza naturale &amp;amp;#232; oggi esposto nel Giardino Museo della Manifattura, come simbolo dell’epoca in cui molti futuristi, tra cui lo stesso Filippo Tommaso Marinetti, visitavano spesso Albissola Marina per realizzare delle opere in ceramica.
Ad Albissola Marina c’&amp;amp;#232; anche un pezzo di Novara: la Villa Faraggiana, oggi sede di mostre d’arte, edificata nel Settecento come dimora della famiglia dei Durazzo, lasciato poi al Comune di Novara dall’ultimo proprietario Alessandro Faraggiana.  
Durante la nostra passeggiata visitiamo anche la cinquecentesca chiesa parrocchiale di Nostra Signora della Concordia, ammirando, oltre alla sua facciata barocca, realizzata nel Novecento, e l’ampio sagrato a strisce bianche e nere in puro stile ligure, anche diverse pregiate opere d’arte collocate al suo interno. Si affaccia sulla stessa suggestiva piazza l’Oratorio di San Giuseppe, costruito nel Seicento. 

&amp;amp;#200; proprio a due passi dalla chiesa che decidiamo di fermarci per cena presso un locale giovane, colorato e frizzante: Sale Fino – Trattoria Moderna, in via Colombo. A condurci all’interno del palazzo risalente al 1500, un tempo sede di una fornace, ma forse anche di un mattatoio, &amp;amp;#232; un caratteristico corridoio arredato in modo vivace e solare con quadri, decorazioni e vari oggetti che sprigionano allegria. L’atmosfera effervescente e divertente continua anche all’interno, sia nella sala che nel giardino, strutturato su vari livelli e arredato con comode panchine, cuscini e tavolini che creano angoli intimi, ideali anche per sorseggiare un aperitivo con gli amici. Il giardino &amp;amp;#232; direttamente collegato con il sagrato della chiesa, infatti  scopriamo che si pu&amp;amp;#242; accedere al ristorante anche scendendo due scalini dalla piazza.  
Ad accoglierci in questo locale originale &amp;amp;#232; Roberta Stabile, la titolare che gestisce il ristorante con entusiasmo contagioso e con idee originali che fanno presto a conquistare il pubblico. “La nostra cucina &amp;amp;#232; quella ligure, ma rivisitata con fantasia e presentata con un’estetica d’impatto. Siamo un po’ fusion, creiamo interessanti fusioni di ingredienti per far scoprire accostamenti sorprendenti e molto gradevoli, come ad esempio l’uso di spezie giapponesi su certi piatti liguri”, ci spiega Roberta.  
Ci tuffiamo nel mondo intrigante di questa Liguria fusion gustando degli appetizer come le acciughe ripiene con salsa di senape e miele, vero cavallo di battaglia del locale, ma &amp;amp;#232; una goduria anche la tartare di fassona con mandorle, sale, pepe e sciroppo di chinotto. Alcuni nostri amici ci avevano parlato benissimo delle tapas che avevano mangiato qui durante l’estate, ora invece troviamo irresistibili i panini gourmet come il francesino con coniglio sfilacciato alla genovese, olive taggiasche, pesto di erbe e cipolle fritte, oppure la focaccia ligure con prescinseua, zucca al forno e guanciale spadellato. Dalla suggestiva cantina arrivano sul nostro tavolo degli ottimi vini sia italiani che francesi, selezionati con cura da Roberta. Alcuni di noi optano per una bella minestra con pesto, mentre tra i secondi scegliamo la zuppa di pesce fresco con crostini di pane, e il baccal&amp;amp;#224; confit su purea di sedano rapa e polvere di olive taggiasche.  
Questa volta la nostra serata ad Albissola si conclude in gran dolcezza grazie agli sfiziosi dessert fatti in casa come il tiramis&amp;amp;#249; ai fichi, con cioccolato fondente e miele: uno dei tanti validi motivi per tornare qui presto.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.albissolamarina.sv.it
Sale Fino – Trattoria Moderna
Via Colombo, 15 Albissola Marina (SV)
Tel.: 019/480156
Facebook: www.facebook.com/trattoriasalefino
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12736.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Gita fusion ad Albissola Marina tra ceramiche azzurre come il mare e i colori della buona tavola&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 14 Nov 2017 23:56:53 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12736.ashx</guid></item><item><title>Convivio con Alfieri e i fantasmi in gonnella: una giornata ad Asti tra storia e buona tavola  , Asti, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12726.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12726.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12726/139163.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Via, via, vieni via con me”, canta Paolo Conte, e stavolta abbiamo preso alla lettera le parole della famosa canzone, venedo a visitare Asti, la citt&amp;amp;#224; natale del grande cantautore. 
Conosciuta anticamente come la citt&amp;amp;#224; delle cento torri, Asti, libero comune nel Medioevo, con diritto di battere moneta, fu da sempre un importante centro artistico, commerciale e anche bancario, grazie alle cosiddette casane, dei banchi che esercitavano attivit&amp;amp;#224; di cambio valuta e di prestito su pegno. 
Famosa per i suoi vini, tra cui l’Asti spumante, la citt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; sede ogni anno di un importante concorso enologico, la Douja D’Or. Ma anche la tradizione medievale trova spazio tra le pi&amp;amp;#249; belle manifestazioni della citt&amp;amp;#224;, grazie all’antichissimo Palio, che si svolge nel mese di settembre e che culmina con la coloratissima corsa dei cavalli in cui si contendono la vincita i ventuno partecipanti: quattordici dei borghi cittadini e sette delle pertinenze e dei comuni del contado.
Iniziamo la nostra passeggiata in citt&amp;amp;#224; dalla Cattedrale di Santa Maria Assunta, costruita in tipico mattone rosso in cotto su una precedente basilica, e che al suo interno conserva le opere di importanti pittori e scultori astigiani. Nella Collegiata di San Secondo invece, nel 1535 ci fu un miracolo eucaristico: allo spezzare dell’ostia consacrata durante la messa, sarebbero stillate delle gocce di sangue nel calice e sulla patena. 
Girando per le caratteristiche vie di Asti, capita spesso di camminare col naso all’ins&amp;amp;#249;, ammirando qualcuna delle numerose e torri e casaforti antiche che a modo loro raccontano delle piccole e grandi storie. Un’incisione cinquecentesca rende la campana della Torre dell’Orologio, eretta a partire dalla fine del XII secolo, una sorta di “campana parlante”. Dice, infatti la scritta: “Un tempo scandivo le ore della giornata. A causa della guerra sono stata trasformata in macchina. Ora sono restituita al mio primitivo compito.” La Torre Comentina invece fu usata per diversi secoli come posto di comando durante la corsa dei cavalli del Palio. 
Asti ha dato i natali anche a uno dei pi&amp;amp;#249; importanti intellettuali del Settecento: il poeta e drammaturgo Vittorio Alfieri, a cui oggi &amp;amp;#232; dedicata una piazza della citt&amp;amp;#224;. Ma a proposito di scrittori, era di Asti anche il poliedrico Giorgio Faletti. Quando arriviamo al Palazzo Catena, importante edificio medievale della citt&amp;amp;#224;, incontriamo una signora che ci racconta una storia misteriosa che ci ricorda le atmosfere dei libri di Faletti: in questo palazzo abiterebbe tuttora il fantasma di Iginia d’Asti, protagonista di una tragedia di Silvio Pellico. Se ci&amp;amp;#242; fosse vero, Iginia sarebbe in buona compagnia, perch&amp;amp;#233; la leggenda vuole che in centro vaghi anche un altro spirito femminile, quello dell’irrequieta contessa Adelaide, discendente di Arduino d’Ivrea, re d’Italia nel decimo secolo.   

Se qui la storia si respira ad ogni angolo, questo vale anche per la zona in cui si trova il ristorante dove ci fermiamo per gustare le specialit&amp;amp;#224; del territorio: Il Convivio – Vini e Cucina, situato in via Giovan Battista Giuliani, nel cuore della citt&amp;amp;#224; a due passi dalla Collegiata di San Secondo.  
Il locale si trova in un palazzo d’epoca che si affaccia su una via caratteristica e l’atmosfera che si respira al suo interno &amp;amp;#232; in piena sintonia con il contesto in cui si inserisce: le sale sono arredate in uno stile sobrio ed elegante, con grande cura dei particolari. Durante la ristrutturazione della storica location &amp;amp;#232; stata posta la massima attenzione anche alle necessit&amp;amp;#224; dei diversamente abili, i quali possono infatti accedere al ristorante senza difficolt&amp;amp;#224;.  
Mentre aspettiamo di assaggiare le prime specialit&amp;amp;#224;, il nostro sguardo spazia tra delle belle stampe d’epoca sulle pareti che rievocano momenti storici della citt&amp;amp;#224; e della vita dei viticoltori, sottolineando il legame del ristorante con il territorio e con le sue tradizioni. Legame che si percepisce molto chiaramente anche nella filosofia di cucina che contraddistingue il Convivio, propriet&amp;amp;#224; del signor Danilo e del signor Giuliano, da sempre soci i quali lo gestiscono insieme dal 1986 e che ora ci accolgono con grande gentilezza svelandoci qualche particolare riguardante il ristorante. “Quando abbiamo aperto, il centro storico di Asti era un po’ trascurato, ma la nostra intenzione era quella di creare una “casa” che fosse parte integrante della storia astigiana, come lo &amp;amp;#232; anche la nostra cucina. Il men&amp;amp;#249; cambia tutti i giorni e si basa sempre su prodotti freschi, di stagione e rigorosamente provenienti dal territorio, se non a chilometro zero, sicuramente a chilometri pochi”, ci spiega il signor Danilo. 
Dopo gli squisiti antipasti gustiamo con piacere una saporita zuppa che non &amp;amp;#232; solo una zuppa, ma un’autentica filosofia di vita. “Per noi le minestre sono un vero elogio del vivere lento, capaci di valorizzare degli ingredienti semplici, cos&amp;amp;#236; come il tempo necessario per cucinarli”, ci confida Danilo. Il suo pensiero &amp;amp;#232; condiviso da molti affezionati ospiti che non rinunciano alle zuppe nemmeno durante la bella stagione.  
Bisogna dedicarsi del tempo, e pure molto, anche alla ricerca dei tartufi, altro cavallo di battaglia del ristorante. Il mitico tartufo bianco d’Alba &amp;amp;#232; il re dei piatti autunnali che abbiamo il piacere di gustare: specialit&amp;amp;#224; del territorio a volte rivisitate con fantasia, ma sempre nel rispetto della tradizione. Il tubero che Gioacchino Rossini defin&amp;amp;#236; “il Mozart dei funghi” ci allieta nella degustazione di piatti come i flan di verdure, l’uovo strapazzato o all’occhio di bue, la mitica carne cruda affettata e condita solo con olio extravergine di oliva e un pizzico di sale e pepe, ma resta protagonista anche quando passiamo ai deliziosi primi come i risotti o i tajarin.  
Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con gli ottimi vini della ricca cantina che offre oltre duecento etichette italiane accuratamente selezionate, con una particolare attenzione al Piemonte e all’Astigiano, terra di grande tradizione enologica in cui spicca l’eccellenza dell’Asti spumante.
Proseguiamo con degli squisiti secondi di carne, mentre la nostra amica si gode invece il men&amp;amp;#249; vegetariano, sempre pi&amp;amp;#249; popolare anche perch&amp;amp;#233; offre un’esperienza sensoriale tra le delizie degli orti astigiani con l’abbinamento dei buonissimi formaggi piemontesi che a fine cena assaggiamo anche noi.  
Le meraviglie dei caseifici piemontesi come il Castelmagno, il Bra duro o il Raschera di alpeggio saranno alcuni tra quei validissimi motivi, insieme agli sfiziosi dolci fatti in casa del Convivio, per i quali non esiteremo a tornare nella citt&amp;amp;#224; di Alfieri appena possibile, sperando di poter magari assistere anche al prossimo Palio.  

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.asti.it
www.convivioasti.it
Ristorante Il Convivio – Vini e Cucina
Via Giovan Battista Giuliani, 4/6 Asti
Tel.: 0141/594188
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12726.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Convivio con Alfieri e i fantasmi in gonnella: una giornata ad Asti tra storia e buona tavola  &lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Fri, 20 Oct 2017 17:02:33 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12726.ashx</guid></item><item><title>Gita nell’Alto Monferrato, dove il mare &amp;#232; vicino e la focaccia &amp;#232; buona: una giornata a Ovada, Ovada, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12722.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12722.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12722/139121.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da ovunque si parta, Ovada rappresenta un punto di arrivo. Si pu&amp;amp;#242; giungere qui dal Ponente ligure o dalle grandi citt&amp;amp;#224; del Nord, e la sensazione sar&amp;amp;#224; sempre quella di un piccolo miracolo: la scoperta di un paesaggio dolce e accogliente, diverso da quello che abbiamo appena lasciato alle spalle.
Anche se il nome di Ovada pu&amp;amp;#242; far pensare all’uva, ci&amp;amp;#242; &amp;amp;#232; solo un’impressione data dalla vista degli interminabili vigneti che la circondano: in realt&amp;amp;#224; il toponimo Ovada viene da Vadum, a indicare il fatto che gi&amp;amp;#224; in epoca romana la citt&amp;amp;#224; era un luogo di transito e quindi fulcro anche del commercio. La Valle Stura, che collega Genova e Ovada attraversando anche diversi altri comuni, regala una vista mozzafiato al viaggiatore: la strada tortuosa, incastrata tra il verde degli Appennini liguri e il torrente, pi&amp;amp;#249; o meno secco a seconda del periodo, conduce a Ovada attraverso un paesaggio selvaggio e dolce nello stesso tempo: una vera emozione da vivere.
Ma non &amp;amp;#232; certo meno emozionante arrivare in questa graziosa citt&amp;amp;#224; dell’Alto Monferrato nemmeno da Milano, esattamente come &amp;amp;#232; capitato a noi, durante uno dei fine settimana ancora caldi che siamo riusciti a strappare all’autunno. Attraversando la pianura padana col desiderio di mare nel cuore, basta uscire dal primo tunnel dell’autostrada dei Trafori per sentirsi arrivati in Liguria, pur viaggiando ancora nella provincia di Alessandria. Il paesaggio cambia proprio qui e nel giro di pochi chilometri le infinite distese del Piemonte lasciano il posto alle colline e alla vista di montagne blu in lontananza. La monotonia viene piacevolmente interrotta dalla visione di case colorate, di castelli che dominano le vallate, e di tanto verde. Per arrivare al mare ci vorrebbero ancora una ventina di minuti, ma l’affascinante percorso autostradale fatto di curve e gallerie si pu&amp;amp;#242; affrontare anche dopo: viene voglia di fermarsi proprio qui, uscendo al casello di Ovada, e di addentrarsi nei carrugi di questa citt&amp;amp;#224; che unisce due regioni. 
Ovada &amp;amp;#232; ricca di monumenti e chiese di grande valore storico e culturale, come la seicentesca Chiesa di Nostra Signora Assunta, che con i suoi due alti campanili e la cupola, disegna il caratteristico skyline di Ovada. La citt&amp;amp;#224; ha dato i natali a una serie di personaggi di spicco del mondo delle arti, tra cui il compositore ottocentesco Antonio Rebora, a cui &amp;amp;#232; dedicata la Scuola di Musica della citt&amp;amp;#224;, il direttore d’orchestra Paolo Peloso, i pittori Natale Proto, che ha lavorato alla decorazione di numerosi palazzi di Ovada, e Franco Resecco, ma anche personaggi dello spettacolo come l’artista circense Giovanni Taffone o Dino Crocco, batterista e conduttore televisivo recentemente scomparso. 
In centro vistiamo anche la chiesa dell’Immacolata Concezione, gestita dai francescani dell’attiguo convento e la chiesa di Santa Maria delle Grazie, fondata dai domenicani nel Quattrocento. In via San Paolo ammiriamo la casa natale di San Paolo della Croce, dichiarata monumento nazionale dal 1918. 
La nostra passeggiata tra palazzi storici, graziosi giardini e caratteristici caruggi ci porta con un discreto languorino nella centralissima via Ruffini, presso la Trattoria Pizzeria Peperoncino Rosso. Noto per il pesce fresco, per le ottime pizze e le focacce, il locale &amp;amp;#232; amatissimo da chi cerca la qualit&amp;amp;#224; a un prezzo amichevole. Ci accomodiamo nella spaziosa sala, ideale anche per feste private e compleanni, arredata con stile ed eleganza, cos&amp;amp;#236; come anche la caratteristica sala interna dalle volte in mattoni che viene aperta durante i weekend. A contribuire all’atmosfera famigliare sono anche delle belle immagini d’epoca del centro storico di Ovada sulle pareti, oltre alle lavagnette che ci stuzzicano con i dettagli del men&amp;amp;#249;. Dal nostro tavolo vediamo lo spettacolare forno a legna da cui escono sfiziose pizze e focacce una dopo l’altra. 
“Fai agli altri ci&amp;amp;#242; che vorresti venisse fatto a te”, &amp;amp;#232; la filosofia del signor Luigi, titolare che gestisce la pizzeria ormai da nove anni. Dopo aver assaggiato le varie specialit&amp;amp;#224; del locale, possiamo confermare che non potremmo immaginare di essere trattati meglio. Il pesce fresco arriva tre volte alla settimana direttamente da Savona, e abbiamo la fortuna di essere qui proprio in uno di quei giorni. Cos&amp;amp;#236; iniziamo con un bell’antipasto misto di mare e continuiamo con degli squisiti primi come i ravioli di pesce con scampi con panna e le linguine ai frutti di mare. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini bianchi, sia del territorio, come il Gavi, ma non solo: le etichette cambiano periodicamente e sono presenti vini di diverse regioni. Tra i secondi di pesce assaggiamo con piacere la tagliata di spada con rucola e pomodori, il branzino al cartoccio, mentre alcuni di noi scelgono una ricca grigliata di pesce misto.  
Una parte del nostro gruppo opta invece per le irresistibili focacce e pizze, gustando la mitica focaccia tipo Recco, disponibile in diverse variet&amp;amp;#224; oltre a quella classica: con stracchino e gorgonzola, col prosciutto cotto, col pesto, col culatello e perfino con i porcini.  
Le pizze sono lievitate a lungo, si prepara l’impasto la sera per l’indomani, cosa che le rende molto digeribili. Le nostre amiche apprezzano molto la presenza anche di pizze fatte con la farina integrale, e alla vista del men&amp;amp;#249; delle pizze tutti sperimentiamo un piacevolissimo imbarazzo della scelta. Oltre ai gusti classici, troviamo molte variet&amp;amp;#224; fantasiose e stuzzicanti come ad esempio la pizza “cowboy”, con pomodoro, mozzarella, salsiccia, fagioli, pancetta e cipolla, oppure la pizza “atomica”, con gorgonzola e salsiccia. Sono buonissime anche le pizze marinare, come la “Alassio” con pesci misti, quella con gamberetti e rucola, o la pizza con totani fritti. C’&amp;amp;#232; una vasta scelta anche di pizze bianche per tutti i gusti, tra cui la pizza con fontina e noci, con pesto, stracchino, patate lesse e noci o la pizza “Ufo”, con crema di tartufo, panna, mozzarella, prosciutto e funghi.
Qui pu&amp;amp;#242; godersi una bella cena anche chi &amp;amp;#232; particolarmente attento all’alimentazione e alla linea. Non solo grazie alla scelta delle pizze con farina integrale, optando magari per un condimento vegetariano, ma anche scegliendo proprio uno dei “piatti light”, dei piatti unici sfiziosi e poco calorici.   
Chi invece della linea preferisce non preoccuparsene proprio adesso, e si tratta della stragrande maggiornaza del nostro gruppo, pu&amp;amp;#242; sbizzarrirsi tra una ricca carrellata di dolci fatti in casa, che rappresentano una tentazione irresistibile, a cominciare dal “dolce della casa”, a scelta tra tiramis&amp;amp;#249;, panna cotta bianca, panna cotta alla nutella, torta Chantilly, catalana, e bavarese. Chi si sente ancora in estate, sceglie un buon gelato o uno dei vari sfiziosi semifreddi, ma piacciono molto anche le crepes alla nutella e gli affogati al caff&amp;amp;#232; o al whisky. 
Grazie a questa gita, che speriamo di ripetere presto, abbiamo imparato che l’Alto Monferrato non &amp;amp;#232; solo terra di buoni vini, ma anche di ottime pizze, e quando ci si siede a tavola al Peperoncino Rosso a gustare un piatto di pesce fresco, sembra di essere in riva al mare.   

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.ovada.al.it
Trattoria Pizzeria Peperoncino Rosso
Focaccia e pesce fresco
Aperto tutte le sere tranne luned&amp;amp;#236;
Via Ruffini, 19 Ovada (AL)
Tel.: 348/6484459&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12722.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Gita nell’Alto Monferrato, dove il mare è vicino e la focaccia è buona: una giornata a Ovada&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 07 Oct 2017 17:45:56 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12722.ashx</guid></item><item><title>Chiare, fresche acque salate a Verucchio: gita nell’entroterra di Rimini - Parte I., Verucchio, Emilia Romagna</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12723.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12723.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12723/139134.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oltre alla vivacit&amp;amp;#224; della riviera, fatta di spiagge affollate, di musica a tutto volume, di animazione e di locali notturni, esiste anche un’altra Romagna, molto pi&amp;amp;#249; vera e intima, che conquista il visitatore con il fascino autentico dell’entroterra. Basta fare una quindicina di chilometri da Rimini per raggiungere il bellissimo borgo di Verucchio, luogo ricco di storia e di cultura, insignita dal 2005 del riconoscimento della Bandiera arancione del Touring Club Italiano.   
Iniziamo la nostra visita da Villa Verucchio, seguendo le orme di un viaggiatore illustre che ci precedette in questi meravigliosi luoghi di oltre ottocento anni, durante uno dei suoi lunghi pellegrinaggi: San Francesco. Secondo la tradizione, il santo si ferm&amp;amp;#242; qui nel 1213 per riposarsi. Visto che faceva freddo, prov&amp;amp;#242; a dare fuoco al secco bordone che aveva con s&amp;amp;#233;, ma il bastone non prese fuoco. Disse allora Francesco: “Se non vuoi ardere, allora cresci!”, piantando il bordone di cipresso nel terreno. Ne &amp;amp;#232; nato un gigantesco albero monumentale, tuttora vivo, alto 25 metri e dal tronco largo 7,5 metri. L’et&amp;amp;#224; del cipresso di San Francesco &amp;amp;#232; stata confermata anche dai botanici, mentre sul luogo del miracolo venne costruito poco tempo dopo l’avvenimento miracoloso un convento francescano. Oggi ad accogliere l’albero del santo &amp;amp;#232; il chiostro della chiesa di S. Croce, meraviglioso luogo di raccoglimento.  
Anche quando raggiungiamo il centro storico del borgo, situato in cima alla collina sovrastata dalla Rocca malatestiana, idealmente ci sentiamo sempre all’ombra del cipresso di San Francesco, anche perch&amp;amp;#233; quell’albero &amp;amp;#232; stato testimone delle numerose vicissitudini che hanno segnato gli ultimi ottocento anni della storia di Verucchio. C’era durante la signoria dei Malatesta, ma anche durante il dominio pontificio, ha visto il periodo napoleonico, cos&amp;amp;#236; come tutti gli eventi del Novecento.  
Quando San Francesco arriv&amp;amp;#242; sul territorio di Verucchio, probabilmente anche il suo sguardo venne attirato dalla mastodontica rocca situata all’apice dello sperone di roccia che domina la vallata. Malatesta da Verucchio, detto Mastin Vecchio, condottiero e signore di Rimini dal 1295, ricordato anche da Dante nella Divina Commedia, nacque nel maniero nel 1212 evidentemente sotto una buona stella: visse infatti per ben cent’anni. La Rocca del Sasso &amp;amp;#232; stata rimaneggiata diverse volte nel corso dei secoli e oggi &amp;amp;#232; una delle pi&amp;amp;#249; grandi e meglio conservate fortificazioni malatestiane.  
A Verucchio esisteva anche un’altra rocca malatestiana, la Rocca del Passerello, le cui parti sopravvissute sono oggi in fase di restauro, mentre su parte dei suoi resti venne costruito nel 1600 il monastero delle monache di S. Chiara.  
Il territorio di Verucchio era abitato gi&amp;amp;#224; da molto prima del passaggio di San Francesco: visitando il Museo Civico Archeologico, ubicato nel Monastero dei Padri Agostiniani del XIII secolo, possiamo scoprire innumerevoli reperti unici dell’epoca villanoviano-etrusca, tra cui anche un elegante trono di legno intarsiato. 
Durante il nostro percorso storico-culturale visitiamo anche la suggestiva pieve romanica, e ritornando in centro, nella caratteristica piazza Malatesta, la principale del paese, ammiriamo palazzo Giungi, risalente al Seicento. Al ritmo della musica della banda dell’Aeronautica militare raggiungiamo la chiesa Collegiata, considerata la cattedrale della media Valmarecchia e realizzata nel 1863 dall’architetto verucchiese Antonio Tondini. 
Per crescere, un albero ha bisogno di fratello Sole, ma anche di tanta acqua: sar&amp;amp;#224; forse anche per questo che San Francesco comp&amp;amp;#236; sul territorio di Verucchio anche un altro miracolo, quello di creare una sorgente benedetta, nota come la Fonte di San Francesco. Il nostro “pellegrinaggio” turistico ci porta proprio alle acque benedette dal Santo, nel meraviglioso parco termale in cui &amp;amp;#232; immersa l’Osteria Pizzeria Acque Salate, situata sulla strada provinciale Nord che collega Villa Verucchio con il borgo storico, nelle vicinanze del convento francescano. 
Dopo aver lasciato l’auto nel comodo parcheggio di fronte all’osteria, veniamo accolti con grande gentilezza dalla titolare Giada Giovannini, profonda conoscitrice della storia e delle tradizioni locali, la quale gestisce la storica propriet&amp;amp;#224; con una preparazione impeccabile e con un entusiasmo contagioso. Facciamo quattro chiacchiere con lei sorseggiando una fresca bevanda nel dehor, mentre il nostro sguardo spazia tra gli alberi secolari del parco, soffermandosi su scorci carichi di storia, ma anche di opportunit&amp;amp;#224; per il futuro. 
“Il primo tentativo di utilizzo terapeutico delle acque delle Fonti di San Francesco che sgorgano in questa propriet&amp;amp;#224; risale al 1924 e riscosse subito un notevole successo: arrivavano talmente tanti turisti a bere l’acqua che le Ferrovie Padane decisero di istituire uno speciale collegamento da Rimini. Nel 1933 si svolse qui addirittura un convegno di idrologia, con la partecipazione di numerosi medici autorevoli dell’epoca. Era il periodo in cui si stavano scoprendo tecniche come l’elioterapia o l’idrologia e si organizzavano anche gite per bambini per far loro respirare lo iodio. A un certo punto si present&amp;amp;#242; la necessit&amp;amp;#224; di regolamentare queste attivit&amp;amp;#224; e cos&amp;amp;#236; il direttore sanitario dell’epoca, Antonio Del Piano, gi&amp;amp;#224; sindaco di Rimini e padre luminare della pediatria moderna nonch&amp;amp;#232; promotore della costruzione delle colonie estive per bambini, ottenne i permessi per lo sfruttamento terapeutico delle acque per fini di idropinoterapia”, inizia il racconto di Giada, cresciuta praticamente insieme a questa propriet&amp;amp;#224;, acquistata negli anni ’70 dai suoi genitori, Gilberto Giovannini, gi&amp;amp;#224; proprietario della famosa torrefazione omonima, oltre che dello storico bar riminese Bottega del caff&amp;amp;#232;, e da mamma Rosanna Valbonesi, la quale si &amp;amp;#232; sempre dedicata con passione e talento a mantenere il parco in bellezza, ma ha anche avuto occasione di sperimentare su se stessa i benefici delle acque delle Fonti di San Francesco. 
“Durante la seconda guerra mondiale questo territorio, attraversato dalla Linea gotica, sub&amp;amp;#236; delle tremende devastazioni e ci volle del tempo perch&amp;amp;#233; le attivit&amp;amp;#224; termali si potessero riprendere. Nel 1948 il Convegno Nazionale di Talassologia riconobbe con una pergamena d’onore le qualit&amp;amp;#224; eccelse delle acque salso-bromo-iodiche delle Fonti che sgorgano a 18-19 gradi, e dieci anni dopo anche il Touring Club Italiano rilasci&amp;amp;#242; a Verucchio un’insegna di riconoscimento di borgo termale, come si evince dalla targa apposta sull’edificio del Comune”.  
Negli anni ’70 grazie al lavoro dei genitori di Giada, il parco termale &amp;amp;#232; diventato un punto di riferimento nella zona, noto per le indimenticabili feste da ballo, per i matrimoni organizzati in grande stile e per l’ottima cucina del ristorante della villa. Varie difficolt&amp;amp;#224; burocratiche avevano per&amp;amp;#242; impedito loro di valorizzare l’acqua termale, anche se avevano progettato di costruire un albergo e dare vita a un vero e proprio centro termale, forti anche di diversi attestati universitari che confermavano le propriet&amp;amp;#224; curative di queste acque. 
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12723.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Chiare, fresche acque salate a Verucchio: gita nell’entroterra di Rimini - Parte I.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 07 Oct 2017 18:06:03 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12723.ashx</guid></item><item><title>Un weekend di benessere alla Canonica di Corteranzo: gita tra le colline del Monferrato - Parte I., Murisengo, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12730.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12730.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12730/139203.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima o poi arriva sempre il momento di voler scappare dalla citt&amp;amp;#224; pi&amp;amp;#249; o meno  frenetica per qualche giorno di relax rigenerante. Per chi vive nei grandi centri del Nord, che si tratti di Milano, Torino, Alessandria o di Asti, la destinazione ideale di queste fughe si trova spesso tra le dolci colline del Monferrato. 
Quando ci mettiamo a girare per le strade a tratti tortuose e sempre panoramiche che solcano un paesaggio inframmezzato da vigneti a perdita d’occhio, da campi di cereali o di girasoli che sembrano usciti dal quadro di Van Gogh, a un certo punto il nostro sguardo viene attirato da una torre che spicca in lontananza in cima a una collina dominata da un antico castello. Iniziando a seguire questa meta dall’atmosfera fiabesca arriviamo a Murisengo, un antico borgo della Valcerrina, non lontano da Casale Monferrato.  
Dopo aver parcheggiato l’auto in centro, proseguiamo la passeggiata a piedi, sempre col naso all’ins&amp;amp;#249; con lo sguardo rivolto verso il castello e la torre che disegnano il caratteristico skyline del paese che nel 1859 ha dato i natali a Luigi Lavazza, fondatore della celebre azienda.  
Il castello, originario del XI secolo, fu rimaneggiato diverse volte durante i secoli fino a diventare il monumento che conosciamo oggi, noto anche per ospitare periodicamente delle manifestazioni ed eventi culturali. Costeggiando le sue antiche mura si aprono scorci suggestivi sul borgo, vedute panoramiche sulle colline circostanti, ma scopriamo anche la bellezza di un vecchio oratorio dal fascino senza tempo. Alzando lo sguardo, eccola da vicino la bella torre che ci aveva fatto da faro all’inizio di questa gita: dicono che sia la parte pi&amp;amp;#249; antica del maniero, pur essendo stata anch’essa ristrutturata nel 1510 e anche pi&amp;amp;#249; recentemente, nell’Ottocento.  
Si sa che il Monferrato nasce da una storia d’amore, quella tra Aleramo e Adelasia. Sar&amp;amp;#224; forse anche per questo che nel 1813 Silvio Pellico scelse proprio il castello di Murisengo per scrivere la tragedia Francesca da Rimini, che narra la storia d’amore contrastata tra Paolo e Francesca, nota grazie alle celebri terzine dell’Inferno dantesco.  
La vocazione al benessere di questi luoghi nasce anche grazie alla presenza di acque curative, in particolare quelle della Fontana La Pir&amp;amp;#232;nta, situata alle radici del Montelungo. La sua acqua solforosa e oleosa al tatto un tempo si adoperava con successo nella cura di vari disturbi e a cavallo tra il Settecento e gli inizi dell’Ottocento a Murisengo ci fu anche un fiorente stabilimento termale. Nel periodo in cui Silvio Pellico soggiornava al castello, magari avr&amp;amp;#224; visto come d’estate si faceva macerare la canapa in due vasche di pietra in cui veniva convogliata l’acqua della fonte. Il ricordo di quel periodo oggi &amp;amp;#232; conservato dalla fontana di stile neogotico dalla bocca leonina, risalente al 1859.  

Dall’amor profano di Paolo e Francesca la nostra gita ci porta verso il sacro, che nel nostro caso sar&amp;amp;#224; inteso anche come riposo sacrosanto, presso una splendida dimora, l’Agriturismo Canonica di Corteranzo, situata nell’omonima frazione di Murisengo. 
Abbracciato dai diciotto ettari di vigneti della Tenuta Isabella attorno alla collina di Corteranzo, il relais unisce magistralmente le tradizioni vitivinicole del territorio e i pi&amp;amp;#249; elevati standard di ospitalit&amp;amp;#224; all’insegna del benessere. Scopriamo la storia avvincente di questa dimora scambiando due chiacchiere con i titolari Emma e Gabriele Calvo mentre sorseggiamo un bicchiere di buon vino sull’ampio terrazzo panoramico immerso nei fiori. 
“Le origini della Canonica risalgono alla fine del Seicento quando l’edificio era la casa  di caccia di una famiglia nobile milanese. Verso la met&amp;amp;#224; dell’Ottocento la propriet&amp;amp;#224; venne divisa tra due fratelli: uno di loro regal&amp;amp;#242; la sua parte alla Curia di Casale Monferrato ed &amp;amp;#232; cos&amp;amp;#236; che si cre&amp;amp;#242; la Canonica, che fino agli anni ’70 fu la dimora del parroco di Corteranzo il quale ricevette spesso la visita del vescovo”, ci raccontano i titolari. Possiamo immergerci nelle atmosfere di quei tempi soggiornando nella sontuosa camera del vescovo i cui colori rosso e oro richiamano lo stile cardinalizio. Non &amp;amp;#232; da meno neanche la scelta dei nostri amici che decidono di alloggiare nella suite papale dove a dominare sono le sfumature del giallo aureo e dell’avorio. Tutte le camere, anche quelle dedicate alle bellezze della natura come la stanza dei Tulipani o quella degli Agrumi, si distinguono per eleganza e ricercatezza lodando l’accurato lavoro di ristrutturazione effettuato dalla famiglia Calvo a partire dal 2003, e sono dotate di ogni comfort, compreso il wifi e il frigobar. La vista mozzafiato sulle colline che si apre praticamente da ogni finestra completa l’esperienza di full immersion nel fascino della natura. Il parroco non avrebbe potuto scegliere un luogo migliore per una vita all’insegna della contemplazione, ma anche volta a creare una comunit&amp;amp;#224; affiatata di cui tuttora si conservano ricordi come il teatrino di marionette che piaceva tanto ai bambini o i pomeriggi passati a giocare all’ombra della chiesa il cui sagrato si raggiungeva tramite una porta della Canonica. 
Questa vicinanza alla chiesetta, insieme all’ampiezza e al grande fascino degli spazi dello storico edificio rendono la Canonica la location ideale per matrimoni, cerimonie ed eventi di vario genere.  
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12730.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Un weekend di benessere alla Canonica di Corteranzo: gita tra le colline del Monferrato - Parte I.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 07 Nov 2017 23:02:23 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12730.ashx</guid></item><item><title>Un weekend di benessere alla Canonica di Corteranzo: gita tra le colline del Monferrato - Parte II.</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12731.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12731.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12731/139215.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’altro pilastro della storia dell’agriturismo &amp;amp;#232; quello della tradizione vitivinicola, sviluppata dall’altro fratello Calvo sin dagli inizi del Novecento e portata avanti dalla famiglia oggi arrivata alla quinta generazione di viticoltori con Athos, il figlio di Emma e Gabriele, il cui esempio in futuro potrebbe essere seguito anche dalle sorelle Arianna e Gaia e dal fratello Iacopo. Durante il nostro weekend abbiamo il piacere di degustare gli ottimi Barbera, Grignolino, Chardonney, Freisa e Albarossa della Tenuta Isabella, ma anche di ammirare l’antico infernot presso la storica cantina.  
Ad averci attirato in questa splendida struttura &amp;amp;#232; stato anche il suo motto che recita con un filo di ironia: “Potreste anche non fare niente”. Qui per&amp;amp;#242; si tratta di un dolce far niente di qualit&amp;amp;#224;, dove anche semplicemente ammirare il paesaggio ascoltando il cinguettio degli uccelli o il cricr&amp;amp;#236; dei grilli la sera, oppure ammirare il volo delle rondini o stupirci di quello dei pipistrelli offre uno spettacolo incantevole, in grado di raccontarci storie di altri tempi, ispirate a una vita a misura d’uomo e legate a questo territorio di rara bellezza. 
Durante la nostra vacanza alterniamo ore di sano relax in piscina o all’ombra degli alberi in compagnia di un buon libro a delle escursioni alla scoperta delle meraviglie della zona tra cui graziosi borghi, sentieri poco battuti, suggestive chiese romaniche, fino a spingerci in qualche citt&amp;amp;#224; d’arte non lontana.   
A fine giornata &amp;amp;#232; un grande piacere assaporare il gusto del Monferrato durante una cena a chilometro zero a base di prodotti stagionali del territorio, provenienti direttamente dall’orto della Canonica oppure da aziende agricole limitrofe. La cucina &amp;amp;#232; quella tradizionale, che ci conquista con la sua semplicit&amp;amp;#224; e autenticit&amp;amp;#224;, oltre che con la qualit&amp;amp;#224; eccelsa delle materie prime e con l’originalit&amp;amp;#224; dell’elaborazione dei piatti. Iniziamo con un girello di vitellino con salsa alla maniera antica, che &amp;amp;#232; un po’ come il vitello tonnato, ma presentato in un modo pi&amp;amp;#249; bello e particolare. Proseguiamo con i tipici agnolotti della Valcerrina ai tre arrosti (vitello, maiale e coniglio) annaffiando queste bont&amp;amp;#224; con gli squisiti vini rinomati a livello internazionale della Tenuta Isabella. Alla fine non resistiamo certo alla dolce tentazione di un bel bunet cremoso alla monferrina.  
Quando il nostro weekend lungo volge al termine, prima di congedarci da questo luogo, capace anche in breve tempo di regalare emozioni indelebili, non dimentichiamo di fare scorta degli ottimi vini della cantina. Torniamo nella grande citt&amp;amp;#224; rigenerati nel corpo e nell’anima e con l’intenzione di ripassare presto qui, magari durante l’inverno, ottima occasione anche per goderci dei momenti di benessere presso “l’area rinascita” della struttura, tra coccole nella tinozza di legno riempita con acqua riscaldata con la stufa, sotto le luci colorate delle docce emozionali o nelle intriganti saune tra finlandese, salina e a infrarossi.  Anche la prossima volta, potremo non fare niente, ma quel niente ci riempir&amp;amp;#224; di gioie e di emozioni.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.murisengo.al.it
www.canonicadicorteranzo.it
Agriturismo Canonica di Corteranzo
Via Recinto, fraz. Corteranzo, Murisengo (AL)
Tel.: 0141 693110
www.isabellavini.it
 
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12731.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Un weekend di benessere alla Canonica di Corteranzo: gita tra le colline del Monferrato - Parte II.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 07 Nov 2017 23:18:10 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12731.ashx</guid></item><item><title>Sulla riviera romagnola tra divertimento e atmosfere da dolce amarcord: un weekend a Rimini - I., Rimini, Emilia Romagna</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12728.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12728.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12728/139185.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una citt&amp;amp;#224; che &amp;amp;#232; sinonimo di vacanza, di divertimento e di spensieratezza, meta turistica per eccellenza sin dal 1843, anno di fondazione del primo stabilimento balneare riminese, ma il cui fascino non si limita alla dolce vita delle estati in riviera. Oltre alla vivacit&amp;amp;#224; della sua spiaggia sabbiosa che si estende per 15 chilometri lungo la costa dell’Adriatico, e oltre alla spumeggiante vita notturna che la caratterizza, la citt&amp;amp;#224; di Federico Fellini ha anche tanti altri volti da mostrare, quasi come fossero volti di personaggi da film, coinvolgendo il visitatore in un emozionante turbinio di amarcord.   
Basta fare pochi passi ammirando le numerose barche dai mille colori, alcune delle quali ormeggiate a bitte talvolta risalenti all’epoca romana e tra i cui alberi s’intravvedono scorci intrisi di storia per rendersi conto che qui i ricordi hanno buon vento: sono capaci di riportarci indietro nel tempo in un baleno, fino all’Impero Romano e oltre.  
Il territorio di Rimini deve essere piaciuto molto anche a dei viaggiatori arrivati qui molto prima di noi: i primi insediamenti umani risalgono infatti al Paleolitico inferiore, a ben 800 mila anni fa, e sul territorio sono stati rinvenuti oggetti appartenuti a civilt&amp;amp;#224; come i villanoviani, gli unni e gli etruschi. Ad attirare quelle popolazioni non saranno state certo le discoteche, ma le stesse cose che apprezzarono anche i Romani, i quali fondarono la loro colonia qui nel 268 a.C.: la posizione strategica del territorio che poteva fare da anello di congiunzione tra Nord e Sud, la presenza di fiumi, di terreni fertili, oltre che del mare.  
Il primo monumento di epoca romana che incontriamo &amp;amp;#232; il suggestivo ponte Tiberio, simbolo della citt&amp;amp;#224; insieme all’Arco d’Augusto con cui ha in comune anche il materiale di costruzione, la pietra d’Istria. Il ponte a cinque arcate di grandezza crescente in direzione del centro si ritiene abbia anche qualcosa di misterioso: la presenza di due tacche somiglianti all’impronta di piedi caprini su una balaustra ha fatto s&amp;amp;#236; che qualcuno ritenesse la struttura un ponte del diavolo, anche in quanto opera d’ingegneria molto avanzata per l’epoca. A confermare la fama sovrannaturale del ponte sarebbe anche il fatto che nonostante i feroci bombardamenti della seconda guerra mondiale, i quali afflissero a Rimini una distruzione inaudita, quello di Tibero rest&amp;amp;#242; l’unico ponte che i tedeschi non riuscirono a distruggere. 
Sopravvisse alle tempeste della storia anche l’Arco d’Augusto, l’arco romano pi&amp;amp;#249; antico, consacrato all’imperatore dal Senato romano nel 27 a.C. Si tratta di un arco che non &amp;amp;#232; mai stato provvisto di una porta che si potesse chiudere: &amp;amp;#232; un arco che accoglie – quasi come se all’epoca avessero intuito il grande afflusso di turisti del futuro, infatti la politica  dell’imperatore Augusto, volta alla pace, la Pax Augustea, rendeva inutile chiudersi dietro una porta.  
Anche se non c’erano le discoteche, il divertimento non mancava in ogni caso nemmeno allora: ne &amp;amp;#232; testimone l’Anfiteatro di forma ellittica che veniva utilizzato per gli spettacoli gladiatori e successivamente torn&amp;amp;#242; utile anche come difesa contro i barbari.
La passeggiata attraverso la storia continua nel Medioevo e nel Rinascimento, periodo, quest’ultimo, particolarmente florido per Rimini grazie alla signoria di Sigismondo Pandolfo Malatesta. Ammiriamo cos&amp;amp;#236; il tardo medievale Palazzo dell’Arengo, dal suggestivo loggiato eretto nel 1204 e ornato da affreschi delle scuola riminese del Trecento. Poco pi&amp;amp;#249; avanti ecco il Palazzo del Podest&amp;amp;#224; eretto nel 1334 e caratterizzato da tre archi gotici frontali. A ricordare lo stesso Sigismondo Malatesta &amp;amp;#232; l’affresco del 1451 presso il Tempio Malatestiano di Piero della Francesca che ritrae il signore di Rimini in preghiera davanti a San Sigismondo. L’esterno del monumento funebre dei Malatesta &amp;amp;#232; invece opera di Leon Battista Alberti. 
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12728.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Sulla riviera romagnola tra divertimento e atmosfere da dolce amarcord: un weekend a Rimini - I.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 28 Oct 2017 15:17:50 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12728.ashx</guid></item><item><title>Sulla riviera romagnola tra divertimento e atmosfere da dolce amarcord: un weekend a Rimini - II., Rimini, Emilia Romagna</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12729.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12729.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12729/139194.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ritorniamo nel Novecento passeggiando per le caratteristiche vie dello storico quartiere di Borgo San Giuliano, dove le atmosfere felliniane ci accompagnano perfino lungo la strada grazie a dei bellissimi murales che rievocano le opere cinematografiche del celebre regista, realizzati in occasione della Festa del Borgo del 1994, dedicata a Fellini scomparso l’anno precedente.  
A fare da cornice al nostro weekend riminese &amp;amp;#232; il quartiere San Giuliano al Mare, dove alloggiando presso l’Hotel Ottavia possiamo immergerci nel fascino della vita rivierasca godendo di tutti i comfort e apprezzando un’ospitalit&amp;amp;#224; famigliare, a misura d’uomo, senza rincorrere inutili sfarzi e scoprendo, ancora una volta, dei capitoli di storia riminese. 
La nostra camera, situata al secondo piano, &amp;amp;#232; una bella e luminosa matrimoniale dotata di tutte le comodit&amp;amp;#224;, dal wifi alla cassaforte e con vista dal balcone su uno scorcio di mare. I nostri amici alloggiano invece in una camera quadrupla (le 27 camere dell’hotel si dividono tra matrimoniali, famigliari, quadruple per adulti e stanze economy), anch’essa dotata di un grazioso balcone dove sorseggiare una fresca bevanda la sera. C’&amp;amp;#232; inoltre una dependance, con un tavolo all’aperto e la vasca idromassaggio in giardino.  
Apprezziamo molto anche la possibilit&amp;amp;#224; di usufruire di un parcheggio privato nella caratteristica via parallela, cos&amp;amp;#236; al nostro rientro la sera non dobbiamo perdere tempo a cercare posto. La spiaggia &amp;amp;#232; raggiungibile in due minuti di passeggiata e in camera abbiamo anche trovato un utilissimo libro che ci ha dato molte dritte sia sul miglior utilizzo dei servizi in spiaggia, ma anche sulla storia del quartiere e sulle opportunit&amp;amp;#224; di svago in zona, comprese le escursioni e i percorsi in bici di cui approfittiamo volentieri durante il nostro soggiorno. 
Ad accoglierci con grande gentilezza &amp;amp;#232; il titolare Andrea che gestisce l’hotel-  ristorante ormai da sei anni. “Questo non &amp;amp;#232; un lavoro, ma una missione”, ci dice col sorriso quando ci capita di fare due chiacchiere mentre sorseggiamo una bibita nel dehor. “Nel dopoguerra da queste parti gli hotel e le pensioni erano tradizionalmente gestite da donne, e quando non era cos&amp;amp;#236;, quelle attivit&amp;amp;#224; non sono neanche andate bene”, inizia il racconto di Andrea. Anche questo hotel &amp;amp;#232; nato grazie a una donna, Ottavia, appunto, vera pioniera dell’accoglienza turistica in riviera. “La costruzione originale dell’edificio risale agli inizi del Novecento, ed era un villino con un orto retrostante. Durante la stagione estiva la signora Ottavia affittava ai turisti le tre camere con cucina, mentre lei si ritirava con la famiglia in un capanno sul retro dello stabile.” Non solo: se la cucina romagnola &amp;amp;#232; famosa in tutto il mondo, lo si deve anche a donne come Ottavia, alle cui tagliatelle e piadine non seppe resistere nessuno, per non parlare poi del suo brodetto di pesce fresco.  
Oggi a cucinare non &amp;amp;#232; pi&amp;amp;#249; lei, ma i sapori tipici che possaimo scoprire presso il ristorante dell’Hotel Ottavia sono atrettanto squisiti e piacciono molto anche alla clientela straniera. “A volte gli stranieri, abituati ai piatti unici, si meravigliano davanti alle nostre diverse portate”, racconta Andrea. Infatti, oltre al doppio men&amp;amp;#249; a scelta, con primo, secondo e dolce, &amp;amp;#232; a disposizione degli ospiti anche un ricco buffet con pizzette, verdure crude e cotte, crostini e tanto altro.  
La nostra cena romagnola inzia con un bel risotto allo scoglio, mentre i nostri amici optano per le pennette alla carbonara. Gli ingredienti sono di ottima qualit&amp;amp;#224;, compreso il pesce, specie quello azzurro, che arriva fresco direttamente dai pescatori locali. A seguire gustiamo uno squisito filetto di merluzzo gratinato, mentre gli amici “carnivori” non resistono agli involtini di carne. Accompagniamo il tutto con vari sfiziosi contorni dalle patatine fritte ai crocch&amp;amp;#232;. Per concludere, non ci resta che cedere alle dolci tentazioni dei tantissimi dessert fatti in casa tra cui i semifreddi alla menta, al limone, all’amarena, la crema cotta, i gelati, i budini, la cr&amp;amp;#232;me caramel o la panna cotta, per non parlare della vasta scelta di frutta di stagione.  
Dopo cena, i piccioncini del nostro gruppo si ritirano a guardare le stelle dalla panchina degli innamorati posta all’ultimo piano e dipinta con tanti bei cuoricini rossi. Di giorno invece da quell’angolo romantico si apre una bella vista su uno scorcio di mare: seduti l&amp;amp;#236; &amp;amp;#232; davvero facile sognare.  
Durante il nostro girovagare a Rimini abbiamo sentito un aneddoto su Fellini. Quando una volta voleva prendere stanza in un hotel lussuoso, il proprietario voleva dissuaderlo perch&amp;amp;#233; si vergognava di avere solo una camera piccola. Fellini chiese di vederla e quando constat&amp;amp;#242; che c’era un letto e un bagno, disse che non mancava niente e che per lui andava benissimo. &amp;amp;#200; un po’ questo il vero spirito della riviera romagnola, quella autentica, che sa godersi la vita anche senza tirarsela. Siamo felici di aver potuto passare qualche giorno in questa dimensione piacevole e umana, e torneremo ancora volentieri all’hotel nato dai sogni della signora Ottavia. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.rimini.it
www.hotelottavia.com
Hotel Ristorante Ottavia
Via Umberto di Miniello, 10
Tel.: 0541/55181

&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12729.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Sulla riviera romagnola tra divertimento e atmosfere da dolce amarcord: un weekend a Rimini - II.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 28 Oct 2017 15:25:31 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12729.ashx</guid></item><item><title>Festa del Grano 2017 – Sassello (SV) – venerd&amp;#236; 14, sabato 15 e domenica 16 luglio 2017, Sassello, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12703.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12703.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12703/138537.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Proloco di Sassello organizza la nuova edizione della manifestazione dedicata al grano e all’agricoltura con eventi, spettacoli, dimostrazioni, stand gastronomici, laboratori e attivit&amp;amp;#224; per grandi e piccini. Tra i programmi in calendario spiccano il Triathlon del Boscaiolo, il battesimo della sella per bambini, il laboratorio “Dal grano al pane”, la dimostrazione della trebbiatura del grano con macchine antiche e il concorso di bellezza “Miss Grano e Mister Farro”.

Sar&amp;amp;#224; capitato a molti di noi, guardando i film western, di provare una sana invidia nei confronti dei cowboy che sfrecciavano per le praterie in sella a dei bellissimi cavalli, o di ammirare quei giovani e prestanti taglialegna che ogni tanto capita di vedere su qualche canale satellitare mentre gareggiano a colpi di motosega affettando immensi tronchi d’albero come se fossero salami. Non sono solo bravi, ma a dirla tutta, a volte anche molto aitanti, e certo spezza il fiato anche la bellezza delle ragazze che compaiono in queste immagini da film: quei giovani sembrano usciti da uno speciale concorso di bellezza dove oltre all’aspetto fisico conta saper incarnare uno stile di vita sano, genuino, a contatto con la natura.

Durante la Festa del Grano che si terr&amp;amp;#224; presso l’area Parco Giochi a Sassello (SV) venerd&amp;amp;#236; 14, sabato 15 e domenica 16 luglio, queste fantasie da film diventeranno realt&amp;amp;#224; e sar&amp;amp;#224; facile scoprire che il fascino della vita di campagna dell’entroterra ligure supera addirittura quello dei film western. Saranno tre giorni di divertimento assoluto nella citt&amp;amp;#224; che per prima in Italia venne insignita del prestigioso marchio di qualit&amp;amp;#224; turistico-ambientale delle Bandiere Arancioni del Touring Club e che &amp;amp;#232; nota, oltre che per il suo prezioso patrimonio storico-culturale, anche per le sue numerose eccellenze agricole e alimentari, dal grano e dal pane ai funghi, dai formaggi alla carne, fino agli amaretti di produzione artigianale.

Durante la tre giorni tutti potranno vedere i cowboy dell’entroterra ligure all’opera, insieme ai pi&amp;amp;#249; bravi boscaioli e i farmer del territorio, e oltre ad assistere allo spettacolo delle dimostrazioni delle attivit&amp;amp;#224; tradizionali della vita contadina, ci saranno anche occasioni per piccoli e grandi di familiarizzare con gli animali nella fattoria didattica, o addirittura di muovere i primi passi a cavallo durante il “battesimo della sella”. Chi invece non se la sente di montare in sella, potr&amp;amp;#224; fare un piacevole giro in carrozza per le vie del paese ammirando da gran signore gli angoli suggestivi di Sassello.

Si festeggia il grano e infatti, uno degli eventi clou della manifestazione sar&amp;amp;#224; la dimostrazione della trebbiatura del grano con macchine antiche: un’occasione per un viaggio a ritroso nel tempo, un autentico ritorno alle origini alla scoperta della filiera del grano. Sia sabato che domenica pomeriggio i bambini potranno partecipare al laboratorio didattico “Dal grano al pane”.

A proposito di pane, gli stand gastronomici, con i prodotti tipici del territorio, aspetteranno il pubblico tutti i giorni sia a pranzo che a cena e a garantire l’allegria contribuir&amp;amp;#224; la musica dal vivo. 

Domenica pomeriggio arriver&amp;amp;#224; il momento del Triathlon del Boscaiolo, uno spettacolare evento sportivo durante il quale i boscaioli pi&amp;amp;#249; bravi di Sassello si sfideranno a colpi di motosega. Vedremo la leggerezza con cui saranno capaci di tagliare una fetta di esattamente tre chili da un tronco rovesciato, e ci sar&amp;amp;#224; da divertirsi anche durante l’esercizio del bicchiere di vino: posato su un tronco in piedi, il bicchiere contenente il buon nettare delle vigne dovr&amp;amp;#224; uscire indenne dal taglio di una fetta non pi&amp;amp;#249; spessa tre centimetri sotto di esso. Tagliando questa fetta di legno, il boscaiolo creer&amp;amp;#224; in pratica un piatto su cui servire il vino. 

Sempre domenica, in serata, ci sar&amp;amp;#224; l’atteso concorso di bellezza con la partecipazione di numerori giovani del territorio, dove verranno eletti Miss Grano e Mister Farro. 


IL PROGRAMMA:

Venerd&amp;amp;#236; 14 luglio

10.00 Apertura manifestazione

Mattino:

Battesimo della sella in collaborazione con l’Associazione Ippica Le Rocce
Stand di vendita prodotti tipici del territorio
Mostra bestiame e prova di mungitura

11.30 Dimostrazione trebbiatura del grano con macchine antiche
12.00 Apertura stand gastronomici. Pranzo realizzato con prodotti a km zero 

Pomeriggio:

15.30 Presentazione della filiera del grano: dalla trebbiatura al prodotto finito. Dimostrazione trebbiatura del grano con macchine antiche
19.00 Apertura stand gastronomici con musica dal vivo. Cena realizzata con prodotti a km zero
Durante la giornata: giro in carrozza per le vie di Sassello

Sabato 15 luglio

Mattino:

Battesimo della sella in collaborazione con l’Associazione Ippica Le Rocce
Stand di vendita prodotti tipici del territorio
Mostra bestiame e prova di mungitura

11.30 Presentazione della filiera del grano: dalla trebbiatura al prodotto finito. Dimostrazione trebbiatura del grano con macchine antiche
12.00 Apertura stand gastronomici. Pranzo realizzato con prodotti a km zero 

Pomeriggio:

16.00-16.30 Dimostrazione trebbiatura del grano con macchine antiche
Laboratorio didattico “Dal grano al pane”
Iscrizioni al concorso di bellezza “Miss Grano e Mister Farro”
Iscrizioni alla gara di Triathlon del Boscaiolo
19.00 Apertura stand gastronomici con musica dal vivo. Cena realizzata con prodotti a km zero
Durante la giornata: giro in carrozza per le vie di Sassello


Domenica 16 luglio

Mattino:

Battesimo della sella in collaborazione con l’Associazione Ippica Le Rocce
Stand di vendita prodotti tipici del territorio
Mostra bestiame e prova di mungitura

11.30 Presentazione della filiera del grano: dalla trebbiatura al prodotto finito. Dimostrazione trebbiatura del grano con macchine antiche
12.00 Apertura stand gastronomici. Pranzo realizzato con prodotti a km zero 

Pomeriggio:

Laboratorio didattico “Dal grano al pane”
15.00 Triathlon del Boscaiolo
16.30 Dimostrazione trebbiatura del grano con macchine antiche
18.00 Concorso di bellezza “Miss Grano e Mister Farro”
19.00 Apertura stand gastronomici con musica dal vivo. Cena realizzata con prodotti a km zero
Durante la giornata: giro in carrozza per le vie di Sassello


Per ulteriori informazioni e aggiornamenti:
Facebook – Proloco Sassello &lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12703.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Festa del Grano 2017 – Sassello (SV) – venerdì 14, sabato 15 e domenica 16 luglio 2017&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 05 Jul 2017 17:39:21 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12703.ashx</guid></item><item><title>Dalla Bollente ai pesci del borgo medievale: gita tra Acqui Terme e Cassine, Cassine, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12700.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12700.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12700/138398.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una gita tra le colline dell’Alto Monferrato pu&amp;amp;#242; riservare tante belle sorprese tra cui anche il fatto di scoprire che in mezzo a quei paesaggi verdi e tra quei borghi circondati da boschi pieni di funghi si possa trovare l’acqua e perfino dei pesci di mare. Per fare questa piacevole esperienza, basta visitare Acqui Terme e Cassine, citt&amp;amp;#224; distanti tra loro appena pochi chilometri. L’acqua, da queste parti, pu&amp;amp;#242; essere quella fresca che scorre nei limpidi torrenti, o quella dei laghetti, ma non solo. Alle porte di Acqui Terme, appena raggiungiamo il Ponte Carlo Alberto, sul fiume Bormida, notiamo i resti dell’Acquedotto romano, tra i monumenti simbolo della citt&amp;amp;#224;. Dal ponte si vedono bene i quindici pilastri e i quattro giganteschi archi che ricordano agli acquesi la loro gloriosa tradizione termale, che continua con successo tutt’oggi negli stabilimenti termali della citt&amp;amp;#224;. Le sorgenti termali di Acqui Terme godettero infatti di notevole prestigio gi&amp;amp;#224; in epoca romana: lo scrittore latino Plinio il Vecchio le ricorda addirittura tra le pi&amp;amp;#249; importanti del mondo romano.  
Dopo l’acquedotto andiamo a vedere l’acqua: quella della Bollente, il monumento pi&amp;amp;#249; famoso della citt&amp;amp;#224;: si tratta di una splendida edicola marmorea realizzata nel 1879 dall’architetto Giovanni Cerutti, all’interno della quale sgorga l&amp;#39;acqua bollente e curativa: 560 litri al minuto a 74,5 gradi, di un&amp;#39;acqua sulfureo-salso-bromo-iodica.  
Il motto di Acqui Terme &amp;amp;#232; “Arte et Marte”, ovvero con l’ingegno e con la forza. Acqui ha dato i natali a diversi artisti nel corso della storia, tra cui Ginevra Scatilazzi, famosa letterata del Cinquecento, mentre le giovani generazioni di oggi conoscono bene Pierdomenico Baccalario, scrittore di romanzi d’avventura per l’infanzia, ma anche il gruppo acquese degli Yo Yo Mundi che nelle loro canzoni poetiche omaggiano spesso la loro citt&amp;amp;#224;.  
A proposito di arte, tra gli splendidi monumenti storici della citt&amp;amp;#224;, visitiamo il castello dei Paleologi, citato gi&amp;amp;#224; nel 1056, che oggi ospita il Museo Archeologico, mentre tra gli edifici religiosi ammiriamo la cattedrale di Santa Maria Assunta, risalente al X secolo e la meravigliosa abbazia benedettina di San Pietro, di origini paleocristiane, dedicata alla Madonna Addolorata.  
Il nostro viaggio a ritroso nella storia continua nella vicina Cassine, nota per la Festa Medioevale che nel settembre di ogni anno torna, ormai da unica rievocazione storica della provincia, ad animare il suggestivo centro storico.  
Bastano appena due passi lungo una salita alberata per poter ammirare, dall’ombra di un pino, un paesaggio di rara bellezza: il color ruggine delle tegole, il rosso dei mattoni delle case, gli archi che testimoniano i tempi che furono. Mentre lo sguardo spazia da un campanile alle colline verdi che s’intravvedono in lontananza, e l’immaginazione comincia a popolare di cavalieri i vicoli del centro storico che conservano, quasi del tutto intatto, il ricordo di un suggestivo passato medievale, viene in mente una canzone di Luigi Tenco: “Tu, mio caro vecchio albero, tu sei stato il castello di un regno e neppure lo sai”. Luigi Tenco, il grande cantautore che ha cantato l’amore pi&amp;amp;#249; viscerale e romantico, era nato proprio qui, a Cassine, vivendoci fino all’et&amp;amp;#224; di dieci anni, quando la sua famiglia si trasfer&amp;amp;#236; in Liguria. 
Il fulcro del borgo medievale &amp;amp;#232; la trecentesca chiesa di San Francesco, meraviglioso monumento gotico lombardo, omaggiato anche dal celebre pittore alessandrino Franco Sassi che la rese elemento fantastico attraverso delle visioni pittoriche surreali dei suoi “Paesaggi medievali”.  

Dopo l’acqua di Acqui Terme &amp;amp;#232; giunto il momento dei pesci, che ci aspettano presso il Ristorante da Cavallo Al Brunale di Cassine. Situato in una posizione molto comoda, alle spalle della statale che collega Cassine e Acqui, il ristorante &amp;amp;#232; dotato di un amplissimo parcheggio, ma anche di diversi prati e spazi verdi e fio riti dove i bambini possono scorrazzare un po’ prima di cena. 
Ad accoglierci con grande gentilezza &amp;amp;#232; il signor Angelo, il titolare che dopo una trentennale esperienza come pescivendolo abbinata a circa vent’anni di attivit&amp;amp;#224; da ristoratore, da ottobre 2016 ha preso in mano questa bella struttura rendendola presto meta prediletta degli amanti del pesce fresco. Quando ci accomodiamo in una delle spaziose e luminose sale arredate con gusto ed eleganza, il locale ci sembra subito ideale anche per la festa di battesimo del figlio della nostra amica e infatti, scopriamo presto che la location &amp;amp;#232; sempre pi&amp;amp;#249; richiesta per eventi come matrimoni, comunioni, battesimi e feste private con aperitivi a bordo piscina. Prossimamente alla ristorazione si aggiunger&amp;amp;#224; anche l’albergo, rendendo ancora pi&amp;amp;#249; completa l’ospitalit&amp;amp;#224;.  
Il collegamento tra Acqui e i pesci lo ritroviamo anche a tavola: infatti, il pesce che mangeremo proviene dalla pescheria del signor Angelo, situata in piazza Orto San Pietro ad Acqui Terme. “Tutte le mattine vado a Savona e compro il pesce fresco alle aste dai pescatori. Per questo non abbiamo neanche un men&amp;amp;#249; prestabilito, ogni giorno cuciniamo il fresco di giornata adattando il men&amp;amp;#249; alla disponibilit&amp;amp;#224; di pesce del momento”, ci spiega il titolare. 
Le specialit&amp;amp;#224; cambiano continuamente, ma ci&amp;amp;#242; che non cambia &amp;amp;#232; la loro freschezza e l’altissima qualit&amp;amp;#224; dovuta sia alla bont&amp;amp;#224; delle materie prime che alla bravura del signor Angelo che del mondo dei pesci &amp;amp;#232; un vero esperto.  
Iniziamo con un tris di mare, i cui ingredienti cambiano anch’essi tutti i giorni. A seguire gustiamo dei calamaretti spadellati al rosmarino e una squisita tagliata di tonno in crosta di mandorle. Dopo questo ricco antipasto scegliamo le linguine allo scoglio, mentre i nostri amici optano per un buonissimo risotto ai frutti di mare. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con dei vini selezionati di varie regioni d’Italia dal Trentino alla Sicilia, passando per Avellino, e apprezziamo la possibilit&amp;amp;#224; di degustare anche dei vini di cantine non necessariamente famose, ma senz’altro di qualit&amp;amp;#224; eccellente. Coroniamo la cena con un abbondante fritto misto, mentre il resto del nostro gruppo si dedica a una bella grigliata mista di pesce. 
Dulcis in fundo, gustiamo anche un po’ di sfiziosi dolci della casa e il nostro umore resta ottimo anche dopo aver pagato, grazie a un onesto rapporto qualit&amp;amp;#224;-prezzo. Dopo questa bella giornata siamo certi di ritornare qui volentieri, a “sguazzare” ancora nelle acque di Acqui e di Cassine e certo non ci faremo sfuggire neanche la prossima Festa Medioevale.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.acquiterme.al.it
www.comune.cassine.al.it
www.festamedioevale.it
Ristorante da Cavallo Al Brunale
Specialit&amp;amp;#224; pesce fresco
Strada Castelnuovo, 2/A Cassine (AL)
Tel.: 0144/715359
Pescheria Cavallo
Piazza Orto San Pietro (emporio commerciale)
Acqui Terme 
Tel.: 339/4319144
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12700.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Dalla Bollente ai pesci del borgo medievale: gita tra Acqui Terme e Cassine&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 04 Jul 2017 15:19:59 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12700.ashx</guid></item><item><title>Viaggio in rosa tra le terre del Pavese dall’Oltrep&amp;#242; alla Lomellina - Parte IV., Varzi, Rivanazzano Terme, Volpedo, Salice Terme, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12697.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12697.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12697/138362.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella citt&amp;amp;#224; stregata a gustare i piatti tipici con Angelmina e Debora

Proseguiamo il nostro viaggio rigenerati nel corpo e nell’anima per giungere in una delle citt&amp;amp;#224; pi&amp;amp;#249; belle e interessanti dell’Oltrep&amp;amp;#242;, Varzi. Bastano pochi passi per essere avvolti dal fascino delle sue atmosfere medievali: le torri, il castello e le mura che ammiriamo oggi, furono costruiti nel secolo XIII. Varzi presto divenne una delle principali giurisdizioni dell’Oltrep&amp;amp;#242; e il suo centro era pieno di uffici, negozi e magazzini, ma non solo: c’era “spazio” anche per qualche strega e ai misteri a loro connessi. Infatti, uno dei primi edifici che visitiamo &amp;amp;#232; il castello, nella cui robusta torre, detta “delle Streghe”, nel 1460 fu rinchiuso un folto gruppo di persone accusate di stregoneria, successivamente bruciate nella pubblica piazza.  
Ma misteri e leggende avvolgono anche la vita religiosa della citt&amp;amp;#224;, e proprio grazie al patrono San Giorgio. Nella chiesa parrocchiale sono conservate le reliquie del braccio e della mano destra del santo, portate in citt&amp;amp;#224; tra il 1473 e il 1479. Si narra che una volta a un ladro, che tent&amp;amp;#242; di rubare la reliquia si sia staccato il braccio. Ma non solo: tempo fa sul piazzale della chiesa c’era un enorme castagno d’India, chiamato in vari modi: l’albero delle streghe, del diavolo, ma anche del ladro della reliquia di San Giorgio, perch&amp;amp;#233; pare che il malvivente corresse intorno al castagno cercando di farla franca dopo il furto, ma proprio l&amp;amp;#236; fu preso. In seguito l’albero cadde al suolo sradicato.   
Molte di queste curisosit&amp;amp;#224; stregate e non, le possiamo scoprire grazie alle visite culturali organizzate dall’Agriturismo La Sorgente, un’oasi fiorita facile da raggiungere e molto accogliente a cominciare dall’ampio parcheggio coperto col fotovoltaico. Ad accoglierci con grande gentilezza &amp;amp;#232; Angelmina, originaria da generazioni del territorio varzese che gestisce l’attivit&amp;amp;#224; insieme alla figlia Debora e alla mamma Maria. ”L’azienda agricola era dei miei bisnonni, ho proprio la terra nel dna, mentre l’agriturismo l’abbiamo aperto ormai 16 anni fa”, ci racconta Angelmina mentre facciamo un giro nell’ampia struttura. I nostri alloggi, arredati con mobili d’epoca, sono dei comodi mini appartamenti con cucina e anche gli animali sono i benvenuti. Non potrebbe essere diversamente, dato che qui gli animali sono di casa: nella fattoria didattica i bambini possono fare amicizia con anatre, polli, oche, caprette, pony e perfino con un simpaticissimo asinello. Possono diventare dei bravi contadinelli imparando a raccogliere la legna e a seminare dei fiori da raccogliere poi in un secondo momento. 
Gli spazi, tutti finemente restaurati dell’antica casa padronale si prestano benissimo per eventi come matrimoni e cresime, ma c’&amp;amp;#232; anche una bella sala meeting. Prima di pranzo possiamo fare un tuffo nella piscina immersa tra i fiori o ammirare la ricca mostra di antichi attrezzi della vita contadina che la famiglia di Angelmina ha allestito con oggetti recuperati negli anni. Mentre i bambini si divertono nel parco giochi, prendiamo un fresco aperitivo nell’ampio dehor in attesa di concederci un fantastico pranzo all’insegna dei sapori tradizionali di cui Angelmina &amp;amp;#232; una vera e propria esperta e custode. Ne abbiamo conferma appena assaggiamo il ricco antipasto a base di squisiti salumi preparati appositamente per l’agriturismo da un macellaio del luogo con una stagionatura all’interno di vecchie cantine sotterranee con il solo uso di sale e spezie. Anche il pane cotto nel forno a legna &amp;amp;#232; delizioso insieme a tutte le altre bont&amp;amp;#224;, dalla verdura ripiena alle focaccine e alle torte salate, tutto preparato con ingredienti eccellenti di stagione. Proseguiamo con i tipici ravioli per poi gustare una bella tagliata e infine, degli sfiziosi dolci fatti in casa che ci daranno anche il buongiorno a colazione. 

	Alle terme sognando gi&amp;amp;#224; gli itinerari di Tra le Terre

Quando la nostra vacanza volge al termine, non &amp;amp;#232; per niente facile congedarci dall’agriturismo di Angelmina e Debora, cos&amp;amp;#236; come non lo &amp;amp;#232; dover pian piano salutare l’Oltrep&amp;amp;#242; Pavese. Prima di lasciare per&amp;amp;#242; queste splendide colline ci resta ancora da visitare l’eremo di Sant’Alberto di Butrio, ornato da affreschi originali. Il santo, che visse l&amp;amp;#236; dal 1030 &amp;amp;#232; famoso per diversi miracoli tra cui quello di aver guarito un bambino muto e di essersi recato a piedi dal papa per trasformare, davanti a lui, dell’acqua in vino.  
Sulla via del rientro in citt&amp;amp;#224; ci fermiamo ancora a Rivanazzano Terme, a Salice Terme e a Volpedo, citt&amp;amp;#224; celebre per il dipinto ”Quarto Stato” di Giuseppe Pellizza da Volpedo. Quando torneremo qui in estate, seguendo magari uno degli itinerari proposti dalla Rete Tra le Terre, non dimenticheremo di assaggiare le famose pesche di Volpedo e non rinunceremo nemmeno alle coccole delle terme. 
L’Oltrep&amp;amp;#242; Pavese rimarr&amp;amp;#224; sempre nel nostro cuore e sorseggiando un buon vino di questa zona ci verr&amp;amp;#224; sempre voglia di far ritorno in questo ricco territorio a forma di grappolo d’uva. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.traleterre.it

Olevano di Lomellina
Agriturismo Tenuta San Giovanni
www.leonedilomellina.it
www.comuneolevanolomellina.it
Tel.: 0384/51207

Casteggio
Agriturismo e centro cinofilo Il Biancospino
www.ilbiancospino.it
Tel.: 0383/83000 
www.comune.casteggio.pavia.it

Santa Giuletta
Azienda Agricola Biologica Vini Montini
www.biomontini.com
Tel.: 0383/899231
www.comune.santagiuletta.pv.it

Montalto Pavese
Agriturismo Cella di Montalto
www.celladimontalto.com
Tel.: 0383/870117
www.comune.montaltopavese.pv.it

Zavattarello
Bioagriturismo Olistico Valtidone Verde
www.valtidoneverde.it
Tel.: 0383/589668
www.zavattarello.org

Varzi
Agriturismo La Sorgente
www.lasorgenteagriturismo.it
0383/53295
www.comune.varzi.pv.it
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12697.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Viaggio in rosa tra le terre del Pavese dall’Oltrepò alla Lomellina - Parte IV.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Fri, 30 Jun 2017 17:09:26 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12697.ashx</guid></item><item><title>Viaggio in rosa tra le terre del Pavese dall’Oltrep&amp;#242; alla Lomellina - Parte III., Montalto Pavese, Zavattarello, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12696.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12696.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12696/138347.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra le favole del bosco, nel mondo incantato di Marcella, deliziati dalla buona cucina di Simona

Siamo nei territori attraversati dall’antica via Francigena, ci viene quindi naturale seguire idealmente le orme dei pellegrini di una volta visitando uno dei pi&amp;amp;#249; antichi santuari dell’Oltrep&amp;amp;#242; a Torricella Verzate, costruito senza fondamenta, direttamente sulla cima di un colle roccioso, sul luogo di un antico castello dei Templari.  
Dopo qualche chilometro di strada che curva dopo curva ci fa ammirare un paesaggio dalla bellezza mozzafiato in cui ci capita anche di notare qualche leprotto, raggiungiamo l’Agriturismo Cella di Montalto, situato a Montalto Pavese, in un’antica azienda agricola un tempo appartenuta ai frati benedettini, dalle celle dei quali prende il nome. Non sar&amp;amp;#224; stato un caso che i frati avessero scelto questo luogo: sarebbe difficile immaginare di meglio per una vita contemplativa a contatto con la natura. Fondata all’inizio del Novecento dal trisnonno di Marcella e Simona Canegallo, le giovani principesse, ops, titolari, oggi l’azienda &amp;amp;#232; nota come l’agriturismo in rosa, data la guida tutta femminile con mamma Assunta e le figlie che portano avanti il lavoro iniziato dal trisnonno e continuato dalle successive generazioni fino a pap&amp;amp;#224; Gianpiero. Il ricordo del passato &amp;amp;#232; conservato non solo dalla splendida vista sul castello di Montalto, visibile da tutte le colline circostanti, ma anche dalla presenza di una suggestiva torre dell’anno Mille nel cuore della fattoria, custode di affascinanti misteri.
Col tempo l’iniziale azienda vitivinicola &amp;amp;#232; cresciuta, e oggi le sue attivit&amp;amp;#224; spaziano dall’allevamento di maiali e vitelli alla produzione di ottimi salumi, dalla coltivazione di mais, orzo e grano utilizzati anche per foraggiare gli animali, fino alla produzione di verdura. Nel ’89 Marcella e Simona, coadiuvate da un gruppo affiatato di elfi, hanno dato vita a uno dei primi agriturismi in Oltrep&amp;amp;#242;, il quale &amp;amp;#232; presto diventato meta preferita di molti turisti, soprattutto di famiglie con bambini. Ci&amp;amp;#242; si deve all’ottima cucina che propone piatti tipici preparati freschi con eccellenti prodotti di stagione, alla comodit&amp;amp;#224; delle otto camere finemente arredate, ma soprattutto alle numerose attivit&amp;amp;#224; davvero divertenti tra cui le passeggiate a cavallo disponibili sia per principianti che per cavalieri esperti, e un’inifinit&amp;amp;#224; di splendide iniziative per i bambini. Marcella &amp;amp;#232; come una fata capace di creare un mondo incantato per i pi&amp;amp;#249; piccini che frequentano i laboratori e la fattoria didattica o partecipano alle settimane verdi nei mesi di giugno e luglio. Non solo: dotata di una spiccata abilit&amp;amp;#224; artistica, Marcella crea anche splendidi oggetti e delle decorazioni fiabesche per le camere dei bambini. 
In agriturismo sono i benvenuti anche gli ospiti a quattro zampe, o a due, come nel caso di una famiglia arrivata recentemente insieme a una civetta con probabili poteri magici. Di civette e gufi, ma anche di scoiattoli, di conigli e di uccellini i bambini possono imparare tanto anche durante un divertente percorso didattico tra gli alberi del bosco che abbraccia la fattoria. A fine giornata poi, si pu&amp;amp;#242; provare l’emozione di dormire nei sacchi a pelo all’interno della romantica casetta nel bosco,&amp;amp;quot;La Tana del Ghiro&amp;amp;quot;, immersa in un’atmosfera fatata resa ancor pi&amp;amp;#249; incantevole dalle luci delle lanterne. 


Benessere olistico e kinesiologia con Ludmilla

Dalle favole del bosco il nostro viaggio prosegue in un paesaggio sempre fiabesco in cui possiamo ammirare lo stupendo castello di Montesegale, per poi arrivare a Fortunago, che insieme a Zavattarello, fa parte dei Borghi pi&amp;amp;#249; Belli d’Italia. Di origine celtica, Fortunago &amp;amp;#232; un gioiello di pietra meravigliosamente conservato il cui nome secondo alcuni studi rimanderebbe alla dea Fortuna in quanto sul territorio era presente un tempio dedicato alla divinit&amp;amp;#224; pagana.   
Da un borgo pi&amp;amp;#249; bello d’Italia all’altro, ci avviamo verso Zavattarello, dove arriveremo non prima di aver idealmente ripreso la strada dei pellegrini visitando il santuario di Nostra Signora di Montelungo a Ruino. Sempre a Ruino ammiriamo il suggestivo castello dei conti Dal Verme nella frazione di Torre degli Alberi. A conferma del fatto che siamo in una terra di splendidi castelli, raggiungiamo il fortilizio di Oramala, costruito nel X secolo dalla famiglia Malaspina. Non si tratta di un semplice castello, ma di quello che fu il fulcro della vita pubblica e culturale di quei tempi. Verso la fine del XII secolo divenne centro di diffusione culturale ospitando trovatori provenzali e venne anche citato da Dante nel Purgatorio. 
Quando arriviamo a Zavattarello, citt&amp;amp;#224; del miele dominata dal millenario castello Dal Verme, una mastodontica struttura dal fascino misterioso, il nostro viaggio tra natura e cultura entra in una dimensione in cui benessere e spirito trovano un’armoniosa sintesi. Questo grazie al Bioagriturismo Olistico Valtidone Verde, dove ad accoglierci &amp;amp;#232; Ludmilla Wolf, instancabile padrona di casa dalle infinite risorse tra cui quella di mettere subito a loro agio gli ospiti. Siamo in alta collina, nel luogo ideale per un agriturismo basato sui valori della sostenibilit&amp;amp;#224; che abbiamo modo di apprezzare in tanti dettagli: dall’acqua calda prodotta con energia solare alla raccolta dell’acqua piovana, dai muri spessi un metro che tengono fresco d’estate e caldo d’inverno, fino alle lenzuola stese in verticale che si stirano da sole all’aria pura di collina senza necessit&amp;amp;#224; di sprecare elettricit&amp;amp;#224;.
A creare questo angolo di serenit&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; stata Ludmilla che, proveniente dalla frenetica Milano dove lavorava come informatica presso un’importante multinazionale americana, a un certo punto ha deciso di cambiare vita prendendo in mano l’attivit&amp;amp;#224; agrituristica di famiglia. L’amore per la natura, intesa anche come conoscenza del corpo e dell’emotivit&amp;amp;#224; umana l’ha poi portata ad appassionarsi per la kinesiologia, disciplina olistica basata su concetti di medicina tradizionale cinese, di cui dopo anni di studi &amp;amp;#232; diventata esperta istruttrice. Chi viene in vacanza presso il suo agriturismo, pu&amp;amp;#242; anche usufruire di sessioni di kinesiologia. Siamo curiosi anche noi e scopriamo presto che ad esempio grazie al test muscolare di precisione si possono rilevare gli squilibri di carattere strutturale, nutritivo ed emotivo e dare indicazioni su come risolverli. &amp;amp;#200; inoltre particolarmente indicato per un rilassamento profondo.  
Rilassamento che qui si ottiene in tanti modi, anche rinfrescandoci in piscina con vista panoramica sulle colline circostanti e sui bellissimi frutteti dell’azienda. Dagli alberi da frutto alla nostra tavola la distanza &amp;amp;#232; brevissima e al mattino veniamo coccolati con una colazione a chilometro zero che comprende anche le squisite marmellate biologiche che possiamo spalmare su fette di pane sfornato da Ludmilla utilizzando un lievito madre centenario e della farina macinata direttamente da lei con un piccolo e grazioso mulino. Le piacevoli conversazioni a tavola possiamo anche svolgerle in inglese, giusto per praticare un po’ la lingua grazie al fatto che Ludmilla &amp;amp;#232; bilingue. Anche i ragazzi che sono con noi si divertono a parlare in inglese del gatto che hanno appena visto passare o delle passeggiate che andremo a fare, magari alla ricerca di tartufi con la guida di un vero tartufaio. Altro che le lezioni noiose a scuola, qui &amp;amp;#232; tutto stimolante e farsi capire perfino dalla signora australiana ospite come noi, &amp;amp;#232; davvero gratificante. Queste attivit&amp;amp;#224; dimostrano come sia possibile coniugare tradizione e innovazione, vero obiettivo della Rete Tra le Terre e delle donne, tutte in gambissima, che l’hanno ideata.

Continua...&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12696.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Viaggio in rosa tra le terre del Pavese dall’Oltrepò alla Lomellina - Parte III.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Fri, 30 Jun 2017 16:54:49 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12696.ashx</guid></item><item><title>Viaggio in rosa tra le terre del Pavese dall’Oltrep&amp;#242; alla Lomellina - Parte I., Pavia, Olevano di Lomellina, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12694.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12694.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12694/138324.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’era una volta un territorio a forma di grappolo d’uva tra le cui dolci colline coltivate a vite, lambite da ampie risaie e inframmezzate da campi di orzo, da prati verdi e da frutteti sorgevano cos&amp;amp;#236; tanti castelli come da nessun’altra parte del mondo. Questo luogo incantato, ricchissimo di storia e di attrazioni per un turismo slow a contatto con la natura &amp;amp;#232; l’Oltrep&amp;amp;#242; Pavese, situato a breve distanza da Milano e dalle altre grandi citt&amp;amp;#224; del Nord.  
Dove ci sono tanti castelli, ci si aspetta anche la presenza di altrettante principesse e in un certo senso qui &amp;amp;#232; proprio cos&amp;amp;#236;: durante la nostra vacanza scopriamo sei realt&amp;amp;#224; rurali, tutte al femminile. Un gruppo di amiche bravissime nel proprio lavoro, intraprendenti e creative, vere e proprie custodi della natura, della cultura e delle tradizioni dell’Oltrep&amp;amp;#242; Pavese. Consapevoli del fatto che l’unione fa la forza, si sono riunite nella rete d’impresa Tra le Terre, formazione che consente loro non solo di far conoscere in modo pi&amp;amp;#249; efficace le proprie attivit&amp;amp;#224;, ma anche di creare dei progetti insieme. Progetti spesso con scopi nobili e a favore di altre donne meno fortunate di loro, come ad esempio nel caso di Ife, “il vino delle donne per le donne” presentato a Expo, la prima esperienza di vinificazione partecipativa no-profit al femminile in Italia. Con la creazione di mille bottiglie di un vino di carattere grazie alla competenza della Cantina Montini, il progetto Ife, parola che in nigeriano significa amore, ha permesso di finanziare un’iniziativa per le vedove nigeriane di Lagos aiutandole a imparare a cucinare street food e a proporlo sul mercato in modo da potersi rendere economicamente indipendenti. Sono tante le iniziative sfiziose delle donne di Tra le Terre, come ad esempio la creazione di prodotti enogastronomici come Erb&amp;amp;#236;, il sale integrale intriso dell’aroma e degli olii essenziali di diverse erbe aromatiche raccolte fresche in alta collina, lontano da fonti di inquinamento. 

Chicchi rossi e neri: con Cristiana nelle terre del riso biologico  

Se un tempo questo territorio era attraversato dalla via del sale, oggi &amp;amp;#232; un incrocio di vie non solo del sale aromatizzato, ma anche di tante eccellenze della gastronomia, dal vino al riso, dalla frutta e dalla verdura ai ravioli, fino ai rinomati salumi di Varzi. 
Il nostro percorso all’insegna del gusto inizia dalla Lomellina, zona la cui vita &amp;amp;#232; storicamente caratterizzata dalla coltivazione del riso, che in passato coinvolgeva larghissima parte della popolazione femminile. La vita delle mondine ha anche ispirato diversi artisti locali come i sannazzaresi Michele Mainoli e Pino Zanchin, il quale ha dedicato al tema una serie di dipinti, intitolata “Le Lomelline”. Nel centro di Sannazzaro De’ Burgondi si trova il “Monumento alla Mondina”, scultura di Domenico Reali, e ha reso omaggio a queste storiche figure femminili perfino il fumettista Andrea Bianchi. 
Oggi le mondine non ci sono pi&amp;amp;#249;, tra i campi di riso di Olevano di Lomellina, comune che vanta un bel castello medievale, incontriamo invece una bravissima produttrice di riso, Cristiana Sartori. Laureata in scienze agrarie con indirizzo tecnico-economico, Cristiana, che &amp;amp;#232; un’autentica fucina di idee, vanta diversi primati come coltivatrice di riso biologico. Nel 2015 la Seconda Conferenza Internazionale dei Sistemi di Produzione del riso biologico, iniziata a Expo 2015, ebbe luogo presso la Tenuta San Giovanni della famiglia di Cristiana con la partecipazione di esperti del settore provenienti da tutto il mondo. Cristiana produce riso nero Venere e riso rosso Ermes, tutto biologico e certificato dalle rispettive filiere, e addirittura della variante Ermes fino al 2016 &amp;amp;#232; stata l’unica produttrice in Italia. La chiamano ”la donna delle sette strigliature”, titolo acquisito grazie a una delle tecniche, la strigliatura, appunto, che lei usa nella coltivazione del riso biologico. Si tratta di togliere pi&amp;amp;#249; volte le infestanti prima che radichino. L’altra tecnica che Cristiana sta sperimentando &amp;amp;#232; la paciamatura che si effettua stendendo sul campo un telo biodegradabile a base di amido di mais e seminare nei forellini, il tutto con un unico passaggio del trattore. Grazie a queste tecniche innovative l’azienda di Cristiana &amp;amp;#232; stata selezionata per partecipare al progetto “Riso Biosystem” in collaborazione con il Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali dell’Universit&amp;amp;#224; degli Studi di Milano che guarda gi&amp;amp;#224; verso l’orizzonte della terza conferenza mondiale sulla risicoltura bio che nel 2018 si terr&amp;amp;#224; in Brasile. La voglia di fare di Cristiana non si ferma qui: &amp;amp;#232; iscritta ormai al secondo anno del Master Internazionale in Coaching Alte Prestazioni (MICAP), nell’ambito del quale il primo anno ha superato prove incredibili come sopravvivere in un bosco o affrontare una maratona. La prossima prova sar&amp;amp;#224; quella di scrivere un libro. Il titolo Cristiana ce l’ha gi&amp;amp;#224; e riassume perfettamente lo spirito con cui porta avanti la sua attivit&amp;amp;#224;: ”Donne, Riso, Impresa”, pubblicato da Mondadori e in uscita in ottobre, il suo mese preferito visto che &amp;amp;#232; il mese del suo compleanno e anche quello del raccolto.

continua...&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12694.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Viaggio in rosa tra le terre del Pavese dall’Oltrepò alla Lomellina - Parte I.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Fri, 30 Jun 2017 16:19:09 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12694.ashx</guid></item><item><title>Viaggio in rosa tra le terre del Pavese dall’Oltrep&amp;#242; alla Lomellina - Parte II., Casteggio, Santa Giuletta, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12695.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12695.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12695/138334.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con Paola, a scoprire giocando come ragionano i cani

Il nostro viaggio nell’Oltrep&amp;amp;#242; Pavese continua in un luogo dal quale questo bel paesaggio, amato e lodato anche dal Petrarca, si pu&amp;amp;#242; ammirare dall’alto: l’antica Clastidium, ovvero la citt&amp;amp;#224; di Casteggio. Col tempo sereno dal Belvedere si distingue a occhio nudo il Duomo di Voghera e perfino quello di Pavia, distante circa venticinque chilometri. Questo quartiere, il pi&amp;amp;#249; alto e il pi&amp;amp;#249; antico di Casteggio, si chiama Pistornile (dal latino “pistoria”, che ricorda la presenza in zona di magazzini di vettovaglie, di macine e di forni), e fu teatro di battaglie sin dai tempi pi&amp;amp;#249; antichi compreso il momento in cui Clastidium fu conquistata da Annibale. La leggenda vuole che il condottiero cartaginese e i suoi elefanti fossero passati anche da Casteggio, abbeverandosi a una fontana, la Fontana d’Annibale, che si trova appena fuori citt&amp;amp;#224;, sull’attuale Via Emilia, che porta a Piacenza. 
A differenza di Annibale, noi siamo partiti con al seguito dei cani, ma nonostante fossero meno ingombranti degli elefanti, in certi momenti sanno anche loro darci del filo da torcere. Anche per questo abbiamo scelto come tappa successiva della nostra gita l’agriturismo e centro cinofilo Il Biancospino, situato a pochi minuti di auto dal centro di Casteggio. La struttura, guidata da Paola Daffunchio, allevatrice di cani di razza samoiedo e golden retriever, &amp;amp;#232; specializzata in educazione e comportamento animale. La passione per i cani e l’impegno costante hanno portato Paola a essere membro attivo dell&amp;#39;Ente Nazionale della Cinofilia Italiana come allevatore, delegato e tecnico del Comitato Addestratori. La sua attivit&amp;amp;#224; agrituristica &amp;amp;#232; strettamente legata all&amp;#39;accoglienza di ospiti con il cane al seguito, e vista la molteplicit&amp;amp;#224; di attivit&amp;amp;#224; divertenti pensate per Fido, non ci sarebbe da meravigliarsi se fossero i cani a decidere di portare qui i propri padroni e non viceversa. Oltre alle tante opportunit&amp;amp;#224; escursionistiche, compresi sentieri di dog trekking, il Biancospino &amp;amp;#232; il luogo ideale per chi &amp;amp;#232; alla ricerca di corsi di educazione personalizzati con il proprio cane. Con l’aiuto di istruttori qualificati sar&amp;amp;#224; facile migliorare l’intesa tra cane e padrone lavorando insieme in un divertente percorso di addestramento.   
A imparare giocando non sono per&amp;amp;#242; solo i cani: possono farlo anche i bambini partecipando alle attivit&amp;amp;#224; della fattoria didattica e alle numerose altre iniziative pensate per i pi&amp;amp;#249; piccini, tra cui il fiabesco percorso degli gnomi. Dopo i giochi la famiglia si pu&amp;amp;#242; rilassare a tavola, gustando i piatti di una cucina di qualit&amp;amp;#224; con prodotti selezionati secondo il protocollo di Campagna Amica: la ricerca gastronomica &amp;amp;#232; orientata in particolar modo alla riscoperta di antiche ricette di torte e dolci casalinghi e di tradizione contadina. A fine giornata non resta che il dolce riposo nelle comode stanze dell’antico casale immerso nel verde. 

In cantina con Cristina: degustazione di vini biologici e vegani 
 
”Il riso nasce nell’acqua e muore nel buon vino”, ci ha detto Cristiana, ed eccoci sulla via del vino che ci porta a Santa Giuletta, a pochi chilometri di distanza da Casteggio. Siamo nel paese delle bambole, titolo meritato grazie all’importante produzione di bambole negli anni ’50 e ’60, ma basta fare un giro tra il nucleo pi&amp;amp;#249; moderno, detto La Villa, e la parte pi&amp;amp;#249; alta, conosciuta come il Castello, per sentirci coinvolti in una piacevole atmosfera vitivinicola: i vigneti si estendono a perdita d’occhio, vestendo le colline di un verde rigoglioso e promettente. Il punto pi&amp;amp;#249; alto di Santa Giuletta &amp;amp;#232; il Monte Zavo dal quale venne estratta l&amp;#39;arenaria necessaria per la costruzione di diverse importanti chiese del territorio e perfino della Certosa di Pavia. La bellezza di questa localit&amp;amp;#224; ha attratto nel tempo anche qualche viaggiatore illustre tra cui Garibaldi di cui si narra abbia dormito una volta nella torre Griziotti, situata in una piccola zona boschiva.  
Dopo un bel giro tra le frazioni del paese raggiungiamo la Cantina Montini, situata in una posizione comodissima e segnalata da un grande cartello sulla via Emilia. Dopo aver attraversato un cortile fiorito, ad accoglierci sono Cristina Galati e suo marito Edoardo Montini, titolari della storica cantina. Scopriamo l’avvincente storia di questa attivit&amp;amp;#224; degustando uno squisito e fresco Pinot nero Montini, biologico come tutti i vini prodotti dall’azienda. ”Ci chiedono spesso se siamo parenti della famiglia di papa Montini. Ebbene s&amp;amp;#236;, la nostra famiglia, oriunda della Val Sabbia, discende da un antico e nobile casato, quello appunto di papa Montini dal quale a un certo punto si stacc&amp;amp;#242; un ramo per stabilirsi qui a Santa Giuletta sui poderi della famiglia Isimbardi, iniziando a coltivare dei meravigliosi vigneti molto favorevolmente esposti al sole”, ci racconta il signor Montini. Un’altra curiosit&amp;amp;#224; che ci riporta ai ricordi del passato &amp;amp;#232; il fatto che il signor Edoardo Montini abita in una via che si chiama esattamente come lui. ”La via in realt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; intitolata allo zio di mio marito, eroe di guerra”, chiarisce Cristina.  
Una parte della vecchia cascina &amp;amp;#232; stata trasformata in agriturismo, mentre in cantina il nobile passato viene valorizzato ogni giorno producendo dei vini con metodi sostenibili nel presente e nel futuro. La vocazione al biologico dell’azienda non nasce affatto da una moda, ma &amp;amp;#232; la naturale prosecuzione di un modo di intendere il connubio tra uomo e natura. Nella filosofia della famiglia Montini il biologico &amp;amp;#232; un modello di sviluppo sostenibile, l’unico modo per salvaguardare e valorizzare il territorio e i luoghi in cui si vive e si lavora. I vini Montini nascono in vigneti che non hanno mai conosciuto veleni e diserbanti, tra i filari crescono invece dei fiori selvatici che attirano farfalle colorate. Rispettando l’ambiente si porta benessere al consumatore che oggigiorno &amp;amp;#232; sempre pi&amp;amp;#249; attento ai criteri di sostenibilit&amp;amp;#224;. Per questo, da qualche anno a questa parte la cantina Montini produce anche vino vegano che esclude l’utilizzo di alcun additivo di origine animale. La cantina &amp;amp;#232; sempre aperta al pubblico, sabato e domenica compresi, ma &amp;amp;#232; anche possibile ordinare gli ottimi vini bilogici e vegani su Internet. C’&amp;amp;#232; solo l’imbarazzo della scelta tra gli ottimi Pinot nero, Bonarda e Buttafuoco dell’Oltrep&amp;amp;#242; Pavese e lo spumante bianco di nero Montini, ottenuto da uva rossa. Lo sguardo al futuro &amp;amp;#232; garantito anche dal contributo dei figli di Cristina ed Edoardo, i quali rappresentano ormai la quinta generazione della famiglia come ricorda un bel ”cinque” sul retro delle bottiglie le cui etichette, nuove, giovanili e frizzanti come il vino, le hanno pensate e disegnate proprio loro. La storia dell’azienda compare ora sotto forma di parole chiave e date salienti all’interno dei caratteri moderni dell’etichetta: un modo originale per rappresentare la continuit&amp;amp;#224; tra passato e futuro.

Continua...
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12695.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Viaggio in rosa tra le terre del Pavese dall’Oltrepò alla Lomellina - Parte II.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Fri, 30 Jun 2017 16:35:46 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12695.ashx</guid></item><item><title>PAESI E SAPORI OVADA (Alessandria) 20-21 Maggio 2017, Ovada, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12688.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12688.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12688/138271.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Passeggiando o in moto, tutte le strade conducono alla buona tavola delle colline ovadesi


Dopo l’enorme successo delle passate edizioni, ritorna il vivace “raduno del gusto” in Piazza Martiri della Benedicta delle Pro Loco e delle Associazioni dell’Ovadese, durante il quale sar&amp;amp;#224; possibile fare un primo assaggio delle pi&amp;amp;#249; interessanti feste e sagre estive e conoscere le tante attrattive culinarie che il territorio dell’Alto Monferrato offre. 

Nei giorni di sabato 20 e domenica 21 maggio 2017 si svolger&amp;amp;#224; la tredicesima edizione della rassegna enogastronomica Paesi e Sapori. Durante la manifestazione ognuna delle Proloco e Associazioni partecipanti proporr&amp;amp;#224; un piatto tipico, promuovendo cos&amp;amp;#236;, con il linguaggio universale del gusto il territorio e le sagre che si terranno nella zona durante il periodo estivo. 

Gli stand gastronomici si apriranno sabato 20 maggio 2017 a partire dalle 18.00, dando inizio alla degustazione delle numerose specialit&amp;amp;#224; accompagnate dai vini locali, in particolare dal Dolcetto D.O.C. e dall’OVADA D.O.C.G. Dopo un flash mob, in serata il pubblico sar&amp;amp;#224; intrattenuto con animazione, baby dance e con lo spettacolo musicale danzante dal vivo del gruppo ASD Mamborico.

A dare il via al programma domenicale sar&amp;amp;#224; la novit&amp;amp;#224; di quest’anno, pensata per i pi&amp;amp;#249; piccoli: Pompieropoli, l’iniziativa di grande successo dei Vigili del Fuoco che consente ai bambini di scoprire il mondo affascinante dei pompieri giocando, e imparando molte cose utili sulla sicurezza in casa e non solo. Oltre ad ammirare i mezzi dei Vigili del Fuoco, i bambini potranno cimentarsi in vari esercizi arrivando magari addirittura a impugnare un idrante per spegnare un incendio.

A partire dalle 10.30 di domenica si svolger&amp;amp;#224; anche MotorinOvada, 7&amp;amp;#176; Raduno di Ciclomotori d’epoca a rullo, monomarcia, turismo, scooter, sportivi e fuoristrada immatricolati entro il 1990.

Gli stand gastronomici riapriranno alle 12.00 per il pranzo e alle 18.00 per la cena. A partire dalle 19.00 la festa continua con l’intrattenimento musicale danzante del gruppo ASD Mamborico.

Quest’anno sar&amp;amp;#224; ospite della manifestazione il Comune francese di Point Saint Esprit.

Tutte le bont&amp;amp;#224; che si potranno gustare:

Pro Loco Battagliosi/Albareto – Fiazein (focaccino all’antica)
Pro Loco Cassinelle – Rosticciata mista con patate
Pro Loco Cimaferle – Focaccia al formaggio
Pro Loco Costa e Leonessa – Frittelle e patatine fritte
Pro Loco Mantovana – Salamini dell’anniversario
Pro Loco Montaldo Bormida – Farinata
Pro Loco Ovada – Bar 
Pro Loco Trisobbio – Piadine di polenta farcite
ANSPI Oratorio Silvano d’Orba – Dolci casalinghi
ASD Tagliolese CCRT – Agnolotti
Ass. Insieme per Castelletto – Fritto misto di pesce
Croce Verde Ovadese Onlus - Testaroli
Polisportiva Rocca Grimalda – Lasagne nella Peirbuieira
SOMS Silvano d’Orba – Fave, salame e pecorino
U.S. Moretti 70 – Spiedini di pecora con panisette


Ovada e i comuni dell’ovadese si trovano in una zona singolare, al confine tra la Liguria e il Piemonte. Questa caratteristica geografica e storica del territorio si rispecchia anche nelle sue tradizioni culinarie, che sono una vera e propria unione tra queste due meravigliose terre. Le specialit&amp;amp;#224; monferrine si abbinano cos&amp;amp;#236; ai deliziosi piatti di cucina povera ligure, come ad esempio la farinata. 
Tra gli antipasti della zona i pi&amp;amp;#249; importanti sono le verdure in bagna caoda, la carne cruda battuta al coltello, le acciughe in salsa verde, il vitello tonnato, le insalate di funghi freschi e gli immancabili salumi. 
A seguire, sono gli agnolotti a farla da padroni tra i primi piatti, di sfoglia sottile con il ripieno a base di carne e, ovviamente, la borragine, da consumarsi con il sugo o “bianchi” in una tazza fumante di vino Dolcetto d’Ovada. 
Altri piatti tipici dell’ovadese sono i ravioli alle verdure, tajarin ai funghi, la peirbureira di Rocca Grimalda, la polenta condita in vari modi, una volta piatto unico e oggi nuovamente ricercata. Nel periodo pasquale sono irrinunciabili gli andarini, piccolissimi gnocchi di farina da consumarsi in brodo. In stagione i funghi preparati e cucinati in vari modi dominano i secondi piatti. Ad essi si aggiungono il bollito misto, la selvaggina, gli arrosti, le torte verdi con erbe selvatiche, cime ripiene, il cappone bollito con salsa verde, il fritto misto alla piemontese.


PER INFORMAZIONI:

www.prolocoovada.it
iat@comune.ovada.al.it
Ufficio Iat Ovada 0143/821043

&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12688.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;PAESI E SAPORI OVADA (Alessandria) 20-21 Maggio 2017&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 15 May 2017 14:56:23 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12688.ashx</guid></item><item><title>Gita con Pinocchio tra Albenga, Alassio e Casanova Lerrone - Parte I., Casanova Lerrone, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12689.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12689.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12689/138277.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che la Liguria sia una regione stupenda si sa. Ma sar&amp;amp;#224; pi&amp;amp;#249; bella vista dalla costa dove possiamo perderci nei vicoli tra le case colorate affacciate sul mare, alzando ogni tanto lo sguardo sulle alture vestite del verde pastello degli uliveti, o al contrario, il suo fascino colpisce di pi&amp;amp;#249; dall’alto dove a fare da sfondo ai borghi fiabeschi &amp;amp;#232; il verde scuro delle catene montuose? Nel dubbio, abbiamo deciso di passare una giornata godendoci un po’ entrambi i lati di questa regione “verticale”, andando a scoprire alcune delle localit&amp;amp;#224; pi&amp;amp;#249; rinomate e affascinanti del Ponente savonese. 
La nostra gita inizia da Albenga, citt&amp;amp;#224; dove &amp;amp;#232; del tutto inevitabile camminare col naso all’ins&amp;amp;#249; e con la bocca aperta dallo stupore alla vista di cos&amp;amp;#236; tante splendide torri che spuntano ovunque dietro i palazzi e in fondo ai vicoli. Quelle del Vecchio Comune e della cattedrale sono le tre torri simbolo della citt&amp;amp;#224;, a ricordare gli antichi conflitti tra i poteri ecclesiastici e quelli comunali.  
Narra la leggenda che molti secoli fa in citt&amp;amp;#224; ci fosse un serpente che terrorizzava gli abitanti. In particolare rendeva impossibile recarsi da Albenga ad Alassio, uccidendo chiunque passasse per quella strada. Cos&amp;amp;#236; la popolazione fece una processione pregando San Michele Arcangelo, patrono della citt&amp;amp;#224;, di uccidere il tremendo rettile. Il miracolo non tard&amp;amp;#242; ad arrivare: durante la notte si vide un improvviso bagliore che dal cielo s’indirizzava verso un punto preciso della strada. Proprio l&amp;amp;#236; la gente trov&amp;amp;#242; il serpente ucciso. La cattedrale di San Michele Arcangelo, fondata verso le fine del IV secolo, &amp;amp;#232; tra gli edifici pi&amp;amp;#249; antichi della citt&amp;amp;#224;. La chiesa odierna sorge sul sito della costruzione paleocristiana e al suo interno custodisce preziosi affreschi e altre opere. 
Per niente intimoriti dall’eventuale presenza di un lontano parente del terribile rettile, visitiamo anche Alassio, citt&amp;amp;#224; del famoso Muretto, luogo portafortuna degli innamorati. Il giorno di San Valentino, infatti, le coppie si danno appuntamento sotto la celebre opera degli “amoreux” di Raymond Peynet, lasciando le loro lettere d’amore nella cassetta della posta collocata vicino alla scultura degli innamorati, opera di Eros Pellini. La prima delle ormai tantissime piastrelle colorate, firmate dai personaggi dell’arte, dello spettacolo e dello sport a essere collocata sul celebre Muretto di Alassio, &amp;amp;#232; stata quella di Ernest Hemingway. 
Per ammirare il panorama mozzafiato di Alassio dall’alto, raggiungiamo l’antica strada panoramica romana nel quartiere Santa Croce, dove &amp;amp;#232; situata l’omonima chiesa, edificata nel XI secolo dai monaci benedettini provenienti dalla vicina Isola Gallinara. Dal belvedere si apre una vista meravigliosa sull’isola dove San Martino, perseguitato dagli eretici, si rifugi&amp;amp;#242; per fare l’eremita per quattro anni.   
Dopo questi bei giri ad Albenga e ad Alassio, riprendiamo l’auto e ci avviamo verso le alture per scoprire la prospettiva meno gettonata, quella appunto che ci consente di ammirare il panorama da lass&amp;amp;#249;. Il primo comune dove ci fermiamo &amp;amp;#232; Garlenda, un luogo dove si arriva con la voglia di saltare in sella a un cavallo, e si scopre che oltre ai cavalli del maneggio ci sono anche quelli delle storiche Fiat 500 che avevano messo le ali sotto i piedi di generazioni di italiani nell’epoca del boom economico. Ha sede infatti proprio qui il Museo della Fiat 500, intitolato a Dante Giacosa, famoso ingegnere che ha progettato molti modelli della Fiat, tra cui la mitica Topolino. Ogni anno, nel primo weekend di Luglio, si svolge in paese la festa delle 500, con un grande raduno. Mentre Garlenda &amp;amp;#232; tra le mete preferite anche degli amanti del golf, tutto il territorio &amp;amp;#232; frequentato da numerosi escursionisti. 
Proseguendo verso Casanova Lerrone attraversiamo un paesaggio selvaggio e affascinante percorrendo una strada un po’ tortuosa, costeggiata da muretti a secco e dolcemente immersa negli uliveti. La voglia di passeggiare nel verde cresce man mano che avanziamo lungo questo percorso tipicamente ligure e non sar&amp;amp;#224; certo difficile soddisfarla. Siamo infatti vicini al Passo del Ginestro, un valico alpino che collega le province di Savona e di Imperia, particolarmente affascinante nella tarda primavera quando si &amp;amp;#232; nel pieno della fioritura delle ginestre. Ci sono diversi percorsi escursionistici anche del CAI che consentono di scoprire questi splendidi territori che possiamo perlustrare anche in sella a una moto o di divertenti quad che &amp;amp;#232; possibile noleggiare. 
I primi ”escursionisti” che si avventurarono da queste parti erano trib&amp;amp;#249; preistoriche, mentre il centro agricolo di Casanova Lerrone era noto circa sin dal X secolo. A ricordarci i secoli di storia attraversati da questo grazioso comune sparso, composto da frazioni colorate che spiccano dal verde sono il castello di Poggiolo nella localit&amp;amp;#224; di Bassanico e la fortificazione eretta dalla famiglia Doria presso il capoluogo comunale, oltre alle antiche rovine di qualche fortificazione e ai resti della quadrangolare torre detta &amp;amp;quot;di Ubaga&amp;amp;quot; nella frazione di Vellego. Ogni frazione vanta la sua bella chiesa, e uno degli edifici religiosi pi&amp;amp;#249; importanti &amp;amp;#232; il santuario di Nostra Signora della Visitazione nella frazione di Degna. Edificato sul luogo dell&amp;#39;apparizione mariana a una pastora sordomuta che secondo la leggenda ritrov&amp;amp;#242; l&amp;#39;uso della parola, custodisce al suo interno un gruppo ligneo attribuito allo scultore Anton Maria Maragliano. 
Dopo aver gironzolato tanto, decidiamo di fermarci per cena con un discreto languorino. Abbiamo scelto la nostra meta culinaria dopo aver letto le recensioni su Tripadvisor in merito al Ristorante Pinocchio situato nella frazione Vellego. Lasciamo l’auto nel comodo parcheggio della piazza antistante ed entriamo nel favoloso regno di Pinocchio dove ad accoglierci con grande gentilezza &amp;amp;#232; il titolare e chef Giandomenico Ermia.  
Ci accomodiamo nella sala arredata con eleganza mista a un tocco di rusticit&amp;amp;#224; e mentre dalla parete ci sorride la Fata Turchina, scambiamo quattro chiacchiere con il titolare. ”A fondare il ristorante sono stati i miei genitori Sara e Nino nel 1980. Erano reduci da un’esperienza ventennale nel campo della ristorazione e questo locale, da modesto ristorante di campagna, &amp;amp;#232; presto diventato un punto di ritrovo per tutto il territorio fino ad Albenga, citt&amp;amp;#224; dalla quale provenivano molti habitu&amp;amp;#232; tra cui anche i militari delle caserme ormai dismesse. Capita tuttora che qualcuno di loro faccia tappa da noi ricordando volentieri i tempi di allora. Inoltre, il Pinocchio &amp;amp;#232; sempre stato un punto di riferimento goloso anche per molti turisti stranieri, in particolare tedeschi che continuano a frequentare il ristorante.” Giandomenico &amp;amp;#232; il terzogenito di tre fratelli, e dalla fine del 2002 &amp;amp;#232; lui il titolare che porta avanti l’attivit&amp;amp;#224; che aveva iniziato ad amare e a vivere sin da piccolo. ”Il nome Pinocchio nasce proprio nel periodo in cui eravamo bambini: quella &amp;amp;#232; stata infatti la nostra favola preferita”, ricorda Giandomenico con un sorriso. Per la gioia dei bambini che sono con noi, Pinocchio &amp;amp;#232; sempre presente in vari angoli della sala, e ci sorride con simpatia mentre inziamo ad assaggiare gli antipasti.  
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12689.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Gita con Pinocchio tra Albenga, Alassio e Casanova Lerrone - Parte I.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 30 May 2017 14:10:15 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12689.ashx</guid></item><item><title>Gite e relax nel verde tra un giro in bici e una cena sfiziosa: un weekend a Gavi - Parte I., Gavi, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12675.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12675.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12675/138116.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sul cartello che indica la strada che dobbiamo percorrere, c’&amp;amp;#232; scritto Gavi Ligure. Non &amp;amp;#232; un errore, anche se ci troviamo nel Basso Piemonte, ma un toponimo che racchiude in s&amp;amp;#233; la  particolarit&amp;amp;#224; di questo territorio al confine tra la Liguria e il Piemonte. Gavi &amp;amp;#232; famosa per il suo vino bianco, il Cortese di Gavi docg, coltivato sulle colline circostanti che caratterizzano un paesaggio chiaramente monferrino. Ma nella sua architettura e nel suo dialetto si riconosce altrettanto evidentemente l’impronta ligure che ben sei secoli di appartenenza al Genovesato hanno lasciato su questa citt&amp;amp;#224;.  
Attraversato dal torrente Lemme, Gavi sorprende con i suoi colori vivaci, molto liguri, e affascina con i suoi terrazzi fioriti, con i suoi muri affrescati dalle tonalit&amp;amp;#224; pastello che spiccano sullo sfondo verde scuro delle colline che abbracciano l’abitato.   
Iniziamo la nostra passeggiata lungo una stradina che costeggia il centro storico e ammiriamo le vecchie casette che si affacciano sulle colline e sui vigneti. Qui le atmosfere rurali si mischiano alla storia e all’arte, presente a ogni angolo. Come prima sorpresa, ci imbattiamo in una simpatica torretta attraverso i cui archi si apre una vista mozzafiato sulla vegetazione circostante: si tratta del Portino, una costruzione duecentesca, unica superstite delle quattro porte di accesso al borgo che un tempo erano parti integranti di un sistema di mura che scendevano dal Forte circondando l’intero abitato di Gavi.  
Il Forte &amp;amp;#232; il monumento pi&amp;amp;#249; imponente di Gavi: &amp;amp;#232; una fortezza militare di notevoli dimensioni che sovrasta la citt&amp;amp;#224;. Ben visibile da ogni stradina, ricorda ai gaviesi la loro storia, costellata anche di numerose battaglie in cui la citt&amp;amp;#224; ha dovuto difendersi dal nemico. Non c’&amp;amp;#232; da meravigliarsi se una costruzione cos&amp;amp;#236; particolare &amp;amp;#232; capace anche di stimolare la fantasia degli abitanti, dando vita a delle leggende. Se ogni castello che si rispetti, vanta la presenza almeno di un fantasma, una fortezza non pu&amp;amp;#242; certo accontentarsi di meno di un intero esercito di fantasmi: &amp;amp;#232; esattamente quanto starebbe accadendo a Gavi. C’&amp;amp;#232; chi giura di aver visto in tempi recenti un esercito di agguerrite milizie romane marciare verso il Forte, mentre si udivano gli inni al dio Marte cantati a squarciagola dai soldati. 
Oggi Gavi &amp;amp;#232; meta del turismo enogastronomico e viene scelta dai viaggiatori amanti dei paesaggi collinari e del buon vino, secoli fa fu invece tappa dei pellegrini in viaggio verso il santuario di San Giacomo di Compostela. Scopriamo infatti che la bellissima chiesa di San Giacomo Maggiore, di cui abbiamo appena ammirato la facciata in purissimo stile romanico, fu costruito sui resti di un ospizio per i pellegrini.  
Il nostro “pellegrinaggio” turistico continua nella direzione del santuario di Nostra Signora della Guardia, nei pressi del quale raggiungeremo la nostra dimora per questo weekend, la Tenuta della Guardia. Per visitare il santuario ci basta percorrere in pochissimi minuti di auto, senza l’utilizzo del navigatore, una comoda strada asfaltata che dopo poche curve ci porta sul colle dei Turchini dove si erge il luogo di culto mariano avvolto in un’atmosfera di pace carica di storia e intrisa di leggende. La prima cappella con la statua in onore della Vergine della Guardia fu costruita infatti nel 1746, a seguito del voto di un certo Giacomo Bertelli che durante l’assedio dell’esercito austro-sardo promise che se la sua casa fosse stata salva, avrebbe costruito un luogo di culto dedicato alla Vergine. Successivamente, nel 1817 fu invece un evento ritenuto miracoloso, una pioggia abbondante invocata con una processione dopo un duro periodo di siccit&amp;amp;#224; a convincere il sacerdote Tommaso Bertelli a erigere un vero e proprio santuario, i cui lavori furono ultimati nel 1861.  
Dopo aver ammirato questo splendido monumento e il panorama mozzafiato che dal suo sagrato si apre sul paesaggio circostante e sul Forte di Gavi, ci spostiamo nella vicinissima Tenuta della Guardia, immersa nel verde delle colline. Arrivando dal centro di Gavi, prima ancora del santuario, un cartello ben visibile indica il punto preciso dove svoltare a sinistra per arrivare nella Tenuta.  
Lasciamo l’auto nello spaziosissimo parcheggio e appena scendiamo, ci pervade un gradevolissimo senso di pace dovuto alla bellezza della natura e all’aria buona che si respira. Questa sensazione piacevole si consolida grazie alla calorosa accoglienza che riceviamo alla reception da parte di Carlotta la quale, insieme ad Alberto, ci fornisce tutte le informazioni riguardo al nostro soggiorno, dagli orari dei pasti ai comfort a disposizione, fino alle numerose opportunit&amp;amp;#224; di gite ed escursioni. &amp;amp;#200; sempre Carlotta ad accompagnarci nelle nostre camere: il nostro gruppo si divide tra un’elegante, spaziosa e luminosa suite situata al secondo piano e una camera matrimoniale arredata con gusto e freschezza a pianoterra. Ogni sistemazione della struttura &amp;amp;#232; dotata o di balcone privato o di patio, oltre a numerosi comfort tra cui il wifi o la televisione, ma anche un servizio cortesia per preparare il caff&amp;amp;#232; o il t&amp;amp;#233; in camera. Anche il nostro cagnolone &amp;amp;#232; stato accolto con simpatia, qui infatti in tema di amici a quattro zampe vige un criterio meritocratico: sono i benvenuti tutti i cani di qualsiasi taglia purch&amp;amp;#233; educati.   

&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12675.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Gite e relax nel verde tra un giro in bici e una cena sfiziosa: un weekend a Gavi - Parte I.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 11 Apr 2017 15:16:56 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12675.ashx</guid></item><item><title>Gite e relax nel verde tra un giro in bici e una cena sfiziosa: un weekend a Gavi - Parte II., Gavi, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12676.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12676.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12676/138125.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Durante il pomeriggio passiamo alcune ore di relax nel verde divertendoci con i bambini che possono scorrazzare e giocare liberamente sul vastissimo prato. Scopriamo anche che per fare la nostra prima gita non dobbiamo neanche allontanarci dalla tenuta: un sentiero, indicato con dei cartelli ci porta a passeggiare lungo il perimetro del prato e anche sulla collinetta di fronte agli spaziosi terrazzi della struttura.  
Dopo queste piacevoli attivit&amp;amp;#224; all’aria aperta arriviamo all’ora di cena con un discreto languorino. Mentre sorseggiamo un ottimo e freschissimo Gavi della cantina Nicola Bergaglio di Rovereto di Gavi, abbiamo anche l’occasione di scambiare quattro chiacchiere con la titolare Marina che gestisce la tenuta insieme al marito Nazario, con l’aiuto di mamma Carla e di un gruppo affiatato di collaboratori tra cui Maria, la governante – pilastro della struttura, che cura tutto, dalle camere ai fiori, come se fossero i suoi. A raccontarci la storia della tenuta &amp;amp;#232; proprio mamma Carla:
“Siamo di Milano, ma il nonno era di Gavi. A un certo punto mio marito Mario che durante l’infanzia aveva passato molto tempo dai nonni, ha sentito il desiderio di avvicinarsi alla natura, cos&amp;amp;#236; dopo un periodo di ricerche ha acquistato questa propriet&amp;amp;#224; che all’epoca era composta da una casa padronale e da un enorme fienile, circondati da un bel terreno. Con la ristrutturazione del fienile &amp;amp;#232; nata l’idea di creare un agriturismo che &amp;amp;#232; stato inaugurato nel 2005 e ampliato nel 2009 con l’aggiunta delle camere del piano di sotto. Negli ultimi anni la struttura ha cambiato volto trasformandosi nella tenuta di oggi che dell’agriturismo iniziale conserva l’atmosfera bucolica e il clima famigliare”. Creare questo angolo di pace immerso tra le colline era il grande sogno di pap&amp;amp;#224; Mario che si &amp;amp;#232; sempre dedicato a questo progetto con profondo amore, mentre del lato estetico degli ambienti si &amp;amp;#232; occupata mamma Carla, dotata di uno spiccato senso dell’arte che si rispecchia in mille dettagli, dalle nicchie di vetro colorato del corridoio agli oggetti d’arte del bistrot dove stiamo cenando.  
Oltre che per dei soggiorni di relax e per delle cene tra amici o in famiglia, la tenuta, grazie ai suoi ampi spazi arredati con gusto ed eleganza e grazie al suo vasto giardino e alla grande sala ristorante &amp;amp;#232; una location ideale anche per eventi e feste, infatti viene spesso scelta sia per battesimi e cresime che per matrimoni. “Anche noi ci siamo sposati qui, anzi, il ristorante &amp;amp;#232; stato inaugurato proprio con il nostro matrimonio”, ricordano Marina e Nazario.  
La cucina &amp;amp;#232; caratterizzata da una scelta ben circoscritta e accurata di piatti che si ispirano alla tradizione del territorio risultando molto graditi anche ai frequenti ospiti stranieri. “Anche il concetto di bistrot nasce da questa esigenza”, ci spiegano i titolari. Certe sere organizziamo delle degustazioni di salumi e formaggi del territorio, serviti insieme a delle focacce, da accompagnare con i celebri vini della zona”. 
Abbiamo anche noi il piacere di assaggiare un ricco tagliere di salumi tortonesi di eccellente qualit&amp;amp;#224; con dei formaggi selezionati, sia del territorio che non, tutti squisiti e molto particolari. Ci piacciono tantissimo anche i frittini sfiziosi, che spaziano tra verdure e polpettine, fino alla tipica panissa ligure. 
Queste e le altre bont&amp;amp;#224; nascono dalle idee dello chef supervisore Antonio, vero deus ex machina della cucina che sa sempre stupire con la qualit&amp;amp;#224; dei piatti da lui concepiti, apprezzatissimi sia da chi cerca i sapori tradizionali, che da chi si avvicina alla cucina italiana per la prima volta. In sala invece &amp;amp;#232; Gioele a gestire con professionalit&amp;amp;#224; e simpatia le ordinazioni degli ospiti.    
Tra i primi piatti scegliamo i tipici ravioli col sugo di brasato, un piatto che ci conquista con il suo carattere gradevolmente saporito, mentre i nostri amici optano per il risotto al Gavi, che viene preparato con verdure o con gamberetti. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con i famosi vini delle cantine della zona, tra cui, oltre al Gavi, apprezziamo particolarmente anche il Barbera della cantina La Caplana. Proseguiamo con il simpatico e buonissimo “maialino va per boschi”, ovvero dei filetti di maialino, molto teneri e saporiti grazie alla cottura lentissima che dura per una notte intera. Un’altra pietanza che ci incanta &amp;amp;#232; la millefoglie di parmigiana: neanche in Sicilia abbiamo mai mangiato una parmigiana di melanzane cos&amp;amp;#236; gustosa, che qui viene preparata con una tecnica particolare, utilizzando fette sottilissime di melanzane che creano, appunto, l’effetto millefoglie. Infine, non ci resta che cedere alla dolce tentazione del tiramis&amp;amp;#249; fatto al momento, una delizia da non perdere. 
I piaceri della buona tavola ci accompagneranno per tutto il weekend, anche durante la colazione casalinga, composta da tante sfiziosit&amp;amp;#224; dolci e salate. Oltre ai croissant con marmellata e cioccolato e agli yogurt e ai cornflakes, non rinunciamo mai al buonissimo plumcake. Chi invece predilige una colazione salata, pu&amp;amp;#242; sbizzarrirsi tra il tagliere di prosciutto cotto del territorio, i formaggi selezionati e le uova, servite sia sode che sotto forma di frittate, provenienti da un vicino allevamento dove i polli sono trattati quasi da amici da parte dell’allevatore.    
Dopo un inizio di giornata cos&amp;amp;#236; delizioso non ci viene difficile affrontare delle escursioni in mezzo alla natura, spingendoci dentro il Parco delle Capanne di Marcarolo che si trova a due passi da qui, all’interno del quale scopriamo anche gli stupendi laghi del Gorzente. A individuare le mete giuste da visitare ci &amp;amp;#232; di grande aiuto anche l’opuscolo che abbiamo a disposizione in camera con tutte le informazioni pratiche in italiano e in inglese relative alle attrazioni del territorio. Non perdiamo neanche l’occasione di visitare alcune citt&amp;amp;#224; d’arte vicine, e di ripercorrere idealmente le strade battute dai grandi campioni di ciclismo Costante Girardengo e Fausto Coppi, entrambi originari di queste parti, all’interno dell’esposizone interattiva del Museo dei Campionissimi di Novi Ligure. Su prenotazione possiamo visitare anche alcune cantine della zona, ma non &amp;amp;#232; un problema neanche fare un salto a Genova per visitare l’Acquario o il Salone Nautico: il treno dalla vicinissima Arquata Scrivia pu&amp;amp;#242; arrivare nella Superba anche nel giro di una mezz’oretta. Gavi &amp;amp;#232; la meta ideale anche degli amanti della moda: non rinunciamo nenache noi a un sano giro di shopping presso il vicinissimo Serravalle Designer Outlet.  
Dopo le gite &amp;amp;#232; sempre bello ritornare nel verde abbraccio della tenuta dove le ore scorrono tra rigenerante relax, momenti di gioco con i bambini e piacevoli chiacchierate sul terrazzo o sul balcone sorseggiando una fresca bevanda. Al tramonto ci capita perfino di intravedere un paio di simpatici caprioli i quali, spinti dalla curiosit&amp;amp;#224;, vincono per qualche minuto la propria innata timidezza facendosi vedere sul ciglio del prato: un regalo della natura che ci porteremo nel cuore e che magari ritroveremo ancora durante la nostra prossima vacanza presso la tenuta. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.gavi.al.it
www.tenutadellaguardia.it
Tenuta della Guardia
Loc. Nebbioli, 44 Gavi (AL)
Tel.: 335/8155166 &lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12676.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Gite e relax nel verde tra un giro in bici e una cena sfiziosa: un weekend a Gavi - Parte II.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 11 Apr 2017 15:33:11 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12676.ashx</guid></item><item><title>Gita con Pinocchio tra Albenga, Alassio e Casanova Lerrone - Parte II., Casanova Lerrone, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12690.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12690.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12690/138289.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La cucina &amp;amp;#232; quella tipica ligure e italiana che nei decenni ha sempre affascinato gli ospiti del locale, e che oggi viene ogni tanto leggermente rivisitata dallo chef. Uno dei fiori all’occhiello del ristorante &amp;amp;#232; la vastissima scelta di antipasti: ne vengono sempre preparati circa una dozzina, a cominciare dallo sfizioso pinzimonio di verdure. Al nostro arrivo infatti, ci viene offerto un cestino di verdure da assaggiare col pat&amp;amp;#232; di olive taggiasche, acciughe e pomodori secchi e accompagnate col pane abbrustolito nella stufa a legna. Dopo le verdure ci arriva in tavola un cestino con tre tipi di salami: piccante, cacciatorino di maiale e salame d’asino che gustiamo con delle fave fresche del territorio. Assaggiamo anche vari prosciutti di qualit&amp;amp;#224; tagliati in sala e serviti con della frutta di stagione, cos&amp;amp;#236; come un delizioso carpaccio di carne con rucola, grana e mandorle. Ci piacciono molto anche il bollito con la salsa verde servito come antipasto, l’insalata russa fatta in casa, i filetti di peperone sott’olio, i fagiolini passati con burro, parmigiano e pancetta e il tomino con marmellata di peperoni. Non rinunciamo nemmeno ad assaggiare alcuni altri antipasti della tradizione ligure tra cui il baccal&amp;amp;#224; con patate, la torta di bietole e riso, la panissa fritta, i fiori di zucca ripieni e la frittata di borragine.  
Tutto viene preparato fresco, con l’utilizzo di materie prime di eccellente qualit&amp;amp;#224;, tra cui frutta e verdura di stagione della Piana d’Albenga e in parte proveniente dall’orto della struttura. Continuiamo con degli squisiti ravioli fatti in casa con la pasta bianca e fine, preparata al momento con poche uova, ripieni di bietole e patate e conditi con burro e salvia. Restando in tema di tradizioni, non perdiamo certo l’occasione per gustare i tagliolini al pesto con fagiolini e patate bollite, ma fanno proseliti nel nostro gruppo anche gli gnocchi al Castelmagno. 
Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con gli ottimi vini della casa, principalmente con del Barbera piemontese, con del Chardonney e con un fresco rosato. 
Restiamo nelle tradizioni anche scegliendo le pietanze tra cui l’irrinunciabile coniglio alla ligure. Alcuni di noi optano per le costine d’agnello alla griglia e per il roast beef, mentre c’&amp;amp;#232; anche chi, ispirato dai folti boschi circostanti, preferisce il cinghiale in umido. In inverno potremo gustare anche il brasato cotto col vino rosso, mentre stavolta riscuotono grande successo anche le lumache alla ligure, al punto che una nostra amica decide di voler provare a preparale anche a casa, cos&amp;amp;#236; chiede la ricetta a Giandomenico il quale non &amp;amp;#232; affatto restio a rivelarcela. (v. ricetta in fondo all’articolo) 
A ricordarci che siamo in una favola, contribuiscono anche i dolci fatti in casa: una miriade di sfiziose tentazioni a cui nessuno di noi prova a opporre resistenza. Eccoci allora a goderci la cr&amp;amp;#232;me caramel, la panna cotta, i semifreddi alla fragola o al miele col croccantino dentro, ma anche la mousse alle nocciole e il tiramis&amp;amp;#249;. Ci deliziano anche la torta di mandorle o con la frutta fresca, cos&amp;amp;#236; come le crostate con la marmellata a cui durante l’inverno si aggiunge anche lo strudel di mele. I bambini vanno pazzi per i budini e siamo tutti conquistati dal tortino col cuore caldo di cioccolato con pere.  
Una cena luculliana come questa a un prezzo anch’esso favoloso: 30 euro in tutto, comprensivi di due dolci e dei vini della casa. Tornando qui il gioved&amp;amp;#236; nei mesi di di luglio, agosto e settembre potremo godersi la fantastica grigliata reale di carne fatta con quattro tagli di carne, due contorni, due dolci e i vini della casa a 23 euro in tutto. 
Uno dei punti di forza del locale sono proprio le serate a tema, occasioni golose e divertenti che riscuotono sempre grande successo. Pu&amp;amp;#242; capitare di assistere a una cena con delitto, a una cena medievale, cos&amp;amp;#236; come a serate di musica dal vivo e addirittura con ballerine brasiliane di samba o con danzatrici del ventre. Il 2 giugno avr&amp;amp;#224; luogo un evento in occasione della Festa della Repubblica che coinvolger&amp;amp;#224; diverse localit&amp;amp;#224; dei dintorni con la partecipazione di Antonio Ricci e di Jimmy Ghione di Striscia la Notizia.  
Tradizione e sapori lontani si sposeranno benissimo durante la Festa dell’Asado, celebrata venerd&amp;amp;#236; 25 agosto dal signor Mario insieme al Comitato San Giuliano. Si tratta di un evento ormai tradizionale che nasce grazie agli emigrati dell’entroterra chiavarese in Argentina i quali, una volta tornati in patria hanno ”importato” l’arte di preparare l’asado con un metodo anche suggestivo da vedere che consiste nel cuocere una pancia di mucca disposta su delle croci di ferro sulla brace di un grande fal&amp;amp;#242; e spennellata con vari intingoli alle erbe. 
Sono dunque tante le occasioni che ci potranno far tornare qui anche prossimamente e sar&amp;amp;#224; sempre un piacere farlo: ci aspettano nuove escursioni sui sentieri abbracciati dagli uliveti, da far seguire da cene succulente in compagnia di amici tra cui l’amico d’infanzia di tutti, Pinocchio. 
 
Francesca Bertha
www.francescabertha.it

PER INFORMAZIONI:
www.comune.casanovalerrone.sv.it
Ristorante Pinocchio
www.agripinocchio.it
Piazza Giardino, 70 fraz. Vellego 
Casanova Lerrone (SV)
Tel.: 0182/74168  334/1582634
APERTO da ottobre a giugno: sabato sera e domenica a pranzo
da luglio fino a fine settembre: gioved&amp;amp;#236;, venerd&amp;amp;#236;, sabato a cena, domenica a pranzo e cena
www.sudestraid.com
www.escursioniquadliguria.com


Ricetta Lumache alla ligure

Prendiamo delle lumache vignaiole da allevamento gi&amp;amp;#224; spurgate. 
Prepariamo la salamoia con 10 litri di acqua, timo abbondante, rosmarino, salvia, origano, abbondante sale, aceto di vino rosso. La facciamo bollire per un’ora, dopodich&amp;amp;#233; scoliamo e laviamo le lumache, tenendole da parte belle pulite. 
Prepariamo il fondo di cipolle con aglio e prezzemolo, rosolando bene. Aggiungiamo le lumache con del sale grosso, abbondante vino bianco, acqua, concentrato di pomodoro e un po’ di peperoncino. Lasciamo cuocere per un’ora finch&amp;amp;#233; il sugo si riduce. Se necessario, si aggiusta con acqua e spezie. 
Alla fine aggiungiamo una battuta di prezzemolo e menta e dopo una cottura finale di dieci minuti siamo pronti per servire le squisite lumache alla ligure.
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12690.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Gita con Pinocchio tra Albenga, Alassio e Casanova Lerrone - Parte II.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 30 May 2017 14:23:48 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12690.ashx</guid></item><item><title>Ovada: Vino e Tartufi – sabato 19 e domenica 20 novembre 2016 Ovada (AL), Ovada, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12627.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12627.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12627/137403.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sorseggiando il Dolcetto in compagnia dei tartufi bianchi pi&amp;amp;#249; belli e pi&amp;amp;#249; buoni: nel caratteristico centro storico della citt&amp;amp;#224; monferrina torna la fortunatissima manifestazione dedicata alle eccellenze locali

“Ovada: Vino e Tartufi” giunge quest&amp;#39;anno alla sua settima edizione.
La manifestazione organizzata dalla Pro Loco di Ovada e del Monferrato Ovadese con la collaborazione dell&amp;#39;Enoteca Regionale di Ovada ed il patrocinio del Comune di Ovada, si arricchisce quest&amp;#39;anno di numerosi eventi legati ai due prodotti principe del territorio ovadese: il Dolcetto di Ovada (Ovada Docg e Dolcetto d&amp;#39;Ovada Doc) e il tartufo bianco. 

Numerosi i produttori vitivinicoli che anche quest&amp;#39;anno hanno aderito all&amp;#39;evento che rappresenta un raro ma importante momento di contatto e confronto con il pubblico: durante la giornata di domenica, all&amp;#39;interno dei cortili e sotto i porticati pi&amp;amp;#249; caratteristici del centro storico di Ovada, i produttori attenderanno i visitatori che avranno la possibilit&amp;amp;#224;, acquistando il bicchiere della manifestazione, di degustare la migliore produzione vitivinicola della zona. Vini di grande qualit&amp;amp;#224; che oggi come mai prima d&amp;#39;ora hanno ottenuto numerosi consensi dai massimi esperti del settore, prodotti simbolo della vocazione vitivinicola dell&amp;#39;Ovadese spiegati da coloro che ogni giorno portano avanti con passione e grande competenza la tradizione del territorio. 

&amp;amp;#200; legato alla zona ovadese anche l&amp;#39;altro protagonista dell&amp;#39;evento: il tartufo bianco - Tuber  Magnatum Pico. All&amp;#39;interno della splendida cornice della Loggia di San Sebastiano (antica parrocchiale di Ovada) i trifolau esporranno il loro profumatissimi tartufi bianchi di esclusiva provenienza locale. 

Torna con Ovada Vino &amp;amp;amp; Tartufi anche il “Concorso Tartufo Ovadese”. 
Domenica 20 Novembre presso la Loggia di San Sebastiano oltre alla consueta Mostra Mercato dei Tartufi Bianchi delle Colline Ovadesi verranno premiati i migliori Tartufi Ovadesi (1&amp;amp;#176;, 2&amp;amp;#176; e 3&amp;amp;#176; Classificato).

Una giuria tecnica esaminer&amp;amp;#224; tutte le caratteristiche dei pregiati tartufi bianchi  per designare i migliori. I tartufi per essere ammessi al concorso dovranno avere un peso minimo di 100 grammi e verranno giudicati da apposita giuria che ne valuter&amp;amp;#224; il profumo, la forma, il colore, le dimensioni e tutti gli elementi atti a distinguere qualitativamente il tartufo.
Il concorso &amp;amp;#232; riservato esclusivamente ai tartufai ammessi alla Mostra Mercato del Tartufo.
La giuria esaminer&amp;amp;#224; i tartufi in concorso tra le ore 9:00 e le ore 10:30. Il giudizio sar&amp;amp;#224; da ritenersi insindacabile.
L&amp;#39;apertura al pubblico &amp;amp;#232; fissata alle ore 10:00 e si protrarr&amp;amp;#224; sino ad esaurimento dei tartufi e comunque fino al tardo pomeriggio. 

Piazza San Domenico ospiter&amp;amp;#224; anche un Mercato di prodotti tipici locali: formaggi, marmellate, sciroppi di frutta,  miele e cioccolato.

Un colorato trenino porter&amp;amp;#224; i visitatori alla scoperta degli angoli pi&amp;amp;#249; caratteristici e nascosti della cittadina ed anche per i pi&amp;amp;#249; piccoli saranno previsti momenti di svago.

In Piazza Garibaldi sar&amp;amp;#224; allestita una zona per intrattenere i pi&amp;amp;#249; piccoli con uno scivolo gonfiabile.

Quest&amp;#39;anno l&amp;#39;evento sar&amp;amp;#224; anticipato da una serie di iniziative che coinvolgeranno i bar di Ovada che con la collaborazione dell&amp;#39;Enoteca Regionale di Ovada, proporranno ai visitatori a partire dal 29 ottobre e per tutto il mese di novembre, le migliori etichette di Ovada Doc e Ovada Docg dell&amp;#39;Ovadese.
Novit&amp;amp;#224; di quest&amp;#39;anno un comodo bus – navetta che collegher&amp;amp;#224; la stazione di Ovada a piazza XX Settembre consentendo a tutti coloro che arriveranno in citt&amp;amp;#224; in treno da Genova o da Acqui Terme un collegamento comodo per raggiungere il centro storico di Ovada.
Il Ristorante Pro Loco sar&amp;amp;#224; allestito al Centro Polisportivo Geirino con apertura: 
Sabato 19 novembre dalle ore 19:00 e 
Domenica 20 dalle ore 12:00. 
Verranno serviti piatti della tradizione. 

Se i vini prodotti sulle dolci colline del Monferrato ovadese sono tra i pi&amp;amp;#249; famosi d’Italia, il tartufo bianco di questo territorio non &amp;amp;#232; certo da meno: Gioacchino Rossini lo defin&amp;amp;#236; “il Mozart dei funghi”, giudizio confermato anche dalle ricerche svolte da Raoul Molinari e Giordano Berti su cronache risalenti fino al Medioevo, ma anche su lettere di viaggiatori del Settecento: tutti concordano sullo straordinario aroma e qualit&amp;amp;#224; dei tartufi bianchi di queste terre, vera prelibatezza altamente apprezzata gi&amp;amp;#224; in passato. 
La manifestazione dedicata ai vini e ai tartufi &amp;amp;#232; sempre un po’ come l’incontro tra Bacco e Giove: se Bacco &amp;amp;#232; il dio del vino, secondo il poeta romano Giovenale, l’origine del tartufo si deve invece a un fulmine scagliato da Giove in prossimit&amp;amp;#224; di una quercia. Sempre grazie alla mitologia di Giove, al tartufo si sono da sempre attribuite anche delle qualit&amp;amp;#224; afrodisiache. 

Verso gli Stati generali del Dolcetto 2016
“Giornata di studi sulle eccellenze del Monferrato ovadese”

Sabato 19 novembre alle ore 15:30 presso l’Enoteca Regionale di Ovada e del Monferrato si terr&amp;amp;#224; l’ormai consueto momento di riflessione e studio alla vigilia dell’importante manifestazione Ovada Vino e Tartufi, organizzata dalla Pro Loco di Ovada e del Monferrato Ovadese, che si terr&amp;amp;#224; domenica 20 Novembre per le vie della citt&amp;amp;#224;.
Quest’anno il tema che si intender&amp;amp;#224; sviluppare &amp;amp;#232; quello delle peculiarit&amp;amp;#224; del Dolcetto, un grande vitigno della tradizione piemontese, che merita di essere riscoperto, l’appuntamento sar&amp;amp;#224; intitolato “Verso gli Stati generali del Dolcetto”.
Proprio con questo spirito, l’Associazione Enoteca Regionale ha deciso di coinvolgere le altre due zone del Piemonte, che hanno meritato il riconoscimento di DOCG, Diano d’Alba e Dogliani.
Per la prima volta la zona ovadese si pone al centro dell’esperienza di crescita di questo vitigno, proprio per dimostrare quanto tutto il territorio stia sempre di pi&amp;amp;#249; agendo concretamente per far tornare il Dolcetto ad alti livelli di riconoscibilit&amp;amp;#224;, grazie anche ad un livello di qualit&amp;amp;#224; sempre in crescita.
L’appuntamento del 19 Novembre vedr&amp;amp;#224; la partecipazione di Gigi Brozzoni curatore della Guida Veronelli, Maurizio Gily docente dell’Universit&amp;amp;#224; del Gusto di Pollenzo e Pietro Stara di Intravino.
Questi tre esperti, oltre a essere riconosciuti a livello nazionale, hanno dimostrato pi&amp;amp;#249; di una volta un’attenzione e una conoscenza per la nostra zona, ma allo stesso tempo potranno assicurare un dibattito di alto livello e interesse che sar&amp;amp;#224; moderato dal giornalista de “La Stampa” Daniele Prato.
A seguire un’interessantissima degustazione guidata ma “alla cieca” di dieci vini delle tre Denominazioni, che sar&amp;amp;#224; l’occasione per confrontare e per comprendere le diversit&amp;amp;#224; e le unicit&amp;amp;#224; dei grandi prodotti che potremo conoscere meglio.
“Con questo evento crediamo di poter raggiungere due obiettivi, assicurare all’importante manifestazione Ovada Vino e Tartufi un momento di studio e di approfondimento, inoltre poter iniziare un confronto con le altre due zone vocate al Dolcetto, siamo sicuri che questa sia solo la prima occasione di confronto tra le nostre realt&amp;amp;#224;” dichiara Stefano Ferrando, vice presidente dell’Enoteca Regionale di Ovada e del Monferrato.


PER INFORMAZIONI:
www.prolocoovada.it
www.iatovada.it
Iat Ovada 
0143/821043
Facebook: Proloco Ovada
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12627.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Ovada: Vino e Tartufi – sabato 19 e domenica 20 novembre 2016 Ovada (AL)&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 12 Nov 2016 16:16:41 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12627.ashx</guid></item><item><title>Tra navigatori e pellegrini nel cuore di Genova - Parte I., Genova, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12629.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12629.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12629/137445.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un meraviglioso anfiteatro naturale che si affaccia sul porto pi&amp;amp;#249; importante d’Italia e che accoglie il viaggiatore con uno spettacolo mozzafiato di case colorate, di mare, di alture, di creuze scoscese che sfiorano antiche cappelle, di palazzi sfarzosi, di barche e di navi provenienti da tutte le parti del mondo: ecco una prima immagine di Genova, nota storicamente come “La Superba”, per otto secoli cuore di una potente repubblica marinara e oggi importante citt&amp;amp;#224; d’arte e meta di turisti internazionali. Arrivare qui, specie se dalla pianura avvolta dalla nebbia o da qualche citt&amp;amp;#224; immersa nello smog invernale, &amp;amp;#232; come una sferzata di luce, di calore e di poesia. Basta un raggio di sole e le case colorate si illuminano come tanti tasselli di un arcobaleno e passeggiando per il suggestivo Porto Antico &amp;amp;#232; inevitabile che nelle nostre orecchie risuonino le ormai leggendarie canzoni di Fabrizio De Andr&amp;amp;#232;.
Visitare Genova &amp;amp;#232; un grande viaggio nel viaggio. Dalle emozionanti mostre interattive del Galata Museo del Mare, il pi&amp;amp;#249; grande museo marittimo del Mediterraneo, arriviamo ai Tropici, ma anche all’Antartide passando per le profondit&amp;amp;#224; del Mar Mediterraneo e per i colori della barriera corallina grazie a ben quindicimila animali curiosissimi tra pesci, mammiferi marini, rettili, anfibi e uccelli che possiamo ammirare nelle settanta vasche dell’Acquario. Il Museo di Storia Naturale, fondato nel 1867 dal celebre esploratore e naturalista Giacomo Doria, custodisce un inestimabile patrimonio zoologico composto da oltre 4,5 milioni di reperti provenienti da ogni latitudine. L’esposizione di seimila esemplari &amp;amp;#232; molto apprezzata anche dagli esploratori pi&amp;amp;#249; piccoli che possono partecipare a una grande quantit&amp;amp;#224; di attivit&amp;amp;#224; didattiche tra cui la Notte al Museo: una serata dedicata a giochi e laboratori, maschere da animali, storie della natura e poi tutti a dormire in sacco a pelo, sotto lo sguardo vigile dello scheletro fossile del colossale Elefante antico. 
Dal porto, attraversando piazza Caricamento, raggiungiamo la Sottoripa, dove si trovano i pi&amp;amp;#249; antichi porticati pubblici d’Italia, realizzati tra il 1125 e il 1133. Ci avventuriamo anche nei caruggi dell’antico quartiere medievale e dopo, percorrendo via San Lorenzo, arriviamo alla Cattedrale omonima, eretta sul luogo dove, secondo la leggenda, San Lorenzo e papa Sisto II, diretti in Spagna, furono ospitati presso una casa. Dopo l’uccisione del santo, in zona sorse una cappella e poi una chiesetta in suo ricordo, mentre la splendida cattedrale, con la facciata a strisce bianche e nere in tipico stile ligure, fu consacrata nel 1118, a lavori non ancora ultimati. In realt&amp;amp;#224; l’edificio religioso rimase incompiuto: secondo il progetto originale avrebbe dovuto avere due torri campanarie, ma a causa della morte dell’architetto, quella di sinistra non venne mai completata. All’interno della chiesa a tre navate si possono ammirare numerosi meravigliosi affreschi e altre opere d’arte di tutte le epoche. 
Proseguendo lungo la salita, raggiungiamo Porta Soprana, che in epoca medievale fu la principale porta d’accesso alla citt&amp;amp;#224;. A pochi metri di distanza dalle sue due eleganti torri, visitiamo la casa - museo di Cristoforo Colombo, tra le cui mura il futuro navigatore visse in giovent&amp;amp;#249;, tra il 1455 e il 1470. Ci raccontano che la modesta casa, andata probabilmente distrutta durante il bombardamento di Genova del 1684 ad opera del Re Sole, fu ricostruita nel Settecento.   
E’ legata invece a delle importanti vittorie belliche genovesi (contro Pisa nel 1284 e contro Venezia nel 1298) la costruzione dello splendido Palazzo Ducale, restaurato per le Colombiadi del 1992, che oggi ospita delle mostre d’arte di grande rilievo. Dopo aver ammirato l’attigua piazza De Ferrari, la piazza principale della citt&amp;amp;#224;, decidiamo di fare un giro tra i caruggi infilandoci in un caratteristico vicolo proprio di fronte a Palazzo Ducale. Dopo pochi passi siamo in piazza delle Erbe, ritenuta il fulcro della movida genovese. Sopra le case sei-settecentesche svetta il campanile, una torre nolare ottagonale decorata con fregi e con un doppio ordine di bifore e trifore, della bellissima chiesa di San Donato, l’esempio pi&amp;amp;#249; rilevante di romanico genovese risalente al XII secolo.
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12629.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Tra navigatori e pellegrini nel cuore di Genova - Parte I.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 16 Nov 2016 15:14:48 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12629.ashx</guid></item><item><title>Tra navigatori e pellegrini nel cuore di Genova - Parte II., Genova, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12630.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12630.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12630/137455.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando Cristoforo Colombo part&amp;amp;#236; per il suo viaggio che avrebbe ridisegnato il mappamondo, anche la mappa della citt&amp;amp;#224; di Genova stava per essere notevolmente ridisegnata. L’aristocrazia genovese decise di creare dal nulla un grande quartiere di rappresentanza, destinando un’area degradata e periferica ad accogliere le residenze di alcune delle principali famiglie della citt&amp;amp;#224;; nel giro di pochi anni sorsero cos&amp;amp;#236; due sequenze parallele di grandi palazzi, per lo pi&amp;amp;#249; dotati di cortili colonnati, di giardini pensili e di stupende sale affrescate. Lungo l’odierna via Garibaldi si possono ammirare tra l’altro Palazzo Tursi, Palazzo Rosso e Palazzo Bianco che costituiscono il prestigioso percorso dei Musei di Strada Nuova.
Restiamo sulle orme dei grandi viaggiatori anche visitando, vicino alla stazione ferroviaria di Principe, l’antichissimo Ospitale di San Giovanni di Pr&amp;amp;#232;, costruito nel 1180. Gestito dai frati Ospitalieri, l’edificio nacque per offrire assistenza e supporto ai pellegrini e ai crociati che si recavano nella Terrasanta. 
Il nostro “pellegrinaggio” nella storia genovese continua a tavola nell’attigua salita di San Paolo, un vicolo dal fascino suggestivo dove ci accomodiamo presso i tavoli della Trattoria da Mario. Siamo in un palazzo storico, all’interno di un locale secolare. “Questo era uno dei cantinoni di una volta, che noi abbiamo trasformato in trattoria nel 1982”, ricorda il titolare Aldo Russo che gestisce l’attivit&amp;amp;#224; da ormai trentacinque anni. L’atmosfera famigliare, lo stile che condisce la tradizione genovese con emozioni cinematografiche legate al grande Tot&amp;amp;#242; grazie a delle immagini in bianco e nero sulle pareti, ci mettono subito a nostro agio. Siamo a pochi metri dal mare e il mito dei grandi navigatori ci accompagna anche durante la cena a base principalmente di pesce, che non trascura per&amp;amp;#242; neanche alcune specialit&amp;amp;#224; della tipica cucina ligure di terra. Passione e qualit&amp;amp;#224; sono tra gli ingredienti pi&amp;amp;#249; importanti dei piatti, sempre abbondanti, della trattoria. “Utilizziamo esclusivamente materie prime di alta qualit&amp;amp;#224;. Il piatto &amp;amp;#232; come il portafogli: ci trovi quello che ci metti”, ci confida il signor Aldo.
Iniziamo con una carrellata di antipasti di mare tra cui il polpo bollito, le cozze alla marinara, le acciughe e il salmone marinati. Tutto viene preparato in casa, compresa la marinatura dei pesci, come garanzia di una cucina autentica e genuina. I nostri amici carnivori scelgono invece un antipasto di squisiti prosciutti, salumi e formaggi.
Proseguiamo con i primi dove la tradizione marinara ha un suo trionfo gustoso tra le linguine con astice, il risotto alla pescatora, le penne al salmone e le linguine allo scoglio. Chi preferisce la cucina di terra, gusta le trofie al pesto, imperdibili a Genova, o dei ravioli alla bolognese. Non si pongono per&amp;amp;#242; limiti alla fantasia: su richiesta lo chef realizza anche piatti personalizzati. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini spaziando tra etichette campane, piemontesi, trentine e liguri. 
Tra le pietanze c’&amp;amp;#232; solo l’imbarazzo della scelta tra la buonissima frittura mista di pesce, gamberoni alla griglia o fritti, grigliata mista di pesce, il pesce spada o le cozze. Infine, non possiamo certo resistere alla vasta scelta di dolci della Bindi, una tentazione sempre piacevole a cui cedere.	 
Dopo questa bella gita a Genova siamo certi che il nostro veliero ideale ci riporter&amp;amp;#224; presto in questa citt&amp;amp;#224; dove resta sempre tanto altro da scoprire come suggerisce il suo slogan turistico “Genova more than this”. 

Francesca Bertha
www.francescabertha.it


PER INFORMAZIONI:
www.visitgenoa.it
www.museidigenova.it
www.acquariodigenova.it
www.trattoriadamariogenova.com
Trattoria Da Mario
Salita di San Paolo, 28r Genova
Tel.: 010/256469
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12630.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Tra navigatori e pellegrini nel cuore di Genova - Parte II.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 16 Nov 2016 15:25:08 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12630.ashx</guid></item><item><title>A cavallo nel Bosco degli Angeli: un weekend a Cisano Sul Neva - Parte I., Cisano Sul Neva, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12614.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12614.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12614/137273.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Carri ricolmi di olio e di sale, buoi che trascinano gigantesche pietre di color grigio-roseo e che tirano grossi tronchi d’albero verso il mare: se fossimo capitati sul territorio di Cisano Sul Neva molti secoli fa, ci saremmo trovati in mezzo a questo coloratissimo viavai commerciale. Infatti, ai tempi della Via del Sale, i borghi dell’entroterra ligure, oggi angoli di pace immersi nel verde, avevano un ruolo strategico. A Cisano, celebre per la sua pietra di ottima qualit&amp;amp;#224;, passava la “trazonaria lignaminis”, l’antica arteria lungo la quale il legname veniva spostato dai boschi sulla costa, dove veniva utilizzato per l’armamento delle navi. 
Passeggiando per le caratteristiche viuzze del centro, la storia si respira a ogni angolo. La piazza con la chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena, di origine medievale, e con accanto la torre civica con orologio e campana, &amp;amp;#232; di una bellezza suggestiva. Accanto ammiriamo l’Oratorio, che conserva al suo interno tre gruppi lignei del Maragliano. Uno dei simboli del paese &amp;amp;#232; lo stupendo ponte sul Neva, a campata unica, che si erge sopra una profondissima gola. L’abitato di Cisano ha probabilmente origini altomedievali, ma la sua posizione attuale risale al 1274, quando Albenga lo rifond&amp;amp;#242; con struttura fortificata su un terreno acquistato dal Monastero dell’Isola di Gallinara. 
La nostra gita continua nella frazione Conscente, il cui nome significa “confluente”, infatti, il borgo si trova tra le valli Neva e Pennavaire. Sovrastata dal cinquecentesco castello, costruito dalla famiglia Costa di Albenga, Conscente fu un paese di grande prestigio, anche grazie a Ottavio Costa, banchiere e amatore d’arte, nonch&amp;amp;#233; mentore di Caravaggio. Sempre i Costa fecero costruire la seicentesca chiesa di Sant’Alessandro. Appartiene al borgo anche la frazione Gombo, cos&amp;amp;#236; chiamata perch&amp;amp;#233; ricca di frantoi, dove sorse il primo castello di Coscente, di cui resta un torrione. 
La nostra passeggiata nella storia di Cisano Sul Neva continua in un’altra sua storica frazione, Cenesi, a suo tempo appartenuta anch’essa ai Costa e divenuta comune autonomo nel 1815, status che conserv&amp;amp;#242; fino al 1929. In questo caratteristico borgo si trova la nostra dimora per il weekend, l’Agriturismo Gli Angeli. Situato in centro paese, &amp;amp;#232; comodissimo da raggiungere e grazie al parcheggio privato anche la sistemazione dell’auto si risolve facilmente.   
Ad accoglierci con grande gentilezza &amp;amp;#232; il signor Vittorio Angelo Vignola che gestisce l’attivit&amp;amp;#224; insieme alla moglie Celina e al figlio Fabio. Se sin da subito ci sentiamo a nostro agio come se fossimo a casa &amp;amp;#232; anche perch&amp;amp;#233; questo palazzo ultracentenario, prima di diventare nel 2007 sede dell’agriturismo, fu da generazioni la casa della famiglia Vignola. Chi l’aveva animata per decenni, chi ci faceva ritorno dopo le lunghe giornate di lavoro nell’uliveto, chi passava momenti di festa in allegria brindando col Pigato prodotto nel vigneto di famiglia &amp;amp;#232; come se fosse tuttora presente in qualche modo. Il ricordo degli avi ci accompagna non solo nell’atmosfera d’altri tempi della bella casa col soffitto a volte, ma anche grazie ai nomi che portano i singoli appartamenti, ognuno arredato con un colore dominante diverso e ognuno dedicato a un famigliare: i due bilocali portano i nomi di mamma Amelia e pap&amp;amp;#224; Nino, mentre i tre monolocali sono dedicati rispettivamente a zia Rosa, a zio Antonio e a Erminia e Vittorio.  
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12614.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;A cavallo nel Bosco degli Angeli: un weekend a Cisano Sul Neva - Parte I.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 27 Oct 2016 14:42:25 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12614.ashx</guid></item><item><title>A cavallo nel Bosco degli Angeli: un weekend a Cisano Sul Neva - Parte II., Cisano Sul Neva, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12615.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12615.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12615/137280.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Passato e presente convivono armoniosamente in questa casa: il nostro appartamento &amp;amp;#232; talmente comodo che potremmo viverci anche per un periodo pi&amp;amp;#249; lungo. Luminoso ed elegante, dove uno stile piacevolmente ispirato alla rusticit&amp;amp;#224; accompagna comodit&amp;amp;#224; al passo con i tempi: non ci manca nemmeno il wi-fi, oltre alla televisione satellitare e all’aria condizionata. Ogni appartamento &amp;amp;#232; dotato di una comoda cucina, dove possiamo preparare tutte le bont&amp;amp;#224; che vogliamo utilizzando gli ortaggi freschi dell’agriturismo. Dopo le gite, la sera &amp;amp;#232; un piacere sedersi sul terrazzino del nostro appartamento a sorseggiare del buon vino bianco frizzante del territorio, spiluccando un po’ di olive taggiasche. Per le compagnie pi&amp;amp;#249; numerose, l’ideale &amp;amp;#232; invece il terrazzo grande, con vista sulla piscina, sulle montagne circostanti e sugli uliveti il cui verde pastello abbraccia dolcemente tutta la casa. 
Dopo esserci sistemati nell’appartamento, facciamo quattro chiacchiere con i titolari accompagnando le storie d’un tempo con una degustazione di sifiziosit&amp;amp;#224; prodotte dall’azienda come le olive taggiasche, i formaggi e salamini sott’olio, che gustiamo con della focaccia croccante e con qualche bicchiere di ottimo vino del territorio. Scopriamo cos&amp;amp;#236; anche l’origine del nome dell’agriturismo. “Eravamo alla ricerca di un nome un po’ diverso dai soliti, e visto che io mi chiamo Angelo, il nostro architetto aveva suggerito il nome Gli Angeli, che ci piacque subito anche perch&amp;amp;#233; &amp;amp;#232; facile da ricordare e da tradurre nelle altre lingue, cosa importante visto che molti dei nostri ospiti arrivano dall’estero”, ricorda il signor Angelo. I sapori autentici della degustazione ci accompagnano nel passato, a rievocare il periodo quando al posto degli appartamenti di oggi si trovava il pollaio e ogni giorno si calava tra le galline un cesto di mangimi appeso a una corda. Durante la notte i pennuti stavano all’interno, ma la mattina erano felici di correre fuori, nell’uliveto. “All’epoca avevamo il frantoio un po’ distante, e c’era l’idea di portarlo qui dentro. Avevamo anche creato gi&amp;amp;#224; lo spazio dove collocarlo, ma poi, per un motivo o l’altro non se ne fece niente. Abbiamo poi trasformato quel magazzino in due monolocali”, ci racconta il titolare. 
L’antica tradizione della produzione dell’olio continua a tutt’oggi e il risultato della lavorazione che avviene esclusivamente con metodi meccanici, &amp;amp;#232; un eccellente olio extravergine di oliva dal gusto fruttato e dolce. Passeggiare sul territorio dell’azienda agricola &amp;amp;#232; anche una piacevolissima esperienza sensoriale: oltre agli ulivi, vengono coltivate tantissime piante aromatiche, principalmente rosmarino, salvia, timo e maggiorana, ma possiamo anche ammirare delle profumatissime piantine di lavanda e delle roselline in vaso.  
Le nostre giornate presso l’agriturismo passano alternando delle gite nelle vicine citt&amp;amp;#224; rivierasche come Albenga e Alassio, con dei momenti di assoluto relax in piscina, e delle passeggiate rigeneranti nel vicino Bosco degli Angeli. Se capita di non poter poratre con noi il nostro cane, nessun problmea: c’&amp;amp;#232; un cortiletto creato appositamente per lui, dal quale, se siamo in piscina, ci pu&amp;amp;#242; perfino vedere e sentire. 
Arrivando nel Bosco degli Angeli ci sembra quasi di percepire per davvero la presenza degli angeli. Secoli fa il bosco apparteneva ai Marchesi Del Carretto ed &amp;amp;#232; tornato al suo antico splendore grazie al lavoro assiduo del signor Angelo e della sua famiglia che non ha smesso di estirpare rovi e pulire il sottobosco fino a quando non si &amp;amp;#232; creato questo bellissimo luogo di pace. Qui la passeggiata lungo i sentieri si trasforma in una passeggiata tra i nostri pensieri che passo dopo passo magicamente si chiariscono, i nodi si sciolgono e anche se si &amp;amp;#232; partiti con l’anima piena di rovi ingarbugliati, si torna sereni e col sorriso sulle labbra.  
A contribuire all’armonia e al buon umore di chi visita il Bosco degli Angeli ci pensano anche i fantastici cavalli che ci aspettano in una stalla visitabile. I bambini possono imparare ad andare a cavallo con l’aiuto di Fabio, esperto istruttore e accompagnatore equituristico, mentre i cavalieri pi&amp;amp;#249; esperti possono fare un giro di trekking lungo i sentieri ammirando la vista panoramica mozzafiato che da queste alture si apre sul mare. 
Dopo le cavalcate non si pu&amp;amp;#242; fare a meno di una meritata cena che possiamo preparare utilizzando il grande barbecue allestito nel bosco. All’interno del rifugio abbiamo a disposizione tutte le comodit&amp;amp;#224;, dai bagni al terrazzo coperto dove sederci per mangiare. Ci capita anche l’occasione di partecipare a un apericena organizzato dall’agriturismo, con tante sfiziosit&amp;amp;#224; tipiche, dalle frittate fino alle torte preparate dalla bravissima signora Celina le cui bont&amp;amp;#224; ci deliziano anche in agriturismo. Altre volte si organizza per gli ospiti anche il barbecue, per godersi delle belle grigliate estive al fresco tra gli alberi. 
Al termine della nostra vacanza non rinunciamo certo a portare con noi il sapore di questo territorio magico racchiuso in qualche bottiglia di olio “angelico”, e rientriamo in citt&amp;amp;#224; rigenerati nel corpo e nello spirito, con l’intenzione di tornare presto in questo luogo fiabesco per nuove gite ed emozionanti cavalcate.

Francesca Bertha 
www.francescabertha.it

PER INFORMAZIONI:
www.comune.cisanosulneva.sv.it
www.gliangeliagriturismo.it
Agriturismo Gli Angeli
Via Moglia, 11 Cenesi, fraz. di Cisano Sul Neva (SV)
Tel.: 0182/20706
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12615.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;A cavallo nel Bosco degli Angeli: un weekend a Cisano Sul Neva - Parte II.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 27 Oct 2016 14:50:15 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12615.ashx</guid></item><item><title>Allegria in fattoria alla Festa dei Bambini a Sassello (SV) – 20 agosto 2016, Sassello, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12577.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12577.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12577/136432.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una festa coloratissima per passare una giornata tra giochi e divertimenti in un’autentica fattoria dell’entroterra ligure

La prima volta di saltare in sella a un bel cavallo e l’ultima, almeno per quest’anno, di assistere alla trebbiatura del grano svolta con macchinari antichi da ammirare magari per la prima volta nella vita. Quando l’ultimo giorno dell’estate si avvicina, a Sassello, la prima citt&amp;amp;#224; italiana a essere stata insignita della Bandiera Arancione del Touring Club, si fa una grande festa con i bambini che potranno salutare l’ultimo pagliaio vivendo nello stesso tempo molte emozioni per la prima volta. Cos&amp;amp;#236; l’ultimo giorno diventer&amp;amp;#224; il primo, da trascorrere tra tanti divertimenti e giochi irresistibili.

Sabato 20 agosto i bambini sono attesi presso l’Agriturismo Romano Francesco di Sassello, all’interno di un’autentica fattoria abitata da tantissimi animali, che per l’occasione della Festa dei Bambini si trasformer&amp;amp;#224; in un vero parco divertimenti dove i piccoli potranno conoscere gli aspetti pi&amp;amp;#249; interessanti e curiosi della vita contadina giocando tutti insieme.

Nel ricco programma spiccano la trebbiatura dell’ultimo pai&amp;amp;#232;, ovvero dell’ultimo pagliaio rimasto, il battesimo della sella per i piccoli, lo spettacolo a cavallo con le bravissime “show girls” del maneggio Le Rocce, per non parlare poi della degustazione di bont&amp;amp;#224; genuine della fattoria e della divertente serata con musica dal vivo.

Vedere l’antica trebbiatrice in azione sar&amp;amp;#224; un’esperienza emozionante per grandi e piccini, sia per chi non abbia mai visto una cosa simile che per chi in quel fiume di spighe dorate ritrover&amp;amp;#224; il ricordo di lontane estati passate dai nonni. I bambini che rimarranno a bocca aperta alla vista delle abilissime cavallerizze del maneggio Le Rocce, potranno subito tentare di seguire le loro orme grazie al battesimo della sella. 

La festa sar&amp;amp;#224; anche un’occasione golosa di assaggiare una serie di specialit&amp;amp;#224; genuine e a km zero. A pranzo e a cena si potranno degustare i piatti tipici del contadino e ci si potr&amp;amp;#224; deliziare con bont&amp;amp;#224; come i focaccini con le patate, i ravioli del plin, il bollito misto con le salsine, la polenta al rag&amp;amp;#249; di carne e funghi, la salsiccia alla brace e molto altro. 


PER INFO E PRENOTAZIONI:

Agriturismo Romano Francesco
Loc. Albergare Sassello (SV)
Tel.: 019/724527   338/1156618
agriturismo.romano@libero.it

Guarda il video che racconta la fattoria e l’agriturismo:
https://www.youtube.com/watch?v=jsiS6DywNXU

&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12577.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Allegria in fattoria alla Festa dei Bambini a Sassello (SV) – 20 agosto 2016&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 08 Aug 2016 12:41:15 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12577.ashx</guid></item><item><title>Il mare visto dalle grotte dell’orso: un weekend a Toirano, Toirano, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12588.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12588.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12588/136607.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’era una volta un orso che viveva con la sua famiglia in un luogo selvaggio, caratterizzato da alture rocciose, foreste profonde e da una vista interminabile sull’azzurro del mare. D’estate andava in giro insieme agli altri orsi, tutti mastodontici come lui che in piedi sfiorava i tre metri di altezza, alla ricerca di bacche, piccoli frutti selvatici e altre leccornie, mentre d’inverno si ritirava in letargo nella sua grotta preferita. Era una grotta bellissima, piena di spettacolari concrezioni e incantevoli corridoi ricoperti di cristalli dalle mille sfumature dorate. Nonostante ci&amp;amp;#242;, l’orso non sempre riusciva a fare dei sogni d’oro: questo per colpa dell’uomo preistorico che gli contendeva la splendida grotta. L’uomo, per motivi rituali, a volte si metteva a tirare delle palline d’argilla contro le pareti svegliando cos&amp;amp;#236; l’orso, e questo era solo il meno grave degli inconvenienti che caratterizzavano il rapporto tra i due. 
Oggi le grotte di Toirano, un tempo abitate dall’Ursus Spelaeus, sono tra le pi&amp;amp;#249; rinomate d’Europa e vengono visitate ogni anno da oltre 150 mila persone. Anche la nostra passeggiata sulle orme dell’orso inizia proprio da qui, compiendo un emozionante percorso partendo dalla grotta della B&amp;amp;#224;sura, ovvero della strega, dove oltre a numerose impronte, &amp;amp;#232; stato rinvenuto un gran numero di resti ossei che permisero agli studiosi di ricostruire lo scheletro dell’orso gigante. Nei pressi dell’uscita della grotta di Santa Lucia Inferiore, che custodisce tantissime formazioni di cristalli sottili disposte a fiore, visitiamo il suggestivo santuario rupestre di Santa Lucia di origine medioevale, scavato in parte nella roccia e meta di una processione con fiaccolata ogni 13 dicembre. Il campanile in stile barocco del santuario che sovrasta la casa detta dell’Eremita si distingue sullo sfondo della parete rocciosa anche da lontano grazie a due cipressi secolari che lo affiancano. In cima al Monte San Pietro in Varatella sorge l’omonima abbazia benedettina fondata nell’anno Mille che custodisce un pregiato affresco raffigurante il Santo. Nel 1495 i monaci si trasferirono invece nella certosa eretta alle pendici del monte.
Scendendo nel centro storico arriviamo in un pittoresco borgo ligure caratterizzato da un reticolato di caruggi stretti e colorati che dopo un po’ ci portano nella piazza dedicata a San Martino, patrono di Toirano, che per un periodo si era rifugiato a fare l’eremita sulla vicina isola Gallinara. La chiesa parrocchiale di San Martino che domina la piazza sorge sul luogo di una pieve medievale ed &amp;amp;#232; affiancata da una suggestiva torre campanaria trecentesca.
I monaci benedettini si dedicavano alla coltivazione degli uliveti, e non &amp;amp;#232; difficile incontrare le testimonianze della storica tradizione dei frantoi nemmeno in paese. Presso il Museo Etnografico della Val Varatella, situato nelle antiche sale del palazzo dei conti d’Aste poi passato ai marchesi Del Carretto si possono ammirare una miriade di attrezzi, utensili e vecchi oggetti di uso quotidiano, ma anche alcuni ambienti di rappresentanza ricostruiti con arredi d’epoca al Piano Nobile.
Se l’orso andava orgoglioso della sua grotta lussuosa e i nobili del paese vivevano in palazzi sontuosi come quello che oggi &amp;amp;#232; sede del museo, munito anche di un favoloso giardino interno, non volevamo essere da meno neanche noi, cos&amp;amp;#236; per la nostra vacanza abbiamo scelto una dimora davvero incantevole, situata a pochi passi dal centro storico e con una vista mozzafiato sul monte San Pietro in Varatella da un lato e su uno scorcio di mare dall’altro: l’Agriturismo La Ferla, in via Provinciale. Facilissimo da raggiungere, accogliente sin dall’ampio e comodo parcheggio privato, caratterizzato da ambienti che valorizzano con eleganza le tradizioni contadine che sopravvivono in diversi arredi scelti con cura, e da un’atmosfera famigliare che mette subito a nostro agio, l’agriturismo si &amp;amp;#232; rivelato una scelta azzeccata. Apprezziamo in modo particolare gli appartamenti affittati in formula residence (ce ne sono quattro, ognuno dedicato a un albero: il Melograno, il Pesco, il Mandarino e il Ciliegio), tutti spaziosi e dotati di ogni comfort, compresi dei graziosi angoli cottura e delle ampie terrazze panoramiche. 
“Questa era la casa di mia nonna. Qui dove oggi si trova la sala del ristorante un tempo c’erano le stalle e i fienili da cui &amp;amp;#232; stata ricavata anche parte degli appartamenti, mentre il resto degli appartamenti &amp;amp;#232; stato realizzato negli spazi dell’antica casa. Durante la ristrutturazione che si &amp;amp;#232; conclusa nel 2005 abbiamo cercato di rispettare al massimo le caratteristiche strutturali originali dell’edificio, impiegando materiali tipici del nostro territorio per creare un agriturismo moderno in un luogo carico di storia. Il nome La Ferla, che indica il virgulto, il pollone, ovvero il germoglio che nasce da un ceppo antico, racconta proprio la storia del nostro agriturismo, nato in maniera un po’ corsara dall’antica casa di famiglia”, ricorda la signora Valeria, bravissima cuoca, che gestisce la struttura insieme al marito Ettore che si occupa della campagna, della sala e delle prenotazioni. A dar loro una mano sono nonna Silvana, la mamma di Valeria, e il figlio Gianmarco che aiutano in sala.  
La cucina &amp;amp;#232; quella tradizionale ligure, basata in gran parte sulle verdure di stagione e su piatti di carne cucinati come si faceva una volta. Il tutto condito con lo squisito olio extravergine di oliva spremuto a freddo, prodotto dall’agriturismo. 
Iniziamo con delle torte di verdure, con dei fiori di zucca in pastella e con delle verdure ripiene, vera delizia della cucina ligure di terra. Ci piace molto anche la sfoglia ripiena di patate, peperoni, capperi e acciughe, cos&amp;amp;#236; come un’altra specialit&amp;amp;#224; del territorio, che per certi versi somiglia alla panzanella toscana: l’insalata di pane con le verdure dell’orto, pomodorino, fagiolini e delle cipolle di Tropea. Gustiamo anche delle buonissime insalate di farro e di orzo, oltre a un mix di frittate con le verdure. 
Dopo questo ricco antipasto arriva il momento di assaggiare i primi di pasta fresca fatta in casa tra cui gli gnocchi al pesto, i maltagliati integrali al sugo di pomodoro fresco, e i fantastici ravioli con diversi ripieni, alcuni molto intriganti come quello di zucchine, ricotta e menta o quello di patate, ricotta e maggiorana. Ci conquistano anche i tagliolini al sugo di pomodoro fresco o al sugo di verdure, cos&amp;amp;#236; come i ravioli con pesto, patate e fagiolini. 
Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini liguri doc provenienti da diverse cantine del territorio, e passando alle pietanze gustiamo una serie di specialit&amp;amp;#224; tradizionali come il coniglio alla ligure o la cima alla genovese. Sono disponibili tutto l’anno degli arrosti e dei roast beef, mentre durante la stagione invernale potremo assaggiare anche il cinghiale.
Una cena su
cculenta come questa non pu&amp;amp;#242; che concludersi in gran dolcezza grazie agli sfiziosi dessert della casa. Ci deliziamo con dolci come il budino o la panna cotta, ma ci piacciono molto anche lo strudel di pere e le torte casalinghe fatte con le marmellate preparate in casa con la frutta dell’agriturismo, ma riscuote grande successo anche la macedonia di pesche col gelato, molto piacevole con il gran caldo.   
Dopo questo weekend cos&amp;amp;#236; bello, trascorso tra lunghe passeggiate in mezzo alla natura e alle innumerevoli bellezze del borgo, tra tuffi in mare e tanti piaceri culinari che siamo convinti avrebbe gradito anche l’amico orso, siamo certi di tornare presto sulle sulle sue orme per scoprire ancora molti segreti di Toirano.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.toirano.sv.it
www.toiranogrotte.it
www.agriturismolaferla.it
Agriturismo La Ferla
Via Provinciale, 53 Toirano (SV)
Tel.: 0182/98279&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12588.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Il mare visto dalle grotte dell’orso: un weekend a Toirano&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 22 Aug 2016 00:14:18 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12588.ashx</guid></item><item><title>Gita a Ovada (AL): Mercatino dell’Antiquariato e festa estiva, Ovada, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12434.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12434.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12434/133854.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&amp;amp;#200; meglio andare al mare o in montagna? L’ideale &amp;amp;#232; fare un giro a Ovada, una graziosa cittadina abbracciata dalle verdi colline a poca distanza dal mare genovese. 
Qui, nel cuore dell’Alto Monferrato, le occasioni di svago non mancano nemmeno quest’estate, e oltre alle gite ed escursioni lungo i romantici sentieri della zona, sono da non perdere nemmeno gli eventi organizzati dalla Pro Loco di Ovada e del Monferrato Ovadese che ogni anno riscuotono grande successo.

Il giorno di Ferragosto, luned&amp;amp;#236; 15 agosto torner&amp;amp;#224; nelle vie e nelle piazze del centro storico il Mercatino dell’Antiquariato e dell’Usato. Le tante bancarelle colorate affolleranno le stradine sin dalle prime luci dell’alba fino a sera, esponendo esponendo oggetti di antiquariato, gioielli, stampe, libri, oggettistica, modernariato, mobili ed oggetti da collezione.

Sabato 27 agosto torna invece la manifestazione Ovada in Festa con musica, spettacoli, bancarelle e degustazioni.

PER INFORMAZIONI:
www.prolocoovada.it
www.iatovada.it
Ufficio IAT Ovada
0143/821043
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12434.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Gita a Ovada (AL): Mercatino dell’Antiquariato e festa estiva&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 10 Aug 2015 16:46:06 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12434.ashx</guid></item><item><title>In sella ad ammirare il mare dalle alture di Finale Ligure: una giornata a Calizzano, Calizzano, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12586.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12586.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12586/136590.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’era una volta una principessa partita da Parma per Finale Ligure dove avrebbe sposato un re. Durante il tragitto attraverso boschi profondi e scorci mozzafiato sulle alture liguri, a un certo punto lei e la sua corte si fermarono a Calizzano, ospitati presso Palazzo Franchelli, per poi ripartire alla volta del Colle del Melogno, importante valico situato a 1028 metri sul livello del mare. 
Ci sono paesi la cui bellezza &amp;amp;#232; esaltata anche dal paesaggio che li circonda, e il piacere di visitarli inizia lungo la strada che si percorre per raggiungerli: Calizzano &amp;amp;#232; uno di questi. Elisabetta Farnese di Parma, futura sposa di re Filippo V di Spagna, avendo compiuto il suo viaggio nel 1714, non pot&amp;amp;#233; vedere come l’autostrada di Finale Ligure da quell’altezza sembri appena uno stuzzicadente rispetto all’immensit&amp;amp;#224; della montagna ricoperta di folti boschi che si stagliano sullo sfondo azzurro del mare, ma probabilmente &amp;amp;#232; rimasta anche lei a bocca aperta alla vista del triangolino rosa dell’abitato di Finale stretto tra mare e montagna. 
Allo stesso modo, la principessa si perse anche il fascino misterioso del Forte Centrale del Melogno, uno sbarramento difensivo fortificato eretto tra il 1883 e il 1895, attraversato dalla strada a corsia unica. 
Il centro storico presenta invece diversi tratti che saranno stati visti anche da Elisabetta a cominciare da Palazzo Franchelli, oggi sede del Municipio. In epoca medievale il borgo era circondato da mura e vi si accedeva tramite tre porte, dette di San Rocco, del Mulino e della Barbacana. La torre di guardia di quest’ultima venne successivamente trasformata nell’isolato campanile in mattoni della chiesa parrocchiale di San Lorenzo, edificata tra il 1587 e il 1630 in stile romanico sui resti dell’antica chiesa marchionale. Al suo interno possiamo ammirare diverse pregiate tele di pittori liguri del Seicento e una statua lignea raffigurante San Giovanni Battista attribuita ad Anton Maria Maragliano o alla sua scuola.
Dal borgo un cartello ci invita a salire al castello duecentesco, uscito non proprio indenne dalle tempeste della storia. Quei ruderi situati su un’altura raggiungibile con una breve passeggiata narrano di feroci battaglie tra i Del Carretto, signori di Calizzano dal 1142 e Genova, dello storico tradimento di Marco Del Carretto, ma anche delle battaglie napoleoniche. Nonostante ci&amp;amp;#242;, oggi quel luogo &amp;amp;#232; pervaso da un senso assoluto di pace e offre una vista imperdibile sul centro storico.
Pace, relax, ma anche attivit&amp;amp;#224; outdoor, sport all’aria aperta e buona tavola: sono questi i motivi che attirano a Calizzano molti turisti e viaggiatori anche dall’estero che come noi vengono a passare una giornata o un weekend presso l’Agriturismo Ca’ Di Voi. Situato nella frazione Caragna, tra le foreste calizzanesi, l’agriturismo &amp;amp;#232; una vera oasi dove potersi godere la natura in tutti i suoi aspetti immergendosi tra i sentieri del territorio non solo a piedi o in mountain bike, ma anche a cavallo, grazie al bel maneggio della struttura.
“La nostra famiglia ha acquistato questa cascina dodici anni fa e piano piano l’abbiamo ristrutturata. Eravamo subito partiti con la ristorazione che &amp;amp;#232; tuttora il nostro fiore all’occhiello, ma avendo tre camere a disposizione dei clienti, c’&amp;amp;#232; anche la possibilit&amp;amp;#224; di pernottare da noi. Il maneggio invece, che oggi conta quasi una trentina di cavalli, si &amp;amp;#232; aggiunto qualche tempo dopo, rivelandosi un successo”, ci racconta lo chef Daniel Ferraro, figlio dei titolari Marco Ferraro e Silvana Pesce, aiutati anche dalla sorella di Daniel, Adele e da uno staff affiatato. “Mio padre Marco cura l’esterno, la campagna e l’azienda agricola, mentre mia madre gestisce il maneggio e prepara il pane”, ci spiega Daniel mentre facciamo un giro tra gli orti, gli alberi da frutto, le stalle e le recinzioni dei cavalli che scorrazzano felici per la gioia di grandi e piccini. Per chi sa gi&amp;amp;#224; andare a cavallo, &amp;amp;#232; possibile fare delle passeggiate lungo i sentieri qui intorno, ma vengono organizzate anche delle lezioni per i bambini che possono imparare ad andare a cavallo con l’aiuto di guide equestri. Oltre a una folta schiera di cavalli bellissimi, ci sono anche molti altri animali in cascina: dolcissimi pony, ma anche delle divertenti caprette per non parlare delle loquacissime oche, anatre e galline. 
Dopo una giornata passata tra trekking e gite lungo i sentieri di cui abbiamo potuto documentarci bene grazie alle mappe che ci hanno regalato in agriturismo, la serata ci aspetta con una fantastica cena a base dei prodotti a km zero dell’azienda agricola. “Oltre agli ortaggi, alle patate, all’olio extravergine di oliva e alle castagne essiccate marchio Slow Food, produciamo anche mirtilli che diventano squisite marmellate, sciroppi e grappe che in parte utilizziamo in cucina e in parte vendiamo agli ospiti”, ci spiega Daniel mentre ci accomodiamo nell’ampia e luminosa sala dall’elegante stile rustico. 
La cucina si basa esclusivamente su prodotti del territorio, in gran parte a “metro zero”, provenienti dall’orto e dal frutteto circostante, oppure di aziende agricole locali che forniscono carni pregiate, salumi artigianali, ricotta e formaggi fino alla farina di Enkir, un antico cereale che l’agriturismo utilizza per fare il pane cotto nel forno a legna. In stagione sono tanti a venire qui per mangiare i funghi, offerti in abbondanza dai boschi e preparati con sapienza dalla signora Silvana. Mentre la domenica e i festivi c’&amp;amp;#232; un men&amp;amp;#249; fisso, gli altri giorni si pu&amp;amp;#242; scegliere tra il men&amp;amp;#249; degustazione e la carta.
Iniziamo con un ricco assaggio di quattro antipasti tra cui il tartare di manzo, un’insalatina di gallo, sedano, patate e noci e una squisita sfogliatina di carciofi di Albenga. 
Proseguiamo con i tagliolini di Enkir con pomodori secchi e acciughe fresche, gli gnocchi di patate su crema di stagionato di Brign&amp;amp;#232; e con i ravioli di erbe di campo al burro e maggiorana.
Tra le pietanze scegliamo la cima ripiena alla ligure con verdure al vapore, il tipico brandacujun e la tagliata di manzo con patate e pinoli tostati. 
Infine, non ci resta che cedere alle dolci tentazioni dei dessert fatti in casa tra cui la terrina di frutta fresca, la Sacher torte con panna montata e la meringata alla vaniglia e cioccolato.
Prima di riprendere la strada verso casa sulle orme della principessa, facciamo scorte di confetture di mirtilli e ci ripromettiamo di tornare qui presto per nuove cavalcate, passeggiate e cene succulente. Da ora in poi Calizzano avr&amp;amp;#224; per noi la stessa importanza strategica che ebbe nel corso della storia e sar&amp;amp;#224; sempre un piacere rivedere il mare dalle sue alture e tuffarci nelle sue foreste.

Francesca Bertha
www.francescabertha.it

PER INFORMAZIONI:
www.comunedicalizzano.it
www.agriturismocadivoi.com
Agriturismo Ca’ Di Voi
Fraz. Caragna, 15, Calizzano (SV)
Tel.: 019/79217
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12586.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;In sella ad ammirare il mare dalle alture di Finale Ligure: una giornata a Calizzano&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sun, 21 Aug 2016 01:04:43 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12586.ashx</guid></item><item><title>Pietre turchine sulle alture genovesi: un weekend a Crevari - Parte I., Crevari, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12590.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12590.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12590/136661.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando le vacanze si avvicinano, &amp;amp;#232; facile farsi cogliere dal dubbio: mare o montagna? Magari campagna? Ma chi l’ha detto che bisogna per forza scegliere? Stavolta, avendo optato per un itinerario insolito, siamo riusciti a trovare una destinzaione vacanziera perfetta che ci far&amp;amp;#224; godere il mare insieme alle emozioni che solo le camminate sulle alture possono dare, il tutto immersi in una vera e propria fattoria, sinonimo di ospitalit&amp;amp;#224; famigliare e di cibo genuino. Questo luogo fantastico si trova a Crevari, storico borgo dell’estremo Ponente genovese, che raggiungiamo dopo un’oretta e mezza di autostrada da Milano. 
Galleria dopo galleria si arriva direttamente a Voltri, la prima tappa della nostra gita, un tempo abitata dalla trib&amp;amp;#249; ligure dei Veituri, da cui deriva il toponimo. Voltri, che diede i natali a personaggi come Goffredo Mameli e il pittore seicentesco Orazio De Ferrari, divenne citt&amp;amp;#224; con Regio Decreto nel 1903 ed &amp;amp;#232; dal 1926 che fa parte di Genova. Prima di raggiungere la nostra meta, l’Agriturismo Pietre Turchine di Crevari, situato sulle alture, facciamo una passeggiata sul lungomare osservando come candidi gabbiani e maestosi cormorani presidiano gli scogli in attesa dei pesci pi&amp;amp;#249; ghiotti. La passeggiata che collega Voltri e il tratto costiero di Crevari &amp;amp;#232; panoramicissima: col bel tempo lo sguardo pu&amp;amp;#242; spaziare lungo la costa fino a Capo Noli e oltre, facendo percepire a occhio nudo il fatto che Voltri si trova nel punto pi&amp;amp;#249; a Nord del Mar Mediterraneo Occidentale.
Dopo aver fatto un giro sul lungomare, ci dirigiamo verso il centro storico dove visitiamo la chiesa dei Santi Nicol&amp;amp;#242; ed Erasmo, sorta nel XVII secolo sul posto di un oratorio duecentesco. I colori caldi del suo campanile, in armonia con le case tipicamente liguri intorno, sono molto simili a quelli del campanile della poco distante chiesa di Sant’Ambrogio. Che in zona ci fosse una cappella, &amp;amp;#232; fatto documentato sin dal IV secolo. La chiesa &amp;amp;#232; stata poi diverse volte rifatta ed ampliata, come riporta anche un affresco commemorativo del 1266. 
Passeggiando nei caruggi dell’antico borgo, scopriamo la splendida Villa Brignole Sale Duchessa di Galliera. Il suo parco, esteso su ben trentadue ettari, &amp;amp;#232; una meravigliosa oasi verde che attrae numerosi visitatori durante tutto l’anno. Oltre alle bellissime piante del giardino, la maggiore attrattiva del parco sono i daini: intorno al loro recinto &amp;amp;#232; sempre facile notare gruppi di bimbi curiosi. 
Nelle vicinanze visitiamo il convento di San Francesco, ormai in disuso, e il santuario della Madonna delle Grazie, dedicato anche a San Nicol&amp;amp;#242;, in cima alla collina, costruito probabilmente nel 343. 
Spostandoci verso Ponente, raggiungiamo Borgo Cerusa, la zona dell’antica porta occidentale del paese, oggi sovrastata dal pi&amp;amp;#249; antico stemma della citt&amp;amp;#224;, e visitiamo la chiesa di Santa Limbania, originaria del Duencento e sede della Confraternita dei Turchini. A pochi passi da qui si trovano tuttora diverse cartiere, industria che fioriva a Voltri sin dal Medioevo. Si dice che un tempo la Regina d’Inghilterra firmasse tutti i suoi documenti ufficiali sull’ottima carta prodotta a Voltri. 
Per raggiungere l’Agriturismo Pietre Turchine, riprendiamo l’auto e imbocchiamo via delle Fabbriche, la strada delle cartiere lungo il torrente. Dopo circa cinquecento metri svoltiamo a sinistra per via della Brigna e da l&amp;amp;#236; seguiamo i cartelli per l’agriturismo percorrendo una strada asfaltata, anche se stretta, a tratti ripida e tortuosa ma dal fascino suggestivo, che solca il bosco per circa quattro chilometri. Una volta arrivati, lasciamo l’auto nell’ampio parcheggio dell’agriturismo e appena scendiamo, la stupenda vista che si apre tra i fiori del cortile e la calorosa accoglienza da parte dei titolari, ci ripagano immediatamente della piccola fatica. 
Ci sistemiamo nella d&amp;amp;#233;pendance situata a pochi metri dalla cascina occupando uno dei due appartamenti perfettamente arredati e dotati anche di cucina, mentre nell’edificio centrale sono a disposizione due accoglienti camere matrimoniali, arredate con mobili d’epoca. Per riposarci un attimo, ci sediamo sul terrazzo all’ombra del pergolato di kiwi e mentre sorseggiamo qualcosa di fresco, scambiamo due chiacchiere con la signora Ada e con il signor Domenico che dall’inizio di quest’anno gestiscono la struttura con grande entusiasmo e passione. Ascoltandoli ci sentiamo subito come accolti in una famiglia, e ci ritroviamo a progettare insieme le escursioni che affronteremo durante il fine settimana. 
La prima “gita” che ci aspetta per&amp;amp;#242; &amp;amp;#232; quella alla scoperta della fattoria. Per la gioia dei bambini piccoli e grandi, capiamo presto che qui noi umani siamo la minoranza, e la cosa ci piace e ci diverte molto. Per iniziare, facciamo la conoscenza di tante belle galline, oche, faraone e tacchini, tutti liberi di scorrazzare all’interno del loro ampio recinto. Un po’ pi&amp;amp;#249; in alto notiamo anche due simpatici maiali, ma in fattoria vivono anche dei coniglietti. Dopo pochi passi si uniscono a noi anche la splendida capra Bianca, capace di fornire anche ben cinque litri di latte al giorno, insieme alla sua amica pecora. “Bianca &amp;amp;#232; favolosa, capita anche che ci dia una mano a sistemare gli altri animali. Qualche giorno fa, una sera, erano scappate tutte le galline e le oche. Quando Bianca ha visto quello che era successo, ha indirizzato le fuggitive verso la porta, e in pochi minuti le ha riportate dentro il loro recinto. Era bellissimo vedere come la seguivano tutte”, racconta divertito il signor Domenico. A sorridere insieme a noi ci sono anche Armando, Casper e Lilli, tre dolcissimi bovini che pascolano liberamente sui prati e mentre degustano i migliori ciuffi d’erba, ammirano un panorama mozzafiato su Genova che farebbe invidia a un resort di lusso. 
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12590.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Pietre turchine sulle alture genovesi: un weekend a Crevari - Parte I.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 22 Aug 2016 13:03:28 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12590.ashx</guid></item><item><title>Pietre turchine sulle alture genovesi: un weekend a Crevari - Parte II., Crevari, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12591.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12591.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12591/136672.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo la passeggiata in fattoria, andiamo alla scoperta dei dintorni. A seguito di un breve tratto boschivo che costeggia la tenuta, raggiungiamo un punto panoramico stupendo, da cui possiamo ammirare non solo le catene montuose e le cime pi&amp;amp;#249; vicine, ma anche la costa in tutta la sua bellezza. Vista da questa altezza, l’autostrada che percorriamo quando andiamo verso Ponente &amp;amp;#232; un nastro d’argento che s’intrufola nel verde, le grandi navi cargo dirette nel porto di Voltri sembrano barchette giocattolo su un mare immenso nel cui azzurro si stagliano non solo i promontori vicini, ma &amp;amp;#232; possibile scorgere perfino le coste della Corsica. Proseguendo la passeggiata, &amp;amp;#232; un piacere perdersi tra le creuze scoscese che ci portano in un mondo incantato di terrazzamenti, di scorci del borgo di Crevari immersi nei fiori fino a un’antica lavanderia. Tra salite e discese, il mare non ci dimentica: ogni tanto ci si mostra in tutto il suo splendore, possiamo cos&amp;amp;#236; ammirare dall’alto anche la chiesa che quando siamo in spiaggia, vediamo svettare tra la folta vegetazione.
Dopo questa bella gita, &amp;amp;#232; un piacere tornare alla base e rilassarci nella frescura del ristorante, arredato con un elegante stile rustico evidenziato anche da numerosi attrezzi antichi appesi qua e l&amp;amp;#224;. 
Ma la sala &amp;amp;#232; anche una galleria d’arte che ospita le opere del noto pittore genovese Lorenzo Massobrio, zio di Ada, pittrice a sua volta, diplomata all’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova.
Qui la bellezza va di pari passo con la bont&amp;amp;#224;, e ce ne rendiamo conto appena assaggiamo la tipica focaccina di Crevari che accompagna i salumi genuini dell’azienda tra cui l’arista, la pancetta e la salsiccia, oltre allo squisito formaggio di capra prodotto con il latte di Bianca. Gustiamo anche delle frittatine di verdure e il polpettone di fagiolini alla genovese. Dopo questo ricco antipasto &amp;amp;#232; il turno della pasta fatta in casa: ci deliziamo con i tagliolini conditi con una vellutata di zucchine molto leggera, preparata senza latticini in modo da soddisfare anche chi avesse delle intolleranze. Una spolverata di pancetta croccante e delle zucchine alla griglia arricchiscono ulteriormente il piatto. Non rinunciamo nemmeno ai ravioli alla genovese, con borragine ed erbette dell’orto. In inverno potremo ritrovare i ravioli conditi con un saporito rag&amp;amp;#249;. Un altro primo buonissimo che abbiamo il piacere di assaggiare sono le lasagne al pesto fatte col basilico fresco dell’agriturismo, da leccarci i baffi.
La nostra amica vegetariana sceglie come secondo la parmigiana di zucchine senza frittura, preparate alla griglia, mentre i carnivori del gruppo si dividono tra il tradizionale coniglio alla ligure, il pollo alla cacciatora, arrosti e roast beef. Con la fredda stagione non dovremo lasciarci sfuggire nemmeno la porchetta alla toscana, per non parlare dei funghi proposti in abbondanza dal territorio e preparati sapientemente da Ada: il fungo ripieno, adatto anche ai celiaci, &amp;amp;#232; una delle sue specialit&amp;amp;#224;. 
 Dopo questi deliziosi piatti “della nonna”, non possono certo mancare i dolci casalinghi come le crostate con la marmellata, o la torta di nocciole fatta senza la farina. Ci piace molto anche il salame dolce e sappiamo gi&amp;amp;#224; che in autunno non perderemo l’occasione di assaggiare nemmeno le pere al forno caramellate, affogate nel vino.
Smaltire le abbondanti e squisite cene che ci godiamo durante la nostra vacanza non &amp;amp;#232; un problema: siamo nel territorio del Parco Naturale Regionale del Beigua e le opportunit&amp;amp;#224; per fare delle escursioni sia a piedi che in mountain bike non mancano certo. Nei giorni successivi scopriamo cos&amp;amp;#236; il Passo del Faiallo, situato a 1044 metri sul livello del mare, ma ci avventuriamo anche sui sentieri tra Pratorotondo e il Rifugio Argentea, cos&amp;amp;#236; come nella natura selvatica della Val Masone fino al Forte Geremia. 
Luoghi incantevoli dove poter ammirare lo spettacolo della natura riscoprendo una dimensione autentica e universale e dove poter conoscere l’anima selvaggia, pi&amp;amp;#249; vera e meno nota della Liguria. Al rientro in agriturismo dalle escursioni nel verde con vista sull’azzurro, ogni volta &amp;amp;#232; come rientrare in famiglia: grazie alla calorosa ospitalit&amp;amp;#224; di Ada e Domenico ci sentiamo davvero come a casa, avvolti da un’atmosfera piena di umanit&amp;amp;#224;, una casa dove torneremo sempre, anche dopo l’estate.

Francesca Bertha
www.francescabertha.it


PER INFORMAZIONI:
www.voltriweb.it
www.parcobeigua.it
www.pietreturchine.it
Azienda Agrituristica Pietre Turchine
Via Superiore dell’Olba, 41. Loc. Campenave, Crevari (GE)
Tel.: 331/3386470   010/6139168
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12591.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Pietre turchine sulle alture genovesi: un weekend a Crevari - Parte II.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 22 Aug 2016 13:07:29 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12591.ashx</guid></item><item><title>Dolce come il miele, spumeggiante come la birra: una giornata a Pozzol Groppo - Parte I., Pozzol Groppo, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12569.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12569.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12569/136313.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un piccolo grande paese dove un centro storico vero e proprio non c’&amp;amp;#232;, ma che ha il centro storico pi&amp;amp;#249; esteso che abbiamo mai visto. Al posto di viuzze caratteristiche che si snodino intorno a un campanile, ecco un dedalo di strade panoramiche che abbracciano colline, e stradine interpoderali che portano in mezzo a campi di grano, di orzo e di girasole collegandosi con dei sentieri escursionistici. E le vetrine colorate tipiche dei centri storici? Ci sono anche quelle, illuminate dal sole e allestite con cura dalla natura e dalle persone del luogo: espongono cascate di fiori un po’ ovunque, perfino nei vigneti all’inizio dei filari, e invitano lo sguardo a perdersi tra migliaia di peschi e di albicocchi tra i cui rami spuntano dei piccoli universi popolati da pianeti dai colori vivaci. 
Questo paese fiabesco si chiama Pozzol Groppo, ed &amp;amp;#232; la destinazione della nostra gita fuori porta. Siamo sui Colli Tortonesi, su un crinale spartiacque tra la Val Curone e la valle Staffora, al confine tra Piemonte e Lombardia, tra l’Alessandrino e il Pavese. Luogo dalla posizione strategica, posizione che durante i secoli di storia fu un po’ sua croce e delizia. L’antica Via del Sale, l’arteria commerciale che collegava la Liguria con la Pianura Padana, attraversava anche questi territori, dando il nome alla vicina Salice Terme, frazione del comune di Godiasco, nota in epoca romana come Locum Salis. La leggenda narra che le acque curative di Salice avessero lenito i dolori nientemeno che di Giulio Cesare, che in ritorno da una delle spedizioni galliche, si sarebbe fermato proprio qui. Perfino un imperatore pu&amp;amp;#242; incorrere per&amp;amp;#242; in errori di tempismo: Giulio Cesare arriv&amp;amp;#242; da queste parti troppo presto per poter assaggiare le meravigliose pesche del territorio, introdotte in Italia da Alessandro Magno nel I. secolo dopo Cristo.  
Anche se il centro storico di Pozzol Groppo &amp;amp;#232; cos&amp;amp;#236; esteso da abbracciare vallate, colline, vigneti e campi a non finire, non &amp;amp;#232; certo privo di un castello, caratteristica imprescindibile di un autentico centro storico. Si tratta di uno dei castelli Malaspina, costruito sul luogo dove in epoca romana sorgeva una torre di avvistamento. Di propriet&amp;amp;#224; privata, chi ha avuto occasione di visitarlo anche al suo interno, racconta che il maniero vanta un bel cortiletto con un pozzo medievale e sontuose sale affrescate e dai soffitti lignei. Allo stesso modo, non mancano le belle chiese: oltre alla parrocchiale di San Lorenzo, situata nel capoluogo e nota dal XVI secolo, e alla chiesa di San Rocco a Casalnoceto, ricavata da una torre trecentesca, &amp;amp;#232; imperdibile la splendida Pieve Romanica di San Pietro, situata nella vicinissima Volpedo e citata nei documenti sin dal X secolo. Al suo interno possiamo ammirare degli affreschi tardo quattrocenteschi che rivestono grande interesse, probabilmente opera dei fratelli Boxilio di Castelnuovo Scrivia. 
La bellezza di questi luoghi ha sempre rappresentato un’importante fonte di ispirazione per gli artisti, anche molto diversi tra loro. A Volpedo si passeggia tra le opere di Giuseppe Pellizza da Volpedo, nativo del paese e celebre autore de Il Quarto Stato, dipinto simbolo del XX secolo, come se fossimo in un museo a cielo aperto. Godiasco invece, che ci capita non solo di visitare, ma anche di ammirare da un punto panoramico della strada che percorriamo durante la nostra gita, era il luogo prescelto da Tommaso Marinetti, il fondatore del movimento futurista. Il poeta e scrittore aveva la casa di campagna proprio l&amp;amp;#236;, e in quella casa s’incontravano per cene e dibattiti culturali molti importanti artisti, tra cui Giacomo Balla. 
Se questi grandi artisti fossero ancora tra di noi, &amp;amp;#232; molto probabile che per i loro  incontri, ma anche per qualche ora di tranquillit&amp;amp;#224; ispiratrice, farebbero la stessa scelta che abbiamo fatto noi: venire all’Agriturismo Casa Tui, situato nell’omonima localit&amp;amp;#224; di Pozzol Groppo. Qui l’armonia &amp;amp;#232; in tutti i dettagli, si percepisce nella quiete del giardino fiorito, nello stile famigliare dell’accoglienza, cos&amp;amp;#236; come nella genuinit&amp;amp;#224; del cibo.  
A ricordarci com’era questo luogo prima che si trasformasse in un agriturismo &amp;amp;#232; sempre un dipinto, semplice e naif, fatto da un pittore locale. L’artista aveva immortalato lo stato delle cose prima che la silenziosa casa di famiglia, abitata a lungo da Carla, una insegnante d’altri tempi, rimasta sempre signorina, diventasse quella oasi di relax e di cucina genuina di qualit&amp;amp;#224; che &amp;amp;#232; oggi.  
”Carla e la madre vivevano qui, questa era la loro amatissima casa. L’aria di Casa Tui –per loro-  rappresentava un rimedio naturale contro i mali del mondo. All’epoca c’era un po’ di terreno in parte boschivo, una stalletta, delle bestie e una legnaia anche allora, e quando Carla, che era la cugina di mio nonno materno ci ha lasciati, le abbiamo promesso che non avremmo venduto questa propriet&amp;amp;#224;. Mia mamma Nella, che &amp;amp;#232; stata la promotrice dell’attivit&amp;amp;#224;, oggi si dedica con pazienza e amore alla cura del giardino e ad aiutare tutti noi nei momenti di bisogno. Nel 2010 decise con mio padre Carlo di trasformare questa casa in un agriturismo. Sei anni di duro lavoro per riuscire a tener fede a quella promessa fatta! Ma la strada &amp;amp;#232; ancora lunga”, ci racconta Claudia Torre, la giovane titolare che gestisce la struttura sostenuta dai genitori e affiancata dal compagno Luca che la aiuta nella parte commerciale e agronomica, e con un gruppo affiatatissimo di collaboratori amici che vengono considerati come dei familiari e con cui ogni decisione viene condivisa. ”Da noi amicizia e collaborazione vanno di pari passo. &amp;amp;#200; quello che chiediamo a chi inizia un percorso lavorativo con noi. Non sempre tutti lo capiscono; forse sembra strano, ma una tipologia di lavoro come questa lo richiede: per me &amp;amp;#232; fondamentale! Ad esempio, Raffy &amp;amp;#232; una cara amica di Casa Tui, cliente appassionata di storie e di ricerca storica, lei ci aiuta spesso con le sue idee. Pi&amp;amp;#249; teste insieme lavorano meglio”, aggiunge la titolare.
Se quei grandi pittori tornassero qui, avrebbero da sbizzarrirsi con i colori. In primo luogo, a ispirarli ci sarebbero mille sfumature di miele. „Avevamo gi&amp;amp;#224; delle api anche prima, e qui abbiamo proprio realizzato un’azienda agricola a indirizzo apistico. Oltre a utilizzare il miele in cucina, per degustazioni e oltre a commercializzarlo, organizziamo anche delle giornate di laboratorio”. Si possono fare due tipi di visite in apiario, il primo per chi non &amp;amp;#232; esperto, &amp;amp;#232; un tour aziendale in compagnia di Claudia, che ci racconta il mondo delle api e ci fa visitare le sue arnie con la maschera. Chi invece desidera approfondire meglio il tema, sar&amp;amp;#224; accompagnato da Matteo, amico di famiglia e oggi apicoltore a Casa Tui. ”Con lui &amp;amp;#232;  possibile scendere in apiario e fare almeno un paio d’ore di lavoro durante le quali si apre il melario, si cerca la regina, si fa una prova di smielatura e di filtrazione e si apprendono tantissime cose interessanti: Matteo &amp;amp;#232; un vero pozzo di scienza sull’argomento e la passione con cui affronta il lavoro viene trasmessa da ogni dettaglio che ci racconta”, ci spiega Claudia mentre sorseggiamo una buona birra nel piacevolissimo giardino dell’agriturismo.  &lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12569.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Dolce come il miele, spumeggiante come la birra: una giornata a Pozzol Groppo - Parte I.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 28 Jul 2016 15:41:45 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12569.ashx</guid></item><item><title>Dolce come il miele, spumeggiante come la birra: una giornata a Pozzol Groppo - Parte II., Pozzol Groppo, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12570.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12570.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12570/136326.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ad aggiungere delle tonalit&amp;amp;#224; dai riflessi dorati e bronzati alla tavolozza sono proprio le birre artigianali prodotte dall’azienda. ”Coltiviamo l’orzo per produrre le nostre birre e anche in questo caso c’&amp;amp;#232; la possibilit&amp;amp;#224; di partecipare a delle giornate di lavoro in azienda. Organizziamo questi eventi durante tutto l’anno con assaggi e degustazioni, di solito per cinque-sei persone alla volta. Occorre prenotare con anticipo perch&amp;amp;#233; il nostro mastro birraio e degustatore, Paolo Canevari, &amp;amp;#232; sempre molto impegnato. Lui &amp;amp;#232; il fratello di Luca ed &amp;amp;#232; stato il ”regista” del progetto sulla birra artigianale. Senza di lui probabilmente non saremmo partiti con questa nuova sfida. Un bel grazie glielo dobbiamo!” ci racconta la titolare.
Se la realt&amp;amp;#224; dell’agriturismo &amp;amp;#232; gi&amp;amp;#224; molto ricca di opportunit&amp;amp;#224; di relax, di svago e di attivit&amp;amp;#224; originali e curiose da svolgere, anche il futuro riserva delle novit&amp;amp;#224; interessanti, a cominciare dal miele e dalla birra. Saranno infatti queste bont&amp;amp;#224; a rappresentare il filo conduttore di un prossimo men&amp;amp;#249; fisso, basato sulla stagionalit&amp;amp;#224; dei prodotti, in cui ogni specialit&amp;amp;#224; sar&amp;amp;#224; creata a base di miele o di birra.   
L’eredit&amp;amp;#224; spirituale dell’insegnate Carla sar&amp;amp;#224; tramandata anche da un nuovo progetto: una fattoria didattica dalla chiara vocazione sociale. ”Stiamo gi&amp;amp;#224; ospitando degli eventi simili con l’aiuto di un’amica psicologa, Barbara, che vive qui vicino. Dall’anno prossimo partiremo con il progetto della fattoria didattica vera e propria, con cinghialini, asini e caprette, e faremo delle sedute di ortoterapia e di pet therapy. Attualmente stiamo lavorando al recupero dei terreni per realizzare un orto terrazzato, dove anche l’utilizzo dell’acqua e dell’energia solare seguir&amp;amp;#224;, come succede gi&amp;amp;#224; adesso in agriturismo, un concetto ecosostenibile. Unire il tema turistico e quello sociale coinvolgendo sempre di pi&amp;amp;#249; anche le aziende intorno a noi, con cui puntiamo a una collaborazione sempre pi&amp;amp;#249; profonda, &amp;amp;#232; il nostro obiettivo”, spiega Claudia.
I colori della campagna ci allietano in modo particolare quando li ritroviamo a tavola, durante la nostra cena all’insegna dei sapori del territorio. Ad accoglierci in sala e a coccolarci durante la cena &amp;amp;#232; Elisa, bravissima responsabile e anima instancabile dell’agriturismo, preziosa persona di riferimento degli ospiti.   
Iniziamo con un tagliere di salumi tra cui il salame nobile del Giarolo, l’immancabile salame di Varzi, la coppa piacentina e la pancetta di un’azienda di Pozzol Groppo. Li accompagniamo con uno squisito bagnetto verde, preparato secondo la ricetta di famiglia. Assaggiamo anche delle torte salate, dei flan e degli strudel di verdure di stagione, molto graditi anche dalla nostra amica vegetariana.  
Oltre al men&amp;amp;#249; fisso, che cambia un paio di volte al mese e contiene anche delle specialit&amp;amp;#224; servite su taglieri e nelle pirofile in modo che i commensali possano servirsi liberamente, stimolando la convivialit&amp;amp;#224; e il senso di condivisione, &amp;amp;#232; disponibile anche una carta piccola, con la possibilit&amp;amp;#224; di scegliere anche solo un piatto veloce, sempre qualcosa di tipico del territorio, in linea con la stagione. A preparare le bont&amp;amp;#224; che ci arrivano in tavola &amp;amp;#232; lo chef Francesco il quale, seguendo le linee guida di mamma Nella e avvalendosi del prezioso aiuto di Salvatore, crea dei piccoli miracoli in cucina. 
Proseguiamo con dei buonissimi ravioli e con dei malfatti freschi e preparati in casa, conditi con burro e salvia raccolta dal giardino proprio davanti ai nostri occhi, o col rag&amp;amp;#249;. In stagione potremo gustarli anche coi funghi che qui sono i veri protagonisti dell’autunno insieme ai tartufi. Oltre a mangiarli, durante le gite a tema organizzate dall’agriturismo &amp;amp;#232; anche possibile imparare a cercarli e a riconoscerli. 
Siamo in una zona vitivinicola ed &amp;amp;#232; allora un grande piacere gustare un bel risotto al Montebore col Timorasso, ma ci piacciono molto anche gli gnocchi di patate alle ortiche. 
Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini del territorio, praticamente a chilometro zero. I nostri bicchieri si riempiono del Timorasso e del Barbera della Cascina I Carpini e della Cantina Albera Angelo, ma assaggiamo anche gli ottimi vini della Fattoria Cabanon, nota sul territorio anche per aver aggiunto un colore bellissimo alla tavolozza del paesaggio: quello della lavanda, grazie a un’ampia coltivazione il cui profumo accarezza la vallata adagiandola in un sogno lilla.  
Tra le pietanze ci deliziamo con degli arrosti e con delle tagliate, preparati con le carni eccellenti di allevamenti della Val Curone. A seguire, gustiamo un fantastico tagliere di formaggi accompagnati dai mieli serviti in pratici dispenser in modo da poterne assaggiare anche solo qualche goccio passando agevolmente dall’acacia al castagno, dal millefiori al tarassaco, dal tiglio al girasole, dal miele di melata a quello di erba medica.  
Una giornata cos&amp;amp;#236; piacevole non pu&amp;amp;#242; che concludersi in gran dolcezza, ed eccoci allora a coccolarci con i dessert freschi, fatti in casa tra cui il salame al cioccolato, i semifreddi, la torta di mele, le crostate e la pasta frolla con la frutta di stagione.  Ecco le immancabili pesche di Volpedo! Quelle che non sono prodotte direttamente dall’azienda arrivano dalle aziende vicine o dall’affascinante Antico Mercato di Volpedo, piccolo punto di riferimento del biologico di questo territorio.
Prima di riprendere la strada per la citt&amp;amp;#224;, facciamo scorta di miele, di confetture e di biscotti fatti in casa, e ripartiamo con una certezza: dato che Pozzol Groppo &amp;amp;#232; situato in un territorio noto anche come le Quattro province, da ora in poi, appena ci capiter&amp;amp;#224; di mettere piede in una delle quattro, troveremo il modo di fare uno strappo anche per tornare qui per nuove passeggiate, pomeriggi da passare tra i fiori o in giro per i campi e per delle cene deliziose come quella appena trascorsa.

Francesca Bertha
www.francescabertha.it

PER INFORMAZIONI:
www.comune.pozzolgroppo.al.it
www.agriturismocasatui.it
Agriturismo Casa Tui
Fraz. Ca’ Dandrino, Localit&amp;amp;#224; Casa Tui, Pozzol Groppo (AL)
Tel.: 0131/1978053  366/8729762
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12570.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Dolce come il miele, spumeggiante come la birra: una giornata a Pozzol Groppo - Parte II.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 28 Jul 2016 15:50:26 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12570.ashx</guid></item><item><title>Festa del Grano a Sassello (SV) 15-17 luglio 2016, Sassello, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12563.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12563.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12563/136177.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Festa del Grano 2016 – Sassello (SV) – venerd&amp;amp;#236; 15, sabato 16 e domenica 17 luglio 2016

La Proloco di Sassello organizza la nuova edizione della manifestazione dedicata al grano e all’agricoltura con eventi, spettacoli, dimostrazioni, stand gastronomici, laboratori e attivit&amp;amp;#224; per grandi e piccini. Tra i programmi in calendario spiccano il Triathlon del Boscaiolo, il battesimo della sella per bambini, il laboratorio “Dal grano al pane”, la dimostrazione della trebbiatura del grano con macchine antiche e il concorso di bellezza “Miss Grano e Mister Farro”.

Sar&amp;amp;#224; capitato a molti di noi, guardando i film western, di provare una sana invidia nei confronti dei cowboy che sfrecciavano per le praterie in sella a dei bellissimi cavalli e durante le feste si sfidavano in pazzeschi tornei di rodeo. Non sono da meno nemmeno quei giovani e prestanti taglialegna che ogni tanto capita di vedere su qualche canale satellitare mentre gareggiano a colpi di motosega affettando immensi tronchi d’albero come se fossero salami. Non sono solo bravi, ma a dirla tutta, a volte anche molto aitanti, e certo spezza il fiato anche la bellezza delle ragazze che compaiono in queste immagini da film: quei giovani sembrano usciti da uno speciale concorso di bellezza dove oltre all’aspetto fisico conta saper incarnare uno stile di vita sano, genuino, a contatto con la natura.

Durante la Festa del Grano che si terr&amp;amp;#224; presso l’area Parco Giochi a Sassello (SV) venerd&amp;amp;#236; 15, sabato 16 e domenica 17 luglio, queste fantasie da film diventeranno realt&amp;amp;#224; e sar&amp;amp;#224; facile scoprire che il fascino della vita di campagna dell’entroterra ligure supera addirittura quello dei film western. Saranno tre giorni di divertimento assoluto nella citt&amp;amp;#224; che per prima in Italia venne insignita del prestigioso marchio di qualit&amp;amp;#224; turistico-ambientale delle Bandiere Arancioni del Touring Club e che &amp;amp;#232; nota, oltre che per il suo prezioso patrimonio storico-culturale, anche per le sue numerose eccellenze agricole e alimentari, dal grano e dal pane ai funghi, dai formaggi alla carne, fino agli amaretti di produzione artigianale.

Durante la tre giorni tutti potranno vedere i cowboy dell’entroterra ligure all’opera, insieme ai pi&amp;amp;#249; bravi boscaioli e i farmer del territorio, e oltre ad assistere allo spettacolo delle dimostrazioni delle attivit&amp;amp;#224; tradizionali della vita contadina, ci saranno anche occasioni per piccoli e grandi di familiarizzare con gli animali, o addirittura di muovere i primi passi a cavallo durante il “battesimo della sella”. 

Le emozioni mozzafiato dei rodeo saranno garantite dal toro meccanico, in funzione gi&amp;amp;#224; dal mattino di venerd&amp;amp;#236;, mentre per vedere degli animali pi&amp;amp;#249; tranquilli rispetto al toro scatenato, baster&amp;amp;#224; assistere alla mostra del bestiame. Si festeggia il grano e infatti, uno degli eventi clou della manifestazione sar&amp;amp;#224; la dimostrazione della trebbiatura del grano con macchine antiche: un’occasione per un viaggio a ritroso nel tempo, un autentico ritorno alle origini. Sia sabato che domenica pomeriggio i bambini potranno partecipare al laboratorio didattico “Dal grano al pane”.

A proposito di pane, gli stand gastronomici, con i prodotti tipici del territorio, aspetteranno il pubblico tutti i giorni sia a pranzo che a cena e a garantire l’allegria contribuir&amp;amp;#224; la musica dal vivo. 

Domenica pomeriggio arriver&amp;amp;#224; il momento del Triathlon del Boscaiolo, uno spettacolare evento sportivo durante il quale i boscaioli pi&amp;amp;#249; bravi di Sassello si sfideranno a colpi di motosega. Vedremo la leggerezza con cui saranno capaci di tagliare una fetta di esattamente tre chili da un tronco rovesciato, e ci sar&amp;amp;#224; da divertirsi anche durante l’esercizio del bicchiere di vino: posato su un tronco in piedi, il bicchiere contenente il buon nettare delle vigne dovr&amp;amp;#224; uscire indenne dal taglio di una fetta non pi&amp;amp;#249; spessa tre centimetri sotto di esso. Tagliando questa fetta di legno, il boscaiolo creer&amp;amp;#224; in pratica un piatto su cui servire il vino. 

Sempre domenica, in serata, ci sar&amp;amp;#224; l’atteso concorso di bellezza con la partecipazione di numerori giovani del territorio, dove verranno eletti Miss Grano e Mister Farro. 

IL PROGRAMMA:

Venerd&amp;amp;#236; 15 luglio

10.00 Apertura manifestazione

Mattino:

Toro meccanico
Battesimo della sella
Stand di vendita prodotti tipici del territorio
Mostra bestiame

11.30 Dimostrazione trebbiatura del grano con macchine antiche
12.00 Apertura stand gastronomici

Pomeriggio:

15.30 Dimostrazione trebbiatura del grano con macchine antiche
19.00 Apertura stand gastronomici con musica dal vivo

Sabato 16 luglio

Mattino:

Toro meccanico
Battesimo della sella
Stand di vendita prodotti tipici del territorio
Mostra bestiame

11.30 Dimostrazione trebbiatura del grano con macchine antiche
12.00 Apertura stand gastronomici

Pomeriggio:

16.00-16.30 Dimostrazione trebbiatura del grano con macchine antiche
Laboratorio didattico “Dal grano al pane”
Iscrizioni al concorso di bellezza “Miss Grano e Mister Farro”
Iscrizioni alla gara di Triathlon del Boscaiolo
19.00 Apertura stand gastronomici con musica dal vivo

Domenica 17 luglio

Mattino:

Toro meccanico
Battesimo della sella
Stand di vendita prodotti tipici del territorio
Mostra bestiame

11.30 Dimostrazione trebbiatura del grano con macchine antiche
12.00 Apertura stand gastronomici

Pomeriggio:

Laboratorio didattico “Dal grano al pane”
15.00 Triathlon del Boscaiolo
16.30 Dimostrazione trebbiatura del grano con macchine antiche
18.00 Concorso di bellezza “Miss Grano e Mister Farro”
19.00 Apertura stand gastronomici con musica dal vivo


Per ulteriori informazioni e aggiornamenti:
Facebook – Proloco Sassello &lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12563.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Festa del Grano a Sassello (SV) 15-17 luglio 2016&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 09 Jul 2016 22:21:24 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12563.ashx</guid></item><item><title>Dal barocco piemontese al mare siciliano: viaggio nel viaggio a Bra tra arte e buona tavola, Bra, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12558.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12558.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12558/136139.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si percorre una strada panoramicissima che curva dopo curva costeggia interminabili vigneti il cui rigoglioso verde estivo ogni anno si trasforma lentamente nei colori dorati autunnali che portano con s&amp;amp;#233; il prezioso raccolto dal quale nascono i celebri vini delle Langhe: si arriva cos&amp;amp;#236; nel cuore del barocco piemontese, splendidamente rappresentato dai palazzi e dalle chiese braidesi.  
I primi “viaggiatori” che lasciarono le loro tracce in questa zona erano delle trib&amp;amp;#249; dell’era neolitica, ma furono poi gli antichi romani a trovare talmente irresistibile la valle del Tanaro da costruirci, nel II secolo a.C. la citt&amp;amp;#224; di Pollentia, l’odierna frazione Pollenzo. Iniziamo la scoperta di questa bella citt&amp;amp;#224; proprio dal castello di Pollenzo, costruito nel 1386. Oggi la struttura fa parte del Patrimonio dell’Umanit&amp;amp;#224; UNESCO, e presso di essa ha sede l’Universit&amp;amp;#224; degli Studi di Scienze Gastronomiche, nata da un’idea di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food.  
Girando nel centro storico di Bra, citt&amp;amp;#224; dal 1760, si aprono un po’ ovunque dei suggestivi scorci carichi di storia e passo dopo passo ci si addentra in uno dei periodi pi&amp;amp;#249; floridi dell’arte braidese, il Settecento. Fu infatti proprio in quegli anni che la citt&amp;amp;#224; si arricch&amp;amp;#236; delle opere architettoniche di Bernardo Antonio Vittone, il quale realizz&amp;amp;#242; sia la chiesa di Santa Chiara che la tondeggiante facciata del Palazzo Municipale. Nella piazza dei Caduti per la Libert&amp;amp;#224; si trova la statua di San Giuseppe Benedetto Cottolengo, sacerdote nato a Bra nel 1786, fondatore della Piccola Casa della Divina Provvidenza, un istituto di carit&amp;amp;#224; con sede a Torino. Poco distante ammiriamo la chiesa parrocchiale di Sant’Andrea, disegnata dal Bernini.  
Questo quartiere, detto “della Rocca”, &amp;amp;#232; il pi&amp;amp;#249; antico della citt&amp;amp;#224;, e in pochi passi si raggiungono altri monumenti storici come Palazzo Traversa, oggi sede del Museo Civico di Storia, arte e archeologia, oppure il porticato dell’Ala e la chiesa dei Battuti Bianchi. 
Percorriamo diverse caratteristiche stradine del centro fino ad arrivare alla chiesa di San Giovanni Battista, la parrocchiale pi&amp;amp;#249; antica della citt&amp;amp;#224;. Passeggiando notiamo sul Monteguglielmo il simbolo di Bra: la Zizzola, dalla pianta ottagonale e sormontata da una torretta, eretta nel 1840. La Zizzola si raggiunge a piedi con una sana camminata che ripaga della fatica anche grazie all’ampia veduta sulla citt&amp;amp;#224;.  
Tornati gi&amp;amp;#249;, visitiamo un altro bellissimo luogo sacro, il santuario della Madonna dei Fiori, eretto nel 1626 sul luogo dell’apparizione della Madonna avvenuta nel 1336.
Tra le irresistibili attrattive di Bra spicca anche la sua cucina, cos&amp;amp;#236; decidiamo di cedere ai piaceri del palato raggiungendo in via Isonzo la Pizzeria da Ugo di M&amp;amp;amp;C, ovvero di Maurizio e Cristian, i titolari che ci accolgono con grande gentilezza in un ambiente caloroso e famigliare. Ci accomodiamo nella luminosa sala arredata con semplicit&amp;amp;#224; ed eleganza, dove tra le decorazioni notiamo anche la Trinacria siciliana la cui presenza non &amp;amp;#232; certo casuale: siamo in procinto di compiere un viaggio nel viaggio, una gita culinaria che collega Piemonte e Sicilia, e che ci porter&amp;amp;#224; 
a gustare dei piatti autentici siciliani, ma ci far&amp;amp;#224; anche apprezzare la qualit&amp;amp;#224; eccelsa di ingredienti sia piemontesi che toscani e pugliesi.  
“Siamo braidesi, ma di origini siciliane, e la nostra cucina rispecchia pienamente questo fatto. Da un lato manteniamo la tradizione della pizza, che ha sempre caratterizzato questo ormai storico locale aperto dal 1969, e dall’altro introduciamo continuamente dei piatti siciliani, dallo street food alle specialit&amp;amp;#224; di pesce, che sono il nostro fiore all’occhiello. Stagionalmente proponiamo delle pizze speciali utilizzando i prodotti freschi del periodo”, ci spiega Maurizio, il cuoco, che gestisce il locale ormai da quattro anni insieme al fratello Cristian, responsabile di sala. L’innata passione per la cucina, la spiccata attenzione alla qualit&amp;amp;#224; delle materie prime e l’amore per i luoghi della loro vita e delle loro origini creano un fortunato mix di competenza e di entusiasmo che in cucina si traduce in piatti squisiti e di altissima qualit&amp;amp;#224;. 
Il nostro viaggio tra le bont&amp;amp;#224; siciliane si concretizza quando assaggiamo delle specialit&amp;amp;#224; di street food famose in tutto il mondo come lo sfinciuni e il pane con le panelle che ci fanno tornare con la mente tra le stradine del centro storico di Palermo o sulla spiaggia di Mondello o di Cefal&amp;amp;#249;. Il ricordo di gioiose vacanze del passato o la voglia di scoprire nuovi scorci di localit&amp;amp;#224; di mare dalla bellezza mozzafiato, ma anche di misteriosi borghi dell’entroterra rivivono nei nostri cuori quando gustiamo gli spaghetti ai ricci di mare, i sedanini al pesto di pistacchio di Bronte e ricotta, il crudo di gamberi rossi di Mazara Del Vallo o i formaggi delle Madonie.  
Il giro del gusto per l’Italia continua grazie alle pizze speciali che ci conquistano con la loro eccellente qualit&amp;amp;#224; e con i loro ingredienti particolari. Oltre alle focacce con lardo di cinta senese e con Castelmagno e miele, assaggiamo anche la pizza con burrata pugliese, quella con toma e speck, e addirittura la pizza Tragedia, condita con mozzarella, pomodoro, lardo di cinta senese e cipolla di Tropea. Nonostante il nome e la cipolla, alla fine non ci fa piangere, anzi, ci rende di buon umore. 
Le vere anime marinare del nostro gruppo scelgono invece il men&amp;amp;#249; del pesce, famoso per la sua freschezza e bont&amp;amp;#224; al punto da attrarre qui tra le colline braidesi anche numerosi commensali provenienti dal mare. Iniziamo con degli squisiti antipasti tra cui l’insalata di mare, il guazzetto di moscardini e il carpaccio di pesce spada, a cui facciamo seguire gli gnocchi di patata viola al filetto di baccal&amp;amp;#224; e paccheri ai moscardini. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini selezionati tra delle etichette provenienti da quasi tutta Italia, con un occhio di riguardo alle Langhe e alla Sicilia. 
Tra le pietanze spicca la ricchissima grigliata di pesce con gamberoni, tentacolo di polpo e spada, ma troviamo fantastica anche la frittura di paranza che per capire quanto buona &amp;amp;#232;, bisogna proprio assaggiarla.
Dopo questa bellissima giornata che ci ha incantato dal punto di vista artistico e ci ha deliziato il palato, siamo certi di tornare presto, e la prossima volta magari ci godremo una cena estiva nel dehor. In pi&amp;amp;#249;, se capita la serata giusta, potremmo addirittura avere il piacere di assistere a un divertente concerto con Cristian alla chitarra e Maurizio che canta, a conferma del fatto che il talento non &amp;amp;#232; quasi mai limitato a un solo campo: nel caso dei giovani titolari M&amp;amp;amp;C spazia armoniosamente tra arte culinaria e musica. 


Francesca Bertha 
www.francescabertha.it


PER INFORMAZIONI:
www. comune.bra.cn.it
www.pizzeriadaugo.it
Pizzeria da Ugo di M&amp;amp;amp;C
Via Isonzo, 39 Bra (CN)
Tel.: 0172/44394&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12558.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Dal barocco piemontese al mare siciliano: viaggio nel viaggio a Bra tra arte e buona tavola&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 22 Jun 2016 15:20:39 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12558.ashx</guid></item><item><title>A passo di lumaca tra le cascate di fiori: una giornata a Borgio Verezzi - Parte I. , Borgio Verezzi, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12556.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12556.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12556/136115.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che la Liguria sia la regione forse pi&amp;amp;#249; colorata d’Italia, grazie alle sue case arancioni, gialle e rosa, capaci di riflettere ed amplificare perfino il pi&amp;amp;#249; debole dei raggi solari, &amp;amp;#232; risaputo. Ma basta andare a Borgio Verezzi per scoprire che la stessa caratteristica di questa splendida regione si manifesta perfino sotto terra: infatti, le grotte di Borgio Verezzi, scoperte nel 1933, anno in cui Borgio e Verezzi sono stati uniti nello stesso comune, sono le grotte turistiche pi&amp;amp;#249; colorate d’Italia. Questo fenomeno spettacolare &amp;amp;#232; dovuto alla presenza di svariati minerali che riflettono la luce soffusa regalando ai visitatori un caleidoscopio di bianchi, di gialli e di rossi in mille sfumature diverse.
La nostra visita a Borgio Verezzi inzia proprio dalle grotte, lungo il percorso turistico di circa ottocento metri, durante il quale ammiriamo delle enormi stalattiti dalle forme pi&amp;amp;#249; curiose, delle cannule, dei drappi incredibilmente sottili, fino a dei laghi, formatisi grazie alle acque di qualche torrente in superficie, tra cui il Rio Battorezza, inghiottite dalle cavit&amp;amp;#224;. Bench&amp;amp;#233; le grotte non fossero mai state abitate dall’uomo, tra le sue concrezioni sono stati rinvenuti svariati reperti ossei di origine animale databili tra i 500 mila e i 750 mila anni fa, e non si tratta certo delle ossa di qualche malcapitato gatto o coniglio: sono invece resti di rinoceronti, elefanti, tigri, coccodrilli, macachi, orsi e perfino di mammut, animali che a quell’epoca scorrazzavano indisturbati sotto il sole ligure... 
Essendo passato da allora davvero tanto tempo, proseguiamo la nostra passeggiata senza il timore di incontrare qualche belva, e cos&amp;amp;#236; raggiungiamo la bella chiesa parrocchiale di San Pietro, edificata sui resti dell’antico castello del Burgum Albinganeum nel 1789. Anche dal pavimento della chiesa &amp;amp;#232; possibile accedere a una grotta, con un lago sul suo fondo. A Borgio visitiamo anche il santuario della Madonna del Buon Consiglio. 
Verezzi fa parte del circuito dei Borghi pi&amp;amp;#249; belli d’Italia, e lo conferma  anche la vista sul golfo che curva dopo curva si amplia in una cornice di oleandri e bouganville, fino al borgo di Verezzi che ha conservato intatte le proprie caratteristiche medievali. In questo luogo magico, e in particolare nella piazza Sant’Agostino, si svolge dal 1967, ogni anno nei mesi di luglio e agosto, il Festival Teatrale di Borgio Verezzi. Nel 2016 la prestigiosa manifestazione giunge alla sua cinquantesima edizione. 
A Verezzi visitiamo anche la chiesa di San Martino e il santuario di Maria Regina Mundi: i due edifici religiosi si trovano sulle alture, e nelle loro vicinanze si pu&amp;amp;#242; ammirare anche un curioso mulino Fenicio. Rientrando nel borgo, ci avventuriamo nei suoi vicoli caratteristici dalla bellezza fiabesca dove a ogni angolo corrisponde una cascata di fiori e ogni passo svela un nuovo scorcio da fotografare. Attraversiamo cos&amp;amp;#236; la piazza del festival teatrale e mentre ammiriamo la vista mozzafiato che tra gli archi si staglia sul mare, ci avviamo lungo una pittoresca creuza che porta verso una zona di coltivazioni a terrazze. Dopo circa un minuto di comoda passeggiata raggiungiamo la nostra meta, l’Agriturismo Ca’ du Gregorio. 
Abbiamo scelto di fermarci per cena qui perch&amp;amp;#233; avevamo voglia di gustare la vera cucina ligure in un contesto altrettanto autentico: non avremmo potuto trovare un posto migliore di questo. Abbiamo sempre visto i terrazzamenti liguri da lontano, passando sull’autostrada, ma questa &amp;amp;#232; la prima volta che ci troviamo all’interno di queste tipiche fasce, divise da filari di muri a secco spesso risalenti a secoli fa e costruiti dalle donne del paese mentre gli uomini andavano per mare. 
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12556.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;A passo di lumaca tra le cascate di fiori: una giornata a Borgio Verezzi - Parte I. &lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 20 Jun 2016 16:31:38 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12556.ashx</guid></item><item><title>A passo di lumaca tra le cascate di fiori: una giornata a Borgio Verezzi - Parte II. , Borgio Verezzi, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12557.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12557.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12557/136124.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Arrivando presso l’agriturismo veniamo accolti con grande gentilezza dai titolari, il signor Gian Paolo e la signora Ivana che gestiscono l’azienda agricola da un quarto di secolo e accolgono gli ospiti nel loro agriturismo da ben sedici anni. Vista la splendida giornata, prima di accomodarci all’interno dello storico edificio per mangiare, cogliamo l’occasione per scoprire questa fattoria molto particolare e dalla bellezza suggestiva. Dal dehor immerso in un tripudio di fiori da cui si apre una vista impagabile sul mare in cui riusciamo a distinguere senza fatica anche l’isola Gallinara, ci basta fare pochi passi per entrare nel vivo delle coltivazioni a terrazze. Oltre agli ulivi della rinomata qualit&amp;amp;#224; taggiasca il cui verde pastello si confonde con l’azzurro del mare, scopriamo un’infinit&amp;amp;#224; di piante stupende, alcune delle quali proprio particolari. Oltre allo spettacolo dei fichi d’India, dei capperi e delle zucchine trombette in fiore, ci sorprendono addirittura delle piante di Goji, gli alberi che producono le bacche note per i loro effetti benefici sulla salute. “A volte prepariamo delle crostate utilizzando non solo l’uva fragola o altri frutti, ma anche le bacche di Goji, e l’idea piace molto ai nostri ospiti”, ci spiega il signor Gian Paolo mentre ci fa assaggiare alcune bacche arancioni, molto buone e dolci. Non c’&amp;amp;#232; fattoria senza animali e per la gioia di grandi e piccini, neanche questo agriturismo fa eccezione: tra le fasce c’&amp;amp;#232; spazio non solo per galline e conigli, ma anche per delle pecore che ci guardano curiose e perfino per qualche simpaticissimo asinello. 
L’azienda, insignita a Expo della prestigiosa Bandiera Verde Agricoltura della Confederazione Italiana Agricoltori, fa parte dell’Associazione “La Strada del Vino e dell’Olio dalle Alpi al Mare” che racchiude i migliori produttori liguri e durante la nostra cena abbiamo modo di assaggiare molti dei loro prodotti genuini. “Praticamente tutto quello che diamo da mangiare proviene dalle nostre coltivazioni biologiche e senza trattamenti, dalle olive ai carciofi, dalle zucchine trombette alle altre verdure fino ai capperi. I nostri antenati producevano anche il sale, e lo portavano in pianura percorrendo la celebre Via del Sale, per ritornare carichi di sacchi di farina”, ci racconta il signor Gian Paolo mentre ci accomodiamo al nostro tavolo all’interno della caratteristica sala della casa risalente al Seicento. “Alcune parti dell’edificio, come ad esempio quel portone in pietra, sono anche molto pi&amp;amp;#249; antiche”, ci fa notare il titolare, mentre il nostro sguardo spazia tra oggetti che testimoniano la storicit&amp;amp;#224; della casa come la trave che faceva parte della struttura del frantoio – anticamente quasi ogni casa di questa zona aveva il suo frantoio -, o come le nicchie nei muri spessi che servivano per tenere al fresco i barattoli di burro. Un elemento ricorrente di questa casa &amp;amp;#232; la tipica pietra rosa di Verezzi, e nel davanzale di una finestra scopriamo anche un’opera d’arte realizzata dal signor Gian Paolo: una bellissima lumaca scolpita nella pregiata pietra locale, un modo per omaggiare sia il “marmo rosa” del luogo che la lumaca, regina della cucina verezzina. Sulle pareti scopriamo inoltre una sequenza fotografica realizzata alcuni anni fa, quando l’agriturismo, insieme all’Associazione organizz&amp;amp;#242; un evento rievocativo creando una vera e propria carbonaia secondo tradizione. “I ragazzi di oggi spesso non sanno neanche a cosa servisse il carbone”, ricorda con un sorriso il signor Gian Paolo mentre iniziamo a gustare le prime specialit&amp;amp;#224; della casa. 
Cominciamo con delle zucchine e delle melanzane ripiene, e assaggiamo anche delle frittelle di erbette e di cipolle. La variet&amp;amp;#224; di cipolla che troviamo qui &amp;amp;#232; coltivata da oltre cinque generazioni ed &amp;amp;#232; particolarmente squisita e dolce. Proseguiamo con i cosiddetti mandilli de sea, ovvero i tipici “fazzoletti di seta”, una pasta estremamente fine da cui si ritagliano i ravioli che possiamo gustare col ripieno di erbette e carne, ma anche di ortiche, conditi con sughi di borragine o di altre verdure, di carne o col pesto genovese. Tra i primi ci piaccino molto anche le tagliatelle servite con vari sughi tra cui quello di gherigli, cio&amp;amp;#232; di noci, mandorle e nocciole. Alcuni di noi scelgono invece un bel minestrone sano e saporito. 
Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini sia dell’azienda che di altri produttori del territorio tra cui il Vermentino, il Pigato, il Granaccia e il Rossese di Ventimiglia. 
Proseguiamo con delle pietanze tradizionali come il coniglio alla ligure con olive taggiasche e pinoli, la cima genovese, degli arrosti preparati con la carne di spacci della zona, e soprattutto gustiamo il piatto per eccellenza dell’agriturismo: le lumache alla verezzina. Si tratta di una specialit&amp;amp;#224; antica la cui preparazione presuppone tempi e dedizione non certo fugaci come siamo abituati oggigiorno. “Le lumache alla verezzina si fanno preparando due tipi di triti: il primo con aglio, prezzemolo, cipolla, capperi, acciughe, erbe aromatiche, pinoli e peperoncino. Con questo trito avviene la prima fase di cottura che dura cinque-sei ore. Si prosegue col secondo trito fatto con pane, capperi e nocciole, per altri circa dieci-quindici minuti con l’aggiunta di vino e brodo di carne. Non c’&amp;amp;#232; bisogno di dire che noi il dado non sappiamo neanche cosa sia”, ci svela la signora Ivana. 
Infine, non resistiamo certo alla dolce tentazione dei dessert della casa, tra cui il budino agli amaretti e le fantastiche crostate fatte con marmellate di albicocche, uva fragola, pesche e a volte, le bacche di Goji. 
Dopo una splendida giornata come questa andare via non &amp;amp;#232; facile: riusciamo a farlo solo portando con noi oltre al ricordo dei riflessi variopinti delle grotte e dei fiori di Borgio Verezzi, anche alcuni barattoli di capperi sottaceto e di salsa di capperi con pinoli e aglio di Vessalico (presidio Slow Food) prodotti dall’azienda, e riproponendoci di tornare qui presto, magari in occasione della Sagra della Lumaca organizzata dalla Societ&amp;amp;#224; di Mutuo Soccorso La Concordia il 13-14 agosto prossimi. Un po’ di sana lentezza vissuta in questo luogo stupendo ci far&amp;amp;#224; sempre bene. 

Francesca Bertha
www.francescabertha.it

PER INFORMAZIONI:
www.comuneborgioverezzi.it
www.festivalverezzi.it
www.agriturismocadugregorio.it
Via Ortari, 22 Borgio Verezzi (SV)
Tel.: 019/611952
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12557.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;A passo di lumaca tra le cascate di fiori: una giornata a Borgio Verezzi - Parte II. &lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 20 Jun 2016 16:39:17 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12557.ashx</guid></item><item><title>Viaggio intorno al mondo tra le colline toscane: vacanze a Firenze - Parte I. , Firenze, Toscana</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12560.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12560.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12560/136155.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando Monna Lisa, dopo aver posato per Leonardo da Vinci si gir&amp;amp;#242;, la sua celebre espressione enigmatica cambi&amp;amp;#242; in stupore e meraviglia: alle sue spalle c’erano i pinnacoli e le guglie delle cosiddette balze del Valdarno. Non sappiamo se and&amp;amp;#242; veramente cos&amp;amp;#236;, ma ci&amp;amp;#242; che &amp;amp;#232; sicuro &amp;amp;#232; il fatto che Leonardo si ispir&amp;amp;#242; in pi&amp;amp;#249; di una sua opera al paesaggio mozzafiato dei dintorni di Firenze che qualcuno paragona addirittura al Monument Valley americano. 
Ci sono tanti modi di visitare Firenze, la citt&amp;amp;#224; d’arte forse pi&amp;amp;#249; nota del mondo, culla di un’impareggiabile cultura rinascimentale. Ci si pu&amp;amp;#242; tuffare direttamente nella folla in fila davanti ai musei e correre forsennatamente da un monumento all’altro scattando compulsivamente foto senza poi in realt&amp;amp;#224; vedere granch&amp;amp;#233;. Stavolta abbiamo scelto di fare diversamente: pi&amp;amp;#249; che visitarla e basta, volevamo capirla, sentirla, viverla un po’ come se la macchina del tempo ci avesse riportati nel Rinascimento. Abbiamo deciso di avvicinarla dalla giusta distanza, come &amp;amp;#232; opportuno farlo con un’opera d’arte, cos&amp;amp;#236; abbiamo eletto per nostra dimora una storica villa magnificamente ristrutturata situata in provincia, a circa una mezz’oretta di strada dalla citt&amp;amp;#224;: l’Agriturismo Villa Poggio di Gaville, annoverato dal prestigioso quotidiano britannico The Times tra i venti migliori agriturismi della Toscana.
 Dopo esserci accomodati nelle camere stupende ed eleganti, dotate di ogni comfort e arredate con un gusto raffinato capace di fondere tradizione e innovazione, cultura toscana e fascino esotico grazie a mobili e complementi d’arredo provenienti dai 43 Paesi visitati dal titolare e proprietario Jamal Amin, partiamo alla scoperta di Firenze portando gi&amp;amp;#224; nel nostro cuore il suo spirito aperto, di citt&amp;amp;#224; che un tempo fu una vera e propria potenza. 
Quando visitiamo il Duomo di Santa Maria del Fiore, simbolo di Firenze e terza chiesa al mondo per grandezza la cui costruzione inizi&amp;amp;#242; nel 1296, quattro anni prima che Dante Alighieri iniziasse a lavorare alla Divina Commedia, un’anziana fiorentina che incontriamo per caso ci racconta una storia da brividi che ci fa tornare direttamente tra i misteri tenebrosi del Medioevo. ”Lo sentite questo venticello?” ci chiede. ”Si tratta del rifrullo del diavolo. Una volta Lucifero si mise a seguire un prete per le strade di Firenze con l’intenzione di portargli via l’anima. Il religioso riusc&amp;amp;#236; per&amp;amp;#242; a trarlo in inganno entrando in Duomo a dire una preghiera. Satana lo aspettava fuori, ma il prete usc&amp;amp;#236; da una porta secondaria sfuggendo cos&amp;amp;#236; al suo destino. Il diavolo sempre pi&amp;amp;#249; annoiato e spazientito inizi&amp;amp;#242; a sbuffare sollevando inizialmente una leggera brezza trasformatasi poi in una vera tormenta. Da allora quel rifrullo non ha mai smesso di soffiare.” Quando rientriamo a Gaville, visitiamo l’antica Pieve di San Romolo, eretta nel 1007, ben 108 anni prima che Firenze divenisse comune autonomo. Uscendo dall’edificio dalla bellezza suggestiva, ci fermiamo un attimo nella piazzetta antistante per verificare se tira un vento sospetto. No, qui &amp;amp;#232; tutto tranquillo.
Le nostre giornate fiorentine passano cos&amp;amp;#236; tra la scoperta di chicche relative alla tradizione e alle grandi testimonianze dell’arte, e lunghe ore trascorse in pieno relax presso l’agriturismo. In certi momenti &amp;amp;#232; come se a indirizzarci qui fosse stato addirittura Lorenzo de’ Medici, detto Il Magnifico, noto anche per la sua passione per i cavalli: presso l’agriturismo possiamo ammirare sei cavalli allo stato brado, autentici simboli di libert&amp;amp;#224;, animali felici che s’intrattengono volentieri con noi turisti. Il loro spirito libero ci contagia e ci spinge a fare lunghe passeggiate rigeneranti nel verde della vasta tenuta proseguendo fino al vicino lago di Santa Barbara dove &amp;amp;#232; possibile anche pescare e in estate si pu&amp;amp;#242; addirittura imparare ad andare in barca a vela. 
Il connubio di natura e arte ci accompagna durante tutto il nostro soggiorno: ci capita di saltare in sella – a dei mountain bike noleggiati in agriturismo, ma anche a dei cavalli veri e propri durante i corsi di equitazione. Se ammirando certe opere d’arte viste a Firenze, ad Arezzo o a Siena &amp;amp;#232; facile sentirci tra le nuvole, &amp;amp;#232; altrettanto facile ritrovarci a mezz’aria anche nel vero senso della parola volando con la mongolfiera o col parapendio nella vicina San Giovanni Valdarno. Per i meno temerari niente di meglio invece della grandissima piscina (di 170 mq), irresistibile attrazione durante la nostra vacanza di relax.
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12560.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Viaggio intorno al mondo tra le colline toscane: vacanze a Firenze - Parte I. &lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 23 Jun 2016 17:57:10 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12560.ashx</guid></item><item><title>Viaggio intorno al mondo tra le colline toscane: vacanze a Firenze - Parte II. , Firenze, Toscana</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12561.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12561.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12561/136162.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando partiamo alla scoperta delle meravigliose colline circostanti del Chianti, ”incontriamo” nuovamente Monna Lisa: la celebre modella di Leonardo, Lisa Gherardini, abitava infatti nella vicina Montagliari, frazione di Greve In Chianti. Le scoperte non si fermano certo qui: siamo infatti in terra di esploratori. Se a Firenze abbiamo potuto ammirare la chiesa Ognissanti della famiglia di Amerigo Vespucci, a Montefioralle, poco distante da Gaville, possiamo immergerci nelle atmosfere medievali del castello dove il grande esploratore abit&amp;amp;#242; per un periodo. Ma era di questa zona, di Greve In Chianti, anche Giovanni da Verrazzano, l’esploratore che nel Cinquecento raggiunse per primo la baia di New York.
Quando la sera ci accomodiamo al nostro elegante tavolo per cenare, scopriamo di essere a nostra volta ospiti di un grande esploratore: il titolare Jamal, che ci accoglie con sincera gentilezza, prima di creare questo angolo di pace e di relax, aveva girato il mondo per lavoro visitando ben quarantatr&amp;amp;#233; Paesi. ”Dopo aver viaggiato tanto, aprire un agriturismo dove vivere a contatto con la natura e con le persone, condividendo con loro la mia innata passione per la cucina &amp;amp;#232; stato il mio grande sogno che sono riuscito a realizzare alcuni anni fa”, ci racconta. ”L’amore per la cucina mi accompagna sin da bambino e rappresenta la mia pi&amp;amp;#249; grande fonte di energia e di entusiasmo. La cucina dell’agriturismo si basa prevalentemente sulla tradizione toscana, che viene interpretata con fantasia e con la piacevole contaminazione anche di altre culture”, prosegue lo chef, profondo conoscitore dei sapori e dei profumi di tante terre, anche lontane. La sua cucina &amp;amp;#232; in perfetta sintonia con lo spirito rinascimentale fiorentino: si sa quanto la buona tavola fosse apprezzata nella Firenze di secoli fa, non a caso fu proprio qui che la forchetta venne utilizzata per la prima volta. Al Museo della Civilt&amp;amp;#224; Contadina di Gaville si pu&amp;amp;#242; rivivere le atmosfere rurali di un tempo, ma in un certo senso quelle tradizioni continuano tuttora e vengono seguite anche dallo chef Jamal che utilizza esclusivamente ingredienti di prima qualit&amp;amp;#224;, biologici e provenienti dal territorio. Con l’aggiunta della sua fantasia e delle sue spezie scelte con sapienza, le cene presso l’agriturismo diventano qualcosa di magico, oltre che buono e salutare. ”Per me cucinare significa dedicarmi a una ricerca continua di nuovi sapori e di nuove esperienze, creando ogni volta un nuovo equilibrio del gusto, una nuova armonia sensoriale”, ci spiega.
Se durante la nostra vacanza abbiamo avuto il piacere di goderci delle succulente cene gustando piatti come il fagotto con cernia e zucchini in brodo tartufato, lo sformatino di tonno fresco con avocado, le crespelle fiorentine con formaggio e prosciutto alla crema di zucca, la ribollita, le pappardelle al cinghiale, il filetto al pepe e frutti di bosco, la bistecca alla fiorentina o addirittura il pollo afrodisiaco con cipollotti e peperoni, potremo anche scoprire molte curiosit&amp;amp;#224; sulle sfiziose specialit&amp;amp;#224; di Jamal grazie al suo libro, intitolato ”Vivo di gusto! – La cucina creativa toscana secondo Jamal Amin”, disponibile anche in inglese col titolo ”Living with taste – About Creative Tuscan Cooking by Jamal Amin” uscito recentemente. Avremo cos&amp;amp;#236; la possibilit&amp;amp;#224; di viaggiare insieme allo chef per tanti Paesi esotici, scoprire culture nuove, conoscere la storia dei piatti ideati e portati al successo da lui: un viaggio che da Firenze ci porter&amp;amp;#224; nel mondo e  che porter&amp;amp;#224; la bellezza del mondo a Firenze. 
Sorseggiando un buon Chianti e cedendo alla tentazione di dolci come i tartufi di cioccolato fondente, ananas e menta, o la mousse di panna cotta con frutti di bosco e liquirizia, il nostro viaggio fiorentino continua all’insegna della gioia di vivere rinascimentale, una gioia che ci far&amp;amp;#224; sempre tornare in questi luoghi dove il viaggio &amp;amp;#232; un’esperienza dei sensi e dello spirito. 

Francesca Bertha
www.francescabertha.it

PER INFORMAZIONI:
www.comune.fi.it
www.villapoggiodigaville.com
Agriturismo Villa Poggio di Gaville
Via di Gaville, 30 – Gaville, Figline Valdarno (FI)
tel.: 055/961955
Facebook: Villa Poggio di Gaville
Il libro di Jamal Amin, „Vivo di gusto! – La cucina creativa toscana secondo Jamal Amin”/”Living with taste – About Creative Tuscan Cooking by Jamal Amin” &amp;amp;#232; disponibile presso i bookstore online pi&amp;amp;#249; noti sia in formato cartaceo che ebook ed &amp;amp;#232; possibile ordinarlo nelle librerie.
Ibs.it:
http://www.ibs.it/ser/serfat.asp?site=libri&amp;amp;amp;xy=Jamal+Amin
La Feltrinelli: 
http://www.lafeltrinelli.it/libri/amin-jamal/vivo-gusto/9788892605862
Mondadori Store:
http://www.mondadoristore.it/libri/Jamal-Amin/aut02992820/
Amazon.it:
https://www.amazon.it/s/ref=dp_byline_sr_book_1?ie=UTF8&amp;amp;amp;field-author=Jamal+Amin&amp;amp;amp;search-alias=stripbooks
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12561.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Viaggio intorno al mondo tra le colline toscane: vacanze a Firenze - Parte II. &lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 23 Jun 2016 18:06:53 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12561.ashx</guid></item><item><title>Viaggio intorno al mondo tra le colline toscane: vacanze a Firenze - Parte III. , Firenze, Toscana</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12562.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12562.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12562/136171.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;FATIMA, LA STREGA DELLE SPEZIE
(tratto dal libro “Vivo di gusto! – La cucina creativa toscana secondo Jamal Amin”)

Durante la mia permanenza mi ero ripromesso di visitare Alnif, un paese del Marocco centro orientale, conosciuto per il suo henn&amp;amp;#233; e – per me pi&amp;amp;#249; interessante – per il suo cumino, famoso per il suo profumo particolarmente intenso. Sapevo di un mercato che vi si teneva il venerd&amp;amp;#236;, in cui venivano vendute, fra i vari prodotti, le spezie pi&amp;amp;#249; disparate, e tra queste il famoso cumino. Mi vi recai quindi un venerd&amp;amp;#236; mattina, svegliandomi presto per poter godere della mia visita senza la confusione tipica dei mercati di strada, che sapevo mi avrebbe distratto dal mio obiettivo.
	Arrivato ad Alnif, cercando indicazioni per raggiungere il mercato, venni pi&amp;amp;#249; volte indirizzato verso la casa di un’anziana signora di nome Fatima. Decisi che forse questa donna, cos&amp;amp;#236; nota in paese da essere oggetto di consigli e al contempo gi&amp;amp;#224; depositaria ai miei occhi di una sorta di segreto, di un’aura magica, valeva la pena di una breve digressione dal mercato. In fondo, il mercato sarebbe rimasto anche pi&amp;amp;#249; tardi, ma non potevo avere la stessa certezza sulla signora.
	Mi feci accompagnare fino all’ingresso della sua casa e, una volta davanti alla soglia, esitai per un solo secondo, timoroso di poter disturbare la quiete di una tenera signora in et&amp;amp;#224; avanzata. Abbandonando quella sensazione, mi feci coraggio e bussai alla porta, uno splendido porticino color terra di Siena bruciata, in legno grezzo. Lei, Fatima, arriv&amp;amp;#242; dopo pochi secondi, aprendomi subito il suo mondo con uno dei sorrisi pi&amp;amp;#249; vivi, sdentati e genuini che avessi mai visto.
	“Benvenuto straniero!” furono le prime parole che mi disse. Bastarono per farmi sentire a casa, come se fosse la casa di una vecchia nonna, mai vista, ma sempre conosciuta.
	Mi accompagn&amp;amp;#242; subito nel cuore della sua dimora, che scoprii essere anche un laboratorio, in cui utilizzava le spezie come principi per medicine e pratiche curative “ad hoc”.
	Davanti a una tazza di buon t&amp;amp;#232; alla menta, Fatima – che tutti chiamavano Strega Fatima per la sua attivit&amp;amp;#224; – mi raccont&amp;amp;#242; un po’ del suo mondo e del suo modo di curare le persone. Ci&amp;amp;#242; che mi disse mi sbalord&amp;amp;#236;: non avevo mai sentito niente di simile prima ed ero affascinato dalla sua storia e dal suo segreto. Fatima mi spieg&amp;amp;#242; che aveva sempre avuto a che fare con le spezie nella sua vita. Dapprima, quando il padre le commerciava e lei gli dava spesso una mano nel trasportare i sacchi, aveva sviluppato un certo olfatto, abituandosi a riconoscerne i profumi, dai pi&amp;amp;#249; intensi del cumino e del peperoncino, ai pi&amp;amp;#249; delicati, ai pi&amp;amp;#249; semplici e noti. Crescendo, aveva poi sviluppato la passione per il loro uso in cucina, ma al contempo anche per le loro virt&amp;amp;#249; curative, dedicandosi alla presentazione di antichi rimedi, ma anche alla creazione di nuovi.
	Aveva quindi provato a unire le due cose in un matrimonio che aveva trovato amore e devozione sufficienti per crescere e per durare negli anni. Quello che mi sbalord&amp;amp;#236; fu il modo in cui Fatima creava i suoi rimedi: le persone si recavano da lei, senza che le avesse mai viste prima, e lei, cos&amp;amp;#236; come aveva fatto con me, si prendeva cura di loro gi&amp;amp;#224; dal primo momento, offrendo loro dell’ottimo t&amp;amp;#232; e invitandoli a parlare di s&amp;amp;#233;, dei loro bisogni, sogni e passioni, problemi e speranze. Dalle loro parole e dai loro volti, dagli sguardi che inciampavano in quel suo mondo stregato – oh s&amp;amp;#236;, era davvero stregato, ma nel senso pi&amp;amp;#249; magico del termine – Fatima attingeva come da un pozzo per raccogliere quanta pi&amp;amp;#249; acqua poteva ed estirpava i loro segreti, cos&amp;amp;#236; come le loro speranze e angosce pi&amp;amp;#249; profonde, come un giardiniere estirpa una pianta nociva da un giardino, alleviando le loro pene. Dopo averli consolati, rinfrancati e rassicurati, si congedava da loro promettendo di riceverli la settimana successiva per dar loro la cura perfetta. E cos&amp;amp;#236; era. Sempre. Non c’era mai stata una persona, mai una, che non fosse guarita con le sue terapie, i suoi unguenti miracolosi, le sue creme morbide dai profumi vellutati e dagli effetti miracolosi. Tutto questo grazie all’amore che lei ci metteva, per il modo in cui lei vedeva le persone dentro, attraverso la superficie, sotto la pelle, gi&amp;amp;#249; nel profondo fino agli inferi.
	Mentre l’ascoltavo, mi tornava in mente un libro che avevo letto tempo prima, in cui una ragazzina orfana si era ritrovata a lavorare per una fiorista, dapprima come spettatrice esterna, quando nel retro del negozio sistemava le composizioni, mentre la proprietaria preparava bouquet e assisteva i clienti consigliando quali fiori usare per questa o quella occasione. Un giorno per&amp;amp;#242;, in cui la titolare era assente, aveva dovuto servire un cliente che voleva riconquistare la moglie in un periodo di crisi. La ragazza, seguendo la scia delle emozioni del signore, aveva tradotto ogni sensazione, ogni sentimento nella scelta di un fiore, componendo un magnifico bouquet che aveva centrato pienamente l’obiettivo del cliente.
	La stessa passione, la stessa profondit&amp;amp;#224; nel leggere dentro gli altri, oltre lo sguardo, avevo ritrovato nelle due donne, una frutto della fantasia di una scrittrice, l’altra in carne e ossa, l&amp;amp;#236;, davanti a me, che mi donava tutto il suo sapere, il suo essere. Mai mi ero sentito cos&amp;amp;#236; nudo davanti a qualcuno, cos&amp;amp;#236; come mi sentii allora. E mai cos&amp;amp;#236; a mio agio.Cancellai tutti gli impegni che avevo quel pomeriggio, dimenticai tutte le cose che mi ero ripromesso di fare,posti da visitare, negozi in cui andare. Perch&amp;amp;#233; nulla, nessun ristorante, nessuna strada o incontro, mi avrebbero potuto arricchire tanto quanto fece Fatima in quelle poche ore che passammo insieme. Avendo compreso subito il mio bisogno di imparare, di poter assorbire nuova conoscenza per amore dell’Agriturismo, mi propose il suo aiuto in cambio di un piccolo e semplice sfizio: poter assaggiare un piatto che mai aveva mangiato prima. Io colsi immediatamente l’occasione che splendida donna mi offriva, quasi come fosse una sfida. Seppur non molto predisposto per questo genere di cose, mi dissi che in fondo un’occasione simile non mi sarebbe ricapitata facilmente e accettai. Sapevo che l’impresa sarebbe stata tutt’altro che semplice: riuscire a stupire Fatima, cucinando qualcosa che fosse per lei una novit&amp;amp;#224;, ma non discostandomi troppo dalla sua tradizione, era quasi un azzardo. Facendo appello a tutte le mie conoscenze, portai alla mente i piatti che pi&amp;amp;#249; rappresentavano la terra in cui mi trovavo: cucinai cos&amp;amp;#236; del cous cous, sotto forma di involtini ripieni, di pesce spada e tonno, e preparai il tipico pane ai cereali, utilizzando gli stessi ingredienti della gustosa focaccia di Tina alla crema di yogurt. Infine, unendo il dolce e il salato, preparai la pastilla, una sfoglia ripiena di carne di pollo o piccione, spolverata di cannella o zucchero a velo, che si pu&amp;amp;#242; sostituire con dei ravioli ripieni di carne di quaglia con crema dolce di cipolle.
	Fatima, dopo aver gustato tutti i piatti, mi confid&amp;amp;#242; dei segreti sulle spezie, rendendomi depositario di una conoscenza che ancora oggi conservo e custodisco gelosamente e che mi ha messo in grado di trasformare ogni mia creazione, anche con l’uso di una singola di quelle spezie, che con lei ho imparato a conoscere e a guardare con occhi nuovi. Miei, e in fondo un po’ anche suoi. 	&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12562.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Viaggio intorno al mondo tra le colline toscane: vacanze a Firenze - Parte III. &lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 23 Jun 2016 18:13:53 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12562.ashx</guid></item><item><title>Vacanza a tutto gusto in un agriturismo ai piedi dell&amp;#39;Appennino ligure: gita a Lerma, Lerma, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12554.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12554.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12554/136098.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ogni anno arriva il giorno in cui i raggi obliqui del Sole raggiungono una nicchia nel muro del castello medievale, illuminandola per qualche breve attimo. In quei momenti i rubini delle tre rose d’oro nascoste l&amp;amp;#236; dal 1565 in uno scrigno di cristallo avvampano inondando le mura del maniero di una luce infuocata. Il fenomeno dura talmente poco che in oltre 440 anni nessuno, rabdomanti compresi, &amp;amp;#232; riuscito a individuare la nicchia dove Isabella Corvalan, dama d’onore della regina di Castiglia avesse nascosto quel tesoro. 
Queste romanzesche atmosfere medioevali si raggiungono dopo pochi minuti di leggere curve dal casello di Ovada, tra vigneti e colline boschive facenti parte del Parco delle Capanne di Marcarolo, dove, su una rocca tufacea si erge il castello degli Spinola, costruito verso la fine del XV secolo. Passando sotto un arco si accede al ricetto, conservato del tutto intatto all’interno della cinta muraria.  
Sempre all’interno della piazzetta del castello ammiriamo la quattrocentesca chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, la cui abside fu ricavata da una delle torri del castello. Al suo interno sono custodite molte preziose opere d’arte, tra cui un grande affresco del 1608, e la trecentesca tavola di Barnaba da Modena, ritraente la Vergine col Bambino. Questa tavola fu donata inizialmente al duecentesco santuario di N.S. della Rocchetta dalla famiglia Spinola, in segno di ringraziamento per la nascita di un erede. Originariamente il santuario era un ospizio che offriva alloggio ai viandanti che percorrevano la Via del Sale.
Visitiamo anche la chiesa romanica, ovvero la pieve di San Giovanni Battista, unica superstite del nucleo pi&amp;amp;#249; antico di Lerma, chiamato Rondinaria. Al suo interno conserva una serie di pregevoli affreschi di maestri di Lerma, mentre sulla facciata &amp;amp;#232; un’immagine di San Cristoforo Martire ad aver protetto quanti dovettero passare da una riva all’altra del fiume Piota. 
Restiamo lungo le coste dello stesso torrente, meta prediletta anche dei cercatori d’oro, per tutto il weekend. Ci bastano pochi minuti di auto per raggiungere la nostra dimora per questi giorni di vacanza: l’Agriturismo Cirimilla, situato lungo l’omonima strada che costeggia il torrente dalle acque fresche e pulitissime. Lasciamo l’auto nel comodo parcheggio della struttura e ci sistemiamo occupando due delle quattro camere, tutte luminose, dotate di servizi e arredate con gusto semplice e funzionale, oltre che con un piacevole tocco rustico. 
Ad accoglierci con grande gentilezza &amp;amp;#232; la signora Ornella che gestisce l’agriturismo insieme al figlio Paolo. Facendo quattro chiacchiere con i titolari scopriamo che l’attivit&amp;amp;#224; dell’azienda ha una storia ormai pluridecennale, iniziata nel 1993 con l’allevamento presso l’azienda agricola Valle del Piano, al confine tra Bosio e Parodi Ligure. “Il nostro &amp;amp;#232; un allevamento biologico di bovini, suini e ovini che ci permette di produrre carni genuine e sane, nel pieno rispetto dell’ambiente e dei consumatori”, ci spiega la signora Ornella che oltre all’agriturismo e all’allevamento, gestisce anche lo spaccio agricolo dal 1998. “Abbiamo vacche di razza piemontese, suini da ingrasso acquistati in giovane et&amp;amp;#224; da altre aziende biologiche e anche degli ovini per la produzione e la vendita di agnelli. Naturalmente le nostre coltivazioni sono focalizzate principalmente sulle materie prime per l’alimentazione del bestiame come fieno, paglia, cereali, erba medica, ma produciamo pure patate e degli ortaggi che utilizziamo anche nella cucina dell’agriturismo, attivit&amp;amp;#224; che si &amp;amp;#232; aggiunta a quelle agricole nell’agosto del 2014”, ci spiega Ornella. 
Cosa veramente significhi un pasto sano a base di ingredienti biologici a chilometro zero lo scopriamo con grande piacere la sera, al rientro da una bella gita in mountain bike lungo i sentieri che solcano un paesaggio dall’intenso fascino selvaggio all’interno del Parco Naturale Capanne di Marcarolo.
Visto il bel tempo, ci accomodiamo nel dehor, e iniziamo la nostra cena all’insegna dei sapori autentici del Basso Piemonte e dell’entroterra ligure con dei salumi prodotti dall’azienda accompagnati dallo gnocco fritto. Assaggiamo anche delle gustose frittate e dei tortini, senza tralasciare nemmeno l’insalata russa, i peperoni in agrodolce e gli involtini di melanzane. Il men&amp;amp;#249; cambia in base alla stagionalit&amp;amp;#224; e propone sempre piatti freschi, fatti in casa nel pieno rispetto della tradizione contadina. Dopo il ricco antipasto proseguiamo con i primi di pasta fresca tra ravioli, tagliolini, pappardelle e lasagne, da condire a piacere con sughi di coniglio o di funghi, col rag&amp;amp;#249; o col pesto. C’&amp;amp;#232; chi preferisce invece un buon minestrone che con il suo sapore genuino restituisce al palato l’essenza della natura. 
Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini di aziende vitivinicole locali e scopriamo che grazie alla loro collaborazione con l’agriturismo, possiamo anche andare a visitarle partecipando a delle degustazioni direttamente in cantina.
Si continua con le pietanze preparate con le carni dell’azienda spaziando tra l’arrosto, il vitello tonnato, le scaloppine, il carpaccio e la cima. Nei contorni assaggiamo nuovamente le squisite verdure dell’orto tra cui le zucchine al verde, le patatine e l’insalata. Infine, non ci resta che cedere alle dolci tentazioni della casa: tiramis&amp;amp;#249;, bunet, panna cotta, crostate e macedonia di fragole, tutto decisamente irresistibile. 
Dopo questa bella vacanza a Lerma, passata all’insegna di passeggiate rigeneranti, gite in bici e grandi scorpacciate di bont&amp;amp;#224; genuine, siamo certi di voler tornare qui presto, e magari ci capiter&amp;amp;#224; di farlo proprio nel momento in cui il sole illuminer&amp;amp;#224; le rose d’oro del castello. 

Francesca Bertha
www.francescabertha.it
 
PER INFORMAZIONI:
www.comune.lerma.al.it
Agriturismo Cirimilla
Strada Cirimilla 4/A Lerma (AL)
Tel.: 0143/877702
Ornella: 349/4255651
Paolo: 348/5265627
Azienda agricola Valle Del Piano
Str. Com. per Cadegualchi, Bosio (AL)&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12554.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Vacanza a tutto gusto in un agriturismo ai piedi dell'Appennino ligure: gita a Lerma&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 08 Jun 2016 15:47:45 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12554.ashx</guid></item><item><title>Gita tra i sentieri della Val Curone: in vacanza presso un agriturismo a Gremiasco, Gremiasco, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12551.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12551.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12551/136085.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fare un bel giro nel verde, montare in sella a una mountain bike e andare alla scoperta dei sentieri immersi tra le dolci colline della Val Curone e incontrare tutto d’un tratto dei capodogli in compagnia di un po’ di conchiglie: questa &amp;amp;#232; solo una delle esperienze indimenticabili ed emozionanti che ci possano capitare visitando Gremiasco, storico comune sito vicino al confine tra Piemonte e Lombardia. Il paese infatti, &amp;amp;#232; noto tra l’altro per il suo sito archeologico situato nella zona del Guardamonte, dove il ricordo dei tempi in cui quest’area era sommersa dal mare &amp;amp;#232; pi&amp;amp;#249; che tangibile grazie alla presenza di un considerevole numero di reperti fossili, ma anche di svariati manufatti di terracotta a testimoniare antichissimi insediamenti umani sul territorio.
Dalla preistoria la nostra gita prosegue nel Medioevo raggiungendo il centro storico dove si erge il castello dei Malaspina. Chi dovesse farci notare che in realt&amp;amp;#224; i castelli sono due, non deve essere accusato di aver alzato troppo il gomito: effettivamente, in origine i manieri erano due, uno dei quali, quello eretto nel XII secolo dai nobili Gremiasco, venne successivamente adibito a canonica. Il castello dalla pianta quadrata e ornato da merli ghibellini &amp;amp;#232; molto ben conservata. Nei secoli passati funse anche da palazzo di giustizia e da residenza occasionale del principe.  
A testimoniare i tempi che furono &amp;amp;#232; anche la chiesa parrocchiale barocca dedicata a Santa Maria Nascente, costruita nel 1695, in un periodo particolarmente florido per il paese grazie al commercio lombardo-ligure. L’edificio religioso sorge sul luogo di un’antica pieve, parte della quale &amp;amp;#232; sopravvissuta ed &amp;amp;#232; visibile sul lato destro dell’attuale abside. Si tratta di una costruzione in pietra lavorata tra le pi&amp;amp;#249; antiche della Val Curone a cui si affianca la torre romanica, che durante il Settecento venne raddoppiata in altezza con l’aggiunta di un campanile anch’esso in stile barocco.  
Dopo questo bel giro nella storia, ritorniamo alla base, presso la nostra dimora per questo lungo weekend: l’Agriturismo Cascina Malvista. Situato a pochi minuti di auto dal centro storico, l’agriturismo &amp;amp;#232; un’oasi di pace immersa nella natura incontaminata. Circondata da campi e da boschi, l’antica casa rurale in pietra, recentemente ristrutturata con grande cura ai dettagli, ci accoglie nelle sue tre camere con bagno annesso, una delle quali adatta anche ai disabili. Dalle finestre delle camere luminose, arredate con stile e vestite di colori chiari possiamo ammirare il panorama mozzafiato sulle colline. Nell’ampia sala colazione con antiche travi a vista e sullo spazioso e fresco terrazzo che s’immerge nel verde, possiamo rilassarci sorseggiando delle bevande, chiacchierando o leggendo un bel libro. 
Ad accoglierci con grande gentilezza sono la signora Maria Angela Traverso e suo marito Claudio Tani, i titolari che dopo un’esperienza trentennale di allevamento di conigli, attivit&amp;amp;#224; che continuano tuttora, hanno deciso di ripondere alla crescente esigenza dei turisti e degli escursionisti che visitano la Val Curone di trovare degli alloggi comodi e a contatto con la natura. “Questa struttura era una stalla con fienile. L’abbiamo ristrutturata mantenendo i sassi originali e utilizzando il pi&amp;amp;#249; possibile dei materiali di recupero”, ci racconta la signora Maria Angela.  
Sono contentissimi anche i bambini che sono con noi: ci&amp;amp;#242; non &amp;amp;#232; solo merito dei giochi e degli attrezzi allestiti nel cortile, ma anche di una folta schiera di dolcissimi conigli presenti nell’allevamento immerso tra gli alberi da frutto. “Alleviamo razze autoctone piemontesi tra cui i carmagnola. I nostri conigli di produzione rurale vengono cresciuti in maniera naturale, nel rispetto del benessere animale. Vengono nutriti di fieno e paglia prodotti da noi, crescono lentamente e non vengono sottoposti ad alcuno stress nemmeno per agevolare la loro riproduzione. Tutto ci&amp;amp;#242; garantisce una carne dalle qualit&amp;amp;#224; organolettiche superiori e assolutamente genuina. Vendiamo sia animali vivi, da riproduzione, svezzati e anche carne. I nostri prodotti, sia la carne pronta per la cucina, che la frutta, la verdura e le erbe spontanee sono in vendita anche presso il negozio di nostra figlia a Novi Ligure, presso A V&amp;amp;#232;gia Cas&amp;amp;#233;ina, in via Mazzini”, ci spiegano i titolari. 
Le nostre giornate passano tra passeggiate rigeneranti e gite alla scoperta sia delle bellezze naturali del territorio, che del suo patrimonio storico e artistico, che possiamo ammirare anche a San Sebastiano Curone e a Varzi, entrambe citt&amp;amp;#224; dal grande fascino situate a pochi minuti di distanza. Alterniamo momenti di assoluto dolce far niente a slanci sportivi: non solo mountain bike e trekking, ma anche golf, grazie alla presenza del vicino campo da golf di Momperone.   
Come facciamo a trovare l’energia per tutto questo? Facile: &amp;amp;#232; merito della ricca e squisita colazione con cui le nostre giornate iniziano presso l’agriturismo. Il tavolo della caratteristica sala colazioni ci accoglie ogni mattina carico di bont&amp;amp;#224; create con passione e abilit&amp;amp;#224; dalla signora Maria Angela: dolci casalinghi, torte fatte con le marmellate dell’agriturismo e con la farina biologica di un mulino di Volpedo. Chi preferisce il salato, pu&amp;amp;#242; gustare l’ottimo salame della zona accompagnato dal pane fatto in casa col lievito madre e la farina biologica, magari con l’aggiunta di un po’ di noci provenienti sempre dalla tenuta. 
Secoli fa Gremiasco era un importante punto di riferimento sulla via del Sale, la strada commerciale che collegava la pianura Padana con la Liguria. Oggi il paese &amp;amp;#232; sempre una meta importante, ma sulla via della quiete e della natura: la percorreremo volentieri anche in futuro.    

Francesca Bertha
www.francescabertha.it

PER INFORMAZIONI:
www.comune.gremiasco.al.it
www.agriturismomalvista.it
Agriturismo Malvista
Cascina Malvista, 1 Gremiasco (AL)
Tel.: 0131/787275  349/1271665
A V&amp;amp;#232;gia Cas&amp;amp;#233;ina 
Frutta, verdura, carni di coniglio
Via Mazzini, 21 Novi Ligure (AL)
Tel.: 349/8390588&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12551.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Gita tra i sentieri della Val Curone: in vacanza presso un agriturismo a Gremiasco&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Fri, 27 May 2016 16:43:48 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12551.ashx</guid></item><item><title>Ovada Paesi e Sapori 2016, Ovada, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12546.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12546.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12546/135953.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PAESI E SAPORI
OVADA (Alessandria) 14-15 Maggio 2016

Passeggiando o in moto, tutte le strade conducono alla buona tavola delle colline ovadesi


Dopo l’enorme successo delle passate edizioni, ritorna il vivace “raduno del gusto” in Piazza Martiri della Benedicta delle Pro Loco e delle Associazioni dell’Ovadese, durante il quale sar&amp;amp;#224; possibile fare un primo assaggio delle pi&amp;amp;#249; interessanti feste e sagre estive e conoscere le tante attrattive culinarie che il territorio dell’Alto Monferrato offre. 

Nei giorni di sabato 14 e domenica 15 maggio 2016 si svolger&amp;amp;#224; la dodicesima edizione della rassegna enogastronomica Paesi e Sapori. Durante la manifestazione ognuna delle Proloco e Associazioni partecipanti proporr&amp;amp;#224; un piatto tipico, promuovendo cos&amp;amp;#236;, con il linguaggio universale del gusto il territorio e le sagre che si terranno nella zona durante il periodo estivo. 

Gli stand gastronomici si apriranno sabato 14 maggio 2016 a partire dalle 18.00, dando inizio alla degustazione delle numerose specialit&amp;amp;#224; accompagnate dai vini locali, in particolare dal Dolcetto D.O.C. e dall’OVADA D.O.C.G. In serata il pubblico sar&amp;amp;#224; intrattenuto con animazione e musica dal vivo con il concerto dei “7 note in allegria”.

A dare il via al programma domenicale sar&amp;amp;#224; il raduno MotorinOvada a partire dalle 10.30. Gli stand gastronomici riapriranno alle 12.00 per il pranzo e alle 18.00 per la cena. A partire dalle 19.00 la festa continua con intrattenimento musicale.

Tutte le bont&amp;amp;#224; che si potranno gustare:

Pro Loco Battagliosi/Albareto – Fiazein (focaccino all’antica)
Pro Loco Belforte Monferrato – Trofie al pesto
Pro Loco Carpeneto – Salamini ubriachi
Pro Loco Cassinelle – Rosticciata mista con patate
Pro Loco Cimaferle – Focaccia al formaggio
Pro Loco Costa e Leonessa – Frittelle e patatine fritte
Pro Loco Montaldo Bormida – Farinata
Pro Loco Ovada – Bar e gelati
Pro Loco Santuario delle Rocche – Zuppa di ceci al rosmarino
Pro Loco Trisobbio – Piadine di polenta farcite
ANSPI Oratorio Silvano d’Orba – Dolci casalinghi
ASD Ovada In Sport – Lasagne al forno
ASD Tagliolese CCRT – Agnolotti
Ass. Insieme per Castelletto – Fritto misto di pesce
Croce Verde Ovadese Onlus - Testaroli
Polisportiva Rocca Grimalda – Lasagne nella Peirbuieira
SOMS Silvano d’Orba – Fish &amp;amp;amp; Chips
U.S. Moretti – Spiedini di pecora con pansette



Ovada e i comuni dell’ovadese si trovano in una zona singolare, al confine tra la Liguria e il Piemonte. Questa caratteristica geografica e storica del territorio si rispecchia anche nelle sue tradizioni culinarie, che sono una vera e propria unione tra queste due meravigliose terre. Le specialit&amp;amp;#224; monferrine si abbinano cos&amp;amp;#236; ai deliziosi piatti di cucina povera ligure, come ad esempio la farinata. 
Tra gli antipasti della zona i pi&amp;amp;#249; importanti sono le verdure in bagna caoda, la carne cruda battuta al coltello, le acciughe in salsa verde, il vitello tonnato, le insalate di funghi freschi e gli immancabili salumi. 
A seguire, sono gli agnolotti a farla da padroni tra i primi piatti, di sfoglia sottile con il ripieno a base di carne e, ovviamente, la borragine, da consumarsi con il sugo o “bianchi” in una tazza fumante di vino Dolcetto d’Ovada. 
Altri piatti tipici dell’ovadese sono i ravioli alle verdure, tajarin ai funghi, la peirbureira di Rocca Grimalda, la polenta condita in vari modi, una volta piatto unico e oggi nuovamente ricercata. Nel periodo pasquale sono irrinunciabili gli andarini, piccolissimi gnocchi di farina da consumarsi in brodo. In stagione i funghi preparati e cucinati in vari modi dominano i secondi piatti. Ad essi si aggiungono il bollito misto, la selvaggina, gli arrosti, le torte verdi con erbe selvatiche, cime ripiene, il cappone bollito con salsa verde, il fritto misto alla piemontese.


Evento collaterale:

MotorinOvada
Durante la giornata di Domenica si svolger&amp;amp;#224; anche MotorinOvada, 6&amp;amp;#176; Raduno di Ciclomotori d’epoca a rullo, monomarcia, turismo, scooter, sportivi e fuoristrada immatricolati entro il 1990.

Programma:

ore 9:00  apertura iscrizioni
ore 11:00 partenza per giro turistico
ore 11:30 sosta per aperitivo presso S.A.O.M.S. di Costa di Ovada
ore 12:15 Finto Gran Premio Fondo Valle
ore 13:00 Pranzo presso gli stand di “Paesi e Sapori”
Nel pomeriggio:  Guide acrobatiche: gimkana, gara di rallentamento, gara di arresto
                              Premiazione e saluti


PER INFORMAZIONI:

www.prolocoovada.it
iat@comune.ovada.al.it
Ufficio Iat Ovada 0143/821043
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12546.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Ovada Paesi e Sapori 2016&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 04 May 2016 16:23:21 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12546.ashx</guid></item><item><title>Gita sul meridiano e a tavola col fante sabaudo: una giornata a Mondov&amp;#236; - Parte I. , Mondov&amp;#236;, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12544.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12544.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12544/135917.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’era un bambino di modesta famiglia che agli inizi del Settecento amava correre su e gi&amp;amp;#249; per le stradine della sua citt&amp;amp;#224;. Dal nucleo storico del rione Piazza, situato sul Monte Regale alto 559 metri, il suo sguardo poteva spaziare verso la pianura segnata dal fiume Po, e anche verso le colline delle Langhe. All’epoca non sapeva ancora che il meridiano Gradus Taurinensis passasse proprio da Mondov&amp;amp;#236;, e sebbene iniziasse molto presto a interessarsi di matematica, non immaginava che anni dopo sarebbe stato proprio lui, Giovanni Battista Beccaria, ormai celebre scienziato, a effettuare per la prima volta le misurazioni di quel meridiano. 
Arriviamo a Mondov&amp;amp;#236; passando da un ponte sul torrente Ellero e ci viene scherzosamente da complimentarci col meridiano: aveva proprio “scelto” una bella citt&amp;amp;#224; da attraversare. Il nostro sguardo viene costantemente attratto da palazzi storici, da splendide chiese e da scorci caratteristici, oltre che dalla collina su cui si erge il centro storico. Nel rione Breo ammiriamo la chiesa dei Santi Pietro e Paolo, e alcune persone del posto ci fanno notare l’automa in ferro, realizzato nel secolo XVIII dall’artigiano locale Matteo Mondino, che con un martello in mano batte le ore su una campana. Quella figura &amp;amp;#232; il Moro, uno dei simboli della citt&amp;amp;#224;, ed &amp;amp;#232; anche la maschera che raduna il popolo per i festeggiamenti del carnevale. Secondo una leggenda le truppe napoleoniche, che occuparono la citt&amp;amp;#224; nel 1796, scambiarono l’automa per una vedetta e lo presero a fucilate.
Dopo un giretto tra i vari rioni nella parte bassa del comune, prendiamo la funicolare per raggiungere, percorrendo un tragitto panoramico, lo storico rione Piazza. Fu proprio qui che nel 1198 fondarono la citt&amp;amp;#224;. In quel periodo nei villaggi della zona la gente era piuttosto stanca delle continue vessazioni dei marchesi, perci&amp;amp;#242; la popolazione decise di costituirsi in liberi comuni situati in posizioni collinari e strategiche: cos&amp;amp;#236; nacque anche Cuneo, nello stesso anno.
La nostra passeggiata continua nella stupenda piazza Maggiore, dove ammiriamo la settecentesca cattedrale di San Donato, costruita nel luogo di una pieve risalente al XII secolo. Visitiamo anche la bellissima chiesa di San Francesco Saverio, detta “La Missione”, che conserva al suo interno i capolavori pittorici di Andrea Pozzo.
Raggiungiamo il Belvedere e oltre alle antiche mura e al panorama mozzafiato ammiriamo la torre civica, eretta tra il XIII e il XIV secolo inizialmente in forme gotiche. La torre, alta oltre 29 metri, nel 1762 serv&amp;amp;#236; a Giovanni Battista Beccaria come punto trigonometrico per la determinazione della lunghezza del meridiano “monregalese”.  
Dalle alture con vista sui campi di battaglia napoleonici decidiamo di fare visita a un soldato che l&amp;amp;#236; combatt&amp;amp;#232; per la propria terra e oggi ci ospiter&amp;amp;#224; a tavola: raggiungiamo cos&amp;amp;#236; il Ristorante Il Fante Sabaudo, situato nella caratteristica piazza d’Armi. Lasciamo l’auto nell’ampio parcheggio antistante il locale e una volta all’interno, veniamo accolti con grande gentilezza dal giovane titolare Sergio Chiecchio. Nell’ambiente di notevole fascino, antico e moderno si amalgamano in maniera del tutto armoniosa. Alle sale allestite tra le storiche mura e arredate con un elegante design contemporaneo che nella saletta riservata alle coppie si veste dei colori caldi del sole, si aggiunge anche un bellissimo terrazzo, fresco e intimo riparo dal caldo nelle serate estive. “Questo palazzo risale al Settecento e apparteneva a un maniscalco. Al piano di sopra c’era la stalla e durante la ristrutturazione sono stati conservati sia gli anelli a cui venivano legati gli animali, che la mangiatoia, che oggi utilizziamo come contenitore delle bottiglie di vino. Ma abbiamo dato nuova vita anche ad altri oggetti di recupero, come un antico tavolo da falegname di mio zio a cui abbiamo aggiunto delle portine di vetro”, ci fa vedere alcune chicche Sergio, che gestisce il locale dal novembre del 2015 insieme all’amica fidata Brunella Febo, bravissima cuoca quarantatreenne. 
“Tra noi due sono io quello pi&amp;amp;#249; esplosivo, sempre con mille idee nuove per la testa, mentre Brunella &amp;amp;#232; la pi&amp;amp;#249; saggia che mi aiuta a restare con i piedi per terra”, ci confida Sergio, che nonostante la giovane et&amp;amp;#224; vanta gi&amp;amp;#224; un’importante esperienza come chef, maturata non solo grazie agli studi alla scuola alberghiera, ma anche durante vari stage e periodi di lavoro presso diversi titpi di strutture, dall’osteria all’hotel 4 stelle, fino a un anno passato in Francia. “Quella francese &amp;amp;#232; stata un’esperienza molto formativa per me, anche perch&amp;amp;#233; mi sono trovato a dover fare il pasticcere per la prima volta in vita mia. Quell’anno passato dall’altra parte delle colline mi ha dato molto, anche in termini di coraggio e fantasia nel proporre certi accostamenti di sapori”, ricorda Sergio.
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12544.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Gita sul meridiano e a tavola col fante sabaudo: una giornata a Mondovì - Parte I. &lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 26 Apr 2016 14:57:27 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12544.ashx</guid></item><item><title>Gita sul meridiano e a tavola col fante sabaudo: una giornata a Mondov&amp;#236; - Parte II., Mondov&amp;#236;, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12545.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12545.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12545/135929.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Coccole e qualit&amp;amp;#224; – sono queste le due parole chiave che meglio descrivono la filosofia di cucina del ristorante, oltre a un corretto rapporto qualit&amp;amp;#224;-prezzo che lo rende accessibile sia alle famiglie che ai giovani. “In quest’epoca frenetica vorremmo permettervi di ritagliare un piccolo lasso di tempo nell’arco della vostra giornata per accomodarvi a un tavolo e rilassarvi in tutta serenit&amp;amp;#224;, degustando un buon bicchiere di vino assaporandone ogni singola sfumatura aromatica, e gustando i piatti cucinati per voi dal nostro chef, risultato di viaggi, esperienze e passione”, ecco l’ars poetica del ristorante, riassunta in poche efficaci righe che leggiamo nell’introduzione della carta dalla grafica curata e originale che richiama il design del locale, a cominciare dalle decorazioni sul portone fino allo stile del logo con il fante, trasferito anche su una grande lastra metallica all’ingresso, ritagliata ad arte da una giovane artista.  
Il men&amp;amp;#249; cambia spesso e si basa sulla tradizione italiana con particolare riguardo a quella piemontese, offrendo anche diverse novit&amp;amp;#224;. “Utilizziamo i prodotti del territorio, tra cui anche qualcosa di quasi dimenticato come il grano saraceno. Facciamo tutto in casa, e puntiamo molto sulla freschezza. Se un prodotto finisce, preferisco dire al cliente che &amp;amp;#232; finito, per me &amp;amp;#232; improponibile sostituirlo con qualcosa di industriale”, ci spiega il titolare mentre iniziamo a gustare delle saporite bruschette e degli ottimi salumi che ci vengono offerti come “entratina”, in attesa delle portate. Assaggiamo anche una buonissima giardiniera, altra coccola che ci introduce nel mondo delle bont&amp;amp;#224; tipiche del territorio. “Puntiamo su pochi piatti per portata e presto avremo anche un “men&amp;amp;#249; tradizione” a prezzo fisso e ridotto per famiglie e turisti. Il pesce ci arriva fresco ogni mattina e per la carne utilizziamo vitella piemontese. In men&amp;amp;#249; abbiamo sempre un piatto conosciutissimo e amato da tutti, saldamente presente nell’immaginario culinario collettivo, tipo gli spaghetti cacio e pepe o la pasta con aglio, olio e peperoncino. Un tocco rassicurante da un lato ci consente un guizzo di fantasia dall’altro: proponiamo infatti anche delle novit&amp;amp;#224;, dei piatti rivisitati con un po’ di sana sperimentazione. Teniamo all’innovazione, ma basandoci sempre sulle materie prime tradizionali del territorio e seguendo la stagionalit&amp;amp;#224; dei prodotti, molto spesso biologici”, aggiunge lo chef. Appena cominciamo ad assaggiare le prime portate, troviamo piena conferma del motto del ristorante, che abbiamo visto riportato su una tela all’ingresso: &amp;amp;quot;Si cucina sempre pensando a qualcuno, altrimenti stai solo preparando da mangiare&amp;amp;quot;. Poche parole efficaci per riassumere il segreto dello chef.
Iniziamo con una sfiziosa millefoglie di lingua con pane carasau e bagnetto verde, e assaggiamo anche uno spiedo casereccio con crema di verdurine, ma ci piace molto anche la crema di zucca con uovo cotto al forno, raschera e sale nero. Dopo questo ricco antipasto una parte del nostro gruppo sceglie un irresistibile primo classico, gli spaghetti cacio e pepe. Nella sua semplicit&amp;amp;#224;, si rivela una scelta azzeccatissima e molto gradita. Non rinunciamo certo nemmeno a bont&amp;amp;#224; gustose e legate alla tradizione come i tagliolini di grano saraceno con pomodoro, olive nere taggiasche e capperi, oppure come una saporita vellutata rustica in crosta. Gli animi marinari optano invece per le linguine al pesto rosso e pescato del giorno, un piatto fresco che richiama l’estate. 
Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini che ci consentono di fare un giro per l’Italia, anche se ci concentriamo alle etichette piemontesi tra cui troviamo sia nomi importanti di sicuro impatto, che cantine meno note di piccole aziende vitivinicole che per&amp;amp;#242; garantiscono un eccellente rapporto qualit&amp;amp;#224;-prezzo. Chiacchierando con il titolare scopriamo che tra i suoi progetti c’&amp;amp;#232; anche quello di realizzare una cantina visitabile, cos&amp;amp;#236; chiss&amp;amp;#224;, magari tra un po’ di tempo potremo tornare qui anche per delle degustazioni o degli eventi organizzati in enoteca. 
Tra le pietanze ci conquista subito il lingotto di vitella piemontese al pepe, mentre chi sogna il mare si gode un cuore di filetto di tonno scottato al pane aromatizzato, pistacchi e insalatina di cavolo viola, verza e avocado all’aceto balsamico. Risultano irresistibili anche le seppie ripiene, e c’&amp;amp;#232; anche chi opta per un gustoso hamburger della casa con salsa di cannellini al profumo di rosmarino.
Infine, non ci resta che cedere alle dolci tentazioni dei dessert della casa, fatti ad arte da Sergio. Scopriamo cos&amp;amp;#236; dei dolci noti, ma realizzati con un tocco creativo come il tiramis&amp;amp;#249; alle arance o la panna cotta ai frutti di bosco, crumble al cacao e amaretto. Alcune nostre amiche scelgono come dessert una vera e propria pianta: si tratta delle terre di cioccolato, servite in un vasetto, con una piantina di erbette aromatiche, da annaffiare con della marmellata liquida. Un vero spettacolo, cos&amp;amp;#236; da vedere come da gustare. Non &amp;amp;#232; da meno nemmeno il Martini royal ros&amp;amp;#232;, un cocktail fatto dessert, composto da prosecco, Martini rosso e succo d’arancia, portati allo stato solido, come la gelatina. Il gusto &amp;amp;#232; molto particolare e gradevole, tra il dolce e il piacevolmente amaro, per non parlare dei suoi effetti digestivi benefici. A fine cena c’&amp;amp;#232; chi gusta dei liquori artigianali e non rinunciamo nemmeno a un bel caff&amp;amp;#232; biologico da far seguire da un paio di caramelle offerte dalla casa.
Dopo questa bellissima giornata siamo certi che torneremo presto sul meridiano di Mondov&amp;amp;#236;, saluteremo con un sorriso l’instancabile Moro che &amp;amp;#232; riuscito a ingannare le truppe napoleoniche e verremo a mangiare con piacere dal fante sabaudo.   

Francesca Bertha
www.francescabertha.it

PER INFORMAZIONI:
www.comune.mondovi.cn.it
Ristorante Il Fante Sabaudo
Piazza d’Armi, 2 Mondov&amp;amp;#236; (CN)
Tel.: 0174/47682
Cell.: 366 957 4925
Facebook: Il Fante Sabaudo

&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12545.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Gita sul meridiano e a tavola col fante sabaudo: una giornata a Mondovì - Parte II.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 26 Apr 2016 15:05:11 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12545.ashx</guid></item><item><title>Una giornata con l’angelo nell’antica Piacenza - Parte I., Piacenza, Emilia Romagna</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12541.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12541.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12541/135818.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il piacere fatto citt&amp;amp;#224;: cos&amp;amp;#236; si presenta Piacenza, a cominciare dal suo nome, che viene, appunto, dal latino Placentia. &amp;amp;#200; con quest’ottima premessa che arriviamo qui in una bella giornata primaverile, da dedicare a questa citt&amp;amp;#224; d’arte cos&amp;amp;#236; vicina a Milano sia geograficamente che culturalmente, anche se appartenente all’Emilia Romagna. 
Piacenza sorge sulla riva destra del Po, e il fiume, oltre ad aver avuto nella storia una grande importanza dal punto di vista logistico, economico e difensivo, per i piacentini rappresenta anche un legame emotivo con la propria citt&amp;amp;#224;. Nel “Mondo Piccolo. Don Camillo”, Giovannino Guareschi dice, con fantasia campanilistica, che “il Po, l’unico fiume rispettabile che esista in Italia, comincia a Piacenza”. E aggiunge: “Il fatto che da Piacenza in su sia sempre lo stesso fiume, non significa niente”.
Piacenza viene spesso definita la “Citt&amp;amp;#224; dei Palazzi”, grazie alla presenza di numerose dimore aristocratiche e borghesi, tra cui “il Gotico”, il palazzo dove ha sede il Comune. La citt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; molto vivibile, piena di giardini, oltre a una lunga serie di monumenti che testimoniano l’epoca del Ducato di Parma e Piacenza. Iniziamo il nostro giro dal Duomo per proseguire con la visita alla Basilica di Sant’Antonino, il patrono. In questa chiesa romanica, voluta da San Vittore, il primo vescovo di Piacenza, si riunirono nel 1183 i delegati della Lega Lombarda e l’imperatore Federico Barbarossa per firmare i preliminari della pace di Costanza. La Basilica conserva le reliquie del martire cristiano Antonino, oltre alle cinque tele del De Longe, raffiguranti le scene della vita del Santo. 
Piacenza ha dato i natali a numerosi personaggi dell’arte, della cultura e dello sport, dal politico e scrittore Melchiorre Gioia fino a Giorgio Armani e ai calciatori Simone e Filippo Inzaghi. A proposito di eleganza, bellezza e miti dello sport, cogliamo l’occasione per visitare il Museo della Vespa e dello Scooter, una miniera d’oro per gli appassionati del genere. Certo non trascuriamo nemmeno i musei pi&amp;amp;#249; importanti della citt&amp;amp;#224;, come quelli dell’imponente Palazzo Farnese, che ripercorrono la storia dell’arte a partire dal Medioevo, e il Museo di Storia Naturale, che contiene anche un interessante erbario ottocentesco e una collezione ornitologica. 
Restiamo idealmente nella storia della citt&amp;amp;#224; decidendo di fermarci per cena presso l’Antica Trattoria dell’Angelo, forse la trattoria pi&amp;amp;#249; storica di Piacenza ancora in attivit&amp;amp;#224;. Situata nella caratteristica via Tibini, il locale si trova a due passi dalla Basilica di San Savino, nota anche per il suo pavimento simile alle onde del mare che pu&amp;amp;#242; dare l’impressione di camminare sulle acque. La trattoria &amp;amp;#232; un vero e proprio scrigno della memoria storica della citt&amp;amp;#224;: si trova in un palazzo di fine Settecento, un tempo luogo di posta dove i viandanti si fermavano per far riposare i cavalli e per rifocillarsi nell’osteria situata a pianoterra, mentre al piano di sopra c’erano le camere della locanda e sotto si trovava un’ampia cantina. Ad accoglierci con grande gentilezza nelle caratteristiche sale arredate con semplicit&amp;amp;#224; e stile sono il signor Carlo Pastore, bravissimo cuoco, e il figlio Matteo Castignoli, responsabile della sala e della cantina. Padre e figlio che gestiscono il locale con grande passione, considerando la salvaguardia dei sapori tradizionali una loro missione. Ad aiutarli &amp;amp;#232; uno staff affiatato di ragazzi che lavorano qui da oltre dieci anni: &amp;amp;#232; anche grazie a loro che la trattoria riesce ad accogliere gli ospiti tutti i giorni, a pranzo e a cena.
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12541.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Una giornata con l’angelo nell’antica Piacenza - Parte I.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 13 Apr 2016 16:55:46 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12541.ashx</guid></item><item><title>Una giornata con l’angelo nell’antica Piacenza - Parte II., Piacenza, Emilia Romagna</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12542.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12542.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12542/135825.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Siamo qui ormai dal 1998, e l’aspetto attuale della trattoria &amp;amp;#232; frutto di un’accurata ristrutturazione che abbiamo realizzato nel 2011. Creare un ambiente accogliente, caloroso e ideale per dei momenti conviviali, recuperando anche gli spazi anticamente riservati alle cantine era il sogno di mia mamma Silvana ed essere riusciti a realizzarlo rappresenta per noi anche un modo bello di ricordarla tutti i giorni”, ci confida Matteo mentre facciamo un giro tra le sale che oggi uniscono in maniera armoniosa eleganza e tradizione. Le caratteristiche volte in mattoni dell’ex cantina, cos&amp;amp;#236; come le travi settecentesche fanno parte della cornice ideale per gustare i piatti tipici della tradizione piacentina. Con la gestione della famiglia Castignoli la trattoria ha anche ripreso il proprio nome originale, dedicato all’angelo. “Prima di noi si chiamava Da Ottavio, dal nome del precedente titolare, ma la denominazione Trattoria dell’Angelo &amp;amp;#232; quella autentica, ispirata al fatto che in passato da qui si vedeva l’angelo del Duomo”, ci raccontano i titolari.
Che qui si mangi molto bene e che si possano gustare anche i piatti della nonna altrove ormai praticamente introvabili, lo sanno anche i sassi. Infatti, la trattoria &amp;amp;#232; ogni anno protagonista del fortunatissimo evento enogastronomico di quartiere nato nel 2008 e promosso dal giornalista e scrittore Umberto Fava, “Na Mangi&amp;amp;#228;da in si Sass”, ovvero “una mangiata sui sassi. Sulle pareti notiamo anche alcune immagini che immortalano momenti della manifestazione durante la quale nelle vie Tibini e Sansone, entrambe caratterizzate dall’antica pavimentazione fatta di sassi aguzzi, viene allestito un vero e proprio ristorante con i tavoli apparecchiati come si deve. “Niente bicchieri di carta stile sagra, ma tutto fatto esattamente come nella trattoria. C’&amp;amp;#232; un segnaposto, un pensiero per tutti i commensali e la serata &amp;amp;#232; allietata anche da divertimenti come il quizzone sulla citt&amp;amp;#224;, oltre alla musica. Dopo cena c’&amp;amp;#232; anche chi non resiste alla tentazione di mettersi a ballare sui sassi. Questa cena sotto le stelle, che organizziamo sempre il primo venerd&amp;amp;#236; di settembre, &amp;amp;#232; un’occasione per gustare i migliori piatti della tradizione, e per passare una serata conviviale con gli amici in un contensto di antica memoria, capace di rafforzare il legame non solo tra le persone, ma anche con le proprie radici, con la propria cultura e con la propria comunit&amp;amp;#224;”, ci spiega Matteo.
	Quando ci accomodiamo al nostro tavolo, per stuzzicarci l’appetito ci viene servito uno scodellino di pesto di lardo insaporito con aglio e prezzemolo, insieme a dei crostini. A seguire gustiamo un ricco antipasto di salumi misti piacentini tra coppa, salame, pancetta, strolghino, cacciatorino, mariola e culaccia, ovvero il culatello piacentino stagionato, con cotenna. Ci piace molto anche la giardiniera di verdure in agrodolce, antica tipicit&amp;amp;#224; del luogo, ed &amp;amp;#232; ottima anche la bortellina, fatta con acqua, farina e sale, fritta in padella e servita insieme ai salumi.
Proseguiamo con gli squisiti primi di pasta fresca fatta dal signor Carlo, tra cui i mitici tortelli piacentini con le code, ripeni di ricotta e spinaci e fatti al burro e salvia, condimento che fa risaltare al meglio il sapore del ripieno, anche se c’&amp;amp;#232; chi opta invece per un gustoso sugo di funghi. Non rinunciamo certo nemmeno ad assaggiare i pisarei e fas&amp;amp;#242;, e troviamo irresistibili anche gli anolini in brodo col ripieno di stracotto preparato con una cottura molto lunga. Tra le chicche della cucina piacentina assaggiamo anche le chicche, appunto, della nonna: sono degli gnocchettini fatti a mano con ricotta e spinaci. Ripieno buonissimo che ritroviamo anche nei panzerotti, scelti da alcuni nostri amici.
Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini del territorio selezionati da Matteo tra cui il Gutturnio, il Cabernet, l’Ortrugo e il Malvasia. Il vino ci viene servito negli scodellini di antica tradizione: un ulteriore dettaglio che rende la nostra esperienza piacentina del tutto autentica.
Proseguiamo con delle pietanze tipiche che ci riportano nella storia della citt&amp;amp;#224;. Durante il Medioevo Piacenza era una piazza importante di fanteria e quando un cavallo si azzoppava era d’uso abbatterlo: ecco come si era diffusa la tradizione gastronomica della carne equina, preparata in tanti modi, dalla tartare alle bistecche. Assaggiamo uno dei piatti pi&amp;amp;#249; classici, la cosiddetta piccola di cavallo, un macinato di carne cotto molto lentamente e servito con la polenta. La “piccola” era il nome del recipiente in cui la pietanza veniva servita. Tra le specialit&amp;amp;#224; equine rientra anche lo stracotto di asinina, preparato con una cottura particolarmente lunga, di otto-dieci ore a fuoco lento e accompagnato con la polenta, il suo abbinamento ideale.
Assaggiamo anche degli arrosti vari oltre a degli ottimi bolliti con delle salse e mostrade. Non rinunciamo certo nemmeno al merluzzo in umido alla piacentina, altra specialit&amp;amp;#224; tipica resa speciale anche dal fatto di essere l’unico piatto di pesce del territorio. Il merluzzo si serve sia fritto che in umido con le cipolle, ma c’&amp;amp;#232; anche chi lo prepara con il pomodoro.
La nostra giornata piacentina si conclude in gran dolcezza grazie agli sfiziosi dessert fatti in casa tra cui la sbrisolona piacentina, ovvero una torta croccante con mandorle tostate, servita col passito. Assaggiamo anche diverse torte caserecce tra cui quella alle mele e ci piacciono molto anche le ciambelle, i semifreddi e le mousse. Concludiamo sorseggiando un Bargnolino, un ottimo digestivo fatto con le bacche, e c’&amp;amp;#232; anche chi opta per un buon nocino.
Dopo questa bella giornata che ci ha fatto conoscere e apprezzare l’anima e le tradizioni della citt&amp;amp;#224;, siamo certi di voler presto ripetere l’esperienza. L’occasione giusta potrebbe essere un Gioved&amp;amp;#236; del Buongustaio, l’evento ricorrente della trattoria, dedicato ai piatti tipici del luogo, proposti secondo un calendario che comprende la maialata, la trippata, la lumacata, il piccione, la cresta del gallo, ma anche la rana e il toro, una vera e propria panoramica dei sapori di una volta che &amp;amp;#232; bello poter riscoprire dopo una passeggiata in citt&amp;amp;#224;.

Francesca Bertha
www.francescabertha.it


PER INFORMAZIONI:
www.comune.piacenza.it
www.anticatrattoriadellangelo.com
www.namangiadainsisass.net
Antica Trattoria dell’Angelo
Via Tibini, 14 Piacenza (PC)
Tel.: 0523/326739
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12542.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Una giornata con l’angelo nell’antica Piacenza - Parte II.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 13 Apr 2016 17:03:20 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12542.ashx</guid></item><item><title>Dalla Villa Reale al favoloso mondo del sushi brasiliano: viaggio nel viaggio a Monza - Parte I., Monza, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12538.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12538.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12538/135780.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prima immagine che a molti di noi salta in mente quando pensiamo a Monza &amp;amp;#232; quella delle auto della Formula 1 che sfrecciano a trecento chilometri all’ora sull’autodromo. Velocit&amp;amp;#224; e adrenalina, ma anche le atmosfere sacre e misteriose, ispirate alla figura storica della monaca di Monza, descritta dal Manzoni nel celebre romanzo “I Promessi Sposi”.  
Si potrebbe iniziare il giro della citt&amp;amp;#224; anche proprio da lei, compiendo un tour letterario: nella realt&amp;amp;#224; la monaca si chiamava Marianna de Leyva, in religione Suor Maria Virginia. Via della Signora e la via De Leyva conservano il suo ricordo, oltre all’ex convento dei frati cappuccini di via Marsala. 
Nel secolo VII Monza fu capitale estiva del Regno Longobardo, e anche nel Sacro Romano Impero godette di ampia autonomia e di una serie di privilegi. Il monumento pi&amp;amp;#249; imponente di Monza testimonia la sua grandezza: entrando nella Villa Reale ci troviamo immersi nelle atmosfere della corte dell’Impero Austro-Ungarico. Fu infatti proprio Maria Teresa d’Austria a decidere la costruzione dell’allora Villa Arciducale, e scelse Monza per “la salubrit&amp;amp;#224; dell’aria e per l’amenit&amp;amp;#224; del paese”. Dai giardini della Villa la nostra passeggiata prosegue nell’ampissimo parco di Monza, il quarto parco recintato pi&amp;amp;#249; grande d’Europa.   
Vicino al punto dove il fiume Lambro esce dal parco di Monza, sorge il bellissimo santuario di Santa Maria delle Grazie. Costruita tra il 1463 e il 1467, il santuario &amp;amp;#232; meta di pellegrinaggio, nonostante non sia noto alcun miracolo leggendario legato al luogo. Le edicole in cotto che delimitano il cortile, raffiguranti le tappe della Via Crucis, ad opera dello scultore Dante Ruffini, rappresentano un importante luogo di raccoglimento. 
Durante la nostra passeggiata ammiriamo diverse altre chiese molto belle come la Santa Maria al Carrobiolo, cos&amp;amp;#236; chiamata perch&amp;amp;#233; un tempo i carriaggi, ovvero i carri trainati da animali, si fermavano nella piazza antistante il monumento. Il senso di pace delle vie del centro storico viene accentuato anche dalla presenza del fiume Lambro che attraversa la citt&amp;amp;#224;. E dove c’&amp;amp;#232; un fiume, ci sono anche dei bei ponti: il ponte dei Leoni, costruito nel 1842 vicino ai resti del ponte romano, e il ponte di San Gerardino, dedicato a San Gerardo dei Tintori. Nel 1174 il santo fond&amp;amp;#242; un ospedale per i poveri presso la propria casa. Il ponte attraversa il fiume proprio in corrispondenza dell’antico ospedale del cui complesso fa parte anche la chiesa di San Gerardino, e nelle vicinanze si trova il settecentesco Mulino Colombo.  
Quando arriviamo in piazza Duomo ci troviamo nel bel mezzo di un set cinematografico: la straordinaria bellezza del Duomo, costruito tra il XIV e il XVII secolo, ha ispirato un regista ad ambientare la scena di un film nell’elegantissima piazza. Poco distante dal Duomo abbiamo ammirato anche l’Arengario, l’antico Palazzo Comunale, costruito nel XIII secolo.
Dopo questa bella passeggiata nella storia monzese, decidiamo di abbandonarci ai piaceri del palato compiendo un viaggio nel viaggio: dalle atmosfere brianzole arriviamo cos&amp;amp;#236; in un lampo tra quelle esotiche del Ristorante Barracuda Tropical Maki, situato in via Gianfrancesco Parravicini. Gli ambienti esclusivi delle sale arredate in uno stile informale e di tendenza, vestite delle morbide note di una piacevole musica soffusa fanno da cornice a una proposta culinaria estremamente affascinante e creativa, capace di unire terre lontane tra loro creando una sintesi di sapori e di emozioni del tutto irresistibile.  
“In questo edificio c’&amp;amp;#232; sempre stato un ristorante, tempo fa era un locale tipico brianzolo. Il nostro progetto, basato su un format italo-giapponese nasce dall’idea di un gruppo di amici. Prima avevamo un piccolo locale in via Volta, il Barracuda Sushi and Wine, dopodich&amp;amp;#233; quattro anni fa abbiamo deciso di allargarci rilevando e ristrutturando totalmente questo ristorante. Dall’iniziale Barracuda Downtown siamo poi approdati alla realt&amp;amp;#224; attuale, basata su una formula di sushi brasiliano. In pratica a Monza siamo stati i primi a creare un ristorante di sushi e nonostante che nel frattempo sia decollata questa moda, il nostro format originale ci consente di distinguerci al punto che abbiamo clienti che arrivano perfino da Milano. Il segreto &amp;amp;#232; migliorarci sempre”, ci spiegano Andrea, Francesco e Guido, i giovani titolari che gestiscono il ristorante con autentico entusiasmo e grande professionalit&amp;amp;#224;. “Il perno del nostro progetto &amp;amp;#232; per&amp;amp;#242; Giada, la nostra sushi girl, ovvero la chef. Ha imparato il mestiere con un maestro riuscendo a superarlo grazie al suo talento e alla passione con cui lavora”. Le parole di ammirazione espresse dai titolari nei confronti di Giada trova presto conferma anche nella nostra esperienza, appena iniziamo ad assaggiare le prime sue creazioni, delle vere e proprie opere d’arte dove per&amp;amp;#242; la bellezza non &amp;amp;#232; mai fine a se stessa: ogni ingrediente, ogni decorazione, perfino la pi&amp;amp;#249; piccola goccia di salsina contribuisce all’armonia dei sapori e alla perfezione del piatto.  
Mentre a pranzo il men&amp;amp;#249; &amp;amp;#232; italiano e il sushi &amp;amp;#232; disponibile su richiesta, la sera &amp;amp;#232; tutta dedicata al sushi, preparato con materie prime italiane di ottima qualit&amp;amp;#224;. Apprezziamo anche il correttissimo rapporto qualit&amp;amp;#224;- prezzo che consente di assaggiare il meglio senza timore per il portafoglio. 
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12538.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Dalla Villa Reale al favoloso mondo del sushi brasiliano: viaggio nel viaggio a Monza - Parte I.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 05 Apr 2016 17:32:32 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12538.ashx</guid></item><item><title>Dalla Villa Reale al favoloso mondo del sushi brasiliano: viaggio nel viaggio a Monza - Parte II., Monza, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12539.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12539.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12539/135791.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Iniziamo sorseggiando uno dei coloratissimi cocktail preparati dal bravissimo Andrea e assaggiando delle Japanese Tapas, degli sfiziosi appetizer da gustare in attesa delle portate successive. Scegliamo l’Edamame, ovvero dei bacelli verdi di soia, i Nachos Guacamole, dei chips di farina mais con salsa Guacamole e il Wakame Salad, un’insalata di calamari, zenzero e alghe.
A seguire, scopriamo i Tartare e Chirashi, che sono un po’ come degli antipasti. Stupendi da vedere e magnifici da gustare, ecco il Pomegranate e Citrus, che consiste in del salmone lavorato con salsa agli agrumi e lacrime di melograno, e il Crunch Sake, ovvero del salmone lavorato con crunch di tempura, mango e uova di ikura. Il salmone &amp;amp;#232; protagonista anche di Avocado &amp;amp;amp; Almonds, dove &amp;amp;#232; preparato con salsa Teriyaki ed &amp;amp;#232; servito su un letto di avocado e con una copertura di mandorle tostate e tobiko rosso.
	Proseguiamo nel mondo incantato degli Uramaki e dei Temaki, che sono dei roll e dei coni di alga con al loro interno del riso e tante sfiziosit&amp;amp;#224;. Uno dei nostri preferiti &amp;amp;#232; il Tiger Roll, vero e proprio cavallo di battaglia del ristorante. Si tratta di gambero in tempura e maionese, ricoperto con salmone, salsa teriyaki e salsa spicy. &amp;amp;#200; sempre a base di gambero in tempura e maionese, ma ricoperto con farina di mais, Guacamole e fili di peperoncino il piatto El Mariachi, mentre il Tuna Flambado presenta il gambero in tempura ricoperto con tonno scottato, crema al tartufo bianco e scaglie di tonno essiccato. 
Chi l’ha detto che il sushi debba essere fatto per forza di pesce? Il sushi, nella concezione di questo ristorante, &amp;amp;#232; prima di tutto un’idea, una filosofia, un modo di interpretare e di presentare i piatti. Da ci&amp;amp;#242; consegue che &amp;amp;#232; possibile “sushizzare” anche piatti italiani, basta avere quel “sushi factor” che a Giada non manca di certo. Ecco allora che anche i nostri amici che non amano il pesce, possono godersi dei piatti ricercatissimi come il Beef Roll, fatto con tartare di manzo e crunch tempura, ricoperto con avocado, carpaccio di manzo scottato, cipollotto e salsa Tonkatsu.
	Continuiamo con i deliziosi Gunkan, assaggiando il Cheese Zucchini, lo Yukke Sake, fatto di salmone con uovo di quaglia, tobiko ed erba cipollina, e il Kobe, altro piatto perfetto per i carnivori: tartare di manzo al coltello, avocado e mandorle. Non possiamo certo resistere nemmeno ai Nighiri, che sono dei cubetti di riso coperti con del carpaccio. Ci piacciono in modo particolare il Maguro Fois Gras, ovvero tonno scottato al fois gras con aceto balsamico ed erba cipollina, il Sake Tartufo che &amp;amp;#232; salmone scottato con crema ed olio profumati al tartufo, e il Maguro Tropical, composto da tonno, carpaccio di mango e tartare di gamberi.
	Se il sushi non deve essere per forza a base di pesce, &amp;amp;#232; anche vero che gli ingredienti da sushi possono essere anche serviti in forme diverse, come dimostrano le specialit&amp;amp;#224; “Non solo sushi”, tra cui assaggiamo ad esempio il Black &amp;amp;amp; Yellow, piatto di riso Venere con code di gambero e julienne di zucchine su crema allo zafferano. Ci conquista anche la Tropical Experience, che consiste in un bel trancio di salmone scottato su letto di verdure alla soia, chips di patate viola del Sud America accompagnato da salsa al mango, ma apprezziamo molto pure i gamberi in pasata kataif con dadi di avocado e pomodorini Pachino. Sempre per chi preferisce la carne, ecco il Fun Beef, una rivisitazione della tagliata, composta da tataki di manzo con fagiolini all’olio di sesamo e chips di patate con salsa Teriyaki.
	Oltre agli amici che prediligono la carne, nel nostro gruppo ci sono anche persone che la pensano esattamente al contrario, essendo vegetariani o vegani. Ma niente paura: anche loro, cos&amp;amp;#236; come i bambini, possono trovare l’interpretazione di sushi adatta a loro. Ci sono addirittura i burger, tra cui spiccano il Veggy per i vegani e il Green per i vegetariani. Per le anime marinare &amp;amp;#232; imperdibile il burger con tonno, gambero e salmone, mentre i terricoli possono gustare il burger Black Angus.
	Una cena cos&amp;amp;#236; deliziosa e ricercata sia nella sua sostanza che nella sua forma, non pu&amp;amp;#242; che finire in gran dolcezza. Anche i dessert sono fatti da Giada e certo anche qui non viene meno la concezione sushi: sapori squisiti presentati in una forma artistica. Eccoci allora a gustare, con gran divertimento anche dei bambini, i Banana Rolls, una vera e propria banana incantata, presentata a fette con favolose scaglie di cioccolato. I nostri amici scelgono la Tartare di frutta esotica su biscotto di frolla e trovaimo irresistibile pure il Cheese Cake, mentre le amiche vegane si dedicano con passione alla loro torta vegana. 
Dopo questa splendida giornata, possiamo solo sperare che la prossima occasione per tornare qui si presenti con velocit&amp;amp;#224; da Formula Uno. Una volta a Monza, a rallentare ci penseremo seduti a tavola: ci sono ancora tante specialit&amp;amp;#224; sushi che aspettano di essere assaggiate.

Francesca Bertha
www.francescabertha.it

PER INFORMAZIONI:
www.comune.monza.it
www.barracudatropicalmaki.it
Ristorante Barracuda Tropical Maki
Via Gianfrancesco Parravicini, 34
Tel.: 039/2312400
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12539.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Dalla Villa Reale al favoloso mondo del sushi brasiliano: viaggio nel viaggio a Monza - Parte II.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 05 Apr 2016 17:40:21 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12539.ashx</guid></item><item><title>Vista sulle Alpi dalla capitale del Marchesato: una giornata a Saluzzo - Parte I., Saluzzo, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12532.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12532.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12532/135753.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una capitale europea dove fioriscono le arti, importante nodo dei commerci, situata ai piedi delle Alpi, ricca di testimonianze culturali dei secoli precedenti: ecco Saluzzo, la meta di questo nostro weekend di relax. Oggi Salusse, come la chiamano i suoi abitanti, &amp;amp;#232; un comune della provincia di Cuneo, e basta tornare indietro nella storia di qualche secolo per trovarla all’apice del suo presitigio. La citt&amp;amp;#224; fu infatti capitale del Marchesato di Saluzzo per quattro secoli, durante i quali si succedettero sul suo territorio ben quattordici marchesi che a partire dalla fine degli anni 1100 resero il castrum di una volta un fiorente centro. 
Questo viaggio a ritroso nel tempo a Saluzzo si compie facilmente: percorrendo le strade all’interno del circuito delle antiche mura, ogni passo consente di ammirare uno scorcio diverso della suggestiva architettura medievale piemontese. Tra sontuose ville, giardini rigogliosi e antichi palazzi il nostro sguardo viene attratto anche dalla vista mozzafiato sulle catene montuose del Monviso, chiamato anche Re di Pietra la cui cima, spettacolare quando innevata, svetta sull’orizzonte stagliandosi nel cielo azzurro.   
Parlando con le persone del posto scopriamo che risale agli anni pi&amp;amp;#249; gloriosi del Marchesato addirittura la realizzazione del primo traforo alpino, il Buco di Viso, scavato con l’utilizzo di ferro, fuoco, acqua bollente e aceto tra il 1479 e il 1480. Il tunnel, voluto dal marchese Ludovico II, collega l’Italia con il Delfinato, ovvero la regione storica francese oltreconfine. Per la galleria ogni anno transitarono oltre ventimila sacchi di sale, oltre a stoffe, broccati e cavalli importati dalla Francia, in cambio di vino, riso, canapa e olio di noce provenienti dal Marchesato. 
Il nostro “trekking urbano” ai piedi del Monviso inizia dal Duomo, costruito appena oltre Ponte Santa Maria, tra il 1491 e il 1501. L’edificio religioso, splendido esempio dell’architettura sacra tardo gotica, fu sede vescovile fino al 1511. Oltrepassando la cinta muraria, raggiungiamo la Castiglia, un’imponente fortezza edificata a partire dal 1271 per sostituire l’antico Castel Soprano. Ampliato nel corso dei secoli, il castello fu dotato di quattro torri, bastioni, ponte levatoio e fossato, e fu la dimora signorile dei marchesi. &amp;amp;#200; con il declino della dinastia marchionale che la Castiglia diventa prima sede del presidio militare, poi ricovero di malati e infine, temuta prigione. Come molti castelli, anche questo visse fino al 1825 un periodo di abbandono durante il quale ispir&amp;amp;#242; leggende su fantasmi e pensieri poetici da parte di artisti, ma oggi &amp;amp;#232; sede di eventi culturali ed &amp;amp;#232; inserita nel circuito dei Castelli Aperti.   
Vicino alla fortezza ammiriamo la quattrocentesca Torre civica, alta ben 48 metri, arrivando cos&amp;amp;#236; alla splendida chiesa gotica di San Giovanni, che fu la chiesa principale della citt&amp;amp;#224; fino al 1501 ed era sede dei Domenicani nel Trecento. Per chi desidera approfondire la storia religiosa del territorio, &amp;amp;#232; imprescindibile una visita a Palazzo dei vescovi, sede del Museo Diocesano di Arte Sacra. Uno dei luoghi dove invece il ricordo del glorioso passato da capitale della citt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; pi&amp;amp;#249; vivo &amp;amp;#232; l’Antico palazzo comunale, costruito nel 1440. Mentre il suo porticato era animato da armaioli, speziali e scrivani pubblici, nel salone delle Congregazioni, dallo splendido soffitto a cassettoni decorato a stemmi e grottesche, si riunivano i rappresentanti dei borghi e delle terre del Marchesato. 
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12532.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Vista sulle Alpi dalla capitale del Marchesato: una giornata a Saluzzo - Parte I.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 15 Mar 2016 13:19:35 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12532.ashx</guid></item><item><title>Vista sulle Alpi dalla capitale del Marchesato: una giornata a Saluzzo - Parte II., Saluzzo, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12533.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12533.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12533/135759.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo le riunioni, capitava anche ai nobiluomini di frequentare le osterie e le taverne della citt&amp;amp;#224;. Seguiamo allora volentieri il loro esempio, fermandoci per cena presso la Taverna San Martino, in corso Piemonte. Parcheggiamo comodamente di fronte al locale e scendendo dall’auto ritroviamo ancora una volta il Monviso, che ci “guarda” dal fondo della strada. 
	All’interno della caratteristica sala con le travi a vista, ci sentiamo subito avvolti da una piacevole atmosfera famigliare, dovuta anche alla calorosa accoglienza che ci riservano i titolari Manuela e Marco. Dal nostro tavolo possiamo ammirare i quadri della mostra temporanea attualmente in corso, che stavolta ci riportano in giro per Saluzzo attraverso pennellate dedicate alle bellezze della citt&amp;amp;#224; e della montagna. “Esponiamo spesso opere di artisti della zona, e abbiamo notato che il connubio cibo – arte piace molto ai nostri ospiti”, ci spiega la signora Manuela che gestisce il ristorante insieme al marito, bravissimo chef con un’importante esperienza alle spalle, maturata presso diversi ristoranti prima di decidere, nel 1998, di aprire questo locale.  
Se da un lato si respira l’atmosfera delle taverne di una volta, dall’altro il tutto &amp;amp;#232; reso anche molto attuale e contemporaneo grazie alla fantasia  con cui vengono rivisitate le specialit&amp;amp;#224; tipiche della cucina piemontese. “Curiamo con la massima attenzione la qualit&amp;amp;#224; delle materie prime, scegliendo ingredienti locali in pratica esclusivamente a km zero. Dalla carne di fassone alla frutta e alla verdura, tutto viene da produttori del territorio”, ci spiegano i titolari mentre iniziamo ad assaggiare gli antipasti. Ci arriva in tavola un assaggio di quattro specialit&amp;amp;#224; su un vassoio e ognuno di noi pu&amp;amp;#242; servirsi secondo il proprio desiderio. Iniziamo con la regina degli antipasti piemontesi, la battuta di fassone, servita con olio di nocciole delle Langhe, fatto con spremitura a freddo. Assaggiamo anche il baccal&amp;amp;#224; mantecato con le patate ed eccoci a ritrovare i sapori piemontesi di una volta in una veste attuale grazie al bign&amp;amp;#232; con ripieno di peperoni e bagna cauda leggera. Ci piace molto anche la mousse fatta con un blu di mucca della Val Grana, lavorato con il seirass del Fen, una ricotta fatta stagionare nel fieno e prodotta con latte di capra, di pecora e di mucca, insaporita con un po’ di aglio e servita con il carbone di pane. 
Nel men&amp;amp;#249; degustazione troviamo tre scelte di primi e altrettante di secondi e di dolci, ma c’&amp;amp;#232; anche chi sceglie direttamente dalla carta. Proseguiamo con gli gnocchi al Castelmagno, proveniente da piccoli produttori possibilmente presidio Slow Food, e non resistiamo certo nemmeno ai tradizionali agnolotti del plin. Riscuotono grande successo anche i ravioles della Val Varaita, e c’&amp;amp;#232; anche chi si delizia con i tajarin al rag&amp;amp;#249; d’asino, fatto con carne di allevamenti astigiani. In questo periodo invernale &amp;amp;#232; una vera goduria anche la minestra “Ula al fourn”, fatta con fagioli Borlotti, verdure e capocollo, fatti cuocere in una pentola di terracotta che si chiama appunto, ula. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini delle Langhe, selezionate sia tra etichette conosciute, che di piccole cantine del territorio. 
Tra le pietanze scegliamo lo stracotto di fassone cotto nel Barbera, e c’&amp;amp;#232; anche chi predilige l’entrecote di cavallo. Richiama i sapori di una volta la trippa in umido con le patate, mentre chi preferisce un secondo leggero, risulta un’ottima scelta la toma alla piastra con le marmellate e la cugn&amp;amp;#224; preparata con le melecotogne. 
Infine, non rinunciamo nemmeno a una degustazione di formaggi della Val Grana, e per chiudere in dolcezza cediamo alla tentazione dei dessert della casa tra cui lo zabaione al Moscato con paste di meliga, ovvero dei biscotti di farina di mais macinata a pietra presso un mulino della zona. La nostra amica attenta alla linea apprezza molto la torta di nocciole fatta senza farina, e per chi la questione della linea l’ha al momento accantonata &amp;amp;#232; irresistibile la burnia, una torta di cioccolato fondente, crema di Chantilly e caramello al caff&amp;amp;#232;. Ci conquista subito anche la panna cotta cremosa all’arancia, servita al cucchiaio e fatta con scorze di arancia con sopra delle scaglie di fondente. Prima di ripartire prendiamo il caff&amp;amp;#232; preparato rigorosamente con la moka, apprezzando la semplicit&amp;amp;#224; e il gusto fin nei minimi dettagli.
Per dirla con il celebre poeta e patriota saluzzese Silvio Pellico, dopo questo bellissimo weekend (durante il quale abbiamo potuto visitare anche la sua casa natale), speriamo di tornare presto qui, tra le “montagne e valli e feconde pianure e castella”. 

