Questo weekend abbiamo deciso di andare a conoscere un santo che ha saputo addomesticare un orso. E per farlo, seguiamo l’istinto, quello che ci suggerisce di non correre come facciamo durante i periodi di lavoro, ma di prendercela comoda, di sintonizzarci sui ritmi della natura godendoci la bellezza del paesaggio. Per questo scegliamo di percorrere la statale che attraverso la Valle Scrivia porta a Genova. Un paio d’ore di curve, ma di quelle mozzafiato: piccole frazioni fatte di case coloratissime, inconfondibilmente liguri anche quando ci troviamo ancora nella provincia di Alessandria, dalle parti di Arquata Scrivia.
La strada, che scorre lungo un tragitto antico, che secoli fa veniva percorso dai commercianti liguri e piemontesi che s’incontravano per affari in pianura, passando per le Capanne di Marcarolo, è immersa nel verde scuro degli interminabili boschi della valle, offrendo al viaggiatore uno spettacolo indimenticabile. Già in epoca romana, nel II secolo a.C. il console Aulo Postumio fece costruire qui una strada lastricata, la Via Postumia, di cui oggi non esiste più traccia. Raggiungiamo così Sant’Olcese, comune alle porte di Genova, che si sviluppa in diverse frazioni nella Val Polcevera, a pochi chilometri da Bolzaneto. Ed ecco che finalmente possiamo “conoscere” il nostro santo: il nome del paese viene infatti da quello del vescovo normanno Olcese, il quale, in fuga dalle invasioni barbariche nella sua Gallia, nel V secolo si stabilì qui.
Nella chiesa a lui dedicata sono conservati i resti mortali del santo, mentre sulla facciata un affresco racconta la leggenda del miracolo dell’orso. L’animale dispettoso infastidiva e terrorizzava la popolazione già da tempo, e un giorno la fece proprio grossa: si mangiò un bue che avrebbe dovuto trainare un carro. A intervenire, per risolvere la questione, non fu però un cacciatore, ma Sant’Olcese in persona, che addomesticò l’orso aggiogandolo al carro al posto del bue che la belva aveva ammazzato. Anche il nostro weekend è stato popolato da animali, ma fortunatamente non abbiamo dovuto addomesticare nessun orso, invece ci siamo divertiti con le caprette, le mucche e gli asinelli della Fattoria di Marta, l’agriturismo sito in frazione Arvigo Superiore, dove abbiamo passato questo bel fine settimana.
I bambini della nostra amica, Sara e Matteo, sono letteralmente impazziti per gli asinelli e non volevano smettere di coccolarli. “Quando vengono i bambini per la nostra fattoria didattica, a volte scopriamo che qualcuno di loro, che ha sempre vissuto in città, non sa nemmeno che il latte viene dalle mucche”, racconta stupito il papà di Tiziana, la titolare. Ma i bambini che passano anche solo una giornata qui, partecipando ai laboratori durante i quali si impara a fare il formaggio, il pane o la marmellata, tornano a casa arricchiti di un’autentica esperienza a contatto con la natura e gli animali diventano per loro degli amici.
Sant’Olcese è famosa anche per il suo salame, che si prepara seguendo una ricetta tradizionale ligure: per metà suino e per metà bovino, con dadetti di lardo, il salame viene asciugato al fuoco di legna e successivamente stagionato nelle antiche cantine della zona. Anche la nostra cena alla Fattoria di Marta inzia con degli ottimi antipasti della cucina genovese, tra cui dei salumi prodotti in fattoria, di pregiata carne suina. Mangiamo anche delle frittatine di erbette e assaggiamo il formaggio fresco della fattoria, servito con una confettura di pomodori verdi. Come primo, prendiamo dei ravioli ripieni di patate e conditi col pesto, e delle lasagne al forno alle zucchine fresche. “Tutto è cominciato con una vacanza che avevamo fatto nove anni fa presso un agriturismo in Toscana”, ci racconta la signora Tiziana, quando le chiediamo della storia del luogo.
“Avevano aperto da un anno ed erano così entusiasti che ci siamo fatti contagiare anche noi. L’azienda agricola c’era già, abbiamo dedicato gli anni successivi ai lavori necessari per creare un luogo accogliente per gli ospiti. Abbiamo aperto tre anni fa e abbiamo deciso di dedicare la fattoria a nostra figlia Marta, che ora ha sei anni, mentre il suo fratellino, Rodolfo, ne ha due”. Facciamo seguire gli squisiti primi piatti dalle tomaxelle, che sono degli involtini di carne, e dal coniglio alla ligure, accompagnando i secondi con delle freschissime insalate dell’orto. Annaffiamo il tutto con dell’ottimo vino bianco di Coronata, proveniente dai vicini vigneti di Morego.
Concludiamo la cena con una fantastica torta di pere e cioccolato, e pensiamo già a quando torneremo qui per la prossima volta: dovremo fare una passeggiata lungo il sentiero botanico di Ciaè e forse ci capiterà anche di assistere a uno degli spettacoli che si organizzano nel parco dell’ottocentesca Villa Serra. Francesca Bertha
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