Francesca Bertha
www.francescabertha.it


PER INFORMAZIONI:
www.comune.saluzzo.cn.it
www.tavernasanmartino.com
Taverna San Martino
Corso Piemonte, 109 Saluzzo (CN)
Tel.: 0175/42066
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12533.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Vista sulle Alpi dalla capitale del Marchesato: una giornata a Saluzzo - Parte II.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 15 Mar 2016 13:25:47 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12533.ashx</guid></item><item><title>Un weekend con i pescatori, alla scoperta dei segreti del lago d&amp;#39;Iseo: gita a Clusane - Parte II., Clusane di Iseo, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12531.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12531.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12531/135741.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il passaggio da borgo di pescatori a localit&amp;amp;#224; turistica era iniziato verso la fine dell’Ottocento, con la nascita di osterie e ristoranti gestiti dalle famiglie dei pescatori. La nostra giornata a Clusane continua proprio presso una di queste famiglie, i Bosio, che da sei generazioni sono i titolari della Trattoria Al Porto.   
Situata nella romantica piazzetta di fronte all’imbarcadero, nel porto dei pescatori, la Trattoria &amp;amp;#232; il cuore delle tradizioni del paese, l’essenza e la memoria della vita delle persone del posto. Lasciamo l’auto nel comodo parcheggio di fronte allo storico edificio della trattoria, sulla cui facciata campeggia ancora l’antica scritta “Trattoria del porto”. L’interno del locale, arredato con gusto ed eleganza, rievoca in ogni dettaglio la tradizione dei pescatori: lo sguardo pu&amp;amp;#242; spaziare tra vecchi attrezzi del mestiere carichi di storia, e ogni sala, grazie a una targa colorata, &amp;amp;#232; dedicata a qualcuna delle nonne che nel corso dei decenni passati vissero e lavorarono qui dentro: sala Mariana, sala Ci&amp;amp;#246;ncia, sala Tintona. Sul romantico terrazzino ammiriamo addirittura delle colonne del Seicento, simili a quelle del castello, a dimostrazione del fatto che forse in passato qui ci poteva essere una torre. 
 “A fondare l’osteria, che all’epoca si chiamava “licinsi”, furono i miei trisavoli, nel 1862. A loro segu&amp;amp;#236; mio bisnonno Federico, pescatore anche lui, che portava il pesce in bicicletta a Brescia per venderlo e tornava indietro con la frutta acquistata per il ristorante”, rievoca i ricordi di famiglia la signora Gabriella. In una foto d’epoca sulla parete si vede la sua mamma, che era una fornaia e mentre gli uomini si dedicavano alla pesca, lei sfornava il pane e degli squisiti dolci. “Oggi guardiamo al futuro con la convinzione che le tradizioni vadano preservate, e anche se alcuni piatti magari li prepariamo un po’ pi&amp;amp;#249; leggeri, adattandoli ai nostri tempi, certi capisaldi della cucina tradizionale non si toccano. Il pi&amp;amp;#249; importante di questi, per noi, &amp;amp;#232; la tinca al forno con la polenta, antico piatto tipico del nostro lago, ormai difficilissimo da trovare, infatti, molti vengono da noi anche da lontano proprio per mangiare questa specialit&amp;amp;#224;”, ci spiega la signora Gabriella. 
Dal nostro tavolo si apre una magnifica vista sul porticciolo e mentre iniziamo ad assaggiare il ricchissimo antipasto di pesce, il nostro sguardo pu&amp;amp;#242; spaziare sul lago scorgendo barchette che salpano e anatre che vanno e vengono in mezzo a un mondo azzurro da sogno. Cos&amp;amp;#236; come sono da sogno anche le variet&amp;amp;#224; di pesce sul nostro piatto: sardina essiccata sott’olio, aole in carpione con le cipolle, terrina di coregone, salmerino con gli aromi, pat&amp;amp;#232; di trota affumicata, luccio, e persico fritto. Gustiamo anche una croccante e squisita tempura di gamberini fritti che facciamo seguire dai primi piatti preparati con la pasta fatta in casa. Assaggiamo gli squisiti spaghetti ai gamberi di lago, ma non resistiamo nemmeno ai tagliolini con persico, mentre una nostra amica, non grande amante del pesce, preferisce i ravioli con Bag&amp;amp;#242;ss.  
Ed eccoci al momento tanto atteso, quello della tinca al forno con la polenta. La regina del lago arriva sul carrello, in una pentola di terracotta, reduce da due ore di cottura. Il suo profumo &amp;amp;#232; qualcosa di sublime, grazie alla moltitudine di spezie che si utilizzano per prepararla. “Tradizionalmente ogni ristorante del paese aveva la sua miscela di spezie. Per la tinca al forno noi utilizziamo cannella, chiodi di garofano, noce moscata, pepe e foglie di alloro. Il pesce, prima di essere infornato, viene riempito di pane grattugiato, grana e spezie, condito con olio d’oliva e ricoperto da una grande quantit&amp;amp;#224; di burro”, ci spiega la titolare. Il risultato &amp;amp;#232; un pesce incredibilmente morbido e profumato, una vera e propria goduria per i sensi. 
La nostra cena succulenta si conclude con le dolci tentazioni dei dessert della casa, a cui cediamo molto volentieri, gustando tra l’altro la torta della nonna Giuditta, il colbacco al cioccolato, delle sfogliatine di pere e il tiramis&amp;amp;#249;.   
La bont&amp;amp;#224; dei dolci fatti in casa ci accompagna anche durante le nostre prime colazioni presso la Casa di Gabri. Nella splendida sala colazioni dove le atmosfere provenzali ci incantano in ogni dettaglio, tutte le mattine ci aspetta un grosso tavolo stracolmo di bont&amp;amp;#224;. Dalle torte e dai dolci della casa alla frutta fresca, le marmellate, il miele, le spremute, i salumi e i formaggi della Val Camonica fino al pane fresco ai cereali. La colazione non &amp;amp;#232; per&amp;amp;#242; mai uguale: la disponibilit&amp;amp;#224; dei prodotti stagionali e la fantasia del momento fanno s&amp;amp;#236; che giorno dopo giorno si possano gustare specialit&amp;amp;#224; sempre nuove, squisite e sane.
Dopo queste splendide giornate rientriamo in citt&amp;amp;#224; arricchiti di un’esperienza indimenticabile che ci ha fatto riscoprire la bellezza di atmosfere del passato che torneremo senz’altro ad apprezzare durante le nostre prossime gite. 

Francesca Bertha
www.francescabertha.it
  
PER INFORMAZIONI:
www.comune.iseo.bs.it
www.alportoclusane.it
www.lacasadigabri.com
Trattoria Al Porto
Porto dei Pescatori, 12
Clusane Sul Lago – Iseo (BS)
Tel.: 030/989014  030/9829090

B&amp;amp;amp;B La Casa di Gabri 
Via Risorgimento, trav. Tredicesima, 2
Info e prenotazioni: 349/2910479

&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12531.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Un weekend con i pescatori, alla scoperta dei segreti del lago d'Iseo: gita a Clusane - Parte II.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 14 Mar 2016 22:10:57 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12531.ashx</guid></item><item><title>Un weekend con i pescatori, alla scoperta dei segreti del lago d&amp;#39;Iseo: gita a Clusane - Parte I., Clusane di Iseo, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12118.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12118.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12118/128692.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una superficie azzurra che appare dipinta con le morbide pennellate di un pittore d’altri tempi, il lago solcato da anatre selvatiche che sembrano conoscere a memoria ognuna delle barche a remi in legno del porticciolo, cigni candidi che talvolta escono dall’acqua e fanno amicizia con i cagnolini portati a passeggio sul lungolago. Una moltitudine colorata di barche ormeggiate tra i pali bianchi e azzurri del molo tra i quali si compone l’immagine dell’antico borgo dominato dal campanile della chiesa vecchia da un lato e quella delle montagne circostanti dall’altro. Si presenta cos&amp;amp;#236; il bellissimo paese di Clusane, frazione di Iseo dal 1927, una di quelle localit&amp;amp;#224; dove il passato da borgo di pescatori convive armoniosamente con il presente dalla chiara vocazione turistica in un contesto di tranquillit&amp;amp;#224; e poesia.  
I colori pastello del lago ci accarezzano anche all’interno della nostra dimora per questo weekend: alloggiamo presso il B&amp;amp;amp;B La Casa di Gabri, situato in una posizione comodissima a due passi dal lungolago. Arredati con un raffinato stile provenzale, gli ambienti del “suite and breakfast” sprigionano un’atmosfera limpida, fresca, calorosa e famigliare. Ci sistemiamo in due delle tre spaziose suite scegliendo la camera Gelsomino, ispirata all’aria di collina che possiamo respirare dal grazioso terrazzino con vista sulle colline della Franciacorta e la superior suite Lavanda, dotata di una grande terrazza panoramica che d&amp;amp;#224; sul lago. La splendida camera, con al suo interno anche un bagno jacuzzi, &amp;amp;#232; come un prato di lavanda provenzale: le delicate tonalit&amp;amp;#224; del viola richiamano non solo il profumo, ma anche le propriet&amp;amp;#224; curative della pianta. La terza camera &amp;amp;#232; dedicata invece alla verbena, erba versatile per eccellenza, proprio come la stanza, adattabile alle esigenze degli ospiti. Nei bagni troviamo degli eccellenti prodotti di cortesia francesi, e tra non molto ci saranno anche i prodotti per Spa della vicina azienda Gerard’s, particolare anche in quanto gestita da sole donne. 
“Questo B&amp;amp;amp;B nasce da un mio sogno, coltivato da tanti anni a seguito di viaggi che ho compiuto in Inghilterra, alloggiando sempre presso dei bed and breakfast. Il mio desiderio &amp;amp;#232; quello di occuparmi del benessere delle persone e di fare in modo che il loro soggiorno a Clusane d’Iseo sia un’esperienza piacevole e indimenticabile che resti nel loro cuore”, ci spiega la padrona di casa Gabriella Bosio, discendente di una storica famiglia di ristoratori del luogo e titolare della Trattoria Al Porto, che gestisce con autentica passione insieme ai figli Mattia e Daniele Marini. Il B&amp;amp;amp;B &amp;amp;#232; in un certo senso il coronamento di una lunga e appassionata attivit&amp;amp;#224; dedicata agli ospiti e turisti che ogni anno vengono a visitare questa localit&amp;amp;#224; gioiello. Ognuno porta poi via i propri ricordi, ma qualcuno lascia anche qualcosa, un piccolo oggetto, un libro. Molti degli originali oggetti d’arredo che compongono l’atmosfera delicata ed elegante delle suite, provengono da amici di Gabri che glieli hanno regalati per contribuire alla realizzazione di questo bel sogno. 
Mentre chiacchieriamo sull’ampio terrazzo sorseggiando delle spremute fresche, facciamo progetti per il nostro weekend: se durante la bella stagione &amp;amp;#232; irrinunciabile la spaziosa piscina e il jacuzzi immersi nel giardino fiorito, in questo periodo primaverile possiamo invece dedicarci a delle gite rigeneranti nella zona. In questo ci aiuta molto anche il fatto che la Casa di Gabri ci mette a disposizione gratuitamente delle biciclette e possiamo anche farci preparare dei cestini per il pranzo al sacco con panini, frutta e una bella bottiglia di Franciacorta. Tra le attivit&amp;amp;#224; che ci ispirano in modo particolare c’&amp;amp;#232; il giro in motoscafo per visitare il cantiere Bellini che ospita il museo dei Riva, l’esposizone pi&amp;amp;#249; completa al mondo degli straordinari scafi Riva d’epoca. Possiamo anche approfittare della convenzione green fee con il vicino golf club, e dopo lo sport coccolarci con la lettura di un buon libro della ricca biblioteca del B&amp;amp;amp;B. Quando torneremo qui durante l’estate, passeremo senz’altro qualche pomeriggio alla spiaggia pubblica Origami che la sera diventa un locale con musica. Le coccole di Gabri ci accompagneranno anche sotto l’ombrellone: gli ospiti che vanno in spiaggia ricevono una borsina con accappatoio, telo mare, prodotti solari.  
Un’attrazione imperdibile dell’estate 2016 sar&amp;amp;#224; senz’altro l’evento The Floating Piers, ideato e realizzato dall’artista newyorkese di origini bulgare Vladimirov Yavachev Christo. L’installazione dell’artista consister&amp;amp;#224; in un ponte provvisorio adagiato sul lago che per la prima volta collegher&amp;amp;#224; la sponda bresciana all’altezza di Sulzano con Monte Isola, l’isola lacustre pi&amp;amp;#249; alta d’Europa. Tutti potranno, quindi, provare gratuitamente l’emozione di camminare sulle acque per circa tre chilometri sentendo le onde sotto i piedi. La passerella, che dal 18 giugno al 3 luglio potr&amp;amp;#224; essere percorsa 24 ore su 24, dopo l’evento verr&amp;amp;#224; smontata e riciclata.  
In attesa di poter camminare sulle acque, iniziamo a farlo sul lungolago del centro storico di Clusane. La nostra passeggiata &amp;amp;#232; come un viaggio a ritroso nel tempo che parte da una foto d’epoca sul cartello di informazioni turistiche, la quale ritrae alcuni pescatori del paese negli anni ’50 mentre tingevano le loro reti in un gigantesco pentolone in riva al lago. A un certo punto ci si avvicina un signore, uno di quelli ritratti nella foto, e sar&amp;amp;#224; lui a farci da cicerone mostrandoci il pentolone monumentale tuttora presente vicino alle panchine del parco. “Ai miei tempi l’acqua arrivava fin qui sotto. Dove oggi ci sono le barche, c’era il canneto. Immergevamo le reti qui dentro, per tingerle con il liquido ottenuto dalle bucce delle castagne”, ci spiega. 
Il lago ricco di pesci, e il dolce paesaggio circostante avevano affascinato l’uomo sin dagli albori della storia. Clusane, il cui toponimo deriva probabilmente da Clodius o da Chiusa, &amp;amp;#232; uno degli insediamenti pi&amp;amp;#249; antichi del lago un tempo abitato da comunit&amp;amp;#224; palafitticole. Dalla presenza dei Romani giunsero a noi molti reperti, come ad es. tredici lapidi di cui una, particolarmente importante, dedicata a Giove, ma sul lungolago si possono anche ammirare i resti di una villa romana del I-II secolo d.C.   
In un certo senso, a fare “da padroni” di questo paese, sono sempre stati i pesci: il luccio, il persico, i gamberi, ma soprattutto la regina del lago, ovvero la tinca. In et&amp;amp;#224; longobarda, proprio in questo tratto di lago si trovavano le riserve di pesca del monastero di Santa Giulia di Brescia. Successivamente, anche i monaci benedettini di Cluny, a cui fu donata la cappella dedicata ai santi Gervasio e Protasio, e i quali si dedicarono alla bonifica dei terreni paludosi, apprezzavano i doni ittici del lago. Il borgo vero e proprio si form&amp;amp;#242; attorno al priorato fondato dai monaci che raccolsero contadini e pescatori intorno al monastero. Durante la nostra passeggiata scopriamo diversi luoghi dell’antico castrum, come l’arco in pietra su via della Chiesa vecchia, la porta con antiporta su via Molino e dei resti di archi di et&amp;amp;#224; romana, nonch&amp;amp;#233; basamenti di case medievali. C’erano anche due mulini, ma soprattutto c’era, e c’&amp;amp;#232; ancora, un bel castello che sorge sul promontorio a ovest dal vecchio borgo. Detto castello di Carmagnola, (dal condottiero Francesco di Bussone che ne fu il signore per quattro anni fino al 1432), la fortezza fu costruita nel Trecento e cambi&amp;amp;#242; molte volte proprietario. Oggi l’imponente edificio &amp;amp;#232; un palazzo-castello, adibito a residenza nobiliare sin dal Rinascimento, ma tuttora munito delle originarie connotazioni da fortezza quali il profondo fossato difensivo con caratteristici ponti ad arcata in pietra. &lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12118.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Un weekend con i pescatori, alla scoperta dei segreti del lago d'Iseo: gita a Clusane - Parte I.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 29 Mar 2014 17:42:54 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12118.ashx</guid></item><item><title>Un weekend in giro per i colli bolognesi, tra spettacoli e i sapori della buona tavola - Parte I., Bologna, Emilia Romagna</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12529.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12529.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12529/135717.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Durante la nostra prima passeggiata bolognese che anticipa un weekend lungo da passare nel verde delle colline che circondano la storica citt&amp;amp;#224; universitaria, a introdurci nel fascino di Bologna &amp;amp;#232; il ricordo di un’altra passeggiata, avvenuta pi&amp;amp;#249; di quattrocento anni fa. Era il 1602 quando un ciabattino che si chiamava Vincenzo Casciarolo, decise di fare quattro passi dalle parti della chiesa del quartiere Paderno. A un certo punto, nel chiaroscuro del tramonto, tra i solchi dei calanchi, l’uomo not&amp;amp;#242; delle pietre incastonate nell’argilla che brillavano come diamanti. Il calzolaio, che era anche un alchimista dilettante alla continua ricerca di pigmenti da poter utilizzare durante il suo lavoro, port&amp;amp;#242; a casa le strane pietre luccicanti e dopo vari esperimenti giunse alla conclusione che quei sassi avevano la capacit&amp;amp;#224; di trattenere la luce del sole e successivamente riemetterla: fu la scoperta del fenomeno della fosforescenza. 
A brillare di luce propria non &amp;amp;#232; per&amp;amp;#242; solo la famosa pietra di Bologna, nota anche come pietra di luna o spongia lucis, ma anche tutta la citt&amp;amp;#224;, intrisa di un grande fascino. Storicamente circondato da tre cerchie di mura, quello di Bologna &amp;amp;#232; rimasto uno dei centri storici pi&amp;amp;#249; intatti ed estesi d’Italia. Dell’antica cinta muraria possiamo ancora ammirare diversi tratti ancora esistenti, oltre a monumenti come Porta Saragozza, una delle dodici porte originarie, per non parlare dei torresotti, facenti parte della cerchia costruita nel XII secolo. Per vedere la torre pendente pi&amp;amp;#249; alta d’Italia non si deve andare a Pisa, bens&amp;amp;#236; a Bologna, tra i cui simboli svetta in lieve pendenza la Torre degli Asinelli, alta quasi cento metri, in compagnia della pi&amp;amp;#249; bassa Torre della Garisenda, la pi&amp;amp;#249; pendente tra le famose “due torri”, citata perfino da Dante ne l’Inferno. 
Quando giungiamo nella suggestiva piazza Maggiore, dominata dall’imponente basilica di San Petronio, costruita in stile gotico a partire dal 1390, scopriamo che l’unico degli splendidi edifici della piazza che anche Dante pot&amp;amp;#233; vedere durante le sue passeggiate, &amp;amp;#232; palazzo Accursio, ovvero la sede del Municipio. Prima di diventare, nel 1336, residenza degli Anziani, ovvero della magistratura comunale, fu l’abitazione del giurista Accursio. A lato della basilica ammiriamo palazzo dei Banchi, eretto nel XV secolo e noto per le botteghe e i banchi, appunto, degli esercenti dell’arte cambiaria. Il famoso portico, il Pavaglione, parte proprio da qui e collega la sontuosa piazza con il palazzo cinquecentesco dell’Archiginnasio, prima sede universitaria di Bologna. 
Dall’arte delle epoche passate a quella dei nostri tempi, dal centro storico a un luogo dove arte, natura, cibo e ospitalit&amp;amp;#224; si fondono armoniosamente portando benessere, il passo &amp;amp;#232; breve. Ci bastano appena dieci minuti in auto, seguendo idealmente le orme del calzolaio Casciarolo, per arrivare l&amp;amp;#236; dove le pietre fosforiche brillano dei tanti colori del relax, e dove la luce dell’arte viene riflessa in ogni dettaglio: Casa Flu&amp;amp;#242; Relais con accanto Fienile Flu&amp;amp;#242;, agriturismo con cucina a km zero e spazio artistico polifunzionale. Il nome Flu&amp;amp;#242; si ispira alla celebre pietra fosforescente, la “pietra meravigliosa” che &amp;amp;#232; anche protagonista di uno dei tanti eventi culturali del ricco calendario della struttura, fulcro di idee sempre nuove e originali, capaci di avvicinare alla cultura anche le persone pi&amp;amp;#249; distratte, grazie a vere e proprie esperienze artistiche, sensoriali e culinarie da vivere durante il soggiorno. 
Ci sistemiamo in due delle quattro camere di charme del relais, tutte arredate con gusto e attenzione ai particolari attraverso un accurato restyling di mobili e complementi d’arredo. La nostra fantasia &amp;amp;#232; stimolata anche dalla presenza di raffinati oggetti di design creati ad hoc con materiali di recupero, e il fascino di epoche passate crea un connubio armonioso con le comodit&amp;amp;#224; pi&amp;amp;#249; moderne tra cui il wifi gratuito e l’impianto stereo in filodiffusione a cui poterci collegare con i nostri device. Ogni camera &amp;amp;#232; caratterizzata da un colore, da un profumo e da uno stile: la grande stanza rossa, la luminosa camera gialla, la romantica sopraccielo blu, la spaziosa mansarda arancio. Scegliamo la stanza rossa, quella pi&amp;amp;#249; grande del relais e la confortevole e spaziosa mansarda. Nella stanza rossa ci avvolge un passionale color rubino e ci accarezza l’aroma del talco. Il nostro riposo &amp;amp;#232; garantito da un grande e soffice letto proveniente da un’altra epoca e possiamo coccolarci col bagno turco in camera e la cromoterapia. Sono tanti i dettagli che come pietre fosforescenti infondono bellezza nella stanza, dai comodini ricavati da tronchi d’albero tinti a lacca cinese alla comoda dormeuse piena di morbidi cuscini. Fuori dalla finestra il nostro sguardo pu&amp;amp;#242; spaziare per il verde giardino. I nostri amici che hanno scelto la mansarda, dopo le gite lungo i sentieri si possono godere la vasca idromassaggio e rigenerarsi anche grazie alle tonalit&amp;amp;#224; dell’arancione, del corallo e del rosso che dominano la stanza caratterizzata da antiche travi a vista e illuminata da un lucernaio e da una finestra con vista sulle colline.  
Ad accoglierci con grande gentilezza e disponibilit&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; la titolare Angelica Zanardi, la quale ci accompagna alla scoperta del relais e di Fienile Flu&amp;amp;#242;, l’antico fienile ristrutturato, luogo di arte, spettacolo e divertimento dove passeremo molti momenti piacevoli delle nostre giornate tra cene sfiziose ed eventi culturali. ”Il mio sogno era quello di creare un luogo che combinasse amore per l&amp;#39;arte e attaccamento alla natura, passione per i sapori autentici e vocazione alla condivisione e all&amp;#39;ospitalit&amp;amp;#224;. Qui non ci si annoia mai”, ci spiega Angelica. ”Oltre alle numerose attivit&amp;amp;#224; che potete praticare andando in giro per la collina, al vostro rientro ci sar&amp;amp;#224; sempre qualcosa di interessante da fare tra laboratori per bambini, spettacoli teatrali e musicali, cinema e corsi.”
Le nostre giornate passano infatti tra gite rigeneranti nella natura incontaminata e preservata della zona di tutela paesistica della collina che ci sorprende con la sua bellezza selvaggia, autentica e libera, nonostante si trovi a pochi minuti dal centro storico. Le nostre passeggiate a piedi e in bici – presso Casa Flu&amp;amp;#242; &amp;amp;#232; anche possibile prenotare e affittare delle biciclette -, ci portano a visitare i suggestivi calanchi del Parco dei Gessi dove possiamo ammirare queste formazioni geologiche monumentali dal grande fascino. I nostri amici ”cowboy” si avventurano addirittura in un bel trekking a cavallo e a fine giornata rientriamo presso la nostra dimora, con un appetito da lupi.   &lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12529.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Un weekend in giro per i colli bolognesi, tra spettacoli e i sapori della buona tavola - Parte I.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 09 Mar 2016 16:38:54 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12529.ashx</guid></item><item><title>Un weekend in giro per i colli bolognesi, tra spettacoli e i sapori della buona tavola - Parte II., Bologna, Emilia Romagna</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12530.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12530.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12530/135726.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo un’escursione di svariati chilometri, ad aspettarci &amp;amp;#232; una squisita cena a km zero presso l’agriturismo Fienile Flu&amp;amp;#242;. Ogni specialit&amp;amp;#224; viene preparata con materie prime del territorio, molte delle quali, tra cui le verdure, la frutta, la farina e il vino, prodotte direttamente dall’agriturismo. Tutto il resto proviene invece da aziende agricole del luogo, tra i cui prodotti vengono privilegiati quelli biologici. La cucina, che segue la stagionalit&amp;amp;#224; delle materie prime, si basa sui piatti tipici del territorio, proponendo anche delle specialit&amp;amp;#224; rivisitate con un occhio di riguardo alle esigenze dei vegetariani, dei vegani e su richiesta anche dei celiaci. 
Iniziamo con un antipasto imprescindibile quando si &amp;amp;#232; nel Bolognese: le crescentine con dei taglieri di affettati e formaggi selezionati del territorio. Assaggiamo anche una buonissima quiche di carciofi e fonduta di formaggio, e una leggera insalata di erbe novelle con uova di quaglia e bruciatini. Ci piace molto anche il flan di ricotta con una crema di verdure di stagione. A seguire, gustiamo le tagliatelle al rag&amp;amp;#249; e i tipici tortelli di fave e pecorino. Riscuotono grande successo anche le lasagnette agli asparagi e zafferano, cos&amp;amp;#236; come gli gnocchetti di ceci al basilico e la fonduta di formaggio con verdure, per non parlare delle zuppe. Assaggiamo con piacere anche le lasagne e carciofi con provola affumicata e prosciutto di Praga, mentre se torneremo qui in settembre – varr&amp;amp;#224; la pena farlo anche per la rassegna internazionale di danza ”Running up that hill” che si svolger&amp;amp;#224; presso Casa Flu&amp;amp;#242;, - potremo gustare anche una specialit&amp;amp;#224; particolare ideata dalla casa, le linguine al pesto di foglie di vite. 
Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con il vino La Rovere Colli di Paderno (Pinot bianco DOC, Cabernet Sauvignon DOC, Moscato e Muller Thurgau), proveniente dai vigneti dell’agriturismo.
Tra le pietanze optiamo per l’agnello dorato con patate al forno, servito con misticanza di primavera, e non resistiamo nemmeno alla spalla di vitello al vino rosso e carciofi alla romana. Alcuni di noi scelgono il filetto di maiale col finocchietto selvatico, mentre altri prediligono la tagliata di manzo. Accompagniamo queste specialit&amp;amp;#224; di carne con abbondanti contorni di verdure fresche, e anche le nostre amiche vegetariane restano soddisfatte grazie ai secondi a loro dedicati. 
Una cena cos&amp;amp;#236; gustosa non pu&amp;amp;#242; che finire in gran dolcezza, grazie agli sfiziosi dessert fatti in casa tra cui la tenerina al cioccolato, una imperdibile torta classica di questa zona. Cediamo alla tentazione anche del bianco mangiare con lamponi, cos&amp;amp;#236; come delle torte e crostate fatte con le marmellate dell’agriturismo e del semifreddo allo zabaione.  
Fienile Flu&amp;amp;#242; oggi &amp;amp;#232;, in senso metaforico, quella roccia che attira e assorbe la luce delle arti per poi rifletterla, ed &amp;amp;#232; per questo che il calendario degli eventi culturali ideati e realizzati dalla casa &amp;amp;#232; ricchissimo tutto l’anno e capace di conquistare spettatori di ogni genere. Non fanno eccezione nemmeno i pi&amp;amp;#249; piccini: infatti, praticamente tutte le domeniche dell’anno sono dedicate ai bambini i quali si possono divertire con i laboratori creativi di Fienile Bimbi. Sono tanti e molto originali anche gli eventi per i grandi, a cominciare dagli spettacoli a lunga tenitura fino alle rassegne e ai concerti. Oltre a ”La pietra meravigliosa”, l’appuntamento per scoprire i segreti della pietra fosforescente, ci sar&amp;amp;#224; anche quello dedicato agli alberi, dal titolo ”Tra gli alberi”. Sono molto apprezzate le serate Cinecena, durante le quali &amp;amp;#232; possibile godersi un film d’autore degustando un ricco piatto unico e sorseggiando un calice di vino. &amp;amp;#200; molto intrigante anche ”Voyage erotique”, l’evento dedicato alla letteratura erotica, realizzato con un allestimento particolare e informale, tra tenda, cuscini e profumi e con l’abbinamento di un men&amp;amp;#249; dedicato.  
Quando il nostro weekend lungo volge al termine, sappiamo gi&amp;amp;#224; che saremo presto di ritorno: ci resta ancora tanto da scoprire nella splendida Bologna e lungo i sentieri escursionistici della sua collina. La prossima volta ci affideremo magari a delle passeggiate guidate organizzate da Casa Flu&amp;amp;#242; e troveremo il tempo anche per partecipare a qualcuno dei vari corsi tra cui lo yoga e il qi-gong, e non rinunceremo nemmeno a farci coccolare con massaggi e sedute di ginnastica dolce. Sar&amp;amp;#224; senz’altro un’altra esperienza che briller&amp;amp;#224; di una luce incantevole. 

Francesca Bertha
www.francescabertha.it

PER INFORMAZIONI:
www.comune.bologna.it
www.casafluo.it
www.fienilefluo.it
www.facebook.com/casafluo
Casa Flu&amp;amp;#242; Relais e Fienile Flu&amp;amp;#242;
Via di Paderno, 9 Bologna
Tel.: 338/5668169 - 051/589636 - 051/589484
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12530.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Un weekend in giro per i colli bolognesi, tra spettacoli e i sapori della buona tavola - Parte II.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 09 Mar 2016 16:45:53 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12530.ashx</guid></item><item><title>Il fascino della vecchia Pavia tra vita contemplativa e buona tavola: gita a Certosa di Pavia, Certosa di Pavia, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12527.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12527.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12527/135507.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A volte, per compiere un viaggio spirituale da cui tornare un po’ cambiati nell’anima, non c’&amp;amp;#232; bisogno di andar lontano. Se per raggiungere le mete divertenti e chiassose delle vacanze estive spesso si affrontano spese ingenti e distanze di migliaia di chilometri, per un weekend di pace interiore basta molto meno: neanche un’oretta di strada per chi arriva a Certosa di Pavia da Milano. 
Anche se ormai &amp;amp;#232; dal 1947 che nel monastero non ci abitano pi&amp;amp;#249; i certosini, la storia di questo luogo &amp;amp;#232; profondamente intrisa del mistero della vita contemplativa dei monaci di clausura. Osservando il chiostro piccolo, dove si svolgeva gran parte della vita comunitaria dei padri, si viene rapiti in un mondo che di solito si conosce solo dai libri. Il silenzio, la solitudine, la ricerca del dialogo profondo con Dio attraverso l’autoisolamento dai rumori del mondo esterno, sono le caratteristiche maggiormente note della vita dei certosini. Ma anche la loro giornata tipo &amp;amp;#232; interessante: tra lavoro manuale e preghiere, al riposo vengono riservate solo poche ore, e mai tutte di seguito. Infatti, se &amp;amp;#232; vero che dopo le 19.00 inizia un periodo di riposo, questo dura solo fino alle 23.45, quando ha inizio la “levata notturna”, con il Mattutino della Madonna e le orazioni da recitare in cella, a cui segue il Mattutino e le Lodi in chiesa, e le Lodi della Madonna in cella fino a circa le 3.30. La seconda levata &amp;amp;#232; alle 6.45, orario dopo il quale la giornata prosegue tra messa, lavoro, studio e preghiere, con una breve pausa dopo pranzo. Il momento pi&amp;amp;#249; vivace della vita di un monaco certosino &amp;amp;#232; il cosiddetto spaziamento: una volta alla settimana &amp;amp;#232; consentito fare una passeggiata di tre o quattro ore, durante la quale si pu&amp;amp;#242; parlare liberamente. Di solito si cammina due a due e ogni tanto si cambia gruppo, per poter parlare con diversi fratelli.  
Il monumento che d&amp;amp;#224; il nome al comune situato a 8 km a Nord da Pavia, fu fondato nel 1396, per volont&amp;amp;#224; di Gian Galeazzo Visconti, ed era destinato a diventare mausoleo dinastico dei duchi di Milano. All’epoca qui si trovava il parco visconteo del castello di Pavia, e la posizione del monastero coincideva con il margine Nord del parco. Per costruire l’abbazia era stato scelto un ampio bosco recintato che collegava il castello visconteo di Pavia alla zona dove i signori della Lombardia si recavano per la caccia. Il Parco della Vernavola, a nord di Pavia, conserva tuttora una traccia di questo parco, anche se non pi&amp;amp;#249; collegata alla Certosa e nemmeno al castello.   
Oggi nel monastero abitano dei monaci cistercensi, mentre nel Palazzo Ducale, che un tempo fu la residenza estiva dei Visconti e degli Sforza, si trova il Museo della Certosa di Pavia. Qui sono raccolte molte opere provenienti dal complesso monastico. Al pianoterra ammiriamo la Gipsoteca, dove sono esposti circa duecento calchi in gesso tratti dai rilievi che decorano il monastero, mentre al piano superiore si trovano dei dipinti, dei paramenti e delle sculture.

Restiamo tra le atmosfere intrise del fascino delle tradizioni anche durante la nostra cena, scegliendo la Locanda Vecchia Pavia Al Mulino, in via al Monumento. Parcheggiamo comodamente nel cortile fiorito del locale, situato tra le mura del mulino quattrocentesco annesso all’abbazia. All’interno del ristorante dallo stile raffinato, elegante e caratteristico, ad accoglierci con grande gentilezza &amp;amp;#232; il titolare Oreste Corradi che gestisce il locale ormai da trentatr&amp;amp;#233; anni insieme alla moglie e chef Annamaria Leone. “Un tempo questi spazi facevano parte dell’abitazione del mugnaio e dei granai”, ci racconta il signor Corradi quando gli chiediamo delle origini della locanda. Se secoli fa da queste parti erano di casa i Visconti, &amp;amp;#232; altrettanto vero che da parecchi anni il ristorante, insignito anche di una stella Michelin, &amp;amp;#232; annoverato tra i migliori locali d’Italia ed &amp;amp;#232; tra i prediletti di svariati personaggi della cultura, della finanza e dello spettacolo. Le sale finemente arredate e la veranda estiva sono la location ideale anche per cerimonie, banchetti, meeting e matrimoni.  
La cucina coniuga con maestria tradizione e modernit&amp;amp;#224;, rinnovando con grande passione e creativit&amp;amp;#224; i piatti classici lombardi, spaziando tra carne e pesce con l’utilizzo esclusivo di ingredienti di primissima qualit&amp;amp;#224;. Il risultato &amp;amp;#232; un’esperienza gastronomica eccellente che oltre a deliziare il palato, &amp;amp;#232; capace di regalare emozioni che restano nel cuore.
Iniziamo con un crudo di gamberi rossi su burrata, finocchi e arance con salsa di agrumi e zenzero. Alcuni di noi optano invece per le lumache vignaiole trifolate con funghi e salsa leggera al prezzemolo e acciughe, e riscuote grande successo anche il tipico fegato d’oca di Mortara cotto al torcione con mostarda di frutta fatta in casa. 
Dopo questo ricco antipasto gustiamo una meravigliosa crema di zucca Bertagnina con cotechino sgranato, serviti con crostini di pan brioches. I nostri amici si dividono tra i casoncelli di pasta fresca alla barbabietola e crema di gorgonzola dolce, e le lasagnette di pasta fresca ai carciofi e robiola all’olio ligure e capperi disidratati. Non resistiamo nemmeno agli squisiti risotti, e il bianco del riso ci ricorda ancora una volta la tradizione certosina, infatti i monaci prediligevano gli alimenti bianchi perch&amp;amp;#233; essi simboleggiano la purezza. 
Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con dei vini eccellenti della ricca carta che contiene oltre ottocento etichette selezionatissime da tutta Italia e dall’estero.Tra le pietanze di pesce scegliamo il filetto di branzino tostato su passata di cannellini e carciofi salsa champagne, ma ci piace molto anche il filetto di rombo scottato in padella con patate, pomodori confit e capperi alla ligure. I nostri amici “carnivori” non resistono invece allo stinco di vitello disossato e stufato al Bonarda con souffl&amp;amp;#232; di patate, e apprezzano molto anche il filetto di manzo Fassone cotto alla plancia in salsa di Pinot Nero. 
Per concludere, degustiamo una selezione di formaggi del territorio con pane alle noci e cediamo con piacere alle dolci tentazioni dei dessert della casa assaggiando una sfiziosa fantasia di cioccolati in diversi abbinamenti con salsa di cioccolato bianco, oltre a una leggera e buonissima composizione di frutta fresca con salsa di frutti di bosco. Troviamo irresistibile anche la tatin di mela Annurca con mousse di crema, cialda croccante e salsa di fragole e vaniglia, cos&amp;amp;#236; come la crema bruciata alla vaniglia e frutto della passione con semifreddo allo zabaione.
Alla fine di questa bella giornata rientriamo nella grande citt&amp;amp;#224; portando nel nostro cuore il ricordo delle atmosfere e dei sapori della Pavia di un tempo, certi di ritornare qui appena possibile per nuove gite dai ritmi sereni e rallentati all’insegna dell’arte della contemplazione e delle emozioni culinarie. 

Francesca Bertha
www.francescabertha.it

PER INFORMAZIONI:
www.certosadipavia.com
www.vecchiapaviaalmulino.it
Locanda Vecchia Pavia Al Mulino
Via al Monumento, 5
Tel.: 0382/925894
Chiuso domenica sera e tutto luned&amp;amp;#236;&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12527.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Il fascino della vecchia Pavia tra vita contemplativa e buona tavola: gita a Certosa di Pavia&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 01 Mar 2016 17:38:15 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12527.ashx</guid></item><item><title>Gita con matrimonio da favola in un&amp;#39;antica villa sul lago di Annone - Parte I., Annone di Brianza, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12521.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12521.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12521/135455.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un film ambientato nella Lombardia del Settecento tra ville sontuose, giardini con vista sulle catene montuose dell’Alta Brianza che avevano incantato perfino Stendhal, opere d’arte di pregio e incantevoli paesaggi lacustri dal fascino misterioso. Un film i cui protagonisti, membri di una famiglia nobiliare in vacanza, siamo proprio noi: ecco quel che ci &amp;amp;#232; sembrato vivere durante una recente gita fuori porta presso il lago di Annone. 
&amp;amp;#200; sufficiente una mezz’oretta di strada per lasciare alle spalle il caos della tangenziale milanese e ritrovarsi immersi in un altro mondo dove l’aria &amp;amp;#232; pulita, dove lo sfrecciare di macchine lascia il posto al passo lento di pecore al pascolo, dove dietro una curva non c’&amp;amp;#232; pi&amp;amp;#249; una fila di camion, ma lo specchio blu del lago che fa contrasto col color bronzo dei canneti invernali, col verde cinguettante degli alberi in estate e con il mosaico colorato dei paesi della sponda opposta. 
Quando arriviamo ad Annone di Brianza, lasciamo direttamente l’auto nell’ampio parcheggio del ristorante Antico Borgo della Madonnina dove pi&amp;amp;#249; tardi andremo a gustare una squisita cena. Proseguendo a piedi, bastano pochi passi per raggiungere il lungolago dove inizia il Percorso Vita, una passeggiata ciclopedonale che consente di godere appieno della bellezza di questo paesaggio incontaminato. Il nostro &amp;amp;#232; anche un percorso a ritroso nel tempo grazie a dei cartelli turistici che ci raccontano le origini del lago, formatosi con lo scioglimento dei ghiacciai. I nostri amici pi&amp;amp;#249; sportivi non resistono nemmeno all’impulso di provare gli attrezzi installati su un praticello che si estende lungo il sentiero, mentre i pi&amp;amp;#249; pigri si fermano a fotografare il panorama, compresa una pietra a forma di testa di animale, forse una pecora, incastarta in un muretto. 
Il lago di Annone &amp;amp;#232; il pi&amp;amp;#249; vasto dei cinque laghi briantei e primeggia anche per la sua biodiversit&amp;amp;#224;. Uno studio botanico ha segnalato qui la presenza di svariate specie introvabili altrove in Lombardia, insieme a settanta specie considerate rare. La fauna non &amp;amp;#232; da meno, infatti, per la gioia di grandi e piccini si possono incontrare, o almeno sentire o intravedere animali curiosi e spesso endemici di questo territorio tra cui rane, bisce d’acqua e una grande e colorata variet&amp;amp;#224; di uccelli acquatico-palustri. 
Dove c’&amp;amp;#232; un lago dalle atmosfere misteriose, non mancano nemmeno le leggende avvolte dalla foschia. Si narra infatti, che un tempo da queste parti imperversasse un terribile drago per debellare il quale avesse dovuto intervenire niente meno che San Giorgio in persona. La nota leggenda del drago di San Giorgio ha, quindi, una sua versione lacustre e brianzola, a conferma del culto del santo, diffusosi da queste parti grazie ai monaci benedettini che s’insediarono qui verso la fine del secolo XI, periodo al quale risale anche l’omonima chiesa, ricostruita poi nel Quattrocento e divenuta chiesa parrocchiale nel 1575. L’antico edificio religioso conserva una serie di pregevoli affreschi del XV secolo, oltre a un ossario e altri reperti archeologici emersi durante i lavori di ristrutturazione. Un famoso polittico, l’Ancona della Passione, in legno scolpito e dipinto nel Cinquecento, proveniente da una bottega anversese &amp;amp;#232; stato a lungo ospitato presso la chiesa di San Giorgio prima di venire trasferito presso il Museo Diocesano di Milano.
Dopo la nostra passeggiata lacustre, che ci ha portati anche sulla penisola Isella, la quale divide il lago in due parti tra Annone e Civate, facciamo un giretto nel centro storico, visitando l’ottocentesca chiesa parrocchiale, oltre al complesso di Villa Cabella e alla cappelletta di San Giuseppe ai Ronchetti, eretta a ricordo degli annonesi vittime della peste del 1630, di manzoniana memoria.
La nostra giornata da film nei panni di nobili del Settecento prosegue nel luogo pi&amp;amp;#249; idoneo al nostro ruolo immaginario: presso una dimora aristocratica d’epoca, Villa Moneta Caglio, un tempo residenza di campagna dei conti e oggi sede di “Il Faggio”, ristorantino del Borgo, e nota location per matrimoni, eventi e cerimonie. Immersa in uno splendido giardino all’italiana, la villa ci accoglie tra atmosfere squisitamente raffinate, sale intrise di un’eleganza sottolineata dai colori chiari e da uno stile impeccabile che coniuga tradizione e modernit&amp;amp;#224;. 
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12521.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Gita con matrimonio da favola in un'antica villa sul lago di Annone - Parte I.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 24 Feb 2016 16:21:37 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12521.ashx</guid></item><item><title>Gita con matrimonio da favola in un&amp;#39;antica villa sul lago di Annone - Parte II., Annone di Brianza, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12522.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12522.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12522/135464.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra i motivi che ci hanno portato qui c’&amp;amp;#232; anche il fatto che una nostra amica si deve sposare tra alcuni mesi, ed era curiosa di scoprire come avrebbe potuto realizzare il suo matrimonio da sogno in questa dimora storica. Dopo una passeggiata tra gli alberi secolari del parco sempre curato, e dopo aver visto le sontuose sale della villa, tra cui quella col pianoforte e il caminetto, la saletta col tavolo ovale di solito richiesta per cene private e di lavoro, per non parlare della veranda mozzafiato da circa cento persone, la nostra futura sposa esclama entusiasta: “Ma io vorrei la villa tutta per me!” Nessun problema, le risponde il titolare Ambrogio Gilardoni mentre ci accomodiamo nella spaziosa veranda da cui si apre una favolosa vista sul giardino e sulle montagne. “Il nostro nuovo pacchetto “Villa in esclusiva” consente di affittare tutta la villa, dalla mansarda fino al giardino. In questo modo gli ospiti possono cominciare con un aperitivo ai tavoli immersi nel verde, per poi cenare nell’esclusiva mansarda che pu&amp;amp;#242; ospitare anche 170 persone. La torta pu&amp;amp;#242; di nuovo essere servita in giardino, in un contesto unico e romantico”, ci spiega il signor Gilardoni che dopo un’esperienza trentennale nella ristorazione &amp;amp;#232; arrivato qui cinque anni fa e oggi gestisce la struttura insieme agli chef Marcello Giubbi e Andrea Romano Checchinato, con alle spalle quindici anni di lavoro negli Stati Uniti. A coordinare tutte le attivit&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; la signora Monica, la direttrice. 
Da un anno a questa parte la villa sta vivendo un suo importante periodo di rinascita che ha coinvolto sia la cucina, che la location stessa grazie a un’accurata ristrutturazione di certe parti dell’edificio, effettuata per far fronte alle nuove esigenze degli sposi e rispettando, nello stesso tempo, la natura di pregio della storica dimora. Durante i matrimoni tutto viene curato nei minimi dettagli e la cerimonia &amp;amp;#232; organizzata secondo le esigenze individuali: dato che ogni sala dell’edificio &amp;amp;#232; vivibile, &amp;amp;#232; possibile sia affittare tutta la villa mettendola a disposizione dei propri ospiti, sia creare un evento pi&amp;amp;#249; intimo, circoscritto a determinati spazi della location. Per qualsiasi soluzione si opti, la qualit&amp;amp;#224; sar&amp;amp;#224; sempre al top, perfino il pasticcere &amp;amp;#232; una celebrit&amp;amp;#224; che aveva preparato torte per i matrimoni di diversi personaggi dello spettacolo, anche a livello internazionale. 
Della bravura degli chef ci rendiamo conto appena iniziamo ad assaggiare le prime portate. Il men&amp;amp;#249; cambia seguendo le stagioni ed &amp;amp;#232; improntato sia sulla tradizione italiana rivisitata che su specialit&amp;amp;#224; internazionali.
Cominciamo con un delizioso flan di zucchine, basilico e Reggiano con vellutata di patate allo zafferano, ma non resistiamo nemmeno ai veli di trota salmonata marinata all’arancia e aneto con insalatina di cavolo cappuccio bianco all’extravergine. Alcuni nostri amici gustano anche una bella zuppetta di mare in berretta di sfoglia, mentre chi predilige la carne, opta per il tagliere del buongustaio con gnocco fritto, un’occasione imperdibile per assaggiare una ricca selezione di salumi del territorio.
Proseguiamo con uno squisito risotto Carnaroli mantecato con filetti di pesce persico, ma sono irrinunciabili anche i tagliolini freschi all’astice. Ci piacciono molto pure i cappellacci verdi ripieni alle verdure con code di gambero, pinoli e radicchio trevisano. Ogni specialit&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; come un’opera d’arte: l’eleganza e lo stile della villa vengono rispecchiati anche dalla presentazione dei piatti, che diventa un elemento ulteriore capace di suscitare ammirazione perfino negli ospiti pi&amp;amp;#249; esigenti.
Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con dei vini selezionati da un importante sommelier che ha composto una ricca carta comprendente etichette eccellenti da tutta Italia.
Tra le pietanze spaziamo tra il branzino al sale servito con verdure julienne “stir fry”, il baccal&amp;amp;#224; in umido “milanese” con dadolata di patate al vapore e la zuppa di branzino e frutti di mare completamente al naturale con pomodoro fresco ed erbette profumate. I nostri amici “carnivori” si deliziano invece con la costoletta di vitello alla Vecchia Milano con patate rustiche, ma riscuote grande successo anche il filetto di manzo al Sassella e timo con ratatuille di verdure. 
Infine, eccoci tra le mani la lettura pi&amp;amp;#249; dolce che ci sia: la ricca carta dei dessert che ci mette davanti a delle tentazioni assolutamente irresistibili. Cos&amp;amp;#236; mentre sogniamo gi&amp;amp;#224; il matrimonio da favola della nostra amica principessa, oltre ad altre gite al lago da coronare con pranzi e cene in grande stile provando anche i men&amp;amp;#249; speciali del weekend che cambiano ogni fine settimana, lentamente ci perdiamo nel piacere delle dolci delizie della casa. Il gelato fior di latte con castagne al miele e panna montata, il sorbetto alla mela verde e Calvados, il tiramis&amp;amp;#249; dello chef e il semifreddo al croccante sono solo alcuni degli irrinunciabili motivi che ci faranno presto tornare qui, sempre protagonisti felici sul set immaginario del nostro film che ogni volta ci proietter&amp;amp;#224; in un mondo da sogno. 

Francesca Bertha
www.francescabertha.it

Fotografie presso Antico Borgo della Madonnina e Ristorante Il Faggio:
Luca Mauri 

PER INFORMAZIONI:
www.comune.annone-di-brianza.lc.it
www.anticoborgodellamadonnina.it
Antico Borgo della Madonnina
Il Faggio – Ristorantino del Borgo
Via Lecco, Annone di Brianza (LC)
Tel.: 0341/263867
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12522.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Gita con matrimonio da favola in un'antica villa sul lago di Annone - Parte II.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 24 Feb 2016 16:28:33 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12522.ashx</guid></item><item><title>Gita ad Albenga sotto le antiche torri tra storie leggendarie e sapori autentici - Parte I., Albenga, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12517.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12517.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12517/135437.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un gruppo di antichissime torri che svettano verso il cielo azzurro che si confonde con il blu del mare: quando passando sull’Autostrada dei Fiori il nostro sguardo incontra questo straordinario panorama, sappiamo di essere all’altezza di Albenga, citt&amp;amp;#224; che vanta il centro storico pi&amp;amp;#249; suggestivo e meglio conservato della riviera ligure di Ponente. Ma Albenga accoglie con una vista mozzafiato anche chi arriva dal mare: la splendida Isola Gallinara, un tempo abitata dai monaci colombaniani e successivamente dai benedettini, si trova proprio di fronte alla citt&amp;amp;#224;. L’isola, che prende il nome dalle galline selvatiche che la popolavano in passato, fu il rifugio di San Martino di Tours verso la fine del IV secolo, mentre oggi &amp;amp;#232; riserva naturale con una delle pi&amp;amp;#249; grandi colonie di nidificazione dei gabbiani reali nel mar Ligure.
La passeggiata nel centro storico di Albenga, un tempo chiamata Album Ingaunum, &amp;amp;#232; un vero e proprio tuffo nelle pi&amp;amp;#249; autentiche atmosfere medievali. Si va in giro con il naso all’ins&amp;amp;#249; e con la bocca aperta dallo stupore alla vista di cos&amp;amp;#236; tante splendide torri che spuntano ovunque dietro i palazzi e in fondo ai vicoli. Quelle del Vecchio Comune e della cattedrale sono le tre torri simbolo della citt&amp;amp;#224;, a ricordare gli antichi conflitti tra i poteri ecclesiastici e quelli comunali.   
Narra la leggenda che molti secoli fa in citt&amp;amp;#224; ci fosse un serpente che terrorizzava gli abitanti. In particolare rendeva impossibile recarsi da Albenga ad Alassio, uccidendo chiunque passasse per quella strada. Cos&amp;amp;#236; la popolazione fece una processione pregando San Michele Arcangelo, patrono della citt&amp;amp;#224;, di uccidere il tremendo rettile. Il miracolo non tard&amp;amp;#242; ad arrivare: durante la notte si vide un improvviso bagliore che dal cielo s’indirizzava verso un punto preciso della strada. Proprio l&amp;amp;#236; la gente trov&amp;amp;#242; il serpente ucciso. La cattedrale di San Michele Arcangelo, fondata verso le fine del IV secolo, &amp;amp;#232; tra gli edifici pi&amp;amp;#249; antichi della citt&amp;amp;#224;. La chiesa odierna sorge sul sito della costruzione paleocristiana e al suo interno custodisce preziosi affreschi e altre opere.
Nel centro storico visitiamo il Civico Museo Ingauno presso il palazzo del Vecchio Comune, e ammiriamo anche il palazzo vescovile e il palazzo Peloso Cepolla, dotato di una torre duecentesca.   
La favolosa posizione geografica di Albenga in passato era anche fonte di pericolo, in particolare per colpa delle incursioni piratesche. Il 2 luglio 1637, mentre presso il santuario si svolgevano le celebrazioni della festa della Madonna di Pontelungo, i pirati saraceni assalirono la vicina Ceriale, saccheggiandola e uccidendo decine di persone. Subito dopo s’indirizzarono verso Albenga, ma furono abbagliati dallo splendore proveniente dal santuario e cos&amp;amp;#236;, spaventati, rinunciarono al massacro. Nei pressi del santuario visitiamo anche la basilica di San Vittore, edificio paleocristiano che sorse sul luogo di una necropoli di epoca imperiale romana.
La nostra passeggiata tra i ricordi storici ingauni continua nella frazione Bastia, sorta nel Trecento intorno al castello eretto nel 1295. Il borgo nacque per necessit&amp;amp;#224; di difendere le abitazioni sparse nelle valli e la tradizione popolare ricorda che tempo fa un sottopassaggio collegava le case situate sul lato destro della salita del borgo con la cappella di San Bernardo e l’ospizio dei viandanti che si trovavano in cima alla collina. Ai tempi delle incursioni saracene erano i frati del convento ad avvistare le navi nemiche e a lanciare l’allarme in paese.  
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12517.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Gita ad Albenga sotto le antiche torri tra storie leggendarie e sapori autentici - Parte I.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sun, 07 Feb 2016 14:53:32 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12517.ashx</guid></item><item><title>Gita ad Albenga sotto le antiche torri tra storie leggendarie e sapori autentici - Parte II., Albenga, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12518.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12518.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12518/135444.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi, chi arriva a Bastia trova una graziosa localit&amp;amp;#224; immersa nei fiori anche fuori stagione. Le mimose gialle anticipano la primavera gi&amp;amp;#224; da gennaio, e tutt’intorno &amp;amp;#232; una moltitudine di serre dove crescono le miriadi di fiori coltivati dai florovivaisti della celebre tradizione della riviera ligure di Ponente.  
I colori allegri dei fiori ci accompagnano anche a tavola quando decidiamo di fermarci per cena presso il Ristorante L&amp;amp;#236; per l&amp;amp;#236;, in via Paccini. Dal nostro tavolo possiamo infatti ammirare dei plastici d’arte colorati di alcune case tipicamente liguri, quasi come se stessimo passeggiando sul lungomare: si tratta di sculture create con fantasia dalla signora Liliana, la titolare e cuoca che gestisce il locale insieme alla figlia Dalila. Anche le bellissime piastrelle decorate del banco del bar e della cucina sono frutto della creativit&amp;amp;#224; della signora Liliana, cos&amp;amp;#236; come la maggior parte delle fotografie a colori ritraenti degli scorci liguri che possiamo ammirare sulle pareti insieme a numerose immagini d’epoca in cui compaiono anche i componenti della famiglia che da vent’anni gestisce questo angolo del gusto.  
“Abbiamo aperto nel 1995 e anche se l’idea iniziale era quella di creare una latteria, abbiamo subito capito che c’era invece una grande richiesta di un locale dove si potesse mangiare. Cos&amp;amp;#236; siamo subito partiti col ristorante, puntando sui sapori tradizionali della cucina casalinga. Prima che nascesse il ristorante, qui c’era un’officina di biciclette, e una volta la gara di Milano-Sanremo &amp;amp;#232; passata proprio qui davanti”, ricorda la signora Liliana.  
Arte e tradizione creano qui un connubio piacevole anche grazie alla calorosa accoglienza che mette subito a suo agio l’ospite. Il nostro viaggio alla scoperta della vera Liguria passa quindi attraverso un tripudio di sapori autentici, frutto della grande esperienza della cuoca che crea piatti deliziosi partendo dalla cucina tradizionale e cosiddetta povera, imparata in famiglia dalla nonna, dalla mamma e dalla suocera, e arricchita grazie a numerosi studi e corsi seguiti con importanti chef. Si resta sempre nell’ambito della cucina tipica, ma con una certa versatilit&amp;amp;#224; che consente di preparare tutto a richiesta, a seconda delle esigenze di chi prenota. 
Iniziamo con delle squisite sardine ripiene, e assaggiamo anche dei deliziosi involtini di verdure oltre all’immancabile torta pasqualina. Dopo questo ricco antipasto gustiamo il tipico zemin di ceci, ma non resistiamo nemmeno ai buonissimi ravioli alla zucca o con la borragine e assaggiamo anche le tipiche trofie al pesto preparato col basilico locale. Ci piacciono molto anche gli gnocchetti fatti con la farina di castagne, e quando arriva in tavola il risotto coi mirtilli, specialit&amp;amp;#224; originaria del paese di Viola, nel cuneese, restiamo letteralmente a bocca aperta: servito in gusci di parmigiano e cucinato col vino rosso, &amp;amp;#232; un piatto profumatissimo, delizioso e raffinato. 
Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini liguri come il Pigato, il Vermentino o l’Ormeasco, oltre al Nostralino, un rosso leggero. I sapori del territorio vengono esaltati anche dall’utilizzo esclusivo di olio extravergine di oliva in prevalenza ligure, di pasta di primissima qualit&amp;amp;#224; e di verdure a chilometro zero, provenienti direttamente dalla piccola azienda agricola di famiglia dove sotto gli ulivi crescono ortaggi di ogni tipo. 
Proseguiamo con pietanze profondamente radicate nelle tradizioni locali come la buridda, il coniglio alla ligure, le frittelle di baccal&amp;amp;#224; o il brandacujun, squisito piatto di stoccafisso e patate il cui nome dialettale che pu&amp;amp;#242; far arrossire i pi&amp;amp;#249; timidi, allude proprio al suo metodo di preparazione: tempo fa i navigatori lo cucinavano nei pentoloni che stringevano poi tra le gambe per girare e scuotere il preparato fino ad ottenerne la consistenza ideale.   
Oltre a pesce e coniglio, gustiamo anche delle lumache col guscio in umido. “Questa ricetta me l’aveva data un signore di Molini di Triora dove in settembre c’&amp;amp;#232; una bella sagra di lumache. Non solo non era geloso della sua ricetta, ma qualche tempo dopo &amp;amp;#232; addirittura venuto a controllare se facevo le lumache come mi aveva insegnato lui. &amp;amp;#200; rimasto del tutto soddisfatto”, ci racconta la signora Liliana con un sorriso.  
Mentre la nostra giornata ad Albenga volge al termine, pensiamo che anche noi faremo pi&amp;amp;#249; o meno come il signore delle lumache: torneremo qui presto per assaporare ancora le bont&amp;amp;#224; di queste terre immerse nei fiori tra le montagne e il mare. 

Francesca Bertha
www.francescabertha.it

PER INFORMAZIONI:
www.comune.albenga.sv.it
Ristorante L&amp;amp;#236; per l&amp;amp;#236;
Via Paccini, 34 Bastia, Albenga (SV)
0182/21874
320/9026210
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12518.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Gita ad Albenga sotto le antiche torri tra storie leggendarie e sapori autentici - Parte II.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sun, 07 Feb 2016 15:01:23 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12518.ashx</guid></item><item><title>Un antico borgo sul fiume azzurro: gita a Pavia tra storie di un tempo e buona tavola, Pavia, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12500.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12500.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12500/134914.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se il Naviglio fosse navigabile come fu in passato, saremmo potuti arrivare a Pavia anche in barca. Mentre ci avviciniamo alla citt&amp;amp;#224; che intorno al Seicento si chiamava Papia ed era la capitale del regno dei Longobardi, immaginiamo un percorso romantico via acqua: dopo la partenza dalla Darsena di Milano, la nostra barca scenderebbe lungo il Naviglio Pavese attraversando il tranquillo paesaggio padano, e una volta arrivata in citt&amp;amp;#224;, farebbe un giro sul fiume Ticino, passando sotto lo spettacolare Ponte Coperto. 
Chi ci &amp;amp;#232; stato, lo sa: Pavia &amp;amp;#232; molto bella, infatti lo pensava perfino Francesco Petrarca. In una sua lettera indirizzata a Giovanni Boccaccio, il poeta del Canzoniere parla con entusiasmo della citt&amp;amp;#224;, di cui racconta che erge al cielo le sue molte torri e gode della duplice vista delle Alpi e degli Appennini, oltre a essere allietata dalle placide acque del Ticino. Petrarca parla anche del ponte di marmo sul Ticino e del grande castello di Galeazzo. 
Percorrendo gli ampi viali, realizzati sul tracciato delle antiche mura che circondavano Pavia, e addentrandoci nelle caratteristiche stradine, respiriamo l’aria di una citt&amp;amp;#224; a misura d’uomo e carica di storia e di cultura, anche in quanto importante centro universitario. Oltre a visitare alcune delle chiese pi&amp;amp;#249; importanti, tra cui la basilica di San Michele Maggiore, dove fu incoronato Federico Barbarossa, costruita originariamente nel periodo longobardo, o come il Duomo, imponente edificio religioso la cui cupola &amp;amp;#232; la terza in Italia per dimensioni, facciamo anche uno strappo appena fuori citt&amp;amp;#224;, per ammirare la Certosa di Pavia, monumento di infinita ricchezza artistica e storica, eretta per volont&amp;amp;#224; di Gian Galeazzo Visconti che pose simbolicamente la prima pietra del cantiere nel 1396. 
Il famoso Ponte Coperto ci affascina molto, e scopriamo che pur essendo stato costruito sulle stesse basi, non &amp;amp;#232; lo stesso ponte che conosceva il Petrarca. Infatti, il ponte trecentesco, a sua volta costruito sui ruderi di un antico ponte romano, fu poi ampliato e modificato diverse volte nel corso della storia, fino a essere gravemente danneggiato durante la seconda guerra mondiale, e infine demolito e ricostruito ex novo. Il ponte che oggi ammiriamo, inaugurato nel 1951, collega la citt&amp;amp;#224; al caratteristico Borgo Ticino, Burg-&amp;amp;#224;-bass, cio&amp;amp;#232; borgo basso in dialetto, dove si trova anche la statua in bronzo di una lavandaia, che ricorda il suggestivo vicolo Lavandai di Milano. A far sorridere il turista di oggi ci pensa la Linguacciona, la scultura raffigurante la testa di una donna beffarda che fa la lingua. Scopriremo dopo che lei non &amp;amp;#232; l’unico personaggio sopra le righe di cui il luogo conserva la memoria. 
La nostra giornata pavese continua proprio in questo quartiere dal fascino antico e pittoresco, un tempo situato fuori dalle mura cittadine. Dopo aver attraversato il Ponte Coperto, ci addentriamo nel cuore di questo storico borgo per raggiungere via Milazzo, dove decidiamo di fermarci non solo per fare quattro passi immersi nelle atmosfere di una volta, ma anche per goderci un’ottima cena all’insegna dei sapori tradizionali. Eccoci arrivati infatti all’Antica Osteria Del Previ, situata sulle rive del “fiume azzurro”, il Ticino cos&amp;amp;#236; chiamato per via delle sue acque cristalline. 
Lasciamo l’auto nel piccolo parcheggio privato del locale e ci accomodiamo in una delle sale accoglienti e calorose, arredate con eleganza e gusto dove ogni dettaglio &amp;amp;#232; come se raccontasse una storia: l’antico soffitto a cassettoni, i pentoloni appesi a ricordare i tempi in cui all’osteria si servivano gamberi di fiume e vino sfuso, i piatti decorativi dell’Accademia Italiana della Cucina. Ad accoglierci con grande gentilezza &amp;amp;#232; il signor Renzo De Felici, il titolare che ormai da diciott’anni gestisce l’osteria con la moglie e cuoca Alba Buzzi e i figli Valentina e Andrea. 
“L’osteria esiste da circa il 1860 ed &amp;amp;#232; sempre stato un punto di riferimento di questa zona di confine tra Piemonte e Lombardia. Un tempo sul fiume fiorivano anche le attivit&amp;amp;#224; di contrabbando e succedeva che i carabinieri venissero a cercare la refurtiva proprio nei locali dell’osteria di allora. Molti pensano che il nome Previ, che significa prete, voglia indicare una storica gestione religiosa dell’osteria: invece pi&amp;amp;#249; che di acqua santa, si tratta del diavolo, infatti Previ era il soprannome di un contrabbandiere della zona”, rievoca il passato il signor Renzo mentre iniziamo a gustare i primi antipasti. 
La cucina &amp;amp;#232; quella tipica lombarda, ma anche piacentina grazie alla signora Alba, originaria di Piacenza. Tutto viene prodotto in loco, con particolare riguardo alla pasta, comprese le paste ripiene e ai dolci. Iniziamo con dei salumi tipici tra cui la coppa, la pancetta e il salame di Varzi, ma assaggiamo anche la trota in carpione e dei salumi d’oca, tipici del territorio.
Proseguiamo con le squisite paste ripiene fatte dalla signora Alba, tra cui i cappellacci di carne brasata di manzo e di vitello. Siamo vicini alle grande risaie lombarde, e non possiamo quindi fare a meno di gustare anche qualche bel risotto, ad esempio con salsiccia e Bonarda. I piatti cambiano seguendo la stagionalit&amp;amp;#224; delle materie prime, cos&amp;amp;#236; in autunno possiamo mangiare dei tagliolini col tartufo, mentre in inverno vanno forti le tagliatelle e i tagliolini al sugo d’anatra o di lepre. Ci piacciono molto anche gli gnocchi di castagne con cavolo nero e fonduta di toma piemontese. 
Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini della ricca cantina che conta oltre 250 etichette con un occhio di riguardo all’Oltrep&amp;amp;#242; Pavese, oltre a vini piemontesi, lombardi, friulani, veneti, emiliani, toscani, marchigiani, abruzzesi e siciliani, ma non manca nemmeno qualche etichetta francese.
Tra le pietanze di carne scegliamo il fiore all’occhiello invernale del locale, il brasato Antica Osteria, ma sono irresistibili anche i filetti e controfiletti e le costolette d’agnello. I nostri amici si deliziano con il filetto col pepe verde, ma c’&amp;amp;#232; anche chi lo sceglie alla griglia. Uno dei nostri preferiti &amp;amp;#232; il capocollo di maialino in arrosto morbido con crema di cipolle e mele renette, ma fa proseliti anche la punta di sottofesa di vitello con funghi porcini, porro e raspadura su vellutata di patate viola. I nostri amici “acquatici” non resistono invece a un bello storione alla Borgo, ma riscuote grande successo anche il baccal&amp;amp;#224; alla pavese, fatto in umido con cipolla mantecata al latte.
La nostra giornata pavese si conclude tra le dolci tentazioni degli sfiziosi dessert della casa, tra cui una tarte tatin di mele con gelato alla crema, tanto amata e sempre disponibile in men&amp;amp;#249;. Gustiamo con grande piacere anche uno zabaione con biscotti caserecci, cos&amp;amp;#236; come la charlotte di castagne con salsa di cachi e dei sorbetti dai gusti pi&amp;amp;#249; vari che cambiano insieme alle stagioni tra cui la mela verde, il limone o il frutto della passione.
Dopo questa bella giornata possiamo solo dire di essere pienamente d’accordo con Francesco Petrarca: Pavia &amp;amp;#232; davvero una citt&amp;amp;#224; bellissima. Visitarla &amp;amp;#232; stata un’esperienza piacevolissima che ripeteremo senz’altro presto. 

Francesca Bertha
www.francescabertha.it

PER INFORMAZIONI:
www.comune.pv.it
www.anticaosteriadelprevi.it
Antica Osteria del Previ
Via Milazzo, 65 (Borgo Ticino), Pavia
Tel.: 0382/26203&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12500.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Un antico borgo sul fiume azzurro: gita a Pavia tra storie di un tempo e buona tavola&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 23 Dec 2015 01:00:32 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12500.ashx</guid></item><item><title>Quel ramo del lago di Como: gita con Manzoni a Lecco tra storia, natura e buona tavola, Lecco, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12496.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12496.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12496/134769.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un ramo del lago inserito tra due catene montuose, pieno di insenature e golfi che a un tratto, tra un promontorio e un’ampia costiera si restringe a fiume le cui rive sono congiunte da un antico ponte. Poco pi&amp;amp;#249; in l&amp;amp;#224;, il fiume si distende di nuovo, tornando a essere un lago sovrastato da due monti contigui di cui uno &amp;amp;#232; caratterizzato da una serie di cocuzzoli in fila, come se fossero i denti di una sega. Era questo il panorama che negli anni in cui il Settecento volgeva al termine, un ragazzino dal precoce talento poetico, osservava tutti i giorni dalle finestre della villa rustica in cui abitava con la sua famiglia nel quartiere Caleotto di Lecco. Dopo un po’ di anni quel paesaggio entr&amp;amp;#242; in quello che sarebbe diventato il pi&amp;amp;#249; grande romanzo italiano di tutti i tempi, ”I Promessi Sposi”, scritto da Alessandro Manzoni, il quale non smise mai di ritenere quei luoghi tra i pi&amp;amp;#249; belli del mondo.
Durante la nostra gita a Lecco, citt&amp;amp;#224; il cui nome viene probabilmente da ”Lech” oppure ”Loch”, ovvero lago, termine diffuso dalle popolazioni di Galli e di Celti arrivati qui per motivi di commercio, seguiamo in parte le orme del grande scrittore visitando diversi luoghi manzoniani. Oltre alla villa di Caleotto, oggi sede del Civico museo manzoniano, fanno parte del percorso letterario anche il trecentesco castello dell’Innominato, ormai in stato di rudere, la presunta casa di Lucia Mondella e il tabernacolo dei Bravi, luogo in cui i Bravi comunicarono a Don Abbondio il messaggio di Don Rodrigo: ”Questo matrimonio non s’ha da fare, n&amp;amp;#233; domani, n&amp;amp;#233; mai.” L’itinerario manzoniano comprende anche varie tappe sul lago, visitabili grazie a un percorso tematico in battello.
Oltre a immergerci nelle atmosfere romanzesche, a Lecco ogni angolo riserva qualche sorpresa curiosa, capace di farci fare un viaggio a ritroso nel tempo. Il ponte Azzone Visconti, noto come Ponte Vecchio, citato anche dal Manzoni, &amp;amp;#232; uno di questi luoghi. Costruito tra il 1336 e il 1338, originiariamente era una vera e propria fortezza, difesa da due torri munite di ponti levatoi, di una rocchetta e di una torre colombaia per i piccioni viaggiatori. Al posto di questi messaggeri volatili oggi in riva al lago possiamo ammirare una folta schiera di anatre selvatiche incuriosite dai passanti, ma anche qualche stupendo cigno, amichevole con le persone, un po’ meno con i cagnolini dispettosi che si avvicinano troppo a loro.
Come l’antico ponte collega i tempi che furono con i nostri, si scopre pure che certe emozioni, anche se negative, non tramontano mai: nella centralissima piazza XX settembre si erge il palazzo delle Paure, costruito durante il periodo della Repubblica Cisalpina. Al suo interno non ci fu una prigione o qualcosa di simile per meritarsi un nome inquietante del genere, fu invece la sede temuta dell’Intendenza di finanza dove gli abitanti si recavano a pagare le tasse.   
E se per pagarle, o per altre questioni a volte serviva un miracolo, i lecchesi potevano chiederlo pregando in tanti bellissimi edifici religiosi tra cui il pi&amp;amp;#249; importante &amp;amp;#232; la basilica romana prevositurale minore di San Nicol&amp;amp;#242;. Dedicata al patrono dei naviganti, immortalato anche con una suggestiva statua tra le acque del lago nei pressi della foce del torrente Gerenzone, la basilica &amp;amp;#232; originaria del XIII secolo e probabilmente venne costruita su precedenti resti di fortificazione della citt&amp;amp;#224;. La sua torre campanaria neogotica, eretta tra il 1902 e il 1904 &amp;amp;#232; il simbolo di Lecco.
Dalla basilica, avendo lasciato l’auto fuori dalla zona pedonale, ci addentriamo nel centro storico percorrendo la via don Antonio Mascari, dedicata al sacerdote che nel 1848 incit&amp;amp;#242; dal pulpito alla ribellione. In questa via ammiriamo anche la chiesa di Santa Marta, fra i luoghi di culto pi&amp;amp;#249; antichi della citt&amp;amp;#224;. Costruita nel Duecento e ristrutturata alcuni anni fa, la chiesa custodisce al suo interno ricche decorazioni barocche.  
Dopo questo bel giro nella storia lecchese non possiamo che scegliere, anche per cenare, un locale storico: il Ristorante Pizzeria Santa Lucia, situato sempre in via don Antonio Mascari, in un palazzo le cui origini si perdono nella notte dei tempi, ma la cui storicit&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; testimoniata anche dalle suggestive travi in legno del soffitto che ai tempi di Manzoni c’erano gi&amp;amp;#224; probabilmente da qualche secolo. 
”Tra queste mura un tempo c’erano delle stalle, mentre il ristorante risale ad almeno sessant’anni fa e il locale si &amp;amp;#232; sempre chiamato Santa Lucia. Noi l’abbiamo rilevato cinque anni fa e continuiamo una tradizione culinaria tipica mediterranea basata su carne e pesce, oltre che su una pizza speciale che si chiama ”pizza giovane”, ci spiega il signor Franco, il titolare.  
Mentre iniziamo a gustare gli antipasti, il nostro viaggio a ritroso nel tempo continua anche grazie alla visione di una serie di foto d’epoca sulle pareti, ritraenti scorci lacustri e momenti di vita quotidiana dei pescatori e degli abitanti di Lecco. Immagini che rappresentano lo sfondo ideale per le gustose bruschette, per i salumi misti con polenta fritta e gnocco fritto, per non parlare dell’antipasto caldo di misto pesce.
A seguire, una parte del nostro gruppo opta per le ”pizze giovani” fatte nel forno a legna: gustose, e anche particolarmente leggere, digeribili e tollerabili anche da chi ha difficolt&amp;amp;#224; nel mangiare una classica pizza. Non solo: PizzaGiovane, preparata secondo una ricetta brevettata di cui questo locale ha l’esclusiva su Lecco, contiene ingredienti semplici, naturali e ricchi di antiossidanti che aiutano a contrastare i radicali liberi e quindi l’invecchiamento. ”Alla base di questa pizza c’&amp;amp;#232; una farina speciale chiamata Integralbianco, che unisce i benefici del grano integrale e la leggerezza della farina bianca. Contiene inoltre germe di grano e farina di lino dorato, ottenuta dalla spremitura a freddo dei semi, ricchi di omega 3 e capaci di contribuire a mantenere la pelle giovane, sana e luminosa. Per prepararla, si usano cereali originari che non hanno subito modificazioni genetiche e anche estratti di oliva e bucce di uva rossa con potere antiossidante”, ci spiega il signor Franco. Anche la nostra amica celiaca resta contenta: non mancano nemmeno le pizze per celiaci. 
Non resistiamo per&amp;amp;#242; neanche ai deliziosi primi preparati con la pasta fresca tra cui gli gnocchi ripieni allo speck e brie o le tagliatelle al rag&amp;amp;#249; di cinghiale. Anche il risotto con taleggio e trevisana riscuote un bel successo. A seguire, gustiamo delle ricche grigliate e fritture miste di pesce, mentre i nostri amici ”carnivori” scelgono degli squisiti filetti e tagliate.
Il nostro itinerario manzoniano giunge a questo punto alla sua tappa pi&amp;amp;#249; sfiziosa: quando il proprietario di un forno citato dallo scrittore ne ”I Promessi Sposi” gli regal&amp;amp;#242; delle sfogliate in segno di riconoscenza, Manzoni rispose che il gesto lo gratificava nella gola e nella vanit&amp;amp;#224;. A questo punto &amp;amp;#232; chiaro che per seguire le orme del romanziere notoriamente goloso di dolci, dobbiamo assaggiare i deliziosi dessert fatti in casa tra cui il tiramis&amp;amp;#249;, la panna cotta, la crema catalana e uno squisito souffl&amp;amp;#232; al cioccolato. 
Durante la breve e sana passeggiata per tornare alla nostra macchina tra le luci del suggestivo centro storico, scherziamo sul fatto che senz’altro anche Manzoni sarebbe d’accordo con noi: una gita cos&amp;amp;#236; bella e sfiziosa s’ha da rifare il pi&amp;amp;#249; presto possibile.

Francesca Bertha
www.francescabertha.it

PER INFORMAZIONI:
www.comune.lecco.it
Ristorante Pizzeria Santa Lucia
Via don Antonio Mascari, 33 Lecco (LC)
Tel.: 0341/365036&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12496.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Quel ramo del lago di Como: gita con Manzoni a Lecco tra storia, natura e buona tavola&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 01 Dec 2015 21:32:36 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12496.ashx</guid></item><item><title>Mille sfumature di Luci d’Artista e di gusti di ”purpetta e Mamm&amp;#224;”: un weekend a Salerno, Salerno, Campania</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12494.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12494.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12494/134739.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Luci fiabesche inondano il centro storico nel periodo natalizio, reso sfizioso dalle deliziose creazioni della prima polpetteria artigianale della citt&amp;amp;#224;. Un sogno che continua presso la Dimora del principe.


”Un altro disegno nacque la sera dalle finestre di Salerno ed esso mi risparmier&amp;amp;#224; ogni descrizione di una terra deliziosa” cos&amp;amp;#236; scrisse Goethe alla vista del panorama salernitano e possiamo essere certi che se si trovasse in citt&amp;amp;#224; nel periodo natalizio, userebbe nuovamente simili e poetiche parole per descrivere le Luci d’Artista. 
Da novembre fino alla fine di gennaio Salerno si veste di un’infinit&amp;amp;#224; di colori e di luci trasformandosi in una citt&amp;amp;#224; fiabesca che ogni anno attira migliaia di visitatori e incanta grandi e piccini. 
Quest’anno, in occasione della decima edizione dell’evento, la nostra passeggiata inizia da piazza Flavio Gioia, dove il tema dominante delle Luci d’Artista &amp;amp;#232; la Foresta. Lungo corso Vittorio Emanuele torna l’aurora boreale, mentre la Villa Comunale si trasforma in un Giardino Incantato popolato da alcuni dei personaggi fiabeschi pi&amp;amp;#249; amati dai bambini: Pinocchio e Alice nel Paese delle Meraviglie. 
Lo spettacolo luminoso segue un percorso tematico affascinante che attraversa il Mito, il Sogno e il Tempo per arrivare al Natale. Possiamo cos&amp;amp;#236; ammirare una regata, delle lanterne magiche, il mosaico di Enrica Borghi per incontrare, in via Duomo, degli angeli, delle sfere luminose, dei pianeti e delle stelle cadenti. Il Tempo si presenta col suo volto cristallino in Antartide, per poi condurci nella primavera rinascimentale e infine, tra i colori dell’autunno.
Arriviamo cos&amp;amp;#236; al Natale con l’opera di Eduardo Giannattasio, La Madonna col Bambino, ma possiamo anche ammirare l’Albero Stilizzato e la slitta di Babbo Natale.

Dopo un itinerario cos&amp;amp;#236; incantevole, cos’altro potremmo chiedere a Babbo Natale se non di farci assaggiare qualcosa di delizioso e unico? Eccoci presto accontentati: per una sosta golosa ci fermiamo presso A’ Purpetta e Mamm&amp;amp;#224;, la prima polpetteria artigianale di Salerno. Una gustosa novit&amp;amp;#224; di quest’anno, accolta con grande entusiasmo da tutti, e diventata presto tappa imprescindibile per i turisti che visitano la citt&amp;amp;#224;. 
”Utilizziamo esclusivamente degli ingredienti a km zero, nostra mamma Raffaella seleziona la carne migliore, le verdure fresche di orto e creiamo le nostre polpette con uova biologiche, pane fatto col lievito madre, un pizzico di sale e tanta passione”, ci raccontano le giovani proprietarie Carmen e Lina mentre iniziamo a studiare lo sfizioso men&amp;amp;#249; che mira alla tradizione ma guarda al futuro. Dalla cucina di mamma allo Street Food Smart per dimostrare che grazie alla buona cucina &amp;amp;#232; facile superare la barriera del ”chiss&amp;amp;#224; cosa c’&amp;amp;#232; dentro”. 
Dentro c’&amp;amp;#232; la bont&amp;amp;#224; dei prodotti genuini, unita alla sapienza culinaria della signora Raffaella per un risultato che incanta tutti i palati. Tra le tante deliziose proposte del men&amp;amp;#249;, assaggiamo la polpetta tradizionale, di carne podolica degli Alburni con uova biologiche e pecorino romano, ma ci conquista subito anche la polpetta Speciale, ovvero quella tradizionale cotta nel sugo di pomodoro San Marzano. Non resistiamo nemmeno alla Mulignana, cuoppo di polpette di melanzana, e alla Pastenaca Gourmet, ovvero una deliziosa polpetta alla carota. C’&amp;amp;#232; anche la Montanara a Modo Nostro, cio&amp;amp;#232; una pizza fritta con polpetta al sugo, e riscuotono grande successo anche le polpette al sugo con salsa di pomodoro insaporito da cotica e salsiccia grassa. Alcuni nostri amici optano per il grande stile gustando addirittura un panino gourmet con polpette di carne podolica al sugo con scaglie di parmigiano reggiano D.O.P. e pesto di basilico.

Dopo questa giornata da fiaba la notte non &amp;amp;#232; da meno: alloggiamo presso il B&amp;amp;amp;B La dimora del principe, situato a pochi passi dalla Cattedrale e dal percorso delle Luci d’Artista. La bellezza, quella mozzafiato, ci accompagna anche qui non solo grazie alla meravigliosa vista che si apre sul Golfo della Costiera, ma anche attraverso le numerose opere d’arte di artisti locali che ornano le pareti della struttura, un vero e proprio atelier di arte moderna.
Immersi nella bellezza anche il riposo &amp;amp;#232; dolce, e il mondo dei sogni ci accoglie con i versi di Alfonso Gatto: ”Salerno, rima d’inverno, o dolcissimo inverno. Salerno, rima d’eterno.” Versi che &amp;amp;#232; come se parlassero di noi, intuendo che ormai Salerno rimarr&amp;amp;#224; per sempre nei nostri cuori facendoci tornare qui molte altre volte anche in futuro. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.lucidartista.salerno.it

A’ Purpetta e Mamm&amp;amp;#224;
Via Mercanti, 172 Salerno
Tel.: 338/7692154
Facebook: A’ Purpetta e Mamm&amp;amp;#224;
aperto da marted&amp;amp;#236; a domenica 12.00-23.00

B&amp;amp;amp;B La Dimora del Principe 
Via San Massimo, 22
Tel.: 089/234675 - cell. 338/7692154



&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12494.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Mille sfumature di Luci d’Artista e di gusti di ”purpetta e Mammà”: un weekend a Salerno&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Fri, 27 Nov 2015 18:14:28 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12494.ashx</guid></item><item><title>Benvenuti al Sud in Piemonte: viaggio nel viaggio a Novi Ligure, Novi Ligure, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12495.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12495.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12495/134750.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Vai Girardengo, vai grande campione, nessuno ti segue su quello stradone”, cantava Francesco De Gregori alcuni anni fa, e visto che la meta di questa nostra gita &amp;amp;#232; proprio la citt&amp;amp;#224; natale di Costante Girardengo, uno dei pi&amp;amp;#249; grandi campioni italiani di ciclismo di sempre, viene naturale canticchiare questa canzone. 
Arrivando a Novi Ligure, vediamo decine di ciclisti professionisti allenarsi sulla statale che da Ovada porta qui, segno evidente del fatto che la memoria dei grandi campioni legati a Novi &amp;amp;#232; tuttora pi&amp;amp;#249; che viva. Fausto Coppi, anche se &amp;amp;#232; nato nella vicina Castellania, si &amp;amp;#232; spesso allenato sulle strade novesi e anche il suo nome &amp;amp;#232; indissolubilmente legato alla citt&amp;amp;#224;. 
La prima tappa della nostra giornata &amp;amp;#232; proprio presso il Museo dei Campionissimi, il pi&amp;amp;#249; grande museo ciclistico europeo, che su ben tremila metri quadri rende omaggio alla storia del ciclismo. Nella Sala dei Campionissimi ammiriamo una serie di cimeli e testimonianze legati a Coppi e Girardengo, mentre nella Sala della Realt&amp;amp;#224; Virtuale ci improvvisiamo corridori anche noi stessi in sella a delle biciclette computerizzate che fanno vivere l’emozione delle gare rendendola incredibilmente verosimile.
Avvicinandosi a Novi Ligure, alcuni grandi cartelli sulla statale informano i turisti delle maggiori attrattive della citt&amp;amp;#224;, tra cui i Palazzi dipinti, il cioccolato e i dolci. Novi, situata sulle pendici settentrionali dell’Appennino Ligure, tra le colline dell’Alto Monferrato, coltivate a vite o coperte da boschi spesso incontaminati, nei secoli XVII e XVIII &amp;amp;#232; stata citt&amp;amp;#224; di villeggiatura delle ricche famiglie genovesi. Qui erano stabilite le residenze estive dei Doria, dei Balbi, degli Spinola, dei Durazzo e di diverse altre dinastie. I loro palazzi, tutti decoratissimi e dipinti in vari colori, rappresentano un’attrattiva turistica ricordata perfino in alcune cronache francesi del Settecento. Il palazzo dipinto pi&amp;amp;#249; importante della citt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; Palazzo Negroni, dotato anche di due meridiane, una delle quali basata sul calendario rivoluzionario francese. Palazzo Negroni si trova nella piazza pi&amp;amp;#249; importante del centro storico, piazza delle Piane, anch’essa dedicata a una storica famiglia nobiliare genovese. Se la via Girardengo, che conduce qui, &amp;amp;#232; una vivace via dello shopping, con tanti piccoli negozi dall’abbigliamento all’oggettistica, giungendo in piazza delle Piane si vive invece un’atmosfera d’altri tempi, intrisa di arte anche grazie alla presenza di una bella fontana, oltre alla splendida chiesa collegiata di Santa Maria Maggiore. 
Continuando il nostro giro in centro ammiriamo anche l’imponente chiesa di San Nicol&amp;amp;#242;, oltre alla trecentesca chiesa di Sant’Andrea che un tempo fu probabilmente legata al castello. Salendo a lato della chiesa si accede ai resti del castello, e in cima alla collina spicca la torre, costruita nel secolo XIII. Intorno ai resti del castello notiamo anche alcune parti delle antiche mura urbane che un tempo delimitavano il borgo, ma che nella seconda met&amp;amp;#224; dell’Ottocento sono state smantellate per consentire lo sviluppo urbanistico dell’abitato.
Anche se si trova in Piemonte, il nome di Novi Ligure profuma di mare ed evoca la grande cultura marinara ligure quasi come un invito a salpare. Sar&amp;amp;#224; anche per questo motivo che dopo una bella
passeggiata nel centro storico ci viene voglia di scambiare idealmente la bici dei campioni con un grande veliero che ci porter&amp;amp;#224; direttamente in Calabria e in Sicilia. Un viaggio nel viaggio, un collegamento culturale, storico e culinario tra Nord e Sud, un’occasione per rivivere le atmosfere delle cene estive in riva al mare, una crociera durante la quale rievocare indimenticabili vacanze trascorse in Sicilia e in Calabria e per ritrovare parenti e amici che vivono da quelle parti. 
Un’avventura fantastica che a Novi Ligure &amp;amp;#232; possibile grazie al nuovo Ristorante Benvenuti Al Sud, situato in un suggestivo palazzo storico lungo la strada del Turchino, appena fuori citt&amp;amp;#224;, nella direzione di Ovada. Lasciamo l’auto nell’ampio parcheggio interno e prima di entrare, ammiriamo il bellissimo cortile che insieme alle spaziose sale rappresenta una perfetta location per eventi e feste private.  
Ad accoglierci con calorosa gentilezza &amp;amp;#232; il signor Fiore, il titolare che in breve tempo &amp;amp;#232; riuscito a trasformare un locale che da anni cercava la propria identit&amp;amp;#224;, in un ristorante di successo. Il suo segreto? L’entusiasmo e la qualit&amp;amp;#224;. “Tutte le specialit&amp;amp;#224; siciliane e calabresi che proponiamo, vengono preparate con ingredienti originali e garantiti, provenienti dal nostro Sud. Il nostro men&amp;amp;#249; di carne prevede ventisei antipasti, pi&amp;amp;#249; i primi, i secondi, la frutta e una vasta scelta di dolci delle due regioni. Il men&amp;amp;#249; di pesce, disponibile su prenotazione affinch&amp;amp;#233; possiamo garantire la freschezza dei prodotti, &amp;amp;#232; strutturato nello stesso modo, e parte da una ricca variet&amp;amp;#224; di antipasti. Inoltre, siamo anche pizzeria, la nostra specialit&amp;amp;#224; sono le pizze con la crosta ripiena”, ci spiega il titolare mentre ci accomodiamo nella bellissima sala dalle volte antiche e dai colori del Sole che contribuiscono con successo a creare un’atmosfera siculo-calabrese. 
La nostra cena si preannuncia pantagruelica: iniziamo con una ricchissima carrellata di antipasti, uno pi&amp;amp;#249; delizioso dell’altro. A un mix di salumi e formaggi tra cui il salame Santangelo, la spianata calabrese, la provola, il primosale, la toma e la ricotta al forno abbiniamo sfiziosit&amp;amp;#224; come le olive schiacciate, i pomodori secchi sott’olio condito e i peperoncini 7 anni con acciuga. Assaggiamo anche la ‘nduja, la caponata e dei carciofini in padella, oltre a specialit&amp;amp;#224; siciliane come le panelle e delle piccole arancine di riso. Ci piacciono molto anche le polpettine normali e quelle in agrodolce e troviamo irresistibili anche la ricotta fresca in padella e le saporite bruschette.
Una parte del nostro gruppo prosegue con le squisite pizze, disponibili in tantissimi gusti, da quelli classici ai pi&amp;amp;#249; fantasiosi come ad esempio la pizza pinolosa (con panna, cotto, mozzarella, pinoli e pesto), la risottina (con panna, zafferano, mozzarella, riso, salsiccia e pancetta) o la bufalaccia (con salsa di pomodoro, pancetta, salsiccia e bufala).  
Tra i primi scegliamo un’ottima pasta al forno che ci fa volare con la fantasia sulla spiaggia di Mondello, ma anche gli spaghetti alla palermitana con le sarde, le penne piccanti e i maccheroni al sugo di maiale riscuotono grande successo. Proseguiamo con delle ottime pietanze di carne tra cui la grigliata mista e la salsiccia mista oltre a specialit&amp;amp;#224; di agnello, di maiale e di vitello. 
I sapori del Sud viaggiano di pari passo con i suoi colori solari che ritroviamo nel nostro piatto anche con la frutta: degli spettacolari fichi d’India, oltre a della frutta secca dolce. 
A proposito di dolci, qui arriviamo proprio nel regno delle favole dove provare a resistere alle tentazioni &amp;amp;#232; totalmente impossibile. La nostra cena del Sud si conclude con dei meravigliosi cannoli disponibili sia con la ricotta che con la crema, ma assaggiamo anche la sfiziosa cassata siciliana e la pasta di mandorle, oltre a una ricca variet&amp;amp;#224; di dolci della casa. 
Dopo questa fantastica esperienza siamo certi di ripartire presto volentieri per una nuova “crociera” gastronomica del Sud, e la prossima volta gusteremo magari una cena di pesce che ci far&amp;amp;#224; godere dei sapori del mare iniziando con ben tredici antipasti tra cui gli anelli di totano fritti con farina, l’anciove beccafigo, il gambero di Marsala, il pesce affumicato, il polipo col sugo e le maccaredde di mare. Non c’&amp;amp;#232; dubbio: a Novi Ligure il nostro veliero dei golosi ha trovato un porto sicuro.

Francesca Bertha
PER INFO:
www.comunenoviligure.gov.it
www.ristorantebenvenutialsud.com
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12495.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Benvenuti al Sud in Piemonte: viaggio nel viaggio a Novi Ligure&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 30 Nov 2015 23:09:13 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12495.ashx</guid></item><item><title>Tra citt&amp;#224;, mare, arte e buona tavola sull’antica via Emilia: gita a Imola - Parte I., Imola, Emilia Romagna</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12491.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12491.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12491/134701.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il nome di Imola &amp;amp;#232; noto nel mondo a decine di milioni di appassionati di Formula 1, ma pochi sanno che la prima pista della citt&amp;amp;#224; risale al V secolo a.C. Certo, non si trattava di una pista per gare automobilistiche, ma di una pista pedemontana costruita dagli etruschi per collegare il territorio dell’odierna Rimini con quello di Bologna. Quella strada, pavimentata dagli antichi romani, divenne la via Emilia, principale arteria dell’imolese dove agricoltura e commercio iniziarono a svilupparsi in modo significativo. 
Cos&amp;amp;#236;, mentre in citt&amp;amp;#224; e nei dintorni imperversavano le lotte tra guelfi e ghibellini, nel porto lagunare di Imola, a Conselice, si era creato un angolo di pace e di prosperit&amp;amp;#224; proprio grazie agli scambi commerciali. I prodotti agricoli imolesi in eccedenza venivano trasferiti al porto su un canale navigabile e da l&amp;amp;#236;, passando per il Po, prendevano il largo verso terre lontane. 
Molti secoli fa per Imola pass&amp;amp;#242; anche un “viaggiatore” illustre: San Francesco d’Assisi, che venne in citt&amp;amp;#224; a predicare pace e fratellanza. In quegli anni erano in corso i lavori della costruzione del Duomo dedicato a San Cassiano, mentre il santo potrebbe gi&amp;amp;#224; aver visitato l’edificio religioso pi&amp;amp;#249; antico della citt&amp;amp;#224;, l’abbazia di Santa Maria in Regola, citata gi&amp;amp;#224; nel 998. 
Che Imola fosse nelle grazie di Dio lo si vede anche da un episodio miracoloso, accaduto nel 1483. Era gioved&amp;amp;#236; santo e un pellegrino si ferm&amp;amp;#242; nei pressi di Imola recitando una preghiera davanti a un’edicola votiva, situata accanto a un piccolo pero, (“pirad&amp;amp;#232;l” in romagnolo). A quel punto ebbe la visione della Vergine che gli disse di chiedere alle autorit&amp;amp;#224; imolesi che in quel punto fosse costruito un santuario a lei dedicato. Era marzo, e tutt’intorno improvvisamente fior&amp;amp;#236; un bellissimo roseto. Lui port&amp;amp;#242; i fiori ai signori della citt&amp;amp;#224; i quali, vedendo l’evidenza del miracolo mariano, esaudirono la richiesta, erigendo il santuario della Beata Vergine del Piratello.
La nostra passeggiata tra le storie del passato ci porta davanti al monumento pi&amp;amp;#249; significativo della citt&amp;amp;#224;, la spettacolare Rocca Sforzesca. Costruito a partire dal 1332, sui resti di un torrione del XI secolo, il castello &amp;amp;#232; molto ben conservato. Nel 1502, su chiamata di Cesare Borgia, che aveva conquistato la fortezza tre anni prima, fu addirittura Leonardo Da Vinci a progettare alcuni lavori di rafforzamento. 
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12491.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Tra città, mare, arte e buona tavola sull’antica via Emilia: gita a Imola - Parte I.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sun, 22 Nov 2015 17:22:25 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12491.ashx</guid></item><item><title>Tra citt&amp;#224;, mare, arte e buona tavola sull’antica via Emilia: gita a Imola - Parte II., Imola, Emilia Romagna</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12492.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12492.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12492/134707.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il nostro viaggio nella storia imolese continua nei pressi dell’unica superstite delle quattro antiche porte cittadine, ricostruite a partire dal 1449. Un tempo nota come Porta Pusterla, Porta Montanara conserva ancora l’originale pianta quadrata e i merli ghibellini su tre lati. Una porta monumentale che ormai da diversi decenni pu&amp;amp;#242; essere considerata anche l’entrata simbolica di un mondo fatto di sapori e di gusto: nell’adiacente piazza Bianconcini si trova infatti il Ristorante Pizzeria Porta Montanara dove decidiamo di fermarci per cena. Ad accoglierci con grande gentilezza nelle ampie sale dall’atmosfera elegante e famigliare &amp;amp;#232; Fabrizio, figlio del signor Dino e della signora Giovanna che avevano avviato l’attivit&amp;amp;#224; ormai 37 anni fa e che continuano a gestire il locale con immutata passione insieme a Karin e Lorenzo, moglie e fratello appena maggiorenne di Fabrizio. 
“La nostra attivit&amp;amp;#224; famigliare &amp;amp;#232; nata nel Ravennate dove i miei gestivano un ristorante pizzeria che si chiamava Paradiso. Da l&amp;amp;#236; poi si sono spostati a Imola dando vita a questo locale che nel marzo 2016 compie ventinove anni. Siamo nati come pizzeria, abbiamo sempre fatto un’ottima pizza molto sottile e croccante, particolarmente digeribile, preparata secondo una ricetta di famiglia che riscuote tuttora grande successo. Ma sin dall’inizio abbiamo fatto anche la pasta in casa, dei primi genuini preparati freschi, cose atipiche per una pizzeria. Forse a qualcuno sembravamo un po’ matti, ma &amp;amp;#232; proprio grazie a questo nostro approccio di apertura e di entusiasmo che siamo riusciti a crescere negli anni. Nonostante la crisi, non ci scoraggiamo e continuiamo a credere fortemente nel nostro lavoro come dimostra il fatto che recentemente abbiamo anche rilevato uno stabilimento balneare con ristorante e pizzeria sul Lido di Savio, tra Ravenna e Cervia. Si chiama Bagno Paradiso, un nome che collega le nostre origini al nostro presente e futuro”, ci racconta Fabrizio mentre iniziamo a gustare le prime bont&amp;amp;#224;.
Cominciamo con un taglierino rustico, l’antipasto per eccellenza del ristorante, servito in porzioni abbondanti per due persone. E’ un vero tripudio di sapori del territorio: affettati misti tra prosciutto, pancetta, coppa, salame, ciccioli, formaggi con varie marmellate, fichi caramellati, la cassatella, lo squacquerone e dei sottoli, accompagnati dalla schiacciata bianca all’olio e rosmarino. Alcuni nostri amici scelgono invece delle sfiziose bruschette, cotte nel forno a legna delle pizze, condite con aglio, olio, formaggi e pat&amp;amp;#232; di olive e servite su un tagliere di bruschette miste dai tanti gusti. C’&amp;amp;#232; anche chi non resiste al profumo di mare sprigionato dai golosi antipasti di pesce comprendenti cozze, vongole alla tarantina, preparate in un guazzetto di pomodorini e servite con delle bruschette da intingere nel sughetto.
Proseguiamo con degli squisiti primi, preparati con la pasta fatta in casa col metodo tradizionale che si usava una volta. Gustiamo degli irresistibili tortellini in brodo ripieni di magro, e col rag&amp;amp;#249; di carne o di porcini. Sono fantastici anche i tortelloni con ricotta e spinaci, ma anche col radicchio al posto degli spinaci. Ci piacciono molto anche le tagliatelle, mentre le anime marinare del nostro gruppo si godono degli ottimi risotti di pesce. Assaggiamo anche un’altra tipicit&amp;amp;#224; della casa, gli spaghetti alla chitarra col guanciale e scalogno, oppure allo scoglio con cozze, vongole, scampi e gamberoni.
Arriva cos&amp;amp;#236; il momento di assaggiare un’altra specialit&amp;amp;#224; “top” del locale che ha contraddistinto il ristorante sin dai suoi inizi: la fiorentina di taglio grosso toscano, servita su una pietra lavica scaldata precedentemente. E’ un autentico spettacolo, sia da vedere che da gustare: possiamo decidere noi il livello di cottura della carne a seconda dei gusti. C’&amp;amp;#232;, infatti, chi la lascia appena cotta e chi preferisce invece cuocerla di pi&amp;amp;#249;, ma senza il rischio di farla indurire come potrebbe avvenire sulla brace. Sulla pietra lavica infatti, la carne resta sempre tenera. 
C’&amp;amp;#232; anche chi non resiste alle tagliate di manzo e ai filetti preparati in tanti modi, e riscuote grande successo anche la cotoletta alla bolognese preparata alla vecchia maniera. Si tratta di una cotoletta super sfiziosa, una bistecca senza l’osso che dopo essere stata fritta con la doppia impanatura, viene finita in forno con il prosciutto e la mozzarella sopra. Una piacevolissima “bomba” culinaria, insomma, da provare.
Gli animi marinari hanno l’imbarazzo della scelta anche tra i secondi tra cui spicca il fritto di pesce, che attira avventori anche da lontano. Particolarmente apprezzato per la sua impanatura leggera e croccante, &amp;amp;#232; uno dei fiori all’occhiello del ristorante. Oltre al fritto, gustiamo anche delle saporite grigliate di pesce e degli spiedini, ma piace molto anche il branzino al forno.
Alcuni di noi si fanno invece sedurre dagli squisiti piatti unici che da qualche anno a questa parte ottengono un successo sempre crescente visto che offrono un men&amp;amp;#249; completo a un prezzo contenuto. Non resistiamo in particolare al piatto unico del Capitano, composto da un’insalata di gamberi, da spaghetti allo scoglio e dal fritto misto, e comprende anche una bottiglia d’acqua, il tutto a 18,50 euro. Ci sono inoltre anche men&amp;amp;#249; pronti, risotti, insalatone e ottimi contorni, anche serviti al buffet.
Infine, non possiamo certo resistere alle dolci tentazioni dei tanti dessert fatti in casa secondo le ricette autentiche di una volta. Oltre al latte brul&amp;amp;#232;, dolce tipico romagnolo, la zuppa inglese, il tiramis&amp;amp;#249; e uno sfizioso semifreddo al torrone, gustiamo un fantastico mascarpone col cioccolato caldo e la ciambella. “Ormai questo dolce lo fanno anche diversi altri locali, ma l’originale &amp;amp;#232; il nostro. E’ talmente buono che &amp;amp;#232; nata addirittura una pagina Facebook dedicata”, ci racconta divertito Fabrizio. 
Dopo questa bella giornata non ci resta che sognare la prossima volta quando ritorneremo qui. Cercheremo di farlo presto e durante l’estate la visita a Imola la colleghermo sicuramente a qualche bella giornata da passare al mare e da coronare con una bella cena con vista mare al Bagno Paradiso, ascoltando il rumore delle onde.

Francesca Bertha
www.francescabertha.it

PER INFORMAZIONI:
www.comune.imola.bo.it
Ristorante Pizzeria Porta Montanara
Piazza Bianconcini, 2 Imola (BO)
Tel.: 0542/32917
Facebook: Ristorante Pizzeria Porta Montanara
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12492.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Tra città, mare, arte e buona tavola sull’antica via Emilia: gita a Imola - Parte II.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sun, 22 Nov 2015 17:28:26 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12492.ashx</guid></item><item><title>Gita con Leonardo tra arte, storia e buona tavola: una giornata a Vigevano, Vigevano, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12493.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12493.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12493/134721.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un viaggio nel Rinascimento, sulle tracce di Leonardo Da Vinci e tra le atmosfere della corte sforzesca di Ludovico Il Moro: ecco l’esperienza, emozionante e unica, che abbiamo vissuto durante la nostra gita a Vigevano. Questa citt&amp;amp;#224; gioiello, immersa nel Parco del Ticino, dista una trentina di chilometri sia da Milano che da Pavia, ma &amp;amp;#232; raggiungibile in poco pi&amp;amp;#249; di un’oretta anche dal Ponente ligure. Basta fare cos&amp;amp;#236; poca strada, e si viene catapultati in un mondo che spesso si conosce solo attraverso i film o i libri di storia. 
E la storia qui si respira a pieni polmoni: Ludovico Il Moro, duca di Milano, &amp;amp;#232; nato proprio a Vigevano, nello stesso anno, il 1452, in cui Leonardo Da Vinci nasceva in Toscana. Fu infatti Leonardo uno dei pi&amp;amp;#249; celebri viaggiatori tra quelli che nei secoli raggiunsero Vigevano: aveva circa trent’anni quando si present&amp;amp;#242; presso Ludovico, e da quell’incontro tra il genio e il grande duca scatur&amp;amp;#236; una proficua collaborazione che port&amp;amp;#242; Leonardo a realizzare tra l’altro gli affreschi nel Castello Sforzesco di Milano. Quando cominciamo la nostra passeggiata rinascimentale a Vigevano, una signora appassionata di storia locale, con cui scambiamo quattro chiacchiere davanti alla splendida chiesa di San Francesco, ci racconta che fu proprio durante un rilevamento territoriale nelle campagne intorno a Vigevano, che Leonardo si accorse delle potenzialit&amp;amp;#224; che le scale, presenti qua e l&amp;amp;#224; nel terreno, potevano avere nell’irrigazione e nella bonifica delle paludi. 
Raggiungiamo a piedi piazza Ducale, una delle pi&amp;amp;#249; favolose piazze del mondo: n&amp;amp;#233; le parole, n&amp;amp;#233; le foto rendono giustizia alla bellezza di questo luogo, bisogna proprio vederlo di persona. Fu costruita per volere di Ludovico Il Moro a partire dallo stesso anno in cui Cristoforo Colombo scopr&amp;amp;#236; l’America, il 1492. Il Duomo, come un traguardo sacro da raggiungere dopo aver attraversato metaforicamente diversi secoli di storia, accoglie i passanti che ci giungono costeggiando i suggestivi portici che si allungano sui lati della piazza.
Tra gli edifici storici da visitare a Vigevano non pu&amp;amp;#242; certo mancare il Castello Sforzesco, un complesso architettonico protetto da occhi indiscreti, di cui molti notano solo alcuni tratti delle mura e la splendida Torre del Bramante, alta ben 75 metri, situata nel punto pi&amp;amp;#249; alto della citt&amp;amp;#224; e ben visibile anche da piazza Ducale. La torre risale al 1198, e fu terminata dal Bramante trecento anni dopo, mentre il cupolino barocco, che sostituisce l’originale guglia conica, fu aggiunto nel XVII secolo.  
Dopo questo ampio giro nella bellezza, il languorino ci porta in un luogo dove l’estetica e l’eleganza viaggiano di pari passo con la gentilezza e con l’espressione pi&amp;amp;#249; autentica e raffinata dell’arte culinaria: il Ristorante Class, situato in via Mondetti, accanto al noto centro sportivo del cui complesso fa parte. Lasciamo l’auto nel comodo parcheggio ed eccoci arrivati in una vera e propria oasi, un giardino dal grande fascino che durante la bella stagione offre anche la possibilit&amp;amp;#224; di rinfrescarsi in piscina o di sorseggiare un aperitivo seduti sui confortevoli divani del dehor immerso nel verde. 
Una volta all’interno del locale, un meraviglioso open space dall’originale forma poligonale diviso in due amplissime sale ideali anche per cerimonie, eventi e feste private, veniamo avvolti da un’atmosfera ricercata e di grande stile. Le travi in legno chiaro a vista, le luci ponderate con sapienza, le discrete, ma vitalizzanti sfumature del verde chiaro che ritornano negli accessori, sono solo alcuni dei tanti dettagli curati con la massima attenzione che fanno da sfondo a una cucina di alto livello, curata dallo chef Dario Spagnuolo, autore del libro “Barbecue”, edito da Guido Tommasi editore. 
“La passione per la cucina me l’ha trasmessa mia madre, e successivamente mi sono perfezionato lavorando nei ristoranti gi&amp;amp;#224; durante gli anni della scuola alberghiera. Mi sono diplomato alla scuola di arti culinarie “Etoile” di Chioggia, e sin dal 2004 propongo una cucina creativa e raffinata. In questo ristorante- pizzeria, che gestisco da un anno e mezzo, ci distinguiamo con un ampio men&amp;amp;#249; con prevalenza pesce, che contempla anche molti piatti di paste fresche fatte in casa cos&amp;amp;#236; come i dolci e le pizze preparate col lievito madre, utilizzando una farina particolare. L’essenziale per noi sono le materie prime, rigorosamente di ottima qualit&amp;amp;#224;”, ci spiega lo chef che gestisce il ristorante insieme a Giuseppe Cappadonia e a Francesco, collaboratori impeccabili nel mettere a loro agio gli ospiti in sala.  
“La melodia &amp;amp;#232; quella che il palato incontra quando ogni singolo elemento si fonde e si sposa con un altro ingrediente, unendo cibo, passione, ambiente, profumi e colori” &amp;amp;#232; l’ars poetica di Dario Spagnuolo, e appena assaggiamo le sue creazioni ci rendiamo conto che non si tratta solo di una filosofia, ma di un modus operandi capace di portare in tavola specialit&amp;amp;#224; che uniscono i sapori tradizionali con la fantasia creativa in un risultato che appaga pienamente i sensi.  
Iniziamo con un antipasto che &amp;amp;#232; un vero tripudio di freschezza e di sapore: puntarelle, acciughe del mar Cantabrico e burratina di Andria. In tutta onest&amp;amp;#224;, non abbiamo mai mangiato delle acciughe cos&amp;amp;#236; saporite. Tra gli squisiti antipasti, tutti spettacolari anche da vedere, cos&amp;amp;#236; come anche gli altri piatti, gustiamo inoltre le crudit&amp;amp;#232;, che comprendono tonno, salmone, branzino, ostriche, scampi e gamberi rossi Sicilia. Alcuni nostri amici scelgono gli scampi marinati con lardo di Colonnata e olio evo al lime, ma piacciono molto anche l’antipasto di pesce secondo il Class e la padellata di calamaretti, carciofi, mandorle e pomodorini confit.
Proseguiamo con dei deliziosi primi fatti con la pasta fresca tra cui i tortelli di patate e toma, ortaggi croccanti e nocciole e i soffici di ricotta con gamberi rossi e porcini freschi. Ci piacciono molto anche la cartellata di pescatrice in guazzetto di astice sgusciato e il Carnaroli mantecato al taleggio con riduzione di pere al Chianti.  
Una parte del nostro gruppo non resiste alle eccellenti pizze ricche di fibre, proteine e minerali grazie a una farina primitiva con maggiore presenza di parte cruscale e al lievito madre. Una preparazione laboriosa che richiede pazienza ed esperienza, ma che ripaga con un prodotto ottimo e salutare, disponibile in tantissimi gusti, sia quelli classici che alcuni speciali e fantasiosi, come ad esempio la pizza Class, con mozzarella, pomodorini, olive taggiasche, piovra e cipolla, oppure la norvegese, con mozzarella, panna, salmone e rucola. Per gli amanti dell’avventura risulta irresistibile la pizza Terminator, con pomodoro, mozzarella, salsiccia, cipolla e peperoni. 
A seguire, gustiamo alcune squisite pietanze di pesce come la variazione di tonno con tartare, sashimi, tataki, verdure brasate e riso basmati, o come il trittico di pesce, composto da tonno e orata alla griglia, fritto di calamari e julienne di zucchine. Alcuni di noi non resistono alla ricca grigliata secondo il Class, ma &amp;amp;#232; deliziosa anche la selezione di formaggi “La casera di Eros”, servita con mostarde e confetture. La nostra cena si conclude in gran dolcezza grazie ai favolosi dessert fatti in casa tra cui una sfiziosa cheesecake con la frutta fresca.
Visitare una citt&amp;amp;#224; straordinaria come Vigevano &amp;amp;#232; un grande piacere: si respira un’atmosfera carica di arte e di creativit&amp;amp;#224;, capace senz’altro di migliorare la vita. Sar&amp;amp;#224; anche per questo che non tarderemo a tornarci.

Francesca Bertha
www.francescabertha.it

PER INFORMAZIONI:
www.comune.vigevano.pv.it
www.ristoranteclass.com
Ristorante Class
Via Mondetti, 15 Vigevano (PV)
Tel.: 0381/75108&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12493.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Gita con Leonardo tra arte, storia e buona tavola: una giornata a Vigevano&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 26 Nov 2015 15:21:55 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12493.ashx</guid></item><item><title>Ovada: Vino e Tartufi – sabato 14 e domenica 15 novembre 2015 Ovada (AL), Ovada, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12485.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12485.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12485/134647.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Ovada: Vino e Tartufi” giunge quest&amp;#39;anno alla sua sesta edizione.

La manifestazione organizzata dalla Pro Loco di Ovada e del Monferrato Ovadese con la collaborazione dell&amp;#39;Enoteca Regionale di Ovada ed il patrocinio del Comune di Ovada, si arricchisce quest&amp;#39;anno di numerosi eventi legati ai due prodotti principe del territorio ovadese: il Dolcetto di Ovada (Ovada Docg e Dolcetto d&amp;#39;Ovada Doc) ed il tartufo bianco. 

Numerosi i produttori vitivinicoli che anche quest&amp;#39;anno hanno aderito all&amp;#39;evento che rappresenta un raro ma importante momento di contatto e confronto con il pubblico: durante la giornata di domenica, all&amp;#39;interno dei cortili e sotto i porticati pi&amp;amp;#249; caratteristici del centro storico di Ovada, i produttori attenderanno i visitatori che avranno la possibilit&amp;amp;#224;, acquistando il bicchiere della manifestazione, di degustare la migliore produzione vitivinicola della zona. Vini di grande qualit&amp;amp;#224; che oggi come mai prima d&amp;#39;ora hanno ottenuto numerosi consensi dai massimi esperti del settore, prodotti simbolo della vocazione vitivinicola dell&amp;#39;Ovadese spiegati da coloro che ogni giorno portano avanti con passione e grande competenza la tradizione del territorio. 

&amp;amp;#200; legato alla zona ovadese anche l&amp;#39;altro protagonista dell&amp;#39;evento: il tartufo bianco - Tuber  Magnatum Pico. All&amp;#39;interno della splendida cornice della Loggia di San Sebastiano (antica parrocchiale di Ovada) i trifolau esporranno il loro profumatissimi tartufi bianchi di esclusiva provenienza locale. 
Novit&amp;amp;#224; di quest&amp;#39;anno l&amp;#39;istituzione del “Concorso Tartufo Ovadese” che premier&amp;amp;#224; i 3 migliori tartufi presentati durante la Mostra Mercato: una giuria tecnica esaminer&amp;amp;#224; tutte le caratteristiche (profumo, forma, colore, dimensione, peso ecc) dei pregiati tartufi bianchi  per designare i migliori.

Altra novit&amp;amp;#224; la location del Ristorante gestito dalla Pro Loco di Ovada, quest&amp;#39;anno ospitato per la cena di Sabato 14 Novembre (a partire dalle ore 20:00) e per il pranzo di Domenica 15 Novembre (a partire dalle ore 12:00) presso il Salone De Primi situato al piano terreno del Palazzo degli Scolopi in Piazza San Domenico: il men&amp;amp;#249; ricco di specialit&amp;amp;#224; della tradizione gastronomica locale non mancher&amp;amp;#224; di dare risalto al tartufo bianco ed al Dolcetto di Ovada dei produttori aderenti alla manifestazione.
Piazza San Domenico ospiter&amp;amp;#224; anche un Mercato di prodotti tipici locali: formaggi, marmellate, sciroppi di frutta,  miele e cioccolato.
Un colorato trenino porter&amp;amp;#224; i visitatori alla scoperta degli angoli pi&amp;amp;#249; caratteristici e nascosti della cittadina ed anche per i pi&amp;amp;#249; piccoli saranno previsti momenti di svago.

Aspettando Vino e Tartufi 2015
“Giornata di studi sulle eccellenze del Monferrato ovadese”

Sabato 14 Novembre l’Enoteca Regionale di Ovada e del Monferrato, in collaborazione con la Pro Loco di Ovada, organizza un’intera giornata dedicata all’approfondimento scientifico e allo studio puntuale dei due prodotti, il vino e i tartufi, che saranno protagonisti della festa e della fiera che animeranno le vie del centro storico di Ovada durante la giornata di domenica 15 Novembre.
Il programma, denso di avvenimenti e rivolto ad un pubblico attento ed interessato, si animer&amp;amp;#224; di tre appuntamenti principali, ai quali parteciper&amp;amp;#224; uno dei grandi nomi della critica enologica italiana e curatore della guida del Gambero Rosso, Gianni Fabrizio.
Si comincer&amp;amp;#224; alle ore 10 presso i locali dell’Enoteca di Ovada, protagonista del primo evento, riservato agli addetti ai lavori, sar&amp;amp;#224; il Dolcetto di Ovada che sar&amp;amp;#224; oggetto di una degustazione dei vini pronti per essere commercializzati e che le aziende locali sveleranno durante il 2016, un appuntamento molto importante per capire le potenzialit&amp;amp;#224; dei nuovi vini, che vedr&amp;amp;#224; la partecipazione di critici, giornalisti e tecnici del settore.
Alle ore 14:30 si svolger&amp;amp;#224; un corso sul “Riconoscimento sensoriale dei difetti dei vini”, tenuto da Giuliano Boni amministratore di Vinidea, uno dei punti di riferimento nazionale sui temi della ricerca e della comunicazione al mondo tecnico ed enologico. 
Durante il corso di tre ore saranno analizzate tutte le fasi pi&amp;amp;#249; delicate del processo di vinificazione e saranno degustati pi&amp;amp;#249; di trenta vini artificialmente contaminati che presentano difetti e verranno fornite soluzioni pratiche per ogni problema.
Un’opportunit&amp;amp;#224; veramente importante per tutti i produttori della zona di avere a disposizione uno dei massimi esperti sul tema, per continuare il percorso di crescita intrapreso da tutte le aziende locali, e che rappresenta solamente il primo appuntamento di una serie di giornate dedicate alla formazione per i produttori del territorio.
La quota di partecipazione al corso sar&amp;amp;#224; di soli 50 euro, a fronte di una tariffa abitualmente di circa il doppio, grazie al contributo dell’Enoteca Regionale di Ovada.
Alle ore 18 la giornata di studi avr&amp;amp;#224; un momento di riflessione pi&amp;amp;#249; ampia ed aperta a tutti: sempre all’interno dei locali dell’Enoteca si parler&amp;amp;#224; di paesaggio, tartufi e vino.
Si alterneranno tre relatori, il presidente dell’Osservatorio del paesaggio alessandrino Carlo Bidone, il direttore del Consorzio delle eccellenze di Langhe, Roero e Monferrato Alessandro Germani e Gianni Fabrizio del Gambero Rosso.
Al termine del convegno si svolger&amp;amp;#224; una degustazione orizzontale dell’annata 2007 del Dolcetto di Ovada per testimoniare la predisposizione all’invecchiamento dei vini del nostro territorio.
Il presidente della Pro Loco di Ovada e del Monferrato Ovadese, Antonio Rasore dichiara: “Con la produttiva collaborazione dell&amp;#39;Enoteca Regionale di Ovada la Manifestazione quest&amp;#39;anno si &amp;amp;#232; arricchita di un importante momento di riflessione e studio, dedicato ai Produttori ed Esperti del settore anche se non mancher&amp;amp;#224; un momento aperto al pubblico. Speriamo che sia il primo di una lunga serie di eventi e momenti di collaborazione”.
Carlo Massimiliano Olivieri, presidente dell’Enoteca Regionale di Ovada dichiara: “Una manifestazione importante e ben organizzata come Ovada Vino e Tartufi &amp;amp;#232; una delle vetrine pi&amp;amp;#249; importanti per il nostro territorio, ecco perch&amp;amp;#233; il nostro contributo non poteva mancare e questa giornata ricca di ospiti di rilevanza nazionale testimonia un’attenzione sempre crescente e la voglia di scoprire le potenzialit&amp;amp;#224; e le produzioni del Monferrato ovadese”.

IL PROGRAMMA DELLA MANIFESTAZIONE

Sabato 14 Novembre : &amp;amp;quot;Aspettando Ovada: Vino e Tartufi 2015”

Giornata di Studi sulle Eccellenze del Monferrato Ovadese – Enoteca Regionale di Ovada e del Monferrato (Cantine di Palazzo Delfino)
Ore 10:00  - Degustazione dei vini che verranno commercializzati nel 2016, evento riservato agli addetti ai lavori;
Ore 14:30 – Riconoscimento sensoriale dei difetti dei vini con Giuliano Boni (Vinidea), evento aperto quota di partecipazione € 50,00
Ore 18:00 – Convegno su “Paesaggio, Tartufi e Vino”, interverranno Carlo Bidone (Presidente Osservatorio del Paesaggio Alessandrino), Alessandro Germani (Direttore del Consorzio delle Eccellenze di Langhe, Roero e Monferrato) e Gianni Fabrizio (curatore della Guida del Gambero Rosso)
Ore 20:00 – Apertura Ristorante della Pro Loco di Ovada presso il Salone De Primi (Piano terra del Palazzo degli Scolopi in Piazza San Domenico)

Domenica 15 Novembre - “Ovada: Vino e Tartufi”

Ore 10:00 – Apertura manifestazione con banchi tematici di degustazione per le vie e le piazze del centro storico  e giro turistico per le vie del centro storico con trenino a tema.
Ore 10:30 – Apertura Mostra Mercato del Tartufo Bianco Ovadese presso la Loggia di San Sebastiano
Ore 11:00 – Premiazione Concorso Tartufo Ovadese (Loggia di San Sebastiano)
Ore 12:00 - Apertura Ristorante della Pro Loco di Ovada presso il Salone De Primi (Piano terra del Palazzo degli Scolopi in Piazza San Domenico)
Ore 18:00 – Chiusura &lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12485.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Ovada: Vino e Tartufi – sabato 14 e domenica 15 novembre 2015 Ovada (AL)&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 04 Nov 2015 21:46:25 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12485.ashx</guid></item><item><title>Sulle orme dei grandi navigatori: una giornata a Genova tra arte, storia e buona tavola - Parte I., Genova, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12488.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12488.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12488/134669.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un meraviglioso anfiteatro naturale che si affaccia sul porto pi&amp;amp;#249; importante d’Italia e che accoglie il viaggiatore con uno spettacolo mozzafiato di case colorate, di mare, di alture, di creuze scoscese che sfiorano antiche cappelle, di palazzi sfarzosi, di barche e di navi provenienti da tutte le parti del mondo: ecco una prima immagine di Genova, nota storicamente come “La Superba”, per otto secoli cuore di una potente repubblica marinara e oggi importante citt&amp;amp;#224; d’arte e meta di turisti internazionali. Arrivare qui, specie se dalla pianura avvolta dalla nebbia o da qualche citt&amp;amp;#224; immersa nello smog invernale, &amp;amp;#232; come una sferzata di luce, di calore e di poesia. Basta un raggio di sole e le case colorate si illuminano come tanti tasselli di un arcobaleno e passeggiando per il suggestivo Porto Antico &amp;amp;#232; inevitabile che nelle nostre orecchie risuonino le ormai leggendarie canzoni di Fabrizio De Andr&amp;amp;#232;.
Visitare Genova &amp;amp;#232; un grande viaggio nel viaggio. Dalle emozionanti mostre interattive del Galata Museo del Mare, il pi&amp;amp;#249; grande museo marittimo del Mediterraneo, arriviamo ai Tropici, ma anche all’Antartide passando per le profondit&amp;amp;#224; del Mar Mediterraneo e per i colori della barriera corallina grazie a ben quindicimila animali curiosissimi tra pesci, mammiferi marini, rettili, anfibi e uccelli che possiamo ammirare nelle settanta vasche dell’Acquario. Il Museo di Storia Naturale, fondato nel 1867 dal celebre esploratore e naturalista Giacomo Doria, custodisce un inestimabile patrimonio zoologico composto da oltre 4,5 milioni di reperti provenienti da ogni latitudine. L’esposizione di seimila esemplari &amp;amp;#232; molto apprezzata anche dagli esploratori pi&amp;amp;#249; piccoli che possono partecipare a una grande quantit&amp;amp;#224; di attivit&amp;amp;#224; didattiche tra cui la Notte al Museo: una serata dedicata a giochi e laboratori, maschere da animali, storie della natura e poi tutti a dormire in sacco a pelo, sotto lo sguardo vigile dello scheletro fossile del colossale Elefante antico. 
Dal porto, attraversando piazza Caricamento, raggiungiamo la Sottoripa, dove si trovano i pi&amp;amp;#249; antichi porticati pubblici d’Italia, realizzati tra il 1125 e il 1133. Ci avventuriamo anche nei caruggi dell’antico quartiere medievale e dopo, percorrendo via San Lorenzo, arriviamo alla Cattedrale omonima, eretta sul luogo dove, secondo la leggenda, San Lorenzo e papa Sisto II, diretti in Spagna, furono ospitati presso una casa. Dopo l’uccisione del santo, in zona sorse una cappella e poi una chiesetta in suo ricordo, mentre la splendida cattedrale, con la facciata a strisce bianche e nere in tipico stile ligure, fu consacrata nel 1118, a lavori non ancora ultimati. In realt&amp;amp;#224; l’edificio religioso rimase incompiuto: secondo il progetto originale avrebbe dovuto avere due torri campanarie, ma a causa della morte dell’architetto, quella di sinistra non venne mai completata. All’interno della chiesa a tre navate si possono ammirare numerosi meravigliosi affreschi e altre opere d’arte di tutte le epoche. 
Proseguendo lungo la salita, raggiungiamo Porta Soprana, che in epoca medievale fu la principale porta d’accesso alla citt&amp;amp;#224;. A pochi metri di distanza dalle sue due eleganti torri, visitiamo la casa - museo di Cristoforo Colombo, tra le cui mura il futuro navigatore visse in giovent&amp;amp;#249;, tra il 1455 e il 1470. Ci raccontano che la modesta casa, andata probabilmente distrutta durante il bombardamento di Genova del 1684 ad opera del Re Sole, fu ricostruita nel Settecento.  
E’ legata invece a delle importanti vittorie belliche genovesi (contro Pisa nel 1284 e contro Venezia nel 1298) la costruzione dello splendido Palazzo Ducale, restaurato per le Colombiadi del 1992, che oggi ospita delle mostre d’arte di grande rilievo. Dopo aver ammirato l’attigua piazza De Ferrari, la piazza principale della citt&amp;amp;#224;, decidiamo di fare un giro tra i caruggi infilandoci in un caratteristico vicolo proprio di fronte a Palazzo Ducale. Dopo pochi passi siamo in piazza delle Erbe, ritenuta il fulcro della movida genovese. Sopra le case sei-settecentesche svetta il campanile, una torre nolare ottagonale decorata con fregi e con un doppio ordine di bifore e trifore, della bellissima chiesa di San Donato, l’esempio pi&amp;amp;#249; rilevante di romanico genovese risalente al XII secolo.
Quando Cristoforo Colombo part&amp;amp;#236; per il suo viaggio che avrebbe ridisegnato il mappamondo, anche la mappa della citt&amp;amp;#224; di Genova stava per essere notevolmente ridisegnata. L’aristocrazia genovese decise di creare dal nulla un grande quartiere di rappresentanza, destinando un’area degradata e periferica ad accogliere le residenze di alcune delle principali famiglie della citt&amp;amp;#224;; nel giro di pochi anni sorsero cos&amp;amp;#236; due sequenze parallele di grandi palazzi, per lo pi&amp;amp;#249; dotati di cortili colonnati, di giardini pensili e di stupende sale affrescate. Lungo l’odierna via Garibaldi si possono ammirare tra l’altro Palazzo Tursi, Palazzo Rosso e Palazzo Bianco che costituiscono il prestigioso percorso dei Musei di Strada Nuova.
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12488.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Sulle orme dei grandi navigatori: una giornata a Genova tra arte, storia e buona tavola - Parte I.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 17 Nov 2015 16:27:54 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12488.ashx</guid></item><item><title>Sulle orme dei grandi navigatori: una giornata a Genova tra arte, storia e buona tavola - Parte II., Genova, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12489.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12489.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12489/134683.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se la storia di Genova racconta la lungimiranza e il coraggio di costruire per rinnovarsi, la sua storia recente racconta anche la tenacia, la determinazione e la forza d’animo “ostinata e contraria” che sono state necessarie per rialzarsi dopo le devastanti alluvioni del 2014. Dopo una lunga passeggiata in centro, decidiamo di fermarci a cena nello storico quartiere di Borgo Incrociati, messo in ginocchio dall’esondazione del Bisagno del 9  ottobre 2014. E’ situato proprio qui uno dei locali pi&amp;amp;#249; antichi della citt&amp;amp;#224; e pi&amp;amp;#249; colpiti dall’alluvione, l’Antica Hostaria Pacetti, che &amp;amp;#232; riuscita a riaprire alcuni mesi dopo la devastazione grazie all’impegno e alla determinazione del titolare, lo chef Stefano Di Bert. 
L’osteria, da sempre roccaforte degli autentici sapori tradizionali genovesi, &amp;amp;#232; situata in un palazzo i cui muri risalgono a prima dell’anno Mille e che s’inserisce in un quartiere dove i frati “Incrociati” fondarono un ospizio-ospedale, da qui il suo nome. “Durante la ristrutturazione abbiamo scoperto che circa un metro e trenta sotto il pavimento ci sono diversi strati di antiche pavimentazioni in marmo e in ardesia”, ci racconta lo chef rievocando alcuni episodi della lunga storia dell’osteria, punto di riferimento sin dai tempi pi&amp;amp;#249; lontani del borgo tradizionalmente ricco di botteghe di maestri dei mestieri pi&amp;amp;#249; svariati, dal farinotto al rigattiere e al calzolaio. “L’osteria venne fondata nel 1885 dalla famiglia Pacetti, la cui gestione dur&amp;amp;#242; fino al 1984. Oltre al fondatore Antonio, una figura di spicco della storia dell’osteria &amp;amp;#232; stata quella di Ornella Rubbi Pacetti che con passione e caparbiet&amp;amp;#224; divenne una cuoca riconosciuta a livello internazionale”, prosegue il racconto.  
Oggi l’eredit&amp;amp;#224; della storica osteria &amp;amp;#232; raccolta, custodita e portata avanti dallo chef Stefano Di Bert, nato a Monfalcone, ma friulano di adozione, la cui filosofia &amp;amp;#232; che in nessuna ricetta devono mai mancare cuore e curiosit&amp;amp;#224;, oltre alla conoscenza. La sua passione, che sin da giovanissimo l’ha portato a lavorare presso numerosi locali prestigiosi da Monfalcone a Cortina d’Ampezzo per approdare a Genova nel 1992 come Maestro di casa del Circolo Artistico Tunnel, traspare da ogni dettaglio: dalla cura con cui sono state rinnovate le sale dell’osteria che oggi rispecchiano l’antica storia del locale con un raffinato tocco di modernit&amp;amp;#224; ed eleganza, dalla sua preparazione con cui spiega le caratteristiche del baccal&amp;amp;#224; dissalato con acqua del ruscello e fa vedere come un QR-code sulle confezioni di prodotti ittici portoghesi racconta la storia del pesce che mangiamo. “Pi&amp;amp;#249; alto &amp;amp;#232; il livello della ristorazione e pi&amp;amp;#249; siamo stimolati a fare meglio. La nostra cucina &amp;amp;#232; quella tradizionale genovese, e prestiamo la massima attenzione alla qualit&amp;amp;#224; degli ingredienti. Ci&amp;amp;#242; che non darei da mangiare a mio figlio, non lo do nemmeno al cliente. Seguiamo il concetto del km zero, ma anche in un senso pi&amp;amp;#249; lato, scegliendo i migliori prodotti anche se dovessero provenire da un territorio distante come ad esempio il pomodoro del Piennolo del Vesuvio, un’assoluta eccellenza”, ci spiega lo chef sorprendendoci anche con il fatto di non essere geloso delle proprie ricette che svela volentieri. “Io non ho segreti e non considero gli altri ristoratori dei concorrenti, ma dei colleghi. Se tutti la pensassimo cos&amp;amp;#236;, sarebbe meglio per ognuno di noi”, ci confida mentre iniziamo a gustare le prime bont&amp;amp;#224; all’insegna dei sapori autentici genovesi.
Cominciamo con una saporita insalata di polpo guarnita e con il condiggiun del navigante: un antipasto che idealmente ci riporta sui velieri genovesi. Composto dalla galletta del navigante, da tonno sott’olio, acciughe sotto sale, olive taggiasche, capperi, pomodori, peperone sottaceto, musciame di tonno, uovo sodo, olio extravergine di oliva, il condiggiun &amp;amp;#232; un alimento completo e sano: &amp;amp;#232; stato infatti provato scientificamente che copre tutti e cinque i principi nutrizionali.
Proseguiamo con dei gustosissimi primi preparati con la pasta fresca fatta in casa tra cui le trofiette di Recco al pesto ligure e i tagliarini e crostacei in rag&amp;amp;#249;. Ci piace molto anche il minestrone e scucussun alla genovese, mentre alcuni nostri amici non resistono al risotto Acquarello ai gusti di mare. Chi predilige i sapori di terra, opta invece per i ravioli vecchia Genova al tucco di manzo.
Arriva cos&amp;amp;#236; il momento tanto atteso di assaggiare una delle specialit&amp;amp;#224; pi&amp;amp;#249; rinomate, pi&amp;amp;#249; ricche e pi&amp;amp;#249; prelibate cos&amp;amp;#236; della tradizione ligure come dell’osteria: il cappon magro. Tra le pietanze di mare gustiamo anche un delizioso filetto di baccal&amp;amp;#224; Lomos con crema di ceci al rosmarino. Gli amici “carnivori” restano invece entusiasti del filetto di manzo di Viola scottato sulla ciappa con grigliata di verdure marinate.
Questa meravigliosa giornata genovese non pu&amp;amp;#242; che finire in dolcezza, grazie agli sfiziosi dessert della casa tra cui un sorbetto analcolico al sambuco, la meringata affogata nel cioccolato caldo, il tiramis&amp;amp;#249; e il semifreddo al torrone e crema di zabaione. 
Dopo questa bella gita a Genova siamo certi che il nostro veliero ideale ci riporter&amp;amp;#224; presto in questa citt&amp;amp;#224; dove resta sempre tanto altro da scoprire come suggerisce il suo slogan turistico “Genova more than this”. Nel frattempo approfitteremo del servizio di banchettistica e di chef a domicilio dell’Antica Hostaria Pacetti per i prossimi eventi e cerimonie della nostra famiglia. 

Francesca Bertha
www.francescabertha.it

PER INFORMAZIONI:
www.visitgenoa.it
www.museidigenova.it
www.acquariodigenova.it
www.ostariapacetti.com
Antica Hostaria Pacetti
Via Borgo Incrociati, 22R Genova (GE)
Tel.: 010/8392848
Facebook: Antica Hostaria Pacetti
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12489.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Sulle orme dei grandi navigatori: una giornata a Genova tra arte, storia e buona tavola - Parte II.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 17 Nov 2015 16:35:28 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12489.ashx</guid></item><item><title>Nel paradiso delle due ruote, tra natura, arte e buona tavola: vacanze a Sassello - Parte I., Sassello, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12459.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12459.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12459/134386.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stavolta vi invitiamo in un angolo di paradiso terrestre, a Sassello, dove si trova il Ristorante Hotel Pian del Sole, che vi consigliamo per tanti spunti di vacanza, iniziando dallo sport, per gli amanti delle due ruote, fra natura, arte e buona tavola.
	
Si narra che tempo fa gli anziani genovesi dicessero se qualcuno stava poco bene: “Portatelo a Sassello che si ripiglia”. Un luogo sano e bello dove riposarsi e rimettersi in forma grazie all’aria buona e al cibo squisito: ecco Sassello, citt&amp;amp;#224; situata tra l’entroterra genovese di Ponente e le colline dell’Alto Monferrato, immersa in un territorio favoloso, coperto da folti boschi dove crescono squisiti funghi, si possono fare lunghe passeggiate per i sentieri che si snodano nel Parco Naturale Regionale del Beigua, e dove coloratissimi borghi raccontano la storia del territorio che risalirebbe al Paleolitico. Il prestigioso marchio di qualit&amp;amp;#224; turistico-ambientale delle Bandiere Arancioni del Touring Club &amp;amp;#232; nato proprio qui e Sassello &amp;amp;#232; stata la prima localit&amp;amp;#224; italiana a venirne insiginita. 
A introdurci nelle bellezze della natura incontaminata di Sassello &amp;amp;#232; nientemeno che un cucciolo di capriolo, timido ma curioso, che attraversa la strada davanti a noi. Una volta in paese, le persone del posto ci raccontano che l’avvistamento di animali tra cui anche lepri, martore e svariati uccelli rari, qui &amp;amp;#232; all’ordine del giorno.
Dopo il “benvenuto” datoci dal simpatico capriolo, raggiungiamo la nostra dimora per questo lungo weekend: l’Hotel Pian Del Sole, situato subito all’inizio del centro. Lasciamo l’auto nel comodo parcheggio della spaziosa struttura, e dopo aver gustato un buon caff&amp;amp;#232; nella hall, ci sistemiamo nelle nostre stanze occupando due delle trentadue camere, tutte con bagno e dotate di ogni comfort tra cui la tv, il telefono e il collegamento wifi. Le nostre camere, luminose, accoglienti e arredate con un elegante stile moderno, hanno anche un ampio terrazzo con tavolino, sedie sdraio e stendino per la biancheria. La vista &amp;amp;#232; favolosa da tutte le camere, molte delle quali offrono una veduta pittoresca sul paese, mentre dalle altre si possono ammirare le mille sfumature verdi del paesaggio circostante. Oltre alle camere ci sono anche due ampi appartamenti con cucina dotata di elettrodomestici. 
Prima di uscire prendiamo delle bibite al bar e poi ci avviamo verso il centro storico che dista poche decine di metri dall’hotel. Iniziamo la nostra passeggiata ammirando gli edifici religiosi che s’inseriscono tra le stradine tipicamente liguri. Visitiamo la chiesa della Santissima Trinit&amp;amp;#224;, consacrata nel 1725 in cui un affresco, realizzato da Paolo Gerolamo Brusco, ci permette di scoprire l’importante tradizione siderurgica del paese, che probabilmente risale al Trecento, periodo in cui i Pizzorno vi introdussero le prime ferriere. L’artista infatti, ha raffigurato gli Apostoli modellandoli alle somiglianze di undici barbuti ferrieri, immortalando cos&amp;amp;#236; gli artigiani che per secoli hanno fatto la storia industriale di Sassello. 
Il primo edificio di culto del paese fu invece la chiesa di San Giovanni Battista, eretta nel XI secolo. Al suo interno si trova anche una statua di Anton Maria Maragliano. In centro visitiamo inoltre la cinquecentesca Basilica dell’Immacolata Concezione, anticamente annessa a un convento di frati minori.
Oltre ai colori liguri dei palazzi, il centro di Sassello ci delizia anche con i colori dei suoi sfiziosi amaretti, il biscotto morbido di pasta di mandorle, disponibile in tantissimi gusti.
Per scoprire un altro pezzo di storia saliamo al fortilizio di Bastia Soprana, eretto verso la met&amp;amp;#224; del Duecento in posizione dominante su una collinetta non lontana dal centro. Oggi del castello rimangono pochi ruderi e la torre circolare. Dopo la distruzione del maniero ne fu eretto un altro, Bastia Sottana, di cui si sono salvati vari spazi, tra cui porzioni di mura.
Il fascino del passato ci colpisce anche durante la visita delle preziose collezioni del Museo Perrando che conserva molti reperti fossili, oggetti preistorici, utensili medievali, ma anche ceramiche e mobili d’epoca.
A Sassello anche le frazioni, raggiungibili percorrendo pochi chilometri di strada costeggiata da boschi e prati, offrono grandi emozioni non solo per le loro bellezze naturali, ma anche per quelle storico-artistiche legate alla vita spirituale del paese. La chiesa di San Bernardo Abate di Palo &amp;amp;#232; citata nei documenti sin dal 1577, mentre lungo la strada che porta a Urbe si trova la cappella della Madonna del Foresto, detta anche cappella del Bei Bail&amp;amp;#224;. A costruirla &amp;amp;#232; stato un boscaiolo miracolato dalla Madonna. Un giorno, mentre stava abbattendo un albero, l’uomo si &amp;amp;#232; ferito gravemente e temeva di morire dissanguato. Allora il boscaiolo, che era anche un provetto ballerino, come ricorda il termine “bei bail&amp;amp;#224;”, si &amp;amp;#232; messo a invocare la Madonna che lo salv&amp;amp;#242;. 
Sassello ha anche dato i natali a una beata, Chiara Luce Badano, la cui storia miracolosa di fede &amp;amp;#232; avvenuta in tempi molto recenti. La ragazza, nata nel 1971 e morta a soli diciott’anni, apparteneva al movimento dei Focolari e al suo nome &amp;amp;#232; legata la guarigione miracolosa di un giovane triestino. 
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12459.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Nel paradiso delle due ruote, tra natura, arte e buona tavola: vacanze a Sassello - Parte I.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 29 Sep 2015 13:34:03 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12459.ashx</guid></item><item><title>Nel paradiso delle due ruote, tra natura, arte e buona tavola: vacanze a Sassello - Parte II., Sassello, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12460.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12460.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12460/134397.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo questo bel giro rientriamo in hotel, dove sorseggiando un aperitivo abbiamo anche il piacere di fare due chiacchiere con i titolari, la signora Carla e suo marito Ivano Ravera, chef del Ristorante “Da Ivano” all’interno della struttura, vera roccaforte dei sapori autentici del territorio. 
“Dopo gli studi alla scuola alberghiera mio marito ha fatto numerose esperienze lavorative sia in Italia che in giro per il mondo, ma a un certo punto ha deciso che avrebbe voluto rimanere nel luogo in cui &amp;amp;#232; nato, a Sassello. Per dodici anni ha gestito l’Albergo Sassello col fratello Roberto, nello stesso edificio dove oggi c’&amp;amp;#232; l’azienda Amaretti Giacobbe. Il grande cambiamento &amp;amp;#232; venuto dopo: nel 1995, per tenere il passo con i tempi, abbiamo deciso di costruire l’Hotel Pian Del Sole, una struttura nuova, ampia e moderna che da allora ci consente di fare il nostro lavoro offrendo dei servizi di una qualit&amp;amp;#224; diversa e superiore rispetto a prima. In concomitanza con la costruzione dell’albergo &amp;amp;#232; nato nostro figlio Gabriele che ha voluto seguire le orme del padre studiando alla scuola alberghiera. Gabriele ha senz’altro ereditato dal pap&amp;amp;#224; la passione per la cucina, e dopo gli studi ora sta facendo diverse esperienze all’estero, da Malta a Londra. Chi sa, magari un giorno far&amp;amp;#224; anche lui la scelta di lavorare qui, nella citt&amp;amp;#224; da cui &amp;amp;#232; partito. In questi vent’anni abbiamo sempre potuto contare anche sul prezioso aiuto di Rina, mamma dello chef che da sempre ci affianca nel nostro tragitto lavorativo, trasmettendo tanto entusiasmo, positivit&amp;amp;#224; e impersonando una figura di rilievo come immagine”, ci racconta la signora Carla. 
Scopriamo cos&amp;amp;#236; di essere arrivati qui in un periodo importante nella storia dell’hotel: il 2015 &amp;amp;#232; l’anno del suo ventesimo anniversario. “Una ricorrenza importante che continueremo a festeggiare con diverse iniziative anche nel 2016 insieme ai nostri clienti. La nostra storia ventennale infatti l’abbiamo scritta insieme a loro, e tutti coloro che sono stati nostri ospiti in questi lunghi anni hanno contribuito a far crescere la nostra attivit&amp;amp;#224;”, ci spiega la titolare.
	L’Hotel Pian del Sole &amp;amp;#232; infatti da sempre la meta prediletta di chi desidera passare una piacevole vacanza in mezzo alla natura approfittando delle numerose opportunit&amp;amp;#224; che il territorio e il circostante Parco Naturale del Beigua offrono agli escursionisti. L’hotel accoglie i ciclisti con un programma studiato appositamente per loro, comprensivo di visite guidate lungo i percorsi naturali e con la possibilit&amp;amp;#224; di custodire al chiuso le bicilette, ma anche di noleggiarle per chi non ne fosse munito. La struttura &amp;amp;#232; un importante punto di riferimento anche per i tanti motociclisti che durante la bella stagione sfrecciano lungo le strade tortuose della zona: i centauri sanno che qui si possono fermare per un riposo, lasciando le loro moto in garage al sicuro.  
La versatilit&amp;amp;#224; dell’hotel fa s&amp;amp;#236; che sia amato anche da chi predilige una vacanza meno sportiva, fatta di pomeriggi passati a prendere il sole o a fare qualche bracciata nella piscina all’aperto, ma &amp;amp;#232; altrettanto ricercato da chi desidera festeggiare un evento importante della propria vita. L’ampia sala panoramica col terrazzo, il “gazebo degli amici” dove si pu&amp;amp;#242; ballare, nonch&amp;amp;#233; le squisite specialit&amp;amp;#224; culinarie del signor Ivano rendono l’hotel ideale anche per organizzare matrimoni, feste, cerimonie e banchetti. 
	Quanto alle specialit&amp;amp;#224; culinarie, abbiamo anche noi il piacere di poterle apprezzare, visto che ci fermiamo qui anche per cena. Mentre mangiamo seduti nell’ampia e luminosa sala da pranzo, grazie alle ampie vetrate ci sembra di essere in un giardino. Lo sguardo spazia nel verde e la nostra fantasia evoca fiabe ambientate nel bosco, fiabe che presto diventano realt&amp;amp;#224;, appena assaggiamo le specialit&amp;amp;#224; di Ivano preparate con l’utilizzo degli squisiti e profumati funghi di Sassello, rinomati per la loro qualit&amp;amp;#224; di assoluta eccellenza. Nel men&amp;amp;#249; troviamo piatti molto appetitosi, a base di prodotti tipici del territorio: oltre ai funghi, anche selvaggina, carni provenienti dagli allevamenti del luogo e verdure dell’orto.
	Iniziamo con un carpaccio di tacchinella con maionese di zucca e amaretti, con aceto balsamico. Proseguiamo con i tagliolini fatti in casa con i porcini trifolati, e a seguire, gustiamo un piatto che ci conquista sia per la sua bont&amp;amp;#224; che per la sua originalit&amp;amp;#224;: il coccio ai porcini freschi di Sassello. Si tratta di una specialit&amp;amp;#224; fatta al forno, composta di strati di porcini e patate leggermente conditi e  ricoperti con una sottile pasta di pane. I nostri amici scelgono invece uno squisito stinco di vitello con crescione all’aceto e zabaglione di birra doppio malto. Infine, non ci resta che cedere alle dolci tentazioni dei dessert della casa, tra cui il semifreddo al miele d’acacia con purea di mele, la cr&amp;amp;#232;me brul&amp;amp;#233;e e dei piccoli pudding di castagne. 
	Se la serata ci ha riservato una simile ricchezza di bont&amp;amp;#224;, non &amp;amp;#232; da meno nemmeno il mattino. Al nostro risveglio la prima colazione ci delizia con una serie di sfiziose specialit&amp;amp;#224; caserecce tra cui la focaccia salata ligure, delle torte, dei biscotti vari, ma anche marmellate fatte in casa, cornflakes, frutta fresca e sciroppata, formaggi e prosciutti, fette biscottate, succhi di frutta.
	Da queste parti si dice: “Se il mondo fosse a forma di anello, per perla ci sarebbe Sassello”. Dopo questa bella vacanza di inizio autunno siamo certi che la luce di questa perla ci ricondurr&amp;amp;#224; qui anche in futuro e sar&amp;amp;#224; sempre una gioia ritrovarci al Pian del Sole.


Francesca Bertha
www.francescabertha.it

PER INFORMAZIONI:
www.comunesassello.it
www.hotel-piandelsole.com
Hotel Pian Del Sole
Loc. Pianferioso, 23 Sassello (SV)
019/724255
facebook.com/hotelpiandelsole.it
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12460.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Nel paradiso delle due ruote, tra natura, arte e buona tavola: vacanze a Sassello - Parte II.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 29 Sep 2015 13:41:58 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12460.ashx</guid></item><item><title>Mare, arte, vino e cucina: una giornata a Chiavari, Chiavari, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12457.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12457.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12457/134373.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era il 2 Luglio 1610, e nel Golfo del Tigullio faceva un caldo torrido. Mentre nel porto continuava il solito pittoresco viavai dei velieri e dei gozzi dei mercanti, a qualche centinaio di metri dalla costa, appena fuori dal cuore del borgo di Chiavari, diversi contadini lavoravano nell’orto. Tra loro c’era Sebastiano Descalzo, che a un certo punto pens&amp;amp;#242; di dire una preghiera davanti a un pilone collocato l&amp;amp;#236; vicino, raffigurante la Madonna con i santi Sebastiano e Rocco. Mentre diceva la sua preghiera, a un certo punto vide una grande luce e in essa una donna bellissima: era un’apparizione mariana. Per la verit&amp;amp;#224;, sullo stesso luogo la Madonna era gi&amp;amp;#224; apparsa anche circa sei mesi prima, alla levatrice Geronima Turrio. 
La nostra passeggiata chiavarese inizia proprio da questo luogo, dove sorge l’imponente santuario di Nostra Signora dell’Orto, uno dei pi&amp;amp;#249; celebri santuari liguri, in cui si venera l’immagine della Madonna con il Bambino benedicente. Secondo la tradizione quel quadro fu commissionato al pittore Benedetto Borzone da donna Maria de’ Guerci, detta Turchina, in ringraziamento alla Vergine per averla preservata dalla pestilenza del 1493. All’epoca l’immagine era collocata in una nicchia nel muro di un orto, da l&amp;amp;#236; la denominazione. 
Secondo un’interpretazione del toponimo Chiavari, che deriverebbe da “clavaro”, questa bella citt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; la “chiave” allo sbocco delle valli Fontanabuona, Sturla, Graveglia e la Val d’Aveto. Certamente la sua posizione, e anche lo sviluppo del commercio marittimo che qui aveva iniziato a prosperare nel lontano Trecento, ne fecero davvero la “chiave” di questo territorio. Oltre alla cultura marinara, a Chiavari fioriva anche l’artigianato, con numerose botteghe nella centralissima via Ravascheri, cos&amp;amp;#236; come nel caruggio Dritto, le vie patrizie dell’epoca. 
Girando tra questi bellissimi caruggi colorati, scopriamo che Chiavari &amp;amp;#232; da secoli famosa per la produzione delle sedie dette chiavarine. Si tratta di una sedia leggerissima, in legno di ciliegio, di acero bianco, e con sottili fili di salice intrecciati a spiga.
Durante la nostra passeggiata visitiamo diversi dei tanti stupendi edifici religiosi, tra cui la chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, fondata nel 1181 e la chiesa e monastero delle Clarisse, dedicato a San Bernardino da Siena. Secondo un manoscritto, l&amp;amp;#236; vicino sorgeva il primo convento francescano fondato nel 1216 da San Francesco d’Assisi e chiamato Cad&amp;amp;#232;, Casa di Dio.
Nel centro ammiriamo anche diversi palazzi sontuosi, tra cui il Palazzo Bianco, sede del Comune, e dopo andiamo a visitare anche il castello, sito su un colle ed eretto nel XII secolo dalla Repubblica di Genova per contrastare i Fieschi della vicina Lavagna. 
Dopo una passeggiata sotto le palme del lungomare, ritorniamo tra le pittoresche viuzze del centro con un discreto languorino, e cos&amp;amp;#236; decidiamo di fermarci per cena presso il Ristorante Enoteca Vino e Cucina dal 1999, situato in via Bighetti, a pochi passi da Palazzo Bianco. L’ambiente elegante e caratteristico, la sala dai colori caldi, le numerose bottiglie di vino in esposizione, ma soprattutto la gentile accoglienza da parte dei titolari Silvia e Antonio ci mettono subito a nostro agio. Mentre studiamo il men&amp;amp;#249;, facciamo anche due chiacchiere con loro, scoprendo che il ristorante &amp;amp;#232; aperto dal 1999, ed &amp;amp;#232; particolarmente apprezzato per la sua cucina originale, fantasiosa, che solo in parte si basa sulla tradizione ligure, ma &amp;amp;#232; capace di accontentare anche i palati pi&amp;amp;#249; esigenti. “Il cuoco &amp;amp;#232; mio marito Benedetto, aiutato da Luca. La sua cucina si distingue grazie alla sua bravura nel creare piatti semplici, ma particolari nello stesso tempo, utilizzando pochi ingredienti freschi e di qualit&amp;amp;#224;, senza mai fare pasticci o sovrapporre troppi sapori”, ci spiega Silvia. “Seguiamo sempre la stagionalit&amp;amp;#224; dei prodotti, cambiando il men&amp;amp;#249; ogni 2-3 mesi. I piatti sono preparati espressi, siamo attenti anche alle intolleranze alimentari e abbiamo una sempre maggiore richiesta da parte di vegetariani e vegani, i quali da noi possono trovare un’alternativa alla carne. Cerchiamo il pi&amp;amp;#249; possibile di utilizzare prodotti a chilometro zero, facciamo anche il pane in casa, e seguiamo alcune nostre regole etiche come ad esempio l’utilizzo di uova di galline allevate a terra e di zucchero integrale. Facciamo delle scelte di qualit&amp;amp;#224; in modo da poter garantire un buon rapporto qualit&amp;amp;#224;-prezzo”, continuano i titolari, aggiungendo che in ogni caso l’ingrediente pi&amp;amp;#249; importante della loro cucina &amp;amp;#232; la passione. 
Ne abbiamo presto la conferma, appena ci arrivano in tavola le prime specialit&amp;amp;#224; scelte da un men&amp;amp;#249; che apprezziamo anche per la sua trasparenza e chiarezza: quel che c’&amp;amp;#232; scritto &amp;amp;#232; veramente ci&amp;amp;#242; che ci viene servito. Iniziamo con i cubotti di baccal&amp;amp;#224; arrostito su crema di pane nero all’aglio e piccola peperonata estiva, ma assaggiamo anche una vellutata di zucchine con filetti di sgombro saltati ed erbe aromatiche, mentre chi preferisce la carne opta per un roll&amp;amp;#232; di carpaccio di fassona e ricotta di Santo Stefano d’Aveto con frutti rossi e salsa alla mela verde. La nostra amica vegana secglie invece le millefoglie di melanzane e tofu alla piastra con olio alla menta.
Proseguiamo con uno dei fiori all’occhiello del locale: gli gnocchi di patate fatti in casa con rag&amp;amp;#249; di pesce bianco, pomodorini e basilico fresco. Silvia ci aveva avvisati, e le dobbiamo proprio dar ragione: suo marito &amp;amp;#232; davvero un mago nel preparare gli gnocchi. 
Antonio invece &amp;amp;#232; un grande esperto di vini, infatti &amp;amp;#232; lui che ci consiglia il miglior abbinamento con ogni piatto, spaziando tra le oltre trecento etichette di tutte le regioni italiane. Assaggiamo in particolare degli ottimi vini liguri di produttori piccoli che hanno bottiglie di grande qualit&amp;amp;#224; tra cui anche dei vini biologici, non trattati e non filtrati. Le stesse scelte di qualit&amp;amp;#224; contraddistinguono anche la selezione delle birre artigianali, e perfino le bibite. 
Tra i primi piatti gustiamo anche un bel risotto ai frutti di mare e una squisita zuppa di pesce alla francese con formaggio, maionese alla paprika e crostini a parte. A seguire, non resistiamo a un ricco piatto di pescato del giorno alla ligure, ma piacciono molto anche i gamberi saltati in padella con salsa gremolada. I vegetariani optano per lo spezzatino di seitan, i “carnivori” del gruppo gustano invece una bella tagliata di manzo con salsa demi-glace con patate al forno, mentre chi preferisce una cena che richiami i sapori tradizionali liguri, sceglie il men&amp;amp;#249; degustazione: torta di verdure, spaghetti ai muscoli e bagnun di acciughe. 
Infine, cediamo volentieri alla tentazione dei deliziosi dolci preparati da Antonio, tra cui la torta morbida di cioccolato fondente fatta senza la farina, un vero e proprio dessert “cult” del locale. 
La variet&amp;amp;#224; di sapori &amp;amp;#232; accompagnata da quella dei colori grazie alla mostra d’arte temporanea che possiamo ammirare mentre mangiamo: in questo periodo sulle pareti del locale recentemente rinnovato sono in esposizione i quadri di Anna Icardi, artista ligure di cui possiamo leggere anche nella presentazione contenuta tra le pagine del men&amp;amp;#249;. Un connubio sensoriale in cui il cibo diventa una forma d’arte e l’arte qualcosa di squisito da “assaggiare”, rendendo l’esperienza a tavola piacevole e originale, da ripetere appena possibile.

Francesca Bertha
www.francescabertha.it

PER INFORMAZIONI:
www.comune.chiavari.ge.it
www.vinoecucina99.eu
Ristorante Enoteca Vino e Cucina dal 1999
Via Bighetti, 107 Chiavari (GE)
0185/305536&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12457.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Mare, arte, vino e cucina: una giornata a Chiavari&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sun, 27 Sep 2015 13:31:14 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12457.ashx</guid></item><item><title>Il fascino leggendario dell’entroterra genovese: gita a Sant’Olcese tra storia e buona tavola, Sant&amp;#39;Olcese, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12454.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12454.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12454/134338.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo weekend andiamo a conoscere nientemeno che un santo che seppe addomesticare un orso. E per farlo, seguiamo l’istinto, quello che ci suggerisce di non correre come facciamo durante i periodi di lavoro, ma di prendercela comoda, di sintonizzarci sui ritmi della natura godendoci la bellezza del paesaggio. Per questo scegliamo di percorrere la statale che attraverso la Valle Scrivia porta a Genova. Circa un’ora di curve, ma di quelle mozzafiato: piccole frazioni fatte di case coloratissime, inconfondibilmente liguri anche quando ci troviamo ancora nella provincia di Alessandria, dalle parti di Arquata Scrivia. La strada, che scorre lungo un tragitto antico che secoli fa veniva percorso dai commercianti liguri e piemontesi che s’incontravano per affari in pianura passando per le Capanne di Marcarolo, &amp;amp;#232; immersa nel verde scuro degli interminabili boschi della valle, che offrono al viaggiatore uno spettacolo indimenticabile. Gi&amp;amp;#224; in epoca romana, nel II secolo a.C. il console Aulo Postumio fece costruire qui una strada lastricata, la Via Postumia, che collegava il Mar Ligure con l’Adriatico, passando per Libarna.   
Raggiungiamo cos&amp;amp;#236; Sant’Olcese, comune alle porte di Genova noto sin dal 1146, che si sviluppa in diverse frazioni nella Val Polcevera, a pochi chilometri da Bolzaneto. Ed ecco che finalmente possiamo “conoscere” il nostro santo: il nome del paese, che originariamente si chiamava Valle Ombrosa, viene infatti da quello del vescovo normanno Olcese il quale, in fuga dalle invasioni barbariche nella sua Gallia, nel V secolo si stabil&amp;amp;#236; qui. Nella chiesa a lui dedicata sono conservati i resti mortali del santo, mentre sulla facciata un affresco racconta la leggenda del miracolo dell’orso. L’animale dispettoso infastidiva e terrorizzava la popolazione gi&amp;amp;#224; da tempo, e un giorno la fece proprio grossa: si mangi&amp;amp;#242; un bue che avrebbe dovuto trainare un carro. A intervenire per risolvere la questione, non fu per&amp;amp;#242; un cacciatore, ma Sant’Olcese in persona, che addomestic&amp;amp;#242; l’orso aggiogandolo al carro al posto del bue che la belva aveva ammazzato.
Durante i secoli di storia fu invece pi&amp;amp;#249; complicato “addomesticare” i vari invasori, ma anche le truppe dei casati locali che si contendevano questo territorio, prezioso anche per la sua posizione strategica. Del castello, sorto nella frazione Vicomorasso, e distrutto nel XIV secolo durante le lotte tra le famiglie Guarchi, Montaldo e Adorno, restano solo poche tracce. &amp;amp;#200; invece in condizioni decisamente migliori, anche se porta i segni pesanti del tempo Forte Diamante, la mastodontica fortezza che domina Sant’Olcese dall’alto di 624 metri s.l.m. Costruito tra il 1756 e il 1758, era uno dei forti eretti alla difesa di Genova, e oggi &amp;amp;#232; l’unico situato fuori dal territorio cittadino. Tra gli assedi a cui riusc&amp;amp;#236; a resistere, spicca quello austriaco del 1800.  
Lungo le strade tortuose che collegano le nove frazioni del comune oggi non c’&amp;amp;#232; il rischio di incontrare un orso, &amp;amp;#232; invece facile vedere dei ciclisti: Sant’Olcese ormai &amp;amp;#232; tra le mete predilette degli escursionisti. Gli amanti della natura percorrono volentieri anche il sentiero botanico di Cia&amp;amp;#232;, collegato all’Alta Via dei Monti Liguri, il quale termina presso un suggestivo borgo abbandonato.
Tra i tanti motivi per cui vale la pena visitare Sant’Olcese c’&amp;amp;#232; anche la buona tavola: la nostra giornata continua infatti con la scoperta degli autentici sapori genovesi presso la Trattoria da Raffe, situata a San Lorenzo di Casanova. Il locale, che ha ampiamente superato i suoi primi cent’anni, rappresenta un pezzo importante della memoria storica del paese. “Il nonno di mio marito &amp;amp;#232; nato nel 1869 e si &amp;amp;#232; sposato nel 1901 o forse l’anno dopo. Quando nel 1904 &amp;amp;#232; nato il loro figlio, la trattoria c’era gi&amp;amp;#224;”, ci racconta la signora Rosalba che gestisce il locale insieme al marito Giuseppe Cappanera e il figlio Mario, con l’aiuto della signora Anna. Nelle sale, arredate con eleganza tradizionale, possiamo anche ammirare qualche foto d’epoca sulle pareti, tra cui quella che ritrae i fondatori della trattoria. 
Data la bella stagione, ci accomodiamo invece nell’ampio dehor da cui si apre una splendida vista su uno scorcio delle montagne che abbracciano il paese. Il fascino dell’ambiente sta anche nel caloroso clima famigliare che si respira e che coinvolge anche gli avventori: anche chi capita qui per la prima volta, in qualche modo si sente come a casa. 
La cucina &amp;amp;#232; quella tipica genovese dell’entroterra, genuina, improntata alla stagionalit&amp;amp;#224; e basata su ingredienti squisiti a chilometro zero. Il nostro pranzo inizia con una ricca variet&amp;amp;#224; di affettati locali tra cui il rinomato salame di sant’Olcese, accompagnati col melone. A seguire, assaggiamo anche degli sformati di verdure, delle fagiolane col tonno e dell’insalata russa. Ci piacciono molto anche i fiori di zucchine in pastella e abbiamo la fortuna di poter gustare pure un ottimo carpaccio di manzo.    
Proseguiamo con delle favolose lasagne al pesto, mentre i nsotri amici si deliziano con i ravioli col sugo di carne e con i pansotti al sugo di noci. Tra i tre primi disponibili giornalmente, sempre preparati con la pasta fresca fatta in casa, in stagione spiccano anche le tagliatelle ai funghi, e hanno grande successo pure le lasagne al forno. A seguire, ci godiamo un abbondante fritto misto all’italiana, ma non resistiamo nemmeno alla cima, al vitel tonn&amp;amp;#232; e al coniglio alla cacciatora. Piace molto anche il roast beef e siamo gi&amp;amp;#224; sicuri che la prossima volta, tornando in stagione, assaggeremo un bel piatto di lumache e funghi. 
Infine, non ci resta che cedere alle dolci tentazioni dei dessert della casa tra cui i canestrelli, la torta di mele, le crostate di marmellata e il tiramis&amp;amp;#249;. Una delle specialit&amp;amp;#224; che ricorderemo sicuramente &amp;amp;#232; una buonissima panna cotta che nella calda stagione si prepara alla menta il cui gusto si sente e non si sente, ma lascia un gradevolissimo sapore di freschezza in bocca.  
Ora che l’abbiamo scoperta, frequenteremo la trattoria anche nei suoi prossimi cent’anni e quando verremo da queste parti la prossima volta, magari avremo anche l’occasione di assistere a uno degli spettacoli organizzati nel parco della settecentesca Villa Serra. 

Francesca Bertha
www.francescabertha.it

PER INFORMAZIONI:
www.comune.santolcese.ge.it
www.trovavetrine.it/trattoria-dalraffe
Trattoria Dal Raffe
Piazza San Lorenzo, San Lorenzo (GE)
Tel.: 010/7092367
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12454.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Il fascino leggendario dell’entroterra genovese: gita a Sant’Olcese tra storia e buona tavola&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 07 Sep 2015 16:48:13 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12454.ashx</guid></item><item><title>Un luogo di pace con vista sul golfo del Tigullio: gita a Santa Margherita Ligure  Parte I. , Santa Margherita Ligure, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12435.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12435.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12435/133860.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secoli fa, un bel giorno gli abitanti del borgo di Santa Margherita Ligure notarono un’imbarcazione entrare nel porto e suscitare subito l’interesse della gente che iniziava ad affollarsi sulla banchina. Qualcuno pens&amp;amp;#242; che il fermento fosse dovuto a qualche pesce di straordinarie dimensioni catturato dai pescatori, ma quella volta la gi&amp;amp;#224; celebre tradizione marinara del luogo c’entrava poco. I navigatori portarono invece nel borgo una splendida immagine mariana, in cui la Vergine teneva in mano una rosa. Da qui nasce il culto che sin dal Medioevo &amp;amp;#232; vivo in citt&amp;amp;#224;, come dimostra il nome del santuario di Nostra Signora della Rosa, gi&amp;amp;#224; basilica di Santa Margherita d’Antiochia, dove &amp;amp;#232; custodita la sacra immagine. Nella basilica &amp;amp;#232; conservata anche una preziosa statua settecentesca di Anton Maria Maragliano, raffigurante San Giovanni Nepomuceno.
Oltre alla Madonna, a proteggere questa spelndida citt&amp;amp;#224; del Golfo del Tigullio &amp;amp;#232;, appunto, Santa Margherita, patrona delle partorienti, vissuta tra il 275 e il 290, anno in cui a soli quindici anni sub&amp;amp;#236; il martirio per la propria fede cristiana. 
La straordinaria ricchezza storica e artistica del comune s’inserisce in un paesaggio mozzafiato, nella parte pi&amp;amp;#249; interna del Golfo del Tigullio, in una conca chiusa del promontorio di Portofino. Nella fantasia di Friedrich Nietzsche questo luogo era come un’isola arrivata da lontano che infine si era ancorata alla terraferma. Dalle alture ricoperte di boschi di pini marittimi, castagni e uliveti, si apre un meraviglioso panorama sulla Costa dei Delfini. 
Il territorio, compreso nel Parco Nazionale Regionale di Portofino, offre diversi itinerari naturalistici, tra cui quelli del Golfo Paradiso, di San Fruttuoso e del Golfo del Tigullio. Anche i fondali marini sono pieni di tesori da scoprire: nell’area naturale marina protetta esiste un particolare habitat di praterie di posidonia oceanica e di formazioni coralline e grotte semioscure, oltre a innumerevoli specie di pesci. 
Se oggi questo splendido mare incanta i turisti, in passato era anche fonte di pericolo, per colpa delle frequentissime scorrerie saracene. Per difendersi dai pirati, in particolare dal tremendo Dragut che aveva seminato terrore lungo tutta la costa ligure, nel 1550 anche Santa Margherita Ligure si dot&amp;amp;#242; di una fortezza. Il castello, situato sul lungomare, &amp;amp;#232; stato progettato da Antonio de C&amp;amp;#224;rabo, lo stesso che un anno dopo avrebbe realizzato il castello di Rapallo. Adiacente al castello visitiamo anche la chiesa dei frati Cappuccini, edificata nel 1608 insieme al convento. Un altro castello, del 1626, si trova nella suggestiva frazione Paraggi, sulla strada per Portofino. Sempre lungo il tratto di costa che raggiunge Portofino si pu&amp;amp;#242; visitare la Cervara, ex monastero benedettino risalente al 1361.
Passeggiando sul lungomare scopriamo che Santa Margherita Ligure &amp;amp;#232; il secondo porto ligure per numero di pescherecci, dopo Sanremo. In effetti, la moltitudine pittoresca delle imbarcazioni che ogni giorno tornano dal mare con nelle reti l’ottimo pesce fresco del Tigullio, &amp;amp;#232; notevole. 

&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12435.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Un luogo di pace con vista sul golfo del Tigullio: gita a Santa Margherita Ligure  Parte I. &lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 17 Aug 2015 16:37:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12435.ashx</guid></item><item><title>Un luogo di pace con vista sul golfo del Tigullio: gita a Santa Margherita Ligure  Parte II., Santa Margherita Ligure, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12436.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12436.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12436/133866.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12436.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Un luogo di pace con vista sul golfo del Tigullio: gita a Santa Margherita Ligure  Parte II.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 17 Aug 2015 16:39:55 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12436.ashx</guid></item><item><title>Sulle orme di Thor Heyerdahl, dal Kon-Tiki a Colla Micheri: una giornata ad Andora, Andora, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12433.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12433.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12433/133836.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un vecchio proverbio locale recita cos&amp;amp;#236;: “Andora, chi la cerca, non la trova”. In realt&amp;amp;#224; la frase riassume l’essenza di questa straordinaria citt&amp;amp;#224; sita sul punto pi&amp;amp;#249; occidentale della riviera delle Palme: per trovarla e per conoscerla bisogna cercarla nei suoi antichi borghi immersi nel profumo degli ulivi e delle erbe aromatiche, bisogna percorrere i suoi sentieri tortuosi che si arrampicano sulle alture dove lo sguardo pu&amp;amp;#242; spaziare tra case colorate, tantissimi fiori e l’interminabile azzurro cristallino del mare.  
Iniziamo a scoprire Andora, fondata probabilmente nell’VIII secolo a.C., con una passeggiata sul lungomare. A Marina di Andora visitiamo la chiesa parrocchiale di Santa Matilde e quella dedicata al Cuore Immacolato di Maria. Secoli fa dal mare arrivavano frequenti scorrerie piratesche, cos&amp;amp;#236; a difesa della citt&amp;amp;#224; furono costruiti diversi bastioni e delle robuste mura. Sempre per lo stesso motivo, il primo insediamento andorese sorse sulle alture della frazione Castello, storicamente denominata Paraxo e tuttora il nucleo pi&amp;amp;#249; suggestivo della citt&amp;amp;#224;. Prima di visitarlo, andiamo a scoprire alcune altre frazioni: a Rollo visitiamo la casaforte, edificata nel Cinquecento, per difesa dai pirati. Spostandoci verso l’entroterra, a San Bartolomeo ammiriamo l’omonima chiesa, nota per il suo campanile alto ben 56 metri, il secondo pi&amp;amp;#249; alto della Liguria.  
Raggiungiamo cos&amp;amp;#236; una delle tappe pi&amp;amp;#249; suggestive della nostra passeggiata: la frazione Castello. Dietro le mura oggi in stato rovinoso, dell’antica dimora, possiamo cercare di immaginare scene della vita dei marchesi di Clavesana, di cui nel XII secolo il Paraxo era la residenza. Notiamo a un certo punto delle tavole di ardesia, incastonate lungo il muro che costeggia il sentiero che sale verso il cuore del borgo, sulle quali sono scolpite delle poesie: si tratta del meraviglioso percorso delle Pietre di Luna. Verso dopo verso, il sentiero poetico ci conduce al punto dove davanti a noi si apre una visione che toglie il fiato: la splendida chiesa dei Santi Giacomo e Filippo, costruita nel XII secolo in stile romanico con le pietre di Capo Mele, e somigliante alla Cattedrale di San Michele ad Albenga, con accanto la suggestiva Porta-Torre medioevale.  Dopo il percorso a versi, arriva il momento di affrontare, almeno idealmente, una vera e propria spedizione esotica seguendo le orme del celebre antropologo norvegese Thor Heyerdahl. Il mitico personaggio della spedizione Kon-Tiki, quando ha scoperto la frazione Colla Micheri, ha detto cos&amp;amp;#236;: “Ho passato la mia vita a esplorare il mondo. Ma quando giunsi in questo luogo non ebbi esitazioni: la mia casa sarebbe sorta in questo piccolo paradiso.” Il borgo di Colla Micheri &amp;amp;#232; diventato cos&amp;amp;#236; la seconda patria del grande esploratore, morto proprio l&amp;amp;#236; nel 2002. Gli abitanti che l’avevano conosciuto, raccontano che il borgo deve proprio al celebre antropologo la sua fortuna di essere diventato una delle mete preferite dei turisti che visitano il Ponente ligure. Nel 1814 invece, la stessa frazione ospit&amp;amp;#242; papa Pio VII, di ritorno dall’esilio in Francia. La chiesetta di San Sebastiano conserva tuttora la sedia sulla quale il pontefice si sarebbe seduto. Anticamente a collegare questo borgo e il castello era lo splendido ponte romano sul torrente Merula, con le arcate a schiena d’asino.  
La nostra giornata continua proprio a Colla Micheri dove arriviamo percorrendo una suggestiva strada da cui si aprono scorci sul litorale e sui terrazzamenti seguendo un simpatico cartello che indica una mulattiera. Lasciamo l’auto nello spazioso parcheggio panoramico da cui si apre una vista mozzafiato sull’isola Gallinara, e ci addentriamo a piedi nell’antico borgo. 
Tra le strette viuzze, immerse nei colori vivaci dei bouganvillae e degli oleandri, passeggiando sotto gli archi in pietra e tra le case che hanno visto secoli di storia, sembra che il tempo si sia fermato.  E’ in questa dimensione carica di fascino e di storia che ci fermiamo anche per cena, presso l’Osteria Colla Micheri, situata a due passi dalla ex casa di Thor Heyerdahl. Negli anni in cui il celebre esploratore solcava gli oceani a bordo della sua imbarcazione di legno di balsa di ispirazione incaica, la Kon-Tiki, qui a Colla Micheri, nello stesso locale dove oggi c’&amp;amp;#232; l’osteria, era attivo un frantoio gestito dalla famiglia Cavassa. Mentre ci accomodiamo al nostro tavolo proprio accanto alla vecchia macina, abbiamo il piacere di scambiare quattro chiacchiere con i titolari, Davide Lanfredi e i suoi genitori, Giuseppina Cavassa e Luciano Lanfredi.  
“Il frantoio ha cessato le attivit&amp;amp;#224; nel 1955, poi intorno al 1958 il nonno ha trasformato il locale in un bar, frequentato da molti turisti e stranieri. Man mano il locale &amp;amp;#232; stato rimodernato diventando dal 2012 un’osteria”, ci raccontano i titolari. Anche se l’attivit&amp;amp;#224; ha tenuto il passo con i tempi, non ha perso nulla del suo fascino antico. Proprio dove siamo seduti noi, un tempo girava il mulo intorno alla macina, mentre a pochi metri dal nostro tavolo possiamo tuttora ammirare la pressa originale. Mentre mangiamo, il nostro sguardo pu&amp;amp;#242; spaziare anche per le caratteristiche volte dell’antico edificio, soffermandosi sui dipinti realizzati su base fotografica di una serie di scorci del paese. 
La cucina, sia di mare che di terra, segue la tradizione ligure, i cui sapori vengono riproposti con fantasia e a volte con un tocco di modernit&amp;amp;#224;. Iniziamo gustando delle pizze e focacce liguri fatte in casa con la pasta fresca tirata a mano, oltre a delle torte verdi e delle frittate di zucchine trombette. Assaggiamo anche delle squisite alici fritte e del polpo con le patate. 
Tra i primi piatti gustiamo delle mezze penne o spaghetti conditi in vari modi: con pesto di prezzemolo senza formaggio, con una deliziosa crema di zucchine trombette con vongole e cozze, con spada o crostacei, ma c’&amp;amp;#232; anche chi sceglie dei primi non a base di pesce tra cui le trofie con patate e fagioli, col pesto fatto in casa, al sugo di noci o le lasagne col pesto. Ci piace molto anche il rag&amp;amp;#249; preparato come si faceva una volta, cotto per due ore sulla stufa. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini a chilometro zero delle Cantine Prai&amp;amp;#232; di Colla Micheri, prodotti con le uve di Arma di Taggia.  Proseguiamo con degli squisiti tortini fatti al forno in diversi modi: con patate e baccal&amp;amp;#224;, al pomodoro fresco e acciughe con l’aggiunta di grana, pane grattugiato e prezzemolo tritato, oppure con le zucchine trombette e orata. Non resistiamo nemmeno alla buridda di baccal&amp;amp;#224; e alcuni di noi gustano una bella frittura di pesce fresco. I nostri amici “carnivori” scelgono invece tra il coniglio alla ligure, i bocconcini di manzo alla birra, gli arrosti di vitello con aromi e le rostelle di capra, ovvero degli spiedini di filetto di capra. Infine, non ci resta che cedere alle dolci tentazioni dei dessert fatti in casa tra cui un fresco carpaccio di anguria con i frutti di bosco, dei semifreddi all’amaretto, alle meringhe o al torrone, oltre al pan di Spagna e alle deliziose torte e crostate.  
Dopo aver scoperto questo meraviglioso angolo di Liguria, la pensiamo esattamente come Heyerdahl: ovunque ci portino le “spedizioni” della nostra vita, torneremo sempre in questo suggestivo borgo dal fascino eterno.

Francesca Bertha  
www.francescabertha.it  

PER INFORMAZIONI: 
www.comune.andora.sv.it 
Osteria Colla Micheri 
Localit&amp;amp;#224; Colla Micheri, Andora (SV) 
Tel.: 0182/499590
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12433.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Sulle orme di Thor Heyerdahl, dal Kon-Tiki a Colla Micheri: una giornata ad Andora&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 30 Jul 2015 13:04:30 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12433.ashx</guid></item><item><title>Dalla citt&amp;#224; termale alla fattoria didattica per ritrovare la pace: un weekend ad Acqui Terme - I., Acqui Terme, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12431.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12431.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12431/133812.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sono delle citt&amp;amp;#224; la cui bellezza &amp;amp;#232; esaltata anche dal paesaggio che le circonda, e il piacere di visitarle inizia lungo la strada che si percorre per raggiungerle: Acqui Terme &amp;amp;#232; una di queste. Per arrivare in questa famosa citt&amp;amp;#224; termale dell’Alto Monferrato, percorriamo la strada del Turchino che da Genova Voltri sale a Ovada e da l&amp;amp;#236; porta ad Acqui Terme attraverso un paesaggio mozzafiato che si estende tra interminabili vigneti, coloratissimi borghi e castelli medioevali. I paesi che incontriamo prima di raggiungere Acqui sono anche intrisi di un particolare fascino di mistero grazie alle apparizioni della Madonna e a degli eventi miracolosi avvenuti secoli fa nei vicini paesi di Molare e di Cremolino, come testimoniano i santuari eretti sui luoghi divenuti sacri.
Appena raggiungiamo il Ponte Carlo Alberto, sul fiume Bormida, notiamo i resti dell’Acquedotto romano, tra i monumenti simbolo della citt&amp;amp;#224;. Dal ponte si vedono bene i quindici pilastri e i quattro giganteschi archi che ricordano agli acquesi la loro gloriosa tradizione termale, che continua con successo tutt’oggi negli stabilimenti termali della citt&amp;amp;#224;. Le sorgenti termali di Acqui Terme godettero infatti di notevole prestigio gi&amp;amp;#224; in epoca romana: lo scrittore latino Plinio Il Vecchio le ricorda addirittura tra le pi&amp;amp;#249; importanti del mondo romano. 
Dopo l’acquedotto andiamo a vedere l’acqua: quella della Bollente, il monumento pi&amp;amp;#249; famoso della citt&amp;amp;#224;: si tratta di una splendida edicola marmorea realizzata nel 1879 dall’architetto Giovanni Cerutti, all’interno della quale sgorga l&amp;#39;acqua bollente e curativa: 560 litri al minuto a 74,5 gradi, di un&amp;#39;acqua sulfureo-salso-bromo-iodica. 
Il motto di Acqui Terme &amp;amp;#232; “Arte et Marte”, ovvero con l’ingegno e con la forza. Acqui ha dato i natali a diversi artisti nel corso della storia, tra cui Ginevra Scatilazzi, famosa letterata del Cinquecento, che in occasione della visita di papa Paolo III Farnese, gli si rivolse in perfetto latino, suscitando lo stupore del pontefice. Per passare ai tempi nostri, &amp;amp;#232; di Acqui Terme il gruppo folk rock degli Yo Yo Mundi, che si sono esibiti anche sul prestigioso palco del Premio Tenco con le loro canzoni poetiche in cui omaggiano spesso la loro citt&amp;amp;#224; e il Monferrato. Per i pi&amp;amp;#249; piccoli invece, l’arte di Acqui propone dei romanzi d’avventura per l’infanzia, usciti dalla penna dello scrittore acquese Pierdomenico Baccalario.
Tra gli altri splendidi monumenti che testimoniano la storia della citt&amp;amp;#224;, visitiamo il Castello dei Paleologi, citato gi&amp;amp;#224; nel 1056, che oggi ospita il Museo Archeologico, mentre tra gli edifici religiosi ammiriamo la Cattedrale di Santa Maria Assunta, risalente al X secolo e la meravigliosa Abbazia benedettina di San Pietro, di origini paleocristiane, dedicata alla Madonna Addolorata.
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12431.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Dalla città termale alla fattoria didattica per ritrovare la pace: un weekend ad Acqui Terme - I.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sun, 26 Jul 2015 15:10:41 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12431.ashx</guid></item><item><title>Dalla citt&amp;#224; termale alla fattoria didattica per ritrovare la pace: un weekend ad Acqui Terme - II., Acqui Terme, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12432.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12432.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12432/133819.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo questo bel giro nella storia acquese, arriviamo alla nostra dimora per il weekend, l’Agriturismo Cascina Aurora, facilmente raggiungibile lungo la Strada della Maggiora, a circa quattro chilometri dalla citt&amp;amp;#224;. La prima cosa che ci colpisce &amp;amp;#232; il panorama mozzafiato: davanti a noi si apre una vista straordinariamente bella e ampia sulle catene montuose del Monferrato acquese e questo paesaggio ci accompagna perfino nel nostro appartamento, un bilocale con quattro posti letto dotato di servizi e di angolo cottura, oltre che di un balcone da cui possiamo ammirare la bellezza dei boschi, dei vigneti e delle colline circostanti. I nostri amici invece occupano le altre due spaziose camere indipendenti della struttura, anch’esse dotate di ogni comfort e arredate con gusto semplice, rustico ed elegante.
Ad accoglierci con grande gentilezza sono il signor Sabino e sua moglie Giacinta che hanno creato questo meraviglioso angolo di pace alcuni anni fa, dopo lunghe esperienze lavorative e umane che avevano portato il titolare a fondare addirittura un’opera socio-umanitaria in Nigeria. Un vissuto ricco di prove, di emozioni e di umanit&amp;amp;#224; grazie al quale la coppia, consapevole dei valori pi&amp;amp;#249; autentici della vita, ha deciso di dare vita qui nel Monferrato a un luogo di vacanza dove sia possibile non solo rilassarsi in un ambiente piacevole, ma anche ritrovare se stessi ascoltando il silenzio o i suoni della natura. 
“Oggi siamo bombardati dai rumori pi&amp;amp;#249; vari e viviamo in una frenesia senza avere tempo per noi stessi. Chi viene da noi, pu&amp;amp;#242; staccare la spina e passare del tempo a stretto contatto con la natura. E’ rigenerante anche solo sedersi in riva al nostro laghetto da pesca sportiva per qualche ora e osservare le ondine e i pesci che guizzano, cos&amp;amp;#236; come ascoltare il belato delle pecore o il canto del gallo. Immergersi nei suoni che non siano quelli artificiali, o lasciare che le nostre riflessioni su noi stessi e sul mondo fluiscano liberamente senza temere il silenzio. E’ il silenzio che matura le persone, non la confusione”, ci confida il signor Sabino mentre facciamo un giro nella cascina. 
Dopo aver ammirato il laghetto, popolato da pesci di acqua dolce come trote, salmerini, persico, pesci gatto e pure qualche storione, attraversiamo un fresco parco e percorriamo una stradina curvilinea costeggiata da bellissimi alberi da frutto per raggiungere, per la felicit&amp;amp;#224; dei bambini ma anche dei grandi, le stalle degli animali: galline, oche, capre bianche o camosciate e pecore. “Oggi molti agriturismi sono specializzati in una cosa in particolare, come ad esempio fare il vino o i cereali, offrire ristorazione o pernottamento. Noi invece abbiamo voluto ricreare qui una vera e propria fattoria didattica, una cascina contadina nel senso in cui la si intendeva tempo fa, ai tempi dei nonni. Il nostro &amp;amp;#232; uno dei rarissimi agriturismi completi, dove si pu&amp;amp;#242; trovare praticamente tutto, dai prodotti dell’orto ai frutteti, dagli animali che ci danno il latte alle stanze dove riposare, la piscina, il lago dove pescare e perfino la cucina, basata sulla tradizione, ma soprattutto sui prodotti a chilometro zero, coltivati direttamente in cascina”, continua il titolare. 
A conferma delle sue parole, a un certo punto notiamo le capre e le pecore che pascolano liberamente per i prati e che non solo non si spaventano al nostro arrivo, ma addirittura, al nostro richiamo: “Beeee!”, si avvicinano e ci guardano curiosi, senza rifiutare nemmeno di posare per le nostre immancabili fotografie. Una dolcissima capretta va addirittura oltre: trova il punto dove riesce a passare sotto la recinzione e decide di volerci accompagnare in giro per la fattoria, incurante sia dei suoi compagni che degli inviti dei titolari a tornare a casa. “I nostri animali si autogestiscono”, ci spiega il signor Sabino sorridendo. “Quando fa caldo, se ne stanno tranquilli al fresco delle stalle, poi a una certa ora del tardo pomeriggio, decidono loro quando, escono a pascolare fuori.”
Una delle attrazioni della cascina che troviamo fantastica e irresistibile &amp;amp;#232; la piscina, in grado di offrire refrigerio a corpo e anima: mentre sguazziamo nell’acqua cristallina, possiamo ammirare il panorama mozzafiato sulle catene montuose. 
Dopo il pomeriggio passato tra piscina e passeggiate rilassanti, ci aspetta una serata altrettanto piacevole grazie a una succulenta cena a base dei prodotti della cascina, preparata con sapienza e fantasia dal signor Sabino. Tra le tante specialit&amp;amp;#224; che abbiamo il piecere di assaggiare, ci piacciono in modo particolare le melanzane ripiene, preparate con il corpo della melanzana tritato con l’aggiunta di uova, pane grattugiato, parmigiano, pomodori e capperi, e per chi gradisce, anche delle acciughe. La stessa pietanza pu&amp;amp;#242; essere proposta anche alla carne. Tra gli antipasti gustiamo anche delle frittate con zucchine tritate o spinaci, cipolle, formaggio grattugiato e un velo di pomodoro. Troviamo incantevoli anche le uova incappucciate al formaggio, mentre tra i primi assaggiamo un buonissimo timballo al forno: lasagne o pasta grossa con abbondante sugo di pomodoro e delle squisite polpettine fatte col macinato di gallina o di tacchino, il tutto disposto a strati con del prosciutto sia crudo che cotto e del formaggio grattugiato o tagliato a fette molto sottili. Non resistiamo nemmeno al risotto agli asparagi, che parte da un soffritto, e una volta insaporiti, gli asparagi vengono aggiunti al riso, arricchito successivamente con del latte e formaggio grattugiato. Ci piace molto anche il risotto agli spinaci, preparato con una procedura simile a quello agli asparagi. A seguire, gustiamo delle fette di prosciutto spesse, fatte sulla graticola: una vera delizia.
Dopo la cena, ci addormentiamo con il canto dei grilli e l’indomani ci svegliamo col chichirich&amp;amp;#236; del gallo. La nostra giornata inizia nella graziosa saletta colazioni, gustando delle deliziose marmellate, conserve, formaggette di capra e altri prodotti genuini sia della cascina che di altri produttori selezionati della zona. 
Dopo una colazione abbondante e di qualit&amp;amp;#224; non facciamo fatica ad affrontare i sentieri del territorio che ci permettono di raggiungere antichi borghi e scorci collinari di una bellezza unica. Gite dopo le quali &amp;amp;#232; un grande piacere far rientro in cascina e dedicarci al relax leggendo un buon libro all’ombra, osservando gli animali o attendendo in riva al lago che abbocchi un pesce. Qui il tempo si dilata, lo stress evapora e l’anima gioisce in una nuova dimensione di serenit&amp;amp;#224;. 
Quando la nostra vacanza volge al termine, ce ne andiamo facendo scorta dei prodotti della cascina e lasciamo alle spalle questo luogo di pace con la certezza di farci presto ritorno. 


Francesca Bertha
www.francescabertha.it

PER INFORMAZIONI:
www.comune.acquiterme.al.it
http://agriturismoaurora.wordpress.com
www.turismoacquiterme.it
Agriturismo Fattoria didattica Cascina Aurora
con ristorazione, pesca sportiva e posti letto
Strada della Maggiora, 126 Acqui Terme (AL)
Tel.: 0144/322707
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12432.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Dalla città termale alla fattoria didattica per ritrovare la pace: un weekend ad Acqui Terme - II.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sun, 26 Jul 2015 15:17:31 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12432.ashx</guid></item><item><title>La bellezza dei gioielli riflessa da una campagna dorata: weekend di relax ed escursioni a Valenza, Valenza, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12420.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12420.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12420/133497.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sono milioni di persone nel mondo che senza nemmeno rendersene conto, hanno vissuto delle emozioni legate a Valenza prima ancora di aver visitato questa citt&amp;amp;#224; situata sulla sponda destra del Po, tra le estreme propaggini collinari del Monferrato e le interminabili risaie della Lomellina. Questi “visitatori inconsapevoli” possono aver visto il dipinto del 1660 di Juan de la Corte, allievo del Velazquez che aveva immortalato le fortificazioni erette durante il dominio spagnolo, ma possono anche aver riconosciuto il fascino del paesaggio piemontese che nel film del 1955 “Guerra e pace”, tratto dal celebre romanzo di Tolstoj e sceneggiato in parte da Mario Soldati, faceva da sfondo alla battaglia della Beresina. 
La citt&amp;amp;#224;, oggi nota principalmente per la sua grande tradizione orafa, dovuta a Vincenzo Melchiorre, orafo, gioielliere e imprenditore considerato il padre della moderna gioelleria italiana, non solo &amp;amp;#232; entrata nella leggenda artistica, ma essa stessa si fonda su una leggenda, quella legata alla colomba di San Massimo. Si narra infatti, che dal primo nucleo abitativo che divenne foro in epoca romana, nel V secolo d.C. la popolazione scese nel luogo dove attualmente sorge la citt&amp;amp;#224;, seguendo il volo di una colomba liberata da San Massimo. La localit&amp;amp;#224; dove l’animale si pos&amp;amp;#242; venne chiamata Colombina ed &amp;amp;#232; tuttora uno dei quartieri della citt&amp;amp;#224;, noto anche per il bastione della Colombina, sopravvissuto alla demolizione delle mura, avvenuta ad opera di Napoleone.
La posizione strategica di Valenza oggi rappresenta un importante vantaggio per la citt&amp;amp;#224; che attira visitatori sia per lavoro che per turismo da tutto il Nord Italia e non solo, ma in passato fu fonte di tanti guai visti i numerosi assedi a cui Valenza fu esposta durante i secoli. Nonostante la sua storia travagliata, la citt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; ricca di bellezze architettoniche, specialmente di ville e palazzi tra cui il settecentesco Palazzo Pellizzari, sede del Comune, e Palazzo Valentino, costruito sul luogo del palazzo pretorio originario del secolo XIII. A partire dal Quattrocento si &amp;amp;#232; sviluppata la costruzione di splendide ville immerse in panorami mozzafiato, e tra esse c’&amp;amp;#232; anche qualcuna nota per il suo carattere misterioso: &amp;amp;#232; il caso dell’ottocentesca Villa Pastore, ormai in rovina, oggetto di interesse per molti studiosi del paranormale, incuriositi dalle dolci melodie di pianoforte che pare provengano di tanto in tanto da quelle mura abbandonate.
Se ci siano degli spiriti a Valenza non lo sappiamo, ma &amp;amp;#232; sicuro invece che possiamo visitare diversi splendidi luoghi della spiritualit&amp;amp;#224; tra cui in primis il Duomo, dedicato a Santa Maria Maggiore ed eretto nel 1606 sul luogo di un’antica chiesa romanica risalente al secolo XII. Tra gli altri edifici religiosi di rilievo artistico visitiamo la chiesa della S.S. Trinit&amp;amp;#224; la cui costruzione inizi&amp;amp;#242; nel 1585 e che contiene delle bellssime decorazioni dell’altare risalenti al 1633. Molto bella anche la cinquecentesca chiesa di San Bernardino che custodisce un organo di Paolo Mentasti di Casale Monferrato, costruito nel 1894.
Se la citt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; stata fondata dove indicato da una colomba, la meta della nostra vacanza ce la indica invece uno splendido airone rosso, esemplare appartenente alla folta colonia nidificante nel Parco Fluviale del Po e dell’Orba. E’ proprio all’interno di questo paradiso naturalistico che si trova la Cascina Nuova, un agriturismo biologico con la vocazione per le escursioni e le vacanze rigeneranti durante le quali alternare il dolce far niente a delle attivit&amp;amp;#224; sportive o creative. 
Non facciamo fatica a trovare l’indirizzo, e quando raggiungiamo il viale alberato con i pittoreschi silos colorati, sappiamo di essere arrivati. Parcheggiamo comodamente nel cortile e veniamo accolti con grande gentilezza dai titolari, la signora Armanda e il signor Federico. 
I nostri alloggi sono dislocati tra i dieci appartamenti distribuiti tra la Casa dei fiori e la Casa dell’arte: due strutture caratteristiche e finemente ristrutturate, ricavate rispettivamente dalla stalla, dal fienile, dal pollaio e dall’officina dei trattori. Ogni appartamento &amp;amp;#232; diverso dall’altro, alcuni sono arredati in un affascinante stile country, altri invece portano un tocco di modernit&amp;amp;#224; nella campagna. “Oltre ai dieci spaziosi monolocali, dotati di cucina, aria condizionata e wifi, abbiamo anche tre camere con le stesse comodit&amp;amp;#224;, richieste in generale da chi si ferma durante un viaggio di lavoro. Una parte dei nostri ospiti sono persone che lavorano nell’ambito delle oreficerie e delle gioiellerie, ma da un po’ di tempo sta acquisendo un’importanza sempre maggiore anche il turismo, in particolare quello ecosostenibile”, ci spiega la signora Armanda che aveva seguito il marito in questo luogo immerso nella natura nel 1993. “Mio marito aveva ereditato la cascina dal nonno e si dedica tuttora all’attivit&amp;amp;#224; di produzione di cereali biologici dal farro al mais, dal girasole al grano, coltivati a rotazione in modo da non impoverire il terreno. A questa attivit&amp;amp;#224; tradizionale abbiamo affiancato l’ospitalit&amp;amp;#224; sin dal 1997, iniziando con i primi cinque monolocali a cui nel 2006 si sono aggiunti gli altri.”
Oggi Cascina Nuova &amp;amp;#232; un’oasi dove gli ospiti possono riappropriarsi di se stessi, del proprio benessere e di ritmi di vita a misura d’uomo. Le nostre giornate inziano con un’abbondante colazione a buffet a base di prodotti biologici, con dolci fatti in casa, pane, latte e frutta a chilometro zero, sfiziosit&amp;amp;#224; dolci e salate e caff&amp;amp;#232; ecosolidale. 
Mentre alcuni di noi si dedicano al relax leggendo all’ombra del terrazzo fiorito un buon libro scelto nella biblioteca della Cascina, alcune signore si dilettano con un corso di lavori creativi con la carta. Gli sportivi del gruppo vanno invece a fare una bella gita in mountain bike all’interno del Parco del Po e dell’Orba, lungo il fiume che dista circa duecento metri e spingendosi fino alle risaie della Lomellina. La Cascina fa parte del circuito Bike Friendly del Monferrato, ed &amp;amp;#232; anche possibile partecipare a dei weekend di escursioni su due ruote per le colline monferrine grazie ai tour con guide patentate sia su strada che fuori strada, organizzati in collaborazione con Monferrato Bike Ride. Per chi non avesse la bici, per questi tour guidati c’&amp;amp;#232; anche la possibilit&amp;amp;#224; di noleggiarla.  
Dopo le escursioni non c’&amp;amp;#232; niente di meglio che rilassarsi in piscina, godendosi della frescura del piacevole specchio d’acqua immerso tra gli orti. E se sguazzando ci viene fame, niente panico: l’originale Orto in Piscina, creato in vecchie botti di ferro recuperate e ridipinte che grazie agli ortaggi rigogliosi fanno anche ombra alla zona relax, &amp;amp;#232; a pochi metri da noi e insieme all’orto biologico poco distante, ci fornir&amp;amp;#224; ogni ben di Dio necessario per preparare una squisita cena. 
La vocazione ecologica che ha portato la Cascina a essere fornitore di qualit&amp;amp;#224; ambientale del Parco Fluviale del Po e dell’Orba, si nota in ogni dettaglio: dall’impianto fotovoltaico fino ai prodotti di cortesia come il sapone, che viene erogato attraverso dei dispenser antispreco. Perfino la legna per il nuovo impianto di riscaldamento viene prodotta e tagliata dai proprietari della Cascina.
Alla fine della nostra vacanza ritorniamo in citt&amp;amp;#224; rigenerati nella mente e nel fisico e da ora in poi, se chiudendo gli occhi sogneremo la campagna, non sar&amp;amp;#224; quella dei campi tutti uguali in cui l’ordine geometrico delle piante non lascia spzio neanche a un’erbaccia: abbiamo imparato che vedere spuntare tra il grano qualche papavero o altri fiori ed erbe frequentati da farfalle colorate &amp;amp;#232; sinonimo di agricoltura biologica, ovvero di qualit&amp;amp;#224; e di bont&amp;amp;#224;. Saremo felici di rifare un bel giro in bicicletta tra questi bei campi e tra le colline circostanti anche la prossima volta.&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12420.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;La bellezza dei gioielli riflessa da una campagna dorata: weekend di relax ed escursioni a Valenza&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 09 Jul 2015 13:04:34 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12420.ashx</guid></item><item><title>Una torre vista mare sulla riviera ligure: gita a Celle Ligure tra arte, storia e buona tavola, Celle Ligure, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12422.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12422.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12422/133517.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando arriva la bella stagione, viene inevitabilmente voglia di fare un salto nei luoghi dove il sole &amp;amp;#232; di casa e il mare &amp;amp;#232; cristallino. E’ esattamente quanto abbiamo fatto anche noi raggiungendo Celle Ligure, le cui tipiche case colorate immerse nei fiori si affacciano sulla riviera di Ponente.
Siamo nella provincia di Savona, e se il capoluogo &amp;amp;#232; noto come la “Citt&amp;amp;#224; dei Papi”, grazie a ben due papi savonesi, Sisto IV e il nipote Giulio II, scopriamo che in realt&amp;amp;#224; Sisto IV nacque nel 1414 in una frazione di Celle Ligure, chiamata Pecorile. Si tratta del pontefice da cui prende il nome la Cappella Sistina, che proprio durante il pontificato di Giulio II venne affrescata da Michelangelo. 
Il profumo del mare ci accompagna anche durante la visita al monumento pi&amp;amp;#249; importante di Celle, la chiesa di San Michele Arcangelo. Infatti, il sagrato antistante la chiesa &amp;amp;#232; formato da un mosaico di oltre mezzo milione di ciottolini di mare bianchi e neri, raccolti a partire dal 1894 da Don Agostino Delfino e dai suoi alunni, sulla battigia tra Camogli e Albisola. I sassi cos&amp;amp;#236; raccolti sono stati trasportati a Celle con gozzi da pesca. All’interno della chiesa si trovano delle opere d’arte preziosissime, tra cui il polittico “San Michele e i Santi”, dipinto nel 1535 da Perin del Vaga, allievo di Raffaello. Secondo la leggenda, l’opera sarebbe un ex voto dedicato dal pittore a San Michele per aver trovato salvezza sulla spiaggia di Celle Ligure dopo un naufragio. I fatti storici riferiscono per&amp;amp;#242; che l’opera era stata commissionata all’artista dai pescatori cellaschi.
Celle Ligure viene citata nelle carte per la prima volta nel 1014, e nel XII secolo il suo territorio pass&amp;amp;#242; al Marchesato di Ponzone. E fu proprio Pietro Ivaldi, detto il Muto di Toleto, in quanto nativo della frazione Toleto di Ponzone, la patria del filetto baciato tra le colline dell’Alto Monferrato acquese, a realizzare la celebre serie di dipinti raffiguranti episodi della vita di Cristo all’interno della chiesa di San Michele Arcangelo di Celle.
Durante la nostra permanenza visitiamo diverse delle numerose altre belle chiese, tra cui l’Oratorio di San Michele e la chiesa di San Giorgio nella frazione Sanda. 
Ed &amp;amp;#232; proprio dalla frazione Sanda che parte uno degli itinerari turistici pi&amp;amp;#249; entusiasmanti di Celle, il Sentiero botanico, che porta fino al luogo dove sorgeva la storica Torre Bregalla, detta Torre di Cardemei, costruita su un crinale a 261 metri di altezza come punto di avvistamento costiero per difendersi contro le incursioni piratesche che nel Cinquecento si erano notevolmente intensificate. 
Sul lungomare ammiriamo inoltre la chiesa di Nostra Signora della Consolazione, anticamente sede del convento di Santa Maria della Grotta, caratterizzata dalla decorazione esterna a strisce tipicamente ligure. 
Spostandoci in auto verso Ponente, si apre una veduta mozzafiato sul mare e una stupenda vista sulle case colorate cellesi che si affacciano sulla spiaggia. Proprio in quel tratto panoramico della strada statale dell’Aurelia notiamo l’invitante terrazzo del Ristorante Torre, dove decidiamo di fermarci per cena e non solo: possiamo anche pernottare nelle comode e luminose camere dell’Hotel Torre, (ce ne sono ben sedici), dotate di ogni comfort, dalla tv al frigobar, per non parlare dei meravigliosi panorami che si aprono dalle finestre sul mare e sulle colline retrostanti. 
Dopo aver lasciato l’auto nell’ampio parcheggio della struttura, ci accomodiamo sul terrazzo immerso nei fiori per bere qualcosa, mentre per cenare ci sposteremo nell’ampio dehor, non prima di aver ammirato anche le sale interne, perfette anche per cerimonie, arredate con gusto elegante e con dettagli, dai suppellettili ai libri esposti che richiamano ricordi e momenti della storia e delle tradizioni cellesi. 
Storia, di cui questo ristorante &amp;amp;#232; parte attiva da ormai oltre quarantacinque anni: “La nostra famiglia gestisce la struttura da ormai tre generazioni, a partire dal 1970. Dopo un periodo che avevamo dato in gestione il locale, l’abbiamo ripreso nel 2006 curando in particolar modo la ristorazione. Oggi lo chef &amp;amp;#232; mio figlio Bruno Giordano e oltre a me, mio marito Sergio, e nostro figlio Andrea Giordano in cucina, fanno parte dello staff anche il sommelier e cameriere Alessio e l’aiuto cuoco Rocco”, ci spiega la signora Mara. Si tratta di un team affiatato che &amp;amp;#232; stato capace di creare un bell’ambiente, distinguendosi grazie all’alta qualit&amp;amp;#224; delle proposte enogastronomiche. “Facciamo parte dell’alleanza tra i cuochi e i presidi Slow Food e prestiamo la massima attenzione alla ricerca degli ingredienti di qualit&amp;amp;#224; e a chilometro zero”, continua la titolare mentre iniziamo ad assaggiare le prime bont&amp;amp;#224;. 
La gran parte del nostro gruppo sceglie il men&amp;amp;#249; Liguria, ma c’&amp;amp;#232; anche chi opta per il men&amp;amp;#249; pesce o il men&amp;amp;#249; carne, mentre una nostra amica mangia semplicemente un piatto unico scelto alla carta. Noi, che non rinunceremmo agli autentici sapori liguri per nulla al mondo, iniziamo con degli antipasti di street food ligure gustando delle frittelle di baccal&amp;amp;#224;, delle acciughe ripiene e della focaccina con panizza. 
Continuiamo con un bel piatto di trofiette fresche fatte in casa come tutta la pasta e i dolci, e assaggiamo anche la prescins&amp;amp;#246;a e le patate con i fagiolini. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini scelti tra le oltre cento etichette della ricca carta che spazia per tutta l’Italia comprendendo anche dei vini francesi, oltre naturalmente a una vasta scelta di vini liguri che abbiniamo ai vari piatti seguendo il percorso suggerito dal sommelier. 
Proseguiamo con il piatto regina della cucina ligure, il cappon magro, presidio Slow Food, come ci indica una simpatica lumachina colorata sulla carta. I nostri amici “marinari” gustano dei gamberi viola con cremoso di formaggetta di Stella, degli gnocchi di patate Quarantina all’astice e dragoncello e un secondo di pescato giornaliero con salsa Armoricana, mentre i “carnivori” si godono una selezione di salumi di Sassello, dei tortelli con pancetta cotta al forno e pecorino sardo su crema di fave e menta, e delle belle tagliate di manzo piemontese al Barbera e scalogni glassati. 
La nostra cena si conclude in gran dolcezza grazie agli sfiziosi dessert della casa tra cui il semifreddo all’amaretto di Sassello e Chinotto di Savona, il cheesecake con paste di meliga del Monregalese e nocciola Piemonte I.G.P., e un percorso di dessert a base di ingredienti di eccellenza del territorio: tante bont&amp;amp;#224; che rendono indimenticabile il nostro soggiorno, che ripeteremo molto volentieri anche in futuro.

Francesca Bertha
www.francescabertha.it

PER INFORMAZIONI:
www.comunecelle.it
www.hotelristorantetorre.it
www.ristorantetorrecelle.it
Hotel Ristorante Torre
Via Aurelia Ponente, 20 Celle Ligure (SV)
Tel.: 019/993465
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12422.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Una torre vista mare sulla riviera ligure: gita a Celle Ligure tra arte, storia e buona tavola&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 09 Jul 2015 20:47:56 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12422.ashx</guid></item><item><title>Un weekend alla corte del castello: gita a Orsara Bormida, Orsara Bormida, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12456.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12456.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12456/134354.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’era una volta un orso che si chiamava Sangiut&amp;amp;#233;n. Viveva con la sua famiglia in una delle numerose grotte situate sul territorio di Orsara Bormida e si occupava di lavorare la terra. Qualche tempo prima Sangiut&amp;amp;#233;n era stato in Francia dove aveva imparato l’arte di fare il vino, e una volta tornato a casa, si era messo a coltivare la vite insieme ai suoi parenti. Tra una zappata e l’altra era solito alzarsi tra i filari e lasciare che il suo sguardo spaziasse per il paesaggio collinare ammirandone il fascino selvaggio e autentico. Dopo le giornate di lavoro si riposava gustando il buon pane preparato dalle orse di casa che gli spalmavano sopra dell’ottimo miele. Nei paesi circostanti, da Acqui a Ovada, tutti parlavano degli orsi che facevano il vino e un bel giorno una delegazione venne a trovarli, chiedendo loro di poter imparare a piantare la vite in cambio di insegnare agli orsi di fare gli agnolotti del plin. Affare fatto: dopo questo accordo, sigillato con una bella mangiata di agnolotti nel vino, la coltivazione della vite si diffuse in tutto il Monferrato.  
Arriviamo a Orsara Bormida seguendo idealmente le orme di questi simpatici orsi leggendari, raccontati in una poesia da Elisabetta Ferrari, e mentre curva dopo curva raggiungiamo il nucleo pi&amp;amp;#249; antico del paese, un tempo davvero popolato dai parenti di Sangiut&amp;amp;#233;n, restiamo a bocca aperta alla vista della bellezza del paesaggio. Fino al Medioevo il paese si inseriva in un ampio territorio noto come il “grande Nemus”, ovvero un’immensa foresta solcata da torrenti e percorsa da sporadiche e impervie mulattiere. La localit&amp;amp;#224; iniziava a cambiare volto a partire dal 179 a.C. con la presenza romana, per poi sviluppare il suo antico nucleo abitativo medievale, circondato da campi, prati, orti e vigneti. La prima notizia scritta relativa al paese si trova in un documento del 1155, ma a quell’epoca era gi&amp;amp;#224; da oltre centocinquant’anni che la torre di avvistamento dell’attuale castello dominava le vallate circostanti. 
La prima chiesa parrocchiale, dedicata a San Martino, fu edificata nel 1276, mentre l’edificio religioso odierno &amp;amp;#232; una struttura barocca eretta nel secolo XVII, in cui venne incorporata parte di un antico oratorio le cui tracce sono tuttora visibili nella cappella del Rosario. Oltre alle preziose opere d’arte custodite all’interno della chiesa, &amp;amp;#232; di grande rilevanza anche l’affresco che ne orna la facciata e che ritrae San Martino di Tours: &amp;amp;#232; opera di Pietro Ivaldi, noto come il Muto di Toleto, celebre pittore ottocentesco originario del vicino paese di Ponzone. Le bellezze senza tempo di Orsara continuano a ispirare gli artisti tra cui forse il pi&amp;amp;#249; noto &amp;amp;#232; Beppe Ricci, pittore che ha tradotto il suo amore per il proprio paese in numerosi dipinti che hanno partecipato a svariate mostre sia in Italia che all’estero. 
Dopo questo bel giro tra le viuzze del centro storico ci avviamo verso il punto pi&amp;amp;#249; alto del paese, dove, immerso in un parco di alberi secolari, si erge il castello di Orsara Bormida. Nato da una torre d’avvistamento quadrata intorno all’anno Mille, a seguito delle incursioni saracene venne ampliato e trasformato in castello inizialmente con l’aggiunta di una seconda torre di forma ottagonale a cui segu&amp;amp;#236;, nel secolo XVIII, la costruzione di una torretta cilindrica. Oggi la residenza signorile fa parte del circuito dei Castelli aperti, e appartiene al suo complesso anche l’antico oratorio della S.S. Annunziata, risalente forrse al secolo XII. L’edificio religioso di stile lombardo-romanico conserva al suo interno preziosi stucchi e affreschi secenteschi, ricordo dell’epoca in cui, fino al 1676, fu la chiesa parrocchiale del paese.
Ammirando il panorama che si apre da qui, ci viene naturale fantasticare su quei tempi in cui principi e principesse arrivavano a cavallo presso il castello, percorrendo la scenografica strada che porta su al ricetto. Stavolta il nostro sogno diventa presto realt&amp;amp;#224;, e anche se non siamo arrivati in sella a dei cavalli, durante la nostra vacanza abbiamo la possibilit&amp;amp;#224; di calcare le orme dei castellani di una volta: la nostra dimora per questo lungo weekend &amp;amp;#232; infatti presso il B&amp;amp;amp;B La Corte del Castello, una meravigliosa struttura nata alcuni mesi fa in un’antica cascina che fa parte del castello.
Ad accoglierci con grande gentilezza &amp;amp;#232; Angelo, il titolare che con cura e dedizione quotidiana ha creato questo angolo di pace. “Le basi del castello risalgono all’epoca romana, mentre i locali dove oggi c’&amp;amp;#232; il B&amp;amp;amp;B, un tempo pare facessero parte delle scuderie”, ci spiega mentre entriamo attraversando uno splendido cortile pieno di fiori e abbracciato dalle antiche mura ornate da merletti. Alzando lo sguardo possiamo ammirare una quercia plurisecolare, mentre dal cortile, dove a sottolineare il fascino dei tempi andati &amp;amp;#232; anche un pozzo tuttora in uso, si apre una vista sulle colline e sui vigneti circostanti che a definirlo mozzafiato &amp;amp;#232; riduttivo. “L&amp;amp;#236; si vede il nostro dirimpettaio, il castello di Morsasco che dicono fosse anticamente collegato con Orsara attraverso dei cunicoli sotterranei. Guardando verso Savona si distinguono le alture del Monte dei Beigua, mentre dall’altra parte, col tempo bello, si stagliano dal cielo le cime delle Alpi”, ci spiega Angelo.
Ci sistemiamo occupando due delle tre spaziose camere in ognuna delle quali possono alloggiare due persone. Luminose, ampie e arredate con stile e gusto, con mobili e bellissimi tessuti capaci di evocare le atmosfere fiabesche dei tempi di una volta, le camere sono degli incantevoli luoghi di riposo da apprezzare particolarmente dopo delle lunghe e salutari passeggiate in zona.
Le nostre giornate passano infatti tra piacevoli gite a piedi e in mountain bike alla scoperta del territorio dal fascino spettacolare in ogni stagione, ma dedichiamo una giornata anche a visitare le citt&amp;amp;#224; vicine, in particolare Acqui Terme, abbinando una rilassante seduta termale alla scoperta delle sue bellezze artistiche.
Dopo le nostre escursioni ci riempie di gioia poterci immergere nello splendore del giardino della nostra dimora. Sorseggiare una tisana seduti a un grazioso tavolino nel verde mentre si ammirano zinnie gigantesche i cui colori spiccano tra le mille sfumature di verde e di azzurro del panorama, o cogliere delle fragoline, dei lamponi o addirittura delle albicocche, sono tante piccole e grandi esperienze capaci di farci ritrovare noi stessi e di farci assaporare una vita veramente a misura d’uomo.
Qui si godono tutti i momenti della giornata compreso il mattino, reso quasi un momento di festa grazie all’abbondante colazione. Ognuno pu&amp;amp;#242; scegliere a seconda dei propri gusti, e anche la nostra amica celiaca e suo marito vegano si deliziano con una colazione fatta per loro su misura. Sul nostro tavolo arrivano bont&amp;amp;#224; di ogni tipo: dal caffelatte al t&amp;amp;#232; e alle tisane, oltre a pane, biscotti, dolci, miele e marmellate biologiche. Chi preferisce il salato, gusta un bell’uovo alla cocque oltre a dei prosciutti e formaggi e a delle squisite verdure a chilometro zero.
Qui le giornate iniziano alla grande e continuano senza fretta e senza stress, con dei ritmi sani e capaci di far apprezzare anche le piccole cose: un lampone appena colto, un po’ di miele, un fiore che illumina il giardino. Se l’orsetto Sangiut&amp;amp;#233;n dovesse un giorno far ritorno in paese, sarebbe senz’altro felice di trovare cos&amp;amp;#236; tante cose belle e piacevoli. Non sappiamo se lui ha intenzione di tornare qui, ma noi sicuramente, e lo faremo alla prima occasione possibile. 

Francesca Bertha  
www.francescabertha.it

PER INFORMAZIONI:

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contact@lacortedelcastello.info
La Corte del Castello B&amp;amp;amp;B
Via Castello, 11 Orsara Bormida (AL)
331/4961821
Facebook: Lacortedelcastello Bedandbreakfast&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12456.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Un weekend alla corte del castello: gita a Orsara Bormida&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sun, 20 Sep 2015 17:11:25 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12456.ashx</guid></item><item><title>Il fascino di un’antica localit&amp;#224; marinara: una giornata a Spotorno tra arte, storia e buona tavola, Spotorno, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12415.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12415.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12415/133415.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell’inquadratura delle nostre foto che ritraggono il vivace litorale di Spotorno, se fosse stato possibile scattarle qualche centinaio di anni fa, avremmo visto il colorato viavai di commercianti, di gente che caricava la merce sui lembi, le tipiche imbarcazioni con a bordo equipaggi a volte anche di trenta persone che partivano alla volta della Francia, della Sicilia e della Sardegna. Dove oggi c’&amp;amp;#232; Piazza della Vittoria, avremmo potuto assistere al varo di eleganti brigantini, ovvero dei bellissimi velieri dotati di due alberi che venivano costruiti nel cantiere.
Oggi Spotorno &amp;amp;#232; una delle mete turistiche preferite della Riviera Ligure di Ponente, e il fascino della citt&amp;amp;#224; deriva, oltre che dalla sua splendida posizione geografica, anche dal suo grande patrimonio storico che affonda le radici nell’antica cultura marinara. Il litorale di Spotorno fu nel 1953 set del film La Spiaggia, diretto da Alberto Lattuada.
La nostra passeggiata ci porta a scoprire molte testimonianze dei secoli passati, spesso costellati da dure guerre, come ad esempio quella del 1226 quando la vicina Noli, alleata con Genova, invase e sacchegg&amp;amp;#242; Spotorno. A ricordare queste e altre battaglie, sono oggi i ruderi del Castello, pi&amp;amp;#249; volte distrutto e ricostruito, sulle alture da cui si apre una splendida vista sulla costa, ma anche le torrette di avvistamento costruite verso la fine del Cinquecento per controllare il mare e prevenire gli attacchi dei turchi e dei pirati.
In passato Spotorno era nota perfino all’estero per l’intensa attivit&amp;amp;#224; di produzione di calce, come testimoniano tuttora alcune antiche fornaci che si possono osservare in citt&amp;amp;#224;.
Girando nel coloratissimo centro storico, caratterizzato dai tipici caruggi liguri, giungiamo nei pressi della Biblioteca Civica, dove notiamo delle simpatiche piastrelle con divertenti disegni dedicati alla citt&amp;amp;#224;: si tratta delle opere realizzate per una delle scorse edizioni di SpotornoComics, rassegna di satira e fumetti che ogni anno ha il suo momento clou nel mese di Agosto, durante la Notte delle Vignette. Nel 2006 l’edizione era dedicata al 250esimo anniversario della nascita di Mozart, ed ecco che un simpatico pesce, dai denti a forma di tastiera di pianoforte, ci chiede sorridendo: “Lo sapevate che Mozart &amp;amp;#232; passato da Spotorno?” 
Certamente sono passati di qui altri noti personaggi dell’arte e della cultura, come lo scrittore britannico D.H. Lawrence, autore del romanzo “L’amante di Lady Chatterley”, e il poeta Camillo Sbarbaro, grande amico di Eugenio Montale. Nato nel 1888 a Santa Margherita Ligure Sbarbaro, a cui &amp;amp;#232; dedicata la Biblioteca, soggiorn&amp;amp;#242; numerose volte qui, anche per via delle sue parentele spotornesi.
Durante il nostro giro visitiamo anche alcune bellissime chiese, tra cui la parrocchiale della Santissima Annunziata, con al suo interno delle opere risalenti al Seicento. Sulla sua facciata campeggia una delle pi&amp;amp;#249; belle meridiane della citt&amp;amp;#224;, concepita secondo l’uso italico, (diverso dal metodo degli orologi solari francesi), per mostrare agli agricoltori quante ore di luce rimangono a disposizione.
Dopo questa lunga passeggiata il languorino ci fa venire voglia di una bella cena a base di pesce e cos&amp;amp;#236; decidiamo di fermarci presso il Ristorante Piccolo Vallega, a due passi dalla spiaggia. A “invitarci” in questo ristorante &amp;amp;#232; stato anche un simpatico cartello a forma di bassotto davanti all’ingresso che ci ha assicurati del fatto che qui anche i cani sono i benvenuti, anzi, sono ospiti molto graditi, come pu&amp;amp;#242; confermare anche il nostro barboncino che non solo viene affettuosamente accolto nel locale, affiliato al circuito Welcome Pets, ma scopriamo che pu&amp;amp;#242; addirittura cenare come noi. 
Nell’ambiente intimo, elegante e raccolto della sala arredata con gusto e dai colori chiari e luminosi, ci accoglie con grande gentilezza il signor Angelo, il titolare e chef che gestisce il locale insieme al socio Enrico e la collaboratrice Veronica. Notiamo subito che qui l’attenzione alla qualit&amp;amp;#224; e la cura dei dettagli non riguarda solo la cucina, ma si estende a tutto, compreso il bagno per disabili dove la luce si accende in automatico, senza bisogno di toccare l’interruttore. 
Mentre iniziamo a studiare il men&amp;amp;#249;, il nostro sguardo cade su un grande piatto ornamentale riccamente decorato appeso alla parete sopra il bancone, e quando chiediamo al titolare informazioni in merito, abbiamo subito l’occasione di scoprire un interessante capitolo della storia del ristorante. “Quel piatto &amp;amp;#232; stato vinto al premio ‘A Campanassa negli anni ’70 per la preparazione della pastotta”, ricorda il signor Angelo i tempi quando ancora il Vallega era un hotel in un’altra zona della citt&amp;amp;#224;. “Io ho lavorato l&amp;amp;#236; per venticinque anni, e dopo quella lunga esperienza, nel 2002 mi si &amp;amp;#232; presentata la possibilit&amp;amp;#224; di avviare questo ristorante portando avanti lo storico nome Vallega in questa nuova location, un caseggiato antico ristrutturato nel 2000”, ci spiega il titolare.
La nostra cena all’insegna dei sapori del mare inizia con delle acciughe marinate alle fragole che facciamo seguire dall’antipasto Piccolo Vallega, composto da cinque piatti che variano a seconda della disponibilit&amp;amp;#224; dei prodotti. Stavolta gustiamo del pescato marinato, degli asparagi con uova e formaggio, delle cozze alla marinara e dei moscardini all’inferno, belli piccanti al peperoncino, come suggerisce il nome. 
Continuiamo con una delle specialit&amp;amp;#224; pi&amp;amp;#249; amate della casa, gli gnocchetti di patate alla marinara. Ci piacciono molto anche le tagliatelle caserecce al salmone e olive taggiasche, ma non resistiamo nemmeno ai paccheri alla siciliana e ai classici spaghetti alle vongole. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini locali della cantina Sancio e proseguiamo con un bel fritto misto di pescato e con delle squisite grigliate di pesce. 
Infine, cediamo volentieri alle dolci tentazioni di una grande variet&amp;amp;#224; di dessert fatti in casa, tra cui le sfiziose torte alle mele e cannella, alle pere e mandorle, alle banane e amaretti, all’ananas caramellata, ma c’&amp;amp;#232; anche la torta caprese al cioccolato e quella agli amaretti e marmellata. I nostri amici gustano invece dei deliziosi sorbetti al caff&amp;amp;#232; o al pompelmo rosa, oltre a dei buonissimi gelati.
Ricorderemo questa giornata come una delle pi&amp;amp;#249; belle della nostra vacanza e torneremo qui volentieri anche in futuro, magari in occasione di qualcuna delle serate a tema a tutto gusto, come ad esempio la serata spagnola dedicata a specialit&amp;amp;#224; come la paella, da mangiare sorseggiando della buona sangria. 

Francesca Bertha
www.francescabertha.it

PER INFORMAZIONI:
www.comune.spotorno.gov.it
Ristorante Piccolo Vallega
Via Aurelia, 113 Spotorno (SV)
Tel.: 019/741433
Chiusura estiva: luned&amp;amp;#236;, e marted&amp;amp;#236; a pranzo
Chiusura invernale: luned&amp;amp;#236;&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12415.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Il fascino di un’antica località marinara: una giornata a Spotorno tra arte, storia e buona tavola&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 25 Jun 2015 13:34:49 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12415.ashx</guid></item><item><title>Vacanze nella natura per rinascere a nuova vita: gita a Roccaverano, Roccaverano, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12413.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12413.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12413/133393.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per Bramante, il celebre architetto e pittore rinascimentale l’anno 1509 fu piuttosto problematico. I lavori alla Basilica di San Pietro di Roma erano iniziati da tre anni, ma proseguivano a rilento. La demolizione dell’abside e del transetto dell’antica basilica, prevista dal progetto del Bramante aveva suscitato un mare di polemiche al punto che qualche anno dopo il celebre artista venne dileggiato in un dialogo satirico dal titolo Simia, ovvero Scimmia. Fu in questo periodo turbolento che incredibilmente il Bramante trov&amp;amp;#242; il tempo e l’entusiasmo per la realizzazione del progetto della facciata della chiesa di Santa Maria Annunziata a Roccaverano, il borgo astigiano situato pi&amp;amp;#249; in alto, a ben 800 metri sul livello del mare. 
Il merito di aver convinto l’anziano genio a occuparsi della chiesa di un piccolo paese, per di pi&amp;amp;#249; distante da Roma, fu di Enrico Bruno, vescovo nativo di Roccaverano e amico del Bramante. Le cronache non ci raccontano come avesse fatto, ma possiamo ritenere verosimile l’ipotesi che al tavolo della trattativa oltre a una serie di argomentazioni ragionevoli, il buon vescovo avesse offerto al Bramante anche della robiola locale, assaggiata la quale, l’archietto non avesse saputo dire di no alla proposta. 
Nei documenti si hanno notizie del celebre formaggio fatto con il latte crudo delle capre, allevate sulle colline terrazzate che circondano Roccaverano sin dall’anno Mille, ma in realt&amp;amp;#224; le origini di questa prelibatezza risalgono al periodo dell’insediamento dei celti liguri.
Arriviamo a Roccaverano seguendo le orme di queste popolazioni antiche, costeggiando un paesaggio mozzafiato di calanchi di morbida arenaria, ricordo del tempo in cui qui c’era il mare. A indicarci la strada, oltre ai cartelli, &amp;amp;#232; la mastodontica torre circolare, simbolo del paese. Alta ben 30 metri, la suggestiva costruzione faceva parte dell’antico castello di cui oggi rimane un’unica, scenografica facciata dalle cui finestre si apre una fantastica vista sulla piazza e sulla chiesa di Santa Maria Annunziata, quella, appunto, progettata dal Bramante e consacrata nel 1516. Dopo aver ammirato una delle pi&amp;amp;#249; armoniose piazze del Piemonte, ci spostiamo presso la chiesa cimiteriale di San Giovanni, l’antica parrocchiale che custodisce il pi&amp;amp;#249; completo ciclo di affreschi gotici dell’Astigiano. 
Il meraviglioso paesaggio langarolo con gli interminabili filari dei suoi vigneti, i suoi borghi medievali abbracciati dal verde e dai fiori &amp;amp;#232; il luogo ideale per staccare dallo stress delle grandi citt&amp;amp;#224;. Non solo: immerso tra queste colline dalla bellezza mozzafiato esiste un luogo dove oltre a rilassarsi &amp;amp;#232; possibile ritrovare se stessi e anche scoprire una vita nuova, sana e positiva grazie agli insegnamenti del Reiki. Si tratta della Cascina Rosso, noto agriturismo biologico circondato da dodici ettari di verde tra orti, frutteti, prati e sentieri da trekking. E’ la location ideale per imparare e praticare meditazione, specialmente Mindful Meditation, ed &amp;amp;#232; un luogo dove possiamo ristabilire l’equilibrio tra corpo e anima anche grazie ai corsi di Usui Reiki, Karuna Reiki e di EFT (Emotional Freedom Techinques) tenuti dai master Adriano Rosso e sua moglie Judith Rivera Rosso, i titolari della struttura. 
Dopo essere arrivati ci sistemiamo nei nostri comodi appartamenti, spaziosi e dotati di tutti i comfort che servono per una vacanza di rigenerazione. Tra questi, apprezziamo molto la presenza della cucina, che utilizzeremo per preparare dei piatti semplici e gustosi a base dei prodotti biologici della cascina, un vero Eldorado anche per vegetariani e vegani. La tranquillit&amp;amp;#224; del nostro sonno sar&amp;amp;#224; garantita dall’assenza di inquinamento acustico e luminoso – al limite a tenerci svegli potr&amp;amp;#224; essere il “traffico” della Via Lattea che possiamo osservare sia affacciandoci alla finestra che uscendo in cortile -, ma l’inquinamento &amp;amp;#232; assente in ogni sua possibile forma, comprese le sostenze chimiche che non solo sono bandite nelle coltivazioni, ma perfino le lenzuola sono lavate con detersivi naturali.
“Oggi siamo bombardati da una quantit&amp;amp;#224; assurda di informazioni e di stimoli per lo pi&amp;amp;#249; inutili e dannosi che ci distraggono dalla vera essenza della vita. Noi siamo qui per mostrare alle persone che un’alternativa esiste. Non c’&amp;amp;#232; bisogno di attendere di ammalarsi per prendere in mano la propria vita e migliorarla rendendola positiva e armoniosa”, ci spiegano Adriano e Judith, due persone squisite e autorevoli che parlano per esperienza vissuta e con assoluta cognizione di causa. “L’essere umano nasce per crescere e con i metodi che noi insegniamo, tutti possono imparare a gestire lo stress e i propri problemi. Abbiamo anche visto tanti casi in cui delle persone sono riuscite a superare vari disagi e disturbi fisici. E’ possibile imparare a vivere con gioia, si tratta di avere un approccio diverso alla vita. Le persone che vengono a passare un po’ di tempo da noi, non solo tornano a casa rigenerati e con l’abbronzatura, ma con qualcosa di molto pi&amp;amp;#249; duraturo e importante: la consapevolezza di avere un’alternativa, la certezza di poter creare la propria vita e di poterla vivere senza stress e in armonia”, continuano i titolari con entusiasmo contagioso. 
I corsi, che sono opzionali, si svolgono in un’ampia sala luminosa dell’antica cascina ristrutturata nel 2006, dalle cui finestre si apre un panorama incantevole sul verde. Dopo i corsi raggiungiamo i nostri amici che hanno scelto di dedicarsi a un riposo antistress facendo passeggiate lungo i sentieri che partono dalla cascina e si snodano per le colline circostanti e gite nei vicini borghi storici tra cui Monastero Bormida, Canelli o citt&amp;amp;#224; d’arte come Acqui Terme e Asti. Ci rilassiamo anche andando in giro per ristoranti tipici e gustando i prodotti a chilometro zero della Cascina, mentre per i ragazzi rester&amp;amp;#224; un’esperienza indimenticabile aver scoperto tanti segreti dell’orto biologico. Una coppia di nostri amici invece &amp;amp;#232; entusiasta dei suggerimenti di Life Coaching ottenuti per riorganizzare la propria vita e la loro attivit&amp;amp;#224; lavorativa.
Quando la nostra vancanza termina, portiamo a casa il profumo sublime e il sapore senza paragoni della frutta e della verdura fresca e incontaminata appena colta, la bellezza della natura, il fascino delle nostre camere con travi a vista e dei muri spessi dell’antica struttura che sembra avere un’anima, l’allegria dei gatti e del cagnolino della cascina, il cinguettio degli uccelli, l’emozione di aver intravisto dei caprioli sui sentieri boschivi e soprattutto un profondo senso di benessere che abbiamo imparato a cogliere e a coltivare in noi stessi grazie ad Adriano e Judith, persone che convincono della validit&amp;amp;#224; dei metodi da loro praticati semplicemente con il loro esempio. Durante questa vacanza non solo ci siamo rigenerati, ma abbiamo imparato a trattarci bene e a vivere con gioia. Nel titolo del suo libro, Adriano dice: “La Tua Vita &amp;amp;#232; Un Orto - Coltivala!”. Abbiamo iniziato a seguire il suo suggerimento.

Francesca Bertha
www.francescabertha.it

PER INFORMAZIONI:
www.comune.roccaverano.at.it
www.cascinarosso.info
www.reikiitalia.com
www.eftitalia.com
Cascina Rosso – Agriturismo biologico
Reg. Caramello Piandonne, 26 Roccaverano (AT)
Tel.: 0144/93100
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12413.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Vacanze nella natura per rinascere a nuova vita: gita a Roccaverano&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 24 Jun 2015 17:05:26 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12413.ashx</guid></item><item><title>Dalla Baia del Silenzio ai racconti della buona tavola: una giornata a Sestri Levante - Parte II., Sestri Levante, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12404.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12404.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12404/133253.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo una piacevolissima passeggiata sul lungomare su cui si affacciano le case colorate dei pescatori, ci spostiamo idealmente su un’isola, raggiungendo appunto il Ristorante L’Isola, situato in viale Mazzini, lungo l’Aurelia all’inizio della citt&amp;amp;#224; arrivando da Chiavari. Troviamo facilmente parcheggio a pochi passi dal locale e una volta all’interno, ci accomodiamo a un tavolo da cui si apre una piacevole vista su uno scorcio di mare. L’ambiente luminoso, arredato in un elegante stile moderno e disposto su due piani &amp;amp;#232; molto gradevole e trasmette un fascino giovane, dinamico e caloroso. Ad accoglierci con grande gentilezza sono i titolari Fausto e Violetta i quali hanno creato questo ristorante tre anni fa, riuscendo a trasformare un mobilificio abbandonato nella meta prediletta di molti buongustai che arrivano qui sia dalla citt&amp;amp;#224; che un po’ da tutte le parti d’Italia e del mondo.  
Byron, nell’aver ritrovato il benessere fisico grazie al mare di Sestri Levante, non &amp;amp;#232; certo da solo: &amp;amp;#232; successo qualcosa di simile anche alla titolare di questo ristorante, come emerge dal racconto quasi romanzesco del signor Fausto: “Io sono di origini calabresi, ma sono nato in Trentino e da sempre vissuto a Ivrea, in Piemonte, dove avevamo un ristorante che andava bene. 
A un certo punto per&amp;amp;#242; mia moglie Violetta aveva accusato dei dolori alla schiena e quando il problema si stava facendo piuttosto serio, il medico ci ha consigliato di andare a vivere al mare, in particolare in Liguria visto che qui, grazie alla grande biodiversit&amp;amp;#224; l’aria di mare ha un’alta concentrazione di iodio. 
Cos&amp;amp;#236; alcuni anni fa abbiamo aperto un locale a Moneglia dove ci siamo trovati molto bene, ma si lavorava solo d’estate. All’epoca facevamo ancora la spola tra il Piemonte e la Liguria, cosa che era piuttosto faticoso. Allora ci siamo spostati a Sestri Levante, e dopo due anni durante i quali avevamo gestito un ristorante chiamato La Baia, si &amp;amp;#232; presentata l’occasione di acquistare questo locale che molti anni fa era una gastronomia, ma quando siamo arrivati noi, era un ex mobilificio chiuso da un anno e senza impianti, senza niente. 
E’ stata per noi una bella sfida che abbiamo raccolto con entusiasmo e nonostante che molti non ci avrebbero scommesso neanche due lire, siamo riusciti a creare questo ristorante dal nulla restituendo nello stesso tempo un pezzo di Sestri Levante alla citt&amp;amp;#224;. I nostri sforzi sono stati premiati sia dall’affetto dei clienti che dal fatto che ora mia moglie sta benissimo: il mare di Sestri Levante insieme alla passione per il nostro lavoro l’hanno guarita”. 
Fino a qualche decennio fa Sestri Levante era tra le localit&amp;amp;#224; pi&amp;amp;#249; frequentate dagli artisti, e anche se ultimamente la dolce vita sembra essersi spostata in altri luoghi, stando a tavola presso L’Isola &amp;amp;#232; come se fossimo in un ambiente piacevolmente boh&amp;amp;#233;mien dove non ci sarebbe da meravigliarsi se comparisse qualche volto noto. 
La cucina di ottima qualit&amp;amp;#224; e lo stile scherzoso e informale del locale lo rendono meta di chi oltre a mangiare bene, desidera anche passare del tempo in armonia e in tranquillit&amp;amp;#224;. Premiato con il titolo di Eccellenza italiana di Tripadvisor per gli anni 2014 e 2015 e recensito da diverse importanti guide, il ristorante si &amp;amp;#232; affermato grazie al lavoro onesto, appassionato e leale dei titolari che utilizzano solo ingredienti di prima qualit&amp;amp;#224;, preparano tutto fresco e vanno d’accordo anche con gli altri ristoranti e alberghi della citt&amp;amp;#224;. 
“Facciamo una cucina diversa da quella degli altri ristoratori, cos&amp;amp;#236; non diamo fastidio a nessuno, anzi, ci capita di mandare dei clienti a qualche pizzeria o viceversa, di ricevere persone che ci inviano altre strutture. Siamo corretti con tutti, se si crea un clima amichevole &amp;amp;#232; a vantaggio di tutti noi, oltre che dei clienti”, ci spiega il signor Fausto che &amp;amp;#232; uno dei pochi titolari che cucinano direttamente loro. “I nostri clienti apprezzano il fatto che io ci metta la faccia facendo sempre un giro tra i tavoli e tra una chiacchierata e l’altra ascolti le esigenze particolari di ognuno. Il rapporto di fiducia si crea anche cos&amp;amp;#236;”, racconta. 
La nostra cena inizia con un quadrifoglio di gamberi in crema di arance e con un carpaccio di salmone al limoncello, preparato alla russa, con un metodo molto laborioso che dura cinque giorni. Dopo questi sfiziosi antipasti gustiamo dei taglierini freschi al profumo di caff&amp;amp;#232; con mandorle e gamberi, e non resistiamo nemmeno ai taglierini all’isolana, ispirati al nome del locale e preparati con crema di cozze, vongole, mandorle e pinoli adagiati su dei frutti di mare freschi. Dall’isola metaforica a quella reale il passo &amp;amp;#232; breve e si compie assaggiando un bel piatto di taglierini ai gamberi rossi di Sicilia e pistacchi di Bronte.  
Tra le pietanze scegliamo un buonissimo branzino fresco sfilettato e servito con fette di porcini, mentre i nostri amici optano per uno dei fiori all’occhiello del locale, la pepata di cozze. Infine, non ci resta che cedere alle dolci tentazioni dei dessert tra cui la torta con crema eporediese, tipica di Ivrea, come rivela il nome. Ci piacciono molto anche i sorbetti mantecati a mano, il cui sapore squisito ripaga della fatica che occorre per prepararli.  
Dopo questa bella giornata siamo certi che tornare a Sestri Levante sar&amp;amp;#224; sempre un piacere e ad aspettarci non ci saranno soltanto le due baie tanto amate dagli scrittori, ma anche un’isola, quella della buona tavola.  

Francesca Bertha   
www.francescabertha.it  

PER INFORMAZIONI: 
www.comune.sestri-levante.ge.it 
www.ristorantelisola.com 
Ristorante L’Isola 
Viale Mazzini, 306 Sestri Levante (GE) 
Tel.: 0185/1756028
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12404.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Dalla Baia del Silenzio ai racconti della buona tavola: una giornata a Sestri Levante - Parte II.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 11 Jun 2015 15:39:54 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12404.ashx</guid></item><item><title>Dalla Baia del Silenzio ai racconti della buona tavola: una giornata a Sestri Levante - Parte I., Sestri Levante, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12403.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12403.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12403/133246.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Ho trovato finalmente una terra che placa l’animo mio, lo rende dolce e pago della vita”. Cos&amp;amp;#236; scrisse Lord Byron quando nell’ottobre del 1822, a bordo del suo yacht Bolivar approd&amp;amp;#242; nella Baia del Silenzio, la spiaggia cos&amp;amp;#236; denominata dal poeta sestrese Giovanni Descalzo. Lord Byron arrivava da Lerici, ed era reduce da diversi giorni di malessere fisico che aveva cercato di far passare con delle cure improvvisate in una scadente locanda. Alla fine, quando trov&amp;amp;#242; le forze e salp&amp;amp;#242; per attraversare il golfo fino a Sestri Levante, tutto si sistem&amp;amp;#242;. Dopo, ne scrisse cos&amp;amp;#236;: “Il mare mi fece rivivere immediatamente e mangiai il pesce freddo dei marinai e bevvi un gallone di vino di campagna e da allora sto bene”. 
Pur arrivando a Sestri Levante in auto, tra le prime mete che andiamo a visitare &amp;amp;#232; proprio la splendida e raccolta Baia del Silenzio, dove oggi come allora sono presenti decine di barchette. Oltre a Byron c’&amp;amp;#232; anche Andersen, che qui soggiorn&amp;amp;#242; nel 1833 e attribu&amp;amp;#236; il nome di Baia delle Favole all’altra baia della citt&amp;amp;#224;, dove oggi &amp;amp;#232; ricavato il porto turistico. Le due baie sono separate una dall’altra da un sottile istmo, ovvero una lingua di terra bagnata dal mare su entrambi i lati.  
Il centro storico della citt&amp;amp;#224; “dei due mari” ha ispirato anche vari altri artisti: una celebre canzone di Roberto Vecchioni &amp;amp;#232; dedicata a Sestri Levante, e qui sono stati girati diversi video musicali tra cui quello di “Megu Meg&amp;amp;#249;n” di Fabrizio De Andr&amp;amp;#232;, con protagonista Claudio Bisio.  
Immergendoci in queste meravigliose atmosfere artistiche, visitiamo anche alcune delle tante splendide chiese, tra cui la centralissima basilica di Santa Maria di Nazareth, costruita nel Seicento, al cui interno &amp;amp;#232; anche conservata una Piet&amp;amp;#224; lignea di Anton Maria Maragliano. Fino al XVII secolo la parrocchiale fu per&amp;amp;#242; l’antichissima chiesa di San Nicol&amp;amp;#242; dell’Isola, costruita nel 1151 in stile romanico. Salendo verso il promontorio sestrese scopriamo i resti dell’oratorio di Santa Caterina, costruito nel 1578 e devastato durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale.  
Come tutte le localit&amp;amp;#224; rivierasche, anche Sestri aveva avuto a che fare nel lontano passato con le scorrerie saracene e con altri attacchi. Cos&amp;amp;#236; nel 1145 la Repubblica di Genova eresse una fortezza nei pressi del promontorio, ricostruita nel Quattrocento, ma demolita all’inizio del XX secolo.  
La nostra voglia di mare ci fa visitare una delle frazioni pi&amp;amp;#249; antiche di Sestri, Riva Trigoso, sede anche di un importante cantiere navale. Secondo la leggenda Riva e Trigoso furono due innamorati, la cui storia fu spezzata dai terribili pirati che volevano rapire la bella Riva. Morirono entrambi i giovani, ma il loro amore continu&amp;amp;#242; in cielo, e per intervento divino la nave dei pirati perse dei grossi bauli ricolmi d’oro caduti in mare l&amp;amp;#236; dove oggi c’&amp;amp;#232; la Baia d’Oro. Gli angeli discesi dal cielo collocarono nel punto in cui Riva era morta, il grande scoglio dell’Asseu e i ciottoli iniziarono un canto d’amore. &lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12403.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Dalla Baia del Silenzio ai racconti della buona tavola: una giornata a Sestri Levante - Parte I.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 11 Jun 2015 15:31:39 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12403.ashx</guid></item><item><title>Il fascino di un antico borgo della riviera dei Fiori: un weekend a Imperia - Parte I., Imperia, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12390.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12390.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12390/133046.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Visitare due citt&amp;amp;#224; in una, entrambe immerse nei fiori e nel verde pastello degli uliveti e con vista su un interminabile mare azzurro, perdersi tra carruggi colorati dove un tempo oltre ai caratteristici archetti di collegamento esisteva perfino un’intricata rete di vie pensili, riconoscere la forma tipica della vela latina delle galee in uno scoglio triangolare che affiora dall’acqua della spiaggia detta della Galeazza, ammirare in una scultura sola tutti quegli uomini che ebbero il coraggio di sfidare le tempeste del Capo Horn e scoprire il palazzo dove i muli alloggiavano al primo piano: per fare tutte queste ed altre esperienze insolite e piacevoli bisogna andare a Imperia.  
Nata nel 1923 dall’accorpamento di Oneglia e Porto Maurizio, i paesi situati sulle due rive del torrente Impero insieme ad altri nove borghi pi&amp;amp;#249; piccoli, oggi Imperia &amp;amp;#232; una delle citt&amp;amp;#224; pi&amp;amp;#249; grandi della Riviera dei Fiori che da Andora arriva fino al confine francese, passando per Sanremo.  
La nostra passeggiata inizia sul lungomare di Oneglia, Ineja nella lingua locale, dove i colori delicati dell’antico porticato si confondono con l’azzurro del mare, gli ampi spazi fanno sognare, e basta chiudere gli occhi per immaginare, al posto delle barche ormeggiate al porto, gli immensi velieri che fino a qualche secolo fa solcavano questi mari e che ogni due anni tornano sulle coste imperiesi in occasione della manifestazione Vele d’epoca.  Nel centro storico dall’architettura d’impronta piemontese ammiriamo diversi palazzi meravigliosi oltre alla Collegiata di San Giovanni Battista, costruita tra il 1739 e il 1759 dall’architetto onegliese Gaetano Amoretti sul luogo di una chiesa precedente. Che questi luoghi, oggi meta di turisti provenienti da tutto il mondo, non fossero sempre stati cos&amp;amp;#236; tranquilli, lo ricordano tre palle di cannone murate nella parete esterna dell’abside, provenienti dal bombardamento della flotta rivoluzionaria francese, avvenuto nel 1792. Circa cinquant’anni dopo, sempre qui nacque un bambino che da grande sarebbe diventato amatissimo da tutti i bambini: Edmondo De Amicis, autore del libro Cuore, a cui oggi &amp;amp;#232; intitolata la piazza che all’epoca si chiamva piazza Vittorio Emanuele I. Se la famiglia di De Amicis si trasfer&amp;amp;#236; in Piemonte quando il futuro scrittore aveva solo due anni, un altro artista, il celebre circense svizzero Grock avrebbe invece scelto Imperia per riposarsi e per passare i suoi ultimi anni di vita. Presso la sua dimora, Villa Grock, oggi si trova il Museo del Clown ed &amp;amp;#232; sede di manifestazioni culturali. 
Da Oneglia, celebre anche per la sua industria della pasta e dell’olio d’oliva, ci spostiamo a Porto Maurizio, il nucleo dal fascino pi&amp;amp;#249; antico e caratteristico, inerpicato su un suggestivo promontorio. Il suo centro storico, il cosiddetto Parasio, prende il nome da Palatium, un antico torrione quadrato al posto del quale oggi si trova una piazza alberata. Girando a piedi tra le caratteristiche viuzze, un tempo puntellate dalle botteghe dei maestri di antichi mestieri ormai scomparsi, scopriamo che Imperia non &amp;amp;#232; solo citt&amp;amp;#224; di navigatori, ma anche di santi. Non solo perch&amp;amp;#233; vanta ben tre santi patroni, ma anche perch&amp;amp;#233; nel 1676 diede i natali a San Leonardo da Porto Maurizio, la cui statua si erge nei pressi del Duomo, esattamente nel punto in cui dalle mura del Parasio il religioso predic&amp;amp;#242; alla folla di fedeli accorsa per la missione da lui tenuta nel 1743. La costruzione dell’imponente basilica di San Maurizio – la chiesa pi&amp;amp;#249; grande della Liguria -, fu preannunciata proprio in quell’occasione da San Leonardo e venne iniziata nel 1781. All’interno del maestoso edificio religioso possiamo ammirare anche le pregevoli raffigurazioni pittoriche della vita di San Leonardo ad opera di Leonardo Massab&amp;amp;#242;, principale pittore della basilica, anche lui di Porto Maurizio. 
Proseguendo la nostra passeggiata nel reticolato di viuzze colorate, raggiungiamo l’edificio pi&amp;amp;#249; antico di Imperia, l’oratorio di San Pietro, che risale ai secoli XII-XIII. Il fascino della chiesa costruita sul posto di un sacello, ovvero un antico luogo di culto romano, ci riporta ai tempi in cui l’edificio era il fulcro della vita sociale ed economica del borgo: al suo interno infatti, oltre alle funzioni religiose, si svolgevano anche le riunioni e le attivit&amp;amp;#224; politiche e finanziarie della Compagnia dei Mercanti. A pochi passi da questa chiesa un tempo animata da vivaci discussioni si trovano le Logge di Santa Chiara, le cui arcate bianche che filtrano la vista su un mare incredibilmente azzurro, rappresentano tuttora un bellissimo luogo di pace e di raccoglimento. &lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12390.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Il fascino di un antico borgo della riviera dei Fiori: un weekend a Imperia - Parte I.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sun, 07 Jun 2015 14:17:57 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12390.ashx</guid></item><item><title>Il fascino di un antico borgo della riviera dei Fiori: un weekend a Imperia - Parte II., Imperia, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12391.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12391.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12391/133056.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo questo bel giro nel centro di Imperia, ci spostiamo in quella che sar&amp;amp;#224; la nostra dimora per questo weekend, presso la Casa Vacanze Le Rose, situata nell’immediato entroterra ad appena sette chilometri dal mare. Siamo in una vera e propria oasi immersa nel verde: la casa &amp;amp;#232; abbracciata da ulivi secolari e da filari di vigne di Vermentino. Nella villa ci sono tre appartamenti, rispettivamente di 5, di 7 e di 3 posti letto, arredati con gusto fine dal fascino rustico e ognuno porta il nome di un fiore o di un albero tra mimosa, rose e arancio. 
Possiamo riposarci sia sul terrazzo che in giardino nella zona relax dotata di ombrellone e di sedie per prendere il sole, ma anche di cyclette e tapis roulant per chi desidera allenarsi un po’. Grazie al wifi gratuito, perfettamente funzionante anche vicino alla piscina, non dobbiamo neanche aspettare per pubblicare i nostri immancabili selfie vacanzieri. 
Foto, che oltre a noi, ritraggono anche dei simpatici animaletti che conquistano subito i bambini. Papere, galline e caprette che fanno ciao mentre scattiamo e che, durante un breve percorso di fattoria didattica “insegnano” ai piccoli una serie di curiosit&amp;amp;#224; legate alla vita di campagna.  
Al calar della sera gli animali da cortile se ne vanno a nanna e noi ritorniamo a Porto Maurizio per cenare. Alla confusione del lungomare preferiamo un luogo pi&amp;amp;#249; tranquillo e riparato: lasciando l’auto in un parcheggio lungo l’Aurelia, ci bastano pochi passi per raggiungere il Ristorante La Foce – Non solo vino, situato in via Bartolomeo Bossi, una via stretta e caratteristica. Nella via non &amp;amp;#232; consentito parcheggiare, ma nonostante ci&amp;amp;#242; il nostro amico disabile non incontra difficolt&amp;amp;#224;: il ristorante infatti ha un paio di parcheggi disponibili per i diversamente abili. 
Ci accomodiamo all’interno senza sentire la mancanza dei tavoli all’aperto: siamo al riparo dalle zanzare e dalla confusione e l’aria piacevolmente fresca &amp;amp;#232; garantita non solo dal condizionatore, ma anche dalle caratteristiche dell’antico palazzo, dotato di mura spessissime.
Ad accoglierci con grande gentilezza sono la signora Maria Teresa, il signor Pier Giorgio e il loro figlio Christian, i titolari che gestiscono il locale con autentica passione da tanti anni. Scambiando due chiacchiere con loro, scopriamo che il palazzo non solo sembra, ma &amp;amp;#232; davvero molto antico e ha una storia curiosa. “Questo condominio &amp;amp;#232; il pi&amp;amp;#249; grande d’Imperia, risale al 1400 e si chiama Granatin, perch&amp;amp;#233; un tempo qui alloggiavano i granatieri. Successivamente &amp;amp;#232; diventato un sito di artigianato ed era utilizzato come magazzino di stoccaggio ad esempio di olio d’oliva. All’entrata c’&amp;amp;#232; tuttora una botola che in passato serviva per spegnere la calce viva che arrivava via mare. Al piano di sopra invece c’erano le stalle”, ci raccontano. Le stalle al primo piano? Ebbene s&amp;amp;#236;, e c’&amp;amp;#232; addirittura una mulattiera all’interno del palazzo: oggi &amp;amp;#232; un pianerottolo luminoso e decorato con fiori e quadri, ma qualche tempo fa erano i muli a fare su e gi&amp;amp;#249; per quelle comode scale in leggera pendenza.  
Ad avere ormai una certa storicit&amp;amp;#224; non &amp;amp;#232; solo il palazzo, ma anche il ristorante stesso. “Questo locale &amp;amp;#232; nato nel 1999 come Enobruschetteria della Foce e come diceva il nome, servivamo salumi, formaggi e dolci insieme a oltre 350 etichette di vini rigorosamente italiani di tutte le regioni. In quel periodo portavamo anche avanti l’Osteria del Vecchio Forno nell’entroterra che gestivamo dal 1989 e che era citata su diverse guide importanti. Nel 2001 abbiamo deciso di unire le nostre competenze e di convertirci a una ristorazione completa prevalentemente ligure e un po’ rivisitata”, ricordano i titolari. Il cambiamento ha riguardato anche il nome, che &amp;amp;#232; diventato “La Foce – non solo vino”. 
La carta dei vini &amp;amp;#232; tuttora ricchissima e a tavola arrivano anche i fuori carta, dei vini sempre molto buoni, di piccoli produttori che spesso propongono delle vere chicche. Tra queste figura anche il Vermentino prodotto con le uve dei titolari stessi, ma oltre al vino, la famiglia Rigardo firma anche un ottimo olio di produzione propria. 
La nostra cena all’insegna dei sapori del territorio, valorizzati grazie a una costante ricerca dei migliori ingredienti, inizia con il Tris del giorno: bresaola speziata e affumicata con la burrata, tartara di tonno alle arance e il tipico brandacujun. I componenti del tris del giorno variano molto spesso a seconda del mercato e dell’ispirazione. L’attenzione alla qualit&amp;amp;#224; qui si sposa con il rispetto delle esigenze particolari dei commensali: nel men&amp;amp;#249;, accanto a ogni piatto sono indicati tutti gli ingredienti che possono contenere allergeni e sono disponibili specialit&amp;amp;#224; adatte ai celiaci e a chi soffre di intolleranze. 
Dopo questi squisiti antipasti assaggiamo due autentiche chicche del ristorante: la calamarata e i tagliolini impastati con fiori di lavanda alla crema di caprino e zucchine trombette. Tra le pietanze gustiamo un buonissimo strudel di branzino con le verdure croccanti mentre gli amici “carnivori” si deliziano con un filetto di manzo con la frutta secca.  
Per concludere, non ci resta che cedere alle dolci tentazioni dei dessert della casa, tra cui una favolosa torta meringata con crema di Chantilly alle nocciole, preparata con la crema di nocciole proveniente da un piccolo produttore piemontese: &amp;amp;#232; un dolce particolarmente leggero e fresco. Assaggiamo anche il parf&amp;amp;#232; al profumo di crema di whisky e caff&amp;amp;#232;, e non resistiamo nemmeno alla zuppa inglese alle pesche, fatta con dischetti di pan di Spagna aromatizzati al liquore Alchermes, e farciti con una crema pasticcera con la dadolata di pesche e infine coperta con la meringa svizzera flambata. Il risultato &amp;amp;#232; un dessert freschissimo e molto piacevole da gustare in estate. 
Quando, dopo alcuni giorni passati tra gite rigeneranti in mezzo alla natura e lunghe ore trascorse al mare arriva il momento di ripartire per la grande citt&amp;amp;#224;, non dimentichiamo di fare scorte del buon Vermentino e dell’olio d’oliva della famiglia Rigardo. Siamo certi che in quelle bottiglie sono racchiusi non solo i raggi del sole della riviera, ma anche l’essenza dell’amore per la natura, necessario per produrre del vino e dell’olio veramente buono.

Francesca Bertha  
www.francescabertha.it  
PER INFORMAZIONI: 
www.comune.imperia.it 
www.lafoce-nonsolovino.it 
Ristorante La Foce... non solo vino 
Via Bartolomeo Bossi, 44 
Tel.: 0183/651523
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12391.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Il fascino di un antico borgo della riviera dei Fiori: un weekend a Imperia - Parte II.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sun, 07 Jun 2015 14:26:36 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12391.ashx</guid></item><item><title>PAESI E SAPORI - OVADA (Alessandria) 16-17 Maggio 2015, Ovada, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12382.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12382.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12382/132898.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PAESI E SAPORI
OVADA (Alessandria) 16-17 Maggio 2015

Passeggiando o in moto, tutte le strade conducono alla buona tavola delle colline ovadesi


Dopo l’enorme successo delle passate edizioni, ritorna il vivace “raduno del gusto” in Piazza Martiri della Benedicta delle Pro Loco e delle Associazioni dell’Ovadese, durante il quale sar&amp;amp;#224; possibile fare un primo assaggio delle pi&amp;amp;#249; interessanti feste e sagre estive e conoscere le tante attrattive culinarie che il territorio dell’Alto Monferrato offre. 

Nei giorni di sabato 16 e domenica 17 maggio 2015 si svolger&amp;amp;#224; l’undicesima edizione della rassegna enogastronomica Paesi e Sapori. Durante la manifestazione ognuna delle Proloco e Associazioni partecipanti proporr&amp;amp;#224; un piatto tipico, promuovendo cos&amp;amp;#236;, con il linguaggio universale del gusto il territorio e le sagre che si terranno nella zona durante il periodo estivo. 

Verso le ore 18.30 di sabato 16 Maggio 2015 si apriranno gli stand e i visitatori potranno degustare le numerose portate, accompagnate dai vini locali, in particolare dal Dolcetto D.O.C. e dall’OVADA D.O.C.G. Nella serata di sabato ci si divertir&amp;amp;#224; con l’animazione e con la musica dal vivo. Gli stand gastronomici aspetteranno tutti anche durante la giornata di domenica, sia a pranzo che a cena. 

A dare il via al programma domenicale sar&amp;amp;#224; il raduno Ciclomotori d&amp;#39;Epoca a rullo, monomarcia, turismo e fuoristrada immatricolati entro il 1990. Gli stand gastronomici riapriranno alle 12.00 per il pranzo e alle 18.00 per la cena. 


Ovada e i comuni dell’ovadese si trovano in una zona singolare, al confine tra la Liguria e il Piemonte. Questa caratteristica geografica e storica della zona si rispecchia anche nelle sue tradizioni culinarie, che sono una vera e propria unione tra queste due meravigliose terre. Le specialit&amp;amp;#224; monferrine si abbinano cos&amp;amp;#236; ai deliziosi piatti di cucina povera ligure, come ad esempio la farinata. 
Tra gli antipasti della zona i pi&amp;amp;#249; importanti sono le verdure in bagna caoda, la carne cruda battuta al coltello, le acciughe in salsa verde, il vitello tonnato, le insalate di funghi freschi e gli immancabili salumi. 
A seguire, sono gli agnolotti a farla da padroni tra i primi piatti, di sfoglia sottile con il ripieno a base di carne e, ovviamente, la borragine, da consumarsi con il sugo o “bianchi” in una tazza fumante di vino Dolcetto d’Ovada. 
Altri piatti tipici dell’ovadese sono i ravioli alle verdure, tajarin ai funghi, la peirbureira di Rocca Grimalda, la polenta condita in vari modi, una volta piatto unico e oggi nuovamente ricercata. Nel periodo pasquale sono irrinunciabili gli andarini, piccolissimi gnocchi di farina da consumarsi in brodo. In stagione i funghi preparati e cucinati in vari modi dominano i secondi piatti. Ad essi si aggiungono il bollito misto, la selvaggina, gli arrosti, le torte verdi con erbe selvatiche, cime ripiene, il cappone bollito con salsa verde, il fritto misto alla piemontese.

Tutte le bont&amp;amp;#224; che si potranno gustare:

Pro Loco Battagliosi/Albareto – Fiazein (focaccino all’antica)
Pro Loco Belforte Monferrato – Trofie al pesto
Pro Loco Carpeneto – Salamini al Dolcetto
Pro Loco Cassinelle – Rosticciata mista con patate
Pro Loco Cimaferle – Focaccia al formaggio
Pro Loco Costa e Leonessa – Frittelle e patatine fritte
Pro Loco Montaldo Bormida – Farinata
Pro Loco Ovada – Bar e gelati
Pro Loco Santuario delle Rocche – Polenta bianca e sugo di funghi
Pro Loco Trisobbio – Piadine di polenta farcite
ANSPI Oratorio Silvano d’Orba – Dolci casalinghi
ASD Tagliolese CCRT – Agnolotti
Ass. Insieme per Castelletto – Fritto misto di pesce
Croce Verde Ovadese Onlus – Stoccafisso accomodato
Polisportiva Rocca Grimalda – Lasagne nella Peirbureira


PER INFORMAZIONI:

www.prolocoovada.it
iat@comune.ovada.al.it
Ufficio Iat Ovada 0143/821043
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12382.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;PAESI E SAPORI - OVADA (Alessandria) 16-17 Maggio 2015&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 11 May 2015 00:23:34 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12382.ashx</guid></item><item><title>Dove dimorano il Sole e la Luna: un weekend a Cerretto Langhe tra arte, storia e natura - Parte I., Cerretto Langhe, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12383.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12383.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12383/132905.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oltre a essere dei grandi della letteratura, c’&amp;amp;#232; anche qualcos’altro, un fatto poco noto e legato alle Langhe che accomuna Edmondo De Amicis, Giacomo Leopardi, Cesare Pavese e Beppe Fenoglio. A tutti loro era capitato di assistere, e a qualcuno perfino di giocare a dei tornei di pallapugno, l’antico sport tradizionale un tempo diffuso in Piemonte e in Liguria, ma tuttora particolarmente amato nelle Langhe. 
Una palla leggera che rimbalza sulla pantalera, una sorta di tettoia, e il cui volo viene intercettato dall’avambraccio, opportunamente fasciato, degli abili giocatori disposti in squadre da quattro persone. L’adrenalina, l’emozione del gioco, la poesia racchiusa nell’imprevedibilit&amp;amp;#224; della traiettoria dei palloni colorati che rimbalzano in un’antica piazza del centro storico: erano elementi che non potevano lasciare indifferenti gli scrittori. Al gioco che a Cerretto Langhe ogni anno viene celebrato con l’evento Balun d’Or, Leopardi si ispir&amp;amp;#242; per scrivere nel 1821 la poesia A un vincitore nel pallone, mentre l’autore del libro Cuore dedic&amp;amp;#242; addirittura un romanzo, Gli Azzurri e i Rossi, uscito nel 1897.
Passeggiando per le caratteristiche vie di questo borgo gioiello delle Langhe cuneesi, si vedono ovunque delle immagini artistiche del gioco del balun, realizzate da un ex giocatore e ogni anno, in occasione di Balun d’Or, il paese si arricchisce di un nuovo quadro in modo da poter vivere le emozioni del gioco anche quando la piazza &amp;amp;#232; immersa in quel silenzio senza tempo tanto amato dai turisti che arrivano qui per ritrovare una dimensione senza stress.
Cerretto Langhe ha talmente tanti punti panoramici da cui ammirare il dolce paesaggio langarolo – addirittura dicono che dalla zona dove un tempo si ergeva il castello, si possano vedere dodici borghi contemporaneamente -, da sembrare un unico grande belvedere intriso di storia. Un belvedere dove lo sguardo spazia volentieri verso l’alto non solo per intercettare il pallone dei giocatori, ma anche per elevare il cuore verso i temi della spiritualit&amp;amp;#224;. A delimitare la piazza centrale &amp;amp;#232; la possente torre della chiesa di Sant’Andrea, uno stupendo e raccolto edificio religioso risalente al secolo XIII che fino al 1612 fu la parrocchiale del paese. Oltre a un agnello scolpito nella chiave di volta del portone d’ingresso, l’antica chiesa custodisce numerose pregevoli decorazioni e affreschi di epoca barocca, tra cui la volta rappresentante Sant’Andrea. 
Elevare il cuore di chi si fermava a guardare i suoi edifici fu invece l’obiettivo, centrato in pieno, di Giovanni Battista Schellino, l’instancabile architetto autodidatta di Dogliani a cui si deve la chiesa parrocchiale della S.S. Annunziata, oltre a numerosi edifici dal fascino suggestivo in Piemonte. La chiesa, realizzata in stile neogotico su un edificio religioso preesistente disegna lo skyline del paese e attira lo sguardo dei viaggiatori gi&amp;amp;#224; da lontano. Le sue guglie allungate, marchio di fabbrica di Schellino, detto anche il Gaud&amp;amp;#236; di Langa, spiccano verso il cielo e sembrano toccarlo davvero. All’interno della chiesa restaurata di recente la magia continua grazie ai meravigliosi affreschi che si affiancano a un cielo stellato dipinto sulla volta e con un altare di marmo che dicono sia il pi&amp;amp;#249; bello del Piemonte. 
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12383.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Dove dimorano il Sole e la Luna: un weekend a Cerretto Langhe tra arte, storia e natura - Parte I.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 13 May 2015 00:03:32 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12383.ashx</guid></item><item><title>Dove dimorano il Sole e la Luna: un weekend a Cerretto Langhe tra arte, storia e natura - Parte II., Cerretto Langhe, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12384.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12384.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12384/132913.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal cielo stellato della chiesa sono sufficienti pochi passi per raggiungere addirittura il Sole e la Luna: basta varcare la soglia della Dimora Storico Romantica che porta il nome dei corpi celesti di ispirazione francescana. Situata a ridosso della piazzetta centrale, la Dimora &amp;amp;#232; uno degli edifici pi&amp;amp;#249; antichi del paese. “Una delle tre meridiane sulla facciata fu realizzata nel 1712. Da ci&amp;amp;#242; si pu&amp;amp;#242; dedurre che l’edificio stesso sia di fine Seicento, se non pi&amp;amp;#249; antico”, ci spiegano la signora Maria Teresa e il signor Giorgio, i titolari. La dimora, le cui stanze silenziose un tempo erano abitate dai monaci francescani, oggi &amp;amp;#232; un favoloso luogo di vacanza per chi cerca la pace e il relax a contatto con la natura. “Tempo fa in questa struttura c’era l’Albergo Italia di cui abbiamo mantenuto la vecchia insegna. Quando l’abbiamo preso, l’edificio versava in un pietoso stato di abbandono da trent’anni”, racconta il signor Giorgio, imprenditore edile particolarmente sensibile alla salvaguardia del patrimonio architettonico e artistico del territorio, che con grande coraggio e maestria ha ristrutturato la dimora, aprendola agli ospiti nel 2006. “Durante i lavori di ristrutturazione abbiamo cercato di mantenere quanto pi&amp;amp;#249; possibile la struttura e gli elementi originali dell’edificio storico, adottando i criteri dell’edilizia biologica e utilizzando moltissimi materiali da recupero, dai pavimenti alle travi fino ai mobili d’epoca.”
I primi due alloggi sono stati quelli dedicati al Sole e alla Luna, rispettivamente con le pareti gialle e azzurre, e successivamente si sono aggiunte le camere chiamate coi nomi dei pianeti Marte, Saturno, Giove e Venere. La casa dalla forma allungata ha anche un ampio soggiorno- sala colazione e termina in un favoloso terrazzo arricchito da una piccola piscina e solarium immersi nel profumo dei fiori, da cui si apre una vista mozzafiato sulle colline circostanti, coltivate a vite e a noccioleti dai quali provengono le celebri nocciole IGP del territorio. 
I criteri dell’ecosostenibilit&amp;amp;#224; non hanno riguardato soltanto la ristrutturazione, ma determinano anche l’ospitalit&amp;amp;#224; in tutti i suoi aspetti. “Abbiamo il marchio Ecolabel europeo di qualit&amp;amp;#224; ecologica. Il marchio, simbolo di eccellenza, ha la forma del fiore e suggerisce di scegliere il meglio per l’ambiente e per noi. Si tratta di un attestato di eccellenza che garantisce il rispetto di particolari criteri ambientali e contraddistingue le strutture ricettive che garantiscono alloggi salubri, un’alimentazione a base di prodotti biologici e tipici locali, l’uso di detergenti delicati e di fonti di energia rinnovabili”, ci spiega la signora Maria Teresa. Sono criteri che spesso si traducono in accorgimenti dettati dal buonsenso come chiudere le finestre se il riscaldamento &amp;amp;#232; acceso, spegnere la luce se si esce dalla stanza o chiudere il rubinetto se non si usa l’acqua. 
Sempre grazie all’attenzione all’ecosostenibilit&amp;amp;#224;, presso la Dimora tutti i prodotti vengono proposti sfusi: al posto dello zucchero monoporzione ci sono le zollette che richiamano i ricordi dell’infanzia, cos&amp;amp;#236; come il panetto di burro. Non serve l’acqua in bottiglie di plastica: c’&amp;amp;#232; quella depurata, offerta in bottiglie di vetro. Mentre si fa attenzione a non sprecare l’acqua del rubinetto, si raccoglie anche l’acqua piovana per annaffiare le piante. 
L’attenzione alla qualit&amp;amp;#224; della vita riguarda anche il tempo libero: nelle stanze non ci sono televisori. “Non &amp;amp;#232; che abbiamo dimenticato di metterli”, scherza Maria Terersa, “ma per rilassarsi in un luogo come questo, pensiamo che sia pi&amp;amp;#249; bello leggere magari un buon libro la sera, raccontare delle fiabe ai bambini o abbandonarsi al romanticismo ispirato dalle atmosfere senza tempo della Dimora.”
Se la sera &amp;amp;#232; dedicata a una buona lettura, a delle chiacchiere in compagnia oppure ai sentimenti, il mattino &amp;amp;#232; delle prelibatezze del territorio che vengono servite a colazione. Al buffet allestito nel soggiorno dal fascino caloroso, troviamo una vasta scelta di prodotti tipici a cominciare dalle marmellate della zona e dallo yogurt naturale fino ai salumi e ai formaggi a chilometro zero. 
Durante le giornate alterniamo momenti di assoluto dolce far niente a delle sane gite lungo i sentieri dei dintorni, compresi i suggestivi percorsi della Strada romantica delle Langhe e del Roero. Ci capita anche di avventurarci in mountain bike nei vicini boschi, e affrontiamo pure un vero e proprio “castle tour”, visitando una serie di misteriosi castelli nei borghi circostanti. 
Quando, finita la vacanza, torniamo in citt&amp;amp;#224; da questo favoloso regno di “frate Sole e di sora Luna e le stelle”, ci viene in mente una frase di San Francesco: “Un raggio di sole &amp;amp;#232; sufficiente per spazzare via molte ombre”. Oltre al suo significato alto, la frase descrive bene anche la nostra sensazione post vacanza: quei raggi di sole che s’infrangevano sull’antica meridiana della Dimora hanno in pochi giorni spazzato via dalla nostra anima ogni ombra di stanchezza e di stress e siamo certi che ritornarci sar&amp;amp;#224; ogni volta come rinascere. 

Francesca Bertha
www.francescabertha.it

PER INFORMAZIONI:
www.comune.cerrettolanghe.cn.it
www.ilsole-laluna.com
Dimora Storico Romantica Il Sole e la Luna
Piazza Sobrero, 13 Cerretto Langhe (CN)
Tel.: 0173/520056
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12384.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Dove dimorano il Sole e la Luna: un weekend a Cerretto Langhe tra arte, storia e natura - Parte II.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 13 May 2015 00:06:55 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12384.ashx</guid></item><item><title>Un weekend da Tarzan nell’entroterra ligure: gita a Tavarone - Parte I. , Tavarone, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12386.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12386.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12386/132924.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Case colorate immerse nei fiori su uno sfondo azzurro: di solito &amp;amp;#232; cos&amp;amp;#236; che immaginiamo la Liguria. Eppure questa meravigliosa regione ha anche un volto diverso, meno noto, ma altrettanto affascinante che si potrebbe dipingere cos&amp;amp;#236;: borghi colorati immersi nei fiori su uno sfondo verde scuro. Nel magico equilibro tra riva ed entroterra, tra spiagge e alture, tra panorami che si aprono guardando verso l’alto e quelli riservati a chi affronta salite e tornanti per conquistare una vista mozzafiato sulle montagne e sul mare, stavolta abbiamo scelto di esplorare l’anima verde scuro del territorio.

Bastano meno di venti chilometri da Sestri Levante per raggiungere Tavarone, oggi frazione di Maissana, importante punto di riferimento per i viandanti sin dai tempi pi&amp;amp;#249; antichi. Si ritiene infatti che il toponimo Tavarone derivi da “tavernone” o “tabernone”, ovvero taverna, nel senso di luogo di ristoro che in epoca romana ospitava i viaggiatori, pellegrini o commercianti bisognosi di riposo.  

In un certo senso questa vocazione di Tavarone non &amp;amp;#232; mai cambiata: anche oggi il borgo &amp;amp;#232; meta prediletta dei viaggiatori in cerca di relax, ma anche di chi dopo settimane di ufficio vuole ritrovare la forma fisica praticando vari sport all’aperto. Siamo nella Val di Vara, territorio selvaggio di grande fascino dove possiamo incontrare dei sorprendenti borghi rotondi, percorrere sentieri battuti gi&amp;amp;#224; dall’uomo preistorico e ammirare silenziosi paesini che da secoli presidiano degli interminabili boschi abitati da una ricca fauna.

Lo sport non c’entra, ma a Tavarone c’&amp;amp;#232;, o meglio c’era anche San Siro: era una localit&amp;amp;#224; nota per l’omonima chiesa, di cui si parla gi&amp;amp;#224; negli atti notarili del XII secolo. L’attuale parrocchiale, dedicata a San Bartolomeo Apostolo fu invece eretta intorno al Seicento ed &amp;amp;#232; nota anche per il suo pregiato coro ligneo del 1715. 

Dopo una bella passeggiata in centro ci avviamo verso la localit&amp;amp;#224; Giandriale, dove dopo circa due chilometri raggiungiamo l’Agriturismo Giandriale e il Parco Avventura Val di Vara. Dopo esserci sistemati nei nostri alloggi situati in un bellissimo casale di pietra, andiamo alla scoperta dell’azienda agrituristica biologica che si estende su ben 150 ettari a un’altezza di 700 metri sul livello del mare. 

Nel nostro gruppo ci sono anche un paio di bambini tra sette-otto anni e due irrefrenabili ragazzi scavezzacollo. Non avremmo potuto portarli in un posto migliore: siamo esattamente in quella “giungla” che ogni novello Tarzan sogna, ma qui tutto &amp;amp;#232; ancora molto, ma molto pi&amp;amp;#249; bello, pauroso ed emozionante. Altro che un paio di liane e basta: al Parco Avventura, nel cui logo &amp;amp;#232; un simpatico cinghiale dei vicini boschi a cercare di cimentarsi con una teleferica, basta alzare lo sguardo e ovunque si vedono persone arrampicarsi o camminare a mezz’aria tra le foglie degli alberi. 

Passeggiare su dei tronchetti per qualcuno pu&amp;amp;#242; essere complicato anche se gli stessi sono ben piantati per terra, figuriamoci se sono invece appesi a dieci metri di altezza. Pu&amp;amp;#242; anche capitare di rimpiangere i tempi, forse ancora da qualche parte impressi nel nostro dna, quando vivevamo sugli alberi: con l’abilit&amp;amp;#224; che avevamo allora avremmo fatto meno fatica ad affrontare la scala dei pirati, i barili sospesi, il ponte trapezi o il ponte tibetano mozzafiato. 
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12386.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Un weekend da Tarzan nell’entroterra ligure: gita a Tavarone - Parte I. &lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Fri, 15 May 2015 13:13:20 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12386.ashx</guid></item><item><title>Un weekend da Tarzan nell’entroterra ligure: gita a Tavarone - Parte II., Tavarone, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12387.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12387.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12387/132933.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Guardando dei ragazzi che affrontano questi percorsi sospesi tra fantasia e realt&amp;amp;#224;, viene da chiedersi come facciano a essere cos&amp;amp;#236; bravi. “Semplice. Molti vengono qui sin da piccoli. Hanno cominciato con i percorsi facili, creati per i piccoli, quando avevano cinque-sei anni e avendoci preso gusto sono diventati di anno in anno sempre pi&amp;amp;#249; bravi. Ci sono anche molti sportivi che frequentano il parco avventura per allenarsi prima di affrontare delle arrampicate vere su parete”, ci spiega il signor Nereo Giani, il titolare che gestisce la struttura da ormai dieci anni con la moglie Lucia Marelli. 

“Tutto &amp;amp;#232; cominciato grazie ad alcuni bambini che erano venuti per la nostra fattoria didattica e che ci avevano parlato con entusiasmo di un parco avventura situata in un’altra regione. Allora ci siamo informati, abbiamo girato un po’ di parchi per chiarirci le idee e ci siamo resi conto che questo posto era pi&amp;amp;#249; che adatto per crearne uno. Il nostro parco ha tra l’altro la particolarit&amp;amp;#224; di non essere dispersivo, tutto si concentra in uno spazio circoscritto”, prosegue il signor Nereo.

Nel parco i percorsi avventurosi sono di quattro livelli di difficolt&amp;amp;#224; diversi: il percorso blu, dedicato principalmente ai bambini, &amp;amp;#232; il pi&amp;amp;#249; facile e la sua altezza non supera il metro e mezzo, pur comprendendo tra l’altro tronchetti, barili sospesi, ponte sacco, ponte rete, assette e perfino il ponte tibetano e la teleferica. Quello chiamato blu-plus &amp;amp;#232; a un’altezza tra 2 e 4 metri, mentre quello verde, di difficolt&amp;amp;#224; media, arriva fino a cinque metri. Il percorso rosso &amp;amp;#232; destinato agli sportivi e va da 9 a 11 metri di altezza. 

Non si tratta di un parco giochi, ma di attrezzi che bisogna saper usare e sui quali &amp;amp;#232; imprescindibile rispettare le misure di sicurezza. Per questo prima di salirci, tutti partecipano a un briefing e durante la vestizione l’imbracatura, nonch&amp;amp;#233; le longe di sicurezza, i moschettoni, le carrucole e i caschi vengono tutti accuratamente controllati da personale addetto. “Gli attrezzi vengono supervisionati ogni anno da un ingegnere esterno e i nostri istruttori sono tutti esperti soccorritori che hanno fatto i relativi corsi”, ci spiegano i titolari. 

Esperti ed entusiasti, che amano il loro lavoro il quale si svolge sempre a contatto con le persone tra cui capitano spesso anche delle allegre compagnie di ragazzi che celebrano l’addio al celibato con un’avventura, intesa nel senso di arrampicata che non indispettisce certo nemmeno la futura sposa. 

I programmi e i divertimenti per i ragazzi continuano anche a terra, anzi, &amp;amp;#232; proprio la terra la protagonista durante le fattorie didattiche, pensate in modo che i giovanissimi possano conoscere il bosco divertendosi. “Se arrivano al mattino, dopo il parco avventura si pu&amp;amp;#242; affrontare l’orto biologico: insegniamo a riconoscere le erbe aromatiche e si fa pratica seminando delle verdure, ad esempio l’insalata, in vasetti che poi i ragazzi si possono portare a casa. Basta un gruppetto di dieci bambini per partecipare alla fattoria didattica, e oltre alle piante facciamo loro conoscere anche gli animali: mucche, cavalli liberi e api.”

Col bel tempo i verdi prati, inframmezzati da bellissimi fiori e arbusti tra cui delle stupende piante di rosmarino in fiore, sono l’ideale per un rilassante pic-nic dopo le avventure tra i rami degli alberi. Ci si pu&amp;amp;#242; sedere sull’erba, ma anche ai tavoli di legno allestiti in diversi punti, e per quanto riguarda il cibo, &amp;amp;#232; quanto di pi&amp;amp;#249; genuino e buono si possa desiderare. “Tutti i prodotti provengono dalla nostra azienda agricola biologica e seguiamo le stagionalit&amp;amp;#224; proponendo una cucina regionale”, ci spiega la signora Lucia, bravissima cuoca che ci delizia con un pranzo da leccarci i baffi che non tutti abbiamo. 

Cominciamo con delle torte salate di verdure alla ligure, che facciamo seguire dalle trofie al pesto, celebre primo piatto regionale, mentre in autunno potremo gustare le tagliatelle ai funghi. Continuiamo con degli squisiti secondi preparati con la carne dell’azienda gustando tra i contorni anche verdure rare come la fagiolana di Torza, una variet&amp;amp;#224; rara e autoctona di fagiolo, originaria della vicina frazione Torza, appunto. 
Per concludere cediamo volentieri alla tentazione dei dolci tradizionali preparati con le marmellate, la frutta e il miele dell’azienda, tra cui una buonissima torta di mele, delle crostate di ribes nero e delle favolose coppette di fragole. Alla fine della nostra vacanza faremo anche scorta di marmellate e di confetture, portando a casa qualche barattolo di gioia e di natura incontaminata. 

Quando, sulla via del rientro in citt&amp;amp;#224; torniamo in riviera, ci viene in mente un’immagine in cui l’anima azzurra e quella verde della Liguria si sovrappongono. Pensiamo ai marinai che secoli fa lavoravano sui grandi velieri liguri: quei ragazzi si arrampicavano sugli alberi delle navi con la stessa abilit&amp;amp;#224; dei giovani “pirati” del Parco Avventura che &amp;amp;#232; un po’ come un grande veliero che viaggia tra i boschi. Regala scoperte ed emozioni con ogni passo che si compie sui tronchetti, sui cubetti e sui ponti tibetani, portando gli avventurieri verso orizzonti sempre nuovi.  

Francesca Bertha
www.francescabertha.it

PER INFORMAZIONI:
www.comune.maissana.sp.it
www.parcoavventuravaldivara.it
www.giandriale.com
Azienda Agrituristica Biologica Giandriale
Via Giandriale, 5 Tavarone (SP)
Tel.: 0187/840279
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12387.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Un weekend da Tarzan nell’entroterra ligure: gita a Tavarone - Parte II.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Fri, 15 May 2015 13:18:54 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12387.ashx</guid></item><item><title>Ponti tra passato e presente: un weekend presso un’antica cascina dell’Alto Monferrato - Parte I., Ponti, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12374.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12374.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12374/132772.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quel mondo antichissimo, addirittura preromano in cui i Liguri Statielli, convinti dalla bellezza del paesaggio e dalla sua ricchezza di risorse naturali, decisero di stabilirsi fondando l’odierna Acqui Terme oltre a dei borghi nei dintorni, &amp;amp;#232; collegato con il nostro mondo di oggi tramite dei ponti. Allo stesso modo, tra l’epoca romana in cui, secondo lo scrittore latino Plinio Il Vecchio le terme di Acqui erano tra le pi&amp;amp;#249; importanti dell’Impero, e il nostro tempo in cui ammiriamo da turisti i resti degli acquedotti romani e visitiamo questi luoghi immersi nel verde per sfuggire allo stress delle grandi citt&amp;amp;#224;, esistono sempre dei ponti di collegamento. Non si tratta solo e soprattutto dei ponti intesi nel senso di weekend lungo, ma di quei ponti che in epoca romana diedero il nome al grazioso paese vicino ad Acqui dove decidiamo di passare un lungo fine settimana.  

Ponti si chiama cos&amp;amp;#236; perch&amp;amp;#233; durante la realizzazione della via Emilia Scauri i Romani costruirono diversi ponti sui rii affluenti del fiume Bormida. Di queste antiche costruzioni oggi rimane il ricordo e la certezza che ponti invisibili e anche ideali collegano questi luoghi ai momenti pi&amp;amp;#249; gloriosi della storia.  

La prima tappa del nostro viaggio nei tempi che furono &amp;amp;#232; proprio lungo una via romana da cui proviene la colonna Antonina, un’antica pietra miliare rinvenuta nel 1860 all’esterno della chiesa vecchia, e dal 1924 murata nell’atrio del palazzo comunale, a testimoniare la presenza romana nel comune.  

Un altro monumento di notevole interesse storico &amp;amp;#232; proprio la chiesa vecchia, ovvero la chiesa dell’Assunta Alta, eretta durante i secoli XI-XII sul luogo di un antico tempio dedicato alla dea Diana. Come suggerisce il nome, si trova in cima a una collina da cui domina il paese con il suo possente campanile risalente all’anno Mille che originariamente fungeva anche da torre difensiva. Ritenuta il simbolo del paese la torre campanaria &amp;amp;#232; opera degli stimati maestri tagliapietre lombardi che costruirono anche la cattedrale romanica di San Guido ad Acqui Terme.  

Ritornando sulla strada che attraversa il paese, ammiriamo la parrocchiale dell’Assunta, la monumentale chiesa costruita tra il 1895 eil 1897 in stile Rinascimento. Al suo interno l’edificio religioso custodisce diverse pregiate opere d’arte tra cui un bellissimo organo del Montesti, due altari in marmo e un coro artistico con specchi e schienali in legno d’America. &lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12374.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Ponti tra passato e presente: un weekend presso un’antica cascina dell’Alto Monferrato - Parte I.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 29 Apr 2015 00:40:54 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12374.ashx</guid></item><item><title>Ponti tra passato e presente: un weekend presso un’antica cascina dell’Alto Monferrato - Parte II., Ponti, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12375.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12375.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12375/132779.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla costruzione dell’attuale parrocchiale mancavano ancora almeno duecento anni e Ponti era ancora retto dalla famiglia Del Carretto – il cui stemma gentilizio figura tuttora in numerose pietre nei muri del paese -, quando nella regione Cravarezza viveva e lavorava gi&amp;amp;#224; la famiglia Adorno, nota dinastia di allevatori e agricoltori. 

La nostra vacanza continua proprio da loro, presso l’Agriturismo Cascina Adorno, azienda agricola nota per i suoi prodotti di eccellenza come il formaggio Robiola di Roccaverano D.O.P., la carne bovina di razza piemontese, i salumi e il vino. Si tratta di un agriturismo vero e proprio, dove oltre a godersi una vacanza a stretto contatto con la natura, si gustano i prodotti tipici praticamente a “metro zero” e si fa la conoscenza diretta degli animali i quali pascolano per i prati che verdeggiano tra gli estesi vigneti.  

Dopo esserci sistemati nei nostri comodi minilocali arredati in un piacevole stile “country”, e dal cui ampio terrazzo si apre una vista mozzafiato sulle colline circostanti, iniziamo la scoperta del farm. Ad accompagnarci con molta gentilezza &amp;amp;#232; il signor Adriano Adorno, il titolare che gestisce l’agriturismo insieme alla moglie Lucia, ai figli Alice, Andrea e Mirco a cui d&amp;amp;#224; una mano anche il genero Nicola.  

Mentre ammiriamo le simpaticissime caprette al pascolo, tutte di razza camosciata delle Alpi, il signor Adriano rievoca la storia della cascina. “L’azienda risale almeno al 1700, ma la struttura dell’edificio &amp;amp;#232; molto pi&amp;amp;#249; antica, del Quattro- o Cinquecento. La cantina di adesso, si capisce anche dagli archi, all’epoca era l’abitazione. Ai tempi la cascina era gestita da tre fratelli Adorno, cos&amp;amp;#236; come erano sempre tre fratelli anche i gestori delle generazioni a venire, compresa la mia e quella dei miei figli. La nostra famiglia ha sempre coltivato la terra e si &amp;amp;#232; distinta nell’allevamento di animali, principalmente di capre, oltre ai bovini. La regione Cravarezza prende infatti il nome da “crava”, che in dialetto significa capra. Quella di fare il formaggio &amp;amp;#232; un’arte antica che ci ha tramandato nonna Filomena. Quando c’era la guerra lei faceva tutto da sola, portava a pascolare le capre, le mungeva e produceva il formaggio in casa. Mia mamma ha poi adibito una stanza dedicata solo a questa attivit&amp;amp;#224;, e in seguito, nel 1989 ci siamo ingranditi e abbiamo fatto il caseificio vero e proprio. L’agriturismo invece festeggia i suoi primi quattro anni il 26 aprile.” 

Per la gioia dei bambini piccoli e grandi, visitiamo anche le stalle dove ad accoglierci con sguardi teneri e curiosi sono i bovini di razza piemontese e c’&amp;amp;#232; anche un bellissimo vitellino appena nato. Non solo: proprio il giorno del nostro arrivo c’&amp;amp;#232; stato un lieto evento anche a casa delle capre, con la nascita di uno stupendo cucciolo.  

Dalle stalle ai filari: la nostra passeggiata continua negli ordinatissimi vigneti dell’azienda che coltiva uve di Barbera, Dolcetto, Brachetto, Freisa e Albarossa, un vitigno autoctono e a lungo abbandonato, riscoperto intorno al 2003 e tuttora coltivato da pochissime aziende anche perch&amp;amp;#233; piuttosto impegnativo.  “Il nostro &amp;amp;#232; un vino genuino. Mio padre lo vendeva a damigiane, ma ormai non si usa, si comprano le bottiglie”, ricorda il signor Adriano quando dopo la bella passeggiata ci accomodiamo a tavola per gustare una cena all’insegna dei sapori autentici.  

La nostra cena inizia con un tagliere di salumi fatti dalla cascina con la carne suina di allevamenti della zona. Gustiamo anche una favolosa battuta di carne piemontese che facciamo seguire dai flan di verdure di stagione preparati da Alice. Annaffiamo questi deliziosi antipasti con del Dolcetto e assaggiamo anche i peperoni al forno con salsa di acciughe e delle tortine verdi di asparagi abbinati a una fonduta alla robiola di Roccaverano, un piatto davvero particolare.  

Proseguiamo con i tipici agnolotti al plin abbinati a un buon Barbera, ma ci piacciono molto anche le crespelle al pesto. Quando torneremo in autunno, sar&amp;amp;#224; invece un tripudio di funghi e tartufi, da gustare con le tagliatelle o anche sulla battuta di carne. Tra le pietanze non resistiamo al brasato piemontese, mentre i nostri amici gustano il capretto al forno. Anche il roast beef di carne piemontese riscuote grande successo. Il tutto, annaffiato con l’Albarossa invecchiato almeno cinque anni. 

Alla fine assaggiamo anche una vera specialit&amp;amp;#224; dell’agriturismo, tra le pi&amp;amp;#249; deliziose: la robiola di Roccaverano con la mostrada d’uva della cascina, la cui preparazione richiede ben tre giorni e prevede l’utilizzo di una ricca variet&amp;amp;#224; di frutta autunnale, oltre alle mele e le pere anche le melecotogne e perfino la zucca. 
La nostra cena si conclude con gli sfiziosi dolci preparati da Alice ai quali si abbina uno squisito Brachetto. Cediamo volentieri alla tentazione delle torte di cioccolato, delle crostate fatte con le marmellate della casa, del bunet e di tanti tipi di tiramis&amp;amp;#249;. 

Tra i dessert spicca un fantastico gelato preparato con il latte di capra, ideale anche per chi soffre di intolleranze alimentari, la cui bont&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; stata anche riconosciuta con un premio. Il nostro weekend presso la Cascina Adorno trascorre tra momenti di dolce far niente e delle belle passeggiate lungo i sentieri della zona tra cui spicca per valore storico e naturalistico il Sentiero delle chiese campestri percorrendo il quale si possono visitare sei chiese: sul territorio di Ponti le chiese di San Rocco, dell’Assunta e di San Martino, a Monastero Bormida San Desiderio, a Castelletto d’Erro Sant’Anna e a Montechiaro la chiesa della Madonna Carpeneta.   

Prima di andar via facciamo scorte di vini e di formaggi e siamo gi&amp;amp;#224; sicuri di tornare qui tra un paio di mesi, quando col caldo sar&amp;amp;#224; anche possibile rinfrescarci nella nuova piscina immersa nel verde. Un ponte dopo l’altro la nostra strada ci riporter&amp;amp;#224; sempre a Ponti.

 Francesca Bertha 
www.francescabertha.it  

PER INFORMAZIONI: 
www.comuneponti.gov.it 
www.adornoprodottitipici.com 
Agriturismo Cascina Adorno 
Regione Cravarezza, 35 Ponti (AL) 
Tel.: 0144/596112  0144/485236
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12375.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Ponti tra passato e presente: un weekend presso un’antica cascina dell’Alto Monferrato - Parte II.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 29 Apr 2015 00:49:52 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12375.ashx</guid></item><item><title>Una miniera di gioia in Val di Nure: vacanza alla Casa delle Favole di Ferriere, Ferriere, Emilia Romagna</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12371.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12371.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12371/132749.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se alcuni secoli fa avessimo chiesto delle indicazioni stradali per arrivare a Ferriere, i liguri ci avrebbero risposto che bastava percorrere la via del pane, mentre i piacentini ci avrebbero detto di fare la via dell’olio. I pellegrini provenienti da ogni angolo del mondo ci avrebbero indirizzato sulla via Francigena, mentre se malauguratamente fossimo capitati da queste parti nel 1484, avremmo incontrato le truppe furiose dei Nicelli, signori dell’alta Val Nure i quali, stanchi di essere rimasti inascoltati da Gian Galeazzo Visconti, decisero di far valere la propria rivendicazione sulle preziose miniere di ferro della localit&amp;amp;#224; mettendo in atto un assalto armato al castello medievale situato sul poggio che domina il rio Grondana.  
La bellezza di questo paesaggio selvaggio, dominato dalle cime innevate degli Appennini liguri-emiliani, solcato da veloci corsi d’acqua tra cui in primis quello del torrente Nure e puntellato da rocce improvvise, boschi dalla fauna popolosa e laghi di origine glaciale aveva colpito l’uomo sin dalla preistoria. Le prime popolazioni che si stabilirono da queste parti furono i Liguri dell’et&amp;amp;#224; del ferro, seguiti dai Romani.  
In un certo senso per&amp;amp;#242; l’et&amp;amp;#224; del ferro qui non &amp;amp;#232; mai finita: sin dal XII secolo, quando la scarsit&amp;amp;#224; di ferro in Europa indusse i governanti a sfruttare le miniere del territorio, l’attivit&amp;amp;#224; ferriera, da cui deriva evidentemente il nome del paese, divenne di primaria importanza. 
Oggi basta visitare il Museo delle Ferriere, situato nella centralissima piazza omonima della citt&amp;amp;#224; per ripercorrere la storia di quei lunghi secoli durante i quali molti uomini della zona vivevano le loro giornate al buio lavorando duramente nelle viscere della terra, mentre le donne facevano le carbonaie. Il territorio era ideale per questa attivit&amp;amp;#224; anche grazie ai suoi immensi boschi e infatti a Ferriere esistevano due altiforni e quattordici magli, mantici e rogge e si form&amp;amp;#242; un vero e proprio villaggio di minatori. 
A partire dall’Ottocento l’attivit&amp;amp;#224; mineraria entr&amp;amp;#242; in fase di declino e piano piano il paese scopr&amp;amp;#236; di avere una miniera diversa di risorse, fruibili senza dover andare sotto terra. Al posto della polvere ferrosa oggi c’&amp;amp;#232; l’aria pulitissima della Val Nure e gli angusti sentieri neri hanno ceduto il loro posto a quelli verdi da trekking immersi in una natura incontaminata. Del metallo nero si parla solo in senso metaforico, a proposito della salute di ferro di chi frequenta questo territorio autentico e privo di inquinamento. 
Abbiamo scelto di passare una breve vacanza a Ferriere proprio per questo motivo: eravamo alla ricerca di un luogo non lontanissimo dalla citt&amp;amp;#224; – e qui siamo a una cinquantina di chilometri da Piacenza -, dove poter dimenticare lo stress della metropoli e abbandonarci a una tranquillit&amp;amp;#224; rigenerante. Dopo un giretto nel centro storico, ci avviamo cos&amp;amp;#236; verso la nostra dimora per questo lungo weekend: la Casa delle Favole, un originale albergo diffuso in localit&amp;amp;#224; Perotti.   
Siamo in uno di quei luoghi il cui nome rispecchia perfettamente la sua essenza: la Casa delle Favole si trova in un antico borgo dove tutto ha un fascino fiabesco, a cominciare dalle case che compongono l’albergo diffuso. Ogni appartamento &amp;amp;#232; intitolato a un abitante del vicino bosco: c’&amp;amp;#232; la casa del tasso, della volpe, della rondine, dello scoiattolo e perfino quella della donnola e del lupo. Non c’&amp;amp;#232; il rischio di sbagliare: una bella targa col disegno dell’animale in questione accanto a ogni portone d’ingresso aiuta ad orientarsi facilmente.  Ad accoglierci con grande gentilezza in questo mondo incantato &amp;amp;#232; il signor Alessandro, il titolare che gestisce la struttura con l’aiuto dei genitori, il signor Giampaolo, la signora Mariuccia e lo zio Giuseppe. ”Abbiamo iniziato a sistemare queste vecchie case del borgo tredici anni fa, ma l’idea di creare un albergo diffuso &amp;amp;#232; nata nel 2010 e abbiamo aperto l’anno successivo. 
Le prime case erano quelle della volpe, del tasso e dello scoiattolo. Per creare un albergo diffuso secondo la normativa della regione Emilia Romagna &amp;amp;#232; necessario essere in centro storico, avere tutte le abitazioni disposte in un raggio di trecento metri dall’edificio centrale della struttura che nel nostro caso &amp;amp;#232; la casa del falco dove abbiamo la reception e la sala colazione. L’altra regola fondamentale &amp;amp;#232; che le abitazioni non devono essere costruite ex novo, ma edifici originali ristrutturati”, ci spiega Alessandro mentre ci accompagna all’interno di questa bella favola di Esopo. 
”Alle prime case si sono poi man mano aggiunte le altre, e oggi abbiamo sette casette con cucina e un’ottava casa su quattro piani, con altrettante camere con bagno, ideali per chi si ferma solo per una o due notti”, aggiunge. Il luogo fa sognare non solo per la presenza degli animali fiabeschi, ma anche grazie alle atmosfere d’altri tempi che rendono affascinanti queste casette risalenti a circa 200 anni fa, ristrutturate con gusto, arredate in un autentico stile rustico e dotate di molti comfort tra cui la connessione wi-fi. Un vecchio affresco affiorato su una parete, la pavimentazione in ”ciappon” originali, le pietre dei muri e le travi dei soffitti, ma anche una botola che sembra uscita da un romanzo d’avventura: sono tutti elementi che rendono speciale il soggiorno. 
Le nostre giornate iniziano con una ricca colazione a base di prodotti del territorio, quasi tutti a chilometro zero. Oltre alle marmellate, al miele, ai biscotti e ai succhi di frutta gustiamo anche delle squisite torte e dell’ottimo pane fresco provenienti dal forno di Ferriere dove fanno anche una buonissima torta di patate, specialit&amp;amp;#224; tipica del luogo. Il pane fresco lo accompagniamo con i salumi che vengono dai rinomati salumifici del paese, mentre i formaggi e lo yogurt provengono dal Caseificio Val d’Aveto.  
Dopo un pasto cos&amp;amp;#236; buono e abbondante non sentiamo nemmeno la stanchezza durante le nostre lunghe passeggiate lungo i vicini sentieri immersi nel verde. Alcuni di noi approfittano addirittura dell’ultima neve rimasta sulle vicine alture per una bella ciaspolata, pensando gi&amp;amp;#224; alla possibilit&amp;amp;#224; di tornare qui a sciare durante il prossimo inverno: gli impianti di risalita di Santo Stefano d’Aveto sono a pochi chilometri. Durante il nostro weekend andiamo a visitare i vicini laghi di origine glaciale e proviamo anche le piste per mountain bike.  
Possiamo alternare le attivit&amp;amp;#224; sportive al dolce far niente: dopo le passeggiate in lungo e in largo sul territorio di ben 180 chilometri quadri di Ferriere &amp;amp;#232; anche molto piacevole e salutare riposarci sui divanetti disposti all’aperto tra le casette delle favole, o dedicarci alla preparazione di pizze e focacce nel forno in cortile o di un bel barbecue in riva al Nure, a due passi dalla nostra casa mentre i bambini giocano vicino a noi sull’ampio prato. Per la gioia di tutti noi, ma soprattutto dei pi&amp;amp;#249; piccini, arriva pure un piccolo gregge di simpatiche caprette a farci compagnia.  
Quando, finita la vacanza, ci prepariamo per andar via, le caprette ci fanno ciao, ma siamo sicuri che sar&amp;amp;#224; un arrivederci che ci riporter&amp;amp;#224; presto in questo luogo pieno di fascino fiabesco.

Francesca Bertha 
www.francescabertha.it  

PER INFORMAZIONI: 
www.comune.ferriere.pc.it 
www.casadellefavole.com 
Albergo diffuso Casa delle Favole 
Loc. Perotti di Ferriere 
Tel. 0523/922849 &lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12371.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Una miniera di gioia in Val di Nure: vacanza alla Casa delle Favole di Ferriere&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 23 Apr 2015 21:24:49 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12371.ashx</guid></item><item><title>Con le farfalle nel vigneto: un weekend presso un’antica cascina di Dogliani - Parte I., Dogliani, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12367.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12367.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12367/132716.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Verso la met&amp;amp;#224; dell’Ottocento se qualcuno, colpito da insonnia, si svegliava all’alba o decideva di fare una passeggiata intorno a mezzanotte, non incontrava solo qualche cane randagio che vagava per le stradine deserte di Dogliani. Era invece probabile che s’imbattesse in un signore dai capelli da artista, dallo stile estroso e dall’aria trafelata. Magari lo incrociava mentre lui stava prendendo le misure di un muro o mentre stava andando a svegliare un ceramista o uno scultore per esporgli il suo ultimo progetto. Giovanni Battista Schellino, era questo il nome dell’instancabile architetto autodidatta, capace di lavorare anche diciotto ore al giorno, &amp;amp;#232; uno dei personaggi pi&amp;amp;#249; celebri a cui Dogliani diede i natali. C’&amp;amp;#232; chi lo chiama il Gaud&amp;amp;#236; di Langa, e a vedere certe sue opere, come le suggestive guglie del cimitero cittadino o il palazzo dell’ospedale, per non parlare delle numerose stupende chiese disseminate per il Piemonte, il paragone regge.   
Iniziamo la scoperta di questa bella citt&amp;amp;#224; langarola proprio da una delle principali opere del geometra Schellino a cui venne riconosciuto il titolo di architetto solo dopo la morte: la chiesa parrocchiale dei Santi Quirico e Paolo. La costruzione dello stupendo edificio religioso &amp;amp;#232; durato per ben dieci anni, dal 1859 al 1869, ma la sua imponente cupola che disegna lo skyline della citt&amp;amp;#224;, venne completata solo nel 1886. Sono pregevoli anche le opere custodite all’interno della chiesa, tra cui delle tele cinque- e seicentesche e una via crucis di Gaetano Previati.  
Passeggiando per le stradine di Dogliani, citt&amp;amp;#224; abitata dai liguri sin dall’epoca preromana, si riconosce tuttora il suo impianto medievale con il castello e il borgo murato. A ricordarci quell’epoca &amp;amp;#232; anche il massiccio torrione pi&amp;amp;#249; volte rimaneggiato durante i secoli, nonch&amp;amp;#233; le antiche porte d’ingresso alla citt&amp;amp;#224; murata, Porta Soprana e Porta Sottana.  
Oltre che per i numerosi monumenti di interesse storico-artistico, tra cui anche la chiesa di San Lorenzo le cui origini risalgono all’anno Mille, Dogliani &amp;amp;#232; amata dai turisti anche e forse principalmente per il suo celebre vino Dolcetto d.o.c.g e per il paesaggio di vigneti di straordinaria bellezza in cui &amp;amp;#232; immersa. Secondo alcuni studi il vino “scorrerebbe” perfino nel nome del comune, forse derivante da Dolium Januae, ovvero “Coppa di Giano”. &lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12367.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Con le farfalle nel vigneto: un weekend presso un’antica cascina di Dogliani - Parte I.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 15 Apr 2015 19:53:16 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12367.ashx</guid></item><item><title>Con le farfalle nel vigneto: un weekend presso un’antica cascina di Dogliani - Parte II., Dogliani, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12368.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12368.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12368/132723.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo un giretto nel centro storico, raggiungiamo la nostra dimora per questo lungo weekend presso l’azienda agricola e B&amp;amp;amp;B Cascina Corte, situato in Borgata Valdiberti. Parcheggiamo comodamente davanti all’antica cascina il cui edificio probabilmente risale al Quattrocento, e appena scendiamo restiamo senza parole: davanti a noi si apre una vista sulle colline, sui vigneti e sui borghi vicini che definire mozzafiato &amp;amp;#232; riduttivo. Ci troviamo in mezzo a quelle colline, eppure &amp;amp;#232; un po’ come se le vedessimo dall’alto, &amp;amp;#232; talmente vasta la panoramica che i verdi filari disegnano davanti a noi in questa nitida giornata primaverile.  
Ad accoglierci con grande gentilezza sono il signor Sandro e la signora Amalia, i titolari che con sincera passione hanno trasformato questa cascina dallo stato di rudere in cui si trovava in un meraviglioso luogo dove passare delle vacanze rigeneranti a stretto contatto con la natura. 
“Per quanto riguarda l’ospitalit&amp;amp;#224;, la nostra idea era quella di aprire casa nostra, infatti le quattro camere a disposizione dei clienti sono ricavate da vari spazi dello stesso edificio in cui abitiamo noi”, ci spiega la signora Amalia mentre ci accompagna nella nostra stanza che all’epoca faceva parte del fienile. “Le camere che si trovano al piano di sopra sono invece ricavate dal granaio di una volta e lo si intuisce perfino dal fatto che le scale di pietra sono consumate nel punto dove passavano gli uomini con i pesanti sacchi di grano caricati sulle spalle”, continua il racconto della signora Amalia. 
La nostra camera &amp;amp;#232; semplicemente favolosa: spaziosa, arredata con vecchi mobili di famiglia che per&amp;amp;#242; hanno tutti un piacevolissimo e fresco stile country. I colori pastello degli arredi, delle pareti e dei tessuti rilassano almeno quanto la splendida vista sulle colline circostanti. Gli eleganti stucchi ricordano il Settecento quando il proprietario della casa era Ignazio Corte – da cui la cascina prende il nome -, gran cancelliere del re e personaggio stimato. L’edificio storico &amp;amp;#232; stato ristrutturato mantenendo il pi&amp;amp;#249; possibile le sue caratteristiche originali e con l’utilizzo di materiali naturali.  
Dopo esserci sistemati, facciamo un giro nella tenuta, scoprendo non solo un tripudio di fiori e dei panorami bellissimi, ma anche tante curiosit&amp;amp;#224; in merito alla viticoltura biologica. Cascina Corte nasce, infatti, come azienda agricola biologica dove si producono i vini tipici delle Langhe: Dolcetto, Barbera e Nebbiolo. Vini di ottima qualit&amp;amp;#224; che hanno conquistato anche i clienti stranieri e le cui bottiglie catturano l’attenzione anche per l’originalit&amp;amp;#224; delle loro etichette, disegnate da Maria Battaglia, illustratrice di libri per bambini e sorella della signora Amalia. Su una bottiglia di Barbera troviamo ad esempio una simpatica lepre e il signor Sandro ci spiega il motivo. “Le lepri, ma anche i caprioli e i cinghiali sono degli animali intelligenti che vanno dove trovano un ambiente naturale, non inquinato con i prodotti chimici. Ecco perch&amp;amp;#233; da noi si vedono in giro tante lepri e altri animali del bosco.” 
Vino biologico infatti vuol dire ad esempio non usare diserbanti e trattare la vigna solo col verderame, mettendo al bando tutti i prodotti sintetici. “Non solo non usiamo il diserbante, ma addirittura piantiamo dell’erba nella vigna. Per&amp;amp;#242; non dell’erba qualsiasi, ma una miscela di ben diciotto semi selezionati in modo da arricchire il terreno. Pi&amp;amp;#249; c’&amp;amp;#232; biodiversit&amp;amp;#224; nelle vigne e pi&amp;amp;#249; c’&amp;amp;#232; equilibrio che poi si traduce in equilibrio anche nel vino. In cantina non usiamo lieviti aggiunti, anche questo garantisce l’unicit&amp;amp;#224; del nostro prodotto. Nelle nostre vigne ci sono molti fiori e si vedono spesso delle farfalle colorate. L’erba la tagliamo diverse volte durante l’anno, chiaramente questo comporta del lavoro in pi&amp;amp;#249;, ma ne vale la pena”, ci spiega il signor Sandro. 
“Per noi questa &amp;amp;#232; stata una scelta di vita. Abbiamo comprato queste vigne nel 2001 e nel 2002 abbiamo fatto la prima vendemmia. Ci siamo subito orientati sul biologico, perch&amp;amp;#233; abbiamo pensato che se volevamo vivere in mezzo all’inquinamento, tanto valeva stare a Milano. Poi sono arrivate le nostre figlie e oggi siamo felici anche per il fatto che i bambini possano giocare tranquillamente fuori o mangiare dell’uva senza doverci preoccupare per la loro salute”, prosegue il signor Sandro.   
Le nostre giornate alla Cascina Corte iniziano con un’abbondande colazione a base di prodotti tipici selezionati della zona. Abbiamo cos&amp;amp;#236; il piacere di assaggiare degli squisiti salumi e affettati tra cui anche la galantina, insieme a una grande variet&amp;amp;#224; di formaggi del territorio accompagnati da pane fresco. Ci piacciono molto anche le marmellate fatte con la frutta della cascina, e il miele del Nonno, prodotto dal pap&amp;amp;#224; della signora Amalia. Gustiamo anche dei dolci tipici con le nocciole, oltre a della frutta fresca di stagione.    
Grazie all’energia ricevuta da queste bont&amp;amp;#224; non sentiamo nemmeno la stanchezza durante le giornate dedicate a delle lunghe passeggiate in mezzo alla natura. Percorriamo la strada che porta a Monforte d’Alba attraversando un paesaggio incantevole, ma facciamo anche delle gite in auto alle vicine citt&amp;amp;#224; tra cui Alba, Barolo o la bellissima Mondov&amp;amp;#236;, celebre anche per essere attraversata dal meridiano Gradus Taurinensis, scoperto nel Settecento dallo scienziato Giovanni Battista Beccaria, nativo della citt&amp;amp;#224;.  
Alla fine della nostra vacanza acquistiamo anche qualche bottiglia di vino biologico della Cascina Corte, e una volta rientrati nella grande citt&amp;amp;#224; ci basta sorseggiarlo per sognare di trovarci ancora l&amp;amp;#236;, in quel paesaggio fiabesco di Langa che ci sorride anche dalle etichette colorate delle bottiglie e dove siamo certi di far presto ritorno per una nuova vacanza tra fiori, leprotti, uccellini e farfalle.

 Francesca Bertha  
www.francescabertha.it  

PER INFORMAZIONI: 
www.comune.dogliani.cn.it 
www.cascinacorte.it 
Cascina Corte 
Borgata Valdiberti, 33 San Luigi, Dogliani (CN) 
Tel.: 0173/743539     
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12368.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Con le farfalle nel vigneto: un weekend presso un’antica cascina di Dogliani - Parte II.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 15 Apr 2015 20:03:10 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12368.ashx</guid></item><item><title>Una citt&amp;#224; giardino in cui riscoprire l’armonia tra noi e il Pianeta: gita a Varese - Parte I., Varese, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12409.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12409.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12409/133339.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Chi l’avrebbe mai detto che da Campo dei Fiori si possano ammirare i sette colli? Se a Roma ci&amp;amp;#242; non &amp;amp;#232; possibile, lo &amp;amp;#232; invece a Varese, splendida citt&amp;amp;#224; giardino lombarda, costruita su sette colli proprio come la Capitale. Il comune si trova infatti in una posizione caratteristica, ai piedi del Sacro Monte di Varese, che fa parte del Massiccio del Campo dei Fiori, e il suo territorio &amp;amp;#232; compreso tra i 238 e i 1150 metri sul livello del mare, condizione che porta i visitatori della citt&amp;amp;#224; piacevolmente su e gi&amp;amp;#249; per delle bellissime strade panoramiche che avevano entusiasmato perfino Stendhal che le ricord&amp;amp;#242; cos&amp;amp;#236;: “Visione magnifica! Al tramonto del sole si vedevano sette laghi. Credetemi si pu&amp;amp;#242; percorrere tutta la Francia e la Germania, ma non si potranno mai provare simili sensazioni.” 
Il toponimo Varese rivela origini celtiche, lingua in cui “vara” sta per “acqua”, in questo caso l’acqua del Lago di Varese, sito UNESCO annoverato tra i siti palafitticoli preistorici dell&amp;#39;arco alpino pi&amp;amp;#249; importanti del mondo. Infatti, se fossimo capitati da queste parti circa settemila anni fa, avremmo trovato una serie di affascinanti palafitte costruite sul lago, in particolare nelle vicinanze dell’isolino Virginia, abitati dalle popolazioni preistoriche, gi&amp;amp;#224; consapevoli del fatto che Varese era un luogo molto piacevole dove vivere. Oggi il lago &amp;amp;#232; uno stupendo angolo di pace, abitato da simpatici cigni e anatre. Le sue rive accolgono gli amanti della natura con dolci panorami lacustri, spiaggette tranquille immerse nel silenzio, anfratti nascosti tra i salici e con una bella pista ciclopedonale che scorre proprio in riva al lago. 
La nostra passeggiata prosegue verso la parte mediana della montagna, dove visitiamo la frazione Santa Maria del Monte, il cui fortilizio fu al centro di aspre lotte tra papato e impero durante il Medioevo. Oggi della rocca rimangono poche tracce, visibili tra le case private e inglobate nel celebre Santuario, punto culminante della Via del Rosario. Il Santuario, meta di numerosi pellegrini e scelto anche come luogo di eremitaggio, venne fondato tra l’ottavo e il nono secolo d.C., per essere poi ampliato e ristrutturato diverse volte nel corso della storia. Il Sacro Monte di Varese, creato nel tardo Cinquecento e conosciuto anche come la Fabbrica del Rosario, &amp;amp;#232; patrimonio dell’umanit&amp;amp;#224; UNESCO. Si tratta di un percorso sacro di circa due chilometri, fiancheggiato da quattordici cappelle votive, intervallate da archi trionfali e fontane per i pellegrini e si conclude a oltre ottocento metri di altezza sopra l’abitato: un traguardo impegnativo che ricompensa della fatica anche con la magnifica vista che da quella altezza si apre sul territorio varesino.  
Continuiamo la scoperta della citt&amp;amp;#224; nel centro storico, ricchissimo di monumenti da visitare. Tra essi spiccano la Basilica di San Vittore, edificata tra il XVI e il XVII secolo su una preesistente struttura trecentesca e il Battistero di San Giovanni Battista, eretto tra il XIII e il XIV secolo su un precedente battistero esagonale. Il corpo della chiesa fu progettato dall’architetto pi&amp;amp;#249; importante dell’epoca della Controriforma, Pellegrino Pellegrini, mentre la facciata settecentesca in stile neoclassico &amp;amp;#232; opera di Leopoldo Pollack, l’architetto che progett&amp;amp;#242; anche la Villa Belgioioso Reale di Milano, sede della Galleria d’Arte Moderna. All’interno della basilica convivono armoniosamente diversi stili artistici di epoche che vanno dal Cinquecento al barocchetto, e si possono ammirare diverse preziose opere della scuola pittorica barocca lombarda tra cui la celebre Messa di San Gregorio del 1615 di Giovanni Battista Crespi, considerato un capolavoro dell’epoca. Leopoldo Pollack era ancora un bambino di appena quattro anni quando, nel 1755, Francesco III d’Este venne in visita a Varese rimanendone cos&amp;amp;#236; affascinato da chiederla in feudo a Maria Teresa d’Austria, la quale l’accontent&amp;amp;#242;. Negli anni successivi, Francesco decise di restaurare una villa di inizio Settecento, facendolo diventare il sontuoso Palazzo Estense, oggi sede del Municipio, immerso negli splendidi Giardini Estensi, ispirati al parco del palazzo imperiale di Sch&amp;amp;#246;nbrunn.&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12409.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Una città giardino in cui riscoprire l’armonia tra noi e il Pianeta: gita a Varese - Parte I.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 17 Jun 2015 22:20:18 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12409.ashx</guid></item><item><title>Una citt&amp;#224; giardino in cui riscoprire l’armonia tra noi e il Pianeta: gita a Varese - Parte II., Varese, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12410.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12410.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12410/133346.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo aver girato in lungo e in largo per Varese, con un discreto languorino decidiamo di fermarci per cena presso il Ristorante Nutrymento in via Cavour. Se durante la nostra passeggiata ci ha colpito l’equilibrio tra le bellezze artistiche e quelle naturali della citt&amp;amp;#224;, questa piacevole sensazione di armonia ci accompagna anche a tavola. Ci accomodiamo nella sala dal design moderno e natuarle, dove ogni elemento, dal pavimento ai mobili, &amp;amp;#232; realizzato in legno di riciclo. 
Leggendo dei cartelli esposti nei vari angoli delle sale, scopriamo che ogni zona &amp;amp;#232; dedicata a un elemento o a un materiale di cui vengono spiegati i risvolti psicologici secondo i criteri del feng shui: vicino all’ingresso si trova la zona metallo, nelle vicinanze di un’esposizione di vini biologici c’&amp;amp;#232; la zona terra, un po’ pi&amp;amp;#249; in l&amp;amp;#224; la zona fuoco. Il nostro tavolo si trova invece nella zona legno, avvolto da un’energia molto yang che cresce e ramifica, spinge ad apprendere sempre cose nuove, ed &amp;amp;#232; collegata con l’infanzia. Non &amp;amp;#232; certo casuale che proprio vicino al nostro lungo tavolo ci sia un angolo giochi per i bambini, con una gigantesca lavagna su cui scatenare la propria fantasia con i gessi colorati.  
Ad accoglierci in questo luogo speciale &amp;amp;#232; la signora Rosy Vono, la titolare che gestisce il ristorante insieme ad Alberto Baraldi. Mentre sorseggiamo il nostro “estratto del giorno”, ovvero un succo di frutta e verdura particolarmente ricco di vitamine e di nutrienti visto che viene estratto con un metodo diverso e pi&amp;amp;#249; delicato rispetto a quello delle centrifughe, scambiamo due chiacchiere con la titolare per approfondire i temi che stanno alla base della filosofia di cucina del ristorante. 
“Pi&amp;amp;#249; che di filosofia, direi che si tratta di uno stile di vita, di decidere di alimentarsi e di vivere in armonia con se stessi e con il pianeta. Oggi il cibo tende a essere tutto finto, pieno di pesticidi e di conservanti, per questo abbiamo deciso di creare un luogo in cui ricreare l’equilibrio tra il corpo e l’ambiente. La parola nutrimento per noi significa questo, e si tratta anche del nutrimento dell’anima, bisogna stare attenti alle emozioni, e cercare di nutrire pensieri buoni”, ci spiega Rosy. 
L’armonia delle sue idee si traduce in una cucina sana e naturale, vegana e vegetariana, interpretata con fantasia e gusto, in modo tale che i piatti siano non solo buoni e salutari, ma anche molto piacevoli per il palato grazie alle spezie scelte con cura e a degli azzeccati accostamenti di sapori. 
“La nostra &amp;amp;#232; una cucina biologica, non usiamo nessun ingrediente raffinato come la farina 00 oppure lo zucchero che sostituiamo con sciroppi di malto o di agave. La lavorazione troppo sofisticata non giova mai alla qualit&amp;amp;#224; del prodotto che perde i suoi principi nutritivi. Abbiamo pochissimi formaggi, quindi anche la caseina &amp;amp;#232; praticamente assente, utilizziamo piuttosto il latte vegetale. Cuciniamo con i cereali in chicco, ormai scomparsi dalla circolazione, e usiamo naturalmente molte verdure fresche, sempre di stagione e tanti legumi. Anche i vini e le bibite sono biologiche, e vengono da piccole aziende che lavorano con metodi artigianali. La nostra farina &amp;amp;#232; macinata a pietra e prediligiamo la farina integrale o anche quella di farro.” Il men&amp;amp;#249; cambia periodicamente e mentre da luned&amp;amp;#236; a sabato si pu&amp;amp;#242; pranzare con un comodo sistema di self-service, mercoled&amp;amp;#236; si gusta anche un’originale apericena all’insegna dell’alimentazione biologica, e da gioved&amp;amp;#236; a sabato si cena alla carta come facciamo infatti noi, scegliendo il men&amp;amp;#249; degustazione che dopo il saporito estratto ci delizia con un tortino di zucca da far seguire da una cupoletta di patate ai due colori con crema di zucca e mandorle. 
Alcuni di noi optano invece per la carbonara vegana, integrale o di farro con panna vegetale, tofu affumicato, porri e curcuma. C’&amp;amp;#232; anche chi, seguendo il men&amp;amp;#249; vegano, gusta con piacere un cestino di carciofi saltati con tufu alla menta, e il riso nero con sedano rapa zucca e zucchine con salsa di porri. Come secondo, assaggiamo le scaloppine di ceci con salsa al rosmarino, ma piacciono molto anche i mondeghini di lenticchie al timo e la trippetta di fagioli azuki con verze. 
Mangiare biologico e sano non vuol dire affatto rinunciare alle dolci golosit&amp;amp;#224;, e infatti, eccoci davanti a una fantastica delizia con marmellata di arance e zenzero candito, ma non si pu&amp;amp;#242; nemmeno resistere alla torta di cioccolato con la Nutrytella, una crema di cioccolato buona e sana.  
La nostra cena si conclude con dei gustosi acquisti per nutrire corpo e spirito: compriamo dei prodotti alimentari biologici artigianali della Basilicata, e un paio di libri sul tema dell’alimentazione esposti su una libreria a forma di colonna vicino all’ingresso. 
Siamo certi di tornare qui volentieri, anche magari per partecipare a qualcuno degli eventi e conferenze organizzati dal ristorante, o anche solo per un pranzo sano e nutriente che potr&amp;amp;#224; essere l’occasione per mangiare un bel Nutryburger: un burger fatto con i legumi, la focaccia di grano di semola, con la maionese vegana e del cavolo tagliato fino, l’insalata e la cipolla, tutto senza conservanti e preparato al momento. Salutare, sfizioso e fantasioso come lo stile di vita che si nutre di armonia.  

Francesca Bertha 
www.francescabertha.it  

PER INFORMAZIONI: 
www.comune.varese.it 
www.nutrymento.it 
Ristorante Nutrymento 
Via Cavour, 38 Varese 
Tel.: 0332/280343&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12410.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Una città giardino in cui riscoprire l’armonia tra noi e il Pianeta: gita a Varese - Parte II.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 17 Jun 2015 22:29:55 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12410.ashx</guid></item><item><title>Cos&amp;#236; incredibile, cos&amp;#236; incantevole: un paradiso terrestre chiamato La Francesca - Parte I. , Bonassola, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12363.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12363.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12363/132670.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando si passeggia tra i vicoli pittoreschi dei borghi delle Cinque Terre e si ammira quel paesaggio unico in cui le aspre rocce sembrano essere emerse dal mare portando in superficie i mille colori del magico mondo sottomarino, si fa fatica a immaginare che un tempo qui non c’era altro che il rumore del mare che s’infrangeva sugli scogli tra i quali riecheggiava il verso dei gabbiani in volo sopra la vegetazione selvaggia. Sebbene la zona fosse abitata sin dalla preistoria, fu verso l’anno Mille che le popolazioni della Val di Vara, incoraggiate dal venir meno della minaccia saracena, decisero di superare lo spartiacque della catena costiera per stabilirsi in modo permanente sul litorale dove avrebbero fondato quei borghi che oggi sono ammirati in tutto il mondo e sono Patrimonio dell’umanit&amp;amp;#224; UNESCO.  
Per scoprire questo territorio unico andando oltre la sua classica immagine da cartolina abbiamo voluto trovare un modo per poterlo vivere nel modo pi&amp;amp;#249; naturale possibile, un modo per toccare con mano la sua anima. Abbiamo cercato una vacanza che esulasse nettamente dagli schemi del solito turismo di massa e che ci permettesse di confrontarci col vero carattere di questa terra. Quel carattere che prima di farti vedere uno scorcio di mare ti porta a percorrere un’antica strada tortuosa e immersa nei boschi un tempo – neanche poi tanto lontano - bersaglio degli attacchi dei briganti, che ti fa ammirare dei pini che crescono quasi in orizzontale sui declivi a mare, che ti inebria del profumo di mille fiori, ma per farteli annusare ti fa camminare in salita. Un luogo dove il mare cristallino, la spiaggia stupenda e perfino il pesto fatto a mano nel mortaio ti ricordano di non dover mai dare per scontato nulla di tutto ci&amp;amp;#242;. Se te lo stai godendo vuol dire che te lo sei meritato perch&amp;amp;#233; hai saputo aprire la mente verso un modo di viaggiare e di vivere diverso, ecosostenibile, umano.    
Questo luogo speciale &amp;amp;#232; il resort La Francesca, situato a Bonassola in un parco di 15 ettari che partendo dalla scogliera arriva fino al crinale della montagna e comprende 55 abitazioni tra villette e appartamenti, ma anche un’infinit&amp;amp;#224; di piante e di fiori e non solo: le sfumature rosse e verdi di certe pietre ci ricordano che il territorio nasconde un sottosuolo ricco di minerali dagli effetti benefici dove sono presenti ben sei miniere di rame di cui sono tuttora ben visibili le imboccature di tre.  
Un’oasi naturale che nasce da un sogno visionario, quello di Gloria Bortolotti De Poli, giornalista e scrittrice che non ancora trentenne, nel 1953 s’innamor&amp;amp;#242; di questo pezzo di costa dal fascino aspro ma irresistibile. “All’epoca per raggiungere La Francesca da Milano ci volevano otto ore di macchina lungo strade strette, tortuose e trafficate”, racconta Marco De Poli, figlio della signora Gloria e oggi titolare della struttura insieme alla moglie Giovanna. “Ricordo tuttora bene il mio primo viaggio a La Francesca. Avevo nove anni e dopo ore e ore di tornanti, quando abbiamo superato anche il passo del Bracco, giungere alla strada, sempre tortuosa ma sgombra che scendeva a Levanto, sembrava una liberazione. Per raggiungere il mare dal bivio della Casa Gialla ci venne in aiuto un contadino aprendo un varco con la roncola nella sterpaglia quasi impenetrabile”, prosegue il signor Marco. “Quando nel 1958 si decise di tracciare la strada, c’era della gente in fila sul crinale che osservava i lavori aspettando che la ruspa rotolasse gi&amp;amp;#249; da un momento all’altro, cosa che fortunatamente non avvenne.”  
Le “impervie vie” che circondavano La Francesca, non hanno per&amp;amp;#242; scoraggiato i temerari pellegrini che sin dai tempi pi&amp;amp;#249; antichi attraversavano il suo territorio percorrendo la via Francigena da cui dervierebbe anche il nome della localit&amp;amp;#224;, presente gi&amp;amp;#224; nella mappa di Matteo Vinzoni del 1722. Seguire idealmente le orme dei pellegrini di una volta scegliendo La Francesca per un lungo weekend ci fa scoprire una dimensione di pace e di serenit&amp;amp;#224; difficile da trovare altrove. Siamo lontani dal chiasso, ma non dobbiamo affatto rinunciare alle comodit&amp;amp;#224; del nostro tempo: Levanto &amp;amp;#232; a 4 minuti di macchina, a Bonassola ci possiamo arrivare perfino con una breve passeggiata. 
Nel nostro appartamento, composto da un ampio soggiorno, tre comode camere che danno sul mare (come anche tutte le altre del villaggio), e due bagni, c’&amp;amp;#232; tutto: dalla cucina al frigo fino al wifi, ma c’&amp;amp;#232; soprattutto uno spazioso balcone da cui si apre una vista mozzafiato sul mare e sulla scogliera pi&amp;amp;#249; vicina. Prima di planare sul mare, il nostro sguardo pu&amp;amp;#242; spaziare anche tra innumerevoli alberi, arbusti e fiori. Dai pini marini agli ulivi, dai rosmarini in fiore fino a rarit&amp;amp;#224; come la Santolina ligustica che cresce solo su rocce verdi di origine vulcanica, qui &amp;amp;#232; un vero paradiso della biodiversit&amp;amp;#224; anche grazie allo speciale microclima che consente la fioritura di piante in ogni periodo dell’anno. &lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12363.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Così incredibile, così incantevole: un paradiso terrestre chiamato La Francesca - Parte I. &lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 11 Apr 2015 00:02:36 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12363.ashx</guid></item><item><title>Cos&amp;#236; incredibile, cos&amp;#236; incantevole: un paradiso terrestre chiamato La Francesca - Parte II., Bonassola, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12364.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12364.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12364/132681.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se abbiamo deciso di calcare le orme dei pellegrini, lo facciamo anche nel senso concreto del termine, camminando. Sia il territorio de La Francesca che la zona circostante offrono numerose opportunit&amp;amp;#224; per gli amanti del trekking, e noi scegliamo uno dei pi&amp;amp;#249; celebri e suggestivi dei percorsi: la strada ciclopedonale realizzata sul tracciato della vecchia ferrovia costiera che passa tra le antiche gallerie tra Levanto e Framura, attraversando Bonassola. 
Le gallerie sono state restaurate e illuminate, e durante il percorso &amp;amp;#232; possibile ammirare gli scorci pi&amp;amp;#249; belli grazie a delle apposite aperture e balconate, oltre ad accedere a delle spiagge e calette nascoste, altrimenti raggiungibili solo via mare.  
Il mare di questa zona non &amp;amp;#232; amato solo da turisti in cerca di tranquillit&amp;amp;#224; e relax. Grazie alle caratteristiche del fondale &amp;amp;#232; capace di produrre delle mareggiate spettacolari che rendono Bonassola, insieme a Levanto, una delle mete preferite dei surfisti. Per i meno temerari vengono invece organizzate delle giornate di “wave watching”, per ammirare e fotografare le grandi onde in piena sicurezza. 
La nostra passeggiata marittima prevede anche dei tratti di trekking urbano tra le caratteristiche vie di Bonassola e di Levanto. Scopriamo cos&amp;amp;#236; l’oratorio di Sant’Erasmo, eretto sulle rocce sovrastanti la spiaggia di Bonassola, dove nel 1569 venne istituita la prima previdenza civile italiana che aveva lo scopo di finanziare la liberazione dei bonassolesi caduti prigionieri dei pirati turchi. I ruderi di una torre difensiva cinquecentesca che finirono per essere utilizzati nella costruzione del campanile della chiesa di San Giorgio, cos&amp;amp;#236; come l’imponente castello eretto nel 1561 e munito di due suggestive torri circolari rappresentano altri importanti pezzi di storia di questo tratto di mare. 
Storia fatta da uomini, a volte anche un po’ strani come gli individui immortalati nelle antiche ”Grottesche”, i ritratti degli avventori di una locanda duecentesca incastonati nei muri del centro storico di Levanto. Alcuni di quei signori dalle facce un po’ inquietanti forse lavoravano al porto e ogni giorno vedevano entrare e uscire le galee mentre i commercianti caricavano i loro muli di sale, bene prezioso proveniente dalle saline di Levanto e si accingevano a raggiungere la pianura Padana attraverso le mulattiere, le “creuza de ma” immortalate nella canzone di Fabrizio de Andr&amp;amp;#232;.  
Certe espressioni delle Grottesche fanno anche immaginare che quei signori conoscessero bene i misteriosi passaggi sotterranei che a quanto si dice, si diramerebbero dal castello collegando l’antico maniero con la chiesa della Santissima Annunziata, con il convento e con la spiaggia. Piccoli e grandi segreti di cui forse si trova anche traccia nell’archivio comunale che fino al Settecento aveva sede presso la Loggia ducentesca che originariamente era al centro della vita commerciale della citt&amp;amp;#224;, ma successivamente, per un periodo rimase addirittura interrata dai detriti trasportati a valle dai torrenti.   
Torniamo a La Francesca ripercorrendo a piedi la strada delle gallerie ammirando le luci del tramonto che iniziano ad avvolgere le scogliere. Un sentiero immerso nei fiori ci porta al Ristorante Rosadimare dove il percorso tra profumi e colori continua a tavola grazie a piatti deliziosi come le lasagne al pesto, l’ombrina ai porri o le cozze ripiene con verdure in agrodolce. Dopo cena una sana passeggiata ci riporta nella nostra casa dove basta aprire la finestra per ascoltare la musica incessante del mare e per respirare l’aria incontaminata e carica di salsedine. 
Per non rischiare di finire come gli innamorati leggendari, il principe Monterosso e la principessa Riomaggiore i quali, visto il cammino difficile che ai loro tempi era necessario compiere per arrivare da un paese all’altro, riuscirono a incontrarsi a met&amp;amp;#224; strada solo quando erano gi&amp;amp;#224; molto anziani, decidiamo di scoprire le Cinque Terre in treno. Utilizziamo un comodo biglietto che da Levanto ci permette di raggiungere i cinque borghi in qualsiasi ordine nell’arco della giornata e sebbene non percorriamo la celebre Via dell’Amore, la nostra gita ci porta comunque a innamorarci di questi splendidi luoghi. Da Monterosso ammiriamo Punta Mesco, il promontorio che chiude il golfo sulla cui sommit&amp;amp;#224; si erge l’antico e misterioso faro abbandonato, noto come il ”Semaforo”. 
A Riomaggiore e a Manarola ci perdiamo nel caleidoscopio delle casette colorate arroccate che guardano un mare sconfinato. Quando vicino a un vecchio rimessaggio di barche ci fermiamo a mangiare delle acciughe fritte al cartoccio, ci vengono in mente le signore di Monterosso che parecchi anni fa furono le prime a iniziare a vendere le loro acciughe sotto sale nei paesi vicini, all’epoca raggiungibili quasi esclusivamente via mare.  
Vendere il ”pane del mare”, ovvero le acciughe in paesi dove si pescavano ugualmente e creare di quel prodotto un’eccellenza tuttora indiscussa, costruire dei borghi coloratissimi su alture vertiginose dove forse nemmeno gli stambecchi osavano spingersi, salvare un vasto territorio dalla cementificazione trasformando una giungla inospitale in un paradiso terrestre come La Francesca: tutte imprese temerarie che contraddistinguono questi luoghi, abitati da persone che hanno sempre creduto nell’impossibile e a forza di crederci sono anche riuscite a realizzarlo.   

Francesca Bertha 
www.francescabertha.it  

PER INFORMAZIONI: 
Villaggio La Francesca 
19011 Bonassola (SP) 
www.villaggilafrancesca.it 
www.comune.bonassola.sp.it 
www.comune.levanto.sp.it 
www.cinqueterre.it 
www.parconazionale5terre.it 
#meetLFR #lafrancescaresort   &lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12364.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Così incredibile, così incantevole: un paradiso terrestre chiamato La Francesca - Parte II.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 11 Apr 2015 00:13:26 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12364.ashx</guid></item><item><title>A tavola con Donizetti, Tasso e papa Giovanni XXIII: un weekend a Bergamo - Parte I., Bergamo, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12355.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12355.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12355/132528.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cento rintocchi della campana della torre civica che alle dieci di sera annunciano la chiusura dei portoni delle mura venete: sembra la scena di un film in costume, ma si tratta di emozioni che tutti possiamo vivere visitando Bergamo. Anche se oggi, non dovendo temere gli attacchi del nemico, i portoni restano ovviamente aperti, per il resto, nella Citt&amp;amp;#224; Alta le atmosfere sono quelle di secoli fa. Infatti, Bergamo &amp;amp;#232; una delle cinque citt&amp;amp;#224; italiane il cui centro storico &amp;amp;#232; rimasto completamente circondato dalle mura, le quali hanno mantenuto il proprio aspetto pressocch&amp;amp;#233; immutato durante i secoli. I turisti stranieri che affollano il centro, situato in alto, credono spesso che il toponimo della citt&amp;amp;#224; nota in epoca romana come Bergomum, derivi dal germanico “berg”, ovvero “monte”, ipotesi non avallata per&amp;amp;#242; dagli studi. 
Raggiungiamo la Citt&amp;amp;#224; Alta con la funicolare che dalla Citt&amp;amp;#224; Bassa, ovvero quella moderna, ci porta, per la gioia delle donne del gruppo, direttamente in piazza Mercato delle Scarpe. Da l&amp;amp;#236; percorriamo uno dei vicoli che si snodano verso l’alto per raggiungere la Rocca, costruita a partire dal 1331 sul colle di Sant’Eufemia. Scopriamo che a fortificarla ulteriormente furono i Visconti per contrastare Venezia che sarebbe comunque succeduta a loro nel dominio della citt&amp;amp;#224; nel 1428. Oggi invece &amp;amp;#232; lo sguardo dei turisti che pu&amp;amp;#242; dominare la citt&amp;amp;#224;, infatti, da un’ampia terrazza riusciamo a contemplare un panorama mozzafiato, con tutte le torri bergamasche che svettano sopra le case dello storico quartiere da cui si vedono bene anche i colli delle prealpi Orobie. Un luogo che incanta e che ispira anche gli artisti, primo tra i quali fu l’illustre compositore Gaetano Donizetti, nato a Bergamo nel 1797. Torquato Tasso dedic&amp;amp;#242; invece un bellissimo sonetto alla citt&amp;amp;#224;, decantando le sue bellezze naturali. 
Dalla Rocca riscendiamo nel cuore della Citt&amp;amp;#224; Alta raggiungendo Piazza Vecchia, sovrastata dalla Torre Civica, dove si trovano diversi spledidi palazzi, tra cui Palazzo della Ragione. Sul lato Sud della piazza c’&amp;amp;#232; da rimanere a bocca aperta: ovunque si guardi, si vede un capolavoro architettonico di rara bellezza. Il Duomo, dedicato al patrono della citt&amp;amp;#224;, Sant’Alessandro, fu costruito a partire dal 1459 sul luogo di un precedente edificio religioso, eretto a sua volta sui resti di una chiesa paleocristiana. Poco distante si erge la splendida Basilica di Santa Maria Maggiore, la quale, oltre a numerose importanti opere artistiche, conserva anche la tomba di Donizetti. Addossata alla basilica vi &amp;amp;#232; la rinascimentale Cappella Colleoni, e a pochi passi, il trecentesco Battistero, originariamente collocato nella navata centrale della basilica. 
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12355.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;A tavola con Donizetti, Tasso e papa Giovanni XXIII: un weekend a Bergamo - Parte I.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 24 Mar 2015 12:36:25 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12355.ashx</guid></item><item><title>A tavola con Donizetti, Tasso e papa Giovanni XXIII: un weekend a Bergamo - Parte II., Bergamo, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12356.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12356.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12356/132536.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo questa bella passeggiata, decidiamo di fermarci per cena in uno dei ristoranti pi&amp;amp;#249; tipici della citt&amp;amp;#224;, l’Osteria d&amp;amp;#232; L’Anet&amp;amp;#236;, situata in via Pinamonte da Brembate, nella Citt&amp;amp;#224; Bassa. Non facciamo fatica per parcheggiare, potendo approfittare di un posto riservato ai clienti dell’osteria  presso l’attiguo supermercato. Il locale &amp;amp;#232; sicuramente il luogo pi&amp;amp;#249; bergamasco che ci sia in citt&amp;amp;#224;: non solo perch&amp;amp;#233; si mangiano i piatti tradizionali, scelti da un men&amp;amp;#249; scritto in bergamasco e tradotto in italiano, ma anche perch&amp;amp;#233; qui tutto quello che vediamo o utilizziamo, viene dal territorio. Non solo il cibo, ma anche gli arredi, e perfino il gas che ha scaldato le pentole in cui &amp;amp;#232; stata cotta la nostra cena. 
“Questa scelta sta alla base della nostra filosofia. Per noi scegliere aziende bergamasche per ogni esigenza &amp;amp;#232; un modo di valorizzare il territorio. Lavoriamo con chi ci d&amp;amp;#224; il lavoro. Vogliamo che da noi si respiri pi&amp;amp;#249; bergamasco possibile e poi concetti come il km zero e la filiera corta vengono da s&amp;amp;#233;”, ci spiega il signor Angelo che gestisce l’osteria insieme alle sorelle Silvia e Irene e l’amico Paolo. 
La cucina dell’osteria, aperta dal 2001, si ispira alla tradizione, ma sempre con un occhio di riguardo alle novit&amp;amp;#224; che offre il territorio, con l’intenzione di far conoscere certe chicche non solo alle persone che vengono da fuori, ma anche ai bergamaschi stessi. “Quando eravamo piccoli, per noi era naturale vedere le nostre mamme e zie che cucinavano utilizzando i prodotti della terra. Ci ispirano anche questi ricordi e quando proponiamo piatti tipici del nostro territorio che ormai la gente non ha il tempo di preparare in casa, li mangiano molto volentieri e tornano appositamente per quei piatti che altrove non potrebbero trovare”, ci confida Angelo mentre iniziamo ad assaggiare gli antipasti. 
L’ambiente &amp;amp;#232; caloroso, famigliare e conviviale, dove oltre a un buon rapporto qualit&amp;amp;#224;-prezzo, si nota anche la grande umanit&amp;amp;#224; e attenzione con cui vengono trattate le persone meno fortunate, a cominciare dalla comodit&amp;amp;#224; degli spazi in cui anche un disabile sulla carrozzina pu&amp;amp;#242; muoversi agevolmente. Anche gli ipovedenti possono sentirsi a loro agio grazie al men&amp;amp;#249; scritto in braille, ma sono coccolati anche i bambini e gli anziani.
Cominciamo assaggiando una ricca variet&amp;amp;#224; di salumi del territorio tra cui il crudo bergamasco di Ardesio, la bresaola della Val Taleggio, il salame locale, il lardo e la lonzetta stagionata oltre a qualche fetta di prosciutto di selvaggina, il tutto accompagnato dalla giardiniera fatta in casa secondo la ricetta di mamma Angelica. Continuiamo con la polenta e pica s&amp;amp;#246;, tipico piatto di cucina povera il cui nome deriva dal fatto che per insaporire la polenta, un tempo si usava “picchiarci sopra” un pezzo di aringa affumicata. 
Assaggiamo anche la carne salata con le cipolle e il cosiddetto Expo di formaggi tipici: taleggio, strachitunt, branzi e formaggio di monte pi&amp;amp;#249; lo stracchino di capra conditi con l’aceto balsamico di Bergamo. Non resta certo a digiuno nemmeno la nostra amica vegetariana che gusta un ottimo tortino di verdure e un saporito minestrone con aggiunta di olio extravergine bergamasco.
Nella ricerca dei prodotti del territorio rientrano naturalmente anche le farine, prodotte nei mulini della zona: il Molino Innocenti e il Molino Nicoli. I primi piatti di pasta fresca sono preparati con queste farine di alta qualit&amp;amp;#224; ed ecco che possiamo gustare degli squisiti casoncelli, dei ravioli di polenta e taleggio, degli scarpinocc, ovvero dei ravioli tipici dell’Alta Valle Seriana, ripieni di magro. Ci piacciono molto anche gli gnocchi de l’Anet&amp;amp;#236;, vero e proprio fiore all’occhiello del locale, ma non resistiamo nemmeno al risotto alla bergamasca, bagnato col Valcalepio, con pasta di salame cotta e dell’erba amara. 
Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini rigorosamente del territorio, di piccole aziende. “Pi&amp;amp;#249; sono piccole e pi&amp;amp;#249; lavorano con passione”, &amp;amp;#232; la filosofia di Angelo che non facciamo fatica a condividere e vale anche per i produttori di birre artigianali bergamasche, anch’esse molto buone. 
Proseguiamo spaziando tra un’ampia scelta di secondi di carne tra cui il filo conduttore lo creano la polenta gialla o la polenta taragna, fatta con i formaggi e con prevalenza di grano saraceno. Assaggiamo il coniglio al forno, lo stufato, le quaglie disossate ripiene, il cinghiale, le rane in umido e lumache trifolate, mentre gli amici “diversamente carnivori” si deliziano con dei formaggi grigliati, dei funghi trifolati e con il tomino con verdure grigliate.  
Possiamo anche scegliere tra diversi piatti tematici, come ad es. il piatto del contadino con zola, polenta gialla e salame, il piatto del Piero (altro piatto di punta) con formaggio fuso, polenta taragna e salsiccia, o il Pi&amp;amp;#224;t del Giop&amp;amp;#236;, con taleggio, salame, salsiccia e cotechino con polenta. Il re, o meglio il papa di questi piatti &amp;amp;#232; il richiestissimo Pi&amp;amp;#224;t del Papa Gioan&amp;amp;#236;, dedicato a papa Giovanni XXIII, nativo della citt&amp;amp;#224;, di cui si narra che da piccolo mangiasse spesso la polenta fredda con taleggio e pomodori, ingredienti che oggi compongono il piatto creato in suo ricordo. Ci piacciono molto anche le grigliate di carne con contorni di polenta e puc&amp;amp;#236;, ovvero l’intingolo, oppure con polenta e strin&amp;amp;#249;, cio&amp;amp;#232; pasta di salame cotta e riversata sulla polenta.  
Concludiamo questa cena pantagruelica cedendo alle dolci tentazioni dei dessert fatti in casa con l’unica e particolare eccezione del gelato polenta e latte della Gelateria Pan di Zucchero. Ad addolcire i momenti che precedono il nostro saluto a questa bella giornata sono delle sfiziose torte di mele e di pere, oltre al tiramis&amp;amp;#249;, la cr&amp;amp;#232;me caramel e la panna cotta impreziositi con un gustoso Moscato di Scanzo e un extra brut “degli angeli” (medaglia d’oro Vinitaly 2014).
La nostra vacanza bergamasca non finisce qua per&amp;amp;#242;: passiamo la notte presso il Bed and Breakfast Al Grattacielo nel vicino Alzano Lombardo che domani sar&amp;amp;#224; il nostro punto di partenza per una bella gita nel Parco dei Colli di Bergamo e nella Val Taleggio.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.bergamo.it
www.aneti.it
Osteria d&amp;amp;#232; L’Anet&amp;amp;#236;
Via Pinamonte da Brembate, 10 Bergamo
035/214015


&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12356.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;A tavola con Donizetti, Tasso e papa Giovanni XXIII: un weekend a Bergamo - Parte II.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 24 Mar 2015 12:44:18 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12356.ashx</guid></item><item><title>Weekend da fiaba in un agriturismo dell’entroterra ligure: gita a Sassello - Parte I., Sassello, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12350.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12350.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12350/132480.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra l’entroterra genovese di Ponente e le colline dell’Alto Monferrato si estende un territorio favoloso, coperto da folti boschi dove crescono squisiti funghi, si possono fare lunghe passeggiate per i sentieri che si snodano nel Parco Naturale Regionale del Beigua, e dove coloratissimi borghi raccontano la storia del territorio che risalirebbe al Paleolitico. Il prestigioso marchio di qualit&amp;amp;#224; turistico-ambientale delle Bandiere Arancioni del Touring Club &amp;amp;#232; nato proprio qui e Sassello &amp;amp;#232; stata la prima localit&amp;amp;#224; italiana a venirne insiginita.  

A introdurci nelle bellezze della natura incontaminata di Sassello &amp;amp;#232; nientemeno che un cucciolo di capriolo, timido ma curioso, che attraversa la strada davanti a noi. Una volta in paese, le persone del posto ci raccontano che l’avvistamento di animali tra cui anche lepri, martore e svariati uccelli rari, qui &amp;amp;#232; all’ordine del giorno. 

Iniziamo la nostra passeggiata dal centro storico, ammirando gli edifici religiosi che s’inseriscono tra le stradine tipicamente liguri. Visitiamo la chiesa della Santissima Trinit&amp;amp;#224;, consacrata nel 1725 in cui un affresco, realizzato da Paolo Gerolamo Brusco, ci permette di scoprire l’importante tradizione siderurgica del paese, che probabilmente risale al Trecento, periodo in cui i Pizzorno vi introdussero le prime ferriere. L’artista infatti, ha raffigurato gli Apostoli modellandoli alle somiglianze di undici barbuti ferrieri, immortalando cos&amp;amp;#236; gli artigiani che per secoli hanno fatto la storia industriale di Sassello.  

Il primo edificio di culto del paese fu invece la chiesa di San Giovanni Battista, eretta nel XI secolo. Al suo interno si trova anche una statua di Anton Maria Maragliano. In centro visitiamo inoltre la cinquecentesca Basilica dell’Immacolata Concezione, anticamente annessa a un convento di frati minori. 
Oltre ai colori liguri dei palazzi, il centro di Sassello ci delizia anche con i colori dei suoi sfiziosi amaretti, il biscotto morbido di pasta alle mandorle, disponibile in tantissimi gusti. 

Per scoprire un altro pezzo di storia saliamo al fortilizio di Bastia Soprana, eretto verso la met&amp;amp;#224; del Duecento in posizione dominante su una collinetta non lontana dal centro. Oggi del castello rimangono pochi ruderi e la torre circolare. Dopo la distruzione del maniero ne fu eretto un altro, Bastia Sottana, di cui si sono salvati vari spazi, tra cui porzioni di mura. 
Il fascino del passato ci colpisce anche durante la visita delle preziose collezioni del Museo Perrando che conserva molti reperti fossili, oggetti preistorici, utensili medievali, ma anche ceramiche e mobili d’epoca. 

A Sassello anche le frazioni, raggiungibili percorrendo pochi chilometri di strada costeggiata da boschi e prati, offrono grandi emozioni non solo per le loro bellezze naturali, ma anche per quelle storico-artistiche legate alla vita spirituale del paese. La chiesa di San Bernardo Abate di Palo &amp;amp;#232; citata nei documenti sin dal 1577, mentre lungo la strada che porta a Urbe si trova la cappella della Madonna del Foresto, detta anche cappella del Bei Bail&amp;amp;#224;. A costruirla &amp;amp;#232; stato un boscaiolo miracolato dalla Madonna. Un giorno, mentre stava abbattendo un albero, l’uomo si &amp;amp;#232; ferito gravemente e temeva di morire dissanguato. Allora il boscaiolo, che era anche un provetto ballerino, come ricorda il termine “bei bail&amp;amp;#224;”, si &amp;amp;#232; messo a invocare la Madonna che lo salv&amp;amp;#242;.  

Sassello ha anche dato i natali a una beata, Chiara Luce Badano, la cui storia miracolosa di fede &amp;amp;#232; avvenuta in tempi molto recenti. La ragazza, nata nel 1971 e morta a soli diciott’anni, apparteneva al movimento dei Focolari e al suo nome &amp;amp;#232; legata la guarigione miracolosa di un giovane triestino.   

La nostra gita a Sassello continua nella frazione Albergare, ad appena un chilometro e mezzo dal centro, dove raggiungiamo senza fatica l’Agriturismo Romano Francesco. Il luogo &amp;amp;#232; un’oasi di pace situata in una conca circondata dai boschi del Parco Naturale del Beigua, e grazie alle numerose attivit&amp;amp;#224; che offre a grandi e piccini, dalla fattoria didattica al trekking a cavallo, &amp;amp;#232; la meta ideale per una vacanza rigenerante con la famiglia o con gli amici.  
Quando arriviamo, a venirci incontro &amp;amp;#232; un bel cavallo scuro accompagnato da un signore che l’aveva portato a passeggio per i sentieri circostanti: fanno subito venir voglia di saltare in sella. Ma prima ci sistemiamo nei nostri alloggi, occupando due dei cinque appartamentini a cui si aggiunge anche un romantico rustico distaccato dagli edifici principali dell’azienda. Il nostro appartamento &amp;amp;#232; spazioso e bello, arrdeato con gusto semplice e piacevole, in linea con lo stile bucolico del luogo, ed &amp;amp;#232; dotato anche di una comoda cucina, oltre che di un bagno indipendente con doccia.
Dopo esserci rinfrescati, andiamo alla scoperta della tenuta, e ad accompagnarci con grande gentilezza e disponibilit&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; proprio il titolare, il signor Francesco Romano che oggi gestisce l’agriturismo con i figli Simone e Federico e con la sorella Antonietta. “Questa azienda agricola &amp;amp;#232; nata nel 1899 grazie a mio nonno Pietro il quale, prima da mezzadro, poi come colono e infine da coltivatore diretto aveva iniziato a crearla passo dopo passo. E’ dal 1997 che c’&amp;amp;#232; la possibilit&amp;amp;#224; di pernottare, e dal 2003 facciamo anche ristorazione, utilizzando direttamente i nostri prodotti, dalla carne alle verdure”, ci spiega il signor Francesco mentre iniziamo a fare la conoscenza degli altri abitanti dell’azienda. Capiamo presto che noi umani qui siamo la minoranza, e la cosa ci fa molto piacere, oltre a divertire moltissimo i bambini che sono con noi. Prima andiamo a vedere l’allevamento di bovini, dove i piccoli cowboy imparano a distinguere le diverse razze, nessuna delle quali di color viola. Facciamo la conoscenza di un mastodontico stallone, di un bell’esemplare podolico, di diverse mucche dall’espressione docile e perfino di due dolcissimi vitellini. 
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12350.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Weekend da fiaba in un agriturismo dell’entroterra ligure: gita a Sassello - Parte I.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 12 Mar 2015 16:02:16 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12350.ashx</guid></item><item><title>Weekend da fiaba in un agriturismo dell’entroterra ligure: gita a Sassello - Parte II. , Sassello, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12351.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12351.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12351/132494.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dalle stalle dei bovini ci spostiamo tra quelle dei cavalli, alcuni dai nomi fantasiosi come Iseo o Bitang. Data la bella giornata, quasi tutti i dieci cavalli della fattoria sono fuori, a passeggiare tra i recinti o per i sentieri circostanti, ma &amp;amp;#232; rimasto anche qualcuno che ci d&amp;amp;#224; il benvenuto anche in nome dei suoi fratelli: un bel cavallo bianco dal carattere amichevole e curioso, arrivato in fattoria di recente. 
“In occasione delle Settimane verdi per gruppi di bambini, collaboriamo con il vicino maneggio dell’Associazione Ippica Le Rocce dove fanno proprio scuola per imparare a cavalcare, ma anche addestramento alle gare di endurance. L&amp;amp;#236; per i bambini organizzano anche passeggiate sul pony Marietto”, ci spiega Francesco.  
Quando invece arrivano i bambini per la fattoria didattica, oltre a distinguere i bovini e a conoscere i cavalli con tanto di battesimo della sella con cavalli normali, possono anche visitare il macello e imparare molte cose interessanti sulle foraggere, i seminali e i cereali, e sulle loro tecniche di coltivazione. 
L’azienda agricola infatti &amp;amp;#232; quasi del tutto autosufficiente per quanto riguarda la produzione di mangimi e di fieno, anche per questo rappresenta un virtuoso esempio di sostenibilit&amp;amp;#224; ecologica. 
Durante il nostro giretto facciamo la conoscenza anche di diversi altri animali simpaticissimi, tra cui delle pecore, dei conigli, un cinghiale con i suoi cuccioli dal tipico manto a strisce, e una razza orientale di maialino dal pelo bianco e nero. Un gallo dai colori sgargianti ci saluta col suo chichirich&amp;amp;#236; ogni volta che ci vede passare da una stalla all’altra.  
La ricchezza di folti boschi del territorio ha fatto s&amp;amp;#236; che l’azienda agricola si specializzasse anche nella produzione di legna da ardere, ma anche di legnami per la produzione di travi per i tetti e di altri usi. Ai bambini piace molto anche conoscere e poter toccare con mano le diverse variet&amp;amp;#224; di legno e imparare a distinguere ad esempio il castagno, duro e resistente, quindi ideale per i tetti, dal rovere, adatto per essere bruciato.   

Dopo un pomeriggio quasi interamente dedicato alle cavalcate e all’esperienza mozzafiato del battesimo della sella per i nostri piccoli novelli cavalieri, a seguito di un breve riposino nella quiete del nostro appartamento, arriva il tanto atteso momento di poterci abbandonare ai piaceri della buona tavola. Ci accomodiamo nella caratteristica sala del ristorante e iniziamo a gustare i prodotti dell’azienda partendo da un ricco antipasto. Si parla spesso di filiera corta, ma qui il concetto del chilometro zero va inteso proprio alla lettera: la bresaola fresca, il lardo, i salumi misti bovino-suino, la formaggetta fresca di mucca, capra e pecora, cos&amp;amp;#236; come anche le verdure che troviamo nella frittata o come contorno insieme alle portate successive, provengono tutti dalla fattoria. Un trionfo di sapore, di freschezza e di bont&amp;amp;#224;, nell’assoluto rispetto dell’ambiente. Assaggiamo anche la cima e il vitello tonnato, oltre a delle bruschette con un buonissimo pat&amp;amp;#232; di lardo, sempre fatto in casa.  
Proseguiamo con gli squisiti primi di pasta fresca fatta in casa gustando un bel piatto di ravioli al rag&amp;amp;#249;, preparato sempre con la carne prodotta dall’azienda. Siamo nell’entroterra ligure, quindi non possiamo fare a meno di assaggiare anche le tagliatelle al pesto. 
Le pietanze di carne sono chiaramente uno dei fiori all’occhiello del locale, e cos&amp;amp;#236; la nostra cena continua con un ottimo arrosto di maiale, mentre i nostri amici si dividono tra la carne alla brace, la porchetta e il pollo allo spiedo, ma riscuote grande successo anche il bollito. Tutta carne prodotta in loco, che l’ultima domenica di ogni mese si pu&amp;amp;#242; anche acquistare direttamente in azienda.  
Dulcis in fundo, cediamo volentieri alla tentazione dei dessert fatti in casa tra cui una fantastica torta alla frutta, la millefoglie, il rotolo con la nutella, la torta di nocciole e l’immancabile budino con l’amaretto di Sassello, prodotto dalla fabbrica artigianale Giacobbe, dove tutto viene ancora lavorato a mano e producono anche amaretti senza glutine.  
Il resto del nostro weekend trascorre tra rigeneranti passeggiate in mountain bike e a cavallo, intervallate da ore di piacevole ozio all’aria fresca e da lauti pasti all’insegna dei sapori autentici del territorio: decisamente un’esperienza da ripetere presto, anche magari di ritorno da una giornata passata al mare, che dista solo una ventina di chilometri. 

 Francesca Bertha  
PER INFORMAZIONI: 
www.comunesassello.it 
Agriturismo Romano Francesco 
Localit&amp;amp;#224; Albergare, 4 Sassello (SV) 
Tel.: 019/724527
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12351.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Weekend da fiaba in un agriturismo dell’entroterra ligure: gita a Sassello - Parte II. &lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 12 Mar 2015 16:16:03 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12351.ashx</guid></item><item><title>La melodia del silenzio che risuona nelle Langhe: vacanze in agriturismo a Cessole - Parte I., Cessole, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12352.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12352.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12352/132505.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Negli stessi anni in cui Dante iniziava a lavorare alla Divina Commedia, qualche centinaio di chilometri pi&amp;amp;#249; a Nord, in un paesino della Langa astigiana immerso tra colline che non avevano nulla da invidiare alla bellezza di quelle toscane, ogni tanto si vedeva un frate domenicano passeggiare assorto nei suoi pensieri. Chi si fermava a parlare con lui, non si arricchiva solo di riflessioni sulla fede, ma se ne andava anche con qualche rompicapo scacchistico affidatogli dal curioso frate. Lui non era altro che Jacopo da Cessole, diventato celebre per aver scritto Ludus scacchorum, un trattato che in parte utilizza la metafora degli scacchi per parlare di questioni morali, e in parte &amp;amp;#232; un vero e proprio manuale scacchistico. Il libro ebbe un immenso successo e fu tradotto in numerose altre lingue.  
Oggi a visitare Cessole sono spesso i lontani discendenti di quelle persone che nel corso del Quattrocento lessero l’opera di Jacopo in inglese, in tedesco, in olandese, in francese e in svedese, infatti il paese &amp;amp;#232; una delle mete langhigiane preferite dai turisti amanti dei viaggi slow, della tranquillit&amp;amp;#224; e di uno stile di vita naturale. Chiacchierando con alcuni anziani del borgo, scopriamo che uno dei primi “turisti” che amava passare del tempo a Cessole, libero dagli impegni e dalle incombenze e dedicandosi a delle gite oltre che ai piaceri della buona tavola senza alcuna formalit&amp;amp;#224;, fu il futuro re Vittorio Emanuele II, la cui presenza in loco &amp;amp;#232; ricordata anche da una lapide del 1856, posta su una “umile casa”, come recita la scritta.  
Negli anni in cui il re si riposava in questo angolo di pace, l’imponente edificio sacro della chiesa parrocchiale di Nostra Signora Assunta, nota anche come Santa Maria del Castello, era considerata una costruzione relativamente recente. Progettata da Giacomo del Carretto, allievo del celebre Filippo Juvarra, la chiesa fu terminata nel 1784 e la sua struttura particolare, ispirata a quella della basilica di Assisi, &amp;amp;#232; un eccellente compromesso tra le esigenze di chi voleva costruirla vicino al castello distrutto e chi la immaginava invece sul luogo del piccolo oratorio dei Disciplinati. Per mettere tutti d’accordo, l’architetto cre&amp;amp;#242; due chiese, una sopra l’altra: la superiore &amp;amp;#232; la parrocchiale, mentre sotto si trova l’oratorio dei Disciplinati, noto anche come la chiesa dei Battuti.  
Non lontano dalla chiesa raggiungiamo un luogo che ai tempi di Jacopo da Cessole non esisteva ancora, mentre Vittorio Emanuele II l’avr&amp;amp;#224; visto probabilmente nel pieno della sua vivacit&amp;amp;#224;: i portici di San Rocco, sotto i quali nel 1640 si tenne il primo mercato della Val Bormida.     
Dell’antico castello che un tempo dominava la valle, oggi rimangono i resti della torre e delle tracce di mura, nonch&amp;amp;#233; una lunga serie di misteri che s’intrecciano come i cunicoli segreti pieni di micidiali trabocchetti che pare collegassero il maniero con alcune case del borgo. Non solo, dicono che alcuni corridoi sotterranei conducessero anche ben al di fuori dal centro storico, infatti, tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento un sonnambulo scopr&amp;amp;#236; una galleria segreta dalle parti della frazione di Madonna della Neve in cui venivano coniate clandestinamente delle monete d’oro. Da allora non si &amp;amp;#232; mai smesso di vociferare dell’esistenza di un tesoro nascosto nelle viscere della terra, ma finora tali leggende non hanno mai trovato riscontro.  &lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12352.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;La melodia del silenzio che risuona nelle Langhe: vacanze in agriturismo a Cessole - Parte I.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 18 Mar 2015 23:18:53 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12352.ashx</guid></item><item><title>La melodia del silenzio che risuona nelle Langhe: vacanze in agriturismo a Cessole - Parte II., Cessole, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12353.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12353.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12353/132511.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci avviamo anche noi per la strada tortuosa che sale in collina attraversando la frazione dove sorge il Santuario della Madonna della Neve, ma a differenza dei cercatori di monete d’oro che ci hanno preceduto, noi sappiamo con certezza dove trovare i tesori. Certo, a noi non interessano i prodotti dell’antica zecca clandestina, bens&amp;amp;#236; qualcosa di ancora pi&amp;amp;#249; difficile da trovare ai nostri giorni: tranquillit&amp;amp;#224;, pace, sapori autentici, uno stile di vita in perfetto equilibrio con la natura. 
Questi tesori li troviamo tutti presso l’Agriturismo Zabaldano, situato nell’omonima frazione in cima alla collina. Collina che in certi tratti ci sembra piuttosto una montagna, ma che in realt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; semplicemente Langa, che, secondo le persone del luogo &amp;amp;#232; una categoria geografica a parte.  
Lasciamo l’auto nel comodo parcheggio vicino ai box dei cavalli e ci bastano pochi passi per raggiungere la casa in pietra, finemente ristrutturata in uno stile che valorizza la rusticit&amp;amp;#224; del luogo fornendo, nello stesso tempo, tutte le comodit&amp;amp;#224;. Siamo partiti dal grigio inverno della citt&amp;amp;#224; per arrivare nella primavera langhigiana annunciata in maniera splendida dai primi mandorli in fiore che vediamo quest’anno. Tra l’erba del giardino ci sorridono i primi fiorellini e il nostro sguardo pu&amp;amp;#242; spaziare partendo dal praticello pieno di narcisi fino alle lontane alture, passando per le valli che abbracciano la collina. In lontananza, nonostante la leggera foschia, si distingue bene anche il suggestivo centro storico di Cessole, con l’inconfondibile edificio della chiesa parrocchiale. Le montagne blu si stagliano nell’azzurro chiaro del cielo, facendo da sottofondo a una graziosa mangiatoia per uccellini che con il loro cinguettare rendono melodioso il silenzio che regna intorno a noi.  
Ad accoglierci con grande gentilezza sono la signora Claudia e il signor Riccardo, i titolari che gestiscono l’azienda agricola e l’agriturismo con inesauribile entusiasmo e amore.  “Lavoriamo la vigna, il fieno e abbiamo anche le api. Ai nostri ospiti, tra cui molti stranieri, viene spesso voglia di partecipare ai lavori, specialmente quando c’&amp;amp;#232; la vendemmia che &amp;amp;#232; anche un momento di festa”, ci raccontano mentre sorseggiamo un caff&amp;amp;#232; nella caratteristica cucina. 
“Abbiamo comprato questa antica cascina nel 1996 e abbiamo impiegato circa cinque anni a ristrutturarla per aprire l’agriturismo nel 2001. Nelle vigne si lavorava, ma il resto era abbandonato. Qui, dove oggi si trova la cucina, all’epoca c’erano le stalle, mentre una parte della casa era crollata. Siamo stati tra i primi a recuperare la facciata in pietre, togliendo il vecchio intonaco.” 
La vicinanza dei boschi si percepisce anche dal fatto che il nostro appartamento si chiama Capriolo, mentre gli altri due sono dedicati alla volpe e al tasso: tutti animali che ogni tanto si possono pure avvistare nei dintorni della cascina. Al pianoterra si trova un appartamento attrezzato per disabili su sedia a rotelle, e tutti gli alloggi sono dotati di bagno con doccia e di un comodo soggiorno- cucina, oltre alla camera doppia. Il cucinotto &amp;amp;#232; racchiuso in un originale armadio-cucina in cui non manca niente, dal lavandino al frigo, ma le cui ante, una volta finito di preparare da mangiare o di lavare i piatti, si possono richiudere in modo che il mobile sembri un vero e proprio armadio che si inserisce perfettamente tra i mobili antichi. Il contatto con la natura circostante continua anche in camera grazie alla meravigliosa vista che dalle finestre si apre sulle montagne. 

Quando si arriva qui, si entra in una dimensione profondamente rilassante e rigenerante, dove i ritmi non potranno essere quelli frenetici a cui si &amp;amp;#232; spesso abituati. Mentre il primo giorno sono ancora tutti attaccati ai propri telefonini, man mano che passano i giorni, l’attenzione verso la natura prende gradualmente il sopravvento. Proprio per questo l’ideale &amp;amp;#232; passare qui diversi giorni, almeno una settimana, in modo da dare il tempo alla nostra mente e alla nostra anima di calmarsi e di respirare in sintonia con la natura. Si pu&amp;amp;#242; farlo anche seguendo le orme del celebre erborista di Cessole, Teodoro Negro, l’inventore dell’omonimo Toccasana, ma oltre alle piante e alle erbe &amp;amp;#232; molto interessante fare la conoscenza anche degli animali. 

Presso la vicina cascina Bric dei Galli, gestita dal figlio e dalla nuora dei titolari dell’Agriturismo Zabaldano, ovvero da Roberto, agrotecnico, e da Corinna, infermiera veterinaria e guida equestre, i quali un domani saranno aiutati anche dal piccolo Pietro, si pu&amp;amp;#242; visitare una vera e propria fattoria e assaggiarne i prodotti. Un gregge di circa settanta pecore autoctone della Langa, allevate in stato semibrado, garantiscono la produzione di favolosi formaggi artigianali e di carne pregiata, mentre la dolce mucca Carolina fornisce del buonissimo latte fresco. 
Sintonizzarsi sui ritmi della natura vuol dire anche rilassarsi e passare dei giorni senza stress a cominciare dall’assenza della sveglia: apprezziamo molto il fatto che qui ognuno si alza quando vuole e in cucina trova tutto l’occorrente per prepararsi la colazione: pane, biscotti, uova, marmellate fatte in casa con la frutta della cascina e lo squisito miele delle api, piccole regine dell’agriturismo. Nella bella stagione la giornata pu&amp;amp;#242; continuare con un bel bagno nella minipiscina Jacuzzi da cui si gode di una meravigliosa vista sul paesaggio circostante.  
La nostra settimana di soggiorno passa tra escursioni in auto, in mountain bike e a piedi lungo le caratteristiche strade di Langa dei dintorni, alla scoperta di antichi borghi e di infiniti scorci di una natura ancora incontaminata. Riusciamo perfino a fare una capatina al mare andando e tornando comodamente in giornata, e non rinunciamo neanche a visitare la vicina citt&amp;amp;#224; termale e d’arte, Acqui Terme. 
Non facciamo fatica nemmeno per mangiare: oltre a degustare i prodotti delle cascine, dai formaggi al miele fino ai vini, prendiamo l’abitudine di cenare al vicino Ristorante Madonna della Neve dove la nostra romantica caccia al tesoro si completa anche grazie alle specialit&amp;amp;#224; gastronomiche del territorio. 
Su una parete della cascina abbiamo notato il dipinto di una pittrice straniera, affezionata ospite dell’agriturismo da lei sapientemente immortalato con i colori caldi della natura. Altri ospiti inviano da Paesi lontani dei bellissimi album di fotografie delle loro vacanze, a volte con poesie e citazioni dedicate. 
Dopo questa settimana di armonioso relax siamo certi di farlo anche noi e di ritornare presto in questa oasi di pace. Nel fattempo conserveremo nel nostro cuore l’acquarello che racchiude il ricordo dei colori, dei profumi, dei sapori e del silenzio di questo luogo meraviglioso. 

Francesca Bertha  

PER INFORMAZIONI: 
www.comune.cessole.at.it 
www.agriturismozabaldano.com 
www.bricdeigalli.com 
Agriturismo Zabaldano 
Regione Zabaldano, 1 
Tel.: 014480275 
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12353.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;La melodia del silenzio che risuona nelle Langhe: vacanze in agriturismo a Cessole - Parte II.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 18 Mar 2015 23:28:01 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12353.ashx</guid></item><item><title>Sulla via Emilia tra arte, poesia e buona tavola: una giornata a Reggio Emilia - Parte I., Reggio Emilia, Emilia Romagna</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12342.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12342.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12342/132340.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’imponente cupola del Duomo doveva ancora essere progettata e costruita, la torre della basilica di San Prospero era caduta da pochi anni e anche il miracolo mariano che avrebbe dato il via alla costruzione del Santuario della Beata Vergine della Ghiara doveva ancora accadere, quando per le caratteristiche vie del centro di Reggio Emilia ogni tanto si vedeva passeggiare un giovane, primogenito tra dieci fratelli di nobile famiglia. Frequentando la corte avrebbe potuto vivere una vita all’insegna dei divertimenti, ma lui preferiva dedicarsi allo studio, specialmente a quello della letteratura di cui sarebbe diventato uno dei pi&amp;amp;#249; celebri esponenti. Fu in quegli anni, verso la fine del Quattrocento, che nel cuore del giovane Ludovico Ariosto si cre&amp;amp;#242; un legame cos&amp;amp;#236; forte con la propria citt&amp;amp;#224; natale da scrivere, circa vent’anni dopo, quando era ormai reduce da numerosi viaggi: “Chi vuole andare a torno, a torno vada: vegga Inghelterra, Ongheria, Francia e Spagna; a me piace abitar la mia contrada”. 
Dicono che questo spirito caratterizzi tuttora gli abitanti di Reggio Emilia: accanto a una sincera apertura verso le novit&amp;amp;#224;, lo stile delle metropoli piene di negozi alla moda come nella centralissima e antica via Emilia e accanto allo spirito di accoglienza verso chi viene da fuori, &amp;amp;#232; profondamente radicato nel loro cuore l’amore per le proprie radici e tradizioni. Non a caso siamo nella citt&amp;amp;#224; del Tricolore: la bandiera italiana fu ideata ed esposta per la prima volta il 7 gennaio 1797 nella Sala del Tricolore del Municipio. 
La nostra giornata alla scoperta della “contrada” tanto amata da Ariosto ci porta piacevolmente “a torno” per le caratteristiche vie, le suggestive piazze del centro storico come ad esempio piazza Fontanesi dal fascino misterioso, collegate tra loro da affascinanti percorsi porticati, e tra i palazzi dietro i cui portoni spesso si nascondono meravigliosi giardini di stile spagnoleggiante.   
Tra le nostre prime mete figura la centralissima piazza Prampolini, nota come piazza Grande o piazza del Duomo, su cui si affacciano gli edifici pi&amp;amp;#249; importanti della citt&amp;amp;#224;: oltre al Duomo, anche il palazzo del Municipio, il palazzo del Monte con la torre dell’orologio e il palazzo vescovile. Sempre qui si pu&amp;amp;#242; ammirare il battistero, costruito nel Medioevo e ristrutturato di recente, la cui pianta originale richiamava quella del Santo Sepolcro di Gerusalemme. L’edificio della cattedrale probabilmente esisteva gi&amp;amp;#224; nel 451, anche se le prime notizie che la riguardano risalgono al IX secolo. La torre campanaria ottagonale risale al 1268, anno in cui fu ricostruita dopo un crollo di quarant’anni prima, mentre per poter ammirare la sontuosa cupola si dovette aspettare il 1623. 
A Reggio Emilia l’arte si incontra a ogni angolo nelle forme pi&amp;amp;#249; svariate ed &amp;amp;#232; anche nell’eredit&amp;amp;#224; degli illustri nativi della citt&amp;amp;#224;. Oltre ad Ariosto, erano di qui anche il poeta quattrocentesco Matteo Maria Boiardo, il pittore Antonio Allegro detto il Correggio, e il celebre attore Romolo Valli a cui &amp;amp;#232; intitolato il Teatro municipale. 
L’estro artistico reggiano non conosce ostacoli alla creativit&amp;amp;#224;: in piazza del Duomo si erge addirittura la scultura di un fiume. La figura allegorica del Crostolo, il corso d’acqua che attraversa la citt&amp;amp;#224;, &amp;amp;#232; molto amata dagli abitanti.  Molti secoli fa, non lontano dalla piazza centrale c’era un modesto convento abitato fino al 1313 dai frati serviti. Sul muro dell’orto di questa struttura era dipinta un’immagine della Madonna e si narra che un sordomuto di nome Marchino avesse riacquisito il dono della parola e dell’udito dopo aver pregato davanti a essa. Il luogo del miracolo divenne presto meta di pellegrinaggio e nel 1597 fu posta la prima pietra del santuario della Beata Vergine della Ghiara.   
Un altro miracolo importante fu compiuto nel V secolo dal vescovo San Prospero, patrono di Reggio Emilia: invocando un intervento provvidenziale, il santo riusc&amp;amp;#236; a tenere lontano dall’abitato gli unni di Attila grazie a una fitta coltre di nebbia che avvolse la citt&amp;amp;#224; dopo la sua preghiera. Oggi la basilica di San Prospero, che custodisce anche le vestigia del santo, &amp;amp;#232; uno dei monumenti pi&amp;amp;#249; importanti della citt&amp;amp;#224;. Significativo esempio di barocco emiliano, l’edificio originale della chiesa fu consacrata nel 997, e nei secoli successivi venne ricostruita a varie riprese: la torre venne abbattuta nel 1487 e il campanile ottagonale torn&amp;amp;#242; a sorvegliare la piazza tra il 1536 e il 1570, mentre la basilica stessa, dopo una travagliata ricostruzione, venne riconsacrata nel 1543. La basilica, dalla facciata risalente alla met&amp;amp;#224; del Settecento, conserva al suo interno diverse preziose opere pittoriche cinque- e seicentesche, oltre a dei pregevoli gruppi scultorei.  &lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12342.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Sulla via Emilia tra arte, poesia e buona tavola: una giornata a Reggio Emilia - Parte I.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Fri, 06 Mar 2015 22:38:11 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12342.ashx</guid></item><item><title>Sulla via Emilia tra arte, poesia e buona tavola: una giornata a Reggio Emilia - Parte II., Reggio Emilia, Emilia Romagna</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12343.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12343.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12343/132348.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Restiamo avvolti dal fascino antico del quartiere anche durante la nostra cena, presso il Ristorante La Casseruola che si trova in via Vezzani, a pochi passi dalla basilica di San Prospero. Situato in un palazzo del Seicento, il ristorante, amato dai cultori della buona tavola sin dal 1974, &amp;amp;#232; oggi un luogo elegante, caloroso e famigliare nello stesso tempo, dove poter passare delle serate conversando in tranquillit&amp;amp;#224;, senza chiasso, gustando le specialit&amp;amp;#224; del territorio a volte rivisitate con fantasia, mantenedo sempre un vivo legame con le tradizioni. 
Ad accoglierci con grande gentilezza nelle sale arredate con stile raffinato e con l’attenzione al fatto che ogni tavolo possa mantenere la sua intimit&amp;amp;#224;, &amp;amp;#232; la signora Diana, la titolare che gestisce il ristorante da trentaquattro anni. “Il locale &amp;amp;#232; stato ristrutturato dieci anni fa, prestando la massima attenzione alla storicit&amp;amp;#224; del luogo. Infatti, le colonne, cos&amp;amp;#236; come le travi in legno a vista sono quelle autentiche del Seicento”, ci spiega la signora Diana mentre ci accomodiamo.   
Il men&amp;amp;#249;, che cambia periodicamente seguendo anche la stagionalit&amp;amp;#224; dei prodotti prevede, oltre agli antipasti di carne e di pesce, delle paste sempre fresche e fatte in casa, mentre tra le pietanze spiccano le grigliate, vero fiore all’occhiello del locale. “La tavola &amp;amp;#232; il fulcro dei rapporti umani, &amp;amp;#232; quasi sempre l&amp;amp;#236; che avvengono le conversazioni importanti, sia in famiglia, che tra amici o anche durante le cene di lavoro. Per questo &amp;amp;#232; fondamentale far sentire bene le persone che si siedono a tavola. Devono rilassarsi, godersi la cena e in un certo senso divertirsi. Infatti, “Mi sono divertito” &amp;amp;#232; stato il complimento pi&amp;amp;#249; bello che mi abbiano mai fatto per il ristorante”, continua il racconto della signora Diana.  
La nostra cena inizia con lo gnocco fritto rivisitato, servito non con i salumi, ma con una squisita crema di grana con prosciutto tagliato alla julienne. Assaggiamo anche una gustosa parmigiana di zucchine con i gamberi e delle sfoglie di cappesante. A seguire, ci abbandoniamo agli irresistibili primi preparati con la pasta fresca fatta in casa, tra cui la mugnaia con salvia, verdure e pollo, davvero un’idea azzeccata per rivisitare il tradizionale condimento al rag&amp;amp;#249;. I nostri amici scelgono i tortelli di zucca, mentre qualcuno opta per i tipici cappelletti in brodo. Piace molto anche la chitarra, preparata al nero di seppia con i frutti di mare, ma fanno proseliti anche le pappardelle al pistacchio. 
Arriviamo cos&amp;amp;#236; al momento clou della cena, alle grigliate che definire favolose non &amp;amp;#232; affatto un’esagerazione. Infatti, grazie alla loro bont&amp;amp;#224;, variet&amp;amp;#224; e abbondanza attirano persone anche da fuori citt&amp;amp;#224;. Su un grande vassoio ci arrivano sul tavolo gli spiedini alla zingara, le grigliate di pollo, di manzo e di maiale, oltre a tantissime verdure: una portata pantagruelica, come quelle raffigurate in certi dipinti dell’epoca di Ariosto. In alternativa alle grigliate, alcuni nostri amici scelgono uno sfizioso petto di pollo al ribes e all’ananas, oppure la tagliata di manzo con un buonissimo brasato di pomodorini e rucola. Gli amanti del pesce non resistono invece al salmone con crema di peperoni e delle chips di gamberi. 
Infine, cediamo con piacere alle dolci tentazioni della casa, gustando dei dessert realizzati con originalit&amp;amp;#224; e fantasia, a cominciare dal Seno di monaca, una meringa con una base di crema di mascarpone, per continuare con i tortini di mandorle fino al boero scomposto, con il rhum, le amarene e le marmellate serviti a parte.  
Dopo questa bella giornata che ci ha fatti divertire sia in giro per la citt&amp;amp;#224; che a tavola, siamo certi di tornare volentieri sull’antica via Emilia e ci fermeremo sempre con piacere nella “contrada” di Ariosto. 

Francesca Bertha  

PER INFORMAZIONI: 
www.municipio.re.it 
Ristorante La Casseruola 
Via Vezzani, 1 Reggio Emilia 
Tel.: 0522/453837 
Facebook: La Casseruola Ristorante
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12343.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Sulla via Emilia tra arte, poesia e buona tavola: una giornata a Reggio Emilia - Parte II.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Fri, 06 Mar 2015 22:49:31 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12343.ashx</guid></item><item><title>Una giornata tra Brescia e la Costiera amalfitana - Parte I., Brescia, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12335.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12335.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12335/132266.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Com’erano i luoghi del potere dei Longobardi? Perch&amp;amp;#233; era triste Ermengarda, la figlia di Desiderio? Cosa dicono le statue parlanti? Cosa c’entra la leonessa d’Italia con la tomba del cane? Queste sono solo alcune domande curiose a cui abbiamo trovato risposta visitando Brescia, la seconda citt&amp;amp;#224; pi&amp;amp;#249; popolosa della Lombardia e senz’altro una delle pi&amp;amp;#249; ricche di bellezze artistiche. Lo testimonia anche l’UNESCO che ha dichiarato patrimonio dell’umanit&amp;amp;#224; molte aree monumentali del centro, che ora fanno parte del sito “Longobardi in Italia: i luoghi del potere”. 
La nostra passeggiata inizia dalle testimonianze dell’epoca romana in cui la citt&amp;amp;#224; si chiamava Brixia. Ci sembra di essere davvero a Roma: il complesso archeologico bresciano conserva i maggiori edifici pubblici di et&amp;amp;#224; romana del Nord Italia. In piazza del Foro, costruita a partire dal I. Secolo a.C. e completata da Vespasiano, ammiriamo i resti della basilica civile, del porticato e del Capitolium in cui sono visibili le tre celle degli altari dedicati alle divinit&amp;amp;#224; di Minerva, Giove e Giunone. Una sorta di scacchiera incisa nel pavimento ci fa immaginare i tempi in cui i mercanti delle botteghe del foro romano passavano il tempo sfidandosi in lunghe partite tra le colonne in stile corinzio. 
Nacque alcune centinaia di anni dopo il monumento forse pi&amp;amp;#249; celebre della citt&amp;amp;#224;: il Monastero di Santa Giulia, fondato nel 753 dal duca Desiderio, futuro re dei Longobardi, e da sua moglie Ansa. Il monastero femminile, in cui la prima badessa fu la figlia della coppia reale, Anselperga, possedeva beni ingenti ed era al centro di un’intensa attivit&amp;amp;#224; di scambio commerciale. Fa parte del complesso conventuale anche l’antichissima basilica di San Salvatore che custodisce numerosi affreschi di pregio. 
Tra le mura del monastero il raccoglimento fu velato di profonda tristezza quando vi si rifugi&amp;amp;#242; Ermengarda, l’altra figlia di re Desiderio, il cui vero nome non &amp;amp;#232; nemmeno noto agli storici: a battezzarla cos&amp;amp;#236; fu Alessandro Manzoni che nel suo dramma Adelchi, del 1822, narr&amp;amp;#242; le sue vicende. La donna, morta a soli 22 anni, fu la moglie di Carlo Magno che la ripudi&amp;amp;#242; perch&amp;amp;#233; lei non era stata in grado di dare un erede all’imperatore. 
Si deve invece a Giosu&amp;amp;#232; Carducci e alla sua ode Alla vittoria l’appellativo Leonessa d’Italia, riferito a Brescia come omaggio per la valorosa resistenza contro gli austriaci durante la rivolta delle Dieci giornate nel 1849.
Durante la nostra passeggiata visitiamo anche il Duomo nuovo e il suggestivo Duomo vecchio, uno dei pi&amp;amp;#249; importanti esempi di rotonde romaniche in Italia. Dopo un bel giro nella stupenda piazza della Loggia decidiamo di ammirare la citt&amp;amp;#224; anche dall’alto, dal castello, costruito nel Duecento dai Visconti su un sito precedente, e ampliato nel corso dei secoli XV-XVI. Oggi il maniero si trova in un grandissimo parco pubblico ed &amp;amp;#232; sede di eventi culturali. Restando sulle alture, &amp;amp;#232; sui colli Ronchi che si pu&amp;amp;#242; visitare il curioso tempietto neogotico noto come la tomba del cane. In origine la costruzione avrebbe dovuto accogliere i resti di due benefattori, ma alla fine, si dice che vi sia stato sepolto solo un cane. 
Tornando in centro, la scoperta della citt&amp;amp;#224; continua attraverso le “parole” di alcune sculture. Incredibile, ma vero: a Brescia ci sono le statue parlanti, cos&amp;amp;#236; chiamate perch&amp;amp;#233; fino alla fine dell’Ottocento i cittadini affiggevano su di esse dei messaggi critici contro i governanti. La pi&amp;amp;#249; nota &amp;amp;#232; la cinquecentesca Lodoiga, situata sotto il porticato della Loggia, a cui rispondono i “Macc d&amp;amp;#232;le ure”, le figure meccaniche in cima alla Torre dell’Orologio e il Montas&amp;amp;#249; d&amp;amp;#232;le Cos&amp;amp;#233;re, il faccione delle Cossere dal naso mozzato. Quando nel 1311 l’imperatore Arrigo VII espugn&amp;amp;#242; la citt&amp;amp;#224; guelfa, giur&amp;amp;#242; di distruggerne le mura e di mozzare il naso ai cittadini. Grazie all’intervento del Legato Pontificio e al pagamento di una pesante taglia, il furioso imperatore ridimension&amp;amp;#242; le proprie ambizioni di vendetta accontentandosi di mozzare il naso alle statue. Il povero Montas&amp;amp;#249; fu una delle sculture colpite dallo sfregio imperiale.
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12335.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Una giornata tra Brescia e la Costiera amalfitana - Parte I.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 17 Feb 2015 23:43:57 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12335.ashx</guid></item><item><title>Una giornata tra Brescia e la Costiera amalfitana - Parte II., Brescia, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12336.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12336.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12336/132276.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La nostra gita bresciana continua con un viaggio nel viaggio all’insegna della buona tavola: piacevolmente stanchi e affamati, raggiungiamo infatti il Ristorante Pizzeria Cristal, situato in via Valcamonica, facile da trovare essendo in pratica la continuazione della centralissima via Milano. Lasciamo l’auto nel comodo parcheggio e una volta all’interno delle ampie e luminose sale, arredate in un elegante stile moderno, ci sentiamo magicamente trasportati dall’inverno lombardo direttamente nell’estate della Costiera amalfitana. A creare questa piacevolissima atmosfera estiva &amp;amp;#232; la calorosa accoglienza da parte dei titolari campani Franco e Alfonso, esperto pizzaiolo, ma contribuiscono anche le grandi fotografie sulle pareti che ritraggono i favolosi paesaggi della Costiera. Oltre alle immagini dei luoghi la cui bellezza nei secoli ha ispirato numerosi poeti, ci sono anche quelle che testimoniano invece la bravura dei titolari le cui pizze hanno ottenuto vari riconoscimenti ai campionati mondiali ed europei dei pizzaioli. “Abbiamo aperto questo ristorante nel 2008 dopo aver maturato una lunga esperienza anche presso locali di grande prestigio. Abbiamo una conoscenza approfondita dei prodotti e oltre a seguire la stagionalit&amp;amp;#224;, poniamo la massima attenzione alla qualit&amp;amp;#224; degli ingredienti. Bisogna partire da un prodotto ottimo per poter portare in tavola un piatto eccellente. Questo &amp;amp;#232; un lavoro molto impegnativo, ma per noi &amp;amp;#232; il pi&amp;amp;#249; bello del mondo”, ci spiega Franco mentre iniziamo a gustare le nostre pizze. L’entusiasmo e la grande solarit&amp;amp;#224; con cui lavorano i titolari insieme all’aiutante pizzaiolo Ignazio e a Edi che collabora in cucina, rappresentano la base della loro filosofia. La passione e l’amore per il proprio lavoro diventano per loro degli ingredienti imprescindibili per un piatto riuscito. “Il cliente deve essere coccolato dal momento in cui entra fino al momento in cui va via. E’ importante lavorare con empatia, capire le esigenze di ognuno e rispettare un buon rapporto qualit&amp;amp;#224;-prezzo. Io, pi&amp;amp;#249; che proporre un men&amp;amp;#249; rigido, preferisco ascoltare il cliente e accompagnarlo per le vie di una gradevole esperienza culinaria”, ci confida Franco. 
La nostra passeggiata gastronomica ci porta a scoprire gli autentici sapori della cucina campana proposta con piccole variazioni e talvolta attraverso piatti rivisitati con sapienza in modo da creare un valido connubio fra la tradizione e il gusto del Nord. “Per noi queste sfide rappresentano un’evoluzione. La cultura del pesce ce l’abbiamo nel dna, ma &amp;amp;#232; anche importante intuire il modo migliore di proporre i nostri piatti a una clientela del Nord particolarmente esigente. Per fare un esempio, qui gli spaghetti alle vongole vanno presentati in bianco, mentre gi&amp;amp;#249; si fanno macchiati”, ci spiegano ancora i titolari. 
A questo punto, non ci resta che abbandonarci al piacere delle pizze fumanti che arrivano in tavola in tantissime variet&amp;amp;#224;. Oltre a quelle classiche, scegliamo anche alcune pizze speciali, chiamate coi nomi dei clienti affezionati, (una signora ha addirittura dedicato alla pizzeria una poesia, tanto gradiva la cucina), oltre che con quelli dei titolari. Ad esempio la pizza Alfonso &amp;amp;#232; fatta con pomodoro, mozzarella, scamorza, salsiccia e melanzane fritte, mentre quella dedicata a Franco ha invece il prosciutto, i porcini e il grana. Clodo ha ispirato una pizza col salame piccante, cipolle, acciughe e peperoni, gli ingredienti preferiti di Chiara devono essere invece i porcini, la pancetta e il gorgonzola. Ci sono anche la pizza Patatosa, quella Montagnina, e anche quella Favolosa, fatta con porcini e calamari, ma possiamo anche immaginare di ammirare il Vesuvio gustando la pizza Vulcano che come suggerisce il nome, &amp;amp;#232; preparata con olive e salame piccanti. Ci&amp;amp;#242; che rappresenta il filo conduttore tra tutte queste variet&amp;amp;#224; di pizze, comprese quelle bianche e quelle lunghe mezzo metro servite al tagliere, &amp;amp;#232; la cura degli ingredienti e la lunga e appropriata lievitazione dei tre tipi di impasti diversi utilizzati. Inoltre, ci sono anche la pizza integrale, la pizza fritta e dei lunghissimi calzoni riempiti di ogni ben di Dio. “Ogni ingrediente ha la sua storia che bisogna conoscere a fondo per ottenere un gusto buono e inconfondibile”, &amp;amp;#232; anche questo il segreto della bont&amp;amp;#224; delle pizze di Franco e Alfonso. 
Una gita in Costiera amalfitana non pu&amp;amp;#242; per&amp;amp;#242; prescindere dal sapore di mare, eccoci allora a gustare alcune specialit&amp;amp;#224; che ci vengono suggerite in base alla disponibilit&amp;amp;#224; dei prodotti migliori. Per cominciare, assaggiamo delle capesante gratinate con gli agrumi e una squisita insalata di mare. A seguire, scegliamo i tipici paccheri napoletani ai frutti di mare, dopodich&amp;amp;#233; gustiamo una bella frittura di paranza mentre i nostri amici optano per i calamari con rucola, pomodorini secchi, grana e aceto balsamico. 
Infine, cediamo volentieri alle dolci tentazioni dei dessert fatti in casa tra cui il tiramis&amp;amp;#249; e la crema catalana, ma sono altrettanto deliziosi anche quelli che arrivano direttamente dal laboratorio del noto pasticcere della Costiera amalfitana, Salvatore De Riso. 
Se fosse ancora di moda affidare dei messaggi alla statua della Lodoiga, il nostro sarebbe senza dubbio di ringraziamento per le emozioni e per l’ospitalit&amp;amp;#224; che abbiamo ricevuto durante questa giornata, nonch&amp;amp;#233; di auspicio di poter tornare qui di nuovo il prima possibile.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.brescia.it
www.pizzeriacristal.com
Ristorante Pizzeria Cristal
Via Valcamonica, 27
030/3229996
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12336.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Una giornata tra Brescia e la Costiera amalfitana - Parte II.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 17 Feb 2015 23:52:41 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12336.ashx</guid></item><item><title>Pellegrinaggio gustoso nel Canavese: una giornata a Settimo Vittone - Parte I. , Settimo Vittone, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12330.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12330.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12330/132234.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando partendo da Ivrea verso Aosta si raggiunge la settima pietra miliare, “ad septimum lapidem miliarium” secondo la dicitura originaria dell’epoca romana, e sullo sfondo delle catene montuose innevate delle Alpi si distinguono i terrazzamenti dei vigneti e le caratteristiche colonnine in pietra che sorreggono i pergolati, possiamo essere certi: siamo arrivati a Settimo Vittone. Importante localit&amp;amp;#224; situata sulla via Francigena, le sue antiche origini sono testimoniate anche dalla pietra miliare risalente al periodo 133-123 a.C. rinvenuta sul territorio e oggi conservata presso il Museo Garda d’Ivrea.
Parlare di vigneti a Settimo Vittone non significa solo stuzzicare il palato e concerdersi momenti di piacere a tavola sorseggiando il nettare rosso dei ripidi pendii, ma si tratta di scoprire un mondo fatto di coltivazioni monumentali, di ingegno straordinario e di determinazione fuori dal comune. Coltivare la vigna &amp;amp;#232; uno dei lavori pi&amp;amp;#249; impegnativi che ci siano, ma farlo qui &amp;amp;#232; come praticare uno sport estremo, non a caso i produttori locali parlano di “viticoltura montana ed eroica”. Quella tradizionale di Settimo Vittone &amp;amp;#232; una produzione vitivinicola rara e sostenibile le cui origini si perdono nel Medioevo. Per costruire i suggestivi terrazzamenti di vigneti si utilizzano solo risorse locali come il castagno per le palificazioni e i salici per le legature. Le costruzioni murarie a secco e l’architettura della pergola sostenuta dai caratteristici piloni (detti pilun o tupiun), imbiancati con la calce che richiama il colore della neve in cima alle montagne, sono delle vere e proprie opere d’arte.
A proposito di sport estremo, le pareti rocciose verticali della montagna rappresentano una sfida anche per gli amanti delle arrampicate – dai bambini agli atleti pi&amp;amp;#249; esperti - che si possono allenare e divertire nella vasta area attrezzata de La Turna, all’interno del Parco Martinelli sul Montestrutto.
E’ in mezzo a questo paesaggio unico e selvaggio che ci mettiamo sulle orme dei pellegrini di una volta per raggiungere a piedi il castello e la celebre pieve di San Lorenzo con il Battistero, complesso monumentale segnalato dai FAI e visitabile ogni domenica pomeriggio da marzo a ottobre. 
Fondato nel IX secolo da Attone Anscario, primo marchese d’Ivrea che vi fiss&amp;amp;#242; la sua seconda dimora, il castello, eretto su un suggestivo sperone roccioso, fu anche il luogo dove Asgarda, regina di Francia ripudiata dal marito Luigi II detto il Balbo, e sorella di Attone Anscario si rifugi&amp;amp;#242; riuscendo a trovare conforto nella preghiera e nell’assitenza dei poveri. Asgarda mor&amp;amp;#236; qui nel 889 e la tradizione vuole che fosse stata sepolta nella chiesa della pieve di San Lorenzo. Dell’impianto medievale del castello restano i ruderi di una torre e alcuni fregi in cotto, mentre altre parti della struttura vennero ampliate e ricostruite tra la fine del Seicento e durante il Settecento, dando vita al “castello nuovo” dalle fattezze di una villa residenziale che conosciamo oggi. 
Sul territorio particolarmente esteso di Settimo Vittone si trova anche il castello di Montestrutto che domina il paese dall’alto. Eretto sulle rovine di un maniero medievale, fu ricostruito in stile neogotico.
Curva dopo curva, costeggiando il letto sassoso della Dora Baltea che avanza tra ulivi secolari, case e giardini in cui oltre ai cani, a fare la guardia ci pensa anche qualche simpatico asinello, raggiungiamo il complesso paleocristiano formato dalla pieve di San Lorenzo e dal Battistero di San Giovanni Battista. Sorti in et&amp;amp;#224; carolingia, e costruiti con ciottoli e schegge di pietra locale, il battistero e la pieve rappresentano uno dei principali esempi di architettura preromanica in Piemonte oltre che uno straordinario luogo di pace e di raccoglimento, meta non solo di pellegrini e di turisti, ma anche di studiosi. Il battistero ottagonale risalente al IX secolo, &amp;amp;#232; suddiviso in otto nicchioni, con un’abside quadrata e un piccolo campanile aggiunto nel Duecento. All&amp;#39;interno della chiesetta ammiriamo diversi cicli di affreschi realizzati da pittori operanti tra il 1100 e la fine del 1400. 
Riscendendo in centro paese, visitiamo un altro splendido edificio religioso, la chiesa parrocchiale di Sant’Andrea, eretta nel Seicento sul luogo della primitiva chiesa del XIII secolo. Al suo interno sono conservate numerose pregevoli opere d’arte tra cui il settecentesco altare maggiore in marmi policromi. 
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12330.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Pellegrinaggio gustoso nel Canavese: una giornata a Settimo Vittone - Parte I. &lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sun, 08 Feb 2015 16:40:05 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12330.ashx</guid></item><item><title>Pellegrinaggio gustoso nel Canavese: una giornata a Settimo Vittone - Parte II., Settimo Vittone, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12331.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12331.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12331/132244.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La nostra gita sulle orme dei pellegrini ci porta a uno dei complessi architettonici pi&amp;amp;#249; antichi del paese, in cui dal 1999 ha sede l’Osteria La Sosta. ”L’edificio noto col nome di Corona Grossa, che oggi &amp;amp;#232; utilizzato dall’osteria come deposito, &amp;amp;#232; originario del IX secolo, e fu fatto edificare da Attone Anscario, esattamente come il castello. La struttura svolgeva la funzione di ospitale per i pellegrini, come testimoniato da una lapide datata 894”, ci racconta il signor Ezio Cresto, il titolare che gestisce l’accogliente osteria insieme alla famiglia: la moglie Daria, le figlie Antonella, Annalisa e Maria Cristina. I bravissimi cuochi Alessandro Mella e Davide Castoldi, oltre ad Anna Pennato in sala, completano lo staff. 
Entriamo attraverso la nuova e luminosa veranda creata in uno stile che unisce gradevolmente rusticit&amp;amp;#224; e gusto moderno, al cui arredo fa parte anche un elegante banco di vetro sospeso tra due colonne che richiamano quelle tipiche che abbiamo visto nei terrazzamenti di vigneti. Ci accomodiamo nella sala grande, spazio ricavato dallo stallaggio di una volta, mentre al posto del peso pubblico oggi c’&amp;amp;#232; una graziosa saletta dall’atmosfera intima. Nel prossimo futuro all’attivit&amp;amp;#224; di ristorazione si aggiunger&amp;amp;#224; anche un negozio specializzato esclusivamente in prodotti tipici a chilometro zero.
Il romanzo di questo luogo di grande valore storico &amp;amp;#232; reso avvincente anche e soprattutto  dalla storia della famiglia Cresto che ne ha fatto una roccaforte degli autentici sapori del territorio. ”Tutto &amp;amp;#232; iniziato negli anni ’60 alla Locanda dell’Angelo, fondata da nonna Maria. A questo locale &amp;amp;#232; seguito nel 1983 il Pra Giul&amp;amp;#236;. Dopo quegli anni di intenso lavoro, di sperimentazione e di partecipazione a degli eventi enogastronomici in tutta Italia, &amp;amp;#232; arrivato il 1999, anno in cui abbiamo aperto l’Osteria La Sosta. I primi tempi a gestirla &amp;amp;#232; stata nostra figlia Antonella, ed era un’osteria moderna dove i sapori del territorio si sposavano con la somministrazione di vino nei fusti, alla spina, un modo per attirare i giovani che fino a poco tempo prima prediligevano la birra e le pizzerie. L’osteria ha avuto subito un grande successo e pian piano abbiamo dato sempre maggiore importanza alla ristorazione di un certo tipo, lasciando in secondo piano gli stuzzichini”, ci racconta il signor Ezio mentre iniziamo a gustare la nostra cena all’insegna dei sapori del territorio, interpretati con fantasia dai giovani e bravissimi cuochi. 
Mentre ascoltiamo le note soffuse di un ottimo jazz, iniziamo con un bel tagliere di salumi che comprende del cacciatorino misto bovino e suino, del sanguinaccio e del lardo d’Arnad, accompagnati dalle favolose castagne e burro alla Vecchia Settimo. ”Queste castagne, secche e successivamente caramellate, vengono da un’antica tradizione di Settimo. Quando ero ragazzo, andavamo con il prete alle feste che venivano celebrate presso le cappelle montane. Ogni anno era una famiglia diversa a preparare il cosiddetto Aperitivo delle Priorate, e in quell’occasione veniva servita una colazione: le castagne fatte in questo modo, i grissini col gorgonzola e il tutto da annaffiare col Vermuth”, rievoca i propri ricordi il signor Ezio.
A seguire, gustiamo lo Spuntino della Sosta: fonduta tradizionale e cotechino locale, funghi in salsa vellutata, patate lessate e medaglioni di polenta grigliata. I nostri amici scelgono chi lo Spuntino Canavesano, con capunet con farcia di carne, cipolla ripiena, polenta, sanguinaccio e tomino al verde, chi invece lo Spuntino del Viandante che comprende, tra l’altro, anche le asticciole fritte di toma locale speziata con cumino e peperoncino, una vera delizia. 
Gustiamo anche uno squisito flan di verdure sulla fonduta, prima di passare alle buonissime paste fresche prodotte rigorosamente in casa, come le tagliatelle, i tajarin, ma anche ad es. i pizzoccheri, le pappardelle,  i maltagliati. 
Stavolta restiamo nell’universo culinario del territorio assaggiando i magnifici agnolotti fatti con una pasta sottilissima e morbida, e scopriamo che in primavera potremo gustare anche la zuppa d’ajucche, piatto tipico di questo territorio preparato appunto con le ajucche - erbe spontanee di mezza montagna -, che ai tempi era tra i preferiti di Adriano Olivetti che veniva spesso a mangiarlo alla Corona Grossa.  
Una parte del nostro gruppo si concede degli squisiti risotti tra cui quello alla settimese, fatto con la toma, mentre qualcuno opta invece per una calda e sana zuppa di cavoli. 
Tra le pietanze possiamo scegliere il piatto del giorno che mercoled&amp;amp;#236; prevede la trippa, gioved&amp;amp;#236; il bollito misto, venerd&amp;amp;#236; la polenta col merluzzo, sabato la selvaggina, domenica il fritto misto alla piemontese, e luned&amp;amp;#236; ”quello che c’&amp;amp;#232;”. Ma c’&amp;amp;#232; sempre anche molto altro, tra cui le lumache in guazzetto, le rane fritte, il piatto ”Tutto pesce”, oppure le squisite carni tra cui la fiorentina di Fassone piemontese alla griglia o il Tris del goloso, che permette di gustare due specialit&amp;amp;#224; di carni accompagnate dalla tradizionale polentina con le erbette. 
Infine, assaggiamo anche un po’ di formaggi tipici del territorio, e per concludere in gran dolcezza, cediamo felicemente alla tentazione dei dessert rigorosamente freschi e fatti in casa senza l’utilizzo di preparati pronti. La panna cotta a fantasia dello chef, il bunet, le crostate alla frutta, i deliziosi semifreddi, la bavarese ai frutti di stagione, cos&amp;amp;#236; come i gelati Pinguino adorati dai bambini, saranno tanti bei motivi in pi&amp;amp;#249; per riprendere presto la strada del nostro pellegrinaggio gustoso a Settimo Vittone.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.settimovittone.to.it
www.osteria-lasosta.com
Osteria La Sosta
Strada Statale 26, nr. 31 Settimo Vittone (TO)
Tel.: 0125/658858
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12331.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Pellegrinaggio gustoso nel Canavese: una giornata a Settimo Vittone - Parte II.&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sun, 08 Feb 2015 16:48:15 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12331.ashx</guid></item><item><title>Volti colorati dal passato per raccontare il mistero della Nativit&amp;#224;: i presepi storici genovesi, Genova, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12294.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12294.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12294/131753.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Qui, davanti al presepe, caro Bambino, io mi ci incanto, proprio come un bambino.” Questa frase di una vecchia filastrocca genovese evoca in maniera nitida le gioiose atmosfere natalizie che caratterizzano la festa pi&amp;amp;#249; amata nella Superba sin dai tempi pi&amp;amp;#249; antichi. Durante i secoli della gloriosa Repubblica marinara genovese ad annunciare l’arrivo del Natale era anche un carro addobbato con nastri e campanelli trainato dai buoi che trasportava un grosso tronco d’alloro, simbolo di pace e di prosperit&amp;amp;#224;, con cui il Doge faceva gli auguri alla citt&amp;amp;#224;. A partire dal Seicento le antiche usanze natalizie si arricchirono grazie alla diffusione dei presepi realizzati da bravissimi scultori, il pi&amp;amp;#249; celebre dei quali fu Anton Maria Maragliano. 
Il documento pi&amp;amp;#249; antico relativo all’esistenza di un presepe a Genova risale al 1610 ed &amp;amp;#232; costituito dalla cronaca manoscritta del Convento carmelitano di Monte Oliveto presso il sobborgo costiero di Multedo, gi&amp;amp;#224; noto anche per essere stato, ai tempi di Nerone, approdo dei santi Nazario e Celso impegnati nell’evangelizzazione della Liguria. 
Nel periodo natalizio, quando i sontuosi palazzi del centro, cos&amp;amp;#236; come i caruggi tra cui spiccano torri e antiche chiese si vestono delle luci della festa, ritrovare una dimensione spirituale diventa quasi inevitabile. A Genova, citt&amp;amp;#224; con una notevole tradizione di intagliatori di figurine da presepe (il Museo Giannettino Luxoro ne conserva oltre ottocento), il mistero della Nativit&amp;amp;#224; assume anche una significativa valenza artistica grazie ai numerosi presepi della citt&amp;amp;#224;. Per scoprirli, basta seguire le orme di Henry Aubert che nel suo Villes et gens d’Italie del 1923 suggeriva di compiere un vero e proprio tour dei presepi: 
“Nessun presepio qui &amp;amp;#232; uguale ad un altro…tutti differiscono in grandezza, in ricchezza. Qualcuno &amp;amp;#232; un capolavoro di buon gusto e di ingegnosit&amp;amp;#224;. Gli uomini che li costruiscono, sacerdoti oppure laici, rivaleggiano in zelo. Tutti gareggiano per attirare il maggior numero di persone, prodigandosi nei particolari, nelle proporzioni, nell’insieme. I presepi genovesi sono la gioia del Natale…Qui il Natale non ha perduto il significato originario. E’ unicamente la festa dell’infanzia e della speranza per gli uomini di buona volont&amp;amp;#224;. Il presepio &amp;amp;#232; il trionfo dei genovesi. Dal giorno di Natale in poi vanno a visitarli uno dopo l’altro.”

Andiamo allora a visitarli insieme, iniziando il nostro tour dei presepi dal Museo Giannettino Luxoro, immerso nel parco di Nervi abitato da allegri scoiattolini e affacciato sulla splendida scogliera. All’interno della residenza signorile di inizio Novecento si possono ammirare gli oltre ottocento pezzi della collezione di figure da presepe del Comune di Genova che documentano in modo completo la produzione degli intagliatori genovesi dal XVII al XIX secolo. Le figurine sono in parte esposte all&amp;#39;interno di vetrine o in un allestimento scenografico permanente, in parte conservate nei depositi visitabili su richiesta. Tra di esse spiccano esemplari eccezionali per qualit&amp;amp;#224;, come i due Schiavi mori del corteo dei Magi, i Magi stessi, o per rarit&amp;amp;#224; tipologica, come i tre Dromedari, tutti capolavori di Pasquale Navone. 

Presso l’Oratorio del SS. Sacramento e San Bartolomeo di Staglieno &amp;amp;#232; visitabile il suggestivo Presepe artistico (sec. XVII) con figure del Maragliano e del Navone, di cui vanno segnalate in particolare la qualit&amp;amp;#224; dell’intaglio delle figure settecentesche e la ricchezza dei costumi dei Magi e del loro corteo.

Il presepe del Museo dei Cappuccini
Da non perdere anche il presepe biblico animato di Franco Curti presso l’Auditorium del Museo dei Beni Culturali Cappuccini di Genova, (visitabile dal 7 dicembre 2014 al 1 febbraio 2015. Verr&amp;amp;#224; organizzato inoltre un ciclo di visite guidate (8 e 21 Dicembre; 11 e 18 gennaio; 2 febbraio - ore 15.30). Si tratta di un presepe meccanico con 150 statuine in movimento e di quasi 40 metri quadrati di scene e ricostruzioni paesaggistiche di Betania, di Gerusalemme e di Betlemme al tempo di Ges&amp;amp;#249;. 
All’interno del Museo sono inoltre esposte, come tradizione, le statuine settecentesche a manichino, alcune delle quali attribuite alla prestigiosa scuola di Anton Maria Maragliano o all’ambito di  Pasquale Navone accompagnate da statuine popolari genovesi e napoletane. Incornicia i presepi una rassegna di dipinti di grandi maestri dalla fine del Quattrocento alla seconda met&amp;amp;#224; del XVII secolo. 

Il tour dei presepi genovesi &amp;amp;#232; un viaggio spirituale e artistico durante il quale colpiscono anche le dimensioni delle riproduzioni della scena della Nativit&amp;amp;#224;: presso l’Accademia Ligustica &amp;amp;#232; esposto il presepe del ceroplasta bavarese di origini italiane, Johann Baptist Cetto, che misura poco pi&amp;amp;#249; di 8 cm per 6. Neanche lo spazio dello schermo di uno smartphone, ma per l’artista fu sufficiente per compiere un miracolo creando una scena densa di figure e di elementi di ogni genere, dalle colonne fino ai fili d’erba, tutto minuziosamente elaborato e arricchito di particolari. 

Dal presepe pi&amp;amp;#249; piccolo a quello pi&amp;amp;#249; grande la strada &amp;amp;#232; in verticale e si compie prendendo la funicolare da cui si apre una vista mozzafiato sulla citt&amp;amp;#224;. Si raggiunge cos&amp;amp;#236; il Santuario di Nostra Signora Assunta di Carbonara, noto come il Santuario della Madonnetta, costruito alla fine del Seicento sul luogo di una serie di apparizioni mariane. La chiesa ottagonale, preceduta da uno spettacolare sagrato in ciottoli bianchi e neri &amp;amp;#232; uno straordinario luogo di raccoglimento, l’edificio religioso con cui Genova si riconsacrava alla Madonna, particolarmente ricco di opere d’arte e di preziosi oggetti di culto tra cui 25 mila reliquie esposte sulle pareti. Nella Cappella della Piet&amp;amp;#224; si pu&amp;amp;#242; ammirare un meraviglioso gruppo ligneo scolpito da Anton Maria Maragliano tra il 1732 e il 1733, raffigurante la Piet&amp;amp;#224;. Arriviamo cos&amp;amp;#236; al Presepe, uno tra i pi&amp;amp;#249; suggestivi tra quelli genovesi e visitabile tutto l’anno. Disposta su una vasta superficie semicircolare, l’opera presenta una moltitudine di storiche statuine databili dal XVII al XIX secolo, collocate in una scenografica ambientazione della Genova antica. Tra le belle figurine di legno colorato rivediamo molti dei luoghi storici della citt&amp;amp;#224;: da Porta Soprana a Palazzo San Giorgio fino al mercato, le torri e le chiese a conferma del fatto che a Genova non si smette mai di viaggiare.

Francesca Bertha

Leggi anche il racconto di viaggio su Genova:
http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12290.ashx
http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12291.ashx


PER INFORMAZIONI:
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La nostra gita inizia proprio varcando Porta d’Alice, l’unica delle quattro porte sopravvissute alle tempeste della storia. Costruita in mattoni a tre arcate, la porta che delimitava il borgo verso Alice &amp;amp;#232; anche chiamata “napoleonica”, visto che &amp;amp;#232; stata ristrutturata nel 1780. Percorrendo la strada principale che porta in centro, riconosciamo il battito d’ali dell’anima degli abitanti della citt&amp;amp;#224; anche nelle creazioni dei pi&amp;amp;#249; piccoli che hanno riempito l’asfalto di coloratissimi disegni raffiguranti comete, stelle, case, alberi e un grande sole sorridente. Qualcuno di quei pittori in erba seguir&amp;amp;#224; forse le orme di un illustre nativo di Borgo d’Ale, il fisico e matematico recentemente scomparso Tullio Regge, che una volta disse: “Non credo ci sia una teoria cosmologica definitiva, ma infinite ipotesi che inglobano via via le precedenti. Lo spettacolo non finir&amp;amp;#224; mai.”
Continua anche lo spettacolo che passo dopo passo ci svela nuovi episodi storici di questo territorio. Nel cuore del centro visitiamo la chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo, eretta nel 1770 sul luogo di una vecchia chiesa e di un’abitazione. Affiancata da un suggestivo campanile e sormontata da un’imponente cupola, la parrocchiale &amp;amp;#232; stata recentemente ristrutturata. Poco distante troviamo la seicentesca chiesa della ex Confraternita di San Francesco, munita di un caratteristico portico aggiunto a fine Ottocento. Il fascino francescano dell’edificio si percepisce chiaramente nonostante che ormai sia sconsacrato e venga utilizzato come biblioteca civica e sala per attivit&amp;amp;#224; culturali. 
Spostandoci fuori dalle antiche mura del borgo, nei territori dove sorgevano i vecchi villaggi, scopriamo diversi altri monumenti di grande interesse storico come ad esempio la chiesa romanica di San Michele a Clivolo, costruita tra il 1050 e il 1075 con dignit&amp;amp;#224; di pieve. L’edificio religioso che conserva diversi affreschi medievali &amp;amp;#232; stato varie volte ristrutturato, l’ultimo intervento risale al 1969. 
Seguendo un itinerario spesso battuto dagli escursionisti che vanno a visitare l’altura dove sorgeva il castello del Bric dal Munt, eretto prima del secolo XI e interamente distrutto nel 1470, raggiungiamo il Santuario della Madonna della Cella, nota anche come la chiesa di S. Maria di Meoglio, visto che l’edifico originario, di cui oggi possiamo ancora osservare le rovine accanto alla chiesa nuova eretta a met&amp;amp;#224; Ottocento, era la chiesa del paese. Il Santuario si trova in un prato immerso nei boschi da cui si snodano i Sentieri di Nadia, un percorso turistico, ed &amp;amp;#232; abbracciato da una serie di cappelle votive disposte in cerchio. 
Tuttavia si sa, dove ci sono boschi dal fascino a volte oscuro e inquietante, nascono spesso leggende “eretiche” riguardanti streghe ed entit&amp;amp;#224; sovranaturali. La “selva” di Borgo d’Ale non fa eccezione: tra i suoi alberi si nasconde infatti la Pera Cunca, una pietra rotonda intorno alla quale si dice che fossero stati organizzati dei misteriosi raduni di magia nera.
E’ molto pi&amp;amp;#249; sereno invece il sito del Mulino della Boscherina, costruito alla fine del 1400 nella regione omonima, importante stazione di posta lungo la strada che collega Cigliano con Vercelli. Ha svolto la funzione di mulino per la macina di frumento e mais fino al 1970.
A proposito di frumento, visto che la passeggiata ci ha fatto venire un discreto languorino, ritorniamo in centro per goderci una bella cena presso lo storico Ristorante Tre Re, situato in via Matteotti. Ad accoglierci nell’ampia e caratteristica sala del locale, ideale anche per feste e cerimonie, sono Matteo e Antonella, titolari ormai della quarta generazione della gestione. Il loro entusiasmo giovane si unisce all’esperienza acquisita sul campo, seguendo sin da piccoli il lavoro dei rispettivi genitori, i fratelli Stefano e Luigi, tuttora importanti colonne portanti del ristorante. 
“Il locale, terminato nel giugno del 1900 dai nostri nonni, fu adibito a ristorante, locanda e stallaggio per i cavalli da cambio per le corriere. All’epoca Borgo d’Ale apparteneva a Novara, non a Vercelli, e chi doveva spostarsi tra Torino e Biella si fermava qui per cambiare i cavalli”, ci racconta il signor Stefano mentre iniziamo a gustare un ricco antipasto piemontese. 
Iniziamo con dei salamini del territorio freschi e sotto grasso, insieme a un misto di funghi sott’olio. Assaggiamo anche l’irrinunciabile bagna caoda con peperoni, verze e verdure di stagione, ma ci piacciono molto anche la carne cruda all’Albese e le fettine di manzo in salsa di funghi. Alcuni di noi scelgono il men&amp;amp;#249; autunnale “Tutto funghi”, gustando un ottimo risotto ai porcini e delle crespelle ai funghi, da far seguire da uno stracotto di manzo con funghi e polenta e da funghi porcini fritti. Il resto del gruppo si divide tra le numerose variet&amp;amp;#224; di squisita pasta fatta in casa tra cui gli agnolotti alla piemontese e le farfalle al rag&amp;amp;#249; di cinghiale. Piaccino molto anche la crema di zucca con crostini, la panissa alla vercellese e i garganelli con radicchio e gorgonzola. 
Tra le pietanze gustiamo un piatto tipico ormai difficile da trovare in giro, la finanziera piemontese, ma non resistiamo nemmeno a un buon brasato al Barolo e al fantastico fritto misto Tre Re. Alcuni di noi optano per il cinghiale al Civet e fanno proseliti anche i funghi porcini impanati e trifolati. 
Se questo &amp;amp;#232; il periodo dei funghi, presso il Ristorante Tre Re ogni stagione ha il suo men&amp;amp;#249;: cos&amp;amp;#236; a marzo potremo deliziarci con il pranzo del cinghiale che prevede tra l’altro salami, pasta al rag&amp;amp;#249;, stracotto al vino bianco con polenta, fegati misti e cosciotto con funghi, tutto di cinghiale, mentre nei mesi di aprile e maggio sar&amp;amp;#224; un piacere tornare qui per assaggiare il men&amp;amp;#249; primaverile “Tutto Asparagi”. La prossima volta abbineremo magari una succulenta cena a un giro al Mercatino dell’Usato e del Piccolo Antiquariato che si svolge la terza domenica di ogni mese su uno spazio espositivo di oltre 15 mila metri quadrati.
Una cosa &amp;amp;#232; certa: la nostra gita si concluder&amp;amp;#224; anche le prossime volte con gli sfiziosi dolci della casa tra cui il tipico bunet, la cr&amp;amp;#232;me caramel, la bavarese, la panna cotta, oltre alla crema dello chef e il riso con pesche caramellate. Tante bont&amp;amp;#224; che gusteremo dopo le nostre prossime escursioni e se questa &amp;amp;#232; la citt&amp;amp;#224; con le ali, sar&amp;amp;#224; sempre un piacere “volare” qui.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.borgodale.vc.it
Ristorante Tre Re
Via Matteotti, 40 Borgo d’Ale (VC)
Tel.: 0161/46110&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12289.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Un antico borgo del vercellese da scoprire tra storia, arte e buona tavola: gita a Borgo d’Ale&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 08 Dec 2014 16:23:46 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12289.ashx</guid></item><item><title>Vista su un territorio a forma di grappolo d’uva: gita a Broni tra storia e buona tavola, Broni, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12293.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12293.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12293/131738.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una storica regione nota per le sue dolci colline coperte da interminabili filari di vigneti e per gli ottimi vini delle sue cantine, la cui vocazione vitivinicola si rispecchia perfino nella sua conformazione geografica a forma di grappolo d’uva: eccoci arrivati nell’Oltrep&amp;amp;#242; Pavese, nato ufficialmente nel 1164, quando l&amp;#39;imperatore Federico I concesse alla citt&amp;amp;#224; di Pavia il diritto di nominare i consoli nelle localit&amp;amp;#224; circostanti. 
La nostra giornata fuori porta a Broni &amp;amp;#232; un po’ come assaggiare un chicco di quel bel grappolo d’uva fresco e dolce il cui sapore richiama storie d’altri tempi. Se oggi la citt&amp;amp;#224; e i suoi dintorni sono tra le mete preferite di molti escursionisti che arrivano qui da Milano e da altre citt&amp;amp;#224;, le ruote dei loro mountain bike percorrono strade e sentieri solcati secoli fa sia dai mercanti che trasportavano le loro merci lungo la via del Sale, che da numerosi pellegrini in cammino sulla via Francigena.  
Uno di questi pellegrini fu il giovane principe San Contardo d’Este, venerato come santo patrono di Broni, citt&amp;amp;#224; in cui si spense nel 1249. Sono tante le leggende che si legano al nome del santo, a cominciare dai suoi legami famigliari: si ritiene che fosse il fratello di Beatrice II d’Este, ma alcune fonti mettono in dubbio questo dato. Si sa invece con certezza che il religioso pass&amp;amp;#242; da Broni diretto a Santiago de Compostela che probabilmente voleva raggiungere salpando dalla Liguria. Giunto su un colle nei pressi della citt&amp;amp;#224;, si ferm&amp;amp;#242; per riposarsi, ma fu colto da un malore e mentre i suoi compagni proseguirono il loro viaggio, lui fu costretto a restare. A dargli ospitalit&amp;amp;#224; fu un povero contadino, e fu a casa di questi che il Signore chiam&amp;amp;#242; a s&amp;amp;#233; il povero pellegrino. Nel momento in cui spir&amp;amp;#242;, le campane del paese si misero a suonare da sole e fecero silenzio solo un bel po’ di tempo dopo, quando la gente si era resa conto del miracolo, che fu solo il primo di una lunga serie. Negli anni successivi, diverse persone guarirono miracolosamente vicino alla tomba del santo e una volta la sua presenza avrebbe addirittura impedito a una persona indiavolata di entrare in citt&amp;amp;#224;.  
Sebbene San Contardo non fosse riuscito a raggiungere Santiago de Compostela, oggi il suo pellegrinaggio viene metaforicamente portato a termine dalle persone che salgono sul colle a lui dedicato in cima al quale si trova un’antica cappella. Per arrivarci, si percorre una suggestiva via crucis artistica di quindici stazioni, composta dallo scultore pavese Angelo Grilli.   
Prima di raggiungere il centro storico, facciamo un salto anche a Cigognola, il paese vicino noto per il suo bel castello duecentesco di cui rimane la spettacolare torre quadrata probabilmente rimaneggiata nel corso dell’Ottocento, che svetta sulla collina. 
Durante la nostra passeggiata nel cuore di Broni visitiamo la splendida basilica di San Pietro Apostolo eretta nel 1547 che conserva al suo interno numerose pregiate opere d’arte tra cui l’Arca di San Contardo, opera dell’intagliatore milanese Turcazzano del 1668, raffigurante le varie fasi della vita del santo. In centro ammiriamo anche diversi palzzi storici tra cui Palazzo Arienti, sede del Municipio, e Villa Nuova Italia, oltre ad altre belle chiese tra cui la Madonna del Rio Frate. 
Restiamo nel cuore del centro storico anche per cena, scegliendo un locale storico: la Locanda Bedo, situata in via Mazzini. Accomodandoci nella spaziosa e caratteristica sala riscaldata da un grande camino, dimenticare il grigiore del tempo uggioso &amp;amp;#232; un attimo. A contribuire a scaldarci il cuore, anche la scritta “Tartufo bianco e nero” che campeggia sulla lavagnetta appoggiata sul camino, ma soprattutto la calorosa accoglienza dei titolari, Amelia e Gino, sorella e fratello che gestiscono con grande cura e passione questo storico locale. 
“In questo luogo &amp;amp;#232; da almeno cent’anni che c’&amp;amp;#232; una trattoria con locanda. Il nome Bedo deriva dal torrente omonimo che scorreva proprio qui davanti e che tempo fa venne coperto”, ci spiegano i titolari mentre iniziamo ad assaggiare un ricco e saporito antipasto fatto con ingredienti genuini di ottima qualit&amp;amp;#224;.  Cominciamo con un bel tagliere di salumi stagionati in cantina, fatti appositamente per la Locanda con metodi artigianali e talmente buoni che ci sono persone che tornano regolarmente apposta  per mangiarli: infatti, a differenza di diversi altri piatti che cambiano di tanto in tanto seguendo un po’ la stagionalit&amp;amp;#224; e un po’ l’ispirazione dello chef, questi deliziosi salumi non mancano mai. Li accompagniamo con un’originale giardiniera conciata in casa e composta da verdure sia in agrodolce che acide, con l’aggiunta di tonno. 
A seguire, gustiamo i tipici mondeghili milanesi con una leggera salsa di senape. Si tratta di polpette particolari fatte con il lesso, la salsiccia e la mortadella di fegato. Assaggiamo anche dei carciofini rustici, oltre a degli sformati e terrine di funghi porcini e i carciofi serviti con la fonduta di formaggio.  
Continuiamo con degli squisiti primi piatti preparati con la pasta fresca fatta in casa, tra cui i ravioli di brasato col sugo di brasato, disponibili anche col rag&amp;amp;#249; di funghi, le caramelle col rag&amp;amp;#249; di porcini, ma buonissime anche col classico condimento al burro e salvia. Ci piacciono tantissimo anche le pappardelle fresche col rag&amp;amp;#249; d’anatra, e riscuotono grande successo pure le tagliatelle condite col rag&amp;amp;#249; di fagiano o di cinghiale. Alcuni di noi scelgono invece i garganelli con gorgonzola e pere e fanno proseliti entusiasti anche gli gnocchetti verdi con lo speck.  
Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con dei buonissimi vini dell’Oltrep&amp;amp;#242; Pavese tra cui il Bonarda, il Barbera, il Buttafuoco, il Cabernet Sauvignon locale, il Pinot fermo, il Riesling, oltre a vari ottimi vini rossi fermi. Le nostre amiche optano invece per dei profumatissimi infusi fatti in casa ai frutti di bosco, alla liquirizia, al nocino e al genep&amp;amp;#236;. 
Tra le pietanze non resistiamo a un magnifico ossobuco di vitello in gremolada, servito con la polenta, ma disponibile anche come piatto unico col risotto giallo alla milanese. Tra gli altri secondi ci piacciono molto la cotoletta alla milanese “vestita”, ovvero servita con pomodorini e rucola, il brasato con la polenta, la trippa, ma anche il salm&amp;amp;#236; di lepre, di cinghiale e di cervo. Alcuni nostri amici optano per le lumache alla bourguignonne, e tra i piatti per cui torneremo sicuramente in futuro, ci sono senz’altro anche il brasato in crosta un po’ rivisitato, fatto con la birra e servito in una cocotte con la crosta, e i lessi misti, specialit&amp;amp;#224; tipica natalizia, ma disponibile anche  durante il periodo autunnale-invernale. 
La nostra visita si conclude in gran dolcezza grazie ai dessert fatti in casa tra cui una sfiziosa torta di mandorle richiestissima tutto l’anno, un tiramis&amp;amp;#249; particolare, servito monodose con la crema di zabaione e amaretti, la tarte tatin col gelato, una buonissima e leggera torta di pere e cioccolato, ma anche un gelato di crema con i frutti di bosco caldi.  
Dopo questa bella giornata siamo certi di tornare presto sulle orme dei pellegrini per concederci pi&amp;amp;#249; di un piacevole peccato di gola e la prossima volta potremmo anche passare un intero weekend a Broni alloggiando presso le comode camere della Locanda.  

Francesca Bertha  
PER INFORMAZIONI: 
www.comunebroni.gov.it 
www.locandabedo.it 
Locanda Bedo 
Via Giuseppe Mazzini, 27
 Tel.: 0385/51616&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12293.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Vista su un territorio a forma di grappolo d’uva: gita a Broni tra storia e buona tavola&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 09 Dec 2014 23:11:39 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12293.ashx</guid></item><item><title>Diario di bordo da una citt&amp;#224; per viaggiatori veri: un weekend a Genova - Prima Parte, Genova, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12290.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12290.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12290/131702.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un meraviglioso anfiteatro naturale che si affaccia sul porto pi&amp;amp;#249; importante d’Italia e che accoglie il viaggiatore con uno spettacolo mozzafiato di case colorate, di mare, di alture, di creuze scoscese che sfiorano antiche cappelle, di palazzi sfarzosi, di barche e di navi provenienti da tutte le parti del mondo: ecco una prima immagine di Genova, nota storicamente come “La Superba”, per otto secoli cuore di una potente repubblica marinara e oggi importante citt&amp;amp;#224; d’arte e meta di turisti internazionali e di famiglie alla ricerca di una vacanza ricca di stimoli e divertente anche per i bambini. Arrivare qui, specie se dalla pianura avvolta nella nebbia o da qualche citt&amp;amp;#224; immersa nello smog invernale, &amp;amp;#232; come una sferzata di luce, di calore e di poesia. Basta un raggio di sole e le case colorate si illuminano come tanti tasselli di un arcobaleno inondando di una vitalit&amp;amp;#224; straordinaria gli animi. Una vitalit&amp;amp;#224; a volte “ostinata e contraria” come cant&amp;amp;#242; Fabrizio De Andr&amp;amp;#232;, una forza d’animo che in passato era necessaria per sfidare il mare, e oggi &amp;amp;#232; servita per rialzarsi dopo la distruzione portata dai fiumi. 
Arriviamo a Genova circa un mese dopo l’alluvione di ottobre 2014 e ci sembra un miracolo trovare una citt&amp;amp;#224; tornata in brevissimo tempo al suo splendore di sempre grazie al coraggio e all’impegno dei suoi cittadini. “La torta di riso non &amp;amp;#232; finita”, sintetizza la situazione ironicamente Stefano Di Bert, chef dell’Antica Hostaria Pacetti di Borgo Incrociati, uno dei quartieri pi&amp;amp;#249; colpiti, come a dire che nonostante tutto, i genovesi non hanno perso il sorriso e sono pronti a ripartire.
Partire, ripartire, salpare per nuove mete, costruire nuovi palazzi e aprire nuove strade per il futuro: potrebbero essere queste le parole chiave del nostro weekend genovese durante il quale seguiamo Cristoforo Colombo alla scoperta dell’America, saliamo a bordo di una galea per scoprire che la vita dei galeotti era molto pi&amp;amp;#249; brutta di quel che si poteva immaginare, finiamo naufraghi su una scialuppa in preda alle onde dell’oceano in tempesta a Capo Horn e salpiamo verso “La Merica” con gli emigranti italiani di inizio Novecento in cerca di una vita migliore. Dalle emozionanti mostre interattive del Galata Museo del Mare, il pi&amp;amp;#249; grande museo marittimo del Mediterraneo, il viaggio ci porta ai Tropici, ma anche all’Antartide passando per le profondit&amp;amp;#224; del Mar Mediterraneo e per i colori della barriera corallina grazie a ben quindicimila animali curiosissimi tra pesci, mammiferi marini, rettili, anfibi e uccelli che possiamo ammirare nelle settanta vasche dell’Acquario. Non solo: il nuovo Padiglione Cetacei, progettato dal Renzo Piano Building Workshop pu&amp;amp;#242; ospitare fino a nove animali in quattro diverse vasche, da osservare attraverso una visita su due livelli: sia dall’alto, che da una prospettiva subacquea. Si tratta di una delle maggiori esposizioni di biodiversit&amp;amp;#224; in Europa, parola scientifica che qui si traduce in un mondo incantato popolato da foche a pois che nuotano velocissime, da pinguini che tra un tuffo e l’altro ci sorridono dalle rocce ghiacciate, da allegri delfini, da inquietanti meduse, da pesciolini che sembrano usciti da un caleidoscopio e perfino da un caimano pensieroso capace di stare immobile per ore a riflettere sulle grandi questioni della vita. 
Nello spettacolare Porto Antico, ridisegnato nel 1992 da Renzo Piano che ne ha creato un’area ricca di attrattive per il tempo libero, il viaggio di piccoli e grandi esploratori continua al Museo Nazionale dell’Antartide, dove si pu&amp;amp;#242; conoscere la vita dei ricercatori della base italiana al Polo Sud, mentre presso la Citt&amp;amp;#224; dei bambini e dei ragazzi, la pi&amp;amp;#249; grande struttura in Italia dedicata a temi come il gioco, la scienza e la tecnologia per bambini, si possono fare tante emozionanti scoperte. Anche Genova stessa rappresenta un luogo fantastico da esplorare, e per iniziare a farlo basta salire sul Bigo, l’ascensore panoramico dalla cui cabina rotonda, dotata di un sistema audio che illustra le bellezze della citt&amp;amp;#224; in quattro lingue, si ammira un panorama unico. Nella Superba anche gli ascensori sono speciali: con quello che collega piazza Portello con il quartiere di Castelletto, a detta del poeta Giorgio Caproni, si arriva addirittura in Paradiso. Scrisse infatti il poeta: “Quando mi sar&amp;amp;#242; deciso d’andarci, in Paradiso ci andr&amp;amp;#242; con l’ascensore di Castelletto.” Caproni non ha affatto esagerato: l’ampia veduta panoramica sulla citt&amp;amp;#224; che si apre dal Belvedere Luigi Montaldo &amp;amp;#232; a tutti gli effetti paradisiaca. 
Dal Porto Antico, attraversando piazza Caricamento e costeggiando Palazzo San Giorgio, raggiungiamo la Sottoripa, dove si trovano i pi&amp;amp;#249; antichi porticati pubblici d’Italia, realizzati tra il 1125 e il 1133. Ci avventuriamo anche nei caruggi dell’antico quartiere medievale andando a scoprire alcune delle trenta botteghe storiche riconosciute dalla Soprintendenza che conservano la tradizione di commercio e di artigianato di qualit&amp;amp;#224; della citt&amp;amp;#224;. Si tratta di attivit&amp;amp;#224; artigianali e di spazi per la creativit&amp;amp;#224; tra cui figurano storiche pasticcerie stracolme di dolci sfiziosit&amp;amp;#224; dai mille colori come la frutta candita – unico modo per i marinai di mangiare la frutta – o i marron glac&amp;amp;#233; della Pasticceria Romanengo o della Pasticceria Villa di Profumo. Fanno parte del circuito anche la tripperia Casana di inizio Novecento dove erano soliti fare colazione i portuali o l’Antica Polleria Aresu in cui l’arredamento, comprese le celle frigorifere ricavate dalle antiche ghiacciaie, risale al 1910. “Perfino il telefono ce l’abbiamo a manovella”, scherzano i titolari prima di farci vedere un’altra chicca: “il Sacro Graal dei pollivendoli”, ovvero uno specchiauovo cilindrico, strumento un tempo illuminato con una candela, che serve per stabilire il grado di freschezza delle uova. 
Percorrendo via San Lorenzo, arriviamo alla Cattedrale omonima, eretta sul luogo dove, secondo la leggenda, San Lorenzo e papa Sisto II, diretti in Spagna, furono ospitati presso una casa. Dopo l’uccisione del santo, in zona sorse una cappella e poi una chiesetta in suo ricordo, mentre la splendida cattedrale, con la facciata a strisce bianche e nere in tipico stile ligure, fu consacrata nel 1118, a lavori non ancora ultimati. In realt&amp;amp;#224; l’edificio religioso rimase incompiuto: secondo il progetto originale avrebbe dovuto avere due torri campanarie, ma a causa della morte dell’architetto, quella di sinistra non venne mai completata. All’interno della chiesa a tre navate si possono ammirare numerosi meravigliosi affreschi e altre opere d’arte di tutte le epoche. 
Proseguendo lungo la salita raggiungiamo Porta Soprana, che nel Medioevo era la principale porta d’accesso alla citt&amp;amp;#224;. A pochi metri di distanza dalle sue due eleganti torri, visitiamo la casa - museo di Cristoforo Colombo, tra le cui mura il futuro navigatore visse in giovent&amp;amp;#249;, tra il 1455 e il 1470. Ci raccontano che la modesta casa, andata probabilmente distrutta durante il bombardamento di Genova del 1684 ad opera del Re Sole, venne ricostruita nel Settecento.  
E’ legata invece a delle importanti vittorie belliche genovesi (contro Pisa nel 1284 e contro Venezia nel 1298) la costruzione dello splendido Palazzo Ducale, un tempo sede del governo e residenza del Doge della Repubblica, restaurato per le Colombiadi del 1992, che oggi ospita delle mostre d’arte di grande rilievo. 
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12290.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Diario di bordo da una città per viaggiatori veri: un weekend a Genova - Prima Parte&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 08 Dec 2014 18:16:38 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12290.ashx</guid></item><item><title>Diario di bordo da una citt&amp;#224; per viaggiatori veri: un weekend a Genova - Seconda Parte, Genova, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12291.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12291.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12291/131718.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando Cristoforo Colombo part&amp;amp;#236; per il suo viaggio che avrebbe ridisegnato il mappamondo, anche la mappa della citt&amp;amp;#224; di Genova stava per essere notevolmente ridisegnata. L’aristocrazia genovese decise di creare dal nulla un grande quartiere di rappresentanza, destinando un’area degradata e periferica ad accogliere le residenze di alcune delle principali famiglie della citt&amp;amp;#224;; nel giro di pochi anni sorsero cos&amp;amp;#236; due sequenze parallele di grandi palazzi, per lo pi&amp;amp;#249; dotati di cortili colonnati, di giardini pensili e di stupende sale affrescate. Lungo l’odierna via Garibaldi si possono ammirare tra l’altro Palazzo Tursi, Palazzo Rosso e Palazzo Bianco che costituiscono il prestigioso percorso dei Musei di Strada Nuova. Nel 1576 vennero istituiti i registri cosiddetti “Rolli degli alloggiamenti pubblici”, i quali raggruppavano i palazzi nobiliari che a turno venivano sorteggiati per accogliere visite di Stato. Uno dei primi viaggiatori ad essere rimasto affascinato dal sistema dei Palazzi dei Rolli, oggi patrimonio dell’Umanit&amp;amp;#224; Unesco, fu Pietro Paolo Rubens che nel 1622 pubblic&amp;amp;#242; il libro I Palazzi di Genova con i rilievi di tutti i pi&amp;amp;#249; importanti edifici del centro storico, proponendolo in Europa come una sorta di “manuale per la residenza del perfetto gentiluomo”. Uno dei pi&amp;amp;#249; bei palazzi dei Rolli &amp;amp;#232; il Palazzo Reale, residenza della corte sabauda a Genova a partire dal 1824, costruito verso la met&amp;amp;#224; del Seicento dalla famiglia Balbi che apr&amp;amp;#236; la via stessa che oggi porta il loro nome. Era uno dei pochi palazzi ad avere un accesso diretto al mare tramite un ponte che consentiva alle carrozze di imbarcarsi. Dopo i Balbi, la dimora pass&amp;amp;#242; ai Durazzo che operarono significativi interventi architettonici che arricchirono il palazzo di decorazioni incredibilmente raffinate e sfarzose di cui la scenografica Galleria degli Specchi, dove sono state girate alcune scene del film Grace di Monaco con Nicole Kidman, &amp;amp;#232; solo uno degli esempi. Nel corso delle giornate Rolli Days che ricorrono pi&amp;amp;#249; volte l’anno, &amp;amp;#232; possibile visitare anche molti di quei palazzi storici che di solito restano chiusi al pubblico.
I viaggiatori che salpavano dal porto genovese verso lidi lontani, non tornavano certo in patria a mani vuote: molti di loro portavano a casa dei “souvenir” originali come scheletri e pelli di belve esotiche, collezioni di insetti, di ragni e di serpenti dalle fattezze mai viste prima, insieme a una moltitudine di reperti zoologici di ogni sorta, un vero e proprio tesoro per la scienza. L’esploratore e naturalista pi&amp;amp;#249; celebre che organizz&amp;amp;#242; e promosse numerose spedizioni a cui spesso partecip&amp;amp;#242; direttamente fu Giacomo Doria, che nel 1867 fond&amp;amp;#242; il Museo di Storia Naturale. I reperti di oltre 4,5 milioni di esemplari provenienti da ogni latitudine, vengono studiati da naturalisti di tutto il mondo i quali sono riusciti a descrivere parecchie nuove specie proprio grazie al materiale zoologico unico del Museo. L’alluvione del 9 ottobre 2014 ha pesantemente danneggiato la struttura distruggendo l’attrezzatura scientifica, ma fortunatamente non ha toccato le preziose collezioni. Il Museo, che si accinge a festeggiare i suoi 150 anni nel 2017, &amp;amp;#232; quindi ripartito con l’entusiasmo di sempre e punta sul fascino mozzafiato dell’esposizione di seimila esemplari disposti su una superficie di cinquemila metri quadrati, molto apprezzata anche dagli esploratori pi&amp;amp;#249; piccoli a cui vengono proposte  una grande quantit&amp;amp;#224; di attivit&amp;amp;#224; didattiche tra cui la Notte al Museo: una serata dedicata a giochi e laboratori, maschere da animali, storie della natura e poi tutti a dormire in sacco a pelo, sotto lo sguardo vigile dello scheletro fossile del colossale Elefante antico. 
Se &amp;amp;#232; vero che da Genova si pu&amp;amp;#242; salire in Paradiso prendendo un ascensore, &amp;amp;#232; altrettanto vero che nel periodo natalizio, quando i sontuosi palazzi del centro, cos&amp;amp;#236; come i caruggi tra cui spiccano torri e antiche chiese si vestono delle luci della festa, ritrovare una dimensione spirituale diventa quasi inevitabile. A Genova, citt&amp;amp;#224; con una notevole tradizione di intagliatori di figurine da presepe (il Museo Giannettino Luxoro ne conserva oltre ottocento), il mistero della Nativit&amp;amp;#224; assume anche una significativa valenza artistica grazie ai numerosi presepi della citt&amp;amp;#224;. Il primo documento che parla di un presepe genovese risale al 1610 e come suggeriva Henry Aubert nel suo Villes et gens d’Italie del1923, possiamo ammirare queste suggestive creazioni compiendo un vero e proprio tour dei presepi. Un viaggio spirituale e artistico durante il quale colpiscono anche le dimensioni delle riproduzioni della scena della Nativit&amp;amp;#224;: presso l’Accademia Ligustica &amp;amp;#232; esposto il presepe del ceroplasta bavarese di origini italiane, Johann Baptist Cetto, che misura poco pi&amp;amp;#249; di 8 cm per 6. Neanche lo spazio dello schermo di uno smartphone, ma per l’artista fu sufficiente per compiere un miracolo creando una scena densa di figure e di elementi di ogni genere, dalle colonne fino ai fili d’erba, tutto minuziosamente elaborato e arricchito di particolari. Dal presepe pi&amp;amp;#249; piccolo a quello pi&amp;amp;#249; grande la strada &amp;amp;#232; in verticale e si compie prendendo la funicolare da cui si apre una vista mozzafiato sulla citt&amp;amp;#224;. Si raggiunge cos&amp;amp;#236; il Santuario della Madonnetta, costruito alla fine del Seicento sul luogo di una serie di apparizioni mariane. La chiesa ottagonale, preceduta da uno spettacolare sagrato in ciottoli bianchi e neri &amp;amp;#232; uno straordinario luogo di raccoglimento, l’edificio religioso con cui Genova si riconsacrava alla Madonna, particolarmente ricco di opere d’arte e di preziosi oggetti di culto tra cui 25 mila reliquie esposte sulle pareti. Nella Cappella della Piet&amp;amp;#224; si pu&amp;amp;#242; ammirare un meraviglioso gruppo ligneo scolpito da Anton Maria Maragliano tra il 1732 e il 1733, raffigurante la Piet&amp;amp;#224;. Arriviamo cos&amp;amp;#236; al Presepe, uno tra i pi&amp;amp;#249; suggestivi tra quelli genovesi e visitabile tutto l’anno. Disposta su una vasta superficie semicircolare, l’opera presenta una moltitudine di storiche statuine databili dal XVII al XIX secolo, collocate in una scenografica ambientazione della Genova antica. Tra le belle figurine di legno colorato rivediamo molti dei luoghi storici che abbiamo visitato durante il nostro weekend genovese: da Porta Soprana a Palazzo San Giorgio fino al mercato, le torri e le chiese a conferma del fatto che a Genova non si smette mai di viaggiare. Da qui si salpa, si va in Paradiso e si ritorna, e dietro ogni scorcio che si conosce e si ama, ce n’&amp;amp;#232; sempre uno nuovo da scoprire. Come suggerisce lo slogan turistico della citt&amp;amp;#224;, “Genova more than this”: Genova &amp;amp;#232; sempre molto di pi&amp;amp;#249; di quello che si &amp;amp;#232; gi&amp;amp;#224; visto.

Francesca Bertha

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Un’incisione cinquecentesca rende la campana della Torre dell’Orologio, eretta a partire dalla fine del XII secolo, una sorta di “campana parlante”. Dice, infatti la scritta: “Un tempo scandivo le ore della giornata. A causa della guerra sono stata trasformata in macchina. Ora sono restituita al mio primitivo compito.” La Torre Comentina invece fu usata per diversi secoli come posto di comando durante la corsa dei cavalli del Palio. 
Asti ha dato i natali anche a uno dei pi&amp;amp;#249; importanti intellettuali del Settecento: il poeta e drammaturgo Vittorio Alfieri, a cui oggi &amp;amp;#232; dedicata una piazza della citt&amp;amp;#224;. Ma a proposito di scrittori, era di Asti anche il poliedrico Giorgio Faletti. Quando arriviamo al Palazzo Catena, importante edificio medievale della citt&amp;amp;#224;, incontriamo una signora che ci racconta una storia misteriosa che ci ricorda le atmosfere dei libri di Faletti: in questo palazzo abiterebbe tuttora il fantasma di Iginia d’Asti, protagonista di una tragedia di Silvio Pellico. Se ci&amp;amp;#242; fosse vero, Iginia sarebbe in buona compagnia, perch&amp;amp;#233; la leggenda vuole che in centro vaghi anche un altro spirito femminile, quello dell’irrequieta contessa Adelaide, discendente di Arduino d’Ivrea, re d’Italia nel decimo secolo.   
Se qui la storia si respira ad ogni angolo, questo vale anche per la zona in cui si trova il ristorante dove ci fermiamo per gustare le specialit&amp;amp;#224; del territorio: la Trattoria del Mercato, in corso Einaudi, a ridosso della storica piazza Campo del Palio, da sempre nota come piazza del Mercato, visto che proprio l&amp;amp;#236; si svolge, sin dai tempi pi&amp;amp;#249; antichi, il grande mercato di Asti.  Accomodandoci nella spaziosa e luminosa sala arredata con gusto moderno ed elegante, scambiare due chiacchiere con i titolari ci consente di ricostruire l’affascinante storia del locale che s’intreccia con quella del quartiere. “La Trattoria del Mercato, fondata nel 1895, in origine si trovava dall’altra parte della piazza, dove oggi c’&amp;amp;#232; il Caff&amp;amp;#232; del Mercato. Gestita dalla nostra famiglia a partire dal 1946, inizialmente era una locanda dove oltre a mangiare gli squisiti piatti preparati da Pierina Montersino, i commercianti che arrivavano per il mercato, potevano anche soggiornare nelle camere situate sopra la trattoria e c’era pure uno stallaggio per il bestiame. Successivamente la gestione pass&amp;amp;#242; alla figlia di Pierina, la zia Rosalba la cui presenza, esperienza ed entusiasmo sono tuttora la colonna portante del locale. La trattoria di una volta, che apriva ogni giorno alle sei del mattino ed era frequentata da persone di ogni ceto sociale era nota per i piatti tipici e gustosi del territorio. Come una piola d’altri tempi, era arredata con sedie di legno con la seduta in paglia e tra una chiacchiera e l’altra si gustavano le specialit&amp;amp;#224; della tradizione”, racconta il signor Giuseppe che oggi gestisce la trattoria con il figlio Alessandro, il cuoco. A un certo punto, nel 2000, la casa a due piani in cui aveva sede la trattoria, venne demolita, ma fortunatamente l’attivit&amp;amp;#224; non ha dovuto allontanarsi dalla storica piazza, e ha riaperto presso la sede attuale nel 2004. “Oggi siamo in un locale dallo stile architettonico al passo con i tempi, ma continuiamo a mantenere anche svariate specialit&amp;amp;#224; della tradizione, cos&amp;amp;#236; possiamo accontentare sia la clientela pi&amp;amp;#249; giovane e amante delle novit&amp;amp;#224; che le persone affezionate ai sapori di una volta. A tutti fa piacere inoltre il buon rapporto qualit&amp;amp;#224;-prezzo che consente di mangiare antipasto, primo, secondo e dolce spendendo 25-30 euro”, spiegano Giuseppe e Alessandro mentre iniziamo a gustare il nostro ricco antipasto piemontese che &amp;amp;#232; piaciuto molto anche a Luis Sep&amp;amp;#249;lveda che &amp;amp;#232; stato ospite della Trattoria qualche tempo fa, lasciando in ricordo un tovagliolo firmato.  Cominciamo con il vitello tonnato all’Ottocentesca, preparato con i tuorli d’uovo e le acciughe, senza la maionese. A seguire, gustiamo la lingua in verde, la carne cruda battuta al coltello e la tipica bagna caoda, che viene anche proposta come piatto unico con le verdure e le uova. I nostri amici che preferiscono le novit&amp;amp;#224;, assaggiano una sfiziosa rivisitazione del vitello tonnato, fatto avvolgendo il trancio di tonno nella fetta di vitello e condito, anzich&amp;amp;#233; con la salsa tonnata, con una leggera salsa allo yogurt. Tra gli antipasti “giovani” piacciono molto anche il tortino di riso Venere con salsa al melograno, la crema di zucca servita in un bicchiere, con sopra una fetta di bacon croccante e i cestini di pane con la castagna al Brandy.  Proseguiamo con gli squisiti primi piatti di pasta fresca, sia tradizionali che rivisitati, tra cui i tagliolini ai porri su pesto di pomodorini secchi, i tipici plin ai tre arrosti, gli gnocchi di patate al Castelmagno, i tajarin con pancetta e nocciole e i tagliolini al rag&amp;amp;#249; piemontese bianco, senza l’aggiunta di pomodoro. Essendo la stagione dei funghi e dei tartufi, gustaimo anche i tagliolini al burro e tartufo, e a seguire, le uova al tegamino o nella cocotte con le profumate scaglie di tartufo. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini sia del territorio che di altre regioni.
Tra le pietanze abbiamo il piacere di gustare uno dei piatti per eccellenza della tradizione, ormai difficile da trovare in giro: la finanziera. Sempre nell’ambito dei sapori classici, mangiamo un ottimo bollito alla vecchia maniera, con le due salse, verde e rossa. Fa proseliti anche il filetto di sanato avvolto nella verza con riduzione alla liquirizia, e piace molto anche il carr&amp;amp;#232; d’agnello. Non resistiamo certo nemmeno al fritto misto e alla trippa, disponibile su ordinazione, e sempre per celebrare il tubero che Gioacchino Rossini chiam&amp;amp;#242; il “re dei funghi”, eccoci a gustare le costolette alla milanese di agnello col tartufo sopra.  La nostra giornata astigiana si conclude in gran dolcezza grazie agli sfiziosi dessert della casa, in primis gli immancabili bunet e la cr&amp;amp;#232;me caramel, ma ci lasciamo tentare anche dal tiramis&amp;amp;#249;, dalle squisite cr&amp;amp;#232;pes, dalle mele caramellate col gelato e dall’irresistibile tortino al cioccolato col cuore fondente.  Dopo questa bella giornata, siamo certi di tornare presto ad Asti, e speriamo di non perderci nemmeno il prossimo Palio. Se poi capiteremo alla Trattoria del Mercato durante la bella stagione, potremo anche assaggiare la mousse di cheescake, una specialit&amp;amp;#224; estiva della casa: un motivo in pi&amp;amp;#249; per seguire con piacere le orme dei mercanti di una volta.  

Francesca Bertha  

PER INFORMAZIONI: 
www.comune.asti.it 
www.trattoriadelmercato-asti.com 
Trattoria del Mercato 
Corso Luigi Einaudi, 140 
0141/34559&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12280.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Al campo del Palio con Alfieri, i mercanti di una volta e i fantasmi in gonnella: gita ad Asti&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 18 Nov 2014 01:24:43 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12280.ashx</guid></item><item><title>Ovada Vino &amp;amp; Tartufi 2014 - 8-9 Novembre a Ovada (AL) , Ovada, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12277.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12277.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12277/131531.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Domenica 9 Novembre e con una gustosa anteprima sabato 8 novembre nel centro storico di Ovada  Mercato di vino e tartufi  

Giunge alla sua quinta edizione la grande manifestazione a tutto gusto, organizzata dalla Pro Loco di Ovada e del Monferrato Ovadese con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale di Ovada e la collaborazione del Consorzio per la Tutela del vino Dolcetto d’Ovada e delle Associzioni di categoria, dedicata ai due prodotti enogastronomici pi&amp;amp;#249; rinomati del territorio: il tartufo bianco e il vino.  
Se i vini prodotti sulle dolci colline del Monferrato Ovadese sono tra i pi&amp;amp;#249; famosi d’Italia, il tartufo bianco di questo territorio non &amp;amp;#232; certo da meno: Gioacchino Rossini lo defin&amp;amp;#236; “il Mozart dei funghi”, giudizio confermato anche dalle ricerche svolte da Raoul Molinari e Giordano Berti su cronache risalenti fino al Medioevo, ma anche su lettere di viaggiatori del Settecento: tutti concordano sullo straordinario aroma e qualit&amp;amp;#224; dei tartufi bianchi di queste terre, vera prelibatezza altamente apprezzata gi&amp;amp;#224; in passato.  
La manifestazione dedicata ai vini e ai tartufi sar&amp;amp;#224; un po’ come l’incontro tra Bacco e Giove: se Bacco &amp;amp;#232; il dio del vino, secondo il poeta romano Giovenale, l’origine del tartufo si deve invece a un fulmine scagliato da Giove in prossimit&amp;amp;#224; di una quercia. Sempre grazie alla mitologia di Giove, al tartufo si sono da sempre attribuite anche delle qualit&amp;amp;#224; afrodisiache.   

La manifestazione  

ANTEPRIMA SABATO 8 NOVEMBRE dalle ore 20.00 
Il Ristorante Pro Loco Ovada aspetta tutti per la 
CENA A BASE DI TARTUFO BIANCO DEL MONFERRATO presso gli antichi locali “Ristorante Italia” in via San Paolo, 54   

DOMENICA 10 NOVEMBRE, dalle 10.00 alle 18.00  
Lungo le vie del caratteristico centro storico, nelle piazzette e sotto i portoni della cittadina, gli espositori vitivinicoli attenderanno il pubblico che avr&amp;amp;#224; la possibilit&amp;amp;#224;, dopo aver acquistato il calice della manifestazione presso i punti dislocati in varie piazze del centro, di degustare presso le bancarelle la migliore produzione vinicola della zona e scoprire i segreti e le caratteristiche dei vini Dolcetto d.o.c. o di Ovada d.o.c.g. grazie alla spiegazione di chi li produce con tanta fatica e passione.   

Ecco i PRODUTTORI VITIVINICOLI che parteciperanno a questa edizione:
CASCINA SAN MARTINO - Ovada 
AZ. AGR. PESCE FEDERICO - Silvano d&amp;#39;Orba 
AZ. AGR. CASCINA DEL VENTO - Montaldo Bormida 
CASCINA GENTILE - Capriata d&amp;#39;Orba 
BENZO OSCAR - Cremolino 
CAVELLI DAVIDE - Prasco
CASCINA BORGATTA - Tagliolo Monferrato 
CASCINA BOCCACCIO - Tagliolo Monferrato 
PAOLA BADINO - Rocca Grimalda 
AZ. AGR. CARLO ALBERTO SCARSI - Carpeneto 
CANTINE GANDINO - Silvano d&amp;#39;Orba 
AZ. AGR. CA&amp;#39; BENSI - Tagliolo Monferrato 
AZ. AGR. ROSSI CONTINI - Ovada 
CAVELLI LORENZO - Morsasco
FERRARI GIORGIO - Tagliolo Monferrato 
CASTELLO DI TAGLIOLO - Tagliolo Monferrato 
LE TRE COLLINE - Cassinelle 
LA VALLETTA - Cremolino 
FACCHINO AZIENDA VITIVINICOLA - Rocca Grimalda 
CASTELLO DI GRILLANO - Ovada 
AZ. AGR. LA PIRIA - Rocca Grimalda 
AZ. AGR. GAGGINO - Ovada
Consorzio di Tutela Ovada DOCG

I Trifolau, come lo scorso anno, accoglieranno i visitatori del Mercato dei Tartufi presso la Loggia di San Sebastiano dove si potranno acquistare i pregiati tartufi bianchi del Monferrato. 
In piazza San Domenico un ricco mercatino di prodotti tipici locali (formaggi, conserve, confetture, dolci) stuzzicher&amp;amp;#224; l’appetito dei visitatori. 

Saranno presenti i seguenti produttori:
CASCINA DELL&amp;#39;ISIDORA - Formaggi di Capra
IL MAGGIOCIONDOLO - Confetture e Sciroppi 
AGRISOLIDALE - Frutta, verdura e uova
LAVAGE&amp;#39; - Formaggi Vaccini
GASTALDO ELOISA - Specialit&amp;amp;#224; dolciarie
PROFUMO DI CIOCCOLATO - Specialit&amp;amp;#224; artigianali a base di cioccolato 

Presso il punto di acquisto mobile de l’Antica Farinata in piazza Garibaldi si potr&amp;amp;#224; gustare l’ottima farinata cotta al momento. 
I negozi resteranno aperti tutto il giorno e per l’occasione i commercianti hanno realizzato delle favolose vetrine a tema. Durante la giornata grandi e piccini potranno scoprire le bellezze del centro storico a bordo di un coloratissimo trenino panoramico che girer&amp;amp;#224; per le caratteristiche vie e piazze.  

Dopo una bella passeggiata in centro, non rester&amp;amp;#224; che accomodarsi ai tavoli del Ristorante della Pro Loco, presso gli antichi locali dell’ex Albergo Italia (in via San Paolo, 54) e gustare una succulenta cena a base di piatti tipici con tartufo bianco del Monferrato. Si potranno gustare gli agnolotti, le tagliatelle, il brasato e le uova al tegamino, conditi con il prezioso tubero e annaffiati con il Dolcetto di Ovada e infine, la cioccolata calda con canestrelli.    

Ecco i men&amp;amp;#249; a base di tartufo dei ristoranti, disponibile non solo per la giornata di OVADA VINO E TARTUFI 2014 ma per tutta la durata del periodo dei Tartufi:

Lo storico RISTORANTE LA VOLPINA di Ovada 
(Strada Volpina, 1 - Tel 0143 86008) propone per la giornata di Domenica 9 Novembre 2014 e per tutti i giorni della settimana (pranzo - cena) fino al termine della stagione dei tartufi un gustosissimo men&amp;amp;#249;:
Carne cruda in insalata con parmigiano reggiano e tartufi
Crema di tartufi al forno
Taglierini fatti in casa conditi con rosso d&amp;#39;uovo, burro, parmigiano reggiano e tartufi
Cannelloni farciti di fonduta gratinati al forno con tartufi
Magro di vitello al forno con crema al Gavi e tartufi guarnito con polenta.
Sar&amp;amp;#224; anche disponibile il menu alla carta ed il MENU OVADA ideato in collaborazione con il Consorzio dell&amp;#39;Ovada DOCG volto a promuovere i piatti della tradizione locale abbinati all&amp;#39;Ovada DOCG delle Aziende aderenti al consorzio..

Il RISTORANTE DA GIULIO di Ovada 
(Via Gramsci, 115 - Tel 0143 86329) propone un men&amp;amp;#249; per OVADA VINO E TARTUFI che si potr&amp;amp;#224; gustare per tutto il periodo dei tartufi. Il men&amp;amp;#249; &amp;amp;#232; proposto sia con tartufo nero sempre disponibile per il periodo dei tartufi ad € 25,00 sia con il pregiato tartufo bianco se prenotato in anticipo (almeno un giorno prima).
Risotto al tartufo 
oppure
Garganelli al tartufo 
oppure
Tagliatelle al tartufo
Scaloppine al tartufo 
oppure
Uova al tartufo
Dolce e caff&amp;amp;#232; 
1/4 di vino e 1/2 litro di acqua

Com’&amp;amp;#232; nato Ovada Vino e Tartufi?  Gi&amp;amp;#224; da alcuni anni la Pro loco di Ovada e del Monferrato Ovadese aveva la ferma intenzione  di organizzare una manifestazione gastronomica incentrata sul tartufo bianco, visto che le colline ovadesi  ne sono ricche e che la zona da tempo immemore vede l’alternarsi di generazioni di cercatori.  Il riconoscimento della D.O.C.G. al vino “Ovada” ha  dato slancio all’iniziativa che &amp;amp;#232; stata accolta con entusiasmo anche dal Comune di Ovada e dalle varie Associazioni di Categoria. Il connubio tra i due prodotti principe della zona &amp;amp;#232; sembrato naturale: i succulenti piatti a base di tartufo bianco ben si sposano con i pregiati vini della zona, tra cui il Dolcetto DOC e soprattutto l’Ovada D.O.C.G. Le passate edizioni sono state un successo di pubblico e di critica e hanno convinto la Pro Loco di Ovada della felicit&amp;amp;#224; dell’iniziativa volta alla promozione e diffusione delle tipicit&amp;amp;#224; gastronomiche pi&amp;amp;#249; meritorie della zona. La bellezza del centro storico arricchisce la manifestazione destinata a crescere nel tempo.  

Per ulteriori informazioni:  
www.prolocoovada.it
www.iatovada.it 
Ufficio IAT di Ovada  
0143/821043
Facebook: Proloco Ovada
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12277.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Ovada Vino &amp; Tartufi 2014 - 8-9 Novembre a Ovada (AL) &lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 04 Nov 2014 19:06:50 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12277.ashx</guid></item><item><title>Nel blu dipinto di blu, gustando i gelati del Super Mago: una giornata a Polignano a Mare, Polignano A Mare, Puglia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12281.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12281.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12281/131614.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Verso la fine del secolo II a.C. un falchetto decoll&amp;amp;#242; da un veliero romano che transitava lungo le coste pugliesi. A liberarlo fu il console Gaio Mario che era alla ricerca di un approdo sicuro. Il falchetto incominciava a volare nel cielo infinito e volava, volava felice pi&amp;amp;#249; in alto del sole e ancora pi&amp;amp;#249; su mentre il mondo pian piano spariva lagg&amp;amp;#249;. Fu cos&amp;amp;#236; che a un certo punto, in mezzo a quel blu dipinto di blu in cui il cielo si confonde con il mare, il falchetto si pos&amp;amp;#242; su un’erta scogliera a picco sul mare indicando cos&amp;amp;#236; al condottiero il punto dove sarebbe sorta la citt&amp;amp;#224; di Polignano a Mare. Sebbene l’immagine del falchetto della leggenda sia impressa nello stemma comunale, in realt&amp;amp;#224; gli studiosi ritengono che l’antica Neapolis sia sorta su un centro abitato preesistente intorno al IV secolo a.C., su iniziativa di Dionisio il giovane.  
La nostra passeggiata inizia varcando l’arco marchesale che un tempo era l’unica via di accesso alla citt&amp;amp;#224; e che oggi ci conduce tra i tesori di quello scrigno dai colori chiarissimi che &amp;amp;#232; il centro storico di Polignano i cui scorci hanno fatto da scenografia a molti film famosi tra cui La ragazza con la pistola, Sabato, domenica e luned&amp;amp;#236; o Turn&amp;amp;#232;. Dopo aver ammirato il quattrocentesco palazzo del Governatore, raggiungiamo piazza dell’Orologio, dove scopriamo che l’antico orologio viene tuttora caricato a mano con la fune. Poco distante si erge la chiesa Matrice dedicata a Santa Maria Assunta che fino al 1818 fu la cattedrale della citt&amp;amp;#224;. Da qui &amp;amp;#232; un grande piacere perdersi tra le stradine che portano alle terrazze, ovvero a delle suggestive logge a strapiombo sul mare da cui lo sguardo pu&amp;amp;#242; volare lontano, proprio come suggerisce il testo poetico della celebre canzone di Domenico Modugno, nativo di Polignano la cui statua, opera di Hermann Mejer eretta nel 2009, &amp;amp;#232; tra i principali monumenti della citt&amp;amp;#224;.   
Musica, film, ma non solo: Polignano a Mare &amp;amp;#232; tra le mete preferite anche degli amanti dell’arte contemporanea, grazie alla presenza del Museo Pino Pascali, dedicato allo scultore e scenografo nato a Bari da genitori polignanesi, maestro dell’arte povera scomparso prematuramente. 
Spostandoci di circa tre chilometri dal centro storico, visitiamo la frazione San Vito, dotata di un porto naturale, un tempo meta non solo di navigatori e di mercanti, ma anche di pirati. A ridosso del porticciolo si trova l’imponente complesso dell’abbazia di San Vito la cui storia si lega strettamente al santo. Infatti, nell’801 la nave della principessa Florenza approd&amp;amp;#242; su queste coste con a bordo le reliquie del corpo di San Vito e dei suoi precettori, Modesto e Crescenza. Secondo una leggenda tali spoglie sarebbero rimaste custodite dalla comunit&amp;amp;#224; monastica basiliana, residente all’epoca nelle grotte sottostanti l’attuale edificio dell’abbazia.  
Le numerose grotte, gli spettacolari anfratti e le cosiddette lame, ovvero dei solchi erosivi poco profondi sono tra le bellezze naturali pi&amp;amp;#249; singolari del paesaggio pugliese. Tra le profonde insenature che hanno sbocco sulla costa alta e frastagliata la pi&amp;amp;#249; nota &amp;amp;#232; la Lama Monachile, che per&amp;amp;#242; non ha nulla a che fare con i monaci, prende invece il nome dalla foca monaca che qui &amp;amp;#232; stata avvistata. Durante la bella stagione &amp;amp;#232; un’esperienza irrinunciabile visitare le grotte e le grotticelle dai nomi fiabeschi, bagnate dall’acqua cristallina dell’Adriatico. Girando in barchetta ci si pu&amp;amp;#242; avventurare nella grotta del Guardiano, nella grotta delle Rondinelle, in quella dei Colombi o in quella della Foca, mentre i pi&amp;amp;#249; “coraggiosi” possono scoprire cosa si trova all’interno della grotta dei Ladroni. 
Dal mondo favoloso delle grotte a quello magico dei gelati il passo &amp;amp;#232; breve: ritornando nel cuore del centro storico ci immergiamo in un mondo fresco e dolce in cui i colori pastello delle favolose coppe di gelato richiamano quelli del paesaggio intorno a noi. Eccoci arrivati presso la mitica gelateria di Mario Campanella, il Super Mago del Gelo. Non ci pu&amp;amp;#242; essere gita a Polignano senza una tappa presso questa rinomata casa delle bont&amp;amp;#224; gelate, dove ogni cucchiaino di dessert creato con amore e fantasia racconta una storia. Mentre gustiamo una coppa al caff&amp;amp;#232;, panna e San Marzano, creazione che pap&amp;amp;#224; Mario aveva dedicato alla figlia minore Maria Cristina, la figlia maggiore, Anastasia, e la moglie Tina rievocano le origini di questo ormai storico locale. Ascoltiamo il loro racconto godendoci gli sfiziosi abbinamenti che caratterizzano i gelati che pap&amp;amp;#224; Mario aveva creato dedicandoli alla propria famiglia: panna, cioccolato, noccioline, cacao e l’amaretto del Super Mago compongono la favolosa coppa Tina, mentre la torta gelato Anastasia &amp;amp;#232; un trionfo di gelato al caff&amp;amp;#232; con panna. La moglie e le figlie, che dopo la scomparsa del signor Mario continuano la dolce tradizione famigliare, avevano ricambiato il pap&amp;amp;#224; con una torta gelato al cioccolato e panna che porta il suo nome. “Nostro pap&amp;amp;#224; era un alchimista e un genio della comunicazione. Spesso non dormiva, ideava nuove creazioni perfino durante la notte e quando l’indomani metteva in pratica quelle idee, si poteva stare sicuri del successo”, ricorda Anastasia. La dirompente fantasia del Super Mago ha prodotto innumerevoli variet&amp;amp;#224; di ottimo gelato fatto alla vecchia maniera artigianale e le sue coppe, torte gelate e i suoi coni sono entrati nel cuore anche di numerosi personaggi della cultura e dello spettacolo che sono transitati da qui. Diverse foto ricordo sulle pareti immortalano Mario Campanella in compagnia di Gianni Morandi, Pippo Baudo, Monica Vitti, Michele Placido per non parlare di Domenico Modugno che, come ricorda la signora Tina, era di casa nella gelateria durante i suoi rientri a Polignano.  
Ma la storia di questa isola delle bont&amp;amp;#224; gelate risale ai tempi antecedenti la guerra, infatti, a fondare la gelateria fu nel 1935 il cavaliere Giuseppe Campanella, il padre di Mario. Giuseppe era un venditore di mandorle che in quell’anno inizi&amp;amp;#242; a spostarsi a piedi da Conversano a Polignano. A ispirarlo fu probabilmente il clima caldo della costa insieme all’aroma delle mandorle e cos&amp;amp;#236; inizi&amp;amp;#242; a vendere con un carrettino ambulante le “grattose” da lui inventate. Successivamente cre&amp;amp;#242; un piccolo laboratorio divenuto famoso sotto la conduzione del figlio Mario il quale in un certo senso ebbe un’infanzia che sarebbe il sogno di molti bambini: tutto il giorno in mezzo ai gelati. Ogni momento di golosit&amp;amp;#224; era per&amp;amp;#242; compensato da attento studio grazie al quale il ragazzo impar&amp;amp;#242; presto i segreti del mestiere.  
Prima di proseguire la nostra passeggiata polignanese gustiamo anche un altro favoloso prodotto dell’estro del Super Mago del Gelo, il caff&amp;amp;#232; speciale preparato con caff&amp;amp;#232;, panna e scorza di limone, con l’aggiunta dell’amaretto del Super Mago ottenuto da mandorle dolci tritate.   
Dal mare di Polignano spicca uno scoglio isolato e difficile da raggiungere, detto lo scoglio dell’Eremita. Su quelle rocce &amp;amp;#232; adagiata una bottega dove fanno dei gelati talmente buoni che la gente, pur di gustarli, attraversa il mare camminando sull’acqua. Questa visione tra il leggendario e il surreale &amp;amp;#232; un sogno ricorrente che fa la signora Tina, immaginando la gelateria famigliare in quella posizione impossibile, eppure amata dalle persone. Un sogno che rispecchia decenni di duro lavoro e che omaggia i clienti affezionati tra i quali, da ora in poi, ci saremo anche noi. E se servir&amp;amp;#224;, per mangiare una coppa di gelato al caff&amp;amp;#232; e la panna o al cioccolato del Super Mago del Gelo, non esiteremo certo ad attraversare un pezzo di mare a piedi.

Francesca Bertha   

PER INFORMAZIONI: 
www.comune.polignanoamare.ba.it 
www.mariocampanellailsupermagodelgelo.it&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12281.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Nel blu dipinto di blu, gustando i gelati del Super Mago: una giornata a Polignano a Mare&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 19 Nov 2014 00:23:47 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12281.ashx</guid></item><item><title>Il fascino di un paesaggio azzurro tra il fiume, il lago e la vela: gita a Sesto Calende  , Sesto Calende, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12279.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12279.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12279/131573.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una citt&amp;amp;#224; il cui nome racchiude le indicazioni stradali per arrivarci: alla sesta pietra miliare, durante il periodo del mercato. Come se i Romani avessero intuito che Sesto Calende sarebbe sempre rimasto un importante centro commerciale prima e turistico poi, denominarono questa localit&amp;amp;#224; spiegando ai posteri come raggiungerla. Se invece fossimo capitati qui prima dell’avvento della ferrovia, magari saremmo venuti a bordo di una barca lunga quasi venti metri, carica di merce e condotta da un’abilissima guida fluviale. Sarebbe stato un viaggio da brividi, durante il quale avremmo attraversato numerose rapide, ognuna nota con un nome dialettale diverso, ma saremmo arrivati a destinazione con i piedi asciutti grazie alla bravura del “parone”, cos&amp;amp;#236; si chiamavano le guide specializzate nel trasporto delle merci che da Sesto Calende partivano per Venezia.  Oggi la particolare posizione della citt&amp;amp;#224;, situata tra il fiume Ticino e il Lago Maggiore ne fa una delle mete predilette dei turisti del weekend e non solo. Dove un tempo si scaricava il grano – merce per eccellenza che in passato fece la fortuna dei commercianti del posto, oggi si passeggia ammirando i gabbiani che svolazzano sopra l’azzurro del fiume e le anatre che scivolano sulle dolci onde passando sotto lo sguardo dei salici sul lungofiume.  Oltre al centro storico, dove passeggiando tra case colorate e caratteristiche stradine si raggiunge la chiesa prepositurale di San Bernardino, eretta nel XX secolo sul luogo di un’antica chiesa, diversi importanti monumenti di Sesto Calende si trovano nelle frazioni.  L’edifico storico-religioso pi&amp;amp;#249; notevole della citt&amp;amp;#224;, l’Abbazia di San Donato, &amp;amp;#232; situata infatti in localit&amp;amp;#224; Scozzola o Scovilla ed essendo stata costruita per volere del vescovo di Pavia, insieme a un’altra abbazia attigua oggi scomparsa, per lunghi secoli rappresent&amp;amp;#242; anche un legame col territorio pavese. Edificata tra i secoli IX e X, la chiesa a tre navate &amp;amp;#232; stata in parte rimaneggiata nel Settecento. Al suo interno conserva numerose opere d’arte tra cui dei pregevoli affreschi di varie epoche quali ad esempio la Disputa di Santa Caterina d’Alessandria, opera del 1503 di Bernardino Zenale da Treviglio. Risale invece all’XI secolo l’Oratorio di San Vincenzo, una chiesetta situata su un poggio erboso a nord da Sesto Calende, nota perch&amp;amp;#233; simbolo della continuit&amp;amp;#224; insediativa nel territorio sestese. Svariati scavi archeologici hanno dimostrato che l’area fu abitata senza interruzioni sin dall’epoca romana e dove sorge l’oratorio, che funse anche da lazzaretto, esisteva un luogo di culto in tutte le epoche. Basta fare circa duecento metri dall’oratorio nella direzione della vicina collina morenica per poter “leggere” addirittura i messaggi degli abitanti della zona di quattromila anni fa. Segni vari, tra cui coppelle circolari, simboli religiosi e di fertilit&amp;amp;#224; sono intagliati nel megalito detto il Sass da Preja B&amp;amp;#252;ia, un grande masso trasportato qui dai ghiacciai.   Dopo questo tuffo nel passato raggiungiamo Lisanza, frazione anch’essa abitata sin dai tempi pi&amp;amp;#249; antichi e sede di parrocchia. Situata sulla costa del Verbano, dalla sua spiaggia si apre una magnifica vista sul lago, sui borghi circostanti e sulle candide vette delle Alpi. Dopo una bella passeggiata in questo angolo di pace, stupendo anche fuori stagione, piacevolmente stanchi e con la voglia di gustare una bella cena a base di pesce, decidiamo di fermarci presso il Ristorante Pizzeria La Vela, distante pochi passi dalla spiaggia.  Ad accoglierci con grande gentilezza nell’ampia e luminosa sala arredata in stile marinaro, sono i titolari Marco e la cuoca Laila che gestiscono il ristorante con grande passione da luglio 2014. Da quando sono loro al timone, il locale, aperto da tredici anni e da sempre rinomato per la buona qualit&amp;amp;#224; dei piatti di pesce, si sta facendo apprezzare anche per il corretto e vantaggioso rapporto qualit&amp;amp;#224;-prezzo. Inoltre, sono molto popolari anche le pizze cotte nel forno a legna.  “La nostra cucina segue la stagionalit&amp;amp;#224; dei prodotti, e utilizziamo sempre pesce fresco, a seconda di ci&amp;amp;#242; che offre il mercato. Prepariamo tutto al momento e anche la pasta, il pane e i dolci sono fatti in casa. Cerchiamo di soddisfare anche eventuali richieste “extra men&amp;amp;#249;”, per noi anche questo &amp;amp;#232; un modo di far sentire a proprio agio i nostri ospiti”, ci spiegano i titolari mentre iniziamo a studiare la carta. Cominciamo con uno dei fiori all’occhiello del locale, il vassoio di pesce crudo, una vera e propria tavolozza colorata di fresche bont&amp;amp;#224;. Assaggiamo anche il carpaccio di pesce, il tartar di tonno con pomodorini e il salmone fatto in casa con gli agrumi. Dalle crudit&amp;amp;#233; passiamo agli antipasti caldi, gustando i gamberoni al forno con pistacchi, uno sformato di pesce, l’insalata di polpo con olive taggiasche e patate, e le capesante gratinate al forno. Alcuni nostri amici continuano con delle pizze, tra le quali piace moltissimo la pizza Vela, con pomodoro, mozzarella, gamberoni e rucola, ma riscuotono grande successo anche la pizza ai frutti di mare e quella al salmone e zafferano. Chi preferisce invece le specialit&amp;amp;#224; da ristorante, ha solo l’imbarazzo della scelta tra gli ottimi primi di pasta fresca. Non resistiamo certo agli spaghetti alle vongole veraci e gustiamo anche le squisite linguine all’astice e il granchio con i maltagliati freschi. Alcuni di noi optano per le tagliatelle al rag&amp;amp;#249; di tonno fresco e piacciono molto anche gli gnocchetti al persico e pistacchio. I nostri amici “carnivori” prediligono invece le orecchiette con salsicce e pomodorini. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini sia del territorio che di altre regioni tra cui il Nebbiolo, il Lagrein dell’Alto Adige, l’Aglianico campano, il Vermentino di Sardegna o il prosecco di Valdobbiadene. Gli amici che hanno scelto le pizze, gustano invece delle buone birre sia alla spina che artigianali in bottiglia come la San Biagio Monasta o la San Biagio Verbum. Tra le pietanze non rinunciamo certo a un bel branzino alla griglia, e apprezziamo molto anche l’astice all’arancia o alla catalana e i gamberoni alla griglia. Un gruppo dei nostri amici sceglie il fritto misto, particolarmente squisito anche grazie al fatto che viene preparato in padella, utilizzando sempre olio fresco. Un’altra specialit&amp;amp;#224; che gustiamo con piacere &amp;amp;#232; il cous cous col pesce, di ispirazione marocchina.  Infine, cediamo volentieri anche alle dolci tentazioni dei dessert, vera passione della chef. “Quando inizio a cucinare, mi piace preparare prima i dolci, poi tutto il resto”, ci racconta. Tra queste sfiziose creazioni spicca il tiramis&amp;amp;#249; della Laila, ma sono altrettanto irresistibili anche la mousse al cioccolato extrafondente, la panna cotta con zafferano e pistacchio, il mascarpone al forno con cioccolato fuso sopra, lo zabaione freddo alla pesca e il semifreddo all’arancio e amaretti.  Dopo questa bella giornata possiamo dire con tranquillit&amp;amp;#224; che seguendo metaforicamente le orme delle guide fluviali di una volta, anche in futuro indirizzeremo volentieri la nostra barca verso Sesto Calende e verso il Ristorante La Vela.   

Francesca Bertha  

PER INFORMAZIONI: 
www.comune.sesto-calende.va.it 
www.lavela.playrestaurant.tv 
Ristorante Pizzeria La Vela 
Piazza Colombo, 1 Lisanza di Sesto Calende (VA) 
Tel.: 0331/974000  &lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12279.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Il fascino di un paesaggio azzurro tra il fiume, il lago e la vela: gita a Sesto Calende  &lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 08 Nov 2014 19:22:30 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12279.ashx</guid></item><item><title>Il fascino del Carnevale lungo il fiume e tra le storiche torri: una giornata a Ivrea , Ivrea, Piemonte </title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12276.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12276.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12276/131516.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In qualsiasi periodo dell’anno si arrivi qui, si viene avvolti da una magica atmosfera carnevalesca, infatti, questo &amp;amp;#232; uno di quei rari luoghi dove gli argomenti di conversazione per strada o al bar non si limitano alle notizie del giorno o al calcio, ma si tingono di un fascino fiabesco: si parla di cosa faranno la prossima volta i Tuchini, come si stanno preparando quelli della Pantera Nera, e quale sar&amp;amp;#224; la risposta dei ragazzi dell’Asso di Picche, considerando che nemmeno i Diavoli o gli Arduini staranno certo a guardare... Si tratta di alcune delle squadre di aranceri, protagonisti assoluti dello Storico Carnevale di Ivrea, l’unico in Italia ad aver mantenuto un rapporto indissolubile col Medioevo, visto che viene celebrato sin da allora ogni anno quasi ininterrottamente. Ivrea, fino a qualche anno fa famosa soprattutto per essere sede della Olivetti, al turista non sembra per&amp;amp;#242; una citt&amp;amp;#224; industriale: sar&amp;amp;#224; grazie allo spettacolare Ponte Vecchio sul fiume Dora, erede seicentesco dell’antico ponte in legno, che per secoli rappresent&amp;amp;#242; l’unico passaggio verso Torino e il Canavese meridionale e occidentale, o per il centro storico che si inerpica su una collina che porta al castello e al Duomo, ma la citt&amp;amp;#224; ha un fascino indiscutibile che conquista subito il visitatore. Immersa nel verde, a due passi dalle montagne e circondata da dei bei laghetti che si erano formati al termine dell’ultima glaciazione preistorica, Ivrea &amp;amp;#232; molto ricca di risorse turistiche. La sua bellezza ha incantato perfino Giosu&amp;amp;#232; Carducci, che scrisse questi versi: “Ivrea la bella che le rossi torri specchia sognando a la cerulea Dora nel largo seno, fosca intorno &amp;amp;#232; l’ombra di Re Arduino”.  Dopo l’era di re Arduino, sul finire dell’XI secolo, Ivrea torn&amp;amp;#242; ad essere dominata dalla signoria vescovile e risale proprio a quel periodo la Torre di Santo Stefano, voluta da papa Niccol&amp;amp;#242; II, e utlizzata come campanile dell’adiacente convento di benedettini.  Ivrea ha dato i natali a diversi grandi personaggi, a cominciare da San Gaudenzio, patrono di Novara a cui &amp;amp;#232; dedicata una graziosa chiesa settecentesca sorta su un’altura della citt&amp;amp;#224;, fino a Camillo Olivetti, fondatore della storica azienda e a suo figlio Adriano.  Il castello dalle tre torri rosse, costruito nel 1357, originariamente di torri ne aveva quattro: una croll&amp;amp;#242; nel 1676 a seguito di un fulmine che fece esplodere le munizioni che erano immagazzinate al suo interno. Costruita in origine per scopi difensivi, a cui riusc&amp;amp;#236; a servire solo fino a quando durante i combattimenti non si utilizzava la polvere da sparo, oggi la fortificazione, tra i principali simboli della citt&amp;amp;#224;, &amp;amp;#232; sede periodicamente di eventi e manifestazioni culturali.   A due passi dal castello visitiamo il Duomo dalla storia millenaria, dedicato a Santa Maria Assunta. Il reperimento sul luogo di numerosi resti di costruzioni romane fanno ritenere che sull’altura dove si erge il duomo, fosse presente un tempio sin dal I. secolo a.C.  Quando, verso le fine del IV secolo, fu istituita la diocesi di Ivrea, il tempio venne trasformato in chiesa cristiana. Oggi, oltre alle splendide decorazioni barocche, all’interno della chiesa, specie nella cripta, si possono ammirare una serie di pregevoli affreschi antichi. Dopo questo bel giro nella storia di Ivrea, piacevolmente stanchi e affamati decidiamo di fermarci a cena presso la Trattoria Boccon Di Vino, in via Aosta. Lasciamo l’auto nell’ampio parcheggio del locale e notiamo che dalla strada si apre una bella vista sulle torri del castello. All’interno veniamo accolti con grande gentilezza dal titolare Simone che gestisce il ristorante insieme alla moglie Stefania che si occupa della cucina, ormai da tredici anni. Ci accomodiamo nella caratteristica sala dai colori caldi, e le autentiche atmosfere carnevalesche di Ivrea ci avvolgono anche qui, grazie a delle belle foto della battaglia delle arance sulla parete. Mentre scambiamo due chiacchiere con i titolari, il nostro sguardo pu&amp;amp;#242; spaziare tra delle bottiglie in bella vista di vini pregiati della fornitissima cantina. “La nostra cucina segue le stagioni e i nostri piatti sono sempre preparati con ingredienti freschi e di ottima qualit&amp;amp;#224;. La carne di fassone che utilizziamo &amp;amp;#232; a chilometro zero e anche la pasta e i dolci vengono fatti in casa”, ci spiega Simone.  La nostra cena all’insegna dei sapori della tradizione inizia con un ricco antipasto piemontese che comprende la bagna caoda, il cotechino in crosta con la fonduta, i fiori di zucca fritti in pastella con formaggio e la fonduta alla Valdostana con crostini. Proseguiamo con gli gnocchi fatti in casa conditi con porcini e salsiccia e assaggiamo anche i tagliolini al tartufo. Non possiamo certo resistere ai plin con lardo, miele e noci e gustiamo anche la tipica zuppa d’ajucche, preparata con le erbe selvatiche raccolte in primavera. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con dei buonissimi vini principalmente del territorio, scelti tra le oltre settanta etichette della carta. Tra le pietanze scegliamo le ottime specialit&amp;amp;#224; di carne di fassone, e oltre alle tagliate e ai brasati ci piace molto anche il fritto misto alla piemontese.  La nostra giornata a Ivrea si conclude in gran dolcezza grazie ai dessert della casa tra cui la sfiziosa torta alle nocciole con la crema allo zabaione e con la decisione di tornare qui il pi&amp;amp;#249; presto possibile, e partecipare magari anche al prossimo Carnevale.   

Francesca Bertha  
PER INFORMAZIONI:  
www.comune.ivrea.to.it 
www.storicocarnevaleivrea.it 
Trattoria Boccon Di Vino
 Via Aosta, 47 Ivrea 
Tel.: 0125/48998 &lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12276.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Il fascino del Carnevale lungo il fiume e tra le storiche torri: una giornata a Ivrea &lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 29 Oct 2014 17:45:57 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12276.ashx</guid></item><item><title>Profumo di tartufi e relax bollente nel Monferrato: una giornata ad Acqui Terme , Acqui Terme, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12275.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12275.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12275/131501.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sono delle citt&amp;amp;#224; la cui bellezza &amp;amp;#232; esaltata anche dal paesaggio che le circonda, e il piacere di visitarle inizia lungo la strada che si percorre per raggiungerle: Acqui Terme &amp;amp;#232; una di queste. Per arrivare in questa famosa citt&amp;amp;#224; termale dell’Alto Monferrato, percorriamo la strada del Turchino che da Genova Voltri sale a Ovada e da l&amp;amp;#236; porta ad Acqui Terme attraverso un paesaggio mozzafiato che si estende tra interminabili vigneti, coloratissimi borghi e castelli medioevali.
Appena raggiungiamo il Ponte Carlo Alberto, sul fiume Bormida, notiamo i resti dell’Acquedotto romano, tra i monumenti simbolo della citt&amp;amp;#224;. Dal ponte si vedono bene i quindici pilastri e i quattro giganteschi archi che ricordano agli acquesi la loro gloriosa tradizione termale, che continua con successo tutt’oggi negli stabilimenti termali della citt&amp;amp;#224;. Le sorgenti termali di Acqui Terme godettero infatti di notevole prestigio gi&amp;amp;#224; in epoca romana: lo scrittore latino Plinio Il Vecchio le ricorda addirittura tra le pi&amp;amp;#249; importanti del mondo romano. 
Dopo l’acquedotto andiamo a vedere l’acqua: quella della Bollente, il monumento pi&amp;amp;#249; famoso della citt&amp;amp;#224;: si tratta di una splendida edicola marmorea realizzata nel 1879 dall’architetto Giovanni Cerutti, all’interno della quale sgorga l&amp;#39;acqua bollente e curativa: 560 litri al minuto a 74,5 gradi, di un&amp;#39;acqua sulfureo-salso-bromo-iodica. 
Il motto di Acqui Terme &amp;amp;#232; “Arte et Marte”, ovvero con l’ingegno e con la forza. Acqui ha dato i natali a diversi artisti nel corso della storia, tra cui Ginevra Scatilazzi, famosa letterata del Cinquecento, che in occasione della visita di Papa Paolo III Farnese, gli si rivolse in perfetto latino, suscitando lo stupore del Pontefice. Per passare ai tempi nostri, &amp;amp;#232; di Acqui Terme il gruppo folk rock degli Yo Yo Mundi, che si sono esibiti anche sul prestigioso palco del Premio Tenco con le loro canzoni poetiche in cui omaggiano spesso la loro citt&amp;amp;#224; e il Monferrato. Per i pi&amp;amp;#249; piccoli invece, l’arte di Acqui propone dei romanzi d’avventura per l’infanzia, usciti dalla penna dello scrittore acquese Pierdomenico Baccalario.
Tra gli altri splendidi monumenti che testimoniano la storia della citt&amp;amp;#224;, visitiamo il Castello dei Paleologi, citato gi&amp;amp;#224; nel 1056, che oggi ospita il Museo Archeologico, mentre tra gli edifici religiosi ammiriamo la Cattedrale di Santa Maria Assunta, risalente al X secolo e la meravigliosa Abbazia benedettina di San Pietro, di origini paleocristiane, dedicata alla Madonna Addolorata.

Restiamo nel centro storico anche per cena, fermandoci presso il Ristorante Nuovo Parisio, situato in piazza Verdi, a due passi dal Duomo e dalla Bollente. Due entrate distinte portano alle due sale del ristorante: stavolta scegliamo la ampia e caratteristica Sala delle Mura, disponibile per pranzi e cene, con i tavoli circondati dalle antiche mura in mattoni e con vista sulla fornitissima cantina. La Sala Padronale, situata al piano di sopra, &amp;amp;#232; invece una meravigliosa location per occasioni speciali, feste, degustazioni ed eventi, un ambiente dall’atmosfera unica anche grazie al pregevole soffitto in cassettoni di legno e con decori floreali, originario della seconda met&amp;amp;#224; del Quattrocento. 
Le antiche mura e i preziosi dettagli delle sale fanno da elegante cornice a una cucina di grande tradizione, ma giovane nello stesso tempo. Questo &amp;amp;#232; merito dello chef Nicol&amp;amp;#242; Conigliaro, nipote d’arte, discendente dei Parisio, storica famiglia acquese di cuochi. Il talentuoso terzogenito della importante dinastia di chef ha iniziato a percorrere la propria strada presso questo ristorante nel novembre 2012, mettendo a frutto la grande esperienza maturata lavorando insieme al nonno e allo zio. Ad affiancarlo nella gestione del ristorante sono la moglie Giovanna che oltre ad aiutare il marito &amp;amp;#232; anche titolare di una vicina gioielleria e Piero, il maitre di grandissima cultura nel campo dell’enogastronomia, con speciale riguardo ai vini di cui il ristorante propone una variet&amp;amp;#224; amplissima, riassunta in ben tre voluminose carte. 
Come molti turisti, anche noi scegliamo il men&amp;amp;#249; degustazione chiamato la “proposta della cucina”, che a soli 35 euro ci permette di assaggiare le specialit&amp;amp;#224; pi&amp;amp;#249; rinomate e imperdibili di questo territorio al confine tra Piemonte e Liguria. La nostra cena all’insegna dei migliori sapori della tradizione inizia con la carne cruda monferrina e con il vitello tonnato, antipasti che facciamo seguire dagli agnolotti monferrini, squisito primo piatto preparato con la pasta fresca che viene fatta in casa giornalmente. Proseguiamo con un altro fiore all’occhiello della cucina, lo stoccafisso all’acquese, preparato senza il pomodoro, ma con le deliziose olive taggiasche. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini consigliatici da Piero, che vanno da etichette del territorio, inteso come provincia di Alessandria, a quelle di altre regioni ed estere. Gradiamo in particolare il Barbera Monferrato della zona acquese della Maggiora, e L’Alba Rossa, nettare di un vitigno che nasce dall’incrocio del Barbera e del Nebbiolo di Dronero. Con i dessert assaggeremo invece dei vini aromatici: il Moscato e il Brachetto dolce e vivace, disponibile anche in forma passita, oltre ad altri squisiti passiti della zona di Strevi. 
I nostri amici che hanno preferito spaziare tra le altre specialit&amp;amp;#224; della carta apprezzano molto i cannelloni alla Parisio, pi&amp;amp;#249; piccoli del solito e fatti solo con carne di vitello e con una besciamella molto leggera. Tra le pietanze piace molto la trippa di vitello in umido, ma fanno proseliti anche lo stracotto di manzo con crema Parmantier e il coniglio con pinoli e olive, specialit&amp;amp;#224; che sottolinea la vicinanza di questo territorio con la Liguria, cos&amp;amp;#236; come anche le focacce calde che vengono servite ogni sera. Essendo la stagione, vanno forti anche i piatti ai funghi e ai tartufi che si possono gustare seguendo un men&amp;amp;#249; apposito. 
Infine, cediamo volentieri alle dolci tentazioni dei dessert fatti sempre al momento, che cambiano anch’essi con le stagioni, ma alcuni, che rappresentano dei veri e propri fiori all’occhiello del locale come ad esempio la panna cotta con pera al Moscato, sono sempre disponibili. Il dolce per eccellenza del ristorante &amp;amp;#232; lo “Speciale P.P.”, ideato dal nonno di Nicol&amp;amp;#242; e talmente delizioso da attrarre persone anche da citt&amp;amp;#224; lontane che arrivano ad Acqui pur di assaggiarlo. Si tratta di un dolce al cucchiaio composto da una base di zabaione freddo con sopra una pallina di gelato, anch’esso fatto in casa, ricoperta da abbondante cioccolato fuso: un trionfo di bont&amp;amp;#224; anche grazie all’equilibro delle diverse temperature degli ingredienti di primissima qualit&amp;amp;#224;.
Dopo questa splendida giornata siamo certi di essere tra quelli che torneranno volentieri ad Acqui sia per nuove passeggiate che per passare altre serate all’insegna della buona cucina, e la prossima volta magari ci concederemo un weekend termale soggiornando presso i comodi ed eleganti alloggi, dotati perfino di cucina, del Ristorante Nuovo Parisio.

Francesca Bertha
www.italiastory.com

PER INFORMAZIONI:
www.comune.acquiterme.al.it
www.ristorantenuovoparisio.it
Ristorante Nuovo Parisio
Piazza Verdi, 3 Acqui Terme (AL)
Tel.: 0144/442196
Facebook: Ristorante NUOVO Parisio&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12275.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Profumo di tartufi e relax bollente nel Monferrato: una giornata ad Acqui Terme &lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 25 Oct 2014 00:09:29 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12275.ashx</guid></item><item><title>Dalle corti cinquecentesche alla valle del buon vino: una giornata a Gattinara - Prima parte, Gattinara, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12267.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12267.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12267/131477.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Convincere i principi elettori a sostenere il giovane Carlo V nella sua ascesa al trono di imperatore, guidare i negoziati per un’alleanza tra Inghilterra, Santo Romano Impero e Santa Sede dopo l’invasione francese nel 1521 dei territori di Navarra e Calais, o mediare affinch&amp;amp;#233; durante la Dieta di Worms anche Martin Lutero potesse esprimere le proprie ragioni: ecco solo alcune di quelle occasioni internazionali di particolare delicatezza in cui le straordinarie capacit&amp;amp;#224; diplomatiche del cardinale Mercurino Arborio di Gattinara furono decisive. Il grande politico e umanista originario della citt&amp;amp;#224; valsesiana, divenuto addirittura Gran Cancelliere di Carlo V, riusciva dove altri non avrebbero nemmeno osato grazie alla sua preparazione e alla sua tenacia, ma non solo. Aveva anche un potente alleato dal fascino irresistibile: il vino di Gattinara, che fu proprio lui a far conoscere all’estero e che contribu&amp;amp;#236; a placare gli animi in pi&amp;amp;#249; di un caso, riuscendo a trasformare riunioni irte di ostilit&amp;amp;#224; in occasioni conviviali di scambio costruttivo. Mentre i nomi di molti di quei commensali sono ormai caduti nel dimenticatoio, il vino Gattinara d.o.c.g. continua a brillare di fama internazionale.

La nostra gita a Gattinara capita proprio nel periodo ideale per poter conoscere l’anima della citt&amp;amp;#224; di origini romane e fondata nel 1242 come borgo franco da Vercelli e nota per il suo buon vino sin dai tempi di Carlo Magno: i giorni della vendemmia quando gli interminabili filari dei vigneti circostanti si tingono dei colori caldi dell’autunno e consegnano ai viticoltori i grappoloni maturi di Nebbiolo. Grappoli presenti anche nello stemma comunale, in cui &amp;amp;#232; un bel gattone a custodire la vite carica di uva. Lo stesso gatto con in mano un calice di vino rosso compare anche nelle vignette che aiutano gli allievi sommelier a memorizzare i nomi dei vini piemontesi per far loro ricordare il vino Gattinara, nonostante che il toponimo non sia probabilmente legato ai gatti, ma derivi dal termine latino ”catuli ara”, ovvero l’altare di Catullo.  

Dopo un giretto tra le colline del vino raggiungiamo l’antica Torre delle Castelle la cui struttura massiccia, facente parte di un complesso difensivo di cui oggi si possono vedere i resti, domina la citt&amp;amp;#224; dall’alto. La torre risale all’XI secolo, mentre le trecentesche cortine in muratura circostanti furono innalzate durante il dominio visconteo. La vicina chiesetta di antiche origini rimase distrutta nel 1950, e al suo posto oggi sorge la Cappella della Madonna della Neve, eretta dagli Alpini. 
Ritornando nel centro storico, la nostra passeggiata tra i pittoreschi palazzi colorati e ornati di balconi ricolmi di fiori ci riporta sulle orme del cardinale Mercurino Arborio. Fu infatti lui a esprimere nel proprio testamento la volont&amp;amp;#224; che a Gattinara venisse fondato un monastero di monache Clarisse e un convento di canonici Lateranensi. Il monastero di Santa Chiara entr&amp;amp;#242; in funzione nel 1532 e sebbene Mercurino Arborio fosse morto due anni prima, era come se avesse continuato a vigilare attraverso la sorella Lucrezia che lui stesso aveva nominato come prima badessa del convento. Oggi della struttura, ormai in disuso, si pu&amp;amp;#242; ancora ammirare il cortile che conserva le linee rinascimentali del chiostro, nonch&amp;amp;#233; la chiesa di Santa Chiara. In centro visitiamo anche la casa natale del cardinal Mercurino, amato in citt&amp;amp;#224; anche perch&amp;amp;#233; rendeva possibile alle ragazze provenienti da famiglie povere di avere una dote dignitosa. Poco distante si trova la chiesa di San Francesco e l’annesso convento. Fino al XVII secolo sul posto si ergeva la chiesa di San Giulio, costruita nel 1447 come ex voto per la liberazione dal flagello dei lupi che all’epoca terrorizzavano i gattinaresi con le loro incusrioni nell’abitato. La vecchia chiesa venne demolita nel 1619 per far posto al convento dei frati francescani, presenti in citt&amp;amp;#224; dal secolo prima in qualit&amp;amp;#224; di assistenti spirituali delle monache clarisse. C’&amp;amp;#232; chi, con un pizzico di malizia, dice che il monastero di Santa Chiara e il convento di San Francesco fossero collegati da dei cunicoli segreti che sarebbero serviti per agevolare lo scambio, non necessariamente solo di carattere spirituale, tra gli abitanti dei due conventi. 
Oltre alla Torre, a disegnare lo skyline della citt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; l’imponente cupola insieme al campanile della chiesa parrocchiale di San Pietro, dove &amp;amp;#232; sepolto Mercurino di Gattinara. Costruita, sempre per volont&amp;amp;#224; del cardinal Mercurino che qui riusc&amp;amp;#236; a dare una casa ai canonici regolari Lateranensi, la chiesa sorge sul luogo di un’antica pieve dedicata a San Pietro. Della struttura originale oggi restano la base del campanile e la facciata ornata da fregi laterizi. Presso la casa parrocchiale si possono ammirare diverse opere d’arte di pregio, tra cui una tela di Gaudenzio Ferrari, dell’Ultima Cena. 

Restiamo immersi nelle atmosfere della Gattinara di una volta anche durante la nostra cena, presso l’Osteria La Bri&amp;amp;#242;ska, in corso Valsesia. Quando ci accomodiamo nella caratteristica sala dalle volte a doppio ombrello, ci sembra di essere in un antico convento, e scambiando due chiacchiere con i titolari, scopriamo che &amp;amp;#232; proprio cos&amp;amp;#236;. ”Le fondamenta di questo edificio risalgono al 1242, anno di fondazione della citt&amp;amp;#224;. La sala in cui ci troviamo &amp;amp;#232; invece di origine cinquecentesca ed &amp;amp;#232; caratterizzata dalle volte tipiche che all’epoca si usavano nei refettori. Questo cortile era probabilmente abitato dai monaci di una comunit&amp;amp;#224;, e in fondo c’erano gli orti del cardinal Mercurino. Nell’edificio ci sono diverse stanze piccole, ognuna munita di un camino: molto probabilmente si tratta di antiche celle di monaci”, ci spiegano la signora Pinuccia e il signor Tino, i titolari che gestiscono il ristorante insieme al figlio Pietro e la nuora Rosanna, con la collaborazione di Giulia in sala. Il loro racconto prosegue arrivando a tempi pi&amp;amp;#249; recenti, parlando delle tradizioni contadine che contribuiscono a mantenere vivo uno spirito conviviale, scherzoso e sincero nello stesso tempo. ”Il nome Bri&amp;amp;#242;ska viene da un’usanza tipica ormai scomparsa. Nell’Ottocento, quando a Gattinara un produttore di vino aveva delle rimanenze, poteva aprire un piccolo spaccio in casa propria per vendere al minuto il vino. Queste erano le cosiddette bri&amp;amp;#242;ske, facilmente riconoscibili grazie a una pianta di ginepro posta all’entrata”. 
	Negli anni che avevano preceduto l’apertura dell’Osteria, avvenuta l’11 ottobre 2007, nelle sale del locale c’era il negozio di abbigliamento del padre del signor Tino, attivit&amp;amp;#224; successivamente trasformata in sartoria che produceva vestiti in pelle. Se prima questo luogo era la meta di chi desiderava un bel capo alla moda, oggi richiama anche da lontano le persone che hanno voglia di gustare una buona cena basata sui sapori del territorio e della cucina povera di una volta, annaffiandola con il mitico vino Gattinara. Vino, che entro breve sar&amp;amp;#224; possibile anche degustare e acquistare presso l’enoteca annessa all’osteria e gestita da Pietro e Rosanna. „Mentre all’osteria serviamo esclusivamente le etichette del territorio, presso l’enoteca sar&amp;amp;#224; possibile trovare anche qualche vino particolare e poco conosciuto”, ci anticipano i titolari. 
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12267.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Dalle corti cinquecentesche alla valle del buon vino: una giornata a Gattinara - Prima parte&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Fri, 17 Oct 2014 00:38:37 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12267.ashx</guid></item><item><title>Dalle corti cinquecentesche alla valle del buon vino: una giornata a Gattinara - Seconda parte, Gattinara, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12268.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12268.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12268/131491.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La nostra cena all’insegna delle ricette autentiche, preparate con ingredienti genuini e rigorosamente a chilometro zero, inizia con un tagliere di salumi valsesiani e della Val d’Ossola, tra cui anche il salame conservato sotto grasso, specialit&amp;amp;#224; tipica della zona della bassa vercellese e novarese. Assaggiamo anche la battuta al coltello di fassona e l’ottimo fraket, un formaggio tipico gattinarese, lavorato con la forchetta secondo una ricetta del nonno del signor Tino. Ad accompagnare queste sfiziosit&amp;amp;#224;, sono le profumate focacce cotte al momento. Continuiamo con il fiore all’occhiello dell’osteria, ovvero il risotto al Gattinara. I bambini lo chiamano ”riso viola”, visto che si tratta di un risotto cotto nel vino di Gattinara che tinge i chicchi di un caloroso color rubino. Alcuni nostri amici non resistono agli agnolotti ripieni di carne, che a seconda delle stagioni vengono anche preparati con la zucca o con altre verdure, ma riscuote grande successo anche la b&amp;amp;#252;s&amp;amp;#233;kka, ovvero la trippa preparata in una minestra di verdure di stagione. Piace molto anche la paniscia, fatta alla novarese, con le verdure. 
Tra le pietanze gustiamo una fantastica bagna caoda, e ci conquista anche il tapul&amp;amp;#242;n: carne di asino macinata, cotta nel vino di Gattinara e speziata, servita con la polenta. Alcuni di noi optano invece per i bolliti misti da gustare con delle salse verde e rosa, ma anche il fritto misto preparato in padella viene apprezzato molto. Parlando con i titolari scopriamo che nel mese di luglio potremo gustare anche le rane, pescate nelle risaie, preparate in tanti modi: fritte, in umido o nel risotto.
Dopo tutte queste bont&amp;amp;#224;, non ci resta che cedere alla dolce tentazione dei dessert fatti con estro e fantasia da Rosanna, tra cui una rivisitazione della pesca ripiena: pesca caramellata farcita con una crema di cioccolato, tre tipi di amaretti diversi e meringhe. Sono irresistibili anche i biscotti speziati con miele, pepe e noce moscata, cos&amp;amp;#236; come i baci di dama, il tiramis&amp;amp;#249; e la crema di zabaione con selezione di biscotti tipici piemontesi. 
Infine gustiamo anche un tagliere di formaggi tra cui il gorgonzola novarese e delle tome valsesiane di vari livelli di stagionatura, accompagnate con la mostarda fatta col mosto dell’uva di Gattinara. 
Siamo certi che questa cena succulenta sarebbe stata molto gradita anche dal cardinal Mercurino di cui nel nostro piccolo seguiremo senz’altro le orme tessendo le lodi della cucina e del vino gattinaresi in Italia e nel mondo.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.gattinara.vc.it
www.labrioska.com
Osteria La Bri&amp;amp;#242;ska
Corso Valsesia 1, Gattinara (VC)
Tel.: 0163/835163
www.facebook.com/OsteriaLaBrioska
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12268.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Dalle corti cinquecentesche alla valle del buon vino: una giornata a Gattinara - Seconda parte&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Fri, 17 Oct 2014 00:46:01 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12268.ashx</guid></item><item><title>Il Lago Maggiore visto dalla prima palafitta d’Italia: una giornata ad Arona, Arona, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12255.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12255.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12255/131374.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vivace localit&amp;amp;#224; di villeggiatura d’estate, luogo tranquillo e senza tempo d’autunno e d’inverno, quando sullo sfondo blu cobalto del Lago Maggiore avvolto da una leggera foschia si distinguono i colori pastello di una citt&amp;amp;#224; di antichissime origini: ecco un’istantanea di Arona, situata sulla sponda piemontese del lago. La sua vicinanza a Milano, oltre alle sue bellezze architettoniche e naturalistiche la rendono una delle mete ideali per staccare dallo stress, ritrovando una piacevole dimensione a misura d’uomo. 
Il fascino di questo paesaggio carico di poesia, che oggi attira numerosi turisti, non lasci&amp;amp;#242; indifferenti nemmeno i viaggiatori che si avventurarono da queste parti addirittura diversi millenni fa. Risale infatti all’et&amp;amp;#224; del bronzo la comunit&amp;amp;#224; palafitticola che abit&amp;amp;#242; questo territorio, ed &amp;amp;#232; proprio nell’attuale comune di Arona, nel Parco naturale dei Lagoni di Mercurago, che nel 1860 fu rinvenuta la prima palafitta in Italia. Da alcuni anni il sito archeologico fa parte del patrimonio dell’umanit&amp;amp;#224; dell’Unesco. Quando si parla di preistoria, si immagina spesso uno stile di vita limitato all’essenziale, tra caccia e raccolta di bacche, invece in questo caso la storia ci racconta di una civilt&amp;amp;#224; piuttosto evoluta, detta la Civilt&amp;amp;#224; della Terramare, che vedeva i propri cittadini impegnati nel commercio ”internazionale” di ambra proveniente dal Mar Baltico e dello stagno dei Monti Metalliferi, merci che venivano trasportate sul Po fino all’Adriatico. Una piroga intagliata nel legno ritrovata nella torbiera del Lagone, insieme a tre ruote di legno testimoniano queste antiche e ferventi attivit&amp;amp;#224; commerciali. 
Ben presto gli abitanti del territorio si resero conto della necessit&amp;amp;#224; di difendersi dagli attacchi, ed &amp;amp;#232; una moltitudine di altri oggetti, anche d’uso quotidiano tra cui una pregevole cavigliera di bronzo, rinvenuti nei pressi della Rocca a raccontare le origini del maniero un tempo imponente. „Impenetrabile fortezza circondata da cinque mura che ne rendono impossibile l&amp;#39;accesso, con un&amp;#39;alta e snella torre sormontata da una sventolante bandiera.” Con queste parole lo scrittore francesce Stendhal descrisse la visione che durante il suo viaggio ad Arona cattur&amp;amp;#242; la sua fantasia. Fondata prima dell’anno Mille dai Longobardi, il castello venne in gran parte distrutto dall’esercito napoleonico poco dopo la visita di Stendhal. Oggi dell’antica fortezza si possono ammirare i resti, tra cui diversi bastioni e rondelle, oltre al suo incantevole parco abitato da numerosi animali, aperto al pubblico da alcuni anni con una serie di attrazioni tra cui una mostra che ripercorre la storia della Rocca Borromea e diversi filmati storici dell’Aronese. Nel 1538 nella Rocca nacque il futuro cardinale San Carlo Borromeo. Nominato cardinale quando aveva poco pi&amp;amp;#249; di vent’anni, Carlo ebbe un ruolo decisivo nell’attuazione del concilio di Trento e della riforma tridentina. Oltre alla Rocca, il ricordo del religioso dalla proverbiale fede solida e incrollabile &amp;amp;#232; custodito anche dall’imponente scultura conosciuta come il Sancarlone. Alta oltre trenta metri, la statua eretta sul Sacro Monte di San Carlo, nell’omonima frazione, &amp;amp;#232; ispirata alla Statua della Libert&amp;amp;#224; di New York. 
Ritornando nel centro storico ammiriamo diversi edifici di grande bellezza e rilevanza storica tra cui il Broletto, eretto alla fine del Trecento vicino alla chiesa di Santa Maria di Loreto. Tra gli archi gotici del portico, in una serie di medaglioni provati dal tempo si riconoscono ancora i ritratti dei nobili al governo della citt&amp;amp;#224;. Presso la settecentesca Villa Ponti furono invece ospitati personaggi come Napoleone, Toscanini e Stravinskij. Durante la nostra passeggiata raggiungiamo anche la splendida Collegiata della Nativit&amp;amp;#224; di Maria Vergine, risalente al Quattrocento, che custodisce al suo interno diverse pregiate opere d’arte tra cui un polittico di Gaudenzio Ferrari del 1511. Percorrendo alcune caratteristiche vie della zona pedonale, molto piacevoli anche grazie ai numerosi negozi e botteghe d’arte, arriviamo davanti alla chiesa dei Santi Martiri, detta anche di San Graziano, cosruita sul luogo di un’antica abbazia benedettina. 
Dopo questo bel giro, piacevolmente stanchi e con un discreto languorino decidiamo di fermarci per cena presso il Ristorante La Ruga del Corso, in via Cesare Battisti, a due passi dalla chiesa di San Graziano. Entrando, veniamo accolti nell’elegante e trendy zona bar dove iniziamo la serata con un piacevole aperitivo. Spostandoci nella bella sala da ristorante dalle atmosfere calde e intime, rese ancor pi&amp;amp;#249; affascinanti dalle luci soffuse, scambiamo due chiacchiere con il titolare Matteo scoprendo che siamo anche qui all’interno di un edificio storico: ”Il ristorante &amp;amp;#232; stato ricavato da un antico convento del 1400. Una location suggestiva in cui nel 2003 abbiamo creato un locale con l’intento di unire bar e ristorazione valorizzando le qualit&amp;amp;#224; di entrambi. Il ristorante rientra nel circuito delle Eccellenze Italiane con regolare certificato. Durante i nostri happy hour sono dei barmen professionisti a servire gli sfiziosi cocktail, oltre a calici di vino con degli stuzzichini, mentre la domenica sera &amp;amp;#232; molto gradito il gran buffet, con pizze, focacce e primi piatti fino alle 21.30.” 
La nostra cena, all’insegna delle specialit&amp;amp;#224; di pesce di mare e di carne, le quali compongono un men&amp;amp;#249; che cambia spesso in base alla stagionalit&amp;amp;#224; dei prodotti sempre freschissimi, inizia con un una squisita zuppetta di moscardini con pane nero e con le capesante grigliate su coulis di patate e tartufo nero. Assaggiamo anche l’insalatina tiepida di mare con patate, il carpaccio di orata agli agrumi e pepe rosa, oltre a un misto di pesce crudo, mentre gli amanti della carne scelgono la buonissima battuta di bue al coltello con i suoi condimenti, senza rinunciare nemmeno agli ottimi salumi delle valli del territorio con delle conserve. Alcuni veri gourmet del nostro gruppo gustano delle ostriche fresche, disponibili anche con gli aperitivi.
Proseguiamo con gli scialatielli ai frutti di mare e con i paccheri di Gragnano con rag&amp;amp;#249; di tonno e la sua bottarga, ma piacciono molto anche gli gnocchi alla toma con bacon. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini della ricca carta che comprende oltre 400 etichette di tutta Italia ma anche francesi, oltre a un’ampia selezione di bollicine anch’esse sia italiane che francesi. 
Tra le pietanze di pesce gustiamo la scottata di tonno ai semi di sesamo su flan di patata e salsa di soia, e non resistiamo nemmeno ai trancetti di pescatrice su crema di ceci al rosmarino. I nostri amici ”carnivori” si deliziano invece con una bella fiorentina e fa proseliti anche la spettacolare cotoletta orecchia d’elefante alla milanese.  
Infine, cediamo volentieri alle dolci tentazioni dei dessert fatti in casa, tra cui il tiramis&amp;amp;#249; rivisitato alla gianduja, il cannoncino biscottato alla ricotta e scaglie di fondente con salsa d’arancia, oltre a una sfiziosa torta con cioccolato bianco e lamponi e la crema catalana al cioccolato e zenzero. 
La nostra giornata aronese si conclude con una selezione di formaggi italiani e francesi al carrello che gustiamo con mostarde e confetture fatte in casa che siamo sicuri avrebbe gradito anche Stendhal, di cui seguiremo senza dubbio le orme tornando volentieri ad Arona per nuove gite fuori porta. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.arona.no.it
www.larugadelcorso.it
Caf&amp;amp;#232; Ristorante La Ruga del Corso
Via Cesare Battisti, 12 Arona (NO)
Tel.: 0322/44196&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12255.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Il Lago Maggiore visto dalla prima palafitta d’Italia: una giornata ad Arona&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 29 Sep 2014 15:41:22 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12255.ashx</guid></item><item><title>Sul lago dei miracoli custoditi dai cormorani: un weekend di pace tra Angera e la vecchia Capronno, Angera, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12256.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12256.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12256/131391.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un’oasi naturalistica, un’isola la cui storia potrebbe ispirare fior di romanzi tra fantasy e noir, una Madonna che lacrima, il sorriso di mille bambole e perfino un sasso sott’acqua, chiamato affettuosamente ”sass da la bestemmia”: ecco solo alcune delle tante cose curiose e interessanti che si possono trovare ad Angera, splendida citt&amp;amp;#224; situata sulla sponda orientale del Lago Maggiore.Il nostro sguardo scruta un po’ le alture, incontrando la celebre Rocca Borromea, fondata dai Longobardi e oggi sede del Museo della Bambola, che domina il paesaggio da una roccia alta circa duecento metri, e un po’ l’azzurro specchio d’acqua da cui spunta un grazioso e spettinato isolotto. La Rocca e l’isola Partegora: benvenuti nel teatro in cui si svolsero la maggior parte degli avvenimenti, romantici, miracolosi, ma anche sanguinosi della storia di Angera. 
Molti anni fa nella Rocca viveva un castellano con sua figlia, la bellissima Radegonda. In quel periodo gli abitanti di Angera erano terrorizzati dal marchese Margolfo che pretendeva delle tasse altissime e quando la popolazione non riusciva a pagarle, lui col suo esercito incendiava le case e devastava i campi. Radegonda, per non doverlo incrociare, prima delle sue scorrerie si rifugiava sempre sull’isolotto di fronte ad Angera, ma una volta non fece in tempo a nascondersi e Margolfo, appena la vide, decise di sposarla nonostante lei non volesse. La ragazza pass&amp;amp;#242; il tempo che la separava dal matrimonio piangendo sul suo isolotto, dove per&amp;amp;#242; un giorno arriv&amp;amp;#242; a farle compagnia un bellissimo giovane sceso dal cielo: era il principe delle nuvole. Radegonda riusc&amp;amp;#236; ad evitare le nozze col terribile Margolfo grazie alle sorelle del principe, le nuvole nere, le quali scatenarono una tempesta affondando la barca del marchese che riusc&amp;amp;#236; comunque a vendicarsi. Nel punto dove la barca di Margolfo affond&amp;amp;#242;, durante un terribile periodo di siccit&amp;amp;#224; emerse uno scoglio con su scritto: quando mi vedrete, piangerete. 

Negli anni 300 sull’isolino si fermarono anche i santi fratelli Giulio e Giuliano, che pensavano di costruirvi una casa per la vecchiaia. Un mattino per&amp;amp;#242;, Giulio ebbe un’intuizione profetica: “Un lupo e una volpe qui faranno strazio di carni innocenti. Allontaniamoci!” La nefasta profezia purtroppo si avver&amp;amp;#242;, anche se molti anni dopo. A finire trucidato sull’isolotto nel 1066 ad opera del vescovo Guido da Velate (il lupo) e di sua nipote, nonch&amp;amp;#233; concubina Oliva de Vavassori (la volpe), fu Arialdo da Cucciago, santo fondatore del movimento religioso pauperistico Pataria. L’efferato delitto scosse gli angeresi e dopo qualche tempo l’immagine di Arialdo si manifest&amp;amp;#242; a un anziano pescatore, divenuto protagonista di una pesca miracolosa e abbondante. Gli assassini, temendo di venire scoperti, disseppellirono il cadavere, lo fecero a pezzi, lo bruciarono e lo buttarono nel lago. Ma i resti del buon Arialdo furono ugualmente trovati, nei pressi di un enorme sasso sommerso (chiamato sass da la bestemmia), avvolti da un miracoloso profumo di giglio, e dopo ulteriori tarversie vennero portati a Milano dove il santo trov&amp;amp;#242; finalmente degna sepoltura presso la chiesa di San Celso. 
A versare delle lacrime per la brutale di morte di Arialdo non furono soltanto gli abitanti del paese, ma anche la Madonna di un capitello votivo posto sulla riva del lago. Sul luogo dove nel 1657 la sacra immagine pianse lacrime di sangue, oggi sorge il Santuario della Madonna della Riva, centro del culto mariano del territorio.
A seguito di questo emozionante percorso nella storia angerese, ci avviamo verso la nostra dimora per questo weekend: la Locanda La Casetta presso il Ristorante Osteria Vecchia Capronno. Raggiungiamo la frazione Capronno, fino al 1928 comune autonomo, dopo circa dieci minuti di auto e parcheggiamo comodamente nel cortile della struttura. Le nostre stanze, luminose e arredate con stile e vestite di colori caldi, sono molto comode e dotate di molti comfort, tra cui il frigobar e la televisione. La nostra impressione di sentirci come a casa, in famiglia, viene rafforzata sia dalla tranquillit&amp;amp;#224; che caratterizza il piccolo borgo agricolo dal fascino senza tempo, che soprattutto dalla calorosa accoglienza che ci riservano i titolari, la famiglia Ronga. “I nostri genitori, Giovanna e Federico si dedicano alla gestione amministrativa della locanda, mentre io e mio fratello Vincenzo ci occupiamo del ristorante”, ci spiega il signor Carmine mentre ci accomodiamo nella caratteristica sala dell’osteria. “In questo edificio del centro storico di Capronno c’&amp;amp;#232; sempre stata una piccola osteria, e dal 1992 &amp;amp;#232; stata la nostra famiglia a decidere di realizzare in questo angolo di pace il nostro sogno di aprire un ristorante che attraverso i cibi, le bevande e l’accoglienza creasse un armonioso collegamento con la natura, la pace, gli spazi e il silenzio del territorio circostante”, prosegue il racconto di Carmine. “Oltre all’osteria e alla locanda, abbiamo creato anche una struttura dell’anima che si chiama “Al Praticello”, dove organizziamo serate di musica live principalmente con artisti jazz di fama internazionale, come ad es. Gigi Di Gregorio che ha suonato da noi qualche tempo fa.”
La nostra cena, all’insegna di un men&amp;amp;#249; che cambia quasi tutte le settimane e a volte comprende anche piatti ispirati dal momento e segue sempre la stagionalit&amp;amp;#224;, inizia con una squisita zuppa di delicatissime cipolle francesi, una delle varie zuppe, star della stagione autunnale e invernale, anche a base di cereali, legumi e vari abbinamenti con verdure provenienti dall’orto. Assaggiamo anche la deliziosa formaggina all’antica, un formaggio fresco della zona servita con la cipolla stufata nel burro su un letto di polenta o con crostini abbrustoliti. A seguire, gustiamo dei primi preparati con pasta fatta in casa con funghi freschi e altri sughi sfiziosi e abbiamo la fortuna di poter scoprire anche una creazione chiamata “Tramonto di stagione”, che Carmine ha presentato anche allo show cooking dell’evento Settembre angerese. Si tratta di un buonissimo risotto alla zucca con il formaggio francese comt&amp;amp;#232; e riduzione di Mott Car&amp;amp;#232; della Cascina Piano, che viene servita sul risotto come una sorta di salsa. 
Vista la distanza di alcuni chilometri dal lago, il men&amp;amp;#249; prevede poco pesce, anche se ad esempio gli agoni in carpione e le trote salmerine affumicate sono molto apprezzati. I cavalli di battaglia tra le pietanze sono rappresentati per&amp;amp;#242; da specialit&amp;amp;#224; di carne, come ad es. gli stinchi di vitello e di maiale che sono dei piatti simbolo del locale, oltre agli stufati e ai brasati. Ci piacciono molto anche le carni alla piastra, accompagnate da una salsa di vino rosso caramellato e dalle marmellate create con la frutta di Capronno. 
Infine, non possiamo certo resistere agli sfiziosi dolci fatti in casa tra cui la torta al cioccolato, il pasticcio di mele con gelato alla crema, la torta caprese fatta con trito di madorle e cioccolato fondente di Capri – una specialit&amp;amp;#224; che Carmine ha imparato dal padre napoletano -, e il Linz, con nocciole tritate e marmellata di frutti di bosco. 
Passiamo il resto del nostro weekend di relax tra passeggiate in centro e nell’Oasi della Bruschera, un’area protetta di 400 ettari con lunghi sentieri sterrati circondati da salici bianchi, ontani neri e canneti. Prima di ripartire per la citt&amp;amp;#224;, ripassiamo nei pressi dell’Isolotto Partegora. Un cormorano della colonia che da qualche anno risiede l&amp;amp;#236;, ci guarda come per domandarci: “Tornerete, vero, in questo luogo dei miracoli?” La nostra risposta &amp;amp;#232; naturalmente s&amp;amp;#236;. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.angera.va.it
www.locandalacasetta.it
www.vecchiacapronno.it
Osteria Vecchia Capronno
Fraz. Capronno
Piazza Matteotti, 17
Tel.: 0331/957313&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12256.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Sul lago dei miracoli custoditi dai cormorani: un weekend di pace tra Angera e la vecchia Capronno&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 30 Sep 2014 14:49:10 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12256.ashx</guid></item><item><title>Una cascata di piacere tra le colline del Monferrato: weekend a Pozzolo Formigaro, Pozzolo Formigaro, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12238.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12238.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12238/130947.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se fossimo arrivati qui un po’ di anni fa, diciamo intorno al 140 avanti Cristo, avremmo probabilmente percorso una delle strade consolari romane che delimitano il territorio comunale: la via Postumia, detta anche “Stradone dell’Imperatore”, che passa da Levante, oppure da Ponente la Via Aemilia Scauri, conosciuta come “Via Levata”. Lo stesso centro storico di Pozzolo Formigaro sorge su una “via quintana”, a dimostrazione dell’importanza strategica che questo comune aveva avuto sin dai tempi pi&amp;amp;#249; antichi. 
Oggi basta un’oretta di autostrada da Milano per arrivare qui, esattamente come abbiamo fatto noi con l’intenzione di passare un bel weekend fuori porta. Uscendo al casello di Novi Ligure, dopo pochi chilometri si raggiunge la citt&amp;amp;#224; il cui nome deriverebbe dai “pozzoli”, dei luoghi situati lungo i fiumi dove un tempo si radunavano delle piccole colonie per coltivare il terreno e per abbeverarsi scavando dei pozzi. 
La nostra dimora, scelta per questo fine settimana grazie al suggerimento di nostri amici che passano spesso da questa zona per lavoro, la riconosciamo facilmente dalla strada: si tratta dell’Hotel Cascata, situato sulla strada statale 35 bis dei Giovi. Lasciamo l’auto nell’amplissimo parcheggio e raggiungiamo l’ingresso passando tra i bei fiori che costeggiano le scale che portano sul fresco terrazzo. Nella spaziosa hall veniamo accolti con grande gentilezza dal personale che ci aiuta ad accomodarci nelle nostre stanze, luminose, tranquille e pulitissime, dotate di televisore. 
Dopo aver bevuto qualcosa di fresco nel piacevolissimo dehor, partiamo alla scoperta della citt&amp;amp;#224;.
La nostra passeggiata inizia dal monumento pi&amp;amp;#249; importante del comune, il castello, che testimonia come Pozzolo Formigaro, che oggi conquista il turista con la sua tranquillit&amp;amp;#224;, fosse un tempo al centro di numerosi avvenimenti bellici piuttosto feroci. Il castello di Pozzolo sorge sulla sommit&amp;amp;#224; di una terrazza alluvionale che guarda la pianura, e fa parte del circuito Castelli Aperti del Piemonte. Fu costruito nel 1092 dai tortonesi, e per ben sette secoli questo borgo fortificato rappresent&amp;amp;#242; un validissimo baluardo contro l’espansionismo genovese nell’Oltregiogo. Dopo la distruzione di Tortona da parte di Federico I il Barbarossa, il castello cadde sotto il dominio dell’imperatore, per poi tornare ai suoi legittimi proprietari grazie ad Obizzo Malaspina che lo riconquist&amp;amp;#242; con l’aiuto dei Milanesi. Testimone di secoli di storia piuttosto movimentata, oggi il Castello &amp;amp;#232; sede del Municipio e al suo interno conserva, oltre a degli affreschi, che in origine si trovavano nella Chiesa di Nostra Signora delle Ghiare, anche una Madonna lignea del XV secolo.
Se in epoca romana le strade intorno a Pozzolo Formigaro furono di primaria importanza, cos&amp;amp;#236; &amp;amp;#232; stato anche in epoca molto pi&amp;amp;#249; recente, grazie a chi le ha percorse sulle due ruote: i campionissimi di ciclismo Fausto Coppi e Costante Girardengo, entrambi nati a pochissima distanza da qui, (Coppi a Castellania e Girardengo a Novi Ligure, dove si trova il Museo dei Campionissimi, il pi&amp;amp;#249; grande museo ciclistico europeo), si sono spesso allenati lungo le strade che collegano i comuni vicini. Erano invece proprio di Pozzolo Formigaro Franco e Nino Rota, famosi giornalisti di ciclismo. L’omonimo del celebre compositore &amp;amp;#232; stato per lunghi anni cronista di ciclismo presso la Gazzetta dello Sport. 
Durante la nostra passeggiata ammiriamo diverse bellissime chiese come la Parrocchiale di S. Nicola, la Parrocchiale di S. Martino Vescovo e i due Oratori, dell’Assunta e della S. Trinit&amp;amp;#224;, detti anche dei “Battuti Bianchi” e dei “Battuti Rossi”, in base al colore delle cappe dei confratelli. Chiacchierando con le persone del luogo apprendiamo che un importante polittico dedicato a San Sebastiano, composto da dieci tavole e proveniente dalla Chiesa delle Ghiare, &amp;amp;#232; conservato presso la Walters Art Gallery di Baltimora. 
Dopo questo bel giro nella storia di questi luoghi, torniamo all’Hotel Cascata e dopo esserci rinfrescati, ci accingiamo a goderci una bella cena all’insegna dei sapori mediterranei. Visto il bel tempo, scegliamo ancora di accomodarci sul terrazzo, ma non ci sfugge nemmeno la bellezza dell’ampia sala interna, ideale anche per feste, cerimonie e banchetti. Mentre iniziamo a studiare il men&amp;amp;#249;, scambiamo quattro chiacchiere con il titolare che ha rilevato questa grande struttura circa un anno fa e in poco tempo &amp;amp;#232; riuscito a trasformare un locale trascurato in un hotel ristorante fresco, piacevole, in grado di stare al passo con i tempi. Questa importante trasformazione, che ha coinvolto tutti gli spazi della struttura, dalle camere alle aiuole esterne, &amp;amp;#232; passata anche e forse soprattutto, dalla cucina. A riuscire a prendere per la gola sia i turisti che i lavoratori che si fermano a mangiare qui, &amp;amp;#232; lo chef Antonio, di origini salentine, che con grande entusiasmo propone le migliori specialit&amp;amp;#224; della cucina mediterranea. “Le caratteristiche pi&amp;amp;#249; importanti dei nostri piatti sono la freschezza e l’ottima qualit&amp;amp;#224; degli ingredienti. Facciamo tutto rigorosamente al momento, non utilizziamo assolutamente nulla di precotto o gi&amp;amp;#224; fatto. Chi mangia da noi, sta bene anche dopo, il pasto, se &amp;amp;#232; buono e fresco, non rimane mai sullo stomaco”, ci spiega. Oltre alle specialit&amp;amp;#224; di mare che fanno sognare il sole del Salento, sono disponibili anche molti piatti della tradizione mediterranea in generale, dalla pasta alla puttanesca fino agli agnolotti piemontesi, oltre alle squisite pizze che sono molto gradite dai clienti. Un altro punto di forza del ristorante &amp;amp;#232; l’onesto rapporto qualit&amp;amp;#224;-prezzo: per fare un esempio, un piatto di linguine all’astice costa 15 euro. Inoltre, durante la settimana &amp;amp;#232; possibile mangiare anche a prezzo fisso, a soli 11 euro.
Iniziamo la nostra cena con un ricco buffet di mare alla salentina, e gustiamo anche degli squisiti carpacci, sia di polpo che di spada, fatto in casa. Tra i primi piatti scegliamo le linguine dello chef e le pappardelle alla manzoniana. Certo non possiamo resistere nemmeno agli strozzapreti alla salentina, con zucchine, gamberetti, salmone e scaloppe di pesce spada. Ci piacciono molto anche i tajarin fatti in casa e la paella mediterranea, rigorosamente solo a base di pesce, con gamberi, polpo, seppia, scampi, spada, cozze e vongole. Non per ultimo, assaggiamo anche una straordinaria specialit&amp;amp;#224; creata dallo chef Antonio: la zuppa di pesce in pane, fatta sul momento e disponibile esclusivamente su prenotazione. 
A seguire, gustiamo delle pietanze di carne e di pesce, tra cui il filetto al pepe verde e delle ottime grigliate miste. Infine, cediamo volentieri alle dolci tentazioni dei dessert della casa, che completeranno la lunga serie di ricordi piacevoli che rimarranno nel nostro cuore dopo questo weekend. 
Dedichiamo la seconda giornata del nostro soggiorno a delle passeggiate rigeneranti in mezzo alla natura e prima di allontanarci dal Monferrato, riprendendo la strada per la grande citt&amp;amp;#224;, ci ferimamo anche presso il vicino Outlet di Serravalle Scrivia. Deve essere proprio vero che il nome di Pozzolo Formigaro deriva da “pozzo”: per noi il fine settimana passato qui &amp;amp;#232; stato come un pozzo dei desideri, abbiamo trovato tutto ci&amp;amp;#242; che serviva per stare bene, e siamo certi di tornare qui volentieri, anche magari per qualcuno dei prossimi eventi gastronomici o musicali organizzati dall’hotel, come il recente Tuning Day o delle serate di divertimento e discoteca per giovani.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.pozzoloformigaro.gov.it
www.hotelcascata.com
Hotel Cascata
SS.35 bis dei Giovi, 45 Pozzolo Formigaro
0143/418831
Facebook: Cascata Hotel&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12238.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Una cascata di piacere tra le colline del Monferrato: weekend a Pozzolo Formigaro&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 08 Sep 2014 15:49:50 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12238.ashx</guid></item><item><title>Una giornata di relax alle piscine, tra arte e buona tavola: gita a San Sebastiano Curone, San Sebastiano Curone, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12236.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12236.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12236/130918.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Andando in giro per l’Italia e per l’Europa capita di ammirare degli affreschi presso il Comune e la Pinacoteca di Forl&amp;amp;#236;, le decorazioni interne di Palazzo Milzetti a Faenza, il ciclo decorativo di Palazzo Sirotti Gaudenzi a Cesena, ma anche gli ornamenti dell’appartamento napoleonico al Quirinale e le decorazioni dei Gabinetti Napoleonici alla Malmaison di Parigi: questi sono solo alcuni dei numerosi palazzi visitando i quali si compie idealmente un viaggio anche a San Sebastiano Curone, citt&amp;amp;#224; natale del celebre pittore neoclassico Felice Giani le cui opere sono presenti in molte citt&amp;amp;#224;.
	Stavolta abbiamo deciso di passare una bella giornata proprio in questo grazioso comune della Val Curone, meta prediletta degli amanti della natura e delle bellezze artistiche, noto anche per la manifestazione Artinfiera che ogni anno attira qui un elevato numero di appassionati di arte e di artigianato. Ci basta fare due passi nel suggestivo centro storico medievale per scoprire che il ricordo di Felice Giani &amp;amp;#232; tuttora vivissimo: infatti, delle riproduzioni di sue opere ornano i muri di alcuni edifici, e insieme alle stesse sono esposti anche diversi coloratissimi disegni realizzati dai bambini del paese in cui gli artisti in erba hanno rivisitato alcune opere del Giani. Il grande artista era noto anche per il suo speciale rapporto intellettuale con i suoi allievi, con i quali organizzava delle riunioni chiamate “Accademia dei Pensieri”, durante i quali il maestro non poneva argini alla fantasia artistica dei ragazzi, anzi, li incoraggiava a osare. Nascevano cos&amp;amp;#236; anche dei disegni divertenti e a volte irriverenti, come quello che ritraeva Dante e Beatrice mentre assistono a un baccanale. 
	Oltre all’arte, a San Sebastiano Curone &amp;amp;#232; molto importante anche la tradizione dell’artigianato che vanta un ruolo di primo piano tra le iniziative di Artinfiera grazie a dei corsi, a delle mostre mercato e agli eventi di Artinborgo, durante i quali si riaprono le antiche botteghe del paese. Passeggiando per le viuzze del centro &amp;amp;#232; facile rivivere i tempi in cui quelle botteghe rappresentavano ancora il cuore pulsante del paese: sui muri di molte case fanno bella mostra di s&amp;amp;#233; le fotografie ritraenti artigiani di qualche decennio fa: ci sono Dinei, il ciabattino virtuoso del violino, Gina la sarta, ma non manca nemmeno Giulia, ritratta con le sue torte primavera appena sfornate.
Tra le bellezze del borgo ammiriamo la seicentesca chiesa di San Sebastiano, che domina una piazzetta di straordinario fascino, ornata da dei palazzi stupendi e coloratissimi. Di particolare pregio &amp;amp;#232; l’edificio Liberty del Palazzo Mazza Galanti, sede del Municipio. Un po’ pi&amp;amp;#249; distante raggiungiamo anche il castello Giani, che conserva le sue forme medievali, nonostante fosse stato ristrutturato negli anni ‘30 da Ulderico Giani. Visitiamo anche la bella chiesa della S.S. Trinit&amp;amp;#224; e i due oratori, dei bianchi e dei rossi, con le loro interessanti facciate in stile barocco.
	Dopo questa bella gita nel centro storico, ci concediamo alcune ore di relax alle piscine all’aperto presso il Ristorante Il Boschetto, in via Telecco. Si tratta di una piacevolissima oasi immersa nel verde, dove da maggio a settembre, essendo il locale convenzionato come punto Coni, sono presenti dei maestri di tennis, di nuoto, di danza e perfino di tiro con l’arco. Inoltre, i bagnanti sono seguiti da assistenti e bagnini qualificati.
	Il bello di fare un po’ di sport in spiaggia &amp;amp;#232; anche quello di farsi venire un ottimo appetito, ed &amp;amp;#232; cos&amp;amp;#236; che dal bordo piscina “ci trasferiamo” nell’ampia e luminosa sala del ristorante, dove ci accoglie con grande gentilezza il signor Emilio Albertazzi, il titolare. Scopriamo presto di essere giunti nel luogo ideale per gustare una cena all’insegna dei sapori autentici del territorio, preparati con ingredienti sempre freschissimi e spesso prodotti in casa, come nel caso dei salumi. “Il nostro salame, che dicono sia pi&amp;amp;#249; buono di quello di Varzi, lo produciamo noi, ma anche il pollo, il coniglio e la carne per i bolliti vengono dal nostro allevamento. Ogni fine settimana abbiamo il pesce fresco che acquistiamo a Milano e in stagione utilizziamo i funghi freschi e i tartufi perfino sulle pizze. In occasione della fiera e mostra mercato nazionale del tartufo, che si svolge ogni anno nella terza settimana di novembre, prepariamo un men&amp;amp;#249; a tema”, ci racconta il signor Emilio che ha creato questo bel ristorante nel 2004. “A giugno erano esattamente dieci anni che abbiamo aperto. Nel 2002, quando siamo arrivati, qui c’erano giusto quattro baracche”, ricorda. 
Iniziamo la nostra cena con un ricco tagliere di salumi della casa: salame, lardo, pancetta, coppa e salame cotto con stuzzichini sfiziosi. Assaggiamo anche la carne all’albese, mentre alcuni nostri amici prediligono la fantasia di mare calda e l’insalata di baccal&amp;amp;#224; e patate. Una parte del nostro gruppo continua con le pizze, disponibili in tantissimi gusti, mentre chi preferisce le specialit&amp;amp;#224; da ristorante, si delizia con i primi di pasta fresca fatta in casa tra cui gli gnocchi al Montebore e le tagliatelle al Boschetto con porri, salsiccia magra e funghi porcini. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini selezionati del territorio e tra le pietanze gustiamo un bel filetto di bue alla griglia, disponibile sia al pepe verde che al pepe rosa, ma non resistiamo nemmeno alla grigliata mista di carne. I nostri amici che prediligono il pesce, si deliziano invece con un gran fritto “Il Boschetto”, con gamberi, calamari, triglie e sarde.
Infine, cediamo ben volentieri alle dolci tentazioni che ci ha preparati la signora Caterina, la mamma del titolare: sui nostri piatti arrivano fette di torte di vari gusti, la bavarese, e il dessert tipico piemontese, il bunet.
Dopo questa bella giornata rientriamo in citt&amp;amp;#224; quasi stupiti dal fatto che basti fare poco pi&amp;amp;#249; di un’oretta di viaggio per potersi dimenticare dello stress e riscoprire un modo di vivere piacevole e a misura d’uomo. Torneremo qui senz’altro volentieri, magari in occasione dei prossimi eventi legati ad Artinfiera. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comunesansebastianocurone.it
www.terredelgiarolo.it
www.marcaobertenga.com
www.boschettoristorante.it
Ristorante Il Boschetto
Via Telecco, 11 San Sebastiano Curone (AL)
Tel.: 0131/788009
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12236.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Una giornata di relax alle piscine, tra arte e buona tavola: gita a San Sebastiano Curone&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 02 Sep 2014 12:45:45 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12236.ashx</guid></item><item><title>Il borgo, la galea e lo Stregatto: una giornata a Diano Castello, nella Liguria delle meraviglie, Diano Castello, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12239.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12239.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12239/130962.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La dea Diana, signora delle foreste, protettrice degli animali selvatici e custode delle fonti e dei torrenti ha, sin dall’epoca dell’Impero Romano, un regno bellissimo sulle alture del Ponente ligure. Prima che sul territorio dell’attuale Diano Castello venisse tracciata la via Iulia Augusta e sorgesse la prima mansio di posta, qui si estendeva il bosco sacro noto col toponimo Lucus Bormani, tra i cui alberi si praticava il culto del dio Bormanus, custode delle acque calde sorgive. Con la nascita del Castrum Diani, ovvero l’attuale Diano Castello, Bormanus cedette il suo posto alla dea Diana e successivamente il territorio divenne il feudo dei marchesi di Clavesana per oltre un secolo. In epoca medievale fu il centro pi&amp;amp;#249; importante della vallata, e l’unico fortificato. La sua posizione strategica si rinforz&amp;amp;#242; ulteriormente nel 1199 con l’istituzione della Communitas Diani che univa i paesi delle valli dianesi. 
Arriviamo a Diano Castello seguendo le orme dei viandanti che secoli fa percorrevano queste suggestive strade collinari diretti dalla pianura padana alla Gallia meridionale e viceversa, a conferma del fatto che se oggi la zona situata tra Capo Berta e Capo Cervo &amp;amp;#232; tra le mete pi&amp;amp;#249; amate dai viaggiatori, la sua vocazione in tal senso non &amp;amp;#232; affatto recente. Il percorso di un paio di chilometri che dalla costa dianese ci porta sull’altura fortificata passa tra borghi coloratissimi immersi nei fiori e nel verde pastello degli uliveti, offrendo un panorama mozzafiato. 
Se fossimo capitati tra i caruggi dell’antico borgo durante l’estate del 1284, avremmo assistito ai ferventi preparativi che precedevano la partenza di una galea armata dalla gente di Diano Castello verso Pisa, dove il 6 agosto la nave prese parte, dando un prezioso contributo, alla Battaglia della Meloria, che vide la Repubblica di Genova vincente contro la flotta pisana. L’equipaggio dianese, che combatt&amp;amp;#232; con grande coraggio, scagliando anche dei sassi, della pece bollente e della calce in polvere contro il nemico, oltre ad aver dato prova della bravura dei propri membri in qualit&amp;amp;#224; di balestrieri, fece ottenere a Diano Castello il titolo di “Magnifica”. Sulla facciata di Palazzo Quaglia, sede del Comune, un affresco seicentesco ricorda la gloriosa battaglia. 
Lo splendido mare del golfo dianese che oggi &amp;amp;#232; la gioia dei turisti oltre che degli abitanti della zona, in passato rappresentava per&amp;amp;#242; anche una fonte di pericolo. Fu infatti proprio per difendersi dai frequenti attacchi dei pirati saraceni che la gente si rifugi&amp;amp;#242; sulle alture costruendo il borgo fortificato dotandolo anche di una cinta muraria di cui si pu&amp;amp;#242; ancora intuire il tracciato, nonostante per gran parte fosse andato distrutto nel corso dei secoli.  
Durante la nostra passeggiata in centro scopriamo che nel Medioevo si poteva accedere al borgo attraverso quattro porte: quella della Marina a Sud, quella del Borgo a Nord, quella del Portello di San Pietro a Est e quella del Mercato a Ovest. La cinta muraria era inoltre rinforzata da diverse torri di cui sopravvive ancora un pezzo, tuttora riconoscibile in un’abitazione di via delle Torri. All’ingresso del paese &amp;amp;#232; invece la loggia municipale a raccontarci un capitolo di storia, grazie agli stemmi colorati dei comuni che costituirono la Communitas Diani e a due lapidi trecentesche. Dopo pochi passi raggiungiamo la parrocchiale di San Nicola, il cui suggestivo edificio si distingue da lontano e sorge sul luogo dell’antica pieve che era la chiesa pi&amp;amp;#249; importante della zona. Risale all’incirca allo stesso periodo la duecentesca chiesa romanica di Santa Maria Assunta la cui zona absidale &amp;amp;#232; decorata da archetti pensili poggianti su peducci antropomorfi. Visitiamo anche la chiesa di San Giovanni Battista, in cui ammiriamo la copertura a capriate lignee risalente al XV secolo in cui sono inserite numerose tavolette dipinte con il ciclo dei mesi, i lavori di campagna e le rappresentazioni dei santi.  
Dal fascino della storia all’universo magico delle favole: la nostra giornata continua idealmente seguendo i suggerimenti di un bel gattone uscito dalla storia di Alice nel Paese delle meraviglie, lo Stregatto. E’ dedicato infatti a questo personaggio fiabesco il nuovo ristorante con camere situato in via Diano San Pietro, in una magnifica posizione panoramica, dove decidiamo di fermarci per cena. Lasciamo l’auto nel parcheggio privato del locale ed eccoci subito nel fresco giardino da cui si apre una splendida vista sia sul mare che sugli uliveti circostanti. Ad accoglierci con grande gentilezza sono i titolari Enzo e Natale, che gestiscono la struttura con autentico entusiasmo dal 14 luglio 2014. “Siamo amici d’infanzia, e dopo molti anni di esperienze maturate nella ristorazione anche all’estero, ci &amp;amp;#232; voluto lo Stregatto ad aiutarci a realizzare il nostro desiderio di aprire insieme questo locale”, ci raccontano mentre sorseggiamo il nostro aperitivo sull’ampio terrazzo che, insieme alla luminosa sala interna dai colori caldi, &amp;amp;#232; anche una location ideale per feste, cerimonie o meeting aziendali. Vent’anni di lavoro come chef in Francia per Natale, a stretto contatto con i sapori tipici di numerosi popoli, e dieci anni in India per Enzo, a gestire ristoranti nell’angolo forse pi&amp;amp;#249; mistico e carico di vita e di emozioni autentiche del mondo: esperienze umane e professionali che sono alla base del profondo senso dell’ospitalit&amp;amp;#224; e del savoir-faire dei due titolari, ora tornati in quella Liguria che li aveva visti crescere e da cui anni fa erano partiti per terre lontane. 
“Il nostro men&amp;amp;#249; cambia spesso anche in base alla stagionalit&amp;amp;#224; dei prodotti, visto che proponiamo una vasta scelta di piatti sempre freschi e fatti in casa. Le ricette del territorio, che oltre alle specialit&amp;amp;#224; di pesce comprendono anche diversi piatti di terra a base di carni selezionate e in stagione funghi e tartufi, vengono elaborate con fantasia. Organizziamo inoltre delle serate stregate, durante le quali proponiamo delle specialit&amp;amp;#224; etniche”, ci spiegano Enzo e Natale. 
La nostra cena “stregata” inizia con una squisita fantasia di gamberi e verdure, mentre alcuni di noi scelgono la spadellata di capesante al Brandy o il carpaccio di manzo con dadolata di pesche. Proseguiamo con un primo tanto intrigante quanto succulento, chiamato Mefistofele: si tratta di tagliolini freschi al nero di seppia con gamberoni e granchio. Deliziosi e saporiti, anche grazie a qualche spezia particolare sapientemente aggiunta dallo chef. Assaggiamo anche gli spaghetti Calipso ai frutti di mare, gamberi e calamari, e piacciono molto anche i paccheri dello Stregatto, i tagliolini “Regina di Cuori” e gli gnocchi del Cappellaio Matto. Nel frattempo i bambini che sono con noi, dopo essersi divertiti in giardino, gustano contenti il men&amp;amp;#249; “Stregattino”. Continuiamo con i gamberi alla Modigliani, preparati con gamberi flamb&amp;amp;#232; al Brandy con salsa all’arancia, un accostamento di sapori azzeccatissimo e originale. Tra i nostri amici fa proseliti anche l’orata alla Creole in salsa vergine e il filetto di San Pietro farcito con mousse al salmone. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini principalmente liguri tra cui dei Vermentini, Pigati e Arneis, oltre al ros&amp;amp;#232; Sciac-Tr&amp;amp;#224; di Pornassio.
La nostra cena non pu&amp;amp;#242; che concludersi nel magico mondo dei dolci, tra cui la mela stregata, ovvero caramellata e farcita di crema in sfoglia, il souffl&amp;amp;#232; al caramello con panna, la Charlotte di cioccolato allo zabaione e un delizioso cremino al caff&amp;amp;#232;. 
Quando si fa sera, per la gioia dei bambini facciamo anche volare alcune lanterne magiche orientali che portano nel cielo i nostri desideri, tra cui quello, importantissimo, di tornare qui presto per passare altre belle serate stregate.

Francesca Bertha
PER INFORMAZIONI:
www.comunedianocastello.it
www.lostregatto.net
Ristorante Lo Stregatto
Via Diano S&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12239.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Il borgo, la galea e lo Stregatto: una giornata a Diano Castello, nella Liguria delle meraviglie&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 09 Sep 2014 16:31:23 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12239.ashx</guid></item><item><title>Un borgo colorato e l’antico ponte che porta alla buona tavola: una giornata a Rossiglione , Rossiglione, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12200.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12200.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12200/130024.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La strada che dalla pianura padana porta a Genova Voltri, dove inizia la riviera ligure di Ponente, &amp;amp;#232; come un brano musicale scritto col cuore: si parte in sordina attraversando un paesaggio di rassicurante monotonia che piano piano, quando si raggiungono le prime colline del Monferrato, comincia ad assumere toni pi&amp;amp;#249; intensi aprendosi in una calda melodia. Prima di raggiungere il suo culmine nell’armonia azzurra del mare, attraversa la sua fase pi&amp;amp;#249; intensa, dove le note disegnano sentimenti forti ed emozioni selvagge, esattamente come il panorama mozzafiato delle alture appenniniche, del torrente che passa veloce tra le rocce chiare, della folta vegetazione dei boschi il cui verde scuro &amp;amp;#232; interrotto dai colori vivaci delle case tipicamente liguri e dal bianco o dal rosa del campanile di qualche antica chiesetta.
Per conoscere da vicino questi bei luoghi, basta uscire dall’autostrada a Ovada o a Masone, e raggiungere Rossiglione, pittoresco borgo dal territorio allungato, situato nella valle Stura e facente parte del Parco naturale regionale del Beigua. Il paesaggio che oggi incanta i turisti alla ricerca di luoghi dal fascino non scontato, deve essere piaciuto anche ai primi viaggiatori che millenni fa si erano avventurati da queste parti. Proprio al confine tra Rossiglione e Ovada sono stati rinvenuti i resti di un villaggio risalente al V secolo a.C., abitato dalla famiglia dei Liguri. Tali reperti sono oggi conservati presso il Museo di archeologia ligure di Genova. 
Le prime citazioni del comune risalgono invece alla met&amp;amp;#224; del Duecento e durante i secoli il feudo fu dominio del Marchesato del Monferrato per poi essere ceduto dai marchesi Del Bosco alla Repubblica di Genova, ma per un periodo anche i Malaspina ebbero giurisdizione nella zona. 
Durante la nostra gita visitiamo prima la borgata superiore, nota anche col nome di Villafranca, dove dopo una passeggiata sotto lo storico porticato delle Case Vignolo, ammiriamo alcune belle chiese tra cui la parrocchiale di Santa Caterina, esistente gi&amp;amp;#224; nel 1439, al cui interno sono conservate diverse opere d’arte tra cui un gruppo ligneo del 1671 raffigurante la Madonna degli Angeli e una tela del pittore seicentesco Bernardo Castello. 
Rossiglione si &amp;amp;#232; sempre distinta per delle sue eccellenze nel campo dell’arte, ma anche in quello dell’artigianato. Dopo l’unificazione dell’Italia, qui &amp;amp;#232; nata una fiorente industria tessile grazie a una filatura di cotone con fabbrica di tessuti. La cittadina ha inoltre dato i natali ad alcuni notevoli artisti, tra cui il pittore Gino Sandri, nato nel 1892 e il musicista Oscar Prudente, conosciuto anche per le sue numerose collaborazioni con artisti come Dario Fo, Luigi Tenco, Fabrizio De Andr&amp;amp;#232; e Ivano Fossati. 
Proseguiamo la nostra passeggiata a Rossiglione Inferiore, dove ammiriamo la chiesa parrocchiale di Nostra Signora Assunta, la cui struttura originaria fu citata per la prima volta nel 1301 e che conserva ancora un raro arco ogivale medievale. La sua cupola e il suo campanile dai colori caldi che svettano sul sottofondo verde scuro delle montagne circostanti, sono il pi&amp;amp;#249; importante punto di riferimento del paese. 
Arriviamo cos&amp;amp;#236; al nucleo pi&amp;amp;#249; antico di Rossiglione, attraversando a piedi uno spettacolare ponte antico che sin dalla fine del Cinquecento collega le due rive del torrente Gargassa. A quei tempi la porta di accesso alla citt&amp;amp;#224; si trovava proprio qui e si entrava nel borgo da questo varco pagando il pedaggio. A pochi metri dal ponte si trova la casa pi&amp;amp;#249; antica di Rossiglione che secoli fa era una stazione di posta dove i viaggiatori si fermavano per il cambio dei cavalli e per rifocillarsi. Oggi tra quelle storiche mura c’&amp;amp;#232; la Locanda del Ponte, caratteristica trattoria dove decidiamo di fermarci per cena seguendo idealmente le orme dei viandanti di una volta. 
Ad accoglierci con grande gentilezza &amp;amp;#232; il signor Maurizio, il titolare che da giugno 2014 gestisce il locale e che &amp;amp;#232; riuscito a ridare nuova vita al ristorante. Visto il bel tempo, ci accomodiamo nel giardino fiorito da cui si apre una vista suggestiva sull’antico ponte, mentre le caratteristiche sale interne sono una location invitante sia per cene intime che per riunioni aziendali o per feste e cerimonie. “Il nostro men&amp;amp;#249;, che segue la stagionalit&amp;amp;#224; dei prodotti e cambia anche in base alla disponibilit&amp;amp;#224; di pesce fresco del momento, &amp;amp;#232; caratterizzato da piatti della tradizione ligure e monferrina. Utilizziamo esclusivamente carne piemontese di fassona, in stagione abbiamo i funghi e la cacciagione, e la pasta la prepariamo sempre fresca in casa. Nella nostra taverna proponiamo inoltre un tipico bistrot dove &amp;amp;#232; possibile degustare dei salumi e formaggi selezionati con della focaccia fatta in casa, insieme a degli ottimi vini”, ci spiega Maurizio mentre iniziamo a gustare gli antipasti. Cominciamo con delle verdure ripiene alla genovese e con il tipico brandacujun di stoccafisso. I nostri amici che preferiscono le specialit&amp;amp;#224; di carne, scelgono invece la squisita fassona piemontese battuta a coltello. Proseguiamo con un ottimo cappon magro, e con la paella di farro ai frutti di mare. Ci piace molto anche la carbonara di mare e le fettuccine di grano saraceno con gamberi e zucchine. Gli amici “carnivori” optano invece per i ravioli alla genovese con tocco di carne, mentre tra le pietanze scelgono la cotoletta milanese di vitello fatta con l’osso, a “orecchia d’elefante”, e il coniglio ligure disossato farcito con insalatina. Tra i secondi di pesce non resistiamo alle acciughe impanate e fritte, ma fa proseliti anche l’ottimo filetto di tonno pinna gialla in crosta di sesamo, per non parlare del bianco di orata alla ligure. Scambiando due chiacchiere con il titolare, scopriamo che in primavera si gustano anche i moscardini novelli preparati con succo di limone, rosmarino, olio d’oliva e vino bianco: serviti su un letto di patate sono una vera delizia. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con dei vini selezionati di varie regioni italiane, dall’Alto Adige alla Toscana, dal Friuli alla Sicilia. Naturalmente scegliamo anche delle etichette del territorio, come il Barbera, l’Arneis e il Dolcetto.
La nostra giornata a Rossiglione si conclude con gli sfiziosi dessert della casa e con la decisione di tornare qui pi&amp;amp;#249; spesso, anche magari in occasione delle nostre prossime capatine al mare. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.rossiglione.ge.it
www.lalocandadelponte.it
La Locanda del Ponte
Via Giuseppe Mazzini, 18 Rossiglione (GE)
Tel.: 010/924325
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12200.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Un borgo colorato e l’antico ponte che porta alla buona tavola: una giornata a Rossiglione &lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Fri, 08 Aug 2014 01:47:53 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12200.ashx</guid></item><item><title>Il Palio delle Balle di Paglia - Ovada (Alessandria), Venerd&amp;#236; 25 Luglio 2014, Ovada, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12175.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12175.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12175/129718.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Col caldo viene voglia di ridere delle tante balle che si sentono dire in giro... Ma chi &amp;amp;#232; cos&amp;amp;#236; fortunato da poter fare un salto a Ovada la sera di venerd&amp;amp;#236; 25 luglio, si divertir&amp;amp;#224; molto di pi&amp;amp;#249;: potr&amp;amp;#224; infatti assistere a una serata in cui le balle, belle grandi, rotoleranno addirittura per le vie del centro storico, accompagnate dall’allegria del pubblico. Torner&amp;amp;#224;, infatti, uno degli eventi pi&amp;amp;#249; originali e divertenti dell’estate dell’Alto Monferrato, il Palio delle Balle di Paglia, organizzato dalla Pro Loco di Ovada e del Monferrato Ovadese e giunto ormai alla sua settima edizione. Si tratta di una simpatica gara durante la quale diversi gruppi si misureranno tra di loro in fatto di abilit&amp;amp;#224;, dovendo attraversare le vie del centro storico di Ovada spingendo delle enormi balle di paglia. Vincono, chiaramente, i concorrenti pi&amp;amp;#249; veloci, ma il divertimento &amp;amp;#232; assicurato per tutti, cos&amp;amp;#236; per i partecipanti, come per il pubblico. Fare il tifo per i gruppi alle prese con le balle di paglia sar&amp;amp;#224; anche un’occasione per gli ovadesi per vivere la propria citt&amp;amp;#224; in modo diverso, mentre i turisti potranno scoprire il volto pi&amp;amp;#249; spensierato di Ovada, immergendosi nelle atmosfere suggestive delle caratteristiche vie del centro storico.

L’estate ovadese per&amp;amp;#242; non finisce qui: venerd&amp;amp;#236; 15 Agosto torna anche la famosa Mostra Mercato dell’Antiquariato e dell’Usato, con numerosi espositori e bancarelle piene di oggetti tutti da scoprire.

Per informazioni:

www.prolocoovada.it
Facebook: Proloco Ovada
Iat Ovada
0143/821043
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12175.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Il Palio delle Balle di Paglia - Ovada (Alessandria), Venerdì 25 Luglio 2014&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 08 Jul 2014 14:24:02 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12175.ashx</guid></item><item><title>Fascino medievale e buona tavola tra le colline dell’Oltrep&amp;#242;: una domenica a Varzi, Varzi, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12189.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12189.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12189/129976.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre si viaggia verso Varzi, il pensiero vola facilmente a molti secoli fa, quando sulla strada che collega la Valle Straffora con il mare, al posto dei camion c’erano i muli carichi di sale. Da Varzi infatti, data la sua posizione strategica, al confine tra tre regioni, transitava la famosa Via del Sale lombarda, i cui traffici stimolarono lo sviluppo della citt&amp;amp;#224;. In tempi pi&amp;amp;#249; recenti invece, fino a qualche decennio fa, avremmo potuto arrivare in questa bella e pittoresca citt&amp;amp;#224; anche a bordo di un trenino, che all’epoca collegava la valle Staffora con Voghera.
Nota dal 993, e situata su un territorio abitato sin dalla preistoria, oggi Varzi &amp;amp;#232; la meta ideale di un turismo “slow”, che apprezza le numerose testimonianze storiche e artistiche del luogo, insieme alla bellezza del paesaggio dell’Oltrep&amp;amp;#242; Pavese. Arrivando in citt&amp;amp;#224;, si viene avvolti dal fascino delle sue atmosfere medievali: le torri, il castello e le mura che ammiriamo oggi, furono costruiti nel secolo XIII su ordine del marchese Azzolino, capostipite della linea di Varzi della famiglia Malaspina che a lungo domin&amp;amp;#242; queste terre. Varzi divenne una delle principali giurisdizioni dell’Oltrep&amp;amp;#242; e il suo centro era pieno di uffici, negozi e magazzini, ma non solo: c’era “spazio” anche per qualche strega e ai misteri a loro connessi. 
Infatti, uno dei primi edifici che visitiamo &amp;amp;#232; il castello, nella cui robusta torre, detta “delle Streghe”, nel 1460 fu rinchiuso un folto gruppo di persone accusate di stregoneria, successivamente bruciate nella pubblica piazza. 
Ma misteri e leggende avvolgono anche la vita religiosa della citt&amp;amp;#224;, e proprio grazie al patrono San Giorgio. Nella chiesa parrocchiale sono conservate le reliquie del braccio e della mano destra del santo, portate in citt&amp;amp;#224; tra il 1473 e il 1479. Si narra che una volta a un ladro, che tent&amp;amp;#242; di rubare la reliquia si sia staccato il braccio. Ma non solo: tempo fa sul piazzale della chiesa c’era un enorme castagno d’India, chiamato in vari modi: l’albero delle streghe, del diavolo, ma anche del ladro della reliquia di San Giorgio, perch&amp;amp;#233; pare che il malvivente corresse intorno al castagno cercando di farla franca dopo il furto, ma proprio l&amp;amp;#236; fu preso. In seguito l’albero cadde al suolo sradicato. 
E’ legata invece al vicino paese di Ponte Nizza la figura di Frate Ave Maria, un religioso che nacque nel 1900 e divenne un pio eremita dopo essere rimasto cieco durante un incidente avvenuto quando era piccolo. Il suo eremo di Sant’Alberto di Butrio &amp;amp;#232; una delle attrattive turistico-religiose del territorio. 
Durante la nostra passeggiata visitiamo anche la chiesa dei Cappuccini, esistente gi&amp;amp;#224; nel 702 d.C. e nota come l’antica pieve di San Germano, costruita in stile romanico con elementi gotici. Ammiriamo anche la Chiesa dei Rossi, il cui campanile fa da “faro” ai varzesi, e spostandoci dal centro storico alla frazione di Cella, distante una decina di chilometri, visitiamo il suggestivo Tempio della Fraternit&amp;amp;#224;, situato a 700 metri di altitudine ed eretto dal cappellano militare Adamo Accosa, reduce dalla seconda guerra mondiale per trasmettere un messaggio di pace, utilizzando delle pietre provenienti dalle rovine del conflitto mondiale. La chiesa &amp;amp;#232; arredata liturgicamente con numerosi oggetti che ricordano i conflitti armati, trasformando gli ordigni di distruzione  e di morte in simboli e richiami di vita.
Oltre che per le sue ricchezze storico-architettoniche, Varzi &amp;amp;#232; nota anche per le sue prelibatezze, alcune particolarmente rinomate, come il salame di Varzi e la torta di mandorle. Dopo questo bel giro nella storia della citt&amp;amp;#224;, la nostra giornata prosegue a tavola, presso il Ristorante Antico Varzi dove decidiamo di fermarci per pranzo. Lo storico locale a gestione famigliare si trova in via Ponte dei Sospiri, appena fuori dal centro storico, in una splendida posizione immersa nel verde e nei fiori. Lasciamo l’auto nell’ampio parcheggio e una volta all’interno, veniamo accolti con grande gentilezza dalla signora Lidia, la titolare che gestisce il ristorante insieme alle sue figlie. Visto il bel tempo, ci accomodiamo nel giardino, attrezzato anche con dei giochi per i bambini, ma non ci sfugge nemmeno la bellezza delle ampie ed eleganti sale interne, ideali anche per feste, cerimonie e banchetti. “Il 1 luglio 2014 erano ben ventisei anni che la nostra famiglia aveva avviato questo ristorante. Ma tra queste mura c’era una trattoria gi&amp;amp;#224; agli inizi del Novecento, in paese si racconta che facessero le schitte. Successivamente, circa 50-60 anni fa, qui aveva invece sede il locale da ballo Saint Tropez”, rievocano il passato le titolari, mostrandoci anche una foto d’epoca dell’edificio appesa alla parete. 
Tradizione e stagionalit&amp;amp;#224; sono i punti cardine della filosofia culinaria del ristorante il cui men&amp;amp;#249; cambia spessissimo in modo da poter offrire sempre dei piatti preparati con ingredienti freschi e a chilometro zero. Il nostro pranzo domenicale inizia con un ricco antipasto di salumi del territorio, tra cui il celebre e squisito salame di Varzi, oltre alla pancetta e alla coppa a cui in autunno si aggiunge anche il cotechino, il tutto servito con lo gnocco fritto. Assaggiamo anche gli antipasti caldi della casa, tra cui la torta di zucchine, la parmigiana di melanzane, il voulevant al tartufo e il tortino ai funghi. Il men&amp;amp;#249; contempla sempre due primi e due secondi, e stavolta gustiamo un ottimo risotto ai funghi e pasta di salame e i ravioli di brasato. Nel men&amp;amp;#249; che cambia tutte le domeniche, &amp;amp;#232; anche possibile trovare il risotto al tartufo, i pisarei e fas&amp;amp;#242;, i malfatti, le crespelle, le girelle al tartufo, e in autunno le tagliatelle al sugo di cinghiale. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini dell’Oltrep&amp;amp;#242; tra cui il Bonarda e il Pinot Nero, ma degustiamo anche qualche etichetta piacentina come il Gutturnio, il Trebbiano e l’Ortrugo. Proseguiamo con la coppa al forno con funghi, mentre i nostri amici scelgono la punta di vitello farcita al forno. Nel periodo invernale si pu&amp;amp;#242; trovare anche lo stoccafisso alla varzese e il cinghiale con la polenta, oltre alle lumache in umido. La ricca carrellata di pietanze preparate dal ristorante comprende anche la polenta con merluzzo, il brasato al Barolo e il maialino al forno.
Infine, ci deliziamo con le dolci tentazioni della casa, cominciando dalla tipica torta di mandorle, e assaggiando anche le torte di mele, di pesche e amaretti e di pere e cioccolato. Non resistiamo nemmeno ai semifreddi, disponibili in vari gusti: frutti di bosco, fragole, amaretto e torroncino, e ci lasciamo sedurre anche dal salame di cioccolato, dallo zuccotto di ribes e dalle crostate di ricotta e frutta fresca.
Rientriamo nella grande citt&amp;amp;#224; dopo una bella passeggiata pomeridiana, sicuri di tornare ancora a Varzi anche per nuovi pranzi succulenti all’insegna della tradizione, anche magari in occasione della prossima fiera del Primo maggio, importante evento varzese con rievocazioni storiche, mostra mercato di animali, esibizioni a cavallo ed eventi enogastronomici.


Francesca Bertha
www.italiastory.com

PER INFORMAZIONI:
www.comune.varzi.pv.it
www.ristoranteanticovarzi.it
Ristorante Antico Varzi
Via Ponte dei Sospiri, 3 Varzi (PV)
Tel.: 0383/52001   340/1413565&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12189.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Fascino medievale e buona tavola tra le colline dell’Oltrepò: una domenica a Varzi&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 29 Jul 2014 18:50:47 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12189.ashx</guid></item><item><title>“C’era una volta a Torino”... Una giornata alla scoperta del favoloso capoluogo piemontese, Torino, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12190.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12190.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12190/129991.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lunghi chilometri di portici monumentali testimoni di secoli di storia, sontuose residenze sabaude, palazzi Liberty grondanti di decorazioni floreali, la cupola della Mole Antonelliana che svetta a 167,5 metri di altezza sullo sfondo delle bianche catene montuose delle Alpi che circondano la citt&amp;amp;#224; dalle tante anime. Innumerevoli sale di musei che raccolgono la memoria storica, artistica e scientifica dell’umanit&amp;amp;#224;, luogo di pellegrinaggio religioso in quanto sede della Sacra Sindone, ma anche citt&amp;amp;#224; misteriosa e intrisa di magia che Giorgio De Chirico defin&amp;amp;#236; “la pi&amp;amp;#249; profonda, pi&amp;amp;#249; enigmatica del mondo”: ecco solo alcuni fotogrammi del film immaginario che potrebbe raccontare Torino. Non sar&amp;amp;#224; un caso che la prima industria cinematografica fosse stata stabilita proprio nel capoluogo piemontese, dove nel 1896 i fratelli Lumi&amp;amp;#232;re, inventori del cinematografo, esibirono la prima proiezione di un film in Italia. 
La nostra passeggiata in centro inizia proprio da quella che per lungo tempo fu considerata la costruzione in muratura pi&amp;amp;#249; alta d’Europa: la Mole Antonelliana, simbolo di Torino. Secondo i progetti iniziali, l’edificio sarebbe dovuto diventare un luogo di culto ebraico, ma le varie difficolt&amp;amp;#224; sorte durante la sua costruzione, iniziata nel 1863, fecero cambiare idea alla comunit&amp;amp;#224; ebraica che dieci anni dopo ci rinunci&amp;amp;#242;, barattando la Mole, all’epoca coperta da un tetto provvisorio a 70 metri di altezza, con il Comune di Torino in cambio di un terreno su cui costruire una sinagoga. L’architetto Alessandro Antonelli lavor&amp;amp;#242; alla Mole con dedizione fino alla sua morte, avvenuta nel 1888, all’et&amp;amp;#224; di novant’anni. In citt&amp;amp;#224; divenne leggendario il rudimentale ascensore azionato da una carrucola con cui l’anziano architetto saliva a decine di metri di altezza per verificare personalmente lo stato dei lavori. Tuttavia, purtroppo egli non pot&amp;amp;#233; vedere l’opera compiuta come la conosciamo oggi, inaugurata solo dieci anni dopo la sua morte.
All’interno della Mole ha sede il Museo nazionale del Cinema, uno dei musei pi&amp;amp;#249; visitati d’Italia che ricostruisce la storia del cinema attraverso un emozionante percorso interattivo. 
Durante il nostro viaggio a ritroso nella storia torinese raggiungiamo anche la Porta Palatina, monumento che durante l’epoca romana consentiva l’accesso alla citt&amp;amp;#224; da settentrione, allora chiamata Augusta Taurinorum. Insieme all’antico teatro, &amp;amp;#232; compresa nel Parco Archeologico inaugurato nel 2006. A causa delle imponenti opere di pianificazione urbana effettuate a partire dal Seicento, a Torino non sono molti i monumenti medioevali o rinascimentali, ma ad es. il quattrocentesco Duomo fa parte di questi. Denominata Cattedrale di San Giovanni Battista, &amp;amp;#232; il principale luogo di culto della citt&amp;amp;#224;. Al suo interno, sotto la sontuosa Tribuna Reale, &amp;amp;#232; custodita in una teca la Sindone, mostrata ai fedeli in occasione delle grandi ostensioni. 
Arriviamo cos&amp;amp;#236; nell’epoca sabauda che fu sicuramente una delle pi&amp;amp;#249; proficue anche dal punto di vista architettonico. Torino divenne capitale del ducato di Savoia nel 1559, e nel 1713, anno in cui i duchi di Savoia ottennero il titolo di re, divent&amp;amp;#242; la capitale del regno. Risalgono a quel periodo storico diversi meravigliosi palazzi del centro, oggi facenti parte del sito seriale Unesco Residenze Sabaude, tra cui Palazzo Carignano, il complesso architettonico del Palazzo Madama e della Casaforte degli Acaja, oltre allo stupendo Palazzo Reale, teatro della politica del regno per almeno tre secoli. Il sontuoso edificio, progettato tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, e in origine adibito a palazzo vescovile, rappresenta il cuore della corte sabauda ed &amp;amp;#232; tra i monumenti pi&amp;amp;#249; visitati d’Italia. 
La nostra giornata prosegue nella storia torinese anche a tavola, e dalla corte reale ci basta una breve passeggiata per continuare a sognare i tempi che furono, raggiungendo il Ristorante C’era una volta in corso Vittorio Emanuele II 41, a due passi dalla stazione di Porta Nuova. Situato al primo piano di una palazzina ottocentesca, il locale ci colpisce per la sua atmosfera calda e accogliente. Una scrivania d’altri tempi vicino all’entrata con sopra un modello storico di macchina da scrivere, libri d’epoca e un’esposizione di olii e distillati pregiati, sono tutti dettagli carichi di poesia che contribuiscono a creare un ambiente speciale dove anche la nostalgia diventa un ingrediente piacevole. “Il ristorante nasce nel 1969, e la nostra filosofia &amp;amp;#232; quella di fondere tradizione culinaria con la raffinatezza delle creazioni personalizzate dallo chef e patron Angelo. Dal 2007 all’attivit&amp;amp;#224; di ristorazione abbiamo affiancato anche quella di catering, offrendo un servizio elegante con piatti di alta qualit&amp;amp;#224;”, ci spiega il signor Luciano, il titolare che ci accoglie in sala. 
Iniziamo con la tradizionale bagna caoda, e con la tarte tatin di pere e robiola di Roccaverano con cougna. Tra gli sfiziosi antipasti gustiamo anche una sfogliata agli asparagi di Santena al ciliegino emulsionato. Proseguiamo con i tipici agnolotti del plin alle nocciole di Cortemilia, mentre i nostri amici scelgono il nido di riso Carnaroli ai piselli e pancetta al Barolo. Non resistiamo nemmeno a una delle specialit&amp;amp;#224; del ristorante, i tajarin alla Vittorio Emanuele II, fatti con un rag&amp;amp;#249; di fassone piemontese, con tre tagli di carne diversi spadellati con vino bianco. A proposito di vino, uno dei fiori all’occhiello del ristorante &amp;amp;#232; la sua cantina che conta oltre 400 importanti etichette, principalmente piemontesi, senza tralasciare le migliori etichette nazionali e nemmeno le bollicine sia italiane che francesi. E’ inoltre possibile mangiare all’interno della cantina, degustando a fine cena dei distillati selezionati e fumare un sigaro.   
Tra le pietanze scegliamo una squisita scottata di fassone alla barba di frate, e assaggiamo anche gli straccetti di fassone al Barolo caramellato. I nostri amici optano per la toma croccante con favette, mentre alcuni di noi vanno sui classici fritti e bolliti misti. Scambaindo quattro chiacchiere con i titolari scopriamo che &amp;amp;#232; anche possibile degustare diverse tipologie di carne fatte al camino al momento, davanti agli ospiti: sar&amp;amp;#224; l’esperienza culinaria da provare la prossima volta. Tornando qui in autunno, troveremo inoltre un autentico trionfo di funghi e tartufi, profumati e prelibati protagonisti di numerose specialit&amp;amp;#224;.
La nostra giornata torinese si conclude in gran dolcezza grazie agli sfiziosi dessert della casa tra cui “Piemonte in bocca”, un piatto composto da bunet, mousse di gianduia e fonduta di cioccolato. Non resistiamo nemmeno al tortino di nocciole tonde su crema allo zabaione e alla panna cotta agli amaretti di Mombaruzzo su crema al passito.
Ci rimane ancora molto da vedere in questa citt&amp;amp;#224;, dove torneremo senz’altro volentieri per scoprire nuovi capitoli di quel bel romanzo che inizia cos&amp;amp;#236;: “C’era una volta a Torino...”

Francesca Bertha
www.italiastory.com

PER INFORMAZIONI:
www.comune.torino.it
www.ristoranteceraunavolta.it
Ristorante C’era una volta
Corso Vittorio Emanuele II, 41 Torino
Tel.: 011/655498&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12190.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;“C’era una volta a Torino”... Una giornata alla scoperta del favoloso capoluogo piemontese&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Fri, 01 Aug 2014 11:10:10 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12190.ashx</guid></item><item><title>Il fascino di un borgo immerso tra le colline del Monferrato: natura, leggende e buona tavola a Rocc, Rocca Grimalda, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12184.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12184.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12184/129924.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell’immaginazione del giovane regista Fausto Paravidino, che nel 2005 dedic&amp;amp;#242; un film a Rocca Grimalda, questo luogo &amp;amp;#232; come il Texas: zona di confine, l’incontro tra la montagna e la pianura attraversata dalla “highway”. Ci sono pure i farm, e soprattutto i farmers, i bar e i giovani, tosti, passionali e divisi tra le loro radici contadine e la citt&amp;amp;#224; che sembra vicina ma non lo &amp;amp;#232; poi cos&amp;amp;#236; tanto. Nel film Texas, il paese monferrino era rappresentato cos&amp;amp;#236;, e grazie a quella pellicola, tutti gli italiani poterono scoprire gli scorci di un paese e di un territorio davvero particolari. Qui non siamo tra gli Stati Uniti e il Messico, ma tra il Piemonte e la Liguria, per&amp;amp;#242; la bellezza del paesaggio selvaggio, l’amore per le tradizioni, per la natura e per il viaggio rendono questi luoghi somiglianti nella loro anima a quelli del mito “on the road”. Inoltre, il fascino del viaggio si rispecchia anche nelle usanze popolari e religiose di Rocca Grimalda: ogni anno si svolge qui il Cammino di Santa Limbania, protettrice dei viaggiatori. Il culto della Santa, a cui &amp;amp;#232; dedicata la chiesa del paese, originariamente seguiva il percorso dei mulattieri che secoli fa trasportavano le merci, il sale in primis, dai porti genovesi al Piemonte.
Il suggestivo sperone roccioso su cui &amp;amp;#232; arroccato il paese &amp;amp;#232; ben visibile dall’autostrada che da Milano o da Alessandria porta a Genova Voltri, cos&amp;amp;#236; &amp;amp;#232; facile farsi tentare dalla curiosit&amp;amp;#224; di scoprire questi luoghi, raggiungibili percorrendo pochi chilometri dopo essere usciti al casello di Ovada. In epoca romana qui esisteva la citt&amp;amp;#224; di Rondinaria e vari ritrovamenti archeologici fanno presumere la presenza di insediamenti gi&amp;amp;#224; nel periodo preromano anche al di sopra dell’altura. Rocca Grimalda, data la sua conformazione a strapiombo sul fiume Orba, &amp;amp;#232; una fortezza naturale e grazie a questa sua particolarit&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; stata nei secoli contesa dalla Repubblica di Genova, dai marchesi del Monferrato e perfino dal Ducato di Milano. Mentre nelle fitte foreste, che fino al secolo XVIII coprivano buona parte delle colline circostanti, prosperava il brigantaggio, nella fantasia popolare nascevano intriganti storie e leggende su streghe che da questa altura sarebbero partite di notte, volando su vari animali, per partecipare a degli incontri magici nei boschi. Le tradizioni a Rocca Grimalda rivivono anche in numerose manifestazioni e appuntamenti culturali che si susseguono durante l’anno. Si svolge qui uno degli eventi pi&amp;amp;#249; caratteristici della regione, la Lachera. Si tratta di un arcaico rito carnevalesco che consiste in un corteo mascherato con danze e accenni di teatro durante il quale i personaggi interagiscono tra loro con maschere e costumi. In attesa di tornare qui durante il Carnevale, visitiamo il famoso Museo della Maschera, che raccoglie i risultati dell’attivit&amp;amp;#224; scientifica pluriennale compiuta dal Laboratorio Etno-Antropologico di Rocca Grimalda. La visita &amp;amp;#232; un emozionante viaggio nel viaggio, attraverso le maschere, i costumi e i personaggi carnevaleschi.
Dopo la nostra passeggiata tra le caratteristiche viuzze del centro storico che ci ha portato anche ad ammirare anche il duecentesco Castello Malaspina-Grimaldi dalla particolare torre circolare a cinque piani e il panorama mozzafiato che si apre sulle colline monferrine dal Belvedere Marconi, decidiamo di coronare questa bella giornata con una cena sfiziosa presso il Ristorante Pizzeria Grimalda che ci hanno consigliato alcune persone del luogo. Situato lungo la statale che porta a Ovada, in localit&amp;amp;#224; Schierano, il ristorante ha aperto all’inizio del 2014 diventando in pochi mesi uno dei locali pi&amp;amp;#249; amati della zona. Lasciamo la macchina nell’ampio parcheggio e una volta all’interno delle caratteristiche sale arredate con gusto rustico ed elegante, veniamo accolti con grande gentilezza dai titolari Paolo e la moglie Angelica. Visto il bel tempo, ci accomodiamo fuori, sull’ampio terrazzo immerso in un fresco giardino dove i bambini possono giocare prima di mangiare. “Siamo in una storica cascina che alcuni decenni fa era molto nota in zona, si chiamava Le Cicale. Vent’anni fa era un ristorante che godeva di un’ottima fama, poi &amp;amp;#232; seguito un lungo periodo di degrado e abbandono a cui abbiamo deciso di porre fine aprendo il nostro ristorante che ha come filosofia la qualit&amp;amp;#224; e la tradizione. Seguiamo la stagionalit&amp;amp;#224; dei prodotti e puntiamo sull’ottima qualit&amp;amp;#224; dei piatti e degli ingredienti, scelti con grandissima cura. Ad esempio, le nostre pizze vengono preparate con la farina biologica del molino Marino di Cuneo, macinata a pietra, e con il pomodoro San Marzano D.O.P. di Salerno. Inoltre, tutta la nostra pasta &amp;amp;#232; fatta a mano”, ci spiegano. Una parte del nostro gruppo sceglie, infatti, le pizze, disponibili in tantissime variet&amp;amp;#224; e anche al metro, un’unicit&amp;amp;#224; per la zona. Appena arrivano le pizze fumanti a tavola, tra cui alcune fantasiose anche nella forma come le “Soleluna”, met&amp;amp;#224; pizza e met&amp;amp;#224; calzone, i bambini affermano unanimi dopo pochi bocconi: “Questa &amp;amp;#232; la pizza pi&amp;amp;#249; buona del mondo!” 
Il ristorante si distingue anche grazie al fatto che propone diversi piatti introvabili in zona, sempre tradizionali, ma originari di altre regioni. Iniziamo infatti con un ricco antipasto che ci fa viaggiare idealmente in Emilia Romagna: lo gnocco fritto, croccante, leggero e saporito, accompagnato da una selezione di affettati misti e formaggi. Assaggiamo anche il carpaccio di maiale, ottenuto con una preparazione sotto sale e talmente squisito da essere spesso scambiato per il carpaccio di spada. Alcuni nostri amici scelgono invece le cozze gratinate e la paella che viene preparata sempre rigorosamente col pesce. Facciamo seguire questi gustosi antipasti da una buonissima specialit&amp;amp;#224; piccante che ci porta nel Lazio: i cappellacci cacio e pepe. Chi preferisce invece i sapori monferrini, non rinuncia ai tradizionali agnolotti fatti a mano e disponibili sia con il sugo di stufato che ai formaggi o di tartufo, ma piacciono molto anche le tagliatelle alla Grimalda, con salsa di parmigiano e rosso d’uovo avvolti nello speck e gratinate al forno. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini principalmente della zona, provenienti dai produttori migliori del territorio, ma alcuni di noi optano per delle etichette di altre regioni, come ad es. il Marcello Lambrusco Gran Gru, il miglior vino con le bollicine nel mondo. Oltre ai vini, assaggiamo anche una serie di ottime birre, sia in bottiglia che alla spina, di marche che in pratica non si trovano da nessun’altra parte. Oltre a delle birre ceche, c’&amp;amp;#232; una vastissima scelta di birre artigianali nazionali come quelle del birrificio friulano Gjulia o il savonese El Issor di Sassello, oltre a birre salentine e piemontesi come il Montegioco di Garbagna. Proseguiamo con un bel fritto misto di pesce, mentre gli amici “carnivori” gustano delle succulente tagliate e delle grigliate di carne. Una parte del nostro gruppo opta per la fantastica Charbonnade con le salse, grigliando da soli i pezzi di carne freschissima e appena tagliata.
La nostra giornata a Rocca Grimalda si conclude in gran dolcezza grazie ai favolosi dessert preparati dal signor Paolo, tra cui la crema catalana, il tortino di cioccolato caldo con cuore morbido e le creme alla Grimalda, disponibili in vari gusti tra cui alla gianduia, al pistacchio di Bronte o al torroncino: un’autentica goduria.
Dopo questa splendida giornata siamo sicuri di essere entrati nelle grazie di Santa Limbania: la protettrice dei viaggiatori ci ha accompagnati in un luogo che merita davvero di essere visitato e dove torneremo sempre volentieri. 
 
Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comuneroccagrimalda.it
www.grimalda.it
Ristorante Pizzeria Grimalda
Loc. Schierano, 302 Rocca Grimalda
Tel.: 0143/882388&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12184.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Il fascino di un borgo immerso tra le colline del Monferrato: natura, leggende e buona tavola a Rocc&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 22 Jul 2014 01:04:03 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12184.ashx</guid></item><item><title>Profumo di cioccolato sulle orme dei campionissimi: una giornata a Novi Ligure , Novi Ligure, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12181.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12181.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12181/129888.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Vai Girardengo, vai grande campione, nessuno ti segue su quello stradone”, cantava Francesco De Gregori alcuni anni fa, e visto che la meta di questa nostra gita &amp;amp;#232; proprio la citt&amp;amp;#224; natale di Costante Girardengo, uno dei pi&amp;amp;#249; grandi campioni italiani di ciclismo di sempre, viene naturale canticchiare questa canzone. 
Arrivando a Novi Ligure, abbiamo visto decine di ciclisti professionisti allenarsi sulla statale che da Ovada porta qui, segno evidente del fatto che la memoria dei grandi campioni legati a Novi &amp;amp;#232; tuttora pi&amp;amp;#249; che viva. Fausto Coppi, anche se &amp;amp;#232; nato nella vicina Castellania, si &amp;amp;#232; spesso allenato sulle strade novesi e anche il suo nome &amp;amp;#232; indissolubilmente legato alla citt&amp;amp;#224;. 
La prima tappa della nostra giornata &amp;amp;#232; proprio presso il Museo dei Campionissimi, il pi&amp;amp;#249; grande museo ciclistico europeo, che su ben tremila metri quadri rende omaggio alla storia del ciclismo. Nella Sala dei Campionissimi abbiamo ammirato una serie di cimeli e testimonianze legati a Coppi e Girardengo, mentre nella Sala della Realt&amp;amp;#224; Virtuale ci siamo improvvisati corridori anche noi stessi in sella a delle biciclette computerizzate che fanno vivere l’emozione delle gare rendendola incredibilmente verosimile.
Avvicinandosi a Novi Ligure, alcuni grandi cartelli sulla statale informano i turisti delle maggiori attrattive della citt&amp;amp;#224;, tra cui i Palazzi dipinti, il cioccolato e i dolci. Novi, situata sulle pendici settentrionali dell’Appennino Ligure, tra le colline dell’Alto Monferrato, coltivate a vite o coperte da boschi spesso incontaminati, nei secoli XVII e XVIII &amp;amp;#232; stata citt&amp;amp;#224; di villeggiatura delle ricche famiglie genovesi. Qui erano stabilite le residenze estive dei Doria, dei Balbi, degli Spinola, dei Durazzo e di diverse altre dinastie. I loro palazzi, tutti decoratissimi e dipinti in vari colori, rappresentano un’attrattiva turistica ricordata perfino in alcune cronache francesi del Settecento. Il palazzo dipinto pi&amp;amp;#249; importante della citt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; Palazzo Negroni, dotato anche di due meridiane, una delle quali basata sul calendario rivoluzionario francese. Palazzo Negroni si trova nella piazza pi&amp;amp;#249; importante del centro storico, Piazza delle Piane, anch’essa dedicata a una storica famiglia nobiliare genovese. Se la via Girardengo, che conduce qui, &amp;amp;#232; una vivace via dello shopping, con tanti piccoli negozi dall’abbigliamento all’oggettistica, giungendo in Piazza delle Piane si vive invece un’atmosfera d’altri tempi, intrisa di arte anche grazie alla presenza di una bella fontana, oltre alla splendida Chiesa Collegiata di Santa Maria Maggiore. 
Continuando il nostro giro in centro abbiamo anche ammirato l’imponente Chiesa di San Nicol&amp;amp;#242;, oltre alla trecentesca Chiesa di Sant’Andrea che un tempo fu probabilmente legata al Castello. Salendo a lato della chiesa si accede ai resti del Castello, e in cima alla collina si pu&amp;amp;#242; ammirare la Torre, costruita nel secolo XIII. Intorno ai resti del Castello abbiamo anche notato alcune parti delle antiche mura urbane che un tempo delimitavano il borgo, ma che nella seconda met&amp;amp;#224; dell’Ottocento sono state smantellate per consentire lo sviluppo urbanistico dell’abitato.

Dopo aver scoperto i campionissimi e i palazzi dipinti, non ci restava che fare la conoscenza delle bont&amp;amp;#224; gastronomiche che questa citt&amp;amp;#224; offre anche al di l&amp;amp;#224; del cioccolato. Abbiamo deciso cos&amp;amp;#236; di fermarci presso la Trattoria Pizzeria La Rosa Blu, nel centralissimo corso Marenco, a pochi passi dall’imbocco di via Girardengo. A suggerirci questo nuovo locale erano state alcune persone del posto a cui avevamo chiesto informazioni anche in merito alla possibilit&amp;amp;#224; di trovare piatti adatti per i vegani. Accomodandoci nel dehor della trattoria, ad accoglierci sono stati i titolari Andrea e Corrado che gestiscono il locale con grande entusiasmo dal 13 maggio 2014. “La nostra cucina, oltre a proporre molti piatti della tradizione, &amp;amp;#232; particolarmente apprezzata per le specialit&amp;amp;#224; di pesce e per le pizze. Abbiamo tre tipi di pizze, oltre a quella classica con la farina 00, prepariamo anche quella con la farina a cinque cereali e abbiamo sei tipi di pizza vegana”, ci spiegano. 
I nostri amici vegani si sono trovati cos&amp;amp;#236; davanti a un piacevolissimo imbarazzo della scelta, tra delle pizze una pi&amp;amp;#249; buona dell’altra: dalla Mozzarisella, la Margherita fatta con mozzarella di riso, alla Mopur, con pomodoro, carpaccio di Mopur, rucola e scaglie di tofu, fino alla Wurstel vegan o alla pizza Salame vegan, senza dimenticare l’Ortola vegan e la Biancaneve con mozzarisella e spalmarisella vegan. Anche il resto del gruppo ha scelto di assaggiare alcune delle pizze e focacce, tra cui hanno riscosso grande successo le pizze speciali quali la “Lanterna”, con pesto, certosa e patate lesse, e la “Corrado”,  pizza che alcuni anni fa aveva partecipato perfino a una gara dei mondiali di pizza, preparata con crema di tartufo, certosa, porcini, pomodorini, speck e rucola. Non abbiamo potuto resistere nemmeno alla focaccia con lo stracchino, mitica specialit&amp;amp;#224; di origine ligure, diffusa anche nel Monferrato. Chi invece ha preferito deliziarsi con i piatti da ristorante, ha scelto un ricco e buonissimo antipasto di mare, seguito dagli spaghetti ai frutti di mare e da una bella grigliata di pesce. Alcuni hanno optato per il fritto misto di pesce, e anche i gamberoni al Brandy hanno fatto proseliti. I nostri amici “carnivori” invece, dopo un antipasto di salumi ha proseguito con i tipici agnolotti al tocco oppure al rag&amp;amp;#249;, ma &amp;amp;#232; piaciuto molto anche il risotto al Castelmagno. Dopo, si sono concessi delle squisite tagliate tra cui la tagliata del Pirata e la tagliata con rucola e grana, oltre a delle fumanti grigliate miste. 
La nostra giornata novese &amp;amp;#232; terminata tra le dolci coccole dei dessert della casa, tra cui diverse torte sfiziose, anche al ciccolato e ai frutti di bosco. Tornare a Novi Ligure sar&amp;amp;#224; sempre un piacere, e la prossima volta, oltre a gustare nuovamente le bont&amp;amp;#224; di queste terre, faremo magari anche un bel giro in bici per le colline. 

Francesca Bertha
www.italiastory.com

PER INFORMAZIONI:
www.comunenoviligure.gov.it
www.museodeicampionissimi.it
www.larosablupizzeria.it
Trattoria Pizzeria La Rosa Blu
Corso Romualdo Marenco, 165 Novi Ligure
Tel.: 0143/510935
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12181.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Profumo di cioccolato sulle orme dei campionissimi: una giornata a Novi Ligure &lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 16 Jul 2014 13:32:36 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12181.ashx</guid></item><item><title>Il fascino senza tempo di un frantoio del Cinquecento: una giornata a Diano San Pietro, Diano San Pietro, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12161.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12161.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12161/129486.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Basta percorrere pochi chilometri lasciando alle spalle il coloratissimo viavai della riviera per ritrovarsi immersi nel mare verde pastello degli uliveti dell’entroterra, tra le cui onde sorgono caratteristici borghi dal fascino immutato da secoli. Durante la nostra vacanza sulla costa imperiese, scopriamo cos&amp;amp;#236; Diano San Pietro, comune che nel Medioevo faceva parte del Marchesato di Clavesana, e successivamente della Repubblica di Genova. Nel 1199 venne istituita la Communitas Diani che univa i paesi delle valli dianesi, tutti devoti della dea Diana, protettrice dei cacciatori. 
Se in tempi antichi i borghi dell’entroterra rappresentavano anche un riparo dagli attacchi pirateschi, oggi questi luoghi sono amati dagli escursionisti e dagli appassionati di trekking. Uno dei punti di partenza per la salita al Pizzo d’Evigno, noto anche come Monte Torre, alto 988 metri s.l.m., si trova proprio a Diano San Pietro. 
Durante la nostra passeggiata tra i caratteristici caruggi visitiamo il monumento pi&amp;amp;#249; importante del paese, la chiesa parrocchiale di San Pietro, edificata sui resti di un tempio romano dedicato alla dea Diana. La pi&amp;amp;#249; antica struttura esistente ancora in parte &amp;amp;#232; il battistero, risalente al V secolo, mentre &amp;amp;#232; del XII secolo il campanile romanico-provenzale. La facciata barocca, che richiama quella del non lontano duomo di Cervo, venne ultimata nel 1772. La chiesa a cui si giunge attraversando un antico ponte, &amp;amp;#232; circondata da un alto muro di recinzione, costruito nel 1564 per consentire agli abitanti di rifugiarsi sul sagrato in caso di un eventuale attacco barbaresco, fortunatamente evitato. Visitiamo anche il cinquecentesco Oratorio di Santa Croce e nella vicina frazione di Moltedo, la chiesa di San Pantaleone, risalente al secolo XVII. 
Le testimonianze del mondo religioso su questo territorio non si limitano per&amp;amp;#242; soltanto alle chiese monumentali: i frati Benedettini ebbero un ruolo fondamentale nell’affermazione dell’olivicoltura, introdotta in Liguria dagli antichi Romani, ma abbandonata con il crollo dell’Impero. Furono i monaci di Taggia a riprendere la coltivazione degli ulivi, determinando la nascita della specie taggiasca e costruendo sulle ripide colline dei muri di pietra a secco che consentirono la creazione delle tipiche “fasce”, ovvero le terrazze formate da strisce di terra pianeggiante. Nel corso del secolo XI nacquero le prime coltivazioni intensive e negli atti notarili si inizi&amp;amp;#242; a parlare di “vineis, ficetis, olivetis”, cio&amp;amp;#232; anche di uliveti. Il territorio dianese divenne il cuore di queste nobili attivit&amp;amp;#224; agricole e sono noti diversi documenti del Trecento che regolamentavano il lavoro dei frantoi e il commercio di olio. 

La nostra gita continua seguendo l’evolversi della storia, e ci porta dritto dritto nel 1537, presso l’unico frantoio sopravissuto nelle condizioni originali tra quelli situati sulle rive dell’Evigno. Dopo aver percorso un tratto di strada costeggiata da ulivi, giungiamo nell’ampio parcheggio del pub “The Water Wheel”, ed ecco che inizia il nostro viaggio mozzafiato nel viaggio. Un’autentica cabina telefonica rossa inglese posizionata vicino all’entrata immersa nei fiori &amp;amp;#232; il simbolo della storia di questo locale che nasce dalla connessione tra tre Paesi: l’Italia, l’Inghilterra e il Sud Africa. Un racconto emozionante narrata in parte in ligure e in parte in inglese, che inizia nel lontano Cinquecento. L’antico edificio visto da fuori ha un’aria fiabesca, ma una volta dentro, si rimane letteralmente senza parole. Ad accoglierci &amp;amp;#232; il titolare Adriano Valenti che ci accompagna per un entusiasmante viaggio a ritroso nel tempo. “Questo era uno dei pi&amp;amp;#249; grandi mulini con tre grandi ruote ad acqua, in origine costruite in legno e poi in ferro, due per la produzione di olio e una per la macina del grano”, ci spiega mentre ammiriamo a bocca aperta le antiche presse e le macine giunte a noi nelle condizioni originali. Il signor Adriano ci porta a vedere le gigantesche ruote situate all’esterno dell’edificio, tuttora in grado di funzionare, e ci mostra le salette intime, ricavate negli spazi un tempo riservati alle varie fasi della produzione dell’olio, e oggi arredate in perfetto stile da Irish Pub. Le vecchie botti di olio hanno ceduto il loro posto alle botti di birra, e il miracolo di poter vedere tuttora in queste splendide condizioni l’antico frantoio, si deve al fatto che qualche decennio fa le sue sorti s’intrecciarono con i progetti di Edward Ring, un signore inglese che si era innamorato di questo luogo suggestivo. Il signor Adriano ci mostra le foto d’epoca in cui si vede il frantoio in rovine prima della ristrutturazione. “Dopo aver recuperato l’edificio, lo adibirono a ristorante e inizialmente solo uno spazio pi&amp;amp;#249; riparato all’interno era destinato a pub. Poi, col tempo le cose cambiarono e il pub divenne l’attivit&amp;amp;#224; principale.” Dopo la morte del signor Edward, ventidue anni fa, il locale &amp;amp;#232; stato rilevato dall’attuale titolare, ed &amp;amp;#232; iniziata cos&amp;amp;#236; la fase italo-sudafricana della storia, date le origini del signor Valenti, di madre sudafricana e di padre italiano di famiglia istriana. 
Questo interessante incontro tra culture diverse si rispecchia anche nel men&amp;amp;#249;, in parte ispirato alla “Rainbow Nation” multiculturale del Sud Africa. Anche le ordinazioni sono organizzate secondo il sistema anglosassone: si va al banco per ordinare da bere, si paga e si torna al proprio tavolo con i boccali o con i bicchieri traboccanti di birra. E che birre! Tra l’immancabile Guinness, la scozzese Tennent’s Super doppio malto o la Cider, ovvero il sidro di mele, c’&amp;amp;#232; una vasta scelta di birre alla spina, ma &amp;amp;#232; molto ricca anche la carta delle birre in bottiglia, divise in bionde, rosse e speciali. 
Dopo aver fatto le nostre ordinazioni ci accomodiamo a un tavolo illuminato da un’originalissima tromba trasformata in lampada e poco dopo arrivano i nostri piatti sfiziosi. Non potevamo rinunciare a fare un tuffo nei sapori internazionali, cos&amp;amp;#236; eccoci a gustare un bel curry &amp;amp;amp; rice, una specialit&amp;amp;#224; indiana un po’ piccante: riso con spezzatino di pollo e bovino. Alcuni di noi scelgono la Rump Steak di bovino con patatine, ma piacciono molto anche le rostelle con focaccia, le grigliate miste di carne e i gamberoni alla graticola con patatine. Oltre alle specialit&amp;amp;#224; alla griglia, sono ottime anche le pizze e le focacce preparate nel forno a legna. Tra le innumerevoli variet&amp;amp;#224; assaggiamo la focaccia “Adriano”, con gorgonzola, cipolla e salame piccante, la Country con crudo, pomodoro fresco, mozzarella e rucola, e la rustica con porcini, salsiccia e mozzarella. Tra le pizze la nostra prediletta &amp;amp;#232; ovviamente la “Water Wheel”, con prosciutto, carciofi, funghi, tonno, wurstel e uova. Infine, cediamo anche alle dolci tentazioni dei dessert fatti in casa, tra cui il tiramis&amp;amp;#249; e il waffel. 
Nella canzone “Watching the Wheels”, “Guardando le ruote”, John Lennon utilizzava l’immagine delle ruote per parlare della circolarit&amp;amp;#224; dell’esistenza in una chiave meditativa. Dopo aver scoperto questo straordinario luogo, in cui le ruote ad acqua hanno segnato ogni momento della storia, siamo certi che torneremo ancora qui tante volte per rivivere l’atmosfera unica sprigionata dalle ruote e dalle macine plurisecolari, passando dei momenti in allegria davanti a un buon piatto e una bella birra. 

Francesca Bertha 
www.italiastory.com

PER INFORMAZIONI:
www.comune.dianosanpietro.im.it
www.thewaterwheel.com
The Water Wheel
Via Trinit&amp;amp;#224;, 6 Diano San Pietro (IM)
0183/429123
chiuso luned&amp;amp;#236;&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12161.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Il fascino senza tempo di un frantoio del Cinquecento: una giornata a Diano San Pietro&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 01 Jul 2014 17:19:19 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12161.ashx</guid></item><item><title>Torri, velieri e buona tavola: una giornata fuori dalle righe a Savona, Savona, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12156.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12156.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12156/129416.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una gita a Savona non pu&amp;amp;#242; che iniziare, almeno idealmente, sulla rotta dei grandi navigatori che secoli fa  erano partiti da questo porto verso mete esotiche. Se avessimo vissuto qualche centinaio di anni fa, per il nostro viaggio avremmo forse utilizzato le carte nautiche che Leon Pancaldo, il famoso navigatore savonese disegn&amp;amp;#242; durante la prima circumnavigazione del mondo, compiuta da Ferdinando Magellano a partire dal 1519. Oggi, anche se si arriva a Savona in auto, si incontra subito il celebre marinaio che accompagn&amp;amp;#242; Magellano nella difficile impresa, e il cui diario di bordo, chiamato il “Roteiro”, resta un documento storico preziosissimo. Infatti, uno dei monumenti simbolo della citt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; dedicato proprio a lui: si tratta della Torre Leon Pancaldo, anticamente chiamata Torre della Quarda, citata per la prima volta nel 1392. A sorvegliare il porto &amp;amp;#232; anche la scultura del Marinaio di Renata Cuneo, mentre dall’altro lato della Darsena scopriamo addirittura una dolcissima Sirena dormiente, adagiata su un giaciglio di reti da pesca, opera in bronzo dello scultore Giampaolo Parini. 
Poco distante dal porto visitiamo l’imponente Fortezza del Priamar, piena di fascino misterioso. Sita sull’omonima collina naturale di fronte al mare, fu edificata nel 1542 dalla Repubblica di Genova per difendere la citt&amp;amp;#224; dai frequenti attacchi pirateschi dell’epoca. Per costruire il forte, i genovesi “sfrattarono” diversi edifici religiosi all’epoca esistenti sul promontorio del Priamar, perfino la pi&amp;amp;#249; antica confraternita di Savona, esistente dal 1260, che di conseguenza si trasfer&amp;amp;#236; nel luogo dove si trova oggi, presso l’Oratorio di Nostra Signora di Castello in Piazza Sisto IV, vicino al Comune.
Tornando alla Torre Pancaldo, ci addentriamo nel centro storico percorrendo la centralissima via Paleocapa, tutta fiancheggiata da portici. Raggiungiamo cos&amp;amp;#236; la zona forse pi&amp;amp;#249; caratteristica della citt&amp;amp;#224;, che si sviluppa intorno a via Pia, l’arteria pi&amp;amp;#249; importante e pi&amp;amp;#249; antica del centro storico medievale. Affiancata da antichi palazzi nobiliari, alcuni dei quali adornati da portali marmorei, la via ha un fascino senza tempo dove botteghe colorate, negozietti vivaci ed edifici di grande rilievo storico convivono armoniosamente richiamando le atmosfere dei tempi che furono. Sulla sinistra di via Pia ammiriamo la chiesa di Sant’Andrea in piazza Chiabrera, e poco pi&amp;amp;#249; in l&amp;amp;#224;, il Palazzo Pozzobonello che ospita la pinacoteca civica all’interno della quale &amp;amp;#232; anche conservata un’importante raccolta di ceramiche savonesi dei secoli XVI e XVII. 
Girando per le caratteristiche vie, scopriamo un’infinit&amp;amp;#224; di cose curiose, tra cui il fatto che il sapone prende il nome proprio dal toponimo Savona. Stando alla leggenda, fu proprio la moglie di un pescatore savonese a scoprire fortuitamente il sapone, facendo bollire assieme olio d’oliva e lisciva di soda. 
In fondo a via Pia si apre la tipica piazza della Maddalena e piazza della Rovere, la prima con il palazzo Multedo, e la seconda con l’imponente Palazzo della Rovere, fatto costruire nel Rinascimento dal pontefice Giulio II, nativo di Savona. Raggiungiamo cos&amp;amp;#236; la torre del Brandale, originaria del XII secolo, nella cui cella campanaria &amp;amp;#232; la “campanassa”, erede della vecchia campana medievale, a scandire il tempo. Il suo suono rimbalza tra le poco distanti e sempre medioevali torri Riario e Corsi. Risalendo da qui per brevi vicoli, arriviamo alla meravigliosa Cattedrale di Maria Assunta e all’adiacente Cappella Sistina. 
La Cappella Sistina savonese, che oggi ospita spesso degli incontri culturali, fu costruita nel 1481, anno in cui terminarono i lavori della celebre cappella situata in Vaticano, affrescata magnificamente dal Michelangelo. Entrambe le cappelle nacquero per volont&amp;amp;#224; di Papa Sisto IV, da cui prendono il nome. Nato nel 1414 a Pecorile, una vicina frazione di Celle Ligure, Francesco della Rovere, divenuto Sisto IV nel 1471, fu il primo papa savonese della storia, seguito successivamente da suo nipote Papa Giulio II. 
Restiamo nella storica via Pia anche per cena, e attratti dal suo nome e dal men&amp;amp;#249; riportato su una lavagna davanti all’ingresso, scegliamo il Bistrot Fuori dalle Righe. Ad accoglierci con grande gentilezza nelle sale luminose, in cui l’eleganza del palazzo storico con le volte si sposa con il tocco moderno, informale e solare dell’arredamento, &amp;amp;#232; la titolare Rosanna Oliva, instancabile chef e ideatrice di questo ristorante “fuori dalle righe”, appunto. Aperto nel novembre scorso, il locale ha una filosofia molto chiara che viene apprezzata dai clienti. “Nei nuovi bistrot non ci sono “sacerdoti”, bens&amp;amp;#236; dei cuochi che portano avanti un dialogo educato con la tradizione, mettendo in primo piano gli ingredienti, sempre eccellenti e ricercati. Abbiamo un men&amp;amp;#249; ristretto, di 6-7 piatti che cambiano spessissimo e di cui alcuni sono sempre vegani o vegetariani. Seguo molto la stagionalit&amp;amp;#224; sia nella scelta delle verdure che in quella del pesce, elaborando piatti della cucina tradizionale regionale con un tocco di fantasia che li renda attuali. C’&amp;amp;#232; una sempre crescente richiesta di piatti vegetariani e vegani, ma da noi si possono trovare anche delle specialit&amp;amp;#224; classiche di carne o di pesce”, ci spiega la signora Rosanna. 
Qualit&amp;amp;#224; senza fronzoli, piatti naturali, sani e gustosi, prezzi abbordabili, vini eccellenti di produttori piccoli, atmosfere vagamente boh&amp;amp;#233;mien: un azzeccato mix di idee e di passione che fanno dimenticare il mondo ingessato di certi ristoranti vecchio stile e che fanno stare bene. 
La nostra cena inizia con una zuppa di fagioli neri con melanzane e pasta integrale, a cui facciamo seguire degli spaghetti con zucchine fresche dell’orto e pomodori Pachino. Tra i secondi piatti gustiamo le verdure al forno con tomino grigliato, mentre i nostri amici “carnivori” scelgono il pollo al curry con un timballo di riso. Non resistiamo nemmeno alle verdure ripiene alla ligure, invece le nostre amiche vegane mangiano con gusto il seitan con un’insalatina di bietole. Infine, cediamo volentieri alle dolci tentazioni dei dessert fatti in casa, anch’essi originali e fantasiosi, oltre che buoni e sani: la torta alle melanzane candite, la torta alle mele e basilico, un tiramis&amp;amp;#249; leggero al Chinotto e i biscotti e le brioches vegani.
Ci resta ancora molto da scoprire in questa bellissima citt&amp;amp;#224;, come ad esempio il Santuario di Nostra Signora della Misericordia, patrona di Savona, eretto nel 1536 a seguito di un’apparizione mariana, e dopo questa bella giornata siamo certi che seguiremo ancora volentieri le indicazioni di Leon Pancaldo per tornare presto a Savona. 

Francesca Bertha 
www.italiastory.com

PER INFORMAZIONI:
www.comune.savona.it
Bistrot Fuori Dalle Righe
Via Pia, 118R Savona
Tel.: 347/455 3233
Facebook: Fuoridallerighe
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12156.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Torri, velieri e buona tavola: una giornata fuori dalle righe a Savona&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 19 Jun 2014 17:45:18 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12156.ashx</guid></item><item><title>Arte, storia e buona tavola tra le mura del Brunelleschi: una giornata a Lastra a Signa, Lastra a Signa, Toscana</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12153.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12153.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12153/129369.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nelle pi&amp;amp;#249; importanti gallerie d’arte del mondo sono numerose le opere che ritraggono delle belle signore con in testa dei grandi cappelli di paglia rotondi e dal bordo largo. Nonostante non possiamo conoscere l’identit&amp;amp;#224; di quelle donne vissute quasi duecento anni fa, sappiamo per&amp;amp;#242; con certezza da dove provenivano i loro cappelli: dai laboratori di Lastra a Signa, citt&amp;amp;#224; nota sin dal Trecento per la produzione e il commercio della paglia. I cappelli creati con l’utilizzo di una variet&amp;amp;#224; del grano finissimo e luminoso non erano solo belli, ma anche buoni: ne sapeva qualcosa Anaide, una delle protagoniste dell’opera di Nino Rota “Il cappello di paglia di Firenze”, a cui un cavallo rub&amp;amp;#242; addirittura il cappello per mangiarselo.
Situata sulla riva dell’Arno intorno a un piccolo porto fluviale, la citt&amp;amp;#224; divenne, sin dal Medioevo, un importante centro commerciale, da cui transitavano le merci da Firenze verso Pisa e altre destinazioni. A dare il nome alla localit&amp;amp;#224; furono le cave di arenaria da cui si ricavavano le lastre di pietra sin dall’XI secolo. Oggi la sua importanza &amp;amp;#232; anche in gran parte turistica, dovuta sia alle bellezze naturali circostanti tra cui le colline del Chianti e il Parco Fluviale di Lastra a Signa, che alle sue ricchezze artistiche. La posizione strategica della citt&amp;amp;#224; fu, durante i lunghi secoli di storia, anche fonte di guerre, in quanto il borgo entr&amp;amp;#242; presto nelle mire espansionistiche di Firenze e si trov&amp;amp;#242; anche a dover contrastare gli avversari pisani e lucchesi. Per questo, sin dai tempi pi&amp;amp;#249; antichi, la citt&amp;amp;#224; si dot&amp;amp;#242; di imponenti fortificazioni, giunte a noi solo in parte. I castelli di Monte Cascioli e di Monte Orlando non sopravvissero alle tempeste della storia, possiamo invece ammirare l’antica cinta muraria, costruita in origine prima dell’anno Mille, e ricostruita nel 1377. Tra il 1424 e il 1426 fu decisivo l’apporto artistico all’opera di Filippo Brunelleschi che arricch&amp;amp;#236; la fortificazione di un apparato difensivo a sporgere, senza caditoie, il primo del genere di epoca tardo gotica conosciuto in Toscana. Sono molto ben conservati tre lati del trapezio irregolare che formava la struttura originale, cos&amp;amp;#236; come due delle tre antiche porte e ben otto torri a base quadrata. Oltre alle Mura del Brunelleschi, sono giunte a noi molto ben conservate anche quelle della frazione Malmantile, che &amp;amp;#232; uno dei borghi medievali meglio conservati della Toscana. 
Passeggiando per le antiche vie, ci capita di attraversare il Ponte Nuovo sull’Arno, che &amp;amp;#232; nuovo solo nella sua forma odierna, ma &amp;amp;#232; attestato sin dal 1120. Originariamente di legno, &amp;amp;#232; sempre stato l’unico ponte importante tra Firenze ed Empoli e come testimoniano documenti e opere d’arte, si trattava di un ponte a sette archi. Quando Brunelleschi lavor&amp;amp;#242; in citt&amp;amp;#224;, probabilmente mise mano anche all’edificio dello Spedale di Sant’Antonio, commissionato dalla corporazione Arte della Seta nel 1411. Per il suo elegante loggiato d’ingresso passarono migliaia di pellegrini e ammalati, mentre oggi l’edificio restaurato ospita iniziative culturali.  
Durante la nostra passeggiata visitiamo anche numerose splendide chiese, tra cui quella ritenuta pi&amp;amp;#249; importante dal punto di vista artistico: la Pieve di San Martino a Gangalandi. Citata per la prima volta nel 1108, la chiesa fu probabilmente la sede dove si riuniva la lega costituita dai quattro popoli che poi formarono il comune di Gangalandi, l’antico toponimo di Lastra a Signa, dal nome della famiglia che all’epoca possedeva questi territori. La chiesa &amp;amp;#232; ricchissima di preziose opere d’arte, in particolare di affreschi quattrocenteschi, mentre l’abside &amp;amp;#232; l’unica opera di Leon Battista Alberti di cui egli fu sia committente che progettista. La pieve fu costruita quando il campanile, vistosamente pendente, esisteva gi&amp;amp;#224;, e perfino le strutture dell’abside albertiana furono adattate all’inclinazione della torre campanaria che durante il suono delle campane oscilla di circa 4 cm.  
Dopo aver visitato la pieve, ci mettiamo idealmente sulle orme dei frati che vissero da queste parti intorno all’anno Mille, raggiungendo il luogo dove all’epoca sorgeva il loro convento. Arriviamo cos&amp;amp;#236; allo storico Ristorante Edy Pi&amp;amp;#249;, in via di Calcinaia, situato in una bella casa padronale costruita alla fine del 1500 sulle rovine del convento. Il bel soffitto a cassettoni, le soglie delle porte in pietra serena e la nicchia tabernacolo sono tutti dei preziosi dettagli che ci riportano indietro nel tempo a scoprire un mondo pieno di fascino. Accomodandoci nella sala ristrutturata con eleganza, scambiamo quattro chiacchiere con la signora Miriam, che gestisce il ristorante insieme al marito Jonathan. “Il Ristorante Edy nasce nel 1961 in piazza Savonarola nel centro di Firenze. I proprietari erano mia madre Edy Lorenzini e mio padre Mario Luigi Bonaccorsi. I piatti genuini, ma fantasiosi che trovavano origine nella cucina toscana tradizionale preparati da mia madre riscuotevano grande successo e lei &amp;amp;#232; stata incoronata addirittura “Regina del Fungo” di Firenze, fama avallata anche da degli spot pubblicitari proiettati nel cinema Cavour. Grazie all’arte culinaria della mia mamma, il ristorante era entrato perfino nel prestigioso Club del Buongustaio”, ci racconta la signora Miriam. Dopo un periodo di chiusura, il locale ha riaperto nel 1988 nella sede attuale, particolarmente adatta anche per feste e cerimonie. I sapori della tradizione sono tuttora determinanti, e vengono esaltati dall’appassionata ricerca dei piatti autentici, che talvolta vengono rivisitati secondo i gusti pi&amp;amp;#249; leggeri di oggi. Le materie prime sono sempre freschissime e di qualit&amp;amp;#224; eccellente. “Certi piatti si trovano tutto l’anno, altri invece cambiano secondo le stagioni. Il fiore all’occhiello del ristorante &amp;amp;#232; la grande griglia sul legno d’olivo, sulla quale cuociono le migliori carni tra cui la bistecca alla fiornetina”, ci fa ingolosire Miriam. 
Iniziamo con dei crostini con varie salse come quella di fegatini di pollo e capperi e quella di funghi. Assaggiamo anche alcune fette di un ottimo lardo di Colonnata e a seguire, il piatto forse pi&amp;amp;#249; famoso della cucina contadina: la panzanella, ottenuta mescolando pezzettini di ortaggi e pane raffermo bagnato in acqua e aceto. Continuiamo con degli squisiti primi di pasta fresca fatta in casa, tra cui i fusilli conditi con pomodori passati cucinati con aglio e peperoncino fresco piccante a cui a fine cottura viene aggiunto un miscuglio di erbe aromatiche. Piacciono molto anche le pappardelle al sugo di anatra, funghi e pomodoro. Alcuni di noi non resistono invece a un gustoso e saziante piatto di farro. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini toscani scelti tra circa duecento etichette sia del territorio che nazionali. Il clou della cena sono sicuramente le pietanze di carne, vera specialit&amp;amp;#224; del locale. Eccoci allora a gustare una meravigliosa fiorentina cotta sulla brace di legno d’olivo e servita in tavola sul bracere affinch&amp;amp;#233; non si raffreddi. Una parte del nostro gruppo opta per la bistecca cotta sulla griglia, presentata come una tagliata e cosparsa di una salsa di erbe aromatiche, ma anche il coniglio preparato con aromi e vino bianco riscuote grande successo. 
La nostra giornata a Lastra a Signa si conclude tra le dolci tentazioni dei dessert fatti in casa tra cui la morbida bavarese preparata con l’aggiunta di polpa di pesche e servita con una salsa di fragoline e fragoloni passati, e la sfoglia di mele con cannella e marmellata di pesche: dolci ricordi che ci riporteranno qui presto per nuove gite all’insegna delle autentiche atmosfere toscane.

Testo: Francesca Bertha
Consulenza e fotografie: Lorenzo Lotti

PER INFORMAZIONI:
www.comune.lastra-a-signa.fi.it
www.edypiu.it
Ristorante Edy Pi&amp;amp;#249; 
Via di Calcinaia, 94 Lastra a Signa
055/8724562 &lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12153.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Arte, storia e buona tavola tra le mura del Brunelleschi: una giornata a Lastra a Signa&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 10 Jun 2014 12:22:55 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12153.ashx</guid></item><item><title>paesi e Sapori - Il raduno del gusto a Ovada (AL) 31 maggio - 1 giugno 2014, ovada, piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12144.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12144.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12144/129072.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PAESI E SAPORI
OVADA (Alessandria) 31 Maggio – 1 Giugno 2014

Passeggiando o in moto, tutte le strade conducono 
alla buona tavola delle colline ovadesi


Dopo l’enorme successo delle passate edizioni, ritorna il vivace “raduno del gusto” in Piazza Martiri della Benedicta delle Pro Loco e delle Associazioni dell’Ovadese, durante il quale sar&amp;amp;#224; possibile fare un primo assaggio delle pi&amp;amp;#249; interessanti feste e sagre estive e conoscere le tante attrattive culinarie che il territorio dell’Alto Monferrato offre. 

Nei giorni di sabato 31 maggio e domenica 1 giugno 2014 si svolger&amp;amp;#224; la decima edizione della rassegna enogastronomica Paesi e Sapori. Durante la manifestazione ognuna delle Proloco e Associazioni partecipanti proporr&amp;amp;#224; un piatto tipico, promuovendo cos&amp;amp;#236;, con il linguaggio universale del gusto il territorio e le sagre che si terranno nella zona durante il periodo estivo. 

Verso le ore 18.00 di sabato 31 Maggio 2014 si apriranno gli stand e i visitatori potranno degustare le numerose portate, accompagnate dai vini locali, in particolare dal Dolcetto D.O.C. e dall’OVADA D.O.C.G. La festa inizier&amp;amp;#224; per&amp;amp;#242; gi&amp;amp;#224; nel pomeriggio, con le bancarelle nel centro storico di “Sbanca il Banco”. Dalle ore 21.00 sar&amp;amp;#224; Cerot e la Soul T Band a intrattenere il pubblico con il suo spettacolo musicale.

Gli stand gastronomici aspetteranno tutti anche durante la giornata di domenica, sia a pranzo che a cena. Visto che quest’anno la manifestazione &amp;amp;#232; stata posticipata e anche il giorno successivo alla serata conclusiva &amp;amp;#232; festivo (luned&amp;amp;#236; 2 giugno), sar&amp;amp;#224; possibile sfruttare appieno anche la serata domenicale. 

A dare il via al programma domenicale sar&amp;amp;#224; il raduno “MotorinOvada”. Gli stand gastronomici riapriranno alle 12.00 per il pranzo e alle 18.00 per la cena. Nel pomeriggio continuer&amp;amp;#224; “Sbanca il Banco” nel centro storico, e dalle 21.00 il divertimento sar&amp;amp;#224; assicurato grazie al programma di musica e ballo “Oasi Latina”.



Ovada e i comuni dell’ovadese si trovano in una zona singolare, al confine tra la Liguria e il Piemonte. Questa caratteristica geografica e storica della zona si rispecchia anche nelle sue tradizioni culinarie, che sono una vera e propria unione tra queste due meravigliose terre. Le specialit&amp;amp;#224; monferrine si abbinano cos&amp;amp;#236; ai deliziosi piatti di cucina povera ligure, come ad esempio la farinata. 
Tra gli antipasti della zona i pi&amp;amp;#249; importanti sono le verdure in bagna caoda, la carne cruda battuta al coltello, le acciughe in salsa verde, il vitello tonnato, le insalate di funghi freschi e gli immancabili salumi. 
A seguire, sono gli agnolotti a farla da padroni tra i primi piatti, di sfoglia sottile con il ripieno a base di carne e, ovviamente, la borragine, da consumarsi con il sugo o “bianchi” in una tazza fumante di vino Dolcetto d’Ovada. 
Altri piatti tipici dell’ovadese sono i ravioli alle verdure, tajarin ai funghi, la peirbureira di Rocca Grimalda, la polenta condita in vari modi, una volta piatto unico e oggi nuovamente ricercata. Nel periodo pasquale sono irrinunciabili gli andarini, piccolissimi gnocchi di farina da consumarsi in brodo. In stagione i funghi preparati e cucinati in vari modi dominano i secondi piatti. Ad essi si aggiungono il bollito misto, la selvaggina, gli arrosti, le torte verdi con erbe selvatiche, cime ripiene, il cappone bollito con salsa verde, il fritto misto alla piemontese.

Tutte le bont&amp;amp;#224; che si potranno gustare:

Pro Loco Battagliosi/Albareto – Fiazein (focaccino all’antica)
Pro Loco Carpeneto – Salamini al Dolcetto
Pro Loco Cassinelle – Rosticciata mista con patate
Pro Loco Cimaferle – Focaccia al formaggio
Pro Loco Costa e Leonessa – Frittelle e patatine fritte
Pro Loco Montaldo Bormida – Farinata
Pro Loco Ovada – Bar e gelati
Pro Loco Santuario delle Rocche – Tomino alla piastra con speck
Pro Loco Trisobbio – Piadine di polenta farcite
ANSPI Oratorio Silvano d’Orba – Dolci casalinghi
ASD Ovada In Sport – Lasagne al forno
ASD Tagliolese CCRT – Agnolotti
Croce Verde Ovadese Onlus - Testaroli
Polisportiva Rocca Grimalda – Lasagne nella Peirbureira


Evento collaterale:

MotorinOvada
Durante la giornata di Domenica si svolger&amp;amp;#224; anche MotorinOvada, 6&amp;amp;#176; Raduno di Ciclomotori d’epoca a rullo, monomarcia, turismo, scooter, sportivi e fuoristrada immatricolati entro il 1990.

Programma:

ore 9:00  apertura iscrizioni
ore 11:00 partenza per giro turistico
ore 11:30 sosta per aperitivo presso S.A.O.M.S. di Costa di Ovada
ore 12:15 Finto Gran Premio Fondo Valle
ore 13:00 Pranzo presso gli stand di “Paesi e Sapori”
Nel pomeriggio:  Guide acrobatiche: gimkana, gara di rallentamento
                              Premiazione e saluti


PER INFORMAZIONI:

www.prolocoovada.it
iat@comune.ovada.al.it
Ufficio Iat Ovada 0143/821043
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12144.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;paesi e Sapori - Il raduno del gusto a Ovada (AL) 31 maggio - 1 giugno 2014&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 27 May 2014 19:02:29 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12144.ashx</guid></item><item><title>Vista sul golfo da un mare di ulivi: un weekend di relax a Diano Marina, Diano Marina, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12147.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12147.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12147/129188.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una radura sacra delimitata da un bosco: ai primi viaggiatori che millenni fa giunsero sul territorio dell’attuale Diano Marina, il luogo apparve cos&amp;amp;#236;. Lo testimonia l’antico toponimo, “Lucus Bormani”, dedicato al dio Bormanus, legato al culto delle acque calde sorgive. Se oggi la citt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; tra le mete pi&amp;amp;#249; amate dai turisti italiani e stranieri, la sua vocazione in tal senso non &amp;amp;#232; per&amp;amp;#242; affatto recente. Gi&amp;amp;#224; in epoca romana infatti, la mansio situata tra Capo Berta e Capo Cervo, fungeva da stazione di sosta lungo la via Iulia Augusta, realizzata per facilitare i collegamenti tra la pianura padana e la Gallia meridionale. 
Con gli antichi Romani il dio Bormanus cedette il posto alla dea Diana, protettrice dei cacciatori, e nacque cos&amp;amp;#236; il castrum Diani, ovvero l’attuale Diano Castello. Feudo dei marchesi di Clavesana per oltre un secolo, in epoca medievale fu il centro pi&amp;amp;#249; importante della vallata, e l’unico fortificato. Nel 1199 venne istituita la Communitas Diani che univa i paesi delle valli dianesi, compresa l’attuale Diano Marina. 
Mentre percorriamo la strada di circa due chilometri e mezzo che dalla costa ci porta alla nostra dimora per questo weekend, curva dopo curva ammiriamo degli splendidi panorami che si aprono sui borghi storici immersi tra uliveti e colline fiorite in un tripudio di colori e profumi. Raggiungiamo cos&amp;amp;#236; la frazione forse pi&amp;amp;#249; antica di Diano, Serreta, dove sono stati rinvenuti strumenti risalenti al Paleolitico, utilizzati da gruppi di cacciatori-raccoglitori che all’epoca popolavano il territorio e probabilmente erano incantati dalla bellezza del paesaggio esattamente come noi. 
Abbiamo scelto l’Hotel Ristorante Liliana dopo aver letto numerose recensioni favorevoli su Tripadvisor, le quali enfatizzavano la comodit&amp;amp;#224; dell’albergo e l’eccellenza sia del servizio che della cucina. Lasciamo l’auto nello spazioso parcheggio privato sotto i pini e prendiamo possesso delle nostre camere. Ci sentiamo come in una grande villa: ogni stanza (l’albergo ne ha ben 40 tra doppie, triple e familiari, distribuite tra l’edificio centrale e la dependance situata di fronte) &amp;amp;#232; dotata di terrazzo o di giardino, e ci si pu&amp;amp;#242; rinfrescare nella splendida piscina con servizio bar, incastonata in una tipica “fascia” ligure soleggiata dall’alba al tramonto. “Un’isola di tranquillit&amp;amp;#224; in un mare di ulivi” recita il motto dell’hotel, e lo troviamo azzeccatissimo: le nostre camere hanno tutte le comodit&amp;amp;#224;, dalla TV satellitare alla cassaforte, fino all’aria condizionata, mentre il terrazzo, con una splendida vista sul mare, &amp;amp;#232; come una piccola oasi. Si trova benissimo anche Bobby, il cagnolino della nostra amica: presso la struttura, infatti, anche gli amici a quattro zampe sono i benvenuti. 
Dopo esserci rinfrescati, partiamo alla scoperta di Serreta dove una breve passeggiata tra limoni, ulivi e fiori ci conduce alla chiesa di Sant’Anna. Riprendendo l’auto, raggiungiamo la costa, compiendo un percorso virtuale nella storia marinara della citt&amp;amp;#224; che per lunghi secoli fece parte della Repubblica di Genova e si distinse come vivace centro economico e commerciale, principalmente grazie al pregiato olio d’oliva della riviera di Ponente. Ma la lunghissima tradizione marinara dianese &amp;amp;#232; anche testimoniata dal relitto di una nave romana, scoperto nel Golfo di Diano Marina nel 1975. Si tratta di una nave proveniente dalla Spagna, che trasportava quattordici grandi “dolia”, delle giare di terracotta contenenti ciascuna da mille e tremila litri di vino.
In centro visitiamo delle bellissime chiese, tra cui la parrocchiale di Sant’Antonio, situata sul lungomare. Sul luogo sorgeva un edificio religioso gi&amp;amp;#224; nel Trecento e durante degli scavi fu anche scoperto un sagrato seicentesco realizzato con ciottoli marini bianchi e neri in tipico stile ligure.
Adiacente al porto, visitiamo l’Oratorio della santissima Annunziata, di costruzione medievale, mentre risale invece al XVII secolo la barocca chiesa di Sant’Anna, eretta dalla famiglia Casalmiglia. Il quartiere Sant’Anna &amp;amp;#232; noto ai turisti di tutto il mondo grazie alle sue spiagge dalla sabbia finissima e dal mare estremamente pulito. Luoghi di vacanza che hanno ispirato diverse canzoni divenute famose: nel 1988 Bruno Lauzi ha dedicato alla citt&amp;amp;#224; le note di “Diano Marina”, mentre negli anni ’60 spopolava la melodia cantata da Giorgio Santiano: “Arrivederci a Diano Marina, bella straniera Auf wiedersehen, al tuo paese virai col ricordo del sol di Diano che il cuor ti ha riempito di felicit&amp;amp;#224;.”
Tra i piaceri che rendono indimenticabile un soggiorno da queste parti, ci sono senza dubbio quelli della buona tavola. Ritornando all’Hotel Ristorante Liliana con un discreto languorino, ci abbandoniamo alle gioie del palato seduti nell’ampia e luminosissima sala con vista sul Golfo di Diano Marina, ideale anche per cerimonie e feste. Mentre iniziamo ad assaggiare il ricco antipasto ligure con verdure ripiene e torte verdi, oltre a degli squisiti antipasti di mare, scambiamo quattro chiacchiere con i titolari. 
“A fondare la struttura nel 1961 &amp;amp;#232; stata mia madre, Liliana, che &amp;amp;#232; tuttora l’anima instancabile della cucina. Negli anni ci siamo ingranditi e siamo sempre pieni di progetti anche per il futuro. Oggi, oltre a mia mamma e mio padre Renzo, a gestire l’hotel siamo io e mia moglie Chrystel”, ci spiega il signor Silvano. “Il nostro staff si completa con Elena, la segretaria, con Roberto chef di sala e con Luigi il bagnino.”
Continuiamo con i buonissimi ravioli fatti in casa (come tutta la pasta fresca), con delle lasagne molto fini, condite col pesto di Diano Marina e con i tagliolini ai limoni freschi di Serreta. “Nelle nostre specialit&amp;amp;#224; utilizziamo molte verdure del nostro giardino oppure a km zero. Per valorizzare i prodotti del territorio abbiamo anche creato un piccolo gruppo chiamato “Tra cielo e mare” che oltre alla nostra struttura comprende l’azienda vitivinicola Poggio dei Gorleri e l’olivicultura Ardissone Nicol&amp;amp;#242; e Figlio”, ci spiega il signor Silvano. Infatti, abbiamo il piacere di degustare sia l’ottimo olio Ardissone che il Vermentino, il Pigato e l’Ormeasco del Poggio dei Gorleri con cui annaffiamo le bont&amp;amp;#224; che si susseguono sul nostro tavolo. Proseguiamo con il coniglio al Vermentino, mentre domenica assaggeremo una specialit&amp;amp;#224; che deve essere uno spettacolo: il gran cosciotto al forno, da 10-12 chili, che viene tagliato davanti ai clienti. 
Infine, cediamo volentieri alle dolci tentazioni della casa, tra cui in primis il “Dolce della Casa” con amaretto e pesca sciroppata, un dessert richiestissimo da ben cinquant’anni. Gustiamo anche un bel tiramis&amp;amp;#249; alle fragole e alla fine, con il caff&amp;amp;#232;, l’Oliviero, un digestivo fatto in casa con le foglie d’oliva. 
Il “Sol di Diano”, come dice la canzone, ha riempito di felicit&amp;amp;#224; anche i nostri cuori e sar&amp;amp;#224; sempre una grande gioia ritornare qui, ancora ospiti dell’Hotel Ristorante Liliana, un luogo dove si pu&amp;amp;#242; conoscere e apprezzare anche l’anima di queste terre dalla bellezza magica.  

Francesca Bertha
www.italiastory.com
 
PER INFORMAZIONI:
www.comune.diano-marina.imperia.it
www.hotel-liliana.com
Hotel Ristorante Liliana
Strada Serreta Imperia, fraz. Serreta, Diano Marina (IM)
Tel.: 0183/494743
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12147.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Vista sul golfo da un mare di ulivi: un weekend di relax a Diano Marina&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 02 Jun 2014 18:17:27 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12147.ashx</guid></item><item><title>Gita al fiume, tra storia, arte e buona tavola: una giornata a Palazzolo Sull&amp;#39;Oglio, Palazzolo Sull&amp;#39;Oglio, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12146.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12146.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12146/129173.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se, alzando lo sguardo, vedete la torre a sezione circolare pi&amp;amp;#249; alta d’Italia, potete essere certi: siete a Palazzolo Sull’Oglio, una delle localit&amp;amp;#224; pi&amp;amp;#249; antiche della Lombardia, situata a met&amp;amp;#224; strada tra Brescia e Bergamo. Alta ben 91,8 metri, la Torre del Popolo, nota anche come la torre di San Fedele, visto che in cima campeggia una statua del patrono della citt&amp;amp;#224;, &amp;amp;#232; il primo monumento che si nota da qualsiasi parte si osservi lo skyline di Palazzolo, e cos&amp;amp;#236; anche la nostra passeggiata alla scoperta del centro diventa un itinerario alla “conquista” della torre. 
La citt&amp;amp;#224;, che durante l’Impero Romano si chiamava Palatium, e solo dal 1862 si distingue da altre localit&amp;amp;#224; omonime con l’indicazione “sull’Oglio”, si sviluppa sulle rive del fiume che scorre attraversando il centro. L’Oglio &amp;amp;#232; anche una delle maggiori attrazioni naturalistiche della zona, e il suo esteso parco &amp;amp;#232; amatissimo sia dai turisti che dalle persone del posto che praticano vari sport, dal trekking alla canoa. In citt&amp;amp;#224; invece, le acque dell’Oglio sono la gioia dei pescatori con l’amo, uno dei quali riesce a prendere un pesce proprio nel momento in cui arriviamo noi. Il fiume ha determinato, sin dall’antichit&amp;amp;#224;, l’evoluzione del territorio palazzolese ed &amp;amp;#232; stato anche oggetto di contesa durante il Medioevo. Lo splendido ponte romano in pieno centro &amp;amp;#232; testimone dei tempi dell’Impero quando l’antico comune fu luogo di transito sulla strada Brixia- Mediolanum, la cosiddetta via Gallica. Costruito probabilmente tra il IV e il V secolo, in un tratto del fiume in cui durante i tempi di magra si formavano diversi isolotti, originariamente il ponte era dotato di quattro pilastri e cinque archi, ed era a schiena d’asino. In epoca medievale nacquero degli scontri tra il centro abitato palazzolese e il borgo fortificato di Mura, situato sull’altra sponda dell’Oglio, per via del controllo del fiume. I contrasti vennero risolti con l’unificazione dei due borghi con la Pace di Mura, siglata nel 1192, che diede vita al comune attuale. A testiomiare quei tempi, &amp;amp;#232; giunta a noi la Torre rotonda di Mura, nota anche come il Torrione, alta 25 metri e costruita tra l’VIII e il IX secolo. Possiamo inoltre ammirare la Rocchetta di Mura, ovvero la “Rocha Parva”, che si trova dirimpetto al ponte romano e rappresenta ci&amp;amp;#242; che rimane del castello della frazione di Mura.
Durante la nostra passeggiata ammiriamo anche diverse bellissime chiese i cui campanili, che si ergono sopra i tetti color ruggine delle case, contribuiscono a comporre il panorama pittoresco della citt&amp;amp;#224;. Per prima visitiamo la settecentesca chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, e dopo, raggiungendo via Santissima Trinit&amp;amp;#224;, il Santuario della Madonna di Lourdes. Lo stupendo edificio religioso, che richiama lo stile della basilica di Nostra Signora di Lourdes, venne aperto ai fedeli nel 1889. E’ invece ormai sconsacrata, ma sempre intrisa delle atmosfere suggestive delle chiese antichissime la Vecchia Pieve, dedicata al patrono Fedele di Como. La chiesa, costruita nel XV secolo su un edificio preesistente dei secoli VIII e IX, oggi &amp;amp;#232; utilizzata coma Auditorium per eventi culturali. 
A condurci verso la nostra meta iniziale, il “faro” della citt&amp;amp;#224; che aiuta a orientarsi anche con il suo concerto di ben dodici campane ambrosiane in La grave, &amp;amp;#232; una salita panoramica che porta alla Rocca Magna, ed ecco che di torri ne troviamo altre quattro. Si tratta delle torri rotonde Mirabella, Ruellina, Porta di fuori, e della Torre della Salvezza a pianta quadrata, che fungeva da mastio del castello costruito tra i secoli IX e XII. Dall’ampio cortile si accede ai camminamenti di ronda e sono tuttora percorribili anche i passaggi sotterranei alle mura della fortezza. La Torre del Popolo fu eretta tra il 1813 e il 1838 sul torrione Mirabella, e nonostante che i membri della seriola “Vetra di Chiari” si opponessero alla sua costruzione nel timore che un possibile crollo della torre potesse danneggiare il canale che irrigava i loro terreni, gode di ottima salute ed &amp;amp;#232; addirittura diventata il simbolo della citt&amp;amp;#224;.  
Dal cortile del castello, il languorino ci fa arrivare a “La Corte”, elegante ristorante situato in via San Pancrazio. Ci accomodiamo nella luminosa sala arredata con stile e gusto artistico: sulle pareti possiamo ammirare i dipinti di artisti del territorio, alle cui opere &amp;amp;#232; ispirato anche il design del men&amp;amp;#249;, mentre in un angolo fanno bella mostra di s&amp;amp;#233; un contrabbasso e un fonografo. Ad accoglierci con grande gentilezza sono i titolari Aldo Chiari e la moglie Cinzia, che gestiscono il ristorante con singolare impegno e dedizione dal 1993, aiutati ogni tanto anche da due dei quattro figli, tra cui uno pasticcere. Vedendo le pareti spesse della struttura e le belle volte, c’incuriosiamo in merito alle sue origini. “Una parte di questo edificio risale al Cinquecento, ed era una cascina fortificata che fungeva probabilmente da stazione di posta dei cavalli. Qui accanto c’era la chiatta per attraversare il fiume per andare a Brescia. Il resto dell’edificio, compresa questa sala, &amp;amp;#232; invece ottocentesco, l’ultimo rimaneggiamento avvenne nel 1835”, ci spiega il signor Aldo. “Quando, nel 1990 abbiamo preso in mano la struttura, stava per crollare. C’era un fico le cui radici attraversavano tutta la sala. Abbiamo effettuato un’accurata ristrutturazione, aprendo il ristorante tre anni dopo.”
La nostra escursione culinaria tra i sapori della cucina creativa del signor Aldo, basata principalmente su pesce e verdure, inizia con delle capesante croccanti su una deliziosa crema di zucca, un antipasto dove l’equilibrio tra gusto, profumo e colori solari incanta i sensi. I nostri amici assaggiano anche i fiori di zucchina in tempura farciti con ricotta e funghi porcini e lo sformato di patate con spada affumicaton e caviale. Il men&amp;amp;#249;, ci spiegano, cambia spesso in base alla stagionalit&amp;amp;#224; dei prodotti e si utilizza una grande variet&amp;amp;#224; di verdure fresche come l’asparago, il luppolo selvatico, le ortiche (raccolte direttamente dai titolari), i germogli e i fiori. La pasta e il pane sono fatti in casa, sempre freschi. Proseguiamo con i gustosissimi tagliolini neri con ricci, calamaretti e bottarga di ricciola, un vero tripudio di sapori, mentre il resto del gruppo apprezza molto l’accostamento dei tagliolini ai semi di papavero col tartufo. Assaggiamo anche i ravioli al bag&amp;amp;#242;ss con mandorle tostate, altro piatto che valorizza le materie prime locali. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini della Franciacorta, scelti tra le oltre 500 etichette della fornitissima cantina, ricavata a sei metri di profondit&amp;amp;#224;. Circa tremila bottiglie, anche molte etichette nazionali ed estere, tra cui i clienti possono scegliere la loro preferita. Continuiamo con i gamberoni in camicia con crostoni di polenta, altro abbinamento azzeccato e squisito che esalta il sapore fresco e delicato dei gamberoni sgusciati. Assaggiamo anche il filetto di tonno alla senape e la tagliata di branzino con carciofi, mentre i nostri amici “carnivori” optano per il filetto di vitello con fonduta di robiola e tartufo nero. 
La nostra giornata a Palazzolo Sull’Oglio si conclude con un delizioso torrone ghiacciato con olio extravergine di oliva addolcito: uno dei tanti motivi che ci faranno tornare qui in occasione di nuove gite fuori porta. 

Francesca Bertha
www.italiastory.com

PER INFORMAZIONI:
www.comune.palazzolosulloglio.bs.it
www.ilristorantelacorte.com
Ristorante La Corte
Via San Pancrazio 41/49 Palazzolo Sull’Oglio (BS)
Tel.: 030/7402136&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12146.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Gita al fiume, tra storia, arte e buona tavola: una giornata a Palazzolo Sull'Oglio&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 02 Jun 2014 18:08:11 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12146.ashx</guid></item><item><title>Una citt&amp;#224; dove sentirsi a casa: gita a Biella tra arte, storia e buona tavola, Biella, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12143.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12143.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12143/129058.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per viaggiare nel tempo, a volte &amp;amp;#232; sufficiente prendere la funicolare: arrivando a Biella, bellissima citt&amp;amp;#224; d’arte prealpina, questa &amp;amp;#232; la prima sorpresa che ci conquista. S&amp;amp;#236;, perch&amp;amp;#233; la citt&amp;amp;#224;, oltre ai suoi quartieri pianeggianti, chiamati appunto Biella Piano, e le sue frazioni dalle quali si distinuono le catene montuose mozzafiato delle Alpi biellesi, ha un centro storico situato su un’altura di 480 metri. Il Borgo medievale del Piazzo &amp;amp;#232; collegato con la parte bassa della citt&amp;amp;#224; dalla funicolare, oltre che da una serie di caratteristici vicoli, che i biellesi chiamano coste. 
Se oggi possiamo passeggiare in questo quartiere in cui ogni pietra sembra raccontare una storia lunga tanti secoli, lo dobbiamo alla decisione lungimirante di Uguccione, vescovo di Vercelli, che nel XII secolo concesse alcuni importanti privilegi, come l’amministrazione della giustizia, la macellazione delle carni e la possibilit&amp;amp;#224; di tenere un mercato settimanale, alle persone che fossero state disposte ad abitare sulla collina Piazzo. Fu cos&amp;amp;#236; che Biella inizi&amp;amp;#242; a diventare un Comune, e nel frattempo anche il vescovado si garant&amp;amp;#236; un rifugio sicuro dalle lotte tra i ghibellini vercellesi e i guelfi biellesi. Oggi la scenografica piazza Cisterna con il Palazzo Cisterna, i portici con le decorazioni in cotto e i capitelli di pietra ricordano a tutti, biellesi e turisti, una storia ricca di arte e di cultura che tuttora continua.
Durante la nostra passeggiata ammiriamo, tra l’altro, la cinquecentesca Chiesa di San Sebastiano, che conserva al suo interno delle straordinarie pitture di artisti piemontesi, mentre nel suo chiostro si trova il Museo del Territorio, dove sono esposti i reperti di una necropoli romana, oltre a delle ceramiche e dei quadri. Anche Palazzo La Marmora, con la sua alta torre ottagonale, e la bellissima facciata lunga ottanta metri, ha rappresentato una tappa suggestiva della nostra giornata biellese.
Se la provincia di Biella, in particolare la valle del fiume Elvo, sono anche famosi per un giacimento aurifero, quello della Bessa, formatosi un milione di anni fa, l’oro vero di questa citt&amp;amp;#224;, per tanti anni, &amp;amp;#232; stato la lana. Gi&amp;amp;#224; nel lontano 1245 erano inseriti negli Statuti di Biella il Collegio dei Lanaioli e quello dei Tessitori, e in epoca pi&amp;amp;#249; recente, dai primi del Settecento in avanti, con l’introduzione in lanificio di metodi di lavorazione pi&amp;amp;#249; moderni, la citt&amp;amp;#224; divenne un importante centro di produzione tessile.
Ma Biella &amp;amp;#232; anche meta del turismo religioso, grazie al Santuario di Oropa, importante luogo di culto mariano, sito nell’omonima frazione, a una dozzina di chilometri dal centro. Secondo la tradizione, il Santuario, dedicato alla Madonna Nera, &amp;amp;#232; stato fondato da Sant’Eusebio, vescovo di Vercelli, nel IV secolo.
A Biella l’arte si respira in tutte le sue forme, e infatti la citt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; anche sede di un’importante manifestazione musicale, il Biella Festival, che dal 1978 richiama cantautori e musicisti da tutta Italia, ma anche dall’estero. 
Per continuare il nostro viaggio nel tempo e nelle arti, riprendiamo la funicolare e ci spostiamo in centro, avvertendo, dopo aver camminato tanto, un discreto languorino. Raggiungiamo il Ristorante Vineria At Home, situato in via Orfanatrofio, e scopriamo subito di essere in una location storica: qui, intorno al 1500 nasceva il Monastero di Santa Caterina. Si viene avvolti dalle atmosfere suggestive del passato appena varcato il cancello: il porticato di volte a guglia del dehor richiama lo stile architettonico di secoli fa.  Dove un tempo regnava il silenzio di un convento, oggi troviamo un ambiente elegante ma informale, dall’atmosfera tranquilla e rilassante, dove anche l’accoglienza calorosa contribuisce a sentirsi come a casa propria. “At Home”, appunto: un luogo al riparo dalla calura estiva dove ritrovarsi con gli amici per fare quattro chiacchiere degustando del buon vino e assaggiando piatti sfiziosi, ma leggeri. “Per i mesi estivi, fino al 30 settembre 2014, abbiamo deciso di far cambiare volto al nostro ristorante. Per passare delle piacevoli serate in citt&amp;amp;#224; lasciando fuori dal cancello lo stress di tutti i giorni, aspettiamo tutti nel nostro fresco giardino con la vineria rinnovata. Ognuno pu&amp;amp;#242; degustare i propri vini preferiti, assaggiarne di nuovi e conoscere personalmente i produttori. Il tutto, accompagnato da sfiziosi finger food, taglieri ricchi di formaggi e salumi ricercati, assaggi delle nostre specialit&amp;amp;#224;”, ci spiega il titolare.  
Approfittando della calda serata tardo-primaverile, ci accomodiamo nel dehor e ascoltando della piacevole musica dal vivo, iniziamo a gustare dei freschi piatti estivi tra cui degli sfiziosi sformati come il timballo di Sicilia ai maccheroni e rag&amp;amp;#249; di pistacchio di Bronte, e il souffl&amp;amp;#232; di broccoli su crema di carote e cialda di parmigiano. Alcune nostre amiche non resistono alle coloratissime insalate come quella mediterranea, con gamberi, finocchio e arance o quella ellenica, con valeriana, feta, pere e pomodoro. Tra una portata e l’altra, sorseggiamo degli ottimi vini del territorio, ma anche nazionali ed esteri, scelti tra le oltre 130 etichette della fornitissima enoteca. Accompagniamo la degustazione anche con le fantasiose fette di pane condito: casereccio con bocconcini di mozzarella fior di latte, zucchine grigliate e pomodorini, o il pane tostato ai cereali con salmone norvegese, avocado e cipolla rossa di Tropea. Riscuotono grande successo anche i taglieri di salumi di produzione artigianale, e infine non resistiamo nemmeno a una selezione di formaggi d’eccellenza. 
Ora che abbiamo scoperto questo locale, ci torneremo senz’altro volentieri, anche per partecipare a delle serate con musica dal vivo e con momenti culturali e artistici e siamo sicuri: ogni volta sar&amp;amp;#224; come ritrovarci a casa di amici. 

Francesca Bertha
www.italiastory.com


PER INFORMAZIONI:
www.comune.biella.it
www.homewinefood.it
Ristorante Vineria At Home
Via Orfanatrofio, 23/A Biella
Tel.: 015/23197
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12143.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Una città dove sentirsi a casa: gita a Biella tra arte, storia e buona tavola&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Fri, 23 May 2014 17:28:14 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12143.ashx</guid></item><item><title>Un weekend con i pescatori di coralli: gita a Cervo, Cervo, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12141.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12141.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12141/129038.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le mille tonalit&amp;amp;#224; di arancione e di rosa delle case arroccate sulle pendici delle colline di fronte al mare, un caleidoscopio di colori caldi esaltati dall’interminabile azzurro del mare che fa da sottofondo: &amp;amp;#232; questo paesaggio da sogno che accoglie i turisti che oggi arrivano a Cervo, ma &amp;amp;#232; anche l’immagine che i pescatori cervesi, partiti per la pesca del corallo, conservavano nel loro cuore durante la lontananza. Ricordi arancioni e rosa per portare a casa i preziosi coralli delle stesse sfumature, da coste anche distanti come quelle della Corsica e la Tunisia, compongono l’album delle storie che resero importante Cervo sin dai tempi pi&amp;amp;#249; antichi. 
Il toponimo, che pare non abbia a che fare con l’animale (che per&amp;amp;#242; &amp;amp;#232; presente nello stemma comunale), deriva dalla parola “servo” e indicava, durante l’Impero Romano, un luogo che offriva servizi e che presto divenne un importante centro grazie alla sua posizione elevata e alla presenza di alcune sorgenti. Intorno al 950 il castrum divent&amp;amp;#242; feudo dei marchesi di Clavesana e successivamente fu racchiuso tra imponenti mura. 
Passeggiando tra i caruggi del centro, percorribili solo a piedi, si rivivono le autentiche atmosfere medievali, conservate anche attraverso un importante lavoro di ristrutturazione delle antiche abitazioni. Le caratteristiche viuzze si snodano tra un tripudio di fiori e sono puntellate di botteghe artigiane e frantoi dove si pu&amp;amp;#242; degustare l’eccellente olio degli uliveti che circondano Cervo, uno dei Comuni fondatori del circuito dei Borghi pi&amp;amp;#249; belli d’Italia. 
Arrivando in paese, lasciamo l’auto nell’ampio parcheggio della nostra dimora per questo weekend, presso la Locanda Ristorante Bellavista, nella centralissima piazza Castello. All’ingresso della struttura, una targa annuncia vicino a una meravigliosa pianta di bouganville: “Qui si mangia, si beve e si dorme”. Intenzionati a fare tutte e tre le cose, ci sistemiamo nelle nostre eleganti stanze, occupando due delle 5 doppie e la camera singola, tutte confortevoli, climatizzate e luminose. Dopo, prendiamo un caff&amp;amp;#232; e qualche bibita sul terrazzo dell’albergo da cui si ammira una vista stupenda sul mare, e partiamo alla scoperta dei monumenti del borgo. 
Per raggiungere il castello dei Clavesana ci basta attraversare la piazza, ed eccoci immersi nelle autentiche atmosfere medievali del borgo. Costruito attorno al XIII secolo, l’imponente maniero, la cui struttura ingloba anche un’antecedente torre in stile romanico, oggi &amp;amp;#232; sede del museo etnografico del Ponente ligure, mentre il piano superiore ospita delle mostre d’arte. 
Dal castello percorriamo alcune stradine colorate che ci accompagnano attraverso epoche storiche lontane, quella in cui Cervo fu feudo dei cavalieri di Malta, quella del dominio della Repubblica di Genova e quella degli attacchi dei pirati saraceni, attratti dai notevoli traffici commerciali cervesi del corallo. Raggiungiamo cos&amp;amp;#236; il monumento simbolo del borgo, la chiesa di San Giovanni Battista, conosciuta come la “chiesa dei Corallini”, perch&amp;amp;#233; eretta anche grazie ai proventi della pesca del corallo. L’edificio, costruito tra i secoli XVII e XVIII, &amp;amp;#232; il maggior monumento barocco del Ponente ligure. Nella scenografica piazza dei Corallini, antistante la chiesa, si svolge dal 1964 il prestigioso Festival Internazionale di Musica da Camera, fondato dal violinista ungherese S&amp;amp;#225;ndor V&amp;amp;#233;gh. Ogni anno, nei mesi di luglio e agosto, si esibiscono su uno dei palchi pi&amp;amp;#249; suggestivi del mondo artisti del calibro di Martha Argerich, Yehudi Menuhin o Stefano Bollani. 
Proseguendo la nostra passeggiata, da un punto panoramico notiamo il campanile della chiesa di San Nicola da Tolentino, nelle vicinanze di alcune serre dove si coltivano i fiori della Riviera, noti in tutto il mondo. La chiesa, eretta sulle rovine di un antico tempio pagano, fu la prima parrocchiale del borgo e venne ricostruita diverse volte a seguito delle ripetute distruzioni da parte dei Barbari. In centro ammiriamo anche l’ormai sconsacrato, ma suggestivo Oratorio di Santa Caterina, eretto nel XIII secolo. All’interno della chiesa romanica sono conservati diversi affreschi cinquecenteschi, tra cui uno raffigurante San Giorgio che uccide il drago.
Dopo questo bel giretto nella storia cervese, torniamo alla base, al Ristorante Bellavista con un discreto languorino. Ci accomodiamo nella veranda panoramica da cui possiamo ammirare una vista mozzafiato sul castello e sul mare. Ad accoglierci con grande simpatia &amp;amp;#232; la signora Francesca che oggi gestisce l’albergo ristorante insieme alla sorella Patrizia, continuando una tradizione famigliare pluridecennale. “A fondare la locanda sono stati i nostri genitori Rosalina e Bruno Carrara, ben 54 anni fa”, ci racconta. “Da quei tempi sono cambiate molte cose qui in paese, ma fortunatamente in meglio. Oggi c’&amp;amp;#232; una maggiore attenzione alla qualit&amp;amp;#224;, a mantenere l’ambiente pulito.” 
Ci&amp;amp;#242; che per fortuna da queste parti non &amp;amp;#232; mai cambiata, &amp;amp;#232; l’ottima qualit&amp;amp;#224; del cibo, sempre fresco, basato sulla stagionalit&amp;amp;#224; e sul pescato del giorno. “La nostra &amp;amp;#232; una cucina semplice e legata alla tradizione marinara e ai prodotti freschi dell’orto e del mare”, ci spiega la titolare mentre iniziamo ad assaggiare uno squisito antipasto: il polpo con le patate e le fantastiche acciughe fritte, vero e proprio fiore all’occhiello della casa, che attira avventori anche da lontano. Continuiamo con le irrinunciabili trofie al pesto, preparate ad arte, essendo il ristorante anche membro della Confraternita del Pesto. Alcuni di noi optano invece per gli spaghetti alla marinara. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini liguri della ricca cantina che annovera anche numerose etichette da tutta Italia. A seguire, gustiamo una ricca e buonissima frittura di pesce, anche questa &amp;amp;#232; tra le specialit&amp;amp;#224; che hanno reso famosa la cucina di questo ristorante. Una parte del nostro gruppo sceglie una bella grigliata e sono molto apprezzate anche le seppie in zimino. 
La nostra cena si conclude con la “stroscia”, dolce tipico di questa zona, simile alla sbrisolona, ma fatta con l’olio d’oliva. 
Tornare a Cervo sar&amp;amp;#224; sempre un piacere, e oltre ad assistere a dei concerti del Festival, non ci faremo certo scappare nemmeno qualcuna delle serate culinarie a tema del Ristorante Bellavista, un’occasione per scoprire dei sapori etnici o tradizionali del territorio, gustando ad esempio il cappon magro o il cinghiale in stagione.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.cervo.com
www.bellavistacervo.com
Piazza Castello, 2 Cervo (IM)
Tel.: 0183/408094
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12141.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Un weekend con i pescatori di coralli: gita a Cervo&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sun, 18 May 2014 01:23:28 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12141.ashx</guid></item><item><title>Un posticino tutto da scoprire tra fiumi, arte e buona tavola: gita a Verolanuova, Verolanuova, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12159.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12159.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12159/129471.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un concerto di ben nove campane, suonato nella morbida tonalit&amp;amp;#224; “la grave” risuona dal campanile situato nel quartiere pi&amp;amp;#249; antico della citt&amp;amp;#224;, invitando ogni giorno chi sente quelle note inconfondibili, a visitare Verolanuova. Un invito che si accetta volentieri, e che diventa un’occasione per un piacevole viaggio nel tempo tra le vie di un antico borgo immerso nella natura, una delle principali attrazioni del territorio verolese. 
Verolanuova s’inserisce nel parco sovracomunale del fiume Strone, ma &amp;amp;#232; molto amato dai turisti e dagli abitanti anche il vastissimo Parco Comunale, con i suoi 40 mila mq di verde che presenta numerosi scorci da cui ammirare un paesaggio di rara bellezza. La presenza di fiumi e rogge che solcavano un territorio caratterizzato dalla vegetazione rigogliosa fu, sin dall’antichit&amp;amp;#224;, un richiamo irresistibile per le popolazioni che si succedettero da queste parti. Se fossimo arrivati qui qualche millennio fa, al posto del viavai di ciclisti e famiglie avremmo potuto osservare delle piroghe, ovvero le imbarcazioni preistoriche che viaggiavano sui fiumi con a bordo uomini preistorici impegnati nella pesca e nelle prime, rudimentali attivit&amp;amp;#224; commerciali. 
A fondare Verolanuova, dopo lunghi secoli in cui il territorio era rimasto un luogo principalmente di transito, furono gli Ungari, creando il primo insediamento sulle rive a Nord del fiume Strone, in una posizione protetta da tre lati dal fiume stesso, e dal quarto da un terrapieno di cui si possono ancora vedere i resti. Seguendo le tortuose viuzze che si arrampicano sul terrapieno, o percorrendo via Ricurva, che accompagna le anse naturali dello Strone, si giunge nell’epoca successiva del borgo, caratterizzata dal lungo dominio dei Gambara, famiglia bavarese giunta a Verola nel 1190, anno in cui costruirono Castel Merlino dove ebbero la loro prima dimora. La dinastia, che si ricorda anche per i condottieri Alghisio e Nicol&amp;amp;#242;, diede un importante contributo alla cultura, grazie alla poetessa Veronica Gambara, vissuta nella prima met&amp;amp;#224; del Cinquecento, e al celebre pittore manierista Lattanzio.
L’imponente castello fu riedificato nell’Ottocento, ma della struttura originale resta ancora la facciata est, oltre a tre stemmi gentilizi in pietra e allo strategico fossato che circonda la fortezza. Di fronte al maniero ammiriamo l’antica chiesa Disciplina, che dalla fine del Trecento fu la prima parrocchiale della citt&amp;amp;#224;, nonch&amp;amp;#233; la cappella gentilizia dei Gambara. Al suo interno sono custodite la tomba del condottiero Nicol&amp;amp;#242; Gambara e diversi affreschi attribuiti a Lattanzio Gambara. Il suggestivo campanile, dotato sin dal 1748 di sei campane, venne restaurato nel 1980. 
Durante la nostra passeggiata verolese ammiriamo anche lo splendido Palazzo Gambara, oggi sede del Municipio, e l’ampia piazza Libert&amp;amp;#224;, luogo tradizionale del mercato dal 1529 a cui si accede da quattro ingressi e dal ponte che attraversa la roggia Gambaresca. Attraversando la piazza raggiungiamo la basilica romana minore di San Lorenzo Martire, consacrata nel 1647, al cui interno possiamo ammirare due enormi tele, opera di Gian Battista Tiepolo. 
Dopo questo lungo giro nella storia e nell’arte verolesi, decidiamo di concederci una bella cena presso un locale nuovo e gi&amp;amp;#224; molto apprezzato in citt&amp;amp;#224;: il Ristorante Al Posticino, in via Marconi. Troviamo facilmente parcheggio davanti, ed entrando ci colpisce la fresca e candida bellezza dell’ambiente. Ampi spazi bianchi e color crema arredati con gusto raffinato, in cui anche l’arte trova uno sbocco grazie alla mostra temporanea di artisti locali sulle pareti, oltre a un grande murales di parole chiave che richiamano la filosofia del ristorante: “cibo, cultura, bio, territorio, convivialit&amp;amp;#224;, armonia”. Ad accoglierci con grande gentilezza e simpatia sono i giovani titolari, Erica e suo fratello Nicola che gestiscono il locale insieme a Maurizio e al cuoco Lorenzo. “Abbiamo aperto il 12 settembre 2013 dopo un accurato lavoro di ristrutturazione, durato circa un anno e mezzo”, raccontano. L’entusiasmo e la passione uniti a delle scelte di qualit&amp;amp;#224; sono alla base della filosofia del locale. “Il men&amp;amp;#249; cambia spesso, e prepariamo tutto fresco. Il nostro concetto in cucina &amp;amp;#232; quello di non alterare i sapori, di conseguenza i nostri piatti sono quasi senza condimento. Da noi non c’&amp;amp;#232; niente di unto o di pasticciato, non usiamo la panna, per noi &amp;amp;#232; fondamentale che si senta il sapore autentico di quello che si mangia”, ci spiega Nicola. 
Alcuni di noi scelgono le ottime pizze, disponibili anche senza glutine e senza lievito. Le variet&amp;amp;#224; sono tantissime, e tra quelle che assaggiamo ci sono la pizza “Al Posticino”, inventata da Nicola, con mozzarella, scamorza, pomodorini e salmone affumicato. Piace molto anche la ricchissima pizza “Francy”, creata dalla zia di Nicola, e condita con pomodoro, mozzarella di bufala, verdure grigliate, capperi, acciughe, olive, gorgonzola, speck e prezzemolo. Sono inoltre molto gradite anche le pizze bianche, senza pomodoro, come ad es. la “Ronny”, con crema di zucca, porcini, pancetta stufata e grana in scaglie. 
Il resto del nostro gruppo, che predilige le specialit&amp;amp;#224; da ristorante, inizia con un ricco antipasto di pesce, tra cui l’insalata di gamberi e arance e il carpaccio di spada con verza ripiena. Gli amici “carnivori” scelgono invece gli affettati misti e cestino di pasta bris&amp;amp;#232; con macedonia di verdure. Tra i primi, ci facciamo conquistare tutti dai risotti, con porcini o con radicchio e gorgonzola, ma anche con cozze alla tarantina e filetti d’acciuga. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con dei vini scelti con gusto, anche di piccole aziende della Franciacorta, come ad es. il De Mald&amp;amp;#232;, di cui ci incanta anche la bottiglia, avvolta in una coloratissima etichetta dai disegni fantasiosi. Ci sono inoltre dei vini friulani, piemontesi, lombardi ed emiliani, ma anche delle birre tedesche e belghe di qualit&amp;amp;#224;. 
Proseguiamo con delle pietanze a base di carne e pesce di prima scelta, gustando delle tagliate di manzo e dei filetti di maiale, ma piacciono molto anche il fritto misto e il trancio di salmone con caponata e capelli di melanzane.
La nostra giornata verolese si conclude con le dolci tentazioni della casa a cui cediamo molto volentieri: il cuore morbido al cioccolato, il tiramis&amp;amp;#249; alle fragole, le torte preparate sapientemente da Erica e le creme sfiziose di Nicola. Anche questi dolci saranno tra quei numerosi motivi per cui torneremo ancora volentieri a Verolanuova per le nostre gite future. 

Francesca Bertha
www.italiastory.com
 
PER INFORMAZIONI:
www.comune.verolanuova.bs.it
Ristorante Pizzeria Al Posticino
Viale Guglielmo Marconi, 6 Verolanuova (BS)
Tel.: 030/9921078
Facebook: Ristorante-Pizzeria Al Posticino&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12159.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Un posticino tutto da scoprire tra fiumi, arte e buona tavola: gita a Verolanuova&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 26 Jun 2014 16:55:21 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12159.ashx</guid></item><item><title>Passeggiata con i Gonzaga tra i laghi magici: una giornata a Mantova , Mantova , Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12123.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12123.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12123/128788.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’era una volta una profetessa di nome Manto, figlia dell’indovino Tiresia. Fuggita da Tebe, dopo lungo errare, la ragazza arriv&amp;amp;#242; in una zona palustre. Presa dallo sconforto cre&amp;amp;#242; un lago con le sue lacrime, le cui acque erano per&amp;amp;#242; speciali: conferivano capacit&amp;amp;#224; profetiche a chi le beveva. Dal matrimonio di Manto con la divinit&amp;amp;#224; fluviale Tybris nacque il figlio Ocno, detto anche Bianore, che fond&amp;amp;#242; una splendida citt&amp;amp;#224; sulle rive del fiume Mincio chiamandola, in onore della madre, Mantua. Le origini di questa storia, riportata da Virgilio nell’Eneide, si perdono nella notte dei tempi, ma quel che &amp;amp;#232; certo, &amp;amp;#232; che Mantova &amp;amp;#232; circondata da tre laghetti creati con le acque del Mincio a scopo difensivo nel lontano XII secolo. Originariamente i laghi erano quattro e circondavano Mantova rendendola un’isola a tutti gli effetti. Oggi questi antichi specchi d’acqua sono tra le principali attrazioni turistiche della citt&amp;amp;#224;, anche grazie agli spettacolari fiori di loto che furono introdotti nel lago dai padri Saveriani di Parma nel 1914. 
Dopo un giretto in battello sbarchiamo nelle vicinanze dell’imponente castello di San Giorgio, da cui iniziamo a “conquistare” la citt&amp;amp;#224;, ricchissima di arte e di testimonianze storiche, per grandissima parte legate ai Gonzaga, dinastia che domin&amp;amp;#242; Mantova dal 1328 al 1707. Il castello venne costruito a partire dal 1395 sulle macerie di una chiesa, e fu dotato di quattro torri angolari, un fossato pieno d’acqua e di un ponte levatoio. Il maniero fu per lunghi anni la residenza di Isabella d’Este, moglie di Francesco II Gonzaga e celebre nobildonna del Rinascimento, nota per aver voluto presso la sua corte numerosi artisti e umanisti tra cui Andrea Mantegna, il Perugino, Leonardo Da Vinci e Ludovico Ariosto. 
La nostra passeggiata continua idealmente nella corte dei Gonzaga, raggiungendo piazza Sordello, l’antico fulcro della vita artistica e politica di Mantova. L’immensa piazza accoglie molti dei pi&amp;amp;#249; importanti edifici monumentali della citt&amp;amp;#224;, come Palazzo Ducale e il Duomo, oltre a Palazzo Bonacolsi e a Palazzo Acerbi. 
Non sono per&amp;amp;#242; soltanto dei gran signori a “popolare” la storica piazza mantovana: se si bussa alla porta di una modesta casetta dietro il Duomo, ci apre, almeno idealmente, Rigoletto. Sono numerosi i ragazzini che si fanno fotografare in compagnia della scultura di Aldo Falchi, raffigurante il povero buffone dell’opera verdiana e posta nel romantico cortiletto quattrocentesco, ed &amp;amp;#232; anche grazie a quella simpatica statua che molti giovani scoprono e approfondiscono la celebre opera lirica ambientata nella corte del duca di Mantova, tratta dal dramma di Victor Hugo. 
Da piazza Sordello ci spostiamo verso il luogo che era storicamente il centro dei commerci: piazza delle Erbe, adiacente alla basilica di Sant’Andrea, opera di Leon Battista Alberti. I monumenti di questa piazza, tra cui Palazzo del Podest&amp;amp;#224;, Palazzo della Ragione, oltre alla suggestiva Rotonda di San Lorenzo e alla Torre dell’Orologio, sono testimoni di secoli di coloratissimo viavai tra le botteghe dei mercanti e le bancarelle dei venditori di frutta e verdura. 
La bellezza e le bont&amp;amp;#224; da gustare: un binomio azzeccatissimo che ritroviamo anche presso il Ristorante LaCucina, in via Guglielmo Oberdan, dove ci fermiamo per pranzo. 
L’ambiente moderno, di ispirazione internazionale, ci colpisce per il suo stile elegante e informale nello stesso tempo. L’arredamento minimal, bello e funzionale, s’inserisce in un contesto luminoso dai colori chiari in cui ci si sente a proprio agio e che all’occorrenza pu&amp;amp;#242; diventare una location ideale anche per feste private.
 “Abbiamo aperto l’11/11/2011, dopo un’accurata ristrutturazione degli spazi che prima di noi erano occupati da un negozio di abbigliamento. Il merito di aver creato questo ambiente originale, pi&amp;amp;#249; volte recensito anche su importanti riviste di design internazionali, &amp;amp;#232; dell’architetto Diego Cisi, dello Studio Archiplan di Mantova. Il nostro obiettivo &amp;amp;#232; stato quello di reinterpretare in chiave moderna il concetto tradizionale di cucina. Chi si siede presso questi tavoli lunghi, che lasciano molto spazio individuale, ma consentono di socializzare tra commensali, si sente come se si trovasse in una grande cucina”, ci spiega Luca Zamboni, il titolare. Il progetto che si rif&amp;amp;#224; alla tradizione non si ferma per&amp;amp;#242; all’aspetto esteriore, anzi. “Il ristorante nasce come espansione di un laboratorio gastronomico e risponde alla sempre pi&amp;amp;#249; crescente esigenza delle persone di tornare alle origini, ai cibi semplici, ma preparati con estrema cura con ingredienti di assoluta qualit&amp;amp;#224;”, ci racconta Luca, che gestisce il locale insieme alla bravissima cuoca Giorgia. Andando a curiosare nella cucina a vista, troviamo conferma di quanto detto: i metodi utilizzati sono quelli tradizionali, a partire dalle pentole di coccio. I piatti si preparano tutti freschi, utilizzando prodotti di stagione. “Il nostro men&amp;amp;#249; cambia spesso, e ogni giorno ha la sua clientela tipica, cos&amp;amp;#236; possiamo spaziare da piatti tradizionalissimi a delle specialit&amp;amp;#224; pi&amp;amp;#249; ricercate”, ci rivela Giorgia che ha il senso del mestiere nel sangue e concepisce il proprio lavoro come un continuo processo creativo in cui la passione, ma perfino l’umore possono influenzare il piatto. “A pranzo proponiamo un men&amp;amp;#249; volutamente ridotto, fatto di pochi piatti, tra cui c’&amp;amp;#232; sempre una specialit&amp;amp;#224; vegetariana”, ci spiegano. La gente che entra, raggiunge direttamente il banco e ordina ci&amp;amp;#242; che desidera, come avviene in certi ristoranti londinesi dove si unisce la praticit&amp;amp;#224; del mangiare “fast” alla qualit&amp;amp;#224; del cibo. 
Iniziamo con un bel piatto di pasta e fagioli, calda e saporita, ma leggera. Proseguiamo con le squisite polpette al curry (tra i fiori all’occhiello della cucina di Giorgia) servite con cous cous, mentre la nostra amica vegetariana gusta un orzo morbido con punte di asparagi e funghi. Infine, una bella crostata della casa.   
Quando, dopo un’altra lunga passeggiata in citt&amp;amp;#224; ritorniamo a LaCucina per cena, troviamo un’atmosfera diversa rispetto all’ora di pranzo. Il tono informale &amp;amp;#232; lo stesso di prima, ma tutto &amp;amp;#232; pi&amp;amp;#249; intimo, pi&amp;amp;#249; raccolto e rilassante. Con l’orario cambia anche il men&amp;amp;#249;, diventando pi&amp;amp;#249; completo, sebbene limitato a poche scelte per portata, segno e garanzia di freschezza. Tra le specialit&amp;amp;#224; troviamo i piatti tradizionali mantovani, ma anche ricette che si discostano dalle tipicit&amp;amp;#224; del territorio. 
Cominciamo assaggiando uno squisito e tenero pat&amp;amp;#232; di fegatini, e dopo, la vellutata di asparagi, servita con crostini di pane allo zafferano e chips di parmigiano reggiano. Continuiamo con i ravioli alle zucchine e ricotta con pomodorini, menta e origano freschi, e a seguire, gustiamo una bella tagliata di tonno con insalata di fagiolini e germogli di soia. Alcuni di noi scelgono invece il tortino di polipo con patate e bottarga. Alla fine ci deliziamo con lo sfizioso dolce tipico mantovano, la sbrisolona.
Tornare a Mantova sar&amp;amp;#224; sempre un grande piacere, non solo per immergerci nuovamente nelle atmosfere rinascimentali, ma anche per goderci le proposte artistiche, musicali e letterarie della citt&amp;amp;#224; in occasione dei concerti di musica dal vivo presso LaCucina, o durante le giornate del Festival della Letteratura, che torna ogni anno alla fine dell&amp;#39;estate.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.mantova.it
www.lacucina-mantova.it
LaCucina
Via Guglielmo Oberdan, 17 Mantova
Tel.:0376/1513735&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12123.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Passeggiata con i Gonzaga tra i laghi magici: una giornata a Mantova &lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 21 Apr 2014 17:27:42 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12123.ashx</guid></item><item><title>Grande musica e profumo di salumi: gita a Castelvetro Piacentino, Castelvetro Piacentino, Emilia Romagna</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12109.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12109.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12109/128611.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quel giorno, nell’ottobre del 1837 le note della Messa solenne di Verdi si sentivano distintamente anche a una certa distanza dalla chiesa parrocchiale dello Spirito Santo. Le numerose persone attirate dalla bellezza della musica nella frazione Croce Santo Spirito non sapevano di assistere a un evento che sarebbe entrato nella storia: a dirigire l’opera era il suo stesso autore, Giuseppe Verdi. Il celebre compositore allora ventiquattrenne era ancora quello che oggi si direbbe un “emergente”, e molti tra gli eventi pi&amp;amp;#249; importanti della sua vita, sia quelli tragici che lo avrebbero colpito in famiglia che quelli gioiosi legati al successo, sarebbero accaduti nei mesi e negli anni a venire.  
La sagra della Madonna del Rosario, in occasione della quale avvenne il concerto verdiano, ritorna tuttora ogni anno mantenendo viva la tradizione musicale del paese che si lega anche a un altro celebre musicista, Giovanni Gagliardi. Nato nel 1882, Gagliardi fu un appassionato fisarmonicista, oltre ad essere un convinto pacifista. All’epoca la fisarmonica non godeva di grande considerazione, ma l’entusiasmo con cui l’artista la proponeva agli addetti ai lavori, vinse molte resistenze e lui riusc&amp;amp;#236; a imporre il suo strumento perfino alle case d’incisione. 
Arrivando in paese, i ragazzi del nostro gruppo ipotizzano un’origine fiabesca del toponimo, che secondo loro verrebbe da un misterioso castello di vetro, ma i libri ci raccontano una storia diversa, anche se un castello c’era. In epoca romana Marco Bruto fece costruire qui una fortezza, forse contemporanea a quella di Zibello, quale baluardo dell’impero dopo la sconfitta dei Galli da parte del console Marco Aurelio. Purtroppo il maniero non riusc&amp;amp;#236; a resistere alle tempeste della storia, e gi&amp;amp;#224; un documento del 1221 ne parla come di un ammasso di rovine. Il suo ricordo per&amp;amp;#242; continua a vivere nel toponimo, che vine da “castrum vetus”, ovvero “castello vecchio”.   
Risale al 1123, ma forse addirittura al X secolo, la costruzione della chiesa di San Giovanni Battista, rimaneggiata nel Settecento dopo i danneggiamenti subiti durante gli straripamenti del Po. Al suo interno ammiriamo una Assunta cinquecentesca dipinta da Vincenzo Campi e la pala d’altare del XVIII secolo di scuola cremonese, raffigurante la predicazione di San Giovanni. 

In centro visitiamo anche il bel palazzo municipale, realizzato in stile gotico da Arnaldo Meazza. 
Oltre che per le sue bellezze artistiche, Castelvetro Piacentino &amp;amp;#232; apprezzato anche per quelle naturali: infatti, il paese fa parte dei comuni della Strada del Po e dei Sapori della Bassa Piacentina, ed &amp;amp;#232; per questo meta di un turismo sempre pi&amp;amp;#249; attento alla natura, al fascino a volte un po’ nascosto del territorio e alla buona tavola. 
Anche la nostra giornata prosegue all’insegna dei sapori, quando ci accomodiamo in una delle caratteristiche sale, arredate con gusto e semplicit&amp;amp;#224;, della Trattoria della Pace, in via Bernini. Ad accoglierci con grande gentilezza sono la signora Angela e suo marito Ennio Guarneri, che gestiscono il locale insieme ai figli Barbara (la cuoca), e Roberto. Scambiando quattro chiacchiere con i titolari, scopriamo che la trattoria &amp;amp;#232;, in un certo senso, la casa dei migliori salumi del territorio. Questo grazie al signor Ennio che sin da ragazzo aveva imparato l’arte di fare i salumi che continua a preparare con entusiasmo, producendo squisiti culatelli, coppe, salami e cotechini. “Avevo imparato questo mestiere quando ero ragazzo, da un signore che aveva i baffi ed era solito spiegare le cose una sola volta. Se riteneva che non avessi legato bene il salume in lavorazione, semplicemente tagliava lo spago e dovevo rifare tutto”, ci racconta il signor Ennio, che ci spiega anche come si prepara un buon culatello: “bisogna mettere la carne sotto sale con gli aromi, poi legarla con la vescica del maiale sopra. Una volta legata, la carne si tiene in laboratorio per qualche giorno per far uscire l’acqua, poi si sposta in un ambiente un po’ pi&amp;amp;#249; caldo per farla asciugare, dopodich&amp;amp;#233; pu&amp;amp;#242; iniziare la stagionatura che in estate prosegue in un ambiente fresco e dura circa due anni. Nel caso di pezzi da 7-8 chili, la stagionatura deve essere di almeno 18 mesi, per la coppa un po’ di meno, mentre il salame &amp;amp;#232; buono gi&amp;amp;#224; dopo 2-3 mesi.”
La trattoria, gestita dalla famiglia della signora Angela dal 1980, &amp;amp;#232; stata negli anni ampliata con l’aggiunta della salottina, mentre &amp;amp;#232; stato invece chiuso un vecchio negozio di alimentari un tempo annesso ai locali. La storia del ristorante conserva anche molti ricordi festosi e ha visto la presenza pure di personaggi celebri, tra cui Mina, di cui conservano una foto autografata. “Fino a qualche anno fa si faceva la festa in strada qui davanti alla trattoria, con l’orchestra e la pista da ballo, e noi, insieme alla Cantina Bacchini, facevamo da mangiare alla gente. C’era tantissimo da lavorare, ma ci si divertiva alla grande”, ricorda la signora Angela. 
La nostra cena all’insegna della migliore cucina tradizionale comincia con un bell’antipasto di salumi, pancetta e lardo, seguito dai primi tipici preparati con la pasta fatta in casa: pisarei e fas&amp;amp;#242; e tortelli di ricotta e spinaci. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con gli ottimi vini della Cantina Bacchini, che si trova proprio di fronte alla trattoria, e cos&amp;amp;#236; prima di andar via acquisteremo anche qualche bottiglia.
A seguire, gustiamo delle pietanze di carne come la salsiccia ai ferri, il nodino e delle costate. Alcuni di noi non resistono alla trippa, ma piace molto anche il piccolo di cavallo. Tra le star della cena, la fantastica torta fritta con spalla cotta di San Secondo calda, tagliata a mano al momento. Buonissima e per niente unta, &amp;amp;#232; la specialit&amp;amp;#224; della trattoria che attira clienti anche da lontano. “Inizialmente la facevamo solo il mercoled&amp;amp;#236; sera, oggi invece c’&amp;amp;#232; sempre, tranne il marted&amp;amp;#236; sera e il gioved&amp;amp;#236;”, ci spiegano i titolari. 
La nostra giornata a Castelvetro si conclude cedendo alle dolci tentazioni della casa, tra cui il tiramis&amp;amp;#249;, le crostate, la torta di mele, lo zabaione e la mousse al torrone e al cioccolato. Tanti piacevoli motivi per ritornare presto da queste parti.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.castelvetro.pc.it
Trattoria della Pace
Via Bernini, 87 Castelvetro Piacentino (PC)
Tel.: 0523/823330
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12109.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Grande musica e profumo di salumi: gita a Castelvetro Piacentino&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 12 Mar 2014 23:44:52 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12109.ashx</guid></item><item><title>Una giornata a Parma tra le meraviglie dell’arte e i piaceri del mangiar sano, Parma, Emilia Romagna</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12094.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12094.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12094/128433.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per molte persone la voglia di visitare l’antica capitale del Ducato di Parma e Piacenza nasce dopo aver letto il celebre romanzo di Stendhal, “La Certosa di Parma”. Le atmosfere romantiche del libro, tra cui le scene in cui Fabrizio Del Dongo, imprigionato nella Torre Farnese si sente estasiato potendo ammirare dalla sua cella non solo la catena delle Alpi, ma anche una finestra dove ogni tanto compare la donna delle sue brame, hanno fatto sognare milioni di persone.
Arrivando a Parma, citt&amp;amp;#224; attraversata dall’omonimo torrente e abitata sin dall’et&amp;amp;#224; del bronzo, il primo monumento che iniziamo a cercare &amp;amp;#232; proprio la Certosa. Con nostra grande sorpresa, ne troviamo addirittura due. Il complesso della Certosa di San Girolamo, detta Certosa di Parma, che si trova nel quartiere San Lazzaro fu per mezzo millennio un monastero di certosini. L’abbazia ad aver ispirato il romanzo di Stendhal &amp;amp;#232; per&amp;amp;#242; un’altra: la Certosa di Paradigna, costruita a partire dal 1298 e nota anche come Abbazia di Valserena o di San Martino de’ Bocci. 
Avvicinandoci al centro storico, scopriamo che la citt&amp;amp;#224; era circondata da antiche mura e alcune delle porte sono tuttora ben conservate. Tra esse la pi&amp;amp;#249; importante &amp;amp;#232; la Porta San Francesco, edificata nel 1261, attraverso la quale i pellegrini diretti a Roma lungo la Via Francigena lasciavano la citt&amp;amp;#224;. Storicamente la difesa di Parma era affidata anche alla Cittadella. All’interno della grande fortezza cinquecentesca oggi sono i bambini a fare i cavalieri nell’ampio spazio verde attrezzato.
Marcel Proust prima di visitare Parma l’aveva immaginata “liscia, compatta, color malva e morbida”: aggettivi che trovano tutti riscontro ammirando gli storici palazzi e gli innumerevoli edifici religiosi. Tra essi il pi&amp;amp;#249; importante &amp;amp;#232; il Duomo, considerato tra le maggiori opere del romanico in Italia, celebre anche grazie alla sua cupola, dipinta dal Correggio. A fianco del campanile ammiriamo lo stupendo Battistero in marmo rosa, punto di giunzione tra l’architettura romanica e quella gotica. Poco distante, tra il Campanile e il Battistero si scorge l’Abbazia di San Giovanni Evangelista, un complesso benedettino la cui cupola &amp;amp;#232; anch’essa affrescata dal Correggio. 
Durante la nostra passeggiata tra il centro storico e il quartiere Oltretorrente, visitiamo anche la chiesa della S.S. Annunziata, dalla forma ellittica, ma c’&amp;amp;#232; anche la Chiesa di Santa Maria del Quartiere, del 1619, a forma di prisma esagonale e con la cupola affrescata da Pier Antonio Bernabei, raffigurante il Paradiso. 

Dopo questa bella passeggiata nella storia parmense ci aspetta una squisita cena presso il Ristorante Apriti Sesamo, in via Monte Corno. L’idea di prenotare presso questo locale bioenergetico ci era venuta grazie alle nostre amiche vegane, e si &amp;amp;#232; rivelata una preziosa occasione per tutti noi di scoprire un concetto di alimentazione che pone al suo centro la salute senza per questo rinunciare ai piaceri della buona tavola. 
Ci accomodiamo nella spaziosa sala dai colori solari, vicino a uno scaffale pieno di libri e riviste sulla natura, sulla cucina e sull’agricoltura biologica. Iniziando a studiare il men&amp;amp;#249;, scambiamo due chiacchiere con la titolare Antonella Fusco, che gestisce il ristorante dal 1996. Ad affiancarla nel lavoro giornaliero portato avanti con grande passione sono il cuoco Cosimo De Filippo detto Mimmo e il suo braccio destro Michele Siano. Oltre a loro, ci sono le persone che ogni giorno consegnano a domicilio le portate ordinate per telefono o attraverso il sito web del ristorante, spostandosi in citt&amp;amp;#224; con due biciclette e un furgoncino a metano. “Il nostro men&amp;amp;#249;, sia a pranzo che a cena, varia giornalmente in base ai prodotti freschi che trovaimo al mercato dove facciamo la spesa ogni mattina presto. Con questo metodo riusciamo a portare a tavola delle eccellenze biologiche come ad esempio i carciofi o le vere cime di rapa pugliesi. Il concetto del ristorante nasce da un’idea di benessere e di salute di tipo olistico, che contempla la persona nella sua integrit&amp;amp;#224;. Proprio per questa ragione utilizziamo sempre prodotti integrali, fondamentali dal punto di vista energetico. E’ importante consumare alimenti che hanno ancora della vitalit&amp;amp;#224;, come il cereale integro, capace di generare nuova vita. Sono invece banditi tutti i cibi raffinati come lo zucchero o il pane bianco che non esiterei a definire delle droghe”, ci spiega la signora Antonella. A una nostra domanda se eliminare la carne e il cibo di origine animale &amp;amp;#232; una scelta pi&amp;amp;#249; etica o salutistica, la titolare ci risponde che oltre il fattore etico c’&amp;amp;#232; da considerare che a differenza delle proteine animali, tutto quello che &amp;amp;#232; vegetale, &amp;amp;#232; molto pi&amp;amp;#249; digeribile. “Le proteine animali sono difficili da assimilare. Un tempo, quando si lavorava nei campi e si viveva in case fredde, quel tipo di alimentazione era adeguato, ma oggi &amp;amp;#232; tanto inutile quanto dannoso. Il microcosmo dell’organismo umano va considerato all’interno del macrocosmo in cui vive l’individuo.”
Iniziamo con una vellutata di zucca, e proseguiamo con il miglio alla mediterranea, mentre il resto del gruppo gusta le squisite pappardelle di mais al rag&amp;amp;#249; vegetale. A seconda dei giorni, l’antipasto pu&amp;amp;#242; anche essere una vellutata di topinambur e porri, e tra i primi possiamo trovare lo sformato di riso ai carciofi, il cous cous con porri e olive, il grano saraceno al cappuccio rosso o i fusilli di farro al rag&amp;amp;#249; di seitan. Il secondo, una bella cotoletta di tofu al forno &amp;amp;#232; accompagnato da due saporiti contorni a scelta tra carciofi e carote stufati e la fantasia di crudit&amp;amp;#224; con carpaccio di topinambur. 
Infine, non possono certo mancare le dolci tentazioni, preparate rigorosamente senza uova, latte, burro e zucchero. Al posto dello zucchero si utilizzano malti, ad esempio il malto di riso, adatto anche ai celiaci. I dessert creati con questo metodo sono salutari, leggeri e golosissimi. Stavolta assaggiamo la torta di zucca e una buonissima mousse di arance che esalta la freschezza e l’energia del frutto, ma nel men&amp;amp;#249; si possono trovare, a seconda dei giorni, anche dessert come lo strudel di mele con cannella, la torta di mandorle o la crostata con composta di mirtilli.  
La nostra giornata parmense si conclude con qualche goloso acquisto presso la zona shop del ristorante, pieno di prodotti particolarissimi e rari, sia alimenti che cosmetici naturali, oltre ai libri. Grazie a un’attentissima selezione di articoli che provengono da fornitori che la titolare conosce personalmente da molti anni, sugli scaffali del negozio si possono trovare bacche di cranberry, di alchechengi, di goji, fave di cacao, diffusori di propoli, ma anche degli olii speciali. Un universo di gusto e di salute dove sar&amp;amp;#224; sempre un piacere ritornare. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.parma.it
www.apritisesamo96.it
Ristorante Apriti Sesamo
Via Monte Corno, 4 Parma
Tel.: 0521/270274
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12094.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Una giornata a Parma tra le meraviglie dell’arte e i piaceri del mangiar sano&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 26 Feb 2014 13:08:10 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12094.ashx</guid></item><item><title>Gita nel Cremonese, tra arte, miracoli e buona tavola: una giornata a Soresina, Soresina, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12077.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12077.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12077/128271.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una graziosa isoletta che spuntava dallo specchio d’acqua salmastra del Lago Gerundo: per i primi viaggiatori che si avventurarono in questa parte della Lombardia, l’odierna Soresina deve essere apparsa proprio cos&amp;amp;#236;. Sebbene la palude preistorica, che venne successivamente bonificata durante la dominazione romana non ci sia pi&amp;amp;#249;, Soresina rappresenta ancora, almeno in senso metaforico, una tranquilla isola dove scappare dalla frenesia delle grandi citt&amp;amp;#224; per una giornata di svago. Situata tra Cremona, la citt&amp;amp;#224; di Stradivari e degli altri celebri liutai, e Crema, dove si custodiscono ancora diverse piroghe preistoriche, le canoe ricavate dal tronco di un albero, con cui un tempo gli abitanti della zona solcavano le acque del lago, Soresina fu durante i secoli aspramente contesa proprio da queste due belle citt&amp;amp;#224;. Il borgo, formatosi durante l’occupazione longobarda, era un centro ambito sia per i suoi terreni fertili che per la sua posizione strategica. Tra il 1133 e il 1136 l’imperatore Lotario II scelse un modo brutale per porre fine alle inimicizie tra Crema e Cremona, in eterna lotta tra di loro per il possesso di Soresina: rase al suolo la citt&amp;amp;#224;. Una volta ricostruita, seguirono nuovi conflitti, ed &amp;amp;#232; forse anche per questo passato tormentato che il popolo si affezion&amp;amp;#242; all’immagine che si vede nello stemma comunale: una figura femminile che esclama con gratitudine “Sol Regina”, per ringraziare la Madonna per essere scampata a una pestilenza. Un messaggio di pace, di fede, di armonia, e una frase da cui sembra sia originato il toponimo della citt&amp;amp;#224;. 
Nelle belle giornate a Soresina &amp;amp;#232; facile abbinare la scoperta del passato a una sana attivit&amp;amp;#224; sportiva: passa anche da qui la pista ciclabile delle Citt&amp;amp;#224; Murate, percorrendo la quale si pu&amp;amp;#242; visitare il Santuario della Beata Vergine di Ariadello, situato nell’omonima frazione. L’edificio religioso, che si trova nel Parco di Ariadello e della Valle dei Navigli, sorse nel Seicento sul luogo di un miracolo mariano: davanti a un’immagine della Madonna, dipinta sotto un portico, la figlia sordomuta del marchese Giovanni Battista Barb&amp;amp;#242; e di sua moglie Eleonora, riacquis&amp;amp;#236; l’udito. Inspiegabilmente per&amp;amp;#242;, il vescovo, anzich&amp;amp;#233; decidere la costruzione di un luogo di culto, fece coprire l’immagine della Vergine e recintare il parco per evitare la calca dei fedeli. La chiesa fu poi eretta per iniziativa del marchese stesso, che una volta divenuto vedovo, si fece sacerdote. 
Tornando in centro, visitiamo diversi altri bellissimi edifici religiosi, come la cinquecentesca chiesa di San Siro che si fa notare anche per l’imponente campanile, alto ben 56 metri (compresa la statua del Cristo Redentore in rame dorato collocata in cima). Sulla torre campanaria &amp;amp;#232; una grande meridiana dell’artista soresinese Leone Lodi a segnare il passare del tempo. All’interno, sulla controfacciata si trova una grande tela di Francesco Boccaccino, “La moltiplicazione dei pani e dei pesci”, del 1736, restaurata da Piera Castellini in Sorini. Si deve sempre a Leone Lodi il monumento ai Martiri della Libert&amp;amp;#224; in piazza Marconi.
Ammiriamo delle opere artistiche pregevoli anche presso la chiesa di San Francesco al Dosso che nel Seicento apparteneva al convento attiguo, e nella chiesa di San Rocco dove ci sono tele anche di Francesco Boccaccino e di Luigi Miradori. Anche qui, &amp;amp;#232; una robusta campanaria, addossata all’abside a richiamare i fedeli a messa.
A Soresina si alza lo sguardo al cielo non solo durante le preghiere, ma anche per osservare le stelle: a occhio nudo nelle terse notti d’estate, o col cannocchiale dell’Osservatorio Astronomico inaugurato nel 1974, che vanta il primato di essere stato il primo osservatorio astronomico pubblico in Italia. 
Soresina &amp;amp;#232; nota anche per il suo bel Tetaro Sociale, costruito nel 1840, e da sempre fulcro della vita culturale del territorio. Visitiamo anche il duecentesco Salone del Podest&amp;amp;#224;, ultimo residuo dell’antica sede degli organi amministrativi della citt&amp;amp;#224;, oggi luogo di eventi culturali durante i quali si possono ammirare diversi dipinti murali tardo cinqucenteschi attribuiti a Lattanzio Gambara. 
La nostra gita prosegue nella frazione Moscona, dove si arricchisce di una preziosa esperienza enogastronomica e umana. Decidiamo, infatti, di fermarci per cena presso la Trattoria dei Fiori, un locale dove &amp;amp;#232; facile trovare il calore anche durante le fredde e nebbiose giornate invernali. Ci accomodiamo vicino al camino in una saletta dal fascino rustico, e notiamo che quella pi&amp;amp;#249; grande, arredata con cura e uno stile che unisce eleganza, modernit&amp;amp;#224; e gusto, &amp;amp;#232; invece ideale per feste e cerimonie. Sotto l’ampio portico esterno &amp;amp;#232; un bel tavolo da ping pong ad attendere chi ha voglia di sfidare gli amici in una partita prima o dopo il pasto. 
Scambiando due chiacchiere con il titolare, il signor Mario Belli, scopriamo che la trattoria &amp;amp;#232; gestita dalla sua famiglia da ben cinque generazioni. “Aperta sin dal 1848, &amp;amp;#232; sempre stata un’osteria dove si facevano anche le feste per le ricorrenze, con annesso un negozio di generi alimentari come la pasta, la farina, lo zucchero o il sale, tutto venduto sfuso”, ci spiega il signor Belli. La trattoria continua tuttora a proporre i sapori autentici della cucina cremonese, seguendo la stagionalit&amp;amp;#224; dei prodotti. 
Iniziamo il nostro piacevole giro nella tradizione culinaria gustando un ricco antipasto di salumi prodotti da piccoli salumifici, che comprende la spalla cotta, l’ottima fesa di manzo affumicata, il prosciutto crudo stagionato oltre 20 mesi, ma anche la coppa, il salame, lo speck di Brunico, il culatello di Zibello e il lardo di Colonnata.
Tra gli squisiti primi piatti, preparati con la pasta fresca fatta in casa, gustiamo i ravioli con le radici di Soncino, i ravioli col formaggio Bagoss, (proveniente dalla zona del passaggio delle spezie del lago di Garda), le crespelle legate a fagottino con ripieno di formaggio provolone dolce e zucchine, oppure con provolone e speck. Alcuni nostri amici scelgono invece i ravioli con ripieno di prosciutto crudo, serviti con rag&amp;amp;#249; di Chianina, e le lasagne alla carne, condite con carciofi, (anche in questo caso, il condimento varia a seconda delle stagioni: noci, asparagi e funghi porcini le accompagnano nel corso dell’anno). Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini imbottigliati con l’etichetta della Trattoria, come il Dogliani di Cuneo, e i piacentini Gutturnio e Trebbiano. 
Proseguiamo spaziando nella vasta scelta di pietanze di carne, assaggiando il roast beef all’inglese, il carpaccio di Chianina affumicato, il bacon di Chianina piccante e il culatello arrosto. Una parte del nostro gruppo non resiste al richiamo del cinghiale al tartufo, ma anche il capriolo con i funghi porcini e la morbida carne di cavallo ai ferri riscuotono grande successo. Alcuni optano invece per il cotechino in camicia, per la costoletta di agnello Merinos e per delle costate, nodini e filetti di produzione locale. 
A seguire, degustiamo una carrellata di saporiti formaggi del territorio tra cui il provolone e la grana della Latteria Soresina, con delle marmellate preparate in casa, come quella di peperoni. 
La nostra giornata a Soresina si conclude in gran dolcezza grazie ai dessert fatti in casa come le torte, le crostate e il tiramis&amp;amp;#249;: sfiziosit&amp;amp;#224; che se ci fossero state gi&amp;amp;#224; all’epoca dell’imperatore Lotario II, questi avrebbe senz’altro evitato di fare la guerra alla citt&amp;amp;#224;!

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.soresina.cr.it
www.prolocosoresina.it
www.trattoriadeifiori.it
Trattoria dei Fiori
Fraz. Moscona, Soresina (CR)
Tel.: 0374/343040
Facebook: Trattoria dei Fiori
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12077.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Gita nel Cremonese, tra arte, miracoli e buona tavola: una giornata a Soresina&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 29 Jan 2014 15:33:32 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12077.ashx</guid></item><item><title>In giro con la leonessa d&amp;#39;Italia: una giornata a Brescia tra arte, storia e seduzione, Brescia, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12068.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12068.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12068/128177.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Com’erano i luoghi del potere dei Longobardi? Perch&amp;amp;#233; era triste Ermengarda, la figlia di Desiderio? Cosa dicono le statue parlanti? Cosa c’entra la leonessa d’Italia con la tomba del cane? Queste sono solo alcune domande curiose a cui abbiamo trovato risposta visitando Brescia, la seconda citt&amp;amp;#224; pi&amp;amp;#249; popolosa della Lombardia e senz’altro una delle pi&amp;amp;#249; ricche di bellezze artistiche. Lo testimonia anche l’UNESCO che ha dichiarato patrimonio dell’umanit&amp;amp;#224; molte aree monumentali del centro, che ora fanno parte del sito “Longobardi in Italia: i luoghi del potere”. 
La nostra passeggiata inizia dalle testimonianze dell’epoca romana in cui la citt&amp;amp;#224; si chiamava Brixia. Ci sembra di essere davvero a Roma: il complesso archeologico bresciano conserva i maggiori edifici pubblici di et&amp;amp;#224; romana del Nord Italia. In piazza del Foro, costruita a partire dal I. Secolo a.C. e completata da Vespasiano, ammiriamo i resti della basilica civile, del porticato e del Capitolium in cui sono visibili le tre celle degli altari dedicati alle divinit&amp;amp;#224; di Minerva, Giove e Giunone. Una sorta di scacchiera incisa nel pavimento ci fa immaginare i tempi in cui i mercanti delle botteghe del foro romano passavano il tempo sfidandosi in lunghe partite tra le colonne in stile corinzio. 
Nacque alcune centinaia di anni dopo il monumento forse pi&amp;amp;#249; celebre della citt&amp;amp;#224;: il Monastero di Santa Giulia, fondato nel 753 dal duca Desiderio, futuro re dei Longobardi, e da sua moglie Ansa. Il monastero femminile, in cui la prima badessa fu la figlia della coppia reale, Anselperga, possedeva beni ingenti ed era al centro di un’intensa attivit&amp;amp;#224; di scambio commerciale. Fa parte del complesso conventuale anche l’antichissima basilica di San Salvatore che custodisce numerosi affreschi di pregio. 
Tra le mura del monastero il raccoglimento fu velato di profonda tristezza quando vi si rifugi&amp;amp;#242; Ermengarda, l’altra figlia di re Desiderio, il cui vero nome non &amp;amp;#232; nemmeno noto agli storici: a battezzarla cos&amp;amp;#236; fu Alessandro Manzoni che nel suo dramma “Adelchi”, del 1822, narr&amp;amp;#242; le sue vicende. La donna, morta a soli 22 anni, fu la moglie di Carlo Magno che la ripudi&amp;amp;#242; perch&amp;amp;#233; lei non era stata in grado di dare un erede all’imperatore. 
Si deve invece a Giosu&amp;amp;#232; Carducci e alla sua ode “Alla vittoria” l’appellativo “Leonessa d’Italia”, riferito a Brescia come omaggio per la valorosa resistenza contro gli austriaci durante la rivolta delle Dieci giornate nel 1849.
Durante la nostra passeggiata visitiamo anche il Duomo nuovo e il suggestivo Duomo vecchio, uno dei pi&amp;amp;#249; importanti esempi di rotonde romaniche in Italia. Dopo un bel giro nella stupenda piazza della Loggia decidiamo di ammirare la citt&amp;amp;#224; anche dall’alto, dal Castello, costruito nel Duecento dai Visconti su un sito precedente, e ampliato nel corso dei secoli XV-XVI. Oggi il maniero si trova in un grandissimo parco pubblico ed &amp;amp;#232; sede di eventi culturali. Restando sulle alture, &amp;amp;#232; sui colli Ronchi che si trova il curioso tempietto neogotico noto come la tomba del cane. In origine la costruzione avrebbe dovuto accogliere i resti di due benefattori, ma alla fine, si dice che vi sia stato sepolto solo un cane. 
Tornando in centro, la scoperta della citt&amp;amp;#224; continua attraverso le “parole” di alcune sculture. Incredibile, ma vero: a Brescia ci sono le statue parlanti, cos&amp;amp;#236; chiamate perch&amp;amp;#233; fino alla fine dell’Ottocento i cittadini affiggevano su di esse dei messaggi critici contro i governanti. La pi&amp;amp;#249; nota &amp;amp;#232; la cinquecentesca Lodoiga, situata sotto il porticato della Loggia, a cui rispondono i “Macc d&amp;amp;#232;le ure”, le figure meccaniche in cima alla Torre dell’Orologio e il Montas&amp;amp;#249; d&amp;amp;#232;le Cos&amp;amp;#233;re, il faccione delle Cossere. 
Dal fascino della citt&amp;amp;#224; alla passione dei sensi la strada &amp;amp;#232; breve: giusto il tempo di raggiungere, a due passi dal centro e dalla Fiera, il Ristorante Carne e Spirito, situato all’interno dell’Hotel Noce, un albergo intimo e confortevole. Dopo aver lasciato l’auto nel parcheggio videosorvegliato, ci accomodiamo nelle nostre camere, eleganti e dotate di ogni comfort, tra cui il wifi gratuito. Ogni stanza porta il nome di un albero, cos&amp;amp;#236; sembra di soggiornare tra magnolie, ciliegi, salici e betulle. Dettagli che fanno breccia nel cuore, e che rendono questa struttura la meta prediletta degli innamorati. Infatti, oltre alle tariffe agevolate per l’inverno e alla proposta “Speciale Fiera”, &amp;amp;#232; molto ricercato il pacchetto “Fuga romantica”, che rappresenta un’occasione originale per stupire la propria dolce met&amp;amp;#224; trascorrendo insieme un weekend indimenticabile tra coccole che fanno battere il cuore. Chi volesse invece optare per un soggiorno lungo in un luogo riservato a un eccellente rapporto qualit&amp;amp;#224;-prezzo, trover&amp;amp;#224; accoglienza presso la Villa Noce Guest House, ad appena 150 metri dall’Hotel Noce.
“Carne e Spirito” &amp;amp;#232; il primo ristorante afrodisiaco d’Italia, dove in un ambiente intimo e raffinato si crea un intrigante connubio tra piacere e gusto. Si tratta dell’unico ristorante d’hotel a Brescia ad essere segnalato su tutte le guide gastronomiche nazionali. La specialit&amp;amp;#224; del locale? La seduzione, ovviamente. Scambiando due chiacchiere con il titolare, lo chef Paride Pedroni, scopriamo che &amp;amp;#232; dal 1987 che il ristorante ha iniziato a conquistare il cuore delle persone. “Quando la nostra famiglia ha rilevato l’attivit&amp;amp;#224;, questa era una semplice trattoria con annesso un campo da bocce. Nel 1990 l’immobile &amp;amp;#232; stato completamente ricostruito e ampliato ed &amp;amp;#232; nato cos&amp;amp;#236; l’Hotel Noce, ristrutturato nel 2012. Dal 2000, con la mia gestione, continua il servizio accurato di impronta famigliare, ma in una chiave enogastronomica evoluta, con una cucina creativa basata su ingredienti di eccellente qualit&amp;amp;#224;. Da un paio d’anni, inoltre, grazie ai men&amp;amp;#249; degustazione a prezzo fisso, i nostri piatti sono diventati accessibili a tutte le tasche”, ci spiega il titolare.
Una parte del nostro gruppo opta infatti per i men&amp;amp;#249; degustazione, tra cui la “Fiorentina”, con protagonista la costata, e introdotta da un tagliere di selezionati affettati e formaggi, o la richiestissima “Bourguignonne”, un men&amp;amp;#249; conviviale, ispirato alla tradizione svizzera. Chi sceglie invece il men&amp;amp;#249; alla carta, compie un viaggio multisensoriale della bont&amp;amp;#224; a cominciare dagli antipasti di terra tra cui il salame di Pozzolengo, il lardo e il prosciutto Pata Negra di Bellotta tagliato al coltello, il cultaello di Zibello D.O.P. e la Cecina de Leon e continuando con dei deliziosi primi di pasta fresca condita con sfiziosi sughi di carne, anche carni selvatiche, oltre che di verdure o formaggi. Il clou della serata &amp;amp;#232; senz’altro rappresentato dalle pietanze di carne di tagli pregiatissimi, come il rarissimo Tomahawk, definito “la delizia dei carnivori”, il Premium Black Angus americano, il filetto di fassone, il maialino Pata Negra, il filetto con l’osso, la Vaca Vieja e il pregiatissimo manzo giapponese Kobe. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con dei vini selezionatissimi: 700 etichette nazionali e internazionali perfettamente conservate nella cantina, tra cui si trovano vini toscani anche di annate quasi introvabili, ma anche dei grandi vini francesi, in particolare Bourgogne e Bordeaux. Gli amanti delle bollicine apprezzano molto gli ottimi spumanti della Franciacorta, oltre a una vasta selezione di Champagne. Per concludere il pasto, sorseggiamo vini da dessert e da meditazione serviti anche al bicchiere, e dei distillati speciali. Seguendo i saggi consigli dello chef per gli abbinamenti, i nostri bicchieri si riempiono di veri e propri elisir per lo spirito.
La nostra serata si conclude con le dolci tentazioni dei dessert della casa e con la decisone di tornare qui anche per delle fughe romantiche e delle cene afrodisiache in coppia.

Francesca Bertha

PER INFORMA&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12068.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;In giro con la leonessa d'Italia: una giornata a Brescia tra arte, storia e seduzione&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 23 Jan 2014 19:32:46 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12068.ashx</guid></item><item><title>Navigando dalla Lanterna a Lampedusa: una giornata a Genova tra arte, storia e buona tavola, Genova, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12084.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12084.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12084/128318.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un meraviglioso anfiteatro naturale che si affaccia sul porto pi&amp;amp;#249; importante d’Italia, e che accoglie il viaggiatore con uno spettacolo mozzafiato di case colorate, di mare, di barche e di navi provenienti da tutte le parti del mondo: ecco Genova, nota storicamente come “La Superba”, per otto secoli cuore di una potente repubblica marinara e oggi importante citt&amp;amp;#224; d’arte e meta di turisti internazionali. Arrivare qui, specie se dalla pianura avvolta dalla nebbia o da qualche citt&amp;amp;#224; immersa nello smog invernale, &amp;amp;#232; come una sferzata di luce, di calore e di poesia. Basta un raggio di sole e le case colorate si illuminano come tanti tasselli di un arcobaleno e passeggiando per il suggestivo Porto Antico &amp;amp;#232; inevitabile che nelle nostre orecchie risuonino le ormai leggendarie canzoni di Fabrizio De Andr&amp;amp;#232;.
Dal porto, attraversando piazza Caricamento, raggiungiamo la Sottoripa, dove si trovano i pi&amp;amp;#249; antichi porticati pubblici d’Italia, realizzati tra il 1125 e il 1133. Ci avventuriamo anche nei caruggi dell’antico quartiere medievale e dopo, percorrendo via San Lorenzo, arriviamo alla Cattedrale omonima, eretta sul luogo dove, secondo la leggenda, San Lorenzo e papa Sisto II, diretti in Spagna, furono ospitati presso una casa. Dopo l’uccisione del santo, in zona sorse una cappella e poi una chiesetta in suo ricordo, mentre la splendida cattedrale, con la facciata a strisce bianche e nere in tipico stile ligure, fu consacrata nel 1118, a lavori non ancora ultimati. In realt&amp;amp;#224; l’edificio religioso rimase incompiuto: secondo il progetto originale avrebbe dovuto avere due torri campanarie, ma a causa della morte dell’architetto, quella di sinistra non venne mai completata. All’interno della chiesa a tre navate si possono ammirare numerosi meravigliosi affreschi e altre opere d’arte di tutte le epoche. 
Proseguendo lungo la salita, raggiungiamo Porta Soprana, che in epoca medievale fu la principale porta d’accesso alla citt&amp;amp;#224;. A pochi metri di distanza dalle sue due eleganti torri, visitiamo la casa –museo di Cristoforo Colombo, tra le cui mura il futuro navigatore visse in giovent&amp;amp;#249;, tra il 1455 e il 1470. Ci raccontano che la modesta casa, andata probabilmente distrutta durante il bombardamento di Genova del 1684 ad opera del Re Sole, fu ricostruita nel Settecento.  
E’ legata invece a delle importanti vittorie belliche genovesi (contro Pisa nel 1284 e contro Venezia nel 1298) la costruzione dello splendido Palazzo Ducale, restaurato per le Colombiadi del 1992, che oggi ospita delle mostre d’arte di grande rilievo. Dopo aver ammirato l’attigua piazza De Ferrari, la piazza principale della citt&amp;amp;#224;, decidiamo di fare un giro tra i caruggi infilandoci in un caratteristico vicolo proprio di fronte a Palazzo Ducale. Dopo pochi passi siamo in piazza delle Erbe, ritenuta il fulcro della movida genovese. Un quartiere dal fascino magico, dove secoli di storia e antichi edifici di pregio fanno da sfondo alla realt&amp;amp;#224; multiculturale di oggi. Sopra le case sei-settecentesche svetta il campanile, una torre nolare ottagonale decorata con fregi e con un doppio ordine di bifore e trifore, della bellissima chiesa di San Donato, l’esempio pi&amp;amp;#249; rilevante di romanico genovese risalente al XII secolo.
Dopo questo bel giro nella storia genovese, saliamo idealmente a bordo di un veliero e raggiungiamo le coste siciliane, anzi, lampedusane, ma, sorpresa, anche l&amp;amp;#236; incontreremo ancora un grande genovese. Per compiere questo viaggio nel viaggio, ci basta accomodarci ai tavoli del Ristorante Pizzeria La Mama, in via di San Bernardo, a un passo da piazza delle Erbe. Tre salette caratteristiche e intime con le volte in pietra originali, e con belle immagini della Genova di una volta sulle pareti. Pareti, che assistettero a dei momenti rimasti nella storia: “L’edificio dell’odierno ristorante nell’Ottocento era la casa della famiglia Mameli dei Mannelli, e proprio qui nacque, nel 1827 Goffredo Mameli. Non solo: ci capit&amp;amp;#242; anche Giuseppe Verdi, il quale pass&amp;amp;#242; interi pomeriggi qui a discorrere con l’autore dell’inno nazionale”, ci racconta Giuseppe Cappello, il titolare. Originario di Lampedusa, il proprietario durante l’estate si occupa di diverse attivit&amp;amp;#224; alberghiere sull’isola siciliana, mentre d’inverno si dedica, insieme alla famiglia, al ristorante genovese, seguendo le orme del padre che negli anni ’50 gestiva un locale sempre nel centro storico.
La nostra cena all’insegna degli autentici sapori siciliani inizia con un ricco antipasto, chiamato Cuore del Mediterraneo che comprende un tris di affumicati (tonno, spada e salmone), un cocktail di gamberi in una terrina di caponata, delle polpettine di bianchetto e una squisita insalata di mare. Proseguiamo con gli spaghetti Lido con pesce spada, melanzane fritte e pomodoro, con un tocco di sicilianit&amp;amp;#224; grazie alla menta. Ci piacciono molto anche le tagliatelle La Mama, con pomodoro, salsiccia tritata, melanzane, zucchine e basilico, in pi&amp;amp;#249; un pochino di panna. Non rinunciamo certo nemmeno alla famosa pasta alla Norma, ma assaggiamo anche specialit&amp;amp;#224; tipiche come la pasta al nero di seppia, la pasta con sarde e finocchi oppure i bucatini coi broccoli, pomodoro, uvetta, pinoli e acciughe, con del pane tostato grattato sopra.
Una parte del nostro gruppo non resiste alle ottime pizze e focacce, tra cui la pizza Lampedusa, con mozzarella, pomodorini, rucola e pesce spada affumicato, la tradizionale focaccia col formaggio ligure e delle farinate.
Tra le pietanze riscuote grande successo il pesce spada alla palermitana, impanato e cotto sulla griglia con aglio e prezzemolo, ma gustiamo anche delle fantastiche grigliate di pesce e di carne. 
Infine, cediamo volentieri alle dolci tentazioni dei dessert fatti in casa: gli autentici cannoli siciliani e le cassate, oltre alla torta di noci, lo strudel e il tiramis&amp;amp;#249;.
Dopo questa splendida giornata sappiamo che per vivere nuovamente delle emozioni indimenticabili ci baster&amp;amp;#224; seguire la luce della Lanterna, capace, magicamente, di illuminare il mare fino alla Sicilia. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.genova.it
www.lamama.it
Ristorante Pizzeria La Mama
Via di San Bernardo, 70 Genova
Tel.: 010/2518937
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12084.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Navigando dalla Lanterna a Lampedusa: una giornata a Genova tra arte, storia e buona tavola&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 12 Feb 2014 12:00:49 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12084.ashx</guid></item><item><title>Nella citt&amp;#224; di Stradivari e di Mina: una giornata a Cremona, tra musica, arte e buona tavola, Cremona, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12053.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12053.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12053/127831.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una passeggiata nel centro storico dove dalle botteghe dei liutai ogni tanto risuona la voce degli strumenti appena costruiti: se fossimo arrivati qui verso la fine del Seicento o nei primi decenni del Settecento, avremmo potuto vedere all’opera il pi&amp;amp;#249; celebre maestro liutaio del mondo, Antonio Stradivari, nato a Cremona nel 1644. Il suono meraviglioso e inconfondibile dei violini di Stradivari &amp;amp;#232; tuttora oggetto di ricerca scientifica: il segreto della qualit&amp;amp;#224; sonora da essi prodotta potrebbe celarsi nella densit&amp;amp;#224; del legno, cos&amp;amp;#236; come nella composizione della vernice che pare contenesse delle ceneri vulcaniche, cristalli minerali e perfino del borace, conservante utilizzato gi&amp;amp;#224; nell’antico Egitto. 
Tra le prime tappe della nostra visita c’&amp;amp;#232; il Museo del Violino, dove i visitatori possono rivivere l’affascinante storia della liuteria attraverso dei percorsi interattivi e multimediali. La citt&amp;amp;#224; del violino ha dato al mondo della musica e dell’arte anche diversi altri grandi personaggi tra cui Mina, detta la Tigre di Cremona, e Ugo Tognazzi. Cremona &amp;amp;#232; anche chiamata scherzosamente la citt&amp;amp;#224; delle tre “t”: “tur&amp;amp;#242;on, tur&amp;amp;#224;ss, t&amp;amp;#233;t&amp;amp;#224;ss”, che sta per “torrone, torrazzo, e... donne prosperose”. Una versione meno folcloristica del detto cita, al posto delle signore, Tognazzi. 
Percorrendo le caratteristiche vie del centro, non &amp;amp;#232; possibile resistere al richiamo della prima “t”: le vetrine delle pasticcerie abbondano dei tipici torroni locali, oltre che di coloratissimi barattolini di mostarda. Arriviamo cos&amp;amp;#236; alla seconda “t”, il Torrazzo, ovvero la torre campanaria che spicca verso il cielo accanto al meraviglioso Duomo. Si tratta del simbolo della citt&amp;amp;#224;, e del pi&amp;amp;#249; alto campanile storico d’Italia: misura 112,27 metri per ben 502 gradini. La sua prima costruzione risalirebbe al 754 e fu portata a termine in quattro fasi, terminate con la realizzazione della guglia marmorea nel 1309. Al quarto piano del Torrazzo &amp;amp;#232; incastonato uno degli orologi astronomici pi&amp;amp;#249; grandi del mondo, costruito tra il 1583 e il 1588. I cremonesi possono godere ogni giorno del concerto delle sette campane a cui si aggiunge la campana delle ore.
A dominare la piazza &amp;amp;#232; il Duomo, o Cattedrale di Santa Maria Assunta, un vastissimo e stupendo edificio religioso romanico, riadattato a varie riprese con elementi gotici, rinascimentali e barocchi. Costruita a partire dal 1107, in un periodo di grande prestigio della citt&amp;amp;#224;, la Cattedrale fu eretta nel punto pi&amp;amp;#249; alto del nucleo medievale, non lontano dal centro dell’originario castrum romano. Al suo interno ammiriamo dei notevoli capolavori di scultura e di pittura, tra cui “l’Arca dei martiri persiani”, scultura quattrocentesca di Giovanni Antonio Amadeo, e uno straordinario ciclo di affreschi che vanno dal tardo gotico fino al barocco compiendo un viaggio nell’arte talmente intenso ed emozionante da poter, secondo alcuni, ritenere la chiesa la “Cappella Sistina della Lombardia”. 
Accanto al Duomo, visitiamo l’imponente Battistero, la cui pianta ottagonale simboleggia l’eternit&amp;amp;#224;, in quanto &amp;amp;#232; la somma del sette, che rappresenta il tempo e dell’uno, Dio. Iniziato nel 1167 in muratura di laterizi, fu durante l’epoca rinascimentale che assunse il suo assetto attuale, parzialmente ricoperto di marmo. Ci rechiamo anche al convento di Sant’Abbondio, noto per il suo bel chiostro e per il culto della Madonna Nera lauterana, che, si ritiene, abbia salvato la citt&amp;amp;#224; dalla peste nel 1630.
Dopo questo bel giro tra storia e musica, decidiamo di coronare la giornata con una succulenta cena presso l’Osteria degli Archi, in corso Venti Settembre. Le autentiche atmosfere cremonesi ci accompagnano anche nelle caratteristiche sale del locale: sulla parete notiamo un fondo di violoncello autografato dal liutaio Francesco Toto, vincitore di importanti premi. Ad accoglierci con grande gentilezza &amp;amp;#232; il signor Emanuele Mosconi, il titolare che gestisce il ristorante da due anni e mezzo con grande entusiasmo insieme all’aiuto cuoco Lorenzo, Nadia in sala, aiutata da Renzo nei weekend e Corazon, la signora che cura la pulizia. Chef con una lunga esperienza alle spalle, maturata sin dagli studi all’Institute Paul Bocuse di Lione, un importante punto di riferimento della cucina francese, Emanuele ha passato lunghi periodi di lavoro in giro per il mondo, dall’Inghilterra alla Francia, dall’Irlanda alla Germania. “Sono nato a Cremona e dopo tanti viaggi ho deciso di tornare nella mia citt&amp;amp;#224;, creando un connubio tra i sapori del territorio e le influenze internazionali, capaci di attualizzare dei piatti che nella loro versione originale oggi risulterebbero troppo pesanti e a volte obsoleti. Utilizzo solo ed esclusivamente dei prodotti freschi, senza mai ricorrere nemmeno al congelato o ai semipreparati. Il pesce che serviamo &amp;amp;#232; quello fresco del giorno, e il men&amp;amp;#249; cambia periodicamente in base alla stagionalit&amp;amp;#224; dei prodotti”, ci racconta il signor Emanuele. In effetti, notiamo che il men&amp;amp;#249; sta scritto su una lavagna neanche troppo grande: una scelta variegata, ma circoscritta &amp;amp;#232; garanzia di freschezza. 
Iniziamo con un ricco antipasto: la battuta di filetto di manzo condita con del succo di pompelmo rosa, sale a scaglie, olio extravergine e pepe nero, con accanto della senape di Digione in grani; la culatta stagionata in un pezzo unico e la fantasiosa caprese sbagliata, fatta col pane carasau, mozzarella di bufala e dei saporiti pomodorini confit. 
Proseguiamo con una calda zuppa di legumi con moscardini, che viene preparata ogni giorno con i molluschi freschi disponibili in pescheria. A seguire, gustiamo un bel risotto ai porcini, mentre alcuni di noi optano per i tipici marubini in brodo con ripieno di carne lessa e brasata. Mentre sorseggiamo un ottimo dolcetto di Calorio, scopriamo parlando con il titolare che questo locale originariamente era una bottega di mastri bottai, diventando col tempo bottega con mescita, e poi osteria e bar con cucina. 
“Ci serviamo principalmente da tre cantine piemontesi, dove abbiamo il contatto diretto con i produttori, inoltre abbiamo anche qualche etichetta del Friuli e dell’Oltrep&amp;amp;#242;, e delle particolart&amp;amp;#224; come il mosto di uva Fortana, che si accompagna molto bene con gli affettati e un tempo era molto usato nelle osterie”, ci spiega Emanuele. 
Accompagniamo i secondi con del Nebbiolo di Ca’ Nova, di Barbaresco, ma assaggiamo anche gli spumanti di Luigi Coppo, fatti da quattro generazioni con il metodo classico.
Tra le pietanze scegliamo una squisita tagliata e la coscia d’anatra al Martini, oltre a delle lumachine particolari che si nutrono di carciofi, e il tipico e gustoso but&amp;amp;#242;on de pajass.
La succulenta cena si conclude con una degustazione di sfiziosi dolci fatti in casa, tra cui il cremino al pistacchio di Bronte D.O.P., il salame di cioccolato, la pera cotta nel vino rosso e un semifreddo al latte di mandorla.
Dopo questa splendida giornata, e una cena da leccarci i baffi, trascorsa perfettamente a nostro agio a un prezzo onesto senza neanche pagare il coperto, siamo certi di tornare qui al pi&amp;amp;#249; presto per nuove gite all’insegna della musica, anche quella dal vivo presso l’osteria. A suonare, una volta ogni stagione, &amp;amp;#232; un gruppo di amici: il cantante Alberto Moglia, capoarea in una ditta di acciai di alto profilo, il polistrumentista Lorenzo Colace alla chitarra, il pianista e organista di lungo corso Giovanni Guerretti, che ha suonato anche con Cesare Cremonini e Mietta, il bassista Federico Fasani che &amp;amp;#232; anche assessore all’urbanistica del Comune di Cremona, e il percussionista Simone Gagliardi alla batteria. Serate in cui torna a suonare anche la chitarra, negli altri giorni collocata su un mobile in buona vista, che fu di un amico musicista del titolare: &amp;amp;#232; la prova che a Cremona la musica non si ferma mai.

Francesca Bertha&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12053.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Nella città di Stradivari e di Mina: una giornata a Cremona, tra musica, arte e buona tavola&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sun, 15 Dec 2013 15:16:49 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12053.ashx</guid></item><item><title>Sulla via Francigena, alla scoperta dell&amp;#39;arte e dei sapori di una volta: una giornata a Vercelli, Vercelli, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12046.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12046.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12046/127736.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In una delle zone pi&amp;amp;#249; ricche di canali e corsi d’acqua della Pianura Padana, sulle rive del fiume Sesia, circondata da ampi terreni coltivati a riso, sorge una delle citt&amp;amp;#224; d’arte pi&amp;amp;#249; belle del Nord Italia. La nostra giornata vercellese &amp;amp;#232; stata un susseguirsi di colori, di volti di personaggi che animano antichi dipinti, affreschi ed opere contemporanee, e di lunghe passeggiate rigeneranti tra monumenti di rara bellezza.
Seguiamo idealmente le orme dei pellegrini della via Francigena, che passava proprio da qui e visitiamo per primo il monumento che attrae tuttora numerosi turisti anche religiosi, perfino dai Paesi protestanti anglosassoni: la basilica di Sant’Andrea, edificata tra il 1219 e il 1227 per iniziativa del cardinale Guala Bicchieri che in qualit&amp;amp;#224; di legato pontificio, aveva conquistato la stima e la gratitudine del re inglese Enrico III, ottenendo le rendite in perpetuo dell’abbazia di Saint Andrew a Chesterton, Cambridge. Il cardinale convoc&amp;amp;#242; da Parigi alcuni canonici di Saint-Victor, affidando loro la titolarit&amp;amp;#224; dell’abbazia e dell’ospedale per pellegrini da edificare. Si deve probabilmente a questi canonici l’introduzione a Vercelli delle novit&amp;amp;#224; dell’architettura gotica che rendono la basilica di Sant’Andrea un importante esempio precoce del gotico italiano.
Questa citt&amp;amp;#224; vanta diversi primati, &amp;amp;#232;, ad esempio sede della pi&amp;amp;#249; antica universit&amp;amp;#224; del Piemonte, risalente addirittura al Duecento. Ma la ricchezza culturale di Vercelli ha radici ancor pi&amp;amp;#249; antiche: godeva di piena cittadinanza romana sin dal 49 a.C., e ci&amp;amp;#242; significava la presenza di strade, monumenti, bagni, oltre all’acquedotto e l’anfiteatro.
La piazza forse pi&amp;amp;#249; caratteristica di Vercelli &amp;amp;#232; la medievale Piazza Cavour, con le sue antiche case porticate sovrastate dalla curiosa Torre dell’Angelo. La nostra passeggiata all’insegna dell’arte parte quindi dall’antichit&amp;amp;#224;, attraversa il Medioevo, si addentra nel Cinquecento con Gaudenzio Ferrari, per poi arrivare nell’et&amp;amp;#224; moderna, grazie alle straordinarie mostre della collezione Guggenheim che ogni anno attirano migliaia di persone all’Arca di Vercelli, uno spazio espositivo situato presso la chiesa sconsacrata di San Marco. Inoltre, in questa citt&amp;amp;#224;, al Museo Borgogna, si trova la seconda pi&amp;amp;#249; importante pinacoteca piemontese.
Per Gaudenzio Ferrari il periodo vercellese fu tra i pi&amp;amp;#249; importanti della sua carriera. Infatti, fu proprio a Vercelli che si dedic&amp;amp;#242; maggiormente alla pittura, realizzando dei magnifici affreschi all’interno della Chiesa di San Cristoforo, ritenuti da diversi studiosi il culmine dell’espressione artistica del Ferrari. 
Anche la storia religiosa di Vercelli &amp;amp;#232; notevole, sin dal primo vescovo della citt&amp;amp;#224;, Sant’Eusebio, vissuto tra il 283 e il 371, celebre anche per il suo impegno nella lotta contro la diffusione dell’eresia ariana. Nella piazza intitolata al vescovo sorge la Chiesa di Sant’Eusebio, ovvero il Duomo di Vercelli, riedificato varie volte, mentre invece il suo possente campanile &amp;amp;#232; quello originale del XII secolo.
Restiamo nel mondo affascinante della storia e delle tradizioni vercellesi anche per cena, fermandoci presso il Ristorante Il Paiolo, situato nella centralissima viale Garibaldi, a due passi dalla Basilica. Siamo in uno dei locali pi&amp;amp;#249; caratteristici della citt&amp;amp;#224;, ed &amp;amp;#232; un vero piacere essere accolti nell’ambiente caloroso e rustico del ristorante gestito con grande passione da Roberto Coppa, cuoco che vanta un’esperienza pluridecennale. Mentre ci accomodiamo al nostro tavolo situato in una delle tre graziose salette, arredate con gusto, notiamo alcune foto d’epoca sulle pareti. “Questi sono i miei bisnonni che avevano un albergo ristorante, una stazione di posta a Valmacca”, ci racconta il signor Coppa. La storia prosegue con i ricordi dei tempi in cui la zia del titolare aveva un ristorante-bar di fronte alla casa della famiglia Coppa. “Quando ero piccolo, mia zia mi chiamava spesso a fare gli agnolotti, avendo le dita piccole, ero bravissimo, e continuo tuttora a farli a mano come allora. Tiro la sfoglia, dispongo le palline, e sopra metto l’altra sfoglia. Idem per i tajarin, li faccio sempre freschi al momento, tirando la sfoglia per la porzione ordinata dal cliente e la taglio al coltello.” Freschezza, qualit&amp;amp;#224; impeccabile delle materie prime, stagionalit&amp;amp;#224; dei prodotti e autenticit&amp;amp;#224; delle ricette sono i segreti del successo del ristorante, gestito dal signor Coppa dal 1994.
L’attesa prima di cena vola via in un attimo, anche grazie all’ottimo pane di grano duro di Mussomeli, sfornato fresco in casa, accompagnato da un formaggio mantecato alle olive piccantine. Iniziamo con la tipica e buonissima carne cruda alla piemontese, preparata rigorosamente al momento. Il ricco antipasto comprende anche i peperoni e la verza con la bagna cauda e il petto di pollo in insalata fatto col dragoncello. 
Passando ai primi, eccoci a gustare il piatto che &amp;amp;#232; l’assoluto cavallo di battaglia del ristorante: la panissa, preparata sempre al momento e servita nel paiolo di rame come da tradizione. Anche gli altri piatti di riso sono fantastici, come ad esempio il riso alla toma di Piode. A seconda della stagione si possono trovare anche risi con asparagi, ortiche, luppolo e perfino con le squisite pesche di vigna. Alcuni nostri amici optano invece per gli irresistibili tajarin ai funghi o al tartufo. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini selezionati tra oltre cento etichette, quasi tutte piemontesi, tra cui il Gattinara Travaglini. Proseguiamo con il bollito di fassone con le salse appropriate, il petto di faraona con funghi porcini, e con il tipico stufato d’asino, ma non resistiamo nemmeno al brasato di fassone e al petto d’oca con le verze. 
Ci sono moltissimi buoni motivi per cui torneremo presto e volentieri a Vercelli, e gli sfiziosi dessert fatti in casa del Paiolo sono sicuramente tra questi: la torta alle noci e noccioline, il dolce alle castagne, fatto solo con farina di castagne, ma anche dei buonissimi gelati originali, con le cotogne o di uvetto alla grappa, dei capolavori del gusto.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.vercelli.it
www.ristoranteilpaiolovercelli.com
Ristorante Il Paiolo
Viale Garibaldi, 72
Tel.: 0161/250577
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12046.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Sulla via Francigena, alla scoperta dell'arte e dei sapori di una volta: una giornata a Vercelli&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 28 Nov 2013 18:21:34 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12046.ashx</guid></item><item><title>Nella citt&amp;#224; di Donizetti, tra arte, storia e buona tavola: una giornata a Bergamo, Bergamo, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12045.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12045.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12045/127717.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cento rintocchi della campana della torre civica che alle dieci di sera annunciano la chiusura dei portoni delle mura venete: sembra la scena di un film in costume, ma si tratta di emozioni che tutti possiamo vivere visitando Bergamo. Anche se oggi, non dovendo temere gli attacchi del nemico, i portoni restano ovviamente aperti, per il resto, nella Citt&amp;amp;#224; Alta le atmosfere sono quelle di secoli fa. Infatti, Bergamo &amp;amp;#232; una delle cinque citt&amp;amp;#224; italiane il cui centro storico &amp;amp;#232; rimasto completamente circondato dalle mura, le quali hanno mantenuto il proprio aspetto pressocch&amp;amp;#233; immutato durante i secoli. I turisti stranieri che affollano il centro, situato in alto, credono spesso che il toponimo della citt&amp;amp;#224; nota in epoca romana come Bergomum, derivi dal germanico “berg”, ovvero “monte”, ipotesi non avallata per&amp;amp;#242; dagli studi. 
Raggiungiamo la Citt&amp;amp;#224; Alta con la funicolare che dalla Citt&amp;amp;#224; Bassa, ovvero quella moderna, ci porta, per la gioia delle donne del gruppo, direttamente in piazza Mercato delle Scarpe. Da l&amp;amp;#236; percorriamo uno dei vicoli che si snodano verso l’alto per raggiungere la Rocca, costruita a partire dal 1331 sul colle di Sant’Eufemia. Scopriamo che a fortificarla ulteriormente furono i Visconti per contrastare Venezia che sarebbe comunque succeduta a loro nel dominio della citt&amp;amp;#224; nel 1428. Oggi invece &amp;amp;#232; lo sguardo dei turisti che pu&amp;amp;#242; dominare la citt&amp;amp;#224;, infatti, da un’ampia terrazza riusciamo a contemplare un panorama mozzafiato, con tutte le torri bergamasche che svettano sopra le case dello storico quartiere da cui si vedono bene anche i colli delle prealpi Orobie.
Un luogo che incanta e che ispira anche gli artisti, primo tra i quali fu l’illustre compositore Gaetano Donizetti, nato a Bergamo nel 1797. Torquato Tasso dedic&amp;amp;#242; invece un bellissimo sonetto alla citt&amp;amp;#224;, decantando le sue bellezze naturali. 
Dalla Rocca riscendiamo nel cuore della Citt&amp;amp;#224; Alta raggiungendo Piazza Vecchia, sovrastata dalla Torre Civica, dove si trovano diversi spledidi palazzi, tra cui Palazzo della Ragione. Sul lato Sud della piazza c’&amp;amp;#232; da rimanere a bocca aperta: ovunque si guardi, si vede un capolavoro architettonico di rara bellezza. Il Duomo, dedicato al patrono della citt&amp;amp;#224;, Sant’Alessandro, fu costruito a partire dal 1459 sul luogo di un precedente edificio religioso, eretto a sua volta sui resti di una chiesa paleocristiana. Poco distante si erge la splendida Basilica di Santa Maria Maggiore, la quale, oltre a numerose importanti opere artistiche, conserva anche la tomba di Donizetti. Addossata alla basilica vi &amp;amp;#232; la rinascimentale Cappella Colleoni, e a pochi passi, il trecentesco Battistero, originariamente collocato nella navata centrale della basilica. 
Dopo questa bella passeggiata, decidiamo di fermarci per cena in uno dei quartieri pi&amp;amp;#249; storici, a Borgo Palazzo, presso il Ristorante Balicco, situato all’interno di una caratteristica corte ottocentesca a due passi dal centro. Dove un tempo si fermavano i viandanti per far riposare i propri cavalli e per rifocillarsi con un piatto di trippa o di baccal&amp;amp;#224;, oggi c’&amp;amp;#232; un ristorante elegante, ma nello stesso tempo caloroso ed accogliente, dove passare delle belle serate in compagnia fuori dalla frenesia cittadina. Ad accoglierci con grande gentilezza &amp;amp;#232; la signora Daniela Donda, che gestisce il locale da marzo scorso insieme al socio di vecchia data Luigi Palamini, il cuoco. “Con la nostra gestione il ristorante &amp;amp;#232; tornato in mani bergamasche e oltre ai nuovi clienti, ci stanno seguendo anche coloro che erano nostri ospiti affezionati presso il nostro precedente ristorante, il Museo di Castione della Presolana che abbiamo condotto per vent’anni. Si chiamava “museo” perch&amp;amp;#233; si trovava presso un antico mulino con le macine originali”, ci racconta la signora Daniela mentre ci accomodiamo al nostro tavolo. I colori chiari della sala esaltano quelli solari dei quadri della mostra temporanea che ammiriamo sulle pareti e che si possono anche acquistare. L’arte s’inserisce piacevolmente anche tra i nostri piatti, grazie a dei piccoli cavalletti da pittore collocati sui tavoli con sopra la miniatura di una delle opere in esposizione. 
La nostra cena all’insegna dei sapori tradizionali che creano un connubio perfetto con la fantasia innovativa dello chef, inizia con un ricco antipasto a base di prodotti tipici come il formaggio strachitund in foglia di porro su zabaione al grana, e la polentina morbida e baccal&amp;amp;#224; del Balicco. Gustiamo anche uno squisito affettato misto di selvaggina, tra cui prosciutti di cervo e di cinghiale, con pane tostato e burro, ma piace molto anche la terrina di fegato grasso di anatra su patate e cipolle di Tropea con salsa al passito. 
Una parte del nostro gruppo sceglie il men&amp;amp;#249; degustazione “Terra bergamasca”, che oltre all’affettato misto comprende gli scarpin&amp;amp;#242;cc d&amp;amp;#233; par, i bocconcini di capriolo al Valcalepio rosso con polenta e dei formaggi delle valli bergamasche. Proseguendo con le specialit&amp;amp;#224; della carta, abbiamo il piacere di assaggiare uno dei piatti pi&amp;amp;#249; richiesti del ristorante sin dai tempi del “Museo”, i tagliolini fatti in casa (come tutta la pasta fresca), in salsa nera con tartufo nero. Riscuote grande successo anche il riso Venere nero integrale con salsa ai pistilli di zafferano, mentre tra gli altri primi, che variano a seconda delle stagioni, gustiamo le fettuccine, i ravioloni alla cannella con salsa al vino rosso e gli gnocchi di patate alle noci e crema di “formai de mut”. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini scelti tra le oltre 220 etichette della ricca carta, selezionate con un occhio di riguardo al territorio del Valcalepio. Tra i succulenti piatti di carne scegliamo il carr&amp;amp;#232; di agnello alle erbe aromatiche con patate e funghi e il medaglione di cervo al Brandy e pistilli di zafferano e spinaci all’olio extravergine di oliva. Gustiamo anche una specialit&amp;amp;#224; tipica che un tempo preparavano anche le casalinghe: la fantasia di lumache con polenta, cucinate in umido, fuori dal guscio, in tre diversi modi. 
I nostri amici “acquatici” non resistono invece alle guance di rana pescatrice in crema allo spumante Brut e ai tagliolini freschi all’aragosta. Un ricco tagliere di formaggi assortiti delle Valli, ma non solo, accompagnati da miele e confetture, apre deliziosamente la strada verso il dolce epilogo della nostra cena, che ci vede gustare gli sfiziosi dessert tutti fatti in casa, tra cui la crema fredda al miele di eucalipto con cuore cremoso e fragole, la mousse di castagne e cioccolato bianco con castagne glassate e la zuppa di arance e zucca con sorbetto alle mele verdi.
Ci resta ancora molto da scoprire in questa bellissima citt&amp;amp;#224;, e sar&amp;amp;#224; un vero piacere tornare qui anche per nuove cene all’insegna della tradizione e della creativit&amp;amp;#224;, ma anche per delle feste ed eventi da organizzare presso l’ampia sala del Balicco, o per delle serate all’aperto durante la bella stagione.

Francesca Bertha   

PER INFORMAZIONI:
www.comune.bergamo.it
www.ristorantebalicco.it
Ristorante Balicco
Via Borgo Palazzo, 18
Tel.: 035/238593 
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12045.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Nella città di Donizetti, tra arte, storia e buona tavola: una giornata a Bergamo&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sun, 24 Nov 2013 15:00:21 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12045.ashx</guid></item><item><title>Ovada Vino &amp;amp; Tartufi 2013 - Domenica 10 novembre nel centro storico, Ovada, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12018.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12018.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12018/127229.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ovada Vino &amp;amp;amp; Tartufi 2013

Domenica 10 Novembre nel centro storico di Ovada
Mercato di vino e tartufi

                                          
La Pro Loco di Ovada e del Monferrato Ovadese organizza, con il Patrocinio dell’Amministrazione Comunale di Ovada, la quarta edizione della grande manifestazione a tutto gusto, dedicata ai due prodotti enogastronomici pi&amp;amp;#249; rinomati del territorio: il tartufo bianco e il vino. 
Se i vini prodotti sulle dolci colline del Monferrato Ovadese sono tra i pi&amp;amp;#249; famosi d’Italia, il tartufo bianco di questo territorio non &amp;amp;#232; certo da meno: Gioacchino Rossini lo defin&amp;amp;#236; “il Mozart dei funghi”, giudizio confermato anche dalle ricerche svolte da Raoul Molinari e Giordano Berti su cronache risalenti fino al Medioevo, ma anche su lettere di viaggiatori del Settecento: tutti concordano sullo straordinario aroma e qualit&amp;amp;#224; dei tartufi bianchi di queste terre, vera prelibatezza altamente apprezzata gi&amp;amp;#224; in passato. 
La manifestazione dedicata ai vini e ai tartufi sar&amp;amp;#224; un po’ come l’incontro tra Bacco e Giove: se Bacco &amp;amp;#232; il dio del vino, secondo il poeta romano Giovenale, l’origine del tartufo si deve invece a un fulmine scagliato da Giove in prossimit&amp;amp;#224; di una quercia. Sempre grazie alla mitologia di Giove, al tartufo si sono da sempre attribuite anche delle qualit&amp;amp;#224; afrodisiache. 

La manifestazione

Domenica 10 novembre, dalle 10.00 alle 18.00, lungo le vie del caratteristico centro storico, nelle piazzette e sotto i portoni della cittadina, gli espositori vitivinicoli attenderanno il pubblico che avr&amp;amp;#224; la possibilit&amp;amp;#224;, acquistato il bicchiere della manifestazione, di degustare presso le bancarelle la migliore produzione vinicola della zona. 

I Trifolau, come lo scorso anno, accoglieranno i visitatori all’interno dell’Antica Parrocchiale di Ovada: la Loggia di San Sebastiano, dove sar&amp;amp;#224; possibile acquistare i tartufi.

Aderiranno all’iniziativa i commercianti di Ovada che realizzeranno vetrine a tema. 

La Pro Loco organizza, presso gli antichi locali dell’ex Albergo Italia, un ristorante a base di piatti tipici con tartufo bianco dell’Alto Monferrato. Si potranno gustare gli agnolotti, le tagliatelle, il brasato e le uova al tegamino, conditi con il prezioso tubero e annaffiati con il Dolcetto di Ovada. 


Com’&amp;amp;#232; nato Ovada Vino e Tartufi?

Gi&amp;amp;#224; da alcuni anni la Pro loco di Ovada e del Monferrato Ovadese aveva la ferma intenzione  di organizzare una manifestazione gastronomica incentrata sul tartufo bianco, visto che le colline ovadesi  ne sono ricche e che la zona da tempo immemore vede l’alternarsi di generazioni di cercatori. 
Il riconoscimento della D.O.C.G. al vino “Ovada” ha  dato slancio all’iniziativa che &amp;amp;#232; stata accolta con entusiasmo anche dal Comune di Ovada e dalle varie Associazioni di Categoria.
Il connubio tra i due prodotti principe della zona &amp;amp;#232; sembrato naturale: i succulenti piatti a base di tartufo bianco ben si sposano con i pregiati vini della zona, tra cui il Dolcetto DOC e soprattutto l’Ovada D.O.C.G.
Le passate edizioni sono state un successo di pubblico e di critica e hanno convinto la Pro Loco di Ovada della felicit&amp;amp;#224; dell’iniziativa volta alla promozione e diffusione delle tipicit&amp;amp;#224; gastronomiche pi&amp;amp;#249; meritorie della zona. La bellezza del centro storico arricchisce la manifestazione destinata a crescere nel tempo.


Per ulteriori informazioni:

www.prolocoovada.it
www.iatovada.it
Ufficio IAT di Ovada 
0143/821043
Facebook: Proloco Ovada
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12018.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Ovada Vino &amp; Tartufi 2013 - Domenica 10 novembre nel centro storico&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 31 Oct 2013 18:31:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12018.ashx</guid></item><item><title>Un&amp;#39;oasi di pace con Venezia sull&amp;#39;orizzonte: gita a Campalto tra arte, natura e buona tavola, Campalto, Veneto</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12043.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12043.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12043/127703.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando i turisti stanno per atterrare all’Aeroporto Marco Polo di Venezia, una delle localit&amp;amp;#224; che vedono per prime e da pi&amp;amp;#249; vicino &amp;amp;#232; Campalto, che si affaccia sulla Laguna Veneta formando una continuit&amp;amp;#224; urbana con Mestre sino al parco di San Giuliano. Appartenente alla municipalit&amp;amp;#224; di Favaro Veneto, nel corso della storia il paese si &amp;amp;#232; sempre distinto per la sua posizione strategica, caratteristica che lo agevolava nel commercio, ma lo esponeva anche a qualche pericolo, come l’invasione degli Ungari nel 890, che si accamparono proprio nella zona oggi chiamata Campi Ungareschi. Se fossimo arrivati qui anticipando perfino gli agguerriti Ungari, avremmo trovato i primi insediamenti palafitticoli e nel 829 saremmo potuti essere testimoni delle turbolente vicende della congiura di Pietro Caroso, durante le quali alcuni veneziani si rifugiarono nella zona di San Martino in Strata per poi tornare in citt&amp;amp;#224; e scacciare l’usurpatore. In epoca romana di qui passava la via Annia e il grazioso porto turistico di Passo un tempo accoglieva i traghetti utilizzati per passare il canale Osellino e poi la Laguna, dai contadini diretti a Venezia per vendere i propri prodotti. 
Durante la nostra passeggiata torniamo sulla scena dell’antica congiura e visitiamo la chiesa di San Martino di Strata, costruita a partire dal 1505 per volont&amp;amp;#224; della famiglia patrizia dei Morosini che decise di riedificare la vecchia chiesa ormai abbandonata. Nel novembre del 2013 il paese ha festaggiato i 500 anni della chiesa. Le atmosfere della Serenissima rivivono anche nei pressi del ponte, dove un cippo del 1791, unico superstite degli originari 128, segna ancora il perimetro di conterminazione della laguna oltre il quale era vietata qualsiasi opera agricola o edile.
Restiamo immersi nella tradizione veneziana anche durante la nostra cena, scegliendo di fermarci presso la storicissima Trattoria da Ugo, da 40 anni roccaforte della cucina veneta casereccia. Dopo aver lasciato l’auto nell’ampio parcheggio, ci accomodiamo nella caratteristica sala del locale, e scambiando quattro chiacchiere con il titolare, il signor Ugo Zanon, scopriamo che da tre anni la sua famiglia gestisce anche l’Hotel Ristorante Antica Fenice, distante appena un chilometro. Mentre da Ugo troviamo la cucina tipica e un men&amp;amp;#249; che da oltre quarant’anni resiste alle mode e ai cambiamenti mantenendo immutato il successo dei piatti della tradizione, presso l’Antica Fenice, un ristorante elegante e raffinato ideale per cene romantiche, si pu&amp;amp;#242; trovare un’interpretazione dei piatti pi&amp;amp;#249; curata e sofisticata, al passo con i tempi. Ci&amp;amp;#242; che unisce le due strutture &amp;amp;#232;, oltre alla gestione famigliare, la massima attenzione alla qualit&amp;amp;#224;. Il signor Ugo ci spiega la diversa filosofia dei due locali illustrandoci il piatto che rappresenta il cavallo di battaglia per entrambi i ristoranti: la catalana di astice e crostacei. “Da noi il piatto &amp;amp;#232; composto da mezzo astice e crostacei non sgusciati, ricoperti da verdure crude (pomodorini, carote, sedano e cipolla rossa), mentre presso l’Antica Fenice la troverete composta da un letto di verdure crude tagliate a cubetti, con sopra astice e crostacei gi&amp;amp;#224; sgusciati. E’ lo stesso piatto, eppure sono due risultati completamente differenti: la nostra catalana &amp;amp;#232; voluminosa e buonissima, ma richiede un certo impegno nel mangiarla, mentre l’altra &amp;amp;#232; pi&amp;amp;#249; compatta, pi&amp;amp;#249; bella da vedere e pi&amp;amp;#249; facile da mangiare. Nonostante il notevole successo che sta avendo la catalana dell’Antica Fenice, noi preferiamo non cambiare per mantenere il legame con i nostri clienti pi&amp;amp;#249; abitudinari.”
Iniziamo la nostra cena gustando delle succulente specialit&amp;amp;#224; come la polenta con schie di Laguna e il bollito misto di pesce, gli spaghetti alle vongole e i gnocchetti alla granseola. Ottime anche la grigliata e la frittura mista, e  decidiamo di concludere con uno sfizioso tortino di amaretti e mele. 
Le eleganti camere dell’Hotel Antica Fenice saranno la nostra dimora per il resto del weekend, e vista la posizione strategica della struttura (tra Venezia e l’Aeroporto Marco Polo), e la sua vicinanza all’immenso Parco di San Giuliano, dedichiamo la seconda giornata della nostra gita a delle rigeneranti passeggiate in mezzo al verde. Il parco, dopo un accurato lavoro di riqualificazione &amp;amp;#232; diventato uno dei luoghi pi&amp;amp;#249; importanti per lo studio dell’ambiente lagunare, oltre che meta di svago per turisti e famiglie. Esteso su 74 ettari, &amp;amp;#232; un punto di incontro tra la terraferma mestrina e Venezia, ben visibile dal suo territorio, ricco di spazi ricreativi e di ristoro, di aree attrezzate e campi sportivi, oltre che di percorsi pedonali e ciclabili.
Quando si fa sera, ci attende una fantastica cena, stavolta nell’ambiente elegante e molto caloroso, del Ristorante Antica Fenice, dove ci accolgono la signora Barbara, figlia del signor Ugo, e suo marito Marco.
Il nostro viaggio nei sapori del territorio, attualizzati dalla fantasia degli Chef, comincia con un carosello di crudi dell’Antica Fenice: carpaccio di branzino, tartarre di tonno, ceviche di dentice, scampo, ostrica, canocia (cicala di mare) e mazzancolla con abbinamenti di Sali e salsine. Proseguiamo con un trittico a base di salmone marinato, baccal&amp;amp;#224; mantecato e tonno affumicato. Dopo questi squisiti antipasti gustiamo dei ravioli di pesce con salsa alla granseola, per poi passare al filetto di branzino con melanzane, salsa lime e bottarga. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con una selezione di vini scelti dalla ottima carta e infine, cediamo alla dolce tentazione della crema catalana con amaretti e mango.
Ora che abbiamo scoperto questo piacevolissimo angolo di pace alle porte di Venezia, siamo certi che torneremo qui per delle nuove passeggiate nel parco e al porticciolo, per gustarci dei pranzi in compagnia da Ugo, o per delle cene a lume di candela nel magnifico giardino dell’Antica Fenice. 

Testo: Francesca Bertha
Consulenza e fotografie: Stefano Zanus

PER INFORMAZIONI:
www.comune.venezia.it
Trattoria Da Ugo
Via Orlanda, 58 Venezia Campalto
041/900240
www.anticafenice.com
Hotel Ristorante Antica Fenice
Via Orlanda 10/B Venezia Campalto
041/5420161

&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12043.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Un'oasi di pace con Venezia sull'orizzonte: gita a Campalto tra arte, natura e buona tavola&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Fri, 22 Nov 2013 17:44:21 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12043.ashx</guid></item><item><title>A tavola con Hemingway, dove il fiume incontra l&amp;#39;arte: una giornata a Musile di Piave, Musile di Piave, Veneto</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12009.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12009.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12009/127153.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un’oasi naturale racchiusa tra il verde dei boschi, dei prati e l’azzurro delle acque salse della laguna, quelle dolci del fiume, e quelle salate del mare: &amp;amp;#232; in questo luogo magico dal fascino eterno che abbiamo deciso di scappare per una giornata di relax. Ad essere rimaste colpite per prime dalla bellezza di questo straordinario paesaggio furono le popolazioni antiche, probabilmente anche preistoriche, sicuramente romane, come testimoniano reperti tra cui anfore e vetri, ma non solo: in localit&amp;amp;#224; Ponte Catena sono stati rinvenuti i resti, interrati, di un ponte in perfetto stato di conservazione. Acqua e terra sono i due elementi che emergono anche nel toponimo “Musile” che potrebbe significare, in veneto antico, “diga, argine”, ma nel Medioevo era sinonimo di “prato chiuso per pascolo”. Senz’altro un celebre prato chiuso a Musile c’&amp;amp;#232;, ed &amp;amp;#232; quello del mercato, frequentatissimo gi&amp;amp;#224; nel X secolo. La localit&amp;amp;#224; divenne presto crocevia di importanti traffici di merci e la sua posizione strategica venne notevolmente rafforzata con i grandi interventi idraulici da parte della Serenissima che nel 1483 decise di scavare il canale Fossetta per favorire le comunicazioni via acqua con Venezia. Come testimoniato da una mappa di fine 1400 in cui si trova l’indicazione in merito, sul luogo esisteva gi&amp;amp;#224; all’epoca l’Osteria della Fossetta.
Dove c’&amp;amp;#232; un fiume, con le sue anse che abbracciano il territorio arrivando ora da un lato, ora dall’altro, le sorprese sono all’ordine del giorno. Purtroppo, anche quelle brutte, come le alluvioni. Ma a Musile, l’alluvione del Piave del 1250 diede origine a un’usanza simpatica, che ancora oggi &amp;amp;#232; tra le principali attrazioni estive del paese: il Patto Solenne d’Amist&amp;amp;#224;, ovvero il patto dell’amicizia. C’era una volta una cappella consacrata a San Donato sulla sponda sinistra del fiume, sul territorio del comune di San Don&amp;amp;#224; di Piave. Dopo l’alluvione la chiesetta pass&amp;amp;#242; alla sponda destra, all’attuale Musile. A quel punto i due comuni sancirono un patto: San Donato rimase il patrono dell’antica Musile, in cambio San Don&amp;amp;#224; conserv&amp;amp;#242; il proprio nome versando un tributo annuo di due capponi “vivi et ruspanti pingues et optimi”. Ogni anno il 7 agosto, festa patronale, il sindaco di San Don&amp;amp;#224; consegna i doni pennuti a quello di Musile. 
La nostra gita sulle “antiche vie dell’acqua” ci porta anche a visitare il Laboratorio territoriale di educazione ambientale presso l’ex scuola elementare di Castaldia, in frazione Caposile, dove grandi e piccini possono scoprire il magico mondo del fiume e della laguna attraverso un coinvolgente allestimento multimediale. 
La bellezza di questo paesaggio ha sempre ispirato poeti e scrittori, dalla pedagogista e poetessa Lisa Davanzo, nata a Musile nel 1917, fino ad Ernest Hemingway che dedic&amp;amp;#242; righe stupende alla laguna nel romanzo “Di l&amp;amp;#224; dal fiume e tra gli alberi”. Hemingway che fu volontario della Croce Rossa americana durante la prima guerra mondiale, fece servizio nel Basso Piave, e all’una nella notte tra l’8 ed il 9 luglio 1918, trasgredendo gli ordini, per portare dei viveri ai soldati italiani appostati sull’argine del Piave fu ferito dalle schegge di una granata nemica, ma riusc&amp;amp;#236; comunque a portare in salvo un soldato gravemente ferito salvandogli la vita. Per questo gesto alla fine della guerra ricevette la medaglia d’argento dal nostro governo. 
Seguiamo le orme del celebre scrittore anche nella scelta del ristorante: ci fermiamo presso l’Antica Trattoria Alla Fossetta, dove &amp;amp;#232; la copia di un suo autografo a testimoniare che nel 1948 Hemingway, di ritorno da una battuta di caccia si ferm&amp;amp;#242; a mangiare un bel piatto di spaghetti. Anche questo episodio fa parte di quella lunga serie di avvenimenti che avevano fatto conquistare a questo ristorante il titolo di Locale Storico Veneto. A gestirlo dal 1986 &amp;amp;#232; la famiglia Doretto con Flavio il fratello maggiore e i suoi collaboratori in cucina con la supervisione di mamma Elsa che quasi trent’anni fa aveva rilevato l’attivit&amp;amp;#224; insieme a pap&amp;amp;#224; Riccardo. In sala il fratello minore Alessandro, appassionato ed esperto di vini, grappe e formaggi, al bar Mariella moglie di Flavio che vi sapr&amp;amp;#224; dare un consiglio su quale tra le loro specialit&amp;amp;#224; poter acquistare da portare a casa. Scopriamo che oltre a far parte di Assoristora e della Confraternita dei “Risi e Tochi”, il locale &amp;amp;#232; anche membro dell’AIC, cos&amp;amp;#236; anche la nostra amica celiaca pu&amp;amp;#242; gustare una squisita cena senza pensieri.
Visto il bel tempo, ci accomodiamo sull’accogliente terrazza esterna, ma notiamo che le ampie sale interne sono un’ottima location per eventi e feste. 
Iniziamo con la tipicissima brasiola del Piave e la F&amp;amp;#249;mera salumi esclusivi, creazione di famiglia che seguono la tradizione contadina, e dopo gustiamo delle squisite tagliatelle fresche all’anatra e dei maccheroni con Raboso, salsiccia e radicchio. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini di cui la famiglia Doretto, originaria di Lison, &amp;amp;#232; grande intenditrice. Oltre al Raboso, (in carta ci sono tutti i grandi produttori del Raboso Piave doc), abbiamo il piacere di assaggiare anche un Prosecco superiore D.O.C.G. extra dry di Valdobbiadene che da 25 anni viene prodotto esclusivamente per questo ristorante. Dopo i primi ci deliziamo con una vasta scelta di carne alla griglia, punto di forza del locale: (la braciolona di maiale, piatto richiestissimo, la grigliata mista con salsicce, costicine, pollo e pancetta, il manzo da filiera veneta con tagliate, fiorentine e costate, e l’ultima proposta, la paletta di fassona piemontese consigliata per 4 persone, oltre a delle succulente specialit&amp;amp;#224; di fassona piemontese. 
Alcuni nostri amici scelgono invece dei piatti di pesce locale, qualcuno guarda gi&amp;amp;#224; ai mesi freddi gustando un bel bollito misto, e tutti assaggiamo il radicchio trevigiano preparato in tanti modi, mentre tornando in primavera potremo assaggiare il radicchio Verdon di Roncade, proposto solo per un mese.
Ora che abbiamo scoperto questo angolo di pace, torneremo senz’altro presto, anche per assistere ai molteplici eventi enogastronomici organizzati dalla Trattoria, tra cui quello dedicato ai “bigoi in salsa e polenta con renga”, 5 giorni prima di Natale, Pasqua e Quaresima, la MagnalOCA, men&amp;amp;#249; con l’oca protagonista nei giorni vicini a S. Martino, l’11 novembre (appuntamento imperdibile anche per ci&amp;amp;#242; che dice il proverbio: “Chi no magna l’oca a S.Martin, non fa el beco de un quatrin!”) e la Maialonga, men&amp;amp;#249; con la carne suina protagonista, tra la fine di novembre e la met&amp;amp;#224; di dicembre, periodo nel quale ancora oggi nelle famiglie contadine si macella il maiale.

Testo: Francesca Bertha
Consulenza e parte delle fotografie: Stefano Zanus

PER INFORMAZIONI:
www.comune.musile.ve.it
www.fossetta.it
Antica Trattoria Alla Fossetta
Via Fossetta, 31 Musile di Piave (VE)
Tel.: 0421/330296
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12009.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;A tavola con Hemingway, dove il fiume incontra l'arte: una giornata a Musile di Piave&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Fri, 18 Oct 2013 18:09:46 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12009.ashx</guid></item><item><title>Sulle note del jazz, tra storia, libri e buona tavola: una giornata ad Alessandria, Alessandria, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12014.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12014.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12014/127186.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se fossimo arrivati qui di notte, forse avremmo potuto incontrare per strada un vispo contadino con al seguito una mucca ben foraggiata e osservarlo mentre dalla citt&amp;amp;#224; assediata dal Barbarossa si avviava verso il campo nemico. Secondo la leggenda infatti, una cariatide della Cattedrale di Alessandria, quella raffigurante il contadino Gagliaudo, di notte si staccherebbe dalla facciata e prenderebbe vita andando in giro per la citt&amp;amp;#224;. La fantasia popolare racconta che durante l’assedio di Federico I  il Barbarossa, Gagliaudo fosse riuscito a indurre alla ritirata le truppe nemiche portando al pascolo la sua unica mucca rimasta, ma tenuta in ottime condizioni di salute nonostante che in citt&amp;amp;#224; scarseggiassero i viveri. Gli uomini del Barbarossa uccisero l’animale, e notarono che era molto ben alimentato. Quando il contadino gli rifer&amp;amp;#236; che in citt&amp;amp;#224; c’erano viveri in abbondanza, quindi Alessandria avrebbe potuto resistere all’assedio per molto tempo ancora, il Barbarossa decise di ritirarsi e la citt&amp;amp;#224; si salv&amp;amp;#242;. 
Alessandria conserva invece dei ricordi molto pi&amp;amp;#249; positivi riguardo a Napoleone. Alla battaglia di Marengo, combattuta nel 1800 vicino alla citt&amp;amp;#224;, ricordata anche dal nome del famoso pollo alla Marengo, tra i piatti preferiti dell’imperatore, si dedica ogni estate una rievocazione storica. Inoltre, la storia della campagna d’Italia di Napoleone &amp;amp;#232; narrata dal percorso espositivo del Marengo Museum, presso il quale &amp;amp;#232; possibile rivivere la celebre battaglia attraverso approfondimenti e percorsi dedicati ai bambini.
Ai tempi di quella famosa battaglia c’era gi&amp;amp;#224; da alcuni decenni la celebre Cittadella di Alessandria, fortezza costruita a partire dal 1732. La sua spettacolare pianta stellare si distingue nettamente in tutte le vedute aeree e il monumento &amp;amp;#232; una delle fortificazioni permanenti settecentesche pi&amp;amp;#249; grandiose d’Europa, oltre ad essere una delle poche ancora esistenti. Oggi la Cittadella, che in passato ospit&amp;amp;#242; anche Giuseppe Garibaldi e l’imperatore d’Austria Giuseppe II, &amp;amp;#232; un monumento molto amato dagli alessandrini, ed &amp;amp;#232; anche sede del FAI, Fondo Ambiente Italiano.
Nel corso della nostra passeggiata in questa giornata tiepida e soleggiata anche se autunnale, visitiamo i monumenti pi&amp;amp;#249; importanti di Alessandria, tra cui la Cattedrale, ed essendoci capitati di giorno, possiamo testimoniare che Gagliaudo, sotto forma di cariatide, &amp;amp;#232; al suo posto. 
Ammiriamo anche la Chiesa di Santa Maria di Castello, l’edificio religioso pi&amp;amp;#249; antico della citt&amp;amp;#224;, risalente al XV secolo e costruito in stile romano-gotico, con un portale rinascimentale. Tra i numerosi palazzi signorili della citt&amp;amp;#224; spicca il Palazzo Rosso, sede del Municipio, dotato di un particolare orologio a tre quadranti. 
Alessandria ha dato i natali a numerosi importanti personaggi del mondo della cultura, tra cui Umberto Eco, la scrittrice e poetessa Sibilla Aleramo e i pittori Giovanni Migliara e Franco Sassi, ma &amp;amp;#232; anche, in un certo senso, la capitale del cappello: Giuseppe Borsalino, padre del famoso cappello omonimo, aveva avviato il suo primo laboratorio proprio qui e da quattro anni la citt&amp;amp;#224; ha istituito un Museo del Cappello in onore dei cappelli Borsalino che furono indossati da personaggi come Ernest Hemingway, Charlie Chaplin, Antony Quinn, Gary Cooper, fino a Fellini e Alberto Sordi. 
Se la cultura e l’industria di Alessandria sono state cos&amp;amp;#236; eccelse durante gli anni, non &amp;amp;#232; certo da meno la sua cucina. Per scoprirne i gustosi segreti, raggiungiamo la pi&amp;amp;#249; vecchia trattoria cittadina ancora in attivit&amp;amp;#224;, situata nel quartiere Orti: la Trattoria Razmataz  in via Vincenzo Bellini. Il locale &amp;amp;#232; facile da individuare per  la sua originale forma a trapezio, che si prolunga con una veranda in ferro e vetro dal caratteristico stile che ricorda quello dei locali situati lungo i Navigli milanesi. 
Il nome del locale, le calci colorate delle sue pareti e le immagini evocano le calde atmosfere del jazz.  Scopriamo presto, infatti, che la musica &amp;amp;#232; un ingrediente importante delle serate presso la trattoria. Tanti e ripetuti sono i suoi piccoli e preziosi concerti musicali, intrecci di calde voci jazz e mirabili musicisti. Note golose che avvolgono gli avventori,trascinandoli a muovere timidi passi e a canticchiare al ritmo dei loro ricordi.  La dice lunga il nero pianoforte all&amp;#39;angolo della &amp;amp;quot;sala rossa&amp;amp;quot;, la pi&amp;amp;#249; grande, con accanto la pi&amp;amp;#249; piccola e intima &amp;amp;quot;sala gialla&amp;amp;quot;. 

Ci accomodiamo in veranda, accanto alla scoppiettante stufa, lasciandoci avvolgere dal tepore e dai profumi delle specialit&amp;amp;#224;  del locale. Iniziamo a degustare alcuni piatti tipici piemontesi, rivisitati alcuni, secondo la fantasia del cuoco e preparati tutti, seguendo la stagionalit&amp;amp;#224;  dei prodotti, con quell&amp;#39;attenzione alla qualit&amp;amp;#224;  che ha consentito al locale di ottenere la certificazione di Slow Food. Ecco la carne cruda piemontese battuta al coltello, il vitello tonnato all&amp;#39;antica, senza maionese, l&amp;#39;insalata russa, piccoli flan e sformati di verdure di stagione. Continuiamo con gli agnolotti di stufato, tradizione della trattoria, le tagliatelle condite con il rag&amp;amp;#249; di salsiccia, con il rag&amp;amp;#249; di verdure o al cioccolato con crema di gorgonzola. Ottimo anche il timballo di risotto alle pere e taleggio. Alcuni di noi optano invece per una calda zuppa di ceci con crostini ed una invitantissima pasta e fagioli con i maltagliati fatti in casa cos&amp;amp;#236; come gli agnolotti, le tagliatelle e il pane.
Tra i secondi ci piace molto la milanese di fassone con l&amp;#39;osso con la doppia panatura ed &amp;amp;#232; un vero piacere evocare le vacanze al mare gustando un bel trancio di tonno fresco alla piastra con patate rosolate. Chi arriva di gioved&amp;amp;#236; trova la trippa da gustare. Ogni piatto &amp;amp;#232; accompagnato da ottimi contorni di verdura; in questa stagione autunnale &amp;amp;#232; pregiata la zucca &amp;amp;quot;mantovana&amp;amp;quot; al forno con aceto balsamico. 
Questa volta la nostra giornata si conclude in gran dolcezza, con una carrellata di sfiziosi dessert:  il principe &amp;amp;quot;lo zuccotto&amp;amp;quot;, libidinoso semifreddo, i biscotti di nocciole da intingere nel Moscato, le pere cotte al forno con il vino, le torte, la Monferrina, di nocciole, pere e cioccolato. 
Torneremo certamente al &amp;amp;quot;Raz&amp;amp;quot;, come lo chiamano affettuosamente le titolari Allegra e Patrizia, per passare piacevoli serate con la musica dal vivo, per sfogliare un buon libro o storici fumetti (disponibili in una piccola libreria accanto ai tavoli) e guardare incuriositi i piccoli origami , anche loro fatti in casa con  passione. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.alessandria.it
www.trattoriarazmataz.it
Trattoria Razmataz
Via Vincenzo Bellini, 24 Alessandria
Tel.: 0131/223249
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12014.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Sulle note del jazz, tra storia, libri e buona tavola: una giornata ad Alessandria&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 22 Oct 2013 22:22:50 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12014.ashx</guid></item><item><title>Dove gli aironi si danno appuntamento: gita a Marcon tra natura, arte e sapori, Marcon, Veneto</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12016.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12016.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12016/127206.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una melodia composta di poche note, semplice, ma suggestiva risuona nel centro storico e arriva lontano, prende la rincorsa lungo il fiume e rimbalzando sui muri di vecchi mulini, fornaci e ville, arriva a diffondersi per i prati interminabili della pianura circostante. Questa musica &amp;amp;#232; il “campan&amp;amp;#242;” e a suonarla &amp;amp;#232;, a tutt’oggi, il campaner, la persona che dall’alto della cella campanaria aziona il battaglio a mano che percuote il bronzo delle campane. Atmosfere magiche d’altri tempi che fanno da sottofondo alla nostra gita a Marcon, citt&amp;amp;#224; un tempo forse propriet&amp;amp;#224; di un possidente romano di nome Marco, e dal 997 di sicuro appartenuta all’abbazia benedettina di Mogliano. 
Oggi come secoli fa, il fascino di questa citt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; strettamente legato alla natura in cui s’immerge. Hanno dei nomi quasi fiabeschi i fiumi che solcano il suo territorio, un tempo paludoso e ricoperto di boschi: Zero, Dese e Fossa Storta. L’area venne risanata nel Cinquecento e gi&amp;amp;#224; in quel periodo qualche nobile veneziano lungimirante eresse delle ville qui, di cui alcune tuttora esistenti, almeno in parte, come la seicentesca Villa Pauletta. Di Villa Astori, costruita nel secolo successivo, restano il Tempietto di San Giuseppe, che era l’oratorio privato e la barchessa, ovvero l’edificio rurale di servizio, tipico delle ville venete, in cui si trovavano le abitazioni dei contadini, ma anche le cucine e le stalle. 
Il fiume Zero, oggi noto anche per il suo bel parco, popolato da numerose specie di alberi, &amp;amp;#232; stato, nei secoli, anche l’anima delle attivit&amp;amp;#224; produttive della zona: verso le fine del Seicento, sulle sue rive c’erano ben otto mulini, di cui due sul territorio di Marcon, uno dei quali attivo fino al 1970. Oltre all’acqua, anche il fuoco &amp;amp;#232; stato importante: nel comune c’erano tre fornaci utilizzate per la produzione di laterizi di argilla, la cui estrazione fu a lungo un’attivit&amp;amp;#224; industriale diffusa in queste campagne. Durante la nostra passeggiata visitiamo un “fornasotto” molto ben conservato, risalente ai primi del Novecento.
Marcon &amp;amp;#232; una meta ideale anche per gli amanti del birdwatching: presso le Cave di Gaggio si trova, infatti, un’Oasi LIPU, nella cui vegetazione, tipica delle zone un tempo paludose, vivono innumerevoli uccelli, in particolare aironi. In certi periodi questo sito ospita la quasi totalit&amp;amp;#224; delle specie di questa famiglia presenti in Italia.

Dopo le bellezze della natura ammiriamo anche quelle dell’arte, visitando la chiesa arcipretale di San Giorgio, quella dal cui campanile risuona il suggestivo “campan&amp;amp;#242;”. Citata gi&amp;amp;#224; nel XII secolo, l’edificio religioso custodisce ben cinque altari settecenteschi, un prezioiso paliotto policromo e altre opere di pregio tra cui delle tele di Giuseppe Boldini. E’ invece di fattezze moderne la nuova parrocchiale, dedicata ai santi patroni dell’Europa, e consacrata nel 1999 da papa Giovanni Paolo II. 
Dopo questo bel giretto, un po’ stanchi, ma contenti e affamati, raggiungiamo la Trattoria Ca’ Nostra, in via Don Ballan. La location &amp;amp;#232; spettacolare, immersa nel verde e nei fiori che abbracciano l’ampio dehor, mentre la spaziosa sala interna colpisce per il suo stile che combina alla perfezione l’eleganza e la familiarit&amp;amp;#224;, caratteristiche che rendono il locale ideale anche per l’organizzazione di cerimonie. “La nostra &amp;amp;#232; una cucina raffinata e di qualit&amp;amp;#224;, che unisce la tradizione alla sperimentazione e i men&amp;amp;#249; di pesce e di carne sono in grado di soddisfare anche i palati pi&amp;amp;#249; esigenti”, ci spiegano i titolari. 
Iniziamo con la ricchissima insalata Ca’ Nostra, che comprende astice a pezzettoni, piovra e gamberi bolliti con verdure crude di stagione. Assaggiamo anche la crema di dentice mantecato con crostini caldi, mentre i nostri amici che prediligono la carne, gustano un antipasto rustico fatto di prosciutto di cervo, salame d’oca, carciofini, pomodori secchi sott’olio e una degustazione di Mimolette, Roquefort e pecorino toscano. A seguire, ci deliziamo con dei primi di pasta fresca fatta in casa condita con varie salse sia di pesce che di carne, ma piacciono molto anche i risotti al nero di seppia con scampi e porcini, cos&amp;amp;#236; come alla marinara. 
Tra le pietanze non resistiamo a una bella frittura mista dell’Adriatico, fatta con soglioletta, calamari, acquadelle, schiette, sarde e gamberi, il tutto servito con polenta, ma fa proseliti anche il rombo al forno con patate, pomodorini e olive. I nostri amici “carnivori” gradiscono invece molto la bistecca alla fiorentina, di manzo toscano. 
Ora che abbiamo scoperto questi luoghi dal fascino senza tempo, torneremo sicuramente qui sia per delle passeggiate rigeneranti in mezzo alla natura che per degli eventi all’insegna della buona tavola.

Testo: Francesca Bertha
Consulenza e parte delle fotografie: Stefano Zanus

PER INFORMAZIONI:
www.comune.marcon.ve.it
www.trattoriacanostra.it
Trattoria Ca’ Nostra
Via Don Ballan, 2 Marcon (VE)
Tel.: 041/5951041
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12016.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Dove gli aironi si danno appuntamento: gita a Marcon tra natura, arte e sapori&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 28 Oct 2013 14:06:08 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12016.ashx</guid></item><item><title>Gita al laghetto con Alfieri e San Gaudenzio: una giornata a Novara, Novara, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12008.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12008.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12008/127139.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una citt&amp;amp;#224; che porta nel suo nome il concetto di novit&amp;amp;#224;, e che ha sempre attratto grandi personaggi e artisti, alcuni dei quali divennero importanti proprio grazie alla loro opera compiuta in questo luogo: abbiamo scelto di passare una giornata di relax all’insegna della cultura, dell’arte e della buona tavola a Novara. 
Una delle storie pi&amp;amp;#249; belle riguardanti un personaggio arrivato qui molto prima di noi &amp;amp;#232; quella del patrono, San Gaudenzio: nato nel 327 a Ivrea, da famiglia pagana, divenne il primo vescovo di Novara, dove da secoli lo ricorda la splendida Basilica di San Gaudenzio. E’ proprio dalla Basilica che inizia il nostro giro novarese, e ci rendiamo subito conto che qui ogni angolo potrebbe svelare un intero romanzo. A cominciare dall’altissima cupola che disegna lo skyline della citt&amp;amp;#224;: &amp;amp;#232; opera dello stesso Alessandro Antonelli che progett&amp;amp;#242; la famosa Mole di Torino. Ma mentre i lavori della Mole furono terminati nel 1897, nove anni dopo la morte del grande architetto, la cupola della Basilica di San Gaudenzio &amp;amp;#232; stata completata nel 1887, quando l’artista era ancora in vita. Anche il campanile &amp;amp;#232; un importante capolavoro, opera di Benedetto Alfieri, zio di Vittorio Alfieri, famoso drammaturgo e poeta settecentesco. La torre campanaria, alta 92 metri, ospita il maggior concerto di campane a sistema ambrosiano, fatto di ben otto campane. 
Passeggiando in centro, visitiamo anche l’Arengo del Broletto, l’antico centro della vita politica di Novara: un complesso architettonico costituito da quattro palazzi storici disposti a quadrilatero, tra cui il palazzo del Comune, risalente al XII secolo. E’ di un centinaio d’anni pi&amp;amp;#249; recente invece la “Turrisella”, la torre detta La Mirabella, intorno alla quale fu realizzato l’imponente castello visconteo, sorto sulle antiche mura romane. 
La creativit&amp;amp;#224; novarese &amp;amp;#232; nota nel mondo non solo grazie alle opere d’arte, ma anche per l’alchimia dei sapori: nel 1860 fu nel Bar dell’Amicizia, non pi&amp;amp;#249; esistente, che Gaspare Campari mise a punto la ricetta della bevanda che porta il suo nome. 
Dopo questo salto nella storia dell’aperitivo arriva il momento di cedere al languorino sempre pi&amp;amp;#249; intenso, cos&amp;amp;#236; decidiamo di fermarci per cena presso uno dei locali pi&amp;amp;#249; storici e belli della zona, l’Osteria del Laghetto. Lasciamo l’auto nell’ampio parcheggio delimitato da una fila di palme che danno il benvenuto in una vera e propria oasi. L’Osteria, infatti, si trova immersa in uno spettacolare parco molto ben curato di circa 30 mila metri quadrati. Un’infinit&amp;amp;#224; di fiori coloratissimi, che cambiano a seconda delle stagioni, abbracciano due graziosi laghetti artificiali. Questa location meravigliosa &amp;amp;#232; molto ricercata anche dagli sposi e da coloro che intendono organizzare eventi e banchetti che rimangano nel cuore degli invitati, e questo &amp;amp;#232; merito in gran parte della rinomata cucina mediterranea del titolare e chef Vito Ferraiolo, conosciuto da tutti come Guido. “Nel 2011 abbiamo festeggiato i trent’anni di attivit&amp;amp;#224;, che abbiamo sempre portato avanti con grande passione. La nostra &amp;amp;#232; una cucina internazionale, molto mediterranea, in cui spiccano le specialit&amp;amp;#224; di pesce che prepariamo utilizzando pesce italiano freschissimo e di ottima qualit&amp;amp;#224; che seleziono personalmente andando all’alba al mercato”, ci spiega il signor Guido, che gestisce il ristorante insieme alla moglie Cinzia. I piatti cambiano seguendo le stagioni, e la loro originalit&amp;amp;#224; e qualit&amp;amp;#224;, nonch&amp;amp;#233; il piacevole clima famigliare attraggono molti avventori anche da altre regioni. 
Ci accomodiamo nella spaziosa sala, non lontano dalla spettacolare cucina a vista e iniziamo a gustare un’insalatina di astice con pomodori alla catalana, e degli scampi freschi di Manfredonia sgusciati e saltati in padella. Non resistiamo nemmeno alle cappesante saltate in padella con olio di nocciola e tartufo bianco. Proseguiamo con degli squisiti tagliolini alla saracena e con dei cannelloni ripieni di scampi di Manfredonia con una vellutata di pesce al basilico. Alcuni di noi optano per dei piatti di tartufo, e riscuote un grande successo lo scialatiello con rag&amp;amp;#249; di pesce, fatto utilizzando circa sedici pesci diversi. Annaffiamo queste prelibatezze con degli ottimi vini scelti tra oltre cento etichette italiane e straniere, che si abbinano alla perfezione con le proposte dello chef. Continuiamo con delle succulente pietanze di pesce fresco dei nostri mari, e infine, cediamo anche alla tentazione dei dolci della casa, tra cui uno sfizioso gelato di frutta ripiena, talmente buono e originale da essere richiesto perfino in pieno inverno. 
Ci resta ancora molto da scoprire di questa bella citt&amp;amp;#224;, e sar&amp;amp;#224; un vero piacere tornare qui anche per gustare altre cene prelibate tra una passeggiata e l’altra in riva ai laghetti immersi nei fiori.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.novara.it
www.ristoranteosteriadellaghetto.it
Ristorante Osteria del Laghetto
Via Case Sparse, 11 Novara
Tel.: 0321/472962
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12008.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Gita al laghetto con Alfieri e San Gaudenzio: una giornata a Novara&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 16 Oct 2013 18:09:42 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12008.ashx</guid></item><item><title>Sui sentieri delle Prealpi trevigiane, tra arte e natura: un weekend a Tarzo, Tarzo, Veneto</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11943.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11943.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11943/125946.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Benvenuti nel regno della serenit&amp;amp;#224;. Dolci colline verdi tra cui si scorgono gli specchi d’acqua azzurri di due bei laghi, e dove lo sguardo si perde tra i filari dei vigneti in cui nascono alcuni dei vini trevigiani pi&amp;amp;#249; pregiati. Passeggiate con le gambe leggere nell’aria fresca d’estate e mite d’inverno sui sentieri panoramici curati e facilmente percorribili sia a piedi che in mountain bike, alla scoperta di piccoli borghi che custodiscono preziose opere d’arte. 
Che da queste parti fosse bello vivere, l’aveva capito anche l’uomo preistorico, infatti, tra il Neolitico e l’et&amp;amp;#224; del bronzo sui vicini laghi formatisi durante la glaciazione di Wurm sorgeva un villaggio palafitticolo. Ci&amp;amp;#242; che quei primi abitanti del territorio non potevano immaginare era che millenni dopo Tarzo sarebbe addirittura diventato un luogo di meditazione e di ricreazione noto in tutto il mondo, grazie al Giardino Museo Bonsai della Serenit&amp;amp;#224;. Questo giardino particolare, creato dal celebre botanico Armando Dal Col &amp;amp;#232; tra le nostre prime mete: ben 1000 metri quadri di meraviglie della natura, con numerose piante premiate a dei concorsi internazionali.
Dopo il magico mondo dei piccoli alberi la nostra gita prosegue per le vie dell’arte. In centro ammiriamo la cinquecentesca chiesa Arcipretale che conserva altari e arredi recuperati dal distrutto convento di San Francesco di Conegliano, oltre a dei pregiati dipinti e affreschi. In giro per il paese notiamo una bella fontana ottagonale recentemente ristrutturata, ma la storia dell’arte ci accompagna anche durante la visita alla quattrocentesca chiesa di Rive San Pietro, nonch&amp;amp;#233; nella scoperta di alcuni splendidi palazzi nobiliari, tra cui la Villa Lucis-Lucchese, del Settecento, oggi sede municipale. 
Dal centro ci spostiamo nella frazione Fratta, nei pressi del lago di Lago, dove nei tipici cortili interni dell’antico borgo si respirano ancora le atmosfere di secoli fa, che ritroviamo anche sui pregevoli affreschi del XIII secolo nella chiesa di San Martino. Da Fratta al borgo di Colmaggiore ci conduce la Via dei Murales, con affreschi di scene della vita quotidiana sulle pareti delle case. A Colmaggiore ci fermiamo nell’area verde “Va dee femene”, una piacevole oasi per le famiglie, e da l&amp;amp;#236; proseguiamo per il grazioso borgo di Nogarolo da cui partono diversi sentieri escursionistici. 
Dopo questo bel giro ci avviamo verso la nostra dimora per il weekend: una splendida villa veneta del Seicento in posizione panoramica, con una vista spettacolare sui colli circostanti. Qui ha sede, dal 1919, l’Albergo Ristorante Ai Pini. Ci sistemiamo in due delle otto camere sul piano nobile, tutte meravigliosamente ristrutturate e arredate con gusto semplice e con mobili d’epoca che testimoniano la storia dell’albergo. 
“Sono passati oltre novant’anni da quando Rico dei pini assieme a sua moglie Rina avviarono questo ristorante. Dopo i nonni, proseguirono nell’attivit&amp;amp;#224; il figlio Bruno e sua moglie Maria, e oggi siamo noi, la terza generazione a portare avanti con orgoglio il locale accogliendo i nostri ospiti in un vero clima famigliare, fatto di semplicit&amp;amp;#224; e ospitalit&amp;amp;#224;”, ci raccontano Susanna e Giovanni Della Piet&amp;amp;#224;, gli attuali titolari, mentre iniziamo a dare un’occhiata al men&amp;amp;#249;. I sapori tradizionali che andremo a gustare accompagneranno i ricordi di tempi lontani, che riemergono nei racconti dei titolari della struttura, cresciuta insieme al paese e diventata nel corso dei lunghi decenni una vera istituzione. “Qui sono state ospitate le truppe dirette in Russia durante la seconda guerra mondiale, ma da queste sale sono passati anche molti emigranti trevigiani che partirono con grandi speranze e tornarono sempre qui a raccontare le loro esperienze, pi&amp;amp;#249; o meno fortunate”, ci spiegano. 
Senz’altro chi &amp;amp;#232; passato da qui, ha in ogni epoca avuto modo di gustare i piatti autentici del territorio, che ci sono tuttora e vengono preparati con l’utilizzo di ingredienti prodotti da aziende agricole delle immediate vicinanze, a chilometro zero. 
Iniziamo con la sopressa con polenta, e gustiamo anche diversi altri antipasti tra cui l’insalata di Morlacco e mele e la lonza di maiale in agrodolce. Continuiamo con gli gnocchi alla ricotta affumicata, la crema di pane e casatella trevigiana e con la classica, ma sempre ottima pasta e fagioli. Tra i secondi c’&amp;amp;#232; chi sceglie il capriolo alla cacciatora e chi la spalla di vitello al forno, ma anche le grigliate di braciola di maiale, di vitello e di costata al manzo riscuotono grande successo. Infine, gustiamo anche uno sfizioso piatto di formaggi della Marca Trevigiana, scambiando ancora quattro chiacchiere in allegria con il signor Giovanni.
L’indomani facciamo colazione con le marmellate e con i dolci fatti in casa: tutte queste bont&amp;amp;#224;, l’aria buona di Tarzo e la bellezza del suo paesaggio ci faranno tornare qui sicuramente per molti altri piacevoli weekend di vacanza.

Testo: Francesca Bertha
Consulenza e fotografie: Stefano Zanus

PER INFORMAZIONI:
www.comune.tarzo.tv.it
www.armandodalcolseiwabonsaien.com
www.albergoaipini.it
Albergo Ristorante Ai Pini
Vicolo dei pini, 6 Tarzo (TV)
Tel.: 0438/586206
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11943.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Sui sentieri delle Prealpi trevigiane, tra arte e natura: un weekend a Tarzo&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 24 Sep 2013 13:36:34 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11943.ashx</guid></item><item><title>Misteri e buona tavola nella laguna veneziana: una giornata sull&amp;#39;isola di Torcello, Torcello, Veneto</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11941.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11941.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11941/125928.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La fanciulla e la maga si presentarono puntuali all’appuntamento. Quando raggiunsero il caratteristico ponte senza parapetto, ad attenderle c’era un bel ragazzo dai riccioli biondi, accompagnato dal Diavolo in persona. Il giovane era un soldato austriaco dell’esercito che occupava Venezia, per questo la famiglia di lei contrastava l’amore tra i due. Il soldato, trovato morto alcuni giorni prima, torn&amp;amp;#242; in vita quella sera grazie a un patto tra la maga e il Diavolo, cos&amp;amp;#236; i due innamorati poterono fuggire insieme felici. La maga, morta qualche giorno dopo, rimase in debito col maligno delle anime di sette bambini, e stando alla leggenda, il Diavolo non avrebbe mai smesso di presentarsi al ponte ogni notte in attesa delle anime pattuite. 
Questa favola piena di mistero &amp;amp;#232; solo una delle numerose curiosit&amp;amp;#224; da poter scoprire sull’isola di Torcello, luogo abitato sin dai primi secoli dell’Impero Romano, e noto come uno dei pi&amp;amp;#249; antichi e prosperi insediamenti della laguna, oggi apprezzato dai turisti anche per i preziosi reperti archeologici rinvenuti sul suo territorio. 
Dati i mezzi pubblici poco frequenti, raggiungere l’isola pu&amp;amp;#242; essere un’impresa, ma una volta giunti sul posto, si viene ampiamente ripagati della fatica. Lasciato alle spalle il coloratissimo viavai da cartolina del centro di Venezia, qui si respira il fascino senza tempo delle barene e ci si sorprende alla vista della torre della cattedrale di Santa Maria Assunta che spicca verso il cielo. L’edificio religioso, eretto a partire dal 639 in stile veneto-bizantino, sorge in una posizione leggermente isolata nei pressi della piazza della citt&amp;amp;#224; antica. I resti del battistero antistante la chiesa rappresentano un autentico tempio a cielo aperto, mentre la cattedrale &amp;amp;#232; nota principalmente per il mosaico di notevoli dimensioni sulla facciata interna, raffigurante il Giudizio Universale, che “saluta” i fedeli con il suo monito artistico dopo la messa. 
Visitando la vicina chiesa di Santa Fosca, si riapre il libro dei misteri di Torcello. Costruita nel XI secolo in stile ravennate, la chiesa si distingue per la sua forma circolare. Il suggestivo gioco di luci e ombre oscure dell’interno sembra narrare la storia tormentata di Santa Fosca, vergine e martire cristiana. Una volta fuori, nello spiazzo delimitato anche dal palazzo del Podest&amp;amp;#224;, sede del Museo provinciale di Torcello, ci possiamo accomodare nientemeno che sul trono di Attila, seggio un tempo riservato ai tribuni dell’amministrazione della giustizia. Approfittiamo dell’assenza del suo legittimo proprietario per scattarci qualche foto nei panni del re degli Unni, e dopo ritorniamo al ponte leggendario dove ci aspetta un pranzo all’insegna dei piaceri della buona tavola presso l’Osteria Al Ponte del Diavolo. Ad accoglierci nell’ambiente raffinato del ristorante, che oltre alla sala interna dispone anche di un ampio pergolato riscaldabile d’inverno e di un giardino, sono i titolari Alberto, Roberto e Stefano, che gestiscono il locale dal 2011. “Tanti anni fa questa era una casa di pescatori e noi continuiamo la tradizione proponendo dei piatti di pesce in base al pescato fresco della zona. La pasta e i dolci sono tutti fatti in casa e le verdure fresche provengono dagli orti dell’isola”, ci raccontano i titolari, tutti con una grande esperienza alle spalle nella ristorazione di alta qualit&amp;amp;#224;. 
Ci accomodiamo nelle poltroncine in vimini nel luminoso pergolato, ma non ci sfugge nemmeno il romantico gazebo, che potremo scegliere la prossima volta per 
un’occasione intima. Iniziamo con il crudo di scampi della casa e ciambella di baccal&amp;amp;#224; con riduzione di Pera Kaiser, e assaggiamo anche la granceola fresca servita nel suo guscio. Tra gli antipasti non resistiamo nemmeno ai gamberetti di laguna con polentina calda, oltre alla Millefoglie di cappesante e porcini e alla cipolla rossa farcita alla Bechera su fonduta di formaggi morbidi. Continuiamo con un bel risotto di scampi e brodo di g&amp;amp;#242; e con gli straccetti di Gragnano all’astice con perle di zucca e rucoletta selvatica. Tra i piatti della tradizione gustiamo i bigoli in salsa, annaffiando queste bont&amp;amp;#224; con il vino Torcellum, prodotto in esclusiva per questo ristorante da un’azienda friulana. Proseguiamo con il pescato del giorno al forno con patate al rosmarino, pomodorini Pachino e olive taggiasche, ma fa proseliti anche la tagliata di tonno in crosta di mandorle e pistacchi con cestino di valeriana e pancetta. Non rinunciamo certo nemmeno alla tipica anguilla in umido con polenta. 
La nostra cena si conclude in gran dolcezza grazie agli sfiziosi dessert della casa tra cui la sacher al cioccolato bianco e melograno, le lingue di gatto con crema al mascarpone e lamponi e la cheesecake con Regina Claudia e agrumi di stagione. 
Tornare qui sar&amp;amp;#224; sempre un grande piacere, e anche se dovessimo incrociare il diavolo al ponte, niente paura: lo inviteremo a pranzo, cos&amp;amp;#236; diventer&amp;amp;#224; buono! 

Testo: Francesca Bertha
Consulenza e fotografie: Stefano Zanus

PER INFORMAZIONI:
www.comune.venezia.it
www.osteriaalpontedeldiavolo.com
Osteria Al Ponte Del Diavolo
Fondamenta Borgognoni 10/11 Torcello Venezia
Tel.: 041/730401
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11941.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Misteri e buona tavola nella laguna veneziana: una giornata sull'isola di Torcello&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 18 Sep 2013 18:41:10 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11941.ashx</guid></item><item><title>Dove la bellezza incontra l&amp;#39;infinito: una giornata a Brisighella, Brisighella, Emilia Romagna</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11927.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11927.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11927/125684.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una fila di asinelli che trainano delle birocce cariche di gesso percorre lentamente la strada sopraelevata illuminata attraverso delle spesse finestre ad arco che da lontano sembrano delle mezze lune capovolte: &amp;amp;#232; questa suggestiva immagine, riemersa dal passato, a introdurci nel fascino di Brisighella, che fa parte dei “Borghi pi&amp;amp;#249; belli d’Italia”. Si chiama via del Borgo o via degli Asini la caratteristica strada che ci porta nel cuore del paese antico. Costruita nel Trecento, rappresenta il pi&amp;amp;#249; antico baluardo difensivo della citt&amp;amp;#224;: prima degli asini dei birocciai, che trasportavano il gesso dalle cave sovrastanti il paese, la strada era camminamento di ronda e via di comunicazione.  Intorno a noi si estende il Parco regionale della Vena del Gesso romagnola, che rappresenta un vero e proprio paradiso degli escursionisti. Percorrendo i diversi itinerari turistici del Parco, noto per l’affioramento del gesso del Miocene, si scoprono grotte e doline, rocce selvagge e folti boschi in cui si possono avvistare molte specie di rapaci tra cui il gufo reale. Come ogni luogo suggestivo, anche queste grotte ispirarono in et&amp;amp;#224; protostorica fantasie e misteri, diventando anche luoghi di culto del dio delle acque.  Poche citt&amp;amp;#224; hanno uno “skyline” cos&amp;amp;#236; originale come quello di Brisighella, dove i tre monumenti pi&amp;amp;#249; significativi svettano verso il cielo in cima ad altrettanti pinnacoli rocciosi di selenite. Come nelle favole, si tratta di un castello, di una torre e di una chiesa, e ognuno di questi edifici ha qualcosa di speciale. La chiesa &amp;amp;#232; il Santuario della Madonna del Monticino, in cui si venera una sacra immagine in terracotta del 1626, probabile ex voto di un autore ignoto. La Torre dell’Orologio, risalente al 1290, ha il quadrante a sei ore ed &amp;amp;#232; fatta con massi squadrati di gesso. Fu eretta per controllare le mosse degli assediati nel vicino castello di Baccagnano e fino al 1500 costitu&amp;amp;#236;, insieme alla rocca, edificata nel 1310 da Francesco Manfredi, Signore di Faenza, il sistema difensivo del centro abitato. Tra i numerosi assedi che la rocca sub&amp;amp;#236; nel corso della storia, rimase celebre quello ad opera del duca d’Urbino nel 1494, costretto a desistere dalla strenua resistenza condotta da Dionisio Di Naldo. Oggi i visitatori della rocca sono accolti dalla voce di questo eroe storico, che preannuncia le “pietre parlanti”, toccando le quali si pu&amp;amp;#242; ascoltare la storia della fortezza e assistere anche alla rappresentazione multimediale di un assedio.  La nostra giornata continua presso una bellissima casa quattrocentesca i cui abitanti di allora assistettero con ogni probabilit&amp;amp;#224; in diretta alle gesta del capitano Di Naldo. Oggi l’edificio storico &amp;amp;#232; una raffinata roccaforte del gusto: la sede del Ristorante L’Infinito. Accuratamente ristrutturato nel 1999, il locale rispecchia perfettamente il proprio nome: gli ospiti, oltre a godersi le prelibatezze della cucina tradizionale, basate sulle ricette che la titolare, la signora Maria, ha ereditato da sua madre e ha sapientemente rivisitato, si portano via anche delle emozioni che durano, appunto, all’infinito. All’interno ammiriamo degli angoli particolari quali il giardinetto, alcune parti nel tipico gesso a cristalli, e le pareti della sala dipinte dal “maestro del colore” Gino Pellegrini. L’ambiente elegante non mette per&amp;amp;#242; soggezione, grazie alla signora Maria, che con un’esperienza di ventidue anni nella ristorazione, riesce a far sentire tutti come a casa.  Ci accomodiamo all’aperto, sulla bellissima terrazza naturale con vista sulla Torre dell’Orologio.  La nostra cena inizia con un budino di pomodoro freddo aromatizzato al basilico e origano, servito su una base di burrata. Assaggiamo anche i fiori di zucchine ripieni di ricotta e gratinati al forno con pomodori ciliegini, e la pizza fritta servita con la culacchia, ovvero il culatello di Langhirano.  Proseguiamo con la sfoglia “lorda”, preparata secondo l’antica ricetta, ripiena di formaggino tenero romagnolo e parmigiano, condita con zucchine e fiori di zucca. Gustiamo anche il passatello asciutto su crema di piselli freschi e julienne di prosciutto. Ogni piatto &amp;amp;#232; preparato con materie prime stagionali del territorio, senza conservanti. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini locali, degustando anche qualche etichetta toscana e delle bollicine Franciacorta. Tra le squisite pietanze scegliamo il cotto e crudo di scottona, una fiorentina senz’osso cotta sulla griglia al sangue e presentata accanto ad una tartare della stessa carne. Riscuote grande successo anche il filetto di mora romagnola spalmato con senape e avvolto nella culaccia, cotto in padella.  Ci rimane ancora tanto da scoprire in questa stupenda citt&amp;amp;#224;, e stavolta la nostra gita si conclude in gran dolcezza grazie ai dessert della casa tra cui il semifreddo all’albicocca, la mousse di ricotta con pesca noce e le sfogliatine di crema chantilly con fragole: un piacere infinito.  

Testo: Francesca Bertha 
Consulenza e fotografie: Valeria Balbiano   

PER INFORMAZIONI:

www.comune.brisighella.ra.it 
www.brisighella.org 
www.ristorantelinfinito.com 
Ristorante L’Infinito 
Via del Trebbio, 12 Brisighella (RA) 
Tel.: 0546/80437&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11927.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Dove la bellezza incontra l'infinito: una giornata a Brisighella&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 02 Sep 2013 18:03:22 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11927.ashx</guid></item><item><title>Sulle orme dei viandanti di una volta: un weekend nel verde di Loiano e nel borgo dell&amp;#39;Anconella, Loiano, Emilia Romagna</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11909.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11909.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11909/125264.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non importa se siete a piedi, in moto o a cavallo, se intendete fare delle lunghe passeggiate indossando gli scarponcini da trekking, seduti in sella al vostro bolide mangiacurve o cavalcando da veri cowboy, senza dubbio il paesaggio di Loiano e dei suoi caratteristici borghi, situati tra le valli appenniniche bolognesi, &amp;amp;#232; la meta ideale per un weekend pieno di emozioni.  Arriviamo qui percorrendo l’antichissima strada statale della Futa, il cui tracciato fu realizzato durante il periodo di Carlo Magno, diventando un’arteria importante per raggiungere Firenze. Tra le prime tappe della nostra gita ci sono le strette e suggestive Gole di Scascoli, le cui pareti a picco sul fiume si allungano per un paio di chilometri e la cui larghezza in certi punti si riduce a pochi metri. La natura continua a stupirci anche quando passeggiamo nei Giardini del Casoncello, una vera oasi fiorita in cui si possono ammirare innumerevoli piante stupende e rare. Dopo aver visitato alcuni dei graziosi paesi che compongono il comune di Loiano, ci avviamo verso la nostra dimora per questo fine settimana: il borgo dell’Anconella, citato gi&amp;amp;#224; nel Duecento. Avevamo saputo da amici motociclisti che sopra la Trattoria Anconella era anche possibile pernottare negli appartamenti e camere recentemente ristrutturati, cos&amp;amp;#236; abbiamo deciso di fermarci presso questa storica struttura, seguendo le orme di numerosi viaggiatori e pellegrini che nel corso dei secoli ci avevano preceduti. “L’edificio della trattoria era un tempo gestito dai monaci dell’Ordine dei Cavalieri Ospitalieri, che accoglievano i viandanti che si fermavano qui per il cambio di cavalli e per riposarsi”, ci raccontano i fratelli Gamberini, che gestiscono la struttura da sei anni. Il bel porticato del locale &amp;amp;#232; una delle attrazioni caratteristiche del borgo, mentre nella sala da pranzo si trova un prezioso camino di fine Quattrocento con bassorilievi e lo stemma dei Bentivoglio.  Dopo esserci sistemati nelle nostre belle camere, luminose e di un’eleganza rustica, arredate con mobili antichi che riflettono bene l’anima del posto, andiamo a fare un giretto in paese, dove scopriamo una casa torre del Cinquecento. Visitiamo anche la Chiesina, ampliata nel Settecento e i resti di un oratorio risalente al Trecento. Sono molto curiose le “buse nelle lastre”, ovvero le grotte scavate nell’arenaria, un tempo utilizzate come abitazioni e ricoveri, ma anche come rifugio durante la guerra.  Dopo questo bel giro nella storia dell’Anconella, ritorniamo nella nostra dimora e dedichiamo la serata ai piaceri della buona tavola. Come le camere, anche la sala della trattoria &amp;amp;#232; stata sapientemente ristrutturata dai titolari, conservando le caratteristiche capriate e travi in legno e anche alcuni tratti di muro in arenaria a vista. I bagni sono stati ricavati dalle scuderie di una volta.  In sala ci accolgono Vincenzo e Gianluca, che si occupano anche del bar e della cantina, mentre sulle nostre tavole arrivano le prelibatezze create dalle bravissime cuoche Rita e Katia. Nei momenti di lavoro pi&amp;amp;#249; intenso anche Silvia e Debora danno il loro valido aiuto. Iniziamo con delle deliziose crescentine, gonfie e soffici, servite con affettati, formaggi misti e sottaceti. Proseguiamo con dei primi piatti della tradizione bolognese e montanara, tutti freschi, fatti in casa, tra cui le tagliatelle al rag&amp;amp;#249;, che a seconda della stagione sono preparate con i funghi porcini o col tartufo. Gustiamo anche gli gnocchetti di patate, i tipici tortelloni di ricotta con speck e noci, e le caramelle di pasta fresca con ripieno di carne condite con pomodorini ciliegino e basilico. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini di varie regioni italiane, scelte tra oltre ottanta etichette in bella mostra nella suggestiva cantina, un tempo utilizzata come ghiacciaia. Anche la nostra amica celiaca si gode una cena squisita grazie all’abilitazione per la preparazione di cibi per celiaci. Le materie prime sono tutte il pi&amp;amp;#249; possibile a km zero, provenienti da produttori locali o delle zone vicine: vale anche per le ottime carni toscane, infatti abbiamo il piacere di assaggiare una squisita bistecca fiorentina di chianina, ma anche una bella grigliata mista con costoline, salsiccia, prosciutto e coppone, la braciola, ed il filetto tenero e gustoso.  La nostra cena si conclude in gran dolcezza, grazie ai dessert fatti in casa tra cui la torta ai pinoli, la torta cremino al cioccolato ed i semifreddi, ma a riscuotere maggior successo &amp;amp;#232; il “bicchierino del birichino”: meringa, mascarpone e cioccolato a strati. Dedichiamo la seconda giornata a delle belle passeggiate nella natura, e visitiamo anche l’Osservatorio Astronomico Cassini dove si trova il secondo telescopio pi&amp;amp;#249; grande d’Italia. Non abbiamo dubbi: le stelle, ma soprattutto la natura incontaminata e la buona tavola presto ci riporteranno qui per nuove gite.  

Testo: Francesca Bertha 
Consulenza e fotografie: Valeria Balbiano  

PER INFORMAZIONI: 
www.loiano.eu 
www.anconella.com 
Trattoria Anconella 
Via Anconella, 41/43 Loiano (BO) 
Tel.: 051/928373

&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11909.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Sulle orme dei viandanti di una volta: un weekend nel verde di Loiano e nel borgo dell'Anconella&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 20 Aug 2013 17:29:55 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11909.ashx</guid></item><item><title>La Gioconda come vicina di casa: un weekend a Greve In Chianti, sulle orme di artisti e navigatori, Greve In Chianti, Toscana</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11925.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11925.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11925/125655.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosa c’entra New York con il dolce paesaggio fiorentino del Chianti? Basta andare a Greve In Chianti per scoprirlo: in centro c’&amp;amp;#232; la statua di Giovanni da Verrazzano, l’esploratore che nel Cinquecento raggiunse per primo la baia della Grande Mela. Al grande navigatore che sfid&amp;amp;#242; l’oceano avendo sempre nel cuore le verdi colline della sua terra di origine, e probabilmente anche qualche botticella di buon Chianti nella stiva, &amp;amp;#232; dedicato anche un ponte newyorkese.
Greve In Chianti &amp;amp;#232; nota nel mondo per la produzione del Chianti classico, ma l’esteso territorio comunale, composto da molte frazioni, ha anche un ricchissimo patrimonio storico-artistico che affonda le proprie radici nella cultura etrusca e romana.
L’itinerario che seguiamo per scoprire questi bellissimi luoghi &amp;amp;#232; quello della Via Chiantigiana che da Firenze porta a Siena attraversando la rinomata zona viticola. Il nucleo abitativo del paese si &amp;amp;#232; sviluppato nel Medioevo, periodo in cui Greve divenne un importante centro commerciale. Il Mercatale, ovvero la piazza centrale di forma triangolare contornata da loggiati ricorda a tutt’oggi questa caratteristica del borgo. Nelle vicinanze visitiamo il Museo di San Francesco che raccoglie molte opere di pregio provenienti dalle pievi e dalle chiese del territorio. 
Riprendendo l’auto raggiungiamo in pochi minuti il castello di Montefioralle, perfettamente conservato all’interno della sua cinta muraria. Le case interamente in pietra e i viottoli bassi e stretti ci fanno sentire in un suggestivo angolo di Medioevo, in cui abit&amp;amp;#242; per un periodo un altro grande navigatore: Amerigo Vespucci. 
Un quarto d’ora di strada sulla Chiantigiana ci porta nella frazione di Panzano, fondata dagli etruschi sulla sommit&amp;amp;#224; di un colle da cui si domina tutta la Val di Greve. A farci immergere nelle atmosfere del lontano passato &amp;amp;#232; anche qui un castello ben conservato, accanto al quale si erge la chiesa. Affrontiamo una strada ripida per arrivare alla suggestiva pieve romanica di San Leolino, ricordata sin dal 982 e preceduta da un portico rinascimentale. Al suo interno ammiriamo numerose opere medievali e rinascimentali.
Se avessimo percorso la strada di ritorno verso Greve qualche secolo fa, avremmo potuto incrociare addirittura Lisa Gherardini, la celebre Monna Lisa la cui famiglia risiedeva proprio a Montagliari, la bella frazione nella valle sotto Panzano. E’ proprio qui che troviamo la nostra caratteristica dimora per questo weekend, presso la Fattoria di Montagliari, composta da diversi edifici antichi restaurati, dove si produce un ottimo Chianti classico “Gallo Nero”, ma anche il vinsanto con metodo tradizionale toscano, oltre all’aceto balsamico, all’olio extravergine di oliva e altri prodotti agricoli. 
Ad accoglierci nel caratteristico agriturismo &amp;amp;#232; il la famiglia Migliorini che gestisce la struttura. Dopo esserci sistemati nelle nostre comode stanze (ci sono otto camere doppie e tre appartamenti), ci spostiamo nel ristorante, dove ci attende una fantastica cena all’insegna dei sapori autentici del territorio. La cuoca &amp;amp;#232; la signora Bruna, bravissima a preparare la pasta fresca: la sua sfoglia, tirata a mano, &amp;amp;#232; leggendaria. “Questo locale &amp;amp;#232; nato negli anni ’60 come ritrovo per le merende dei viaggiatori. Noi l’abbiamo rilevato negli anni ’90 trasformandolo in agriturismo e ristorante”, ci raccontano i titolari mentre iniziamo a gustare delle deliziose acciughe marinate con battuto di spezie. Degustiamo anche un classico antipasto toscano, un tagliere di affettati e formaggi locali con olive sotto sale di propria produzione. 
Proseguiamo con gli “gnudi”, un primo tipico toscano. Si tratta del ripieno del raviolo, palline di ricotta e spinaci “nudi”, serviti con salsa di gorgonzola. Assaggiamo anche le squisite pappardelle con sugo di cinghiale e riscuote grande successo pure la “pasta di fattoria”, ovvero le lasagne casalinghe alle verdure coltivate in azienda.
Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con gli ottimi vini prodotti dall’azienda, tra cui anche il Brunesco di San Lorenzo, un particolare I.g.t. Tra le pietanze ci deliziamo con lo stinco di maiale al forno e con il coniglio in porchetta, disossato e ripieno con prosciutto e pat&amp;amp;#232; di fegato. Anche i contorni sono da leccarsi i baffi: cipolline gratinate con parmigiano e pangrattato, patate in ghiotta (fatte arrosto con aromi). Anche i nostri amici vegetariani si godono una cena succulenta, e la serata si conclude per tutti con i fantastici dolci della casa tra cui la torta di mele con gelato e aceto balsamico e i cantucci con vinsanto. 
Dedichiamo la seconda giornata del nostro fine settimana a delle belle passeggiate rigeneranti, oltre che a un tour delle cantine dove ci accompagna il signor David, facendoci degustare i prodotti della Fattoria di cui, prima di andar via facciamo scorta: sappiamo gi&amp;amp;#224; che appena finiscono, torneremo nuovamente sulle orme della Gioconda. 

Testo: Francesca Bertha
Consulenza e fotografie: Marco Mocellin

PER INFORMAZIONI:
www.comune.greve-in-chianti.fi.it
www.montagliari.it
Antica Fattoria Montagliari
Localit&amp;amp;#224; Montagliari, 29 Greve In Chianti (FI)
Tel.: 055/852014

&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11925.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;La Gioconda come vicina di casa: un weekend a Greve In Chianti, sulle orme di artisti e navigatori&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 29 Aug 2013 23:13:56 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11925.ashx</guid></item><item><title>Il Palio delle Balle di Paglia - Ovada (Alessandria) - venerd&amp;#236; 26 Luglio 2013, Ovada, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11873.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11873.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11873/124940.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Col caldo viene voglia di ridere delle tante balle che si sentono dire in giro... Ma chi &amp;amp;#232; cos&amp;amp;#236; fortunato da poter fare un salto a Ovada la sera di venerd&amp;amp;#236; 26 luglio, si divertir&amp;amp;#224; molto di pi&amp;amp;#249;: potr&amp;amp;#224; infatti assistere a una serata in cui le balle, belle grandi, rotoleranno addirittura per le vie del centro storico, accompagnate dall’allegria del pubblico. Torner&amp;amp;#224;, infatti, uno degli eventi pi&amp;amp;#249; originali e divertenti dell’estate dell’Alto Monferrato, il Palio delle Balle di Paglia, organizzato dalla Pro Loco di Ovada e del Monferrato Ovadese e giunto ormai alla sua sesta edizione. Si tratta di una simpatica gara durante la quale diversi gruppi si misureranno tra di loro in fatto di abilit&amp;amp;#224;, dovendo attraversare le vie del centro storico di Ovada spingendo delle enormi balle di paglia. Vincono, chiaramente, i concorrenti pi&amp;amp;#249; veloci, ma il divertimento &amp;amp;#232; assicurato per tutti, cos&amp;amp;#236; per i partecipanti, come per il pubblico. Fare il tifo per i gruppi alle prese con le balle di paglia sar&amp;amp;#224; anche un’occasione per gli ovadesi per vivere la propria citt&amp;amp;#224; in modo diverso, mentre i turisti potranno scoprire il volto pi&amp;amp;#249; spensierato di Ovada, immergendosi nelle atmosfere romantiche delle caratteristiche vie del centro storico.

L’estate ovadese per&amp;amp;#242; non finisce qui: gioved&amp;amp;#236; 15 Agosto torna anche la famosa Mostra Mercato dell’Antiquariato e dell’Usato, con numerosi espositori e bancarelle piene di oggetti tutti da scoprire.

Per informazioni:
www.prolocoovada.it
Iat Ovada
0143/821043
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11873.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Il Palio delle Balle di Paglia - Ovada (Alessandria) - venerdì 26 Luglio 2013&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 24 Jul 2013 16:37:04 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11873.ashx</guid></item><item><title>Miralago tra trekking e preistoria: un weekend azzurro a Revine Lago, Revine Lago, Veneto</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11880.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11880.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11880/124997.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Due bei laghi, montagne, tanto verde e un villaggio palafitticolo simile a quello costruito dall’uomo preistorico: un luogo ideale dove passare una bella giornata con i bambini. Si fa presto a dire “andiamo al lago”: quando si visita Revine Lago, si va a due laghi, anzi, in un certo senso tre, perch&amp;amp;#233; la frazione dove si trova uno di quei graziosi specchi d’acqua, si chiama, appunto, Lago. La zona, inoltre, s’inserisce anche in un pi&amp;amp;#249; ampio itinerario turistico, denominato “Via dell’acqua”. Siamo sul versante meridionale delle Prealpi trevigiane e la natura ci parla di avvenimenti geologici di decine di migliaia di anni fa, quando durante la glaciazione di Wurm qui si form&amp;amp;#242; un lago. Infatti, l’attuale lago di Santa Maria (nell’omonima frazione) e il lago di Lago, fino al XIII-XIV secolo erano un unico bacino, circondato da terreni paludosi. Fu con l’inizio del Quattrocento che una parte dell’area venne drenata e recuperata per l’agricoltura. Oggi i laghetti, collegati tra loro da un piccolo canale, sono tra le mete predilette di turisti e abitanti delle citt&amp;amp;#224; vicine per un refrigerio estivo nell’ampia area verde attrezzata. 
Troviamo la nostra dimora per il weekend proprio di fronte a questa oasi naturale, nelle immediate vicinanze del Municipio in frazione Santa Maria, presso il Ristorante Pizzeria Miralago, dotato di comode camere con una bella vista. 
Dopo esserci sistemati, scendiamo al ristorante, dove ci accoglie, con grande gentilezza e simpatia il titolare, il signor Rinaldo Rizzo, che gestisce questo bel locale insieme alla moglie Claudia dal 1979. “Ad aver costruito questa struttura fu mio padre Giuseppe. Io e mia moglie abbiamo preso in mano la gestione del locale prima ancora di esserci sposati, e negli anni ci ha unito anche la passione per il nostro lavoro”, ricorda il signor Rinaldo, chef con una lunga esperienza alle spalle, anche presso ristoranti molto importanti. “A noi questo lavoro ha dato molte soddisfazioni, ma ormai siamo vicini alla pensione. Viste le potenzialit&amp;amp;#224; della struttura e la bellezza del posto, sono sicuro che anche chi verr&amp;amp;#224; dopo di noi, soprattutto se aiutato anche dai figli o da altri collaboratori, potr&amp;amp;#224; realizzare delle gran belle cose qui dentro”, ci confida ancora il titolare mentre ci accompagna al nostro tavolo con vista lago. Ma lo sguardo trova di che gioire anche all’interno, dove c’&amp;amp;#232; un piccolo museo di attrezzature d’antiquariato, oltre a dei mobili e degli oggetti antichi. 
Visto che il signor Rinaldo &amp;amp;#232; noto per aver vinto svariati premi ai campionati di pizza, molti di noi optano per le croccanti pizze, una pi&amp;amp;#249; buona dell’altra. Il resto del nostro gruppo si abbandona invece ai piaceri dell’autentica cucina casalinga: specialit&amp;amp;#224; del territorio, ingredienti freschissimi e di ottima qualit&amp;amp;#224;, pasta fatta in casa, porzioni abbondanti. “Il segreto me l’ha rivelato un grande chef: se un piatto piace a te, piacer&amp;amp;#224; anche ai tuoi clienti”, ci dice il titolare, e dopo aver gustato delle ottime tagliatelle col tartufo e della carne squisitissima, gli diamo pienamente ragione. Quando torneremo qui durante i mesi freddi, potremo assaggiare anche delle prelibatezze di selvaggina.
Il resto del nostro weekend lo passiamo alternando tranquille passeggiate in citt&amp;amp;#224; al trekking, tra i numerosi sentieri e itinerari naturalistici che dal fondo valle salgono a monte o che si snodano attorno ai laghi. 
Sulle sponde del lago di Lago sorge il Parco Archeologico del Livelet, un parco didattico dove i bambini possono divertirsi a fare gli ometti preistorici imparando tante cose interessanti sulla storia e sulla natura. Tra il Neolitico e l’et&amp;amp;#224; del bronzo, qui sorgeva un villaggio palafitticolo, per questo la struttura del Parco &amp;amp;#232; costruita su palafitte e ci sono anche tre capanne autentiche in prossimit&amp;amp;#224; dell’acqua. Tra le tante attivit&amp;amp;#224;, anche laboratoriali, c’&amp;amp;#232; addirittura uno spazio per coltivazioni sperimentali. 
Se fossimo arrivati qui ai tempi in cui i laghi erano un tutt’uno, avremmo potuto ammirare anche il castello di monte Frascone, che venne distrutto alla fine del Duecento. Sono invece ben conservate diverse bellissime chiese, tra cui quella di Santa Maria, risalente al 1170. Durante la nostra passeggiata nei borghi, tra caratteristici portici e tipiche case in pietra, visitiamo anche la chiesa parrocchiale di San Matteo, del XVII secolo, e il santuario di San Francesco di Paola, che al suo interno custodisce anche una piccola, ma interessante pinacoteca. 
Questo paesaggio incantevole, che ispira alla riflessione, ci regala perfino delle poesie: quelle del grande Luciano Cecchinel, nato qui nel 1947. Nei suoi versi, ad esempio quelli contenuti nel volume “Al tr&amp;amp;#224;gol j&amp;amp;#233;rt – L’erta strada da strascino”, dedica intense parole dialettali alla propria terra, che dopo questo piacevole fine settimana &amp;amp;#232; diventata un po’ anche nostra. 

Testo: Francesca Bertha
Consulenza e fotografie: Stefano Zanus

PER INFORMAZIONI:
www.comune.revine-lago.tv.it
www.revinemiralago.it
Ristorante Pizzeria Miralago
Via Strada dei Laghi, 18 Revine Lago (TV)
Tel.: 0438/929070
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11880.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Miralago tra trekking e preistoria: un weekend azzurro a Revine Lago&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 29 Jul 2013 20:59:56 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11880.ashx</guid></item><item><title>A casa del Guercino, sulle orme delle lumache: gita slow a Cento e dintorni, Cento, Emilia Romagna</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11856.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11856.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11856/124759.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla fine del Cinquecento in una modesta abitazione vicino alla Porta della Chiusa, viveva un ragazzino che i suoi compagni prendevano affettuosamente in giro per il suo strabismo. Sar&amp;amp;#224; stato per ricompensarlo di quel piccolo difetto fisico che la natura gli don&amp;amp;#242; un grande talento proprio per la pittura. Quando aveva otto anni, un giorno il piccolo Giovanni Francesco Barbieri dipinse una Madonna sulla facciata della casa dove abitava. La voce si sparse subito e i ragazzi correvano urlando: “Venite a vedere cosa ha combinato il guercino! Ha fatto un bellissimo dipinto sul muro!” Quella fu la prima di innumerevoli occasioni in cui la gente pot&amp;amp;#233; ammirare ci&amp;amp;#242; che l’artista nato a Cento, soprannominato il Guercino, dipinse. 
Durante la nostra giornata in questa splendida citt&amp;amp;#224; medievale, chiamata anche “la piccola Bologna”, abbiamo l’occasione di vedere molte sue opere, visitando la Pinacoteca Civica a lui dedicata. Inoltre, nella cinquecentesca dimora nobiliare Casa Pannini, si trovano tuttora diverse stanze affrescate dal grande pittore barocco. 
Passeggiando tra portici che fiancheggiano sontuosi palazzi storici e bellissimi edifici religiosi come la chiesa del Rosario, giungiamo a un certo punto nella corte di Lucrezia Borgia. Il Palazzo del Governatore fu eretto nel 1502, in occasione del matrimonio tra Alfonso I d’Este e Lucrezia Borgia. Con questo evento Cento fu annessa al ducato ferrarese. Oggi nel palazzo ha sede la Galleria d’Arte Moderna Aroldo Bonzagni, dedicata al pittore centese del Novecento. 
Le autentiche atmosfere medievali della citt&amp;amp;#224; sono custodite anche dalla suggestiva Rocca, costruita alla fine del Trecento e rimaneggiata nel 1483. Tra le spesse mura del castello aleggiano molti misteri e leggende, tra cui quella legata a un’immagine della Madonna, che in seguito a un atto sacrilego, inizi&amp;amp;#242; a perdere sangue. Oggi il quadro miracoloso &amp;amp;#232; conservato nel vicino santuario della Beata Vergine della Rocca. 
Da qui in poi, la nostra gita si trasforma in un autentico viaggio “slow”, in cui ci accompagnano le famose lumache di questo territorio. All’ingresso della frazione Casumaro, il cartello ci d&amp;amp;#224; il benvenuto nella “citt&amp;amp;#224; della lumaca” e scopriamo che ogni anno sono numerosi i turisti che arrivano qui per la Fiera di San Lorenzo, in occasione della quale si svolge la sagra della lumaca. 
Il deciso languorino ci porta alla Vecchia Osteria di Casumaro, il cui motto &amp;amp;#232;: “tutto ci&amp;amp;#242; che avreste sempre voluto mangiare e che non avete mai mangiato”. Ad accoglierci con grande gentilezza nelle caratteristiche sale con le travi a vista &amp;amp;#232; il signor Cesare Paganelli che gestisce il locale con i suoi soci. “Un tempo questa era un’osteria e pub, diventando poi un ristorante. E’ sempre stato un punto di riferimento in paese, e noi continuiamo a proporre la cucina tradizionale del territorio con le ricette di una volta”, ci spiega il signor Cesare. Mentre in inverno deve essere molto piacevole sedersi all’interno, magari vicino al camino, ora ci conquista invece l’ampio porticato esterno. 
Iniziamo con un mix di vari tipi di insalatine di campo e del radicchio trevigiano con pancetta saltata e aceto balsamico. Continuiamo con dei primi di pasta fresca fatta a mano, tra cui i tortellini, i cappellacci alla zucca, gli agnolotti e le tagliatelle. I condimenti – tartufo, rag&amp;amp;#249; o brodo - cambiano in base alla stagione. Le ottime etichette di vini dei colli bolognesi e romagnoli, tra cui il Sangiovese, l’Albana e il Lambrusco esaltano i sapori delle prelibatezze. Tra i secondi, non possiamo certo fare a meno di assaggiare qualche specialit&amp;amp;#224; a base di lumache, che qui si mangiano tutto l’anno. Alla vigilia di Natale sono d’obbligo le lumache in umido alla casumarese, la cui ricetta originale risale agli Estensi, ma si preparano anche alla bourguignonne, con la fonduta e si possono trovare addirittura nel ripieno dei tortellini conditi con burro e salvia. Un altro punto di forza del ristorante &amp;amp;#232; il pesce fresco, proposto su prenotazione: favoloso il fresco alla catalana. Stavolta gustiamo invece degli squisiti piatti di carne di qualit&amp;amp;#224; irlandese, tra cui il filetto al lardo di Colonnata e le fiorentine ai ferri con verdure di stagione. Alcuni di noi si deliziano con il petto d’anatra alla frutta e con il coniglio alla cacciatora. 
Non mancano infine piatti originali come la paella alla valenciana o il filetto al cioccolato fondente.
Sar&amp;amp;#224; un vero piacere ritornare qui anche in occasione di una serata musicale o di un evento gastronomico, per un buon calice di vino o per gustare una speciale birra belga accompagnata da una gustosa bruschetta.
Stavolta la nostra gita si conclude tra dolci emozioni grazie al semifreddo “after eight” menta e cioccolato e ai dessert a base di frutta.

Testo: Francesca Bertha
Consulenza e foto citt&amp;amp;#224;: Valeria Balbiano

PER INFORMAZIONI:
www.comune.cento.fe.it
La Vecchia Osteria
Via Correggio, 509 Casumaro (FE)
Tel.: 051/6848277
Facebook: La Vecchia Osteria Cento
Email: lavecchiaosteria@gmail.com
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11856.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;A casa del Guercino, sulle orme delle lumache: gita slow a Cento e dintorni&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Fri, 19 Jul 2013 00:18:51 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11856.ashx</guid></item><item><title>Dolce vita sotto le antiche torri: una giornata ad Albenga, Albenga, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11869.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11869.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11869/124889.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un gruppo di antichissime torri che svettano verso il cielo azzurro che si confonde con il blu del mare: quando passando sull’Autostrada dei Fiori il nostro sguardo incontra questo straordinario panorama, sappiamo di essere all’altezza di Albenga, citt&amp;amp;#224; che vanta il centro storico pi&amp;amp;#249; suggestivo e meglio conservato della Riviera ligure di Ponente. Ma Albenga accoglie con una vista mozzafiato anche chi arriva dal mare: la splendida Isola Gallinara, un tempo abitata dai monaci colombaniani e successivamente dai benedettini, si trova proprio di fronte alla citt&amp;amp;#224;. L’isola, che prende il nome dalle galline selvatiche che la popolavano in passato, fu il rifugio di San Martino di Tours verso la fine del IV secolo, mentre oggi &amp;amp;#232; riserva naturale con una delle pi&amp;amp;#249; grandi colonie di nidificazione dei gabbiani reali nel Mar Ligure.
La passeggiata nel centro storico di Albenga, un tempo chiamata Album Ingaunum, &amp;amp;#232; un vero e proprio tuffo nelle pi&amp;amp;#249; autentiche atmosfere medievali. Si va in giro con il naso all’ins&amp;amp;#249; e con la bocca aperta dallo stupore alla vista di cos&amp;amp;#236; tante splendide torri che spuntano ovunque dietro i palazzi e in fondo ai vicoli. Quelle del Vecchio Comune e della Cattedrale sono le tre torri simbolo della citt&amp;amp;#224;, a ricordare gli antichi conflitti tra i poteri ecclesiastici e quelli comunali. 
Narra la leggenda che molti secoli fa in citt&amp;amp;#224; ci fosse un serpente che terrorizzava gli abitanti. In particolare rendeva impossibile recarsi da Albenga ad Alassio, uccidendo chiunque passasse per quella strada. Cos&amp;amp;#236; la popolazione fece una processione pregando San Michele Arcangelo, patrono della citt&amp;amp;#224;, di uccidere il tremendo rettile. Il miracolo non tard&amp;amp;#242; ad arrivare: durante la notte si vide un improvviso bagliore che dal cielo s’indirizzava verso un punto preciso della strada. Proprio l&amp;amp;#236; la gente trov&amp;amp;#242; il serpente ucciso. La Cattedrale di San Michele Arcangelo, fondata verso le fine del IV secolo, &amp;amp;#232; tra gli edifici pi&amp;amp;#249; antichi della citt&amp;amp;#224;. La chiesa odierna sorge sul sito della costruzione paleocristiana e al suo interno custodisce preziosi affreschi e altre opere.
Nel centro storico visitiamo il Civico Museo Ingauno presso il Palazzo del Vecchio Comune, e ammiriamo anche il Palazzo Vescovile e il Palazzo Peloso Cepolla, dotato di una torre duecentesca. 
La favolosa posizione geografica di Albenga in passato era anche fonte di pericolo, in particolare per colpa delle incursioni piratesche. Il 2 Luglio 1637, mentre presso il Santuario si svolgevano le celebrazioni della festa della Madonna di Pontelungo, i pirati saraceni assalirono la vicina Ceriale, saccheggiandola e uccidendo decine di persone. Subito dopo s’indirizzarono verso Albenga, ma furono abbagliati dallo splendore proveniente dal Santuario e cos&amp;amp;#236;, spaventati, rinunciarono al massacro. Nei pressi del Santuario visitiamo anche la Basilica di San Vittore, edificio paleocristiano che sorse sul luogo di una necropoli di epoca imperiale romana.
Dopo questa bella passeggiata decidiamo di concederci un’autentica cena ligure, e cos&amp;amp;#236; ci accomodiamo presso i tavoli del Ristorante La Dolce Vita, in Viale Italia, a due passi dal mare. Entrando nella sala, dall’arredamento moderno ed elegante e dai colori caldi, ci troviamo subito immersi nelle atmosfere felliniane. Le gigantografie di scene dei pi&amp;amp;#249; celebri film sulle pareti ci fanno sognare di essere sui mitici set di “Pane, amore e fantasia” o della “Dolce Vita”. 
“Siamo aperti dal 2006, e di recente abbiamo aggiunto una nuova sala, dedicata esclusivamente alle specialit&amp;amp;#224; da ristorante, mentre in questa serviamo anche la pizza”, ci spiega il titolare, il signor Marco. Alcuni di noi decidono infatti di mangiare le pizze, molte delle quali ispirate al mondo del cinema, come ad esempio la Pizza Mastroianni, la Pizza Loren o la stessa Pizza Dolce Vita. Il resto del nostro gruppo opta invece per il men&amp;amp;#249; alla carta, iniziando con un abbondante antipasto di mare, tra cui la tartare di ricciola con trombette fresche d’Albenga, il carpaccio di spada marinato e le code di gamberi con salsa rosa. Continuiamo con le linguine al granchio fresco, i tagliolini al nero di seppia con rana pescatrice, limone e menta e i tagliolini all’astice fresco. Annaffiamo queste prelibatezze con vini prevalentemente liguri, tra cui dei Pigati e dei Vermentini, oltre all’ottimo Ormeasco Sciac-Tr&amp;amp;#224; di Pornassio. I nostri amici accompagnano le pizze con delle birre francesi, corse e belghe. Proseguiamo con una squisita grigliata di pescato del giorno, mentre alcuni di noi scelgono i calamaretti freschi ripieni di scamorza spadellati con trombette fresche di Albenga e un fritto di calamari freschi. Il film della nostra cena ha un epilogo dolce grazie alle torte fatte in casa, ma anche grazie al dessert chiamato “Otto e mezzo”: frutti di bosco su crema inglese con gelato alla panna e granella di torrone.
Torneremo senz’altro nella stupenda Albenga per goderci nuovamente queste belle atmosfere da film.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.albenga.sv.it
www.ristorante-ladolcevita.it
Ristorante La Dolce Vita
Viale Italia, 71/73 Albenga (SV)
Tel.: 0182/50243
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11869.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Dolce vita sotto le antiche torri: una giornata ad Albenga&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 23 Jul 2013 23:46:40 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11869.ashx</guid></item><item><title>Un arcobaleno in mezzo all&amp;#39;azzurro della laguna: gita a Burano, Burano, Veneto</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11870.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11870.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11870/124903.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tanti secoli fa c’era un pescatore che abitava sull’isola di Burano. Con la sua modesta barca faceva ogni giorno dei lunghi giri in mare e nella laguna, sfidando le intemperie e la nebbia con coraggio, pensando sempre alla sua amata che lo aspettava sull’isola. Eppure, gli sarebbe stato facilissimo cadere in una tentazione fatale: le sirene, una pi&amp;amp;#249; bella dell’altra, cercavano in continuazione di attirarlo con il loro canto. Un giorno la regina dei flutti premi&amp;amp;#242; l’uomo regalandogli un bellissimo velo nuziale creato dalla schiuma levatasi dall’acqua al colpo di coda di una sirena. Le amiche della fortunata sposa, colte dall’invidia si adoperarono per cercare di creare loro stesse dei veli di simile bellezza. Secondo la leggenda, avrebbero cos&amp;amp;#236; dato inizio alla storica tradizione dei merletti di Burano, diventati celebri, nei secoli successivi, in tutto il mondo. Una delle tappe della nostra gita &amp;amp;#232;, infatti, al Museo del Merletto, dove si possono ammirare anche lavori molto antichi.
Che questa favola sia vera o no, non si sa, ma il fascino fiabesco di Burano, dovuto alle sue bellissime case colorate, &amp;amp;#232; incantevole. Percorrere le stradine di questa splendida localit&amp;amp;#224;, che fino al 1923 era comune autonomo, &amp;amp;#232; come passeggiare su un arcobaleno. Si dice che in passato ogni colore corrispondesse a una famiglia e per tutto il periodo del Regno d’Italia serviva il permesso di un sovrintendente per poter cambiare il colore della propria casa. Le mille vivaci tonalit&amp;amp;#224; di cui si veste l’isola sono anch’esse legate ai pescatori: secondo un’ipotesi i colori sgargianti delle case servivano ad aiutare i barcaioli a ritrovare la propria abitazione nella nebbia fitta.
Non c’&amp;amp;#232; solo la figura mistica della regina dei flutti ad aver fatto un miracolo a Burano: si sono adoperati anche i santi. Infatti, nell’anno Mille fu trovata una grande e pesantissima cassa di pietra galleggiante che solo quattro bambini, grazie alla forza della purezza della loro anima, riuscirono a tirare a riva. La cassa conteneva i corpi dei futuri patroni dell’isola: S. Albano, S. Domenico e S. Orso, con al fianco un barilotto di vino. Non &amp;amp;#232; per effetto del contenuto di quel “bottazzo di S. Albano”, oggi custodito a Murano, che il campanile dell’unica chiesa di Burano, dedicata a San Martino, &amp;amp;#232; pendente. Tale caratteristica &amp;amp;#232; dovuta invece al parziale cedimento dei suoi basamenti, fondati su palafitte.
La nostra giornata prosegue in una tipica casa di Burano su tre piani, situata a cento metri dal battello: il Ristorante Riva Rosa. Un luogo, dove il il viaggio nelle tradizioni dell’isola raggiunge il suo culmine a tavola. “Un tempo questo edificio ospitava un convento. Fino al 2000, prima che lo trasformassimo in un ristorante, qui era attivo un laboratorio di Emilia Burano, di tipici merletti isolani”, ci racconta il signor Lorenzo Ammendola, uno dei titolari, che si dedica anche alla storica attivit&amp;amp;#224; legata ai merletti, disegnando le fantasie per crearli e gestendo un negozio museo, con al suo interno un laboratorio e una collezione di merletti antichi, a pochi passi dal locale. “La ristorazione &amp;amp;#232; sempre stata la grande passione di mio padre Giuseppe, che &amp;amp;#232; al timone con mio fratello Andrea e me”, ci spiega Lorenzo, mentre ci accomodiamo al nostro tavolo dopo un percorso in mezzo alla bellezza. Dal giardino esterno con una fontana pubblica, abbiamo raggiunto la nostra sala ammirando diversi preziosi merletti, addirittura del Quattrocento, conservati in teche trasparenti. Dai balconcini si aprono scorci multicolori, mentre sopra di noi si trova l’altana, spazio ambito per romantiche cene a due. “Crediamo nella qualit&amp;amp;#224; dei veri sapori semplici e genuini del territorio e prepariamo ogni piatto sul momento. Il nostro men&amp;amp;#249; cambia con le stagioni e secondo il pescato del giorno, utilizziamo infatti solo pesce fresco e verdure provenienti da orti di Mazzorbo e S. Erasmo, da cui arriva anche l’ottimo vino Orto”, ci spiega Lorenzo.
Iniziamo con una ricca degustazione di crudo, seguita dagli squisiti antipasti di mare tra cui la granseola servita nel suo guscio, il granchio al forno con olio d’oliva e rosmarino e le sarde in saor preparate secondo un’antica ricetta. Tra i primi ci piace molto il risotto di Go, tipico di Burano: viene fatto con il piccolo pesce chiamato, appunto, “go” in dialetto (ghiozzo) e con il riso coltivato ad Eraclea. Alcuni di noi gustano anche i tagliolini al nero con fasolari, vongole, cozze, canestrelli, scampi e mazzancolle. Prosueguiamo con il gran fritto Riva Rosa che apprezziamo molto per la sua leggerezza e per la variet&amp;amp;#224; dei prodotti, mentre i nostri amici non resistono al trancio di branzino al vapore con carciofi dell’isola. Infine, ci lasciamo sedurre dai dessert fatti in casa, tra cui i biscotti “Buranelli” con crema allo zabaione e perfino il tiramis&amp;amp;#249; di Casanova: un tocco “piccante” e dolce che completa la nostra giornata di piacere tutto colorato. 

Testo: Francesca Bertha
Consulenza e foto Burano: Stefano Zanus  

PER INFORMAZIONI:
www.comune.venezia.it
www.rivarosa.it
Ristorante Riva Rosa 
Via S. Mauro, 296 Burano (VE)
Tel.: 041/730850
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11870.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Un arcobaleno in mezzo all'azzurro della laguna: gita a Burano&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 24 Jul 2013 01:34:12 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11870.ashx</guid></item><item><title>Sulle orme di Leonardo, tra balze e buona tavola: un weekend a Reggello, Reggello, Toscana</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11855.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11855.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11855/124745.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando Monna Lisa, dopo aver posato per Leoanrdo da Vinci si gir&amp;amp;#242;, la sua celebre espressione enigmatica cambi&amp;amp;#242; in stupore e meraviglia: alle sue spalle c’erano i pinnacoli e le guglie delle cosiddette balze del Valdarno. Non sappiamo se and&amp;amp;#242; veramente cos&amp;amp;#236;, ma ci&amp;amp;#242; che &amp;amp;#232; sicuro &amp;amp;#232; il fatto che Leonardo si ispir&amp;amp;#242; in pi&amp;amp;#249; di una sua opera a questo paesaggio mozzafiato che qualcuno paragona addirittura al Monument Valley americano. Inoltre, Leonardo fu il primo a capire il singolare fenomeno geologico dell’erosione dei sedimenti del lago che un tempo ricopriva il Valdarno Superiore. La prima meta della nostra gita, raggiungendo le frazioni Montanino e Vaggio, sono proprio queste straordinarie formazioni, delle altissime pareti verticali di colore giallo ocra tra le quali vi sono delle profonde forre dove scorrono torrenti e si rifugiano molte specie di uccelli. 
Proseguendo, percorriamo tra ulivi, viti e boschi mediterranei la celebre strada dei Setteponti, di origine etrusca, chiamata Cassia Vetus in epoca romana, che ci porta nel borgo di Cascia. Qui visitiamo la splendida pieve romanica di San Pietro, eretta nel XII secolo e rimasta sostanzialmente intatta.
Nei pressi della chiesa si trova il Museo Masaccio e a poca distanza il centro di Reggello, dove facciamo una passeggiata nella suggestiva piazza Potente, sotto i suoi bassi loggiati prima di riprendere la strada dei Setteponti, per raggiungere Vallombrosa, il fiore all’occhiello del territorio. A circa mille metri di altitudine, al centro dell’omonima riserva naturale biogenetica si erge l’abbazia di Vallombrosa, fondata nel 1036 da San Giovanni Gualberto, un precursore delle idee di San Francesco. Questo luogo di pace assoluta, immerso nelle fitte foreste, dove per secoli furono i monaci a lavorare e a dedicarsi alla meditazione, e che tuttora curano l’importante arboreto sperimentale, oggi &amp;amp;#232; tra le mete toscane preferite dai pellegrini e dai turisti. Affrontiamo anche il percorso mozzafiato delle “cappelle”, che dall’abbazia sale verso il “Paradisino”, un arroccamento da cui si apre una magnifica vista sulla vallata e sui boschi di abete bianco che abbracciano l’edificio religioso. 
In un contesto cos&amp;amp;#236; favoloso, non pu&amp;amp;#242; certo mancare un castello: lo troviamo attraversando un grande parco all’inglese e percorrendo dei viali costeggiati da filari di sequoia gigante (importati in Europa dall’eclettico proprietario della dimora, Ferdinando Panciatichi Ximenes). Il castello di Sammezzano, costruito in un curioso stile misto tra elementi architettonici arabi, indiani e spagnoli, piacque molto perfino al re d’Italia che una volta soggiorn&amp;amp;#242; qui.
Dopo questo bel giro, non ci resta che raggiungere la nostra dimora per questo weekend, e la troviamo strada facendo, presso un luogo simbolo del viaggiare: un’ex casa cantoniera. Ci fermiamo, infatti, presso la Locanda dei Cantonieri, l’unico ristorante in Italia ad essere ricavato da una di quelle case color rosso pompeiano, fino a trent’anni fa abitata dai cantonieri “angeli custodi” delle strade. Dopo esserci sistemati nelle nostre comode e luminose camere, scendiamo al ristorante dove ci aspetta una cena all’insegna dei sapori autentici toscani. Ad accoglierci con grande gentilezza sono Francesco e Gaia che gestiscono il locale, sapientemente ristrutturato dal titolare Graziano, dal 2012. L’arte culinaria &amp;amp;#232; affidata all’esperienza e alla fantasia dello chef Bruno, che proviene da uno dei ristoranti pi&amp;amp;#249; rinomati della tradizione enogastronomica fiorentina. “I nostri piatti sono a chilometro zero, gli ingredienti, tutti di ottima qualit&amp;amp;#224;, vengono da fornitori locali, inoltre prepariamo tutto sul momento”, ci spiegano mentre iniziamo ad assaggiare una selezione di salumi del territorio, insieme ai crostini toscani con pat&amp;amp;#232; di fegato e a degli sformati di verdure e carne sia caldi che freddi, tra cui l’ottima cipolla ripiena di parmigiano e i fiori di zucca ripieni di pesce spada  con salsa di peperone rosso. Continuiamo con le pappardelle al sugo di cinghiale e con gli spaghetti alla carbonara al tartufo locale fresco. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini selezionati da Francesco, grande intenditore che ci propone, tra l’altro, etichette come la Tegolaia del Chianti Rufina, la zona di produzione dove si trova la locanda, o il Paratino, un Cabernet Franc in purezza. Proseguiamo con il filetto di maiale al Sangiovese, condito con una salsa preparata con prugne, mele, pere, bacche di ginepro e spezie varie. Come contorno, le patate arrosto tagliate a mano e cotte con la buccia. Alcuni di noi optano invece per la frittura fiorentina di cervella di vitella con carciofi morelli maremmani fritti. 
Infine, non resistiamo certo agli sfiziosi dessert fatti in casa, tra cui il tortino arancia e mandorle, (ricetta dello chef Bruno), la panna cotta allo zafferano e il tortino ciccolato e pere: dolci ricordi che ci faranno tornare qui con molto piacere.

Testo: Francesca Bertha
Consulenza e fotografie: Marco Mocellin

PER INFORMAZIONI:
www.comune.reggello.fi.it
www.locandadeicantonieri.it
Locanda dei Cantonieri
Via Aretina, 50 Leccio, Reggello (FI)
Tel.: 055/0674258
Facebook: Locanda Dei Cantonieri
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11855.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Sulle orme di Leonardo, tra balze e buona tavola: un weekend a Reggello&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 18 Jul 2013 17:53:13 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11855.ashx</guid></item><item><title>La prima radio che parla di misteri e buona tavola: una giornata a Sasso Marconi, Sasso Marconi, Emilia Romagna</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11857.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11857.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11857/124773.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’era una volta un ragazzo, mezzo italiano e mezzo irlandese, che amava passare il suo tempo chiuso nella “stanza dei bachi” di Villa Griffone, situata a Pontecchio, nelle campagne bolognesi, dove abitava con la propria famiglia. Nella silenziosa compagnia dei bachi da seta il giovanissimo Guglielmo Marconi leggeva con passione la rivista scientifica “L’Elettricit&amp;amp;#224;”, e metteva in pratica molti degli esperimenti suggeriti dagli autori. Fu durante uno di questi lunghi pomeriggi di studio che il ragazzo decise di dedicare la sua vita alle ricerche sulle onde elettromagnetiche: volont&amp;amp;#224; che gli avrebbe consentito, nel 1895, di arrivare al “battesimo” della radio in Italia.
Una gita a Sasso Marconi, citt&amp;amp;#224; che oggi porta orgogliosamente il nome del grande inventore, non pu&amp;amp;#242; prescindere dalla visita di alcuni luoghi che conservano la memoria dello scienziato, tra cui il Parco Marconi dove i bambini possono divertirsi con giochi basati sulle sue scoperte.
Il nome di questa bella citt&amp;amp;#224; rivela anche l’altra sua grande attrazione turistica: il Sasso di Glosina. Se oggi si tratta di una delle mete predilette degli escursionisti, in passato la Rupe era considerata un luogo carico di mistero e di magia. Certe antiche credenze volevano il Sasso animato addirittura da Satana, e fu un pellegrino francescano del XIII secolo, Salimbene, a raccontare di due novizi uccisi sul posto dal diavolo. Alla fine trionf&amp;amp;#242; il bene: nel 1283 fu costruita sul Sasso una chiesa rupestre dedicata alla Vergine Maria, con a fianco un ospitale. Il complesso religioso divenne meta di numerosi pellegrini. Nel 1477 il santuario fu trasferito in una grotta, da cui venne successivamente spostato nella piazza principale della citt&amp;amp;#224; dove si trova tuttora. Se fossimo giunti qui ai tempi del pellegrino Salimbene, avremmo visto anche l’imponente fortezza che dominava l’abitato dalla localit&amp;amp;#224; collinare Castel del Vescovo. Oggi della struttura rimane la chiesa e l’antico campanile.
Dopo questo lungo giro nella storia di Sasso Marconi, ci avviamo verso un’altra bella zona della citt&amp;amp;#224;: i Laghetti del Maglio. Si tratta di quattro graziosi specchi d’acqua collegati tra loro da un canale sotterraneo e alimentati da una sorgente. Un tempo erano al servizio della cartiera, mentre oggi sono un piccolo paradiso dei pescatori. E’ proprio in questa piacevole location che decidiamo di fermarci per cena, a mangiare le buone cose presso il Ristorante ai Laghetti del Maglio. 
Entriamo dal bel porticato e ci accomodiamo sull’ampia terrazza naturale da cui possiamo ammirare uno dei laghetti spaziando con lo sguardo fino alle prime colline bolognesi. Prima di noi, questo angolo di oasi aveva colpito il signor Filippo Licciardo, il titolare, che 25 anni fa aveva deciso di trasferire qui la sua precedente attivit&amp;amp;#224;, una pizzeria. “Man mano siamo cresciuti e il locale si &amp;amp;#232; sviluppato come ristorante. Oggi la gestione della sala e di tutta la parte commerciale &amp;amp;#232; in mano a nostro figlio Filippo che a soli vent’anni &amp;amp;#232; uno dei pi&amp;amp;#249; giovani imprenditori d’Italia”, ci raccontano orgogliosi pap&amp;amp;#224; Filippo e mamma Marinella, che continua ad occuparsi della cucina, tirando la sfoglia tutte le mattine e facendo la spesa con grandissima attenzione alla qualit&amp;amp;#224; delle materie prime. Un ulteriore fondamentale ingrediente dell’ospitalit&amp;amp;#224; dei signori Licciardo &amp;amp;#232; la gentilezza con cui fanno sentire tutti in famiglia. 
La nostra cena inizia con una carrellata di squisiti primi di pasta fresca tra cui i tortelloni con un delicatissimo ripieno di gorgonzola e noci, i tortelloni ai funghi porcini e dei tortellini asciutti alla panna, piccoli e bellissimi, presentati in una ciotolina come dei piccoli tesori. Alcuni dei nostri amici optano invece per le tagliatelle, ma riscuotono grande successo anche le pappardelle al cartoccio con funghi porcini e scamorza affumicata, servite nel cartoccio. Annaffiamo queste prelibatezze con dei vini dei colli bolognesi di ottima qualit&amp;amp;#224;, ma non costosi: il Sangiovese, il Cabernet Sauvignon e il Lambrusco si sposano alla perfezione con le spacialit&amp;amp;#224; che stiamo gustando. Proseguiamo con delle favolose crescentine, leggere e soffici, accompagnate da un tagliere di affettati di prima scelta, formaggio tenero, sottoli e sottaceti. Una parte del gruppo non resiste nemmeno ai succulenti piatti di carne tra cui le grigliate, la tagliata carciofi e grana o il filetto all’aceto balsamico, accostati a verdure di stagione. 
Infine cediamo alle dolci tentazioni della casa, tutte freschissime, come la crema catalana, la zuppa inglese, la panna cotta, la cr&amp;amp;#232;me caramel e la mousse di yogurt e fragole fresche. 
Ora che abbiamo scoperto questo luogo piacevole, ci torneremo spesso volentieri, anche magari solo per sorseggiare un drink al chiosco del ristorante, o per qualche divertente partita di beach volley sul nuovo campo con sabbia e illuminazione notturna accanto al laghetto.

Testo: Francesca Bertha
Consulenza e parte delle fotografie: Valeria Balbiano 

PER INFORMAZIONI:
www.comune.sassomarconi.bologna.it
www.ristorantelaghettidelmaglio.com
Ristorante Laghetti del Maglio
Via Cartiera, 83/85 Sasso Marconi (BO)
Tel.: 338/2685223
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11857.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;La prima radio che parla di misteri e buona tavola: una giornata a Sasso Marconi&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Fri, 19 Jul 2013 17:48:08 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11857.ashx</guid></item><item><title>Il fascino della Laguna dai tempi della Serenissima a oggi: un weekend a Mestre, Mestre, veneto</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11895.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11895.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11895/125077.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’era una volta un anziano saggio di nome Antenore, il quale, fuggito dall’antica Troia distrutta, si mise a peregrinare per mare. A un certo punto decise di rifugiarsi sulla terraferma, in una regione verde e accogliente, che chiam&amp;amp;#242; Veneto e dove fond&amp;amp;#242; la citt&amp;amp;#224; di Padova. Con lui c’era anche il giovane principe Mesthle, figlio del re degli Eneti, (popolo da cui sarebbero discesi i Veneti), il quale si stabil&amp;amp;#236; invece presso un bosco di fronte alla Laguna, fondando una citt&amp;amp;#224; fortificata che chiam&amp;amp;#242;, dal proprio nome, Mestre. Questa &amp;amp;#232; una leggenda, ma la sua fonte &amp;amp;#232; di tutto rispetto: l’Iliade di Omero. Anche se le origini precise di questa municipalit&amp;amp;#224;, fino al 1926 comune autonomo, si perdono nella notte dei tempi, si sa con certezza che gi&amp;amp;#224; nel IV secolo ci fu, nelle vicinanze di Mestre, una stazione di posta per il cambio dei cavalli, e alcune centinaia di anni dopo la zona, divenuta terra di confine tra il Sacro Romano Impero e il Ducato di Venezia, acquis&amp;amp;#236; quell’importanza strategica che conserva a tutt’oggi. 
Mestre &amp;amp;#232; uno dei luoghi pi&amp;amp;#249; visitati al mondo in assoluto: ci passano milioni di turisti, e se oggi ci si arriva per lo pi&amp;amp;#249; in autostrada, in passato il traffico era di simile entit&amp;amp;#224;, ma pi&amp;amp;#249; silenzioso, visto che in gran parte si svolgeva via acqua, anche ad esempio sul Canal Salso, costruito nel Trecento, che dalla laguna arrivava nel cuore del borgo. 
Le vie che percorriamo durante la nostra passeggiata in centro, a quei tempi erano in parte navigabili. Dalla centralissima Piazza Maggiore, oggi intitolata al partigiano Erminio Ferretto, partiva una via acquea, detta “Brenta vecchia”, che consentiva alle imbarcazioni cariche di merci di raggiungere addirittura Padova. In questa piazza, dove c’era anche uno storico mercato, sorgono alcuni dei principali monumenti di Mestre tra cui il Duomo di San Lorenzo, costruito su un’antica pieve, citato per la prima volta nel 1152 e ricostruito nel Settecento. Dall’altro lato della piazza si erge il simbolo civico della citt&amp;amp;#224;, la Torre dell’Orologio. Eretta nel 1108, in origine era una casa-torre, e venne successivamente inglobata nel Castelnuovo, la fortezza costruita nel Trecento, in sostituzione del Castelvecchio, demolito nel XV secolo. Sempre in piazza ammiriamo anche il Palazzo da Re, il cui portico un tempo ospitava il mercato delle granaglie. 
La nostra passeggiata ci porta ancora pi&amp;amp;#249; indietro nella storia, quando visitiamo la chiesa di San Girolamo, l’edificio religioso pi&amp;amp;#249; antico di Mestre. Dietro la chiesa sono stati recentemente rinvenuti i resti del Torresino, un’altra delle torri del Castelnuovo. 
Dopo questo lungo giro nelle bellezze del passato, raggiungiamo la nostra dimora per questo weekend: Ai Pini Park Hotel, situato in un vasto e tranquillo parco, a una decina di minuti a piedi dalla stazione di Mestre e a un quarto d’ora in auto dal centro di Venezia. Lasciamo la macchina nell’ampio parcheggio e ci sistemiamo nelle nostre eleganti e luminose camere, dotate di ogni comfort, compresa la connessione Internet gratuita. La massima cura dei particolari e la naturale affinit&amp;amp;#224; con la bellezza caratterizza ogni ambiente dell’hotel, dove oltre a dei bei fiori, si possono anche ammirare le opere pittoriche dell’artista veneziana Carla Erizzo. Prima di cena ci concediamo una passeggiata nel parco della struttura, una vera e propria oasi naturale, e restiamo all’aperto anche durante la cena, scegliendo, grazie al bel tempo, di accomodarci nel gazebo sul patio di fronte al parco. Durante tutto l’anno, ad accogliere fino a ottanta persone, &amp;amp;#232; l’elegante sala interna. 
Una volta a tavola, abbiamo l’occasione di scambiare due chiacchiere con i titolari, la cui gentilezza e bravura ci mette subito a nostro agio: Giovanni Baldo e sua moglie Roberta Ferrari. “La nostra famiglia ha iniziato l’attivit&amp;amp;#224; di albergatori vent’anni fa, e la configurazione attuale di Ai Pini Park Hotel, con 48 camere, e del Ristorante Al Parco &amp;amp;#232; merito di un accurato ampliamento e ristrutturazione dei locali, avvenuto nel 2001”, ci spiegano.
La stessa cura e attenzione ai particolari e alla qualit&amp;amp;#224;, che ha permesso all’hotel ristorante di vincere degli importanti premi, la riscontriamo anche a tavola, gustando delle squisite specialit&amp;amp;#224; venete, preparate con prodotti di stagione. Il bravissimo chef Alessandro, in grado di soddisfare ogni palato, (tra cui, di recente, quello di una grande cantante che ha rivelato all’ultimo di essere vegana), ci delizia, tra l’altro, con delle capesante, con dei primi di pasta fatta in casa, con una treccia di branzino bella quanto buona e con delle grigliate miste di pesce fresco, per non parlare degli irresistibili dolci.
Se in passato Mestre era un importante punto di riferimento dei viaggiatori, da ora in poi lo sar&amp;amp;#224; anche per noi: torneremo qui volentieri anche per qualche festa o evento gastronomico organizzato in questa meravigliosa location.

Testo: Francesca Bertha
Consulenza e fotografie citt&amp;amp;#224;: Stefano Zanus

PER INFORMAZIONI:

www.comune.venezia.it
www.aipini.it
Ai Pini Park Hotel
Via Miranese, 176 Venezia Mestre (VE)
Tel.: 041/917722
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11895.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Il fascino della Laguna dai tempi della Serenissima a oggi: un weekend a Mestre&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 06 Aug 2013 14:08:12 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11895.ashx</guid></item><item><title>Alla Rocca con Leonardo: una giornata a Imola, tra storia, miracoli e buona tavola, Imola, Emilia Romagna</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11837.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11837.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11837/124612.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il nome di Imola &amp;amp;#232; noto nel mondo a decine di milioni di appassionati di Formula 1, ma pochi sanno che la prima pista della citt&amp;amp;#224; risale al V secolo a.C. Certo, non si trattava di una pista per gare automobilistiche, ma di una pista pedemontana costruita dagli etruschi per collegare il territorio dell’odierna Rimini con quello di Bologna. Quella strada, pavimentata dagli antichi romani, divenne la via Emilia, principale arteria dell’imolese dove agricoltura e commercio iniziarono a svilupparsi in modo significativo. 
Cos&amp;amp;#236;, mentre in citt&amp;amp;#224; e nei dintorni imperversavano le lotte tra guelfi e ghibellini, nel porto lagunare di Imola, a Conselice, si era creato un angolo di pace e di prosperit&amp;amp;#224; proprio grazie agli scambi commerciali. I prodotti agricoli imolesi in eccedenza venivano trasferiti al porto su un canale navigabile e da l&amp;amp;#236;, passando per il Po, prendevano il largo verso terre lontane. 
Molti secoli fa per Imola pass&amp;amp;#242; anche un “viaggiatore” illustre: San Francesco d’Assisi, che venne in citt&amp;amp;#224; a predicare pace e fratellanza. In quegli anni erano in corso i lavori della costruzione del Duomo dedicato a San Cassiano, mentre il Santo potrebbe gi&amp;amp;#224; aver visitato l’edificio religioso pi&amp;amp;#249; antico della citt&amp;amp;#224;, l’abbazia di Santa Maria in Regola, citata gi&amp;amp;#224; nel 998. 
Che Imola fosse nelle grazie di Dio lo si vede anche da un episodio miracoloso, accaduto nel 1483. Era gioved&amp;amp;#236; santo e un pellegrino si ferm&amp;amp;#242; nei pressi della citt&amp;amp;#224; recitando una preghiera davanti a un’edicola votiva, situata accanto a un piccolo pero, (“pirad&amp;amp;#232;l” in romagnolo). A quel punto ebbe la visione della Vergine che gli disse di chiedere alle autorit&amp;amp;#224; imolesi che in quel punto fosse costruito un santuario a lei dedicato. Era marzo, e tutt’intorno improvvisamente fior&amp;amp;#236; un bellissimo roseto. Lui port&amp;amp;#242; i fiori ai signori della citt&amp;amp;#224; i quali, vedendo l’evidenza del miracolo mariano, esaudirono la richiesta, erigendo il santuario della Beata Vergine del Piratello.
La nostra passeggiata tra le storie del passato ci porta davanti al monumento pi&amp;amp;#249; significativo della citt&amp;amp;#224;, la spettacolare Rocca Sforzesca. Costruito a partire dal 1332, sui resti di un torrione del XI secolo, il castello &amp;amp;#232; molto ben conservato. Nel 1502, su chiamata di Cesare Borgia, che aveva conquistato la fortezza tre anni prima, fu addirittura Leonardo Da Vinci a progettare alcuni lavori di rafforzamento. 

Testo: Francesca Bertha
Consulenza e fotografie: Valeria Balbiano

PER INFORMAZIONI:
www.comune.imola.bo.it

&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11837.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Alla Rocca con Leonardo: una giornata a Imola, tra storia, miracoli e buona tavola&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Fri, 28 Jun 2013 19:45:13 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11837.ashx</guid></item><item><title>In Val di Susa con Mamma Oca: una giornata ad Almese, Almese, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11896.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11896.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11896/125090.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dalla frenesia della grande citt&amp;amp;#224; alla vivace piazza medievale, immersa tra le montagne e lambita dalle acque fresche di un torrente alpino. Sembra ieri che i minatori che estraevano il ferro nella vicina Rubiana passavano per le stesse stradine che percorriamo oggi, un tempo popolate anche dai commercianti che frequentavano le Valli di Lanzo, e ogni tanto si fermavano a mangiare qualcosa in piazza, a due passi dal lavatoio sul torrente Messa, dove risuonavano i canti delle massaie.
Siamo nella bassa Val di Susa, in uno dei primi comuni che s’incontrano risalendo la valle da Torino, in una zona piena di attrattive turistiche, tra cui i laghi di Avigliana e l’abbazia Sacra di San Michele. Nel territorio di Almese si trova l’itinerario alpino del Colle del Lys, frequentato gi&amp;amp;#224; in epoca preromana. I primi ritrovamenti ceramici della zona risalgono all’et&amp;amp;#224; del ferro, ma era nel periodo romano quando questi luoghi, situati sulla strada che da Augusta Taurinorum, l’attuale Torino, portava nella Val di Susa, divennero dei centri importanti. Uno dei primi monumenti che visitiamo, &amp;amp;#232; infatti la Villa romana, situata nella borgata Grange di Rivera, e appartenuta nel IV secolo a un certo Calvinus. 
Passarono alcuni secoli e il marchese di Torino don&amp;amp;#242; un terreno di dimensioni ragguardevoli all’Abbazia di San Giusto in Susa, inclusa la “curtis” di San Mauro, dove c’era gi&amp;amp;#224; una chiesa con campanile, costruita su un affioramento roccioso. A partire dal 1281 quel luogo venne trasformato in un borgo fortificato, ovvero un “castrum”, e l’esile campanile divent&amp;amp;#242; quella massiccia torre che a tutt’oggi &amp;amp;#232; tra i principali monumenti del comune. Alta ben 26 metri e costruita su sette livelli collegati da una scala interna che conduce alla sua sommit&amp;amp;#224;, spicca ben visibile anche da lontano, sullo sfondo blu scuro delle Alpi. Oggi presso il ricetto di Borgo San Mauro, restaurato nel 2006, si trova uno spazio espositivo, sede di eventi culturali. 
Durante la nostra passeggiata visitiamo anche diverse bellissime chiese, tra cui la pi&amp;amp;#249; importante &amp;amp;#232; la Chiesa di Santo Stefano a Rivera, costruita nel 1248 e successivamente inglobata nell’attuale edificio regligioso barocco, realizzato verso la fine del Seicento.
Restiamo nei pressi di questo cuore storico della citt&amp;amp;#224; anche per cena, decidendo di fermarci presso il Ristorante Pizzeria Mamma Oca, in via Rivera. Troviamo facilmente parcheggio davanti al locale, e una volta dentro, abbiamo la piacevolissima sensazione di essere tornati bambini: intorno a noi ci sono oltre trecento oche, piccole e grandi, gialle, bianche e di tutti i colori, sorridenti e curiose, tutte uscite dalle fiabe di Mamma Oca. Altre oche, che recitano brani di fiabe e di poesie, si trovano perfino sotto la tovaglia, nelle divertenti stampe colorate sui tavoli. Ad accoglierci con grande simpatia e gentilezza &amp;amp;#232; il titolare, il signor Antonio, che gestisce il ristorante con passione da ormai sedici anni, insieme al nipote Mirko che si occupa delle pizze, tutte lievitate per 24 ore e cotte nel forno a legna. Quando chiediamo al signor Antonio di consigliarci i piatti pi&amp;amp;#249; buoni del ristorante, ci risponde: “Qui tutto &amp;amp;#232; buono. Io amo cucinare, e lo faccio con passione. Il cliente va trattato come un amico, e ad un amico si danno sempre le cose migliori, anche quando mangia solo un semplice piatto di pasta o una pizza”. Questa cura e attenzione hanno creato un legame importante con i clienti, uno dei quali, Stefano Luti, durante una cena, ha addirittura scritto una poesia dedicata al ristorante su un tovagliolo. I suoi versi ora danno il benvenuto a tutti nel men&amp;amp;#249;.
Iniziamo con un ricco antipasto misto di mare, e proseguiamo con dei primi preparati con la pasta fresca fatta in casa, tra cui i tagliolini al salmone o all’astice. Tutto il pesce &amp;amp;#232; di ottima qualit&amp;amp;#224;, e ci piacciono molto anche gli spaghetti allo scoglio e alle vongole, cos&amp;amp;#236; come i gamberi siciliani. Alcuni di noi scelgono invece uno sfizioso piatto unico con prosciutto Pata Negra, con dell’insalata. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini consigliati dal titolare per ogni piatto: etichette di qualit&amp;amp;#224;, anche particolari. Gustiamo inoltre delle squisite pietanze sia di pesce che di carne di prima scelta, tra cui la Chianina. 
A fine pasto, dopo esserci deliziati con i dessert, assaggiamo anche dei cognac del 1935 pensando gi&amp;amp;#224; alla prossima occasione in cui tornare qui: magari per festeggiare il compleanno della figlia della nostra amica, o per una delle prossime serate a tema. Sar&amp;amp;#224; senz’altro come vivere una bella favola. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.almese.to.it
www.ristorantepizzeriamammaoca.com
Ristorante Pizzeria Mamma Oca
Via Rivera, 56 Almese (TO)
Tel.: 011/9350119
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11896.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;In Val di Susa con Mamma Oca: una giornata ad Almese&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 06 Aug 2013 18:13:41 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11896.ashx</guid></item><item><title>Viaggio nei colori e nei sapori dell&amp;#39;Antica Serenissima: una giornata a Rialto, Venezia, Veneto</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11836.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11836.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11836/124599.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uno dei monumenti simbolo dell’Italia, che almeno in fotografia hanno visto quasi tutte le persone che popolano il mondo, &amp;amp;#232; il ponte di Rialto, nel cuore di Venezia. Un’infinit&amp;amp;#224; di scrittori e poeti viaggiatori dedicarono splendide righe a questo storico quartiere, tra cui anche Goethe, Stendhal e Hemingway. Non solo: anche Giacomo Casanova, tra un’avventura e l’altra, era solito fermarsi nelle osterie della zona. 
I turisti di oggi, presi dallo stupore nell’ammirare gli splendidi palazzi nobiliari e l’elegante candore del ponte, forse non pensano nemmeno di trovarsi in un vero e proprio arcipelago: infatti, le prime notizie in merito al quartiere risalgono all’epoca delle invasioni di Unni e Longobardi che portarono alla nascita della Venezia Marittima, epoca in cui i profughi dell’entroterra trovarono rifugio sulle Isole Realtine, un gruppo di terre asciutte attorno a una stretta ansa del Rivus Altus, ovvero il “canale profondo”, noto come Canal Grande. Il ponte che ammiriamo oggi, &amp;amp;#232; stato ultimato nel 1591, e prima di quella data anche raggiungere l’altra sponda era, a volte, una sfida. Il primo passaggio sul Canal Grande fu un ponte galleggiante, fatto di barche, costruito nel 1181 da Nicol&amp;amp;#242; Barattieri, che realizz&amp;amp;#242; anche le due colonne in Piazza San Marco. Lo chiamarono Ponte della Moneta per via della vicina zecca, e presto quella costruzione assunse anche un significato simbolico, quello di mettere in collegamento tra loro popoli lontani, attraverso i sapori, i profumi e i colori di una miriade di prodotti che arrivavavno qui da ogni parte del mondo a bordo delle galee e venivano scambiati al celebre mercato di Venezia, che venne trasferito a Rivoalto nel 1097. L’area intorno alla chiesa di San Giacometto acquis&amp;amp;#236; sempre maggiore importanza, diventando, nel 1107 anche la sede del patriarca di Grado. 
Un giretto allo storico mercato &amp;amp;#232; un’emozione oggi come centinaia di anni fa, e passeggiando tra le colorate bancarelle, tra mille voci in veneziano e in tante altre lingue, &amp;amp;#232; facile sognare ad occhi aperti, pensando ai tempi quando la gente, per fare la spesa all’erbaria, alla naranzeria, alla casaria o alla pescaria, ovvero nelle aree pi&amp;amp;#249; tradizionali del mercato, attraversava il ponte, che dal 1250 era di legno strutturale, lo stesso che possiamo ammirare nel celebre dipinto di Vittore Carpaccio, dedicato al Miracolo della Croce a Rialto. Presso la “Ruga dei Oresi” si compravano gioielli, presso la “Ruga dei Spezieri” le pregiate spezie d’Oriente, terre da cui provenivano anche le sete e le stoffe vendute nelle “marzarie”, ovvero le mercerie. Nel 1444 il ponte di legno, gi&amp;amp;#224; ammaccato per via di una rivolta, croll&amp;amp;#242; sotto il peso della grande folla presente in occasione del passaggio del corteo della sposa del marchese di Ferrara. Venne ricostruito, ma croll&amp;amp;#242; nuovamente nel 1524. 
Non sappiamo con certezza, ma ci sembra probabile che molte delle lettere in cui si concordavano i dettagli della ricostruzione del ponte, fossero passate per le sale dell’ufficio postale di una volta, le stesse che dal 1500 accolgono l’Antica Trattoria Poste Vecie, dove decidiamo di fermarci per cena. Siamo nel luogo pi&amp;amp;#249; indicato per continuare idealmente la nostra passeggiata nella storia della Serenissima: infatti, questo &amp;amp;#232; il ristorante pi&amp;amp;#249; antico di Venezia. Un tempo qui dentro si svolgevano opere frenetiche di smistamento della corrispondenza veneziana e ancora oggi, all’interno delle caratteristiche salette, si possono ammirare lettere, bolle e monete d’epoca, perfettamente conservate. 
Ci accomodiamo nella prima delle due storiche sale, intrise dell’atmosfera dell’Antica Serenissima, anche grazie ai caminetti del ‘500, tuttora funzionanti. Oltre ai sapori della buona cucina, ci delizia anche la visione di opere d’arte uniche: ci troviamo, infatti, nella Sala dei Vizi, chiamata cos&amp;amp;#236; perch&amp;amp;#233; i suoi preziosi affreschi rappresentano i sette vizi capitali. In un’immagine sono anche ritratti i componenti del Club delle Poste che a cavallo dell’Otto- e del Novecento discutevano proprio qui di arte e di politica, sorseggiando un buon bicchiere di vino e mangiando i cichetti veneziani.
Il ristorante &amp;amp;#232; immerso nello storico mercato di Rialto, e cos&amp;amp;#236; sulle tavole arriva sempre il pesce pi&amp;amp;#249; fresco, oltre alle verdure di stagione. Il resto delle meraviglie a tavola &amp;amp;#232; frutto dell’ispirazione degli chef, che elaborano gli ingredienti di primissima qualit&amp;amp;#224; all’insegna principalmente della tradizione veneziana. Tra le prelibatezze che gustiamo c’&amp;amp;#232; il baccal&amp;amp;#224; mantecato, ma anche la granceola e le seppie alla veneziana, oltre a numerose altre specialit&amp;amp;#224; che annaffiamo con il buonissimo vino bianco Orto di Venezia, che nasce in un’isola della laguna. 
Torneremo certamente presto qui, anche per passare delle belle serate nel giardino esterno, e ogni cena sar&amp;amp;#224; un nuovo emozionante viaggio sui velieri della Serenissima.

Testo: Francesca Bertha
Consulenza e fotografie: Stefano Zanus 

PER INFORMAZIONI:
www.comune.venezia.it
www.postevecie.it
Antica Trattoria Poste Vecie
San Polo, 1608  30124 Venezia
Tel.: 041/721822
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11836.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Viaggio nei colori e nei sapori dell'Antica Serenissima: una giornata a Rialto&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 27 Jun 2013 17:38:51 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11836.ashx</guid></item><item><title>Fortezze con vista sulla storia, tra arte e buona tavola: una giornata a Sarzana, Sarzana, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11830.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11830.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11830/124566.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il rumore delle spade affilate che si spezzavano contro i massicci pilastri della cattedrale, quel giorno si sentiva distintamente anche fuori dalla chiesa dove era presente una coloratissima folla di accompagnatori e consorti dei signori, oltre a vassalli e tanti curiosi. Era il 1353 e Sarzana era reduce da un periodo turbolento di guerre tra le potenze signorili dell’epoca, schierate chi con i ghibellini, chi con i guelfi. Nel 1348 la citt&amp;amp;#224; fu inoltre flagellata da una terribile pestilenza. Quel giorno, nella Concattedrale di Santa Maria Assunta si radunarono gli esponenti dei Visconti e delle repubbliche fiorentine per stipulare un importante trattato di pace. Per suggellare le proprie intenzioni pacifiche (tradite, poi nel giro di un anno), le parti celebrarono il rituale di spezzare le proprie spade.
Quando, durante la nostra passeggiata sarzanese giungiamo alla centralissima Concattedrale, edificata a partire dal 1204, una signora del posto ci fa notare l’elsa nera di una spada conficcata nella candida facciata dell’edificio religioso. Scopriamo cos&amp;amp;#236; che quell’antico rituale ebbe anche un curioso epilogo: la “sepoltura” di una spada nella facciata della chiesa. Oggi quel dettaglio bizzarro &amp;amp;#232; tra i bersagli preferiti dell’obiettivo delle macchine fotografiche dei turisti.
Alcuni decenni prima da Sarzana pass&amp;amp;#242; anche un paciere celebre, Dante Alighieri in persona, che nel 1306 firm&amp;amp;#242; l’importante Pace di Castelnuovo. Sarzana, oltre a Castelnuovo Magra, sono cos&amp;amp;#236; gli unici luoghi certi del lungo periodo di esilio dantesco, a parte la fatale Ravenna.
Il territorio sarzanese era abitato sin dal Neolitico, come dimostrano alcune statue stele rinvenute in zona. Dal periodo romano in avanti la sua posizione strategica, al crocevia di importanti vie di comunicazione, determin&amp;amp;#242; la sua fortuna, facendola diventare un centro agricolo, commerciale, ma anche giuridico e religioso di grande rilievo. Essendo sede vescovile, la citt&amp;amp;#224; attrasse numerosi maestri scultori e pittori che sin dal Medioevo realizzarono notevoli monumenti ed opere d’arte. Oltre alla Cattedrale, ammiriamo anche la Pieve di Sant’Andrea, l’edificio pi&amp;amp;#249; antico della citt&amp;amp;#224;. La sua torre campanaria spicca tra le viuzze del centro da circa la met&amp;amp;#224; del Trecento, ma le prime notizie relative alla chiesa risalgono al 1128.
Una citt&amp;amp;#224; cos&amp;amp;#236; bella e strategica doveva anche essere difesa, e oggi possiamo ammirare ben due spettacolari fortezze che nei lunghi secoli di storia assolvevano questa funzione. Uno dei simboli di Sarzana &amp;amp;#232;, appunto, la fortificazione militare di Sarzanello, che sorge sulla vicina collina omonima da cui domina la valle Magra. L’esistenza sul luogo di una prima struttura militare risale a prima dell’anno Mille. Ritornando nel centro storico, visitiamo la Cittadella, detta anche Fortezza Firmafede, anch’essa antichissima, risalente, nella sua forma originaria, al Duecento. I suoi imponenti torrioni, immersi nel profumo e nei colori dei fiori, sono oggi la cornice di numerose manifestazioni culturali e mostre.
La nostra passeggiata ci porta nella centralissima piazza Matteotti, il cuore della citt&amp;amp;#224;, da cui raggiungiamo anche la storica via Mascardi, nota per la presenza di numerose botteghe di antiquari. E’ proprio di fronte all’imbocco di questa via che decidiamo di fermarci per cena, presso il Ristorante I Capitelli. Visto il bel tempo, ci accomodiamo ai tavoli del dehor, vicino ai capitelli del palazzo seicentesco che danno il nome al locale, caratteristico e finemente ristrutturato dai titolari Antonio Albignani e la sua compagna Adriana, che gestiscono il ristorante dall’aprile del 2012. “Abbiamo mantenuto la tradizione della gestione passata, ma l’abbiamo arricchita con la nostra esperienza e con i sapori delle nostre rispettive terre di origine: io rappresento la Liguria, mentre grazie ad Antonio, che &amp;amp;#232; parmigiano, abbiamo potuto introdurre delle specialit&amp;amp;#224; di terra”, ci racconta la signora Adriana. Il men&amp;amp;#249; cambia due-tre volte alla settimana, in base agli ingredienti freschi a disposizione giorno per giorno.
Iniziamo con un ricco antipasto fresco di mare, che facciamo seguire dalla bomba di riso Venere ai crostacei. Assaggiamo anche gli spaghetti alla bottarga dello stagno di Cabras con tonno e profumo di limone. Continuiamo con l’ottimo pescato dello chef alle due cotture e anche il filetto di baccal&amp;amp;#224; con crema di zucca e verdure di stagione riscuote grande successo. Una buona parte del nostro gruppo non resiste invece ai piaceri per “carnivori”, gustando prima dei prelibati salumi parmigiani, seguiti da dei gustosi risotti della terra parmigiana, e infine, dalla squisita carne alla lampada. 
La nostra cena sarzanese si conclude con i dessert della casa, tra cui la “dolce Iole”, preparata secondo un’antica ricetta emiliana. 
Sar&amp;amp;#224; un grande piacere tornare qui per altre passeggiate e altre cene, ma anche per il prossimo Festival della Mente, che ogni autunno fa riflettere su pensiero e creativit&amp;amp;#224;.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comunesarzana.gov.it
www.ristoranteicapitelli.it
Ristorante I Capitelli
Piazza G. Matteotti, 38 Sarzana (SP)
Tel.: 0187/691445
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11830.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Fortezze con vista sulla storia, tra arte e buona tavola: una giornata a Sarzana&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 25 Jun 2013 14:38:15 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11830.ashx</guid></item><item><title>Una scalinata tra leggende e buona tavola: gita a Piacenza, Piacenza, Emilia Romagna</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11820.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11820.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11820/124523.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il piacere fatto citt&amp;amp;#224;: cos&amp;amp;#236; si presenta Piacenza, a cominciare dal suo nome, che viene, appunto, dal latino Placentia. E’ con quest’ottima premessa che arriviamo qui in una bella giornata primaverile, da dedicare a questa citt&amp;amp;#224; d’arte cos&amp;amp;#236; vicina a Milano sia geograficamente che culturalmente, anche se appartenente all’Emilia Romagna. 
Piacenza sorge sulla riva destra del Po, e il fiume, oltre ad aver avuto nella storia una grande importanza dal punto di vista logistico, economico e difensivo, per i piacentini rappresenta anche un legame emotivo con la propria citt&amp;amp;#224;. Nel “Mondo Piccolo. Don Camillo”, Giovannino Guareschi dice, con fantasia campanilistica, che “il Po, l’unico fiume rispettabile che esista in Italia, comincia a Piacenza”. E aggiunge: “Il fatto che da Piacenza in su sia sempre lo stesso fiume, non significa niente”.
Piacenza viene spesso definita la Citt&amp;amp;#224; dei Palazzi, grazie alla presenza di numerose dimore aristocratiche e borghesi, tra cui “il Gotico”, il palazzo dove ha sede il Comune. La citt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; molto vivibile, piena di giardini, oltre a una lunga serie di monumenti che testimoniano l’epoca del Ducato di Parma e Piacenza. Abbiamo iniziato il nostro giro dal Duomo per proseguire con la visita alla Basilica di Sant’Antonino, il patrono. In questa chiesa romanica, voluta da San Vittore, il primo vescovo di Piacenza, si riunirono nel 1183 i delegati della Lega Lombarda e l’imperatore Federico Barbarossa per firmare i preliminari della pace di Costanza. La Basilica conserva le reliquie del martire cristiano Antonino, oltre alle cinque tele del De Longe, raffiguranti le scene della vita del Santo.
Piacenza ha dato i natali a numerosi personaggi dell’arte e della cultura, dal politico e scrittore Melchiorre Gioia fino a Giorgio Armani e i calciatori Simone e Filippo Inzaghi. A proposito di eleganza, bellezza e miti dello sport, abbiamo colto l’occasione per visitare il Museo della Vespa e dello Scooter, una miniera d’oro per gli appassionati del genere. Certo non abbiamo nemmeno trascurato i musei pi&amp;amp;#249; importanti della citt&amp;amp;#224;, come quelli dell’imponente Palazzo Farnese, che ripercorrono la storia dell’arte a partire dal Medioevo, e il Museo di Storia Naturale, che contiene anche un interessante erbario ottocentesco e una collezione ornitologica. 
Restiamo idealmente nella storia della citt&amp;amp;#224;, decidendo di fermarci per cena presso il Ristorante Munt&amp;amp;#224; di Ratt, in via Mazzini. Ci troviamo, infatti, in uno dei quartieri pi&amp;amp;#249; amati di Piacenza, oltre che in uno dei locali pi&amp;amp;#249; antichi. “Una foto d’epoca testimonia che gi&amp;amp;#224; nel 1907 qui c’era un negozio di vini. Gli anziani della zona ricordano quando intorno alla met&amp;amp;#224; degli anni ’50 frequentavano questo posto, che all’epoca deve essere stata un’osteria. Quando, nel 2007 l’abbiamo rilevato noi, era un pub ed &amp;amp;#232; grazie al nostro lavoro che &amp;amp;#232; tornato ad essere un ristorante con cucina tipica e semplice, in piena sintonia con la storicit&amp;amp;#224; del luogo”, ci spiega il signor Leonardo, che gestisce il locale insieme al socio Paolo, e alla mamma, conosciuta da tutti come Nonna Gegia, che cura i bellissimi fiori del dehor estivo e prepara gli squisiti dolci. Ai fornelli, troviamo il validissimo staff tutto al femminile: Imma, Gabriella, Nahir e Claudia.
Mentre iniziamo ad assaggiare i salumi del territorio e lo gnocco fritto, domandiamo ai titolari cosa significa esattamente il nome del locale. “Ci sono varie spiegazioni, tra cui la pi&amp;amp;#249; romantica, e la pi&amp;amp;#249; amata dai turisti, anche se quella meno accreditata dagli storici, &amp;amp;#232; quella che fa riferimento all’inondazione del Po del 1907, quando i topi sarebbero scappati verso la parte alta della citt&amp;amp;#224; correndo per questa scalinata. C’&amp;amp;#232; anche chi collega il nome alla famiglia Ratti che risiedeva in un palazzo vicino, ma la spiegazione ufficiale pare sia quella che fa derivare il termine “Ratt” dal nome francese, dal suono simile, di una chiesa che durante il periodo napoleonico era l&amp;amp;#236; dove oggi c’&amp;amp;#232; un palazzo, in cima alla scalinata”, ci spiega Leonardo. “Senz’altro”, aggiunge, “questa discesa era la gioia dei bambini di qualche decennio fa, perch&amp;amp;#233; quando nevicava scendevano gi&amp;amp;#249; seduti su dei sacchi di patate usati a mo’ di slitta”.
La nostra cena prosegue con i tradizionali pisarei e fas&amp;amp;#242;, oltre che con i tortelli di ricotta e con gli anolini preparati con lo stracotto. Se fosse inverno, tra le pietanze potremmo gustare il merluzzo, oppure la tipica p&amp;amp;#236;cula, la carne di cavallo macinata e preparata in umido e servita con la polenta. Nella bella stagione sono invece imperdibili le grigliate, a base di eccellenti tagliate, costate e filetti. Dopo esserci deliziati con i dolci preparati dalle sapiente mani di Nonna Gegia, facciamo ancora una passeggiata tra le vie limitrofe, un tempo solcate dai canali addirittura navigabili come i navigli, pensando a quanto sar&amp;amp;#224; bello tornare qui anche per goderci qualche serata di musica dal vivo, sorseggiando un buon aperitivo nel dehor o degustando una birra speciale.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.piacenza.it
www.ristorantebirrerialamunta.it
Ristorante La Munt&amp;amp;#224;
Via Mazzini, 72 Piacenza (PC)
Tel.: 0523/498929
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11820.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Una scalinata tra leggende e buona tavola: gita a Piacenza&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Fri, 21 Jun 2013 23:40:54 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11820.ashx</guid></item><item><title>Gita nel Rinascimento, tra arte, relax e buona tavola: un weekend a Figline Valdarno, Figline Valdarno, Toscana</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11816.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11816.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11816/124449.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Passeggiare sotto gli antichi porticati di una citt&amp;amp;#224; intrisa di atmosfere rinascimentali, sorseggiare del buon Chianti a pochi chilometri di distanza dalle colline dove viene prodotto, ascoltare il suono delle stesse campane e ammirare gli stessi dipinti che avevano ispirato e fatto riflettere su arte, vita e filosofia alcuni dei pi&amp;amp;#249; grandi umanisti della storia: per fare tutto questo, abbiamo scelto proprio la citt&amp;amp;#224; natale di uno di loro, del celebre Marsilio Ficino, che nacque a Figline Valdarno nel 1433. 
Raggiungiamo la nostra desitinazione dopo esserci sistemati nelle comode e caratteristiche stanze, dotate di ogni comfort, del B&amp;amp;amp;B La Casa di Einstein, dotato anche di una splendida piscina e situato nel vicino comune di Incisa in Val d’Arno.
Dalla scienza arriviamo cos&amp;amp;#236; nel cuore della cultura medicea, scoprendo che la localit&amp;amp;#224; era nota per le sue attivit&amp;amp;#224; artigianali, in particolare la fabbricazione di vasi e stoviglie di argilla, gi&amp;amp;#224; in epoca etrusca e romana.
Figline, che si trova sull’antica via Cassia, &amp;amp;#232; la pi&amp;amp;#249; antica delle “terre murate” di Firenze. Il castello di Fegghine era un’importante fortezza gi&amp;amp;#224; nell’XI secolo, e la cinta muraria trecentesca che costeggiamo arrivando in citt&amp;amp;#224;, &amp;amp;#232; ancora integra. Lasciamo l’auto in un parcheggio gratuito e ci addentriamo a piedi nella citt&amp;amp;#224;, percorrendo delle caratteristiche scalette e dei portici. Nelle strette vie ammiriamo gli archetti che collegano tra loro palazzi e raggiungiamo cos&amp;amp;#236; la centralissima piazza Marsilio Ficino. Su uno dei lati si trova lo Spedale Serristori, del 1399, dotato di un bel loggiato seicentesco, mentre di fronte si erge la Collegiata di Santa Maria, fondata tra il 1252 e il 1257. Al suo interno &amp;amp;#232; custodita anche la celebre tavola dipinta dal Maestro di Figline, contemporaneo di Giotto. Imboccando il vicolo Libri, arriviamo al Palazzo Pretorio ammirando la vecchia torre civica, visibilmente pendente, dentro la quale si trova una campana del 1384. Di fronte al Palazzo, ecco la piazza di San Francesco d’Assisi, dominata dalla chiesa dedicata al santo. Percorrendo il suo porticato decorato si fa un vero salto nel Duecento, e le emozioni continuano all’interno dove oltre agli affascinanti resti di affreschi si pu&amp;amp;#242; ammirare il bel chiostro tre-quattrocentesco, ornato di affreschi del XVII secolo. 
Dopo questa bella passeggiata decidiamo di coronare la giornata con una cena toscana come si deve, presso la Trattoria da Tramaglino, situata in via Fiorentina, in una zona facile da raggiungere e dotata di ottime possibilit&amp;amp;#224; di parcheggio. Ad accoglierci nelle belle e luminose sale del locale, &amp;amp;#232; il titolare Stefano Torrini, detto il Tramaglino che gestisce il ristorante con la cuoca Francesca, il cameriere Cristian e con Enrichetta, la specialista dei dolci. “Prima di intraprendere l’attivit&amp;amp;#224; di ristoratore, ho fatto per vent’anni il commerciante di frutta e verdura. Conoscendo bene i prodotti agricoli del territorio, &amp;amp;#232; stato naturale il mio entusiasmo nell’aprire, insieme ad altri soci, un albergo ristorante a Incisa Val d’Arno, nel 2001. E’ dal 2010 che la trattoria &amp;amp;#232; qui a Figline, e puntiamo sempre sulle specialit&amp;amp;#224; toscane e sulla qualit&amp;amp;#224; delle materie prime”, ci racconta il signor Stefano, mentre iniziamo a scegliere le bont&amp;amp;#224; da assaggiare. 
Cominciamo con un tagliere di salumi di maiale cinto toscano, prodotti in casa artigianalmente, e con la sbriciolona o finocchiona: dei grossi salami con pasta fresca e morbida, serviti con carciofini sott’olio preparati in casa. Assaggiamo anche un tagliere di pecorini D.O.P. a km zero aromatizzati alle pere, al Chianti, al peperoncino. Sono fantastiche anche le schiacciate toscane fatte in casa, cos&amp;amp;#236; come la pasta all’uovo e i pici. Proseguiamo infatti con le tagliatelle ai funghi porcini freschi e con i “Pici sulla Nana”, ovvero dei grossi spaghetti di pasta di semola fresca, conditi col sugo all’anatra con pezzetti di carne. Apprezziamo molto anche la ribollita, la zuppa tipica fiorentina. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini sfusi come il rosso di Montalcino D.O.C. e il Bolgheri D.O.C., ma assaggiamo anche qualche buonissimo Chianti di cantine vicine.
Arriva cos&amp;amp;#236; il momento tanto atteso di poter gustare la specialit&amp;amp;#224; principale del locale, cio&amp;amp;#232; la fantastica bistecca alla fiorentina. Non resistiamo per&amp;amp;#242; nemmeno al fritto toscano alla vecchia maniera, con pollo, coniglio e agnello e anche le tagliate (alla Robespierre o ai funghi porcini freschi) e i filetti al lardo e rosmarino o al tartufo nero fresco, riscuotono grande successo.
Sar&amp;amp;#224; sempre un grande piacere tornare qui, anche per mangiare del pesce fresco o le pappardelle al cinghiale, e stavolta la nostra cena si conclude in gran dolcezza, grazie ai favolosi dessert preparati da Enrichetta, tra cui l’affogato al caff&amp;amp;#232;, le millefoglie alla crema Chantilly, il cheese cake alle fragole e le crostate casalinghe di fragole.

Testo: Francesca Bertha
Consulenza e fotografie: Marco Mocellin

PER INFORMAZIONI:
www.comune.figline-valdarno.fi.it
www.tramaglino.it
www.einstein-house.com
Trattoria Tramaglino
Via Fiorentina, 68 Figline Valdarno (FI)
Tel.: 055/9153519
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11816.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Gita nel Rinascimento, tra arte, relax e buona tavola: un weekend a Figline Valdarno&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 18 Jun 2013 18:05:46 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11816.ashx</guid></item><item><title>Trekking alle guglie, tra natura e buona tavola: un weekend ai Sassi di Roccamalatina, Roccamalatina, Emilia Romagna</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11814.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11814.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11814/124435.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alzando gli occhi al cielo in questa zona dell’Appennino modenese, non &amp;amp;#232; raro scorgere un punto nero fermo in alto: si tratta del maestoso falco pellegrino, animale ormai raro e protetto, che ha scelto come sede di nidificazione gli spettacolari picchi rocciosi, alti oltre 70 metri, dei Sassi di Roccamalatina. 
La meta della nostra gita &amp;amp;#232; proprio questo luogo dove la bellezza della natura &amp;amp;#232; arricchita di un fascino fiabesco e misterioso, fatto anche di storie e leggende legate proprio ai falchi, in passato ritenuti “alleati” delle streghe, a loro volta attratte dai paesaggi selvaggi come questo, caratterizzato dal tipico aspetto a calanchi argillosi. 
Siamo a Roccamalatina, una frazione del comune di Guiglia, e borgo di una certa importanza storica, che dal XII al XIV secolo fu la sede dei Malatigni, la famiglia nobile che domin&amp;amp;#242; una parte estesa del territorio circostante, oggi facente parte del Parco Regionale dei Sassi di Roccamalatina.
Le guglie, simili a meteore che ammiriamo durante la nostra escursione, sono delle imponenti rocce d’arenaria risalenti al medio Miocene. Tra i molti itinerari disponibili, adatti sia alle persone molto allenate che agli escursionisti della domenica, abbiamo scelto un percorso di 4 km e mezzo che parte e si conclude a Roccamalatina, toccando in un’ora e mezza di camminata alcuni dei punti d’interesse pi&amp;amp;#249; significativi della zona, tra cui le Torri Rondonare, la Carbonaia e, naturalmente, i Sassi. Durante la nostra passeggiata abbiamo anche la fortuna di ammirare alcuni “esponenti” della ricca fauna del parco, tra cui la rana dalmatina, detta anche rana agile, l’inoffensivo serpente colubro di Riccioli, oltre a numerose specie di uccelli. Tra gli alberi abitano anche tassi, volpi, istrici e caprioli, e anche la flora &amp;amp;#232; molto variegata. Perfino i sotterranei nascondo dei preziosi segreti: tra Zocca e Guiglia sono presenti delle belle grotte con dei punti dai nomi curiosi come  il Buco dei Pipistrelli, il Pozzo della Pecora o il Buco dell’Albero.
Di ritorno da questa bella escursione, ci sistemiamo nelle comode camere dell’Albergo Ristorante Santina, situato in paese, ma vicino alla zona protetta del Parco. Il locale, nato nel 1958 come affittacamere, e allora gestito dalla signora Santina, &amp;amp;#232; a tutti gli effetti il cuore pulsante del borgo. Turisti, escursionisti, giovani e anziani lo frequentano tutti, e chi ci &amp;amp;#232; stato una volta, ritorna sicuramente. L’ambiente familiare e la calorosa accoglienza da parte dei titolari, ci fa subito sentire come a casa. E’ con grande piacere che ascoltiamo le storie e gli aneddoti legati al ristorante, narrati dalla signora Imperia, figlia di Santina, che oggi &amp;amp;#232; la titolare, oltre ad essere la regina indiscussa delle tagliatelle: riesce a tirare la sfoglia di un numero esagerato di uova, impastandole completamente a mano, utilizzando il suo mattarello personale. “L’affittacamere &amp;amp;#232; stato trasformato in ristorante nel 2004, e successivamente ampliato e ristrutturato. La nostra gestione &amp;amp;#232; sempre rimasta a conduzione famigliare. Mia figlia Giulia, un vero jolly, oltre a essersi occupata della sala, &amp;amp;#232; anche diventata una bravissima aiuto cuoca. In sala servono mio marito Graziano e Andrea, mio figlio grande, ma anche il giovanissimo Luca sta iniziando a dare una mano”, ci racconta la signora Imperia. 
La nostra cena all’insegna dei piatti tradizionali, tutti preparati con materiali praticamente a km zero, e sempre freschissimi, inizia con dei salumi e formaggi del territorio, ma gustiamo anche delle buonissime verdure, oltre allo gnocco fritto e la tigella. Il signor Graziano prepara inoltre i favolosi borlenghi, delle crepes sottili e croccanti condite col pesto modenese. Continuiamo con le mitiche tagliatelle della signora Imperia, condite con un sugo ai funghi porcini, ma non resistiamo nemmeno ai classici tortellini in brodo e ai passatelli asciutti col tartufo. Assaggiamo anche dei buonissimi cannelloni, lasagne e rosette. 
Il men&amp;amp;#249; cambia ogni giorno, e stavolta abbiamo la fortuna di poter gustare l’ottimo pollo fritto, ma anche la braciola di maiale impanata e fritta, con sopra funghi e fagioli in umido. Apprezziamo anche gli squisiti arrosti e degli arrotolati di faraona e di coniglio. Come contorno, una vasta scelta di verdure, che si possono mangiare a buffet, senza limiti.
Non manca mai nemmeno il buffet dei dolci, la cui specialista &amp;amp;#232; Giulia, che prepara gli sfiziosi dessert tra cui la cr&amp;amp;#232;me caramel, la zuppa inglese, la crema di mascarpone fatta al momento, la panna cotta e la torta al cioccolato e caff&amp;amp;#232;, in base al ricettario di nonna Santina, sapendo interpretare maestralmente indicazioni come l’unit&amp;amp;#224; misura “zemna”, ovvero il palmo della mano messo a cucchiaio e riempito.
Concludiamo con gli zuccherini alcolici fatti da Andrea, e con la decisione di tornare presto qui per altre gite, anche magari in mountain bike o a cavallo.

Testo: Francesca Bertha
Consulenza e fotografie: Valeria Balbiano

PER INFORMAZIONI:
www.parcosassi.it
www.lasantina.it
Albergo Ristorante Santina
Via Monte, 92 Roccamalatina (MO)
Tel.: 059/795855
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11814.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Trekking alle guglie, tra natura e buona tavola: un weekend ai Sassi di Roccamalatina&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 17 Jun 2013 17:03:30 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11814.ashx</guid></item><item><title>Alla Rocca, immersa nel profumo di ciliegii in fiore: una giornata a Vignola, Vignola, Emilia Romagna</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11807.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11807.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11807/124369.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ne &amp;amp;#232; passata di acqua sotto il ponte sul Panaro da quando l’uomo raffigurato in un ex voto, conservato presso la Pieve di Vignola, cadde dal ciliegio. Erano i primi di giugno di molti anni fa, ed era arrivato il momento della raccolta, tanto atteso e anticipato da settimane di fioritura degli alberi che avevano inondato del loro bianco profumo la campagna. Il malcapitato contadino era salito su una scala di legno stagionato, fatta ad arte, alta oltre dieci metri, ma purtroppo non ben legata all’albero. La scala cedette e lui rimedi&amp;amp;#242; un rovinoso capitombolo senza per&amp;amp;#242; farsi del male.
Questa &amp;amp;#232; solo una delle numerose storie che in citt&amp;amp;#224; ricordano episodi legati alla grande tradizione cerasicola di Vignola, grazie alla quale le ciliegie qui coltivate finiscono sulle tavole anche di Paesi lontani. Ogni anno, verso l’inizio di giugno si festeggia lo squisito frutto, e dal 1981 &amp;amp;#232; stato anche istituito il Premio Ciliegia d’Oro, assegnato l’anno dopo a Luciano Pavarotti.
Oggi Vignola, il cui nome viene da Vineola, a ricordare l’epoca romana in cui la coltivazione della vite era diffusa sui terreni alluvionali del Panaro, &amp;amp;#232; il luogo ideale per abbinare alla scoperta del centro storico medievale una gita in bici nella natura circostante.
Durante la nostra passeggiata visitiamo alcune delle pi&amp;amp;#249; importanti chiese, tra cui la Parrocchiale che conserva l’Arca, una pregiata scultura in frassino dell’intagliatore modenese Mario Baisi, contemporaneo di Dante. Ammiriamo anche la pieve romanica e dei palazzi signorili, in particolare Palazzo Boncompagni, eretto nel 1557 su progetto di Jacopo Barozzi.
Raggiungiamo cos&amp;amp;#236; il monumento pi&amp;amp;#249; importante della citt&amp;amp;#224;, la splendida Rocca, costruita probabilmente in epoca carolingia, per difendersi dalle scorribande degli ungari. La Rocca fu ristrutturata e ampliata a partire dal 1401, durante la signoria Estense, periodo di massima prosperit&amp;amp;#224; del paese. All’interno della Rocca  ci immergiamo nella bellezza della pittura quattrocentesca grazie al prezioso ciclo di affreschi che orna le sale interne.
Restiamo nello storico edificio anche per cena, fermandoci presso la Taverna Dei Tre Mori, ristorante e cacioteca situata nei locali che un tempo erano la scuderia della Rocca. Ad accoglierci nelle bellissime sale, disposte su due piani e arredate con gusto raffinato, ma rustico nello stesso tempo, sono i titolari Federica e Diego Venturi. Lo strepitoso buffet di formaggi selezionati, sormontato da prosciutti, culatelli, coppe e salami appesi, cattura l’occhio e la fantasia, introducendoci in un mondo di sapori dove tradizione e modernit&amp;amp;#224; si completano alla perfezione. “Crediamo nel connubio tra “tipico” e “rivisitato”, e cos&amp;amp;#236; i nostri piatti, preparati dal bravissimo chef Gerardo Paglia, fanno rivivere il gusto della cucina “di una volta”, in una chiave creativa e leggera”, ci racconta la signora Federica, figlia di ristoratori che fa questo lavoro con passione da 17 anni. Oltre alla spettacolare cacioteca, troviamo anche una caratteristica cantina a vista, dove si pu&amp;amp;#242; scegliere il vino desiderato: optiamo per un buon Lambrusco di Castelvetro di un produttore locale, ma assaggeremo anche vini come il Tignanello, l’Amarone o il Morellino.
Dopo dei tapas di benvenuto, gustiamo degli squisiti sformatini di parmigiano con crema di patate e porri con aceto balsamico, oltre alla buonissima toma d’alpeggio con un tortino estivo. Assaggiamo anche una ricca selezione di salumi tra cui il culatello di Zibello, il salame Felino e il lardo ducale di Langhirano, e anche dei salumi di selvaggina. 
Continuiamo con dei tortelli verdi ripieni di caprino e rucola con asparagi freschi, guanciale tostato, pomodori Pachino e basilico, mentre i nostri amici scelgono le caramelle ripiene di cipolla Tropea fondente, cotta in buccia, in guazzetto di rana pescatrice. Piace molto anche la zuppa di topinambur con sfoglia di polipo, olio extravergine al timo, servita nella pagnotta rustica casereccia. Tra le pietanze gustiamo dell’ottima fassona piemontese alla griglia, la braciola dello zio Tom e la costata di bufala, ma non resistiamo nemmeno al profumatissimo filetto di cinghiale marinato con Lambrusco, in crosta di crudo con granella di noci e confit di pere al vino rosso. Una parte del nostro gruppo opta per la morbidissima coppa di mora romagnola con purea “Jerry”, altri si deliziano con dei piatti di pesce fresco, mentre la nostra amica vegetariana mangia dei fiori di zucca farciti con robiola di Roccaverano gratinati al forno. 
Sar&amp;amp;#224; un vero piacere tornare qui anche in occasione di futuri eventi aziendali o feste, mentre stavolta la nostra giornata vignolese si conclude in gran dolcezza, grazie ai dessert della casa, tra cui la tipica torta tenerina al cioccolato, conosciuta anche come torta Barozzi, la zuppa inglese, la torta stracchino mascarpone e frutti di bosco, la torta alla crema catalana e la crostata di duroni.

Testo: Francesca Bertha
Consulenza e fotografie: Valeria Balbiano

PER INFORMAZIONI:
www.comune.vignola.mo.it
Taverna dei Tre Mori – Ristorante e Cacioteca
Via Tufo, 5 Vignola (MO)
Tel.: 059/761329
Facebook: Tavernadeitremori Vignola
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11807.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Alla Rocca, immersa nel profumo di ciliegii in fiore: una giornata a Vignola&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 05 Jun 2013 23:12:21 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11807.ashx</guid></item><item><title>Viaggio con il Dolcetto tra piatti vicini e lontani DeGustando Ovada – Domenica 26 maggio 2013 , Ovada, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11795.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11795.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11795/124179.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Viaggio con il Dolcetto tra piatti vicini e lontani
DeGustando Ovada – Domenica 26 maggio 2013 a Ovada (Alessandria)

“I veri intenditori non bevono vino. Degustano segreti”. L’aforisma &amp;amp;#232; di Salvador Dal&amp;amp;#236;, e suona come un invito a scoprire l’anima nascosta del nettare delle colline, in questo caso quelle ovadesi. 

Domenica 26 maggio 2013 si terr&amp;amp;#224; “DeGustando Ovada”, manifestazione che celebrer&amp;amp;#224; il Dolcetto Superiore e l’Ovada DOCG, vini eccellenti che ora diventeranno “Vini del Mondo” accompagnando piatti tipici vicini e lontani. Dopo una degustazione guidata presso l’Enoteca Comunale, riservata agli operatori del settore, a partire dalle 12.00 presso il Palazzo Comunale di Ovada sar&amp;amp;#224; possibile apprezzare il Dolcetto in abbinamento con specialit&amp;amp;#224; del territorio come gli agnolotti o il coniglio in Civet all’Ovada, preparati da Mario e Giovanni Benzo del Ristorante Bel Soggiorno di Cremolino, ma anche con “piatti lontani” che faranno scoprire lati segreti del gusto del vino portandoci in viaggio per il globo. Cinthia e David Gilbert dagli USA proporranno, tra l’altro prelibatezze etniche come lo “char siu bau”, dei fagottini al vapore con straccetti di maiale e spezie, oppure il “tulang rusuk babi kopi”, che sono delle costolettine grigliate, speziate e laccate al caff&amp;amp;#233;.

ECCO IL PROGRAMMA:

a partire dalle 10,30  presso l&amp;#39;ENOTECA COMUNALE

Illustrazione e Degustazione guidata di Dolcetto Superiore e Ovada DOCG 
riservata agli Operatori del Settore
Otto Annate, Otto Produttori, Otto &amp;amp;quot;Crus&amp;amp;quot;

a partire dalle 12,00 presso il Palazzo  Comunale di Ovada

Il &amp;amp;quot;Dolcetto&amp;amp;quot; Vino del Mondo accompagna:

I Piatti Vicini :       
Antipasto di Insalata di Trippa
Agnolotti della Tradizione al sugo
Coniglio in Civet all&amp;#39; &amp;amp;quot;Ovada&amp;amp;quot;
proposti da Mario e Giovanni Benzo, ristorante Bel Soggiorno - Cremolino                                  

e Lontani :
CHAR SIU BAU   - steam pork bun
fagottini al vapore con straccetti di maiale e spezie

TULANG RUSUK BABI KOPI - Coffee ribs
costolettine grigliate, speziate e laccate al caff&amp;amp;#233;

TEX-MEX  -  CHILI CON CARNE
proposti da Cinthia e David Gilbert  -  U.S.A.

&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11795.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Viaggio con il Dolcetto tra piatti vicini e lontani DeGustando Ovada – Domenica 26 maggio 2013 &lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 22 May 2013 22:11:04 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11795.ashx</guid></item><item><title>Gita &amp;quot;scacciapensieri&amp;quot; dalla Sacra di San Michele ad Alpignano, Alpignano, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11809.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11809.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11809/124383.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre siamo immersi nel traffico della grande citt&amp;amp;#224;, l’idea di trovarci in riva a un bel lago, o nel ricetto di un antico castello da cui ammirare un panorama mozzafiato sulle colline, sembra quasi utopistica, eppure, se siamo a Torino, possiamo facilmente “conquistare” questi spelndidi luoghi. 
La nostra giornata all’insegna di “scacciar via i pensieri” inizia a Stupinigi, nelle atmosfere sabaude della Torino settecentesca. Visitiamo la Palazzina di Caccia, costruita nel 1729 da Filippo Juvarra, e passeggiando nel Parco Naturale scopriamo che oltre a cervi, camosci e volpi, nel 1827 qui abit&amp;amp;#242; perfino un elefante di nome Fritz, regalato al re dal vicer&amp;amp;#232; d’Egitto.
Da Stupinigi raggiungere il Castello di Rivoli &amp;amp;#232; questione di pochi minuti. Risalente probabilmente al IX secolo, il castello fu il primo luogo piemontese dove la Sacra Sindone fu ostesa, mentre oggi &amp;amp;#232; sede del Museo d’Arte contemporanea. 
E’ sul filone della sacralit&amp;amp;#224; che continua la nostra gita, raggiungendo il monumento simbolo del Piemonte, la Sacra di San Michele. Meta di numerosi pellegrini, l’abbazia dalla bellezza suggestiva, fondata tra il 983 e il 987, &amp;amp;#232; situata sullo sperone roccioso del monte Pirchiriano, un tempo luogo prediletto dagli eremiti.
Al meraviglioso edifico religioso &amp;amp;#232; legata la leggenda della Bell’Alda, a cui &amp;amp;#232; dedicata una torre. La fanciulla che visse nel Seicento, una volta venne alla Sacra per  pregare contro i mali della guerra, ma fu sorpresa dai soldati nemici. Per sfuggire al loro assalto, si gett&amp;amp;#242; nel burrone invocando l’aiuto di San Michele e della Vergine, e rimase illesa. Quando per&amp;amp;#242;, per vanit&amp;amp;#224; e denaro decise di ritentare il salto, mor&amp;amp;#236; sul colpo. 
Dall’abbazia scendiamo lungo una strada panoramica ad Avigliana, famosa per il suo incantevole centro storico dominato dal castello, e per i suoi due graziosi specchi d’acqua: il Lago Piccolo e il Lago Grande, quest’ultimo balneabile. Dalla passerella galleggiante sul Lago Grande ammiriamo il panorama in cui spicca il santuario della Madonna dei Laghi, eretto nel 1622. 
Ritornando nelle immediate vicinanze di Torino, ci fermiamo ad Alpignano, grazioso comune che porta le Alpi nel suo nome e dove sono state rinvenute delle tombe romane di grande importanza storica. Nel Medioevo era un borgo murato, e possiamo tutt’oggi ammirare il castello e la possente torre trecentesca, oltre a diverse chiese molto belle e un antico ponte. Nota come “citt&amp;amp;#224; della luce”, Alpignano diede i natali ad Alessandro Cruto, considerato l’inventore della lampadina. Alla sua memoria &amp;amp;#232; dedicato l’Ecomuseo Sogno di Luce. 
Dal centro raggiungiamo via Valdellatorre, dove &amp;amp;#232; situato il Ristorante Lo Scacciapensieri, di cui avevamo sentito parlare molto bene e il cui nome &amp;amp;#232; in perfetta sintonia con l’obiettivo della nostra giornata. Lasciamo l’auto nel vasto parcheggio privato, e ci accomodiamo nella spaziosa sala, ideale anche per feste e cerimonie, le cui grandi finestre si affacciano sul giardino interno. Nella bella stagione si pu&amp;amp;#242; mangiare anche nell’ampio dehor coperto, comunicante col giardino da cui si apre una bella vista sul Lago Sclopis, meta prediletta dei pescatori della zona. “Il ristorante nasce nel 2005, e la nostra cucina, che segue la stagionalit&amp;amp;#224; dei prodotti, &amp;amp;#232; caratterizzata dai piatti della tradizione mediterranea, oltre che piemontese”, ci racconta la signora Maria che gestisce il locale insieme al marito Gaspare, entrambi con una trentennale esperienza nella ristorazione. 
Alcuni del nostro gruppo si fanno subito sedurre dal profumo delle pizze fumanti, sfornate dal signor Gaspare. Sempre a lui dobbiamo il pane fresco fatto in casa, anche di impasto nero che il ristorante offre nel men&amp;amp;#249; speciale dedicato ai pellegrini della Via Francigena. 
Iniziamo la nostra cena con un ricchissimo antipasto: per prima assaggiamo la squisita carne all’albese, a cui seguono i tradizionali peperoni con la bagna caoda. Continuiamo con le saporite acciughe al verde, e con un bel piatto di spada, tonno e salmone affumicati in casa. Dopo queste bont&amp;amp;#224; gustiamo anche una squisita insalata di mare, arricchita con delle foglie di salvia dell’orto del ristorante, infarinate e fritte. Proseguiamo con un ottimo risotto ai funghi, a cui facciamo seguire il vero e proprio cavallo di battaglia del ristorante: i tagliolini cernia e pinoli.
Tra le pietanze ci deliziamo con una tenerissima tagliata di bisonte, ma molti di noi scelgono piatti di cacciagione. Assaggiamo volentieri anche una bella frittura di rane in pastella, oltre alle lumache. Anche il fritto misto alla piemontese e le grigliate riscuotono grande successo.
La nostra serata si conclude con gli irresistibili dolci fatti in casa: le crostate, il bunet, la cr&amp;amp;#232;me caramel, la panna cotta, il tiramis&amp;amp;#249; e perfino lo zabaione e la torta del convento.
Torneremo qui presto, anche magari per qualche festa, o in occasione del Palio Dij Coss&amp;amp;#242;t, ovvero dei zucchini, una divertente rievocazione storica.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.alpignano.to.it
www.ristoranteloscacciapensieri.it
Ristorante Lo Scacciapensieri
Via Valdellatorre, 267 Alpignano (TO)
Tel.: 011/9676753
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11809.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Gita "scacciapensieri" dalla Sacra di San Michele ad Alpignano&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 08 Jun 2013 17:33:40 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11809.ashx</guid></item><item><title>Torri medievali e storie di streghe lungi la Via del Sale: una giornata a Varzi, Varzi, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11788.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11788.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11788/124113.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre si viaggia verso Varzi, il pensiero vola facilmente a molti secoli fa, quando sulla strada che collega la Valle Straffora con il mare, al posto dei camion c’erano i muli carichi di sale. S&amp;amp;#236;, perch&amp;amp;#233; da Varzi, data la sua posizione strategica, al confine tra tre regioni, transitava la famosa Via del Sale lombarda, i cui traffici stimolarono lo sviluppo della citt&amp;amp;#224;.
Nota dal 993, e situata su un territorio abitato sin dalla preistoria, oggi Varzi &amp;amp;#232; la meta ideale di un turismo “slow”, che apprezza le numerose testimonianze storiche e artistiche del luogo, insieme alla bellezza del paesaggio dell’Oltrep&amp;amp;#242; Pavese. Arrivando in citt&amp;amp;#224;, si viene avvolti dal fascino delle sue atmosfere medievali: le torri, il castello e le mura che ammiriamo oggi, furono costruiti nel secolo XIII su ordine del marchese Azzolino, capostipite della linea di Varzi della famiglia Malaspina che a lungo domin&amp;amp;#242; queste terre. Varzi divenne una delle principali giurisdizioni dell’Oltrep&amp;amp;#242; e il suo centro era pieno di uffici, negozi e magazzini, ma non solo: c’era “spazio” anche per qualche strega e ai misteri a loro connessi. 
Infatti, uno dei primi edifici che visitiamo &amp;amp;#232; il Castello, nella cui robusta torre, detta “delle Streghe”, nel 1460 fu rinchiuso un folto gruppo di persone accusate di stregoneria, successivamente bruciate nella pubblica piazza. 
Ma misteri e leggende avvolgono anche la vita religiosa della citt&amp;amp;#224;, e proprio grazie al patrono San Giorgio. Nella chiesa parrocchiale sono conservate le reliquie del braccio e della mano destra del santo, portate in citt&amp;amp;#224; tra il 1473 e il 1479. Si narra che una volta a un ladro, che tent&amp;amp;#242; di rubare la reliquia si sia staccato il braccio. Ma non solo: tempo fa sul piazzale della chiesa c’era un enorme castagno d’India, chiamato l’albero delle streghe, del diavolo, ma anche del ladro della reliquia di San Giorgio, perch&amp;amp;#233; pare che il malvivente corresse intorno al castagno cercando di farla franca dopo il furto, ma proprio l&amp;amp;#236; fu preso. L’albero, poi, fu trovato caduto al suolo sradicato. 
Durante la nostra passeggiata visitiamo anche la Chiesa dei Cappuccini, esistente gi&amp;amp;#224; nel 702 d.C. e nota come l’antica pieve di San Germano, la Chiesa dei Rossi, il cui campanile fa da “faro” ai varzesi e il Tempio della Fraternit&amp;amp;#224; di Cella, eretto dal cappellano militare reduce dalla seconda guerra mondiale Adamo Accosa per trasmettere un messaggio di pace, utilizzando delle pietre provenienti dalle rovine del conflitto mondiale. 
Seguiamo le orme dei Malaspina anche nell’individuare il luogo della nostra cena: raggiungiamo, infatti, Pietragavina, citata gi&amp;amp;#224; nel 1164, e appartenuta ai Malaspina che ebbero addirittura una loro linea di Pietragavina, estinta poi nel secolo XV. Percorriamo la strada battuta per secoli dai mercanti provenienti dalla alta Valle Staffora e dalla Val Tidone che da qui passavano andando al mercato di Varzi, e ci fermiamo presso l’Albergo Ristorante della Posta, dove all’epoca si cambiavano i cavalli e si faceva una sosta per mangiare e per dormire. Nell’ambiente spazioso e famigliare ci accolgono con grande gentilezza il titolare Oreste Centenaro, detto Tino, e sua moglie Rosangela che fa la cuoca. Dal nostro tavolo osserviamo una bella foto d’epoca che mostra com’era il locale ai tempi della sua fondazione, nel 1920. “Ad aprire questo ristorante fu la zia di mio nonno, anche lui Oreste, come me”, inizia il racconto del signor Tino. “I suoi figli, Giovanni, mio padre ed Ernesto, mio zio, facevano i salami, attivit&amp;amp;#224; che continuiamo tuttora”, prosegue. 
Cominciamo, infatti, assaggiando una selezione dei buonissimi salumi di produzione del locale, tra cui la coppa e la pancetta piacentina. Tra la ventina di antipasti disponibili gustiamo anche diversi piatti preparati con le verdure di stagione, come addirittura l’asparago selvatico, detto lovertise. Proseguiamo con i malfatti col sugo di funghi e con i tagliolini al sugo di cinghiale. Una parte del nostro gruppo non resiste al risotto con la pasta di salame e Bonarda, ma anche le mezzelune in crema di noci piacciono moltissimo. Una nostra amica sceglie entusiasta una delle zuppe, sempre disponibili, di orzo, di farro o di funghi.
Tra le pietanze non manca mai la selvaggina, visto che il signor Tino &amp;amp;#232; un esperto cacciatore, cos&amp;amp;#236; possiamo abbandonarci al piacere del cinghiale in umido con polenta e del cinghiale alle erbe aromatiche. Anche l’agnello in sugo di spinaroli e la scaloppa con i funghi fanno proseliti, per non parlare del maialino in agrodolce. 
Siamo certi di tornare ancora qui per nuove passeggiate e nuove cene succulente, e stavolta salutiamo Varzi deliziandoci con i dolci della casa, tra cui il salame di cioccolato, le crostate alla marmellata, il semifreddo di ricotta e i mattoni, ovvero dei biscotti secchi con crema di burro al freddo e cioccolato in polvere. Infine, assaggiamo anche i potenti e squisiti zuccherini, fatti con l’alcol a 90 gradi e aromatizzati con l’anice. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.varzi.pv.it
Albergo Ristorante Posta     
Via Fraz. Pietragavina, 1 Varzi
Tel.: 0383/576045
Sabato e domenica sempre aperto
Chiuso marted&amp;amp;#236; 
Apertura infrasettimanale su prenotazione
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11788.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Torri medievali e storie di streghe lungi la Via del Sale: una giornata a Varzi&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 20 May 2013 12:28:23 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11788.ashx</guid></item><item><title>Paesi e Sapori 2013 - Ovada (Alessandria), Ovada, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11777.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11777.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11777/124023.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Passeggiando, di corsa o in moto, tutte le strade conducono alla buona tavola delle colline ovadesi


Dopo l’enorme successo della passata edizione, ritorna ancor pi&amp;amp;#249; ricco di adesioni il vivace “raduno del gusto” in Piazza Martiri della Benedicta delle Pro Loco e delle Associazioni dell’Ovadese, durante il quale sar&amp;amp;#224; possibile fare un primo assaggio delle pi&amp;amp;#249; interessanti feste e sagre estive e conoscere le tante attrattive culinarie che il territorio dell’Alto Monferrato offre. 

Nei giorni di sabato 18 e domenica 19 Maggio 2013 si svolger&amp;amp;#224; la nona edizione della rassegna enogastronomica Paesi e Sapori. Durante la manifestazione ognuna delle Proloco e Associazioni partecipanti proporr&amp;amp;#224; un piatto tipico, promuovendo cos&amp;amp;#236;, con il linguaggio universale del gusto il territorio e le sagre che si terranno nella zona durante il periodo estivo. 

Verso le ore 18.00 di sabato 18 Maggio 2012 si apriranno gli stand e i visitatori potranno degustare le numerose portate, accompagnate dai vini locali, in particolare dal Dolcetto D.O.C. e dall’OVADA D.O.C.G. La festa inizier&amp;amp;#224; per&amp;amp;#242; gi&amp;amp;#224; nel pomeriggio, con le bancarelle nel centro storico di “Sbancailbanco”. Dalle ore 21.00 sar&amp;amp;#224; l’orchestra Oasi Latina a intrattenere il pubblico con il suo spettacolo musicale.

Gli stand gastronomici aspetteranno tutti anche durante la giornata di domenica, sia a pranzo che a cena. A dare il via al programma domenicale sar&amp;amp;#224; la gara podistica “Rincorri i Sapori” dalle ore 10.00, a cui seguir&amp;amp;#224; il raduno “MotorinOvada”. Nel pomeriggio ci si divertir&amp;amp;#224; con giochi di abilit&amp;amp;#224; e dalle 17.00 si potr&amp;amp;#224; tifare per le Miss nel corso di una sfilata di moda. 


Ovada e i comuni dell’ovadese si trovano in una zona singolare, al confine tra la Liguria e il Piemonte. Questa caratteristica geografica e storica della zona si rispecchia anche nelle sue tradizioni culinarie, che sono una vera e propria unione tra queste due meravigliose terre. Le specialit&amp;amp;#224; monferrine si abbinano cos&amp;amp;#236; ai deliziosi piatti di cucina povera ligure, come ad esempio la farinata. 
Tra gli antipasti della zona i pi&amp;amp;#249; importanti sono le verdure in bagna caoda, la carne cruda battuta al coltello, le acciughe in salsa verde, il vitello tonnato, le insalate di funghi freschi e gli immancabili salumi. 
A seguire, sono gli agnolotti a farla da padroni tra i primi piatti, di sfoglia sottile con il ripieno a base di carne e, ovviamente, la borragine, da consumarsi con il sugo o “bianchi” in una tazza fumante di vino Dolcetto d’Ovada. 
Altri piatti tipici dell’ovadese sono i ravioli alle verdure, tajarin ai funghi, la peirbureira di Rocca Grimalda, la polenta condita in vari modi, una volta piatto unico e oggi nuovamente ricercata. Nel periodo pasquale sono irrinunciabili gli andarini, piccolissimi gnocchi di farina da consumarsi in brodo. In stagione i funghi preparati e cucinati in vari modi dominano i secondi piatti. Ad essi si aggiungono il bollito misto, la selvaggina, gli arrosti, le torte verdi con erbe selvatiche, cime ripiene, il cappone bollito con salsa verde, il fritto misto alla piemontese.

Tutte le bont&amp;amp;#224; che si potranno gustare:

Pro Loco Battagliosi/Albareto – Fiazein (focaccino all’antica)
Pro Loco Belforte Monferrato – Trofie al pesto
Pro Loco Carpeneto – Minestrone delle Streghe
Pro Loco Cassinelle – Rosticciata mista con patate
Pro Loco Cimaferle – Focaccia al formaggio
Pro Loco Costa e Leonessa – Frittelle e patatine fritte
Pro Loco Molare – Polenta con rag&amp;amp;#249;
Pro Loco Montaldo Bormida – Farinata
Pro Loco Morsasco – Gnocchi al pomodoro e 4 formaggi
Pro Loco Ovada – Bar e gelati
Pro Loco Predosa – Riso alle fragole
Pro Loco Santuario delle Rocche – Tomino alla piastra
Pro Loco Trisobbio – Piadine di polenta farcite
ANSPI Oratorio Silvano d’Orba – Dolci casalinghi
ASD Cremolino – Coniglio alla cremolinese
ASD Ovada In Sport – Lasagne al forno
ASD Tagliolese CCRT – Agnolotti
A.T. Madonna della Villa – Specialit&amp;amp;#224; di struzzo
CRO/SOMS Ovada – Fave e salame
Insieme per Castelletto – Fritto misto
Polisportiva Rocca Grimalda – Lasagne nella Peirbureira
SAOMS Costa di Ovada – Focaccino fritto e trippa

Eventi collaterali:

MotorinOvada
Durante la giornata di Domenica si svolger&amp;amp;#224; anche MotorinOvada, 5&amp;amp;#176; Raduno di Ciclomotori d’epoca a rullo, monomarcia, turismo, scooter, sportivi e fuoristrada immatricolati entro il 1990.

Programma:

ore 9:00  apertura iscrizioni
ore 11:00 partenza per giro turistico
ore 11:30 sosta per aperitivo presso S.A.O.M.S. di Costa di Ovada
ore 12:15 Finto Gran Premio Fondo Valle
ore 13:00 Pranzo presso gli stand di “Paesi e Sapori”
Nel pomeriggio:  Guide acrobatiche: gimkana, gara di rallentamento
                              Premiazione e saluti

StraOvada – Memorial Giorgio Giacobbe
Sempre nella mattinata di domenica si terr&amp;amp;#224; anche la StraOvada – 5&amp;amp;#176; Memorial Giorgio Giacobbe, denominata anche “Rincorri Sapori”, iniziativa podistica per le vie del centro con partenza alle ore 9:30 da Piazza Martiri della Benedicta.

Gara podistica di km 4,6
Organizzata da Ovada in Sport 
www.ovadainsport.it – 347/9724973)

PER INFORMAZIONI:

www.prolocoovada.it
www.iatovada.it
Ufficio Iat Ovada 0143/821043
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11777.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Paesi e Sapori 2013 - Ovada (Alessandria)&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 07 May 2013 23:40:39 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11777.ashx</guid></item><item><title>Gita lungo la Strada del Po e dei Sapori: una giornata a Monticelli d&amp;#39;Ongina, Monticelli d&amp;#39;Ongina, Emilia Romagna</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11805.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11805.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11805/124345.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal frastuono della grande citt&amp;amp;#224; all’assoluta tranquillit&amp;amp;#224; di un’isola che sembra librarsi sospesa in un’atmosfera senza tempo, dove l’azzurro dell’acqua dai riflessi verdi e grigi tende a confondersi con il cielo. Dietro i papaveri rossi che fioriscono sugli argini, s’intravedono le barchette dei pescatori e dai filari dei pioppeti risuona il cinguettio di una grande variet&amp;amp;#224; di uccellini. 
La Bassa Piacentina &amp;amp;#232; un territorio ricchissimo di bellezze naturali e storico-architettoniche, che possiamo scoprire anche percorrendo un tratto della pista ciclabile che collega Piacenza e Cremona, e che nel tratto di Monticelli d’Ongina &amp;amp;#232; particolarmente fruita tutto l’anno, grazie anche a un efficiente servizio di noleggio. Ma oltre alle due ruote c’&amp;amp;#232; anche la barca: da luglio a novembre, la motonave Calpurnia porta i turisti alla scoperta del tratto pi&amp;amp;#249; incontaminato del Po, che proprio nel territorio di Monticelli e dei comuni limitrofi aveva “deciso”, molti anni fa, di fare un percorso “slow”, creando numerose spettacolari anse, come se volesse indicare agli abitanti un modo di vivere che sarebbe rimasto a misura d’uomo anche a distanza di secoli. 
Prima di approdare sull’Isola Serafini, decidiamo di fare un giretto nel bellissimo centro storico di Monticelli d’Ongina, noto soprattutto per la Rocca, ovvero il Castello Pallavicino Casali. Si tratta di uno dei monumenti pi&amp;amp;#249; grandi della Bassa padana, costruito interamente in mattoni cotti. E’ proprio al suo interno che inizia il nostro viaggio ideale sul grande fiume, visitando l’Acquario del Po e il Museo del Po che custodisce una spettacolare piroga ritrovata nei pressi di Isola Serafini, risalente a quasi duemila anni fa. 
Visitiamo anche la Basilica di San Lorenzo Martire, eretta a partire dal 1470 che conserva al suo interno delle opere preziose di artisti cremonesi dei secoli XV-XVI. Dopo una passeggiata nel centro storico, dal caratteristico impianto porticato voluto dai Pallavicino, riprendiamo la strada verso il fiume, raggiungendo Isola Serafini, meta ideale anche per gli appassionati di birdwatching. 
A questo punto il nostro viaggio continua a tavola, presso l’Antica Trattoria “Da Cattivelli”. Dopo aver ammirato il meraviglioso giardino, che in estate accoglie i tavoli pi&amp;amp;#249; ambiti, ci accomodiamo in una delle ampie sale interne, arredate con gusto raffinato che unisce eleganza alle autentiche atmosfere di campagna. Di fronte a noi, un bellissimo affresco di Giacomo Malfanti, raffigurante dei contadini e pescatori d’altri tempi. “Questa trattoria &amp;amp;#232; gestita dal 1947 dalla famiglia Cattivelli, e abbiamo sempre mantenuto lo spirito dell’accoglienza familiare e la sostanza della cucina casalinga, coccolando i clienti in un clima rilassante”, ci racconta il signor Luca, che gestisce il ristorante insieme ai suoceri Valentino Cattivelli e Cesira, la moglie Emanuela, e con Claudia e Massimiliano, figlia e genero del signor Valentino. Dal signor Luca, che &amp;amp;#232; anche vicepresidente dell’Associazione Strada del Po e dei Sapori della Bassa Piacentina, apprendiamo una serie di preziose informazioni sulla cultura enogastronomica del territorio, tra cui il fatto che qui, grazie a uno studio realizzato da dei giovani ricercatori in scienze agrarie, &amp;amp;#232; possibile fare un viaggio seguendo la “carta delle terre”, che mostra zona per zona le caratteristiche della terra che determinano le coltivazioni agricole. Monticelli, ad esempio, &amp;amp;#232; famosa per il suo aglio, mentre Villanova Sull’Arda per le sue ciliegie. 
Iniziamo con il culatello stagionato 20 mesi della casa, ma assaggiamo anche la coppa, il salame e la pancetta D.O.P. delle colline piacentine, accompagnati da una squisita giardiniera dei fratelli Pisaroni. Gustiamo anche un ottimo sformato di asparagi del consorzio dell’asparago piacentino in salsa di Salva cremasco. Tra gli antipasti di pesce, ci deliziamo con la tartare di trota pescata e affumicata e con la favolosa anguilla marinata della casa. Continuiamo con un timballo di riso Venere ai gamberi di fiume, ma non resistiamo nemmeno ai pisarei e fas&amp;amp;#242; della tradizione. La pasta &amp;amp;#232; tutta fatta in casa, e nel men&amp;amp;#249; un emoticon sorridente ci indica i piatti realizzati con materie prime di produttori della Bassa Piacentina, come ad esempio gli gnocchetti di ricotta alla crema di provolone dolce Valpadana e asparagi, ma anche, tra le pietanze, la buonissima faraona disossata ripiena, il cosciotto d’oca rosolato con patate, e le lumache in umido alla piacentina. 
Il nostro viaggio tra i sapori del territorio culmina con gli sfiziosi dessert della casa, tra cui la frutta sciroppata a km zero con sorbetto di uva fragola e il tortino freddo di yogurt con albicocche spadellate e biscotto al pistacchio. 
Ci resta ancora molto da scoprire nella Bassa Piacentina, dove il viaggio &amp;amp;#232; anche musicale: Villa Verdi, dove il Maestro visse e lavor&amp;amp;#242;, &amp;amp;#232; a pochi chilometri. Tra natura, arte e buona tavola, sar&amp;amp;#224; sempre un piacere tornare sulla Strada del Po.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.monticelli.pc.it
www.trattoriacattivelli.it
www.stradadelpo.it
Trattoria Cattivelli
Via Chiesa di Isola Serafini, 2 Monticelli d’Ongina (PC)
Tel.: 0523/829418
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11805.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Gita lungo la Strada del Po e dei Sapori: una giornata a Monticelli d'Ongina&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 04 Jun 2013 17:50:43 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11805.ashx</guid></item><item><title>Nella scuderia della citt&amp;#224; dei muri dipinti: una giornata a Dozza Imolese, Dozza, Emilia Romagna</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11801.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11801.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11801/124261.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un cielo azzurro con le nuvole, un cavaliere d’altri tempi, dei carri, ma anche un giullare dal passo svelto e il viso sensuale di una donna: sono solo alcune delle immagini degli oltre novanta affreschi che rendono Dozza, alle porte di Imola, un vero e proprio museo a cielo aperto. In questo meraviglioso borgo d’arte ogni due anni &amp;amp;#232; possibile vedere all’opera degli artisti di chiara fama, intenti tutti insieme ad affrescare i muri della citt&amp;amp;#224;. A partire dal 1960, quando la Pro Loco organizz&amp;amp;#242; la prima edizione della Biennale d’arte del Muro Dipinto, le caratteristiche vie del centro sono state arricchite delle opere di oltre duecento artisti, tra cui Aligi Sassu, Bruno Saetti, Domenico Purificato e Alberto Sughi.
La nostra passeggiata in questa citt&amp;amp;#224;, la cui struttura medievale &amp;amp;#232; rimasta intatta, e dove ogni scorcio offre delle suggestioni artistiche nuove, inizia attraversando l’antica porta, anch’essa dipinta. Un borgo fiabesco che nell’antichit&amp;amp;#224; era addirittura considerato un’oasi: infatti, mentre nei territori circostanti si registrava una frequente penuria idrica, a Dozza c’era un acquedotto proveniente dal Monte del Re, che accumulava l’acqua in una cisterna. A ricordare questo fatto storico sono il toponimo, il cui significato &amp;amp;#232; “doccia”, e il grifone raffigurato nello stemma cittadino mentre si abbevera a una conduttura. Percorrendo la strada principale, arriviamo alla splendida Rocca Sforzesca, eretta nel 1250, e fortificata nel Quattrocento per volere di Caterina Sforza, in particolare con l’aggiunta del suggestivo Torresino. Oggi la Rocca &amp;amp;#232; la memoria storica del borgo, e ospita un museo dove &amp;amp;#232; possibile ammirare alcuni affreschi creati per la Biennale, scrostati e trasferiti nella fortezza. 
Sebbene Dozza porti nel suo nome l’acqua, &amp;amp;#232; in realt&amp;amp;#224; il vino il “liquido” che la rende famosa: infatti, da secoli il comune ha fatto del vino di qualit&amp;amp;#224; la sua bandiera, e possiamo rendercene conto visitando la spettacolare cantina dell’Enoteca Regionale Emiliana all’interno della Rocca, contenente una vastissima selezione di etichette di qualit&amp;amp;#224; del territorio.
Restiamo nel cuore storico del borgo anche per cena, fermandoci presso il Ristorante La Scuderia, situato proprio di fronte alla Rocca, dove nel Medioevo sorgevano le scuderie dei cavalieri. Un luogo suggestivo e famigliare, in cui ci accolgono con grande gentilezza e solarit&amp;amp;#224; i titolari Daniele e Roberto Preti. “Il locale &amp;amp;#232; della nostra famiglia dal 1977, anno in cui nostro padre l’aveva avviato. Noi figli siamo cresciuti qui dentro, dando una mano sin da ragazzini, io fin da subito servendo ai tavoli e mio fratello Roberto dopo qualche anno”, ci racconta il signor Daniele. Dal nostro tavolo, inserito tra gli antichi divisori per i cavalli, mantenuti durante la ristrutturazione, ammiriamo l’ambiente rustico dove ogni dettaglio richiama il fascino del passato: i mobili rurali, gli abberevratoi per cavalli, e perfino il forcone alla parete che testimonia i tempi in cui al piano superiore c’era il fienile. 
“Il nostro legame forte col territorio &amp;amp;#232; evidente anche in cucina, dove utilizziamo sempre solo dei prodotti freschi, di produzione locale, ricercati con una particolare attenzione alla qualit&amp;amp;#224;”, ci spiegano i titolari, e ne abbiamo la conferma appena iniziamo la nostra cena all’insegna dei sapori tipici: gustiamo la piadina e delle crescentine fritte con affettati e lo squacquerone, un morbido formaggio di queste terre. Ci piace molto anche il petto di pollo cotto e marinato nell’aceto balsamico, poi tagliato a fettine sottili e condito con olio aromatico. Continuiamo con uno squisito tris di primi piatti classici, di pasta fatta in casa: tagliatelle al rag&amp;amp;#249; di carne, garganelli al pettine e tortelloni di ricotta, ma anche ripieni di patate e prosciutto, conditi con funghi porcini. Non rinunciamo nemmeno ad assaggiare i bigoli conditi con scalogno di Romagna, pomodorini e guanciale. 
Proseguiamo con una ricca grigliata mista di carne, il cui gusto &amp;amp;#232; reso inconfondibile e buonissimo dalle braci di legna. Ci sono, infatti, due camini in cucina: uno per produrre la brace di legna per la griglia e l’altro per la cottura delle carni tra cui gustiamo la costata di bufala, molto digeribile e con pochi grassi, profumata con sale di Cervia e rosmarino. Alcuni di noi optano invece per delle costine di maialino arrosto e per la tartare Wagyulem, fatta con gustosa e tenerissima carne tipo Kobe, servita con varie salsine. Non resistiamo nemmeno all’ottima tagliata di manzo con olive taggiasche e pomodorini.
Infine, ci abbandoniamo al piacere dei dolci fatti in casa, tra cui la panna al forno, tipo latte brul&amp;amp;#232; cotto diverse ore e presentato a fette, e uno spicchio di cassata di ricotta con fette di arancia candita. Insieme al caff&amp;amp;#232; ci vengono serviti degli squisiti liquorini a base di erbe, preparati dai suoceri del sig. Daniele, e insieme ci offrono dei deliziosi tocchetti di ciambella fatta in casa. 
Sar&amp;amp;#224; un sicuro piacere tornare qui prossimamente, per cenare nella veranda con vista sulla Rocca, anche magari in occasione della prossima Biennale del Muro Dipinto, in settembre. 

Testo: Francesca Bertha
Consulenza e fotografie: Valeria Balbiano

PER INFORMAZIONI:
www.comune.dozza.bo.it
www.ristorante-lascuderia.com
Ristorante La Scuderia
Via XX Settembre, 53 Dozza (BO)
Tel.: 0542/678103
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11801.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Nella scuderia della città dei muri dipinti: una giornata a Dozza Imolese&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 25 May 2013 00:35:34 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11801.ashx</guid></item><item><title>Gita ai laghi, sulle orme dell&amp;#39;uomo preistorico e di qualche strega: una giornata a Trana, Trana, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11803.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11803.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11803/124317.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Decidere dove passare una giornata di vacanza &amp;amp;#232; spesso un bel dilemma: i ragazzi vorrebbero andare al lago, il pap&amp;amp;#224; in montagna, la mamma a vedere una citt&amp;amp;#224; d’arte, la figlia adolescente scoprirebbe invece un luogo misterioso, meglio se munito di streghe o fantasmi. Per chi pu&amp;amp;#242; arrivare nei dintorni di Torino, la soluzione c’&amp;amp;#232;, e si trova raggiungendo Trana, una piccola, ma graziosissima citt&amp;amp;#224; della Val Sangone. 
La nostra gita inizia attraversando l’antico ponte sul torrente Sangone, e superando il centro storico, raggiungiamo in pochi minuti i laghi di Avigliana, due incantevoli specchi d’acqua frequentati da velisti e canoisti, oltre a numerosi turisti che come noi, scelgono di fare una rilassante passeggiata sulle loro rive. 
A dominare la valle dallo sperone roccioso del monte Pirchiriano, un tempo luogo prediletto degli eremiti, &amp;amp;#232; la Sacra di San Michele, un’abbazia dalla bellezza suggestiva, fondata tra il 983 e il 987. L’ultimo tratto in salita lo percorriamo a piedi, e la vista panoramica sia sull’abbazia che sul paesaggio circostante ci premia della piccola fatica. 
Ritornando a Trana, notiamo gi&amp;amp;#224; da una certa distanza l’antica Torre degli Orsini che domina l’abitato da una collina al fianco del torrente. Alta 30 metri, sorveglia la citt&amp;amp;#224; sin dai secoli X-XI, testimoniando i tempi in cui a difendere la localit&amp;amp;#224; c’era il castello, distrutto dalle truppe francesi alla fine del XVII secolo. 
Dal ricordo delle battaglie medievali e napoleoniche facciamo un grosso salto indietro nella storia, immergendoci in un’atmosfera carica di misteri e leggende. L’occasione per farlo &amp;amp;#232; la visita al monte Pietra Borga, dove si trova un ampio pianoro con raggruppamenti di menhir di dimensioni ragguardevoli. A questa particolare area culturale megalitica, sorta a partire dal 4000 a.C., sono legate numerose leggende riguardanti le streghe (le masche) del luogo, infestato anche dagli spiriti del bosco. 
La nostra passeggiata si conclude all’insegna del sacro: a Trana ci sono numerose bellissime chiese e cappelle, e i campanili che svettano verso il cielo contribuiscono a disegnare il caratteristico skyline della citt&amp;amp;#224;. Visitiamo il Santuario di Nostra Signora della Stella, costruito nel Settecento sul sito di un’antica chiesetta di epoca romana, mentre il suo bel campanile risale al 1885. Sul poggio pi&amp;amp;#249; alto del territorio comunale sorge la Cappella del Colomb&amp;amp;#232;, costruita dai conti Gromis, signori di Trana, nel 1777. Tornando in centro, ammiriamo anche la Chiesa Parrocchiale della Nativit&amp;amp;#224;, originaria del 1621.
Restiamo nel cuore della citt&amp;amp;#224; anche per cena, scegliendo il Ristorante Borgo Antico, in via Giordano Bruno, di fronte al Municipio. A consigliarci questo locale sono stati alcuni ciclisti che si fermano spesso qui a pranzo, approfittando dei piatti unici a 7 euro e del men&amp;amp;#249; fisso di lavoro a 10. L’ambiente &amp;amp;#232; caloroso e famigliare, la cucina tradizionale, fresca e senza fronzoli. Nella bella stagione si possono passare delle serate all’aperto, gustando le grigliate di pesce e di carne fatte sul barbecue a vista. Il coperto non si paga mai, e la domenica sera si prende la pizza a scelta, cotta nel forno a legna, con bibita e dolce a soli 10 euro. Gusto, risparmio ed emozione viaggiano a pari passo: su richiesta &amp;amp;#232; anche possibile mangiare i piatti “come li faceva la nonna”, riscoprendo i sapori della nostra infanzia, anche di specialit&amp;amp;#224; calabresi, viste le origini dei titolari. “Abbiamo aperto questo locale 26 anni fa. All’inizio era una birreria, poi l’attivit&amp;amp;#224; si &amp;amp;#232; perfezionata affermandosi con una cucina di qualit&amp;amp;#224;, ma semplice, che si basa sull’assoluta freschezza dei prodotti. I piatti cambiano molto frequentemente proprio in base agli ingredienti freschi che abbiamo giorno per giorno”, ci racconta il signor Cosimo, il titolare. 
Iniziamo con gli antipasti della casa, che comprendono zeppole calabresi, formaggi e frittelle di pesciolini. Gustiamo anche un ottimo carpaccio di spada, delle polpette fritte di melanzane e anche qualche piatto piemontese, come il vitello tonnato. 
I primi piatti sono preparati con la pasta fatta in casa, a mano col mattarello. Proseguiamo allora con la “paglia e fieno” con funghi porcini locali saltati con un po’ di lardo: una vera prelibatezza. Alcuni di noi scelgono le tagliatelle al rag&amp;amp;#249;, e piacciono molto anche i garganelli con tartufo nero e salsiccia. Tra le pietanze optiamo per delle specialit&amp;amp;#224; di pesce, tra cui lo stocco in umido, il baccal&amp;amp;#224; fritto e il baccal&amp;amp;#224; in umido con patate e olive. Scopriamo che su prenotazione &amp;amp;#232; anche possibile mangiare il maialino cotto nel forno a legna. 
Infine, cediamo volentieri alle dolci tentazioni dei dessert fatti in casa, tra cui il tiramis&amp;amp;#249; e una fantastica panna cotta, preparata solo con ingredienti naturali.
Torniamo in citt&amp;amp;#224; arricchiti di una bella esperienza che ripeteremo sicuramente presto: dobbiamo ancora visitare il Giardino Botanico Rea e pregustiamo gi&amp;amp;#224; il piacere delle serate di barbecue all’aperto.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.trana.to.it
Ristorante Borgo Antico
Via Giordano Bruno, 2
Tel.: 011/9338133
Facebook: Borgo Antico Trana
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11803.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Gita ai laghi, sulle orme dell'uomo preistorico e di qualche strega: una giornata a Trana&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Fri, 31 May 2013 16:34:14 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11803.ashx</guid></item><item><title>Gita alla Rocca dove l&amp;#39;arte si fa golosa: una giornata a Bazzano, Bazzano, Emilia Romagna</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11804.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11804.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11804/124331.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una contessa bella, temuta e potente si allontana lungo i corridoi del castello, scende una scalinata e scompare nel buio misterioso. Dopo alcuni minuti eccola ricomparire a cavallo, indossando una corazza d’oro, mentre esce dal portone della Rocca dei Bentivoglio, a Bazzano, a diversi chilometri da Monteveglio, da dove era partita. Come avr&amp;amp;#224; fatto a superare la distanza tra i due castelli? Secondo la leggenda, la contessa Matilde di Canossa teneva la sua corazza d’oro, insieme ad alcuni scrigni ricolmi di oggetti preziosi, nella galleria sotterranea che un tempo avrebbe unito i due manieri. 
La nostra passeggiata a Bazzano, citt&amp;amp;#224; d’arte, inizia dalla centralissima piazza Garibaldi, dove nei pressi del Municipio scopriamo alcuni dei simboli del comune: il melograno, presente nello stemma, il Pozzo del Castellaccio e la statua della Giuditta. Si dice che i veri bazzanesi abbiano tutti bevuto l’acqua di questo pozzo, e tra loro sono in tanti a ricordare la storia della Giuditta. La scultura, ritraente una donna bella e procace, un tempo era ritenuta scandalosa e fu nascosta. Superati questi tab&amp;amp;#249;, oggi la Giuditta &amp;amp;#232; considerata simbolo del paese, festeggiata in primavera con una fiera enogastronomica. 
Dalla piazza percorriamo un breve tratto a gradini, costeggiando la Cappella della Madonna del Rivellino e una Via Crucis con croci di legno scuro. A un tratto notiamo la trecentesca Torre dell’Orologio e giungiamo cos&amp;amp;#236; nel piazzale davanti alla Chiesa di Santo Stefano, situata accanto alla Rocca dei Bentivoglio ed esistente gi&amp;amp;#224; nel lontano 789. 
L’antica Rocca, menzionata gi&amp;amp;#224; intorno all’anno Mille, oggi ospita il Museo Crespellani ed &amp;amp;#232; sede di rassegne d’arte e di spettacoli, ma nel corso dei secoli fu anche sede del Capitano della Montagna, cos&amp;amp;#236; come teatro, caserma, scuola e carcere. Tra i rinchiusi, nel 1799 ci fu un personaggio illustre: Ugo Foscolo, catturato dagli ussari austriaci.  
Dopo questa bella passeggiata, decidiamo anche noi di farci catturare, ma dai sapori autentici di questo territorio, fermandoci per cena presso il Ristorante “Da b&amp;amp;#242;n”, situato sulla circonvallazione, a due passi dal centro. A darci il benvenuto &amp;amp;#232; il signor Daniele Fornarola, il titolare che grazie alla famiglia Pallotti prosegue la tradizione del Ristorante Da Angela, gestito dal 1953 dalle signore Angela e Ivonne. Ci accomodiamo nella sala pi&amp;amp;#249; ampia, ideale anche per feste e cerimonie, da cui si apre una piacevole vista sul torrente Samoggia. Iniziando a studiare il men&amp;amp;#249; impariamo anche un po’ di bolognese: “As magna b&amp;amp;#232;n... Da b&amp;amp;#242;n!” significa “Si mangia bene... Davvero!” Il signor Daniele, che gestisce il locale con il prezioso aiuto di Federica e con il cuoco Salvatore Sibilli e alcuni collaboratori, ci consiglia di iniziare con un antipasto di carpaccio di filetto di chianina con fichi del Salento caramellati e scaglie di pecorino della Valsamoggia. Assaggiamo anche le buonissime tigelle e crescentine, servite con affettati della vicina valle Landa e con formaggi della Valsamoggia. Continuiamo con degli squisiti primi di pasta fresca tirata a mano da due sfogline: tortellini, tagliatelle e tortelloni. Il loro ripieno di ricotta di mucca e pecora proviene dai caseifici locali. Gustiamo anche i tortelloni con guanciale fragrante, pinoli e aceto balsamico di Modena, e i classici tortellini in brodo. Con lo stesso ripieno, ma non “legati”, vengono preparati anche i raviolini di carne, conditi con crema di formaggio di fossa del Rubicone, riduzione di Albana passito e melanzane croccanti. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini della zona, in particolare della cantina Botti di Monte San Pietro. Assaggiamo tra l’altro il Pignoletto dei colli bolognesi e il Lambrusco di Castelvetro. Degustiamo anche qualche vino veneto, abruzzese e siciliano, tutti con un ottimo rapporto qualit&amp;amp;#224; prezzo.
Passiamo cos&amp;amp;#236; al piatto forte del ristorante, la carne, scegliendo un’ottima Fiorentina di 800 grammi ai ferri, servita con fagioli cannellini conditi con sale e pepe, mentre alcuni di noi optano per l’agnello in crosta di pistacchi alla griglia. Nel frattempo ai tavoli accanto arrivano delle fumanti pizze cotte nel forno a legna, tra cui una molto sfiziosa, con funghi freschi, salsiccia e scaglie di grana. Scopriamo inoltre che ogni venerd&amp;amp;#236;, su prenotazione, si mangia dell’ottimo pesce.
La nostra cena si conclude con gli irresistibili dolci fatti in casa tra cui la crema di mascarpone con scaglie di cioccolato, la mitica torta tenerina al cioccolato di Sora Bella (la sorella del titolare), servita con gelato alla crema Gran Bologna. Ci delizia anche la sorpresa dello chef: un flan dal cuore di cioccolato caldo, con gelato di crema. 
Sar&amp;amp;#224; un vero piacere ritornare qui anche durante la bella stagione, anche per altre cene nella veranda estiva. Senz’altro a chi ci chieder&amp;amp;#224; com’&amp;amp;#232; Bazzano, risponderemo: Bellissima, da b&amp;amp;#242;n!

Testo: Francesca Bertha
Consulenza e fotografie di Bazzano: Valeria Balbiano

PER INFORMAZIONI:
www.comune.bazzano.bo.it
Ristorante Da b&amp;amp;#242;n
Via Circonvallazione Nord, 74 Bazzano (BO)
Tel.: 051/830896
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11804.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Gita alla Rocca dove l'arte si fa golosa: una giornata a Bazzano&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 01 Jun 2013 23:53:54 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11804.ashx</guid></item><item><title>Sui sentieri della storia che portano all&amp;#39;abbazia: una giornata a Monteveglio, Monteveglio, Emilia Romagna</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11768.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11768.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11768/123952.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che sia molto bello andare in giro per i colli bolognesi, lo dice anche una canzone spensierata di qualche anno fa, ed &amp;amp;#232; seguendo idealmente quelle note che decidiamo di raggiungere Monteveglio, uno dei comuni pi&amp;amp;#249; antichi e suggestivi del territorio. Il paesaggio dolce e variegato, in cui oggi si alternano estesi vigneti, verdi colline e rilievi segnati da calanchi era piaciuto anche alle popolazioni preistoriche che per prime si erano insediate da queste parti, seguite dagli antichi romani. 
Basta fare una trentina di chilometri dal capoluogo emiliano per arrivare al Parco Regionale dell’Abbazia di Monteveglio, un’area naturale protetta di circa mille ettari, ricca di specie animali anche rare e amata dagli escursionisti per i suoi boschi e praterie. 
La nostra passeggiata inizia proprio dai sentieri del parco che risaliamo a piedi fino al borgo, ma potremmo anche arrivarci in auto, parcheggiando appena fuori dalla cinta muraria. Le atmosfere medievali ci fanno battere il cuore appena passiamo sotto il voltone sovrastato da una torre con merli ghibellini, architetture che testimoniano i tempi in cui il centro storico faceva parte di un sistema di fortificazioni. E’ tuttora suggestivo ci&amp;amp;#242; che rimane del Castello della Cucherla: l’antica rocca &amp;amp;#232; andata distrutta nel corso dei secoli, ma possiamo tuttora ammirarne il portale, sormontato dal cammino di ronda, oltre al grande torrione visitabile, che oggi “difende” la memoria storica del luogo, grazie a un percorso espositivo al suo interno, dedicato alle vicende che segnarono il passato del paese. Tra esse, anche un’inaspettata e abbondante nevicata che nella primavera del 1527 salv&amp;amp;#242; il borgo dall’assedio dei Lanzichenecchi, evento che ogni anno viene rievocato con la processione alla pieve di Santa Maria Assunta, la cui facciata duecentesca, con la luminosa bifora, &amp;amp;#232; rimasta invariata nel tempo. 
La nostra passeggiata prosegue verso il monumento pi&amp;amp;#249; insigne del borgo, ovvero l’Abbazia di Monteveglio, accuratamente restaurata alcuni decenni fa. Scopriamo presto che a fondare il monastero, nel secolo XI, fu addirittura una donna: la potentissima contessa Matilde di Canossa, che domin&amp;amp;#242; un vasto territorio. Oggi il monastero &amp;amp;#232; sede della Comunit&amp;amp;#224; dei Fratelli di San Francesco.   
Restiamo nel cuore storico del paese anche per cena, fermandoci presso la Trattoria del Borgo di Monteveglio, situata in un edificio che un tempo faceva parte della prima cinta muraria. L’atmosfera caratteristica con le travi a vista e l’accoglienza calorosa ci mettono subito a nostro agio. “Qui c’era un ristorante gi&amp;amp;#224; da decenni, noi abbiamo rilevato l’attivit&amp;amp;#224; aprendo il primo gennaio 1997. Facciamo la spesa personalmente e oltre a salvaguardare i sapori del territorio, anche attraverso l’utilizzo di prodotti selezionati e a km zero, ci divertiamo a inventare nuovi piatti e accostamenti”, ci raccontano i titolari, Alessandra e Paolo Parmeggiani. Fa parte dello staff anche il cuoco Andrea Rubini.
La nostra cena all’insegna dei sapori tradizionali bolognesi inizia con le buonissime tigelle, fatte con la pasta del pane e cotte tra due piastre, e con le crescentine, di forma rettangolare e fritte, servite con un misto di affettati, formaggi, marmellate e il tipico pesto modenese al lardo, con rosmarino e l’odore dell’aglio. Continuiamo con i tipicissimi tortellini in brodo e con i tortelloni di ricotta conditi con una crema di parmigiano. Non resistiamo nemmeno alle tagliatelle fatte a mano da una “sfoglina”, condite con le spugnole. Assaggiamo anche i tagliolini agli asparagi di Altedo, conditi con della polvere di prosciutto. Chiacchierando con la titolare scopriamo che d’estate, quando sar&amp;amp;#224; possibile mangiare anche all’aperto, godendoci una splendida vista sulla valle, faranno anche i fiori di zucca ripieni di mozzarella e mortadella e i ravioli ripieni con cipolla di Medicina e formaggio di fossa con aceto balsamico. 
Tra le pietanze scegliamo il ganassino, ovvero la guancia di vitello, tenerissima grazie alla cottura nel vino rosso, e una buona cotoletta di melanzane al forno col formaggio Raviggiolo e tortino di pomodori. Riscuote grande successo anche il coniglio “ieri e oggi”: due pezzi distinti di cui uno cotto arrosto e l’altro, molto saporito, cotto sottovuoto a bassa temperatura. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini dei Colli Bolognesi, ma in carta troviamo anche diverse etichette interessanti sia regionali che nazionali. 
Infine, cediamo volentieri alle dolci tentazioni della casa tra cui la delicata mousse ai fiori di camomilla con gelatina al limone, il budino di yogurt con ciliegie di Vignola al vino rosso, e l’immancabile specialit&amp;amp;#224; bolognese, la torta di riso, preparata secondo la ricetta della nonna della signora Alessandra. Un buon Nocino del luogo conclude la nostra cena, che siamo certi di ripetere presto, tornando in questo favoloso borgo durante la bella stagione.


Testo: Francesca Bertha
Consulenza e fotografie: Valeria Balbiano

PER INFORMAZIONI:
www.comune.monteveglio.bo.it
www.trattoriadelborgomonteveglio.it
Trattoria del Borgo
Via San Rocco, 12 Monteveglio (BO)
Tel.: 051/6707982
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11768.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Sui sentieri della storia che portano all'abbazia: una giornata a Monteveglio&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Fri, 03 May 2013 19:10:22 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11768.ashx</guid></item><item><title>Atmosfere mediterranee in Val di Susa: gita ai laghi di Avigliana, Avigliana, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11764.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11764.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11764/123936.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se chiedessimo a un bambino di disegnare una citt&amp;amp;#224; fiabesca dove fare una bella gita, i suoi pennarelli ci consegnerebbero con ogni probabilit&amp;amp;#224; un paesaggio come quello di Avigliana: un antico borgo con porte merlate medievali, stradine pittoresche dominate da un castello pieno di misteri, e poco pi&amp;amp;#249; in l&amp;amp;#224;, due bei laghi incastrati tra le verdi colline, con barche a vela sui loro specchi d’acqua e ciclisti sulle loro rive.    
Arriviamo in questa splendida citt&amp;amp;#224; costeggiando prima il Lago Piccolo, e poi percorrendo la strada costiera del Lago Grande. Entrambi di origine morenica, i due laghi insieme alla zona paludosa intorno, formano un parco naturale popolato anche da numerose specie di uccelli. Dalla passerella galleggiante sul Lago Grande, detto anche Lago della Madonna, ammiriamo il panorama in cui spicca il santuario della Madonna dei Laghi. Eretto nel 1622, conserva ancora l’immagine della Vergine davanti alla quale nel Trecento pregava Bona di Borbone, moglie di Amedeo VI il Conte Verde, affinch&amp;amp;#233; potesse avere un figlio maschio, grazia che ricevette. 
Ma il lago, sulle cui zone paludose nel Neolitico esisteva un centro abitato fatto di palafitte, conserva anche il ricordo triste e misterioso di Filippo II di Savoia-Acaia, condannato a morte e fatto annegare nelle gelide acque nel 1368 per ordine del Conte Verde. Dicono che il suo spirito vaghi ancora sopra i laghi.
Spostandoci nell’incantevole centro storico, sovrastato dal castello che venne menzionato per la prima volta nel 1058, visitiamo la chiesa di San Pietro, una delle pi&amp;amp;#249; antiche e importanti della regione, fondata dai frati benedettini di Novalesa tra il IX e X secolo. Una piacevole passeggiata ci porta in piazza Conte Rosso, nelle cui vicinanze ammiriamo l’ottagonale Torre dell’Orologio, edificato nel 1330, che fu il primo orologio pubblico in Piemonte e il secondo in Italia. 
Riprendendo l’auto, raggiungiamo il luogo di culto pi&amp;amp;#249; notevole del territorio, meta di numerosi pellegrini: la Sacra di San Michele, un’abbazia dalla bellezza suggestiva, fondata tra il 983 e il 987 e situata sullo sperone roccioso del monte Pirchiriano, un tempo luogo prediletto dagli eremiti.
Al meraviglioso edifico religioso &amp;amp;#232; legata la leggenda della Bell’Alda, a cui &amp;amp;#232; dedicata una torre.
La fanciulla che visse nel Seicento, una volta venne alla Sacra per  pregare contro i mali della guerra, ma fu sorpresa dai soldati nemici. Per sfuggire al loro assalto, si gett&amp;amp;#242; nel burrone invocando l’aiuto di San Michele e della Vergine, e rimase illesa. Quando per&amp;amp;#242;, per vanit&amp;amp;#224; e denaro decise di ritentare il salto, mor&amp;amp;#236; sul colpo. 
Avvertendo un certo languorino, torniamo in citt&amp;amp;#224; e decidiamo di fermarci per cena al Ristorante Pizzeria Donna Sof&amp;amp;#236;, situato in via Giaveno. Appena entriamo, inizia il nostro viaggio nel viaggio: come per magia, ci troviamo avvolti dalle calorose atmosfere di Napoli, e a darci il benvenuto, oltre al titolare, il signor Piero Milione, in arte Vasinicola, &amp;amp;#232; la mitica Sofia Loren, a cui &amp;amp;#232; dedicato il locale. E’ tra le splendide foto della diva, nonch&amp;amp;#233; quelle ritraenti degli scorci caratteristici partenopei che iniziamo a gustare l’autentica pizza verace napoletana, disponibile anche al metro. Tra le numerose variet&amp;amp;#224; gustiamo la pizza Donna Sof&amp;amp;#236;, ma assaggiamo anche quella con la burrata e anche alcune dal nome divertente come “D’&amp;amp;#242; fetente” e la “Vigliacca”, tutte buonissime. Mentre studiamo il men&amp;amp;#249;, scambiamo due chiacchiere con il signor Piero, professionista della ristorazione da oltre trent’anni: “Questo locale ha quasi un secolo di vita, era nato nel 1920 col nome Benna Bianca. In principio era “la casetta bianca” che fungeva da ricovero attrezzi dei contadini. Poi &amp;amp;#232; nata la locanda, diventando un punto di riferimento dei viandanti della Val di Susa. Io l’ho rilevato nel 2003, e giunti al decimo compleanno, ho deciso di celebrarlo intitolando il ristorante a Donna Sof&amp;amp;#236;, l’icona pi&amp;amp;#249; superba della cultura partenopea”, ci racconta il titolare, il cui lavoro &amp;amp;#232; apprezzato anche da molti personaggi dello spettacolo di oggi, spesso suoi ospiti.
Tra le specialit&amp;amp;#224; del ristorante gustiamo gli spaghetti con trionfo di mare al cartoccio, le linguine alla Sof&amp;amp;#236;, ma non resistiamo nemmeno ai paccheri e tracchiulelle, con rag&amp;amp;#249; napoletano con costine di maiale e allo scialatiello verace, di pasta fresca napoletana. Proseguiamo con i gamberoni allo scarpariello, squisita specialit&amp;amp;#224; della casa, mentre gli altri del gruppo gustano una bella grigliata mista di pesce, e una ricca frittura di paranza. Gli amici “carnivori” apprezzano molto la tagliata di Angus e il filetto ai ferri. Infine, cediamo volentieri alle dolci tentazioni partenopee tra cui la Delizia di Sofia, la zeppola napoletana e il babb&amp;amp;#224; al rhum.
Non c’&amp;amp;#232; dubbio che torneremo presto qui, anche per partecipare agli eventi di musica dal vivo animati da Patrizio, figlio del signor Piero, e per goderci delle belle serate mediterranee sul terrazzo.

Francesca Bertha   

PER INFORMAZIONI:
www.comune.avigliana.to.it
www.donnasofi.it
Ristorante Pizzeria Donna Sof&amp;amp;#236;
Via Giaveno, 69 Avigliana (TO)
Tel.: 011/9369199
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11764.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Atmosfere mediterranee in Val di Susa: gita ai laghi di Avigliana&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 30 Apr 2013 22:00:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11764.ashx</guid></item><item><title>Pellegrinaggio tra arte, storia e buona tavola: una giornata a Giaveno, Giaveno, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11776.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11776.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11776/124009.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si esce dalla tangenziale di Torino e dopo circa una mezz’oretta ci si trova immersi nel verde paesaggio della Val Sangone, che curva dopo curva rivela le bellezze di questo territorio alpino, abitato sin dai tempi preistorici e poi in epoca romana, quando fu costruita a Giaveno una casa colonica.
Giungendo in questa bella citt&amp;amp;#224;, il cui centro storico conserva ancora molte testimonianze dell’architettura del passato, tra cui una parte delle antiche mura con le torri, scopriamo che il primo viaggiatore illustre che secondo alcuni diede addirittura il nome a Giaveno, fu Annibale, accompagnato da alcuni dei suoi elefanti da guerra. Durante la sua traversata delle Alpi, giungendo qui, il condottiero avrebbe detto: “Iam veni”, ovvero “ci sono gi&amp;amp;#224; stato”. 
E’ legato proprio a quei pendii innevati anche un importante primato di Giaveno: nel 1898 l’ingegnere e industriale svizzero Adolfo Kind, primo promotore dello sci alpino, utilizz&amp;amp;#242; gli sci per la prima volta sulle montagne italiane proprio qui.
Durante la nostra passeggiata tra gli scorci caratteristici della citt&amp;amp;#224; puntellata di bellissime fontane, tra cui la Fontana del Mascherone del 1622, visitiamo anche diverse splendide chiese. In centro troviamo la Chiesa Parrocchiale di San Lorenzo Martire, costruita agli inizi del Novecento, e in Borgata Selvaggio ammiriamo il Santuario di Nostra Signora di Lourdes. Al suo interno, oltre a delle preziose opere d’arte, si trova anche una ricostruzione della grotta di Lourdes.
Ma il luogo di culto pi&amp;amp;#249; importante del territorio, meta di numerosi pellegrini, &amp;amp;#232; la Sacra di San Michele, un’abbazia dalla bellezza suggestiva, fondata tra il 983 e il 987 e situata sullo sperone roccioso del monte Pirchiriano, un tempo luogo prediletto dagli eremiti.
Oggi, visitando l’imponente edificio religioso, la cui facciata &amp;amp;#232; alta 41 metri, possiamo ammirare anche una statua di grandi dimensioni di San Michele Arcangelo, creata nel 2005 dallo scultore altoatesino Paul De Doss-Moroder e collocata su uno spuntone di roccia. 
Dal piano d’ingresso giungiamo alla chiesa attraversando lo Scalone dei Morti, dove nella nicchia centrale erano custoditi alcuni scheletri di monaci. Arrivati alla sommit&amp;amp;#224; di questa particolare scalinata, si passa dal Portale dello Zodiaco, scolpito dal Maestro Nicolao. Nel meraviglioso edificio ammiriamo anche gli archi rampanti novecenteschi, le Rovine del Monastero Nuovo, e la Torre della Bell’Alda, dedicata a una fanciulla che nel Seicento venne alla Sacra per pregare contro i mali della guerra, ma fu sorpresa dai soldati nemici. Per sfuggire al loro assalto, si gett&amp;amp;#242; nel burrone invocando l’aiuto di San Michele e della Vergine, e rimase illesa. Quando per&amp;amp;#242;, per vanit&amp;amp;#224; e denaro decise di ritentare il salto, mor&amp;amp;#236; sul colpo. 
Dopo aver visitato anche l’antica officina e l’affascinante cella eremitica, decidiamo di tornare in citt&amp;amp;#224;, ed &amp;amp;#232; proprio in via Sacra San Michele che decidiamo di fermarci per cena, attratti dall’insegna del Ristorante Pizzeria I Tre Gat. Nel comodo parcheggio del locale notiamo subito un gatto, e una volta a tavola, scopriamo che il nome non &amp;amp;#232; casuale: “Abbiamo aperto nel 1997 e il nome giocoso &amp;amp;#232; un tributo ai tre gatti che vivevano nella precedente trattoria”, ci racconta il titolare Fabio. Mentre ceniamo, possiamo ammirare vari dipinti e immagini sulle pareti, raffiguranti i tre felini. “La nostra cucina si ispira al territorio, ma propone anche delle valide alternative, ad esempio piatti dimenticati, che si possono rivalutare. Con la freschezza e con la qualit&amp;amp;#224; dei nostri prodotti dimostriamo che anche in pizzeria si pu&amp;amp;#242; mangiare molto bene, per di pi&amp;amp;#249; con un ottimo rapporto qualit&amp;amp;#224;-prezzo”, ci spiega il signor Fabio.
Oltre alla carta fissa, possiamo scegliere anche tra le specialit&amp;amp;#224; del men&amp;amp;#249; degustazione, sia di terra che di mare, che cambia almeno ogni due settimane in base alla stagionalit&amp;amp;#224; dei prodotti. 
Iniziamo con il vitello in salsa tonnata e con l’albese alla contadina, mentre i nostri amici che prediligono il pesce, optano per un antipasto misto di mare e per l’insalatina tiepida di polipo. Continuiamo con gli agnolotti alla vecchia maniera e con le tagliatelle ai funghi porcini. Assaggiamo anche un bel risotto con la fonduta e uovo di quaglia, ma hanno grande successo anche gli gnocchi di patate con capesante e gamberi. Tra le pietanze non resistiamo al filetto di tonno ai ferri e al filetto di fassone piemontese con pepe verde, ma gustiamo anche una squisita tagliata di piemontese con rucola e pomodoro Pachino. 
La nostra giornata si conclude in gran dolcezza grazie agli sfiziosi dessert della casa tra cui delle bavaresi al gianduia e con i frutti di bosco, delle crostate di frutta fresca e dei bign&amp;amp;#232; farciti con gusti diversi. 
Sar&amp;amp;#224; un vero piacere tornare ancora a Giaveno, ad esmpio in settembre, in occasione della grande festa del fungo, quando presso I Tre Gat troveremo un men&amp;amp;#249; esclusivo dedicato ai funghi, con specialit&amp;amp;#224; sia di terra che di mare.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.giaveno.it
www.sacradisanmichele.com
www.ristorantei3gat.com
Ristorante I Tre Gat
Via Sacra San Michele, 48 Giaveno (TO)
Tel.: 011/9377333
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11776.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Pellegrinaggio tra arte, storia e buona tavola: una giornata a Giaveno&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 06 May 2013 23:40:35 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11776.ashx</guid></item><item><title>Nella patria del culatello, attraverso secoli di storia e di sapore: una giornata a Zibello, Zibello, Emilia Romagna</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11761.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11761.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11761/123916.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era probabilmente durante uno degli inverni freddi e dall’aria ferma del Trecento, quando il castello di Pieve, centro amministrativo della vita del feudo di allora era totalmente inghiottito dalla fitta nebbia, che a un bravo norcino venne l’idea di lavorare il culatello con il metodo che molti secoli dopo rese Zibello famosa in tutto il mondo. Il pregiatissimo salume, oggi a denominazione di origine protetta e presidio Slow Food, si produce esclusivamente da ottobre a febbraio, quando la Bassa parmense &amp;amp;#232; avvolta dalla nebbia e le temperature sono attorno allo zero. Il sapore inconfondibile del culatello premia i produttori che oggi, come secoli fa, sanno che le condizioni meteo avverse da un punto di vista turistico, possono essere invece la manna dal cielo per creare una prelibatezza unica e inimitabile. La leggenda narra che gi&amp;amp;#224; nel 1322, ai conti Andrea Rossi e Giovanna Sanvitale, in occasione del loro matrimonio furono donati alcuni culatelli inviati dai marchesi Pallavicino. Fino ai tempi pi&amp;amp;#249; recenti, del prezioso salume in paese se ne facevano pochi pezzi, e poche erano le persone che poterono assaggiarlo. Per diversi secoli, data la “sconvenienza” attribuita al termine “culatello”, i cronisti evitavano di nominarlo nei loro scritti. Perfino la prima notizia tangibile che riguarda questa prelibatezza &amp;amp;#232; un’immagine: un disegno del 1691, raffigurante una donna che tiene in mano un culatello. Risale al 1735 il documento del comune di Parma, detto il Calimiero, in cui per la prima volta appare la scritta “culatelli senz’osso”.
La nostra passeggiata a Zibello, oltre a seguire le tappe della storia del celebre salume, ci porta anche sulle orme dei Pallavicino, i marchesi che sin dal 1249 dominarono il comune con poche interruzioni fino all’Ottocento. A ricordarci quel lungo periodo storico &amp;amp;#232; l’imponente Palazzo Pallavicino situato nella piazza principale: sotto il suo lungo porticato ad archi acuti si svolsero numerosi eventi decisivi della comunit&amp;amp;#224;, e sempre l&amp;amp;#236; trovarono rifugio i malati di peste nel 1630, cos&amp;amp;#236; come gli sfollati a seguito di diverse alluvioni del Po. 
All’interno del palazzo si trova il Teatro Pallavicino e visitiamo anche il suggestivo chiostro dell’ex convento dei domenicani, fondato nel Quattrocento. Ammirando gli affreschi che ornano le lunette, raggiungiamo il museo dedicato alla civilt&amp;amp;#224; contadina della Bassa Parmense, allestito presso il convento. In centro visitiamo anche la chiesa parrocchiale dei Santi Gervasio e Protasio, costruita in stile tardo gotico a partire dal 1489. 
Restiamo immersi nelle atmosfere pi&amp;amp;#249; autentiche della storia locale fermandoci per cena presso la Trattoria e Locanda La Buca, in via Ghizzi. Ad accoglierci nella caratteristica sala &amp;amp;#232; la signora Miriam Leonardi, la titolare che gestisce il locale insieme al marito Guido, la figlia Laura e la sua famiglia. “A fondare la trattoria fu mia bisnonna nel 1875, dopo essere tornata dall’Argentina. Sin da allora, a tramandare il locale di generazione in generazione sono sempre state le donne: dopo mia bisnonna Romilda sono seguite mia nonna Zaira, mia mamma Elena e ora ci siamo io e mia figlia”, ci racconta la padrona di casa. “Le donne hanno il palato, gli uomini il polso. La nostra &amp;amp;#232; una storia di lunghi anni di fatica e di lavoro in cui abbiamo sempre mantenuto i sapori autentici del territorio: i nostri piatti arrivano direttamente dall’Ottocento, e oggi li prepariamo esattamente come si faceva allora”, ci spiega ancora la signora Miriam.
La nostra cena inizia proprio con il re della tavola parmense, il culatello di Zibello prodotto in casa e fatto maturare nella cantina della trattoria. Il suo sapore sublime racconta l’anima di questi luoghi, le nebbie autunnali e il paesaggio fluviale dal clima umido. Tra gli antipasti assaggiamo anche la spalla cotta con mostarda e un piatto di salumi misti. Tra le paste tradizionali gustiamo il pasticcio di maccheroni in crosta dolce, una ricetta di origini spagnole del Seicento. I nostri amici non resistono invece agli anolini pasticciati “La Buca”, ma naturalmente anche le tagliatelle con culatello fanno proseliti. Tra le pietanze scegliamo degli ottimi arrosti di anatra e di faraona, e gustiamo con grande piacere dei bolliti: la mariola con zabaione all’aceto e il prete con mostarda mantovana. Un paio di nostri amici optano invece per dei piatti di cacciagione. Infine, cediamo volentieri alle dolci tentazioni tra cui il cacio bavarese, la zuppa inglese e le torte della casa.
Tornare qui sar&amp;amp;#224; un vero piacere, e potremo farlo anche in occasione delle prossime feste gastronomiche o anche solo per un tranquillo weekend tra passeggiate e buona tavola.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.zibello.pr.it
www.trattorialabuca.com
Trattoria e Locanda La Buca
Via Ghizzi, 6 Zibello (PR)
Tel.: 0524/99214
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11761.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Nella patria del culatello, attraverso secoli di storia e di sapore: una giornata a Zibello&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 23 Apr 2013 23:36:15 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11761.ashx</guid></item><item><title>Un &amp;quot;castle tour&amp;quot; che inizia in Lombardia e finisce in Iralnda: una giornata a Carpaneto Piacentino, Carpaneto Piacentino, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12085.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12085.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/12085/128337.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche chi non &amp;amp;#232; mai stato a Carpaneto, ha probabilmente vissuto qualche momento di emozione riconducibile a questa citt&amp;amp;#224; grazie alla musica: per fabbricare certe componenti della meccanica dei pianoforti, cos&amp;amp;#236; come per le bacchette da percussione, si utilizza il legno del carpine bianco, albero un tempo molto frequente sul territorio del comune il quale, come dimostra il suo stemma, prende il nome proprio da quella specie arborea. L’albero, quindi, e non il pesce, bench&amp;amp;#233; un’altra teoria avvalori la provenienza del toponimo da “carpa”.
Arrivando in un comune storico, le cui origini risalgono all’epoca romana, e che fu citata per la prima volta nel 758, &amp;amp;#232; normale aspettarsi la presenza di un castello. Ma Carpaneto ci sorprende alla grande: di castelli ne troviamo addirittura sei, senza contare i resti e i ruderi di diversi altri manieri. Sei castelli, dislocati in altrettante frazioni, ma stranamente nessuna notizia di fantasmi. Abbiamo invece scoperto una bella storia tra mistero e leggenda, che riguarda il castello di Torre Confalonieri, diventato popolare grazie alla nobile famiglia che diede il nome al luogo, e in particolare ad un suo illustre discendente: San Corrado. L’evento che condusse alla conversione del giovane nobile Corrado Confalonieri, nato nel 1290, fu un tragico episodio di caccia, avvenuto tra i boschi di Carpaneto. Quel giorno Corrado ebbe l’idea di appiccare il fuoco alle sterpaglie per stanare la cacciagione, ma un’improvvisa raffica di vento trasform&amp;amp;#242; l’allegra giornata in tragedia: il fuoco si diffuse in un attimo, bruciando boschi e case. In seguito la governanza ghibellina incolp&amp;amp;#242; dell’incendio un contadino, ma quando Corrado venne a sapere che lo volevano giustiziare per colpa sua, confess&amp;amp;#242; di essere stato lui l’autore, seppure involontario, della disgrazia. Di conseguenza gli furono confiscati tutti i beni, e inizi&amp;amp;#242; quella fase della sua vita che regal&amp;amp;#242; un santo a Carpaneto.
Continuando il nostro pellegrinaggio storico tra le frazioni, visitiamo anche il castello di Magnano, gi&amp;amp;#224; citato nel 1288, il castello di Travazzano, dove soggiorn&amp;amp;#242; l’imperatore Lotario II nel 1136 e che fino a tempi recenti fu la residenza estiva dei vescovi piacentini. Il nostro “castle tour” annovera tra le sue mete anche il castello di Cerreto Landi, nel cui cortile si trovano le fondamenta di un’antica torre isolata, utilizzata come ultimo rifugio in caso di attacco. Ammiriamo anche il castello di Zena, al cui interno si trovano notevoli affreschi e un ampio camino con stemma. Naturalmente non poteva mancare un castello nemmeno in centro citt&amp;amp;#224;, risalente probabilmente al XII secolo: dopo aver subito numerose devastazioni nel corso della storia, dell’imponente struttura si &amp;amp;#232; conservata una buona parte della parte quattrocentesca, in cui oggi ha sede il Comune. 
Girando in centro ammiriamo anche la chiesa parrocchiale dei santi Fermo e Rustico, del XV secolo, costruito sui resti di un precedente luogo di culto. 
La nostra giornata a Carpaneto continua con un viaggio nel viaggio: decidiamo di fermarci presso il Ristorante Pizzeria Bellaria, in localit&amp;amp;#224; Caminata di Ciriano, dove ci accoglie un’atmosfera piacevolissima e famigliare, che affonda le radici sia nelle tradizioni del territorio, che in quelle irlandesi e americane. Il merito &amp;amp;#232; dei titolari Mario Umberto Matassa, il cuoco, e di Elena Leoni, che gestiscono il ristorante da quasi due anni con grande entusiasmo e fantasia. “Io sono di Belfast, i miei genitori facevano i ristoratori. Poi ho girato il mondo, lavorando nella ristorazione anche a New York e Philadelphia. Faccio tuttora il giornalista gastronomico, scrivo di cucina italiana per delle riviste inglesi, e ho pubblicato un libro, “Tuscany”, dedicato alla cucina toscana”, ci racconta il signor Mario. 
Una buona parte del nostro gruppo opta per le pizze e per le fantastiche focacce: la star incontrastata &amp;amp;#232; la focaccia Bellaria, farcita di insalata, pomodoro fresco, crudo, mozzarella e origano. Riscuotono grande successo anche l’American Cheese Steak Focaccia e la focaccia Greca, cos&amp;amp;#236; come gli hamburger. Ma non sono meno succulenti nemmeno i piatti della tradizione: iniziamo, infatti, con dei salumi misti, gustando anche il prosciutto crudo di Parma e la coppa piacentina. Tra i primi, tutti preparati con la pasta fatta in casa, scegliamo gli anolini in brodo, i tortelli classici, i pisarei e fas&amp;amp;#242; e spaziamo anche tra i risotti, uno pi&amp;amp;#249; succulento dell’altro. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini della zona, provenienti da cantine vicine. Proseguiamo con dei saporiti piatti di carne, gustando delle tagliate e dei filetti di autentica carne irlandese, proveniente da un allevamento biologico. La nostra giornata si conclude tra le dolci tentazioni della casa, tra cui il tiramis&amp;amp;#249; e il Dolce Bellaria, ma anche delle specialit&amp;amp;#224; come l’American Apple Pie e la New York Cheescake.
Torneremo di sicuro qui, sia per una bella giornata da passare nella Riserva Naturale Geologica del Piacenziano, che per goderci, nell’ampio dehor estivo, quell’aria fresca e leggera che d&amp;amp;#224; il nome al Ristorante Bellaria, dove potremo assistere anche a delle serate di musica dal vivo.

Francesca Bertha 

PER INFORMAZIONI:
www.comune.carpaneto.pc.it
Ristorante Pizzeria Bellaria
Loc. Ciriano, Carpaneto Piacentino
Tel.: 0523/850539
Facebook: Ristorante Pizzeria Bellaria
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12085.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Un "castle tour" che inizia in Lombardia e finisce in Iralnda: una giornata a Carpaneto Piacentino&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 13 Feb 2014 14:23:42 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12085.ashx</guid></item><item><title>Gita al castello, dove la storia si gusta a tavola: un weekend a Lodi, Lodi, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11747.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11747.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11747/123787.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa volta abbiamo deciso di seguire le orme di Napoleone, “conquistando” una bellissima citt&amp;amp;#224; d’arte che si trova sulle rive del fiume Adda. Il fascino di questi luoghi era conosciuto gi&amp;amp;#224; ai Celti Boi, il cui antico villaggio, Laus Pompeia, sorgeva proprio qui. In epoca romana la citt&amp;amp;#224; era un fiorente borgo commerciale ed agricolo grazie alla sua posizione strategica. La Lodi di oggi fu per&amp;amp;#242; fondata dall’imperatore Federico il Barbarossa il 3 Agosto 1158, dopo che nel 1111 Laus Pompeia fu rasa al suolo dai milanesi.
Il nostro weekend lodigiano inizia dal centro storico, dove ci sistemiamo in due delle dieci camere arredate con gusto e dotate di aria condizionata e di ogni comfort dell’Albergo Ristorante Castello, situato proprio di fronte al maniero visconteo, oggi sede della Questura. Cos&amp;amp;#236; le nostre prime foto immortalano proprio il simbolo della citt&amp;amp;#224;: l’alto e massiccio Torrione del castello. Accanto al castello si estende il vasto Parco dell’Isola Carolina, un’oasi verde con piante anche di notevole interesse botanico.
Lodi &amp;amp;#232; anche un po’ la citt&amp;amp;#224; dei miracoli: il Tempio Civico dell’Incoronata sorge sul luogo dove un tempo c’era un postribolo, con accanto un’immagine della Madonna. A questa immagine sono attribuiti diversi eventi miracolosi a seguito dei quali la popolazione devota decise di erigere il Tempio. Presso la Chiesa di Santa Maria Maddalena si venera invece un Crocifisso miracoloso, ritrovato intatto fra i piloni di un ponte dopo una piena dell’Adda.
Una delle chiese pi&amp;amp;#249; vaste della Lombardia &amp;amp;#232; il Duomo di Lodi, che iniziarono a costruire lo stesso giorno in cui il Barbarossa ha rifondato la citt&amp;amp;#224;. Dedicata alla Vergine Assunta, la Basilica domina la suggestiva Piazza della Vittoria e custodisce notevoli opere d’arte, tra cui un polittico di Callisto Piazza.  
E’ una splendida incompiuta invece la Chiesa di San Francesco, la cui imponente facciata in cotto non &amp;amp;#232; mai stata completata. Al suo interno sono conservate le spoglie di diversi personaggi illustri, tra cui quelle della poetessa Ada Negri. 
Arrivando cos&amp;amp;#236; ai tempi di Napoleone, giungiamo al bellissimo Ponte sull’Adda, nei pressi del quale si svolse nel 1796 la celebre Battaglia del Ponte di Lodi, in cui il Bonaparte sconfisse gli austriaci. L’importante evento storico &amp;amp;#232; ricordato da una lapide, ma anche da un dipinto di Giuseppe Pietro Bagetti. Attraversando il ponte odierno, costruito nel 1864 sul luogo dell’originale ponte di legno,  si apre un suggestivo panorama sull’Adda, che comprende anche le piste ciclabili lungo il fiume. 
La produzione artistica lodigiana si estende anche alle famose ceramiche Vecchia Lodi, che oggi si possono ammirare al Museo Civico, oltre che presso la fabbrica Ceramica Artistica Lodigiana di Via San Fereolo, dove si organizzano visite e laboratori sulla ceramica per bambini.
Dopo questa bella passeggiata ritorniamo alla nostra dimora dove ci aspetta una succulenta cena presso il Ristorante Castello. “Gestiamo il locale da trentacinque anni, e oltre a molti piatti legati al territorio, offriamo anche numerose specialit&amp;amp;#224; a base di pesce. Tra i nostri piatti forti ci sono sicuramente i risotti, e la prima domenica del mese organizziamo il brunch”, ci racconta il signor Francesco, il titolare che gestisce il locale da trentacinque anni con la moglie Tiziana e il figlio Alessandro. 
Iniziamo con il polpo con le patate e l’insalata di seppie e cannellini, ma gustiamo anche le acciughe del Cantabrico con burro e crostini. I nostri amici che prediligono la carne, non resistono al mitico culatello di Zibello, ma anche le polpettine di salsiccia nella verza fanno proseliti. Un’amica vegetariana prende lo sformato agli asparagi con fonduta. Proseguiamo con i fantastici paccheri gratinati ripieni di aragosta con salsa di scampi, e con gli spaghetti al riccio di mare e i tagliolini neri con rag&amp;amp;#249; di seppia. Una parte del nostro gruppo opta per gli ottimi risotti, tra cui quello con salsiccia e zafferano. Tra i secondi piatti scegliamo il fritto di calamaretti e filetti di triglia, il baccal&amp;amp;#224; mantecato, ma anche il filetto di branzino pescato alla griglia riscuote grande successo. Gli amici “carnivori” spaziano invece tra il filetto di scottona piemontese alla griglia, la tagliata di Angus americano al rosmarino, e il filetto alla Rossini. Alcuni ragazzi scelgono il maxi hamburger di black Angus con formaggio e bacon croccante, mentre una nostra amica &amp;amp;#232; entusiasta del controfiletto di agnello bretone al forno.
Ci resta ancora molto da scoprire in questa bella citt&amp;amp;#224;, e sar&amp;amp;#224; un grande piacere farlo le prossime volte partendo sempre dalla nostra dimora di fronte al Torrione. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.lodi.it
www.hotelcastellolodi.it
Hotel Ristorante Castello 
Piazza Castello, 2 Lodi (LO)
Tel.: 0371/420396
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11747.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Gita al castello, dove la storia si gusta a tavola: un weekend a Lodi&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 08 Apr 2013 14:56:44 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11747.ashx</guid></item><item><title>Un weekend da re, tra arte, storia e buona tavola: gita a Venaria Reale, Venaria Reale, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11744.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11744.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11744/123739.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Passare un paio di giorni come ospiti delle sovranit&amp;amp;#224; piemontesi presso la loro residenza di caccia, lasciare che l’arte e la bellezza ci riempiano gli occhi e ci allietino il cuore, rilassarci tra le siepi e le rose dell’immenso giardino, deliziarci con prelibatezze ispirate al territorio ed elevate a un livello artistico: se fino a qualche tempo fa tutto ci&amp;amp;#242; era privilegio di pochi, oggi &amp;amp;#232; alla portata di tutti. “Regalit&amp;amp;#224; e piacere di vivere. Questa &amp;amp;#232; la Venaria Reale”, dice lo slogan, che ogni momento del nostro weekend confermer&amp;amp;#224; appieno, a partire dalla nostra “dimora”: le camere, arredate con fresca eleganza e dotate di ogni comfort, del B&amp;amp;amp;B La Finestra sulla Reggia, collegato al Ristorante Il Convito della Venaria. Come suggerisce il nome della struttura, le finestre danno proprio sulla Torre dell’Orologio, ovvero sull’entrata della Reggia.
Dopo esserci sistemati, partiamo per il nostro tour regale tra storia e magnificenza. La Reggia di Venaria, costruita tra il 1658 e il 1679 su progetto di Amedeo di Castellamonte, e con il prezioso contributo anche dell’architetto Filippo Juvarra, a cui si deve tra l’altro la Galleria Grande, &amp;amp;#232; un capolavoro del barocco internazionale. Voluto dal duca Carlo Emanuele II, l’edificio era la base della famiglia reale durante le battute di caccia: da qui il nome Venaria, ovvero reggia venatoria. 
Il nostro percorso inizia dai sotterranei passando attraverso le storie, gli usi e i costumi dell’epoca sabauda, per poi giungere al piano nobile delle sale arricchite con meravigliosi stucchi e decorazioni pittoriche. Visitiamo anche la Cappella di Sant’Uberto, costruita tra il 1716 e il 1729 su progetto di Juvarra. 
Al complesso appartengono anche i vastissimi giardini situati su tre livelli in cui si trovano tra l’altro la peschiera grande, il giardino delle rose e gli insediamenti archeologici della Fontana d’Ercole. 
La nostra giornata continua tra i colori e i sapori dell’arte culinaria presso il Convito della Venaria, dove ad accoglierci con grande gentilezza e simpatia sono i titolari Lucia Basta e lo chef Christian Contu. Dal nostro tavolo si apre una magnifica vista sulla Reggia avvolta nelle luci serali, che ammiriamo sorseggiando un aperitivo. La nostra cena gourmet inizia con la battuta di manzo con rape rosse, caprino in crema e pepi: uno squisito esempio di come la cucina del territorio pu&amp;amp;#242; essere interpretata con fantasia e originalit&amp;amp;#224;. Proseguiamo con l’uovo in forma dal tuorlo fondente su zabaione di grana padano e nocciole tostate, un altro piatto che testimonia l’estro dello chef, i cui accostamenti di sapori sono sempre delicati e sublimi. I nostri amici che prediligono il pesce, scelgono i gamberi rossi di Sicilia leggermente affumicati con morbido di patate e agrumi, e proseguono con polenta, ostriche e cipolla rossa. Il fascino &amp;amp;#232; anche nei dettagli: il pane fatto in casa viene servito su una lastra di pietra di Luserna, e per le portate di consistenza pi&amp;amp;#249; delicata abbiamo uno speciale cucchiaio salsa, che da un lato somiglia a un coltello. Continuiamo con gli agnolottini del plin alle erbe aromatiche su crema di cavolfiore, serviti in un bel barattolo che li tiene caldi e richiama le atmosfere casalinghe di una volta. Nella scelta delle pietanze il nostro gruppo si divide tra il baccal&amp;amp;#224; Morro con crema di fagioli e pomodori passiti, e il “Giocando con...cervo, vitello e turgia”. La dolce conclusione della cena ci vede gustare la cr&amp;amp;#233;me caramel, mentre i nostri amici si lasciano tentare dal soffice di arance amare con croccante di mandorle. 
L’indomani mattina visitiamo il Castello della Mandria e il suo parco, dove vengono organizzate anche gite a cavallo e in carrozza. Ritornando in centro, facciamo una passeggiata nel borgo storico, la cui forma richiama il collare dell’Annunziata, simbolo della casa sabauda e visitiamo la chiesa della Nativit&amp;amp;#224; di Maria Vergine. 
Il languorino del mezzogiorno ci riporta presso il Convito della Venaria. “Da noi la cena gourmet e il bistrot del pranzo seguono due impostazioni nettamente distinte, sebbene anche i piatti del mezzogiorno siano frutto della stessa cura e fantasia che caratterizza la cena. Ma a pranzo lo stile &amp;amp;#232; pi&amp;amp;#249; leggero e il costo &amp;amp;#232; accessibile a tutti, esattamente quel che cercano i turisti tra una visita e l’altra”, ci spiega Lucia. 
Cominciamo con il morbido di Castelmagno con composta di sedano al pepe nero e pan croccante, e dopo gustiamo gli ottimi malfatti caserecci con rag&amp;amp;#249; di coniglio, olive taggiasche e ricotta stagionata. Il bunet con panna montata e amaretti sbriciolati ci dar&amp;amp;#224; la dolce carica per proseguire la giornata visitando alcune delle mostre d’arte allestite presso la Reggia: quella dedicata a Lorenzo Lotto e l’esposizione di Roberto Capucci, “La ricerca della regalit&amp;amp;#224;”. 
Ci rimane ancora molto da scoprire in questa bella citt&amp;amp;#224;, e anche le prossime mostre saranno per noi di sicuro richiamo sotto la Torre dell’Orologio.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.venariareale.to.it
www.lavenaria.it
www.ilconvitodellavenaria.it
Il Convito della Venaria
Via Andrea Mensa, 37/G Venaria Reale (TO)
Tel.: 011/4598392
Facebook: Il Convito Della Venaria
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11744.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Un weekend da re, tra arte, storia e buona tavola: gita a Venaria Reale&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sun, 07 Apr 2013 18:22:57 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11744.ashx</guid></item><item><title>Una giornata tra evoluzioni di danza, silenzio certosino e buona tavola: gita a Collegno, Collegno, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11755.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11755.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11755/123864.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bastano pochissimi minuti da Torino, volendo anche in metropolitana, per passare una giornata tra spettacoli di danza di altissimo livello, passeggiate tra antiche specie arboree e monumenti storici che richiamano alla memoria i tempi in cui le vie da noi percorse erano popolate dai Cavalieri della Santissima Annunziata. Collegno era un importante punto di riferimento dei viaggiatori gi&amp;amp;#224; in epoca romana, quando divenne una stazione di posta lungo la via del Moncenisio per la Francia. 
Una delle prime mete della nostra gita &amp;amp;#232; la Certosa Reale, nel cui chiostro un tempo si svolgeva lo “spaziamento”: la passeggiata durante la quale, una volta alla settimana, i monaci potevano parlare liberamente con i confratelli. Dopo essere stata sede del Regio Manicomio e poi dell’Ospedale Psichiatrico, oggi la struttura &amp;amp;#232; rinata grazie a un accurato lavoro di riqualificazione.
La costruzione della certosa fu commissionata nel 1641 da Cristina di Francia, sul modello architettonico della Grande Chartreuse di Grenoble. Si narra che fu proprio a seguito di un pellegrinaggio presso la casa madre dell’Ordine dei Certosini che lei fece voto solenne di erigere una certosa presso Torino. 
Tra i monumenti pi&amp;amp;#249; noti dell’ex certosa c’&amp;amp;#232; il Portale di Juvarra, realizzato dall’archietto nel 1737. All’interno del complesso ammiriamo anche gli affreschi ottocenteschi della Chiesa dell’Annunziata. Passato, presente e futuro convivono benissimo in questi luoghi: la Lavanderia a Vapore, costruita negli anni immediatamente successivi al 1855, periodo in cui il sito inizi&amp;amp;#242; ad ospitare i malati psichiatrici, oggi &amp;amp;#232; un eccellente centro culturale che d&amp;amp;#224; luogo a spettacoli di danza di rilevanza internazionale. 
L’arte ha trovato ispirazione perfino nelle vicende di cronaca della citt&amp;amp;#224;: il dramma del 1929 di Luigi Pirandello, “Come tu mi vuoi”, cos&amp;amp;#236; come il film del 1962 “Lo smemorato di Collegno”, con protagonista Tot&amp;amp;#242;, sviluppano una storia realmente accaduta nel 1926, quando un soldato, sofferente di amnesia, una volta tornato dalla guerra, non seppe riconoscere i propri familiari.
Collegno &amp;amp;#232; una meta indicata anche per gli amanti della natura: il vastissimo parco della Certosa Reale &amp;amp;#232; un’oasi attraversata da viali alberati con specie rare e dotato di strutture sportive e ricreative, molto amate dal pubblico.
Dopo questa lunga passeggiata, ci aspetta una bella serata all’insegna dei sapori del territorio: decidiamo infatti di cenare presso la Trattoria La Casa di Bacco, in via Verdi. Entrando, ci fanno subito sognare gli affreschi sulle pareti, ritraenti le dolci colline piemontesi, ma notiamo con piacere anche le numerose bottiglie di vino esposte, insieme ai coloratissimi barattoli di sfiziose conserve. Ad accoglierci con grande gentilezza &amp;amp;#232; la signora Ernesta, che da otto anni gestisce con amore ed entusiasmo il locale insieme alla sorella Silvana e con Ramona e Giulia.
“Siamo uno staff molto affiatato e tutto al femminile. Per me &amp;amp;#232; stato un traguardo importante creare questo clima di armonia in cui oggi lavoriamo tutte col sorriso. Prima gestivo un altro ristorante nel centro di Torino, ma questo locale, situato in provincia, mi ha permesso di conciliare maternit&amp;amp;#224; e lavoro: restando aperti di sera solo gioved&amp;amp;#236;, venerd&amp;amp;#236; e sabato, mi rimane il tempo necessario per stare con i miei figli, di 12 e di 14 anni”, ci racconta la signora Ernesta, che ha creato un locale dove questa armonia traspare da ogni dettaglio, tra cui l’ambiente famigliare e la freschezza dei piatti, sempre abbondanti e basati sulla stagionalit&amp;amp;#224;. 
La nostra cena inizia con un ricco antipasto piemontese, che oltre al vitello tonnato, le acciughe al verde e ai peperoni al brusco contempla anche una squisita insalata di musetto con fagioli e cipolle, e la giardiniera di verdure al tonno. Proseguiamo con gli gnocchi di patate con pomodoro e salsiccia: gustosissimi, si sciolgono in bocca. Alcuni di noi scelgono i tagliolini con verdure e gli gnocchi con barbabietola e gorgonzola, ma anche le calde e rassicuranti zuppe di legumi fanno proseliti. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; di autentica cucina casalinga con dei vini selezionati tra circa 150 etichette, tra cui molte piemontesi. Tra i secondi gustiamo un’eccellenza della cucina locale: la carne cruda di fassone alla tartara, oltre alla tagliata di fassone. Una parte del nostro gruppo opta per lo stinco di maiale al forno con patate e piace molto anche il fricand&amp;amp;#242; di vitello con funghi porcini.
Infine, non resistiamo certo ai buonissimi dolci fatti in casa, tra cui la panna cotta, il bunet e la torta di nocciole con lo zabaione al Moscato, oltre alle crostate fatte con le marmellate della casa. Marmellate, di cui prima di andar via, facciamo anche scorta, cos&amp;amp;#236; come di diverse altre conserve, ma non solo: possiamo portar via anche la bottiglia di vino che non abbiamo finito. 
Torneremo senz’altro volentieri qui, magari in occasione di una delle serate a tema dedicate al fritto misto, alla bagna cauda o al bollito misto.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.collegno.gov.it
www.lavanderiaavapore.it
www.lacasadibaccoristorante.com
Ristorante La Casa di Bacco
Via Verdi, 67 Collegno (TO)
Tel.: 011/4154879
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11755.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Una giornata tra evoluzioni di danza, silenzio certosino e buona tavola: gita a Collegno&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 10 Apr 2013 18:37:29 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11755.ashx</guid></item><item><title>Un weekend a Crema, tra arte, mistero e i miracoli della buona tavola, Crema, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11698.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11698.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11698/123221.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se la nostra gita fosse avvenuta duemila anni fa, anzich&amp;amp;#233; passare dalla Strada Statale Paullese, che collega Milano con Crema, avremmo fatto come gli indiani d’America: saremmo arrivati qui a bordo di slanciate canoe, o meglio delle piroghe, ricavate dal tronco di un albero. Pagaiando per i numerosi corsi d’acqua che all’epoca caratterizzavano questo territorio, avremmo raggiunto la nostra meta ammirando quel paesaggio di cui oggi ci parlano i libri di storia: per gran parte sommerso dalle acque degli attuali fiumi Serio, Adda e Oglio, ma anche da canali, rogge e fontanili che ritirandosi, cedettero il posto alle terre emerse come l’Insula Fulcheria, un’isola circondata dal Lago Gerundo. Oggi non c’&amp;amp;#232; pi&amp;amp;#249; n&amp;amp;#232; l’isola, n&amp;amp;#232; il lago, ma incredibilmente sono rimaste le piroghe, che oggi si possono osservare presso il Museo Civico di Crema, nella cui sezione dedicata all’Archeologia fluviale sono esposte tredici piroghe del III secolo d.C., realizzate in legno di quercia, rinvenute nel letto dei fiumi Adda, Oglio e Po in condizioni quasi perfette.
Arrivando a Crema ci sistemiamo in una delle spaziose camere ricche di charme e dotate di ogni comfort della Locanda Ombrianello, situata all’interno del Podere d’Ombriano, dove si trova anche il Golf Crema Resort. 
Partendo alla scoperta della citt&amp;amp;#224;, ci addentriamo nella sua emozionante storia spirituale, ricca di eventi straordinari. Addirittura, nel 1490 il filo religioso s’intrecci&amp;amp;#242; con quello tragico di un giallo. Le cronache dell’epoca narrano come un pregiudicato bergamasco avesse ucciso la giovane moglie Caterina degli Uberti, esponente di una famiglia benestante di Crema. La donna, gravemente ferita, preg&amp;amp;#242; la Madonna affinch&amp;amp;#233; le venissero impartiti i sacramenti prima di spirare, e cos&amp;amp;#236; avvenne: le apparve una donna vestita poveramente che le disse: “Sono colei che hai chiamato”. Le emorragie cessarono per il tempo necessario per portare la moribonda alla parrocchia per i Santi Sacramenti. Sul luogo del delitto fu posta una croce di legno, e a seguito di ulteriori miracoli, tra cui la guarigione di un bambino, dal 1490 al 1500  fu costruito il Santuario di Santa Maria della Croce. 
Durante la nostra passeggiata per le vie intrise di storia ammiriamo anche molti edifici civili, tra cui il palazzo comunale con l’arco detto il Torrazzo, il Palazzo Pretorio e la sua torre medievale, e il Palazzo Vescovile. Tra le numerose splendide chiese che visitiamo la pi&amp;amp;#249; antica &amp;amp;#232; il Duomo, di stile gotico lombardo, sorto sul luogo dove gi&amp;amp;#224; nel XI secolo si ergeva una grande chiesa.
Restiamo nel centro storico anche per cena, scegliendo per la nostra serata il Ristorante Botero, in via del Ginnasio, a due passi dal Duomo. Ci accomodiamo nell’accogliente sala, la cui calorosa eleganza ci affascina subito: l’ambiente raffinato rispecchia l’anima della citt&amp;amp;#224;, e grazie alle mostre temporanee, anche lo spirito giovane e fresco del locale. “Portiamo in tavola i sapori tradizionali, ma rivisitati con passione e maestria dal nostro chef Lorenzo Adobati. Le nostre principali specialit&amp;amp;#224; sono i piatti di pesce, e valorizziamo anche alcuni prodotti tipici del territorio come i tortelli e il formaggio Salva cremasco, tenendo sempre conto della stagionalit&amp;amp;#224; e garantendo l’assoluta freschezza di ogni piatto”, ci spiega il signor Marco, che ci accoglie in sala con grande gentilezza.
Iniziamo con uno squisito sformatino di broccoletti con fonduta e cialda di Grana Padano, assaggiando anche i bocconcini di tonno fresco marinato alla soia con carpaccio di finocchi e arance rosse. Facciamo seguire questo delizioso antipasto dai tipici tortelli cremaschi pizzicati a mano e dalla crema di patate con bottarga di Muggine e scampi scottati. Annaffiamo queste prelibatezze con degli ottimi vini scelti tra le circa cento etichette disponibili, e continuiamo la cena con delle specialit&amp;amp;#224; di pesce che ogni giorno variano in base alla disponibilit&amp;amp;#224; del pescato. I nostri amici “carnivori” prediligono invece lo stracotto di guancia di manzo al vino rosso con polenta di storo. Infine, non resistiamo certo alla dolce tentazione dei dessert della casa, tra cui il gelato al fior di latte con miele di castagno e croccante, e uno sfizioso semifreddo al torrone di Alicante con crema alla nocciola e pepite di cioccolato bianco.
Il weekend a Crema ci ha arricchiti di una serie di piacevoli esperienze che speriamo di poter rivivere presto: la prossima occasione potrebbe essere il battesimo della bimba di una nostra amica, da festeggiare con i sapori prelibati del Ristorante Botero.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.crema.cr.it
www.ristorantebotero.it
www.locandadiombrianello.it
Ristorante Botero
Via del Ginnasio, 4 Crema
Tel.: 0373/87911
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11698.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Un weekend a Crema, tra arte, mistero e i miracoli della buona tavola&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sun, 17 Mar 2013 14:21:49 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11698.ashx</guid></item><item><title>Sapore di mare tra il castello, il santuario e la casa degli elfi: una giornata a Truccazzano, Truccazzano, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11757.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11757.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11757/123885.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un borgo medievale immerso nel verde del paesaggio fluviale del Parco Adda Nord, dove le testimonianze storiche e artistiche convivono con quelle della vita contadina di una volta in un piacevolissimo contesto naturale: ecco come si presenta oggi Truccazzano, comune situato nella Martesana, a pochi chilometri da Milano. Se oggi questo grazioso luogo &amp;amp;#232; anche meta di molte famiglie per una tranquilla gita domenicale in bicicletta, ben diversa era la situazione nell’antichit&amp;amp;#224;: chi ci aveva preceduto da queste parti, ci era venuto a bordo di canoe preistoriche, visto che un ampissimo territorio tra l’Adda e il Serio era coperto dal Lago Gerundo, un vasto specchio d’acqua salmastra. Nel lago viveva un terribile drago di nome Tarantasio il quale, quando gli veniva fame, si avvicinava alle rive e faceva strage di uomini mentre il suo alito asfissiante ammorbava l’aria circostante. Il drago, ucciso non si sa bene se dal capostipite dei Visconti o da San Cristoforo, &amp;amp;#232; ricordato da diversi toponimi della zona.
Pare ci fosse ancora il lago, quando nel 1158 Federico Barbarossa, in procinto di assediare Milano, attravers&amp;amp;#242; l’Adda con il suo esercito al guado di Corneliano, oggi frazione di Truccazzano. Successivamente il Barbarossa ci torn&amp;amp;#242; e per un breve periodo si accamp&amp;amp;#242; nella localit&amp;amp;#224; di fondazione romana e sede di una pieve. Tra le prime mete della nostra gita &amp;amp;#232; infatti il castello di Corneliano Bertario, edificato nelle sue parti pi&amp;amp;#249; antiche, come la torre quadrata sull’angolo della piazza, verso la fine del Trecento, mentre il resto del suggestivo edificio fu costruito tra il Quattro- e il Cinquecento. Il borgo medievale, dove visitiamo anche la pieve risalente al VII secolo, ogni anno ospita una rievocazione storica con cortei in costume e tornei. 
Spostandoci verso il centro di Truccazzano, scopriamo che la vicinissima frazione Rezzano &amp;amp;#232; sede di un importante Santuario, menzionato gi&amp;amp;#224; in un documento del 1570. Diversi anni prima infatti, nei dintorni ci fu un’apparizione mariana. A vedere la splendida signora discesa dal cielo furono due poveri contadini, a cui la Vergine chiese di andare dal parroco e di dirgli di collocare presso Rezzano una sua sacra immagine. Il parroco, all’inizio diffidente, credette all’apparizione solo quando i due contadini tornarono da lui con in mano un rametto secco, raccolto da terra dalla Madonna, che una volta data al prete, fior&amp;amp;#236;. 
Nella piazza centrale del paese una simpatica pecorella gialla, logo dell’Associazione Pro Berot, ci attira in un mondo favoloso che piace moltissimo anche ai bambini che sono con noi. Si tratta di una sorta di museo della vita contadina, allestito in un portico del 1860 con ex stalle e fienile, dove si possono conoscere gli attrezzi utilizzati una volta nei campi e anche imparare come si munge la mucca.
Dopo questo bel giro nelle tradizioni locali &amp;amp;#232; un vero piacere accomodarci presso i tavoli del vicino Ristorante Da Fosca, in via Lombardia. Le accoglienti sale, arredate con stile e con quel tocco marinaro che lascia immaginare gli autentici sapori mediterranei che accompagneranno la nostra serata, insieme alla gentilezza dei titolari, ci mettono subito a nostro agio. “Crediamo nel valore del piacere della buona tavola e della convivialit&amp;amp;#224;. Per le nostre specialit&amp;amp;#224; di pesce scegliamo materie prime genuine, di qualit&amp;amp;#224;, tutelando anche la variet&amp;amp;#224; della cucina tradizionale marinara. Il buon cibo trasmette piacere, conoscenza e benessere”, ci spiega la signora Fosca, che gestisce il ristorante da sei anni insieme al marito Antonio, il cuoco. “Oltre a cenare alla carta, da noi &amp;amp;#232; anche possibile prendere un aperitivo al bar, pranzare a prezzo fisso o addirittura organizzare delle feste e cerimonie con men&amp;amp;#249; personalizzabili”, aggiungono. 
Iniziamo con l’antipasto Fosca, che comprende cinque sfiziosi assaggi tra cui il polipo con le patate, le alici marinate, il salmone, il pesce spada e il tonno affumicati della casa, oltre alle capesante gratinate. Su prenotazione sono anche disponibili crudit&amp;amp;#224;, zuppe di pesce e catalane. Proseguiamo con la chitarra allo scoglio e con gli spaghetti con vongole e bottarga di Muggine. I nostri amici optano invece per il risotto alla pescatora, ma anche le linguine all’astice fanno proseliti. Continuiamo con una vera prelibatezza della casa, il misto di crostacei alla catalana, mentre il resto del gruppo sceglie delle ricche grigliate miste di pesce e il fritto misto con verdure.
Infine, cediamo volentieri alla dolce tentazione dei dessert fatti in casa, tra cui il tiramis&amp;amp;#249; e lo squisito salame di cioccolato con le mandorle. 
Tra i tanti motivi che ci faranno presto ripetere questa bella gita fuori porta, per i bambini c’&amp;amp;#232; sicuramente la visita alla Casa degli Elfi presso l’ex fienile, mentre per i grandi saranno irresistibili le serate gastronomiche del Ristorante da Fosca, che l’ultimo gioved&amp;amp;#236; di ogni mese invitano a compiere un viaggio culinario nelle varie regioni italiane.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.truccazzano.mi.it
www.ristorantedafosca.com
Ristorante Trattoria Da Fosca
Via Lombardia, 13 Truccazzano (MI)
Tel.: 02/95838338
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11757.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Sapore di mare tra il castello, il santuario e la casa degli elfi: una giornata a Truccazzano&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 15 Apr 2013 23:50:36 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11757.ashx</guid></item><item><title>La gita che ci aveva consigliato Francesco Petrarca: una giornata a Pavia, Pavia, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11697.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11697.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11697/123207.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se il Naviglio fosse navigabile come era stato fino a circa sessant’anni fa, saremmo potuti arrivare a Pavia anche in barca. Mentre ci avviciniamo alla citt&amp;amp;#224; che intorno al ‘600 si chiamava Papia, ed era la capitale del regno dei longobardi, immaginiamo un percorso romantico che forse tra qualche tempo si potr&amp;amp;#224; realizzare davvero: dopo la partenza dalla Darsena di Milano, la nostra barca scenderebbe lungo il Naviglio Pavese attraversando il tranquillo paesaggio padano, e una volta arrivata in citt&amp;amp;#224;, farebbe un giro sul fiume Ticino, passando sotto lo spettacolare Ponte Coperto. 
In attesa di tornare qui via acqua, siamo molto contenti di visitare Pavia essendoci giunti in auto, durante una soleggiata giornata i fine inverno. Chi ci &amp;amp;#232; stato, lo sa: Pavia &amp;amp;#232; molto bella, infatti lo pensava perfino Francesco Petrarca. In una sua lettera indirizzata a Giovanni Boccaccio, il poeta del Canzoniere parla con entusiasmo della citt&amp;amp;#224;, di cui racconta che erge al cielo le sue molte torri e gode della duplice vista delle Alpi e degli Appennini, oltre ad essere allietata dalle placide acque del Ticino. Petrarca parla anche del grande castello di Galeazzo, e del ponte di marmo sul Ticino. 
Il famoso Ponte Coperto ci affascina molto, e scopriamo che pur essendo stato costruito sulle stesse basi, non &amp;amp;#232; lo stesso ponte che conosceva il Petrarca. Infatti, il ponte trecentesco, a sua volta costruito sui ruderi di un antico ponte romano, fu poi ampliato e modificato diverse volte nel corso della storia, fino ad essere gravemente danneggiato durante la seconda guerra mondiale, e infine demolito e ricostruito ex novo. Il ponte che oggi ammiriamo, inaugurato nel 1951, collega la citt&amp;amp;#224; al caratteristico Borgo Ticino, dove si trova anche la statua in bronzo di una lavandaia, che ricorda il suggestivo Vicolo Lavandai di Milano.  
Percorrendo gli ampi viali, realizzati sul tracciato delle antiche mura che circondavano Pavia, e addentrandoci nelle caratteristiche stradine, respiriamo l’aria di una citt&amp;amp;#224; a misura d’uomo e carica di storia e di cultura, anche in quanto importante centro universitario. Oltre a visitare alcune delle chiese pi&amp;amp;#249; importanti, tra cui la Basilica di San Michele, dove fu incoronato Federico Barbarossa, o come il Duomo, imponente edificio religioso la cui cupola &amp;amp;#232; la terza in Italia per dimensioni, facciamo anche uno strappo appena fuori citt&amp;amp;#224;, per ammirare la Certosa di Pavia, monumento di infinita ricchezza artistica e storica, costruita per volont&amp;amp;#224; di Gian Galeazzo Visconti, che pose simbolicamente la prima pietra del cantiere nel 1396. 
Restiamo immersi nell’arte anche durante la nostra cena, grazie alle opere di Marco Lodola esposte nell’elegante sala del Ristorante Peo, all’interno del palazzo d’epoca dell’Hotel Moderno, in prossimit&amp;amp;#224; di Piazza Minerva. I colori caldi della sala, arredata con grande stile, fanno da sottofondo al piacere dei sapori autentici del territorio. “Gestiamo questo ristorante da circa un anno, mentre la nostra Osteria della Madonna, in centro, oggi curata da mia figlia Valentina, ha ormai quarant’anni di vita”, racconta il signor Peo.
Iniziamo con un ricco antipasto di salumi misti della zona, a cui facciamo seguire gli squisiti gnocchi di zucca. Gustiamo anche un ottimo risotto con l’ossobuco, mentre i nostri amici scelgono vari altri tipi di risotti, di cui il ristorante offre una vasta scelta. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con dei vini selezionati tra numerose etichette e proseguiamo con i bolliti misti e gli stracotti, mentre una parte del gruppo sceglie invece il filetto alla Wellington. 
Infine, cediamo volentieri alle dolci tentazioni dei dessert della casa, tra cui la torta di cioccolato storica e la tarte tatin di pere.
Dopo questa bella giornata possiamo solo dire di essere pienamente d’accordo con Francesco Petrarca: Pavia &amp;amp;#232; davvero una citt&amp;amp;#224; bellissima. Visitarla &amp;amp;#232; stata un’esperienza che ci ha arricchiti e che ripeteremo senz’altro presto. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.pv.it
www.hotelmoderno.it
Ristorante Peo
Viale Vittorio Emanuele II, 29 Pavia
Tel.: 0382/538449
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11697.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;La gita che ci aveva consigliato Francesco Petrarca: una giornata a Pavia&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 16 Mar 2013 16:10:04 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11697.ashx</guid></item><item><title>Una pellicola storica con scene di arte, amore e buona tavola: gita a Melzo, Melzo, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11685.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11685.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11685/123057.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi visitare Melzo coincide quasi sempre col vivere l’emozione di un bel film, dato che una delle maggiori attrazioni della citt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; il cinema multisala Arcadia, progettato da Giancarlo Marzorati che ha creato un colosso architettonico pi&amp;amp;#249; volte paragonato a una moderna cattedrale, una struttura che per la prima volta in Italia ha introdotto il concetto di multiplex.
Ma basta fare un giretto nella citt&amp;amp;#224;, ricordata gi&amp;amp;#224; dallo scrittore romano Plinio il Vecchio, per renderci conto che anche la sua storia &amp;amp;#232; come un film, a tratti d’azione, a tratti romantico. Mentre le guerre che nel Quattrocento facevano di Melzo una zona strategica dei combattimenti tra il Ducato visconteo-sforzesco e la Serenissima potrebbero essere oggi immaginate come un colossal, la storia di Agnese Pasta, leggendaria eroina che guid&amp;amp;#242; una rivolta femminile pro-sforzesca contro i soldati veneziani protestando contro la miseria e le violenze, potrebbe diventare un film drammatico. Nel cartellone della storia melzese c’&amp;amp;#232; spazio anche per il romanticismo: nel 1474 la bella nobildonna Lucia Marliani, sposata, divenne l’amante del duca Galeazzo Maria Sforza da cui l’anno successivo ebbe un figlio. Nello stesso anno il duca le assegn&amp;amp;#242; il feudo di Melzo e Gorgonzola coi rispettivi castelli oltre a molti gioielli preziosi. La love story ebbe per&amp;amp;#242; una drammatica conclusione quando nel 1476 Galeazzo Maria Sforza mor&amp;amp;#236; pugnalato. Durante il governo del successore, Ludovico il Moro, la donna perse le ricchezze e le propriet&amp;amp;#224; donatele dal defunto duca. 
Dopo la caduta di Ludovico il Moro per mano dei francesi nel 1499, il marchesato di Melzo, governato da Gian Giacomo Trivulzio, condottiero di Luigi XII, visse un lungo periodo di stabilit&amp;amp;#224; sociale ed economica. 
Uno dei monumenti che visitiamo &amp;amp;#232; infatti il diretto testimone di quel periodo di fasti in cui il casato non lesinava risorse per abbellire le proprie dimore: Palazzo Trivulzio, di impianto medievale, originariamente concepito come castello. Dell’antica struttura oggi sopravvive il possente torrione, oltre agli eleganti portici del cortile.
Durante la nostra passeggiata melzese visitiamo la parrocchiale dei Santi Alessandro e Margherita, dalle suggestive forme quattrocentesche lombarde, ma anche la Torre Civica, un tempo campanile della chiesa di Sant’Ambrogio. Presso la chiesa di Sant’Andrea, nata intorno all’anno Mille come cappella privata, ammiriamo un prezioso ciclo di affreschi, venuti alla luce dopo i recenti restauri, durante i quali fu rinvenuto anche un teschio che potrebbe essere addirittura quello di Galeazzo Maria Sforza. Tra  le preziose opere d’arte si distinguono anche alcuni affreschi di scuola leonardesca.
Dopo questo bel giro, la nostra giornata continua tra le atmosfere fiabesche del Ristorante Pizzeria Il Gatto e la Volpe, situato in via XXIV Maggio, nelle vicinanze del cinema Arcadia. Ci accomodiamo ai tavoli dell’ampia sala e tra i divertenti affreschi iniziamo a studiare il men&amp;amp;#249;, scambiando quattro chiacchiere con il signor Gino, che gestisce il locale dal 1993 con l’aiuto del fratello Damiano e insieme alla compagna Mary, il cuoco Yuri, il pizzaiolo Fabio e la cameriera Patti. “Avevo iniziato come cameriere lavorando presso questo stesso locale, nato negli anni ’80. Quando l’ho rilevato, ho ristrutturato tutto. Oggi le due sale, dotate di forno a legna, sono adatte anche per feste e cerimonie. Le pizze sono uno dei nostri punti di forza, oltre alla qualit&amp;amp;#224; e alla freschezza dei prodotti: prepariamo tutto al momento.”, ci racconta il titolare.
Iniziamo con dei salumi affettati, mentre i nostri amici dall’animo marinaro gustano un bell’antipasto misto di mare. Una parte del nostro gruppo, ragazzi compresi, non resiste alle pizze, e scopriamo cos&amp;amp;#236; che il locale ha vinto il premio di Miglior Pizza della Martesana in occasione di un recente concorso. Sono disponibili tre impasti diversi: oltre a quello normale, c’&amp;amp;#232; anche la pasta verde fatta con gli spinaci e quella di farina integrale, molto gradita da chi sta attento alla linea. La nostra scelta cade sulle fiabesche pizze a tema come la “Fata Turchina”, con bufala, pomodorino fresco, olio e origano, la pizza “Gatto e la Volpe” e la “Pinocchio”. 
Tra le specialit&amp;amp;#224; del ristorante riscuotono grande successo le pennette alla vodka con speck, pomodorini, cipolla rossa di Tropea, pomodoro e panna, ma anche le orecchiette con le cime di rapa fanno proseliti. Piace moltissimo anche la carbonara di mare, fatta con trancio di spada e bottarga. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con dei vini di tendenza delle varie regioni italiane, e proseguiamo con una bella grigliata mista di carne alla brace mentre gli amici che prediligono il pesce optano per dei branzini e orate alla griglia o al forno. 
Infine, il film della nostra giornata melzese ci riserva uno squisito e dolce happy end grazie ai dessert fatti in casa, tra cui il tiramis&amp;amp;#249; e la torta di mandorle, cioccolato e ricotta: verrebbe proprio voglia di fare replay.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:

www.comune.melzo.mi.it
www.pizzeriailgattoelavolpe.it
Ristorante Pizzeria Il Gatto e la Volpe
Via XXIV Maggio, 6 Melzo (MI)
Tel.: 02/9550671
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11685.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Una pellicola storica con scene di arte, amore e buona tavola: gita a Melzo&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 04 Mar 2013 21:16:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11685.ashx</guid></item><item><title>Una giornata tra arte, miracoli e buona tavola: gita a Treviglio</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11632.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11632.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11632/123043.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’erano una volta, nell’alto Medioevo, tre comunit&amp;amp;#224; rurali vicino alle rive del fiume Adda. Sebbene fossero di origini diverse, (gallica, romana e longobarda), decisero di non farsi la guerra, ma di unirsi in un unico comune per difendersi meglio e per condividere i rispettivi prodotti agricoli. Nacque cos&amp;amp;#236; Trevillae, l’attuale Treviglio, citata per la prima volta in un documento nel 964. Il primo nucleo del paese era circondato da mura, con tre porte differenti orientate ognuna verso gli insediamenti originari.
Percorrendo le strade che si snodano tra eleganti palazzi nobiliari e case giardino, si pu&amp;amp;#242; fare un tuffo nella natura visitando il Parco del Roccolo nella zona sud-ovest, mentre restando in centro ci si pu&amp;amp;#242; immergere in un’atmosfera intrisa di leggende e miracoli.
Novant’anni dopo l’apparizione della Madonna nella vicina Caravaggio, avvenuta nel 1432, un miracolo mariano salv&amp;amp;#242; Treviglio dai francesi. Il generale Odet de Foix, in procinto di distruggere la citt&amp;amp;#224;, quando vide un’immagine della Vergine lacrimare presso il monastero delle Agostiniane, depose immediatamente le armi. Oggi la sacra immagine si trova presso il Santuario della Madonna delle Lacrime, eretto a partire dal 1594.
Sebbene le tradizioni religiose unissero Treviglio e Caravaggio, a seminare zizzania tra le due citt&amp;amp;#224; ci era riuscita la Gatta, che in realt&amp;amp;#224; gatta non &amp;amp;#232;, ma un antico cippo di confine raffigurante un piccolo cavallo, chiamato in dialetto “gat&amp;amp;#233;l”. Rinvenuto nel 1393 al confine tra i due comuni, il bassorilievo fu a lungo conteso, ma ad avere la meglio furono i trevigliesi: oggi l’opera &amp;amp;#232; custodita presso il museo civico, mentre una sue fedele copia si trova sulla facciata del palazzo antistante la Basilica di San Martino. Nel 1953 i caravaggini compirono per&amp;amp;#242; un atto goliardico trafugando la copia esposta in piazza. I trevigliesi la ripresero con un giocoso assalto a Caravaggio che consistette in un bombardamento aereo di caramelle, rotoli di carta igienica e galline appese al paracadute.
Tra le numerose bellissime chiese della citt&amp;amp;#224; visitiamo la Basilica di San Martino, edificata nel 1008 e contenente anche un prezioso polittico quattrocentesco. Spostandoci nella zona dell’antico nucleo della citt&amp;amp;#224;, ammiriamo la chiesa di San Maurizio, inglobata a partire dall’Ottocento in una cascina e portata alla luce di recente, insieme a numerosi reperti archeologici della villa romana di Portoli. 
Restiamo nell’affascinante mondo delle tradizioni locali anche per cena, scegliendo l’Usteria della Lella, in via dei Mille, a due passi dal centro. Attratti dall’insegna che recita con simpatia “cucina no-strana”, ci accomodiamo nella caratteristica sala arredata in stile retr&amp;amp;#242; che, insieme al calore dell’accoglienza da parte della titolare ci mette subito a nostro agio. “Il locale &amp;amp;#232; ricavato da un edificio ottocentesco, e anche i tavoli sono quelli da antica osteria”, ci racconta la signora Lella, che aveva creato questo luogo accogliente insieme al compagno Walter, purtroppo scomparso. “Porto avanti con entusiasmo ci&amp;amp;#242; che avevamo iniziato insieme, e chi viene da noi apprezza la semplicit&amp;amp;#224; e la genuinit&amp;amp;#224; dei nostri piatti, disponibili anche a pranzo, a prezzo fisso. Ci basiamo su un’attenta ricerca dei sapori e delle materie prime, e proponiamo le specialit&amp;amp;#224; della tipica cucina lombarda, senza eccessive elaborazioni”, ci spiega Lella.
Iniziamo con un ricco antipasto di salumi D.O.P., assaggiando il lardo d’Arnad con miele e noci, la bresaola di Chianina e dei salumi di selvaggina. Degustiamo anche un tagliere misto di formaggi del territorio serviti con miele, mostarde e noci, e una vera sfiziosit&amp;amp;#224; della casa: la zucca fritta come le patatine. Gli amici dall’animo marinaro scelgono invece il carpaccio di zucchine e gamberetti, l’insalata di polpo alla catalana e la tartare di tonno con zenzero.
Continuiamo con degli squisiti primi a base di pasta fresca tra cui le pappardelle al rag&amp;amp;#249; di cinghiale e le cortecce di pasta fresca con caprino stagionato delle valli bergamasche e pancetta croccante. Non resistiamo nemmeno al golosissimo risotto servito nella zucca con crema di zucca e tartufo nero. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con dei vini selezionati e con l’ottimo Barbera della casa. Alcuni nostri amici gradiscono molto anche la vasta scelta di whisky. Tra i secondi &amp;amp;#232; una vera goduria la carne al bastone servita arrotolata con la pancetta bastonata sul suo bastone, da mangiare con le mani. Gustiamo inoltre delle succulente tagliate di manzo piemontese, ma anche di Chianina e di bisonte canadese, oltre a vari tipi di filetti e le bracioline di cinghiale con salsa ai mirtilli.
Infine, cediamo volentieri alle dolci tentazioni della casa tra cui le crostate di pasta frolla con marmellata di marroni e noci intere, le arance amare con zenzero e la torta di mele.
Ci resta ancora molto da scoprire delle bellezze della citt&amp;amp;#224;, ma anche tante specialit&amp;amp;#224; tipiche da assaggiare da Lella: lo faremo senz’altro presto.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:

www.comune.traviglio.bg.it
www.ristorantelusteria.com
L’Usteria della Lella
Via dei Mille, 3 Treviglio (BG)
Tel.: 0363/41686
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11632.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Una giornata tra arte, miracoli e buona tavola: gita a Treviglio&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 25 Feb 2013 16:26:46 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11632.ashx</guid></item><item><title>Gita intorno al castello di Legnano, dove natura, tradizione e buona tavola s&amp;#39;incontrano, Legnano, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11613.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11613.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11613/122968.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Fra tutte le citt&amp;amp;#224; della Lombardia &amp;amp;#232; lodata come la rosa o il giglio fra i fiori, come il cedro nel Libano, come il leone fra i quadrupedi, come l’aquila fra gli uccelli, s&amp;amp;#236; da apparire come il Sole tra i corpi celesti”. Con queste parole piene di entusiasmo scriveva di Legnano il maggior poeta e scrittore lombardo del XIII secolo, Bonvesin de la Riva che visse qui fino al 1288.
La meta della nostra giornata “appena fuori porta” &amp;amp;#232; stata proprio questa grandiosa citt&amp;amp;#224; della provincia di Milano, situata a circa venti chilometri dal capoluogo lombardo. 
Se nel XIII secolo Legnano era ammirata per la fertilit&amp;amp;#224; delle sue terre e per il conseguente benessere, oggi colpisce per la sua atmosfera tranquilla e molto vivibile. Sin dal Settecento i contadini legnanesi integravano il loro lavoro nei campi con delle attivit&amp;amp;#224; manufatturiere svolte in casa, trasformandosi in filatori e tessitori di cotone, di lana e di seta. Infatti, fu poi l’industria tessile a svilupparsi in modo particolare con il cotonificio fondato da Eugenio Cantoni. Successivamente anche l’industria meccanica divenne determinante, grazie soprattutto all’azienda Franco Tosi.
Lo stile di vita che ruota intorno alla produttivit&amp;amp;#224;, a Legnano convive serenamente con le pi&amp;amp;#249; antiche tradizioni che affondano le loro radici nei leggendari avvenimenti della storia della citt&amp;amp;#224;. Qui si svolse, nel 1176 la Battaglia di Legnano, nel corso della quale le truppe della Lega Lombarda, guidate dal mitico condottiero Alberto da Giussano, sconfissero l’imperatore Federico I il Barbarossa. Perfino l’inno di Mameli ricorda questa storica battaglia: “Dall’Alpe a Sicilia, Dovunque &amp;amp;#232; Legnano”, e questa &amp;amp;#232; l’unica citt&amp;amp;#224;, oltre a Roma, ad essere menzionata nell’inno. Alla fine di maggio di ogni anno i legnanesi rendono omaggio al ricordo della battaglia celebrando il Palio delle otto contrade storiche. La leggenda vuole che il Barbarossa fosse poi fuggito attraverso una galleria sotterranea che collegava San Giorgio su Legnano e il Castello.
Tra le tappe della nostra passeggiata a Legnano, non manca certo il monumento di Alberto da Giussano, opera del 1900 dello scultore Enrico Butti, e nemmeno l’imponente Castello di Legnano, che sorge su un’isola del fiume Olona ed &amp;amp;#232; stato ristrutturato e riaperto al pubblico nel 2005. Accanto al Castello si trova lo stupendo Parco di Legnano, una vastissima area verde con numerose conifere, abitata da tanti scoiattolini e uccelli acquatici che ammiriamo nei laghetti e ruscelli, in cui vive una moltitudine di specie ittiche.
Legnano possiede anche un importante patrimonio religioso: oltre alla Basilica di San Magno, la chiesa principale costruita a partire dal 1504, in citt&amp;amp;#224; si trova circa una ventina di chiese. Tra queste visitiamo il Santuario della Madonna delle Grazie, costruito in seguito a un miracolo mariano che ridiede il dono della parola a due bambini sordomuti, e la chiesa del SS. Redentore, nella contrada di Legnarello.
Dopo questi piacevolissimi giri nella storia legnanese, decidiamo di fermarci per cena presso il Ristorante La Gabinella, in via Saronnese, dotato di un comodo parcheggio. L’ambiente elegante e giovane, oltre alla simpatia del personale, ci mette subito a nostro agio. Iniziamo con un aperitivo, scambiando quattro chiacchiere con il titolare Matteo, che gestisce il locale da un paio di mesi insieme al socio Bonny, i cuochi Mario e Carmelo e il pizzaiolo Alessandro, aiutati da uno staff multietnico. “Da noi le persone possono trovare ospitalit&amp;amp;#224; tutto il giorno, infatti, siamo aperti dalle 6 del mattino fino a tarda sera, offrendo un servizio a 360 gradi, dalla colazione fino al dopocena, con la possibilit&amp;amp;#224; di mangiare un panino o una piadina anche durante il pomeriggio. Inoltre, prepariamo tutto fresco, anche a pranzo”, ci spiega Matteo. L’ampissima sala del ristorante, oltre allo spazioso giardino estivo rendono il locale ideale per cerimonie e feste, ma anche per una serie di eventi, come ad esempio un concorso di karaoke o una sfilata di moda.
Iniziamo con un ricco antipasto, gustando sia specialit&amp;amp;#224; tipiche lombarde che dei piatti di pesce, tra cui l’antipasto “Granmare de La Gabinella”, la pepata di cozze e il trionfo di salumi con gnocco fritto e sottaceti. Continuiamo con lo “Scoglio de La Gabinella”, mentre alcuni del gruppo si dividono tra il risotto alla pescatora e le pappardelle al rag&amp;amp;#249; di cinghiale. Tra i secondi piatti non resistiamo a una bella grigliata di pesce e agli scampi ai ferri, mentre i nostri amici “carnivori” gustano la Superimpannata, l’ossobuco alla milanese con polenta e la tagliata con rucola e grana. 
Infine, cediamo volentieri alle dolci tentazioni dei dessert fatti in casa, tra cui il tiramis&amp;amp;#249;. Restiamo soddisfatti anche alla vista del conto: siamo riusciti a cenare con circa trenta euro a persona. 
Dopo questa bella giornata possiamo riconoscere che Bonvesin de la Riva aveva ragione: Legnano &amp;amp;#232; davvero una citt&amp;amp;#224; che vale la pena visitare. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.legnano.org
www.lagabinella.it
Ristorante La Gabinella
Via Saronnese, 15 Legnano (MI)
Tel.: 0331/503431
















&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11613.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Gita intorno al castello di Legnano, dove natura, tradizione e buona tavola s'incontrano&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sun, 10 Feb 2013 15:46:05 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11613.ashx</guid></item><item><title>Gita alle porte di Torino, sintonizzati su Radio Ambassador One: una giornata a Orbassano, Orbassano, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11605.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11605.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11605/122665.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Arrivando nel territorio di Orbassano, avremmo trovato delle campagne coltivate gi&amp;amp;#224; in epoca romana, e dal XII secolo avremmo potuto fare una passeggiata nella Piazza del Borgo e visitare il castelletto. Oggi a ripercorrere i secoli di storia ci vengono d’aiuto i coloratissimi dipinti di Angelo Cerani, presenti in tanti angoli della citt&amp;amp;#224;. E’ grazie a questo itinerario storico illustrato se scopriamo le dolorose vicende della Guerra di Orbassano del 1693, finita con la sconfitta di Vittorio Amedeo II da parte di Luigi XIV. Ma i disegni ci portano anche in giro a bordo della ferrovia a vapore che dal 1881 collegava Orbassano a Torino. In centro ammiriamo la bella chiesa di San Giovanni Battista, ricostruita nel 1986, e l’antica chiesa della Confraternita dello Spirito Santo. Ci spostiamo nel vicinissimo parco della Palazzina di Caccia di Stupinigi, costruita nel 1729 da Filippo Juvarra, dove dal 1827 visse anche un elefante.
E’ proprio l&amp;amp;#236; vicino, nella frazione Tetti Valfr&amp;amp;#233;, che ci aspetta un altro viaggio, stavolta nelle pi&amp;amp;#249; autentiche tradizioni enogastronomiche abruzzesi e sarde. Ci accomodiamo nella caratteristica sala della Trattoria Pizzeria Ambassador, e scopriamo presto di essere giunti in un locale pieno di storia, e non soltanto perch&amp;amp;#233; una volta ci soggiorn&amp;amp;#242; perfino Giuseppe Garibaldi. “Questa un tempo era una stalla, la vecchia cascina del podest&amp;amp;#224;, che ho ristrutturato io”, ci racconta il titolare, il signor Pietro Mancini, conosciuto da tutti come Pietro Il Baffo. Si tratta di un personaggio noto nel torinese sin dai tempi d’oro delle radio libere: nel 1977 &amp;amp;#232; stato lui a fondare Radio Ambassador One. Ma il romanzo della vita di Pietro Il Baffo inizia da molto prima: “Sono nato il 24 giugno 1951 a Lanciano, ma il mio paese &amp;amp;#232; Fossacesia, nella provincia di Chieti. La mia famiglia era molto numerosa e cos&amp;amp;#236; nel 1966 ho deciso di emigrare per cercare fortuna al Nord. Sono arrivato a Milano, ma la nebbia e la cupezza della citt&amp;amp;#224; mi hanno fatto scappare a Genova dopo nove mesi. Lavoravo al Bar Ligure di Pontedecimo come macchinista-barista e aiuto cuoco. In zona c’erano diverse raffinerie e l’aria puzzava di petrolio, cos&amp;amp;#236; ho deciso di cambiare ancora. Sono arrivato a Torino il 1 novembre 1968. Abitavo in strada Cartman 12, da Nicola, mio fratello da parte di padre, il primogenito della famiglia, a cui sono grato per l’ospitalit&amp;amp;#224;. Sono entrato a lavorare alla Fiat, ma dopo otto mesi ho preferito andarmene: lavorare ogni giorno in quella galleria piena di fumo era opprimente. Ho fatto il militare e nel 1971 sono tornato a Torino. Nello stesso anno mi sono sposato con Antonietta, la mia amatissima moglie. Sono diventato una delle prime guardie della Mondialpol, e lavoravo con i fratelli Calleri, i proprietari. E’ stato un mio collega della Mondialpol, Ezio Segatori, a introdurmi presso una grande gioielleria torinese. Il titolare, quando mi ha visto, mi ha detto: “Ho fiducia in te. Vuoi fare la guardia del corpo a mio figlio?” Io ho accettato volentieri e quell’impiego &amp;amp;#232; durato per dodici anni. Oggi la gioielleria ha sede oltre che a Torino, anche a Parigi e a Monte Carlo.”
	Ma la grande svolta nella vita di Pietro Il Baffo arriva nel 1977. “Quell’anno ho aperto Radio Ambassador One, una delle primissime radio libere. Ci occupavamo di svariati argomenti, dai ritrovi culturali alle passeggiate ecologiche, dalla pittura estemporanea alle serate danzanti. E’ da quel periodo che tutti iniziano a chiamarmi Pietro Il Baffo di Radio Ambassador One”, ci racconta. La radio &amp;amp;#232; stata la sua vita per trent’anni, ed &amp;amp;#232; grazie ad essa se &amp;amp;#232; nata la trattoria dove ci troviamo. “Infatti, sempre nel 1977 ho aperto un circolo proprio in questo locale, dove gli ascoltatori della radio potevano ritrovarsi. Nel frattempo cucinavo gi&amp;amp;#224; per hobby, ma da quel momento ho iniziato a farlo seriamente, portando in tavola i piatti tradizionali abruzzesi come li preparava mia mamma.”
	Arriviamo cos&amp;amp;#236; ai nostri giorni e al men&amp;amp;#249; che racchiude un’infinit&amp;amp;#224; di specialit&amp;amp;#224; abruzzesi, ma anche sarde, visto che la signora Antonietta veniva dalla Sardegna. “Mia moglie ha lavorato con me dal 1977 fino al 2010, anno in cui &amp;amp;#232; venuta a mancare lasciando un vuoto incolmabile.” Oggi il signor Pietro gestisce il locale insieme ai figli Barbara e Marco. 
	La nostra cena all’insegna dei sapori di una volta spazia dal vero brodetto di pesce all’abruzzese alla porchetta originale come si faceva cinquant’anni fa, non bollita, fino agli arrosticini e a una buona chitarra all’abruzzese. Presso la trattoria si pu&amp;amp;#242; anche gustare qualsiasi tipo di selvaggina, oltre al classico brodo all’abruzzese col cardo e polpettine, e le sagnette con fagioli. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con del Montepulciano e del Trebbiano, entrambi rigorosamente di Fossacesia.  
	Dopo questa bella giornata siamo ancora pi&amp;amp;#249; convinti del fatto che spesso per trovare dei luoghi che rimangono nel cuore non ci sia bisogno di andare poi cos&amp;amp;#236; lontano.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.orbassano.to.it
Trattoria Pizzeria Ambassador
Fraz. Tetti Valfr&amp;amp;#232; Orbassano (TO)
Tel.: 011/9034926
Facebook: Pietro Il Baffo
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11605.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Gita alle porte di Torino, sintonizzati su Radio Ambassador One: una giornata a Orbassano&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 02 Feb 2013 18:13:39 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11605.ashx</guid></item><item><title>Nella citt&amp;#224; di Stradivari e di Mina, tra musica, arte e buona tavola: una giornata a Cremona, Cremona, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11604.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11604.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11604/122651.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una passeggiata nel centro storico dove dalle botteghe dei liutai ogni tanto risuona la voce degli strumenti appena costruiti: se fossimo arrivati qui verso la fine del Seicento o nei primi decenni del Settecento, avremmo potuto vedere all’opera il pi&amp;amp;#249; celebre maestro liutaio del mondo, Antonio Stradivari, nato a Cremona nel 1644. Il suono meraviglioso e inconfondibile dei violini di Stradivari &amp;amp;#232; tuttora oggetto di ricerca scientifica: il segreto della qualit&amp;amp;#224; sonora da essi prodotta potrebbe celarsi nella densit&amp;amp;#224; del legno, cos&amp;amp;#236; come nella composizione della vernice che pare contenesse delle ceneri vulcaniche, cristalli minerali e perfino del borace, conservante utilizzato gi&amp;amp;#224; nell’antico Egitto. 
La citt&amp;amp;#224; del violino ha dato al mondo della musica e dell’arte anche diversi altri grandi personaggi tra cui Mina, la Tigre di Cremona, e Ugo Tognazzi. Cremona &amp;amp;#232; anche chiamata scherzosamente la citt&amp;amp;#224; delle tre “t”: torrone, Torrazzo, Tognazzi. 
Percorrendo le caratteristiche vie del centro, non &amp;amp;#232; possibile resistere al richiamo della prima “t”: le vetrine delle pasticcerie abbondano dei tipici torroni locali, oltre che di coloratissimi barattolini di mostrada. Arriviamo cos&amp;amp;#236; alla seconda “t”, il Torrazzo, ovvero la torre campanaria che spicca verso il cielo accanto al meraviglioso Duomo. Si tratta del simbolo della citt&amp;amp;#224;, e del pi&amp;amp;#249; alto campanile storico d’Italia: misura ben 112,27 metri per ben 502 gradini. La sua prima costruzione risalirebbe al 754 e fu portata a termine in quattro fasi, terminate con la realizzazione della guglia marmorea nel 1309. Al quarto piano del Torrazzo &amp;amp;#232; incastonato uno degli orologi astronomici pi&amp;amp;#249; grandi del mondo, costruito tra il 1583 e il 1588. I cremonesi possono godere ogni giorno del concerto delle sette campane a cui si aggiunge la campana delle ore.
A dominare la piazza &amp;amp;#232; il Duomo, o Cattedrale di Santa Maria Assunta, un vastissimo e stupendo edificio religioso romanico, riadattato a varie riprese con elementi gotici, rinascimentali e barocchi. Costruita a partire dal 1107, in un periodo di grande prestigio della citt&amp;amp;#224;, la Cattedrale fu eretta nel punto pi&amp;amp;#249; alto della citt&amp;amp;#224; medievale, non lontano dal centro dell’originario castrum romano. Al suo interno ammiriamo dei notevoli capolavori di scultura e di pittura, tra cui “l’Arca dei martiri persiani”, scultura quattrocentesca di Giovanni Antonio Amadeo. 
Accanto al Duomo visitiamo l’imponente Battistero, la cui pianta ottagonale simboleggia l’eternit&amp;amp;#224;, in quanto &amp;amp;#232; la somma del sette, che rappresenta il tempo e dell’uno, Dio. Iniziato nel 1167 in muratura di laterizi, fu durante l’epoca rinascimentale che assunse il suo assetto attuale. Dall’altra parte della piazza ammiriamo la Loggia dei Militi, edificata nel 1292 per diventare luogo di riunione dei pi&amp;amp;#249; ricchi ed eminenti cittadini, oltre che per custodire bandiere e statuti.
Dopo questo bel giro tra storia e musica, decidiamo di coronare la giornata con una succulenta cena presso la Trattoria Al Beccofino, in via Francesco Soldi. Troviamo facilmente parcheggio nella via, e ci accomodiamo nell’ampia e luminosa sala dai colori caldi. Ad accoglierci &amp;amp;#232; il titolare Massimo Ardig&amp;amp;#242;, che gestisce il locale dal 2006 con i soci Daniele Oppici e Claudia Nicoletto e con il cuoco Salvatore. Iniziando a studiare il men&amp;amp;#249;, scopriamo di poter scegliere tra ottime specialit&amp;amp;#224; cremonesi e squisiti piatti a base di pesce. “Puntiamo molto sulla qualit&amp;amp;#224; degli ingredienti e sulla stagionalit&amp;amp;#224; dei prodotti. Inoltre, prepariamo la pasta, gli gnocchi e i dolci in casa, sbucciamo perfino le patate manualmente. L’altro nostro segreto &amp;amp;#232; quello di mantenere i prezzi accessibili a tutti, sia a pranzo che a cena”, ci racconta il signor Massimo. 
Iniziamo con un ricco antipasto di salumi tipici della zona, oltre alla bresaola con porcini e scagliette di grana e un antipasto all’italiana con frittata, carciofi e giardiniera. Molti di noi preferiscono invece cominciare con un bel tuffo in mare gustando il polpo alla Positano e un antipasto di mare con cozze, vongole, gamberi, polipo e seppia. Proseguiamo con gli spaghetti allo scoglio e il risotto alle capesante, mentre chi preferisce le specialit&amp;amp;#224; di terra sceglie le pennette speck e radicchio e i ravioli di carne. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini della zona e continuiamo con una ricca grigliata di pesce con scampi, gamberoni, coda di rospo e calamari. Anche i gamberoni al cognac o all’arancio fanno proseliti, mentre a conquistare gli amici “carnivori” sono il filetto al pepe nero e la tagliata di puledro al sangue.
La nostra cena cremonese si conclude con i deliziosi dolci della casa tra cui il tiramis&amp;amp;#249;, le crostate, la torta al cioccolato, la mousse e dei semifreddi. 
Torneremo sicuramente qui per nuove passeggiate “musicali”, ma anche per gustare le squisite pizze, anche ad asporto e al metro, che presto usciranno dal forno a legna della trattoria.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.cremona.it
Trattoria Al Beccofino
Via Francesco Soldi, 3 Cremona
Tel.: 0372/455212
Facebook: AL BECCOFINO
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11604.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Nella città di Stradivari e di Mina, tra musica, arte e buona tavola: una giornata a Cremona&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Fri, 01 Feb 2013 21:43:25 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11604.ashx</guid></item><item><title>Sulle orme del Re Sole, tra mistero, arte e buona tavola: una giornata a Pinerolo, Pinerolo, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11589.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11589.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11589/122481.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per lo scrittore e pedagogo ligure Edmondo de Amicis, Pinerolo era la citt&amp;amp;#224; pi&amp;amp;#249; bella del Piemonte. Ad affascinarlo era la sua posizione all’imboccatura di due bellissime valli ai piedi delle Alpi Cozie, davanti a una vasta pianura dal cui verde rigoglioso spuntavano dei bianchi villaggi. Le bellezze naturalistiche del luogo avevano colpito gi&amp;amp;#224; le popolazioni latino-barbare che l’abitarono molti secoli fa: infatti, il toponimo Pinarolius, da cui viene Pinerolo, risale all’anno Mille e fa chiarmente riferimento ai pini.
Bastano poco pi&amp;amp;#249; di trenta chilometri da Torino sulla strada del Sestriere per trovarci immersi in queste autentiche atmosfere piemontesi, in cui al fascino del paesaggio si aggiunge quello misterioso della storia, ed &amp;amp;#232; subito come essere dentro un romanzo di Alexandre Dumas. 
La prima meta che raggiungiamo in citt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; il suo nucleo pi&amp;amp;#249; antico, che sorge sulle pendici della collina di San Maurizio, dominata dai resti della Cittadella. Qui visitiamo la Basilica di San Maurizio, ricordata gi&amp;amp;#224; nel 1078 e dotata di un campanile tardo romanico del 1336. Al suo interno ammiriamo diversi affreschi quattrocenteschi, oltre a un dipinto del 1743, l’Ascensione di Ges&amp;amp;#249;. 
E’ ambientata appena pochi decenni prima la storia pi&amp;amp;#249; misteriosa di Pinerolo, che ispir&amp;amp;#242; sia Voltaire che Alexandre Dumas senior: si tratta della leggenda della Maschera di Ferro, a cui ogni anno alla fine di Ottobre viene dedicata una rievocazione storica. 
Verso la fine del Seicento ci fu nella Cittadella di Pinerolo un prigioniero molto particolare di cui non &amp;amp;#232; mai stata accertata l’identit&amp;amp;#224;. Lo strano personaggio godeva di un trattamento speciale, aveva del cibo buono e dei vestiti di qualit&amp;amp;#224;, ma non poteva parlare con nessuno e doveva sempre portare sul volto una maschera di velluto nero, con bordi metallici: da qui il nome Maschera di Ferro. Una delle ipotesi possibili riguardo alla sua identit&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; quella accreditata nel romanzo di Dumas, “Il visconte di Bragelonne”: l’uomo con la Maschera di Ferro, che nel 1698 fu trasferito nella Bastiglia, potrebbe essere stato il fratello gemello di Luigi XIV. Secondo altri si trattava invece del padre naturale del re. Comunque fossero andate le cose, il Re Sole, quando, nel 1696 Pinerolo fu riconquistata dai Savoia, prima di andarsene, fece saltare la cittadella e il castello lasciando questo capitolo della storia avvolto nel mistero.
Passeggiando per le vie di Pinerolo pu&amp;amp;#242; capitare anche di sentirsi su un set cinematografico: sono stati diversi i film ad aver citato questa citt&amp;amp;#224;, tra cui “Cavalleria” con Anna Magnani nel 1936, “Fantozzi contro tutti” e “I nuovi mostri” con Alberto Sordi che si presenta a dei militari come sottotenente di cavalleria di Pinerolo. 
Girando in centro ammiriamo diversi altri splendidi edifici religiosi tra cui il Santuario della Madonna delle Grazie, che risale al 1584 e il Duomo, dedicato a San Donato e ricordato gi&amp;amp;#224; nel lontano 1044. Il suo campanile quattrocentesco, rimasto incompiuto, nel medioevo era una torre civica. Visitiamo anche la barocca Chiesa di Santa Croce, e diversi dei tanti musei, tra cui il Museo d’Arte Preistorica, la Collezione Civica d’Arte e il Museo Storico dell’Arma di Cavalleria.
Dopo questa lunga passeggiata tra le bellezze pinerolesi, ci fa molto piacere coronare la giornata con una succulenta cena presso il Ristorante Filodendro, in Stradale Orbassano, situato nell’edificio dell’Hotel Cavalieri. 
Ci accomodiamo nella vastissima sala interrata, ristrutturata con grande cura e arredata con eleganza: caratteristiche che non sfuggono a una nostra amica alla ricerca della location dove organizzare il battesimo del suo bimbo. Scambiando quattro chiacchiere con la titolare, la signora Liliana, scopriamo che potremo gustare non solo delle specialit&amp;amp;#224; del Nord, ma anche una serie di autentici piatti napoletani, a cominciare dalla pizza. “Uno dei nostri punti di forza &amp;amp;#232; la tipica pizza napoletana con i bordi alti e farcita con prodotti di provenienza campana”, ci spiega. Una parte del nostro gruppo sceglie, infatti, senza esitare le fantastiche pizze napoletane, mentre gli altri si dedicano alle specialit&amp;amp;#224; del ristorante. 
Iniziamo con lo gnocco fritto con prosciutto crudo e tris di formaggi freschi, oltre a una squisita insalata di mare tiepida e la pepata di cozze. Tra i primi piatti non resistiamo agli spaghetti allo scoglio e agli spaghetti alle vongole veraci, ma assaggiamo anche con grande piacere le tagliatelle paglia e fieno. Proseguiamo con dei secondi cucinati ad arte, tra cui una squisita grigliata di pesce e, per i “carnivori” del gruppo, l’ottima tagliata argentina. 
Dopo questa bella giornata siamo certi di tornare qui appena possibile, e pensiamo che se il misterioso personaggio storico dal volto sconosciuto avesse potuto gustare una cena buona cos&amp;amp;#236;, si sarebbe senz’altro tolto la maschera di ferro per ringraziare sorridendo. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.pinerolo.to.it
www.ristorantepizzeriafilodendro.it
Ristorante Pizzeria Filodendro
Strada Orbassano, 23 Pinerolo (TO)
Tel.: 0121/378141

Le fotografie della citt&amp;amp;#224; sono opera di Iron Bishop, ad eccezione delle seguenti: Veduta di Pinerolo (di Francofranco56, dominio pubblico), panorama della citt&amp;amp;#224; e veduta del centro, tratti dal sito del Comune. Le foto di Iron Bishop provengono da Wikimedia Commons e sono pubblicate ai sensi della licenzaCreative Commons – “Attribuzione Condividi allo stesso modo 3.0 Unported”. 
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11589.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Sulle orme del Re Sole, tra mistero, arte e buona tavola: una giornata a Pinerolo&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sun, 27 Jan 2013 18:44:39 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11589.ashx</guid></item><item><title>Al Castello di Moncalieri, tra storia, arte e mistero, Moncalieri, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11577.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11577.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11577/122106.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per fare un viaggio nel tempo durante il quale la storia s’intrecci con una serie di eventi miracolosi, ma anche con i brividi del mistero, la meta ideale &amp;amp;#232; Moncalieri, fondata come libero comune nel 1230 e oggi la seconda citt&amp;amp;#224; pi&amp;amp;#249; popolosa della provincia di Torino, dopo il capoluogo. Se fossimo arrivati qui nell’Alto Medioevo, avremmo respirato le autentiche atmosfere di una citt&amp;amp;#224; dominata dai Templari ai quali nel 1196 pass&amp;amp;#242; il Monastero benedettino di Sant’Egidio, gi&amp;amp;#224; rifugio dei superstiti delle battaglie a difesa di Testona, il cuore storico dell’abitato di Moncalieri. 
Ma non &amp;amp;#232; meno movimentata e interessante nemmeno la storia moderna della citt&amp;amp;#224;: presso il Castello Reale, magnifica residenza sabauda che domina l’abitato dall’alto, fu firmato nel 1849 il Proclama di Moncalieri, con cui il re faceva approvare il trattato di pace con l’Austria. 
A pochi passi dall’imponente Castello ammiriamo un panorama mozzafiato sulle catene montuose delle Alpi innevate, e addentrandoci tra gli antichi palazzi raggiungiamo la suggestiva Piazza Maggiore, oggi dedicata a Vittorio Emanuele II. Oltre alle dimore nobili che si affacciano su questa storica piazza porticata su tre lati, ammiriamo la romano-gotica Collegiata Santa Maria della Scala costruita nel Trecento. Al fondo della stessa piazza visitiamo la Chiesa di San Francesco, fondata intorno al 1210 e ricostruita nel Settecento.
Alcune persone del posto ci suggeriscono di visitare anche il Castello della Rotta, costruito nel IV secolo e ritenuto uno dei luoghi pi&amp;amp;#249; infestati di spiriti d’Italia. In particolare si narra del fantasma di un cavaliere che vagherebbe per la Rocca in sella al suo cavallo e con una croce di ferro al collo. Il fatto che durante degli scavi recenti fossero stati riesumati i resti proprio di un cavaliere come descritto nella leggenda, ha fatto sbattere i denti dalla paura a molti.
Dopo questa escursione nel mistero, decidiamo di fermarci per cena presso il Ristorante Pizzeria Al Castello, situato di fronte al maniero sabaudo, in piazza Baden Baden. Anche il nome di questa piazza ci rivela una storia leggendaria: nel 1458 mor&amp;amp;#236; a Moncalieri Bernardo, principe tedesco e marchese di Baden, noto per essersi dedicato a portare pace nei luoghi di guerra. Durante i suoi funerali un malato riprese miracolosamente a deambulare. Successivamente anche sul suo sepolcro continuarono a verificarsi numerosi miracoli, grazie ai quali divenne beato e patrono della citt&amp;amp;#224;.
Dopo questa lunga passeggiata nella storia, &amp;amp;#232; davvero un piacere accomodarci a tavola nella sala, arredata con raffinata eleganza e fantasia del ristorante, dove scopriamo presto un’altra storia bellissima e stimolante: quella della titolare Nella, che gestisce il locale da una decina di anni insieme al marito Andrea, i figli Alberto e Mariacristina e con il bravissimo direttore di sala del locale, Sergio.
“Vengo dall’Irpinia, da una famiglia povera, ma che mi ha dato quell’educazione e quei principi che mi hanno accompagnata per tutta la vita, consentendomi anche di trovare il coraggio tanti anni fa di lasciare il lavoro in fabbrica per intraprendere l’attivit&amp;amp;#224; di ristoratrice. Consapevoli dell’importanza di quel salto nell’ignoto, con mio marito ci siamo impegnati fino in fondo per imparare questo mestiere, e i risultati ci hanno sempre dato grandissime soddisfazioni”, ci racconta la signora Nella con un entusiasmo contagioso. Il segreto di tutto? Oltre all’impegno, la qualit&amp;amp;#224;. “Quando da piccola avevamo poco, mia madre ci ha insegnato di privilegiare sempre la qualit&amp;amp;#224; rispetto alla quantit&amp;amp;#224;. Compravamo poco prosciutto, ma il migliore. Sulla bont&amp;amp;#224; delle materie prime sono, quindi intransigente: anche sulla pizza mettiamo il prosciutto migliore in assoluto”, ci racconta Nella. 
Alcuni di noi optano infatti per le croccanti pizze, la cui pasta viene lievitata a lungo, mentre il resto del gruppo sceglie il men&amp;amp;#249; alla carta. Gustiamo cos&amp;amp;#236; una cena a base di prodotti stagionali e a chilometro zero, a cominciare dalla squisita degustazione di carne, chiamata giustamente Re Fassone che comprende la battuta, la carne all’albese e la salsiccia di Bra. Riscuote grande successo anche la degustazione di baccal&amp;amp;#224;: mantecato, al carpaccio, in polpettoni, &amp;amp;#232; una delizia in ogni forma. E’ un vero piacere ritrovare i sapori del territorio senza abbinamenti strani, gustare la tradizione che rivive e ringiovanisce. I pesci sono cucinati in modo semplice e pulito, ma ce n’&amp;amp;#232; anche per i “carnivori”: eccoci servita la guancia brasata di fassone cotta a lungo a bassa temperatura, con una riduzione di Nebbiolo e la patata fondente. 
La nostra cena si conclude con quella che definire libidinosa &amp;amp;#232; poco: si tratta della Coppa Cicciona, un dolce al cucchiaio con nutella, meringa e chantilly.
Ci congedano il saluto caloroso dei titolari e le luci del Castello avvolto nella notte: siamo certi di voler rivivere presto le belle emozioni di questa giornata.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.moncalieri.to.it
www.alcastellomoncalieri.com
Ristorante Pizzeria Al Castello
Piazza Baden Baden, 1 Moncalieri (TO)
Tel.: 011/641203
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11577.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Al Castello di Moncalieri, tra storia, arte e mistero&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sun, 13 Jan 2013 14:49:54 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11577.ashx</guid></item><item><title>Gita alle porte di Bra, tra mistero e buona tavola: una giornata a Pocapaglia, Pocapaglia, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11551.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11551.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11551/121790.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se fossimo arrivati su questi rilievi in margine alla piana del Tanaro qualche secolo fa, avremmo potuto assistere a degli eventi alquanto misteriosi, e non solo perch&amp;amp;#233; la storia di Pocapaglia si perde nella notte dei tempi, essendo stata abitata sin dalla preistoria e anche in epoca romana, fatto favorito anche dalla vicinanza della localit&amp;amp;#224; a Pollenzo.
La leggenda vuole che tempo fa bastasse fare una passeggiata dalle parti delle Rocche al terzo plenilunio per assistere al ballo notturno delle masche. Le streghe, secondo quanto narrano le cronache dell’epoca, saltavano e correvano gesticolando intorno a un fal&amp;amp;#242;, gettavano fischi e urla assordanti, volavano a cavallo di scope, ma nonostante tanta esuberanza, non pare fossero molto avvenenti: avrebbero avuto i capelli irti, gli occhi truci, i denti aguzzi, le lingue lunghe e forcute, la pelle squamosa e le unghie spesse e gialle su mani e piedi. Tra le masche di Pocapaglia ci sono state per&amp;amp;#242; alcune figure il cui fascino, nonostante la brutta fine che fecero, &amp;amp;#232; rimasto nel tempo. Una di loro fu Micilina, condannata a morte per stregoneria, la cui storia oggi &amp;amp;#232; oggetto di eventi di rievocazione in paese. Quando la condussero al luogo del supplizio, su un’altura a Nord di Pocapaglia, posta tra due enormi voragini, il corteo fu testimone di strani fatti: uno spaventoso miagolio si ud&amp;amp;#236; per l’aria mentre dei gomitoli arruffati di rete si stendevano sulla strada e delle voci gridavano “Attaccati Micilina!”. Sfortunatamente per la malcapitata, le mani legate le impedirono di usare i suoi presunti poteri magici, cos&amp;amp;#236; l’esecuzione avvenne e i resti della donna furono bruciate sul rogo. C’&amp;amp;#232; chi dice che le indelebili tracce del sangue e del fuoco siano visibili a tutt’oggi. Anche senza vederle, soffermarsi sul ciglio di quei burroni, fa certamente un certo effetto.
Ma i motivi per meravigliarsi a Pocapaglia sono tanti, anche ad esempio l’imponente castello sito a oltre 380 metri di altezza, che disegna lo skyline del paese, rendendolo facilmente distinguibile anche da lontano. Citato per la prima volta nel 1197, il maniero, ricostruito diverse volte, ha sempre rivestito un’importanza cruciale nella storia del comune.
Durante la nostra passeggiata ammiriamo anche diversi bellissimi edifici religiosi tra cui la Chiesa parrocchiale dei Santi Giorgio e Donato, costruita nella sua forma attuale nel Seicento, e la Chiesa di Sant’Agostino, ovvero la Confraternita dei Disciplinati, situata a levante dal Castello. Citata per la prima volta nel 1585, fu ricostruita nelle sue attuali forme barocche a partire dal 1742.
Una giornata nel Roero come si deve non pu&amp;amp;#242; che finire a tavola, cos&amp;amp;#236; raggiungiamo il Ristorante Pizzeria La Luna e i Fal&amp;amp;#242;, nella frazione America dei Boschi. 
L’ambiente caloroso e famigliare ci mette subito a nostro agio, cos&amp;amp;#236; come la gentilezza dei titolari. “Dopo venticinque anni di esperienza in un ristorante pizzeria vicino a Torino, un annetto fa abbiamo deciso di trasferirci qui, alle porte di Bra. La nostra cucina si basa sulla qualit&amp;amp;#224; delle materie prime, sempre scelte con la massima cura. Inoltre, facciamo in casa sia la pasta che i dolci”, ci racconta la signora Marina che gestisce il locale insieme al marito Michele.
Scelte accurate che si fanno apprezzare sin dagli antipasti: la squisita e tenera carne all’albese, il vitello tonnato, ma anche un carpaccio di piovra che ci lascia a bocca aperta: non &amp;amp;#232; affettata a mo’ di salame, come si fa spesso, ma a stella, conservando la forma naturale dell’animale. 
Una parte del nostro gruppo non resiste alle pizze, straordinariamente leggere (merito della miscela di farine di qualit&amp;amp;#224;). Gustiamo cos&amp;amp;#236; “La Solita”, che ci sorprende per la sua bont&amp;amp;#224; e ricchezza: funghi, prosciutto, olive, carciofi, wurstel, salame piccante, cipolla e gorgonzola. Assaggiamo anche delle squisite farinate e la pizza al tegamino, rarissima in zona.
Continuiamo con i tipici agnolotti del plin ripieni ai tre arrosti, le tagliatelle e gli spaghetti ai frutti di mare che sono uno dei cavalli di battaglia del locale: buoni cos&amp;amp;#236; &amp;amp;#232; difficile trovarli in giro.
Annaffiamo il tutto con degli ottimi vini delle Langhe e del Roero, e la nostra escursione culinaria prosegue con una serie di prelibati piatti di carne tra cui il sottofiletto di vitello al pepe verde e la grigliata mista.
Infine, non resistiamo certo alle dolci tentazioni della casa, che saranno certamente tra qui motivi “magici” che ci faranno tornare presto a Pocapaglia.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.pocapaglia.cn.it
www.lunaefalodababbo.it
Ristorante La Luna e i fal&amp;amp;#242; da Babbo
Via del Bersaglio, 2 (Fraz. America dei Boschi) Pocapaglia (CN)
Tel.: 0172/473228
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11551.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Gita alle porte di Bra, tra mistero e buona tavola: una giornata a Pocapaglia&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 24 Dec 2012 00:52:13 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11551.ashx</guid></item><item><title>Una giornata da re alle porte di Torino: gita a Stupinigi, Nichelino, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11575.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11575.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11575/122080.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Erano gi&amp;amp;#224; quasi cento anni che nell’immenso parco di Stupinigi si svolgevano regolarmente le battute di caccia della famiglia reale sabauda quando nel 1827 re Carlo Felice regal&amp;amp;#242; al vicer&amp;amp;#232; d’Egitto Mohamed Al&amp;amp;#236; cento pecore merinos. Grande fu la sorpresa della famiglia reale sabauda, ma anche quella della servit&amp;amp;#249; presente presso la meravigliosa Palazzina di Caccia, costruita nel 1729 da Filippo Juvarra, quando seppero con quale dono il vicer&amp;amp;#232; egiziano decise di ricambiare il sovrano: un vero elefante indiano in carne e ossa. 
Nel territorio di oltre 1600 ettari del Parco Naturale di Stupinigi un tempo c’erano anche i cervi, come testimonia la maestosa scultura, opera di Francesco Ladatte, raffigurante un esemplare che sormonta la cupola della Palazzina, dichiarata patrimonio dell’umanit&amp;amp;#224; dall’Unesco. 
Passeggiando in questo splendido parco ci affascina l’idea che meno di duecento anni fa avremmo potuto farci fotografare anche noi in compagnia dell’elefante che battezzarono Fritz e la cui presenza fece nascere proprio qui la prima menageria, ovvero il primo zoo in Italia. Fritz era amato da tutti, ma nonostante le cure e la dieta “personalizzata” a cui venne sottoposto (50 pani al giorno di 3 libre genovesi, 24 cavoli lombardi, ma anche un paio di pinte di vino e del tabacco), purtroppo non visse a lungo. 
Presso la Palazzina di Caccia furono celebrate le nozze tra Vittorio Emanuele II, futuro primo re d’Italia e Maria Adelaide d’Asburgo-Lorena nel 1842. In tempi pi&amp;amp;#249; recenti le sontuose sale hanno ospitato alcune scene della fiction Elisa di Rivombrosa, ma anche la Cenerentola di Rossini con la regia di Carlo Verdone. Inoltre, &amp;amp;#232; sede del Museo di Arte e Ammobiliamento, oltre che di mostre temporanee.
Nell’immenso parco visitiamo anche il medievale Castelvecchio che fu la residenza dei Savoia-Acaia. Nei secoli in cui si svolsero tutti questi eventi, Stupinigi apparteneva al comune di Vinovo, ma &amp;amp;#232; dal 1868 che fa parte di Nichelino, cos&amp;amp;#236; decidiamo di fare un giretto anche l&amp;amp;#236;. La citt&amp;amp;#224; all’inizio del nuovo millennio raggiunse il primato di avere residenti nati in tutte le province italiane. Uno dei monumenti che visitiamo &amp;amp;#232; il castello, detto Palazzo Occelli, costruito su fondamenta cinquecentesche, con al suo interno la cappella votiva alla Madonna delle Grazie con la prima chiesa di Nichelino del XIII secolo. In via Stupinigi ammiriamo anche la Chiesa parrocchiale barocca della S.S. Trinit&amp;amp;#224;.
Restiamo immersi nelle atmosfere regali anche per cena, fermandoci presso il Ristorante Sabaudia, in viale Torino. “Abbiamo inaugurato il ristorante nel 1996, dopo un’accurata ristrutturazione di questi locali storici. Siamo nelle cascine del comprensorio della Palazzina di Caccia, l&amp;amp;#236; dove un tempo viveva la servit&amp;amp;#249; reale. Le travi in legno dei soffitti sono quelli originali del 1700”, ci spiega la signora Valentina che gestisce il ristorante insieme al marito Silvano, sommelier, il figlio Andrea che fa il cuoco e con Monica e Gabriella che aiutano in sala.
I mattoni a vista e i colori caldi degli arredi, ma soprattutto la gentilezza dei titolari rendono caloroso l’ambiente. La gioia aumenta alla vista della carta: possiamo scegliere tra men&amp;amp;#249; del territorio, men&amp;amp;#249; di mare ma non solo: essendo arrivati qui nel periodo giusto, ci viene proposto anche un men&amp;amp;#249; del tartufo con specialit&amp;amp;#224; come la crapula di fassone piemontese e i tagliolini alle 30 uova con burro di montagna. 
Mentre le anime marinare del nostro gruppo gustano il baccal&amp;amp;#224; mantecato con polenta taragna macinata a pietra e la tartare di gamberi con salsa di pomodori secchi e canellini, gli altri commensali si dedicano alle prelibatezze del territorio, assaggiando la verticale di ciapul&amp;amp;#224;, il girello di fassone piemontese cotto e tonnato e la cipolla ripiena di salsiccia di Bra e amaretti con fonduta. Il miele che accompagna alcuni antipasti viene servito direttamente nell’alveare: una vera emozione. Continuiamo con i tradizionali fagottini del plin al burro di alpeggio, gli gnocchi di patate della Val Chisone con salsa al Castelmagno, gli squisiti agnolotti di baccal&amp;amp;#224; su crema di patate prezzemolate e le pappardelle alle trenta uova con porcini. Annaffiamo queste prelibatezze con degli ottimi vini piemontesi scelti tra le oltre duecento etichette disponibili. Proseguiamo con il filetto di fassone alla piastra con tre sali, il brasato al Barolo, e l’anatra all’uva. Assaggiamo anche le prelibate lumache di Cherasco all’ubriaca, mentre i nostri amici si dedicano a dei succulenti piatti di pesce fresco, preparati in base alla disponibilit&amp;amp;#224; del mercato. 
La nostra giornata sabauda si conclude in gran dolcezza grazie agli sfiziosi dessert della casa: il bunet, la bavarese di zabaione, la mousse di castagne con amaretti al rhum e il gianduiotto classico. Infine, ci aspetta una sfiziosa carrellata di circa venti variet&amp;amp;#224; di formaggi piemontesi.
Questa bella giornata rimarr&amp;amp;#224; nel nostro cuore: la nostra “caccia di emozioni” a Stupinigi &amp;amp;#232; stata fortunatissima.

Francesca Bertha 

PER INFORMAZIONI:
www.comune.nichelino.to.it
www.ristorantesabaudia.eu
Ristorante Sabaudia
Viale Torino, 11 Fraz. Stupinigi Nichelino (TO)
Tel.: 011/3580119
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11575.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Una giornata da re alle porte di Torino: gita a Stupinigi&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Fri, 11 Jan 2013 14:11:51 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11575.ashx</guid></item><item><title>Tra le meraviglie dell&amp;#39;arte palladiana: una giornata a Vicenza, Vicenza, Veneto</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11550.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11550.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11550/121780.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Negli anni 1520 c’era un ragazzo quindicenne, di nome Andrea di Pietro, il quale, reduce da diciotto mesi di apprendistato di scalpellino a Padova, iniziava a frequentare la bottega dello scultore Girolamo Pittoni a Vicenza. Tutti notavano la sua abilit&amp;amp;#224; e infatti, il giovane era iscritto alla Fraglia dei Muratori gi&amp;amp;#224; all’et&amp;amp;#224; di sedici anni. Dopo oltre un decennio di studi, l’incontro con il conte Gian Giorgio Trissino, poeta e tragediografo, cambi&amp;amp;#242; la vita ad Andrea, a cominciare dal cognome: il suo mentore gli confer&amp;amp;#236; l’aulico soprannome Palladio, iniziando a guidarlo negli studi. 
La scoperta delle bellezze di Vicenza &amp;amp;#232; un viaggio nell’arte di Andrea Palladio, l’architetto pi&amp;amp;#249; importante della Repubblica di Venezia a cui Vicenza appartenne dal 1404 al 1797 vivendo il periodo pi&amp;amp;#249; felice e proficuo della propria storia. Oggi gli edifici da lui progettati che suscitarono l’ammirazione anche di Goethe e di Salvador Dal&amp;amp;#236;, sono patrimonio dell’umanit&amp;amp;#224; UNESCO. 
Una delle principali mete della nostra passeggiata nella citt&amp;amp;#224; dominata dal Monte Berico e attraversata da diversi fiumi che consentirono l’insediamento di popolazioni paleovenete gi&amp;amp;#224; nel VI secolo a.C., &amp;amp;#232; la Basilica Palladiana, il pi&amp;amp;#249; celebre edificio pubblico della citt&amp;amp;#224;. Affacciata sulla centralissima Piazza dei Signori, era il fulcro delle attivit&amp;amp;#224; politiche ed economiche gi&amp;amp;#224; nel Medioevo, cos&amp;amp;#236; come dopo la ricostruzione palladiana a partire dal 1549. Di fianco alla Basilica il nostro sguardo &amp;amp;#232; invitato a volare in alto seguendo la duecentesca Torre Bissara, alta ben 82 metri e sopravvissuta al devastante terremoto del 1347.
Vistiamo anche il Teatro Olimpico che il Palladio progett&amp;amp;#242; utilizzando anche degli studi sul Teatro Berga, il primo anfiteatro romano della citt&amp;amp;#224;, di cui all’epoca erano ancora visibili dei ruderi. I lavori di costruzione del Teatro Olimpico iniziarono nel 1580, anno in cui il grande architetto scomparve.
Girando in centro scopriamo che il nome di Palladio si lega anche a due altri simboli della citt&amp;amp;#224;: al Gioiello di Vicenza, da lui progettato e alla Rua. Il primo era un modello della citt&amp;amp;#224; di Vicenza, realizzato in placche d’argento nel 1578 e considerato uno dei capolavori della millennaria tradizione orafa cittadina, distrutto dal governo napoleonico. La Rua, ovvero “Ruota”, era una torre lignea a forma piramidale con una grande ruota incastonata al suo centro. Nel 1944 un bombardamento la distrusse, ma nel 2007 venne ricostruita e ripristinarono anche lo storico “Giro della Rua” in occasione della festa della Santa Patrona, la Madonna di Monte Berico.
Tra i numerosi splendidi edifici religiosi che visitiamo c’&amp;amp;#232;, oltre alla Cattedrale, proprio il Santuario della Madonna di Monte Berico, costruito da due chiese sul luogo di due apparizioni della Madonna a una contadina nel 1426 e nel 1428. 
Restiamo nel cuore storico della citt&amp;amp;#224; anche per cena, accomodandoci presso i tavoli del Ristorante Al Pestello, al fianco della Chiesa di Santo Stefano, fondata nel XII secolo e costruita a partire dal 1695. “In questo luogo esisteva un’osteria sin dal 1910, infatti Al Pestello fa parte delle 1300 Imprese Storiche Italiane”, ci racconta Fabio Carta, sommelier e titolare del ristorante dal 1986, che gestisce insieme a Marco Majoli, alla guida della cucina con le “sue ragazze”. “Quando sono arrivato io, il locale era un semplice bar rionale, che ho deciso di trasformare in questa elegante trattoria la cui cuina &amp;amp;#232; alla costante ricerca della vicentinit&amp;amp;#224; nelle ricette e nelle materie prime”, ci racconta Fabio. Prima ancora di assaggiare i piatti in cui i sapori tradizionali vengono esaltati da abbinamenti attuali, ci immergiamo nel fascino della cultura vicentina grazie al men&amp;amp;#249; scritto in dialetto.
Iniziamo con le “caramelle” di bresaola al leggero aroma di grappa, e gustiamo anche la sopressa vicentina e pere alla griglia, oltre all’insalata di code di gamberi con crema di ceci. Dopo questi squisiti antipasti proseguiamo con i tipici b&amp;amp;#236;goli con anatra, lo strugolo ripieno di trota e sedano croccante, i tradizionali garg&amp;amp;#224;ti, ovvero dei maccheroncini al profumo di caff&amp;amp;#232; al rag&amp;amp;#249; bianco di maiale e veniamo introdotti perfino alla corte del Re del bosco al tartufo nero dei Berici, cio&amp;amp;#232; le tagliatelle di farina di castagne. Annaffiamo queste prelibatezze con degli ottimi vini locali seguendo il vecchio proverbio: “la cucina mangia la cantina”. Tra le numerose pietanze optiamo per la fantastica polenta e baccal&amp;amp;#224; alla vicentina, (non a caso Al Pestello fa parte dei “Ristoranti del Baccal&amp;amp;#224;” scelti da Vicenza Qualit&amp;amp;#224;. Assaggiamo anche la pastissada de cav&amp;amp;#224;l, le lumache in umido alla vicentina e il brasato di manzo al Cabernet dei Colli Berici. I nostri amici non resistono nemmeno ai petti di faraona con salsa di tartufo nero e allo spezzatino di musso al Tocai Rosso.
Ci rimane ancora tantissimo da scoprire di questa meravigliosa citt&amp;amp;#224;, dove torneremo certamente, anche per deliziarci nuovamente con la buona cucina vicentina.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.vicenza.it
www.ristorantealpestello.it
Ristorante Al Pestello
Contr&amp;amp;#224; S. Stefano, 3 Vicenza
Tel.: 0444/323721

Le foto della citt&amp;amp;#224; provengono da Wikimedia Commons e sono pubblicate ai sensi della licenzaCreative Commons – “Attribuzione Condividi allo stesso modo 3.0 Unported”. 

&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11550.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Tra le meraviglie dell'arte palladiana: una giornata a Vicenza&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 22 Dec 2012 01:15:30 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11550.ashx</guid></item><item><title>Portici e miracoli che raccontano una storia ai piedi del Monviso: una giornata a Fossano, Fossano, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11519.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11519.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11519/121211.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una citt&amp;amp;#224; dai mille colori, circondata dalle vette candide delle Alpi le cui catene montuose spuntano in fondo alle vie come se volessero avvolgerla in un morbido abbraccio bianco. Passeggiando per le pittoresche strade di Fossano, il quarto comune pi&amp;amp;#249; popoloso del cuneese, lo sguardo viene continuamente attratto da qualcosa di stimolante: i portici variopinti, le meridiane sulle pareti, le vetrine delle storiche pasticcerie, le decorazioni degli antichi palazzi. Tutto questo alla rassicurante presenza del Re di Pietra, ovvero il Monviso che svetta sul sottofondo.
Questo suggestivo paesaggio conquist&amp;amp;#242; il cuore perfino alle popolazioni pre-romane, infatti, pare che gi&amp;amp;#224; intorno all’800 a.C. vivesse sul territorio una comunit&amp;amp;#224; abile nella metallurgia e nella ceramica. Senza dubbio risale al 1236 la lapide che testimonia l’erezione della porta nord-orientale del borgo primitivo.
Durante il nostro giro passiamo dalla piazza detta “delle uova”, perch&amp;amp;#233; tempo fa fu sede del mercato del pollame e che rappresenta la porta d’accesso al primitivo borgo medievale. Percorriamo, poi, l’antica via maestra, la via Roma, scoprendo che ogni anno, in occasione della Festa patronale di San Giovenale, la prima domenica di maggio, ospita l’esposizione di centinaia di ritratti dei benefattori storici della citt&amp;amp;#224;. Tra i palazzi nobiliari della via spicca per importanza storica quello dei conti Bava di San Paolo, sede nel Settecento della Reale Accademia Letteraria. E’ sempre lungo questa importante via che possiamo ammirare il Duomo, edificato nel 1771 su una preesistente collegiata medievale, a cui apparteneva la torre campanaria quattrocentesca. 
Camminando con il naso all’ins&amp;amp;#249;, notiamo a un tratto una torre che si fa vedere in fondo a una via. Quando ci avviciniamo, le torri, altissime e possenti, diventano due, poi tre: eccoci arrivati davanti al Castello degli Acaia, edificato da Filippo d’Acaia nel 1324 come fortezza militare, che divenne successivamente residenza della famiglia sabauda, poi carcere e oggi, dopo un accurato restauro, ospita la biblioteca civica. 
Visitiamo anche diversi splendidi edifici religiosi, tra cui la barocca Chiesa della S.S. Trinit&amp;amp;#224; e il Santuario di Cussanio, appena fuori citt&amp;amp;#224;, che sorge sul luogo dove nel 1521 la Vergine apparve al sordomuto Bartolomeo Coppa, che miracolosamente guar&amp;amp;#236;.
Ritorniamo in centro percorrendo a piedi il panoramicissimo viale Mellano, lungo il quale scopriamo anche un quadrante solare umano, ovvero un punto dove &amp;amp;#232; la nostra stessa ombra a indicare l’ora.
Dopo questa bella passeggiata &amp;amp;#232; un vero piacere accomodarci presso i tavoli del Ristorante Pizzeria Tira e Molla, in via Marconi. Scopriamo subito di essere in un locale storico: “Si chiamava il Bar della Scala, c’era un forno, il tavolo del biliardo e sopra un albergo. Noi siamo arrivati qui da Bra quattro anni fa iniziando con un self-service a cui poi si sono aggiunte l’osteria e la pizzeria”, ci racconta il titolare Tony che gestisce il ristorante insieme a pap&amp;amp;#224; Tommaso, la mamma Anna, la fidanzata Ilaria, la sorella Valentina, il cognato Danilo e la cameriera Beatrice. 
Il calore dell’ambiente famigliare ci conquista subito ed &amp;amp;#232; con grande appetito che iniziamo a gustare la salsiccia di Bra con granella di nocciola e scaglie di grana, il prosciutto crudo con mozzarella di bufala campana, oltre a delle prelibatezze di mare di cui i titolari sono maestri, date le loro origini calabresi: il tris di carpaccio affumicato, e l’insalata di polipo e patate. 
Alcuni di noi optano per le croccanti pizze, disponibili in oltre 50 variet&amp;amp;#224;, tra cui la Tira e Molla e la Meridionale, con mozzarella di bufala, ‘nduja, friarielli e pancetta coppata dopo cottura. I bambini scelgono la Biancaneve, la 7 Nani e la Popeye.
Continuiamo con la specialit&amp;amp;#224; della casa, i ravioles, fatti con l’impasto degli gnocchi di patate con l’aggiunta di Tomino di Melle della Val Varaita, serviti con del burro, nocciola, panna e parmigiano. Gustiamo anche un ottimo risotto con la salsiccia di Bra e Nebbiolo, oltre agli scialatielli allo scoglio e gli spaghetti alla carbonara di mare. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con dei vini delle Langhe, oltre che con delle squisite birre artigianali. La salsiccia di Bra torna protagonista anche dei secondi piatti, quando la gustiamo alla piastra con rucola e grana. Sono ottimi anche la tagliata di vitello con funghi trifolati, i gamberoni al cognac e il fritto misto di pesce. 
Infine, non resistiamo certo alla tentazione dei dolci della casa: il tortino caldo al cioccolato, il tiramis&amp;amp;#249; e la Torta di Anna, che la mamma di Tony prepara ogni volta a seconda dell’ispirazione del giorno. 
Chiudiamo con un pizzico di seduzione: il sorbetto al melone e peperoncino, e quello con la mela verde e il frutto della passione. Passione che ci far&amp;amp;#224; senz’altro tornare volentieri a Fossano, anche magari per il Palio dei Borghi, nel mese di Giugno.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.fossano.cn.it
Ristorante Pizzeria Tira e Molla
Via Marconi, 72 Fossano (CN)
Tel.: 0172/650015
www.facebook.com/tira.molla
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11519.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Portici e miracoli che raccontano una storia ai piedi del Monviso: una giornata a Fossano&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Fri, 07 Dec 2012 15:12:21 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11519.ashx</guid></item><item><title>Escursioni ed arte tra le dolci colline: una giornata a Casale Monferrato, Casale Monferrato, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11533.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11533.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11533/121438.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una bellissima citt&amp;amp;#224; d’arte, immersa nel verde delle colline, circondata da vigneti e attraversata da un grande fiume: il sogno di molti sarebbe quello di vivere in un luogo simile. Siamo sulle rive del fiume Po, le grandi citt&amp;amp;#224; del triangolo industriale del Nord sono a portata di mano, ma qui al posto del caos delle metropoli regna un’atmosfera da citt&amp;amp;#224; a misura d’uomo. Eppure Casale Monferrato &amp;amp;#232; una capitale: la capitale del Monferrato. 
Una delle prime mete del nostro giro &amp;amp;#232; la Gipsoteca Bistolfi, all’interno del Museo Civico. L’artista &amp;amp;#232; nato a Casale Monferrato nel 1859 e tra la sue opere pi&amp;amp;#249; note si annoverano “La sfinge”, “Il boaro” o le imponenti figure simboliche femminili come “La patria” e “Verso la luce”. Nel Museo Civico possiamo ammirare anche i capolavori di altri grandi artisti di Casale, come ad esempio i dipinti di Pier Francesco Guala, pittore settecentesco, oltre a numerose altre opere risalenti ai secoli precedenti. 
Durante la nostra passeggiata nell’ampia zona pedonale del centro storico, visitiamo anche alcuni meravigliosi edifici sacri: Il Duomo di Sant’Evasio e la Sinagoga, costruita in stile barocco roccoc&amp;amp;#242; nel Cinquecento. Il Duomo, di una bellezza suggestiva, &amp;amp;#232; il monumento pi&amp;amp;#249; antico della citt&amp;amp;#224;, ed &amp;amp;#232; anche una delle pi&amp;amp;#249; importanti cattedrali in stile romanico lombardo del Piemonte. Tra le altre chiese di Casale spiccano quella dedicata a San Domenico, fondata nel 1472, e la settecentesca Chiesa di Santa Caterina. A “sorvegliare” l’abitato ci pensa la Torre civica, simbolo della citt&amp;amp;#224;, di ben 60 metri di altezza, elevata probabilmente nel XI secolo.
In centro raggiungiamo anche l’imponente Castello dei Paleologi, costruito nel 1352 e oggi sede di diversi eventi culturali.
Oltre ad essere immersa nel verde dei vigneti circostanti, questa graziosa citt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; molto vivibile anche grazie ai suoi ampi spazi verdi:i giardini pubblici di circa novantamila metri quadrati, creati sin dal Settecento con una consapevole attivit&amp;amp;#224; di rimboschimento. Nel 1911 &amp;amp;#232; nata l’Area Attrezzata Sponde Fluviali, che si estende su ben 119 ettari. 
Dopo questa passeggiata tra le bellezze del centro, facciamo un giro anche nelle frazioni situate tra le dolci colline, meta prediletta anche dei ciclisti e scopriamo un interessante percorso delle Miniere.
Verso sera decidiamo di coronare la giornata con una squisita cena presso la Nuova Osteria Vialarda, in frazione Torcello. La calorosa ospitalit&amp;amp;#224; con cui veniamo accolti nell’ambiente confortevole riguarda anche Billy, il labrador della nostra amica, ben accetto dai titolari. La sala &amp;amp;#232; luminosa, arricchita di quadri di arte contemporanea e durante la bella stagione si pu&amp;amp;#242; anche mangiare nel dehor. Il cuoco, Andrea Cantamessa, che gestisce il locale insieme alla sorella Carla e con l’aiuto cuoco Stefano, ha una trentennale esperienza culinaria maturata dalla Sardegna a Cortina d’Ampezzo, da Monaco di Baviera fino a Cuba, oltre a diverse localit&amp;amp;#224; del Monferrato. “La nostra cucina rispecchia una continua ricerca mirata a esprimere il meglio del territorio. Valorizziamo i sapori tradizionali anche attraverso le nostre “Domeniche monferrine”, dei pranzi a tema che ogni volta riscoprono un piatto tipico come il bollito o il fritto misto. Ma proponiamo anche dei piatti di mare e prodotti nazionali come il radicchio trevigiano, sempre di stagione e di ottima qualit&amp;amp;#224;. Inoltre la pasta, il pane, i dolci e i gelati sono fatti da noi”, ci raccontano Andrea e Carla. 
Iniziamo con un’insalata di mare con olive taggiasche su crema di patate profumata al basilico, e con lo strudel di funghi porcini e patate con fonduta. Gustiamo anche gli squisiti cardi gobbi di Nizza gratinati alle aggiughe. Dopo questo ricco antipasto continuiamo con gli spaghetti saltati con bottarga e gamberi, i tagliolini con rag&amp;amp;#249; di gamberoni e gli gnocchi alla rucola con crema allo zola. Non resistiamo nemmeno ai ravioli di funghi porcini, e annaffiamo tutte queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini del territorio, in particolare provenienti da cantine vicine.
Il concetto del “km zero” caratterizza anche gli squisiti piatti di carne piemontese selezionata, tra cui scegliamo il filetto di manzo grigliato al pepe verde, la gran grigliata mista di carne e la tagliata di manzo alla griglia. Gli animi marinari del gruppo optano invece per il fritto misto di mare e per i gamberoni argentini al curry con timballo di riso. Quello che non siamo riusciti a finire, ce lo portiamo a casa nel doggy bag, con grande soddisfazione di Billy. 
Infine, ci deliziamo con gli sfiziosi dolci della casa: la tradizionale torta di zucca alla piemontese, la crema bruciata con frutta fresca, il carpaccio di ananas al Gran Marnier Nocciolato, e dei gelati. 
Torniamo nella metropoli arricchiti di un’esperienza unica, intrisa di bellezza e di gusto, e sicuri di volerla presto ripetere.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.casale-monferrato.al.it
www.nuovaosteriavialarda.it
Nuova Osteria Vialarda
Fraz. Torcello – Strada Vialarda, 54 Casale Monferrato (AL)
Tel.: 0142/408412  370/3252235
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11533.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Escursioni ed arte tra le dolci colline: una giornata a Casale Monferrato&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Fri, 14 Dec 2012 18:55:22 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11533.ashx</guid></item><item><title>Il meridiano che passa tra storia, arte e buona tavola: una giornata a Mondov&amp;#236;, Mondov&amp;#236;, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11560.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11560.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11560/121946.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’era un bambino di modesta famiglia che agli inizi del Settecento amava correre su e gi&amp;amp;#249; per le stradine della sua citt&amp;amp;#224;. Dal nucleo storico del rione Piazza, situato sul Monte Regale alto 559 metri, il suo sguardo poteva spaziare verso la pianura segnata dal fiume Po e anche verso le colline delle Langhe. All’epoca non sapeva ancora che il meridiano Gradus Taurinensis passasse proprio da Mondov&amp;amp;#236;, e sebbene iniziasse molto presto a interessarsi di matematica, non immaginava che anni dopo sarebbe stato proprio lui, Giovanni Battista Beccaria, ormai celebre scienziato, a effettuare per la prima volta le misurazioni di quel meridiano.
Arriviamo a Mondov&amp;amp;#236; passando da un ponte sul torrente Ellero e ci viene scherzosamente da complimentarci col meridiano: aveva proprio “scelto” una bella citt&amp;amp;#224; da attraversare. Il nostro sguardo viene costantemente attratto da palazzi storici, da splendide chiese e da scorci caratteristici, oltre che dalla collina su cui si erge il centro storico. Nel rione Breo ammiriamo la chiesa dei Santi Pietro e Paolo, e alcune persone del posto ci fanno notare l’automa in ferro, realizzato nel secolo XVIII dall’artigiano locale Matteo Mondino, che con un martello in mano batte le ore su una campana. Quella figura &amp;amp;#232; il Moro, uno dei simboli della citt&amp;amp;#224;, ed &amp;amp;#232; anche la maschera che raduna il popolo per i festeggiamenti del Carnevale. Secondo una leggenda le truppe napoleoniche, che occuparono la citt&amp;amp;#224; nel 1796, scambiarono l’automa per una vedetta e lo presero a fucilate.
Dopo un giretto tra i vari rioni nella parte bassa del comune, prendiamo la funicolare per raggiungere, percorrendo un tragitto panoramico, lo storico rione Piazza. Fu proprio qui che nel 1198 fondarono la citt&amp;amp;#224;. In quel periodo nei villaggi della zona la gente era piuttosto stanca delle continui vessazioni dei marchesi, perci&amp;amp;#242; la popolazione decise di costituirsi in liberi comuni situati in posizioni collinari e strategiche: cos&amp;amp;#236; nacque anche Cuneo, nello stesso anno.
La nostra passeggiata continua nella stupenda Piazza Maggiore, dove ammiriamo la settecentesca Cattedrale di San Donato, costruita nel luogo di una pieve risalente al XII secolo. Visitiamo anche la bellissima Chiesa di San Francesco Saverio, detta “La Missione”, che conserva al suo interno i capolavori pittorici di Andrea Pozzo.
Raggiungiamo il Belvedere e oltre alle antiche mura e al panorama mozzafiato ammiriamo la Torre Civica, eretta tra il XIII e il XIV secolo inizialmente in forme gotiche. La torre, alta oltre 29 metri, nel 1762 serv&amp;amp;#236; a Giovanni Battista Beccaria come punto trigonometrico per la determinazione della lunghezza del meridiano “monregalese”.
Restiamo nel cuore di Mondov&amp;amp;#236; anche per cena, fermandoci presso l’Osteria Vineria Cantine Bonaparte, in Piazza Maggiore. Ci conquista subito il fascino del luogo, insieme alla gentilezza dello staff. Siamo in un palazzo di fine Quattrocento – primi Cinquecento, e le volte in mattoni delle sale sotterranee arrivano fino al centro della piazza. “Una delle nostre sale pare che anticamente fosse la cucina del Palazzo”, ci racconta il titolare Antonio Costamagna che gestisce il locale insieme a Davide Rosso e Francesco Caforio che lavorano in cucina. La storicit&amp;amp;#224; del posto non mette per&amp;amp;#242; soggezione, grazie all’ambiente informale: infatti, tra i clienti ci sono ragazzi di 15 anni, cos&amp;amp;#236; come degli ottantenni, e le sale si riempiono anche a ora di pranzo.
Iniziamo con un aperitivo, gustando dei piattini di squisiti salumi. Quando ci accomodiamo a tavola per la cena, la storia torna a farci compagnia: sulla nostra tovaglietta di carta notiamo la raffigurazione della famosa battaglia di Napoleone che si svolse proprio nel campo che avevamo appena ammirato dal terrazzo del locale, da cui si apre un panorama meraviglioso che si spinge fino alle Langhe.
Cominciamo con la carne all’albese, il vitello tonnato, il cotechino con la fonduta e visto il periodo autunnale, non resistiamo nemmeno all’uovo in camicia col tartufo. Dopo il ricco antipasto piemontese gustiamo un bel piatto di ravioli al plin, di gnocchetti al Raschera e zucca e di tajarin di castagna al sugo d’anatra. Fanno proseliti anche i buonissimi risotti alla zucca e allo champagne. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con vini sia del territorio che nazionali ed esteri, scelti tra le oltre 150 etichette. Qualcuno opta invece per le birre, anch’esse di prima qualit&amp;amp;#224;. 
Proseguiamo con l’arrosto di vitello al cioccolato, la tagliata di sottofiletto alla piastra e con la deliziosa scaramella ai carciofi. 
La nostra serata monregalese si conclude in gran dolcezza grazie ai dessert fatti in casa: il tortino al cioccolato, la cr&amp;amp;#232;me brul&amp;amp;#232;, il semifreddo alle nocciole, la mousse al caff&amp;amp;#232; e il bunet. Durante il dopocena, sorseggiando un buon bicchiere di vino, assaggiamo anche le sfiziose paste di meliga di Mondov&amp;amp;#236;.
Dopo questa bellissima giornata pensiamo gi&amp;amp;#224; alle prossime occasioni per tornare qui, ascoltando il richiamo del Moro per Carnevale...

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.mondovi.cn.it
www.cantinebonaparte.it
Osteria Vineria Cantine Bonaparte
Piazza Maggiore 3/A Mondov&amp;amp;#236; (CN)
Tel.: 0174/553074
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11560.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Il meridiano che passa tra storia, arte e buona tavola: una giornata a Mondovì&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 31 Dec 2012 15:48:22 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11560.ashx</guid></item><item><title>Una giornata tra mistero, arte e buona tavola: gita a Lerma, Lerma, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11518.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11518.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11518/121197.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ogni anno arriva il giorno in cui i raggi obliqui del Sole raggiungono una nicchia nel muro del Castello medievale, illuminandola per qualche breve attimo. In quei momenti i rubini delle tre rose d’oro nascoste l&amp;amp;#236; dal 1565 in uno scrigno di cristallo avvampano inondando le mura del maniero di una luce infuocata. Il fenomeno dura talmente poco che in oltre 440 anni nessuno, rabdomanti compresi, &amp;amp;#232; riuscito a individuare la nicchia dove Isabella Corvalan, dama d’onore della regina di Castiglia nascose quel tesoro. 
Queste romanzesche atmosfere medioevali si raggiungono dopo pochi minuti di leggere curve dal casello di Ovada, tra vigneti e colline boschive facenti parte del Parco delle Capanne di Marcarolo, dove, su una rocca tufacea si erge il Castello degli Spinola, costruito verso la fine del XV secolo. Passando sotto un arco si accede al ricetto, conservato del tutto intatto all’interno della cinta muraria. 
Sempre all’interno della piazzetta del Castello ammiriamo la quattrocentesca Chiesa Parrocchiale di San Giovanni Battista, la cui abside fu ricavata da una delle torri del castello. Al suo interno sono custodite molte preziose opere d’arte, tra cui un grande affresco del 1608, e la trecentesca tavola di Barnaba da Modena, ritraente la Vergine col Bambino. Questa tavola fu donata inizialmente al duecentesco Santuario di N.S. della Rocchetta dalla famiglia Spinola, in segno di ringraziamento per la nascita di un erede. Originariamente il Santuario era un ospizio che offriva alloggio ai viandanti che percorrevano la Via del Sale.
Visitiamo anche la Chiesa romanica, ovvero la Pieve di San Giovanni Battista, unica superstite del nucleo pi&amp;amp;#249; antico di Lerma, chiamato Rondinaria. Al suo interno conserva una serie di pregevoli affreschi di maestri di Lerma, mentre sulla facciata &amp;amp;#232; un’immagine di San Cristoforo Martire ad aver protetto quanti dovettero passare da una riva all’altra del fiume Piota.

Restiamo nel cuore del centro storico anche per cena, accomodandoci in una delle caratteristiche sale del Ristorante Pizzeria Italia, in via Martiri della Benedicta. Il fascino del locale e la gentilezza dei titolari ci mettono subito a nostro agio. “Sono genovese, ma di origini piemontesi. Mio nonno era di Lerma e i miei genitori venivano qui in villeggiatura, alloggiando presso questa struttura. Cos&amp;amp;#236; mi sono molto affezionata a questo paese sin da ragazzina”, ci racconta la titolare Greta, che dal gennaio del 2011 gestisce il locale. Architetto e cantante lirica, ma con una lunga esperienza maturata in diversi ristoranti. Storie e ricordi di una Lerma quasi fiabesca che rivive negli aneddoti rendono ancora pi&amp;amp;#249; squisiti i piatti preparati dalla cuoca Franca, dal pizzaiolo Ruslan e serviti dal cameriere Rocco.
Oltre al men&amp;amp;#249; fisso, ogni venerd&amp;amp;#236; viene proposto un men&amp;amp;#249; settimanale, che segue la stagionalit&amp;amp;#224; dei prodotti. Iniziamo con il tagliere del cacciatore, gustando la bresaola di cervo, lo speck di cinghiale, il lardo di Colonnata e il prosciutto cotto aromatizzato al tartufo, il tutto accompagnato da castagne e miele. Il ricco antipasto prevede anche un’ottima tartare di manzo, oltre ai peperoni con la bagna caoda e la croccante e squisita panissa. Dopo questo arcobaleno di sapori continuiamo con i ravioli fatti in casa alle ortiche ed erbe di stagione, una vera specialit&amp;amp;#224; del locale, preparata con le erbe spontanee dell’orto. 
Proseguiamo con il saporito risotto con salsiccia e Dolcetto, e gustiamo anche le tagliatelle di castagne fatte in casa col sugo di cipolle. Alcuni del nostro gruppo non resistono invece alle pizze, scegliendo, tra le oltre 40 variet&amp;amp;#224;, la pizza dell’avvocato con mozzarella, certosa, fontina, gorgonzola e prosciutto cotto, e la focaccia col formaggio tipo Recco.
Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini principalmente del territorio tra cui il Dolcetto e il Barbera, anche di Asti e di Alba oltre a dei vini trentini e friulani, e dei buoni bianchi della zona e non solo.
Proseguiamo con una favolosa tagliata al Castelmagno, apprezzando l’eccellente qualit&amp;amp;#224; della carne di prima scelta, proveniente da una macelleria del territorio. Alcuni dei commensali prendono un abbondante fritto misto, mentre gli altri scelgono le frittelle di baccal&amp;amp;#224; e il goulash con il cous cous.
Infine, non resistiamo certo alla tentazione degli sfiziosi dolci della casa e gustiamo le profumatissime castagne sciroppate con zabaione al Moscato, un leggerissimo e delicato carpaccio di ananas condito con lo sciroppo allo zenzero, oltre al tiramis&amp;amp;#249; e una squisita e genuina meringata.
Golosit&amp;amp;#224; che fanno sognare, e che ci faranno tornare qui presto, forse proprio nel momento in cui il Sole illuminer&amp;amp;#224; le rose d’oro del castello. 

Francesca Bertha 

PER INFORMAZIONI:
www.comune.lerma.al.it
www.italiadilerma.com
Ristorante Pizzeria Italia di Lerma
Via Martiri della Benedicta, 4R
Tel.: 0143/877110
www.facebook.com/italiadilerma&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11518.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Una giornata tra mistero, arte e buona tavola: gita a Lerma&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 06 Dec 2012 17:06:57 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11518.ashx</guid></item><item><title>Alla scoperta della chiocciola medievale: una giornata a Chieri, Chieri, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11553.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11553.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11553/121815.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosa c’&amp;amp;#232; di comune tra un nobiluomo piemontese del Quattrocento, un’elegante signora olandese del Settecento e un buttero toscano dell’Ottocento? Semplice: tutti loro indossavano abiti di fustagno blu, tessuto creato a Chieri. La citt&amp;amp;#224;, situata tra la parte orientale della collina di Torino e le ultime propaggini del Monferrato, divenne famosa sin dal Medioevo per la produzione del fustagno, realizzato con l’utilizzo del gualdo, pianta coltivata in loco, che imprimeva alle stoffe una caratteristica colorazione azzurra. I tessuti prodotti a Chieri raggiungevano, passando per il porto di Genova, tutta l’Europa e perfino l’America. Nel 1482 in citt&amp;amp;#224; fondarono inoltre l’Universit&amp;amp;#224; dell’Arte dei Fustagneri.
Se fossimo arrivati qui nel Medioevo, la nostra passeggiata sarebbe stata quasi tutta col naso all’ins&amp;amp;#249;: all’epoca il luogo era noto come “la citt&amp;amp;#224; delle cento torri”, costruite dalle famiglie nobili. Ne sono sopravissute solo alcune, a volte inglobate negli edifici. Prima dell’era delle torri avremmo invece potuto ammirare le mura e l’acquedotto romano che scendeva dalla collina di Pino Torinese. A parlarci di quell’epoca sono oggi i reperti archeologici, oltre al toponimo Carrea Potentia, che univa il nome romano e l’antica voce ligure Carrea, di origine celtica che significa villaggio fortificato.
Tra le prime mete della nostra passeggiata &amp;amp;#232; infatti il cuore storico della citt&amp;amp;#224;, il luogo dove anticamente sorgeva un castrum, sulla collina di San Giorgio. E’ proprio qui che dopo il 1011 Landolfo, vescovo di Torino, decise di costruire una torre, un castello e una chiesa, trasformando cos&amp;amp;#236; il villaggio di campagna in un borgo di tutto rispetto. Il castello non c’&amp;amp;#232; pi&amp;amp;#249;, ma possiamo ammirare la torre landolfiana, che in passato serv&amp;amp;#236; sia da torre civica che da campanile e la chiesa, ricostruita nel 1442 dopo un incendio, ed &amp;amp;#232; sempre riconoscibile la “chiocciola medievale”, ovvero l’antico tracciato stradale.
Risale invece a oltre cent’anni dopo la costruzione dell’Arco di piazza Umberto I, simbolo della citt&amp;amp;#224;, eretto nel 1580.
Nella storia religiosa di Chieri compare perfino un miracolo. Gi&amp;amp;#224; nel Quattrocento erano noti i poteri miracolosi di un affresco raffigurante l’Annunciazione, che si trovava in una cappella. Nel 1651 successe che un giovane sordomuto si mise a pregare davanti a quell’opera. Dopo un bel po’ che stava l&amp;amp;#236; a mormorare le sue preghiere mute, a un tratto la gente intorno ud&amp;amp;#236; per la prima volta la sua voce mentre recitava l’Ave Maria: dopo questo evento miracoloso la popolazione decise di costruire il Santuario dell’Annunziata.
Il nostro bel giro a Chieri continua, verso sera, in compagnia di San Martino: non solo perch&amp;amp;#233; capitiamo qui proprio nel periodo della fiera dedicata al santo, ma soprattutto perch&amp;amp;#233; la meta della nostra cena &amp;amp;#232; il Ristorante San Martino, in Strada Baldissero.
Siamo in autunno, ma la bellezza della posizione del locale, immerso nella natura, ci affascina molto: nella bella stagione il dehor &amp;amp;#232; un’oasi verde, mentre per tutto l’anno ci sono le ampie sale dell’interno dove si possono organizzare delle belle feste in esclusiva in occasione di matrimoni, battesimi e altre ricorrenze.
“Abbiamo aperto questo locale cinque anni fa dopo una lunga esperienza nel campo della ristorazione: qui siamo in un ambiente famigliare, con la possibilit&amp;amp;#224; di realizzare i desideri dei nostri clienti”, ci racconta il signor Antonio che gestisce il ristorante insieme ad Anna. 
Iniziamo con un trittico di mare caldo e con le cappesante in crema di zafferano. I nostri amici che prediligono i piatti di terra, scelgono invece la sottilissima con Raschera e Castelmagno e lo sformato di verdure.
Noi animi marinari proseguiamo con gli gnocchi con granchio e cappesante e la maltagliata ai crostacei, mentre il resto del gruppo opta per i ravioli di verdure in salsa di noci e per i maltagliati con gorgonzola e salsiccia.
A seguire, non resistiamo certo a una bella orata in crosta di patate e nemmeno alla squisita tagliata di tonno al sesamo. Ma anche i piatti di carne seducono alla grande: costata di vitello in crosta di pane e filetto al crudo di Parma. 
Concludiamo in gran dolcezza con gli sfiziosi dolci fatti in casa tra cui la tarte tatin, il bunet, la panna cotta e la fragola col gelato. 
Dopo questa piacevolissima giornata torniamo a casa con la decisione di festeggiare qui la comunione del figlio della nostra amica, e con la voglia di scoprire tutte le bellezze di Chieri che ancora ci aspettano.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.chieri.to.it
www.ristorantesanmartino.it
Ristorante Pizzeria San Martino
Strada Baldissero, 66 Chieri (TO)
Tel.: 011/9473962
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11553.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Alla scoperta della chiocciola medievale: una giornata a Chieri&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 27 Dec 2012 00:51:59 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11553.ashx</guid></item><item><title>Gita da gourmands tra templari, mercanti di seta e lumache: una giornata a Cuneo, Cuneo, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11497.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11497.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11497/120968.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Correva l’anno 1198 e nei villaggi vicini alla confluenza del fiume Stura e il torrente Gesso la gente era ormai piuttosto stanca delle continue vessazioni dei marchesi del Monferrato e di Saluzzo, cos&amp;amp;#236; secondo la leggenda gli abitanti decisero di rifugiarsi sul “Pizzo di Cuneo”, l’altopiano triangolare situato tra i suddetti corsi d’acqua dove, insieme ai gi&amp;amp;#224; presenti fuggiaschi milanesi si costituirono in libero comune. Il 23 giugno di quell’anno, alla vigilia di San Giovanni Battista, la popolazione di Cuneo acclam&amp;amp;#242; i suoi primi tre rettori durante una cerimonia spettacolare: i fal&amp;amp;#242; accesi sulle alture e nei pressi delle porte del borgo si notavano da lontanissimo.
Arrivando in citt&amp;amp;#224;, basta muovere i primi passi per immergerci nelle atmosfere affascinanti di secoli di storia alle spalle. A Cuneo ci&amp;amp;#242; &amp;amp;#232; possibile anche semplicemente passeggiando lungo i numerosi percorsi porticati che si distinguono per il loro periodo di origine che va dal Medioevo al dopoguerra.
Se fossimo capitati qui nel Trecento, avremmo visto un coloratissimo viavai di commercianti e sentito le urla provenienti dalle logge dei mercanti veneziani, pisani, genovesi, lombardi, ma anche provenzali e catalani. Qualche anno dopo, con il passaggio ai Savoia, lo scenario era cambiato: da citt&amp;amp;#224; aperta e commerciale, Cuneo divenne una roccaforte militare, posta sotto assedio numerose volte. 
Tra i personaggi che avevano governato la citt&amp;amp;#224;, il barone Federico Leutrum, detto il “Baron Litron”, nella seconda met&amp;amp;#224; del Settecento, era molto stimato dalla gente e il suo ricordo &amp;amp;#232; conservato anche da una famosa ballata.
Parlando con qualche cuneese doc che incontriamo in centro, scopriamo che nel XIII secolo in citt&amp;amp;#224; probabilmente ci fu anche una mansione templare. Durante la nostra passeggiata ammiriamo anche diversi splendidi edifici religiosi tra cui il Complesso monumentale di San Francesco, nato da una duecentesca cappella francescana e che oggi ospita il Museo Civico. In via Roma visitiamo la Cattedrale di Santa Maria del Bosco, e percorrendo il caratteristico viale degli Angeli raggiungiamo anche il Santuario della Madonna degli Angeli. Di ritorno, facciamo un giretto nel “Salotto di Cuneo”, ovvero in Piazza Galimberti, costruita dopo l’abbattimento delle mura da parte delle truppe napoleoniche. La piazza, intitolata all’eroe della Resistenza Tancredi Duccio Galimberti, nell’Ottocento era il luogo dove numerosi venditori di seta proponevano la loro merce.
Restiamo nelle vicinanze anche per cena, fermandoci presso il Ristorante Les Gourmands, in via Statuto. Entrando, notiamo subito la cucina a vista, oltre al raffinato arredamento di stile anni ’70. Ad accoglierci nell’ambiente dai colori caldi &amp;amp;#232; lo chef Jean Paul Martinengo, noto non solo per le sue sublimi creazioni culinarie, ma anche per il suo carattere egocentrico, esibizionista, allegro e profondamente creativo. “Ci distinguiamo nel panorama cuneese per la nostra cucina che unisce tradizione e innovazione. Siamo stati i primi in citt&amp;amp;#224; a proporre fusion e ci&amp;amp;#242; si spiega anche con le mie origini: mio nonno spagnolo e mia nonna francese, avevano aperto un hotel in Algeria. L&amp;amp;#236; &amp;amp;#232; nata mia mamma che ha sposato un piemontese doc. Ho assorbito l’amore per la cucina accanto ai nonni, insieme a un arcobaleno di gusti, propri delle varie culture che riaffiorano e si contaminano nelle mie creazioni”, ci racconta Jean Paul. 
Cosa precisamente significhi l’unione tra i prodotti del territorio e la filosofia fusion e creativa, lo capiamo appena assaggiamo gli antipasti: arriva la battuta di fassone, servita su tortino di patate ai fiori di lavanda. A seguire, la sfoglia di mele e cipolle con pomodorini alla cannella e il frittino di baccal&amp;amp;#224; con insalatina di castagne. Mentre le nostre amiche celiache gustano un men&amp;amp;#249; apposito, (il ristorante &amp;amp;#232; certificato per l’alimentazione per celiaci), proseguiamo con gli gnocchi di castagne con il rag&amp;amp;#249; di vongole, la tagliatella ai 30 rossi con rag&amp;amp;#249; di selvaggina e tartufo nero e con un bel risotto al Castelmagno e Barbera. Alcuni del nostro gruppo optano per il men&amp;amp;#249; degustazione pesce mentre continuiamo con il tajin di trota della Valle Stura e con il fagotto di filetto di manzo al caprino. Nell’assaporare il cotechino su cavolo caramellato al miele con fonduta di Raschera, nocciola e caff&amp;amp;#232;, scopriamo di aver fatto il giro culinario del territorio: ogni ingrediente viene da produttori locali. Non resistiamo certo nemmeno a un piatto di lumache pregiate di questo territorio, e scopriamo che Jean Paul &amp;amp;#232; fondatore del Consorzio per la tutela della lumaca Borgarina. 
Infine, cediamo volentieri alle dolci tentazioni tra cui la torta di Vignolo con zabaione al Moscato, i datteri flamb&amp;amp;#232; del Nord Africa e il semifreddo allo yogurt e piccoli frutti del territorio. 
Dopo questa bella giornata ci sentiamo, come dice Tot&amp;amp;#242;, degli “uomini di mondo”, e anche se non abbiamo fatto il militare a Cuneo, ci torneremo senz’altro volentieri.
    
Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.cuneo.gov.it
www.lesgourmands.it
Ristorante Les Gourmands
Via Statuto 3/E Cuneo
Tel.&amp;amp;#160;: 0171/605664
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11497.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Gita da gourmands tra templari, mercanti di seta e lumache: una giornata a Cuneo&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 26 Nov 2012 23:44:46 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11497.ashx</guid></item><item><title>Vino e tartufi a Ovada, Ovada, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11468.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11468.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11468/120623.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;OVADA VINO E TARTUFI 2012

Domenica 11 Novembre nel centro storico di Ovada
Mercato di vino e tartufi
Ristoranti con men&amp;amp;#249; a tema, negozi aperti nel centro storico

                                          
La Pro Loco di Ovada e del Monferrato Ovadese organizza, con il Patrocinio dell’Amministrazione Comunale di Ovada e la collaborazione del Consorzio per la Tutela del Vino Dolcetto d’Ovada e delle Associazioni di Categoria, la terza edizione della grande manifestazione a tutto gusto, dedicata ai due prodotti enogastronomici pi&amp;amp;#249; rinomati del territorio: il tartufo bianco e il vino. 
Se i vini prodotti sulle dolci colline del Monferrato Ovadese sono tra i pi&amp;amp;#249; famosi d’Italia, il tartufo bianco di questo territorio non &amp;amp;#232; certo da meno: Gioacchino Rossini lo defin&amp;amp;#236; “il Mozart dei funghi”, giudizio confermato anche dalle ricerche svolte da Raoul Molinari e Giordano Berti su cronache risalenti fino al Medioevo, ma anche su lettere di viaggiatori del Settecento: tutti concordano sullo straordinario aroma e qualit&amp;amp;#224; dei tartufi bianchi di queste terre, vera prelibatezza altamente apprezzata gi&amp;amp;#224; in passato. 
La manifestazione dedicata ai vini e ai tartufi sar&amp;amp;#224; un po’ come l’incontro tra Bacco e Giove: se Bacco &amp;amp;#232; il dio del vino, secondo il poeta romano Giovenale, l’origine del tartufo si deve invece a un fulmine scagliato da Giove in prossimit&amp;amp;#224; di una quercia. Sempre grazie alla mitologia di Giove, al tartufo si sono da sempre attribuite anche delle qualit&amp;amp;#224; afrodisiache. 


LA MANIFESTAZIONE:

Il connubio tra i due prodotti principe della zona &amp;amp;#232; naturale: i succulenti piatti a base di tartufo bianco ben si sposano con i pregiati vini della zona, tra cui il Dolcetto DOC e soprattutto l’Ovada D.O.C.G.
Le passate edizioni sono state un successo di pubblico e di critica ed ha maggiormente convinto la Pro Loco di Ovada della felicit&amp;amp;#224; dell’iniziativa volta alla promozione e diffusione delle tipicit&amp;amp;#224;  gastronomiche pi&amp;amp;#249; meritorie della zona.
La bellezza del centro storico arricchisce una manifestazione destinata a crescere nel tempo; lungo le vie, nelle piazzette e sotto i portoni della cittadina, ben ventinove espositori vitivinicoli attenderanno il pubblico che avr&amp;amp;#224; la possibilit&amp;amp;#224;, acquistato il bicchiere della Manifestazione, di degustare la migliore produzione vinicola della zona.
I Trifolau, come negli anni scorsi, accoglieranno i visitatori all’interno dell’Antica Parrocchiale di Ovada: la Loggia di San Sebastiano.
Aderiranno all’iniziativa i commercianti di Ovada che realizzeranno vetrine a tema; i ristoratori, premiati dalla notevole affluenza di pubblico della passata edizione, realizzeranno menu a base di tartufo bianco innaffiati dai migliori vini della zona.

Il Ristorante della Pro Loco sar&amp;amp;#224; allestito all’interno dei locali dell’ex Albergo Ristorante Italia in via San Paolo, di fronte a Piazza San Domenico.

Un trenino sar&amp;amp;#224; a disposizione del pubblico per raggiungere il Centro Storico.


I ristoranti presso i quali sar&amp;amp;#224; possibile gustare gli squisiti men&amp;amp;#249; a tema sono:

ENOTECA REGIONALE DI OVADA E DEL MONFERRATO

www.enotecaregionaleovada.it
Facebook: Balloon
Via Torino, 69 Ovada
Tel.: 0143/822416

RISTORANTE LA VOLPINA

www.ristorantelavolpina.it
Strada Volpina, 1 Ovada
Tel.: 0143/86008

RISTORANTE PIZZERIA IL CAMPANILE
Piazza Garibaldi, 29 Ovada
Tel.: 0143/821382

RISTORANTE SAPORI DI VINI
Via Gilardini, 72 Ovada
Tel.: 0143/821172




Per ulteriori informazioni:

www.prolocoovada.it
Ufficio IAT di Ovada 
0143/821043
Facebook: Proloco Ovada
 




&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11468.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Vino e tartufi a Ovada&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 05 Nov 2012 23:30:15 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11468.ashx</guid></item><item><title>Le galee, il boschetto e Picasso: una giornata a Sori, Sori, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11493.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11493.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11493/120919.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Basta fare pochi chilometri partendo dalla Foce genovese per raggiungere il Golfo Paradiso, bello almeno quanto lo suggerisce il suo nome. A un tratto, &amp;amp;#232; impossibile non notare uno stupendo campanile dai tipici colori liguri che svetta in alto sul sottofondo azzurro del cielo che si confonde con il mare: vederlo indica che siamo arrivati a Sori, comune situato lungo la valle dell’omonimo torrente. Sebbene l’aspetto pi&amp;amp;#249; noto del luogo &amp;amp;#232; quello balneare, in realt&amp;amp;#224; sono le montagne a predominare sul territorio comunale che raggiunge lo spartiacque con l’alta Val Fontanabuona, dove il monte Becco arriva a 894 metri di altezza. 
I primi “viaggiatori” ad essersi innamorati della bellezza di questo paesaggio pare siano stati i greci, infatti, secondo alcuni studiosi sarebbe stata una popolazione del centro della Grecia ad aver fondato Sori nel VII secolo a.C. Di certo le prime documentazioni che parlano del borgo risalgono al 1143.
La vistosa torre campanaria della Chiesa di Santa Margherita di Antiochia, uno dei pi&amp;amp;#249; bei campanili barocchi della Liguria, esisteva gi&amp;amp;#224; da quasi cinquant’anni, quando nel 1787 in paese nacque un certo Tommaso Picasso, bisnonno del celebre Pablo Picasso. Ma Sori ha contribuito alla pittura anche dando i natali nel 1923 a Ugo Attardi, il quale, sebbene trasferitosi presto in Sicilia, in alcuni suoi paesaggi marittimi astratti, ma anche in un suo quadro raffigurante una rissa di marinai sulla Pinta, sembra che riveli un forte legame con la terra nat&amp;amp;#236;a.
Passeggiando nel pittoresco porticciolo il pensiero vola ai tempi in cui gli armatori soresi con le loro galee resero florido il commercio marittimo del borgo. Purtroppo per&amp;amp;#242; dal mare arrivava anche terrore e distruzione: i soresi ricordano un attacco piratesco particolarmente feroce, avvenuto nel 1548, quando il paese fu completamente saccheggiato e poi dato al fuoco e ben 134 persone furono rapite. 
Durante questa invasione, i pirati turchi rubarono dalla chiesa parrocchiale anche una statua di pietra raffigurante la Vergine Maria. La imbarcarono, ma la nave non riusc&amp;amp;#236; a salpare fino a quando i corsari non la gettarono in mare. I soresi recuperarono la statua della Madonna del Pontin e nel 1637 la posero sul ponte medievale ricostruito. Un ritornello in dialetto ricorda la storia leggendaria di quella statua, che si era persa altre due volte, (anche a seguito del disastroso bombardamento nel 1944), ma dopo il mare la riestitu&amp;amp;#236; sempre. 
Oltre al borgo marinaro, andiamo a visitare anche alcune frazioni soresi, tra cui Sant’Apollinare, San Bartolomeo e Capreno, dove ammiriamo delle antichissime chiese sorte tra il XI e XII secolo.
Dopo questo bel giretto alla scoperta degli scorci pi&amp;amp;#249; affascinanti di Sori, decidiamo di fermarci per cena presso il Ristorante Il Boschetto in via Ernesto Caorsi. Immerso nel verde della vallata del torrente Sori, l’ampio locale &amp;amp;#232; strutturato su diversi livelli di verande e poggioli, e oltre alle sale del ristorante, dall’altra parte della strada c’&amp;amp;#232; anche la pizzeria e focacceria, aperta di sera. “Qui c’era un’osteria gi&amp;amp;#224; un centinaio di anni fa. La nostra famiglia l’ha rilevata nel 1962, quindi quest’anno festeggiamo i cinquant’anni della nostra attivit&amp;amp;#224;. All’inizio facevamo piatti semplici, soprattutto per gli operai, e man mano abbiamo ingrandito il locale creandone il ristorante caratteristico che &amp;amp;#232; oggi. Ci&amp;amp;#242; che non &amp;amp;#232; mai cambiato &amp;amp;#232; il nostro amore per i sapori genuini del territorio”, ci racconta il signor Ugo, che gestisce il ristorante con la propria famiglia: la moglie Cristina, la sorella Luciana che fa la cuoca e suo nipote Michele che crea i dolci.
Iniziamo con un ricco misto mare che comprende tra l’altro del tonno affumicato, cozze, acciughe marinate, del salmone marinato e dell’insalata di mare. Prendiamo anche delle torte di verdure, oltre a una squisita insalata di funghi e la focaccina al formaggio. Proseguiamo con dei piatti di pasta fresca fatta in casa, tra cui i pansoti alla salsa di noci, i taglierini al sugo di astice e i tradizionali ravioli al tocco e le lasagne al pesto. Tra i secondi gustiamo un fantastico fritto misto di pesce, oltre alla grigliata mista. Alcuni di noi scelgono i moscardini affogati, mentre altri assaggiano lo stoccafisso in umido e le tagliate di spada e tonno. I “carnivori” del gruppo scelgono invece delle ottime bistecche, costate e tagliate.
Infine, ci coccoliamo con gli sfiziosi dolci fatti a mano, tra cui la favolosa torta di mele calda con gelato alla crema, le crostate ai frutti di bosco, la bavarese e il tiramis&amp;amp;#249;. Alcuni del gruppo preferiscono non rinunicare a quasi nulla, scegliendo il misto di dolci della casa, che comprende diversi assaggi deliziosi.
Dopo aver passato questa piacevolissima giornata autunnale a Sori, siamo certi di tornare qui appena possibile, anche per goderci, nella bella stagione, il sito marittimo di interesse comunitario dove sono presenti numerose specie di pesci e delle formazioni coralline. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.sori.ge.it
Ristorante Il Boschetto
Via Ernesto Caorsi, 44 Sori (GE)
Tel.: 0185/700659
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11493.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Le galee, il boschetto e Picasso: una giornata a Sori&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 19 Nov 2012 19:00:02 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11493.ashx</guid></item><item><title>Un weekend nel Marchesato, ai piedi del Monviso: gita a Saluzzo, Saluzzo, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11489.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11489.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11489/120876.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una capitale europea dove fioriscono le arti, importante nodo dei commerci, situata ai piedi delle Alpi, ricca di testimonianze culturali dei secoli precedenti: ecco Saluzzo, la meta di questo nostro weekend di relax. Anche se oggi Salusse, come la chiamano i suoi abitanti, &amp;amp;#232; un comune della provincia di Cuneo, basta tornare indietro nella storia di qualche secolo per trovarla all’apice del suo presitigio. La citt&amp;amp;#224; fu infatti capitale del Marchesato di Saluzzo per quattro secoli, durante i quali si sono succeduti sul suo territorio ben quattordici marchesi che a partire dalla fine degli anni 1100 resero il castrum di una volta un fiorente centro. 
Questo viaggio a ritroso nel tempo a Saluzzo si compie facilmente: percorrendo le strade all’interno del circuito delle antiche mura, ogni passo consente di ammirare uno scorcio diverso della suggestiva architettura medievale piemontese. Scopriamo che risale agli anni pi&amp;amp;#249; gloriosi del Marchesato addirittura la realizzazione del primo traforo alpino, il Buco di Viso, scavato con l’utilizzo di ferro, fuoco, acqua bollente e aceto tra il 1479 e il 1480. Il tunnel, voluto dal marchese Ludovico II, collega l’Italia con il Delfinato, ovvero la regione storica francese oltreconfine. Per la galleria ogni anno transitarono oltre ventimila sacchi di sale, oltre a stoffe, broccati e cavalli importati dalla Francia, in cambio di vino, riso, canapa e olio di noce provenienti dal Marchesato. 
Il nostro “trekking urbano” ai piedi del Monviso inizia dal Duomo, costruito appena oltre Ponte Santa Maria, tra il 1491 e il 1501. L’edificio religioso, splendido esempio dell’architettura sacra tardo gotica, fu sede vescovile fino al 1511. Oltrepassando la cinta muraria, raggiungiamo la Castiglia, un’imponente fortezza edificata a partire dal 1271 per sostituire l’antico Castel Soprano. Ampliato nel corso dei secoli, il castello fu dotato di quattro torri, bastioni, ponte levatoio e fossato, e fu la dimora signorile dei marchesi. E’ con il declino della dinastia marchionale che la Castiglia diventa prima sede del presidio militare, poi ricovero di malati e infine, temuta prigione. Come molti castelli, anche questo visse, fino al 1825 un periodo di abbandono durante il quale ispir&amp;amp;#242; leggende su fantasmi e pensieri poetici da parte di artisti, ma oggi &amp;amp;#232; sede di eventi culturali ed &amp;amp;#232; inserita nel circuito dei Castelli Aperti.
Vicino alla fortezza ammiriamo la quattrocentesca Torre civica, alta ben 48 metri, arrivando cos&amp;amp;#236; alla splendida chiesa gotica di San Giovanni, che fu la chiesa principale della citt&amp;amp;#224; fino al 1501 ed era sede dei Domenicani nel Trecento. 
Restiamo nel fascino dell’arte religiosa trecentesca per tutto il nostro weekend, soggiornando presso l’Hotel Resort San Giovanni, le cui 13 elegantissime camere nascono proprio nel Convento di San Giovanni. Dormiamo nei luoghi dove un tempo c’erano le celle dei frati, e liberiamo la mente passeggiando nel bellissimo chiostro sovrastato dal campanile trecentesco a base quadrata. “Durante la ristrutturazione, avvenuta nel 2008, abbiamo salvaguardato la struttura originale che oggi ospita anche matrimoni, banchetti e attrae numerose persone dall’estero anche grazie alla cucina genuina, basata sui prodotti di stagione che proponiamo. Inoltre, c’&amp;amp;#232; anche la comodit&amp;amp;#224; dell’ampio parcheggio vicino”, ci spiega il titolare, il signor Piero Boaglio, che gestisce l’Hotel Ristorante insieme alla moglie Vilma Rolfo con l’aiuto della collaboratrice Irene che accoglie gli ospiti alla reception parlando ben quattro lingue.
Iniziamo a scoprire i sapori del territorio assaggiando un ricco antipasto piemontese: la battuta di fassona, il vitello tonnato cotto tradizionalmente, il baccal&amp;amp;#224; mantecato e le terrine di anatra. Gustiamo anche le crespelle di patate di montagna col seirass, la tipica ricotta piemontese, oltre al tartr&amp;amp;#224; di verdure con fonduta e bagna cauda. 
Proseguiamo con le ottime paste fatte in casa, tra cui gli gnocchi conditi col tomino di Melle, l’agnolotto classico fatto a mano e i risotti ai funghi, ai formaggi, con carni e verdure, vero punto di forza del locale. Alcuni di noi scelgono il minestrone di trippa e la zuppa di cipolle. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini piemontesi, selezionati tra le oltre 130 etichette disponibili. Continuiamo con della selvaggina accompagnata dalla polenta rustica, delle tagliate e dei brasati di fassone, ma gustiamo anche il filetto di maialino con ginepro e miele, i petti di faraona con la tipica finanziera e lo stracotto di musetto di vitello. 
Infine ci coccoliamo con i deliziosi dessert fatti in casa tra cui lo zabaione al Moscato, la coppa del Convento, ovvero il gelato con mirtilli saltati, le sfogliatine di mele Renette con gelato alla crema, il bunet e il tortino al cioccolato. 
Per dirla con il celebre poeta e patriota saluzzese Silvio Pellico, dopo questo bellissimo weekend speriamo di tornare presto qui, tra le “montagne e valli e feconde pianure e castella”.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.saluzzo.cn.it
www.sangiovanniresort.it
Hotel Resort San Giovanni
Via San Giovanni, 9/A Saluzzo (CN)
Tel.: 0175/45420
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11489.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Un weekend nel Marchesato, ai piedi del Monviso: gita a Saluzzo&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 15 Nov 2012 17:44:05 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11489.ashx</guid></item><item><title>Una giornata nella patria del porro: gita a Cervere, Cervere, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11473.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11473.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11473/120699.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell’antico Egitto il porro si coltivava gi&amp;amp;#224; intorno al 2000 a.C., ma secondo alcuni studiosi questo prezioso ortaggio avrebbe addirittura origini celtiche. Di sicuro gli schiavi egiziani traevano anche dai porri la forza per costruire le piramidi e successivamente tra le celebrit&amp;amp;#224; ghiotte di questo alimento ci fu l’imperatore romano Nerone, soprannominato “il porrofago”, visto che era solito mangiarne in gran quantit&amp;amp;#224; per schiarirsi la voce. 
Oggi la capitale del porro &amp;amp;#232; Cervere, un grazioso comune del cuneese dove ogni anno decine di migliaia di persone partecipano alla Fiera del Porro, che quest’anno torna per la 33esima volta dal 9 al 25 Novembre. 
Arrivando in paese, acquistiamo subito un grosso fascio di porri e scopriamo che in realt&amp;amp;#224; la grande festa autunnale della raccolta &amp;amp;#232; preceduta da quasi un anno di accurato lavoro. Il “porro lungo gigante d’inverno”, ovvero il porro Cervere, viene coltivato con sistemi tradizionali, rincalzando manualmente i fusti per farli diventare cos&amp;amp;#236; lunghi e bianchi.
Oltre agli alti fusti di porro, il simbolo di Cerevere &amp;amp;#232; la Torre medievale alta ben 33 metri. Situata sul colle San Filippo, si distingue da lontano come se volesse narrare le vicende storiche del paese che si erano svolte tutte l&amp;amp;#236; intorno. Infatti, la torre fortificata &amp;amp;#232; quanto resta del castello, citato per la prima volta nel 984 e demolito nel 1274 durante una feroce battaglia tra gli Astigiani e Carlo d’Angi&amp;amp;#242;. Il castello fu successivamente ricostruito, per essere nuovamente demolito nel XVI secolo. Nel Duecento tutto l’abitato di Cervere era situato sul colle San Filippo, ed &amp;amp;#232; dopo la guerra del 1274 che il paese fu ricostruito nel luogo attuale. 
Durante la nostra passeggiata in centro ammiriamo la Confraternita Santa Croce, che &amp;amp;#232; la ricostruzione del 1289 della vecchia chiesa. Accanto ad essa sorge il Campanile di Santa Maria, probabilmente originario dello stesso periodo. Poco distante visitiamo anche la Chiesa parrocchiale di Cervere e dopo un bel giro tra le caratteristiche vie in cui osserviamo anche diversi antichi palazzi con delle graziose garitte agli angoli, decidiamo di fermarci a cena nel cuore del paese, in piazza San Sebastiano, presso il Ristorante Gambero Rosso. 
La spettacolare vetrina del pesce all’entrata ci d&amp;amp;#224; il benvenuto in questo elegante porto di mare ai confini delle Langhe, costruito con grande amore dai titolari, il signor Olivier e la signora Sara. “Io vengo dal mare del Salento, mentre mia moglie &amp;amp;#232; originaria delle montagne cuneesi. I nostri piatti sono frutto dei colori e dei sapori del Sud, delle ricette tradizionali mediterranee e della passione di Sara di scoprire sempre dei nuovi accostamenti. Cos&amp;amp;#236; portiamo in tavola pesce freschissimo cucinato secondo ricette poco elaborate, piatti di carne della tradizione piemontese, delle insalate speciali che sono dei piatti unici piuttosto ricchi, oltre a delle autentiche pizze cotte nel forno a legna e disponibili in versione invernale, estiva e normale. Su ordinazione &amp;amp;#232; anche disponibile il Plateau Royal, un piatto di crudit&amp;amp;#232; di pesce per veri amatori”, ci racconta il signor Olivier.
Iniziamo con delle ostriche fresche e con l’insalata di mare della casa. Molti di noi scelgono il “Misto mare reale”, un ricco piatto unico che comprende tutti gli antipasti della casa. Assaggiamo anche una zuppetta con dei crostini e i moscardini all’umido. Mentre i pi&amp;amp;#249; piccini del gruppo prendono il men&amp;amp;#249; bimbi e alcuni di noi scelgono le croccanti pizze, continuiamo con gli spaghetti al cartoccio e con gli spaghetti alle vongole in bianco. Una delle star dei primi piatti &amp;amp;#232; il risotto al Gambero Rosso, i cui ingredienti sono amalgamati insieme in venti minuti di accurata cottura. Gustiamo anche i ravioli col ripieno di baccal&amp;amp;#224;, le linguine all’astice e i cicatelli, una pasta casereccia salentina con cozze e vongole, oltre alle chitarrine, che somigliano agli spaghetti, ma sono quadrate, al nero di seppia con gamberi, rucola e pomodorini. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con dei vini della zona, ma anche nazionali, scelti tra una cinquantina di etichette selezionate. Proseguiamo con dei piatti di pesce freschissimo, gustando delle spigole, delle orate e del pesce spada al sale. Una parte del gruppo opta per una bella grigliata mista di pesce che viene pulito davanti a noi, mentre i nostri amici scelgono l’ottimo fritto di paranza fresca. I “carnivori” del gruppo gustano delle costate e delle favolose tagliate di manzo. 
Infine ci deliziamo con una serie di buonissimi dolci fatti in casa, tra cui la tarte tatin calda, servita col pallino di gelato alla crema, il tortino col cuore di cioccolato caldo, gli sfiziosi semifreddi agli amaretti, oltre a varie bavaresi, il tiramis&amp;amp;#249;, il bunet e le torte della casa, inventate di volta in volta. 
Torneremo certamente presto qui, non solo per la Fiera del Porro, ma anche per un sano trekking intorno al comune un tempo chiamato Area Cervorum, ovvero il parco dei cervi.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.cervere.cn.it
www.porro.cervere.cn.it
www.ristorantepizzeriailgamberorosso.com
Ristorante Pizzeria Il Gambero Rosso
Piazza San Sebastiano, 26 Cervere (CN)
Tel.: 0172/474751
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11473.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Una giornata nella patria del porro: gita a Cervere&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Fri, 09 Nov 2012 23:45:39 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11473.ashx</guid></item><item><title>Quando dal mare soffia il vento dell&amp;#39;arte: una giornata a Bogliasco, Bogliasco, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11469.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11469.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11469/120631.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un pomeriggio d’estate del XVII secolo, una bambina del paese era riuscita a scappare dalla propria casa che si affacciava sul mare. Attratta dallo splendore di quell’immenso orizzonte azzurro, si diresse in spiaggia, e decise di arrampicarsi sugli scogli. Bench&amp;amp;#233; fosse abile, ad un tratto, quando aveva gi&amp;amp;#224; raggiunto una certa altezza, il suo piedino scivol&amp;amp;#242; sulla pietra bagnata e la piccola precipit&amp;amp;#242; gi&amp;amp;#249;. Tutti temettero il peggio, qualcuno per&amp;amp;#242; not&amp;amp;#242; un improvviso bagliore nel cielo e fu pervaso da un senso di immensa serenit&amp;amp;#224;: un intervento miracoloso della Vergine Maria salv&amp;amp;#242; la piccola. Vicino al luogo dell’evento leggendario sorge oggi il Santuario di Nostra Signora delle Grazie, le cui origini risalgono al 1685 e molti ritengono che la cappella originaria fosse stata costruita per ringraziare la Madonna del miracolo. E’ altrettanto probabile che la chiesetta fosse stata eretta durante la pestilenza che impervers&amp;amp;#242; a Bogliasco e nella Riviera ligure nel 1657.
La nostra gita autunnale in questa graziosa localit&amp;amp;#224; marinara, situata nel Golfo Paradiso a due passi da Genova inizia proprio dal Santuario, e prosegue tra i caratteristici caruggi che si snodano tra le case colorate, alla scoperta di numerose altre testimonianze storiche. Tra le pi&amp;amp;#249; antiche di queste &amp;amp;#232; senz’altro il Ponte romano il cui suggestivo arco attraversa il torrente Bogliasco quasi all’altezza della foce. Anticamente il torrente veniva infatti chiamato Rio dei Bogli, ovvero rio bollente, perch&amp;amp;#233; l’acqua, discendendo in piccole cascate, crea un effetto spumeggiante.
Dopo una passeggiata tra le barche dei pescatori in riva al mare, attraversiamo il ponte per trovarci direttamente sulla Strada degli Artisti: un percorso in salita, che passo dopo passo consente di ammirare dei bassorilievi e altre opere ispirate al territorio, sullo sfondo di un panorama mozzafiato sul mare.
Quel mare che oggi rappresenta una grande attrattiva turistica, in passato fu per&amp;amp;#242; fonte di pericoli per via delle frequenti incursioni piratesche dei saraceni. Poco distante dal ponte romano ammiriamo l’Oratorio di Santa Chiara, risalente al 1403, e dedicata alla Santa in ricordo del suo celebre miracolo con cui cacci&amp;amp;#242; i saraceni da Assisi. I bogliaschini, non potendo fare altrettanto, spesso si rifugiavano nella frazione Sessarego, situata nell’entroterra e all’epoca nemmeno visibile dal mare.
Durante la nostra passeggiata visitiamo anche la splendida Chiesa parrocchiale della Nativit&amp;amp;#224; di Maria S.S., risalente al XII secolo. Oltre alle preziose opere d’arte che conserva al suo interno, tra cui delle sculture di Anton Maria Maragliano, &amp;amp;#232; da ammirare anche il suo grande sagrato, costruito nel 1767 in pietre bianche e nere levigate dal mare secondo la tradizione ligure che chiama questo tipo di pavimenti esterni “risseu”.
Restiamo nella Bogliasco caratteristica, nelle vicinanze del ponte romano anche per cena, fermandoci presso il Ristorante Il Melograno, in via Mazzini. L’ambiente luminoso ed elegante, e la gentilezza dei signori Paoloni, i titolari, ci mettono subito a nostro agio. Su ogni tavolo sorride ai commensali una melagrana, ma il motivo del melograno &amp;amp;#232; riconoscibile anche nei dipinti sulle pareti. “Siamo ristoratori da cinquant’anni, a lungo avevamo gestito un altro locale in zona. E’ da gennaio che ci dedichiamo a questo ristorante con un men&amp;amp;#249; marinaro che viene ideato tutti i giorni con ingredienti di stagione e col pesce di cattura giornaliera. Nei nostri piatti privilegiamo la freschezza e la semplicit&amp;amp;#224;”, ci spiegano i titolari. 
Iniziamo con un’insalatina di mare tradizionale tiepida con verdure, e con una fantasia di crostacei con pomodorini e cipolla. Assaggiamo anche un’ottima zuppetta ai frutti di scoglio in rosso. Tra i primi piatti gustiamo il risotto del Melograno al fumetto di crostacei, e alcuni piatti di pasta fresca fatta in casa: le linguine con novellame di mare e le fettuccine con gamberi, vongole e broccoletti. Abbiniamo a queste bont&amp;amp;#224; dei vini regionali, ma anche alcune etichette nazionali tra cui toscani e friulani, oltre che francesi. Proseguiamo con le pietanze di mare, a base del pescato del giorno, scegliendo le trigliette spinate al pepe rosa, il pesce morone con capperi e pomodorini, ma anche i crostacei nobili con verdure dell’orto riscuotono grande successo. Grazie alle origini toscane della direzione, i nostri amici “carnivori” si possono deliziare con una magnifica Chianina certificata alla griglia con olio crudo.
A conclusione di questa succulenta cena, che ci gratifica anche per l’ottimo rapporto qualit&amp;amp;#224;-prezzo, ci coccoliamo con i dolci fatti in casa: le delizie del bosco con zabaione freddo, la torta di mandorle con crema al Cointreau, e la piccola pasticceria.
Torniamo a casa canticchiando una canzone di Umberto Bindi, nativo di Bogliasco: “col vento che verr&amp;amp;#224; caldo dal mare, insegui il vento e verrai da me”: certamente torneremo presto a sentire le carezze del vento di di questo mare.
 
Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.bogliasco.ge.it
Ristorante Il Melograno
Via G. Mazzini, 96 Bogliasco (GE)
Tel.: 010/3474226
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11469.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Quando dal mare soffia il vento dell'arte: una giornata a Bogliasco&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 06 Nov 2012 13:46:39 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11469.ashx</guid></item><item><title>Una giornata in Langa tra arte, funghi e carne fumante: gita a Bra, Bra, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11451.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11451.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11451/120525.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si percorre una panoramicissima strada che curva dopo curva costeggia interminabili vigneti i cui riflessi autunnali colorano d’oro la Langa: si arriva cos&amp;amp;#236; nel cuore del barocco piemontese, splendidamente rappresentato dai palazzi e dalle chiese braidesi.
I primi “viaggiatori” che lasciarono le loro tracce in questa zona erano delle trib&amp;amp;#249; dell’era neolitica, ma furono poi gli antichi romani a trovare talmente irresistibile la valle del Tanaro da costruirci, nel II secolo a.C. la citt&amp;amp;#224; di Pollentia, l’odierna frazione Pollenzo. Iniziamo la scoperta di questa bella citt&amp;amp;#224; proprio dal Castello di Pollenzo, costruito nel 1386. Oggi la struttura fa parte del Patrimonio dell’Umanit&amp;amp;#224; UNESCO, e presso di essa ha sede l’Universit&amp;amp;#224; degli Studi di Scienze Gastronomiche, nata da un’idea di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food. 
Girando nel centro storico di Bra, citt&amp;amp;#224; dal 1760, si aprono un po’ ovunque dei suggestivi scorci carichi di arte e passo dopo passo ci si addentra in uno dei periodi pi&amp;amp;#249; floridi dell’arte braidese, il Settecento. Fu infatti proprio in quegli anni che la citt&amp;amp;#224; si arricch&amp;amp;#236; delle opere architettoniche di Bernardo Antonio Vittone, che realizz&amp;amp;#242; sia la Chiesa di Santa Chiara che la tondeggiante facciata del Palazzo Municipale. Nella Piazza dei Caduti per la Libert&amp;amp;#224; si trova la statua di San Giuseppe Benedetto Cottolengo, sacerdote nato a Bra nel 1786, che fond&amp;amp;#242; la Piccola Casa della Divina Provvidenza, un istituto di carit&amp;amp;#224; con sede a Torino. Poco distante ammiriamo la Chiesa Parrocchiale di Sant’Andrea, disegnata dal Bernini.
Questo quartiere, detto “della Rocca”, &amp;amp;#232; il pi&amp;amp;#249; antico della citt&amp;amp;#224;, e in pochi passi si raggiungono altri monumenti storici come Palazzo Traversa, oggi sede del Museo Civico di Storia, arte e archeologia, oppure il porticato dell’Ala e la Chiesa dei Battuti Bianchi.
Percorriamo diverse caratteristiche stradine del centro fino ad arrivare alla Chiesa di San Giovanni Battista, la parrocchiale pi&amp;amp;#249; antica di Bra. Passeggiando notiamo sul Monteguglielmo il simbolo di Bra: la Zizzola, dalla pianta ottagonale e sormontata da una torretta, eretta nel 1840. La Zizzola si raggiunge a piedi con una sana camminata che ripaga della fatica anche grazie all’ampia veduta sulla citt&amp;amp;#224;. 
Tornati gi&amp;amp;#249;, visitiamo un altro bellissimo luogo sacro, il Santuario della Madonna dei Fiori, eretto nel 1626 sul luogo dell’apparizione della Madonna avvenuta nel 1336.
Tra le irresistibili attrattive di Bra spicca anche la sua cucina, cos&amp;amp;#236; decidiamo di cedere ai piaceri del palato accomodandoci presso i tavoli dell’Osteria del Chiosco, in piazza Roma. Annessi alla sala del ristorante ci sono la gelateria e il bar e nella bella stagione ci si pu&amp;amp;#242; sedere anche fuori, nell’ampio giardino. “Questo locale era nato come gelateria, ed &amp;amp;#232; stato mio figlio Mattia, cuoco, a voler creare l’osteria che ormai &amp;amp;#232; un punto di riferimento in citt&amp;amp;#224; per chi ama la cucina tipica, i piatti di carne e i funghi”, ci racconta il signor Bruno Scavino, sommelier, che gestisce il ristorante insieme alla moglie Maria Farinetti che prepara le colazioni e aiuta in cucina, al figlio chef e al fratello Paolo che si occupa del bar. Siamo in piena stagione di funghi, ed ecco a darci il benvenuto un bel piatto ricolmo di splendidi porcini esposti sul banco.
Iniziamo con il vitello tonnato e la squisita battuta di fassone e gustiamo anche dell’insalatina langarola e del cotechino con la fonduta. Dopo questo ricco antipasto piemontese, proseguiamo con i tipici tajarin al rag&amp;amp;#249; di salsiccia di Bra, con gli agnolotti al plin con la salvia e con diversi primi a base di funghi porcini. Nella scelta dei vini ci consiglia il signor Bruno, grande esperto in materia. Tra le centinaia di etichette selezionate, assaggiamo degli ottimi Dolcetti di Langa e di Roero, delle Barbere d’Asti e di Alba, oltre a qualche bicchiere di Barolo, Barbaresco e Nebbiolo, e a fine pasto, delle buonissime grappe piemontesi. 
E’ quando entrano in scena le carni che lo spettacolo culinario raggiunge il suo momento clou: i tagli di fassone piemontese a chilometro zero vengono serviti su delle pietre ollari scaldate a 250 gradi di temperatura, cos&amp;amp;#236; la loro cottura termina a tavola, e siamo noi commensali a poter decidere fino a che punto cuocere le morbidissime costate, lo scamone e i pezzi di salsiccia di Bra. Gustiamo anche un abbondante piatto di funghi fritti e per concludere in gran dolcezza, assaggiamo diversi sorbetti della casa, al gusto di limone, di mela verde e ai frutti di bosco, oltre agli sfiziosi semifreddi al torrone con crema di cioccolato, il bunet e il tiramis&amp;amp;#249;. Alcuni di noi non resistono invece alla tentazione dei gelati alle creme. 
Dopo questa bellissima giornata che ci ha incantato dal punto di vista artistico e ci ha deliziato il palato, siamo certi di tornare presto, anche per gustare qualche piatto al tartufo e per partecipare a qualcuna delle serate a tema del venerd&amp;amp;#236;.

Francesca Bertha 

PER INFORMAZIONI:
www. comune.bra.cn.it
Osteria del Chiosco
Piazza Roma, 35 Bra (CN)
Tel.: 0172/412181
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11451.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Una giornata in Langa tra arte, funghi e carne fumante: gita a Bra&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 30 Oct 2012 00:18:58 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11451.ashx</guid></item><item><title>Con Napoleone sotto il campanile: una gita a Cherasco, Cherasco, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11440.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11440.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11440/120427.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un lungo viaggio attraverso le turbolenze della storia per giungere finalmente nella citt&amp;amp;#224; dove finiscono le guerre: dove un tempo c’era il borgo romano di Clerascum, sorge il luogo dove diverse grandi potenze riuscirono a porre fine ai loro sanguinosi combattimenti. Il 7 Aprile 1631 fu firmato il Trattato di Cherasco con cui si concluse la guerra per la successione del ducato di Mantova e del Monferrato, mentre il 23 Aprile 1796 fu il giorno dell’Armistizio di Cherasco. Al mattino le truppe francesi di Napoleone assediarono la citt&amp;amp;#224; che si arrese alla sera con richiesta di armistizio da parte del generale Colli, comandante dei piemontesi. Napoleone entr&amp;amp;#242; quindi in citt&amp;amp;#224; prendendovi alloggio, e le condizioni dell’armistizio furono approvate da Vittorio Amedeo III e ratificate nella Pace di Parigi il 15 Maggio. L’anniversario dell’Armistizio viene festeggiato ogni anno con una rievocazione storica. 
Fondata nel 1243 per volont&amp;amp;#224; di Federico II di Svevia, Cherasco oggi &amp;amp;#232; un angolo di pace amato dai turisti, una citt&amp;amp;#224; a misura d’uomo dove sia gli abitanti che chi viene da fuori pu&amp;amp;#242; godersi delle passeggiate rigeneranti per le vie ariose e intrise di arte della citt&amp;amp;#224;. 
Girando per le strade perpendicolari non si fa altro che collegare con i nostri passi le punte di una grande stella: infatti, gi&amp;amp;#224; un’antica carta geografica ritrae le caratteristiche mura stellate della citt&amp;amp;#224;, che dall’alto rendono Cherasco simile al Sole. E’ proprio il noto romanzo di Gina Lagorio, “Tra le mura stellate”, a raccontare anche una curiosa leggenda legata alle origini del comune. Il promontorio su cui sorgono le mura sarebbe infatti opera di Belzeb&amp;amp;#249; che ci avrebbe lavorato per una notte intera con un’enorme vanga, spostando terra dalla collina di Pocapaglia tra lo Stura e il Tanaro. Per farlo, il diavolo avrebbe riempito ogni volta un grandissimo cesto, portandolo oltre il fiume, mentre la terra tremava sotto i suoi piedi biforcuti. Sia a vedere la profondit&amp;amp;#224; delle Rocche di Pocapaglia, vicine alla citt&amp;amp;#224;, che la particolarit&amp;amp;#224; del bastione naturale su cui si fonda Cherasco, &amp;amp;#232; facile capire che l’immaginario popolare avesse voluto attribuire questi fenomeni naturali all’intervento di una forza sovrumana.  
Durante la nostra passeggiata ammiriamo molti edifici storici, tra cui il trecentesco Castello dei Visocnti, oltre a delle stupende chiese tra cui quella di Sant’Agostino, del 1672, la duecentesca San Pietro e la Chiesa di San Martino, del XIII-XIV secolo. Visitiamo anche il Santuario della Madonna del Popolo prima di spostarci fuori citt&amp;amp;#224;, per scoprire alcune delle frazioni cheraschesi tra cui Roreto, un tempo anch’esso sede di un bel castello. Da l&amp;amp;#236; ci spostiamo nella frazione Veglia, dove visitiamo la Chiesa parrocchiale di San Rocco, costruito nel Settecento, attigua alla quale troviamo la nostra dimora per questo weekend, l’Hotel Il Campanile. Ci accomodiamo nelle nostre eleganti camere finemente arredate, e prima di cena passiamo un’oretta a chiacchierare nell’accogliente giardino della struttura. Una volta a tavola nelle sale con le volte affrescate nel 1875 dal noto pittore della zona Carlo Balocco, e arricchite anche da decorazioni per unire stile e tradizione, scopriamo che prima di diventare un albergo, l’edificio, costruito a partire dal 1765 si chiamava Palazzo delle Anime ed era un luogo di ritiro e di esercizi spirituali. 
Oggi le alte sfere dello spirito sono stuzzicate anche dai piaceri del palato grazie alle creazioni del Ristorante Il Grifone, dove la tradizione continua gloriosa. Iniziamo infatti con il vitello tonnato all’antica, i peperoni in bagna freida e con della trippa. Tra i primi gustiamo i tajarin con pomodori e tuma d’Alba, i ravioli con burro e salvia, il riso alla salsiccia di Bra e delle squisite zuppe. Facciamo seguire questi primi da dei piatti di carne tra coniglio, tagliate, l’arrosto alle nocciole e assaggiamo anche le lumanche, tipiche di questa zona. 
La nostra cena si conclude con delle sfiziose pesche ripiene e con dello zabaione, oltre che con la decisione di tornare qui presto, per non perdere la stagione del tartufo, da gustare in tanti modi, sui tajarin, sulle uova, sulla carne e sul pomodoro. 
Dopo questo bel weekend passato tra relax, arte e buona tavola, non vediamo l’ora di sentire di nuovo l’affascinante suono del Campanile di Veglia prima di cena.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.cherasco.cn.it
www.hotelilcampanile.com
Hotel Il Campanile – Ristorante Il Grifone
Fraz. Veglia, Cherasco (CN)
Tel.: 0172/490000
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11440.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Con Napoleone sotto il campanile: una gita a Cherasco&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 29 Oct 2012 00:48:16 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11440.ashx</guid></item><item><title>Tra l&amp;#39;acqua termale bollente e la farinata bella calda: una giornata ad Acqui Terme, Acqui Terme, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11437.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11437.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11437/120403.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sono delle citt&amp;amp;#224; la cui bellezza &amp;amp;#232; esaltata anche dal paesaggio che le circonda, e il piacere di visitarle inizia lungo la strada che si percorre per raggiungerle: Acqui Terme &amp;amp;#232; una di queste. Per arrivare in questa famosa citt&amp;amp;#224; termale dell’Alto Monferrato, percorriamo la strada del Turchino che da Genova Voltri sale a Ovada e da l&amp;amp;#236; porta ad Acqui Terme attraverso un paesaggio mozzafiato che si estende tra interminabili vigneti, coloratissimi borghi e castelli medioevali.
Appena raggiungiamo il Ponte Carlo Alberto, sul fiume Bormida, notiamo i resti dell’Acquedotto romano, tra i monumenti simbolo della citt&amp;amp;#224;. Dal ponte si vedono bene i quindici pilastri e i quattro giganteschi archi che ricordano agli acquesi la loro gloriosa tradizione termale, che continua con successo tutt’oggi negli stabilimenti termali della citt&amp;amp;#224;. Le sorgenti termali di Acqui Terme godettero infatti di notevole prestigio gi&amp;amp;#224; in epoca romana: lo scrittore latino Plinio Il Vecchio le ricorda tra le pi&amp;amp;#249; importanti del mondo romano. 
Dopo l’acquedotto andiamo a vedere l’acqua: quella della Bollente, il monumento pi&amp;amp;#249; famoso della citt&amp;amp;#224;: si tratta di una splendida edicola marmorea realizzata nel 1879 dall’architetto Giovanni Cerutti, all’interno della quale sgorga l&amp;#39;acqua bollette e curativa: 560 litri al minuto a 74,5 gradi, di un&amp;#39;acqua sulfureo-salso-bromo-iodica. 
Il motto di Acqui Terme &amp;amp;#232; “Arte et Marte”, ovvero con l’ingegno e con la forza. Acqui ha dato i natali a diversi artisti nel corso della storia, tra cui Ginevra Scatilazzi, famosa letterata del Cinquecento, che in occasione della visita di Papa Paolo III Farnese, gli si rivolse in perfetto latino, suscitando lo stupore del Pontefice. E’ di Acqui Terme il gruppo folk rock degli Yo Yo Mundi, che si sono esibiti anche sul prestigioso palco del Premio Tenco con le loro canzoni poetiche in cui omaggiano spesso la loro citt&amp;amp;#224; e il Monferrato. Per i pi&amp;amp;#249; piccoli invece, l’arte di Acqui propone dei romanzi d’avventura per l’infanzia, usciti dalla penna dello scrittore acquese Pierdomenico Baccalario.
Tra gli altri monumenti che testimoniano la storia della citt&amp;amp;#224;, visitiamo il Castello dei Paleologi, citato gi&amp;amp;#224; nel 1056 che oggi ospita il Museo Archeologico, mentre tra gli edifici religiosi ammiriamo la Cattedrale di Santa Maria Assunta, risalente al X secolo e la meravigliosa Abbazia benedettina di San Pietro, di origini paleocristiane, dedicata alla Madonna Addolorata.
Restiamo nel centro storico fermandoci per cena presso la Trattoria Mazzini, situata nell’omonima via, nel cuore dell’isola pedonale. L’insegna ci rivela subito uno dei piatti forti del locale: la farinata che qui viene preparata in un caratteristico forno a legna. “Il successo della nostra farinata si deve anche al fatto che seguiamo tuttora l’antica ricetta di mio nonno Ferruccio, il quale per oltre quarant’anni ha deliziato acquesi e turisti con la sua famosa “bela cauda”, ovvero la farinata bella calda”, ci racconta la signora Denise, che dopo il nonno e il padre continua la tradizione famigliare insieme a suo marito Danilo. “La licenza originale risale al 1950, infatti questa trattoria &amp;amp;#232; una delle pi&amp;amp;#249; antiche di Acqui Terme, e oggi come allora prepariamo i piatti tipici del territorio, cambiando spesso il men&amp;amp;#249; in base alla stagionalit&amp;amp;#224;”, ci spiegano i titolari.
Una delle specialit&amp;amp;#224; tipiche della casa si chiama “Tastuma tit”, ovvero “assaggiamo tutto”: si tratta di uno squisito piatto unico per degustare tre ricette tradizionali: la trippa in umido e lo stoccafisso accomodato alla ligure e all’acquese. 
Tra gli antipasti gustiamo lo sformatino di polenta, il tomino caldo con la pancetta, le acciughe col bagnetto e i peperoni al forno con la salsina tonnata. Proseguiamo con dei primi preparati con la pasta fresca fatta in casa, tra cui i mitici ravioli al plin fatti a mano, le crespelle ai funghi e le lasagne con le zucchine. Assaggiamo anche le sfiziose fettuccine con farina di ceci al rosmarino, saltati al gorgonzola. Annaffiamo queste prelibatezze con dei vini del territorio, riempiendo i nostri bicchieri di Barbera, Dolcetto, Nebbiolo e con l’immancabile Brachetto di Acqui. Ci conquistano anche i bianchi Cortese, Chardonney e Arneis, oltre a qualche etichetta ligure e veneta. Tra i secondi non resistiamo agli stinchetti di maiale al forno e al coniglio all’acquese, mentre i nostri amici marinari scelgono i calamari ripieni e le seppie con patate e piselli. 
Alla fine ci deliziamo con gli spettacolari dessert artigianali: oltre al tradizionale bunet e alla torta di nocciole, ci incantano le dolci creazioni della casa, tra cui la mousse al torrone, il budino allo zabaione con gli amaretti e la spuma di Moscato con le nocciole.
Alla Bollente, a differenza della Fontana di Trevi, non si usa gettare una monetina per tornare, ma avremmo avuto voglia di farlo. Il calore, sia termale che umano di questa citt&amp;amp;#224; ci ha davvero conquistati. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comuneacqui.com
www.lafarinata.net
Trattoria Mazzini
Via Mazzini, 29 Acqui Terme (AL)
Tel.: 0144/325347
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11437.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Tra l'acqua termale bollente e la farinata bella calda: una giornata ad Acqui Terme&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Fri, 26 Oct 2012 22:31:35 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11437.ashx</guid></item><item><title>Cene leggendarie: passeggiata a Genova, tra miracoli e buona tavola, Genova, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11416.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11416.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11416/119886.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LA STORIA D&amp;#39;AMORE DI PACCIUGO E PACCIUGA


Ogni volta che Pacciugo, il marinaio doveva partire per un lungo viaggio e lasciare a casa sua moglie Pacciuga da sola, erano entrambi tristi, ma si consolavano col fatto che dopo alcuni mesi si sarebbero ritrovati pi&amp;amp;#249; felici e uniti di prima. Anche quella volta si salutarono con un lungo bacio. Lui s’imbarc&amp;amp;#242; avviandosi verso l’Oriente, e lei rest&amp;amp;#242; nella loro casa a Pr&amp;amp;#232; pregando ogni giorno perch&amp;amp;#233; suo marito tornasse quanto prima. 
	Erano i tempi in cui i saraceni erano molto agguerriti e le loro scorrerie raggiungevano frequentemente anche le coste liguri, provocando danni inenarrabili. Si pu&amp;amp;#242; solo immaginare quanto gli stessi corsari turchi fossero crudeli, quando un marinaio genovese si azzardava fino alle loro terre. Pacciugo infatti, fu catturato e fatto prigioniero dai pirati. Il tempo passava, e mentre il malcapitato marinaio cercava di escogitare un modo per fuggire sognando giorno e notte la sua amata, lei si rifugi&amp;amp;#242; nella preghiera. Dopo qualche anno le donne del paese iniziarono a ridere di lei, e a dirle che tanto Pacciugo non sarebbe mai tornato. Ma lei non le ascoltava, invece ogni sabato si recava al Santuario della Coronata, situata in collina, per pregare la Madonna affinch&amp;amp;#233; facesse tornare suo marito. 
Passarono ben dodici anni, e un bel giorno Pacciugo riusc&amp;amp;#236; a scappare dalla sua prigionia, raggiungendo Genova. Il suo cuore batteva forte e si pregustava gi&amp;amp;#224; il momento di riabbracciare sua moglie. Entr&amp;amp;#242; nella loro vecchia casa e la trov&amp;amp;#242; vuota. Si mise cos&amp;amp;#236; a chiedere alle vicine se sapevano dove fosse Pacciuga. 
“Non sapremmo, di sabato va sempre in giro, chiss&amp;amp;#224; con chi s’incontra”, gli risposero le serpenti di paese. 
Grande fu la felicit&amp;amp;#224; di Pacciuga nel riabbracciarlo e gli raccont&amp;amp;#242; subito che era, come ogni sabato, a pregare per lui. L’uomo sul momento le credette, ma gli rimase in testa un tarlo che non gli diede pace: “Se mia moglie &amp;amp;#232; rimasta fedele, perch&amp;amp;#233; le vicine ne parlano cos&amp;amp;#236; male?” 
Il sabato successivo decisero di andare insieme a pregare al Santuario. Il marito propose alla donna di fare un tratto in barca per abbreviare il percorso. Una volta in mare Pacciugo, accecato dalla gelosia aggred&amp;amp;#236; sua moglie con un coltello e dopo averla ferita a morte, la butt&amp;amp;#242; in mare. Poi and&amp;amp;#242; alla chiesa, per non destare sospetti. Quando entr&amp;amp;#242; nella casa di Dio, vide Pacciuga sana e salva che pregava come aveva fatto per tanti anni aspettando che lui tornasse a casa.
Fu un miracolo della Vergine a salvare la donna, cos&amp;amp;#236; come a dar sollievo all’anima di Pacciugo, a quel punto tormentato da rimorsi infernali. Sarebbe difficile dire se Pacciuga ha fatto bene ad aspettare suo marito. Non si sa nemmeno se la giustizia divina avesse poi fatto in modo che le donne maldicenti venissero rapite dai saraceni. Pare invece certo che da quel momento in poi Pacciugo e Pacciuga ritrovarono la loro serenit&amp;amp;#224; e vissero felici e contenti.


UNA CENA PRESSO CA&amp;#39; DE PITTA


Dopo aver sentito questa antica storia d’amore genovese a lieto fine, decidiamo di scoprire un’altra storia, stavolta gastronomica, che dopo un lungo passato, sta vivendo un suo periodo fiorente. Dalla Foce saliamo lungo il Bisagno fino a Piazzale Bligny, per passare una serata a tavola presso il Ristorante Braceria e Pizzeria Ca’ de Pitta, uno dei locali pi&amp;amp;#249; antichi di Genova. “Qui c’era una trattoria gi&amp;amp;#224; nel dopoguerra. Dopo vari cambi di nome e di gestione, era rimasta chiusa per una decina di anni. Da quando siamo subentrati noi due anni fa, il posto si &amp;amp;#232; rinnovato e oggi sta avendo un ottimo successo”, ci racconta Davide Simioli che gestisce il ristorante insieme all’amico di vecchia data Matteo Vinciguerra. 
Ci accomodiamo in una delle tre spaziose sale climatizzate dove una rete wireless gratuita consente ai nostri amici tecnologici di restare connessi anche durante la cena. Iniziamo con la squisita coccotina di crescenza gratinata accompagnata con crudo di Parma e schiacciata al rosmarino, il tonno di coniglio fatto in casa e la burrata pugliese con crudo toscano. Dopo questi sfiziosi antipasti assaggiamo dei ravioli di chianina al rag&amp;amp;#249; bianco di lombo e cadea, oltre a dei ravioli di porcini al rag&amp;amp;#249; di salsiccia. Alcune nostre amiche non resistono nemmeno alle ricche insalate, mentre i pi&amp;amp;#249; piccoli del gruppo si dividono tra il men&amp;amp;#249; per bambini e le pizze. 
Continuiamo con le prelibate specialit&amp;amp;#224; della braceria, gustando diversi tagli di carne di ottima qualit&amp;amp;#224;, proposti in porzioni abbondanti e, come nel caso della fiorentina, a un prezzo estremamente contenuto. Il filetto di manzo alla brace, infatti &amp;amp;#232; di un terzo pi&amp;amp;#249; grande del solito. Alcuni di noi scelgono il nodino di vitello alla brace, altri il galletto al mattone, ma gustiamo anche delle costine di maiale e dell’ottima salsiccia alla brace.
La nostra cena si conclude con gli sfiziosi dolci della casa, e con la decisione di tornare qui presto, per una delle serate a tema o per una festa da organizzare proprio in queste sale.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.genova.it
www.cadepitta.it
Ristorante Braceria Pizzeria Ca’ de Pitta
Piazzale Bligny, 1R Genova
Tel.: 010/8382043
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11416.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Cene leggendarie: passeggiata a Genova, tra miracoli e buona tavola&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 15 Oct 2012 10:57:59 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11416.ashx</guid></item><item><title>Viaggio stellare nei veri sapori della cucina piemontese: una giornata a Savigliano, Savigliano, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11432.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11432.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11432/120269.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una delle cose pi&amp;amp;#249; affascinanti della pianura &amp;amp;#232; che la visione del cielo stellato non &amp;amp;#232; ostacolata dalle colline, cos&amp;amp;#236; lo sguardo curioso pu&amp;amp;#242; spaziare liberamente tra i corpi celesti. Deve averlo apprezzato sin da piccolo anche Giovanni Schiaparelli, nato nel 1835 a Savigliano, e diventato uno dei pi&amp;amp;#249; celebri astronomi della sua epoca. Il suo fu un viaggio mentale dalla citt&amp;amp;#224; cuneese nota col nome Salvianum gi&amp;amp;#224; in epoca romana, fino a Marte, a cui lo scienziato dedic&amp;amp;#242; importanti studi e osservazioni al telescopio, oltre a dei libri in cui descriveva la sua superficie ipotizzando anche l’esistenza di acqua, quindi di vita sul pianeta rosso. Ma la storia “stellare” di Savigliano continua tutt’oggi: infatti, la citt&amp;amp;#224; vanta perfino un asteroide, chiamato “216345 Savigliano”, scoperto nel 2007 dall’astronomo saviglianese Michele Mazzuccato insieme a Luciano Tesi.
Il nostro viaggio nella citt&amp;amp;#224; che ha dato i natali anche al patriota Santorre di Santa Rosa prosegue con i piedi per terra, attraversando strade e piazze costellate da splendidi palazzi tardo-manieristi e barocchi, nonch&amp;amp;#233; da bellissime chiese. Dopo secoli di contese con il Marchesato di Saluzzo e superati diversi periodi di dominazione francese, nei secoli XVI e XVII Savigliano fu capoluogo di provincia e il fermento artistico dell’epoca port&amp;amp;#242; alla nascita di una scuola saviglianese di pittura, che annovera tra i suoi esponenti artisti come Molineri, Claret e Carello. Tra le prime mete della nostra passeggiata vi &amp;amp;#232; infatti il Museo Civico Antonino Olmo, situato nell’antico ex convento di San Francesco, dove scopriamo anche la Gipsoteca dedicata allo scultore torinese dell’Ottocento Davide Calandra, la cui famiglia aveva origini cuneesi.
Durante la nostra passeggiata visitiamo anche diversi stupendi edifici religiosi tra cui il complesso San Giovanni Battista, composto da un’antica chiesa risalente all’anno Mille e dalla chiesa nuova, del 1922. Le due chiese pi&amp;amp;#249; antiche della citt&amp;amp;#224; sono invece la parrocchiale di San Pietro, fondata sulle rovine di un tempio dedicato alla dea Diana probabilmente nel 585, e la Chiesa di Santa Maria della Pieve, forse originaria del V secolo. Nel 1403 questa chiesa ospit&amp;amp;#242; una lastra di pregevole fattura, ritenuta dispensatrice di guarigioni miracolose, che oggi si trova nel Museo Civico.
Savigliano &amp;amp;#232; nota anche per il suo legame con il mondo dei treni: &amp;amp;#232; sede di uno dei maggiori stabilimenti italiani per la costruzione di veicoli ferroviari, ma anche del Museo Ferroviario Piemontese all’interno del quale ammiriamo una serie di locomotive e carrozze d’epoca. Ma dai treni ai cavalli il passo &amp;amp;#232; breve: decidiamo di fermarci per cena presso il Ristorante El Brand&amp;amp;#232;, in Via Saluzzo, che scopriamo essere uno dei locali pi&amp;amp;#249; antichi della zona, un’ex stazione di posta. “Un tempo qui c’era un’osteria, gestita da mia nonna, e al posto delle auto e dei camion erano le carrozze trainate dai cavalli a fermarsi a bordo strada. Dove oggi scorre il traffico, ai tempi si stava seduti accanto a dei tavoli verdi”, ci racconta il signor Michele Boretto, il titolare che gestisce il ristorante dal 1980 con la sua compagna Emma Segala. 
Iniziamo con un antipasto rustico che comprende del pecorino alle erbe aromatiche, delle bruschette di pane dell’Alv&amp;amp;#224; con del lardo, del culatello e dei salami della zona. “Il pane dell’Alv&amp;amp;#224;, che in piemontese vuol dire “alzato, cresciuto”, &amp;amp;#232; preparato come facevano i vecchi fornai saviglianesi, col metodo della lievitazione naturale, che pu&amp;amp;#242; durare anche 24 ore, derivante dalla fermentazione dell’acqua e della farina senza aggiunte”, ci spiega il signor Michele. Assaggiamo anche l’anguilla marinata fatta in casa, il salmone affumicato e il carpaccio di pesce spada. Una parte del nostro gruppo opta per gli antipasti caldi, gustando un saporito souffl&amp;amp;#232; di verdure con salsa di Castelmagno, un filettino di fassone alla griglia con la salsa “Santarosa”, e degli squisiti tomini alla griglia. Dopo questo ricco antipasto proseguiamo con una spettacolare grigliata mista di galletto, quaglia, tagliata di vitello, costine di maiale, agnello e salsiccia. Alcuni nostri amici scelgono il Chateaubriand per due persone, ma fanno proseliti anche il galletto alla griglia, le costine di maiale e le costate di vitello piemontese. Ha grande successo anche il men&amp;amp;#249; degustazione “Madama”, che dopo la carne cruda di fassone battuta al coltello e servita con delle bruschette, prevede la “Madama la Piemonteisa”, una costata di vitella piemontese con salsa Santarosa, piatto antico, preparato secondo una ricetta del ‘700. 
La nostra giornata si conclude in gran dolcezza grazie agli sfiziosi dessert fatti in casa come il salame di cioccolato con biscotti secchi e nocciole, la crema catalana, il sorbetto al Barolo chinato e la frutta flamb&amp;amp;#232;, ovvero della frutta di stagione grigliata e fiammeggiata con liquore all’arancia: spettacolare come tutta la giornata saviglianese che siamo certi di ripetere presto.

Francesca Bertha 

PER INFORMAZIONI:
www.comune.savigliano.cn.it
www.ristoranteelbrande.it
Ristorante El Brand&amp;amp;#232;
Via Saluzzo, 101 Savigliano (CN)
Tel.: 0172/31116
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11432.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Viaggio stellare nei veri sapori della cucina piemontese: una giornata a Savigliano&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 23 Oct 2012 00:00:17 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11432.ashx</guid></item><item><title>Una villa incantata tra i miracoli del Tigullio: un weekend a Chiavari, Chiavari, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11423.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11423.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11423/119972.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era il 2 Luglio 1610, e nel Golfo del Tigullio faceva un caldo torrido. Mentre nel porto continuava il solito pittoresco viavai dei velieri e dei gozzi dei mercanti, a qualche centinaio di metri dalla costa, appena fuori dal cuore del borgo di Chiavari, diversi contadini lavoravano nell’orto. Tra loro c’era Sebastiano Descalzo, che a un certo punto pens&amp;amp;#242; di dire una preghiera davanti a un pilone collocato l&amp;amp;#236; vicino, raffigurante la Madonna con i santi Sebastiano e Rocco. Mentre diceva la sua preghiera, a un certo punto vide una grande luce e in essa una donna bellissima: era un’apparizione mariana. Per la verit&amp;amp;#224;, sullo stesso luogo la Madonna era gi&amp;amp;#224; apparsa anche circa sei mesi prima, alla levatrice Geronima Turrio. La nostra passeggiata chiavarese inizia proprio da questo luogo, dove sorge l’imponente Santuario di Nostra Signora dell’Orto, uno dei pi&amp;amp;#249; celebri santuari liguri, in cui si venera l’immagine della Madonna con il Bambino benedicente. Secondo la tradizione quel quadro fu commissionato al pittore Benedetto Borzone da donna Maria de’ Guerci, detta Turchina, in ringraziamento alla Vergine per averla preservata dalla pestilenza del 1493. All’epoca l’immagine era collocata in una nicchia nel muro di un orto, da l&amp;amp;#236; la denominazione.
Secondo un’interpretazione del toponimo Chiavari, che deriverebbe da “clavaro”, questa bella citt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; la “chiave” allo sbocco delle valli Fontanabuona, Sturla, Graveglia e la Val d’Aveto. Certamente la sua posizione, e anche lo sviluppo del commercio marittimo che qui aveva iniziato a prosperare nel lontano Trecento, ne fecero davvero la “chiave” di questo territorio. Oltre alla cultura marinara, a Chiavari fioriva anche l’artigianato, con numerose botteghe nella centralissima Via Ravascheri, cos&amp;amp;#236; come nel Caruggio Dritto, le vie patrizie dell’epoca. 
Girando tra questi bellissimi caruggi colorati, scopriamo che Chiavari &amp;amp;#232; da secoli famosa per la produzione delle sedie dette chiavarine. Si tratta di una sedia leggerissima, in legno di ciliegio, di acero bianco, e con sottili fili di salice intrecciati a spiga.
Durante la nostra passeggiata visitiamo diversi dei tanti stupendi edifici religiosi, tra cui la Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, fondata nel 1181 e la Chiesa e monastero delle Clarisse, dedicato a San Bernardino da Siena. Secondo un manoscritto, l&amp;amp;#236; vicino sorgeva il primo convento francescano fondato nel 1216 da San Francesco d’Assisi e chiamato Cad&amp;amp;#232;, Casa di Dio.
Nel centro ammiriamo anche diversi palazzi sontuosi, tra cui il Palazzo Bianco, sede del Comune, e dopo andiamo a visitare anche il Castello di Chiavari, sito su un colle ed eretto nel XII secolo dalla Repubblica di Genova per contrastare i Fieschi della vicina Lavagna. 
Dopo una passeggiata sotto le palme del lungomare, raggiungiamo la nostra dimora per questo weekend: la Villa degli Incantesimi, in via Gonnelli Cioni. Lasciamo l’auto nel comodo parcheggio e iniziamo a goderci le rilassanti atmosfere da locanda d’altri tempi della Villa. Ci accomodiamo in due delle sei camere, tutte finemente ristrutturate ed arredate: la spaziosa Family e la Green, una tripla dal grazioso tocco campagnolo. Siamo nel cuore di Chiavari, eppure ci sembra di essere in un mondo da fiaba, lontano dalla frenesia. “Con la nostra gestione la Villa ha ritrovato il suo antico spledore diventando ristorante, pizzeria e anche braceria”, ci racconta il signor Marino, che gestisce la struttura dall’inizio dell’estate insieme alla compagna Anna e alla figlia di lei, Elisa. 
Ci sediamo nell’ampissimo dehor e iniziamo con una zuppetta calda di cozze e vongole, il polpo alla vecchia maniera, il tartare di tonno e con i moscardini affogati con crostini aromatici. Assaggiamo anche i calamari ripieni, mentre i nostri amici che prediligono le specialit&amp;amp;#224; di terra, si deliziano con lo sformatino di zucchine e basilico con fonduta di Asiago, e col tomino alla piastra con speck e crema di balsamico. Dopo questo ricco antipasto gustiamo dei taglierini alla brezza di mare, i paccheri di Gragnano all’isolana, gli gnocchetti di patate mare e monti con porcini e vongole veraci, e i taglierini con funghi e tartufo nero. Proseguiamo con la tagliata di tonno scottata ai semi di sesamo e papavero e col filetto di pescato con sapori e odori di Liguria. Assaggiamo anche i fantastici gamberoni alla catalana, e la frittura di gamberi e calamari. Molti del nostro gruppo scelgono invece le succulente specialit&amp;amp;#224; della braceria a vista, spaziando tra la gran griglia di carne, l’entr&amp;amp;#233;cot di bovino irlandese, il filetto di garronese e le costolette di agnello scottadito. Gli amanti del mare gustano invece una squisita gran grigliata di pesce misto, il filetto di tonno e il trancio di spada, oltre al gran piatto di gamberoni.
Dopo questa favolosa cena siamo certi di  tornare presto a Chiavari, anche in occasione dei prossimi eventi culturali, tra cui una mostra d’arte che sar&amp;amp;#224; allestita presso Villa degli Incantesimi.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.chiavari.ge.it
www.villadegliincantesimi.com
Villa degli Incantesimi
Cia Gonnelli Cioni, 1 Chiavari (GE)
Tel.: 0185/303878
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11423.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Una villa incantata tra i miracoli del Tigullio: un weekend a Chiavari&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 18 Oct 2012 22:47:54 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11423.ashx</guid></item><item><title>Una giornata nel Golfo dei Poeti, tra miracoli e buona tavola: gita alla Spezia, La Spezia, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11408.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11408.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11408/119794.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un profondo golfo, cinto da una catena di colline: la bellezza di questo anfiteatro naturale incanta le persone sin dalla notte dei tempi, infatti il Golfo della Spezia fu abitato sin dalla preistoria come testimoniano numerosi reperti, tra cui delle statue stele rinvenute addirittura in mare. Se il Golfo dei Poeti (termine ideato dal drammaturgo Sem Benelli) aveva ispirato gli artisti preistorici, il suo fascino non &amp;amp;#232; stato da meno neanche successivamente, infatti da George Sand a Lord Byron, da Shelley a D’Annunzio sono stati numerosi gli artisti ad aver scelto questi luoghi per dei soggiorni pi&amp;amp;#249; o meno prolungati. 
Il nostro viaggio sulle orme dei grandi poeti inizia dal cuore pi&amp;amp;#249; antico della citt&amp;amp;#224;, chiamato Poggio, che dopo la florida epoca romana cominci&amp;amp;#242; a svilupparsi a partire dal IX secolo. Qui sorge il Castello San Giorgio, un’imponente fortificazione il cui nucleo originario fu costruito nel 1262 per volont&amp;amp;#224; di Nicol&amp;amp;#242; Fieschi. Risalgono invece a un centinaio di anni dopo le murature con le caratteristiche merlature ghibelline. Oggi all’interno del Castello si trovano le collezioni archeologiche del Museo Ubaldo Formentini. Un tempo gli stessi corridoi furono calcati dal castellano, figura che un decreto del 1609 volle che fosse sempre un nobiluomo ma che non potesse mai uscire all’esterno della fortezza, pena la morte. Ma anche i tempi recenti riservano curiosit&amp;amp;#224;: nel 1907 il pittore Felice Del Santo, mentre dipingeva all’interno del maniero, avrebbe notato passare un drago, o quatomeno un enorme lucertolone...
Visitiamo anche alcuni dei numerosi splendidi edifici religiosi della citt&amp;amp;#224;, tra cui la Chiesa Abbaziale di Santa Maria Assunta, esistente gi&amp;amp;#224; nel Trecento e successivamente ricostruita all’interno delle mura a partire dal 1443. Vicino al Castello e alla vasta zona pedonale a ridosso del porto si trova un luogo di culto dalla storia intrisa di mistero: la Chiesa di Nostra Signora della Neve. Nel VXI secolo le acque del torrente Lagora strariparono invadendo anche la casa di un contadino, dove era custodito un prezioso dipinto su legno raffigurante la Vergine. Quell’immagine sacra si salv&amp;amp;#242; e la popolazione decise di costruire un’ampia cappella che potesse degnamente ospitarla. Demolita nel 1864 per far spazio all’Arsenale Militare, l’attuale chiesa fu eretta a partire dal 1897 per volont&amp;amp;#224; dei salesiani. Quando il bombardamento del 5 giugno 1943 distrusse il quartiere, la chiesa rimase indenne: molti attribuiscono questo fatto a un intervento prodigioso della Vergine Maria.
Restiamo a due passi dall’edificio sacro anche per cena, presso l’Osteria della Corte, in Via Napoli. “Il locale prende il nome da una grande corte interna del ‘700, dove in estate si pu&amp;amp;#242; mangiare all’aperto e dove i bambini possono divertirsi nell’area giochi”, ci spiega la signora Silvia Cardelli, la chef che da nove anni gestisce il ristorante insieme al marito Andrea Ferrero. Completano lo staff Simone e Stefania in cucina insieme allo stagista Federico, ed il cameriere Emanuele. “Sono cresciuta in un paese vicino alla Spezia, Ceparana, e la passione per la cucina mi &amp;amp;#232; stata trasmessa da mia nonna con cui raccoglievamo le erbette, impastavamo e tiravamo le sfoglie”, ci racconta la signora Silvia che gestisce anche un negozio di pasta fresca a Ceparana. “Cibo e passione” &amp;amp;#232; il motto del ristorante, e lo troviamo azzeccatissimo: l’amore per la cucina qui si percepisce in ogni dettaglio, a partire dai graziosi piatti e bicchieri. 
Iniziamo con la vellutata di zucca con calamari in panatura di mandorle, i gamberi rossi crudi su emulsione al lime, e il “Signor Panino” con mini scaloppa di foie gras e riduzione all’Armagnac. Gustiamo anche una strepitosa selezione di caviali con blinis caldi, di amur, kaluga e asetra, e uno spettacolare branzino affumicato a caldo al momento, con legno di rosmarino. Tra i primi piatti, preparati con la pasta fatta in casa, gustiamo gli gnocchetti con l’orata e i funghi porcini, un vero tripudio di profumi e di sapori. Assaggiamo anche i tortelli alla Norma e lo sfizioso risotto con le pere e Morbier. Proseguiamo con il branzino lardellato farcito con patate e rosmarino, e con il favoloso granchio reale dell’Alaska alla catalana. I nostri amici che prediligono le specialit&amp;amp;#224; di terra scelgono invece il controfiletto di agnello spadellato allo Sherry e la degustazione di formaggi con mostarde, miele e un bicchierino di Sciacchetr&amp;amp;#224;.  
La nostra cena si conclude con gli sfiziosi dessert, scelti dalla carta disegnata dai bambini dei titolari. Scegliamo la ricca degustazione di dolci per due persone, oltre al semifreddo al pistacchio di Bronte con salsa alla lavanda, il gazpacho di frutta fresca e la panna ghiacciata al pepe Sichuan con bon-bon al cocco e liquirizia liquida: un vero spettacolo, sia vederlo che gustarlo.
Dopo questa bella giornata ci sentiamo come gli artisti che si sono innamorati della Spezia: siamo riusciti a ritrovare il lato poetico della vita.

Francesca Bertha  

PER INFORMAZIONI:
www.comune.laspezia.it
www.osteriadellacorte.com
www.silviacardellichef.it
Osteria della Corte
Via Napoli, 86 La Spezia
Tel.: 0187/715210
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11408.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Una giornata nel Golfo dei Poeti, tra miracoli e buona tavola: gita alla Spezia&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 04 Oct 2012 21:31:21 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11408.ashx</guid></item><item><title>Una giornata tra le Mura Venete: gita a Bergamo, Bergamo, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11409.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11409.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11409/119808.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cento rintocchi della campana della torre civica che alle dieci di sera annunciano la chiusura dei portoni delle mura venete: sembra la scena di un film in costume, ma si tratta di emozioni che tutti possiamo vivere visitando Bergamo. Anche se oggi, non dovendo temere gli attacchi del nemico, i portoni restano ovviamente aperti, per il resto, nella Citt&amp;amp;#224; Alta le atmosfere sono quelle di secoli fa. Infatti, Bergamo &amp;amp;#232; una delle cinque citt&amp;amp;#224; italiane il cui centro storico &amp;amp;#232; rimasto completamente circondato dalle mura, le quali hanno mantenuto il proprio aspetto pressocch&amp;amp;#233; immutato durante i secoli. I turisti stranieri che affollano il centro storico, situato in alto, credono spesso che il toponimo della citt&amp;amp;#224; nota in epoca romana come Bergomum, derivi dal germanico “Berg”, ovvero “monte”, ipotesi non avallata per&amp;amp;#242; dagli studi. 
Raggiungiamo la Citt&amp;amp;#224; Alta con la funicolare che dalla Citt&amp;amp;#224; Bassa, ovvero quella moderna, ci porta, per la gioia delle donne del gruppo, direttamente in piazza Mercato delle Scarpe. Da l&amp;amp;#236; percorriamo uno dei vicoli che si snodano verso l’alto per raggiungere la Rocca, costruita a partire dal 1331 sul colle di Sant’Eufemia. Scopriamo che a fortificarla ulteriormente furono i Visconti per contrastare Venezia che sarebbe comunque succeduta a loro nel dominio della citt&amp;amp;#224; nel 1428. Oggi invece &amp;amp;#232; lo sguardo dei turisti che pu&amp;amp;#242; dominare la citt&amp;amp;#224;, infatti, da un’ampia terrazza riusciamo a contemplare un panorama mozzafiato, con tutte le torri bergamasche che svettano sopra le case dello storico quartiere, da cui si vedono bene anche i colli delle prealpi Orobie.
Un luogo che incanta e che ispira anche gli artisti, primo tra i quali l’illustre compositore Gaetano Donizetti, nato a Bergamo nel 1797. Torquato Tasso ha invece dedicato un bellissimo sonetto alla citt&amp;amp;#224;, decantando le sue bellezze naturali. 
Dalla Rocca riscendiamo nel cuore della Citt&amp;amp;#224; Alta raggiungendo Piazza Vecchia, sovrastata dalla Torre Civica, dove si trovano diversi spledidi palazzi, tra cui Palazzo della Ragione. Sul lato Sud della piazza c’&amp;amp;#232; da rimanere a bocca aperta: ovunque si guardi, si vede un capolavoro architettonico di rara bellezza. Il Duomo, dedicato al patrono della citt&amp;amp;#224; Sant’Alessandro, fu costruito a partire dal 1459 sul luogo di un precedente edificio religioso, eretto a sua volta sui resti di una chiesa paleocristiana. Poco distante si erge la splendida Basilica di Santa Maria Maggiore, la quale, oltre a numerose importanti opere artistiche, conserva anche la tomba di Donizetti. Addossata alla basilica vi &amp;amp;#232; la rinascimentale Cappella Colleoni, e a pochi passi, il trecentesco Battistero, originariamente collocato nella navata centrale della Basilica. 
Restiamo nella suggestiva Citt&amp;amp;#224; Alta anche per cena, fermandoci presso La Tana Enoristorante, nella centralissima Via San Lorenzo, a due passi dall’omonima Porta. Il calore dell’accoglienza e il fascino del locale, ricavato da un bastione cinquecentesco, ci conquistano subito. “Questo era uno degli ultimi baluardi oltre le mura venete. I bastioni sono collegati tra loro da tunnel sotterranei che permettevano la fuga ai soldati in caso di necessit&amp;amp;#224;”, ci spiega il signor Alessandro, il titolare che gestisce il ristorante insieme alla famiglia: la mamma Isa, bravissima a preparare la pasta fresca e i dolci, il fratello Roberto che fa il cuoco, e lo zio Roberto, esperto grigliatore che prepara le carni, e cura la scelta dei formaggi.
Iniziamo con il ricco tagliere della Tana, che comprende un misto di salumi e i manicaretti dello chef. Assaggiamo anche la bresaola della Valchiavenna con carnia stagionato e misticanza, la tartare di cavallo con bruschette, pesto di capperi e cavolo cappuccio, oltre allo sfizioso magatello marinato con scaglie di grana e pat&amp;amp;#232; di olive nere. Continuiamo con degli squisiti primi, preparati con la pasta fresca fatta in casa: i tipici casoncelli alla bergamasca, gli gnocchetti con crema di fave, gamberi e pancetta croccante, e le tagliatelle con cozze, olive taggiasche e pomodorini. Una nostra amica sceglie la lasagna vegetariana con provola bianca, ma anche il profumato risotto con finferli e taleggio fa proseliti. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini selezionati tra le circa 120 etichette tra cui sia bottiglie di cantine famose, che vini di piccole realt&amp;amp;#224;. Apprezziamo anche il vino al calice, che cambia settimanalmente, permettendo cos&amp;amp;#236; ai clienti di scoprire nuovi gusti. Passando ai secondi, ci deliziano le carni cotte su brace di legna, accompagnate da sali aromatici: la cottura avviene in sala, a vista, e quando arrivano sul tavolo la tagliata, il filetto, la costata e la Fiorentina di manzo, oltre all’entrecote di puledro, restiamo soddisfattissimi. Alla fine, gustiamo anche un tagliere di formaggi del territorio con miele, marmellate e confetture, oltre a degli irresistibili dolci fatti in casa: siamo davvero contenti di aver “conquistato” questa parte della citt&amp;amp;#224;, dove torneremo senz’altro presto.   

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.bergamo.it
www.tanaristorante.it
La Tana Enoristorante
Via San Lorenzo, 25 Bergamo
Tel.: 035/213137   333/2581493
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11409.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Una giornata tra le Mura Venete: gita a Bergamo&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 06 Oct 2012 17:28:35 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11409.ashx</guid></item><item><title>Profumo di tartufo e squisite tradizioni: una giornata ad Alba, Alba, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11365.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11365.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11365/119450.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si arriva ad Alba attraversando un meraviglioso paesaggio collinare, immerso tra i vigneti delle Langhe e del Roero, e costellato da piccoli borghi e castelli che sembrano usciti da una fiaba. 
Passando di qui migliaia di anni fa, avremmo visto le capanne rotonde dei liguri stazielli che si occupavano di caccia, di agricoltura e creavano oggetti in ceramica.
Per le strade di Alba ci si immerge nelle suggestive atmosfere medievali del centro storico, famoso per le sue cento torri, costruite tra il XIV e il XV secolo, e utilizzate, durante le lotte tra guelfi e ghibellini, anche come carceri. Le mura poligonali intorno alla citt&amp;amp;#224; vennero edificate in epoca romana, per essere poi rinforzate nel Medioevo. Ma non sono solo le mura ad avere origini romane: anche la viticoltura, che, oltre ai mitici tartufi, rende Alba un paradiso del turismo enogastronomico, era un’attivit&amp;amp;#224; fiorente ed evoluta gi&amp;amp;#224; ai tempi di Alba Pompeia. 
Durante il nostro giretto in centro ammiriamo molte stupende chiese, tra cui l’imponente Duomo, dotato di un’altissima torre campanaria. 
Ad Alba iniziarono presto a fiorire le attivit&amp;amp;#224; culturali ed artistiche. Nel Settecento era di grande prestigio l’Accademia filarmonico-letteraria, creata dal canonico Odella. A proposito di letteratura, &amp;amp;#232; nato qui lo scrittore e partigiano Beppe Fenoglio, che ha raccontato la storia della prima repubblica partigiana costituitasi ad Alba nel 1944.
E’ nei primi decenni del Novecento che la citt&amp;amp;#224; iniziava a diventare la meta di molti turisti in cerca di sapori autentici e attratti qui dal “Mozart dei funghi”, come aveva definito il tartufo Gioacchino Rossini. Sin dal 1929 nel mese di Ottobre si svolgono la Fiera del Tartufo Bianco e il Baccanale del Tartufo, una coloratissima e golosa rievocazione storica. Ma non &amp;amp;#232; tutto: per chi arriva ad Alba la prima domenica di Ottobre, pu&amp;amp;#242; assistere al divertentissimo Palio degli Asini e alla Giostra delle Cento Torri. 
Dopo questo pomeriggio di passeggiata nelle tradizioni di Alba, decidiamo di fare un giro anche tra le frazioni della citt&amp;amp;#224;: scopriamo cos&amp;amp;#236; diversi pittoreschi borghi circondati da interminabili vigneti e collegati tra loro da strade tortuose e panoramicissime. Quando arriviamo nella frazione San Rocco Seno d’Elvio, qualcuno di noi dice di ricordarsi di aver letto di questa zona nei romanzi di Fenoglio, cos&amp;amp;#236;, attirati anche dall’insegna di una bella osteria, decidiamo di fermarci. Pare che la memoria letteraria del nostro amico non l’abbia tradito, perch&amp;amp;#233; quando ci accomodiamo ai tavoli dell’Osteria Italia, il titolare, il signor Renato, che gestisce il locale insieme alla moglie Marina da sei anni, ci racconta che l’Osteria &amp;amp;#232; tra i pi&amp;amp;#249; antichi di Alba e viene menzionata perfino in qualcuno dei romanzi di Fenoglio. Non saremmo davvero potuti capitare in un luogo pi&amp;amp;#249; adatto per assaporare la vera cucina piemontese che boccone dopo boccone svela con semplicit&amp;amp;#224; e gusto la passione e la fantasia di secoli di tradizione.
Iniziamo con la squisita carne di fassona battuta al coltello, il vitello tonnato e la lingua alla salsa verde. Il ricco antipasto comprende anche le fondute col tartufo e la finanziera. Proseguiamo con dei buonissimi primi, che si fanno apprezzare anche per la freschezza della pasta, sempre rigorosamente fatta in casa. Il nostro gruppo assaggia un po’ tutto: i tagliolini, gli gnocchi di patate, i tipici ravioli al plin, la gustosa pasta e fagioli, ma anche i risotti fanno proseliti. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini del territorio, selezionati tra innumerevoli etichette della zona, tra cui il Barbaresco, il Barbera, il Dolcetto e il Nebbiolo. Passando ai secondi, ci abbandoniamo al piacere di gustare dei piatti di carne preparati come Dio comanda, tra cui il guanciale al Barbaresco, il coniglio, il capretto e l’arrosto di vitello.
La nostra cena in Langa si conclude in gran dolcezza grazie ai dessert fatti in casa tra cui il torrone morbido col gianduia, il tiramis&amp;amp;#249;, il tradizionale bunet e le le crostate. 
Le immagini e i sapori di questo meraviglioso territorio sono ora impressi nella nostra memoria e ci faranno senz’altro tornare qui presto, anche dopo che sia passata la stagione dei tartufi.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.alba.cn.it
www.osteriaitalia.it
Osteria Italia
Fraz. San Rocco Seno d’Elvio, 6
Tel.: 0173/286942
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11365.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Profumo di tartufo e squisite tradizioni: una giornata ad Alba&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 26 Sep 2012 23:20:49 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11365.ashx</guid></item><item><title>Un castello sul mare e i miracoli: gita a Pietra Ligure, Pietra Ligure, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11274.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11274.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11274/117008.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un imponente scoglio calcareo che si erge sulla terraferma, a poca distanza dal mare. Qualcuno, molto probabilmente un condottiero romano, ci sal&amp;amp;#236; sopra e disse: “Qui c’&amp;amp;#232; da costruire un castello. Una fortezza. E’ il luogo perfetto: si vede il mare, possiamo controllare le navi, &amp;amp;#232; in alto ma non troppo, si vedono benissimo anche le colline intorno. E cos&amp;amp;#236; fu: su quel suggestivo scoglio costruirono un bel forte, che poi ingrandirono nel periodo delle invasioni barbariche e saracene. L’intuizione dei Romani risult&amp;amp;#242; azzeccata: il castrum era facilmente difendibile, anche se sub&amp;amp;#236; in ogni caso delle devastazioni e quando nel XII fu ricostruito, divenne dimora e rifugio dei vescovi di Albenga. 
La nostra passeggiata per le strade di La Pietra, come veniva chiamata la citt&amp;amp;#224; in passato, inizia proprio dal famoso castello, e prosegue alla scoperta dei coloratissimi caruggi liguri pieni di botteghe che si snodano nel centro storico. Raggiungiamo cos&amp;amp;#236; la stupenda piazza principale della citt&amp;amp;#224;, dove si erge la Basilica di San Nicol&amp;amp;#242;. Ed ecco che si scopre subito un miracolo: stando alla leggenda popolare, nel 1525 San Nicola di Bari liber&amp;amp;#242; la popolazione del borgo dalla pestilenza che imperversava sulla costa. Cos&amp;amp;#236; la comunit&amp;amp;#224; fece un voto promettendo di costruire una splendida chiesa in onore del Santo. Volevano che la chiesa fosse meravigliosa e venisse eretta nel punto pi&amp;amp;#249; bello della citt&amp;amp;#224; ed &amp;amp;#232; proprio per questo entusiasmo e perfezionismo che i lavori slittavano di decennio in decennio, alla ricerca del luogo perfetto. Alla fine si decise per l’ampio arenile fronteggiante il borgo e nel 1750 si diede inizio ai lavori. La chiesa venne consacrata nel 1791, quando non era ancora del tutto compiuta e aveva un solo campanile.
Oggi chi viene a Pietra Ligure, pu&amp;amp;#242; ammirare entrambi i campanili, oltre a diverse preziose opere d’arte all’interno, tra cui l’icona su legno di San Nicol&amp;amp;#242;, dipinta dal pittore genovese Giovanni Barbagelata.
Ma quello operato da San Nicola non &amp;amp;#232; l’unico miracolo di Pietra Ligure: ne avvennero diversi altri, soprattutto mariani, presso una piccola cappella situata presso le paludi del Maremola, su cui era dipinto un affresco della Vergine con il Bambino. Quell’affresco ora si trova nel Santuario di Nostra Signora del Soccorso, costruito nel Cinquecento.
Girando per i caratteristici vicoli, scopriamo anche la Salita di Santa Caterina attraverso la quale un tempo si accedeva all’antica fortezza e a una piazzetta con due oratori, quello dei Bianchi e quello dei Neri. L’Oratorio dei Bianchi &amp;amp;#232; l’antica chiesa parrocchiale della citt&amp;amp;#224;, edificato intorno al IX secolo, oggi trasformato in auditorium e location per mostre, anche se al suo interno vengono tuttora celebrate delle Sante Messe in occasione di diverse festivit&amp;amp;#224;.
Dopo aver scoperto molti dei segreti della storia di questa graziosa citt&amp;amp;#224;, ci&amp;amp;#242; che ci vuole &amp;amp;#232; una squisita cena restando nel centro storico, a due passi dal Municipio: cos&amp;amp;#236; ci accomodiamo nell’accogliente ed elegante sala del Ristorante Cibus, in via Nunzio Cesare Regina. Appena entriamo, notiamo le grandi fotografie d’autore sulle pareti, molto belle e suggestive, ritraenti paesaggi incantati e scene teatrali. Scopriamo presto che si tratta delle opere di Ruggero Bruno, il fratello della titolare Maria Anna Bruno, che gestisce il locale insieme alla mamma Raffaela e al pap&amp;amp;#224; Francesco. 
“Il nostro men&amp;amp;#249; cambia spesso, in base alla stagionalit&amp;amp;#224; e alla disponibilit&amp;amp;#224; dei prodotti al mercato. Il pane, fatto col lievito madre &amp;amp;#232; di nostra produzione, cos&amp;amp;#236; come la pasta. Utilizziamo solo prodotti freschi e provenienti dal territorio, questo vale sia per il pesce che per la carne piemontese, per proporre dei piatti di alto livello, sia tradizionali che nuove creazioni culinarie”, ci spiega la signora Maria Anna. Oltre alla mostra temporanea, le atmosfere intrise di arte ci accompagnano anche durante l’aperitivo offerto dalla casa, che sorseggiamo ascoltando della piacevole musica di sottofondo. 
Iniziamo con dell’anguria, speck e brie, e assaggiamo anche il sushi mediterraneo, a base di verdure e cous-cous. Proseguiamo con i troccoli al profumo di mare e la squisita fantasia di verdure. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini selezionati, sia liguri che di altre regioni. Tra i secondi gustiamo un buonissimo tonno alla montanara, oltre all’orata al cartoccio e delle ricchie grigliate miste di pesce. Alcuni di noi non rinunciano al richiamo di una bella tagliata di fassona come si deve. Per chiudere in dolcezza, ci deliziamo con la torta al cioccolato dal cuore morbido e con delle crostate agli agrumi. 
Sar&amp;amp;#224; un vero piacere tornare a Pietra Ligure anche magari fuori stagione, abbinando una passeggiata autunnale a una serata a tema a tutto “Cibus”.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comunepietraligure.it
www.ristorantecibus.net
Ristorante Cibus
Via Nunzio Cesare Regina, 5 Pietra Ligure (SV)
Tel.: 019/624298
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11274.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Un castello sul mare e i miracoli: gita a Pietra Ligure&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sun, 19 Aug 2012 23:55:01 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11274.ashx</guid></item><item><title>Tra artisti, re e delfini, nel borgo pi&amp;#249; celebre del mondo: una giornata a Portofino, Portofino, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11349.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11349.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11349/119274.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Ed ecco, all’improvviso, scoprirsi un’insenatura nascosta, di ulivi e castani. Un piccolo villaggio, Portofino, si allarga come un arco di Luna attorno a questo calmo bacino”. Con queste parole elogiava Portofino Guy De Maupassant nel 1889. Il celebre scrittore francese fu infatti uno di quei numerosissimi personaggi che si erano innamorati di questo pittoresco borgo marinaro, rendendolo la meta per eccellenza dei vip italiani e stranieri, fossero essi artisti, imprenditori, politici, re o regine. 
Fondato durante l’Impero romano, il borgo, come riporta la cronaca di Plinio Il Vecchio, si chiamava Portus Delphini, probabilmente per la grande popolazione di delfini nel Golfo del Tigullio. Ma secondo alcune leggende, gi&amp;amp;#224; i popoli greci e fenici chiamavano “delfini” gli abitanti del luogo, in omaggio alla loro grande abilit&amp;amp;#224; di navigatori. Inoltre, sarebbero stati proprio i marinai portofinesi a notare la somiglianza del Promontorio di San Giorgio con il dorso di un delfino.
Durante la nostra passeggiata nel borgo immortalato da numerosi grandi pittori, tra cui Michele Cascella che dedic&amp;amp;#242; molte opere alla bellezza del porto, visitiamo la Chiesa Parrocchiale di San Martino, risalente al XII secolo, al cui interno ammiriamo diverse preziose opere, tra cui un gruppo ligneo dello scultore genovese Anton Maria Maragliano. Raggiungendo l’altrettanto antica Chiesa di San Giorgio, dedicata al patrono del paese, scopriamo la leggendaria devozione degli abitanti al santo, di cui all’interno dell’edificio religioso sono conservate le reliquie, portate in loco dai marinai portofinesi reduci dalle Crociate. Il culto di San Giorgio era da sempre molto forte nella Repubblica Marinara di Genova al punto che lo stesso vessillo con la croce rossa in campo bianco nacque dopo che il Santo, durante la battaglia di Antiochia apparve ai vittoriosi combattenti genovesi circondato da sfolgoranti creature celesti con numerose bandiere rossocrociate.
Dopo aver visitato anche l’Oratorio di Nostra Signora Assunta, fondata nel XIV secolo dalla confraternita dei Disciplinati, e La Cervara, ovvero l’Abbazia di San Girolamo oggi propriet&amp;amp;#224; privata, andiamo a scoprire anche il quattrocentesco Castello Brown. Nelle vicinanze della fortezza, anticamente dedicata a San Giorgio e acquistata nel 1867 dal console britannico Montague Yeats Brown, sono stati anche rinvenuti i resti di un’antica torre d’avvistamento di epoca romana. Oggi il castello &amp;amp;#232; utilizzato come sede di eventi culturali.
La nostra giornata si avvia verso la sera in grande stile: seguendo le orme di personaggi come Clark Gable, Stanlio e Ollio, Ernest Hemingway, Grace Kelly per citarne solo alcuni, ci concediamo una cena nella mitica Piazzetta di Portofino, in uno dei ristoranti pi&amp;amp;#249; famosi del mondo, da sempre frequentato dalle celebrit&amp;amp;#224;: il Ristorante Puny di Luigi Miroli. La fama del locale, annoverato da un’autorevole guida tra i cento ristoranti migliori del mondo, non ci intimidisce per&amp;amp;#242;, grazie alla gentilezza con cui veniamo accolti da Puny, amico personale di tantissimi grandi personaggi. Scopriamo che solo l’altro giorno era tra i suoi ospiti la Regina Rania di Giordania, ma anche la famiglia Agnelli &amp;amp;#232; di casa da lui. “L’attivit&amp;amp;#224; della nostra famiglia nasce nel 1851 quando mia nonna materna avvi&amp;amp;#242; una piccola trattoria sulla Calata Marconi. Mia madre Evangelina, sposando un uomo lontano dal mondo della ristorazione, segu&amp;amp;#236; il lavoro di mio padre a Genova. Lui &amp;amp;#232; scomparso nel 1944 e mia madre decise di aprire un piccolo ristorante, il Navicello, insieme alla sorella e al cognato qui in piazza nel 1945. Nel 1980 ho preso il Puny e questa attivit&amp;amp;#224; ci ha gratificato moltissimo, anche sul piano umano. Mia madre era in gambissima, e la nostra cucina da trattoria genovese &amp;amp;#232; sempre stata molto apprezzata dagli importanti personaggi che da noi si sentono tuttora come a casa”, ci racconta Puny. 
Iniziamo con del branzino caldo con insalata russa, dei gamberetti caldi con verdure a strati con salsina verde e degli spiedini di moscardini col polpo tagliato fino, pomodori freschi, pinoli e salsa verde. Dopo questo gustoso antipasto assaggiamo le pappardelle con pesto e pomodoro, come si usava nella vecchia Genova. Alcuni di noi scelgono invece gli spaghetti con i moscardini e il riso con curry leggerissimo con pisellini e gamberi. A seguire, gustiamo un ottimo pesce al sale, cotto con le interiora e pulito davanti a noi, oltre ai moscardini e ai gamberi al forno al limone, il pesce in guazzetto e il crostone di gamberi. La nostra cena si conclude con gli sfiziosi dessert, tutti fatti in casa, tra cui torte, budini e il tiramis&amp;amp;#249;. 
Dopo questa splendida giornata ci sentiamo anche noi un po’ come re e regine, e torneremo certamente appena possibile nella piazzetta che pi&amp;amp;#249; di ogni altro luogo del mondo &amp;amp;#232; stata testimone di aneddoti, amori e momenti di svago delle persone che hanno fatto la storia del Novecento.   

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.portofino.genova.it
Ristorante Puny
Piazza Martiri dell’Olivetta, 5 Portofino (GE)
Tel.: 0185/269037
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11349.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Tra artisti, re e delfini, nel borgo più celebre del mondo: una giornata a Portofino&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sun, 23 Sep 2012 13:25:30 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11349.ashx</guid></item><item><title>Acqua, sale e la grande tradizione marinara ligure: una giornata a Loano, Loano, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11269.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11269.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11269/116939.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era l’aprile del 1825. La gente che passava sul lungomare di Loano notava una tartana, ovvero un’imbarcazione con le vele latine, diretta verso Levante. A quell’epoca di barche cos&amp;amp;#236; ne passavano tante lungo le coste liguri, ma questa aveva qualcosa di speciale: era di propriet&amp;amp;#224; di Domenico Garibaldi, il padre di Giuseppe Garibaldi. A bordo c’erano sia lui che il figlio, gi&amp;amp;#224; iscritto al Registro dei mozzi di Genova, contento di aver finalmente ottenuto il benestare del padre per intraprendere la carriera marinara. Quella volta erano partiti da Nizza a bordo della tartana Santa Reparata, diretti a Roma con un carico di vino per i pellegrini venuti per il Giubileo. All’altezza di Loano il cuore dei Garibaldi batteva pi&amp;amp;#249; forte: Rosa Raimondi, la mamma di Giuseppe e dei suoi cinque fratelli era originaria di quella splendida citt&amp;amp;#224; rivierasca.
Una delle prime tappe della nostra giornata loanese &amp;amp;#232; infatti presso la casa natale di Rosa Raimondi su cui una targa ricorda la celebre mamma. Presso il Museo del Mare, al Palazzo Kursaal sul Lungomare, &amp;amp;#232; possibile invece immergersi in quelle atmosfere del passato marinaro del territorio in cui era cresciuto Garibaldi. Il testimone pi&amp;amp;#249; antico della vita di mare loanese &amp;amp;#232; la Chiesetta del Loreto, risalente al 775, costruita per i fedeli che dimoravano sulla costa.
Spostandoci verso il centro raggiungiamo l’elegante Piazza Italia, dalla bellezza suggestiva grazie all’imponente Duomo dalla forma dodecagonale, dedicato a San Giovanni Battista, accanto al quale si erge l’Oratorio delle Cappe Turchine, costruito nel 1661. La confraternita delle Cappe Turchine esegue ogni anno il rituale della Festa del Mare, portando in spalla vicino alla riva il gruppo scultoreo rappresentante la Madonna della Visitazione, a cui vengono fatti fare diversi inchini davanti al mare. Il fascino del Seicento ci avvolge anche all’interno del Duomo, che conserva numerose preziose tele di quell’epoca. 
Girando per il centro storico visitiamo anche il cinquecentesco complesso religioso di Sant’Agostino, che custodisce una ricca biblioteca. 
Proseguendo verso il Castello, costruito nel Duecento da Oberto Doria, scopriamo un altro quartiere di grande interesse storico. Ai piedi del maniero si snoda il Borgo Castello, dall’intatto impianto medievale. Poco distante raggiungiamo il Ponte Castello, eretto nel Settecento su basi originarie dell’epoca romana, e il complesso monumentale del Convento Monte Carmelo fondato nel 1602. La cupola a base ottagonale della chiesa &amp;amp;#232; visibile da lontanissimo, mentre accanto al silenzioso chiostro si trovano gli orti dei frati, dove si coltivano delle piante officinali.
Ritornando nei coloratissimi caruggi del centro storico, ammiriamo la Porta del Passorino, il cui orologio &amp;amp;#232; tra i simboli di Loano. 
Restiamo nei pressi di questa storica Porta anche per cena, scegliendo il Ristorante Pizzeria Acquasale, in Corso Roma. Ci accomodiamo nella spaziosa veranda, ma il locale dispone anche di un’ampia ed elegante sala climatizzata e di un dehor all’aperto. I titolari, il signor Luciano Gaudino e sua moglie Amal ci accolgono con grande simpatia e ci fanno sentire subito a nostro agio. “Abbiamo aperto circa un anno e mezzo fa, prima qui c’era un bar-pub. Per noi &amp;amp;#232; molto importante coccolare i clienti e puntiamo sulla freschezza dei prodotti, infatti non utilizziamo mai nulla di precotto, tutti i piatti vengono preparati al momento”, ci spiegano i titolari. 
Iniziamo con il ricco antipasto Acquasale, che comprende salmone, marlin e spada affumicati, alici ripiene, gamberetti in salsa cocktail, alici marinate e cozze. Prendiamo anche un’insalatina di mare e dei gamberoni al gorgonzola. Una parte del nostro gruppo non resiste alle ottime pizze cotte nel forno a legna, tra cui la pizza con gorgonzola e pere, e la mitica focaccia col formaggio tipo Recco. Assaggiamo anche lo spettacolare “tagliere”, la pizza di vari gusti servita su un tagliere di legno di mezzo metro.
Tra i primi scegliamo i paccheri di Gragnano con pesto di pistacchi e pomodorini secchi, le linguine all’astice e le tipiche trofie al pesto, fagiolini e patate. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con dei vini selezionatissimi tra cui il rosso Fichimori del Salento, che va bevuto ghiacciato e il bianco umbro Conte della Vipera IGT. Proseguiamo col pesce spada con prosecco e capperi e gustiamo anche una bella grigliata mista di pesce. Ma presso l’Acquasale &amp;amp;#232; anche possibile compiere un viaggio esotico a tavola, grazie al men&amp;amp;#249; “Sapori dal mondo”. Stavolta decidiamo di partire per il Marocco, scegliendo il cous-cous e il seff&amp;amp;#224;, una pastina con pollo e mandorle, dal gusto dolce e salato.
Infine ci deliziamo con i fantastici dolci della casa: il tiramis&amp;amp;#249; alle fragole, il tortino di pere e cioccolato e la sfogliatina di mele.  
Loano si chiama anche Isola del Ponente, per il suo clima particolarmente mite: ne approfitteremo per tornarci magari anche fuori stagione.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comuneloano.it
Ristorante Acquasale
Corso Roma, 2 Loano (SV)
Tel.: 019/672458
Facebook: acquasale ristorantino
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11269.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Acqua, sale e la grande tradizione marinara ligure: una giornata a Loano&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 15 Aug 2012 23:28:41 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11269.ashx</guid></item><item><title>Un&amp;#39;oasi di pace a due passi dal mare: una giornata a Casarza Ligure, Casarza Ligure, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11265.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11265.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11265/116911.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A volte, per scoprire delle destinazioni affascinanti, al posto delle moderne guide basta seguire i “suggerimenti” dell’uomo di Neanderthal. Parecchio anziano, e dotato di una saggezza istintiva, l’uomo preistorico ci guida nei luoghi che oltre centomila anni fa aveva scelto per i suoi primi insediamenti, e arriviamo cos&amp;amp;#236; al Lago di Bargone, situato nell’omonima frazione di Casarza Ligure, a oltre ottocento metri di altezza. Un’escursione nella natura incontaminata presso il lago preistorico pi&amp;amp;#249; antico della Liguria orientale, dove in una conca &amp;amp;#232; situata anche una torbiera e dove si possono osservare innumerevoli specie di piante rare, oltre alle rocce particolari tra cui serpentiniti, arenarie e diabase a pillows: inizia da qui la nostra gita alla scoperta di questo affascinante comune a pochi minuti da Sestri Levante. 
Nel corso dei secoli passati questo luogo aveva un’importanza strategica di primo piano, visto che i valichi dell’entroterra ligure erano attraversati da commercianti, viandanti e pellegrini. Proprio nei pressi della localit&amp;amp;#224; San Lazzaro esisteva un antico percorso, detto la Salita dei Poveri che collegava la costa con la regione storica della Lunigiana. Lungo questa strada in alcuni punti &amp;amp;#232; ancora visibile il selciato medievale che portava alla Cappella di San Lazzaro e all’antico ospedale di Adra, dove venivano curati anche i malati delle Crociate.
Raggiungendo il centro storico, situato nel fondovalle del torrente Petronio, scopriamo che il paese originariamente sorgeva su un colle, posizione pi&amp;amp;#249; sicura considerate le scorribande barbare e saracene che nel Medioevo avevano colpito anche Casarza, che pare debba il suo toponimo proprio a una “casa arsa” che figura anche nello stemma comunale.
Il territorio fu concesso nel 774 ai monaci dell’Abbazia di San Colombano di Bobbio, e successivamente i Camezzana, signori del paese imparentati con i Fieschi di Lavagna riuscirono a ottenere molti benefici dai pontefici Innocenzo IV e Adriano V, entrambi appartenenti alla dinastia dei Fieschi. 
Sono numerosi gli edifici religiosi sul territorio a ricordare i secoli passati. Tra essi visitiamo la Chiesa Parrocchiale di San Michele Arcangelo, la cui costruzione fu terminata nel 1693. Al suo interno ammiriamo un trittico del pittore quattrocentesco Giovanni Barbagelata, originariamente esposto nella bellissima chiesa romanica dedicata a San Giovanni Battista, nella vicina frazione Candiasco. Quest’antica chiesa fu citata per la prima volta in un documento del 1100, ed &amp;amp;#232; dotata di un campanile che gi&amp;amp;#224; tra il VII e l’VIII secolo fungeva da torre d’avvistamento. 
Restiamo nelle vicinanze della storica chiesa anche per cena, scegliendo il Ristorante San Giovanni, in via Monsignor Podest&amp;amp;#224;. Ad accoglierci, in un ambiente elegante e famigliare &amp;amp;#232; la signora Pinuccia, che gestisce il locale ormai da ventun’anni, insieme alla figlia Rossana. Vista la bella stagione, ci accomodiamo nell’ampio giardino che ci permette di goderci il fresco profumo della natura che ci circonda. Siamo in un’oasi di pace che ha il fascino dell’entroterra, ma non possiamo dimenticare quanto siamo vicini a Sestri Levante: ce ne rendiamo conto appena iniziamo ad assaggiare i freschissimi antipasti di mare. “Il nostro forte &amp;amp;#232; la genuinit&amp;amp;#224; e la freschezza dei prodotti, non l’elaborazione. Non crediamo nei piatti troppo “paciugati”, la nostra cucina piace perch&amp;amp;#233; autentica e casalinga”, ci racconta la signora Pinuccia. Iniziamo la nostra cena all’insegna dei sapori della tradizione ligure con il ricco antipasto degustazione che prende il nome dal ristorante, ed &amp;amp;#232; composto da vari assaggi tra cui delle acciughe marinate e una squisita insalata di mare. Proseguiamo con gli spaghetti ai novellini e i ravioli di pesce col sugo di scampi. Assaggiamo anche i taglierini con sugo di triglia: tutti primi deliziosi, preparati con la pasta fatta in casa, oltre che con tanta cura e amore. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini selezionati da tutto il territorio nazionale che compongono la ricca carta.
Proseguiamo con dei secondi in base al pescato del giorno, gustando del pesce fresco al sale alla ligure, oltre a delle grigliate miste e un ricco fritto misto di mare.
Infine cediamo volentieri alle dolci tentazioni dei dessert, anch’essi, come il pane e la pasta, fatti in casa. Ci deliziamo con la torta al cioccolato, la sfogliata alle pesche, la mousse al cioccolato con i lamponi e assaggiamo anche uno sfizioso semifreddo allo yogurt con i frutti di bosco. 
Oltre ai piaceri del palato ci mette a nostro agio la tranquillit&amp;amp;#224; del locale dove restiamo a chiacchierare un po’ anche dopo aver finito di mangiare: un’occasione per raccontarci le emozioni della gita, che ripeteremo presto, anche per scoprire il sito naturale di interesse comunitario che si estende alla Val Petronio, con pinete e castagneti popolati da specie di farfalle e uccelli rari.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.casarza-ligure.ge.it
www.sangiovanniristorante.it
Ristorante San Giovanni
Via Monsignor Podest&amp;amp;#224;, 1 Casarza Ligure (GE)
Tel.: 0185/467244
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11265.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Un'oasi di pace a due passi dal mare: una giornata a Casarza Ligure&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 14 Aug 2012 17:38:24 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11265.ashx</guid></item><item><title>Sapore di mare tra torri antiche e calette nascoste: una giornata a Bonassola, Bonassola, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11258.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11258.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11258/116863.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un giorno, nel lontano Cinquecento, un gruppo di pescatori e marinai si trovava presso l’Oratorio di Sant’Erasmo, eretto non tanto tempo prima sulle rocce sovrastanti la spiaggia. Se oggi i turisti che salgono la scalinata che porta all’ormai sconsacrato edificio religioso amano ammirare la veduta che da l&amp;amp;#236; si apre sulla baia, gli uomini di mare riunitisi all’oratorio erano presi da ben altri pensieri. In quel periodo le scorrerie dei pirati turchi si erano drammaticamente intensificate e capitava spesso che dei bonassolesi cadessero prigionieri dei corsari. Per poterli liberare, i marinai, insieme ad altri cittadini, proposero di creare un fondo autotassandosi, e infatti, risale al 1569 il documento, chiamato “Instrumento della Cumpagnia di Bonassolla”, che per la prima volta in Italia si riferisce a una previdenza civile. 
Sempre per contrastare le incursioni piratesche, si era decisa la costruzione di una torre difensiva, edificata a partire dal 1544 e andata poi in rovina nel XVII secolo probabilmente per un cedimento del terreno. Alcune parti dei suoi ruderi furono utilizzate per la costruzione del campanile della Chiesa parrocchiale di San Giorgio. 
Nel 1561 fu decisa invece la costruzione del castello su una collina alle spalle del borgo. Il maniero dalla forma quadrata, e munito di due suggestive torri circolari ha resisitito abbastanza bene a battaglie ed intemperie ed &amp;amp;#232; tuttora una delle attrattive turistiche di Bonassola. Il suo grande orologio pubblico ricorda la storia della citt&amp;amp;#224; che da importante centro marittimo era diventata una delle mete turistiche pi&amp;amp;#249; ambite del Levante, anche grazie alla sua vicinanza alle Cinque Terre. 
Durante la nostra passeggiata scopriamo una delle pi&amp;amp;#249; incantevoli piste ciclopedonali che abbiamo mai percorso: realizzata sul tracciato della vecchia ferrovia costiera, attraversa le antiche gallerie tra Levanto e Framura, attraversando Bonassola. Le gallerie sono state restaurate ed illuminate, e durante il percorso &amp;amp;#232; possibile ammirare gli scorci pi&amp;amp;#249; belli grazie a delle apposite aperture e balconate, oltre ad accedere a delle spiagge e calette nascoste, altrimenti raggiungibili solo via mare. 
A Bonassola lo spettacolo dell’arte si abbina a quello della natura, anche grazie a diverse splendide aree naturalistiche, tra cui “La Francesca”, antica diramazione della Via Francigena percorsa nel Medioevo dai pellegrini, e nota sin dal XIII secolo grazie alle sue miniere di rame. Si tratta di un’area costiera dal microclima speciale che rende possibile la fioritura tutto l’anno. Alla mitezza di quest’area si contrappone la forza del mare che grazie alle caratteristiche del fondale, &amp;amp;#232; capace di produrre delle mareggiate spettacolari, che rendono Bonassola, insieme a Levanto, una delle mete preferite dei surfisti. Per i meno temerari sono invece organizzate delle giornate di “wave watching”, per ammirare e fotografare le grandi onde in piena sicurezza.
Giungendo nel centro del paese, visitiamo la Chiesa Parrocchiale di Santa Caterina d’Alessandria, consacrata nel 1668, all’interno della quale sono conservate diverse opere preziose tra cui un dipinto di Antonio Discovolo.
Dopo questa bella passeggiata, raggiungiamo dopo pochi passi Il Ristorante Perballe, in piazza San Francesco, scoprendo subito che poco distante si trova anche l’Enoballe, l’enoteca aperta un anno fa dai titolari. In piazza notiamo anche una caratteristica Ape che ogni sera si trasforma in una rivendita di pesce fritto, pescato in giornata: cos&amp;amp;#236; anche chi non ha tempo per fermarsi a cena, pu&amp;amp;#242; gustare un buon pasto di mare proposto dal ristorante. Scambiando quattro chiacchiere con il titolare Luca Luxardo, che gestisce il locale insieme alla moglie Sara Barco dal 1997, scopriamo anche l’origine del curioso nome: “Mio nonno era soprannominato “Balle d’Oro”, ecco perch&amp;amp;#233; abbiamo voluto dedicare a lui il ristorante”, ci svela. 
La nostra cena all’insegna dei sapori e dei profumi mediterranei inizia con un ricco antipasto di pesce affumicato e crudo, tra cui del tonno, salmone e ricciola. Continuiamo con le ottime paste fresche fatte in casa, tra cui i tagliolini con riccio, i ravioli di pesce, e gli spaghetti alle uova di ricciola. Assaggiamo anche le trofie con pomodorini e cozze e gli spaghetti ai frutti di mare. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli squisiti vini dell’Enoteca, provenienti da tutta Italia. Tra i secondi gustiamo delle orate, oltre a dentici e al morone, un pregiato pesce di fondo, preparati al vapore, al forno o alla griglia, con patate, olive e pinoli. Alcuni di noi scelgono anche degli scampi e gamberi al vapore con maionese e verdure. 
Concludiamo con gli sfiziosi dolci della casa, tra cui la panna cotta con i cantucci, le pesche caramellate col gelato, la mousse al cioccolato e le soffiate al pistacchio. 
Il ricordo di questi sapori liguri ci far&amp;amp;#224; senz’altro tornare qui anche forse fuori stagione, quando arriveranno i surfisti da “Un mercoled&amp;amp;#236; da leoni”.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.bonassola.sp.it
www.perballe.it
Ristorante Perballe
Piazza San Francesco, 5 Bonassola (SP)
Tel.: 0187/813399
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11258.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Sapore di mare tra torri antiche e calette nascoste: una giornata a Bonassola&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 04 Aug 2012 23:43:47 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11258.ashx</guid></item><item><title>Tra mare e ceramiche, dove l&amp;#39;arte si gusta anche a tavola: una giornata ad Albissola Marina, Albissola Marina, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11261.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11261.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11261/116880.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Passeggiare su un mosaico lungo un chilometro, realizzato da artisti come Lucio Fontana, Roberto Crippa, Giuseppe Capogrossi, Aligi Sassu, il tutto sotto una fittissima fila di allegre palme dietro le quali s’intravede l’azzurro cristallino del mare: per vivere questa favolosa esperienza basta recarsi ad Albissola Marina. Il Lungomare degli Artisti, realizzato nel 1963, &amp;amp;#232; tra i simboli della citt&amp;amp;#224;, nota da secoli nel mondo per le sue ceramiche, la cui produzione era inziata a partire dal 1122. 
Addentrandoci nel centro storico, scopriamo uno dei borghi pi&amp;amp;#249; caratteristici della Riviera, con caruggi che si snodano in un caleidoscopio di vivaci colori liguri, conservando intatte le antiche atmosfere medievali. S’incontrano botteghe e laboratori di ceramisti un po’ ovunque e al loro interno si ammira un’infinit&amp;amp;#224; di oggetti realizzati a mano, spesso nei colori blu e bianco, a ricordare lo splendore del mare.
Prima di noi, ad Albissola erano giunti molti viaggiatori illustri, di cui ci “parla” addirittura un coccodrillo: quello realizzato da Lucio Fontana per la storica Giuseppe Mazzotti Manifattura Ceramiche. Il rettile d’arte di grandezza naturale &amp;amp;#232; oggi esposto nel Giardino Museo della Manifattura, come simbolo dell’epoca in cui molti futuristi, tra cui lo stesso Filippo Tommaso Marinetti, visitavano spesso Albissola Marina per realizzare delle opere in ceramica.
Ad Albissola Marina c’&amp;amp;#232; anche un pezzo di Novara: la Villa Faraggiana, oggi sede di mostre d’arte, edificata nel Settecento come dimora della famiglia dei Durazzo, lasciato poi al Comune di Novara dall’ultimo proprietario Alessandro Faraggiana. 
Durante la nostra passeggiata visitiamo anche la cinquecentesca Chiesa Parrocchiale di Nostra Signora della Concordia, ammirando, oltre alla sua facciata barocca, realizzata nel Novecento, e l’ampio sagrato a strisce bianche e nere in puro stile ligure, anche diverse pregiate opere d’arte collocate al suo interno. Si affaccia sulla stessa suggestiva piazza l’Oratorio di San Giuseppe, costruito nel Seicento.
E’ proprio a due passi dalla chiesa che decidiamo di fermarci per cena, presso l’Osteria del Varadrillo, un luogo dove i piaceri del palato sono abbinati alle emozioni artistiche. Entrando, ammiriamo un’esposizione di arte contemporanea, che continua anche a tavola grazie alla mostra di Franca Franchi, artista che frantuma specchi e cristalli per ricomporli in splendide opere che trasmettono armonia e solarit&amp;amp;#224;, emozioni visive che “scalderanno” perfino le nostre pietanze grazie ai meravigliosi sottopiatti dell’artista. 
Ma ecco che si riaffaccia anche il coccodrillo, e stavolta l’artista &amp;amp;#232; Roberto Giannotti, che ha realizzato il bassorilievo dedicato al Varadrillo. “Questa figura fumettistica, forse l’alter ego di mio fratello Mauro, lo chef, potrebbe essere l’incrocio tra un varano e un coccodrillo. Ma il quadro rivela che si tratta di un mandrillo di Varazze dalla vita avventurosa”, ci racconta il Signor Sergio, titolare del ristorante insieme al fratello. 
L’arte resta presente anche quando iniziamo ad assaggiare le prime pietanze: una tavolozza di pesce crudo e la trilogia di sformatini di verdure con le vellutate. Continuiamo con il meraviglioso cappon magro, piatto per eccellenza della cucina ligure, che qui possono gustare anche i nostri amici vegetariani, celiaci e vegani. Per loro, ecco servito il cappon magro con millefoglie di verdure e tofu, con una salsa alle alghe accompagnato da riso basmati a vapore. 
Alcuni di noi scelgono i ricchi men&amp;amp;#249; degustazione, mare o terra, entrambi comprendenti tre piatti a portata, a 25-30 euro. Le paste fresche e ripiene sono tutte fatte in casa, e i primi, come anche tutto il resto, abbinano tradizione e fantasia, col risultato di piatti deliziosi e unici, che non potremmo trovare altrove. Gustiamo tra l’altro i mandilli de sa-ea al pesto con fagiolini e patate, i ravioli neri al baccal&amp;amp;#224; con pomodoro e basilico, e i cappellacci di zucca all’amaretto di Sassello. 
Proseguiamo con alcune pietanze che sono presidio Slow food, come il Boccone del Barone e “le Petit Chateaubriant”, ma non resistiamo nemmeno al baccal&amp;amp;#224; al forno al latte, su letto di vellutata di ceci, che si potrebbe definire un antagonista del baccal&amp;amp;#224; alla vicentina. Alcuni di noi optano per la grande zuppa di pesce, un vero spettacolo, ma fa proseliti anche il fritto misto, particolarmente leggero e fragrante, preparato con farina di riso e con l’utilizzo di olio ad alta temperatura.
La nostra cena si conclude in gran dolcezza, grazie agli sfiziosi dessert, tutti fatti in casa, tra cui assaggiamo un delizioso semifreddo al Chinotto, lo zabaione col passito, oltre alla bouguignonne di frutta fresca da affogare nel cioccolato fondente fuso.
Torneremo presto ad Albissola Marina dove l’arte &amp;amp;#232; anche sinonimo di ospitalit&amp;amp;#224;: presso il Varadrillo anche i bambini sono coccolatissimi, e perfino i cagnolini presenti hanno passato una piacevole serata con noi, come in famiglia.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.albissolamarina.sv.it
www.varadrillo.com
Osteria del Varadrillo
Piazza della Concordia, 2 Albissola Marina (SV)
Tel.: 019/4002451
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11261.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Tra mare e ceramiche, dove l'arte si gusta anche a tavola: una giornata ad Albissola Marina&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 06 Aug 2012 16:03:17 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11261.ashx</guid></item><item><title>Trekking e surf tra arte e buona tavola, Levanto, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11251.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11251.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11251/116803.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se fossimo capitati qui molti secoli fa, avremmo potuto assistere allo spettacolo delle galee che entravano e uscivano dal porto, avremmo visto i commercianti che con i loro muli carichi di sale, il bene prezioso proveniente dalle saline di Levanto, si accingevano a raggiungere la Pianura Padana attraverso le mulattiere, le “creuza de ma” immortalate nella canzone di Fabrizio de Andr&amp;amp;#232;. Se le voci popolari sono attendibili, forse avremmo addirittura potuto percorrere quei passaggi sotterranei che a quanto si dice, si diramerebbero dal castello collegando l’antico maniero con la Chiesa della Santissima Annunziata, con il convento e con la spiaggia. 
Il passato avvolto nei misteri della storia oggi cede il posto a una ridente localit&amp;amp;#224; balneare alle porte delle Cinque Terre, sulla Riviera Ligure di Levante, dove lo spettacolo del mare e della natura, cos&amp;amp;#236; come del fascino dei monumenti antichi &amp;amp;#232; pi&amp;amp;#249; interessante che mai. 
Levanto &amp;amp;#232;, ad esempio, un paradiso dei surfisti da onda. In certi momenti dell’anno, soprattutto quando spirano venti di libeccio e di maestrale, grazie ai fondali dell’ampio golfo, misti tra sabbiosi e rocciosi, capita che si formino delle onde molto alte, anche di circa tre metri: ci&amp;amp;#242; ha reso possibile l’organizzazione di manifestazioni surfistiche di alto livello per gli amanti dei “big waves”, le grandi onde. Ma la magia del luogo conquista anche gli amanti del trekking, visto che il Parco Nazionale delle Cinque Terre &amp;amp;#232; facilmente raggiungibile da Levanto sia in treno che in traghetto. 
Stavolta decidiamo di affrontare un meno impegnativo trekking urbano, che si riveler&amp;amp;#224; un emozionante viaggio nel tempo. Partendo dalle antiche mura, in parte ancora ben conservate, si scopre che furono costruite a partire dal 1265, a seguito dell’invasione delle truppe imperiali di Federico II. Sebbene il merito di aver contrastato con successo quegli attacchi fosse del castello esistente gi&amp;amp;#224; nel 1165, nel periodo della dominazione dei Malaspina, successivamente la Repubblica di Genova ne costru&amp;amp;#236; un altro nell’area strategica dell’antico maniero. Nella struttura, ben conservata, si notano i merli ghibellini e il suggestivo torrione circolare. Restiamo immersi nelle atmosfere medioevali anche visitando la duecentesca Loggia comunale, ricostruita sul finire del XVI secolo. Originariamente la loggia, costruita sulla sponda dell’antico porto-canale, era al centro della vita commerciale della citt&amp;amp;#224;, ma successivamente era stata interrata dai materiali trasportati a valle dai torrenti. Dopo la sua ricostruzione, fu adibita ad archivio comunale fino al Settecento. 
Tra i numerosi splendidi edifici religiosi della citt&amp;amp;#224; e delle sue frazioni visitiamo l’antichissima Chiesa parrocchiale di Sant’Andrea, edificata nel 1222, ed ampliata circa duecento anni dopo. La sua caratteristica facciata a strisce bianche e nere di marmo bianco e serpentino locale rende inconfondibile questo monumento dell’architettura gotica. Non sappiamo se i leggendari corridoi sotterranei esistessero o meno nella realt&amp;amp;#224;, cos&amp;amp;#236; nel dubbio raggiungiamo in superficie la Chiesa della Santissima Annunziata, di origine quattrocentesca che conserva al suo interno due preziose tele di Pier Francesco e di Bernardo Strozzi. 
Il fascino del centro storico ci conquista anche nel momento di scegliere il luogo dove concederci una cena all’insegna dei sapori del territorio, ed eccoci quindi presso il Ristorante Antico Borgo, nel cuore della citt&amp;amp;#224;, in via Garibaldi. Nonostante la posizione centrale, vicino al locale &amp;amp;#232; facile trovare parcheggio, e durante il breve percorso fino al ristorante, si possono anche ammirare sui muri “le grottesche”, dei ritratti degli avventori di una locanda duecentesca che si trovava in zona. “Un tempo qui c’erano dei magazzini e delle abitazioni mercantili. Questo locale &amp;amp;#232; stato ristrutturato dieci anni fa e sono ormai tre anni che a gestirlo siamo io e la mia compagna Marisa, oltre all’importante contributo degli ottimi cuochi Giancarlo e Damiano”, ci racconta il titolare, il signor Valter. 
Iniziamo con un antipasto misto di mare, le cozze ripiene, la zuppa di seppioline alla ligure e le acciughe di Monterosso all’ammiraglia. Facciamo seguire questo squisito antipasto dalle tagliatelle Antico Borgo al profumo delle Cinque Terre, specialit&amp;amp;#224; del locale, ma assaggiamo anche i tagliolini verdi all’astice, i fagottini bianchi e verdi in salsa di pesci e le immancabili trofie al pesto. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con dei vini liguri, principalmente delle Cinque Terre, ma sorseggiamo anche qualche altra etichetta nazionale. Tra i secondi ci deliziamo con una bella grigliata di pesce, gustando anche il coniglio in umido alla ligure e delle orate e branzini al cartoccio. 
La nostra serata si conclude in gran dolcezza, grazie alla sfogliatina, la Coppa Rubino e alla delizia al cioccolato: motivi pi&amp;amp;#249; che validi anche questi per tornare presto nel Levante, per visitare Levanto.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.levanto.sp.it
Ristorante Antico Borgo
Via Garibaldi, 49 Levanto (SP)
Tel.: 0187/800159
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11251.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Trekking e surf tra arte e buona tavola&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 31 Jul 2012 22:49:19 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11251.ashx</guid></item><item><title>Con i Beatles a Salsomaggiore Terme, Salsomaggiore Terme, Emilia Romagna</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11217.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11217.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11217/116429.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Salso Meets The Beatles
Salsomaggiore Terme, sabato 14 e domenica 15 Luglio 2012

Da Abbey Road nel cuore di Salsomaggiore Terme: la musica dei mitici Beatles far&amp;amp;#224; battere il cuore a tutti gli appassionati durante la Terza Edizione di Salso Meets The Beatles, il primo festival in Italia dedicato alla musica e alla cultura beatlesiana, ideato e realizzato da Mus.Ar.Te., Associazione musicale culturale di Salsomaggiore Terme in collaborazione con i Beatlesiani d’Italia Associati.
Il sogno, nato sulle note di Let It Be, di creare un evento che facesse ogni anno rivivere il mito del celebre gruppo di Liverpool, &amp;amp;#232; ormai una realt&amp;amp;#224; consolidata: le prime due edizioni si erano rivelate un grande successo. Salso Meets The Beatles celebra la musica, l’arte e la cultura beatlesiane con concerti, seminari, mostre, aperitivi a tema e tanti eventi collaterali. Una manifestazione pensata come un incontro tra i fans e gli appassionati del celebre quartetto e lo straordianrio mondo della cultura beatlesiana.

Quest’anno ricorre il 50esimo anniversario della pubblicazione del primo singolo dei Beatles, Love Me Do, brano che ha fatto conoscere il gruppo al grande pubblico, dando il via alla loro scalata al successo e ad una leggendaria carriera artistica. 

Sabato 14 e domenica 15 Luglio il centro della famosa citt&amp;amp;#224; termale si trasformer&amp;amp;#224; nella capitale della musica dei Beatles. Come dice il titolo di una delle pi&amp;amp;#249; belle canzoni scritte da George Harrison, “Here comes the Sun”: l’evento porter&amp;amp;#224; il Sole della buona musica, i ritmi beatlesiani intrisi di amore in una bellissima citt&amp;amp;#224; giardino, solare e piena di gioia. 


Cosa ti aspetta al Salso meets the Beatles Festival:

&amp;amp;#183; Un’interessantissima mostra fotografica, di memorabilia, dischi, abiti e strumenti musicali vintage dei Beatles;
&amp;amp;#183; Seminari con i pi&amp;amp;#249; importanti relatori ed esperti Beatles in campo nazionale ed internazionale:
Rolando Giambelli – Presidente dei Beatlesiani d’Italia Associati, Galeazzo Frudua – liutaio,
musicista ed esperto in armonie vocali Beatles, Claudio Gioia uno dei pi&amp;amp;#249; importanti collezionisti
d’Europa di strumenti musicali d’epoca.
&amp;amp;#183; I concerti delle migliori Tribute Band italiane : THE SHOUT, THE BEATBOX, e THE FABS;
&amp;amp;#183; Il contest musicale aperto a gruppi ed artisti provenienti da tutta Italia, che si sfidano a colpi di brani del repertorio Beatles;
&amp;amp;#183; La presenza per l’intero week end di un vero LONDON BUS, con all’interno il Bar che servir&amp;amp;#224; speciali birre;
&amp;amp;#183; Domenica 15 Luglio un FISH &amp;amp;amp; CHIPS PARTY in stile “british”;
&amp;amp;#183; La presenza di bancarelle uniche nelle quali perdersi alla ricerca di Libri, dischi, CD, DVD, cimeli, strumenti musicali, ed oggettistica Beatles;
&amp;amp;#183; “ATTRAVERSA ANCHE TU ABBEY ROAD” … ovvero la possibilit&amp;amp;#224; di farsi immortalare sulle strisce pedonali pi&amp;amp;#249; famose al mondo, e di condividere la tua foto in tempo reale su Facebook;
&amp;amp;#183; Nei bar di Salsomaggiore potrai inoltre degustare l’Aperitivo beatlesiano;

… e tante altre novit&amp;amp;#224;, che rendono il Salso meets the Beatles Festival un appuntamento irrinunciabile per i numerosissimi fans ed appassionati dei Beatles.

INGRESSO LIBERO
Presenta la rassegna musicale Deborah Cervi.

Il Programma di SALSO MEETS THE BEATLES 2012

SABATO 14 LUGLIO 2012

17.15 | TEATRO NUOVO SALSOMAGGIORE
Inaugurazione Festival e Mostra Dal Rock and Roll ai Beatles: viaggio alle origini della musica dei Fabs Four con fotografie, dischi, libri, memorabilia abiti e strumenti musicali Beatles d’epoca
17.45 | GAZEBO VIALE ROMAGNOSI
Seminario L’importanza della figura di George Harrison nei Beatles: l’uomo e il musicista a cura di Rolando Giambelli, Presidente dei Beatlesiani d’Italia Associati
18.15 | GAZEBO VIALE ROMAGNOSI
Seminario Le chitarre e l’uso delle armonie vocali nei brani dei Fab a cura di Galeazzo Frudua (musicista, liutaio ed esperto Beatles) e di Davide Canazza (musicista, esperto Beatles, coautore del Libro The White Book I Beatles e la chitarra)
18.45 | GAZEBO VIALE ROMAGNOSI
Seminario Le chitarre utilizzate dai Fab: Gretsch e Rickenbacker a cura di Arturo Occhiuto (musicista ed esperto di strumenti Beatles) e di Claudio Gioia (musicista, collezionista di strumenti musicali d’epoca)
19.15 | GAZEBO VIALE ROMAGNOSI
Aperitivo Beatlesiano con il Magic London Bus (e la birra Guinness)
19.30 | GAZEBO VIALE ROMAGNOSI
Concerto dei THE SHOUT Beatles tribute (i Beatles nel periodo 1967-1970)
21.45 | PIAZZA BERZIERI
Concerto dei favolosi BEATBOX la migliore tribute band italiana


DOMENICA 15 LUGLIO 2012

Teatro Nuovo Salsomaggiore - per tutto il giorno sar&amp;amp;#224; visitabile la mostra “Dal Rock and Roll ai Beatles: viaggio alle origini della musica dei Fabs Four” con fotografie, dischi, libri, memorabilia, abiti e strumenti musicali dei Beatles
DALLE 10.30 | PARCO CORAZZA
Bancarelle di dischi/cd/dvd, libri, memorabilia Beatles e strumenti musicali
11.00 | PARCO CORAZZA
Contest musicale con le esibizioni dei gruppi ed artisti iscritti
12.00 | PARCO CORAZZA
Magic London Bus (birra Guinness) e Fish &amp;amp;amp; Chips party
15.00 | PARCO CORAZZA
Contest musicale con le esibizioni dei gruppi ed artisti iscritti
18.15 | PARCO CORAZZA
50&amp;amp;#176; anniversario di Love me do, con la band Beatles Girls
18.30| PARCO CORAZZA
Concerto finale del Festival con la tribute band THE FABS
19.30 | PARCO CORAZZA
Premiazione finale dei gruppi e musicisti partecipanti al contest
Durante la giornata ti aspettano tanti altri ospiti e presentazioni di libri e pubblicazioni curate da fans ed appassionati dei Beatles provenienti da tutta Italia.
(In caso di maltempo, gli eventi si svolgeranno presso il Palazzo Congressi di Salsomaggiore)


La parola d’ordine quindi &amp;amp;#232;: Come together, e godiamoci la splendida musica dei Beatles!

La manifestazione sar&amp;amp;#224; anche un’occasione per concedersi un breve soggiorno nella favolosa localit&amp;amp;#224; termale. Salsomaggiore Terme, capitale italiana del Liberty, &amp;amp;#232; ricchissima di parchi e di verde, &amp;amp;#232; contornata da bellissime colline, ed &amp;amp;#232; sede di una struttura termale tra le migliori d’Europa.

Evento ideato e realizzato da MUS.AR.TE. - Associazione musicale culturale di
Salsomaggiore Terme
Direzione artistica Festival: Guido Barbieri
con la collaborazione dei Beatlesiani d’Italia Associati

Si ringrazia per il contributo: Citt&amp;amp;#224; di Salsomaggiore Terme, Provincia di Parma, Camera
di Commercio di Parma, Itas Assicurazioni, Conad Nuova Salso, Ascom Salsomaggiore,
Salsocarni Srl, Trattoria Ceriati di Tartamella A. &amp;amp;amp; C., Parmalat, EstateFuoriCitt&amp;amp;#224; 2012, Idros
Salsese, Banca Euromobiliare – uff. promotori Salsomaggiore, Zelo S.r.l. Gestioni Alberghiere, Nuova Ottica S.a.s.
Media Partners: Gazzetta di Parma, Tv Parma, Tv Salso, The Beatles: fans italiani.


INFO EVENTO:
http://www.meetthebeatlesfestival.it
http://www.musartesalso.it
profilo Facebook: Salso meets the Beatles Festival

SALSO MEETS THE BEATLES FESTIVAL
MUS.AR.TE. - Associazione musicale culturale di Salsomaggiore Terme
Via Pascoli, 13 - 43039 Salsomaggiore Terme (PR)
Tel. fax 0524 577740
info@musartesalso.it

INFO TURISTICHE:
www.portalesalsomaggiore.it
Tel.: 0524/580211
Fax: 0524/580219

INFO TARIFFE E PRENOTAZIONI:
ADAST Tel.: 0524/575375
AASTA Tel.: 0524/572815











 
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11217.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Con i Beatles a Salsomaggiore Terme&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 07 Jul 2012 23:12:15 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11217.ashx</guid></item><item><title>Trekking tra i colori e i sapori degli antichi sentieri liguri: una giornata a Deiva Marina, Deiva Marina, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11262.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11262.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11262/116894.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vacanze al mare o in montagna? Una delle migliori risposte all’eterno dilemma &amp;amp;#232; quella di andare a Deiva Marina. Mentre gli amanti del mare si possono godere le spiagge della notissima localit&amp;amp;#224; balneare della Riviera Ligure di Levante, provando eventualmente anche la pesca “del palamito”, metodo diffuso tra gli scogli di questo mare, i fan della montagna trovano pane per i loro denti sui panoramicissimi sentieri di trekking che raggiungono rilievi molto elevati come il Monte San Nicolao, a 847 s.l.m. oppure il Monte Pietra di Vasca, a 801 metri, da cui si apre un panorama mozzafiato dalla costa fino alle Alpi Apuane e al Monte Gottero. Tra strapiombi a picco sul mare e tratti immersi nei castagneti si pu&amp;amp;#242; anche arrivare a calcare un valico che gi&amp;amp;#224; in epoca romana fu di grande importanza strategica: il Passo del Bracco, che a 615 metri di altezza collega le Cinque Terre con l’entroterra spezzino e il Tigullio. 
Iniziamo a scoprire questa localit&amp;amp;#224; dalle tante sfaccettature partendo dal paese vecchio, che si sviluppa intorno alla Chiesa di Sant’Antonio Abate, edificata nel 1730 e decorata al suo interno in stile barocco. Scopriamo che il primo documento che testimonia insediamenti nella zona risale al 774, ma gi&amp;amp;#224; secoli prima era presente sul territorio una popolazione di origine lombarda. Sin dal XI secolo le attivit&amp;amp;#224; di commercio marittimo si intensificarono, al punto da favorire la costruzione di un secondo borgo, Marina. Sebbene gli scambi via mare fossero la linfa vitale di Deiva Marina, il mare rappresent&amp;amp;#242; anche una notevole fonte di pericolo, per via delle scorribande saracene. Cos&amp;amp;#236; anche qui, come un po’ lungo tutta la Riviera, furono costruite delle torri d’avvistamento. Una di esse, quella a base quadrata, si trova di fronte alla Chiesa parrocchiale, mentre l’altra, a forma cilindrica, fa da guardia alla costa nei pressi del lido marino. Nel centro storico di Deiva ammiriamo anche l’Oratorio di San Giovanni Battista, e il nostro viaggio continua a ritroso nella storia locale. 
Infatti, ad essere abitati per primi furono gli attuali borghi collinari di Mezzema, Piazza, Passano e Caraschi. Fu poi la gente di questi luoghi a decidere di costruire il borgo di Deiva in prossimit&amp;amp;#224; del mare. Decidiamo cos&amp;amp;#236; di visitare l’antichissima Mezzema, un pittoresco borgo i cui colori vivaci spiccano tra la folta vegetazione e sono facilmente individuabili anche dall’autostrada. La frazione &amp;amp;#232; un’oasi di pace dove passeggiando tra i carrugi si possono ammirare splendidi panorami collinari che spiccano tra le case. Visitiamo la Chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo, costruita intorno al VII o VIII secolo, che conserva al suo interno una statua di San Michele Arcangelo dello scultore Anton Maria Maragliano, oltre a un prezioso dipinto seicentesco. 
Restiamo nell’antica frazione di Mezzema anche per cena, volendo gustare i piatti tipici del posto presso la storica Trattoria Marchi “Da u Baccin”. Alcune foto d’epoca sulle pareti immortalano il passato della trattoria. “Siamo ormai la quarta generazione, a iniziare fu mio bisnonno, Carniglia Battista agli inizi del Novecento. All’epoca era una pensioncina e negozio di alimentari, una sorta di luogo di posta. A continuare l’attivit&amp;amp;#224; fu mio nonno Brunone Marchi e dopo, mio padre Giovanni Marchi con mia madre Maria. Sono stati i miei genitori a trasformare il locale in una trattoria intorno agli anni 1950-52”, ci racconta il titolare, il signor Federico Marchi che la gestisce dal 1992. L’ambiente &amp;amp;#232; famigliare, in cui la cucina casalinga si sposa con un ottimo rapporto qualit&amp;amp;#224; prezzo. 
Iniziamo con delle verdure ripiene, delle tortine di verdure e col tipico pane fritto con dei salumi. Alcuni di noi scelgono gli antipasti di mare, tra cui le cozze ripiene, la cotoletta di acciughe e le acciughe ripiene con la borragine. Continuiamo con degli squisiti primi tutti preparati con la pasta fatta in casa, gustando le tagliatelle ai funghi, i ravioli di borragine e i cappellacci al pesto, fatti con la pasta per met&amp;amp;#224; di castagna e per met&amp;amp;#224; di farina bianca. Assaggiamo anche i mandilli, che somigliano alle lasagne, e possono essere conditi o col pesto, o col sugo di funghi. Anche i ravioli ripieni di stoccafisso con sugo di pomodoro, capperi, olive e pinoli sono molto apprezzati. 
Annaffiamo queste specialit&amp;amp;#224; con degli ottimi vini liguri, tra cui il Rossetto di Mezzema. Tra i secondi &amp;amp;#232; irrinunciabile il coniglio alla ligure e la cima, oltre all’arrosto, il roast beaf, il fritto misto all’italiana e le squisite acciughe fritte. 
Concludiamo in gran dolcezza addentando una crostata con la marmellata, oltre alla crostata con ricotta, uvetta e pezzi di cioccolato, ma assaggiamo anche la torta Margherita, il tiramis&amp;amp;#249; e la sfoglia con nutella e panna.
Siamo certi che i sapori autentici e la bellezza di questi luoghi intrisi di storia ci faranno tornare qui presto, magari anche quando i castagneti si vestiranno dei colori dell’autunno. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.deivamarina.sp.it
Trattoria Marchi
Loc. Pinolo, fraz. Mezzema Deiva Marina (SP)
Tel.: 0187/815829
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11262.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Trekking tra i colori e i sapori degli antichi sentieri liguri: una giornata a Deiva Marina&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 08 Aug 2012 23:24:08 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11262.ashx</guid></item><item><title>Una giornata nella citt&amp;#224; degli innamorati: gita ad Alassio, Alassio, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11256.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11256.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11256/116849.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prima delle ormai tantissime piastrelle colorate, firmate dai personaggi dell’arte, dello spettacolo e dello sport a essere collocata sul celebre Muretto di Alassio, &amp;amp;#232; stata quella di Ernest Hemingway. Era il 1951 e all’epoca, come ricorda il pittore alassino Mario Berrino, il muretto di Via Dante era soltanto un rustico muricciolo che arginava il giardino pubblico. Cos&amp;amp;#236; all’artista era venuta l’idea di decorarlo con delle piastrelle che ricordassero i numerosi Vip che animavano la dolce vita del luogo. Il grande scrittore americano era entusiasta dell’idea. Alla sua piastrella sono seguite quella del Quartetto Cetra e molte altre.
La nostra passeggiata in questa splendida citt&amp;amp;#224; della Riviera Ligure di Ponente inizia proprio dal Muretto, famoso anche per il concorso di bellezza Miss Muretto, oltre che per essere un luogo portafortuna degli innamorati. Il giorno di San Valentino, infatti, le coppie si danno appuntamento sotto la celebre opera degli “amoreux” di Raymond Peynet, lasciando le loro lettere d’amore nella cassetta della posta collocata vicino alla scultura degli innamorati, opera di Eros Pellini.
Del resto, perfino il toponimo Alassio &amp;amp;#232; legato a una grande storia d’amore: quella tra Aleramo del Monferrato e la figlia dell’imperatore Ottone I di Sassonia, Adelasia, dal cui nome deriverebbe il termine Alassio. Proprio Aleramo fu il primo proprietario dell’antichissima Torre di Vegliasco, raffigurata nello stemma cittadino. Un tempo le torri d’avvistamento costruite in riva al mare, come anche il Torrione Saraceno in Borgo Coscia, erano importantissime nella difesa della costa dalle frequenti incursioni dei pirati. 
Tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, Alassio divenne una delle mete turistiche predilette dagli inglesi che qui hanno costruito delle splendide ville. Tra gli inglesi pi&amp;amp;#249; illustri che avevano vissuto ad Alassio, spicca la famiglia Hanbury che ha creato i giardini botanici omonimi a Ventimiglia, e il pittore Richard Whateley West, a cui &amp;amp;#232; intitolata la Pinacoteca situata presso la Biblioteca di Viale Hanbury.
La citt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; anche molto ricca di bellissime chiese, tra cui la Parrocchiale di Sant’Ambrogio, originaria del XI secolo. Sul monte Tirasso, sui ruderi di un antichissimo castello, si erge il Santuario di Nostra Signora della Guardia, costruita nel 1200.
Per ammirare il panorama mozzafiato di Alassio dall’alto, raggiungiamo l’antica strada panoramica romana nel quartiere Santa Croce, dove &amp;amp;#232; situata l’omonima chiesa, edificata nel XI secolo dai monaci benedettini provenienti dalla vicina Isola Gallinara. Dal belvedere si apre una vista meravigliosa sull’isola circondata dall’azzurro del mare, mentre sulla costa si distinguono i ruderi di una torre e la Cappelletta sul porto turistico Luca Ferrari.
Dopo questa bella passeggiata torniamo sulle orme dei celebri inglesi, raggiungendo l’Osteria dei Matetti in viale Hanbury. Entrando, l’ambiente famigliare e la gentilezza dei titolari ci mettono subito a nostro agio. Scopriamo inoltre di poter addirittura “tornare bambini” per una serata: “In dialetto i matetti sono i bambini, e il nostro men&amp;amp;#249; &amp;amp;#232; diverso giorno per giorno, proprio come si usava una volta nelle famiglie. Da noi si gustano i sapori della tradizione ligure come quando eravamo bambini”, ci spiegano il signor Giovanni e Giorgio, i due amici che gestiscono questo caratteristico locale ormai da sedici anni. Accomodandoci a tavola, notiamo sulle pareti tantissime fotografie d’epoca di classi scolastiche grazie alle quali mangiamo circondati dai sorrisi dei bambini. Anche il men&amp;amp;#249; &amp;amp;#232; come se l’avessero scritto gli scolari: accanto ai nomi dei piatti, riportati in dialetto, troviamo dei bei disegnini, e le specialit&amp;amp;#224; del giorno sono anche scritte su una lavagna. 
Iniziamo con lo stuzzichino della casa, il carpaccio di polpo e dell’insalata russa. Proseguiamo con degli squisiti primi di pasta fatta in casa, come le gasse (le farfalle) con pesto e patate, i ravioli di pesce, i taiarin al tocco, il tipico condimento ligure, e i pansotti “da mam&amp;amp;#224;”. Gustiamo anche un bel piatto di “zemin de cexi”, ovvero i ceci in zimino. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini del territorio e continuiamo con lo stoccafisso in buridda, il polpo “accomodato”, oltre a una bella frittura di pesce, il polpo con patate e la gran grigliata di totani. Assaggiamo anche il tipico cundiun, con pomodori, olive, basilico e musciame, la parte del pesce che un tempo veniva data ai pescatori liguri che lavoravano nelle tonnare siciliane e sarde.
Concludiamo la cena gustando gli sfiziosi dolci della casa, tra cui le torte di mele, di pere e con marmellate, il bunet, il tiramis&amp;amp;#249; e la cr&amp;amp;#232;me caramel, oltre a delle pesche e fragole con il vino. Infine, ci deliziamo con le tradizionali frittelle (friscioi), da mangiarsi rigorosamente con le mani. 
Dopo questa bella giornata ci sentiamo un po’ come gli artisti di inizio Novecento: Alassio ha conquistato il nostro cuore.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.alassio.sv.it
Ristorante Osteria dei Matetti
Viale Hanbury, 132 Alassio (SV)
Tel.: 0182/646680
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11256.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Una giornata nella città degli innamorati: gita ad Alassio&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 04 Aug 2012 17:41:10 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11256.ashx</guid></item><item><title>Due castelli sul mare, dove l&amp;#39;arte incontra la buona tavola: una giornata a Moneglia, Moneglia, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11220.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11220.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11220/116443.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Due piccole barche a vela stanno per uscire dal porto affrontando un mare tendendente al mosso, galleggiando in un’atmosfera sospesa tra forza, solitudine e sogno: il celebre quadro di Carlo Carr&amp;amp;#224;, “Vele nel porto”, fissa cos&amp;amp;#236; le impressioni dell’artista a seguito del suo soggiorno a Moneglia avvenuto nel 1921. 
Raggiungiamo questo splendido comune del Levante ligure, situato al confine con la provincia di La Spezia, e inserito tra i Borghi pi&amp;amp;#249; belli d’Italia, percorrendo in auto alcuni chilometri di strada attraverso un’affascinante e vecchia galleria a senso unico alternato, in cui, ai tempi di Carlo Carr&amp;amp;#224;, prima che la linea ferroviaria fosse stata spostata pi&amp;amp;#249; a monte, ci passavano ancora i treni a vapore. 
Uscendo dalla galleria, la vista del mare ci incanta e non si fa fatica a comprendere come mai la localit&amp;amp;#224;, all’epoca chiamata Ad Monilia, fosse stata molto importante gi&amp;amp;#224; in epoca romana: compare perfino in una storica carta militare dell’Impero del XI-XII secolo.  
Arrivando in centro, siamo subito piacevolmente circondati dall’arte: visitiamo la Chiesa Parrocchiale di Santa Croce, costruita probabilmente nel 1130 con al suo interno una statua dell’Immacolata di Anton Maria Maragliano, e l’Ultima cena, conservata in sagrestia, opera di Luca Cambiaso. Nato a Moneglia nel 1527, l’artista fu influenzato dal manierismo genovese, rappresentato soprattutto da Perin del Vaga, stile che Cambiaso, la cui casa natale &amp;amp;#232; ubicata nei pressi della chiesa, svilupp&amp;amp;#242; con grande originalit&amp;amp;#224;. Visitiamo anche l’Oratorio dei Disciplinati, adiacente alla Parrocchiale, edificato nel XI secolo. 
Dopo pochi passi nei coloratissimi caruggi del centro, torniamo vicino al mare, e il nostro sguardo viene rapito dall’imponente Fortezza di Villafranca, che si erge in posizione panoramicissima. Edificata dalla Repubblica di Genova nel XII secolo, la fortezza &amp;amp;#232; circondata da mura perimetrali a pianta irregolare, che seguono la morfologia del suolo. Come nella maggior parte delle localit&amp;amp;#224; rivierasche, la costruzione di un forte si era resa necessaria per contrastare i feroci attacchi dei saraceni. I pirati sparavano con i cannoni dalle loro navi contro la costa, ecco perch&amp;amp;#233; la parte inferiore di molte antiche case che si affacciano sulla spiaggia era stata notevolmente allargata e irrobustita. A Moneglia dicono che anche i toponimi delle frazioni Lemeglio e Comeglio testimonino il triste ricordo degli attacchi saraceni: stare a Lemeglio “era meglio” perch&amp;amp;#233; si trovava a una certa distanza dalla costa, ma vivere a Comeglio era “ancor meglio”, per lo stesso motivo. 
Anche la parte ovest del comune era difesa da una fortezza, quella di Monleone, eretta nel 1173 e gi&amp;amp;#224; l’anno successivo assediata dal conte Obizzo Malaspina, che per&amp;amp;#242; non riusc&amp;amp;#236; a espugnarlo. Oggi ne sono visibili alcuni resti e all’interno dell’insediamento originario si erge il castello liberty De Fornari. Non lontano visitiamo anche la Chiesa parrocchiale di San Giorgio, risalente al 1396 e costruita dai monaci benedettini. 
Dopo questo bel giro, torniamo nel cuore del borgo, e anche per la nostra cena restiamo idealmente a bordo delle barche del dipinto di Carr&amp;amp;#224;, accomodandoci presso i tavoli del Ristorante Vela, situato nella pittoresca piazza Tarchioni. Prima di dedicarci ai piaceri dell’autentica cucina ligure, scambiamo quattro chiacchiere con i titolari che ci accolgono con grande gentilezza in un ambiente famigliare. “Fino al 1975 in questo palazzo d’epoca si trovava una piccola pensione. Ho rilevato il locale quell’anno, trasformandolo in un ristorante genuino, dove cuciniamo principalmente piatti a base di pesce fresco”, ci racconta il signor Paolo Compiano, chef di notevole esperienza che gestisce il locale da quasi quarant’anni con grande successo, affiancato dalla moglie Imelda, e i figli, lo chef Fabrizio e Luca che cura la Gelateria Bounty, di fianco al ristorante.  
Iniziamo con un ricchissimo e squisito antipasto di pesce, un vero tripudio di colori e di sapori: insalata di mare, acciughe al limone, seppie con maionese, gamberi con salsa rosa, insalata di moscardini, crudit&amp;amp;#224; di pesce e crostacei. Proseguiamo con un gustosissimo piatto di spaghetti saltati alle vongole, mentre i nostri amici scelgono i ravioli di branzino alla levantina, il risotto ai frutti di mare e i pansotti classici. Assaggiamo con grande piacere anche i ravioli di mamma Imelda. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con vini principalmente liguri, tra cui degli ottimi Vermentini e Bianchetta, oltre a qualche etichetta piemontese come il Gavi, il Nebbiolo e il Grignolino. Continuiamo con una bella grigliata di pesce, oltre agli scampi alla fantasia dello chef, del pesce ligure al sale e la frittura mista del Golfo.
La nostra giornata si conclude con dei meravigliosi gelati preparati da Luca, oltre ad altri sfiziosi dessert come il souffl&amp;amp;#232; al cioccolato, e con una romantica passeggiata sul lungomare dove siamo certi che le nostre vele ci faranno tornare presto. 

Francesca Bertha 

PER INFORMAZIONI:
www.comune.moneglia.ge.it
www.ristorantevela.it
Ristorante Vela
Piazza Torchioni, 1 Moneglia (GE)
Tel.: 0185/49440
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11220.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Due castelli sul mare, dove l'arte incontra la buona tavola: una giornata a Moneglia&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 11 Jul 2012 14:15:09 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11220.ashx</guid></item><item><title>Un mondo rotondo tra borgo, pizze e torte: gita a Varese Ligure, Varese Ligure, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11210.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11210.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11210/115793.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una casa arancione, una gialla, una rosa, una verde e una color panna. Tutte collocate sul perimetro di un’ellisse che racchiude una suggestiva piazza e poco distante, un bel castello. Se si chiedesse a un bambino di disegnare una citt&amp;amp;#224; da favola, probabilmente immaginerebbe qualcosa di simile. Invece il celebre Borgo Rotondo di Varese Ligure &amp;amp;#232; frutto della fantasia nientemeno che dei Fieschi, i quali, stabilitisi verso la fine del XII secolo nell’attuale localit&amp;amp;#224; Cassego, iniziarono a disboscare l’area e diedero il via ad attivit&amp;amp;#224; di agricoltura e allevamento. Dopo aver avuto la meglio sulla famiglia Pinelli, alla fine del XIII secolo i Fieschi decisero di fondare un borgo che potesse diventare il fulcro dell’intera zona, e nella progettazione diedero ampio spazio alla loro fantasia artistica creando un girotondo di case murate e porticate, disposte in forma ellittica.   
La nostra passeggiata tra i colori del comune dal territorio pi&amp;amp;#249; esteso di tutta la provincia di La Spezia, facente parte dei Borghi pi&amp;amp;#249; belli d’Italia e insignito della bandiera arancione del Touring Club, oltre che di un’importante certificazione ISO che comprova la sua totale sostenibilit&amp;amp;#224; ambientale, inizia proprio dal castello medievale. Arrivando in paese, &amp;amp;#232; impossibile non notarlo subito: il maniero, oggi spesso sede di manifestazioni culturali, si trova lungo la strada principale. Il castello fu edificato in due tempi: la prima torre, quella pi&amp;amp;#249; alta e chiamata Torre del Piccinino, fu costruita nel 1435 a seguito di un assedio del capitano di ventura Niccol&amp;amp;#242; Piccinino. La torre originariamente era munita di ponte levatoio ed era considerata tra le pi&amp;amp;#249; moderne dell’epoca. L’altra torre, detta “di Manfredo Landi”, pi&amp;amp;#249; bassa e di forma cilindrica, fu eretta durante la dominazione dei Landi, tra il 1472 e il 1479.
Sebbene a rendere famosa Varese Ligure fosse stato il Borgo Rotondo, oggi il paese &amp;amp;#232; apprezzato anche per l’ampissimo verde della Val di Vara che lo circonda e che i turisti delle Cinque Terre vengono volentieri a scoprire durante delle escursioni.
Il nostro trekking urbano continua con la scoperta della Torre Civica: &amp;amp;#232; quanto resta del complesso della chiesa e convento agostiniano di Santa Croce, eretti nel 1563. Il convento, al quale era annesso un ospedale, venne definitivamente chiuso nel 1797, durante la dominazione napoleonica. La parrocchiale del capoluogo oggi &amp;amp;#232; la seicentesca Chiesa di San Giovanni Battista, e l’altra chiesa, esistente gi&amp;amp;#224; all’epoca del convento delle Agostiniane, &amp;amp;#232; quella dedicata ai Santi Filippo Neri e Teresa d’Avila, e si trova nel piazzale antistante il piazzale fliscano.
Ma prima di Napoleone di acqua ne era passata sotto i ponti, ed &amp;amp;#232; proprio uno splendido ponte ad arcata unica, originario del 1515 e situato nello storico quartiere Grecino, toponimo di chiara provenienza greca, a ricordarci l’esistenza di un insediamento bizantino i cui reperti sono stati rilevati sotto il castello. 
Restiamo nelle immediate vicinanze del centro storico anche per cena, accomodandoci presso i tavoli del Ristorante Pizzeria L’Incontro, in via M. Caranza, sulla ex S.S. 523 a pochi passi dal centro storico. “Il nostro locale &amp;amp;#232; a gestione famigliare, e prima di aprirlo nel 1995, gestivamo un supermercato, quindi eravamo arrivati alla ristorazione conoscendo gi&amp;amp;#224; a fondo il settore alimentare. Oggi questa formazione ci consente di scegliere sempre ingredienti di qualit&amp;amp;#224;”, ci racconta il signor Luca, che gestisce il ristorante con la sua ragazza Nadia, che fa la cameriera, avvalendosi del prezioso aiuto della mamma Gianna in cucina, e di altri collaboratori. 
Una parte del nostro gruppo decide di godersi le ottime pizze, disponibili anche al metro. Una delle pi&amp;amp;#249; sfiziose &amp;amp;#232; la Pizza Ghiotta con pomodoro, mozzarella, melanzane, salamino piccante e Grana, ma gustiamo anche dei calzoni ricchissimamente farciti oltre alla mitica focaccia col formaggio. 
Il resto del gruppo sceglie il men&amp;amp;#249; alla carta, iniziando chi con l’antipasto Incontro, chi con un gustoso tagliere di salumi, e chi con l’insalata di mare della casa. Proseguiamo con i ravioli alla boscaiola, i tortelli alle erbe in salsa di noci, i ravoli al rag&amp;amp;#249;, oltre agli gnocchetti liguri al gorgonzola, tutti primi squisiti che facciamo seguire dalle imperdibili grigliate, molto abbondanti e da leccarsi veramente i baffi. Ecco allora la grigliata “L’Incontro”, con patatine fritte, spiedino, braciola, salsiccia, fettina e salse varie, per non parlare del fantastico Spiedone fatto con carne suina. Una nostra amica opta per la grigliata bianca, con petto di pollo e di tacchino, spiedino, patatine fritte e salse. 
Infine, cediamo volentieri alle dolci tentazioni tra cui la panna cotta e il tiramis&amp;amp;#249;, oltre alle sfiziose torte alle fragole e ai frutti di bosco, che d’inverno sono alle pere o ai fichi.
Dopo questa bella giornata siamo certi che da ora in poi perfino le torte ci faranno pensare al Borgo Rotondo, che torneremo a visitare presto.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.vareseligure.sp.it
www.valdivara.info/lincontro
Ristorante Pizzeria L’Incontro
Via M. Caranza Varese Ligure (SP)
Infoline: 0187/842191
Facebook: L’incontro Varese Ligure
Email: lincontro.pizzeria@yahoo.it
Google Maps: http://goo.gl/maps/DggS

&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11210.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Un mondo rotondo tra borgo, pizze e torte: gita a Varese Ligure&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 02 Jul 2012 22:49:24 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11210.ashx</guid></item><item><title>Atmosfere medievali sotto il castello, col fantasma a scuola: una giornata a Cisano Sul Neva, Cisano Sul Neva, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11209.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11209.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11209/115726.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Carri ricolmi di olio e di sale, buoi che trascinano gigantesche pietre di color grigio-roseo e che tirano grossi tronchi d’albero verso il mare: se fossimo capitati sul territorio di Cisano Sul Neva molti secoli fa, ci saremmo trovati in mezzo a questo coloratissimo viavai commerciale. Infatti, ai tempi della Via del Sale, i borghi dell’entroterra ligure, oggi angoli di pace immersi nel verde, avevano un ruolo strategico. A Cisano, celebre per la sua pietra di ottima qualit&amp;amp;#224;, passava la “trazonaria lignaminis”, l’antica arteria lungo la quale il legname veniva spostato dai boschi sulla costa, dove veniva utilizzato per l’armamento delle navi. 
Passeggiando per le caratteristiche viuzze del centro, la storia si respira a ogni angolo. La piazza con la Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Maddalena, di origine medievale, e con accanto la torre civica con orologio e campana, &amp;amp;#232; di una bellezza suggestiva. Accanto ammiriamo l’Oratorio, che conserva al suo interno tre gruppi lignei del Maragliano. Uno dei simboli del paese &amp;amp;#232; lo stupendo ponte sul Neva, a campata unica, che si erge sopra una profondissima gola. 
L’abitato di Cisano ha probabilmente origini altomedievali, ma la sua posizione attuale risale al 1274, quando Albenga lo rifond&amp;amp;#242; con struttura fortificata su un terreno acquistato dal Monastero dell’Isola di Gallinara. 
La nostra gita continua nella frazione Conscente, il cui nome significa “confluente”, infatti, il borgo si trova tra le valli Neva e Pennavaire. Sovrastata dal cinquecentesco Castello, costruito dalla famiglia Costa di Albenga, Conscente fu un paese di grande prestigio, anche grazie a Ottavio Costa, banchiere e amatore d’arte, che fu mentore di Caravaggio. Sempre i Costa fecero costruire la seicentesca Chiesa di Sant’Alessandro. Appartiene al borgo anche la frazione Gombo, cos&amp;amp;#236; chiamata perch&amp;amp;#233; ricca di frantoi, dove sorse il primo castello di Coscente, di cui resta un torrione.
Dopo questa bella passeggiata nella storia di Cisano, decidiamo di coronare la giornata con una cena ai piedi del Castello di Conscente, presso il Ristorante U Rund&amp;amp;#242;. “Il locale esiste da 35 anni, noi lo gestiamo da dieci. Ai sensi del lascito del Marchese di Coscente l’edificio poteva essere adibito solo a esercizio pubblico. Prima di diventare un ristorante era una scuola e si dice che ci abiti ancora il fantasma dell’ultimo bidello”, ci raccontano i titolari, la signora Barbara, detta “la Capa” e suo marito, lo chef Piero, detto “l’Orso”. Lo staff si completa con Vale, diplomatasi all’Alberghiero due anni e mezzo fa, con Alessandro detto “Settepanse” e con Emi, “la Rossa”.  
Il ricchissimo men&amp;amp;#249; comprende sia spacialit&amp;amp;#224; di mare che di terra, oltre alle pizze, tra cui la novit&amp;amp;#224;, disponibile ogni mercoled&amp;amp;#236;: la Pizza del Marchese, cotta su lastra di ardesia. 
Noi, anime marinare del gruppo, iniziamo con un antipasto misto, tra cui l’insalata di mare, le ostriche, i totani primavera saltati con le zucchine, l’aringa affumicata con pomodori di collina e il brandacujon. Continuiamo con gli spaghetti allo scoglio, i tagliolini all’astice, i tortelli di branzino e i tagliolini al nero di seppia alla lampara, con zucchine e gamberi. Tra i secondi non resistiamo certo a un bel fritto misto di paranza e alle grigliate di pesce, ma gustiamo anche la tagliata di tonno con marmellata di cipolle di Tropea, la rana pescatrice su lettino di patate e funghi porcini, la paella, il cappon magro e gli scampi con fichi. I nostri amici “carnivori” partono invece con le crespelle di funghi porcini e miele, il carpaccio di filetto con porcini crudi, dei tomini piccanti, la quiche di asparagi e salmone, oltre a delle robioline con frutti di bosco in barchetta bris&amp;amp;#232;. Dopo questo abbondante antipasto, arrivano gli sciancui, la pasta di grano saraceno della Valle Pennavaire con porri, funghi porcini e panna. Alcuni di noi scelgono i tagliolini col cinghiale in salm&amp;amp;#236; e gli gnocchetti tricolore con pomodoro e basilico. Tra i secondi non si resiste alla carne mista alla griglia, ma nemmeno al cinghiale all’etrusca. Fanno proseliti anche la fiorentina di Chianina e il coniglio alla ligure. Annaffiamo i piatti di pesce con vini principalmente liguri, tra cui dei Pigati e Vermentini, mentre le specialit&amp;amp;#224; di terra vengono accompagnate da ottimi rossi toscani, e da qualche etichetta piemontese e ligure. 
Infine, una meravigliosa carrellata di dolci tentazioni tra cui la meringata ai frutti di bosco, il dessert “Ultimo sguardo”, la cialda fiorentina con gelato alla crema e fragole. Assaggiamo anche un semifreddo al cocco col cuore di pesto, chiamato “Valentina”, oltre al “Mi e Ti”, fatto con pan di Spagna, crema Chantilly e gelatina di fragole. Tutti i dessert sono fatti in casa, anche lo spettacolare  sformato di gelato con albicocche, limone e pan di Spagna, chiamato “Aurora”.  
Che ci sia davvero il fantasma, non lo sappiamo, ma dopo questa bella giornata potremmo ben comprendere se avesse voluto restare a Cisano Sul Neva.

Francesca Bertha 

PER INFORMAZIONI:
www.comune.cisanosulneva.sv.it
Ristorante U Rund&amp;amp;#242;
Via Gombo, 39 Cisano Sul Neva (SV)
Tel.: 0182/595207
Facebook: Urundo Cisano
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11209.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Atmosfere medievali sotto il castello, col fantasma a scuola: una giornata a Cisano Sul Neva&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sun, 01 Jul 2012 21:11:41 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11209.ashx</guid></item><item><title>Tra l&amp;#39;isola, i fumetti e il pesce fresco: una giornata a Spotorno, Spotorno, liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11179.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11179.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11179/115588.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell’inquadratura delle nostre foto che ritraggono il vivace litorale di Spotorno, se fosse stato possibile scattarle qualche centinaio di anni fa, avremmo visto il colorato viavai di gente che caricava la merce sui lembi, le tipiche imbarcazioni con a bordo equipaggi a volte anche di trenta persone che partivano alla volta della Francia, della Sicilia e della Sardegna. Dove oggi c’&amp;amp;#232; Piazza della Vittoria, avremmo potuto assistere al varo di eleganti brigantini, ovvero dei bellissimi velieri dotati di due alberi che venivano costruiti nel cantiere.
Oggi Spotorno &amp;amp;#232; una delle mete turistiche preferite della Riviera Ligure di Ponente, e il fascino della citt&amp;amp;#224; deriva, oltre che dalla sua splendida posizione geografica, anche dal suo grande patrimonio storico che affonda le radici nell’antica cultura marinara. Il litorale di Spotorno fu nel 1953 set del film La Spiaggia, diretto da Alberto Lattuada.
La nostra passeggiata ci porta a scoprire molte testimonianze dei secoli passati, spesso costellati da dure guerre, come ad esempio quella del 1226 quando la vicina Noli, alleata con Genova, invase e sacchegg&amp;amp;#242; Spotorno. A ricordare queste ed altre battaglie, sono oggi i ruderi del Castello, pi&amp;amp;#249; volte distrutto e ricostruito, sulle alture da cui si apre una splendida vista sulla costa, ma anche le torrette di avvistamento costruite verso la fine del Cinquecento per controllare il mare e prevenire gli attacchi dei pirati.
In passato Spotorno era nota perfino all’estero per l’intensa attivit&amp;amp;#224; di produzione di calce, come testimoniano tuttora alcune antiche fornaci che si possono osservare in citt&amp;amp;#224;.
Girando nel coloratissimo centro storico, caratterizzato dai tipici caruggi liguri, giungiamo nei pressi della Biblioteca Civica, dedicata al poeta ligure Camillo Sbarbaro, dove notiamo delle piastrelle con divertenti disegni dedicati alla citt&amp;amp;#224;: si tratta delle opere realizzate per le scorse edizioni di SpotornoComics, rassegna di satira e fumetti che ogni anno ha il suo momento clou nel mese di Agosto, durante la Notte delle Vignette. 
Durante il nostro giro visitiamo anche alcune bellissime chiese, tra cui la Parrocchiale della Santissima Annunziata, con al suo interno delle opere risalenti al Seicento. Sulla sua facciata campeggia una delle pi&amp;amp;#249; belle meridiane della citt&amp;amp;#224;, concepita secondo l’uso italico, (diverso dal metodo degli orologi solari francesi), per mostrare agli agricoltori quante ore di luce rimangono a disposizione.
Dopo questa bella passeggiata, decidiamo di coronare la giornata con una cena in autentico stile marinaro, presso il Ristorante Cantinone Mare, sulla Via Aurelia. La location &amp;amp;#232; meravigliosa: dal nostro tavolo si apre una vista mozzafiato sulla vicina Isola di Bergeggi, che secondo la leggenda sarebbe stata traghettata vicino alla costa dai Santi Eugenio e Vendemiale. Appena arriviamo, i bambini si fiondano nell’ampio parco giochi allestito accanto alla sala, da cui riusciamo facilmente a tenerli d’occhio. “Per noi &amp;amp;#232; molto importante mettere a loro agio anche i bambini, e in Italia &amp;amp;#232; raro trovare nei ristoranti uno spazio dove possano giocare”, ci racconta il signor Cesare che gestisce il locale da diciotto anni insieme alla moglie Sherida e lo staff. Dopo la stagione estiva a Spotorno, il loro lavoro continua ogni inverno in Brasile, paese di origine della signora. 
Iniziamo con un antipasto misto di pesce crudo, e con degli antipasti misti caldi e freddi di mare. Assaggiamo anche uno sfizioso sformatino di melanzane in salsa di formaggio, oltre ai fantastici gamberoni di Oneglia, disponibili sia crudi che cotti. Proseguiamo con dei ravioli di pesce caserecci, con vongole, pomodori e pinoli. Gustiamo anche dei tagliolini all’astice fresco, degli spaghetti al cartoccio e un bel risotto ai frutti di mare. Tutta la pasta &amp;amp;#232; fatta in casa, fresca. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con dell’ottimo Pigato, Vermentino e Rossese dell’azienda Lupi, ma assaggiamo anche alcuni buonissimi vini di altre regioni, come il Prosecco Spagno docg Valdoca, la Ribolla gialla e il Chardonney Braide Alte dell’azienda friulana Livon. Tra i secondi piatti non rinunciamo certo a una ricca frittura mista di pesce con verdurine croccanti, cos&amp;amp;#236; come a dei branzini e orate liguri al sale. Alcuni di noi scelgono il rombo al cartoccio e delle grigliate miste di pesce. 
Infine, cediamo volentieri alle dolci tentazioni come la tarte tatin casereccia, servita con una pallina di gelato alla crema, il budino del pescatore, sorbetti di vari gusti tra cui alle pere Calvados e al fico d’India, oltre alla Crema dell’Isola, uno spettacolare flamb&amp;amp;#233; di ispirazione spagnola, dedicato all’Isola di Bergeggi. 
Spotorno fa rima con “ritorno”, e infatti, torneremo presto qui per passare altre belle giornate tra mare, arte e buona tavola.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.spotorno.sv.it
www.ristorantecantinonemare.com
Ristorante Cantinone Mare
Via Aurelia, 1 Spotorno (SV)
Tel.: 019/741317
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11179.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Tra l'isola, i fumetti e il pesce fresco: una giornata a Spotorno&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 19 Jun 2012 01:52:19 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11179.ashx</guid></item><item><title>Una giornata tra arte, armonie verdiane e grande cucina: gita a Parma, Parma, Emilia Romagna</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11211.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11211.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11211/115807.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per molte persone la voglia di visitare l’antica capitale del Ducato di Parma e Piacenza nasce dopo aver letto il celebre romanzo di Stendhal, “La Certosa di Parma”. Le atmosfere romantiche del libro, tra cui le scene in cui Fabrizio Del Dongo, imprigionato nella Torre Farnese si sente estasiato potendo ammirare dalla sua cella non solo la catena delle Alpi, ma anche una finestra dove ogni tanto compare la donna delle sue brame, hanno fatto sognare milioni di persone.
Arrivando a Parma, citt&amp;amp;#224; attraversata dall’omonimo torrente e abitata sin dall’et&amp;amp;#224; del bronzo, il primo monumento che iniziamo a cercare &amp;amp;#232; proprio la Certosa. Con nostra grande sorpresa, ne troviamo addirittura due. Il complesso della Certosa di San Girolamo, detta Certosa di Parma, che si trova nel quartiere San Lazzaro fu per mezzo millennio un monastero di certosini. L’abbazia ad aver ispirato il romanzo di Stendhal &amp;amp;#232; per&amp;amp;#242; un’altra: la Certosa di Paradigna, costruita a partire dal 1298 e nota anche come Abbazia di Valserena o di San Martino de’ Bocci. 
Avvicinandoci al centro storico, scopriamo che la citt&amp;amp;#224; era circondata da antiche mura e alcune delle porte sono tuttora ben conservate. Tra esse la pi&amp;amp;#249; importante &amp;amp;#232; la Porta San Francesco, edificata nel 1261, attraverso la quale i pellegrini diretti a Roma lungo la Via Francigena lasciavano la citt&amp;amp;#224;. Storicamente la difesa di Parma era affidata anche alla Cittadella. All’interno della grande fortezza cinquecentesca oggi sono i bambini a fare i cavalieri nell’ampio spazio verde attrezzato.
Marcel Proust prima di visitare Parma l’aveva immaginata “liscia, compatta, color malva e morbida”: aggettivi che trovano tutti riscontro ammirando gli storici palazzi e gli innumerevoli edifici religiosi. Tra essi il pi&amp;amp;#249; importante &amp;amp;#232; il Duomo, considerato tra le maggiori opere del romanico in Italia, celebre anche grazie alla sua cupola, dipinta dal Correggio. A fianco del campanile ammiriamo lo stupendo Battistero in marmo rosa, punto di giunzione tra l’architettura romanica e quella gotica. Poco distante, tra il Campanile e il Battistero si scorge l’Abbazia di San Giovanni Evangelista, un complesso benedettino la cui cupola &amp;amp;#232; anch’essa affrescata dal Correggio. 
Durante la nostra passeggiata tra il centro storico e il quartiere Oltretorrente, visitiamo anche la chiesa della S.S. Annunziata, dalla forma ellittica, ma c’&amp;amp;#232; anche la Chiesa di Santa Maria del Quartiere, del 1619, a forma di prisma esagonale e con la cupola affrescata da Pier Antonio Bernabei, raffigurante il Paradiso. 
La nostra passeggiata parmigiana continua sulle note di Giuseppe Verdi, nato a Roncole, frazione di Busseto: infatti, decidiamo di fermarci a cena presso il Ristorante Il Trovatore, in via Aff&amp;amp;#242;, a due passi dal Teatro Regio, nel centro storico intriso della cultura musicale verdiana. Ci accomodiamo nella raffinata e confortevole sala del locale ristrutturato alla fine degli anni Novanta, dotato anche di un ampio dehor estivo. Veniamo accolti con un calice di vino spumante che sorseggiamo ascoltando le note verdiane in sottofondo.
Scambiando quattro chiacchiere con il padrone di casa Pasquale Giordano, che gestisce il ristorante insieme alla chef e sorella Lucia Giordano, scopriamo che i men&amp;amp;#249;, tradotti anche in inglese e francese, comprendono specialit&amp;amp;#224; strettamente stagionali e che la cucina tradizionale viene rivisitata con spunti di creativit&amp;amp;#224;. 
Iniziamo con un ricco antipasto di terra spaziando dal culatello di Zibello con pan brioche e burro salato al prosciutto crudo di Parma stagionato 24 mesi con la giardiniera fatta in casa, oltre ad altri ottimi salumi della tradizione parmigiana, e formaggi locali sia di pianura che di montagna. 
Continuiamo con i tortelli d’erbetta e alla zucca classici di Parma con burro fuso e parmigiano, il risotto alla zucca e pancetta croccante e le tagliatelle con straccetti di prosciutto crudo croccante su crema di porri. Tutta la pasta, cos&amp;amp;#236; come il pane e i dolci sono fatti in casa.
Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini nazionali, selezionati con grande cura dal titolare e conservati nella cantina seicentesca del ristorante che abbiamo anche il piacere di visitare. 
Tra i secondi gustiamo il filetto di manzo all’aceto balsamico con cipolline borettane glassate e il guanciale brasato.
Concludiamo con una ricca degustazione di formaggi selezionati, con miele e confetture fatte in casa. I nostri amici prediligono invece il men&amp;amp;#249; mare, gustando, tra l’altro, i gamberi al forno su verdurine in agrodolce, il polipo croccante su crema di ceci, i tagliolini all’astice, 
gli scampi con pomodorini e cous-cous, la tagliata di tonno con ristretto al balsamico e composta di cipolle e uvetta e il famoso astice alla catalana. 
Infine, ci abbandoniamo a degli sfiziosi dolci della casa e chiudiamo assaggiando un’ampia selezione di distillati.
Sar&amp;amp;#224; un piacere tornare a Parma in occasione dei prossimi eventi culturali, momenti che abbineremo senz’altro alle gioie della buona tavola.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.parma.it
www.iltrovatoreristorante.com
Ristorante Il Trovatore
Via Aff&amp;amp;#242;, 2/A Parma 
Tel.: 0521/236905

Le fotografie della citt&amp;amp;#224; sono opera di Zsuzsanna Petrovics, ad eccezione delle seguenti: Teatro Regio, Cittadella, Monumento Verdi (di dominio pubblico), il Battistero (di Philip Sch&amp;amp;#228;fer) e il Torrente (di Davide Bolsi), le quali provengono da Wikimedia Commons e sono pubblicate ai sensi della licenzaCreative Commons – “Attribuzione Condividi allo stesso modo 3.0 Unported”. 
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11211.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Una giornata tra arte, armonie verdiane e grande cucina: gita a Parma&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 03 Jul 2012 00:48:39 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11211.ashx</guid></item><item><title>Escursione a Cassinasco, tra i miracoli della fede, della natura e della buona tavola, Cassinasco, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11233.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11233.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11233/116565.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Verso la fine dell’Ottocento a Cassinasco viveva una ragazzina muta di circa tredici anni che ogni giorno portava a pascolare il suo gregge. La visione del meraviglioso panorama collinare in cui si alternavano estesi vigneti, fitti boschi, campanili e antiche torri era una delle sue poche gioie. Un giorno, quando con le sue pecore si trovava in localit&amp;amp;#224; Caffi, a un tratto vide un’immensa luce verde, e circondata da quel bagliore, le apparve la Vergine Maria che espresse alla pastorella la propria volont&amp;amp;#224; che in quel luogo venisse edificata una cappella in suo onore, e poi scomparve. La fanciulla corse a casa e annunci&amp;amp;#242; a gran voce l’accaduto ai suoi, e da quel giorno prese a parlare fluentemente. 
La nostra gita a Cassinasco, paese detto la “Porta della Langa astigiana”, inizia proprio dal Santuario dei Caffi, costruito mattone dopo mattone dalla popolazione agli albori del Novecento e consacrato nel 1902. 
Partendo da quel luogo sacro, situato a oltre 500 metri di altezza al confine di quattro comuni, ci avviamo per un itinerario panoramico di circa 6-7 km che ci permette di ammirare vedute delle valli Bormida e Belbo. Scendendo per la strada che porta a Cassinasco, raggiungiamo la vecchia cappella di Sant’Ilario, oggi propriet&amp;amp;#224; privata, dedicata al patrono. Una volta in paese, ammiriamo la Parrocchiale di Sant’Ilario, al cui interno, caratterizzato da decorazioni barocche, sono custodite diverse preziose opere d’arte, tra cui una tela absidale seicentesca che rappresenta il Santo Patrono. La chiesa si trova di fronte a un’altura fortificata, un tempo di estrema importanza strategica: oggi del castello rimangono poche tracce, ma la torre, simbolo del paese, svetta sempre orgogliosa nel punto pi&amp;amp;#249; alto dell’abitato. 
Da questo punto in poi, iniziamo ad assaporare il nostro trekking anche nel senso stretto della parola: scopriamo che il territorio di Cassinasco &amp;amp;#232; pieno di tesori enogastronomici. Nel centro del paese &amp;amp;#232; attivo il laboratorio-negozio di uno dei pochissimi storici torronai rimasti: l’Antica Casa Faccio, da sempre gestita dalla stessa famiglia, che dal 1856 produce un torrone artigianale di primissima qualit&amp;amp;#224;, premiata e apprezzata perfino all’estero.
Lasciato alle spalle il centro storico, ci dirigiamo verso la Chiesa di San Massimo, una suggestiva pieve isolata su un cocuzzolo ai confini tra Cassinasco e Rocchetta Palafea. Prima di arrivarci, troviamo il luogo dove ci fermeremo a dormire: il B&amp;amp;amp;B Casa Calendula, gestita dalla gentilissima Angela Stockmann, signora svizzera che qui ha realizzato la sua “gasthaus” immersa tra le erbe aromatiche. Proseguendo, scopriamo delle case vitivinicole dove ci fermiamo ad acquistare alcune bottiglie: i fratelli Silvio e Bruno Cremona, che producono l’ottimo Barbera San Massimo e poco distante, in frazione Bricco-Bosetti, una vera eccellenza, la Hohler, famosa per i suoi vini ecologici, in particolare uno squisito e inconfondibile Barbera. Il nostro percorso, sempre pi&amp;amp;#249; sfizioso, ci porta in un luogo dolcissimo: l’azienda agricola La Virginia, della signora Barbara Chiriotti, che produce del miele e delle marmellate di cui non rinunciamo certo a fare scorta. 
Dopo questa bella passeggiata, non possiamo che coronare la nostra giornata con una cena all’insegna dei sapori del territorio, raggiungendo La Casa nel Bosco, in Regione Galvagno. Ad accoglierci nell’ambiente rustico e famigliare sono i titolari, Gianni e Mina Filipetti, che hanno creato questo angolo di pace immerso in un bosco dell’Alta Langa ristrutturando nel 1995 un vecchio casolare. “All’inizio volevamo semplicemente creare il nostro “buon ritiro”, ma nel 2002 ci &amp;amp;#232; venuta l’idea coraggiosa di far diventare la nostra casa delle vacanze un ristorante”, ci raccontano. Alla Casa nel Bosco appartiene anche un ampio frutteto e un orto di 400 mq, da cui provengono le principali verdure utilizzate in cucina. “Nel 2008 abbiamo avuto una fortunata partecipazione alla trasmissione “La prova del cuoco”, che ha dato una grande visibilit&amp;amp;#224; sia a noi che al territorio”, ci raccontano i titolari. 
Iniziamo con gli apribocca, il carpaccio di vitello marinato con pesto di rucola e pinoli e il fagottino di erbette con fonduta. Proseguiamo con le tagliatelle con rag&amp;amp;#249; di asparagi, salsiccia e funghi porcini e gustiamo anche degli gnocchi di ricotta e borragine con pomodoro e olive. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini principalmente locali, scelti tra le oltre cento etichette disponibili. Tra i secondi ci deliziamo con le polpettine di merluzzo con olive e capperi, il roast beef con taccole e patate e con la tagliata di petto d’anatra al ginepro. 
Concludiamo in gran dolcezza con il semifreddo al torrone di Cassinasco e la torta di pere con zabaione al Moscato. 
Trascorriamo il resto del weekend tra passeggiate ed escursioni in mountain bike lungo i sentieri che partono proprio da Cassinasco: sentieri su cui siamo certi di tornare presto con gioia.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.cassinasco.at.it

Ristorante La Casa nel Bosco
Regione Galvagno, 23 Cassinasco (AT)
Tel.: 0141/851305

Torrone Faccio di Cassinasco
Via Giovanni Colla, 2 
Tel.: 0141/851132

B&amp;amp;amp;B Casa Calendula
www.casacalendula.it

Cantina Cremona
Reg. San Massimo, 85
Tel.: 0141/851317

Hohler Vini ecologici
Reg. Bricco Bosetti, 85
Tel.: 0141/851209
www.hohler.it

Azienda Agricola La Virginia
Reg. Bricco Bosetti, 80
www.aziendaagricolalavirginia.com
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11233.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Escursione a Cassinasco, tra i miracoli della fede, della natura e della buona tavola&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 19 Jul 2012 16:59:31 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11233.ashx</guid></item><item><title>Quel dolce e selvaggio fascino del Parco del Beigua: una giornata a Stella, Stella, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11201.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11201.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11201/115616.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal Monferrato al mare: un viaggio che di solito si affronta in autostrada, ma che stavolta decidiamo di “dirottare” su un percorso pi&amp;amp;#249; lungo, ma anche pi&amp;amp;#249; emozionante, attraverso le curve che da Acqui Terme portano a Savona, passando per dei meravigliosi paesi colorati immersi nel verde scuro del Parco Nazionale del Beigua. Uno dei comuni pi&amp;amp;#249; belli che s’incontrano &amp;amp;#232; Stella, composta in realt&amp;amp;#224; da cinque stelle, ovvero cinque antiche frazioni, ognuna dedicata a un santo. La prima che raggiungiamo &amp;amp;#232; Santa Giustina, che in epoca medievale fu possedimento dei monaci dell’abbazia di Sezzadio. I colori vivaci della torre campanaria della Chiesa Parrocchiale si notano da lontano, quasi a voler guidare i viandanti verso questo luogo. Al suo interno notiamo un curioso ritratto di reperti fossili raccolti da Don Deogratias Perrando, naturalista e geologo nonch&amp;amp;#233; parroco del paese nell’Ottocento. I reperti da lui scovati si trovano oggi a Genova, oltre che presso il Museo Perrando di Sassello. La seconda stella, non a destra come dice la canzone, ma andando dritto, &amp;amp;#232; il capoluogo comunale San Giovanni. Famosa per aver dato i natali al settimo Presidente della Repubblica Sandro Pertini, la localit&amp;amp;#224;, come un po’ tutto il territorio di Stella, era abitata sin dalla preistoria. A dominare il centro storico c’era una volta il Castello, di origini probabilmente bizantine, di cui oggi si possono visitare i resti. L’ottocentesca Chiesa Parrocchiale ha sostituito l’antica parrocchiale nata da una cappella medievale, che oggi &amp;amp;#232; l’Oratorio di San Sebastiano. 
La punta pi&amp;amp;#249; occidentale della grande Stella &amp;amp;#232; la panoramicissima San Bernardo, conosciuta anche come Corona: nome che forse allude alla corona dei monti che la circondano. Oltre che per la bella Chiesa cinquecentesca riccamente decorata al suo interno, San Bernardo &amp;amp;#232; nota per le sue piccole grotte carsiche. Spostandoci verso Est, raggiungiamo San Martino, ritenuto il nucleo pi&amp;amp;#249; antico, anche perch&amp;amp;#233; la sua Chiesa &amp;amp;#232; stata fino al 1567 l’unica parrocchiale di Stella. Visitiamo anche la Torre del Mezzano che si dice fosse un tempo collegata al castello sito in San Giovanni tramite un cunicolo sotterraneo. Senz’altro la torre serviva per controllare la mulattiera, o per dirla con De Andr&amp;amp;#232;, la creuza proveniente da Albisola. A San Martino il Sole ligure mostra anche l’ora: le meridiane, presenti un po’ ovunque, sembrano dire che il Sole splende per tutti. Giungiamo cos&amp;amp;#236; alla Stella pi&amp;amp;#249; vicina al mare, ovvero a Gameragna, nota come Santa Caterina, a cui &amp;amp;#232; dedicata anche la Chiesa. Percorrendo la stradina che porta all’antica fonte dove dicono si fosse fermato pure Napoleone per abbeverare i cavalli, il nostro sguardo accarezza il blu scuro delle montagne dietro le quali s’intravede il mare di Celle Ligure.
Dopo questa lunga gita “stellare”, decidiamo di concederci una bella cena presso il Ristorante La Girotta a Santa Giustina. Ci accomodiamo nell’accogliente sala e scambiando quattro chiacchiere con i titolari scopriamo che il locale &amp;amp;#232; da sempre noto per le sue specialit&amp;amp;#224; a base di Chinotto. “Noi continuiamo questa tradizione, oltre a un attento lavoro di valorizzazione dei sapori del territorio. Ad esempio, d’inverno utilizziamo il cavolo navone di Alpicella, un tubero di qualit&amp;amp;#224; ligure”, ci racconta Davide che gestisce il locale con l’aiuto del fratello Andrea e dei genitori Margherita e Alfredo. “Per le serate a tema, le degustazioni e la scelta dei vini ci avvaliamo della collaborazione del consulente enogastronomico e sommelier Jacopo Fanciulli”, ci spiegano i due fratelli, appassionati di storia locale che nel tempo libero si dedicano alla ricerca di reperti nei boschi circostanti. 
La nostra cena inizia con della formaggetta di capra locale, con marmellata al Chinotto, dei peperoni con crema di Chinotto e un antipasto misto di verdure ripiene. Proseguiamo con uno squisito risotto al Chinotto, con dei ravioli di gamberi, le pappardelle con farina di castagne e crema di Chinotto e dei tagliolini al nero di seppia col sugo di cappesante. Tutta la pasta &amp;amp;#232; fatta in casa, cos&amp;amp;#236; come il pane. Alcuni di noi prendono delle pizze, ricchissimamente condite. La star della serata &amp;amp;#232; la Pizza Beigua, con pecorino del Beigua e funghi porcini. Tra i secondi piatti gustiamo delle tagliate, il filetto di pescatrice su crema di patate, il fritto misto di pesce e uno sfizioso brasato ai mirtilli, oltre alle splendide lumache della signora Margherita. Annaffiamo il tutto con dell’ottimo Nebbiolo sfuso, oltre a del Dolcetto e Tokai, e dei buonissimi prosecchi tendenti allo champagne. 
I dolci, tra cui la mousse al Chinotto, la torta chinottina, la crema catalana, la mousse al cioccolato e delle crostate, ci vengono servite con una dolce e profumata birra belga, che tutti scambiano per un vino simile al Brachetto. 
Torneremo a Stella presto, anche per partecipare a una delle serate karaoke del venerd&amp;amp;#236; o per gustare la selvaggina d’inverno.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.stella.sv.it
Ristorante Pizzeria La Girotta
Via Michelino Pippo, 14 Stella (SV)
Tel.: 019/706100
Facebook: La Girotta
www.jacopofanciulli.com
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11201.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Quel dolce e selvaggio fascino del Parco del Beigua: una giornata a Stella&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 23 Jun 2012 21:39:43 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11201.ashx</guid></item><item><title>Nel Tigullio, tra santi, artisti e pescatori: una giornata a Santa Margherita Ligure, Santa Margherita Ligure, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11200.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11200.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11200/115602.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secoli fa, un bel giorno gli abitanti del borgo di Santa Margherita Ligure notarono un’imbarcazione entrare nel porto e suscitare subito l’interesse della gente che iniziava ad affollarsi sulla banchina. Qualcuno pens&amp;amp;#242; che il fermento fosse dovuto a qualche pesce di straordinarie dimensioni catturato dai pescatori, ma quella volta la gi&amp;amp;#224; celebre tradizione marinara del luogo c’entrava poco. I navigatori portarono invece nel borgo una splendida immagine mariana, in cui la Vergine teneva in mano una rosa. Da qui nasce il culto che sin dal Medioevo &amp;amp;#232; vivo in citt&amp;amp;#224;, come dimostra il nome del Santuario di Nostra Signora della Rosa, gi&amp;amp;#224; Basilica di Santa Margherita d’Antiochia, dove &amp;amp;#232; custodita la sacra immagine. Nel Santuario &amp;amp;#232; conservata anche una preziosa statua settecentesca di Anton Maria Maragliano, raffigurante San Giovanni Nepomuceno.
Oltre alla Madonna, a proteggere questa spelndida citt&amp;amp;#224; del Golfo del Tigullio &amp;amp;#232;, appunto, Santa Margherita, patrona delle partorienti, vissuta tra il 275 e il 290, anno in cui a soli quindici anni sub&amp;amp;#236; il martirio per la propria fede cristiana. 
La straordinaria ricchezza storica e artistica del comune s’inserisce in un paesaggio mozzafiato, nella parte pi&amp;amp;#249; interna del Golfo del Tigullio, in una conca chiusa del promontorio di Portofino. Nella fantasia di Friedrich Nietzsche questo luogo era come un’isola arrivata da lontano che infine si era ancorata alla terraferma. Dalle alture ricoperte di boschi di pini marittimi, castagni e uliveti, si apre un meraviglioso panorama sulla Costa dei Delfini. Il territorio, compreso nel Parco Nazionale Regionale di Portofino, offre diversi itinerari naturalistici, tra cui quelli del Golfo Paradiso, di San Fruttuoso e del Golfo Tigullio. Anche i fondali marini sono pieni di tesori da scoprire: nell’area naturale marina protetta esiste un particolare habitat di praterie di posidonia oceanica e di formazioni coralline e grotte semioscure, oltre a innumerevoli specie di pesci. 
Se oggi questo splendido mare incanta i turisti, in passato era anche fonte di pericolo, per colpa delle frequentissime scorrerie saracene. Per difendersi dai pirati, in particolare dal tremendo Dragut che aveva seminato terrore lungo tutta la costa ligure, nel 1550 anche Santa Margherita Ligure si dot&amp;amp;#242; di una fortezza. Il Castello, situato sul lungomare, &amp;amp;#232; stato progettato da Antonio de C&amp;amp;#224;rabo, lo stesso che un anno dopo avrebbe realizzato il Castello di Rapallo. Adiacente al castello visitiamo anche la Chiesa dei Frati Cappuccini, edificata nel 1608 insieme al Convento. Un altro castello, del 1626, si trova nella frazione Paraggi, verso Portofino. 
Passeggiando sul lungomare scopriamo che Santa Margherita Ligure &amp;amp;#232; il secondo porto ligure per numero di pescherecci, dopo Sanremo. In effetti, la moltitudine pittoresca delle imbarcazioni che ogni giorno tornano dal mare con nelle reti l’ottimo pesce fresco del Tigullio, &amp;amp;#232; notevole. 
Non possiamo certo resistere alla tentazione di concederci una squisita cena a base di pesce, cos&amp;amp;#236; raggiungiamo il Ristorante La Lampara, nella tranquilla via Maragliano, a pochi passi dal lungomare. Mentre ci accomodiamo al nostro tavolo, notiamo le caratteristiche lampade in stile marinaro. “Il nome del ristorante viene da un tradizionale metodo di pesca, in cui si utilizzavano le lampare, ovvero delle lampade potenti con cui si illuminava il mare per attrarre in superficie le acciughe, ma anche i calamaretti e altre specie”, ci spiega la signora Maria Luisa, che gestisce il locale insieme al figlio Mario, ingegnere meccanico, e la figlia Natalina. “Mio marito Lino Barbieri aveva iniziato l’attivit&amp;amp;#224; a Camogli, dopo abbiamo lavorato per tredici anni a Piacenza, per poi tornare al mare. Sono ormai ventinove anni che siamo in questa sede”, ci racconta ancora la titolare.
Iniziamo con un ricco antipasto misto di mare, e con il cappon magro. Assaggiamo anche del pesce freddo marinato dal carrello, dell’insalata di mare e delle sardine in carpione. Proseguiamo con i ravioli di pesce al sugo di triglia, specialit&amp;amp;#224; introdotta in zona proprio da questo ristorante. Tra i primi piatti gustiamo anche le linguine con gamberetti, i pansotti con la salsa di noci, le lasagne al pesto e gli spaghetti con i totanetti. Tutta la pasta &amp;amp;#232; fatta in casa, e il pesce fresco locale &amp;amp;#232; di primissima qualit&amp;amp;#224;. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi Pigati, Vermentini e con del Bianchetta, ma assaggiamo anche qualche buon vino piemontese e toscano. Continuiamo con una fantastica grigliata mista e con del pesce al forno, tutto a base del pescato del giorno. 
Il dolce epilogo della cena ci vede gustare degli sfiziosi dessert tutti fatti in casa, tra cui la torta di mele, la bavarese, la panna cotta con salsa di lamponi e la cr&amp;amp;#232;me caramel.
L’immagine del castello con i pescherecci sullo sfondo, insieme ai sapori dell’autentica cucina ligure sono ricordi indimenticabili che ci faranno senz’altro tornare presto in questa splendida citt&amp;amp;#224; di mare.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.santa-margherita-ligure.ge.it
Ristorante La Lampara
Via Maragliano, 33 Santa Margherita Ligure (GE)
Tel.: 0185/288926
Facebook: La Lampara
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11200.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Nel Tigullio, tra santi, artisti e pescatori: una giornata a Santa Margherita Ligure&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 21 Jun 2012 01:00:55 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11200.ashx</guid></item><item><title>Dal balcone di Giulietta alla casa di Romeo: una giornata a Verona, Verona, Veneto</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11207.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11207.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11207/115654.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel mondo ci sono ben ventisette localit&amp;amp;#224; che si chiamano Verona: le varie omonime statunitensi, canadesi e australiane della meravigliosa citt&amp;amp;#224; scaligera sono tutte frutto dell’enorme influenza che l’arte e la cultura veronesi hanno esercitato sull’immaginario collettivo mondiale. Un ruolo fondamentale in questo lo ebbe il celeberrimo dramma shakespeariano, Romeo e Giulietta, infatti il balcone della casa dove abitava Giulietta &amp;amp;#232; la prima destinazione di tutti i turisti. Il palazzo si trova in prossimit&amp;amp;#224; di Piazza Erbe, corrispondente all’antico foro romano, dove nei sotterranei sono presenti tracciati di strade e resti perfino di una basilica romana. Della famiglia dei Capuleti, in realt&amp;amp;#224; Cappelletti, si ha conoscenza fino agli anni della permanenza di Dante a Verona, come testimonia lo stemma del cappello sulla chiave di volta dell’arco di entrata al cortile della casa. 
Il territorio del comune, attraversato dal fiume Adige, fu abitato sin dal Neolitico. Sulle rive del fiume si crearono cantieri navali e dei mulini galleggianti. Uno dei periodi di maggiore splendore della citt&amp;amp;#224; fu quello imperiale, durante il quale fu eretto il suo monumento simbolo, l’Arena, il terzo anfiteatro romano in Italia per dimensione. Nell’Arena ogni anno si svolgono prestigiosi eventi culturali tra cui il Festival Lirico Areniano.
Anticamente si accedeva alla citt&amp;amp;#224;, circondata da mura di cui sono tuttora visibili alcuni resti, attraverso delle splendide porte tra cui Porta Borsari, Porta Leoni e l’Arco dei Gavi, sulla Via Postumia. Altre porte sono state costruite nel Cinquecento, in epoca veneziana, tra cui Porta Nuova. Durante la nostra passeggiata visitiamo numerosi splendidi edifici religiosi, tra cui il il duecentesco Duomo, dedicato a Santa Maria Matricolare. Tra i monumenti altomedievali visitiamo la romanica Basilica di San Zeno, e giungiamo cos&amp;amp;#236;, idealmente, nella florida epoca scaligera. Passeggiando in Piazza dei Signori, la statua di Dante ricorda il periodo in cui nel Palazzo del Podest&amp;amp;#224; furono ospitati personaggi illustri tra cui lo stesso Dante e Giotto.
Che l’ora di cena si sta avvicinando, ce lo segnala nientemeno che il primo orologio pubblico, quello della Torre del Gardello, in Piazza Erbe. Poco distante scopriamo le celebri Arche scaligere, un complesso funerario della casata, noto per essere uno dei pi&amp;amp;#249; insigni monumenti dell’arte gotica.
I rintocchi dell’orologio e le atmosfere gotiche ci accompagnano al palazzo in cui si trovava la casa di Romeo. Adiacente all’abitazione piena di romanticismo si trova il Ristorante Arche, testimone di 135 anni di storia. 
“A fondare il ristorante fu mio bisnonno Giuseppe Gioco, nel 1877. All’epoca era una taverna, diventata poi un’osteria-locanda, con annessa posta per il riposo dei viaggiatori e il cambio dei cavalli”, ci racconta lo chef Giancarlo Gioco, riuscito addirittura a portare il mare a Verona, grazie ai suoi prelibati piatti a base di pesce fresco. 
Iniziamo infatti con un piatto tradizionale veneziano del XIV secolo, le sardelle in saor, preparate all’antica, con cedro candito, uvetta di Corinto e pinoli. Continuiamo alla grande con la Coppa del Doge, ovvero un pur&amp;amp;#232; di piselli, seppie da burchio e spuma di patata, gustando, poi, la crudit&amp;amp;#224; di aragosta con olio d’oliva alle mandorle, scampetti di Sicilia, tonno e caviale malossol. Facciamo seguire questi magnifici antipasti dagli spaghettoni alle vongole veraci e funghi di raccolta di stagione in cartoccio e dagli gnocchi di patata leggermente affumicati su truccioli di castagno, gamberi, asparagi e burro noisette. Alcuni di noi prendono i paccheri ai funghi porcini e scampetti di Sicilia, il risottino ai calamaretti di Sicilia e zucchine, oltre ai ravioli di aragosta al burro noisette e schegge di tartufo. Tra i secondi scegliamo il filetto di branzino di pescata in camicia di germogli di papavero selvatico con salsa di peperone dolce, il plateau royal fritto di scampi, astice, chele di granchio reale, gamberoni, tutto in nuovola, e il filetto di sampietro alla maniera dei pescatori veneziani con pomodorini di Sicilia. I nostri amici optano invece per il tegamino di sotto gola di merluzzo alla pescatora e per i medaglioni di filetto di cervo alla cacciatora con bacche di ginepro, chiodi di garofano e mirtilli. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con del Soave classico superiore la rocca Pieropan di uva garganega, mentre un Valpolicella classico superiore Bussola accompagner&amp;amp;#224; il saporito plateau di formaggi di capra e vaccini. Ai dessert, tra cui dei nastri di pasta fillo, spuma al caramello con grand marnier e salsa di mirtillo, il gelato al formaggio bianco su crema di frutti di bosco e croccanti all’arancio, e le lamelle e spuma di cioccolato con caff&amp;amp;#232; in salsa di cacao abbiniamo un vino recioto di Soave di Anselmi. 
Ci rimane ancora tantissimo da scoprire in questa meravigliosa citt&amp;amp;#224;, ma una cosa &amp;amp;#232; certa: anche la prossima volta passeremo dalla casa di Romeo e dalle Arche scaligere.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.verona.it
www.ristorantearche.com
Ristorante Arche
Via Arche Scaligere, 6 Verona
Tel.: 045/8007415


Le fotografie della citt&amp;amp;#224; sono opera di Lo Scaligero, ad eccezione della foto del Duomo, opera di Tango7174. Provengono da Wikimedia Commons e sono pubblicate ai sensi della licenzaCreative Commons – “Attribuzione Condividi allo stesso modo 3.0 Unported”.
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11207.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Dal balcone di Giulietta alla casa di Romeo: una giornata a Verona&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 28 Jun 2012 16:28:58 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11207.ashx</guid></item><item><title>Tra navigatori, papi e pescatori: una giornata a Savona, Savona, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11174.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11174.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11174/115540.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una gita a Savona non pu&amp;amp;#242; che iniziare, almeno idealmente, sulla rotta dei grandi navigatori che secoli fa  erano partiti da questo porto verso mete esotiche. Se avessimo vissuto qualche centinaio di anni fa, per il nostro viaggio avremmo forse utilizzato le carte nautiche che Leon Pancaldo, il famoso navigatore savonese disegn&amp;amp;#242; durante la prima circumnavigazione del mondo, compiuta da Ferdinando Magellano a partire dal 1519. Oggi, anche se si arriva a Savona in auto, si incontra subito il celebre marinaio che accompagn&amp;amp;#242; Magellano nella difficile impresa, e il cui diario di bordo, chiamato il “Roteiro”, resta un documento storico preziosissimo. Infatti, uno dei monumenti simbolo della citt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; dedicato proprio a lui: si tratta della Torre Leon Pancaldo, anticamente chiamata Torre della Quarda, citata per la prima volta nel 1392.
Poco distante dal Porto visitiamo l’imponente Fortezza del Priamar, piena di fascino misterioso. Sita sull’omonima collina naturale di fronte al mare, fu edificata nel 1542 dalla Repubblica di Genova per difendere la citt&amp;amp;#224; dai frequenti attacchi pirateschi dell’epoca. 
Parlando con le persone del posto, scopriamo che il sapone prende il nome proprio dal toponimo Savona. Stando alla leggenda, fu proprio la moglie di un pescatore savonese a scoprire fortuitamente il sapone, facendo bollire assieme olio d’oliva e lisciva di soda. 
Ma Savona primeggia anche nelle sfere pi&amp;amp;#249; alte dell’arte e della cultura: qui si trova infatti un’altra Cappella Sistina, adiacente alla Cattedrale di Maria Assunta. La Cappella Sistina savonese, che oggi ospita spesso degli incontri culturali, fu costruita nel 1481, anno in cui terminarono i lavori della celebre cappella situata in Vaticano, affrescata magnificamente dal Michelangelo. Entrambe le cappelle nacquero per volont&amp;amp;#224; di Papa Sisto IV, da cui prendono il nome. Nato nel 1414 a Pecorile, una frazione di Celle Ligure, Francesco della Rovere, divenuto Sisto IV nel 1471, fu il primo papa savonese della storia, seguito successivamente da suo nipote Papa Giulio II. 
Tra i numerosi edifici religiosi importanti della citt&amp;amp;#224;, visitiamo anche il Santuario di Nostra Signora della Misericordia, patrona di Savona, eretto nel 1536 a seguito di un’apparizione della Madonna. Il Santuario conserva uno splendido altare di Gian Lorenzo Bernini e delle preziose tele del Domenichino. 
La nostra passeggiata prosegue nella caratteristica Darsena. A sorvegliare il porto &amp;amp;#232; la scultura del Marinaio di Renata Cuneo, mentre dall’altro lato della Darsena scopriamo addirittura una dolcissima Sirena dormiente, adagiata su un giaciglio di reti da pesca, opera in bronzo dello scultore Giampaolo Parini. 
Giungiamo cos&amp;amp;#236; nella storica Piazza d’Alaggio, dove decidiamo di fermarci per cena presso il Ristorante Il Paguro. L’ambiente marinaro e la gentilezza dei titolari ci mette subito a nostro agio, e mentre iniziamo a studiare il men&amp;amp;#249;, scambiamo anche quattro chiacchiere con il signor Vittorio, che gestisce il locale con i figli Stefano, che accoglie gli ospiti in sala e Simone, che lo aiuta in cucina. “Un tempo qui si alavano i velieri, e questa era un’osteria frequentata dai lavoratori portuali. Prima ancora questi locali servivano per il rimessaggio delle barche. Noi l’abbiamo trasformata in un ristorante caratteristico dove la tradizione marinara continua a vivere non solo nell’arredamento, ma soprattutto nella cucina, prevalentemente ligure, a base di pesce fresco, spesso acquistato direttamente dai pescatori”, ci spiega il titolare.
Iniziamo con un carpaccio di pesce del Golfo, le acciughe marinate alla genovese, e i gamberi saltati su crema di ceci. Gustiamo anche un tortino di polpo con salsa alle olive e il flan di asparagi su crema di taleggio. Facciamo seguire questo ricco antipasto dagli spaghetti allo scoglio, i ravioli di branzino col rag&amp;amp;#249; di calamari liguri, e le bavette alle acciughe fresche. Non possiamo certo rinunciare alle trenette al pesto e ai ravioli di borragine con burro e salvia. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con vini prevalentemente liguri tra cui dei Pigati, del Rossese, del Granaccia e del Vermentino di Luni. Alcuni di noi prediligono gli spumanti, scegliendo il Cuv&amp;amp;#233;e Brut Bellavista, o vini Contadi Castaldi e del Prosecco Superiore. Anche l’Ormeasco Sciac-Tr&amp;amp;#224; e l’Ormeasco di Pornassio fanno proseliti, per non parlare delle ottime etichette piemontesi. 
Passiamo a degli squisiti secondi, tra cui l’orata al forno, la treccia di branzino con crema di zucchine, dei tranci di tonno appena scottati, oltre alla fantastica cernia ligure al forno. 
La dolce conclusione della cena ci vede cedere felicemente alla tentazione degli sfiziosi dessert: lo zabaione ghiacciato, la castellana di mele, la crostata di Beppe, la bavarese alle fragole e la torta di noci.  
Dopo questa bella giornata siamo certi che seguiremo ancora volentieri le indicazioni di Leon Pancaldo per tornare presto a Savona.

Francesca Bertha 

PER INFORMAZIONI:
www.comune.savona.it
Ristorante Il Paguro
Piazza d’Alaggio, 9/R Savona
Tel.: 019/809455
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11174.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Tra navigatori, papi e pescatori: una giornata a Savona&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sun, 17 Jun 2012 00:08:30 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11174.ashx</guid></item><item><title>Una miniera di gioia tra cultura e buona tavola: gita a Ne, Ne , Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11248.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11248.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11248/116781.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uno dei cinque comuni italiani dal nome pi&amp;amp;#249; corto, composto di sole due lettere, &amp;amp;#232; il quarto comune pi&amp;amp;#249; esteso della provincia di Genova: questa particolarit&amp;amp;#224; di Ne &amp;amp;#232; solo una delle sue caratteristiche che la rendono un “piccolo grande paese”. Per scoprirlo, basta spostarsi di pochi chilometri dalla Riviera Ligure di Levante nell’entroterra di Chiavari e Lavagna. L&amp;amp;#236;, dove le acque del torrente Graveglia confluiscono nel fiume Entella, si trova la Valgraveglia, un vero Paradiso degli escursionisti, che fa parte del Parco Naturale Regionale dell’Aveto. Che si vada in giro a piedi, in mountain bike o a cavallo, qui ci si immerge in un paesaggio mozzafiato e ci sono certe cime da cui si possono ammirare da un lato le Alpi innevate e dall’altro il mare. 
Durante la nostra gita visitiamo diverse frazioni che offrono un vero e proprio itinerario medievale attraverso i suggestivi borghi. Tra Nascio e Castagna ammiriamo il bellissimo ponte sul Rio Novelli, e a Zerli scopriamo i ruderi della Torre Castello di Roccamaggiore, costruito dai Fieschi di Lavagna. 
E’ arrivando nella frazione Chiesanuova che scopriamo la nota storica pi&amp;amp;#249; rilevante: il nonno di Giuseppe Garibaldi, Angelo, nacque proprio in questa localit&amp;amp;#224; e fu battezzato nella Chiesa di San Biagio nel 1741. All’epoca la frazione stessa si chiamava Garibaldo e a Ne il cognome Garibaldi &amp;amp;#232; tuttora tra i pi&amp;amp;#249; diffusi. Siamo addirittura cos&amp;amp;#236; fortunati da incontrare la signora Anna Garibaldi, insegnante e anima della Biblioteca Scolastico-Civica di Ne, capofila delle biblioteche innovative della Rete del Mandillo. Il merito di scoprire la biblioteca, uno spazio stimolante, insolito, colorato e divertente, &amp;amp;#232; dei bambini che sono con noi: quando attraversiamo in auto la frazione Conscenti, sede municipale e cos&amp;amp;#236; chiamata perch&amp;amp;#233; si trova alla famosa confluenza del fiume e del torrente, notano un nutrito gruppo di simpaticissimi spaventapasseri di fianco alla strada. La signora Garibaldi ci spiegher&amp;amp;#224; che sono stati creati dai bambini di Ne per un concorso, bambini che curano un altro gioiello del paese: “l’Orto in condotta”, un vero orto di forma spirale, dove i piccoli possono imparare a coltivare gli ortaggi autoctoni del territorio, e di conseguenza, a nutrirsi bene. La biblioteca &amp;amp;#232; intitolata a un altro personaggio importante per la cultura neese: Hugo Plomteux, noto linguista e dialettologo belga nato nel 1939 e scomparso a soli 41 anni, il quale, innamoratosi di questo luogo, si era trasferito a Ne per studiare il dialetto locale e le tradizioni della vita contadina a cui aveva dedicato diverse opere.
Nelle frazioni immerse nella natura incontaminata si trovano anche numerose splendide chiese, come la Chiesa Parrocchiale dei Santi Cipriano e Giustina a Sambuceto, voluta dai monaci benedettini, la seicentesca Chiesa di San Martino a Caminata o la Chiesa di Sant’Apollinare, esistente dall’anno 1000 nella frazione di Reppia. 
Se questo bel territorio &amp;amp;#232; una miniera di tesori, ci&amp;amp;#242; s’intende anche nel senso stretto della parola: qui si trova infatti la Miniera di Gambatesa, la pi&amp;amp;#249; grande miniera di manganese d’Europa, trasformata in museo, visitabile dotati di elmetti e mantelline gialle, discendendo nelle viscere della terra col trenino guidato da veri minatori.
Dopo questa suggestiva esperienza, non possiamo certo rinunciare a rilassarci in compagnia di una squisita cena tipica presso la Trattoria Il Minatore, nella frazione Piandifieno. “Il primo gestore di questo locale, esistente sin dai tempi della guerra, fu un minatore. Sono ormai otto anni che continuiamo la tradizione di questa trattoria, che &amp;amp;#232; sempre stata a gestione famigliare, proponendo piatti a base di ingredienti genuini, provenienti dal territorio, a filiera corta”, ci racconta la signora Giuliana Parma, la titolare. 
Iniziamo con un ricco antipasto a buffet con torte di verdure, salumi e formaggi della zona, frittelle fritte e verdure di stagione ripiene. Continuiamo con i ravioli di magro col rag&amp;amp;#249;, i pansotti con la salsa di noci, le lasagne con i funghi, i cannelloni, e i mandilli col pesto, patate e fagiolini. Scopriamo che durante l’inverno si possono gustare anche i ravioli col ripieno di castagne oltre a degli squisiti minestroni. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con dei vini di Ne, di Daniele Parma, oltre che con qualche altra etichetta ligure, tra cui vini dei Colli di Luni. Proseguiamo con delle ottime carni alla brace, le cime e dei fritti misti all’italiana, ma gustiamo anche una squisita gallina bollita ripiena e le tipiche tomajelle, ovvero degli involtini genovesi. 
La dolce conclusione della nostra cena ci vede lasciarci tentare dalle torte: di mele, di pere e cioccolato, di pesche e amaretti e di fragole e mandorle. Gustiamo anche un ottimo tiramis&amp;amp;#249;, dei budini e delle crostate con le ciliegie.
Ci resta ancora tantissimo da scoprire di questo splendido territorio e siamo certi di farlo durante le nostre prossime gite nel Levante ligure.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.ne.ge.it
Trattoria Il Minatore
Via Piandifieno, 57 Ne (GE)
Tel.: 0185/339207
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11248.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Una miniera di gioia tra cultura e buona tavola: gita a Ne&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 28 Jul 2012 01:39:25 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11248.ashx</guid></item><item><title>Antichi sapori e dolci amaretti tra i sentieri del Parco del Beigua: gita a Sassello, Sassello, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11175.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11175.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11175/115554.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra l’entroterra genovese di Ponente e le colline dell’Alto Monferrato si estende un territorio favoloso, coperto da folti boschi dove crescono squisiti funghi, si possono fare lunghe passeggiate per i sentieri che si snodano nel Parco Naturale Regionale del Beigua, e dove coloratissimi borghi raccontano la storia del territorio che risalirebbe al Paleolitico.
Raggiungiamo Sassello percorrendo la strada che da Acqui Terme porta qui, e poco prima della nostra meta ci sorprende un cucciolo di capriolo, timido ma curioso, che attraversa la strada davanti a noi. Una volta in paese, le persone del posto ci raccontano che l’avvistamento di animali tra cui anche lepri, martore e svariati uccelli rari, qui sono all’ordine del giorno.
Iniziamo la nostra passeggiata dal centro storico, ammirando gli edifici religiosi che s’inseriscono tra le stradine tipicamente liguri. Visitiamo la Chiesa della Santissima Trinit&amp;amp;#224;, consacrata nel 1725 in cui un affresco, realizzato da Paolo Gerolamo Brusco, ci permette di scoprire l’importante tradizione siderurgica del paese, che probabilmente risale al Trecento, periodo in cui i Pizzorno vi introdussero le prime ferriere. L’artista infatti, ha raffigurato gli Apostoli modellandoli alle somiglianze di undici barbuti ferrieri, immortalando cos&amp;amp;#236; gli artigiani che per secoli hanno fatto la storia industriale di Sassello. 
Il primo edificio di culto di Sassello fu invece la Chiesa di San Giovanni Battista, eretta nel XI secolo. Al suo interno si trova anche una statua di Anton Maria Maragliano. In centro visitiamo inoltre la cinquecentesca Basilica dell’Immacolata Concezione, anticamente annessa a un convento di frati minori.
Oltre ai colori liguri dei palazzi, il centro di Sassello ci delizia anche con i colori dei suoi sfiziosi amaretti, il biscotto morbido di pasta alle mandorle, disponibile in tantissimi gusti.
Scopriamo un altro pezzo di storia visitando il fortilizio di Bastia Soprana, eretto verso la met&amp;amp;#224; del Duecento in posizione dominante su una collinetta non lontana dal centro. Oggi del castello rimangono pochi ruderi e la torre circolare. Dopo la distruzione del castello ne fu eretto un altro, Bastia Sottana, di cui si sono salvati vari spazi, tra cui porzioni di mura.
Dai dintorni del centro ci spostiamo nella frazione di Palo, dove visitiamo la Chiesa di San Bernardo Abate, citata sin dal 1577. Lungo la strada che porta a Urbe, si trova la Cappella della Madonna del Foresto, detta anche Cappella del Bei Bail&amp;amp;#224;. A costruirla &amp;amp;#232; stato un boscaiolo miracolato dalla Madonna. Un giorno, mentre stava abbattendo un albero, l’uomo si &amp;amp;#232; ferito gravemente e temeva di morire dissanguato. Allora il boscaiolo, che era anche un provetto ballerino, come ricorda il termine “bei bail&amp;amp;#224;”, si &amp;amp;#232; messo a invocare la Madonna che lo salv&amp;amp;#242;.  
Restiamo nella frazione Palo anche per cena, presso il Ristorante Antichi Sapori. L’ambiente rustico e caloroso, oltre alla gentilezza dei titolari, ci mette subito a nostro agio. “Abbiamo rilevato questo locale in Marzo, dopo circa 25 anni di esperienza nella ristorazione di medio-alto livello, anche all’estero”, ci racconta la signora Grazia, mastro pastaio, che gestisce il locale insieme ai soci, il marito Giuseppe, che &amp;amp;#232; lo chef, e la figlia Cristina che ci accoglie in sala. Il genero Carletto fa il cameriere e il pizzaiolo. I bambini si tuffano subito nel bel giardino dove giocano in attesa di essere chiamati a tavola. Nel frattempo scopriamo che il ristorante propone anche un men&amp;amp;#249; a mezzogiorno, che nel weekend, tempo permettendo, prevede anche dei secondi alla brace.
La nostra cena all’insegna dei sapori del territorio, rivisitati con creativit&amp;amp;#224; e basata su prodotti della zona, inizia con un antipasto misto di salumi della casa con gnocco fritto, del vitello alla monferrina con olio al tartufo, del formaggio di capra caramellato con speck e radicchio ai lamponi, del prosciutto crudo con gel&amp;amp;#233;e al melone e spiedino di scamorza grigliata, oltre all’insalatina di nocciola con patate su salsa di pane e fave. Continuiamo con le trofie di castagne al rag&amp;amp;#249; di cinghiale, con i pansotti di magro in salsa di noci, gli gnocchi di patate tricolori con arselle, zucchini lamellati e curry, e la piramide di ricotta con cuore di brasato su risotto ai tre cereali. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini della zona tra Dolcetto, Barbera e Bonarda, e mentre i ragazzi finiscono le loro pizze, ordiniamo un po’ di gustosi secondi tra cui il filetto di manzo all’aceto di Modena con stik di mango grigliato, il fusello di pollo in caprese di bufala su salsa di pomodoro e il trancio di spada ai ferri su ratatouille al pepe verde. 
Concludiamo con degli sfiziosi dolci della casa tra cui la bavarese al mango con gel&amp;amp;#233;e all’ace, il tortino cremoso al caff&amp;amp;#232; e il semifreddo alla vaniglia e semi di papavero con sacglie di meringa e salsa all’amaretto.
Ripeteremo questa piacevolissima esperienza presto, magari di ritorno dopo delle giornate passate al mare.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comunesassello.it
Ristorante Antichi Sapori
Fraz. Palo Via Molana, 27 Sassello (SV)
Tel. 019/727165
Facebook: Antichi Sapori Srl
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11175.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Antichi sapori e dolci amaretti tra i sentieri del Parco del Beigua: gita a Sassello&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sun, 17 Jun 2012 02:37:56 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11175.ashx</guid></item><item><title>Un weekend al mare, nella citt&amp;#224; dei Fieschi: gita a Lavagna, Lavagna, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11167.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11167.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11167/115137.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra il verde pastello degli uliveti dell’entroterra e l’azzurro cristallino del Golfo del Tigullio orientale si sviluppa una citt&amp;amp;#224; che viene ogni giorno nominata da studenti e insegnanti: Lavagna. Quando la raggiungiamo, superando il torrente Entella, definito da Dante Alighieri “una fiumana bella”, uno dei ragazzi ci domanda: “Come mai questa citt&amp;amp;#224; si chiama come la lavagna che si usa a scuola?”. Ed ecco che, pur essendo un giorno di vacanza, salta fuori qualcosa da imparare: &amp;amp;#232; la lavagna a scuola che si chiama come la citt&amp;amp;#224;, e non viceversa. Tutto merito dell’ardesia, detta anche pietra di Lavagna, che da secoli viene estratta proprio qui e di cui erano fatte le lavagne di una volta.
Durante la nostra passeggiata compiamo un viaggio a ritroso nel tempo, scoprendo anche come la Vergine Maria fosse riuscita a fermare perfino il terribile pirata Dragut, che nel Cinquecento aveva seminato terrore e distruzione in molte localit&amp;amp;#224; della costa ligure. Nel 1564 sbarc&amp;amp;#242; a Lavagna, e una notte fece irruzione nel Santuario di Nostra Signora del Ponte, costruito nel XIII secolo grazie alla presenza di una cappella sul ponte della Maddalena, ristrutturata per volere di Innocenzo IV, papa appartenente alla storica dinastia dei Fieschi, originaria proprio di Lavagna. L’effigie della Madonna nel 1500 fu trasferita nella nuova chiesa. Durante la sua razzia lavagnese Dragut fece tanti danni, ma non prelev&amp;amp;#242; la sacra immagine della Madonna: questo fatto, quasi miracoloso, rinsald&amp;amp;#242; la fede della popolazione.
In citt&amp;amp;#224; visitiamo anche diversi altri splendidi monumenti religiosi, tra cui il Santuario di Nostra Signora del Carmine e l’Oratorio della Santissima Trinit&amp;amp;#224;, luogo un tempo dedito all’assistenza dei poveri e alla riscossione degli schiavi. 
Attraversano la suggestiva piazza Marconi, e salendo per una scalinata presieduta da due leoni sorreggenti lo stemma comunale, raggiungiamo la Basilica Collegiata di Santo Stefano. La prima chiesa eretta sul luogo risalirebbe almeno al VI secolo, e sarebbe stata costruita a fianco di una torre di segnalazione che aiutava i marinai a entrare nel porto. I Fieschi costruirono accanto alla chiesa un castello, che venne demolito intorno al 1200. 
Tra le diverse torri d’avvistamento che furono costruite per contrastare gli attacchi pirateschi, c’&amp;amp;#232; la Torre del Borgo, risalente al XVI secolo. Oggi &amp;amp;#232; sede della Galleria artistica, e nel sottostante giardino alla genovese si organizzano mostre e concerti. 
Dalla storia popolata anche da pirati, arriviamo nel mondo, ancora pi&amp;amp;#249; fiabesco, dei giganti, raggiungendo la nostra dimora per il weekend: L’Albergo Ristorante Gargantua, in via Dei Devoto. Dopo esserci sistemati nelle eleganti camere, ci accomodiamo presso i tavoli del ristorante con una discreta fame. Dopo un piacevolissimo aperitivo, eccoli qui, i simaptici giganti della letteratura francese: Gargantua e Pantagruel, con gli antipasti dedicati proprio a loro. Gustiamo cos&amp;amp;#236; un fantastico misto di pesce e di verdure, che cambia sempre in base alla disponibilit&amp;amp;#224; degli ingredienti. Pantagruel aggiunge anche gli sfiziosi fritti caldi tra cui bastoncini di verdure, olive ascolane, arancini e acciughe fritte. Gustiamo anche delle cozze alla marinara, e dell’insalata di polpo. Tutti i piatti sono freschi e preparati al momento. Chiacchierando con il titolare, il signor Andrea, originario di Campagna, citt&amp;amp;#224; salernitana dove Giordano Bruno comp&amp;amp;#236; il noviziato, scopriamo di essere in un albergo storico, esistente da almeno quarant’anni. “Sono tre anni che a gestire questa bella struttura siamo io e mia moglie Roberta, insieme ai figli Chiara, Elisa e Renato, e la chef Catia”. Continuando, apriamo lo scrigno dei sapori: un primo chiamato cos&amp;amp;#236; che svela degli spaghetti allo scoglio con il pomodoro, la cui cottura termina in una pentola di coccio, coperta con la pasta del pane: un piatto ricchissimo e squisito. Gustiamo anche i pansotti Gargantua con burro, salvia, curry e gamberi, le pappardelle con radicchio e gamberi, le trenette col pesto fatto in casa e il risotto ai frutti di mare. Annaffiamo il tutto con degli ottimi vini tra cui il Vermentino, il Falanghina, il Pinot grigio del Trentino, l’Aglianico del Vulture e il Morellino di Scansano. Tra i secondi apprezziamo molto il pesce azzurro al verde, preparato in padella e condito con aglio, olio, prezzemolo e una spruzzata di limone. Alcuni di noi scelgono invece la frittura del golfo, il branzino o l’orata al forno, e gli scampi alla Gargantua. 
La nostra cena, letteralmente pantagruelica, si conclude in gran dolcezza, grazie ai dessert della casa: dei fantastici semifreddi al caff&amp;amp;#232;, al torroncino e all’amaretto, oltre alla panna cotta, la crema catalana e il tiramis&amp;amp;#249;. Infine, assaggiamo il digestivo Gargantua, servito freddo e preparato in base a una ricetta segreta: un altro dettaglio tra i tanti che durante questo weekend ci ha fatto stare bene in compagnia dei giganti in riva al mare.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.lavagna.ge.it
www.hotelgargantua.net
Hotel Ristorante Gargantua
Via Dei Devoto, 149 Lavagna (GE)
Tel.: 0185/306118
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11167.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Un weekend al mare, nella città dei Fieschi: gita a Lavagna&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 13 Jun 2012 22:14:10 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11167.ashx</guid></item><item><title>Una storia di castelli, di verdi colline e di buona tavola: gita a Borgonovo Val Tidone, Borgonovo Val Tidone, Emilia Romagna</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11162.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11162.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11162/114986.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Percorrendo la Tangenziale Ovest di Milano, s’incontra il cartello “Val Tidone” e basta poco, pur essendo immersi nel traffico, per comprendere che quella scritta ci pu&amp;amp;#242; indirizzare in brevissimo tempo in un luogo da sogno: una vallata che piacque anche agli antichi Romani, cos&amp;amp;#236; come agli Emiliani e ai Lombardi, popoli che durante la storia si sono avvicendati qui. Tra le prime popolazioni che si erano lasciati incantare dalla bellezza di queste dolci colline ci fu una trib&amp;amp;#249; ligure che intorno al 3000 a.C. s’insedi&amp;amp;#242; sulle rive del torrente Tidone, dedicandosi all’agricoltura. Purtroppo per&amp;amp;#242; la loro serenit&amp;amp;#224; non pot&amp;amp;#232; durare a lungo: le numerose scorrerie di altre popolazioni, dagli Etruschi fino agli Unni, portarono guerre nell’area per molti lunghi secoli. 
Oggi la Val Tidone &amp;amp;#232; un’oasi di pace dove rigenerarsi tra passeggiate e buona tavola. Gli interminabili filari dei vigneti che si alternano ad ampissimi prati puntellati di allegri papaveri rossi, le strade che curva dopo curva attraversano la vallata, fanno scoprire piccoli borghi immersi in un’atmosfera tranquilla senza tempo. Durante il nostro percorso, a un certo punto ci capita perfino di incrociare uno splendido pavone che con grande calma decide di attraversare la strada proprio davanti a noi. 
Una volta raggiunta la citt&amp;amp;#224;, iniziamo a scoprire le sue bellezze partendo dal suo monumento-simbolo, il Castello. L’imponente Rocca sembra quasi voler dare il benvenuto a chi arriva in citt&amp;amp;#224; “raccontando” un importante capitolo della storia del luogo. Borgonovo fu fondato nel 1196 perch&amp;amp;#232; difendesse il territorio piacentino dalle invasioni nemiche. Tutto era organizzato nei minimi particolari, a partire dalla planimetria rettangolare del borgo, che consentiva un piano urbanistico molto ordinato. La citt&amp;amp;#224; era fortificata da mura, castello e diverse torri, e fu dotata di due porte, una verso Sud e l’altra verso Nord. Intorno alle mura scavarono una profonda fossa che in tempo di guerra veniva riempita di acqua. Nonostante questi accorgimenti, appena tre anni dopo Borgonovo fu messo a ferro e fuoco dalle milizie pavesi. Il castello odierno fu eretto successivamente, quando i consoli piacentini ricostruirono la citt&amp;amp;#224; rinforzandola ulteriormente.
Dopo aver cos&amp;amp;#236; rievocato le antiche vicende storiche della citt&amp;amp;#224;, la nostra passeggiata prosegue alla scoperta dei suoi monumenti religiosi, tra cui visitiamo la Collegiata, dedicata alla SS. Maria Assunta e costruita in laterizi in stile lombardo ogivale nel XIII secolo. Ammiriamo anche il Convento con la Chiesa di San Bernardino e la Chiesa dell’Immacolata Concezione, oltre all’Oratorio di San Rocco, attiguo a Villa Calcati.
Dopo questo bel giro in centro, decidiamo di passare la seconda parte della giornata immersi nel fascino della frazione Corano, che raggiungiamo in pochi minuti di auto. A spiccare tra le case del borgo, &amp;amp;#232; il Castello di Corano, antica fortificazione, esistente gi&amp;amp;#224; nel XII secolo e oggi propriet&amp;amp;#224; privata. A pochi passi dal maniero ci aspetta invece il luogo dove ci sentiremo come dei re a tavola: il Ristorante Le Proposte. L’ambiente rustico ed elegante &amp;amp;#232; reso caloroso da oggetti che richiamano le tradizioni contadine di una volta, mentre altri, come i bicchieri di design, testimoniano la cura dei dettagli che caratterizza tutto il servizio. “Abbiamo aperto nel 2000, trasformando in ristorante questo rustico di cui ci eravamo innamorati qualche anno prima. Amiamo i sapori genuini e prestiamo la massima attenzione alla qualit&amp;amp;#224; delle materie prime, utilizzando verdure di stagione e preparando tutto in casa, anche la pasta e i dolci”, ci racconta il signor Luigi che gestisce il locale insieme alla moglie Danila. 
Iniziamo con un tagliere di salumi D.O.P.: coppa, pancetta e salame piacentino, oltre a del crudo di Parma stagionato trenta mesi. Li accompagniamo con degli asparagi, con la zucca con l’aceto balsamico e con dei fiori di acacia in pastella. Continuiamo con i tortelli con la coda, ricotta e spinaci, i tipicissimi pisarei e fas&amp;amp;#242;, gli altrettanto tradizionali anv&amp;amp;#232;i, ovvero dei ravioli di stracotto in brodo di manzo e gallina. Gustiamo anche dei tortelli di fonduta con il tartufo nero e dei tagliolini conditi con olio, prosciutto e tartufo nero. Apprezziamo molto il fatto che le pietanze ci giungono calde, servite su piatti preriscaldati. Le annaffiamo con ottimi vini del territorio, passando agli squisiti secondi, tra cui scopriamo delle vere rarit&amp;amp;#224; come l’oca al forno con le mele, l’anatra con le ciliegie, lo stracotto d’asina e la piccola di cavallo. 
La dolce conclusione della cena ci vede gustare dei semifreddi tra cui uno zabaione col croccante di mandorle, ma assaggiamo anche la mousse al cioccolato, un tortino di pasta frolla sottile con le fragole flamb&amp;amp;#233; con un po’ di rhum, oltre a vari sorbetti, anche alla mela verde.
Dopo aver scoperto questi luoghi fantastici, siamo certi di tornarci presto, anche per le proposte culinarie che ci hanno allietato la serata.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.borgonovo.pc.it
www.ristoranteleproposte.it
Ristorante Le Proposte
Fraz. Corano Borgonovo Val Tidone (PC)
Tel.: 0523/845503
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11162.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Una storia di castelli, di verdi colline e di buona tavola: gita a Borgonovo Val Tidone&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 11 Jun 2012 16:04:50 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11162.ashx</guid></item><item><title>Una giornata nelle opere di Cesare Pavese: gita a Santo Stefano Belbo, Santo Stefano Belbo, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11154.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11154.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11154/114573.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Una vigna che sale sul dorso di un colle fino a incidersi nel cielo, &amp;amp;#232; una vista familiare, eppure le cortine dei filari semplici e profonde appaiono una porta magica”, cos&amp;amp;#236; scriveva Cesare Pavese nell’incipit del racconto “La vigna”, cogliendo l’essenza del proprio paese natale, Santo Stefano Belbo. Oggi, chi viene a visitare questo bel comune sito nelle Langhe, a poco pi&amp;amp;#249; di venti chilometri da Asti nonostante appartenga alla provincia di Cuneo, lo fa spesso proprio perch&amp;amp;#233; curioso di scoprire i luoghi pavesiani. Esattamente come &amp;amp;#232; accaduto a noi, che abbiamo deciso di immergerci nelle atmosfere de “La Luna e i fal&amp;amp;#242;”, romanzo di Cesare Pavese del 1950, ma anche in quelle di numerosi altri racconti dello scrittore, profondamente legato alla propria terra.
Qualsiasi strada si percorra per arrivare qui, prima di raggiungere il paese, si attraversano decine di chilometri quadrati di vigneti, tutti curatissimi. Che la cultura della vigna sia strettamente legata all’anima di questo luogo, lo dimostra anche la frase latina che compare sullo stemma civico: “Vitis Sancti Stephani ad Belbum Vita”.
Prima di assaggiare per&amp;amp;#242; un buon bicchierino di Moscato d’Asti o di Asti Spumante, vini di cui Santo Stefano Belbo &amp;amp;#232; il maggior produttore, facciamo una passeggiata alla scoperta del paese. Notiamo subito, in alto, sulla collina di Santa Libera, il suggestivo rudere di una torre quadrangolare, di cui apprendiamo che &amp;amp;#232; contemporanea di Dante, e fu distrutta secoli dopo, cos&amp;amp;#236; come il castello, raso quasi del tutto al suolo nel 1635 dagli spagnoli e dagli austriaci che se lo contendevano.
Visitando la Chiesa Parrocchiale del Sacro Cuore, i cui colori chiari spiccano sullo sfondo verde della collina, scopriamo che anche la storia della Parrocchia s’intreccia con le opere di Pavese. Infatti, l’antica Chiesa Parrocchiale dei Santi Giacomo e Cristoforo, che risale al XIV secolo ed &amp;amp;#232; la prima pieve del paese, dopo secoli travagliati nel 1785 si trovava in stato rovinoso, per essere poi lentamente ristrutturata nei successivi quasi cent’anni. Nel 1926 le funzioni parrocchiali sono state trasferite alla nuova chiesa del Sacro Cuore di Ges&amp;amp;#249;, mentre l’antica parrocchiale &amp;amp;#232; diventata sede della Fondazione Cesare Pavese. Anche la Biblioteca civica ha sede l&amp;amp;#236;, in Piazza Confraternita, e chi entra, pu&amp;amp;#242; subito fare un’escursione culturale nel mondo di Pavese, grazie alle foto e le copie di manoscritti esposte sulle pareti, oltre a documenti e oggetti visionabili all’interno. Durante la nostra passeggiata visitiamo anche la casa natale dello scrittore, sede del Museo Pavesiano. Il nostro giro si completa raggiungendo la romanica Abbazia di San Gaudenzio, di cui si dice che sia un ex tempio di Giove, oltre ad essere un ex convento benedettino. Infine, saliamo fino al Santuario della Madonna della Neve, sito sulla collina di Moncucco. 
Dopo questa lunga gita meritiamo davvero una bella cena all’insegna dei sapori del territorio: decidiamo cos&amp;amp;#236; di fermarci presso il Tratto-rante Sapori di Langa, in via Garibaldi, a due passi dal Municipio. 
I colori caldi delle sale, rustiche ma eleganti, oltre alla gentilezza dei titolari e l’ambiente famigliare ci mettono subito a nostro agio. Scambiando quattro chiacchiere con il signor Paolo che gestisce il locale insieme alla moglie, scopriamo che hanno deciso di aprire questo ristorante dopo aver gestito per molto tempo un agriturismo. “Chiamiamo questo locale un tratto-rante, ovvero un luogo dove poter gustare la cucina casalinga e i piatti come li preparava la nonna, con un approccio genuino e sano, e con la cura della qualit&amp;amp;#224; dei prodotti e degli ingredienti di un importante ristorante”, ci spiega il signor Paolo. Ogni piatto viene preparato fresco, e oltre alle specialit&amp;amp;#224; della Langa, si possono gustare anche delle prelibatezze meridionali.
Iniziamo con dei salumi misti del territorio, e tra gli antipasti gustiamo anche il vitello tonnato, l’insalata russa, degli involtini di peperoni arrosto e dell’insalata di riso. Continuiamo con gli agnolotti al rag&amp;amp;#249;, gli gnocchi con gorgonzola e noci, e le penne con panna e salmone. Alcuni nostri amici prediligono il pesce, gustando gli spaghetti allo scoglio e un fritto misto di gamberetti e totani. Noi “carnivori” proseguiamo invece con delle belle tagliate di vitello, una ricca grigliata di carne mista e assaggiamo anche le paillard, ovvero delle bistecche alla piastra. Apprezziamo molto anche i contorni di verdure di stagione e le focacce al lardo e al prosciutto crudo. Annaffiamo il tutto con degli ottimi vini del territorio, provenienti da cantine della zona. Infine, cediamo volentieri alle dolci tentazioni dei dessert fatti in casa, tra cui il bunet della nonna, il tiramis&amp;amp;#249;, la panna cotta, il profiterol e la crema catalana, oltre a dei semifreddi, gelati e sorbetti alla frutta. 
A Santo Stefano Belbo abbiamo scoperto un luogo intriso di letteratura e di poesia, non solo nelle sue tradizioni artistiche, ma anche nella sua cucina.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.santostefanobelbo.it
www.trattorantesaporidellalanga.com
Facebook: Sapori Di Langa – il TrattoRante
Ristorante Sapori di Langa
Via Garibaldi 16/18 Santo Stefano Belbo (CN)
Tel.: 0141/843448
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11154.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Una giornata nelle opere di Cesare Pavese: gita a Santo Stefano Belbo&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sun, 03 Jun 2012 00:30:47 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11154.ashx</guid></item><item><title>Trekking nell&amp;#39;arte e relax da gran signori: un weekend a Savignone, Savignone, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11161.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11161.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11161/114846.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 725 e il re dei Longobardi, Liutprando, era impegnato in un’impresa piuttosto delicata: il trasferimento delle spoglie di Sant’Agostino nella Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro a Pavia. Quando la salma si trovava a Savignone, il re giunse sul luogo di persona per coordinare l’operazione. Fu proprio in questo stupendo paese immerso nel verde scuro della Valle Scrivia, abbracciata dalle selvagge catene montuose liguri che accadde un fatto miracoloso. Il corteo funebre depose le spoglie in una chiesetta primitiva. Al momento di ripartire, nessuno riusc&amp;amp;#236; a smuovere la bara da terra: un peso divino la inchiodava a quel luogo. Il re Liutprando seppe interpretare correttamente il segnale, promettendo la costruzione di un monastero. Fatta la promessa, il corteo pot&amp;amp;#232; riprendere il proprio viaggio. Su quel luogo sorse poi il Monastero di San Salvatore, e oggi Savignone fa parte del Cammino di Sant’Agostino, il pellegrinaggio che unisce i luoghi simbolo della devozione agostiniana lungo l’antica Via del Sale.
L’idea di seguire le orme di Liutprando ci affascina, ma oltre alla ricchezza storica e artistica del luogo, Savignone offre anche molte altre opportunit&amp;amp;#224; di svago, a cominciare dalle escursioni in bici, il trekking, fino a uno strappo al vicino Outlet di Serravalle Scrivia, ma non solo: anche Genova &amp;amp;#232; vicina, cos&amp;amp;#236; &amp;amp;#232; facile unire la scoperta di questo gioiello dell’entroterra perfino a una visita all’Acquario e a una passeggiata al Porto Antico.
Passeggiando per le viuzze del centro storico, tra le case colorate tipicamente liguri si apre una vista mozzafiato sulle montagne circostanti, ed &amp;amp;#232; facile notare, su uno sperone roccioso, la massiccia torre a ferro di cavallo del Castello. Scambiando due chiacchiere con le persone del posto, scopriamo che la fortezza fu costruita nel 1207 dai tortonesi sulla stessa roccia dove secoli prima era accaduto il fatto miracoloso riguardante la salma di Sant’Agostino. Pochi decenni dopo, il Castello, cos&amp;amp;#236; come il borgo di Savignone, entr&amp;amp;#242; nel possesso dei Fieschi, il casato che resse il Castello di Savignone per pi&amp;amp;#249; tempo, arrivando, sebbene con un’interruzione, fino all’Ottocento. 
Ci sembra incredibile, ma &amp;amp;#232; vero: questo weekend lo passiamo addirittura nella dimora dei Fieschi, chiamati dal popolo “Gatteschi”, in onore dell’animale araldico che il casato scelse per cimiero: un gatto seduto, voltato a sinistra. Giungendo nella piazza principale del paese, visitiamo prima la Chiesa parrocchiale di San Pietro, fondata da Urbano Fieschi nel 1691, con al suo interno numerose preziose opere d’arte, tra cui una Visitazione di Santa Caterina da Genova di Giovanni Battista Carlone, e poi, come i Signori di una volta, ci accomodiamo in una delle 21 eleganti camere dotate di ogni comfort del cinquecentesco Palazzo Fieschi, meravigliosamente ristrutturato grazie all’impegno del signor Aldo, marito della signora Simonetta Caprile che oggi gestisce la struttura insieme alla figlia Sara. Oggi il palazzo &amp;amp;#232; sede di un hotel e di un ristorante, aperto anche a chi non soggiorna presso la struttura. Le prime notizie riguardanti il Palazzo, che domina la caratteristica piazza con l’elegante facciata rivolta verso Ponente, risalgono al 1450: all’epoca l’edificio aveva principalmente funzioni militari, come testimoniano le garitte. Successivamente divenne residenza dei Fieschi fino al 1856, quando fu dato in affitto e trasformato in un albergo termale. All’interno del parco di Palazzo Fieschi esiste infatti una fonte d’acqua dalle apprezzate propriet&amp;amp;#224; termali note fin dall’antichit&amp;amp;#224;. Quell’acqua oligominerale e depurata oggi viene servita al ristorante, dove abbiamo il piacere di gustare una squisita cena all’insegna dei sapori tipici dell’entroterra ligure. Scopriamo che tutto, compresi i sughi e la pasta, viene preparato al momento, con ingredienti rigorosamente freschi e provenienti dal territorio. 
Iniziamo con l’antipasto del Palazzo, che comprende anche la ricotta di Savignone, il salame di Vobbia e il parmigiano con il miele dei produttori della Valle Scrivia. Continuiamo con i ravioli di carne alla genovese fatti in casa, conditi “al tocco”, ovvero col tipico sugo rosso di carne, mentre alcuni nostri amici scelgono le trenette al pesto e le tagliatelle con champagne, pistacchi verdi e speck. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini liguri e piemontesi e proseguiamo con dei filetti di fassone al pepe verde o all’aceto balsamico. Alcuni di noi gustano invece la tagliata di fassone alla griglia, ma anche gli straccetti alla ligure fanno proseliti. Sono ottimi anche i contorni, tra cui i carciofi di Albenga. La dolce conclusione della nostra cena ci vede cedere alla tentazione di un semifreddo all’amaretto, dei sorbetti al limone e del tiramis&amp;amp;#249; leggero. 
 Dopo le rigeneranti passeggiate della giornata successiva, ripartiamo per la grande citt&amp;amp;#224; arricchiti di una bellissima esperienza e certi di tornare presto a trovare il gatto di Savignone.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.savignone.ge.it
www.palazzofieschi.it
Palazzo Fieschi Hotel
Piazza della Chiesa Savignone (GE)
Tel.: 010/9360063
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11161.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Trekking nell'arte e relax da gran signori: un weekend a Savignone&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 09 Jun 2012 17:16:24 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11161.ashx</guid></item><item><title>Un favoloso mondo in collina, tra storia e buona tavola: gita a Costigliole d&amp;#39;Asti, Costigliole d&amp;#39;Asti, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11143.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11143.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11143/114511.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una splendida collina tutta verde che domina la vallata, immersa tra un’infinit&amp;amp;#224; di vigneti, campi e boschi, con sopra un castello che sembra uscito da una fiaba: grandissima, con quattro torrioni circolari e le decorazioni rosse. Un luogo cos&amp;amp;#236; potrebbe inventarlo solo un bambino, invece esiste davvero, e non si trova nemmeno lontano dalle grandi citt&amp;amp;#224; del Nord, come Milano, Torino, Genova o Alessandria. Per dirla con le parole dello storico Gian Secondo De Canis, vissuto a cavallo tra il Sette- e l’Ottocento, “Giace Costigliole sul dorso, ed attorno d’una collinetta di figura conica, sulla cui vetta sta il massiccio quadrato castello in ottimo stato, fiancheggiato da quattro grosse rotonde torri”. 
Il Castello, che si potrebbe definire il monumento simbolo di questa bella cittadina astigiana sita tra il Monferrato e le Langhe, fu costruito tra i secoli XIV-XV e rimaneggiato nelle attuali forme goticheggianti nell’Ottocento. Nel corso dei secoli fu dimora di diverse nobili famiglie, e qui risiedettero anche personaggi come l’esperto enofilo Filippo Asinari di S. Marzano, che promosse la viticoltura, o la contessa di Castiglione Virginia Verasis, cui Cavour affid&amp;amp;#242; il compito di ambasciatrice del Piemonte alla corte pariginia di Napoleone III.
Dopo questi illustri personaggi storici che sono passati di qui, iniziamo anche noi a scoprire le bellezze di Costigliole d’Asti, cominciando dalla Chiesa Parrocchiale di Nostra Signora di Loreto, situata nella zona pi&amp;amp;#249; alta del paese, definita “la rocca”, di fronte al Castello. E’ originaria del fine Cinquecento, ed &amp;amp;#232; stata ampliata e arricchita di opere d’arte nei secoli successivi. L’altra chiesa pi&amp;amp;#249; nota di Costigliole &amp;amp;#232; quella della Confraternita di San Gerolamo, all’interno della quale abbiamo visitato il Museo d’Arte Sacra che conserva le testimonianze pi&amp;amp;#249; significative del patrimonio religioso di Costigliole del Seicento e del Settecento.
In giro per le caratteristiche stradine, da cui si aprono numerosi sbocchi sulle splendide colline circostanti, scopriamo che la storia di Costigliole &amp;amp;#232; profondamente legata alla storia delle sue frazioni. Se la bellezza del Castello ci ha fatto rimanere a bocca aperta, chiacchierando con le persone del posto, veniamo a sapere che nella frazione Burio sorge un altro castello importante, che probabilmente deve il suo nome all’antico ceppo ligure degli euburiati, oltre a diverse ulteriori frazioni dove sono tuttora presenti i resti di antichi castelli ormai demoliti, come la Motta Tanagri,  Bionzo, Cavorro, o L&amp;amp;#249;, sul Monte Leucio. La zona di Costigliole &amp;amp;#232; anche molto ricca di miti e leggende, tra cui la pi&amp;amp;#249; conosciuta &amp;amp;#232; quella legata a Laureti, ovvero la frazione Loreto, che le prime leggendarie attestazioni farebbero risalire addirittura ad una delle prime localit&amp;amp;#224; abitate dai figli di No&amp;amp;#232; dopo il Diluvio Universale. 
Dopo questa passeggiata nella storia costigliese, per la nostra cena torniamo ai piedi del Castello che ci ha tanto incantati, presso il Ristorante Enoteca Caff&amp;amp;#232; Roma nella centralissima Piazza Umberto I. Siamo nel locale pi&amp;amp;#249; storico del paese, ricavato dagli spazi un tempo collegati al Castello ed utilizzati secoli fa come stalle e cantine. Ci accomodiamo nella sala con le volte in mattoni dal grande fascino e con le pareti stracolme di bottiglie di vino, e mentre iniziamo a studiare il men&amp;amp;#249;, scambiamo quattro chiacchiere con i titolari Anna e Gino Risso. “Nel 1984, anno in cui abbiamo aperto, questo era un semplice bar di paese. Dopo un po’ abbiamo cominciato a introdurre dei taglieri di salumi e formaggi col bicchiere di vino, tipo merenda, e piano piano siamo diventati un’enoteca con cucina, trattoria e vineria, senza rinunciare ad essere anche un caff&amp;amp;#232;”, ci raccontano Anna e Gino che gestiscono il locale insieme ai figli Alessio, il cuoco, e Simone che accoglie gli ospiti in sala. 
Iniziamo la nostra cena con un ricco antipasto piemontese: la favolosa carne cruda battuta al coltello, l’insalata russa, il flan di cardi e il Monviso, con lardo, castagne e verdure in pastella. I piatti cambiano in base alla stagione, ma alcuni classici ci sono sempre, come i ravioli del plin col sugo d’arrosto, che gustiamo con grande piacere, oltre allo squisito minestrone servito nel pane. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con dei vini principalmente della zona, apprezzando il fatto che siano disponibili anche al bicchiere. Proseguiamo con il pollo alla cacciatora, il roast beef cotto nel fieno e la tradizionale finanziera. Apprezziamo molto anche diversi piatti a base di pesce di fiume, oltre alla bagna caoda e un ricco tagliere di salumi e formaggi tra cui il Roccaverano di latte crudo di capra. 
Infine, cediamo pi&amp;amp;#249; che volentieri alla dolce tentazione del bunet, del tiramis&amp;amp;#249; e dello zabaione con la torta di nocciole.
Durante questa bella giornata, che speriamo di ripetere presto, abbiamo appurato che a Costigliole d’Asti di favoloso, oltre al Castello, ci sono anche la cucina e i vini.  

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.costigliole.it
www.enofoodroma.it
Enoteca con cucina – Caff&amp;amp;#232; Roma
Piazza Umberto I, 14 Costigliole d’Asti (AT)
Tel.: 0141/966544
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11143.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Un favoloso mondo in collina, tra storia e buona tavola: gita a Costigliole d'Asti&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sun, 20 May 2012 00:23:28 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11143.ashx</guid></item><item><title>In villeggiatura sulla Via del Sale: una giornata a Casella, Casella, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11127.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11127.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11127/114331.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un colorato trenino passa attraverso le valli immerse nel verde scuro delle selvagge alture degli Appennini liguri. Partito dal centro di Genova, in un’oretta di percorso panoramicissimo che raggiunge addirittura i 458 metri di altezza arriva a Casella, la destinazione ideale di una bella giornata fuori porta da passare tra natura, arte e buona tavola. Dove dal 1929 passa il Trenino di Casella, molti secoli fa si transitava a piedi o sui muli: il percorso era la Via del Sale, antico collegamento commerciale tra le coste liguri e la Pianura Padana. 
E’ dall’Ottocento che questo paese vive un continuo sviluppo turistico, come dimostrano anche diversi bei palazzi con decorazioni in stile Liberty, che erano le dimore delle famiglie borghesi che da Genova venivano qui in villeggiatura e che chiamavano Casella “la piccola Svizzera”. Oggi questo paese-gioiello &amp;amp;#232; la meta ideale per una gita delle famiglie con bambini, ma anche di tutti gli amanti del trekking e dell’escursionismo. Nell’ampissima area verde attrezzata si possono fare dei pic nic, mentre la piscina all’aperto del Palazzetto dello Sport offre refrigerio durante l’estate.
La prima famiglia che venne qui in vacanza fu quella dei Fieschi, importante dinastia feudale il cui dominio su Casella e su molti centri della Valle Scrivia dur&amp;amp;#242; per circa cinque secoli. Risale al Seicento Palazzo Fieschi, situato nel centro del paese. Dotato di una corte interna e di una massiccia torre d’avvistamento, storicamente il palazzo aveva funzioni amministrative, ma fu anche la residenza estiva dei Fieschi. 
Visitiamo anche gli edifici religiosi del paese: la Chiesa di Santo Stefano, costruita tra il 1718 e il 1722 sulle fondamenta di una pieve medievale. Al suo interno sono conservate diverse preziose opere d’arte tra cui una Visitazione di Giovanni Andrea De Ferrari. Poco distante sorge l’Oratorio di Sant’Antonio Abate, inaugurato nel 1556. In questo edificio si producevano gli stampi per le focacce recanti l’effigie di Sant’Antonio, prodotte e vendute ancora oggi il 17 gennaio di ogni anno, durante la ricorrenza del Santo. 
Come i viandanti di un tempo, anche noi decidiamo di fermarci per cena qui in pieno centro, a due passi dall’Oratorio e da Palazzo Fieschi, presso l’Antica Trattoria della Posta, in Via De Negri. Si tratta di un’enoteca con cucina, creata all’interno di uno storico locale. Entrando ci troviamo subito circondati da mille bont&amp;amp;#224;: sugli scaffali sono esposti innumerevoli prodotti di gastronomia provenienti dal territorio, biologici, o del mercato equo solidale che vengono utilizzati in cucina, ma che si possono anche acquistare, cos&amp;amp;#236; come i vini. “Utilizziamo, per quanto possibile, prodotti a chilometro zero, per questo lavoriamo con agricoltori e allevatori delle zone limitrofe”, ci sipega la signora Daniela Bagnasco, che gestisce con grande passione il locale insieme al cognato Fabrizio Montalto. “Il nostro men&amp;amp;#249; cambia quasi giornalmente e segue il ritmo delle stagioni. Inoltre, tutti i piatti vengono preparati al momento”, ci spiega la titolare mentre prendiamo l’aperitivo: le frittelle calde con del Durello veneto dei Colli Lessini, e dell’Ochin de M&amp;amp;#224; della Valpolcevera, un vino il cui nome significa “oca di mare”, ovvero gabbiano. 
Accomodandoci nella bella sala che ospita sempre una mostra temporanea, iniziamo la nostra cena con una selezione di ottimi salumi locali, serviti con la focaccia di patate calda. Li accompagniamo con un buon Marzemino del Trentino. Gustiamo anche la panissa fritta con acciughe e pignoletti, e delle verdure ripiene, oltre a una torta di riso, con della Bianchetta genovese. La carta dei vini propone oltre 250 etichette, raggruppate per produttore, ed &amp;amp;#232; frutto di una lunga ed appassionata ricerca dei titolari. Continuiamo con il raviolo ripieno di pesto e ricotta e condito con una salsa di pinoli. Alcuni di noi prendono gli gnocchi di castagna conditi col formaggio Montebore, e assaggiamo anche le trenette al pesto, il pansotto con la salsa di noci e un risotto con gli asparagi, annaffiando tutto con del Pecorino d’Abruzzo. I bambini hanno un men&amp;amp;#249; dedicato e possono giocare in uno spazio a loro riservato nella sala. Tra i secondi, tutti preparati con carne piemontese o di produttori della zona, scegliamo lo stracotto al Barbera servito con la polenta, i bocconcini di tacchino con lo speck, e il filetto al Friulano. Chi ha voglia di pesce, assaggia dei filetti di salmone fresco agli agrumi. Ai secondi abbiniamo del Barbera e del Friulano. Concludiamo in dolcezza con i biscotti della casa all’arancio, alle mandorle e alle noci, la crostata, il latte dolce, che &amp;amp;#232; una sorta di budino e col gelato artigianale servito con i lamponi caldi. Ad accompagnare i dessert, un fantastico Moscato passito sardo, il Lajcheddu. 
Dopo questa bella giornata siamo certi di tornare qui presto, magari in occasione di una delle prossime presentazioni di libri o incontri culturali organizzati dall’Antica Trattoria della Posta.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.casella.ge.it
www.anticatrattoriadellaposta.it
Antica Trattoria della Posta
Via Pietro De Negri, 10 Casella (GE)
Tel.: 010/9675202
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11127.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;In villeggiatura sulla Via del Sale: una giornata a Casella&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 05 May 2012 17:14:45 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11127.ashx</guid></item><item><title>Dal cielo un meraviglioso sguardo sul mare: gita a Rapallo, Rapallo, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11133.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11133.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11133/114409.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era il 2 Luglio 1557 e faceva molto caldo. Il contadino Giovanni Chichizola, di ritorno dal mercato ortofrutticolo di Rapallo dovette passare per il pericoloso Monte Letho, ovvero monte della morte, cos&amp;amp;#236; chiamato per via delle numerose scorribande dei briganti. Stremato dalla stanchezza e dal caldo, si addorment&amp;amp;#242; su uno sperone di roccia. A svegliarlo fu un bagliore improvviso. Al contadino apparve una bella signora vestita d’azzurro e di bianco, la quale, con tono deciso, ma molto gentile, gli disse: “Vai a Rapallo e di’ ai cristiani che voglio essere onorata qui”. La Madonna, prima di scomparire dagli occhi del Chichizola, gli don&amp;amp;#242; un’icona: una tavoletta in legno di pioppo raffigurante il transito in cielo di Maria. Oggi quel monte si chiama Montallegro, e l&amp;amp;#236;, a 612 metri di altezza sorge il Santuario mariano, eretto nel 1558, come chiesto dalla Vergine. 
Questo meraviglioso luogo sacro &amp;amp;#232; la prima tappa della nostra gita a Rapallo, e salire l&amp;amp;#236;, tornante dopo tornante ci regala anche l’emozione di sorvolare con lo sguardo i folti boschi che vestono le selvagge alture sopra la citt&amp;amp;#224;. Dal sagrato del Santuario si apre una vista mozzafiato sul tratto del Golfo di Tigullio in cui &amp;amp;#232; situata Rapallo.
Scendendo in citt&amp;amp;#224;, facciamo una passeggiata sul lungomare, scoprendo che il tremendo pirata ottomano Dragut attacc&amp;amp;#242; Rapallo nel 1549 saccheggiando la citt&amp;amp;#224; e facendo numerosi schiavi. Per evitare tragedie simili in futuro, fu costruito il Castello in una posizione insolita, direttamente sul lungomare. Oggi quel suggestivo maniero &amp;amp;#232; protagonista di una rievocazione in cui viene dato simbolicamente alle fiamme durante uno spettacolo pirotecnico. 
Sul lungomare notiamo anche una costruzione rotonda in stile Liberty, con il soffitto splendidamente affrescato: si tratta del Chiosco della Musica: inaugurato nel 1929, il Chiosco fu donato alla citt&amp;amp;#224; dagli emigranti rapallesi in Cile. Negli anni ’30 la piazza intorno era spesso gremita di gente che ascoltava i concerti per banda, ma anche di musica classica. 
Che l’arte sia nel dna dei rapallesi, lo si capisce anche visitando le loro numerose splendide chiese, tra cui il gotico complesso monastico di Valle Christi e la Basilica, intitolata dal 1118 ai Santi Gervasio e Protasio. La Basilica, dalla cupola ottagonale visibile da molti punti della citt&amp;amp;#224;, &amp;amp;#232; stata rimaneggiata numerose volte, e sub&amp;amp;#236; anche molti danni durante i secoli: il pi&amp;amp;#249; recente risale al 1944, quando gli Alleati bombardarono Rapallo, provocando delle vittime all’interno dell’edificio e il crollo della navata destra. 
Durante la nostra passeggiata notiamo a un certo punto una splendida torre, alta e snella che spunta in fondo a uno dei coloratissimi vicoli del centro: si tratta della Torre Civica, costruita nel 1443, in aggiunta alla pi&amp;amp;#249; antica chiesa di Rapallo: la Pieve di Santo Stefano, esistente gi&amp;amp;#224; nel 1155. 
Dopo questo bel giro, piacevolmente stanchi e affamati, decidiamo di fermarci per cena presso un locale a due passi dalla Torre: il Focacciaio, in Vico del Pozzo. Il nome del ristorante richiama un’altra delle eccellenze del Tigullio: la meravigliosa focaccia col formaggio. Infatti, quella pietanza, ideata dalle casalinghe e originaria di queste zone &amp;amp;#232; tra i piatti che gustiamo con grande piacere. Chiacchierando con Stefano Campodonico, che gestisce il locale insieme al fratello Massimo, scopriamo che tutta la pasta, cos&amp;amp;#236; come tutti i dolci, vengono fatti in casa ogni giorno. “Qui non entrano mai dei prodotti in scatola o surgelati, usiamo solo prodotti freschi di ottima qualit&amp;amp;#224;, perfino l’olio &amp;amp;#232; sempre extravergine di oliva. Abbiamo aperto nel 1988 e per anni i nostri prodotti sono stati apprezzati dal pubblico grazie al nostro servizio da asporto. L’anno scorso abbiamo cos&amp;amp;#236; deciso di aprire anche la taverna”. E’ proprio l&amp;amp;#236;, nell’accogliente sala che iniziamo a gustare le migliori specialit&amp;amp;#224; liguri, tra cui la farinata, la focaccia classica, oltre a quella mitica col formaggio, la quale, se condita col pomodoro, diventa la gustossissima pizzata e l’altrettanto tipica panissa. Tra gli antipasti assaggiamo anche delle ottime verdure alla genovese, oltre alla torta pasqualina, la torta di zucca e quella di carciofi. Alcuni dei nostri amici scelgono il tagliere di salumi, tutti di Parma della migliore qualit&amp;amp;#224;. Continuiamo con il primo del giorno, ovvero i ceci in zemin, e gustiamo anche un ottimo minestrone alla genovese. Riempiamo i nostri bicchieri con degli ottimi vini non cari e selezionati da una vicina enoteca tra cui il Barbera d’Asti, qualche Chianti e dello spumante Franciacorta. A seguire, ci allieta un ottimo stoccafisso, mentre se fossimo arrivati qui d’inverno, avremmo forse scelto un bel piatto di trippa. 
La nostra cena si conclude con dei dolci favolosi, tutti fatti in casa, come la panna cotta, la cr&amp;amp;#232;me caramel, il salame di cioccolato, la cioccolatina, le crostate e il castagnaccio. 
Cosa desiderare di pi&amp;amp;#249; dalla vita? Di tornare presto a Rapallo!

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.rapallo.ge.it
Il Focacciaio
Vico del Pozzo, 30 Rapallo (GE)
Tel.: 0185/66459
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11133.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Dal cielo un meraviglioso sguardo sul mare: gita a Rapallo&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 09 May 2012 22:38:38 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11133.ashx</guid></item><item><title>Il mare visto dai monaci del Duecento: una giornata ad Andora, Andora, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11152.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11152.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11152/114557.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un vecchio proverbio locale recita cos&amp;amp;#236;: “Andora, chi la cerca, non la trova”. In realt&amp;amp;#224; la frase riassume l’essenza di questa straordinaria citt&amp;amp;#224; sita sul punto pi&amp;amp;#249; occidentale della Riviera delle Palme: per trovarla e per conoscerla bisogna cercarla nei suoi antichi borghi immersi nel profumo degli ulivi e delle erbe aromatiche, bisogna percorrere i suoi sentieri tortuosi che si arrampicano sulle alture dove lo sguardo pu&amp;amp;#242; spaziare tra case colorate, tantissimi fiori e l’interminabile azzurro cristallino del mare. 
Iniziamo a scoprire Andora, fondata probabilmente nell’VIII secolo a.C., con una passeggiata sul lungomare. A Marina di Andora visitiamo la Chiesa parrocchiale di Santa Matilde e quella dedicata al Cuore Immacolato di Maria. Secoli fa dal mare arrivavano frequenti scorrerie piratesche, cos&amp;amp;#236; a difesa della citt&amp;amp;#224; furono costruiti diversi bastioni e delle robuste mura. Sempre per lo stesso motivo, il primo insediamento andorese sorse sulle alture della frazione Castello, storicamente denominata Paraxo e tuttora il nucleo pi&amp;amp;#249; suggestivo della citt&amp;amp;#224;. Prima di visitarlo, andiamo a scoprire alcune altre frazioni: a Rollo visitiamo la casaforte, edificata nel Cinquecento, per difesa dai pirati. Spostandoci verso l’entroterra, a San Bartolomeo ammiriamo l’omonima chiesa, nota per il suo campanile alto ben 56 metri, il secondo pi&amp;amp;#249; alto della Liguria. 
Il celebre antropologo norvegese Thor Heyerdahl, mito della spedizione Kon-Tiki, quando ha scoperto la frazione Colla Micheri, ha detto cos&amp;amp;#236;: “Ho passato la mia vita a esplorare il mondo. Ma quando giunsi in questo luogo non ebbi esitazioni: la mia casa sarebbe sorta in questo piccolo paradiso.” Il borgo di Colla Micheri &amp;amp;#232; diventato cos&amp;amp;#236; la seconda patria del grande esploratore, morto proprio l&amp;amp;#236; nel 2002. Nel 1814 invece, la stessa frazione ospit&amp;amp;#242; Papa Pio VII, di ritorno dall’esilio in Francia. Anticamente a collegare questo borgo e il Castello era lo splendido ponte romano sul torrente Merula, con le arcate a schiena d’asino. 
Raggiungiamo cos&amp;amp;#236; la tappa pi&amp;amp;#249; suggestiva della nostra passeggiata: la frazione Castello. Dietro le mura, oggi in stato rovinoso, dell’antica dimora, possiamo cercare di immaginare scene della vita dei marchesi di Clavesana, di cui nel XII secolo il Paraxo era la residenza. Notiamo a un certo punto delle tavole di ardesia, incastonate lungo il muro che costeggia il sentiero che sale verso il cuore del borgo, sulle quali sono scolpite delle poesie: si tratta del meraviglioso Percorso delle Pietre di Luna. Verso dopo verso, il sentiero poetico ci conduce al punto dove davanti a noi si apre una visione che toglie il fiato: la splendida Chiesa dei Santi Giacomo e Filippo, costruita nel XII secolo in stile romanico con le pietre di Capo Mele, e somigliante alla Cattedrale di San Michele ad Albenga, con accanto la suggestiva Porta-Torre medioevale. I monaci benedettini della vicina Isola Gallinara, intorno al 1200 crearono una residenza a sostegno e cura della bellissima chiesa presso una vicinissima magione. Essendo i monaci alle dipendenze di un priore, quella residenza divenne per tutti “La Casa del Priore”, luogo dove abbiamo il piacere di passare la nostra serata, gustando una cena prelibata che avrebbero certamente apprezzato perfino i marchesi di Clavesana.
Infatti, oggi La Casa del Priore &amp;amp;#232; un elegante ristorante, con annessa una brasserie di stile allegro e informale che si trova sulle terrazze panoramiche coperte da pergolati di viti da cui si apre un’ampissima vista sul mare. 
Ci accomodiamo nella sala con le volte in mattoni e iniziamo a gustare degli squisiti antipasti freschi di mare: il polpo e patate croccanti con riso Venere, il tonno rosso in crosta di pistacchi di Bronte, una composizione di gamberi e radicchio con crema di foie-gras e il crudo di pesce con misticanza e ridotto di balsamico. Continuiamo con le pappardelle con baccal&amp;amp;#224; e pomodorini confit, una zuppetta di mare al cartoccio con dadolata di panizza, e i ravioli di patate e spinaci con scampi e gamberi. I nostri amici scelgono invece gli sfiziosi tagliolini all’astice e pomodori. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi Pigati e Vermentini, oltre a qualche vino piemontese, scelti tra le circa 230 etichette disponibili. A seguire, gustiamo dei buonissimi secondi preparati col pescato del giorno, accompagnati con delle verdure di stagione. Alcuni di noi prendono il baccal&amp;amp;#224; islandese croccante con passata di patate al rosmarino, altri invece restano fedeli ad astici e aragoste, per non parlare dei gamberoni. Quando, dopo aver gustato anche dei buonissimi dessert ci avviamo verso casa, passando dalle terrazze della brasserie incontriamo degli amici che ci elogiano le grigliate miste di carne, la picanha con patate alla paprika, e gli spiedini di carne.
Questi luoghi ci hanno affascinati tantissimo e siamo certi di tornare presto, anche per la rassegna estiva di musica classica presso la Chiesa dei Santi Giacomo e Filippo.

Francesca Bertha 

PER INFORMAZIONI:
www.comune.andora.sv.it
www.casadelpriore.com
Ristorante La Casa del Priore
Via Castello, 34 Andora (SV)
Tel. Ristorante: 0182/684377
Tel. Brasserie: 0182/87330
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11152.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Il mare visto dai monaci del Duecento: una giornata ad Andora&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Fri, 01 Jun 2012 19:36:49 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11152.ashx</guid></item><item><title>I gozzi da pesca e il mezzo marinaio: una giornata a Celle Ligure, Celle Ligure, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11103.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11103.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11103/114210.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando arriva la primavera, viene inevitabilmente voglia di fare un salto nei luoghi dove il Sole &amp;amp;#232; di casa, dove anche i suoi raggi pi&amp;amp;#249; deboli di Aprile sembrano quelli di Luglio, perch&amp;amp;#233; amplificati dai colori vivaci delle case che si affacciano sul mare. 
Siamo nella provincia di Savona, e se il capoluogo &amp;amp;#232; noto come la “Citt&amp;amp;#224; dei Papi”, grazie a ben due Papi savonesi, Sisto IV e il nipote Giulio II, scopriamo che in realt&amp;amp;#224; Sisto IV nacque nel 1414 in una frazione di Celle Ligure, chiamata Pecorile. Si tratta del Pontefice da cui prende il nome la Cappella Sistina, che proprio durante il pontificato di Giulio II venne affrescata da Michelangelo. 
Il profumo del mare ci accompagna anche durante la visita al monumento religioso pi&amp;amp;#249; importante di Celle, la Chiesa di San Michele Arcangelo. Infatti, il sacrato antistante la chiesa &amp;amp;#232; formato da un mosaico di oltre mezzo milione di ciottolini di mare bianchi e neri, raccolti a partire dal 1894 da Don Agostino Delfino e dai suoi alunni, sulla battigia tra Camogli e Albisola. I sassi sono stati trasportati a Celle con gozzi da pesca. All’interno della chiesa si trovano delle opere d’arte preziosissime, tra cui il polittico “San Michele e i Santi”, dipinto nel 1535 da Perin del Vaga, allievo di Raffaello. Secondo la leggenda, l’opera sarebbe un ex voto dedicato dal pittore a San Michele per aver trovato salvezza sulla spiaggia di Celle Ligure dopo un naufragio. I fatti storici riferiscono per&amp;amp;#242; che l’opera era stata commissionata all’artista dai pescatori cellaschi.
Celle Ligure viene citata nelle carte per la prima volta nel 1014, e nel XII secolo il suo territorio pass&amp;amp;#242; al Marchesato di Ponzone. E fu proprio Pietro Ivaldi, detto il Muto di Toleto, in quanto nativo della frazione Toleto di Ponzone, la patria del filetto baciato tra le colline dell’Alto Monferrato Acquese, a realizzare la celebre serie di dipinti raffiguranti episodi della vita di Cristo all’interno della Chiesa di San Michele Arcangelo di Celle.
Durante la nostra permanenza abbiamo visitato diverse delle numerose altre belle chiese, tra cui l’Oratorio di San Michele e la Chiesa di San Giorgio nella frazione Sanda. 
Ed &amp;amp;#232; proprio da Sanda che parte uno degli itinerari turistici pi&amp;amp;#249; entusiasmanti di Celle, il Sentiero botanico, che porta fino al luogo dove sorgeva la storica Torre Bregalla, detta Torre di Cardemei, costruita su un crinale a 261 metri di altezza come punto di avvistamento costiero per difendersi contro le incursioni piratesche che nel Cinquecento si erano notevolmente intensificate. 
Sul lungomare ammiriamo inoltre la Chiesa di Nostra Signora della Consolazione, anticamente sede del convento di Santa Maria della Grotta, caratterizzata dalla decorazione esterna a strisce tipicamente ligure. 
Spostandoci in auto verso Ponente, si apre una veduta mozzafiato sul mare e una stupenda vista sulle case colorate cellesi che si affacciano sulla spiaggia. Proprio in quel tratto panoramico della Strada statale dell’Aurelia notiamo l’invitante terrazzo del Ristorante Mezzo Marinaio, dove decidiamo di fermarci per cena. La serata &amp;amp;#232; particolarmente mite, cos&amp;amp;#236; scegliamo di accomodarci, anzich&amp;amp;#233; nella bella e luminosa sala interna, sul terrazzo vista mare: un modo bellissimo di avvicinare l’estate. Iniziamo con uno sfiziosissimo antipasto ligure gustando delle acciughe ripiene con le frittelle di baccal&amp;amp;#224;, dei calamari ripieni e una zuppetta di cozze, vongole, fasolari e cannolicchi. Mentre scegliamo i primi, scambiamo quattro chiacchiere con il titolare Marco, che gestisce il ristorante con l’aiuto di mamma Gabriella che cura la cucina. “Abbiamo aperto circa tre anni fa e una delle cose che ci contraddistingue &amp;amp;#232; la massima cura ai dettagli. La pasta &amp;amp;#232; fatta in casa, i piatti di pesce cambiano in base al pescato del giorno, e per quanto riguarda le pizze, che sono uno dei nostri cavalli di battaglia, non puntiamo tanto sui condimenti strani, ma sulla qualit&amp;amp;#224; eccelsa dell’impasto che deve essere lievitato per almeno 36 ore”, ci racconta. Alcuni di noi scelgono infatti le buonissime pizze, mentre il resto del gruppo va avanti con gli eccelsi tagliolini con carciofi e gamberi di Oneglia, gli gnocchi con il sugo di totanetti e i tipicissimi corzetti al pesto. Annaffiamo il tutto con degli ottimi vini principalmente bianchi, provenienti oltre che dalla Liguria, dal Friuli, il Veneto, il Trentino, ma anche dalla Franciacorta. Tra i secondi piatti gustiamo la pescatrice con i carciofi e le patate, il fritto misto di pesce che stavolta comprende acciughe, calamari, e i gamberetti rosa della zona. Assaggiamo anche lo sfizioso stoccafisso accomodato, in umido con patate, olive, pomodori e pinoli. Per concludere in dolcezza, gustiamo il tiramis&amp;amp;#249; della casa giustamente richiestissima, oltre alla pastiera napoletana e dei semifreddi all’amaretto e al caff&amp;amp;#232;.
Queste bont&amp;amp;#224; saranno senz’altro tra quei numerosi buoni motivi che ci faranno presto tornare a Celle Ligure.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comunecelle.it
www.ristorantemezzomarinaiocelle.com
Ristorante Pizzeria Mezzo Marinaio
Via Aurelia di Ponente, 8 Celle Ligure (SV)
Tel.: 019/991998
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11103.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;I gozzi da pesca e il mezzo marinaio: una giornata a Celle Ligure&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sun, 29 Apr 2012 15:44:21 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11103.ashx</guid></item><item><title>Tra l&amp;#39;Arca e il Giardinetto: un weekend nell&amp;#39;arte di Vercelli, Vercelli, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11107.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11107.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11107/114285.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In una delle zone pi&amp;amp;#249; ricche di canali e corsi d’acqua della Pianura Padana, sulle rive del fiume Sesia, circondata da ampi terreni coltivati a riso, sorge una delle citt&amp;amp;#224; d’arte pi&amp;amp;#249; belle del Nord Italia. Le nostre giornate vercellesi sono state un susseguirsi di colori, di volti di personaggi che animano antichi dipinti, affreschi ed opere contemporanee, e di lunghe passeggiate rigeneranti tra monumenti di rara bellezza.
Appena arrivati, ci sistemiamo nelle eleganti camere dell’Hotel Ristorante Giardinetto, struttura che opera a Vercelli da venticinque anni, dopodich&amp;amp;#233; partiamo a piedi alla scoperta della citt&amp;amp;#224;. Del resto, si sa, Vercelli &amp;amp;#232; anche la citt&amp;amp;#224; dei pellegrini, essendo una delle tappe della Via Francigena. 
Questa citt&amp;amp;#224; vanta diversi primati, &amp;amp;#232;, ad esempio sede della pi&amp;amp;#249; antica universit&amp;amp;#224; del Piemonte, risalente addirittura al Duecento. Ma la ricchezza culturale di Vercelli ha radici ancor pi&amp;amp;#249; antiche: godeva di piena cittadinanza romana sin dal 49 a.C., e ci&amp;amp;#242; significava la presenza di strade, monumenti, bagni, oltre all’acquedotto e l’anfiteatro.
La piazza forse pi&amp;amp;#249; caratteristica di Vercelli &amp;amp;#232; la medievale Piazza Cavour, con le sue antiche case porticate sovrastate dalla curiosa Torre dell’Angelo. La nostra passeggiata all’insegna dell’arte parte quindi dall’antichit&amp;amp;#224;, attraversa il Medioevo, si addentra nel Cinquecento con Gaudenzio Ferrari, per poi arrivare nell’et&amp;amp;#224; moderna, grazie alle straordinarie mostre della collezione Guggenheim che ogni anno attirano migliaia di persone all’Arca di Vercelli. Inoltre, in questa citt&amp;amp;#224;, al Museo Borgogna, si trova la seconda pi&amp;amp;#249; importante pinacoteca piemontese.
Per Gaudenzio Ferrari il periodo vercellese fu tra i pi&amp;amp;#249; importanti della sua carriera. Infatti, fu proprio a Vercelli che si dedic&amp;amp;#242; maggiormente alla pittura, realizzando dei magnifici affreschi all’interno della Chiesa di San Cristoforo, ritenuti da diversi studiosi il culmine dell’espressione artistica del Ferrari. 
Anche la storia religiosa di Vercelli &amp;amp;#232; notevole, sin dal primo vescovo della citt&amp;amp;#224;, Sant’Eusebio, vissuto tra il 283 e il 371, celebre anche per il suo impegno nella lotta contro la diffusione dell’eresia ariana. Nella piazza intitolata al vescovo sorge la Chiesa di Sant’Eusebio, ovvero il Duomo di Vercelli. Un altro monumento di straordinaria bellezza &amp;amp;#232; la gotica Basilica di Sant’Andrea, costruita tra il 1219 e il 1227.
Ma a Vercelli perfino una chiesa sconsacrata come quella di San Marco rappresenta un’attrazione imperdibile: non solo per la sua bellezza, ma soprattutto per la presenza al suo interno della famosa Arca, uno spazio espositivo sede di prestigiose mostre allestite in collaborazione con la Fondazione Guggenheim. Fino al 10 Giugno 2012 rester&amp;amp;#224; aperta la nuova esposizione dedicata all’arte italiana, con opere di artisti come Joan Mir&amp;amp;#242;, Piet Mondrian e Alexander Calder.
Dopo una giornata trascorsa nell’arte, anche la nostra cena &amp;amp;#232; una vera cena contemporanea d’autore, grazie alla creativit&amp;amp;#224; e la fantasia di Daniele, lo chef che gestisce la struttura insieme al fratello Roberto e ai genitori Renata e Piero che danno tuttora una mano. “Abbiamo acquistato e ristrutturato questa villa venticinque anni fa, e in questa zona del centro siamo gli unici ad avere anche delle camere, ce ne sono otto. Per quanto riguarda la ristorazione, io ho imparato il mestiere da mia madre e oggi proponiamo cucina creativa, traendo spesso spunto da piatti della tradizione vercellese, rivistandoli e creando cos&amp;amp;#236; dei piatti moderni e originali. Cambiamo il men&amp;amp;#249; ogni mese e seguiamo sempre la stagionalit&amp;amp;#224; dei prodotti, anche in base a ci&amp;amp;#242; che offre giorno per giorno il mercato”, ci racconta Daniele mentre ci accomodiamo presso il nostro tavolo da cui si apre una splendida vista sul giardino. 
Iniziamo con le scaloppe di foie gras con mela caramellata e brioche fatta in casa, una selezione di salumi e il fagotto in pasta sfoglia di carciofi su una crema leggera al parmigiano. Continuiamo con la tradizionale panissa vercellese, oltre al risotto cotto nel gattinara con fonduta di Castelmagno, e agli gnocchi di carote con pecorino romano ed erba cipollina fresca. Nessuno di noi rinuncia ad assaggiare gli squisiti ravioli alla Giardinetto, da venticinque anni cavallo di battaglia della Casa. Annaffiamo il tutto con degli ottimi vini sia italiani che esteri, scelti tra oltre duecento etichette, tra cui l’ottimo Gattinara della zona. Proseguiamo con dei secondi di mare, sempre determinati dal mercato del giorno, mentre chi predilige la carne, sceglie il brasato di bisonte cotto nel gattinara, lo stinco di vitello cotto al forno e un piatto speziato dal tocco esotico che si chiama “il filetto di fassone piemontese incontra i profumi del Medio Oriente”: un vero viaggio dei sensi. 
La nostra bella cena si conclude con le sfiziose torte di Nonna Renata che saranno uno di quegli innumerevoli motivi per cui torneremo presto e volentieri in questa splendida citt&amp;amp;#224;. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.vercelli.it
Hotel Ristorante Giardinetto
Via Luigi Sereno, 3 Vercelli (VC)
Tel.: 0161/257230
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11107.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Tra l'Arca e il Giardinetto: un weekend nell'arte di Vercelli&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 01 May 2012 14:03:17 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11107.ashx</guid></item><item><title>Tra i miracoli dell&amp;#39;autentica cucina monferrina: un weekend a San Salvatore Monferrato, San Salvatore Monferrato, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11094.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11094.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11094/114094.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un’antichissima torre angolare, alta ben ventiquattro metri, un metro per ogni ora delle giornate trascorse dal 1413, anno in cui fu costruita per volere del Marchese Paleologo Teodoro, signore del Monferrato. Questa torre, simbolo della citt&amp;amp;#224;, veglia sugli abitanti di San Salvatore Monferrato da quasi seicento anni, e continuer&amp;amp;#224; a farlo fino all’eternit&amp;amp;#224;, grazie anche al fatto di essere stata immortalata in uno dei dipinti dell’artista alessandrino Franco Sassi. Il pittore piemontese, nato nel 1912, le cui opere si trovano perfino presso il British Museum di Londra, si &amp;amp;#232; spesso ispirato ai paesaggi monferrini, ritraendoli in una dimensione sognante, sospesa tra fantasia e realt&amp;amp;#224;, come dimostrano i suoi acquarelli dedicati a San Salvatore negli anni ’40- ‘50, tra cui “Vedute di Valparolo”, “Colline”, oltre a “La Torre”. 
Arrivando in questa graziosa citt&amp;amp;#224; immersa tra le colline del Monferrato casalese, non ci &amp;amp;#232; difficile notare la sua ricchezza storica e artistica, oltre alla sua bellezza e posizione strategica, apprezzata gi&amp;amp;#224; dagli antichi romani che la chiamarono Villa ad Vites, mentre a partire dal 1048 era nota come Castrum Sancti Salvatoris. Oggi San Salvatore, citt&amp;amp;#224; dal 1894 per regio decreto di Umberto I, si trova nel triangolo di Alessandria, Casale Monferrato e di Valenza, citt&amp;amp;#224; artigiana le cui influenze sono ben tangibili. 
Dal casello di Alessandria Ovest raggiungiamo in pochi minuti la Locanda dell’Arzente, creata in uno stupendo cascinale ottocentesco ristrutturato. Ci sistemiamo nelle nostre camere, ordinate e pulitissime, arredate con mobili di arte povera, e partiamo alla scoperta della citt&amp;amp;#224;.
Durante la nostra passeggiata visitiamo le chiese cinquecentesche di San Martino e di San Siro, oltre a Villa Genova, facente parte dei Castelli Aperti piemontesi, e noto in particolare per il suo ampissimo giardino popolato da rododendri ed azalee. Poco distante dal centro abitato si trova il Santuario della Madonna del Pozzo. La chiesa, edificata nel XVIII secolo, in ricordo di un salvataggio miracoloso di un soldato, certo Martino De Nava, che era caduto in un pozzo, &amp;amp;#232; dedicata alla Madonna venerata a Capurso, in provincia di Bari, dove nel 1705 un sacerdote guar&amp;amp;#236; miracolosamente dopo aver bevuto le acque di un pozzo sacro.
Dopo i miracoli leggendari, passiamo a quelli pi&amp;amp;#249; terreni, tornando presso la Locanda dell’Arzente per cena. Nel giardino incontriamo una coppia olandese che soggiorna qui. Ci raccontano che &amp;amp;#232; gi&amp;amp;#224; la terza volta che tornano per qualche giorno, attratti soprattutto dall’ottima cucina tradizionale, oltre che dalla cordialit&amp;amp;#224; e simpatia dei titolari e dalla bellezza del luogo. 
Scambiando quattro chiacchiere con il titolare, scopriamo che hanno preso in gestione la struttura circa un anno fa. “Siamo attentissimi ed esigenti nella scelta delle materie prime che provengono tassativamente dal territorio. Serviamo esclusivamente specialit&amp;amp;#224; dell’autentica cucina monferrina, anche per diffondere un po’ di educazione alimentare proponendo un ottimo rapporto qualit&amp;amp;#224;-prezzo”.
Iniziamo con una mousse di Roccaverano, con quattro formaggi e delle erbe, servita con della marmellatina di arance amare, un’insalatina di galletto livornese con funghi porcini, olive taggiasche e pomodorini secchi, dei cacciatorini locali, il fantastico battuto monferrino e il peperone con la bagna caoda. Gustiamo anche il p&amp;amp;#232;, un piatto tipico invernale, servito con il bagnetto verde e la salsina rossa, vari sformati e cestini di pasta sfoglia con carciofi e asparagi, oltre a uno dei punti di forza del locale, il tortino di porri con crema di tartufo. Facciamo seguire questo ricchissimo antipasto dal piatto per eccellenza della tradizione monferrina, gli agnolotti prodotti dalla casa. Assaggiamo anche alcuni dei 68 tipi di risotti proposti, tra cui quello alla liquirizia e pistilli di zafferano con punte di asparagi, mantecato al Castelmagno. Annaffiamo queste prelibatezze con degli ottimi vini del territorio, in particolare il Barbera di Nizza Monferrato, il Grignolino del Monferrato casalese, il Dolcetto di Rocca Grimalda, oltre a delle bollicine, il Gavi di Roverato di Gavi e il Malvasia greco, recuperato dopo tanti anni. Tra i secondi piatti gustiamo il tradizionale stufato d’asino, la faraona al Dolcetto, il coniglio alla ligure, preparato con la ricetta della mamma del titolare, le lumache al verde, oltre a degli arrosti e brasati. Scopriamo che una volta al mese viene preparato anche il fritto misto alla piemontese, fatto alla padella, mentre da Ottobre in poi una volta alla settimana “si celebra” il trionfo di bolliti. 
La dolce conclusione della cena ci vede gustare degli sfiziosissimi dessert al cucchiaio, tra cui la panna cotta ai cachi e il bunet, il tutto accompagnato dallo squisito gelato dell’Arzente. 
Dopo questo bel weekend tra passeggiate e buona tavola, siamo certi che saremo tra quegli ospiti che torneranno qui numerose altre volte. 

Francesca Bertha 

PER INFORMAZIONI:
www.ssalvatoreinrete.it
www.locanda-arzente.it
Locanda dell’Arzente
Regione Guatrasone, 100 Loc. Squarzolo - San Salvatore Monferrato (AL)
Tel.: 0131/233969
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11094.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Tra i miracoli dell'autentica cucina monferrina: un weekend a San Salvatore Monferrato&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 26 Apr 2012 00:16:59 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11094.ashx</guid></item><item><title>Un sogno tra storia, outdoor e cucina di pesce: gita a Finale Ligure, Finale Ligure, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11140.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11140.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11140/114487.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando, percorrendo la suggestiva strada dell’Aurelia, si notano delle alte pareti di roccia calcarea a strapiombo sul mare, con sopra dei temerari arrampicatori, significa che siamo arrivati a Finale Ligure. L’antica Locus Finalis, ovvero luogo di confine, oggi &amp;amp;#232; il Paradiso degli sportivi: capitale dell’outdoor e Citt&amp;amp;#224; Europea dello Sport. 
Questa volta scegliamo di affrontare un semplice e affascinante trekking urbano, alla scoperta del variegato e vasto territorio finalese, che comprende tre nuclei principali, fino al 1927 comuni distinti: Finalmarina, Finalpia e Finalborgo, il capoluogo dello storico Marchesato di Finale, circondato dalle mura quattrocentesche. Visitiamo anche alcune delle frazioni, tra cui Perti, nota per la sua Rocca, e Varigotti, famosa per le caratteristiche case dei pescatori in riva al mare.  
Questo splendido paesaggio dal clima mite era piaciuto anche all’uomo primitivo, che abitava le caverne del territorio. Centinaia di migliaia di anni fa sui sentieri che oggi sono battuti dai turisti, scorrazzavano elefanti, rinoceronti, tigri e perfino qualche mammut. 
Il nostro itinerario &amp;amp;#232; un vero e proprio percorso “castle to castle”, infatti, a Finale Ligure ci sono ben tre castelli. Finalborgo &amp;amp;#232; dominata da Castel San Giovanni, fortezza costruita tra il 1640 e il 1645 sui ruderi di un torrione del XV secolo. Nella frazione Perti si trova invece Castel Gavone, costruito a partire dal 1181, che un tempo fu uno dei castelli pi&amp;amp;#249; grandi d’Italia. La fortezza, a cui nel 1490 aggiunsero la splendida Torre dei Diamanti, fu diverse volte distrutta durante la storia. 
Fu invece voluto dalla Repubblica di Genova, nel 1365, Castelfranco, i cui bastioni un tempo raggiungevano la costa di Finale Marina. In citt&amp;amp;#224; ci sono anche diverse caratteristiche torri d’avvistamento, di cui una, quella sulla collina sovrastante Varigotti, &amp;amp;#232; presente perfino nell’albo a fumetti “Paperino e la notte del Saraceno”.
Durante la nostra passeggiata ammiriamo anche molte stupende chiese, tra cui la barocca Basilica Collegiata di San Giovanni Battista a Finale Marina, la Basilica di San Biagio, protettore dei cardatori di lana, antica attivit&amp;amp;#224; finalese, sita a Finalborgo, e la Chiesa di Santa Maria a Finale Pia, con l’attigua abbazia benedettina del Cinquecento. 
Dopo questo bel giro decidiamo di immergerci nella cultura marinara ligure presso il Ristorante Il Sogno, in via Brunenghi. Troviamo facilmente parcheggio e ci accomodiamo nell’elegante sala che si affaccia su un bel giardino. 
Scegliamo le specialit&amp;amp;#224; che ci consiglia lo chef, un vero esperto del mondo sottomarino. “Usiamo solo pesce che compriamo dai pescatori, spesso all’asta del pesce garantendo cos&amp;amp;#236; un ottimo rapporto qualit&amp;amp;#224;-prezzo. Il men&amp;amp;#249; cambia tutti i giorni e facciamo anche il pane e la focaccia in casa”, ci racconta Shpetim Xhakosi, che gestisce il ristorante insieme alla moglie Flora e al cognato Erion. Vincitore dell’edizione 2012 del Premio Ferrer Manuelli, prestigiosa gara di cucina, Shpetim &amp;amp;#232; nato e cresciuto al mare, arrivando in Italia dall’Albania con gli sbarchi del 1991. “La mia passione per il mare mi ha condotto nel savonese, e abbiamo aperto il Ristorante Il Sogno nel 2004 a Borgio Verezzi, poi, nel 2010 ci siamo spostati in questo bel locale”, ci spiega. 
Iniziamo con un’insalatina di stoccafisso con le verdure lesse e la salsa verde genovese, la tartar di palamita con concass&amp;amp;#232; di pomodori freschi e salsa di soia, e un tortino di pasta bris&amp;amp;#232; ai porri con la crema di formaggetta ligure. Assaggiamo anche la vellutata di zucchette trombetta con code di gamberi fritti, un guazzetto di cozze e vongole, cicale di mare e crostini, e dei filetti di triglie con carciofi, passati nei cornflakes. Dopo questo ricco antipasto gustiamo gli spaghetti di Gragnano ai gamberoni viola di Imperia con pomodori datterino e basilico, il doppio raviolo di pesce con rag&amp;amp;#249; di triglie e pinoli tostati, i maltagliati freschi serviti con cozze e vongole sgusciate, profumati allo zafferano e le linguine di Gragnano con acciughe liguri, capperi, olive taggiasche e maggiorana. “Le acciughe amano la luce e nelle notti buie vengono pescate con la lampara, ovvero catturate quando salgono in superficie perch&amp;amp;#233; il mare viene illuminato con delle grosse lampade”, ci svela Shpetim mentre cominciamo a gustare un bel fritto misto di pesce locale. I nostri amici scelgono un roll&amp;amp;#232; di pesce lama, sfilettato e farcito con carciofi, saltato in padella, una zuppetta di pesce con gallinelle, pescatrici, gamberi, cozze e vongole, e dei totani liguri ripieni di ratatuia di verdure, cotti in casseruola. 
Infine, tante dolci emozioni grazie ai dessert, tutti fatti in casa: la cassata con la ricotta, i canditi e le amarene, servita con il cioccolato fondente, delle torte di pere col gelato, il tortino al cioccolato col cuore morbido con la crema al rhum, e, dulcis in fundo, il “Dolce Sogno”, ovvero una carrellata di cinque assaggi dolci da dividere in due persone. 

Francesca Bertha


PER INFORMAZIONI:
www.comunefinaleligure.it
www.ristoranteilsogno.it
Facebook: Ristorante Il Sogno
Via Brunenghi, 151 Finale Ligure (SV)
Tel.: 019/695472
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11140.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Un sogno tra storia, outdoor e cucina di pesce: gita a Finale Ligure&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 19 May 2012 19:13:07 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11140.ashx</guid></item><item><title>Quel favoloso mondo fatto di cantine, arte e verdi colline: un weekend a Gavi, Gavi, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11053.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11053.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11053/113916.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sul cartello che indica la strada che dobbiamo percorrere, c’&amp;amp;#232; scritto Gavi Ligure. Non &amp;amp;#232; un errore, anche se ci troviamo nel Basso Piemonte, ma un toponimo che racchiude in s&amp;amp;#232; la particolarit&amp;amp;#224; di questo territorio al confine tra la Liguria e il Piemonte. Gavi &amp;amp;#232; famosa per il suo vino bianco, il Cortese di Gavi docg, coltivato sulle colline circostanti che caratterizzano un paesaggio chiaramente monferrino. Ma nella sua architettura e nel suo dialetto si riconosce altrettanto evidentemente l’impronta ligure che ben sei secoli di appartenenza al Genovesato hanno lasciato su questa citt&amp;amp;#224;.  
Attraversato dal torrente Lemme, Gavi sorprende con i suoi colori vivaci, molto liguri, e affascina con i suoi terrazzi fioriti, con i suoi muri affrescati dalle tonalit&amp;amp;#224; pastello che spiccano davanti al verde scuro delle colline che abbracciano la citt&amp;amp;#224;. 
Ci accomodiamo nelle nostre eleganti stanze presso il B&amp;amp;amp;B Casa Meli, un’antica dimora nella centralissima Via Mameli, e partiamo a piedi alla scoperta della citt&amp;amp;#224;.
Iniziamo la nostra passeggiata lungo una stradina che costeggia il centro storico e ammiriamo le vecchie casette che si affacciano sulle colline e sui vigneti. Qui le atmosfere rurali si mischiano alla storia e all’arte, presente a ogni angolo. Come prima sorpresa, ci imbattiamo in una simpatica torretta attraverso i cui archi si apre una vista mozzafiato sulla vegetazione circostante: si tratta del Portino, una costruzione duecentesca, unica superstite delle quattro porte di accesso al borgo che un tempo erano parti integranti di un sistema di mura che scendevano dal Forte circondando l’intero abitato di Gavi. 
Il Forte &amp;amp;#232; il monumento pi&amp;amp;#249; imponente di Gavi: &amp;amp;#232; una fortezza militare di notevoli dimensioni che sovrasta la citt&amp;amp;#224;. Ben visibile da ogni stradina, ricorda ai gaviesi la loro storia, costellata anche di numerose battaglie in cui la citt&amp;amp;#224; ha dovuto difendersi dal nemico. 
Non c’&amp;amp;#232; da meravigliarsi se una costruzione cos&amp;amp;#236; particolare &amp;amp;#232; capace anche di stimolare la fantasia degli abitanti, dando vita a delle leggende. Se ogni castello che si rispetti, vanta la presenza almeno di un fantasma, una fortezza non pu&amp;amp;#242; certo accontentarsi di meno di un intero esercito di fantasmi: &amp;amp;#232; esattamente quanto starebbe accadendo a Gavi. C’&amp;amp;#232; chi giura di aver visto in tempi recenti un esercito di agguerrite milizie romane marciare verso il Forte, mentre si udivano gli inni al dio Marte cantati a squarciagola dai soldati.
Oggi Gavi &amp;amp;#232; meta del turismo enogastronomico e viene scelta dai viaggiatori amanti dei paesaggi collinari e del buon vino, secoli fa fu invece tappa dei pellegrini in viaggio verso il santuario di San Giacomo di  Compostella. Scopriamo infatti che la bellissima Chiesa di San Giacomo Maggiore, di cui abbiamo appena ammirato la facciata in purissimo stile romanico, fu costruito sui resti di un ospizio per i pellegrini. 
Il nostro piacevolissimo “pellegrinaggio” continua a tavola, presso il Ristorante Cantine del Gavi, in via Mameli, a due passi dal nostro B&amp;amp;amp;B. Il ristorante &amp;amp;#232; situato in una splendida villa di fine Seicento, con degli affreschi che lasciano senza fiato. “Qui un tempo c’era una stalla, le carrozze entravano e uscivano, infatti, l’entrata all’epoca era dall’altro lato, dove oggi c’&amp;amp;#232; un bel cortiletto”, ci spiega Roberta che oggi gestisce il ristorante fondato da suo padre Alberto Rocchi, insieme alla sorella Elisa, oltre a Luca e Micaela in sala e Miriam in cucina. Luca, esperto di vini, si occupa della cantina, e che cantina! Uno spettacolo vero, infatti, l&amp;amp;#236; si organizzano delle cene a tema e serate musicali, e da gustare ci sono perfino vini degli anni 1940.
Iniziamo la nostra cena con un ricco antipasto piemontese che comprende la battuta di bue, un vitello tonnato particolarmente squisito, l’insalata di gallina con verdure primaverili e maionese alle erbe e il tonno di coniglio alle erbe, il tutto accompagnato da un buonissimo vino vivace di Gavi. Proseguiamo con i taglierini piemontesi con caprino stagionato e carciofi, le pappardelle con pesto di rucola e basilico, un fantastico risotto al Gavi e i tipicissimi ravioli al tocco. Tutte le materie prime, dai formaggi alla carne di fassone, sono di qualit&amp;amp;#224; eccellente e provengono da produttori del territorio. Tra i secondi piatti gustiamo un fenomenale fassone grigliato con salsa bearnese, le costine di agnello con panatura alle erbe e nocciole, il filetto di baccal&amp;amp;#224; con ceci della Merella e il coniglio arrosto ripieno di carciofi con crema di patate. Accompagniamo queste prelibatezze con dell’ottimo Dolcetto, Nebbiolo e Barbera, cedendo infine alle dolci tentazioni dei dessert, preparati da Elisa: un fantastico gelato alla crema, fatto al momento con le conserve della casa, lo zabaione al Gavi, il tortino al cioccolato e le millefoglie agli agrumi con mousse al cioccolato. 
La prossima volta che torneremo qui, speriamo di poter partecipare a una suggestiva serata tra gusto e musica nell’antica cantina.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.gavi.al.it
www.ristorantecantinedelgavi.it
www.casameli.com
Ristorante Cantine del Gavi
Via Mameli, 69 Gavi (AL)
Tel.: 0143/642458
Bed &amp;amp;amp; Breakfast Casa Meli
Tel.: 347/3117693
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11053.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Quel favoloso mondo fatto di cantine, arte e verdi colline: un weekend a Gavi&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sun, 15 Apr 2012 16:04:40 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11053.ashx</guid></item><item><title>Sulle orme del Santo, una giornata tra le meraviglie dell&amp;#39;arte: gita a Padova, Padova, Veneto</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11031.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11031.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11031/113094.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La citt&amp;amp;#224; dove Galileo Galilei invent&amp;amp;#242; e costru&amp;amp;#236; il primo cannocchiale che utilizz&amp;amp;#242; per redarre il primo trattato sulla volta celeste, la citt&amp;amp;#224; dove Francesco Petrarca si stabil&amp;amp;#236; per gli ultimi anni della sua vita, la citt&amp;amp;#224; che William Shakespeare defin&amp;amp;#236; “culla delle arti”, e dove compose ed ambient&amp;amp;#242; “La bisbetica domata”, la citt&amp;amp;#224; dove visse, predic&amp;amp;#242; e mor&amp;amp;#236; il Santo forse pi&amp;amp;#249; amato e venerato del mondo, Sant’Antonio: ecco Padova, meravigliosa fucina di arte e di cultura sin dai tempi pi&amp;amp;#249; antichi.
Il toponimo Padova deriva senz’altro da “Padus”, il nome antico del fiume Po, e i corsi d’acqua, in particolare i fiumi Brenta e Bacchiglione, ma anche il Canale di Battaglia del XII secolo, hanno sempre avuto grandissima importanza nella vita economica della citt&amp;amp;#224; anche per la presenza di numerosi mulini. Le vie dell’acqua, che oggi rappresentano un’attrazione turistica, secoli fa collegavano Padova con Venezia e con altri centri, fungendo anche da naturali mura difensive.
Ma Padova possiede una notevole struttura di cinta muraria vera e propria, costruita in quattro epoche diverse, dall’era romana fino al Cinquecento. La Porta Altinate e la Porta Molino testimoniano l’esistenza della cinta trecentesca, mentre quella cinquecentesca si trova quasi tutta in un ottimo stato di conservazione. 
Tra i numerosi splendidi monumenti religiosi visitiamo per primo il Duomo di Padova e il Battistero. Nell’area del sagrato attuale sorgeva la prima cattedrale della citt&amp;amp;#224; gi&amp;amp;#224; in epoca paleocristiana, mentre la costruzione della chiesa odierna era iniziata nel 1522, dando l’avvio a un cantiere monumentale che sarebbe durato per due secoli e che comprendeva la realizzazione del presbiterio secondo i progetti di Michelangelo Buonarroti. All’interno, nella Cappella della Madonna dei Miracoli ammiriamo la famosa icona miracolosa della Vergine con il Bambin Ges&amp;amp;#249;, che ha sostituito l’originale, rovinatosi in un incidente, nel 1647. 
Quando a Padova si dice “Il Santo”, tutti sanno che si tratta di Sant’Antonio, il religioso portoghese noto in tutto il mondo per i suoi miracoli, il quale, investito di un importante ruolo presso l’Ordine francescano, comp&amp;amp;#236; tanti viaggi anche nell’Italia Settentrionale, scegliendo il convento di Padova come sua residenza fissa. La Basilica di Sant’Antonio &amp;amp;#232; tra le chiese pi&amp;amp;#249; grandi e pi&amp;amp;#249; visitate al mondo, e al suo interno, oltre alla tomba del Santo, sono conservate anche numerose preziose reliquie. 
Dopo l’emozionante visita della Basilica del Santo, ci spostiamo presso la celebre Cappella degli Scrovegni che ospita un importantissimo ciclo di affreschi di Giotto, incentrato sul tema della salvezza. Tra le infinite nozioni storiche dell’opera spicca una curiosa nota scientifica: Giotto aveva osservato il passaggio della cometa di Halley nel 1301, raffigurandola come la stella di Betlemme nell’Adorazione dei Magi. 
Padova &amp;amp;#232; anche una delle citt&amp;amp;#224; pi&amp;amp;#249; verdi d’Italia, che vanta il pi&amp;amp;#249; antico orto botanico universtitario esistente al mondo, e custodisce anche la palma di S. Pietro, a cui Goethe dedic&amp;amp;#242; alcuni scritti. 
Dopo questa lunga passeggiata nella storia e nell’arte padovana, decidiamo di abbandonarci ai piaceri del palato, fermandoci per cena presso il Ristorante La Casana, in via dei Santi Fabiano e Sebastiano. Si tratta di uno storico ritrovo strutturato su due piani, dall’atmosfera rustica e rilassata, dove ci sentiamo subito a nostro agio. Facendo quattro chiacchiere con i titolari scopriamo che il locale organizza anche numerosi eventi, dagli spettacoli di burlesque del marted&amp;amp;#236; alle serate di musica acustica del gioved&amp;amp;#236;, fino a delle frizzanti e colorate feste a tema nel weekend con la musica selezionata dai migliori dj, oltre a compleanni, feste private e cene aziendali. 
Iniziamo la nostra cena all’insegna dei sapori della cucina casalinga con degli antipasti ricercati come il prelibato gnocco fritto emiliano con crudo di Parma e la tartare di filetto aromatizzata con spezie e agrumi. Continuiamo con degli squisiti primi preparati con la pasta fresca tra cui gli strozzapreti al taleggio avvolti nello speck e le tagliatelle verdi fatte in casa con crema di gorgonzola e dadolata di prosciutto cotto alla brace. Gustiamo anche dei bei risotti con verdure di stagione. Nella scelta dei secondi ci dividiamo tra la tagliata di manzo con aceto balsamico su letto di rucola e scaglie di grana padano, la picanha in crosta di sale grosso e l’hamburger in salsa di cipolla e aceto balsamico. Alcuni di noi scelgono invece delle grigliate e della carne ai ferri. Il dolce epilogo della cena ci tenta con dei deliziosi dessert fatti in casa, tra cui assaggiamo il tiramis&amp;amp;#249;, delle crostate di frutta, il dolce al cioccolato e il dolce di noci, uno pi&amp;amp;#249; buono dell’altro.
Ci resta ancora tanto da scoprire di questa meravigliosa citt&amp;amp;#224;, per cui siamo certi di tornare presto, anche per passare una bella serata cenando nel giardino esterno e dopo, divertendoci a uno dei prossimi party.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.padovanet.it
www.lacasana.com
www.facebook.com/lacasana
Ristorante La Casana
Via dei Santi Fabiano e Sebastiano, 13 Padova (PD)
Tel.: 049/720146
Info e prenotazioni: 349/3906142

Le foto relative ai monumenti della citt&amp;amp;#224; provengono da Wikimedia Commons, e ove non siano di pubblico dominio, sono pubblicate sotto licenza Creative Commons “GNU Free Documentation License”. La foto dello gnocco fritto proviene dal sito www.forchettinairriverente.blogspot.it.&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11031.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Sulle orme del Santo, una giornata tra le meraviglie dell'arte: gita a Padova&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 04 Apr 2012 23:03:29 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11031.ashx</guid></item><item><title>La Villa Reale, la Monaca e il Barracudino: una giornata a Monza, Monza, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11062.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11062.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11062/113964.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prima immagine che a molti di noi salta in mente quando pensiamo a Monza &amp;amp;#232; quella delle auto della Formula 1 che sfrecciano a trecento chilometri all’ora sull’Autodromo. Velocit&amp;amp;#224; e adrenalina, ma anche le atmosfere sacre e misteriose, ispirate alla figura storica della Monaca di Monza, descritta dal Manzoni nel celebre romanzo I Promessi Sposi. 
Si potrebbe iniziare il giro della citt&amp;amp;#224; anche proprio da lei, compiendo un tour letterario: nella realt&amp;amp;#224; la monaca si chiamava Marianna de Leyva, in religione Suor Maria Virginia. La Via della Signora e la Via De Leyva conservano il suo ricordo, oltre all’ex convento dei frati cappuccini di Via Marsala.
Nel secolo VII Monza fu capitale estiva del Regno Longobardo, e anche nel Sacro Romano Impero godette di ampia autonomia e di una serie di privilegi. Il monumento pi&amp;amp;#249; imponente di Monza testimonia la sua grandezza: entrando nella Villa Reale ci troviamo immersi nelle atmosfere della corte dell’Impero Austro-Ungarico. Fu infatti proprio Maria Teresa d’Austria a decidere la costruzione dell’allora Villa Arciducale, e scelse Monza per “la salubrit&amp;amp;#224; dell’aria e per l’amenit&amp;amp;#224; del paese”. Dai giardini della Villa la nostra passeggiata prosegue nell’ampissimo Parco di Monza, il quarto parco recintato pi&amp;amp;#249; grande d’Europa. 
Vicino al punto dove il fiume Lambro esce dal Parco di Monza, sorge il bellissimo Santuario di Santa Maria delle Grazie. Costruita tra il 1463 e il 1467, il Santuario &amp;amp;#232; meta di pellegrinaggio, nonostante non sia noto alcun miracolo leggendario legato al luogo. Le edicole in cotto che delimitano il cortile, raffiguranti le tappe della Via Crucis, ad opera dello scultore Dante Ruffini, rappresentano un importante luogo di raccoglimento.
Durante la nostra passeggiata ammiriamo diverse altre chiese molto belle come la Santa Maria al Carrobiolo, cos&amp;amp;#236; chiamata perch&amp;amp;#233; un tempo i carriaggi, ovvero i carri trainati da animali, si fermavano nella piazza antistante il monumento. Il senso di pace delle vie del centro storico viene accentuato anche dalla presenza del fiume Lambro che attraversa la citt&amp;amp;#224;. E dove c’&amp;amp;#232; un fiume, ci sono anche dei bei ponti: il Ponte dei Leoni, costruito nel 1842 vicino ai resti del ponte romano, e il Ponte di San Gerardino, dedicato a San Gerardo dei Tintori. Nel 1174 il santo fond&amp;amp;#242; un ospedale per i poveri presso la propria casa. Il ponte attraversa il fiume proprio in corrispondenza dell’antico ospedale, del cui complesso fa parte anche la Chiesa di San Gerardino, e nelle vicinanze si trova il settecentesco Mulino Colombo. 
Quando arriviamo in Piazza Duomo ci troviamo nel bel mezzo di un set cinematografico: la straordinaria bellezza del Duomo, costruito tra il XIV e il XVII secolo, ha ispirato un regista ad ambientare la scena di un film nell’elegantissima piazza. Poco distante dal Duomo abbiamo ammirato anche l’Arengario, l’antico Palazzo Comunale, costruito nel XIII secolo.
Dopo questa bella passeggiata nella storia monzese, decidiamo di abbandonarci ai piaceri del palato presso il Ristorante Barracudino, in via Carlo Cattaneo. Entrando, ci sembra di essere capitati in un piccolo angolo di paradiso. L’ambiente elegante conferma il motto del ristorante aperto un anno e mezzo fa: “easy and chic”, come il leggerissimo e stupendo lampadario che dipinge di stelle le pareti e il soffitto. Ci accomodiamo in una posizione anch’essa favolosa: da un lato vista bottiglie della fornitissima cantina, e dall’altro con panorama sulla bellissima cucina a vista. Iniziamo con degli sfiziosi antipasti di terra come il “podere di Zibello”, ovvero fiocco di culatello stagionato 12 mesi, servito con gnocco fritto e burratina fresca, e la tartare di filetto in tre varianti: al naturale con sale Maldon, alla senape e limone e con uova di quaglia e olio tartufato. I nostri amici che prediligono il pesce, prendono il polpo alla gallega e il mini hamburger di tonno e tonnata. Continuiamo con gli straccetti terra e mare, al nero di seppia, con code di mazzancolle, cuore di zucchine e speck croccante e con le caramelle con luganega e brie.  Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini selezionati per valorizzare il territorio nazionale, e proseguiamo con il fagottino di spigola e la tagliata di tonno in crosta di sesamo. I “carnivori” del gruppo scelgono invece il chateaubriand del Barracudino e il filetto grigliato in camicia di speck con scaglie di pecorino sardo, oltre a delle squisite fiorentine di scottona. Anche le pizze fanno proseliti, in particolare quella con burrata, quella con culatello e stracchino e la pizza Barracudino, con pomodoro, mozzarella, bufala, basilico e pomodorini. La dolce conclusione della nostra cena ci porta a cedere alla tentazione di un favoloso tortino caldo al cioccolato fondente e al tiramis&amp;amp;#249; al cioccolato bianco con amarene di Vignola e mandorle tostate.
Dopo questa bella giornata, possiamo solo sperare che la prossima occasione per tornare qui si presenti con velocit&amp;amp;#224; da Formula Uno.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.monza.it
www.barracudino.com
Ristorante Barracudino Easy &amp;amp;amp; Chic
Via Carlo Cattaneo, 7 Monza (MB)
Tel.: 039/380174
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11062.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;La Villa Reale, la Monaca e il Barracudino: una giornata a Monza&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sun, 22 Apr 2012 23:04:44 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11062.ashx</guid></item><item><title>Sulla rotta della prima ippovia italiana: una giornata a Sesto San Giovanni, Sesto San Giovanni, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11036.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11036.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11036/113422.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Percorrete l’antica strada romana e alla sesta pietra miliare raggiungerete la vostra meta”, cos&amp;amp;#236; ci avrebbero indicato l’itinerario da Milano per Sesto San Giovanni molti secoli fa. Il toponimo di questa graziosa citt&amp;amp;#224; conserva l’antico percorso, ricordando, nello stesso tempo, la storica dipendenza del territorio sestese dalla Basilica di San Giovanni a Monza. 
Se oggi Sesto &amp;amp;#232; nota soprattutto per le sue industrie, durante il Medioevo non era altro che un piccolo borgo agricolo. Perfino nel 1546, agli inizi della dominazione spagnola, ci vivevano solo 437 persone. Erano povere, ma laboriose, e piano piano, nonostante le innumerevoli difficolt&amp;amp;#224; dell’epoca, riuscirono a far crescere il comune, che per l’Ottocento divenne, oltre che un centro agricolo sempre pi&amp;amp;#249; florido, anche un piacevolissimo luogo di villeggiatura. In quegli anni il celebre poeta Vincenzo Monti dedic&amp;amp;#242; alla citt&amp;amp;#224; questi versi: “O beato di Sesto aer sincero, O tranquilli recessi ove l’orrende sue nebbie il turbo cittadin non sente, e franco brilla il cor, franco il pensier!”
La nostra passeggiata inizia proprio da Sesto Vecchia, il quartiere pi&amp;amp;#249; antico, la cui aria pulita dava refrigerio nell’Ottocento alle famiglie nobili e benestanti in vacanza. Tra le caratteristiche case lombarde si vedono tuttora le antiche corti, che ricordano i tempi in cui qui c’erano cascine, orti e stalle. L’abitato &amp;amp;#232; raccolto intorno alle chiese, la medievale San Nicolao, la secentesca Santa Maria Assunta e la pi&amp;amp;#249; antica Santo Stefano, di origine sforzesca, totalmente ricostruita nel 1891. 
Oggi il modo pi&amp;amp;#249; veloce di raggiungere la citt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; con la metropolitana, ma &amp;amp;#232; dal 1840 che la ferrovia collega Milano con Sesto e successivamente con Monza. Questa linea fu la seconda in Italia, dopo la Napoli – Portici. Dal 1876 in avanti, commercianti e villeggianti potevano raggiungere Sesto San Giovanni anche a bordo delle caratteristiche carrozze dell’ippovia, un tram trainato da cavalli. La prima ippovia italiana fu proprio quella di Sesto, e il cambio dei cavalli avveniva al Rond&amp;amp;#242;, dove oggi c’&amp;amp;#232; una fermata della metropolitana. La tranvia a cavalli fu elettrificata nel 1901 dalla societ&amp;amp;#224; Edison. 
Passeggiando per le vie di Sesto Vecchia, in qualche giardino notiamo dei gelsi, un tempo numerosissimi in citt&amp;amp;#224;. Si sa infatti, che i bachi da seta sono ghiottissimi delle foglie di gelso, e la filatura della seta fu l’attivit&amp;amp;#224; che diede il via allo sviluppo industriale di Sesto. La prima filanda venne aperta nel 1832 da Giuseppe Puricelli Guerra in un’ala della villa di famiglia. 
Ammiriamo anche diverse altre ville, tra cui la Villa Mylius, che ospit&amp;amp;#242; anche il famoso astronomo Barnaba Oriani ed &amp;amp;#232; stata sede del Municipio fino alla costruzione, nel 1971, del Palazzo Bottoni.
Visitiamo anche la Chiesa di Santa Maria Ausiliatrice e dopo questo bel giro, decidiamo di concederci qualche altro momento felice, raggiungendo il Ristorante Happy Moments, in Viale Edison, non lontano da Sesto Rond&amp;amp;#242;. Grazie alla fortunata posizione del locale, parcheggiare non &amp;amp;#232; affatto un problema. Ci accomodiamo nell’ampia ed elegante sala, dove ci accoglie con grande simpatia il signor Francesco, il titolare, facendoci subito sentire a nostro agio. “Abbiamo aperto questo ristorante quindici anni fa, compiendo una “missione” che all’epoca poteva sembrare impossibile: trasformare il malandato bar di quartiere che si trovava qui dentro, in questo ristorante. Con l’entusiasmo e con l’impegno di tanti anni di lavoro, ce l’abbiamo fatta”, ci racconta Francesco, che gestisce il locale con i soci Mario e Silvana, oltre a tutto lo staff.
Un nostro amico viene spesso a mangiare qui a mezzogiorno, gradendo molto il men&amp;amp;#249; a prezzo fisso che cambia in continuazione. Iniziamo la nostra cena con un tagliere lucano di salumi e formaggi, ma una buona parte di noi sceglie invece il ricchissimo antipasto di mare tra assaggi caldi e freddi, e sfiziose specialt&amp;amp;#224; crude come carpacci e la tartare. Tra gli antipasti crudi assaggiamo ostriche, tartufi, gamberetti, scampi, crostacei e molluschi. Continuiamo con le squisite paste fresche lucane, tra cui gli scialatielli ai porcini, le orecchiette al pastore con pomodoro, salsiccia e ricotta a scaglie. Chi preferisce le specialit&amp;amp;#224; di mare, prende invece i tagliolini all’astice e le linguine al cartoccio. Annaffiamo queste prelibatezze con degli ottimi vini della fornitissima cantina, che comprende etichette da tutto il terriotrio nazionale. Tra i secondi piatti gustiamo delle costate, dei filetti e delle tagliate, oltre al branzino in crosta di mandorle, il tonno alla partenopea e delle sfiziose grigliate. I piatti di pesce variano tutti i giorni in base a ci&amp;amp;#242; che propone il mercato. Per finire in gran dolcezza, assaggiamo un fantastico tiramis&amp;amp;#249; fatto in casa, la panna cotta e vari altri sfiziosi dessert creati dallo chef.
La gita a Sesto San Giovanni &amp;amp;#232; stata piena di “happy moments”, e tornarci sar&amp;amp;#224; uno dei prossimi momenti felici. 

Francesca Bertha   

PER INFORMAZIONI:
www.sestosg.net
www.ristorantehappymoments.net
Ristorante Happy Moments
Viale Tommaso Edison, 452 Sesto San Giovanni (MI)
Tel.: 02/36526724
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11036.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Sulla rotta della prima ippovia italiana: una giornata a Sesto San Giovanni&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 07 Apr 2012 14:09:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11036.ashx</guid></item><item><title>Nelle meraviglie di una citt&amp;#224; giardino: una giornata a Varese, Varese, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11012.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11012.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11012/113005.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi l’avrebbe mai detto che da Campo dei fiori si possano ammirare i sette colli? Se a Roma ci&amp;amp;#242; non &amp;amp;#232; possibile, lo &amp;amp;#232; invece a Varese, splendida citt&amp;amp;#224; giardino lombarda, costruita su sette colli proprio come la Capitale. Il comune si trova infatti in una posizione caratteristica, ai piedi del Sacro Monte di Varese, che fa parte del Massiccio del Campo dei fiori, e il suo territorio &amp;amp;#232; compreso tra i 238 e i 1150 metri sul livello del mare, condizione che porta i visitatori della citt&amp;amp;#224; piacevolmente su e gi&amp;amp;#249; per delle bellissime strade panoramiche che avevano entusiasmato perfino Stendhal.
Il toponimo Varese rivela origini celtiche, lingua in cui “vara” sta per “acqua”, in questo caso l’acqua del Lago di Varese. Infatti, se fossimo capitati da queste parti intorno al 5000 a.C., avremmo trovato una serie di affascinanti palafitte costruite sul lago, in particolare nelle vicinanze dell’isolino Virginia, abitati dalle popolazioni preistoriche, gi&amp;amp;#224; consapevoli del fatto che Varese era un luogo molto piacevole dove vivere. Oggi il lago &amp;amp;#232; uno stupendo angolo di pace, abitato da simpatici cigni e anatre. 
La nostra passeggiata prosegue verso la parte mediana della montagna, dove visitiamo la frazione Santa Maria del Monte, il cui fortilizio fu al centro di aspre lotte tra papato e impero durante il Medioevo. Oggi della rocca rimangono poche tracce, visibili tra le case private e inglobate nel celebre Santuario, punto culminante della Via del Rosario. Il Santuario, meta di numerosi pellegrini e scelto anche come luogo di eremitaggio, venne fondato tra l’ottavo e il nono secolo d.C., per essere poi ampliato e ristrutturato diverse volte nel corso della storia. 
Continuiamo la scoperta di Varese nel centro storico, ricchissimo di monumenti da visitare. Tra essi spiccano la Basilica di San Vittore, edificata tra il XVI e il XVII secolo su una preesistente struttura trecentesca e il Battistero di San Giovanni Battista, eretto tra il XII e il XIII secolo. All’interno della Basilica ammiriamo diverse preziose opere d’arte secentesche di Carlo Francesco Nuvolone, di Giovanni Battista Crespi e di Francesco Cairo. Dalle atmosfere duecentesche del Battistero ci spostiamo in Piazza del Podest&amp;amp;#224; e da l&amp;amp;#236; andiamo a visitare diverse altre belle chiese tra cui quella di San Giuseppe e quella di Sant’Antonio Abate in Piazza Motta. 
Dopo queste bellezze artistiche, ci basta una breve passeggiata per raggiungere un’oasi verde, ovvero i Giardini Estensi. Visitiamo il sontuoso Palazzo Estense, sede del Municipio, e un tempo residenza di Francesco III d’Este, il quale, durante una visita a Varese nel 1755 rimase cos&amp;amp;#236; affascinato dalla citt&amp;amp;#224; da chiederla in feudo a Maria Teresa d’Austria, la quale l’accontent&amp;amp;#242;. Cos&amp;amp;#236; Francesco fece restaurare la villa e realizz&amp;amp;#242; lo splendido giardino.
Dopo aver girato in lungo e in largo per Varese, pensiamo di meritare una bella cena cos&amp;amp;#236; ci spostiamo nel vicino Viale Valganna, e dopo aver parcheggiato davanti al locale, ci accomodiamo presso il Ristorante Pizzeria La Vecchia 2001. Il nostro tavolo &amp;amp;#232; accanto a uno stupendo dipinto che ritrae la Valle dei Templi, decorazione che rivela che potremo gustare numerose specialit&amp;amp;#224; siciliane, date le origini agrigentine del titolare Salvatore, che gestisce il ristorante dal 2001 insieme alla compagna Elena, Andrea e il loro storico collaboratore, Ivano. “Questo locale era stato inaugurao circa quarant’anni fa da Giorgio, ed &amp;amp;#232; una delle pi&amp;amp;#249; antiche pizzerie di Varese. Prima della nostra gestione aveva un arredamento futuristico, ispirato al film “2001: Odissea nello spazio”, ci racconta Salvatore. 
Iniziamo gustando alcune ottime pizze, tra cui la Principe, con verdure e una gratinatura palermitana, la Mamma Teresa, con porcini, peperoni, salame piccante e caprino, e la Mascalzone, cos&amp;amp;#236; chiamata perch&amp;amp;#233; &amp;amp;#232; mezza pizza e mezza calzone. Il resto del gruppo, che opta invece per le specialit&amp;amp;#224; da ristorante, comincia a sbizzarrirsi con un ricchissimo antipasto all’insegna dei sapori della calda Sicilia. Prendiamo infatti il polipo caldo alla palermitana con olio e limone, i moscardini alla Luciana, e la “Fantasia mista”, un piatto che racchiude tante specialit&amp;amp;#224; di mare. Proseguiamo con gli “strozzapreti 2001” della casa, con gamberoni e funghi porcini, i paccheri con scampi, pomodori freschi e zucchine grattugiate crude, oltre alle fantastiche orecchiette con i friarielli. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con vini di tutto il territorio nazionale, dando la precedenza a qualche buon vino siciliano come il Mille e una notte. Tra i secondi gustiamo il tonno e lo spada alla messinese, in umido con pomodoro, aglio e aromi, il pesce spada alla palermitana, impanato e cotto alla griglia, e un bel filetto al Nero d’Avola. Concludiamo in gran dolcezza con il tiramis&amp;amp;#249; della casa e con una strepitosa cassata siciliana originale. 
In questa meravigliosa citt&amp;amp;#224; giardino ci resta ancora molto da scoprire: sar&amp;amp;#224; un piacere farlo durante i caldi weekend della bella stagione.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.varese.it
www.ristorantelavecchia2001.com
Ristorante La Vecchia 2001
Viale Valganna, 160 Varese (VA)
Tel.: 0332/499310
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11012.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Nelle meraviglie di una città giardino: una giornata a Varese&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 31 Mar 2012 23:24:02 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11012.ashx</guid></item><item><title>Alla foce del Trebbia, tra storia e buona tavola: una giornata a Piacenza, Piacenza, Emilia Romagna</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11011.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11011.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11011/112992.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il piacere fatto citt&amp;amp;#224;: cos&amp;amp;#236; si presenta Piacenza, a cominciare dal suo nome, che viene, appunto, dal latino Placentia. E’ con quest’ottima premessa che arriviamo qui in una bella giornata di inizio anno, da dedicare a questa citt&amp;amp;#224; d’arte cos&amp;amp;#236; vicina a Milano sia geograficamente che culturalmente, anche se appartenente all’Emilia Romagna. Siamo nella Pianura Padana, ma arrivando qui, abbiamo potuto vedere da lontano le prime catene dei Colli Piacentini, che in qualche modo anticipano le alture dell’Appenino Ligure. I primi abitanti di queste terre, popolate sin dall’antichit&amp;amp;#224;, furono delle stirpi liguri, cui seguirono gli etruschi e i celti, fino alla fondazione della citt&amp;amp;#224; da parte dei romani, avvenuta nel 218 a.C. 
Piacenza sorge sulla riva destra del Po, e il fiume, oltre ad aver avuto nella storia una grande importanza dal punto di vista logistico, economico e difensivo, per i piacentini rappresenta anche un legame emotivo con la propria citt&amp;amp;#224;. Nel “Mondo Piccolo. Don Camillo”, Giovannino Guareschi dice, con fantasia campanilistica, che “il Po, l’unico fiume rispettabile che esista in Italia, comincia a Piacenza”. E aggiunge: “Il fatto che da Piacenza in su sia sempre lo stesso fiume, non significa niente”.
Piacenza viene spesso definita la Citt&amp;amp;#224; dei Palazzi, grazie alla presenza di numerose dimore aristocratiche e borghesi, tra cui “il Gotico”, il palazzo dove ha sede il Comune. Piacenza &amp;amp;#232; una citt&amp;amp;#224; molto vivibile, piena di giardini, oltre a una lunga serie di monumenti che testimoniano l’epoca del Ducato di Parma e Piacenza. Abbiamo iniziato il nostro giro dal Duomo per proseguire con la visita alla Basilica di Sant’Antonino, il patrono. In questa chiesa romanica, voluta da San Vittore, il primo vescovo di Piacenza, si riunirono nel 1183 i delegati della Lega Lombarda e l’imperatore Federico Barbarossa per firmare i preliminari della pace di Costanza. La Basilica conserva al suo interno le reliquie del martire cristiano Antonino, oltre alle cinque tele del De Longe, raffiguranti le scene della vita del Santo.
Piacenza ha dato i natali a numerosi personaggi dell’arte e della cultura, dal politico e scrittore Melchiorre Gioia fino a Giorgio Armani e i calciatori Simone e Filippo Inzaghi. A proposito di eleganza, bellezza e miti dello sport, abbiamo colto l’occasione per visitare il Museo della Vespa e dello Scooter, una miniera d’oro per gli appassionati del genere. Certo non abbiamo nemmeno trascurato i musei pi&amp;amp;#249; importanti della citt&amp;amp;#224;, come quelli dell’imponente Palazzo Farnese, che ripercorrono la storia dell’arte a partire dal Medioevo, e il Museo di Storia Naturale, che contiene anche un interessante erbario ottocentesco e una collezione ornitologica. 
A proposito di natura, dopo questo bel giro in centro, ci spostiamo nella frazione Borgotrebbia, ricca di storia e di opportunit&amp;amp;#224; di relax. Qui, nel quartiere Camposanto Vecchio, a ridosso della foce del Trebbia, sorge la settecentesca Chiesa della Beata Vergine del Suffragio, recentemente ristrutturata e riaperta ai fedeli. Nota anche come la chiesa degli appestati, visto che qui vennero collocate le ossa delle vittime della pestilenza del 1630, l’edificio religioso fu per molto tempo avvolto da un’aria cupa anche a seguito di atti di vandalismo che avevano portato alla sua sconsacrazione. Oggi, grazie all’impegno del parroco Don Pietro Cesena e al supporto dell’ordine dei cavalieri templari, la chiesa &amp;amp;#232; tornata ad essere un meraviglioso luogo di preghiera e di raccoglimento. 
Proprio accanto alla chiesa si trova il Ristorante La Casa del Fiume, gestito dall’Aprile 2011 con grande entusiasmo da Alessandra e Paolo. Ci accomodiamo nella luminosa sala mettendoci subito a leggere e a decifrare i proverbi piacentini dialettali che decorano le pareti. Calandoci cos&amp;amp;#236; nelle tradizioni del luogo, siamo pronti per gustare una cena all’insegna dei sapori del territorio. 
Iniziamo con i salumi misti piacentini tra cui la pancetta, la mariola, la coppa e il salame. Proseguiamo con i tortelli piacentini con ricotta e spinaci, gli anolini in brodo e i tipicissimi pisar&amp;amp;#232;i e fas&amp;amp;#242;. Accompagniamo queste prelibatezze con degli ottimi vini dei Colli Piacentini quali il Gutturnio, il Barbera e l’Ortrugo, oltre a una piccola selezione di altri vini regionali. Nella scelta dei secondi piatti spaziamo tra lo stracotto di cavallo con la polenta, il bollito misto e delle tagliate e fiorentine alla griglia. Per concludere in gran dolcezza, scegliamo una buonissima crostata di castagne con pere e cioccolato, la zuppa inglese e il cuore morbido di cioccolato. 
A pochi passi dal ristorante c’&amp;amp;#232; anche un simpatico parco giochi immerso nel verde: quando torneremo da queste parti durante la bella stagione, potremo passare un bel pomeriggio tra passeggiate lungo il fiume, facendo divertire anche i bambini.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.piacenza.it
www.lacasadelfiume.com
Ristorante La Casa del Fiume
Strada Aguzzafame, 75 Piacenza (PC)
Tel.: 0523/498237
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11011.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Alla foce del Trebbia, tra storia e buona tavola: una giornata a Piacenza&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 31 Mar 2012 18:30:13 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11011.ashx</guid></item><item><title>Un weekend al Convento, tra i misteri sul fiume: Gita a Trino, Trino, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11003.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11003.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11003/112869.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando i primi abitanti si insediarono nel territorio dell’odierno Trino Vercellese, la pianura ricoperta da folti boschi e attraversata da molti altri corsi d’acqua tra cui il maestoso fiume Po, li affascin&amp;amp;#242; a tal punto da voler chiamare questo luogo con un nome che oggi sembra evocare i misteri delle fiabe: Rigomagus. Nella lingua celtica questo curioso toponimo indicava il “mercato del re”, a conferma della fertilit&amp;amp;#224; di queste terre, diventate in epoca romana un’importante “mansio”, ovvero una stazione di posta a due passi dal guado sul Po, all’incrocio tra le vie militari.  
Visitando Trino, immerso nella campagna risicola ai piedi delle colline del Monferrato, la sua storia si lascia scoprire non soltanto grazie ai monumenti, ma anche per un suo tesoro naturalistico, il Parco naturale del Bosco delle Sorti della Partecipanza di Trino. Si tratta di un’area verde particolare, ritenuto un raro relitto di foresta planiziale composta da tante specie tra cui prevale la quercia: un luogo pressoch&amp;amp;#233; identico a come avranno visto la Pianura Padana i celtici.
Se l’antico nome di Trino evoca le fiabe, di misteri in paese se ne incontrano diversi, anche solo facendo una una passeggiata nelle frazioni. Curiosi di scoprirli, andiamo a visitare l’Abbazia di Santa Maria di Lucedio, fondata nel XII secolo dai monaci cistercensi. Ammiriamo le due chiese abbaziali, il campanile a pianta ottagonale, il chiostro e la stupenda aula capitolare, intrisa di quelle atmosfere medievali che da secoli alimentano le leggende legate a questo luogo. C’&amp;amp;#232; chi dice che sotto quei muri scorrano dei fiumi sotterranei e ci siano delle cripte segrete, ma non solo: qualcuno avrebbe visto perfino le salme mummificate di abati seduti su dei troni disposti a cerchio, e una colonna che piangerebbe a causa degli orrori di cui sarebbe stata testimone negli anni bui del Medioevo. Ma da queste parti c’&amp;amp;#232; materiale per un vero romanzo pieno di misteri: nella vicina chiesetta della Madonna delle Vigne c’&amp;amp;#232; un dipinto raffigurante un organo a canne con accanto lo “spartito del diavolo”. Secondo la leggenda, suonando quello spartito al contrario, si evocherebbe il diavolo in persona all’interno della chiesa. In ogni caso, nessun pericolo: anche se la leggenda fosse vera, per costringere il demone a starsene a cuccia, basta suonare quelle note in maniera normale e armonica. 
Visitiamo anche la Parrocchiale dedicata a San Bartolomeo, patrono di Trino, con al suo interno numerose opere d’arte tra cui una trecentesca icona della Madonna col Bambino.
Il nostro weekend a Trino continua presso un luogo anch’esso intriso del fascino della storia: l’Hotel Resort “Il Convento”, in Via Hermada. La splendida struttura &amp;amp;#232; ricavata dai resti di un antico convento di suore salesiane e oggi, dopo una sapiente ristrutturazione, offre tutte le comodit&amp;amp;#224; in un contesto di grande eleganza storica. Questi spazi intrisi di arte sono diventati i luoghi ideali non solo per cerimonie e banchetti, ma anche per degli eventi culturali come mostre, convegni e incontri. Scopriamo infatti, che il 24 e il 25 Marzo 2012 si terr&amp;amp;#224; un seminario di scrittura creativa con Silvia Denti e Gavino Angius, e il 1 Aprile avr&amp;amp;#224; luogo “L’usato da usare”, una fiera del leggere e scrivere, con libri vintage, antichi e rari, oltre a stampe e cartoline d’epoca.
Dopo un breve riposo nelle nostre ampie camere finemente arredate, scendiamo a cena presso lo storico Ristorante Massimo, sempre all’interno del resort. La cucina, curata dagli chef Giorgio e Davide Bonato, unisce alla semplicit&amp;amp;#224; dei cibi della tradizione locale un tocco di creativit&amp;amp;#224; e innovazione, il tutto sposando la filosofia del chilometro zero.
Iniziamo la nostra cena con l’assiette piemontese: salame della duja, peperoni con spuma di tonno, crema di formaggio con noci e pere. Gustiamo anche il rotondino cotto al sale con salsa tonnata e la fassona piemontese battuta al coltello. Dopo questo ricco antipasto assaggiamo un risotto tipico locale, la panissa. Alcuni di noi optano invece per gli gnocchi rosolati in crema di parmigiano e rosmarino, e non rinunciamo certo nemmeno ai favolosi agnolotti fatti in casa al sugo d’arrosto. Annaffiamo queste prelibatezze con degli ottimi vini selezionati tra le oltre quattrocento etichette della cantina, a cui si aggiunge anche una vastissima scelta di grappe e liquori. Passando ai secondi piatti, ci dividiamo tra Piemonte e Lombardia, gustando la tagliata di fassona, il filetto di fassona e la vera cotoletta milanese. Infine, cediamo alle dolci tentazioni gustando gli ottimi dessert prodotti dalla casa, tra cui il semifreddo al torrone, la mousse al cioccolato, le crepes al gianduja, il bunet e il fantastico tiramis&amp;amp;#249; alla frutta.
Passiamo il resto del nostro fine settimana con delle belle passeggiate e rientriamo in citt&amp;amp;#224; riposati, con una certezza: quella di tornare qui per i prossimi eventi culturali e anche per assaggiare i funghi fritti e le rane in stagione.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.trino.vc.it
Hotel Resort Il Convento
Ristorante Massimo
Via Hermada, s/n Trino (VC)
Tel.: 0161/801325

SEMINARIO DI SCRITTURA CREATIVA - 24 Marzo 2012
tenuto da Silvia Denti e Gavino Angius
presso Hotel Resort Il Convento
http://www.alambraeventi.it/news/seminario-di-scrittura-creativa-2/

FIERA L’USATO DA USARE - Libri antichi, stampe, cartoline - 1 Aprile 2012
presso Hotel Resort Il Convento
http://www.alambraeventi.it/news/fiera-lusato-da-usare/&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11003.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Un weekend al Convento, tra i misteri sul fiume: Gita a Trino&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 19 Mar 2012 22:38:22 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11003.ashx</guid></item><item><title>Lungo il fiume, tra i colori delle ceramiche: Una giornata a Lodi, Lodi, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11007.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11007.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11007/112967.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa volta abbiamo deciso di seguire le orme di Napoleone, “conquistando” una bellissima citt&amp;amp;#224; d’arte che si trova sulle rive del fiume Adda. Il fascino di questi luoghi era conosciuto gi&amp;amp;#224; ai Celti Boi, il cui antico villaggio, Laus Pompeia, sorgeva proprio qui. In epoca romana la citt&amp;amp;#224; era un fiorente borgo commerciale ed agricolo grazie alla sua posizione strategica. La Lodi di oggi fu per&amp;amp;#242; fondata dall’imperatore Federico il Barbarossa il 3 Agosto 1158, dopo che nel 1111 Laus Pompeia fu rasa al suolo dai milanesi.
Lodi &amp;amp;#232; anche un po’ la citt&amp;amp;#224; dei miracoli: il Tempio Civico dell’Incoronata sorge sul luogo dove un tempo c’era un postribolo, con accanto un’immagine della Madonna. A questa immagine sono attribuiti diversi eventi miracolosi a seguito dei quali la popolazione devota decise di erigere il Tempio. Presso la Chiesa di Santa Maria Maddalena si venera invece un Crocifisso miracoloso, ritrovato intatto fra i piloni di un ponte dopo una piena dell’Adda.
Una delle chiese pi&amp;amp;#249; vaste della Lombardia &amp;amp;#232; il Duomo di Lodi, che iniziarono a costruire lo stesso giorno in cui il Barbarossa ha rifondato la citt&amp;amp;#224;. Dedicata alla Vergine Assunta, la Basilica domina la suggestiva Piazza della Vittoria e custodisce notevoli opere d’arte, tra cui un polittico di Callisto Piazza.  
E’ una splendida incompiuta invece la Chiesa di San Francesco, la cui imponente facciata in cotto non &amp;amp;#232; mai stata completata. Al suo interno sono conservate le spoglie di diversi personaggi illustri, tra cui quelle della poetessa Ada Negri. 
Arrivando cos&amp;amp;#236; ai tempi di Napoleone, giungiamo al bellissimo Ponte sull’Adda, nei pressi del quale si svolse nel 1796 la celebre Battaglia del Ponte di Lodi, in cui il Bonaparte sconfisse gli austriaci. L’importante evento storico &amp;amp;#232; ricordato da una lapide, ma anche da un dipinto di Giuseppe Pietro Bagetti. Attraversando il ponte odierno, costruito nel 1864 sul luogo dell’originale ponte di legno, si apre un suggestivo panorama sull’Adda, che comprende anche le piste ciclabili lungo il fiume. 
La produzione artistica lodigiana si estende anche alle famose ceramiche Vecchia Lodi, che oggi si possono ammirare al Museo Civico, oltre che presso la fabbrica Ceramica Artistica Lodigiana di Via San Fereolo, dove si organizzano visite e laboratori sulla ceramica per bambini.
Dopo questo bel giro in citt&amp;amp;#224;, decidiamo di fermarci per cena presso il Ristorante La Quinta, in Viale Pavia. Accomodandoci ai tavoli dell’elegante locale dall’atmosfera famigliare, ci fa molto piacere il fatto che i bambini che sono con noi vengano accolti con grande gioia. “Noi adoriamo i bimbi, e non ci hanno mai dato fastidio con la loro vivacit&amp;amp;#224;, anzi. Sar&amp;amp;#224; anche perch&amp;amp;#233; li facciamo divertire, prepariamo per loro la pasta colorata o il riso giallo”, ci racconta Annarita, l’esperta sommelier dell’ormai storico ristorante, gestito dal 1966 dalla sua famiglia. “All’inizio il locale fondato da mio padre Sergio e da mio zio si chiamava “Il Tram” ed era in una villa Liberty. Nel 1982 &amp;amp;#232; nato questo ristorante, e dalla sede originaria in Piazza della Vittoria ci siamo spostati in questa zona, molto comoda per l’autostrada e i parcheggi, nel 1997”, ci spiega Annarita che gestisce il ristorante con grande entusiasmo insieme al fratello Stefano che fa il cuoco, e ai genitori. 
Iniziamo la nostra cena all’insegna dei migliori sapori del territorio con il fritto lodigiano, un piatto ideato dal locale, ma che affonda le proprie radici nella tradizione, valorizzando il cosiddetto quinto quarto: rognone, cervella, animella, oltre a rane e lumache. Gustiamo anche una frittatina con la raspadura, mentre gli animi marinari del gruppo assaggiano un coloratissimo crudo di mare. Proseguiamo con il risotto alla quaglia Royal, mantecato al mascarpone, i tortelli di pannerone e Tipico lodigiano con rag&amp;amp;#249; di fegatini, crema di fagioli e lenticchie, e per chi sceglie i sapori marini, le pappardelle all’astice con pomodorini vesuviani. Tutta la pasta viene fatta in casa e il men&amp;amp;#249; cambia ogni due settimane. Continuiamo con un’altra specialit&amp;amp;#224; tradizionale, lo storione alla lodigiana, gustando, poi, il piccione Royal in due cotture con crema di cioccolato, more e crostone dei suoi fegatini. Alcuni di noi optano invece per il rognoncino di vitello trifolato con polenta. Annaffiamo queste prelibatezze con degli ottimi vini, scelti tra le circa 400 etichette nazionali a cui si aggiungono un centinaio di distillati, selezionati dalla sommelier Annarita.
Infine, cediamo alla dolce tentazione dei dessert gustando specialit&amp;amp;#224; create con il mascarpone, tipico del territorio: il gelato di mascarpone al miele di castagno, la sabbiosa alla crema di mascarpone e uno spettacolare flamb&amp;amp;#233; ai frutti di bosco, servito dal carrello.
La prossima volta che torneremo qui, forse ci capiter&amp;amp;#224; anche di partecipare a uno degli aperitivi itineranti curati dal Ristorante La Quinta, presso il vicinissimo Museo d’arte contemporanea Folli Geniali.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.lodi.it
www.calvecchialodi.it
www.laquintalodi.it
Ristorante La Quinta
Viale Pavia, 76 Lodi (LO)
Tel.: 0371/35041
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11007.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Lungo il fiume, tra i colori delle ceramiche: Una giornata a Lodi&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 24 Mar 2012 19:36:23 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11007.ashx</guid></item><item><title>Dove i tessuti sono morbidi e le serate avvolte nel colore della passione: Busto Arsizio, Busto Arsizio, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11043.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11043.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11043/113587.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Sono come tu mi vuoi”, cantava Mina nel 1967, ed &amp;amp;#232; un po’ quello che pensiamo anche noi quando arriviamo nella citt&amp;amp;#224; natale della famosa cantante. Busto Arsizio &amp;amp;#232; proprio come si immagina una citt&amp;amp;#224; in cui passare una piacevole giornata tra cultura e relax senza dover fare troppa strada: facile da raggiungere, ricca di storia, per&amp;amp;#242; anche moderna con il suo fascino dato dalla proverbiale efficienza lombarda.
Busto Arsizio &amp;amp;#232; detta la “Manchester d’Italia”, essendo stata per molti anni uno dei pi&amp;amp;#249; importanti centri tessili del Paese. Durante la nostra passeggiata tra gli eleganti viali, i palazzi Liberty e le vie caratteristiche del centro storico, in qualche giardino notiamo dei gelsi: fino a qualche tempo fa questi alberi si trovavano in quasi tutti i cortili. Infatti &amp;amp;#232; sin dal Medioevo che qui si pratica la bachicoltura, ovvero l’allevamento di bachi da seta. E come &amp;amp;#232; noto, quel morbido e lucente tessuto “comincia” con delle foglie di gelso, di cui i bachi da seta sono ghiottissimi. A questo punto, non possiamo certo rinunciare a visitare il Museo del Tessile, le cui sale sono una vera miniera d’oro per gli amanti della moda, e ospitano perfino una sezione dedicata al ricamo.
Se da un lato Busto Arsizio si presenta come una moderna citt&amp;amp;#224; industriale, dall’altro ci sorprende con il suo ricco folklore e con la sua capacit&amp;amp;#224; di mantenere vive le proprie pi&amp;amp;#249; antiche tradizioni. Ogni anno, a fine Gennaio si svolge la Gi&amp;amp;#246;bia, una manifestazione molto amata dai bustocchi, durante la quale un fantoccio di paglia, vestito di stracci, viene bruciato per esorcizzare l’inverno. La cultura tessile della citt&amp;amp;#224; si ritrova anche nelle sue maschere carnevalesche: una si chiama “Ul Tarlisu”, e indica il tessuto delle federe e dei cuscini, e l’altra &amp;amp;#232; “a Bumbasina”, ovvero la bambagia.  
Percorrendo le strade della citt&amp;amp;#224;, abitata stabilmente dall’epoca romana, visitiamo i suoi monumenti pi&amp;amp;#249; importanti, come il bellissimo Santuario di Santa Maria di Piazza, detto anche il Santuario della Beata Vergine dell’Aiuto. Fu costruito tra il 1515 e il 1522, su commissione tra l’altro della Scuola dei Poveri, un consorzio di laici dediti all’assistenza dei poveri e dei malati. La chiesa principale di Busto &amp;amp;#232; tuttavia la Basilica di San Giovanni Battista, una delle opere barocche pi&amp;amp;#249; importanti della Lombardia. 
Questa lunga passeggiata per le vie di B&amp;amp;#252;sti Gr&amp;amp;#224;ndi, come la chiamano i bustocchi, possiamo coronarla solo con una bella serata all’insegna della passione culinaria.
Eccoci allora presso il Ristorante Rosso di Sera, in Corso XX Settembre: un raffinato ed elegante locale, noto tra l’altro per la sua fornitissima enoteca, in cui si contano oltre ottocento etichette. “I vini sono la nostra grande passione, abbiamo sia etichette famose che nomi meno noti, selezionati con il criterio della qualit&amp;amp;#224;. Da Febbraio organizziamo delle serate di degustazione abbinate a un corso di cucina. Ci gratifica molto far conoscere delle novit&amp;amp;#224;, e poter consigliare ai nostri clienti dei vini particolari”, ci racconta Axel, il titolare e chef che gestisce il ristorante insieme a Danilo, in cucina, e Marco, il sommelier. Il men&amp;amp;#249;, caratterizzato dalla creativit&amp;amp;#224;, cambia in continuazione.
Per iniziare, ci viene offerta una sfiziosa entrata: del baccal&amp;amp;#224; brandato con della cipolla caramellata e dell’erba cipollina. Dopo questo piacevole incipit, gustiamo dello gnocco fritto con la culaccia, il culatello e il pata negra, un’insalata di granchio tiepida, con anche della papaya verde, con sopra un cucchiaino di caviale, oltre al rosti di patate con la tartar di salmone crudo e del salmone affumicato. Ogni sapore &amp;amp;#232; autentico ed equilibrato, e i piatti sono anche belli come opere d’arte. A proposito di bellezza, eccoci a gustare il risotto “acquerello”, di color vinaccia grazie alla rapa rossa, fatta con una squisita fonduta di parmigiano. Prendiamo anche degli spaghetti col riccio e dei pennoni di Gragnano col rag&amp;amp;#249; d’anatra con i capperi. Facciamo seguire questi squisiti primi dal filetto alla Rossini, le cappesante con le lenticchie, con un interessante gioco di spezie, tra curry e zenzero. C’&amp;amp;#232; chi sceglie il rombo in crosta di patate, e fa proseliti anche la guancia di manzo brasata, tenerissima, con la Bonarda e i lamponi, servita sulla polenta.
La nostra cena si conclude in gran dolcezza con i sorbetti fatti in casa tra cui quello al mandarino con il battuto di olive taggiasche. Assaggiamo anche uno squisito tortino al pistacchio cotto al momento, oltre alla versione dolce del tradizionale piatto locale “polenta e bruscitt”, preparata con il semolino e i datteri tagliati a dadini con l’aggiunta dello sciroppo dello zucchero dei marroni, pi&amp;amp;#249; una cremina di frutto della passione.
I sapori, i colori, l’arte e i vini: abbiamo tanti ottimi motivi per tornare presto in questa citt&amp;amp;#224;.


Francesca Bertha 

PER INFORMAZIONI:
www.comune.bustoarsizio.va.it
Ristorante Rosso di Sera
Corso XX Settembre 36/A Busto Arsizio (VA)
Tel.: 0331/631706
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11043.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Dove i tessuti sono morbidi e le serate avvolte nel colore della passione: Busto Arsizio&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 09 Apr 2012 22:20:58 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11043.ashx</guid></item><item><title>Al bivio dove natura, storia e gusto s&amp;#39;incontrano: una giornata a Olgiate Olona, Olgiate Olona, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10991.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10991.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10991/112791.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’era una volta una ballerina gialla che viveva in un grande parco sul fiume Olona. I suoi amici erano lo scoiattolo, la civetta, la libellula magnifica e l’airone, ma andava d’accordo anche con il cavedano e col rospo smeraldino. Visto che questi simpatici animali non abitavano lontano dalla citt&amp;amp;#224;, erano sempre numerose le persone che li venivano a trovare: turisti in bici, famiglie, bambini e anziani. 
Per una giornata abbiamo deciso anche noi di immergerci in queste atmosfere fiabesche visitando Olgiate Olona, uno dei sei comuni della Valle Olona, in parte scavata dai ghiacci dell’ultima glaciazione, in parte dal fiume stesso. 
Le origini di questa citt&amp;amp;#224; risalgono probabilmente all’epoca romana, e vari rinvenimenti testimonierebbero l’esistenza di un’antica stazione militare nelle vicinanze della Cascina del Buon Ges&amp;amp;#249;, sulla direzione del Lago Maggiore. Successivamente, nel Medioevo il territorio olgiatese era noto come una “porzione di terra arativa cinta da fossati e siepi”, detta “augia”, parola da cui deriva il toponimo Olgiate. Per tutto il Medioevo e oltre, la citt&amp;amp;#224; fu un importante centro religioso e amministrativo grazie alla pieve sviluppatasi sopra il villaggio romano.
Iniziamo la nostra passeggiata nel centro storico sulle tracce del castello che non c’&amp;amp;#232;: secondo alcune fonti, fino al XII secolo era ancora in piedi l’antico castello di Olgiate, la cui presenza &amp;amp;#232; ricordata anche dalle planimetrie sette-ottocentesche che rappresentano un abitato a forma anulare, con fortificazioni e fossati. Passeggiando per le caratteristiche stradine del centro, su cui si affacciano giardini curati e antiche case con terrazzi che nella bella stagione sono coperti da una pioggia di fiori,  raggiungiamo il cuore della citt&amp;amp;#224;, ovvero la Chiesa Parrocchiale dei Santi Stefano e Lorenzo, patroni di Olgiate. La chiesa conserva al suo interno diverse preziose opere, tra cui il dipinto “Cristo e la samaritana al pozzo”, di Paolo Pagani. Visitiamo anche la Chiesa di S. Gregorio Magno e quella di S. Antonio Abate. Continuando il nostro giro, entriamo anche nel parco dell’ottocentesca Villa Greppi-Gonzaga. Qui si trova una bella cappella nobiliare, oltre ad alcuni uffici comunali e la biblioteca. 
Nel tardo pomeriggio decidiamo di seguire le orme degli antichi romani diretti al Lago Maggiore, visitando Cascina del Buon Ges&amp;amp;#249;. Fino al 1966 la frazione era attraversata dalla tranvia Milano – Gallarate e c’era un caseggiato, ormai demolito, chiamato Palazzo dei Maghi dove le corriere facevano sosta per consegnare la corrispondenza. Visitiamo la Parrocchiale di San Giuseppe, costruita a partire dal 1944, accanto all’Oratorio settecentesco.
Dopo questa bella passeggiata, giungiamo piacevolmente stanchi e affamati a un bivio. Ma stavolta la scelta non ci mette in difficolt&amp;amp;#224;, visto che si tratta del Ristorante Pizzeria Bivio, in Corso Sempione. L’ambiente piacevole e i colori caldi dell’arredamento ci mettono subito a nostro agio, ed &amp;amp;#232; solo l’inizio. “Abbiamo ristrutturato e aperto questo locale nel 2007, dopo averlo avuto in eredit&amp;amp;#224; da mio suocero Vincenzo. Prima, per trent’anni abbiamo gestito l’ex Vesuvio, sempre a Olgiate Olona, insieme ai miei genitori Dora e Attilio. Mia moglie ha imparato tantissimo da loro, e ora infatti &amp;amp;#232; insieme a lei, Annamaria, che gestiamo il ristorante, con l’aiuto del cuoco Cassiano Volpato e la cameriera Monica”, ci racconta il titolare Michele Vitagliano. Il Bivio &amp;amp;#232; il ristorante ufficiale della Pro Patria Calcio, e noi, per fair play, decidiamo di assaggiare un po’ tutto, cominciando dalle pizze. Gustiamo la Pizza Bivio, con mozzarella, porcini, taleggio, peperoncino, speck e rucola, la Pizza Lunare, che &amp;amp;#232; una doppia pizza con una ricchissima farcitura, e la Pizza Pecorino, che &amp;amp;#232; in realt&amp;amp;#224; una focaccia, con pecorino, prezzemolo, aglio e pomodorino fresco. L’altra parte del nostro gruppo sceglie invece le specialit&amp;amp;#224; da ristorante, iniziando, a seconda delle preferenze, con un antipasto di pesce o un tagliere di salumi. A seguire gustiamo il tagliolino all’astice, i paccheri con gamberi e rucola e degli squisiti risotti, al Castelmagno oppure al radicchio. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con vari buonissimi vini nazionali, in particolare campani, pugliesi e toscani. Tra i secondi scegliamo dei filetti di branzino in crosta di patate, dei gamberoni al forno con porcini e zafferano, mentre i nostri amici “carnivori” optano per la tagliata con asparagi e per il filetto di manzo ai due pepi. Gustiamo inoltre anche delle ottime costate alla fiorentina alla griglia. 
La nostra cena si conclude con degli irresistibili dolci, tutti fatti in casa, dal tiramis&amp;amp;#249; alle crostate, i semifreddi al torroncino, le torte al cioccolato, all’ananas e alle mele, oltre alla bavarese al limoncello: tutte tentazioni a cui torneremo a cedere di nuovo presto, tanto per smaltire le cene al Bivio ci sono sempre le passeggiate lungo il fiume Olona.  

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comuneolgiateolona.it
www.valleolona.com
Ristorante Pizzeria Il Bivio
Via Sempione, 50 Olgiate Olona (VA)
Tel.: 0331/641500
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10991.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Al bivio dove natura, storia e gusto s'incontrano: una giornata a Olgiate Olona&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 12 Mar 2012 21:31:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10991.ashx</guid></item><item><title>Dalle mongolfiere all&amp;#39;arte contemporanea: una giornata a Gallarate, Gallarate, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11576.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11576.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11576/122094.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una bella giornata fuori porta, in una citt&amp;amp;#224; d’arte sulle rive dell’Arno e con vista sulle vette innevate delle Alpi? Anche questo &amp;amp;#232; possibile, e senza nemmeno dover trascinare le Alpi in Toscana: basta andare a Gallarate, nella provincia di Varese, a circa mezz’ora di strada da Milano. Certo, l’Arno &amp;amp;#232; il torrente, detto anche Arnetta dai gallaratesi, ma le Alpi sull’orizzonte sono quelle originali e col bel tempo offrono un panorama mozzafiato. Avvicinandoci alla citt&amp;amp;#224;, notiamo da lontano le catene montuose che si confondono con l’azzurro del cielo, ma &amp;amp;#232; facile veder spiccare il bianco delle montagne dietro un’antica chiesa o un palazzo storico anche in centro.
Sar&amp;amp;#224; anche per la bellezza di quell’orizzonte che i gallaratesi sono da secoli attratti dal volo, campo in cui vantano numerose eccellenze. Ai tempi delle mongolfiere c’era chi, nei comuni vicini, li prendeva in giro bollandoli come “brusabalun”, ovvero bruciapalloni. Ma ci&amp;amp;#242; non ha certo impedito loro di decollare: gi&amp;amp;#224; nel 1910 era presente in citt&amp;amp;#224; l’importante industria aeronautica dell’ingegner Gianni Caproni, e dei piloti come Gustavo Moreno, Oronzo Andreani e il famoso aviatore Francesco Baracca. Un tempo Gallarate veniva chiamata la citt&amp;amp;#224; delle cento ciminiere, ma anche qui, come a Busto Arsizio, l’industria pi&amp;amp;#249; importante era quella tessile.
Oggi Gallarate, il cui nome deriverebbe dai galli, &amp;amp;#232; una citt&amp;amp;#224; moderna, e gli edifici di recente costruzione e le vie dello shopping convivono in modo naturale con i palazzi Liberty e con le antiche chiese, come la Basilica di Santa Maria, la cinquecentesca Chiesa di S. Antonio Abate o la Chiesa di San Pietro, che risale al XI secolo e per un periodo fu adibito perfino a falegnameria e dopo a macelleria.
Ma anche l’arte della nostra epoca riveste un ruolo sempre pi&amp;amp;#249; importante in questa citt&amp;amp;#224;: il Museo Arte Gallarate, detto MA-GA, inaugurato nel 2010, &amp;amp;#232; un polo per l’arte contemporanea prestigioso e funzionale, che &amp;amp;#232; subito riuscito a calamitare l’interesse del grande pubblico con mostre come “Il mistico profano”, dedicata alla ricerca pittorica di Amedeo Modigliani.
Dopo questa passeggiata nella storia gallaratese, decidiamo di fermarci presso il Ristorante Alla Contrada, il cui nome continua a farci pensare alle antiche tradizioni della citt&amp;amp;#224;.
Ci accomodiamo nell’elegante e luminosissima sala, arredata in stile moderno, e iniziando a studiare il men&amp;amp;#249;, lasciamo che la nostra fantasia decolli compiendo un viaggio gustoso fino al mare. Alcuni di noi decidono subito per le pizze, scegliendo la Pizza della Contrada, con pomodoro, cozze, vongole, gamberi, scampone e gamberone. Anche la pizza ai frutti di mare fa proseliti, oltre alla vegetariana e alla pizza con gamberi e rucola. Il resto del nostro gruppo non resiste invece alle specialit&amp;amp;#224; del ristorante, iniziando con un ricco antipasto di mare: la tartara di tonno, il carpaccio di tonno con rucola e pomodorini freschi, le code di gamberi in salsa e il polipo caldo con patate. Un paio di nostri amici “carnivori” restano invece sui piatti di terra, gustando un carpaccio di filetto con rucola e grana. Proseguiamo con gli spaghetti allo scoglio, e le fantastiche bavette con mezzo astice. Tra i risotti scegliamo quello al nero di seppia e quello con le capesante e gli scampi. Gli amanti delle specialit&amp;amp;#224; di terra optano per il risotto ai porcini e crema di tartufo, continuando con la tartara di filetto, la tagliata ai carciofi e il filetto ai funghi porcini. La nostra cena marinara prosegue invece con delle succulente grigliate di pesce: totanetti, filetti di tonno e di orata, oltre al filetto di spada alla siciliana. 
Concludiamo cedendo alle dolci tentazioni dei dessert al carrello, e rientriamo nella nostra citt&amp;amp;#224; con i colori azzurri del cielo gallaratese negli occhi, arricchiti di una bellissima esperienza che siamo certi di ripetere presto. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.gallarate.va.it
www.allacontrada.com
Ristorante Pizzeria Alla Contrada
Via Croci, 1 Gallarate (VA)
Tel.: 0331/786793
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11576.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Dalle mongolfiere all'arte contemporanea: una giornata a Gallarate&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Fri, 11 Jan 2013 19:30:34 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11576.ashx</guid></item><item><title>Passeggiata con gli Sforza in una citt&amp;#224; della Bell&amp;#39;Italia: Una giornata ad Abbiategrasso, Abbiategrasso, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10961.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10961.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10961/112530.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una tranquilla cittadina ricca di monumenti storici, dove si ha l’impressione che circolino pi&amp;amp;#249; biciclette che auto, dove la gente si ferma a chiacchierare sotto i portici che richiamano lo stile delle citt&amp;amp;#224; liguri, e il cui nome sembra un augurio di prosperit&amp;amp;#224;: ecco Abbiategrasso. Eppure, questo angolo di pace &amp;amp;#232; a due passi, pi&amp;amp;#249; precisamente a circa venti chilometri dalla frenesia del capoluogo lombardo. Costeggiata dal Naviglio Grande, lungo il quale sono in molti a passeggiare o a fare sport anche nei weekend  invernali, Abbiategrasso unisce i pregi dei piccoli centri a quelli che derivano dalla sua vicinanza alla metropoli.
La nostra passeggiata inizia proprio dal monumento simbolo della citt&amp;amp;#224;, che pi&amp;amp;#249; di ogni altro testimonia il ruolo strategico che Abbiategrasso ebbe in passato: il Castello Visconteo. Eretto probabilmente nel 1382 da Gian Galeazzo Visconti, il Castello si trova in asse con il Naviglio Grande e con la strada che collega Milano con Vigevano. Dal 1865 appartiene al Comune ed &amp;amp;#232; sede di diverse associazioni. Al suo interno ammiriamo degli affreschi risalenti a varie epoche, notando anche la scritta “A bon droit”, il motto visconteo. Un ragazzo che lavora presso una delle associazioni ci suggerisce di andare a vedere una sala nell’ala Est dell’edificio, all’ultimo piano, che &amp;amp;#232; forse l’angolo pi&amp;amp;#249; misterioso del Castello. Secoli fa era un carcere e sui muri si vedono tuttora i graffiti dei prigionieri. In questo castello nacque Gian Galeazzo Maria Sforza, duca di Milano, che per&amp;amp;#242; non era particolarmente portato a rivestire quel ruolo importante. Infatti, dopo il suo matrimonio con Isabella d’Aragona, prefer&amp;amp;#236; dedicarsi agli svaghi della vita ducale, trascurando il resto e lasciando che degli incarichi si occupasse sempre di pi&amp;amp;#249; suo zio Ludovico Sforza, detto Il Moro.
Oltre che al duca, Abbiategrasso ha dato i natali a diversi personaggi famosi anche in epoca recente, tra cui lo stilista Franco Moschino, il calciatore Giovanni Invernizzi a cui &amp;amp;#232; dedicato lo stadio, il ciclista Marco Villa, medaglia di bronzo alle Olimpiadi del 2000, mentre &amp;amp;#232; nata a Palermo, ma &amp;amp;#232; cresciuta qui la cantante Giusy Ferreri. 
Visitando i monumenti religiosi pi&amp;amp;#249; importanti della citt&amp;amp;#224;, ci colpisce in modo particolare la bellezza della Basilica di Santa Maria Nuova, e del suo chiostro, anche perch&amp;amp;#233; a differenza di diversi splendidi chiostri di chiese importanti di altre citt&amp;amp;#224;, questo &amp;amp;#232; aperto a chiunque desideri visitarlo o fermarsi per un po’ per meditare o riflettere. Quando eravamo l&amp;amp;#236;, abbiamo condiviso questo spazio di intimit&amp;amp;#224; spirituale con un sacerdote che diceva il rosario camminando sotto i portici del chiostro. La Basilica fu edificata nel 1388 in occasione della nascita del figlio di Gian Galeazzo Visconti, e sub&amp;amp;#236; diverse modifiche e ristrutturazioni.
Esiste anche la chiesa di Santa Maria Vecchia, l’antica chiesa di Abbiategrasso, dove un tempo c’era un convento di monache benedettine, ma &amp;amp;#232; sconsacrata sin dalla fine del secolo XVIII, e ci hanno detto che &amp;amp;#232; sede di una scuola di danza.
Visitiamo anche la Chiesa di San Pietro e la Chiesa di San Gaetano, che &amp;amp;#232; la pi&amp;amp;#249; recente tra tutte le chiese di Abbiategrasso. 
In questa citt&amp;amp;#224; c’&amp;amp;#232; davvero molto da vedere, cos&amp;amp;#236; ci fa piacere fermarci per pranzo presso la Trattoria Bell’Italia: perfettamente in sintonia con la bellezza di ci&amp;amp;#242; che ci circonda, ci godiamo una pausa rigenerante. Ci accomodiamo in una delle sale dall’atmosfera calda e accogliente, e mentre iniziamo a studiare il men&amp;amp;#249;, scambiamo quattro chiacchiere con il titolare. “Il nostro men&amp;amp;#249; cambia tutti i giorni. Tutto quello che proponiamo &amp;amp;#232; fresco e fatto al momento, e rispecchia la stagione che stiamo vivendo”, ci racconta il signor Marco, che gestisce il locale da otto anni insieme ai suoi fratelli Tony e Gabriele. “Siamo originari della provincia di Salerno. Qui abbiamo creato tutto noi, ristrutturando il locale e acquisendo i nostri clienti piano piano, grazie al nostro impegno quotidiano”, ci racconta il titolare. 
Iniziamo con un bel risotto alla zucca, le mezze maniche con salsiccia, e i pizzoccheri con la verza. Gustiamo anche l’ottima pasta con fagioli, tra i piatti pi&amp;amp;#249; richiesti del locale, fatta con una ricetta campana particolare. Gustiamo un ottimo vino piemontese alla spina, e proseguiamo con il cosciotto di maiale al forno, il cervo in salm&amp;amp;#236;, un bel brasato. Alcuni di noi scelgono invece lo spezzatino d’asino e la bistecca di cavallo. Visto che siamo capitati qui di venerd&amp;amp;#236;, possiamo anche assaggiare dei polipetti con patate e fagioli o piselli, una vera bont&amp;amp;#224;. 
Concludiamo in dolcezza con i dessert fatti di un’ottima pasticceria in citt&amp;amp;#224;: il tiramis&amp;amp;#249; e la torta al cioccolato col riso soffiato.
Siamo certi di tornare presto, perch&amp;amp;#233; abbiamo visto che ad Abbiategrasso tra cultura e ospitalit&amp;amp;#224; si sta davvero bene.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.abbiategrasso.mi.it
www.trattoriabellitalia.it
Trattoria Bell’Italia
Via Carlo Cattaneo, 58 Abbiategrasso (MI)
Tel.: 02/94608705
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10961.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Passeggiata con gli Sforza in una città della Bell'Italia: Una giornata ad Abbiategrasso&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 29 Feb 2012 00:11:29 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10961.ashx</guid></item><item><title>Una giornata a Novara, Novara, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11000.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11000.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11000/112844.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una citt&amp;amp;#224; che porta nel suo nome il concetto di novit&amp;amp;#224;, e che ha sempre attratto grandi personaggi e artisti, alcuni dei quali divennero importanti proprio grazie alla loro opera compiuta in questo luogo: abbiamo scelto di passare una giornata di relax all’insegna della cultura, dell’arte e della buona tavola a Novara. 
Una delle storie pi&amp;amp;#249; belle riguardanti un personaggio arrivato qui molto prima di noi &amp;amp;#232; quella del patrono, San Gaudenzio: nato nel 327 a Ivrea, da famiglia pagana, divenne il primo vescovo di Novara, dove da secoli lo ricorda la splendida Basilica di San Gaudenzio. 
E’ proprio dalla Basilica che inizia il nostro giro novarese, e ci rendiamo subito conto che qui ogni angolo potrebbe svelare un intero romanzo. A cominciare dall’altissima cupola che disegna lo skyline della citt&amp;amp;#224;: &amp;amp;#232; opera dello stesso Alessandro Antonelli che progett&amp;amp;#242; la famosa Mole di Torino. Ma mentre i lavori della Mole furono terminati nel 1897, nove anni dopo la morte del grande architetto, la cupola della Basilica di San Gaudenzio &amp;amp;#232; stata completata nel 1887, quando l’artista era ancora in vita. Anche il campanile &amp;amp;#232; un importante capolavoro, opera nientemeno che di Benedetto Alfieri, zio di Vittorio Alfieri, famoso drammaturgo e poeta settecentesco. 
Mentre percorriamo i baluardi, ovvero i bei vialoni alberati che oggi ricordano la posizione delle antiche mura romane, demolite agli inizi del Novecento per consentire l’espansione urbanistica, ci ricordiamo anche della ricca tradizione musicale di Novara, che diede i natali tra l’altro al direttore d’orchestra Guido Cantelli, allievo preferito di Arturo Toscanini, scomparso prematuramente in un incidente. Oggi la sua eredit&amp;amp;#224; musicale viene portata avanti anche da un festival a lui dedicato, curato dall’Associazione Amici della Musica Cocito, la stessa che organizza il suggestivo Festival Cusiano di Musica Antica sul Lago d’Orta, a circa 40 km da Novara. 
Visitiamo anche l’Arengo del Broletto, l’antico centro della vita politica di Novara: un complesso architettonico costituito da quattro palazzi storici disposti a quadrilatero, tra cui il palazzo del Comune, risalente al XII secolo.
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11000.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Una giornata a Novara&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sun, 18 Mar 2012 14:41:23 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11000.ashx</guid></item><item><title>Un castello sull&amp;#39;isola, sorvegliato da scoiattoli e papere: gita a Legnano, Legnano, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10950.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10950.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10950/112411.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Fra tutte le citt&amp;amp;#224; della Lombardia &amp;amp;#232; lodata come la rosa o il giglio fra i fiori, come il cedro nel Libano, come il leone fra i quadrupedi, come l’aquila fra gli uccelli, s&amp;amp;#236; da apparire come il Sole tra i corpi celesti”. Con queste parole piene di entusiasmo scriveva di Legnano il maggior poeta e scrittore lombardo del XIII secolo, Bonvesin de la Riva che visse qui fino al 1288.?Se nel XIII secolo Legnano era ammirata per la fertilit&amp;amp;#224; delle sue terre e per il conseguente benessere, oggi colpisce per la sua atmosfera tranquilla e molto vivibile. 
Sin dal Settecento i contadini legnanesi integravano il loro lavoro nei campi con delle attivit&amp;amp;#224; manufatturiere svolte in casa, trasformandosi in filatori e tessitori di cotone, di lana e di seta. Infatti, fu poi l’industria tessile a svilupparsi in modo particolare con il cotonificio fondato da Eugenio Cantoni. Successivamente anche l’industria meccanica divenne determinante, grazie soprattutto all’azienda Franco Tosi.?A Legnano la produttivit&amp;amp;#224; convive serenamente con le pi&amp;amp;#249; antiche tradizioni che affondano le loro radici nei leggendari avvenimenti della storia della citt&amp;amp;#224;. Qui si svolse, nel 1176 la Battaglia di Legnano, nel corso della quale le truppe della Lega Lombarda, probabilmente guidate dal mitico condottiero Alberto da Giussano, sconfissero l’imperatore Federico I il Barbarossa. Perfino l’inno di Mameli ricorda questa storica battaglia: “Dall’Alpe a Sicilia, Dovunque &amp;amp;#232; Legnano”, e Legnano &amp;amp;#232; anche l’unica citt&amp;amp;#224;, oltre a Roma, ad essere menzionata nell’inno. Alla fine di Maggio di ogni anno i legnanesi rendono omaggio al ricordo della battaglia celebrando il Palio delle otto contrade storiche. La leggenda vuole che il Barbarossa fosse poi fuggito attraverso una galleria sotterranea collegata al Castello, che sorge su un’isola del fiume Olona. Accanto al Castello si trova lo stupendo Parco di Legnano, una vastissima area verde con numerose conifere, abitata da scoiattolini e uccelli acquatici e specie ittiche che popolano i laghetti e i ruscelli.?Legnano possiede anche un importante patrimonio religioso: oltre alla Basilica di San Magno, la chiesa principale costruita a partire dal 1504, in citt&amp;amp;#224; si trova circa una ventina di chiese, tra cui il Santuario della Madonna delle Grazie, costruito in seguito a un miracolo mariano che ridiede il dono della parola a due bambini sordomuti. ?Dopo questi piacevolissimi giri nella storia legnanese, abbiamo deciso di fermarci per cena nell’antico “Burgu di Marag&amp;amp;#224;sc”, accomodandoci ai tavoli del Ristorante Marag&amp;amp;#224;sc, accanto alla Chiesa di Sant’Ambrogio. “Marag&amp;amp;#224;sc significa “stelo di granoturco”, a ricordo delle origini agricole di questo storico rione di Sant’Ambrogio”, ci racconta il signor Davide, il titolare che gestisce il ristorante insieme allo chef Claudio Ceriotti. L’ambiente &amp;amp;#232; caloroso, arredato con fantasia e originalit&amp;amp;#224;: tutto predispone a una serata piacevole all’insegna della buona cucina tradizionale, arricchita con degli abbinamenti “meticci” che stupiscono il palato. Sul men&amp;amp;#249; leggiamo una frase di Blaise Pascal: “L’anima del piacere sta nel piacere stesso”, e ce ne rendiamo conto appena  iniziamo a gustare gli antipasti: polpettine di baccal&amp;amp;#224; con cipolle di Tropea e la sfoglia di polenta, una bella zuppetta di polipo al profumo di zafferano con i crostini, la crema di finocchi con i gamberi al vapore e la riduzione d’arancio e infine, il cuore di capasanta in pasta kataifi e la salsina agrodolce piccante Thai. Facciamo seguire questo ricco antipasto dagli spaghetti grezzi del Cav. Cocco con i calamari, i pinoli, lo spinacino e la bottarga di muggine di Cabras. Alcuni di noi scelgono invece i garganelli con il rag&amp;amp;#249; di polipo e finocchietto selvatico, e il riso al salto con i gamberi al curry e lo zafferano. Nella scelta dei vini ci facciamo consigliare tra le oltre settecento etichette, degustando ad esempio un ottimo bianco laziale, il Ferentano dell’azienda Falesco. Il nostro percorso nei piaceri del mare a tavola prosegue con il misto di pesce crudo della casa, il cuore di baccal&amp;amp;#224; cotto in purezza con la salsa calda di pomodorini e baccal&amp;amp;#224; in umido alle olive taggiasche e le quenelle di polenta, il branzino nel guanciale di Sauris con la crema di vongole e il filetto di tonno fresco, scottato, marinato alla soia, con l’emulsione di olio extravergine e soia.
Infine, ci arrendiamo volentieri alle tentazioni golose, tra cui il tiramis&amp;amp;#249; al torrone, il tortino al cr&amp;amp;#249; di cioccolato fondente del Madagascar Manjari 64%, e le sfogliatine di pasta fillo, le pere il cioccolato fondente con la crema alla vaniglia del Madagascar. Alcuni di noi si godono invece la ganache montata di cioccolato Ivoire, con nocciole igt del Piemonte e le vele di pasta fillo, oltre alla torta di mamma Luisa.
Passare una giornata a Legnano ci ha divertiti molto, ed &amp;amp;#232; un’esperienza da ripetere presto, magari in primavera: ci aspettano il Palio e delle belle passeggiate al Parco...	

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.legnano.org
www.palatifini.net
Ristorante Il Marag&amp;amp;#224;sc
Via Sant’Ambrogio, 12 Legnano (MI)
Tel.: 0331/541978&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10950.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Un castello sull'isola, sorvegliato da scoiattoli e papere: gita a Legnano&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 21 Feb 2012 22:07:04 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10950.ashx</guid></item><item><title>Gita tra le colline, accompagnati dalla volpina: Una giornata a Ovada, Ovada, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10912.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10912.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10912/112151.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da ovunque si parta, Ovada rappresenta un punto di arrivo. Si pu&amp;amp;#242; giungere qui dalla Liguria o dalle grandi citt&amp;amp;#224; del Nord, e la sensazione sar&amp;amp;#224; sempre quella di un piccolo miracolo: la scoperta di un paesaggio dolce e accogliente, diverso da quello che abbiamo appena lasciato alle spalle.
Anche se il nome di Ovada pu&amp;amp;#242; far pensare all’uva, ci&amp;amp;#242; &amp;amp;#232; solo un’impressione data dalla vista degli interminabili vigneti che la circondano: in realt&amp;amp;#224; il toponimo Ovada viene da Vadum, a indicare il fatto che gi&amp;amp;#224; in epoca romana la citt&amp;amp;#224; era un luogo di transito e quindi fulcro anche del commercio. 
Arrivando dalla pianura, il paesaggio cambia proprio qui e nel giro di pochi chilometri le infinite distese del Piemonte lasciano il posto alle colline e alla vista di montagne blu in lontananza. La monotonia viene piacevolmente interrotta dalla visione di case colorate, di castelli che dominano le vallate, e di tanto verde che accarezza un paesaggio dolce e selvaggio.
Ovada &amp;amp;#232; ricca di monumenti e chiese di grande valore storico e culturale, come la seicentesca Chiesa di Nostra Signora Assunta, che con i suoi due alti campanili e la cupola, disegna il suo caratteristico skyline. La citt&amp;amp;#224; ha dato i natali a una serie di personaggi di spicco del mondo delle arti, tra cui il compositore ottocentesco Antonio Rebora, a cui &amp;amp;#232; dedicata la Scuola di Musica della citt&amp;amp;#224;, il direttore d’orchestra Paolo Peloso, i pittori Natale Proto, che ha lavorato alla decorazione di numerosi palazzi di Ovada, e Franco Resecco, ma anche personaggi dello spettacolo come l’artista circense Giovanni Taffone o Dino Crocco, batterista e conduttore televisivo recentemente scomparso. 
Se Ovada &amp;amp;#232; sempre stata crocevia di commercianti e di artisti, vantando una grande ricchezza storica, abbiamo voluto coronare la nostra giornata con una cena in un ristorante che rispecchiasse lo spirito delle tradizioni del luogo. Cos&amp;amp;#236; abbiamo deciso di prenotare presso il Ristorante La Volpina, gestito dalla pi&amp;amp;#249; antica famiglia di ristoratori ovadesi, i Murchio. Il locale si trova nella caratteristica Strada Volpina, comodissima per chi prende l’autostrada. “La storia dell’attivit&amp;amp;#224; della nostra famiglia risale al 1896, quando i miei nonni Angelo e Marinetta cominciarono a divorar chilometri tra sala e cucina. A loro &amp;amp;#232; seguito poi mio padre Lino con mia madre Maria. All’epoca gli ospiti della trattoria erano le persone che dai paesi venivano al mercato: carrettieri, mercanti, gente di passaggio che si fermava a gustare un buon piatto di agnolotti e di trippa”, racconta Stefano Murchio, figlio del signor Lino, che gestisce il ristorante insieme alla moglie Pinuccia, e i figli Barbara, Manuela e Mattia. “Aprire la Volpina nel 1983 &amp;amp;#232; stato come realizzare il sogno di mio padre, creando un locale intriso di storia, accogliente e caloroso, dove le persone potessero sentirsi come in famiglia”, ci racconta il signor Murchio, mentre ci accomodiamo al nostro tavolo. Iniziamo la nostra cena all’insegna dei sapori della tradizione ligure-piemontese, proposti con fantasia e originalit&amp;amp;#224;, gustando un ricco antipasto: la mousse di gorgonzola con crema di frutta senapata, il controfiletto di manzo all’ombra di funghi, le sfogliatine farcite di fonduta e verdura, fatte al forno al momento. Gustiamo anche “il mio lardo”, ovvero il lardo fatto in casa, servito con le castagne cotte nel miele. Tutto quello che arriva in tavola &amp;amp;#232; fatta in casa, e questo vale anche per gli squisiti primi, tra cui assaggiamo la crema di fagioli con i gamberi, i tortelli impastati con la farina di pomodoro e farciti con pistacchi verdi di Bronte, conditi col pesto di pistacchio, e i tradizionalissimi agnolotti fatti a mano al sugo di carne o nel vino all’ovadese. Prendiamo anche dei cannelloni gratinati al forno, con varie farciture: mandorle e trote, verdure di stagione o la fonduta. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con dei vini scelti tra le oltre 160 etichette disponibili, in particolare quelle della cantina Forti del Vento, il bianco An Piota e una selezione di tutti i Dolcetti, l’Ottotori Ovada. Proseguiamo con dei secondi da leccarsi i baffi: il cervo in casseruola con pinoli e uvetta, guarnito con pere al forno e polenta, la fricassea di baccal&amp;amp;#224; con zimino di ceci, la noce di vitello al forno con i funghi e il vitello all’uccelletto con i carciofi.
Gustiamo anche degli squisiti formaggi selezionati dell’Alto Monferrato, rarissimi da trovare. La nostra cena si conclude in gran dolcezza grazie alla crema rififi, un semifreddo che il signor Lino impar&amp;amp;#242; a preparare quando lavorava col capocuoco delle Olimpiadi di Roma, nel 1960. Tra i dessert gustiamo anche la mousse di limone di Sicilia con lo sciroppo di fragole, il sorbetto di carote servito col Moscato, e il portafoglio di pasta sfoglia col cioccolato, datteri e fichi secchi, cotti nel Marsala.
Dopo questa cena luculliana siamo certi di tornare qui presto anche durante la bella stagione, di quando saremo di passaggio per il mare. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.ovada.al.it
www.ristorantelavolpina.it
www.fortidelvento.com
Ristorante La Volpina
Strada Volpina, 1 Ovada (AL)
Tel.: 0143/86008
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10912.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Gita tra le colline, accompagnati dalla volpina: Una giornata a Ovada&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 06 Feb 2012 23:15:19 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10912.ashx</guid></item><item><title>Castello con vista sulle strade dei campionissimi: Un weekend a Pozzolo Formigaro, Pozzolo Formigaro, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10958.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10958.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10958/112473.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se fossimo arrivati qui intorno al 140 avanti Cristo, avremmo probabilmente percorso una delle strade consolari romane che delimitano il territorio comunale: la via Postumia, detta anche “Stradone dell’Imperatore”, che passa da Levante, oppure da Ponente la Via Aemilia Scauri, conosciuta come “Via Levata”. Lo stesso centro storico di Pozzolo Formigaro sorge su una Via quintana, a dimostrazione dell’importanza strategica che questo comune aveva sin dai tempi pi&amp;amp;#249; antichi. 
Oggi basta un’oretta di autostrada da Milano per arrivare qui, esattamente come abbiamo fatto noi con l’intenzione di passare un bel weekend fuori porta. A pochi minuti dal casello di Novi Ligure si raggiunge la citt&amp;amp;#224; il cui nome deriverebbe dai “pozzoli”, dei luoghi situati lungo i fiumi dove un tempo si radunavano delle piccole colonie per coltivare il terreno e per abbeverarsi scavando dei pozzi. 
La nostra passeggiata inizia dall’imponente Castello, che testimonia come questa citt&amp;amp;#224;, che oggi conquista il turista con la sua tranquillit&amp;amp;#224;, fosse un tempo al centro di numerosi avvenimenti bellici piuttosto feroci. Il Castello di Pozzolo sorge sulla sommit&amp;amp;#224; di una terrazza alluvionale che guarda la pianura, e fa parte del circuito Castelli Aperti del Piemonte. Fu costruito nel 1092 dai tortonesi, e per ben sette secoli questo borgo fortificato rappresent&amp;amp;#242; un validissimo baluardo contro l’espansionismo genovese nell’Oltregiogo. Testimone di secoli di storia piuttosto movimentata, oggi il Castello &amp;amp;#232; sede del Municipio e al suo interno conserva, oltre a degli affreschi, che in origine si trovavano nella Chiesa di Nostra Signora delle Ghiare, anche una Madonna lignea del XV secolo.
Se in epoca romana le strade intorno a Pozzolo Formigaro furono di primaria importanza, cos&amp;amp;#236; &amp;amp;#232; stato anche in epoca molto pi&amp;amp;#249; recente, grazie a chi le ha percorse sulle due ruote: i campionissimi di ciclismo Fausto Coppi e Costante Girardengo, entrambi nati a pochissima distanza da qui, (Coppi a Castellania e Girardengo a Novi Ligure), si sono spesso allenati lungo le strade che collegano i comuni vicini. Erano invece proprio di Pozzolo Formigaro Franco e Nino Rota, famosi giornalisti di ciclismo. L’omonimo del celebre compositore &amp;amp;#232; stato per lunghi anni cronista di ciclismo presso la Gazzetta dello Sport. 
Durante la nostra passeggiata ammiriamo diverse bellissime chiese come la Parrocchiale di S. Nicola, la Parrocchiale di S. Martino Vescovo e i due Oratori, dell’Assunta e della S. Trinit&amp;amp;#224;, detti anche dei “Battuti Bianchi” e dei “Battuti Rossi”, in base al colore delle cappe dei confratelli. Chiacchierando con le persone del luogo apprendiamo che un importante polittico dedicato a San Sebastiano, composto da dieci tavole e proveniente dalla Chiesa delle Ghiare, &amp;amp;#232; conservato presso la Walters Art Gallery di Baltimora. 
Dopo questo bel giro, decidiamo di raggiungere la Pizzeria “Solo Pizza” da Marcello, in via Belvedere. Prima di abbandonarci ai piaceri del palato, ci sistemiamo nelle eleganti camere dell’albergo annesso, arredate con mobili d’epoca. Abbiamo una discreta fame quando ci accomodiamo nell’ampia sala del ristorante, inaugurato nell’Aprile del 2011. “Le nostre specialit&amp;amp;#224; principali sono le pizze e i piatti brasiliani, visto che mia moglie, Thannita, &amp;amp;#232; brasiliana”, ci racconta il signor Marcello che gestisce la struttura con l’aiuto del pizzaiolo Michael e della cameriera Claudia. “Questo locale era storicamente frequentato da diversi personaggi dello spettacolo”, ci raccontano mentre iniziamo a sorseggiare una fresca birra chiara artigianale, dal gusto leggermente speziato. Dopo una squisita carrellata di antipasti, tra cui l’insalata russa, l’insalata di mare, delle torte salate e delle frittate, iniziamo a scegliere tra le oltre settanta pizze disponibili, assaggiando tra l’altro la pizza al pesto, mentre i bambini non resistono alla pizza dolce con l’ottima crema di cioccolato della Pernigotti. Fanno proseliti anche le croccanti focacce, in particolare la mitica focaccia col formaggio. Ma la regina della nostra serata &amp;amp;#232; la feijoada, un piatto unico brasiliano, una gustosa zuppa densa, fatta con i tipici fagioli neri, cinque tipi di carne (prosciutto crudo, salsiccia, costine di maiale, wurstel e bacon) e varie verdure, tra cui patate, carote e zucchine. Questa specialit&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; accompagnata dal riso in bianco, insaporito con l’aglio e dalla “farofa”, la farina di manioca.
La nostra cena si conclude in gran dolcezza grazie a una decina di dessert diversi, tutti fatti in casa, tra cui il tiramis&amp;amp;#249;, la panna cotta, un semifreddo alla vaniglia col cioccolato caldo sopra, e la “bianconera”, una deliziosa invenzione della mamma di Marcello: cioccolato fondente con dei biscotti inzuppati in latte di mandorla, con sopra della panna montata...  
Ci fermeremo a Pozzolo Formigaro anche durante la bella stagione, quando saremo di ritorno dal mare, anche per assaggiare un dolce estivo brasiliano: la mousse di mango. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comunepozzolo.it
www.pizzeriasolopizza.it
Pizzeria Solo Pizza da Marcello
Via Belvedere, 13 Pozzolo Formigaro (AL)
Tel.: 0143/417329

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Conosciuta anticamente come la citt&amp;amp;#224; delle cento torri, Asti, libero comune nel Medioevo, fu da sempre un importante centro artistico, commerciale e anche bancario, grazie alle cosiddette casane, dei banchi che esercitavano attivit&amp;amp;#224; di cambio valuta e di prestito su pegno. 
Famosa per i suoi vini, tra cui l’Asti spumante, la citt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; sede ogni anno di un importante concorso enologico, la Douja D’Or. In occasione dell’antichissimo Palio, che si svolge nel mese di Settembre, si rivive invece la tradizione medievale della citt&amp;amp;#224;.
Iniziamo la nostra passeggiata dalla Cattedrale di Santa Maria Assunta, costruita in tipico mattone rosso in cotto su una precedente basilica, e che al suo interno conserva le opere di importanti pittori e scultori astigiani. Nel 1535 invece, nella Collegiata di San Secondo, ci fu un miracolo eucaristico: allo spezzare dell’ostia consacrata durante la messa, sarebbero stillate delle gocce di sangue nel calice e sulla patena.
Asti ha dato i natali anche a uno dei pi&amp;amp;#249; importanti intellettuali del Settecento: il poeta e drammaturgo Vittorio Alfieri, a cui oggi &amp;amp;#232; dedicata una piazza della citt&amp;amp;#224;. Quando arriviamo al medievale Palazzo Catena, incontriamo una signora che ci racconta una storia misteriosa: in questo palazzo abiterebbe tuttora il fantasma di Iginia d’Asti, protagonista di una tragedia di Silvio Pellico. Se ci&amp;amp;#242; fosse vero, Iginia sarebbe in buona compagnia, perch&amp;amp;#233; la leggenda vuole che in centro vaghi anche un altro spirito femminile, quello dell’irrequieta contessa Adelaide, discendente di Arduino d’Ivrea, re d’Italia nel decimo secolo.  
Se qui la storia si respira ad ogni angolo, questo vale anche per il ristorante dove ci fermiamo a gustare le specialit&amp;amp;#224; del territorio: La Carrozza, a cinque minuti dal centro, nella frazione Serravalle. Entrando ci sembra di essere capitati presso una stazione ferroviaria degli anni ’50. Appena scambiamo quattro chiacchiere con il titolare Gian Luca, che gestisce il ristorante insieme alla sorella Ilaria dal 2008, scopriamo perch&amp;amp;#233;: “Il ristorante &amp;amp;#232; ricavato dai locali della stazione ferroviaria di Serravalle d’Asti che era in disuso da vent’anni. Abbiamo mantenuto l’identit&amp;amp;#224; originale delle sale, cos&amp;amp;#236; oggi come allora ci sono la Sala d’aspetto, la Sala ai treni, e anche la Sala in carrozza, creata all’esterno dell’edificio, ricostruendo l’interno di una vecchia carrozza dei primi anni ’50”. 
Ci accomodiamo proprio l&amp;amp;#236;, e come dei viaggiatori nella storia di Asti, iniziamo la nostra cena con un ricco antipasto in pieno stile piemontese: la carne cruda di fassone battuta al coltello, il vitello tonnato alla “moda vecchia”, ovvero cotto in forno e condito con la crema tonnata senza la maionese, le code di gambero spadellate al Brandy su riso nero Venere profumato al papavero, il flan di peperoni su crema di acciughe e il tonno di coniglio alla piemontese cotto nel forno, sotto strato di olio e aromi. Continuiamo con i tagliolini fatti in casa al rag&amp;amp;#249; di coniglio, gli gnocchetti fatti a mano girati a forchetta al Blu del Moncenisio e noci, e gli agnolotti gobbi, sempre prodotti dalla casa, al sugo d’arrosto. Alcuni di noi optano invece per il riso Carnaroli mantecato alla vecchia Barbera d’Asti con salsiccia e radicchio e per la polenta con la salsiccia. Dopo questi squisiti primi giungiamo al momento clou della nostra cena, gustando le ottime carni alla griglia della brasserie. Il titolare ci spiega che per le grigliate le carni piemontesi sono troppo asciutte, per questo vengono selezionate, con accuratezza, le migliori carni estere per ogni tipo di preparazione. Decidiamo di assaggiarne pi&amp;amp;#249; variet&amp;amp;#224; possibili, tra cui la fiorentina alla griglia fatta con costata di scottone irlandese, la costata alla griglia, la tagliata di coppa fresca di iberico spagnolo, oltre alla vacca vecchia della Galizia, una carne di colore rosso intenso, molto gustosa e morbida. Alcuni nostri amici scelgono un’abbondantissima porzione di grigliata mista di carne, la tagliata di scamone bavarese su letto di insalatina e veli di Grana Padano e lo scamoncino di agnello alla griglia. Annaffiamo il tutto con degli ottimi vini della zona, scelti tra le oltre cento etichette disponibili, tra cui anche vini in mezza bottiglia.
Concludiamo questa cena luculliana con i “dolci momenti”: il sorbetto all’ananas, il semifreddo alla nocciola, una delicata crema al rhum e amaretti, un tortino fondente dal cuore caldo, cotto al momento. I pi&amp;amp;#249; golosi di noi cedono alla tentazione della “tavolozza”, fatta di nove scomparti nel piatto, con quattro assaggi di dolci diversi.
Dopo una giornata cos&amp;amp;#236; piacevole, chi ci chieder&amp;amp;#224; com’&amp;amp;#232; Asti, risponderemo sempre con Paolo Conte: “It’s wonderful, it’s wonderful, it’s wonderful: &amp;amp;#232; meravigliosa”.

Francesca Bertha 

PER INFORMAZIONI:

www.comune.asti.it
www.ristorantelacarrozza.com
Ristorante La Carrozza
Frazione Serravalle, 4 Asti (AT)
Tel.: 0141/294802
 
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10971.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;La carrozza che viaggia nella storia: una giornata ad Asti&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sun, 04 Mar 2012 16:51:50 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10971.ashx</guid></item><item><title>Arte, angeli e amaretti: una giornata a Saronno, tra bellezza e gusto, Saronno, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10996.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10996.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10996/112825.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una citt&amp;amp;#224; in cui passeggiando si calcano le orme della Dama con l’ermellino di Leonardo da Vinci, si incontrano chiese che narrano di miracoli, ma anche dei quartieri golosi che fanno pensare a degli ottimi biscotti e al liquore italiano pi&amp;amp;#249; bevuto nel mondo. Si potrebbe anche fare un giro in bici nel parco del torrente Lura, o lasciarsi andare alla nostalgia sulle onde di alcune delle prime radio libere della provincia di Varese, come Radio Saronno Continental, il tutto sotto lo sguardo protettivo degli innumerevoli angeli che vivono di fianco ai saronnesi. 
Un prezioso mosaico i cui tasselli sono l’arte, la spiritualit&amp;amp;#224;, il gusto, ma anche la natura e la tradizione che continua il suo percorso nel contesto di una citt&amp;amp;#224; moderna : cos&amp;amp;#236; ci &amp;amp;#232; apparsa Saronno durante la nostra giornata fuori porta. 
Siamo giunti qui in auto, ma la prima cosa curiosa che abbiamo visto, era un treno: o meglio, una vecchia locomotiva restaurata che in mezzo a una grande rotatoria ricorda a chi entra in citt&amp;amp;#224; che Saronno &amp;amp;#232; il nodo centrale delle Ferrovie Nord Milano. Dalle ferrovie alle radio, la citt&amp;amp;#224; ha la comunicazione nel suo DNA. 
Citata per la prima volta nel 796 in un atto notarile, quando ancora si chiamava Vico Salomno, Saronno &amp;amp;#232; famosa anche per il suo splendido Santuario della Beata Vergine dei Miracoli, che sorge sul luogo della miracolosa guarigione di un certo Pedretto, affetto da sciatica inguaribile, avvenuta nel 1447. Un altro miracolo simile fu accertato nel 1460, e sul luogo i devoti eressero una chiesetta. Il Santuario attuale, in stile rinascimentale, fu costruito a partire dal 1484, e ampliato nel 1498 a seguito delle numerose grazie ricevute che fecero affluire in loco tanti pellegrini. Il progetto &amp;amp;#232; quasi sicuramente opera dell’Amadeo, che era anche architetto della Fabbrica del Duomo milanese. 
Ed &amp;amp;#232; in parte proprio grazie agli affreschi che si trovano all’interno del Santuario che Saronno &amp;amp;#232; detta la Citt&amp;amp;#224; degli Angeli: nelle opere di Bernardino Luini e di Gaudenzio Ferrari compaiono tanti angeli, cos&amp;amp;#236; come nella Chiesa di San Francesco, nella cappella del Collegio Arcivescovile, fino al portale d’accesso al cortile del Palazzo Visconti, custodito da un gruppo di statuette raffiguranti degli angeli. 
Abbiamo avuto anche il tempo per visitare il Museo Giuseppe Gianetti, dedicato alle collezioni di pregiate ed antiche porcellane e ceramiche. Seppure si tratta di una citt&amp;amp;#224; moderna, in cui si respira l’aria dell’efficienza lombarda, a Saronno sono pi&amp;amp;#249; che vive anche diverse antiche tradizioni religiose, come il Trasporto del Crocifisso, che avviene ogni anno sin dal 1734. 
Dopo questa bella passeggiata decidiamo di “unire l’Italia” a tavola, cedendo alla tentazione di gustare una cena napoletana presso il Ristorante Positano da Biagio, in Piazza Borella. Dall’inverno lombardo veniamo, come per magia, trasportati nell’estate della Costiera Amalfitana le cui atmosfere mediterranee sono richiamate anche dall’arredamento e dalle decorazioni: sembra davvero di essere seduti su un terrazzo vista mare. “Abbiamo aperto questo locale nel 2003, dopo lunghi anni che lavoravo gi&amp;amp;#224; al Nord, sempre con il sogno nel cassetto di poter un giorno proporre i sapori della mia terra in un ristorante mio, a conduzione famigliare. Qui prima di noi c’era un bar trattoria, quando siamo arrivati abbiamo abbellito l’ambiente, ad esempio con le piastrelle originali di Vietri”, ci racconta il signor Biagio, che gestisce il ristorante insieme alla moglie Lina e il figlio Raffaele. 
Iniziamo con un ricco antipasto di pesce crudo, tra ostriche, tartufi, ricci di mare, tartare di spada e tonno, scampi e gamberi rossi. Gustiamo anche delle alici e del salmone marinato, delle cappesante gratinate, delle alici arreganate e i polipetti alla Luciana in umido con pomodorini, capperi e olive. Continuiamo con gli spaghetti alle vongole in salsa di prezzemolo e caciocavallo, gli strascinati fatti in casa con astice e frutti di mare e i paccheri marechiaro, fatti con cannolicchi, tartufi, vongole, fasolari e scaglie di grana.
Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini campani, tra cui il Greco di Tufo, il Fiano e la Falanghina. Nella scelta dei secondi spaziamo tra la spigola acquapazza, un classico molto richiesto, il pesce spada alla vesuviana, la seppiolina con patate e il filetto di orata in salsa di limone con patate prezzemolate. 
Infine, cediamo volentieri alle numerose tentazioni golose dei dessert, assaggiando il bab&amp;amp;#224; bagnato al rhum, bont&amp;amp;#224; che ci spinge a dare pienamente ragione a Marisa Laurito che cantava “Il bab&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; una cosa seria”, e gustiamo anche la torta caprese, le delizie sorrentine, le millefoglie, la classica pastiera napoletana e la torta di pere e cioccolato.
La creativit&amp;amp;#224; saronnese e il calore familiare campano ci hanno scaldato questa giornata invernale, e non abbiamo dubbi: torneremo qui anche con la bella stagione per delle gite nel Parco, nuove passeggiate  e serate all’insegna della buona tavola.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.saronno.va.it
Ristorante Positano da Biagio
Piazza Borella, 18 Saronno (VA)
Tel.: 02/9605461
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10996.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Arte, angeli e amaretti: una giornata a Saronno, tra bellezza e gusto&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Fri, 16 Mar 2012 12:53:43 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10996.ashx</guid></item><item><title>Un weekend di benessere tra cultura, coccole termali e buona tavola: gita a Rivanazzano Terme, Rivanazzano Terme, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11173.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11173.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11173/115526.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando raggiungiamo in auto le prime colline dell’Oltrep&amp;amp;#242; Pavese, il pensiero vola subito a molti secoli fa, quando sulla strada che collega la Valle Staffora con il mare, al posto dei camion c’erano le colonne di muli carichi di sale. Infatti, dal territorio dell’attuale Rivanazzano Terme, data la sua posizione strategica, transitava la famosa Via del Sale, lungo la quale venivano trasportate verso il mare le merci del Settentrione tra cui la lana, e sempre per la stessa strada arrivavano in pianura i carichi di sale, materiale preziosissimo per la conservazione dei cibi e per la concia del cuoio. 
La storia di questa graziosa cittadina, noto centro agricolo gi&amp;amp;#224; nell’antichit&amp;amp;#224;, come testimonia una citazione risalente a prima dell’anno Mille che la descrive come “Locus ubi lardum servatur”, ovvero un luogo dove si serve il lardo, &amp;amp;#232; riassunta nel proprio nome. Ripa, situata presso il torrente Staffora, al centro dell’abitato attuale, era uno dei nuclei pi&amp;amp;#249; antichi del territorio, sviluppatosi poco tempo dopo Vico Lardario, la localit&amp;amp;#224; pi&amp;amp;#249; storica della zona, nota dal 1006 per via della presenza della pieve di San Germano. Nel frattempo, su un colle della riva opposta dello Staffora, stava crescendo Nazzano, il cui castello, costruito dai Malaspina, vigilava sulla valle. Riva e Nazzano rimasero comuni distinti per diversi secoli, e furono uniti nel feudo di Riva di Nazzano nel Seicento. Il toponimo Rivanazzano &amp;amp;#232; dell’Ottocento, mentre la parola Terme, aggiunta di recente, indica il motivo principale per cui tantissimi turisti si recano ogni anno qui: il benessere delle cure termali. Dal sottosuolo di Rivanazzano sgorgano infatti acque salso-bromo-iodiche e sulfuree dalle propriet&amp;amp;#224; terapeutiche e curative. 
La prima tappa di questo nostro fine settimana all’insegna delle coccole termali, delle passeggiate e della buona tavola &amp;amp;#232; presso l’Albergo Ristorante Selvatico, a due passi dalle Terme. Ci sistemiamo nelle eleganti camere della storicissima struttura, e usciamo per una prima passeggiata alla scoperta della citt&amp;amp;#224;. 
Raggiungiamo subito il Castello di Nazzano, e il panorama che si apre davanti ai nostri occhi spiega subito come mai Gian Galeazzo Visocnti avesse ritenuto di primaria importanza strategica questo maniero, potenziandolo nel 1360: dalle cime del colle su cui sorge riusciamo ad ammirare perfino la catena montuosa che dalle Alpi liguri arriva fino al Monte Rosa. Passeggiando tra le caratteristiche stradine circondate da tanto verde visitiamo anche diverse belle chiese, tra cui la storicissima Parrocchiale di San Germano. 
Dopo questo bel giro torniamo presso l’Albergo Ristorante Selvatico, e se siamo nella citt&amp;amp;#224; che un tempo si chiamava Vico Lardario, non possiamo che iniziare la nostra cena con uno sfizioso antipasto che prevede anche del salame e del lardo della Valle Staffora, oltre ai medaglioni di melanzana con Molana del Brallo e del carpaccio di razza Varzese. Mentre scegliamo i primi, scambiamo anche due chiacchiere con la titolare, la signora Piera Selvatico che gestisce il locale insieme alle figlie Michela, bravissima autrice di pani e di dolci e Francesca, espertissima di vini che ci consiglier&amp;amp;#224; delle ottime etichette sia dell’Oltrep&amp;amp;#242; che di altre Regioni. “Questa struttura &amp;amp;#232; nata nel lontano 1912, in una casa di campagna. A gestirla &amp;amp;#232; ormai la quarta generazione della famiglia Selvatico”, ci racconta la signora Piera, riconosciutissima chef e grande appassionata della cucina tipica del territorio. “Prestiamo la massima cura alla ricerca degli ingredienti, utilizzandone sempre e solo i migliori e i pi&amp;amp;#249; genuini”, ci spiega. Proseguiamo, infatti, con degli squisiti primi, preparati con la pasta fatta in casa, tra cui i cannelloni con erbette e sirass, i malfatti al burro e fiori di campo, i taglierini allo zafferano e i tipicissimi agnolotti al sugo di stufato. Le nostre amiche vegetariane gustano invece un men&amp;amp;#249; studiato appositamente per loro: l’offella di ricotta con zafferano e zenzero, una bella zuppa d’orzo e lenticchie, seguita da uno sformato di ortiche con fonduta leggera e, dulcis in fundo, uno sfizioso semifreddo allo zenzero. Noi “carnivori”, continuiamo invece con dello stinco di maiale con senape al profumo di rosmarino, del rognone al prezzemolo, oltre a una squisita tagliata di manzo allevato al pascolo e alla fesa di vitello cotto a bassa temperatura nel vino rosso dell’Oltrep&amp;amp;#242;. In conclusione gustiamo anche un vassoio di formaggi della Valle Staffora, prima di passare agli irresistibili dolci: la spuma al Moscato, il croccante di frutta con crema alla vaniglia, il bonet con le fragole e una sfiziosa crostata di rabarbaro. 
Il resto del nostro weekend lo passiamo tra coccole termali e passeggiate lungo lo Staffora, l’inquieto e fresco torrente la cui natura incontaminata, insieme alla tranquillit&amp;amp;#224; delle sue spiagge e il fascino delle sue coste ci hanno fatto vivere dei fantastici momenti di relax che speriamo di poter ripetere presto.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.rivanazzanoterme.pv.it
www.albergoselvatico.com
www.occasionidifesta.it
Albergo Ristorante Selvatico
Via Silvio Pellico, 11 Rivanazzano Terme (PV)
Tel.: 0383/944720
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11173.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Un weekend di benessere tra cultura, coccole termali e buona tavola: gita a Rivanazzano Terme&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 16 Jun 2012 17:21:11 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11173.ashx</guid></item><item><title>Passeggiata con Petrarca e i Visconti: Una giornata a Pavia, Pavia, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10881.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10881.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10881/111671.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se il Naviglio fosse navigabile come era stato fino a circa sessant’anni fa, saremmo potuti arrivare a Pavia anche in barca. Mentre ci avviciniamo alla citt&amp;amp;#224; che intorno al ‘600 si chiamava Papia, ed era la capitale del regno dei longobardi, immaginiamo un percorso romantico che forse tra qualche tempo si potr&amp;amp;#224; realizzare davvero: dopo la partenza dalla Darsena di Milano, la nostra barca scenderebbe lungo il Naviglio Pavese attraversando il tranquillo paesaggio padano, e una volta arrivata in citt&amp;amp;#224;, farebbe un giro sul fiume Ticino, passando sotto lo spettacolare Ponte Coperto. 
Chi ci &amp;amp;#232; stato, lo sa: Pavia &amp;amp;#232; molto carina, infatti lo pensava perfino Francesco Petrarca. In una sua lettera indirizzata a Giovanni Boccaccio, il poeta del Canzoniere, parla con entusiasmo della citt&amp;amp;#224;, di cui racconta che erge al cielo le sue molte torri e gode della duplice vista delle Alpi e degli Appennini, oltre ad essere allietata dalle placide acque del Ticino. Petrarca parla anche del grande castello di Galeazzo, e del ponte di marmo sul Ticino. 
Il famoso Ponte Coperto ci ha affascinato molto, e abbiamo scoperto che pur essendo stato costruito sulle stesse basi, non &amp;amp;#232; lo stesso ponte che conosceva il Petrarca. Infatti, il ponte trecentesco, a sua volta costruito sui ruderi di un antico ponte romano, fu poi ampliato e modificato diverse volte nel corso della storia, fino ad essere gravemente danneggiato durante la seconda guerra mondiale, e infine demolito e ricostruito ex novo. Il ponte che oggi ammiriamo e che collega la citt&amp;amp;#224; al caratteristico Borgo Ticino, dove si trova anche la statua in bronzo di una lavandaia, che ricorda il suggestivo Vicolo Lavandai di Milano, fu inaugurato nel 1951.  
Percorrendo gli ampi viali, realizzati sul tracciato delle antiche mura che circondavano Pavia, e addentrandoci nelle caratteristiche stradine, abbiamo respirato l’aria di una citt&amp;amp;#224; a misura d’uomo e carica di storia e di cultura, anche in quanto importante centro universitario. Oltre ad aver visitato alcune delle chiese pi&amp;amp;#249; importanti, tra cui la Basilica di San Michele, dove fu incoronato Federico Barbarossa, o come il Duomo, imponente edificio religioso la cui cupola &amp;amp;#232; la terza in Italia per dimensioni, abbiamo voluto anche fare uno strappo appena fuori citt&amp;amp;#224;, per ammirare la Certosa di Pavia, monumento di infinita ricchezza artistica e storica, costruita per volont&amp;amp;#224; di Gian Galeazzo Visconti, che pose simbolicamente la prima pietra del cantiere nel 1396. 
Se la nostra giornata ci ha regalato tante belle sorprese sul piano artistico, ci riserva un grande piacere anche dal punto di vista culinario. Decidiamo, infatti, di fermarci per cena presso il Ristorante Marechiaro, nella centralissima e stupenda Piazza della Vittoria, a due passi dal Duomo e dal Castello Visconteo. Ci accomodiamo in una delle ampie sale, arredate con eleganza, in cui si organizzano anche feste e cerimonie, e a cui, nella bella stagione, si aggiunge anche il dehor estivo. Mentre iniziamo a studiare il men&amp;amp;#249;, scambiamo quattro chiacchiere con il titolare, il cav. Beniamino Mandara, che gestisce il locale insieme alla propria famiglia: la moglie Carmela, la figlia Assunta e suo marito Vincenzo, i figlio Salvatore e il figlio di Assunta, Gaetano, che fa delle ottime pizze. “Il nostro ristorante ha una storia lunga cinquant’anni. Sono arrivato a Pavia nel 1960, all’epoca lavoravo con mio cugino Generoso. Nel 1962 ci siamo trasferiti da Via Parodi in Piazza della Vittoria, ed &amp;amp;#232; stato nel 1971 che con mia moglie Carmela abbiamo preso posto in questa sede. Da allora il nostro lavoro prosegue tutti i giorni all’insegna della migliore tradizione dell’ospitalit&amp;amp;#224;”, ci racconta il signor Beniamino.
Abbiamo subito prova della bravura degli chef e della cura con cui vengono preparati i piatti, assaggiando un antipasto misto di mare caldo, le cappesante gratinate e l’astice alla catalana. Proseguiamo con gli spaghetti ai frutti di mare, il tagliolino ai code di rospi e asparagi, e il risotto con salsiccia e Bonarda. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con dei vini selezionati dell’Oltrep&amp;amp;#242; Pavese, tra cui il Barbera, il Bonarda, il Pinot e il Riesling, ma gustiamo anche degli squisiti vini campani, come il Greco di Tufo. Nella scelta dei secondi piatti ci dividiamo tra il rombo al forno, la grigliata mista di pesce, e la tagliata di carne piemontese. 
Per chiudere in dolcezza, abbiamo la fortuna di assaggiare dei dessert della Costiera Amalfitana, creati dal famosissimo Salvatore De Riso. Tra le innumerevoli dolci tentazioni del Ristorante scegliamo la ricotta e pere, il tortino melanurca, e le melanzane al cioccolato: delle autentiche delizie, il cui ricordo, misto alla bellezza della citt&amp;amp;#224;, ci far&amp;amp;#224; tornare qui molte altre volte.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.pv.it
www.ristorantemarechiaro.it
Ristorante Marechiaro
Piazza della Vittoria, 9 Pavia
Tel.: 0382/23739&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10881.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Passeggiata con Petrarca e i Visconti: Una giornata a Pavia&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Fri, 27 Jan 2012 01:59:20 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10881.ashx</guid></item><item><title>Una citt&amp;#224; tra le colline, immersa nelle note del jazz, Nizza Monferrato, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10915.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10915.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10915/112165.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Cuore di collina”: cos&amp;amp;#236; viene spesso definito Nizza Monferrato, e basta percorrere una delle strade che portano qui per capire perch&amp;amp;#233;. La citt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; immersa in un paesaggio dalla bellezza calda e rassicurante: prati ampissimi, grossi alberi che guardano gli interminabili filari dei vigneti che si estendono per decine di chilometri. 
Abbiamo deciso di visitare Nizza Monferrato dopo aver visto su Internet alcune riproduzioni di vecchie etichette di vini, disegnate da un famoso pittore alessandrino, Franco Sassi. Le case monferrine dei suoi dipinti, le sue cascine immerse nella nebbia e nei paesaggi dai colori a volte caldi, altre volte sfocati, hanno valorizzato questa zona e continuano a incuriosire i turisti. Sassi fu grande amico di Arturo Bersano, fondatore di un importante azienda vinicola, nonch&amp;amp;#233; del Museo delle contadinerie e delle stampe sul vino Bersano. Ammirare i vecchi torchi, quarti di brenta, bicchieri e i calici, spessi per durare nel tempo, oltre a tutta una serie di attrezzi per lavorare la terra, &amp;amp;#232; stata la prima tappa della nostra giornata. Una sezione del museo &amp;amp;#232; interamente dedicata a una rara raccolta di stampe ed etichette degli ultimi quattro secoli, all’interno della quale ci sono anche numerose creazioni di Franco Sassi. 
Durante la nostra passeggiata in centro ammiriamo diverse bellissime chiese, come la duecentesca Sant’Ippolito, rimasta abbandonata per secoli e ricostruita nel Settecento, la Chiesa di San Siro, costruita nel 1311, e soprattutto, il settecentesco Duomo, dedicato a San Giovanni in Lanero.
Il simbolo di Nizza Monferrato &amp;amp;#232; tuttavia il suo Palazzo Comunale, risalente al 1353, con l’antica Torre campanaria, detta El Campanon. Dopo pochi passi raggiungiamo Palazzo Crova, costruito presumibilmente nel XVIII secolo, sui resti di un antico castello. Oggi sede della Biblioteca comunale, il palazzo conserva tanti preziosi stucchi e affreschi.
Ed &amp;amp;#232; proprio in Via Crova che decidiamo di fermarci per cena, attratti dall’insegna dell’Osteria Eneo. Ci accomodiamo nella sala dall’atmosfera elegante e calorosa, e il nostro sguardo viene subito attirato dalle locandine ritraenti dei grandi jazzisti di fama mondiale. “Questo locale, aperto da dieci anni, e gestito da noi dal 2006, &amp;amp;#232; noto anche per le serate di jazz che organizziamo periodicamente. Invitiamo solo grossi nomi, hanno suonato da noi tra l’altro Bobby Durham, Joey Defrancesco, Michey Roker, Tootie Heath, e Jimmy Villotti, a cui Paolo Conte ha dedicato la canzone “Jimmy, ballando”, ci racconta Marco, l’oste che gestisce il ristorante insieme a Giancarlo e il bravissimo chef Flavio. “La nostra cucina si basa sulla stagionalit&amp;amp;#224;, proponiamo i piatti del territorio. Ma ci piace anche rivisitare le specialit&amp;amp;#224; della tradizione. Ad esempio, noi non abbiamo nel men&amp;amp;#249; la classica bagna cauda, ma facciamo i piatti a base di bagna cauda”, ci raccontano.
Dopo una gustosa entrata, il frittino di panissa con del salame, la nostra cena inizia infatti con un tortino di cardo e toma con la bagna cauda, il cardo sbollentato con l’uovo in camicia con la bagna cauda, specialit&amp;amp;#224; proposta sia con il tartufo che senza. Gustiamo anche l’ottimo cotechino in crosta di pane al farro con la fonduta, il girello di vitellone affumicato, e il “marchio di fabbrica” dell’Osteria, le fantastiche cipolle al sale: delle grosse cipolle cotte al lungo nel sale, e riempite di pat&amp;amp;#232; di fegatini di pollo e capocollo di maiale. Facciamo seguire questi squisiti antipasti dai tipici e buonissimi tajarin fatti a mano, al momento, e conditi in vari modi: con il rag&amp;amp;#249; di funghi, il rag&amp;amp;#249; di coniglio e nocciole, o con i carciofi e le ciapule, cio&amp;amp;#232; i pomodori secchi. Gustiamo anche gli gnocchi di patate, anch’essi fatti in casa, con Castelmagno d’Alpeggio 1800 metri, al Raschera o col rag&amp;amp;#249; di salsiccia. Alcuni di noi optano per i ravioli ai tre arrosti, conditi col sugo d’arrosto, una specie di pozione magica per il palato. Annaffiamo il tutto con degli ottimi vini selezionati, disponibili anche al bicchiere o alla caraffa, anche di etichette di piccoli produttori della zona. Assaggiamo cos&amp;amp;#236; a un prezzo accessibile del Grignolino, del Dolcetto, della Barbera e del Nebbiolo. Continuiamo con la tagliata di vitellone alle erbe, il filetto di maiale al pane aromatico e vellutata di fagioli cannellini, la testina croccante con il bagnetto rosso e le cipolline in agrodolce, e il morbidissimo guancialetto di maiale brasato, cotto per 24 ore nella Barbera, e servito su un letto di purea. 
La nostra giornata nicese si conclude cedendo alle dolci tentazioni: il semifreddo agli amaretti e cioccolato caldo, l’irresistibile tortino caldo al cioccolato fondente, il biscotto all’arancia e gelato alle mele Renette e la rovesciata di pere e mousse di ricotta.

Salutiamo Nizza Monferrato certi del fatto che il raffinato jazz, il paesaggio mozzafiato e il sapore squisito delle specialit&amp;amp;#224; che abbiamo gustato ci faranno tornare qui molto presto.


Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI: 
www.comune.nizza.at.it
www.eneo.it
Osteria Eneo
Via Crova, 11 Nizza Monferrato (AT)
Tel.: 0141/702546

Chiuso il mercoled&amp;amp;#236;. Aperto tutte le altre sere. Circa 25 posti a sedere. Su prenotazione (oltre 15 persone), aperto anche la domenica a mezzogiorno.
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10915.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Una città tra le colline, immersa nelle note del jazz&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 08 Feb 2012 23:10:16 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10915.ashx</guid></item><item><title>Nella citt&amp;#224; dei due mari che ispira gli artisti: una giornata a Sestri Levante, Sestri Levante, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11273.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11273.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11273/116994.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Ho trovato finalmente una terra che placa l’animo mio, lo rende dolce e pago della vita”. Cos&amp;amp;#236; scrisse Lord Byron quando nell’Ottobre del 1822, a bordo del suo yacht Bolivar approd&amp;amp;#242; nella Baia del Silenzio, la spiaggia cos&amp;amp;#236; denominata dal poeta sestrese Giovanni Descalzo. Lord Byron arrivava da Lerici, ed era reduce da diversi giorni di malessere fisico che aveva cercato di far passare con delle cure improvvisate in una scadente locanda. Alla fine, quando trov&amp;amp;#242; le forze e salp&amp;amp;#242; per attraversare il golfo fino a Sestri Levante, tutto si sistem&amp;amp;#242;. Dopo, ne scrisse cos&amp;amp;#236;: “Il mare mi fece rivivere immediatamente e mangiai il pesce freddo dei marinai e bevvi un gallone di vino di campagna e da allora sto bene”.
Pur arrivando a Sestri Levante in auto, la prima meta che andiamo a visitare &amp;amp;#232; proprio la splendida e raccolta Baia del Silenzio, dove oggi come allora sono presenti decine di barchette. Ma oltre a Byron c’&amp;amp;#232; anche Andersen, che qui soggiorn&amp;amp;#242; nel 1833 e attribu&amp;amp;#236; invece il nome di Baia delle Favole all’altra baia della citt&amp;amp;#224;, dove oggi &amp;amp;#232; ricavato il porto turistico. Le due baie sono separate una dall’altra da un sottile istmo, ovvero una lingua di terra bagnata dal mare su entrambi i lati. 
Il centro storico della citt&amp;amp;#224; “dei due mari” ha ispirato anche vari altri artisti: una celebre canzone di Roberto Vecchioni &amp;amp;#232; dedicata a Sestri Levante, e qui sono stati girati diversi video musicali tra cui quello di “Megu Meg&amp;amp;#249;n” di Fabrizio De Andr&amp;amp;#232;, con protagonista Claudio Bisio. 
Immergendoci in queste meravigliose atmosfere artistiche, visitiamo anche alcune delle tante splendide chiese, tra cui la centralissima Basilica di Santa Maria di Nazareth, costruita nel Seicento, al cui interno &amp;amp;#232; anche conservata una Piet&amp;amp;#224; lignea di Anton Maria Maragliano. Fino al XVII secolo la parrocchiale fu per&amp;amp;#242; l’antichissima Chiesa di San Nicol&amp;amp;#242; dell’Isola, costruita nel 1151 in stile romanico. Salendo verso il promontorio sestrese scopriamo i resti dell’Oratorio di Santa Caterina, costruito nel 1578 e devastato durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale. 
Come tutte le localit&amp;amp;#224; rivierasche, anche Sestri aveva avuto a che fare nel lontano passato con le scorrerie saracene e con altri attacchi. Cos&amp;amp;#236; nel 1145 la Repubblica di Genova eresse una fortezza nei pressi del promontorio, ricostruita nel Quattrocento, ma demolita all’inizio del XX secolo. 
La nostra voglia di mare ci fa visitare una delle frazioni pi&amp;amp;#249; antiche di Sestri, Riva Trigoso, sede anche di un importante cantiere navale. Secondo la leggenda Riva e Trigoso furono due innamorati, la cui storia fu spezzata dai terribili pirati che volevano rapire la bella Riva. Morirono entrambi i giovani, ma il loro amore continu&amp;amp;#242; in cielo, e per intervento divino la nave dei pirati perse dei gossi bauli ricolmi d’oro caduti in mare l&amp;amp;#236; dove oggi c’&amp;amp;#232; la Baia d’Oro. Gli angeli discesi dal cielo collocarono nel punto in cui Riva era morta, il grande scoglio dell’Asseu e i ciottoli iniziarono un canto d’amore. 
Dopo una piacevolissima passeggiata sul lungomare su cui si affacciano le case colorate dei pescatori, decidiamo di fermarci per cena presso il Ristorante U Cantu. Ci accomodiamo nell’accogliente veranda mentre i bambini scappano subito nell’attiguo spazio giochi. “Questo locale esisteva gi&amp;amp;#224; nel 1967, era un ristorante con un piccolo bar. L’abbiamo rilevato nel 1980 aggiungendo la pizzeria con forno a legna. Alcuni anni fa abbiamo creato questa veranda chiusa, oltre a mantenere anche il dehor all’aperto”, ci racconta la signora Luciana, la titolare. Una parte del nostro gruppo opta infatti per le pizze, oltre che per la fantastica focaccia col formaggio tipo Recco. Ma che anche tutte le squisite specialit&amp;amp;#224; di mare siano decisamente irresistibili lo scopriamo gi&amp;amp;#224; entrando, grazie al ricchissimo buffet degli antipasti. E’ un vero piacere assaggiare le acciughe in carpione, le frittelle di cipolle e di baccal&amp;amp;#224;, il polpo con le patate, oltre alla tipica caponada, un’antica specialit&amp;amp;#224; ligure che facevano i pescatori sulle barche. Ci incanta anche la zuppa “U Cantu”, che si ispira a una ricetta spagnola. 
Continuiamo con le squisite paste fatte in casa, come le tipiche trofie al pesto, fagiolini e patate, i pansotti con salsa di noci, i ravioli di pesce, oltre agli ottimi risotti al nero di seppia e ai frutti di mare. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con dei vini di qualit&amp;amp;#224; sia mossi che fermi, che spaziano tra etichette liguri e nazionali tra cui il Chianti e il Nero d’Avola. Proseguiamo con delle grigliate miste di pesce tra l’orata e il pesce spada, mentre molti di noi scelgono il richiestissimo fritto di paranza. Infine, cediamo volentieri alla dolce tentazione dei dessert fatti in casa tra cui le torte, il tiramis&amp;amp;#249;, la panna cotta, oltre al fresco gelato con i frutti di bosco. 
A Sestri Levante ci rimane ancora tanto da scoprire, e il ricordo di questa bella giornata ci far&amp;amp;#224; tornare qui presto, anche per gustare le bont&amp;amp;#224; leggendarie che offre questo mare.

Francesca Bertha  

PER INFORMAZIONI:
www.comune.sestri-levante.ge.it
Ristorante Pizzeria U Cantu
Via Benedetto Brin, 170 fraz. Riva Trigoso Sestri Levante (GE)
Tel.: 0185/42495
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11273.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Nella città dei due mari che ispira gli artisti: una giornata a Sestri Levante&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 18 Aug 2012 21:48:11 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11273.ashx</guid></item><item><title>La leggenda di un grande campione di ciclismo e di un famoso bandito, Novi Ligure, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10661.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10661.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10661/109336.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricette leggendarie – Novi Ligure (AL)

Negli ultimi anni dell’Ottocento un ragazzino, figlio di poveri contadini, sfrecciava sulla sua bici per le strade di campagna intorno a Novi Ligure. Insieme a diversi suoi amici facevano spesso delle gare di velocit&amp;amp;#224;, vinte sempre, immancabilmente da lui, Costante Girardengo. Ogni tanto, a correre per le tortuose strade immerse nel paesaggio monferrino c’era anche Sante Pollastri, un ragazzo vivace che sognava di diventare un campione, proprio come Costante. 
Passarono alcuni anni, e Girardengo, nato nel 1893 e divenuto professionista nel 1912, iniziava a vincere titoli sempre pi&amp;amp;#249; importanti, tra cui nel 1913 una tappa del Giro d’Italia, a cui l’anno dopo segu&amp;amp;#236; la vittoria alla tappa pi&amp;amp;#249; lunga mai disputata al Giro, la Lucca-Roma, di 430 km. La carriera del grande corridore era decollata, portandolo a vincere due volte il Giro d’Italia, sei volte la Milano-Sanremo e tre volte il Giro di Lombardia. 
Nel frattempo il compagno delle corse dell’infanzia, Sante, aveva imboccato una strada irta di guai, diventando un pericoloso bandito dalla vita costellata di fughe e di una serie di atti criminosi, oltre che avvolta da una nube tuttora misteriosa di leggende metropolitane. I due giovani novesi, dall’infanzia cos&amp;amp;#236; simile e dalla carriera cos&amp;amp;#236; diversa, si rividero a Parigi nel 1926. Sante, grande ammiratore di Girardengo, era latitante, e Costante si trovava nella capitale francese per una Sei giorni. Pollastri venne arrestato nel 1927 dagli uomini del commissario Guillaume, personaggio a cui Georges Simenon si ispir&amp;amp;#242; per il suo commissario Maigret. 
Alla leggenda del bandito e del campione Francesco De Gregori ha dedicato una celebre canzone, ma la storia &amp;amp;#232; narrata anche in un libro di Marco Ventura, nonch&amp;amp;#233; in una fiction RAI del 2010 ispirata al libro, con protagonisti Beppe Fiorello e Simone Gandolfo.

A Novi Ligure, citt&amp;amp;#224; famosa per il cioccolato e per i palazzi dipinti, si trova il Museo dei Campionissimi, il pi&amp;amp;#249; grande museo ciclistico europeo, che su ben tremila metri quadri rende omaggio alla storia del ciclismo anche con una serie di cimeli e testimonianze legate a Costante Girardengo e a Fausto Coppi, originario della vicina Castellania.

LA RICETTA
(fornita dal Ristorante Bunet di Novi Ligure)

Corzetti al tocco

Ingredienti:
(quantit&amp;amp;#224; in base al numero di persone)

Corzetti
Cipolla
Aglio
Olio extravergine di oliva
Aromi (salvia, rosmarino)
Salsiccia
Funghi secchi
Vino rosso
Brodo
Sale, pepe

I corzetti sono una pasta tipica della zona, e per risparmiare tempo, possiamo reperirli anche nelle gastronomie novesi durante la nostra visita. Ecco come condirli:

Prepariamo un soffritto di cipolla e aglio, misto con gli aromi (salvia e rosmarino). Facciamo rosolare la salsiccia, dopodich&amp;amp;#233; aggiungiamo i funghi secchi. Sfumiamo il tutto con del vino rosso, e lo facciamo cuocere lentamente nel brodo. Quando la salsa raggiunge una certa densit&amp;amp;#224;, aggiungiamo del sale e del pepe quanto basta e saltiamo i corzetti con il sugo cos&amp;amp;#236; preparato.

Presso il Ristorante Bunet &amp;amp;#232; possibile gustare numerose specialit&amp;amp;#224; della saporita cucina monferrina, ricca di influenze liguri, tra cui anche un piatto carico di storia: il risotto vellutato, amato dagli aristocratici di una volta. La sua ricetta &amp;amp;#232; stata tramandata da un anziano cuoco che aveva lavorato nei castelli e nei palazzi dei baroni e dei marchesi. Si tratta di un riso mantecato al parmigiano, servito con la salsa al ristretto di fondo bruno, per la cui preparazione ci vogliono ben cinque giorni di cottura.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.noviligure.al.it
www.museodeicampionissimi.it
www.ristorantebunet.com
Ristorante Bunet
Via Marconi, 83 Novi Ligure (AL)
Tel.: 0143/79314
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10661.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;La leggenda di un grande campione di ciclismo e di un famoso bandito&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sun, 18 Dec 2011 20:18:29 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10661.ashx</guid></item><item><title>Lungo il Sentiero del Barolo: Una giornata a La Morra, La Morra, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10762.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10762.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10762/110409.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era da poco passato l’anno Mille, quando gli abitanti di Alba Pompeia iniziarono a dissodare le colline intorno alla loro citt&amp;amp;#224;. La vista di quel bel paesaggio li rasserenava, ma pi&amp;amp;#249; della bellezza di quelle terre, era importante la loro fertilit&amp;amp;#224; e la possibilit&amp;amp;#224; di trasformarle in quel prezioso e interminabile tappeto di vigneti quale &amp;amp;#232; anche oggi. Al nuovo centro abitato diedero il nome Murra, che significa “recinto per le pecore”, ma gi&amp;amp;#224; nel 1296 La Morra costituiva comune a s&amp;amp;#232; stante, con un suo castello che dominava la vallata. L’importanza della cultura vitivinicola del posto cresceva di anno in anno, come si evince anche dagli Statuti del 1402 in cui sono citati per la prima volta il vitigno Nebbiolo, dal quale trae origine il vino Barolo, e il Pignolo, ormai scomparso dal territorio lamorrese.
Arrivando a La Morra, scopriamo subito l’esistenza del Sentiero del Barolo, indicato in vari punti del paese da cartelli di legno: si tratta di un percorso ad anello di 14 km attraverso le grandi vigne del Barolo, passando tra cascine, borgate e cappelle campestri. Ma a La Morra &amp;amp;#232; possibile scegliere tra altri sette sentieri, di diversa lunghezza, alla scoperta del vasto territorio comunale.
Decidiamo di iniziare la nostra passeggiata in senso cronologico, dal pi&amp;amp;#249; antico nucleo abitato del paese, l’attuale frazione Annunziata. Qui si trova il complesso romanico- barocco dell’ex convento benedettino di San Martino di Marcenasco, oggi Chiesa dell’Annunziata, originaria del XV secolo. Nelle cantine dell’ex convento si trova il Museo Ratti dei Vini d’Alba. 
Avvicinandoci al centro storico, passiamo dalla frazione di Santa Maria, dove ammiriamo la Chiesa Parrocchiale di Santa Maria in Plaustra, ricostruita nel 1888 sui resti di una pieve duecentesca.
Raggiunto il centro, facciamo una lunga passeggiata percorrendo le due rampe di strada in ciottoli del fiume Tanaro che conducono alle due antiche porte di accesso, la Porta del Borghetto e la Porta della Cittadella. Dell’antico castello, abbattuto nel 1544 per ordine delle truppe francesi, rimangono i Bastioni, a testimoniare il ricordo delle alte mura in pietra e mattoni che circondavano il maniero. Arrivando alla Torre campanaria, alta 31 metri, scopriamo che fu costruita tra il 1709 e il 1711, utilizzando anche i cocci di pietra della preesistente torre medievale. Poco distante ammiriamo due splendide chiese, la Parrocchiale dedicata a San Martino, patrono del paese, con al suo interno preziose pale d’altare, affreschi e arredi sacri, e la settecentesca Chiesa di San Rocco, nata come ex voto per volont&amp;amp;#224; dei Confratelli Turchini o Blu perch&amp;amp;#233; La Morra non era stata toccata dalla peste.
Dopo aver visitato anche il “cuore” della tradizione vitivinicola del paese, la Cantina comunale, situata nell’antico Palazzo Falletti, ci indirizziamo verso la meta gustosa della nostra serata: l’Osteria Pizzeria Per Bacco, in Via Roma. “Il nome del locale rende omaggio a questo territorio di vini, ma anche a Tot&amp;amp;#242; e alla sua celebre esclamazione “’o per Bacco”: infatti, noi siamo gli unici nella zona di Cuneo a proporre la vera pizza napoletana”, ci spiega Domenico Martucci, lo chef che gestisce il ristorante insieme alla moglie Simona Mossio, che ci ha accolti in sala. Scopriamo che la vera pizza napoletana, che qui viene preparata secondo la ricetta pi&amp;amp;#249; antica e autentica, deve avere, tra l’altro, la pasta soffice, deve essere ripiegabile “a libretto” e dotata di un cornicione ben rilevato: caratteristiche sempre pi&amp;amp;#249; difficili da trovare perfino a Napoli. Oltre a gustare queste ottime pizze, la gran parte del nostro gruppo non rinuncia nemmeno alle specialit&amp;amp;#224; da ristorante, che cambiano a seconda delle stagioni e sono preparate con i migliori ingredienti italiani. Cos&amp;amp;#236; iniziamo con un flan di tapinanboui con crema di piselli, un fagottino con salsiccia di Bra alla crema di zenzero, il polpo con burrata e il tonno macerato in salsa di soia con taglio alle erbette. Facciamo seguire questi sfiziosi antipasti dagli gnocchi alla crema di formaggi, i tagliolini con funghi porcini, le orecchiette con cozze e friarielli al cacioricotta e i tagliolini alla tartara di pesce con nero di seppia. Tra i secondi gustiamo il capretto gratinato al forno, i bocconcini al Barolo con polenta, il merluzzo mantecato con crema di patate e il branzino al forno. Annaffiamo il tutto con degli ottimi vini, sia delle Langhe che di altre regioni, scelti tra numerose etichette disponibili. Infine, davanti a una vasta carta dei dolci, ci arrendiamo con piacere alla tentazione dei dessert, che sono uno dei punti di forza del locale, gustando tra l’altro la crema catalana, la panna cotta alla nocciola, il caco vaniglia, il Monte Bianco, la sfogliatina alla crema di mela e la zeppola.
Scoprire le bellezze di La Morra, insieme a tutte queste sfiziosit&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; stata un’esperienza che varr&amp;amp;#224; la pena ripetere presto. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.lamorra.cn.it
www.pizzeriaperbacco.com
Osteria Pizzeria Per Bacco
Via Roma, 30 La Morra (CN)
Tel.: 0173/50609
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10762.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Lungo il Sentiero del Barolo: Una giornata a La Morra&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 10 Jan 2012 16:07:45 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10762.ashx</guid></item><item><title>Sotto il portico che conduce al mare: Una giornata a Chiavari, Chiavari, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10655.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10655.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10655/109301.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era il 2 Luglio 1610, e nel Golfo del Tigullio faceva un caldo torrido. Mentre nel porto continuava il solito pittoresco viavai dei velieri e dei gozzi dei mercanti, a qualche centinaio di metri dalla costa, appena fuori dal cuore del borgo di Chiavari, diversi contadini lavoravano nell’orto. Tra loro c’era Sebastiano Descalzo, che a un certo punto pens&amp;amp;#242; di dire una preghiera davanti a un pilone collocato l&amp;amp;#236; vicino, raffigurante la Madonna con i santi Sebastiano e Rocco. Mentre diceva la sua preghiera, a un certo punto vide una grande luce e in essa una donna bellissima: era un’apparizione mariana. Per la verit&amp;amp;#224;, sullo stesso luogo la Madonna era gi&amp;amp;#224; apparsa circa sei mesi prima, alla levatrice Geronima Turrio. La nostra passeggiata chiavarese inizia proprio da questo luogo, dove sorge l’imponente Santuario di Nostra Signora dell’Orto, uno dei pi&amp;amp;#249; celebri santuari liguri, in cui si venera l’immagine della Madonna con il Bambino benedicente. Secondo la tradizione quel quadro fu commissionato al pittore Benedetto Borzone da donna Maria de’ Guerci, detta Turchina, in ringraziamento alla Vergine per averla preservata dalla pestilenza del 1493. All’epoca l’immagine era collocata in una nicchia nel muro di un orto, da l&amp;amp;#236; la denominazione.
Secondo un’interpretazione del toponimo Chiavari, che deriverebbe da “clavaro”, questa bella citt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; la “chiave” allo sbocco delle valli Fontanabuona, Sturla, Graveglia e la Val d’Aveto. Certamente la sua posizione, e anche lo sviluppo del commercio marittimo che qui aveva iniziato a prosperare nel Trecento, ne fecero davvero la chiave di questo territorio. Oltre alla cultura marinara, a Chiavari fioriva anche l’artigianato, con numerose botteghe nella centralissima Via Ravascheri, cos&amp;amp;#236; come nel Caruggio Dritto, le vie patrizie dell’epoca. 
Girando tra questi bellissimi caruggi colorati, scopriamo che Chiavari &amp;amp;#232; da secoli famosa per la produzione delle sedie dette chiavarine. Si tratta di una sedia leggerissima, in legno di ciliegio, di acero bianco, e con sottili fili di salice intrecciati a spiga.
Durante la nostra passeggiata visitiamo diverse delle tante stupende chiese chiavaresi, tra cui la Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, fondata nel 1181 e la Chiesa e monastero delle Clarisse, dedicato a San Bernardino da Siena. Secondo un manoscritto, l&amp;amp;#236; vicino sorgeva il primo convento francescano fondato nel 1216 da San Francesco d’Assisi e chiamato Cad&amp;amp;#232;, Casa di Dio.
Nel centro ammiriamo anche diversi palazzi sontuosi, tra cui il Palazzo Bianco, sede del Comune, e dopo andiamo a visitare anche il Castello di Chiavari, sito su un colle ed eretto nel XII secolo dalla Repubblica di Genova per contrastare i Fieschi della vicina Lavagna. 
Dopo una rilassante passeggiata sotto le palme del lungomare, raggiungiamo la nostra meta golosa: il Ristorante Il Portico, in Corso Assarotti, a due passi dalla Cattedrale. Ci accomodiamo nella sala dall’atmosfera intima e dal caratteristico soffitto ottocentesco, e mentre iniziamo a studiare il men&amp;amp;#249;, scambiamo quattro chiacchiere col titolare Marco Cuneo. “Il nostro punto di forza &amp;amp;#232; la qualit&amp;amp;#224; della materia prima, sempre indiscutibile. Il pane lo facciamo in casa, cos&amp;amp;#236; come la pasta, sempre fresca, fatta al momento. Proponiamo piatti tipici liguri, sia di terra che di mare, semplici, non troppo elaborati, per far gustare il sapore autentico delle pietanze. Facciamo le cose come desiderano i clienti: quando abbiamo i gamberi freschi, pescati nel nostro mare, decide il cliente come esattamente desidera che vengano preparati”, ci racconta il titolare che gestisce il ristorante da venticinque anni insieme a sua moglie Lara,  oltre a Luigi, che lavora con loro in cucina da quindici anni. 
Iniziamo con un antipasto di mare, che, come ci spiegano, comprende sempre 4-5 specialit&amp;amp;#224; in base al pescato. Abbiamo cos&amp;amp;#236; il piacere di gustare le seppie in insalata con i carciofi e i calamari ripieni, mentre i nostri amici, pi&amp;amp;#249; amanti delle specialit&amp;amp;#224; di terra, assaggiano dei tortini, delle verdure ripiene e dei ceci in zimino. Tra i primi gustiamo un bel minestrone, i pansotti alla salsa di noce, fatti rigorosamente al momento, infatti siamo pure andati a curiosare in cucina e abbiamo seguito la loro preparazione. Abbiamo anche assaggiato le pennette ai gamberi e il risotto al nero di seppia. Passando ai secondi, non abbiamo certo rinunciato a gustare la tipica cima, cos&amp;amp;#236; come le frittelle di baccal&amp;amp;#224; e stoccafisso, specialit&amp;amp;#224; proposta da Ottobre al Venerd&amp;amp;#236; Santo, ogni venerd&amp;amp;#236;. Alcuni di noi hanno invece scelto i funghi al forno con le patate e i taglierini alle uova col tartufo.
Il dolce epilogo della nostra cena ci ha coinvolti in tentazioni irresistibili quali la crostata con la marmellata prodotta con i frutti degli alberi dei titolari, la cr&amp;amp;#232;me caramel, dei sorbetti di cachi e melograni, oltre al classico Pan dolce genovese basso.
Torneremo senz’altro presto a Chiavari, citt&amp;amp;#224; meravigliosa da scoprire anche fuori stagione.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.chiavari.ge.it
Ristorante Il Portico
Corso Assarotti, 21 Chiavari (GE)
Tel.: 0185/310049
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10655.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Sotto il portico che conduce al mare: Una giornata a Chiavari&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 17 Dec 2011 17:10:13 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10655.ashx</guid></item><item><title>La Bionda e il Mulino del Casale: Un weekend a Villanova d&amp;#39;Asti, Villanova d&amp;#39;Asti, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10616.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10616.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10616/108874.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sin dall’antichit&amp;amp;#224;, se nei dintorni di Asti un personaggio importante aveva intenzione di regalare dei terreni particolarmente fertili e inseriti in un dolce paesaggio verde tra boschi, prati e colline, lo faceva nel territorio dell’odierna Villanova d’Asti. Il fatto che questi luoghi fossero sempre stati cos&amp;amp;#236; apprezzati &amp;amp;#232; dimostrato dall’esistenza in epoca romana degli agglomerati, detti Brassicarda, che furono degli appezzamenti assegnati ai veterani. Nei secoli successivi era invece l’imperatore Ottone III a donare dei terreni nella frazione di Corveglia alle monache benedettine pavesi di San Felice. Nel XIII secolo su quel posto si stabilirono i canonici agostiniani e nacque un’importante abbazia, restaurata nel recente passato e oggi propriet&amp;amp;#224; privata.
Iniziamo la nostra passeggiata nella citt&amp;amp;#224; protetta da Sant’Isidoro e fondata ufficialmente nel 1248, visitando la quattrocentesca Torre comunale, alta ben 26 metri. Nelle sue immediate vicinanze scopriamo un tempio una volta appartenuto alla Confraternita dei Bat&amp;amp;#249;, il quale oggi &amp;amp;#232; un centro culturale che attira numerose persone sia grazie ai suoi affreschi settecenteschi splendidamente restaurati, sia con i concerti e altri eventi culturali di cui &amp;amp;#232; sede.
Tra le bellissime chiese di Villanova, visitiamo quella dedicata a San Martino, che custodisce al suo interno numerose preziose opere d’arte, tra cui lo splendido altare ligneo e due dipinti del Moncalvo. Nel 1690 la popolazione fece un voto alla Madonna grazie al quale la citt&amp;amp;#224; si salv&amp;amp;#242; dalla distruzione che si temeva i francesi intendessero operare a Villanova. A tutt’oggi, il Sindaco partecipa ogni anno alla messa dell’Immacolata Concezione presso la chiesa di San Martino, continuando cos&amp;amp;#236; la tradizione del voto. In quel periodo furono tanti gli aspri scontri tra francesi e spagnoli, ma le possenti mura a stella riuscirono a proteggere la citt&amp;amp;#224;. Ma anche la protezione della Madonna &amp;amp;#232; molto sentita a Villanova, anche perch&amp;amp;#233; in epoca napoleonica una volta la Vergine si manifest&amp;amp;#242;. Sul luogo dell’evento miracoloso sorge il Santuario della Beata Vergine delle Grazie. Nel suo viale, ogni estate viene realizzata l’Infiorata: un lunghissimo tappeto realizzato con i petali dei fiori che disegnano immagini religiose.
Villanova d’Asti &amp;amp;#232; probabilmente l’unico posto dove se si parla della “bionda”, nessuno pensa a una donna, alle sigarette o alla birra, anche se la famosa Bionda &amp;amp;#232; s&amp;amp;#236;, a suo modo una bella ragazza: si tratta della gallina piemontese tipica del territorio, dalla carne pregiata e ricercata. Infatti, l’agricoltura, e in particolare la coltivazione e la macinazione dei cereali sono state le attivit&amp;amp;#224; produttive del comune sin dalla notte dei tempi. Gi&amp;amp;#224; nei secoli XI-XII esistevano dei mulini nella Valle del torrente Traversola, i quali sfruttavano l’energia idraulica del canale.
Per il nostro weekend di relax immersi nel pacifico paesaggio astigiano, abbiamo scelto proprio uno di questi antichi mulini, la Locanda Mulino del Casale, situata sulla strada provinciale per Montafia. Dopo esserci accomodati nelle nostre belle stanze, arredate con gusto, prima di cena andiamo a visitare il mulino, le cui antiche macine sono tuttora quelle originali, non intaccate dal tempo. La sua grande ruota di ferro, di costruzione ottocentesca per sostituire quella originale in legno, &amp;amp;#232; capace di generare una potenza di sei cavalli. 
Se la location &amp;amp;#232; una di quelle intrise di storia, il ristorante invece, dalla fine del 2003 &amp;amp;#232; gestito da una rinomata azienda di banqueting e catering, L’Arte a Tavola, con venticinque anni di esperienza nel campo dell’alta cucina. Erano proprio loro a curare il ricevimento e la cena in occasione del matrimonio di una nostra amica, che era rimasta entusiasta della qualit&amp;amp;#224; delle loro creazioni culinarie. Eccoci allora a gustare una squisita cena all’insegna dell’arte culinaria, iniziando con degli antipasti della tradizione piemontese, presentati con fantasia e originalit&amp;amp;#224;: la cruda di fassone battuta al coltello con pinzimonio di verdure, il girello di vitello dal cuore rosa in salsa antica tonnata, senza maionese, e lo sformato di cardi con salsa all’acciuga. Facciamo seguire queste sfiziosit&amp;amp;#224; dagli irrinunciabili agnolotti ai tre arrosti, conditi con il proprio sugo. Gustiamo anche dei tagliolini all’uovo con rag&amp;amp;#249; d’anatra, e dei maltagliati con porri di Cervera e salsiccia. Nella scelta dei secondi ci dividiamo tra il portafoglio di vitello farcito con prosciutto, toma, raschera e tartufo nero, il carr&amp;amp;#232; di agnello gratinato con salsa al timo e il fassone della vena al forno al caramello di Barbera d’Asti. Coroniamo questa cena luculliana cedendo anche alla tentazione dei dolci: il tortino al cioccolato, il tiramis&amp;amp;#249; e la torta alle pesche e amaretti.
Dopo questo bellissimo fine settimana, passato anche tra passeggiate lungo i sentieri, avvolti nei colori caldi dell’autunno, siamo certi che torneremo all’antico mulino appena possibile.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.vnat.it
www.larteatavola.it
L’Arte a Tavola 
Mulino del Casale
Strada Provinciale per Montafia, 23 Villanova d’Asti (AT)
Tel.: 0141/947006
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10616.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;La Bionda e il Mulino del Casale: Un weekend a Villanova d'Asti&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sun, 04 Dec 2011 23:57:30 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10616.ashx</guid></item><item><title>Una giornata da gladiatori: Gita ad Alessandria, Alessandria, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10696.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10696.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10696/109647.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se fossimo arrivati qui di notte, forse avremmo potuto incontrare per strada un vispo contadino con al seguito una mucca ben foraggiata e osservarlo mentre dalla citt&amp;amp;#224; assediata dal Barbarossa si avviava verso il campo nemico. Secondo la leggenda infatti, una cariatide della Cattedrale di Alessandria, quella raffigurante il contadino Gagliaudo, di notte si staccherebbe dalla facciata e prenderebbe vita andando in giro per la citt&amp;amp;#224;. La fantasia popolare racconta che durante l’assedio di Federico I  il Barbarossa, Gagliaudo fosse riuscito a indurre alla ritirata le truppe nemiche portando al pascolo la sua unica mucca rimasta, ma tenuta in ottime condizioni di salute nonostante che in citt&amp;amp;#224; scarseggiassero i viveri. Gli uomini del Barbarossa uccisero l’animale, e notarono che era molto ben alimentato. Quando il contadino gli rifer&amp;amp;#236; che in citt&amp;amp;#224; c’erano viveri in abbondanza, quindi Alessandria avrebbe potuto resistere all’assedio per molto tempo ancora, il Barbarossa decise di ritirarsi e la citt&amp;amp;#224; si salv&amp;amp;#242;.  
Alessandria conserva invece dei ricordi molto pi&amp;amp;#249; positivi riguardo a Napoleone. Alla battaglia di Marengo, combattuta nel 1800 vicino alla citt&amp;amp;#224;, ricordata anche dal nome del famoso pollo alla Marengo, tra i piatti preferiti dell’imperatore, si dedica ogni estate una rievocazione storica. Nel corso della nostra passeggiata in questa giornata tiepida e soleggiata anche se autunnale, abbiamo visitato i monumenti pi&amp;amp;#249; importanti di Alessandria, tra cui la Cattedrale, (ed essendoci capitati di giorno, possiamo testimoniare che Gagliaudo, sotto forma di cariatide, era al suo posto).
Abbiamo anche visitato la Chiesa di Santa Maria di Castello e il Palazzo Rosso, sede del Municipio. Alessandria ha dato i natali a numerosi importanti personaggi del mondo della cultura, tra cui Umberto Eco, ma &amp;amp;#232; anche, in un certo senso, la capitale del cappello: Giuseppe Borsalino, padre del famoso cappello omonimo, aveva avviato il suo primo laboratorio proprio qui e da quattro anni la citt&amp;amp;#224; ha istituito un Museo del Cappello in onore dei cappelli borsalino che furono indossati da personaggi come Ernest Hemingway, Charlie Chaplin, Antony Quinn, Gary Cooper, fino a Fellini e Alberto Sordi.  
E se la cultura e l’industria di Alessandria sono state cos&amp;amp;#236; eccelse durante gli anni, non &amp;amp;#232; certo da meno la sua cucina. Lo scopriamo fermandoci per cena presso il Ristorante Pizzeria Il Gladiatore a due passi da Spalto Marengo, in Via Schiavina, di fronte allo storico Palazzo Guasco, oggi sede della Provincia. Ci accomodiamo nell’ampia sala intrisa di un’atmosfera calorosa e famigliare, e mentre iniziamo a scegliere, scambiamo quattro chiacchiere con il titolare, Beppe, che gestisce il locale insieme alla moglie Berenika. “Mangiare dal Gladiatore fa bene e mette di buon umore. Narra la leggenda che ai tempi degli antichi romani, un gladiatore sannita, mentre era sul punto di essere sconfitto, tir&amp;amp;#242; fuori da sotto il proprio casco qualcosa che somigliava alla pizza e la mangi&amp;amp;#242;. Improvvisamente si rialz&amp;amp;#242; e sconfisse il suo avversario, diventando invincibile anche durante gli scontri successivi. 
Sar&amp;amp;#224; solo una leggenda, ma la dice lunga sulla potenza della buona cucina”, ci racconta il titolare. Alcuni di noi non resistono alla tentazione delle pizze del Gladiatore, preparate con una lunga lievitazione e condite con fantasia anche per quanto riguarda i loro nomi: Sor Melinda, Braccio di Ferro, Cupido, Afrodisiaca... Non manca nemmeno la pizza Gladiatore, con asparagi, porcini e frutti di mare.  Il resto del nostro gruppo decide invece di gustare le specialit&amp;amp;#224; da ristorante, iniziando con un antipasto “Mare caldo”, oltre a un bel tagliere di affettati misti, di assaggi di formaggi e la grigliata di verdure miste. Continuiamo con gli immancabili agnolotti al sugo di cinghiale, i triangoli di pesce spada alla panna e salmone, il risotto alla pescatora e gli gnocchetti sardi al tonno. Facciamo seguire questi squisiti primi da un’ottima grigliata mista di carne, oltre al saltimbocca di vitello alla romana, mentre i nostri amici dall’animo pi&amp;amp;#249; marinaro gustano la frittura mista di pesce e l’orata ai ferri. Alcuni di noi assaggiano anche la salsiccia ai ferri e gli spiedini di pesce. Annaffiamo il tutto con degli ottimi vini piemontesi, e infine cediamo anche alla tentazione di qualche irresistibile dessert. 
Sar&amp;amp;#224; solo una leggenda, ma dopo questa bella cena in questa citt&amp;amp;#224; tutta da scoprire, ci sentiamo anche noi come il gladiatore della tradizione popolare: invincibili, quantomeno nella nostra bravura di scegliere dove andare durante il weekend...  
 
Francesca Bertha  
PER INFORMAZIONI: 
www.comune.alessandria.it 
Ristorante Pizzeria Il Gladiatore 
Via Schiavina, 13 Alessandria  
Tel.: 0131/250695&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10696.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Una giornata da gladiatori: Gita ad Alessandria&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Fri, 23 Dec 2011 00:34:49 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10696.ashx</guid></item><item><title>Nella patria della focaccia col formaggio: Una giornata a Recco, Recco, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10577.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10577.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10577/108814.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando gli antichi romani giunsero nel Golfo Paradiso, scoprirono una splendida localit&amp;amp;#224; abitata dalla famiglia ligure dei Casmoriti. Decisero di fondare il borgo di Recina proprio l&amp;amp;#236;, dove il profumo dei fiori avvolge un panorama mozzafiato sul mare, che dopo qualche tempo iniziava a popolarsi di splendidi velieri e galee. Infatti, Recco, tra i borghi pi&amp;amp;#249; amati del Levante ligure, durante la Repubblica di Genova era diventato uno dei centri navali e marinari pi&amp;amp;#249; importanti della zona.
Raggiungiamo Recco, citt&amp;amp;#224; famosissima per la sua mitica focaccia col formaggio, percorrendo un tratto dell’antica Via Aurelia. 
Iniziamo il nostro giretto in centro dal Santuario di Nostra Signora del Suffragio, edificato nel Settecento, sul luogo di un antico oratorio. La chiesa, di piccole dimensioni, ma dal notevole campanile, dista pochi metri dal torrente Recco e ogni anno, il 7 e l’8 Settembre diventa protagonista della manifestazione in onore della Madonna del Suffragio. In occasione della festa si celebra la Sagra del fuoco, con spettacoli pirotecnici e sparate coi “mascoli”, gli antichi mortaletti liguri.
In centro visitiamo la Chiesa Parrocchiale dei Santi Giovanni Battista Giovanni Bono. Anche se nelle foto storiche di Recco nello stesso punto si erge una chiesa diversa, originaria del 1822, il luogo di culto di oggi &amp;amp;#232; un edificio moderno, consacrato nel 1951, con la facciata in travertino e decorata da uno stupendo mosaico. Questo fatto &amp;amp;#232; uno dei tanti che a Recco testimoniano i tragici bombardamenti del 1943, quando molti edifici storici della citt&amp;amp;#224; andarono distrutti. 
Nei secoli precedenti i pericoli arrivavano invece dal mare, in particolare ad opera dei pirati, che assaltarono e devastarono Recco per ben due volte, nel 1557 e nel 1646. Per difendersi dalle scorrerie dei saraceni, e in particolare dal terribile pirata Dragut, in quel periodo i recchesi costruirono un castello accanto a un oratorio, l’odierno Santuario di San Michele, che si affaccia sul mare, ed &amp;amp;#232; sede di una delle pi&amp;amp;#249; antiche confraternite della Liguria, fondata nel 1399 quando i pellegrini Bianchi di Provenza, diretti a Roma, lasciarono a Recco un loro crocifisso, tuttora custodito presso il Santuario. Poco distante si affaccia sul golfo il complesso conventuale di San Francesco, edificato nel 1496. 
La citt&amp;amp;#224; di Recco &amp;amp;#232; costituita da ben nove frazioni, di cui visitiamo alcune, in particolare Megli dove si trova la Chiesa di Nostra Signora delle Grazie, in cui &amp;amp;#232; custodita una presunta reliquia, una spina della corona di Ges&amp;amp;#249;.
Dopo questo bel giro nella storia, decidiamo di fermarci per cena presso il rinomato Ristorante Manuelina, in via Roma. Ci accomodiamo nell’elegante e spaziosa sala e mentre iniziamo a studiare il men&amp;amp;#249;, scambiamo quattro chiacchiere con la signora Cristina, che gestisce il locale insieme ai suoi fratelli Cesare e Gloria, e con suo padre Gianni. “Questo ristorante ha compiuto 125 anni nel 2010. L’aveva aperto mia bisnonna Manuelina nel 1885, iniziando a preparare i piatti tradizionali recchesi, utilizzando esclusivamente i prodotti del territorio. Il piatto pi&amp;amp;#249; noto di Recco e del nostro ristorante &amp;amp;#232; la focaccia col formaggio, ed &amp;amp;#232; stata proprio Manuelina a proporla per la prima volta al pubblico nella forma in cui la si conosce oggi. Le casalinghe facevano le focacce per le festivit&amp;amp;#224; di Ognissanti e dei Morti, ma nei forni o nelle osterie non venivano preparate. Oggi la focaccia col formaggio &amp;amp;#232; il fiore all’occhiello del nostro locale, e possiamo dire che si tratta di un autentico piatto di alta cucina”, ci racconta la signora Cristina. 
Negli anni Venti qui arrivavano, per svernare, grandi personaggi dell’aristocrazia internazionale, ma anche dello spettacolo. E chi si svegliava di notte per aprire l’osteria e preparare loro la migliore focaccia col formaggio del mondo, era sempre Manuelina. 
E’ un grande piacere anche per noi gustare le meravigliose focacce tipiche di Recco, cos&amp;amp;#236; come le altre specialit&amp;amp;#224; del ristorante tra piatti tipici liguri, di pesce fresco, e piatti anche un po’ pi&amp;amp;#249; innovativi, tutto sempre creato con prodotti di stagione del territorio.
Come antipasto gustiamo delle seppie saltate con broccoli e carciofi e dei calamaretti ripieni di stoccafisso. Continuiamo con i pansotti alla salsa di noci, un altro piatto della tradizione ligure che era stato il Ristorante Manuelina a rispolverare negli anni ’60, suscitando curiosit&amp;amp;#224; e ammirazione. Assaggiamo anche i maccheroni di pasta fresca con gallinella, timo, limone e olive taggiasche, e i ravioli di caprino con burro, nocciole e tartufo d’Alba. Facciamo seguire questi deliziosi primi dal cappon magro e dal filetto di orata in crosta di capperi di Pantelleria con crema di zucca. 
Concludiamo la cena in gran dolcezza con un budino di cacao e prescinseua, e un semifreddo meringato al pistacchio di Bronte.
Come per i grandi personaggi di una volta, anche per noi, questa piccola vacanza a Recco &amp;amp;#232; stata una bellissima esperienza da ripetere.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.recco.ge.it
www.manuelina.it
Ristorante Manuelina
Via Roma, 296 Recco (GE)
Tel.: 0185/74128  0185/720779
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10577.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Nella patria della focaccia col formaggio: Una giornata a Recco&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 26 Nov 2011 19:11:30 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10577.ashx</guid></item><item><title>A passeggio con Ludovico Il Moro, e di sera dalle aragoste: Una giornata a Vigevano, Vigevano, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9352.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9352.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9352/108834.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un viaggio nel Rinascimento, sulle tracce di Leonardo Da Vinci e tra le atmosfere della corte sforzesca di Ludovico Il Moro: ecco l’esperienza, emozionante e unica, che abbiamo vissuto durante la nostra gita a Vigevano. Questa citt&amp;amp;#224; gioiello, immersa nel Parco del Ticino, dista una trentina di chilometri sia da Milano che da Pavia, ma &amp;amp;#232; raggiungibile nel giro di circa un’oretta anche dal Ponente ligure. Basta fare cos&amp;amp;#236; poca strada, e si viene catapultati in un mondo che spesso si conosce solo attraverso i film o i libri di storia. E la storia qui si respira a pieni polmoni: Ludovico Il Moro, duca di Milano, &amp;amp;#232; nato proprio a Vigevano, nello stesso anno, il 1452, in cui Leonardo Da Vinci nasceva in Toscana. Fu infatti Leonardo uno dei pi&amp;amp;#249; celebri viaggiatori tra quelli che nei secoli raggiunsero Vigevano: aveva circa trent’anni quando si present&amp;amp;#242; presso Ludovico, e da quell’incontro tra il genio e il grande duca scatur&amp;amp;#236; una proficua collaborazione che port&amp;amp;#242; Leonardo a realizzare tra l’altro gli affreschi nel Castello Sforzesco di Milano. Quando cominciamo la nostra passeggiata rinascimentale a Vigevano, una signora appassionata di storia locale, con cui scambiamo quattro chiacchiere davanti alla splendida Chiesa di San Francesco, ci racconta che fu proprio durante un rilevamento territoriale nelle campagne intorno a Vigevano, che Leonardo si accorse delle potenzialit&amp;amp;#224; che le scale, presenti qua e l&amp;amp;#224; nel terreno, potevano avere nell’irrigazione e nella bonifica delle paludi. 
Raggiungiamo a piedi Piazza Ducale, una delle pi&amp;amp;#249; favolose piazze del mondo: n&amp;amp;#232; le parole, n&amp;amp;#232; le foto rendono giustizia alla bellezza di questo luogo, bisogna proprio vederlo di persona. Fu costruita per volere di Ludovico Il Moro a partire dallo stesso anno in cui Cristoforo Colombo scopr&amp;amp;#236; l’America, il 1492. Il Duomo, come un traguardo sacro da raggiungere dopo aver attraversato metaforicamente diversi secoli di storia, accoglie i passanti che ci giungono costeggiando i suggestivi portici che si allungano sui lati della piazza, nonch&amp;amp;#233; la spettacolare Torre del Bramante.
Tra gli edifici storici da visitare a Vigevano non pu&amp;amp;#242; certo mancare il Castello Sforzesco, un complesso architettonico protetto da occhi indiscreti, di cui molti notano solo alcuni tratti delle mura e la splendida Torre del Bramante, alta ben 75 metri, situata nel punto pi&amp;amp;#249; alto della citt&amp;amp;#224; e ben visibile anche da Piazza Ducale. La Torre risale al 1198, e fu terminata dal Bramante trecento anni dopo, mentre il cupolino barocco, che sostituisce l’originale guglia conica, fu aggiunto nel XVII secolo.
Dopo questo bel giro, decidiamo di scoprire un altro importante capitolo della storia di Vigevano, quello che riguarda la sua arte culinaria. Decidiamo infatti di fermarci per cena presso il Ristorante Da Maiuccia, locale storico della citt&amp;amp;#224;, da sedici anni gestito dallo chef Davide Aguzzi, da trentun’anni nel mestiere. Entrando, la prima cosa che vediamo ci riempie il cuore di gioia e di fantasie succulente: la vetrina del pesce, sapientemente presentata, con dentro numerose specie, tra cui orate, branzini, gallinelle, scorfani sogliole, triglie e scamponi, per non parlare delle splendide astici e aragoste. “Un tempo, nel secondo dopoguerra, questo locale era gestito da un certo Gabriel, oste che faceva la cucina semplice del tempo, servendo vassoi enormi di bolliti con la mostarda, e porzioni esagerate di ravioli e lasagne. Negli anni ’50 e ’60, con il boom economico, ebbe un grande successo”, ci racconta il signor Davide che gestisce il ristorante con sua moglie Matilde e cura personalmente ogni dettaglio. Infatti, se il nome Maiuccia &amp;amp;#232; oggi pi&amp;amp;#249; che mai sinonimo di garanzia di ottima cucina, da oltre un decennio e mezzo &amp;amp;#232; merito suo. “Le mie origini sono lomelline, ma il punto di forza del ristorante &amp;amp;#232; il pesce, che arriva ogni giorno dal mare”, ci racconta, mentre cominciamo a studiare il men&amp;amp;#249;.
Iniziamo con un misto di mare chiamato “Dal mare al piatto”, ovvero una ricca e gustosa selezione di pesci serviti crudi o marinati. Gustiamo anche una buonissima zuppa di frutti di mare serviti caldi su dei fornelletti in mezzo al tavolo: un momento conviviale di grande effetto. Proseguiamo con un bel risotto Carnaroli alla spigola ed erba cipollina e con degli spaghetti all’astice. Facciamo seguire questi squisiti primi dalla grigliata mista, mentre alcuni di noi optano per il branzino con i funghi porcini. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; marinare con degli ottimi vini scelti tra le oltre 150 etichette di bianchi, italiani e non, a cui si affiancano una quarantina di etichette di vini rossi. Concludiamo la cena gustando i dolci della casa, tra cui la cr&amp;amp;#232;me brul&amp;amp;#232; e delle torte nate dalla fantasia dello chef.
Visitare una citt&amp;amp;#224; straordinaria come Vigevano, &amp;amp;#232; un grande piacere:  si respira un’atmosfera carica di arte e di creativit&amp;amp;#224;, capace senz’altro di migliorare la vita. Sar&amp;amp;#224; anche per questo che non tarderemo a tornarci.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.vigevano.pv.it
www.damaiuccia.it
Ristorante Da Maiuccia
Via Sacchetti, 10 Vigevano (PV)
Tel.: 0381/83469&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9352.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;A passeggio con Ludovico Il Moro, e di sera dalle aragoste: Una giornata a Vigevano&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 13 Sep 2010 19:14:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9352.ashx</guid></item><item><title>Escursioni e buona cucina tra gli ulivi liguri: Una giornata a Boissano, Boissano, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10617.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10617.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10617/108887.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un paese immerso nel verde pastello degli uliveti, dove la tranquillit&amp;amp;#224; si respira passo dopo passo tra le pittoresche stradine delle borgate tra le quali si aprono scorci panoramicissimi sul mare e sulle montagne liguri: abbiamo scelto per una giornata di relax tra passeggiate e buona tavola Boissano, situato nell’immediato entroterra di Loano. Secondo una teoria il toponimo Boissano significa “luogo sano e di buoni pascoli”, descrizione indubbiamente vera, ma c’&amp;amp;#232; anche chi ritiene che il nome indichi un arbusto una volta comune nelle campagne liguri.
Comunque sia, dell’esistenza di questa localit&amp;amp;#224; si parla gi&amp;amp;#224; in alcune pergamene del Duecento, in cui viene anche menzionato il monte Ravinet, l’antico Ravinerius, sui cui bassi declivi si trova Boissano. 
Ci basta fare due passi in centro per renderci conto di quanto il profumo di olive avvolga questi luoghi anche in senso metaforico. Sulla parete del Municipio si legge una citazione di Paolo Canavese: “Boissano, dove l’argento degli ulivi si scioglie nella terra in riflessi madreperla”, e poco distante scopriamo addirittura un ulivo “monumentale”, piantato, come dice la targa, a ricordo delle generazioni di boissanesi che alla coltura dell’ulivo hanno dedicato la vita.
Decidiamo di scoprire le varie borgate del paese seguendo le indicazioni di un itinerario disegnato dai bambini della scuola elementare. Cos&amp;amp;#236; visitiamo prima di tutto la Chiesa Parrocchiale di S. Maria Maddalena, nella piazza principale, costeggiata da una serie di allegre palme. Sulla strada per Loano ammiriamo la Cappella di N.S. della Guardia, mentre tra le borgate Pozzo e Bosseri, visitiamo la graziosa Cappella di N.S. delle Grazie.
Dopo aver visitato le antiche borgate di Gandolfi e Gandarini, ci spostiamo verso Toirano, scoprendo la Cappella di San Sebastiano, esistente tra le borgate di Pogli e Mogli gi&amp;amp;#224; all’inizio del Cinquecento.
Uno degli itinerari culturali-turistici principali di Boissano &amp;amp;#232; quello che porta a San Pietro dei Monti, a quasi novecento metri di altezza. L&amp;amp;#236; sorgeva il monastero di San Pietro, fondato nel IX secolo sotto Carlo Magno. Secondo la leggenda San Pietro, diretto a Roma, si sarebbe fermato proprio l&amp;amp;#236; e colpito dalla bellezza del luogo, che ritenne particolarmente adatto per il raccoglimento, decise di erigere l&amp;amp;#236; la prima chiesa in Liguria. I monaci di San Pietro ebbero un ruolo molto importante nella vita della regione di cui contribuirono a migliorare le condizioni di vita introducendo la coltivazione dell’olivo e della vite, e costruendo mulini e frantoi. Nel 1495 il monastero fu purtroppo abbandonato e le intemperie lo distrussero. Al suo posto, in posizione dominante sulla collina, oggi c’&amp;amp;#232; la Chiesetta di San Pietrino.
Dopo questo lungo giro nella storia di Boissano, decidiamo di coronare la giornata con una squisita cena presso il Ristorante Pizzeria Le Querce, in Via Rive.
Ci accomodiamo nella spaziosa sala del ristorante che ha anche un ampio dehor con vista mare, piacevolissimo durante la bella stagione quando le specialit&amp;amp;#224; alla brace si possono preparare direttamente nel grande barbecue sul terrazzo. “La nostra cucina segue molto la stagionalit&amp;amp;#224;, e di conseguenza il nostro men&amp;amp;#249; cambia sempre, utilizzando i prodotti freschi del momento. La pasta e il pane li facciamo noi in casa e ci distinguiamo per l’ottimo rapporto qualit&amp;amp;#224;-prezzo”, ci racconta il titolare e chef  Fausto Policarpo che gestisce il locale con sua moglie Isabella da otto anni e mezzo. Grazie al loro impegno, il ristorante sta vivendo il suo periodo migliore da decenni a questa parte, godendo di un’affezionata clientela.
Iniziamo con un antipasto rustico, con farinate, torte di verdura, ripieni alla ligure. Gustiamo anche l’antipasto di mare con tris di pesce, gamberetti, acciughe o altri pesci freschi a seconda del pescato, il tortino di baccal&amp;amp;#224; e il polpo con patate. Facciamo seguire queste bont&amp;amp;#224; dai paccheri con broccoli, gamberetti e fonduta di pecorino, le linguine ai frutti di mare, i tagliolini alle vongole e zucchine. Alcuni di noi prendono invece le tagliatelle con calamari e carciofi e le tagliatelle di castagne, una sfiziosit&amp;amp;#224; di stagione. Una parte del nostro gruppo opta per le squisite pizze, tutte farcite con ingredienti di primissima qualit&amp;amp;#224;, mentre noi continuiamo con il fritto misto, tra i piatti pi&amp;amp;#249; forti del locale. Gustiamo anche una bella grigliata mista di pesce, fatta sulla brace e i pi&amp;amp;#249; carnivori tra noi prendono la tagliata con rucola e crema di gorgonzola. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini selezionati tra tutte le regioni d’Italia, ma anche con qualche buona birretta. Concludiamo la nostra cena con i dolci, tutti fatti in casa, gustando dei semifreddi e dei buonissimi budini alla panna fresca, con varie salse.
Dopo questa bella giornata siamo certi di tornare presto a Boissano, paese a cui &amp;amp;#232; legato anche Vittorio Brumotti, per nuove escursioni a piedi o in bici, da coronare con cene pantagrueliche come quella di stasera.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comunediboissano.it
Ristorante Pizzeria Le Querce
Via Rive, 3 Boissano (SV)
Tel.: 0182/989229
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10617.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Escursioni e buona cucina tra gli ulivi liguri: Una giornata a Boissano&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 05 Dec 2011 00:09:01 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10617.ashx</guid></item><item><title>Una giornata tra le colline: Gita a Casale Monferrato, Casale Monferrato, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10572.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10572.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10572/108666.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una bellissima citt&amp;amp;#224; d’arte, immersa nel verde delle colline, circondata da vigneti e attraversata da un grande fiume: il sogno di molti sarebbe quello di vivere in un luogo simile. Siamo sulle rive del fiume Po, le grandi citt&amp;amp;#224; del triangolo industriale del Nord sono a portata di mano, ma qui al posto del caos delle metropoli regna un’atmosfera da citt&amp;amp;#224; a misura d’uomo. Eppure Casale Monferrato, la destinazione di questa nostra gita, &amp;amp;#232; una capitale: la capitale del Monferrato. 
Il programma della nostra giornata prevedeva una full immersion sia nelle bellezze artistiche che nelle golosit&amp;amp;#224; enogastronomiche della citt&amp;amp;#224;, e abbiamo presto scoperto che l’aspetto artistico e quello vitivinicolo qui viaggiano davvero di pari passo. 
Una delle prime mete del nostro giro &amp;amp;#232; la Gipsoteca Bistolfi, all’interno del Museo Civico. L’artista &amp;amp;#232; nato a Casale Monferrato nel 1859 e tra la sue opere pi&amp;amp;#249; note si annoverano “La sfinge”, “Il boaro” o le imponenti figure simboliche femminili come “La patria” e “Verso la luce”. Nelle cinque sale della Gipsoteca sono esposte oltre centosettanta sue opere. Nel Museo Civico possiamo ammirare anche i capolavori di altri grandi artisti di Casale, come ad esempio i dipinti di Pier Francesco Guala, pittore settecentesco, oltre a numerose altre opere risalenti ai secoli precedenti. Ma a Casale Monferrato sono legati anche diversi grandi personaggi della letteratura e del giornalismo: durante la Prima guerra mondiale Cesare Pavese ha vissuto nel collegio dei padri somaschi, &amp;amp;#232; invece nativo di questa citt&amp;amp;#224; Giampaolo Pansa. 
Durante la nostra passeggiata nell’ampia zona pedonale del centro storico, visitiamo anche alcuni meravigliosi edifici sacri: Il Duomo di Sant’Evasio e la Sinagoga, costruita in stile barocco rococ&amp;amp;#242; nel Cinquecento e restaurata nel 1969. Il Duomo, di una bellezza suggestiva, &amp;amp;#232; il monumento pi&amp;amp;#249; antico di Casale Monferrato, ed &amp;amp;#232; anche una delle pi&amp;amp;#249; importanti cattedrali in stile romanico lombardo del Piemonte. Tra le altre bellissime chiese di Casale spiccano quella dedicata a San Domenico, fondata nel 1472, e la settecentesca Chiesa di Santa Caterina. A “sorvegliare” l’abitato ci pensa la Torre civica, simbolo della citt&amp;amp;#224;, di ben 60 metri di altezza, elevata probabilmente nel XI secolo.
Oltre ad essere immersa nel verde delle colline e dei vigneti circostanti, questa graziosa citt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; molto vivibile anche grazie ai suoi ampi spazi verdi:i giardini pubblici di circa novantamila metri quadrati, creati sin dal Settecento con una consapevole attivit&amp;amp;#224; di rimboschimento. Nel 1911 &amp;amp;#232; nata invece l’Area Attrezzata Sponde Fluviali, che si estende su ben 119 ettari. 

Torniamo nella metropoli arricchiti di un’esperienza unica, intrisa di bellezza e di gusto, e sicuri di volerla presto ripetere.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.casale-monferrato.al.it

&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10572.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Una giornata tra le colline: Gita a Casale Monferrato&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 23 Nov 2011 16:17:36 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10572.ashx</guid></item><item><title>Nella patria del tartufo bianco: Un weekend ad Alba, Alba, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10945.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10945.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10945/112371.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si arriva ad Alba attraversando un meraviglioso paesaggio collinare, immerso tra i vigneti delle Langhe e del Roero, e costellato da piccoli borghi e castelli che sembrano usciti da una fiaba. 
Passando di qui migliaia di anni fa, avremmo visto le capanne rotonde dei liguri stazielli che si occupavano di caccia, di agricoltura e creavano oggetti in ceramica.
Per le strade di Alba ci si immerge nelle suggestive atmosfere medievali del centro storico, famoso per le sue cento torri, costruite tra il XIV e il XV secolo, e utilizzate, durante le lotte tra guelfi e ghibellini, anche come carceri. Le mura poligonali intorno alla citt&amp;amp;#224; vennero edificate in epoca romana, per essere poi rinforzate nel Medioevo. Ma non sono solo le mura ad avere origini romane: anche la viticoltura, che, oltre ai mitici tartufi, rende Alba un paradiso del turismo enogastronomico, era un’attivit&amp;amp;#224; fiorente ed evoluta gi&amp;amp;#224; ai tempi di Alba Pompeia. 
Durante il nostro giretto in centro ammiriamo molte stupende chiese, tra cui l’imponente Duomo, dotato di un’altissima torre campanaria. 
Ad Alba iniziarono presto a fiorire le attivit&amp;amp;#224; culturali ed artistiche. Nel Settecento era di grande prestigio l’Accademia filarmonico-letteraria, creata dal canonico Odella. A proposito di letteratura, &amp;amp;#232; nato qui lo scrittore e partigiano Beppe Fenoglio, che ha raccontato la storia della prima repubblica partigiana costituitasi ad Alba nel 1944.
E’ nei primi decenni del Novecento che la citt&amp;amp;#224; iniziava a diventare la meta di molti turisti in cerca di sapori autentici e attratti qui dal “Mozart dei funghi”, come aveva definito il tartufo Gioacchino Rossini. Sin dal 1929 nel mese di Ottobre si svolgono la Fiera del Tartufo Bianco e il Baccanale del Tartufo, una coloratissima e golosa rievocazione storica. Ma non &amp;amp;#232; tutto: per chi arriva ad Alba la prima domenica di Ottobre, pu&amp;amp;#242; assistere al divertentissimo Palio degli Asini e alla Giostra delle Cento Torri. 
Dopo questo pomeriggio di passeggiata nelle tradizioni di Alba, raggiungiamo, a due passi dal centro, la Locanda Cortiletto d’Alba, situata in Corso Coppino. Dopo esserci sistemati nelle nostre camere, arredate in stile moderno, ci accomodiamo nella suggestiva sala del ristorante, ricavata dalla cantina con le volte a botte con mattoni a vista originali. Ad accoglierci, con grande disponibilit&amp;amp;#224;, &amp;amp;#232; la signora Marisa, la titolare che gestisce la locanda insieme ad Alberto, Mirena, Agnese ed Ella. “La locanda nasce da un’attenta ristrutturazione di locali storici e vecchie cantine, sorte sull’antico bastione di Alba”, ci racconta la signora Marisa. Si respira un’atmosfera famigliare, e spesso i piatti vengono creati su misura per il cliente, da veri “sarti della cucina”. Sono ospiti frequenti anche gli artisti, come testimoniano le numerose firme sulla parete della reception.
Iniziamo la nostra cena con gli Apribocca della Locanda: il lardo marinato alle vinacce di Nebbiolo, la spuma di tuma Alta Langa su crostino all’extravergine e la cipolla ripiena tartufata. Proseguiamo con gli antipasti, abbondanti e squisiti, in pieno stile piemontese: la battuta di fassone tagliata al coltello, la rotonda di fassone alle erbe con cremina al gorgonzola naturale, il flan di cardi gobbi di Nizza condito con tuma d’Alpeggio, il baccal&amp;amp;#224; mantecato su polenta Sette file gratinata, la terrina di faraona con verdurine croccanti e lo scrigno di sfoglia ai funghi e castagne. Continuiamo gustando i tajarin al tartufo d’Alba, i tajarin alla salsiccia di Bra, i plin fatti a mano, ripieni ai tre arrosti, gli gnocchetti di patate al Castelmagno e il riso con zucca e porri. Nella scelta dei secondi ci dividiamo tra i bocconcini di fiocco di vitello al Nebbiolo, gli straccetti all’aceto balsamico di Barolo, il coniglio grigio di Carmagnola, stufato in casseruola, la salsiccia al Barbera e la tumetta di Langa al cartoccio, profumata alle erbe. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con dei vini selezionati, disponibili al bicchiere: la Favorita a inizio pasto, e dopo l’Arneis, il Dolcetto, il Barbera e il Nebbiolo. Scopriamo che &amp;amp;#232; anche possibile optare per la “stappatura”, portando i vini da casa e pagando solo il servizio.
I deliziosi dolci li accompagniamo invece col Moscato, gustando un tortino caldo di nocciole Tonda gentile trilobata, dal cuore morbido, un semifreddo al torrone di Gallo d’Alba con cioccolato, la pera Martin Sec cotta nel Dolcetto d’Alba, la mousse alle castagne garessine, il bunet rivisitato cotto al vapore, una soffice tortina alle mele Golden delicious su specchio di crema alla vaniglia, e la torta di nocciole senza farina, con zabaione al Moscato. A fine cena lo chef ci delizia con il vin brul&amp;amp;#232; e il Barolo chinato.
Una volta conclusosi il nostro rilassante soggiorno ad Alba, ci piange il cuore mentre lasciamo alle spalle le colline e i vigneti immersi nei favolosi colori autunnali, ma siamo gi&amp;amp;#224; certi di tornare qui presto, e di goderci altre succulente cene, magari nel dehor durante la bella stagione.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.alba.cn.it
www.cortilettodalba.com
Locanda Cortiletto d’Alba
Corso M. Coppino, 27 Alba (CN)
Tel.: 0173/366005
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10945.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Nella patria del tartufo bianco: Un weekend ad Alba&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sun, 19 Feb 2012 19:55:25 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10945.ashx</guid></item><item><title>La nostra voglia matta di mare: Una giornata a Voltri, Voltri, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10539.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10539.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10539/108294.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando si decide di fuggire dalla grande citt&amp;amp;#224; per una giornata al mare, si vorrebbe avere il teletrasporto e approdare sulla spiaggia con la velocit&amp;amp;#224; del pensiero. Per chi parte da Milano e dintorni, il modo pi&amp;amp;#249; veloce di raggiungere questo obiettivo &amp;amp;#232; andare a Voltri. Galleria dopo galleria si arriva direttamente nella frazione situata pi&amp;amp;#249; a Ovest di Genova, un tempo abitata dalla trib&amp;amp;#249; ligure dei Veituri, da cui deriva il toponimo. Voltri, che diede i natali a personaggi come Goffredo Mameli e il pittore seicentesco Orazio De Ferrari, divenne citt&amp;amp;#224; con Regio Decreto nel 1903 ed &amp;amp;#232; dal 1926 che fa parte di Genova. 
E’ bastata circa un’ora e mezza di auto per trovarci a passeggiare sul lungomare, osservando come candidi gabbiani e maestosi cormorani presidiano gli scogli in attesa dei pesci pi&amp;amp;#249; ghiotti. La passeggiata di Voltri &amp;amp;#232; panoramicissima: col tempo bello lo sguardo pu&amp;amp;#242; spaziare lungo la costa fino a Capo Noli e oltre, facendo percepire a occhio nudo il fatto che Voltri si trova nel punto pi&amp;amp;#249; a Nord del Mar Mediterraneo Occidentale.
Dopo aver fatto un giro sul lungomare, ci dirigiamo verso il centro storico dove visitiamo la Chiesa dei Santi Nicol&amp;amp;#242; ed Erasmo, sorta nel XVII secolo sul posto di un oratorio duecentesco. I colori caldi del suo campanile, in armonia con le case tipicamnete liguri intorno, sono molto simili a quelli del campanile della poco distante Chiesa di Sant’Ambrogio. Che in zona ci fosse una cappella, &amp;amp;#232; fatto documentato sin dal IV secolo. La chiesa &amp;amp;#232; stata poi diverse volte rifatta ed ampliata, come riporta anche un affresco commemorativo del 1266. 
Passeggiando nei caruggi dell’antico borgo, scopriamo la splendida Villa Brignole Sale Duchessa di Galliera. Il suo parco, esteso su ben trentadue ettari, &amp;amp;#232; una meravigliosa oasi verde che attrae numerosi visitatori durante tutto l’anno. Oltre alle bellissime piante del giardino, la maggiore attrattiva del parco sono i daini: intorno al loro recinto &amp;amp;#232; sempre facile notare gruppi di bimbi curiosi.
Nelle vicinanze visitiamo il Convento di San Francesco, ormai in disuso, e il Santuario della Madonna delle Grazie, dedicato anche a San Nicol&amp;amp;#242;, in cima alla collina, costruita probabilmente nel 343.
Spostandoci verso Ponente, raggiungiamo Borgo Cerusa, la zona dell’antica porta occidentale del paese, oggi sovrastata dal pi&amp;amp;#249; antico stemma della citt&amp;amp;#224;, e visitiamo la Chiesa di Santa Limbania, originaria del Duecento e sede della Confraternita dei Turchini. A pochi passi da qui si trovano tuttora diverse cartiere, industria che fioriva a Voltri sin dal Medioevo. Si dice che un tempo la Regina d’Inghilterra firmasse tutti i suoi documenti ufficiali sull’ottima carta prodotta a Voltri.
Per coronare questa bella giornata con i piaceri della buona tavola, non resistiamo al richiamo del cartello del Ristorante La Voglia Matta, situato a due passi dalla Chiesa di Santa Limbania, in Via Cerusa.
Ci accomodiamo nella sala i cui colori solari in pieno stile ligure ci mettono allegria, cos&amp;amp;#236; come le foto artistiche di pesci e le altre opere d’arte moderne sulle pareti. Chiacchierando con i giovani titolari, lo chef Davide, e Katia che ci accoglie in sala, scopriamo che questo &amp;amp;#232; il ristorante situato pi&amp;amp;#249; a Nord del Mar Mediterraneo Occidentale. “Abbiamo aperto quattro anni fa. Dove oggi c’&amp;amp;#232; il ristorante, ai tempi c’era uno dei pi&amp;amp;#249; antichi forni di Voltri”, ci raccontano. Oltre alle squisite proposte alla carta, ci sono diversi men&amp;amp;#249; che possono soddisfare ogni palato, tra cui il men&amp;amp;#249; degustazione a sorpresa, quello per bimbi, e il men&amp;amp;#249; “Massima espressione del pesce povero”. “Vogliamo valorizzare il pesce povero, squisito, fresco, mai di allevamento e poco conosciuto”, ci spiega Davide.
Iniziamo, appunto, con delle sfiziose sfoglie di pesce povero alla giada, con i chips alle olive taggiasche.  Assaggiamo anche un antipasto misto “Crudo d’autore”, con una quindicina di assaggini, oltre al pescato nostrano puro con pistacchio e spuma di mortadella e il cappon magro di pesce della tradizione. Facciamo seguire questi ricchi antipasti dagli squisiti vermicelli al nero di seppia con calamaretti spillo, spinacini novelli e limoni, il tortello ripieno di pesto, gamberi di nassa e cagliata ligure e gli gnocchetti con bianco di pesce e prosciutto crudo croccante, essiccato al forno. Nella scelta dei secondi ci dividiamo tra l’ottima palamita cotta e cruda con amatriciana di verdure, il nasellotto in crosta di olive taggiasche su pur&amp;amp;#232; a vapore condito alla mediterranea e la lampuga porchettata. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con vini liguri, ma anche francesi e tedeschi, e concludiamo la cena con alcuni sfiziosi peccati di gola: il bianco mangiare alle mandorle, un tortino soffice al limone, le millefoglie allo zabaione e la Sacher nel bicchiere. 
Dopo questa meravigliosa cena siamo ancora pi&amp;amp;#249; felici del fatto che per noi Voltri sia il punto della Liguria pi&amp;amp;#249; facile da raggiungere: siamo certi di tornarci presto, con la nostra solita voglia matta!

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.voltriweb.it
www.lavogliamatta.org
Ristorante La Voglia Matta
Via Cerusa, 63-65-67-69R Genova Voltri (GE)
Tel.: 010/6101889
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10539.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;La nostra voglia matta di mare: Una giornata a Voltri&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sun, 20 Nov 2011 16:39:48 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10539.ashx</guid></item><item><title>La magia del paesaggio e della buona cucina: un weekend presso il Castello di Cortanze, Cortanze, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10514.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10514.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10514/108207.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’era una volta un castello medievale con due possenti torri che si notavano da lontano, indicando ai viandanti che stavano per arrivare a Cortanze, ovvero a Curtes Ansari, centro da cui dipendevano diversi fondi coltivati, distesi per le dolci colline che possiamo ammirare anche oggi dal giardino dell’antico maniero. Se fossimo giunti qui nell’Alto Medioevo, forse avremmo potuto conoscere il signor Anserius, dal cui nome dervirebbe il toponimo di questo splendido paese dell’Astigiano. Anserius era disceso in Italia al seguito di Carlo Magno con altri vassalli fedeli al re, collocati tra i longobardi per controllarli e ricompensati con ricchi benefici come le terre confiscate ai ribelli. 
Abbiamo scelto proprio questo paese carico di storia e immerso in un paesaggio spettacolare, in cui lo sguardo pu&amp;amp;#242; spaziare da collina a collina sullo sfondo verde della natura, per un weekend di puro relax tra passeggiate e buona tavola. Dobbiamo questa esperienza a una nostra amica che di recente si &amp;amp;#232; sposata proprio qui, presso il Castello di Cortanze. Visto che lei ci ha elogiato sia la location che il ristorante, abbiamo deciso di visitare anche noi questo luogo, e la scelta si &amp;amp;#232; rivelata azzeccatissima.
Dopo esserci sistemati in due delle dodici stanze del Castello, dall’atmosfera intima di una vera dimora patrizia, andiamo a scoprire il centro storico. 
Delle due torri grandi del Castello oggi ne rimane una, oltre alle due torrette pensili. Si narra che proprio in questo torrione sarebbe nato nel 1592 Emanuele Tesauro, insigne letterato e storico, autore del trattato “Il Cannocchiale Aristotelico”. Nel corso dei secoli il Castello era appartenuto a lungo alla famiglia Roero. Verso la fine dell’Ottocento i Roero vendettero il Castello e sono susseguiti diversi proprietari tra cui un pastore anglicano che negli anni Sessanta ne fece centro di una piccola comunit&amp;amp;#224; religiosa. Il Castello &amp;amp;#232; anche divenuto protagonista di un romanzo di Anna Maltese, alla cui famiglia appartenne dalla fine dell’Ottocento.
Durante la nostra passeggiata visitiamo la seicentesca Chiesa Parrocchiale dei Santi Apostoli Pietro e Giovanni, il cui campanile disegna, insieme alle torri del Castello, il caratteristico skyline di Cortanze. Al suo interno ammiriamo diverse splendide opere d’arte e decorazioni. Poco distante visitiamo la Chiesa della S.S. Annunziata, originaria del Trecento. Questa antica chiesa, ricca di opere d’arte tra cui l’altare in stucco lucido del 1741 e delle tracce di affreschi dei secoli XIV e XV, fu la parrocchiale del paese fino alla costruzione di quella attuale, dopodich&amp;amp;#233; divenne sede della Confraternita dei Disciplinati o Battuti Bianchi. 
Dedicheremo la seconda giornata del nostro soggiorno a delle escursioni in mountain bike e a delle passeggiate in mezzo alla natura, ma prima decidiamo di gustare una gustosa cena intrisa delle atmosfere della Corte dei Roero. Dal giardino del Castello ammiriamo un tramonto mozzafiato di mille colori, una delle attrattive pi&amp;amp;#249; speciali di Cortanze.
Ci accomodiamo nel suggestivo ed elegantissimo Salone Pelletta, capace di ospitare fino a 250 commensali, e nell’iniziare a studiare il men&amp;amp;#249;, scambiamo quattro chiacchiere con il gestore del Castello, il signor Felice Cortese e con lo chef Pierluigi Vinciguerra, che &amp;amp;#232; nella ristorazione da oltre vent’anni, e lavora qui dal Febbraio 2010 con il suo aiuto Luca Moschetta. Ce l’aveva gi&amp;amp;#224; detto la nostra amica: da quando la cucina &amp;amp;#232; curata da loro, il ristorante &amp;amp;#232; letteralmente rifiorito: tutto viene preparato fresco e si presta la massima cura alla pulizia e alla qualit&amp;amp;#224; del cibo. “Anche quando si tratta di banchetti per centinaia di persone, tutto viene preparato il giorno prima per il giorno dopo. Il pane e le focacce, fatti da noi, vengono serviti caldi”, ci spiega lo chef. Iniziamo con l’Aperitivo al Castello, ovvero un buffet di dieci specialit&amp;amp;#224; differenti, servite su degli antichi specchi colorati: una delizia assoluta sia per la parte visiva che per quella da gustare. Assaggiamo poi del salmone cotto al forno con le spezie, servito tiepido, un involtino di fassone, ovvero delle fettine di girello di vitello con all’interno una toma di capra erborinata con delle erbe fresche, e il flan di zucca con una fonduta alla Raschera. Oltre alla loro bont&amp;amp;#224;, ci meraviglia la bellezza dei piatti, ognuno decorato con cura da artista. Dopo gli antipasti scegliamo il risotto al Castelmagno all’onda e il plin alle erbe fini. Facciamo seguire questi primi dal brasato lardellato al Barolo con medaglioni di polenta, patate novelle al rosmarino e degli spinaci saltati al burro fuso. Annaffiamo il tutto con degli ottimi vini delle colline astigiane circostanti e concludiamo con un dolce al cioccolato fondente fatto in casa, con granella di nocciola piemontese, mentre i nostri amici gustano un semifreddo alla nocciola, una tagliata di frutta e l’ananas caramellato: delle vere delizie che ci invidierebbero perfino re e regine!

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.cortanze.at.it
www.castellodicortanze.it
Hotel Ristorante Al Castello
Via Marchesi Roero, 1 Cortanze (AT)
Tel.: 0141/690917
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10514.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;La magia del paesaggio e della buona cucina: un weekend presso il Castello di Cortanze&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 08 Nov 2011 14:14:50 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10514.ashx</guid></item><item><title>Nella citt&amp;#224; dei Mille Bianchi Velieri: una giornata a Camogli, Camogli, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10518.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10518.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10518/108225.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un favoloso golfo dove i colori caldi delle case del borgo si riflettono nell’azzurro del mare, e dove decine di maestosi velieri scivolano silenziosi verso l’orizzonte. Se fossimo giunti a Camogli circa duecento anni fa, l’avremmo vista cos&amp;amp;#236;, nel pieno della fioritura della sua tradizione marinara. All’alba avremmo potuto notare i pescatori attraccare e avviarsi verso le proprie abitazioni, riconosciute da lontano in mezzo a quell’arcobaleno di porte e finestre grazie ai “marcapiano”, le linee orizzontali di colore chiaro sui muri. 
Se oggi Camogli, situata in una conca del Golfo Paradiso, &amp;amp;#232; una delle mete turistiche pi&amp;amp;#249; amate del Levante genovese, in passato fu un importante centro di scambi commerciali, grazie alla fiorente attivit&amp;amp;#224; di costruzione di velieri, avviatasi nell’era napoleonica.
I primi viaggiatori che si lasciarono conquistare dalla mitezza del clima e dalla bellezza di questi luoghi furono delle trib&amp;amp;#249; preistoriche, seguite dagli antichi romani. Fu nel XII secolo che la popolazione di Villa Camuli decise di erigere il Castello della Dragonara, diverse volte distrutto e ricostruito per diventare poi, negli anni 1970, sede dell’Acquario Tirrenico, l’antesignano dell’Acquario di Genova. All’epoca era il custode stesso che procacciava i pesci, i crostacei e i molluschi per le vasche dell’acquario, la cui principale attrattiva era una gigantesca cernia.
Secondo una teoria il toponimo Camogli verrebbe da Casmona, il nome dell’Isola su cui si erge il Castello. Per&amp;amp;#242; la spiegazione pi&amp;amp;#249; romantica resta quella che vuole Camogli la “casa delle mogli”, le quali restavano in attesa del ritorno dei propri mariti pescatori e marinai. 
L’edificio simbolo della citt&amp;amp;#224;, costruito nel XII secolo e presente su tutte le cartoline, &amp;amp;#232; la bellissima Basilica di Santa Maria Assunta, affacciata sul sottostante porticciolo. Al suo interno sono custodite le spoglie di San Fortunato, oltre a degli affreschi ottocenteschi, pregiati stucchi in oro e marmi policromi. 
Nel borgo, vicino a una scalinata, visitiamo l’Oratorio di San Prospero e Santa Caterina, edificato probabilmente nel 1420. Tra le altre splendide chiese situate nelle frazioni, troviamo il tempo per visitare il Santuario di Nostra Signora del Boschetto, patrona di Camogli, costruito tra il 1612 e il 1631 sul luogo dove nel 1518 apparve la Madonna a una pastorella.
Dopo questa bella passeggiata torniamo sul lungomare di Camogli e decidiamo di fermarci per cena presso l’Ostaia da O Sig&amp;amp;#249;, in Via Garibaldi. Veniamo attirati dalla bella decorazione sulla porta e dall’originalit&amp;amp;#224; dei dettagli, a cominciare dai bicchieri colorati e dai piatti, il cui stile contribuisce alla calorosa atmosfera casalinga che ci avvolge all’interno del locale. Mentre iniziamo a studiare il men&amp;amp;#249;, scambiamo quattro chiacchiere con la signora Silvia, che gestisce il ristorante da un paio d’anni insieme al cuoco giordano Osama e con Cinzia che lavora in sala. Oltre a loro ci fanno compagnia anche tantissimi simpatici gufetti e civette. “I peluches e le figure di gufi sono le mascotte del locale, e sono spesso i clienti a regalarceli. Tutto nasce da una favola che ha scritto mio marito, su un gufetto il cui verso, “Sig&amp;amp;#249;, Sig&amp;amp;#249;” incanta tutti. Questo gufo viene poi a mangiare qui e si trova cos&amp;amp;#236; bene che non se ne andr&amp;amp;#224; pi&amp;amp;#249;. Ecco spiegato il nome del locale”.
Iniziamo la nostra cena all’insegna dei sapori liguri a tratti rivisitati, con delle acciughe miste, con la panzanella e julienne di tonno fum&amp;amp;#233;, con il polpo “Fantasia dello chef”, preparato, a seconda della stagione con i germogli di soia o con le olive taggiasche. Assaggiamo anche la tartare di tonno, servita con una squisita caponata di melanzane e il Misto Terra Sig&amp;amp;#249;, che comprende anche delle polpettine di ceci fritti.
Facciamo seguire questo ricco antipasto dalle trofie, disponibili bianche, di castagne e al nero di seppia. Le condiamo col pesto e con la salsa di noci fatta in casa. Gustiamo anche i paccheri al pesce spada con menta e curcuma e le fettuccine verdi al sugo di tonno. Come secondo, gustiamo il piatto forte del locale, la scottata di tonno con impanatura di semi di papavero, sesamo e crema al pistacchio, una vera delizia. Assaggiamo anche i tranci di pescato alla “Come vuoi tu”, cucinati al momento e conditi a seconda della richiesta. Alcuni di noi prendono il fritto misto di totani, gamberi e zucchine, e c’&amp;amp;#232; chi sceglie una bella tagliata e agrodolce con patate al forno. Annaffiamo il tutto con degli ottimi vini liguri tra cui il Pigato, il Vermentino e il Rossese.
Concludiamo la serata con dei dolci fatti in casa come la torta di mele, la torta di cioccolato e cascata di fragole, la panna cotta al cocco e pistacchi e il Dolce del Re, un semifreddo al miele con le nocciole tostate e il caramello sopra.
Dopo questa splendida giornata siamo certi di tornare qui presto, e durante la bella stagione non mancheremo di visitare anche l’Abbazia di San Fruttuoso di Capodimonte, raggiungibile solo via mare.

Francesca Bertha 

PER INFORMAZIONI:
www.comune.camogli.ge.it
www.ostaiadaosigu.com
Ostaia da ‘O Sig&amp;amp;#249;
Via Garibaldi, 82 Camogli (GE)
Tel.: 0185/770689
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10518.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Nella città dei Mille Bianchi Velieri: una giornata a Camogli&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Fri, 11 Nov 2011 17:25:25 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10518.ashx</guid></item><item><title>Un ritrovo tra storia e natura: Gita a Prasco, Prasco, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10538.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10538.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10538/108280.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un antico castello immerso nel verde intenso delle colline monferrine, all’interno del quale, in una sala silenziosa le cui finestre danno su un giardino interno, lavora uno scienziato. Studia le piante, le classifica, le descrive. Si dedica in modo assiduo agli alberi da frutto, di cui sa pi&amp;amp;#249; di quanto ne sappia chiunque altro della sua epoca. Ogni tanto riceve un pittore a cui assegna il compito di ritrarre una serie di alberi, e i loro rami carichi di frutti: pesche, mele, pere, prugne, albicocche e tantissime altre specie. 
Il protagonista di questa cartolina d’epoca immaginaria da Prasco &amp;amp;#232; Giorgio Gallesio, famoso botanico, autore della celebre opera “Pomona Italiana”, nato nel 1772 a Finalborgo, ma vissuto, negli ultimi dieci anni di vita, per lunghi periodi nel Castello di Prasco. 
Raggiungiamo Prasco percorrendo la panoramicissima strada del Turchino che da Ovada porta ad Acqui Terme attraversando, curva dopo curva, un paesaggio di rara bellezza. Iniziamo a scoprire questo paese piccolo, ma carico di storia proprio dal suo antico maniero: il Castello dei conti Gallesio- Piuma risale al XII secolo e si trova all’interno di un ampio parco. La sua imponente struttura quadrangolare si fa ammirare anche grazie ai tre torrioni semicircolari e cimati. Nella sala d’armi del Castello visitiamo un piccolo, ma affascinante museo, che raccoglie antichi oggetti d’uso che raccontano come un tempo si coltivava la vigna e quali erano le metodologie dell’apicoltura. Nel parco del Castello ammiriamo anche una neviera: una grande pozza dove un tempo si conservava la neve e il ghiaccio.
Se Parsco &amp;amp;#232; famosa anche per le scienze naturali, non pu&amp;amp;#242; certo mancare un giardino botanico: si pu&amp;amp;#242; visitarlo presso la Casa dei Mandorli, in localit&amp;amp;#224; Mongiut.
Continuando la nostra passeggiata in centro, ammiriamo la Chiesa Parrocchiale dei Santi Nazario e Celso, costruita nella seconda met&amp;amp;#224; del Cinquecento, oltre all’Oratorio di San Giovanni Battista e l’antichissima chiesa cimiteriale, edificata intorno all’anno Mille. 
Andiamo a vedere anche la Cappella di San Rocco, la Chiesa campestre di Sant’Antonio e dopo ci spostiamo nella frazione Orbregno, la pi&amp;amp;#249; significativa di Prasco, dove visitiamo la chiesetta di San Defendente.
Restiamo a Orbregno anche per cena, presso Il Ritrovo, ristorante nato nel lontano 1984. “All’epoca qui non c’era proprio nulla, eravamo stati la prima pizzeria della zona fuori citt&amp;amp;#224;. Avevamo iniziato in una vecchia cascina, e dopo anni di lavori ci siamo spostati in questa struttura”, ci spiega il signor Antonio, detto Tony, mentre facciamo un giretto nello spazioso giardino del locale, circondato da verdi prati e dagli orti coltivati dalla famiglia. Siamo in un’oasi verde, che &amp;amp;#232; verde anche dal punto di vista energetico: sugli ampi tetti del ristorante brillano i pannelli fotovoltaici di recente realizzazione, che consentono alla struttura di essere indipendente nell’utilizzo dell’energia elettrica.
Nella spaziosa sala ci accolgono la signora Angela e la signora Anna, mamma e moglie di Antonio, oltre ai loro figli Federica e Riccardo. 
Il calore ha gi&amp;amp;#224; reso bianchissima la parete interna del forno a legna, ed ecco che si iniziano a sfornare le ottime pizze, grande punto di forza del locale, che le propone anche ad asporto. Gustiamo allora delle meravigliose pizze Ritrovo, ricchissimamente condite, mentre alcuni di noi scelgono la Vegetariana, una vera esplosione di fantasia, con tante verdure. Assaggiamo anche delle pizze di farro, preparate con farina biologica, ideali per una dieta povera di glutine. 
Molti di noi, pur assaggiando le pizze, decidono di non rinunciare a gustare le specialit&amp;amp;#224; del ristorante, iniziando con un ricchissimo antipasto che comprende, tra l’altro delle uova ripiene con la salsa rosa, la torta di verdure, degli involtini di prosciutto in gelatina, la capricciosa di tonno, i tomini agli aromi. Gustiamo anche del pecorino e del salame serviti sul tagliere con su scritto “dal bosco di Toni”.
Facciamo seguire queste bont&amp;amp;#224; dagli gnocchi fatti da Anna, conditi col pesto preparato col basilico dell’orto, i ravioli al vino, e i pansotti al sugo i noci. Gustiamo anche delle ottime orecchiette fresche e dei cavatelli, preparati in casa. Nella scelta dei secondi spaziamo tra la carne alla brace, le costate di vitello, le costine di agnello, il filetto al pepe e la salsiccia alla brace, mentre alcuni di noi gustano il filetto di pesce persico al vapore e la frittura di calamari. Annaffiamo il tutto con del Dolcetto d’Ovada delle colline di Prasco, e con qualche bicchiere di buon Cortese della zona.
Coroniamo questa cena luculliana con il tronchetto con crema di castagne e panna, il tiramis&amp;amp;#249;, il semifreddo al torrone, la meringata e il salame di cioccolato.
Al Ritrovo ci siamo sentiti come se fossimo stati ospiti da amici, in famiglia e non in un locale pubblico. Torneremo qui volentieri alla prima occasione, felici di ritrovare anche questo bel calore umano.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.prasco.al.it
www.ilritrovodiorbregno.it
Ristorante Pizzeria Il Ritrovo
Fraz. Orbregno, 19 Prasco (AL)
Tel.: 0144/375880
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10538.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Un ritrovo tra storia e natura: Gita a Prasco&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 19 Nov 2011 14:15:19 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10538.ashx</guid></item><item><title>Una citt&amp;#224; gioiello alle porte di Torino: Gita a Chivasso, Chivasso, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10478.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10478.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10478/107478.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una citt&amp;amp;#224; di origini romane, il cui territorio pianeggiante confina con le verdi colline del Torinese e del Monferrato: un paesaggio, le cui caratteristiche sono racchiuse anche nel suo nome. Il toponimo Chivasso infatti, significa probabilmente “luogo prospiciente la collina”, dal tardo latino “clivaceus”. 
Raggiungendo la citt&amp;amp;#224; in una limpida giornata autunnale dalle temperature ancora estive, sull’orizzonte distinguiamo chiaramente anche le suggestive catene montuose delle Alpi. Nel Medioevo lo stesso paesaggio ricco di fascino era ammirato dai numerosi pellegrini che percorrevano la Via Francigena, lungo la quale Chivasso rappresentava un’importante stazione di passaggio. Agli inizi del Quattrocento la sua posizione strategica rese la citt&amp;amp;#224; perfino capitale del Marchesato del Monferrato, pur non essendo considerata parte di quella storica regione. Ma gi&amp;amp;#224; nei secoli precedenti, sotto il Marchesato del Monferrato, la citt&amp;amp;#224; aveva vissuto un periodo florido: si erano edificate diverse strutture difensive e perfino un castello nel 1178, il futuro Duomo, oltre a una zecca, che poteva coniare monete d’oro e d’argento.
Del poderoso castello aleramico oggi resta la spettacolare Torre ottagonale, alta circa venti metri. Dopo il tredicesimo secolo sono stati svolti degli interventi per innalzarla ulteriormente con l’aggiunta di una costruzione in mattoni, demolita nel secolo scorso insieme ai ruderi del castello, durante i lavori per aprire l’attuale Via Po. 
La tappa pi&amp;amp;#249; importante della nostra passeggiata in centro &amp;amp;#232; presso il Duomo, consacrato nel 1429. La facciata della chiesa &amp;amp;#232; spettacolare con i suoi numerosi fregi e figure in cotto, tra cui anche i dodici Profeti e i dodici Apostoli. Poco distante ammiriamo la Chiesa di Santa Maria degli Angeli, costruita a partire dal 1584, ma con gli interni settecenteschi e con un interessante campaniletto cilindrico, invenzione dell’architetto Bernardo Vittone.
In una citt&amp;amp;#224; cos&amp;amp;#236; carica di storia, non possono certo mancare leggenda e mistero. Infatti, la tradizione vuole che presso un convento nelle vicinanze di Chivasso ci fosse una statua lignea miracolosa della Vergine Lauretana. Quando, nel 1639 quel convento fu distrutto dalle truppe di Tommaso di Savoia- Carignano, i padri cappuccini salvarono quella statua, che oggi si venera sull’altare maggiore del Santuario della Madonna di Loreto, da loro fondato nel 1643.
Anche il settecentesco Palazzo Santa Chiara sarebbe dovuto diventare un chiostro conventuale, ma il progetto, essendo troppo dispendioso, rimase incompiuto, e oggi quel sontuoso edificio &amp;amp;#232; sede del Municipio.
Decidiamo di coronare la nostra giornata chivassese, trascorsa tra queste meraviglie dell’arte, con una bella cena presso il Ristorante Le Bistrot, in Piazza Garibaldi, di fronte alla Stazione. Entrando ci accoglie l’ambiente fresco e giovane del bar da cui si accede alle sale, tutte eleganti e intime, ciascuna con pochi tavoli, ma che tutti insieme fanno circa settanta coperti. 
“Abbiamo aperto circa un anno fa, e lavoriamo con entusiasmo proponendo una cucina che attinge alle ricette di una volta, ricreandole con fantasia e creativit&amp;amp;#224;”, ci racconta Marco che gestisce il locale insieme ad Angelo. “Tutti i nostri piatti sono preparati con materie prime di qualit&amp;amp;#224;, meno elaborati possibile”, aggiungono, mentre iniziamo a scegliere gli antipasti. Cominciamo con lo scrigno di patata con fonduta di toma piemontese, tuorlo d’uovo e tartufo nero, il girello di manzo marinato con melograno e chips di zucchina, il tonno confit con yogurt, nocciole e cipolla brasata al Barbera e le ali di razza al vapore su letto di verdure alla griglia. 
Facciamo seguire queste bont&amp;amp;#224; dai ravioli di zucca e amaretto di crema di Castelmagno e gli straccetti ai porcini con rag&amp;amp;#249; di capriolo. Gustiamo anche il risottino con salmone, limone e liquirizi, un accostamento che regala emozioni, e le linguine alle olive e rag&amp;amp;#249; di polpo leggermente piccante. “Le linguine che usiamo sono fatte da un’azienda toscana, che produce pasta al germe di grano, la parte pi&amp;amp;#249; ricca di sapore e di principi nutritivi del chicco di grano”, ci spiega Marco. Nella scelta dei secondi il nostro gruppo ci divide tra le guancette di vitello al Dolcetto, cotte a bassa temperatura per tante ore, il filetto di maiale bardato all’uva, gli involtini di pesce spada con pachino, capperi e olive su caponata di verdure e il trancio di dentice arrosto in crosta di pomodori secchi e letto di carciofi.
Concludiamo la serata in gran dolcezza gustando il tortino al cioccolato caldo con gelato alla viola e crema inglese, la bavarese alle castagne e meringhe al cacao, il cafoutis all’arancio e spuma alla camomilla, oltre al fantastico Tartufo nel dolce, ovvero un biscotto di pan brioche con sopra una palla di gelato al fior di latte, un crumble di cioccolato con una crema fatta con pinoli, timo, tartufo, olio e alloro, il tutto con sopra delle belle scaglie di tartufo: una meraviglia assoluta, da provare!  

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.chivasso.it
www.albergoditalia.com
Ristorante Le Bistrot
Piazza Garibaldi, 7 Chivasso (TO)
Tel.: 011/9103679
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10478.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Una città gioiello alle porte di Torino: Gita a Chivasso&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sun, 23 Oct 2011 01:39:22 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10478.ashx</guid></item><item><title>Viaggio nel gusto della musica lirica: Una giornata a Bra, Bra, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10497.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10497.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10497/107788.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si percorre una panoramicissima strada che curva dopo curva costeggia interminabili vigneti i cui riflessi autunnali colorano d’oro la Langa: si arriva cos&amp;amp;#236; nel cuore del barocco piemontese, splendidamente rappresentato dai palazzi e dalle chiese braidesi.
I primi “viaggiatori” che lasciarono le loro tracce in questa zona erano delle trib&amp;amp;#249; dell’era neolitica, ma furono poi gli antichi romani a trovare talmente irresistibile la valle del Tanaro da costruirci, nel II secolo a.C. la citt&amp;amp;#224; di Pollentia, l’odierna frazione Pollenzo. Iniziamo la scoperta di questa bella citt&amp;amp;#224; proprio dal Castello di Pollenzo, costruito nel 1386. Oggi la struttura fa parte del Patrimonio dell’Umanit&amp;amp;#224; UNESCO, e presso di essa ha sede l’Universit&amp;amp;#224; degli Studi di Scienze Gastronomiche, nata da un’idea di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food. 
Girando nel centro storico di Bra, citt&amp;amp;#224; dal 1760, si aprono un po’ ovunque dei suggestivi scorci carichi di arte e passo dopo passo ci si addentra in uno dei periodi pi&amp;amp;#249; floridi dell’arte braidese, il Settecento. Fu infatti proprio in quegli anni che la citt&amp;amp;#224; si arricch&amp;amp;#236; delle opere architettoniche di Bernardo Antonio Vittone, che realizz&amp;amp;#242; sia la Chiesa di Santa Chiara che la tondeggiante facciata del Palazzo Municipale. Nella Piazza dei Caduti per la Libert&amp;amp;#224; si trova la statua di San Giuseppe Benedetto Cottolengo, sacerdote nato a Bra nel 1786, che fond&amp;amp;#242; la Piccola Casa della Divina Provvidenza, un istituto di carit&amp;amp;#224; con sede a Torino. Poco distante ammiriamo la Chiesa Parrocchiale si Sant’Andrea, disegnata dal Bernini.
Questo quartiere, detto “della Rocca”, &amp;amp;#232; il pi&amp;amp;#249; antico della citt&amp;amp;#224;, e in pochi passi si raggiungono altri monumenti storici come Palazzo Traversa, oggi sede del Museo Civico di Storia, arte e archeologia, oppure il porticato dell’Ala e la Chiesa dei Battuti Bianchi.
Percorriamo diverse caratteristiche stradine del centro fino ad arrivare alla Chiesa di San Giovanni Battista, la parrocchiale pi&amp;amp;#249; antica di Bra. Passeggiando notiamo sul Monteguglielmo il simbolo di Bra: la Zizzola, dalla pianta ottagonale e sormontata da una torretta, eretta nel 1840. La Zizzola si raggiunge a piedi con una sana camminata che ripaga della fatica anche grazie all’ampia veduta sulla citt&amp;amp;#224;. 
Tornati gi&amp;amp;#249;, visitiamo un altro bellissimo luogo sacro, il Santuario della Madonna dei Fiori, eretto nel 1626 sul luogo dell’apparizione della Madonna avvenuta nel 1336.
Tra le irresistibili attrattive di Bra spicca anche la sua cucina, cos&amp;amp;#236; decidiamo di cedere ai piaceri del palato accomodandoci presso i tavoli del Ristorante Battaglino, in Piazza Roma. Scopriamo subito di essere in un ristorante storico, dove l’arte culinaria viaggia di pari passo con l’arte musicale. “Il locale era stato fondato dai miei bisnonni Emma e Sebastiano nel 1919. Dopo, con mio nonno Carlo alla guida, grandissimo appassionato di lirica, il ristorante era frequentato da numerosi Vip, tra cui perfino Maria Callas”, racconta Alessia Battaglino, che oggi gestisce il locale insieme al socio Carlo Fanti e con il prezioso aiuto del padre Beppe Battaglino, oltre che di Sabrina in sala e delle cuoche in cucina. “Il grande personaggio del ristorante &amp;amp;#232; proprio mio padre Beppe, profondo conoscitore della musica lirica. Capita spesso che intrattenga i clienti con spezzoni di varie opere”.
Iniziamo a gustare i deliziosi antipasti, tra cui la carne cruda piemontese, la mitica salsiccia di Bra, l’insalatina con gallina tiepida e Castelmagno, condita con aceto balsamico e le crespelle di spinaci e funghi trifolati. Continuiamo con i primi piatti, tutti preparati in casa freschi, con le paste fatte a mano: gli agnolotti al plin al sugo d’arrosto, i tajarin che alcuni di noi scelgono col rag&amp;amp;#249; di carne e altri al burro e tartufo, e gli gnocchi di patate al Castelmagno. Annaffiamo il tutto con degli ottimi vini della zona tra cui il Nebbiolo, selezionati con sapienza dal signor Carlo. 
Facciamo seguire queste bont&amp;amp;#224; dall’irresistibile bollito misto, accompagnato dalla tradizionale cugn&amp;amp;#224; fatta in casa, e servito sul carrello direttamente dal signor Beppe che accompagna il tutto con citazioni di musica lirica. Alcuni di noi optano invece per il brasato al Barolo, e gustiamo anche la trippa e la finanziera, un misto di carne e verdure, un piatto tipico ormai difficilissimo da trovare in giro. Nel frattempo anche la nostra amica vegetariana ha gustato un’ottima cena studiata per lei da Alessia, esperta sul tema e molto attenta alle intolleranze alimentari. 
La dolce conclusione della nostra cena ci vede cedere alla tentazione del bunet, della panna cotta, del tiramis&amp;amp;#249; fatto con la crema Chantilly, i pavesini imbevuti nel caff&amp;amp;#232; e del cioccolato sopra, oltre alle meringhette chiamate Delizie di Battaglino.
Per Gioacchino Rossini il tartufo era il Mozart dei funghi. Dopo questa cena sfiziosa possiamo dire che per gustarlo, insieme a tante specialit&amp;amp;#224; braidesi, il posto migliore &amp;amp;#232; dove la musica lirica &amp;amp;#232; di casa. 

Francesca Bertha 

PER INFORMAZIONI:
www.comune.bra.cn.it
www.ristorantebattaglino.it
Ristorante Battaglino
Piazza Roma, 18 Bra (CN)
Tel.: 0172/412509
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10497.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Viaggio nel gusto della musica lirica: Una giornata a Bra&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 02 Nov 2011 17:46:28 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10497.ashx</guid></item><item><title>Dove i fiumi incontrano la Medusa del ninfeo: Una giornata a Busalla, Busalla, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10477.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10477.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10477/107464.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una graziosa isola con sopra una chiesa e un imponente castello, abbracciata dalle acque chiare e veloci dei torrenti Scrivia, Migliarese e Busalletta: fino a qualche secolo fa, a chi la osservava dal lato della frazione Sarissola, Busalla appariva proprio cos&amp;amp;#236;. Ormai l’abitato si &amp;amp;#232; esteso oltre quegli antichi confini naturali, ma il paese conserva sempre la propria posizione strategica che in passato fu anche causa di battaglie che portarono alla distruzione dell’antico maniero. Citata nelle carte per la prima volta nel 1192, Busalla ha sempre rappresentato un importante nodo per le vie di comunicazione che da Genova si diramano nell’Oltregiogo, raggiungendo la Pianura Padana. Nel Medioevo il paese, nella sua particolare forma stretta ed allungata, si estendeva dal bacino dello Scrivia fino al Castello della Pietra.
Iniziamo la nostra passeggiata busallese da un’oasi di arte e natura che si trova di fronte alla piazza della Stazione: Villa Borzino. Costruita nel 1919 per conto di Emilio Borzino, stimato onorevole genovese, la villa &amp;amp;#232; propriet&amp;amp;#224; comunale dal 1972. Circondata da uno stupendo parco attraversato da siepi e sentieri alberati, la Villa &amp;amp;#232; sede della Comunit&amp;amp;#224; Montana Alta Valle Scrivia e dell’Ente Parco Antola, oltre che di diverse associazioni culturali. Nel parco si trova un bellissimo ninfeo, copia fedele di quello cinquecentesco della Villa Sauli di Genova. Il ninfeo, realizzato con materiali pregevoli, quali dei coralli, delle conchiglie Turritella, rocce quarzifere e tessere policrome in ceramica, &amp;amp;#232; dotato di alcune figure di fauni ed &amp;amp;#232; ornato con la raffigurazione di due delle dodici fatiche di Ercole. La poderosa fontana, con l’effigie di Medusa, domina la splendida sala.
Continuando il nostro giro in centro, visitiamo il ponte ad arcata unica sul torrente Busalletta. Proprio da l&amp;amp;#236; vicino parte il percorso naturalistico della Chiusa, lungo due chilometri, fino al lago artificiale della Busalletta. Visitiamo la seicentesca Chiesa Parrocchiale di San Giorgio e l’Oratorio di San Bernardo. Lungo la strada principale si trova anche la graziosa Cappella di San Rocco. Raggiungendo Via Roma scopriamo di essere nel quartiere della Ghiacciaia, cos&amp;amp;#236; chiamato perch&amp;amp;#233; prima dell’invenzione del frigorifero l&amp;amp;#236; c’erano numerose pozze per la produzione del ghiaccio. 
Dal centro ci spostiamo in auto nella frazione Bastia, per visitare il Santuario di Nostra Signora della Bastia, eretto a seguito del miracoloso ritrovamento di una statuina della Madonna nella fessura di una roccia. L’iniziale cappella campestre costruita nel 1660 fu poi ampliata e spostata nella sua posizione attuale, nel 1722. Nella spettacolare grotta adiacente si trova una preziosa statua marmorea della Vergine, opera dello scultore genovese Gio Batta Airaldi.
Dopo questa bella passeggiata dedichiamo il resto della serata ai piaceri della buona tavola, tornando in centro, e ci basta fare un breve tratto di strada  nella direzione di Sarissola dopo aver attraversato lo Scrivia, per raggiungere il Ristorante Pizzeria Da Penna, in Via Milite Ignoto.
Ci accomodiamo nella spaziosa sala, arredata con gusto e originalit&amp;amp;#224;, e mentre iniziamo a gustare gli squisiti antipasti, scambiamo quattro chiacchiere con il titolare Gianni. “Questo locale l’aveva preso in gestione mio padre nel 1972. Prima di cimentarsi nella ristorazione, faceva il carpentiere e questa attivit&amp;amp;#224; aveva rappresentato una grande sfida. I primi anni il locale era un ristorante con un ambiente tipo circolo, poi nel 1987 &amp;amp;#232; nata anche la pizzeria e siamo andati avanti come ristorante e pizzeria, conoscendo un bel periodo di picco fino agli anni Duemila”.  
Cominciamo con i peperoni alla brace, le acciughe marinate, un’insalata di mare e il carpaccio di pesce spada. I nostri amici, pi&amp;amp;#249; amanti delle specialit&amp;amp;#224; di terra, scelgono, oltre agli irrinunciabili peperoni, il carpaccio di carne e il carpaccio di funghi porcini. Facciamo seguire questo ricco antipasto dagli gnocchi freschi fatti in casa, conditi ai quattro formaggi, le trofiette al pesto, i tipici  ravioli al tucco e le fettuccine al pomodoro fritto, una vera delizia. Alcuni di noi optano per i pansotti di magro al sugo di noci, e altri ancora cedono all’imbarazzo della scelta tra i diciotto tipi di risotti e gli svariati tipi di lasagne. Tra i secondi non rinunciamo certo ad assaggiare una buona tagliata, delle grigliate di carne alla brace, degli arrosti, oltre a specialit&amp;amp;#224; tradizionali come il coniglio alla ligure, le fritture di pesce, gli straccetti alla rucola e il polpettone genovese. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con dei vini piemontesi, liguri, ma anche di altre regioni d’Italia, scelti tra numerose etichette.
La nostra serata si conclude cedendo alle dolci tentazioni: tiramis&amp;amp;#249;, crema catalana e panna cotta fatti in casa, oltre a una “tavolozza” di circa venti tipi di altri dolci, tutti buonissimi. Cosa si pu&amp;amp;#242; volere di pi&amp;amp;#249;? Semplice: tornare qui presto!

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.busalla.ge.it
www.dapenna.altervista.org
Ristorante Pizzeria Da Penna
Via Milite Ignoto, 25 Busalla (GE)
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10477.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Dove i fiumi incontrano la Medusa del ninfeo: Una giornata a Busalla&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sun, 23 Oct 2011 01:23:22 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10477.ashx</guid></item><item><title>Una favolosa isola sul fiume a due passi da Milano: weekend a Cassano d&amp;#39;Adda, Cassano d&amp;#39;Adda, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10638.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10638.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10638/108985.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Visitare questa bella citt&amp;amp;#224; significa immergersi nelle dolci atmosfere del paesaggio fluviale dell’Adda, percorrere secoli di storia dell’arte nei numerosi palazzi e chiese, e scrollarsi di dosso lo stress grazie magari a una sana gita in bicicletta lungo il Naviglio della Martesana. Ben diversa era la situazione nell’antichit&amp;amp;#224;: chi ci aveva preceduto da queste parti, ci era venuto a bordo di canoe preistoriche, visto che un ampissimo territorio tra l’Adda e il Serio, tra cui anche l’attuale Cassano, era coperto dal Lago Gerundo, un vasto specchio d’acqua salmastra. Nel lago viveva un terribile drago di nome Tarantasio il quale, quando gli veniva fame, si avvicinava alle rive e faceva strage di uomini mentre il suo alito asfissiante ammorbava l’aria circostante. Il drago, ucciso non si sa bene se dal capostipite dei Visconti o da San Cristoforo, &amp;amp;#232; ricordato da numerose vie della zona intitolate al mostro. 
La nostra passeggiata parte dalla bellissima frazione Groppello, dove oltre ad ammirare l’Oratorio di Sant’Antonio, che conserva un ciclo di affreschi dei fiamminghi, e il seicentesco Palazzo degli Arcivescovi, scopriamo una scenografica ruota idraulica, chiamata Rud&amp;amp;#249;n, fatta costruire dal cardinale Carlo Borromeo per irrigare gli orti e i giardini dell’antistante Villa Arcivescovile. Oggi il Rud&amp;amp;#249;n costituisce la porta meridionale dell’Ecomuseo Adda di Leonardo.
Infatti, se avessimo avuto l’occasione di mischiarci tra i tanti viandanti che tra il XV e il XVI secolo raggiungevano Cassano, avremmo potuto incrociare addirittura Leonardo da Vinci, impegnato nell’opera di progettazione dei Navigli lombardi. 
Per respirare un po’ di aria dei secoli passati, ci spostiamo in centro citt&amp;amp;#224;, dove visitiamo l’imponente Castello, costruito intorno all’808. La fortezza domina l’Adda da una posizione strategica e conserva il ricordo anche di numerose atroci battaglie che coinvolsero questo territorio. 
A pochi passi dal Castello ci ritroviamo invece nel Settecento lombardo, immaginando di essere dei nobili in viaggio la cui carrozza a un certo punto approda sotto i portici della sontuosa Villa Borromeo, preceduta da una corte d’onore monumentale.
Cassano d’Adda vanta la religiosit&amp;amp;#224; sin dai tempi apostolici, grazie a San Barnaba che convert&amp;amp;#236; alla fede cristiana gli abitanti. Inoltre, qui si trova anche il sepolcro di San Dionigi, il quale, secondo quanto narra la leggenda, sarebbe risuscitato durante il viaggio con la sua salma verso Milano. Il santo redivivo, vedendo la bellezza di Cassano d’Adda, annunci&amp;amp;#242; di voler essere sepolto in questo bel borgo, cos&amp;amp;#236; come avvenne.
Dopo aver visitato diverse stupende chiese della citt&amp;amp;#224;, ci indirizziamo verso la nostra dimora per questo weekend: l’Hotel Ristorante Julia, situato sull’Isola Ponti, compresa fra il fiume Adda e il canale Muzza. La bellissima struttura &amp;amp;#232; composta dalla Villa Maggi Ponti, le cui sale in stile eclettico, tra Liberty e Neogotico, sono state recentemente riportate al loro antico splendore, dall’hotel, le cui camere sono ricavate nei locali dell’antica dogana sul confine tra la Repubblica di Venezia e il Ducato di Milano, da un’affascinantissima Torre del XIV secolo e da un vasto parco in cui passeggiano diversi meravigliosi pavoni. Ci accomodiamo nelle nostre elegantissime camere, da cui si apre una favolosa vista sul canale Muzza e sulla citt&amp;amp;#224;. Ammiriamo anche le decorazioni e gli oggetti creati dalla signora Tiziana, la moglie del signor Cristian, il titolare. La gestione famigliare &amp;amp;#232; uno dei tanti punti di forza della struttura, ambita location anche per matrimoni ed altre cerimonie. Infatti, agli sposi che festeggiano il giorno pi&amp;amp;#249; importante della loro vita a Villa Maggi Ponti, viene offerta la prima notte di nozze nella suggestiva camera situata all’interno dell’antica Torre.
Essendo giunti qui in autunno, per cena ci accomodiamo nella vecchia serra della Villa, riscaldata dal grande camino, ma i titolari ci spiegano che durante la bella stagione si mangia nella spaziosa veranda nel parco. Iniziamo con del carpaccio di tonno rosso con arance e pinoli tostati, crudit&amp;amp;#232; di pesce e l’ottimo culatello di Zibello con ananas e crostino al burro. Facciamo seguire questi squisiti antipasti dai tagliolini emiliani freschi al nero di seppia con moscardini e dalle linguine all’astice. Tra i secondi gustiamo il filetto di tonno rosso alla griglia, la frittura mista di pesce con gamberi rosa di Sicilia, sarde e totanetti, mentre alcuni di noi assaggiano anche l’ottima Fiorentina di Chianina. Ogni portata viene accompagnata dal vino pi&amp;amp;#249; adatto, selezionato tra numerose etichette. Concludiamo questa cena luculliana con dei favolosi dolci e con un tagliere di formaggi con miele tartufato.
Passare un weekend tra queste atmosfere fuori dal tempo, nonostante fossimo vicinissimi a Milano, &amp;amp;#232; stata un’esperienza magica che ripeteremo senz’altro nel prossimo futuro.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.cassanodadda.mi.it
www.hoteljulia.info
Hotel Ristorante Julia 
Villa Maggi Ponti
Isola Ponti, 1 Cassano d’Adda (MI)
Tel.: 0363/360360  0363/361298
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10638.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Una favolosa isola sul fiume a due passi da Milano: weekend a Cassano d'Adda&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sun, 11 Dec 2011 01:45:39 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10638.ashx</guid></item><item><title>Un&amp;#39;oasi di natura nell&amp;#39;entroterra ligure: Gita a Testico, Testico, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10440.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10440.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10440/107055.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Viste dal litorale, quelle catene montuose sembrano blu, un blu profondo e misterioso che si confonde col cielo. Durante il tragitto per raggiungere uno dei paesi pi&amp;amp;#249; ricchi di storia della zona, noto castrum gi&amp;amp;#224; durante l’Impero Romano, curva dopo curva ci si immerge invece in un intenso e selvaggio verde scuro, proposto dalla natura in mille sfumature grazie agli innumerevoli tipi di alberi e arbusti. Poi si nota il verde pastello delle foglie degli ulivi, e una volta su, nel paese di Testico, si &amp;amp;#232; circondati dai colori dell’arcobaleno, riflessi dalle pareti delle antiche case tipicamente liguri, e dai petali dei fiori che spiccano proprio sullo sfondo blu scuro delle montagne.  
Situato nei pressi della dorsale della Val Merula, a un’altezza di 470 metri, Testico &amp;amp;#232; il luogo ideale per gli amanti delle escursioni in mezzo alla natura, cos&amp;amp;#236; come per tutti quanti abbiano voglia di staccarsi dalla routine e trovare una prospettiva da cui osservare il mondo in tranquillit&amp;amp;#224;. 
Abbiamo raggiunto questo paradiso di pace in appena una mezz’oretta di auto dalla Riviera, ed eccoci ad affrontare uno dei sentieri escursionistici consigliati, il pi&amp;amp;#249; famoso: si chiama Sentiero “Fischia il vento”, e corrisponde al percorso lungo il quale Felice Cascione, celebre comandante partigiano e medaglia d’oro per il valor militare, compose nel 1943 l’inno della Resistenza “Fischia il Vento”. 
Una volta tornati in paese, parlando con le persone del luogo scopriamo che a Testico, il 15 aprile 1945 successe un eccidio di inaudita ferocia: una pattuglia di tedeschi sal&amp;amp;#236; in paese e fece strage tra la popolazione innocente. Sul luogo del massacro sorge oggi un monumento, dove ogni anno viene celebrata una Santa Messa di commemorazione.
Nel corso della storia la forte posizione strategica della localit&amp;amp;#224; ne fece le fortune, ma fu anche causa dell’assalto di Napoleone nel 1796. L’imperatore accorp&amp;amp;#242; poi Testico a Stellanello all’interno della nuova Repubblica Ligure. 
Durante la nostra passeggiata in centro abbiamo visitato la Chiesa Parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo, nota come la Chiesa Madre della Val Merula, essendo la pi&amp;amp;#249; grande della vallata. Al suo interno si trova, oltre a degli stupendi affreschi settecenteschi, anche una pregiata pala di Lazzaro Tavarone, commissionata all’artista da Cristina De Saliers, moglie di Stefano Doria. Di fronte alla Parrocchiale abbiamo ammirato anche l’Oratorio di Sant’Antonio Eremita, e dopo un bel giro tra i caratteristici vicoli dell’antico borgo abbiamo deciso di fermarci a cena presso il Ristorante U Baccan, in Piazza IV Novembre.
“Questa &amp;amp;#232; stata la prima trattoria del paese, &amp;amp;#232; un locale storico che per molti anni si chiamava “Da Romeo”. Noi lo gestiamo da circa tre anni”, ci racconta la signora Licia, la titolare mentre ci accomodiamo a un tavolo da cui si apre una vista mozzafiato sulle montagne circostanti. Durante la cena scambiamo quattro chiacchiere anche con suo marito Gianni e con la collaboratrice Maria che ci consigliano dei piatti buonissimi.
Iniziamo con la panizza, il pan fritto e dei salumi misti. Tra i primi scegliamo i ravioli di borragine e le tagliatelle verdi di ortiche, per continuare nella tradizione con il coniglio alla ligure. Alcuni di noi gustano il cinghiale con la polenta e altri lo stoccafisso. I titolari ci spiegano che da Settembre a Maggio lo stoccafisso c’&amp;amp;#232; sempre di venerd&amp;amp;#236;, mentre per gustare un buon piatto di trippe basta venire di gioved&amp;amp;#236;. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con dei vini piemontesi come il Dolcetto, il Barbera e il Bonarda, mentre alcuni di noi optano per dei vini liguri quali il Pigato e il Vermentino. Concludiamo la cena con un irresistibile tris di dolci: cr&amp;amp;#233;me caramel, tiramis&amp;amp;#249; e budino al forno. 
A fine cena inizamo a sentire della musica che viene da fuori, e andando a curiosare scopriamo un gruppo di tre amici del posto, di cui uno suona la chitarra e gli altri due cantano delle canzoni popolari e dialettali, tra cui i brani cantati da “I Trilli”, gruppo genovese degli anni Settanta. Ad ascoltarli, vediamo una piccola folla di stranieri entusiasti, tra norvegesi, svedesi, tedeschi e svizzeri. 
Quando sentiamo che perfino la canzone parla di stoccafisso, di fave secche e di vino buono, abbiamo l’ennesima conferma del fatto che visitando Testico si trovano i sapori tradizionali della buona tavola, oltre all’allegria e l’aria buona: alcuni degli ottimi motivi per i quali tornare qui presto.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.testico.sv.it
Ristorante ‘U Baccan
Piazza IV Novembre, 7 Testico (SV)
Tel.: 0182/668166
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10440.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Un'oasi di natura nell'entroterra ligure: Gita a Testico&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 12 Oct 2011 22:57:25 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10440.ashx</guid></item><item><title>Un&amp;#39;isola buona tra i monti liguri: Un weekend a Ronco Scrivia, Ronco Scrivia, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10434.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10434.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10434/106912.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un monte alto ben 920 metri, con in cima un grazioso santuario e un comodo e attrezzato rifugio. Visto da valle, il blu scuro di quelle alture si confonde con l’azzurro del cielo che riflette il colore del mare distante una trentina di chilometri, e la chiesa in alto sembra piccolina e distantissima.
Invece per arrivare l&amp;amp;#236; sopra basta affrontare un’escursione piacevolmente impegnativa, adatta a grandi e piccini, e una volta su, la vista mozzafiato ripaga immediatamente della fatica. 
Durante la prima giornata del nostro weekend a Ronco Scrivia, siamo saliti proprio l&amp;amp;#236;, sul Monte Reale, e abbiamo ammirato il panorama pi&amp;amp;#249; vasto della Valle Scrivia: si vedono le montagne del Parco dell’Antola, il Castello della Pietra, i monti genovesi, il mare, ma anche il Monte Bianco e il Monte Rosa, fino alle Dolomiti dell’Adamello e del Brenta. Durante il tragitto abbiamo incontrato numerosi altri escursionisti, alcuni dei quali ci hanno detto che nei giorni limpidi dal Monte Reale si pu&amp;amp;#242; scorgere perfino la Corsica ad occhi nudi. 
Il Santuario della Madonna di Loreto, che si erge in cima, fu costruito tra il 1858 e il 1868, e bench&amp;amp;#233; da gi&amp;amp;#249; ci sembrasse piccolo, in realt&amp;amp;#224; si tratta di una chiesa di notevoli dimensioni. Tra i secoli XI e XIII qui in alto ci fu anche un importante castello, di cui ormai non rimangono che alcuni ruderi.
Una volta tornati gi&amp;amp;#249;, dopo un breve riposo nelle nostre comode stanze con aria condizionata presso il Bed and Breakfast annesso alla Trattoria Isolabuona, situata nell’omonima frazione, lungo la strada statale che porta a Genova, facciamo un giro tra le caratteristiche stradine di questo comune con una storia ultramillenaria alle spalle. La localit&amp;amp;#224; nacque in epoca romana, al centro di una pianura sull’antica Via Postumia. Siamo, infatti, a pochi chilometri dalla celebre citt&amp;amp;#224; romana di Libarna, oggi una frazione di Serravalle Scrivia. Durante il nostro giro per le vie di Ronco scopriamo un bellissimo ponte monumentale a tre arcate, costruito nel Quattrocento, che attraversa lo Scrivia circondato dalla folta vegetazione. 
In centro visitiamo la Chiesa Parrocchiale di San Martino, costruita nel 1641, sul luogo dove sorgeva un’antica chiesa, la vecchia parrocchiale. Al suo interno conserva delle preziose opere d’arte, tra cui un dipinto di Orazio De Ferrari. Dopo aver visitato anche l’Oratorio di San Giacomo, ci spostiamo nella frazione Borgo Fornari, dove ammiriamo la Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Assunta, una pieve risalente al XII secolo, e ricostruita nel Seicento. 
Ma Borgo Fornari ci riserva anche una vera e propria escursione nel Medioevo, grazie alla visita al Castello. L’antico maniero, eretto nel XII secolo, si trova a una decina di minuti di camminata dalla strada principale, lungo il vicolo chiamato Rian-na, tutto in salita. La sua suggestiva torre semicircolare in mattoni a vista si nota da lontano, ed &amp;amp;#232; abbastanza ben conservata anche la parte della costruzione anticamente destinata alla guarnigione. Il “Castello in Valle Scrivia”, cos&amp;amp;#236; chiamato per antonomasia, &amp;amp;#232; anche sede di numerosi eventi durante l’anno, tra cui delle colorate rievocazioni storiche.
Siamo piacevolmente stanchi e affamati quando torniamo al nostro alloggio, coronando questa bella giornata con una squisita cena presso la Trattoria Isolabuona. “Gestiamo questo locale da una decina di anni, e tutto &amp;amp;#232; nato dalla passione per la buona cucina che condividiamo io, mia figlia Elisa, diplomata alla scuola alberghiera, e anche Nonna Rina, che ci aiuta tuttora preparando delle squisite torte salate, dei polpettoni, la farinata, oltre ad altre antiche specialit&amp;amp;#224;”, ci racconta il titolare, il Signor Massimo, mentre ci accomodiamo a tavola. In un angolo della sala notiamo un grande barbecue che ci fa subito venir voglia di carne alla brace.
Iniziamo con dei salumi misti della zona, e visto che siamo arrivati durante il weekend, possiamo anche gustare degli antipasti di mare, in pieno stile ligure. Continuiamo con le trenette al pesto, con fagiolini e patate, i ravioli al sugo di carne e i pansotti con la salsa di noci. Alcuni di noi gustano un bel minestrone alla genovese. Nella scelta dei secondi spaziamo tra il brasato, lo stoccafisso, le acciughe ripiene, le trippe in umido, oltre all’ottima selvaggina, preparata con i funghi della zona. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con dei vini del Basso Piemonte e della Liguria e concludiamo la giornata con degli squisiti dolci della tradizione ligure, tra cui delle crostate con la marmellata fatta in casa.
Il weekend tra escursioni, arte e buona tavola che abbiamo passato a Ronco Scrivia &amp;amp;#232; stato rilassante e molto piacevole, e non tarderemo a tornare qui, anche magari quando saremo in zona per una giornata di shopping all’Outlet di Serravalle Scrivia. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.roncoscrivia.ge.it
www.monte-reale.it
www.castelloborgofornari.it
Trattoria Isolabuona
Via Isolabuona, 32 Ronco Scrivia (GE)
Tel.: 340/3500139
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10434.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Un'isola buona tra i monti liguri: Un weekend a Ronco Scrivia&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 03 Oct 2011 00:07:05 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10434.ashx</guid></item><item><title>Tra giochi e sport, immersi nel verde della Liguria: Una giornata a Crocefieschi, Crocefieschi, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10422.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10422.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10422/106798.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una carovana carica di sale lascia alle spalle l’azzurro infinito del Mar Ligure e s’incammina lentamente per una tortuosa mulattiera attraverso le selvagge alture dell’Appennino. Dopo molti giorni giunger&amp;amp;#224; nella Pianura Padana da cui, una volta venduto il sale e il pesce sotto sale, torner&amp;amp;#224; sulla stessa rotta verso il mare, con i carri pieni di lana, acquistata in Lombardia. 
Chi arrivava dalle parti dell’odierna Crocefieschi qualche centinaio di anni fa, incontrava facilmente i mercanti del sale, i quali si fermavano spesso proprio in localit&amp;amp;#224; Croce, a circa 800 metri di altezza, divenuta feudo dei Fieschi verso la met&amp;amp;#224; del Duecento. 
Per una giornata di relax scegliamo di seguire le tracce di questi mercanti, raggiungendo Crocefieschi dopo alcuni chilometri di curve dall’uscita autostradale di Busalla. Un cartello ci informa di trovarci nel Parco Naturale dell’Antola, una delle zone pi&amp;amp;#249; suggestive dell’entroterra ligure. Una sorta di Paradiso terrestre degli escursionisti che possono affrontare ben 270 km di itinerari, per non parlare delle opportunit&amp;amp;#224; di discese in canoa lungo i corsi d’acqua o del trekking a cavallo lungo i sentieri. 
Mentre noi, un gruppetto di due famiglie con bimbi al seguito ci accontentiamo di una leggera passeggiata nel colorato centro storico, scopriamo presto che a Crocefieschi anche gli escursionisti pi&amp;amp;#249; temerari trovano pane per i loro denti. Basta avventurarsi sulle Rocche del Reopasso, le quali non tradiscono certo le aspettative suggerite dal loro nome, cos&amp;amp;#236; come nemmeno la cima pi&amp;amp;#249; alta, detta in ligure Carrega do Diao, ovvero Sedia del Diavolo. 
Rinunciando al momento alle sfide adrenaliniche, iniziamo a divertirci scattando foto alle simpatiche caprette che pascolano in un giardino, e c’incamminiamo lungo la panoramicissima strada che attraversa il paese. Da qualsiasi punto ci si guardi intorno, si vedono delle meravigliose catene montuose e delle case immerse nel verde e nel blu di un paesaggio incantato. 
Raggiunto il centro storico, visitiamo la cinquecentesca Chiesa Parrocchiale di Santa Croce che conserva al suo interno due statue della scuola di Anton Maria Maragliano e dei dipinti seicenteschi. L’Oratorio di San Giovanni Battista, costruito a fine Cinquecento, conserva un affresco raffigurante il Battesimo di Ges&amp;amp;#249;. In centro visitiamo anche il Museo Paleontologico, e proseguiamo lungo i vicoli in salita fino alla cima, dove raggiungiamo il Santuario di Nostra Signora della Guardia, edificato nel 1854 a seguito del voto fatto dalla popolazione per scongiurare un’epidemia di colera. 
Nel vicino comune di Vobbia, fino al 1903 frazione di Crocefieschi, si trova il Castello della Pietra, del XIII secolo, i cui ruderi continuano a testimoniare l’importanza strategica che il paese ebbe nel corso dei secoli.
Dopo questa bella passeggiata, ci vuole un luogo dove rilassarci e far giocare i bambini prima di cena: la C&amp;amp;#224; do Mei, ovvero la Casa del Melo. Si tratta di un’oasi verde, dove la buona cucina si accompagna alla possibilit&amp;amp;#224; di passare il tempo libero all’aperto, tra tanti sport e divertimenti. I bimbi del nostro gruppo, approfittando delle temperature ancora estive, si tuffano nella piscina, mentre alcuni dei grandi si cimentano con il “golfino”: si tratta di un campo da golf  ideale per curiosi e principianti, da 6 buche, di cui due o tre piuttosto difficili perch&amp;amp;#233; in pendenza. Ma c’&amp;amp;#232; anche un percorso ginnico di 13 stazioni, con dei cartelli che indicano gli esercizi a corpo libero, oltre al ping pong, il calcetto, lo scivolo o l’altalena: “Da noi &amp;amp;#232; possibile venire non solo per mangiare, ma anche per passare una bella giornata”, ci spiega la signora Gianna che gestisce il ristorante con suo marito Aldo. “Questa era una vecchia casa di contadini, che esisteva da circa duecento anni, ma era abbandonata da un decennio. L’abbiamo ristrutturata e ampliata noi, abbiamo aperto nel Marzo 2003”, ci raccontano. 
Iniziamo una cena all’insegna dei sapori casalinghi con degli antipasti assortiti e con dei salumi misti, continuando con dei gustosi primi come i maltagliati di grano saraceno alla crema di formaggi e noci, le trofie al pesto e i ravioli di carne al “tocco”. Alcuni di noi non resistono alle ottime focacce al formaggio tipo Recco, preparate nel forno a legna, con legno di nocciolo. “Il nostro men&amp;amp;#249; varia un paio di volte al mese, in base alla stagione, e a parte il vino e i gelati, tutto il resto, pane compreso, lo prepariamo noi in casa”, ci spiega la signora Gianna. Nella scelta dei secondi ci dividiamo tra gli straccetti di vitello con porcini e rucola, il filetto di Chianina al pepe verde e il coniglio alla ligure. 
La nostra giornata a Crocefieschi si conclude con gli squisti dolci della casa tra cui la crema catalana, il flan di cioccolato al forno e i cantuccini con Vin Santo, e con la decisione di tornare presto qui con gli scarponi da escursionisti per scoprire anche il volto avventuroso di questo splendido luogo.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.crocefieschi.ge.it
www.parcoantola.it
C&amp;amp;#224; do Mei – Buona cucina e tempo libero
www.cadomei.com
Via Camarza, 27 Crocefieschi (GE)
Tel.: 010/931224
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10422.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Tra giochi e sport, immersi nel verde della Liguria: Una giornata a Crocefieschi&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 26 Sep 2011 23:54:45 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10422.ashx</guid></item><item><title>Tra navigatori e pescatori di tonni e di corallo: Gita a Laigueglia, Laigueglia, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10409.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10409.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10409/106729.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Ho passato la mia vita a esplorare il mondo. Ma quando giunsi in questo luogo non ebbi esitazioni: la mia casa sarebbe sorta in questo piccolo paradiso.” Cos&amp;amp;#236; disse il celebre antropologo norvegese Thor Heyerdahl, mito della spedizione Kon-Tiki, quando scopr&amp;amp;#236; Laigueglia. Il grande navigatore, incantato dalla bellezza della Baia del Sole vista dalle alture, sent&amp;amp;#236; immediatamente un profondo legame con questo luogo intriso del ricordo e delle storie di secoli di vita marinara. 
I viaggiatori che arrivavano qui circa duecento anni fa, potevano assistere al varo di splendidi velieri ormeggiati ai ben dieci moli della citt&amp;amp;#224;, costruiti con il legno proveniente dai vicini boschi dell’entroterra ligure, fatto essiccare all’aperto e plasmato col fuoco dai maestri d’ascia laigueglini. Iniziamo la nostra passeggiata dal lungomare, ammirando la vicina Isola Gallinara che spicca nel blu del mare che fa da sfondo alle barchette dei pescatori. La spiaggia &amp;amp;#232; dominata dal suggestivo Bastione di Levante: si tratta dell’unico torrione rimasto in piedi dei tre che furono costruiti nel 1500 a difesa del paese che subiva troppo spesso i feroci attacchi dei saraceni. Nel 1546 il pirata turco Dragut riusc&amp;amp;#236; a sbarcare e fece tanti ostaggi, ma grazie all’intervento del capitano alassino Giulio Berno, Laigueglia si salv&amp;amp;#242;. Una coloratissima rievocazione storica ricorda ogni anno nel mese di Luglio questo evento. Una delle altre torri difensive ormai demolite, la Torre di Mezzo, rivive tuttora nella vita religiosa della citt&amp;amp;#224;: da l&amp;amp;#236; fu infatti prelevato il cannone bronzeo che serv&amp;amp;#236; per realizzare la grossa campana della Chiesa Parrocchiale di San Matteo.
Visitando la bellissima Parrocchiale, eretta alla fine del ‘700 ampliando una precedente costruzione, scopriamo che furono i fedeli stessi, in gran parte pescatori, a finanziare i lavori con delle offerte, oltre a prestare la propria manodopera. E’ sempre per loro volont&amp;amp;#224; che le croci in cima ai campanili, ricoperti di maiolica ligure, furono orientate secondo i principali venti del mare: il maestrale e il libeccio.
Girando per i coloratissimi caruggi di Laigueglia, inserito tra i Borghi pi&amp;amp;#249; Belli d’Italia, visitiamo anche la Chiesetta della Madonna del Carmine, scoprendo un’altra curiosit&amp;amp;#224;: sin dal secolo XII e XIII a Laigueglia si registr&amp;amp;#242; una notevole immigrazione di pescatori catalani, attratti dalla fiorente raccolta di corallo. Furono poi gli stessi pescatori catalani a costruire, con il ricavato della vendita del corallo grezzo estratto durante i giorni festivi l’Oratorio di Santa Maria Maddalena, cos&amp;amp;#236; come il cinquecentesco Santuario di Nostra Signora delle Penne.
Affascinati dalla tradizione marinara della citt&amp;amp;#224;, decidiamo di fermarci per cena presso il Ristorante Pacan, in Piazza Cavour, a pochi passi dalla spiaggia. “Il locale &amp;amp;#232; nato nel 1985 come creperia. L’abbiamo allargato tre anni dopo facendolo diventare un ristorante, e nel 2008 &amp;amp;#232; stato ulteriormente ampliato con il bar che si affaccia sulla piazza. Siamo aperti tutto il giorno, a colazione, a pranzo, a cena e per il dopocena. La nostra creperia &amp;amp;#232; un punto d’incontro durante la notte, ma lo stesso succede durante i pomeriggi invernali, quando accendiamo il camino e le persone vengono a prendere un t&amp;amp;#232; al caldo”, ci racconta lo chef Antonio Rapa che gestisce il ristorante insieme a tre soci: Pierangelo Tadioli che sforna le pizze, Luca Accettulli che crea le crepes e Carlo Fadelli, l’anima dei cocktail, del bar e dei dolci. 
Alcuni di noi decidono di gustare delle pizze speciali come la Pizza Pacan, fatta con il musciame di tonno. “Si tratta di un filetto che somiglia alla bresaola, e dietro il suo utilizzo c’&amp;amp;#232; un importante capitolo della tradizione marinara ligure. Il musciame infatti &amp;amp;#232; la parte del pesce che un tempo veniva data ai pescatori liguri che lavoravano nelle tonnare siciliane e sarde”, ci spiega lo chef. 
Iniziamo la cena con dell’insalata di polpo e il pesciamme, fatto con bottarga di tonno, musciame, sasizzella, cuore di tonno e spezie. Alcuni amici scelgono il misto di mare e altri il misto di terra. Facciamo seguire queste bont&amp;amp;#224; dalle linguine al polpo, le penne allo scoglio e la pasta con le sarde. Annaffiamo queste specialit&amp;amp;#224; con degli ottimi vini locali come Vermentini e Pigati, mentre alcuni di noi gustano qualche etichetta piemontese, sarda e friulana. Continuiamo con il fritto misto, e siamo fortunati: ci sono anche i lussetti, i pesciolini pescati solo a Noli. Prendiamo anche le cozze alla marinara e del tonno alla piastra. 
Per concludere, eccoci a gustare le fantastiche crepes: con la crema pasticcera e fragole, alla nutella e col gelato al cioccolato. Prendiamo anche qualche ottimo gelato artigianale mentre i bambini si tuffano sulla cioccopizza: una favolosa pizza condita col cioccolato.
Dopo cena ci concediamo una bella passeggiata sul lungomare, sicuri che torneremo qui anche durante l’inverno, a gustare delle calde crepes ammirando il mare fuori stagione.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comunelaigueglia.net
www.pacan.it
Ristorante Pacan
Piazza Cavour, 14 Laigueglia (SV)
Tel.: 0182/690100
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10409.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Tra navigatori e pescatori di tonni e di corallo: Gita a Laigueglia&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 21 Sep 2011 23:50:14 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10409.ashx</guid></item><item><title>L&amp;#39;antica Roma vista dall&amp;#39;ombra della pergola: Una giornata a Quiliano, Quiliano, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10408.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10408.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10408/106715.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sfrecciando sulla panoramicissima Autostrada dei Fiori si “sorvolano” profonde vallate, si passa in pochi minuti attraverso il cuore di monti coperti da boschi foltissimi, ma basta uscire al primo svincolo per scoprire dei percorsi “slow”, capaci di raccontare come si viveva negli stessi luoghi millenni fa. Pochi minuti di strada da Savona, ed eccoci ad ammirare i ponti romani della Val Quazzola, a Quiliano. Tra il gigantesco ponte dell’autostrada e questi graziosi ponti di pietra, costruiti tra il I e il II secolo, ci sono quasi duemila anni di differenza. In epoca preromana le trib&amp;amp;#249; liguri della Riviera comunicavano con quelle stanziali al di l&amp;amp;#224; dell’Appennino percorrendo dei sentieri tortuosi e irti di pericoli. Fu probabilmente un milite romano a riferire a Cicerone di quei sentieri, di cui si parla perfino nell’Epistolario del celebre uomo politico e scrittore romano.
A Quiliano si respira l’atmosfera tranquilla dell’entroterra, anche se storicamente il comune aveva uno sbocco sul mare, importante per la produzione di sale senza dazi. E a proposito di respirare, l’aria di Quiliano fa proprio bene: in citt&amp;amp;#224; sono tanti a ricordare le due signore nate a fine Ottocento e vissute fino a pochi anni fa, avendo entrambe raggiunto i 110 anni di et&amp;amp;#224;.
Passeggiando in centro notiamo il Convento dei Cappuccini e la Chiesa della Madonna degli Angeli, che spiccano in alto tra gli ulivi. Costruito a partire dal 1575, il Convento fu realizzato per reazione alla riforma protestante di Lutero, e alla sua costruzione partecip&amp;amp;#242; tutta la popolazione con la guida del frate cappuccino Padre Cherubino, amatissimo in paese. 
Oggi il centro religioso del comune &amp;amp;#232; la Parrocchiale di San Lorenzo, ma ogni frazione ha la sua chiesa parrocchiale: la chiesa di San Michele Arcangelo nella frazione Montagna, Santissimo Salvatore a Valleggia, e San Bernardo a Garzi, per citarne solo alcune. Visitiamo anche la Chiesa di San Pietro in Carpignano, chiamata San P&amp;amp;#232; di Coi, ovvero San Pietro dei cavoli. La chiesa rappresenta il cuore di un importante sito archeologico, venuto alla luce durante degli scavi effettuati a partire dagli anni ’50. Le origini dell’edificio religioso risalgono all’epoca romana, e le prime notizie scritte in merito sono datate 1180. Oggi, passeggiando all’interno del Parco Archeologico Naturalistico, oltre ad ammirare l’antica chiesa, si pu&amp;amp;#242; visitare il Museo archeologico ipogeo, il Giardino dei mirabolani, il Chiostro del cedreto, oltre a percorrere romantici sentieri lungo il rio, e fermarsi presso le strutture turistiche ricreative che ospitano periodicamente degli eventi.
Tra i buoni motivi per visitare Quiliano ci sono anche quelli gustosi: la frazione Valleggia, nota anche per il suo bellissimo Oratorio di San Sebastiano, &amp;amp;#232; la patria dell’Albicocca Valleggia, presidio Slow Food. Ricorre tra la fine di Giugno e l’inizio di Luglio la grande festa dedicata a questo frutto gustoso. Ma anche i vini non scherzano: la Rassegna del Buzzetto, il tipico vino bianco di Quiliano, anticipa la vendemmia ogni anno il primo weekend di Settembre, mentre il Granaccia, tipico rosso della citt&amp;amp;#224;, si festeggia insieme ai Rossi di Liguria, nel mese di Maggio.
Incuriositi dalla tradizione culinaria del luogo, decidiamo di concederci una bella cena presso la Trattoria La Pergola, in frazione Valleggia, nel quartiere Pilalunga, in via Torcello. “Questo locale ha pi&amp;amp;#249; di cent’anni. All’inizio era un luogo di posta dove si rifocillavano i carrettieri. Negli anni ’60 era un locale da ballo, col juke box, i giovani venivano qui a pigliare il gelato. Noi lo gestiamo dal 2007, proponendo una gustosa cucina tradizionale regionale”, ci raccontano i titolari, il cuoco Giorgio, detto in ligure “u bacan”, cio&amp;amp;#232; il capo, sua mamma Gabriella e il pap&amp;amp;#224; Andrea, grande appassionato di rally, come testimoniano le foto sulle pareti. 
Ci accomodiamo nell’ampio dehor alla fresca ombra del pergolato, e iniziamo con un ricco antipasto: del salame di Sant’Olcese, la formaggetta della casa, delle focacce di patate e delle acciughe alla Sanremasca. Proseguiamo con i testaroli con pesto alla genovese e le trofie con coniglio alla ligure. La nostra amica vegetariana gusta un men&amp;amp;#249; fatto appositamente per lei, che comprende la Pignatta di Pilalunga, con riso misto saltato alle noci e verdure. Facciamo seguire gli squisiti primi da un’irresistibile costata di vitellone piemontese di fassone alla griglia, mentre il resto del gruppo sceglie la tipica buridda di stoccafisso. Annaffiamo le pietanze, tutte preparate al momento, con ingredienti di stagione del territorio, con gli ottimi e famosi vini Buzzetto e Granaccia. I due bambini che sono con noi si divertono a fare i grandi: possono infatti ordinare come gli adulti, da un men&amp;amp;#249; studiato appositamente per loro.
Concludiamo in dolcezza con i buonissimi dessert della casa, pensando a quando tornare qui la prossima volta, magari per una bella escursione autunnale in bici tra le frazioni di Quiliano.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.quiliano.sv.it
Trattoria La Pergola
Via Torcello, 3 Quliano (SV)
Tel.: 019/882541
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10408.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;L'antica Roma vista dall'ombra della pergola: Una giornata a Quiliano&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 21 Sep 2011 22:35:30 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10408.ashx</guid></item><item><title>Il fascino di un&amp;#39;antica Repubblica Marinara: Una giornata a Noli, Noli, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10356.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10356.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10356/106363.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una strada panoramicissima che porta in una favola. Percorrendo l’Aurelia savonese, da Ponente verso Genova, a un certo punto si vede pi&amp;amp;#249; roccia che strada, pi&amp;amp;#249; mare che asfalto: uno scenario spettacolare che indica che siamo arrivati a Noli. Capo Noli, con le sue enormi pareti calcaree a strapiombo sul mare, con quella roccia chiara che di pi&amp;amp;#249; chiaro c’&amp;amp;#232; solo il piumaggio dei gabbiani che si soffermano sopra, e con quel magico sottofondo azzurro del mare, &amp;amp;#232; uno dei tratti pi&amp;amp;#249; belli della Riviera Ligure di Ponente. 
Proseguendo, notiamo un cartello che ci informa di essere entrati nel territorio di un’antica Repubblica Marinara, di cui Noli fu la capitale dal 1192 al 1797, e bastano pochi metri di strada perch&amp;amp;#233; davanti a noi appaia una panoramica di Noli, che ci spiega senza parole come mai ci troviamo in uno dei Borghi pi&amp;amp;#249; Belli d’Italia. Notiamo prima di tutto il Castello di Monte Ursino che dall’alto domina il borgo e un incredibile muro che scende lungo tutta la collina fino al borgo. Una visione insolita, capace di far fare una bella strada in salita perfino ai turisti pi&amp;amp;#249; pigri: &amp;amp;#232;, infatti, impossibile resistere al richiamo di quella “muraglia” tutta ligure, che affonda le proprie radici nella storia, essendo stata costruita a partire dal secolo XII. Un tempo i due perimetri murari abbracciavano tutta la collina e successivamente anche l’abitato a valle. Saliamo fino al castello seguendo a piedi la strada tortuosa che porta su, fermandoci in ogni curva per scattare foto sempre pi&amp;amp;#249; panoramiche del golfo e sempre pi&amp;amp;#249; ravvicinate del castello, il tutto immersi nel profumo e nei colori di un’infinit&amp;amp;#224; di fiori che costeggiano la strada. Ammiriamo anche le torri circolari che si susseguono lungo il muro, fino alla torre principale del Castello, citato nei documenti gi&amp;amp;#224; nel lontano 1004. 
A proposito di torri, ne possiamo vedere diverse anche in altri punti della citt&amp;amp;#224;, a cominciare dalla duecentesca Torre del Comune, fino all’altissima Torre dei Quattro Canti.
La storia di Noli &amp;amp;#232; anche intrisa della leggenda di Sant’Eugenio: arrivato alle coste liguri nel secolo VI “a bordo” dell’Isola di Bergeggi, di cui si narra fosse giunta davanti all’omonimo comune scivolando sul mare, il santo visse poi a lungo sull’Isola. Alla sua morte, le sue spoglie furono traslate a Noli, ma una leggenda ritiene che dal sepolcro nolese la salma fosse tornata sull’Isola da sola... 
Passeggiando nel centro storico, caratterizzato da un fronte porticato, il quale un tempo fu il cuore del centro marinaro che disponeva pure di una cospicua flotta navale con cui nel 1099 partecip&amp;amp;#242; alla prima crociata, scopriamo un’infinit&amp;amp;#224; di scorci dalla bellezza suggestiva. Visitiamo anche diverse stupende chiese, tra cui la Chiesa di San Paragorio, inserita tra i Monumenti nazionali italiani. Questa chiesa, costruita nel XI secolo in stile romanico lombardo, &amp;amp;#232; stata la cattedrale di Noli fino al 1572, anno in cui il titolo pass&amp;amp;#242; alla pi&amp;amp;#249; centrale Chiesa di San Pietro, nota come la Concattedrale. Dopo aver visitato anche le chiese di San Francesco d’Assisi e di San Michele Arcangelo, scopriamo che a Noli esistono anche i ruderi della Chiesa di San Lazzaro, e dell’annesso lazzaretto, costruito nel secolo XII dai Cavalieri di Rodi per accogliere i numerosi pellegrini e naviganti bisognosi di assistenza.
Dopo questo entusiasmante giro nella storia di Noli, non ci resta che gustare una bella cena in pieno stile marinaro: decidiamo, quindi, di accomodarci presso il Ristorante Da Pino, sul lungomare. Ci sediamo nello spazioso dehor, e mentre iniziamo a studiare il men&amp;amp;#249;, scambiamo quattro chiacchiere con i titolari, i fratelli Luigi e Giorgio. “Il nostro ristorante &amp;amp;#232; particolarmente apprezzato per le specialit&amp;amp;#224; di pesce. Ogni mattina alle 6 arriva un peschereccio nel porto di Finale Ligure: decidiamo il men&amp;amp;#249; del giorno sempre in base al pescato. Abbiamo aperto nel 2004 ed &amp;amp;#232; dal 2007 che siamo in questa location che si affaccia direttamente sul lungomare”, ci spiegano i titolari. 
Iniziamo con delle seppie al vapore con sedano e parmigiano, del polpo con i funghi porcini e le acciughe marinate con salsina verde. Dopo questi sfiziosi antipasti gustiamo dei tagliolini agli scampi, delle tagliatelle di Barbaja ai gamberi e fiori di trombette, e le pappardelle rosse al rag&amp;amp;#249; di tonno, tutti piatti squisitissimi. Facciamo seguire questi primi da una bella tagliata di tonno, mentre i nostri amici scelgono il pesce al sale e il carpaccio di morone, oltre a diversi altri piatti di pesce alla ligure. Annaffiamo il tutto con degli ottimi  vini liguri tra cui il Pigato, il Vermentino, il Rossese e l’Acerbina. 
Il dolce epilogo della nostra cena ci vede gustare una coppa di mele caramellate con crema inglese, della torta al cioccolato, e del cr&amp;amp;#232;me caramel. Dopo cena ci basta attraversare la strada per goderci il magnifico panorama del mare notturno: emozioni e immagini che ci faranno presto tornare a Noli, anche fuori stagione.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.noli.sv.it
Ristorante Da Pino
Corso Italia, 23 Noli (SV)
Tel.: 019/7490065
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10356.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Il fascino di un'antica Repubblica Marinara: Una giornata a Noli&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 07 Sep 2011 15:30:12 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10356.ashx</guid></item><item><title>Cavalcando nell&amp;#39;entroterra ligure: Una giornata a Garlenda, Garlenda, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10352.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10352.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10352/106294.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un luogo dove si arriva con la voglia di saltare in sella a un cavallo, e si scopre che oltre ai cavalli del maneggio ci sono anche quelli delle storiche Fiat 500 che avevano messo “le ali” sotto i piedi di generazioni di italiani nell’epoca del boom economico. Benvenuti a Garlenda, graziosissimo comune dell’entroterra ligure, poco distante da Albenga, la citt&amp;amp;#224; delle cento torri. 
Se le localit&amp;amp;#224; del lungomare attirano moltissimi turisti durante l’estate, quelle dell’entroterra hanno un fascino stabile tutto l’anno: i sentieri immersi nel verde delle alte montagne liguri, i panorami che fanno dimenticare lo stress della grande citt&amp;amp;#224; facendoci sentire al di sopra dei pensieri di tutti i giorni, l’aria cristallina, la lontananza dal caos e i sapori della cucina tipica rendono questi luoghi delle fonti di piacere imperdibili. 
Siamo arrivati a Garlenda grazie al fiuto “equino” di alcuni nostri amici, con la passione del trekking a cavallo, e mentre loro sono andati a divertirsi tra le colline come dei veri indiani, il resto del gruppo ha deciso di esplorare il luogo a piedi. 
Scopriamo presto, parlando con la gente del posto, che Garlenda era nota gi&amp;amp;#224; nell’Alto Medioevo, quando faceva parte del Marchesato di Albenga. Grazie alla sua ottima posizione geografica, vicina al mare ma anche alle strade che collegavano il litorale con il resto del Nord Italia, Garlenda divenne un importante centro  per il commercio. Fu poi Anselmo dei Quaranta, capostipite della famiglia Della Lengueglia e ben voluto dalla popolazione, a diventare Signore del territorio. 
Se fosse vivo, Anselmo potrebbe raccontarci com’era fatto il Castello originale di Garlenda: infatti, dell’antico castello, costruito nel secolo XII, e distrutto a met&amp;amp;#224; Cinquecento, oggi rimangono solo i ruderi, tra cui un torrione monco e l’area perimetrale ancora visibile sulla sommit&amp;amp;#224; dell’altura. 
Visitiamo invece quello nuovo, denominato il “Castello della Meridiana”, costruito nel secolo XVII. In origine era una casa di guardia, e successivamente fu trasformata in alloggio residenziale, abitato dalla famiglia Costa – Del Carretto.
Girando per Garlenda scopriamo che il paese &amp;amp;#232; amato non solo dagli appassionati di cavalli, ma anche da quelli del golf. Continuando il nostro giro tra storia e modernit&amp;amp;#224;, giungiano al Museo della Fiat 500, intitolato a Dante Giacosa, famoso ingegnere che ha progettato molti modelli della Fiat, tra cui la mitica Topolino. Ogni anno, nel primo weekend di Luglio, si svolge in paese la festa delle 500, con un grande raduno.
Andiamo a vedere anche un antichissimo ponte dal fascino romantico: le vecchie pietre quasi del tutto coperte dalla folta vegetazione e dall’abbaiare dei cani, ligi al loro dovere, che abitano nei dintorni. Tornando nel cuore del centro storico, visitiamo la Chiesa Parrocchiale della Nativit&amp;amp;#224;, il cui cupolone ottagonale e il campanile in stile barocco sono davvero affascinanti, cos&amp;amp;#236; come i pregiati marmi intarsiati dell’interno e una misteriosa tela seicentesca, di cui qualcuno dice fosse del Guercino. Dopo aver visitato anche l’Oratorio, immerso nella preziosa penombra degli alberi del centro, decidiamo di fermarci per cena presso l’Osteria Trattoria “Da Luciano”, nella centralissima Via Roma. 
Appena entriamo, ci avvolge un clima piacevolissimo, familiare, da trattoria. “Quando abbiamo rilevato questo locale, nel 2005, era solo un bar. Il bar c’&amp;amp;#232; sempre, ma noi, che siamo dei veri appassionati della cucina ligure, abbiamo trasformato il posto in un’osteria, e ogni giorno proponiamo delle specialit&amp;amp;#224; del territorio, da leccarsi i baffi”, ci spiegano il signor Luciano e la signora Lena, i titolari. Troviamo subito conferma di tutto ci&amp;amp;#242;, gustando gli antipasti, tutti preparati al momento, freschissimi: frittelle, ripieni alla genovese, acciughe marinate, la torta pasqualina, il carpaccio, il vitello tonnato, salumi vari tra cui del salame, anche piccante, di coniglio, e perfino la focaccia di Recco proposta anche come antipasto e preparata egregiamente dal signor Luciano.
Continuiamo con le trofiette al pesto, preparato con il basilico della casa, i ravioli alle erbette, le tagliatelle al rag&amp;amp;#249; e i pansotti con salsa di noci. Annaffiamo il tutto con degli ottimi vini liguri e delle Langhe, e passiamo ai secondi gustando prima di tutto il coniglio alla ligure, oltre a prelibatezze come il polpo con le patate, la buridda di stoccafisso, il bollito alla piemontese, mentre alcuni dei nostri amici scelgono una bella grigliata di carne. La nostra cena si conclude con le crostate della casa, preparate dal signor Luciano, oltre alla torta della nonna con pinoli e noci e il budino con le pesche.
Torneremo senz’altro a Garlenda durante l’autunno e l’inverno: oltre a scoprire il fascino del volto selvaggio di questi luoghi, ci intrigano le proposte culinarie tra cui la capra con i fagioli e il cinghiale con la polenta, oltre alla gustosa novit&amp;amp;#224; autunnale per i giovani: pizze, piadine e focacce. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.garlenda.sv.it
Osteria Trattoria da Luciano
Via Roma, 11 Garlenda (SV)
Tel.: 0182/582481 
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10352.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Cavalcando nell'entroterra ligure: Una giornata a Garlenda&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 05 Sep 2011 22:54:45 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10352.ashx</guid></item><item><title>Una giornata tra le ceramiche liguri: Gita ad Albissola Marina, Albissola Marina, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10351.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10351.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10351/106280.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Passeggiare su un mosaico lungo un chilometro, realizzato da artisti come Lucio Fontana, Roberto Crippa, Giuseppe Capogrossi, Aligi Sassu, il tutto sotto una fittissima fila di allegre palme dietro le quali s’intravede l’azzurro cristallino del mare: per vivere questa favolosa esperienza basta recarsi ad Albissola Marina. Il Lungomare degli Artisti &amp;amp;#232; infatti la prima meta della nostra gita in questo comune situato sulla Riviera Ligure di Ponente e fondato dai liguri Ingauni in epoca preistorica. Realizzato nel 1963, il percorso dei mosaici artistici &amp;amp;#232; tra i simboli di Albissola Marina, localit&amp;amp;#224; nota da secoli nel mondo per le sue ceramiche, la cui produzione era inziata a partire dal 1122. 
Addentrandoci nel centro storico, scopriamo uno dei borghi pi&amp;amp;#249; caratteristici della Riviera, con caruggi che si snodano in un calidoscopio di vivaci colori liguri, conservando intatte le antiche atmosfere medievali. S’incontrano botteghe e laboratori di ceramisti un po’ ovunque e al loro interno si ammira un’infinit&amp;amp;#224; di oggetti realizzati a mano, spesso nei colori blu e bianco, a ricordare lo splendore del mare.
Prima di noi, ad Albissola erano giunti molti viaggiatori illustri, di cui ci “parla” addirittura un coccodrillo: quello realizzato da Lucio Fontana per la storica Giuseppe Mazzotti Manifattura Ceramiche. Il rettile d’arte di grandezza naturale &amp;amp;#232; oggi esposto nel Giardino Museo della Manifattura, come simbolo dell’epoca in cui molti futuristi, tra cui il fondatore stesso del movimento Filippo Tommaso Marinetti, visitavano spesso Albissola Marina per realizzare delle opere in ceramica presso la Manifattura Mazzotti. 
Durante la nostra passeggiata visitiamo anche la cinquecentesca Chiesa Parrocchiale di Nostra Signora della Concordia, ammirando, oltre alla sua facciata barocca, realizzata nel Novecento, e l’ampio sagrato a strisce bianche e nere in puro stile ligure, anche diverse pregiate opere d’arte collocate al suo interno. Si affaccia sulla stessa suggestiva piazza l’Oratorio di San Giuseppe, costruito nel Seicento.
Ad Albissola Marina c’&amp;amp;#232; anche un pezzo di Novara: la Villa Faraggiana, oggi sede di mostre d’arte, edificata nel Settecento come dimora della famiglia dei Durazzo, lasciato poi al Comune di Novara dall’ultimo proprietario Alessandro Faraggiana. 
Avendo girato in lungo e in largo per questa bella citt&amp;amp;#224; rivierasca, decidiamo di fermarci per cena in un locale caratteristico, presso il Ristorante Pizzeria Au Caruggiu, in Via Isola. Appena entriamo, notiamo sulle pareti numerosissimi premi conseguiti dal titolare Nicol&amp;amp;#242; Angileri, tra cui un titolo di campione del mondo nella sezione Pizza Creativa conseguito a Las Vegas e due terzi posti ottenuti alle Italian Chef Wars. Ma abbiamo scelto questo ristorante per un motivo ancor pi&amp;amp;#249; importante: nel nostro gruppo ci sono ben tre celiaci, e qui tutti i piatti proposti possono essere realizzati in modalit&amp;amp;#224; senza glutine. Non solo: chiacchierando con il Signor Angileri, scopriamo che ha fondato un’azienda che produce alimenti di alta qualit&amp;amp;#224; con l’utilizzo di materie prime esenti da glutine: Gluten out, come dice il marchio. “Il segreto della nostra cucina &amp;amp;#232; la cura e l’amore con cui prepariamo i piatti, sia le pizze che le specialit&amp;amp;#224; da ristorante. Per fare una buona pizza &amp;amp;#232; indispensabile una lunga lievitazione”, ci spiega il titolare. Le prime prelibatezze che assaggiamo sono delle focaccine fresche con semi di sesamo rosso, come da tradizione siciliana, viste le origini marsalesi del signor Angileri. Proseguiamo con il guazzetto di cozze e vongole col pomodoro fresco, un antipasto misto di calamari ripieni, moscardini affogati, guazzetto di cozze, vongole e dell’insalata di polpo. Tra i primi scegliamo i bucatini con le sarde alla siciliana, il risotto ai frutti di mare, gli gnocchetti di patate al sapore di mare e le tagliatelle Mare e Monti con vongole veraci, zucchine, funghi porcini e gamberetti. Facciamo seguire questi deliziosi primi dalle oratine sfilettate in crosta di zucchine, mentre alcuni di noi gustano le orate al cartoccio con carciofi di Albenga, pinoli e olive taggiasche denocciolate. Assaggiamo tutti la specialit&amp;amp;#224; del locale: il polpo alla griglia con le patate. Annaffiamo il tutto con dei vini selezionati tra le circa 320 etichette, tra cui anche vini a gradazione alcolica 9,50 per un bere consapevole. I nostri amici che hanno scelto invece le pizze, gustano tra l’altro la “Italia 90” e la Mundial. Ma la star &amp;amp;#232; la pizza “Au Caruggiu”, con pomodoro, aglio, prezzemolo, cozze, vongole, calamari, gamberi e scampi.
La nostra giornata ad Albissola Marina si conclude tra una serie di dolci tentazioni, a cui non resistiamo: in primis, la cassata siciliana senza canditi, fatta con la ricotta di pecora fresca con delle gocce di cioccolato, e poi delle crostate con marmellata, arance e mandorle, e con marmellata, pesche e amaretti, e la torta Pan di Spagna con ricotta, granella di pistacchi e glassa di pistacchi. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.albissolamarina.sv.it
www.glutenout.it
Ristorante Au Caruggiu
Via Isola, 12 Albissola Marina (SV)
Tel.: 019/485252
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10351.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Una giornata tra le ceramiche liguri: Gita ad Albissola Marina&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 05 Sep 2011 22:36:22 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10351.ashx</guid></item><item><title>Sulla rotta dei velieri che solcavano i mari di Ponente: Una giornata a Loano, Loano, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10328.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10328.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10328/105594.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era l’aprile del 1825. La gente che passava sul lungomare di Loano notava una tartana, ovvero un’imbarcazione con le vele latine, diretta verso Levante. A quell’epoca di barche cos&amp;amp;#236; ne passavano tante lungo le coste liguri, ma questa aveva qualcosa di speciale: era di propriet&amp;amp;#224; di Domenico Garibaldi, il padre di Giuseppe Garibaldi. A bordo c’erano sia lui che il figlio, gi&amp;amp;#224; iscritto al Registro dei mozzi di Genova, contento di aver finalmente ottenuto il benestare del padre per intraprendere la carriera marinara. Quella volta erano partiti da Nizza a bordo della tartana Santa Reparata, diretti a Roma con un carico di vino per i pellegrini venuti per il Giubileo. All’altezza di Loano il cuore dei Garibaldi batteva pi&amp;amp;#249; forte: Rosa Raimondi, la mamma di Giuseppe e dei suoi cinque fratelli era originaria di quella splendida citt&amp;amp;#224; rivierasca. Una delle prime tappe della nostra giornata loanese &amp;amp;#232; infatti presso la casa natale di Rosa Raimondi su cui una targa ricorda la celebre mamma. Presso il Museo del Mare, al Palazzo Kursaal sul Lungomare, &amp;amp;#232; possibile invece immergersi in quelle atmosfere del passato marinaro del territorio in cui era cresciuto Garibaldi. Il testimone pi&amp;amp;#249; antico della vita di mare loanese &amp;amp;#232; la Chiesetta del Loreto, risalente al 775, costruita per i fedeli che dimoravano sulla costa. Spostandoci verso il centro raggiungiamo l’elegante Piazza Italia, dalla bellezza suggestiva grazie all’imponente Duomo dalla forma dodecagonale, dedicato a San Giovanni Battista, accanto al quale si erge l’Oratorio delle Cappe Turchine, costruito nel 1661. La confraternita delle Cappe Turchine esegue ogni anno il rituale della Festa del Mare, portando in spalla vicino alla riva il gruppo scultoreo rappresentante la Madonna della Visitazione, a cui vengono fatti fare diversi inchini davanti al mare. Il fascino del Seicento ci avvolge anche all’interno del Duomo, che conserva numerose preziose tele di quell’epoca.  Girando per il centro storico visitiamo anche il cinquecentesco complesso religioso di Sant’Agostino, che custodisce una ricca biblioteca.  Proseguendo verso il Castello, costruito nel Duecento da Oberto Doria, scopriamo un altro quartiere di grande interesse storico. Ai piedi del maniero si snoda il Borgo Castello, dall’intatto impianto medievale. Poco distante raggiungiamo il Ponte Castello, eretto nel Settecento su basi originarie dell’epoca romana, e il complesso monumentale del Convento Monte Carmelo. Fondato nel 1602, il Convento si lascia ammirare nonostante i lavori di ristrutturazione in corso: la cupola a base ottagonale della chiesa &amp;amp;#232; visibile da lontanissimo, mentre accanto al silenzioso chiostro si trovano gli orti dei frati, dove si coltivano delle piante officinali. Ritornando nei coloratissimi caruggi del centro storico, ammiriamo la Porta del Passorino, il cui orologio &amp;amp;#232; tra i simboli di Loano.  Restiamo nei pressi di questa storica Porta anche per cena, scegliendo il Ristorante Matam&amp;amp;#224;, in via Ghilini. Ci accomodiamo nell’accogliente e caratteristica sala con i mattoni a volta e con i tavoli decorati con delle originalissime piantine di diverse variet&amp;amp;#224; di peperoncini, e scopriamo subito di essere in un luogo dove poter gustare l’autentica cucina tradizionale ligure, adeguata ai gusti moderni. “La parola “Matam&amp;amp;#224;” in dialetto ligure indica un preziosissimo taglio di bollito”, ci spiega il signor Mauro, il titolare che gestisce il ristorante con la moglie Lorena. “Selezioniamo la carne con grande attenzione, proponendone solo la migliore qualit&amp;amp;#224;. I nostri piatti variano molto a seconda delle stagioni, utilizziamo quasi esclusivamente dei prodotti locali, in base a ci&amp;amp;#242; che offre il mare e l’orto. Inoltre facciamo cucina da ristorante senza glutine, visto che aderiamo all’Associazione Italiana Celiachia”, ci raccontano i titolari.  Essendo a pochi passi dal mare, il pesce resta per&amp;amp;#242; l’assoluto protagonista: infatti, iniziamo la nostra cena con dei gamberoni crudi di Oneglia e con delle zucchine ripiene di zucchine coi fiori al forno. Facciamo seguire questi squisiti antipasti dalle trenette con l’astice fresco e dalle trofie con totano gigante, vongole e tartufo nero. Come secondo piatto, gustiamo la specialit&amp;amp;#224; pi&amp;amp;#249; richiesta del ristorante, la frittura orto-mare. Alcuni nostri amici assaggiano invece altri piatti di pesce fresco, a base di orate e gallinelle. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini della Riviera Ligure, scelti nella fornita carta del locale che comprende anche una buona selezione di champagne. La dolce conclusione della cena ci vede gustare una bavarese servita nel bicchiere con composta di fragole, zenzero e fragole fresche e una cheesecake con meringa e salsa di frutti di bosco, mentre la nostra amica celiaca sceglie un souffl&amp;amp;#232; di cioccolato fondente senza glutine. Loano si chiama anche Isola del Ponente, per il suo clima particolarmente mite: ne approfitteremo per tornarci magari anche fuori stagione.  

Francesca Bertha  

PER INFORMAZIONI: 
www.comuneloano.it 
Trattoria Matam&amp;amp;#224; 
Via Ghilini, 26 Loano (SV) 
Tel.: 019/677459&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10328.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Sulla rotta dei velieri che solcavano i mari di Ponente: Una giornata a Loano&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 01 Sep 2011 00:26:27 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10328.ashx</guid></item><item><title>Nel borgo scelto dai grandi artisti del Novecento: Una giornata a Calice Ligure, Calice Ligure, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10327.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10327.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10327/105582.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mare in Liguria: nella fantasia di Emilio Scanavino, celebre pittore e scultore nato a Genova da genitori calicesi, le onde azzurre disegnano una superficie somigliante a uno specchio di ghiaccio, graffiato dai pattini. Se le interpretazioni del suo quadro del 1955 possono essere innumerevoli, una cosa &amp;amp;#232; certa: il paesaggio ligure, con i suoi profondi blu e i suoi verdi selvaggi l’aveva influenzato, e per quanto la sua arte si fosse evoluta in una direzione non figurativa e postcubista, nelle sue opere non mancano i riferimenti alla sua terra. 
Molte di queste opere Scanavino le ha create dopo il 1962, anno in cui aveva acquistato casa nel quartiere Eze a Calice Ligure, estendendo in breve tempo i confini del suo studio artistico a tutto il borgo, grazie al fatto di aver attratto nel paese dell’entroterra ligure anche molti altri artisti importanti. Per circa vent’anni Calice &amp;amp;#232; stato uno dei punti di riferimento di artisti sia italiani che stranieri, oltre che di galleristi, critici d’arte e giornalisti. 
Passeggiando oggi per i caratteristici caruggi, tra le case ristrutturate nel rispetto della tradizione, viene spontaneo pensare che quadri di Scanavino come “La Porta”, o “La Montagna”, entrambi del 1975, per quanto astratti, affondino in qualche modo le loro radici nella visione di questo paesaggio. 
Siamo nell’entroterra di Finale Ligure, comune a cui appartiene ci&amp;amp;#242; che viene per&amp;amp;#242; considerato tra i simboli di Calice: La Rocca di Perti. Si tratta di una delle mete preferite degli escursionisti e degli appassionati di arrampicate, in quanto la rocca &amp;amp;#232; ritenuta la parte pi&amp;amp;#249; alta del Finalese, zona votata agli sport outdoor. I tornanti immersi nell’aria pulita di Calice Ligure rappresentano invece un divertimento irrinunciabile per i ciclisti che arrivano qui numerosi anche dall’estero.
La nostra passeggiata per il paese ci porta, percorrendo una strada che passa tra case e giardini con tanti alberi da frutto, alla piazza dove sorgono la Chiesa Parrocchiale di San Nicol&amp;amp;#242; e l’Oratorio di San Carlo. I due edifici religiosi, costruiti uno accanto all’altro, dominano l’abitato in un’affascinante atmosfera senza tempo. La Parrocchiale fu costruita nel Settecento, sui resti di una preesistente fabbrica duecentesca e la sua pregiata facciata in stile barocco viene richiamata anche da quella dell’attiguo Oratorio. Al suo interno ammiriamo dei dipinti settecenteschi, oltre a delle preziose opere dello scultore Anton Maria Maragliano. Un’altra chiesa antica di Calice che andiamo a visitare nel tardo pomeriggio &amp;amp;#232; quella dedicata a Santa Libera, costruita nel 1550.
Anche la nostra cena calicese ci trova piacevolmente immersi nella storia del territorio: quando Calice Ligure era popolato dai famosi artisti del Novecento, la Trattoria Piemontese, gestita dalla famiglia Viola, situata in Piazza Massa, c’era gi&amp;amp;#224; da circa un secolo. “La Trattoria fu fondata nel 1870 da Secondo Turello e dalla moglie Teresa Viola. Lui era di Isola d’Asti, ecco perch&amp;amp;#233; il locale venne chiamato Trattoria Piemontese. Nei decenni successivi la guida &amp;amp;#232; passata prima al nipote Alberto e poi a suo figlio, anche lui Secondo e a sua moglie Giovanna, ovvero ai nostri genitori”, ci raccontano Luca e Roberto, i figli che oggi gestiscono il locale, sempre col prezioso aiuto dei genitori. La loro famiglia &amp;amp;#232; la memoria viva della storia di Calice Ligure anche perch&amp;amp;#233; quando c’erano tutti quegli artisti, naturalmente venivano a mangiare qui. “Chiss&amp;amp;#224;, magari a questo stesso tavolo c’era seduto una volta Aldo Mondino”, pensiamo, mentre iniziamo a gustare gli antipasti caldi della casa e il tipico cappon magro. Tra una prelibatezza e l’altra ammiriamo i dipinti sulle pareti, grazie ai quali ci sentiamo immersi nelle storiche atmosfere artistiche del paese. Tra i primi non possiamo resistere agli spelinseghi alla ligure e ai ravioli al burro e salvia, che facciamo seguire da un bel fritto misto di pesce, mentre alcuni nostri amici scelgono un’altra prelibatezza, il coniglio alla ligure. Annaffiamo tutte queste bont&amp;amp;#224; con dei vini liguri tra cui il Rossese di Dolceacqua e il Pigato d’Albenga, e per concludere in dolcezza, gustiamo i dessert della casa, tra cui il gelato alla pesca, il tiramis&amp;amp;#249;, il bunet, la torta di mele e la torta alle pesche e amaretti. Dopo cena chiediamo ai titolari di poter visitare la fornitissima enoteca, anche per ammirare l’antico pozzo che si trova al suo interno.
Cambiano le stagioni, e oggi sono le nuove gallerie a portare avanti la tradizione artistica di Calice Ligure. E’ un autentico piacere scoprire questo mondo, anche durante il periodo autunnale: anche per gustare un bel piatto di maltagliate ai funghi e magari un gelato alle castagne.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.calice-ligure.sv.it
Trattoria Piemontese
Piazza Massa, 4 Calice Ligure (SV)
Tel.: 019/65463
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10327.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Nel borgo scelto dai grandi artisti del Novecento: Una giornata a Calice Ligure&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 31 Aug 2011 23:48:21 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10327.ashx</guid></item><item><title>Lo spettacolo delle grotte e del teatro: Una giornata a Borgio Verezzi, Borgio Verezzi, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10298.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10298.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10298/105067.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che la Liguria sia la regione forse pi&amp;amp;#249; colorata d’Italia, grazie alle sue case arancioni, gialle e rosa, capaci di riflettere ed amplificare perfino il pi&amp;amp;#249; debole dei raggi solari, &amp;amp;#232; risaputo. Ma basta andare a Borgio Verezzi per scoprire che la stessa caratteristica di questa splendida terra si manifesta perfino sotto terra: infatti, le Grotte di Borgio Verezzi, scoperte nel 1933, anno in cui Borgio e Verezzi sono stati uniti nello stesso Comune, sono le grotte turistiche pi&amp;amp;#249; colorate d’Italia. Questo fenomeno spettacolare &amp;amp;#232; dovuto alla presenza di svariati minerali che riflettono la luce soffusa regalando ai visitatori un caleidoscopio di bianchi, di gialli e di rossi in mille sfumature diverse.
La nostra visita a Borgio Verezzi inzia proprio dalle Grotte, lungo il percorso turistico di circa ottocento metri, durante il quale ammiriamo delle enormi stalattiti dalle forme pi&amp;amp;#249; curiose, delle cannule, dei drappi incredibilmente sottili, fino a dei laghi, formatisi grazie alle acque di qualche torrente in superficie, tra cui il Rio Battorezza, inghiottite dalle cavit&amp;amp;#224;. Bench&amp;amp;#233; le Grotte non fossero mai state abitate dall’uomo, tra le sue concrezioni sono stati rinvenuti svariati reperti ossei di origine animale databili tra i 500 mila e i 750 mila anni fa, e non si tratta certo delle ossa di qualche malcapitato gatto o coniglio: sono invece resti di rinoceronti, elefanti, tigri, coccodrilli, macachi, orsi e perfino di mammut, animali che a quell’epoca scorrazzavano indisturbati sotto il Sole ligure...
Essendo passato da allora davvero tanto tempo, proseguiamo la nostra passeggiata senza il timore di incontrare qualche belva, e cos&amp;amp;#236; raggiungiamo la bella Chiesa Parrocchiale di San Pietro, edificata sui resti dell’antico castello del Burgum Albinganeum nel 1789. Anche dal pavimento della chiesa &amp;amp;#232; possibile accedere a una grotta, con un lago sul suo fondo. A Borgio visitiamo anche il Santuario della Madonna del Buon Consiglio.
Borgio Verezzi fa parte dei Borghi pi&amp;amp;#249; belli d’Italia, e lo conferma  anche la vista sul golfo che curva dopo curva si amplia in una cornice di oleandri e bouganville, fino al borgo di Verezzi che ha conservato intatte le proprie caratteristiche medievali. In questo luogo magico, e in particolare nella Piazza Sant’Agostino, si svolge dal 1967, ogni anno nei mesi di Luglio e Agosto, il Festival Teatrale di Borgio Verezzi. Nel 2011 la prestigiosa manifestazione &amp;amp;#232; giunta alla sua 45esima edizione, con ben otto spettacoli in prima nazionale. 
A Verezzi visitiamo anche la Chiesa di San Martino e il Santuario di Maria Regina Mundi: i due edifici religiosi si trovano sulle alture, e nelle loro vicinanze si pu&amp;amp;#242; ammirare anche un curioso Mulino Fenicio.
La nostra giornata all’insegna della bellezza continua presso il Ristorante Il Cappero, situato nella centralissima Via Roma. La location &amp;amp;#232; di quelle da lasciare a bocca aperta: due antiche costruzioni di origine tardo medioevale, situate una accanto all’altra, ospitano il ristorante e l’ampio American Bar, che si estende su una serie di terrazzi collegati tra loro, ognuno con una vista mozzafiato sul golfo e sulle montagne circostanti. “Un tempo questi locali erano utilizzati per il lavoro agricolo: c’era infatti un essiccatoio per il grano ed altri cereali, un frantoio per la produzione dell’olio d’oliva, ma anche un pollaio e delle stalle, oltre a delle abitazioni e delle cantine”, ci racconta il Signor Mattia, che ha creato il locale insieme alla moglie Angela verso la fine degli anni ’70, gestendolo oggi con l’aiuto della figlia Francesca. Durante la ristrutturazione l’architettura preesistente &amp;amp;#232; stata poco modificata, mantenendo e valorizzando le pareti grezze e l’ambiente intriso di storia. “Ospitiamo anche dei matrimoni e negli anni sono stati numerosi gli attori famosi che dopo gli spettacoli del Festival Teatrale, si sono fermati da noi per cena”, racconta la signora Angela. 
Desiderosi di gustare delle autentiche specialit&amp;amp;#224; del territorio, iniziamo con delle verdure ripiene alla ligure e con un’insalatina di carciofi d’Albenga con bottarga. Facciamo seguire questi squisiti primi dalle trofie con crema di basilico, fagiolini e patate e dai pansotti di magro con salsina di pinoli e maggiorana. Annaffiamo queste prelibatezze con degli ottimi vini liguri, tra cui del Vermentino dei Colli di Luni, del Pigato della Valle d’Albenga e del Rossese di Dolceacqua. Proseguiamo con la buridda di calamari con pinoli, olive, patate e capperi e gustiamo anche del coniglio alla ligure con le erbe della creuza. Dopo aver assaggiato anche gli squisiti dolci della casa, saliamo sui terrazzi per ammirare il suggestivo panorama con la luce della Luna e delle stelle, sorseggiando dei cocktail dell’American Bar. 
Un mojito, una caipirina, i cui colori vivaci si confondono con le romantiche luci di questo luogo, ricordandoci i riflessi variopinti delle grotte: la giornata a Borgio Verezzi &amp;amp;#232; stata una vera magia. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comuneborgioverezzi.it
www.festivalverezzi.it
www.grottediborgio.it
www.ilcappero.com
Ristorante – American Bar Il Cappero
Via Roma, 23 Borgio Verezzi (SV)
Tel.: 019/610958
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10298.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Lo spettacolo delle grotte e del teatro: Una giornata a Borgio Verezzi&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 13 Aug 2011 12:41:47 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10298.ashx</guid></item><item><title>Tra gli ulivi e l&amp;#39;isola incantata: Un weekend a Bergeggi, Bergeggi, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10297.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10297.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10297/105053.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Devono essere rimasti decisamente a bocca aperta gli abitanti del borgo alle pendici del Monte Elena, quando un bel giorno, verso l’inizio del VI secolo, videro avvicinarsi alla costa un altro monte, alto poco pi&amp;amp;#249; di cinquanta metri, che scivolava lentamente sul mare per fermarsi poco distante dalla terraferma. Si trattava di un isolotto roccioso e coperto dalla macchia mediterranea, con “a bordo” due santi: Eugenio e Vendemiale, in fuga dalle persecuzioni dei Vandali. Secondo la tradizione popolare sono queste le origini dell’Isola di Bergeggi, (Berzezzi in ligure, parola germanica che viene da “berg”, ovvero monte), oggi Riserva naturale regionale. Sant’Eugenio, vescovo di Cartagine dal 481 al 505, rest&amp;amp;#242; a vivere sull’isola che l’aveva miracolosamente “traghettato” davanti alla costa ligure, mentre Vendemiale ripart&amp;amp;#236; per la Corsica. Dopo la morte di Sant’Eugenio, le sue spoglie vennero traslate nella vicina Noli, ma la leggenda vuole che alcuni anni dopo la salma fosse tornata sull’Isola da sola... Qualche centinaio di anni dopo, nel 992, i vescovi di Savona costruirono sull’Isola un monastero dove s’insediarono i monaci di Lerino.
Comunque siano andate le cose, oggi Bergeggi &amp;amp;#232; un piccolo Paradiso terrestre della Riviera Ligure di Ponente, ed &amp;amp;#232; proprio qui che abbiamo deciso di fermarci per un weekend. 
Dopo esserci sistemati in due delle otto comodissime e luminose camere dell’Hotel Oro Verde, situato sulle alture di Bergeggi, da cui si apre una vista mozzafiato sul Golfo Di Capo Noli, andiamo alla scoperta del paese. Il borgo storico si sviluppa proprio l&amp;amp;#236; intorno, mentre Torre del Mare, la frazione pi&amp;amp;#249; moderna del paese, si raggiunge percorrendo dei viottoli che dalle alture scendono verso il litorale. Durante la nostra passeggiata visitiamo la Chiesa Parrocchiale di San Martino di Tours, e cerchiamo di scoprire alcune delle antiche torri di avvistamento, tra cui l’altomedievale Torre d’Ere e la quattrocentesca Torre Rovere. A “sorvegliare” l’abitato ci sono anche diversi forti: quello di Santo Stefano e di San Giacomo, situati ai confini montani con Vado Ligure, e si possono inoltre visitare i ruderi del Forte Sant’Elena, noto anche per il tragico disastro del 1921, quando salt&amp;amp;#242; in aria il deposito di esplosivi conservati al suo interno.
In attesa della seconda giornata del nostro weekend, che alcuni di noi dedicheranno a delle immersioni subacquee intorno all’Isola, meta prediletta dei sub, andiamo a fare la conoscenza di una capretta o meglio, della sua statua metallica, in mezzo ai giardini della frazione Torre del Mare. A richiamarla, secondo la fantasia popolare, &amp;amp;#232; il Pifferaio seduto sulla punta occidentale dell’Isola: una statua in metallo raffigurante forse un pastore che suona uno strumento a fiato. 
Durante il nostro fine settimana a Bergeggi visitiamo anche la spettacolare Grotta Marina, che si apre nelle falesie calcaree della costa.
Alla fine di questa bella giornata, ci avviamo verso quell’oasi di relax immersa nella natura, che &amp;amp;#232; l’Hotel Oro Verde, dove ci aspetta una squisita cena ligure. Prima di accomodarci a tavola, ammiriamo il panorama che si apre dal terrazzo e facciamo un giretto nel giardino, vicino alla piscina e tra gli ulivi, dove si organizzano anche matrimoni, compleanni, cresime e battesimi. 
“Anni fa qui c’era solo una casetta dove mio nonno veniva a coltivare l’uliveto e l’orto. E’ stato mio marito Franco a costruire tutta la struttura che vedete oggi”, ci racconta Olivia, che gestisce l’Hotel Ristorante insieme al marito, alla mamma Silvia e il pap&amp;amp;#224; Enrico. La preparazione delle prelibatezze che ci accingiamo a gustare &amp;amp;#232; affidata al cuoco Luca, aiutato da Igor. 
Iniziamo con il ventaglio di salmone marinato in casa al pepe rosa e melba toast, la rosa di Golfetta con fresca burrata di bufala, e il crudit&amp;amp;#232; di gamberi viola di San Remo al bouquette di agrumi. La nostra amica vegetariana apprezza invece uno sformatino vegetariano tiepido su vellutata di porri e zafferano. Facciamo seguire questi squisiti antipasti dal cestino di tagliatelle variegate alle acciughe e pomodorini freschi, e gustiamo anche il raviolo del pescatore insaporito al polpo e zucchine trombetta e le trofiette al raguttino di coniglio nostrano. Proseguiamo la cena con un fantastico turbante di spigola farcito con gambero su vellutata di crostacei, la frittura di acciughe, panissa e croccanti verdure, mentre alcuni di noi assaggiano la tagliata di tonno mediterraneo ai semi di sesamo e riduzione al balsamico.
La nostra cena si conclude in gran dolcezza, gustando tra l’altro il cannolo Oro Verde, preparato come quello siciliano, ma al Chinotto candito di Savona, la bavarese allo yogurt ai frutti di bosco, il carpaccio di ananas e frutta fresca e un bel gelato al pistacchio e pere in pasta fillo con salsa all’Amarone.
Le luci del Golfo e il silenzio dell’uliveto ci fanno compagnia prima di andare a dormire, aspettando un’altra splendida giornata al mare.  

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.bergeggi.sv.it
www.hoteloroverde.it
Hotel Ristorante Oro Verde
Strada Comunale alla Gola di S. Elena, 11 Bergeggi (SV)
Tel.: 019/859853
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10297.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Tra gli ulivi e l'isola incantata: Un weekend a Bergeggi&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 13 Aug 2011 12:21:38 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10297.ashx</guid></item><item><title>Con i Beatles a Salsomaggiore Terme, Salsomaggiore Terme, Emilia Romagna</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10216.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10216.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10216/103903.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Salso Meets The Beatles
Salsomaggiore Terme, sabato 16 e domenica 17 Luglio 2011

Da Abbey Road nel cuore di Salsomaggiore Terme: la musica dei mitici Beatles far&amp;amp;#224; battere il cuore a tutti gli appassionati durante la Seconda Edizione di Salso Meets The Beatles, manifestazione ideata e realizzata da Mus.Ar.Te., Associazione musicale culturale di Salsomaggiore Terme.
Il sogno, nato sulle note di Let It Be, di creare un evento che facesse ogni anno rivivere il mito del celebre gruppo di Liverpool, &amp;amp;#232; diventato realt&amp;amp;#224;: la prima edizione, svoltasi un anno fa, si era rivelata un grande successo. Quest’anno ricorre il 50esimo anniversario del primo concerto che i Beatles tennero al celebre Cavern di Liverpool, locale da cui in un certo senso era partita la loro fantastica carriera e dove la band avrebbe successivamente suonato almeno altre trecento volte. 
Sabato 16 e domenica 17 Luglio il centro della famosa citt&amp;amp;#224; termale si trasformer&amp;amp;#224; nella capitale della musica dei Beatles. Come dice il titolo di una delle pi&amp;amp;#249; belle canzoni scritte da George Harrison, “Here comes the Sun”: l’evento porter&amp;amp;#224; il Sole della buona musica, i ritmi beatlesiani intrisi di amore in una bellissima citt&amp;amp;#224; giardino, solare e piena di gioia. La manifestazione, realizzata con la collaborazione dei Beatlesiani d’Italia Associati, vedr&amp;amp;#224; esibirsi gruppi musicali di ogni tipo, dalle tribute band a giovani gruppi pop-rock, ma anche formazioni di jazz e folk, oltre ad artisti di musica classica che interpreteranno le melodie del gruppo pi&amp;amp;#249; famoso del mondo. Sabato 16 Luglio si esibir&amp;amp;#224; la tribute band forse pi&amp;amp;#249; importante d’Italia, “The Beatbox”, mentre domenica ci saranno i “The Fabs”, amatissima Beatles band, di cui alcuni membri vantano collaborazioni con artisti come Riccardo Fogli. La parola d’ordine quindi &amp;amp;#232;: Come together, e godiamoci la splendida musica dei Beatles!
La manifestazione sar&amp;amp;#224; anche un’occasione per concedersi un breve soggiorno nella favolosa localit&amp;amp;#224; termale. Salsomaggiore Terme &amp;amp;#232; ricchissima di parchi e di verde, &amp;amp;#232; contornata da bellissime colline, ed &amp;amp;#232; sede di una struttura termale tra le migliori d’Europa, il centro benessere delle Terme Berzieri, situato in uno splendido palazzo Liberty, che per l’occasione offrir&amp;amp;#224; degli sconti speciali agli appassionati della musica dei Beatles che parteciperanno all’evento. Presso le Terme Berzieri si svolger&amp;amp;#224; l’inaugurazione della manifestazione, oltre a diversi importanti eventi collaterali quale la Mostra iconografica sui Beatles, il seminario di Rolando Giambelli e un prezioso concerto strumentale, ispirato alla band di Liverpool.


Il Calendario degli eventi:

Sabato 16 Luglio 2011

Ore 17.45 Inaugurazione Festival e Mostra iconografica sui Beatles - Terme Berzieri Salsomaggiore
Ore 18.00 Seminario a cura di Rolando Giambelli, Presidente dei Beatlesiani d’Italia Associati – Terme Berzieri
Ore 18.45 Intervento musicale strumentale a cura di Mus.ar.te.: Maestro Luigi Rizzi (pianoforte), Luca Vascelli (chitarra), Antonella Tanetti (violino), Federica Bersellini (voce) – Terme Berzieri
Ore 21.30 Concerto della Tribute band “THE BEATBOX” in Piazza Berzieri.

Domenica 17 Luglio 2011

Dal mattino, mostra fotografica sui Beatles – Terme Berzieri
Ore 10.30 Esibizioni dei gruppi ed artisti iscritti al Festival nel Parco Corazza 
Bancarelle di dischi/cd/dvd, libri, oggettistica Beatles nel Parco Corazza
Ore 15.30 Esibizioni dei gruppi ed artisti iscritti al Festival nel Parco Corazza
Ore 17.30 Concerto acustico degli F4 – Parco Corazza
Ore 18.15 Premiazione dei gruppi/musicisti nel Parco Corazza
Ore 21.30 Concerto di chiusura della Beatles band “THE FABS” in Piazza Berzieri

INGRESSO LIBERO

Presenta la rassegna musicale Deborah Cerri.

Sabato 16 e Domenica 17 Luglio, alla sera, durante l’Aperitivo beatlesiano, ci sar&amp;amp;#224; l’appuntamento con il Beatles Karaoke ed il gruppo dei Quarryband.

Nei bar aderenti al Centro Commerciale Naturale “Liberty Center Salsomaggiore Shopping”, si potr&amp;amp;#224; degustare l’aperitivo beatlesiano.

Evento ideato e realizzato da MUS.AR.TE., Associazione musicale culturale di Salsomaggiore Terme

Direzione artistica: Guido Barbieri

con la collaborazione dei Beatlesiani d’Italia Associati

PER INFORMAZIONI:
www.musartesalso.it
MUS.AR.TE. – Associazione musicale culturale di Salsomaggiore Terme
Telefono: 0524/577740
info@musartesalso.it
Facebook: Salso meets the Beatles Festival
www.portalesalsomaggiore.it  


Promozione Centro Benessere Terme Berzieri:
Presentando la brochure del Festival presso il Centro Benessere Berzieri delle Terme di Salsomaggiore, si avr&amp;amp;#224; diritto al 15 % di sconto sui trattamenti benessere e al 10% sui pacchetti benessere per tutto il 2011. (Prenotazione obbligatoria al tel.: 0524/582723)
 
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10216.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Con i Beatles a Salsomaggiore Terme&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 29 Jun 2011 17:11:09 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10216.ashx</guid></item><item><title>La Pietra, lo scoglio e i pesci: una giornata nei miracoli di Pietra Ligure, Pietra Ligure, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10269.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10269.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10269/104505.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un imponente scoglio calcareo che si erge sulla terraferma, a poca distanza dal mare. Qualcuno, molto probabilmente un condottiero romano, ci sal&amp;amp;#236; sopra e disse: “Qui c’&amp;amp;#232; da costruire un castello. Una fortezza. E’ il luogo perfetto: si vede il mare, possiamo controllare le navi, &amp;amp;#232; in alto ma non troppo, si vedono benissimo anche le colline intorno”. E cos&amp;amp;#236; fu: su quel suggestivo scoglio costruirono un bel forte, che poi ingrandirono nel periodo delle invasioni barbariche e saracene (tra il VI e il IX secolo). L’intuizione dei Romani risult&amp;amp;#242; azzeccata: il castrum era facilmente difendibile, anche se sub&amp;amp;#236; in ogni caso delle devastazioni e quando nel XII fu ricostruito, divenne dimora e rifugio dei vescovi di Albenga. 
La nostra passeggiata per le strade di La Pietra, come veniva chiamata la citt&amp;amp;#224; in passato, inizia proprio dal famoso castello, e prosegue alla scoperta dei coloratissimi caruggi liguri pieni di botteghe che si snodano nel centro storico. Raggiungiamo cos&amp;amp;#236; la stupenda piazza principale della citt&amp;amp;#224;, dove si erge la Basilica di San Nicol&amp;amp;#242;. Ed ecco che si scopre subito un miracolo: stando alla leggenda popolare, nel 1525 San Nicola di Bari liber&amp;amp;#242; la popolazione del borgo dalla pestilenza che imperversava sulla costa. Cos&amp;amp;#236; la comunit&amp;amp;#224; fece un voto promettendo di costruire una splendida chiesa in onore del Santo. Volevano che la chiesa fosse meravigliosa e venisse eretta nel punto pi&amp;amp;#249; bello della citt&amp;amp;#224; ed &amp;amp;#232; proprio per questo entusiasmo e perfezionismo che i lavori slittavano di decennio in decennio, alla ricerca del luogo perfetto. Alla fine si decise per l’ampio arenile fronteggiante il borgo e nel 1750 si diede inizio ai lavori. La chiesa venne consacrata nel 1791, quando non era ancora del tutto compiuta e aveva un solo campanile.
Oggi chi viene a Pietra Ligure, pu&amp;amp;#242; ammirare entrambi i campanili, oltre a diverse preziose opere d’arte all’interno, tra cui l’icona su legno di San Nicol&amp;amp;#242;, dipinta dal pittore genovese Giovanni Barbagelata.
Ma quello operato da San Nicola non &amp;amp;#232; l’unico miracolo di Pietra Ligure: ne avvennero diversi altri, soprattutto mariani, presso una piccola cappella situata presso le paludi del Maremola, su cui era dipinto un affresco della Vergine con il Bambino. Quell’affresco ora si trova nel Santuario di Nostra Signora del Soccorso, costruito nel Cinquecento.
Girando per i caratteristici vicoli, scopriamo anche la Salita di Santa Caterina attraverso la quale un tempo si accedeva all’antica fortezza e a una piazzetta con due oratori, quello dei Bianchi e quello dei Neri. L’Oratorio dei Bianchi &amp;amp;#232; l’antica chiesa parrocchiale della citt&amp;amp;#224;, edificato intorno al IX secolo, oggi trasformato in auditorium e location per mostre, anche se al suo interno vengono tuttora celebrate delle Sante Messe in occasione di diverse festivit&amp;amp;#224;.
Dopo aver scoperto molti dei segreti della storia di questa graziosa citt&amp;amp;#224;, ci&amp;amp;#242; che ci vuole &amp;amp;#232; una bella passeggiata sotto le palme del lungomare e una squisita cena a base di specialit&amp;amp;#224; marinare: cos&amp;amp;#236; ci accomodiamo nello spazioso dehor del Ristorante Lo Scoglio, in Via Don Giovanni Bado, a poca distanza dalla Basilica. “Questo &amp;amp;#232; stato uno dei primi ristoranti di Pietra Ligure. Noi lo gestiamo dal 1992 con mia moglie Patrizia e con nostro figlio Manuel”, ci racconta Nino Iannuzzi, il titolare, con alle spalle una lunga esperienza maturata anche in Germania e in Inghilterra. Iniziamo con un misto di mare, sia cotto che crudo tra spada, salmone marinato, tonno, acciughe e un cocktail di gamberini. Tra gli antipasti gustiamo anche le acciughe marinate liguri con capperi di Borgio e rucola, oltre alle cozze con pomodoro piccante con peperoncino sott’olio aromatizzato. “In cucina utilizziamo tanto basilico, che coltiviamo nel nostro orto, come anche i pomodori, il prezzemolo, la rucola e tante altre verdure”, ci spiega il signor Nino. Proseguiamo la nostra cena gustando i piatti tipici proposti dal locale, tra cui gli gnocchetti di patate bianchi e al nero di seppia, con salsa di calamari e gamberi, i ravioloni fatti col nero di seppia, ripieni di pesce, con una salsina  chiara molto leggera, con roselline di salmone, mentre alcuni di noi assaggiano con piacere i tagliolini fatti in casa al nero di seppia, con salsa allo scoglio, con i frutti di mare.
Annaffiamo queste prelibatezze con dei vini liguri, soprattutto con del Pigato e del Vermentino, e proseguiamo la cena con dell’ottimo pesce fresco al forno con le patate e basilico, preparato, come anche tuti gli altri piatti, con dell’olio extravergine di oliva ligure. Gustiamo anche una frittura di paranza e una grigliata mista di pesce pescato in parte direttamente dal titolare, appassionato di pesca subacquea. 
Concludiamo la cena con dei gustosi semifreddi all’avogado e pinoli, e con le mandorle e gli amaretti: prelibatezze il cui gusto dolce ci ricorder&amp;amp;#224; questa giornata passata a Pietra Ligure.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comunepietraligure.it
Ristorante Lo Scoglio
Via Don Giovanni Bado, 87
Tel.: 019/625175
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10269.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;La Pietra, lo scoglio e i pesci: una giornata nei miracoli di Pietra Ligure&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 28 Jul 2011 11:07:15 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10269.ashx</guid></item><item><title>Una giornata gi&amp;#249; al mare, tra velieri e meridiane: Gita a Spotorno, Spotorno, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10262.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10262.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10262/104405.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell’inquadratura delle nostre foto che ritraggono il vivace litorale di Spotorno, se fosse stato possibile scattarle qualche centinaio di anni fa, avremmo visto il colorato viavai di commercianti, di gente che caricava la merce sui lembi, le tipiche imbarcazioni con a bordo equipaggi a volte anche di trenta persone che partivano alla volta della Francia, della Sicilia e della Sardegna. Dove oggi c’&amp;amp;#232; Piazza della Vittoria, avremmo potuto assistere al varo di eleganti brigantini, ovvero dei bellissimi velieri dotati di due alberi che venivano costruiti nel cantiere.
Oggi Spotorno &amp;amp;#232; una delle mete turistiche preferite della Riviera Ligure di Ponente, e il fascino della citt&amp;amp;#224; deriva, oltre che dalla sua splendida posizione geografica, anche dal suo grande patrimonio storico che affonda le radici nell’antica cultura marinara. Il litorale di Spotorno fu nel 1953 set del film La Spiaggia, diretto da Alberto Lattuada.
La nostra passeggiata ci porta a scoprire molte testimonianze dei secoli passati, spesso costellati da dure guerre, come ad esempio quella del 1226 quando la vicina Noli, alleata con Genova, invase e sacchegg&amp;amp;#242; Spotorno. A ricordare queste ed altre battaglie, sono oggi i ruderi del Castello, pi&amp;amp;#249; volte distrutto e ricostruito, sulle alture da cui si apre una splendida vista sulla costa, ma anche le torrette di avvistamento costruite verso la fine del Cinquecento per controllare il mare e prevenire gli attacchi dei turchi e dei pirati.
In passato Spotorno era nota perfino all’estero per l’intensa attivit&amp;amp;#224; di produzione di calce, come testimoniano tuttora alcune antiche fornaci che si possono osservare in citt&amp;amp;#224;.
Girando nel coloratissimo centro storico, caratterizzato dai tipici caruggi liguri, giungiamo nei pressi della Biblioteca Civica, dove notiamo delle simpatiche piastrelle con divertenti disegni dedicati alla citt&amp;amp;#224;: si tratta delle opere realizzate per una delle scorse edizioni di SpotornoComics, rassegna di satira e fumetti che ogni anno ha il suo momento clou nel mese di Agosto, durante la Notte delle Vignette. Nel 2006 l’edizione era dedicata al 250esimo anniversario della nascita di Mozart, ed ecco che un simpatico pesce, dai denti a forma di tastiera di pianoforte, ci chiede sorridendo: “Lo sapevate che Mozart &amp;amp;#232; passato da Spotorno?” 
Certamente sono passati di qui altri noti personaggi dell’arte e della cultura, come lo scrittore britannico D.H. Lawrence, autore del romanzo “L’amante di Lady Chatterley”, e il poeta Camillo Sbarbaro, grande amico di Eugenio Montale. Nato nel 1888 a Santa Margherita Ligure Sbarbaro, a cui &amp;amp;#232; dedicata la Biblioteca, soggiorn&amp;amp;#242; numerose volte qui, anche per via delle sue parentele spotornesi.
Durante il nostro giro visitiamo anche alcune bellissime chiese, tra cui la Parrocchiale della Santissima Annunziata, con al suo interno delle opere risalenti al Seicento. Sulla sua facciata campeggia una delle pi&amp;amp;#249; belle meridiane della citt&amp;amp;#224;, concepita secondo l’uso italico, (diverso dal metodo degli orologi solari francesi), per mostrare agli agricoltori quante ore di luce rimangono a disposizione.
Felici di questa splendida giornata al mare, non potevamo che scegliere, anche per la nostra cena, un locale che rispecchiasse la nostra gioia: il Ristorante Zu a Ma, in Via Cavour. Un nome dialettale ligure che indica proprio “Gi&amp;amp;#249; al mare”, e identifica questa nuova Locanda che si &amp;amp;#232; gi&amp;amp;#224; distinta per la sua cucina naturale, proposta dal titolare Giacomo Gallina, chef con una lunga esperienza alle spalle, che l’aveva portato a lavorare per rinomatissimi Hotel e Ristoranti sia in Italia che all’estero. “Questo locale era un vecchio rimessaggio di gozzi. Nel ristrutturarlo, abbiamo voluto valorizzare questo suo sapore caratteristico, unendolo a un arredamento moderno, leggero, elegante, ma informale”, ci racconta il Signor Giacomo, che gestisce il locale insieme a Giusy, bravissima creatrice di squisiti dolci.
Iniziamo con un tortino di acciughe con patate ed un escabece di verdura in agrodolce, e con dei fiori di zucca farciti alla ricotta, serviti con battuto di tartufo nero. Gustiamo anche dei gamberi rossi scottati sopra una passatina di pesche rosa. Facciamo seguire questo ricco antipasto dagli gnocchetti di patate con buccia di limone, gamberi e vaniglia, e dal risotto con fiori di zucca e rag&amp;amp;#249; di tonno. Ogni piatto che assaggiamo ci delizia con il suo carattere saporito e leggero nello stesso tempo, dovuto alla freschezza degli ingredienti e alla sapienza dello chef , molto attento anche alla salute. Gustiamo inoltre uno squisito bianco di rombo alla piastra con caponatina di verdure mentre alcuni di noi assaggiano il branzino sfilettato con patate e porcini. 
Il gran finale della nostra cena ci premia con un arcobaleno di dolce goduria: la cassata moderna di Giusy, la crostata di Linz, la New York cheese cake e il tiramis&amp;amp;#249;. 
Ripartiamo per la citt&amp;amp;#224; con i colori liguri negli occhi, certi che torneremo ancora tante volte “Zu al mare”...

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
http://spotorno.next.sm
www.zuama.it
Ristorante Zu a Ma
Via Cavour, 36 Spotorno (SV)
Tel.: 019/747891
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10262.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Una giornata giù al mare, tra velieri e meridiane: Gita a Spotorno&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 25 Jul 2011 15:21:19 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10262.ashx</guid></item><item><title>Vacanza tra santi e navigatori: Una giornata a Varazze, Varazze, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10260.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10260.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10260/104385.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una stupenda citt&amp;amp;#224; della Riviera delle Palme, tra la punta della Mola e la punta dell’Aspera, dal cui porto circa settecento anni fa era partita la nave di Lanzerotto Malocello, navigatore che scopr&amp;amp;#236; le Isole Canarie. L’Isola di Lanzarote prende il nome proprio da lui, personaggio simbolo della vocazione navale di Varazze, famosa sin dall’epoca romana per i suoi cantieri. Il borgo sorse accanto alla stazione dell’Impero romano Ad Navalia, e fu citato per la prima volta nel X secolo col nome Varagine, da cui proviene il toponimo odierno, a indicare un luogo dove si varavano le navi.
Partiamo alla scoperta di questa antica citt&amp;amp;#224; marinara su una strada che fino a qualche decennio fa era percorsa dai treni: la Passeggiata Europa, lunga circa cinque chilometri, ricavata sul vecchio tracciato a binario unico della ferrovia Genova – Ventimiglia, unisce Varazze e Cogoleto. Immerso nella macchia mediterranea, il percorso ciclopedonale conduce attraverso rocce di colore verde scuro e bianche, passando attraverso le vecchie gallerie restaurate con l’utilizzo di materiali naturali.
Se oggi Varazze &amp;amp;#232; una delle mete turistiche pi&amp;amp;#249; amate della Riviera Ligure, anche grazie alle opportunit&amp;amp;#224; escursionistiche offerte dal suo entroterra immerso nel Parco Regionale del Beigua, secoli fa il suo territorio fu teatro di aspre battaglie tra Genova e Savona, e in qualche occasione fu anche tormentata dalle pestilenze. Proprio a questo flagello &amp;amp;#232; legata la leggenda di Santa Caterina da Siena, che giunse a Varazze nel 1376, e vedendo la popolazione decimata dalla peste, si ferm&amp;amp;#242; a pregare presso un’edicola mariana. Le sue preghiere riuscirono a liberare la citt&amp;amp;#224; dall’epidemia e la gente eresse per gratitudine una cappella, che successivamente fu ampliata e divenne l’attuale Santuario di Santa Caterina.
Tra i numerosi monumenti religiosi della citt&amp;amp;#224; visitiamo anche la cinquecentesca Chiesa di San Nazario e Celso, situata nell’estrema zona di Ponente di Varazze, al di fuori delle mura medievali, nota anche per il suo sagrato, pavimentato a “risseu”, con dei ciottoli policromi, e la Chiesa di San Domenico, dove &amp;amp;#232; sepolto Jacopo da Varagine, frate domenicano e arcivescovo di Genova, vissuto nel Duecento e famoso per aver scritto la Legenda Aurea, un volume sulle vite dei santi. 
Tornando nel centro storico, la nostra passeggiata prosegue per i coloratissimi carrugi, pieni di graziosi negozietti e di focaccerie, fino a giungere alla Chiesa Parrocchiale di Sant’Ambrogio dalla facciata ricostruita nel 1916 in stile neorinascimentale. La sua torre campanaria alta circa trenta metri, il trecentesco “Campanin Russu”, &amp;amp;#232; il simbolo della citt&amp;amp;#224;. 
Rimandiamo all’indomani la visita al menhir, un monolito situato sulla cima dei Piani d’Invrea e all’Eremo del Deserto, un seicentesco convento carmelitano nell’entroterra, e ci indirizziamo verso i piaceri della buona tavola. 
Per iniziare, ci fermiamo per l’aperitivo presso il Wine Bar “Perch&amp;amp;#233; No”, in Via Colombo. Sorseggiando degli ottimi cocktail e gustando un’ampia variet&amp;amp;#224; di stuzzichini e insalate nell’ambiente alla moda, scambiamo quattro chiacchiere col titolare Alessandro, scoprendo che a pochi passi di distanza si trova il Ristorante Enoteca “Perch&amp;amp;#233; No”, gestito da suo fratello Andrea. Dopo l’aperitivo ci spostiamo nel Ristorante, accomodandoci nell’ampio dehor. “Questo &amp;amp;#232; un palazzo storico del 1912, un tempo era sede dell’Hotel Delfino. Noi lo gestiamo dal 2000, e dopo un inizio da wine bar e brasserie, il locale si &amp;amp;#232; evoluto fino ad essere apprezzato oggi per i piatti di qualit&amp;amp;#224; a base di prodotti freschi a prezzi comunque contenuti”, ci racconta il Signor Andrea che gestisce il locale insieme agli chef Ernesto, Claudio e Davide, e con Cecilia in sala.
Iniziamo con del pesce crudo locale, una variazione di entrate di pesce stufato alla ligure e una degustazione di pregiati formaggi e salumi in abbinamento a confetture e vino. Facciamo seguire questo ricco antipasto dai tagliolini al profumo di Rossese e more con bocconcini di stoccafisso saltati con olive, capperi, pinoli e peperoncino. Assaggiamo anche le linguine con acciughe nostrane e bottarga, i ravioli col ripieno di branzino con sugo di filetti di triglia e pomodoro fresco. Alcuni del gruppo optano invece per un primo di terra, i plin di borragine spadellati con salsiccia e pecorino di Fossa al profumo di pesto di pistacchi. Nella scelta dei secondi ci dividiamo tra i fritti di paranza, le grigliate miste di pesce e di carne e il pesce locale sfilettato con ortaggi di stagione. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con dei vini scelti tra le 350 etichette disponibili, tra cui anche una trentina di tipi di ottimi champagne.
La nostra giornata ligure si conclude in dolcezza, con il tiramis&amp;amp;#249; alla mousse di cioccolata bianca e dei semifreddi di fior di latte e pinoli tostati con crema di pistacchio e colatura di cioccolato fondente e dopo, un’altra passeggiata sul lungomare illuminato dalle stelle...  

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.varazze.sv.it
www.percheno.biz
Ristorante Enoteca Perch&amp;amp;#233; no
Corso Colombo, 50 Varazze (SV)
Tel.: 019/930235
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10260.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Vacanza tra santi e navigatori: Una giornata a Varazze&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sun, 24 Jul 2011 11:20:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10260.ashx</guid></item><item><title>Gita nella citt&amp;#224; delle cento torri: Una giornata ad Albenga, Albenga, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10256.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10256.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10256/104311.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un gruppo di antichissime torri che svettano verso il cielo azzurro che si confonde con il blu del mare: quando passando sull’Autostrada dei Fiori il nostro sguardo incontra questo straordinario panorama, sappiamo di essere all’altezza di Albenga, citt&amp;amp;#224; che vanta il centro storico pi&amp;amp;#249; suggestivo e meglio conservato della Riviera ligure di Ponente. Ma Albenga accoglie con una vista mozzafiato anche chi arriva dal mare: la splendida Isola Gallinara, un tempo abitata dai monaci colombaniani e successivamente dai benedettini, si trova proprio di fronte alla citt&amp;amp;#224;. L’isola, che prende il nome dalle galline selvatiche che la popolavano in passato, fu il rifugio di San Martino di Tours verso la fine del IV secolo, mentre oggi &amp;amp;#232; riserva naturale con una delle pi&amp;amp;#249; grandi colonie di nidificazione dei gabbiani reali nel Mar Ligure.
La passeggiata nel centro storico di Albenga, un tempo chiamata Album Ingaunum, &amp;amp;#232; un vero e proprio tuffo nelle pi&amp;amp;#249; autentiche atmosfere medievali. Si va in giro con il naso all’ins&amp;amp;#249; e con la bocca aperta dallo stupore alla vista di cos&amp;amp;#236; tante splendide torri che spuntano ovunque dietro i palazzi e in fondo ai vicoli. Quelle del Vecchio Comune e della Cattedrale, sono le tre torri simbolo della citt&amp;amp;#224;, a ricordare gli antichi conflitti tra i poteri ecclesiastici e quelli comunali. 
Narra la leggenda che molti secoli fa in citt&amp;amp;#224; ci fosse un serpente che terrorizzava gli abitanti. In particolare rendeva impossibile recarsi da Albenga ad Alassio, uccidendo chiunque passasse per quella strada. Cos&amp;amp;#236; la popolazione fece una processione pregando San Michele Arcangelo, patrono della citt&amp;amp;#224;, di uccidere il tremendo rettile. Il miracolo non tard&amp;amp;#242; ad arrivare: durante la notte si vide un improvviso bagliore che dal cielo s’indirizzava verso un punto preciso della strada. Proprio l&amp;amp;#236; la gente trov&amp;amp;#242; il serpente ucciso. La Cattedrale di San Michele Arcangelo, fondata verso le fine del IV secolo, &amp;amp;#232; tra gli edifici pi&amp;amp;#249; antichi della citt&amp;amp;#224;. La chiesa odierna sorge sul sito della costruzione paleocristiana e al suo interno custodisce preziosi affreschi e altre opere.
Nel centro storico visitiamo il Civico Museo Ingauno presso il Palazzo del Vecchio Comune, e ammiriamo anche il Palazzo Vescovile e il Palazzo Peloso Cepolla, dotato di una torre duecentesca. 
La favolosa posizione geografica di Albenga in passato era anche fonte di pericolo, in particolare per colpa delle incursioni piratesche. Il 2 Luglio 1637, mentre presso il Santuario si svolgevano le celebrazioni della festa della Madonna di Pontelungo, i pirati saraceni assalirono la vicina Ceriale, saccheggiandola e uccidendo decine di persone. Subito dopo s’indirizzarono verso Albenga, ma furono abbagliati dallo splendore proveniente dal Santuario e cos&amp;amp;#236;, spaventati, rinunciarono al massacro. Nei pressi del Santuario visitiamo anche la Basilica di San Vittore, edificio paleocristiano che sorse sul luogo di una necropoli di epoca imperiale romana.
Dopo questa bella passeggiata decidiamo di rilassarci in compagnia di qualche buon piatto di specialit&amp;amp;#224; liguri, e cos&amp;amp;#236; ci accomodiamo presso i tavoli del Ristorante Pizzeria Giulisse, in Via Milite Ignoto. L’ambiente giovane, dai colori caldi, mette allegria. Iniziamo a studiare il men&amp;amp;#249; trovandoci di fronte a un piacevolissimo imbarazzo della scelta: oltre alle specialit&amp;amp;#224; da ristorante, scopriamo che ci sono delle pizze grandissime, di circa 40 centimetri, preparate nel forno a legna, oltre a dei piatti anglosassoni, come il fish and chips. “Sono stato per venticinque anni in Inghilterra, e una volta tornato, un anno e mezzo fa ho aperto questo ristorante. Il nome Giulisse unisce infatti il mio nome, Giuliano, e Ulisse”, ci racconta il titolare. Il figlio dei nostri amici coglie subito l’occasione per esercitarsi e ordina in inglese una bella farinata. Alcuni di noi non resistono alle ottime pizze, scegliendo tra l’altro la Pizza Giulisse, con mozzarella, salmone affumicato, rucola e pomodorini freschi. Gustiamo anche delle buonissime focacce, tra cui la “Isola verde”, con mozzarella, crudo, rucola, grana e pomodorini. Spaziando tra le proposte gustose del ristorante, iniziamo con un ricco antipasto di mare assaggiando tra l’altro un carpaccio di tonno affumicato con rucola e pinoli e un carpaccio di spada. I nostri amici si dividono un Tagliere Giulisse, servito infatti per due persone. Facciamo seguire questi primi dagli gnocchi allo scoglio e dagli spaghetti agli scampi e le linguine con le vongole. Tra i secondi, non resistiamo al baccal&amp;amp;#224; alla ligure e a una bella grigliata mista di pesce. Un paio di nostri amici scelgono invece la grigliata mista di carne. In chiusura, i ragazzi gustano, in grande stile inglese, le focacce “Mr. Brown”, con la nutella, e “Mr. Brown &amp;amp;amp; Mrs. White”, con nutella e banana.
Torneremo senz’altro nella stupenda Albenga, e la prossima volta inseriremo nel programma anche il Pizza a Giro: pizze e focacce a volont&amp;amp;#224;, e per finire, la focaccia di Mr. Brown...

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.albenga.sv.it
www.giulisse.com
Ristorante Pizzeria Giulisse
Via Milite Ignoto, 5 Albenga (SV)
Tel.: 0182/574315&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10256.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Gita nella città delle cento torri: Una giornata ad Albenga&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 21 Jul 2011 13:07:15 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10256.ashx</guid></item><item><title>Sulle rive del lago dove mangi&amp;#242; Napoleone: Un weekend a Osiglia, Osiglia, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10249.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10249.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10249/104272.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Passando veloci sull’autostrada che dalla Pianura padana porta al Mar Ligure attraversando una lunga serie di gallerie, non sempre ci pensiamo: eppure sopra quelle gallerie si estendono le meravigliose catene montuose degli Appennini e delle Alpi liguri, costellate da splendidi paesini colorati immersi nel verde scuro dei boschi. Luoghi dove il tempo scorre senza fretta e stress, ideali per delle escursioni in mezzo alla natura, luoghi che infondono pace e dove sul tavolo si mettono ancora dei piatti cucinati come sapevano fare le nonne. 
Osiglia, piccolo comune dell’entroterra savonese, a una quindicina di chilometri dal casello di Millesimo, &amp;amp;#232; uno di questi luoghi magici. L’avevamo adocchiato notando sulla cartina un lago immerso tra le montagne, il Lago di Osiglia, appunto. Il paese si trova a circa 650 metri di altezza, ed &amp;amp;#232; composto da numerose frazioni, ognuna con il proprio fascino e le proprie tradizioni. Se oggi &amp;amp;#232; apprezzato dai turisti che amano la natura, in passato era invece un importante nodo commerciale dell’Alta Val Bormida. Citato per la prima volta nel XII secolo come Oselega, il toponimo del paese potrebbe significare “fonte”, dal vocabolo preromano “ausa”, oppure “uccello”, dal latino “aucellus”.
Dopo un primo giretto in centro, dove abbiamo ammirato la Chiesa Parrocchiale del Santissimo Nome di Maria, rifatta in stile barocco nel XVII secolo, ma con l’originale campanile trecentesco, e  l’Oratorio di San Francesco, del XV secolo, oggi sede del Teatro comunale, ci avviamo alla scoperta del Lago di Osiglia. Lo raggiungiamo circa un chilometro dopo la frazione Rossi, dove alloggeremo presso l’Albergo Ristorante Alpino. Si tratta di un lago artificiale, lungo tre chilometri e largo circa duecento metri, realizzato tra il 1937 e il 1939 in seguito alla costruzione della diga del torrente Osiglietta. Durante la sua costruzione una parte del paese venne sommersa, operazione che cre&amp;amp;#242; una sorta di “paese fantasma” sott’acqua, che riaffiora ogni volta che per ragioni di manutenzione il bacino viene prosciugato, offrendo uno spettacolo unico. Oggi il lago &amp;amp;#232; riserva turistica di pesca e sul suo specchio d’acqua si svolgono delle competizioni velistiche e di canoa. 
Molto prima di noi a Osiglia ci pass&amp;amp;#242; un “turista” eccellente: Napoleone in persona. Si racconta che and&amp;amp;#242; a mangiare in un’osteria del centro, dove assaggi&amp;amp;#242; i tipici fazzini di Osiglia, detti fazz&amp;amp;#232;gni, fatti con un impasto simile a quello degli gnocchi di patate, cotti sulla stufa e conditi con sugo di porri o di cipolla. Secondo la leggenda all’imperatore piacque cos&amp;amp;#236; tanto questa specialit&amp;amp;#224; che se ne strafog&amp;amp;#242;, al punto da soffrire di dolori allo stomaco per tutta la vita. Ecco perch&amp;amp;#233; da quel momento in poi veniva sempre ritratto con la mano infilata nella giubba, nell’atto di comprimersi la parte dolente. 
Visitiamo anche la Cappella di San Giacomo dei Ronchi, propriet&amp;amp;#224; dei Templari dal 1267 e dei Cavalieri di Malta poi, la duecentesca Chiesa dell’Annunziata e la Cappella della Madonna della Neve, in frazione Monte.
Dopo questa bella gita, torniamo al Ristorante Albergo Alpino, dove ci abbandoniamo ai piaceri della buona tavola. “Questa struttura &amp;amp;#232; presente a Osiglia dal 1971, noi l’abbiamo presa in gestione di recente”, ci racconta Margherita, che conduce il locale insieme a Simone e Marco. “Siamo molto attenti a utilizzare materie prime il pi&amp;amp;#249; possibile locali per sostenere le tradizioni del territorio. Facciamo tutto in casa, proponendo solo piatti caserecci: per questo siamo anche associati a Slow Food. A Osiglia siamo tra Riviera e Langhe, e la nostra cucina rispecchia entrambe le zone”, ci spiegano i titolari. E in effetti, gi&amp;amp;#224; leggendo il men&amp;amp;#249; veniamo introdotti nell’universo gustoso osigliese: le coloratissime pagine contengono curiosi aneddoti riguardanti le specialit&amp;amp;#224; tipiche del luogo. Iniziamo con un piatto di antipasti misti chiamato “L’Alpino nel piatto”, e proseguiamo con le tagliatelle della Nonna, i ravioli Alpini e gli gnocchi Margherita. Condiamo la pasta fatta a mano con sughi di carne e di funghi, oltre al pesto e il classico burro e salvia. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con vini delle Langhe, ma anche della Riviera, tra Vermentino, Rossese, Dolcetto, Barbera e Nebbiolo. Alcuni di noi gustano con piacere le birre artigianali prodotte in Val Bormida, tra cui anche una birra aromatizzata alle castagne. Facciamo seguire i primi dalla scaloppina ai funghi, la salsiccia osigliese, una prelibatezza rinomata, che si prepara o affogata nel vino o alla piastra. Non possiamo certo rinunciare a gustare inoltre i mitici fazzini, quelli di Napoleone... Per chiudere in dolcezza, gustiamo la bavarese di castagne, preparata fuori stagione con le castagne essiccate nei cosiddetti tecci, dei piccoli locali costruiti in pietra. 
Anche queste castagne, buonissime, sono presidio Slow Food, e la prossima volta che torneremo qui, magari in autunno, cercheremo di visitare anche i due castagni monumentali del luogo.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.osiglia.sv.it
www.alpino-osiglia.it
Ristorante Bar Albergo Alpino
Via Rossi, 8 Osiglia (SV)
Tel.: 019/542090
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10249.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Sulle rive del lago dove mangiò Napoleone: Un weekend a Osiglia&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 16 Jul 2011 19:25:40 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10249.ashx</guid></item><item><title>Lungomare con vista sull&amp;#39;antica Roma: Gita a Vado Ligure, Vado Ligure, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10248.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10248.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10248/104258.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il turista che oggi arriva a Vado Ligure segue le orme di viaggiatori illustri che erano giunti qui molto prima di noi: il geografo greco Strabone, Plinio il Vecchio, storico e scienziato nato nel 23 d.C., il geografo latino Pomponio Mela e perfino Bruto che nel I secolo a.C. in una lettera indirizzata a Cicerone descriveva questa localit&amp;amp;#224;. Se per noi si tratta di una bella citt&amp;amp;#224; turistica della Riviera Ligure di Ponente, oltre che di un comune con un importante vissuto industriale grazie anche alla produzione di elettromotirici, iniziata nel 1905, per gli illustri cronisti dell’epoca romana Vada Sabatia era uno strategico centro dell’Impero, collegato con Roma attraverso la Via Emilia Scauri. 
Passeggiando sotto le palme del lungomare ci pervade un senso di pace e a tutto ci verrebbe da pensare tranne che alle guerre puniche. Invece, quando ci fermiamo in un parco a sgranocchiare una focaccia, attivit&amp;amp;#224; che attira prima un gabbiano goloso e dopo una signora che inizia a raccontarci delle storie di Vado Ligure, ci rendiamo conto che per capirci qualcosa bisogna tornare ad Annibale e ai suoi elefanti. Si d&amp;amp;#224; il caso che il fratello del condottiero, di nome Magone, avesse saccheggiato Genova, operando un’inaudita distruzione e portando tutta la refurtiva a Savona. Fu proprio quest’atto a far nascere Vado Ligure: i romani la fondarono per contrapporsi a Savona, colpevole per aver dato rifugio al terribile Magone. Pare addirittura che l’espressione “magone”, nel senso di groppo alla gola, sia dovuta al terrore che i genovesi vissero per colpa del fratello di Annibale.
Il ricordo delle numerose battaglie dei secoli passati &amp;amp;#232; conservato dai forti, diverse volte distrutti e ricostruiti: il Forte di San Lorenzo, presso la foce del torrente Segno, e il Forte San Giacomo, collegato al primo da mura esterne e passaggi sotterranei. Tra gli altri forti, diversi dei quali sono ormai ridotti a ruderi, spicca il Bastione San Giovanni, ubicato lungo l’arenile di Vado. 
La nostra passeggiata prosegue con la visita della Chiesa Parrocchiale di San Giovanni Battista, patrono della citt&amp;amp;#224;. Eretta nel XVIII secolo in stile barocco, la chiesa conserva al suo interno delle preziose opere d’arte, tra cui due dipinti di Francesco Baracca.
Decidiamo di visitare anche le frazioni di Sant’Ermete e di Segno, situate sulle alture. A Sant’Ermete ammiriamo la graziosissima chiesa parrocchiale di origine medioevale, oltre a un’antichissima fornace di calce. La calce di Vado Ligure, dicono fosse stata utilizzata anche nella costruzione del Colosseo. Percorrendo una strada panoramicissima, raggiungiamo la frazione di Segno, da cui si apre una vista meravigliosa sulle montagne, con in lontananza uno scorcio del mare. Nel centro della localit&amp;amp;#224; si erge l’imponente Chiesa Parrocchiale di San Maurizio, e vicino a essa, l’Oratorio di Santa Margherita, ristrutturato negli anni ’90. Accanto all’Oratorio notiamo un originale parco giochi, concepito per far conoscere ai bambini gli antichi mestieri e la vita contadina.
Dopo questo bel giro ritorniamo sul lungomare e decidiamo di fermarci per cena presso il Ristorante Pizzeria Da Antonio, situato sull’Aurelia. Lasciamo l’auto nell’ampio parcheggio e ci accomodiamo nella spaziosissima sala con vista mare. “Tanti anni fa questo locale era una trattoria e si chiamava Felicita. Io e la mia famiglia lo gestiamo da trentun’anni, e oltre ai men&amp;amp;#249; degustazione aziendale che proponiamo a pranzo a un prezzo contenuto, siamo specializzati in piatti liguri e nazionali, oltre che in specialit&amp;amp;#224; campane, visto che io sono napoletano. Siamo inoltre conosciuti per le nostre pizze e focacce”, ci racconta il titolare, il signor Antonio mentre iniziamo a studiare il men&amp;amp;#249;. Alcuni dei ragazzi del gruppo scelgono le pizze, tutte fatte nel forno a legna, tra cui la Napoli, con pomodorini, mozzarella di bufala, salsiccia e i friarielli, ovvero le cime di rapa napoletane. C’&amp;amp;#232; chi gusta la pizza ai frutti di mare, la focaccia di Recco, e due di noi si buttano sulle Pizze dello Sportivo, scegliendo la Pizza Juve e la Pizza Inter. Il resto del gruppo opta invece per le specialit&amp;amp;#224; da ristorante, iniziando con un ricco antipasto di mare e gustando, tra l’altro, il carpaccio di pesce e degli antipasti caldi di crostacei. Proseguiamo con gli scialatielli ai frutti di mare, il risotto alla pescatora, la paella di pesce e la pasta di Gragnano calamarata. Dopo questi squisiti primi piatti gustiamo una bella grigliata di pesce, mentre alcuni di noi prendono il fritto misto e il pesce al forno. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con dei vini liguri e piemontesi tra cui il Gavi, il Pigato e l’Arneis, oltre a dei vini campani come il Fiano e il Greco di Tufo. 
La nostra cena si conclude con gli ottimi dolci della casa e con la decisione di tornare qui presto, sia per assaggiare le linguine all’astice, disponibili su prenotazione, che, per scatenarci con i ragazzi durante una delle serate di giropizza...

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.vado-ligure.sv.it
www.ristorantedaantonio.it
Ristorante Da Antonio
Via Aurelia, 22 Vado Ligure (SV)
Tel.: 019/881507
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10248.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Lungomare con vista sull'antica Roma: Gita a Vado Ligure&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 13 Jul 2011 21:27:21 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10248.ashx</guid></item><item><title>Dolce vita in grande stile inglese: Una giornata ad Alassio, Alassio, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10233.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10233.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10233/104088.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prima delle ormai tantissime piastrelle colorate, firmate dai personaggi dell’arte, dello spettacolo e dello sport a essere collocata sul celebre Muretto di Alassio, &amp;amp;#232; stata quella di Ernest Hemingway. Era il 1951 e all’epoca, come ricorda il pittore alassino Mario Berrino, il muretto di Via Dante era soltanto un rustico muricciolo che arginava il giardino pubblico. Cos&amp;amp;#236; all’artista era venuta l’idea di decorarlo con delle piastrelle che ricordassero i numerosi Vip che animavano la dolce vita del luogo. Il grande scrittore americano era entusiasta dell’idea. Alla sua piastrella sono seguite quella del Quartetto Cetra e molte altre.
La nostra passeggiata in questa splendida citt&amp;amp;#224; della Riviera Ligure di Ponente inizia proprio dal Muretto, famoso anche per il concorso di bellezza Miss Muretto, oltre che per essere un luogo portafortuna degli innamorati. Il giorno di San Valentino, infatti, le coppie si danno appuntamento sotto la celebre opera degli “amoreux” di Raymond Peynet, lasciando le loro lettere d’amore nella cassetta della posta collocata vicino alla scultura degli innamorati, opera di Eros Pellini.
Del resto, perfino il toponimo Alassio &amp;amp;#232; legato a una grande storia d’amore: quella tra Aleramo del Monferrato e la figlia dell’imperatore Ottone I di Sassonia, Adelasia, dal cui nome deriverebbe il termine Alassio. Proprio Aleramo fu il primo proprietario dell’antichissima Torre di Vegliasco, raffigurata nello stemma cittadino. Un tempo le torri d’avvistamento costruite in riva al mare, come anche il Torrione Saraceno in Borgo Coscia, erano importantissime nella difesa della costa dalle frequenti incursioni dei pirati. 
Tanti secoli dopo, tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, Alassio divenne una delle mete turistiche predilette dagli inglesi. Ecco perch&amp;amp;#233;, passeggiando in centro, si vedono un po’ ovunque delle splendide ville in stile inglese. Tra gli inglesi pi&amp;amp;#249; illustri che avevano vissuto ad Alassio, spicca la famiglia Hanbury che ha creato i giardini botanici omonimi a Ventimiglia, e il pittore Richard Whateley West, a cui &amp;amp;#232; intitolata la Pinacoteca situata presso la Biblioteca di Viale Hanbury.
La citt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; anche molto ricca di bellissime chiese, tra cui la Parrocchiale di Sant’Ambrogio, originaria del XI secolo. Sul monte Tirasso, in posizione dominante sulla citt&amp;amp;#224; e sui ruderi di un antichissimo castello, si erge il Santuario di Nostra Signora della Guardia, costruita nel 1200.
Per ammirare il panorama mozzafiato di Alassio dall’alto, raggiungiamo l’antica strada panoramica romana nel quartiere Santa Croce, dove &amp;amp;#232; situata l’omonima chiesa, edificata nel XI secolo dai monaci benedettini provenienti dalla vicina Isola Gallinara. Dal belvedere si apre una vista meravigliosa sull’isola circondata dall’azzurro del mare, mentre sulla costa si distinguono i ruderi di una torre e la Cappelletta sul porto turistico Luca Ferrari.
Poco distante da qui, passando per una caratteristica strada costeggiata da muri immersi in una pioggia di bouganville, raggiungiamo la frazione Solva, dove ci accomodiamo ai tavoli dell’Osteria Ristorante La Vigna. La vista che dalla sala si apre sul golfo lascia senza parole: &amp;amp;#232; come essere in un dipinto di Raoul Dufy. “Sin dagli anni Sessanta l’Osteria La Vigna &amp;amp;#232; uno dei ristoranti pi&amp;amp;#249; in voga e frequentati dai Vip. Siamo subentrati nella gestione nel 2007, valorizzando lo charme che l’avevano reso noto e capace di stupire anche gli ospiti pi&amp;amp;#249; esigenti”, ci racconta il signor Pio, il titolare che gestisce il ristorante insieme ai figli Luca e Charlotte. Iniziamo la nostra cena all’insegna dei sapori tradizionali del territorio con una delle specialit&amp;amp;#224; di questo locale: il pinzimonio, con delle ottime salsine. Proseguiamo con delle seppie in buridda, delle acciughe ripiene alla ligure e il brandacujun, un piatto tipicamente ligure che consiste in un mantecato di baccal&amp;amp;#224; o di stoccafisso con le patate. Alcuni di noi gustano invece degli antipasti di terra, tra cui le lumache con la polenta. Facciamo seguire questo ricco antipasto da dei primi preparati con la pasta fresca fatta in casa scegliendo i tagliolini neri ai gamberi e caprino, le tagliatelle all’astice, i ravioli di spigola alle cozze, vongole e zucchine e gli gnocchi di patate alle alici fresche. Assaggiamo anche le trofiette verdi alla genovese con pesto, patate e fagiolini, e i ravioli di borragine alla salsa di noci. Nella scelta dei secondi ci dividiamo tra piatti di pesce come il trancio di pescato del giorno con patate, olive e pinoli, la frittura di calamari, lo stoccafisso con patate e olive taggiasche e piatti di terra come il coniglio al Vermentino.
Concludiamo la cena gustando gli ottimi dolci della casa, sorseggiando dei vini liguri e piemontesi, e facendo progetti su quando tornare qui la prossima volta: come quello degli artisti di inizio Novecento, anche il nostro cuore &amp;amp;#232; stato rapito dalla bellezza di Alassio.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.alassio.sv.it
www.ristorantelavigna.it
Ristorante La Vigna
Via Lepanto, 1 Fraz. Solva, Alassio (SV)
Tel.: 0182/644744
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10233.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Dolce vita in grande stile inglese: Una giornata ad Alassio&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 07 Jul 2011 11:55:43 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10233.ashx</guid></item><item><title>L&amp;#39;astro che brilla tra i monti liguri: Una giornata a Stella, Stella, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10224.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10224.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10224/103945.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell’epoca dei navigatori satellitari progettare una gita fuori porta studiando un antico atlante ha un fascino particolare. Ancor di pi&amp;amp;#249;, se quelle mappe ritraggono una delle zone pi&amp;amp;#249; belle del Nord Italia, la Liguria. L’Atlante Ligustico, realizzato nel 1774 da Francesco Maria Accinelli, ritrae la Lig&amp;amp;#249;stia, che oltre all’attuale Liguria, all’epoca si estendeva dalla Gallia Cisalpina fino all’estremit&amp;amp;#224; dell’Etruria. E’ proprio con questa visione pi&amp;amp;#249; ampia e storica della regione che decidiamo di abbandonare il solito comodo tragitto autostradale che porta al mare, e di intraprenderne uno pi&amp;amp;#249; lungo, ma anche pi&amp;amp;#249; emozionante, attraverso le curve che da Acqui Terme portano a Savona, passando per dei meravigliosi paesi colorati immersi nel verde scuro dei foltissimi boschi del Parco Nazionale del Beigua. Uno dei comuni pi&amp;amp;#249; belli che s’incontrano &amp;amp;#232; Stella, composto in realt&amp;amp;#224; da cinque stelle, ovvero cinque antiche frazioni, ognuna dedicata a un santo. La prima che raggiungiamo arrivando da Nord &amp;amp;#232; Santa Giustina, che in epoca medievale fu possedimento dei monaci dell’abbazia di Sezzadio, il paese dove probabilmente nacque Aleramo del Monferrato. I colori vivaci della torre campanaria della Chiesa Parrocchiale di Santa Giustina si notano da lontano, quasi a voler guidare i viandanti verso questo luogo. Al suo interno, oltre a due statue lignee di Santa Giustina e di San Giacomo, notiamo anche un curioso ritratto di reperti fossili raccolti da Don Deogratias Perrando, naturalista e geologo autodidatta nonch&amp;amp;#233; parroco del paese nell’Ottocento. I reperti da lui raccolti si trovano oggi a Genova, oltre che presso il Museo Perrando di Sassello. La seconda stella, non a destra come dice la canzone, ma andando dritto, &amp;amp;#232; quella pi&amp;amp;#249; grande, il capoluogo comunale San Giovanni. Famosa per aver dato i natali al settimo Presidente della Repubblica Sandro Pertini, la localit&amp;amp;#224;, come un po’ tutto il territorio di Stella, era abitata sin dalla preistoria. A dominare il centro storico di San Giovanni c’era una volta il Castello, di origini probabilmente bizantine, di cui oggi si possono visitare i resti, notando la planimetria pentagonale della cinta muraria. L’ottocentesca Chiesa Parrocchiale ha sostituito l’antica parrocchiale nata da una cappella medievale, che oggi &amp;amp;#232; l’Oratorio di San Sebastiano.
La punta pi&amp;amp;#249; occidentale della grande Stella &amp;amp;#232; San Bernardo, luogo di villeggiatura panoramicissimo, conosciuto anche col nome Corona, che in realt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; una delle sue frazioni il cui nome forse allude alla corona dei monti che circondano questo luogo. Oltre che per la bella Chiesa, rimaneggiata diverse volte a partire dal Cinquecento e riccamente decorata al suo interno, San Bernardo &amp;amp;#232; nota anche per le sue piccole grotte carsiche, vera chicca per gli appassionati. Spostandoci verso Est, raggiungiamo San Martino, ritenuto il nucleo pi&amp;amp;#249; antico di Stella, anche perch&amp;amp;#233; la sua Chiesa &amp;amp;#232; stata fino al 1567 l’unica parrocchiale di Stella.Visitiamo anche la Torre del Mezzano che si dice fosse un tempo collegata tramite un cunicolo sotterraneo, al Castello sito in San Giovanni. Senz’altro la torre serviva per controllare la mulattiera, o per dirla con De Andr&amp;amp;#232;, la creuza proveniente da Albisola. A San Martino il Sole ligure mostra anche l’ora: le meridiane, presenti un po’ ovunque, sembrano dire che il Sole splende per tutti. Giungiamo cos&amp;amp;#236; alla Stella pi&amp;amp;#249; vicina al mare, ovvero a Gameragna, nota come Santa Caterina, a cui &amp;amp;#232; dedicata anche la Chiesa. Percorrendo la stradina che porta all’antica fonte dove dicono si fosse fermato pure Napoleone per abbeverare i cavalli, il nostro sguardo accarezza il blu scuro delle montagne dietro le quali s’intravede il mare: sia Celle Ligure che Albisola si trovano a meno di mezz’ora di strada. Facendo una passeggiata tra i vicoli del paese, notiamo con grande piacere il Ristorante Ligustico dove decidiamo di fermarci per cena. Vedere sulle pareti le immagini proprio dell’Atlante Ligustico &amp;amp;#232; un’emozione che premia la nostra scelta, cos&amp;amp;#236; come la gentilezza dei titolari, Roberto e Lilli che gestiscono questo ristorante caratteristico dal 1995. Iniziamo la nostra cena all’insegna dei sapori dell’autentica cucina ligure gustando della formaggetta e olive, degli affettati misti e un buonissimo cocktail di gamberi, prima di passare ai primi tipici come i garganelli con gamberi e zucchine, i ravioli alle erbe fini, gli gnocchetti sardi “Sancho Panza” che valorizzano il pecorino prodotto dagli allevatori sardi che operano in Liguria, e gli immancabili gnocchi di patate al pesto. Come secondo scegliamo un buonissimo misto di carne alla brace, e alcuni di noi gustano con piacere anche la tagliata con la rucola o con i funghi, il galletto alla brace e la cipollata con i funghi. Concludiamo la nostra cena ligustica con una bella torta di mele con meringa e cioccolato caldo, un semifreddo di frutta secca con miele, la panna cotta e i frutti di bosco caldi con gelato.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.stella.sv.it
Ristorante Ligustico
Fraz. Gameragna, 2 Stella (SV)
019/706384
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10224.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;L'astro che brilla tra i monti liguri: Una giornata a Stella&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 04 Jul 2011 23:27:02 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10224.ashx</guid></item><item><title>Gita nel mistero del Castello: Una giornata a Montegrosso d&amp;#39;Asti, Montegrosso d&amp;#39;Asti, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10206.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10206.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10206/103792.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella Val Tiglione, alle porte di Asti, l’anno 1134 fu uno dei pi&amp;amp;#249; drammatici della storia: la pestilenza decim&amp;amp;#242; gli abitanti di numerose localit&amp;amp;#224; site lungo il torrente che confluisce nel fiume Tanaro, e i pochi sopravvissuti pregavano disperati per trovare salvezza. A quel punto, come un’illuminazione divina, venne loro l’idea di trasferirsi sopra la collina pi&amp;amp;#249; alta della zona: l’aria salubre di quel luogo, all’epoca completamente ricoperto di boschi, li avrebbe salvati dalla morte certa. Cos&amp;amp;#236; su quel “monte grosso” &amp;amp;#232; nato il paese di Montegrosso d’Asti, paese della salvezza. 
Oggi questa graziosa localit&amp;amp;#224; continua a sprigionare i suoi effetti benefici, ma ormai in chiave moderna e turistica: chi arriva qui dal grigiore delle metropoli, pu&amp;amp;#242; sicuramente trovare sollievo dallo stress e godersi una piacevole giornata nelle atmosfere cariche di storia del luogo. 
Passeggiando per le antiche “stern&amp;amp;#236;e”, i vicoli scoscesi pavimentati con ciottoli di fiume, che si snodano tra case colorate tra le quali s’intravedono le interminabili catene delle colline astigiane, abbiamo la sensazione di essere finiti in un dipinto. Ci basta scambiare quattro chiacchiere con le persone del posto per scoprire che &amp;amp;#232; davvero cos&amp;amp;#236;: siamo in un dipinto di Enrico Paulucci. Il pittore nato a Genova nel 1901, &amp;amp;#232; famoso tra l’altro per aver fondato nel 1929, insieme a cinque artisti tra cui Carlo Levi, i “Sei di Torino”, gruppo che si ispirava alla pittura francese postimpressionista di C&amp;amp;#232;zanne, Matisse, Dufy e altri. La madre di Paulucci era di Montegrosso e l’artista &amp;amp;#232; sempre rimasto molto legato a questo luogo dove ha anche abitato per lunghi anni, realizzando numerosi dipinti in cui ritraeva questi splendidi paesaggi. 
Da qualsiasi punto si alzi lo sguardo verso la parte alta del paese, si vede il Castello e l’attigua Chiesa  Parrocchiale dei Santi Secondo e Matteo, con la sua cupola ottagonale e il pronao neoclassico. Raggiungiamo cos&amp;amp;#236; il fulcro architettonico del paese visitando prima la Parrocchiale novecentesca, al cui interno &amp;amp;#232; custodita un’importante tavola raffigurante la Sacra Famiglia. Arrivando all’imponente castello medioevale, notiamo subito una suggestiva torre, molto alta e rotonda. Arriviamo al portone del castello proprio nel momento in cui vediamo entrare un signore, cos&amp;amp;#236; ci facciamo coraggio e chiediamo se &amp;amp;#232; possibile dare un’occhiata anche all’interno. Ci accoglie il Castellano, il signor Graziano Motta, facendoci accomodare al robusto tavolo di legno al centro di una sala intrisa di storia. “Pi&amp;amp;#249; che un castello, questo edificio era un vero e proprio forte, per una guarnigione di circa quaranta uomini”, ci racconta. Ma non &amp;amp;#232; tutto. Si dice che in questo castello, e pi&amp;amp;#249; precisamente proprio in quella torre che ci era piaciuta cos&amp;amp;#236; tanto, viva anche un fantasma. “Io non l’ho ancora incontrato, ma so che si tratta di un frate a cui i ghibellini mozzarono la testa nel 1328, quando conquistarono la torre. Pare che una volta all’anno sulla torre affiorino pure dei rigagnoli di sangue”, ci rassicura il Castellano...
Dopo questi brividi romanzeschi ci avviamo verso un altro luogo storico della citt&amp;amp;#224;: il Ristorante della Stazione, in Piazza Roero. “Questo locale ha circa 120 anni di storia alle spalle. Un tempo in questa piazza si svolgeva il mercato, e il bar-ristorante di allora non chiudeva mai per poter rifocillare i passeggeri che arrivavano col treno durante la notte”, ci racconta Gian Luca che gestisce il ristorante con Michela dal 2006, anno in cui i genitori di lei hanno passato il testimone alla figlia. “Questo Giugno festeggiamo vent’anni di gestione della nostra famiglia. Ma mia mamma continua ad aiutarci, gli agnolotti migliori li fa sempre lei”, ci confida Michela. Iniziamo con i peperoni con la bagna cauda, il vitello tonnato, la carne di fassona battuta al coltello e lo spumone di formaggi, ovvero una selezione di formaggi da tagliere frullati insieme, con marmellata di peperone e miele di Montaldo. Dopo questi squisiti antipasti della tradizione monferrina assaggiamo alcuni primi preparati con la pasta fatta in casa: i classici agnolotti quadrati fatti a mano alle tre carni col sugo d’arrosto, le tagliatelle di borragine dell’orto con il rag&amp;amp;#249; di salsiccia e gli gnocchi al Castelmagno. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con dei buonissimi vini scelti tra le circa novanta etichette disponibili, tra cui il Barbera, il Dolcetto, il Grignolino e il Bonarda, sia di aziende molto note che di piccoli produttori della zona. Continuiamo con il fritto misto alla piemontese, la rolata di coniglio con le erbe aromatiche al forno, servita con le patate, e alcuni di noi gustano anche una bella bistecca di fassona piemontese. 
In attesa di tornare qui per l’imperdibile stagione dei tartufi, stavolta la nostra cena si conclude tra dolci tentazioni tra cui il bunet, lo zabaione al Moscato, il tiramis&amp;amp;#249; con le fragole e la nocciolata, una torta morbida di nocciole ricoperta di granella di cioccolato...

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.montegrossodasti.at.it
www.ristorantedellastazione.it
Ristorante della Stazione – L’&amp;amp;#242;stu Da Castagna
Piazza Roero, 3 Montegrosso d’Asti (AT)
Tel.: 0141/953167
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10206.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Gita nel mistero del Castello: Una giornata a Montegrosso d'Asti&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 25 Jun 2011 17:40:04 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10206.ashx</guid></item><item><title>Le rime di Pinin Pac&amp;#242;t e la bella fioraia: Una giornata a Castello di Annone, Castello di Annone, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10186.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10186.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10186/103494.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se l’uomo neozoico, preso da un improvviso slancio di ospitalit&amp;amp;#224;, ci avesse invitati a passare un weekend a Castello di Annone, ci saremmo arrivati senz’altro a bordo di un’imbarcazione dell’epoca: poco tecnologica, ma sufficientemente attrezzata per navigare sui mari dell’era quaternaria. “Strani giorni”, come canta Franco Battiato nella canzone che accenna a quel periodo, vissuto dagli umani circa due milioni di anni fa, e in effetti, a vedere oggi lo splendido paesaggio collinare che circonda questo comune, fa uno strano effetto immaginare che molti anni fa qui ondeggiava il mare. Andando avanti nel tempo, in epoca romana avremmo raggiunto la localit&amp;amp;#224; sita al nono miglio da Asti sulla Via Fulvia e avremmo trovato un luogo che si distingueva dai villaggi romani essendo nato a ridosso di una rocca incuneatasi fra il fiume Tanaro e la nuova strada. Nel secolo X, Berengario I decise di erigere una fortezza a difesa contro le incursioni ungare del tempo. Successivamente la localit&amp;amp;#224; divenne un importante punto di riferimento per i numerosi pellegrini, viandanti e mercanti che passavano di qui, per i quali fu anche costruito un “hospitalis” ai piedi del castello. 
L’antica fortezza fu distrutta durante le svariate guerre di successione tra il Monferrato e i Savoia, ma nell’Archivio storico comunale sono raccolti numerosi reperti archeologici provenienti proprio dalla collina dove sorgeva il castello. 
Durante la nostra passeggiata visitiamo la seicentesca Chiesa Parrocchiale di Santa Maria delle Ghiare, e parlando con le persone del luogo scopriamo che la ricchezza culturale di questo paese &amp;amp;#232; raccolta anche nelle opere di artisti legati al luogo. Il pi&amp;amp;#249; noto tra tutti &amp;amp;#232; il poeta Pinin Pac&amp;amp;#242;t, che ha svolto una serie di importanti studi storico-filologici sul dialetto piemontese, lasciando a noi numerose splendide poesie dialettali. Castello di Annone ha dato i natali a due importanti pittori di fine ‘800: Angelico Pistarino e Alessio Nebbia, creatore del famoso plastico del Monte Bianco. 
Nella seconda parte della giornata ci dedichiamo a delle belle passeggiate intorno al paese visitando il Bosco del Lago, un’oasi naturalistica ricca di fauna e di alberi secolari, sita nella frazione Poggio. Facciamo anche un giro nei paesi vicini, scoprendo a Rocca d’Arazzo il Borgo Partiquilar, un antico casale ristrutturato presso il quale &amp;amp;#232; possibile anche pernottare. 
La sera ci vede tornare a Castello di Annone sulle rime di una poesia di Pinin Pac&amp;amp;#242;t: “E’ l’ora squisita. Su nel cielo stellato la Luna ascende adagio. Tutto nella sera tace, come in un sogno di pace”. Decidiamo di rendere letteralmente squisita questa serata accomodandoci presso i tavoli dell’elegante e storico Ristorante La Fioraia, in Via Mondo. E qui la poesia si mischia addirittura alla lirica: “Questo ristorante &amp;amp;#232; stato creato circa settant’anni fa dalla giovane e bella Teresa insieme a suo marito Guido, uno squattrinato ma romantico attore di avanspettacolo. La gente, vedendo la loro vita, povera ma allegra, li paragonava a Rodolfo e Mim&amp;amp;#236;, la bella fioraia, protagonisti della Boh&amp;amp;#232;me pucciniana. Ecco perch&amp;amp;#233; dal 1943 il ristorante si chiama La Fioraia”, ci raccontano i titolari Mario e Ornella Cornero che l’hanno rilevato nel lontano 1971 e che lo gestiscono con la collaborazione di tutta la famiglia. “All’epoca il ristorante si trovava in Via Marconi. E’ dal 1990 che ci siamo trasferiti qui, su questa splendida collina antistante il paese”, ci spiegano. Iniziamo con la terrina di foie gras con confettura di mele cotogne, semolino dolce e pane cileno, i gamberi di Mazara del Vallo su zucchini di primavera saut&amp;amp;#232; e il suo fumetto, i bocconcini di girello di vitello con robiola di Roccaverano, insalata e salsa vinaigrette e il baccal&amp;amp;#224; in tempura su emulsione di finocchi, polenta croccante e brandacuion. Facciamo seguire questi squisiti antipasti dai tradizionali agnolotti “gobbi” al sugo d’arrosto, i tagliolini al sugo di anatra sfilacciata e il riso Carnaroli con asparagi e fonduta di toma biellese. Gustiamo, insieme a queste bont&amp;amp;#224; anche degli ottimi vini piemontesi della ricca enoteca del ristorante. Nella scelta dei secondi il nostro gruppo si divide tra il filetto di maialino Voronoff, fasciato con il lardo di Arnad, piatto che fa parte anche del Men&amp;amp;#249; La Fioraia e il classico stufato di vitello piemontese alla Barbera vecchia, cardine del Men&amp;amp;#249; della Tradizione. Alcuni di noi assaggiano invece le costolette d’agnello marinate al limone e Martini dry scottate alla piastra, oltre agli asparagi alla Bismark. 
Sappiamo gi&amp;amp;#224; che torneremo qui anche in autunno, per gustare alcune prelibatezze a base di tartufi, e stavolta ci abbandoniamo al piacere di alcuni fantastici dessert estivi come la bavarese alle pesche con salsa al cioccolato e gelato agli amaretti, la mousse di lamponi, oltre all’aspic di pesche e lamponi in gelatina al moscato su crema pasticcera al limone e un arcobaleno di frutta fresca...

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.castellodiannone.at.it
www.ristorantelafioraia.it
Ristorante La Fioraia
Via Mondo, 26 Castello di Annone (AT)
Tel.: 0141/401106
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10186.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Le rime di Pinin Pacòt e la bella fioraia: Una giornata a Castello di Annone&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 18 Jun 2011 23:18:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10186.ashx</guid></item><item><title>Con San Pietro tra le montagne liguri: Una giornata a Masone, Masone, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10183.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10183.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10183/103432.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La strada che dalla Pianura padana porta a Voltri, dove inizia la Riviera Ligure di Ponente, &amp;amp;#232; come un brano musicale scritto col cuore: si parte in sordina attraversando un paesaggio di rassicurante monotonia che piano piano, quando si raggiungono le prime colline del Monferrato, comincia ad assumere toni pi&amp;amp;#249; intensi aprendosi in una calda melodia. Prima di raggiungere il suo culmine nell’armonia azzurra del mare, attraversa la sua fase pi&amp;amp;#249; intensa, dove le note disegnano sentimenti forti ed emozioni selvagge, esattamente come il panorama mozzafiato delle alture appenniniche, del torrente che passa veloce tra le rocce chiare, della folta vegetazione dei boschi il cui verde scuro &amp;amp;#232; interrotto dai colori vivaci delle case tipicamente liguri e dal bianco del campanile di qualche antica chiesetta.
Per conoscere da vicino questi luoghi, basta uscire dall’autostrada a Masone, comune abitato sin dall’epoca longobarda e citato nei documenti storici gi&amp;amp;#224; nel 991, oggi facente parte del Parco Naturale Regionale del Beigua. 
Iniziamo la nostra passeggiata dalla frazione dove si trova il Santuario della Madonna della Cappelletta. La leggenda narra che tanti secoli fa un viandante di nome Macci&amp;amp;#242; venne assalito dai briganti mentre si stava recando da Masone a Genova. Si nascose tra i cespugli e si salv&amp;amp;#242; perch&amp;amp;#233; promise alla Madonna che avrebbe collocato un’immagine sacra sul posto. Il Santuario &amp;amp;#232; citato per la prima volta nel 1633 e il suo culto si rafforz&amp;amp;#242; anche perch&amp;amp;#233; l’epidemia di peste del 1656-57, che fece molte vittime sulla Riviera Ligure, risparmi&amp;amp;#242; invece Masone. 
Durante la nostra gita visitiamo diverse delle altre splendide chiese, oltre alla Parrocchiale dedicata a Cristo Re del 1920, l’antichissima Chiesa di Santa Maria in Vezzulla, fondata all’inizio del XII secolo dai monaci benedettini, la cinquecentesca Antica Chiesa parrocchiale di N.S. Assunta, e accanto ad essa, il Convento degli Agostiniani, del Seicento.
Raggiungendo il Paese Vecchio, arroccato a un’altezza di 432 metri, ci troviamo nel nucleo storico di Masone, costruito all’inizio del XVII secolo, con le sue tipiche case a schiera, fatte edificare dal marchese Lazzaro Grimaldi Ceb&amp;amp;#224;, come “habitazione dei ferrieri”. Infatti, Masone fu per lunghi secoli un comune noto per l’intensa attivit&amp;amp;#224; siderurgica e fino alla fine dell’Ottocento in paese c’erano numerose fucine di chiodi. Anche il Museo Civico “Andrea Tubino”, fondato nel 1980, che oggi raccoglie una grandissima variet&amp;amp;#224; di reperti e oggetti storici, inizialmente si chiamava Museo dei Chiodi per poi diventare Museo dell’Archeologia e del Ferro.  
Sempre nell’antico centro storico visitiamo il luogo dove un tempo sorgeva il Castello Spinola. Oggi il suo ricordo &amp;amp;#232; conservato da un ampio spiazzo panoramico, visto che la fortezza fu rasa al suolo nel 1746 dagli austriaci. Sul Monte Bric Geremia, al confine con  Mele sorge invece il Forte Geremia, costruito nel 1890 e recentemente restaurato.
Dopo questo bel giro, ci spostiamo nella frazione San Pietro, dove visitiamo la bellissima Chiesa di San Pietro. E il Santo apostolo di Ges&amp;amp;#249; ci accompagna perfino durante l’epilogo gustoso della nostra giornata, indirizzandoci al Ristorante San Pietro, sito nella piazza della chiesa, con davanti un ampio parcheggio. “Il locale esiste da circa quarant’anni”, ci raccontano le signore Angela e Lina, le titolari. “I nostri nonni erano fratelli, ma abbiamo scoperto di essere parenti solo dopo aver fatto amicizia lavorando insieme presso un altro locale. Da l&amp;amp;#236; la decisione, sei anni fa, di creare un nostro ristorante, di stile familiare. E’ come aver ampliato la cucina di casa per poter accogliere tanti ospiti”. Mentre prendiamo l’aperitivo, i bambini che sono con noi, giocano all’aperto. Iniziamo la cena con il ricco antipasto della casa: affettati misti, frittatina, torta di cipolla, olive ascolane, fiori di zucca in pastella, bruschetta, funghi porcini, robiola al tartufo, insalata russa. Proseguiamo gustando un’ampia variet&amp;amp;#224; di primi tradizionali di questo territorio tra Piemonte e Liguria, tra cui i ravioli tipici casalinghi, i pansotti al sugo di noci, gli gnocchi verdi ai formaggi, gli gnocchi al pesto, i taglierini al sugo di funghi porcini e le fettuccine con zucchine e gamberetti. Nella scelta dei secondi ci dividiamo tra il roast beef, il vitello tonnato, la cima alla genovese, l’arrosto di vitello, la noce di vitello con funghi porcini, gli spiedini di calamari e gamberetti, la faraona al forno, il maialino al forno e la frittura di calamari. Annaffiamo queste prelibatezze con degli ottimi vini piemontesi tra cui il Barbera e il Dolcetto, degustando anche del Bonarda dell’Oltrep&amp;amp;#242;. La dolce conclusione di questa bella giornata ci vede cedere alla tentazione di squisiti dessert come la torta di mele, la crostata di frutta, il tiramis&amp;amp;#249;, la crema catalana, la panna cotta, il semifreddo al caff&amp;amp;#232; e al torroncino, oltre ai sorbetti misti, i gelati e alla macedonia con tante fragole. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.masone.ge.it
Ristorante San Pietro
Via San Pietro, 184 Masone (GE)
Tel.: 010/9269271
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10183.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Con San Pietro tra le montagne liguri: Una giornata a Masone&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Fri, 17 Jun 2011 17:16:29 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10183.ashx</guid></item><item><title>Giro tra le colline in tramway: Una giornata ad Altavilla Monferrato, Altavilla Monferrato, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10150.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10150.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10150/103285.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“E’ la nostra citt&amp;amp;#224;, una citt&amp;amp;#224; piccola e non ci passano i tram. Ma ci passa il fiume e sopra il fiume le foglie e sopra le foglie il Sole”, cos&amp;amp;#236; dice una delle tante composizioni poetiche del cantautore Gianmaria Testa, nativo delle Langhe. Siamo abituati a vedere i tram solo nelle citt&amp;amp;#224; pi&amp;amp;#249; grandi, eppure, se avessimo voluto visitare Altavilla Monferrato fino a circa ottant’anni fa, quasi sicuramente ci saremmo arrivati in tram. La storia di questo comune sito al confine con la provincia di Asti, &amp;amp;#232; strettamente legata alla storia dei tramway a vapore. Altavilla fu infatti una delle stazioni pi&amp;amp;#249; impoprtanti della rete delle tranvie della provincia di Alessandria, che dal 1880 fino al 1936 collegava i comuni collinari con Casale Monferrato, Alessandria e Asti. 
La curiosit&amp;amp;#224; di scoprire qualcosa di pi&amp;amp;#249; su questi incredibili tram che riuscivano perfino ad arrampicarsi sulle colline di San Salvatore Monferrato, cos&amp;amp;#236; come a Vignale, ci porta a visitare il Museo dei Tramways, nella frazione Cittadella. Scopriamo cos&amp;amp;#236;, vedendo le vecchie locomotive e ascoltando il racconto di qualche persona anziana del luogo, che intorno ai tramway esiste una vera e propria letteratura, piena di episodi pittoreschi, a cominciare dai nomignoli che la gente affibbiava a questi mezzi di locomozione. A scatenare la fantasia popolare in tal senso erano i tempi di percorrenza, definiti “lumacheschi” dallo studioso Franco Castelli, (15 km in quasi due ore), oltre al loro sbuffare e sferragliare immersi nel fumo nero della ciminiera. Ecco allora gli alessandrini a chiamare il tram “caffettiera”, mentre in provincia si parlava di “rabaton” (ruzzolone, dati i frequenti deragliamenti), di “fruciam” (ferro vecchio), ma anche di “biglietto con diritto alla spinta”, visto che in salita non era raro che il convoglio si bloccasse, costringendo i passeggeri a scendere e a dover spingere la locomotiva. Si narra anche che i conducenti dei tram alzassero spesso il gomito, fatto comprensibile data la bont&amp;amp;#224; dei vini di queste colline. Per&amp;amp;#242; Altavilla Monferato &amp;amp;#232; famosa anche per la grappa, infatti a poca distanza dal Museo dei Tramway si trova il Museo della Grappa, presso una storica distilleria.
La nostra passeggiata prosegue in centro, dove ammiriamo la suggestiva Chiesa Parrocchiale dedicata a San Giulio d’Orta. Al suo interno sono conservate diverse preziose opere del Moncalvo, oltre all’Ultima cena del Caccia e le “Nozze di Cana” del Musso. Facciamo il giro del paese lungo l’antica cinta muraria costruita, insieme al castello, da Giovanni del Monferrato dopo il 1320. Oggi del maniero restano solo pochi ruderi, inglobati in un palazzo residenziale. Percorrendo le caratteristiche stradine che passano tra giardini traboccanti di fiori e case le cui finestre danno sulle splendide colline circostanti, raggiungiamo la Chiesa di Santa Maria Assunta, ma visitiamo anche una bella cappelletta dedicata a Sant’Anna.
Dopo questa passeggiata, piacevolmente stanchi e affamati, ritorniamo nei pressi del Museo dei Tramways e decidiamo di fermarci per cena presso il Caff&amp;amp;#232; del Tranvai. “Il locale esiste dagli anni ’30 e all’epoca i tram passavano proprio qui davanti, ecco perch&amp;amp;#233; si chiama cos&amp;amp;#236;. Io lo gestisco da nove anni e oltre alle specialit&amp;amp;#224; da ristorante, il nostro punto di forza sono le pizze, sottili e fatte nel forno a legna”, ci racconta il titolare Fabio Vergano. Dopo l’aperitivo ci accomodiamo presso i tavoli dell’ampia sala che pu&amp;amp;#242; ospitare anche fino a settanta persone, e cominciamo a gustare gli antipasti: un bel tagliere misto di salumi, il tomino alla piastra con julienne di pere, l’Albese battuta al coltello, le cappesante con punte d’asparagi e patate croccanti, oltre all’insalata di mare. Mentre una parte del nostro gruppo opta per il men&amp;amp;#249; da ristorante, gustando gli spaghetti con pecorino e pepe, gli agnolotti alla Monferrina e gli spaghetti “ubriachi”, con Dolcetto e pasta di salame, la maggiornaza di noi non resiste alle ottime pizze. Decidiamo di provare alcune delle pi&amp;amp;#249; curiose tra le circa novanta variet&amp;amp;#224; proposte: la pizza Selvatica, con mozzarella, mele e prosciutto di cinghiale, l’Equina, con sfilacci di cavallo, rucola e grana a scaglie, la Coffe&amp;amp;#232;, con pomodoro, polvere di caff&amp;amp;#232;, scamorza, speck e gin, oltre alla Biancaneve, con olio extravergine di oliva, mozzarella, certosa, pepe e rosmarino. Annaffiamo il tutto con delle birre in bottiglia provenienti da tutto il mondo, perfino dall’Argentina e dall’Australia.
I nostri amici continuano con una bella tagliata al Nebbiolo e con l’insalata di spada, bufala e pomodoro. Per la gioia dei bambini che sono con noi, ma non solo, concludiamo la nostra cena con delle fantastiche pizze dolci: la pizza Melinda, con vino bianco, mele a fette e zucchero e la pizza Melba, con vino rosso, pesche a fette e zucchero. A coronamento di questa esperienza golosa, arriva pure una pizza con nutella e panna che ci dividiamo facendola sparire in pochi minuti...

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.altavillamonferrato.al.it
Ristorante Pizzeria Caff&amp;amp;#232; del Tranvai
Regione Cittadella, 3 Altavilla Monferrato (AL)
Tel. 0142/926401
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10150.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Giro tra le colline in tramway: Una giornata ad Altavilla Monferrato&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 08 Jun 2011 22:45:09 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10150.ashx</guid></item><item><title>Canguri che passano per le terre rosse del Monferrato: Una giornata a Conzano, Conzano, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10140.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10140.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10140/102976.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un’opera d’arte di circa due metri per due, raffigurante un canguro e collocata all’esterno degli antichi portici comunali in Piazza Australia: sono le prime immagini che accolgono chi arriva a Conzano, ma sono anche le immagini che forse meglio di tutte le altre raccontano il vissuto degli abitanti di questo grazioso comune del Basso Monferrato. Infatti, se di solito parlare delle colline monferrine significa immergersi nella pi&amp;amp;#249; autentica cultura vitivinicola, a Conzano il verde delle colline piemontesi si confonde con quello del Mont Fox, un monte vulcanico a Ingham, in Australia, vicino al quale sono stati tantissimi italiani di Conzano a lavorare come tagliatori di canna da zucchero. Questa cittadina, sita nella regione Queensland che si affaccia sul Mar dei Coralli, &amp;amp;#232; stata meta degli emigranti conzanesi che sin dalla fine dell’Ottocento avevano lasciato alle spalle il loro paese natale per cercar fortuna lontano dall’Italia. Oggi Conzano, gemellata con Ingham, &amp;amp;#232; detta anche il paese degli australiani, ma &amp;amp;#232; soprattutto Ingham ad essere il paese degli italiani: pi&amp;amp;#249; della met&amp;amp;#224; della popolazione &amp;amp;#232; di origine italiana. Il legame tra le due nazioni viene ogni anno rinforzato anche grazie al popolarissimo Australian-Italian Festival che con l’abilit&amp;amp;#224; dei surfisti da onda, porta ogni volta un pezzo d’Italia in Australia.
Uno dei primi monumenti che ammiriamo durante la nostra passeggiata a Conzano &amp;amp;#232; la Torre Civica, emblema del paese, costruita intorno al 1200. Questa torre, fatta di blocchi di tufo conchiglifero, tipico di un ambiente di deposizione marino poco profondo e pieno di fossili marini, fu l’ultima visione degli emigranti che l’hanno sempre mantenuta nel loro cuore anche davanti alle suggestive cascate di Wallaman. C’&amp;amp;#232; chi dice che non &amp;amp;#232; un caso che una popolazione che in qualche modo veniva dal mare, avesse poi rivolto lo sguardo verso gli oceani nel momento in cui sentiva la necessit&amp;amp;#224; di migliorare le proprie condizioni di vita lontano da casa.
Durante il nostro giro nel centro storico, tra stradine che salgono e scendono e da cui a tratti si apre un panorama mozzafiato sulle colline circostanti, abbiamo ammirato la Chiesa Parrocchiale di Santa Lucia, nota sin dal finire del XII secolo come Chiesa di Santa Maria di Conzano, ma esistente gi&amp;amp;#224; da prima e rimodellata diverse volte nel corso della storia. Il cuore architettonico del paese &amp;amp;#232; rappresentato da Villa Vidua, la settecentesca residenza dei conti Vidua, restaurato dopo il 1996, anno della sua acquisizione effettuata da parte del Comune. Carlo Vidua, conte di Conzano, morto nel 1830 a soli 45 anni, fu un noto esploratore, etnografo e scrittore che contribu&amp;amp;#236; anche alla fondazione del Museo Egizio di Torino. 
Spostandoci nella frazione San Maurizio scopriamo la meravigliosa Chiesa Parrocchiale, originario del 1400, edificato in tardo stile gotico e restaurato negli anni ’60. La chiesa di San Maurizio, fondata nel 1418 da Teodoro II, marchese del Monferrato, fu consacrata nel 1625 e conserva al suo interno diverse importanti opere d’arte sacra.
Restiamo nell’affascinante frazione San Maurizio anche per la nostra cena, presso il Ristorante Le Terre Rosse. Ci accomodiamo nell’ampia sala e iniziamo a gustare una cena tipicamente monferrina, con un ricco antipasto piemontese, fatto tra l’altro di rosette di San Daniele con melone, carne cruda battuta al coltello, cornetti di insalata russa, sformatini di asparagi con zabaione salato, quiche di porri alla robiola e mandorle, involtini di peperoni grigliati alla crema di tonno e origano. Facciamo seguire queste bont&amp;amp;#224; dagli gnocchi ai quattro formaggi e gli agnolotti saltati al burro con scaglie di tartufo e parmigiano, oltre al risotto nelle cialdine di parmigiano ai funghi porcini. Annaffiando queste prelibatezze con i migliori vini tipici del territorio tra cui il Cortese, il Barbera e il Grignolino, gustiamo uno squisito arrosto di vitello al tartufo nero, dei bocconcini di cinghiale, oltre all’agnello al forno e la porchetta arrosto. Chiudiamo in dolcezza con i dessert della casa, tra cui la zuppa inglese, la torronata, la mattonella al cioccolato e una bella crostata di fragole. 
Questa bella giornata ci ha insegnato che per torvare delle delizie autentiche, a volte basti seguire la traccia dei canguri...

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.conzano.al.it
www.leterrerosse.com
Ristorante Le Terre Rosse
Piazza Banda Lenti, 8 - Fraz. San Maurizio
Conzano Monferrato (AL)
Tel. 0142/925285
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10140.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Canguri che passano per le terre rosse del Monferrato: Una giornata a Conzano&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 02 Jun 2011 15:59:31 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10140.ashx</guid></item><item><title>Paesi e Sapori - Un weekend gustoso a Ovada, Ovada, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11135.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11135.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/11135/114442.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PAESI E SAPORI
OVADA (Alessandria) 19-20 Maggio 2012
Passeggiando, di corsa o in moto, tutte le strade conducono alla buona tavola delle colline ovadesi


Dopo l’enorme successo della passata edizione, ritorna ancor pi&amp;amp;#249; ricco di adesioni il vivace “raduno del gusto” in Piazza Martiri della Benedicta delle Pro Loco e delle Associazioni dell’Ovadese, durante il quale sar&amp;amp;#224; possibile fare un primo assaggio delle pi&amp;amp;#249; interessanti feste e sagre estive e conoscere le tante attrattive culinarie che il territorio dell’Alto Monferrato offre. 

Nei giorni di sabato 19 e domenica 20 Maggio 2012 si svolger&amp;amp;#224; l’ottava edizione della rassegna enogastronomica Paesi e Sapori. Durante la manifestazione ognuna delle Proloco e Associazioni partecipanti proporr&amp;amp;#224; un piatto tipico, promuovendo cos&amp;amp;#236;, con il linguaggio universale del gusto il territorio e le sagre che si terranno nella zona durante il periodo estivo. 

Alle ore 19.00 di sabato 19 Maggio 2012 si apriranno gli stand e i visitatori potranno degustare le numerose portate, accompagnate dai vini locali, in particolare dal Dolcetto D.O.C. e dall’OVADA D.O.C.G. Dalle ore 21.00 sar&amp;amp;#224; l’orchestra Romina a intrattenere il pubblico con il suo spettacolo musicale.

Gli stand gastronomici aspetteranno tutti anche durante la giornata di domenica. 

Ovada e i comuni dell’ovadese si trovano in una zona singolare, al confine tra la Liguria e il Piemonte. Questa caratteristica geografica e storica della zona si rispecchia anche nelle sue tradizioni culinarie, che sono una vera e propria unione tra queste due meravigliose terre. Le specialit&amp;amp;#224; monferrine si abbinano cos&amp;amp;#236; ai deliziosi piatti di cucina povera ligure, come ad esempio la farinata. 
Tra gli antipasti della zona i pi&amp;amp;#249; importanti sono le verdure in bagna caoda, la carne cruda battuta al coltello, le acciughe in salsa verde, il vitello tonnato, le insalate di funghi freschi e gli immancabili salumi. 
A seguire, sono gli agnolotti a farla da padroni tra i primi piatti, di sfoglia sottile con il ripieno a base di carne e, ovviamente, la borragine, da consumarsi con il sugo o “bianchi” in una tazza fumante di vino Dolcetto d’Ovada. 
Altri piatti tipici dell’ovadese sono i ravioli alle verdure, tajarin ai funghi, la peirbureira di Rocca Grimalda, la polenta condita in vari modi, una volta piatto unico e oggi nuovamente ricercata. Nel periodo pasquale sono irrinunciabili gli andarini, piccolissimi gnocchi di farina da consumarsi in brodo.

In stagione i funghi preparati e cucinati in vari modi dominano i secondi piatti. Ad essi si aggiungono il bollito misto, la selvaggina, gli arrosti, le torte verdi con erbe selvatiche, cime ripiene, il cappone bollito con salsa verde, il fritto misto alla piemontese.

Eventi collaterali:

MotorinOvada
Durante la giornata di Domenica si svolger&amp;amp;#224; anche MotorinOvada, 4&amp;amp;#176; Raduno di Ciclomotori d’epoca a rullo, monomarcia, turismo, scooter, sportivi e fuoristrada immatricolati entro il 1990.

Programma:

ore 9:00  apertura iscrizioni
ore 11:00 partenza per giro turistico
ore 11:30 sosta per aperitivo presso S.A.O.M.S. di Costa di Ovada
ore 12:15 Gran Premio Fondo Valle
ore 13:00 Pranzo presso gli stand di “Paesi e Sapori”
ore 14:00 Guide acrobatiche: gimkana, gara di rallentamento
ore 15:30 Premiazione e saluti

StraOvada – Memorial Giorgio Giacobbe
Sempre nella mattinata di domenica si terr&amp;amp;#224; anche la StraOvada – 5&amp;amp;#176; Memorial Giorgio Giacobbe, denominata anche “Rincorri Sapori”, iniziativa podistica per le vie del centro con partenza alle ore 9:30 da Piazza Martiri della Benedicta.

Gara podistica di km 4,6
Organizzata da Ovada in Sport (www.ovadainsport.it – 347/9724973)

PER INFORMAZIONI:

www.prolocoovada.it
iat@comune.ovada.al.it
Ufficio Iat Ovada 0143/821043
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11135.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Paesi e Sapori - Un weekend gustoso a Ovada&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sun, 13 May 2012 19:42:32 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_11135.ashx</guid></item><item><title>I luoghi che hanno ispirato Cesare Pavese: Un weekend a Santo Stefano Belbo, Santo Stefano Belbo, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10132.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10132.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10132/102856.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Una vigna che sale sul dorso di un colle fino a incidersi nel cielo, &amp;amp;#232; una vista familiare, eppure le cortine dei filari semplici e profonde appaiono una porta magica”, cos&amp;amp;#236; scriveva Cesare Pavese nell’incipit del racconto “La vigna”, cogliendo l’essenza del proprio paese natale, Santo Stefano Belbo. Oggi, chi viene a visitare questo bel comune sito nelle Langhe, a poco pi&amp;amp;#249; di venti chilometri da Asti nonostante appartenga alla provincia di Cuneo, lo fa spesso proprio perch&amp;amp;#233; curioso di scoprire i luoghi pavesiani. Esattamente come &amp;amp;#232; accaduto a noi, che abbiamo deciso di immergerci per un weekend nelle atmosfere de “La Luna e i fal&amp;amp;#242;”, romanzo di Cesare Pavese del 1950, ma anche in quelle di numerosi altri racconti dello scrittore, profondamente legato alla propria terra.
Qualsiasi strada si percorra per arrivare qui, prima di raggiungere il paese, si attraversano decine di chilometri quadrati di vigneti, tutti curatissimi. La magia pavesiana inizia quando il viaggiatore passa per queste curve panoramiche nelle ore centrali della giornata, e pur non vedendo persone al lavoro tra i filari, nota che essi sono in perfetto ordine. Che la cultura della vigna sia strettamente legata all’anima di questo luogo, lo dimostra anche la frase latina che compare sullo stemma civico, concesso al comune nel 1902 dal Re Vittorio Emanuele III: “Vitis Sancti Stephani ad Belbum Vita”.
Prima di assaggiare per&amp;amp;#242; un buon bicchierino di Moscato d’Asti o di Asti Spumante, vini di cui Santo Stefano Belbo &amp;amp;#232; il maggior produttore, facciamo una passeggiata alla scoperta del paese. Notiamo subito, in alto, sulla collina di Santa Libera, il suggestivo rudere di una torre quadrangolare, di cui apprendiamo che &amp;amp;#232; contemporanea di Dante, e fu distrutta secoli dopo, cos&amp;amp;#236; come il castello, raso quasi del tutto al suolo nel 1635 dagli spagnoli e dagli austriaci che se lo contendevano.
Visitando la Chiesa Parrocchiale del Sacro Cuore, i cui colori chiari spiccano sullo sfondo verde della collina, scopriamo che anche la storia della Parrocchia s’intreccia con le opere di Pavese. Infatti, l’antica Chiesa Parrocchiale dei Santi Giacomo e Cristoforo, che risale al XIV secolo ed &amp;amp;#232; la prima pieve del paese, dopo secoli travagliati nel 1785 si trovava in “stato rovinoso”, per essere poi lentamente ristrutturata nei successivi quasi cent’anni. Nel 1886 vi &amp;amp;#232; stato pure collocato un nuovo organo e l’anno dopo &amp;amp;#232; stata rifatta la facciata, ma nel 1926 le funzioni parrocchiali sono state trasferite alla nuova chiesa del Sacro Cuore di Ges&amp;amp;#249;, mentre l’antica parrocchiale &amp;amp;#232; diventata sede della Fondazione Cesare Pavese. Anche la Biblioteca civica ha sede l&amp;amp;#236;, in Piazza Confraternita, e chi entra, pu&amp;amp;#242; subito fare un’escursione culturale nel mondo di Pavese, grazie alle foto e le copie di manoscritti esposte sulle pareti, oltre a documenti e oggetti visionabili all’interno. 
Durante la nostra passeggiata abbiamo anche visitato la romanica Abbazia di San Gaudenzio, di cui si dice che sia un ex tempio di Giove, oltre ad essere un ex convento benedettino, e siamo saliti fino al Santuario della Madonna della Neve, sito sulla collina di Moncucco. 
Tornando, abbiamo visitato la Casa natale di Cesare Pavese, sede del Museo Pavesiano. Ai piedi della collina Gaminella, tanto cara allo scrittore, ad appena duecento metri dalla sua Casa natale, abbiamo deciso di fermarci presso il Ristorante La Bossolasca, approfittando anche della comodit&amp;amp;#224; delle dieci camere della struttura. “Abbiamo inaugurato nel 1997, dopo aver ristrutturato la cascina di famiglia”, ci racconta il signor Maurizio Barbero che gestisce il ristorante insieme alla moglie Elisa che ci ha accolti in sala. Scopriamo subito che il fiore all’occhiello del locale sono i piatti col tartufo e con i funghi, anche se per gustarli nella loro stagione dovremo tornare tra qualche mese. 
Iniziamo la nostra cena con la tradizionale carne cruda battuta al coltello, il vitello tonnato, un tortino di asparagi con la fonduta, i peperoni farciti con il tonno e la ricotta e l’insalata di galletto, arrostito, disossato e farcito con fagiolini. Facciamo seguire questo ricco antipasto dai primi preparati con la pasta fatta in casa, con la farina biologica del Mulino Marino di Cossano Belbo. Prendiamo i tagliolini con i funghi, i tipicissimi ravioli al Plin, gli gnocchi di patate al Castelmagno e i maltagliati col porro e gorgonzola. Nella scelta dei secondi ci dividiamo tra prelibatezze come lo stinco di vitello al forno, il coniglio con le olive taggiasche, il cosciotto di anatra col Moscato e miele, il capocollo col Moscato e prugne, oltre all’agnello al forno e il classico e buonissimo fritto misto alla piemontese. Accompagniamo queste sfiziosit&amp;amp;#224; con degli ottimi vini della Langa e del Monferrato, prima di arrenderci alla tentazione golosissima dei dolci, quali il bunet, la torta di nocciole, un semifreddo al torrone, la creme brulee e il salame di cioccolato...

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.santostefanobelbo.it
www.labossolasca.it
Ristorante La Bossolasca
Via Robini, 22 Santo Stefano Belbo (CN)
0141/840613
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10132.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;I luoghi che hanno ispirato Cesare Pavese: Un weekend a Santo Stefano Belbo&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 25 May 2011 12:42:37 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10132.ashx</guid></item><item><title>Vinoteca con vista sulle catene montuose, Ponzone, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10185.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10185.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10185/103482.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A Ponzone, a pochi chilometri da Acqui Terme, ha aperto la nuova Vinoteca Mal&amp;amp;#242;: un wine bar che fa gi&amp;amp;#224; tendenza grazie agli ottimi vini e ai salumi selezionati. E dove pare ci sia uno specchio portafortuna... 

Un borgo incantato, immerso tra le pi&amp;amp;#249; belle colline dell’Alto Monferrato, da cui si apre la seconda veduta panoramica d’Italia, sulle Alpi e sulle colline appenniniche che arrivano fino al Mar Ligure: ecco Ponzone, comune situato su un crinale isolato a circa dodici chilometri da Acqui Terme, nella provincia di Alessandria. 
Passare alcuni giorni di relax in questo paese &amp;amp;#232; quanto di pi&amp;amp;#249; rigenerante possa esistere: lontani dal traffico, dalla frenesia del lavoro, eppure vicini a tutto (da Milano ci vorranno circa due ore per arrivare qui), quindi senza nemmeno lo stress del rientro, tra passeggiate nella natura e per le caratteristiche viuzze dell’antico borgo, con la vista che si apre sulle catene montuose, il relax &amp;amp;#232; garantito.

E se il Monferrato &amp;amp;#232; famosissimo per la sua cultura vitivinicola, non si pu&amp;amp;#242; certo rinunciare a una degustazione di vini a calice selezionati giornalmente, presso la nuovissima Vinoteca Mal&amp;amp;#242;, nel cuore del centro storico. Si viene accolti nell’elegante spazio dedicato al wine bar, dallo stile tradizionale ma chic, impreziosito anche da un bellissimo specchio che sembra uscito da un romanzo pieno di misteri e di romanticismo. Sar&amp;amp;#224; anche per questo che si &amp;amp;#232; gi&amp;amp;#224; sparsa la voce: farsi fotografare davanti a questo specchio, con in mano il calice di vino, porta fortuna. Provare per credere!

Nella nuova Vinoteca Mal&amp;amp;#242; i vini selezionati vengono proposti in abbinamento con dei salumi italiani DOP e IGP di grande prestigio, come ad esempio il culatello di Parma stagionato 24 mesi, il prosciutto crudo San Daniele stagionato 24 mesi, il lardo di Cinta Senese e la pancetta al Barolo, oltre ai formaggi del territorio.

Ponzone conferma cos&amp;amp;#236; ancora una volta di essere una meta irrinunciabile per gli amanti della buona tavola: qui dimorano le migliori tradizioni enogastronomiche piemontesi, e chi decider&amp;amp;#224; di passare un po’ di tempo in paese, potr&amp;amp;#224; gustare molte specialit&amp;amp;#224; tipiche della zona, preparate col cuore e con la fantasia di Cinzia che gestisce, insieme al marito Enrico, lo storico Albergo Ristorante Mal&amp;amp;#242;. Un locale che ha attraversato decenni di storia, costellati da momenti di gloria verso la fine dell’Ottocento, e che &amp;amp;#232; tornato agli antichi fasti grazie all’amore, l’intraprendenza, (o l’eroismo, come dichiara un’autorevole guida di ristoranti), la professionalit&amp;amp;#224; e la creativit&amp;amp;#224; di Cinzia ed Enrico. 
Il famoso filetto baciato, ideato verso la fine dell’Ottocento da Romeo Mal&amp;amp;#242;, &amp;amp;#232; nato proprio in questa casa: &amp;amp;#232; chiaro che questa prelibatezza non manca mai dalla tavola degli ospiti dell’Albergo Ristorante Mal&amp;amp;#242;. 

Chi si ferma qui per mangiare durante la bella stagione, a pranzo pu&amp;amp;#242; gustare, oltre alla altre proposte, anche un piatto unico, novit&amp;amp;#224; nel men&amp;amp;#249;, a base di carne o pesce con verdure o cereali, piatti sempre all’insegna della tradizione e della fantasia. 
Per gli ospiti celiaci &amp;amp;#232; disponibile un men&amp;amp;#249; apposito, cos&amp;amp;#236; come per i vegetariani e per chi segue una dieta vegana o macrobiotica.

Ma il men&amp;amp;#249; estivo 2011 del Ristorante offre anche numerose altre bont&amp;amp;#224;: circa sei tipi di antipasti del territorio, elaborati con piacevole creativit&amp;amp;#224;, da far seguire da primi piatti come le mirtille con il rag&amp;amp;#249; di petto d’anatra, la variazione di ravioli con la salsa di bagna cauda leggera, gli gnocchetti di ricotta alle erbe con vellutata di piselli e tartufo nero e gli agnolotti col sugo di arrosto. Tra i secondi sono imperdibili il magatello di vitello con salsa monferrina, lo stracotto al Ruch&amp;amp;#232;, il manzo di fassona affumicato nel fieno maggeno e il coniglio in casseruola con la nocciola tonda gentile delle Langhe.

Una volta a casa, baster&amp;amp;#224; chiudere gli occhi per vedere nel ricordo le spettacolari montagne ponzonesi la cui immagine si associa indissolubilmente al gusto della migliore cucina tradizionale piemontese. E con la foto portafortuna, scattata davanti allo specchio, chiss&amp;amp;#224; se anche le solite giornate grigie di citt&amp;amp;#224; non si vestano dei colori dell’arcobaleno... 


PER INFORMAZIONI:

Albergo Ristorante Mal&amp;amp;#242;
Piazza Garibaldi, 1 Ponzone (AL)
0144/78075  0144/78124
www.albergomalo.com
Facebook: Locanda Mal&amp;amp;#242;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10185.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Vinoteca con vista sulle catene montuose&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 18 Jun 2011 17:42:02 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10185.ashx</guid></item><item><title>Una farfalla sulle colline del Monferrato: Gita alla scoperta di Olivola, Olivola, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10131.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10131.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10131/102842.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un piccolo grande mondo di pace, dove ogni scorcio rivela un pezzo di storia e incanta il viaggiatore con la sua bellezza mite e dolce. Antiche case, muri di pietre chiare, tetti color ruggine sopra i quali si apre un vastissimo panorama sulle colline circostanti, tra le quali lo sguardo pu&amp;amp;#242; saltellare senza fatica da un borgo all’altro. Siamo nel pi&amp;amp;#249; piccolo comune del Basso Monferrato, la cui tranquillit&amp;amp;#224; odierna &amp;amp;#232; frutto di una lunghissima serie di lotte e guerre che nel corso dei secoli interessarono questa localit&amp;amp;#224;. La sua posizione strategica ha attratto a Olivola delle popolazioni sin dalla notte dei tempi, prima tra le quali delle trib&amp;amp;#249; germaniche, da cui derviverebbe il nome originario del luogo, Freengo oppure Fringo. Si ritiene che l’abitato fosse nato nel IX secolo, dopo l’invasione dei Franchi, consolidandosi negli anni 1100-1200. Prima di quel periodo faceva parte del feudo di Frassinello, e successivamente appartenne ai marchesi del Monferrato, essendo infeudato a diverse famiglie, tra cui i Celloria, i Ferraris e i Candiani, la cui villa ottocentesca, oggi restaurata e sede del Ristorante Ai Cedri, domina tuttora l’abitato. In tempi recenti il comune rischi&amp;amp;#242; ancora una volta di perdere la propria autonomia, essendo stato annesso, nel 1928 al Comune di Frassinello. Olivola &amp;amp;#232; tornata comune autonomo nel 1950, a seguito di una petizione dei suoi abitanti al Presidente della Repubblica. 
La nostra passeggiata a Olivola inizia da Piazza Europa, cuore del comune, e grazie a un progetto escursionistico che attrae qui ogni anno numerosi turisti, prosegue su un ampio tracciato a forma di farfalla. Il percorso si chiama “Scorci sulle ali” e si affronta con leggerezza e senza nessuna fatica particolare. Prima di immergerci nella natura circostante, percorrendo strade costeggiate da fitti cespugli di biancospino e prugnolo, ammirando i vigneti a perdita d’occhio e facendo le foto perfino a qualche allegro fiore di papavero, visitiamo i monumenti pi&amp;amp;#249; importanti del paese, concentrati proprio nella piazza principale. La Chiesa Parrocchiale di San Pietro, costruita a partire dal 1895 e completata nel 1938, domina la piazza con la sua facciata a capanna. Poco distante si ammira uno degli edifici religiosi pi&amp;amp;#249; antichi del luogo, l’antica parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo del X secolo, non pi&amp;amp;#249; in uso per funzioni religiose, con un caratteristico campanile romanico in tufo. A dimostrazione di quanto sia forte il culto del patrono San Pietro, appena fuori dall’abitato, in una posizione panoramicissima, si trova un’altra chiesetta romanica dedicata al Santo. Durante la nostra passeggiata abbiamo anche visitato la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, edificata nel 1630, per volere degli abitanti di Frassinello come ringraziamento per essere sopravvissuti all’epidemia di peste che aveva flagellato la zona in quell’anno.
Il percorso a farfalla ci ha anche portati a scoprire, tra la folta vegetazione al confine del paese con Moleto, un’antica fonte curativa, chiamata Curella. 
La nostra passeggiata si conclude nei pressi di Villa Guazzo- Candiani, dove, in un campo sottostante l’edificio, ammiriamo un imponente cedro isolato. Decidiamo di fermarci per cena proprio qui, presso l’elegantissimo Ristorante Ai Cedri, approfittando anche della possibilit&amp;amp;#224; di pernottare presso le accoglienti camere della struttura immersa nel verde.
Ci accomodiamo ai tavoli della splendida sala del palazzo nobiliare e iniziamo a gustare una cena in linea con lo stile della Villa stessa: specialit&amp;amp;#224; della migliore tradizione monferrina, che cambiano periodicamente in base alla stagione, spesso rivisitate con creativit&amp;amp;#224; contemporanea. Iniziamo con un ricco antipasto piemontese gustando tra l’altro la classica carne cruda battuta a coltello, il vitello tonnato alla vecchia maniera, il fiore di zucca farcito in salsa bicolore e un tortino di patate croccante con scaloppa di foie gras al cioccolato. Facciamo seguire queste prelibatezze dai tradizionali raviolini del Plin al sugo d’arrosto, gli gnocchi di patate viola con pesto leggero alla rucola e code di gamberi, le sferette di ricotta ed erbette al burro e salvia e i ravioloni di raschera e spinaci con marmellata di cipolline di Tropea. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini piemontesi e in particolare monferrini. Nella scelta dei secondi ci dividiamo tra il baccal&amp;amp;#224; al vapore con zabaione di pomodori ciliegia e marinata di verdure primaverili, il filetto di vitella ai porri, il cosciotto di maialino al latte al forno e le costolette di agnello al rosmarino. 
La nostra giornata si conclude con il piacere di qualche dolce peccato di gola tra la mousse di cioccolato, dei sorbetti alla frutta, il Dolce Piemonte, un tortino di pere al Moscato e uno sformato tiepido al cioccolato. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.olivola.al.it
www.aicedri.it
Ristorante Ai Cedri
Via V. Veneto, 23 Olivola (AL)
0142/938885
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10131.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Una farfalla sulle colline del Monferrato: Gita alla scoperta di Olivola&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 25 May 2011 12:28:27 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10131.ashx</guid></item><item><title>Cattedrali sotterranee in cui scorre un fiume di vino: Una giornata a Canelli, Canelli, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10120.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10120.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10120/102575.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La limpidezza brillante di un bicchiere di Moscato, dolce e aromatico, che accarezza i sensi come una musica che parla al cuore: ecco l’essenza di Canelli, splendida citt&amp;amp;#224; dell’Astigiano, conosciuta per le sue eccellenze vitivinicole. Il Moscato di Canelli, cos&amp;amp;#236; come lo spumante tipico di queste colline, sono presenti nella carta dei vini dei migliori ristoranti del mondo, e nel loro gusto inconfondibile &amp;amp;#232; racchiusa la storia di questa citt&amp;amp;#224;, circondata dai filari dei vigneti sin dall’epoca romana. Tra le prime mete da visitare, ci sono infatti le Cattedrali Sotterranee, le suggestive cantine di invecchiamento dello spumante che si diramano sotto la citt&amp;amp;#224;.
Arrivando in questa roccaforte del vino, ci accoglie una vista da cartolina: il centro storico di Canelli, arroccato su una collina che tocca i 500 metri di altezza, e dominato dal Castello, ovvero l’imponente Palazzo Gancia. Edificato nell’XI secolo per difendere le strade che da qui conducevano a Savona, il castello fu distrutto durante la guerra contro il Monferrato nel 1617. Tra gli eventi bellici che caratterizzarono quegli anni, spicca l’Assedio di Canelli del 1613, accaduto nell’ambito delle guerre per la successione del Ducato di Monferrato. L’assedio, operato dalle truppe di Carlo Gonzaga, viene ricordato ogni anno con una grandiosa rievocazione storica nel mese di Giugno. 
Con intenti assolutamente pacifici, ma partiamo anche noi alla conquista di Canelli, impresa che consiste in una piacevolissima passeggiata fin sopra il punto pi&amp;amp;#249; alto della collina, dove si trovano il Castello e la Chiesa Parrocchiale di San Leonardo. All’inizio del percorso visitiamo la splendida Chiesa di San Tommaso, originaria del XII secolo, che custodisce al suo interno interessanti arredi e tele dipinte di epoca barocca. Sull’alto campanile svetta l’emblema del Cane, stemma e simbolo della Citt&amp;amp;#224;, a ricordare il fatto che la chiesa era stata eretta a spese del Comune, come “tempio civico”. 
Imboccando una strada scoscesa, dalla chiesa si sale verso la parte alta della citt&amp;amp;#224;, detta Villanuova. Il percorso in salita ci premia con la bellezza del panorama, curva dopo curva pi&amp;amp;#249; suggestivo. Sullo sfondo verde dei vigneti circostanti spiccano i tetti color ruggine delle case e la torre campanaria di San Tommaso, il tutto avvolto in un silenzio impagabile. Raggiungiamo cos&amp;amp;#236;, attraversando un quartiere che ha conservato l’impronta urbanistica medievale, la Chiesa di San Leonardo, con al suo interno numerose opere d’arte, tra cui i dipinti dell’artista canellese Giovanni Carlo Aliberti. 
Scrisse Cesare Pavese: “...di l&amp;amp;#224; dalle siepi si sentiva la vigna e si vedevano le canne: &amp;amp;#232; questa la bellezza di Canelli. Sembra di essere lontano, in un paese diverso, e la collina non &amp;amp;#232; pi&amp;amp;#249; la collina, anche il cielo &amp;amp;#232; pi&amp;amp;#249; chiaro, come quando fa sole e piove insieme...” Quando ci accomodiamo ai tavoli dell’elegante sala del Ristorante San Marco in Via Alba, la Signora Mariuccia e il Signor Piercarlo Ferrero, che lo gestiscono da tanti anni, ci raccontano la storia di questo locale. “Nel 2009 abbiamo festeggiato i cinquant’anni di attivit&amp;amp;#224; della famiglia e i vent’anni di Stella Michelin. Quando Cesare Pavese ha scritto quelle righe, il San Marco c’era gi&amp;amp;#224;, ed era un antico “ostu” con stallaggio, che prendeva il nome da una chiesetta dove le contadine andavano in pellegrinaggio per propiziare lo schiudersi dei “bigat”, i bachi da seta. Oggi la chiesetta e i bigat non ci sono pi&amp;amp;#249;, ma le atmosfere poetiche del luogo sono le stesse”. Iniziamo il nostro viaggio gustoso nell’arte culinaria del San Marco con dei favolosi antipasti piemontesi: millefoglie di galletto e foie gras, mostarda di peperoni rossi e miele, crudo di vitella Fassona battuta al coltello, peperone farcito alla piemontese e vitello rosato in bagnetto rosso. Assaggiamo anche un buonissimo tortino di punte d’asparagi in fonduta di Bettelmatt, oltre al tarte tatin di cipollotti e carciofi su passatina di fave e piselli. Facciamo seguire queste bont&amp;amp;#224;, preparate con grande sapienza, dai tipicissimi agnolotti del plin lessi nel brodo ristretto di carne e serviti al tovagliolo. Accompagniamo queste prelibatezze con degli ottimi vini del Monferrato e della Langa. Alcuni del nostro gruppo optano invece per i ravioli “gobbi” astigiani con il loro stufato, i taglierini al rag&amp;amp;#249; di verdure primaverili e il risotto all’Alta Langa con punte di asparagi. Proseguiamo con uno squisito carr&amp;amp;#232; di agnello con salsa al Barbera d’Asti e tartufo nero, la costoletta di vitella Fassona impanata mentre alcuni di noi scelgono la tempura di baccal&amp;amp;#224; e carciofi. 
La nostra giornata a Canelli si conclude con le dolci magie della casa, a cominciare dalla spettacolare piccola pasticceria, le composte di frutta, i torroncini morbidi e i canditi. Si corona il tutto con le creazioni pi&amp;amp;#249; golose che si possano immaginare, come il bunet di Langa, la cr&amp;amp;#232;me brul&amp;amp;#233;e gratinata all’arancia e la mousse di vaniglia, bunet e croccante all’amaretto. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.canelli.at.it
www.sanmarcoristorante.it
Ristorante San Marco
Via Alba, 136 Canelli (AT)
0141/823544
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10120.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Cattedrali sotterranee in cui scorre un fiume di vino: Una giornata a Canelli&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 17 May 2011 00:19:44 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10120.ashx</guid></item><item><title>Un paese a misura d&amp;#39;uomo: Gita tra le colline di Parodi Ligure, Parodi Ligure, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10104.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10104.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10104/102477.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il candore brillante di un’enorme croce bianca che inonda della sua luce misteriosa le colline coperte da campi, vigneti e folti boschi, tuttora quasi incontaminati e popolati da animali selvatici come caprioli, cinghiali, volpi e faine. Il blu scuro di cui la sera si vestono i monti dell’Alto Monferrato, che contrasta con questo bianco divino: erano esattamente queste immagini suggestive ad attirarci per la prima volta a Parodi Ligure, una sera dell’estate scorsa, dopo una giornata trascorsa al mare. 
Stavolta siamo tornati di giorno, in modo da poter visitare tutte le bellezze del paese, iniziando proprio dal “Crocione”, collocato sul punto pi&amp;amp;#249; alto del comune. E’ dal 1929 che veglia sul Monumento ai Caduti, ma una grande croce di legno era presente nello stesso luogo gi&amp;amp;#224; da molti anni prima, come si vede nelle foto di inizio Novecento. La sensazione di essere partecipi di un momento sacro viene accentuata dal panorama mozzafiato in cui si distingue perfino il Monviso.
Poco distante visitiamo i resti del Castello, conteso gi&amp;amp;#224; novecento anni fa tra i marchesi di Parodi e Genova, per poi venire distrutto nel 1625, nel conflitto tra i franco-savoiardi e Genova.  
Ed &amp;amp;#232; sempre questa ampia vista panoramica a fornire una chiave di lettura di ci&amp;amp;#242; che &amp;amp;#232; oggi Parodi Ligure: nonostante il numero di residenti si sia ridotto durante gli anni, e anche il territorio, un tempo confinante perfino con Pegli, sia ormai molto pi&amp;amp;#249; contenuto, l’orizzonte culturale e artistico del comune &amp;amp;#232; sempre restato molto ampio. Ci&amp;amp;#242; &amp;amp;#232; dovuto anche alla voglia di mantenere vivi i ricordi di una volta, come dimostra la Festa degli Antichi Mestieri, che si svolge ogni anno nel mese di Agosto e consente di rivivere le atmosfere del passato facendo un salto dal barbiere che per quel giorno riceve nel suo antico negozio, cos&amp;amp;#236; come dal fabbro, lo scrivano, o il ciabattino. 
Parodi Ligure diede i natali a pi&amp;amp;#249; di un doge, tra cui Nicol&amp;amp;#242; Guarco, doge di Genova verso la fine del Trecento. Anche se gli ampi spazi di Palazzo Guarco, appartenuto alla famiglia di Nicol&amp;amp;#242;, sono al momento in disuso, si fa ammirare la splendida garitta e anche un balcone dove un tempo si affacciava il doge.        
Arriviamo cos&amp;amp;#236; al monumento pi&amp;amp;#249; importante del paese, la Chiesa Parrocchiale dei Santi Rocco e Sebastiano. Bench&amp;amp;#233; la storia parrocchiale di Parodi affondi le sue radici nel lontano 1143, anno di fondazione del Monastero di San Remigio, l’erezione della Parrocchiale odierna risale al 1845, ed avvenne per volont&amp;amp;#224; dei fedeli che spesso facevano fatica a raggiungere San Remigio, in posizione un po’ isolata.
All’interno della chiesa dei S.S. Rocco e Sebastiano, recentemente ristrutturata, si ammirano numerose preziose opere d’arte, a cominciare dall’affresco raffigurante il ritorno dei soldati parodesi dalla Prima Crociata, che hanno portato in paese una reliquia della Santa Croce. Dalla statua marmorea della Madonna con Ges&amp;amp;#249; bambino, posizionata sull’altare, fino alla statua lignea di San Rocco e ai dipinti, la chiesa &amp;amp;#232; piena di meraviglie.
Dopo questa bella passeggiata, raggiungiamo il Ristorante Agriturismo Al Ghiottone, e per la gioia dei bambini, andiamo subito a visitare gli animali: delle simpatiche mucche della razza cabannina, autoctona delle Capanne di Marcarolo, delle vivacissime galline che si avvicinano a noi curiose, e un bellissimo cavallo bianco. “Questo locale &amp;amp;#232; nato vent’anni fa, grazie ai nostri genitori, mamma Luciana e pap&amp;amp;#224; Giancarlo, che hanno realizzato il sogno del nonno Savino, il quale voleva avviare un’osteria nell’entroterra genovese, ma qualche giorno prima di aprire, aveva invitato alcuni amici che hanno fatto fuori tutto il vino. Cos&amp;amp;#236; dell’osteria non se n’&amp;amp;#232; fatto pi&amp;amp;#249; nulla”, ci racconta Simona che gestisce il locale insieme ai genitori, alla sorella Paola e al marito Tony. Iniziamo la nostra cena all’insegna dei sapori parodesi con un’insalatina al tartufo condito con lo yogurt fatto da Simona, una selezione di formaggi con miele di castagno e della marmellata di porri e dolcetto. Gustiamo anche una galantina di pollo con pomodoro fresco e uno sformato di ortiche con la fonduta di crescenza. Continuiamo con i tipici ravioli al tartufo e con i tagliolini fatti in casa con i funghi. Facciamo seguire queste bont&amp;amp;#224; da un filetto di maiale con i funghi e dal petto di pollo con la crema di formaggio e tartufo. Avendo prenotato prima, abbiamo anche il piacere di gustare un piatto sfiziosissimo da veri ghiottoni: il vitello in crosta, che viene fatto cuocere in forno a legna, avvolto in una pasta di pane. Annaffiamo il tutto con del Cortese di Gavi e del Dolcetto di Ovada, prodotti da aziende della zona. 
Coroniamo questa piacevolissima giornata con un tris di dolci fatti in casa: la panna cotta con un caramello di agrumi, la bavarese con lo yogurt e della salsa di sottobosco, e il malaga, un’invenzione di Paola, simile alla zuppa inglese, ma fatto con il Moscato al posto del liquore.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.parodiligure.al.it
Ristorante Al Ghiottone
Localit&amp;amp;#224; Cadegualchi
0143/681213
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10104.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Un paese a misura d'uomo: Gita tra le colline di Parodi Ligure&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 09 May 2011 17:43:09 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10104.ashx</guid></item><item><title>Una giornata tra le mura spagnole: Gita a Pizzighettone, Pizzighettone, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10098.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10098.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10098/102417.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una citt&amp;amp;#224; come quelle raffigurate nei film d’avventura, popolate da cavalieri e principesse: circondata da una possente cerchia muraria, attraversata da un bel fiume, con sopra un ponte che conduce sotto un’antichissima torre dove quasi cinque secoli fa tennero prigioniero perfino un sovrano francese. La sensazione di essere finiti in un romanzo fiabesco aumenta quando durante la nostra passeggiata per le caratteristiche strade di Pizzighettone scopriamo le cosiddette “Case matte”, per non parlare della vicina Valle del Serio Morto, che scopriamo essere l’antico alveo del fiume Serio. 
Pizzighettone &amp;amp;#232; un autentico gioiello architettonico, il cui centro storico &amp;amp;#232; abbracciato dalle mura spagnole che nel loro aspetto che vediamo oggi, risalgono al 1650 circa. Iniziamo la scoperta della “citt&amp;amp;#224; murata” partendo da Porta Cremona Nuova, vicino alla quale ammiriamo il Rivellino di forma semicircolare. Proseguendo lungo la cerchia muraria, accompagnata da un fossato fortilizio, notiamo in alto, tra l’erba che cresce sopra le mura, alcune simpatiche caprette impegnate in un “itinerario verde” tutto loro. Giungiamo cos&amp;amp;#236; nei pressi delle prime “case matte”, e scopriamo che si tratta di ambienti costruiti a volta di botte, collegati tra loro. Ulteriori “case matte” si possono osservare sull’altra sponda del fiume, nella Borgata di Gera, dove si erge la chiesa dei Santi Rocco e Sebastiano, del 1486, che ospita importanti dipinti di scuola cremonese. 
Pizzighettone &amp;amp;#232; l’unico borgo attraversato nel suo centro storico dal corso inferiore dell’Adda, e giungendo sulle rive del fiume, ci accoglie un ambiente molto piacevole, dove si passeggia mentre lo sguardo spazia tra barchette a remi, alberi che si specchiano nel fiume, e scorci dell’altra sponda. La presenza del Guado fu, sin dall’antichit&amp;amp;#224;, l’elemento che confer&amp;amp;#236; importanza strategica al castrum, mentre oggi il fiume &amp;amp;#232; il fulcro del turismo ciclopedonale, sempre pi&amp;amp;#249; fiorente, che attira visitatori a Pizzighettone, immerso nel Parco Adda del Sud. Uno dei vari percorsi ciclabili suggeriti parte proprio da qui per arrivare fino alla confluenza dell’Adda nel Po. 
La citt&amp;amp;#224; fu fondata sui resti della celtica Acerrae, che risale al III secolo a.C. e scomparve con la caduta dell’Impero Romano. La memoria storica di Pizzighettone &amp;amp;#232; concentrata, oltre che nei suoi monumenti, anche nel Museo Civico e nel Museo delle Arti e dei Mestieri di una volta “Fiorenzo Barili”, che contiene oltre duemila oggetti recuperati dai Volontari delle Mura che promuovono anche l’inquietante Museo delle Prigioni. 
Continuando il nostro giretto, giungiamo alla famosa Torre del Guado, conosciuta come Torrione, che &amp;amp;#232; l’unica sopravvissuta delle quattro torri di una volta. Qui, nel 1525, dopo la Battaglia di Pavia, fu tenuto prigioniero il sovrano francese Francesco I di Valois. 
La nostra passeggiata nella storia di Pizzighettone si conclude nel cuore della citt&amp;amp;#224;, con la visita alla Chiesa Parrocchiale di San Bassiano, edificata nel 1158 dai Lodigiani rifugiatisi qui dopo l’invasione di Lodi da parte dei Milanesi. Al suo interno ammiriamo diverse opere d’arte tra cui una crocifissione affrescata da Bernardino Campi. Di fronte alla chiesa sorge il Palazzo Comunale, del 1479, che, con il suo porticato contribuisce all’atmosfera suggestiva della piazza. Ed &amp;amp;#232; sempre qui che decidiamo di fermarci anche per cena, presso il Ristorante Da Giacomo. Ci accomodiamo nell’ambiente elegante e nello stesso tempo rustico del locale gestito da Giacomo Verdelli con lo chef Francesco Cremonesi, e iniziamo a studiare il men&amp;amp;#249; che propone delle prelibatezze del territorio scelte in base alla stagione in corso, e rese ancor pi&amp;amp;#249; invitanti grazie a un’elaborazione creativa. Cominciamo con un’insalata di pernice rossa con capperi di Salina, una terrina di foie gras con coulis di fichi, il salmerino marinato alle erbe e pepe rosa, oltre a uno sformatino di topinambur con fonduta di Blu erborinato di pecora. Dopo il ricco antipasto proseguiamo con uno dei fiori all’occhiello del locale, i marubini a tre brodi, ma assaggiamo anche i trucioli di mais “Maranello” con guancialino di “pata negra” alla vaccinara e i tortelli con farina di grano saraceno, ricotta di capra, erbette e vellutata di melanzane. Notiamo con molto piacere che sul men&amp;amp;#249; &amp;amp;#232; indicata anche la provenienza precisa di diversi ingredienti come la farina, il riso e la pasta di mais. Facciamo seguire queste bont&amp;amp;#224; da un controfiletto di scottona al rosmarino e ginepro e proviamo con piacere anche una ricetta del Seicento, l’anatra disossata al forno, ripiena. Annaffiamo il tutto con degli ottimi vini, disponibili anche al bicchiere, cos&amp;amp;#236; possiamo assaggiare diverse etichette. Anche la conclusione della nostra cena &amp;amp;#232; da romanzo fiabesco, grazie ai dolci della casa: sorbetti all’uva, fragola, th&amp;amp;#233; verde e zenzero, sabbiosa con crema di mascherpone, crema bruciata agli agrumi con coulis di arance “moro” e il bon&amp;amp;#232;t con coulis di fragole. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.pizzighettone.cr.it
www.dagiacomo.it
Ristorante Da Giacomo
Piazza Municipio, 2 Pizzighettone (CR)
0372/730260
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10098.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Una giornata tra le mura spagnole: Gita a Pizzighettone&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Fri, 06 May 2011 13:36:29 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10098.ashx</guid></item><item><title>Il luogo che piacque ai figli di No&amp;#232;: Una giornata a Costigliole d&amp;#39;Asti, Costigliole d&amp;#39;Asti, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10091.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10091.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10091/102268.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una splendida collina tutta verde che domina la vallata, immersa tra un’infinit&amp;amp;#224; di vigneti, campi e boschi, con sopra un castello che sembra uscito da una fiaba: grandissima, con quattro torrioni circolari e le decorazioni rosse. Un luogo cos&amp;amp;#236; potrebbe inventarlo solo un bambino, invece esiste davvero, e non si trova nemmeno lontanissimo dalle grandi citt&amp;amp;#224; del Nord, come Milano, Torino, Genova o Alessandria. Per dirla con le parole dello storico Gian Secondo De Canis, vissuto a cavallo tra il Sette- e l’Ottocento, “Giace Costigliole sul dorso, ed attorno d’una collinetta di figura conica, sulla cui vetta sta il massiccio quadrato castello in ottimo stato, fiancheggiato da quattro grosse rotonde torri”. 
Infatti, il Castello di Costigliole d’Asti, che si potrebbe definire il monumento simbolo di questa bella cittadina astigiana sita tra il Monferrato e le Langhe, fu costruito tra i secoli XIV-XV e rimaneggiato nelle attuali forme goticheggianti nell’Ottocento. Nel corso dei secoli fu dimora delle diverse nobili famiglie locali, e qui risiedettero personaggi come l’esperto enofilo Filippo Asinari di S. Marzano, che diede un impulso alla viticoltura della sua epoca, ma anche la contessa di Castiglione Virginia Verasis, cui Cavour affid&amp;amp;#242; il compito di ambasciatrice del Piemonte alla corte pariginia di Napoleone III.
Dopo questi illustri personaggi storici che sono passati di qui, iniziamo anche noi a scoprire le bellezze di Costigliole d’Asti, cominciando dalla Chiesa Parrocchiale di Nostra Signora di Loreto, situata nella zona pi&amp;amp;#249; alta del paese, definita “la rocca”, di fronte al Castello. E’ originaria del fine Cinquecento, ed &amp;amp;#232; stata ampliata e arricchita di opere d’arte nei secoli successivi. L’altra chiesa pi&amp;amp;#249; nota di Costigliole &amp;amp;#232; quella della Confraternita di San Gerolamo, all’interno della quale abbiamo visitato il Museo d’Arte Sacra che conserva le testimonianze pi&amp;amp;#249; significative del patrimonio religioso di Costigliole del Seicento e del Settecento.
In giro per le caratteristiche stradine, da cui si aprono numerosi sbocchi sulle splendide colline circostanti, scopriamo che la storia di Costigliole &amp;amp;#232; profondamente legata alla storia delle sue frazioni. Se la bellezza del Castello ci ha fatto rimanere a bocca aperta, chiacchierando con le persone del posto, veniamo a sapere che nella frazione Burio sorge un altro castello importante, che probabilmente deve il suo nome all’antico ceppo ligure degli euburiati, oltre a diverse ulteriori frazioni dove sono tuttora presenti i resti di antichi castelli ormai demoliti, come la Motta Tanagri,  Bionzo, Cavorro, o L&amp;amp;#249;, sul Monte Leucio. La zona di Costigliole &amp;amp;#232; anche molto ricca di miti e leggende, tra cui la pi&amp;amp;#249; conosciuta &amp;amp;#232; quella legata a Laureti, ovvero la frazione Loreto, che le prime leggendarie attestazioni farebbero risalire addirittura ad una delle prime localit&amp;amp;#224; abitate dai figli di No&amp;amp;#232; dopo il Diluvio Universale. 
Dopo questa passeggiata nella storia costigliese, per la nostra cena torniamo ai piedi del Castello che ci ha tanto incantati, presso il Ristorante Sinoira, nella centralissima Piazza Umberto I. “ Il termine “Sinoira” fa riferimento a un’antica tradizione contadina piemontese, la merenda sinoira, che per la sua bont&amp;amp;#224; e per la sua abbondanza, tende a sostituire la cena stessa. Nella concezione del nostro locale, si tratta di mangiare e bere bene, in un ambiente piacevole ed accogliente”, ci spiega Stefano Sconfienza, il titolare che gestisce il ristorante insieme ad Enrico Baretta e lo chef Diego Bongiovanni. Raggiungiamo l’elegante sala, che opsita periodicamente delle mostre temporanee di artisti della zona, attraverso il colorato e raffinato wine bar. Iniziamo con un ottimo vitello tonnato, particolarmente morbido grazie alla cottura  a bassa temperatura, un filetto di baccal&amp;amp;#224; Gold Islanda su insalata di patate e uno sformato di zucca con salsa al parmigiano. Facciamo seguire queste prelibatezze tipiche dai ravioli del Plin al sugo d’arrosto, gli gnocchetti al Castelmagno, i ravioloni con cappesante e gamberi in guazzetto di pomodoro e un bel risotto al taleggio con salsa alla liquirizia. Continuiamo con degli squisiti secondi del territorio, serviti su dei piatti decorati, con la piacevole coreografia del locale, come lo stracotto di vitello su crema di patate, il petto di piccione con mele e il filetto di maiale in panura di spezie, con verdure. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con del Barbera d’Asti superiore, oltre ad altri vini piemontesi come il Timorasso, ma anche dell’ottimo Chardonney. 
La nostra cena in questa caratteristica cittadina si conclude in dolcezza, grazie a un tortino caldo al cioccolato, un ottimo semifreddo alla nocciola, e una specialit&amp;amp;#224; che ci ha incantati quasi quanto il castello, il Pistacchio “in bolla”, ovvero una vera e propria sfera di cioccolato fondente con all’interno una mousse al pistacchio. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.costigliole.it
www.sinoira.it
Ristorante Sin&amp;amp;#242;ira
Piazza Umberto I, 27 Costigliole d’Asti (AT)
0141/966012
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10091.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Il luogo che piacque ai figli di Noè: Una giornata a Costigliole d'Asti&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 04 May 2011 17:15:04 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10091.ashx</guid></item><item><title>Nel paese dei mastri vetrai: Un weekend ad Altare, Altare, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10105.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10105.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10105/102492.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’azzurro cristallino del mare che da queste alture s’intravede come un sogno, il rosa e l’arancione delle case tipicamente liguri del centro, il verde intenso dei boschi che circondano il paese: osservando un coloratissimo vaso di vetro, oggetto artistico delle storiche vetrerie di Altare, si ha l’impressione di vedere in esso lo splendido paesaggio in cui s’immerge questo comune. Altare si trova nella Val Bormida savonese, esattamente dove s’incontrano le Alpi e gli Appennini: la Bocchetta di Altare, un importante valico conosciuto gi&amp;amp;#224; dai Romani, &amp;amp;#232; proprio il punto di demarcazione tra queste immense catene montuose. Negli anni ’80 del XIX secolo vennero costruiti qui alcuni forti, ormai abbandonati, come il Forte Cascinotto e il Forte Tecci, all’epoca sede dell’Osservatorio meteorologico-sismico della Fortezza di Altare. 
Arriviamo in paese attraversando una caratteristica galleria a una corsia, con sopra la scritta coloratissima: “Benvenuti ad Altare, citt&amp;amp;#224; del vetro”. La prima tappa del nostro giretto &amp;amp;#232; infatti il Museo del Vetro, dove ammiriamo numerosi oggetti, sia artistici che di uso quotidiano, creati ad Altare nel corso dei secoli di fiorente attivit&amp;amp;#224; artigianale. A partire dal XII secolo, erano i monaci benedettini a dedicarsi all’arte vetraria, che poi si diffuse al punto da attrarre qui numerosi artigiani da tutta Italia. In paese ci sono ancora degli anziani che ricordano i tempi in cui nel porto di Savona si aspettava lo sbarco delle materie prime come il fondente, e si facevano partire i manufatti verso citt&amp;amp;#224; lontane, a volte addirittura a bordo di piccole galee a noleggio. Perfino quando ci specchiamo, ci pu&amp;amp;#242; venire in mente questo grazioso paese ligure: nel Seicento fu infatti l’altarese Bernardo Perotto a perfezionare il metodo di produzione di specchi, in particolare di quelli grandi. 
In un comune che si chiama Altare, non poteva certo mancare la visita ad alcune belle chiese, prima fra le quali la seicentesca Parrocchiale di Sant’Eugenio. La chiesa pi&amp;amp;#249; antica del paese per&amp;amp;#242; &amp;amp;#232; l’ex parrocchiale della Santissima Annunziata. Eretta verso la met&amp;amp;#224; del XII secolo dai monaci benedettini, era dedicata a Sant’Eugenio. Dopo mezzo secolo di incuria, nel 1650 fu il vetraio altarese Matteo Buzzone a ricostruirla, dedicandola alla Santissima Annunziata. Altro gioiello della vita religiosa altarese &amp;amp;#232; l’Oratorio di San Rocco di fine Cinquecento, inizialmente dedicato al protettore dei vetrai, San Filiberto Abate, per poi venire intitolato a San Rocco dopo la debellazione delle pestilenze. 
Non lontano da questa bella chiesa, tutta bianca, raggiungiamo la meta gustosa della nostra serata, il Ristorante Quintilio, in Via Gramsci, trovando facilmente parcheggio. Visto che vogliamo dedicare la seconda giornata della nostra permanenza a delle sane passeggiate lungo i sentieri del percorso escursionistico Alta Via dei Monti Liguri che da La Spezia arriva fino a Ventimiglia, approfittiamo della disponibilit&amp;amp;#224; delle comode camere all’interno della struttura. “A fine Ottocento questa era la prima stazione di posta della zona, dove chi dalla Riviera ligure risaliva verso il Piemonte, poteva trovare ristoro. Il Ristorante Quintilio, oggi segnalato sul Gambero Rosso come il miglior ristorante in Liguria per rapporto qualit&amp;amp;#224;-prezzo, &amp;amp;#232; nato nel 1930, con ai fornelli nonna Virginia. Fu il vetraio Quintilio, genero di nonna Virginia, a introdurre nel men&amp;amp;#249; diverse pietanze tipiche anche di altre regioni, che lui visitava durante le sue trasferte di lavoro”, ci racconta Lorena, che oggi gestisce il ristorante insieme al marito Luca, pronipote della Signora Virginia. Iniziamo la nostra cena all’insegna dei sapori della cucina ligure- piemontese con la tartara di fassona all’albese battuta a coltello, con tartufo bianco, e col foie gras d’anatra in terrina marinato al sauternes composta di peperoni e mele con pan brioche caldo. Assaggiamo anche lo stoccafisso bran de cujun con pat&amp;amp;#232; di olive nere taggiasche. Facciamo seguire queste prelibatezze dai primi di pasta fatta in casa: tagliolini con i gamberi rossi di Sanremo con i carciofi di Albenga, e i ravioli fatti a mano al “plin”, col sugo di carne. Alcuni di noi scelgono invece il risotto vialone nano mantecato ai formaggi piemontesi. Nella scelta dei vini ci facciamo consigliare da Lorena, che &amp;amp;#232; una sommelier e ci aiuta a orientarci tra le 380 etichette di vini italiani dell’enoteca. Continuiamo con un filetto di fassona in salsa d’aceto tradizionale di Modena e latte dolce fritto, ma gustiamo anche il carr&amp;amp;#232; d’agnello in crosta d’erbe aromatiche liguri e carciofi al verde, oltre al vitello tonnato e il cappon magro. 
Il dolce epilogo della cena ci vede immersi nella goduria grazie a un tortino di pasta frolla e crema pasticcera con mele caramellate in forno e gelato di cannella, uno sformato caldo di cioccolato fondente Walrhona con gelato artigianale e fiori di latte, e una torta ghiacciata ai due cioccolati, bianco e fondente...

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.altare.sv.it
www.museodelvetro.org
www.ristorantequintilio.it
Ristorante Quintilio
Via Gramsci, 23 Altare (SV)
019/58000
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10105.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Nel paese dei mastri vetrai: Un weekend ad Altare&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 10 May 2011 00:50:38 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10105.ashx</guid></item><item><title>Dalla Cappelletta al Quarto Stato: Un weekend a Volpedo, Volpedo, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10215.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10215.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10215/103889.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Passeggiare tra i quadri di una mostra a cielo aperto, respirando il paesaggio che aveva ispirato l’artista e poter ammirare a ogni angolo le sue opere: Volpedo &amp;amp;#232; uno dei rarissimi luoghi dove &amp;amp;#232; possibile vivere un’esperienza del genere. Infatti, proprio qui nacque e lavor&amp;amp;#242; con inarginabile passione e profondo amore per la propria terra il pittore Giuseppe Pellizza, che volle aggiungere alla propria firma la dicitura “da Volpedo” per legare indissolubilmente il suo nome al proprio paese.
Abbiamo scelto questo piccolo, ma celebre comune per un weekend all’insegna del relax attirati dalla fama del pittore, e abbiamo scoperto che il suo intuito d’artista gli aveva perfettamente fatto capire i motivi per cui &amp;amp;#232; tuttora bello stare a Volpedo: si &amp;amp;#232; immersi in una tranqillit&amp;amp;#224; che per chi arriva dalla metropoli frenetica &amp;amp;#232; impagabile, lo sguardo pu&amp;amp;#242; spaziare ovunque per delle verdi colline e campagne, in paese si scoprono monumenti e scorci carichi di storia, per non parlare della bont&amp;amp;#224; della proposta enogastronomica del luogo. Volpedo infatti, &amp;amp;#232; nota tra l’altro per le sue pesche dall’aroma intenso e autentico che maturano, grazie alle scelte oculate dei produttori delle variet&amp;amp;#224;, per un arco di tempo particolarmente lungo. 
Volendo fare le cose in grande, per il nostro weekend abbiamo scelto nientemeno che una vera Dimora, La Cappelletta, il cui nome non &amp;amp;#232; affatto casuale: all’interno della Dimora si trova una vera cappelletta, tuttora consacrata. Dopo esserci sistemati nelle nostre camere, raffinate ed eleganti, andiamo a visitarla rimanendo a bocca aperta: la cappella, originaria del 1846 come tutta la struttura, &amp;amp;#232; egregiamente ristrutturata nel rispetto dell’origine spezzina dei proprietari di una volta, e mantiene lo stile ligure, a fasce bianche e nere, caratteristica che nel Medioevo era simbolo di nobilt&amp;amp;#224;.
Restando in ambito religioso, durante una delle nostre prime passeggiate andiamo a visitare la celebre Pieve Romanica di San Pietro, citata nei documenti sin dal X secolo. Al suo interno ci sono degli affreschi tardo quattrocenteschi che rivestono grande interesse, probabilmente opera dei fratelli Boxilio di Castelnuovo Scrivia. Tra le curiosit&amp;amp;#224; storiche di Volpedo, visitiamo anche la stele sepolcrale del I secolo, oggi incastonata in un muro laterale della canonica parrocchiale.
Ma senza dubbio il luogo pi&amp;amp;#249; celebre di Volpedo resta la Piazzetta Quarto Stato, di fronte al Palazzo dei Malaspina, signori del luogo contro i quali s’indirizzavano le lotte sociali contadine di fine Ottocento. Proprio qui &amp;amp;#232; ambientato un dipinto simbolo del XX secolo, realizzato nel 1901 dal Pellizza, da cui la piazza ha preso il nome. “Il Quarto Stato”, originariamente chiamato “Il cammino dei lavoratori”, raffigura uno sciopero, e nel quadro, in prima linea con i contadini che marciano verso la luce, &amp;amp;#232; presente anche una donna con il bambino in braccio. Oggi la riproduzione del dipinto, collocata nella piazza, &amp;amp;#232; chiaramente la pi&amp;amp;#249; importante di quell’itinerario artistico che partendo idealmente dallo studio dell’artista, mette a confronto la Volpedo odierna con quella delle tele del pittore.
Passando dai piaceri dell’arte pittorica a quelli dell’arte culinaria, non facciamo fatica a scegliere il locale dove cenare: andiamo al Ristorante La Palmana, presso la Dimora dove soggiorniamo. Ci accomodiamo nell’ampia ed elegantissima sala dove si organizzano anche matrimoni ed altri eventi, e mentre alcuni di noi optano per i men&amp;amp;#249; “Degustazione mare” e “Degustazione Piemontese”, il resto del gruppo sceglie i piatti “alla carta”. L’alta qualit&amp;amp;#224; del ristorante &amp;amp;#232; garantita dal lavoro dello Chef Giuseppe Terno, insignito anche del prestigioso Premio Collegium Cocorum.
Iniziamo con un ricco antipasto tradizionale, con tartare di castrato piemontese a punta di coltello profumata al tartufo, gli affettati misti di salumi locali e i peccati di gola alla Piemontese. Proseguiamo con i tajarin ai bocconcini di selvaggina e capriolo, gli irrinunciabili agnolotti di brasato al burro e salvia e i malfatti alla piemontese con fonduta di formaggi naturali. Nella scelta dei secondi non possiamo che optare per due prelibatezze rinomate tra queste colline: la tagliata di filetto di fassone piemontese in crosta di aromi con rucola e toma e il filetto di fassone piemontese ai funghi porcini. Accompagniamo la nostra cena con degli ottimi vini selezionati tra etichette della zona e nazionali, e concludiamo questa giornata, passata all’insegna dei colori dell’arte, con il gusto dolce del bonnet e del castagnaccio all’antica. Alcune nostre amiche assaggiano un’armonia di sorbetti alle fragole e ai frutti di bosco. Gustiamo inoltre una selezione di formaggi con miele e confetture.
Torneremo nel paese del Pellizza anche durante la stagione delle pesche, gustose e profumatissime, i cui colori pastello ricordano un po’ i quadri dell’artista.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.volpedo.al.it
www.pellizza.it
www.lacappelletta.com
Dimora La Cappelletta – Ristorante La Palmana
Via della Clementina, 11 Volpedo (AL)
0131/806204
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10215.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Dalla Cappelletta al Quarto Stato: Un weekend a Volpedo&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 29 Jun 2011 17:00:33 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10215.ashx</guid></item><item><title>Sul Lungomare con Mos&amp;#232;: Una giornata a Celle Ligure, Celle Ligure, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10088.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10088.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10088/102250.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando arriva la primavera, viene inevitabilmente voglia di fare un salto nei luoghi dove il Sole &amp;amp;#232; di casa, dove anche i suoi raggi pi&amp;amp;#249; deboli di Aprile sembrano quelli di Luglio, perch&amp;amp;#233; amplificati dai colori vivaci delle case che si affacciano sul mare. 
Siamo nella provincia di Savona, e se il capoluogo &amp;amp;#232; noto come la “Citt&amp;amp;#224; dei Papi”, grazie a ben due Papi savonesi, Sisto IV e il nipote Giulio II, scopriamo che in realt&amp;amp;#224; Sisto IV nacque nel 1414 in una frazione di Celle Ligure, chiamata Pecorile. Si tratta del Pontefice da cui prende il nome la Cappella Sistina, che proprio durante il pontificato di Giulio II venne affrescata da Michelangelo. 
Il profumo del mare ci accompagna anche durante la visita al monumento religioso pi&amp;amp;#249; importante di Celle, la Chiesa di San Michele Arcangelo. Infatti, il sacrato antistante la chiesa &amp;amp;#232; formato da un mosaico di oltre mezzo milione di ciottolini di mare bianchi e neri, raccolti a partire dal 1894 da Don Agostino Delfino e dai suoi alunni, sulla battigia tra Camogli e Albisola. I sassi cos&amp;amp;#236; raccolti sono stati trasportati a Celle con gozzi da pesca. All’interno della chiesa si trovano delle opere d’arte preziosissime, tra cui il polittico “San Michele e i Santi”, dipinto nel 1535 da Perin del Vaga, allievo di Raffaello. Secondo la leggenda, l’opera sarebbe un ex voto dedicato dal pittore a San Michele per aver trovato salvezza sulla spiaggia di Celle Ligure dopo un naufragio. I fatti storici riferiscono per&amp;amp;#242; che l’opera era stata commissionata all’artista dai pescatori cellaschi.
Celle Ligure viene citata nelle carte per la prima volta nel 1014, e nel XII secolo il suo territorio pass&amp;amp;#242; al Marchesato di Ponzone. E fu proprio Pietro Ivaldi, detto il Muto di Toleto, in quanto nativo della frazione Toleto di Ponzone, la patria del filetto baciato tra le colline dell’Alto Monferrato Acquese, a realizzare la celebre serie di dipinti raffiguranti episodi della vita di Cristo all’interno della Chiesa di San Michele Arcangelo di Celle.
Durante la nostra permanenza abbiamo visitato diverse delle numerose altre belle chiese, tra cui l’Oratorio di San Michele e la Chiesa di San Giorgio nella frazione Sanda. 
Ed &amp;amp;#232; proprio dalla frazione Sanda che parte uno degli itinerari turistici pi&amp;amp;#249; entusiasmanti di Celle, il Sentiero botanico, che porta fino al luogo dove sorgeva la storica Torre Bregalla, detta Torre di Cardemei. 
Tornando in centro, a due passi dalla Chiesa di San Michele Arcangelo, incontriamo nientemeno che Mos&amp;amp;#232;: una statua del personaggio biblico, collocata all’interno di un grazioso giardino, ricorda la felicit&amp;amp;#224; dei cellesi di quando, nel 1909, l’acqua sorgiva del Nascio raggiunse la citt&amp;amp;#224;. 
Ma non solo: Mos&amp;amp;#232; &amp;amp;#232; anche il nome di uno dei ristoranti di pi&amp;amp;#249; antica tradizione cellese, in Via Colla, esattamente dove decidiamo di coronare la giornata con una squisita cena tipicamente ligure. “Mos&amp;amp;#232; &amp;amp;#232; il soprannome dell’antica famiglia Rebagliati e fu dato a Giovanni Rebagliati alla fine dell’Ottocento, trisavolo di mio padre, perch&amp;amp;#233; durante le fredde serate autunnali, mentre si lavorava nel frantoio, Giovanni usava leggere la Bibbia, entusiasmandosi quando parlava del “Salvato dalle acque”, ci racconta Riccardo Rebagliati, che oggi gestisce il locale insieme alla Signora Franca, sua mamma. “Il locale &amp;amp;#232; ricavato dalla cappella e dalla cantina del settecentesco Palazzo Avogadro”, ci svela la Signora Franca mentre ci accomodiamo ai tavoli dell’accogliente sala arredata con classe. Iniziamo con degli antipasti al carrello, e continuiamo con uno dei fiori all’occhiello del Ristorante, il risotto al radicchio rosso di Treviso, servito con code di scampi sgusciati, insaporiti al rosmarino e all’aglio vestito. Gustiamo anche il riso “A7 Milano – Genova”. Come fa intuire il suo nome, questo risotto, preparato con zafferano, gamberi, scampi sgusciati, zucchine e i loro fiori, unisce i sapori lombardi e quelli liguri. Alcuni di noi non resistono alle trofiette al pesto alla Cellasca con patate e fagiolini, mentre il resto del gruppo sceglie gli spaghetti alla Mos&amp;amp;#232;, con aglio, acciughe in bagna cauda, pomodoro e pasta di olive nere taggiasche macinate. Facciamo seguire questi squisiti primi dalla frittura mista del “nostro mare”, la favorita di mamma Franca. Gustiamo anche un ottimo filetto di branzino spadellato, insaporito con aglio vestito e rosmarino, con sopra un goccio di aceto balsamico “Toro Albal&amp;amp;#224; Don Arrope” e servito con patate lesse e pomodorini ciliegini. Accompagniamo il tutto con degli ottimi vini bianchi come il Pigato della Riviera Ligure di Ponente.
La dolce conclusione di questa bellissima giornata in Riviera ci vede assaggiare la Crema Mos&amp;amp;#232;, oltre alla tarte tatin annaffiata con Calvados, e la Cr&amp;amp;#232;me brul&amp;amp;#232;, che, come testimonia un antico ricettario che ci mostra la Signora Franca, si dovrebbe chiamare Latte brul&amp;amp;#232;. Comunque sia, queste bont&amp;amp;#224; saranno senz’altro tra quei numerosi buoni motivi che ci faranno presto tornare a Celle Ligure.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comunecelle.it
www.ristorantemose.it
Via Colla, 30 Celle Ligure (SV)
019/991560
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10088.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Sul Lungomare con Mosè: Una giornata a Celle Ligure&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 03 May 2011 01:51:27 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10088.ashx</guid></item><item><title>Dove la Valle Scrivia incontra i sapori romagnoli: Un weekend a Cassano Spinola, Cassano Spinola, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10073.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10073.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10073/102033.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partire per una giornata di shopping e tornare a casa non soltanto con una serie di bellissimi capi d’abbigliamento, acquistati a buon mercato, ma anche con l’esperienza di aver attraverso secoli di storia genovese e monferrina ed aver gustato un’ottima cena a base di piatti della migliore tradizione romagnola: un piacevole miracolo, possibile soltanto a Cassano Spinola, comune sito a pochi chilometri da Tortona, sulla riva destra del torrente Scrivia. 
Siamo giunti in questa splendida zona di confine tra la pianura e le alture degli Appennini liguri, mentre eravamo diretti verso il famoso Outlet di Serravalle Scrivia. Fortunatamente ci &amp;amp;#232; venuta l’idea, dimostratasi geniale, di non uscire al casello di Serravalle, che temevamo fosse intasato, ma a Tortona, e dopo proseguire sul rettilineo che porta a Serravalle. Lungo il tragitto, a poca distanza dalla nostra meta, abbiamo scoperto questo grazioso paese immerso nel verde, che prende il nome da una delle famiglie aristocratiche genovesi pi&amp;amp;#249; importanti, gli Spinola.
Questa potente dinastia ghibellina oggi &amp;amp;#232; ricordata anche da diversi celebri dipinti: un ritratto del Marchese Ambrogio Spinola, opera di Rubens, e la tela di Velasquez che immortala la resa di Breda, conquistata nel 1625. Un discendente di Ambrogio Spinola, Massimiliano, avendo ereditato delle ricche terre in Spagna e in Sud America, si dedic&amp;amp;#242; invece allo studio degli insetti tropicali, divenendo uno degli entomologi pi&amp;amp;#249; stimati della sua epoca.
Dopo un primo giretto in auto a Cassano Spinola, decidiamo di fermarci presso il Ristorante Albergo Al 700, che abbiamo adocchiato lungo la statale mentre stavamo per raggiungere il centro. Oltre a una simpatica fontana con i delfini di fronte all’edificio, ci ha attratti la scritta “Cucina romagnola”, facendoci sognare i sapori delle vacanze estive in Riviera. Dopo esserci sistemati nelle nostre stanze, andiamo a fare un giretto in centro, iniziando dal Castello, situato su un’altura che domina il borgo. Oggi dell’antico maniero rimangono alcuni tratti di mura perimetrali e di contenimento. Chiacchierando con le persone del posto scopriamo che nel giardino del Castello esiste un vecchissimo pozzo che raggiunge il piano dello Scrivia. Si vocifera che nel Medioevo il pozzo servisse anche da trabocchetto e fosse dotato di lame e spade per catturare i malviventi, ma questa tesi non &amp;amp;#232; mai stata confermata dagli storici. Si sa di certo invece che la Chiesa parrocchiale di San Pietro all’epoca c’era gi&amp;amp;#224;, essendo di fondazione altomedievale, con funzioni di pieve. Durante la nostra passeggiata abbiamo ammirato anche diversi splendidi palazzi nobiliari, oltre ad aver visitato la Cappella S. Antonio, una cappella campestre nota perch&amp;amp;#233; nel 1799 si svolse proprio accanto ad essa l’incontro tra Don Luigi Mongiardini e il Generale Moreau, durante il quale il parroco riusc&amp;amp;#236; a convincere il militare francese a smettere i terribili saccheggi che l’esercito francese stava operando nel paese. L’incontro &amp;amp;#232; immortalato anche da un affresco del 1938 dell’artista serravallese Salsa, ispirato a una pi&amp;amp;#249; antica tela scomparsa.
Tornando tra le comodit&amp;amp;#224; del nostro albergo, prima di affrontare la giornata di shopping dell’indomani, ci abbandoniamo ai piaceri della tavola. E in questo la cucina romagnola, gestita con grandissima cura e passione da parte dei titolari, ci aiuta moltissimo. Iniziamo con un antipasto romagnolo, con la piadina fatta in casa, gli affettati misti con piadina calda, certosa e scaglie di grana. Assaggiamo anche un gran misto di verdure alla griglia con tomino caldo alla griglia, la bresaola della Valtellina con rucola, funghi freschi, olio e limone, oltre alla zuppetta mediterranea di pesce caldo con cozze, vongole, crostacei, totani e pomodoro, e all’antipasto misto di mare al 700. Facciamo seguire queste bont&amp;amp;#224; dagli strozzapreti al 700, con fonduta di formaggi, funghi porcini e zafferano, che ci aiuta a restare giovani essendo un importante antiossidante. Gustiamo anche dei garganelli alla zingara, i tagliolini al pesce spada, gli gnocchi al gorgonzola e crema di noci, e le penne all’arrabbiata, uno dei fiori all’occhiello della casa. Nella scelta dei secondi il nostro gruppo si divide tra il filetto ai funghi porcini, le coscette di rana fritte, il prosciutto di Praga alla griglia, i gamberoni alla griglia e il gran fritto misto di pesce. Annaffiamo i piatti di pesce con un ottimo vino bianco frizzante, ma gustiamo anche qualche bicchiere di buonissimo Gavi e Bonarda. La concluisone della cena ci sorprende con un caleidoscopio di dolci: tiramis&amp;amp;#249; alle fragole, pasta di mandorle, salame di cioccolato, macedonia di frutta fresca, zuppa inglese, oltre a tanti tipi di gelati.
L’indomani a pranzo non rinunciamo al ricchissimo buffet, con circa trenta piatti di verdure e un’infinit&amp;amp;#224; di insalate, preparate fresche tutti i giorni: il miglior modo per darci la carica prima di un pomeriggio di shopping...

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.cassanospinola.al.it
Ristorante Albergo Al 700
Via Villalvernia, 104 Cassano Spinola (AL)
Tel. 0143/47108
Fax 0143/478759
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10073.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Dove la Valle Scrivia incontra i sapori romagnoli: Un weekend a Cassano Spinola&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 26 Apr 2011 18:59:14 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10073.ashx</guid></item><item><title>Sulla rotta dei pellegrini medievali, tra colline, vino e cucina: Una giornata a Castel San Giovanni, Castel San Giovanni, Emilia Romagna</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10077.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10077.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10077/102088.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Percorrendo la Tangenziale Ovest di Milano, s’incontra il cartello “Val Tidone”, ma immersi nello stress e nella fretta si fa fatica a comprendere che quella scritta ci pu&amp;amp;#242; indirizzare in brevissimo tempo in un luogo da sogno: una vallata che piacque anche agli antichi Romani, cos&amp;amp;#236; come agli Emiliani e ai Lombardi, popoli che durante i lunghi secoli di storia si sono avvicendati qui. Oggi Castel San Giovanni, definita la Porta della Val Tidone, fa parte della provincia di Piacenza, ed &amp;amp;#232; un avamposto dell’Emilia Romagna che inizia proprio da qui, da queste belle colline che un tempo appartennero alla IX Legione Romana di Liguria. Nel Medioevo la localit&amp;amp;#224; era nota col nome Castrum Sancti Johannis de Olubra e il termine Olubra indicava probabilmente un’antica pieve, mentre per quanto riguarda il Castrum, si tratta di un castello edificato a partire dal 1290 da Alberto Scoto, signore di Piacenza. La fortificazione era munita di due porte di ingresso con torre e ponti levatoi, ma oggi di questa imponente struttura non rimane che il ricordo storico: il castello venne infatti demolito nel 1822 per far spazio ai viali larghi cinque metri, costruiti sul tracciato delle spesse mura fortificate. 
Alcune persone del luogo ci raccontano che il torrione del castello sarebbe divenuto poi la torre campanaria della Collegiata di San Giovanni Battista. La chiesa, originaria del XII secolo, &amp;amp;#232; la pi&amp;amp;#249; antica della citt&amp;amp;#224;, ed &amp;amp;#232; nota per i suoi portali barocchi, oltre che per un pregevole Crocifisso ligneo del 1496, opera dello scultore Giacomo Del Maino e di suo figlio Giovanni Angelo. 
La posizione strategica della citt&amp;amp;#224; non aveva per&amp;amp;#242; soltanto rilevanza militare, ma anche religiosa. Durante tutto il Medioevo infatti, Castel San Giovanni era conosciuta per i suoi “domus ospitalis”, ovvero degli Ospedali, che per&amp;amp;#242; non erano delle case di cura, ma dei luoghi dove i numerosi pellegrini, provenienti da Alessandria e Tortona, e diretti a Roma lungo l’antica Strada Romea, si fermavano per un breve risposo. 
La ricchezza della vita religiosa della citt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; testimoniata anche dalla presenza di altre belle chiese, come la quattrocentesca Antica Chiesetta di San Rocco e la Chiesetta della Torricella, del XVI secolo. Ma non solo: Castel San Giovanni ha anche dato i natali al Cardinale Agostino Casaroli, e nel 1988 vi ha fatto visita Papa Giovanni Paolo II. 
Durante la nostra passeggiata visitiamo anche la settecentesca Villa Braghieri – Albesani, un tempo casa di campagna dei Marchesi Scotti di Castel Bosco, e oggi sede della biblioteca comunale, nonch&amp;amp;#233; del Museo Etnografico della Val Tidone. Approfittando della bella giornata primaverile, facciamo anche un giretto fuori citt&amp;amp;#224;, andando a visitare alcuni dei numerosi castelli dei paesi circostanti, tra cui il Castello di Borgonovo Val Tidone, di Pianello e di Nibbiano. 
La strada immersa nel verde ci riporta, per cena, alle porte di Castel San Giovanni, sui primi rilievi delle colline piacentine, dove decidiamo di fermarci presso il caratteristico Ristorante Vino e Cucina, situato in Via Montanara. Il porticato che si affaccia sulla valle, il grande giardino in cui sono presenti delle macchie mediterranee di erbe aromatiche, gerani e rose colorate, con un pergolato dove nella bella stagione si mangia all’aperto: tutto questo ci sembra un angolo di Paradiso terrestre. “Questo locale &amp;amp;#232; stato ricavato da un rustico completamente ristrutturato con materiali originali della fine dell’Ottocento”, ci racconta la titolare, Ilaria Fortuna, che gestisce il ristorante insieme a suo marito Giuseppe Schisano, mentre ci accomodiamo nell’accogliente sala, vicino al camino. Dal nostro tavolo possiamo continuare ad ammirare il paesaggio attraverso le ampie vetrate, mentre iniziamo a gustare la cena nell’ambiente caloroso da vecchia trattoria. Visto che il locale propone una cucina di tipo mediterranea, basata sia su specialit&amp;amp;#224; di pesce che sui piatti tipici piacentini, il nostro gruppo decide di assaggiare entrambe le proposte. Iniziamo la nostra cena piacentina con un ricco antipasto di salumi misti con giardiniera, che facciamo seguire dai tortelli burro e salvia, oltre che dai tipici pisarei e fas&amp;amp;#242;. Come secondo gustiamo un’ottima coppa arrosto con patate al forno. I nostri amici “marinari” optano invece per il men&amp;amp;#249; di pesce, che, come ci spiegano, cambia ogni settimana cos&amp;amp;#236; come un po’ tutte le proposte del locale, che seguono la stagionalit&amp;amp;#224; delle materie prime. Si inizia con degli antipasti di polpo affogato e cozze alla marinara, a cui seguono i paccheri al pesce spada e degli spiedini di gamberi alla griglia con carciofi. Annaffiamo queste prelibatezze con degli ottimi vini della zona, proposti in abbinamento al men&amp;amp;#249; e concludiamo in dolcezza con i dessert freschi della casa.
Dopo aver scoperto la bellezza di questi luoghi, oltre alla bont&amp;amp;#224; della sua cucina e dei suoi vini, siamo certi che anche anche in futuro seguiremo volentieri il cartello per la Val Tidone. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.castelsangiovanni.pc.it
www.ristorantevinoecucina.com
Via Montanara, 90 Castel San Giovanni (PC)
0523/849256
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10077.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Sulla rotta dei pellegrini medievali, tra colline, vino e cucina: Una giornata a Castel San Giovanni&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 30 Apr 2011 15:41:03 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10077.ashx</guid></item><item><title>Antichi sapori tra le colline incantate: Una giornata a San Salvatore Monferrato, San Salvatore Monferrato, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10050.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10050.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10050/101682.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un’antichissima torre angolare, alta ben ventiquattro metri, un metro per ogni ora delle giornate trascorse dal 1413, anno in cui fu costruita per volere del Marchese Paleologo Teodoro, signore del Monferrato. Questa torre, simbolo della citt&amp;amp;#224;, veglia sugli abitanti di San Salvatore Monferrato da quasi seicento anni, e continuer&amp;amp;#224; a farlo fino all’eternit&amp;amp;#224;, grazie anche al fatto di essere stata immortalata in uno dei dipinti dell’artista alessandrino Franco Sassi. Il pittore piemontese, nato nel 1912, le cui opere si trovano perfino presso il British Museum di Londra, si &amp;amp;#232; spesso ispirato ai paesaggi monferrini, ritraendoli in una dimensione sognante, sospesa tra fantasia e realt&amp;amp;#224;, come dimostrano i suoi acquarelli dedicati a San Salvatore negli anni ’40- ‘50, tra cui “Vedute di Valparolo”, “Colline”, oltre a “La Torre”. 
Arrivando in questa graziosa citt&amp;amp;#224; immersa tra le colline del Monferrato casalese, non ci &amp;amp;#232; difficile notare la sua ricchezza storica e artistica, oltre alla sua bellezza e posizione strategica, apprezzata gi&amp;amp;#224; dagli antichi romani che la chiamarono Villa ad Vites, mentre a partire dal 1048 era nota come Castrum Sancti Salvatoris. Oggi San Salvatore, citt&amp;amp;#224; dal 1894 per regio decreto di Umberto I, si trova nel triangolo di Alessandria, Casale Monferrato e di Valenza, citt&amp;amp;#224; artigiana le cui influenze sono ben tangibili. 
Durante la nostra passeggiata visitiamo le chiese cinquecentesche di San Martino e di San Siro, oltre a Villa Genova, facente parte dei Castelli Aperti piemontesi, e noto in particolare per il suo ampissimo giardino popolato da rododendri ed azalee. Poco distante dal centro abitato si trova il Santuario della Madonna del Pozzo. La chiesa, edificata nel XVIII secolo, in ricordo di un salvataggio miracoloso di un soldato, certo Martino De Nava, che era caduto in un pozzo, &amp;amp;#232; dedicata alla Madonna venerata a Capurso, in provincia di Bari, dove nel 1705 un sacerdote guar&amp;amp;#236; miracolosamente dopo aver bevuto le acque di un pozzo sacro.
Dopo i miracoli leggendari, passiamo a quelli pi&amp;amp;#249; terreni, scoprendo che lungo la strada che da San Salvatore porta a Lu Monferrato, a poca distanza dal centro abitato, esiste un piccolo Paradiso terrestre, chiamato La Serignola. Una Trattoria del Gusto, con un ampio parcheggio privato e un piacevolissimo dehor estivo, dove poter godere degli antichi sapori in tranquillit&amp;amp;#224;, in un ambiente raccolto, a contatto con la meravigliosa natura delle colline del Basso Monferrato. “La Cascina Serignola era anticamente abitata dagli affittavoli terrieri che lavoravano i terreni circostanti. L’abbiamo acquistata nel 1990 con mio marito Mauro Porzio, ristrutturandola gradualmente e lavorandoci noi di persona, per crearne la nostra abitazione, oltre che la Trattoria. Un tempo questa sala era un ricovero attrezzi”, ci racconta la titolare, la Signora Daniela Camurati mentre ci accomodiamo a tavola, nell’incantevole ambiente famigliare e rustico della piccola sala, con antichi attrezzi contadini appesi sui muri. 
Tutto &amp;amp;#232; curato nei minimi dettagli, con grandissima attenzione alla ricerca delle materie prime. “Offriamo il cibo da trattoria con un servizio da ristorante. Il nostro men&amp;amp;#249; varia di stagione in stagione, abbracciando tutti i piatti classici della cucina monferrina”, &amp;amp;#232; la filosofia dei titolari, ed &amp;amp;#232; per questo che il Signor Mauro acquista i prodotti migliori nei loro luoghi di origine: il filetto baciato di Ponzone, il crudo biologico di Moncestino, oppure la Paletta di Coggiola, un antico prosciutto di montagna del biellese, fatto al forno. 
Iniziamo con un tagliere grande con salumi e formaggi tradizionali e con una degustazione di antipasti della casa a tre portate, e continuiamo con degli gnocchi primavera saltati in padella con pomodori essiccati e capperi, una ricetta della casa, e con i ravioli di magro alla borragine e altre erbe all’olio extravergine del Monferrato e cuore di uovo. Facciamo seguire queste bont&amp;amp;#224; da un altro piatto della tradizione piemontese, il Pollo alla Marengo, preparato secondo la ricetta base. Gustiamo anche una speciale grigliata con carni di primissima qualit&amp;amp;#224;: oltre al filetto di maiale, i salamini della Fraschetta, tipici del posto, e gli spiedini rustici. Annaffiamo il tutto con alcuni dei migliori vini di qualit&amp;amp;#224; piemontesi e del Monferrato Casalese e concludiamo la cena gustando della pasticceria casalinga con vino passito o chinato, oltre a una fetta di torta casalinga di cioccolato e pere e del budino al cioccolato e caramello. In conclusione assaggiamo anche l’Elisir di Camomilla La Serignola, un meraviglioso liquore a bassa gradazione, creato con l’etichetta della Trattoria. 
Una visita presso la Serignola aiuta anche l’amore: durante la bella stagione sar&amp;amp;#224; infatti possibile passare una serata romantica al “Posticino”, una terrazza per due, distaccata dalla sala, illuminata solo di luci naturali e immersa nell’intimit&amp;amp;#224; delle colline del Monferrato. Da innamorarsene a prima vista.

Francesca Bertha 

PER INFORMAZIONI:
www.ssalvatoreinrete.it
www.laserignola.it
La Serignola – Trattoria del Gusto
Loc. Squarzolo, 2 San Salvatore Monferrato (AL)
0131/233406
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10050.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Antichi sapori tra le colline incantate: Una giornata a San Salvatore Monferrato&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 16 Apr 2011 00:29:11 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10050.ashx</guid></item><item><title>Il gusto di una giornata tra le colline dell&amp;#39;Oltrep&amp;#242;: Gita a Borgo Priolo, Borgo Priolo, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10072.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10072.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10072/102018.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dare il benvenuto alla primavera passeggiando su dei prati verdissimi, respirando il profumo dei primi fiori che sbocciano tra le colline, scrutare l’orizzonte dove il verde della vegetazione si confonde con il blu delle catene montuose che si vedono in lontananza, e ammirare il contrasto tra il rosa chiaro dei fiori di mandorlo e l’azzurro del cielo. Emozioni che difficilmente ci aspetteremmo di poter provare a poco pi&amp;amp;#249; di una mezz’oretta di strada da Milano. Invece &amp;amp;#232; proprio ci&amp;amp;#242; che ci ha allietato la domenica che abbiamo deciso di passare a Borgo Priolo, nella provincia di Pavia, a poca distanza da Casteggio.
Siamo nell’Oltrep&amp;amp;#242; Pavese, nella valle del torrente Coppa, e bench&amp;amp;#233; la costituzione del Comune di Borgo Priolo sia relativamente recente, le notizie che testimoniano l’esistenza di questo centro abitato, risalgono a prima dell’anno Mille. In realt&amp;amp;#224;, sia il passato che il presente di Borgo Priolo, sono composti dalla storia delle sue frazioni. Il Comune &amp;amp;#232; nato nel 1928, dall’unione di due antichi comuni, Staghiglione e Torre del Monte, presenti nelle carte rispettivamente dal 950 e dal 1111. Entrambe le frazioni, insieme alle altre diciannove che oggi compongono il territorio di Borgo Priolo, passarono attraverso innumerevoli vicende storiche, che vedevano come protagonisti famiglie come i Beccaria e i Malaspina, oltre al susseguirsi di eventi che collegarono le sorti di queste terre perfino a quelle del Regno di Sardegna dal 1743 in base al Trattato di Worms, e dopo, dal 1801, a quelle della Francia napoleonica a cui il territorio di Staghiglione fu annesso fino al 1814.
Durante la nostra passeggiata visitiamo il centro storico di Borgo Priolo, che si sviluppa intorno alla piazza del Municipio e alla graziosa Chiesa Parrocchiale. Di fianco al Palazzo comunale si trova anche un muretto con un esteso bassorilievo dipinto che raffigura delle scene della vita contadina. Facendo il giro delle diverse frazioni raggiungiamo il Castello di Stefanago, costruito tra i l’XI e il XIV secolo. Bench&amp;amp;#233; il Castello sia di propriet&amp;amp;#224; privata, nel mese di Aprile, grazie alla manifestazione “Vivi il Castello”, &amp;amp;#232; possibile visitarlo salendo anche sulla torre da cui lo sguardo pu&amp;amp;#242; spaziare fino alle cime Penice e Brallo degli Appennini, e si possono osservare diversi castelli e borghi della vallata. Approfittiamo per visitare la bella chiesetta quattrocentesca che si erge di fronte al castello. Riprendendo la strada, nell’antica frazione di Torre del Monte visitiamo la graziosa Parrocchia Santuario di N.S. della Guardia, edificata nel 1938. I borghi e le frazioni di queste stupende valli si uniscono anche in qualche occasione festiva che si presenta durante l’anno, come la Fiera di Borgo il 15 Agosto, risalente al 1904. 
La nostra gita prosegue verso la frazione Schizzola, dove ci aspetta una serata all’insegna dei migliori sapori del territorio. Saliamo in Localit&amp;amp;#224; Schizzola Alta costeggiando prati che si estendono tra i boschi abitati da scoiattoli, lepri e fagiani, e dopo pochi minuti raggiungiamo la Trattoria Quaglini, sita in una posizione meravigliosa, in un’oasi di pace. “La nostra azienda &amp;amp;#232; nata nel 1998 in una vecchia scuola che abbiamo ristrutturato noi. Dal 2006 ci siamo invece spostati in questa location, dove proponiamo i piatti tipici del territorio, anche attraverso numerose serate a tema. Oltre al Ristorante, per chi arriva dopo una gita fuori porta, da noi pu&amp;amp;#242; trovare anche la brasserie a base di salumi selezionati e formaggi abbinati agli ottimi vini, oltre a delle gustose grigliate di carne”, ci racconta il titolare, il Signor Marco che gestisce il locale insieme alla moglie Michela e alla Signora Mariuccia, la mamma di Michela. Scopriamo infatti con piacere l’esistenza del Prelibar, uno spazio all’aperto, dove gustare tutto questo in un ambiente informale: durante la bella stagione deve essere una vera goduria. Stavolta ci accomodiamo dentro, nell’ambiente elegante della Trattoria, e iniziamo a gustare dei salumi del territorio come la coppa piacentina, oltre a del lardo venato con miele d’acacia e mandorle e degli straccetti di pollo al curry. Dopo questi antipasti sfiziosi prendiamo un bel risotto con scamorza e porcini con tartufo nero, oltre a degli agnolotti della tradizione allo stufato di manzo e ai malfatti alle erbette con sugo di porcini. Facciamo seguire questi primi dalla tagliata di scottona al pepe verde, la coppa al forno con riduzione al bonarda e patate e il filetto di maialino da latte alle prugne con voul-au-vent alla sua confettura.
La nostra giornata si conclude in gran dolcezza con dei dolci della tradizione casereccia come le crostate con la frutta fresca e i brasad&amp;amp;#232; di Staghiglione, delle ciambelle preparate nel forno a legna con due cotture in modo che restino fragranti per molto tempo.
Fragranti come il nostro ricordo, piacevolissimo, di Borgo Priolo, dove la nostra voglia di natura e di prelibatezze ci riporter&amp;amp;#224; senz’altro presto.  

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.borgopriolo.pv.it
www.trattoriaquaglini.it
Trattoria Quaglini
Loc. Schizzola Alta Borgo Priolo (PV)
0383/892840
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10072.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Il gusto di una giornata tra le colline dell'Oltrepò: Gita a Borgo Priolo&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 25 Apr 2011 13:48:18 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10072.ashx</guid></item><item><title>Nella patria del formaggio Grana: Una giornata a Codogno, Codogno, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10045.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10045.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10045/101554.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il cotogno: un albero originario dell’antica Persia, dal frutto che somiglia un po’ sia alla mela che alla pera, dal gusto amarognolo che per&amp;amp;#242; non imped&amp;amp;#236; ai romani di consumarlo fresco con del miele, oltre a ricavarne un sidro che simboleggiava l’amore e la fecondit&amp;amp;#224;, come testimoniato anche da diversi affreschi a Pompei. Questo frutto cos&amp;amp;#236; antico e particolare, tuttora considerato afrodisiaco, oltre che semplicemente buono e salubre, &amp;amp;#232; il simbolo della citt&amp;amp;#224; di Codogno, visto che cresceva in abbondanza sui suoi territori. 
A Codogno siamo alle porte di Milano, ma anche alle porte di Lodi e di Piacenza: e durante i lunghi secoli di storia, queste citt&amp;amp;#224; giocarono tutte e tre un ruolo importante nelle vicende codognesi. Mancavano ancora quasi sei mesi alla scoperta dell’America quando, il 21 Aprile del 1492 un atto sanc&amp;amp;#236; l’adesione di Codogno a Piacenza, decisione che consent&amp;amp;#236; alla citt&amp;amp;#224;, gi&amp;amp;#224; con una propria vita commerciale, di ottenere un mercato pi&amp;amp;#249; libero e pi&amp;amp;#249; ampio. Per gratitudine, i codognesi inserirono la lupa piacentina nel loro stemma, in cui l’animale appare “passante sulla pianura erbosa di verde, collarinata e legata d’oro ad un albero di codonio al naturale, fruttato d’oro, nodrito sulla pianura”. Verso la fine dell’Ottocento, periodo florido per la citt&amp;amp;#224;, Codogno era il quarto centro pi&amp;amp;#249; popolato di tutta l’area milanese. Oggi fa parte della provincia di Lodi, istituita nel 1992, nonostante che al referendum dello stesso anno l’89 per cento dei codognesi avesse espresso di voler restare con la provincia di Milano. 
Ma ovunque appartenesse dal punto di vista amministrativo, Codogno ha sempre saputo eccellere.  Sin dal Medioevo si distinse come il pi&amp;amp;#249; importante centro di produzione casearia e nel XVII secolo esportava ben quarantamila forme di formaggio grana all’anno. Quando il governo austriaco decise di inviare in Brasile una nave carica dei prodotti pi&amp;amp;#249; rappresentativi dell’impero asburgico, non mancava nemmeno il formaggio grana di Codogno. Sempre qui fu fondata la prima industria italiana del settore, la Zazzera. 
Durante la nostra passeggiata per le vie di questa graziosa citt&amp;amp;#224;, abbiamo notato anche la sua ricchezza artistica e culturale. Il monumento religioso pi&amp;amp;#249; importante &amp;amp;#232; la Chiesa parrocchiale di San Biagio, di scuola leonardesca, ricostruita nel 1491 sulle basi dell’originaria Cappella, ma &amp;amp;#232; molto interessante anche il settecentesco Santuario della Madonna di Caravaggio, dedicato alla Vergine apparsa a una povera contadina maltratta dal marito, Giannetta de’Vacchi. Il nostro giretto nel centro ci ha portati ad ammirare anche la Chiesa delle Grazie e il suo splendido chiostro, oltre alle due parrocchie recenti, dedicate a Santa Francesca Cabrini e a San Giovanni Bosco. Abbiamo anche visitato la Raccolta d’Arte Carlo Lamberti, che comprende numerose opere di importanti artisti codognesi.
La nostra giornata si conclude passando dalla storia dell’arte all’arte culinaria e alle pizze che nascono dalla migliore tradizione italiana, quella di Tramonti, splendido paese in provincia di Salerno. Infatti, il titolare Antonio Cascella, che gestisce il Ristorante Pizzeria Park Club nella centralissima Piazza Cairoli ormai da ventisette anni, &amp;amp;#232; originario proprio di l&amp;amp;#236;. “Tramonti &amp;amp;#232; noto per essere il paese dei pizzaioli”, ci racconta il Signor Antonio. “Trent’anni fa era stato mio zio ad aprire questo locale, e ho visto cambiare e crescere questo ambiente, e anche la citt&amp;amp;#224; intorno, attraverso le generazioni. All’epoca questa era l’unica pizzeria di Codogno. La qualit&amp;amp;#224; del nostro lavoro e la nostra disponibilit&amp;amp;#224; sono state sempre apprezzate. Inoltre, nei weekend siamo anche l’ultimo ritrovo dei giovani che dopo la discoteca passano da noi per una buona pizza”.
Ci accomodiamo ai tavoli dell’ampia sala e decidiamo di gustare alcune belle pizze tra gli ottanta gusti disponibili. Scegliamo la Pizza del Basso Lodigiano, con pomodoro, mozzarella, gorgonzola, salsiccia, polenta e grana a scagli, la Pizza Sfiziosa e la Pizza Park Club, con pomodoro, mozzarella, prosciutto, funghi, carciofi, salame piccante, wurstel e e olive nere. Alcuni di noi prendono la pizza preparata con la pasta integrale, mentre il resto del gruppo decide di gustare le altre specialit&amp;amp;#224; culinarie del Ristorante. Dopo il ricco antipasto alla Park Club, il Signor Antonio ci consiglia gli ottimi scialatielli ai frutti di mare, ma assaggiamo anche le bavette alla puttanesca e gli gnocchi alla sorrentina. Una nostra amica celiaca gusta un men&amp;amp;#249; preparato per le sue esigenze. Proseguiamo con un fritto misto di pesce, mentre qualcuno non resiste alla tagliata con rucola e grana a scaglie e alla carne di manzo alla pizzaiola, con pomodoro fresco, olive, capperi e origano.
Dopo aver scoperto questa bella citt&amp;amp;#224;, ci torneremo senz’altro, anche per pranzo se saremo in giro per lavoro nei dintorni, oppure un gioved&amp;amp;#236; sera, per una delle mitiche “Serate del Mangione”.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.codogno.lo.it
www.parkclub.com
Ristorante Pizzeria Park Club
Piazza Cairoli, 26 Codogno (LO)
0377/35153
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10045.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Nella patria del formaggio Grana: Una giornata a Codogno&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 14 Apr 2011 23:59:49 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10045.ashx</guid></item><item><title>Arte monferrina, dai dipinti ai sapori: Una giornata a Moncalvo, Moncalvo, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10052.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10052.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10052/101698.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una graziosissima citt&amp;amp;#224; medievale che domina le valli e le colline circostanti, le quali iniziano a rincorrersi proprio partendo da queste terre del Basso Monferrato, fino a giungere al Mar Ligure. Le mille sfumature del verde e del giallo-oro dei campi che si attraversano per arrivare a Moncalvo, sembrano dipinte da un artista. Pennellate che infondono serenit&amp;amp;#224;, gioia ed equilibrio, ma che destano anche la curiosit&amp;amp;#224; del viandante che &amp;amp;#232; attratto dalla voglia di scoprire ci&amp;amp;#242; che si cela dietro quelle antiche mura che si individuano gi&amp;amp;#224; da una certa distanza. 
Dopo qualche curva e avendo percorso alcune stradine ripide e costellate da caratteristici archi e antichi portoni, giungiamo in centro storico e dopo aver parcheggiato nell’ampissima Piazza Carlo Alberto, iniziamo la nostra passeggiata ispirandoci a uno dei cartelli turistici esposti in diversi punti della citt&amp;amp;#224;. Addentrandoci nel cuore del borgo notiamo diversi interessanti palazzi eretti tra il XV e il XVI secolo, come la Casa dei Marchesi del Monferrato e Casa Lanfrancone con i resti della facciata gotica, ma anche Palazzo Manacorda oppure il settecentesco Palazzo Testa Fochi, costruito su un precedente impianto tardo medioevale. Sono numerosi i punti in cui lo sguardo pu&amp;amp;#242; spaziare per lo splendido paesaggio circostante che si apre in fondo ai vicoli e tra le case, ricordando a tutti che Moncalvo fa parte dei Comuni dei Colli Divini, unione costituita nel 2000, che raggruppa nove comuni caratterizzati dalla produzione vitivinicola, in particolare di Barbera, Grignolino e Malvasia, e dalla “divina” bellezza del proprio paesaggio. 
Furono proprio queste dolci colline e i loro colori a ispirare uno dei pittori pi&amp;amp;#249; importanti della Controriforma piemontese, Guglielmo Caccia, detto il Moncalvo, vissuto tra il 1568 e il 1625. Nacque a Montabone, ma visse e oper&amp;amp;#242; qui, e le chiese della citt&amp;amp;#224; sono piene delle preziose testimonianze della sua proficua carriera. Il Caccia dipinse la galleria del Palazzo Reale di Torino ed &amp;amp;#232; famosissima la sua “Deposizione dalla Croce” nella Chiesa di San Gaudenzio a Novara, ma le sue opere sono presenti anche in numerose altre chiese italiane. 
Il nostro itinerario prosegue verso il luogo che pi&amp;amp;#249; di altri conserva il ricordo del grande pittore, la Chiesa di San Francesco. Nell’edificio religioso, edificato in una splendida posizione scenografica nel XIII secolo, &amp;amp;#232; sepolto Guglielmo Caccia e all’interno sono custodite una dozzina di sue tele. Fu sempre l’artista a fondare, nel 1611, il Monastero di Sant’Orsola, comprendente la Chiesa di San Giuseppe, dove oggi ha sede il Palazzo Civico. Il primo nucleo di monache fu costituito dalle figlie dello stesso Guglielmo, che seguirono le orme di pap&amp;amp;#224;, diventando delle brave pittrici. Il monastero fu soppresso nel 1802.
Dopo aver visitato la Chiesa di Sant’Antonio, dedicata al patrono della citt&amp;amp;#224;, ci dirigiamo verso i resti dell’antico Castello, che nel Medioevo era uno dei pi&amp;amp;#249; grandi complessi fortificati della zona. La sua imponenza s’intuisce tuttora, nonostante fosse stato distrutto alla fine dell’Ottocento, lasciando ai posteri soltanto i possenti bastioni del XII secolo. 
Ed &amp;amp;#232; proprio di fronte ai resti dell’antica fortezza, in Piazza Antico Castello, che decidiamo di fermarci per cena, presso il Ristorante Ametista. Ci accomodiamo in una sala dalle cui finestre si apre una vista mozzafiato sulle colline circostanti. Sapendo che l’ametista &amp;amp;#232; una pietra che molti ritengono simbolo di temperanza e umanit&amp;amp;#224;, chiediamo al titolare se il nome del locale era stato scelto per questo motivo. “No, quando ventiquattro anni fa abbiamo iniziato a gestire questo ristorante, si chiamava gi&amp;amp;#224; Ametista, per via dei colori della tinteggiatura di allora”, ci spiega il Signor Vincenzo che guida il locale insieme alla moglie Cristina e con Walter. 
Iniziamo la nostra cena all’insegna dei sapori monferrini con un ricco antipasto fatto di millefoglie di scorfano, polpo e ananas, la galantina di pollo con salsa tonnata e del coniglio in crosta con zabaione e rabarbaro. Nella scelta dei primi non possono mancare i tradizionali agnolotti monferrini con rag&amp;amp;#249; di salsiccia, mentre alcuni di noi scelgono la pasta di pere con carbonara di speck e i ravioloni di nocciole con erbette e gamberi. Proseguiamo il nostro viaggio culinario con una bella tagliata di manzo al rosmarino e con le costolette di agnello in crosta di erbe e miele, mentre un paio di nostri amici optano per il branzino in crosta di senape con peperoni. Annaffiamo queste prelibatezze con dei vini piemontesi e nazionali, mentre la dolce conclusione della serata ci vede gustare un cremoso al Barolo chinato, il cremino di nocciola e gianduja e la bavarese al pistacchio e amaretto.
Un’antica arte folkloristica di questa citt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; quella dei fischietti di terracotta prodotti nella frazione Patro. Dopo questa bella giornata siamo sicuri che il suono di questi fischietti ci richiamer&amp;amp;#224; ancora molte volte a Moncalvo. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.moncalvo.at.it
www.ristoranteametista.it
Ristorante Ametista
Piazza Antico Castello, 15 Moncalvo (AT)
0141/917423
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10052.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Arte monferrina, dai dipinti ai sapori: Una giornata a Moncalvo&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sun, 17 Apr 2011 15:34:30 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10052.ashx</guid></item><item><title>In giro con Magellano, a tavola da Bacco: Una giornata a Savona, Savona, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10023.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10023.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10023/101303.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una gita a Savona non pu&amp;amp;#242; che iniziare, almeno idealmente, sulla rotta dei grandi navigatori. Se avessimo vissuto qualche centinaio di anni fa, per il nostro viaggio avremmo forse utilizzato le carte nautiche che Leon Pancaldo, il famoso navigatore savonese disegn&amp;amp;#242; durante la prima circumnavigazione del mondo, compiuta da Ferdinando Magellano a partire dal 1519. Oggi, anche se si arriva a Savona in auto, si incontra subito il celebre marinaio che accompagn&amp;amp;#242; Magellano nella difficile impresa, e il cui diario di bordo, chiamato il “Roteiro”, resta un documento storico preziosissimo. Infatti, uno dei monumenti simbolo della citt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; dedicato proprio a lui: si tratta della Torre Leon Pancaldo, anticamente chiamata Torre della Quarda, che fa da sentinella al porto almeno da oltre seicento anni. 
L’imponente Fortezza del Priamar, sita sull’omonima collina naturale di fronte al mare, fu edificata nel 1542 dalla Repubblica di Genova. Per costruire il forte, i genovesi “sfrattarono” diversi edifici religiosi all’epoca esistenti sul promontorio del Priamar, perfino la pi&amp;amp;#249; antica confraternita di Savona, originaria del 1260, che di conseguenza si trasfer&amp;amp;#236; presso l’Oratorio di Nostra Signora di Castello in Piazza Sisto IV, vicino al Comune. 
Durante la nostra passeggiata scopriamo tra l’altro che il sapone prende il nome proprio dal toponimo Savona. Stando alla leggenda, fu proprio la moglie di un pescatore savonese a scoprire fortuitamente il sapone, facendo bollire assieme olio d’oliva e lisciva di soda. Ma Savona primeggia anche nelle sfere pi&amp;amp;#249; alte della cultura: qui si trova infatti un’altra Cappella Sistina, voluta dal Papa savonese Sisto IV, lo stesso da cui prende il nome la Cappella Sistina di Roma, affrescata da Michelangelo durante il papato del nipote Giulio II, al secolo Giuliano della Rovere. 
Tra i numerosi edifici religiosi importanti della citt&amp;amp;#224;, abbiamo visitato la Cattedrale dell’Assunta e il Santuario di Nostra Signora della Misericordia, patrona di Savona, eretto nel 1536 a seguito di un’apparizione della Madonna. Il Santuario conserva uno splendido altare di Gian Lorenzo Bernini e delle preziose tele del Domenichino.
Dopo questo bel giro nella storia savonese, per cena torniamo nel cuore pulsante della citt&amp;amp;#224;, ovvero al Porto, in Via Quarda Superiore, a due passi dalla celebre Torre. Qui si trova, proprio di fronte al mare, l’originalissima Osteria Bacco, un locale pieno di vita dove l’atmosfera &amp;amp;#232; quella autentica delle trattorie portuali di una volta. Questo per merito del titolare, Francesco Doberti, conosciuto da tutti come Bacco, soprannome che gli era stato affibbiato visto che gli era sempre piaciuto mangiare e bere in allegria. “Sono cresciuto nell’ambiente portuale, a cui mi legano molte esperienze, sia di vita che di lavoro, ed &amp;amp;#232; per questo che mi era venuta l’idea di creare un locale che continuasse la tradizione delle trattorie portuali di una volta. Ho aperto questa Osteria nel 1984”, ci racconta con irresistibile simpatia ed esuberanza Bacco, mentre ci accomodiamo al nostro tavolo. Il locale &amp;amp;#232; un vero spettacolo: lo sguardo incontra ovunque un pezzo di cultura marinara. Ci sono modelli di velieri e di barche che pendono dal soffitto, reti da pesca, bandiere, cime, oltre a una miriade di quadri e disegni coloratissimi. Oggi Bacco &amp;amp;#232; aiutato quotidianamente dal figlio Pierfrancesco, che segue orgogliosamente le orme del padre. Completano lo staff Stefano, Margherita e Fabio oltre alle simpaticissime Elisa, Concetta e Sved che ci accolgono calorosamente in sala. 
E’ con grande piacere che iniziamo a gustare i piatti tipici, semplici e popolari della tradizione ligure, proposti da Bacco. Iniziamo con un ricchissimo antipasto in cui le acciughe, preparate in diversi modi, fanno da primedonne. Prendiamo anche un’insalata di polpo con patate e delle cozze marinate. Facciamo seguire queste squisitezze dalle trenette al pesto con patate, gli spaghetti con le acciughe fresche e gli spaghetti alla marinara. Alcuni di noi gustano invece un ottimo minestrone. Nella scelta dei secondi non rinunciamo al tipico stoccafisso e al baccal&amp;amp;#224;, che viene preparato ogni giorno in un modo diverso, cos&amp;amp;#236; come i secondi a base di acciughe. Alcuni di noi optano per una buonissima frittura di paranza, mentre gli altri prendono la burrida di pesce fresco, con gamberi, scampi, seppie e calamari. Gustiamo anche un altro buonissimo piatto tradizionale, le seppie con i carciofi. Nelle giornate fredde, ci spiegano, l’Osteria propone anche piatti come le trippe in umido, il brodo, il sanguinaccio e il bollito misto. Annaffiamo il tutto con degli ottimi vini bianchi selezionati da Bacco, e concludiamo la nostra cena in gran dolcezza, con i dessert freschi, appena preparati dallo staff.
Non mancheremo di tornare qui anche durante la bella stagione, per gustare altre cene da lupi di mare seduti all’aperto, con in sottofondo il porto, carico di storia e leggende. 

Francesca Bertha 

PER INFORMAZIONI:
www.comune.savona.it
Osteria Bacco
Via Quarda Superiore, 17-19 R (Zona Porto)
019/8335350
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10023.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;In giro con Magellano, a tavola da Bacco: Una giornata a Savona&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 04 Apr 2011 23:16:18 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10023.ashx</guid></item><item><title>Il gusto leggero di una giornata sul Ticino: Passeggiata a Turbigo, Turbigo, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10007.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10007.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10007/101098.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un parco naturale con dei boschi famosi per la loro ricchezza faunistica, un fiume dalle acque azzurre dove venire a pescare con la canna la domenica pomeriggio, un borgo tranquillo dove fare lunghe passeggiate nella storia: ecco la bellissima Turbigo, a circa una mezz’oretta di auto da Milano. Ma oltre a raggiungerla in macchina, &amp;amp;#232; possibile arrivare qui anche in bici, pedalando lungo il Naviglio Grande, e ricordando che furono proprio i lavori di escavazione del Naviglio, iniziati nel 1179, a dar vita al quartiere Turbigh in Gi&amp;amp;#242;, caratterizzato dalla presenza di rogge, ponti e strade che tuttora conservano le atmosfere di una volta.
Sito nel Parco Lombardo della Valle del Ticino, l’importanza storica di Turbigo si deve anche alla sua posizione strategica, in quanto luogo di attraversamento del fiume tra Como e Novara. Nei secoli fu feudo di diverse famiglie tra cui i Tatti e i De Cristoforis, come ricorda la presenza di Villa Tatti e del settecentesco Palazzo Gray De Cristoforis, attualmente sede del Municipio. 
Che il simbolo di Turbigo fosse da sempre il fiume, lo si nota anche nelle diverse ipotesi riguardo all’origine del suo nome: potrebbe derivare dal latino “turris bis”, a ricordare le due torri di testa del ponte sul Ticino, esistente gi&amp;amp;#224; in epoca romana e presente nello stemma del Comune, ma potrebbe anche derivare dal germanico “turba”, ovvero capanna, ma c’&amp;amp;#232; anche chi &amp;amp;#232; convinto che c’entrino “Turbigium” o “Turbiscus”, termini che evocano l’infrangersi delle onde del Ticino. 
Con queste premesse, anche la nostra giornata turbighese non poteva che iniziare sulle rive del fiume, dove, grazie al tempo mite e soleggiato di fine inverno, abbiamo visto molte persone passeggiare, pescare e girare in bici. Spostandoci verso il centro, abbiamo ammirato il seicentesco ponte a tre arcate sul Naviglio Grande, con vicini i resti della vecchia dogana austriaca di fine Settecento, per poi addentrarci nel cuore del borgo dopo aver visitato la duecentesca Chiesa dei Santi Cosma e Damiano. Si dice che fosse la chiesa della preghiera durante i lavori di costruzione del Duomo di Milano.
Ed eccoci a vivere un’emozione spirituale che inizia salendo una scenografica scalinata che da Via Vittorio Veneto porta sul terrazzamento su cui sono situati la Chiesa della Beata Vergine Assunta e il Castello. Questo luogo unisce passato e presente grazie alla storicit&amp;amp;#224; del Castello, esistente gi&amp;amp;#224; nel IX secolo, oggi propriet&amp;amp;#224; privata, e l’imponente chiesa parrocchiale edificata nel 1936 anche con la collaborazione dello scultore Carlo Bonomi. A fianco della chiesa e del castello, l’artista realizz&amp;amp;#242; un eremo-studio chiamato La Selvaggia che oggi &amp;amp;#232; un affascinante museo-gipsoteca.
Abbiamo voluto coronare la giornata con una cena saporita e light nello stesso tempo, presso il Ristorante Leggero, in Via Roma, suggeritoci da un paio di amici che vengono spesso qui per gustare i numerosi piatti veloci del business lunch, oltre ad aver partecipato a qualche ricevimento aziendale organizzato nella sala cerimonie del locale.
Le antiche travi in vista sono in perfetta armonia con il candore bianco dell’ambiente, che aveva pure ispirato il nome “Leggero”. “Questo locale era una vecchia locanda, esisteva gi&amp;amp;#224; nel 1896. Noi lo gestiamo da un anno e mezzo. Seguiamo la stagionalit&amp;amp;#224; e prepariamo tutto in casa, dal pane alla pasta e ai dolci”, ci raccontano i titolari Marco Rocco e Diana Airaghi, mentre ci accomodiamo a tavola. Iniziamo con del polpo croccante in padella con orzo perlato ai carciofi, olive taggiasche e pesto leggero al basilico, le capesante scottate al Martini dry, crema di piselli e crescione, e lo sformato di ricotta di bufala, puntarelle all’olio, crema tartufata e ovetto all’occhio di bue. Facciamo seguire questi ottimi antipasti da degli stracci di castagne e cacao, da carciofi e scampi allo zenzero, poi il Carnaroli mantecato alla crema di peperoni gialli, carpaccio di capesante e sentore al tartufo, e le pappardelle di farro farcite al seirass e timo con straccetti di faraona. Nella scelta dei secondi ci dividiamo tra il filetto di pesce persico al burro con fonduta di peperoni rossi e tortino di patate al pesto, le coscette di coniglio farcite alla salsiccia, avvolte nello speck con crocchette di patate e salsa al Traminer aromatico e il filetto di vitello scaloppato al Nebbiolo con fagioletti e patate al bacon. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con dei vini scelti tra un centinaio di etichette nazionali, tra cui anche quelle a chilometro zero della vicina Cascina Zoina di Oleggio. 
La prossima volta potremmo provare i men&amp;amp;#249; degustazione “Il mare” o “Il territorio”, disponibili per tutta la tavolata, e ora chiudiamo in raffinata dolcezza con la sfogliatina croccante di mele e salsa di vaniglia con insalatina di fragole alla menta, il barattolino al caff&amp;amp;#232;, crema catalana alla liquirizia e shot alla sambuca e il cremoso caldo al cioccolato semifreddo al Baileys e nocciole.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.turbigo.mi.it
Ristorante Leggero
Via Roma, 10 Turbigo (MI)
0331/890564
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10007.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Il gusto leggero di una giornata sul Ticino: Passeggiata a Turbigo&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Fri, 25 Mar 2011 00:44:23 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10007.ashx</guid></item><item><title>Il miracolo del grano e la magia dei sapori del Monferrato: Una giornata a Lu, Lu Monferrato, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10006.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10006.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10006/101081.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un boschetto sacro alle divinit&amp;amp;#224; e intriso di luce, che gli antichi romani chiamavano Lucus: ecco l’origine del nome di Lu, questo splendido borgo del Basso Monferrato casalese. Stavolta, per la nostra giornata fuori porta abbiamo deciso di seguire le tracce delle antiche divinit&amp;amp;#224;, scegliendo come destinazione il paese sito sulla collina pi&amp;amp;#249; alta di una vasta zona caratterizzata dal susseguirsi di dolci colline che dominano la pianura alessandrina. La bellezza di questo paesaggio, lodata anche dal poeta rinascimentale Galeotto del Carretto, e la fertilit&amp;amp;#224; delle terre attraversate dal torrente Grana resero il territorio dell’attuale Lu appetibile gi&amp;amp;#224; alle popolazioni preistoriche. Infatti, la Villa Romana dei Metilii, da cui deriverebbe il nome Mediliano, sorgeva proprio qui tra il I e il IV secolo e fu il centro di attivit&amp;amp;#224; agricole ed artigianali. Sempre qui &amp;amp;#232; stata rinvenuta un’area funeraria paleocristiana da cui &amp;amp;#232; emersa la pi&amp;amp;#249; antica epigrafe cristiana del Piemonte meridionale. Nella stessa area sorge la Chiesa San Giovanni di Mediliano, fondata nel VII secolo. 
L’attuale paese di Lu nasce come “curtis”, ovvero azienda agricola organizzata, per poi diventare “castrum”, deposito agricolo e baluardo militare e per la fine del secolo XIII un vero e proprio borgo protetto da un’ampia cinta muraria, con al suo interno rioni, piazze e diverse chiese tra cui quelle di San Nazario e San Giacomo. Alla tradizione contadina &amp;amp;#232; legata anche la curiosa leggenda di San Valerio, patrono del paese. Si narra che nel IV secolo, nel bel mezzo di un inverno piuttosto rigido e nevoso, si sparse la voce che non lontano dall’abitato fosse spuntato un campo di grano maturo. Gli abitanti corsero increduli sul posto e rimasero a bocca aperta: un vasto campo di grano maturo, dal colore dorato del Sole d’estate, ondeggiava l&amp;amp;#236; davanti ai loro occhi. Gridarono subito al miracolo dicendo delle preghiere e si misero al lavoro per raccogliere l’inaspettato dono di Dio. Fu poi proprio in mezzo a quel campo che fecero la scoperta dei resti del vescovo San Valerio martire che da allora &amp;amp;#232; venerato come il Patrono di Lu. La festa patronale, che ricorre ogni anno il 22 gennaio, &amp;amp;#232; la manifestazione religiosa e folcloristica pi&amp;amp;#249; importante di Lu, noto anche per i suoi numerosi eventi culturali tra cui la rassegna di musica pop-rock “Lustando” e le settimane pianistiche “Pianoechos”.
Durante la nostra passeggiata abbiamo ammirato il panorama mozzafiato che si apre dal belvedere detto anche Prevostura, siamo saliti fino alla Torre quattrocentesca e abbiamo visitato la Chiesetta di San Valerio, dove sono custodite le reliquie del Santo, oltre a molte altre belle chiese, tra cui la Chiesa di Santa Maria Nuova, costruita verso la met&amp;amp;#224; del XV secolo, la Chiesa di San Biagio, ormai sconsacrata, la Chiesa di San Giuseppe, la Chiesa della S.S. Trinit&amp;amp;#224; e la Chiesa di San Giacomo, del XIII secolo che di recente &amp;amp;#232; stata restaurata e strappata al degrado in cui era caduta nei secoli precedenti. Visitando il Museo San Giacomo presso l’antica Casa della Reggenza, abbiamo ammirato un centinaio di opere d’arte e oggetti artistici religiosi, molti risalenti al Medioevo. 
Restiamo nella storia luese anche nella scelta del locale dove fermarci per cena: il Ristorante Orazio, in Piazza Gherzi, ovvero la piazza principale del paese. “Sappiamo con certezza che nel 1870 qui esisteva gi&amp;amp;#224; una locanda, che fungeva da ricovero per i cavalli dei viandanti e disponeva anche di qualche camera”, ci raccontano i titolari, il signor Roberto e la signora Daniela che gestiscono questo locale storico dal 1985. Anche Carlotta, la loro figlia impegnata ancora negli studi, d&amp;amp;#224; una mano ai genitori.
Iniziamo la nostra cena all’insegna dei sapori tradizionali piemontesi con un abbondante antipasto di affettati misti locali selezionati, della carne cruda, dei peperoni in bagna cauda e il vitello tonnato. Facciamo seguire queste bont&amp;amp;#224; dagli irrinunciabili agnolotti fatti in casa, preparati col sugo di stufato e dai tagliolini ai funghi. “Nella preparazione dei sughi seguiamo la stagionalit&amp;amp;#224;, variandoli ogni settimana”, ci spiega la signora Daniela. Alcuni di noi decidono di gustare una delle buonissime zuppe di legumi della casa. Nella scelta dei secondi ci sbizzarriamo nella tradizione con il brasato alla piemontese, lo stufato d’asino e il fiore all’occhiello del locale, il coniglio al vino bianco. Il resto del nostro gruppo opta invece per il fritto misto alla piemontese e c’&amp;amp;#232; chi prende un altro piatto tipico, il bollito misto alla piemontese. Annaffiamo il tutto con dei vini del Monferrato, ma c’&amp;amp;#232; anche chi di noi sceglie delle etichette delle Langhe e del Roero. 
Una giornata cos&amp;amp;#236; piacevole non pu&amp;amp;#242; che concludersi in gran dolcezza, grazie alle proposte golose della casa: qualche bella fetta di crostata, di torta di mele e di nocciole, la zuppa inglese, e soprattutto l’irresistibile bunet, dolce tipico piemontese. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.lu.al.it
www.ristoranteoraziolu.it
Ristorante Orazio
Piazza Gherzi, 5 Lu (AL)
0131/741138
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10006.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Il miracolo del grano e la magia dei sapori del Monferrato: Una giornata a Lu&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 23 Mar 2011 22:43:38 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10006.ashx</guid></item><item><title>Passeggiata nella storia, alla scoperta del gusto della vita: Una giornata a Monza, Monza, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10004.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10004.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/10004/101059.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prima immagine che a molti di noi salta in mente quando pensiamo a Monza &amp;amp;#232; quella delle auto della Formula 1 che sfrecciano a trecento chilometri all’ora sull’Autodromo. Velocit&amp;amp;#224; e adrenalina, ma anche le atmosfere sacre e misteriose, ispirate alla figura storica della Monaca di Monza, descritta dal Manzoni nel celebre romanzo I Promessi Sposi. 
Si potrebbe iniziare il giro della citt&amp;amp;#224; anche proprio da lei, compiendo un tour letterario: nella realt&amp;amp;#224; la monaca si chiamava Marianna de Leyva, in religione Suor Maria Virginia. La Via della Signora e la Via De Leyva conservano il suo ricordo, oltre all’ex convento dei frati cappuccini di Via Marsala.
Nel secolo VII Monza fu capitale estiva del Regno Longobardo, e anche nel Sacro Romano Impero godette di ampia autonomia e di una serie di privilegi. Il monumento pi&amp;amp;#249; imponente di Monza testimonia la sua grandezza: entrando nella Villa Reale ci troviamo immersi nelle atmosfere della corte dell’Impero Austro-Ungarico. Fu infatti proprio Maria Teresa d’Austria a decidere la costruzione dell’allora Villa Arciducale, e scelse Monza per “la salubrit&amp;amp;#224; dell’aria e per l’amenit&amp;amp;#224; del paese”. Dai giardini della Villa la nostra passeggiata prosegue nell’ampissimo Parco di Monza, il quarto parco recintato pi&amp;amp;#249; grande d’Europa. 
Vicino al punto dove il fiume Lambro esce dal Parco di Monza, sorge il bellissimo Santuario di Santa Maria delle Grazie. Costruita tra il 1463 e il 1467, il Santuario &amp;amp;#232; meta di pellegrinaggio, nonostante non sia noto alcun miracolo leggendario legato al luogo. Le edicole in cotto che delimitano il cortile, raffiguranti le tappe della Via Crucis, ad opera dello scultore Dante Ruffini, rappresentano un importante luogo di raccoglimento.
Durante la nostra passeggiata abbiamo ammirato diverse altre chiese molto belle come la Santa Maria al Carrobiolo, cos&amp;amp;#236; chiamata perch&amp;amp;#233; un tempo i carriaggi, ovvero i carri trainati da animali, si fermavano nella piazza antistante il monumento. Il senso di pace delle vie del centro storico viene accentuato anche dalla presenza del fiume Lambro che attraversa la citt&amp;amp;#224;. E dove c’&amp;amp;#232; un fiume, ci sono anche dei bei ponti: il Ponte dei Leoni, costruito nel 1842 vicino ai resti del ponte romano, e il Ponte di San Gerardino, dedicato a San Gerardo dei Tintori. Nel 1174 il santo fond&amp;amp;#242; un ospedale per i poveri presso la propria casa. Il ponte attraversa il fiume proprio in corrispondenza dell’antico ospedale, del cui complesso fa parte anche la Chiesa di San Gerardino, e nelle vicinanze si trova il settecentesco Mulino Colombo. 
Quando arriviamo in Piazza Duomo ci troviamo nel bel mezzo di un set cinematografico: la straordinaria bellezza del Duomo, costruito tra il XIV e il XVII secolo, ha ispirato un regista ad ambientare la scena di un film nell’elegantissima piazza. Poco distante dal Duomo abbiamo ammirato anche l’Arengario, l’antico Palazzo Comunale, costruito nel XIII secolo.
Dopo questa bella passeggiata nella storia monzese, decidiamo di abbandonarci ai piaceri del palato presso un ristorante del centro di cui abbiamo letto diverse buone recensioni sulle guide, Il Gusto della Vita, in via Bergamo. Ci accomodiamo in una sala elegante e romantica, dai colori chiari e con una bella rosa sul tavolo. “Abbiamo aperto sette anni fa. Io sono lo chef, e mia moglie Elena Picchiotini &amp;amp;#232; sommelier. Pare che perfino la nostra bimba di due anni, Giada Raj, voglia fare la cuoca da grande”, ci racconta il titolare, Dhian Singh, partito da Nuova Delhi e approdato prima in Germania e dodici anni fa in Italia. La cucina del locale segue la stagionalit&amp;amp;#224;, ed &amp;amp;#232; improntata principalmente sul pesce fresco che arriva ogni giorno. Iniziamo la nostra cena con del pesce crudo con frutta fresca, con dei carciofi e capesante su morbido di topinambur e sciroppo puro di acero canadese. Un paio di nostri amici prendono invece il culatello di Zibello con tortino caldo di Parmigiano Reggiano 36 mesi e confettura di fichi e mandorle. Facciamo seguire questi squisiti antipasti dalle penne giganti farcite con spigola su crema di peperoni al forno e i fagottini di verdure con ragout di vongole veraci e calamari. Gli amici “carnivori” optano invece per gli spaghetti artigianali con crudo di pomodoro, guanciale, cipollotto e basilico fresco. Nella scelta dei secondi ci dividiamo tra l’ottimo hamburger di tonno e sashimi appena scottato con maionese di avogado, e il filetto di gallinella con composta di melanzane e pomodoro su crema di prezzemolo. Gustiamo inoltre una buonissima selezione di formaggi misti tra specialit&amp;amp;#224; italiane, svizzere e londinesi. Annaffiamo il tutto con degli ottimi vini bianchi suggeritici dalla sommelier tra etichette di nicchia di grandissima qualit&amp;amp;#224; nonostante il prezzo amichevole. 
Il nostro viaggio nel gusto si conclude nel mondo dolce dei dessert fatti in casa: un morbido di yogurt con frutti di bosco freschi e coulisse di lamponi e la mousse di cioccolato bianco con banane caramellate al curry.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.monza.it
www.ilgustodellavita.it
Ristorante Il Gusto della Vita
Via Bergamo, 5 Monza (MB)
039/325476
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10004.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Passeggiata nella storia, alla scoperta del gusto della vita: Una giornata a Monza&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 23 Mar 2011 19:23:55 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_10004.ashx</guid></item><item><title>Il nostro felice convivio nel Cremonese: Una giornata a Pandino, Pandino, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9989.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9989.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9989/100832.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se avessimo vissuto nel Quattrocento, molto probabilmente avremmo potuto visitare Pandino per qualche battuta di caccia nei boschi ricchi di selvaggina che circondavano il centro abitato, esattamente come facevano i signori di Milano dell’epoca. Ma essendo dei semplici turisti del nostro tempo, per di pi&amp;amp;#249; animalisti, abbiamo preferito giungere qui per una tranquilla giornata fuori porta a caccia semplicemente di tesori artistici e culinari.
Tuttavia la nostra passeggiata ha inzio alla residenza di campagna, fatta costruire proprio come dimora dove soggiornare durante i periodi di caccia, da Bernab&amp;amp;#242; Visconti e da sua moglie, nel 1355. Si tratta dell’imponente Castello di Pandino, che vanta un curioso primato: &amp;amp;#232; il castello meglio conservato tra tutte le costruzioni viscontee del XIV secolo. La sua forma a pianta quadrata, con quattro torri angolari, &amp;amp;#232; quella tipica dei castelli di pianura dell’epoca. Oggi &amp;amp;#232; sede del Municipio, e si pu&amp;amp;#242; tuttora notare con quanta cura furono decorati tutti gli spazi interni dell’edificio. Disegni geometrici e stemmi colorati coprono ovunque le pareti interne, perfino nella ex stalla, che oggi ospita la biblioteca.
A chi arriva in questo grazioso comune, sono, almeno virtualmente, i bambini a fare da ciceroni: sono stati infatti gli alunni di alcune prime a elaborare un itinerario turistico didattico che conduce i visitatori attraverso le bellezze di questo luogo. Apprendiamo cos&amp;amp;#236; che Pandino, o meglio, la sua frazione Gradella, fa parte dei Borghi pi&amp;amp;#249; belli d’Italia. L’insediamento di Gradella &amp;amp;#232; presumibilmente il pi&amp;amp;#249; antico del territorio comunale ed &amp;amp;#232; citato come “castrum” gi&amp;amp;#224; nel X secolo. Passeggiando per le stradine di questo borgo, si ha l’impressione che sia la creazione di un artista: come nei quadri di una mostra, anche qui si notano le “pennellate” della stessa mano. I muri dipinti di giallo, con rifiniture in rosso, caratterizzano sia le case pi&amp;amp;#249; vecchie che quelle di recente ristrutturazione, e non &amp;amp;#232; un caso che questo luogo sia riuscito a mantenere le sue caratteristiche tradizionali per cos&amp;amp;#236; lungo tempo: fino a qualche decennio fa il borgo era di propriet&amp;amp;#224; della stessa famiglia nobile di sempre, i Maggi. Passeggiando, a un certo punto ci &amp;amp;#232; capitato di notare alcuni daini.  Erano bellissimi e molto amichevoli. Non potendo credere ai nostri occhi, abbiamo chiesto a delle persone del luogo come mai questi animali non proprio autoctoni si trovano qui: erano stati portati a Gradella dalla contessa Camilla Maggi, appassionata di daini. L’idea si &amp;amp;#232; rivelata azzeccata in quanto gli animali si sono ambientati perfettamente tra i bovini e gli equini allevati nel borgo e si dimostrano sempre molto carini anche con i turisti che si avvicinano a loro.
Facciamo anche un giretto a Nosadello, altra frazione di Pandino, nota soprattutto per la bella Chiesa di Pantaleone. A Pandino ammiriamo anche l’Oratorio di Santa Marta e la Chiesa di Santa Margherita, due chiese dedicate alle sante patrone del comune. Ai margini settentrionali dell’abitato visitiamo il Santuario di Santa Maria dell’Apparizione: &amp;amp;#232; una costruzione moderna, ma la sua storia risale al 1432, anno in cui un giovane, Tommaso Damici, assistette a un’apparizione mariana. Oggi, vicino alla chiesa, si possono vedere anche i resti del vecchio Santuario, costruito sul luogo dell’apparizione. 
Per coronare una giornata cos&amp;amp;#236; piena di spunti culturali, non possiamo che scegliere un ristorante che richiama perfino Dante nel suo nome: Ad Convivium, in Via De Gasperi. “Il locale nasce dalla rivisitazione di una trattoria di Pandino, amata per la cucina tipica del territorio. La gestione della nostra famiglia unisce tradizione e innovazione”, ci racconta il titolare Billy Formis, mentre ci accomodiamo ai tavoli eleganti del ristorante. Iniziamo con le fogliette di polipo con carciofi e grana all’aceto balsamico, la sfoglia croccante con asparagi e fonduta al formaggio Salva, tipico della zona, e con una leggerissima frittura di calamari e zucchine. Continuiamo con i tortelli dolci della tradizione cremasca, i maltagliati con rag&amp;amp;#249; d’anatra al profumo di maggiorana e il risotto al Teroldego. Visto che la storia del ristorante si lega indissolubilmente ai bolliti, continuiamo con dei tagli di bollito all’italiana, come da tradizione. Alcuni di noi optano invece per il rotolo di gallina disossata e ripiena al forno con mostarda cremonese, i moscardini in guazzetto con polenta e il branzino in crosta di patate. C’&amp;amp;#232; anche chi non resiste a una bella tagliata di fassone piemontese cotta al sale. Chiudiamo in gran dolcezza con il fondente di castagne con salsa al cioccolato, lo strudel di mele caldo con gelato alla vaniglia e la sbrisolona con crema al mascarpone. 
Torneremo senz’altro qui presto, magari anche solo di passaggio, per un pasto a mezzogiorno e un giretto vicino al Castello: un modo per spezzare la routine con una bella giornata vicino alla grande citt&amp;amp;#224;. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.pandino.cr.it
Ristorante Ad Convivium
Via Alcide De Gasperi, 3 Pandino (CR)
0373/90266
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9989.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Il nostro felice convivio nel Cremonese: Una giornata a Pandino&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Fri, 18 Mar 2011 22:46:51 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9989.ashx</guid></item><item><title>A caccia di gioiose bont&amp;#224;: una giornata a Belgioioso, Belgioioso, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9976.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9976.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9976/100686.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una citt&amp;amp;#224; che appena nata, veniva chiamata “gioiosa”, doveva essere sin da subito un luogo ideale per passarci delle giornate all’insegna del relax. Al nome di questa localit&amp;amp;#224;, sita nella pianura pavese e lambita dal fiume Olona, presto venne aggiunto l’aggettivo “bello”, dando cos&amp;amp;#236; vita a Belzoiosus, che oggi conosciamo come Belgioioso. 
Arriviamo qui dopo un breve viaggio in auto attraverso le famose risaie lombarde inframmezzate dai pioppeti, e iniziamo la nostra “caccia” a fotografie di scorci che una volta tornati a casa, possano continuare a trasmetterci la gioia di questa giornata. E dire “caccia”, non &amp;amp;#232; per niente casuale: infatti, questa citt&amp;amp;#224; nasce proprio grazie alla passione per la caccia dei Visconti. Il Castello di Belgioioso, che &amp;amp;#232; chiaramente il monumento pi&amp;amp;#249; importante di questa bella cittadina, fu edificato nel tardo Medioevo proprio dai Visconti che soggiornavano qui durante i periodi di caccia. Prima della costruzione del Castello, questa localit&amp;amp;#224; si chiamava Torre dei Preti ed era conosciuta per la ricchezza in selvaggina del suo territorio. Fagiani, caprioli, lepri, cinghiali: da queste parti c’era tutto quello che si potesse desiderare, ed &amp;amp;#232; proprio per questo che i Visconti decisero di collocare qui una delle loro pi&amp;amp;#249; importanti residenze di caccia. 
Oggi il Castello &amp;amp;#232; famoso per gli eventi, sempre di qualit&amp;amp;#224; e di grande attrattiva turistica che si svolgono al suo interno e nei sui giardini, come mostre d’arte, rievocazioni storiche, ma anche “Officinalia”, un&amp;#39;importante mostra mercato dell’alimentazione biologica e dell’ecologia domestica.
Nonostante che una leggenda popolare assegni ai belgioiosini il soprannome “Brusacrist”, affibbiato loro dopo una ribellione di popolo avvenuta nel 1766 contro la curia di Pavia che non si decideva di nominare il nuovo parroco, abbiamo ammirato diversi bellissimi monumenti religiosi che testimoniano la fede di questa gente, ribadita all’epoca anche proprio con la rivolta. Il pi&amp;amp;#249; importante &amp;amp;#232; la Chiesa Parrocchiale di San Michele Arcangelo, molto bella e vistosa come abbiamo notato anche nel caso di diverse altre chiese dedicate al Santo. Fu costruita nel Seicento, e il suo aspetto di oggi &amp;amp;#232; il frutto del lavoro di diversi architetti che nel corso dei secoli sono intervenuti per apportare modifiche e per abbellirla ulteriormente. 
Poco distante dal Castello, lungo la strada che porta a Belgioioso, notiamo la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, detta Chiesa dei Frati, ormai sconsacrata, che ci riporta direttamente nel tardo Quattrocento. Sia la chiesa che l’annesso convento, furono infatti costruiti nel 1491, e un tempo questo fu un insediamento francescano noto per essere uno dei migliori esempi di architettura gotica in Lombardia. Le leggi napoleoniche portarono alla soppressione del convento e dopo un periodo buio di incurie, il complesso &amp;amp;#232; stato recuperato ed oggi viene utilizzato per congressi e manifestazioni. 
Se Belgioioso &amp;amp;#232; nata grazie all’amore per la caccia dei signori di Milano, per fermarci a cena abbiamo voluto scegliere un ristorante che fosse in qualche maniera depositaria di questa tradizione, ed eccoci alla Locanda della Pesa, proprio di fronte al Peso pubblico, in via Venti Settembre. “La caccia era la passione di mio padre, e abbiamo sempre una serie di piatti di selvaggina”, ci spiega il titolare, il signor Gabriele, mentre ci accomodiamo a tavola, proprio vicino a un bell’affresco raffigurante una scena di caccia. “Il locale &amp;amp;#232; nato nel lontano 1917, e prima di noi aveva avuto solo due gestioni, noi siamo la terza”, ci racconta Gabriele che gestisce il ristorante insieme a sua moglie Livia ormai da sette anni. 
Iniziamo con un misto di salumi, lo gnocco fritto, la raspadura di formaggio lodigiano, e gustiamo anche dei taglieri misti con speck di cinghiale, lardo, fossa, pec al tartufo. Facciamo seguire queste bont&amp;amp;#224; da dei primi di pasta fresca, preparati dalla casa, prendendo le tagliatelle al sugo di lepre, i ravioli di carne alla paesana e i ravioli di oca. Alcuni di noi optano per il risotto al radicchio e scamorza. Continuiamo a gustare i sapori del territorio con il gran bollito della Pesa, mentre il resto del nostro gruppo si divide tra il brasato d’asino con polenta, le lumache alla Borgogna e il cinghiale in salmi con polenta. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con del San Colombano e con degli ottimi vini dell’Oltrep&amp;amp;#242; pavese. Tra i dessert, tutti fatti in casa, scegliamo delle crostate e del salame di cioccolato, entrambi buonissimi. 
Dopo questa giornata piacevole possiamo dire che il detto “nomen est omen” non ha sbagliato nemmeno questa volta: Belgioioso &amp;amp;#232; davvero bella e gioiosa come suggerisce il suo nome. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:

www.comune.belgioioso.pv.it
www.belgioioso.it
La Locanda della Pesa
Via XX Settembre, 111 Belgioioso (PV)
0382/969073

&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9976.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;A caccia di gioiose bontà: una giornata a Belgioioso&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 12 Mar 2011 19:42:46 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9976.ashx</guid></item><item><title>Il colore brillante di una battaglia vittoriosa: Passeggiata a Magenta, Magenta, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9988.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9988.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9988/100814.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una citt&amp;amp;#224; il cui nome evoca il colore vivace di fiori, di abiti  primaverili o di alcuni gusti di gelato: la nostra voglia di lasciare alle spalle l’inverno stavolta ci ha portati a Magenta. 
Siamo a pochi passi dal fiume Ticino e infatti, una delle ipotesi sull’origine del nome di Magenta lo fa derivare dal latino “mansio”, ovvero luogo di sosta lungo la via consolare prima di attraversare il confine naturale del fiume. Ma il nome potrebbe anche essere un omaggio all’imperatore Massenzio. Comunque sia, questi territori furono abitati gi&amp;amp;#224; dal V secolo a.C., quando alcune trib&amp;amp;#249; di Galli Insubri, intuendo la ricchezza in selvaggina dei vicini boschi e gradendo la vicinanza del fiume, si stabilirono qui creando un accampamento fortificato che fu poi conquistato dai romani nel 222 a.C. 
Appena iniziamo la nostra passeggiata, incontriamo il monumento pi&amp;amp;#249; importante di Magenta: la splendida Basilica di San Martino, dove si sono svolti i funerali del grande produttore cinematografico Carlo Ponti, nativo di Magenta e scomparso nel 2007. Questo meraviglioso e imponente edificio religioso, la cui prima pietra fu posata nel 1893, fu eretto anche per essere un luogo di commemorazione dei caduti della gloriosa Battaglia di Magenta del 4 giugno 1859. Combattuta durante la Seconda Guerra d’Indipendenza tra i piemontesi e i loro alleati francesi contro gli austro-ungarici, si concluse con la vittoria dei primi, aprendo la strada alla conquista della Lombardia. Nello stesso anno lo studioso Emanuel Verguin scopr&amp;amp;#236; una sostanza colorante particolare le cui tonalit&amp;amp;#224; rosso-violacee hanno ispirato lo scienziato a chiamarla “Magenta”, un modo poetico per ricordare il sangue che fu sparso su quel campo di battaglia. A questo importante evento storico sono dedicate ogni anno diverse iniziative culturali in citt&amp;amp;#224;.
Chiacchierando con le persone in giro, abbiamo scoperto che molti anni prima di noi, qui ci pass&amp;amp;#242; un “turista” davvero illustre. Si tratta dell’imperatore Arrigo VII, che nel 1310 rimase bloccato in una terribile bufera di neve proprio a Magenta. Gli abitanti della citt&amp;amp;#224; lo accolsero con grande affetto, gesto che l’imperatore ricambi&amp;amp;#242; elevando il luogo allo status di borgo con privilegi come la possibilit&amp;amp;#224; di godere di una guardia armata e di istituire un mercato che da allora si svolge ogni luned&amp;amp;#236;.
Durante la nostra passeggiata abbiamo ammirato numerosi palazzi e ville, oltre a delle bellissime chiese come la Santa Maria Assunta dei Padri Celestini, di fondazione trecentesca o la Chiesa di San Rocco. Un altro primario luogo di cultura di Magenta &amp;amp;#232; il suo Teatro Lirico, un tempo considerato quasi alla stregua del Teatro alla Scala di Milano. 
Se ad elogiare l’ospitalit&amp;amp;#224; degli abitanti di Magenta fu perfino un imperatore, non potevamo certo perdere l’occasione per fermarci qui per cena. 
Accomodandoci presso il Ristorante Al Rioco, in via Cavallari, notiamo subito quanto &amp;amp;#232; accogliente e spazioso il locale. Ci sono ben 160 posti, apprendiamo dopo chiacchierando con i camerieri. Iniziamo con degli antipasti di mare a base di pesce fresco di giornata, come i fiori di zucca ripieni con gamberi alla milanese, il mosaico di mare e il polipo caldo alla genovese con patate e pesto, mentre i nostri amici optano per il tagliere “Al Rioco”, con salumi e formaggi doc, il culatello di Zibello con gnocco fritto e il carpaccio di manzo argentino con rucola, limone e tartufo. Proseguiamo con i tagliolini Al Rioco con tartufi di mare, gamberi e pomodorini di Pachino, un bel risotto al nero con seppie fresche e gli spaghetti Costa Smeralda con aragosta e bottarga. “Secondo me la cucina &amp;amp;#232; una forma di espressione artistica, creare un piatto &amp;amp;#232; un po’ come comporre un brano musicale o dipingere un quadro”, ci descrive la filosofia del locale, aperto otto anni fa, il titolare, il Signor Marco Dondo. Ed &amp;amp;#232; sulla scia di questa squisita arte che i nostri amici “carnivori” scelgono il risotto alla umbra con salsiccia e tartufo nero fresco, gli spaghetti alla Chitarra con salsiccia e funghi, gli agnolotti di speck e radicchio con fonduta di bitto al profumo di tartufo e i maccheroni al torchio alla romana con caio e pepe. Nella scelta dei secondi ci sbizzarriamo nelle variet&amp;amp;#224; di carne, tra cui perfino carni argentine. Prendiamo la tagliata d’Angus all’antica, il controfiletto d’Angus bordato al pepe nero, rucola, sedano, grana e olio al tartufo, e il filetto alla pietra. Alcuni di noi optano per delle grigliate come l’asado de tira o il churrasco. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con diversi ottimi vini italiani scelti tra le oltre sessanta etichette disponibili. Il dolce epilogo della nostra cena ci vede gustare una cialda con gelato alla crema e frutti di bosco allo cherry, la torta casalinga di crema e mele e il buonissimo strudel dello chef.
Ne &amp;amp;#232; passata di acqua sotto i ponti dai tempi dell’imperatore Arrigo VII ad oggi, ma ormai possiamo dirlo per esperienza: l’ospitalit&amp;amp;#224; magentina &amp;amp;#232; sempre ottima. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.magenta.mi.it
Ristorante Pizzeria Al Rioco
Via Cavallari, 17 Magenta (MI)
02/9792167
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9988.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Il colore brillante di una battaglia vittoriosa: Passeggiata a Magenta&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Fri, 18 Mar 2011 00:38:45 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9988.ashx</guid></item><item><title>Gita a Cava Manara, in compagnia di tre re e dei ciclisti diretti a Sanremo, Cava Manara, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9961.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9961.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9961/100590.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una competizione ciclistica che ha fatto storia e che continua ad entusiasmare milioni di persone? Passa proprio da qui. Un territorio a lungo conteso dai Savoia e gli Austriaci? Eccolo. Il luogo dove uno degli eroi pi&amp;amp;#249; importanti del Risorgimento ha combattuto un’importante battaglia? E’ questo. La nostra voglia di staccarci per un giorno dalla grande citt&amp;amp;#224; scoprendo un nuovo angolo di pace e di piacere della nostra regione, stavolta ci ha portato a Cava Manara, un comune sito sul Po, a poca distanza dalla confluenza del Ticino, vicino a Pavia. Questa bella cittadina &amp;amp;#232; da sempre al crocevia di avventimenti importanti, che se un tempo erano di carattere bellico, oggi sono di tipo sportivo, culturale, turistico ed enogastronomico. 
Che si tratti di un luogo destinato a diventare speciale, lo avevano gi&amp;amp;#224; intuito le trib&amp;amp;#249; liguri che popolavano queste terre sin dai tempi pi&amp;amp;#249; antichi. Nel secolo XIII la localit&amp;amp;#224; si chiamava Cava Taverna, un toponimo che potrebbe riferirsi alle vicine terre coltivate a vigneti dell’Oltrep&amp;amp;#242; Pavese, mentre il nome attuale, assegnato a Cava nel 1863, &amp;amp;#232; un omaggio a Luciano Manara, patriota che proprio a Cava Manara combatt&amp;amp;#232; un’importante battaglia a capo dei Bersaglieri lombardi. 
Iniziando il nostro giretto nel centro storico, attraversiamo un caratteristico arco che ci conduce nel borgo. Dopo pochi passi tra case colorate che ricordano un po’ quelle liguri, giungiamo alla Chiesa parrocchiale dedicata a Sant’Agostino. Chiacchierando con i passanti scopriamo che la devozione di questa citt&amp;amp;#224; al Santo ha origine in un evento miracoloso. Infatti, durante il passaggio delle spoglie del Santo, dirette a Pavia, quaranta pellegrini l’avrebbero visto apparire vivo, mentre usciva dalla chiesa in abiti pontificiali, dicendo “Io sono Agostino”. 
A fianco della chiesa, si apre un’ampia piazza con vista sulle colline dell’Oltrep&amp;amp;#242;. Qui sorge il barocco Palazzo Olevano, citato anche come Castello, residenza dell’omonima dinastia che per vari secoli domin&amp;amp;#242; questa zona. Ai margini di questo belvedere si notano i resti di un antico fortilizio, con alcuni tratti di bastioni con piccoli archi, uniti da un ponte aereo a delle mura settecentesche.
Ma a Cava Manara non &amp;amp;#232; solo il centro storico ad attirare l’attenzione: anche le sue frazioni sono di grande interesse. La frazione Torre de’ Torti, di origini medievali, nel secolo XVIII fu contesa tra i Savoia e gli Austriaci. Il territorio spettava ai primi, ma gli austriaci si rifiutarono di consegnarli, cos&amp;amp;#236; dal 1710 al 1738 qui si era creata una terra di nessuno, cosa che non dispiaceva affatto a qualche malvivente in fuga che in attesa di trovare la retta via, poteva rifugiarsi qui senza il rischio di essere beccato. 
Anche la frazione Gerrechiozzo un tempo costituiva comune a s&amp;amp;#232; stante. L’apertura, nel secolo XIX, dell’attuale Strada Statale dei Giovi diede il via allo svilupparsi di un nuovo centro, chiamato Tre Re, dal nome di una nota osteria della zona. La frazione Tre Re divenne capoluogo del Comune, che poi nel 1871 si un&amp;amp;#236; a Cava Manara. 
“Questo fu proprio il luogo dove i ciclisti della Milano – Sanremo si fermavano per una sosta. Lo testimonia la scritta “Fermata ciclisti” e lo scudo sulla facciata, ridipinto da me per restituire vita ai suoi colori sbiaditi”, apprendiamo dal signor Carlo Abbiati, titolare della Hostaria Tre Re, in via Togliatti. Abbiamo infatti deciso di fare come i ciclisti che da oltre un secolo affrontano l’impegnativa gara, e fermarci per cena presso l’Osteria che diede il nome alla frazione. Ci accomodiamo nella sala arancione dove il colore dominante dell’ambiente &amp;amp;#232; richiamato anche da quello del fondo dei bicchieri, cos&amp;amp;#236; come nella sala verde, apparecchiata con dei bicchieri col fondo verde. “Il cibo e il vino sono sempre stati una mia passione. Dopo vent’anni passati nel mondo del marketing, lavoro che mi aveva portato a girare il mondo, sono tornato alle mie origini realizzando il mio sogno di aprire un ristorante”, ci racconta la sua storia il Signor Carlo. Il men&amp;amp;#249; si basa sui piatti della tradizione, con un tocco di internazionalit&amp;amp;#224; qua e l&amp;amp;#224;, anche in occasione delle serate a tema del gioved&amp;amp;#236;. Iniziamo con un tagliere di salumi, le rane e alborelle fritte e la terrina di fegato d’oca. Facciamo seguire questi antipasti dal tipico risotto alla pasta di salame, gli agnolotti di brasato e i ravioli di formaggi. Nella scelta dei secondi il nostro gruppo si divide tra il cinghiale in umido, il fagiano al limone, la costata con rosti di patate, le rane in guazzetto e l’anguilla alla griglia. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con del Bonarda dell’Oltrep&amp;amp;#242; e del Barbera, mentre alcuni di noi assaggiano con piacere un vino sudafricano. 
Coroniamo la nostra serata con gli ottimi dolci fatti in casa e anche se dopo questa cena luculliana ci verrebbe molto difficile saltare in sella a una bici, torniamo a casa entusiasti e contenti per aver visitato questi luoghi intrisi dal mito del ciclismo. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:

www.comune.cavamanara.pv.it
www.hostaria3re.it
Hostaria Tre Re
Via Togliatti, 47, fraz. Tre Re Cava Manara (PV)
0382/553949
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9961.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Gita a Cava Manara, in compagnia di tre re e dei ciclisti diretti a Sanremo&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 08 Mar 2011 21:47:48 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9961.ashx</guid></item><item><title>La citt&amp;#224; delle evoluzioni artistiche: un weekend a Vercelli, Vercelli, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9858.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9858.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9858/100488.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In una delle zone pi&amp;amp;#249; ricche di canali e corsi d’acqua della Pianura Padana, sulle rive del fiume Sesia, circondata da ampi terreni coltivati a riso, sorge una delle citt&amp;amp;#224; d’arte pi&amp;amp;#249; belle del Nord Italia. Le nostre giornate vercellesi sono state un susseguirsi di colori, di volti di personaggi che animano antichi dipinti, affreschi ed opere contemporanee, e di lunghe passeggiate rigeneranti anche per l’anima, tra monumenti di rara bellezza.
Appena arrivati, ci sistemiamo nelle eleganti camere dell’Hotel Cinzia, struttura che opera a Vercelli da ben quattro generazioni, dopodich&amp;amp;#233; partiamo alla scoperta della citt&amp;amp;#224;. Siamo vicino al centro, in Corso Magenta, cos&amp;amp;#236; uniamo la comodit&amp;amp;#224; di poter lasciare l’auto nell’ampio parcheggio dell’albergo al piacere di raggiungere i monumenti pi&amp;amp;#249; significativi a piedi. Del resto, si sa: Vercelli &amp;amp;#232; anche la citt&amp;amp;#224; dei pellegrini, essendo una delle tappe della Via Francigena. 
Questa citt&amp;amp;#224; vanta diversi primati: &amp;amp;#232;, ad esempio sede della pi&amp;amp;#249; antica universit&amp;amp;#224; del Piemonte, risalente addirittura al Duecento. Ma la riccezza culturale di Vercelli ha radici ancor pi&amp;amp;#249; antiche: godeva di piena cittadinanza romana sin dal 49 a.C., e ci&amp;amp;#242; significava la presenza di strade, monumenti, bagni, oltre all’acquedotto e l’anfiteatro.
La piazza forse pi&amp;amp;#249; caratteristica di Vercelli &amp;amp;#232; la medievale Piazza Cavour, con le sue antiche case porticate sovrastate dalla curiosa Torre dell’Angelo. La nostra passeggiata all’insegna dell’arte parte quindi dall’antichit&amp;amp;#224;, attraversa il Medioevo, si addentra nel Cinquecento con Gaudenzio Ferrari, per poi arrivare nell’et&amp;amp;#224; moderna, grazie alle straordinarie mostre della collezione Guggenheim che ogni anno attirano migliaia di persone all’Arca di Vercelli. Inoltre, in questa citt&amp;amp;#224; si trova la seconda pi&amp;amp;#249; importante pinacoteca piemontese, al Museo Borgogna.
Si potrebbe dire che per Gaudenzio Ferrari il periodo vercellese fosse tra i pi&amp;amp;#249; importanti della sua carriera. Infatti, fu proprio a Vercelli che si dedic&amp;amp;#242; maggiormente alla pittura, rispetto alla scultura, realizzando dei magnifici affreschi all’interno della Chiesa di San Cristoforo, ritenuti da diversi studiosi il culmine dell’espressione artistica del Ferrari. 
Anche la storia religiosa di Vercelli &amp;amp;#232; notevole, sin dal primo vescovo della citt&amp;amp;#224;, Sant’Eusebio, vissuto tra il 283 e il 371, celebre anche per il suo impegno nella lotta contro la diffusione dell’eresia ariana. Nella piazza intitolata al vescovo sorge la Chiesa di Sant’Eusebio, ovvero il Duomo di Vercelli. Un altro monumento di straordinaria bellezza &amp;amp;#232; la gotica Basilica di Sant’Andrea, costruita tra il 1219 e il 1227.
Ma a Vercelli perfino una chiesa sconsacrata come quella di San Marco rappresenta un’attrazione imperdibile: non solo per la sua bellezza, ma soprattutto per la presenza al suo interno della famosa Arca, uno spazio espositivo inaugurato nel 2007 e da allora sede di prestigiose mostre allestite in collaborazione con la Fondazione Guggenheim. Fino al 5 Giugno 2011 rester&amp;amp;#224; aperta la nuova esposizione dedicata all’arte italiana, con opere di artisti come Amedeo Modigliani, Lucio Fontana o Alberto Burri.
Dopo una giornata trascorsa nell’arte, anche la nostra cena &amp;amp;#232; una vera esperienza contemporanea d’autore, grazie alla creativit&amp;amp;#224; e la fantasia degli chef Christian e Manuel Costardi. Presso il Ristorante –Risotteria dell’Hotel Cinzia assistiamo a una vera evoluzione all’insegna della qualit&amp;amp;#224; e della voglia di portare nuove idee nella tradizione, a cominiciare dal modo di proporre il men&amp;amp;#249;. Infatti, sin dalla lettura della carta veniamo proiettati in un mondo fantastico, in cui i piatti reinterpretano le emozioni dell’uomo moderno, legato alle proprie radici, ma anche viaggiatore in un futuro da esplorare. Il nostro gruppo sceglie tre diversi tipi di men&amp;amp;#249;, chiamati rispettivamente “Emozione”, “Territorio” e “Passione”. L’Emozione inizia con il gambero rosso di Mazara del Vallo in olio-cottura e i sapori dell’autunno e il granchio reale, brunoise di verdure e ristretto di crostacei. Si continua con il riso Carnaroli vercellese ai sapori dell’orto vicino al mare e con la darna di branzino con foie gras al vapore, mela e salsa al passito. Gustiamo anche un pre-dessert “Tra campi, orti e aromi”. Nel men&amp;amp;#249; ispirato al territorio gustiamo tra l’altro il cubo di lingua a bassa temperatura, ai colori e ai sapori della campagna, la panissa alla vercellese e la guancia in cottura lenta e il suo ristretto. La coppia di nostri amici che sceglie il men&amp;amp;#249; “Passione”, vive la goduria di piatti come l’astice e l’animella con salsa al marsala e mandorla, il riso Carnaroli al coniglio e foie gras d’anatra e crema di formaggi piemontesi e la pernice marinata in olio extra vergine d’oliva, salsa al Barbera d’Asti superiore aromatizzato. Concludiamo la nostra cena con dessert come la “risaia d’inverno”, le “Mille follie al cioccolato” e il “Ciocco Box, l’evoluzione del cioccolato”: vera arte in dolcezza.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.vercelli.it
www.guggenheimvercelli.it
www.hotel-cinzia.com
Hotel Cinzia 
Christian e Manuel Ristorante - Risotteria
Corso Magenta 4 Giugno 1859, 71 Vercelli
0161/253585
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9858.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;La città delle evoluzioni artistiche: un weekend a Vercelli&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sun, 06 Mar 2011 00:04:18 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9858.ashx</guid></item><item><title>In giro nella storia, accompagnati dal Porcospino: Una giornata a Spino d&amp;#39;Adda, Spino d&amp;#39;Adda, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9857.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9857.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9857/100474.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un grazioso comune immerso nel Parco dell’Adda Sud, nel cremonese, dove tra bellezze naturalistiche e artistiche c’&amp;amp;#232; tutto quello che pu&amp;amp;#242; rendere piacevolissima una giornata fuori porta. Il nome del comune pu&amp;amp;#242; sembrare un po’ pungente, e in effetti, viene dal latino “spinus”, che indica un albero spinoso, il prugnolo. Per&amp;amp;#242; se &amp;amp;#232; vero che non c’&amp;amp;#232; rosa senza spine, &amp;amp;#232; altrettanto vero che questa pianta ha propriet&amp;amp;#224; curative e viene utilizzata in omeopatia. 
La nostra passeggiata inizia con un giretto nella natura incontaminata lungo le rive del fiume. Il Parco Adda Sud offre una serie di itinerari, percorribili sia in bicicletta che a piedi. Durante la bella stagione questo paesaggio si trasforma in un piccolo Paradiso: nell’afa la frescura delle acque dell’Adda, o meglio, del vicino canale Vacchelli, un tratto sicuro e balneabile del fiume, offrono refrigerio meglio del mare.
Questa bella zona fu abitata sin dall’antichit&amp;amp;#224;, come dimostra anche il rinvenimento, nel 1915, di ben cinque tombe gallo-romane. Raggiungendo il centro storico col suono delle campane, ci sentiamo un po’ cittadini di Spino dell’era feudale, quando era proprio il suono delle campane a convocare l’assemblea degli abitanti ai quali spettava stabilire “quanto opportuno” per il bene comune. Decidiamo che per il bene nostro &amp;amp;#232; assolutamente opportuno visitare i monumenti pi&amp;amp;#249; belli di Spino d’Adda, a cominciare dalla Chiesa Parrocchiale che conserva al suo interno una serie di pregevoli opere d’arte. Le tranquille strade di Spino d’Adda portano a diverse altre testimonianze della storia religiosa della citt&amp;amp;#224;. Nel territorio comunale si trova infatti anche un Santuario, dedicato alla Madonna del Bosco. La leggenda vuole che sul luogo nel Trecento esistesse un’edicola votiva campestre. In quegli anni un povero malcapitato, certo Alessandro Ciseri, fu ingiustamente catturato e incatenato dai gendarmi. Mentre lo stavano trasportando verso le carceri di Lodi, passarono vicino all’immagine sacra e in quel momento le catene del Ciseri si spezzarono e l’uomo riusc&amp;amp;#236; a fuggire. Nella campagna che circonda Spino d’Adda si trovano anche la Chiesa di Sant’Antonio e la Piccola Cappella sul luogo della Battaglia, che conserva un affresco dei primi Cinquecento.
La nostra giornata a Spino d’Adda ci riserva una conclusione molto piacevole, in “compagnia” del Porcospino. Si tratta di un originalissimo ristorante, conosciuto da tutti come il “Regno del mangiare e del bere”. “Nel 1900 in questo edificio operava la prima ricevitoria del latte della zona. Nel muro della sala si distinguono molto bene le volte del magazzino, che sono state successivamente chiuse. Un tempo questo era l’unico edificio della via, intorno si vedevano solo boschi e il fosso”, ci racconta il titolare, il Signor Francesco, che porta avanti questo locale dal 1997 insieme a sua moglie Antonella, sua mamma e le due figlie. Ci accomodiamo ai tavoli, apparecchiati con uno stile informale che richiama le origini del ristorante, nato come enoteca, e tuttora specializzato in vini provenienti da tutta Italia e da tutto il mondo. Le pareti sono state affrescate da un originalissimo artista, Ennio Chiri, che ha realizzato anche diversi quadri che sono appesi nel locale. 
Iniziamo la cena con uno dei fiori all’occhiello del locale, lo gnocco fritto. Assaggiamo anche le ottime schiaccine, una specialit&amp;amp;#224; originaria dell’Isola d’Elba. Alcuni di noi gustano anche un tortino di polipo e la sfogliatina con funghi, porcini e crema di taleggio. Continuiamo con un piatto tipico della zona, i tortelli cremaschi dolci. Non resistiamo nemmeno ai ravioli di stracotto, mentre il resto del gruppo sceglie gli spaghetti allo scoglio e il timballo di riso giallo con funghi porcini e taleggio. Come secondo, ci lasciamo scherzosamente conquistare dal nome “porco-spino”, scegliendo lo stinco di maiale con patate al forno, il filetto di maialino alla senape dolce, mentre i nostri amici optano per lo stracotto con polenta, l’ottima carne alla griglia e le costolette d’agnello con patate al forno. La nostra cena culmina nei piaceri della dolcezza con la fantastica torta al cioccolato, vero orgoglio del ristorante, oltre allo zuccotto agli amaretti e il Monte Bianco. “Domani dir&amp;amp;#242; a tutti i miei amici quanto abbiamo mangiato bene stasera!”, esclama a un certo punto Giuseppe, il figlioletto di una nostra amica. “Bene, se vengono qui, faremo a tutti loro, e anche ai genitori, il dieci per cento di sconto”, risponde il Signor Francesco. Oltre a mangiare, abbiamo anche bevuto bene, anche per merito delle birre belghe in bottiglia, molto leggere, nonostante un buon grado alcolico. Le signore hanno invece apprezzato le tisane naturali e biologiche, agli agrumi. 
Tornando qui la prossima volta, magari per un weekend di bici lungo l’Adda, non perderemo nemmeno i cocktail serali del Porcospino: sar&amp;amp;#224; un’ulteriore sfiziosit&amp;amp;#224; da aggiungere al colorato mondo che abbiamo scoperto a Spino d’Adda. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.spinodadda.cr.it
www.ilporcospino.it
Ristorante Il Porcospino
Via Roma 50/A Spino d’Adda (CR)
0373/980571
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9857.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;In giro nella storia, accompagnati dal Porcospino: Una giornata a Spino d'Adda&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 05 Mar 2011 18:34:31 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9857.ashx</guid></item><item><title>Il fascino della Lombardia di una volta: Una giornata ad Abbiategrasso, Abbiategrasso, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9841.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9841.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9841/100279.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una tranquilla cittadina ricca di monumenti storici, dove si ha l’impressione che circolino pi&amp;amp;#249; biciclette che auto, dove la gente si ferma a chiacchierare sotto i portici che richiamano lo stile delle citt&amp;amp;#224; liguri, e il cui nome sembra un augurio di prosperit&amp;amp;#224;: ecco Abbiategrasso. Eppure, questo angolo di pace &amp;amp;#232; a due passi, pi&amp;amp;#249; precisamente a circa venti chilometri dalla frenesia del capoluogo lombardo. Costeggiata dal Naviglio Grande, lungo il quale sono in molti a passeggiare o a fare sport anche nei weekend  invernali, Abbiategrasso unisce i pregi dei piccoli centri a quelli che derivano dalla sua vicinanza alla metropoli.
La nostra passeggiata &amp;amp;#232; iniziata proprio dal monumento simbolo della citt&amp;amp;#224;, che pi&amp;amp;#249; di ogni altro testimonia il ruolo strategico che Abbiategrasso ebbe in passato: il Castello Visconteo. Eretto probabilmente nel 1382 da Gian Galeazzo Visconti, il Castello si trova in asse con il Naviglio Grande e con la strada che collega Milano con Vigevano. Dal 1865 appartiene al Comune ed &amp;amp;#232; sede di diverse associazioni. Al suo interno abbiamo ammirato degli affreschi risalenti a varie epoche, notando anche la scritta “A bon droit”, il motto visconteo. Un ragazzo che lavora presso una delle associazioni ci ha suggerito di andare a vedere una sala nell’ala Est dell’edificio, all’ultimo piano, che &amp;amp;#232; forse l’angolo pi&amp;amp;#249; misterioso del Castello. Secoli fa era un carcere e sui muri si vedono tuttora i graffiti dei prigionieri. In questo castello nacque Gian Galeazzo Maria Sforza, duca di Milano, che per&amp;amp;#242; non era particolarmente portato a rivestire quel ruolo importante. Infatti, dopo il suo matrimonio con Isabella d’Aragona, prefer&amp;amp;#236; dedicarsi agli svaghi della vita ducale, trascurando il resto e lasciando che degli incarichi si occupasse sempre di pi&amp;amp;#249; suo zio Ludovico Sforza, detto Il Moro.
Oltre che al duca, Abbiategrasso ha dato i natali a diversi personaggi famosi anche in epoca recente, tra cui lo stilista Franco Moschino, il calciatore Giovanni Invernizzi a cui &amp;amp;#232; dedicato lo stadio, il ciclista Marco Villa, medaglia di bronzo alle Olimpiadi del 2000, mentre &amp;amp;#232; nata a Palermo, ma &amp;amp;#232; cresciuta qui la cantante Giusy Ferreri. 
Visitando i monumenti religiosi pi&amp;amp;#249; importanti della citt&amp;amp;#224;, ci ha colpito in modo particolare la bellezza della Basilica di Santa Maria Nuova, e del suo chiostro, anche perch&amp;amp;#233; a differenza di diversi splendidi chiostri di chiese importanti di altre citt&amp;amp;#224;, questo &amp;amp;#232; aperto a chiunque desideri visitarlo o fermarsi per un po’ per meditare o riflettere. Quando eravamo l&amp;amp;#236;, abbiamo condiviso questo spazio di intimit&amp;amp;#224; spirituale con un sacerdote che diceva il rosario camminando sotto i portici del chiostro. La Basilica fu edificata nel 1388 in occasione della nascita del figlio di Gian Galeazzo Visconti, e sub&amp;amp;#236; diverse modifiche e ristrutturazioni.
Esiste anche la chiesa di Santa Maria Vecchia, l’antica chiesa di Abbiategrasso, dove un tempo c’era un convento di monache benedettine, ma &amp;amp;#232; sconsacrata sin dalla fine del secolo XVIII, e ci hanno detto che &amp;amp;#232; sede di una scuola di danza.
Dopo aver visitato anche la Chiesa di San Pietro e la Chiesa di San Gaetano, che &amp;amp;#232; la pi&amp;amp;#249; recente tra tutte le chiese di Abbiategrasso, decidiamo di passare la serata a tavola, “in compagnia” di un altro santo molto importante: Sant’Antonio. Infatti, andiamo a cena presso l’Osteria Sant’Antonio, un locale dalle atmosfere calorose e rustiche delle case lombarde di una volta, sull’Alzaia Naviglio Grande. All’interno del ristorante c’&amp;amp;#232; perfino un’antica ghiacciaia, una suggestiva sala rotonda in mattoni. “Questo &amp;amp;#232; uno dei locali storici di Abbiategrasso, risale al 1411, e mantiene tuttora lo stile di una locanda d’altri tempi”, ci racconta il titolare, il signor Corrado mentre ci accomodiamo al nostro tavolo vicino al camino. Iniziamo la nostra cena all’insegna dei sapori autentici del territorio con dei salumi e salami, con uno sformatino di gorgonzola su crema di zucca e gherigli di noci, e il carpaccio di manzo con raspadura di grana. Proseguiamo con dei primi di pasta freschissima, preparata in casa prendendo dei tagliolini con crema di mandorle, fegatini di pollo, uovo di quaglia e tartufo bianco, le tagliatelle con pasta di salame e raspadura di grana, e gli gnocchi di patate al rag&amp;amp;#249; di salsiccia con pecorino di fossa. Nella scelta dei secondi il nostro gruppo si divide tra la costoletta alla milanese, il maiale in crosta di patate con crema di porri, riduzione al Porto e nuvola di porri croccanti, la tagliata di manzo con sformatino di spinaci e patate saporite, mentre un paio di nostri amici non resistono all’ossobuco alla milanese con pur&amp;amp;#232; di patate. Annaffiamo queste prelibatezze con degli ottimi vini provenienti da cantine selezionate, e concludiamo in dolcezza con il tiramis&amp;amp;#249; dell’Osteria, la crostata con marmellata extra ai frutti di bosco e il poker di cioccolato.
E’ proprio vero: a volte, per passare una bella giornata basta riscoprire i tesori che abbiamo vicino casa.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.abbiategrasso.mi.it
Osteria S. Antonio
Alzaia Naviglio Grande, 16 Abbiategrasso (MI)
02/94699293

&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9841.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Il fascino della Lombardia di una volta: Una giornata ad Abbiategrasso&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sun, 27 Feb 2011 20:31:35 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9841.ashx</guid></item><item><title>Un castello piemontese sulle strade dell&amp;#39;antica Roma: Passeggiata a Pozzolo Formigaro, Pozzolo Formigaro, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9840.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9840.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9840/100265.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se fossimo arrivati qui un po’ di anni fa, intorno al 140 avanti Cristo, avremmo probabilmente percorso una delle strade consolari romane che delimitano il territorio comunale: la via Postumia, detta anche “Stradone dell’Imperatore”, che passa da levante, oppure da ponente la Via Aemilia Scauri, conosciuta come “Via Levata”. Lo stesso centro storico di Pozzolo Formigaro sorge su una Via quintana, a dimostrazione dell’importanza strategica che questo comune aveva sin dai tempi pi&amp;amp;#249; antichi. 
Oggi basta un’oretta di autostrada da Milano per arrivare qui, esattamente come abbiamo fatto noi con l’intenzione di passare una bella giornata fuori porta. Uscendo al casello di Novi Ligure, dopo pochi chilometri si raggiunge la citt&amp;amp;#224; il cui nome deriverebbe dai “pozzoli”, dei luoghi situati lungo i fiumi dove un tempo si radunavano delle piccole colonie per coltivare il terreno e per abbeverarsi scavando dei pozzi. 
La nostra passeggiata inizia dal monumento pi&amp;amp;#249; importante del comune, il Castello, che testimonia come questa citt&amp;amp;#224;, che oggi conquista il turista con la sua tranquillit&amp;amp;#224;, fosse un tempo al centro di numerosi avvenimenti bellici piuttosto feroci. Il Castello di Pozzolo sorge sulla sommit&amp;amp;#224; di una terrazza alluvionale che guarda la pianura, e fa parte del circuito Castelli Aperti del Piemonte. Fu costruito nel 1092 dai tortonesi, e per ben sette secoli questo borgo fortificato rappresent&amp;amp;#242; un validissimo baluardo contro l’espansionismo genovese nell’Oltregiogo. Dopo la distruzione di Tortona da parte di Federico I il Barbarossa, il Castello cadde sotto il dominio dell’imperatore, per poi tornare ai suoi legittimi proprietari grazie ad Obizzo Malaspina che lo riconquist&amp;amp;#242; con l’aiuto dei Milanesi. Testimone di secoli di storia piuttosto movimentata, oggi il Castello &amp;amp;#232; sede del Municipio e al suo interno conserva, oltre a degli affreschi, che in origine si trovavano nella Chiesa di Nostra Signora delle Ghiare, anche una Madonna lignea del XV secolo.
Se in epoca romana le strade intorno a Pozzolo Formigaro furono di primaria importanza, cos&amp;amp;#236; &amp;amp;#232; stato anche in epoca molto pi&amp;amp;#249; recente, grazie a chi le ha percorse sulle due ruote: i campionissimi di ciclismo Fausto Coppi e Costante Girardengo, entrambi nati a pochissima distanza da qui, (Coppi a Castellania e Girardengo a Novi Ligure, dove si trova il Museo dei Campionissimi), si sono spesso allenati lungo le strade che collegano i comuni vicini. Erano invece proprio di Pozzolo Formigaro Franco e Nino Rota, famosi giornalisti di ciclismo. L’omonimo del celebre compositore &amp;amp;#232; stato per lunghi anni cronista di ciclismo presso la Gazzetta dello Sport. 
Durante la nostra passeggiata abbiamo ammirato diverse bellissime chiese come la Parrocchiale di S. Nicola, la Parrocchiale di S. Martino Vescovo e i due Oratori, dell’Assunta e della S. Trinit&amp;amp;#224;, detti anche dei “Battuti Bianchi” e dei “Battuti Rossi”, in base al colore delle cappe dei confratelli. Chiacchierando con le persone del luogo abbiamo appreso che un importante polittico dedicato a San Sebastiano, composto da dieci tavole e proveniente dalla Chiesa delle Ghiare, &amp;amp;#232; conservato presso la Walters Art Gallery di Baltimora. 
Restiamo in ambito storico-artistico anche per la nostra cena, scegliendo il Ristorante Villa Roma, in Via Novi. Come dice il nome, si tratta di una bellissima villa del primo Novecento, riportata agli antichi splendori con un’accurata ristrutturazione effettuata circa cinque anni fa dai proprietari. “Visto che io sono toscano, facciamo cucina sia toscana che piemontese, e questa scelta viene apprezzata anche dalle comitive che arrivano col pullman oltre che dalle famiglie che scelgono questa location per comunioni o matrimoni”, ci racconta il titolare, il Signor Rino. Non facciamo nessuna fatica a immaginare quanto l’ampio giardino che abbiamo attraversato entrando, possa essere il luogo ideale per dei buffet durante la bella stagione. “Le tradizioni non si toccano. Noi siamo dell’idea che la polenta &amp;amp;#232; polenta, lo stracotto &amp;amp;#232; stracotto. Questi piatti bisogna prepararli come si preparano da centinaia di anni, senza modificarli. Al limite, per stare pi&amp;amp;#249; leggeri, si possono mangiare delle porzioni ridotte”, ecco bella chiara la filosofia del ristorante. Dopo i ricchi antipasti della casa, proseguiamo con dei risotti ai quattro formaggi e allo champagne, mentre i nostri amici prendono i raviolini del plin, con sugo di brasato. Nella scelta dei secondi il nostro gruppo si divide tra la costata Chianina, lo stracotto al brasato e la tagliata di fassone piemontese, tutto cucinato al momento, come anche i dolci, tutti fatti in casa. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; della migliore tradizione con degli ottimi vini piemontesi e toscani, come il Chianti, il Barbera e il Dolcetto d’Ovada.
La bella stagione &amp;amp;#232; alle porte e visto che a Pozzolo Formigaro ci siamo trovati bene, ci fermeremo qui senz’altro anche durante l’estate, quando saremo di ritorno dal mare. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comunepozzolo.it
Ristorante Villa Roma
Via Novi, 20 Pozzolo Formigaro (AL)
0143/419204
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9840.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Un castello piemontese sulle strade dell'antica Roma: Passeggiata a Pozzolo Formigaro&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sun, 27 Feb 2011 19:35:37 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9840.ashx</guid></item><item><title>Belvedere con vista su sei regioni: un weekend ad Alice Bel Colle, Alice Bel Colle, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9807.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9807.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9807/99980.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci &amp;amp;#232; bastato un weekend per scoprire il segreto di vivere per pi&amp;amp;#249; di cent’anni, e per farlo non abbiamo neanche dovuto affrontare un lungo viaggio: in poco pi&amp;amp;#249; di un’oretta di macchina da Milano, abbiamo raggiunto Alice Bel Colle, un borgo situato a circa 8 chilometri da Acqui Terme, a 418 metri di altezza, in una posizione che consente di godere di una vista senza pari. Siamo al confine tra l’Alto Monferrato e la Langa, e forse, nella notte nei tempi era stata proprio Madre Natura a decidere di regalare ai viandanti questa bella sorpresa: una collina non troppo alta da scalare, ma da cui si vedono ben sei delle diciannove regioni italiane. 
Appena arriviamo all’Hotel Ristorante Bar Belvedere, il signor Giovanni, il titolare che aveva creato questa struttura nel 1956 insieme a sua moglie Bruna, ci porta al piano di sopra, sul belvedere dell’hotel. Intorno a noi vediamo l’immensit&amp;amp;#224;: vigneti a perdita d’occhio coperti di neve, il cui candore &amp;amp;#232; reso ancor pi&amp;amp;#249; intenso dai raggi del Sole. “Quando non c’&amp;amp;#232; foschia, da qui si vede il Superga di Torino, ma anche adesso riusciamo a spaziare con lo sguardo tra il Piemonte, la Val d’Aosta, la Liguria, la Lombardia, il Veneto e l’Emilia Romagna. Durante la bella stagione allestiamo un cannocchiale professionale con cui scrutare il cielo e le stelle”, ci racconta il signor Giovanni. Non lontano, sul sottofondo bianco si distingue il campanile di una chiesa.
Ad Alice Bel Colle di chiese interessanti ce ne sono diverse: oltre alla Parrocchiale di San Giovanni, che conserva al suo interno un pulpito ligneo e un altare del XVIII secolo, abbiamo visistato la trecentesca Confraternita della S.S. Trinit&amp;amp;#224;, il Santuario della Fraschetta e la chiesa della Madonna del Poggio, dove &amp;amp;#232; conservata la statua dell’Assunta di Giovanni Pellengo del 1795. 
La bellezza di questo paese ispira anche molti artisti: ad Alice Bel Colle risiedono infatti diversi pittori e scultori, oltre a musicisti e poeti. Luigi Tenco pass&amp;amp;#242; la sua prima infanzia nel vicinissimo Ricaldone, dove ogni anno migliaia di persone si recano per visitare la sua tomba.
Durante il nostro weekend in questo luogo incantato ci siamo dedicati anche a delle belle passeggiate lungo i sentieri dei percorsi turistici, perfetti anche per dei giri in mountain bike. Oltre alla natura, ad Alice Bel Colle meritano molta attenzione anche le cantine, infatti il signor Giovanni ci ha accompagnati a visitarne qualcuna, oltre alla fabbrica di amaretti di Mombaruzzo e le Distillerie Berta.
Fino a un anno fa Alice Bel Colle era il paese pi&amp;amp;#249; longevo d’Italia: infatti, qui vivevano ben quattro ultracentenari, tantissimi rispetto al numero di abitanti del comune. Uno di questi anziani &amp;amp;#232; tuttora in vita, e lo si vede spesso in giro a passeggiare per le vie del paese. Ed ecco individuato l’elisir di lunga vita: a far vivere cos&amp;amp;#236; a lungo &amp;amp;#232; semplicemente l’aria buona che si respira qui e la tranquillit&amp;amp;#224;, oltre al buon cibo e al vino di queste terre. 
Da aspiranti centenari, non ci siamo risparmiati nemmeno a tavola, gustando delle succulenti cene a base di piatti del territorio presso il Ristorante Belvedere. “Tutto &amp;amp;#232; nato 55 anni fa con una societ&amp;amp;#224; di ex combattenti della guerra. La prima televisione del paese era qui, al nostro bar. La gente veniva a vedere il Festival di Sanremo pagando venti lire. Poi quando mi sono sposato, grazie a mia moglie Bruna &amp;amp;#232; decollato anche il ristorante. Ora lo portiamo avanti sempre noi, insieme ai nostri tre figli. Oltre alla cucina tradizionale, in occasione di cermonie il nostro chef prepara dei piatti raffinati”, racconta il signor Giovanni, che &amp;amp;#232; stato anche insignito dell’onorificienza di Cavaliere del Lavoro. Iniziamo la nostra cena con un ricco antipasto, di 7-8 piatti diversi, tra cui il tartar di carne cruda, l’astice alla catalana, il vitello tonnato, i peperoni con la bagna cauda, lo sformatino di verdure con crema al Raschera. Facciamo seguire queste bont&amp;amp;#224; dagli agnolotti fatti in casa alla Monferrina, con sugo d’arrosto, burro e salvia, e con il risotto al Castelmagno con ristretto di Barbera. Non resistiamo nemmeno all’idea di assaggiare due tagliatelle ai funghi. Nella scelta dei secondi il nostro gruppo si divide tra il brasato al Barbera, il bollito misto e il filetto al Barbera. Annaffiamo il tutto con degli ottimi vini del territorio, assaggiando, oltre al Barbera, anche del Gavi e dell’Arneis. Concludiamo la cena in gran dolcezza con un dessert della casa al Moscato, un affogato al Brachetto e con dei dolcetti secchi che si chiamano “brit e bon”, ovvero brutti, ma buoni. Per non farci mancare nulla, alla fine abbiamo bevuto pure un bicchierino di Moscato, augurandoci di tornare presto qui. La prossima volta ammireremo questo panorama durante la bella stagione e approfitteremo anche della vicina piscina, oltre che della convenzione con le terme di Acqui, per dei trattamenti con i fanghi e altre coccole. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.alicebelcolle.al.it
www.belvederealice.it
Hotel Ristorante Bar Belvedere
Piazza Guacchione, 9 Alice Bel Colle (AL)
0144/74300  0144/74139

&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9807.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Belvedere con vista su sei regioni: un weekend ad Alice Bel Colle&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 14 Feb 2011 18:59:05 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9807.ashx</guid></item><item><title>Una gloriosa storia lombarda sulle rive del fiume Olona: passeggiata a Legnano, Legnano, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9801.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9801.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9801/99896.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Fra tutte le citt&amp;amp;#224; della Lombardia &amp;amp;#232; lodata come la rosa o il giglio fra i fiori, come il cedro nel Libano, come il leone fra i quadrupedi, come l’aquila fra gli uccelli, s&amp;amp;#236; da apparire come il Sole tra i corpi celesti”. Con queste parole piene di entusiasmo scriveva di Legnano il maggior poeta e scrittore lombardo del XIII secolo, Bonvesin de la Riva che visse qui fino al 1288.
La meta della nostra giornata “appena fuori porta” &amp;amp;#232; stata proprio questa grandiosa citt&amp;amp;#224; della provincia di Milano, situata a circa venti chilometri dal capoluogo lombardo. 
Se nel XIII secolo Legnano era ammirata per la fertilit&amp;amp;#224; delle sue terre e per il conseguente benessere, oggi colpisce per la sua atmosfera tranquilla e molto vivibile, nonostante la presenza di numerose aziende. Sin dal Settecento i contadini legnanesi integravano il loro lavoro nei campi con delle attivit&amp;amp;#224; manufatturiere svolte in casa, trasformandosi in filatori e tessitori di cotone, di lana e di seta. Infatti, fu poi l’industria tessile a svilupparsi in modo particolare con il cotonificio fondato da Eugenio Cantoni. Successivamente anche l’industria meccanica divenne determinante, grazie soprattutto all’azienda Franco Tosi.
Lo stile di vita che ruota intorno alla produttivit&amp;amp;#224; e guarda al futuro, a Legnano convive serenamente con le pi&amp;amp;#249; antiche tradizioni che affondano le loro radici nei leggendari avvenimenti della storia della citt&amp;amp;#224;. Qui si svolse, nel 1176 la Battaglia di Legnano, nel corso della quale le truppe della Lega Lombarda, probabilmente guidate dal mitico condottiero Alberto da Giussano, sconfissero l’imperatore Federico I il Barbarossa. Perfino l’inno di Mameli ricorda questa storica battaglia: “Dall’Alpe a Sicilia, Dovunque &amp;amp;#232; Legnano”, e Legnano &amp;amp;#232; anche l’unica citt&amp;amp;#224;, oltre a Roma, ad essere menzionata nell’inno. Alla fine di Maggio di ogni anno i legnanesi rendono omaggio al ricordo della battaglia celebrando il Palio delle otto contrade storiche. La leggenda vuole che il Barbarossa fosse poi fuggito attraverso una galleria sotterranea che collegava San Giorgio su Legnano e il Castello.
Tra le tappe della nostra passeggiata a Legnano, non poteva certo mancare il monumento di Alberto da Giussano, opera del 1900 dello scultore Enrico Butti, e nemmeno l’imponente Castello di Legnano, che sorge su un’isola del fiume Olona ed &amp;amp;#232; stato ristrutturato e riaperto al pubblico nel 2005. Accanto al Castello si trova lo stupendo Parco di Legnano, una vastissima area verde con numerose conifere, abitata da tanti scoiattolini e uccelli acquatici che abbiamo ammirato nei laghetti e ruscelli, in cui vive una moltitudine di specie ittiche.
Legnano possiede anche un importante patrimonio religioso: oltre alla Basilica di San Magno, la chiesa principale costruita a partire dal 1504, in citt&amp;amp;#224; si trova circa una ventina di chiese. Tra queste abbiamo visitato il Santuario della Madonna delle Grazie, costruito in seguito a un miracolo mariano che ridiede il dono della parola a due bambini sordomuti, e la chiesa del SS. Redentore, nella contrada di Legnarello.
Dopo questi piacevolissimi giri nella storia legnanese, abbiamo deciso di fermarci a mangiare presso un ristorante consigliatoci da un amico che viene spesso qui per pranzare e che ci ha parlato molto bene del men&amp;amp;#249; di mezzogiorno e delle pizze del locale. Ci accomodiamo quindi presso i tavoli del Ristorante Al Cantuccio, in via Manzoni. “Noi siamo qui da circa quattro anni, ma il locale &amp;amp;#232; storico, avr&amp;amp;#224; almeno trent’anni”, ci racconta il titolare mentre iniziamo a studiare il men&amp;amp;#249;. Il nostro gruppo &amp;amp;#232; composto da alcuni appassionati di pesce, da un paio di “carnivori” e da due ragazzi che si buttano subito sulla lista di ben 65 pizze, scegliendo la Pizza Soleluna e la Pizza Pazza. Iniziamo quindi con degli antipasti a seconda del gusto di ognuno di noi: il Gran Misto del Pescatore per le anime marinare, con capasanta gratinata, fritto misto, polipo caldo, salmone marinato, moscardini in umido e polenta, mentre gli amanti della terra scelgono il Gran Misto del Contadino, con sopressa, funghi trifolati, polenta e taleggio. Continuiamo con i paccheri al branzino e con l’orata del Cantuccio con frutti di mare, mentre i nostri amici scelgono gli gnocchi di zucca con crema di Fontina e noci, il risotto con pere e taleggio, e come secondo, gli straccetti di manzo con verdure al fiammifero. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con degli ottimi vini, tra cui del Morellino di Scansano e del Brunello di Montalcino. Chiudiamo in gran dolcezza con la specialit&amp;amp;#224; del posto, il Cantuccio Ciok, guarnito con cioccolata calda, e con delle crepes con gelato e cioccolato caldo.
Dopo questa bella giornata possiamo riconoscere che Bonvesin de la Riva aveva ragione: Legnano &amp;amp;#232; davvero una citt&amp;amp;#224; che vale la pena visitare. Cercheremo di farci nuovamente un salto, magari un gioved&amp;amp;#236; sera, per approfittare anche delle degustazioni di vini, con dei piatti abbinati, proposti al Cantuccio.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.legnano.org
www.alcantucciolegnano.it
Ristorante Pizzeria Al Cantuccio
Via Manzoni, 17 (ang. Via Porta) Legnano (MI)
0331/441160
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9801.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Una gloriosa storia lombarda sulle rive del fiume Olona: passeggiata a Legnano&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 10 Feb 2011 17:24:21 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9801.ashx</guid></item><item><title>Nella terra delle mondine, tra gli scherzi del Burgundo: Una giornata a Sannazzaro De&amp;#39; Burgondi, Sannazzaro De&amp;#39; Burgondi, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9805.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9805.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9805/99924.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intorno all’anno Mille era probabilmente conosciuta per un insediamento monastico e si chiamava Cella Sancti Nazari. Oggi Sannazzaro De’ Burgondi &amp;amp;#232; una bella citt&amp;amp;#224; in cui la tradizione religiosa e il passato contadino convivono con un presente anche industriale, grazie alla presenza di un’importante raffineria Agip. La curiosit&amp;amp;#224; che ci ha portati in questo comune della Lomellina &amp;amp;#232; stata premiata con una giornata ricca di scoperte storiche ed artistiche, oltre che culinarie.
La storia di Sannazzaro s’intreccia con quella del Po, visto che la citt&amp;amp;#224; si trova ai margini del terrazzo che domina la valle alluvionale del fiume. La “convivenza” con il fiume &amp;amp;#232; stata, durante i secoli molto dura, per via delle frequenti esondazioni, alcune delle quali particolarmente drammatiche. Iniziamo la nostra passeggiata dal monumento che &amp;amp;#232; forse il pi&amp;amp;#249; importante testimone di quei tempi: la splendida Chiesa della Madonna della Fontana. La sua origine e il nome sono legati a un miracolo della Vergine che avrebbe fatto scaturire l’acqua da una roccia. Furono invece le acque del Po a distruggerla attorno al 1600, dopodich&amp;amp;#233; venne riscostruita nella posizione attuale, e anche il centro abitato si spost&amp;amp;#242; al margine del terrazzo alluvionale. Cent’anni dopo, nel 1705, un’alluvione la distrusse nuovamente. Dopo un inverno rigidissimo, in primavera il Po s’ingross&amp;amp;#242; spaventosamente e uno straripamento improvviso colse nel sonno i sannazzaresi. Tra gli edifici che crollarono c’era anche la chiesa, di cui si salv&amp;amp;#242; soltanto l’immagine della Madonna. E chiss&amp;amp;#224; se fu anche in questo caso per opera della Vergine che il Po spost&amp;amp;#242; miracolosamente il proprio letto altrove, mettendo cos&amp;amp;#236; fine alla distruzione. La popolazione sannazzarese ricostru&amp;amp;#236; la chiesa ed eresse anche un arco monumentale, chiamato il Portone, su cui si legge un’epigrafe che ricorda la tragica alluvione. Oggi un bel viale alberato, chiamato “allea” dai locali, collega il Portone con la chiesa.  
La storia di Sannazzaro, come quella di un po’ tutta la Lomellina, &amp;amp;#232; anche caratterizzata dalla coltivazione del riso, che in passato coinvolgeva larghissima parte della popolazione femminile. La vita delle mondine ha anche ispirato diversi artisti sannazzaresi come Michele Mainoli e Pino Zanchin, che ha dedicato al tema una serie di dipinti, intitolata “Le Lomelline”. Il “Monumento alla Mondina”, scultura di Domenico Reali, si trova invece in Piazza del Popolo. Perfino il disegno di un fumettista di Sannazzaro De’Burgondi, Andrea Bianchi, rende omaggio a queste figure femminili, oltre che al Burgundo, altro personaggio chiave di questa citt&amp;amp;#224;: Sannazzaro &amp;amp;#232; infatti l’unico centro lomellino ad avere una sua maschera popolare carnevalesca. Si tratta dell’amatissimo Burgundo, un “soldataccio” medievale con un elmo da cui spuntano due enormi corna, che ispirano un’infinit&amp;amp;#224; di simpatiche battute goliardiche tra la gente del posto.
Durante la nostra passeggiata abbiamo anche ammirato le altre due chiese della citt&amp;amp;#224;, la Parrocchiale, originaria del XV o XVI secolo, e la seicentesca Chiesa di San Bernardino, che conserva al suo interno uno splendido organo Lingiardi, oltre agli affreschi e ai dipinti realizzati dell’artista sannazzarese Paolo Maggi. 
Restiamo nel centro storico anche per cena, e scegliamo un ristorante a gestione familiare che ci ha consigliato un amico della zona che mangia spesso l&amp;amp;#236; a pranzo, e ci ha addirittura elogiato il loro men&amp;amp;#249; di mezzogiorno a base di pesce. Da fumatore incallito, il nostro amico adora questo posto anche per l’esistenza di una sala fumatori. Ci accomodiamo quindi presso i tavoli del Ristorante Pizzeria Victor, in via Vittorio Veneto, e ci mette subito a nostro agio la gentilezza dei titolari che un paio d’anni fa sono stati insigniti del premio della Regione Lombardia “Mercurio d’Oro per la Qualit&amp;amp;#224;”. “I miei genitori hanno trent’anni di esperienza nella ristorazione, prima gestivamo un ristorante a Milano”, ci racconta il figlio Placido mentre iniziamo a studiare il men&amp;amp;#249;. Il locale &amp;amp;#232; famoso per le sue specialit&amp;amp;#224; di pesce, quindi inziamo con un Misto mare, con degli assaggini a base di polipo, gamberi e rucola e gianchetti. Il figlio dei nostri amici opta per una bella pizza Primavera, mentre noi continuiamo con degli spaghetti ai frutti di mare e con i pennelli allo scorfano. Facciamo seguire questi ottimi primi piatti da un bel filetto di branzino con carciofi e funghi porcini, mentre i nostri amici scelgono il fritto misto. Annaffiamo queste prelibatezze con degli ottimi vini consigliatici in base ai piatti, spaziando nella vasta scelta del locale, che va dal Bonarda e dal Barbera del Pavese fino ai rossi siciliani e a dei bianchi come il Fiano e il Falanghina del Sannio. 
La nostra giornata sannazzarese si conclude in dolcezza, con dei dessert prodotti dal locale: una fetta di torta di mele, una di torta di cioccolato, la zuppa inglese e il profitterol. Un vero piacere che speriamo di ripetere presto.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.sannazzarodeburgondi.pv.it
www.sannazzaro.com
www.ristorante-victor.com
Ristorante Pizzeria Victor
Via Vittorio Veneto, 27/29 Sannazzaro De’ Burgondi (PV)
0382/997145

&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9805.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Nella terra delle mondine, tra gli scherzi del Burgundo: Una giornata a Sannazzaro De' Burgondi&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 12 Feb 2011 13:06:41 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9805.ashx</guid></item><item><title>Tra la Sardegna e il Po: Una giornata a Piacenza, Piacenza, Emilia Romagna</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9754.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9754.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9754/99321.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il piacere fatto citt&amp;amp;#224;: cos&amp;amp;#236; si presenta Piacenza, a cominciare dal suo nome, che viene, appunto, dal latino Placentia. E’ con quest’ottima premessa che arriviamo qui in una bella giornata di inizio anno, da dedicare a questa citt&amp;amp;#224; d’arte cos&amp;amp;#236; vicina a Milano sia geograficamente che culturalmente, anche se appartenente all’Emilia Romagna. Siamo nella Pianura Padana, ma arrivando qui, abbiamo potuto vedere da lontano le prime catene dei Colli Piacentini, che in qualche modo anticipano le alture dell’Appenino Ligure. I primi abitanti di queste terre, popolate sin dall’antichit&amp;amp;#224;, furono delle stirpi liguri, cui seguirono gli etruschi e i celti, fino alla fondazione della citt&amp;amp;#224; da parte dei romani, avvenuta nel 218 a.C. 
Piacenza sorge sulla riva destra del Po, e il fiume, oltre ad aver avuto nella storia una grande importanza dal punto di vista logistico, economico e difensivo, per i piacentini rappresenta anche un legame emotivo con la propria citt&amp;amp;#224;. Nel “Mondo Piccolo. Don Camillo”, Giovannino Guareschi dice, con fantasia campanilistica, che “il Po, l’unico fiume rispettabile che esista in Italia, comincia a Piacenza”. E aggiunge: “Il fatto che da Piacenza in su sia sempre lo stesso fiume, non significa niente”.
Piacenza viene spesso definita la Citt&amp;amp;#224; dei Palazzi, grazie alla presenza di numerose dimore aristocratiche e borghesi, tra cui “il Gotico”, il palazzo dove ha sede il Comune. Piacenza &amp;amp;#232; una citt&amp;amp;#224; molto vivibile, piena di giardini, oltre a una lunga serie di monumenti che testimoniano l’epoca del Ducato di Parma e Piacenza. Abbiamo iniziato il nostro giro dal Duomo per proseguire con la visita alla Basilica di Sant’Antonino, il patrono. In questa chiesa romanica, voluta da San Vittore, il primo vescovo di Piacenza, si riunirono nel 1183 i delegati della Lega Lombarda e l’imperatore Federico Barbarossa per firmare i preliminari della pace di Costanza. La Basilica conserva al suo interno le reliquie del martire cristiano Antonino, oltre alle cinque tele del De Longe, raffiguranti le scene della vita del Santo.
Piacenza ha dato i natali a numerosi personaggi dell’arte e della cultura, dal politico e scrittore Melchiorre Gioia fino a Giorgio Armani e i calciatori Simone e Filippo Inzaghi. A proposito di eleganza, bellezza e miti dello sport, abbiamo colto l’occasione per visitare il Museo della Vespa e dello Scooter, una miniera d’oro per gli appassionati del genere. Certo non abbiamo nemmeno trascurato i musei pi&amp;amp;#249; importanti della citt&amp;amp;#224;, come quelli dell’imponente Palazzo Farnese, che ripercorrono la storia dell’arte a partire dal Medioevo, e il Museo di Storia Naturale, che contiene anche un interessante erbario ottocentesco e una collezione ornitologica. 
E se, come dice Guareschi, il Po comincia a Piacenza, siamo stati fedeli a questa simpatica idea anche nella scelta del locale dove cenare: il Ristorante Po, in via Nino Bixio. Avevamo prenotato qui prima ancora di partire, anche perch&amp;amp;#233; volevamo festeggiare il compleanno della nostra amica con una delle torte che sembrano delle opere d’arte, preparate dallo chef  Michela Oppo.
“Da noi il cliente si deve sentire perfettamente a suo agio, come se fosse a casa sua. Il mio lavoro &amp;amp;#232; rendere tutti contentissimi con i piatti che preparo. Le persone lo sanno e si affidano a me, perch&amp;amp;#233; sono sicure che non darei mai loro un prodotto che non sia buonissimo”, ci racconta Michela con grande entusiasmo. Dopo aver lavorato con successo nella sua terra, la splendida Sardegna, ora la giovane e talentuosa chef delizia il palato dei clienti con le sue creazioni che oltre ad essere squisite, sono anche bellissime da vedere. “Prima si mangia con gli occhi, e solo dopo si assaggia”, rivela un altro pensiero della sua filosofia. In sala ci accoglie anche suo marito Marino, e iniziamo a fare la conoscenza dei freschissimi piatti di pesce proposti dal ristorante. Il men&amp;amp;#249;, ci spiegano, cambia ogni giorno, in base al pescato. Cominciamo con una degustazione che comprende tre diverse specialit&amp;amp;#224;: la carbonara di seppia, accompagnata da ribes e frutti di bosco, la tagliata di salmone marinato al profumo di fiori, servita su dei petali di rosa adagiati sotto, e con la rosa che si mangia insieme al pesce, e la crema di astice con croissant di gamberi in lardo di Colonnata. Siamo solo agli antipasti, ma ci sembra di essere in un coloratissimo spettacolo del gusto, che continua con gli spaghetti ai ricci di mare e col tagliolino al granchio. Facciamo seguire questi primi da una bella grigliata di pesce e dall’orata con pomodoro fresco, basilico e zafferano. Alcuni di noi assaggiano anche del pesce spada marinato e del gambero in crosta di parmigiano con dei germogli. E dopo tante prelibatezze, giungiamo al momento clou della festa: una fantastica torta di cioccolato, con ben cinque tipi di creme! 
Aveva ragione Guareschi, ma forse al contrario: &amp;amp;#232; Piacenza, nel senso di citt&amp;amp;#224; del piacere culinario, che comincia dal Po, nel senso del ristorante. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:

www.comune.piacenza.it
www.ristorantepo.it

Ristorante Po
Via Nino Bixio, 6 Piacenza
0523/321680
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9754.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Tra la Sardegna e il Po: Una giornata a Piacenza&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sun, 23 Jan 2011 16:23:34 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9754.ashx</guid></item><item><title>Il volto romantico della provincia di Milano: un weekend a Nerviano, Nerviano, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9781.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9781.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9781/99690.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un impegno di lavoro dalle parti di Milano durante un weekend invernale: pu&amp;amp;#242; non sembrare la migliore delle proposte, ma con un po’ di fantasia siamo riusciti a trasformarla in una breve, ma piacevole vacanza fuori porta. Al posto di immergerci nello smog della metropoli, abbiamo scelto di fermarci presso una storica locanda in uno dei comuni della provincia, a Nerviano. Milano era a meno di mezz’ora di auto, cos&amp;amp;#236; abbiamo potuto dedicare il resto del tempo a delle belle passeggiate.
Ci siamo accomodati presso le eleganti stanze dell’Antica Locanda del Villoresi, e siamo usciti alla scoperta di questa cittadina dalle origini romane, come testimoniato anche dal suffisso del suo nome. Uno dei nostri amici, che si era informato prima di partire, ci ha detto che la panchina che aveva ispirato i comici Ale &amp;amp;amp; Franz, potrebbe trovarsi da qualche parte a Nerviano o nei parchi circostanti, visto che Ale, al secolo Alessandro Besentini, risiede proprio qui sin dall’infanzia. 
Tra le attrattive di Nerviano ci sono infatti due grandi parchi: il Parco del Roccolo, che prende il nome da una costruzione che un tempo utilizzavano gli uccellatori, e il Parco dei Mulini, lungo le rive del fiume Olona, che &amp;amp;#232; una naturale espansione del Parco Castello di Legnano e attraversa diversi comuni della zona.
Passeggiando in centro si scopre la grande ricchezza artistica e architettonica del comune, grazie alla presenza di diversi antichi monumenti religiosi. Uno di questi &amp;amp;#232; il Santuario Abbazia della Colorina, ricostruita a partire dal 1656, sulle rovine dell’antica chiesa del 1398. Il nome Colorina ricorderebbe i tempi in cui gli ammalati di colera pregavano qui, cercando sollievo e guarigione anche grazie a un torrente sotterraneo, ormai prosciugato, che attraversava la chiesa e nel quale venivano immersi i malati. All’interno del Santuario &amp;amp;#232; custodito anche un organo del 1795, fabbricato dalla famosa famiglia di organari, i Prestinari di Corbetta. La Madonna venerata in questo Santuario &amp;amp;#232; ritenuta la protettrice dei fidanzati, e sono tuttora numerose le coppie che scelgono di celebrare le proprie nozze davanti alla sua effigie.
La storia religiosa di Nerviano ha un altro importante testimone nel Monastero degli Olivetani, costruito nel 1468 per volont&amp;amp;#224; del Conte Ugolino Crivelli. Il monastero fu chiuso nel 1798 da Napoleone e oggi nell’edificio, intorno al quale abbiamo ammirato il chiostro, ha sede il Municipio. Girando per le vie di Nerviano abbiamo anche visitato le costruzioni del Lazzaretto e la Rotondina, un’antica cappella campestre.
Tornando al nostro alloggio, abbiamo scoperto che anche l’Antica Locanda del Villoresi &amp;amp;#232; una miniera di curiosit&amp;amp;#224; storiche: “Questa &amp;amp;#232; un’antica costruzione ottocentesca in sasso e mattone che, fino a circa un secolo fa era una stazione di posta, ovvero un luogo dove le carrozze dei nobili milanesi si fermavano durante il loro tragitto verso le localit&amp;amp;#224; turistiche sui laghi. Successivamente, per un periodo qui funzion&amp;amp;#242; addirittura una casa d’appuntamenti”, ci racconta il signor Carmine Albero, il titolare. “Quello che vedete oggi, &amp;amp;#232; il frutto di una lunga e accurata ristrutturazione, con la quale siamo riusciti a creare un grazioso hotel, pur mantenendo il tradizionale stile architettonico lombardo di una volta”. Il Ristorante del locale &amp;amp;#232; conosciuto per le sue eccellenti specialit&amp;amp;#224; di pesce e per la cura con cui preparano tutto in casa, dal pane ai dolci. Iniziamo la nostra cena con la piovra croccante con patate e olive taggiasche, e con le cappesante cotte al forno, tenerissime, ai tre sapori: la salsa verde, il pesto rosso di pomodori secchi e mandorle, e la salsa al cetriolo. Nella scelta dei primi ci dividiamo tra un risotto ai gamberi ed erba cipollina servita nel cestino di parmigiano, le caramelle di pasta fresca ai funghi porcini con fonduta di Crotin delle Langhe e i tagliolini alla Giancarlo con gamberi, zafferano e cuori di carciofo. Quanto al secondo, scegliamo il fiore all’occhiello del ristorante, ovvero il fritto di pesce. E’ un piatto classico, ma che spicca per particolarit&amp;amp;#224; grazie al modo sapiente in cui viene preparato, ovvero una frittura leggerissima, molto asciutta e croccante che non d&amp;amp;#224; alcun senso di pesantezza. Una nostra amica sceglie di gustare una bella orecchia d’elefante, la tradizionale cotoletta di vitello, fatta nel burro chiarificato, secondo tradizione. Annaffiamo il tutto con degli ottimi vini scelti tra tantissime etichette nazionali, della Franciacorta, del Trentino e del Veneto. La nostra cena si conclude con gli squisiti dolci della casa, altro orgoglio del locale. Prendiamo un semifreddo al pistacchio col croccante di riso soffiato al cioccolato, le millefoglie, una tarte tatin di mele, con gelato alla vaniglia, anch’esso fatto in casa, con vaniglia vera. 
Altro che grigio weekend milanese: a Nerviano ci siamo trovati molto bene, e ci torneremo sicuramente alla prima occasione.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:

www.comune.nerviano.mi.it
www.locandavilloresi.it
Antica Locanda Del Villoresi
SS 33 del sempione, 4 Nerviano (MI)
0331/559450
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9781.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Il volto romantico della provincia di Milano: un weekend a Nerviano&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 31 Jan 2011 20:48:08 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9781.ashx</guid></item><item><title>Sulle tracce dei campioni di ciclismo: Una giornata a Novi Ligure, Novi Ligure, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9740.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9740.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9740/99081.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Vai Girardengo, vai grande campione, nessuno ti segue su quello stradone”, cantava Francesco De Gregori alcuni anni fa, e visto che la meta di questa nostra gita &amp;amp;#232; proprio la citt&amp;amp;#224; natale di Costante Girardengo, uno dei pi&amp;amp;#249; grandi campioni italiani di ciclismo di sempre, viene naturale canticchiare questa canzone. 
Abbiamo avuto la fortuna di arrivare a Novi Ligure in una giornata tiepida ed assolata nonostante il periodo invernale, e anche se non &amp;amp;#232; periodo di grandi gare, sulla statale che da Ovada porta a Novi, abbiamo visto allenarsi decine di ciclisti professionisti, segno evidente del fatto che la memoria dei grandi campioni legati a Novi &amp;amp;#232; tuttora pi&amp;amp;#249; che viva. Fausto Coppi, anche se &amp;amp;#232; nato nella vicina Castellania, si &amp;amp;#232; spesso allenato sulle strade novesi e anche il suo nome &amp;amp;#232; indissolubilmente legato alla citt&amp;amp;#224;. 
La prima tappa della nostra giornata &amp;amp;#232;, appunto, presso il Museo dei Campionissimi, il pi&amp;amp;#249; grande museo ciclistico europeo, che su ben tremila metri quadri rende omaggio al mondo delle due ruote. Nella Sala dei Campionissimi abbiamo ammirato una serie di cimeli e testimonianze legati a Coppi e Girardengo, mentre nella Sala della Realt&amp;amp;#224; Virtuale ci siamo improvvisati corridori anche noi stessi in sella a delle biciclette computerizzate. 
Avvicinandosi a Novi Ligure, alcuni grandi cartelli sulla statale informano i turisti delle maggiori attrattive della citt&amp;amp;#224;, tra cui i Palazzi dipinti e il cioccolato. Novi, situata sulle pendici settentrionali dell’Appennino Ligure, tra le colline dell’Alto Monferrato, coltivate a vite o coperte da boschi spesso incontaminati, nei secoli XVII e XVIII &amp;amp;#232; stata citt&amp;amp;#224; di villeggiatura delle ricche famiglie genovesi tra cui i Doria, i Balbi, e gli Spinola. I loro palazzi, tutti decoratissimi e dipinti in vari colori, rappresentano un’attrattiva turistica ricordata perfino in alcune cronache francesi del Settecento. Il palazzo dipinto pi&amp;amp;#249; importante della citt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; Palazzo Negroni, dotato anche di due meridiane, una delle quali basata sul calendario rivoluzionario francese. Se la via Girardengo, che conduce qui, &amp;amp;#232; una vivace via dello shopping, con tanti piccoli negozi dall’abbigliamento all’oggettistica, giungendo in Piazza delle Piane, dove si trova Palazzo Negroni, si vive invece un’atmosfera d’altri tempi, intrisa di arte anche grazie alla presenza di una bella fontana, oltre alla splendida Chiesa Collegiata di Santa Maria Maggiore. 
Continuando il nostro giro in centro abbiamo anche ammirato l’imponente Chiesa di San Nicol&amp;amp;#242;, oltre alla trecentesca Chiesa di Sant’Andrea che un tempo fu probabilmente legata al Castello. Salendo a lato della chiesa si accede ai resti del Castello e delle antiche mura urbane, e in cima alla collina si pu&amp;amp;#242; ammirare la Torre, costruita nel secolo XIII. 
A questo punto non ci restava che fare la conoscenza del cioccolato e dei dolci, come suggerito dal cartello turistico. Oltre ad aver acquistato un bel po’ di tavolette di autentico cioccolato Novi in centro, anche per la nostra cena abbiamo voluto scegliere un locale che ispirasse dolcezza: cos&amp;amp;#236; siamo giunti al Ristorante Bunet, in Via Marconi. “Questa &amp;amp;#232; una struttura storica, un tempo qui c’era il Ristorante Bologna. Noi abbiamo preso in gestione questo locale tre anni fa, dando al ristorante un’impronta fresca e giovane”, ci raccontano Marta e Giuseppe, i titolari, mentre ci accomodiamo nella sala, arredata con raffinata eleganza. Oltre che nella citt&amp;amp;#224; del cioccolato, siamo anche nella terra della gustosa cucina monferrina, ricca di influenze liguri. Cos&amp;amp;#236; iniziamo con un abbondante antipasto crudo di pesce, con ostriche, gamberi, scampi e tartufi, che facciamo seguire da un antipasto cotto, con acciughe gratinate, cappesante, cannolicchi, cozze e polipo. Alcuni nostri amici optano invece per una degustazione a terra con prodotti tipici locali, tra cui il filetto baciato e dei formaggi come il Castelmagno e le robiole. Proseguiamo con altre specialit&amp;amp;#224; di pesce e di carne, a seconda delle preferenze, scegliendo i tagliolini con i crostacei, le pappardelle all’astice, la paella di pesce, mentre i nostri amici carnivori prendono i tipicissimi agnolotti fatti in casa col tartufo e i corsetti “al toc”, ovvero “al tocco”, un piatto novese con salsiccia e funghi. Seguono il filetto di fassone e una bella tagliata di manzo per gli amici, mentre il resto del gruppo prende la grigliata di pesce, e il fritto misto di pesce. Alcuni di noi dividono in quattro persone un fantastico rombo pescato. Annaffiamo il tutto con dell’ottimo Barbera e Dolcetto della zona. Chiudiamo questa bella giornata in dolcezza con il bunet, che gustiamo in entrambe le sue variet&amp;amp;#224;: oltre al bunet classico, bianco, anche quello con le nocciole.
Torneremo a Novi Ligure anche durante la bella stagione, e la prossima volta, oltre a gustare nuovamente le bont&amp;amp;#224; di queste terre, faremo magari anche un bel giro in bici per le colline. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:

www.comune.noviligure.al.it
www.museodeicampionissimi.it
www.ristorantebunet.com
Ristorante Bunet
Via Marconi, 83 Novi Ligure (AL)
0143/79314 
Chiuso il gioved&amp;amp;#236;

&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9740.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Sulle tracce dei campioni di ciclismo: Una giornata a Novi Ligure&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sun, 16 Jan 2011 14:45:02 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9740.ashx</guid></item><item><title>Tradizione e buona tavola in Lomellina: un weekend a Mortara, Mortara, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9761.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9761.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9761/99381.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se fosse un indovinello, darebbe filo da torcere a molti: qual &amp;amp;#232; l’animale di cui non si butta via niente, che mentre pascola, pulisce le rive, che un tempo forniva la dote principale delle ragazze da maritare, e che &amp;amp;#232; ritenuto il miglior animale da guardia sin dall’antichit&amp;amp;#224;? Altro che maiale, con rispetto parlando: questo animale dai tanti “superpoteri” &amp;amp;#232; l’oca. 
Questa volta la meta del nostro weekend &amp;amp;#232; stata, per cos&amp;amp;#236; dire, la capitale dell’oca, ovvero Mortara, una bellissima cittadina lombarda della Lomellina, famosa da millenni per via del suo palmipede. Risalgono al XIII secolo i versi di Guido Da Cozzo in cui si dice “Evvi in Mortara in ripa del Mulino una locanda che si noma “becco” che lo palato sazia al contadino con grasse oche e schietto vino secco e pur sallama d’oca in mostra trovi che dar di gioia fa chiunque provi”. 
Siamo arrivati a Mortara in una giornata invernale mite, cosa che ci ha reso facile apprezzare questa citt&amp;amp;#224; sita sulla Via Francigena, che anticamente si chiamava Bel Diporto. Il nome Mortara ricorda invece i caduti di una ferocissima battaglia tra Longobardi e Franchi, avvenuta nel 773. 
Ci siamo accomodati presso l’Albergo San Michele, nel centralissimo Corso Garibaldi, e siamo andati alla scoperta della citt&amp;amp;#224;. Il monumento pi&amp;amp;#249; suggestivo &amp;amp;#232; la Basilica di San Lorenzo, costruita tra il 1375 e il 1380 in stile gotico, con al suo interno numerose opere d’arte, tra tavole e affreschi. Abbiamo visitato anche l’Abbazia di Santa Croce, ricostruita nel Cinquecento entro le mura urbane, a seguito di un’iniziale costruzione del 1080 furi dalle mura.
Passeggiando in centro, abbiamo fatto il nostro primo incontro con l’animale simbolo della citt&amp;amp;#224; presso la Corte dell’Oca, il negozio di Gioachino Palestro, produttore pluripremiato di prelibatezze a base di oca, come il famoso salame d’oca di Mortara, il pat&amp;amp;#232; di fegato e il prosciutto d’oca stagionato. “Alcune comunit&amp;amp;#224; ebraiche, autorizzate da Ludovico il Moro a produrre dei salumi d’oca sin dal 1460, per motivi religiosi imposero il divieto di utilizzare la carne di maiale per fare gli insaccati. Oggi noi facciamo il salame Ecumenico, una riscoperta di mio figlio Daniele: un salume di pura oca, che rappresenta una prelibatezza di pace per le religioni monoteiste”. Apprendiamo dal signor Gioachino che a Mortara, l’ultima domenica di Settembre di ogni anno si svolge una grandiosa Sagra dell’Oca con sfilate in costumi d’epoca, e con un coloratissimo Palio in cui le sette contrade della citt&amp;amp;#224; si confrontano nel divertente Gioco dell’Oca con “pedine” viventi. Il signor Gioachino, che &amp;amp;#232; un autentico appassionato della materia, ci chiarisce una volta per tutte anche il motivo per cui le oche sono paragonate al mondo femminile: “Le oche sono molto pulite, anzi, si potrebbe dire, vanitose. E il loro grasso &amp;amp;#232; stato utilizzato come prodotto di bellezza sin dagli egiziani”.
A questo punto, non ci rimane che passare dalla teoria alla pratica, accomodandoci a tavola al Ristorante “Il Cuuc”, presso l’Albergo San Michele. Il ristorante &amp;amp;#232; gestito da Davide, l’altro figlio del signor Gioachino. Ci viene subito la curiosit&amp;amp;#224; di cosa significa il nome del locale. “Si tratta di un semplice nomignolo di fantasia attribuitomi in famiglia ancora da bambino”, ci spiega Davide, presentandoci il men&amp;amp;#249; che riporta ben dieci piatti differenti, tutti a base di oca. Decidiamo cos&amp;amp;#236; di scegliere un men&amp;amp;#249; degustazione, che si chiama Il Gioco dell’Oca. Iniziamo con degli antipasti come l’insalatina di petto d’oca alle erbe fini, pompelmo rosa, glassa allo zafferano e “fumo d’inverno”, una presentazione di stagionati e gastronomia d’oca, e “Classico e variante” di fegato grasso d’oca, pan di fichi, composte di “orto-frutta” de il Cuuc. Facciamo seguire queste bont&amp;amp;#224; da un risotto di Carnaroli con Bonarda, polpa di salame d’oca e fagioli dell’occhio e da dei ravioli di stufato e fondo bruno d’oca. Dopo gli squisiti primi passiamo a un altro piatto tradizionale, il quartino di coscia d’oca in dolce cottura, servito con la verza e con la polenta. “Si tratta di una rivisitazione del rag&amp;amp;#242; d’oca, l’oca tagliata a pezzi viene cucinata per molte ore a cottura lenta, come facevano le nostre nonne”. Alcuni di noi assaggiano invece l’oca della Lomellina al forno, anch’essa reduce da una cottura di 5-6 ore a bassa temperatura. Gustiamo anche delle buonissime focacce con i ciccioli e apprezziamo come perfino le patate al forno siano preparate con l’aggiunta di un cuicchiaio di grasso d’oca. Chiudiamo in dolcezza con un bel “Tuffo in Piemonte”, intingendo le Ochine di Mortara, (una frolla fatta con il grasso d’oca), in un calice di Brachetto d’Acqui o Moscato d’Asti.
Torneremo a Mortara con la bella stagione, per fare “Tri pass in piasa”, in occasione delle notti bianche che da Maggio a Settembre si svolgono l’ultimo venerd&amp;amp;#236; di ogni mese, e potremo cos&amp;amp;#236; gustare un’altra bella cena a base d’oca seduti presso i tavoli all’aperto. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:

www.comune.mortara.pv.it
www.cortedelloca.com
www.ilcuuc.com

Ristorante “Il Cuuc”
Corso Garibaldi, 20 Mortara (PV)
0384/99106
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9761.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Tradizione e buona tavola in Lomellina: un weekend a Mortara&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 24 Jan 2011 23:44:26 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9761.ashx</guid></item><item><title>Un weekend a Certosa di Pavia, tra contemplazione e buona tavola, Certosa di Pavia, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9753.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9753.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9753/99303.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A volte, per compiere un viaggio spirituale da cui tornare un po’ cambiati nell’anima, non c’&amp;amp;#232; bisogno di andar lontano. Se per raggiungere le mete divertenti e chiassose delle vacanze estive spesso si affrontano spese ingenti e distanze di migliaia di chilometri, per un weekend di pace interiore basta molto meno: neanche un’oretta di strada per chi arriva a Certosa di Pavia da Milano. 
Anche se ormai &amp;amp;#232; dal 1947 che nel Monastero non ci abitano pi&amp;amp;#249; i certosini, la storia di questo luogo &amp;amp;#232; profondamente intrisa del mistero della vita contemplativa dei monaci di clausura. Osservando il Chiostro piccolo, dove si svolgeva gran parte della vita comunitaria dei padri, si viene rapiti in un mondo che di solito si conosce solo dai libri. Il silenzio, la solitudine, la ricerca del dialogo profondo con Dio attraverso l’autoisolamento dai rumori del mondo esterno, sono le caratteristiche maggiormente note della vita dei certosini. Ma anche la loro giornata tipo &amp;amp;#232; interessante: tra lavoro manuale e preghiere, al riposo vengono riservate solo poche ore, e mai tutte di seguito. Infatti, se &amp;amp;#232; vero che dopo le 19.00 inizia un periodo di riposo, questo dura solo fino alle 23.45, quando ha inizio la “levata notturna”, con il Mattutino della Madonna e le orazioni da recitare in cella, a cui segue il Mattutino e le Lodi in chiesa, e le Lodi della Madonna in cella fino a circa le 3.30. La seconda levata &amp;amp;#232; alle 6.45, orario dopo il quale la giornata prosegue tra messa, lavoro, studio e preghiere, con una breve pausa dopo pranzo. Il momento pi&amp;amp;#249; vivace della vita di un monaco certosino &amp;amp;#232; il cosiddetto spaziamento: una volta alla settimana &amp;amp;#232; consentito fare una passeggiata di tre o quattro ore, durante la quale si pu&amp;amp;#242; parlare liberamente. Di solito si cammina due a due e ogni tanto si cambia gruppo, per poter parlare con diversi fratelli. 
Il monumento che d&amp;amp;#224; il nome al comune situato a 8 km a Nord da Pavia, fu fondato nel 1396, per volont&amp;amp;#224; di Gian Galeazzo Visconti, ed era destinato a diventare mausoleo dinastico dei Duchi di Milano. All’epoca qui si trovava il Parco Visconteo del Castello di Pavia, e la posizione del monastero coincideva con il margine Nord del parco. Per costruire il monastero era stato scelto un ampio bosco recintato che collegava il Castello Visconteo di Pavia alla zona dove i signori della Lombardia si recavano per la caccia. Il Parco della Vernavola, a nord di Pavia, conserva tuttora una traccia di questo parco, anche se non pi&amp;amp;#249; collegata alla Certosa e nemmeno al Castello.  
Oggi nel Monastero abitano dei monaci cistercensi, mentre nel Palazzo Ducale, che un tempo fu la residenza estiva dei Visconti e degli Sforza, si trova il Museo della Certosa di Pavia. Qui sono raccolte molte opere provenienti dal complesso monastico. Al pianoterra abbiamo ammirato la Gipsoteca, dove sono esposti circa duecento calchi in gesso tratti dai rilievi che decorano il Monastero, mentre al piano superiore si trovano dei dipinti, dei paramenti e delle sculture.
Nella seconda giornata della nostra permanenza a Certosa di Pavia, abbiamo anche fatto il giro delle varie frazioni, che fino al 1929 costituivano dei comuni a s&amp;amp;#232; stanti. Torre del Mangano, Torriano, Cascine Calderari e Samperone sono dei piccoli gioielli dove abbiamo visto delle chiese molto belle, come la Chiesa di San Michele a Torre del Mangano, oppure San Rocco a Cascine Calderari.
Durante il nostro weekend pavese abbiamo soggiornato presso una delle strutture pi&amp;amp;#249; storiche del luogo, l’Albergo Ristorante Milano, in Via Monumento. “Questo luogo &amp;amp;#232; nato circa cinquant’anni fa, e all’epoca si chiamava Locanda Milano”, ci raccontano i titolari, il signor Vittorio e il signor Franco. Ci conquista subito il carattere famigliare del posto, pregio che apprezziamo anche durante la nostra cena. Iniziamo con degli affettati misti con carpaccio, e del vitello tonnato con insalata russa. Facciamo seguire gli antipasti dai ravioli fatti in casa alla boscaiola, il risotto con funghi misti, mentre alcuni di noi assaggiano un buon risotto con le rane. Il bianco del riso ci ricorda ancora una volta la tradizione certosina, infatti i monaci prediligevano gli alimenti bianchi perch&amp;amp;#233; essi simboleggiano la purezza. Nella scelta dei secondi ci dividiamo tra la frittura di calamari e gamberi, la fantasia di carne con funghi, e le rane fritte con insalata mista. Scambiando quattro chiacchiere con i titolari, scopriamo che su prenotazione preparano anche una serie di piatti di cacciagione, a base di lepre o cinghiale. 
Ci sar&amp;amp;#224; occasione per assaggiare anche quelle prelibatezze, visto che abbiamo intenzione di tornare a Certosa di Pavia presto, quando ci verranno a trovare dei nostri amici del Centro Italia. Tra spunti spirituali, arte e buona tavola, una gita al Monastero sar&amp;amp;#224; un programma molto piacevole.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:

www.comune.certosa.pv.it

www.beiweb.net/ristorante.milano/

www.certosadipavia.com/albergomilano

Albergo Ristorante Milano

Via Monumento, 13

Certosa di Pavia (PV)

0382/925633
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9753.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Un weekend a Certosa di Pavia, tra contemplazione e buona tavola&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 22 Jan 2011 18:46:09 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9753.ashx</guid></item><item><title>Un borgo da gustare: Viaggio a Castel Rocchero, Castel Rocchero, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9650.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9650.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9650/98050.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quante volte, viaggiando in auto, notiamo in lontananza delle colline con sopra dei paesi colorati, una chiesa, un campanile... Sarebbe bello rallentare, cercare la strada che porta lass&amp;amp;#249;, raggiungere la piazza e fare un giretto a piedi tra le tranquille viuzze immerse nei rintocchi delle campane. Ma quasi sempre continuiamo la corsa, tralasciando queste preziose opportunit&amp;amp;#224; di relax. 
Ci &amp;amp;#232; bastato “ribellarci” a questa abitudine per venire premiati con una bellissima giornata a Castel Rocchero, caratteristico borgo dell’Alto Monferrato, nella Langa astigiana. Percorrendo la strada statale del Turchino nella direzione di Nizza Monferrato, dopo aver superato Acqui Terme, abbiamo notato questo paese su un’altura. La torre campanaria slanciata della Chiesa parrocchiale si distingue da lontanissimo, e dopo poche curve, appena entrati nella provincia di Asti, ecco il cartello che indica la strada per Castel Rocchero. 
Il paese viene citato nelle carte per la prima volta nel 967, tra i possedimenti di Aleramo, il famoso cavaliere la cui leggendaria storia d’amore con Alasia (dal cui nome verrebbe il toponimo Alassio), fece nascere il Monferrato. Secondo la tradizione, Aleramo, abbandonato da bambino a Sezzadio, viveva miseramente, facendo il carbonaio. Una volta cresciuto, s’innamor&amp;amp;#242; perdutamente della figlia dell’imperatore, il quale decise di metterlo alla prova promettendogli tutte le terre che sarebbe riuscito a circondare in tre giorni di frenetica cavalcata. Quando il suo cavallo perse un ferro, il coraggioso giovane provvide a ferrarlo con un mattone, “mon” in dialetto. 
Da qui deriva il nome Monferrato, e per cogliere l’essenza di queste terre, &amp;amp;#232; sufficiente dare un’occhiata al panorama che si apre da Castel Rocchero: dolci colline e vigneti i cui filari si estendono a perdita d’occhio in un paesaggio spettacolare, abbracciando le terre della Barbera, del Moscato, del Brachetto e del Dolcetto. Anticamente Castel Rocchero era un presidio militare, e anche l’attuale Palazzo comunale, eretto nel XII secolo, aveva funzioni difensive. Oggi &amp;amp;#232; un edificio signorile, che conserva la struttura seicentesca delle volte a crociera. Accanto al Municipio si trova la Chiesa parrocchiale con il suo caratteristico campanile in mattoni, alla cui base si apre un arco che attraverso un viottolo collega la piazza principale alla strada extra-muraria. 
Abbiamo deciso di fermarci qui anche per cena, presso l’Antica Osteria ai piedi del campanile. Il locale si trova di fianco all’arco e si affaccia sull’antico parco secolare del castello patrizio. “Qui un tempo c’erano le cantine del castello”, ci spiegano la signora Silvana e suo figlio Maurizio, i titolari, mentre ci accomodiamo nella veranda riscaldata. Silvana e Maurizio sono nati a Castel Rocchero, cos&amp;amp;#236; approfittiamo per chiedere qualche informazione in pi&amp;amp;#249; sul paese. “Se potete, tornate qui anche d’estate, quando si svolge Castel Rocchero in Lume. Si tratta di una passeggiata notturna attraverso i vigneti, con le fiaccole. Si parte dalla torre, e ci si ferma presso sette postazioni, tra cui aziende vitivinicole, cantine e l’Osteria. Presso ognuna si degusta un vino, si assapora un piatto, o si ascolta musica. Il tutto sotto il cielo stellato, immersi in un’atmosfera suggestiva”, ci racconta Maurizio, che scopriamo essere anche vicesindaco del paese. 
In attesa di partecipare a questo evento dal sicuro impatto emotivo, iniziamo il nostro tour nei sapori del luogo assaggiando dei peperoni cotti al forno con bagnet, ovvero salsa verde con prezzemolo, acciughe e tonno, dei flan di cardi e di spinaci e carote, bicolori, con la fonduta, del vitello tonnato, un po’ di insalata russa e la robiola di Roccaverano con la mostrada d’uva, la cosiddetta cugn&amp;amp;#224;. Dopo questi sfiziosi antipasti passiamo ai primi, scegliendo i tradizionali ravioli e tagliolini col rag&amp;amp;#249;, col sugo d’arrosto e al Castelmagno. Qualcuno del gruppo opta invece per il risotto al Barbera. Nella scelta dei secondi ci dividiamo tra il coniglio alle erbe, cotto per infusione, una cottura che dura circa sei ore, e rende tenerissima la carne, il brasato al Barbera, la tagliata e la lonza di maiale alle nocciole. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con dei vini del territorio, prodotti dalle aziende di Castel Rocchero, e finiamo in dolcezza con il bunet al cioccolato e al caramello, la torta di nocciole con le nocciole di Cortemilia con zabaione al Moscato d’Asti, e la panna cotta. 
Oltre alla voglia di gustare di nuovo queste specialit&amp;amp;#224; tipiche pimeontesi, un altro motivo per cui cercheremo di tornare qui durante la bella stagione sar&amp;amp;#224; “Castel Rocchero in Sella”, una manifestazione che vedr&amp;amp;#224; 2-300 persone impegnate in un percorso a cavallo di circa 40 chilometri. In paese si sta anche creando un luogo dove si potranno tenere i cavalli in modo da poter tornare qui nel tempo libero per delle giornate di trekking lungo i sentieri immersi nel verde.

Francesca Bertha  


PER INFORMAZIONI:

www.comune.castelrocchero.at.it
www.castelroccheroinlume.it
www.anticaosteria.org
Antica Osteria
Via Roma, 1 Castel Rocchero (AT)
0141/760257
Chiuso il luned&amp;amp;#236;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9650.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Un borgo da gustare: Viaggio a Castel Rocchero&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 18 Dec 2010 22:53:31 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9650.ashx</guid></item><item><title>Dai miracoli all&amp;#39;Olimpo della pizza: Una giornata a Crema, Crema, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9656.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9656.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9656/98143.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se la nostra gita fosse avvenuta duemila anni fa, anzich&amp;amp;#233; passare dalla Strada Statale Paullese, che collega Milano con Crema, avremmo fatto come gli indiani d’America: saremmo arrivati qui a bordo di slanciate canoe, o meglio delle piroghe, ricavate dal tronco di un albero. Pagaiando per i numerosi corsi d’acqua che all’epoca caratterizzavano questo territorio, avremmo raggiunto la nostra meta senza inquinare, ammirando quel paesaggio di cui oggi ci parlano i libri di storia: per gran parte sommerso dalle acque degli attuali fiumi Serio, Adda e Oglio, ma anche da canali, rogge e fontanili che ritirandosi, cedettero il posto alle terre emerse come l’Insula Fulcheria, un’isola circondata dal Lago Gerundo. Oggi non c’&amp;amp;#232; pi&amp;amp;#249; n&amp;amp;#232; l’isola, n&amp;amp;#232; il lago, ma incredibilmente sono rimaste le piroghe.
Le abbiamo anche viste durante questa nostra giornata cremasca, presso il Museo Civico di Crema, nella cui sezione dedicata all’Archeologia fluviale sono esposte tredici piroghe del III secolo d.C., realizzate in legno di quercia, rinvenute nel letto dei fiumi Adda, Oglio e Po in condizioni quasi perfette.
Ma questo miracolo della natura non &amp;amp;#232; certo l’unico miracolo che la scoperta di Crema ci ha riservato: la storia spirituale della citt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; ricca di eventi straordinari. Addirittura, nel 1490 il filo religioso s’intrecci&amp;amp;#242; con quello tragico di un giallo. Le cronache dell’epoca narrano come un pregiudicato bergamasco avesse ucciso la giovane moglie Caterina degli Uberti, esponente di una famiglia benestante di Crema. La donna, gravemente ferita, preg&amp;amp;#242; la Madonna affinch&amp;amp;#233; le venissero impartiti i Sacramenti prima di spirare, e cos&amp;amp;#236; avvenne: le apparve una donna vestita poveramente che le disse “Sono colei che hai chiamato”. Le emorragie cessarono per il tempo necessario per portare la moribonda alla parrocchia per i Santi Sacramenti. Sul luogo del delitto fu posta una croce di legno, e a seguito di ulteriori miracoli, tra cui la guarigione di un bambino, dal 1490 al 1500  fu costruito il Santuario di Santa Maria della Croce. 
Durante la nostra passeggiata per le vie intrise di storia della citt&amp;amp;#224; abbiamo ammirato anche molte altre chiese, tra cui quella pi&amp;amp;#249; antica di Crema, ovvero il Duomo trecentesco. 
Ma in giro per Crema, abbiamo anche trovato un pezzo d’America, rappresentata dai mitici Elvis Presley e Marilyn Monroe. E per “incontrarli”, ci &amp;amp;#232; bastato raggiungere il Ristorante Pizzeria “Il Pappagallo”, in via Cappuccini. Avevamo sentito parlare di questo locale per via dei numerosi premi che il suo titolare, Ignazio Di Marzo, ha conseguito nelle pi&amp;amp;#249; importanti competizioni mondiali di pizza. 
Cos&amp;amp;#236; per cena abbiamo l’onore di gustare le pizze fatte da un campione mondiale, nonch&amp;amp;#233; campione Olimpionico, il signor Iganzio, oltre alle numerose specialit&amp;amp;#224; proposte dal ristorante. Spaziando con lo sguardo, vediamo sulle pareti del locale i suoi diplomi e premi vinti in occasione di gare a cui partecipano i migliori pizzaioli del mondo. “In questa foto sono accanto alla Miss Italia, visto che il Campionato Mondiale della Pizza si svolge ogni anno a Salsomaggiore Terme, e lei &amp;amp;#232; la madrina della manifestazione”, ci spiega il signor Ignazio. “Ho anche realizzato il cavallo della sede Rai in pasta di pizza, oltre a molte altre creazioni pluripremiate”, prosegue il racconto. E cosa c’entrano Elvis e Marilyn? Semplice, sono i miti del signor Ignazio, per questo le foto dei due personaggi si alternano sulle pareti con i premi dei campionati di pizza. “Il mio primo locale si chiamava Elvis”, ci racconta. 
Non ci resta che abbandonarci ai piaceri della buona tavola. Le pizze sono di cos&amp;amp;#236; tanti tipi e colori che viene davvero naturale pensare ai pappagalli delle foreste tropicali. Nel men&amp;amp;#249; contiamo 69 tipi di pizza, pi&amp;amp;#249; una, chiamata “Ignazio Fantasia”, condita a discrezione del pizzaiolo. Decidiamo di provare alcune tra le pi&amp;amp;#249; fantasiose: la “Jungla”, con mozzarella, salsa di noci, speck, taleggio, rucola e grana, il “Kaimano”, con pomodoro, mozzarella, patatine e calamari fritti, l’Autunnale, con pomodoro, mozzarella,  castagne, funghi chiodini, speck e miele, il “Blu profondo”, con pomodoro, mozzarella, gamberoni e rucola, il “Cacatua”, con pomodoro, mozzarella, speck, gorgonzola e pere, e l’immancabile “Pappagallo”, con mozzarella di bufala, pomodorini di Pachino, porcini, crudo e rucola con olio tartufato. Il resto del nostro gruppo non resiste invece alle proposte culinarie del ristorante, come gli spaghetti allo scoglio e le ottime tagliatelle Pappagallo, mentre per secondo prendiamo la tagliata di manzo. Chiudiamo in dolcezza tra atmosfere natalizie grazie allo squisito panettone della casa.
Per dirla con Marilyn, “a qualcuno piace caldo”, e siamo certi che anche lei avrebbe apprezzato i piatti del Pappagallo, e quanto a Elvis, se fosse mai venuto a Crema, avrebbe sicuramente trovato questa citt&amp;amp;#224; “rock”, nel senso di bella, irresistibile e piena di stimoli.

Francesca Bertha

INFORMAZIONI:

www.comune.crema.cr.it
Ristorante Pizzeria Il Pappagallo
Via dei Cappuccini, 32 Crema
0373/30299
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9656.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Dai miracoli all'Olimpo della pizza: Una giornata a Crema&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 20 Dec 2010 19:43:27 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9656.ashx</guid></item><item><title>Melodie alla fisarmonica: Una giornata a Stradella, Stradella, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9765.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9765.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9765/99411.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Nel cuor di Stradella che &amp;amp;#232; quella citt&amp;amp;#224; dove tutte le armoniche di questa pianura son nate, e qualcuno le suona cos&amp;amp;#236;”, cantava nel lontano 1975 Paolo Conte, e dopo di lui anche Nada e Gianni Morandi. Ma mentre il protagonista de “Le fisarmoniche di Stradella”, la famosa canzone che rende omaggio a questo grazioso comune era un po’ triste per via della nebbia notturna e della ragazza che si &amp;amp;#232; addormentata accanto a lui durante il viaggio in auto, noi arriviamo a Stradella di giorno, senza la nebbia, e tutti svegli.
Per raggiungere questa citt&amp;amp;#224; il cui nome viene da Stricta Via, basta uscire al casello di Broni-Stradella dell’autostrada Torino-Piacenza e in pochi minuti siamo gi&amp;amp;#224; nel centro storico dalle probabili origini romane, sito sul tracciato dell’antica Via Postumia. Grazie ai terreni fertili, questa zona fu abitata sin dall’epoca delle trib&amp;amp;#249; liguri e successivamente dai celti. La tradizione vitivinicola, che rappresenta una delle attrattive del luogo, risale con ogni probabilit&amp;amp;#224; all’epoca romana, ma qui &amp;amp;#232; famoso anche il pane, in particolare la micca di Stradella. 
Iniziamo la nostra visita al Museo della Fisarmonica intitolato a Mariano Dallap&amp;amp;#232;, il quale nel 1876 impiant&amp;amp;#242; a Stradella il suo primo laboratorio per la costruzione delle fisarmoniche dopo lo strepitoso successo del primo prototipo da lui prodotto. Negli anni successivi ci fu in citt&amp;amp;#224; un autentico boom della fisarmonica: nacquero anche le fabbriche di Ercole Maga, Enrico Massoni, Paolo Rogledi e Carlo Pasquin. Tra le due guerre mondiali, oltre un decimo della popolazione cittadina era occupato nella produzione di fisarmoniche, e in questo campo Stradella si &amp;amp;#232; affermata come uno dei centri pi&amp;amp;#249; importanti a livello mondiale. Il Museo della Fisarmonica, che si trova all’interno di Palazzo Garibaldi, custodisce anche il primo prototipo di Dallap&amp;amp;#232;.
Un altro museo molto interessante da visitare in citt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; il Museo Naturalistico, dove oltre alle sezioni di botanica, ecologia ed ambiente, abbiamo visto anche un’affascinante sezione di paleontologia, con dei reperti del passato geologico della zona.
L’abitato di Stradella &amp;amp;#232; sovrastato dalla Rocca di Montalino, un antico castello situato in posizione isolata in cima al poggio. Citata gi&amp;amp;#224; prima dell’anno Mille, oggi la Rocca &amp;amp;#232; adibita a residenze private. Il monumento simbolo della citt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; per&amp;amp;#242; la Torre civica, una bellissima e mastodontica torre merlata, la quale, dopo l’abbattimento delle antiche porte e della Rocca inferiore, &amp;amp;#232; rimasta l’unica testimone della “citt&amp;amp;#224; forte” di una volta. Nella piazza centrale si trova anche una statua in bronzo, dedicata ad Agostino Depretis, che qui aveva il collegio elettorale. Dall’altro lato della strada si erge la Chiesa Parrocchiale dei Santi Nabore e Felice, che sono i patroni della citt&amp;amp;#224;. Vicino alla chiesa abbiamo notato la scalinata che porta all’Oratorio, e ci siamo fermati a lungo per fotografare il fiume di graffiti, stavolta belli e legali, che i ragazzi stradellini hanno realizzato sul muro che affianca le scale. Anche se siamo in zona oratorio, non manca qualche simpatico mostro, compresi degli originalissimi pipistrelli. L’Oratorio Stradella &amp;amp;#232; molto conosciuto in provincia di Pavia per gli ottimi risultati sportivi di numerosi giovani calciatori da l&amp;amp;#236; provenienti.
Molto prima degli aspiranti fumettisti di oggi, a Stradella nacque un famoso pittore, Giuseppe Baldrighi, che visse nel Settecento ed &amp;amp;#232; particolarmente apprezzato per i suoi ritratti. 
Siamo rimasti in ambito artistico anche nella scelta del ristorante dove fermarci per cena, scegliendo il Ristorante Leonardo, in via Garibaldi. Si tratta di un locale storico, che opera da circa settant’anni. “Agli inizi era una cantina, poi &amp;amp;#232; diventato un bar e una paninoteca. Noi lo gestiamo dal 1984”, ci racconta il titolare, Leonardo Decorato mentre ci accomodiamo a tavola. “Anche mio figlio Mauro &amp;amp;#232; molto bravo, prepara dei dolci buonissimi”, aggiunge. Iniziamo questa nostra cena all’insegna dei sapori dell’Oltrep&amp;amp;#242; Pavese con un abbondante antipasto misto della casa, tra cui un misto di verdure alla griglia, un tagliere di salumi, dei cipollotti in agrodolce, dei carciofi alla romana e la quiche di verdure. Visto che i risotti sono una specialit&amp;amp;#224; del luogo, non possiamo che continuare con un bel risotto al radicchio e Bonarda dell’Oltrep&amp;amp;#242;. Alcuni del nostro gruppo scelgono invece le pappardelle al rag&amp;amp;#249; di cinghiale e qualcuno opta per gli ottimi gnocchi al Castelmagno. Nella scelta dei secondi ci dividiamo tra il tipico brasato d’asino al Bonarda, il bollito misto con salsa verde e la fiorentina. Annaffiamo queste prelibatezze con del Bonarda dell’Oltrep&amp;amp;#242; pavese e con del buonissimo Gutturnio dei Colli piacentini. Come promesso dallo chef Mauro, chiudiamo la cena in gran dolcezza, assaggiando la panna cotta della casa, il tiramis&amp;amp;#249; ai frutti di bosco e la torta Fondant au chocolat.
A Stradella abbiamo trovato l’armonia in tutti i sensi: nella musica, nell’arte e anche a tavola.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:

www.comune.stradella.pv.it
http://ristoranteleonardo.jimdo.com
Ristorante Leonardo
Via Garibaldi, 14 Stradella (PV)
0385/40293
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9765.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Melodie alla fisarmonica: Una giornata a Stradella&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 26 Jan 2011 21:30:32 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9765.ashx</guid></item><item><title>Una giornata d&amp;#39;autore nella citt&amp;#224; degli angeli: Viaggio a Saronno, Saronno, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9643.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9643.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9643/97972.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una citt&amp;amp;#224; in cui passeggiando si calcano le orme della Dama con l’ermellino di Leonardo da Vinci, si incontrano chiese che narrano di miracoli, ma anche dei quartieri golosi che fanno pensare a degli ottimi biscotti e al liquore italiano pi&amp;amp;#249; bevuto nel mondo. Si potrebbe anche fare un giro in bici nel parco del torrente Lura, o lasciarsi andare alla nostalgia sulle onde di alcune delle prime radio libere della provincia di Varese, come Radio Saronno Continental, il tutto sotto lo sguardo protettivo degli innumerevoli angeli che vivono di fianco ai saronnesi. 
Un prezioso mosaico i cui tasselli sono l’arte, la spiritualit&amp;amp;#224;, il gusto, ma anche la natura e la tradizione che continua il suo percorso nel contesto di una citt&amp;amp;#224; moderna : cos&amp;amp;#236; ci &amp;amp;#232; apparsa Saronno durante la nostra giornata fuori porta. 
Siamo giunti qui in auto, ma la prima cosa curiosa che abbiamo visto, era un treno: o meglio, una vecchia locomotiva restaurata che in mezzo a una grande rotatoria ricorda a chi entra in citt&amp;amp;#224; che Saronno &amp;amp;#232; il nodo centrale delle Ferrovie Nord Milano. Dalle ferrovie alle radio, la citt&amp;amp;#224; ha la comunicazione nel suo DNA. 
Citata per la prima volta nel 796 in un atto notarile, quando ancora si chiamava Vico Salomno, Saronno &amp;amp;#232; famosa anche per il suo splendido Santuario della Beata Vergine dei Miracoli, che sorge sul luogo della miracolosa guarigione di un certo Pedretto, affetto da sciatica inguaribile, avvenuta nel 1447. Un altro miracolo simile fu accertato nel 1460, e sul luogo i devoti eressero una chiesetta. Dicono che fosse per insoddisfazione della Vergine che essa croll&amp;amp;#242;, cos&amp;amp;#236; come la successiva. Il Santuario attuale, in stile rinascimentale, fu costruito a partire dal 1484, e ampliato nel 1498 a seguito delle numerose grazie ricevute che fecero affluire in loco tanti pellegrini. Il progetto &amp;amp;#232; quasi sicuramente opera dell’Amadeo, che era anche architetto della Fabbrica del Duomo milanese. 
Ed &amp;amp;#232; in parte proprio grazie agli affreschi che si trovano all’interno del Santuario che Saronno &amp;amp;#232; detta la Citt&amp;amp;#224; degli Angeli: nelle opere di Bernardino Luini e di Gaudenzio Ferrari compaiono tanti angeli, cos&amp;amp;#236; come nella Chiesa di San Francesco, nella cappella del Collegio Arcivescovile, fino al portale d’accesso al cortile del Palazzo Visconti, custodito da un gruppo di statuette raffiguranti degli angeli. 
Abbiamo avuto anche il tempo per visitare il Museo Giuseppe Gianetti, dedicato alle collezioni di pregiate ed antiche porcellane e ceramiche. Seppure si tratta di una citt&amp;amp;#224; moderna, in cui si respira l’aria dell’efficienza lombarda, a Saronno sono pi&amp;amp;#249; che vive anche diverse antiche tradizioni religiose, come il Trasporto del Crocifisso, che si celebra ogni anno sin dal 1734. 
Se Cecilia Gallerani, la “Dama con l’ermellino”, fu contessa di Saronno, oltre che donna molto colta ed appassionata di arte, possiamo dire di aver seguito la scia artistica del suo ricordo, reso eterno da Leonardo Da Vinci, scegliendo per la nostra cena un ristorante votato all’arte: la Locanda d’Autore. Appena entrati, ci accoglie un ambiente curato e familiare, e non solo: grazie a Marco e Mary, i titolari, assistiamo a una mostra temporanea di un giovane artista saronnese, allestita nelle sale del locale. “Ogni mese proponiamo una mostra diversa, cos&amp;amp;#236; al piacere del palato si abbina quello dell’anima. E poi mio marito Marco &amp;amp;#232; un vero artista, quando si tratta di cucinare”, ci confida Mary. 
L’esperienza ventennale di Marco, maturata in giro per il mondo, anche sulle navi crociera, si fa presto apprezzare: iniziamo con una Giostra di antipasti caldi d’autore, a base di sei tipi di pesce serviti in una conchiglia, e proseguiamo con un tartar di tonno al coltello e con il culatello di Zibello con mousse di caprino e pere accompagnato dalla marmellata di fichi. “Su prenotazione facciamo anche gli astici alla Catalana la paella alla Valenciana e diverse zuppe di pesce”, ci spiegano mentre iniziamo a scegliere i primi. Ed eccoci a gustare il tagliolino della casa al nero di seppia con capesante, sugo di vongole e zucchine, le tagliatelle della casa con funghi porcini freschi, e il risotto al branzi della Van Brembana con pere e noci. Dopo queste prelibatezze, come secondo scegliamo il Gran Grigliato misto di crostacei d’autore, mentre i nostri amici optano per il filetto di manzo piemontese ripieno ai funghi porcini, bardato con Trevisana e riduzione di Chianti. La nostra cena “artistica” non pu&amp;amp;#242; che chiudersi con degli squisiti dolci d’autore fatti in casa, come la torta con amaretto di Saronno e pere, lo strudel di mele e la crema catalana. 
La creativit&amp;amp;#224; saronnese e il calore familiare della Locanda d’autore ci hanno riscaldato questa giornata quasi invernale, e non abbiamo dubbi: torneremo qui per assaggiare nuove specialit&amp;amp;#224;, magari seduti sulla terrazza estiva, da cui, sbirciando il cielo, chiss&amp;amp;#224; se non ci sembrer&amp;amp;#224; di intravverdere qualche angelo. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:

www.comune.saronno.va.it
www.parcolura.it
www.locandadautore.it
Ristorante Locanda d’Autore
Via Giuseppe Frua, 50 Saronno (VA)
02/9600242
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9643.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Una giornata d'autore nella città degli angeli: Viaggio a Saronno&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 13 Dec 2010 01:01:06 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9643.ashx</guid></item><item><title>Una storia italiana sugli orizzonti fusion dell&amp;#39;Oriente: Viaggio a Lodi, Lodi, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9618.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9618.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9618/97567.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa volta abbiamo deciso di seguire le orme di Napoleone, “conquistando” una bellissima citt&amp;amp;#224; d’arte che si trova sulle rive del fiume Adda, in una delle zone pi&amp;amp;#249; belle della Pianura Padana. Il fascino di questi luoghi era conosciuto gi&amp;amp;#224; ai Celti Boi, il cui antico villaggio, Laus Pompeia, sorgeva proprio qui. In epoca romana la citt&amp;amp;#224; era un fiorente borgo commerciale ed agricolo grazie alla sua posizione strategica, al crocevia di molte strade importanti del Nord.
La Lodi di oggi fu per&amp;amp;#242; fondata dall’imperatore Federico il Barbarossa il 3 Agosto 1158, dopo che nel 1111 Laus Pompeia fu rasa al suolo dai milanesi, con tanto di divieto di ricostruire gli edifici abbattuti. 
Durante la nostra passeggiata abbiamo scoperto che Lodi &amp;amp;#232; anche un po’ la citt&amp;amp;#224; dei miracoli: il Tempio Civico dell’Incoronata sorge sul luogo dove un tempo c’era un postribolo, con accanto un’immagine della Madonna. A questa immagine sono attribuiti diversi eventi miracolosi a seguito dei quali la popolazione devota decise di erigere il Tempio. Presso la Chiesa di Santa Maria Maddalena si venera invece un Crocifisso miracoloso, ritrovato intatto fra i piloni di un ponte dopo una piena dell’Adda.
Una delle chiese pi&amp;amp;#249; vaste della Lombardia &amp;amp;#232; il Duomo di Lodi, che iniziarono a costruire lo stesso giorno in cui il Barbarossa ha rifondato la citt&amp;amp;#224;. E’ una splendida incompiuta invece la Chiesa di San Francesco, la cui imponente facciata in cotto con &amp;amp;#232; mai stata completata. Al suo interno sono conservate le spoglie di diversi personaggi illustri, tra cui quelle della poetessa Ada Negri. 
La produzione artistica lodigiana si estende anche alle famose ceramiche Vecchia Lodi, che oggi si possono ammirare anche al Museo Civico. 
Arrivando cos&amp;amp;#236; ai tempi di Napoleone, giungiamo al bellissimo Ponte sull’Adda, nei pressi del quale si svolse nel 1796 la celebre Battaglia del Ponte di Lodi, in cui il Bonaparte sconfisse gli austriaci. L’importante evento storico &amp;amp;#232; ricordato da una lapide, ma anche da un dipinto di Giuseppe Pietro Bagetti. Il ponte odierno, che abbiamo ammirato immerso nell’illuminazione serale, fu costruito nel 1864 sul luogo dell’originale ponte di legno. Attraversandolo si apre un suggestivo panorama sull’Adda, che comprende anche le piste ciclabili lungo il fiume. 
Dopo questo viaggio nel tempo, decidiamo di coronare la nostra giornata con un vero e proprio viaggio all’insegna della fusione delle culture. Se alle nostre spalle c’&amp;amp;#232; la storia lodigiana, entrando nel Ristorante Future Fusion, che si nota molto bene dalla passeggiata lungo l’Adda, nelle immediate vicinanze del Ponte, come per magia, ci ritroviamo in Estremo Oriente. “In America dicono When East meets West, ovvero quando l’Oriente incontra l’Occidente. E’ questa la nostra filosofia: abbiamo creato un ambiente in cui &amp;amp;#232; possibile, per una serata, spostarsi mentalmente in un’altra citt&amp;amp;#224;”, ci spiega Dixiao, il giovane titolare cinese che gestisce il locale insieme a suo fratello Chang. “Veniamo da una famiglia di ristoratori, e visto che siamo cresciuti a Lodi, per noi pensare a un locale che fondesse le due culture, &amp;amp;#232; stato naturale. Prepariamo piatti della tradizione giapponese, ma usando solo le migliori materie prime italiane, scelte con molta cura. E’ cos&amp;amp;#236; che si realizza la vera fusione delle culture in cucina”, ci spiegano i due fratelli. Parlando con loro si dimenticano subito gli stereotipi riguardanti i ristoranti etnici, Dixiao e Chang hanno una conoscenza approfondita sia della cultura enogastronomica italiana, che della storia della propria citt&amp;amp;#224;. 
La nostra cena nell’ambiente moderno e caldo del ristorante inizia con un antipasto assolutamente fusion: sushi e sashimi con tanti tipi di pesce, tra cui dei gamberetti siciliani, poi i gunkan ues tuna, ovvero dei piccoli bign&amp;amp;#232; di tonno, col tartufo bianco d’Alba, e la tempura di fiori di zucca ripieni di gamberi. Continuiamo il nostro viaggio tra Occidente e Oriente con dei primi che rivisitano dei piatti italiani con la fantasia dell’Est, e gustiamo una carbonara di mare, fatta con dei tagliolini freschi col tonno, ovetto di quaglia e con la bottarga di muggine. Alcuni di noi scelgono il tortino di riso al nero di seppia con prugne giapponesi, mentre il resto del gruppo opta per gli spaghettini al t&amp;amp;#232; verde: si tratta di spaghettini di grano saraceno, saltati all’italiana, con vongole e pomodorini. Facciamo seguire queste bont&amp;amp;#224; dalla classica tempura mista e il gindara, ovvero il black cod al pepe, che non &amp;amp;#232; altro che il merluzzo nero dell’Alaska. Accompagnamo il tutto con degli ottimi vini toscani e piemontesi, scelti tra le numerose etichette disponibili.
La nostra serata continua con un dopocena all’insegna della musica dance e dei cocktail esotici. A una certa ora arrivano pure un sassofinista e un percussionista che accompagnano il dj in consolle, cos&amp;amp;#236; la nostra piacevolissima giornata “fusion” lodigiana si chiude a ritmo di musica e danza. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.lodi.it
www.museilodi.it
www.futurefusion.it
Future Fusion
Via P. Ferrabini, 5 Lodi
0371/426501
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9618.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Una storia italiana sugli orizzonti fusion dell'Oriente: Viaggio a Lodi&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sun, 28 Nov 2010 20:23:39 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9618.ashx</guid></item><item><title>Dalla Fonte al Guado: Una giornata a Salice Terme, Salice Terme, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9602.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9602.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9602/97227.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non capita spesso di passare una giornata che inizia in epoca romana e termina nel futurismo, dopo un lungo giro nel marchesato dei Malaspina, e per giunta in una localit&amp;amp;#224; termale, immersa nella natura di una delle valli pi&amp;amp;#249; belle dell’Italia settentrionale. Per vivere questa piacevole e ricca esperienza turistica, non abbiamo neanche fatto tanta strada: Salice Terme si trova nella provincia di Pavia, a circa un’ora di strada da Milano.
Siamo arrivati qui in una mite giornata autunnale, e appena abbiamo iniziato la nostra passeggiata ci siamo resi conto che la localit&amp;amp;#224;, che &amp;amp;#232; una frazione del Comune di Godiasco, non prende il nome dai salici, ma dal sale. Infatti, i romani chiamavano questo luogo Locum Salis, per via delle efflorescenze saline rossastre che si formavano sul terreno intorno all’antichissima Fonte Sales. La Fonte, originaria del I secolo a.C., e riscoperta nel 1849 dal Dottor Ernesto Brugnatelli, &amp;amp;#232; la pi&amp;amp;#249; antica di Salice Terme, e la sua struttura rotonda copre un pozzo profondo circa venti metri. L’acqua bromo-iodica della Fonte Sales oggi &amp;amp;#232; utilizzata presso le Terme di Salice per cure inalatorie e ginecologiche. La leggenda narra che le acque curative di Salice avessero lenito i dolori nientemeno che di Giulio Cesare, che in ritorno da una delle spedizioni galliche, si sarebbe fermato proprio qui.
Oltre al sale delle acque termali, abbiamo scoperto che Salice Terme ha un legame importante anche con il sale del Mar Ligure: infatti, l’antica Via del Sale, l’arteria commerciale che collegava la Liguria con la Pianura Padana, attraversava anche questa localit&amp;amp;#224;, che gi&amp;amp;#224; in tempi prelatini fu popolata da parte dei liguri, come tutta la Valle Staffora. 
Il nome di Godiasco compare per la prima volta in un diploma del 1164 in cui l’imperatore Federico I investiva delle terre della citt&amp;amp;#224; il marchese Obizzo Malaspina. I Malaspina di Godiasco furono nei secoli sempre uno dei rami pi&amp;amp;#249; fiorenti della casata. 
Dopo questo primo giro in centro, ci siamo spostati appena fuori Salice Terme, nella frazione Montalfeo si trova una splendida Rocca medievale, di recente ristrutturazione. Dall’altro lato della strada si scorge il torrente Staffora. La sua natura incontaminata, la tranquillit&amp;amp;#224; delle sue spiaggette e il fascino delle sue coste attirano qui moltissime persone in cerca di relax. 
Questi luoghi la cui bellezza pu&amp;amp;#242; essere una naturale fonte d’ispirazione per l’arte, hanno conquistato il cuore anche di Tommaso Marinetti, il fondatore del movimento futurista. Il poeta e scrittore aveva la casa di campagna proprio qui, a Godiasco, e in quella casa s’incontravano per cene e dibattiti culturali molti importanti artisti, tra cui Giacomo Balla. 
Per coronare questa bella giornata con i piaceri della buona tavola, per cena siamo tornati nel centro di Salice Terme, a due passi dallo stabilimento termale. Entrando nel Ristorante Guado, ci ha accolto un ambiente molto elegante e caloroso, oltre a una scritta ben visibile che ci ha subito gratificati: “Abbiamo i clienti pi&amp;amp;#249; belli del mondo”. Accomodandoci al nostro tavolo, abbiamo scambiato due parole con il Signor Fabio, il titolare, che ci ha raccontato che questo ristorante opera a Salice Terme dal 1911, offrendo da sempre delle specialit&amp;amp;#224; tipiche della cucina regionale lombarda, preparate con ingredienti di prima scelta. Abbiamo iniziato la nostra cena assaggiando degli ottimi antipasti, tra cui dei salumi come il prosciutto di San Daniele, il culatello di zibello, e il salame di Varzi e pancetta, con pane e focacce sia di pasta normale che integrale, preparati freschi come anche la pasta, che &amp;amp;#232; tutta fatta in casa. Abbiamo preso anche un crostone di polenta alla griglia con baccal&amp;amp;#224; mantecato all’olio extravergine, mentre la nostra amica vegetariana ha optato per uno sformato di patate e porri con bagna cauda leggera. Passando ai primi, abbiamo gustato gli agnolotti di brasato al Barbera, un buon anello di riso al forno con fonduta di gorgonzola, gli squisiti malfatti di ricotta e spinaci al burro fuso e gli gnocchetti di patate con fonduta e tartufo bianco. Nella scelta dei secondi piatti, il nostro gruppo si &amp;amp;#232; diviso tra il filetto di coniglio alla ligure con olive taggiasche e pinoli, le costolette di agnello con erbe fini e spinaci, e il filetto di manzo con funghi e vino rosso. A proposito di vino, abbiamo annaffiato queste bont&amp;amp;#224; con dei vini piemontesi e dell’Oltrep&amp;amp;#242; Pavese, scelti tra l’ampia selezione di vini nazionali del ristorante. Alla fine ci aspettava il fantastico carrello di dolci della casa: il Monte Bianco, il bianco mangiare col cioccolato caldo, le pere martine cotte nel vino rosso, e il salame di cioccolato.
La prossima volta che torneremo a Salice Terme, magari ci concederemo anche un po’ di coccole termali, e se capiter&amp;amp;#224; in primavera, gusteremo un’altra squisita cena presso Il Guado, nell’assolato dehor estivo che si affaccia sulla Via Terme.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.godiasco.pv.it
www.ristoranteguado.it
Ristorante Guado
Via Terme, 59 Salice Terme (PV)
0383/91223
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9602.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Dalla Fonte al Guado: Una giornata a Salice Terme&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 25 Nov 2010 23:49:45 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9602.ashx</guid></item><item><title>Ovada Vino e Tartufi, Ovada , Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9526.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9526.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9526/96268.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Pro Loco di Ovada e del Monferrato Ovadese organizza, con il Patrocinio dell’Amministrazione Comunale di Ovada e la collaborazione del Consorzio per la Tutela del Vino Dolcetto d’Ovada e delle Organizzazioni Professionali Agricole, per la giornata di domenica 14 Novembre, una grande manifestazione a tutto gusto, dedicata ai due prodotti enogastronomici pi&amp;amp;#249; rinomati del territorio: il tartufo bianco e il vino. 
Se i vini prodotti sulle dolci colline del Monferrato Ovadese sono tra i pi&amp;amp;#249; famosi d’Italia, il tartufo bianco di questo territorio non &amp;amp;#232; certo da meno: Gioacchino Rossini lo defin&amp;amp;#236; “il Mozart dei funghi”, giudizio confermato anche dalle ricerche svolte da Raoul Molinari e Giordano Berti su cronache risalenti fino al Medioevo, ma anche su lettere di viaggiatori del Settecento: tutti concordano sullo straordinario aroma e qualit&amp;amp;#224; dei tartufi bianchi di queste terre, vera prelibatezza altamente apprezzata gi&amp;amp;#224; in passato. 
La giornata di mercato di vini e tartufi sar&amp;amp;#224; un po’ come l’incontro tra Bacco e Giove: se Bacco &amp;amp;#232; il dio del vino, secondo il poeta romano Giovenale, l’origine del tartufo si deve invece a un fulmine scagliato da Giove in prossimit&amp;amp;#224; di una quercia. Sempre grazie alla mitologia di Giove, al tartufo si sono da sempre attribuite anche delle qualit&amp;amp;#224; afrodisiache. 

Ovada Vino &amp;amp;amp; Tartufi sar&amp;amp;#224; quindi l’occasione per degustare e acquistare i migliori vini del Monferrato Ovadese, assaggiare i divini tartufi proposti dai cercatori locali, che aspetteranno il pubblico nella suggestiva Loggia di San Sebastiano. Nel centro storico, dove anche le vetrine dei negozi saranno allestite a tema, si potr&amp;amp;#224; fare il giro dei produttori di vini del  territorio, che faranno assaggiare i propri prodotti al riparo dei caratteristici portoni e dei negozi. I vini saranno proposti nei bei bicchieri ricordo creati per l’occasione, con la sacchetta e il logo di Ovada. 

Oltre al vino e ai tartufi, la giornata sar&amp;amp;#224; anche l’occasione per assaggiare diversi altri prodotti del territorio grazie all presenza di bancarelle di produttori di miele, formaggio e carne. Si potranno anche mangiare delle ottime caldarroste, e ci sar&amp;amp;#224; anche uno stand della Pro Loco di Ovada, dove sar&amp;amp;#224; possibile degustare dei prodotti tipici della zona, come ad esempio gli agnolotti nel vino e dei secondi tradizionali.
I ristoranti della citt&amp;amp;#224; proporranno un men&amp;amp;#249; a tema a prezzo fisso, a base di tartufi e vino Ovada d.o.c.g. Nei prossimi giorni sar&amp;amp;#224; reso noto l’elenco dei ristoratori aderenti e le modalit&amp;amp;#224; di prenotazione. 

Per ulteriori informazioni:

Ufficio IAT di Ovada 
0143/821043&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9526.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Ovada Vino e Tartufi&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 30 Oct 2010 22:51:47 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9526.ashx</guid></item><item><title>Vista panoramica su un mondo da favola: un weekend a Ponzone, Ponzone, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9624.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9624.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9624/97652.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando la grigia routine di citt&amp;amp;#224; comincia a stufare, &amp;amp;#232; esattamente un luogo come questo dove si ha voglia di scappare: un paese immerso nel verde, che si raggiunge dopo alcuni minuti di salite e curve, piccola fatica che viene ampiamente premiata con una vista mozzafiato. Ponzone &amp;amp;#232; un luogo che sembra uscito da una favola: situato su un crinale isolato, da cui si apre la seconda veduta panoramica d’Italia, sulle Alpi e sulle verdissime colline che arrivano fino al mare. Dicono addirittura che la particolare luminosit&amp;amp;#224; del cielo di qui sia dovuta alla presenza del mare distante in linea d’aria solo poche decine di chilometri. 
Questo luogo deve essere piaciuto molto anche a chi ci era passato molti anni prima di noi: infatti, se le prime presenze umane finora individuate ad Acqui Terme, la bellissima citt&amp;amp;#224; termale che abbiamo attraversato per giungere qui, risalgono al Neolitico, sulle alture di Ponzone sono stati ritrovati oggetti addirittura del Paleolitico. Il primo documento che cita la localit&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; datata 967, e nei secoli il paese fu sede dei marchesi Aleramo, Del Carretto e dei Paleologi di Costantinopoli.
La prima passeggiata del nostro weekend a Ponzone, in una splendida giornata autunnale, &amp;amp;#232; iniziata dalla piazza della Chiesa Parrocchiale, consacrata nel 1627, anche se i lavori per realizzarla erano cominciati cinquant’anni prima. Questa piccola piazza &amp;amp;#232; una delle pi&amp;amp;#249; belle del mondo: se la chiesa conserva al suo interno diversi preziosi affreschi cinquecenteschi, a pochi passi di distanza c’&amp;amp;#232; un panorama sulle catene montuose che potrebbe ispirare generazioni di futuri pittori. Non &amp;amp;#232; un caso se proprio l&amp;amp;#236; &amp;amp;#232; posizionato un binocolo che funziona a monete, che consente di avvicinare ai propri occhi questo paesaggio da sogno. E se si arte si tratta, il Belvedere di Ponzone &amp;amp;#232; anche arricchito da una mostra a cielo aperto: insieme a noi guardano un po’ la piazza, e un po’ il panorama, delle facce scolpite nella pietra, posizionate nelle vicinanze del binocolo. Volti che sembrano quelli degli agricoltori che con i loro prodotti rendono unica la cucina di queste zone, volti in cui sono scolpite le storie di questi luoghi. 
Ponzone ha dato i natali a un importante pittore ottocentesco, Pietro Ivaldi, detto il Muto di Toleto. Nato nella frazione Toleto, l’artista sordomuto ha lasciato a noi una vastissima produzione pittorica, soprattutto affreschi che sono presenti in numerose chiese dell’Alto Monferrato, ma anche in Liguria e in Lombardia.   
Proseguendo la nostra passeggiata siamo arrivati in un graziosissimo parco illuminato dai raggi del Sole autunnale, che fa parte anche di un Percorso Natura proposto dal Comune. Sul prato del parco abbiamo visto alcuni bei funghi che sorridevano orgogliosi a chi passava di l&amp;amp;#224;. 
Soggiornando nelle eleganti camere dell’Albergo Ristorante Mal&amp;amp;#242;, storica struttura nel centro di Ponzone, abbiamo avuto il piacere di gustare delle cene tipicamente piemontesi, ma realizzate con la fantasia e la creativit&amp;amp;#224; di Cinzia. “Il famoso filetto baciato &amp;amp;#232; nato in questa casa, l’aveva inventato Romeo Mal&amp;amp;#242; verso la fine dell’Ottocento”, ci racconta Cinzia, che ha rilevato il locale dai Mal&amp;amp;#242; e lo gestisce insieme al marito Enrico.
Iniziamo con una variazione di antipasti, tra cui il filetto baciato, il fagottino di foie gras con pere e cannella al vino rosso, un flan di peperoni con la bagna cauda, le capponette con la fonduta, e dei cubetti di filetto di fassona col tartufo, il tutto con dell’ottimo pane e delle focacce fatti in casa. “Per noi &amp;amp;#232; fondamentale mettere a loro agio i clienti. Per questo proponaimo tre tipi di men&amp;amp;#249; a prezzo fisso”, ci spiega Cinzia mentre scegliamo i primi: le mirtille, (ovvero delle fettuccine con all’interno i mirtilli frullati) al rag&amp;amp;#249; di petto d’anatra, una variazione di stagione con la crema di acciughe, che consiste in tre tipi di ravioli, di tre colori diversi, a seconda del ripieno: cardo, peperone e topinambur. I nostri amici optano invece per gli gnocchetti di zucca con fonduta di fontina d’Alpeggio e nocciola. Nei secondi piatti il nostro gruppo si divide tra lo stracotto al ruch&amp;amp;#233; di Castagnole, la coppa di maialino alla Freisa, il coniglio in civet, e il galletto nostrano alla Babi, ovvero il galletto aperto e fatto rosolare steso a forma di ranocchia, (da qui il nome), sotto il peso di una grande pentola, metodo che rende la carne particolarmente morbida. 
Accompagniamo queste bont&amp;amp;#224; con dei contorni di stagione e con degli ottimi vini piemontesi, scelti tra le 170 etichette disponibili. L’epilogo dolce della nostra cena ci vede assaggiare una torta di nocciole, un semifreddo al torroncino, e una torta di frolla con un cuore di albicocca alla grappa, oltre alla piccola pasticceria prodotta dalla casa. 
Ripeteremo presto la piacevole esperienza del weekend a Ponzone, anche per visitare la vineria che da fine anno arricchir&amp;amp;#224; ulteriormente l’universo dell’ospitalit&amp;amp;#224; Mal&amp;amp;#242;.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comuneponzone.it
www.albergomalo.com
Albergo Ristorante Mal&amp;amp;#242;
Piazza Garibaldi, 1 Ponzone (AL)
0144/78075  0144/78124
Aperto tutto l’anno
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9624.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Vista panoramica su un mondo da favola: un weekend a Ponzone&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 01 Dec 2010 16:55:13 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9624.ashx</guid></item><item><title>Viaggio gustoso nella Citt&amp;#224; dei Papi: Una giornata a Viterbo, Viterbo, Lazio</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9577.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9577.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9577/96741.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella sontuosa sala racchiusa tra le possenti mura del Palazzo siedono intorno a un grande tavolo diciannove persone. Il clima non &amp;amp;#232; delle migliori: gli aspri contrasti e le profonde divisioni tra loro non consentono il raggiungimento di un accordo. Dopo alcuni giorni la situazione si aggrava perch&amp;amp;#233; ai rinchiusi viene dato da mangiare e da bere solo del pane e dell’acqua. A un certo punto succede l’incredibile: nel bel mezzo di una discussione, i presenti sentono dei rumori dall’alto, e si accorgono che degli operai stanno scoperchiando l’edificio proprio sopra la sala in cui sono rinchiusi loro. Non si tratta di lavori di manutenzione: vengono proprio tolte le tegole per lasciare chi &amp;amp;#232; dentro, esposto alle intemperie. 
Potrebbe sembrare il format di un nuovo reality, invece &amp;amp;#232; la storia del Conclave che si svolse tra il 1268 e il 1271 a Viterbo.Visto che per ben venti mesi i cardinali, andando comodamente a votare presso la Cattedrale, non erano riusciti a eleggere il papa, i viterbesi, colti dall’esasperazione, decisero, sotto la guida del carismatico capitano del popolo Raniero Gatti, di rinchiudere a chiave (cum clave, da qui il termine) i cardinali all’interno del Palazzo dei Papi, e di tenerli a pane ed acqua, col tetto scoperchiato, finch&amp;amp;#233; non avessero eletto il nuovo Pontefice. Il metodo, seppur drastico, ha funzionato, e alla fine &amp;amp;#232; stato eletto un nobile piacentino, Tedaldo Visconti, che per&amp;amp;#242; non era nemmeno un prete: aveva gli ordini minori e fu ordinato sacerdote circa due settimane prima di occupare il soglio pontificio, col nome Gregorio X. 
La nostra visita nella Citt&amp;amp;#224; dei Papi non poteva che iniziare dal luogo dove si svolse questo importante episodio storico. Il Palazzo Papale, che oltre al Duomo di San Lorenzo, &amp;amp;#232; il monumento pi&amp;amp;#249; importante di Viterbo, fu sede della Curia pontificia dal 1257. Abbiamo ammirato le finestre bifore che danno sulla piazza, e la Loggia delle Benedizioni, dove si affacciava il Papa.  
Girando per Viterbo non solo s’incontrano innumerevoli monumenti storici, ma si ha l’impressione di respirare la storia ad ogni angolo: colpisce anche l’imponenza della cinta di mura, di oltre cinque chilometri di lunghezza, che abbraccia il centro storico. L’accesso al cuore della citt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; tuttora possibile attraverso le sette antiche porte, come la Porta Fiorentina. Durante la nostra giornata abbiamo anche visitato la Chiesa di San Francesco, una bellissima costruzione gotica, con davanti, all’angolo, il pulpito cinquecentesco da cui predicava San Bernardino da Siena, un religioso che si occupava con fervore anche di temi tuttora attualissimi come l’etica e l’onest&amp;amp;#224; nelle attivit&amp;amp;#224; imprenditoriali e condannava fermamente l’usura. 
Oltre alla bellezza di ci&amp;amp;#242; che si vede subito, a Viterbo c’&amp;amp;#232; da scoprire anche il fascino del mondo sotterraneo: infatti, la citt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; ricca di gallerie sotterranee scavate nel tufo che mettono in comunicazione molti edifici del centro storico. Ma viene da sotto terra anche un altro importante dono della citt&amp;amp;#224;, detta la capitale della Tuscia: secondo la leggenda fu Ercole, sfidato dagli etruschi a dar prova della sua forza, a conficcare una lancia nella terra e a scoprire cos&amp;amp;#236; la presenza della salubre acqua termale che zampillava dal foro. La sorgente viterbese pi&amp;amp;#249; famosa si chiama appunto Bulicante, a indicare l’acqua che bolle, ed &amp;amp;#232; ricordata perfino da Dante: “Qual del Bulicame esce ruscello”.
Restiamo nel cuore della Citt&amp;amp;#224; dei Papi anche per cena, fermandoci presso il Ristorante La Pentolaccia, a due passi dalla meravigliosa Piazzetta di San Pellegrino, testimone inestimabile della vita duecentesca della citt&amp;amp;#224;. Nell’ambiente rustico e familiare del ristorante gustiamo una cena all’insegna della pi&amp;amp;#249; antica tradizione viterbese, che il locale tramanda con onore da moltissimi anni. Iniziamo con degli antipasti di cacciagione e con gli antipasti della Pentolaccia. Continuiamo il nostro viaggio nei sapori seguendo i suggerimenti del Signor Massimo, il titolare, e prendiamo la maltagliata al rag&amp;amp;#249; di cinghiale, e i lombrichelli con funghi porcini e tartufo nero uncinato. Quasi nessuno di noi rinuncia alle fantastiche zuppe del territorio, cos&amp;amp;#236; assaggiamo la zuppa di ceci e castagne, e la zuppa di lenticchie di Onano. Nella scelta dei secondi ci dividiamo tra il cinghiale dei Monti Cimini al bujone, la papera alla viterbese, e il piccioncino ripieno. I nostri amici scelgono invece la coda alla vaccinara e il maialino al forno con le patate. Annaffiamo il tutto con dei vini del territorio, scelti tra le oltre centoventi etichette disponibili e chiudiamo con degli squisiti dolci fatti in casa e con delle grappe scelte tra pi&amp;amp;#249; di quindici monovitigni differenti.
Torniamo a casa felici di aver compiuto due viaggi in uno: quello nella Citt&amp;amp;#224; dei Papi del Duecento, e quello nei migliori sapori di Viterbo, che affondano le loro radici nella ricca storia della citt&amp;amp;#224;. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:

www.comune.viterbo.it
www.aptviterbo.it
www.pentolaccia.com
Ristorante La Pentolaccia
Via delle Fabbriche, 20-22 Viterbo
0761/342755

&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9577.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Viaggio gustoso nella Città dei Papi: Una giornata a Viterbo&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 16 Nov 2010 00:15:27 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9577.ashx</guid></item><item><title>Atmosfere di Carnevale in Borghetto: Viaggio a Ivrea, Ivrea, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9551.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9551.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9551/96621.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In qualsiasi periodo dell’anno si arrivi qui, si viene avvolti da una magica atmosfera carnevalesca, infatti, questo &amp;amp;#232; uno di quei rari luoghi dove gli argomenti di conversazione per strada o al bar non si limitano alle notizie del giorno o al calcio, ma si tingono di un fascino fiabesco: si parla di cosa faranno la prossima volta i Tuchini, come si stanno preparando quelli della Pantera Nera, e quale sar&amp;amp;#224; la risposta dei ragazzi dell’Asso di Picche, considerando che nemmeno i Diavoli o gli Arduini staranno certo a guardare... Si tratta di alcune delle squadre di aranceri, protagonisti assoluti dello Storico Carnevale di Ivrea, l’unico in Italia ad aver mantenuto un rapporto indissolubile col Medioevo, visto che viene celebrato sin da allora ogni anno quasi ininterrottamente.
Ivrea, fino a qualche anno fa famosa soprattutto per essere sede della Olivetti, al turista non sembra per&amp;amp;#242; una citt&amp;amp;#224; industriale: sar&amp;amp;#224; grazie allo spettacolare Ponte Vecchio sul fiume Dora, erede seicentesco dell’antico ponte in legno, che per secoli rappresent&amp;amp;#242; l’unico passaggio verso Torino e il Canavese meridionale e occidentale, o per il centro storico che si inerpica su una collina che porta al Castello e al Duomo, ma la citt&amp;amp;#224; ha un fascino indiscutibile, che conquista subito il visitatore. Immersa nel verde, a due passi dalle montagne e circondata da dei bei laghetti che si erano formati al termine dell’ultima glaciazione preistorica, Ivrea &amp;amp;#232; molto ricca di risorse turistiche. La sua bellezza ha incantato perfino Giosu&amp;amp;#232; Carducci, che scrisse questi versi: “Ivrea la bella che le rossi torri specchia sognando a la cerulea Dora nel largo seno, fosca intorno &amp;amp;#232; l’ombra di Re Arduino”. Anche noi abbiamo visitato il Castello delle tre torri, che originariamente di torri ne aveva quattro: 
una croll&amp;amp;#242; nel 1676 a seguito di un fulmine che fece esplodere le munizioni che erano immagazzinate al suo interno. 
Ivrea ha dato i natali a diversi grandi personaggi, a cominciare da San Gaudenzio, patrono di Novara, fino a Camillo Olivetti, fondatore della storica azienda e suo figlio Adriano, di cui ricorre proprio quest’anno il cinquantenario della morte. Per ricordare il grande industriale, in citt&amp;amp;#224; si susseguono iniziative ed eventi, come ad esemipo la Open World Jazz Festival, la cui nona edizione torna dall’11 al 18 Novembre con numerosi artisti di rilievo internazionale, oltre a musicisti che avevano iniziato la propria carriera proprio a Ivrea. 
In concomitanza con il festival, presso il Ristorante In Borghetto, sar&amp;amp;#224; allestita una mostra fotografica collegata al tema del jazz. “Ospitiamo spesso delle mostre temporanee nelle sale del ristorante, fa parte dell’immagine creativa del locale”, ci spiega il signor Federico, il titolare, mentre ci accomodiamo a tavola. Anche per la nostra cena abbiamo voluto immergerci nella storia eporediese, fermandoci in uno dei quartieri pi&amp;amp;#249; antichi, il Borghetto. Qui siamo nel regno dei Tuchini, la squadra che nella battaglia delle arance ha come simbolo un simpatico corvo. “Uno dei personaggi pi&amp;amp;#249; importanti del nostro carnevale &amp;amp;#232; la Mugnaia, la giovane che secondo la leggenda avrebbe ucciso l’odiatissimo marchese del Monferrato, dando cos&amp;amp;#236; inizio alla sollevazione popolare e all’abbattimento del maniero del tiranno”, ci spiegano Elisa e Carmine, il giovane gestore e sommelier. Il quartiere &amp;amp;#232; carico di storia, ma il locale &amp;amp;#232; nuovo e si distingue dai ristoranti classici con il suo stile giovane e moderno. Questa filosofia si nota chiaramente anche nel men&amp;amp;#249;: si segue la stagionalit&amp;amp;#224;, con forti collegamenti al territorio, ma tutto questo viene interpretato con fantasia e creativit&amp;amp;#224;. Iniziamo con dell’albese con crema al gorgonzola e noci, con dei porcini croccanti saltati con gamberi, e con un antipasto vegetariano, il cestino di pasta fillo ripieno di fichi con crema al parmigiano. Facciamo seguire queste sfiziosit&amp;amp;#224; con dei ravioli di salam patata con julienne di verza e burro nocciola, mentre i nostri amici scelgono la lasagnetta con carciofi e salsiccia di Bra. Nella scelta dei secondi, il nostro gruppo si divide tra il filetto di scorfano spadellato all’Erbaluce su letto di cus cus e menta, e il sottofiletto con frutta secca, semi di sesamo e passito di Caluso. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con dei vini piemontesi, e per concludere in dolcezza, prendiamo una torta di noci con crema alla vaniglia, un souffl&amp;amp;#233; di castagne e cioccolato fondente, mentre una nostra amica opta per un semifreddo ai cachi con la sua salsa. 
Prima di avviarci verso casa, prendiamo nota del calendario dei “Mercoled&amp;amp;#236; Gourmet” che si tengono presso In Borghetto. Tra i prossimi appuntamenti ci sar&amp;amp;#224; un mercoled&amp;amp;#236; “A tutto pesce”, una “Cena marocchina”, ma anche una giornata dedicata alla passione per i formaggi, oltre a “Grappeggiando”, a base di piatti uniti alla grappa: non c’&amp;amp;#232; dubbio, dovremo proprio tornare presto a Ivrea!

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:

www.comune.ivrea.to.it
Ristorante In Borghetto
Via Gozzano, 12
0125/641611
inborghetto@gmail.com
Chiuso domenica tutto il giorno, 
luned&amp;amp;#236; sera e sabato a pranzo
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9551.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Atmosfere di Carnevale in Borghetto: Viaggio a Ivrea&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 04 Nov 2010 23:12:38 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9551.ashx</guid></item><item><title>Dalla Certosa all&amp;#39;Erbaluce: Una giornata a Pavia, Pavia, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9518.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9518.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9518/96159.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se il Naviglio fosse navigabile come era stato fino a circa sessant’anni fa, saremmo potuti arrivare a Pavia anche in barca. Mentre ci avviciniamo alla citt&amp;amp;#224; che intorno al ‘600 si chiamava Papia, ed era la capitale del regno dei longobardi, immaginiamo un percorso romantico che forse tra qualche tempo si potr&amp;amp;#224; realizzare davvero: dopo la partenza dalla Darsena di Milano, la nostra barca scenderebbe lungo il Naviglio Pavese attraversando il tranquillo paesaggio padano, e una volta arrivata in citt&amp;amp;#224;, farebbe un giro sul fiume Ticino, passando sotto lo spettacolare Ponte Coperto. 
In attesa di tornare qui via acqua, siamo molto contenti di visitare Pavia essendoci giunti in auto, durante una soleggiatissima giornata autunnale. Chi ci &amp;amp;#232; stato, lo sa: Pavia &amp;amp;#232; molto carina, infatti lo pensava perfino Francesco Petrarca. In una sua lettera indirizzata a Giovanni Boccaccio, il poeta del Canzoniere parla con entusiasmo della citt&amp;amp;#224;, di cui racconta che erge al cielo le sue molte torri e gode della duplice vista delle Alpi e degli Appennini, oltre ad essere allietata dalle placide acque del Ticino. Petrarca parla anche del grande castello di Galeazzo, e del ponte di marmo sul Ticino. 
Il famoso Ponte Coperto ci ha affascinato molto, e abbiamo scoperto che pur essendo stato costruito sulle stesse basi, non &amp;amp;#232; lo stesso ponte che conosceva il Petrarca. Infatti, il ponte trecentesco, a sua volta costruito sui ruderi di un antico ponte romano, fu poi ampliato e modificato diverse volte nel corso della storia, fino ad essere gravemente danneggiato durante la seconda guerra mondiale, e infine demolito e ricostruito ex novo. Il ponte che oggi ammiriamo e che collega la citt&amp;amp;#224; al caratteristico Borgo Ticino, dove si trova anche la statua in bronzo di una lavandaia, che ricorda il suggestivo Vicolo Lavandai di Milano, fu inaugurato nel 1951.  
Percorrendo gli ampi viali, realizzati sul tracciato delle antiche mura che circondavano Pavia, e addentrandoci nelle caratteristiche stradine, abbiamo respirato l’aria di una citt&amp;amp;#224; a misura d’uomo e carica di storia e di cultura, anche in quanto importante centro universitario. Oltre ad aver visitato alcune delle chiese pi&amp;amp;#249; importanti, tra cui la Basilica di San Michele, dove fu incoronato Federico Barbarossa, o come il Duomo, imponente edificio religioso la cui cupola &amp;amp;#232; la terza in Italia per dimensioni, abbiamo voluto anche fare uno strappo appena fuori citt&amp;amp;#224;, per ammirare la Certosa di Pavia, monumento di infinita ricchezza artistica e storica, costruita per volont&amp;amp;#224; di Gian Galeazzo Visconti, che pose simbolicamente la prima pietra del cantiere nel 1396. 
Se la nostra giornata, baciata dal Sole di Ottobre, ci ha regalato tante belle sorprese sul piano artistico, &amp;amp;#232; stata la luce di questa stagione, quel Sole che in uno slancio di fine estate illumina tutto, esaltando il lato caloroso delle cose, a portarci nel Ristorante Erbaluce, locale che prende il nome dal famoso vino, chiamato cos&amp;amp;#236; proprio grazie al colore ambrato e dai riflessi caldi che gli acini d’uva assumono d’autunno. Entrando, veniamo piacevolmente colpiti dal calore delle decorazioni artistiche sulle pareti, oltre che dalla simpatia di chi ci accoglie: la titolare Antonia, il marito sommelier Guglielmo, oltre a Daniela, Ludmilla e Francesca, che conosciamo successivamente. Appena iniziamo a studiare il men&amp;amp;#249;, scopriamo con molto piacere che la titolare &amp;amp;#232; lucana come anche una di noi: cos&amp;amp;#236; cominciamo con degli antipasti della migliore tradizione della Basilicata, tra cui un coccio di legumi e cicoria con fetta di pane di Matera. Assaggiamo anche la favata, una crema di cardi e fave, prima di passare ai primi, ispirati alla tradizione: lasagne di grano arso con spinaci, pinoli e taleggio, ravioli di stoccafisso e borragine con salsa al pecorino sardo. Nella scelta dei secondi ci facciamo guidare anche da una scelta etica: “Da noi non esiste il pesce spada, il tonno o i gamberi. Per pescare un chilo di gamberi, si fanno fuori trecento chili di altri pesci, tra cui anche dei cavallucci marini”, ci spiega Antonia. Noi possiamo stare tranquilli: abbiamo scelto una zuppa di pesce senza spine, con seppie, calamari e totano. Le nostre amiche prendono una bella tagliata di manzo piemontese con tortino di patate. Per esaltare i sapori di queste bont&amp;amp;#224; anche col vino, ci affidiamo alla sapienza di Guglielmo, che ci propone, oltre all’Erbaluce, anche diversi altri vini del Piemonte, come il Derthona e il Timorasso. Alcune di noi optano per le birre artigianali, di cui il locale offre una vasta scelta. 
La nostra giornata tra amiche in giro, che va presto ripetuta, si conclude in dolcezza: c’&amp;amp;#232; chi sceglie lo strudel di frutta mista, mentre il resto del gruppo assaggia la meringa con panna, lamponi e gelato alla vaniglia, di cui Antonia ci confida il segreto: aveva imparato a prepararla cos&amp;amp;#236; bene grazie a un suo mito, uno chef importante... 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:

www.ristoranteerbaluce.com
www.comune.pv.it
Ristorante Erbaluce
Via Rusconi, 22 27100 Pavia (PV)
0382/530507
Chiuso il luned&amp;amp;#236;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9518.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Dalla Certosa all'Erbaluce: Una giornata a Pavia&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 28 Oct 2010 11:44:31 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9518.ashx</guid></item><item><title>Sulle tracce di San Nicola e dei pellegrini: Viaggio gustoso a Piacenza, Piacenza, Emilia Romagna</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9520.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9520.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9520/96196.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La traversata delle Alpi da parte di Annibale, con al seguito novantamila uomini e trentasette elefanti da guerra non fu certo impresa facile, al punto che a sopravvivere alla prova disumana furono circa un terzo degli uomini e ventuno pachidermi. A tutt’oggi gli studiosi non concordano sul luogo esatto, sul valico preciso della traversata, ma una cosa &amp;amp;#232; certa: una volta giunto nella Pianura Padana, l’esercito di Annibale prosegu&amp;amp;#236;, e ci volle la rottura del morso del suo cavallo alle porte di Piacenza, affinch&amp;amp;#233; un toponimo, Rottofreno, ricordasse ai posteri il passaggio del condottiero. 
Fortunatamente il nostro viaggio &amp;amp;#232; stato molto meno impegnativo: per una questione di comodit&amp;amp;#224;, siamo partiti senza nessun elefante al seguito e abbiamo fatto solo un’oretta di auto per giungere in quella che viene spesso definita la Citt&amp;amp;#224; dei Palazzi, grazie alla presenza di numerose dimore aristocratiche e borghesi, tra cui “il Gotico”, il palazzo dove ha sede il Comune. Piacenza &amp;amp;#232; una citt&amp;amp;#224; davvero molto piacevole, piena di giardini, oltre a una lunga serie di monumenti che testimoniano l’epoca del Ducato di Parma e Piacenza. Abbiamo iniziato il nostro giro dal Duomo per proseguire con la visita alla Basilica di Sant’Antonino, il patrono. In questa chiesa romanica, voluta da San Vittore, il primo vescovo di Piacenza, si riunirono nel 1183 i delegati della Lega Lombarda e l’imperatore Federico Barbarossa per firmare i preliminari della pace di Costanza. La Basilica conserva al suo interno le reliquie del martire cristiano Antonino, oltre alle cinque tele del De Longe, raffiguranti le scene della vita del Santo.
Piacenza ha dato i natali a numerosi personaggi dell’arte e della cultura, dal politico e scrittore Melchiorre Gioia fino a Giorgio Armani. A proposito di eleganza, bellezza e miti della nostra epoca, abbiamo colto l’occasione per visitare il Museo della Vespa e dello Scooter, una miniera d’oro per gli appassionati del genere. Certo non abbiamo nemmeno trascurato i musei pi&amp;amp;#249; importanti della citt&amp;amp;#224;, come quelli di Palazzo Farnese, che ripercorrono la storia dell’arte a partire dal Medioevo, e il Museo di Storia Naturale, che contiene anche un interessante erbario ottocentesco e una collezione ornitologica. 
Dopo la passeggiata in citt&amp;amp;#224;, abbiamo deciso di visitare il luogo dove durante la seconda guerra punica, nel corso della battaglia della Trebbia, Annibale fu costretto a fermarsi a causa della rottura del morso del suo cavallo, episodio immortalato perfino nello stemma di Rottofreno. Questa localit&amp;amp;#224;, e in particolare la sua frazione pi&amp;amp;#249; popolosa, San Nicol&amp;amp;#242; di Trebbia, &amp;amp;#232; famosa anche per il passaggio dei pellegrini diretti a Roma lungo la via Francigena. Tra loro ci fu pure San Nicola di Bari, a cui &amp;amp;#232; dedicata la chiesa parrocchiale. 
Abbiamo scelto San Nicol&amp;amp;#242; anche come tappa del nostro “pellegrinaggio culinario”, fermandoci a mangiare presso la Trattoria Colonna, la pi&amp;amp;#249; antica trattoria del paese. Gestito dal 1970 dalla famiglia Ferri, questo locale &amp;amp;#232; il posto giusto per gustare un men&amp;amp;#249; ricco di specialit&amp;amp;#224; piacentine preparate dai titolari, il signor Ettore, la signora Ida e il figlio Stefano. 
Iniziamo con un tagliere di salumi D.O.P. piacentini, prodotti da artigiani della zona, per passare a un primo che aggiunge un capitolo alla scoperta della storia di questi luoghi: i tortelli del Petrarca, fatti a mano, di magro al burro e salvia, con ricotta, spinaci ed erbette. “Furono ideati nel 1351 in onore del Petrarca che venne a visitare il vicino Castello di Vigolzone”, ci racconta il Signor Ettore, appassionato di storia locale. “Senza cultura non c’&amp;amp;#232; cucina”, ci dice, mentre assaggiamo un altro piatto tipico del posto, i pisarei e fas&amp;amp;#242;. Si tratta di gnocchetti preparati con pane raffermo e farina, serviti insieme a un sugo di fagioli con le verdure. Quanto ai secondi, il nostro gruppo si divide tra piatti di carne e di pesce: oltre alla composizione di pescato, con tre o quattro qualit&amp;amp;#224; di pesce di mare, crostacei e verdure di stagione cotte a vapore, facciamo la “conoscenza” anche del gallo “Viustino 65”, brasato e servito su un crostone di polenta con funghi porcini, mentre un nostro amico sceglie il guancialino di vitello, brasato a bassa temperatura. Annaffiamo queste bont&amp;amp;#224; con i vini doc del territorio, come il bianco autoctono Ortrugo e il Gutturnio. Coroniamo la cena con i dolci ideati e preparati da Stefano, che ha imparato a farli in Francia, a Lione: prendiamo una composizione d’autunno, ovvero un panzerotto tiepido alle castagne, un bisquit alla nocciola con mele e marroni, con salsa di cachi, mentre una nostra amica sceglie la sfogliatina calda di mele renette e marmellata di prugne con gelato alla crema e salsa mou.
Torneremo senz’altro presto a Piacenza e a San Nicol&amp;amp;#242;, anche per un ulteriore imperdibile appuntamento goloso: dal 31 Ottobre ogni domenica, a mezzogiorno, il Signor Ettore far&amp;amp;#224; il gran carrello di bolliti misti. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:

www.comune.piacenza.it
www.comune.rottofreno.pc.it

Trattoria Colonna
Via Emilia Est, 6 frazione San Nicol&amp;amp;#242; – Rottofreno (PC)
0523/768343 
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9520.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Sulle tracce di San Nicola e dei pellegrini: Viaggio gustoso a Piacenza&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Fri, 29 Oct 2010 00:50:49 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9520.ashx</guid></item><item><title>Cento torri e mille poesie: Una giornata ad Asti, Asti, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9486.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9486.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9486/95673.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Via, via, vieni via con me”, canta Paolo Conte, e stavolta abbiamo preso alla lettera le parole della famosa canzone, venedo a visitare Asti, la citt&amp;amp;#224; natale del grande cantautore. 
Conosciuta anticamente come la citt&amp;amp;#224; delle cento torri, Asti, libero comune nel Medioevo, fu da sempre un importante centro artistico, commerciale e anche bancario, grazie alle cosiddette casane, dei banchi che esercitavano attivit&amp;amp;#224; di cambio valuta e di prestito su pegno. 
Famosa per i suoi vini, tra cui l’Asti spumante, la citt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; sede ogni anno di un importante concorso enologico, la Douja D’Or. Ma anche la tradizione medievale trova spazio tra le pi&amp;amp;#249; belle manifestazioni della citt&amp;amp;#224;, grazie all’antichissimo Palio, che si svolge nel mese di Settembre. 
Iniziamo la nostra passeggiata in citt&amp;amp;#224; dalla Cattedrale di Santa Maria Assunta, costruita in tipico mattone rosso in cotto su una precedente basilica, e che al suo interno conserva le opere di importanti pittori e scultori astigiani. Nel 1535 invece, nella Collegiata di San Secondo, ci fu un miracolo eucaristico: allo spezzare dell’ostia consacrata durante la messa, sarebbero stillate delle gocce di sangue nel calice e sulla patena.
Asti ha dato i natali anche a uno dei pi&amp;amp;#249; importanti intellettuali del Settecento: il poeta e drammaturgo Vittorio Alfieri, a cui oggi &amp;amp;#232; dedicata una piazza della citt&amp;amp;#224;. Ma a proposito di scrittori, &amp;amp;#232; di Asti anche il poliedrico Giorgio Faletti. Quando arriviamo al Palazzo Catena, importante edificio medievale della citt&amp;amp;#224;, incontriamo una signora che ci racconta una storia misteriosa che ci ricorda le atmosfere dei libri di Faletti: in questo palazzo abiterebbe tuttora il fantasma di Iginia d’Asti, protagonista di una tragedia di Silvio Pellico. Se ci&amp;amp;#242; fosse vero, Iginia sarebbe in buona compagnia, perch&amp;amp;#233; la leggenda vuole che in centro vaghi anche un altro spirito femminile, quello dell’irrequieta contessa Adelaide, discendente di Arduino d’Ivrea, re d’Italia nel decimo secolo.  
Se qui la storia si respira ad ogni angolo, questo vale anche per la via in cui si trova il  ristorante dove ci fermiamo a gustare le specialit&amp;amp;#224; del territorio: siamo presso il Ristorante Campanar&amp;amp;#242;, in via Secondo Ar&amp;amp;#242;, a due passi dalla via principale della citt&amp;amp;#224;. Ar&amp;amp;#242;, avvocato e patriota, fu l’eroico presidente della Repubblica Astese, proclamata nel 1797 a seguito di una sommossa per la scarsit&amp;amp;#224; del grano. La Rivoluzione Astese fu poi tragicamente debellata, ma resta un capitolo importante della storia della citt&amp;amp;#224;. 
Gestito con amore e fantasia da Duilio e Susanna, il Campanar&amp;amp;#242;, chiamato “Piccolo Ristorante in Citt&amp;amp;#224;”, &amp;amp;#232; un ambiente caloroso e familiare, dove si gustano tante specialit&amp;amp;#224; del luogo. “Questo ristorante &amp;amp;#232; nato due anni fa da un nostro sogno, quello di Susanna di esprimersi ai fornelli e da quello mio di riaprire un locale in citt&amp;amp;#224;, dopo un certo periodo in cui lavoravamo in campagna, fuori Asti. Nella preparazione dei nostri piatti utilizziamo esclusivamente dei prodotti piemontesi di primissima qualit&amp;amp;#224;”, ci racconta il signor Duilio mentre ci accomodiamo a tavola. Sin dagli antipasti veniamo piacevolmente rapiti in un mondo autentico e pieno di gusto: iniziamo con della carne cruda alla monferrina, con una terrina di carni bianche marinate nel passito, farcita con pistacchi e prugne, oltre all’ottimo vitello tonnato. “Lo prepariamo rivisitato alla nostra maniera, con la salsa senza maionese e la carne cotta in modo particolare, che lascia intatto il suo colore e e il suo profumo”, ci spiega la signora Susanna. I nostri amici assaggiano invece degli antipasti caldi di stagione, degli sformati di verdure, dei tortini con i porri e gorgonzola, oltre alle cipolle ripiene di Castelmagno e l’uovo in cocotte col tartufo bianco. Passando ai primi, non rinunciamo certo all’agnolotto gobbo, fatto in casa, come tutta la pasta proposta dal locale. Prendiamo gli agnolotti alla monferrina e gli gnocchi serviti col rag&amp;amp;#249; di salsiccia e la crema di zucca e salvia. Visto che ad Asti ci troviamo sull’antica via del sale, anche molti piatti di pesce fanno parte della tradizione: cos&amp;amp;#236; assaggiamo anche le lasagne di merluzzo. Non ci risparmiamo nemmeno per quanto riguarda i secondi, e ci dividiamo tra lo spezzatino di cinghiale con le prugne, la trippa, specialit&amp;amp;#224; della signora Susanna, e lo stracotto di manzo al Barbera. Annaffiamo il tutto con dei vini piemontesi, scelti tra le circa 180 etichette proposte dal locale. Chiudiamo in dolcezza, con la bavarese di pere, la mousse al gianduia, oltre alle buonissime crostate che la signora Susanna prepara fresche tutti i giorni. 
Dopo una giornata cos&amp;amp;#236; piacevole, chi ci chieder&amp;amp;#224; com’&amp;amp;#232; Asti, risponederemo sempre con Paolo Conte: “It’s wonderful, it’s wonderful, it’s wonderful: &amp;amp;#232; meravigliosa”.

Francesca Bertha  

PER INFORMAZIONI:

www.campanaro.it
www.comune.asti.it
Ristorante Campanar&amp;amp;#242;
Piccolo Ristorante in Citt&amp;amp;#224;
Via Secondo Ar&amp;amp;#242;, 30 Asti
0141/33252
Chiuso il mercoled&amp;amp;#236;

&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9486.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Cento torri e mille poesie: Una giornata ad Asti&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sun, 17 Oct 2010 18:17:52 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9486.ashx</guid></item><item><title>Un leone sulla strada del mare: Viaggio a Tortona, Tortona, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9494.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9494.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9494/95798.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partire per il mare dalla grande citt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; sempre in qualche modo una piccola avventura. Lo diventa ancora di pi&amp;amp;#249; se a met&amp;amp;#224; strada, quando abbiamo appena lasciato alle spalle la Pianura padana e in lontananza cominciano a intravvedersi le prime colline dell’alessandrino, improvvisamente spunta un leone... Un leone d’argento, su sfondo rosso fuoco, che tiene tra le zampe una rosa fogliata e fiorita d’argento, e la cui forza, come vuole la tradizione, sono tre doni: valore, lealt&amp;amp;#224; e cortesia. Si tratta del famoso leone di Tortona, citt&amp;amp;#224; anticamente chiamata Derthona, il cui motto, sin dai tempi romani, &amp;amp;#232;: “Pro tribus donis simil Terdona leonis”, ovvero, Tortona &amp;amp;#232; simile a un leone, in virt&amp;amp;#249; di tre doni. 
In realt&amp;amp;#224; i doni, se si decide di uscire dall’autostrada al casello di Tortona e di concedersi, come abbiamo fatto noi, una bella giornata in questa citt&amp;amp;#224;, possono essere anche decisamente pi&amp;amp;#249; di tre, data la ricchezza artistica, ma anche paesaggistica ed enogastronomica di Tortona. 
La citt&amp;amp;#224; del leone si trova in una posizione geografica strategica, fatto che nei secoli &amp;amp;#232; stato in parte la sua croce, e in parte la sua fortuna. Crocevia del commercio, fiorente centro agricolo gi&amp;amp;#224; in epoca romana, oggi vicina alle principali metropoli del Nord, nel corso della storia Tortona fu anche ferocemente contesa da varie potenze. 
La nostra passeggiata in centro inizia dal Duomo, edificato nella seconda met&amp;amp;#224; del XVI secolo su una chiesa preesistente. Al suo interno abbiamo ammirato, oltre a dei dipinti di artisti del Cinquecento e del Seicento come Aurelio Luini e Camillo Procaccini, anche le reliquie di San Marziano, santo al quale, secondo la tradizione, si deve la conversione della citt&amp;amp;#224; al cristianesimo. 
Le caratteristiche vie di Tortona, che a tratti ricordano quelle dei centri storici liguri, si snodano tra curve e leggere salite tra le case dai balconi fioriti, i muri di antiche chiese e le vetrine di graziosi negozi. Davanti all’Oratorio di San Rocco incontriamo un gruppo di studenti in gita che come noi, scattano foto alla facciata dell’edificio religioso. Proseguendo, raggiungiamo la Chiesa di Santa Maria Canale, la pi&amp;amp;#249; antica della citt&amp;amp;#224;, risale infatti al XI-XII secolo. Al suo interno si trovano degli affreschi rinascimentali, oltre a degli interessanti dipinti del Cinque- e del Seicento, tra cui una Nativit&amp;amp;#224; di scuola leonardesca.
L’arte pittorica ha sempre accompagnato la storia tortonese, infatti la citt&amp;amp;#224; ha dato i natali a pi&amp;amp;#249; di un pittore importante, tra cui Angelo Barabino, allievo ed amico di Giuseppe Pellizza da Volpedo, e Cesare Saccaggi. E la tradizione continua, al punto che le pennellate artistiche ci accompagnano perfino a tavola: appena entriamo nel Ristorante Infernot, una vera e propria cantina con cucina in via Pelizzari, a due passi dal Duomo, il nostro sguardo viene rapito da un quadro che sembra richiamare le atmosfere delle opere del Caravaggio: si tratta di un’opera del pittore tortonese Claudio Magrassi, raffigurante delle persone a tavola, tra cui i titolari, il signor Angelo e la signora Paola. Ci accomodiamo ai caratteristici tavoli in legno all’interno di una sala dai muri antichissimi, e l’atmosfera speciale ci fa sentire subito personaggi di un’opera d’arte. “La via Pelizzari un tempo era una via di maniscalchi, infatti, anche nel nostro locale c’&amp;amp;#232; una porta molto alta, oggi una porta cieca, da cui presumibilmente passavano i cavalli, e si vede anche dove poteva essere la fucina e il braciere per scaldare il ferro”, ci racconta il signor Angelo. Gli chiediamo subito se c’&amp;amp;#232; da preoccuparsi per il fatto che ci troviamo “all’Infernot”, ma veniamo immediatamente tranquillizzati: di “diabolico” qui ci pu&amp;amp;#242; succedere solo di commettere qualche innocuo peccato di gola, mangiando e bevendo particolarmente bene. Infatti, la  parola “Infernot” indica dei locali sotterranei dove all’epoca si teneva il vino d’annata. Cos&amp;amp;#236; decidiamo entusiasti di cedere alle tentazioni dell’autentica cucina del territorio, a met&amp;amp;#224; tra il piemontese e il ligure. Iniziamo con degli antipasti a base di salumi del luogo, e assaggiamo anche i peperoni bruschi con le acciughe. Continuiamo con i tipici rabat&amp;amp;#242;n piemontesi, oltre ai ravioli fatti alla vecchia maniera. Come secondo, scegliamo un buon brasato, mentre i nostri amici approfittano della stagione per assaggiare la polenta con i tartufi bianchi e neri. Annaffiamo il tutto con degli ottimi vini dei Colli tortonesi, come il Timorasso e il Barbera, e per finire in dolcezza, abbiamo preso il bunet, dolce tipico della zona, e delle pere cotte nel vino, caramellate. La prossima volta torneremo qui di venerd&amp;amp;#236;, per un’autentica cena di pesce, a base di stoccafisso, baccal&amp;amp;#224; e acciughe fritte.
Mentre riprendiamo l’autostrada per la nostra citt&amp;amp;#224;, pensiamo con affetto al leone di Tortona: &amp;amp;#232; stato davvero generoso con noi.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:

www.comune.tortona.al.it
www.vivitortona.it
Infernot – Cantina con cucina
Via Pelizzari, 9 Tortona (AL)
0131/894329
www.infernotcantinaconcucina.it
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9494.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Un leone sulla strada del mare: Viaggio a Tortona&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 21 Oct 2010 13:06:07 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9494.ashx</guid></item><item><title>Il baluardo dell&amp;#39;arte da gustare: Viaggio a Novara, Novara, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9484.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9484.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9484/95575.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una citt&amp;amp;#224; che porta nel suo nome il concetto di novit&amp;amp;#224;, e che ha sempre attratto grandi personaggi e artisti, alcuni dei quali divennero importanti proprio grazie alla loro opera compiuta in questo luogo: abbiamo scelto di passare una giornata di relax all’insegna della cultura, dell’arte e della buona tavola a Novara, ispirandoci anche proprio all’idea che arrivare in questa citt&amp;amp;#224; potesse in qualche modo essere di buon auspicio, e portare delle piacevoli novit&amp;amp;#224; anche nella nostra vita.
Un viaggio a Novara, se si parte dal Nord, &amp;amp;#232; sorprendente anche perch&amp;amp;#233; la citt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; vicina a tutto: a Milano, all’aeroporto di Malpensa, al Lago Maggiore. 
Una delle storie pi&amp;amp;#249; belle riguardanti un personaggio arrivato qui molto prima di noi &amp;amp;#232; quella del patrono, San Gaudenzio: nato nel 327 a Ivrea, da famiglia pagana, divenne il primo vescovo di Novara, dove da secoli lo ricorda la splendida Basilica di San Gaudenzio. Gaudenzio aveva cominciato ad avvicinarsi al cristianesimo ancora nella sua citt&amp;amp;#224; natale, e il suo percorso spirituale fu completato prima a Vercelli, accanto a Eusebio, il primo vescovo piemontese, e dopo a Novara, dove comp&amp;amp;#236; una grandiosa attivit&amp;amp;#224; di predicatore in un’epoca in cui il territorio era ancora in gran parte pagano, e perfino all’interno della Chiesa c’erano degli aspri conflitti religiosi. Proprio in seguito a questi ultimi, Costanzo II mand&amp;amp;#242; Eusebio in esilio in Palestina, e poi in Egitto. Gaudenzio lo raggiunse in quelle terre lontane, ma Eusebio gli disse di tornare a Novara, dove il sacerdote Lorenzo fu appena assassinato, e c’era bisogno di un bravo religioso come lui. Cos&amp;amp;#236; Gaudenzio divenne sacrdote in Novara, sostenuto da un prezioso amico: il futuro Sant’Ambrogio di Milano. 
Ci &amp;amp;#232; bastato fermarci alla prima tappa del nostro giro novarese, la Basilica, appunto, per renderci conto che qui ogni angolo potrebbe svelare un intero romanzo. A cominciare dall’altissima cupola che disegna lo skyline della citt&amp;amp;#224;: &amp;amp;#232; opera dello stesso Alessandro Antonelli che progett&amp;amp;#242; la famosa Mole di Torino. Ma mentre i lavori della Mole furono terminati nel 1897, nove anni dopo la morte del grande architetto, la cupola della Basilica di San Gaudenzio &amp;amp;#232; stata completata nel 1887, quando l’artista era ancora in vita. Anche il campanile &amp;amp;#232; un importante capolavoro, opera nientemeno che di Benedetto Alfieri, zio di Vittorio Alfieri, famoso drammaturgo e poeta settecentesco. 
Mentre percorriamo i baluardi, ovvero i bei vialoni alberati che oggi ricordano la posizione delle antiche mura romane, demolite agli inizi del Novecento per consentire l’espansione urbanistica, ci ricordiamo anche della ricca tradizione musicale di Novara, che diede i natali tra l’altro al direttore d’orchestra Guido Cantelli, allievo preferito di Arturo Toscanini, scomparso prematuramente in un incidente. Oggi la sua eredit&amp;amp;#224; musicale viene portata avanti anche da un festival a lui dedicato, curato dall’Associazione Amici della Musica Cocito, la stessa che organizza il suggestivo Festival Cusiano di Musica Antica sul Lago d’Orta, a circa 40 km da Novara. 
Prima di approdare a tavola, pur con una discreta fame, dopo tanto girovagare, andiamo ancora a visitare l’Arengo del Broletto, l’antico centro della vita politica di Novara: un complesso architettonico costituito da quattro palazzi storici disposti a quadrilatero, tra cui il palazzo del Comune, risalente al XII secolo.
Restiamo in centro anche per cena e scegliamo un ristorante dal nome novarese, che per&amp;amp;#242; offre anche molte specialit&amp;amp;#224; toscane: il Bistrot Nuares, in Corso Cavallotti. Gestito da una gentilissima coppia giovane, Gabriele e Francesca, questo ristorante si trova in un bellissimo palazzo barocco, in cui era situata la prima sede della Banca Popolare di Novara. Come antipasti prendiamo uno sformatino di verdure con fonduta al Castelmagno, e del prosciutto toscano DOP tagliato a coltello. I nostri amici optano invece per i piatti di pesce fresco, che qui si trovano ogni venerd&amp;amp;#236; e sabato, e scelgono una zuppetta di calamari su pane abbruscato, oltre al tortino di baccal&amp;amp;#224;, patate e robiola. Facciamo seguire questi primi dagli gnocchi con tartufo nero estivo fresco, mentre gli altri del gruppo si dividono tra il risotto con gorgonzola e pere, con polvere di pistacchio, e gli spaghetti di pasta fresca allo scoglio. Trovandoci in un locale anche toscano, non potevamo certo rinunciare a una bella fiorentina di Chianina, ma sono rimasti altrettanto contenti i nostri amici ad aver scelto il filetto in crosta di pistacchio e il baccal&amp;amp;#224; con crema di ceci e bagnetto piemontese. Abbiamo accompagnato la nostra cena con dei vini che richiamavano i paesaggi mozzafiato delle colline toscane ma anche di quelle monferrine, e per non farci mancare nulla, abbiamo chiuso con lo zabaione con biscotti di Novara e con i cantucci e vin santo.
Cosa chiedere di pi&amp;amp;#249; a una giornata fuori porta? Semplicemente che si ripeta presto! 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:

www.comune.novara.it
Bistrot Nuares
Cucina tipica toscana e piemontese
Corso Felice Cavallotti, 9/E Novara
0321/30285
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9484.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Il baluardo dell'arte da gustare: Viaggio a Novara&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sun, 17 Oct 2010 13:45:04 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9484.ashx</guid></item><item><title>Tra arte e vino nella capitale del Monferrato: Viaggio a Casale Monferrato, Casale Monferrato, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9411.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9411.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9411/94536.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una bellissima citt&amp;amp;#224; d’arte, immersa nel verde delle colline, circondata da vigneti e attraversata da un grande fiume: il sogno di molti sarebbe quello di vivere in un luogo simile. Siamo sulle rive del fiume Po, le grandi citt&amp;amp;#224; del triangolo industriale del Nord sono a portata di mano, ma qui al posto del caos delle metropoli regna un’atmosfera da citt&amp;amp;#224; a misura d’uomo. Eppure Casale Monferrato, la destinazione di questo nostro fine settimana, &amp;amp;#232; una capitale: la capitale del Monferrato. 
Il programma della nostra giornata prevedeva una full immersion sia nelle bellezze artistiche che nelle golosit&amp;amp;#224; enogastronomiche della citt&amp;amp;#224;, e abbiamo presto scoperto che l’aspetto artistico e quello vitivinicolo qui viaggiano davvero di pari passo. Negli stessi anni in cui il famoso scultore simbolista Leonardo Bistolfi creava alcune delle sue opere pi&amp;amp;#249; note, come “La sfinge”, “Il boaro” o le imponenti figure simboliche femminili come “La patria” o “Verso la luce”, a Casale Monferrato nasceva una delle storiche aziende vitivinicole, l’Azienda agricola e Agriturismo Bottazza, oggi guidata dai fratelli Piero e Renzo Leporati, insieme ai figli Giorgio, Roberto e Marco. Gi&amp;amp;#224; nel 1898 l’azienda veniva premiata da insigni riconoscimenti nei vari concorsi a livello nazionale.  
Una delle prime mete del nostro giro &amp;amp;#232; stata appunto la Gipsoteca Bistolfi, all’interno del Museo Civico. L’artista &amp;amp;#232; nato a Casale Monferrato nel 1859 e nelle cinque sale della Gipsoteca sono esposte oltre centosettanta sue opere. Nel Museo Civico abbiamo potuto ammirare anche i capolavori di altri grandi artisti di Casale, come ad esempio i dipinti di Pier Francesco Guala, pittore settecentesco, oltre a numerose altre opere risalenti ai secoli precedenti.
Durante la nostra passeggiata nell’ampia zona pedonale del centro storico, abbiamo visitato anche due meravigliosi edifici sacri: Il Duomo di Sant’Evasio e la Sinagoga, costruita in stile barocco roccoc&amp;amp;#242; nel Cinquecento e restaurata nel 1969. Il Duomo, di una bellezza suggestiva, &amp;amp;#232; il monumento pi&amp;amp;#249; antico di Casale Monferrato, ed &amp;amp;#232; anche una delle pi&amp;amp;#249; importanti cattedrali in stile romanico lombardo del Piemonte. 
Dopo l’arte dei monumenti e dei musei, ci siamo indirizzati verso quella della natura e della buona tavola, spostandoci nell’Agriturismo Bottazza, sulla Strada Vecchia per Pozzo Sant’Evasio. In queste zone, come un po’ in tutto il Monferrato, la cultura della coltivazione della vite e della produzione del vino risale al Medioevo, e questa tradizione &amp;amp;#232; sempre tra le pi&amp;amp;#249; vive, al punto che la Festa del Vino del Monferrato, famosa manifestazione vitivinicola, nel Settembre di quest’anno tornava ad animare Casale Monferrato per la quarantanovesima volta. Nei secoli la produzione del vino era anche disciplinata da molte regole ferree. In un prezioso volume degli Statuti di Casale Monferrato, un documento pergamenaceo, rubricato e rilegato in cuoio lavorato, si leggono ben ventotto articoli, redatti nel Trecento a protezione della produzione vitivinicola locale. Tra i tanti divieti, c’era anche quello che proibiva agli estranei di passeggiare nei vigneti da met&amp;amp;#224; Agosto fino alla fine di Settembre. Fortunatamente questa antica regola non vale per gli ospiti dell’Agriturismo Bottazza: appena arrivati, ci &amp;amp;#232; stato proposto di fare una bella passeggiata tra i filari. “L’azienda si estende su circa 60 ettari di terreno di cui 34 coltivati a vite con vitigni di Barbera, Dolcetto, Grignolino, Freisa, Chardonnay, Cortese, Pinot e Moscato”, ci ha spiegato il Signor Roberto mentre ammiravamo gli enormi grappoli pronti per la vendemmia. Dopo i vigneti, per la gioia dei bambini dei nostri amici, abbiamo visitato i vitelli e le mucche dell’azienda, che ci guardavano curiosi mentre ci aggiravamo per la stalla. 
Una volta a tavola, abbiamo avuto un ulteriore riscontro di come arte e natura si intreccino in questo luogo: nella sala, dove si organizzano anche dei matrimoni, c’erano alcuni mobili molto belli, delle vere e proprie sculture ricavate da degli enormi tronchi d’albero: sono le opere del Signor Renzo, il padre di Roberto. Ma l’arte si &amp;amp;#232; manifestata anche sul piano culinario: abbiamo inziato con degli antipasti piemontesi come la carne cruda alla Monferrina con una spolverata di tartufo, e con degli ottimi peperoni in bagna cauda. Nella scelta dei primi ci siamo sbizzarriti con dei risotti, assaggiando il risotto alle pesche, e quello ai frutti di bosco. I nostri amici hanno invece optato per le lasagne di zucca. Come secondo, abbiamo gustato un buonissimo brasato con verdure, rimandando alla prossima volta il progetto irrinunciabile di assaggiare anche il fritto misto della casa, oltre ad altri tipi di arrosti preparati con la carne di vitello dell’azienda. 
Siamo tornati nella metropoli arricchiti di un’esperienza unica, intrisa di bellezza e di gusto, e sicuri di volerla presto ripetere.

Francesca Bertha

&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9411.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Tra arte e vino nella capitale del Monferrato: Viaggio a Casale Monferrato&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 22 Sep 2010 23:34:47 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9411.ashx</guid></item><item><title>Un arcobaleno di emozioni aromatiche: Viaggio a Cavagli&amp;#224;, Cavagli&amp;#224;, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9410.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9410.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9410/94508.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Percorrere un pezzo dell’antica Via Francigena, sulle orme dei pellegrini che da Canterbury si mettevano in viaggio per Roma e successivamente per la Terra Santa: questa &amp;amp;#232; stata l’idea che ci ha portati a Cavagli&amp;amp;#224;, paese sito tra le ampie campagne del basso biellese. Oltre alla curiosit&amp;amp;#224; di vedere alcuni monumenti religiosi, nella nostra scelta di fermarci proprio a Cavagli&amp;amp;#224;, a dire il vero, siamo stati guidati da un progetto pi&amp;amp;#249; terreno, e innocuamente piccante. Avevamo infatti scoperto che qui esiste un caratteristico mulino ottocentesco, Cascina Molino Torrine, oggi trasformato in agriturismo, presso il quale si coltivano innumerevoli tipi di erbe aromatiche, peperoncini e non solo, con cui vengono conditi i piatti proposti dalla casa. 
Dopo una breve passeggiata sulle coste del suggestivo Lago di Viverone, siamo quindi tornati nella vicinissima Cavagli&amp;amp;#224; dove abbiamo fatto il nostro viaggetto a ritroso nella storia, iniziando da molto lontano, addirittura dall’et&amp;amp;#224; del ferro. S&amp;amp;#236;, perch&amp;amp;#233; proprio qui &amp;amp;#232; presente un ampissimo sito archeologico di Menhir, ovvero di megaliti monolitici, probabilmente il pi&amp;amp;#249; grande del Piemonte. E per quanto riguarda le mete religiose, in paese si possono ammirare diverse chiese molto belle, come la Chiesa di Nostra Signora di Babilone, dalla pianta ellittica e di impronta rinascimentale, la settecentesca Parrocchiale di San Michele Arcangelo, all’interno della quale si custodisce un prezioso organo dell’Ottocento, e l’Oratorio di San Rocco. L’Oratorio, dalla forma rotonda, fu ricostruito a partire dal 1744, per voto dei cavagliesi a San Rocco, protettore contro le pestilenze, a seguito di una terribile epidemia che in quel periodo si accan&amp;amp;#236; contro il bestiame.
Ma come immaginavamo, a Cavagli&amp;amp;#224; le costruzioni storiche non sono le uniche opere d’arte: anche la natura che abbiamo scoperto presso Cascina Molino Torrine &amp;amp;#232; un capolavoro. Tutto &amp;amp;#232; nato dalla passione del titolare Enzo Nicolello e della moglie per le essenze profumate. Insieme hanno trasformato questo luogo in una collezione a cielo aperto di erbe aromatiche, di erbe spontanee, ma anche di peperoncini, zucche ornamentali e di amaranti. Insieme ad Enzo e il suo bellissimo cane Silver siamo andati a scoprire il mondo magico delle coltivazioni della Cascina. La prima tappa &amp;amp;#232; stata l’Essenziario: una zona tutta profumata che s’inserisce tra gli ampissimi prati della cascina, e nella quale crescono numerosi tipi di erbe aromatiche particolari, ortaggi antichi e inusuali. “Queste coltivazioni si effettuano in pieno campo e hanno lo scopo di salvaguardare e rivalutare queste essenze. In questi orti ci sono 28 variet&amp;amp;#224; di rosmarino, 32 variet&amp;amp;#224; di lavanda, 43 variet&amp;amp;#224; di timo, 27 variet&amp;amp;#224; di origano, 24 variet&amp;amp;#224; di salvia e menta, 42 variet&amp;amp;#224; di basilico, solo per citare i pi&amp;amp;#249; importanti”, ci spiega Enzo. Si tratta di una collezione di erbe aromatiche e spontanee unica in Italia, e per farla conoscere, anche a scopo didattico, la Cascina organizza, dalla primavera in avanti, numerose giornate a tema sia per le scuole che per i turisti, giornate durante le quali una persona esperta spiega le caratteristiche delle piante, e dopo la visita alle coltivazioni si assaggiano i piatti tipici, di tradizione contadina, conditi con le essenze qui coltivate e raccolte. Ma in mostra, oltre all’Essenziario, ci sono anche ben duecento tipi di peperoncini. Dalle specie rosse e gialle a noi pi&amp;amp;#249; famigliari, fino a dei peperoncini neri indonesiani, piccoli e grandi, lunghi, sottili, o a forma di ciliegia: si rimane davvero a bocca aperta davanti a questo spettacolo della natura. 
E a proposito di “bocca aperta”, la nostra cena &amp;amp;#232; stata chiaramente all’insegna della tradizione biellese e a renderla speciale sono state proprio le essenze della Cascina. Abbiamo cominciato con quattro antipasti, tra cui il salame della rosa e lardo alle erbe con focaccia calda, i tomini boscaioli con paglia fritta, valeriana e glassa balsamica, e lo strudel salato di verdurine con porcini trifolati all’erba aglina e cerfoglio. Dopo questa tavolozza di sapori, abbiamo continuato con i cappellacci di magro e borragine al burro d’alpeggio, misticanza di salvie e semi di papavero, e come secondo, le quagliette indiavolate in crosta di erbette. Abbiamo annaffiato il tutto con degli ottimi vini sfusi come l’Erbaluce, il Barbera e il Freisa, coronando la cena con una bavarese ai mirtilli e pesto dolce di menta e basilico limoncino. 
Prima di avviarci sulla strada del ritorno, abbiamo fatto un’altra breve passeggiata vicino al Mulino, e non potevamo certo resistere alla tentazione di fare scorta di bustine di erbe aromatiche liofilizzate e di barattoli di passate, melanzane sott’olio, miele, tisane e marmellate, tutte bont&amp;amp;#224; che ci renderanno saporite le giornate in attesa di tornare di nuovo qui per conoscere meglio le coltivazioni della Cascina.

Francesca Bertha
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9410.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Un arcobaleno di emozioni aromatiche: Viaggio a Cavaglià&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 22 Sep 2010 23:02:28 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9410.ashx</guid></item><item><title>Vista sulla colline al chiar di Luna: Viaggio a Tagliolo Monferrato, Tagliolo Monferrato, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9375.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9375.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9375/94208.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando si sorseggia un buon bicchiere di Dolcetto d’Ovada, il vino tipico di questa zona, si viene rapiti, attraverso i sensi, in un mondo di straordinaria bellezza. Durante i lunghi mesi di lavoro, immersi nel grigiore della grande citt&amp;amp;#224;, quasi ci si dimentica del fatto che esistono delle colline cos&amp;amp;#236; verdi, un cielo cos&amp;amp;#236; blu perfino in autunno, e una tranquillit&amp;amp;#224; cos&amp;amp;#236; profonda come nei luoghi dove quel vino viene prodotto. 
Abbiamo scelto, per un weekend di relax all’insegna dell’aria buona e delle lunghe passeggiate in mezzo alla natura, una localit&amp;amp;#224; immersa in questo meraviglioso paesaggio: Tagliolo Monferrato. Come lo rivela il nome, siamo nell’Alto Monferrato, zona collinare che collega la Liguria al Piemonte. La pianura padana &amp;amp;#232; a pochi chilometri, ma da qui non si vede: chi arriva da Milano o da Torino, l’ha gi&amp;amp;#224; lasciata alle spalle, chi viene invece da Genova, non la incontra. A fare da cornice alla vista mozzafiato delle dolci colline e dei vigneti, sono le catene montuose degli appennini liguri. Arrivare a Tagliolo, paese dal nome di origine medievale, che ricorda l’attivit&amp;amp;#224; di disboscamento avviata in quel periodo per creare nuovi spazi coltivabili, &amp;amp;#232; semplice: dalle grandi citt&amp;amp;#224; del Nord ci vuole circa un’ora di viaggio, mentre da Genova &amp;amp;#232; sufficiente una mezz’oretta. 
Siamo usciti al casello di Ovada, e dopo neanche dieci minuti eravamo gi&amp;amp;#224; arrivati alla nostra destinazione, l’Azienda agricola C&amp;amp;#224; Bensi, presso la quale si trova anche l’Agriturismo Al Chiar di Luna. Ci siamo sistemati nelle luminose stanze dell’agriturismo, e siamo subito partiti alla scoperta del paese.
Si tratta di una vera localit&amp;amp;#224;- gioiello, in cui si respira l’aria misteriosa dei paesi medievali, soprattutto grazie al suggestivo Castello di Tagliolo, tuttora di propriet&amp;amp;#224; privata e sede di importanti manifestazioni, ma anche grazie alla bellezza dei vicoletti. Tra le case colorate in perfetto stile ligure e i giardini mediterranei, a tratti si apre la vista sui vigneti della vallata, regalando emozioni uniche. Mentre fantastichiamo sulla sua storia di una curiosa casa con la torre che abbiamo notato poco prima, raggiungiamo la sede del famoso Presepe meccanizzato, di fianco alla Chiesa. Il Presepe si estende su una superficie di circa sessanta metri quadrati ed &amp;amp;#232; posizionato nella forma di un ferro di cavallo. In un’ambientazione scenica dei primi anni del secolo scorso, si vede una moltitudine di personaggi in movimento: il falegname che tornisce un pezzo di legno, un pescatore che tira la rete vicino a una piccola cascata, una donna che mescola la polenta sulla stufa, un contadino con un cavallo che ara un campo, ma anche un frate che suona la campana.
Dal presepe meccanizzato, visitabile tutto l’anno, agli uccellini di specie rare, il passo &amp;amp;#232; breve: a Tagliolo ha sede un importante Museo Ornitologico, in cui sono esposti circa novecento esemplari imbalsamati della fauna locale, tra cui alcuni molto rari o in fase di estinzione, oltre a delle specie esotiche. 
Dopo questo lungo giro in paese, la piacevole stanchezza e la fame ci hanno fatti tornare in Agriturismo, dove per&amp;amp;#242; non abbiamo resistito a fare un ulteriore giro tra i filari. Abbiamo ammirato gli enormi grappoli d’uva, quasi pronti per la vendemmia. “Coltiviamo otto ettari di vigneto, di vitigni abbastanza vecchi. Siamo dell’idea che &amp;amp;#232; meglio produrre un po’ di meno, ma fare la massima attenzione alla qualit&amp;amp;#224; del vino”, ci spiega Federico, uno dei titolari. Passeggiando nei vigneti notiamo anche un impianto fotovoltaico. “Grazie a questo impianto la nostra azienda &amp;amp;#232; autonoma dal punto di vista energetico”, aggiunge Federico. Ecco una realt&amp;amp;#224; che pensa al futuro: un’azienda verde, immersa nel verde, dove per giunta si mangia benissimo: l’abbiamo appurato a cena, gustando un men&amp;amp;#249; tipico: gli agnolotti, piatto tipico dell’Ovadese, che qui sono sempre disponibili. I nostri amici hanno scelto invece un primo di stagione, col sugo di funghi. Nella scelta dei secondi, abbiamo fatto uscire il nostro lato selvatico, optando per degli ottimi arrosti di cinghiale. Il men&amp;amp;#249; prevede anche il bollito, dei piatti di coniglio, e d’inverno la polenta. Naturalmente abbiamo annaffiato il tutto con i vini prodotti dall’azienda agricola: il Dolcetto d’Ovada, l’Ovada docg, e il Monferrato bianco.
Abbiamo dedicato il resto del nostro weekend a delle lunghe escursioni sui sentieri tra le colline e i boschi vicini, strade immerse nella natura incontaminata, lungo le quali si incontrano anche delle chiesette campestri di straordinaria bellezza. Quando, una volta tornati a casa sorseggeremo il vino acquistato presso C&amp;amp;#224; Bensi, il suo sapore autentico ci far&amp;amp;#224; tornare in mente le belle giornate passate qui, e ci far&amp;amp;#224; senz’altro venire voglia di tornarci presto.

Francesca Bertha
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9375.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Vista sulla colline al chiar di Luna: Viaggio a Tagliolo Monferrato&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 15 Sep 2010 22:40:42 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9375.ashx</guid></item><item><title>Sapore di mare tra le colline dell&amp;#39;Alto Monferrato: Viaggio a Ovada, Ovada , Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9483.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9483.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9483/95561.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da ovunque si parta, Ovada rappresenta un punto di arrivo. Si pu&amp;amp;#242; giungere qui dal Ponente ligure o dalle grandi citt&amp;amp;#224; del Nord, e la sensazione sar&amp;amp;#224; sempre quella di un piccolo miracolo: la scoperta di un paesaggio dolce e accogliente, diverso da quello che abbiamo appena lasciato alle spalle.
Anche se il nome di Ovada pu&amp;amp;#242; far pensare all’uva, ci&amp;amp;#242; &amp;amp;#232; solo un’impressione data dalla vista degli interminabili vigneti che la circondano: in realt&amp;amp;#224; il toponimo Ovada viene da Vadum, a indicare il fatto che gi&amp;amp;#224; in epoca romana la citt&amp;amp;#224; era un luogo di transito e quindi fulcro anche del commercio. La Valle Stura, che collega Genova e Ovada attraversando anche diversi altri comuni, regala una vista mozzafiato al viaggiatore: la strada tortuosa, incastrata tra il verde degli Appennini liguri e il torrente, pi&amp;amp;#249; o meno secco a seconda del periodo, conduce a Ovada attraverso un paesaggio selvaggio e dolce nello stesso tempo: una vera emozione da vivere.
Ma non &amp;amp;#232; certo meno emozionante arrivare in questa graziosa citt&amp;amp;#224; dell’Alto Monferrato nemmeno da Milano, esattamente come &amp;amp;#232; capitato a noi, durante uno dei fine settimana ancora caldi che siamo riusciti a strappare all’autunno. Attraversando la pianura padana col desiderio di mare nel cuore, basta uscire dal primo tunnel dell’autostrada dei Trafori per sentirsi arrivati in Liguria, pur viaggiando ancora nella provincia di Alessandria. Il paesaggio cambia proprio qui e nel giro di pochi chilometri le infinite distese del Piemonte lasciano il posto alle colline e alla vista di montagne blu in lontananza. La monotonia viene piacevolmente interrotta dalla visione di case colorate, di castelli che dominano le vallate, e di tanto verde. Per arrivare al mare ci vorrebbero ancora una ventina di minuti, ma l’affascinante percorso autostradale fatto di curve e gallerie si pu&amp;amp;#242; affrontare anche dopo: viene voglia di fermarsi proprio qui, uscendo al casello di Ovada, e di addentrarsi nei carrugi di questa citt&amp;amp;#224; che unisce due regioni. 
Ovada &amp;amp;#232; ricca di monumenti e chiese di grande valore storico e culturale, come la seicentesca Chiesa di Nostra Signora Assunta, che con i suoi due alti campanili e la cupola, disegna il caratteristico skyline di Ovada. La citt&amp;amp;#224; ha dato i natali a una serie di personaggi di spicco del mondo delle arti, tra cui il compositore ottocentesco Antonio Rebora, a cui &amp;amp;#232; dedicata la Scuola di Musica della citt&amp;amp;#224;, il direttore d’orchestra Paolo Peloso, i pittori Natale Proto, che ha lavorato alla decorazione di numerosi palazzi di Ovada, e Franco Resecco, ma anche personaggi dello spettacolo come l’artista circense Giovanni Taffone o Dino Crocco, batterista e conduttore televisivo recentemente scomparso. 
Se Ovada &amp;amp;#232; sempre stata crocevia di personaggi importanti del commercio e dell’arte, abbiamo voluto coronare la nostra giornata ovadese con una cena in un ristorante che rispecchiasse questo spirito. Cos&amp;amp;#236;, dopo aver chiesto un po’ in giro, abbiamo prenotato presso il Ristorante Grotta, in via San Sebastiano, praticamente di fronte alla Loggia di San Sebastiano e l’Oratorio di San Giovanni Battista. Il locale, oggi gestito da Marco e Valentina, ha una lunga storia alle spalle. Per quasi un secolo propriet&amp;amp;#224; della famiglia Piana, e frequentato da industriali, artisti, uomini politici che vi giungevano anche da Milano e da Genova, fu per lungo tempo uno dei ristoranti pi&amp;amp;#249; rinomati della zona. Dopo la gloriosa gestione della famiglia Piana, si &amp;amp;#232; dovuto aspettare che circa due-tre anni fa Marco, un cuoco giovane ma con una grande esperienza alle spalle, maturata in parte a Portofino e in parte a Singapore, insieme alla sua compagna, decidesse di far rinascere il locale. Ed eccoci qui, a gustare un men&amp;amp;#249; eccezionale che punta sopratutto sui piatti a base di pesce, oltre che su diversi piatti speziati, di ispirazione orientale. Come antipasto, iniziamo con un Chilli Crab alla moda di Singapore, mentre i nostri amici prendono l’Antipasto Grottino, ovvero una marinatura di acciughe, spada e salmone. Le acciughe con l’origano, il pesce spada con la fragola, e il salmone con l’aceto balsamico, accompagnati dall’insalata russa di pesce, sono davvero una delizia. Facciamo seguire queste bont&amp;amp;#224; da delle linguine al cartoccio con frutti di mare, e da una grigliata mista di pesce. I nostri amici decidono di prendere le orate grandi alla ligure, e abbiamo gi&amp;amp;#224; deciso che alla nostra prossima visita a Ovada ci dedicheremo al fritto misto di paranza della casa. I vini? Una sorpresa: oltre a quelli della zona, come il Gavi, il Cortese, il Dolcetto d’Ovada, c’&amp;amp;#232; anche il Taurasi, tipico rosso dell’Avellinese, oltre a dei vini etnei. 
Dopo questa cena possiamo dire di essere giunti al mare, addirittura fino a quello esotico, ancor prima di averlo intravisto tra le curve dell’autostrada ligure: un miracolo culinario per cui vale davvero la pena fermarsi a Ovada.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.ristorantegrotta.it
www.comune.ovada.al.it
Ristorante Grotta
Via San Sebastiano, 19 Ovada (AL)
0143/80480
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9483.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Sapore di mare tra le colline dell'Alto Monferrato: Viaggio a Ovada&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 16 Oct 2010 19:46:30 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9483.ashx</guid></item><item><title>Allo Zenit dell&amp;#39;ospitalit&amp;#224;: Viaggio a Voghera, Voghera, Lombardia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9441.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9441.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9441/95030.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando percorriamo il breve tratto di autostrada che dalla nostra citt&amp;amp;#224; ci porta a Voghera, superando i TIR che dal porto di Genova trasportano le merci nella provincia di Pavia, il pensiero vola subito a molti secoli fa, quando sulla strada che collega la Valle Straffora con il mare, al posto dei camion c’erano i muli carichi di sale. S&amp;amp;#236;, perch&amp;amp;#233; da Voghera, data la sua posizione strategica, transitava la famosa via del sale lombarda, lungo la quale venivano trasportate le merci del settentrione, tra cui la lana, e sempre per la stessa strada arrivavano in pianura i carichi di sale, materiale preziosissimo per la conservazione dei cibi e per la concia del cuoio.
Una bella citt&amp;amp;#224; verde, solare, a misura d’uomo, e con una storia importante alle spalle, che risale al Neolitico: il clima mite di Voghera e la presenza di corsi d’acqua erano apprezzate gi&amp;amp;#224; dall’uomo preistorico. La posizione della citt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; stata, nei secoli, la sua gioia, ma anche la sua croce: se da un lato era luogo di transito e di sosta per i tanti pellegrini diretti a Roma o perfino in Terra Santa, purtroppo le guerre non l’hanno risparmiata, a cominciare dagli eserciti di Massimo Magno Clemente e di Attila, rispettivamente del 387 e del 452 dopo Cristo, fino ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Ma l’impronta dei pellegrini, e del loro messaggio spirituale, alla lunga ha prevalso sulle sofferenze: cos&amp;amp;#236; San Bovo, un cavaliere franco che dopo diverse gloriose battaglie, in cui si era distinto per aver saputo difendere la sua patria con prodezza, ma che successivamente cambi&amp;amp;#242; vita, dedicandosi alla meditazione e al pellegrinaggio, divenne santo patrono di Voghera. 
Arrivando in citt&amp;amp;#224;, percorriamo una strada, la circonvallazione interna, di cui apprendiamo successivamente, durante la nostra passeggiata, che si sviluppa sul tracciato di quelle che un tempo erano le mura della citt&amp;amp;#224;, abbattute tra il 1821 e il 1830, conseguentemente alla decisione di ampliare e di ammodernare il centro abitato, in seguito a un significativo sviluppo demografico. 
Voghera ha dato i natali a diversi personaggi famosi legati al mondo della cultura, come lo scrittore Alberto Arbasino, il pianista e compositore di colonne sonore Pino Calvi, nato proprio qui nel 1930, oltre al pittore futurista Ambrogio Casati, del 1897.
Camminiamo, dunque, su pietre con una certa storia, quando, una volta sistemati nelle comode stanze dell’Hotel Ristorante Zenit, c’avviamo alla scoperta della citt&amp;amp;#224;. Il Duomo settecentesco di San Lorenzo Martire &amp;amp;#232; di una bellezza mozzafiato, lo ammiriamo nel bel mezzo di una splendida piazza assolata e circondata dalle graziose vie del centro storico.
Altra meta immancabile &amp;amp;#232; il Castello, costruito dai Visconti nella seconda parte del Trecento. Davanti e intorno abbiamo trovato un’area verde molto piacevole, con alberi e piante, costeggiata da una strada poco trafficata, eppure vivace, con negozi e palazzi caratteristici.
Se tempo fa erano i pellegrini a fermarsi a Voghera, oggi sono i turisti e le persone che per motivi di lavoro si trovano in zona. Cos&amp;amp;#236; ci racconta la signora Maria, titolare ormai da trent’anni dell’Hotel Ristorante Zenit, mentre dopo la nostra giornata di relax in questa graziosissima citt&amp;amp;#224; d’arte, ci accomodiamo a tavola. Ci accoglie un ambiente famigliare, gentile e simpatico, in cui si chiacchiera con i gestori e si gustano i piatti genuini della zona. Dopo i salatini con l’aperitivo, i salumi misti, l’insalata russa e il vitello tonnato dell’antipasto, prendiamo delle crespelle al formaggio, mentre i nostri amici optano per un risotto di stagione, ai funghi. “Da noi &amp;amp;#232; tutto fresco, la nostra cucina &amp;amp;#232; genuina, non usiamo roba in scatola, &amp;amp;#232; tutto quanto fatto in casa, con ingredienti di prima scelta, in modo da garantire la freschezza. Prepariamo anche degli ottimi piatti di pesce, su prenotazione”, ci spiega la signora Maria. Dopo i primi, cominciamo a riflettere su cosa scegliere come secondo, quando conosciamo Giovanna, la figlia della titolare. “I nostri piatti sono cos&amp;amp;#236; buoni anche perch&amp;amp;#233; il nostro lavoro ci piace tantissimo”, spiega con autentica passione. “Mentre lavoriamo, ci divertiamo, parlare con le persone e preparare dei piatti buoni per tutti, &amp;amp;#232; la nostra vita. Io adoro quando arriva un pullman tutto pieno di turisti: il nostro lavoro mi permette di conoscere tante persone nuove”, racconta Giovanna, mentre decidiamo per i secondi: spiedino di carni miste, e frittura mista di carni e verdure. Annaffiamo il tutto con degli ottimi vini dell’Oltrep&amp;amp;#242; pavese, e coroniamo la cena con una squisita crostata con fragole, mentre i nostri amici scelgono una coloratissima macedonia col gelato. 
Torneremo presto a percorrere l’antica via del sale che porta a Voghera, visto che ci siamo trovati molto bene, e abbiamo ancora molte chicche storiche e artistiche da scoprire. In fondo, anche viaggiare &amp;amp;#232; il sale della vita.

Francesca Bertha
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9441.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Allo Zenit dell'ospitalità: Viaggio a Voghera&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 29 Sep 2010 21:24:09 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9441.ashx</guid></item><item><title>L&amp;#39;orso leggendario e la vacanza alla fattoria: Viaggio a Sant&amp;#39;Olcese, Sant&amp;#39;Olcese, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9186.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9186.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9186/92230.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo weekend abbiamo deciso di andare a conoscere un santo che ha saputo addomesticare un orso. E per farlo, seguiamo l’istinto, quello che ci suggerisce di non correre come facciamo durante i periodi di lavoro, ma di prendercela comoda, di sintonizzarci sui ritmi della natura godendoci la bellezza del paesaggio. Per questo scegliamo di percorrere la statale che attraverso la Valle Scrivia porta a Genova. Un paio d’ore di curve, ma di quelle mozzafiato: piccole frazioni fatte di case coloratissime, inconfondibilmente liguri anche quando ci troviamo ancora nella provincia di Alessandria, dalle parti di Arquata Scrivia. La strada, che scorre lungo un tragitto antico, che secoli fa veniva percorso dai commercianti liguri e piemontesi che s’incontravano per affari in pianura, passando per le Capanne di Marcarolo, &amp;amp;#232; immersa nel verde scuro degli interminabili boschi della valle, offrendo al viaggiatore uno spettacolo indimenticabile. Gi&amp;amp;#224; in epoca romana, nel II secolo a.C. il console Aulo Postumio fece costruire qui una strada lastricata, la Via Postumia, di cui oggi non esiste pi&amp;amp;#249; traccia.  
Raggiungiamo cos&amp;amp;#236; Sant’Olcese, comune alle porte di Genova, che si sviluppa in diverse frazioni nella Val Polcevera, a pochi chilometri da Bolzaneto. Ed ecco che finalmente possiamo “conoscere” il nostro santo: il nome del paese viene infatti da quello del vescovo normanno Olcese, il quale, in fuga dalle invasioni barbariche nella sua Gallia, nel V secolo si stabil&amp;amp;#236; qui. Nella chiesa a lui dedicata sono conservati i resti mortali del santo, mentre sulla facciata un affresco racconta la leggenda del miracolo dell’orso. L’animale dispettoso infastidiva e terrorizzava la popolazione gi&amp;amp;#224; da tempo, e un giorno la fece proprio grossa: si mangi&amp;amp;#242; un bue che avrebbe dovuto trainare un carro. A intervenire, per risolvere la questione, non fu per&amp;amp;#242; un cacciatore, ma Sant’Olcese in persona, che addomestic&amp;amp;#242; l’orso aggiogandolo al carro al posto del bue che la belva aveva ammazzato.
Anche il nostro weekend &amp;amp;#232; stato popolato da animali, ma fortunatamente non abbiamo dovuto addomesticare nessun orso, invece ci siamo divertiti con le caprette, le mucche e gli asinelli della Fattoria di Marta, l’agriturismo sito in frazione Arvigo Superiore, dove abbiamo passato questo bel fine settimana. I bambini della nostra amica, Sara e Matteo, sono letteralmente impazziti per gli asinelli e non volevano smettere di coccolarli. “Quando vengono i bambini per la nostra fattoria didattica, a volte scopriamo che qualcuno di loro, che ha sempre vissuto in citt&amp;amp;#224;, non sa nemmeno che il latte viene dalle mucche”, racconta stupito il pap&amp;amp;#224; di Tiziana, la titolare. Ma i bambini che passano anche solo una giornata qui, partecipando ai laboratori durante i quali si impara a fare il formaggio, il pane o la marmellata, tornano a casa arricchiti di un’autentica esperienza a contatto con la natura e gli animali diventano per loro degli amici.
Sant’Olcese &amp;amp;#232; famosa anche per il suo salame, che si prepara seguendo una ricetta tradizionale ligure: per met&amp;amp;#224; suino e per met&amp;amp;#224; bovino, con dadetti di lardo, il salame viene asciugato al fuoco di legna e successivamente stagionato nelle antiche cantine della zona. Anche la nostra cena alla Fattoria di Marta inzia con degli ottimi antipasti della cucina genovese, tra cui dei salumi prodotti in fattoria, di pregiata carne suina. Mangiamo anche delle frittatine di erbette e assaggiamo il formaggio fresco della fattoria, servito con una confettura di pomodori verdi. Come primo, prendiamo dei ravioli ripieni di patate e conditi col pesto, e delle lasagne al forno alle zucchine fresche. “Tutto &amp;amp;#232; cominciato con una vacanza che avevamo fatto nove anni fa presso un agriturismo in Toscana”, ci racconta la signora Tiziana, quando le chiediamo della storia del luogo. “Avevano aperto da un anno ed erano cos&amp;amp;#236; entusiasti che ci siamo fatti contagiare anche noi. L’azienda agricola c’era gi&amp;amp;#224;, abbiamo dedicato gli anni successivi ai lavori necessari per creare un luogo accogliente per gli ospiti. Abbiamo aperto tre anni fa e abbiamo deciso di dedicare la fattoria a nostra figlia Marta, che ora ha sei anni, mentre il suo fratellino, Rodolfo, ne ha due”. 
Facciamo seguire gli squisiti primi piatti dalle tomaxelle, che sono degli involtini di carne, e dal coniglio alla ligure, accompagnando i secondi con delle freschissime insalate dell’orto. Annaffiamo il tutto con dell’ottimo vino bianco di Coronata, proveniente dai vicini vigneti di Morego. Concludiamo la cena con una fantastica torta di pere e cioccolato, e pensiamo gi&amp;amp;#224; a quando torneremo qui per la prossima volta: dovremo fare una passeggiata lungo il sentiero botanico di Cia&amp;amp;#232; e forse ci capiter&amp;amp;#224; anche di assistere a uno degli spettacoli che si organizzano nel parco dell’ottocentesca Villa Serra. 

Francesca Bertha
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9186.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;L'orso leggendario e la vacanza alla fattoria: Viaggio a Sant'Olcese&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 09 Aug 2010 22:43:05 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9186.ashx</guid></item><item><title>Il miracolo tra i colli tortonesi: Viaggio a Garbagna, tra natura e gusto, Garbagna, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9207.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9207.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9207/92415.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I paesaggi che hanno ispirato numerosi dipinti di Giuseppe Pellizza da Volpedo, e quelli che circondavano Fausto Coppi da ragazzo durante molti suoi percorsi in bici: in poche parole, le colline tortonesi, a circa un’ora di strada da Milano o da Torino, ma anche da Genova, passando per la Val Borbera. Per la  nostra vacanza all’insegna della tranquillit&amp;amp;#224;, la natura e la buona tavola abbiamo scelto Garbagna, paese ricco di storia, immerso nel verde, una sorta di riserva naturale dove recuperare le energie disperse durante la vita frenetica in citt&amp;amp;#224;. 
Garbagna sorge in fondo alla Val Grue, e le sue origini, secondo diverse ipotesi, risalgono al Basso Medioevo. Ma fu nel Maggio del 1341 che la storia di questo paese si tinse di un bellissimo colore celeste: una povera pastorella muta, che pascolava il suo gregge sulle colline vicine, vide apparire una bellissima signora, che non era altro che la Beata Vergine. La ragazzina, miracolata da Maria, riacquis&amp;amp;#236; improvvisamente il dono della parola e correndo a casa stup&amp;amp;#236; tutta la famiglia raccontando l’accaduto, che comprendeva anche un’importante promessa: se in paese avessero fatto costruire un santuario in onore della Madonna, lei avrebbe offerto la sua protezione e si sarebbe posta fine alle guerre che in quel territorio perduravano da tempo. E cos&amp;amp;#236; fu: la guerra tra guelfi e ghibellini fin&amp;amp;#236; il 7 giugno dello stesso anno, e in breve tempo fu costruita una cappella dedicata alla Vergine. 
Dopo esserci sistemati nelle belle e romantiche stanze di Casa Castellini, l’agriturismo dove abbiamo passato questa vacanza rigenerante, andiamo subito a scoprire il paese, e come prima meta, raggiungiamo a piedi, percorrendo una scalinata a gradoni che parte dalla centralissima Piazza Principe Doria, il Santuario della Madonna del Lago. La pace che si respira intorno al Santuario, circondato da un bel prato con qualche ciliegio, &amp;amp;#232; immensa, e si trasforma presto in pace interiore.
I ciliegi fanno parte delle ricchezze di Garbagna, infatti qui si coltiva la Bella, una variet&amp;amp;#224; particolarmente buona di ciliegia. Fino agli anni Ottanta la produzione di ciliegie in paese era intensissima, ma che questa tradizione sia sempre viva, lo testimonia, tra l’altro, la Sagra delle Ciliegie, che ricorre durante il mese di Giugno.
Durante la nostra permanenza abbiamo ammirato la vivacit&amp;amp;#224; del centro storico, la bella Piazza Principe Doria sempre animata da un viavai di persone che passeggiano sotto gli splendidi ippocastani davanti all’Oratorio di San Rocco, la cui facciata &amp;amp;#232; ornata dagli affreschi del Carlone. Ma qui, all’interno della Chiesa di San Giovanni Battista, il cui campanile nel 1828 ha resistito a un distruttivo terremoto, si trova anche l’organo ligneo pi&amp;amp;#249; antico della diocesi di Tortona, originario del 1600. Percorrendo un vicolo in salita che parte dalla piazza, abbiamo anche raggiunto i resti del Castello, in particolare una suggestiva torre quadrata immersa nel verde.
Dopo una prima giornata di grandi passeggiate a piedi, abbiamo deciso di prendercela pi&amp;amp;#249; comoda successivamente, approfittando della possibilit&amp;amp;#224; di fare delle belle gite in carrozza, trainata dai cavalli di Casa Castellini. E’ stata un’esperienza divertentissima: abbiamo potuto ammirare il dolce paesaggio circostante alla maniera dei signori di una volta. Per rilassarci, abbiamo anche passato alcune ore nella piscina dell’agriturismo, per la gioia dei bambini della nostra amica, i quali si sono fatti convincere a uscire dall’acqua solo dietro promessa di poter subito vedere le mucche e le galline dell’azienda agricola. “Questa cascina era dei miei bisnonni, infatti la famiglia Semino gestisce l’azienda agricola da ben quattro generazioni, sin dagli inizi dell’Ottocento, mentre l’agriturismo &amp;amp;#232; nato vent’anni fa”, ci racconta Fabio mentre ci accomodiamo a tavola, pronti ad abbandonarci ai piaceri che la buona cucina locale offre. Iniziamo con degli antipasti a base di salumi prodotti dall’azienda, e assaggiamo anche del formaggio locale con marmellata di vino e una tortina salata alle zucchine. Per primo, prendiamo un irresistibile piatto di riso alla campagnola, con verdure, pancetta e pere, mentre i nostri amici optano per i tagliolini con verdure. Facciamo seguire i primi da un piatto di carne sotto sale di manzo, assaggiando anche un po’ di pollame preparato secondo la tradizione piemontese. Annaffiamo il tutto con dei vini dei colli tortonesi, in particolare del Timorasso e con del Barbera. Per chiudere in dolcezza, prendiamo la bavarese alla frutta, e non rinunciamo ad assaggiare il tipico bonet piemontese, oltre alla panna cotta alla menta.
Dopo alcuni giorni passati a Garbagna torniamo in citt&amp;amp;#224; perfettamente rilassati, convinti del fatto che ogni tanto sia davvero importante staccare la spina e immergersi nei ritmi autentici della natura.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:

www.provincia.alessandria.it/garbagna/
www.casacastellini.it
Agriturismo Casa Castellini
Fraz. C&amp;amp;#224; Castellini Garbagna (AL)
0131/877878
www.ciliegiagarbagna.com
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9207.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Il miracolo tra i colli tortonesi: Viaggio a Garbagna, tra natura e gusto&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 16 Aug 2010 01:07:13 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9207.ashx</guid></item><item><title>Le streghe tornano a Carpeneto per una vera Notte Magica, Carpeneto, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9178.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9178.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9178/92199.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;NOTTE MAGICA
Carpeneto (Alessandria) Venerd&amp;amp;#236; 6 Agosto 2010

Che Carpeneto, piccolo e grazioso borgo collinare, immerso nei vigneti dell’Alto Monferrato, oltre alla sua famosissima tradizione vitivinicola abbia anche una vocazione “magica”, &amp;amp;#232; risaputo dalla notte dei tempi. Il noto demologo della seconda met&amp;amp;#224; dell’Ottocento, Giuseppe Ferraro raccolse in diversi volumi le usanze, i canti, le leggende e perfino le particolarit&amp;amp;#224; della parlata monferrina. La sua opera &amp;amp;#232; paragonabile a quella che comp&amp;amp;#236; Giuseppe Pitr&amp;amp;#232; in Sicilia, di cui Ferraro era anche amico. Le storie da lui raccolte sono popolate anche da una considerevole sfilza di streghe, di piante e animali magici, a dimostrare l’esistenza di una tradizione popolare dal fascino magico, caratteristica che viene sottolineata dalla manifestazione Notte magica, che si svolge a Carpeneto ogni anno il primo venerd&amp;amp;#236; di Agosto.

Ombre che si aggirano nel buio ai piedi del Castello, voci misteriose che si sentono nella notte tra gli antichi vicoli, le foglie della vigna che nelle torride giornate estive si muovono nonostante l’assenza di vento, come se dietro ci fossero dei folletti, un volto di donna che compare sotto un vecchio albero per poi scomparire all’improvviso. Fantasie popolari, fiabesche, che fanno parte della tradizione e che oggi sono l’occasione per fare una grande festa estiva all’insegna del mistero, organizzata dalla SOMS Carpenetese.

Ecco allora che le streghe tornano a darsi appuntamento a Carpeneto venerd&amp;amp;#236; 6 Agosto 2010, per una vera e irrinunciabile Notte Magica!!!

Le vie di Carpeneto saranno popolate da maghi, streghe, gnomi e fate, ma non mancheranno nemmeno trampolieri, acrobati e mangiafuoco per il divertimento di grandi e piccini, e per chi vorr&amp;amp;#224; conoscere il proprio futuro, baster&amp;amp;#224; rivolgersi agli astrologi a alle cartomanti. Tra figuranti in costume, musici e danzatrici che si esibiranno in coreografie medioevali, la notte sar&amp;amp;#224; un vero tuffo nei misteri della storia.

Sar&amp;amp;#224;, infine, anche la “notte magica dei sapori”: agli angoli ristoro si potranno assaggiare molti dei migliori prodotti locali tra cui la farinata, la focaccia di Recco, ma anche ceci e bruschette, il tutto annaffiato con gli ottimi vini di produzione locale.

Per informazioni:

www.comune.carpeneto.al.it
www.nottemagica.it
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9178.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Le streghe tornano a Carpeneto per una vera Notte Magica&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 05 Aug 2010 23:06:07 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9178.ashx</guid></item><item><title>Con i Beatles a Salsomaggiore Terme, Salsomaggiore Terme, Emilia Romagna</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9093.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9093.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9093/91323.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da Abbey Road a Viale Romagnosi, a Salsomaggiore Terme: la musica dei mitici Beatles far&amp;amp;#224; battere il cuore a tutti gli appassionati durante la Prima Edizione di Salso Meets The Beatles, manifestazione musicale-culturale che sabato 31 Luglio e Domenica 1 Agosto trasformer&amp;amp;#224; il centro della famosa citt&amp;amp;#224; termale nella capitale della celebre musica del gruppo di Liverpool. Come dice il titolo di una delle pi&amp;amp;#249; belle canzoni scritte da George Harrison, “Here comes the Sun”: l’evento porter&amp;amp;#224; il Sole della buona musica, i ritmi beatlesiani intrisi di amore in una bellissima citt&amp;amp;#224; giardino, solare e piena di gioia. La manifestazione, ideata e realizzata da MUS.AR.TE. – Associazione musicale culturale di Salsomaggiore Terme, con la collaborazione dei Beatlesiani d’Italia Associati, vedr&amp;amp;#224; esibirsi gruppi musicali di ogni tipo, dalle tribute band a giovani gruppi pop-rock, ma anche formazioni di jazz e folk, oltre ad artisti di musica classica che interpreteranno le melodie del gruppo pi&amp;amp;#249; famoso del mondo, sar&amp;amp;#224; anche un’occasione per concedersi un breve soggiorno nella splendida localit&amp;amp;#224; termale in provincia di Parma. Salsomaggiore Terme &amp;amp;#232; infatti ricchissima di parchi e di verde, &amp;amp;#232; contornata da bellissime colline, ed &amp;amp;#232; sede di una struttura termale tra le migliori d’Europa, il centro benessere delle Terme Berzieri, in uno splendido palazzo Liberty. Salso Meets The Beatles sar&amp;amp;#224; una manifestazione ricca anche di eventi culturali collaterali, tra cui una Mostra fotografica sui Beatles presso la Sala Mainardi Palacongressi, e un seminario a cura di Rolando Giambelli dei Beatlesiani d’Italia Associati con l’intervento musicale di allievi strumentisti (quartetto d’archi) del Conservatorio di Parma. 

Il Calendario degli eventi:

Sabato 31 Luglio 2010

Ore 17.15 Inaugurazione Festival e Mostra fotografica sui Beatles – Sala Mainardi Palcongressi Salsomaggiore
Ore 17.30 Seminario a cura di Rolando Giambelli dei Beatlesiani d’Italia Associati e successivo intervento musicale di allievi strumentisti (quartetto d’archi) del Conservatorio di Parma
Ore 21.30 Concerto della Beatles band “The Beatops” in Piazza Berzieri.

Domenica 1 Agosto 2010

Dal mattino, mostra fotografica sui Beatles - Sala Mainardi Palcongressi Salsomaggiore
Bancarelle di dischi/cd/dvd, libri, memorabilia Beatles e strumenti musicali in Viale Matteotti e Viale Romagnosi
Ore 10.30 Esibizioni dei gruppi ed artisti iscritti in Viale Matteotti
Ore 16.00 Esibizioni dei gruppi ed artisti iscritti presso il Parco Corazza
Ore 18.30 Concerto di chiusura del Festival a cura dell’Associazione MUS.AR.TE

INGRESSO LIBERO

Nei bar aderenti al Centro Commerciale Naturale “Liberty Center Salsomaggiore Shopping”, si potr&amp;amp;#224; degustare l’aperitivo beatlesiano.

PER INFORMAZIONI:
www.musartesalso.it
www.portalesalsomaggiore.it  Tel. 0524/580211 

Informazioni Alberghi e prenotazioni:
ADAST Salsomaggiore – Tel. 0524/575375
AASTA Salsomaggiore – Tel. 0524/572815
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9093.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Con i Beatles a Salsomaggiore Terme&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 15 Jul 2010 17:55:44 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9093.ashx</guid></item><item><title>Il Palio delle Balle di Paglia a Ovada, Ovada , Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9136.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9136.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9136/92131.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Palio delle Balle di Paglia
Ovada (Alessandria), Venerd&amp;amp;#236; 30 Luglio 2010


Col caldo viene voglia di ridere delle tante balle che si sentono dire in giro... Ma chi &amp;amp;#232; cos&amp;amp;#236; fortunato da poter fare un salto a Ovada la sera di venerd&amp;amp;#236; 30 Luglio, si divertir&amp;amp;#224; molto di pi&amp;amp;#249;: potr&amp;amp;#224; infatti assistere a una serata in cui le balle, belle grandi, rotoleranno addirittura per le vie del centro storico, accompagnate dall’allegria del pubblico. Torner&amp;amp;#224;, infatti, uno degli eventi pi&amp;amp;#249; originali e divertenti dell’estate dell’Alto Monferrato, il Palio delle Balle di Paglia, organizzato dalla Pro Loco di Ovada e del Monferrato Ovadese. Si tratta di una simpatica gara durante la quale diversi gruppi si misureranno tra di loro in fatto di abilit&amp;amp;#224;, dovendo attraversare le vie del centro storico di Ovada spingendo delle enormi balle di paglia. Vincono, chiaramente, i concorrenti pi&amp;amp;#249; veloci, ma il divertimento &amp;amp;#232; assicurato per tutti, cos&amp;amp;#236; per i partecipanti, come per il pubblico. Fare il tifo per i gruppi alle prese con le balle di paglia sar&amp;amp;#224; anche un’occasione per gli ovadesi per vivere la propria citt&amp;amp;#224; in modo diverso, mentre i turisti potranno scoprire il volto pi&amp;amp;#249; spensierato di Ovada, immergendosi nelle atmosfere romantiche delle caratteristiche vie del centro storico.

L’estate ovadese per&amp;amp;#242; non finisce qui: domenica 15 Agosto torna anche la famosa Mostra Mercato dell’Antiquariato e dell’Usato, con numerosi espositori e bancarelle piene di oggetti tutti da scoprire.

Per informazioni:

Iat Ovada
0143/821043
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9136.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Il Palio delle Balle di Paglia a Ovada&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 29 Jul 2010 23:02:38 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9136.ashx</guid></item><item><title>Festa del Pane e Tutt&amp;#39;Orto di Grognardo , Grognardo, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9088.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9088.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9088/91253.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Comune di Grognardo, in collaborazione con l’Associazione Turistica Pro Loco organizzano la 

Festa del Pane e Tutt’Orto
16-17-18 Luglio
Grognardo (AL) Parco del Fontanino

La tradizione contadina, i piatti tipici che hanno lo stesso gusto autentico di una volta, il grano, il profumo del pane appena sfornato, le fresche verdure dell’orto... Ma anche le fiabe, le leggende, le poesie, le musiche e i balli paesani tramandati da padre a figlio, i giochi del mago e la magia del topolino che si libera dalla trappola. Sembrano tante pennellate colorate di un grande quadro, e infatti, la pittura sar&amp;amp;#224; l’altra grande protagonista dei tre giorni di festa a Grognardo. 

Grognardo &amp;amp;#232; un piccolo comune collinare dalle straordinarie bellezze naturali, immerso in un paesaggio totalmente incontaminato, dove non esistono fabbriche e capannoni, solo boschi, sentieri, valli, colline e dei freschi corsi d’acqua. Arrivare a Grognardo &amp;amp;#232; semplice: dista circa 8 km da Acqui Terme, 100 km da Torino e 125 da Milano.

L’edizione 2010 della Festa del Pane e Tutt’Orto si aprir&amp;amp;#224; venerd&amp;amp;#236; 16 Luglio con l’inaugurazione della mostra del pittore Concetto Fusillo, artista nativo di Lentini, in Sicilia, ma trapiantato al Nord, e folgorato dalla bellezza del paesaggio dell’Alto Monferrato, ma anche dalla profondit&amp;amp;#224; e dall’assurdit&amp;amp;#224; di certe manifestazioni della natura umana. Da queste emozioni e riflessioni sono nate le opere, sorprendenti, originali e autentiche, della mostra “Violenze, imposture, stramberie”, che rester&amp;amp;#224; aperta presso il Palazzo Comunale di Grognardo fino al 1 Agosto 2010.

Ci sar&amp;amp;#224; spazio anche per tutti gli altri pittori, professionisti e amatori, che parteciperanno al Primo Concorso di Pittura Estemporanea dal titolo “Grognardo e il suo ambiente”. Il concorso avr&amp;amp;#224; luogo domenica 18 Luglio dalle ore 8.30 alle 17.00, gli artisti realizzeranno in estemporanea delle opere ispirate alle bellezze del territorio di Grognardo (monumenti, paesaggi, boschi, rii, coltivazioni).

Essendo la natura e il paesaggio incontaminato la maggiore attrazione turistica di Grognardo, la passeggiata della domenica mattina sar&amp;amp;#224; un’occasione per i visitatori per prendere confidenza con i sentieri panoramici dei percorsi botanico-faunistici di educazione ambientale. Per i camminatori sar&amp;amp;#224; allestito un punto di ristoro durante il percorso, e a fine passeggiata sar&amp;amp;#224; loro offerta della focaccia e del vino presso i locali comunali. 

Il Comune di Grognardo propone ben quattro percorsi ciclo-podisici, (percorso blu, rosso, giallo e arancione), che si possono affrontare a piedi, in mountain bike, ma anche a cavallo. 

IL PROGRAMMA:

Venerd&amp;amp;#236; 16 Luglio – Serata di apertura

Ore 17.30 Palazzo Comunale: Inaugurazione mostra del pittore Concetto Fusillo e brindisi
Ore 18.30 Parco del Fontanino: “Un’ora felice” – Aperitivo con verdure, pane e musica
Ore 19.00 Cena “contadina” con minestre, zuppe, frittate, verdure grigliate e buon vino
Ore 21.30 Giardino Comunale: “Seira Piemunteisa”: “I Amis” e poeti cantano le nostre terre

Sabato 17 Luglio – La festa della trebbiatura
Nella frescura notturna del Fontanino

Ore 17.00 Piazza IV Novembre (S. Antonio) arrivo di Angelo e “i soi b&amp;amp;#246;i”
                 Sfilata e musica per il paese con il trio “Giannetti Folk” con arrivo al Fontanino
                 Merenda d’na vota con distribuzione di focacce, facaccini e pane “La Ghirla”
Ore 18.30 Aperitivo con verdure dei nostri orti
Ore 20.00 Cena dei trebbiatori di antichi, sostanziosi piatti vegetali
                 Minestron cui tajarein e sipe id verdira – frit&amp;amp;#228; e verdire rustie – salam e firm&amp;amp;#228;gg
Ore 21.30 Grande rievocazione della battitura del grano
                 Battitura coi bastoni – Trebbiatura con macchine manuali del 1800
                 Trebbiatura con trebbiatrici e motori del 1900
                 Ballo contandino – musica e danze dei pap&amp;amp;#224; e dei nonni con il trio “Giannetti Folk”

Domenica 18 Luglio – La festa dei mietitori
I panificatori della Comunit&amp;amp;#224; Montana espongono il loro pane
Bancarelle di prodotti locali – Artigianato – Manifestazioni varie ed esposizioni – Giochi e Musica

Ore  8.30 Partenza passeggiata nei boschi. Punto di ristoro nel cammino
          Primo Concorso di Pittura Estemporanea “Grognardo e il suo ambiente”
          Nei locali comunali, per i camminatori, focaccia e vino
Ore 10.00 Al Fontanino: Colazione dei mietitori con calde focacce e antichi dolci
           Continua la distribuzione della “Ghirla”, lo speciale pane della nostra festa
Ore 12.00 Aperitivo sfizioso con vino bianco fresco Pranzo del Mietitore
                 con tagliatelle, minestrone, frittate di verdure, focacce, dolci e vino
Ore 15.00 Piazza S. Antonio: Il mago Lermino (di Lerma) e la trappola per il topo (che sar&amp;amp;#224;    
                rilasciato). Giochi per bambini
Ore 17.30 Piazza della chiesa: Storielle, pensieri, musica ed immagini di M.K.G. (Mirko Grasso)  
                 con la partecipazione di Marco Marengo.
                 Giardino Comunale: Premiazione I. Concorso Pittura
                 “Spiga d’Argento 2010” ai panificatori
Ore 18.00 Scuola del pane: i ragazzi potranno imparare a impastare e cuocere il buon pane
Ore 19.00 Ricca Cena Musicale dell’arrivederci

PER INFORMAZIONI:
Comune di Grognardo
www.comune.grognardo.al.it
0144/762103
Pro Loco di Grognardo
www.prolocogrognardo.it
0144/762272  0144/762127

Racconto di viaggio su Grognardo:
http://www.viaggiscoop.it/viaggi/schedaviaggio.aspx?idV=9087&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9088.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Festa del Pane e Tutt'Orto di Grognardo &lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 13 Jul 2010 01:31:45 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9088.ashx</guid></item><item><title>Le torri, gli stemmi e il paesaggio monferrino: una giornata a Capriata d&amp;#39;Orba, Capriata d&amp;#39;Orba, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9180.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9180.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9180/92208.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un tranquillo, operoso e piacevole presente che affonda le proprie radici in un lungo, travagliato, e suggestivo passato che nei secoli di storia ha visto Capriata d’Orba contesa tra i poteri che sono succeduti nella zona. Il territorio dove si trova il paese, attraversato da diversi percorsi che dai passi montani del gaviese scendono al mare, era abitato gi&amp;amp;#224; in epoca preistorica, e numerosi rinvenimenti testimoniano anche la presenza romana, tra i quali forse il pi&amp;amp;#249; importante &amp;amp;#232; stato il ritrovamento, nel 1926, della grande stele di S. Agata, del primo secolo. 
Arriviamo a Capriata d’Orba dopo dieci minuti essere usciti al casello autostradale di Novi Ligure, ma il paese &amp;amp;#232; raggiungibile nello stesso breve tempo anche per chi viene da Genova, uscendo al casello di Ovada. Siamo nell’Alto Monferrato, in un paese sito a meno di duecento metri di altezza, dal quale in pochi minuti di auto si pu&amp;amp;#242; arrivare tra le colline pi&amp;amp;#249; alte dei dintorni di Gavi. Col bel tempo, guardando verso Ovada, sull’orizzonte si distinguono bene anche le catene montuose blu degli Appennini liguri.
Entrando in paese, parcheggiamo l’auto nella piazza principale, costeggiata da un lato dai portici della Chiesa parrocchiale dedicata a S. Pietro e Paolo e alla Madonna del Rosario. La nostra curiosit&amp;amp;#224; viene subito colpita dalla torre campanaria della chiesa: spicca verso il cielo altissima, imponente, e vista dalla piccola piazza sembra ancor pi&amp;amp;#249; alta. A star dentro l’inquadratura della foto non ci pensa nemmeno, come se volesse dire: altro che foto, per ammirarmi, dovete venire qui di persona. Un punto di riferimento, un monumento che ha visto in diretta secoli di storia capriatese scorrere ai suoi piedi: la chiesa, infatti &amp;amp;#232; una splendida costruzione dorica di cui la prima notizia risale al 1200. 
Proseguiamo la nostra passeggiata lungo le caratteristiche vie di Capriata, sotto i balconi immersi nei fiori e tra le case dipinte di vari colori solari, che creano un ponte con la tradizione ligure del luogo. Arriviamo ai resti della Torre del Castel Vecchio, una fortificazione esistente gi&amp;amp;#224; nell’Alto Medioevo, infatti questa torre era l’ultima di una catena di torri che da Parodi Ligure arrivava fin qui. Mentre stiamo risalendo la via Mazzini, incontriamo un signore e una signora, che vedendoci curiosare nel centro storico, ci invitano a vedere gli stemmi delle famiglie che hanno retto Capriata nei secoli passati. Il signor Carlo Protto, ingegnere con la passione dell’araldica e della storia locale ci invita a casa sua, un palazzo storico sito nella via e ci mostra una spettacolare collezione di stemmi. “Questa &amp;amp;#232; Casa Paleari, sto scrivendo un libro sulla storia di questo palazzo. Pare che esistesse gi&amp;amp;#224; nel 1300-1400”, ci racconta il signor Protto, mentre ci conduce nel palazzo. Le pareti dell’androne sono tutte interamente ornate dai coloratissimi stemmi delle famiglie che governarono il paese, a riprova del fatto che qui davvero ogni angolo &amp;amp;#232; intriso di storia. 


Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:

www.comune.capriatadorba.al.it


&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9180.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Le torri, gli stemmi e il paesaggio monferrino: una giornata a Capriata d'Orba&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Fri, 06 Aug 2010 18:27:24 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9180.ashx</guid></item><item><title>Focacce che parlano d&amp;#39;amore: Viaggio a Mele, tra Acquasanta e la Castagnina, Mele, Liguria</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9115.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9115.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9115/91798.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oltre allo splendore delle sue riviere e l’infinito azzurro del suo mare, la Liguria ha anche un altro volto, meno conosciuto, ma che forse ne rivela ancor meglio l’anima. Le strade tortuose che passano attraverso i paesaggi mozzafiato dei suoi Appennini costeggiando i torrenti che corrono verso il mare, l’interminabile verde scuro dei boschi, la consapevolezza del viaggiatore che il mare &amp;amp;#232; l&amp;amp;#236; vicino, ma per raggiungerlo bisogna scavalcare qualche altro monte, stupirsi della profondit&amp;amp;#224; di qualche altro viadotto, ripensare ai secoli di storia durante i quali qui non esisteva l’autostrada e passare dalla costa all’Oltregiogo, regione storica che oggi in sostanza coincide con l’Alto Monferrato, era impresa ardua. Se il mare &amp;amp;#232; un amore da conquistare, la strada che ci porta &amp;amp;#232; ricchissima di emozioni, senza le quali forse il mare non avrebbe nemmeno lo stesso fascino.
Un modo come un altro per dire a tutti: se dal Piemonte o dalla Lombardia volete andare nel Ponente ligure, prendetevi il tempo e assaporate il viaggio dimenticando per una volta l’autostrada: prendete la Statale del Turchino, che da Ovada porta a Voltri, e scoprirete un mondo straordinario, esattamente come abbiamo fatto noi, durante la nostra gita a Mele.
Il nome di Mele, comune a pochi chilometri da Genova, immerso nel verde delle pendici dell’Appenino ligure della Val Leira, viene dal miele: lo testimonia addirittura il suo stemma, in cui &amp;amp;#232; raffigurata un’arnia circondata da sette api d’oro e sormontata da una lista d’argento con su scritto “Ex melle mihi nomen”, ovvero “Dal miele il mio nome”. L’associazione che ogni anno organizza, nel mese di Maggio, il Festival degli Artisti di Strada, si chiama proprio Ex Melle. 
Mele &amp;amp;#232; ricchissima di storia e di luoghi da vedere, cos&amp;amp;#236; ci procuriamo un depliant e andiamo alla scoperta del paese del miele. Accompagnati dal canto piacevolmente assordante delle cicale facciamo un giro in centro, visitando per prima la Chiesa Parrocchiale Sant’Antonio Abate, e il settecentesco Oratorio Sant’Antonio Abate. Dopo il giretto in centro, ci spostiamo ad Acquasanta Terme, frazione del Comune di Mele, dove sorge un importantissimo luogo di culto: il Santuario Nostra Signora dell’Acquasanta. Destinazione mistica di numerosi pellegrini sin dal Seicento, ma forse gi&amp;amp;#224; da prima, il Santuario, stando alle leggende, potrebbe essere sorto a seguito di un evento miracoloso legato alla Vergine. Secondo una tradizione popolare medievale, questo sarebbe diventato luogo di pellegrinaggio dopo che una notte alcuni pastori furono sorpresi da una gran luce sorgente dalle acque del torrente Leira. Scesi a riva, i pastori trovarono una statua della Madonna, evento che avrebbe dato inizio alla costruzione di una prima cappella dove custodire la statua. La statua usc&amp;amp;#236; prodigiosamente intatta perfino da una piena del torrente che distrusse la cappella. Nel punto preciso dove i pastori trovarono la statua, e dove sgorga una fonte di acqua sulfurea, sorge la Cappelletta, che accoglie l’antica statua lignea della Vergine. Al Santuario si sono sposati nel 1832 il re di Napoli, Ferdinando II di Borbone e la principessa Maria Cristina di Savoia, figlia di Vittorio Emanuele I e di Maria Teresa d’Asburgo, amata dal popolo e da tutti chiamata “santa” per la sua generosit&amp;amp;#224; verso i poveri.  
Dopo questa lunga passeggiata, non ci rimane altro che rilassarci a tavola: riprendiamo l’auto, e tornando sulla strada del Turchino, poche curve dopo il centro di Mele, entriamo nella pizzeria e focacceria La Castagnina di Matteo, il cui invitante dehor l’avevamo adocchiato mentre stavamo arrivando a Mele. Ci accomodiamo proprio l&amp;amp;#236;, nel dehor immerso nei fiori, e mentre ci accompagna la visione del bosco mozzafiato sull’altro lato della strada, ci coglie l’imbarazzo della scelta davanti al men&amp;amp;#249;. Due di noi decidono di prendere delle focacce stile Recco, preparate con fantasia: alla Contadina, con doppia sfoglia di stracchino e verdure grigliate, e alla Castagnina, con grana e crudo. Una nostra amica prende una pizza con impasto integrale con assenza di lievito, mentre i due ragazzi decidono di andare al sodo: ravioli di rag&amp;amp;#249; e tagliata di taglio scozzese. Per concludere, ci scateniamo con i dolci: zuccotto con ripieno di gelato, bacio semifreddo e bavarese alla fragola. Il tutto annaffiato da vini liguri bianchi, Vermentino in particolare, oltre a dei rossi del vicino Monferrato, Dolcetto d’Ovada e Barbera. 
Torneremo presto qui, anche per visitare altre attrazioni curiose: le neviere, ovvero gli antichi “frigoriferi”, dei pozzi che servivano per raccogliere la neve d’inverno che poi veniva rivenduta durante l’estate alle famiglie borghesi, il Centro di Testimonianza dell’Arte Cartaria e la Pietra Issel, ovvero delle rocce istoriate, risalenti forse addirittura al secondo millennio avanti Cristo e tuttora oggetto di studio da parte dei ricercatori.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.mele.ge.it
La Castagnina di Matteo
Via Fado, 25
010/6319301
010/6317060
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9115.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Focacce che parlano d'amore: Viaggio a Mele, tra Acquasanta e la Castagnina&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Fri, 23 Jul 2010 17:58:47 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9115.ashx</guid></item><item><title>L&amp;#39;oro dei sapori della cucina casalinga - Viaggio a Salussola, Salussola, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9086.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9086.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9086/91216.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sono tanti modi per passare una vacanza dorata. Quello pi&amp;amp;#249; scontato &amp;amp;#232; spendere un sacco di soldi per andare in una localit&amp;amp;#224; di lusso. Noi invece abbiamo deciso di passare un weekend immersi nella natura e nella tranquillit&amp;amp;#224; di un agriturismo, in una zona famosa per i suoi giacimenti auriferi: Salussola, nella provincia di Biella, a due passi dalla Riserva Naturale della Bessa. 
Oltre che per le escursioni naturalistiche, la Bessa &amp;amp;#232; conosciuta per il suo oro, dovuto all’erosione e alla risedimentazione, da parte dei corsi d’acqua, dei depositi morenici ricchi d’oro trasportati dall’espansione dei ghiacciai valdostani, evento accaduto circa un milione di anni fa. Qui c’era un’importante miniera d’oro romana, e come &amp;amp;#232; facile immaginare, il possesso di questa ricchezza fu, durante la storia, motivo di sanguinose battaglie sin dai tempi pi&amp;amp;#249; antichi. Il giacimento aurifero venne conquistato dalle legioni romane intorno al 140 avanti Cristo, e per l’estrazione dell’oro furono impiegati ben cinquemila uomini contemporaneamente. 
Noi vacanzieri in cerca di pace e atmosfere di campagna eravamo invece decisamente in meno, solo in quattro, ma il weekend che abbiamo passato presso l’Agriturismo Gemma rimarr&amp;amp;#224; per noi un ricordo d’oro, pur senza essere andati a cercare le preziose pietre nel fiume Elvo. 
Non vedevamo l’ora, dopo le prime calure in citt&amp;amp;#224;, di “atterrare” nel verde della campagna, e a Salussola le nostre aspettative sono state ampiamente premiate. “In zona, anche nei comuni vicini, ci sono diverse manifestazioni interessanti durante l’anno, c’&amp;amp;#232; ad esempio Candelo in fiore”, ci racconta la signora Elena, mentre ci accompagna a vedere l’agriturismo. Ammiriamo le piante, i tantissimi tipi di pomodoro, e alla vista delle caprette, tutte curiose e molto amichevoli, diventiamo tutti dei bambini e ci mettiamo subito a scattare delle foto ricordo con loro. La mucca ci saluta dall’ombra della sua stalla, e sembra dirci: “sono contenta che siete arrivati, ma non sognatevi che io esca da qui con questo Sole battente”.
Noi per&amp;amp;#242; non ce la prendiamo comoda come la dolcissima mucca: caldo o non caldo, dopo esserci sistemati in due stanze dell’agriturismo, andiamo a visitare il paese. Tappa piacevolmente obbligata &amp;amp;#232; il Museo Laboratorio dell’Oro e della Pietra, che in realt&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; molto di pi&amp;amp;#249; di un museo. Come dice il nome, &amp;amp;#232; un vero laboratorio nato per valorizzare la cultura del luogo, con al suo interno diverse sezioni non legate all’oro: c’&amp;amp;#232; perfino la sala dell’Erbario, che aiuta a conoscere la flora della localit&amp;amp;#224;, ma anche la Sala della Strega. Dopo la visita al Museo, ammiriamo anche i tanti affreschi, per lo pi&amp;amp;#249; realizzati in tempi recenti, da artisti contemporanei, che ornano i muri delle case. Tra scene sacre, o di vita di campagna, troviamo anche un omaggio alle aurifodine della Bessa. La Chiesa di santa Maria Assunta, costruita tra il Duecento e il Trecento, &amp;amp;#232; di una bellezza unica: fa sognare richiamando le atmosfere francescane del Centro Italia. 
Pi&amp;amp;#249; tardi, a cena, mentre iniziamo a goderci la cucina casalinga dell’agriturismo assaggiando degli affettati dei maiali allevati dai padroni di casa, la signora Elena ci racconta che a Salussola, diversi secoli fa, ci fu perfino un’apparizione della Madonna. La nostra cena prosegue con una bella frittata, aromatizzata con delle erbe, e fatta con le uova delle galline che abbiamo “conosciuto” nel pomeriggio. “Quando siamo venuti qui, ben quattordici anni fa, questo era un rudere completamente abbandonato”, ci racconta il signor Nazario, il marito. “L’abbiamo messo a posto noi, pensi che questo dehor dove siamo seduti ora, era una sorta di garage in totale stato di abbandono. Con duro lavoro siamo riusciti a creare un luogo dove far stare bene gli ospiti, e questo &amp;amp;#232; merito anche di nostra figlia Ilenia”. Dopo l’abbondante antipasto, ci concediamo dei tagliolini alla messicana, una ricetta della casa, con peperoni e salsiccia un po’ piccante. Una nostra amica decide invece di non rinunciare ai ravioli con carne. Facciamo seguire i primi da un bell’arrosto di manzo, mentre i nostri amici optano per un cosciotto di maiale con contorno di verdure dell’orto, tutto rigorosamente del luogo. Annaffiamo questo ben di Dio con del buon Merlot, Valpolicella e Cabernet, tutti vini veneti provenienti dai negozi della signora Elena, esperta della cultura vitivinicola del Veneto. Chiudiamo in bellezza, con gli irrinunciabili dolci della casa: la torta della nonna, con la marmellata fatta con la frutta degli alberi dell’agriturismo e il gelato con dei petali di rosa. 
Questa breve vacanza a Salussola ci ha lasciato un ricordo bello e colorato come gli affreschi che avevamo ammirato sui muri delle case. Per ora le caprette ci fanno ciao e noi ricambiamo sicuri di voler tornare qui in occasione di uno dei prossimi eventi.

Francesca Bertha
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9086.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;L'oro dei sapori della cucina casalinga - Viaggio a Salussola&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 12 Jul 2010 20:49:08 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9086.ashx</guid></item><item><title>A piedi, in bici o a cavallo, lungo i percorsi di Grognardo, Grognardo, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9087.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9087.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9087/91230.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo gli spazi e i tempi ristretti della vita di citt&amp;amp;#224;, arrivare a Grognardo &amp;amp;#232; come capitare in una dimensione nuova, molto pi&amp;amp;#249; umana, in cui la tranquillit&amp;amp;#224; prende il posto della frenesia e tutto ci&amp;amp;#242; che prima era grigio, diventa magicamente verde e fiorito. Il paese, che si trova tra le colline dell’Alto Monferrato, ad appena otto chilometri da Acqui Terme e a circa un centinaio da Milano o Torino, &amp;amp;#232; un piccolo comune, di trecento abitanti d’inverno, per arrivare al triplo in estate. Ma tutto &amp;amp;#232; relativo: dopo il nostro primo giretto in auto per le varie frazioni, Grognardo ci sembra grandissimo, anche perch&amp;amp;#233; il suo territorio collinare ha un’interessante estensione verticale, infatti dai 208 metri sul livello del mare del palazzo comunale, in pochi minuti di auto si pu&amp;amp;#242; arrivare a oltre 400 metri di altezza e ammirare il campanile della Chiesa parrocchiale di San’Andrea, attigua al Municipio, da una prospettiva mozzafiato.
Sono proprio queste sue caratteristiche naturali a rendere Grognardo una meta ideale per il turismo escurisionistico, motivo per il quale anche noi l’abbiamo scelto per un weekend a tutto sport e pace, senza dimenticare la buona tavola. A piedi, in bici o a cavallo, i percorsi ciclo-podistici proposti dal Comune sono un vero divertimento. 
Prima di cimentarci nelle camminate, facciamo un giro in paese, tra le stradine che conservano la storia ultramillenaria di Grognardo. Visitiamo anche il Fontanino, dove ha sede la Pro Loco. L’acqua del Fontanino, o Fonte San Felice, per secoli era utilizzata per usi domestici e visto che sgorga a una temperatura costante di circa dieci gradi, permetteva alle massaie di fare il bucato senza congelarsi le mani anche quando le colline intorno erano coperte dalla neve. A inizio Novecento i fratelli Beccaro, all’epoca titolari di una fiorente azienda vitivinicola, decisero di sfruttare queste acque per fini curativi, cavalcando l’onda della moda del benessere. Dopo le guerre la fonte era caduta nel dimenticatoio e fu solo negli anni Sessanta, quando la famiglia Beccaro don&amp;amp;#242; alla Pro Loco l’intera area del Fontanino, che la stessa &amp;amp;#232; stata poi recuperata per scopi ricreativi diventando sede di manifestazioni e serate di svago.Tornati in centro, abbiamo visitato il Palazzo comunale, un elegante edificio seicentesco che fu dimora dei signori dell’epoca. Nell’odierna sala del consiglio un tempo si svolgevano i balli dei Conti, e oggi un dipinto seicentesco della scuola del Monevi, raffigurante un nobiluomo a caccia, continua a ricordare quei tempi. 
Abbiamo passato il resto del weekend tra grandi camminate in mezzo alla natura e tra succulenti cene a base di specialit&amp;amp;#224; locali, annaffiate dagli ottimi vini del Monferrato. La nostra escursione &amp;amp;#232; cominciata col percorso blu, che parte proprio da Palazzo Beccaria Incisa, sede comunale. All’interno dell’edificio storico alcune stanze sono state adibite a punto di accoglienza per gli escursionisti, con un comodo bagno, spogliatoio e saletta dove poter “parcheggiare” le biciclette dopo la gita. Il percorso blu, quello pi&amp;amp;#249; facile, &amp;amp;#232; lungo 4 chilometri e mezzo e tocca il monumento forse pi&amp;amp;#249; importante di Grognardo: la Chiesa di San Felice nella frazione Poggio. Bellissima, fu costruita probabilmente intorno al 1039 e conserva al suo interno anche il mausoleo della famiglia Beccaro. Qui sono seppelliti due grandi missionari Beccaro, Leopoldo e Gerardo, i quali hanno compiuto importanti missioni in India, continuando poi la loro opera al servizio dei poveri e della spiritualit&amp;amp;#224; in patria. Che la pace e la tranquillit&amp;amp;#224; del paesaggio incontaminato di Grognardo inducano anche a un dialogo pi&amp;amp;#249; profondo con Dio, non si vede solo dalla storia dei due missionari: lungo il percorso rosso, pi&amp;amp;#249; impegnativo, che abbiamo fatto durante il secondo giorno della nostra permanenza, a un certo punto abbiamo notato una piccola statua della Madonna appoggiata su una pietra immersa nel verde, con accanto una panchina fatta a mano: un bellissimo luogo di preghiera creato dalle persone del paese. I percorsi escursionistici di Grognardo fanno incontrare altre due belle chiese: quella di San Antonio Abate in Val d’Orgero, verso l’inizio del percorso arancione, e quella di Santa Lucia, nella frazione Benzi, lungo il percorso giallo. Il percorso rosso, dopo il ponte sul torrente Visone, riserva anche un’altra sorpresa: una strada immersa nei boschi che porta ai resti del Castello, e per arrivarci, si passa su un ciottolato risalente addirittura all’anno Mille.
In attesa di organizzarci per poter tornare qui con i cavalli, la prossima volta torneremo a Grognardo con le mountain bike, perch&amp;amp;#233; dopo un paio di giorni di intense camminate lungo questi panoramicissimi percorsi, ci &amp;amp;#232; venuta voglia di rivivere l’esperienza, in modo ancora pi&amp;amp;#249; intenso.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.grognardo.al.it
0144/762103
www.prolocogrognardo.it
0144/762272
0144/762127&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9087.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;A piedi, in bici o a cavallo, lungo i percorsi di Grognardo&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 13 Jul 2010 01:05:14 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9087.ashx</guid></item><item><title>Sulle tracce dei camosci a Barrea, nel Parco Nazionale d&amp;#39;Abruzzo, Barrea, Abruzzo</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9048.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9048.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9048/90589.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dalla giungla della citt&amp;amp;#224; direttamente nella foresta popolata da cervi, camosci e perfino dall’orso marsicano: &amp;amp;#232; stata questa la nostra scelta per rigenerarci dopo mesi di vita tra smog e stress. Una vacanza di cui moltissime persone avrebbero bisogno, &amp;amp;#232; proprio quella che abbiamo passato noi nel Parco Nazionale d’Abruzzo, a contatto con la natura pi&amp;amp;#249; incontaminata. Un insieme di catene montuose tra i novecento e gli oltre duemila metri di altezza, un paesaggio sorprendente che a tratti ricorda addirittura le Alpi, grazie a certe vette che spiccano innevate perfino durante la bella stagione. La meta del nostro weekend &amp;amp;#232; stata Barrea, comune montano nella provincia dell’Aquila, sito a oltre mille metri di altezza, che domina la valle forse pi&amp;amp;#249; bella di tutto il Parco. 
Siamo arrivati a Barrea di venerd&amp;amp;#236;, eravamo cinque amici, anzi, sei, perch&amp;amp;#233; con noi c’era anche Pablo, il cagnolino della nostra amica Sonia. Dopo esserci sistemati presso l’Hotel Holidays, in attesa dell’escursione naturalistica dell’indomani, siamo subito partiti alla scoperta delle bellezze artistiche e storiche del paese. Abbiamo presto capito che questa localit&amp;amp;#224;, oltre ad essere bellissima, &amp;amp;#232; molto interessante anche dal punto di vista storico e artistico. Il nome Barrea deriva dal latino Vallis Regia, ovvero Valle del Re, ma &amp;amp;#232; anche possibile riconoscere nel nome il significato prelatino di “burrone” o “dirupo”. Il paese &amp;amp;#232; stato fondato intorno all’anno Mille, ma nel suo territorio sono state rinvenute numerose necropoli risalenti a un periodo che va dal secolo VII al secolo IV avanti Cristo. Una delle tappe irrinunciabili della nostra gita culturale &amp;amp;#232; stata infatti l’Antiquarium della Civilt&amp;amp;#224; Safina, il museo sito in localit&amp;amp;#224; Colleciglio, dove si possono ammirare delle antiche tombe che narrano un pezzo di storia di Barrea.
Nel corso della nostra passeggiata abbiamo ammirato anche la Chiesa di San Tommaso Apostolo, il Castello con una torre circolare e una rettangolare, nonch&amp;amp;#233; lo “Studio”, un raro esempio di convento fortezza, costruito dai monaci benedettini intorno all’anno Mille. Le persone del luogo ci raccontano anche di una curiosa tradizione che si lega alla storia pi&amp;amp;#249; antica del paese: la transumanza. Nel periodo imperiale, nella Vallis Regia si era consolidata la pastorizia transumante, che consisteva nella migrazione stagionale delle greggi dalla montagne abruzzesi verso la pianura del territorio dell’odierna Puglia settentrionale. Questa tradizione rivive tuttora ogni anno durante la manifestazione Tracturo Magno.
Dopo questa lunga passeggiata siamo tornati all’Hotel Holidays e ci siamo abbandonati ai piaceri della nostra prima cena tipica abruzzese a tema, con fettuccine e grigliata. Ci ha colpito la bont&amp;amp;#224; dei piatti genuini, a base di prodotti freschi di questa terra, per non parlare degli ottimi vini Montepulciano d’Abruzzo e Trebbiano d’Abruzzo.
La giornata clou della nostra vacanza &amp;amp;#232; stata quella di sabato, durante la quale abbiamo fatto un’indimenticabile escursione nella splendida Val di Rose, uno degli itinerari pi&amp;amp;#249; emozionanti del Parco Nazionale d’Abruzzo. Durante la gita siamo stati accompagnati da un’esperta guida naturalistica che ha saputo spiegarci tutti i segreti di questa meravigliosa valle, ma non solo: si sono avverate perfino le sue previsioni sul fatto che avremmo potuto avvistare dei camosci di una specie esclusiva dell’Appennino Abruzzese. In latino questi camosci si chiamano Rupicapra pyrenaica, e dietro il nome importante si celano degli individui davvero bellissimi: dal mantello vellutato, dallo sguardo vispo e dolce nello stesso tempo, e dalle corna grandi e slanciate, cosa che tra i camosci &amp;amp;#232; ovviamente motivo di orgoglio. Ora per&amp;amp;#242; anche noi, nel nostro piccolo, siamo felici e pure orgogliosi di aver camminato e faticato un po’ per poter conquistare l’emozione di vedere questi luoghi incantati, di rara bellezza, e di poter dire di aver fatto la conoscenza di alcuni veri camosci abruzzesi.
La nostra giornata ha avuto una conclusione molto piacevole: un’altra cena tipica, stavolta con sagne, fagioli e salsicce, e roba da non crederci, dopo la lunga escursione in montagna, siamo anche riusciti a trovare la forza e l’entusiasmo per goderci alla grande la serata di musica e balli di gruppo, proposta dall’hotel. Domenica mattina ci siamo svegliati allegri, e dopo un ultimo giretto in paese, durante il quale siamo andati ad ammirare il panorama del Lago di Barrea, abbiamo fatto l’ultimo pranzo a base di piatti tipici abruzzesi.

Ultimo pranzo, si fa per dire: perch&amp;amp;#233; noi, pi&amp;amp;#249; cocciuti di certi camosci, dopo una vacanza cos&amp;amp;#236; bella, siamo sicuri di tornare a Barrea appena possibile, per rivivere queste emozioni e per incontrare altri cervi e camosci sui pendii mozzafiato degli Appennini abruzzesi. 

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:

www.hotel-holidays.it
0864/88370
www.parconazionaledabruzzo.net
www.comune.barrea.aq.it
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9048.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Sulle tracce dei camosci a Barrea, nel Parco Nazionale d'Abruzzo&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 03 Jul 2010 15:41:35 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9048.ashx</guid></item><item><title>Benessere e avventura in jeep ad Acqui Terme, Acqui Terme, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9060.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9060.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9060/90703.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un weekend di benessere alle terme, godendosi il relax come sapevano fare gli antichi romani, oppure un fine settimana adrenalinico, di avventura al volante di una vera jeep americana, in perfetta sintonia coi miti del nostro tempo? Entrambi, naturalmente! 
Il nostro viaggio ad Acqui Terme, famosa citt&amp;amp;#224; termale dell’Alto Monferrato, &amp;amp;#232; stato infatti un piacevole mix di trattamenti benessere, divertente avventura automobilistica e squisita cucina tipica basata sull’eccellente offerta enogastronomica della zona.
Abbiamo percorso la panoramicissima strada del Turchino, che da Ovada porta ad Acqui Terme attraverso un paesaggio mozzafiato, e l’idea di poter presto scorrazzare tra le belle colline che vedevamo intorno a noi, guidando una vera jeep americana, ci entusiasmava parecchio.  
Siamo arrivati ad Acqui Terme sabato mattina, e dopo esserci sistemati presso l’Hotel Pineta, siamo andati a fare una passeggiata in citt&amp;amp;#224;, per poi abbandonarci ai piaceri delle coccole termali. Dal nostro albergo, il quale, come dice il nome, si trova immerso in una pineta, ma nonostante ci&amp;amp;#242;, rimane vicinissimo al centro di Acqui, abbiamo raggiunto i resti dell’Acquedotto romano, tra i monumenti simbolo della citt&amp;amp;#224;. Quindici pilastri e quattro giganteschi archi ricordano agli acquesi la loro gloriosa tradizione termale, grazie alla quale la citt&amp;amp;#224; riusc&amp;amp;#236; a sopravvivere perfino ai tempi pi&amp;amp;#249; bui dell’Alto Medioevo. Le sorgenti termali di Acqui Terme godettero di notevole prestigio gi&amp;amp;#224; in epoca romana, infatti lo scrittore latino Plinio Il Vecchio le ricorda tra le pi&amp;amp;#249; importanti del mondo romano. Dopo l’acquedotto siamo andati a vedere l’acqua: quella della Bollente, il monumento pi&amp;amp;#249; famoso della citt&amp;amp;#224;: si tratta di una splendida edicola marmorea realizzata nel 1879 dall’architetto Giovanni Cerutti, all’interno della quale sgorga l&amp;#39;acqua bollette e curativa: 560 litri al minuto a 74,5 gradi, di un&amp;#39;acqua sulfureo-salso-bromo-iodica. 
La nostra giornata &amp;amp;#232; proseguita a stretto contatto con questa rigenerante realt&amp;amp;#224; acquese: ci siamo concessi una serie di coccole nel centro benessere a due passi dall’Hotel Pineta, senza farci mancare nulla: sauna, biosauna, bagno turco, docce emozionali, piscina con acqua termale di 35 gradi, ma anche un centro fitness con palestra cardioisotonica. 
Dopo questa giornata ci siamo sentiti come rinati, perfettamente rigenerati nel fisico e rilassati nella mente: eravamo pronti per i piaceri della buona tavola, come per la grande avventura automobilistica dell’indomani. Siamo scesi al ristorante dell’hotel discretamente affamati, e sapendo che i piloti d’auto hanno bisogno di molta energia, abbiamo saggamente deciso di non risparmiarci davanti alle bont&amp;amp;#224; che ci sarebbero state servite. Abbiamo iniziato con un buffet di verdure ed antipasti, seguito dagli irrinunciabili agnolotti alla piemontese. I nostri amici hanno preso invece le tagliatelle al Barbera, dopodich&amp;amp;#233; abbiamo gustato un ottimo brasato al Barolo e una punta di vitello con fonduta di formaggetta Roccaverano. Il tutto annaffiato con gli ottimi vini dell’Alto Monferrato, e seguito da un coloratissimo buffet di dolci.
Dopo una sana dormita nelle silenziose stanze dell’hotel, e dopo un’abbondante colazione a buffet, domenica mattina eravamo carichi di adrenalina e non vedevamo l’ora di salire sulle favolose jeep che avevamo visto nelle fotografie. Tutti noi, donne del gruppo comprese, siamo dei tipi “on the road”, e l’idea di cimentarci al volante di un’auto che potesse darci emozioni simili a quelle di un rally, ma senza rischiare, ci entusiasmava moltissimo. Dopo le formalit&amp;amp;#224; burocratiche ci hanno assegnato le jeep e ci hanno tenuto un briefing sul loro utilizzo. Un’ora dopo, il grande momento: siamo partiti! La nostra “carovana” era preceduta da una jeep dell’organizzazione, e abbiamo percorso i primi chilometri su comode strade tra dolci colline e paesi su crinali panoramici. Dopo aver attraversato il centro di Acqui, abbiamo preso la strada per raggiungere le rinomate cantine Marenco, presso le quali abbiamo fatto una sosta di degustazione di vini con un ricco buffet. Prima di ripartire, abbiamo anche acquistato alcune bottiglie, offerteci a un prezzo speciale. La parte pi&amp;amp;#249; avventurosa della gita &amp;amp;#232; stata quella pomeridiana: una vera full immersion nella natura incontaminata di colline e boschi, su strade di campagna a tratti impegnative ma gestibili per tutti, attraverso zone pressocch&amp;amp;#233; disabitate. Alcuni di noi, i pi&amp;amp;#249; temerari, si sono anche lanciati in qualche percorso particolarmente tecnico, su strade ripide da brivido.
Siamo tornati a casa arricchiti di un’esperienza davvero unica, e oltre ad esserci rilassati e divertiti, abbiamo anche trovato dei nuovi amici tra i compagni d’avventura: &amp;amp;#232; stato un weekend davvero riuscito, che ripeteremo presto.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:

www.hotelpineta.org
0144/320688
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9060.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Benessere e avventura in jeep ad Acqui Terme&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 06 Jul 2010 12:27:35 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9060.ashx</guid></item><item><title>Festival Cusiano di Musica Antica, Orta San Giulio, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9009.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9009.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9009/90267.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;XXVII Festival Cusiano di Musica Antica
Orta San Giulio (NO)  19 – 27 giugno 2010 
Isola di San Giulio - Casa Tallone


Otto giorni di magia musicale sul Lago d’Orta con il Festival Cusiano di Musica Antica. Il Festival, giunto alla sua XXVII Edizione, si svolger&amp;amp;#224; anche quest’anno nella suggestiva location dell’Isola di San Giulio regalando ogni sera uno spettacolo mozzafiato grazie alla grande musica di artisti di respiro internazionale
 

Un tempo l’Isola di San Giulio, che oggi &amp;amp;#232; un autentico gioiello turistico, era un luogo inospitale, popolato unicamente da serpenti che strisciavano tra le erbacce. La leggenda narra che furono i santi fratelli Giuliano e Giulio a scoprirla dopo essere giunti nel Cusio e aver costruito a Gozzano la loro novantanovesima chiesa. Proprio mentre fervevano i lavori, Giulio si spinse fino alle rive del lago e l&amp;amp;#224; vide una piccola isola infestata dalle serpi, dove decise di fondare la centesima chiesa. Giuliano si stanzi&amp;amp;#242; a Gozzano mentre Giulio raggiunse l&amp;#39;Isola navigando sul proprio mantello, ne scacci&amp;amp;#242; i serpenti e vi costru&amp;amp;#236; una chiesa dedicata ai Dodici Apostoli. Oggi Orta San Giulio &amp;amp;#232; uno dei borghi pi&amp;amp;#249; belli d’Italia, e il suo Festival di musica antica &amp;amp;#232; un evento di forte richiamo culturale e turistico.

Il Festival Cusiano di Musica Antica si svolge proprio qui, su quest’isola incantata che emerge dall’oscurit&amp;amp;#224; del lago in tutto il suo splendore, inondata di luce. Fiaccole alle porte, valletti di sala in costumi d’epoca, candele accolgono il visitatore nella raccolta dimora settecentesca di Casa Tallone. La location, che porta il nome della grande famiglia artistica dei Tallone, ricordando, in particolare il liutaio e costruttore di pianoforti di fama internazionale Cesare Augusto Tallone (1895 -1982), &amp;amp;#232; ideale per accogliere questo Festival che sin dall’inizio aveva assunto risonanza mondiale per l’alto livello esecutivo e la variet&amp;amp;#224; degli stili offerti all’ascolto. 

Il susseguirsi delle serate offre infatti variegati squarci di vita musicale nell’alternanza dei secoli: gioiose sinfonie barocche di mandole; canti sulle follie d’amore; intrade, sonate e ballate da sonar con trombe, pifferi e bombarde; musiche medioevali della tradizione italiana ed europea, affidati ai pi&amp;amp;#249; diversi strumenti: a corda, a fiato, a percussione, presenti in gran numero e dialoganti fra loro con brio ed estrema piacevolezza d’ascolto.


PROGRAMMA:

Basilica di San Giulio all’Isola di San Giulio – Orta S. Giulio (NO)
19 Giugno

Sala Eleonora Tallone all’Isola di San Giulio
20,22,23,24,25,26,27 giugno ore 21.15


19 giugno 
Cantori Gregoriani

“Benedetto e Gregorio. Con il canto gregoriano alle radici della cultura europea”
 

20 giugno 
ENSEMBLE TERRA D’OTRANTO

“Tarat&amp;amp;#224;ntara. La danza della piccola taranta” Fonti di tarantelle antiche tra Spagna e Puglia


22 giugno 
DUO D’ARPE DAVID

“L’arpa magica. Il duo d’arpa nel XVIII secolo”  

23 giugno 
SCHOLA ROMANA ENSEMBLE

“Amori a corte e storie di taverne”

24 giugno 
I MUSICI DI SANTA PELAGIA

“Lo stile italiano nella Londra del Settecento”
 

25 giugno 
ENSEMBLES LES NATIONS

“L’orto delle delizie. Musiche per conviti e banchetti e lodi del vino nel Rinascimento”


26 giugno 
ENSEMBLE ORIENTIS PARTIBUS 

“Cacciando per gustar”. Cacce e Madrigali del Trecento italiano

27 giugno 
RADU MARIAN (sopranista)  e SVETLANA PEKARSKAYA (clavicembalo)

“La voce regina: arie e cantate tra Seicento e Settecento”

Per informazioni:
www.amicimusicacocito.it
  &lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9009.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Festival Cusiano di Musica Antica&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 19 Jun 2010 18:34:02 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9009.ashx</guid></item><item><title>Piacere, Monferrato: esperienze da gustare, Ovada, Morsasco, Castelletto d&amp;#39;Orba, Tagliolo Monferrato, Rocca Grimalda, Strevi, Acqui Terme, Silvano d&amp;#39;Orba, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9023.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9023.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9023/90371.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se a un pittore si chiedesse di dipingere il piacere pensando a un paesaggio, molto probabilmente l&amp;#39;artista ci consegnerebbe delle delicate pennellate in cui vedremmo delinearsi delle dolci colline assolate, dei grandi alberi alla cui ombra sedersi a gustare un bicchiere di buon vino fresco di cantina, assaggiando dei piatti tipici. Sedute a un robusto tavolo in legno, le persone raffigurate nel quadro ci sembrerebbero i protagonisti fortunati di un film ambientato tra i lunghi filari dei vigneti, tra i cortili immersi in un mare di fiori, dove la vita scorre lungo le sponde di vivaci torrenti dallacqua purissima che scendono dalle montagne: in poche parole, una sorta di paradiso terrestre.


Il nostro viaggio si &amp;amp;#232; svolto proprio dentro questo bel quadro, chiamato Monferrato. Stanchi della vita metropolitana, con gli amici abbiamo deciso di concederci una mini vacanza di tre giorni. Il nostro obiettivo era quello di immergerci nella natura senza per&amp;amp;#242; andare troppo lontano. Cos&amp;amp;#236; navigando su Internet abbiamo scoperto &amp;amp;quot;Piacere, Monferrato&amp;amp;quot;, una nuova iniziativa dell&amp;#39;Associazione Monferrato, Strada del Vino. L&amp;#39;Associazione raggruppa al suo interno numerose cantine, aziende agricole, agriturismi, da Asti al Casalese, da Acqui Terme fino a Gavi, in tutto il vasto territorio del Monferrato. Territorio che deve le sue dimensioni ad Aleramo, una figura storica che ebbe il Monferrato in dono da Ottone I di Sassonia, imperatore del Sacro Romano Impero, il quale gli aveva promesso un feudo vasto quanto la regione che Aleramo fosse riuscito a circondare in una cavalcata di tre giorni. 


Per nostra fortuna, Aleramo e il suo cavallo non si sono risparmiati, cos&amp;amp;#236; oggi, chi viene nel Monferrato, ha solo l&amp;#39;imbarazzo della scelta: con il nuovo calendario dinamico dell&amp;#39;Associazione Monferrato Strada del Vino, &amp;amp;#232; possibile scegliere tra numerose proposte di &amp;amp;quot;piaceri&amp;amp;quot;. Si tratta di esperienze della durata di un paio d&amp;#39;ore ciascuna presso cantine, agriturismi, nei vigneti delle aziende agricole, ma anche nelle distillerie della zona. Due ore che si ricorderanno a lungo e con piacere, appunto: degustazioni guidate, farm experience, storie narrate, corsi di cucina...


Noi siamo arrivati qui di marted&amp;amp;#236;, e abbiamo pensato che se piacere doveva essere, che piacere fosse: eccoci quindi catapultati dentro un corso di cucina pomeridiana a Morsasco, comune collinare a circa dodici chilometri da Ovada o da Acqui Terme. Presso un antico podere immerso nel verde, in due ore siamo riusciti ad imparare diverse ricette tipiche del territorio, partendo dalle focacce, per poi arrivare alla pasta ripiena e ai dolci monferrini: una full immersion che ci ha premiati col piacere di poter poi gustare le nostre stesse creazioni culinarie, annaffiandole con i vini tipici, anch&amp;#39;essi presentati tramite una degustazione guidata.


Per approfondire le nostre conoscenze sui vini locali, il giorno dopo abbiamo partecipato a un altro &amp;amp;quot;piacere&amp;amp;quot;, una degustazione guidata, stavolta a Castelletto d&amp;#39;Orba. Abbiamo visitato una delle pi&amp;amp;#249; importanti aziende vitivinicole del paese, che si trova in zona Lavagello. Un enologo ci ha speigato una serie di aspetti del loro lavoro, riguardanti lo stoccaggio, l&amp;#39;affinamento e l&amp;#39;imbottigliamento dei vini. Dopo queste spiegazioni siamo passati al piacere della pratica, assistendo a un mini corso di degustazione dei vini con accompagnamento di grissini, focaccia, salumi, formaggi e dolci. 


Abbiamo passato il resto della giornata tra lunghe passeggiate nei centri storici di Castelletto d&amp;#39;Orba, di Silvano d&amp;#39;Orba e di Rocca Grimalda, mentre l&amp;#39;indomani ci siamo addentrati ancora di pi&amp;amp;#249; nel piacere della viticoltura, attraverso una vera e propria &amp;amp;quot;farm experience&amp;amp;quot;. A Tagliolo Monferrato, uno dei comuni collinari confinanti con Ovada, abbiamo raggiunto unazienda agricola con agriturismo. Qui ci hanno spiegato le fasi della vinificazione partendo dal vigneto, che abbiamo potuto visitare, e osservare come venivano svolti i lavori tra i filari. Abbiamo poi appreso come esattamente si arrivava all&amp;#39;imbottigliamento, e per finire in bellezza, anche stavolta non &amp;amp;#232; mancata la degustazione guidata dei vini prodotti in azienda, con abbinamento di prodotti tipici. 


Oltre al piacere delle degustazioni e di aver passato tre giorni a contatto con la natura, in luoghi pieni di storia e immersi nel verde, questo viaggio ci ha arricchiti anche umanamente. Da ora in poi vedremo rispecchiarsi questi paesaggi in ogni bicchiere di vino, e ci ricorderemo del lavoro e della dedizione che sono necessari per produrlo.Torneremo di nuovo qui, al pi&amp;amp;#249; tardi in autunno, per assistere a delle farm experience durante la vendemmia, ma non solo: oltre al vino, c&amp;#39;&amp;amp;#232; da conoscere anche la grappa. Infatti, a Silvano d&amp;#39;Orba e a Rocca Grimalda si trovano alcune delle pi&amp;amp;#249; antiche distillerie del Piemonte. Tornare qui, siamo sicuri, sar&amp;amp;#224; ancora una volta un grande piacere. 


Francesca Bertha

Per informazioni:
www.monferratostradadelvino.it
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9023.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Piacere, Monferrato: esperienze da gustare&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 23 Jun 2010 17:22:49 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9023.ashx</guid></item><item><title>Vino in rosa a Carpeneto, Carpeneto, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_8979.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_8979.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/8979/89786.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sulle note di De Andr&amp;amp;#232; - Vino in rosa sotto le stelle

Il piacere e il senso di armonia che si prova degustando un bicchiere di buon vino mentre si ammirano le dolci colline del paesaggio mozzafiato dell&amp;#39;Alto Monferrato, ha indubbiamente qualcosa di profondamente femminile. La poesia che si annida negli aromi dei vini di queste zone &amp;amp;#232; donna. La bellezza dei filari, dei grappoli d&amp;#39;uva e delle vecchie botti, ma anche l&amp;#39;efficienza delle cantine moderne, richiama l&amp;#39;immagine delle donne operose, che hanno sempre saputo unire romanticismo, seduzione, allegria e senso pratico. Le donne di questi luoghi sono mogli, mamme, ma anche, spesso, delle imprenditrici vitivinicole. Proprio a loro &amp;amp;#232; dedicata la manifestazione Vino in rosa, che quest’anno giunge alla sua ottava edizione e si terr&amp;amp;#224; venerd&amp;amp;#236; 11 Giugno.

L&amp;#39;evento, che ogni anno cambia format introducendo delle novit&amp;amp;#224; rispetto alle precedenti edizioni, nel 2010 sar&amp;amp;#224; ispirato alla musica di Fabrizio De Andr&amp;amp;#232; e al fascino del cielo stellato. Sono infinite le note poetiche che il cantautore genovese ha dedicato al mondo femminile, e la scelta di dedicare a lui questa edizione di Vino in rosa &amp;amp;#232; anche un modo di ricreare idealmente quella grande Liguria i cui confini arrivano fin dove finiscono le colline dell&amp;#39;Alto Monferrato. A fare da colonna sonora alla manifestazione sar&amp;amp;#224; una delle canzoni pi&amp;amp;#249; famose di De Andr&amp;amp;#232;, Creuza de ma, e se di emozioni si tratta, non ci si fermer&amp;amp;#224; certo alla musica: anche il piacere del palato sar&amp;amp;#224; assicurato grazie al cuoco che cuciner&amp;amp;#224; dei piatti tipici liguri ispirandosi alle pietanze che De Andr&amp;amp;#232; nomina nella canzone: frittura di pesciolini, lasagne da tagliare ai quattro sughi, pasticcio in agrodolce di lepre... Il tutto, naturalmente, annaffiato con i migliori vini prodotti dalle aziende agricole di Carpeneto e dintorni, guidate da donne, ma non solo. 

Le donne, si sa, sono anche romantiche e a volte amano affidare i propri sogni e desideri alle stelle: ad incantare i visitatori di Vino in rosa, sar&amp;amp;#224; infatti il cielo stellato, mostrato e spiegato sapientemente da un&amp;#39;associazione di astrofili della zona: anche le stelle, come le donne, sono protagoniste delle canzoni di De Andr&amp;amp;#232;, basti pensare alla Canzone di Marinella (&amp;amp;quot;ma il Sole che la vide cos&amp;amp;#236; bella, dal fiume la port&amp;amp;#242; sopra una stella&amp;amp;quot;).

La manifestazione si svolge in una location molto particolare: la suggestiva Tenuta Cannona, dal 1600 fino al 1980 propriet&amp;amp;#224; della famiglia Cassone, rilevata dalla Regione Piemonte nel 1985 Oggi la Tenuta Cannona &amp;amp;#232; Centro Sperimentale Vitivinicolo della Regione Piemonte. Il suo territorio si estende per 54 ettari, di cui 20 coltivati a vigneto sperimentale. A partire dagli anni &amp;#39;80 a seguito di opere di sistemazione del terreno, i vigneti sono stati ricostituiti impiantando numerose variet&amp;amp;#224; con diverse combinazioni di cloni e portinnesti. Si &amp;amp;#232; realizzato cos&amp;amp;#236; un Centro sperimentale vitivinicolo unico in Piemonte, dove insieme alla sperimentazione prettamente viticola ed enologica vengono condotte attivit&amp;amp;#224; di ricerca quali la gestione del terreno ed i trattamenti fito-sanitari. Il Centro &amp;amp;#232; indirizzato ad attivit&amp;amp;#224; di ricerca e sperimentazione per favorire una migliore conoscenza comparativa delle caratteristiche e dei comportamenti dei diversi vitigni e di fornire risultati suscettibili di adozione a livello produttivo. Un sistema integrato di sperimentazione, divulgazione e aggiornamento per i tecnici del settore, con attenzione alla conservazione e alla valorizzazione degli ambienti viticoli. 

L&amp;#39;edificio padronale, nel cui cortile si svolge la manifestazione, e di cui fa parte anche una chiesa, tuttora consacrata, &amp;amp;#232; un gioiello architettonico dal notevole valore storico- artistico. Particolarmente ben conservate sono le decorazioni, i fregi lignei e gli stucchii. 

Informazioni: www.comune.carpeneto.al.it



&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_8979.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Vino in rosa a Carpeneto&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 07 Jun 2010 21:53:45 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_8979.ashx</guid></item><item><title>In bici a Tassarolo, protetti da San Rocco, Tassarolo, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9008.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9008.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9008/90257.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi l’avrebbe mai pensato che fosse possibile vivere un lungo weekend di vacanza tra escursioni in bici e autentica cucina ligure restando sotto la Madonnina ma essendo nello stesso tempo sulle colline del Basso Piemonte? Il segreto di questa esperienza unica sta nella scelta della localit&amp;amp;#224;: Tassarolo, nella provincia di Alessandria, a pochi chilometri di curve dalla strada che da Ovada porta a Novi Ligure. Attraversiamo Capriata d’Orba e prendiamo la strada che da Francavilla Bisio, sede di un graziosissimo castello, porta a Tassarolo. Il percorso &amp;amp;#232; di quelli che restano nel cuore: leggere curve in salita, costellate dalla vista di vigneti, boschi, colline e prati verdi. 
La santa patrona di Tassarolo &amp;amp;#232; la Madonnina di Sant’Ambrogio, ecco perch&amp;amp;#233; la localit&amp;amp;#224; sembra familiare  ai milanesi. La festa patronale si celebra ogni anno la seconda domenica di Settembre, con funzione religiosa e processione delle Confraternite. 
Il nostro lungo weekend tra bici e buona tavola passa per&amp;amp;#242; sotto la protezione di un altro santo, quello che protegge anche i pellegrini, San Rocco. I tassarolesi sono da sempre devoti di San Rocco, e la sua festa, il 16 Agosto, viene sempre celebrata, oltre che con funzioni religiose, anche con delle allegre sagre a base di piatti tipici della zona. Avendo letto queste curiosit&amp;amp;#224; prima del nostro viaggio, non potevamo scegliere meta migliore per il nostro soggiorno della Locanda San Rocco. L’edificio della locanda un tempo era una scuola, e dopo che la scuola si &amp;amp;#232; trasferita in un’altra sede, &amp;amp;#232; arrivata una giovane coppia ligure, Cecilia e Gigi a ristrutturare il palazzo, tuttora di propriet&amp;amp;#224; del Comune, trasformandolo in un’elegante locanda e ristorante. Ci sistemiamo nella camera “Ortensia”, la pi&amp;amp;#249; romantica, mentre i nostri amici occupano quella del “Girasole” e partiamo alla scoperta del paese.
Tassarolo &amp;amp;#232; un paese pieno di simpatiche sorprese, a cominciare dal nome: mentre stavamo arrivando qui, giocavamo a fare delle ipotesi sulla sua origine: qualcuno diceva che c’entravano le tasse, qualcun altro che Tassarolo si chiamerebbe cos&amp;amp;#236; per via dell’animale tasso. Chiedendo un po’ in giro alle persone del posto, scopriamo che avevamo ragione un po’ tutti, infatti gli studiosi accreditano entrambe le ipotesi, ma anche quella secondo la quale il nome deriverebbe da “tasso” nel senso dell’albero, e ancora, secondo il Marchese Marco Spinola, discendente della storica dinastia, tuttora proprietaria del Castello di Tassarolo, all’origine del nome ci sarebbero le tassarie, che erano dei cumuli di fieno o di grano. 
Oggi questa localit&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; un tranquillo paradiso dove praticare sport: trekking, gite, ma anche il golf, e dove rigenerarsi in mezzo alla natura lasciando alle spalle la confusione della grande citt&amp;amp;#224;. Qualche secolo fa invece Tassarolo stampava addirittura moneta propria: era una delle trentanove localit&amp;amp;#224; piemontesi con diritto di zecca. Esiste tuttora un grande fabbricato chiamato “La zecca”, attiguo al Castello, che presumibilmente fu la sede dove venivano coniate le monete spinoline chiamate luigini. 
Un’altra curiosit&amp;amp;#224; che scopriamo chiacchierando con la gente, &amp;amp;#232; che qui esiste una collezione privata di radio d’epoca. Un signore nato a Tassarolo nel 1940, Fernando Ermanno Zarri, detto Nanni, ex radiotelegrafista e appassionato del mondo delle radio, ha raccolto e riparato tante vecchie radio che la gente aveva buttato via con l’avvento della televisione. La sua collezione &amp;amp;#232; stata anche esposta nel 1995, in occasione del centenario di Marconi, e ne hanno parlato diverse televisioni. Siamo anche riusciti a visitare questo curioso museo, &amp;amp;#232; bastata una telefonata per prendere appuntamento. 
Le altre nostre giornate passano all’insegna dello sport e della buona tavola: abbiamo percorso migliaia di chilometri in bici lungo i sentieri degli itinerari segnalati nelle vicinanze, e di sera ci siamo riposati nel dehor fiorito della Locanda San Rocco. Era come essere magicamente atterrati al mare, in Liguria: Cecilia e suo marito Gigi propongono ottima cucina ligure a base di pesce freschissimo. Abbiamo cominciato con un carpaccio di tonno agli agrumi, dopodich&amp;amp;#233; siamo passati ai taglierini agli astici, alla scottata di ricciola sui salati e per finire, una squisita tarte tatin tiepida col gelato. Abbiamo annaffiato tutto con dell’ottimo Gavi, il famoso vino della zona, e con del Roverello di Broglia.

Dopo questa nostra piccola vacanza da “pellegrini della bici e del gusto”, protetti da San Rocco, possiamo solo essere d’accordo con i tassi, che siano animali o alberi: a Tassarolo si sta proprio bene.

Francesca Bertha

Per informazioni:
Locanda San Rocco
Via dei Martiri, 1 Tassarolo (AL)
0143/342418

&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9008.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;In bici a Tassarolo, protetti da San Rocco&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 19 Jun 2010 15:49:15 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9008.ashx</guid></item><item><title>Il forte richiamo dei sapori di Gavi, Gavi, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9084.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9084.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9084/91189.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sul cartello che indica la strada che dobbiamo percorrere, c’&amp;amp;#232; scritto Gavi Ligure. Non &amp;amp;#232; un errore, anche se ci troviamo nel Basso Piemonte, ma un toponimo che racchiude in s&amp;amp;#232; la particolarit&amp;amp;#224; di questo territorio al confine tra la Liguria e il Piemonte. Gavi &amp;amp;#232; famosa per il suo vino bianco, il Cortese di Gavi docg, coltivato sulle colline circostanti che caratterizzano un paesaggio chiaramente monferrino. Ma nella sua architettura e nel suo dialetto si riconosce altrettanto evidentemente l’impronta ligure che ben sei secoli di appartenenza al Genovesato hanno lasciato su questa citt&amp;amp;#224;.  

Attraversato dal torrente Lemme, Gavi sorprende con i suoi colori vivaci, molto liguri, e affascina con i suoi terrazzi fioriti, con i suoi muri affrescati dalle tonalit&amp;amp;#224; pastello che spiccano davanti al verde scuro delle colline che abbracciano la citt&amp;amp;#224;. 
Iniziamo la nostra passeggiata lungo una stradina che costeggia il centro storico e ammiriamo le vecchie casette che si affacciano sulle colline e sui vigneti. Qui le atmosfere rurali si mischiano alla storia e all’arte, presente a ogni angolo. Come prima sorpresa, ci imbattiamo in una simpatica torretta attraverso i cui archi si apre una vista mozzafiato sulla vegetazione circostante: si tratta del Portino, una costruzione duecentesca, unica superstite delle quattro porte di accesso al borgo che un tempo erano parti integranti di un sistema di mura che scendevano dal Forte circondando l’intero abitato di Gavi. 

Il Forte &amp;amp;#232; il monumento pi&amp;amp;#249; imponente di Gavi: &amp;amp;#232; una fortezza militare di notevoli dimensioni che sovrasta la citt&amp;amp;#224;. Ben visibile da ogni stradina, ricorda ai gaviesi la loro storia, costellata anche di numerose battaglie in cui la citt&amp;amp;#224; ha dovuto difendersi dal nemico. Il suo attuale aspetto, di vera e propria fortezza militare, l’ha acquisito durante il Seicento, dopo l’assedio del 1625 da parte dell’esercito francese e savoiardo, che per la prima volta impieg&amp;amp;#242; l’artiglieria facendo capire alla Repubblica di Genova che il Forte, all’epoca un castello come gli altri della zona, necessitava di essere notevolmente irrobustito. 

Non c’&amp;amp;#232; da meravigliarsi se una costruzione cos&amp;amp;#236; particolare &amp;amp;#232; capace anche di stimolare la fantasia degli abitanti, dando vita a delle leggende. Una delle pi&amp;amp;#249; conosciute &amp;amp;#232; quella relativa ai fantasmi... E se ogni castello che si rispetti, vanta la presenza almeno di un fantasma, una fortezza non pu&amp;amp;#242; certo accontentarsi di meno di un intero esercito di fantasmi: &amp;amp;#232; esattamente quanto starebbe accadendo a Gavi. C’&amp;amp;#232; chi giura di aver visto in tempi recenti un esercito di agguerrite milizie romane marciare verso il Forte, mentre si udivano gli inni al dio Marte cantati a squarciagola dai soldati.

Se oggi Gavi &amp;amp;#232; meta del turismo enogastronomico e viene scelta dai viaggiatori amanti dei paesaggi collinari e del buon vino, secoli fa fu invece tappa dei pellegrini in viaggio verso il santuario di San Giacomo di  Compostella. Quando dopo la nostra lunga passeggiata per le strade di Gavi ci sediamo affamati a tavola nella frazione Rovereto, presso il Ristorante Da Marietto, il titolare, il signor Giuseppe ci racconta che la bellissima Chiesa di San Giacomo Maggiore, di cui avevamo ammirato la facciata in purissimo stile romanico, fu costruito sui resti di un ospizio per i pellegrini.

Il nostro “pellegrinaggio culinario” continua alla scoperta dei sapori del luogo, cos&amp;amp;#236; mentre assaggiamo gli antipasti del signor Giuseppe, gli chiediamo di raccontarci qualcosa della storia di questo locale. “In questa frazione, Pessenti di Rovereto, esisteva un’osteria rinomata per la sua cucina gi&amp;amp;#224; nell’Ottocento. Faceva piatti tipici, cucina povera basata su ci&amp;amp;#242; che offriva la campagna e l’aia. La nostra famiglia continua questa tradizione dagli inizi degli anni Sessanta, e pur conducendo una cucina ricercata e di qualit&amp;amp;#224;, in fondo non abbiamo inventato niente, bens&amp;amp;#236; abbiamo riscoperto dei piatti dimenticati, come gli gnocchi slargh&amp;amp;#233;, ovvero allargati. Somigliano alle orecchiette, &amp;amp;#232; un piatto estivo, si fa solo con farina e acqua bollente e si condisce col pesto o col pomodoro fresco”. 

Dopo aver gustato i cinque assaggi di antipasti, tra cui il girello di vitello tonnato, il fagottino con i funghi, non possiamo certo rinunciare al piatto tipico per eccellenza della zona: i ravioli. Li facciamo seguire dal pollo alla cacciatora, e come dolce, assaggiamo con piacere un budino molto buono e particolare: il latte di gallina. Ogni piatto &amp;amp;#232; guarnito con particolare cura, grazie alla dedizione della signora Mee, la moglie thailandese del signor Giuseppe. “Lei ha il dono di saper rendere speciali anche i piatti pi&amp;amp;#249; semplici”, racconta il marito. 

Abbiamo annaffiato la nostra cena con dell’ottimo vino bianco locale, proveniente da una cantina della frazione Rovereto e volendo fare una battuta in allegria, dopo questa giornata piacevole siamo sicuri di una cosa: faremo anche noi come i fantasmi del Forte: torneremo spesso a Gavi, e a Rovereto. 

Francesca Bertha
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9084.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Il forte richiamo dei sapori di Gavi&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 12 Jul 2010 19:20:57 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9084.ashx</guid></item><item><title>La cascina, il Barbera e il Moscato: il fascino di Nizza Monferrato, Nizza Monferrato, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9085.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9085.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9085/91205.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Cuore di collina”: cos&amp;amp;#236; viene definito Nizza Monferrato sul sito del comune, e basta percorrere una delle strade che portano qui per capire perch&amp;amp;#233;. Un paesaggio dalla bellezza calda e rassicurante: lasciate alle spalle le alte colline e i boschi del Monferrato ovadese, qui il viaggiatore trova un panorama pi&amp;amp;#249; dolce, dipinto di tutte le possibili tonalit&amp;amp;#224; del verde. Prati fioriti, grossi alberi che guardano gli interminabili filari dei vigneti che si estendono per decine di chilometri. Il cuore di questo paesaggio mozzafiato &amp;amp;#232; una citt&amp;amp;#224; che nei lunghi secoli di storia si &amp;amp;#232; sempre distinta per operosit&amp;amp;#224;, cultura e fantasia, nonostante fosse stata spesso nel mirino di feroci attacchi da parte del nemico che voleva impadronirsi delle ricchezze nicesi.

L’idea di passare un lungo weekend a Nizza Monferrato ci &amp;amp;#232; venuta dopo aver visto su Internet alcune riproduzioni di vecchie etichette di vini, disegnate da un famoso pittore alessandrino, che fu legato a diverse localit&amp;amp;#224; del Monferrato, Franco Sassi. L’artista, scomparso nel 1993, dedic&amp;amp;#242; anche numerose opere, tra grafiche e acquerelli, a queste localit&amp;amp;#224; dal fascino eterno: le case monferrine dei suoi dipinti, le sue cascine immerse nella nebbia e nei paesaggi dai colori a volte caldi, altre volte sfocati hanno valorizzato questa zona e continuano a incuriosire i turisti. Sassi fu grande amico di Arturo Bersano, fondatore di un importante azienda vinicola, nonch&amp;amp;#233; del Museo delle contadinerie e delle stampe sul vino Bersano. Ammirare i vecchi torchi, quarti di brenta, bicchieri e calici spessi per durare nel tempo, oltre a tutta una serie di attrezzi per lavorare la terra, &amp;amp;#232; stata la prima tappa del nostro weekend di full immersion nel mondo dei vigneti e nelle atmosfere genuine della vita contadina. Una sezione del museo &amp;amp;#232; interamente dedicata a una rara raccolta di stampe ed etichette degli ultimi quattro secoli, all’interno della quale ci sono anche numerose creazioni di Franco Sassi. 

Dopo i ricordi del passato ci avviamo verso i piaceri del presente, raggiungendo la nostra dimora per questa vacanza: naturalmente non potevamo che scegliere un luogo che avesse la tradizione vitivinicola di Nizza Monferrato nel suo dna: l’Agriturismo Cascina Monsignorotti, nella regione San Nicolao, si trova su una delle pi&amp;amp;#249; belle colline del territorio nicese ed &amp;amp;#232; la naturale evoluzione del lavoro di ben quattro generazioni della famiglia Lacqua che qui producono vini di alto pregio, a tiratura limitata, mantenendo i metodi di vinificazione di una volta. Ogni stanza porta il nome di un vitigno coltivato nella cascina: noi occupiamo quelle del Barbera e del Moscato e gi&amp;amp;#224; l’idea di dormire in una stanza che si chiama come un vino, ci fa dimenticare lo stress della citt&amp;amp;#224;. Ma il bello deve ancora venire: l’indomani, durante una visita guidata nei vigneti, il signor Carlo, che porta avanti il notevole lavoro di questa cascina insieme a sua moglie, ci svela i segreti dell’arte di fare il vino, facendoci poi assaggiare alcuni dei migliori vini della sua cantina. “Produrre del buon vino richiede molta fatica, e la nostra famiglia non potr&amp;amp;#224; portare avanti questo lavoro per le prossime generazioni, per questo, anche se in questa cascina c’&amp;amp;#232; la nostra vita, abbiamo intenzione di vendere. Una famiglia con diversi figli giovani e la voglia di lavorare, &amp;amp;#232; ci&amp;amp;#242; che ci vuole, per andare avanti qui”, racconta il signor Carlo. Poche parole, che fanno capire davvero il valore, anche umano, che rende unica ogni bottiglia di vino prodotta qui, e che fanno anche riflettere sulla vita frenetica che tendiamo a condurre in citt&amp;amp;#224;. 

Il nostro soggiorno a Nizza Monferrato prosegue tra lunghe passeggiate nella natura, e piacevoli ore pomeridiane spese a chiacchierare a bordo della piscina dell’agriturismo. L’ultimo giorno, dopo aver consumato la nostra abbondante colazione che ci riporta alla pi&amp;amp;#249; sana tradizione contadina, ovvero un cestino contenente pane, vino, salumi, formaggio e frutta di stagione, torniamo ancora a fare un giro in citt&amp;amp;#224;, e ammiriamo Palazzo Crova, costruito presumibilmente sui resti di un castello, nonch&amp;amp;#233; “El Campanon”, ovvero la spettacolare torre campanaria del palazzo del Municipio. 
 
Torniamo in citt&amp;amp;#224; arricchiti di un’esperienza che ricorderemo a lungo e che speriamo di ripetere presto. Intanto ci ricordiamo del bel viaggetto a Nizza Monferrato sorseggiando il buon vino che ci ha regalato il signor Carlo mentre ripensiamo alla tranquillit&amp;amp;#224; delle colline monferrine.

Francesca Bertha
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9085.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;La cascina, il Barbera e il Moscato: il fascino di Nizza Monferrato&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 12 Jul 2010 19:41:50 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9085.ashx</guid></item><item><title>Alla fattoria di Arlecchino - Viaggio a Casal Cermelli, Casal Cermelli, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9007.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9007.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/9007/90245.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il verde pastello dei campi di grano di inizio estate, il rosa dei fiori che ci sorridono da ogni giardino, l’azzurro del lago per gli appassionati di pesca sportiva, il rosso dei mattoni dei palazzi pi&amp;amp;#249; antichi del centro, il bianco del muro di una cappella: arrivare a Casal Cermelli &amp;amp;#232; come incontrare Arlecchino, si viene subito avvolti in un mondo allegro e colorato, dal sapore rurale. Lo sguardo pu&amp;amp;#242; volare liberamente per chilometri e chilometri, incontrando delle cascine che da lontano sembrano uscite dal disegno di un bambino, mentre si viene distratti solo da qualche gazza sicura di s&amp;amp;#232; che attraversa la strada davanti alla nostra auto.

Siamo arrivati a Casal Cermelli, un paese della pianura alessandrina, l’ultimo che si trova sulla riva sinistra del torrente Orba, dopo circa un’ora di strada da Milano. Per qualche giorno abbiamo deciso di stare qui per “disintossicarci” della citt&amp;amp;#224; immergendoci nella campagna pi&amp;amp;#249; pura. Avevamo voglia di sentire i galli, le taccole e i grilli, ma non solo: i maschi del gruppo avevano anche voglia di vedere i pesci del Lago Blu, il laghetto artificiale presso il quale ha sede l’omonima Associazione di pesca sportiva. Prima di andare a visitare il lago e il nostro agriturismo, ci siamo fermati in paese per fare un giro e ambientarci. 

Appena iniziamo la nostra passeggiata sulla strada principale del paese, veniamo rapiti dalla bellezza di un’edicola votiva, incastonata nella pietra che costituisce un muro naturale proprio al fianco della Chiesa della Beata Assunta: una Madonna azzurra, circondata da tanti fiori il cui sguardo sereno e pieno di bont&amp;amp;#224; ci riempie di gioia. Facciamo un giro nella piazza dove ha sede il Comune, costruito sui ruderi di un antico castello, e ammiriamo con un pizzico di sana invidia i numerosi terrazzini stracolmi di fiori: queste case, per lo pi&amp;amp;#249; vecchie ma ristrutturate con gusto, hanno un’anima.

La storia di Casal Cermelli s’intreccia con quella del fiume Orba: addirittura certi toponimi, come Mezzanella, Villa Franca, Torre d’Orba, Casal Vecchio, lasciano tuttora il dubbio negli studiosi sul fatto se si riferissero a delle diverse antiche frazioni del paese, formatesi grazie alla migrazione del torrente Orba, o se si trattasse della stessa localit&amp;amp;#224;.
Siamo a pochi chilometri da Novi Ligure, citt&amp;amp;#224; a cui &amp;amp;#232; indissolubilmente legata la carriera di Fausto Coppi, ma anche Casal Cermelli vanta di aver fatto crescere un importante corridore: Giancarlo Martini, ciclista azzurro nato nel 1936, che ha rappresentato l’Italia ai Mondiali di ciclismo di Waregem nel 1957 e a Reims l’anno dopo.

Le persone a cui chiediamo informazioni in piazza ci dicono di andare a Portanova, piccola, ma importante frazione del paese, che fu l’ultima delle dieci Porte che intorno al 1168 contribuirono alla fondazione della citt&amp;amp;#224; di Alessandria, realizzata per prevenire un’eventuale nuova invasione barbarica successiva a quella di Federico Barbarossa. A Portanova ammiriamo anche una splendida chiesa parrocchiale, costruita alla fine dell’Ottocento, dedicata a Sant’Antonio da Padova. Al suo interno &amp;amp;#232; custodito un dipinto del tardo Cinquecento della Sacra Famiglia, della bottega del Maraglione, proveniente dalla vecchia chiesa.

Dopo questa lunga passeggiata culturale &amp;amp;#232; giunto il momento di riposarci e di pensare ai piaceri della buona tavola, cos&amp;amp;#236; ci avviamo verso il Lago Blu, e poco dopo raggiungiamo l’Agriturismo Arlecchino. Ci sistemiamo nelle camere e ci accomodiamo al dehor, accanto alla piscina. I colori divertenti che abbiamo notato in paese, ci accompagnano anche qui: una parete rosa, una gialla, dei bicchieri blu. “Ci siamo ispirati ad Arlecchino, mia moglie ha voluto creare un ambiente un po’ diverso, pi&amp;amp;#249; fantasioso”, ci spiega il signor Alfredo mentre ci porta da assaggiare delle ottime focaccine e pizzette, appena sfornate nel forno a legna. Alla nostra domanda in merito alle specialit&amp;amp;#224; del posto ci propone una serie di piatti piemontesi e liguri, aggiungendo che per&amp;amp;#242; loro fanno la cosiddetta cucina del “si potrebbe?”. “Abbiamo spesso degli ospiti creativi che chiedono se si potrebbe aggiungere un ingrediente o preparare un piatto diverso dal solito, e noi diciamo sempre di s&amp;amp;#236;”, racconta divertito. Noi invece ci lasciamo guidare dai suoi suggerimenti, e optiamo per un bel piatto di agnolotti, che facciamo seguire da arrosti vari e dalla porchetta, il tutto annaffiato dal Dolcetto d’Ovada e dal Barbera della zona, e per finire, una bella crostata con la marmellata fatta in casa. Mentre ci godiamo queste pietanze, la signora ci racconta che questo &amp;amp;#232; un cascinale di ben ottocento metri quadri, e ospita anche una fattoria didattica, con caprette, pecore, vitellini. “I bambini li adorano”, aggiunge. Dopo pranzo andiamo anche noi a conoscere gli animali, e siamo felici di sentirci per qualche giorno dei bambini: ci sembra di essere finiti in una favola tutta colorata.

Francesca Bertha
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9007.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Alla fattoria di Arlecchino - Viaggio a Casal Cermelli&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Sat, 19 Jun 2010 15:34:09 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_9007.ashx</guid></item><item><title>Un borgo d&amp;#39;autore - Il nostro bel soggiorno a Cremolino, Cremolino, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_8944.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_8944.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/8944/89437.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si passa sotto l&amp;#39;arco di una porta antica e si arriva nel mondo dei desideri: un paese a misura d’uomo, case colorate i cui muri spessi emanano una tranquillit&amp;amp;#224; impensabile nella grande citt&amp;amp;#224;, fiori e verde ovunque, strade ripide che dietro ogni curva riservano al turista una piacevole sorpresa: un  portone di legno che fa pensare al fresco di una cantina, un campanile rosa che evoca la primavera e perch&amp;amp;#233; no, anche il vino Dolcetto d’Ovada, tipico del luogo, un muro tutto rosso che s’intona con i fiori appesi al balcone di fronte. Salendo verso il Castello, lo sguardo trova l&amp;#39;occasione per spaziare tra le verdi colline circostanti che s&amp;#39;intravedono tra le case. 

Cremolino si trova a circa quattrocento metri di altezza su una collina dell&amp;#39;Alto Monferrato, ed &amp;amp;#232; attraversata dalla tortuosa ma panoramicissima strada del Turchino che collega Asti e Genova, passando per Acqui Terme e Ovada. Usciamo dall&amp;#39;autostrada al casello di Ovada e dopo circa dieci minuti raggiungiamo Cremolino. Parcheggiamo l&amp;#39;auto ai piedi del Castello trecentesco, costruito dai Malaspina, e ci avviamo verso il nostro fine settimana di tranquillit&amp;amp;#224; all’insegna della buona tavola e del relax. Superata l&amp;#39;Antica Porta Maggiore, che conduce nel borgo medievale, dopo pochi minuti di passeggiata arriviamo alla nostra dimora settecentesca, il Bel Soggiorno, ristorante che offre anche ospitalit&amp;amp;#224; nelle sue tre camere. Ci sistemiamo e partiamo alla scoperta del paese. 

Ci mettiamo a chiacchierare con una signora che ci raccomanda di andare a visitare il Santuario di Nostra Signora delle Grazie. Secoli prima della famosa apparizione mariana di Molare, il paese confinante, la Madonna apparve a Cremolino a una ragazza sordomuta. La fanciulla pascolava il suo piccolo gregge sulla sommit&amp;amp;#224; della collina, quando vide una bellissima Signora che le chiese un agnellino. La ragazza non solo ha sentito e capito perfettamente le parole della Signora, ma le ha saputo anche rispondere: &amp;amp;quot;Volentieri, aspettate solo che vado a chiedere alla mamma&amp;amp;quot;. Corse a casa e i suoi genitori, a sentirla parlare, rimasero letteralmente a bocca  aperta. Le dissero di tornare dalla Signora e di darle anche tutto il gregge, se desiderava. La ragazza miracolata torn&amp;amp;#242; di corsa sul posto, ma la Signora non c&amp;#39;era pi&amp;amp;#249;. Si sentiva per&amp;amp;#242; echeggiare nel cielo una voce misteriosa che diceva: &amp;amp;quot;Io sono la Regina del Paradiso&amp;amp;quot;. Nel 933 ci fu un&amp;#39;incursione dei saraceni i quali devastarono totalmente il Santuario, costruito sul luogo dell&amp;#39;apparizione della Madonna. Tra le rovine bruciate per&amp;amp;#242; il popolo rinvenne, del tutto intatto, un quadro della Madonna. Decisero cos&amp;amp;#236; di ricostruire la Cappella che da allora, per ricordare questo accadimento miracoloso, si chiama &amp;amp;quot;La Bruceta&amp;amp;quot;. 

Se molti secoli fa &amp;amp;#232; stato un quadro sacro a ricordare al popolo di Cremolino di essere nelle grazie della Madonna, i dipinti e l’arte continuano ad essere importanti in questa localit&amp;amp;#224;. I colori del borgo medievale e delle dolci colline circostanti, dei vigneti e delle case antiche sembrano l&amp;#39;opera di un pittore, e l’avr&amp;amp;#224; pensato anche Roberto Fiordiponti, artista nato a Terni nel 1943 che ha dedicato a Cremolino una serie di acquerelli raffiguranti gli angoli pi&amp;amp;#249; caratteristici del borgo. Nelle sue opere, che erano state anche esposte in paese qualche tempo fa, possiamo ammirare le atmosfere cremolinesi sospese tra realt&amp;amp;#224; e fantasia: come in un sogno, i suoi alberi a volte hanno le foglie blu.

Nel corso del nostro weekend, l&amp;#39;arte ci ha accompagnato perfino a cena, durante la quale abbiamo potuto abbandonarci ai piaceri di una vera e propria cucina d&amp;#39;autore. Infatti, i piatti della cucina tradizionale dell&amp;#39;Alto Monferrato, con influenze liguri, preparati sapientemente da Giovanni, il titolare dello storico locale, sono di per s&amp;amp;#232; delle opere d&amp;#39;arte. Il fritto misto del Bel Soggiorno &amp;amp;#232; stato classificato dalle giurie di importanti concorsi internazionali al vertice dei fritti misti di tutto il Piemonte. &amp;amp;quot;Alla fine dell’Ottocento, nella piazza centrale di Cremolino, c&amp;#39;era il Caff&amp;amp;#232; della Stella, gestito dalla nostra famiglia. Il timone &amp;amp;#232; passato nelle mani dei miei genitori nel 1967, quando dalla piazza ci siamo trasferiti in questa dimora del 1742, per continuare una tradizione centenaria&amp;amp;quot;, ci ha raccontato Giovanni mentre abbiamo iniziato ad assaggiare gli antipasti piemontesi, seguiti poi dagli ottimi agnolotti e dal mitico fritto misto, preparato con oltre quindici ingredienti tra carni, verdure e componenti dolci sapientemente fritte al momento. Sorseggiando dell&amp;#39;ottimo Dolcetto d&amp;#39;Ovada, proveniente dalla fornitissima cantina del ristorante, ci siamo concessi un ulteriore piacere artistico: quello di ammirare gli importanti dipinti della sala e del corridoio, frutto della passione artisica di Giovanni.

Il bel fine settimana che abbiamo passato a Cremolino ci ha allietato i sensi confermando ci&amp;amp;#242; che pensiamo da sempre: non c&amp;#39;&amp;amp;#232; bisogno di andare lontanissimo per scoprire degli angoli pieni di poesia. 

Francesca Bertha

Per informazioni:
www.ristorantebelsoggiorno.com
0143/879012

www.cremolino.com
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_8944.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Un borgo d'autore - Il nostro bel soggiorno a Cremolino&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 31 May 2010 21:27:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_8944.ashx</guid></item><item><title>Dalle colline ai Prati - La favola di Silvano d&amp;#39;Orba, Silvano d&amp;#39;Orba, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_8929.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_8929.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/8929/89202.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’era una volta un burattino che si chiamava Silvanino e abitava in un paese tra le verdi colline dove c’era anche un grande castello, molti giardini fioriti e tanti vigneti intorno al paese. Era fatto di legno e stoffa, aveva l’abito arancione e il cappellino blu. Sorrideva e scherzava sempre con grandi e piccini e per potersi divertire insieme ai suoi amici, ha deciso di fare una grande festa a cui ha invitato tanti altri bei burattini come lui da tutta Italia e da tutto il mondo. Cos&amp;amp;#236; ha preso inizio la manifestazione pi&amp;amp;#249; importante che si svolge a Silvano d’Orba: Ai bravi burattinai d’Italia, rassegna estiva dedicata ai burattini con spettacoli e premiazioni, ed una fase autunnale, arricchita di laboratori e seminari di studio per diffondere l’arte del teatro dei burattini. 

Noi siamo arrivati a Silvano d’Orba in primavera, quindi dei burattini abbiamo solo sentito parlare dalle persone del posto, ma il loro fascino fiabesco ha in qualche modo condizionato tutta la nostra giornata di gita primaverile. Silvano d’Orba si trova a circa dieci minuti di strada dal casello di Ovada e si riconosce da lontano: la chiesa parrocchiale di San Pietro e il Castello si vedono da chilometri di distanza e rappresentano un punto di riferimento tra le colline ovadesi. Una volta entrati in paese, abbiamo lasciato l’auto nella strada principale e abbiamo proseguito a piedi alla scoperta delle vie che si inerpicano sulla collina. Alcune salite sono abbastanza impegnative, ma vale la pena farsi venire un po’ di fiatone: la parte alta del paese &amp;amp;#232; come un unico grande belvedere. Ovunque ci si fermi, si apre una vista mozzafiato sulle colline circostanti e lo sguardo pu&amp;amp;#242; spaziare liberamente nella valle tra le case che si vedono in lontananza. Tra belle villette, custodite da cani ligi al loro dovere di abbaiare quando vedono passare degli estranei e da gatti persi nei loro tranquilli sogni pomeridiani, abbiamo raggiunto il punto forse pi&amp;amp;#249; alto del paese, dove si erge la chiesa di San Pietro, poco sotto il Castello Adorno. Il Castello, costruito nel 1492, con le sue quattro torri massicce &amp;amp;#232; una vera fortezza di tipo medievale, ed &amp;amp;#232; tuttora propriet&amp;amp;#224; privata. 

Oltre che per i burattini, Silvano d’Orba &amp;amp;#232; famoso anche per un altro motivo “allegro”: &amp;amp;#232; Borgo della Grappa. Qui hanno sede due antiche distillerie che producono grappa con il cosiddetto metodo discontinuo dell’alambicco a bagnomaria alla piemontese. 

Abbiamo continuato la nostra passeggiata ammirando i tanti giardini fioriti e respirando l’incredibile tranquillit&amp;amp;#224; di questa localit&amp;amp;#224; che sembrava davvero uscita da una fiaba. In un giardino abbiamo notato tantissime simpatiche capre di una razza che non conoscevamo, a prendere il sole insieme alle galline. In poche ore siamo riusciti a dimenticare la frenesia della citt&amp;amp;#224; e a rigenerarci grazie a questa atmosfera di pace. La lunga passeggiata per le salite del borgo ci ha anche fatto venire una discreta fame, cos&amp;amp;#236; abbiamo deciso di coronare questa giornata con una cena tipica del luogo. Abbiamo ripreso la macchina e ci siamo spostati dall’altra parte della strada che da Ovada porta a Novi Ligure, dove approfittando dell’ampio parcheggio di un magazzino di bricolage e giardinaggio, abbiamo scoperto il ristorante e focacceria Ai Prati. E se a Silvano d’Orba tutto ha un sapore fiabesco, la fantasia locale ci ha sorpresi perfino a tavola. I piatti di ispirazione ligure e ovadese qui si presentano in una veste nuova, diversa dal solito, unendo alla bont&amp;amp;#224; del gusto il piacere della scoperta. La pasta col pesto? Si fa su misura, con pi&amp;amp;#249; o meno aglio a seconda dei gusti e il pesto viene servito direttamente nel mortaio in modo che tutti possano condire la pasta sul proprio piatto a piacere. Abbiamo anche provato un primo ideato da Marco, il giovane titolare: i monferrini. Si tratta di garganelli fatti col vino dolcetto d’Ovada, che conferisce alla pasta un piacevole colore rosa. Sono conditi con una fonduta di formaggi di malga e con dei chicchi di uva dolcetto brinati a crudo. Si cucinano con la riduzione di vino per sgrassarli, secondo il cosiddetto “paradosso francese” che si basa, appunto, sul potere sgrassante del vino. “Siamo degli artigiani in cucina”, ha minimizzato Marco, spiegandoci che la passione per la cucina lo porta a sperimentare, a giocare con gli ingredienti, ma sempre rigorosamente freschi e di stagione. L’ultima sorpresa &amp;amp;#232; stato il dolce: si chiama Egoist, perch&amp;amp;#233; &amp;amp;#232; talmente buono che nessuno vorrebbe cederlo a qualcun altro. E’ un favoloso semifreddo bianco con fragole, strati di cioccolato con sovrapposizione di lamponi, panna e pistacchio tritato sul momento.

Durante il rientro in citt&amp;amp;#224;, ci &amp;amp;#232; venuta in mente una targa, dipinta a mano, che abbiamo visto su un cancello durante la nostra passeggiata: “Chi vuole andare attorno attorno vada, a me piace abitar la mia contrada”. Pensiero che dopo questa giornata piacevole possiamo solo condividere in pieno. 

Francesca Bertha
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_8929.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Dalle colline ai Prati - La favola di Silvano d'Orba&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 25 May 2010 18:55:28 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_8929.ashx</guid></item><item><title>Le maschere e la cena alla Rocca - Viaggio a Rocca Grimalda, Rocca Grimalda, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_8923.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_8923.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/8923/89145.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell&amp;#39;immaginazione del giovane regista Fausto Paravidino, questo luogo &amp;amp;#232; come il Texas: zona di confine, l&amp;#39;incontro tra la montagna e la pianura attraversata dalla &amp;amp;quot;highway&amp;amp;quot;... Ci sono pure i farm, e soprattutto i farmers, i bar e i giovani, tosti, passionali, ma anche smarriti, divisi tra le loro radici contadine e la citt&amp;amp;#224; che sembra vicina ma non lo &amp;amp;#232; poi cos&amp;amp;#236; tanto. Nel film Texas, del 2005, Rocca Grimalda era rappresentata cos&amp;amp;#236;, e grazie a quella pellicola, tutti gli italiani hanno potuto scoprire un paese e una zona davvero particolari. Texas, perch&amp;amp;#233; no? Qui non siamo tra gli Stati Uniti e il Messico, ma tra il Piemonte e la Liguria, per&amp;amp;#242; c&amp;#39;&amp;amp;#232; qualcosa di profondamente simile ai luoghi del mito on the road. I sentimenti forti, la bellezza del paesaggio selvaggio, l&amp;#39;amore per le tradizioni, per gli animali, per la natura, e per il viaggio. 

A Rocca Grimalda si arriva pochi chilometri dopo essere usciti dall’autostrada a Ovada, e mentre noi eravamo partiti con l&amp;#39;intenzione di visitare i luoghi del film, anche chi &amp;amp;#232; solo di passaggio tra Genova e Milano, &amp;amp;#232; facile che si faccia tentare dalla voglia di salire su quello spettacolare sperone roccioso che sovrasta la strada alla sinistra del fiume Orba. In epoca romana qui esisteva la citt&amp;amp;#224; di Rondinaria e vari ritrovamenti archeologici fanno presumere l&amp;#39;esistenza di insediamenti gi&amp;amp;#224; in epoca preromana anche al di sopra dell&amp;#39;altura. Rocca Grimalda, data la sua conformazione a strapiombo sul fiume Orba, &amp;amp;#232; una fortezza naturale e grazie a questa sua particolarit&amp;amp;#224; &amp;amp;#232; stata nei secoli contesa dalla Repubblica di Genova, dai marchesi del Monferrato e perfino dal Ducato di Milano. Mentre nelle fitte foreste, che fino al secolo XVIII coprivano buona parte delle colline circostanti, prosperava il brigantaggio, nella fantasia popolare nascevano intriganti storie e leggende su streghe che da questa altura sarebbero partite di notte, volando su vari animali, per partecipare a degli incontri magici nei boschi. 

Le tradizioni a Rocca Grimalda rivivono in numerose manifestazioni e appuntamenti culturali che si susseguono durante l&amp;#39;anno. Si svolge qui uno degli eventi pi&amp;amp;#249; caratteristici della regione, la Lachera. Si tratta di un arcaico rito carnevalesco e consiste in un corteo mascherato con danze e accenni di teatro durante il quale i personaggi interagiscono tra loro con maschere e costumi. I ruoli dei personaggi sono molteplici e ben precisi, tramandati da generazione in generazione, mentre i costumi rispecchiano i periodi storici che la Lachera ha attraversato. 

In attesa di tornare qui durante il Carnevale, abbiamo visitato il famoso Museo della Maschera, che raccoglie i risultati dell&amp;#39;attivit&amp;amp;#224; scientifica pluriennale compiuta dal Laboratorio Etno-Antropologico di Rocca Grimalda. La visita &amp;amp;#232; stata un emozionante viaggio nel viaggio, attraverso le maschere, i costumi e i personaggi carnevaleschi. Durante la nostra passeggiata nel borgo medioevale abbiamo anche ammirato il panorama mozzafiato dal Belvedere Marconi, e quando ci siamo accomodati al tavolo della Trattoria alla Rocca, accanto al Castello, tra un gustoso piatto tipico e l&amp;#39;altro, la signora Alessandra, titolare della trattoria, ci ha raccontato diverse altre curiosit&amp;amp;#224; su Rocca Grimalda. Mentre dall&amp;#39;antipasto misto alla piemontese, ben otto portate tutte fatte in casa, siamo passati al piatto tipico per eccellenza di Rocca Grimalda, ovvero la peirbuieira, un saporito piatto a base di fagioli e lasagne fatte in casa a cui &amp;amp;#232; dedicata una grande sagra alla fine di Agosto, la signora Alessandra ci ha raccontato che a Rocca Grimalda si svolge, nei mesi di Giugno e Settembre, il Cammino di Santa Limbania, protettrice dei viaggiatori. Un cammino tra fede e gusto, a cui si aggiunge, nel mese di Luglio, un importante Festival internazionale di musica classica e di teatro. 
Insomma, tra proposte culturali e gustose, a Rocca Grimalda c&amp;#39;&amp;amp;#232; solo l’imbarazzo della scelta, cos&amp;amp;#236; abbiamo continuato ad assaggiare i piatti tipici e a fare domande anche sulla storia del locale dove eravamo. Prima di aprire questa trattoria, la signora Alessandra ha vissuto per quindici anni in Madagascar. &amp;amp;quot;La cucina locale del Madagascar non &amp;amp;#232; molto interessante, c&amp;#39;&amp;amp;#232; invece una dignitosa cucina francese. Nel nostro locale non potevamo proporre pi&amp;amp;#249; di tanto dei piatti italiani, perch&amp;amp;#233; l&amp;amp;#236; mancano diversi ingredienti fondamentali quali la pasta e l&amp;#39;olio d&amp;#39;oliva”, ci ha raccontato mentre ci serviva dei ravioloni di ricotta con sugo di asparagi e scorza d&amp;#39;arancia. La nostra cena ha proseguito poi con un rotolo di coniglio farcito di frittatina all&amp;#39;erba amara e prosciutto. I nostri amici hanno anche assaggiato una ruotina con sei tipi di formaggi selezionati e della carne battuta al coltello con zenzero e mela verde.
Dopo questa giornata siamo sicuri di essere entrati nelle grazie di Santa Limbania: la protettrice dei viaggiatori ci ha accompagnati in un luogo che merita davvero di essere visitato. 

Francesca Bertha

Per informazioni:
www.trattoriaallarocca.it
0143/873333
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_8923.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Le maschere e la cena alla Rocca - Viaggio a Rocca Grimalda&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 24 May 2010 12:30:48 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_8923.ashx</guid></item><item><title>La Brenta, i filari e il buon vino di Carpeneto, Carpeneto, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_8911.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_8911.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/8911/88941.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La vigna si coltiva in tutto il Monferrato, ma arrivando a Carpeneto, paese a pochi chilometri di curve dalla strada statale che collega Alessandria e Ovada, si ha la piacevole impressione che qui la si coltivi un po&amp;#39; di pi&amp;amp;#249;. Fin dove arriva lo sguardo umano, vede interminabili filari che discendono e risalgono per i dolci pendii delle colline, e non &amp;amp;#232; difficile notare quanto la popolazione sia orgogliosa di questa sua antica tradizione: si vedono vecchi torchi e botti qua e l&amp;amp;#224;, adibiti a vasi per fiori, e perfino l&amp;#39;agriturismo che ci aspetta ha un nome in tema: la Brenta, che indica un tipo di gerla, ovvero una cesta in legno, vimini o viburno intrecciati a forma di tronco di cono rovesciato, aperta in alto, e munita di due cinghie per poter essere portata sulle spalle e usata per trasportare l&amp;#39;uva durante la vendemmia. 

A Carpeneto si trova inoltre la Tenuta Cannona, Centro Sperimentale Vitivinicolo della Regione Piemonte. Questa suggestiva propriet&amp;amp;#224;, appartenuta dal 1600 al 1980 alla famiglia Cassone, &amp;amp;#232; stata rilevata dalla Regione Piemonte nel 1985. Il suo territorio si estende per 54 ettari, di cui 20 coltivati a vigneto sperimentale. A partire dagli anni ’80, a seguito di opere di sistemazione del terreno, i vigneti sono stati ricostituiti impiantando numerose variet&amp;amp;#224; con diverse combinazioni di cloni e portinnesti. Si &amp;amp;#232; realizzato cos&amp;amp;#236; un Centro sperimentale vitivinicolo unico in Piemonte, dove insieme alla sperimentazione prettamente viticola ed enologica vengono condotte attivit&amp;amp;#224; di ricerca quali la gestione del terreno ed i trattamenti fito-sanitari. Il luogo &amp;amp;#232; affascinante anche per chi non &amp;amp;#232; un esperto di viticoltura, e in fatto di vino si limita a sorseggiarlo: l&amp;#39;edificio padronale, di cui fa parte anche una chiesa, tuttora consacrata, &amp;amp;#232; un gioiello architettonico dal notevole valore storico- artistico. Particolarmente ben conservate sono le decorazioni, i fregi lignei e gli stucchi. La Tenuta Cannona ospiter&amp;amp;#224; l&amp;#39;11 Giugno prossimo un grande evento enogastronomico che valorizza le aziende vitivinicole del territorio gestite da donne: Sulle note di De Andr&amp;amp;#232;, Vino in rosa sotto le stelle. 

Arriviamo a Carpeneto passando per la frazione Cascina Vecchia, localit&amp;amp;#224; in cui esiste tuttora il cascinale chiamato Peagium, presso il quale, ai tempi dei dissidi tra il Marchese di Monferrato e la nascente Alessandria, si pagava il pedaggio per entrare in Carpeneto. Arriviamo poco dopo nella frazione Madonna della Villa, nata ai tempi delle incursioni dei saraceni. Infatti, nel 999 i scaraceni distrussero il Convento di San Donino e i contadini che vivevano nei pressi del convento, si rifugiarono sull&amp;#39;altura pi&amp;amp;#249; vicina e pi&amp;amp;#249; sicura, al riparo dai predoni. Anche noi ci rifugiamo proprio l&amp;amp;#236;, a Madonna della Villa, ma solo per una breve vacanza all&amp;#39;insegna della buona tavola, del buon vino e del riposo presso l&amp;#39;agriturismo immerso nel paesaggio mozzafiato dei vigneti. Alzando lo sguardo dal cortile, si vedono in lontananza le catene montuose azzurre che segnano il confine con la Liguria. A cena, gustando gli ottimi arrosti di cacciagione della Brenta, tra una chiacchierata e qualche bicchiere dell&amp;#39;ottimo vino del signor Flavio apprendiamo che la famosa telegiornalista Cristina Parodi si &amp;amp;#232; sposata proprio qui a Carpeneto nel 1995, infatti la sua famiglia &amp;amp;#232; originaria di questo paese. Anche se lei &amp;amp;#232; il personaggio pi&amp;amp;#249; in vista, non &amp;amp;#232; l&amp;#39;unico nome importante di questo comune, noto anche per la sua capacit&amp;amp;#224;, nel corso della storia, che nei secoli gli ha riservato molte angherie, di mantenere sempre la propria indipendenza. Carpeneto diede i natali anche a un illustre demologo della seconda met&amp;amp;#224; dell’Ottocento, Giuseppe Ferraro, il quale raccolse in diversi volumi le usanze, i canti, le leggende e perfino le particolarit&amp;amp;#224; della parlata monferrina. La sua opera &amp;amp;#232; paragonabile a quella che comp&amp;amp;#236; Giuseppe Pitr&amp;amp;#232; in Sicilia, di cui Ferraro era anche amico. Le storie da lui raccolte sono popolate anche da una considerevole sfilza di streghe, di piante e animali magici, a dimostrare l&amp;#39;esistenza di una tradizione popolare dal fascino magico, caratteristica che viene sottolineata dalla manifestazione Notte magica, che si svolge a Carpeneto ogni anno nel mese di Agosto.

Torniamo a casa con la nostra &amp;amp;quot;brenta&amp;amp;quot; immaginaria stracolma di emozioni, di immagini di vigneti e di cielo terso, di autentica ospitalit&amp;amp;#224; contadina e di storie magiche delle quali la pi&amp;amp;#249; magica ci sembra proprio quella del nostro viaggio.

Francesca Bertha

Per informazioni: Agriturismo La Brenta
Fraz. Madonna della Villa
Cascina Zunino, 223
0143/876028
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_8911.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;La Brenta, i filari e il buon vino di Carpeneto&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Tue, 18 May 2010 15:21:06 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_8911.ashx</guid></item><item><title>Il Faro sulle colline del miracolo, Molare, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_8916.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_8916.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/8916/88980.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C&amp;#39;era una volta una povera donna di nome Clarice, che visse nel Cinquecento. Ogni giorno preparava da mangiare per suo marito che tagliava la legna su in collina, ma il loro pranzo era spesso piuttosto misero. Una volta la signora cosse un po&amp;#39; di erbe del campo, ma non avendo nemmeno il pane, mise le erbe cotte in un paniere e prese la strada verso la collina dove lavorava suo marito. Quando arriv&amp;amp;#242; alle Rocche, il punto dove iniziava la vera salita, vide una donna di straordinaria bellezza e gentilezza che la chiam&amp;amp;#242; per nome e le chiese un pezzo di pane. Clarice rispose che gliel&amp;#39;avrebbe dato volentieri un po&amp;#39; di pane, ma non aveva altro che le erbe cotte. &amp;amp;quot;Guarda nel paniere&amp;amp;quot;!, le rispose la donna. Clarice apr&amp;amp;#236; il paniere e lo trov&amp;amp;#242; pieno di pane ancora caldo. &amp;amp;quot;Vergine santissima&amp;amp;quot;!, esclam&amp;amp;#242; cos&amp;amp;#236;, e la donna le rispose che era esattamente colei che stava invocando. Le disse anche: &amp;amp;quot;Vai a Molare e d&amp;amp;#236; a tutti che qui desidero una chiesa in mio onore. Qui porr&amp;amp;#242; un trono di grazie&amp;amp;quot;. Negli anni a venire ci furono anche diverse guarigioni miracolose nella zona.

Arriviamo a Molare pochi minuti dopo essere usciti dall&amp;#39;autostrada al casello di Ovada. Prendiamo la strada per Acqui Terme e giriamo a sinistra, seguendo le indicazioni per il Santuario di Nostra Signora delle Rocche: abbiamo scelto Molare per questa gita fuori porta anche perch&amp;amp;#233; desideravamo conoscere il luogo di un&amp;#39;apparizione mariana cos&amp;amp;#236; importante. Nel punto esatto in cui la Vergine apparve a Clarice, venne eretta una grande croce di legno, e pi&amp;amp;#249; tardi, nel 1608 venne costruito il primo nucleo del Santuario, ampliato successivamente nel 1661 e nel 1867. Si arriva al santuario, circondato dai verdi boschi delle colline, salendo per una suggestiva strada alberata. Una volta davanti all&amp;#39;edificio sacro, lo sguardo pu&amp;amp;#242; spaziare per un paesaggio mozzafiato e ci si sente immersi nella serenit&amp;amp;#224; della natura incontaminata. 

Le colline che ammiriamo qui a Molare, fanno parte di quella lunga catena montuosa che separa la Liguria dal Piemonte. Le due regioni si incontrano qui e questa contaminazione si nota cos&amp;amp;#236; nell&amp;#39;architettura come a tavola. Le case e le strade del centro storico di Molare ricordano quelle liguri sia nei loro colori che nella loro disposizione: anche qui troviamo molti vicoli dalle atmosfere misteriose, archi sotto i quali un tempo passavano dei cavalli, e come in molti borghi della zona, non manca nemenno un bel castello cinquecentesco, quello dei Conti Gaioli- Boidi. Molare originariamente aveva un altro castello, il Castrum de Molariis dei marchesi del Bosco, ma dell&amp;#39;antico castello e della sua famosa torre, purtroppo non &amp;amp;#232; giunta a noi alcuna traccia. 

Il fatto di essere al confine tra la Liguria e il Piemonte, emerge anche dalle storie che ci raccontano le persone del luogo. Dopo aver visitato il Santuario, raggiungiamo facilmente, nella vicinissima localit&amp;amp;#224; Borgo Peruzzi, un agriturismo che sovrasta la vallata, offrendo una vista mozzafiato sulla Valle Orba. Il luogo si chiama Il Faro e il nome non &amp;amp;#232; casuale: &amp;amp;quot;Siamo genovesi, e questo panorama ci ha sempre ricordato la Lanterna. Quando siamo venuti qui, questo posto era un vecchio rudere. Ma ci siamo innamorati del luogo e avevamo un progetto, cos&amp;amp;#236; insime alle nostre figlie Roberta e Fulvia, abbiamo creato un agriturismo&amp;amp;quot;, raccontano Angelo e Daniela, i titolari. Ammirando giorno dopo giorno il panorama dal loro Faro, la famiglia si &amp;amp;#232; sempre pi&amp;amp;#249; affezionata a questo paesaggio e alle tradizioni contadine del luogo. &amp;amp;quot;E&amp;#39; stato un nostro vicino di casa, l&amp;#39;anziano Giovanni Peruzzo, contadino schivo ma autentico, a trasmetterci l&amp;#39;amore per la terra e per gli animali. Grazie a lui abbiamo iniziato ad allevare alcuni bovini e anche se purtroppo oggi lui non c&amp;#39;&amp;amp;#232; pi&amp;amp;#249;, credo sarebbe orgoglioso di noi&amp;amp;quot;, ricorda il signor Angelo. 

Mentre si conversava di questo mondo contadino intriso di poesia e cos&amp;amp;#236; lontano dalla frenesia della citt&amp;amp;#224;, la signora Daniela ci ha servito una squisita cena dal gusto tipico casalingo, all&amp;#39;insegna dell&amp;#39;incontro tra sapori piemontesi e liguri. Dall&amp;#39;antipasto piemontese agli gnocchi al pesto, dai tagliolini con sugo di funghi al vitello tonnato e le verdure ripiene, tutto il ben di Dio che abbiamo mangiato, era fatto da mamma Daniela e le sue figlie, con l&amp;#39;utilizzo di materie prime fresche e genuine. Per finire, non poteva mancare una bella torta di frutta, leggera e buonissima.

Dopo la nostra giornata a Molare, torniamo a casa rigenerati nel corpo e nell&amp;#39;anima. Tra i &amp;amp;quot;miracoli&amp;amp;quot; culinari del Faro e quelli leggendari della storia del Santuario, siamo felici di aver scoperto un luogo cos&amp;amp;#236; speciale, dal fascino mistico e dai sapori autentici.

Francesca Bertha 


Per informazioni:
www.agriturismoilfaro.it
0143/888215 
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_8916.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Il Faro sulle colline del miracolo&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Wed, 19 May 2010 12:45:30 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_8916.ashx</guid></item><item><title>Una vacanza nel libro come Tom Sawyer e Huckleberry Finn, Lerma, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_8866.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_8866.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/8866/88310.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quante volte, leggendo un buon libro, avremmo desiderato essere nei luoghi romantici descritti dall&amp;#39;autore, e partecipare alle avventure dei personaggi... Amare un libro significa anche immedesimarsi in un protagonista e immaginare la sua vita come se fosse la nostra. Se andare in vacanza in un libro finora sembrava un sogno irrealizzabile, ora non lo &amp;amp;#232; pi&amp;amp;#249;: i ragazzi vispi di oggi e di ieri, cos&amp;amp;#236; come le loro mamme, sorelle e amiche, possono passare un weekend ma anche una vacanza pi&amp;amp;#249; lunga in un luogo che ricorder&amp;amp;#224; loro l&amp;#39;ambientazione avventurosa dei celebri romanzi di Mark Twain, Le avventure di Tom Sawyer e Le avventure di Huckleberry Finn. Esattamente come ho fatto io l&amp;#39;estate scorsa insieme a due miei amici e i figli di uno di loro.

E per farlo, non c’&amp;amp;#232; bisogno di andare fino al Missisppi, &amp;amp;#232; sufficiente un&amp;#39;oretta di macchina da Milano o da Torino, e circa mezz&amp;#39;ora da Genova: questo luogo romanzesco si trova a Lerma, nella provincia di Alessandria, a 6,7 km dal casello di Ovada dell’autostrada A26  Milano – Ventimiglia.

Se i ragazzi dei romanzi di Mark Twain passavano le loro giornate a giocare e a escogitare piani rocamboleschi sulla riva del fiume, i giovanissimi che vengono in vacanza al Mulino di Lerma, possono fare lo stesso sul torrente, mentre i genitori prendono il sole comodamente sulla spiaggia. Il Mulino si trova sul torrente Piota, in una valle aperta, nel bosco del Castello medioevale degli Spinola. Il torrente, sotto una rocca, forma un ampio lago balneabile dall&amp;#39;acqua purissima dove si fa il bagno e si prende il sole sulla spiaggia. L&amp;#39;acqua scende dai monti disabitati dell’entroterra ligure e non subisce inquinamenti dovuti agli insediamenti. Agli ospiti delle otto camere da letto, la struttura concede in uso, per la spiaggia, ombrellone e sdraio. La rocca di 70-80 metri, a strapiombo sull&amp;#39;acqua e il bosco millenario sono inconsueti, come lo sono il silenzio, il verde dei prati, le opportunit&amp;amp;#224; di fare nuoto e passeggiate lungo il torrente verso le montagne.

I boschi che attraversavano Tom e Huck alla ricerca del tesoro nascosto, in un&amp;#39;America popolata da cowboys e indiani, non sono poi molto diversi da quelli in cui possono avventurarsi grandi e piccini partendo per delle passeggiate dal Mulino verso il Parco Naturale Capanne di Marcarolo a piedi, in bici, ma anche a cavallo, in puro stile Western.

Dopo le avventure, al Mulino di Lerma attende tutti il riposo rigenerante all’insegna del buon cibo e dei sapori genuini della cucina tradizionale: gli animali, anitre, galline, cavalli, sono la gioia dei bimbi, e il ristorante prepara tutto in casa, dal pane ai dolci per ottenere la migliore qualit&amp;amp;#224;, sicurezza e digeribilit&amp;amp;#224;. In cucina si usano solo le uova delle galline dell’agriturismo. 

Il men&amp;amp;#249; si rinnova sempre e tra le specialit&amp;amp;#224; del luogo sono da segnalare i ravioli con le verdure, oltre a dei piatti antichi, in particolare un sugo bianco medievale precolombiano, fatto con carni, erbe aromatiche e olive.

Il Mulino di Lerma &amp;amp;#232; inoltre un agriturismo didattico: una piccola diga convoglia l&amp;#39;acqua ad una turbina che rende autonoma la struttura per l&amp;#39;energia elettrica grazie alla produzione di energia idroelettrica. Per studenti, scuole e gruppi, si organizzano visite didattiche all’impianto.

Non solo ci siamo divertiti e riposati alla grande in questo contesto romantico e avventuroso, ma anche lo studio ha avuto la sua parte: a tutti i piccoli e grandi Tom Sawyer e Huck Finn di oggi che vengono a passare un po&amp;#39; di tempo in questo bel posto, viene offerta una copia elettronica gratuita (e-book in formato pdf) dei due romanzi di Mark Twain in lingua originale: cos&amp;amp;#236; al ritorno dalla nostra vacanza, abbiamo avuto modo di abbandonarci alla nostalgia romanzesca ripassando nel frattempo anche l&amp;#39;inglese. &lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_8866.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Una vacanza nel libro come Tom Sawyer e Huckleberry Finn&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 26 Apr 2010 17:29:59 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_8866.ashx</guid></item><item><title>La timida arte dal fascino medievale - Trekking a cavallo a Cassine, Cassine, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_8899.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_8899.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/8899/88817.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bastano appena due passi lungo una salita alberata per poter ammirare, dall&amp;#39;ombra di un pino, un paesaggio di rara bellezza: il color ruggine delle tegole, il rosso dei mattoni delle case, gli archi che testimoniano i tempi che furono. Passeggiando per le vie di Cassine si viene avvolti da un calore e da una tranquillit&amp;amp;#224; che sarebbero impensabili in una grande citt&amp;amp;#224;. Mentre il mio sguardo spazia da un campanile alle colline verdi che s&amp;#39;intravedono in lontananza, e l&amp;#39;immaginazione comincia a popolare di cavalieri i vicoli del centro storico che conservano, quasi del tutto intatto, il ricordo di un suggestivo passato medievale, mi viene in mente una canzone di Luigi Tenco: &amp;amp;quot;Tu, mio caro vecchio albero, tu sei stato il castello di un regno e neppure lo sai&amp;amp;quot;. Luigi Tenco, il grande cantautore che ha cantato l&amp;#39;amore pi&amp;amp;#249; viscerale, quello pi&amp;amp;#249; romantico e profondo, era nato proprio qui, a Cassine, paese dell&amp;#39;alessandrino a circa 15 chilometri da Acqui Terme, in cui ha vissuto, frequentando anche spesso Ricaldone, paese di origine di sua madre, fino all&amp;#39;et&amp;amp;#224; di dieci anni, quando la sua famiglia si trasfer&amp;amp;#236; in Liguria. Ma Tenco non &amp;amp;#232; l&amp;#39;unico artista importante nativo di Cassine: la citt&amp;amp;#224;, citata come territorio dell&amp;#39;episcopato di Acqui gi&amp;amp;#224; in documenti del X secolo, diede i natali nel 1912 anche a un illustre pittore, Franco Sassi. Diverse opere dell&amp;#39;artista sono conservate alla Pinacoteca Civica di Alessandria, e cinque suoi acquarelli si possono addirittura ammirare presso il British Museum di Londra. Pochi pittori hanno saputo dipingere la nebbia come fece lui: le cascine dei suoi acquerelli colpiscono l&amp;#39;immaginazione nonostante siano velate da timide pennellate di autentica nebbia piemontese. I suoi &amp;amp;quot;Paesaggi medievali&amp;amp;quot; sono famosi perch&amp;amp;#233; rendono omaggio alla trecentesca Chiesa di San Francesco, meraviglioso monumento gotico lombardo di Cassine, rendendola elemento fantastico attraverso delle visioni pittoriche surreali.

Ma a Cassine l&amp;#39;arte non &amp;amp;#232; soltanto nelle opere pittoriche e musicali: si respira anche nel modo di pensare e di lavorare della gente. L&amp;#39;estate scorsa con un gruppo di amici abbiamo deciso di lasciare alle spalle la citt&amp;amp;#224; e di trasformarci per qualche giorno in cavalieri d&amp;#39;altri tempi, andando alla riscoperta della natura delle colline dell&amp;#39;Alto Monferrato, attraverso delle emozionanti gite di trekking a cavallo. Abbiamo trovato il luogo ideale per lanciarci in questa rigenerante avventura presso La.Ti.Mi.Da., un agriturismo gestito da quattro giovani fratelli, che ci hanno saputo trasmettere il loro autentico amore per il mondo contadino e per la natura. &amp;amp;quot;Non tutti nella vita possono permettersi di scegliere, e per questo molti sono insoddisfatti e a volte si sentono soffocare. A noi capita di soffrire solo quando siamo lontani da casa. Come quando da piccoli un malanno non ci permetteva di passare le giornate a rincorrere i grilli, o di sellare il cavallo e perdere la cognizione del tempo passeggiando tra i boschi e i vigneti delle nostre belle colline&amp;amp;quot;, ci ha raccontato Francesca, e abbiamo potuto notare che &amp;amp;#232; tutto vero: quando lei o sua sorella Danila parlano ai loro cavalli, gli animali sembrano davvero capire le loro parole. Nei loro racconti gli animali sono protagonisti assoluti, e mentre narrano la storia di un caprettino che hanno visto nascere quando erano piccole, ci portano a conoscere altri loro amici a quattro zampe, tra cui alcune belle tartarughe e perfino un simpaticissimo furetto dormiglione. Dopo le escursioni a cavallo ci siamo abbandonati ai piaceri del palato, senza farci mancare nulla: dai cinque antipasti fino al vino, abbiamo gustato delle cene abbondanti e succulente a base di prodotti tipici del luogo, elaborati con fantasia e senso artistico come il risotto con le fragole e i petali di rosa. Abbiamo anche assaggiato i ravioli fatti in casa, la selvaggina e le crostate preparate con la marmellata, &amp;amp;quot;dono&amp;amp;quot; degli alberi da frutto che crescono vicino all&amp;#39;antico casale. Anche la nostra amica, che soffre di intolleranza al glutine, ha potuto godersi i pasti esattamente come noi, perch&amp;amp;#233; l&amp;#39;agriturismo &amp;amp;#232; specializzato in cucina senza glutine. Dopo la cena, non poteva mancare il concerto: quello dei grilli, appunto, che abbiamo ascoltato seduti al dehor mentre i nostri amici cavalli si riposavano nelle stalle.

Siamo tornati da questo weekend lungo non solo pieni di esperienze divertenti testimoniate da innumerevoli foto che abbiamo scattato ai bellissimi cavalli, ma anche con un amore rinnovato per le cose semplici e autentiche della vita.  Oltre a tornare a Cassine d&amp;#39;estate, pensiamo di farci un salto anche a Settembre, quando si svolger&amp;amp;#224; la famosa Festa Medioevale, l&amp;#39;unica rievocazione storica della provincia di Alessandria. In fondo, cavalieri lo siamo gi&amp;amp;#224;, diventare dei cavalieri medievali sar&amp;amp;#224; il prossimo passo...

Francesca Bertha

Per informazioni:
www.agriturismolatimida.it
0144/715371
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_8899.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;La timida arte dal fascino medievale - Trekking a cavallo a Cassine&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 10 May 2010 14:41:57 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_8899.ashx</guid></item><item><title>Paesi e Sapori, viaggio a Ovada, Ovada, Piemonte</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_8905.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_8905.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/8905/88863.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ovada &amp;amp;#232; una citt&amp;amp;#224; di arrivo. Se si parte da Milano, attraversando la pianura padana col desiderio di mare nel cuore, basta uscire dal primo tunnel dell&amp;#39;autostrada dei Trafori per sentirsi arrivati in Liguria, pur viaggiando ancora nella provincia di Alessandria. Il paesaggio cambia proprio qui e nel giro di pochi chilometri le infinite distese del Piemonte lasciano il posto alle colline e alla vista di montagne blu in lontananza. La monotonia viene piacevolmente interrotta dalla visione di case colorate, di castelli che dominano le vallate, e di tanto verde. Per arrivare al mare ci vorrebbero ancora una ventina di minuti, ma l&amp;#39;affascinante percorso autostradale fatto di curve e gallerie si pu&amp;amp;#242; affrontare anche dopo: viene voglia di fermarsi proprio qui, uscendo al casello di Ovada e di addentrarsi in questa citt&amp;amp;#224; che unisce due regioni. 

E&amp;#39; quanto ci &amp;amp;#232; capitato di fare un anno fa, in primavera. La nostra idea di fermarci qui &amp;amp;#232; stata immediatamente premiata, &amp;amp;#232; il caso di dire, da una gustosa sorpresa: siamo stati catapultati nella festosa atmosfera di Paesi e Sapori, una delle pi&amp;amp;#249; importanti manifestazioni enogastronomiche dell&amp;#39;Alto Monferrato. Assaggiando una dopo l&amp;#39;altra le specialit&amp;amp;#224; offerte dagli espositori, rappresentatnti delle Pro Loco di numerosi paesi delle vicine colline ovadesi, abbiamo potuto capire quanto davvero queste terre siano un ponte tra il Piemonte e la Liguria, anche dal punto di vista delle tradizioni culinarie. Per cominciare, uno dei piatti forti della giornata &amp;amp;#232; stata la farinata, tipico prodotto della cucina povera ligure, ma abbiamo assaggiato anche diverse pietanze pi&amp;amp;#249; tipicamente piemontesi, come le verdure in bagna cauda, le insalate di funghi freschi e gli agnolotti, un primo piatto di sfoglia sottile con il ripieno a base di carne, e la borragine, da consumarsi con il sugo o &amp;amp;quot;bianchi&amp;amp;quot;, in una tazza fumante di vino Dolcetto d&amp;#39;Ovada. Ci hanno spiegato che Paesi e Sapori &amp;amp;#232; in realt&amp;amp;#224; un evento che anticipa le migliori sagre che si terranno nella zona durante tutta la stagione. Di conseguenza la scelta era veramente molto ampia, abbiamo assaggiato perfino gli andarini, piccolissimi gnocchi di farina da consumarsi in brodo, tipici del periodo pasquale. 

Torneremo anche quest’anno, sabato 15 e domenica 16 Maggio, ma stavolta porteremo dei rinforzi: alcuni amici genovesi appassionati di motori. Partiremo insieme a loro dalla citt&amp;amp;#224; Superba, per due motivi: i nostri amici non si perderebbero per niente al mondo MotorinOvada, un evento collaterale che si svolger&amp;amp;#224; domenica, e consiste in un raduno di ciclomotori d&amp;#39;epoca a rullo, monomarcia, turismo, scooter, sportivi e fuoristrada immatricolati entro il 1990. L&amp;#39;altro motivo che ci fa partire da Genova, precisamente da Voltri, &amp;amp;#232; che vogliamo ripercorrere la strada tortuosissima, ma di una bellezza mozzafiato, del Turchino. 

Infatti, anche partendo da Genova, Ovada rappresenta un punto di arrivo: il nome della citt&amp;amp;#224; pu&amp;amp;#242; far pensare all&amp;#39;uva, ma &amp;amp;#232; solo un&amp;#39;impressione data dalla vista degli interminabili vigneti che la circondano: in realt&amp;amp;#224; il toponimo Ovada viene da Vadum, a indicare il fatto che gi&amp;amp;#224; in epoca romana la citt&amp;amp;#224; era un luogo di transito e quindi fulcro anche del commercio. Ma le attivit&amp;amp;#224; umane seguono sempre, in qualche misura, i dettami della natura: ed &amp;amp;#232; proprio la natura ad aver deciso, millenni fa, di unire Genova e Ovada, collegandole nientemeno che con due torrenti, lo Stura e l&amp;#39;Orba. Lo Stura nasce presso i Piani di Praglia, un altopiano in prossimit&amp;amp;#224; dello spartiacque ligure-padano in provincia di Genova, e confluisce nell&amp;#39;Orba proprio all’altezza di Ovada: anche il torrente Orba nasce in territorio genovese, sul versante settentrionale del Monte Reixa. La Valle Stura, che tra Voltri e Ovada attraversa anche i comuni di Masone, Campo Ligure e Rossiglione, regala una vista mozzafiato al viaggiatore: la strada tortuosa, incastrata tra il verde degli Appennini liguri e il torrente, pi&amp;amp;#249; o meno secco a seconda del periodo, conduce a Ovada attraverso un paesaggio selvaggio e dolce nello stesso tempo: una vera emozione da vivere.

Francesca Bertha
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_8905.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Paesi e Sapori, viaggio a Ovada&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Thu, 13 May 2010 15:58:56 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_8905.ashx</guid></item><item><title>Inverdurata di Pachino - Viaggio nei colori della legalit&amp;#224; siciliana, Pachino, Sicilia</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_8874.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_8874.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/5876/8874/88572.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;ITALIA, Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanta dedizione e fatica, quanta attenzione e quanto calore del Sole ci vuole per produrre le gustose verdure siciliane, lo sanno bene gli agricoltori che lavorano queste terre piene di storia. I colori vivaci delle melanzane, delle zucchine, dei peperoni e del famoso pomodoro ciliegino di Pachino richiamano quelli dei pi&amp;amp;#249; bei mosaici siciliani, da Piazza Armerina a Monreale e rappresentano a loro volta l&amp;#39;anima creativa dei siciliani. Popolo che attraverso l&amp;#39;arte sa esprimere perfino il proprio desiderio di legalit&amp;amp;#224;, obiettivo sublime e difficile da conseguire, ma che a Pachino, antica citt&amp;amp;#224; a circa cinquanta chilometri da Siracusa, torna ogni anno di grande attualit&amp;amp;#224; attraverso Inverdurata, una manifestazione tutta colorata e gustosa, e dai contenuti importanti. Si tratta di un concorso ed esposizione a cielo aperto di mosaici artistici realizzati utilizzando solo frutta e verdura: l’anno scorso, durante il nostro viaggio, la manifestazione era dedicata a un tema profondamente sentito dai siciliani: l&amp;#39;emigrazione e l&amp;#39;immigrazione, mentre quest&amp;#39;anno, dall&amp;#39;8 al 10 Maggio, i mosaici renderanno omaggio al 250 esimo anniversario della fondazione di Pachino, con opere dedicate al tema &amp;amp;quot;Mare, terra e ciliegino, insieme al famoso vino rendono irresistibile Pachino&amp;amp;quot;. 

A Pachino, citt&amp;amp;#224; natale del grande scrittore Vitaliano Brancati, il turista arriva per numerosi motivi, tra cui quello di assaggiare il tipico pomodoro ciliegino IGP, eccellenza dell&amp;#39;agricoltura locale, ma anche per ammirare il borgo arabo chiamato Marzamemi, le mura antiche che hanno ispirato diversi registi tra cui i fratelli Taviani, ma anche Gabriele Salvatores che ha scelto Pachino per il set di Sud, film del 1993, e Giuseppe Tornatore, che ambient&amp;amp;#242; nella citt&amp;amp;#224; L&amp;#39;uomo delle stelle, film del 1995 che vinse ben tre David di Donatello. Sono in tanti anche i turisti che vanno a Pachino per praticare sport, infatti le sponde della zona sono da molti considerate un autentico paradiso per surfisti. 

Noi non abbiamo sfidato il vento e le onde, abbiamo preferito goderci lo spettacolo originale dei mosaici di grandi dimensioni che coprivano Via Roma, uno pi&amp;amp;#249; bello e sorprendente dell’altro. Il volto di un uomo, per met&amp;amp;#224; nero e per met&amp;amp;#224; siciliano, a rappresentare l’anima di un popolo emigrante e di conseguenza ospitale nei confronti degli immigrati, una colomba bianca sotto un Sole fatto di arance e limoni siciliani a simboleggiare che un mondo legale e di pace &amp;amp;#232; possibile, basta impegnarsi per costruirlo. 

La manifestazione, che oggi &amp;amp;#232; una delle principali attrattive turistiche della zona, &amp;amp;#232; nata nel 2004 su iniziativa dell&amp;#39;Associazione Pachinese Anticrimine APAC, proprio con l&amp;#39;obiettivo di far giungere al maggior numero possibile di persone il messaggio della legalit&amp;amp;#224;, nei suoi molteplici aspetti. Non &amp;amp;#232; un caso che Inverdurata si svolga nel mese di Maggio: &amp;amp;#232; per ricordare Giovanni Falcone e le vittime della strage di Capaci. Negli anni la manifestazione ha dedicato dei mosaici a temi duri come il racket, zavorra dello sviluppo, o la corruzione, oltre ad aver valorizzato il Sud della Sicilia attraverso tematiche legate alla bellezza della zona, idea che ha entusiasmato anche artisti delle vicine citt&amp;amp;#224; di Noto, Avola e Rosolini.

Il viaggio a Pachino per ammirare i mosaici fatti con frutta e verdura &amp;amp;#232; un&amp;#39;esperienza unica, divertente e carica di vita, ed &amp;amp;#232; anche un&amp;#39;occasione per riflettere sui temi pi&amp;amp;#249; importanti della socet&amp;amp;#224; di oggi. Ammirando i mosaici coloratissimi di Inverdurata, si apprezza la creativit&amp;amp;#224; e l’amore per il bello che sono all&amp;#39;origine della determinazione per sconfiggere il crimine e conquistare davvero la legalit&amp;amp;#224;.&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_8874.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Inverdurata di Pachino - Viaggio nei colori della legalità siciliana&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=5876&amp;user=Francesca Bertha"&gt;Francesca Bertha&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>Francesca Bertha</dc:creator><category>ITALIA</category><pubDate>Mon, 03 May 2010 21:12:33 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_8874.ashx</guid></item></channel></rss>